Figli, figliastri e figli di puttana

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Tonnarella, 11/05/15

FIGLI, FIGLIASTRI E FIGLI DI PUTTANA

Commedia brillante in due atti di: Rocco Chinnici

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(“La dove non c’è giustizia sociale, regnerà sempre la causa dei brutti mali”, tanto che Peppe, pur di fare apparire la famiglia elegante, riesce persino a denudare i morti)

 

PERSONAGGI

                       

                        Peppe                                     capo famiglia

Caterina                                  moglie

                        Cinzia                                     figlia

Giorgio                                   figlio

Vittoriu                                  suocero

                        Vladislav                                fidanzato di Cinzia

Sara                                        comare

                        Lucia                                      vicina

Assessore

                       

(Scena: un soggiorno come tanti se ne trovano nelle famiglie popolari. Molti errori di grammatica, o di pronuncia, ricalcano un forzato evidenziare questo italianizzare molte parole consone del luogo per renderle, a parere del personaggio, più comprensibili a chi ascolta, termini ancora in uso nel basso ceto socioculturale).

PEPPE

(La scena al buio, solo Peppe con una candela accesa che brontola sul mal governo e ripeterà come se facesse una traduzione in latino di rosum rosa rosae…)  Tarsu, tares, tari; tares, tari, tasi… Mi sembra il latino di una volta; grandissimi crastum, crastis, crasti che siete! Se la sono mangiata tutta l’Italia, e noialtrii, grandissimi broccoloni, che ancora ci andiamo dietro a questi gra ladroni e filibustieri. Onorevoli, e che onorevoli! E pensare che questo nome deriva da “onore”, poiché onorevole si dice inquanto una volta era solo questo il merito di essere politico… altro che soldi e soldi! L’onore di rappresentare il Paese: Onorevole; mentre ora… Ah se risuscitassero tutti quelli che hanno dato la vita per formare l’Italia con tutta la carta della costituzione! Mentre questi, gran somaroni, hanno finanche la scorta, ma la scorta per cosa gli direi! Finché dura è ventura, diceva mio nonno. Vediamo piuttosto di ricordarmi quello che devo andare a pagare, prima che mi veda arrivare l’usciere. Dunque: la spazzatura, a bolletta del gas… se no lo tagliano, l’acqua, la luce… che, per quanto è arrivato da pagare, conviene stare al buio, al buio e con la candela in mano,  (fa uno sputo)… puh! cornuti! Vedi te come ci hanno ridotto, a stare con la candela in mano! E il bello che non siamo neanche più in grado di reagire! Ci hanno addomesticati più degli animali da circo! Però troviamo sempre la forza di lamentarci! E, ancora peggio, che lo insegniamo a i nostri figli a farlo! Pecoroni che non siamo altro! Speriamo che mio figlio riesca un giorno a far parte del Governo, allora si che la musica cambia! E no che questi ci hanno ridotti all’osso… tutti! Tu-tti! Nessuno escluso. (Ironico) Ah, pero siamo in democrazia! De-mo-cra-zia. (Un po’ adirato) Ma come non vado a buttarmi a mare!

CATERINA

Ehilà, chi è con questa candela in mano? E perché devi buttarti a mare?

PEPPE

(Alla moglie che, in veste da notte, s’era alzata per vedere dove si trovasse il marito non vedendolo più a letto) La meglio sei tu, che dormi e non ti rodi il fegato! E no io che la notte non riesco a chiudere occhi! Non riesco più adormire!

CATERINA

Beh, intanto aspetta che accendo la luce (Peppe è in mutandoni rattoppati e una vecchia giacca e berretto da notte. Ah un sussulto e si nasconde). Oh madonna, chi è! Uno spaventapasseri! Ah tu sei! Una sincope, un colpo mi hai fatto prendere! (Ironica) Come mai ti sei alzato? Hai cominciato a fare sogni strani? Questo è senz’altro il materasso che ti dice: (con voce come se venisse dall’aldilà) Alzati Peppe, e vai a lavorare! (Riprende il tono normale) E certo, perché anch’egli… (Peppi la guarda non riuscendo a capire) Si, si, hai capito bene, il materassio; è stanco di vederti sempre attaccato a lui come fossi un polpo.

PEPPE

Chi, chi! Io? Se ti sto appena dicendo che non riesco nemmeno a chiudere gli occhi! Che dormire e dormire! Come, cerco di volere un consiglio da te, un aiuto insomma, e tu…

CATERINA

(Ironica) A si, vuoi pure un aiuto? Allora sai che facciamo…

PEPPE

Sentiamo un pò, basta che riusciamo a risolvere questo inconveniente.

CATERINA

(Con sottile ironia) Stanotte, quando capisci che sia arrivata l’ora di non poter… chiudere gli occhi, mi svegli, che io mi faccio una bella caffettiera di caffè, mi prendo un libro e ti leggo una favoletta; (ironia) va bene? Sei contento, gioia?

PEPPE

(Continua a pensare ad altro) Cornutoni! Gentaglia! Ah, se nostro figlio Giorgio riescisse a far parte del Governo! Dovrà subito cominciare a far pulizia di questa gentaglia! Certi momenti mi vergogno di appartenere alla razza umana!

CATERINA

(Prendendolo in contropiede) Tu, tu provi vergogna! …E ancora che credevo ascoltassi me! Intanto, a nostro figlio lascialo stare che deve prima essere eletto a Sindaco. Tu, tu ti vergogni d’appartenere alla razza umana? Io, io dovrei vergognarmi d’appartenere a te! Pigrone e vagabondo che non sei altro! E sentiamo, sentiamo un po’ a che razza vorresti appartenere, giacché quella umana non ti calza bene! Di quella animale no di certo perché già ne fai parte… loro, si loro, gli animali sono invece che dovrebbero vergognarsi d’appartenere a te, grandissimo broccolone e caprone che non sei altro! (Calmandosi, ripete con sottile ironia) Si vergogna d’appartenere alla razza umana! Ma tu non hai mai fatto parte di questa razza; ecco perché non ci stai comodo!

PEPPE

Ooooh! Ma tu vedi questa capra con la vestaglia da notte! (indicando la vestaglia) Non credere che tu sia meglio di questi che stanno facendomi dannare l’anima! Lingua lunga e sgarabata che non sei altro! Come, invece d’aiutarmi a trovare il rimedio a come popter prendere sonno, come fare per concentrarmi a dormire, ti metti a fare simili comizi! Ma mai ti secca quella linguacci biforcuta che hai! Tu, tu donna di sposarti eri! Donna da venire a rovinare me! E com’era contento quell’altro sconclusionato di padre Andrea all’altare nel farti la domanda! (Ri fa, con irionia, come fece lei quel giorno davanti all’altare)  “Vuoi tu, Caterina… oh, nemmeno il tempo di finire la domanda gli dette! Che subito… Si, si, si, si, si! Ho dovuto tapparti la bocca per quanto la smettevi di dire sempre (ironico) si, si, si, si, si, si!

CATERINA

Grandissimo calamaro bollito che non sei altro! A me dici di quel giorno! Se dovessimo parlare di quel giorno sarebbe meglio lasciar perdere, perché chissa dove mi trovavo io con la mente! E’ proprio vero qundo si dice: “L’amore è cieco e la morte è orba”. Io, io ero che giusto quel giorno dovevo tenere gli occhi aperti, e no tu che la notte dici di non pooter dormire! Almeno mi spiegassi qual è il motivo che non riesce a farti chiudere gli occhi; (ironica) che cosa, che cosa ti disturba gioia?

PEPPE

E smettila con questo gioia! Perché ancora non lo hai capito il motivo?

CATARINA

E continua, oh! Non è che si rompe le gambe e mi dice una buona volta di questo benedetto motivo, no! Le cose dalla bocca gliele devo sempre titare col cavatappi.

PEPPE

Del Governo, del Governo, di chi vuoi che parli! Di quella gentaglia che fa le leggi come gli convengono; di chi pensavi che potessi parlare.

CATERINA

Nientemeno, con quelli del Governo ce l’hai! E allora dimmi, perché hai fatto di tutto per persuadere il nostro Giorgio a far politica?

PEPPE

Perché nostro figlio è diverso da tutti quei gran ladroni, e se riuscisse a far parte del Governo, è sicuro che farà di tutto per mandare a casa questa gentaglia.

CATERINA

Così dici? Mio padre mi ha sempre detto che: “chi va al mulino, prima o poi, di farina si sporca”.

PEPPE

Non farne legge di tutto ciò che dice tuo padre, che proprio lui è quello che non può vedere la gente di colore, come se fossero degli animali invece di persone come tutti gli altri. E poi non fare paragone di mio figlio con quelli del Governo; è come farlo con l’oro e il piombo.

CATERINA

Ma cos’hai, cos’hai con questi del Governo? Sentiamo, vorresti forse che facessero una legge giusta per te, per quanto ti mandassero a casa un bell’assegno ogni fine del mese!?

PEPPE

Se la parola avesse un costo, tu pensi che ti saresti permessa di sciuparla per tutte queste fesserie prive di significato? Sempre che parli sei; o dio sentirle dire qualcosa sensata.

CATARINA

Sensata si, speriamo invece che con tutte queste leggi che fanno, non riescano a farne una da far pagare la tassa in base a quanto si dormei… ne avremmo di che far prestiti e di finire di rovinare mio padre!

PEPPE

Oooooh! Ecco, ecco finalmente! Poteva essere che non arrivavamo a lui! Perché, in ogni cosa, devi sempre fargli entrare tuo padre! Ora dico io, cosa c’entra lui con questo discorso?

CATERINA

Grandissimo pesce stocco che non sei altro! Ma tu davvero pensi che se non fosse stato per mio padre, a quest’ora non ci troveremmo a chiedere l’elmosina, o a cercare il cibo nei cassonetti della spazzatura come fa certa povera gente! Ma come credi che potevamo andare avanti solo con le tue lamentele! Chi pensi che abbia fatto sin’ora la spesa di ciò che hai mangiato? E i vestiti…, l’acqua, (Sempre più veloce) il vino, le bollette del telefono, della luce, dell’acqua…

PEPPE

(Un po’ offesso e nello stesso tempo su di giri) Oooooooooh!!! E come accellera! Basta, basta! Uno e due, e in bocca hai sempre tuo padre; ma non puoi… almeno una volta, una volta sola, nominare un'altra persona?

CATERINA

(Ironica) Ah, si! E sentiamo, sentiamo chi dovrei nominare, tua madre? Eh, rispondi! Che neanche è stata buona a darti un paio di mutande quando ti sei sposato! O quell’altra emerita persona di tuo padre? Che neanche è stato in grado di pagare la stanza da letto che ci aveva promesso! (Ironica, rifà le veci dellla promessa del padre per la stanza da letto che aveva promesso di comprare loro) Come la vuoi, Caterina, la stanza? Di faggio? Di ciliegio? Di noce? Di fico, o di castagno? (Ritorna a fare la sua voce) Di nespolo, avevo voglia di gridargli! Ma… siccome sono fin troppo nobile, ho preferito tacere. E se non fosse stato per quel pover’uomo di mio padre, avremmo ancora continuato a dormire per terra… non dirmi che l’hai già dimenticato che ci hanno fatto dormire per terra con la scusa che la stanza, dicevano sempre: ora arriva, la stanno portando; gli operai, il sabato e la domenica non lavorano, sicuramente domani la portano… e noi, poveri fessi, che continuavamo a scaladare il pavimento come i carcerati. Ah, per questo, davvero molto ci sono stati d’aiuto i tuoi, e come!

PEPPE

Ma tu guarda che sorta di prediche e messe cantate per quanto non riesco a dormire la notte!

CATERINA

E ancora con questo dormire! Ma è proprio così difficile, ti ho appena detto, spiegarmi la causa che non riesce a farti prendere sonno?

PEPPE

Se prometti di stare muta e ti tappassi quella boccaccia che hai, te lo spiegherei subito il motivo. Sai tu, ad esempio, perché io non lavoro?

CATERINA

(Ride) A me vieni a dirlo! Ma certo che lo so! Perché sei vagabondo e pigrone! Ecco perché.

PEPPE

E dalle! Ancora ricominciamo! Vuoi, o no sapere il motivo? E allora statti muta e risponde alle mie domande.

CATERINA

(Con rabbia contenuta e a denti stretti) Che cos’è, l’ora dei quiz! (Ironica) Sentiamo, sentiamo perché non lavora il signore.

PEPPE

Non lavoro perché in Italia, i soldi sono divisi mali. C’è chi ha molto e c’è chi non ha niente.

CATERINA

E che cosa c’entrano i soldi divisi male con il lavoro?

PEPPE

Vuoi stare zitta per favore e ascolta; un padre, che è a capo di una famiglia, è giusto secondo te, che abbia figli che mangiano molto, figli che pangiano poco, e figli che non hanno di che mangiare?

CATERINA

Preciso come a tuo padre, che a tua sorella ha dato la casa dove lei abita, e a te non è stato nemmeno in grado di darti…

PEPPE

(Precedendola) …un materasso, e finiscila t’ho detto con questa storia del materasso, e ascolta!

CATERINA

E allora che paragone mi fai con lo Stato se già esistono disparità nelle famigli!

PEPPE

E cuntinua! Vuoi, o no rispondere, se davvero tieni a sapere il perché non riesco a prender sonno?

CATERINA

E si, si, sentiamo.

PEPPE

Ti sembra giusto, t’ho detto, che lo Stato, essendo come un padre di famiglia, abbia figli che mangiano poco, e figli che mangiano molto?

CATERINA

Certo che no!

PEPPE

Oh, ecco, finalmente, è qui che ti volevo! L’Italia è come una grande famiglia dove ci sono: figghi che mangiano molto, figli che mangiano poco e figli di puttana che, non avendo lavoro, non hanno proprio di che mangiare: “figli, figliastri e figli di puttana”… Hai cominciato a capire adesso?

CATERINA

Aspetta, aspetta! Quindi tu, saresti… il terzo di questi figli?

PEPPE

Proprio così! Vedi, vedi che cominci a capire davvero!

CATERINA

Allora… tu… (allusiva) tua madre…

PEPPE

Oh, oh! Io, tu, tua madre… tua madre… cosa! Io ho solo voluto fare un esempio per farti capire come è combinato il popolo italiano, il motivo per cui non ho lavoro e il perché di tutta questa crisi. Ci sono famiglie che hanno moltissimi soldi e che non hanno più dove metterli… li portano persino all’estero! Che sarebbero i… come si dice… ah si, capitalisti! si così si dice; che sarebbero i padroni delle banche, i padroni dei pozzi petroliferi, i padroni di grandi aziende e così via; poi ci sono famiglie dove lavorano quasi tutti i componenti, e infine, ci sono quelli come me…

CATARINA

Figli di…  e tu proprio questo sei, un grandissimo figlio di puttana.

PEPPE

(Risentito) Oh, oh, Caterina! Non è che adesso ti diverti ad izuppare il pane nella mia disgrazia! Hai capito finalmente perché non lavoro?  

CATERINA

Io, quello che ancora non ho capito bene è come mai sei nato così pigrone!

PEPPE

Ricominciamo con questo pigrone! Se ti ho appena spiegato l’inghippo. Non hai capito che i ricchi si son mangiati tutto? Persino la dignità!

CATERINA

S’è per la dignità, a te non hanno proprio mangiato niente, perché per tua fortuna, non l’hai mai avuta.

PEPPE

Ah, ma allora insisti! Sei proprio una guerreggiante! Riesci sempre a buttare benzina sul fuoco!

CATERINA

Io te butterei sul fuoco; trovi sempre una scusa buona per cadere ogni volta all’impiedi. Che cosa c’entra tutto questo discorso filosofico con il lavoro e la crisi che c’è?

PEPPE

Ah, ma allora davvero dura sei! Se ti ho appena detto che i ricchi si son presi tutti i nostri soldi e, non contenti, se li sono portati pure in altri paesi; ci vuole così tanto a capire che un padre vada dai figli che si son presi i soldi e li rimette tutti in gioco rimettendo in moto la macchina lavorativa? Ricreare posti di lavoro per quei figli che aspettano di poter mangiare? Ci vuole per forza avere una laurea per capire come fare per risolvere la crisi?

V.F. SCENA DI VITTORIO

(Si sente il canto… possibilmente con un po’ di musica della stessa canzone fascista in sottofondo; è il padre di Caterina che si è svegliato) Faccetta nera, dell’abbissinia, aspetta e spera finchè l’ora si avvicina…

PEPPE

Qui è il camerata! Non pensare che sia meglio di te, tuo padre! Bih bih bih bih! Dio ce ne scanzi e liberi! Fortuna che ho mio figlio a cantare altre canzoni! Ma poi, dico, canta sempre questa… come si chiama… faccetta nera, e non puo’ vedere quelli che hanno la carnagione nera; non li sopporta, li odia! Ah… se fossero stati ancora i suoi tempi, con tutti questi sbarchi, poveracci ne avevano di che leccarsi le unghia! Li avrebbe mandati tutti li, nei laghi (errore voluto)…

CATERINA

Nei laghi a pescare, si! in piscina a farsi i bagni! Lagher, lagher si dice, almeno lessi e ti istruissi un po’, brutto somaro che non sei altro!

PEPPE

E si, si nei laghi come dici tu! A me dici di istruire, e tu, che non riesci a capire che per risolvere la crisi, si devono togliere dalle mani i soldi di chi li ha presi. E certo, tu sei come il popolo, ch’è bravo solo a lamentarsi e non si sforza di capire il perché di questa crisi;  e avoglia di aumentare che ha la crisi!

CATERINA

Ha parlato lo scienziato. E mio padre, cosa c’entra mio padre con i lagher?

PEPPE

E comu se c’entra! Non le può vedere nemmeno sulle pagine dei giornali le persone di colore! Non credi che, se fossero stati quei tempi, e lui avesse avuto facoltà di comando, li avrebbe mandati tutti…, via via che fossero sbarcati, nei forni crematoi?

CATERINA

Tu sai che mio padre è una persona buona e a questo non sarebbe arrivato.

PEPPE

Tutti buoni siamo, è il comando quello che poi ci frega.

CATERINA

Mio padre è un pezzo di pane.

PEPPE

Di pane si, ma di quello duro! Pure quelli abbronzati gli danno fastidio! Perché è convinto che potrebbero essere exstracomunitari anche loro! (Riflettendo) E… senti un pò, allora…, se io fossi stato di carnagione scura… che avrebbe fatto lui, non mi faceva prendere te?

CATERINA

Chi, lui? Io, io non t’avrei preso, se sapevo che tu fossi stato così pigrone e scanzafatiche.

PEPPE

Ho capito, ricominciamo.

CATERINA

Con te non ci sarebbe mai da finire, altro che ricominciare!

PEPPE

(Si sente ancora cantare) Tu guarda ch’è contento! Adesso su, vagli a dare la pillola quanto si calma un po’, se no ne abbiamo di sentire questa canzone tutta la santa giornata.

CATERINA

Pure! Non puoi nemmeno sentirlo cantare, poverino! Dovresti essere contento invece che canta sempre; è quando non lo sentirai più cantare che devi cominciare a preoccuparti, perché allora è segno che la candela si è spenta, e quando si spegne la candela…

PEPPE

(Precedendola) …La spesa chi la fa? L’acqua chi la paga, la luce ce la tagliano… prendi di sopra e mettilo sotto! Sempre una storia qui dentro! Vai, vai che non ne posso più di sentire quest’altra musica della spesa, spesa e sempre spesa. Ah, se riuscissi a fare un tredici! Vi manderei tutti a fare in culo!

CATERINA

(Stanca di sentirlo brontolare,) Forse è meglio che vada di la, se no nemmeno io so quello che potrei combinare! Vedi se questa è vita alle tre di notte! (Esce per la stanza dove canta suo padre, borbottando).

PEPPE

Vai, vai a cantare pure tu se vuoi. (S’accorge della candela ancora accesa) E tu, che ci fai ancora accesa! (La spegne mentre entra il suocero vestito da notte).

VOCE F.C. DI CATERINA

Papà, torna qui, lascialo perdere, che quello, i sensi ti fa uscire.

VITTORIO

Tu qui sei! E che cosa ci fai alzato a quest’ora di notte? Scommetto che non riuscivi dormirei.

PEPPE

Anche lei, allora…

VITTORIU

Si, non riesco a chiudere occhi.

PEPPE

Scommetto che anche lei… per il governo!!

VITTORIO

No, no, io è per te che non riesco a dormire.

PEPPE

Perché… non riesco a trovare lavoro?

VITTORIO

No perché non riesci, ma perché non ne cerchi!

PEPPE

Finisco con una e comincio con l’altro. Lei sa che è da tempo che faccio domande di concorsi; persino come guardiano al cimitero l’ho fatta!

VITTORIO

Ah, li stanne certo che ti chiameranno… prima o dopu… certo, fosse meglio pri-ma!

PEPPE

(Fa scongiuri toccandosi) Se si riferisce (fa con le dita segno di morire) a quel discorso, è meglio più dopo possibilei! Tu vedi che brutta notte! Ma non stava cantando felice e contento, perché non continua!

VITTORIO

Io, quando canto è brutto segno. Non hai capito ancora che canto di rabbia. Non sopporto più vederti, tutto il santo giorno, fare il fannullone. (Riesce).

CINZIA

(Appena levata dal letto, va strofinandosi gli occhi e stiracchiandosi) Ciao papy, ho un sonno che non ti dico!

PEPPE

Pare che stessi facendomi un dispetto; io non posso chiudere occhi e tu hai sonno! Tu senti pure questa! Allora perché ti sei alzata?

CINZIA

Ma come, perché mi sono alzata, hai dimenticato che oggi ho esami all’Università! Devo essere li in mattinata, sarò una delle prime ad essere chiamata.

PEPPE

Ah, senti, volevo chiederti, prima che te ne vada, visto che sei brava con infornèl (internet)…

CINZIA

Io! La mamma!

PEPPE

Che cosa c’entra tua madre adesso?

CINZIA

Papy, oggi ti vedo un po’… come dire… strano, si ecco, proprio così. Tu sai che in cucina non saprei proprio da dove cominciare…

PEPPE

In cucina! E poi dici che sono io quello strano; io non ho parlato di cucina; questa mattina mi sembra il conto dei tre sordi.

CINZIA

Scusa, tu hai detto che m’intendo di fornelli, pensavo che ti riferissi alla cucina.

PEPPE

(Pù confuso che persuaso) Quali fornelli e fornelli! Io dicevo infornèl, chi sarebbe quel coso… quello che vi mettete davanti seduti al compiuyte con facce e bocca… (errori voluti).

CINZIA

(Sbalordita) Papà!!! Che confusione!!! Facebook, che facce e bocca. Allora volevi dire internet, no i fornelli.

PEPPE

Ah, non si dice infornèl, e facce e… bocca?

CINZIA

Certo che no! Si dice internet, e no infornèl… Va beh, lasciamo perdere, e cosa volevi che facessi con… internet?

PEPPE

Dovevi mandargli una mela a tuo fratello a Milano, e gliela mandi con quel coso che è veloce e gli arriva subito… così dicono.

CINZIA

(Lo guarda stupita) Eh!? Ma papy, allora hai voglia di scherzare! Vero è che la tecnologia non sbalordisce più… ma tu… a sbalordirmi non ci pensi due volte; come faccio a mandargli la mela… che poi li ce ne sono tantissime di mele, la metto sul computer e parte?

PEPPE

(Non capisce) Lo dicevo che non era giornata. Io non parlavo di mela che si mangia, ma di quella che si scrive.

CINZIA

Allora… volevi dire email?

PEPPE

Si, si, sicuramente questa che hai detto.

CINZIA

E no, papy! Forse è meglio che tutti e due non ci parliamo più adesso, perché con gli esami che avrò fra qualche ora, chissà che confusione farò con questi tuoi modi di dire. Vuol dire che la scriveremo domani, o pomeriggio quando rientro. Se no, sai che fai, dammela che la copio, se trovo un po’ di intervallo all’Università.

PEPPE

E come faccio a dartela (indiandosi la testa) se lo tengo qui dentro quello che devo dire.

CINZIA

Scusa, e allora diglielo a Giorgio come si alza, prima che si reca al Comune.

PEPPE

No, no, meglio lasciarlo in pace tuo fratello, è preso tanto dalla camapgna elettorale e…

CINZIA

E certo, a breve sarà Sindaco il mio fratellino! Non sei contento?

PEPPE

Sempre… se riuscirà a farcela Mai dire ho vinto prima di tagliare il traguardo.

CINZIA

Ma certo che ce la farà! Perché, hai dubbi? In paese lo amano tutti; con le sue parole di uguaglianza e fratellanza è riuscito ad accattivarsi anche la simpatia di padre Liborio.

PEPPE

Certo che se tuo fratello riuscisse ad essere eletto a Roma! Allora si che cambierebbero le cose!

CINZIA

Beh, adesso non cominciamo ad esagerare. Intanto cominciamo ad eleggerlo a Sindaco, dopo si vedrà. Sai che facciamo con la lettera? Vuol dire che non appena rientro, o domattina, la scriviamo; tu detti e io scrivo, tu detti e io… (fa il verso di scrivere). Adesso vado a vestirmi, se no rischio di far tardi. (Esce).

PEPPE

(Guardandola uscire) Fortuna che in tutte queste disgrazie, ho tre figli, uno più in gamba dell’altro… uno nell’esercito a Milano… fortuna che c’è mio fratello Luigi e ogni tanto riescono a vedersi, sempre un po’ di conforto è; L’aaltro si è laureato e a momenti è Sindaco… speriamo; e questa è la bambolina del mio cuore, una figlia speciale! Non le somiglia (entra Caterina) per niente a sua madre! …per furtuna.

CATERINA

Chi è che non somiglia a me ed è fortunato?

PEPPE

(Soprassalta) Che ti venga un accidenti da farti seccare la lingua! Il cuore dietro le spalle è andato a finireSempri il prezzemolo nell’insalata! Non ho il tempo di dire una cosa che subito sei sempre in mezzo ai piedi. Niente, chi vuoi che sia, stavo appunto parlando con mia figlia e…

CATERINA

E… cosa? Nella tua raffinata ignoranza, hai detto una cosa giusta, e hai ragione a dire ch’è fortunata di non somigliare a me, perché solo una come me poteva mettersi con uno broccolone come te! E che broccolo! …Dio me ne liberi! (Si sente arrivare un motorino e il postino chiamare).

VOCE FUORI CAMPO

Posta! Donna Caterina, venga, venga che vi hanno scitto dal cimitero!

PEPPE

(Meravigliati entrambi) Dal cimitero!

CATERINA

Questo, sono certa che sia tuo padre… o tua madre, perché da morti si saranno resi conto d’avere sbagliato con noi e saranno pentiti amaramente, sicuramente per non averci comprato il… materasso! (Peppi la guarda su tutte le furie).

VOCE F.C.

Posta! Don Peppe, che fa, ancora dorme! Sempre difficile le viene alzarsi!

CATERINA

(Peppi guardava la moglie meravigliato) E’ inutile che guardi me, non penserai certo che glielo abbia detto io che dormi sempre!

PEPPE

Corri, vai a vedere, prima che perda il lume della ragione con te e con questo impertinente di postino! (Si avvia) Senti, senti! Se dovessero essere cose da pagare, non prendere e firmare niente, mandale indietro.

VOCE F.C.

(Sempre gridando) Si alzi don Peppe che la cera si scioglie ed io ho ancora molta posta da consegnare!

CATERINA

Arrivo, arrivo! (Va ad aprire ed esce a prendere una lettera) E che cosa, c’è bisogno di gridare così tanto pure lei!

VOCE F.C.

Signora Caterina, se non rispondeva nessuno! Auguri per suo figlio Giorgio che a breve sarà Sindaco; e mi saluti tanto suo marito… sempre se si alza! (Si sente il motorino che riparte).

CATERINA

Mi marito è già bello e alzato, stia certo che glieli darò senz’altro i suoi saluti. (Rientra con una lettera raccomandata in mano e che cerca di capire che l’ha inviata). Il Comune! E che vorrà mai? C’è pure scritto… servizi… (legge e non capisce) cimiteriali… Ecco perché il postino diceva del cimitero! (Cinzia, rientra, già vestita e pronta per uscire, si va finendo di truccare).

PEPPE

Puo’ essire che sia la risposta a quel concorso che feci qualche anno fa? Aprila, aprila!

CATERINA

(Ironica) Aprila, aprila! Per quanto sei pigro, pensi che abbiano preso te al cimitero? (Apre la lettera e la scorre leggendo).

PEPPE

Dai, fammi sentire! Scommetto invece che… mi abbiano preso!

CINZIA

Dove, al cimitero?

CATARINA

(Rilegge e capisce che Peppi è stato assunto) Questo si chiama miracolo! E com’è potuto succedere! E’ strano saperti vincitore di un concorso… è possibile? Può essere che sapendo di Giorgio che a breve sarà Sindaco, loro…

PEPPE

Loro… cosa? Io non voglio raccomandazioni, non cuminciamo, sai!

CATERINA

E allora… come si spiega che hanno chiamato proprio te?

PEPPE

E ancora insiste! Perché io cosa pensi che abbia meno degli altri per non essere assunto?

CINZIA

Io… credo di sapererlo il vero motivo.

PEPPE

Ah, si! E qual è?

CINZIA

Corre voce… (Si ferma).

CATERINA

Qui un'altra ce n’è che parla a puntate. Su, parla, qual è questo benedetto motivo?

CINZIA

E’ che… insomma, corre voce che molti non hanno partecipato al concorso perché dicono che… la notte si vedono in giro, dentro il cimitero, morti che camminnano.

PEPPE

(Allarmato, sale su di una sedia) Che coooooooosa?!

CATERINA

Ecco, svelato il mistero!

CINZIA

Davvero, mamma? Così c’è scritto? Fammi leggere, fammi leggere!

CATERINA

Si, si! E’ scritto molto chiaro! (Guardando il marito un po’ preoccupato) Hai sentito? Ti hanno assunto! (Si preoccupa pensando che egli possa non accettare) Ehi, non è che ti faccia venire il pensiero di…

CINZIA

(Peppi è sconfortato) E vai, papà, ce l’hai fatta! (Lo vede preoccupato) Papà, papàa, non farti venire strane idee; sono solo dicerie popolari! Come vuoi che camminino i morti se sono… morti.

CATERINA

E già! Hai sentito? Se sono morti, come fanno a… camminare?

PEPPE

Certo, a voi viene facile dire così, li dentro devo andare io! Allora…, voi siete sicuri che i morti… non camminano? E allora per quale motivo si dice: sembri un morto vivo?

CINZIA

Papà, papàaaa, non è che tu… Come, c’è gente che si suicida perché non ha lavoro, e al cimitero glielo portano morto; e tu… che al cimitero vai da vivo e a lavorarci per giunta, è la stessa cosa?

CATERINA

Perdi tempo a fargli questi esempi, lui non si sarebbe mai suicidato per il lavoro, anzi se l’è sempre fatta dormendo! Come fa a capire? (Al marito, in tono di rimprovero) Tu, dumani cominci col fare mattinate e corri al cimitero… (alza la sedia) sempre se vuoi andare da… vivo.

CINZIA

Oh oh! Scusate, io devo andare se no perdo pure gli esami. Papy, sai che facciamo, dopo glielo scriveremo anche a Gaspare che ti hanno assunto al Comune. By, by (esce).

PEPPE

Che cosa ha detto, al Comune? Allora non è al cimitero?

CATERINA

Se tu avessi fatto domanda di concorso per entrare nell’arma dei carabinieri, sono certa che ti avrebbero arruolato già da un pezzo, grandissimo somaro che non sei altro! Il cimitero non dipende dal Comune, o credevi che a pagarti fossero stati i morti, ogni fine del mese!

PEPPE

Ho capito, ricominciamo da capo. Forse è meglio che vada a pagare i bollettini, prima che ci lasciano al buio; vuol dire che deciderò… strada facendo. (Si avvia).

CATERINA

Decidere… cosa? Se non torni convinto, è meglio che non vieni proprio a casa. (Peppe esce borbottando). Però, a pensarci bene, non è che abbia tanto torto ad aver paura; non è che sia bella cosa mentre passi davanti ad una tomba… specie s’è buio, e sentirti prendere per un braccio e sentire: (facendo una voce d’oltre tomba) “Fermati, unni sta jiennu!” (Preoccupata, guarda in giro e grida spaventa come fosse vero) Oh Madonna! (Facendo come fosse vero) Lasciami, lasciami il braccio! (Scappa per l’altra stanza) Lasciami, lasciami ti ho detto! (Bussano. Poi si vede una donna entrare guardinga, è vestita con bigodini e vestaglia da notte, molto truccata con un forte fondo tinta nero da sembrare una di colore).

SARA

Comare Caterina, comare Caterina! Come mai ha lasciato la porta aperta? Come mai non c’è, sono venuta apposta di prima mattina per farle vedere se così combinata andavo bene per il matrimonio di mia figlioccia, e ora, che faccio, vado, o aspetto? No, no! Forse è meglio aspettare… anzi, mi nascondo e le faccio una sorpresa. (Si nasconde dietro il divanetto mentre rientra Caterina).

CATERINA

(Rientra, sorseggiando per la paura, con un bicchiere d’acqua. E’ ancora impaurita e va a sedersi sul divanetto) Madonna santissima! Per un attimo mi sono sentita davvero come fosse dentro il cimitero!

SARA

(Pensando di far una piacevole sorpresa alla comare, appare la testa) Son qui! (Caterina, già impaurita, la guarda bloccata e terrorizzata e sviene) E com’è, così brutta sono! (Preoccupata)  Comare, comare che fu, cos’è successo? Rinvenga, per l’amore di Dio! E ora? E se fosse morta per davvero! Oh, Gesù mio, ma chi me l’ha fatto fare! Comare, comare risponda! (Si sente Vittorio cantare). Don Vittorio sta arrivando, che faccio? Se scappo mi vede; ora torno a nascondermi… (preoccupata) Ma… non è che pensa che abbia potuto ucciderla io!  E come fa a saperlo, se ancora non mi ha visto! Si, si, torno a nascodermi; vederemo come andrà a finire. (Si rimette ancora dietro il divano mentre entra Vittorio inconsapevole dell’accaduto).

VITTORIO

(Cantando) Camicia nera, dell’abbissinia, aspetta e spera sin che l’ora (si accorge della figlia distesa sul divano e pensa stia dormendo, abbassa, sempre cantando, il tono) si avvicina… E beh! Come mai dorme a testa in giù? Mi sembra molto pallida! Forse è meglio sistemarla. Caterina, Catarinuccia; E ch’è, non sente! (Toccandola in viso) Sembra di marmo! (Le da degli schiaffetti per farla svegliare) Caterina, svegliati che sei messa male.

CATERINA

(Rinvenendo) Che c’è? Chi siete? Dove mi trovo? E’ andato via lo spettro extracomunitario? Ah, tu sei, papà! Sapessi che paura ho preso! E’ uscito dalla tomba dove mi trovavo… un momento fa? Oh mamma, il cimitero! Si, il cimitero, ora ricordo! Forse era lo spirito ch’era risuscitato…

VITTORIO

Calmati, calmati che non c’è nessuno; quale cimitero e spirito e spirito! Vuoi che ti prenda un po’ d’acqua fresca?

CATERINA

L’acqua, si l’acqua, forse è meglio.

VITTORIO

Aspetta, aspetta che gli metto anche un po’ di zucchero (esce).

CATERINA

(Guardinga, mentre appare la testa di Sara) Non è che abbia fatto un brutto sogno? (Caterina s’accorge di quella testa, che a guardarla mette i brividi) Oh Dio!! Aiuto, aiuto! (Sviene di nuovo scivolando sul pavimento, mentre Sara riscompare dietro il divano).

VITTORIO

Che ce’, che fu? (Rientra e vede Caterina a terra) A terra, e come! Non mi sto più raccapezzando… (Preoccupato) Aspetta, aspetta! Nun è che… le stiano cominciando a venire le crisi, pensando al marito che non lavora!! E certo, ne ha torto, poverina. Forse è meglio che la conforti un po’, magari… dicendole bene del marito e di non prendersela tanto se non riesce a trovare lavoro; che faccio, non posso rischiare di vederla ammalare per questo! (Cerca di svegliarla) Caterina, Caterina, rispondi. (Entra Peppe e si blocca a sentire) Non fa niente se tuo marito non riesce a trovare lavoro, vuol dire che continueremo ad andare avanti con la mia pensione come abbiamo fatto sin’ora… poverino, magari sarà dispiaciuto pure lui di non avere un lavoro, chissà se non si mortifica e non lo da a capire.

CATERINA

Che mi sento cunfusa… ancora al cimitero sono?

VITTORIO

E basta con questo cimitero! Neanche se fosse il giorno dei defunti!

CATERINA

Una clandistina, una clandistina nel cimitero c’era! Mi guardava (Fa le veci di guardare da far paura) così! Ferma, immobile da sembrare un manichino delle vetrine… allora… tutti quelli che sbarcano, si rifuggiano dentro il cimitero! Povero Peppe mio! E comu farà ora che andrà a lavorare al cimitero!

VITTORIO

Hanno assunto al cimitero… a chi?

CATERINA

A Peppe mio.

VITTORIO

Oh, Dio, ha perso i sensi del tutto! Aspetta che corro a chiamare un medico. (Esce per l’altra stanza).

PEPPE

(Le si avvicina e cerca di aiutarla) Caterina, Caterina, io sono, Peppe, aspetta che siedo (siede sul divano). Che hai, che fu, cosa t’è successo per essere distesa per terra?

CATERINA

(Frastornata) Ero dentro al cimitero, e… una mano mi afferrò per un braccio e mi disse: (con voce dell’aldilà) ”dove vai” Poi ho visto un ezstracomunitario… bruttu, ma bruttu (Riappare la testa della comare che la guarda impietrita) chi… (Come se non riuscisse a trovare le parole, e indica dietro le spalle di Peppi) la-la, la-la, la di-dietro di-di di-di ti-te… (Sviene, Peppe si gira, ma… la testa era già sparita).

PEPPE

Dietro di me… cosa? se non c’è niente. (Cerca di farla rinvenire) Caterina, Caterina, svegliati per l’amure di Dio. Forse è meglio che vada a prendere un po’ d’aceto. (Si avvia ma… Sara chiama Peppi senza farsi vedere).

SARA

Compare Peppe, compare Peppe, (Peppe rimane impietrito) io sono, comare Sara.

PEPPE

Comare Sara! E dov’è infilata che non la vedo?

SARA

Posso… uscire? Non facciamo che sviene pure lei!

PEPPE

Mi scusi, ma dovè che si trova? E perché si è nascosta?

SARA

Aspetti di prima vedermi uscire che dopo le spiego; è… pronto?

PEPPE

Ma pronto… per cosa? Esca e la smetta con questi giochini che non credo sia il momento adatto.

SARA

Allora, se dice così… (appare camminando a quattro piedi, alle spalle di Peppe e gli si va a mettere accanto toccandolo dietro).

PEPPE

(Un grandissimo sussulto e sale su di una sedia) Oh Madona! Chi siete? Lei! Che vi possa venire una fulminea disgrazia! L’infarto ho rischiato! E cosa vuol dire tutto questo discorso? Si alzi intanto che sembra la cagna di zio Cola. Si sbrighi a dirmi ciò che ha da dire, perché se rientra in questo istante mio suocero, saranno guai seri per lei, vedendola di questo colore, la scambierà per qualche extracomunitaria e saranno botte da orbi che neanche lei immagina. Sicuramente la scambierà per qualche libica, o di qualche altro paese africano.

SARA

Io ero venuta dalla comare, giusto per farle vedere come stavo agghindandomi per il matrimonio di una mia figlioccia, appena arrivata non c’era nessuno e ho pensato di nascondermie fare una sorpresa alla comare, tutto qui, invece… 

PEPPE

Allora era di lei che parlava! E certo, combinata per com’è, come facela a riconoscerla. Senta che fa, cerchi di svegliare la comare che io vado a prendere un po’ d’aceto… si metta girata di spalle, che se dovesse entrare mio suocero non s’accorge di com’è combinata, e lei avrà modo di parlare e spiegargli chi è… non si giri prima di spiegare bene che è la comare! Mi raccomando, non si giri prima! (Esce a prendere l’aceto).

SARA

(Cerca di fare rinvenire la comare) Comare Caterina, Comare Caterina. (Cerca di veder se trova qualcosa per soffiarla) Vediamo se riesco a trovare qualcosa per soffiarla in viso. E dove rovo un ventaglio? (Mentra cerca, entra Vittorio e, pensando che lei stesse rubando qualcosa, comincia il finimondo).

VITTORIO

E tu chi sei? Che cosa stai cercando di rubare? (Lei si gira per spiegargli ma…) Tu! Una extracomunitaria a casa mia! E che volevi rubare! (Si sfila la cintura dei pantaloni e…) Vieni qua, fermati! (Girano attorno al tavolo) Ah, se ti prendo! Ti farò rimpatriare in quattro e quattr’otto, gentaglia che siete! (Si sentirà battere la cinta su sedie e tavolo, entre lei grida per la paura di esser presa).

SARA

Aiuto! Aiuto! (Entra Giorgio preoccupato, avendo sentito quelle grida, e che si stava finendo di vestire) Io sono, comare Sara! Ahi, ahi!

VITTORIO

Vieni qui, scappi!

PEPPE

(Rientra e cerca di sedare l’animo di Vittorio) Si fermi, cosa fa! E’ comare Sara!

VITTORIO

Levati, levati dai piedi pure tu! (Continua a colpire alla cieca, facendo male anche a Peppe che girerà avanti al suocero anche lui)

PEPPE

Ahi, ahi, ma cosa fa! Pure a me li da! (Sara, approfittando dell’arrivo di Giorgio scappa per l’altra stanza con dietro Peppe che cerca di confortarla)

GIORGIO

Nonno, che fai?

VITTORIO

Come che faccio, non vedi pure tu che sono entrati quelli di colore a casa mia! (Sara si divincola e scappa con dietro Peppe per confortarla) Fra non molto, anche di tutta l’Italia prenderanno possesso! E noi, da padroni, diventeremo tutti garzoni! Ma lo capisci? L’Italia invasa da questa gentaglia!

GIORGIO

Sono persone come tutti noi, e fuggono dai loro paesi a causa delle guerre, della fame… in cerca di un posto dove trovare lavoro… Fermati nonno!

VITTORIU

Lavoru dici? E vengono qui a cercarlo, che non ce n’è nemmeno per noi!

GIORGIO

Hai dimenticato quando i nostri andavano a cercare lavoro in Germania, in America… persino in Australia si andava per un pezzo di pane!

VITTORIO

Si, ma noi andavamo li per lavorare, mentre questi vengono per venirsi a ubbriacare stra strade, e la mattina dobbiamo anche preoccuparci di raccogliere tutte le bottglie che lasciano rotte in giro per le vie; vedi che esempio danno ai nostri figli, a voi tutti. Io, se potessi, saprei cosa fare di tutta questa gentaglia!

GIORGIO

Adesso smettila, nonno, non sai nemmeno quello che dici. Che scandalo se venissero a sapere che in questa casa c’è uno sviscerato razzismo, cosa direbbero di me, che a breve sarò… forse Sindaco. (Pensieroso) Allora, se io mi innamorassi di una ragazza di colore, tu…

VITTORIU

…Prima scippassi a testa a tia, e poi macari a idda! Anzi, unni è chidda chi stava rubbannu dintra a me casa? (Esce per andare a cercarla, e Giorgio s’accorge della mamma ancora svenuta).

GIORGIO

Mamma, mamma! (Caterina rinviene lentamente e lamentandosi). Come mai sei a terra? Che cosa è successo?

CATARINA

Oh, Giorgiu, figghiu miu, chi sonnu, chi sonnu! (Rientrano Sara con dietro Peppi e Vittorio con la cinghia dei pantaloni in mano che insegue i due. Si chiderà il sipario mentre si sentiranno colpi di cinghia e grida di dolore).

FINE PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

(Scena medesima. Si noterà, mettendo in evidenza, lo sfarzoso abbigliamento di tutti, per il fatto che ogni giorno, in casa, entrano sempre vestiti nuovi, regalati da Peppe a tutta la famiglia)

CINZIA

Fortuna, papà, che nessuno ha capito che a mandare in ospedale la signora Sara sia stato il nonno, e Giorgio ha ottenuto il risulato tanto atteso. Hai visto che ce l’ha fatta? Non sei contento? Non sei orgoglioso di avere un figlio Sindaco?

PEPPE

Il piacere mio più grande sarebbe quello di saperlo Onorevole a Roma; allora si che si potrebbero fare grandi cose! E’ la stessa cosa che essere Sindaco di un paese? A Roma, invece può manovrare tutto: farebbe diminuire gli stipendi a tutti quei gran ladroni e filibustieri; rimetterebbe in moto la macchina del lavoro…, vedi quanta gente c’è che non sa come mandare avnti la famiglia?

CINZIA

Vedrai che quanto prima sarà ministro agli affari sociali, l’Onorevole Bronzoni, che è segretario particolare del Presidente del Consiglio, ha detto di volerlo a Roma per curare i rapporti con le ambasciate tunisine per favorire l’integrazione dei popoli.

PEPPE

E per questo, tuo fratello è in gamba! Dice sempre che gli uomini di tutto il mondo sono tutti uguali… certo, poi ci sono i figli, i figliastri e…  

CINZIA

(Precedendolo) …I figli di puttana, come dici tu. Però tu… ringraziando a Dio ora che hai trovato un lavoro sicuro… hai un figlio Sindaco e a momenti magari Ministro, quindi…

PEPPE

…potrei anche passae di qualifica e diventare… figliastro.

CINZIA

Papà, la ruota gira, e tutto può succedere; intanto già, col fatto che tu abbia avuto questo impiego, non possiamo lamentarci più di niente… Persino i vestiti abbiamo in abbondanza! E che belli! Capisco che prima ne avevo solo uno per le feste, ma ora basta! Ho il guardaroba così pieno che non so più dove metterli! Ti prego, non spendere più soldi per i vestiti! Anche la mamma dice di non sapere dove sistemarli, ha riempito persino dei vecchi bauli che utilizzava la nonna.

PEPPE

Ma cosa dici! Vestiti ne ho ancora tantissimi da regalarvi! Mi piace farvi vestire alla moda; e poi i vestiti nuovi rappresentano un po’ di lusso.

CINZIA

Si, questo è vero; ma… non mi hai ancora detto dove li compri tutti questi vesti; alla mia amica ne ho regalato qualcuno ed è piaciuto, e vorrebbe sapere anche lei dove li acquisti, sicuramente ti faranno grossi sconti per regalarcene così tanti!

PEPPE

(Un po’ adirato) Perché, perché dico io! Chi ti porta a dirglielo alla tua amica! E comunque non posso dirti dove dove li compro; è…. Uno sconto che fanno soltanto a me.

CINZIA

Se è così, non te lo chiederò più.

PEPPE

Ecco, brava. Ora senti, gliela possiamo scrivere quella lettera a tuo fratello?

CINZIA

Certo! Aspetta che accendo il computer (lo apre che era sul tavolo e siede pronta per scrivere). Dai, su, puoi cominciare.

PEPPE

Allora… posso?

CINZIA

Sono tutta orecchie.

PEPPE

(Conterrà molti errori voluti per evidenziare la sottocultura di Peppe) Caro Gaspare, ti scrivo queste poche righe perché tu sappia che ti ho scritto.

CINZIA

(Non capisce) Uhm?!

PEPPE

(Le fa segno di non essere interrotto e la invita a continuare) Se ricevi questa lettera, allora è segno chi ti è arrivata…

CINZIA

Ma cosa mi stai facendo scrivere, papà!

PEPPE

Senti, non cuminciamo! Tu scrivi, che dopo, quando finiamo la rivediamo tutta; se adesso cominci ad interrompermi, finisce che mi sconcentro e dimentico tutto quello che ho da dire.

CINZIA

Va bene, se lo dici tu. Allora (rilegge) Caro Gaspare, ti scrivo queste poche righe perché tu sappia che ti ho scritto. (Dissente con le spalle guardando suo padre che la invita a proseguire) Se ricevi questa littra è segno chi… che ti è arrivata.

PEPPE

Se non la ricevi, fammelo sapere che te la rimando in dietro.

CINZIA

Uhm?! Non capisco.

PEPPE

Non fa niente ti ho detto, andiamo avanti, su, tanto è tuo fratello che deve capire. Continuiamo. (Riprende a dettare) Scrivo lentamente perché so che tu non sai leggere in fretta. Il tempo qui non è troppo buono, (Dice alla figlia di metter un punto) punto; anzi no, due punti…  

CINZIA

Ma… papà, perché due punti?

PEPPE

Così lo capisce meglio che il tempo è brutto per davvero.

CINZIA

Va beh, va beh, ho capito! Puoi continuare.

PEPPE

(Alla figlia che s’era un po’ adirata) Non c’è bisogno che ti arrabbbi; ciò messo due punti, per affermazione maggiore. Allora andiamo avanti, e non mi ‘nterrompire più, se no perdo il filo della la concentrazione. Dove eravamo arrivati?

CINZIA

(Rileggendo) Il tempo, qui non è troppo buono.

PEPPE

La settimana scorsa ha piovuto per due volte, la prima per quattro giorni, la seconda per cinque giorni. Ti voglio informare che tuo padre ha finalmente un lavoro, ha centinaia di persone sotto di se, infatti lavora a cimitero. Dei vestiti che ti ho mandato, nella giacca ci ho dovuto toglere i bottoni di mitallo perché avesse costato di più la spedizione per il fatto che sarebbe pesato di più assai il pacco; però  quando li devi attaccare, li trovi che li ho messi nella tasca della giacca stessa.

CINZIA

Molto ne abbiamo ancora, papà? Tanto non penso che Gaspare ci capirà qualcosa… neanche tu credo abbia capito niente di quello che mi hai dettato. Su andiamo avanti che ho altro da fare.

PEPPE

Se vedi lo zio Luigi, salutamelo tanto da parte mia; se non lo vedi non ci dire niente. Adesso ti saluto io perchè tua sorella ha altre cose di andare a fare, si no non può fare neanche quelli di prima. Un forte abbraccio di tuo padre che ti vuole bene… della mamma penso che te ne vuole midè, quando la vedo ce lo chiedo e ti lo scrivo.   

CINZIA

(Stanca di sentire quelle cose di poco conto e incomprensibili) Papà!!!

PEPPE

Si, si, ho finito. Mettici P maiuscola e punto, e pure S maiuscola e pure punto…

CINZIA

Che vuol dire… postum scriptum.

PEPPE

(Non capisce) Chi, lui?

CINZIA

Lui… cosa?

PEPPE

E che ne so io, tu hai detto costume stretto! Perché, c’è il mare a Milano? Lo zio Luigi, mai nienti mi ha detto!

CINZIA

Ma che mare e costume! Po-stum, po-stum, che sarebbe una breve aggiunta, o meglio, un ultimo appunto, a conclusione di una lettera già firmata. Hai capito? (Peppi è più confuso che persuaso) Lo sapevo, e va beh, non fa niente; dai dai, dimmi ciò che devo scrivere.

PEPPE

Dopo quello del costume stretto che hai detto tu, devi scrivere: (Riprende a dettare) Volevo metterici nilla lettera un poco di soldi, ma avevo già chiuso la busta.

CINZIA

Uhm!!!??? Papà, questa non la invio per posta, ma attraverso internet!

PEPPE

Che cosa, l’eternit? Vedi ch’è pericoloso questo materiali…

CINZIA

Ma quale eterniti ed eternit! Papà!!! Aggiornati! Abbiamo finito?

PEPPI

Si, si! Punto e basta. Ci la poi mandari così, che lui capisce tutto. (Cinzia chiude il computer) Io vado, che devo cercare mio compare Vanni, per sentire come sta comare Sara sua moglie. Certo che tuo nonnu ha una testa testa! Sei mesi, sei mesi ha ch’è ricoverata la comarei, per quanto… poverina, s’era messo di sopra un po’ di fondo tinta… così mi pare che si dice.

CINZIA

Si, si, hai detto bene, fondo tinta.

PEPPE

E perché! Solo perché non può vedere la gente di colore, gli salgono subito le cadure, e la pressione se ne sale alle stelle!  

CINZIA

Se tu sapessi che problema ho ora io per questa mentalità del nonno.

PEPPE

Che cosa c’entri tu con comare Sara?

CINZIA

Non mi riferivo a comare Sara, ma ad una persona a me tanto cara che ho conosciuto all’Università; ora ne parlo con mamma.

PEPPE

Va beh, io vado. Ci vediamo dopo. (Esce per la comune).

CINZIA

(Preoccupata) E ora da dove comincio a dire a mamma di Vladislav? Anche s’è ceceno, ha anch’egli la carnagione scura, avrà preso di mamma che è etiope (Entra Caterina)

CATERINA

Cos’hai che sei così pensierosa? Ti sono andati male gli esami? (Cinzia abbassa la testa, non sa da dove cominciare a raccontarle di Vladislav) Non fa niente, su, vuol dire che andranno meglio la prossima volta.

CINZIA

Non sono gli esami a preoccuparmi, mamma, ma… ben altro.

CATERINA

(Si preoccupa anch’essa) Che c’è, cosè successo figlia mia? Così grave è la cosa? Raccontami, vediamo se posso aiutarti; ma… io… ti posso aiutare?

CINZIA

Solo tu puoi aiutarmi.

CATERINA

E allora, parla pure, figlia mia! Che il rimedio a tutto cose si trova.

CINZIA

Magari riuscissimo a trovarlo anche in questo!

CATERINA

(Molto preoccupata le guarda la pancia e fa segni di gravidanza) No! Non credu! Dimmi una cosa, non è che tu…

CINZIA

(Abbassa la testa e la gira dall’altro lato) No, proprio questo no… almeno credo.

CATERINA

(Ancora più allarmata) Che cosa vuol dire, almeno credo?

CINZIA

(Un po’ risentita) Niente, niente, cosa vuoi che voglia dire! Mamma, ho conosciuto un ragazzo di…

CATERINA

(Cerca di aiutarla) Di… Roma? (Cinzia non risponde) …Genova? Milano? (Continu a non rispondere) E parla! Di quale città è?

CINZIA

E’…

CATERINA

E’… chi?

CINZIA

E’… ceco.

CATERINA

(Caterina fa confusione, scambia ceco con cieco) Oh Madonna! E com’è potuto succedere? Come ha fatto a innamorarsi di te? Ah, già l’amore e ceco! Ma… è propriu ceco… ceco? E non ti… preoccupa la cosa?

CINZIA

Veramente a preoccuparmi è un'altra cosa ancora.

CATERINA

(Meravigliata) Un'altra ancora? E cosa può essere peggio di questa?

CINZIA

E’…

CATERINA

Ch’è, ricominciamo! Parla, che cosa può essere più peggio di quello che m’hai appena detto?

CINZIA

E’… di colore.

CATERINA

Oh, Madonna! Ma allora non gli manca niente! E’ davvero completo! Allora, riepiloghiamo, riguiardo al fatto di essere ceco, diciamo che… potrebbe essere risolvibile, ma il fatto che sia di colore… mi pare proprio di no! Perché… a cominciare da tuo nonno, ne avremo di che sentire!

CINZIA

Ma è un bravissimo ragazzo, mamma! Ed io, io… lo amo tantissimo. Il nonno dovrà farsene una ragione…

CATERINA

…E magari tuo padre, che vuol sembrare tutto… emancipato… per gli altri, e poi quando tocca a lui, diventa peggio di tuo nonno.

CINZIA

(Difendendo il suio amore a spada tratta) Si, ma io lo amo, lo amo, lo amo, lo amo!

CATERINA

E allora sai che fai, comprati una lenza e te ne vai a pescare!

CINZIA

Non scherzare mamma, se non vuoi che combini qualche… sciocchezza.

CATERINA

Cos’è, cominciamo a ricattare adesso!

CINZIA

Ti prego, aiutami allora.

CATERINA

E come? Sai che facciamo, intanto cominciamo col dire che lavora… a fare il bagnino! (Riflette) Eh no! Questo mestiere non può essere, come fa, s’è ceco?

CINZIA

E che viuol dire ch’è ceco? Mamma, può anche darsi che sappia nuotare meglio di un delfino!

CATERINA

Ho capito, è inutile che continuo, tanto, tu trovi sempri la risposta pronta. Vuol diri che diremo sempre che fa il bagnino e ch’è sempre abbronzato. Riguardo al fatto che sia ceco, gli fai metter un paio di occhialoni scuri e…

CINZIA

(Esplode di gioia) E vai!!! Lui li porta già un paio di occhiali scuri! (Riflettendo) E cosa c’entrano gli occhiali scuri? (Si sente arrivare il nonno che canta).

CATERINA

Zitta, zitta che sta per arrivare il nonno! Senti che fai, tu lo porti comunque e come se fosse un amico tuo di Università… anzi no, diremeo sempre che sia un bagnino e che, a tempo perso, fa anche il Professore e ti da pure lezione per i prossimi esami da fare… Vedendo, facciamo.  

CINZIA

Mamma, hai fatto un mare di confusione. Sai che faccio, vado a prenderlo e veniamo con una scusa qualsiasi, (premurosa), tu, intanto prepari papà, ma… soprattutto il nonno! Vado, vado di corsa! Grazie, grazie mamma! (Esce gioiosa e ballando come fosse un valzer).

CATERINA

(Guardando verso dov’è uscita la figlia) E ch’è contenta! Balla pure! Ma allora l’amore è davvero ceco! Più ceco di così! Lei dice di preparare suo padre e il nonno perché non sa  la guerra che scoppierà a breve qui dentro (Entra Vittorio).

VITTORIO

(Entra continuando il canto fascista, ha anch’egli un vestito nuovo regalatogli da Peppe) Aspetta e spera finchè l’ora s’avvicina… Ah, tu qui sei!

CATERINA

E dove voleva che fossi, a ballare?

VITTORIO

Senti, ma… questo vestito che mi ha regalato quello sconclusionato di tuo marito, bene mi sta? Come mi dona con la cravatta?

CATERINA

Sembra un manichino di vetrina! Volevo dire che lo rende una meraviglia!

VITTORIO

E le scarpe, le scarpe come ti sembrano, si abbinano al vestito?

CATERINA

Ah, pure le scarpe gli ha regalato! Vede, vede che mio marito gli vuole un bene dell’anima! A nessuno di noi ha regalato scarpe, solo a lei!

VITTORIO

Sai che non riesco a capire da dove gli sia venuta questa idea di regalare tutti questi vestiti a tutti, non riesco proprio a darmene una ragione! E dove, in quale negozio li compra? Ho provato a cercare tante volte l’etichetta e non sono riuscito a trovarne nemmeno una!

CATERINA

E certo che non può mai trovarla! Quando si regala una cosa, qualsiasi essa sia, la p prima cosa che si fa qual è? Quella di togliere l’etichetta! Si toglie con tutto il prezzo. Nemmeno la busta del negozio c’è, perché li mette in una busta qualsiasi, così non si capirà mai qual è il negozio.

VITTORIO

Voglio dirti una cosa, ho infilato la mano in tasca e… (mostrando una piccola busta ), guarda cosa ho trovato, una busta con un bigliettino.

CATERINA

E cosa c’è scritto, l’ha letto ciò che c’è scritto?

VITTORIO

(Apre la piccola busta e ne tira fuori il biglietto, come quei bigliettini d’auguri) Leggilo, leggilo tu.

CATERINA

(Lo leggerà da farlo sentire) Anche se possa sembrarti strano, ti ho sempre voluto un bene dell’anima… (a suo padre, pensando che fosse Peppi a scrivere quella letterina) Vede, vede, quanto bene che gli vuole Peppe mio? Non è capace di dirglielo in faccia e glielo scrive in una letterina. (Riprende a leggere) Quando verrò a trovarti lassù, ti starò a fianco per tutta l’eternità. Ciao papà. (Sbalordita). Lassù! Ma lassu… dove? Nemmeno se stesse al decimo piano! Ma che cosa vuol dire questo discorso? Non è che cominciò col dare i numeri invece! Certo, il fatto di spendere tutti questi soldi in tutti questi vestiti non che sia una cosa tanto normale… (Si sente cantare l’intenazionale comunista, è Giorgio che rientra; ha in mano una ventiquattr’ore).

GIORGIO

(Entra) Compagni, noi siamo un gran partito… Ciao mamma. Nonno, sembri un figurino, dove vai vestito così, a ballare? Certo che con tutti questi nuovi vestiti, mi sembra di abitare in una casa di moda… (lo guarda attentamente da testa ai piedi, girandogli attorno) Aspetta, aspetta! Lasciati guardare. Eppure, questo vestito… non mi è nuovo… mi pare di averlo già visto in altri posti…

CATERINA

Sicuramente in qualche vetrina di negozio; anzi, sai che fai, cerca di ricordarti qual è questo negozio, perché mi interessa sapere qual è.

GIORGIO

(Più confuso che persuaso per quello che non riesce a ricordare) In una vetrina, tu dici? Non riesco proprio a ricordare. Sai invece cosa volevo dirti, che a breve andrò nella Capitale, sono stato chiamato a stare al fianco… niente di meno, del Presiedente del Consiglio! Vuole che occupi un ruolo al Ministero dei servizi per l’integrazione dei popoli! Non siete contenti?

VITTORIO

Io sarei più contento se tu, visto che ora hai la possibilità di farlo, escludessi da qualsiasi posto tutta la gente di colore, sono animali, sanguisughe, inferiori alla razza umana, e noialtri, nella dichiarazione dei redditi, dovremmo dichiarare di avere a nostro carico tre milioni circa di clandestini, cinquemilioni di disoccupati, centomila criminali in 85 prigioni e pi’ circa 1.000 cretini e ladri al parlamento, e tanti altri ancora in questa comunità europea. Niente ti sembra? E noi avoglia di pagare tasse che abbiamo!

GIORGIO

(Sbalordito) Nonno! Nonno!!! Ma che cosa stai dicendo! La razza umana è unica nel suo genere, non c’è una sotto razza! Siamo tu-tti u-gu-a-li! Siamo noi, quelli che crediamo di essere migliori e che dovremmo invece chiederci e riflettere su nostra normalità; siamo noi i diversi, non loro! Certo, per tutto il resto che hai detto hai ragione, ma solo per il resto. (Esce per una delle stanze).

VITTORIO

Come si vede ch’è ancora un ragazzo! E’ di una semplicità che fa paura.

CATERINA

Papà, ti volevo parlare di una (quasi in difficoltà a dirglielo) cosa importante che riguarda Cinzia.

VITTORIO

Vuoi vedere che ho già capito tutto! Si è fatta… fidanzata! E certo, era ora! L’importante… chei non sia uno di colore, e poi, tutti i difetti si possono coprire.

CATERINA

Ma come, propriu ora ora, Giorgio ti ha detto…

VITTORIO

Giorgio si, ancora è giovane Giorgio, come cresce, vedrai che mi darà ragione. (Preoccupato) Senti… ma… Non è che… con tutto questo, tu vorresti dirmi che sia uno di…

CATERINA

(Lo prende in contropiede) Ma quando mai! Uno di colore in casa nostra! Papà, ma cosa dici! Non sia mai vero! (Più dolce) Caso mai, uno… abbronzato… male che dovesse andare!

VITTORIO

Neanche! Si potrebbe nascondere uno di colore in quella abbronzatura!

CATERINA

Cosa dici mai, papà! E allora, se io decidessi di anadare a mare un po’ di giorni e diventerei scura, che fai tu?   

VITTORIO

Io, niente di sicuro; mentre tu vuol dire che andrai a cercarti un'altra casa dove andare a dormire.

CATERINA

Pur sapendo che sono tua figlia?

VITTORIO

Vedo che insisti! Si, pur sapendo che sei mia figlia. Non capisco bene però, dove vuoi andare a parare.

CATERINA

Intanto, Cinzia s’innamorò di un bel ragazzo… solo  che è…

VITTORIO

E’… cosa? Su, parla, sentiamo com’è.

CATARINA

E’… ceco.

VITTORIO

(Anch’egli capisce cieco e non ceceno) Poveraccio! Allora era questo che mi volevi dire! E… senti, non ci vide proprio?

CATERINA

Niente di niente.

VITTORIO

E va beh, se lei ne è innamorata, pasienza, e poi che colpa ne ha il ragazzo s’è nato così, o che l’abbia preso la disgrazia,. Contenta lei, contenti tutti. Io pensavo che tu mi volessi dire ch’era di colore!

CATERINA

E… senti, se Peppe avesse lavorato a fare il carbonaio, non avrei dovuto sposarlo?

VITTORIO

Certo che dove!

CATERINA

E come, un carbonaio non diventa nero?

VITTORIO

E dopo che finisce di lavorare, non si lava?

CATERINA

Papà, io… volevo dirti di… essere più ragionevole, e cercare di capire di più il prossimo, perché… Cinzia si è innamorata di un ragazzo che fa… il bagnino, e siccome è sempre a contatto con l’acqua e… il sole… non è che può lavorare con i vesti addosso! Come farebbe ad andare a salvare la gente con addosso i vestiti?

VITTORIO

E come fa a buttarsi a mare e salvare le persone se non vede dove va fa a jittarisi a mari e jiri a sarvari a genti, si non vidi unni va? Ho l’impressione che tu voglia fare entrare per forza l’asino dalla coda. (Bussano. E’ la vicina).

CATERINA

E chi sarà mai! (Invita ad entrare) Entri pure! (Da fuori non sentono e grida più forte) Venga avanti, si accomodi!

LUCIA

Buon giorno, don Vittorio; donna Caterina. (Guarda attentamente i loro vesti, poi si sofferma su quello di Caterina, girandole attorno)  Allora non mi sono sbagliata!

CATERINA

(Meravigliata) Sbagliata… di cosa? E la smetta di girarmi attorno! Cos’ha da guardarmi così curiosa? Non le piacciono questi vestiti che abbiamo addosso?

LUCIA

E come, se mi piacino! Lei deve sapere che questo che adesso si trova ad indossare, l’ho (indicando la propria gola) qui! Tempo fa, andaia far visita alla signora Olga… (Caterina non capisce) la moglie del Barone Procopio, quella ch’è morì cadendo da cavallo mentre faceva la galoppata con suo figlio…

CATERINA

Ah, si, certo che ricordo! Una bellissima signora! Che sfortuna hanno avuto in quella nobile famiglia!

VITTORIO

A loro, la sfortuna gli si è infilata quando hanno preso a servizio il maggiordomo di colore… Eravamo amici col Barone, e spesso, per quel po’ di confidenza che avevamo, ci scontravamo spesso su questo argomento, di tutta questa gente di colore che sbarca da clandestina a destra e a sinistra, e ogni tanto gli dicevo: Barone, la gente nera porta sfortuna! E’ come i gatti neri, che da dove passano… Dio ce ne liberi!” Lui mi rispondeva sempre che sono persone come tutti gli altri; ora… ha visto come gli è finita!

LUCIA

Ma che cosa dice, don Vittorio; lei parla così perché non può vedere le persone di colore, è solo povera gente in cerca di un futuro migliore. Nemmeno il gatto nero porta sfortuna se non si crede a certe… cose.

CATERINA

Lo lasci perdere mio padre, si è fissato così tanto con questa povera gente che nessuno riesce a toglierglielo dalla testa e fargli capire ch’è gente come tutti noi. Ma… mi stava dicendo del vestito e che sia andata a far visita alla signora Olga…

LUCIA

Ah, si, visita… quando è morta s’intende! Perché io non avevo tutte queste confidenze d’andarla a trovare a casa quando era viva. Che signora Baronessa! Per strada salutava tutti senza distinzione di ceto; anche suo figlio… che bel giovane, fine, educato… hanno solo questo di figlio; era sempre attaccato al abbraccio con sua madre… sembrava lui il marito se non fosse stato per l’età. Quando uscivano dalla chiesa, tutti e due salutavano come quando fa il Papa affacciato alla finestra, e… quando fu che successe questa disgrazia, la famiglia dette la possibilità, a chi volesse, di poter dare l’ultimo saluto alla defunta signora. Ricordo, quando sono aentrata in quel gran salone dove era esposta la salma, sembrava un vecchio museo pieno di quadri di tutta la dinastia baronale e di altri vecchi marchesi; mobili del seicento, armature di antichi guerrieri… insomma, una casa che solo i nobili possono avere; mentre lei, la signora Olga, era distesa su di un lettino di raso da sembrare una bambola di cera come se dormisse, bella signora! Ebbene, lei non mi crederà, ma… mi innamorai subito di… (indicando il vestito di Caterina) questo vestito!

CATERINA

(Sbalordita e risentita nello stesso tempo) Di questo… dice?

LUCIA

(Capisce d’avere sbagliato e cerca di rimediare) Ma no, che c’entra di questo! Volevo dire di questo nel senso che era uguale a questo che adesso indossa lei! Ho cercato che nemmeno riesce ad immaginarlo, quanti negozi! Non sono mai riuscita a sapere in quale negozio l’ha comprato il Barone

CATERINA

Certo che lei niente sa di questo paese! Io ho connosciuto appena la Baronessa… per aver dato a suo figlio, appena nato, del mio latte, è gemello di mio figlio Giorgio, e siccome alla Baronessa le era venuto a mancare d’un colpo, seppe di me e mi chiese questa cortesia…, da allora non l’ho vista più! Ora sto ricordando, giusto perché ne abbiamo parlato, non ho mai conosciuto il resto della famiglia; mentre vedo che lei conosce tutta la settima generazione, scommetto magari… di tutto il paese!

LUCIA

Anche suo padre li conosce!.

VITTORIO

Io conosco solo il Barone perché qualche volta mi sono trovato coinvolto con altri amici in alcune battute di Caccia nelle sue tenute. E so pue che loro avevano i sarti di famiglia e può anche essere che compravano i tessuti e gli cucivano i vesti e che…

LUCIA

Che… cosa, don Vittorio? Sua figlia non l’ha uguale a quello della signora! Avete i sarti pure voi? (Entrano Cinzia e Vladislav con occhiali scuri e color mulatto).

CINZIA

Ciao mamma, buon giorno donna Lucia, lei qui. (Lucia guarda insistentemente Vladislav che cerca di non farsi scoprire) Ciao nonno, vi presento un mio… amico e Professore, Vladislav.

VLADISLAV

Piacere mio; buon giorno a tutti. (Guarda insistentemente il vestito di Caterina)

LUCIA

Eppure, (girando attorno a Vladislav) sa, professore, che non mi sembra un viso nuovo.

CATERINA

(Indisposta) E poteva essere che non conoscesse pure il Professore! Donna Lucia, le dispiace tornare un'altra volta, che ora c’è qui mia figlia e… dovremmo parlare di cose un po’… private. (A Vladislav che guardava il vestito di Caterina) Non mi dica che anche a lei piace questo vestito! (In disparte, in modo che non sentano gli altri) Ah, già, che cosa gli dico se non vede!

VLADISLAV

Io… veramente… (si toglie da un evidente imbarazzo per il suo osservare quel vestito) Preferisco che… mi dia del tu, si ecco.

LUCIA

Vuol dire che tornerò più tardi. Però, sono sempre certa che ci sia qualcosa che non quadra. Arrivederci. (Uscendo, guarda ancora Vladislav).

CATERINA

Ha visto, Professore, che gente curiosona che c’è! Scavano sempre per cercare di sapere uno di tutto e di tutti. Prego si accomodi. Questo è mio padre.

VLADISLAV

Molto lieto.

VITTORIO

Lei, ma no iu! Guardi che già so uno di tutto, persino i particolari di lei e di mia nipote, e se glielo devo proprio dire come ce l’ho (indicando la sua pancia)  qui, questo non è matrimonio che si possa fare… almeno in casa mia. Sapete che faccio, chiedo rifugio nella mia stanza e torno ad uscire quando risolverete definitivamente questo inutile discorso. Buon giorno a tutti! (Esce e tutti gli corrono dietro a soggetto).

CATERINA

Papà, papà aspetta!

CINZIA

Nonno, nonno, dove vai fermati.

VLADISLAV

Nonno, nonno (Escono tutti)

V.F.S. VITTORIO

E tu non chiamarmi nonno! (Entra Peppe).

PEPPE

Sbaglio, o hanno appena detto nonno! (Chiama la moglie) Caterina, Caterina!

CATERINA

Che c’è, cosa vuoi?

PEPPE

C’è che in paese, tutti sanno che nostro figlio va a Roma nel gabinetto del Presidente del Consiglio! Non sei contenta?

CATERINA

(Non capisce) Ah, ora ch’è Sindaco, se gli scappa d’andare a gabinetto deve andare a Roma, al… gabinetto? Sono migliore li i cessi? Certo, li saranno più grandi!

PEPPE

Ma che cosa hai capito! Il gabinetto, è l’Ufficiu particolare del Prisidente! Non sei cuntenta t’ho chiesto?

CATERINA

Eh! Come lo sarai tu a momenti!

PEPPE

Che cosa vuol dire?

CATERINA

Vuol dire che tu hai… hai…

PEPPE

E poi dici che sono io a parlare a puntate; parla, che ciò?

CATERINA

(Un po’ agitata) E’, che tua figlia… il Professore…

PEPPE

Ho capito, le sono andati male gli esami ed è molto dispiaciuta!

CATERINA

No, no, a lei bene sono andati, sarai tu a momenti a non senirti bene!

PEPPE

Che famiglia di pazzi. Vuoi calmarti e mi dici quello che sta succedendo?

CATERINA

Tua figlia s’è fatta… fidanzata.

PEPPE

Tuttu qui? Doveva pur uccedere, prima o poi. E chi è, conosco questo ragazzo? E… cosa c’entra il Professore? Vuoi spiegarti meglio e senza fare più puntate?

CATERINA

Tua figlia si è fidanzata con un giovane che non vede e ch’è pure di colore.

PEPPE

(Impetrisce non riesce a parlare bene) Co-co co-co co-come? (Entra Giorgio).

GIORGIO

(A sua madre) Si può sapere che sta succedendo? (S’accorge di suo padre bloccato, con lo sguardo strano e gli occhi fuori dalle orbite) Papà, papà, che ti è successo? (A sua mamma) Ho sentino nella stanza del nonno un gran vociare, ho provato a bussare, ma niente; e papà che cos’ha, cosa gli è preso?

CATERINA

Tua sorella, pochi minuti fa ci ha portato in casa il fidanzato…

GIORGIO

E allora? Ha il diritto di farsi fidanzata… o no?

PEPPE

Ma-ma ma-ma, co-co co-co con uuuuno no-normale…

GIORGIO

Vuoi spiegarmi, mamma!

CATERINA

E’ un suo compagno d’Universita e ch’è…

GIORGIO

E’… come?

CATERINA

E? che non vede, e pure di… colore!

GIORGIO

Oh no! Cieco e nero! Sarò lo zimbello del paese, altro che Roma e Roma! Ma com’è potuto succedere! E io che mi apprestavo a fare una grande carriera! Un ragazzo cieco, e per giunta di colore!

CATERINA

Ma comu, figlio mio, proprio tu dicevi che la gente di colore…

GIORGIO

Povero me! (Bussano)

CATERINA

E chi sarà mai?! Siedi, fai sedere tuo padre prima che casca a terra e la gente non s’accorge in che stato sia (bussano ancora). Arrivo, arrivo!

ASSESSORE

(Entra affannato e sconvolto)  Ciao Giorgio, è successo un fatto alquanto strano!

GIORGIO

E ch’è, già lo sanno in giro!

ASSESSORE

No, ancora non lo sa nessuno! E tu… come fai a saperlo?

GIORGIO

Me lo ha appena detto mia madre.

ASSESSORE

…Del cimitero? E come mai?

CATERINA

Io non so niente di questo cimitero!

GIORGIO

E allora cos’altro è successo?

ASSESSORE

Al cimitero, gli operai, nel fare manutenzione nella tomba privata del Barone Procopio, si sono accorti che una delle casse da morto è stata aperta, e nel guardare dentro… il morto, o meglio la morta, e cioè la moglie del Barone, quella signora che ebbe a morire cadendo da cavallo, era… nuda! Senza il vestito! (Caterina guarda sbalordita il marito e cade a terra svenuta).

GIORGIO

(Preoccupatissimo) Mamma…, non è che papà…!

ASSESSORE

Corro a chiamare il medico, e dico agli operai di non proferire parola con altri, prima che in paese scoppia un eventuale scandalo.

GIORGIO

Aspetta, aspetta! Il medico no, mamma pare che si stia riprendendo. Corri invece a parlare con gli operari che appena posso, vengo anch’io.

ASSESSORE

Certo che rubare il vestito ai morti… Vado (esce premuroso).

GIORGIO

Mamma, su, rispondi (rientrano Cinzia e Vladislav afflitti).

CINZIA

(Vedendo la mamma a terra si preoccupa) Mamma, mamma! cos’è successo Giorgio? (Caterina va rinvenendo).

CATERINA

Dove mi trovo? Che cos’è successo? Lo hanno chiuso il cimitero? (Entra Vittorio).

VITTORIO

Caterina, ho sentito gridare, che fu, che cos’è successo? (Bussano, Giorgio va ad aprire. E’ la vicina che s’era dimenticato  un sacchetto).

LUCIA

Scusate, ho dimenticato la borsa con la spesa… (S’accorge di Caterina ancora a terra) Donna Caterina, cosa le è capitato? Lo dicevo io che c’era qualcosa che non funzionava!

VLADISLAV

Forse è meglio che io vada, avremo tempo di parlare del nostro matrimonio.

CINZIA

No, aspetta che adesso t’accompagno.

CATERINA

Cinzia, dove sei, figlia miai? Vieni, vieni qui.

CINZIA

(Va ad abbracciarla) Mamma!

CATERINA

Papà, persuaditi per una volta e per tutte, che gli essiri umani siamo tutti uguali, e tutti, in questa terra, spinti dal bisogno, siamo soggetti a sbagliare, o andare in giro per paesi diversi a trovare una vita vigliore… come fanno questi poveracci che tanto condanni. Figlia mia, non fa niente se Vladi…

CINZIA

Vladislav, mamma.

CATERINA

Si, si, Vladislav, non fa niente se ed è di un altro colore, la vita è bella perché è ricca di colori diversi. E poi, anche se non vede, che importanza vuoi che abbia se davvero lo ami.

VLADISLAV

Io non sono ne cieco, e nemmeno ceco, vedo (togliendosi gli occhiali) abbastanza bene, e poi… non sono nemmeno di colore, (si alza le maniche mostrando il suo vero colore) vedete? anche se avessi voluto tanto esserlo per capire meglio il bisogno di queste persone martoriate, alla ricerca di un lavoro dignitoso e liberi da ogni forma di guerra che continua a mietere vittime nei loro sfortunati paesi, schiavi di altri paesi capitalisti. Mi sono dovuto cospargere di fondo tinta per l’amore che ho verso Cinzia, e volevo capire, sapendo che in questa famiglia la gente di colore non è ben vista, vedere se fossi stato accettato…

CINZIA

Allora tu… chi sei?

LUCIA

Lo dicevo io, che questo Professore lo conoscevo!

VLADISLAV

Sono uno che tu hai tanto amato senza sapere chi ero, è questo che per me conta, il resto è solo ignoranza e stupida presunzione di chi cerca di volere apparire diverso, non accorgendosi della sua vera diversità. Cosa vuoi che sia il colore, la ricchezza, o altri stupidi aggettivi, in questa brevità ch’è la vita?

LUCIA

Allora… lei è…

VLADISLAV

Osvaldo Procopio, figlio del Barone. (Caterina sviene di nuovo).

LUCIA

Allora (indicando la veste di Caterina) questo vestito che ha messo la signora Caterina… è quello…chidda…

GIORGIO

No!!! Per amore di Dio, non è possibile! (A suo padre) Papà, non è che tu…

PEPPE

Io non volevo che voialtri… e questo vestito…

VLADISLAV

Lasciatemi dire. Questo vestito che indossa la mamma (Guarda Caterina svenuta e capendo la provenienza di quel vestito, cerca di rimettere in ordine, anche per evitare che Lucia spargesse la voce in paese, con una bugia) di Cinzia, è un regalo che mio padre, ha voluto farle dopo tant’anni e sapendo che a lei piaceva, per disobbligarsi del gesto che fece lei nei mi riguardi allattandomi… anche se per un paio di volte.

GIORGIO

Grazie Osvaldo, sei una persona alquanto cara.

VITTORIO

E’ proprio vero… anche se un po’ a malincuore, che fino a quando si muore c’è sempre da imparare.

CINZIA

Mamma, mamma, riprenditi.

CATERINA

Dove mi trvo? E’ finita la commedia?

GIORGIO

Su, mamma, alzati che brindiamo tutti a questo evento, anche se così tanto tragico, ma ricco di grandi valori di vita. (Prendono bottiglie e bicchieri, ma, prima di bere, Giorgio, avendo capito tutto, richiama suo padre al dovere) Papà, sai cosa devi fare per rimediare a tutto?

LUCIA

(Che invece aveva capito tutto) Per prima cosa, spogliarvi dei vestiti non vostri e ritornare a vestire… i morti. (Tutti guarderanno sbalorditi Lucia) Se davvero non volete che lo racconti in giro a tutto… il paese. (Brindisi festoso. Si abbasseranno le luci e Sara entrerà, portandosi sul proscenio per narrare la morale finale).

SARA

A tutti a parlare vien facile;

ognuno a far bene è gracile.

Criticare è dell’uomo il più gran difetto,

usa persino farlo con dispetto.

Nelle disgrazie degli altri, tutti ci bagniamo il pane

trattando il prossimo come fosse un cane.

Finché la disgrazia non tocca me,

me ne frego e tutto va bé;

ma non sempre la ruota gira per lo stesso verso,

piangere il morto dopo è tempo perso.

Amiamoci tutti, finché la vita, in piedi ci tiene,

perché è l’amore l’unico vero bene.

Le ricchezze non servono a niente,

sono ancor peggio di qualche parente.

Per un soldo seguiamo il vento come fossimo canne.

E’ la gioia di vivere il significato più grande!

Tenetele a mente queste paroline;

lasciate perdere Re, castelli e Regine.

E’ meglio fare una vita povera e onesta

che avere le mani sporche in una attività disonesta.

TELA

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