Fino all’ultimo pezzo

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Scena: soggiorno di una casa signorile italiana, una porta sulla sinistra, che porta agli altri locali “giorno” e una porta sulla destra cha porta ai locali “notte”, tra cui il bagno

di Andrea Oldani

PERSONAGGI

Michele: geometra e titolare dello studio

Marta: moglie di Michele

Federica: amica di Marta

Enzo: compagno di Federica

Rappresentante: Rappresentante di Aspirapolveri

Prima Parte

Scena: studio professionale annesso ad un’abitazione. Scrivania, telefono, divanetto. A sinistra una porta da sui locali interni dell’abitazione. A destra (o, meglio, sul fondo della scena) una porta che collega all’esterno.

Michele:       (entra dall’esterno con un pacchetto in mano. Euforico) È arrivato!!! Finalmente è arrivato!!! Non vedevo l’ora. Sono giorni che l’aspetto. Non stavo più nella pelle. (si appoggia al tavolo e incomincia a scartare) Quanto l’ho sognato. Quanto l’ho sognato. Da quando l’ho visto su internet non riesco a pensare ad altro. Povera Marta, l’ho stressata in continuazione nell’attesa che arrivasse. Ed ora è qui tra le mie mani. Poi, l’ho pagato così poco. Che meraviglia. Che ricordi. (estrae dalla scatola un puzzle per ragazzi sullo stile anni 80, lo stato dimostra che è usato) Un puzzle!!! No, no. Non un puzzle. IL PUZZLE. Il mio primo puzzle. Beh, a dire il vero il primo, e il solo puzzle che abbia mai avuto. Però, quanti ricordi. Ricordi. Ricordi? Non ricordo nemmeno se l’abbia mai terminato. Ma cosa importa. Mi ricorda la mia infanzia. I pomeriggi passati ad attaccare tessera con tessera, davanti ad una bella tazza di te con i biscotti. E a guardare i cartoni animati con la nonna. (si lascia prendere dai ricordi e dall’emozione e parla quasi come un bambino) I cartoni. Goldrake, Mazinga, Capitan Futuro. E Peline che piaceva tanto alla nonna. Ah, la nonna…  Che bello. Che ricordi. Ehhhh!… (trasognante. Si desta all’improvviso e rovescia la scatola sul tavolo) E ora all’opera. Non vedo l’ora. Quanto è stata bella la mia infanzia. Quanto mi piaceva giocare con i puzzle. Con questo puzzle. Quanti ricordi. Come sono felice. Come sono felice! Non mi sembra vero. Ci sono molti pregiudizi sui puzzle. Da tanti sono visti come una semplice perdita di tempo. Molti lo considerano un passatempo stupido, inutile. Invece no! Il puzzle non è un passatempo come gli altri. No, no. È un passatempo che stimola la mente, che allena il cervello. È come fare palestra. Palestra per il cervello. Dovrebbero scriverlo sulle scatole. Allora, cominciamo, cominciamo il lavoro. Incomincio con questo pezzo marrone, (cerca tra gli altri pezzi) che si attacca per-fet-ta-mente (scandisce autostimandosi) a quest’altro pezzo marrone. Perfetto perfetto! Che bello. Mi sto già divertendo un sacco. Poi ci va questo pezzo marrone. Questo pezzo marrone. Poi quest’altro pezzo marrone. Poi ancora un pezzo marrone,  (l’entusiasmo diminuisce) poi questo pezzetto marrone, (sempre meno entusiasta) che si attacca a questo pezzo marrone… (sembra ritornare l’entusiasmo) con un po’ di verde. Poi ancora del marrone, che si attacca a dell’altro marrone. (stufo) Me lo ricordavo più divertente come passatempo. (attacca altri pezzi con noia totale) Un altro pezzo. Ah, dimenticavo, marrone! Che palle sto coso… Come si può perdere del tempo in questo modo? (suona il telefono) Pronto. Ingegnere, è lei. No, non mi disturba affatto. Come? Se posso venire con lei in quel nuovo cinema lontanissimo per dare un occhio al nuovo pavimento in plastica che hanno posato? Ma certo, non vedo l’ora. Ah, è già qua sotto? Scendo subito. (riattacca) Tutto, fuorché rimanere a fare sto coso. (esce)

Marta:          Michele, sei qui? No, non c’è. (notando i pezzi del puzzle) Ah, è arrivato finalmente! Non ne potevo davvero più. Che ansia! E il puzzle di qui, e quando arriva di là. E che ricordi. E che palle! Anch’io ho bellissimi ricordi dell’infanzia, ma non vado a comprare le Barbie su internet solo perché mi ricordano i bei tempi. Lui no. Da quando l’ha visto non parla d’altro. E non vuole nemmeno dirmi quanto l’ha pagato. Sarà costato un capitale. E ora dove sarà andato? Non avrà mica intenzione di comprarne un altro, eh? (suonano alla porta) Eccolo, avrà certamente dimenticato le chiavi. (apre)

Federica:      (disperata) Oh Marta, devi aiutarmi. Devi assolutamente aiutarmi.

Marta:          Federica, ma cosa ci fai qui? È successo ancora qualcosa?

Federica:      Ancora? Ancora, dici? Come se avessi sempre dei problemi.

Marta:          È ancora colpa di Enzo, scommetto.

Federica:      Mi odia. Mi odia. Mi ucciderà.

Marta:          Calmati, ti prego.

Federica:      Mi vuole uccidere. Ne sono sicura.

Marta:          Ma perché dovete sempre arrivare a questo livello. Non potete parlarne prima di scoppiare?

Federica:      Sempre… ancora… lo dici come se fosse un’abitudine.

Marta:          Sono due mesi che convivete ed è la quinta volta che vieni da me in queste condizioni.

Federica:      Questa volta è finita, lo sento.

Marta:          Lo dicevi anche l’ultima volta.

Federica:      È finita. Mi odia.

Marta:          E tra dieci minuti farete la pace.

Federica:      No, no.

Marta:          Ne sono certa. Ora tornatene a casa.

Federica:      No! Non abbandonarmi.

Marta:          Ascoltami, torna a casa.

Federica:      No! Non posso.

Marta:          Vedrai che andrà tutto bene.

Federica:      Non posso. Mi ucciderà.

Marta:          Ma non dire sciocchezze. È un uomo ragionevole.

Federica:      Mi ucciderà, te l’assicuro.

Marta:          Ma come possono saltarti in mente certe cose?

Federica:      So quello che dico.

Marta:          Sei irragionevole.

Federica:      Ho paura. Questa volta ho davvero paura.

Marta:          Sei davvero terrorizzata. Cos’è successo di diverso dalle altre volte?

Federica:      Questa volta l’ho combinata grossa.

Marta:          Cos’è successo?

Federica:      Sai che giorno è oggi?

Marta:          Sabato.

Federica:      Sì, ma CHE sabato?

Marta:          Un sabato come gli altri, mi pare.

Federica:      Ed è qui che ti sbagli.

Marta:          Non ci capisco più nulla.

Federica:      Oggi è il compleanno di Enzo.

Marta:          Auguri! E tu hai pensato bene di litigare con lui.

Federica:      Ho fatto di peggio.

Marta:          (spazientita) Cioè?

(suonano alla porta)

Federica:      È lui, è lui… (scappa nella porta a sinistra)

Marta:          Ma calmati! Cosa vuoi che sia successo? (apre)

Enzo:                          (entra, ha la testa piena di residui di quella che doveva essere una torta di panna) Dov’è?

Marta:          (facendo la finta tonta) Chi?

Enzo:              La tua amica! Dov’è?

Marta:          Federica?

Enzo:              E chi se no? Claudia Schiffer?

Marta:          Non l’ho vista…

Enzo:              (la fissa negli occhi)

Marta:          Ok, ok. È di là.

Enzo:              (fa per raggiungere Federica, fuori dalla porta)

Marta:          È spaventata.

Enzo:              Lei? Dovrei essere io quello spaventato. Lo vedi cosa mi ha fatto?

Marta:          Cosa?

Enzo:              (indicando la panna in testa) Non è una nuova cura per i capelli, sai?

Marta:          Ah, non l’avevo notata.

Enzo:              È impazzita. Stavamo festeggiando allegramente quando ha iniziato a discutere delle mie ex, e di quanto fossi felice con loro. E all’improvviso mi ha rovesciato la torta in testa ed è fuggita dalla porta. Ti sembra un comportamento normale?

Marta:             Eh, chi può dirlo.

Enzo:              Io non so più cosa fare.

Marta:             È una situazione complicata.

Enzo:              Non sarebbe complicata se non ci pensasse lei a complicarla. Io le voglio davvero bene.

Federica:         (entra dalla porta) Non è vero. Bugiardo!

Enzo:              Ah, eccoti qui.

Federica:         Sei venuto qui per uccidermi, eh? Ma io combatterò fino all’ultimo.

Enzo:              Ti prego, cerca di calmarti.

Marta:             Mi sembri completamente fuori di melone.

Federica:         Tu non sai quante me ne fa passare quest’uomo.

Enzo:              Io?

Federica:         Quante amarezze. Quante. Non lo immagini nemmeno.

Enzo:              Non capisco.

Marta:             (a Enzo) Non dirlo a me.

Federica:         Sta cercando tutte le scuse possibili per eliminarmi. Non gli va bene nulla.

Enzo:              Ma non è vero.

Federica:         Certo che è vero. Ti lamenti sempre di me.

Enzo:              (spazientendosi) Fammi degli esempi. Fammi capire.

Federica:         Degli esempi? Degli esempi? Ce ne sono migliaia.

Enzo:              Avanti, sono tutto orecchi.

Federica:         (spiazzata) ehm… ehm…

Marta:             Allora?

Enzo:              Dài, racconta le mostruosità del tuo compagno.

Federica:         Ehm… Ehm…

Marta:             Allora…

Federica:         Detesta la mia cucina!

Marta:             (ironica) Ci credo, fa il cuoco…

Enzo:              Ma non è vero… cucini bene…

Federica:         Bugiardo…

Enzo:              …a parte le bistecche…

Federica:         Eccolo… Eccolo… Lo vedi… Mi odia…

Marta:             Per le bistecche?

Federica:         Ha sempre da ridire sulle bistecche. Sulle MIE bistecche.

Enzo:              (spazientito) Certo! Perché vorrei che capisse che ci sono altri livelli di cottura tra il crudo e il carbonizzato!

Federica:         È cattivo… Mi odia. (si nasconde sotto al tavolo)

Enzo:              Esci subito di lì.

Federica:         Io da qui non mi muovo.

Enzo:              Esci da lì. (arrabbiato)

Federica:         Non ci penso nemmeno.

Marta:             Calma ragazzi. Ragioniamo.

Enzo:              Sto per perdere la pazienza. Esci da lì.

Federica:         No, no.

Enzo:              Basta. (rovescia il tavolo, tutto finisce a terra compreso il puzzle)

Marta:             Cos’hai fatto!!!

Enzo:              (confuso) Scusatemi!

Marta:             Cos’hai fatto!!!

Federica:         Hai visto che è un animale.

Marta:             Cos’hai fatto!!!

Enzo:              Sono davvero dispiaciuto.

Marta:             Ma ti rendi conto di cosa hai fatto?

Federica:         (cercando di smorzare i toni) Dài, alla fine non è successo nulla.

Enzo:              Già, in fondo nessuno si è fatto male.

Marta:             (scoppia) Siete degli irresponsabili. Voi e i vostri problemi da piccioncini. Venite come degli unni a mettere a soqquadro la mia casa. Poi ve ne tornate a casa tubando e mi lasciate nei guai. Siete degli irresponsabili.

Enzo:              Ma cosa abbiamo fatto di così grave?

Federica:         In fondo non è successo nulla. Adesso ti aiutiamo a riordinare.

Enzo:              È caduto solo questo vecchio gioco. Non mi sembra si sia rotto nulla di prezioso.

Marta:             Non capite, non capite.

Enzo:              Non capiamo no.

Federica:         Mi sembri strana oggi. C’è qualcosa che non va con Michele?

Marta:             A me lo dite? Io sarei strana?

Federica:         Mi preoccupi.

Marta:             Avete rovesciato il tavolo.

Enzo:              Lo so. E mi scuso, ma non mi sembra un danno irreparabile.

Marta:             Ma non è per il tavolo. È per quello che c’era sul tavolo.

Federica:         Sembra un puzzle.

Enzo:              È un puzzle. Un puzzle vecchio, per giunta.

Marta:             È un puzzle. È un puzzle di Michele.

Enzo:              Michele si è appassionato ai puzzle?

Marta:             Sì. Cioè, no. Non lo so.

Federica:         Mi sembri confusa. Sei sicura che va tutto bene?

Marta:             Non va bene affatto. Michele ha comprato il puzzle su internet perché gli ricordava l’infanzia. È un puzzle raro a cui lui tiene tanto. È arrivato oggi e non stava più nella pelle per questo. E ora l’avete rovinato.

Enzo:              Rovinato. Esagerata. Basta raccoglierlo.

Federica:         Ma si. Vedrai che non se ne accorgerà nemmeno.

Marta:             Ne siete certi?

Federica:         Ma sì. Non preoccuparti.

Enzo:              Poi, il bello dei puzzle è farli. E se è arrivato oggi non può averlo già finito. Ha più di 1000 pezzi.

Marta:             Speriamo in bene. Sapete quanto è pignolo. E quanto è attaccato alle proprie cose.

Enzo:              Lo conosciamo. Lo conosciamo.

Federica:         Dài, raccogliamo tutto.

Marta:             Ma, sì. Non si accorgerà nemmeno. (si chinano per raccogliere i pezzi)

Enzo:              Certo che ne ha davvero tanti di pezzi.

Marta:             Sì, non capisco cosa ci trovi nel farlo.

Federica:         Secondo me è una perdita di tempo. Un passatempo inutile. E stupido. Inutile e stupido.

Marta:             Molte persone sono appassionate di Puzzle. Michele dice che stimola il cervello. E che dovrebbero scriverlo sulle confezioni.

Enzo:              A volte penso che piacerebbe anche a me provare.

Marta:             Mah, non deve essere facile.

Federica:         Tutti questi pezzi piccoli.

Marta:             E tutto questo marrone.

Enzo:              È quello che ti stimola. (si alza, solenne, tenendo in mano un pezzetto)  Ogni piccolo pezzo può combaciare solo con un altro pezzo. E questo con un altro ancora. E così via, finché tutti arrivano a creare una figura finale. E si cerca, si lotta, si combatte, fino all’ultimo pezzo. Anche questo piccolo, insignificante pezzo marrone. Questo è lo scopo, questo è un puzzle, questa è la vita!

(Marta e Francesca lo guardano attonite)

Marta:             Mah! (e riprende a raccogliere)

Federica:         Io lo trovo noioso.

Enzo:              Perché?

Federica:         Ma dai, dopo il terzo pezzo marrone mi verrebbe già la nausea di questi pezzettini.

Enzo:              Ti manca la poesia.

Federica:         Mi manca il tempo da perdere per queste cose.

Enzo:              Certo, perché invece il tempo per guardare i reality in tv non è perso, eh?

Federica:         Lascia stare i reality, a me piacciono. Mi commuovono.

Enzo:              Ma cosa? Non sarà mica un passatempo intelligente.

Federica:         E tu chi saresti per giudicare se un passatempo è intelligente o meno?

Marta:             Basta litigare. Non vorrei raccogliere tutto da capo.

Enzo:              Dovremmo aver finito. Almeno, con il puzzle.

Marta:             Certo che sono davvero un sacco di pezzi.

Federica:         Sempre che ci siano tutti.

Marta:             Cosa hai detto?

Federica:         Sempre che ci siano tutti. Ho sempre avuto il dubbio che nelle scatole dei puzzle potesse mancare qualche pezzo.

Enzo:              Ma no, li controllano prima di venderli.

Marta:             Un momento. Se dovesse mancare qualche pezzo sarebbe una tragedia.

Federica:         E quello che dico anch’io, ma Enzo sostiene che li controllano.

Marta:             Intendo, se dovesse mancare un pezzo a questa scatola.

Enzo:              Le controllano tutte. Anche questa.

Marta:             Non capite. Se dovesse mancare, ora.

Federica:         Non capiamo no.

Enzo:              Che confusione.

Marta:             Mettiamo che la scatola prima fossa completa mentre ora mancasse un pezzo. Li abbiamo raccolti tutti? Abbiamo controllato bene?

Enzo:              Mi sembra di sì. Almeno credo…

Federica:         Però col trambusto che c’è stato. Un pezzo si potrebbe essere infilato facilmente sotto qualche mobile.

Marta:             Non dirlo neanche per scherzo.

Enzo:              Basta controllare. (si china)

Federica:         Sì, ma la certezza non l’avrai mai.

Marta:             Sono rovinata.

Federica:         Ma dài, per un vecchio puzzle.

Marta:             Lo conosci Michele. Lo sai com’è. Quanto ci tiene alle sue cose.

Enzo:              (rialzandosi) Qui non vedo nulla.

Federica:         Non vederle non significa che non ci siano.

Marta:             C’è un solo modo per scoprirlo.

Federica:         Sarebbe?

Marta:             Dobbiamo finire il puzzle.

Federica:         Qualsiasi cosa, ma non questa.

Marta:             È l’unico modo per avere la certezza che le tessere ci siano tutte.

Federica:         Non ho tempo da perdere per mettermi a fare un puzzle. Non mi sono mai piaciuti.

Marta:             A te no. E nemmeno a me. Ma conosco chi ama i puzzle. O almeno, vorrebbe provare a farne uno.

Enzo:              Penso ci sia bisogno del mio aiuto.

Marta:             Esatto!

Federica:         Finalmente ti rendi utile. Dopotutto è colpa tua se ci troviamo in questa situazione.

Enzo:              Mia?

Federica:         Certo. Chi ha rovesciato il tavolo?

Enzo:              Non l’avrei mai rovesciato se tu non ti ci fossi infilata sotto.

Federica:         Non mi ci sarei ma infilata se tu…

Marta:             Basta, basta. Non abbiamo tempo da perdere. Al lavoro.

Enzo:              Lavoro? Lavoro? Per me sarà un vero piacere. Si siede. Allora, cominciamo, cominciamo il lavoro. Incomincio con questo pezzo marrone, (cerca tra gli altri pezzi) che si attacca per-fet-ta-mente (scandisce autostimandosi) a quest’altro pezzo marrone. Perfetto perfetto! Che bello. Mi sto già divertendo un sacco. Poi ci va questo pezzo marrone. Questo pezzo marrone. Poi quest’altro pezzo marrone…

Fine Prima Parte


Seconda Parte

Scena: stessa scena di prima. Enzo è al tavolo preso con il puzzle. Stancamente continua ad aggiungere pezzi mormorando come un mantra “che palle, che palle”. Federica e Marta spettegolano sedute sul divano. Sembrano divertirsi molto.

Federica:         …e poi cosa ti ha detto?

Marta:             Che gli aveva mangiato tutti i suoi Kit kat… (ridono)

Enzo:              (sottovoce) Che palle. Che palle. Che palle.

Federica:         (a Enzo) Ma non hai ancora finito?

Enzo:              (aumentando il volume della voce) Che palle. Che palle. Che palle.

Marta:             Non mi sembra si stia divertendo molto.

Enzo:              Che palle sto coso… Come si può perdere del tempo in questo modo.

Marta:             Ormai Michele dovrebbe tornare a momenti.

Federica:         Non hai ancora finito? (si avvicinano al tavolo)

Enzo:              Quasi. Ancora tre pezzi marroni e ho finito.

Federica:         Mmmh. C’è qualcosa che non va.

Marta:             Oh, mio Dio.

Enzo:              Cosa?

Federica:         Tu hai ancora tre pezzi, ma le tessere necessarie per completarlo sono quattro. Ne manca una.

Marta:             Ne manca una.

Enzo:              Ne manca una…

Marta:             E ora? Cosa facciamo? Come facciamo?

Enzo:              Abbiamo cercato bene, per terra non c’è.

Federica:         Non possiamo metterci a spostare tutti i mobili.

Marta:             Dobbiamo farlo!

Federica:         Dobbiamo?

Marta:             Se è l’unico modo per ritrovarla…

Federica:         Non contare su di noi.

Marta:             Ah, bella amica.

Enzo:              Non possiamo metterci a spostare tutti i mobili.

Federica:         Abbiamo altro da fare.

Marta:             Ma bravi. È colpa vostra se siamo in questa situazione.

Federica:         Nostra?

Marta:             Ma certo. Se non foste venuti a fare le vostre scenate in casa mia non saremmo in questa situazione.

Federica:         Ma sentitela.

Enzo:              Beh, non ha poi tutti i torti.

Federica:         Ma tu da che parte stai?

Marta:             Dai, mettiamoci al lavoro. Non ci vorrà molto.

Enzo:              Da dove cominciamo?

Marta:             Allora, i pezzi sono caduti di qua. Comincerei da… (suona il campanello) Oh mio Dio!!!

Enzo:              Chi è?

Marta:             È Michele.

Federica:         Michele? Ma non ha le chiavi?

Marta:             Le dimentica spesso.

Enzo:              E ora cosa facciamo?

Federica:         Non apriamo, magari se ne tornerà a casa sua.

Marta:             È questa casa sua!

Enzo:              Stiamo tranquilli. Si risolverà tutto.

Marta:             Ma si, Enzo ha ragione. Apro.

Enzo:              Aspetta, aspetta. Ragioniamo ancora un poco…

Marta:             E il tuo “tranquilli, si risolverà tutto”?

Enzo:              Era solo per dire qualcosa.

Federica:         Dobbiamo trovare una buona scusa. Come una di quelle che racconto ad Enzo quando faccio qualche danno. Gli uomini sono dei creduloni.

Enzo:              Tu cosa fai?

Federica:         Possiamo sempre sostenere che la scatola aveva già un pezzo in meno. È vecchio, dopotutto, potrebbe essere stato perso negli anni.

Marta:             Vecchio si, ma sigillato. E i pezzi non escono da una confezione sigillata.

Enzo:              Non mi viene in mente nulla.

Federica:         La mia idea di non aprire rimane sempre valida.

Marta:             Basta! Apro.

Enzo:                          No, no.

(apre la porta, entra un rappresentante di aspirapolveri con un aspirapolvere)

Rappres.:       Buongiorno, sono un rappresentante della ditta Gnometto.

Marta:             Per fortuna non è lui. (gli chiude la porta in faccia (se non è possibile avere la porta sul fondo lo spinge fuori dalla scena)

Federica:         Già, ma che spavento.

(campanello)

Enzo:              Chi sarà ancora?

Marta:             Questa volta è Michele.

Enzo:              Cosa facciamo?

Federica:         Non apriamo, magari se ne tornerà a casa.

Marta:             Ancora?!

Enzo:              Stiamo tranquilli. Si risolverà tutto.

Marta:             Ho già sentito anche questa.

Enzo:              Cosa possiamo fare?

Marta:             Apriamo. Apro.

Rappres.:       (velocemente si infila in casa per evitare di riceve un’altra porta in faccia) Buongiorno, sono un rappresentante della ditta Gnometto, conoscete i famosi aspirapolvere che puliscono in un attimo e lasciano tutto perfettamente netto?

Marta:             Non ci interessa, grazie.

Rappres.:       Le rubo solo pochi minuti del suo tempo e poi mi ringrazierà per averle illustrato tutte le caratteristiche di questo fantastico attrezzo. Gnometto, l’aspirapolvere che pulisce in un attimo e lascia tutto perfettamente netto!

Marta:             Io la ringrazierei se se ne andasse ora.

Enzo:              Guardi, le assicuro che non è il momento giusto. (cerca di spingerlo fuori ma il rappresentante si divincola agilmente)

Rappres.:       Vi faccio solamente una dimostrazione pratica così che anche voi possiate rendervi conto delle qualità di Gnometto, l’aspirapolvere che pulisce in un attimo e lascia tutto perfettamente netto!

Federica:         Davvero, le assicuro che non ci interessa.

Rappres.:       Ma che disordine qui! C’è proprio bisogno di Gnometto, l’aspirapolvere che pulisce in un attimo e lascia tutto perfettamente netto!

Enzo:              Basta con questa nenia!!!

Marta:             La prego, se ne vada.

Rappres.:       Solo un secondo. (accende l’aspirapolvere con gran rumore) È silenzioso, vedete.

Marta:             Eh?

Rappres.:       Dicevo, è silenzioso.

Enzo:              Non sento cosa dice.

Rappres.:       Non importa sentire per scoprire le qualità di Gnometto, l’aspirapolvere che pulisce in un attimo e lascia tutto perfettamente netto! (inizia a pulire il pavimento)

Federica:         Ma cosa fa?

Marta:             La prego, lasci stare.

Rappres.:       Gnometto è dotato di due spazzole rotanti che aspirano anche la polvere più ostinata.

Enzo:              Ce ne vorrebbe uno anche per gli scocciatori più ostinati.

Rappres.:       Guardate, guardate con che semplicità posso manovrare Gnometto anche in locali angusti come questo.

Marta:             Angusto? Ma come si permette?

Enzo:              Ma non se ne va questo?

Rappres.:       Permettetevi di illustrarvi le qualità di questa macchina meravigliosa.

Marta:             Se ne vada, la prego. (cerca di spingerlo fuori)

Federica:         Abbiamo da fare.

Rappr:             Voi non capite i vantaggi…

Marta:             È lei che non capisce. (riesce a farlo uscire)

Rappr:             Ma…

Marta:             Fuori!!! (chiude la porta) È andato…

Enzo:              Ci mancava anche questo.

Federica:         Lo dico sempre a Enzo, sono insopportabili questi venditori.

Enzo:              Già, poi, con i problemi che abbiamo, si metta ad aspirare il pavimento con Gnometto, l’aspirapolvere che pulisce in un attimo e lascia tutto perfettamente netto!.

Marta:             Cos’hai detto?

Enzo:              Gnometto, l’aspirapolvere che pulisce in un attimo… Oh, scusate.

Marta:             Cos’hai detto?

Enzo:              Scusate, mi è rimasto lo slogan in testa.

Marta:             Ma non lo slogan, cos’hai detto prima?

Enzo:              Che abbiamo dei problemi?

Marta:             Prima ancora…

Enzo:              Aspirare il pavimento?

Marta:             Certo…

Enzo:              L’ha fatto!

Federica:         È vero, l’ho visto anch’io, con Gnometto, l’aspirapolvere che pulisce in un attimo e lascia tutto perfettamente netto!

Marta:             Anch’io l’ho visto, ma al momento non ci ho fatto caso…

Enzo:              Non ci trovo nulla di male.

Federica:         D’altronde è il suo lavoro…

Marta:          Sì, ma non capite. Passando il pavimento con l’aspirapolvere potrebbe aver raccolto il pezzo mancante.

Enzo:              Non ci avevo pensato.

Federica:      Cosa facciamo?

Marta:          Bisogna fermarlo. Non dovrebbe essere lontano.

Enzo:              Ci penso io. Gnometto, arrivo! (si precipita fuori dalla porta)

Marta:          Non ne posso più. Quanti problemi a causa di questo stupido puzzle.

Federica:      Ma da quando Michele si è appassionato alla costruzione di puzzle?

Marta:          Non è appassionato. Ha visto questo su internet e mi ha detto che era quello che faceva da piccolo con la nonna, e che bei ricordi e come mi piacerebbe averlo ed ha attaccato con una tiritera sui ricordi e cose simili.

Federica:      E l’ha comprato subito…

Marta:          Subito! E chissà quanto l’avrà pagato. Il tizio ne aveva due in casa e gliel’ha spedito immediatamente.

Federica:      Ma allora siamo a cavallo!

Marta:          In che senso?

Federica:      Hai detto che il venditore ne ha un altro.

Marta:          Ma certo! Lo compriamo e sostituiamo il pezzo mancante.

Federica:      Tanto ci vorrà qualche giorno prima che lo finisca. Non se ne accorgerà nemmeno.

Marta:          Siamo geniali.

Federica:      Certe idee possono venire solo a noi.

Marta:          Le donne sono nettamente meglio degli uomini.

Federica:      Non ci sono dubbi.

Enzo:              (rientra dalla porta affaticato e sporco di polvere col tubo dell’aspirapolvere attorno al collo) L’ho beccato, ho controllato ovunque ma il pezzo non c’era.

Federica:      Non importa. Io e Marta abbiamo avuto un’altra idea.

Marta:          Un’idea geniale, direi.

Enzo:              E quale sarebbe?

Federica:      Il tizio che ha venduto il puzzle a Michele ne ha un altro in magazzino.

Marta:          Il computer è di là, bisognerebbe contattarlo e comprare quello che gli è rimasto a qualsiasi prezzo.

Federica:      Forza Enzo, questo è compito tuo. Noi siamo la mente e tu il braccio.

Enzo:              Vado, contate su di me.

Marta:          E mi raccomando. A qualsiasi prezzo.

Enzo:              Quel puzzle sarà mio. (esce a sinistra)

Marta:          Ora non ci resta che disfare il puzzle prima che Michele torni.

Federica:      Facciamo presto. (si mettono a lavorare)

Michele:       (entra) Eccomi di ritorno.

Marta:          (sorpresa) Ah, eccoti qui.

Michele:       Ho interrotto qualcosa?

Marta:          Eh… Stavo mostrando a Federica il puzzle che hai preso, sembra molto interessata.

Federica:      A dire il vero Enzo è più interessato di me.

Michele:       Ah, digli che se ne vuole uno gli regalo questo. Non vale la pena spendere soldi per queste cose.

Marta:          Ma come?

Michele:       Ho incominciato a montarlo appena è arrivato, e non nego che l’entusiasmo era alle stelle. La nonna, i ricordi, il mio primo puzzle…

Marta:          E?

Michele:       …e mi sono reso subito conto che non fa più per me. È una noia mortale.

Federica:      Ma…

Marta:          E tutti i soldi che hai speso per comprarlo?

Michele:       Tutti i soldi? Esagerata. L’ho pagato 10 euro compresa la spedizione.

Marta:          Non ho parole.

Michele:       Mi ero già stufato dopo dieci minuti. Per fortuna ha chiamato l’ingegnere per un lavoro. Sono uscito di corsa. Mi è perfino rimasto un pezzo marrone in tasca.

Federica:      Ma…

Marta:          L’avevi tu?

Enzo:              (arriva di corsa da fuori con aria entusiastica. Non si accorge della presenza di Michele) Ho trovato il puzzle. L’ho trovato. Trovato e comprato. Enzo non perdona. E per soli 340 euro. Gli ho fatto un’offerta che non  ha potuto rifiutare.

Marta:          Tombola!

Michele:       Enzo, se vuoi un puzzle ti regalo il mio. Vedrai, ti piacerà.

F i n e

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