Fiore di cactus

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FIORE DI CACTUS

FIORE  DI  CACTUS

3 atti di Barillet e Gredy

traduzione di Gerardo Guerrieri

Personaggi:

ANTONIA MARECHAL

IGOR POLANSKI

GIULIANO FOCH

STEFANIA VIGNEAU

LA SIGNORA DURAND

BEBERT CHAMPIGNON

IL COLONNELLO COCHET

LA BIONDA DEL BOTTICELLI

PRIMO ATTO

SCENA PRIMA - L'appartamento di Toinette, al Quartiere Latino o a Montmartre. Uno di quegli appartamenti dove tutto si vede appena si entra. Letto, cucina, fornello, stufa, e forse qualche mobile da soggiorno. Una parte dà sul bagno, e in fondo una finestra. Sono circa le quattro del mattino. Le luci dell'appartamento sono spente ma una fioca luce penetra dall'esterno, rivelando Toinette, distesa sul letto, faccia in giù, priva di coscienza: la sua testa penzola davanti al letto. Una bella ragazza che porta una seducente camicia da notte corta. Una radiolina su uno scaffale manda ritmi shake. Sentiamo qualcuno che bussa alla porta.

VOCE DI IGOR      Ehi, là! Mi sentite? Aprite! Aprite! (bussa ancora alla porta) Ehi! Ma qui

                                 c'è odore di gas! Ehi!

TONIA                    (con voce molto assonnata e con le braccia ancora intorno al collo di lui)

                                Giuliano, Giuliano.

IGOR                       Non sono Giuliano.

TONIA                    (stessa voce) Baciami, Giuliano.

IGOR                       (guardandosi intorno) Giuliano, chiunque lei sia, io non c'entro... Chiedo

                                 scusa a Giuliano.(si baciano di nuovo)

TONIA                    (improvvisamente si tira indietro) Ma che mi sta facendo?

IGOR                       La respirazione artificiale.

TONIA                    No! Lei mi stava baciando!

IGOR                       Oh, meno male, è rinvenuta!

TONIA                    Un momento.. dove sono? Lei chi è..?

IGOR                       Sono quello che abita qui accanto e che ha sentito odore di gas.

TONIA                    Gas? Ma io sono viva. Oh Dio, che disgrazia! che disgrazia! Adesso come

                                 faccio? (si butta giù nella posizione di prima)

IGOR                       Si calmi! Meno male che sono entrato! Era più di là che di qua.

TONIA                    Perché è entrato?

IGOR                       Poteva morire.

TONIA                    Perché si impiccia negli affari degli altri, lei?

IGOR                       Senta, la prossima volta metta fuori un cartello: "Non disturbare!"

TONIA                    (gli lancia un cuscino) Maledetto! Mi ha rovinato tutto!

IGOR                       Se lo vuole sapere: è lei che ha sbagliato tutto. Se si voleva veramente                                

                                 ammazzare doveva mettere la testa dentro la cucina.

TONIA                     Che ne sapevo? E’ di seconda mano, non c’erano le istruzioni.

IGOR                       Almeno poteva pulire il fornello. Cos'è questa roba? Tutti i fori otturati!

TONIA                     Sarà la salsa del goulash, che si è versata.

IGOR                       Ah! Si era preparata il pranzetto prima di compiere il gesto fatale?

TONIA                    C'è poco da sfottere!

IGOR                       Ma perché? Come le è venuto in mente?

TONIA                    Ne avevo abbastanza di questa vita.

IGOR                       La vita, la vita. Fa schifo, siamo tutti d'accordo. Ma poi ci si fuma sopra una

                                sigaretta e tutto va meglio (le porge una sigaretta) Avanti, su, una boccata!

TONIA                    Lei crede? (prende una sigaretta, l'accende. Tira una boccata. Le viene un

                                 urto di vomito) Non è meglio per niente!

IGOR                      Ah già, forse per lei non è molto indicato. Praticamente voleva andarsene

                                all'altro mondo per Giuliano?

TONIA                    Che ne sa lei di Giuliano?

IGOR                       Mi ha chiamato così mentre mi baciava.

TONIA                    Mentre lei mi baciava! Un momento, e non ha fatto altro?

IGOR                       Non ne ho avuto il tempo!

TONIA                    Così dovrei anche esserle grata. Si può sapere chi è lei?

IGOR                       Mi chiamo Igor Polanski. Piacere!

TONIA                    Piacere, Tonia Maréchal! Russo?

IGOR                       No, il nome l'ho inventato io.

TONIA                    Igor?

IGOR                      Igor è il mio. Polanski no!

TONIA                   E perché?

IGOR                       Sa... per uno che scrive.

TONIA                    Ah, lei scrive! (improvvisamente recupera un po' d'energia) Ah, è lei quello

                                 che picchia a macchina tutta la notte come un dannato?

IGOR                        Senta, meno male che battevo a macchina, se no a quest'ora lei..

TONIA                     Sarei morta come desideravo! (cade di nuovo giù sul letto)

IGOR                       Ma come, invece di essere contenta?.. (va vicino al letto) Come si chiama?

TONIA                    Tonia.

IGOR                        Tonia. Che le ha fatto questo Giuliano?

TONIA                     Niente.

IGOR                        Qualcosa le deve aver fatto. L'ha piantata? (Tonia scuote la testa) L'ha tradita?

                                 L'ha picchiata? E' un alcolizzato? Un baro, un ladro, uno sfruttatore?

TONIA                     Peggio.

IGOR                        E' sposato?

TONIA                     A vita. Tre bambini.

IGOR                       Oh, cominciamo a vederci chiaro. Allora lei ha scoperto che questo mascalzone

                                di Giuliano..

TONIA                     Non è un mascalzone. E' un dentista, e in gamba anche. Sta agli Champs

                                 Elysées. (è strisciata a capo del letto e ha tirato fuori un biglietto da visita e

                                 lo porge a Igor) Ecco il suo biglietto.

IGOR                       Dunque, ricapitoliamo. Lei ha scoperto che il dottor Giuliano Foch, chirurgo

                                 odontoiatra, Rue Dupont, Champs E!ysées, ha una moglie e tre figli.

TONIA                     Non l'ho scoperto. L'ho sempre saputo. Me l'ha detto lui la prima volta che

                                 mi ha vista. E' per questo che mi sono innamorata di lui.

IGOR                        Le piacciono gli uomini sposati?

TONIA                     No, mi piace la sincerità. Mi sono innamorata di lui ed è cominciata la

                                 disperazione. I giorni che lui non poteva vedermi. E poi magari arrivava la

                                 telefonata o il telegramma "Stasera impossibile, baci". Una tortura. Finché

                                 ieri sera, quando è arrivato il solito fattorino col solito telegramma... era il

                                 nostro anniversario.

IGOR                        Che anniversario?

TONIA                    Un anno fa ci siamo conosciuti nel mio negozio di dischi a Montparnasse.

                                Bello, romantico, elegante.

IGOR                        Il negozio?

TONIA                     (guardando com’è vestito lui) No, Giuliano. Niente blue jeans lui.

IGOR                       Scusi, non sapevo che per questo suicidio era di rigore l'abito da sera!

TONIA                    Beh, non volevo offenderla..

IGOR                       Dunque, lei tirava avanti già da un anno, e tutt'a un tratto, improvvisamente...

TONIA                    Ieri sera ho avuto il crollo finale. Stavo preparando la cena per noi due

IGOR                       Ah, ecco, il goulash!...

TONIA                    Giuliano ne va matto, sua moglie non glielo fa mai, figurarsi, il goulash!

                                Quella fa la dieta coi dissociati! Ieri sera stavo lì al mio goulash. Suona il

                                campanello. Fattorino: ho capito subito! Mi è venuta una pena, un'angoscia,

                                una disperazione. Ho sentito di colpo che tutta la mia vita era sprecata, tutto

                                inutile.. Igor, ho ventun'anni.

IGOR                       Che tragedia.

TONIA                     Le pare comico? Perché lei non è una ragazza!

IGOR                       Ma appunto perché è una ragazza. Ma lo sbatta fuori, questo Giuliano!

TONIA                    E poi che faccio?

IGOR                       Se ne trova un altro.

TONIA                    Lei, magari.

IGOR                        Perché no? Possiamo uscire una di queste sere, guardi, io conosco un posto...

TONIA                     No, non esco mai coi bambini, li lascio alle tardone.

IGOR                        Ah, perché a lei piacciono i matusa.

TONIA                     Ma lei che fa, scusi, nella vita.

IGOR                       Scrivo.

TONIA                     E che scrive di bello?

IGOR                       Commedie.

TONIA                    Di che genere?

IGOR                      Inedite. Non le rappresentano mai!

TONIA                     E come campa?

IGOR                        Non mi ha mai visto? (fa il gesto di chi beve) L'amarissimo dell'uomo

                                 fortissimo.

TONIA                    E' lei?

IGOR                       (si fa la barba) Per una barba dura, la lametta dolce. (fa il gesto di tuffarsi)

                                Playboy. Lo slip dell'uomo sportivo. E poi nell'intervallo dei film, quello

                                sotto la doccia? Sa! Per il gentleman, lo shampoo Gentleman. Modestamente

                                sono io.

TONIA                    Sì, sì, mi ricordo. Allora lei è un divo?

IGOR                       Non sfotta, lo faccio per la grana.

TONIA                    Non è vero che scrive?

IGOR                       Scrivo, scrivo. Allora, usciamo una di queste sere?

TONIA                    (improvvisamente) Oh, ma che ore sono?

IGOR                       Le quattro.

TONIA                     Di mattina? Oh Dio!

IGOR                       Perché?

TONIA                    Mi ha fatto venire in mente che devo andare a lavorare. E come faccio? Non

                                mi reggo in piedi. (dicendo questo salta su, si toglie la vestaglia, si mette nel

                                letto) Vada via, vada via, mi lasci dormire almeno un paio d'ore. (sembra che

                                cada in un sonno profondo; si rialza) No, non ci vado a lavorare. Faccio

                                vacanza.

IGOR                        Certo. Mai ammazzarsi!

TONIA                     Spiritoso. Buona notte. (Igor esce)

IGOR                        Ha bisogno di qualcosa?

TONIA                     Grazie. Ho solo bisogno di dormire.

IGOR                        Buon sonno. Se ha bisogno batta sul muro (dà un colpo sul muro) e io corro.

TONIA                    Grazie, Igor.

IGOR                        (spegne la luce) Buona notte. (esce)

TONIA                     (si alza di colpo a sedere) La lettera. Oh Dio, la lettera. (va al muro e batte

                                dove Igor ha picchiato poco fa)  Igor! Igor!

IGOR                        (rientra di corsa e accende la luce)

TONIA                     La mia lettera. Ho impostato una lettera.

IGOR                       Che lettera?

TONIA                    A Giuliano. Per dirgli tutto quello che avrei fatto.

IGOR                       E perché gliel'ha scritta?

TONIA                   Volevo che sapesse del mio suicidio. Igor, deve telefonargli.

IGOR                       Perché non gli telefona lei?

TONIA                    Ho "chiuso" con lui e non voglio dargli la soddisfazione di sentirmi piangere.

                                Poi quello è capace di chiamare la polizia, la squadra mobile, i pompieri. No,

                                deve farmi questo favore.

IGOR                       Ma lei mi ha preso a cottimo!

TONIA                    Su, ha fatto trenta, faccia trentuno! Sia buono!

IGOR                       OK, alle nove in punto.

TONIA                   (si copre con la coperta) Grazie Igor. Mi riaccenda la radio. Ho troppo

                               silenzio nella testa.

IGOR                      (va verso la radio e guardando il biglietto) Sì, ma che gli dico, per telefono?

TONIA                     Che sono viva.

IGOR                       E basta? (accende la radio)

TONIA                     Basta! (si sta appisolando)

IGOR                       Ecco la radio. Allora? Posso andare di là? Posso stare tranquillo che non

                                 ci riprova? Posso battere a macchina? Pensare che ero arrivato alla scena

                                 madre. Adesso ricomincia un po' da capo! (si avvicina al letto) Eh, questa

                                 già dorme. (sbadiglia) Io casco dal sonno. E domani... (si avvia verso la

                                 porta, si ferma un attimo, mima un'immaginaria conversazione) Pronto,

                                dottor Foch! Devo darle una terribile notizia: Tonia è viva!

SCENA SECONDA - L'ufficio del dottor Giuliano Foch. Ore nove. Al centro la scrivania di Stefania Vigneau, segretaria assistente del dottor Foch. Sulla sua scrivania c'è una piccola pianta di cactus, oltre alle altre cose che l'assistente di un dentista può avere sul suo tavolo. Nel muro un grande impianto stereo suona musica. Sul fondo è la porta dello studio dove opera il dottor Foch. Ogni volta che questa porta si apre, vediamo un forte fascio di luce fluorescente. Stefania entra dalla stanza del dottore. Stefania è il tipo dell'infermiera impeccabile. E' vestita in uniforme bianca, scarpe col tacco basso, pochissimo o niente trucco. Va verso la scrivania, prende la posta, la scorre rapidamente. Il telefono squilla. Lei va allo stereo e abbassa il volume. La musica continua, ma ad un volume molto più basso. Stefania va al telefono, lo alza e risponde. Quando parla la sua voce è soave, tranquillizzante, eppure impersonale. Ogni volta che risponde al telefono è improvvisamente, professionalmente gentile. La sua voce, più la musica, mirano a produrre un'atmosfera che produce nei pazienti un effetto tranquillizzante e benefico.

STEFANIA             (voce insieme impersonale e ovattata) Pronto! Lo studio del dottor Foch. Sì,

                                signora... Oh. non prima della settimana prossima, signora... (sfoglia il libro

                                degli appuntamenti) Guardi, le posso dare giovedì 27 alle 9,15 o lunedì 31

                                alle diciassette e 30. Ah, se il dente fa male le conviene giovedì. Allora

                                d'accordo, segno "signora Gosselin, giovedì 27 ore 9,15". Mi permetto di

                                ricordarle che il dottore è molto puntuale. E che Rue Dupont è a senso unico.

                                Buongiorno, signora. (riattacca, si mette gli occhiali e guarda la posta sulla

                                scrivania. Scorre rapidamente le lettere, ma una attira la sua attenzione. La

                                guarda con interesse)  Mmmm. Riservata personale. (il telefono squilla, lei

                                risponde) Pronto, studio del dottor Foch. Chi parla? Igor Polanski? Vuole un

                                appuntamento? Mi dispiace, signor Polanski, non può parlare con il dottore,

                                è occupato. Vuoi lasciare un messaggio a me? (campanello alla porta) Se

                                vuole parlare con lui, provi più tardi. (campanello di nuovo)  Mi scusi, devo

                                lasciarla. (riattacca, va alla porta e fa entrare la signora Durand Bénéchel,

                                signora elegante, che entra con la sigaretta accesa)

DURAND               Una caramella! Ma come si fa? Una caramella, tac! e mi cade l'otturazione.

STEFANIA             L'otturazione era provvisoria, signora Durand. Era avvertita di non

                                commettere imprudenze.

DURAND                Non potevo rifiutare. Me l'ha offerta il capo di gabinetto del ministro ai

                                balletti del Ghana. Il dottore dov'è?

STEFANIA             E' dentro. Ha dato la precedenza ad un altro paziente. Lei tardava.

DURAND                Oh, per un minutino di ritardo.

STEFANIA              (guarda l'orologio) Venti minuti, signora. Vuole accomodarsi in salone,

                                 prego?

DURAND                Dica al dottore di sbrigarsi, se no mi salta la mattinata. Jean Louis mi sta

                                 aspettando.

STEFANIA              Jean Louis?

DURAND                Jean Louis, il maitre coiffeur, lui in persona a farmi la messa in piega. Non

                                 posso perdere questa occasione.

STEFANIA              Signora, i suoi denti sono più importanti della messa in piega.

DURAND                Vedo che lei applica alle lettera questa sua tesi! (e se ne va in salone con la

                                 puzza al naso. Stefania rimane un momento colpita, si tocca i capelli, se li

                                 aggiusta un momento. Chiude la porta, va alla scrivania e si siede. Si apre

                                 la porta dello studio, sentiamo la voce di Giuliano)

GIULIANO              Ecco, e adesso sciacquati Bébert. Per oggi basta. (entra Giuliano, siede alla

                                 scrivania, scrive una nota su un biglietto che si mette in tasca)

STEFANIA              E' arrivata la signora Durand. Ha mangiato una caramella e le è cascata

                                 l'otturazione.

GIULIANO             Le sta bene. Ho finito col signor Champignon. Gli fissi un appuntamento fra

                                 una settimana.

STEFANIA               E per il conto?

GIULIANO               Signorina Vigneau, come si fa? E’ un vecchio amico..

STEFANIA               Lei è troppo buono..

GIULIANO               Senta, non posso chiedergli soldi. Provi un po' lei..

STEFANIA              Lo farò con piacere. (entra Bébert Champignon, infilandosi il soprabito)

GIULIANO               Beh, come te la senti la bocca?

BEBERT                   La bocca non me la sento. Sento il dente.

GIULIANO               Fra tre o quattro giorni non te lo sentirai più.

STEFANIA              (salta su e spegne) Signor Champignon, non si tocca! E’ un apparecchio

                                 delicatissimo!

BEBERT                   (1'interrompe ritirandosi un po' a sinistra) E che sarà? Perché non si può

                                 toccare? Sono cliente anch'io. Pago come gli altri.

STEFANIA               Questo è da discutere.

BEBERT                   Giuliano, qui si fanno insinuazioni sul mio conto.

STEFANIA               Proprio sul suo conto.

BEBERT                   Io do querela, qui! Come sarebbe?

GIULIANO               Beh, come pagatore sei un po' saltuario.

BEBERT                   Dài, che ti rifai sugli altri!

STEFANIA               C'è la signora Durand che aspetta.

BEBERT                   Durand? Quale Durand?

GIULIANO               Durand Bénéchol, quella dei succhi di frutta.

BEBERT                   Ecco, spremi quella!

GIULIANO               Shhh! Parla piano.

STEFANIA               Dottore, io vado a preparare intanto.

GIULIANO               Brava.

STEFANIA               (guarda l'orologio) Siamo in ritardo oggi sugli appuntamenti.

BEBERT                   (saluta militarmente) Sergente!

GIULIANO               E' brava. Lasciala stare.

BEBERT                   Quand'è che la cambi! Ne potevi prendere una più sexy. Invece di

                                 un'infermiera di sei preso un sergente.

GIULIANO               La volevi in topless?

BEBERT                  Ah, sai, per me... lo dicevo per te. Un'infermiera buona fa parte del tuo

                                 "ménage".

GIULIANO               Senti, prima di tutto io non mischio il mio studio al sesso. Per me va bene

                                 così: è brava, mi manda avanti la baracca. La sera se ne va a casa sua, e io

                                 dalla mia ragazza. Tutto organizzato.

BEBERT                   Dalla tua ragazza, hai detto.

GIULIANO               Sì.

BEBERT                   Al singolare.

GIULIANO               Sì.

BEBERT                   Una sola?

GIULIANO              E quante?

BEBERT                   Ma come? un playboy come te.

GIULIANO               Che c'entra il playboy?

BEBERT                   Una volta ne avevi una per notte.

GIULIANO               Altri tempi!

BEBERT                   Quante ragazze! Ti ricordi Babette? Quella che hai messa incinta?

GIULIANO               Mmm.

BEBERT                   E Josette?

GIULIANO               Mmm.

BEBERT                   E Carlo?

GIULIANO               Carlo?

BEBERT                   Il fratello di Josette. Quello che ti voleva far fuori a rasoiate! (gesto)

GIULIANO               Ricordi, ormai.

BEBERT                   Ma sei sempre riuscito a sganciarti! Eri un campione. Una botta e via. Che

                                 Sprint, ragazzi! Adesso ti sei spompato? Salvati fratello! Sai che ti dico:

                                 mollala fin che sei in tempo!

GIULIANO               (si alza, mette il braccio intorno al collo di Bébert, camminano) Ho provato.

                                 Ieri sera avevo un appuntamento con Tonia. L'ho disdetto. Avevo per le

                                 mani una svedese! Una hostess. Bella, alta, una sventola. Sono andato a casa

                                 sua, abbiamo bevuto un paio di whisky...

BEBERT                 (eccitato) E allora?

STEFANIA             E' pronta. Faccio entrare la signora Durand.

GIULIANO             Arrivo subito. (si avvia verso lo studio)

BEBERT                 Come, mi lasci sul più bello? (si volta e si trova davanti Stefania)

STEFANIA             Continuerete la prossima volta! (apre la porta, entra la signora Durand)

DURAND               Dottor Foch, mi scusi del ritardo.

GIULIANO             (maniere mondane, baciamani) E' perdonata signora, per stavolta. Ma non le

                                 perdono i suoi capricci. Eh, eh! le caramelle.

DURAND               (accusatrice, a Stefania) Gliel'ha detto lei!

STEFANIA             E' mio dovere.

DURAND               Una caramella.

STEFANIA             Ne basta una. Le caramelle, signora, non solo sono le peggiori nemiche dei

                                suoi meravigliosi denti, ma anche della sua splendida linea..

DURAND                Vuole adularmi, dottore? Sapesse: sono così giù di nervi, stamane. Mi

                                 prometta, mi giuri che non mi farà male.

GIULIANO             Ha da lagnarsi della mia mano?

DURAND               Oh no! Anzi! Lo dico sempre a tutte le mie amiche: il dottor Foch ha una

                                mano così delicata! Io le affido la mia bocca ad occhi chiusi.

GIULIANO             Molto gentile signora. Signorina, faccia accomodare la signora. Vengo

                                 subito.

DURAND                (si avvia, poi rivolta a Bebert) Anche lei è un paziente del dottor Foch?

BEBERT                  Sì, lo trovo molto bravo.

DURAND                Ottimo dentista. Però sarebbe stato un'irresistibile ginecologo!  (si avvia

                                 allo studio seguita da Stefania)

BEBERT                  Che fai, prendi il forcipe?

GIULIANO             Ciao.

BEBERT                 (afferrandolo) Come, te ne vai così? Com'è andata a finire con la hostess?

GIULIANO             Niente.

BEBERT                 Niente?

GIULIANO             Te l'ho detto: Tonia!

BEBERT                 Ah, sul più bello è arrivata Tonia?

GIULIANO             No. Non ho potuto, ecco! Mi sono alzato e me ne sono andato.

BEBERT                 E hai sprecato una hostess! Se mi chiamavi volavo.

GIULIANO             Non posso portarmi a letto tutte le ragazze per farti piacere!

BEBERT                 Addio! Sei già sposato!

GIULIANO             Mi crede già sposato. Appena l'ho conosciuta ho pensato: questa mi mette

                                sotto!

BEBERT                 Cosa pericolosa se non è una posizione d'amore.

GIULIANO             Così ho messo le mani avanti, le ho detto subito: ho moglie e tre figli.

BEBERT                 Tre figli, che pennellata! Ah, lo sai che me la sono fatta anch'io la ragazza?

GIULIANO             Complimenti!

BEBERT                 Bella, una.. super con una carrozzeria...

STEFANIA             (entra) La signora Durand sta protestando, dottore!

GIULIANO             Bébert, ci vediamo la settimana prossima.

BEBERT                  Scusa un momento, fammi raccontare.

GIULIANO             Ma Bébert.

BEBERT                 Bella, alta, bionda, sai: la Primavera del Botticelli.

GIULIANO             Mmm.

BEBERT                 Belle gambe, due fianchi, due piccole poppe..

GIULIANO             E poi?

BEBERT                  Poi, un nasino... due occhi da gazzella...

GIULIANO             E denti da cavalla.

BEBERT                 Da cavalla no, però si accavallano un po', qua e là davanti, sai ...? Così

                                non sorride mai..sta sempre col muso.. Le è venuto il complesso, capisci?                                

                                non apre più bocca. Uno strazio! sempre con le paturnie!

GIULIANO             Ma non te n'era capitata un'altra così?

BEBERT                    Giuliano..

GIULIANO             Mandamela.. però alla prossima, guardale prima i denti! (Bébert entra

                                nello studio. Stefania è alla scrivania, ignora Bébert. Lui si volta verso di

                                lei, le si avvicina cautamente)

BEBERT                 Scusi sergente, voglio dire signorina Vigneau. Il dottor Foch ha dato

                                ordine di fissare appuntamento per una signorina mia amica.

STEFANIA             (cercando di levarselo di torno rapidamente, sfoglia il libro) Tra due

                                settimane, allora. Mercoledì 3 alle 8.

BEBERT                 Di sera?

STEFANIA             Di mattina.

BEBERT                 Lei scherza. Io a quell'ora dormo.

STEFANIA             Ma non era per una signorina, scusi?

BEBERT                 Appunto, dormiamo tutti e due insieme a quell'ora.

STEFANIA             (lo guarda con disprezzo) Giovedì 4 alle 17,30: o è troppo presto?

BEBERT                 Beh! proverò a mettere la sveglia. (fa per andare)

STEFANIA             Chi paga la cura?

BEBERT                 Metta pure sul mio conto.

STEFANIA             Signor Champignon, colgo l'occasione per ricordarle che le abbiamo

                                spedito più volte al suo indirizzo il conto con l'onorario che lei deve al

                                dottore, ma non abbiamo mai avuto il piacere di una sua concreta risposta.

BEBERT                 Le manderò un assegno.

STEFANIA             Possibilmente non a vuoto.

BEBERT                 Senta, ha mai pensato di presentarsi al concorso?

STEFANIA             Quale concorso, prego?

BEBERT                 Miss Carro Armato. lì primo premio è sicuramente suo.

STEFANIA             Devo ridere?

BEBERT                 Provi. Può darsi che le riesce.

STEFANIA             Il suo genere di spirito non mi fa ridere.

BEBERT                 Cercherò di far meglio la prossima volta. Arrivederla, signorina Vigneau.

                                Non si disturbi, conosco la strada.

STEFANIA              Villano! Screanzato! (Giuliano entra dallo studio, si volta e parla alla

                                signora Durand che non vediamo)

GIULIANO              Ecco, signora Durand, resti così per due minuti. Non chiuda la bocca, mi

                                raccomando. (va da Stefania) Avanti l'altro!

STEFANIA             Non è ancora arrivato! Non ha tempo di uscire per il pranzo, dottore, così

                                le ho preparato uno spuntino.

GIULIANO             Va bene, va bene.

STEFANIA             Le ho fatto i panini con pollo e uova sode.

GIULIANO             Un'altra volta?

STEFANIA              So che le piacciono.

GIULIANO             Sì, mi piacciono.

STEFANIA             Oggi è il compleanno di sua sorella. Ho provveduto a mandarle una pianta

                                di gerani.

GIULIANO              (la guarda) Ma lei adora le rose!

STEFANIA               Le rose erano troppo care! (gli dà una busta) Ah, questa è per lei.

                                 Riservata personale. (Giuliano le si avvicina, prende la lettera, comincia

                                 ad aprirla) Dottore, ha telefonato il suo sarto. E' disperato perché non va

                                 mai alla prova.

GIULIANO               Ci andrò, ci andrò.

STEFANIA               Dice sempre così. Io non posso andarci per lei. E anche dal parrucchiere.

                                 Francamente ne ha bisogno.

GIULIANO               Sì, sì.

STEFANIA               Scusi se sono un po' petulante ma...

GIULIANO               Oh Dio!

STEFANIA               Dottore, qualcosa che non va?

GIULIANO             (va allo spogliatoio, si toglie il camice bianco) Devo uscire un momento!

STEFANIA               E la signora Durand?

GIULIANO               Le ho detto che devo uscire!

STEFANIA               Dottor Foch, la prego, mi spieghi, con calma.

GIULIANO               Signorina Vigneau, non ho niente da spiegarle.

STEFANIA               Cosa dico ai pazienti?

GIULIANO               Quello che le pare. Inventi. Si arrangi. Oh Dio, spero di non arrivare tardi!

                                 (corre alla porta seguito da Stefania)

STEFANIA              Dottore, quella lettera era di una donna. Se adesso le amichette passano

                                 prima dei clienti...

GIULIANO             (apre la porta e si volta verso di lei) Non mi rompa le scatole!

STEFANIA               Dottore, non mi ha mai detto una cosa simile!

GIULIANO               Me lo ricordi, così glielo dirò più spesso! (esce)

STEFANIA               Dottore, dottore...(è veramente sconvolta; il telefono squilla, lei risponde)

                                 Pronto, studio del dottor Foch.... No, non c'è. Senta, signor Polanski, se ha                                

                                 un messaggio urgente per il dottore dica pure a me. Cosa? Tonia è viva?

                                 Ma chi è questa Tonia? Pronto? Pronto? (riattacca. La signora Durand

                                 corre fuori dallo studio, coperta di asciugamani, la bocca imbottita di

                                 ovatta e aperta secondo le istruzioni del dottore; paria ma dalla sua

                                bocca  esce una serie di farfugliamenti)

DURAND                Ma che fine ha fatto il dottore? Non posso mica restare a bocca aperta fino

                                a domani. Cosa devo fare?

STEFANIA             Oh, non mi rompa le scatole! (siede alla scrivania, la musica esplode)

SCENA TERZA - L'appartamento di Toinette: la luce scopre Toinette, seduta al tavolino a sinistra, mangia patatine, sfoglia una rivista femminile. Dal transistor musica ballabile: uno shake. Giuliano entra, non vede Toinette, va a destra, in cerca di lei.

GIULIANO             Tonia! Tonia! dove sei?

TONIA                    (calma) Ah, anche i dentisti fanno visite a domicilio?

GIULIANO             (va vicino al letto) Lo sapevo! Lo sapevo! Dovevo saperlo!

TONIA                    Cosa sapevi?

GIULIANO             Che non l'avresti fatto! (va alla radio e la spegne)

TONIA                    L'ho quasi fatto. Non ti hanno telefonato?

GIULIANO              Chi mi doveva telefonare? Ho avuto la lettera!

TONIA                    Ah, l'hai ricevuta.

GIULIANO              L'hai mandata perché la ricevessi o no?

TONIA                    Sì, ma quando l'hai ricevuta non volevo più che la ricevessi.

GIULIANO              Ma ti rendi conto! Una giornata piena, lo studio gremito di gente, e tu mi

                                spedisci una lettera in cui mi assicuri che ti ammazzi e poi non lo fai.

TONIA                    Scusami se ti ho deluso.

GIULIANO              Ma no, si dice per dire. Che senso ha? è una buffonata.

TONIA                    Una buffonata tragica. Anche il nostro amore, Giuliano, è una buffonata.

                                Non c'è posto per me nella tua vita. Ho preso una decisione. Lasciamoci.

                                E’finita.

GIULIANO              Come finita? Perché?

TONIA                    Per me, l'amore è tutto o niente. Non è possibile? Basta! Io voglio un

                                uomo mio, tutto per me!

GIULIANO              Ed io sono tutto per te.

TONIA                    Nei ritagli di tempo.

GIULIANO             Una notte sì, una no, lo ammetto.

TONIA                    Una notte sì, quattro no. (Tonia è andata al ripostiglio della cucina e gli

                                dà il suo necessaire o valigetta)  Ecco, qui c'è il tuo pigiama, le pantofole,

                                il prebarba, il dopobarba, la vestaglia.. Mi pare che ci sia tutto.

GIULIANO              Tonietta.

TONIA                    Niente Tonietta e niente drammi, per favore. (gli porge la valigia)

GIULIANO              Senti, non è possibile! Mi fai impazzire!

TONIA                    E' meglio, guarda. Addio.

GIULIANO              Ma è inconcepibile! Senza una ragione! Mi rifiuto! (getta la valigia dietro

                                al letto. Bussano alla porta.)  Chi è adesso! Non si può mai stare un

                                momento in pace! (Giuliano va ad aprire, compare Igor sulla soglia con

                                un sacchetto di carta in mano; Tonia va a sedere alla tavola)

IGOR                      Ho portato della frutta per Tonia, e dell'acqua minerale.

GIULIANO              (prende il sacchetto) Grazie. (fa per chiudere la porta)

TONIA                   Chi è? Igor?

IGOR                       Non sapevo che ci fosse qualcuno.

TONIA                    Non c'è nessuno. C'è Giuliano. (Giuliano l'ha guardata molto freddamente)

IGOR                      Buon giorno, dottor Foch. Permette, Igor Polanski. (prende la frutta)

                                Ho proprio parlato un minuto fa con la sua segretaria per telefono.

GIULIANO             Perché, aveva mal di denti?

IGOR                       (sorride) No. Volevo soltanto dirle che “Tonia era viva” e di non              

                                 preoccuparsi della lettera.

GIULIANO               Viva?

IGOR                       Come va, adesso, Tonia?

TONIA                     Potrebbe andar peggio.

IGOR                        Passerò stasera per assicurarmi che non abbia lasciato aperto il gas.

GIULIANO             (sbalordito) Il gas?

IGOR                       Il gas. (esce. Giuliano sconvolto va a sedersi su una sedia, poi si volta

                                verso Tonia)

GIULIANO              Tonia, sono un mascalzone!

TONIA                    Bè, sù Giuliano..

GIULIANO              Sì! Mascalzone e carogna. Sono un vero mascalzone.

TONIA                    Per favore..

GIULIANO              Tu hai tentato di suicidarti. Per me!

TONIA                    Non c'era altra soluzione.

GIULIANO             Sono un mascalzone, un assassino, macchè: un porco! Non c'è peggior

                                porco di me al mondo.

TONIA                     Non sopravvalutarti, Giuliano. (si alza, va verso di lui)  Tu hai tutti i

                                 difetti del mondo, però sei stato sempre sincero. Ti ringrazio. E per questo

                                 ti ho amato. E adesso va, torna da tua moglie e dai tuoi bambini. Ti

                                 auguro ogni bene.

GIULIANO               Ma no, Tonia, no. Adesso tutto cambierà.

TONIA                     Sì! Un week-end sulla Loira e poi...

GIULIANO               (si alza, fa alcuni passi) No, Tonia, stavolta non è per un week-end. E' per

                                 tutta la vita. Io ti sposo!

TONIA                     Come, mi sposi?

GIULIANO               Ti sposo, non sai come si fa? Signorina tal dei tali vuole per marito il

                                 signor tal dei tali? Sì. Così. Ti sposo.

TONIA                     E tua moglie, dove la metti?

GIULIANO               Mia moglie? Divorzio.

TONIA                     E i tuoi figli?

GIULIANO               Divorzio anche da loro. Sarai la signora Foch: la moglie di Giuliano Foch!

                                 (le va vicino, l'abbraccia, tiene con la sua mano la testa di lei contro la

                                 spalla) La signora Foch. Ma tu pensa! Chi l'avrebbe detto. Io sposato! (lei

                                 alza la testa sorpresa, lui gliela rimette contro la spalla) Sposato con te!

TONIA                     (staccandosi) Giuliano, e che ne sarà di lei? Di tua moglie?

GIULIANO               (si allontana annoiato) Che c'entra adesso mia moglie?

TONIA                     Cosa intendi fare?

GIULIANO               Tanti saluti e ciao!

TONIA                     Ah! così anche quando ti sarai stancato di me, tanti saluti e ciao?

GIULIANO               Ma tu sei un'altra cosa. Io ti amo. Sai, con mia moglie... praticamente non ho

                                 avuto mai rapporti.

TONIA                     Ah! E i tre figli? Come ti sono venuti? Per posta?

GIULIANO               Bè, i primi tempi, sai com'è, per cavalleria... (allunga la mano verso di lei,

                                 lei si ritrae) Non ti preoccupare di mia moglie.

TONIA                     Sì, bravo, e se ti rifiuta il divorzio?

GIULIANO               Me lo darà.

TONIA                    Come fai ad essere così sicuro?

GIULIANO              Ma vuoi che non conosca mia moglie?

TONIA                    E i tuoi bambini? Non è così facile. A me l'idea di distruggere una famiglia

                                mi angustia. Ho degli scrupoli! Tre bambini che restano senza padre..

GIULIANO             Tre bambini, tre bambini! Ne faremo degli altri!

TONIA                    Non fare il cinico per mascherare i tuoi rimorsi!  Mi hai sempre parlato della

                                 tua famigliola. Non ti mancheranno?

GIULIANO             Sai com'è, i ragazzi d'oggi, la contestazione..

TONIA                    Anche Pietro? a 5 anni?

GIULIANO              Vogliamo cambiare soggetto di conversazione?

TONIA                     Ma sei un padre snaturato...

GIULIANO              E se.. fosse mia moglie a volere il divorzio?

TONIA                     Oh Dio, ha scoperto tutto?

GIULIANO              No! Anche se fosse, poi, che te ne importa? No, dico: è lei che lo vuole il

                                 divorzio. E' lei che mi vuole lasciare. E di comune accordo, capisci?

TONIA                     Ah, bè, se è di comune accordo..

GIULIANO              (va verso di lei e le prende le mani) Lo è, lo è!

TONIA                     Allora non ho niente in contrario a sposarti.

GIULIANO              (l'abbraccia) Sono l'uomo più felice del mondo!

TONIA                     (si ritrae) Però tu devi fare una cosa per me.

GIULIANO              (tenendo le mani di lei in un gesto ampio e generoso) Chiedi ed avrai.

TONIA                     Mi piacerebbe incontrarla.

GIULIANO             Chi?

TONIA                    (all'improvviso) Tua moglie.

GIULIANO             Mia moglie? (arretra. Tonia resta avvinghiata alla sua mano. Lui arretra e

                                 camminando si trascina dietro Tonia)

TONIA                     Sì, vorrei mettere in chiaro alcune cose con lei.

GIULIANO             Lascia perdere, Tonia.

TONIA                    Voglio sia lei a dirmi che vuole lasciarti.

GIULIANO             (sciogliendosi da lei) Ma te lo dico io! Non ti basta? Non capisco! Ti ho mai

                                detto bugie io?

TONIA                    Non reggo al pensiero che lei continui a credere che sia stata io a rovinarle il

                                matrimonio (si siede sul letto) Giuliano, se non le parlo mi porterò sempre

                                questo peso sulla coscienza.

GIULIANO             (le si avvicina) Ma...

TONIA                    (l'accarezza) Tesoro...

GIULIANO             (si commuove) Passerotto.... (si abbracciano)

TONIA                    Me la farai incontrare?

GIULIANO             (in questo momento prometterebbe qualsiasi cosa) Sì, cara, si. (si baciano, le

                                 luci si abbassano. Mentre si abbassano:

TONIA                    (molto decisa di nuovo) Giuliano..

GIULIANO             (voce sognante) Si, Tonietta..

TONIA                     Io voglio incontrarla. Sul serio...

GIULIANO              La incontrerai, sul serio....

SCENA QUARTA - Lo studio del dottor Foch, lo stesso giorno, verso sera. La signorina Vigneau è al suo scrittoio. Un istante dopo, la porta dello studio si apre. Giuliano, in camice bianco, esce con un cliente. E' un signore di mezza età, ben portante, con la rosetta

all'occhiello.

COCHET                 (si asciuga la fronte) Non si può dire che sia stata una seduta di piacere.

GIULIANO             Lei è troppo apprensivo. Appena la tocco si agita.

COCHET                 (guarda Stefania) E' più forte di me. Eppure sono un tipo pieno di coraggio!

                                 Ho fatto tutte le guerre, senza tremare: Normandia, Algeria, Dien Ben Phu.

                                 Sono il colonnello Cochet, “Vercingetorige" nella resistenza! Ma quando si

                                 tratta di denti..

STEFANIA              Signor colonnello, ho un messaggio da parte della sua signora.

COCHET                 Anche qui!

STEFANIA              La prega di passare a ritirare la torta gelato al bar Mignon prima che chiuda.

COCHET                 Mi ha preso per un fattorino!

STEFANIA              Poi la sua signora le raccomanda di essere puntuale a cena perché c'è un

                                 magnifico programma alla televisione che non vuole assolutamente perdere:

                                 un trapianto di rene da Toronto.

COCHET                 Uomo avvisato, mezzo salvato. Me ne andrò subito a letto.

STEFANIA              Non credo, signor Cochet. La sua signora ha aggiunto di non depositare la

                                 vettura in garage perché alla fine del programma dovrà riaccompagnare sua

                                 suocera a Versailles.

COCHET                 (a Giuliano) Ha sentito che cuccagna la vita matrimoniale? Beati voi

                                 scapoli! Non sapete la fortuna che avete!

GIULIANO              Nessuno sa la fortuna che ha. (rientra in studio)

COCHET                 Signorina Vigneau, questo naturalmente non era per lei.

STEFANIA             Oh, si figuri, signor Cochet: io sono una zitella impenitente.

COCHET                 Questa sì che è una perdita per noialtri uomini. E' libera, signorina, una di

                                 queste sere per una cenetta?

STEFANIA              Signor Cochet, un uomo sposato cena in famiglia.

COCHET                 Oh, che idee antiquate ha lei, signorina. Pensare che è così simpatica. Come

                                 si chiama? qual'è il suo nome?

STEFANIA             "Stefania", nella resistenza. (rientra Giuliano, Stefania è un po' sostenuta

                                 con lui)

GIULIANO             Che giornata oggi!

STEFANIA              (fredda) Lo dice a me.

GIULIANO              Come è andata con la signora Durand stamattina?

STEFANIA              Me la sono cavata.

GIULIANO              Ne ero sicuro.

STEFANIA              Io molto meno. A momenti ci lasciavo le penne. Faceva fuoco e fiamme.

                                 Le ho inventato una storia! Che sua madre era stata morsa da una mosca

                                 tze-tze, o qualcosa del genere. Poi ho seminato gli altri pazienti nelle

                                 prossime settimane.

GIULIANO               Perfetta. Come sempre! Qualunque cosa succeda so che posso sempre

                                 contare su di lei, signorina Vigneau.

STEFANIA               Grazie, dottore. Se non ha più bisogno di me... (suona il telefono)

GIULIANO             Lasci, faccio io! (al telefono) Pronto (si allontana) Adesso ho gente. Sta

                                 tranquilla, vedrai. Te lo giuro. Ciao. (riattacca)

STEFANIA             Allora io vado..

GIULIANO             Signorina Vigneau.

STEFANIA             Dottore..

GIULIANO             Mi dispiace per lo scatto di stamattina.

STEFANIA             Oh, non fa niente. Piuttosto, ha risolto tutti i suoi problemi?

GIULIANO             Quasi tutti.

STEFANIA             Molto meglio. Buona sera. (fa per andare)

GIULIANO             Signorina Vigneau.

STEFANIA             Dottore?

GIULIANO             Ha molta fretta stasera?

STEFANIA             Dottore, se ha bisogno..

GIULIANO             Vorrei fare quattro chiacchiere con lei.

STEFANIA              Quattro chiacchiere? con me? (siede lentamente alla scrivania)

GIULIANO             Sì, trovo che fra di noi, si potrebbe, ogni tanto, parlare anche di cose non

                                 necessariamente attinenti ai lavoro d'ufficio.

STEFANIA              Ah sì?

GIULIANO             Vede, noi due lavoriamo insieme da anni, e tutt'a un tratto mi accorgo che

                                 so pochissimo di lei.

STEFANIA             Bè, io...

GIULIANO             Lei sa tutto di me, dall' A alla Z...

STEFANIA             Magari saltando qualche lettera...

GIULIANO             No, guardi, sa tutto. E quel che tento di nasconderle lo indovina. E invece io,

                                 cosa so di lei? eh? niente.

STEFANIA              Cosa vuole sapere? Non sono un personaggio misterioso. Lei lo sa

                                 benissimo, lavoro..

GIULIANO             Qua dentro. Ma quando esce di qui? che fa? avrà una vita sua no?

STEFANIA             Lo credo bene.

GIULIANO             Ecco, e che fa?

STEFANIA             Cosa vuol sapere?

GIULIANO             Chi è lei, signorina Vigneau?

STEFANIA             Ma mi sembra strano...

GIULIANO             Non è strano. Capisce, io trovo che tra persone che fanno lo stesso lavoro

                                 ogni tanto ci vuole uno scambio di idee, se no tutto diventa meccanico..

STEFANIA              Cosa posso dirle?

GIULIANO             Tutto.

STEFANIA             Ma non so da dove cominciare. Mi pare così strano..(Stefania pensa un

                                 momento, poi comincia a parlare alla maniera di una che sta parlando di

                                qualcosa di cui non ha mai parlato prima. Comincia lentamente, passando in

                                rivista la sua vita brano per brano) Abito a porta Champerret.

GIULIANO              Sola?

STEFANIA             Sì, cioè no. Con mia madre. Abbiamo tre stanze, anzi tre e mezza contando

                                la dinette. Vi abbiamo collocato il televisore, così la sera, a cena, ci                                                             

                                riforniamo di notizie. (silenzio. Giuliano l'ha studiata attentamente, ora la

                                aiuta un po’)

GIULIANO             E dopo il telegiornale?

STEFANIA              Mia madre continua a guardare la televisione, io leggo. Leggo molto io. Non

                                romanzi. Viaggi, storia, biografie. Storie di animali.

GIULIANO             Tutte le sere legge?

STEFANIA             No. Qualche volta monto sulla mia due cavalli con Frida.

GIULIANO             La cavalla?

STEFANIA              No, la mia cagnetta. Cocker spaniel. Che festa mi fa quando la porto a

                                 spasso in macchina! Oppure vado da mia sorella.

GIULIANO             Ah, sua sorella la conosco!

STEFANIA              No, lei conosce l'altra, quella che vive nei Pirenei!

GIULIANO             Ah sì, quella dei Pirenei.

STEFANIA               Giochiamo a canasta con mio cognato. Hanno due bambini, due amori. Il

                                 giorno di libera uscita faccio la zia: li porto fuori: ai giardini, allo zoo, o al

                                 cinema.

GIULIANO             Una famiglia molto unita! Ma durante le vacanze che fa?

STEFANIA               Ah, nelle vacanze è tutto diverso! Divento un'altra. Un paio di calzonacci,

                                 un paio di sandali, prendo la macchina, il mio trabiccolo, faccio il pieno e

                                 via!

GIULIANO             Da sola?

STEFANIA               No, con la mamma. No, non mi lascia mai la mamma. Mia madre è

                                 simpatica. E' una vecchietta sempre allegra, e le piace viaggiare. Ha una

                                 resistenza. Naturalmente ci portiamo anche Frida.

GIULIANO             Sua sorella.

STEFANIA               No, la cagnetta. E ce ne andiamo a zonzo, di qua e di là. A tutta birra! A

                                 proposito, deve venire una sera a cena da noi. Come sarebbe felice mia

                                 madre di conoscerla; le farebbe proprio un regalo! Non ho mai osato

                                 finora...

GIULIANO             Perché no? Una sera.. certo... ma, senta signorina Vigneau. Lei mi ha fatto

                                 questa fedele descrizione della sua famiglia, della mammina, di Frida.. ma

                                 lei.. lei.. voglio dire.. la sua vita personale.. diciamo come donna.. (cerca le

                                  parole)

STEFANIA             (calma) Gli uomini? il sesso?

GIULIANO             Sì, ecco.. vorrei sapere.. non vorrei sembrarle.. indiscreto, ma... (una risatina

                                 imbarazzata)

STEFANIA              Niente uomini, per il momento, nella mia vita.

GIULIANO             Per il momento. Dal che posso dedurne che..

STEFANIA             Ce ne sono stati? Bè, via dottore, non sono Caterina di Russia, ma la mia

                                brava esperienza l'ho fatta. Pensi, sono stata perfino innamorata, una volta!

GIULIANO             Lei!..

STEFANIA             Non si direbbe, eh? eppure sì. Fu quasi una follia. E' durata tre anni, ma...

GIULIANO             Ma?

STEFANIA             Ma lui era sposato!

GIULIANO             Anche lui?

STEFANIA              Come anche lui?

GIULIANO             Niente. Associazione di idee.

STEFANIA             Un agronomo, uomo simpatico, colto. Gusti musicali.

GIULIANO             Il suo tipo.

STEFANIA              Sposato anche lui. Si vede, dottore, che io attiro gli uomini sposati. Senta

                                 dottore, ma lei mi ha fatto parlare, parlare. Chissà come l'avrò annoiata.

                                 Vado, la cena si fredda. (fa di nuovo per andare)

GIULIANO             Signorina Vigneau.

STEFANIA             Dottore?

GIULIANO             Non sa quanto piacere mi ha fatto questo scambio di idee così franco. Lei è

                                 una donna veramente in gamba, generosa, coraggiosa, come dire, spregiudicata.

STEFANIA              Sì, spregiudicata, fino a un certo punto.

GIULIANO             Sento che in una situazione di emergenza potrei veramente contare su di lei.

STEFANIA             (molto sinceramente) Lei sa che può fidarsi di me.

GIULIANO             Sì, ma ci sono dei momenti nella vita, in cui tutto sembra così difficile...(non

                                 sa come andare avanti)

STEFANIA             Cos'è? Mi dica dottore, se posso... (lui la guarda negli occhi un momento,

                                 poi va verso sinistra. Stefania lo guarda intensamente; il ginocchio sulla

                                 poltrona si piega avanti sulla scrivania)

GIULIANO             Ho urgente bisogno di... di una moglie.. Cerco disperatamente moglie..

                                 (alla parola moglie la sedia di Stefania scivola sotto di lei, che cade in

                                 avanti sulla scrivania; poi si tira su e si riprende)

STEFANIA             Una moglie, dottore, io... (è confusa, mette a posto la scrivania, si mette gli

                                 occhiali)

GIULIANO             (improvvisamente capisce quel che lei sta pensando) Oh, no, intendiamoci:

                                 non vorrei che lei fraintendesse...

STEFANIA              Io.. questo non me lo sarei mai aspettato... io.. moglie!

GIULIANO             Una moglie temporanea, si intende... per quindici o venti minuti..

STEFANIA              Quindici o venti...

GIULIANO             (va a destra e siede su una sedia) Mi esprimo male, mi sto spiegando in

                                 modo confuso. Ecco: signorina Vigneau, ho bisogno urgente di una persona

                                 che reciti la parte di mia moglie.

STEFANIA             (si irrigidisce di colpo) E questa dovrei essere io?

GIULIANO             Solo se lei acconsentisse. Questo non implicherebbe nessun.. nessun

                                 impegno da parte sua, cioè si tratterebbe solo di dire a una certa persona che

                                 lei vuole il divorzio. Vede, signorina Vigneau, ho deciso di sposarmi. Non

                                 gliel'avevo detto.

STEFANIA             (in fretta) Sì, no, non me l'aveva detto.

GIULIANO             Ecco ora gliel'ho detto.

STEFANIA             Auguri.

GIULIANO             Grazie. Ma la ragazza che voglio sposare.. si chiama Tonia Maréchal...

STEFANIA             Piacere...

GIULIANO             Mi crede già sposato.

STEFANIA             (ironicamente) E perché?

GIULIANO             Perché ho avuto le mie ragioni per dirglielo. Il tempo ristabilirà la verità, ma

                                ora come ora, devo assolutamente pescare una moglie.

STEFANIA              Senta dottore, ora come ora smetta la pesca e dica la verità alla ragazza.

                                 Buona notte. (fa per andare)

GIULIANO             Ma non glie lo posso dire adesso.. succederebbe una catastrofe! Tonia è

                                 sensibilissima. Non vuole sposarmi se prima non ha parlato a mia moglie.

                                 Non vuole rovinare una famiglia, capisce? Un'anima delicata.

STEFANIA              Delicatissima.

GIULIANO               (va alla scrivania e scrive l'indirizzo su un notes) Lei lavora in questo negozio

                                 di dischi. Basterebbe che lei andasse a trovarla, e..

STEFANIA             Io odio la menzogna, dottore.

GIULIANO             Mai quanto me, signorina Vigneau! Ma non so come uscire da questo

                                 vicolo cieco. Le chiedo un piccolo sacrificio. (le tende le mani) Signorina

                                 Vigneau, la mia felicità è solo nelle sue mani.

STEFANIA              Dottore, da anni lei ha affidato nelle mie mani soltanto i suoi strumenti e il

                                 suo libro d'appuntamenti. Finora alla sua felicità ci ha pensato da sé, senza

                                 bisogno di nessun aiuto da parte mia. Adesso lei vorrebbe coinvolgermi

                                 per i suoi fini reconditi, e in questo modo disgustoso. E mi ha strappato delle

                                 confidenze cercando di far vibrare la mia corda solo per potermi

                                 commuovere, e piegarmi a... (ha un tremito, tira fuori un kleenex, si soffia il

                                 naso)  Oh! Quello che lei ha fatto, dottore, è poco bello, veramente poco

                                 bello. Anzi, direi disgustoso... (se ne va nello studio)

GIULIANO             (solo) Queste segretarie, al giorno d'oggi, sono diventate un vero problema!

SCENA QUlNTA - Un negozio di dischi. Qualche giorno dopo, un pomeriggio. Toinette è in piedi su una scaletta, di spalle. Sta mettendo a posto dei dischi negli scaffali. Musica di fondo nel negozio. Dopo un istante entra la signorina Vigneau. E' la prima volta che cambia vestito nella commedia. E' elegante, belle scarpee, un cappello, guanti, una borsa intonata. Appena entra guarda Tonia e la sogguarda un po'.

TONIA                    (dalla scala) Posso esserle utile, signora?

STEFANIA             (aria di signora elegante) Veramente sono entrata così, per dare un'occhiata.

TONIA                    Faccia pure. Se ha bisogno mi chiami.

STEFANIA             Ho sentito parlare di una nuova esecuzione del... (cerca qualcosa da dire)

                                quarto concerto di Ciaikowskij. Ce l'ha?

TONIA                    Ciaikowskii... per il momento non lo ho, ma posso mandarglielo a casa.

STEFANIA             Sia gentile. Mio marito, credo, ha un conto qui. Può mandarlo addirittura al

                                 suo indirizzo. Dottor Foch, vuol vedere? Dottor Giuliano Foch. (Tonia stava

                                 mettendo a posto i dischi. Al nome di Giuliano uno dei dischi le casca)

TONIA                     (scende dalla scala verso Stefania) Lei!

STEFANIA              (annuisce) Io.

TONIA                     Non è venuta per Ciaikowskij.

STEFANIA              No, signorina Maréchal.

TONIA                     Mi chiami pure Tonia.

STEFANIA              Grazie, Tonia... il dottor Foch mi ha comunicato che lei aveva espresso il

                                 desiderio di vedermi. Eccomi qua. (si siede sulla sedia a destra)

TONIA                     (dopo un momento, un po' impaziente) Ma... le ha parlato dei suoi... dei

                                 nostri progetti?

STEFANIA              Vuole alludere al divorzio? Sì, certo. I rapporti fra me e il dottore sono

                                 diventati impossibili.

TONIA                     Ah! Come sono felice. Lei mi toglie veramente un peso dal cuore.

STEFANIA              (la guarda con un sorriso) Quando si può dare una soddisfazione!

TONIA                     Sa, non volevo essere proprio io la causa del vostro divorzio. Volevo che lei

                                 lo sapesse. Non rubo i mariti delle altre.

STEFANIA              (si alza) Vorrei farle una domanda, Tonia.

TONIA                     Può farmi qualsiasi domanda.

STAEFANIA           E' proprio sicura di amare veramente Giuliano?

TONIA                     No, questa è una domanda che non doveva farmi!

STEFANIA              Ma l'ho fatta. Mi scusi. Pazienza. Volevo solo sapere: gli vuol bene?

TONIA                     Tanto! Troppo! Alla follia!

STEFANIA              Oggi, quando il suo amore è ancora giovane. Lei è giovane. Non vorrei che

                                 questa esperienza finisse in modo doloroso, tragico per lui.

TONIA                     Capisco che lei parla così sapendo che quest'uomo è appena uscito da.. un

                                 matrimonio disastroso!

STEFANIA              Non tanto disastroso, mia cara. Non dimentichi che il nostro matrimonio è

                                 durato dieci anni, e qualunque cosa sia successo, oggi ci lasciamo col più

                                 profondo rispetto.

TONIA                    Ah, se lei parla di rispetto...

STEFANIA              Non è stato semplice, sa, vivere col dottore, stargli dietro, curarlo, accudirlo,

                                 perché, tolto dalla sua professione, dove indiscutibilmente è un uomo di

                                 grande valore, Giuliano è un uomo vulnerabile, fragile, di umore fantastico,

                                 si comporta certe volte come un bambino.. ecco.. un vero bambino,

                                 capriccioso, sciocco, da prendersi a sculaccioni!

TONIA                     Sì, ma un bambino adorabile, lo ammetta.

STEFANIA              Vedo che lei l'ama davvero. Bene. Ora che lei ha saputo da me quello che

                                 voleva sapere, sarà bene che me ne vada. Ho da fare ancora un po' di

                                 shopping. (tende la mano a Tonia, che la prende) Le auguro di avere

                                 fortuna, più fortuna di me, con Giuliano (si avvia)

TONIA                     Signora Foch.. (Stefania si volta) E lei.. che farà, lei?

STEFANIA              Io? Sparirò. Sa come nei romanzi? Si avviò sulla lunga strada bianca, finché

                                 divenne un puntino nero all'orizzonte, poi scomparve!

TONIA                     Bè, ma appunto, non vorrei.. sì, vorrei essere sicura che lei desidera

                                 veramente divenire quel puntino nero..

STEFANIA              Stia tranquilla. Le scriverò per annunciarle che tutto va bene. (si avvia verso

                                 la strada)

TONIA                    (le corre dietro e la ferma) Signora Foch, e i bambini? chi glie lo dirà ai

                                 bambini?

STEFANIA             (si ferma come fulminata, nessuno le ha pariato di questo) I bambini. I

                                 bambini.

TONIA                    Capisco che sarà una pena spiegare una cosa tanto terribile a quelle tre

                                povere creature.

STEFANIA              (si riprende) Tre. Già, qualcuno dovrà pur dirglielo a quelle tre povere

                                creature. (pensa rapidamente) Lo farò io. Mio marito in queste cose è

                                incapace.

TONIA                    Come la prenderanno?

STEFANIA             Si abitueranno. Anzi, c'è questo di buono, che finalmente potrò essere per

                                loro una vera madre. Sa, finora ho dedicato tutto il mio tempo al padre, gli

                                sono stata vicino, l'ho aiutato nel suo lavoro. (si riprende) Ha una segretaria,

                                ma...

TONIA                    Sì, la signorina Vigneau. Brava, vero?

STEFANIA              Straordinaria. Ma non so se la signorina Vigneau resterà.

TONIA                    Come mai?

STEFANIA              Una mia impressione.

TONIA                    Poco danno: una vecchia zitella inacidita!

STEFANIA              Non tanto..

TONIA                     Innamorata pazza del padrone, scommetto.

STEFANIA               Glie l'ha detto Giuliano?

TONIA                     No, ma da come ne parla..

STEFANIA               Come ne parla?

TONIA                     Sarà un'idea mia. Una sera che Giuliano è rimasto fino a tardi allo studio, mi

                                 è presa una gelosia folle per questa signorina Vigneau, e poi l'ho detto a

                                 Giuliano, e Giuliano si è messo a ridere, si è fatto tante di quelle risate..

                                 (Tonia ride. Stefania l'imita in modo un po' penoso, un po' malvolentieri)

                                 Lei è stata mai gelosa della signorina Vigneau? (comincia la musica)

STEFANIA               No, a lei non avevo pensato. Sa, una donna che sposa Il dottor Foch è

                                 meglio che dimentichi la gelosia, altrimenti finisce al manicomio. Se sapesse

                                 quante ne ho viste! Oh, mi scusi, forse non dovevo dire questo proprio a lei.

TONIA                     Oh, non si preoccupi. E d'altra parte, è scusabile.. poverino, con un

                                 matrimonio così disastroso..

STEFANIA               Insiste un po' troppo su questo tasto. Ma ora devo andare.

TONIA                     (le va dietro e la ferma) Signora Foch, lei mi ha fatto una domanda. Adesso

                                 glie ne posso fare una io? E' sicura, lei, di non essere ancora innamorata di

                                 Giuliano?

STEFANIA               (a poco a poco si lascia andare a una specie di reverie in cui realtà e

                                  fantasia si mescolano, paria per l'immaginaria signora Foch e per sé)

                                 Sicura. Certo, che ne sono sicura. Ma non è così semplice. Come si fa a

                                 lasciare un uomo col quale si è vissuto dieci anni, senza una punta di..

                                 malinconia? L'uomo col quale hai, bene o male, condiviso tutte le piccole

                                 gioie e le piccole pene di tutti i giorni.. le piccole cose.. l'appuntamento col

                                 sarto o col parrucchiere.. per anni.. gli hai fatto i panini.. i panini col pollo e

                                 le uova sode, ne è ghiotto, se lo ricordi!  Per anni gli hai comprato camicie,

                                 fazzoletti, calzini... gli sei stata dietro, l'hai sostenuto, incoraggiato,

                                 pensando sempre a lui.. un uomo che era tutto tuo.. diciamo quasi tutto tuo..

                                 (improvvisamente si accorge di essere fuori dal seminato) Ma che faccio?

                                 sto dicendo delle cose un po' sconclusionate... mi lascio un po' andare. (la

                                 volta a scherzo) Sarà questa musica. Cos'è?

TONIA                     (assorta nel monologo di Stefania, si riprende anche lei) Questa... ah, è

                                 Albinoni. L'adagio di Albinoni.

STEFANIA              Che bello. Mi piacerebbe averlo. Lo compro subito. Posso...

TONIA                     Ci mancherebbe altro. Ne ho una copia qui, eccola! (sale rapidamente la

                                 scala e tira fuori il disco. Stefania va al banco) Lo metto in conto al dottor

                                 Foch?

STEFANIA              No. Sarà meglio che cominci ad abituarmi a pagare di tasca mia.

TONIA                     (gentile e materna) Le faccio lo stesso sconto del dottor Foch: dieci per

                                  cento.

STEFANIA               Troppo gentile.

TONIA                      Almeno questo. Sono diciotto franchi. (infila il disco in una busta, Stefania

                                  le porge i soldi) E grazie.

STEFANIA               Sono io che la ringrazio. Stavolta devo proprio lasciarla. (chiude la borsa,

                                  va verso la porta)

TONIA                      (la ferma un'altra volta) Signora Foch.

STEFANIA                Sì..

TONIA                     Permetta che le dica il piacere che mi ha fatto conoscerla. Ho molta simpatia

                                 per lei. E' una donna veramente ammirevole.

STEFANIA               (gusta il complimento, poi da gran dama) La ringrazio. Aveva ragione

                                 Giuliano: lei è deliziosa. (se ne va mentre Tonia la sta a guardare)

SCENA SESTA - La stanza di Tonia. Sera dello stesso giorno. Le luci sono spente, entra Giuliano con in mano un mazzo di fiori)

GIULIANO             Passerotto? E' in casa il mio passerotto?

(nessuno risponde, egli accende la luce, va verso la cucina, cerca qualcosa in cui mettere i fiori, li ficca in una caffettiera. La porta si apre per metà. Igor mette dentro la testa, e poi entra)

IGOR                       Ehila! sono io! Chiuda gli occhi perché non sono visibile! (entra: è

                                completamente nudo tranne un asciugamano intorno ai fianchi) Volevo solo

                                sapere se.. (si ferma di colpo vedendo Giuliano. Si guardano per un

                                momento)

GIULIANO             Chi èlei, mister Muscolo?

IGOR                       Mi scusi, credevo che fosse rientrata Tonia.

GIULIANO             (gelido) In che posso esserle utile?

IGOR                       Ero venuto a riprendermi il rasoio.

GIULIANO             E perché dovrebbe essere qui il suo rasoio?

IGOR                       L'ho prestato a Tonia stamattina, perché voleva radersi le gambe.

GIULIANO             E non poteva usare il mio rasoio elettrico? Funziona, mi pare.

IGOR                       Dice che le fa venire la pelle d'oca.

GIULIANO             E lei si presenta qua dentro così?

IGOR                       Mi devo mettere in frac per farmi la barba? Senta, io devo scappare. Sono

                                 venuto solo a riprendermi il rasoio. Ho un appuntamento e devo farmi la

                                 barba. Scusi il disturbo.

GIULIANO             Lasci perdere il disturbo. Lei mi deve spiegare come mai si permette di

                                 entrare nudo per parlare con la mia fidanzata.

IGOR                       Fidanzata! Ma mi faccia il piacere. Non racconti barzellette!

GIULIANO             Per sua regola Tonia e io ci sposiamo.

IGOR                      (non se l'aspettava) Ah! Questo Tonia non me l'ha detto.

GIULIANO             Non vedo perché doveva dirlo a lei, scusi! (entra Tonia e attacca il

                                 cappellino al palo della biancheria)

TONIA                    Oh, Igor! Ma è nuovo quell'asciugamano. Non te l'avevo mai visto.

IGOR                       (con un certo malumore, va verso la tavola) Ho saputo la grande notizia.

                                 Auguri!

TONIA                    (guarda Giuliano) Sì, campa cavallo. Deve ancora divorziare!

IGOR                       Ah! deve ancora divorziare!

GIULIANO             Bè, è solo questione di..(va verso Tonia) Tonia, il signore è venuto qui a

                                 riprendersi il rasoio. Glielo vuoi dare, per favore, in modo che possa

                                andarsene?

TONIA                    Igor, scusa, me n'ero dimenticata. (va in cucina, nel bagno e fruga)

IGOR                      Ah! Sicché non abbiamo ancora il divorzio?

GIULIANO             Ah, se potessi averla cinque minuti sotto il mio trapano! (rientra Tonia)

TONIA                    Niente da fare, non lo trovo. Dove l'avrò cacciato?

IGOR                       E io come faccio?

TONIA                    Aspetta! C'è il rasoio elettrico di Giuliano. Puoi prendere quello.

IGOR                       (lo prende. A Giuliano) Stia tranquillo che non glie lo rompo. (gli casca di

                                 mano e va a terra, lo raccatta) Speriamo che cammini ancora. Ecco. Questo

                                 è il guaio di questi rasoi elettrici! (esce)

GIULIANO               (acido) Fuori! (a Tonia) Giacchè c'eri, gli potevi prestare anche il mio

                                 spazzolino da denti! A quest'ora si torna? Dove sei stata?

TONIA                     Ho avuto una visita oggi.

GIULIANO               Al negozio?

TONIA                     Tua moglie.

GIULIANO               (sorpreso) Ah, è venuta?

TONIA                     L'hai mandata tu.

GIULIANO             Sì, prima non voleva venire, poi si è decisa. Si vede che l'ho convinta. Bè,

                                 com'è andata?

TONIA                     (pensando) E' stata magnifica.

GIULIANO               Ah, vedi? Sei contenta?

TONIA                     Una donna veramente squisita. E' una signora, una vera signora! Giuliano, tu

                                 mi hai detto una bugia.

GIULIANO               (spaventato) lo? No. Giuro. Che bugia? cosa ti ha detto? Nego tutto nella

                                 maniera più assoluta.

TONIA                     Forse non era una bugia. Forse non te ne sei neanche accorto. Giuliano,

                                 tesoro, tua moglie ti ama ancora.

GIULIANO              (dopo un silenzio sbalordito) Come hai detto? Ripeti per favore?

TONIA                     Ho detto che tua moglie di ama ancora.

GIULIANO              Ma te l'ha detto o no che vuole il divorzio?

TONIA                     Lo vuole.

GIULIANO              (soddisfatto) E allora?

TONIA                     Oh, lei direbbe qualsiasi cosa per farti piacere. Giuliano, è innamorata pazza

                                 di te, si butterebbe nel fuoco per te. Basta vederla.

GIULIANO               (la prende per le braccia e la mette a sedere su una sedia) Tonia,

                                 ragioniamo. Con calma. Fammi capire. Cos'è esattamente che quella

                                 deficiente.... mia moglie, ti ha detto?

TONIA                     Non è tanto quello che ha detto ma quello che non ha detto.

GIULIANO             Mi fai il favore di ripetermi parola per parola quello che non ti ha detto?

TONIA                    Come si fa, è difficile.. certe espressioni, certi gesti.. quando parlava per

                                esempio delle tue camicie, era straziante..

GIULIANO             Che hanno le mie camicie di straziante?

TONIA                     O dei tuoi fazzoletti, del tuo sarto, del parrucchiere. Mi ha commosso.

                                 (Giuliano la guarda) E quando ha raccontato dei panini che ti faceva col

                                  pollo e le uova sode, mi ha fatto venire le lacrime agli occhi.

GIULIANO             Ah, si è pure vantata di quei panini schifosi?

TONIA                     Non se ne è vantata. Ha detto solo che te li faceva, e da come lo diceva, deve

                                 farli con molto amore.

GIULIANO             Con molta maionese, li fa.

TONIA                     Ma Giuliano, sei cattivo con quella poveretta. Sei un sadico! Ma come,

                                 quella santa donna parla dite senza nessun rancore..

GIULIANO             La santa donna! La povera donna! Ma chi sei, l'avvocato di mia moglie?

                                 Senti, io ho mantenuto la promessa. Volevi parlarle, ti ci ho fatto parlare.

                                 E adesso..

TONIA                    (soprapensiero) E' stato uno sbaglio.

GIULIANO             Cosa?

TONIA                    Se non l'avessi vista!.. ma adesso che l'ho vista, mi fa tenerezza. E anche

                                pena. Ho quasi affetto per lei. Vorrei, non so, proteggerla. Specie quando l'ho

                                vista coi bambini...

GIULIANO             (sorpreso) I bambini? ti ha portato i bambini?

TONIA                    In negozio? Macchè! Una donna così delicata! Sembra proprio che tu non la

                                conosca!

GIULIANO             Saranno stati quei maledetti nipoti!

TONIA                    Ma che nipoti: li ho visti! Erano i tuoi, vuoi che non li riconosca?

                                Specialmente il più grande, è incredibile come ti somiglia.

GIULIANO             Anche per me è incredibile.

TONIA                    Ma scusa, quanti anni ha Virginia?

GIULIANO             Virginia?

TONIA                    Tua figlia! Che padre, non sa neanche il nome di sua figlia.

GIULIANO             Virginia, come no, bè? Quanti anni ha? Dunque, vediamo, adesso ne avrà..

                                 (guarda l'orologio)

TONIA                    Mi hai detto tu che ne aveva otto.

GIULIANO             E se ti ho detto otto saranno otto.

TONIA                    Ma perché, mi domando, gli uomini non devono mai sapere l'età dei loro

                                 figli? Giuliano, ho visto quella bambina: ha per lo meno undici anni, se non

                                 dodici.

GIULIANO             Hai ragione! Virginia ne ha undici quasi dodici.

TONIA                    Adesso mi spiegherai questa storia, dato che siete sposati solo da dieci anni.

                                 (Giuliano è interdetto) Su, Giuliano, avanti, sputa il rospo. Fuori la verità. E

                                 non dire bugie.

GIULIANO             Alzo le mani. E' una cosa un po' delicata, per questo la teniamo nascosta. La

                                 verità è questa: Virginia è una bambina prematura.

TONIA                    Come prematura?

GIULIANO             E' nata in anticipo.

TONIA                    Di cinque mesi?

GIULIANO             No, prima è nata lei, poi ci siamo sposati noi!

TONIA                    Lo sapevo. Eh!.. l'intuizione femminile! tutto è chiaro! Tutto quadra!

GIULIANO             Cosa quadra?

TONIA                    Poveretta, anche una figlia prima del matrimonio. Chissà con quale passione

                                ti si è data! Altro che matrimonio combinato! Un matrimonio d'amore, è stato

                                il vostro! Come ti deve aver amato quella donna!

GIULIANO             Sì, la grande amatrice!

TONIA                    E ti ama ancora!

GIULIANO             Ma fa il piacere..

TONIA                    No, no, mi sentirei troppo in colpa se a una donna simile, no.. noi...

GIULIANO             (interrompe con rabbia) Tonia! Ti è mai passato per la testa che il divorzio

                                 potrebbe fare comodo anche a lei?

TONIA                    E per quale ragione?

GIULIANO             Per un'ottima ragione!

TONIA                    E qual’è questa ottima ragione? Avanti!

GIULIANO             E' tanto facile! Ci vuole tanto? Eh, andiamo, un po' di fantasia! (è a corto di

                                idee e fa lo sbruffone) Eh! (improvvisamente) Un altro uomo. (si siede

                                soddisfatto, la trovata gli sembra buona)

TONIA                    Lei, un altro uomo? Non ci credo.

GIULIANO             Tonia, non ti direi una cosa simile. Sai quanto costa questa rivelazione al

                                mio onore.

TONIA                    (lo fissa) Ti credo. (con un tono più scherzoso) Bè, poi perché non dovrebbe

                                 avere l'amico? Tu non hai l'amante?  (fa l'imitazione di una donna fatale, si

                                 stende voluttuosamente sul letto) E poi, dopo tutto quello che mi hai

                                 raccontato doveva essere una scema per non prendersene uno!

GIULIANO             A questo punto, guarda...

TONIA                    (va verso di lui e lo abbraccia alle spalle) Cosicchè ha un amante!

GIULIANO             Non insistere.

TONIA                    Come mi diverte! Poverino, vieni qua che ti consolo! (lo bacia)

GIULIANO             Cosa ti diverte?

TONIA                    Saperti cornuto.

GIULIANO             Se diverte te, guarda, diverte anche me.

TONIA                    Ma è più giusto, è meglio così. Capisci? Tu le hai messe a lei, lei le ha messe

                                a te: siete pari. E' più carino. Dici che la sposerà?

GIULIANO             Chi?

TONIA                    Lui. Quello..

GIULIANO             (la carezza) Che ne so. Forse. Senti, sapessi quanto poco me ne importa.

TONIA                     Come, non ti importa. Sarebbe simpatico invece da parte tua, cercare di

                                 sapere, indagare. Chi è? che fa?

GIULIANO             Non lo conosco e non voglio conoscerlo.

TONIA                    Perché?

GIULIANO             Ma sei strana, sai, Atonia!

TONIA                    Hai di questi pregiudizi? Ma non fare il borghese. Dato che tu e tua moglie

                                 siete rimasti buoni amici, non devi farle fare una sciocchezza. Magari non è

                                 il tipo per lei.

GIULIANO             Come sarebbe, non è il tipo per lei, se l'è scelto lei!

TONIA                    Ma può aver scelto male, in un momento di stanchezza, sola, smarrita..

                                Quest'uomo forse la può maltrattare, seviziare, mangiarle i soldi e tu? niente?

                                Giuliano: può diventare il padre dei tuoi figli e forse li sevizierà, li farà

                                morire di fame! Non puoi disinteressartene! Devi fare qualcosa, Giuliano,

                                non puoi essere così irresponsabile! Incosciente! Devi sapere chi è: voglio

                                sapere chi è!

GIULIANO             Cosa? No, no, no!

TONIA                    (scende dal letto) Bene, se non vuoi tu, lo faccio io.. Tanto ormai la conosco.

                                E' così facile. Le telefono. (va verso il telefono)

GIULIANO             No, che fai? questo no! Ti proibisco! Prometti che non farai mai una cosa

                                simile! Prometti!

TONIA                    E va bene. (Giuliano ha un'espressione di sollievo) Ma se vuoi che noi due

                                siamo felici..

GIULIANO             No, no, no, no, questo no! No e poi no! (picchia contro il muro della stanza

                                 di Igor. Igor si precipita dentro, sempre con l'asciugamano ai lombi, e col

                                 rasoio elettrico in mano)

IGOR                       Tonia, qualcosa non va?

GIULIANO             No! No! No! Voi! 

SCENA SETTIMA - Studio del dottor Foch, il giorno dopo. Sentiamo nel buio la voce di Stefania mentre la luce sale lentamente.

STEFANIA             No, no, no, no, no, no! (luce piena sull'ultimo no. Vediamo Stefania seduta

                                alla scrivania; Giuliano è in piedi vicino a lei e si abbottona il camice)

GIULIANO              Ma che cosa le chiedo in fondo? Una sciocchezza! si tratta solo di trovare

                                uno che si presti.. a...

STEFANIA             (forte)  No!

GIULIANO               Mi ascolti...

DURAND                 (dentro, strilla)   Ahhhh!

GIULIANO               (verso la porta) Vengo subito da lei, signora Durand. Rimanga a bocca

                                 aperta. Mi raccomando. Ecco così (torna da Stefania) Signorina Vigneau,

                                 forse sono stato troppo precipitoso nel presentarle la faccenda. Ora mi sbrigo

                                 la signora Durand, poi le spiego tutto con calma.

STEFANIA              Non mi spiega niente e non voglio sapere più niente! Per le sue oscene

                                 proposte si rivolga ad un'altra. Non sono pagata per questo. Anzi, d'ora in

                                 poi uscirò la sera alle sette in punto come tutte le segretarie che si rispettano,

                                 e per ogni minuto in più lei mi pagherà lo straordinario! Ne ho abbastanza di

                                 essere coinvolta in fatti che non mi riguardano e non voglio più sentire

                                 parlare delle sue losche faccende!

GIULIANO               Ma che ha stamattina? E' intrattabile. E' spinosa peggio del suo cactus. (si

                                 avvia nello studio)

STEFANIA              Io e il mio cactus siamo pronti a rassegnare immediatamente le dimissioni,

                                 se necessario!(Giuliano entra nello studio) Guarda un po' che roba! Ma

                                 questi sono veri e propri abusi! Uno di questi giorni lo mando a quel paese!

                                 (parla al cactus) Vedrai se non lo faccio!

(campanello, va alla porta, è Bebert che entra con la faccia gonfia)

STEFANIA               Che vuole lei? E' venuto a pagare il conto?

BEBERT                   Mi è caduta l'otturazione.

STEFANIA               E allora?

BEBERT                   C'è il dottore?

STEFANIA               Il dottore non riceve oggi.

BEBERT                   Ma non ho dormito tutta la notte.

STEFANIA               Il dottore è impegnatissimo. Riceve solo per appuntamento.

BEBERT                   Sono venuto all'ora di pranzo..

STEFANIA               Non pranziamo! Il dottore non ha il tempo di pranzare.

BEBERT                   Senta, io l'aspetto.

STEFANIA             Aspetti di là allora. Qui ho da fare. (l'avvia verso la sala d'aspetto)

BEBERT                  (entrando nella sala d'aspetto) Ma questa è peggio della Gestapo!

GIULIANO              Sono desolato di averle fatto un po' male.

DURAND                E' la prima volta. Come mai? La vedo stanco, nervoso, ha le occhiaie. Voi

                                scapoli vi strapazzate troppo.

GIULIANO              Io? signora Durand? io faccio una vita regolatissima: dalle nove di mattina

                                alle nove di sera, qui! al chiodo! Vero, signorina Vigneau? Dopo, stanco

                                morto, dove vuole che vada? A letto!

DURAND                Appunto, a letto! (Giuliano la guarda male)  Non si affatichi troppo!

                                Arrivederci, dottore. Sa che inauguro la nuova casa? Dò un cocktail anche

                                per lei. Siamo in seicento: una cosuccia! Le ho mandato l'invito, lei viene,

                                no? E' un attico sul Bois de Boulogne. Una pace, e tanta clorofilla. E' di un

                                “relaxing” ! Tutto verde, pensi. E niente senso unico, niente problemi di

                                posteggio, non è come venire qui. Poi, mio marito si è anche preso la

                                 macchina con lo chaffeur e mi ha lasciato la piccola. Che fare? Non ho

                                 trovato posto che sulle strisce. Mi costerà un'altra contravvenzione, dottore!

                                 Dunque, si ricordi l'invito. C'è anche una bella camera per gli ospiti.. un letto

                                 comodo... l'ideale per una settimana di riposo.. ci pensi... su, dottore...

GIULIANO               (accompagnandola alla porta)  La ringrazio molto, signora Durand.

                                 Ci penserò.. arrivederla, signora cara.. (le bacia la mano. Chiude la porta.

                                 Rivolto a Stefania) Adesso mi stia a sentire.

STEFANIA               Stia a sentire me! Lei mi ha chiesto di fare la parte di sua moglie. Una

                                 commedia ridicola e umiliante, ma l'ho fatta. E l'ho fatta benissimo.

GIULIANO             Malissimo, invece. Tant'è vero che adesso Tonia è convinta che lei è

                                 innamorata pazza di me!

STEFANIA              Io, innamorata di lei?

GIULIANO             Non lei lei, lei mia moglie!

STEFANIA             Chi le ha messo in testa una sciocchezza simile.

GIULIANO             Lei!

STEFANIA             (si alza, va verso Giuliano) Io? Ma è una calunnia! Il mio comportamento è

                                 stato irreprensibile. Sono stata una moglie dignitosa, seria, forse un po' ferita

                                 nel suo orgoglio, ma non innamorata e favorevolissima al divorzio! Non ho

                                detto niente che possa aver dato a Tonia l'impressione..

GIULIANO             (la interrompe) Non è tanto quello che ha detto, quanto quello che non ha

                                detto!

STEFANIA             E cos'è che non hodetto?

GIULIANO            Che bisogno aveva di parlarle delle mie camicie? dei miei calzini e di quei

                                suoi maledetti panini col pollo e le uova sode?

STEFANIA             Avevo il dovere di rendere la cosa più verosimile possibile! Non potevo

                                prenderla sottogamba. Il divorzio è una cosa seria. Specialmente quando ci

                                sono i bambini.

GIULIANO             A proposito dei bambini!

STEFANIA             Dei quali, tra l'altro, non me ne aveva nemmeno parlato!

GIULIANO             Di dove sono saltati fuori questi bambini, che lei si è trascinati dietro dalla

                                mia fidanzata?

STEFANIA             Dalla sua fidanzata?

GIULIANO             Dove li ha presi? li ha affittati?

STEFANIA             Dalla “sua fidanzata”, prego, ci sono andata sola!

GIULIANO             E allora chi erano quei tre bambini che Tonia ha visto dalla finestra?

STEFANIA             Ah, i miei nipotini?

GIULIANO             I suoi nipotini? Ne ha tre? non erano due?

STEFANIA             C'era anche la figlia della portiera.. Piuttosto la sua fidanzata potrebbe fare a

                                meno di fare la spia! Se poi non ho neanche più il diritto di portare a spasso i

                                miei nipotini nel mio giorno di libertà, egregio dottore, io le dò gli otto

                                giorni!

GIULIANO             Li respingo: sa benissimo che non saprei come fare senza di lei.

STEFANIA             (sostenuta) Lo so.

GIULIANO            (implorante e seduttore) Lei non può piantarmi in asso così. Deve aiutarmi.

                                Non solo in qualità di amica, ma di assistente, di segretaria, di infermiera.

                                Io, quindi, la prego, come amica, come segretaria, come assistente, come

                                infermiera. E' suo dovere professionale!

STEFANIA             Professionale?

GIULIANO            Certo. Le mie crisi con Tonia influiscono negativamente sul mio lavoro. Ha

                                sentito poco fa, la signora Durand? Ha strillato come un'aquila, le ho fatto

                                male! E' la prima volta che mi succede!

STEFANIA             Si sta disintegrando, dottore, lentamente.

GIULIANO            Se lei non mi dà una mano, va a rotoli tutto, mi creda signorina Vigneau!

                                (momento di commozione. E' un momento in cui la”storia” può decidersi in

                                 un senso o nell'altro. Stefania valuta l'idea con sforzo)

STEFANIA             Ma lei però, scusi, poteva avvertirmi, almeno interpellarmi, prima di

                                attribuirmi un amante.

GIULIANO            (speranzoso, ha capito che sta con vincendola) E' una cosa saltata fuori

                                all'improvviso! In un attimo: così. Capisce? Due sole erano le versioni

                                possibili: o darle un amante, o farla innamorata di me!

STEFANIA             Per carità!

GIULIANO            Vede? Allora?

STEFANIA             (cambia tono, allegra: buon viso a cattivo gioco) Allora dovrei perdere un

                                amico e trovare un amante? E va bene. Tornerò da Tonia a dirle che ho

                                l'amichetto.

GIULIANO             Sì, ma Tonia vorrà vederlo.

STEFANIA             In carne ed ossa? Ma che faccio, i giochi di prestigio?

GIULIANO             Bisogna cercare lui. Non ha nessuno? un amico..

STEFANIA             Il mio giro maschile è limitatissimo.

GIULIANO             Un parente, allora?

STEFANIA             C'è mio cognato. Potrei dirlo a lui.

GIULIANO             Bene

STEFANIA             No, no. Guardi, mio cognato, la mia famiglia lasciamola stare.

GIULIANO             E allora? Lei non ha nessun altro candidato?

STEFANIA             Senta dottore, è un po' troppo! Non solo devo recitare la commedia, ma devo

                                anche trovarmi gli attori. Lei vuole che abbia un amante? me lo trovi!

GIULIANO             Come faccio, via. Mi vede ad andare a chiedere, non so.. al colonnello

                                Cochet: vuol fare l'amante di mia moglie?

STEFANIA             Beh! Quello farebbe i salti mortali: mi ha già invitato a cena.

 GIULIANO             Cosa? Il signor Cochet le ha fatto delle proposte? E lei glie l'ha permesso?

                                Signorina, questo non deve succedere. La moralità del mio studio...

STEFANIA             (l'interrompe) Non abbia pruriti moralistici, dottore, se deve trovarmi un

                                amante!

GIULIANO             No, no, ci vuole un tipo sicuro, un tipo anonimo.. ma chi?

BEBERT                 Giuliano! Ci sono io! Sto aspettando da un'ora!

GIULIANO             Bebert? Tu qua? che fortuna! eccolo! lui!

STEFANIA              No, lui no!

GIULIANO             (a Stefania) Mica ci deve andare a letto!

BEBERT                 Giuliano, mi è cascata l'otturazione.. mi fa un male..

GIULANO              Entra, Bebert. Tutto quello che vuoi! Ti faccio tutto quello che vuoi.

STEFANIA             No, no, no, no, no, no!

BEBERT                 Ce l'ha con me, ce l'ha!

GIULIANO             (lo porta verso la scrivania) No, ti sbagli Bébert. Quella ragazza ha una

                                 grande simpatia per te. (lo mette a sedere vicino alla scrivania) Allora,                                

                                 Bébert, glieli vogliamo fare nuovi questi dentini alla tua bella ragazza?

BEBERT                 Gratis?

GIULIANO             Dipende... (si guardano)

FINE PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

SCENA PRIMA - Un piccolo night club qualche giorno dopo. L'Illuminazione è molto scura.. Cominciamo a notare i dettagli a mano a mano che ci abituiamo all'oscurità. All'inizio della scena scorgiamo Bebert seduto ad un tavolino. Un cameriere lo serve e se ne va. Bébert si versa del whisky nel bicchiere, aggiunge un po' d'acqua, gusta, poi aggiunge un altro po' di whisky, beve, ogni tanto guarda l'orologio. E' evidente che aspetta qualcuno. In fondo suonano musica leggera (forse solo piano). Compare la sagoma di Stefania, è vestita con sobria eleganza, l'acconciatura dei capelli è ben curata: c'è un ulteriore progresso nella sua trasformazione in donna piacevole a vedersi. Bébert la vede mentre lei sta in piedi, incerta, scrutando nel buio.

BEBERT                  Ehi! Di qua, sono qui! (Bébert chiama Stefania che cammina a tentoni, può

                                andare verso di lei e accompagnarla verso il tavolo)

STEFANIA             Ma cosa è successo? E’saltata una valvola?

BEBERT                 (l'accompagna) Si sieda.

STEFANIA             Non vedo la sedia.

BEBERT                 Se si siede la trova. (Stefania si siede) E' tutta atmosfera: è un angolino nascosto

                                nella vecchia Europa.

STEFANIA             Sì, ma noi siamo qui per farci vedere. Il dottore poteva scegliere un posto con

                                meno atmosfera e più luce!

BEBERT                 L'ho scelto io.

STEFANIA             Lo sapevo!

BEBERT                 E' il mio locale preferito!

STEFANIA             Deve essere un posto equivoco, non c'è un anima!

BEBERT                 Per forza. A mezzanotte.

STEFANIA             Troppo tardi?

BEBERT                 Troppo presto. Qui la gente comincia a venire alle tre. Alle cinque è pieno come

                                un uovo.

STEFANIA             Alle cinque! Io sarò a casa, a nanna.

BEBERT                 (l'ha guardata meglio) Ehi, sa che è carina stasera? Tutta in ghingheri. Sembra

                                un'altra. Quando è in ufficio sembra un carabiniere..

STEFANIA             Senta, i suoi apprezzamenti...

BEBERT                 Non si arrabbi. Ci beva su. Con un po' di whisky le appaio subito simpatico. (le

                                versa da bere)

STEFANIA             Allora ci vorrebbe tutto il whisky del mondo! Ei, piano, un goccio!

BEBERT                 (alza il bicchiere) Cin cin! Al nostro amore!

STEFANIA             Facciamo le corna.

BEBERT                 Ma come? Sono il suo amante. E' per me che lei divorzia, no? Lei deve

                                assolutamente flirtare con me.

STEFANIA             La commedia la reciterò solo quando arrivano gli altri. (si guarda intorno) Ma

                                dove sono questi altri? Che fanno?

BEBERT                 Ci staranno cercando.

STEFANIA             Speriamo che ci vedano con questo buio!

BEBERT                 Come non ci vedono? Ci siamo solo noi. (pausa) Balliamo?

STEFANIA             Con lei? Manco morta.

BEBERT                 Eccitante, come serata!

STEFANIA             Non ho mai pensato che questa missione segreta diventasse una gita di piacere.

BEBERT                 Non siamo qui per fare un favore a Giuliano? Allora approfittiamo un po' della    

                                situazione, che diamine. (durante il discorso le ha messo una mano sul

                                ginocchio)

STEFANIA             La sua mano!

BEBERT                 Che ha la mia mano?

STEFANIA             La sua mano è posata sul mio ginocchio.

BEBERT                 Scusi, credevo fosse il mio. (Bébert si versa un bicchiere e ingolla)

BEBERT                 Senta, è vero che paga il dottore, ma non c'è bisogno che lei si scoli tutta la

                                bottiglia.

STEFANIA            Adesso mi conta anche i bicchieri. Che tristezza! (entrano Tonia e Giuliano)

GIULIANO            Vediamo un po' di trovare un angolino tranquillo, dove si possa star soli.

TONIA                    Non è difficile. Non c'è un cane. (siedono a sinistra)

STEFANIA             Eccoli, sono arrivati!

BEBERT                 Meno male! Stavo per chiamare i pompieri.

STEFANIA             Avanti, su, svelto, attacchi!

BEBERT                 Attacco cosa?

STEFANIA             Mi faccia la corte. Sia naturale.

BEBERT                 Naturale a farle la corte? E' difficile!

STEFANIA             (fa la romantica, sorride soavemente a Bébert) Lei è un ver porco. Che essere

                                spregevole che è lei! (Bébert l'abbraccia)

TONIA                   Come ti è venuto in mente di portarmi in questa specie

GIULIANO            Eppure è un locale chic.

TONIA                   Mai sentito!

GIULIANO            Per questo è chic!

BEBERT                Carina però la ninfetta. Che marpione quel Giuliano. Tutte lui se le becca.

STEFANIA            Non guardi da quella parte! Devono vederci prima loro!

TONIA                   (li ha visti) Giuliano!

GIULIANO            Che c'è? (volta la testa)

TONIA                   Non voltarti, c'è tua moglie.

GIULIANO            Mia moglie? Impossibile!

TONIA                   Come? La riconosco benissimo. E' lì.

GIULIANO             (fingendo di scrutare nel buio) Lì dove?

TONIA                    Lì dietro. In quell’angolo, con un uomo.

GIULIANO             Hai ragione, è lei. E' vero, è mia moglie con il suo ganzo. Certo che Parigi è

                                diventata un paese. Se lo sapevo che ce la trovavamo tra i piedi.. (comincia un

                                 fox lento)

TONIA                    Che facciamo?

GIULIANO             Ci ha visto, dici?

TONIA                     Non credo. Tagliamo la corda?

GIULIANO             Ah, per me. Ma, a proposito, tu non volevi incontrarlo?

TONIA                    Sì, ma non qui. Sembra che volevamo spiarli.

GIULIANO             E andiamo, allora, figurati!.. (si alza)

TONIA                    (lo forza a sedere) Siediti che ti vedono... (sbircia) E' lui dici? Il suo amico?

GIULIANO             Chi vuoi che sia? E poi, basta guardarli. (all'altra tavola, Stefania ride, vuol

                                dare l’impressione di divertirsi molto, Bébert ride anche lui le mette la testa

                                contro la  spalla)

TONIA                    (cerca di non guardare) Lei sembra molto innamorata.

GIULIANO            E' cotta. Guarda come si strofina. Tra un po' se lo beve. E a me diceva che

                               giocava a canasta!

BEBERT                Beh, che fanno? Si decidono o no?

STEFANIA            (guarda verso Tonia e Giuliano) Mettiamoci più in vista. Balliamo.

BEBERT                Ma come? Un momento fa?

STEFANIA            Balli e stia zitto. (cominciano a ballare)

GIULIANO            Ballano! Si dà alle danze adesso.

TONIA                    Balliamo anche noi, così lo vedi più da vicino. (ballano, le due coppie

                                 dopo alcune evoluzioni finiscono con lo scontrarsi al centro della pista. Tonia e

                                 Stefania sono al centro del gruppo) Pardon..

GIULIANO             Chi si vede! Stefania!

STEFANIA              Oh, Giuliano (a Tonia, gentile) Buona sera, signorina.

TONIA                     Buona sera, signora.

GIULIANO             Che combinazione. Il mondo è piccolo.

STEFANIA              Permettete che vi presenti il signor..

BEBERT                 Bébert Champignon. Un amico.

GIULIANO             (a Bébert) La signorina Tonia Maréchal, Toinette!

BEBERT                  Felicissimo!

STEFANIA             Bebert, mio marito.

BEBERT                 Oh, fortunatissimo. Ho sentito tanto parlare di lei, tanto è vero che..

GIULIANO             (interrompe) Venite al nostro tavolo? Possiamo offrirvi qualcosa? Su, venite...

STEFANIA             Beh, veramente...

GIULIANO             La situazione, lo so, è un po' insolita. Ma noi siamo uomini di mondo.

BEBERT                 E chi è più mondano di me!

GIULIANO             A meno che voi non preferiate continuare nel vostro tète à tète.

BEBERT                 Io? Per carità. Non ci tengo. (si riprende) Volevo dire: c'è tempo! Facciamo tutta

                                un'ammucchiata! Offro io! Venite voi al nostro tavolo. Ho già una bottiglia

                                avviata.. (si avviano verso il tavolo di Bébert: Bébert e Stefania avanti Giuliano

                                e Tonia dietro)

TONIA                    (a Giuliano) Non farti invitare da lui. Sembra che vuoi approfittare..

GIULIANO             Non posso mica offenderlo. Che te ne pare? Ha l'aria simpatica.

TONIA                    Ancora non lo so. (Sisiedono al tavolo, mentre Bébert, o il cameriere, serve)

GIULIANO            (a Stefania) Stefania, mi sembra di sognare. Tu in un night! Ti sei data alla bella

                                vita. E pensare che con me non volevi mai uscire la sera!

STEFANIA            (a Tonia) La sera non uscivo per via dei bambini, Giuliano. Erano troppo piccoli.

TONIA                    (comprensiva) E' giusto.

BEBERT                 I bambini?

GIULIANO             (interviene) I nostri tre bambini!

TONIA                    Pierre, Paul e Virginia! Li ho visti l'altro giorno un momento. Che tesori!

STEFANIA             Bò, i genitori per i loro figli stravedono. Sono sempre più belli e più buoni, vero

                                Giuliano?

GIULIANO             E' verissimo!

TONIA                    E a lei, signor Champignon, piacciono i bambini?

BEBERT                 Sì, arrosto con piselli. (ride della battuta; gelo)

GIULIANO             Ah, ah, ah. Tipica battuta cinica dell'uomo affettuoso. Io non la conosco ma lei

                                deve avere un gran cuore! In fondo deve adorare i bambini, vero?

BEBERT                 In fondo, molto in fondo.

GIULIANO             Lei non solo adora i bambini ma anche la vita di famiglia.. Lo dica! Su, Lo dica!

BEBERT                 (finalmente capisce: Giuliano gli ha dato un calcio sotto la tavola) Amo la vita

                                di famiglia più di me stesso, adoro i cani, i bambini e specialmente i suoi. Sarò

                                 per loro un secondo padre!

GIULIANO             Grazie! Era quello che volevo sentire! (imbarazzato)

TONIA                    E lei, signor Champignon, che mestiere fa?

STEFANIA             Mi dai un whisky, Bébert?

BEBERT                 Un momento, devo rispondere alla signora.. sono nell'usato. A proposito ho per

                                le mani una cucina 4 becchi smaltata come nuova, girarrosto automatico ancora

                                sotto garanzia, migliore offerente offresi. Conosce qualcuno? Ci scappa la

                                percentuale anche per lei. In affari non frego nessuno.

TONIA                    Che fa? Vende cucine usate?

GIULIANO             Cucine economiche, frigoriferi, Porsche... Il mercato dell'usato è vastissimo, ed

                                 ha un sicuro avvenire! Giri di miliardi!

BEBERT                  Mi arrangio! Non faccio i milioni di Giuliano, ma...

GIULIANO              Bravo! Lei mi ha chiamato Giuliano! E se permette la chiamerò Bébert! (i due

                                 uomini si stringono affettuosamente la mano, sotto gli occhi disapprovanti delle

                                 signore)

BEBERT                  Sicché, voi due tra poco, eh? A quando le nozze?

GIULIANO             Non vedo l'ora..

TONIA                    (fredda) Non essere di cattivo gusto, Giuliano.

GIULIANO             Andiamo, Tonia! Non abbiamo nulla da nascondere. Siamo in famiglia.

BEBERT                 Bravo, Giuliano. (abbracciando Stefania) Neanche noi abbiamo niente da

                                nascondere, vero cocca? (la bacia sul collo)

STEFANIA             (si sottrae all'abbraccio) Vogliamo cambiare argomento?

BEBERT                 Guarda come diventa rossa. Che amore! Da mangiarsela! (le dà un altro bacio

                                sul collo)

STEFANIA             Stai buono, Bébert, per favore!

BEBERT                 Perché? Che ho fatto?

STEFANIA             Sai che detesto le esibizioni in pubblico.

BEBERT                 (a Giuliano) E' vero, ha il complesso del pubblico. Ma in privato si scatena. Se

                                sapesse! Amplessi di fuoco, notti di follia: una baccante! Ma poi che stupido: lei

                                 la conosce meglio di me! E' una cosa!.. (Stefania gli dà una botta fra le costole)

GIULIANO             Chi vuole un altro whisky? Tutti?

BEBERT                 Un whisky, un whisky! Così risolleviamo un po' le sorti. (prende la bottiglia,

                                comincia a versare. Entra una ragazza coi capelli tinti di biondo, e viene verso il

                                centro della pista) Eccomi qui, Bebert. Scusa se ho fatto un po' tardi. Buona sera

                                a tutti. (tutti la guardano sbalorditi; la reazione di Bébert è anch'essa di silenzio

                                sbalordito)

STEFANIA            (finalmente) Vuole accomodarsi?

BEBERT                 (salta in piedi) No, lei non vuole! Dobbiamo parlare... d'affari! (va verso di lei)

BIONDA                 (lo tira per la cravatta) Ma che è questa storia? Non avevamo appuntamento

                                stasera?

BEBERT                 Andiamo a parlare al bar! (agli altri) Scusatemi, è una questione delicata. E' una

                                compagna di scuola, la figlia di un grosso cliente. Un po' matta. Ma gli affari

                                sono affari. Devo tenermi buono il padre!

BIONDA                 Ma che diavolo dici? Noi avevamo un..

BEBERT                 (taglia corto, sottovoce) Zitta o ti faccio rimettere i vecchi denti. (l’afferra per

                                un braccio e la porta fuori verso il bar. Atmosfera di estremo imbarazzo)

STEFANIA             (si alza) Se permettete io vado di là.

TONIA                    (con simpatia) Vuole che l'accompagni?

STEFANIA             No, grazie, posso fare da me. (esce con gran dignità verso sinistra)

TONIA                    (sta per esplodere) Giuliano.

GIULIANO             Che c'è?

TONIA                    Ma quello è un mascalzone.

GIULIANO             Sei troppo severa. A me sembra un buon diavolo!

TONIA                    Un uomo odioso!

GIULIANO             A mia moglie piace.

TONIA                    Ma fammi il piacere! Hai visto che figura le ha fatto fare? Aveva le lacrime agli

                                occhi, povera Stefania! L'ha umiliata davanti a tutti! Non sapeva più dove

                                mettersi, poveretta. Come si permette? Quel morto di fame..

GIULIANO             Ma Stefania è innamorata di lui.

TONIA                    Ma lui ha un'altra bionda!

GIULIANO             E che vuoi che faccia?

TONIA                    La devi salvare da quel filibustiere!

GIULIANO             Andiamo Tonia, avrà bevuto un po'.

TONIA                    Bevuto? è un alcoolizzato. Guarda la bottiglia!

GIULIANO             Può succedere, sai..

TONIA                    Non lo difendere! Ti stai comportando in modo indegno! In cinque minuti sei

                                diventato amico per la pelle di quel losco individuo che non hai mai visto. Mi hai

                                 rivelato un lato di te che non conoscevo. Mi piace poco!

BEBERT                 (rientra Bébert dal bar)Allora, continuiamo le orge?

GIULIANO             (Giuliano si alza e lo affronta)Sì, ma non per lei, signor Champignon.

BEBERT                 Che vuol dire.

GIULIANO             Signore, lei ha trattato mia moglie e la mia fidanzata in modo veramente

                                 inqualificabile. La invito a andarsene immediatamente. E si ricordi che se verrò

                                 a sapere che lei ha tentato un altra volta di avvicinare mia moglie, le farò saltare

                                 tutti i denti. (l'afferra e Io trascina verso l'uscita)

BEBERT                  (voltandosi verso di lui) Ricorda l'otturazione?

GIULIANO             Ha sentito quello che le ho detto? Fuori di qui. Fuori!  (lo spinge fuori, rumori di

                                 breve colluttazione poi Giuliano rientra) Credimi, se ne ricorderà per un pezzo.

TONIA                     (estasiata) Giuliano, non conoscevo questo lato della tua personalità. Mi sei

                                 piaciuto.

GIULIANO             Questo è niente.

TONIA                     Sei stato meraviglioso (lo guarda teneramente)

GIULIANO              (voce del desiderio) Ce ne andiamo a casa Toinette? Che ne dici? Ho voglia di

                                 stare un po' con te.

TONIA                     (le mani allacciate con quelle di lui) Anch'io, tesoro. Ma... (rientra Stefania) 

                                 Ecco Stefania..

STEFANIA              Ho chiamato un taxi. Sono un po' stanca. Non vi dispiace se vi lascio?

TONIA                     Ma come, se ne va così? Sola?

STEFANIA              Ci sono abituata. E lei è un tesoro, Tonia. Bè, io vado.

TONIA                     (con decisione, passando davanti a Giuliano verso Stefania) No! Giuliano

                                 l'accompagnerà in macchina. Non può andare a casa da sola.

STEFANIA              Ma no..

TONIA                     Ci mancherebbe altro. lo abito qui vicino. Il taxi lo prendo io.

STEFANIA              Ma non posso permetterlo.

TONIA                     Insisto. Mi creda, è un piacere per Giuliano. (Giuliano non ha l'aria molto

                                 contenta)

STEFANIA              Davvero non ti dispiace, Giuliano?

GIULIANO              Sentite, facciamo una cosa: andiamo tutti e tre. Prima lascerò Stefania.

STEFANIA              (comincia a divertirsi) Perché? Prima Toinette che abita più vicino.

GIULIANO              Lascerò prima Stefania, ho detto. Vero Tonia?

TONIA                     Non vi preoccupate per me, io prenderò il taxi.

GIULIANO              (debolmente) E va bene, andiamo. (comincia ad andare)

STEFANIA              Giuliano caro, se vuoi dare la buona notte a Tonia.. Ti aspetto. (si avvia verso

                                 l'uscita, e di lì non può sentire le parole, ma guarda la loro conversazione

                                 furtiva con un sorriso)

GIULIANO             (va verso Tonia, e a voce bassa) Mi hai fatto un bel regalo. E va bene,

                                 l'accompagno poi vengo subito da te.

TONIA                     (stessa voce) No, Giuliano, no. Resta con lei stasera.

GIULIANO              Come, resto con lei?

TONIA                     Con tutto quello che ha passato. Puoi sacrificarle una notte.

GIULIANO             E che faccio con lei tutta la notte?

TONIA                    La consoli.

GIULIANO             Senti un momento...

TONIA                    Fallo per me. (Stefania si è infilata i guanti, aspetta, Giuliano va verso di lei)

GIULIANO            (cupo) Andiamo

STEFANIA            (lieve ironia) Sono secoli, caro, che non andiamo a casa insieme.

GIULIANO            (a denti stretti) Sì, secoli.

STEFANIA             Buona notte, Tonia.

TONIA                    Buona notte, Stefania.

STEFANIA             Grazie del pensiero.

GIULIANO            (ricompare sulla porta) Allora andiamo?

STEFANIA            (con aria spaventata) Meglio che vada. Quando si arrabbia è terribile!  (esce. Il

                                pianoforte si alza di volume)

SCENA SECONDA - L'ufficio del dottore, mattina presto. Stefania sta innaffiando con un piccolo annaffiatoio il suo piccolo fiore di cactus e, incredibile ma vero, Stefania canticchia allegramente. Mette giù il recipiente, accende l’impianto stereo, ripone il recipiente. Giuliano entra vestito da passeggio. Ha un'aria tetra e abbattuta.

STEFANIA             (va alla scrivania, è allegra) Buon giorno, dottore!

GIULIANO             (cupo) Ah, già qui lei? (va allo spogliatoio e riappare: si infila il camice bianco)

STEFANIA              Stamattina ho infilato tutti i semafori verdi e ho trovato da parcheggiare sotto il

                                 portone.

GIULIANO             (va verso sinistra) Bella giornata oggi. Un'aria fresca.

STEFANIA              E' come piace a me. C'è sole ma non è caldo.

GIULIANO             (la studia con aria tetra) Cos'è tutta questa euforia?

STEFANIA              Sono allegra, che c'è di male..

GIULIANO             (va a destra, spegne lo stereo, viene a sinistra) A me dà ai nervi, che lei sia

                                 allegra!

STEFANIA             (va alla scrivania) Dottore, lei mi accusa sempre di essere troppo seria,

                                scontrosa.. Mi paragona a un cactus... Ma anche un cactus, dottore, questo essere

                                ispido, irsuto, perfino lui, ogni tanto, fiorisce e infatti si dice: fiore di cactus..

GIULIANO             (interrompe con forza) Basta! So perché lei è così contenta. Perché ieri sera è

                                stato un disastro totale!

STEFANIA             Devo ammettere che non è stata la serata più divertente della mia vita, ma.. un

                                disastro poi..

GIULIANO            (interrompe) Chi è il primo oggi?

STEFANIA             (siede) La signora Durand Bénéchol.

GIULIANO             Quella rompiscatole! Arriverà a mezzogiorno!

STEFANIA             Va male proprio tutto oggi.

GIULIANO             (si regge la testa) Malissimo!

STEFANIA             Non ha dormito bene?

GIULIANO             No.

STEFANIA             Sono i nervi. Doveva prendere un calmante.

GIULIANO             La laurea di dottore l'ho presa io!

STEFANIA             Allora le faccio un caffè? La tira su.

GIULIANO             Tre, ne ho presi!

STEFANIA             Troppi! Ancora qualcosa sullo stomaco. Un alka-seltzer?

GIULIANO             (va verso di lei e scoppia) La finisce di trattarmi come se fossi all'asilo?

                                 Vuol sapere perché non ho dormito? Perché non mi va di dormire solo! (si

                                 ferma e si corregge) Insomma! Volevo dire.. ohsì, non mi piace dormire solo! 

                                 (Stefania ricomincia a canterellare gaiamente)  Le proibisco di canticchiare.

                                 (va verso il centro)

STEFANIA             Eppure ero convinta che appena mi ha lasciata, ieri sera, fosse tornato di corsa        

                                dalla sua fiamma.

GIULIANO             E invece no.

STEFANIA             E come mai, dottore?

GIULIANO             Tonia non ha voluto. Dice che lei era sconvolta, che io dovevo restare con lei.

STEFANIA             Per far cosa?

GIULIANO             Per consolarla.

STEFANIA             Ma lei non mi ha consolata.

GIULIANO             Ci mancava anche questo!

STEFANIA             (si alza e va verso di lui) Scusi, sa, non per sapere i fatti suoi... ma solo per non

                                 fare una gaffe con Tonia... Non è che siamo andati a letto insieme?

GIULIANO             Mai!

STEFANIA             Mi piacciono le situazioni chiare! Bene. Le chiedevo. Così. Perché con lei non si

                                 sa mai dove si va a finire.

GIULIANO             Con me, comunque, non c'è andata a finire! Questo è poco ma sicuro!

STEFANIA              Sicuro, anche per Tonia? Perché, da quello che ho capito, è una che non si

                                 contenta delle apparenze. Quando saprà che non l'abbiamo fatto, vorrà che lo

                                 facciamo... anzi vorrà vedere coi propri occhi...

GIULIANO             L'avverto che siamo quasi al limite della censura! Non si preoccupi tanto per

                                 Tonia! Le dirò tutto, ho deciso. Ci ho pensato tutta la notte e ho capito che non

                                 c'è altro da fare!

STEFANIA              Meglio così!

GIULIANO              Meglio? Sarà una tortura, invece! Chissà cosa farà Tonia? E tutto questo per

                                 colpa sua!

STEFANIA              Per colpa mia?

GIULIANO             Sua! Sua! Sua! Chi le chiesto di impicciarsi degli affari miei?

STEFANIA             Lei me lo ha chiesto! Ed io come una sciocca l'ho aiutata!

GIULIANO             A ficcarmi nei pasticci, mi ha aiutato! Anche quel poveraccio di Bébert!

STEFANIA             Oh, povero Bébert!

GIULIANO             Ho dovuto insultarlo e picchiarlo per causa sua!

STEFANIA             Ha avuto ciò che si meritava, quel verme.

GIULIANO             Sì, lo so che anche lui si è comportato come un imbecille. Però, però...

STEFANIA              Però cosa?

GIULIANO             Come amante putativa poteva anche essere più remissiva e chiudere un occhio

                                 con lui, andiamo!

STEFANIA              Più remissiva? Così, secondo lei, dovevo farmi mettere sotto i piedi da quel

                                 mascalzone?

GIULIANO             Comunque, non c'era bisogno di dimostrare a Tonia che lei lo disprezzava, anzi

                                 che lo odiava a morte! Poi tutte quelle arie! La commedia dell'umiliata e

                                 l'offesa..

STEFANIA              Mi ha umiliata e mi ha offesa! Ed io lo odio!

GIULIANO              Mmmm!

STEFANIA              Dia un significato a quel suo mmmm!!

GIULIANO              (avvicinandosi) Mi tolga una curiosità. Li odia tutti lei gli uomini?

STEFANIA              (forte) No!

GIULIANO              Non alzi la voce. Non sono sordo.

STEFANIA              Ha intenzione di farmi il terzo grado? La mia vita privata non la riguarda.

GIULIANO             Non le sta parlando un profano, sa? Prima di laurearmi ho seguito un corso di

                                 psichiatria all'università di Lione.

STEFANIA              Psicologia applicata a molari e canini?

GIULIANO             Signorina Vigneau, a un occhio esperto non sfugge la sua spiccata ambiguità nel

                                 suoi rapporti con gli uomini.

STEFANIA             Me ne frego degli uomini!

GIULIANO             Moderi le espressioni, abbassando la voce.

STEFANIA             (un sussurro) Me ne infischio degli uomini!

GIULIANO             Ma non li odia?

STEFANIA             (forte) No!! (si corregge, piano) No!

GIULIANO             Sa che quasi quasi le credo?

STEFANIA             Bontà sua.

GIULIANO             Vede, lei crede di dire la verità, ma la verità è più complessa, specie per i come

                                lei. E' ovvio, lei odia gli uomini..

STEFANIA             Io non li odio!

GIULIANO            Mi lasci parlare... è come se li odiasse perché è vero, dentro di sé non li odia,

                                paura di non odiarli lei finge di odiarli anche se in realtà non li odia!

STEFANIA            Doveva essere un corso accelerato? Complimenti! Un anno perduto a Lione!

GIULIANO            Il suo è un caso da manuale! Fobia! Paura! Una paura profonda che si converte in

                                ostilità! Di qui la ragione del suo odio per Bébert.

STEFANIA             Non c'è bisogno di una ragione per odiare Bébert.

GIULIANO            (ignora la sua risposta) Guardi per esempio, lei è qui tutti I giorni... io sono un

                                uomo... lei è brava, non dico di no, efficiente, funzionale... ma mai un po' di

                                dolcezza, di grazia, di civetteria.... qualcosa di femminile! Niente! La sua

                                femminilità lei la soffoca, la schiaccia.. lei sembra un'amazzone...

STEFANIA             Dottore, quello che lei pensa di me mi è indifferente. Io faccio il mio dovere. Mi

                                sono diplomata d'infermiera, non da squillo... e non intendo fare corsi accelerati.

                                (prende un kleenex, se lo passa sul naso e sugli occhi. Suonano alla porta)

GIULIANO            (ha paura di essere andato troppo oltre) Volevo dire che, insomma.. no, senta,

                                non mi fraintenda, io.. (suonano di nuovo alla porta, Giuliano smette di parlare,

                                Stefania col kleenex in mano, entra la signora Durand)

DURAND               Scusi il piccolo ritardo, dottore!

STEFANIA             (frignando)  Tre quarti d'ora, per l'esattezza!

DURAND               Cos'è che non va, signorina?

GIULIANO             Niente, niente! La signorina Vigneau mi stava descrivendo le fasi del suo

                                 raffreddore. Come va, adesso, il suo raffreddore, signorina Vigneau?

STEFANIA             Quale raffreddore?

GIULIANO             Il suo raffreddore.

STEFANIA             Meglio. Se vuole accomodarsi, signora...

GIULIANO             Stia comoda, non si affatichi, penso io alla signora.. mmm..

DURAND               Ma che le succede? Da un po' di giorni lei..

GIULIANO             Niente, signora... mmm..!

DURAND               La settimana scorsa mi ha quasi trapanato il cervello.. adesso dimentica il mio

                                nome...

GIULIANO             Mi scusi, signora... mmm... ah! signora Durand! Accidenti!

DURAND               Piacere (stringe la mano)

GIULIANO            Onoratissimo (le bacia la mano) Dottor Foch.

DURAND               La capisco, oh, se la capisco! Quando uno ha mille cose da pensare! Guadi me:

                                in mezz'ora devo sbrigarmi coi denti.. alle dieci mi aspetta il masseur, alle undici

                                un corso di floricoltura, a mezzogiorno un appuntamento con madame Kasmà, la

                                chiromante.. Tutta la mattinata occupata... Anche lei, dottore, troppi

                                 appuntamenti. Troppe donne... frequentano il suo studio.. e lei, candido, nel suo

                                 camice, supercandido, come fa ad essere insensibile? La capisco, oh, come la

                                 capisco.. Poi, si sa, vengono le amnesie, uno si sente nervoso..

GIULIANO              Ma io non sono nervoso!

DURAND                Dia retta a me, dottore, io capto subito, io ho il radar. Avverto subito la

                                 ipersessualità ipernormale.. (entra nello studio con sguardo da intenditrice)

GIULIANO             (fra sé) Sessualità? (rivolto a Stefania) Signorina Vigneau. Oggi pomeriggio

                                 vedrò Tonia. Le dirò la verità, la sposerò e così finirà quest'incubo. (le mette una

                                 mano sulla spalla) Dopo di che ci rimetteremo al lavoro, io e lei, e anche lei,

                                 penso, sarà soddisfatta di questa soluzione!

STEFANIA             E' mio dovere professionale, vero, di essere soddisfatta? Intanto lei ha trovato il

                                 modo di dirmi tutto quello che pensa di me...

GIULIANO             Che cosa le ho detto? Nulla che valga la pena di ritrattare, mi pare?

 STEFANIA           Ah, secondo lei, non mi ha detto niente?

GIULIANO            Che le ho detto? Che soffoca la sua femminilità, ed è vero! E' vero che ha paura,

                                signorina Vigneau, perché ha paura? Lei ha paura di lasciarsi andare, di avere

                                contatti umani, di conoscere la vita. In una parola lei ha paura di vivere! E'

                                spaventata come quella sua cagnetta.. come si chiama? Ah, Frida.. Mi pare di

                                vederla quella cagnetta, sbigottita, riluttante, ritrosa....

STEFANIA             Ritrosa, Frida! Lo sa quanti cuccioli ha avuto, Frida? Ventotto! (i due si

                                guardano)

SCENA TERZA – Il negozio di dischi, lo stesso pomeriggio. Tonia è sulla scaletta, mette dei dischi nello scaffale in alto. Giuliano entra e porta uno scatolone. Tonia non lo vede subito.

GIULIANO             Passerotto mio!

TONIA                    (si volta) Giuliano! Come mai a quest'ora?

GIULIANO             (la guarda: lei è sulla scala e le gambe di lei sono molto in vista) E tu, stai

                                sempre così?

TONIA                    Così, come?

GIULIANO             Beh, dico, per i clienti è un bel panorama.

TONIA                    (alza le spalle) Oh, chi vuoi che guardi! Questo è il reparto musica classica.

                                (indica la scatola) Cos'è quella?

GIULIANO             E' per te. Vieni giù. (mette la scatola sul banco e si siede sulla sedia a destra)

 TONIA                   Che cos'è?

GIULIANO             E' una sorpresa. Te l'ho comprato per la tua festa, ma non ho resistito. Così te lo

                                faccio in anticipo.

TONIA                    Che può essere? E' grande!

GIULIANO             Indovina.

TONIA                    I calzoni di cuoio bianco.

GIULIANO             Via! I calzoni di cuoio bianco! Acqua!

TONIA                    Un completo di cachemir.

GIULIANO             Acqua, acqua! No, non viene dal Cachemir.

TONIA                    Un accendino d'oro?

GIULIANO             Oceano! Una scatola così grossa per un accendino?

TONIA                    Beh, dipende dall'accendino. (scende dalla scala) Voglio vederla. (apre la

                                 scatola, tira fuori un biglietto da visita, poi una stola di pelliccia) Una stola di

                                 visone!

GIULIANO             Che ne dici?

TONIA                    E col bigliettino! (legge) Da parte di Giuliano. Ti sei spremuto molto!

GIULIANO             (va a sinistra) Volevo scrivere al mio tesoro, alla mia adorata incantevole

                                 Tonia. Ma sai... l'ho avuta a prezzo di fabbrica... così, per fare in fretta..

TONIA                    Così non ti sei compromesso.

GIULIANO             E' un mio cliente. Sai, però costa sempre un occhio!

TONIA                    (guarda la pelliccia) Lo credo.

GIULIANO             Dunque? Ti piace o no?

TONIA                    (se la mette addosso)  Una stola di visone... (improvvisamente) Dì un po'. Cosa

                                c'è sotto?

GIULIANO             Sotto dove?

TONIA                    Ci deve essere una ragione molto grave per comperarmi il visone. Che hai

                                combinato? Vuoi farti perdonare qualcosa?

GIULIANO             (incerto) lo? Ma che idee!!

TONIA                    Non sei tirchio, ma nemmeno spendaccione. Questo visone mi puzza un po'.

GIULIANO             Tutto questo sai dire? Che ti puzza? Bè, è vero: c'era una cosa che volevo dirti.

TONIA                    Ah, lo vedi?

GIULIANO             A proposito di... me e di...

TONIA                    Tua moglie.

GIULIANO             Come lo sai?

TONIA                    Capirai. So tutto, va dài.

GIULIANO             Sai tutto?

TONIA                    (gli si avvicina) Figurati se non lo so. Stanotte, tu e lei, al calduccio nel vostro

                                 Letto matrimoniale avete rifatto pace.

GIULIANO             Ma che dici!..

TONIA                    Giuliano, ti comprendo e ti ammiro! Sono stata io a dirti di consolarla ieri sera.

                                Fino a che punto, dovevi deciderlo tu. Forse hai sconfinato un po'.

GIULIANO             Ma come ti permetti! Come osi fare queste insinuazioni! Se non mi lasci

                                 parlare?

TONIA                    E parla.

GIULIANO             Dunque. C'è una cosa che mi sta sullo stomaco da tanto tempo.

TONIA                    Lo immaginavo. Sei così nervoso!

GIULIANO             E te la devo dire perché se no... non sto tranquillo. Tonia, Stefania è...

                                 Stefania è..

TONIA                     Sì, sono tutta orecchi. Mi conosci. Sai che l'unica cosa che non tollero è la

                                 bugia.

GIULIANO              Lasciamo perdere.

TONIA                     Come lasciamo perdere? Vuoi che ti aiuti io? Stefania ti crea dei problemi? E'

                                 così?

GIULIANO             Lascia perdere, guarda: è meglio!

TONIA                    Allora deve essere una cosa molto grave! (Giuliano annuisce) Si ubriaca

                                 spesso?

GIULIANO             No...

TONIA                    E' una cleptomane?

GIULIANO             No, no..

TONIA                     Si droga? (Giuliano scuote la testa disperatamente) E allora che fa? Peggio?

                                 Vediamo che altro può fare.. Ma sì... ci sono! E' una ninfomane! (la faccia di

                                 Giuliano si illumina e accetta il suggerimento, ridiventa triste e annuisce

                                 angosciato) Ho indovinato?

GIULIANO              (sussurra) Sì.

TONIA                     (avvicinandosi) Però, ma davvero? Una signora così discreta, così distinta. Non

                                 ti puoi fidare delle apparenze! Racconta, su, dimmi tutto, ma tutto, tutto, tutto...

                                 mi diverte da morire!

GIULIANO             A me no, se permetti? Per lo meno molto meno!

TONIA                    Sfogati, allora, vuota il sacco. Poi.. non parleremo mai più di tua moglie!

GIULIANO             Davvero?

TONIA                    Certo.. se è così doloroso per te...

GIULIANO             Giura?

TONIA                    Prometto. Allora?

GIULIANO             Non so neanche da dove cominciare. Lei è, come dire... è schiava dei suoi istinti

                                 peggiori... E' un fatto psicologico, capisci?

TONIA                    Che vuoi dire? Che ha avuto tanti amanti?

GIULIANO             E' una maniaca sessuale.

TONIA                    Ma allora devi portare via i bambini!

GIULIANO             Perché? Mica è contagioso.

TONIA                    Ma guarda un po'! Una donna così carina... Però come siete voi uomini! Subito

                                l'etichetta: ninfomane! Ma te lo sei spiegato, hai cercato di capire? Forse ricerca

                                un suo equilibrio.

GIULIANO             La ricerca del maschio.

TONIA                    Evidentemente è un'insoddisfatta.

GIULIANO             Adesso è colpa mia?

TONIA                    Tu che c'entri? Comunque i vostri rapporti non dovevano essere eccessivamente

                                 brillanti.

GIULIANO              Tre figli, le ho fatto fare!

TONIA                     Povera Stefania. Mi era così simpatica. Volevo mandarle dei dischi.

GIULIANO              Dei dischi? Perché?

TONIA                     Così. Perché so che adora la musica. Perché, in fondo, mi è molto simpatica.

                                 Adesso, poi, mi fa ancora più pena. No, no.. posso credere.. non riesco a

                                 figurarmela schiava dei suoi istinti... povera cara..

GIULIANO             Oh, senti, comincio ad averne abbastanza! Mi hai giurato che non mi avresti più

                                parlato di lei. Ed è un'ora che stiamo 'soltanto' parlando di lei! In questa storia, se

                                permetti, ci sono anch'io!

TONIA                    Ma certo che ci sei, povero tesoro mio! Se mi preoccupavo per lei era perché, in

                                fondo, tua moglie è sempre la madre dei tuoi figli!

GIULIANO            I miei figli? Per favore, non parlarmi più neanche di quelli. Ma lo sai che non

                                sono più sicuro di nulla! Spesso mi domando: saranno miei?

TONIA                    (torna a consolario) Poverino, no, non ti tormentare. A che pro rivangare il

                                 passato. Passerà. Tesoro. Hai tanto bisogno di essere amato.

GIULIANO             E che bisogno! Un bisogno impellente! (la bacia e la abbraccia con foga)

TONIA                    Vedrai. Saprò consolarti.

GIULIANO             (la bacia) Ah, come vorrei fare all'amore con te.

TONIA                    (cerca di distaccarsi) Adesso? Qui? Subito? No, tesoro, no. Potrebbe entrare

                                 qualcuno.

GIULIANO             (si stacca con riluttanza)  E va bene, torno a prenderti alle sette, passerotto?

                                 Stasera usciamo. Ho bisogno di dimenticare.. (si avvia)

TONIA                    Giuliano...

GIULIANO             (si volta) Dì..

TONIA                    Grazie del visone.

GIULIANO             E' niente, tesoro..

TONIA                    Ti dispiace se le mando quei dischi?

GIULIANO             Il passerotto mio è incorreggibile! E va bene. Fa come vuoi. Certo che sei un

                                 angelo, hai un cuore, hai!... ah, se tutte le donne fossero come te.... (la bacia di

                                 nuovo)

(Igor entra dalla strada e si ferma sconcertato)

TONIA                    Ciao, Igor!

GIULIANO             (gli cascano le braccia, poi, dopo uno sguardo ostile a Igor) A più tardi, Tonia.

IGOR                       (a Giuliano) Salve.

GIULIANO              Salve.

IGOR                       Visto? Oggi niente asciugamano!

GIULIANO              Mi congratulo. Continui sempre così. (se ne va dopo essersi voltato)

IGOR                        Forse ho scelto male il momento.

TONIA                     Perché?

IGOR                        Mi ha guardato male, il cavadenti!

TONIA                     Non ci fare caso. Ha dei guai con la moglie. Come mai da queste parti?

IGOR                        Così. Ero a zonzo. Mi sono detto: quasi quasi entro un momento.

TONIA                     A zonzo? Allora non batti più a macchina?

IGOR                        Non batto niente. Non batto chiodo. Sono in crisi!

TONIA                     Una ragazza?

IGOR                        Macché! No, è che ho bisogno di qualcosa di nuovo, ma non so neanch'io che

                                 cosa!

TONIA                     Lo so, succede. Ti capisco.

IGOR                        Per te è diverso.. sei innamorata.

TONIA                     Già, dimenticavo che sono innamorata...

IGOR                        Perché, non è vero, forse?

TONIA                     Senti, ma non stavamo parlando dite? Parliamone, su! No, no, così non

                                 va,giovanotto! Cos'è quest'aria da funerale? Ci penso io a te.. Che fai stasera?

IGOR                        Che faccio? Schifo. Vado a letto!

TONIA                     Invece tu verrai con me e Giuliano a cena.

IGOR                        Così a Giuliano gli prende un colpo!

TONIA                     Sarà felicissimo, invece. Tanto lui deve solo pagare il conto. (indossa la stola)

                                 Deciso, allora! E dopo tutti a ballare!

IGOR                        Che è quel coso?

TONIA                     Visone. Un regalo di Giuliano. Come mi sta?

IGOR                        Voltati un po'. (Tonia si volta e si modella addosso il visone) Bello. Sembri mia

                                 nonna.

TONIA                     Ma il visone non ha età.

IGOR                        Non ce l'ha, ma te ne appioppa subito una!

TONIA                     Povero Giuliano, l'ha fatto per farmi piacere...

IGOR                        Per fare un piacere a lui, vuoi dire? E' il classico tipo che gli fa piacere farsi

                                 vedere con la bambola in visone!

TONIA                     Debbo riconoscere che, alle volte, è un po' convenzionale.

IGOR                       Il cavadenti? Vedrai: visone, villa al mare, jaguar, yacht! Te ne accorgerai! La

                                 civiltà del benessere dei matusa!

TONIA                     Mi hai quasi smontata! Sento che 'sto coso non lo porterò mai!

IGOR                       Lo puoi sempre portare al Monte di Pietà! Quando sei a corto di soldi..

TONIA                     Ma sei mi sposo di soldi ne avrò tanti... (rimette il visone nella scatola) Però

                                  come siamo cattivi! Siamo degli ingrati! Chissà quante donne farebbero follie

                                  per avere una cosa come questa.. ed io, invece, non so che farmene... Caro

                                 visone, sei proprio capitato male.. (ha un pensiero improvviso) Senti, Igor!

IGOR                       Eh?

TONIA                     M'è venuta un'idea! Sai che faccio? Stavo per mandare alla moglie di Giuliano

                                 questi dischi.. e invece le mando questa! Che ne dici?

IGOR                       No!

TONIA                    Pensi che sarà contenta?

IGOR                       Ma stai diventando matta, Tonia? Non accetterà mai una stola di visone da te!

TONIA                     Niente paura, mio caro. Tutto organizzato. (va al banco, prende un biglietto e lo

                                 mostra a Igor. Legge) "Da parte di Giuliano". (mette il biglietto nella scatola del

                                 visone e la chiude)

IGOR                        Ma non puoi farlo!

TONIA                     E' mia e la posso regalare a chi mi pare...

IGOR                        Ma non ha senso...

TONIA                     Faccio una buona azione, invece!

IGOR                        Regalarlo!...

TONIA                     Certo: le ho rubato il marito e le regalo il visone! Adesso siamo pari!

SCENA QUARTA - Anticamera dello studio del dottor Foch, lo stesso giorno. Pomeriggio più tardi. Stefania è alla sua scrivania. Giuliano entra dallo studio e le porge una scatoletta.

GIULIANO             Signorina Vigneau, vuol mandare questa lastrina allo sviluppo, per favore?

STEFANIA              (si alza) Subito, dottore. (Giuliano va per uscire) Oh, dottore, hanno chiamato

                                 da casa sua poco fa. Dicono che c'è un pacco indirizzato alla signora Foch.

GIULIANO             Ah.

STEFANIA             La donna non sapeva cosa fare, allora le ho detto di mandarlo qui allo studio.

GIULIANO             Lo so cos'è. E' per lei.

STEFANIA              Cosa?

GIULIANO             Capirà quando vedrà. Mi raccomando questa, subito, allo sviluppo. (esce, entra

                                 il colonnello Cochet)

STEFANIA              Oh, il signor Cochet! E con dieci minuti di anticipo, oggi!

COCHET                 Il colonnello Cochet in anticipo dal dentista. Non è incredibile?

STEFANIA              Non credo ai miei occhi.

COCHET                 E sa perché?

STEFANIA              Ha dissotterrato l'ascia di guerra?

COCHET                 Esatto. Il mio vile terrore per la tortura dentaria è stato vinto da un sentimento

                                 più vivo e molto più profondo: il desiderio ardente di rivedere la cara, squisita,

                                 deliziosa signorina Vigneau! (le prende la mano e la bacia)

STEFANIA               (si stacca) Sì, ma c'è anche il caro soave indolore dottor Foch da vedere!

                                 L'annuncio subito.

COCHET                 Aspetti un attimo. Non chiami ancora il mio carnefice! Ho una sorpresa per lei,

                                 Stefania. Lo sa che stasera c'è il Gran Ballo della Rosa? Lo conosce?

STEFANIA              L'unica rosa che conosco è quella sul mio terrazzino!

COCHET                 Io ho due biglietti. Mi concede l'onore di farle da cavaliere?

STEFANIA             E la sua signora?

COCHET                E' ai fanghi, per mia fortuna!

STEFANIA             Ah, ecco perché non arrivavano più telefonate!

COCHET                 Sì. Lei si rimette ai fanghi.. io mi rimetto... qui! Stefania, il Ballo della Rosa,

                                 quest'anno sarà una cosa da Mille e una Notte!

STEFANIA               Grazie, signor Cochet, ma io non esco mai dal mio guscio... Poi non avrei

                                 nemmeno l'abito adatto..

COCHET                 Un abito? Ma è nulla! Che ci vuole? Un salto: Dior, Yves Saint Laurent. Dove

                                 vuole. Una firma, un assegno.. (gesto)

STEFANIA               (siede al tavolo) Lei non firma nessun assegno.

(Giuliano esce dalla porta del gabinetto dentistico. Sta dietro il colonnello; ha in mano un piccolo asciugamano di spugna)

COCHET                  Stefania, ci ripensi, perché sarebbe un peccato mortale perdere un'occasione

                                 come questa! Con mia moglie ai fanghi!

GIULIANO               (leggermente impaziente) Di qua è tutto pronto, signor colonnello.

COCHET                 (si accorge di Giuliano) Oh, il plotone di esecuzione. (si volta verso Giuliano,

                                 gli toglie dalle mani il piccolo asciugamano) Niente benda, prego. Miri pure ai

                                 denti! (entra marziale nello studio, Giuliano gli resta un po' dietro e dà a

                                 Stefania una strana occhiata, esce, Stefania va verso lo schedario radiografico,

                                 è interrotta dal campanello che suona, va in anticamera)

VOCE FUORI         La signora Foch?

STEFANIA               Ah, dia a me. Grazie. (chiude la porta, va alla scrivania, portando il grosso

                                 pacco, lo guarda incuriosita, lo mette sul tavolo, l'apre. Lo guarda, è

                                 sbalordita, chiude la scatola)

GIULIANO               (mette fuori la testa dalla porta) Allora, queste radiografie?

STEFANIA               (corre allo schedario, prende le radiografie, va da Giuliano che aspetta sulla

                                 porta) Eccole, dottore! (gli dà le radiografie, riprende la scatola, la porta

                                 sull'armadietto, la riapre, tira fuori il biglietto e legge)  "Da parte di Giuliano".

                                 Oh, com'è bello. (sembra stordita e sul punto di svenire) Per me, per me, da

                                 parte di Giuliano.

GIULIANO               (entra nello studio) Ma che fa, signorina Vigneau? Mi ha dato la radiografia

                                 della signora Pompidou.

STEFANIA              (va verso di lui sempre col biglietto in mano) Oh, mi scusi, dottore, io stavo...

                                 (resta lì, barcollando, come se stesse per svenire, Giuliano la sorregge)

GIULIANO             Ma che ha? Si sente male?

STEFANIA              Niente, niente. Un banale capogiro..

GIULIANO             Vuole andare a casa?

STEFANIA              No, sto benissimo, mi sento bene dottore... è che... è arrivato e non me

                                 l'aspettavo.

GIULIANO             (Giuliano non vede il visone finché non lo si vuole) Ma di che sta parlando?

STEFANIA              Del regalo... E' meraviglioso, è un sogno, c'è da impazzire!

GIULIANO              Esagerata. Per così poco.

STEFANIA              E il suo biglietto. Un amore.

GIULIANO             (legge) "Da parte di Giuliano". Sì, ci ho messo molto tempo per cercare, per

                                 trovare qualcosa che fosse di suo gusto. Ma non è niente! Il minimo che potevo

                                 fare. Con tutti i grattacapi che le ho dato.

STEFANIA             Non saprò mai come esprimerle il mio ringraziamento..

GIULIANO             Mi fa piacere che le abbia fatto piacere. So che lei ha gusti classici.

STEFANIA             (va verso l'armadietto) Classica. Veramente classica! (prende la stola, se la

                                 mette addosso e gira per la stanza, improvvisamente va al telefono e fa il

                                 numero, in ginocchio sulla sedia) Pronto, mamma?... (rimette giù il telefono

                                 mentre Giuliano rientra) Aspetta un momento. (mette giù il microfono)

GIULIANO             Signorina Vigneau, queste radiografie del signor Cochet per favore! (si riavvia,

                                 poi si volta rapidamente vedendo la stola, barcolla come colpito. Lei corre

                                 verso di lui)

STEFANIA             (spaventata, lo regge) Che ha, dottore, si sente male?

GIULIANO             (appoggiato alla porta) Niente, niente.. un banale capogiro.. (entra nella stanza)

COCHET                 Ma cosa c'è in queste radiografie? Voglio sapere! Se debbo morire preferisco

                                 conoscere...

GIULIANO             Niente, niente... (spinge Cochet nello studio davanti a lui)

COCHET                 (ricompare sulla porta, parla a Stefania) Ma lei è un sogno. E che sogno!

                                 (scompare nello studio mentre Giuliano lo riafferra per il braccio e lo tira

                                 dentro)

GIULIANO             (a Stefania) Me le vuol dare o no queste radiografie?

STEFANIA             (tira fuori dallo schedario) Eccole, dottore. (le dà a Giuliano) Non è un sogno?

GIULIANO              (ha una risatina amara e entra nello studio. Stefania rimasta sola folleggia con

                                  la stola, poi corre al telefono. Piano) Mamma. Senti, mamma! Fammi un

                                  favore. Chiamami Nenette, alla boutique. Ieri sera mi ha fatto vedere un vestito

                                  che mi stava un amore. Era troppo caro per me, una follia! Invece lo prendo.

                                  Dille che passo a ritirarlo tornando a casa. Ma per carità, mi raccomando, che

                                  non lo venda! Stasera vado al Gran Ballo della Rosa!.. Oh.. senti, mammina,

                                  me lo tieni per domani il pollo?.. Me lo metti in frigo?.. Grazie, mamma,

                                  grazie!

FINE SECONDO ATTO


TERZO ATTO

SCENA PRIMA - Il night, più tardi quella sera. Banchetto, un tavolino, due sedie. Tonia e Igor stanno ballando una musica lenta, Giuliano è seduto al banchetto a destra.

TONIA                    (gli grida) Vedi? A Igor è passato il malumore!

GIULIANO             Sì, ma sta venendo a me.

TONIA                    (si interrompe di ballare, va da lui e gli siede alla sinistra) Non ti diverti?

GIULIANO             Mi diverte moltissimo vedervi ballare!

IGOR                      (in piedi vicino al tavolo, cerca una sigaretta e butta via il pacchetto

                                vuoto, cerca in tasca)  Ho finito le sigarette. Vado a prenderle.

TONIA                    Ma le ha Giuliano. Giuliano, offrigliene una.

GIULIANO             (tira fuori il portasigarette) Agli ordini!

IGOR                       No, le americane sono troppo leggere. Fumo solo Gauloises.

GIULIANO             (richiude il portasigarette) Desolato.

IGOR                       Ci metto un minuto.

TONIA                    Ma, Giuliano, chiama il cameriere!

IGOR                       Un salto. Che ci vuole. (esce)

GIULIANO             Torni presto se no ci manca troppo!

IGOR                       (dal fondo) By by.

TONIA                     Non sei.. molto gentile come ospite!

GIULIANO             Non sapevo di dover fare l'ospite. Credevo che saremmo usciti io e te, soli. Bel

                                 divertimento passare tutta la serata con quel cretino tra i piedi! E poi, perché

                                 siamo venuti qui, scusa?

TONIA                    Perché è l'unico posto dove siamo sicuri di non incontrare tua moglie.

GIULIANO             (sarcastico) Come? Non vuoi rivedere la tua protetta? Se le hai regalato anche

                                il visone!

TONIA                    Uffa! Quanto la fai lunga con questo visone. Sei una lagna, sai. Meno male che

                                 c'è Igor se no staresti a brontolare tutta la sera!

GIULIANO             Buttar via un regalo così! Mettendoci dentro, come se non bastasse, anche il

                                mio bigliettino.

TONIA                    Lei da me non l'avrebbe mai accettato.

GIULIANO             Lei non l'avrebbe mai avuto da me. Ma credi che li fabbrichi i soldi? (fox lento)

TONIA                    Adesso parli come un marito borghese. Avanti, tesoro, sorridi? Divertiti un po'.

                                (Igor appare, viene verso di loro)

GIULIANO            Troppo tardi. Arrivano i nostri! (Igor va verso la tavola)

IGOR                       Vuoi ballare, Tonia?

TONIA                    (guarda sottecchi Giuliano) Bè...

GIULIANO              Ballate, ballate, ragazzi. Io sto qui e me la godo. (Tonia si alza e va verso la

                                 pista) Anzi, senta Igor, la prossima volta che esce, mi compra la settimana

                                enigmistica?

TONIA                     (trascinando Igor verso la pista) Avanti, Igor, balliamo. (cominciano a ballare,

                                 appaiono Bébert e la sua amica, la bionda del Botticelli. Hanno tutti e due in

                                mano un bicchiere di whisky e hanno l'aria un po' sbronza. Vengono avanti,

                                Bébert in testa)

BIONDA                 Non ho voglia di sedermi qui. Torniamo al bar.

BEBERT                  E che faccio al bar? Mi gratto? Siedi e sta' zitta.

BIONDA                E' andato giù 'sto locale, proprio giù. (si siede di malumore. Giuliano ha visto

                                 Bébert entrare, mentre Tonia gli volta le spalle ballando, corre incontro a

                                 Bébert)

GIULIANO             Ciao Bébert, come stai?

BEBERT                  Male, sto. Hai anche il coraggio di rivolgermi la parola? Mi hai rotto un dente,

                                lo sai?

GIULIANO              Scusami Bébert. Non volevo offenderti. Fa un po' vedere? Te lo rimetto.

                                Dovevo farlo, Bébert. Vieni allo studio! Qui non posso. Poi ti spiego.

BEBERT                  Non voglio spiegazioni! Tanto non metto più il naso negli affari tuoi.

                                Arrangiati.

GIULIANO              Fatti vivo, capito?

BEBERT                  Mi farò vivo.

GIULIANO              Tonia mi sta guardando. Devo andare. (si precipita al suo tavolo)

BIONDA                 Chi è quello?

BEBERT                  In quell'uomo tu stai contemplando il tuo prossimo dentista.

BIONDA                 Ma non è lui che ti a preso a pugni ieri sera?

BEBERT                  E' venuto a farmi le scuse.

BIONDA                 E tu le hai accettate?

BEBERT                  E' un vecchio amico.

BIONDA                 E il tuo onore?

BEBERI                   Quale onore? Quello ci deve rifare i denti, pupa, a me e a te! E gratis!

BIONDA                 Io ci tengo all'onore: sono Còrsa.

BEBERT                  Non si direbbe. Sei bionda. Va beh che sei tinta. Una Còrsa tinta! (la bionda

                                alza le spalle di malumore. Tonia e Igor tornano alla loro tavola)

TONIA                    (a Giuliano) Che gli hai detto a quell'abominevole Bébert?

GIULIANO              Niente. L'ho salutato.

TONIA                    Ah, lo saluti dopo tutto quello che ha fatto a tua moglie?

IGOR                      Di chi state parlando?

TONIA                   Dell'ex amante della moglie del signore.

TONIA                   Sembra un discorso della bélle-époque!

(il cameriere introduce Stefania e Cochet da sinistra fino alla tavola verso il fondo. Lei ha

un bellissimo abito da sera e porta la stola di visone. Ridono. Lei porge il visone a Cochet

che si precipita a porlo sulla sedia)

COCHET                 Interessante. Cos'è, un club privato? Come l'ha scoperto?

STEFANIA             Così. Sa, io sono una habituée.

COCHET                Credo che diventerò anch'io un habitué.

STEFANIA             E' stato un ballo meraviglioso.

COCHET                Lei è stata meravigliosa.

TONIA                    (stupita) Tò, guarda chi c'è!

IGOR                       Chi?

TONIA                    (non vuol distogliere gli occhi da Stefania) Fra un secondo te lo dico.

COCHET                (guardandola teneramente) Stefania, sa che lei è deliziosa, soave, un amore!

                                (le prende una mano e glie la bacia)

STEFANIA             (compiaciuta) Grazie Cochet. Dica dica, continui pure...

COCHET                Il suo vestito poi è un urlo. Cos'è, Givenchy?

STEFANIA             Cardin: magazzini Lafayette. Naturalmente non è un modello, è una copia.

                                Questo lo dico solo a lei in un orecchio. (il cameriere entra coi drinks)

COCHET                 Comunque la fa terribilmente donna. (le bacia la mano)

STEFANIA             Continui, continui Cochet. Sapesse come è piacevole ricevere dei complimenti

                                ogni tanto. Dica dica Cochet! (lui le porge il drink) Dopo tutto quello

                                champagne?

COCHET                 Si vive una volta sola. (bevono guardandosi negli occhi)

TONIA                    Se non la vedessi non ci crederei. E' Stefania

GIULIANO             (dolente) E' lei, è lei: riconosco il visone

STEFANIA             (guardando intensamente) Oh, se ne è trovato un altro!

GIULIANO             Il signor Cochet.

TONIA                    Lo conosci?

GIULIANO             Un mio cliente.

TONIA                    Ah, sempre in famiglia!

GIULIANO             Adesso comincia a soffiarmi i clienti. Concorrenza sleale.

IGOR                       Posso sentire anch'io?

TONIA                    Quella donna laggiù è la moglie di Giuliano.

IGOR                       Complimenti Giuliano. Mica male.

GIULIANO             Grazie.

TONIA                    (a Igor) E stasera si trova (indica) fra suo marito, (indica) il suo ex-amante,

                               (indica) e il suo nuovissimo facente-funzioni...

GIULIANO             Tonia, andiamo! Non capisco perché tu debba....

TONIA                    Ma glie la devo pur spiegare la cosa, a Igor. Per orientarlo. E' un po'

                                complicato...

IGOR                       Per me, no. Per sua moglie, forse! Come fa: stabilisce i turni?.. Quello lì è il

                                tipo dell'industriale: catena di montaggio...

GIULIANO             Senta, guardi che...

IGOR                      Però è carina... ci starei anch'io, subito..

TONIA                    Ti piacciono le tardone, adesso?

IGOR                       Perché a te non piacciono i semifreddi? (Tonia fa gli occhiacci a Igor. Giuliano

                                è seccato)

(Cochet improvvisamente vede Giuliano)

COCHET                Oh oh. C'è il dottor Foch.

STEFANIA             Oh santo cielo, dove? Non avrei mai pensato di vederlo qui stasera. (si volta e

                                agita la mano verso Giuliano, che risponde al saluto)

COCHET                Vuole che ce ne andiamo?

STEFANIA             Perché? A me non dà nessuna noia. A lei?

COCHET                Bè, si sarebbe stati meglio soli!

STEFANIA             Siamo soli. Chi lo vede? Mica devo dar conto a lui. Le mie serate appartengono

                                a me!

COCHET                (speranzoso) E i suoi week-end?

STEFANIA             Alla mamma.

COCHET                (smontato) Ho capito.

STEFANIA             Cochet! Ma lei si smonta subito così? Come, un condottiero di eserciti! Cede le

                                armi così? Su coraggio, “Vercingetorige”, all'attacco! Si faccia più vicino, più

                                vicino. Mi stringa, mi stringa pure. Via, un po' di corte, Cochet!

COCHET                Signorina, a che gioco giochiamo?

STEFANIA             A che gioco? (ride civettuola con un occhio all'altra tavola)

BIONDA                 (a Bébert) Chi è quella? L'ho già vista. Non è la donna di ieri sera?

BEBERT                 Sì, hai ragione.

BIONDA                 Chi è?

BEBERT                 La moglie dei dentista.

BIONDA                 E quella col dentista chi è?

BEBERT                 La sua ragazza.

BIONDA                 Ha una moglie e una ragazza?

BEBERT                 Meglio che avere due mogli, no?

BIONDA                 E quello che sta con lei?

BEBERT                 Con chi?

BIONDA                 Con la moglie del dentista.

BEBERT                 Il suo nuovo amico.

BIONDA                 Che schifo.

BEBERT                  Perché?

BIONDA                 Da noi, in Corsica, non si fa così.

BEBERT                 E come si fa in Corsica?

(comincia un rock and roll. Cochet si alza, fa un inchino a Stefania. Stefania si alza,

ballano)

GIULIANO             Ma guarda, ballano!

TONIA                    E con ciò? Sei geloso?

GIULIANO             No, ma come si fa a lasciare il visone così in giro? Qualcuno lo può rubare.

TONIA                    Senti, il visone è suo, ormai.

GIULIANO             (si alza, a Tonia) Avanti, balliamo.

TONIA                    Che ti piglia?

GIULIANO             Voglio ballare. Perché, non posso?

TONIA                    Ecco, siccome tua moglie balia, vuoi ballare anche tu.

GIULIANO             Vieni o no? (va verso la pista)

TONIA                    (si alza ubbidiente) Vengo, vengo. (si alza per andare alla pista, passando

                                davanti a Igor gli lancia un'occhiata e mormora: Che barba. (Tonia e Giuliano

                                ballano vicino all'altra coppia e tutti si scambiano saluti mentre ballano)

STEFANIA             Buona sera. Buona sera. (Giuliano bofonchia qualcosa)

TONIA                    Buona sera, Stefania. Lei è veramente un sogno, stasera.

STEFANIA             Grazie, cara. Anche lei.

BIONDA                 (a Bébert) Guarda quanti sci sci si fanno. Bacati! Sono tutti degli smidollati!

BEBERT                 Dovrebbero prendersi a calci, secondo te?

BIONDA                 Bacati, ti dico, bacati.

(la musica cambia, Stefania e Cochet, Tonia e Giuliano ballano freneticamente)

TONIA                    (fa un nuovo passo di shake) Non è così, guarda me. Così. (Giuliano tenta)

STEFANIA             Proviamo anche noi? Ci buttiamo? (comincia a fare quel che sta facendo Tonia,

                                Cochet tenta invano di seguirla)

COCHET                Sono sempre in ritardo di un passo.

GIULIANO             E io di un passo in anticipo.

(finalmente le due donne fanno il passo insieme e i due uomini si danno la mano tentando di imitarle)

TONIA                   Ecco, così, Stefania, brava. Visto com'è divertente?

STEFANIA            Ci sono! Ci sono! (scende ballando in proscenio e va verso sinistra)

BEBERT                Salve, sergente.

STEFANIA            Ehilà, Bébert!

TONIA                   Brava! Ma è formidabile! (balla con Stefania a sinistra)

BIONDA                Senti, io mi scoccio qui. Perché non cambiamo locale?

BEBERT                E dove andiamo? Ad Ajaccio? (ci beve su)

GIULIANO            (a Cochet) Lei non ha proprio il senso del ritmo.

COCHET               Si fa quel che si può, dottore. Con un maestro come lei. (disgustati tornano

                               ognuno a sedere alla sua tavola. Davanti a sinistra, Tonia fa un giro intorno a

                               Stefania, poi chiama lgor)

TONIA                    Vieni, Igor!

(Igor le raggiunge, si mette fra le due donne e balla con loro il loro passo. Tutti e tre stanno facendo uno shake, un movimento in cui dimenano il corpo, volti in avanti)

IGOR                       (mentre balla) Mi presenti?

TONIA                     (ballando) Signora Foch, le presento Igor Polanski. E' molto depresso.

IGOR                       Piacere, signora Foch.

STEFANIA              (sempre danzando) Piacere. (ci ripensa) Igor Polanski.

IGOR                       Sì. (comincia a fare il passo del crawl)

STEFANIA             Cos'è questo, Igor?

IGOR                       Il crawl.

GIULIANO             Speriamo che anneghi.

IGOR                       (fa un po' di crawl con Stefania e Tonia, poi cambia passo) La rana.

                                 (le donne lo seguono, Stefania cambia in un movimento in cui mima il cavare

                                  un dente)

STEFANIA              Che è quello?

IGOR                       Il dentista. (fanno questo per un momento, Tonia balia, va verso il centro, vede

                                 Giuliano che siede solo e va verso di lui. Stefania, che è alla sinistra di Igor, va

                                 alla sua destra, si volta, gli afferra la cravatta e segue Tonia tirandosi dietro

                                 Igor. La musica finisce, Stefania si porta dietro Igor, alla tavola, tenendolo per

                                 la cravatta. La musica diventa un ballo lento. Cochet si alza come per andare.

                                 Prende la stola. Stefania è riafferrata da Igor e tutti e due cominciano a

                                 ballare al ritmo lento. Cochet ripiega la stola e si risiede alla sua tavola. Tonia

                                 dà loro le spalle ma Giuliano guarda attentamente)

TONIA                     Cos'è quella faccia scura?

GIULIANO             Per una.volta che ballo, mi tocca ballare col colonnello Cochet!

TONIA                    Non hai spirito di gruppo.

GIULIANO             In amore no.

TONIA                    Hai sempre bisogno della balia. (Tonia vede che lui sta guardando qualcosa

                                attentamente e si volta a guardare quel che lui guarda. Sbarra gli occhi. Si

                                volta sulla persona lentamente. Resta fissa a guardare Stefania e Igor. Anche

                                Cochet guarda dalla sua tavola)

STEFANIA             (a Igor) Dica la verità, cosa pensa? Di ballare con sua madre?

IGOR                       Ha di questi complessi?

STEFANIA             Ho questo ed altri!

IGOR                       Non stia così rigida! Si abbandoni.

STEFANIA             Grazie. Ma lo sa che stò sui quaranta?

IGOR                       E io sui venti: il venti nel quaranta ci sta due volte: coppia perfetta.

STEFANIA              Perfetta, poi?

IGOR                       Lo sa che lei è una signora ancora molto sexy?

STEFANIA              ”Ancora”? Gentile. (gli dà un buffetto sulla guancia, lui la stringe a sé)

                                 Certo che lei non ce l'ha i complessi!

STEFANIA              (ride, Igor la tiene più stretta, continuano a ballare. Tonia e Giuliano li

                                 guardano e si guardano)

TONIA                    Eccoli partiti!

GIULIANO             Devo dirti che il tuo Igor è piuttosto indecente come ballerino!

TONIA                    Che c'entra Igor. E' lei che gli si incolla addosso! Non è una donna, è un

                                 francobollo! Quando penso a tutto quello che ho fatto per lei! (Igor bacia

                                 Stefania sul collo)

GIULIANO             Hai visto, lui l'ha baciata sul collo! (Cochet si alza)

TONIA                    Senti, qui siamo di troppo. E io che non ci volevo credere! Tutto quello che

                                 hai detto di Stefania era vero.

GIULIANO             Già, perché io dico bugie, eh?

TONIA                    (nascondendo l’irritazione) Sono schifata, me ne vado! Tu che fai? Resti a

                                guardarli? (si alzano, la musica cambia di nuovo in un rumoroso shake)

STEFANIA             (a Igor) La nostra musica! (attaccano, si buttano in una danza frenetica)

TONIA                    Ti muovi, Giuliano?

GIULIANO             (si alza) Non lo so. Forse non è giusto lasciarla in questo stato.

TONIA                    (scandalizzata) Ma che storie sono? Non stai per divorziare? Dì, stai con me o

                                stai con lei?

GIULIANO             Sì, va bene, ma è che.. Oh, ma guarda che fanno. Senti, io a quello gli spacco il

                                muso!

TONIA                    Lasciali perdere. Non sono più affari tuoi! (si avvia)

GIULIANO             Tonia!

TONIA                    Se tu vuoi restare resta. Io me ne vado! (passa davanti ai ballerini, esce a

                                 sinistra. Cochet si alza, sta al limite della pista, braccia conserte, aria

                                 arrabbiata)

GIULIANO             Dove vai passerotto! Tesoro! (la segue) Tonietta! (mentre sale sulla pista,

                                afferra la stola di visone da loro. Giuliano la piega e la porge allo sconcertato

                                Cochet) Ci stia attento lei... Va bene che l'ho avuta a prezzo di fabbrica, ma

                                insomma...

BIONDA                Bacati, ti dico, sono bacati! Che schifo.

SCENA SECONDA - L'ufficio del dottore, la mattina dopo. Il palcoscenico è vuoto. Uno spot illumina la pianta di cactus di Stefania, che è fiorita. Un bel fiore vistoso. Dopo un momento tutta la luce sale. Giuliano esce dal gabinetto dentistico guardando l'orologio, camminando avanti e indietro con impazienza. Dopo un momento Stefania entra in punta di piedi. E' ancora in abito da sera, ha la stola di visone. Ha l'aria un po' colpevole.

GIULIANO             (sardonicamente, chiudendo la porta) Ben arrivata!

STEFANIA             (sussulta, è vicino alla porta dello spogliatoio-armadio) Buon giorno. Mi scusi

                                 se ho fatto un po' tardi. (vede il fiore di cactus) La piantina! Che bello! (va alla

                                 scrivania, prende il cactus)

GIULIANO              (si alza, va verso il centro) Un po' troppo tardi! Sono le dieci passate! Ho già

                                visitato tre pazienti, il telefono squilla in continuazione... e lei se ne arriva a

                                quest'ora e in abito da sera!

STEFANIA              Non avevo tempo per cambiarmi. Avrei fatto ancora più tardi. (si tiene la testa

                                 fra le mani; si mette le mani alle tempie) Che notte! Che notte!

GIULIANO             (l’interrompe) Non m'interessa! Vuol lasciare quel fico d'india e mettersi in

                                 tenuta da lavoro?

STEFANIA             (mette giù la piantina, e va verso Giuliano. Dopo che lei ha fatto tre passi, non

                                 può più contenersi)

GIULIANO             Ma si può sapere dove è stata?

STEFANIA             (si ferma e lo guarda, la cosa la diverte) Non ho il dovere di dirglielo. E poi

                                 non ricordo più niente. Ho la testa annebbiata!

GIULIANO             Quando sono andato via io, era già cominciata la nebbia!

STEFANIA             Ci ha lasciato troppo presto.

GIULIANO             Ah, se n'è accorta?

STEFANIA              S'è perso il meglio! E' arrivata un sacco di gente, giovane, allegra. Dopo un po'

                                 ci conoscevamo tutti. Ci scambiavamo i drink da un tavolo all'altro. Ha mai

                                 bevuto, dottore, gin tonic con tequila e rum?

GIULIANO             Tequila al posto del gin?

STEFANIA              No, gin, rum e tequila insieme. La chiamano la bomba dei peones. In

                                 Guatemala la usano contro la malaria.

GIULIANO             E avete combattuto la malaria per tutta la notte?

STEFANIA              No, fino alle quattro! Poi abbiamo fatto il giro dei locali...

GIULIANO             Ah! Paris la nuit !

STEFANIA              Siamo stati al Tabu a sentire i Gorilla, divini! Poi un complesso giamaicano

                                 con un sassofonista, Tom Paine, lo conosce?

GIULIANO             No.

STEFANIA              Suona d'un erotico!

GIULIANO             Si controlli, la prego!

STEFANIA             A fine spettacolo ci ha portati tutti a casa sua...

GIULIANO             Anche!

STEFANIA             Lì abbiamo continuato, c'è stata una jam session. D'un intimo! Chi ballava, chi

                                 beveva, chi improvvisava i blues. Distribuivano il pot.

GIULIANO             Il pot? Ma lo sa cos'è il pot?

STEFANIA             No.

GIULIANO             Un allucinogeno. Spero non l'avrà preso!

STEFANIA             Una zolletta, tanto per gradire.

GIULIANO             Complimenti! Chissà cosa dirà la mammina!

STEFANIA             Oh, si divertirà un mondo quando glielo racconterò! Non l'avevo mai provato.

                                Non è sgradevole.

GIULIANO              La notte brava! e che altro ha provato? La simpamina al whisky o la lapa

                                 congolese?

STEFANIA              Bè, bisogna provare tutto nella vita! Fare nuove esperienze. Che notte! Non la

                                 dimenticherò mai. Quanto ho ballato! Le musiche! E' stato uno spasso! Ma la

                                 cosa più eccitante è stato il sorgere del sole nella foresta di Rambouillet.

GIULIANO              Nella foresta di Rambouillet?

STEFANIA              Sì, a un certo punto si è deciso di prendere un po' d'aria...

GIULIANO             Cinquanta chilometri per un po' d'aria?

STEFANIA              Sono niente, cinquanta chilometri in macchina! Siamo arrivati e abbiamo visto

                                 nascere il sole.. La natura è sconvolgente in questa stagione! Che meraviglia!...

                                 abbiamo sentito le allodole... il bramire dei cervi... e noi sull'erba... ci siamo

                                 seduti sull'erba.. (scuote un po' la stola di visone)

GIULIANO             Sulla stola di visone?

STEFANIA             Oh, solo un po' di rugiada... e poi dovevo sdraiarmi su qualche cosa.

GIULIANO             Sdraiarsi? Prima ha detto seduta.

STEFANIA              Non mi ricordo. Ero così incantata a guardare il sole. Adesso mi scusi, vado a

                                 cambiarmi e a prendere un alka seltzer. (si avvia lentamente verso sinistra)

GIULIANO             Ma allora il colonnello Cochet è un viveur incallito! (si ferma di colpo) Oh Dio!

                                 Che le succede?

STEFANIA             (si volta) Il colonnello Cochet! Me n'ero dimenticata!

GIULIANO             Come? Non folleggiava con lui?

STEFANIA             Si sarà perduto per strada. (una risatina) Pensare che non ce ne siamo neanche

                                accorti!

GIULIANO             Ce ne siamo chi?

STEFANIA             Igor e io.

GIULIANO             Come? Ha fatto bagordi con quel contestatario?

STEFANIA             Igor è un giovane come tutti i giovani con problemi. E' gentile, poetico!

GIULIANO             Poetico! Ma se la baciava sul collo!

STEFANIA             E' un ragazzo un po' espansivo!

GIULIANO             Così lei e il marmocchio espansivo avete bidonato il colonnello Cochet?

STEFANIA             Il suo colonnello Cochet è un vecchio satiro anchilosato della riserva!

GIULIANO             Perché anchilosato?

STEFANIA             Non sa neanche ballare lo shake!

GIULIANO             Anchilosato o no, il colonnello Cochet è un buon cliente e se lo perdo...

STEFANIA              Non si preoccupi! Tornerà! Ha la dentiera provvisoria.

GIULIANO             Non è questo il punto! lo trovo il suo comportamento di questa notte

                                 assolutamente scorretto, inqualificabile e vergognoso.

STEFANIA              Senta dottore, l'unica infrazione commessa è quella di essere arrivata un'ora più

                                 tardi! La prima volta che succede in cinque anni! Se vuole mi può infliggere

                                 una multa!

GIULIANO               (scuotendo la testa mentre cammina) E' grottesco! Assolutamente

                                 grottesco!Mettersi con un minorenne. Un po' ridicolo, alla sua età!

STEFANIA              Perché lei non è ridicolo con la sua Lolita!

GIULIANO             Per un uomo è diverso! Un uomo con una giovane non è mai ridicolo.

STEFANIA             Forse perché lei non si vede!

GIULIANO              Io non bacio, in pubblico,Tonia sul collo. E non mi venga a raccontare che era

                                un bacio casto perché baci casti sul collo non esistono!

STEFANIA              Dottore, lei m'ha sempre detto che io scoraggiavo gli uomini? Che soffocavo la

                                mia femminilità? E per una volta che un ragazzo mi stringe un po' mi fa la

                                scenata? Se non la conoscessi, penserei che è geloso!

GIULIANO              Io geloso di lei? Che assurdità! Trovo solo di pessimo gusto che davanti a me e

                                 alla mia fidanzata lei si sia abbandonata ad una esibizione immorale e

                                 semipornografica. Ecco tutto!

STEFANIA              Ecco tutto? Sì, ho lasciato che mi baciasse sul collo, e ne ho provato piacere.

                                Non me ne pento affatto. Aveva ragione lei, ci sono piaceri nella vita che una

                                donna deve permettersi, e io me li voglio permettere. Non voglio più, come dice

                                lei, aver paura della vita, o meglio: aver paura dell'amore!

GIULIANO            Adesso è colpa mia!

STEFANIA              Non è stato facile per me, sa, uscire col colonnello ieri sera. Ma quando

                                tentennavo pensavo a lei.

GIULIANO            A me? Si vede!

STEFANIA              Pensavo a tutte le cose che lei mi ha detto, e queste m'hanno dato una spinta. Sì,

                                ammetto di aver esagerato, avrò forse bevuto un po’ troppo, ma se non avessi

                                bevuto non avrei potuto.

GIULIANO            Potuto cosa?

STEFANIA             Quel ragazzo è stato molto gentile, carino, affettuoso con me. M'ha detto che ero

                               bella e perfino sexy, ed io gli ho creduto.

GIULIANO           E' vero! Per lei giocava il fattore campo! Le luci soffuse, la stola di visone...

STEFANIA             Vuol dire che Igor m'ha visto al buio, e che il suo visone ha fatto effetto? No,

                               c'era dell'altro! Una scintilla, l'elettricità che era in me!

GIULIANO           S'era portata anche le pile?

STEFANIA           (molto seria) Non faccia dello spirito, dottore. Adesso basta!

GIULIANO             Signorina Vigneau, io cercavo solo di...

STEFANIA             Basta ho detto, dottore, capito? Le proibisco, capito? Le proibisco!

GIULIANO              (ha capito di essere andato troppo oltre) Non s'arrabbi, signorina Vigneau.

                                Diciamo che lei ha passato una allegra serata in compagnia. Non c'è niente di

                                male. Ha preso anche una piccola cotta, senza conseguenze...

STEFANIA             (è immobile, fremente, va alla sua sedia) O qualcosa di più.

GIULIANO             E va bene, cosa sarà? Una passione folle! Il delirio?

STEFANIA             Perché mi tratta sempre come una zitella asettica? Mi chieda chiaro e tondo se

                                sono andata a letto con lui!

GIULIANO             E va bene. E' andata a letto con lui?

STEFANIA             Sono affari che non la riguardano.

GIULIANO             Ah, no! Lei adesso parla e come! Cos'è successo là, sulla mia stola di visone?               

                                Sì, insomma, nella foresta? (Stefania scuote la testa) Lei deve rispondermi.

                                Lo esigo.

STEFANIA             Con quale diritto?

GIULIANO             Diritto di marito. Devo forse ricordarle che è ancora mia moglie?

STEFANIA             (si alza) Sua moglie? Ma io dal suo matrimonio ho avuto solo grane! Adesso

                                 basta. Voglio il divorzio. Tutti questi anni qui a fare la martire!

GIULIANO             La martire, poi!

STEFANIA             La martire, sì! Tutti i rospi che ho dovuto ingoiare, le telefonate galanti, le belle

                                pazienti curate gratis, le forcine sotto i cuscini, i fazzoletti sporchi di rossetto...

GIULIANO             Senta un momento...

STEFANIA             Il suo portafoglio.

GIULIANO             Il mio portafoglio?

STEFANIA              Sì, il portafoglio, pieno zeppo di divette in bikini o nude!

GIULIANO             Nelle tasche, mi frugava? Mi frugava nelle tasche! E' la cosa più ignobile che

                                ho mai...

STEFANIA             Senti chi parla! lì marchese de Sade! Lei e i suoi week-end orgia a Fontainebleau! GIULIANO             Cosa ne sa, lei, dei week-end a Fontainebleau? Mi ha spiato? Mi ha fatto

                                pedinare?

STEFANIA             Cominciamo a confessare, eh? Perché non possedevo un magnetofono, se no!

GIULIANO             Così vuole la guerra! E l'avrà! Perché l'ho vista sa? Ed ho i testimoni! Guardi,

                                 metterò tutto in piazza: le sue gozzoviglie notturne, nei locali malfamati, le orge

                                 coi giamaicani, le sbronze, la marijuana, le corruzioni di minorenni, i baccanali

                                 nella foresta di Rambouillet. Tutto, tutto, tutto. Che venga pure lo scandalo!

STEFANIA             Ecco come si fa la storia! (la signora Durand intanto si è affacciata sulla porta

                                dello studio ed ha ascoltato, bavaglino al collo e bocca spalancata dal morso

                                tutto quanto. Giuliano la caccia violentemente dentro e chiude la porta)

GIULIANO              Vuoterò il sacco, sissignora! Così almeno non trascinerò il mio onorato nome

                                nel fango! Lei vuole il divorzio? No, sono io che voglio il divorzio!

STEFANIA             Gliel'accordo subito. Chiuso, finito! Dò le dimissioni da moglie e da sua

                                schiava personale.

GIULIANO             Benissimo!

STEFANIA             (comincia a raccogliere le sue cose nell'armadio) Voglio vedere come se la

                                caverà da solo.

GIULIANO             Si crede insostituibile perché fa i tramezzini al pollo!

STEFANIA             E la dichiarazione dei redditi? Chi farà gli inghippi d'ora in avanti?

GIULIANO             Il ricatto! Siamo caduti così in basso!

STEFANIA             Addio dottor Foch. Lei è un ottimo dentista, ma un pessimo uomo. (gli va

                                vicino e gli mette il visone intorno al collo) Questa la dia alla sua concubina.

                                (si avvia)

GIULIANO             Stefania, l'avverto, se esce da quella porta non tornerà mai più!

STEFANIA             Tornare? Piuttosto crepo! (con gran dignità) Non si preoccupi, dottor Foch, non

                                mi vedrà mai più in vita sua. (apre la porta, fa per uscire, si volta) Né me, né i

                                tre bambini!

GIULIANO            (drammatico e sconsolato) No, Stefania, no, i ragazzi no! (musica rock and roll)

SCENA TERZA - Appartamento di Tonia, la stessa sera. Sono in scena Igor e Tonia.

IGOR                       Che te ne importa?

TONIA                    Ho diritto di saperlo. E' la moglie del mio fidanzato.

IGOR                       (l’interrompe)  Tonia, non mi va di parlarne.

TONIA                    (va verso destra) E' come m'avessi risposto. Tanto, si sa, se li fa tutti.

IGOR                       Si vede che io non sono tutti.

TONIA                    (dandogli un'occhiata lunga, stupita, cercando di capire) Igor...

IGOR                       Con me è stato match nullo.

TONIA                    Davvero?

IGOR                       Proprio così. Match nullo.

TONIA                    (va verso di lui) Lei non ha voluto?

IGOR                       Perché, scusa. Potrei anche non aver voluto io.

TONIA                    Ma se ti ho visto che le baciavi il collo.

IGOR                       Che significa. Forse ho un debole per i colli. Come Dracula!

TONIA                    Figurati la rabbia di Stefania! Le donne come lei fanno un sacco di moine,

                                vogliono la scena... Loro non si danno, cedono... Dovevi forzarla...

IGOR                       Sì, la forzavo come una cassaforte? Mica faccio lo scassinatore.

TONIA                    Che avete fatto fino alle nove di mattina, se non avete fatto all'amore?

IGOR                       Ballato, bevuto, parlato molto.

TONIA                    Di che?

IGOR                       Di molte cose. E' raro trovare una donna che ti ascolti.

TONIA                    Perché io non ti ascolto?

IGOR                       Prima di tutto parli sempre tu, e parli sempre di quel cavadenti in demolizione.

TONIA                    E tu di che? Le hai raccontato le tue commedie? La notte sarà passata in un

                                attimo! Certo che come Casanova sei proprio a terra!

IGOR                       Era questo il tuo piano segreto! Rifilarmi alla signora Foch, eh?

TONIA                    Certo che siete un po' mosci voi ventenni! Meno male che ci sono i quarantenni

                                a tenere alta la bandiera.

IGOR                       Se lo vuoi sapere io ho un mucchio di ragazze che mi corrono dietro.

TONIA                     Io, invece, credo il contrario.

IGOR                       Io me le scelgo nel mazzo.. e pilucco...

TONIA                    Ma va, ti fai scegliere dalla più intraprendente. State diventando asessuali.

                                 Io, per esempio, non ti faccio effetto. Scommetto che potrei camminarti nuda

                                davanti e non succederebbe nulla.

IGOR                       Prova.

TONIA                    Oh, non ti fare illusioni, per me va benissimo così, che c'entra.

IGOR                      Asessuale! Vieni qua bambola che ti faccio vedere io. (comincia a rincorrerla.

                                Campanello della porta)

TONIA                    Oh Dio, sarà Giuliano. Stai buono, se no quello chissà cosa pensa. (va ad aprire

                                la porta. E' Stefania)

TONIA                    E' per te.

IGOR                       Ciao, Stefania.

STEFANIA             Igor! Il mio simpatico insegnante di bagordi.

IGOR                       Come va la testa?

STEFANIA             Me la sento e non me la sento. Ma ci sto a ricominciare, anche stasera!

IGOR                       Stasera? No, magari domani.

TONIA                    Lui deve recuperare. Se volete parlare a quattr'occhi, mi ficco nel bagno.

STEFANIA             Calma, non si agiti: io voglio parlare a lei, non a lui.

TONIA                    Hai sentito? Va a farti una pennichella!

IGOR                       (passa davanti a Stefania verso la porta) Oh, dico, non litigherete per me? (si

                                 avvia lentamente) Va bene, va bene: vinca la migliore! (esce)

TONIA                    E io che mi prendevo tanta pena..

STEFANIA             E' stato questo il guaio! Senta Tonia, probabilmente aspetta Giuliano e non

                                voglio farmi trovare qui!

TONIA                    (continuando sullo stesso argomento) Però mettersi coi bambini dell'asilo, via!..

STEFANIA             Non complichi le cose, la prego, è già così difficile.. Non sono venuta a parlarle

                                di Igor, ma di Giuliano e me.

TONIA                    L'ha mandata lui.

STEFANIA             Lui non sa niente. Sono venuta per chiarire tutto questo pasticcio.

TONIA                    Chiariamolo pure. Dunque, che fa di Giuliano? Me lo lascia? Non me lo lascia?

                                Se lo tiene? Se lo riprende? Devo sapere.

STEFANIA             Deve sapere qualche altra cosa prima. Si sieda, si sieda, non vorrei che per

                                l'emozione..

TONIA                    Emozioni io? Si figuri, ormai sono immunizzata! Cos'è... (siede sul letto,

                                Stefania passeggia un momento)

STEFANIA             Guardi, glielo dico subito, tanto a che serve fare tanti preamboli. Giuliano, io...

                                (si ferma, si volta, guarda Tonia) Non è tanto facile come pensavo.

TONIA                    (pensiero improvviso) E' facilissimo. Lei è incinta.

STEFANIA             Neanche per sogno. Ma come le viene in mente?

TONIA                    Così. Perché il dottore non glie la fa, ogni tanto, una visitina di controllo, tanto

                                per non interrompere le belle abitudini?

STEFANIA             No. Non ho mai avuto questo tipo di rapporti col dottor Foch.

TONIA                    Ah no? E i figli? Li avete adottati?

STEFANIA             Io non sono la signora Foch, sono la signorina Vigneau.

TONIA                    La signorina Vigneau? Lei, la vecchia zitella? Mi sembra assurdo...

STEFANIA             E' assurdo, Tonia. E mi dispiace di essere proprio io quella che..

TONIA                    Un momento. Calma! Lei è la signorina Vigneau, la segretaria di Giuliano. E'

                                così?

STEFANIA             Sì.

TONIA                    E allora la moglie di Giuliano chi è?

STEFANIA             Questo non lo so Giuliano non è mai stato sposato, ch'io sappia.

TONIA                    Ah no, eh? Qui c'è il trucco! Lei mi ha teso una trappola e io ci sto cascando,

                                così se li conserva tutti e quattro: Giuliano, Bébert, il colonnello e Igor..  

                                (si rende improvvisamente conto mentre siede sul letto) Ma allora Giuliano mi

                                avrebbe mentito? Perché?

STEFANIA             (va verso il letto, parla teneramente) Mi dispiace Tonia. E' un colpo terribile

                                per chiunque, figuriamoci per lei, che è così giovane, idealista, sensibile.

TONIA                    (piano) Che figlio di....!

STEFANIA               In questo posso capirla. (siede vicino a Tonia, le mette un braccio intorno)

                                 Senta, io non sono venuta qui a fare le scarpe a Giuliano. L'ho sempre aiutato,

                                 Io voglio ancora aiutare: lui le vuole bene.

TONIA                     Ma perché mi ha mentito così?

STEFANIA              Sa, il dottore è un uomo buono, forse un po' debole..

TONIA                     Però come pallonaro è fortissimo! Pensi a tutte le frottole che mi ha raccontato,

                                 per descrivermi tutta la sua vita familiare, nei minimi particolari...

STEFANIA              Una sua mania! E' un perfezionista. Anche quando cura la più piccola carie,

                                 vedesse il tempo che ci mette, le precauzioni. E' un cesellatore, un pignolo! Il

                                 trapano nelle sue mani è un violino. In fondo bisogna capirlo, è un artista!

TONIA                     Solo che io sono una donna, non un dente cariato!

STEFANIA              Non l'ha ingannata. Quante ragazze vorrebbero essere ingannate così! Tonia,

                                 Giuliano la sposa. Le sue bugie, in fondo, sono soltanto una prova d'amore. Oh,

                                devo proprio andare. Se mi trovasse qui sarebbe un disastro!

TONIA                    E come mai lei s'è decisa adesso a vuotare il sacco?

STEFANIA             Sa, la segretaria perfetta non ama lasciare disordine prima d'andarsene. Mi

                                ascolti Tonia, uno di questi giorni Giuliano verrà da lei a dirle la verità. Non lo

                                maltratti. Anzi, lo incoraggi. Cerchi di capirlo. Provi. (va verso la porta)

TONIA                    Chi è bugiardo, è bugiardo anche in amore.

STEFANIA             Bè, questo è un motto da cioccolatini. (esce. Tonia prende la foto di Giuliano)

TONIA                    (alla foto) Pseudoscapolo! Celibe ammogliato! Sedicente coniugato con figli!

                                (va al muro e bussa, va alla porta e l'apre) Igor! Igor!

IGOR                      (sentiamo la voce di Igor da fuori) Che vuoi? Tento di lavorare.

TONIA                    Vieni subito, ho bisogno di te.

IGOR                      Va bene.

TONIA                    Subdola carogna. Imbroglione matusa! (butta la foto, torna alla porta mentre

                                Igor entra, lei io bacia, si staccano)

IGOR                       Che ti serve? Il cavatappi, il ferro da stiro, ago, filo?.. Non hanno mai niente

                                queste ragazze. Che volevi?

TONIA                    Questo volevo. (lo bacia di nuovo)

IGOR                       Tonia, cos'è questa storia? E Giuliano?

TONIA                    Così impara.

IGOR                       (chiude la porta) Mi strumentalizzi per vendicarti di Giuliano?

TONIA                    Sta' zitto e baciami.

IGOR                       Va bene. Ma dopo esigo una spiegazione. (si baciano, bussano alla porta, lui si

                                 tira indietro) La porta! deve essere Giuliano!

TONIA                    (lo stringe di nuovo) E che te ne importa.

(bussano ancora. Igor retrocede verso il fondo, lei aggrappata a lui)

IGOR                       Volevi che ci sorprendesse. E io faccio il tuo gioco, eh, piccola drittona! Ma io

                                sgancio. (va verso la porta)

TONIA                    (mette la mano sulla porta e lo ferma con un sorriso) Dove vai? C'è lui fuori.

                                Non puoi uscire. (bussano di nuovo)

IGOR                      (va al bagno) Mi nascondo nel bagno.

TONIA                    (lo segue) E se lui vuol lavarsi le mani?

IGOR                      Un dentista le ha sempre pulite!(entra nel bagno, Tonia apre la porta, Giuliano

                                entra)

GIULIANO             Ci hai messo un secolo per aprire! Dove stavi?

TONIA                    In bagno.

GIULIANO             Tutta vestita?

TONIA                    Giocavo con le barchette.

GIULIANO             Contenta, Tonietta, di vedere il suo micione?

TONIA                    Sto per impazzire dalla gioia...

GIULIANO             Allora vieni qui, dal tuo micione... devi essere molto carina col micione

                                stasera... perché micione è molto infelice.

TONIA                    Che altro c'è?

GIULIANO             Sempre mia moglie...

TONIA                    Dovevo immaginarlo!

GIULIANO             Passerotto ho bisogno di tutta la tua comprensione.. non è una cosa facile a

                                dirsi.

TONIA                    Sei venuto per dirmi la verità? (Giuliano annuisce)

TONIA                    Ti ascolto tesoro. Non aver paura. Dì. (va alla sedia a destra della tavola,

                                 siede)

GIULIANO             Grazie Tonietta. Sei straordinaria. (si alza, va a destra) Quello che volevo dirti

                                 è.. ecco: mia moglie... Stefania.. non vuole più divorziare. (Tonia lo guarda)

                                 Cerca d'esser calma tesoro. E' stato un colpo terribile anche per me. Sono

                                 veramente disgustato.

TONIA                     (sta al gioco) Anch'io. (si alza) Dunque, se ho ben capito, tua moglie ha

                                 cambiato improvvisamente idea e adesso ti nega la libertà.

GIULIANO              Sembra incredibile, eh?

TONIA                     Incredibile. Quando te l'ha detto?

GIULIANO               Stamattina. Mi sono battuto come un leone! Ho urlato, ho fatto il diavolo a

                                 quattro.. per la rabbia. Poi l'ho supplicata! In ginocchio. Le ho offerto quello

                                 che voleva: soldi, mobili, quadri, argenteria, altri soldi... Niente. Lei e il suo

                                 avvocato sono stati irremovibili: niente divorzio!

TONIA                     Ma hai tutti i motivi per ottenere il divorzio! Me l'hai detto tu: è una

                                 ninfomane, con tutti gli amanti che ha avuto... (si siede a destra di Giuliano)

GIULIANO               L'ho anche minacciata di rivelare questo, ma lei s'è messa a ridere. (ridono tutti

                                 e due) Sapeva benissimo che non potevo servirmene. Figurati, una volta

                                 pubblicato quel lerciume sui giornali, sarebbe la fine per me, sarei rovinato.

                                 Non posso: per i figli, soprattutto, capisci tesoro? E' terribile! Lei ha il coltello

                                 dalla parte del manico. Siamo con le spalle al muro. E il nostro bel sogno,

                                 ormai, non può essere altro che un sogno, purtroppo.

TONIA                     Dimmi una cosa. io che fine faccio in questa storia?

GIULIANO              (le mette il braccio intorno alla vita) Oh noi andremo avanti come prima.

                                 Continueremo a vederci.

TONIA                     Ah, meno male!

GIULIANO              Riusciremo sempre a strappare alla vita le nostre ore di felicità. E' solo una

                                 questione formale, capisci? Non cambia niente.

TONIA                     (come se fosse d'accordo) E allora caro, se questo è il nostro destino...

GIULIANO             Ah passerotto mio, ti sono grato della tua comprensione. Vedrai come saremo

                                 felici! Più felici di prima.

TONIA                     In fondo è la sistemazione ideale. Tutti contenti! Tu avrai tua moglie e me, io

                                 avrò te e Igor.

GIULIANO              Igor... Igor??? Ma tu hai sempre detto che Igor era solo un conoscente...

                                 l'inquilino dello stesso pianerottolo. Tonia! (si alza)

TONIA                      (si alza)  Giuliano.

GIULIANO               Tu mi hai mentito.

TONIA                      Sì, e mi vergogno a confessartelo. (a testa bassa) So quanto odi le bugie.

GIULIANO             (va verso di lei) Ma no, questo non può essere che uno scherzo! Tonia, vuoi

                                 prendermi in giro. Dì la verità?

TONIA                     Igor, vieni fuori. Vieni fuori dal bagno, non aver paura. (nessuna risposta dal

                                 bagno)

GIULIANO             Ma che ci può essere fra te e quel mascalzone?

TONIA                    Non è un mascalzone, è scrittore. Mi parla come un essere umano e poi non ha

                                moglie. (chiama ancora) Igor!

GIULIANO             Piantala, Tonia! Sai benissimo che se soltanto pensassi che quel capellone si

                                 trova di là scapperei a razzo. (la porta del bagno si apre di colpo e compare

                                Igor. Porta solo un asciugamano intorno ai reni. Giuliano lo guarda    

                                esterrefatto, Igor lo fissa)

IGOR                       Ehilà. (Giuliano guarda Tonia, poi si volta, va verso la porta e la apre)

TONIA                    (lo segue) Giuliano, non te la prendere. E' così al primo momento, poi passa... GIULIANO             (interrompendola con dignità)  Non passa Tonia. Hai distrutto la mia casa. Mi

                                 hai strappato a mia moglie. M'hai sradicato dai miei bambini. Ma mi resta

                                 ancora una cosa: sono fiero di non aver mai fatto il doppio gioco. (se ne va)

TONIA                    E anche micione è liquidato! (si guardano, Tonia saluta Igor, lui la ricambia)

IGOR                       Meglio che mi metta qualcosa addosso. Fa freddo. (entra in bagno) Scusami

                                 Tonia, se sono venuto fuori così, ma ho sentito un po' della vostra

                                 conversazione, e ho pensato: o va o spacca!.. Tonia...

TONIA                    Ti sento. Igor...

IGOR                       Sì?

TONIA                    Che fai stasera?

IGOR                       Niente.

TONIA                    Se cenassimo insieme?

VOCE IGOR           Splendido. Esco a comprare un po' di uova e prosciutto.

TONIA                     Igor?

IGOR                       Eh?

TONIA                     Ti piace il goulasch?

IGOR                       (esce dal bagno, si sorridono e annuiscono)

SCENA QUARTA - La scena è vuota. Dopo qualche istante appare, stanco e insonnolito, Giuliano. Ha la cravatta allentata, cammina lentamente, i capelli scomposti. Suona il telefono. Giuliano si decide a rispondere.

GIULIANO             Il dottor Foch non c'è.. il dottor Foch è molto stanco.. il dottor Foch ha fatto

                                 baldoria... il dottor Foch è sbronzo! (riattacca. Il telefono suona di nuovo e

                                Giuliano stacca il ricevitore e lo posa sulla scrivania) Non si può stare un

                                 attimo in pace! Ma cosa credono, che continuerò tutta la vita a curare denti?

                                 (prende il libro degli appuntamenti) Gli appuntamenti! Via! Buttiamolo via!

                                (nel cestino) Via questo! (butta) Via anche questi! (butta) Via, via! (si riprende)

                                No..questi sono gli onorari! (entra nel gabinetto dentistico. Stefania entra da

                                 destra, riordina, rimette il telefono a posto. Il telefono suona. Giuliano parla

                                 da fuori scena) Ancora quel maledetto telefono! Eppure mi pareva di averlo

                                 staccato! (si affaccia sulla porta dello studio e vede Stefania)

STEFANIA              (senza vederlo) Pronto, studio del dottor Foch! Sì signore... sì.. un momento

                                 che controllo il libro degli appuntamenti... dov'è? Ah, nel cestino! Mi scusi...

                                 Allora giovedì 18 alle 15,30. D'accordo signor Pelichard, d'accordo. Buon

                                 giorno signore.

GIULIANO              (avvicinandosi) Cosa fa lei qui?

STEFANIA              Oh buon giorno dottore. Che è successo? Ha dimenticato la finestra aperta?

GIULIANO             Sì, deve esserci stata una corrente d'aria...

STEFANIA              Non si preoccupi. Metterò tutto a posto io...

GIULIANO             Lei mette sempre tutto troppo a posto,  signorina Vigneau...

STEFANIA             E' l'abitudine, dottore!

GIULIANO             Anche quando si licenzia?

STEFANIA             Ho il dovere di restare al mio posto fino all'arrivo della mia sostituta. Sono le

                                dieci passate. Dov'è stato?

GIULIANO             Ho passato la notte girando Parigi.

STEFANIA             Ha bevuto?

GIULIANO             Ho tentato: ma sono irrimediabilmente astemio.

STEFANIA             Tutto sistemato tra lei e Tonia?

GIULIANO             Sì, e mi spiace dirglielo, questa volta senza la sua collaborazione.

STEFANIA             Ne sono felice per lei.

GIULIANO             Tonia ed io abbiamo chiuso.

STEFANIA             No?

GIULIANO             Le ho detto che lei non voleva concedermi più il divorzio!

SREFANIA             Splendido! (ride)

GIULIANO             Perché ride?

STEFANIA             Niente. Volevo soltanto dirle che sono andata da Tonia e le ho detto tutta la

                                verità. Che lei non era sposato e tutto il resto....

GIULIANO             Allora Tonia sapeva?

STEFANIA             Ho cercato di sistemare le cose in modo che qualcuno fosse felice...

GIULIANO             Il suo compito è quello di sistemare, vero, signorina Vigneau?

STEFANIA              Se vuole posso tornare e cercare di rimediare...

GIULIANO             No, odio la menzogna!

STEFANIA             Me ne ero accorta, dottore.

GIULIANO             E poi non deve lasciarmi solo, adesso che sono "solo"!

STEFANIA             Perché è andato a dire un'altra bugia, a Tonia?

GIULIANO             Perché era l'unico modo per non sposarla.

STEFANIA             Ma lei voleva sposarla!

GIULIANO             Per sbaglio. Oggi, quando l'ho sorpresa con Igor, ho capito lo sbaglio!

STEFANIA             Igor? ma è un ragazzo!

GIULIANO             Un ragazzo, nudo! Con un piccolo asciugamano, l'indispensabile! Quando l'ho

                                 visto mi sono sentito "di cacca" e sono scappato..

STEFANIA              Scappato, addirittura!

GIULIANO             Scappato, si... Dapprima odio, rancore, gelosia... e poi.. camminando,

                                 camminando, mi sono sentito leggero, meravigliosamente leggero! Ho

                                 compreso di non aver mai amato Tonia e che lei non mi aveva mai amato.. e ho

                                 sentito una gran gioia di tornare a casa, di salire le scale di corsa, di rivedere

                                 mia moglie e i miei bambini! Poi mi sono ricordato che non avevo moglie, non

                                 avevo figli... e mi sono risentito triste e solo....

STEFANIA              E' lì che ha provato a sbronzarsi?

GIULIANO              Ma sono astemio.. Sono venuto qui allo studio.. desolato.... per fortuna che

                                 c'era lei... (suonano alla porta)

STEFANIA              Dev'essere il colonnello Cochet!

GIULIANO             E se non aprissimo?

STEFANIA             Via, le sue delusioni d'amore non debbono mescolarsi con il lavoro! Metta il

                                camice, presto, dottore.. io vado ad aprire... (Giuliano entra nello studio

                                dentistico, Stefania va ad aprire, entra il colonnello Cochet)

STEFANIA             Il dottore la sta aspettando.

COCHET                 Perché mi ha scaricato l'altra sera?

STEFANIA             E' scomparso all'improvviso.. mi sono voltata e lei non c'era già più!

COCHET                Ci ha messo esattamente un'ora e tre quarti per voltarsi!

STEFANIA             Non me ne voglia, colonnello. Grazie a lei ho passato una stupenda serata!

COCHET                Con un altro!

STEFANIA             Notizie della signora, colonnello? La cura le giova?

COCHET                Spero che le giovi più di me!

GIULIANO            (affacciandosi) Buongiorno, signor Cochet... tutto bene.. nervoso stamattina?

                                 Io la trovo magnificamente.... disteso!

COCEHET              Le credo! Ho preso sei tranquillanti! (entra in studio)

GIULIANO             A noi due adesso, caro "Vercingetorige"! (entra. Stefania continua a mettere in

                                 ordine, soprattutto cura il suo cactus. Giuliano rientra) Stefania?

STEFANIA             (sobbalza al suono della sua voce e si illanguidisce un po’) Sì, dottore...

GIULIANO             (tossicchia) Ha già deciso dove prendersi le ferie.... quest'anno?

STEFANIA              Forse arriveremo fino in Bretagna... la mia due cavalli ogni tanto ha delle noie

                                 al motore...

GIULIANO             Aumenterebbe la noia al motore se mi ficcassi anch'io nella macchina, magari

                                 tra sua madre e la cagnetta?

STEFANIA             Davvero, verrebbe?

GIULIANO             Siccome non conosco la Bretagna..

STEFANIA              Se è per questo potrei fare in modo di mandare mia madre da mia sorella...

GIULIANO             Quella dei Pirenei?

STEFANIA             Ha una buona memoria lei, dottore!

GIULIANO             Crede sarebbe possibile? (fa il gesto di levarsi dai piedi la mamma)

STEFANIA              Credo che capirebbe.. almeno per una volta.. Le posso lasciare anche Frida,

                                 magari, per farle compagnia...

GIULIANO             Allora d'accordo: Bretagna?

STEFANIA              Se fa piacere a lei... io ne sono felice!

GIULIANO             (tossicchia) Stefania?

STEFANIA              Sì...

GIULIANO             Credo che finirò per baciarla...

STEFANIA             Sì?

GIULIANO             A meno che lei non abbia obiezioni.

STEFANIA              Nessuna.

GIULIANO             Allora, io bacio?

STEFANIA              Se lei vuole.. (si baciano)

GIULIANO             Ecco, l'ho baciata!

STEFANIA             Lo so.

GIULIANO             Credo che lo farò molto spesso!

STEFANIA              Anch'io! (si baciano di nuovo)

GIULIANO              E' strano!

STEFANIA              Cosa c'è di strano?

GIULIANO             E' come se tu fossi stata sempre mia moglie

STEFANIA             Caro! (Stefania lo guarda che si avvia allo studio, sulla soglia le lancia un

                                 bacio. Lei risponde. Si affaccia sull'uscio il colonnello Cochet, sempre con

                                 la bocca aperta e il morso. Farfuglia frasi incomprensibili. Il dottore lo spinge

                                 dentro e richiude. Stefania sogna con il suo cactus, sospira, carezza il libro

                                 degli appuntamenti, poi si riscuote. Prende un kleenex e si asciuga una lacrima

                                 di commozione, il telefono squilla)

STEFANIA               Pronto, studio dottor Fochl Non posso prendere appuntamenti perché il dottor

                                 Foch va in vacanza... Provi a ritelefonare tra quindici giorni!  (riattacca, altro

                                 squillo) Pronto, studio del dottor Foch! Come? Il dottore è occupato, vuole

                                 lasciare a me il suo messaggio? Chi parla? Ah, una hostess delle linee aeree

                                 svedesi? E' libera stasera? Attenda un momento. (pensa un po' poi aggiunge) lì

                                 dottore m’incarica di dirle che ormai l'hanno messo ai servizi a terra! Non

                                 capisce? Ecco: il dottor Foch non fa più quel tipo di lavoro! Buongiorno!

                                 (riattacca, squillo) Pronto, studio del dottor Foch. Ah è lei signora Durand?

                                 Temo sia impossibile signora! Il dottore e io partiamo insieme per le vacanze in

                                 Bretagna.. Proprio perché è lei, signora, posso fissarle un appuntamento fra un

                                 mese: mercoledì 19 alle cinque... d'accordo... Inutile ricordarle, signora, che il

                                 dottor Foch è molto puntuale... e che, da stamane, rue Dupont non è più a senso

                                 unico!

FINE

FIORE  DI  CACTUS

3 atti di Barillet e Gredy

(adattamento di R. Lussignoli)

Personaggi:

ANTONIA MARECHAL

IGOR POLANSKI

GIULIANO FOCH

STEFANIA VIGNEAU

LA SIGNORA DURAND

BEBERT CHAMPIGNON

IL COLONNELLO COCHET

LA BIONDA DEL BOTTICELLI

PRIMO ATTO

SCENA PRIMA - L'appartamento di Toinette, a Montmartre. Un monolocale: letto, cucina, fornello, stufa, e qualche mobile da soggiorno. Una parte dà sul bagno, e in fondo una finestra. Sono circa le quattro del mattino. Le luci dell'appartamento sono spente ma una fioca luce penetra dall'esterno, rivelando Toilette distesa sul letto, faccia in giù, priva di conoscenza; la sua testa penzola dal letto. E’ una bella ragazza; porta una seducente camicia da notte corta. Una radiolina su uno scaffale suona ritmi shake. Bussano alla porta.

VOCE DI IGOR      Ehi, là! Mi sentite? Aprite! Aprite! (pausa; entra) Ehi! Qui c'è odore di gas!

                                 (va a chiudere il rubinetto del gas)

TONIA                    (con voce fioca, lamentosa) Giuliano, Giuliano…

IGOR                       (le si avvicina) Non sono Giuliano.

TONIA                    (abbracciandolo, sempre con gli occhi chiusi e con lo stesso tono) Baciami,

                                Giuliano.

IGOR                       (guardandosi attorno) Giuliano, chiunque tu sia, io non c'entro...(la bacia)

TONIA                    (si sveglia; lo guarda; si ritrae di scatto) Ma che sta facendo?

IGOR                       La respirazione artificiale.

TONIA                    Lei mi stava baciando! (toccandosi la testa) Dove sono? Lei chi è..?

IGOR                       Sono quello che abita qui accanto e che ha sentito odore di gas. La porta era

                                aperta.

TONIA                    Gas? Ma sono viva. Oh Dio, che disgrazia! Adesso come faccio? (si butta giù

                                nella posizione di prima)

IGOR                       Si calmi! Meno male che sono entrato! Era più di là che di qua.

TONIA                    Perché è entrato? Perché s’impiccia negli affari degli altri?

IGOR                       Senta, la prossima volta metta fuori un cartello: "Non disturbare!"

TONIA                    (gli lancia un cuscino) Maledetto! Mi ha rovinato tutto!

IGOR                       Se lo vuole sapere: è lei che ha sbagliato tutto. Se si voleva veramente                                

                                 ammazzare doveva mettere la testa dentro la cucina.

TONIA                     Che ne sapevo? Non c’erano le istruzioni.

IGOR                       Perché voleva andarsene all'altro mondo per Giuliano?

TONIA                    Che ne sa lei di Giuliano?

IGOR                       Mi ha chiamato così mentre mi baciava.

TONIA                    Mentre mi baciava?! E dopo, cos’altro ha fatto?

IGOR                       Niente! Non ne ho avuto il tempo.

TONIA                    Così dovrei anche esserle grata. Si può sapere chi è lei?

IGOR                       Mi chiamo Igor Polanski. Piacere!

TONIA                    Piacere, Tonia Maréchal! Russo?

IGOR                       No. Igor è il mio nome. Polanski me lo sono inventato io.

TONIA                   E perché?

IGOR                       Sa... per uno che scrive.

TONIA                    (improvvisamente recupera un po' d'energia) Ah, è lei quello che picchia come

                                 un dannato sulla macchina tutta la notte?!

IGOR                        Senta, meno male che battevo a macchina, se no a quest'ora lei….

TONIA                     Sarei morta, come desideravo! (si butta di nuovo giù sul letto)

IGOR                       Ma come, invece di essere contenta? (si avvicina) Come si chiama?

TONIA                     Tonia.

IGOR                        Tonia. Che le ha fatto questo Giuliano?

TONIA                     Niente.

IGOR                        Qualcosa le deve aver fatto. L'ha piantata? (Tonia scuote la testa) L'ha tradita?

                                 L'ha picchiata? E' un alcolizzato? Uno sfruttatore?

TONIA                     Peggio.E' sposato a vita. Tre bambini.

IGOR                       Oh, cominciamo a vederci chiaro. Allora lei ha scoperto che questo mascalzone

                                di Giuliano….

TONIA                     Non è un mascalzone! E' un dentista, e in gamba anche. Sta ai Champs Elysées.

                                (è strisciata verso il capo del letto per prendere un biglietto da visita; lo porge a

                                Igor) Ecco il suo biglietto.

IGOR                       Dunque, ricapitoliamo. Lei ha scoperto che il dottor Giuliano Foch, chirurgo

                                 odontoiatra, Rue Dupont, Champs Elysées, ha una moglie e tre figli.

TONIA                     Non l'ho scoperto. L'ho sempre saputo. Me l'ha detto lui la prima volta che mi

                                 ha vista. No, mi piace la sincerità. Mi sono innamorata di lui ed è cominciata lo                  

                                 sconforto. I giorni che lui non poteva vedermi. E poi magari arrivava la

                                 telefonata o il telegramma "Stasera impossibile, baci". Ieri sera era il nostro

                                 anniversario, e quando è arrivato il solito fattorino col solito telegramma...

IGOR                        Che anniversario?

TONIA                     Un anno fa ci siamo conosciuti nel mio negozio di dischi a Montparnasse.

                                 Bello, romantico, elegante.

IGOR                        Il negozio?

TONIA                     (guardando com’è vestito lui) No, Giuliano. Niente blue jeans, lui.

IGOR                       Scusi, non sapevo che per il suicidio era di rigore l'abito da sera! (Tonia,

                                contrita, abbassa la testa, in silenzio) Andiamo avanti.

TONIA                    Suona il campanello. “Fattorino!” Ho capito subito. Mi è venuta un'angoscia…

                                Ho capito che la mia vita era sprecata.... Igor, ho ventuno anni!

IGOR                        Se è così, lo sbatta fuori questo Giuliano!

TONIA                    E poi, che faccio?

IGOR                       Se ne trova un altro.

TONIA                    Lei, magari.

IGOR                        Perché no? Possiamo uscire una di queste sere; io conosco un posto...

TONIA                     No, non esco mai coi bambini, li lascio alle tardone.

IGOR                        Ah già, a lei piacciono i matusa.

TONIA                     Sfotti, sfotti… che fa nella vita?

IGOR                       Scrivo commedie.

TONIA                    Di che genere?

IGOR                      Inedite. Non le rappresentano mai.

TONIA                     E come campa?

IGOR                        Non mi ha mai visto alla tele? (pausa) Pubblicità.

TONIA                    (lo fissa; poi) Sì, sì, ora ricordo. Allora lei è un divo?

IGOR                       Non sfotta, lo faccio per la grana. Allora, usciamo una di queste sere?

TONIA                   (improvvisamente) Oh Dio, ma che ore sono?

IGOR                       Le quattro del mattino. Perché?

TONIA                    Mi ha fatto venire in mente che devo andare a lavorare. Come faccio? Non

                                mi reggo in piedi. (dicendo questo salta su, si toglie la vestaglia, si mette nel

                                letto) Vada via, vada via, mi lasci dormire almeno un paio d'ore. (sembra che

                                cada in un sonno profondo; si rialza) No, non ci vado a lavorare. Faccio

                                vacanza. Buona notte.

IGOR                      (uscendo) Buon sonno. Se ha bisogno batta sul muro (batte sul muro) e io corro.

TONIA                    Grazie, Igor.

IGOR                        (spegne la luce) Buona notte. (esce)

TONIA                     (dopo poco si alza di colpo a sedere) La lettera. Oh Dio, la lettera! (va a

                                 picchiare sul muro dove Igor ha picchiato poco prima)  Igor! Igor!

IGOR                        (rientra di corsa e accende la luce)

TONIA                     La mia lettera! Ho imbucato una lettera per Giuliano; gli ho scritto quello che

                                avrei fatto.

IGOR                       E perché l'ha scritta?

TONIA                    Volevo che sapesse del mio suicidio. Igor, deve telefonargli.

IGOR                       Perché non gli telefona lei?

TONIA                    Ho "chiuso" con lui e non voglio dargli la soddisfazione di sentirmi piangere.

                                Poi quello è capace di chiamare la polizia, la squadra mobile, i pompieri.

                                No, deve farmi questo favore.

IGOR                       Ma mi ha preso a cottimo?! (Tonia si chiude su se stessa, con una smorfia)

                                Ok, alle nove in punto.(guardando il biglietto) Sì, ma che gli dico?

TONIA                     Che sono viva.

IGOR                       E basta?

TONIA                     Basta. (si sta appisolando)

IGOR                       Posso andare? Posso stare tranquillo che non ci riprova? Posso battere a

                                macchina? (si avvicina al letto) Eh, questa già dorme. (sbadiglia) Io casco dal

                                sonno e domani... (esce e spegne la luce)

SCENA SECONDA - L'ufficio del dottor Giuliano Foch. Ore nove. Al centro la scrivania di Stefania Vigneau, segretaria assistente del dottor Foch. Sulla sua scrivania c'è una piccola pianta di cactus, oltre al resto. Sulla parete uno stereo acceso. Sullo fondo la porta dello studio dove opera il dottor Foch. Ogni volta che questa porta si apre si vedrà un forte fascio di luce fluorescente. Stefania entra, è il tipo dell'infermiera impeccabile; vestita in uniforme bianca, scarpe col tacco basso, niente trucco. Va verso la scrivania, prende la posta e la scorre rapidamente. Il telefono squilla. Va ad abbassare il volume, poi al telefono. Quando parla la sua voce è tranquillizzante ma impersonale. La sua voce, più la musica, mirano a produrre un'atmosfera che produce nei pazienti un effetto rilassante.

STEFANIA             Pronto! Lo studio del dottor Foch. Sì, signora... Oh. non prima della settimana

                                prossima. (sfoglia il libro degli appuntamenti) Guardi, posso fissarle un    

                                appuntamento per giovedì 27 alle 9 e15 o lunedì 31 alle 17 e 30. Ah, se il dente

                                fa male le conviene giovedì. Allora d'accordo, segno "signora Gosselin, giovedì

                                27 ore 9 e15". Mi permetto di ricordarle che il dottore è molto puntuale. E che

                                Rue Dupont è a senso unico. Buongiorno, signora. (riattacca, si mette gli

                                occhiali e guarda la posta sulla  scrivania. Scorre rapidamente le lettere e una

                                attira la sua attenzione. La guarda con interesse)  Mmmm. Riservata personale.

                                (il telefono squilla) Pronto, studio del dottor Foch. Chi parla? Igor Polanski? Mi

                                dispiace, signor Polanski, non può parlare con il dottore, è occupato. Vuol

                                lasciare un messaggio? (campanello alla porta) Se vuole parlare con lui, provi

                                più tardi. (campanello di nuovo) Mi scusi, devo lasciarla. (riattacca, va alla

                                porta e fa entrare la signora Durand Bénéchel, signora elegante, che entra con

                                la sigaretta accesa)

DURAND               Una caramella! Ma come si fa? Una caramella e tac! Mi cade l'otturazione.

STEFANIA             L'otturazione era provvisoria, signora Durand. Era stata avvertita di non

                                commettere imprudenze.

DURAND                Non potevo rifiutare. Me l'ha offerta il capo di gabinetto del ministro del Ghana.

                                Il dottore dov'è?

STEFANIA             E' nello studio. Ha dato la precedenza ad un altro paziente. Lei tardava.

DURAND                Oh, per un minutino di ritardo.

STEFANIA              (guarda l'orologio) Venti minuti, signora. Vuole accomodarsi in salone, prego?

DURAND                Dica al dottore di sbrigarsi, se no mi salta la mattinata. Jean Louis, il maitre

                                 coiffeur in persona, mi sta aspettando per la messa in piega.

                                

STEFANIA              Signora, i suoi denti sono più importanti della messa in piega.

DURAND                Vedo che lei applica alla lettera questa sua tesi! (e se ne va in salone. Stefania

                                 è colpita; si tocca i capelli, se li aggiusta. Chiude la porta, va alla scrivania e

                                 si siede. Si apre la porta dello studio e si sente la voce di Giuliano)

GIULIANO              Ecco, e adesso sciacquati Bébert. Per oggi basta.  (Giuliano, va alla scrivania,

                                 scrive una nota su un biglietto che si mette in tasca)

STEFANIA              E' arrivata la signora Durand. Ha mangiato una caramella e le è cascata

                                 l'otturazione.

GIULIANO             Le sta bene. Ho finito col signor Champignon. Gli fissi un appuntamento fra

                                 una settimana.

STEFANIA               E per il conto?

GIULIANO               Signorina Vigneau, come faccio? E’ un vecchio amico… provi lei.

STEFANIA              Lo farò con piacere. (entra Bébert Champignon, infilandosi il soprabito)

GIULIANO               Beh, come ti senti?

BEBERT                   (mugugna; poi va a toccare lo stereo)

STEFANIA              (rimprovero) Signor Champignon, non si tocca! E’ un apparecchio

                                 delicatissimo! (lo spegne)

BEBERT                    E che sarà mai? Perché non posso toccare? Sono un cliente, pago come gli

                                  altri.

STEFANIA               Questo è da discutere.

BEBERT                   Giuliano, qui si fanno insinuazioni sul mio conto!

GIULIANO               Beh, come pagatore sei un po' saltuario.

BEBERT                   Dai, che ti rifai sugli altri!

STEFANIA               Dottore, c'è la signora Durand che aspetta.

BEBERT                   Durand? Quale Durand?

GIULIANO               Durand Bénéchol, quella dei succhi di frutta.

BEBERT                   Ecco, spremi quella!

GIULIANO               Shhh! Parla piano.

STEFANIA               Dottore, io intanto vado a preparare di là.

BEBERT                   (uscita, saluta militarmente) Sergente! Quand'è che la cambi? Non ne potevi

                                 prendere una più sexy?

GIULIANO               Senti, prima di tutto io non mischio lo studio col sesso. Per me va bene così: è

                                 brava e mi manda avanti la baracca. La sera se ne va a casa sua, e io dalla mia

                                 ragazza. Tutto organizzato.

BEBERT                   Dalla tua ragazza, hai detto?

GIULIANO               Sì.

BEBERT                 Una sola? Una volta ne avevi una per notte.

GIULIANO               Altri tempi!

BEBERT                   Quante ragazze… ti ricordi Babette?

GIULIANO               Mmm.

BEBERT                   E Josette? Quella che hai messo incinta?

GIULIANO               Mmm.

BEBERT                   E Carlo?

GIULIANO               Carlo?

BEBERT                   Il fratello di Josette. Quello che ti voleva eliminare a rasoiate! (gesto) Ma sei

                                 sempre riuscito a sganciarti. Eri un campione! Adesso ti sei spompato? Sai che

                                 ti dico: mollala fin che sei in tempo!

GIULIANO               (si alza, camminano) Ci ho provato. Ieri sera avevo un appuntamento con Tonia

                                 e l'ho disdetto. Avevo per le mani una svedese bella, alta, una sventola! Sono

                                 andato a casa e…

BEBERT                 (eccitato) E…?

STEFANIA             (entrando) E' pronta. Faccio entrare la signora Durand.

GIULIANO             Arrivo subito. (si avvia verso lo studio)

BEBERT                 Come, mi lasci sul più bello? (si volta e si trova davanti Stefania)

STEFANIA             Continuerete la prossima volta! (apre la porta, entra la signora Durand)

DURAND               Dottor Foch, mi scusi del ritardo.

GIULIANO             (maniere mondane, baciamani) E' perdonata signora, per questa volta. Ma non

                                le perdono i suoi capricci.

DURAND               (accusatrice, a Stefania) Glielo ha detto lei!

STEFANIA             E' mio dovere.

DURAND               Una caramella….

STEFANIA             Ne basta una. Le caramelle, signora, non solo sono le peggiori nemiche dei suoi

                                meravigliosi denti, ma anche della sua splendida linea..

DURAND                Vuole adularmi, dottore? Sapesse come sono così giù di nervi, stamani. Mi

                                 prometta, mi giuri che non mi farà male.

GIULIANO             Ha da lagnarsi della mia mano?

DURAND               Oh no! Anzi! Lo dico sempre a tutte le mie amiche: il dottor Foch ha una

                                mano così delicata! Io le affido la mia bocca ad occhi chiusi.

GIULIANO             Molto gentile signora. Signorina, faccia accomodare la signora. Vengo

                                 subito. (e si siede alla scrivania)

DURAND                (si avvia, poi rivolta a Bebert) Anche lei è un paziente del dottor Foch?

BEBERT                  Sì, lo trovo molto bravo.

DURAND                Ottimo dentista. Però sarebbe stato un irresistibile ginecologo!  (si avvia

                                 nello studio seguita da Stefania)

BEBERT                  Che fai, prendi il forcipe?

GIULIANO             (ridacchiando) Ciao, ci vediamo dopo.

BEBERT                 (afferrandolo) Come, te ne vai così? Com'è andata a finire con la hostess?

GIULIANO             Niente.

BEBERT                 Niente?

GIULIANO             Te l'ho detto: Tonia!

BEBERT                 Ah, sul più bello è arrivata Tonia?

GIULIANO             No. Non ho potuto, ecco! Mi sono alzato e me ne sono andato.

BEBERT                 Addio! Sei già sposato!

GIULIANO             Mi crede già sposato. Appena l'ho conosciuta ho pensato: questa mi mette

                                sotto! Così ho messo le mani avanti; le ho detto subito: ho moglie e tre figli.

BEBERT                 Tre figli, che pennellata! Ah, lo sai che me la sono fatta anch'io la ragazza?

GIULIANO             Complimenti!

BEBERT                 Bella, una super con una carrozzeria... bella, alta, bionda: la Primavera del

                                Botticelli. Belle gambe, due fianchi, un nasino da cerbiatto... due occhi da

                                gazzella...

GIULIANO             E denti da cavalla.

BEBERT                 Da cavalla no, però si accavallano un po', sul davanti… così non sorride mai…

                                Le è venuto il complesso, capisci? Non apre più bocca. Uno strazio!  Sempre con

                                le paturnie!

GIULIANO             Ma non potevi scegliertene un'altra?

STEFANIA             (entra) La signora Durand sta protestando, dottore!

GIULIANO             Mandamela.. però alla prossima, guardale prima i denti!

STEFANIA             (è alla scrivania, ignora Bébert. Lui si avvicina cautamente)

BEBERT                 Scusi sergente, volevo dire signorina Vigneau. Il dottor Foch ha dato ordine di

                                fissare un appuntamento per una signorina mia amica.

STEFANIA             (cercando di levarselo di torno rapidamente, sfoglia il libro) Tra due settimane,

                                allora. Mercoledì 3 alle 8.

BEBERT                 Di sera?

STEFANIA             Di mattina.

BEBERT                 Lei scherza. Io a quell'ora dormo.

STEFANIA             Ma non era per una signorina, scusi?

BEBERT                 Appunto, a quell’ora dormiamo entrambi, insieme.

STEFANIA             (lo guarda con disprezzo) Giovedì 4 alle 17,30: o è troppo presto?

BEBERT                 Proverò a mettere la sveglia. (fa per andare)

STEFANIA             Chi paga la cura?

BEBERT                 Metta pure sul mio conto.

STEFANIA             Signor Champignon, colgo l'occasione per ricordarle che le abbiamo spedito più

                                volte il conto con l'onorario che lei deve al dottore, ma non abbiamo mai avuto

                                il piacere di una sua risposta concreta.

BEBERT                 Le manderò un assegno.

STEFANIA             Possibilmente non a vuoto.

BEBERT                 (gesto di riprovazione) Arrivederla, signorina Vigneau. Non si disturbi, conosco

                                la strada.

(Giuliano entra dallo studio, si volta e parla alla signora Durand, che non vediamo)

GIULIANO              Ecco, signora Durand, resti così per due minuti. Non chiuda la bocca, mi

                                raccomando. (va da Stefania) E’ già arrivato il prossimo?

STEFANIA             Non ancora. E’ tardi, non c’è tempo per uscire a pranzare dottore, e così le ho

                                preparato uno spuntino: panini con pollo e uova sode.

GIULIANO             Ancora?

STEFANIA             So che le piacciono.

GIULIANO             Sì, mi piacciono.

STEFANIA               (gli dà una busta) Ah, questa è per lei. Riservata personale. (Giuliano si

                                 avvicina, prende la lettera, comincia ad aprirla ma senza leggerla) Dottore, ha

                                 telefonato il suo sarto. E' disperato perché non va mai alla prova.

GIULIANO               Ci andrò, ci andrò.

STEFANIA               Dice sempre così. Io non posso andarci per lei. E neanche dal parrucchiere.

                                

GIULIANO               (mentre legge) Sì, sì.

STEFANIA               Scusi se sono un po' petulante ma...

GIULIANO               Oh Dio!

STEFANIA               Dottore, qualcosa che non va?

GIULIANO             (si toglie velocissimamente il camice bianco) Devo uscire!

STEFANIA               E la signora Durand?

GIULIANO               Le ho detto che devo uscire!

STEFANIA               Dottor Foch, la prego, mi spieghi con calma! Che cosa dico ai pazienti?

GIULIANO               Quello che le pare. Inventi. Si arrangi! Oh Dio, spero di non arrivare tardi!

                                 (corre alla porta seguito da Stefania)

STEFANIA              Dottore, quella lettera era di una donna. Se adesso le amichette passano

                                 prima dei clienti...

GIULIANO             (apre la porta e si volta verso di lei) Non mi rompa le scatole!

STEFANIA               Dottore! Non mi ha mai risposto in questo modo!

GIULIANO               Me lo ricordi, così lo farò più spesso! (esce)

STEFANIA               Dottore...(è veramente sconvolta; il telefono squilla, lei risponde) Pronto, studio

                                 del dottor Foch.... No, non c'è. Senta, signor Polanski, se ha un messaggio

                                 urgente per il dottore dica pure a me. Cosa? Tonia è viva? Ma chi è questa

                                 Tonia? Pronto? Pronto? (riattacca. La signora Durand esce dallo studio coperta

                                 da un asciugamano bianco, la bocca imbottita di ovatta e  aperta; parla ma

                                 dalla sua bocca  esce una serie di farfugliamenti)

DURAND                Ma che fine ha fatto il dottore? Non posso mica restare a bocca aperta fino a

                                domani. Che cosa devo fare?

STEFANIA             Oh, non mi rompa le scatole! (siede alla scrivania, la musica esplode; buio)

SCENA TERZA - L'appartamento di Toilette. E’ seduta al tavolino, mangia patatine e sfoglia una rivista. Dal transistor musica ballabile: uno shake.

GIULIANO             (da fuori) Tonia! Tonia! Dove sei? (entra)

TONIA                    (calma, lo guarda) Anche i dentisti fanno visite a domicilio?

GIULIANO             Lo sapevo! Lo sapevo che non l'avresti fatto! (va alla radio e la spegne)

TONIA                    L'ho quasi fatto. Non ti hanno telefonato?

GIULIANO              Chi mi doveva telefonare? Ho ricevuto la lettera!

TONIA                    Ah, l'hai ricevuta.

 

GIULIANO              L'hai mandata perché la ricevessi o no?

TONIA                    Sì, ma quando l'hai ricevuta non volevo più che la ricevessi.

GIULIANO              Ma ti rendi conto! Una giornata piena, lo studio gremito di gente, e tu mi

                                spedisci una lettera in cui mi assicuri che ti ammazzi e poi non lo fai.

TONIA                    Scusami se ti ho deluso.

GIULIANO              Ma no, si dice per dire. Che senso ha? E’ una buffonata.

TONIA                    Anche il nostro amore, Giuliano, è una buffonata. Non c'è posto per me nella

                                tua vita. Ho preso una decisione. Lasciamoci. E’finita.

GIULIANO              Come finita? Perché?

TONIA                    Per me, l'amore è tutto o niente. Non è possibile? Basta. Io voglio un uomo

                                mio, tutto per me!

GIULIANO              Io sono tutto per te.

TONIA                    Una notte sì, quattro no. (va in bagno; gli consegna una valigetta) Ecco, qui

                                c'è il tuo pigiama, le pantofole, il prebarba, il dopobarba, la vestaglia…. Mi pare

                                che ci sia tutto.

GIULIANO              Tonietta…

TONIA                    Niente Tonietta e niente drammi, per favore. (gli porge la valigia)

GIULIANO              Ma è inconcepibile! Senza una ragione! Mi rifiuto. (getta la valigia. Bussano

                                alla porta.)  Chi è adesso! Non si può mai stare un momento in pace! ( va ad

                                aprire e compare Igor con un sacchetto di carta in mano; Tonia va a sedersi) 

IGOR                      Ho portato della frutta per Tonia, e dell'acqua minerale.

GIULIANO             (prende il sacchetto) Grazie.

TONIA                    Chi è? Igor?

IGOR                       Si, sono io. Non sapevo che ci fosse qualcuno.

TONIA                    Non è nessuno. E’ Giuliano. (Giuliano la guarda molto freddamente)

IGOR                      Buon giorno, dottor Foch. Permette, Igor Polanski. (riprende il sacchetto) 

                                Ho proprio parlato un minuto fa con la sua segretaria per telefono.

GIULIANO             Perché, ha mal di denti?

IGOR                       (sorride) No. Volevo soltanto assicurarla che “Tonia era viva”, e di non          

                                 preoccuparsi della lettera. Come va, adesso, Tonia?

TONIA                     Potrebbe andar peggio.

IGOR                        Passerò stasera per assicurarmi che non abbia lasciato aperto il gas.

GIULIANO             (sbalordito) Il gas?

IGOR                       Il gas. (esce)

GIULIANO             (sconvolto, si siede, poi si volta verso Tonia)

GIULIANO              Tonia, sono un mascalzone! Sì! Mascalzone e carogna. Tu hai tentato di

                                suicidarti. Per me! Sono un mascalzone, un assassino, un porco! Al mondo non

                                c'è peggior porco più porco di me.

TONIA                    Non sopravvalutarti. (si alza, gli si avvicina) Tu hai tutti i difetti del mondo,

                                però sei stato sempre sincero. E per questo ti ho amato. Adesso va, torna da tua

                                moglie e dai tuoi bambini. Ti auguro ogni bene.

GIULIANO               Ma no, Tonia. Adesso tutto cambierà.

TONIA                     Sì! Un week-end sulla Loira e poi...

GIULIANO               (si alza, fa alcuni passi) No, Tonia, stavolta non è per un week-end. E' per tutta

                                 la vita. Io ti sposo!

TONIA                     Come, mi sposi?

GIULIANO               Ti sposo, non sai come si fa? Signorina tal dei tali vuole per marito il signor tal

                                 dei tali? Così. Ti sposo.

TONIA                     E tua moglie, dove la metti?

GIULIANO               Mia moglie? Divorzio.

TONIA                     E i tuoi figli?

GIULIANO               Divorzio anche da loro. Sarai la signora Foch: la moglie di Giuliano Foch!

                                 (le va vicino, l'abbraccia, le tiene la testa contro la spalla) La signora Foch.

                                 Chi l'avrebbe detto. Io sposato! (lei alza la testa, sorpresa, lui la rimette

                                 contro la spalla) Sposato con te!

TONIA                     (staccandosi) Giuliano, e che ne sarà di tua moglie?

GIULIANO               Tanti saluti e ciao!

TONIA                     Ah! Così, anche quando ti sarai stancato di me, tanti saluti e ciao?

GIULIANO               Ma tu sei un'altra cosa. Io ti amo. Sai, con mia moglie... in pratica non ho mai

                                 avuto rapporti.

TONIA                     Ah! E i tre figli? Sono venuti per posta?

GIULIANO               Beh, i primi tempi, sai com'è, per cavalleria...(allunga la mano ma lei si ritrae)

                                 Non ti preoccupare di mia moglie.

TONIA                     Sì, bravo, e se rifiuta il divorzio?

GIULIANO               Me lo concederà.

TONIA                    Come fai ad essere così sicuro?

GIULIANO              Vuoi che non conosca mia moglie?

TONIA                    E i bambini? Non è così facile. A me, l'idea di distruggere una famiglia mi

                                angustia. Tre bambini che restano senza padre…

GIULIANO             Tre bambini, tre bambini! Ne faremo degli altri!

TONIA                    Non fare il cinico!  Mi hai sempre parlato della bella tua famigliola. Non ti

                                mancheranno? Non pensi a Pietro? Ha 5 anni!

GIULIANO              Vogliamo cambiare discorso?

TONIA                     Sei un padre snaturato...

GIULIANO              E se.. fosse mia moglie a volere il divorzio?

TONIA                     Oh Dio, ha scoperto tutto?

GIULIANO              No. E' lei che mi vuole lasciare; di comune accordo, capisci?

TONIA                     Ah, beh, se è di comune accordo..non ho niente in contrario a sposarti.

GIULIANO              (l'abbraccia) Sono l'uomo più felice del mondo!

TONIA                     (si ritrae) Però tu devi fare una cosa per me.

GIULIANO              (tenendole mani, in un gesto ampio) Chiedi ed avrai.

TONIA                     Mi piacerebbe incontrarla.

GIULIANO             Chi?

TONIA                    Tua moglie!

GIULIANO             Mia moglie? (arretra. Tonia resta avvinghiata alla sua mano. Lui arretra e

                                 camminando si trascina dietro Tonia)

TONIA                     Sì, vorrei mettere in chiaro alcune cose con lei.

GIULIANO             Lascia perdere, Tonia.

TONIA                    Voglio sia lei ad assicurarmi che vuole lasciarti. Non reggo al pensiero che lei

                                continui a credere che sia stata io a rovinarle il suo matrimonio (si siede)

                                Giuliano, se non le parlo mi porterò per sempre questo peso sulla coscienza.

GIULIANO             (le si avvicina) Ma...

TONIA                    (l'accarezza) Tesoro...(si abbracciano) Me la farai incontrare?

GIULIANO             (in questo momento prometterebbe qualsiasi cosa) Sì, cara, sì. (si baciano)

TONIA                    (molto decisa) Giuliano..

GIULIANO             (voce sognante) Si, Tonietta..

TONIA                     Io voglio incontrarla. Sul serio...

GIULIANO              La incontrerai, sul serio....

SCENA QUARTA - Lo studio del dottor Foch, lo stesso giorno, verso sera. La signorina Vigneau è al suo scrittoio. Un istante dopo la porta dello studio si apre. Giuliano, in camice bianco, esce con un cliente. E' un signore di mezza età, con la rosetta all'occhiello.

COCHET                 (si asciuga la fronte) Non si può affermare che sia stata una seduta di piacere.

GIULIANO             Lei è troppo apprensivo. Appena la tocco si agita.

COCHET                 (guarda Stefania) E' più forte di me. Eppure sono coraggioso! Ho fatto tutte le

                                 guerre senza tremare: Normandia, Algeria, Dien Ben Phu. Io sono il colonnello

                                 Cochet, “Vercingetorige" nella resistenza! Ma quando si tratta di denti....

STEFANIA              Signor colonnello, ho un messaggio da parte della sua signora. La prega di

                                 passare a ritirare la torta gelato al bar Mignon prima che chiuda.

COCHET                 Mi ha preso per un fattorino!

STEFANIA              Poi le raccomanda di essere puntuale a cena perché alla televisione c'è un

                                 magnifico programma che non vuole assolutamente perdere: un trapianto di

                                 rene in diretta.

COCHET                 Che meraviglia! Me ne andrò subito a letto.

STEFANIA              Non credo, colonnello. La sua signora ha aggiunto di non portare la macchina

                                 in garage perché alla fine del programma dovrà riaccompagnare a casa sua

                                 suocera.

COCHET                 (abbattuto) Bella vita la vita matrimoniale! Beati voi scapoli! Non sapete la

                                 fortuna che avete! (si gira verso Stefania) Signorina Vigneau, questo

                                 naturalmente non era per lei.

STEFANIA             Oh, si figuri, signor Cochet: io sono una zitella impenitente.

COCHET                 Questa sì che è una perdita per noialtri uomini. E' libera, signorina, una di

                                 queste sere per una cenetta?

STEFANIA              Signor Cochet, un uomo sposato cena in famiglia.

COCHET                 Oh, che idee antiquate! Pensare che è così simpatica. Come si chiama di nome?

STEFANIA             "Stefania", nella resistenza.

COCHET                 (ammutolito, esce senza salutare)

GIULIANO             Che giornata oggi!

STEFANIA              (fredda, sostenuta) Lo dice a me.

GIULIANO              Com’è andata con la signora Durand stamattina?

STEFANIA              (c.s.) Me la sono cavata. A momenti ci lasciavo le penne. Faceva fuoco e

                                 fiamme. Ho inventato una storia! Sua madre, dottore, era stata punta da una

                                 mosca tze-tze. Poi ho seminato gli altri pazienti nei prossimi giorni.

GIULIANO               Perfetta, come sempre! Qualunque cosa succeda so che posso sempre contare

                                 su di lei, signorina Vigneau.

STEFANIA               (c.s.) Grazie, dottore. Se non ha più bisogno di me... (fa per uscire)

GIULIANO             Signorina Vigneau… mi dispiace per lo scatto di stamattina.

STEFANIA             (c.s.) Oh, non fa niente. Piuttosto, ha risolto tutti i suoi problemi?

GIULIANO             Quasi.

STEFANIA             (c.s.) Molto meglio. Buona sera. (fa per andare)

GIULIANO             Signorina Vigneau… ha molta fretta stasera? Vorrei fare quattro chiacchiere

                                 con lei.

STEFANIA              (stupita) Quattro chiacchiere? Con me? (siede lentamente alla scrivania)

GIULIANO             Sì, credo che fra di noi si potrebbe, ogni tanto, parlare anche di cose non

                                 necessariamente attinenti al lavoro d'ufficio. Vede, noi due lavoriamo insieme            

                                 da anni, e tutt'a un tratto mi accorgo che so pochissimo di lei. Lei di me sa

                                 tutto, dall' A alla Z...

STEFANIA             Magari saltando qualche lettera...

GIULIANO             Quando esce di qui, che fa? Avrà una vita sua, no? Chi è lei, signorina Vigneau?

STEFANIA              Che cosa posso dirle? Non so da dove cominciare. Mi pare così strano….

                                 (Stefania pensa un poco, poi comincia a parlare lentamente, quasi sognante,

                                 come se stesse passando in rassegna la sua vita brano per brano) Abito a porta

                                 Champerret…

GIULIANO               (tempestivo) Sola?

STEFANIA              Sì, cioè no. Con mia madre. Abbiamo tre stanze e mezza, contando il salotto. Lì

                                 abbiamo sistemato il televisore così la sera ci riforniamo di notizie. (silenzio.

                                 Nel frattempo Giuliano la osserva attentamente)

GIULIANO             E dopo il telegiornale?

STEFANIA              Mia madre continua a guardare la televisione, io invece leggo. Leggo molto;

                                storia, viaggi, biografie, animali...

GIULIANO             Tutte le sere?

STEFANIA             No. Qualche volta monto sulla mia due cavalli, con Frida.

GIULIANO             La cavalla?

STEFANIA              No, la mia cagnetta. Che festa mi fa quando la porto a spasso in macchina!

                                 Oppure vado da mia sorella. Giochiamo a canasta, con mio cognato. Hanno due

                                 bambini, due amori. Il giorno di libertà faccio la zia: li porto fuori: ai giardini,

                                 allo zoo, o al cinema.

GIULIANO             Una famiglia molto unita. Ma durante le vacanze, che fa?

STEFANIA               Ah, in vacanza è tutto diverso! Mi trasformo. Un paio di calzonacci, sandali,

                                 prendo il mio trabiccolo, faccio il pieno e via!

GIULIANO              Sola?

STEFANIA               No, con la mamma; non mi lascia mai. Mia madre è simpatica, una vecchietta

                                 sempre allegra, e le piace viaggiare. Naturalmente ci portiamo anche Frida.

GIULIANO             Signorina Vigneau, lei mi ha fatto una stupenda  descrizione della sua famiglia,

                                ma lei.. lei.. (è in difficoltà, cerca le parole) voglio dire.. la sua vita intima..

                                diciamo… come donna..

STEFANIA             (calma) Gli uomini? Il sesso?

GIULIANO             Sì, ecco.. non vorrei sembrarle.. indiscreto, ma... (una risatina imbarazzata)

STEFANIA              Niente uomini, per il momento, nella mia vita.

GIULIANO             Per il momento. Dal che posso dedurne che..

STEFANIA             Ce ne sono stati? Beh, dottore, non sono Caterina di Russia, ma la mia brava

                                esperienza l'ho fatta. Sono stata perfino innamorata, una volta!

GIULIANO             Lei?!

STEFANIA             Non si direbbe, eh? Eppure sì. E' durata tre anni ma poi... lui era sposato.

GIULIANO             Anche lui?

STEFANIA              Come anche lui?

GIULIANO             Niente. Associazione d’idee.

STEFANIA             Un agronomo, uomo simpatico, colto. Si vede che attiro gli uomini sposati.

                                 Dottore, lei mi ha fatto parlare, parlare, …chissà come l'avrò annoiata.

                                 Vado, la cena si fredda. (fa di nuovo per andare)

GIULIANO             Signorina Vigneau…

STEFANIA             Dottore?

GIULIANO             Non sa quanto piacere mi ha fatto questo scambio d’idee così franco. Lei è

                                 una donna veramente generosa, coraggiosa… Sento che in una situazione

                                d’emergenza potrei veramente contare su di lei.

STEFANIA             (molto sinceramente) Lei sa che può fidarsi di me. Cosa c’è? Mi dica dottore, se

                                 posso... (lui la guarda negli occhi un momento,  poi se ne va, lentamente.

                                Stefania lo guarda intensamente; le ginocchia le si piegano in avanti)

GIULIANO             Ho urgente bisogno di... di una moglie.. Cerco disperatamente moglie..(alla

                                 parola” moglie” la sedia di Stefania scivola sotto di lei; si rialza e si riprende)

STEFANIA             Una moglie, dottore, io... (è confusa; si sistema gli occhiali, i capelli)

GIULIANO             (improvvisamente capisce quel che lei sta pensando) Oh, no, intendiamoci:

                                 non vorrei che lei mi fraintendesse...

STEFANIA              Io.. questo non me lo sarei mai aspettato... io.. moglie!

GIULIANO             Una moglie temporanea, s’intende... per quindici o venti minuti..

STEFANIA              Quindici o venti...

GIULIANO             (si siede) Mi sto spiegando in modo confuso. Ecco: signorina Vigneau, ho

                                 urgente bisogno di una donna che reciti la parte di mia moglie.

STEFANIA             (s’irrigidisce di colpo) E questa dovrei essere io?

GIULIANO             Solo se lei acconsentisse. Questo non implicherebbe nessun… impegno da parte

                                sua. Si tratterebbe solo di dire ad una certa persona che lei vuole il divorzio.

                                Vede, signorina Vigneau, ho deciso di sposarmi.

STEFANIA             (in fretta) Auguri.

GIULIANO             Grazie. La ragazza che voglio sposare.. si chiama Tonia Maréchal... Mi crede

                                già sposato.

STEFANIA             (ironica) E come mai?

GIULIANO             Ho avuto le mie ragioni per dirglielo. Il tempo ristabilirà la verità, ma ora come

                                 ora devo assolutamente pescare una moglie.

STEFANIA              Senta dottore, ora come ora smetta con la pesca, e dica la verità alla ragazza.

                                 Buona notte. (fa per andare)

GIULIANO             Ma non glielo posso dire adesso.. succederebbe una catastrofe! Tonia non vuole

                                 sposarmi se prima non ha parlato a mia moglie. Non vuole rovinare una

                                 famiglia, capisce?  Che anima delicata...

STEFANIA              Euh!

GIULIANO               (va alla scrivania e scrive l'indirizzo su un notes) Tonia lavora in questo

                                  negozio di dischi. Basterebbe che lei andasse a trovarla, e..

STEFANIA             Io odio la menzogna, dottore.

GIULIANO             Mai quanto me, signorina Vigneau! Ma non so come uscire da questo vicolo

                                 cieco. Le chiedo un piccolo sacrificio. (le tende le mani) Signorina Vigneau, la

                                 mia felicità è nelle sue mani.

STEFANIA              Dottore, da anni lei ha affidato nelle mie mani soltanto i suoi strumenti e il

                                 suo libro d'appuntamenti. Finora alla sua felicità ci ha pensato da sé, senza

                                 bisogno di nessun aiuto da parte mia. Adesso lei vorrebbe coinvolgermi, ed in

                                 questo modo disgustoso. Mi ha strappato delle confidenze solo per cercare                                         

                                 di… (è presa dall’emozione; prende un kleenex e si soffia il naso)  Oh! Quello

                                 che lei ha fatto, dottore, è poco bello, veramente poco bello. Anzi, direi

                                disgustoso... (e se ne esce, correndo e piangendo)

SCENA QUlNTA - Un negozio di dischi. Qualche giorno dopo, un pomeriggio. Toinette è su una scaletta. Sta mettendo a posto dei dischi negli scaffali. Musica di fondo. Dopo un istante entra la signorina Vigneau. Elegante, cappello, guanti, una borsa intonata. Appena entra sogguarda Tonia. Dopo un po’ di tempo, Tonia si accorge della sua presenza)

TONIA                    (dalla scala) Posso esserle utile, signora?

STEFANIA             (snob) Veramente sono entrata così, per dare un'occhiata.

TONIA                    Faccia pure. Se ha bisogno mi chiami.

STEFANIA             Ho sentito parlare di una nuova esecuzione del... (cerca qualcosa da dire)

                                quarto concerto di Ciaikowskij. Ce l'ha?

TONIA                    Ciaikowskii... per il momento no ma posso mandarglielo a casa.

STEFANIA              Sia gentile. Mio marito, credo, ha un conto qui. Può mandarlo addirittura al

                                 nostro indirizzo. Dottor Foch, vuol vedere? Dottor Giuliano Foch.

 TONIA                    (sentendo il nome di Giuliano lascia cadere i dischi; scendendo dalla scala) 

                                 Lei!

STEFANIA              (annuisce) Io.

TONIA                     Non è venuta per Ciaikowskij.

STEFANIA              No, signorina Maréchal.

TONIA                     Mi chiami pure Tonia.

STEFANIA              Grazie, Tonia... il dottor Foch mi ha comunicato che lei aveva espresso il

                                 desiderio di vedermi. Eccomi qua. (si siede)

TONIA                     (dopo un momento) Ma... le ha parlato dei suoi... dei nostri progetti?

STEFANIA              Allude al divorzio? Sì, certo. I rapporti fra me e il dottore sono diventati

                                 impossibili.

TONIA                     Ah! Come sono felice. Lei mi toglie un peso dal cuore. Sa, non volevo essere

                                 proprio io la causa del vostro divorzio. Volevo che lei lo sapesse. Non rubo i

                                 mariti delle altre.

STEFANIA              (si alza) Vorrei farle una domanda, Tonia.

TONIA                     Può farmi qualsiasi domanda.

STAEFANIA           E' proprio sicura di amare veramente Giuliano?

TONIA                     No, questa è una domanda che non doveva farmi!

STEFANIA              Ma l'ho fatta. Mi scusi. Pazienza. Volevo solo sapere: gli vuol bene?

TONIA                     Tanto. Troppo! Alla follia!

STEFANIA              Oggi, quando il suo amore è ancora giovane. Lei è giovane. Non vorrei che

                                 questa esperienza finisse in modo doloroso, tragico per lui.

TONIA                     Capisco; lei parla così sapendo che quell'uomo è appena uscito da.. un

                                 matrimonio disastroso!

STEFANIA              Non tanto, mia cara. Non dimentichi che il nostro matrimonio è durato dieci

                                 anni, e qualunque cosa sia successo, oggi ci lasciamo col più profondo

                                 rispetto.Non è stato semplice vivere col dottore: curarlo, accudirlo perché,

                                 professione a parte, dove indiscutibilmente è un uomo di grande valore,

                                 Giuliano è un uomo vulnerabile, fragile. A volte si comporta come un

                                 bambino capriccioso, da prendersi a sculaccioni!

TONIA                     Sì, ma un bambino adorabile, lo ammetta.

STEFANIA              Vedo che lei l'ama davvero. Bene. Ora che ha saputo quello che voleva sapere,

                                 sarà bene che me ne vada. Ho da fare ancora un po' di shopping. (tende la mano

                                 a Tonia, che la prende) Le auguro di avere fortuna, più fortuna di me, con

                                 Giuliano (si avvia)

TONIA                    Signora Foch.. (Stefania si volta) E lei.. che farà, lei?

STEFANIA              Io? Sparirò. Sa com’è nei romanzi? Si avviò sulla lunga strada bianca finché

                                 divenne un puntino nero all'orizzonte, poi… scomparve.

TONIA                     Beh, appunto…sì, vorrei essere sicura che lei desidera veramente diventare

                                 quel puntino nero.

STEFANIA              Stia tranquilla. Le scriverò per annunciarle che tutto va bene. (si avvia)

TONIA                    (la ferma) Signora Foch, e i bambini? Chi lo dirà ai bambini?

STEFANIA             (fulminata; Giuliano non le ha parlato dei bambini) I bambini. I bambini.…..

TONIA                    Capisco che sarà una pena spiegare una cosa tanto terribile a quelle tre povere

                                creature.

STEFANIA              (si riprende) Tre! Già, qualcuno dovrà pur dirglielo a quelle tre povere creature!

                                (pensa rapidamente) Lo farò io. Mio marito in queste cose è di un incapace...

TONIA                    Come la prenderanno?

STEFANIA             Si abitueranno. Anzi, finalmente potrò essere per loro una vera madre. Sa,

                                finora ho dedicato tutto il mio tempo al padre, gli sono stata vicino,

                                l'ho aiutato nel suo lavoro…. (si riprende) Ha una segretaria, ma...

TONIA                    La signorina Vigneau. Brava, vero?

STEFANIA              Straordinaria. Ma non so se la signorina Vigneau resterà.

TONIA                    Poco danno: una vecchia zitella inacidita.

STEFANIA              Non tanto..

TONIA                    Innamorata pazza del padrone, scommetto.

STEFANIA             Glie l'ha detto Giuliano?

TONIA                     No, è un’idea mia. Lei è stata mai gelosa della signorina Vigneau? (parte la

                                 musica)

STEFANIA               No, a lei non ho pensato. Sa, una donna che sposa il dottor Foch è meglio che

                                 dimentichi la gelosia, altrimenti finisce al manicomio. Sapesse quante ne ho

                                 viste! Oh, mi scusi, forse non dovevo dire questo proprio a lei.

TONIA                     Oh, non si preoccupi. D'altra parte, è scusabile… poverino, con un matrimonio

                                 così disastroso..

STEFANIA               Insiste, vedo. Ora devo andare.

TONIA                     (la ferma) Signora Foch, lei mi ha fatto una domanda. Adesso posso farne una

                                 io? E' sicura, lei, di non essere ancora innamorata di Giuliano?

STEFANIA               (a poco a poco si lascia andare ad una serie di ricordi dove realtà e  fantasia

                                 si mescolano. Parla per l'immaginaria signora Foch e per sé) Sicura? Certo

                                 che ne sono sicura. Ma non è così semplice. Come si fa a lasciare un uomo col

                                 quale si è vissuto dieci anni, senza una punta di malinconia? L'uomo col quale

                                 hai, bene o male, condiviso gioie e dolori di tutti i giorni.. l'appuntamento col

                                 sarto o col parrucchiere.. per anni gli hai fatto i panini..(si sveglia) è ghiotto di

                                 panini col pollo e uova sode, se lo ricordi! (come prima) Per anni gli hai

                                 comprato camicie, fazzoletti, calzini... l'hai sostenuto, incoraggiato, pensato

                                 sempre a lui.. un uomo che era tutto tuo.. diciamo quasi tutto (improvvisamente

                                 si accorge di uscire dal seminato)  Sto dicendo cose un po' sconclusionate... mi

                                 scusi se mi son lasciata andare… (la butta sullo scherzo) Sarà colpa di questa

                                 musica. Cos'è?

TONIA                     (coinvolta dal monologo di Stefania, si riprende anche lei) Questa... ah, è

                                 Albinoni. L'adagio di Albinoni.

STEFANIA              Che bello. Mi piacerebbe averlo. Lo compro subito.

TONIA                     Ne ho una copia qui. (sale rapidamente la  scala e tira fuori il disco. Stefania

                                 va al banco) Lo metto in conto al dottor Foch?

STEFANIA              No. Sarà meglio che cominci ad abituarmi a pagare di tasca mia.

TONIA                     (gentile e materna) Le faccio lo stesso sconto del dottor Foch: dieci per cento.

STEFANIA              Troppo gentile.

TONIA                     Almeno questo. Sono diciotto franchi. (infila il disco in una busta, Stefania

                                 le porge i soldi) E grazie.

STEFANIA              Sono io che la ringrazio. Stavolta devo proprio lasciarla. (mentre sta uscendo…)

TONIA                    (la ferma un'altra volta) Signora Foch.

STEFANIA              Sì..

TONIA                     Permetta che le dica il piacere che mi ha fatto conoscerla. Ho molta simpatia

                                 per lei. E' una donna veramente ammirevole.

STEFANIA               La ringrazio. Aveva ragione Giuliano: lei è deliziosa. (se ne va, Tonia la 

                                 guarda uscire)

SCENA SESTA - La stanza di Tonia. Sera dello stesso giorno. Le luci sono spente, entra Giuliano con in mano un mazzo di fiori)

GIULIANO             Passerotto? E' in casa il mio passerotto?

(nessuno risponde; accende la luce, cerca qualcosa in cui mettere i fiori, li ficca in una caffettiera. La porta si apre per metà. Igor mette dentro la testa)

IGOR                       Ehilà! Sono io! Chiuda gli occhi perché non sono guardabile! (entra: è

                                completamente nudo, tranne un asciugamano intorno ai fianchi) Volevo solo

                                sapere se.. (si ferma di colpo vedendo Giuliano. Si guardano per un momento)

                                Mi scusi, credevo che fosse rientrata Tonia.

GIULIANO             (gelido) In cosa posso esserle utile?

IGOR                       Ero venuto a riprendermi il mio rasoio.

GIULIANO             E perché dovrebbe essere qui il suo rasoio?

IGOR                       L'ho prestato a Tonia stamattina; voleva radersi le gambe.

GIULIANO             E non poteva usare il mio rasoio elettrico? Funziona, mi pare.

IGOR                       Dice che le fa venire la pelle d'oca.

GIULIANO             E lei si presenta così?

IGOR                       Devo mettermi il frac per farmi la barba!? Senta, sono venuto solo a riprendermi

                                 il rasoio. Ho un appuntamento e devo farmi la barba. Scusi il disturbo.

GIULIANO             Lasci perdere il disturbo. Lei mi deve spiegare come mai si permette di entrare

                                 nudo in casa della mia fidanzata!

IGOR                       Fidanzata! Ma mi faccia il piacere!

GIULIANO             Per sua informazione Tonia e io ci sposiamo.

IGOR                      (non se l'aspettava) Ah! Questo Tonia non me l'ha detto.

TONIA                    (entra) Oh, Igor! Che bell'asciugamano! E’ nuovo?

IGOR                       (con malumore) Ho saputo la gran notizia. Auguri!

TONIA                    (guarda Giuliano) Sì, campa cavallo. Deve ancora divorziare.

IGOR                       Ah! Deve ancora divorziare!

GIULIANO             Beh, è solo questione di tempo.Tonia, il signore è venuto a riprendersi il suo

                                 rasoio. Glielo vuoi dare, per favore, in modo che possa andarsene?

TONIA                    Igor, scusa, me n'ero dimenticata. (va in bagno)

IGOR                      (ironico) Sicché non abbiamo ancora il divorzio?

GIULIANO             Ah, se potessi averla cinque minuti sotto il mio trapano.

TONIA                    (rientra) Niente da fare, non lo trovo. Ti presto il rasoio elettrico di Giuliano.           

                                 (glielo dà)

IGOR                       (lo prende. A Giuliano) Stia tranquillo che non glie lo rompo. (gli casca di

                                 mano e va a terra; lo raccatta) Speriamo che funzioni ancora. Questo è il guaio

                                 dei rasoi elettrici! (esce)

GIULIANO               (acido) Fuori! (a Tonia) Giacché c'eri gli potevi prestare anche il mio spazzolino

                                 da denti! A quest'ora si torna? Dove sei stata?

TONIA                     Ho avuto una visita in negozio. Tua moglie.

GIULIANO               (sorpreso) Ah, è venuta?

TONIA                     L'hai mandata tu.

GIULIANO             Sì, prima non voleva venire, poi si è decisa. Beh, com'è andata?

TONIA                     E' stata magnifica!Una donna veramente squisita. Giuliano, tu mi hai detto una

                                 bugia.

GIULIANO               (spaventato) lo? No. Giuro. Che bugia? Nego tutto nella maniera più assoluta.

TONIA                     Forse non era una bugia, o forse non te ne sei neanche accorto. Giuliano, tesoro,

                                 tua moglie ti ama ancora.

GIULIANO              (dopo un silenzio sbalordito) Come hai detto? Ripeti per favore?

TONIA                     Ho detto che tua moglie ti ama ancora.

GIULIANO              Ma ti ha detto o no che vuole il divorzio?

TONIA                     Lo vuole.

GIULIANO              (soddisfatto) Oooh!

TONIA                     Oh, lei direbbe qualsiasi cosa per farti piacere; è innamorata pazza di te; si

                                 butterebbe nel fuoco per te.

GIULIANO               (la prende per le braccia e la mette a sedere su una sedia) Tonia, ragioniamo

                                 con calma. Che cosa, esattamente, ti ha detto quella deficiente.... mia moglie?

TONIA                     Non è tanto quello che ha detto, ma quello che non ha detto.

GIULIANO             Mi fai il favore di ripetermi parola per parola quello che non ti ha detto?

TONIA                     Come si fa! E’ difficile.. certe espressioni, certi gesti.. per esempio, quando

                                 parlava delle tue camicie, era straziante. O dei tuoi fazzoletti, del tuo sarto, del

                                 parrucchiere. Mi ha commosso.E quando ha raccontato dei panini che ti faceva

                                 col pollo e le uova sode, mi ha fatto venire le lacrime agli occhi.

GIULIANO             Ah, si è pure vantata di quei panini schifosi?

TONIA                     Non se n’è vantata. Ha detto solo che te li faceva, e da come lo diceva, deve

                                 farli con molto amore.

GIULIANO             Con molta maionese, li fa.

TONIA                     Giuliano, sei cattivo con quella poveretta! Ma come, quella santa donna parla

                                 di te senza nessun rancore…

GIULIANO             La santa donna. La povera donna! Senti, io ho mantenuto la promessa. Volevi

                                 parlarle, ti ci ho fatto parlare. E adesso..

TONIA                    (soprapensiero) E' stato uno sbaglio incontrarla. Adesso che l'ho vista, mi fa

                                 tenerezza. Vorrei, che so, proteggerla. Specie quando l'ho vista coi bambini...

GIULIANO             (sorpreso) I bambini? Ti ha portato i bambini? Non è possibile; saranno stati i

                                 suoi nipoti…

TONIA                    Ma che nipoti: li ho visti! Erano i tuoi, vuoi che non li riconosca? Specialmente

                                la più grande, è incredibile come ti somiglia. Quanti anni ha Virginia?

GIULIANO             Virginia?… Ah, Virginia, come no! Quanti anni ha? Dunque, vediamo, adesso

                                 ne avrà… (guarda l'orologio)

TONIA                    Mi hai detto che ne aveva otto.

GIULIANO             E, se ti ho detto otto saranno otto.

TONIA                    Ma perché, mi domando, gli uomini non sanno mai l'età dei loro figli! Giuliano,

                                ho visto quella bambina: ha per lo meno undici anni, se non dodici.

GIULIANO             Hai ragione! Virginia ne ha undici quasi dodici.

TONIA                    Questa me la spieghi, visto che siete sposati solo da dieci anni. (Giuliano è

                                 interdetto) Su, Giuliano, avanti, sputa il rospo. Fuori la verità. E non dire bugie.

GIULIANO             E' una cosa un po' delicata, per questo la teniamo nascosta. La verità è che…

                                Virginia è una bambina prematura.

TONIA                    Come, prematura?

GIULIANO             E' nata in anticipo.

TONIA                    Di cinque mesi?

GIULIANO             No! Prima è nata lei, poi ci siamo sposati noi!

TONIA                    Lo sapevo. Eh, l'intuizione femminile! Tutto quadra! (Giuliano la guarda

                                 fisso, sempre più stupito) Poveretta, anche una figlia prima del matrimonio.

                                Chissà con quale passione ti si è data. Altro che matrimonio combinato!

                                Questo è un matrimonio d'amore! Come deve averti amato quella donna…

GIULIANO             Sì, una grande amatrice!

TONIA                    E ti ama ancora!

GIULIANO             Ma fammi il piacere..

TONIA                    No no, mi sentirei troppo in colpa se ad una donna simile noi...

GIULIANO             (interrompe con rabbia) Tonia! Non ti è mai passato per la testa che il divorzio

                                 potrebbe fare comodo anche a lei?

TONIA                    E per quale ragione?

GIULIANO             E' tanto facile! Ci vuole tanto? Eh, andiamo, un po' di fantasia! (è a corto di

                                 idee e fa lo sbruffone) Eh! (improvvisamente) Un altro uomo. (si siede

                                 soddisfatto, la trovata gli sembra buona)

TONIA                    Lei, un altro uomo? Non ci credo.

GIULIANO             Tonia, non ti direi mai una cosa simile se non fosse vera.. Sai quanto costa al

                                 mio onore questa rivelazione.

TONIA                    (lo fissa) Ti credo. (con un tono più scherzoso) Beh, poi perché non dovrebbe

                                 avere l'amico? Tu non hai l'amante?  (fa l'imitazione di una donna fatale, si

                                 stende voluttuosamente sul letto) E poi, dopo tutto, doveva essere ben scema a

                                 non cercarsene uno! (va verso di lui e lo abbraccia alle spalle) Cosicché ha un

                                 amante. Sapessi come mi diverte saperti cornuto!

GIULIANO             Se diverte te, guarda, diverte anche me.

TONIA                    Ma è meglio così, capisci? Tu le hai messe a lei, lei le ha messe a te: siete pari.

                                Dici che la sposerà?

GIULIANO             Che ne so. Forse. Senti, sapessi quanto poco me ne importa…

TONIA                     Come, non t’importa. Sarebbe simpatico invece da parte tua cercare di sapere,

                                 indagare. Chi è? Che fa?

GIULIANO             Non lo conosco e non voglio conoscerlo.

TONIA                    Hai dei pregiudizi? Non fare il borghese! Dato che tu e tua moglie siete                                         

                                 rimasti buoni amici, non devi farle fare una sciocchezza. Magari non è il tipo

                                 per lei.

GIULIANO             Come sarebbe a dire: non è il tipo per lei; se l'è scelto lei!

TONIA                    Ma può aver scelto male, in un momento di smarrimento… Quell’uomo

                                potrebbe maltrattarla, seviziarla, e tu? Giuliano: può diventare il padre dei tuoi

                                figli, non puoi disinteressartene! Devi fare qualcosa, Giuliano; devi sapere chi è:

                                voglio sapere chi è!

GIULIANO            Cosa!? No, no, no!

TONIA                    (scende dal letto) Bene, se tu non vuoi, lo faccio io.. Tanto ormai la conosco.

                                Le telefono. (va verso il telefono)

GIULIANO             No, che fai? Ti proibisco! Prometti che non farai mai una cosa simile! Prometti!

TONIA                    E va bene. (Giuliano ha un'espressione di sollievo) Ma se vuoi che noi due

                                siamo felici….

GIULIANO             No, no, no, no, questo no! No e poi no! (picchia contro il muro della stanza

                                 di Igor. Igor si precipita dentro, sempre con l'asciugamano ai lombi, e con il

                                 rasoio elettrico in mano)

IGOR                       Tonia, qualcosa non va?

GIULIANO             Voi? No! No! No!

SCENA SETTIMA - Studio del dottor Foch, il giorno dopo. Sentiamo nel buio la voce di Stefania mentre la luce sale lentamente.

STEFANIA             No, no, no, no, no, no! (luce piena sull'ultimo no. Vediamo Stefania seduta

                                alla scrivania; Giuliano è in piedi vicino a lei e si abbottona il camice)

GIULIANO              Ma che cosa le chiedo in fondo? Una sciocchezza! Si tratta solo di trovare

                                uno che si presti a...

STEFANIA             (forte) No!

GIULIANO             Mi ascolti...

DURAND                (dallo studio, strilla) Ahhhh!

GIULIANO               (verso la porta) Vengo subito da lei, signora Durand! Rimanga a bocca aperta.

                                 Mi raccomando. Ecco, così. (torna da Stefania) Signorina Vigneau, forse sono

                                 stato troppo precipitoso nel presentarle la faccenda. Ora mi sbrigo con la

                                 signora Durand, poi le spiego tutto con calma.

STEFANIA              Non mi spiega niente e non voglio sapere più niente! Per le sue oscene

                                 proposte si rivolga ad un'altra. Ne ho abbastanza di essere coinvolta in fatti che

                                 non mi riguardano e non voglio più sentire parlare delle sue losche faccende!

GIUUANO               Ma che ha stamattina? E' intrattabile. E' spinosa peggio del suo cactus. (si

                                 avvia nello studio)

STEFANIA              Io e il mio cactus siamo pronti a rassegnare immediatamente le dimissioni,

                                 se necessario!(Giuliano entra nello studio) Guarda un po' che roba! Uno di

                                 questi giorni lo mando a quel paese. (parla al cactus) Vedrai se non lo faccio!

(campanello, va alla porta; è Bebert che entra con la faccia gonfia)

STEFANIA               Che vuole lei? E' venuto a pagare il conto?

BEBERT                   Mi è caduta l'otturazione.

STEFANIA               E allora?

BEBERT                   C'è il dottore?

STEFANIA               Il dottore è impegnatissimo. Riceve solo per appuntamento.

BEBERT                   Sono venuto all'ora di pranzo…

STEFANIA               Non pranziamo! Il dottore non ha il tempo di pranzare.

BEBERT                   Senta, io aspetto.

STEFANIA             Aspetti di là allora. Qui ho da fare. (lo manda in sala d'aspetto)

BEBERT                  (uscendo) Ma questa è peggio della Gestapo!

GIULIANO              (entrando con la signora Durand) Sono desolato per averle fatto un po' male.

DURAND                E' la prima volta; come mai? La vedo stanco, nervoso, ha certe occhiaie. Voi

                                scapoli vi strapazzate troppo.

GIULIANO              Io? Io faccio una vita regolatissima: dalle nove di mattina alle nove di sera, qui!

                                Vero, signorina Vigneau? Dopo, stanco morto qual sono, dove vuole che vada?

                                 A letto.

DURAND                 Appunto, a letto! (Giuliano la guarda male) Non si affatichi troppo! Sa che

                                 ho comprato una nuova casa? Un attico sul Bois de Boulogne. Pace, e tanta

                                 clorofilla. Niente sensi unici, niente problemi di parcheggio; non è come venire

                                 qui. Oggi, poi, mio marito si è preso lo chaffeur e ho dovuto guidare io; ho

                                 trovato posto solo sulle strisce. Mi costerà un'altra contravvenzione!

                                 Arrivederci, dottore; (occhieggiando) c'è anche una bella camera per gli ospiti..

                                 un letto comodo... l'ideale per una settimana di riposo.. ci pensi, dottore...(esce)

GIULIANO               (rivolto a Stefania) Adesso mi stia a sentire.

STEFANIA               Stia a sentire me! Lei mi ha chiesto di fare la parte di sua moglie. Una                          

                                 commedia ridicola e umiliante, ma l'ho fatta. E l'ho fatta benissimo.

GIULIANO             Malissimo, invece. Tant'è vero che adesso Tonia è convinta che lei è innamorata

                                 pazza di me!

STEFANIA             Io, innamorata di lei?

GIULIANO             Non lei lei, lei mia moglie!

STEFANIA             Chi le ha messo in testa una sciocchezza simile?

GIULIANO             Lei!

STEFANIA              (si alza, va verso Giuliano) Io? E’ una calunnia! Il mio comportamento è stato

                                 irreprensibile. Sono stata una moglie dignitosa, seria, forse un po' ferita

                                 nell’orgoglio, ma non innamorata e favorevolissima al divorzio! Non ho detto

                                 niente che possa aver dato a Tonia l'impressione….

GIULIANO             (la interrompe) Non è quello che ha detto, ma quello che non ha detto! Che

                                 bisogno c’era di parlarle delle mie camicie? Dei miei calzini, e di quei suoi

                                 maledetti panini col pollo e le uova sode?

STEFANIA             Avevo il dovere di rendere la cosa più verosimile possibile! Il divorzio è una

                                cosa seria, specialmente quando ci sono di mezzo dei bambini.

GIULIANO             A proposito di bambini!

STEFANIA             Dei quali, tra l'altro, lei non me ne aveva nemmeno parlato!

GIULIANO             Da dove sono saltati fuori quei bambini che si è trascinata dalla mia fidanzata?

                                 Dove li ha affittati?

STEFANIA             Dalla “sua fidanzata”, prego, ci sono andata sola!

GIULIANO             E allora chi erano quei tre bambini che Tonia ha visto dalla finestra?

STEFANIA             I miei nipotini.

GIULIANO             I suoi nipotini? Ne ha tre? Non erano due?

STEFANIA             C'era anche la figlia della portiera. E se non ho neanche il diritto di portare a

                                spasso i miei nipotini nel mio giorno di libertà, egregio dottore, io le do gli otto

                                giorni!

GIULIANO             Li respingo! Sa benissimo che non saprei come fare senza di lei.

STEFANIA             (sostenuta) Lo so.

GIULIANO            (implorante e seduttore) Lei non può piantarmi in asso così. Deve aiutarmi.

                                La prego come amica, come segretaria, come assistente e come infermiera.

                                E' suo dovere professionale.

STEFANIA             Dovere professionale?

GIULIANO            Certo. Le mie crisi con Tonia influiscono negativamente sul mio lavoro. Ha

                                sentito poco fa, la signora Durand? Ha strillato come un'aquila, le ho fatto male!

                                E' la prima volta che mi succede! Se lei non mi dà una mano va a rotoli tutto, mi

                                creda, signorina Vigneau! (momento di commozione. E' un momento in cui la

                               ”storia” può decidersi in un senso o nell'altro. Stefania valuta l'idea con sforzo)

STEFANIA             Ma lei però poteva almeno interpellarmi prima di attribuirmi un amante.

GIULIANO            (speranzoso, ha capito che sta convincendola) E' una cosa nata all'improvviso!

                                Due sole erano le versioni possibili: o darle un amante, o farla innamorata di me!

STEFANIA             Per carità!

GIULIANO            Vede? Allora?

STEFANIA             (cambia tono, allegra: buon viso a cattivo gioco) Allora dovrei trovarmi un

                                amante? E va bene. Tornerò da Tonia per dirle che ho l'amichetto.

GIULIANO             Sì, ma Tonia vorrà vederlo.

STEFANIA             In carne ed ossa? Ma che faccio, i giochi di prestigio?

GIULIANO             Non ha nessuno? Un amico..

STEFANIA             Il mio giro maschile è limitatissimo. C'è mio cognato. Potrei dirlo a lui; no, no.

                                La mia famiglia lasciamola stare.

GIULIANO             E allora? Non ha qualche altro candidato?

STEFANIA             Senta dottore: non solo devo recitare la commedia, ma devo anche trovarmi gli

                                attori? Lei vuole che abbia un amante? Me lo trovi!

GIULIANO             Mi ci vede andare a chiedere, non so…. al colonnello Cochet: vuol fare l'amante

                                di mia moglie?

STEFANIA             Beh! Quello farebbe i salti mortali: mi ha già invitato a cena.

 

GIULIANO             Cosa? Il signor Cochet le ha fatto delle proposte? Signorina, questo non deve

                                 succedere. La moralità del mio studio...

STEFANIA             (l'interrompe) Non abbia pruriti moralistici, dottore, visto che deve trovarmi un

                                amante!

GIULIANO             Ci vuole un tipo sicuro, anonimo.. ma chi?

BEBERT                 (mettendo dentro la testa) Giuliano! Allora! Sto aspettando da un'ora!

GIULIANO             Bebert? Tu qua? Eccolo! E’ lui!

STEFANIA              No, lui no!

GIULIANO             (a Stefania) Mica ci deve andare a letto.

BEBERT                 (guarda stupito i due, poi) Giuliano, mi è cascata l'otturazione.. mi fa un male..

GIULIANO             Entra, Bebert. Tutto quello che vuoi! Ti faccio tutto quello che vuoi.

STEFANIA             No, no, no, no! Lui, no!

BEBERT                 Ce l'ha con me quella, ce l'ha con me!

GIULIANO             (lo porta verso la scrivania) No, ti sbagli Bébert. Quella ragazza ha una grande

                                simpatia per te. (lo fa sedere) Allora, Bébert, glieli vogliamo fare nuovi questi

                                dentini alla tua cavallona?

BEBERT                 Gratis?

GIULIANO             Dipende... (si guardano)

FINE PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

SCENA PRIMA - Al night club, qualche giorno dopo. L'Illuminazione è pressoché nulla. Bebert

è seduto ad un tavolino; ha davanti a sé una bottiglia di whisky e una bottiglia d’acqua. Si versa del whisky, aggiunge un po' d'acqua, beve. Ogni tanto guarda l'orologio; è evidente che aspetta

qualcuno. Suonano musica leggera. Compare Stefania; è vestita con sobria eleganza, truccata, ben curata: donna piacevole a vedersi. Bébert la vede mentre lei, incerta, scruta nel buio.

BEBERT                  Ehi! Sono qui! (Bébert le si avvicina e l’accompagna al tavolo)

STEFANIA             Ma cosa è successo? E’saltato l’interruttore della luce?

BEBERT                 Si sieda.

STEFANIA             Non vedo la sedia.

BEBERT                 Se si siede la trova. (Stefania si siede) E' tutta atmosfera: è un angolino nascosto

                                nella vecchia Europa.

STEFANIA             Sì, ma noi siamo qui per farci vedere. Il dottore poteva scegliere un posto con

                                meno atmosfera e più luce!

BEBERT                 L'ho scelto io. E' il mio locale preferito!

STEFANIA             Deve essere un posto equivoco, non c'è un anima!

BEBERT                 Per forza. A mezzanotte è troppo presto. Qui la gente comincia a venire alle tre.

                                Alle cinque è pieno come un uovo.

STEFANIA             Alle cinque!  A quell’ora io sarò a casa, a nanna.

BEBERT                 (l'ha guarda) Ehi, sa che è carina stasera? Quando è in ufficio sembra uno

                                spaventapasseri!

STEFANIA             Senta, i suoi apprezzamenti.….

BEBERT                 Non si arrabbi. Ci beva sopra! (le versa da bere, poi alza il bicchiere) Cin cin!

                                Al nostro amore!

STEFANIA             Facciamo le corna.

BEBERT                 Ma come? Sono il suo amante. E' per me che lei divorzia, no? Lei dovrà

                                assolutamente flirtare con me. (e beve)

    (entrano Tonia e Giuliano)

STEFANIA             Eccoli, sono arrivati! Avanti, su, svelto, attacchi!

BEBERT                 Attacco cosa?

STEFANIA             Mi faccia la corte. Sia naturale.

BEBERT                 Naturale a farle la corte? E' difficile!

STEFANIA             (con atteggiamento romantico, sorride soavemente a Bébert) Lei è un vero

                                 porco. Che essere spregevole è lei! (Bébert l'abbraccia)  Non guardi da quella

                                 parte! Devono vederci prima loro.

TONIA                    Come ti è venuto in mente di portarmi in questa specie di locale?

GIULIANO             Eppure è un locale chic.

TONIA                    (li ha visti) Giuliano!

GIULIANO             Che c'è? (volta la testa)

TONIA                    Non voltarti, c'è tua moglie.

GIULIANO             Mia moglie? Impossibile!

TONIA                    La riconosco benissimo. E' lì.

GIULIANO             (fingendo di scrutare nel buio) Lì dove?

TONIA                    In quell’angolo, con un uomo.

GIULIANO             Hai ragione, è lei. E' vero, è mia moglie con il suo bello. Se lo sapevo che ce la

                                trovavamo tra i piedi.. (comincia un fox lento)

TONIA                    Che facciamo? Tagliamo la corda?

GIULIANO             Per me. Ma, a proposito, tu non volevi incontrarlo?

TONIA                    Sì, ma non qui. Sembra quasi che vogliamo spiarli.

(all'altro tavolo Stefania ride; vuol dare l’impressione di divertirsi. Bébert ride anche lui e le mette la  testa sulla spalla)

TONIA                    (fingendo di non guardare) Lei sembra molto innamorata.

GIULIANO             E' cotta. Guarda come si strofina.

(Bebert e Stefania si alzano per andare a ballare)

GIULIANO             Ballano! Si dà alle danze adesso.

TONIA                    Balliamo anche noi, così lo vedi più da vicino. (si alzano.Le due coppie, dopo

                                 alcune evoluzioni, finiscono con lo scontrarsi al centro della pista. Tonia e

                                 Stefania sono al centro del gruppo) Pardon..

GIULIANO             Chi si vede! Stefania!

STEFANIA              Oh, Giuliano (a Tonia, gentile) Buona sera, signorina.

TONIA                     Buona sera, signora.

GIULIANO             Che combinazione! Il mondo è piccolo.

STEFANIA              Permettete che vi presenti il signor..

BEBERT                 Bébert Champignon. Un amico.

GIULIANO             (a Bébert) La signorina Tonia Maréchal, Toinette!

BEBERT                  Felicissimo!

STEFANIA             Bebert, mio marito.

BEBERT                 Oh, fortunatissimo. Ho sentito tanto parlare di lei..

GIULIANO             (interrompe) Venite al nostro tavolo? Possiamo offrirvi qualcosa? Lo so che la        

                                situazione è un po' insolita ma vi prego… A meno che voi non preferiate

                                continuare il vostro tète à tète.

BEBERT                 Io? Per carità. Non ci tengo. (si riprende) Volevo dire: c'è tempo! Facciamo tutti

                                una bell’ammucchiata! Offro io! Venite voi al nostro tavolo. Ho già una

                                bottiglia avviata.. (si avviano verso il tavolo di Bébert: Bébert e Stefania avanti

                                Giuliano  e Tonia dietro)

GIULIANO            Stefania, mi sembra di sognare. Tu in un night! Ti sei data alla bella vita. 

                                E pensare che non volevi mai uscire la sera!

STEFANIA            (a Tonia) La sera non uscivo per via dei bambini, Giuliano. Erano troppo piccoli.

TONIA                    (comprensiva) E' giusto.

BEBERT                 I bambini?

GIULIANO             (interviene) I nostri tre bambini!

TONIA                    Pierre, Paul e Virginia! Li ho visti l'altro giorno. Che tesori!

TONIA                    E a lei, signor Champignon, piacciono i bambini?

BEBERT                 Sì, arrosto con piselli. (ride della battuta; gelo)

GIULIANO             Ah, ah, ah. Tipica battuta cinica dell'uomo affettuoso. Io non la conosco ma lei

                                deve avere un gran cuore! In fondo deve adorare i bambini, vero?

BEBERT                 In fondo, molto in fondo.

GIULIANO             Lei non solo adora i bambini ma anche la vita di famiglia.. Lo dica! Su, Lo dica!

BEBERT                 (Giuliano gli ha dato un calcio sotto la tavola; finalmente capisce) Amo la vita

                                di famiglia più di me stesso, adoro i cani, i bambini e specialmente i suoi. Sarò

                                 per loro un secondo padre!

GIULIANO            Grazie! Era quello che volevo sentire.

TONIA                    E lei, signor Champignon, che mestiere fa?

BEBERT                 Mi arrangio. Non faccio i milioni di Giuliano, ma...

GIULIANO             Bravo! Lei mi ha chiamato Giuliano! Se permette la chiamerò Bébert! (i due

                                 uomini si stringono affettuosamente la mano sotto gli occhi disapprovanti delle

                                 signore)

BEBERT                  Sicché, voi due… tra poco, eh? A quando le nozze?

GIULIANO             Non vedo l'ora..

TONIA                    (fredda) Non essere di cattivo gusto, Giuliano.

GIULIANO             Andiamo, Tonia! Non abbiamo nulla da nascondere.

BEBERT                 Bravo, Giuliano. (abbracciando Stefania) Neanche noi abbiamo niente da

                                nascondere, vero cocca? (l’abbraccia)

STEFANIA             (si sottrae all'abbraccio) Vogliamo cambiare argomento?

BEBERT                 Guarda come diventa rossa. Che amore! Da mangiarsela! (le dà un bacio)

STEFANIA             Stai buono, Bébert, per favore! Lo sai che detesto le esibizioni in pubblico.

BEBERT                 (a Giuliano) E' vero, ha il complesso del pubblico. Ma in privato si scatena:

                                 amplessi di fuoco, notti di follia; una baccante!  Oh, che stupido: lei la

                                 conosce meglio di me! (Stefania gli dà una gomitata alle costole)

GIULIANO             Chi vuole un altro whisky? Tutti?

BEBERT                 Sì sì, un whisky, un whisky! (prende la bottiglia, comincia a versare. Entra una

                                 ragazza coi capelli tinti di biondo, e si avvicina al gruppo)

BIONDA                 Eccomi qui, Bebert. Scusa se ho fatto un po' tardi. Buona sera a tutti. (tutti la

                                 guardano sbalorditi; la reazione di Bébert è anch'essa di silenzio sbalordito)

STEFANIA             (finalmente) Vuole accomodarsi?

BEBERT                 (salta in piedi) No, lei non vuole! Dobbiamo parlare... d'affari! (va verso di lei)

BIONDA                 (lo tira di lato per la cravatta, basso) Ma che è questa storia? Non avevamo

                                appuntamento stasera?

BEBERT                 Andiamo a parlare al bar. (agli altri) Scusatemi, è una questione delicata. E' la                            

                                 figlia di un mio grosso cliente. Un po' matta. Ma gli affari sono affari.

BIONDA                 Ma che diavolo dici? Noi avevamo un..

BEBERT                 (taglia corto, sottovoce) Zitta o ti faccio rimettere i vecchi denti. (l’afferra per

                                un braccio e la porta fuori. Atmosfera di estremo imbarazzo)

STEFANIA             (si alza) Se permettete io vado di là.

TONIA                    (con simpatia) Vuole che l'accompagni?

STEFANIA             No, grazie, posso fare da me. (esce con gran dignità verso sinistra)

TONIA                    (sta per esplodere) Giuliano, quello è un mascalzone.

GIULIANO             Sei troppo severa. A me sembra un buon diavolo!

TONIA                    E’ un uomo odioso, ti dico!

GIULIANO             A mia moglie piace.

TONIA                    Ma fammi il piacere! Hai visto che figura le ha fatto fare? Aveva le lacrime agli

                                occhi, povera Stefania! L'ha umiliata davanti a tutti! Non sapeva più dove

                                nascondersi, poveretta.

GIULIANO             Ma Stefania è innamorata di lui.

TONIA                    Ma lui ne ha un'altra! La devi salvare da quel filibustiere!

GIULIANO             Andiamo Tonia, avrà bevuto un po'.

TONIA                    Non lo difendere! Ti stai comportando in modo indegno! In cinque minuti sei

                                diventato amico per la pelle di quel losco individuo che non hai mai visto. Mi hai

                                 rivelato un lato di te che non conoscevo. Mi piace poco!

BEBERT                 (rientra) Allora, continuiamo le orge?

GIULIANO             (si alza e lo affronta) Sì, ma non per lei, signor Champignon.

BEBERT                 Che vuol dire?

GIULIANO             Signore, lei ha trattato mia moglie e la mia fidanzata in modo veramente

                                 inqualificabile. La invito ad andarsene immediatamente. E si ricordi che se

                                 vengo a sapere che lei tenta di avvicinare ancora mia moglie, le farò saltare

                                 tutti i denti. (l'afferra e lo trascina verso l'uscita)

BEBERT                  Ma io…

GIULIANO             Ha sentito quello che le ho detto? Fuori di qui. Fuori!  (lo spinge fuori, rumori di

                                 breve colluttazione poi Giuliano rientra) Credimi, se ne ricorderà per un pezzo.

TONIA                     (estasiata) Giuliano, non conoscevo questo lato della tua personalità. Mi sei

                                 piaciuto. Sei stato meraviglioso (lo guarda teneramente)

GIULIANO              (voce del desiderio) Ce ne andiamo a casa Toinette? Ho voglia di stare un po'

                                 con te.

TONIA                     (le mani allacciate a quelle di lui) Anch'io, tesoro. (rientra Stefania) 

                                 Ecco Stefania. (i due si sciolgono)

STEFANIA             Ho chiamato un taxi. Sono un po' stanca. Non vi dispiace se vi lascio?

TONIA                    (decisa)   No! Niente taxi. Giuliano l'accompagnerà in macchina. Non può

                                 andare a casa da sola.

STEFANIA             Ma non posso permetterlo.

TONIA                    Insisto. Mi creda, è un piacere per Giuliano. (Giuliano non ha l'aria molto

                                 contenta)

STEFANIA             Davvero non ti dispiace, Giuliano?

GIULIANO             (debolmente) E va bene, andiamo. (si avvia verso l’uscita)

STEFANIA             Giuliano caro, se vuoi puoi dare la buona notte a Tonia. Ti aspetto. (si avvia

                                verso l'uscita;  da lì non può sentire le parole, ma li guarda furtivamente)

GIULIANO             (va verso Tonia, e a voce bassa) E va bene, l'accompagno, poi vengo subito da

                                 te.

TONIA                    (stessa voce) No, Giuliano, no. Resta con lei stasera.

GIULIANO             Come, resto con lei?

TONIA                    Con tutto quello che ha passato. Puoi sacrificarle una notte.

GIULIANO             E che faccio con lei tutta la notte?

TONIA                    La consoli.

GIULIANO             Senti un momento...

TONIA                    Fallo per me.

GIULIANO             (cupo, va verso Stefania) Andiamo

STEFANIA             (lieve ironia) Sono secoli, caro, che non andiamo a casa insieme.

GIULIANO             (a denti stretti) Già.

STEFANIA             Buona notte, Tonia.

TONIA                    Buona notte, Stefania.

STEFANIA             Grazie del pensiero.

GIULIANO             (ricompare sulla porta) Allora andiamo?

STEFANIA             (con aria spaventata) Meglio che vada. Quando si arrabbia è terribile!  (esce. La

                                musica aumenta di volume)

SCENA SECONDA - L'ufficio del dottore, mattina. Stefania sta innaffiando il suo piccolo fiore di cactus e, incredibile ma vero, canticchia allegramente. Posa il recipiente, accende lo stereo. Giuliano entra; ha un'aria tetra e abbattuta.

STEFANIA             (allegra) Buon giorno, dottore!

GIULIANO             (cupo) Ah, già qui? ( con aria tetra) Cos'è tutta questa euforia?

STEFANIA              Sono allegra, che c'è di male…

GIULIANO             (va a spegnere lo stereo) A me dà ai nervi, che lei sia allegra!

STEFANIA             Dottore, lei mi accusa sempre di essere troppo seria, scontrosa.. mi paragona a

                                 un cactus... Ma anche un cactus, essere ispido, irsuto, perfino lui ogni tanto

                                 fiorisce.

GIULIANO             (interrompe con forza) Basta! So perché lei è così contenta. Perché ieri sera è

                                stato un disastro totale!

STEFANIA             Devo ammettere che non è stata la serata più divertente della mia vita.

GIULIANO             Chi è il primo oggi?

STEFANIA             La signora Durand.

GIULIANO             Quella rompiscatole! Arriverà a mezzogiorno!

STEFANIA             Va male proprio tutto oggi.

GIULIANO             (si regge la testa) Malissimo!

STEFANIA              Non ha dormito bene?

GIULIANO             No.

STEFANIA              Sono i nervi. Doveva prendere un calmante. Le preparo un caffè? La tira su.

GIULIANO             Tre, ne ho presi!

STEFANIA              Troppi! Allora, un alka-seltzer?

GIULIANO             (va verso di lei e scoppia) La finisce di trattarmi come se fossi un bambino

                                 dell'asilo!? Vuol sapere perché non ho dormito? Perché non mi va di dormire

                                 solo! (si corregge) Insomma, volevo dire.. ohsì, non mi piace dormire solo! 

                                 (Stefania ricomincia a canterellare gaiamente) Le proibisco di canticchiare.

STEFANIA             Eppure ero convinta che ieri sera fosse tornato di corsa dalla sua fiamma.

GIULIANO             E invece no. Tonia non ha voluto. Ha detto che lei era sconvolta e quindi dovevo

                                restare con lei per consolarla.

STEFANIA             Ma lei non mi ha affatto consolata.

GIULIANO             Ci mancava anche questo!

STEFANIA             (si alza e va verso di lui) Scusi, non per sapere i fatti suoi ma… solo per non

                                 fare una gaffe con Tonia... Non è che siamo andati a letto insieme?

GIULIANO             Giammai!

STEFANIA             Bene. Le chiedevo così, perché con lei non si sa mai dove si va a finire.

GIULIANO             Con me, in ogni modo, non c'è stato niente! Questo è poco ma sicuro.

STEFANIA             Anche per Tonia? Perché, da quello che ho capito, è una che non si accontenta

                                delle apparenze. Quando saprà che non l'abbiamo fatto, vorrà che lo facciamo...

                                anzi vorrà vedere coi propri occhi... (e ridacchia)

GIULIANO             Non si preoccupi per Tonia! Le dirò tutto, ho deciso. Ci ho pensato tutta la notte

                                e ho capito che non c'è altro da fare!

STEFANIA             Meglio così!

GIULIANO             Meglio? Chissà che cosa mi dirà Tonia… E tutto questo per colpa sua!

STEFANIA             Colpa mia?

GIULIANO             Sua. Sua! Sua!! Chi le ha chiesto di impicciarsi degli affari miei?

STEFANIA             Lei me lo ha chiesto! Ed io come una sciocca l'ho aiutata!

GIULIANO             A ficcarmi nei pasticci, mi ha aiutato! Me e quel poveraccio di Bébert!

STEFANIA             Oh, povero Bébert!

GIULIANO             Ho dovuto insultarlo e picchiarlo per causa sua!

STEFANIA             Ha avuto ciò che si meritava, quel verme.

GIULIANO             Sì, lo so che si è comportato come un imbecille. Però, però...

STEFANIA              Però cosa?

GIULIANO             Come amante putativa poteva anche essere più permissiva e chiudere un occhio

                                 con lui, andiamo!

STEFANIA              Più permissiva? Così, secondo lei, dovevo farmi mettere sotto i piedi da quel

                                 mascalzone?

GIULIANO             In ogni modo non c'era bisogno di dimostrare a tutti il suo disprezzo!

STEFANIA             Mi ha umiliata e offesa! Ed io lo odio!

GIULIANO             Mmmm!

STEFANIA             Dia un significato a quel suo mmmm!!

GIULIANO             (avvicinandosi) Mi tolga una curiosità. Lei odia tutti gli uomini?

STEFANIA             (forte) No!

GIULIANO             Non alzi la voce. Non sono sordo.

STEFANIA             Ha intenzione di farmi il terzo grado? La mia vita privata non la riguarda.

GIULIANO             Signorina Vigneau, a un occhio esperto non sfugge la sua spiccata ambiguità nel

                                 suoi rapporti con gli uomini.

STEFANIA             Me ne frego degli uomini!

GIULIANO             Moderi le espressioni, e abbassi la voce.

STEFANIA             (un sussurro) Me ne infischio degli uomini!

GIULIANO             Non li odia?

STEFANIA             (forte) No!! (si corregge, piano) No! Non li odio!

GIULIANO             Il suo è un caso da manuale. Fobia! Paura! Una paura profonda che si converte

                                in ostilità! Da qui la ragione del suo odio per Bébert.

STEFANIA             Non c'è bisogno di una ragione per odiare Bébert.

GIULIANO            (ignora la sua risposta) Per esempio, io sono un uomo... lei è brava, efficiente,

                                funzionale...ma mai un minimo di dolcezza, di civetteria.... di malizia femminile!

                                Niente! Lei soffoca la sua femminilità, la spegne, la schiaccia…

 

STEFANIA            Dottore, quello che lei pensa di me mi è indifferente. Io faccio il mio dovere. 

                                Mi sono da diplomata infermiera, non da squillo... e non intendo fare corsi

                                accelerati. (prende un kleenex, se lo passa sul naso e sugli occhi. Suonano)

GIULIANO            (ha paura di essere andato troppo oltre) No, senta, non mi fraintenda, io..

                                (suonano di nuovo alla porta, Giuliano smette di parlare; Stefania col kleenex in

                                mano; entra la signora Durand)

DURAND               Scusi il piccolo ritardo, dottore!

STEFANIA             (frignando) Tre quarti d'ora, per l'esattezza!

DURAND                C’è qualcosa che non va, signorina?

GIULIANO             Niente, niente! Come va adesso il suo raffreddore signorina Vigneau?

STEFANIA             Quale raffreddore?

GIULIANO             Il suo.

STEFANIA             Meglio. Se vuole accomodarsi, signora...

GIULIANO            Non si affatichi, penso io alla signora.. mmm..

DURAND               Ma che le succede? Da un po' di giorni lei… La settimana scorsa mi ha quasi

                                trapanato il cervello.. adesso dimentica il mio nome... La capisco, oh, se la

                                capisco! Quando uno ha mille cose da pensare! Guardi me: in mezz'ora devo

                                sbrigarmi coi denti.. poi mi aspetta il massaggiatore, a mezzogiorno un

                                appuntamento con madame Kasmà, la chiromante..  Anche lei, dottore, troppi

                                appuntamenti, troppe donne frequentano il suo studio.. e lei, candido, nel suo

                                camice, come fa ad essere insensibile? La capisco, oh, come la capisco.. Poi, si

                                 sa, vengono le amnesie, uno si sente nervoso..

GIULIANO             Ma io non sono nervoso!

DURAND                Dia retta a me, dottore, io capto subito, io avverto subito la ipersessualità

                                ipernormale.. (entra nello studio con sguardo da intenditrice)

GIULIANO             (fra sé) Sessualità? (rivolto a Stefania) Signorina Vigneau. Oggi pomeriggio

                                 vedrò Tonia. Le dirò la verità, la sposerò e così finirà quest'incubo. (le mette una

                                 mano sulla spalla) Dopo di che ci rimetteremo al lavoro e anche lei, spero, sarà

                                 soddisfatta di questa soluzione!

STEFANIA             E' mio dovere professionale, vero, essere soddisfatta? Intanto lei ha trovato il

                                modo di dirmi tutto quello che pensa di me...

GIULIANO             Che cosa le ho detto? Nulla che valga la pena di ritrattare, mi pare?

STEFANIA            Ah, secondo lei, non mi ha detto niente?

GIULIANO             Che le ho detto? Che soffoca la sua femminilità, ed è vero! Ed è vero che ha

                                 paura: ha paura di lasciarsi andare, di avere contatti umani, di conoscere la vita.

                                 Lei è spaventata come la sua cagnetta.. come si chiama? Ah, Frida… Mi pare di

                                 vederla quella cagnetta, sbigottita, riluttante, ritrosa....

STEFANIA             Ritrosa, Frida! Lo sa quanti cuccioli ha avuto? Ventotto! (i due si guardano)

SCENA TERZA – Il negozio di dischi, lo stesso pomeriggio. Tonia è sulla scaletta, mette dei dischi nello scaffale in alto. Giuliano entra e porta uno scatolone. Tonia non lo vede subito.

GIULIANO             Passerotto mio!

TONIA                    (si volta) Giuliano! Come mai a quest'ora?

GIULIANO             (la guarda: lei è sulla scala e le sue gambe sono molto in vista) E tu, stai sempre

                                così?

TONIA                    Così, come?

GIULIANO             Beh, dico, per i clienti è un bel panorama.

TONIA                    (alza le spalle) Oh, chi vuoi che guardi! Questo è il reparto musica classica. Qui

                                vengono solo pensionati. (indica la scatola) Cos'è quella?

GIULIANO             E' una sorpresa. (mette la scatola sul banco e si siede) Te l'ho comprata per la

                                 Tuo compleanno ma non ho resistito. Così te lo faccio in anticipo.

TONIA                    Che può essere?

GIULIANO             Indovina.

TONIA                    I calzoni di cuoio bianco.

GIULIANO             Via, i calzoni di cuoio bianco… Acqua!

TONIA                    Un completo di cachemir.

GIULIANO             Acqua, acqua! No, non viene dal Cachemir.

TONIA                    (scende dalla scala) Voglio vedere. (apre la scatola, tira fuori un biglietto da

                                 visita, poi una stola di pelliccia) Una stola di visone!

GIULIANO             Che ne dici?

TONIA                    E col bigliettino! (legge) “Da parte di Giuliano”. Ti sei spremuto molto!

GIULIANO             (va a sinistra) Volevo scrivere “al mio tesoro, alla mia adorata incantevole

                                 Tonia”. Ma sai.....

TONIA                    Non ti sei compromesso.

GIULIANO             Dunque? Ti piace o no?

TONIA                    (se la mette addosso) Una stola di visone... (improvvisamente) Ci deve essere

                                una ragione molto importante per comperarmi il visone. Che hai combinato?

                                Vuoi farti perdonare qualcosa?

GIULIANO             (incerto) Io? Ma che idee!!

TONIA                    Tu non sei tirchio, ma nemmeno spendaccione. Questo visone mi puzza un po'.

GIULIANO             Beh, è vero: c'è una cosa che volevo dirti a proposito di... me e di...

TONIA                    Tua moglie.

GIULIANO             Come lo sai?

TONIA                    Capirai. (gli si avvicina) Figurati se non lo so. Stanotte, tu e lei, al calduccio nel

                                 vostro letto matrimoniale avete fatto pace.

GIULIANO              Ma che dici!

TONIA                     Giuliano, ti comprendo e ti ammiro! Sono stata io a dirti di consolarla ieri sera.

                                 Fino a che punto, dovevi deciderlo tu. Forse hai sconfinato un po'.

GIULIANO             Come osi fare queste insinuazioni! Lasciami parlare, c'è una cosa che mi sta

                                 sullo stomaco da tanto tempo.

TONIA                    Lo immaginavo. Sei così nervoso!

GIULIANO             E te la devo dire perché se no... non sto tranquillo. Tonia, Stefania è...

                                 Stefania è.. lasciamo perdere.

TONIA                     Come “lasciamo perdere”? Stefania ti crea dei problemi? E' così?

GIULIANO             Lascia perdere, guarda: è meglio!

TONIA                    Allora deve essere una cosa grave! (Giuliano annuisce) Si ubriaca spesso?

                                 E' una cleptomane Si droga? (Giuliano scuote la testa disperatamente) Peggio?

                                 Ci sono! E' una ninfomane! (la faccia di Giuliano s’illumina; accetta il

                                 suggerimento; ridiventa triste e annuisce, angosciato) Ho indovinato?

GIULIANO             (sussurra) Sì.

TONIA                    (avvicinandosi) Però! Una signora così discreta. Non ti puoi proprio fidare delle

                                apparenze! Racconta su, dimmi tutto, ma tutto, tutto, tutto... mi diverte da

                                morire!

GIULIANO             A me molto meno!

TONIA                    Sfogati, allora, vuota il sacco. Poi non parleremo mai più di tua moglie!

GIULIANO             Davvero?

TONIA                    Promesso. Allora?

GIULIANO             Non so neanche da dove cominciare. Lei è, come dire... è schiava dei suoi istinti

                                 peggiori… è una maniaca sessuale.

TONIA                    Ma allora devi portarle via i bambini!

GIULIANO             Perché? Mica è contagioso.

TONIA                    Ma guarda un po', una donna così carina…ninfomane! Ma hai cercato di

                                 capire? Evidentemente è un'insoddisfatta.

GIULIANO             Adesso è colpa mia?

 

TONIA                    Tu che c'entri? Comunque i vostri rapporti non dovevano essere eccessivamente

                                 brillanti.

GIULIANO             Tre figli, le ho fatto fare!

TONIA                    Povera Stefania. Mi era così simpatica. Ed io che volevo mandarle dei dischi...

GIULIANO             Dei dischi? Perché?

TONIA                    Perché adora la musica. Perché mi è simpatica. Adesso, poi, mi fa ancora più

                                pena. No, no.. posso credere.. non riesco a figurarmela schiava dei suoi istinti...

GIULIANO            Oh, senti, comincio ad averne abbastanza! Mi hai giurato che non mi avresti più

                                parlato di lei. Ed è un'ora che ne stiamo parlando! In questa storia, se permetti,

                                ci sono anch'io!

TONIA                    Ma certo che ci sei, povero tesoro mio! Se mi preoccupavo per lei era perché, in

                                fondo, tua moglie è sempre la madre dei tuoi figli!

GIULIANO            Per favore, non parlarmi più neanche di quelli. Ma lo sai che spesso mi domando:

                                saranno miei?

TONIA                    (torna a consolarlo) No, non ti tormentare; passerà. Tesoro, hai tanto bisogno di

                                essere amato. Vedrai, saprò consolarti.

GIULIANO             (la bacia) Ah, come vorrei fare all'amore con te.

TONIA                    (cerca di distaccarsi) Adesso? Qui? No, tesoro, no. Potrebbe entrare qualcuno.

GIULIANO             (si stacca con riluttanza) E va bene, torno a prenderti alle sette, passerotto?

                                 Stasera usciamo. Ho bisogno di dimenticare.. (si avvia)

TONIA                    Giuliano...

GIULIANO             (si volta) Dì..

TONIA                    Grazie del visone.

GIULIANO             E' niente, tesoro..

TONIA                    Ti dispiace se le mando quei dischi?

GIULIANO             Fa come vuoi. Certo che sei un angelo, hai un cuore, hai!... ah, se tutte le donne

                                 fossero come te.... (la bacia di nuovo)

(Igor entra e si ferma sconcertato)

TONIA                    Ciao, Igor!

GIULIANO             (gli cascano le braccia, poi, dopo uno sguardo ostile a Igor) A più tardi, Tonia.

IGOR                       (a Giuliano) Salve.

GIULIANO              Salve.

IGOR                       Visto? Oggi niente asciugamano!

GIULIANO             Mi congratulo. Continui sempre così. (se ne va dopo essersi voltato)

IGOR                       Forse ho scelto male il momento; mi ha guardato male, il tuo cavadenti!

TONIA                    Non farci caso. Ha dei guai con la moglie. Come mai da queste parti?

IGOR                       Così. Ero a zonzo. Mi sono detto: quasi quasi entro un momento.

TONIA                    A zonzo? Allora non batti più a macchina?

IGOR                        Non batto niente. Non batto chiodo. Sono in crisi!

TONIA                     Una ragazza?

IGOR                        Macché! No, è che ho bisogno di qualcosa di nuovo, ma non so neanch'io cosa.

TONIA                     No no, così non va! Cos'è quest'aria da funerale? Ci penso io a te.. Che fai

                                 stasera?

IGOR                        Che faccio? Schifo. Vado a letto!

TONIA                     Invece tu verrai con me e Giuliano a cena.

IGOR                        Così a Giuliano gli prende un colpo!

TONIA                     Sarà felicissimo, invece. Tanto lui deve solo pagare il conto. (indossa la stola)

                                 Deciso, allora! E dopo tutti a ballare!

IGOR                        Che è quel coso?

TONIA                     Visone. Un regalo di Giuliano. Come mi sta?

IGOR                        Voltati un po'. (Tonia si volta e si modella addosso il visone) Bello. Sembri mia

                                 nonna.

TONIA                     Ma il visone non ha età.

IGOR                       No, ma te ne appioppa subito una!

TONIA                    Mi hai quasi smontata; già ‘sto coso non è il massimo delle mie aspirazioni…

                                Sento che non la porterò mai!

IGOR                       Lo puoi sempre portare al Monte di Pietà quando sei a corto di soldi..

TONIA                    (rimette il visone nella scatola) Come siamo ingrati. Chissà quante donne

                                 farebbero follie per avere una cosa come questa.. ed io, invece, non so che

                                 farmene... Caro visone, sei proprio capitato male.. (ha un pensiero improvviso)

                                 Igor, m'è venuta un'idea! Sai che faccio? Stavo per mandare alla moglie di

                                Giuliano questi dischi.. e invece le mando questa! Che ne dici? Pensi che sarà

                                contenta?

IGOR                       Ma sei diventata matta? Non accetterà mai una stola di visone da te!

TONIA                     Niente paura, mio caro. Tutto organizzato. (va al banco, prende un biglietto e lo

                                 mostra a Igor. Legge) "Da parte di Giuliano". (mette il biglietto nella scatola del

                                 visone e la chiude)

IGOR                        Ma non puoi farlo!

TONIA                     E' mia e la posso regalare a chi mi pare...

IGOR                        Regalarlo!.

TONIA                     Certo: le ho rubato il marito e le regalo il visone! Adesso siamo pari!

SCENA QUARTA - Anticamera dello studio del dottor Foch, lo stesso giorno. Tardo pomeriggio.

Stefania è alla scrivania. Giuliano entra dallo studio e le porge una scatoletta.

GIULIANO             Signorina Vigneau, vuol mandare questa lastrina allo sviluppo, per favore?

STEFANIA              (si alza) Subito, dottore. (Giuliano fa per uscire) Oh, dottore, hanno chiamato

                                 da casa sua poco fa. Dicono che c'è un pacco indirizzato alla signora Foch.

                                 La donna non sapeva cosa fare, allora le ho detto di mandarlo qui allo studio.

GIULIANO             Ah, so cos'è. E' per lei.

STEFANIA              Cosa?

GIULIANO             Capirà quando vedrà. Mi raccomando questa, subito, allo sviluppo. (esce; entra

                                 il colonnello Cochet)

STEFANIA              Oh, il signor Cochet! E con dieci minuti di anticipo!

COCHET                 Il colonnello Cochet in anticipo dal dentista. Non è incredibile?

STEFANIA              Non credo ai miei occhi.

COCHET                 E sa perché? Il mio vile terrore per la tortura dentaria è stato vinto da un

                                 sentimento più vivo e più profondo: il desiderio ardente di rivedere la cara,

                                 squisita, deliziosa signorina Vigneau! (le prende la mano e la bacia)

STEFANIA               (si stacca) Sì, ma c'è anche il caro, soave, indolore dottor Foch da vedere!

                                 L'annuncio subito.

COCHET                 Aspetti un attimo. Non chiami ancora il mio carnefice! Ho una sorpresa per lei,

                                 Stefania. Lo sa che stasera c'è il Gran Ballo della Rosa? Io ho due biglietti. Mi

                                 concede l'onore di farle da cavaliere?

STEFANIA             E la sua signora?

COCHET                 E' ai fanghi, per mia fortuna!

STEFANIA             Ah, ecco perché non arrivavano più telefonate!

COCHET                 Sì. Lei si rimette ai fanghi.. io mi rimetto... qui! Stefania, il Ballo della Rosa,

                                 quest'anno sarà una cosa da Mille e una Notte!

STEFANIA               Grazie, signor Cochet, ma io non esco mai dal mio guscio... Poi non avrei

                                 nemmeno l'abito adatto..

 (Giuliano esce dallo studio; ha in mano un piccolo asciugamano di spugna)

COCHET                 Stefania ci ripensi, sarebbe un peccato mortale perdere un'occasione come

                                questa!

GIULIANO             (leggermente impaziente) Di qua è tutto pronto, signor colonnello.

COCHET                 (si accorge di Giuliano) Oh, il plotone di esecuzione. (si volta verso Giuliano,

                                 gli toglie dalle mani il piccolo asciugamano) Niente benda, prego. Miri pure ai

                                 denti! (entra marziale nello studio, Giuliano lo segue. Stefania va verso lo

                                 schedario radiografico ma è interrotta dal campanello; va in anticamera)

VOCE FUORI         La signora Foch?

STEFANIA               Ah, dia a me. Grazie.  (va alla scrivania portando il grosso pacco; lo guarda

                                 incuriosita, lo mette sul tavolo, l'apre. Sbalordita, chiude la scatola)

GIULIANO               (mette fuori la testa dalla porta) Allora, queste radiografie?

STEFANIA               (corre allo schedario, prende le radiografie, va da Giuliano che aspetta sulla

                                 porta) Eccole, dottore! (gli dà le radiografie, riprende la scatola, la riapre,

                                 prende il biglietto e legge)  "Da parte di Giuliano".  Oh, mio Dio! (sembra

                                 stordita e sul punto di svenire) Per me, per me da parte di Giuliano.

GIULIANO               (entra nello studio) Ma che fa, signorina Vigneau? Mi ha dato la radiografia

                                 della signora Pompidou!

STEFANIA              (va verso di lui sempre col biglietto in mano) Oh, mi scusi, dottore, io stavo...

                                 (resta lì, barcollando, come se stesse per svenire, Giuliano la sorregge)

GIULIANO             Ma che ha? Si sente male?

STEFANIA              Niente, niente. Un banale capogiro..

GIULIANO             Vuole andare a casa?

STEFANIA              No, sto benissimo, è che... è arrivato il pacco e non me l'aspettavo. (Giuliano

                                 non vede il visone) E' meraviglioso, è un sogno, c'è da impazzire!

GIULIANO              Esagerata.

STEFANIA              E il suo biglietto. Un amore.

GIULIANO             (legge) "Da parte di Giuliano". Sì, ci ho messo molto tempo per cercare, per

                                 trovare qualcosa di suo gusto. E’ il minimo che potessi fare, con tutti i

                                 grattacapi che le ho dato.

STEFANIA             Non saprò mai come esprimerle il mio ringraziamento..

GIULIANO             Mi fa piacere che le abbia fatto piacere. So che lei ha gusti classici.(e rientra

                                nello studio)

STEFANIA             (prende la stola, l’indossa e gira per la stanza; improvvisamente va al telefono e

                                Compone un numero, in ginocchio sulla sedia) Pronto, mamma?... (Giuliano

                                rientra) Aspetta un momento. (mette giù il microfono)

GIULIANO             Signorina Vigneau, queste radiografie del signor Cochet per favore! (si riavvia,

                                 poi, improvvisamente, vede la stola. Barcolla. Lei corre a sorreggerlo)

STEFANIA             (spaventata) Che ha, dottore, si sente male?

GIULIANO             Niente, niente.. un banale capogiro.. (dopo un po’ si riprende) Me le vuol dare o

                                 no queste radiografie?

STEFANIA             (le prende dallo schedario) Eccole, dottore. (le dà a Giuliano) Non è un sogno?

GIULIANO             (ha una risatina amara ed entra nello studio. Stefania, rimasta sola, folleggia

                                 con la stola, poi corre al telefono. Piano) Mamma? Senti, fammi un favore.

                                 Chiamami Nenette alla boutique. Ieri sera mi ha fatto vedere un vestito che mi

                                 stava un amore. Era troppo caro per me, una follia! Invece oggi lo prendo.

                                 Dille che passo a ritirarlo tornando a casa. Ma per carità, mi raccomando, che

                                 non lo venda! Stasera vado al Gran Ballo della Rosa! Oh.. senti, mammina,

                                 me lo tieni per domani il pollo?.. Me lo metti in frigo?.. Grazie, mamma,

                                 grazie!              

FINE SECONDO ATTO


TERZO ATTO

SCENA PRIMA - Al night, quella sera. Due tavolini, sedie. Tonia e Igor stanno ballando una musica lenta, Giuliano è seduto ad un tavolo.

TONIA                    Vedi? A Igor è passato il malumore.

GIULIANO             Sì, ma sta venendo a me.

TONIA                    (interrompe il ballo e va a sedersi) Non ti diverti?

GIULIANO             Mi diverte moltissimo vedervi ballare!

IGOR                       (in piedi, vicino al tavolo, cerca una sigaretta. Butta il pacchetto vuoto, cerca

                                 nelle tasche)  Ho finito le sigarette. Vado a prenderle.

TONIA                    Ma le ha Giuliano. Giuliano, offrigliene una.

GIULIANO             (tira fuori il portasigarette) Agli ordini!

IGOR                       No, le americane sono troppo leggere. Fumo solo Gauloises. Vado, ci metto un

                                 minuto.

GIULIANO             Torni presto, se no ci manca troppo!

IGOR                       (dal fondo) By by.

TONIA                    Non sei molto gentile come ospite!

GIULIANO             Bel divertimento passare tutta la serata con quel cretino tra i piedi! E poi,

                                 perché siamo venuti qui, scusa?

TONIA                    Perché è l'unico posto dove siamo sicuri di non incontrare tua moglie.

GIULIANO             (sarcastico) Come? Non vuoi rivedere la tua protetta? Se le hai regalato anche

                                il visone!

TONIA                    Uffa! Quanto la fai lunga! Sei una lagna, sai. Meno male che c'è Igor se no

                                staresti qui a brontolare tutta la sera!

GIULIANO             Buttar via un regalo così! Mettendoci dentro anche il mio bigliettino.

TONIA                    Lei da me non l'avrebbe mai accettato.

GIULIANO             Lei da me non l'avrebbe mai avuto. (musica; fox lento)

TONIA                    Avanti, tesoro, sorridi. Divertiti un po'. (Igor riappare)

GIULIANO             Troppo tardi. Arrivano i nostri!

IGOR                       Vuoi ballare, Tonia?

TONIA                    (guarda sottecchi Giuliano) Beh....

GIULIANO              Ballate, ballate, ragazzi. Io sto qui e me la godo. (Tonia si alza e va verso la

                                 pista) Anzi, senta Igor, la prossima volta che esce, mi compra la settimana

                                enigmistica?

TONIA                   (trascinando Igor verso la pista) Avanti, Igor, balliamo. (cominciano a ballare)

 

(appaiono Bébert e la sua amica, la bionda del Botticelli. Hanno entrambi un bicchiere di whisky.  Vengono avanti, Bébert in testa)

BIONDA                 E' andato giù 'sto locale. (si siede di malumore. Giuliano ha visto Bébert

                                entrare e gli si avvicina)

GIULIANO             Ciao Bébert, come stai?

BEBERT                  Hai anche il coraggio di rivolgermi la parola? Mi hai rotto un dente, lo sai?

GIULIANO              Scusami Bébert. Fa un po' vedere? Te lo rimetto a posto. Vieni allo studio! Qui

                                non posso parlare. Poi ti spiego.

BEBERT                 Non voglio spiegazioni! Non metto più il naso negli affari tuoi. Arrangiati.

GIULIANO              Fatti vivo, capito?

BEBERT                  Sì.

GIULIANO              Tonia mi sta guardando. Devo andare. (si precipita al suo tavolo)

BEBERT                 (alla bionda) Hai proprio ragione, sai. Questo locale è andato proprio giù.

                                Andiamocene. (escono; Tonia e Igor tornano al tavolo)

TONIA                    Che hai detto a quell'abominevole Bébert?

GIULIANO              Niente. L'ho salutato.

TONIA                    Ah! Lo saluti dopo tutto quello che ha fatto a tua moglie?

IGOR                      Di chi state parlando?

TONIA                    Dell'ex amante della moglie del signore.

TONIA                    Sembra un discorso da bélle-époque!

(Stefania e Cochet entrano e si siedono. Lei ha un bellissimo abito da sera e porta la stola di  visone. Ridono. Lei porge il visone a Cochet, che si precipita a poggiarlo sulla sedia)

TONIA                    (stupita) Toh, guarda chi c'è!

IGOR                       Chi?

TONIA                    (non distoglie gli occhi da Stefania) Fra un secondo te lo dico.

COCHET                 (guardandola teneramente) Stefania, sa che lei è deliziosa, soave! (le prende

                                 una mano e gliela bacia)

STEFANIA             (compiaciuta) Grazie Cochet. Dica dica, continui pure...

COCHET                Il suo vestito poi è un urlo. Cos'è, Givenchy?

STEFANIA             Cardin: magazzini Lafayette. Naturalmente è una copia. Questo lo dico solo a

                                lei in un orecchio.

COCHET                Comunque la fa terribilmente donna. (le bacia la mano)

STEFANIA             Continui, continui Cochet. Sapesse com’è piacevole ricevere dei complimenti

                                ogni tanto.

TONIA                    Se non la vedessi non ci crederei. E' Stefania.

GIULIANO             (dolente) E' lei, è lei: riconosco il visone.

TONIA                    (guardando intensamente) E se n’è trovato un altro!

GIULIANO             Il signor Cochet.

TONIA                    Lo conosci?

GIULIANO             Un mio cliente.

IGOR                       Posso capire anch'io?

TONIA                    Quella donna laggiù è la moglie di Giuliano.

IGOR                       Complimenti Giuliano. Mica male.

GIULIANO             Grazie.

TONIA                    (a Igor) E stasera si trova (indica) fra suo marito, il suo ex-amante che è già           

                                sparito, e il suo nuovissimo facente-funzioni...

GIULIANO             Tonia, andiamo!

TONIA                    Ma devo pur spiegare la cosa a Igor.

IGOR                       E come fa con tutti quei maschietti? Stabilisce i turni?

GIULIANO             Senta, guardi che...(Tonia lo ferma; si risiede)

IGOR                       Però, è carina...

TONIA                    Ti piacciono le tardone, adesso?

IGOR                       Perché, a te non piacciono i semifreddi? (Tonia fa gli occhiacci a Igor.

                                Giuliano si mostraseccato)

COCHET                 (si accorge della presenza di Giuliano) Oh oh. C'è il dottor Foch.

STEFANIA             Oh santo cielo. Non avrei mai pensato di vederlo qui stasera. (si volta e agita la

                                mano verso Giuliano, che risponde al saluto)

COCHET                Vuole che ce ne andiamo?

STEFANIA             Perché? A me non dà nessuna noia. A lei?

COCHET                Beh, saremmo stati meglio soli!

STEFANIA             Siamo soli. Chi lo vede? Mica devo dar conto a lui. Le mie serate appartengono

                                a me!

COCHET                (speranzoso) E i suoi week-end?

STEFANIA             Alla mamma.

COCHET                (smontato) Ho capito.

STEFANIA             Cochet! Ma lei si smonta subito così? Come, un condottiero di eserciti cede le

                                armi così? Su coraggio, “Vercingetorige”, all'attacco! Si faccia più vicino, mi

                                stringa pure. Via, un po' di corte, Cochet!

COCHET                Signorina, a che gioco giochiamo?

STEFANIA             A che gioco? (ride civettuola con un occhio all'altra tavola)

(comincia un rock and roll. Cochet si alza, fa un inchino a Stefania. Stefania si alza;ballano)

GIULIANO             Ma guarda, ballano!

TONIA                    E con ciò? Sei geloso?

GIULIANO             (non ascolta; si alza, a Tonia) Avanti, balliamo.

TONIA                    Che ti piglia?

GIULIANO             Voglio ballare. Non posso?

TONIA                    Ecco, siccome tua moglie balia, vuoi ballare anche tu.

GIULIANO             Vieni o no? (va verso la pista)

TONIA                    (si alza ubbidiente) Vengo, vengo. (si alza; passando davanti a Igor gli lancia

                                 un'occhiata e mormora: Che barba. Le due coppie si avvicinano e si salutano

                                 mentre ballano)

STEFANIA             Buona sera. Buona sera. (Giuliano bofonchia qualcosa)

TONIA                    Buona sera, Stefania. Lei è veramente un sogno, stasera.

STEFANIA             Grazie, cara. Anche lei.

(la musica cambia; Stefania e Tonia ballano freneticamente Cochet e Giuliano ci provano,ma dopo poco smettono e tornano al tavolo)

GIULIANO             (a Cochet) L’osservavo; lei non ha proprio il senso del ritmo.

COCHET                 Si fa quel che si può, dottore.

TONIA                    Vieni, Igor!

(Igor le raggiunge, si mette fra le due donne e balla con loro)

IGOR                       (mentre balla) Mi presenti?

TONIA                     (ballando) Signora Foch, le presento Igor Polanski. E' molto depresso.

IGOR                       Piacere, signora Foch.

STEFANIA             (sempre danzando) Piacere, Igor.

IGOR                       Sì. (comincia a fare il passo del crawl)

STEFANIA             Cos'è questo, Igor?

IGOR                       Il crawl.

GIULIANO             Speriamo che anneghi.

IGOR                       (fa un po' di crawl con Stefania e Tonia, poi cambia passo) La rana. (le

                                 donne lo seguono, poi cambia con  un movimento che  mima il cavare di un

                                 dente)

STEFANIA              Che è quello?

IGOR                       Il dentista. (fanno questo per un po’. Cochet si alza e torna al suo tavolo. Tonia

                                 vede Giuliano che siede solo e va verso di lui. La musica diventa un ballo

                                 lento. Stefania fa per smettere ma è riafferrata da Igor; ballano il lento.

                                 Giuliano guarda attentamente, non perde una mossa)

STEFANIA             (a Igor) Dica la verità;: sta pensando che sta ballando con sua madre?

IGOR                       Ha di questi complessi?

STEFANIA             Ho questo ed altri!

IGOR                       Non stia così rigida! Si abbandoni. Lo sa che lei è una signora ancora molto

                                 sexy?

STEFANIA              ”Ancora”? Gentile.

IGOR                       (ride e la stringe a sé, continuando a ballare)

TONIA                    Eccoli partiti!

GIULIANO             Devo dirti che il tuo Igor è piuttosto indecente come ballerino!

TONIA                    Che c'entra Igor! E' lei che gli s’incolla addosso! Non è una donna, è un

                                 francobollo! (Igor bacia Stefania sulla guancia)

GIULIANO             Hai visto? L'ha baciata! (Cochet si alza)

TONIA                    Senti, qui siamo di troppo. E io che non ci volevo credere! Tutto quello che

                                 hai detto di Stefania era vero.

GIULIANO             Già, perché io dico bugie, eh?

TONIA                    (nascondendo l’irritazione) Sono schifata, me ne vado! (si alza) Tu che fai?                       

                                Resti a guardarli?

GIULIANO             (si alza) Forse non è giusto lasciarla in questo stato.

TONIA                    (scandalizzata) Ma che storie sono? Non stai per divorziare? Dì, stai con me o

                                stai con lei?

GIULIANO             Sì, va bene, ma è che.. senti, io a quello gli spacco il muso!

TONIA                    Lasciali perdere. Non sono più affari tuoi! (si avvia, poi si ferma) Se tu vuoi

                                restare resta. Io me ne vado! (esce. Cochet si alza, braccia conserte, aria

                                arrabbiata)

GIULIANO             Dove vai passerotto! Tesoro! (la segue) Tonietta! (uscendo afferra la stola di

                                visone e la porge allo sconcertato Cochet) Ci stia attento lei... (ed esce)

SCENA SECONDA - L'ufficio del dottore, la mattina dopo. Il palcoscenico è vuoto. Uno spot illumina la pianta di cactus di Stefania, che ora è fiorita. Un bel fiore appariscente. Dopo un momento la luce aumenta. Giuliano esce dallo studio guardando l'orologio, camminando avanti e indietro con impazienza. Dopo poco Stefania entra in punta di piedi, con aria colpevole. E' ancora in abito da sera, con la stola di visone in mano.

GIULIANO             (sardonicamente, chiudendo la porta) Ben arrivata!

STEFANIA             (sussulta, è vicino alla porta dello spogliatoio-armadio) Buon giorno. Mi scusi

                                 se ho fatto tardi. (vede il fiore di cactus) La piantina! Che bello! (va alla

                                 scrivania e prende il cactus)

GIULIANO             Un po' tardi! Sono le dieci passate! Ho già visitato tre pazienti, il telefono

                                squilla in continuazione... e lei se ne arriva a quest'ora e in abito da sera!

STEFANIA               Non avevo tempo per cambiarmi. (si tiene la testa fra le mani; si massaggia le

                                 tempie) Che notte! Che notte!

GIULIANO             (l’interrompe) Non m'interessa! Vuol lasciare quel fico d'india e mettersi in

                                 tenuta da lavoro? Ma si può sapere dove è stata?

STEFANIA             (si ferma e lo guarda, la cosa la diverte) Non ho il dovere di dirglielo. E poi

                                 non ricordo più niente. Ho la testa annebbiata!

GIULIANO             Quando sono andato via io, era già cominciata la nebbia.

STEFANIA              S'è perso il meglio! E' arrivata un sacco di gente, giovane, allegra. Dopo un po'

                                 ci conoscevamo tutti. Ci scambiavamo i drink da un tavolo all'altro. Ha mai

                                 bevuto, dottore, gin tonic con tequila e rum?

GIULIANO             Tequila al posto del gin?

STEFANIA              No, gin, rum e tequila insieme. La chiamano la bomba dei peones. In

                                 Guatemala la usano contro la malaria.

GIULIANO             E avete combattuto la malaria per tutta la notte?

STEFANIA              No, solo fino alle quattro. Poi abbiamo fatto il giro dei locali...

GIULIANO             Complimenti! Chissà cosa dirà la mammina!

STEFANIA              Oh, si divertirà un mondo quando glielo racconterò! 

GIULIANO             La notte brava! E che altro ha provato? La simpamina al whisky o la lapa

                                 congolese?

STEFANIA              Beh, bisogna provare tutto nella vita! Che notte! Non la dimenticherò mai. Ma

                                 la cosa più eccitante è stato il sorgere del sole nella foresta di Rambouillet.

GIULIANO             Nella foresta di Rambouillet?

STEFANIA              Sì, a un certo punto si è deciso di prendere un po' d'aria...

GIULIANO             Cinquanta chilometri per un po' d'aria?

STEFANIA              Sono niente, cinquanta chilometri in macchina! Siamo arrivati e abbiamo visto

                                 nascere il sole.. La natura è sconvolgente in questa stagione! Che meraviglia!...

                                 Abbiamo sentito le allodole... il bramire dei cervi... ci siamo seduti sull'erba…

                                 (scuote un po' la stola di visone)

GIULIANO             Sulla stola di visone?

STEFANIA             Oh, dovevo pure sdraiarmi su qualche cosa.

GIULIANO             Sdraiarsi? Prima ha detto seduta.

STEFANIA              Non mi ricordo. Ero così incantata. Adesso mi scusi, vado a cambiarmi e a

                                 prendere un alka seltzer. (si avvia lentamente verso sinistra)

GIULIANO             Ma allora il colonnello Cochet è un viveur incallito!

STEFANIA             (si ferma di colpo) Oh Dio! Il colonnello Cochet! Me n'ero dimenticata!

GIULIANO             Come? Non folleggiava con lui?

STEFANIA             Si sarà perduto per strada. (una risatina) Pensare che non ce ne siamo neanche

                                accorti!

GIULIANO             Ce ne siamo chi?

STEFANIA             Igor e io.

GIULIANO             Come? Ha fatto bagordi con quel contestatario?

STEFANIA             Igor è un giovane come tutti i giovani. E' gentile, poetico!

GIULIANO             Poetico! Ma se la baciava sul collo!

STEFANIA             E' un ragazzo un po' espansivo!

GIULIANO             Così, lei e il marmocchio espansivo avete bidonato il colonnello Cochet?

STEFANIA             Il suo colonnello Cochet è un vecchio satiro anchilosato della riserva!

GIULIANO             Anchilosato o no, il colonnello Cochet è un buon cliente e se lo perdo...

STEFANIA              Non si preoccupi! Tornerà! Ha la dentiera provvisoria.

GIULIANO             Non è questo il punto! Io trovo il suo comportamento di questa notte

                                 assolutamente scorretto, inqualificabile e vergognoso.

STEFANIA              Senta dottore, l'unica infrazione commessa è quella di essere arrivata un'ora più

                                 tardi! La prima volta che succede in cinque anni! Se vuole mi può infliggere

                                 una multa!

GIULIANO               (scotendo la testa mentre cammina) E' grottesco. Assolutamente grottesco!

                                 Mettersi con un minorenne. Un po' ridicolo, alla sua età!

STEFANIA              Perché, lei non è ridicolo con la sua Lolita?!

GIULIANO             Per un uomo è diverso! Io non bacio Tonia sul collo in pubblico.E non mi

                                venga a raccontare che era un bacio casto perché baci casti sul collo non

                                esistono!

STEFANIA             Dottore, lei non mi ha sempre detto che scoraggiavo gli uomini? Che soffocavo

                                la mia femminilità?  Per una volta che un ragazzo mi stringe un po' mi fa una

                                scenata! Se non la conoscessi, penserei che è geloso!

GIULIANO              Io geloso di lei? Che assurdità! Trovo solo di pessimo gusto che davanti a me e

                                alla mia fidanzata lei si sia abbandonata ad una esibizione immorale e

                                pornografica. Ecco tutto!

STEFANIA              Sì, ho lasciato che mi baciasse sul collo, e ne ho provato piacere. Non me ne

                                pento affatto. Aveva ragione lei, ci sono piaceri nella vita che una donna deve

                                permettersi, e io me li voglio permettere. Non voglio più, come dice lei, aver

                                paura dell'amore!  Non è stato facile per me, sa, uscire col colonnello ieri sera.

                                Ma quando tentennavo pensavo a tutte le cose che lei mi ha detto, e queste

                                mi hanno dato una spinta. Sì, ammetto di aver esagerato, avrò forse bevuto un

                                po’ troppo, ma se non avessi bevuto non avrei potuto.

GIULIANO             Potuto cosa?

STEFANIA              Quel ragazzo è stato molto gentile, affettuoso. M'ha detto che ero bella e perfino

                                sexy, ed io gli ho creduto.

GIULIANO             Le luci soffuse, la stola di visone...

STEFANIA              Vuol dire che Igor m'ha visto al buio, e che il suo visone ha fatto effetto? No,

                                c'era dell'altro! Una scintilla, l'elettricità che era in me!

GIULIANO             S'è portata anche le pile?

STEFANIA             (molto seria) Non faccia dello spirito, dottore. Adesso basta!

GIULIANO             Signorina Vigneau, io cercavo solo di...

STEFANIA             Basta ho detto! Le proibisco, capito? Le proibisco!

GIULIANO              (ha capito di essere andato troppo oltre) Non s'arrabbi, signorina Vigneau.

                                Diciamo che lei ha passato una allegra serata in compagnia. Non c'è niente di

                                male. Ha preso anche una piccola cotta senza conseguenze...

STEFANIA             (è immobile, fremente) Crede?

GIULIANO             E va bene, cosa sarà mai? Una passione folle?! Il delirio?!

STEFANIA             Perché mi tratta sempre come una zitella asettica? Mi chieda chiaro e tondo se

                                sono andata a letto con lui!

GIULIANO             E va bene. E' andata a letto con lui?

STEFANIA             Sono affari che non la riguardano.

GIULIANO             Ah, no! Lei adesso parla e come! Cos'è successo sulla mia stola di visone?               

                                (Stefania scuote la testa) Lei deve rispondermi. Lo esigo.

STEFANIA             Con quale diritto?

GIULIANO             Diritto di marito. Devo forse ricordarle che è ancora mia moglie?

STEFANIA             Sua moglie? Ma io dal suo matrimonio ho avuto solo grane! Adesso basta.

                                Voglio il divorzio. Tutti questi anni qui a fare la martire!

GIULIANO             La martire, poi!

STEFANIA             La martire, sì! Tutti i rospi che ho dovuto ingoiare, le telefonate galanti, le belle

                                pazienti chiuse nello studio, le forcine sotto i cuscini, i fazzoletti sporchi di                     

                                rossetto, i suoi week-end orgia a Fontainebleau…

GIULIANO            Cosa ne sa, lei, dei week-end a Fontainebleau? Mi ha spiato? Mi ha fatto

                                pedinare?

STEFANIA             Cominciamo a confessare, eh?

GIULIANO             Così vuole la guerra?! L'avrà! Metterò tutto in piazza: le sue gozzoviglie notturne

                                nei locali malfamati, le sbronze, la marijuana, le corruzioni di minorenni, i

                                baccanali nella foresta di Rambouillet. Tutto, tutto Che venga pure lo scandalo!

                                (la signora Durand intanto si è affacciata sulla porta dello studio ed  ha ascoltato

                                tutto, bavaglino al collo e bocca spalancata)  E lei che ci fa!? Origlia? Se ne

                                vada! (spaventata, la signora Durand torna nello studio) Vuoterò il sacco,

                                sissignora! Così almeno non trascinerò il mio onorato nome nel fango!

                                Lei vuole il divorzio? No, sono io che lo voglio!

STEFANIA            Gliel'accordo subito! Chiuso, finito! Dò le dimissioni da moglie e da sua schiava

                               personale!

GIULIANO             Benissimo!

STEFANIA             (comincia a raccogliere le sue cose nell'armadio) Voglio vedere come se la

                                caverà da solo.

GIULIANO             Si crede insostituibile perché fa i tramezzini al pollo?!

STEFANIA             Addio dottor Foch. Lei è un ottimo dentista, ma un pessimo uomo. (gli si

                                avvicina e gli mette il visone intorno al collo) Questa la dia alla sua concubina.

                                (si avvia)

GIULIANO             Stefania, l'avverto, se esce da quella porta non tornerà mai più!

STEFANIA             Tornare? Piuttosto crepo! (con gran dignità) Non si preoccupi, dottor Foch, non

                                mi vedrà mai più. (apre la porta, fa per uscire, si volta) Né me, né i bambini!

SCENA TERZA - Appartamento di Tonia, la stessa sera. Sono in scena Igor e Tonia.

IGOR                       Che te ne importa?

TONIA                    Ho diritto di saperlo. E' la moglie del mio fidanzato.

IGOR                       (l’interrompe) Tonia, non mi va di parlarne.

TONIA                    Tanto, si sa che se li fa tutti.

IGOR                       Si vede che io non sono tutti.

TONIA                    (dandogli un'occhiata lunga, stupita, cercando di capire) Igor...

IGOR                       Con me è stato match nullo.

TONIA                    Davvero?

IGOR                       Proprio così.

TONIA                    (va verso di lui) Lei non ha voluto?

IGOR                       Perché? Potrei anche non aver voluto io.

TONIA                    Ma se ti ho visto che le baciavi il collo.

IGOR                       Che significa.

TONIA                    Che avete fatto fino alle nove di mattina, se non avete fatto all'amore?

IGOR                       Ballato, bevuto, parlato molto.

TONIA                    Di che?

IGOR                       Di molte cose. E' raro trovare una donna che ti ascolti.

TONIA                    Perché, io non ti ascolto?

IGOR                       Prima di tutto parli sempre tu, e parli sempre di quel cavadenti in demolizione.

TONIA                    E tu di che? Le hai raccontato le tue commedie? Come Casanova sei proprio

                                a terra. Certo che siete un po' mosci voi ventenni! Meno male che ci sono i

                                quarantenni a tenere alta la bandiera.

IGOR                       Se lo vuoi sapere io ho un mucchio di ragazze che mi corrono dietro.

TONIA                    Ma va, tu ti fai scegliere dalla più intraprendente. Voi giovani state diventando

                                asessuati. Io, per esempio, non ti faccio effetto. Scommetto che potrei

                                camminarti nuda davanti e non succederebbe nulla.

IGOR                       Prova! Vieni qua, bambola, che ti faccio vedere io. (comincia a rincorrerla.

                                Campanello della porta)

TONIA                    Oh Dio, sarà Giuliano. Stai buono, se no quello chissà cosa pensa. (va ad aprire

                                la porta. E' Stefania) E' per te.

IGOR                       Ciao, Stefania.

STEFANIA             Igor! Il mio simpatico insegnante di bagordi.

IGOR                       Come va la testa?

STEFANIA             Me la sento e non me la sento. Ma ci sto a ricominciare, anche stasera!

IGOR                       Stasera? No, magari domani.

TONIA                    Lui deve recuperare. Se volete parlare a quattr'occhi, mi ficco nel bagno.

STEFANIA             Calma, non si agiti: io voglio parlare a lei, non a lui.

TONIA                    Hai sentito? Va a farti una pennichella.

IGOR                       (passa davanti a Stefania verso la porta) Oh, dico, non litigherete per me? (si

                                 avvia lentamente) Va bene, va bene: vinca la migliore! (esce)

STEFANIA             Tonia, probabilmente lei aspetta Giuliano ed io non voglio farmi trovare qui!

TONIA                    (continuando sullo stesso argomento) Però mettersi coi bambini dell'asilo, via!

STEFANIA             Non complichi le cose, la prego, è già così difficile.. Non sono venuta a parlarle

                                di Igor, ma di Giuliano e me.

TONIA                    L'ha mandata lui?

STEFANIA             Lui non sa niente. Sono venuta per chiarire tutto questo pasticcio.

TONIA                    Chiariamolo pure. Dunque, che fa di Giuliano? Me lo lascia? Se lo tiene?                               

STEFANIA             Deve sapere qualche altra cosa prima. Si sieda, non vorrei che per l'emozione…

TONIA                    Emozioni io? Si figuri! Cosa c’è? (siede sul letto)

STEFANIA             Giuliano… io... non è facile come pensavo.

TONIA                    (pensiero improvviso) E' facilissimo. Lei è incinta.

STEFANIA             Neanche per sogno. Ma come le viene in mente? Non ho mai avuto questo tipo

                                di rapporti col dottor Foch.

TONIA                    Ah no? E i figli li avete adottati?

STEFANIA             Io non sono la signora Foch, sono la signorina Vigneau.

TONIA                    La signorina Vigneau? Lei, la vecchia zitella?

STEFANIA             Sì.

TONIA                    E allora la moglie di Giuliano chi è?

STEFANIA             Questo non lo so. Giuliano non è mai stato sposato, che io sappia.

TONIA                    Ah no, eh? Eccolo, il trucco! Lei mi ha teso una trappola e io ci sto cascando,

                                così se li conserva tutti e quattro: Giuliano, Bébert, il colonnello e Igor..  

                                (si rende improvvisamente conto) Ma allora Giuliano mi ha mentito… perché?

STEFANIA             (va verso il letto, parla teneramente) Mi dispiace Tonia. E' un colpo terribile

                                 per chiunque, figuriamoci per lei, che è così giovane e sensibile.

TONIA                     (piano) Che figlio di....!

STEFANIA               In questo posso capirla. (siede vicino a Tonia, le mette un braccio intorno)

                                 Senta, io non sono qui per fare le scarpe a Giuliano. L'ho sempre aiutato, e

                                 voglio ancora aiutarlo: lui le vuole bene.

TONIA                     Ma perché mi ha mentito così?

STEFANIA              Sa, il dottore è buono, ma forse un po' debole…

TONIA                     Però come pallonaro è fortissimo! Pensi a tutte le frottole che mi ha raccontato

                                 per descrivermi la sua vita familiare, nei minimi particolari...

STEFANIA              Una sua mania! E' un perfezionista. Anche quando cura la più piccola carie,

                                 vedesse lo studio che ci mette. E' un cesellatore! Il trapano nelle sue mani è un

                                 violino!

TONIA                     Solo che io sono una donna, non un dente cariato!

STEFANIA              Non l'ha ingannata. Tonia, Giuliano la sposa; le sue bugie, in fondo, sono una

                                 prova d'amore. Ora devo proprio andare. Se mi trovasse qui sarebbe un

                                disastro!

TONIA                     E come mai lei s'è decisa adesso a vuotare il sacco?

STEFANIA              Sa, la segretaria perfetta non ama lasciare disordine prima d'andarsene. Mi

                                 ascolti Tonia, uno di questi giorni Giuliano le dirà la verità. Non lo maltratti.

                                 Anzi, lo incoraggi, cerchi di capirlo. Provi.

TONIA                    Chi è bugiardo, è bugiardo anche in amore.

STEFANIA             Questo è un motto da cioccolatini. (esce. Tonia prende la foto di Giuliano)

TONIA                    (alla foto) Pseudoscapolo! Celibe ammogliato! Sedicente coniugato con figli!

                                (va al muro e bussa, va alla porta e l'apre) Igor! Igor!

IGOR                      (da fuori) Che vuoi?

TONIA                    Vieni subito, ho bisogno di te.

IGOR                      Va bene.

TONIA                    Subdola carogna. Imbroglione matusa! (butta la foto e va alla porta mentre

                                Igor entra. Lo bacia; si staccano)

IGOR                       Che ti serve? Il cavatappi, il ferro da stiro, ago, filo? Che volevi?

TONIA                    Questo volevo. (lo bacia di nuovo)

IGOR                       Tonia, cos'è questa storia? E Giuliano?

TONIA                    Così impara.

IGOR                       Mi strumentalizzi per vendicarti di Giuliano?

TONIA                    Sta' zitto e baciami.

IGOR                      Va bene. Ma dopo esigo una spiegazione. (bussano alla porta, lui si tira

                                indietro) La porta! deve essere Giuliano!

TONIA                    (lo stringe di nuovo) E che te ne importa.

(bussano ancora. Igor retrocede verso il fondo, lei sempre aggrappata a lui)

IGOR                       Volevi che ci sorprendesse! E io faccio il tuo gioco eh, piccola drittona! Ma io

                                mi sgancio. (va verso la porta)

TONIA                    (mette la mano sulla porta e lo ferma con un sorriso) Dove vai? C'è lui fuori.

                                Non puoi uscire. (bussano di nuovo)

IGOR                      Mi nascondo nel bagno.(ci va)

TONIA                    (lo segue) E se lui vuol lavarsi le mani?

IGOR                      Un dentista le ha sempre pulite! (Tonia apre la porta, Giuliano entra)

GIULIANO             Ci hai messo un secolo per aprire! Dov’eri?

TONIA                    In bagno.

GIULIANO             Tutta vestita?

TONIA                    Giocavo con le barchette.

GIULIANO             Contenta, Tonietta, di vedere il tuo micione?

TONIA                    Sto per impazzire dalla gioia...

GIULIANO             Allora vieni qui, devi essere molto carina col micione stasera... perché micione

                                 è molto infelice.

TONIA                    Che altro c'è?

GIULIANO             Sempre mia moglie...

TONIA                    Dovevo immaginarlo!

GIULIANO             Passerotto, ho bisogno di tutta la tua comprensione.. non è una cosa facile a

                                dirsi.

TONIA                    Sei venuto per dirmi la verità? (Giuliano annuisce) Ti ascolto tesoro. Non aver

                                paura. Dimmi. (si siede)

GIULIANO            Grazie Tonietta. Sei straordinaria. (si alza) Quello che volevo dirti è.. ecco:

                                mia moglie... Stefania.. non vuole più divorziare. (Tonia lo guarda) Cerca di

                                restare calma, tesoro. E' stato un colpo terribile anche per me.

TONIA                    (sta al gioco) Dunque, se ho ben capito, tua moglie ha cambiato improvvisa-

                                mente idea e adesso ti nega la libertà.

GIULIANO              Incredibile, eh?

TONIA                     Già. Quando te l'ha detto?

GIULIANO               Stamattina. Mi sono battuto come un leone! Ho urlato, ho fatto il diavolo a

                                 quattro, l'ho supplicata in ginocchio, le ho offerto soldi, mobili, quadri,

                                 argenteria... niente! Lei e il suo avvocato sono stati irremovibili: niente

                                 divorzio!

TONIA                     Ma hai tutti i motivi per ottenere il divorzio! E’ una ninfomane; con tutti gli

                                 amanti che ha avuto... (si siede a destra di Giuliano)

GIULIANO               L'ho anche minacciata di rivelare questo, ma lei s'è messa a ridere. (ridono tutti

                                 e due) Sapeva benissimo che non potevo servirmene. Figurati, una volta

                                 pubblicato quel lerciume sui giornali, sarebbe stata la fine per me. Non posso:

                                 per i figli, soprattutto, capisci tesoro? E' terribile! Lei ha il coltello dalla parte

                                del manico. Siamo con le spalle al muro. E il nostro bel sogno, ormai, non può

                                essere altro che un sogno, purtroppo.

TONIA                    Dimmi una cosa: io che fine faccio in questa storia?

GIULIANO             (le mette il braccio intorno alla vita) Oh noi andremo avanti come prima.

TONIA                    Ah, meno male!

GIULIANO             Riusciremo sempre a strappare alla vita le nostre ore di felicità. E' solo una

                                questione formale, capisci? Non cambia niente.

TONIA                    (come se fosse d'accordo) E allora caro, se questo è il nostro destino...

GIULIANO             Ah passerotto mio, ti sono grato della tua comprensione. Vedrai come saremo

                                 felici! Più felici di prima.

TONIA                     In fondo è la sistemazione ideale. Tu avrai tua moglie e me, io avrò te e Igor.

GIULIANO             Igor ??? Ma tu hai sempre detto che Igor era solo un conoscente... l'inquilino

                                dello stesso pianerottolo. Tonia! (si alza)

TONIA                     (si alza) Giuliano.

GIULIANO             Tu mi hai mentito.

TONIA                    Sì, e mi vergogno a confessartelo. (a testa bassa) So quanto odi le bugie.

GIULIANO             (va verso di lei) Ma no, questo è uno scherzo! Tonia, vuoi prendermi in giro.

TONIA                    Igor, vieni fuori dal bagno, non aver paura. (nessuna risposta)

TONIA                    Igor!

GIULIANO             Piantala, Tonia! Sai benissimo che se soltanto pensassi che quel capellone si

                                 trova di là me ne andrei, veloce come il fulmine. (la porta del bagno si apre

                                 e compare Igor. Porta solo un asciugamano intorno alle reni. Giuliano lo

                                 guarda esterrefatto; Igor lo fissa)

IGOR                       Ehilà. (Giuliano guarda Tonia, poi si volta, va verso la porta e la apre)

TONIA                    (lo segue) Giuliano, non te la prendere. E' così al primo momento, poi passa...

GIULIANO             (interrompendola, con dignità)   Tonia, hai distrutto la mia casa. Mi hai

                                strappato a mia moglie. Mi hai sradicato dai miei bambini. Ma sono fiero di non

                                aver mai fatto il doppio gioco. (se ne va)

TONIA                    E anche micione è liquidato! (si guardano)

IGOR                       Meglio che mi metta qualcosa addosso. Fa freddo. (entra in bagno) Scusa se 

                                sono uscito così, ma ho sentito la vostra conversazione e ho pensato: o la va o

                                la spacca!

TONIA                    Igor...

VOCE IGOR           Sì?

TONIA                    Che fai stasera?

VOCE IGOR           Niente.

TONIA                    Se cenassimo insieme?

IGOR                       (fa capolino dal bagno) Splendido.

TONIA                    Esco a comprare un po' di uova e prosciutto.

SCENA QUARTA - La scena è vuota. Dopo qualche istante appare Giuliano, stanco e insonnolito. Ha la cravatta allentata, cammina lentamente, i capelli scomposti. Suona il telefono. Giuliano si decide a rispondere.

GIULIANO             Il dottor Foch non c'è.. il dottor Foch è molto stanco.. il dottor Foch è sbronzo!

                                (riattacca. Il telefono suona di nuovo; Giuliano stacca il ricevitore e lo posa

                                sulla scrivania) Non si può stare un attimo in pace! Ma cosa credono, che

                                continuerò a curare denti per tutta la vita? (prende il libro degli appuntamenti)

                                Gli appuntamenti! Via! Buttiamolo via! (nel cestino) Via questo! (butta) Via

                                anche questi! (butta con furia) Via, via! (si riprende) No..questo è il registro

                                degli onorari! (entra nello studio. Dopo poco Stefania entra da destra; riordina,

                                rimette a posto la cornetta. Il telefono suona. Giuliano, da fuori scena) Ancora

                                quel maledetto telefono! Eppure mi pareva di averlo staccato! (si affaccia e

                                vede Stefania)

STEFANIA             (senza guardarlo) Pronto, studio del dottor Foch! Sì signore... sì.. un momento

                                 che controllo il libro degli appuntamenti.… Dov'è? Ah, nel cestino! Mi scusi...

                                 Allora giovedì 18 alle 15,30. D'accordo signor Pelichard, d'accordo. Buon

                                 giorno signore.

GIULIANO             (avvicinandosi) Cosa fa lei qui?

STEFANIA              Oh buon giorno dottore. Che è successo? (indicando il disordine)

                                 Ha dimenticato la finestra aperta?

GIULIANO             Sì, deve esserci stata una corrente d'aria...

STEFANIA              Non si preoccupi. Metterò tutto a posto io...

GIULIANO             Lei mette sempre tutto a posto, signorina Vigneau...

STEFANIA             E' l'abitudine, dottore!

GIULIANO             Anche quando si licenzia?

STEFANIA             Ho il dovere di restare al mio posto fino all'arrivo della sostituta. (lo guarda)

                                Che brutta faccia… cos’ha combinato?!

                                

GIULIANO             Ho passato la notte girando Parigi.

STEFANIA             Ha bevuto?

GIULIANO             Ho tentato: ma sono irrimediabilmente astemio.

STEFANIA             Tutto sistemato tra lei e Tonia?

GIULIANO             Sì, e mi spiace dirglielo, questa volta senza la sua collaborazione.

STEFANIA             Ne sono felice per lei.

GIULIANO             Tonia ed io abbiamo chiuso.

STEFANIA             No!

GIULIANO             Le ho detto che lei non voleva concedermi più il divorzio!

SREFANIA             Splendido! (ride)

GIULIANO             Perché ride?

STEFANIA             Niente. Volevo soltanto dirle che sono andata da Tonia e le ho detto tutta la

                                verità. Che lei non era sposato e tutto il resto....

GIULIANO             Allora Tonia sapeva?

STEFANIA             Ho cercato di sistemare le cose in modo che qualcuno fosse felice...

GIULIANO             Il suo compito è quello di sistemare le cose, vero, signorina Vigneau?

STEFANIA              Se vuole posso ritornare da Tonia e cercare di rimediare...

GIULIANO             No, odio la menzogna!

STEFANIA             Me ne sono accorta, dottore.

GIULIANO             E poi non deve lasciarmi solo, adesso che sono solo!

STEFANIA             Perché è andato a dire un'altra bugia a Tonia?

GIULIANO             Perché era l'unico modo per non sposarla.

STEFANIA             Ma lei voleva sposarla!

GIULIANO             Per sbaglio. Oggi, quando l'ho sorpresa con Igor, ho capito lo sbaglio!

STEFANIA             Igor? Ma è un ragazzo!

GIULIANO             Un ragazzo, nudo con un piccolo asciugamano a mo’ di perizoma! Quando l'ho

                                visto sono scappato. Dapprima rancore, gelosia... poi... camminando, mi sono

                                sentito leggero, meravigliosamente leggero! Ho capito di non aver mai amato

                                Tonia e ho sentito una gran voglia di tornare a casa, di salire le scale di corsa,

                                di rivedere mia moglie e i miei bambini! Poi mi sono ricordato che non avevo

                                moglie, non avevo figli... e mi sono sentito triste, e solo....

STEFANIA            E' lì che ha provato a sbronzarsi?

GIULIANO             Ma sono astemio.. Sono venuto qui allo studio… per fortuna che c'era lei...

                   (suonano alla porta)

STEFANIA             Dev'essere il colonnello Cochet!

GIULIANO             E se non aprissimo?

STEFANIA             Via, le sue delusioni d'amore non debbono mescolarsi con il lavoro! Metta il

                                 camice, presto... io vado ad aprire... (Giuliano entra nello studio, Stefania va ad

                                 aprire. Entra il colonnello Cochet)

STEFANIA             Il dottore la sta aspettando.

COCHET                 Perché mi ha scaricato l'altra sera?

STEFANIA             E' scomparso all'improvviso.. mi sono voltata e lei non c'era più! Non me ne

                                voglia, colonnello. Grazie a lei ho passato una stupenda serata!

COCHET                 Con un altro.

STEFANIA              Notizie della signora, colonnello? La cura le giova?

COCHET                 Spero che le giovi più che a me!

GIULIANO             (affacciandosi) Buongiorno, signor Cochet... tutto bene.. nervoso stamattina?

                                 Io la trovo magnificamente.... disteso!

COCEHET              Le credo! Ho preso sei tranquillanti! (entra nello studio)

GIULIANO             A noi due adesso, caro "Vercingetorige"! (entra. Stefania continua a mettere in

                                 ordine e cura il suo cactus. Giuliano rientra) Stefania?

STEFANIA             (sobbalza al suono della sua voce e s’illanguidisce un po’) Sì, dottore...

GIULIANO             (tossicchia) Ha già deciso dove andare in ferie quest'anno?

STEFANIA              Forse arriveremo fino in Bretagna... la mia due cavalli ogni tanto ha delle noie

                                 al motore...

GIULIANO             E se mi ficcassi anch'io nella macchina, magari tra sua madre e la cagnetta?

STEFANIA             Davvero, verrebbe?

GIULIANO             Dato che non conosco la Bretagna….

STEFANIA              Potrei fare in modo di mandare mia madre da mia sorella...

GIULIANO             Crede sarebbe possibile? (fa il gesto di levarsi dai piedi la mamma)

STEFANIA              Credo che capirebbe… Le posso lasciare anche Frida, per farle compagnia...

GIULIANO             Allora d'accordo: Bretagna?

STEFANIA              Se fa piacere a lei... io ne sarei felice!

GIULIANO             (tossicchia) Stefania?

STEFANIA              Sì...

GIULIANO             Credo che finirò per baciarla...

STEFANIA             Sì?

GIULIANO             A meno che lei non abbia obiezioni.

STEFANIA              Nessuna.

GIULIANO             Allora, io, bacio?

STEFANIA              Se vuole.. (si baciano)

GIULIANO             Ecco, l'ho baciata!

STEFANIA             Lo so.

GIULIANO             Credo che lo farò molto spesso.

STEFANIA             Anch'io! (si baciano di nuovo)

GIULIANO             E' strano!

STEFANIA             Cosa?

GIULIANO             E' come se tu fossi stata sempre mia moglie

STEFANIA             Caro! (Stefania lo guarda mentre si avvia allo studio. Sulla soglia lui le lancia

                                un  bacio. Lei risponde. Si affaccia sull'uscio il colonnello Cochet, con la bocca

                                aperta e ferri in bocca. Farfuglia frasi incomprensibili. Il dottore lo spinge

                                dentro e richiude. Stefania sogna con il suo cactus, sospira, accarezza il libro

                                degli appuntamenti, poi si riscuote. Prende un kleenex e si asciuga una lacrima

                                di commozione; il telefono squilla)

STEFANIA             Pronto, studio dottor Foch! Non posso prendere appuntamenti perché il dottor

                                Foch va in vacanza... provi a ritelefonare tra quindici giorni!  (riattacca, altro

                                squillo) Pronto, studio del dottor Foch! Come? Il dottore è occupato, vuole

                                lasciare a me il suo messaggio? Chi parla? Ah, una hostess delle linee aeree

                                svedesi? E' libera stasera? Attenda un momento. (pensa un po' poi aggiunge) Il

                                dottore m’incarica di dirle che ormai l'hanno messo ai servizi a terra! Non

                                capisce? Ecco: il dottor Foch si sposa! Buongiorno! (riattacca, squillo) Pronto,

                                studio del dottor Foch. Ah è lei signora Durand? Temo sia impossibile signora!

                                Il dottore e io partiamo insieme per le vacanze in Bretagna. Proprio perché è lei

                                posso fissarle un appuntamento fra un mese: mercoledì 19 alle cinque...

                               d'accordo. Inutile ricordarle, signora, che il dottor Foch è molto puntuale e che,

                               da stamane, rue Dupont non è più a senso unico!

FINE

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