Floria Tosca

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MAIGRET E IL PAZZO DI BERGERAC

FLORIA TOSCA

Sceneggiatura teatrale

di

Giancarlo Ripani

 

terza versione

18 luglio 2016


Personaggi  (in ordine di apparizione)

CEsare angelotti                                          evaso                      

GIULIO MARIA CAVAZZI                      cardinal governatore

VENANZIO scutella                          frate sacrestano                     

Maria CAROLINA D'ASBURGO           regina di Napoli            

VITELLIO  ScARPIA                              prefetto di polizia

FLORIA TOSCA                                     cantante          

       

MaRIO CAVARADOSSI                         pittore                            

SPOLETTA                                             sbirro                      

       

                                       

        


L’ambientazione: Roma 14 – 15  giugno 1800

Le scene 1° tempo:                

Filmato titoli di testa Funzione religiosa in Sant’Andrea della valle Cappella Attavanti Salotto palazzo Farnese Cella Castel Sant’Angelo Cortile Castel Sant’Angelo

Le Musiche e gli effetti

M1 ouverture della Tosca M2 Voci fuori campo 1 M3 sparo di cannone M4 Recondite armonie M5 Un forte tonfo M6 Te Deum M7 Vissi d'arte M8 E lucean le stelle M9 Scarica di fucileria M10 Finale 1 M11 Voci fuori campo 2 M12 Voci fuori campo 3 M13 Finale 2 M14

Le proiezioni

Filmato 1Titoli di testa Sant'Andrea della Valle Filmato 2 sequenza di dipinti di Maddalene Cappella Attavanti Filmato 3 Fuochi d’artificio Sala Palazzo Farnese Filmato 4 Dipinti di donne in preghiera Sala Palazzo Farnese Filmato 5 Dipinti di amanti Cella Castel Sant’Angelo Cortile Castel Sant’Angelo

Le luci

Pz1 dedicata centrale Pz2 interno chiesa giorno Pz3 cappella giorno Pz4 sala palazzo notte Pz5 dedicata Tosca Pz6 cella Castello Pz7 cortile Castello Ringraziamenti

Gli arredi: un altare, una sedia vescovile, quattro sedie da chiesa, una pedana, un grande quadro su cavalletto, una panca da chiesa, un divano, due poltrone, un poggiapiedi, due pagliericci.


Sipario.

Proiez.1 (filmato titoli di testa con M1 (ouverture della Tosca)

Prosegue M1

Dopo quattro misure

Proiez.1 (navata centrale di Sant Andrea della Valle)

Luci in Pz1 (dedicata centrale)

La scena è arredata con: sul fondo, al centro, un altare, dietro del quale una poltrona vescovile con a fianco, due per lato, quattro sedie.

Entra da sinistra Cesare con parrucca, abiti femminili e con un ventaglio, si guarda attorno, poi viene al centro e si toglie cappello e parrucca.

M1 in sottofondo

Recita con fare furtivo.

ces:

Cesar Angelotti a morte condannato,

per esser di repubblica consol stato.

Da Castel Sant Angelo mi son dato,

da nobil dama molto ben truccato.

In questa chiesa mi son rifugiato,

ché in gran segreto m'han confidato

che un pittore m'avrebbe aiutato

a fuggir dalle terre del papato.

M1 a volume intero.

Cesare rimette parrucca e cappello, si guarda attorno e di corsa esce da destra.

Entra da sinistra Giulio, vestito con cotta, pianeta, stola e mitria, e raggiunge il centro.

M1 in sottofondo.

Con sicumera.

giu:

Giulio Cavazzi, cardinal prefetto,

su lli cavalli mia c'è er fiocchetto,

ch'ar governo de Roma so' ll'addetto,

pe' voler der papa nostro benedetto.

Da quann’a lla porpora so' ll'eletto

nun c'è laico, prete o chirichetto,

che se comporta in modo abbietto,

scampi lla forca o er cavalletto !

M1 a volume intero.

Giulio si genuflette ai piedi dell'altare poi mima le movenze di una funzione religiosa.

Entra, da sinistra, Venanzio con saio,  cotta e in mano un campanello e raggiunge il centro.

M1 in sottofondo

Con furbesca umiltà.

ven:

So’ Venanzio, er frate sagrestano,

starebbe sempre cor fiasco in mano.

Fusse Frascati o Montepurciano

io me llo scolo tutto piano, piano !

Ner mentre ch’er santo rosario sgrano,

tengo d'occhio ‘n pittore nostrano,

che siconno er cardinal decano

tenesse ‘n comportamento strano !

M1 a volume intero.

Venanzio si pone a lato dietro Giulio e simula i movimenti di un chierichetto.

Entra,da sinistra, Carolina in abito da mattina e raggiunge il centro.

M1 in sottofondo

Con alterigia.

car:

D'Asburgo Lorena Marì Carolina,

del regno di Napoli siam regina:

'n po' mignotta e 'n po' beghina,

di ribelli facemmo carneficina .

Dai maschiacci dall'aria belluina,

che c'han portato in portantina,

me sa che prim de doman mattina

ci facciam dare una ripassatina !

M1 a volume intero.

Carolina si siede nella prima sedia di destra a fianco di quella vescovile. e rimane in raccoglimento.

Entra, da sinistra, Scarpia e raggiunge il centro.

M1 in sottofondo.

Con boria.

sca:

Vitellio Scarpia der papa barone,

de polizzia comanno er plotone,

so' cazzi de quer povero cojone

che volesse fa lla rivoluzzione !

De donne ne tengo a profusione,

ma sol una me fa salì lla pressione.

Co’ lla Tosca vorria fa' er marpione

e faje cantà pe' me lla canzone !

M1 a volume intero.

Scarpia siede a fianco di Carolina.

Entra, da sinistra Tosca, in abito da mattina   e raggiunge il centro.

M1 in sottofondo.

Graziosamente.

Appassionata.

tos:

So’ Floria Tosca, artista famosa,

di bell'aspetto e assai formosa,

cor mi canto lla gente fo gioiosa

e dimenticar lor lla vita noiosa.

Tra tutti lli fiori amo lla rosa,

de llo mio Mario so’ assai gelosa,

se me tradisse diventaria furiosa,

pe’ vendicamme farebbe ‘gni cosa !

M1 a volume intero.

Tosca siede nella prima sedia di sinistra a fianco di quella vescovile. e rimane in raccoglimento

Entra, da sinistra, Mario  e raggiunge il centro.

M1 in sottofondo.

Appassionato.

mar:

Mario Cavaradossi bon pittore,

è riconosciuto er mi valore.

In segreto fo er cospiratore,

pe’ scote de Roma er gran torpore

De Madonne ne pitto a tutt'ore,

ma solo 'na donna porto ner core:

Floria Tosca è er mi sol amore,

de lle su’ grazzie godo er turgore !

M1 a volume intero.

Mario siede a fianco di Tosca.

Entra, da sinistra, Spoletta e raggiunge il centro.

M1 in sottofondo.

Truculento.

spo:

Io Spoletta, pratico er mistiere

de sbirro astuto bieco e crudele.

Da ll'artrui tormento cavo piacere,

manco che fussi 'na mosca sur miele !

De llo baron Scarpia tesso lle tele,

ar marfattor finito tra lle mi chele,

doppo c’ha sputato sangue e fiele,

nun je resta che cantà er miserere !

M1 a volume intero.

Spoletta si pone in piedi dietro Scarpia.

M1 a volume intero.

Luci in Pz2

Giulio si genuflette.

Venanzio si genuflette anche lui poi suona il campanello.

Stop M1

Canta in gregoriano.

giu:

Per omnia secula seculorum.

All’unisono.

tut:

Amen !

Giulio si alza e si gira verso i fedeli che si inginocchiano.

Canta in gregoriano, benedicendo.

giu:

Benedìcat vos omnìpotens Deus, Pater et Fìlius et Spìritus sanctus.

Tutti si segnano.

All’unisono.

tut:

Amen !

Tutti si rialzano. Giulio raggiunge la sua sedia, Venanzio la gira verso il pubblico imitato da tutti gli altri che siedono ai loro posti.

Con un sospiro di sollievo.

Chiamando.

giu:

E puro questa è fatta !

Venà ?

Prontamente, accorrendo presso Giulio.

ven:

Comandi, eminenza !

Sbuffando.

giu:

Venà, si nun stai 'mbriaco come ar solito, aiutame a llevamme 'sta robba de dosso che me sto a crepà dar callo !

Servile.

ven:

Subito eminenza !

Durante le seguenti battute Venanzio aiuta Giulio a svestire i paramenti e a rimettere mozzetta e papalina.

Ultimata la svestizione Giulio siede.

Giulio si rivolge a Carolina.

Con tono bonario.

giu:

Amatissima regina Carolina …

Deferente.

car:

Serva vostra, eminenza.

Prosegue sullo stesso tono.

giu:

Desidero ringrazziavve, anche a nome del santo padre …

Con devozione.

car:

Che il Signore ce lo conservi !

Ossequioso.

giu:

P’esse venuta da Napoli per univve a noi, in ‘sto fatidico quattordici giugno de ll'anno Domini milleottocento, a pregà ll'Artissimo affinché faccia cognosce a quer miscredente de Napoleone er sapore amaro de lla sconfitta.

Con alterigia.

Esprimendo disgusto.

car:

Era il minimo che noi potessimo fare, eminenza.

Il nostro più grande auspicio è che quell'essere abietto sia cancellato dalla faccia della terra !

Sottovoce a Tosca.

mar:

Io cancellerebbe a lloro !

Sotto voce a Mario, preoccupata.

tos:

Mario, statte zitto nun te fa' sentì !

Non capendo.

giu:

Stavate a di’ cavajer Cavaradossi ?

Puntualizza con velato sarcasmo.

mar:

Che nostro Zignore c'ha inzegnato che nun s'augura lla morte a nissuno, anzi che dovemo da perdonà chi ce fa der male !

Pretescamente.

giu:

Come prete nun posso davve torto, ma, converrete co’ me, ch’ar peccatore va inflitta lla giusta penitenza !

Sottovoce a Tosca, velenoso.

mar:

Bisogna vedé chi è er peccatore !

Sotto voce a Mario, stizzita.

tos:

Arifacce !

Sicura del fatto suo.

car:

Siamo sicuri che i nostri valorosi soldati austriaci, al comando del generale Melas, sapranno infliggere una umiliante sconfitta a quel nano di primo console !

Sottovoce a Tosca, dubbioso.

mar:

Nun è detto, nun è detto !

Sottovoce a Mario, imperativa.

tos:

Ma lla voi chiude qua boccaccia ?

Con falsa modestia.

sca:

Se sua santità papa Pio, avesse dato er su’ benestare anch’io avrebbe voluto da’ er mi modesto contributo sur campo de battaja !

Con condiscendente apprezzamento.

car:

Caro barone, il vostro dovere l’avete già fatto nell’aiutarci a debellare lla rivoluzione e restituire il trono di Napoli a nostro marito, re Ferdinando.

Sottovoce a Tosca, amaro.

mar:

Ce ll’hanno fatto puro barone pe’ tutti qui pori cristi  che s’è messo a ll’anima !

Sottovoce a Mario, seccata.

tos:

Fatte ll’affari tua !

A Scarpia con compiacimento.

giu:

Caro Scarpia, voi sete assai de ppiù utile, qui a Roma, pe' carmà lli bollenti spiriti de qui quattro carbonari che vorebbero rimette in piedi lla repubblica romana !

Sottovoce a Tosca, sicuro.

mar:

Semo un casino, artro che quattro !

Contrariata.

tos:

Aridaje !

Con fiero orgoglio.

car:

Noi, a Napoli, quelle carogne dei giacobini li abbiamo schiacciati senza pietà, dopo soli cinque mesi che avevano proclamato quella specie di repubblica !

Sottovoce a Tosca, disgustato..

mar:

Grazzie a que traditori de lli sanfedisti !

Mugugna.

tos:

Mummmm !

Con trepidazione.

car:

Non vedo l'ora che Ferdinando torni da Palermo per poter festeggiare il grande evento.

Tranquillizzante.

giu:

Pregheremo er Zignore affinché avvega presto.

Con entusiasmo.

car:

Sarebbe una cosa magnifica se papa Pio ci onorasse della sua presenza, impreziosendo, così, i festeggiamenti.

Possibilista.

giu:

So’ sicuro che Sua santità nun ve dirà de no, visto che so’ state lle vostre truppe a consentije de rimette piede a Roma.

Con condiscendenza.

car:

Abbiamo fatto solo il nostro dovere di buoni cristiani.

Parte M2 (voci fuori campo)

Incuriosito.

1° vo:

(F.C.) Ma chi sta a arrivà ?

Con trasporto.

2° vo:

(F.C.) È 'n ussaro a cavallo !

Interessato.

3° vo:

(F.C.) De sicuro viè da Marengo !

Concitato.

4° vo:

(F.C.) Annamo a sentì che notizzie porta !

Stop M2

Infastidita.

car:

Cosa sono queste grida belluine ?

Con tono di comando.

sca:

Spoletta, va 'n po' a vede che c'ha da sfiatasse er popolino.

Prontamente.

spo:

A ll’ordini, signor barone !

Spoletta esce da sinistra.

A Carolina, deferente.

giu:

Maestà, permetteteme de presentavve er cavajer Mario Cavaradossi.

Mario, a malincuore si alza.

Carolina si gira verso Mario.

Con ammirazione.

car:

Così voi sareste, a quello che si dice, un talentuoso pittore ?

Lusingato, accenna un leggero inchino.

mar:

Bontà vostra !

Con evidente malizia.

car:

Sempre a quello che si dice, sapete ben usare ogni genere di pennello !

Con modestia.

mar:

Se fa quello che se pote !

Seducente.

car:

Ci piacerebbe avervi a Napoli per farci un ritratto.

Colto alla sprovvista.

mar:

Ecco io ne sarebbe onorato ...

Sensuale.

car:

E poi, chissà,  da cosa nasce cosa ...

Tosca strattona Mario e lo fa risedere.

Interviene, per spezzare l’atmosfera.

giu:

Ar momento er cavajere sta impegnato a finì er quadro de lla Maddalena ne lla cappella Attavanti.

Acidamente.

tos:

E pe' er resto sta impegnato co lla sottoscritta !

Entra Spoletta da sinistra.

Affannato.

spo:

‘Na granne notizia ! ‘Na granne notizia !

Incalzante.

sca:

Ch’aspetti a fatte sortì er fiato !

Con il fiato rotto.

spo:

È appena arivato 'n ussaro dar campo de battaja de Marengo !

Speranzosa.

car:

Mio Dio fa che porti buone nuove !

Con soddisfazione.

spo:

Dice che a Bonaparte ll'austriaci j'hanno messo ll'ossa dentro 'n canestro !

Sollevato, si segna..

giu:

Sia lodato er Zignore !

Inizia a spiegare.

spo:

Lli nostri hanno attaccato de prima madina in località Fraschetta ...

Interrompe, sognante.

ven:

Lle fraschette so' 'na mano santa!

Continua il racconto.

Con disprezzo.

spo:

Cojenno lli franzosi de sorpresa.

Er nano corzo nun ha potuto fa' artro che ritirasse a contà lli bozzi !

Con cattiveria.

car:

Lo hanno catturato quel senza Dio ?

Impossibilitato di confermare.

Puntualizza.

spo:

Nun ze sa !

Ll'ussaro è crepato de fatica prima che potesse spiccicà 'n'artra parola !

Pretescamente.

giu:

Pregheremo puro pe' ll'anima sua !

Con entusiasmo.

car:

Bisogna festeggiare il grande evento !

Galvanizzato dalla notizia.

giu:

Giusto !

Barone fate in modo che er popolo accoresse in massa, qui in chiesa, che doppo lli Vespri, canteremo er Te Deum per ringrazzià er Zignore pe' llo scampato pericolo !

Assecondando.

sca:

Provvederemo eminenza !

Con entusiasmo.

car:

Noi organizzeremo una grande festa per questa sera a palazzo Farnese !

A Tosca invitante.

giu:

Donna Floria, ce dovete fa’ ll'onore de cantà pe' noi !

Cercando di esimersi.

tos:

Ecco, io, pe' lla verità, c'avrebbe 'n artro impegno ...

Infastidito dal rifiuto.

giu:

Qualunque esso sia llassatelo perde.

Nun potete privacce der piacere de lla vostra presenza e de ll’arte vostra!

Remissiva.

tos:

Sia fatta lla volontà vostra.

Soddisfatto.

A Scarpia con tono autoritario.

giu:

E quella der Padre Nostro che sta ne lli celi !

Barone Scarpia conto su de voi pe' mantené ll'ordine pubblico !

Con sicurezza.

Chiama.

sca:

Sarà fatto !

Spoletta ?

Accorrendo prontamente.

spo:

Comandate signor barone !

Con tono di comando.

sca:

Va a  organizza er pattujone, hai visto mmai che ce fusse quarche testa calla de carbonaro che c'avesse voja de vendicà Napulione !

Tranquillizzante.

spo:

Dormite sonni tranquilli, eccellenza, che qui quattro smidollati lli cognoscemo e ce ll'avemo tutti sotto er tacco !

M3 (sparo di cannone)

Con entusiasmo.

giu:

Lla notizzi ha da essese già diffusa: stanno a sparà cannonate in segno de giubbilo !

Appizzando le orecchie.

spo:

Mo ariveno ll'artre caracche !

Alcuni attimi di silenzio.

Perplesso.

ven:

Mbhè perché nun sentimo ll'arti botti ?

Scatta furioso.

Adirato.

sca:

Mannaggia lla pupazza !

Nun so' cannonate de giubbilo, ma er zegnale che quarcheduno è evaso da Castel Sant'Angelo !

Preoccupata.

car:

Mio Dio fate che non sia quel cospiratore  dell'Angelotti !

Sottovoce a Tosca, rallegrandosi. .

mar:

Sarebbe lla prima bona notizzia de lla giornata!

Sottovoce a Mario, cattiva.

tos:

Cerchi proprio rogna eh ?

Con rammarico.

spo:

A quello mastro Titta je doveva spiccaje lla capoccia dimani madina a ll'arba !

Deciso.

sca:

Spoletta annamo a organizza lle ricerche !

Feroce.

spo:

Llo dovemo pija vivo o morto !

Precisa il proprio pensiero, accennando a Carolina.

giu:

Mejo vivo, che sua maestà c'è venuta apposta da Napoli pe' vedello giustizzià !

Con una vena di compiaciuto sadismo.

car:

Non vorrete che fossimo privati di questo piacere !

Determinato.

sca:

Faremo er possibile e ll’impossibbile p'accontentà lla maestà vostra!

Scarpia e Spoletta escono velocemente da sinistra.

Stancamente.

giu:

Venà, va a 'n po’ a vede si lla carozza mia sta pronta !

Servile.

ven:

Vado de corza, eminenza !

Venanzio esce da sinistra.

Inquisitorio.

giu:

Cavajer Cavaradossi, me sbajo, o nun v'ho visto fa lli zompi de gioia pe’ lla sconfitta de Napoleone !

Giustificandosi.

mar:

Che volete eminenza, io so' 'n artista e nun me impiccio de politica !

Inquisitorio.

giu:

Nun vorei ch’er fatto d'avé studiato a Pariggi, v'avesse messo idee strane pe' lla capoccia.

Precisa con convinzione.

mar:

Io in testa, ar momento, c'ho solo de finì er ritratto de lla Maddalena che, bontà vostra, m'avete commissionato.

Sornione, con malizia.

giu:

Ecco bravo, fate in modo che nun v'abbia da davve 'n artro genere de commissione  !

Intimorito.

mar:

Sarebbe a di' ?

Brutalmente.

giu:

D'annà a pittà 'na cella de Castel Sant'Angelo!

Rientra Venanzio da sinistra.

Con rispetto.

ven:

Eminenza, lla carozza vostra sta pronta !

Autoritario.

giu:

Donna Floria, pe’ er repertorio de lla cantata de stasera, metteteve d'accordo cor maestro Paisiello, e diteje che lla vojo trionfalistica assai !

Rassicurante.

tos:

Contatece, eminenza !

Alzandosi, con galanteria.

giu:

Maestà, me fate ll’onore de davve er braccio?

Giulio offre il braccio a Carolina.

Deferente.

car:

L’onore è solo nostro, eminenza.

Invitante a Venanzio.

giu:

Venà viè puro tu, che in carozza c'ho da datte  'n caratello de vino pe' lla messa.

Entusiasta.

ven:

Vengo de volata !

Sottolineando con forza..

giu:

Capisceme bene: er vino è pe' lla messa !

Giulio, Carolina e Venanzio escono da sinistra.

Inquisitorio.

mar:

Qual'era ll'impegno che c'avevi 'sta sera ?

Inviperita.

tos:

A sor coso, ma che te sei scordato che se dovevamo vedé ar casino tuo de campagna ?

Correndo ai ripari.

Con malcelata rassegnazione.

mar:

Ma quanno mmai, volevo solo sapé se te ll'aricordavi tu !

Peccato che dovrà ire tutto a puttane !

Punta sul vivo.

tos:

A proposito de puttane t'ho visto, sai, che facevi ll'occhi dorci a qua bagascia de lla reggina !

Spazientito.

Esplicativo.

mar:

Tosca, mo nun riattaccà co' lla tu gellosia.

Io stavo ar gioco pe' nun fa’ svagà er sentimento mio !

Curiosa.

tos:

E quale sarebbe ‘sto sentimento ?

Feroce.

mar:

Che tutti lli re, reggine papi e cardinali lli vorrebbe vedé impiccati co' lle budella loro !

Poco convinta.

tos:

Sarà, ma a me nun me lla ricconti giusta !

Cercando di rabbonirla.

mar:

Ma llo sai che tu sei ll'unico, vero amore mio !

Intenerita.

tos:

Dichi davero ?

Scherzoso.

mar:

Te llo giuro su lla testa der barone Scarpia !

Spazientita.

tos:

Ecco llo vedi, io te parlo d'amore e tu lla butti in cojonella !

Di slancio.

mar:

Ma no, abbracciame !

Mario abbraccia e bacia appassionatamente Tosca.

Appassionata.

tos:

Dio quanto te amo !

Portando la voce.

ven:

(F.C.) Sor pittore ...

Tosca e Mario si sciolgono dall'abbraccio

Sbrigativo.

mar:

Adesso va che quer sacrestano è 'na spia de lla peggior specie !

A mo di promessa.

tos:

Appena ho finito co' Paisiello, ripasso a salutatte !

Tosca esce da sinistra incrociandosi con Venanzio.

Severo.

ven:

Cavajè lla ricreazzione è finita, nun ve paresse ll'ora de metteve a lavorà ?

Ironico.

mar:

Ma nun dovevamo fa’ festa pe' lla granne vittoria ?

Minaccioso.

ven:

Ite, ite che, si nun ve sbrigate a finì er llavoro, sua eminenza s'incazza de brutto assai !

Faceto.

mar:

Nun zia mmai, vado a pittà !

Buio

Parte M4 (Recondita armonia)

Proiez.3 (Filmato 2 Maddalene)

La scena muta nella cappella Attavanti: Su una pedana è posto un grande cavalletto con una tela (il ritratto non è visibile al pubblico).

rep:

Recondita armonia 
di bellezze diverse !
È bruna Floria, 
l'ardente amante mia...

Scherza coi fanti e lascia stare i santi ! 

E te, beltade ignota, 
cinta di chiome bionde ! 
Tu azzurro hai l'occhio, 
Tosca ha l'occhio nero !

Scherza coi fanti e lascia stare i santi ! 

L'arte nel suo mistero 
le diverse bellezze insiem confonde; 
ma nel ritrar costei 
il mio solo pensiero, Tosca
, sei tu !

A fine arredamento

Proiez.4 (cappella Attavanti)

Stop M4

Luci in Pz3 (cappella Attavanti)

Mario, in camice Tavolozza e pennello, sta dipingendo.

Canticchia.

mar:

Recondita armonia, di bellezze diverse ...

Entra Venanzio da destra.

Solerte.

ven:

Cavajè v’ho portato er pranzo.

Distrattamente.

mar:

Llassetelo llì, che tra ‘n po’ je faccio onore.

Venanzio posa il cestino sulla pedana.

Speranzoso.

ven:

Si er vino nun ve llo bevete, pozzo approfittà ?

Dissentendo con sarcasmo.

mar:

None, 'sta zorfa va avanti da du' mesi, 'sta vorta er vino me llo cucco io !

Remissivo.

ven:

Come volete voi, ma nun v'incazzate, vorrà di’ che faccio ‘n sarto a ll'osteria.

Soddisfatto.

mar:

Bravo ll'avete capita !

Timidamente.

ven:

Cavajè, nun è che c'avessivo quattro pavoli, che me truvasse ‘n poco a corto.

Mario allunga alcune monete a Venanzio.

Remissivo.

mar:

Ecchive lli quattro paoli, abbasta che ve llevate da lli zebbedei !

Soddisfatto.

ven:

Grazie, a bon rendere !

Lasso er portale aperto, come ar solito ?

Distratto.

mar:

Sì com'ar solito !

Con malizia.

ven:

Datosi che, come ar solito, aspettate qua certa visitina ...

Reagisce con violenza.

Giustificandosi.

mar:

Ma de che ve impicciate voi ?

Si puro fusse, me serve p'avé ll'ispirazzione pe’ er quadro !

Sarcastico.

ven:

Vedissivo de nun ispiravve troppo !

Conclusivo.

mar:

E annate !

Venanzio esce da sinistra.

Mario riprende a canticchiare.

Interessato.

mar:

Prima de mettese a lavorà vedemo che m'hanno mannato lli frati pe' pranzo ...

Mario scopre il cestino.

Deluso.

mar:

Tanto pe' fa 'na cosa nova: pane e ova sode !

Se so sprecati !

Mario fa per addentare un uovo.

M5 (Un forte tonfo)

Ironico, portando la voce.

mar:

Fra Venanzio, che sete cascato già prima de 'mbriacavve?

Entra da destra Cesare sempre vestito da donna,  con la parrucca,  cappello ed il ventaglio.

Zittendo.

ces:

Ssss, non gridate vi prego !

Colto alla sprovvista.

mar:

E voi chi sete ?

Cesare si toglie cappello e parrucca.

Con un piccolo inchino.

ces:

Cesare Angelotti, per servirvi.

Allibito.

mar:

Quel Angelotti ?

Conferma.

Con orgoglio.

ces:

Già, proprio io !

Sono evaso questa notte da Castel Sant'Angelo!

Perplesso.

mar:

E come ve sete conciato ?

A mo di spiegazione.

ces:

È il travestimento che mi ha mandato mia sorella, corrompendo un secondino.

Folgorato.

mar:

La marchesa Attavanti !

Con soddisfazione.

ces:

Pensate, ero così ben abbigliato, che, quando sono uscito da Castello, lo svizzero di guardia mi ha fatto anche il saluto !

Seriamente.

mar:

C’avete poco da fa’ llo spiritoso: hanno deggià svagato che ve sete dato !

Confermando.

ces:

Lo so ho sentito il cannone.

Confuso.

mar:

Mo che contate de fa ?

Cesare vede il cestino e si precipita ad afferrarlo posando cappello, ventaglio e parrucca sulla pedana.

Famelico.

Interessato.

ces:

Innanzitutto mangio, sono digiuno da ieri a pranzo !

Sono uova sode quelle ?

Impaziente.

mar:

Maganate, magnate puro, ma doppo ...

Cesare mangiando va a osservare il quadro.

Stupito.

ces:

E lei che ci fa qui ?

Precisando.

mar:

È la Maddalena !

Incuriosito.

ces:

Sì, ma con le fattezze di mia sorella, la conoscete ?

Negando.

Fornisce la spiegazione.

mar:

Non de perzona.

Ier zera stava in cappella a pregà, così m'ha dato ll'ispirazzione !

Con ammirazione.

ces:

Niente male, sapete niente male !

Compiaciuto.

Puntualizza.

mar:

Grazie !

Tre anni a Pariggi saranno serviti puro a quarche cosa !

Meravigliato.

ces:

Siete stato a Parigi ?

Con orgoglio.

mar:

Sine e ho puro fatto amicizzia co lli giacubbini, quelli veri !

Approvando.

Riflessivo.

ces:

Bravo, mi piacete !

Mia sorella aveva ragione: siete un uomo di cui ci si può fidare.

Perplesso.

mar:

Fidà pe' fa' che ?

Confidenziale.

ces:

Mi ha detto che mi avreste aiutato a nascondermi.

Dissentendo con forza.

mar:

None, nun me mettete in 'sti impicci, che c'ho deggià der mio pe' nun famme svagà  che c'ho ideee llibberali.

Monzignor governatore ...

Interrompe con disprezzo.

Disgustato.

ces:

Buono quello !

Lo sapete che ha invitato la regina Carolina ad assistere quando mastro Titta mi farà la festa !

Esortativo.

mar:

Ecco, si nun volete che fanno puro a me ll'istesso trattamento, appena avete finito de magnà dateve a ll'ingrese !

Indeciso.

ces:

D’accordo, ma dove vado ?

Sulle sue.

mar:

È 'n probblema vostro, no er mio !

Esprimendo amara delusione.

ces:

Ho capito, mia sorella si sbagliava, siete un codardo, come tutti i romani !

Risentito.

mar:

Sor coso, misurate lle parole, a me cacasotto nun me ll'ha detto mai nissuno !

Esortativo.

ces:

E allora dimostratelo !

Rassegnato.

Propone a malincuore.

mar:

E va bbe !

Ve potete inguattà ner casino mio de campagna, che tanto 'sta sera nun me serve !

Confortato.

ces:

Grazie, ma conviene aspettare che faccia buio !

Dissentendo con calore.

mar:

Qui nun potete sta che tra 'n po', precisa come er cannone de mezzoggiorno, ariva !

Curioso.

ces:

Arriva chi ?

Tenendosi sul vago.

mar:

Una co' cui c'ho 'n movimento !

Con un sorriso.

ces:

Floria Tosca !

Meravigliato.

mar:

E come ce llo sapete ?

Spiegando.

ces:

Amico mio, le voci corrono anche a Castello !

Atterrito.

mar:

Quella è gelosa fracica si, poco poco, ve scambia pe' 'na donna vera, passo lli guai peggio che cor cardinale !

Chiama portando la voce.

tos:

(F.C.) Mario !

Rassegnato.

Sbrigativo, spinge Cesare verso destra.

mar:

Ecchetela tiè !

Presto annate a inguattavve de novo !

Facendo resistenza.

ces:

D'accordo, ma poi ?

Rassicurante.

mar:

Quanno er pericolo è scampato ve vengo a pija e annamo in campagna.

Assentendo.

ces:

Grazie, vi sarò riconoscente per tutta la vita !

Cesare fa per andare dimenticando il cappello e il ventaglio.

Richiamando Cesare.

Con viva apprensione.

mar:

Er cappello, ripijateve er cappello !

Che si quella llo trova, me pianta 'na scena da paura !

Divertito.

ces:

È davvero così gelosa ?

Puntualizza con timore.

mar:

De ppiù ! A Tosca Otello je fa 'n baffo !

Cesare prende il cappello, ma dimentica il ventaglio, poi esce da destra.

Entra Tosca da sinistra.

Aggressiva.

tos:

Mario, co’ chi stavi a parlà ?

Cerca di fornire una spiegazione.

mar:

No è che ...

Bellicosa.

tos:

T'ho sentito sai ?

Cerca di intervenire.

mar:

Vojo di' ...

Come folgorata.

tos:

Una donna, c'era 'n'artra donna !

Tenta di fermare l’ira di Tosca.

mar:

Stamme a sentì ...

Incalzante.

Con un grido.

Feroce.

tos:

Confessalo: stavi co' 'na sciacquetta !

Chi è ?

Dimme chi è, che lla strozzo co' lle mano mia !

Spazientito.

La butta lì.

mar:

Tosca, frena ‘na bona vorta !

Io stavo … stavo a pregà !

Incredula.

tos:

Tu ? Ma si nun hai mmai detto 'n'orazzione in vita tua ?

Aggiusta il tiro.

mar:

Stavo a pregà che tu arivassi presto da me !

Immediatamente rabbonita.

tos:

Dorcezza mia, allora vole di’ che te so’ mancata !

Tosca, di slancio, abbraccia Mario, che non visto sospira di sollievo.

Ironico.

mar:

Nun poi capì quanto!

Tosca si scioglie dall’abbraccio.

 Interessata.

tos:

Er lavoro come va ?

Laconico.

mar:

Va, va !

Incuriosita.

tos:

Famme 'n po' vede ?

Tosca fa per andare dietro il quadro, Mario la trattiene.

Cercando di dissuaderla

mar:

Lassa perde, che nun è ancora finito ...

Tosca si divincola e va dietro il quadro.

Con sottofondo erotico.

Trasformando nell’improperio.

tos:

L’arte tua me piace quasi quanto te …

Te possino ammazzatte !

Rassegnato.

mar:

Ce semo !

Tosca fa capolino da dietro il quadro.

Aggressiva.

tos:

E questa chi è ?

Candido.

mar:

La Maddalena !

Risentita.

Imperativa.

tos:

Mario, nun fa er finto tonto !

Dimme chi è lla zozza che t'ha fatto da modella!

Tosca torna dietro il quadro.

Tenendosi sul vago

mar:

Una … una che stava in chiesa a pregà.

Tosca torna dietro il quadro.

Con un grido.

Indicando il quadro.

tos:

Ma io a questa lla cognosco !

È lla marchesa Attavanti !

Possibilista.

mar:

Po' esse !

Tosca esce da dietro il quadro.

Aggressiva.

Incredula.

tos:

Come po' esse ?

J’hai fatto er ritratto senza sapé chi fusse?

Minimizzando.

mar:

Te ll'ho detto: stava in ginocchio a pregà così m'è venuta ll'ispirazzione !

Litigiosa.

tos:

Ll'ispirazzione t'ha puro suggerito de pittalla: bionna, co' ll'occhi azuri e lle zinne de fora ?

A mo di giustificazione.

mar:

Quello è llo stile neo classico !

Con amara constatazione.

tos:

A me me pare che, classicamente, me sta a mette lle corna co' qua zoccola, che se ll’è ripassata mezza Roma !

Cerca di sdrammatizzare.

mar:

Mo nun esaggerà: lla marchesa è 'na donna de monno !

Risentita.

Insistendo.

tos:

Bella riconoscenza doppo che io t'ho rigalato tutta me stessa !

E er fratello ?

Sconcertato.

mar:

Mo che c'entra er fratello ?

Esplicativa.

Con apprensione.

tos:

Tutta Roma llo sta a cercà !

Sbirri e svizzeri stanno in ogni pizzo: interrogheno, menemo, aresteno, !

Cominciando a preoccuparsi.

mar:

Sì, ma io che c’ho a che fa’ ?

Colta da un presentimento.

Inveisce con forza.

tos:

Statte accorto Mario, nun te impiccià !

Tale fratello tale sorella, quei dua so maledetti da Dio !

Timoroso che Cesare possa sentire.

mar:

Zitta, nun te fa sentì !

Sconcertata.

tos:

Ma chi ce deve da sentì, ce stamo solo noi dentro a 'sta chiesa !

Non sapendo cosa dire.

mar:

Nun se sa mmai !

Apprensiva.

tos:

Mario giura che nun me tradisci !

Con tono rassicurante.

mar:

Nun llo di' nimmanco pe' scherzo: io amo solo che te !

Decisa.

tos:

Dimostramelo !

Preso alla sprovvista.

mar:

Ma come qui, in chiesa ?

Con sarcasmo.

tos:

Manco fusse lla prima vorta !

Cerca una scusa per non accontentare Tosca.

mar:

No, oggi nun se pote, er sacrestano m'ha detto che torna prima de subbito !

Decisa.

tos:

Allora stasera ar casino de campagna !

Sconcertato.

Sbrigativo.

mar:

Tosca, che te lla sei scordata  lla tu cantata a palazzo Farnese ?

Vorrà di' che rimannamo a domani sera !

Allibita.

Risentita.

tos:

Domani ?

Me stai a di' che poi sta 'na notte senza vedemme, senza strigneme tra lle braccia ?

Minimizzando.

mar:

Visto che c'hai que ll'impegno io ...

Furente.

Con acredine.

tos:

E bravo er zignorino !

S'era deggià organizzato lla seratina !

Nega con foga.

mar:

Io nun me so’ organizzato er resto de gnente !

Trionfante.

Descrive con entusiasmo.

tos:

E io invece sì !

Me so’ messa d’accordo co’ Paisiello:  canto lle prime du' arie de lla serata, zompo fora de palazzo, zompo in carrozza, zompo tra lle tu braccia e zompamo assieme sur letto !

Con ironia.

mar:

Nun è che co' tutti si zompi c’è er rischio che te cionchi ‘na gamba ?

Gattina.

tos:

Mario, ma nun sei contento ?

Si lascia sfuggire.

mar:

No !

Allibita.

tos:

Come no ?

Recuperando.

mar:

Sì che sarebbe contento, ma nun se pote fa' !

Stizzita.

tos:

E pecché nun se pote ?

Trovando una giustificazione.

mar:

Ho promesso ar cardinale ch’avrei finito er quadro entro domani.

Poco convinta.

tos:

Così llavori puro de notte, e magari te viè a trovà ll'ispiratrice !

Spazientito.

mar:

Flo’, nun riattaccà lla zorfa de lla gelosia che nun tieni motivo !

Determinata.

tos:

Giuralo !

Sbrigativo.

mar:

Te llo giuro su quello che voi tu, ma  mo te ne devi d'annà !

Timidamente.

tos:

Me ne vado, però …

Imponendosi la pazienza.

mar:

Che artro c'è ?

Con tono supplica.

tos:

A lla Maddalena, armeno, faje ll'occhi neri come lli mia !

Tosca esce da sinistra.

Entra Cesare da destra.

Divertito.

ces:

Avevate ragione, una vera furia scatenata !

Con falsa modestia.

mar:

Che volete fa’, questo è ll'effetto che faccio io a lle donne: abbruceno de passione !

Ironico.

Determinato.

ces:

State attento a non scottarvi troppo !

Allora si va ?

Consenziente.

mar:

Si annamo !

Portando la voce.

ven:

(F,C.) Cavajè ...

Apprensivo.

mar:

Arinisconneteve che ariva er sacrestano !

Spazientito.

ces:

Ma è un porto di mare questa chiesa !

Cesare corre a destra.

Entra Venanzio da sinistra.

Curioso.

ven:

Cavajè co’ chi stavate a discore ?

Adducendo la solita scusa

mar:

Co’ nissuno, pregavo ad alta voce.

Dubbioso.

ven:

Voi, ma quanno mai !

Risentito.

Con pazienza.

mar:

Aho, nun ce crede nissuno che pozzo pregà !

Fra Venanzio che ve s'è sciorto de tanto urgente da favve llassà ll'osteria ?

Dimostrando grande interesse.

ven:

Er cardinal governatore, che sempre sia llodato, ha messo cinquecento scudi de taja su lla capoccia de Angelotti !

Sorpreso.

mar:

Ammazza cinquecento scudi !

Sognante.

ven:

Beato che se lli pote gode !

Con cattiveria.

mar:

E voi fatice ‘n pensierino, che tanto sete abbituato a fa lla spia !

Insistendo.

ven:

C’è de ll’artro: pe’ chi ajutasse ll’evaso a nisconnese ce sta lla pena capitale !

Con disappunto.

mar:

Nun c'è ito liscio er cardinale !

Speranzoso.

ven:

Me riccomanno, si ve duvesse venì quarche cosa a lle recchie, venitemelo a di' subbito, che ppoi famo a lli mezzi !

Rassicurante.

mar:

Ce potete contà !

Soddisfatto si congeda.

ven:

Io me ne torno de fora e appizzo ll'occhi, nun se sa mmai !

Venanzio esce da sinistra.

Entra Cesare da destra.

Sarcastico.

ces:

Non pensavo di valere tanto da morto !

Preoccupato.

mar:

Er fatto è che ne lla taja ce rientra puro lla capoccia mia si v'ajuto a scappà !

 Comprensivo.

ces:

Se volete tirarvi indietro, io vi capisco: la pelle è pelle !

Toccato sull’orgoglio.

mar:

Risparambiateve lle frecciate, che si ho detto che ve do 'na mano, nun me rimagno lla parola!

Di slancio.

ces:

Voi per me siete più che un fratello !

Cesare fa per abbracciare Mario che si esime,

Mettendo un freno

mar:

Mo nun v'allargate troppo !

Deciso.

ces:

Si va ? !

Cesare fa per andare a sinistra, Mario lo blocca.

Dissentendo.

mar:

No pe' de llane, si nun volemo finì in bocca a lli sbirri !

Sconcertato.

ces:

Per dove allora ?

Con fare cospiratorio.

mar:

Venite appresso a me che sortimo, mici mici, dar de dietro.

Mario e Cesare escono da destra.

Da sinistra entrano Scarpia e Spoletta.

Molto adirato.

sca:

Spoletta vojo sapé chi c’ha avuto lla brillante idea de fa sparà er cannone.

A mo di scusante.

spo:

È lla norma quanno scappa 'n priggioniero !

Conclude sullo stesso tono.

Inquisitorio.

sca:

Co' er risurtato de mettelo su ll'avviso e daje er tempo de inguattasse !

Hai fatto controllà qui ?

Giustificandosi.

Recita a memoria come una filastrocca

spo:

Nun me sembrava er caso, datosi che ce sta fisso a lavorà er pittore: Cavaradossi Mario, fu Pasquale e Tecla Proietti, pittore imbrattatele, idee libberali, solo chiacchiere e gnente fatti !

Rimproverando.

sca:

A maggior raggione dovevi buttacce ll'occhio !

Remissivo.

spo:

Come sempre avete raggione voi, signor barone.

Indicando la pedana.

sca:

E quello che è ?

Spoletta raccoglie il ventaglio.

Osservando il ventaglio.

spo:

Pare 'n ventajo, eccellenza !

Imperativo.

sca:

Da ‘n po’ qua !

Spoletta da il ventaglio a Scarpia che lo apre e lo osserva.

Messo in sospetto.

sca:

Guarda, guarda, nun è llo stemma de ll'Attavanti questo ?

Scarpia mostra il ventaglio a Spoletta.

Confermando.

spo:

Pare proprio de sì, signor barone.

Incalzante.

sca:

Che ne deduce lla tu mente de sbirro ?

Riflettendo.

spo:

Che se llo sarà perzo lla marchesa, quanno ch’è venuta in chiesa a pregà !

Seccamente.

Insistendo.

sca:

Sbajato !

Penza bene a quello c'ha riccontato er secondino ch’era de guardia a Castello ?

Precisando.

spo:

Doppo che ll'avemo torturato ?

Sminuendo.

sca:

Torturato … dimo che ll'avemo ajutato a llibberasse lla coscienza !

Rammentando.

spo:

Ha confessato d'avè, dietro llauto compenzo, chiuso tutt'e due ll'occhi mentre ll'Angelotti se dava vestito da donna.

Precisa, trionfante.

sca:

Appunto vestito con gli abiti de su’ sorella, ventajo compreso.

Finalmente realizzando.

spo:

Hai capito er paraculo !

Ha passato lla notte inguattato ne lla cappella de famija !

Laconico.

sca:

Già !

Entra Venanzio da sinistra.

Con fare intimorito si giustifica.

Lascia in sospeso

ven:

Eccellenza, scusate ero sortito ‘n momento pe' pijamme ‘n boccale … ‘na boccata d'aria.

E ppoi perché …

Aggressivo.

spo:

Perché ?

Confidenziale.

ven:

Perché er pittore, tutti lli santo giorni a quest’ora, vole rimanere da solo: llo viè a trovà ‘na certa zignora ...

Precisa con enfasi.

sca:

Floria Tosca.

Ammirato.

ven:

Ammazza, già ce llo sapete !

Adulatorio.

spo:

Ar signor barone nun je sfugge gnente de quello che succede a Roma !

Riflettendo.

sca:

Lla Tosca è donna credente, frequentante ...

Precisa.

spo:

Si è pe’ questo, puro 'n po' bigotta !

Riflessivo.

sca:

Però ...

Messo in curiosità.

spo:

Però ?

Con tono di comando.

sca:

Spolé, conviè che manni ‘n par d’ommeni a perquisì lla casa der pittore a borgo Pio.

Prontamente.

spo:

Sarà fatto signor barone !

Spoletta esce da sinistra.

Fingendo scarso interesse.

sca:

Dite 'n po' fra Venanzio, siconno voi, Tosca ll’ama davero quer pittore da strapazzo ?

Sentenzia.

Con malizia.

ven:

Que dua so’ innamorati fracichi !

Dovressivo vedelli come inciuceno !

Con rammarico.

sca:

Peccato !

Capendo tutt'altra cosa.

ven:

Avete raggione, è peccato mortale, speciarmente qui in chiesa !

Portando la voce.

tos:

(F.C.) Mario !

Allarmato.

Stupito.

ven:

È essa !

Strano, è tornata ‘n'artra vorta !

Esortativo.

sca:

Annateje incontro e sentite quer che vole !

Remissivo.

ven:

Come vostra eccellenza comanna !

Scarpia si nasconde dietro il quadro. Da sinistra entra Tosca con un mazzo di rose.

Inizia a dire.

tos:

Mario, senti ...

Interrompe, servile.

ven:

Bona sera sora Tosca, ve pozzo esse utile ?

Sulle sue.

tos:

Cercavo er cavajer Cavaradossi, sapete in do sta ?

Stringendosi nelle spalle.

ven:

Doppo che j'ho portato da magnà nun ll’ho  ppiù visto, ha da esse sortito !

Messa in sospetto.

tos:

Co' chi  ?

Trovando una scusa per allontanarsi.

ven:

E che ne so io ?

Co’ permesso devo da ire a cantà lli vespri !

Venanzio esce da destra.

Con uno scatto di collera.

Minacciosa.

tos:

Llo so io co' chi è annato er puttaniere !

A metteme lle corna co' qua baldracca !

Quanno llo rivedo je faccio rimpiagne d'esse nato !

Scarpia esce da dietro il quadro.

Galante.

sca:

Donna Floria lli mia omaggi !

Colta di sorpresa.

Con il fiato corto.

tos:

Oddio barone, sete voi !

M'avete fatto pijà 'na sincope !

Falsamente dispiaciuto.

Subdolamente.

sca:

Me ne dispiace !

Non pensavo di trovarvi, a quest'ora, in chiesa.

Spiega con candore.

tos:

Vengo sempre a portà lli fiori a lla Madonna prima de 'n concerto !

Simula piacevole sorpresa.

sca:

Sete 'n nobbile esempio !

È davero raro che 'n'artista de lla fama vostra fusse tanto devota !

Lusingata.

tos:

Nun vedo che ce sta de male ?

Rassicurante.

Con ambiguità.

sca:

Assolutamente gnente !

Intennevo di' che voi nun sete come certe donnacce, che vengheno in chiesa pe' ben artri scopi !

Messa sul chi vive

tos:

Che volessivo di' ?

Scarpia va dietro il quadro e invita Tosca a seguirlo.

sca:

Venite a vedé.

Tosca raggiunge Scarpia.

Con malizia.

sca:

Siconno voi, 'sta Maddalena a chi rissomija ?

Ambedue tornano in scena.

Evasiva, masticando amaro.

Cercando di interrompere il colloquio

tos:

Nun zaprei, forze 'na tizzia che er pittore ha ritratto de niscosto.

Scusate, vado a mette lle rose a lli piedi de lla Madonna e ppoi scappo !

Tosca fa per andare verso destra.

Distrattamente, ma con malizia.

sca:

Ah, quasi, quasi me scordavo de ridavve 'sto ventajo, che, de sicuro, avete lassato qui quanno sete venuta a pregà.

Tosca si blocca, poi torna su i suoi passi e prende il ventaglio e lo apre.

Spiacevolmente sorpresa.

tos:

Ma 'sto ventajo nun è er mio !

Simulando sorpresa anche lui.

sca:

Ah no ?

Con un grido di disappunto.

tos:

C'è 'no stemma ! È quello dell'Attavanti !

Laconico.

sca:

Già ! Sembra anche a me !

Aggressiva.

tos:

In do ll'avete trovato ?

Candidamente.

sca:

Proprio accanto ar quadro !

Tosca si apparta da Scarpia.

Tra se con grande disappunto.

tos:

Lla possino ammazzalla !

Lla  zoccola è aritornata !

Tra se, soddisfatto.

sca:

Ha abboccato !

Idem, inveisce con rabbia.

tos:

'Sto fijo de padre ignoto !

Insinuando, malignamente.

sca:

De sicuro è venuta a trovà er pittore, ma quarcheduno ha disturbato er lloro convegno amoroso !

Idem. Pensando di aver trovato la risposta.

Determinata.

tos:

Ecco che s'era programmato er fetente !

Pe' questo c'aveva prescia de llibberasse de me!

Mo ho capito !

Tra se.

Ad alta voce rivolto a Tosca.

sca:

Puro io !

C'è quarche cosa che ve turba mia signora ?

Riprendendosi.

tos:

Gnente, gnente, cose mie !

Scarpia accorre presso Tosca.

Falsamente dispiaciuto.

sca:

Ma voi state a piagne !

Scarpia porge il suo fazzoletto a Tosca.

Asciugandosi gli occhi.

tos:

Che se vede ?

Premuroso.

sca:

Si pozzo davve conforto, su de me ce potete contà !

Scarpia cerca di abbracciare Tosca che si divincola.

Irrigidendosi al contatto.

tos:

V'aringrazzio, ma mo lassateteme annà !

Condiscendente.

Galante.

sca:

Annate, annate !

Se vedemo ppiù tardi a palazzo Farnese.

Pe' gnente ar monno me vorrei perde 'na cantata vostra !

Tosca esce da sinistra.

Compiaciuto.

sca:

E bravo Scarpia !

J'hai instillato er sospetto e quello è 'n veleno che nun perdona !

Entra Spoletta da sinistra.

Perplesso.

spo:

Eccellenza, ma che fate, parlate da solo ?

Trovando una scusa.

sca:

Stavo a chiede perdono a Domine Iddio pe' lli peccati vecchi e novi !

Con amara constatazione.

spo:

Certo che ce n'avemo su lla coscenza !

Inquisitorio.

sca:

Hai visto sortire Tosca ?

Confermando.

spo:

Sine, sta qua de fora a aspettà lla carozza !

Concitato.

sca:

Presto seguila in do va va !

Non convinto.

spo:

Eccellenza, ll’avete detto puro voi: Tosca è de lli nostri e nun darebbe mmai ricetto a 'n condannato !

Intrigante.

sca:

Llei no, ma er pittore sì !

Ancora dubbioso.

Salace.

spo:

Da lla casa der Cavaradossi: nebbia.

Sta vota come 'n fiasco passato pe' lle mani de Venanzio !

Con sicurezza.

sca:

Sarà Tosca a portacce in dove Cavaradossi a niscosto Angelotti !

Interrogativo.

spo:

Penzate che er pittore ll'avesse messa ar corente ?

Con certezza.

sca:

None, è troppo furbo pe' fidasse de 'na donna innammorata !

Remissivo.

spo:

Si llo dite voi !

Giubilante.

sca:

La gelosia, caro er mio Spoletta, lla gelosia sarà er nostro cavallo de Troia !

Frastornato.

Solerte.

spo:

Eccellenza nun capisco, ma m'adeguo.

Me metto subbito su lli carcagni de Tosca.

Si svago quarche cosa in dove vengo a riferivve?

Sbrigativo.

sca:

Me troverai a palazzo Farnese.

Adesso va, sinnò lla piccioncina pija er volo !

Rassicurante.

spo:

Contate su de me !

Spoletta esce da sinistra.

Con un sospiro di passione.

Con fare delirante.

sca:

Tosca !

Tosca er zolo penzatte me fa zompà er sangue ar cervello !

Darebbe diec’anni de vita  pe' 'n'ora d'amore co te !

Entrano da sinistra in processione: Giulio con il piviale, Venanzio in cotta e stola e Carolina.

Piacevolmente sorpresa.

car :

Caro barone, siete già arrivato ?

Trionfalistico.

giu.

Nun ve volevate perde nimmanco ‘na nota der Te Deum de ringrazziamento !

Confermando.

car :

Proprio accossì.

Invitante.

car :

Allora vi unite a noi ?

Con garbo.

car :

Annate che ve raggiungo subbito.

Giulio,  Venanzio e Carolina escono da destra.

Parte M6 (Te Deum in sottofondo)

Accalorandosi man mano.

Ricomponendosi.

Risentito.

Implorante.

sca:

Tosca ner tu core s'è inguattato Scarpia !

Te giuro che sarai mia e quer pittore da strapazzo llo manno in braccio a mastro Titta !

Ma che sto a di' ? Qui in chiesa !

Tosca tu mi fai dimenticà Iddio !

Zignore perdoname !

Scarpia cade in ginocchio.

Buio.

Proiez.5 (filmato 3 Fuochi d’artificio)

M6 (Te Deum)  a volume intero.

La scena è mutata in una stanza di Palazzo Farnese: divano, due poltrone un tavolino con una caraffa di vino, bicchieri, un cesto di frutta, piatti e un lungo coltello.

Stop M6 (ad arredo completato)

Proiez.6 (Sala Palazzo Farnese).

Luci in Pz4

Entra da destra Giulio seguito da Venanzio.

Giulio stancamente va a sedersi su di una poltrona.

Spossato.

Con amara constatazione.

giu:

A me tutti 'sti festeggiamenti m'ammazzeno! Prima er Te Deum, ppoi lla cena de gala, ppoi lli fochi d'artificio e ce manca ancora er concerto !

È che nun c'ho ppiù ll'età pe' certe cose !

Complimentoso.

ven:

Ma che dite eminenza, voi sete de ppiù arzillo de ‘n ventenne !

Dissentendo.

Stancamente comanda.

giu:

Si llallero !

Venà, pija er panchetto e mettemelo sotto lli piedi, che nun me lli sento ppiù !

Prontamente.

ven:

Subbito eminenza !

Venanzio esegue, poi  va a mescere un calice di vino per Giulio.

Egoisticamente riflessivo.

giu:

Sai che te dico, quasi, quasi era mejo che Napulione scajava accossì m'arisparambiavo 'ste faticacce !

Venanzio porge il calice a Giulio.

Con l’acquolina in bocca.

ven:

Mo beveteve ‘sto calice de vin de Spagna che c’abbasta er profumo che spanne pe' 'mbricasse !

Giulio beve. Entra Scarpia da destra.

Con deferenza.

sca:

Riverisco eminenza !

Apprensivo.

giu:

Barone, giusto a voi, ce so' notizzie su ll'evaso?

Fiducioso.

sca:

Ancora gnente, ma stamo su 'na bona pista.

Scarpia siede sul divano.

Da destra entra Carolina, in abito di gala e va a sedere sull'altra poltrona.

Infastidita.

car:

Si puo sapere perché questo concerto non  abbia ancora inizio ?

Cercando di calmare Carolina.

giu:

Un po' de pazzienza, maestà, stamo a aspetta ll’arivo de Floria Tosca !

Sostenuta.

car:

La pazienza non è tra le nostre doti migliori.

Con tono di comando.

giu:

Venà, offri 'n calice a sua maestà e ar barone e abbada a ll'odore !

Prontamente.

ven:

Come vostra eminenza comanna !

Venanzio esegue.

Cerimonioso.

giu:

Maestà, permetteme de favve lli mia ppiù vivi complimenti pe' ave saputo organizzà 'na festa co' lli controfiocchi !

Con amara constatazione.

car:

È una delle doti che mio marito più apprezza, forse sarebbe meglio dire la sola !

Con galanteria.

sca:

Maestà, è cosa nota che tutti, ner regno de Napoli, ammirano er vostro acume politico e lla vostra bellezza !

Compiaciuta.

Impaziente.

car:

Sempre galante il nostro barone !

Come mai questa Tosca ancora non si vede ?

Si lascia sfuggire.

sca:

La reggina de lla festa de solito ariva pe' urtima !

Con tono di offesa maestà.

car:

Barone, attento a quello che dite !

Noi, per volere di Dio, siamo la regina !

Regina delle due Sicilie,  di Gerusalemme, duchessa di Piacenza, Parma e Castro, principessa vicaria di Toscana.

Facendo ammenda per la gaffe.

sca:

Chiedo perdono pe’ er mi ardire.

Cercando di rabbonire Carolina.

giu:

Sicuramente Paisiello ll’avrà trattenuta pe’ provà er mottetto, che er maestro ha scritto pe’ celebrà lla granne vittoria su Napulione.

Con risentimento.

Acida.

car:

Bella lana quel Paisiello, è un uomo buono per tutte le stagioni !

Quando era a Napoli, ha osato comporre una ballata per festeggiare l'avvento della repubblica napoletana !

Minimizzando.

Lascia in sospeso.

sca:

So' artisti e nun vanno presi sur serio, finché se limitano a scrive musica o a pittà Madonne. Ma ...

Interessata.

car:

Ma ?

Feroce.

sca:

Si sgarano allora so' cazzi lloro !

Con risentimento.

car:

Però quell'Angelotti rischia di farla franca !

Sicuro del fatto suo.

sca:

Nun è detto, maestà, nun è detto !

Con convinzione.

giu:

Llassate fa ar nostro Scarpia e vedrete che presto llo riporterà a Castello !

Spietata.

car:

Non vedo l’ora di vederlo giustiziato quel senza Dio !

Con velato rimprovero.

giu:

Mia reggina, ma nun ve so bastati tutti lli rivoluzzionari che ggià ve sete messi a ll'anima?

Con ammirazione.

sca:

A Napoli ne avete fatti giustizzià ppiù de cento.

Orgogliosa.

car:

Per l'esattezza centoventuno !

Con una punta di amarezza.

giu:

E tra quelli c'ereno lli più bei nomi de lla aristocrazia napoletana, e lli mejo'artisti !

Scatta piccata.

car:

Tutti ignobili traditori che hanno cospirato contro lla nostra sacra corona !

Cercando di calmare Carolina.

giu:

Certo, certo e chi ve dice cotica, anzi ve semo grati, er papa pe' primo !

Cogliendo la palla al balzo.

car:

E allora cosa aspetta papa Pio a proclamare santa nostra sorella ?

Sulle sue.

giu:

Co' tutto er rispetto, lla reggina Maria Antonietta de Francia nun era, a quer che se dice, 'no stinco de santo !

Con malanimo.

car:

Non basta al vostro postulatore che quegli eretici dei giacobini l'abbiano ghigliottinata ?

Laconico.

giu:

Allora dovressimo fa' santi ppiù de lla metà de lli nobbili francesi !

Entra Spoletta da sinistra.

Timidamente.

spo:

Signor barone, permettete 'na parola ?

Invitante.

sca:

Spoletta, parla pure lliberamente, nun ce so’ segreti pe' lla reggina.

Sostenuta.

car:

Vorrei ben vedere !

Con tono cospiratorio.

spo:

Come avete ordinato ho seguito Tosca ch'è annata de gran galoppo ar casino de campagna der pittore.

Interessato.

sca:

Ll'Angelotti c'era ?

Furbescamente.

spo:

None, ma Cavaradossi sì !

Disgustata.

car:

Quel bastardo ve lo siete lasciato sfuggire di nuovo !

Calmando Carolina.

Rivolto a Spoletta ansiosamente.

sca:

Pazzienza, maestà, ‘n po de pazzienza.

Allora c’hai fatto ?

Con compiacimento.

Sicuro di aver fatto bene.

spo:

Ho impacchettato Tosca e Cavaradossi e ll'ho portati qui !

A lla villa c'ho lassato 'n picchetto a fa' lla guardia.

Compiaciuto.

Con malizioso sarcasmo.

sca:

Bravo Spoletta !

Adesso porta qui er pittore e lla su' bella.

Che sì nun canta llei, de sicuro famo cantà er cavajèr Cavaradossi !

Soddisfatta.

car:

Caro barone vi dobbiamo le nostre scuse per aver dubitato della vostra sagacia.

Imperativo.

sca:

Va, Spoletta, e fa ‘na cosa de giorno !

Obbediente.

spo:

A ll'ordini !

Spoletta esce da sinistra.

Esimendosi dall’interrogatorio.

Invitante.

giu:

Ve chiedo scusa, ma io come prete nun pozzo presenzià a certo genere de cantate !

Maestà me fate ll'onore de seguimme ?

Con una vena di sadismo.

Con una vena di sadismo.

Decisa.

car:

Non ci pensiamo neppure !

Per tutto l'oro del mondo non vogliamo perderci quello che si annuncia essere il meglio della festa !

Noi restiamo !

Tra se, con amarezza.

giu:

Maria Antonietta ve fa 'n baffo !

Non capendo.

car:

Dicevate eminenza ?

Recuperando la situazione.

A Venanzio con comando.

giu:

Dicevo che proverò a mette 'na bona parola pe' vostra sorella !

Annamo Venà !

Giulio e Venanzio escono da sinistra.

Pregustando la tortura.

car:

Come intendete torturare il Cavaradossi, perché voi lo torturerete nevvero ?

Assecondandola.

sca:

Avete quarche suggerimento da damme, mia regina ?

Riflettendo.

car:

Vediamo un po’, potreste sottoporlo alla ruota, oppure al cavalletto ?

Possibilista.

sca:

Se potrebbe fa !

Accalorandosi.

car:

O allo stiramento, no, no, meglio ancora: pinze e tenaglie arroventate !

Sottovoce.

sca:

Ce va liscia lla sora reggina !

Infervorandosi man mano.

car:

Aspettate perché non provare con il toro di Falaride o la vergine di Norimberga, che è il mio supplizio preferito !

Con ammirazione.

sca:

Maestà, ma lli conoscete proprio tutti !

Frivola.

car:

Che volete, se non ci si divagasse un pochino con queste piccole cose, la vita a corte sarebbe di una tedio abissale !

Rammaricato.

sca:

Maestà, me dispiace, ma ar momento nun disponemo de ‘sti mezzi sofisticati !

Remissiva.

car:

Allora, vada per un banale sfondamento del cranio con il cerchio uncinato !

Assecondandola.

sca:

Vada pe' er banale !

Entra da destra Spoletta spingendo avanti Mario legato per i polsi, li segue Tosca piangente.

 Deferente.

spo:

Maestà, signor barone, ecco er prigioniero Mario Cavaradossi.

Implorante.

tos:

Barone, ve scongiuro, llassate annà Mario, che nun ha fatto gnente de male !

Lapidario.

sca:

Questo llo vedremo !

Supplice a Carolina.

tos:

Mia reggina, mettetice 'na bona parola voi, che doppo ve canto tutto er repertorio !

Beffarda.

car:

Ci piace di più sentir cantare il bel Mario !

Cercando di darsi un tono.

mar:

Cascate male: so' stonato come 'na campana !

Irridente.

spo:

Sor coso, tra 'n po' ve passerà lla voja de fa llo spiritoso !

Impaziente.

car:

Qui si sta perdendo tempo !

Invitante.

sca:

Spoletta, nun ha sentito sua maestà ?

Procedi !

Indeciso.

spo:

Sì, ma come ?

Con compiacimento.

sca:

La reggina avrebbe scerto er cerchio a lla testa!

Ammirato.

spo:

Sua maestà è de gusti fini !

Spoletta fa sedere Mario sulla poltrona e gli impone un laccio intorno alla testa.

Atterrita.

tos:

Che je volete fa?

Ma che v’ha dato de vorta er c cervello ?

Tosca cerca di frapporsi tra Mario e Spoletta.

Coraggioso.

mar:

Tosca, nun t impiccià, che so cose da ommini !

Compiaciuto.

Aggressivo.

sca:

Bravo, hai cominciato bbene: parlamo da omo a omo.

Indove ll’hai niscosto Cesare Angelotti?

Facendo lo gnorri.

mar:

Angelotti chi ?

Nun me pare de cognosce nissuno co' 'sto nome !

Pacatamente.

Con comando.

sca:

Mo te rinfrescamo lla memoria !

Spoletta, daje co' er primo giro !

Spoletta esegue.

Si lascia sfuggire un lamento.

mar:

Aaah !

Compiaciuta.

car:

Fa malino eh ?

Inquisitorio.

sca:

Allora Angelotti ?

Supplicante.

tos:

Ve prego llassate perde, nun llo vedete che Mario nun sa gnente !

Sadica.

car:

Forza Spoletta, dagli un altro giro di corda !

Spoletta esegue.

Si lascia sfuggire un lamento.

mar:

Aaaaaah !

Estatica.

car:

Sì ! Che bello, comincia a sanguinare !

Disgustata.

tos:

Ma che donna sete, che c'avete a posto der core ?

Con alterigia.

car:

Il nostro cuore non è cosa che riguardi una donnetta come voi !

Invitante.

sca:

Strigni Spolé !

Spoletta esegue.

Si lascia sfuggire un lamento.

tos:

Aaaaaah !

Sconcertato.

spo:

Che fate, noi supplizziamo a llui e ve lamentate voi ?

Con voce rotta di pianto.

tos:

Mario er core nun me regge !

Autoritario.

mar:

Zitta Tosca, nun daje soddisfazzione: questi so fiji de 'na mignotta !

Ironico.

Imperativo.

sca:

E te ne accorgi solo adesso ?

Spoletta !?

Spoletta esegue.

Si lascia sfuggire un lamento prolungato.

mar:

Aaaaaah !

Tosca si getta in ginocchio ai piedi di Scarpia.

Supplice.

Di slancio.

tos:

Piantatela, ve prego in ginocchio !

Torturate a me e no a llui !

Scarpia fa rialzare Tosca.

Ironico.

sca:

E noi che stamo a fa?

Con malvagità.

car:

Spolettino, ancora una bella strettina !

Spoletta esegue.

Si lascia sfuggire un lamento.

mar:

Aaaaaah !

Mario reclina il capo e sviene.

Angosciata.

Speranzosa.

tos:

È  svenuto !

Avete finito de tormentallo ?

Con spietatezza

sca:

Ma si avemo appena incominciato !

Impaziente.

car:

Spoletta fai in modo che rinvenga e poi daccapo con la corda !

Con un grido.

Di slancio.

tos:

No !

Ve dirò tutto io, abbasta che nun suppliziate ppiù  Mario mio !

Rammaricata.

car:

Peccato, ci cominciavamo appena a divertire !

Di un fiato.

tos:

Angelotti sta niscosto dentro ar pozzo der casino de campagna de Mario !

Delusa.

car:

Oh no, lo spettacolo è già finito !

Spoletta toglie il laccio a Mario e lo schiaffeggia per farlo rinvenire.

Trasognato.

Tastandosi la testa.

mar:

In do' sto ?

Ammazza che mal de capoccia !

Tosca si inginocchia ai piedi di Mario.

Piangente.

tos:

Mario, amore mio, perdoname !

Apprensivo.

mar:

Tosca hai parlato ?

Con sarcasmo.

car:

Ha cinguettato meglio di un usignolo !

Deluso.

mar:

Vatte a fidà de lle donne !

Approvando.

sca:

È quello che dico sempre io !

Entrano da sinistra Giulio e Venanzio.

Lamentoso.

giu:

Madonna mia, Madonna mia !

Giulio crolla seduto su una poltrona, Venanzio si precipita con il panchetto.

Preoccupata.

car:

Eminenza cosa vi succede, avete un'aria stravolta !

Lugubre.

ven:

È arivato 'n artr’ussaro da Marengo !

Speranzosa.

car:

Napoleone è stato catturato !

Laconico.

ven:

Artro che catturato !

Con tono drammatico.

giu:

Quer moriammazzato, quanno pareva che c'avesse ll'ossa dentro 'n canestro, ha fatto intervenì de sorpresa lla cavalleria!

Puntualizza.

ven:

Che teneva niscosta !

Impaziente.

car:

Allora come è finita ?

Lapidario.

ven:

A ll'austriaci j'hanno fatto 'n deretano come 'n'or de notte !

Con grande disappunto.

giu:

Er generale Melas s'è dato come 'n lepre lassanno Bonaparte vincitore !

Esultante.

mar:

Evviva !

Er momento de lla libbertà s'avvicina !

Implorante.

tos:

Mario statte zitto, nun peggiorà lla situazione !

Laconico.

mar:

Peggio de così !

Con soddisfazione.

sca:

Spoletta  fa portà er zignorino a Castello e ppoi va de corza a acchiappà Angelotti e schiaffali ne ll’istessa cella, che accussi se fanno compagnia !

Spoletta afferra Mario e lo fa alzare.

Supplice.

tos:

No, ve prego, nun fatelo !

Sadico a Mario.

spo:

Annamo c'avete finito de zazza !

Spoletta e Mario escono da sinistra.

Determinata.

car:

Monsignor governatore, spero che concordiate con noi che anche il Cavaradossi merita il capestro !

Pensandoci su.

giu:

Bhe ... prima de mette 'n cristiano in braccio a mastro Titta bisogna penzacce no una, ma cento vorte !

Con forza.

Precisa il suo pensiero.

car:

L'esempio eminenza, c’è bisogno di un esempio!

C’è il rischio che la vittoria di Napoleone faccia rialzare la testa ai carbonari romani !

A malincuore.

Prendendo la decisione.

giu:

Su questo nun pozzo davve torto !

Barone Scarpia, avvisate er boja che, domani  madina a ll'arba, c'avrà du' teste da mozza: quella de ll'Angelotti e quella de Cavaradossi !

Esaltata.

Esultante.

car:

Magnifico !

Una doppia esecuzione, ci sarà da divertirsi !

Cercando di dissuadere Giulio.

tos:

Eminenza, non llo potete fa', così, senza 'n processo !

Con pacatezza.

giu:

Posso, fijetta mia, posso pe' lli poteri conferiteme dar papa pe' combatte lli rivoluzzionari !

Implorante.

tos:

Ve scongiuro concedeteje lla grazzia !

Dissentendo.

Indicando Carolina.

giu:

E questo, invece, nun lo posso fa.

E ppoi che figura ce farei co' sua maestà a rimagnamme lla parola !

Compiaciuta.

car:

Bravo così ci piacete !

Rammaricato.

giu:

Er probblema è: chi me lla finisce a Maddalena ?

Possibilista.

car:

Troverete sicuramente un altro imbrattatele che s'assuma l'incombenza !

Tosca fa per lanciarsi contro Carolina.

Al colmo dell’indignazione.

tos:

Imbrattatele er mi Mario, ma io ...

Scarpia ferma Tosca per un braccio.

Sottovoce a Tosca.

sca:

Bona Tosca, state bona, che ppoi ne riparlamo tra de noi.

Interessata.

tos:

Che volessivo di' ?

Subdolamente.

sca:

A tempo e loco !

Giulio si alza e porge il braccio a Carolina.

Mestamente.

giu:

Maestà, ve prego, annate a mette fine a lli festeggiamenti, che io vado a portà lla triste notizzia ar papa.

Rabbiosa.

car:

Anche di questo dovrà rendere conto Bonaparte: privarci di una festa !

Giulio, Carolina e Venanzio escono da destra. Scarpia siede sul divano

Aggressiva.

tos:

De che dovemo da parlà ?

Scarpia siede sul divano.

Invitante.

sca:

Parleremo, parleremo ma prima metteteve commoda, sedeteve qui vicino a me

Sulle sue.

tos:

Preferisco sta a ll'impiedi !

Accondiscendente.

Bonario.

sca:

Come preferite.

Ma nun me guardate in quer modo, mica so' 'na bestia !

Rabbiosa.

tos:

Ah, no ?

Subdolamente cerca di rabbonire Tosca.

sca:

In ‘sto momento davanti a voi nun ce sta er prefetto de polizzia, ma solo 'n granne ammiratore vostro !

Con grande amarezza.

tos:

Magari m'ammirerete de ppiù quanno mastro Titta spiccherà puro lla capoccia mia !

Dissentendo.

Precisa con garbo.

sca:

Ma che state a dì', voi nun c’entrate !

Ll'unica accusa che ve se possa fa è d'esse 'na donna innammorata !

Assentendo.

tos:

Su questo c'avete raggione !

Puntualizza sullo stesso tono.

sca:

Voi state qui come ospite mia, ve ne potete annà quanno ve pare !

Decisa.

tos:

Allora ve saluto e sono !

Tosca fa per andare verso destra, Scarpia si alza e la ferma.

Ambiguamente.

sca:

Si fussi in voi nun sarei così presciolosa, perché riguardo al cavajer Cavaradossi ...

Con voce rotta.

tos:

Nun v'abbasta quello che j'avete fatto ?

Prosegue, subdolamente, il suo ragionamento.

sca:

Riguardo ar cavajer Cavaradossi forze, dico forze, ce potrebbe da esse 'na possibbilità ...

Sente riaccendersi la speranza.

tos:

Potete davero sarvà Mario mio ?

Scarpia va a mescere un calice di vino.

Con fare pacato.

sca:

Allora, metteve a sede e accettate 'sto calice de vin de Spagna.

Tosca si siede.

Scarpia porge il calice a Tosca..

Con disprezzo.

tos:

Io nun accetto gnente da gentaccia come voi !

Scarpia rimette il calice sul tavolo.

Eccitato.

sca:

Me piace vedé ll'occhi vostra sprizzà odio contro de me !

Laconica.

tos:

Ma chi sprizza gnente !

Con crescente eccitazione.

sca:

M'attizza sentimme disprezzato !

Sicura.

tos:

E io ve disprezzo !

Esaltato.

sca:

Ditelo ppiù forte !

Alzando la voce.

tos:

Ve disprezzo, ve disprezzo co’ tutto er core !

Supplicante.

sca:

Ancora !

Definitiva.

tos:

Ma annate a moriammazzato !

Con un grido.

Estasiato.

sca:

Sì !

Quest'è musica pe' lle recchie mia !

Tornando a ciò che la interessa.

tos:

Barò, si avessivo finito co ll'attizzamenti e volessivo annà ar sodo riguardo a qua possibbilità ?

Con un quasi rantolo, passa al tu.

sca:

Tosca, tu m'hai sempre fatto sangue ...

Acida.

tos:

E già, voi ce sguazzate ner sangue !

Percorso da un brivido.

sca:

Io pe' te potrebbe commette 'na follia !

Poco interessata.

tos:

E quale si è llecito ?

Con trasporto.

sca:

Pe' 'n'ora d'amore co’ te, 'n’ora sola, potrei violà er giuramento mio de polizziotto e llassà annà er pittore !

Speranzosa.

tos:

Dite davero ?

Al settimo cielo.

sca:

Questo è 'n sì da parte tua ?

Riflessiva.

tos:

Ar momento è 'n nì, prima vojo capì mejo come funziona lla faccenna de Mario !

Furbescamente.

sca:

Io nun c'ho er potere de da' lla grazzia però ...

Insistente.

tos:

Però ?

Ricomponendosi.

Portando la voce, chiama.

sca:

Aspetta e capirai mejo.

Spoletta !

Con amarezza.

tos:

Mo stamo completi: er gatto e lla vorpe !

Spoletta entra da destra.

Ossequioso.

spo:

A ll'ordini signor barone !

Riflessivo.

sca:

C’ho ripenzato: ar cavajer Cavaradossi nun je sia ppiù mozzata lla testa !

Sorpreso.

Sadicamente elenca.

spo:

Ah no ?

Allora procedemo co' lla mazzolatura, llo squartamento ?

Dissentendo.

Furbescamente.

sca:

No ! Er pittore llo fucilamo !

Llo fucilamo come facemmo cor conte Palmieri.

Capendo l’antifona.

spo:

Capisco, 'na fucilazione simulata !

Compiaciuto, insiste.

sca:

Bravo ! Come co' er  conte Palmieri !

Capito bbene ?

Disponibile.

Ripete con malizia.

spo:

Ricevuto, contate puro su de me.

Come cor  conte Palmieri !

Autoritario.

sca:

Adesso va e provvedi !

Intromettendosi.

tos:

Aspettate 'n momento, prima de 'sta manfrina llo vojo vede.

Arrendevole.

sca:

Concesso !

Spoletta, occupate tu perzonalmente.

Servile.

spo:

Sua eccellenza sarà servito a dovere !

Spoletta fa per andare verso destra.

Richiamando Spoletta.

Tassativo.

sca:

‘N’urtima cosa.

Da sto momento, inzino che nun chiamo io, nun vojo esse disturbato pe’ nissuna raggione !

Rassicurante.

spo:

Sarà fatto !

Spoletta esce da destra.

A Tosca mellifluo.

sca:

Soddisfatta ?

Determinata.

tos:

Vojo puro 'n sarvacondotto che permetta a me e Mario de imbarcasse, senza patemi, a Civitavecchia !

Accondiscendente.

Carico di intenzioni.

sca:

Vada per er sarvacondotto, vado a preparallo. Ma ppoi ...

Scarpia esce da sinistra.

Sconsolata.

tos:

Ppoi, ppoi povera me !

Tosca si inginocchia e prega.

Buio.

Parte M7 (Vissi d'arte)

Luci in Pz5 (dedicata Tosca)

Proiez.7 (Dipinti di donne in preghiera).

rep:

Vissi d'arte, vissi d'amore, 
non feci mai male ad anima viva!... 
Con man furtiva 
quante miserie conobbi, aiutai... 
Sempre con fe' sincera, 
la mia preghiera 
ai santi tabernacoli salì. 
Sempre con fe' sincera 
diedi fiori agli altar. 

Nell'ora del dolore 
perché, perché Signore, 
perché me ne rimuneri così? 
Diedi gioielli 
della Madonna al manto, 
e diedi il canto 
agli astri, al ciel, che ne ridean più belli. 
Nell'ora del dolore, 
perché, perché Signore, 
perché me ne rimuneri così?

Proiez. 8 (Sala palazzo Farnese)

Luci in Pz4

Tosca si alza e va verso il tavolo e si versa un po di vino.

Turbata.

tos:

'Nn goccio de vino me serve proprio, anzi me dovrebbe 'mbriacà pe' sopportà lle voje de quer gran fijo de mignotta !

Tosca beve.

Contrita.

Con ribrezzo.

tos:

Mario perdoname, llo sai che llo faccio pe' er bene tuo, pe' sarvatte lla vita !

A me quer soggetto me fa schifo ppiù che a te, ma ...

Tosca vede il coltello, lo prende in mano e lo soppesa.

Riflettendo.

tos:

Ma forze ce sarebbe 'n artro sistema pe ...

Euforico.

sca:

(F.C.) Tosca !

Tosca nasconde rapidamente il coltello dietro la schiena.

Entra Scarpia da sinistra.

Magnanimo.

sca:

Eccote er sarvacondotto !

Tosca afferra il salvacondotto e lo legge.

Satirescamente.

sca:

Ogni tu desiderio è stato esaudito, mo è ll’ora de penzà ar mio de desiderio !

Fingendosi rassegnata.

tos:

So' pronta !

Con un grido di soddisfazione.

sca:

Baciame !

Finarmente sei mia !

Scarpia abbraccia Tosca che lo pugnala alla schiena.

Con un urlo straziante.

sca:

Aaaah !

Scarpia rovina a terra.

Lapidaria.

tos:

Questo è er bacio de Tosca !

Con voce rotta.

Disperato.

sca:

Maledetta !

Aiuto !

Aiuto me moro !

Scarpia stende il braccio verso Tosca trascinandosi a terra.

Tosca lo sospinge lontano con un piede.

Con disgusto.

Con orgoglio.

tos:

Schiattà lurido verme !

Tutti quelli che pe' mano tua hanno sofferto,

embè oggi Tosca ll'ha vennicati !

Con un filo di voce.

sca:

Aiuto !

Me manca er fiato !

Tosca mette sotto gli occhi di Scarpia morente il salvacondotto.

Con soddisfazione e disgusto.

tos:

Questa è ll'unica opera bbona c'hai fatto in vita tua !

Con un rantolo.

sca:

Mo ...

Scarpia spira.

Sollevata.

Con un brivido.

tos:

Er porco è finalmente crepato !

E sì che davanti a llui tremava tutta Roma !

Tosca esce rapidamente da destra.

Buio.

Proiez.9 (dipinti di amanti)

Parte M8 (E lucean le stelle)

La scena muta in una cella di Castel Sant'Angelo.

rep:

E lucevan le stelle... 
ed olezzava la terra... 
stridea l'uscio dell'orto... 
e un passo sfiorava la rena... 
Entrava ella, fragrante, 
mi cadea fra le braccia... 
Oh! dolci baci, o languide carezze, 
mentr'io fremente 
le belle forme disciogliea dai veli! 
Svanì per sempre il sogno mio d'amore... 
L'ora è fuggita... 
E muoio disperato! 
E non ho amato mai tanto la vita !

Stop M8 (ad arredo completato) Proiez:10 (interno cella)

Luci in Pz6

Seduti su due pagliericci Mario e Cesare che strimpella una chitarra.

Canticchia.

ces:

Libertà, libertà, libertà !

Parola migliore non ci sta !

Libertà, libertà, libertà !

Il sogno nostro è questo qua !

Libertà, libertà, libertà !

Scocciato, portando la voce.

spo:

(F.C.) A sori cosi lla piantamo co’ sta lagna ?

Acido.

ces:

Al potere da fastidio pure se si canta !

Un po’ infastidito.

mar:

A di' lla verità, puro a me m'avete rintronato lle recchie co’ ‘sta sorfa !

Allegramente.

ces:

Ci siamo fratello, tra poco per noi arriverà il momento del supremo sacrificio in nome della libertà !

Perplesso

Con impeto

Ammirato, protendendosi verso Cesare

mar:

Pare che nun vedete ll’ora.

Ma che ve credete che s’annamo a fa’ ‘na passeggiata de salute ?

Nun c’avete paura de morì voi ?

Sicuro, scuotendo la testa

ces:

Io no e voi ?

Con un moto di sincerità.

mar:

Io, si lla volemo di’ tutta, me sto a cacà sotto !

Confidenziale.

Con orgoglio.

ces:

Vi voglio confidare un segreto.

Io al papa e a quella puttana di Carolina la soddisfazione di giustiziarmi non gliela do !

Sconcertato.

Mettendo Cesare sull’avviso.

mar:

Ah no?

Si c'avessivo intenzione de tentà n'artra fuga, stavorta lli trovate tutti appizzati: sbirri e svizzeri !

Lapidario.

ces:

Nessuna fuga, mi giustizierò da solo !

Cominciando a capire.

mar:

Volessivo di che ...

Cesare si sfila l’anello e lo porge a Mario.

Con tono cospiratorio.

ces:

In questo anello ho un potente veleno e al momento opportuno saprò farne buon uso !

Ammirato.

mar:

Ammiro er coraggio vostro !

Mario restituisce l’anello a Cesare.

Entra Spoletta da sinistra.

Imperiosamente.

spo:

In piedi giovinotti, che c’avete ‘na visita !

Infastidito.

mar:

Mo chi viè a rompe ll’anima ?

Entra fra Venanzio, esce Spoletta da sinistra,

Con trasporto, alzando le braccia

VEn:

No a rompela fratello, ma a sarvalla !

Sorpreso, squadrando Venanzio

ces:

Chi siete voi ?

A brutto muso con Cesare.

VEn:

Che te frega der nome mio, che quanno pijamo ll’abbito ce llo cambieno ?

Incuriosito.

mar:

Fra Venanzio, che sete venuto a fa’ ?

Pretesco, mostrando il breviario

VEn:

Ve ll’ho detto a sarvavve l’anima !

Falsamente ingenuo, pulendosi i denti con uno stecchino.

ces:

L’anima ? Che cos’è l’anima ?

Sorpreso, si gira verso Cesare.

Con convinzione.

VEn:

Come ch’è ll’anima ?

E quella che c’hai drentro, quella che te da lla vita !

Con altrettanta convinzione, tastandosi il corpo.

ces:

Io dentro ho: cuore, polmoni, fegato, milza, sono loro che mi permettono di vivere !

Remissivo, con un sospiro.

Sedendosi su un pagliericcio.

VEn:

Ho capito, a voi ve va de giocà !

E allora giocamo !

Preoccupato

mar:

Ma state a fa' ?

Semplicemente.

VEn:

Nun llo vedi me so’ messo a sede !

Indicando la porta con la chitarra.

ces:

Andate via, che noi non crediamo alle vostre sciocche superstizioni !

Testardo, apre il breviario si segna ed inizia a dire il Pater Noster.

VEn:

None, io da qui nun schiodo financo nun ve sete confessati e comunicati !

Pater noster, qui es in cælis:

Riprende a pulirsi i denti

ces:

E allora ne avrete da aspettare !

Alza le spalle

Continua la recita del Pater Noster.

VEn:

E che me frega, io er tempo ce ll’ho. Sanctificétur Nomen Tuum …

Perplesso, guardando Cesare

mar:

Ma nun ce deveno tajà lla testa a nojartri ?

Con un gesto dell’indice destro.

Con modestia e sicurezza.

Continua la recita del Pater Noster.

VEn:

Doppo.

Doppo che, ‘sto poro frate, ha riportato voi, pecorelle smarrite, ne lla casa der Zignore !

Advéniat Regnum Tuum …

Celiando.

ces:

È la prima volta che mi paragonano a una pecora !

Venanzio, lentamente si alza e si va a porre fra i due.

Spiega con tono conciliante.

Continua la recita del Pater Noster.

VEn:

Noi semo de core bono e nun ve potemo ammazzà in peccato mortale, sinnò annate dritti, dritti a ll’inferno !

Fiat volúntas Tua ...

Sicuro, interrompe.

ces:

L’inferno esiste solo per i creduloni !

Prosegue imperterrito

Segnandosi.

Continua la recita del Pater Noster.

VEn:

Noi frati lavoramo pe’ er Padreterno e no pe’ satanasso !

Sicut in cælo, et in terra ...

Riflettendo perplesso indicando Venanzio con lo stecchino.

ces:

Ma come, prima ci condannate a morte, poi vi preoccupate della salvezza della nostra anima?

Alzando entrambe le mani.

Spiega come una filastrocca.

VEn:

Ar tempo fijo !

A condannavve è stato er braccio secolare, che poi v’ha conzegnato a noi, che ve riconsegneremo a llui, doppo che ve sete pentiti !

Sarcastico a Mario

ces:

Divertente ! Sembra uno scioglilingua !

Mario si alza e va a lato di Venanzio.

Perplesso.

mar:

Pentiti, ppoi de che ?

Stupito a Mario.

Scandalizzato.

VEn:

Come de che ?

Nun sete voi quelli che vonno fa’ lla rivoluzione e manna pe’ stracci er papa co’ tutta lla su’ corte ?

Laconico.

ces:

Il papa è un tiranno della peggior specie !

Sconcertato, rivolto a Cesare.

Con trasporto.

VEn:

Ma che dichi fijo ?

Sua Santità è bono come er pane !

Vorrebbe vedé tutte lle pecorelle sua felici e contente !

Esprime con disgusto il suo pensiero.

ces:

Mi sembra che di felici e contenti ci sono solo: lui, i preti e quelle sanguisughe dei nobili !

Remissivo, allargando le braccia.

Sentenziando.

VEn:

E che voi fijo, nun se po’ avé tutto.

A qualcheduno je butta meno bene, ma a chi tocca nun se ingrugna !

Precisa con ferocia.

ces:

Quel qualcuno è tutto il popolo !

Venanzio si pone in mezzo tra Cesare e Mario.

Con decisione.

VEn:

Adesso, lassamo perde lle chiacchiere e partimo co’na bella confessione !

Infastidito.

mar:

Aridaje, ma è 'na fissa lla vostra !

Guardando i due, invitante.

VEn:

Chi vo’ esse er primo ?

Cesare si rigira in mano una mela.

Curioso.

ces:

E se non ci volessimo confessare ?

Con modestia, andando verso Cesare.

VEn:

Ce llo sai, fijo, qual è lla principale virtù de nojartri frati ?

Ironicamente sorpreso, a Mario

ces:

Mario, secondo voi, i frati hanno una virtù ?

Stando al gioco.

mar:

No, che io ce llo sapessi !

Venanzio va da uno all’altro

Tranquillamente.

Salendo di volume man mano.

VEn:

Lla pazzienza fijo, lla pazzienza !

E io co’ lla santa pazzienza, invece de davve 'n carcio ner culo, me ne sto qui, bono, bono, a aspettà che ve pentite.

Ironico, strimpellando

ces:

Allora ve toccherà aspettare un bel pezzo !

Conclusivo.

VEn:

E financo nun ve pentite, gnente esecuzzione !

Compiaciuto.

mar:

Bono a sapesse !

Condiscendente a Mario.

VEn:

Sì, ar principio dicheno tutti così !

A me chi me core appresso ?

Tranquillo.

ces:

Di certo non noi !

Con calore

VEn:

Ma si volete ‘n consijo, pentiteve subbito e damoce ‘n tajo !

Con sarcasmo macabro.

mar:

Quello de lla capoccia nostra !

Con trasporto

Con convinzione.

Alzando le braccia al cielo

VEn:

Che ve frega, fiji, der corpo, che prima o ppoi se llo magneno lli vermi ?

Si date retta a me, ve ne annate, de corza, in paradiso !

Riflessivo, guardando la mela

ces:

Avrei preferito godermi la vita su questa terra.

Conclusivo.

Con convinzione.

VEn:

Questo nun se pote ppiù fa’.

Ma io c’ho er potere de rigalavvene una nova !

Precisando, poi morde la mela.

ces:

Quella eterna !

Conciliante, allargando le braccia.

VEn:

E io quella ve posso da’ !

Buttala via !

Alza le spalle, incredulo.

ces:

Per chi ci crede !

Quasi ammirato.

VEn:

Ammazza che capoccia tosta che c’avete !

Quasi, quasi me rimetto a sede.

Laconico.

mar:

Fate un po’ come ve pare !

Riprendendo slancio.

Con tono da imbonitore.

VEn:

Ecco, appunto, allora famo come dico io !

Pentiteve fiji, così voi ve guadambiate ll’annata in paradiso, e io er merito d’avevvice mannati!

Cocciuto.

ces:

E se noi non ci volessimo andare ?

Allibito.

VEn:

Come nun ce volete annà ?

Deciso, indicando fuori dalla porta.

ces:

Noi vogliamo restare per convincere chi resta !

Con impeto.

Disgustato. Elenca con le dita.

Invitante.

VEn:

Chi resta ?

Pijate pe’ esempio de ll’eggizziani: so’ rimaste du’ mummie rinsecchite !

E de lli romani ? Quattro mura diroccate !

E de ll’etruschi ? Du' cocci !

Perciò pentiteve, e famola finita !

Spazientito.

mar:

Ecco, famola finita ‘na vorta pe’ tutte !

Con un sospiro.

ces:

Però tutto sommato ...

Venanzio si gira di scatto verso Cesare.

Speranzoso.

VEn:

Tutto sommato che ?

Riflessivo

ces:

Pensandoci bene ...

Venanzio va vicino a Cesare.

Paterno.

VEn:

Che c’hai fijo, che te senti ?

Toccandosi lo stomaco, lamentoso.

ces:

Ho un peso qui ...

Esultante.

Con slancio.

Segnandosi, si butta in ginocchio.

VEn:

E lla coscenza !

Te se sta a risveja lla coscenza !

Sia ringrazziato er Zignore !

Dubitando, scuote il capo.

ces:

Non so se sia la coscienza ...

Sicuro, assentendo con la testa.

VEn:

È quella, è quella !

Irridente, si sdraia sul pagliericcio.

ces:

No, no, deve essere quella pasta e fagioli che ci hanno dato per l'ultima cena !

Deluso.

Irritato.

VEn:

Scherza sa ?

Ma che c’avrai da scherzà !

Venanzio si allontana da Cesare e va a sedersi sul pagliericcio di Mario.

Irridente.

ces:

Che volete, noi rivoluzionari siamo fatti così !

Determinato.

ven:

Si nun ve pentite, qui ce stamo inzino ar giorno de giudizzio !

Entrano Giulio e  Spoletta da sinistra.

Duramente.

Severo.

Giu:

Sbajato !

Venà, er tempo tuo è scaduto.

Venanzio si getta in ginocchio ai piedi di Giulio.

Con foga

VEn:

Ve scongiuro eminenza, lassateme ancora ‘n po’ co’ ‘sti due, che, daje e daje,  je lla faccio !

Giulio si allontana da Venanzio che lo segue sempre in ginocchio.

Perplesso.

Giu:

A fa’ che?

Convinto.

VEn:

A falli pentì !

Riflessivo

Con pacatezza.

Giu:

Ah già !

Ma vedi fijo er popolo è impazziente, reclama ll’esecuzione !

Giulio fa rialzare Venanzio con un gesto della mano.

Con repulsione.

VEn:

E che è assetato de sangue ?

Giulio si fruga nelle tasche trova un sigaro e ne morde la punta.

Secco.

Spiega, con tranquillità.

Girandosi verso Venanzio, serenamente.

Giu:

No !

Er fatto è che Roma è diventata de 'na noia mortale: casa e chiesa, chiesa e casa.

E tu capisci che, 'na volta che j'hai promesso 'n diversivo e nun je llo dai, er popolo se inquieta.

Alzando le spalle.

Sicuro.

VEn:

E noi lassamolo inquietà !

Che ce frega de quattro scarmanati in confronto a du’ anime sarvate !

Spoletta si precipita ad accendere il sigaro a Giulio.

Precisa, con tono saccente.

Giu:

E invece ce frega, perché, si er popolo nun è contento, s'aggita, e si s'aggita comincia a penzà e si er popolo penza so' cazzi amari pe' noi !

Frastornato.

VEn:

Noi chi ?

Pacatamente, mentre tira una boccata.

Sottolinea con due tirate consecutive.

Giu:

Tu, io, er papa, er clero, lla nobiltà, lli svizzeri.

Ragion per cui damo ar popolo lla su’ doppia esecuzione capitale.

Doppia esecuzione, doppio divertimento !

Accorato.

VEn:

Ma 'sti fiji nun se so’ ancora pentiti !

Si ll’ammazzeno mo, finischeno a ll’inferno !

Serafico.

Autoritario.

Giu:

Se troveranno in bona compagnia !

Annamo Venà, che er dovere nostro ll'avemo fatto !

Con rammarico.

VEn:

Ll'avevo quasi convinti !

Venanzio e Giulio escono da sinistra.

Con tono di comando.

spo:

Cesare Angelotti tu venghi co' me !

Disponibile.

ces:

Sono pronto !

Frastornato.

mar:

E io ?

Con una vena di sadismo.

spo:

Nun ve preoccupate che a tempo debbito toccherà puro a voi !

Cesare e Mario si abbracciano.

Con slancio.

Con un grido.

ces:

Addio fratello e mi raccomando, difronte al boia testa alta e sguardo fiero, non diamo loro soddisfazione !

Viva la liberta !

Poco convinto.

mar:

Viva !

Spoletta e Cesare escono da sinistra.

Riflessivo.

mar:

Dice de nun daje soddisfazione, pare facile !

Spoletta entra da sinistra e si ferma sulla soglia.

Ammiccante.

spo:

Cavaje c'è 'n'artra visita pe' voi !

Spoletta si fa da parte per far entrare Carolina con mantello e cappuccio.

Con tono di comando.

car:

Spoletta, vattene e lasciateci sola con lui !

Spoletta si ritira da sinistra.

Incuriosito.

mar:

E voi chi sete ?

Carolina lascia cadere il cappuccio.

Molto meravigliato.

mar:

Lla reggina Carolina !

Con tono civettuolo.

car:

Bel Mario, finalmente siamo tete a tete !

Con un anelito di speranza.

mar:

Voi che ce fate qui ?

Sete venuta a portamme lla grazzia ?

Caustica.

car:

Nessuna grazia, sarai giustiziato tra poco !

Con malanimo.

mar:

Allora che ve s'è sciorto ?

Proseguendo sullo stesso tono.

car:

Sai, anche a Napoli era nostro costume rallegrare le ultime ore di un condannato a morte e ci è sembrato giusto conservare la tradizione anche a Roma  !

Carolina si toglie il  mantello.

Allibito.

mar:

Voi volessivo ...

Carolina si slaccia il corpetto.

Con tono sensuale.

car:

Raccogliere l'ultimo fremito della tua virilità !

Sai lo troviamo estremamente erotico !

Carolina si toglie il corpetto.

Disgustato.

mar:

Che eravate depravata me n'era giunta voce, ma no sino a 'sto punto !

Cominciando ad eccitarsi.

car:

Credimi, non c'è nulla di più eccitante che il sapere di essere l'ultima donna che il morituro fa godere !

Non volendo stare al gioco.

mar:

Sentite io nun ...

Carolina tenta di sbottonare la camicia di Mario che oppone resistenza.

Con un crescendo di erotismo, dimentica il pluralis maiestatis.

car:

Basta parlare, abbracciami, trascinami nel vortice della passione !

Preoccupato.

mar:

Famo a capisse ...

Al colmo della passione.

car:

Tra le mie braccia ti farò dimenticare la tua triste condizione di condannato a morte !

Carolina fa per abbracciare Mario che la respinge.

Nauseato.

mar:

Ma si nun fate artro che ripete che devo morì !

Impaziente.

car:

Ora davanti a te non c’è una regina, ma una donna fremente di passione !

Con tono deciso.

mar:

'Sta vorta avete sbajato morituro, a me nun me passa manco pe' ll'anticammera der cervello de fa ll'amore co' voi !

Con sdegno.

car:

Tu, miserabile plebeo, osi rifiutare le grazie di una sovrana ?

Determinato.

Rassegnato.

mar:

Si nun ve ne annate de corza ve pijo a mazzate. Tanto nun me ponno giustizzià du vorte !

Sdegnata.

Maledicendo.

car:

Ingrato !

Sai che ti dico: muori dannato !

Carolina raccoglie il mantello e esce indignata da sinistra.

Risponde a tono.

Schifato.

mar:

Puro tu vedi d'annà a moriammazzata !

Ma tu guarda che se deve vedé !

Spoletta entra da sinistra.

Annunciando.

Infastidito.

spo:

Mario Cavaradossi, c'è ancora 'na visita pe' voi.

'Sta cella oggi me pare ppiù affollata de piazza Navona er giorno de mercato !

Spoletta si fa da parte per far entrare Tosca..

Preoccupato.

mar:

Pare che nun se ne pote fa a meno de venì a scassà  lli zibbedei ?

Faceta.

tos:

E così io sarei quella che rompe ?

Con grido di gioia.

mar:

Tosca, mia piccola Tosca !

Tosca e Mario si abbracciano.

Compiaciuta.

spo:

Avete visto che bella sorpresa ?

È 'n rigaletto der barone Scarpia !

Tosca si accorge che Spoletta li osserva.

Indignata.

Imperiosa.

tos:

Che ce fate voi qui ?

Annatevene !

Sconsolato.

spo:

È 'na fissa quella de cacciamme via !

Spoletta esce da destra.

Con un ritorno di gelosia.

tos:

Chi era lla donna incappucciata c’ho visto sortì da la tu cella ?

Misterioso.

mar:

Nun ce crederai mmai: era lla regina Carolina!

Incattivita.

tos:

Che voleva qua zozza ?

Con tono disgustato.

mar:

Appunto, fa' lle zozzerie !

Aggressiva.

tos:

E tu ce ll'hai fatte ?

Negando.

Con trasporto.

mar:

None !

Ce llo sai che io ner core ce porto solo a te !

Di slancio.

Euforica.

Ripensandoci.

tos:

Mario 'na granne notizzia !

Nun sarai ppiù giustizziato !

O mejo sì !

Confuso.

mar:

Tosca, vedi de decidete: ce vado in braccio a mastro Titta sì o no ?

Allegramente.

tos:

Gnente mastro Titta, te fucileno !

Sconsolato.

mar:

Si nun è zuppa è pan bagnato !

Precisando.

tos:

Ma pe' finta !

Lli fucili saranno senza palla, a sarve !

Poco convinto.

mar:

E tutto questo che ll'avrebbe deciso !

Di slancio.

tos:

Er barone Scarpia t'ha concesso lla grazzia !

Perplesso.

mar:

Er barone Scarpia ?

Sarebbe lla prima vorta !

Tra se.

tos:

E anche ll'urtima !

Non raccogliendo.

mar:

Che dichi ?

Minimizzando.

Con orgoglio.

Preoccupata.

tos:

Gnente cose mie !

Ha scritto puro 'n sarvacondotto pe noi dua !

Oddio in do' ll'ho messo !

Tosca si fruga.

Disperata.

tos:

Nun llo trovo, nun llo trovo !

Estrae il foglio dal seno.

Sollevata.

Porgendo il foglio a Mario.

tos:

Meno male ecchelo !

Lleggi !

Mario prende il foglio e legge.

Legge compitando.

mar:

Sia concesso il passo alla signora Floria Tosca e al cavalier Mario Cavaradossi.

Firmato: Vitellio Scarpia, prefetto di polizia.

Con brio.

tos:

Sei contento eh ?

Colto da un sospetto.

mar:

Aspetta ‘n momento !

Scarpia nun ha fatto mmai gnente pe' gnente in vita sua !

Con amarezza.

tos:

Si è pe' questo nimmanco 'sta vorta !

Inquieto.

Incitativo.

mar:

Tosca, che me stai nisconnenno ?

Tosca, riccontamela tutta ! 

Con ritrosia.

tos:

Er barone m’ha pijato da sola a sola, ppoi ha cominciato a fa' er beccaccione dicenno  che je facevo sangue ...

Sdegnato.

mar:

Il porco voleva mette lle mano su de te !

Puntualizza.

tos:

Si è pe’ questo, nun zolo quelle !

Con voce rotta.

mar:

Nun me di' che tu ce sei stata !

Fatalista.

tos:

Beh, si volevo che tu, amore mio, sarvassi lla pelle, nun c'era artra scerta !

Inveisce.

mar:

Llo possino ammazzallo in do se trova !

Laconica.

tos:

Ecco, appunto !

Non capendo.

mar:

Sarebbe a di' ?

Racconta con partecipazione.

tos:

Doppo che m'ha dato er sarvacondotto, stava ingrifato come 'na scimmia, m'ha acchiappato pe' lla vita, e ...

Impaziente.

mar:

E ?

Con tono furtivo.

tos:

Poco prima m'era cascato ll'occhio su 'n cortellaccio, allora nun c'ho visto ppiù e ...

Al colmo dell’ansia.

mar:

E ?

Con ferocia.

tos:

Je ll'ho piantato dritto ner core !

Allibito.

mar:

È morto ?

Con orgoglio.

tos:

Stecchito !

Non riuscendo a crederci.

mar:

Tu, con lle tu piccole mani, hai mannato ar Creatore ll'omo ppiù potente de Roma !

Con slancio.

tos:

Ll'ho fatto pe' te amore mio !

Estremamente preoccupato.

mar:

Tosca, piccola 'ncoscente, ce metteranno 'n attimo a svagà er delitto e manneranno a morte puro a te !

Rasserenante.

tos:

None, er barone aveva dato ll'ordine de nun disturballo financo nun avesse chiamato llui !

Riaccendendosi di speranza.

mar:

Allora questo vole di' che ...

Conclude soddisfatta.

tos:

C'avemo tutto er tempo de dasse, doppo che tu sarai fucilato pe' finta.

Con grande ammirazione.

mar:

Tosca sei 'na donna meravijosa !

Riflessiva.

Con compiacimento.

tos:

Anco 'n po' assassina e puro 'n po’ ladra !

Datosi che ar bastardo j'ho fregato tutti ll'ori che teneva !

Ammirato.

mar:

Puro !

Precisando.

tos:

Ch'assieme a lli brillocchi mia, ce serviranno pe' rifasse 'na vita !

Con crescente preoccupazione.

mar:

Si, ma quanno ch’avranno er trovato er barone morto, faranno dua ppiù dua, cor risurtato che c’avremo tutta lla polizzia pontificia a lle carcagna !

Con sicurezza.

Concitata.

tos:

Ho penzato a tutto !

Appena te riarzi, doppo la finta fucilazione, se fionnamo fora de Castello, indove c’aspetta ‘na carozza e via de gran galoppo verzo Civitavecchia !

Ancora non convinto.

mar:

E doppo ?

Mica semo fora der Regno Pontificio!

Puntualizza con orgoglio.

tos:

Llì ce sta ‘na nave che parte pe’ ll’americhe, er capitano, che ho fatto ugne pe’ bbene, è disposto a imbarcacce e sarpà subbito.

Monno novo, vita nova !

Con partecipazione.

mar:

Inzieme inzino a lla fine de lli nostri giorni !

Ammonendo.

tos:

Mario, attento a te, che me dicheno che laggiù ce stanno ‘n fottio de belle donne disponibili !

Gaiamente.

mar:

Lla mi gelosona !

Baciame !

Mario fa per abbracciare Tosca che lo respinge.

Dissentendo.

tos:

C'avremo tutto er tempo doppo, mo ll'ora s'avvicina e conviè che famo quarche prova !

Non realizzando.

mar:

Prova de che ?

Con semplicità.

tos:

De come devi casca morto quanno te spareno !

Assentendo.

mar:

Giusto !

Solerte.

tos:

Io faccio er plotone de esecuzzione !

Sei pronto ?

Tosca si allontana di alcuni passi da Mario.

Disponibile.

mar:

Prontissimo !

Tosca simula di prendere la mira e sparare con un fucile.

Imitando colpi di fucile.

tos:

Pum, pum !

Mario stramazza a terra.

Delusa.

tos:

Ma no così, che pari 'n sacco de patate !

Imbarazzato.

mar:

E come allora ?

Sicura di se.

tos:

Guarda a me, tu spara.

Si scambiano le posizione e Mario simula di sparare con un fucile.

Imitando colpi di fucile.

mar:

Pum, pum !

Con un grido di dolore.

tos:

Ooooh !

Tosca cade a terra con garbo, poi si rialza..

Con fierezza.

tos:

Ecco, hai visto come se fa ?

Ammirato.

mar:

Che granne attrice sei !

Ammonendo.

tos:

Mario, ricordete ar primo corpo buttete a tera, capito ?

Rassicurante.

mar:

Capito !

Insistendo sullo stesso tono.

tos:

E nun riarzatte inzino a quanno nun te vengo a chiamà io !

Tranquillizzante.

mar:

Tranquilla !

Caricando la dose.

tos:

E casca bbene !

Faceto.

mar:

Come lla Tosca a teatro !

Determinata.

tos:

Daje. riprovamo tutto da capo !

Entra da sinistra: Spoletta, Giulio, Carolina e Venanzio.

Epigrafico.

spo:

Cavajè è ll'ora !

Autoritario.

giu:

Venà, damme lla sentenza.

Venanzio porge un foglio a Giulio.

Prontamente.

ven:

Ecchela, eminenza.

Legge.

giu:

In nome di sua santità papa Pio settimo, il cavalier Mario Cavaradossi, riconosciuto colpevole di alto tradimento, sedizione, combutta con il famigerato Cesare Angelotti, è condannato a morte mediante fucilazione, Dio abbia pietà della sua anima !

Sadica.

car:

Caro il mio ometto, tu non ci priverai della gioia di vederti morire, come ha fatto quel buono a nulla di Cesare Angelotti !

Con una punta di ammirazione.

giu:

Quer fregno s’è suicidato prima che er boja facesse er su dovere !

Con cinismo.

car:

Noi abbiamo preteso che fosse, comunque, appeso lo stesso alla forca, come monito per tutti i sobillatori !

Confermando.

spo:

E accossì è stato fatto !

Non dandosi per vinto.

ven:

Fijetto mio, te scongiuro, pentite de lli tu peccati che so’ brutti assai !

Remissivo.

mar:

Vabbè fra Venanzio, pe’ favve contento: me pento !

Venanzio benedice Mario.

Sollevato.

Benedicendo Mario.

ven:

Zignore te ringrazzio !

Ego te absolvo a peccatis tuis in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen

Sbrigativo.

giu:

Maestà, annamo a pija posto che er tempo score e io tra ‘na mezz’ora c’ho ‘na funzione a San Rocco.

Con sadismo.

car:

Addio bel Mario e non sai quello che ti sei perso !

Giulio e Carolina si avviano verso sinistra, Venanzio non si muove.

Richiamando.

giu:

Venà, che fai nun venghi ?

Sollecito.

ven:

Subbito eminenza.

Giulio e Carolina escono da sinistra.

Venanzio abbraccia Mario.

Riconoscente.

ven:

Grazzie fijo, m’hai dato ‘na granne gioia !

Venanzio esce da sinistra.

Invitante.

spo:

Allora cavaje, volemo annà ?

Deciso.

mar:

So' pronto !

Tosca si aggrappa a Mario.

Decisa.

tos:

Io vengo co’ voi !

Spoletta la blocca.

Determinato.

spo:

None, nun se pote fa’ !

Delusa.

tos:

Come nun se po ?

Professionale.

spo:

Ll’ordini so’ questi: voi dovete restà quine.

Aspettate lli spari, contate fino a cento  e ppoi salite !

Indispettita.

tos:

Perché qua sciacquetta sì e io no ?

Ironico.

spo:

Mica sete 'na reggina voi !

Impaziente.

tos:

Nun me fate aspettà troppo !

Con nascosto sarcasmo.

spo:

Nun ve preoccupate famo ‘na cosa a ll’impressa !

Tosca abbraccia di nuovo Mario.

Appassionata.

tos:

' N bacio !

Tosca e Mario si baciano a lungo.

Spazientito.

spo:

Annamo, sinnò questa ve fa morì soffocato prima der tempo !

Preoccupato.

mar:

Come prima der tempo ?

Lli fucili nun so’ caricati a sarve ?

Sfottente.

Deciso.

spo:

E come no !

Annamo !

Spoletta e Mario escono da sinistra.

Angosciata.

Preoccupata.

Impaziente.

Fremente.

Stizzita.

Sognante.

Sulle spine.

tos:

‘Sta attesa me strazzia ll’anima !

Speramo che Mario faccia er bravo e nun se facesse sgamà, che quelli so’ vorpi ammaestrate !

Ma che fanno ?

Perché nun se senteno lli spari ?

Nun vedo ll’ora de potessela filà verso Civitavecchia !

Ancora gnente !

Chissà come sarà ‘sta America !

E decideteve ‘na bona vorta che nun je lla faccio ppiù !

M9 (scarica di fucileria)

Sollevata.

Concitatamente.

Comincia a contare.

tos:

Ce semo !

Mario aspetteme che arivo !

Uno, due, tre, quattro, cinque …

Buio.

Parte M10 (finale1)

Tosca esce.

La scena viene sgomberata dai pagliericci.

Mario si stende a terra al centro del palco.

Proiez.11 (cortile di Castel Sant’Angelo)

Luci in Pz7

 Stop M10

Entra Tosca da destra.

Sottovoce.

Ammonendo.

Ammirata.

Ansiosa.

Soddisfatta.

Sollevata.

Imperiosa.

Impaziente.

tos:

Ecchime Mario.

Mario, ancora nun te move!

Llo sai che sei proprio bravo ?

Aspettamo ch’er plotone s’allontana …

Pari morto davero !

Eccheli che svorteno ll’angolo …

Ce semo, arzete !

Mario, t’ho detto che te poti arzà !

Tosca si inginocchia vicino a Mario.

Insistendo.

tos:

Me senti, arzete !

Tosca scuote Mario e si ritrova le mani lorde di sangue.

Inorridita.

tos:

Vergine santissima, questo è sangue !

Tosca abbraccia Mario.

Con un grido straziante.

Con voce rotta dal pianto.

tos:

Mario, Mario, tesoro mio, che t’hanno fatto !

Que fiji de mignotta me ll’hanno ammazzato pe’ davero !

Tosca si rialza in ginocchio.

Urla disperata.

tos:

Assassini !

Parte M11 (voci fuori campo 2)

Atterrito.

1° vo:

(F.C.) Hanno ammazzato er barone Scarpia !

Inquisitorio.

2° vo:

(F.C.) Chi è stato ?

Con disprezzo.

3° vo:

(F.C.) Qua puttana de Floria Tosca !

Concitato.

4° vo:

(F.C.) Annamo a acchiappalla !

Feroce.

5° vo:

(F.C.) A morte a morte !

Appassionata.

tos:

Mario, amore mio, aspettame che fra ‘n momento starò pe’ sempre co’ te!

Tosca esce di corsa da sinistra.

Parte M12 (voci fuori campo 3).

Con un grido.

1° vo:

Ecchela, è Tosca !

Concitato.

2° vo:

Acchiappamola !

Con un grido.

3° vo:

Ferma !

Atterrito.

4° vo:

Mio Dio ma ch’ha fatto ?

Mestamente.

5° vo:

Se buttata de sotto da Castello !

Parte M13 (finale 2)

Buio.

Sipario.

Dopo 10”

Parte M14

Luci in Pz8

Ringraziamenti.

fine

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