FRANCESCA DA RIMINI
Parodia goliardica in tre atti, in vernacolo pisano
di
GIORGIO CASINI
Personaggi
I Prenci
LANCIOTTO de' Malditesta
FRANCESCA la 'occa di su' pa'
PAOLINO bello d'epoca
GUIDO DA POLENTA gialla
I Famigli
ARGANTE servitore part-time
MENESTRELLO Ugola d'oro
OPPRESSA Vergine ancella
L'Intrusi
DANTE Bnanima
IL SUGGERITORE Nella ba
La Forza
PRIMO GUERRIERO Audace
SENDO GUERRIERO Inclito
TERZO GUERRIERO Valoroso ?
E artri centoquarantadue che 'un ve li rammento a uno a uno perche' tanto 'un si vedano e 'un si sentano mai
A' tempi che Pisa era "la 'ova de' guerrieri" e la benzina gostava du' bicci
Ditte fornitrici:
Scenari: TUTTUNBUO - Parrucche: SPELATI - Calzari: PUZZOLINI
Abiti: MONTEDIPIET - Becchi: SIAMPARECCHI - Sciabole: SPUNTATI
Elettricista: ENELINO BOLLETTI - Macchinista: F.S.
N.B.- Persone, fatti e localita' segnate con (*) possono essere sostituiti con soggetti locali
= PROLOGO =
DANTE- (A sipario chiuso, esce in ribalta)
O cittadino, pieno di sapienza,
sappi che in questo gobbo mondo d'oggigiorno,
a vivere ci vuol tanta pazienza.
Di Pavolo e Francesca scrissi un giorno
alto sermon, che celebre ne fui,
ma oggi ahime', ne sento appien lo scorno,
che' li dottori, rovistando i bui
t'hanno scoperto che la gran fortuna,
non sta nell'impuntassi come ciui
o mettesi a canta' sotto la luna:
che' loro, cor far ride' fan cassetta
e a me che cosi' ben seppi cantare,
'un mi rimane che una gran bolletta!
Per, la corpa e' mia, 'un ti da' pena
Perche' con tutto 'r mi' pensiero estremo,
invece di scrive' l'immortal poema,
dovevo fa' le 'anzoni di San Remo!
Ma non ci voglio piu' stare a pensare! Vi diro' solamente in versi sciolti, come i sepolti tornin giulivi ad esser vivi Vi parra' strano che un mo come me non parli come prima in terza rima e glie' che 'r mondo s'e' cambiato e anch'io, mondo ceino, mi son civilizzato!
Mi par d'udir laggiu' in poltrona: "Ma propio lui? Dante, l'Alighiero?" Sissignora, son io quer Dante, un po piu' pedante, un po piu' severo, che vle risarciti all'istante i su' diritti d'autore! Perch ner regno d'oltretomba udii la diceria che questa comnpagnia presenta una Francesca piu' bella, piu' rotonda, piu' fresca di quella gia' vissuta. Ond'io uccisi quarche morto, e suppricai Caronte di fammi 'r passaporto!
Ora, anch'io mi seggero' laggiu' in poltrona, per vedere se valga o no la pena di tenere o di deporre la 'orona. Ma prima mi rivorgo cogli attori: fate bene attenzione che 'ncomincia la tenzone! Ma se perderete in tal periglio; o mi date la Cecca o me la piglio! (Rientra, dal centro del sipario)
= BIMBE DI PISA =
Il Menestrello sporge la testa dall'apertura centrale del sipario e canta "Bimbe du Pisa", musica originale. Una seconda volta, viene cantata da tutti gli attori con la sola testa fuori dal sipario.
Siamo un crocchio di bravi ragazzi,
trallerallera, pizzi e pazzi
e male avvezzi, trallerall.
Ad un vile ed abietto milione, trallerallera,
preferiamo la vostra attenzione, tralleralla'.
Lo studente vagabondo,
ormai noto in tutto il mondo,
prima d'incominciare
si fa sentimental trallerallaa.
Bimbe di Pisa
siete come il profumo dei fior,
a voi vola la nostra canzone
da cui scatta un'ardente passione:
quella di non poter fare a meno,
prima d'incominciar,
gettare a tutte, belle o brutte,
dopo l'inchin un bel bacin!
Si apre il sipario.
= PRIMO ATTO =
Sala nel castello di Lanciotto. Due uscite: a destra verso l'esterno, a sinistra, alle altre stanze. Poltrone, armature, stendardi; a sinistra un tavolino, dietro al quale sta seduto Lanciotto, che cinge la spada. Il drappo che copre il tavolino non lascia vedere le gambe di Lanciotto
SCENA 1 - LANCIOTTO, ARGANTE
ARGANTE- (Entra da destra, chiama urlando). Lanciotooo! Lanciottoooo! Lanciotto sarve!
LANCIOTTO- O Argantino, mi dici un po' dove vai? Ma 'un ti riesce di sta' du' menuti 'n casa?
ARGENTE- Devo and' alla Coppe (*) a compr' 'r cavolo. C' l'offerta: pigli due e paghi tre!
LANCIOTTO- Io vorrei sape' dove vai tutte le sere verso 'r vespro Anco l'artra sera t'ho visto dar verone: glieri nell'orto a scav' una ba per terra! O cotesta? 'Un cercherai ma 'r petrolio?
ARGANTE- O Lanciottooo e mi sono fidanzato
LANCIOTTO- Cosa c'incastra esse' fidanzati, collo scava' una bua per terra?
ARGANTE- E sono fidanzatooo
LANCIOTTO- Nato d'un cane, e' piu' duro luil d'uno studente! Mi vi spieg' che relazione ci passa fra l'esse' fidanzati e lo scav' una bua per terra?
ARGANTE- Lanciottooo Ma lo vi propio sap'?
LANCIOTTO- Son du' ore 'he te lo 'hiedo!
ARGANTE- La mi' fidanzata gli gobba!
LANCIOTTO- Cotesta 'ost gli vecchia, ber mi' Argantino.
ARGANTE- O Lanciotooo ma la mi' fidanzata gli gobba, s ma di davanti!
LANCIOTTO- Figliol d'un sette, ce n'ha sempre una nva!... Ora per sbrigati: passa dar macellaio (*) e digni di mand' un po' di trippa, du' frattaglie e du' rognoni che speciarmente di quest'urtimi ce n' un fotto di bisogno.
ARGANTE- O Lanciotto dice 'r macellaio (*) che se 'un lo paghi 'un ti d pi nulla.
LANCIOTTO- Lo pago, lo pago. Pianino, ma pago. Digni che domena gni mando un acconto.
ARGANTE- Ma domena gli chiuso!
LANCIOTTO- Appunto! Ora vai Ah, mandami 'r menestrello: ho voglia di senti' una 'antatina.
ARGANTE- Lanciottooo E t'ho capito e t'ho ca (Esce)
SCENA 2 - LANCIOTTO, MENESTRELLO
MENESTELLO- (Entra da sinistra). Mio signore, me ne stavo cola', mollemente appollaiato sul sofa', quando mi giunse notizia del tuo desiderio di vedermi quivi secoteco. Anch'io bramavo vederti secomeco e percio' immantinente eccomi qua secoteco per averti secomeco.
LANCIOTTO- Ir sego, per piac' lassalo sta'. T'ho fatto chiam' perch mi devi fa' un piace'.
MENESTRELLO- Sempre pronto a servirti alla bisogna.
LANCIOTTO- O bravo topo! Pero', 'un ti riesce di chiacchera' come ll'omini? Tiri fri certi paroloni, che per istatti dreto mi s'intrafuna tutte le vene varose der cervello! Ma si pole sape' di dove vieni?
MENESTREELLO- Madre mi fu quella erbosa, cupa, solinga e pur ubertosa e ridente landa che dall'Alpe declina e si giace fin sulle sponde del maggiore italico fiume. Terra di poeti, scienziati e industrialotti; genitrice di armenti, opifici e grandi inquinamenti.
LANCIOTTO- Ho capito: siei di que' posti 'ndove 'un ci batte 'r sole! Per via della nebbia, capimosi. Stai a senti': stasera mi garberebbe anda' a fa' una bella passeggiatina digestiva; se vado a letto subito doppocena, 'un digerisco, mi rigiro, tiro quarche fiatata di dove 'un dovrei e la mi' moglie letica. Sicch voglio anda' a fa' una bella girata e te mi devi prepara' 'r camioncino: ci stiocchi un par di litri di benzina, magari senza 'r piombo cos si va d'accordo anco so' verdi, si parte e si riva fin'a Marina. Si sta un po' a molle 'ndell'acqua, ci si sciacqua 'nfin'alle vergogne eppoi si ritorna a casa. Eh? Cosa ne dici, topo?
MENESTELLO- Il fumogeno e scoppientante camioncino? Oim, padron mio: tu non sai quale maligna sorte gravita sul capo di colui che si accinge a trarre dalla rimessa un cotale mezzo di locomozione! Esso si conviene gelosamente custodire, avvolto in gran segreto; avulso dalle occhiute brame di quei famelici segugi che si qualificano sotto il bieco nome di agenti della stradale polizia.
LANCIOTTO- Boia! 'Un c'ho mica 'apito nulla. Com'esse', cosa vorreste di'?
MENESTRELLO- Volli significare alla tua mente, il grande periglio che ti sfida se sali su quella scatola ferrea, ansimante, sculettante che ti ostini a chiamare camioncino e assai pi opportuno sarebbe nomare: "Cadadi"!
LANCIOTTO- Cosa c'incastra la cadadi?
MENESTRELLO- Ma non sai tu, quale tortura ha stabilito il bargello per gli automobilisti?
LANCIOTTO- O chi e' 'r bargello?
MENESTELLO- Colui che sovrintende al piano circolatorio. Questo bieco individuo, ha escogitato la tortura della cintura! Pensa, mio signore: se sali in auto devi cingerti i fianchi ed il petto con una sorta di cilicio penitenziale: una corda che ti tiene avvinto come l'edera al sedile. Sudi, di in ismanie, ti agiti ma non puoi liberarti perch il segugio poliziotto l: beffardo, accigliato, inesorabile.
LANCIOTTO- Certo 'he se ci devo sta' legato 'om'un salame, 'un mi ci diverto punto.
MENESTRELLO- Inoltre, pensa, hanno escogitato un certo palloncino che soffiandoci si dilata, si ingrossa, si colorisce. Dal ch possono vedere se hai ingurgitato bevande che con la loro generosa possanza son capaci di ottenebrare il normale volgere dei pensieri nella tua mente. Insomma: se hai bevuto vino, liquori, acqua di malva, in quantit tale da renderti, diciamo, un po' allegro.
LANCIOTTO- Oddo, quarche bicchierotto di vino, in corpo ce l'ho messo Te credi 'he me lo possan controlla'?
MENESTRELLO- Tutto sanno, costoro e solo pochi sorsi del nettare che dall'uva emana, possono bastare per condurti alla galera.
LANCIOTTO- Vai! Semo der gatto! 'Un si ple pi be'! o allora, cosa mi 'onsigli?
MENESTRELLO- Invece di trarre sulla strada la ferrea carrozza, adopera ancora una volta il mai obliato calessino. Elegante, aperto, ecologico. Attacchero' alle stanghe quel focoso destriero che tutti appellano "Freccia di Boccadarno": un ciuchino grigio che se ne va lemme lemme, piano piano, per farti godere la frescura serotina e la brezza notturna.
LANCIOTTO- O bravo topo, mi garbi! Perch devi sape' che anch'io, glie' un pezzo 'he c'ho la voglia der ciuo! 'Un m'era mai riescito di sfogammi ma ora 'he ci sei te, mi pare 'he quarche cosa si possi fa'
MENESTRELLO- Posso farti ascoltare il madrigale che ho all'uopo preparato? (Lanciotto fa cenno di s. Menestrello canta sull'aria di "La Carrozzella"
Oggi il camioncino lascia stare,
la benzina costa, troppo in verita',
la contravvenzion ti posson fare
senza la patente dell'autorita'.
Attaccherem piuttosto il calessino,
e cosi' pian piano lieti ce ne andrem
a fare il consueto merendino,
poi tutti sbronzati a casa tornerem.
Com' delizioso andar
Sopra il calessino, sopra il calessino
Sottobraccio a Lanciottino,
a cassetta sta il panier, colla merendina:
c' l'insalatina, pollo arrosto in galantina.
Il ciuchino sa, che c' da pigliar
lieti una sbronzetta,
lieto se ne va, colla coda in ar'
spara una doppietta.
Com' delizioso andar,
con quell'odorino, con quell'odorino
sgranocchiando il merendino.
(Menestrello esce)
SCENA 3 - LANCIOTTO, ARGANTE, GUIDO
LANCIOTTO- Luil 'un mi sfagiola ma punto Gli proprio vero: da un pezzo 'n qua, in questa 'asa voglian fa' tutti 'ome gni pare e io da padrone, son doventato scucchia. Ma se si va avanti di 'vesto passo (Si alza ed esce, claudicante, da dietro il tavolo in modo da far vedere le gambe piene di bitorzoli) gnene levo io 'r ciucco dar capo! Per, se si deve esse' sinceri, l'esigentone sono io. Anco 'r mi' Argante, in fondo 'n fondo gli un bn ragazzo: c'ha l'anima sensibile, 'r temperamento spiritoso con tutto quer che beve! Come l'artro giorno: te lo vedo riva' a casa piangeva 'om'un vitello. "O cos'hai fatto? Ti siei buato?". E lui: "Padrone, sono ito alla stazione! Tu vedesse 'osa c' davanti ar passaggio a livello!". E gi lacrime, pareva uno sciacquone. "O cosa c', Argantino? E' rimasto quarcuno sotto 'r treno?". "Peggio padrone, peggio!". C' un deragliamento?". "Peggio padrone, peggio!". E li pianti da fatti piglia' lo gnocco: "Ma 'nsomma mi vi di' cosa c' davanti ar passaggio a livello, per fatti piange' a cotesta maniera?". E lui: "O padrone o padrone c' un binario morto!"
ARGANTE- (Dal fondo della sala). Lanciottooo c' un vecchio ti vleee!
LANCIOTTO- Mandalo ar reusorio, 'un ce n'ho quarini!
ARGANTE- Ma 'un vle ma la limosina. Dice d'esse' 'r tu' socero Guido!
LANCIOTTO- 'R mi' socero? Ce l'ha 'r naso da briao?
ARGANTE- S!
LANCIOTTO- Allora glie' lui! Fallo passa'!
GUIDO- (Attraversa la platea con Argante, rivolgendo agli spettatori frasi a soggetto. Ha un ombrello d'incerato verde ed una gabbia per uccellini). Bnasera gente Signora, la vedo sempre pi migliore Gua, ci siei anco te? O la tu' moglie dove l'hai lasciata? Cor ganzo? (Arrivato sul palco, al quale accede da una scaletta in ribalta).Lanciotto, sarve! Appena seppi 'he la mi' figliola mi voleva vede' lassai 'r Lupeavo* e viensi via d'un frullo! Te lo sai: voglio pi bene a quella bimba che alle mi' palle dell'occhi.
LANCIOTTO- Lo so, lo so, ber mi' Guido da Pulenda gialla E ddo 'he po' po' di lucche! Anco te ti servi alla buticche "vo' 'ompr'?". Guarda li: anche l'ombrello l'ha vorsuto firmato: c' una croce, dev'esse' quer sarto che 'un sa scrive'.
GUIDO- (Ad Argante che gli prende la gabbia e l'ombrello). Bimbo, fai ammodino perch der mi' uccello son geloso!
LANCIOTTO- Mi sembri un po' accardato, ti vorrai rinfresca': ti cianderebbe una Coca Cola?
GUIIDO- Ma ci 'redi: mi fa rutta'!
LANCIOTTO- Allora un ber gotto di birra?
GUIDO- Sortanto 'r puzzo mi fa veni' l'aonco.
LANCIOTTO- Mamma mia 'ome ti siei fatto delatino! Dicevano 'he chi beve birra 'ampa cent'anni.
GUIDO- Ma chi beve vino 'un moie mai!
LANCIOTTO- Ho capito. Sei sempre 'r solito. O Guido, ma che piac' che m'hai fatto a venimmi a trov'! (Fra se). Pero' era meglio se restavi a casa tua A proposito: quant' che 'un ci si vede?
GUIDO- Da prima della guerra.
LANCIOTTO- Appunto, te lo volevo chiede': te, cor passaggio della guerra, siei rimasto sinistrato?
GUIDO- No, perch quando ar mi' paese ci rivonno i marrocchini io mi misi a sede'
LANCIOTTO- O la tu' moglie?
GUIDO- Povera donna devi sape' che 'n casa c'era una seggiola sola
LANCIOTTO- Pazienza, Guido, pazienza ora ci si beve. Ma lo sai 'he con tutta 'vesta crisi 'he c' 'n giro, m' rimasto tutte le 'antine piene; sicch lo pi sceglie': lo vi bianco o lo vi nero?
GUIDO- Ne' bianco ne' nero
LANCIOTTO- Ho capito: a strisce! (Ad Argante). Bimbo, portane un fiasco der pecciolese! (Argante esce e rientra subito con un fiasco di vino). Stioccati a sede', Guido. Assaggia un po' 'vesto vino 'he qui eppoi sappimi di' se glie' bbono. (Mesce. Durante il dialogo seguente, Guido beve, mescendosi continuamente e vuotando il bicchiere senza interruzione. Argante segue con invidia la bevuta). Vedi Guido, te 'un lo pi 'api' com' cambiato 'vesto 'astello antico da quando presi moglie. Piu' non si sente 'anta' per le strade sulla 'hitarra e piu' non trovi un cane che di me dica: felice ar mondo 'ome Lanciotto 'un c' nessuno! Te n'arrordi, m'invidiavano tutti, m'invidiavano; ora fo compassione. Io nun dirro': Cecca a' su' tempi trapanava ' 'ori perch e' simpatona anco se piange. Ma e' questo piange che mi sciupa mezzo! Bimbo, in cucina! (Argante esce). Chi mi dice 'he dipende perch ha lassato 'r su' 'astello anto, chi dalla vergogna 'he c'hanno le ragazze quando piglian marito e nun ci sono avvezze Poi, doppo un po', com'esse' s'acqueto': stava 'on me piu' volentieri, spesso mi veniva a chiama' per anda' a letto, faceva la limosina a parecchi e mi diceva: sai, ti voglio bene perch siei giusto e regni 'un c' malaccio.
GUIDO- O 'un mi fareste piange' (Beve)
LANCIOTTO- E si vede!
GUIDO- Da bimbetta gliera tutt'un artra 'osa. Sempre allegra, bianca e rossa 'on du' nei neri pareva un tassello di coomero. Chi ciavrebbe dato a anda' a pensa'! Tutt'a un tratto ti prese lo gnocco e 'un s' pi riavuta. Malidette le guerre! Er su' fratello Beppe andiede a guerreggia' con Garibardi e un brutto giorno, com' come nun e n'ebbe a tocca' E Cecca a piange' (Beve)
LANCIOTTO- E te a be'!
GUIDO - A anda' a Montenero* a di' le requie per quer su' fratello morto.
LANCIOTTO- Viemmelo a di' a me! O se 'un fa artro 'he piange' per quer su' fratello morto Lassamo anda' che gni sdrucinno 'r cre. Chi 'un la 'onosce 'un lo potrebbe crede': nun pr soffri' chi n'ammazzo' Beppino. (Leva il fiasco di tavola e lo nasconde). Io gnene do: i nostri vecchi padri si tiravano, er mi' fratello Pavolo un fratel t'ammazzo', ma lealmente, in guerra, e credi ni dispiacque anco dimorto In fondo 'n fondo 'un e' ma 'attiva, ma vagni a di' Pavolo vagni a di' Pavolo e lei principia a piange' guasi fusse 'r diavolo! (Guido ha recuperato il fiasco e ripreso a bere). Ci 'redi, Guido, c' delle vorte 'he gni darei un golino!! (Cambia tono). O Guido ci bevicchi, eh?
GUIDO- Ma ci 'redi, stasera 'un ci sono!
LANCIOTTO- 'Un ci sei?! Te ci sei ma 'un ci ritorni piu'! Te 'n un'ora m'asciughi le 'antine! Se ti becca la stradale, per ved? Se siei brao, invece che ner palloncino ti fa soffia'' nella mongorfiera!
GUIDO- Aspetta, fammelo assaggia'. S, come vino gli bno: si sente che un po' d'uva ce l'hanno strizzata, ma c'ha quarcosa 'he ti raspa 'v alla gola.
LANCIOTTO- Glie' corpa d'Argante: tappa ' fiaschi colla 'arta vetrata!
GUIDO- Per, glie' meglio di 'vello 'he piglio io alla 'operativa: l cianno 'r vino sordato!
LANCIOTTO- Sordato? Come sarebbe a di'?
GUIDO- Senza gradi! Me, te, questo vino 'he qui lo 'ompri ar menuto?
LANCIOTTO- S, io lo 'ompro ar menuto e te lo, bevi all'ingrosso! Insomma, m'ha scritto Pavolo 'he ritorna a Pisa. Io, subito 'ontentone gnen'ho detto a lei che 'un mi facesse scompari'. S' messa a urla' che nun lo vr ved'. Poi casc 'n terra guasimente morta Boia! 'Scramai, qui gli bell'e ita! E arrabbiato giurai che la su' morte, io vendato avrei 'nsur mi' fratello!
GUIDO- Chetati! Enno 'ose che 'un si dano neanco per burletta!
LANCIOTTO- Feci 'os per di'. O che ci 'redi?
GUIDO- Allora 'un e' vero? Allora ci si ribeve!(Esegue)
LANCIOTTO- Affogatici!! Lo senti' di' Francesca e gni dispiacque; in ginocchioni m'agguanto' una mana: giura, 'scramo', che gni vorrai sempre bene anche 'vando saro' ner camposanto Vr che gni voglia bene e poi patillo non po, quella smorfiosa! E vr torn' ne' su' monti, e vle and' ar mare a fa' le bagnature Anco 'vest'anno, l a Tirrenia, per esse' pi bellina, s'era 'omprata perinfino 'r tanga!
GUIDO- Appena mi riv la 'artolina postale 'he m'hai mandato colla posta parrocchiale s, der priore: prioritaria 'Nsomma lassai 'r Lupeavo* e viensi via d'un frullo! T'ho una paura di 'amp' pi di lei te mi 'apisci
LANCIOTTO- Lo so, lo so Ma tornamo un passo addreto: per falla divert', che si svagasse, la portai a ball' ar Babal *. C'era l'elezione di Misse Chiccolo di Rena, che poi l'hanno fatta ved' alla televisione, ar Canale 50. L'hai visto?
GUIDO- No. Io alla televisione guardo sortanto le recrami. Ma 'un c' pi gusto nemmen con quelle: ogni pono ti ci stioccano ner mezzo un pezzetto di firme e addio Carola! Viene fri una 'onfusione fra dadi per er brodo, culini asciutti, ciuccingomma, purghe per and' e dieci piani di morvidezza!
LANCIOTTO- 'Nsomma, 'un ci fu basto 'he gni potesse entr'. Gli un po' bigotta, te lo sai, allora gni feci fa' 'r campanile storto da una parte; te l'hai visto: gli bello? S' messa a url' e a piange che lo vr diritto! O valle a ccontent' te, le donne! Ci 'redi, Guido, alle vorte mi vien dell'ideacce: se ci fusse un rivale?! (Guido fa cenno di no). Hai ragione vecchio: 'un ple sta', perch la su' persone trasparisce bianca 'ome di vetro.
GUIDO- Gli la mi' figliola.
LANCIOTTO- 'Un lo sai ma
GUIDO- Ora dov'?
LANCIOTTO- Dev'esse' di l che telefana a quarche chiromante Oggi gli marted, c' la Gina* alla televisione ce l'hai bell'e levata! Oh, tutti ' giorni gli cos: quando 'r chiromante, quando ' tappeti persiani, quando la macchinetta per insecch' mi ci finisce tutta la pensione!
SCENA 4 - ARGANTE, FRANCESCA, OPPRESSA, LANCIOTTO, GUIDO
ARGANTE- Lanciotooo (Canta sull'aria de "La Romanina")
La devo faar passaare
la bella Franceschiina,
che tutti fa arrapare
quando la si dimeena.
Ti fa provare il solletico,
come la poorveriina,
la bella Franceschiina,
la devo faa' pass'.
LANCIOTTO- Oh, l'ha presa 'anterina stasera. Gli di l? O vai, gi.
TUTTI- Lasciatilaa passaare,
la bella Fraanceschiina,
che tutti fa arrapaare,
quando la si dimeena.
Ti fa provare il solletico,
come la poorveriina,
la bella Franceschiina,
lasciatilaa pass' Pa-pa-p.
Entra Francesca con Oppressa che si fa abbracciare pudicamente da Argante.
FRANCESCA- Babbo babbo, stai bene? Me lo di un bacione? (Lo abbraccia, poi lo guarda). Mamma mia 'ome sei bello! Mi pi 'r regio a cri!
GUIDO- Qua! Qua tutt'e due! (Abbraccia Francesca e Lanciotto). Vi voglio abbracci' ve l'arrordate, si stiede 'os anco 'ver giorno 'he si mangi ballotte e zucherini per er vostro matrimonio.
FRANCESCA- Povero babbo: quer giorno eri 'ontento.
LANCIOTTO- Cosa vorreste di', che solamente babbo soddisfatto? E te 'un lo siei? Sentimo.
FRANCESCA- Te 'un lo pi cap' perch 'un lo sai. Da una donna sonnambula comprai 'r pianeta della sorte e ci lessi che sarei stata tanto 'nfelice ner maritammi. E n'ebbi anco la prova, perch ' numeri che erano 'nsull'oroscopo: ventotto, trentadue, sessantavattro, l'ho gioati sette sulla rta di Firenze ma 'un vorsan sort'! 'Un vorsano!
LANCIOTTO- Avevi a gio' quelli der monco.
FRANCESCA- Poi, te lo sai, volevo and' a fammi 'appuccina Ma te ti metteste a url' e a piange', cos viensi dar prete.
GUIDO- Suro! Bene! Belle prudezze! Andassi a rinserr' drent'a un convento e 'un dammi neanche un nipotino! Belle prudezze! O cosa c'hai ner cre: le bullette?!
FRANCESACA- E 'un s'intendemo e 'un si Io vorsi di' che sono nata male e 'un faccio artro 'he piange' Sono noiosa, lo so, ma 'un posso ma rifammi nva, ti persuade? Se 'un t'avessi preso e fussi sola, vorrei di' ar Signore: fammi 'r piac', levami dar mondo! Ma 'un posso. Se campo, la minestra sur dado 'un ti fa pro, se pi mio 'un capisci pi nulla.
LANCIOTTO- Siei buffa, Cecca ma fai 'ome ti pare: ammazzami magari, ma te campa. (A Argante e Oppressa). Vi levate, voi due, da fa' franella! (I due escono).
FRANCESCA- Lo so che mi vi bene; e per questo sto sempre 'olla paura che un giorno o l'artro, tu perda 'r cervello e tu m'ammazzi. Sei geloso anche di Platinette* figuramosi dell'artri.
LANCIOTTO- A dilla giusta, 'un la volevo di', ma mi ci sforzi: te mi vorreste am' ma 'un ti riesce. No: rea 'un ti tengo, ma enno 'ose 'he seguano; alle vorte, senza volello, si vr bene a un artro!!
FRANCESCA- Babbo, 'vesta 'v gli trippa gli troppo, accidenti alle papere. Dignene te che 'un ha ma sposato una di 'velle.
GUIDO- No! Una di 'vell'artre!
LANCIOTTO- Perdona. Amor di sospetti fabbro.
FRANCESCA- Parla 'ome l'mini, citrullo. Siei nato a Portammare* e fai l'ingrese?
LANCIOTTO- Alle vorte mi son detto, fra me e me: se anco da ragazza si fosse 'nnamorata, e rordasse quer ber tipo anch'oggi
FRANCESCA- Ma come?
LANCIOTTO- Pratonamente! Pratonamente, s'intendemo bene. Perch dovrei rammentagni una 'osa che 'un si sa, per poi sap' cos'? Ma te lo devo di'? m'insospettiedi un giorno 'he rordavo 'r tu' fratello Beppe, benevormente, cos per consolatti. Mezza ammattita ti metteste a url': dove gli ito quer ragazzo fiero, che quand'andava a Lucca mi portava (A Guido) gni portava un buccellato di du' 'hili e mezzo!!
FRANCESCA- 'Un vero! 'Un lo dissi 'otesto!
LANCIOTTO- Sissignora! E non dicevi per er tu' fratello Beppe; perch lui, a Lucca, 'un c'indava e 'unci
FRANCESCA- In sin quando 'un s'ha la testa a posto, voglian sap' cosa si dice! 'Un basta esse' 'nfelici, 'un basta esse' malati; bisogna esse' marvagi a tutti ' 'osti! Dimmi un po' po': ti son venuta a noia? Dammi sur capo e bnanotte!
GUIDO- Cecca! O che ti va: 'r cervello 'n prucessione?
LANCIOTTO- Perch mi tratti 'os male? Si pr sap cosa t'ho fatto?
FRANCESCA- Come di' che la 'orpa 'un tua! Perch portammi via dar tu' paese? L ciavevo l'amici, l i parenti e mi potevo scord' delle 'ose dolorose qui 'nvece, tutto me le fa rord'! (Fra s). Cosa do, dove vado 'or capo.
LANCIOTTO- (Fra s). Allora me l'ha fatte prima di sposammi. (Forte). Ar tu' paese te ne ritornerai con tu' pa' cane!
GUIDO- Ferma! Carmno! Io me la son puppata fin'a ora, ora rivogatela un pono te!
LANCIOTTO- 'Un me ne 'mporta de' diritti ma. Te, chi non pi pat' gli 'r tu' marito, che ti vle dimorto e poi sodone bene. Ma non lo rivedrai, sarvo che tu ritorni 'n diligenza, sola ma allora forse, 'un mi ronoscerai, perch 'r dolore m'avr fatto brutto Mentre ora, o Guido, lassamo and': son discretoccio?
GUIDO- M'assomigli a Franchestain! *
LANCIOTTO- E cor cannocchiale ti vedr da lontano, ma 'un iscender 'nsulla strada de' Bagni a riscontratti Margherita Gautierre!*
GUIDO- Se mi vi fa' un piac', bimba, guarda di volegni un po' pi di bene ar tu' Lanciotto. Mi parr di stacci meglio ar camposanto, se tu verrai 'nsulla lapida a dimmi che n'hai regalato un ber maschio, ar tu' Lanciotto.
FRANCESCA- Quello se 'un lo fai te
GUIDO- E te, Lanciotto, digni alla mi' figliola che 'un s'agganghisca tanto.
SCENA 5 - ARGANTE, FRANCESCA, GUIDO, LANCIOTTO
ARGANTE- (Entra da destra). Lanciottooo C' uno l fri ti vle!
LANCIOTTO- Er nome?
ARGANTE- 'Un ci fu cristi di sapello!
FRANCESCA- Vieni, babbo, ti vi aggiacc' un po' po' sur letto?
GUIDO- A zanzare 'ome stai?
FRANCESCA- Caso mai ci s'accende 'r fornellino.
GUIDO- Ti piaccian cotte? (Escono, a sinistra, Francesca e Guido)
LANCIOTTO- Dov' colui che dimanda udienza?
ARGANTE- Di l ner corridoio. L'arme, lo scudo, le 'orna di tu' pa' bnanima appiccate ar muro, ei ronobbe!
LANCIOTTO- Dev'esse' 'r mi' fratello! Lassatilo pass'!
ARGANTE- (Introduce Paolo). Deccolo!
LANCIOTTO- Gli lui! (Entra Paolo, esce Argante)
SCENA 6 - LANCIOTTO, PAOLO
PAOLO- Lanciotto, fratel mio, per pot' piange' dammi un lenzolo e un po' di segatura! (Si abbracciano)
LANCIOTTO- L'uno amo di 'vand'ero 'n fasce! Da che ti diedi a balia non t'ho pi rivisto.
PAOLO- L'urtima vorta che ritornai da Gello*, te n'arrordi, c'era sempre babbo E di di' che 'un lo dovevo pi rived' Ma te che gni fusti vicino, prima di mori', dimmi: s'arrord di me, der su' Pavolo?
LANCIOTTO- Er su' Pavolo lontano lui crep chiamando Ma prima di mori' prima di mori' 'scram "Poero brodo!!" E poi spir!
PAOLO- Parce e sepurto. Di lass ci vede e n'ha a piac'! staremo sempre assieme, armeno rispiarmo que' p per er mangi'; perch t'ho a di' che a sn di guerreggi' ce l'ho finiti. T'aver preso una ventina di nazione, un'ottantina fra citt e paesi. Da urtimo combattiedi anche per l'amerani, ma ci rimettiedi. Mi diedero un pugnaletto storto e tre marron glass.
LANCIOTTO- Alla barba di Bonn!
PAOLO- Striscio busso e porto tre.
LANCIOTTO- Oggi a me domani a te.
PAOLO- Tre via otto ventitr.
LANCIOTTO- A te 'r latte a me 'r caff.
PAOLO- E lo scemo qui sei te!
LANCIOTTO- Ma che 'un ti riesce d'and' avanti? Siei venuto a fa' la rima?
PAOLO- Insomma mi disgustiedi e andiedi 'on Garibardi, armeno 'on lui si faceva 'ome si pareva: se si vinceva s'agguantava d'ugni 'osa. Ma un giorno gni viense un'ideaccia: voleva ven' a pigli' Pisa! N'andiedi sur muso e gni dissi: "Senti Beppe, te Pisa 'un la pigli!" e lui: "O perch?" "Perche? Perch a Pisa ci sto di 'asa io e 'n casa mia 'un ci vo' nimo! E poi e poi, gni dissi e poi c'ho 'r cane! Ebbe paura e se n'andiede! Aih Pisa, vita e imperio delle genti, stavi benino com' vero 'r sole, se ci veniva luil con quer barbone. Pisa, la 'ova de' guerrieri, la patria de' granocchi e delle ce, dov' nato 'r Baccelli, 'r Galilei, io, te e tutti 'vell'artri brodi che 'un ti do; dov'enno morti tutti ' mi' parenti!! Sono un guerriero o sono un cetriolo?!
LANCIOTTO- Ascortatti sentitti vedetti guardatti rimiratti contempratti e nun amatti, credimi Pavolino mio, 'un si ple! (Lo abbraccia). Meno male, 'un t'aver antepato lei.
PAOLO- Lei chi?
LANCIOOTTO- Gi, te 'un lo sai: ho messo su famiglia!
PAOLO- Hai preso moglie?
LANCIOTTO- E che po' po' di bimba! Una fatalona L'hai presente le Ferilli?* Tutt'un artra 'osa.
PAOLO- anch'io faccio all'amore. Ma tira avanti.
LANCIOTTO- Devi sap' che prima di mor', babbo mi 'omand di pigli' moglie; per polita, te mi 'apisci e io l'ho presa ma 'un son soddisfatto
PAOLO- (Contento). 'Un ti vr bene?
LANCIOTTO- (Scatta. Poi si calma).Ehh! Cotesto 'un si pr di' n te n io! Per mi 'ontenterei 'he ti volesse la met der bene 'he vle a me! Pol'esse', caro Pavolino, ma questa vorta l'hai fatta bassa. Gao! E gni sbuzzaste 'r fratello e gni sbu
PAOLO- Ma chi ?
LANCIOTTO- Nella 'asa du Guido t'arrammenti?
PALO- Fursi, vi di' Francesca!
LANCIOTTO- C'hai dato drento Cecca, la bimbetta di Guido.
PAOLO- E ti vr bene a te? E t'ha sposato te, con coteste po' po' di patate nelle gambe?!
LANCIOTTO- Si vede, l'amore co.
PAOLO- Ma lei ci deve av' le 'ateratte! E' vero: gni trucidai 'r fratello.
LANCIOTTO- E si dispera perch siei a Pisa, e 'n tutti ' modi se ne vle and'.
PAOLO- E ha dimorta paura di me? Avevo fatto tutti ' mi' 'onti: restavo 'v e 'un ispendevo una palanca Me n'ander, pazienza, me n'ander. (Si siede)
LANCIOTTO- Gli un ber modo d'andassene 'otesto Hai a di' cosa ti pare, ma di 'v, te 'un te ne vai!
PAOLO- No, vado via: meglio 'he tu stii solo 'on Cecca. (Si alza). Lanciotto: dammi la spada tua che ha l'ersa d'oro e piglia 'vesta 'v che l'ha di latta, per mi' rordo eterno. (Fa il cambio).
LANCIOTTO- E l'ho fatto 'r mi' guadagno: pare una sega!
PAOLO- Addio Lanciotto! Fra quarche anno, se saremo vivi, forse si rivedremo. Er tempo galantmo e io e io no. Cecca aver scordato di volemmi male. Prima d'and' con Garibardi, anch'io ciavevo una ragazza!
LANCIOTTO- O che t' morta?
PAOLO- No, 'un morta; ma per me l'istesso!
LANCIOTTO- Credimi, Pavolino, mi si stianta 'r cre. Se l'hai perduta 'un ci pensare pi. Cecchina ti vorr bene l'istesso. Gnamo.
PAOLO- Dove mi porti?
LANCIOTTO- Davanti a lei!
PAOLO- No! Davanti a lei mai! Senti Lanciotto. (Lo trascina violentemente al proscenio)
LANCIOTTO- Piano! Piano lo vedi vado pi piano io dell'aumenti a' pensionati.*
PAOLO- Ti voglio da' un consiglio da amo, da fratello a fratello: sfuggimole l'occasioni der peccato! (Con la mano, dietro la testa di Lanciotto, fa il segno delle corna). Addio Lanciotto! (Esce)
SCENA 7 - LANCIOTTO, ARGANTE, FRANCESCA, GUIDO, voce del MENESTRELLO
ARGANTE- (Entra ubriaco). Lanciotooo e t'ho portato 'r vino.
LANCIOTTO- O dove glie'?
ARGANTE- Tutto 'v drento! (Si batte sulla pancia)
LANCIOTTO- Facciamosi a capissi, ber mi' Argantino: se si va a vanti di 'vesto passo, alla fine der mese, invece di datteli te li levo, l'assegni famigliari! Ora vai a letto e chiudi bene l'uscio der pollaio; anco l'artra notte t'hanno grattato ventisette tori! E spengi tutte le luci der castello! Che quando riva la bulletta mi tocca pagalla a me! Argantino (Lo chiama vicino a s) se mi fai l'urtimo piacerino, te le perdono tutte Che tu sappi, stasera, Cecchina, 'un va ma fri? (Argante fa cenno di no). Rimane 'n casa? (Cenno di s). Allora mi devi prepar' un ber bagno all'amido!
ARGANTE- O perch?
LANCIOTTO- Spero d'esse' io di turno, stasera! (Escono)
MENESTRELLO- (Voce d.d. canta sull'aria degli stornelli)
L'avete li riicceettii fatti a moollaa,
dentro c' 'r pidocchietto che ci baallaa.
Drento c' r pidocchiettooo che cii baallaa,
e 'r cimicio ci faa la sentineeellaa.
FRANCESCA- (Entra sul canto. scolta estasiata). Eppure 'vesta voce la 'onoscio Dev'esse' Zuppa Lombarda 'he fa la serenata alla su' bella Uh. Decco mi' pa'! (Si nasconde in quinta)
GUIDO- (In camicia da notte, traversa la scena. Alla finestra fa cenni di minaccia. Esce)
MENESTRELLO- (c.s.) E me ne voglio andaaare, verso Livoornoo,
dove le bimbe bellee me la daaannoo.
Dove le bimbe beeellee e me la daaannoo
prima la bnaseera e poi 'r bngiooornoo.
FRANCESCA- (Rientra sul canto). Anco 'r controanto mi ci fanno! Uh, ridecco mi' pa'! (Esce)
GUIDO- (Rientra con un vaso da notte che va a rovesciare fuori di finestra)
MEMESTRELLO- (c.s. Interrompe il canto). Cor piscio, da maiali!!
GUIDO- Addio Narciso!! (Esce ridendo)
SIPARIO
= SECONDO ATTO =
A sipario ancora chiuso, gli attori si portano al proscenio tenendo le mani nascoste dietro la schiena. Ognuno, a turno, canta il proprio couplet; al ritornello, tutti cantano mostrando in una mano una scodella, nell'altra un cucchiaio, battendoli ritmicamente.
FRANCESCA- Gentili signore,
mariti giocondi,
bambine vezzose
dagli occhi profondi,
servotte rissose
udite frementi
dei baldi studenti
i cantici del cr Eeeehh
TUTTI- Ritornello Eeeehhh Brodo e sempre brodo,
la pastasciutta 'un la fai mai,
mi dici come mai, la pasta 'un la fai mai.
E brodo e sempre brodo,
la pastasciutta 'un la fai mai,
mi dici come mai la pasta 'un la vi fa'!
PAOLO- Paolino guerriero
d'ingegno e di fama,
venduto ha il cimiero,
per Cecca che ama.
Venduto ha la spada,
venduto ha gli sproni,
ed ora al terz'atto,
gli rompono
i cordoni Eeeehhh
TUTTI- Ritornello
LANCIOTTO- Viveva Lanciotto
nell'epoca antica,
in una casetta
ben linda e pulita,
in via del Montone,
al numero cento;
sposata la Cecca
ar ventotto torn Eeehhh...
TUTTI- Ritornello
GUIDO- Cos che Lanciotto,
per certi dolori
avuti sur capo,
piuttosto acutini,
recossi filato
a Montecacatini,
per fare la cura;
ma becco rest Eeehhh
TUTTI- Ritornello
ARGANTE- La vispa Teresa
l'avea tra l'erbetta,
a volo sorpresa
gentil farfalletta;
e tutta giuliva,
signori, che cosa?
Seondo e terz'atto,
ci sempre da fa' Eeehhh
TUTTI- Ritornello due volte. Sulla seconda rientrano - apre il sipario, stessa scena.
SCENA 1 - FRANCESCA, GUIDO
FRANCESCA- Qui si respira un po' po' meglio, vero babbo?
GUIDO- O cosa giri, brontolando 'os?
FRANCESCA- 'Un ti pareva di sent' parla' Pavolo?
GUIDO- 'Un av' pi paura d'incontrallo. Se vi, nun si far pi ved'.
FRANCESCA- Cosa n'hanno detto, che 'un lo posso pat'? N' rincresciuto?
GUIDO- Di certo, ni va di traverso. Ma Lanciotto 'un vr che vada.
FRANCESCA- Perch, se ne vle and'?
GUIDO- (Si siede sulla poltrona. Francesca gli s'inginocchia accanto). Vieni 'v, ora 'he siei un po' pi carma. Oggi, Lanciotto spera che 'un abbi a fatti tanto schifo la ghigna der su' fratello.
FRANCESCA- O babbo, senti 'he capriole mi fa 'n petto 'r cre! Fin'a stamani, a sta' a Pisa mi pareva d'esse' ar camposanto, e 'n questa 'asa all'inferno; ora 'nvece Babbo, 'un and' via: con te posso sfogammi a piange' e a ride'. Te mi 'ompatireste facirmente se
GUIDO- O cosa dici?
FRANCESCA- Tu sapesse 'ome ci sto marvolentieri a Pisa. Bisogna 'he rinserri tutto drento la pina der cre; e io 'nvece son di quelle che han bisogno di discorre' E se mi scappa detto quarche cosa che po' po' di spicino!! Te invece, se principio a sdruciol', m'agguanti e mi riporti a sarvamento.
GUIDO- Ne, ne. Te, 'r cre 'un devi rimpiattallo; i segreti 'un enno pi segreti quando stai 'on tu' pa' cane, che ti vr dimorto e poi sodone bene!
FRANCESCA- Tutto, ti voglio arracconta' No. Mi vergogno
GUIDO- Gnamo, discorri, 'un ista' pi a fa' a rimpiattarelli 'olle parole.
FRANCESCA- Come si fa a racconta' a un babbo che crede d'av' dato alla su' figliola un marito decente, e 'nvece si trova a avella rovinata.
GUIDO- Dio der clo! O che tu' pa' dev'esse' anche 'r tu' boia!?
FRABCESCA- No, babbo, 'un lo di' cotesto. Mi va via 'r capo e te solo siei ar caso di sarvammi Finora mi son retta ho resistito Ma ora 'un ce la faccio ma pi. Lanciotto, che 'un tanto scemo 'ome pare, ci dato drento. Ma der male 'un n'ho anche fatto. Anzi, voglio esse' tutta di lui. (Guido si accascia sulla poltrona, dando calci in aria). Babbo, cos'hai?
GUIDO- Nulla, Cecca racconta.
FRANCESCA- Babbo, ti piglia 'r tiro secco?
GUIDO- 'Un nulla, ti do. Dev'esse' un po' po' di 'apogatto ar budello pappone: si vede, aver bevuto troppi ponci stasera (La abbraccia). Per, che bella 'osa pot' poggia' le membra stanche sopra a quelle de' figlioli Ma te mi dai troppi pensieracci!
FRANCESCA- Hai ragione: du' manate sarebbe 'r mi' av'.
GUIDO- O chi quer mascarzone che ti fece ven' cotest'idee?
FRANCESCA- Mascarzone 'un lo devi di' perch 'un 'r caso: 'un mi vr bene.
GUIDO- Me l'hai detta tutta! E te, per rivedello volevi ritorn' ar tu' paese. Belle figure gni fai fa' a tu' padre: gni fai regge' anco 'r candeglieri!
FRANCESCA- Anzi, per 'un vedello.
GUIDO- Per 'un vedello? O dov'?
FRANCESCA- Sii bno; hai promesso d'un arrabbiatti. Gli a Pisa.
GUIDO- A Pisaaa? (D.D. Si sente la voce di Lanciotto che canticchia). Zitta, decco Lanciotto.
SCENA 2- LANCIOTTO, GUIDO, FRANCESCA
LANCIOTTO- (Entra lustrando una scarpa. Canticchia sul motivo di una canzone anni '30)
La 'onoscete, la signorina della quinta strada,
che quando canta fa, du dudu
dudu duddu du
(si accorge dei due). O voiartri, o cos'avete? Dianzi eri sani 'ome pesci, e ora
GUIDO- Domani se n'andiamo!
LANCIOTTO- Dici sur serio?
GUIDO- Cecca vr cos! (A Francesca, piano). Te, se tu discorri, ti do un golino!
LANCIOTTO- Meglio! Due di meno da mantenenne! E ora, brutto vecchiaccio, come ar solito, vai in giro a ripesc' ner torbido.
GUIDO- A proposito di pesc': stai a sent' cosa t'ho pescato.
STROFETTE DEI PESCATORI
Ciascun attore, ne canta una. Al termine, gli altri gli chiedono: "Chi hai pescato?". Lui risponde con il nome di una persona del luogo. Il ritornello cantato da tutti.
Pei pisan c' il campanile,
per Livorno i Quattro Mori.
A Firenze il bel Biancone,
a Cremona il buon torrone.
A Bologna le sartine,
in Piemonte il Grignolin;
ma mi han detto che anche qua
c' una grande rarit.
Chi hai pescato?.
Ritornello Oh com' bello il pescar
Trallal trallall
Oh, com' bello il pescar.
Questi prossimi Dottori,
han dei bravi pescatori,
che per fare qualcosa di nuovo
ti vanno a pescare il pelo nell'uovo!
Oh, com' bello il pescar!
Poveretti, straccioncelli,
coi milioni sotto il letto,
mangian rape e ravanelli
nelle case senza tetto.
L'altro d ne ho visto uno,
smunto smunto dal digiuno,
che per fare pi quattrini
risparmiava perfino i cerini.
Chi hai pescato?..
Ritornello
L'altro giorno, qui in paese,
un miracolo avvenuto:
sono nati tre figlioli
nello spazio di un minuto.
La ragazza, intervistata,
cos a me l'ha raccontata:
cotta fui sull'istante
dallo sguardo di un gag.
Chi hai pescato?..
Ritornello
Pio-ppio-ppiove,
un gran disastro
come fa-far a parlare.
Lo spuntar sar un po' aspro,
Mi potr impa-paperare.
Po-po-po po-porco mondo
Parlicchiando l'altro giorno,
se sapeste che diceva
che fo-fo fo-fori pioveva
Chi hai pescato?..
Ritornello
Ho ammazzato mille tordi,
cinquecento beccaccini,
otto lepri, tre fagiani
e un milione d'uccellini.
Cos dice un cacciatore
tanto celebre qui intorno.
Ma si sa che tutte quelle
son bugie o sono padelle!
Chi hai pescato?
Ritornello
Alla fine dell'ultimo ritornello, tutti escono. Rimangono in scena Lanciotto e Francesca.
SCENA 3 - LANCIOTTO, FRANCESCA
FRANCESCA- Ma 'r pi 'nfame di tutti gli mi' p'!
LANCIOTTO- Mi dici un po' po', Pallina. Prima 'un mi volevi pi lasci'; e ora? Se per Pavolo pi rest', perch se ne va lui.
FRANCESCA- Va via? Dunque ha preso lo gnocco proprio a bno. e 'un c' da di' che 'un ti voglia bene.
LANCIOTTO- E questo, appunto, mi fa pigli' lo gnocco. Gli come me: 'un ist troppo bene. Sar di certo innamorato solo!
FRANCESCA- Lui? Innamorato?
LANCIOTTO- Ti farebbe piange' a sentignene racconta': pare un acquaio!
FRANCESCA- Allora cosa ci viene a fa' da queste parte? Di fratelli 'un ce n'ho ma un'artra mezza dozzina, per ved' di sbudellammene quarched'un artro.
LANCIOTTO- Qui, Cecca, siei vigliacchina. Lui m'ha detto 'he prima d'anda' via ti vr ved'. Pensa 'he gli 'r tu' 'ognato, che va 'ndelle 'Mere, e furzi furzi 'un lo vedremo pi Abbi una vorta un po' di 're. A me mi pare che se ciavessi anche un nemo, che andasse putaso alla Gorgona, gni stringerei la mana volentieri Ti 'apacita?
FRANCESCA- O via, Lanciotto, smetti! Ti 'hiedo scusa. O cosa vi di pi!
LANCIOTTO- A me mi pare, sbaglier nun do, ma all'idea che sortanto doppo morto lo potrai rived'. Pensa che di lass non lo potrai abborr'. Te lo 'hiamo? e te lo 'hiamo. (Chiama in quinta). Pavolino.
SCENA 4 - PAOLO, FRANCESCA, LANCIOTTO
PAOLO - (Entra immediatamente). Oh!
LANCIOTTO- Nato d'un cane, sempre dreto ll'usci.
PAOLO- C' anco Francesca?
LANCIOTTO- S, e pi rest' perch siamo tutti 'n famiglia.
PAOLO- No, vado via. Digni che gni perdono se mi vorse male; capisco, gni trucidai 'r fratello, ma 'un c'ebbi ma corpa. Stai a sent' com'andiede: gni fui addosso colla spada arzata, per dagni un gran fendente 'nsulla chiorba! Ma 'un gni volevo ma fa' male lui ebbe paura, si vortiede, gni feci uno sdruco ner fondo de' 'arzoni, ci sort un fiato e casc 'n terra morto Dillo te: c'ebbi 'orpa? (Piange)
LANCIOTTO- No fu corpa de' funghi velenosi.
FRANCESCA- Dimmi, Lanciotto: ito Pavolo alla stazione? Sento piange'. Chi che piange?
PAOLO- Son io 'he piango, Cecca, da tanto 'he sono disgraziato. 'Un bastava 'he perdessi quella tale; anche la 'asa mia, 'r mi' fratello
FRANCESCA- No, 'un sii mai detto che v'abbiate a lasci' per corpa mia. Vado via io, te pi rest'. D'artronde, Lanciotto, d'un amo n'ha di bisogno.
PAOLO- (Sono uno di fronte all'altra. Lanciotto, nel mezzo, incrocia le braccia e si dondola avanti e indietro, nel vedere le occhiate tenere fra i due).Hai ragione di volegni bene. Anch'io gni voglio bene ar mi' fratello, e quand'ero laggi con Garibardi e ' sordati ma volevano sciup' quelle ragazze, bench fussano nere 'ome la pece, io mi mettevo davanti e nun volevo, perch pensavo 'he luil, a sap' che avevo fatto le 'ose ammodino avrebbe detto: lo voglio di' a tutte le ragazze per ved' se quarcuna me lo sposa Ma 'un l'ho 'ndovinata! In questo mondo, a fa' der bene, oramai si sa: ci si rimette!
LANCIOTTO- O ragazzi, me ne posso and?
FRANCESCA- Mamma mia 'ome siei permaloso; o 'un si 'hiacchera
LANCIOTTO- Voi due chiaccherate e io sto qui a dondolammi sull'ottovolante!
FRANCESCA- Rispondi a me, Pavolino: donque, 'ndell'Amere, 'un l'ammazzavi tutte? E quarche vorta, ti sentivi anche 'ommove'? E, l'hai 'ncontrata fra ' servaggi la tu' sposa? (Fra s). Mamma mia dove vado cor capo. (Forte). No! Vai via! 'Un ti posso pat', brutto aguzzino, vigliacco, infame, farabutto consumm!! Per 'un ditti brodo.
PAOLO- Ora poi me ne vado 'nsur siero! Addio, Gianfresca! (Esce. Francesca piange, seduta)
LANCIOTTO- (Prende un oliatore da meccanici, si lubrifica i ginocchi e attraversa di corsa la scena, arrestandosi alle spalle di Francesca. L'apostrofa violentemente). Dimmi un po' po' o cosina: fai la burletta o n'hai piet 'n sur siero?! La fai finita a piange' o, dio m'acci, voglio ved' quer che armanacchi 'ndella 'hiorba!! Un po' sta bene!! Un po' sta bene!! Ma cos si scoppia!! (Calmissimo). Toh, e 'ntanto gnen'ho detta
FRANCESCA- (Si alza e investe Lanciotto che, impaurito, cerca di rabbonirla). In fin de' 'onti, mi siei venuto a noia, a sentitti abbai' tutti ' momenti!! Ma che per te, non gira la l'accalappiacani?!! Didigi, se ti porto ar manomio, mi danno tre matti di resto!! Lassami sta', scansati, fammi and' via!! (Esce, seguita da Lanciotto)
Scena vuota. Si sente la voce del MENESTRELLO che da fuori canta SIEPE FIORITA. Musica originale
Siepe fiorita.
Ti sogno nell'alcova
addormentata,
bellezza ambita
sei la dolce fata
della mia vita, della mia vita.
E nel silenzio
delle notti belle,
brillano nel cielo
tremule le stelle,
e la mandola canta
il suo stornello
ma va perduto
lieve il ritornello.
Siepe fiorita
della mia vita
della mia vita sei
siepe fiorita.
Sull'ultimo accordo, si sente un fracasso di vetri rotti. Paolo entra trafelato.
SCENA 5 - PAOLO, FRANCESCA
PAOLO- La voglio rived' a tutti ' 'osti! E di di' che c' 'r perolo di Lanciotto e poi, 'un ist' ma gran cosa bene, fa' di 'veste 'ose ar mi' fratello. Ma 'n fin de' 'onti meglio 'he sia io, armeno rimane 'v tutto 'n famiglia. Tanto, con quella donna l, o prima o doppo quarcuno di certo gnene fa! Com'era bella! Come m'ha guardato! Mi s' rimuginato tutto drento! E di di' che Lanciotto me l'ha fatta, con quella ghigna 'he fa' ride' ' bci. E ora gli contento com'una ricertola 'he si sgrogiola ar sole! Ma che 'un si pol'esse' contenti a spese der fratello?! (Voce di Francesca). Deccola! Ora o mai pi, Pavolino. (Si nasconde)
FRANCESCA- (Entra sfogliando un cavolo a mo' di margherita). M'ama nun m'ama m'ama nun m'ama m'ama mamma mia c' un bo! (Getta via il cavolo). Dov' ito mi' padre vorrei sap' se 'r mi' 'ognato Paolo gli partito Eppure a questa 'asa ni voglio bene e ci voglio mor'; qui, in questa stanza dove l'ho visto piange' Cosa do, dove vado cor capo!
PAOLO- (Si affaccia. Fra s).Discorre da s sola e gestrisce. (Si ritira)
FRANCESCA- Gli meglio andassene, senn quarcosa nasce. (Si avvia per uscire)
PAOLO- (Le taglia la strada). Cecca, permetti una parola?
FRANCESCA- 'Un si ple, 'un c' nemmen mi' padre. Starei benino! Vado via.
PAOLO- Dove vai?
FRANCESCA- Gli meglio 'un dittelo sennon mi 'orri dreto Vado ar mi' paese, nella 'appella di mi' padre.
PAOLO- Davanti alla 'appella di tu' padre ci verrei anch'io dimorto volentieri. Staremo a respir' tutt'e due assieme; te pregherai 'he mi pigli un coccolone, io pregher che pigli anche a Lanciotto e che tu ti 'onservi bella e fiera.
FRANCESCA- Con cotesti discorsi m'avvelisci. 'Un ciavrei ma a piac che tu morissi.
PAOLO- O se 'un mi pi pat'.
FRANCESCA- Cosa t'importa. 'Un ti son ma montata sur un callo.
PAOLO- No, 'un 'r callo 'he mi stiacci: 'r cre! Te, Cecca mia, te che siei bella come 'r mare la sera a Boccadarno; te che nell'occhi c'hai le paranzelle
FRANCESCA- e per che ci vedevo un po' annebbiato. Devan'esse' le vele.
PAOLO- Te, parl' di mor'! io, che dovetti and' fra 'r servaggiume e fui anco ferito, qui nella 'oscina: quarantanove punti mi ci diedero.
FRANCESCA- Che po' po' di scarogna! Per un punto hai perso la mucca Carolina!*
PAOLO- E quando ritornai trovai mi' padre bell'e liquidato. Io che speravo di riabbracciallo
FRANCESCA- Di chi discorri, della tu' 'nnamorata? O che di lei 'un ne pi fa' a meno? Per un mo serio 'ome te c' 'r Gio der Ponte, ll'urtr der Pisa, ll'enalotto. Divertiti 'on quelli e 'un ti sconsum' dreto le donne.
PAOLO- Vieni alla fede. Mi vorreste un briciolo di bene se, armato di targa e di cimiero, snassi la grancassa 'nsu' gropponi? Dimmi 'osa ti pare e t'obbedisco! Vi 'he vada a fa' "Gii Senza Frontiere"?* Faccio anche 'vello! Vi 'he vada a rubb' ' cignali 'n Sarrossore?* Faccio anche 'vello! E se poi ander a fin' 'n galera 'un me ne 'mporta! Mi basta 'he tu vienga 'n tribunale e mi facci 'ap' che siei 'ontenta.
FRANCESCA- Madonna benedetta der reusorio! Cosa dirrai Pavolino?
PAOLO- T'amo, Francesca, t'amo e disperato credi, gli un fottone e mezzo l'amor mio per te!
FRANCESCA- O santi tutti delle litanie, va a fin' che dovento matta!
PAOLO- Ti voglio bene!(L'abbraccia e la bacia con veemenza, ovviamente parodistica)
FRANCESCA- Gnamo, Pavolino! I baci ner gargherozzolo? (Si ricompone). Guarda 'v: in du' menuti m'hai sbulonata tutta! O che hai preso fo tutto d'un tratto? Lo sai 'he son la moglie der tu' fratello e che sono 'ntoccabile come ' fili della luce Eppoi, quell'artra l'hai digi mandata a spasso?
PAOLO- 'Un n'ho mandate a spasso delle donne. Ma 'un lo 'apisci: quell'artra glieri te! Ti voglio bene dovessi sprofond' drent'all'inferno!
FRANCESCA- (Paolo cerca di abbracciarla). Pavolino, 'un rinviamo cor massaggio
DUETTO DELLE CAMPANE - Musica originale
PAOLO - Non senti, dolce amore,
il rintoccar della campana?
FRANCESCA - O come sei sentimental
PAOLO - Non ti elettrizza il suo din dan?
L'amore mio a tutta prova.
FRANCESCA - Bimbino mio, con me 'un fai va.
Se ci vedesse la mi' mamma
PAOLO - Non pensarci e ascolta me:
Ma va l che l'amor
Non un gran male, mio tesor,
E' un incanto sottil,
E' della vita l'abbicc.
Chi ne vuole di pi,
A chi basta di men,
Ma persuadersi convien
Che un po' d'amor fa sempre ben!
E' questo un dolce ritornello
Che calza qui proprio a pennello
Per queste belle signorine
Qui venute ad ascoltar
A DUE - Ma va l che l'amor
..
Ma persuadersi convien
Che un po' d'amor fa sempre ben!
FRANCESCA- O come fu che ti diedi nell'occhio? E s, la rta 'un me l'hai ma mai fatta.
PAOLO- Seggiolati! Te lo narro. (Francesca si siede sulla poltrona, Paolo le sta inginocchiato accanto). Quando viensi a parl' con tu' padre ar Lupeavo*, udii una banda e viddi uno straporto. Dreto c'eri te. Com'eri bella! Avevi una grillanda e un cero 'n mano
FRANCESCA- S, io porto sempre quarcosa 'n mano Vai avanti.
PAOLO- M'accodai; si riv ner camposanto, e ti buttaste a piange' sulla 'assa. Io dimandai ar becchino: "Chi quella ragazza?" E lui: "O 'un Cecca, la bimbetta di Guido". "E quella 'assa?". "Gli quella di su' ma'!"
FRANCESCA- La tua! Scusa, 'un c'ero cor capo; vai avanti.
PAOLO- Avevi 'r velo e non ti viddi bene ma da quer giorno, credi Cecca mia, t'ho ritrattata 'v, drento, ner cre.
FRANCESCA- Ritrattata ner cre? Sar venuta presa bene? E poi? E poi?
PAOLO- In sur principio 'un m'azzardavo a fattelo 'onosce'. Ma un giorno mi guardaste 'n un certo modo Te n'arrordi? Glieri nell'orto a govern' ' maiali, e ner frattempo leggevi Sorrisi e Canzoni* e ci piangevi
FRANCESCA- Il giornalino una 'osa seria.
PAOLO- Sortii di fra ' 'arciofi
FRANCESCA- cos ce ne rimase uno di meno.
PAOLO- e m'accostiedi. Glieri a quer punto quando riva lei, lui c'era gi tutto vestito 'n fracche, e ni si butta ar collo Io ti guardai, te mi guardaste, poi doventaste rossa, scappaste 'n casa e io ti 'orsi dreto!
FRANCESCA- (Improvvisamente ricorda). Do bene, Pavolino: ti rimase 'r giornalino!
PAOLO- L'ho di l, 'un te l'ho ma rubbato. C' sempre la patacca der tu' pianto.
FRANCESCA- Dove, sur giornalino? (Con molta passione). Senti Pavolino, ti voglio di' una 'osa seria, dimorto seria, dimortone seria, un fottone seria (Si alza e, con una spinta lo manda a gambe levate). Con me, 'un si fa' va!! Fursi fursi, se 'un avevi ammazzato 'r mi' fratello
PAOLO- Diciamo allora, gliera sempre vivo! E 'r tu' marito, ora 'un sarebbe 'r tu' marito!
FRANCESCA- Via, sii bno, 'un mi 'ompromette'. 'Un ti ci fa' pi ved' da queste parte.
PAOLO- Cotesto scordatelo! Se una vorta ogni tanto 'un ti vedo, stianto alle fatte fine!
FRANCESCA- Bravo! Fassi port' per bocca da tutto 'r vicinato! Eppoi, Lanciotto te 'un lo 'onsideri? Poverino: gli zoppo, ma 'un poteva ma rifassi nvo; ti persuade?
PAOLO- E va bene: me n'ander. Sar ridotto a guadagnammi 'r pane colle cicche
FRANCESCA- Se 'un ismettano di fa' le sigarette cor filtro, 'un le trovi ma pi.
PAOLO- Ma te, Cecca, guarda di scordammi.
FRANCESCA- Far di tutto cercher di scordatti
PAOLO- Anzi no: 'un mi scord'
FRANCESCA- Ma come faccio a scordatti
PAOLO- ma forse, sar meglio 'he tu mi scordi.
FRANCESCA- Allora ti decidi! Cosa devo fa'?
PAOLO- Vogliamoci bene e restiamo 'os come siamo.
SCENA 6 - PAOLO, FRANCESCA, GUIDO, LANCIOTTO, ARGANTE, OPPRESSA
LANCIOTTO- (Entra con Guido). O Guido, mi dici un po' dov'eri? Dice t'hanno visto alla Stanzina* a stronc' un par di gotti di vino.
GUIDO- Hai sbagliato. Ero ne' tu' 'ampi a ved' ' raccrti.
LANCIOTTO- L'hai visto 'he po' po' di spicino.
GUIDO- Toh, o l'insalata?
LANCIOTTO- Tutta mangiata dalle rufole.
GUIDO- O le fave?
LANCIOTTO- Quelle s, tutte marce.
GUIDO- O le patate?
LANCIOTTO- Mi pigli 'n giro? Se 'un me le 'ortivo sulle gambe
GUIDO- Ma mi dici un po': te, tutti ' tu' 'varini, con cosa l'hai fatti?
LANCIOTTO- Co' finocchi!
GUIDO- Allora ci devi av' ' miliardi!
PAOLO- Lanciotto me ne vado.
LANCIOTTO- O cotesta?
PAOLO- E 'un mi sta' tanto a tir' per elle farde. Oramai gli deciso!
LANCIOTTO- T'ha dato di barta 'r ceppone?
PAOLO- No, me ne vado! Gli 'r destino 'he vr cos! Addio Francesca!
FRANCESCA- No! Pavolino! Rimani 'v! (Sviene. Tutti le si fanno d'intorno)
GUIDO- Boccheggia pare un luccio!
LANCIOTTO- Dio de' dei! Gn'ha detto Pavolino!
GUIDO- (A Oppressa che entra). Sciognini 'r busto! Argante!
Argante entra con la macchinetta del clistere bene in vista. Tutti si danno da fare intorno a Francesca. Gran confusione mentre cala il sipario.
= TERZO ATTO =
Strofette del PARAPONZI
A sipario chiuso, gli attori entrano al proscenio e cantano, ciascuno la propria strofetta, musica originale. Il ritornello viene cantato da tutti.
FRANCESCA- Io sono la Francesca-sca
Mi vergogno poverina-na
Da che messa alla gogna-gna
Io fui dall'Alighier.
Io son l'infedel sposa-ssa
Che con Paolino tresca-sca,
La perfida Francesca-sca
Che il marito rincorn
O-o-o. O-o-o- Eeee
Ritornello- Pa-ra-ponzi ponzi ponzi
Paraponziponzi po.
Paraponzi ponzi ponzi
Paraponziponzi po!
PAOLO- Io sono Pavolino-nno
Fratello di Lanciotto-tto
Innamorato cotto-tto
Io della Cecca son.
Per giunti ar terz'atto-tto
Succede un gran fattaccio-ccio
Ed alla fin dell'atto-tto
Lui ci sbudeller
O-o-o O-o-o Eeee
Ritornello-
LANCIOTTO- Io sono il sor Lanciotto-tto
Un po' disgraziatotto-tto
E innamorato cotto-tto
Io fui della Frances.
Ma venne Pavolino-nno
Il caro fratellino-nno
A farmi un cornettino-nno
Ma io lo sbuzzer
O-o-o O-o-o Eeee
Ritornello- .
GUIDO- Io sono messer Guido-ddo
Il babbo della Cecca-cca
Ormai son nella tresca-sca
Mi toccher ballar.
E baller il rtrescone-nne
Con questo mio pancione-nne
E poi sur ceppone-nne
Una lecca mi dar.
O-o-o O-o-o Eeee
Ritornello-
ARGANTE- Il paggio braone-nne
Va a letto a mezzanotte-tte
Di vin ce n'ha una botte-tte
Di prima qualit.
Col bere e col mangiare-rre
Io ruzzolai le scale-lle
Mi feci tanto male-lle
Ma la sbornia 'un mi pass.
O-o-o O-o-o Eeee
Ritornello- (2 volte) ..
Sull'ultimo ritornello, tutti rientrano. Si apre il sipario: stessa scena, a destra mobiletto con telefono.
SCENA 1 - LANCIOTTO, ARGANTE
ARGANTE- (Seduto, sbracato, canta sull'aria di "Valencia" - canzone in voga negli anni trenta). Valenciaaa ci una puce sulla pancia che ci balla 'r tippe tapp Valencia ci una puce
LANCIOTTO- O Argante, ma ti vi chet'! gli tutta la notte 'he mi rompi ' timpani 'on cotesta 'antilena! Se hai fame, vai 'n cucina, ci dev'esse' un po' po' di baccal avanzato da venerd! (Argante si avvia). Aspetta: prima chiamami la signorina der centralino.
ARGANTE- (Al telefono). Otto quattrododici trecentotrentatr! Pronto, signorina? Allora me la daa? Ma come 'osa? La 'omunazione, no! Pronto? C' 'r mi' padrone la vr vedere Cosa? Mi puzza 'r fiato? A lei ni puzzer (Lanciotto gli toglie il ricevitore. Esce cantando). Valencia ci una po' po' di puce sulla pancia
LANCIOTTO- Se ce l'hai, mangia di magro! (Al telefono). Pronto, signorina Mi passa 'r corrispondente mondano di Canale 50* Pronto, gli lei sor Paradossi?*. Qui parla Lanciotto de' Marditesta con Moment passa? No, guardi, ci vorrebbe un Momentone ma di 'velli Stii a sent', gni volevo chiede' un piac'. Quando domattina sapr della 'arneficina successa 'n casa mia s s, ammazzo tutti, anche 'r gatto! Ecco, gni volevo chiede' d'un falla appar' tanto palloccolosa; insomma, mi tratti un po' benino ha capito. O cosa vle: oramai a Pisa, come dappertutto, di becchi siamo 'n parecchi Ha capito? Allora ci 'onto, eh, sor coso. Arrivedegliela, mi stii bene. (Posa il telefono, passeggia claudicando per la scena). O vatti un po' a fid' der tu' fratello! Brutto mondaccio pieno di delitti! O quella donna?! Chi ciavrebbe dato a and' a pens' che non facea sur serio Povero Beppe, non piangea per te; perch non c'era Pavolo piangea! E fursi fursi dev'esse' stata lei a digni di ritorn' a Pisa per ved' Se sto dell'artro a ripensacci sopra, stronco ll'universo! (d.d. Guido tossisce).Decco su' padre, quello s che gli bno! Vieni avanti 'atarrone! (Entra Guido col fiasco). Sicch la tu' figliola vr part' senza fami sap' come gli ita, e te ci siei d'accordo!
SCENA 2 - LANCIOTTO, GUIDO
GUIDO- E 'un se ne ple fa' a di meno.
LANCIOTTO- Donque gli vero! Ecco perch da un pezzo 'n qua mi sente 'r capo da 'un tenello ritto! Per la 'orpa mia. Me lo dicevano quando venivo a fa' all'amore a seggiola ar tu' paese: di qua si bucignava, di l si vociperava bada Lanciotto, bada a quer che fai, perch 'r su' sangue gli guasto e anche su' ma'
GUIDO- Cosa?! Vorreste di' che son di 'velli anch'io?
LANCIOTTO- No, rea 'un la tengo. Ma 'nsomma: mi ribolle 'r fo drento!
GUIDO- Ma ni dispiace anco dimorto. E giorno e notte mi s'arraccomanda perch la porti via Aveva ripreso a malapena 'r respiro, io l'agguantai, la strascai di l, mi scordai perinsino d'esse' su' padre, tirai fri 'r curtello per castr' ballotte e gni dissi: vorrei dovent' un cane se 'un ti sgargno e 'un ti maledo se 'un mi dici 'r vero! Lei stiede un pezzo zitta singhiozzando a quello Ddio poi mi rispose.
LANCIOTTO- O cosa ti rispose, quell'ipocrita?
GUIDO- Ci 'redi mi vien da piange' a raccontallo. Sporse 'r capo guasi volesse di': toh, fai 'ome ti pare. E mi guardava 'ome la vacca quando va ar macello L'hai fatto cresce', gni gridai, l'hai fatto cresc' 'r capo di Lanciotto! Rispondi! Lei dar gran singhiozzo nun potea apr' bocca O cosa vi: mi sentii 'asc' du' lacrimoni e mi vortai di l per 'un vedella E lei in terra a piange', a strascassi, a dimmi: babbo sono 'nnucente quant' vero 'r sole. E io: giuralo! lei: vorrei perde' la vista delle palle dell'occhi se 'un vero Mi 'ommosse, buttai via 'r curtello e l'abbracciai perch, sar 'nfelice, m'averanno offeso, 'un do ma su' pa' mi crederei d'essilo: quella sera, c'ero anch'io!
LANCIOTTO- E fa l'innocentina! E vr torn' ne' su' monti assieme a lui O Guido: prima dell'arba, in questa 'asa fo paniccia!
GUIDO- Porta rispetto a' mi' 'apelli bianchi. (Raccoglie il fiasco e si dispone ad uscire)
LANCIOTTO- Bni per lev' l'olio a' fiaschi: son di stoppa!
GUIDO- Insomma gli la mi' figliola (accarezza il fiasco) e me la porto via. Gli 'nutile 'he tu facci tanto 'r Dodda!*
LANCIOTTO- S s, portatela via!
GUIDO- E che po' po'!
LANCIOTTO- T'ho detto di portattela via!
GUIDO- E che po-pone! (Esce a sinistra)
LANCIOTTO- Porta via la figliola ma lascia 'r fiasco!
SCENA 3 - LANCIOTTO, PAOLO
LANCIOTTO- (A Paolo che entrato da destra). Gu, decco 'r prai-boi! Vieni avanti mascarzone!
PAOLO- Bada Lanciotto, 'un invi' a fa' tanto 'r brigadieri! Potreste esse' mi' padre e ti rispetto, che 'nsennon n'avreste gi toccate! Parli ar tu' servitore o ar tu' fratello?
LANCIOTTO- Ar mi' fratello. Ar mi' fratello! E 'un fa' tanto 'r Cacini*. Ascorta, taci e nun parl', buffone! Se la mi' moglie fosse la tu' moglie, e se quarcuno ti sciupasse 'r capo, e putaso fusse 'r tu' fratello. Che gni fareste te? Dillo, bugliolo!
PAOLO- Er mi' fratello fammi di 'oteste 'ose? E s'averebbe a prov', e s'averebbe! Gni farei tanti bi cor curtello nella pancia, da vedecci attraverso 'r firmamento!
LANCIOTTO- Anch'io mi vorrei sfog' a gonfiatti la ghigna da' 'azzotti! Ma 'un lo faccio perch, prima di tutto ho paura di toccanne, e poi perch sono 'r maggiore; ma credi ce ne vle. Siei venuto apposta a Pisa per port' via Francesca?
PAOLO- Fareste meglio a dammi una labbrata, piuttosto che di' coteste 'ose ar tu' fratello! Io port' via la Cecca? E se anche l'avessi avuto nella 'hiorba, basta guardalla per cap' che con quella donna l, 'un ci si fa va!
LANCIOTTO- Siei spudorato pi te di non so chie. Venissi anche a vant' der su' delitto!
PAOLO- Vedi, Lanciotto: io son sempre carmo, ma coll'offese 'un t'hai tanto a sbilanci'. Se fussi spudorato starei zitto, ma quer bene che voglio alla tu' moglie gli stietto e puro come l'acquavite. Ma nun vo' 'asi e mene voglio and'!
LANCIOTTO- Ah no! Mondo biribillo! Gli stietto e puro? Gli stietto e puro! Come se 'r capo 'un mi si fosse arzato in sempiterna asseula! Ma te lo do io: mi scorder di te, der mi' fratello, ma lei per nun ti potr scord'. Non lo dir ma si 'apisce bene: 'un mi potr pi ved' e per tu' 'orpa: Uccello di Rovo!!*
PAOLO- Cotesti, Lanciotto, son discorsi a viaggio d'acqua perch Francesca gli casta e pura come Sarranieri!
LANCIOTTO- A' ci! A' ci lo devi di', brutto lecchino! T'ho capito, sai: te hai na mezza paura 'he t'abbi a ammazz' Francesca. E guasi guasi n'ho una mezza voglia! E tanto ci spenderei dimorto. Sono 'r governo e 'n casa mia 'omando io! E 'un me ne 'mporta un corno della storia! Di me, da 'ver che gni pare, ma di voartri dirr che siete stati
PAOLO- Cosa?
LANCIOTTO- Du' maiali!
PAOLO- Questi son discorsi a pipa! La storia dirr che 'un c'ebbi 'orpa se da bimbetto fui mandato da babbo ar Lupeavo* e mi scardai della pi meglio bimba 'he ci fusse ner mondo! Di te, piuttosto dirr che fusti un animar maligno a spos' con quer grugno di bezza, quer ber visino di pera andata a male.
LANCIOTTO- Ma 'un ti vi chet', vigliacco 'nfame? Allora, ti voglio sbudell' com'un granocchio! (Estraggono le spade e cominciano a duellare)
SCENA 4 - FRANCESCA, GUIDO, LANCIOTTO, PAOLO, GUERRIERI
FRANCESCA- (Dal fondo, ha visto tutto). Babbo! Corri, si dnno!
GUIDO- (Entra con il suo ombrello che apre, a mo' di scudo fra i due). Fermi tutti! Gi li spiedi! O che ciavete drento 'r sangue: un drago?
PAOLO- Sgozzami! M'hai rubbato d'ugni 'osa e 'un me ne 'mporta niente di mor'!
FRANCESCA - Tira piuttosto a me, che t'ho 'nsurtato!
LANCIOTTO- Hai ragione che quer porcospino di tu' pa' ti sta davanti, e tienlo stretto che 'un ti lassi, perch se ti lassa, 'un so ma ti rovino! Superbioso 'r cre, e te lo sai che certi scherzi nun li ple ammette'! Ma didigi, a ditti onore a te come d' da be' un gelato a un cio!
FRANCESCA- Io 'un conosco l'unore? Se ho vorsuto bene a Paolo 'un era ma un delitto. Era pieno di fegato di merluzzo, era ito 'on Garibardi e gni voleva bene tutta Pisa No, hai ragione. Ma cor cre 'un si ple ma fa' come ci pare. Tira presempio un coomero ner muro, cosa si spacca? Er coomero! Anch'io feci quer che potiedi ma 'un ci fu versi di potello scord' questo sempatone.
LANCIOTTO- Ma io s, lo so cosa vr di' l'unore; e quando mi dice: ammazza, ammazzo senza tanti 'omprimenti! (Guido si intromette con l'ombrello). Nato d'un cane te e chi ti c'ha portato!
FRANCESCA- Babbo, 'un ci voglio pi sta' 'n questo mondaccio.
GUIDO- O 'un ci l'ombrello.
FRANCESCA- E giacch luil 'un si decide, piglia un curtello e tagliami la gola.
LANCIOTTO- Falla finita, sennon fai ripiove'. Ascorta te Guido, te che siei 'r pi vecchio e 'r pi 'mbecille: sar rimpinconito e vecchio anch'io, e rivedr questa giornata 'nfame e questa donna che nun ha prudore. Anche 'n quer giorno, te lo posso di', tanto mi bollir ner seno 'r sangue, che stianter d'un accidente a ombrello. Ma certo nun ci rivo. Oggi Francesca, cor su' delitto m'ha guastato 'r fiele e fin quando sar laggi, morto e seporto, mi parr di vedella cor su' drudo venimmi a sbeffeggi' fin sulla tomba.
PAOLO- Povera donna.
FRANCESCA- Nun li ten' 'r muso. Pensa che 'n fondo 'n fondo gli sempre 'r tu' fratello.
LANCIOTTO- Hai a preg' per lui, gli proprio 'r caso! (Gli altri si dispongono per uscire). Ah, perch voi, vi 'redete di pot' and' via?
FRA - GUI - PAO - Perch, 'un si ple?
LANCIOTTO- E 'un lo potete, be' mi' brutti musi!
PAOLO- Le pensa tutte 'r vile!
LANCIOTTO- Anche der vile, mi vorreste da'? S'affogher ner sangue! Tanto per principi' (cominciano a duellare). Fermati! Gao, ce l'hai pi lunga! Guardieee!
1 GUERRIERO- (D.D.). Protone: avanti per tre!
2 GUERRIERO- (D.D.). 'Un si ple, siamo 'n due!
1 GUERRIERO- (D.D.). O 'r terzo dov'?
3 GUERRIERO- (D.D.). Alla latrina!
1 GUERRIERO- (D.D.). Allora avanti per quattro 'n fila 'ndiana, uno dreto l'artro! (Entrano)
LANCIOTTO- Sono 'r su' re. Levatigni 'r curtello e stioccatigni le manette.
PAOLO- Le manette a questo prode? Venite avanti, coppia di leoni! (Lo immobilizzano)
1 GUERRIERO- Guardieeeeeee; gnamo. (Trascinano via Paolo che oppone resistenza)
PAOLO- (Passando davanti a Lanciotto). Delinguente, assassino, usuricida ci! (Gli sputa in faccia. Esce con i guerrieri)
LANCIOTTO- (Accecato). Guido, portami via perch 'un ci vedo pi. (Guido lo conduce fuori, guidandolo con l'ombrello puntato sul fondo schiena)
SCENA 5 - FRANCESCA, GUIDO
FRANCESCA- Santi der clo, datimi la forza; quer becco di Lanciotto me l'ammazza!
GUIDO- (Rientra subito).Credi, bella mi' Cecca, lo sai cos'ho concruso 'n tutto 'vesto canaio: ripiglio 'r mi' uccello e ritorno ar Lupeavo!* E te vieni via 'on me!
FRANCSCA- Ma andammene 'os, credi babbo, mi dispiace anco dimorto. Lui ha 'r sangue nero 'on me.
GUIDO- No, di l t'ha perdonato. Anzi, ha giurato sur capo di su' pa' che avrebbe dato un bacio anche a Pavolino.
FRANCESCA- 'Un rammenta' pi Pavolo. Senn te lo 'apisci cosa va a succede'. D'ora 'n avanti voglio esse' sortanto der mi' Lanciotto. Povermo. Vallo a chiam'. Anzi, no: prima mandami quer citrullo der menestrello, ho voglia di sent' du' bischerate.
GUIDO- Se proprio 'un ne pi fa' a dimeno, te lo 'hiamo. (Esce)
SCENA 6 - FRANCESCA, MENESTRELLO
FRANCESCA- Addio per sempre, arbergo avventurato. L'ho sentito 'ant' tante vorte sulla 'hitarra ma 'un credevo di dovello di' davvero. Addio bella mi' 'asa dove son nati loro Sarranieri, questa l'urtima grazia 'he ti 'hiedo: 'un perde' d'occhio questi du' fratelli. Poi, dar mi' paese ti mando un fiasco d'olio per la lampada se cala. Ora gosta troppo.
MENESTRELLO- C' qualcosa che ti turba, Frensis? Qual il peso che ti opprime? L'anima tua esulcerata dall'inimico fato? Il cuor tuo geme, forse oppresso da inappagato desio? O forse, cotesto desolato aspetto deriva da un travaglio fisico-corporale? Si tratta forse di imbarazzo intestinale, bruciori, dolori, calli, cispie, forfora, lentiggini, cefalea, otite, alito pesante, nausea, impotenza, vene varicose, malocchio, pulci, pidocchi, foruncoli, mal di denti, mal di pancia, mal di mare, mal di piedi mal comune mezzo gaudio giramenti di testa
FRANCESCA- Giramenti s ma di 'ordoni! Ma chi t'ha sciorto? Stai un po' bonino; 'un mi sente nulla. Ma ci vr quarcuno 'he mi sollazzi un po' perch son parecchio abbacchiata.
MENESTRELLO- Tutta colpa delle stelle. Siamo in fase di luna calante e gli astri si comportano da veri monelli. Stanotte, con il mio telescopio, ho visto Giove rimpiattato dietro l'anello di Saturno, che faceva flanella con Venere. Nettuno non si era accorto di nulla perch faceva la corte alla Vergine si credeva lui. Invece era entrato nel Capricorno, cos soprappensiero; allora Marte arrabbiato, voleva la guerra! Si alleato con i sette satelliti du Giove ma Mercurio, che alquanto fumino, ha firmato un patto con l'Ariete e con il Toro per difendere l'entrata della Via Lattea! Altrimenti, ai Gemelli, cosa davano da mangiare? Quel povero Sagittario ha lanciato qualche freccia, subito intercettata dai radar; i Pesci, quei mascalzoni, stavano l nell'Acquario, hanno visto tutto ma non hanno detto niente! Si sa: sono muti come pesci! Cosicch al timone del Carro c' rimasto lo Scorpione, bestiaccia infida che non ha nemmeno la patente Ecco la situazione stellare, mia deliziosa padroncina.
FRANCESCA- Ma a me, di tutte 'oteste 'ose 'ntrafunate, 'un me ne 'mporta ma nulla. Io volevo sent' se mi potevi cant' una 'anzoncina, fammi un balletto, magari sulle punte o senn raccontammi una barzelletta per fammi fa' du' risate.
MENESTRELLO- Per cotesta bisogna, esiste quello scatolone con la parete vitrea che la pleba chiama televisione. L, puoi trovare cose abbastanza divertenti che ti faranno obliare i malanni e ti indurranno alle risa pi sfrenate. Potrai sollazzarti con Tribune Politiche, i vari Tigg, il mondo di Quark, il notiziario del Paradossi* e quando non avremo pi nulla da dirci afferriamo il telefono e parliamo con i quiz. *
FRANCESCA- Ma armeno una 'anzoncina me la potreste 'ant'. Anche se siei un po' stonato, sar sempre meglio 'he sta' a sent' San Remo! Si potrebbe fa' anche un balletto.
MENESTRELLO- Prover, Cecchina, prover. Ma non prometto grandi cose.
Sull'aria di PRIMA DI DORMIR BAMBINA
Prima di ballar Cecchina,
chiedoti grato un favore:
lavati i p p,
strusciali ben ben
se tu vuoi ballar con me.
Poi danzeran gli amanti
nel valzer svolazzanti.
Moveremo il pi, Cecchina,
al ritmo d'un gran calore,
un pestotto a te,
un pestotto a me,
tutt'e due zoppicherem.
In quel sublime istante
ti stringer tremante.
Cos ballerem, Cecchina
la bella danza nostrana.
Fuori poi ne andrem
a far quel ballo che
va a finire sempre col casch.
FRANCESCA- Grazie, coso. Ora vatti a ripos'. (Menestrello esce). Sar meglio 'he telefani a quarche quizze, 'un m'ha ma sfagiolato punto luil.
SCENA 7 - FRANCESCA, PAOLO
PAOLO- (Entra correndo). Cecca! Ti posso rived'! mi sento allarg' 'r cre!
FRANCESCA- O com'hai fatto a liberatti?
PAOLO- Mi son pentito, cos scattato l'artolo di legge e m'hanno dato trent'anni di libert vigilata. Ma ero pronto a compr' mezza pretura!
FRANCESCA- Stai Sempre a 'nvent' nvi delitti.
PAOLO- Io vengo per impedinne de' delitti. Quer boia der tu' marito, 'un si 'ontenta di tirammi. Vle tagli' a fette anco te, com'una salama!
FRANCESCA- Ovvia. Pavolino, rientra 'n carreggiata e 'un insurt' cos senza ragione quer povermo che t'ha perdonato. Tanto, dove vi riv' te, 'un ci rivi!
PAOLO- Se 'un vedo te e tu' padre a sarvamento, 'un mi mvo! Lanciotto d le spade all'arrotino! Armeno dimmi se si rivedremo.
FRANCESCA- Io e te? Quando saremo doventati vecchi e 'un s'avr pi 'r capo alle 'osacce.
PAOLO- Allora mai! Dammi la tu' manina bianca bianca e mettila 'v 'nsur cre: ti parr di senticci uno stantuffo, cos a ved pass' 'r trammino,* ti parr di ved' pass' 'r tu' Pavolo.
FRANCESCA- Mamma mia, ti piglia fo 'r cre! Stammi a sent' 'nsur serio: io sempre mi rorder come con me Lanciotto sii stato bno; ciavrei vorsuto ved' quarched'un artro ne' su' panni. E poi bene 'ntendisi alla prima: se anco morisse 'r mi' Lanciotto, io marito 'un lo ripiglio! Gao! Perderei l'assegni familiari e la pensione!
PAOLO- Ma io 'un voglio ma che lui mia. Io voglio che tu vienghi in un deserto assieme a me, per ist' sera e Mattina a rimiratti.
FRANCESCA- In un deserto? Ner Sakara? Ci verrei dimorto volentieri e 'n quattro o cinqu'anni alla pi lunga, ti darei una mezza dozzina di figlioli tutti 'ompagni a te, tutti 'ompagni!
PAOLO- O allra? (Pronuncia la "O" aperta, molto esagerata)
FRANCESCA- C'hai messo un'O pare una rta!
PAOLO- Cecca! (Le stringe il petto)
FRANCESCA- Via, Pavolino Qui c'ho 'r latte e qui c'ho 'r caff. Se me li strizzi si fa 'r cappuccino e poi, se Dio ne guardi ci vedesse mi' padre
PAOLO- Tu' padre 'un ha 'r diritto di chiamassi tu' padre! Chi che t'ha fatto spos' Lanciotto? Tu' padre. Chi che t'ha messo 'n queste 'ondizioni? Tu' padre. Chi che Cecca, me lo dai?
FRANCESCA- Cosa?
PAOLO- Un bacino.
FRANCESCA- Seeeh (Fugge per la scena inseguita da Paolo). Via, Pavolino, stai bno (Al pubblico).Voartre ci ridete. Vi ci vorrei ved' voi, qui sopra con luil! (Altra fuga). Io 'un ce la faccio ma pi Pavolino, beccami! (Si baciano comicamente)
SCENA 8 - FRANCESCA, PAOLO, GUIDO, LANCIOTTO, ARGANTE
LANCIOTTO- (Entra con Guido). Paolo! Francesca! E te, brutto 'mbecille, mi sei venuto anche a chiam', per ved' cotesti lavori! Apposta lei l'ha fatto. Ora l'ammazzo tutt'e due e faccio un bagno cardo ner su' sangue! (Sguaina la spada)
GUIDO- E quella gli la mi' figliola? Ora gni tiro!
PAOLO- Deccoli 'velli forti! Ma digni che 'un ti tocchino, senn gni stiocco ll'ossi drent'a un pianerino!
FRANCESCA- Lanciotto, vi der sangue? Piglia 'r mio! (Offre il petto. Lanciotto la uccide)
MARCIA FUNEBRE
LANCIOTTO- E te, vigliacco 'nfame, avanzati se hai fegato!
PAOLO- Vi ved' se ho coraggio? Qui c' 'r cre no, gli di 'v. (Lanciotto lo uccide)
MARCIA FUNEBRE
GUIDO- Lanciotto, ma cos 'un fa a tempo neanche 'r prete. (Si siede e si addormenta)
ARGANTE- Lanciottoooo, di l c' 'r brigadiere; cosa gni devo di'?
LANCIOTTO- Digni 'vesto. (Lo uccide)
MARCIA FUNEBRE
LANCIOTTO- E tre! Ora mi pare di sentimmi un po' po' meglio! O Guido, vai dar Pardi e Pori* a ordin' la 'assa.
FRANCESCA- (Da terra). Paolo
PAOLO- (Da terra). Francesca
LANCIOTTO- O 'un eran morti?
PAOLO- Arrivedessi 'n Paradiso
FRANCESCA- No, devi di' all'Inferno, quello 'r nostro avere Armeno, babbo babbo o babboo! (Guido in dormiveglia). Mi perdoni?
GUIDO- Vai giuliva e bada alle 'urve.
FRANCESCA- Allora mio. Giote ventitr, sessantavattro, centootto sulla rta di Putignano.* Pavolino, ristianto. (Muore)
PAOLO- Era destino di dov' and' all'Inferno per 'un av' pi tra ' piedi quer beccaccio der tu' marito. Deccomi, Cecca. (Muore)
LANCIOTTO- anche all'Inferno volete and' a fa' quelle 'osacce? Ma soli 'un c'indate perch toh, deccomi dreto! (Si uccide)
MARCIA FUNEBRE
GUIDO - (Si sveglia definitivamente). Che po' po' di spicino! E io, povero vecchio, dovrei fin' ar reusorio? Ch, vi vengo dreto anch'io! (Si toglie una scarpa, se la batte due volte in testa ma, non trovando il metodo efficace, l'annusa e muore)
MARCIA FUNEBRE
SUGGERITORE- (Esce dal cupolino con il copione e una candela accesa)
Rispettabile pubbro
Fra tanta strage e tanto spicino
Son morti tutti, vo' mor' anch'io.
(Mangia la candela e muore)
MARCIA FUNEBRE
Cala il sipario, che si riapre subito con la compagnia schierata al proscenio per cantare
INNO GOLIARDICO
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