Freud e il caso di Dora

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Freud e il caso di Dora

di

Luigi Gozzi

spettacolo meccanico per due attori veri e un grande schermo

Un grande schermo che chiuda il boccascena e sul quale in retroproiezione multipla sia possibile proiettare le immagini (film o altro) riguardanti ciò che accade tra i due protagonisti. Nello schermo si aprono una porta e due finestre, l'una sovrastante l'altra.
Quando comincia lo spettacolo il grande schermo è fermo e buio. Freud è davanti allo schermo. 

Freud - Signore e signori 
anzi signori ...e signore: 
l’esposizione di un caso clinico 
è sempre un compito difficile; 
ci sono delle difficoltà di ordine tecnico 
e a1tre difficoltà che derivano 
dalla natura stessa delle circostanze 
che si debbono esporre. 
Infatti si debbono svelare
delle intimità - direi quasi 
tradire dei segreti, forzando 
la naturale tendenza alla discrezione 
del terapeuta, cioè mia 
e del paziente, cioè in questo caso 
della paziente della quale tuttavia 
nessuno riuscirà mai a scoprire la vera identità. 
La paziente perciò non subirà alcun danno 
non apprendendo nulla che già non sappia 
perfino le parole cosiddette oscene 
che sarò costretto a usare 
la paziente le conosce già tutte 
come ho potuto personalmente costatare. 
Certo l’esperienza riuscirà per i più stupefacente specie per quel che riguarda l’interpretazione 
dei sogni che sono sempre così importanti 
nelle nostre cure, ma badate bene,
non si tratta di un romanzo; 
il carattere stupefacente è inerente alla natura stessa della nevrosi isterica 
di cui la paziente è affetta 
e che è un fenomeno complesso. Un tempo io la curavo sintomo per sintomo: ad esempio la paziente (perché
si tratta quasi sempre di signore) 
aveva male a un ginocchio? 
allora: che cosa c’è dietro 
questo ginocchio? lo stesso 
per un gomito, un occhio 
una coscia, due cosce
il fondo schiena, il naso
il ventre, il polpaccio, la gola 
l’orecchio (sordità), la bocca 
(mutismo, afonia), i denti 
il sedere (diarrea, disturbi intestinali)
eccetera. 
Ho capito che era il sistema sbagliato
bisogna comprendere i fatti tutti insieme 
non trascurare un indizio 
non tralasciare un segno 
non omettere nulla.
Dunque questa nostra paziente
che per discrezione chiamerò Dora...
Da dentro lo schermo voce, rauca e tossicolosa, di Dora 
Dora - Non mi piace, non mi piace 
Freud - ...questa nostra paziente 
una paziente - una piacente giovane 
di diciott’anni che era stata portata dal padre...
Il padre, un facoltoso commerciante di V. 
sosteneva che Dora... 
Voce (voce rauca e tossicolosa di Dora)
Dora - Non mi piace, non mi piace! 
Freud - Vi prego di scusarmi.
Freud entra dalla porta nello schermo che subito si anima 
Freud (dall'interno) - Non è il caso di ritornare qui
sul1’esposizione confusa che ebbi 
dalla paziente dei suoi sintomi 
e della sua storia: alcune 
immagini risultavano nitidissime 
altre sfuocate confuse enigmatiche 
quando non si tratta di ampie 
e incomprensibili lacune, buchi, omissioni 
insincerità, amnesie, paramnesie 
vere e proprie falsificazioni 
infingimenti, sostituzioni... 
Ci vuole molta pazienza 
ma qualcosa ho accertato: 
il padre, facoltoso commerciante, 
uomo intelligente
ma debole, inetto, molte malattie, 
malattie anche nervose, si lamenta spesso; 
la madre, una nullità, sempre intenta 
a pulire la casa, lustrare, mettere in ordine, 
c‘è anche un fratello poco importante 
che tiene per la madre 
(mentre la paziente tiene per il padre) 
qualche zio un po’nevrotico e poi - 
poi viene l’interessante, anche se non fanno 
ufficialmente parte della famiglia: 
i signori K. - per discrezione, li presentiamo 
insieme, per discrezione stanno 
ancora insieme, anche per via dei figli. 
Sono molto amici della famiglia della paziente: 
il signor K., un bell’uomo senza dubbio, 
la signora K. affascinante dicono tutti 
specie il padre 
ci si potrebbe soffermare su questo legame 
su questa liaison tra la signora K. e il padre
di Dora. Il signor K. ... 
voce (rauca e tossicolosa!) di Dora
Dora - Non mi piace, non mi piace!
Freud - Un momento! Un momento! Allora: 
storia dei disturbi nervosi della paziente. 
A otto anni difficoltà di respiro 
(dopo una gita in montagna) 
a dodici anni cefa1gie prolungate 
tosse nervosa, ancora difficoltà 
di respiro, a sedici anni lunghi 
accessi di tosse, depressione, raucedine 
frequente, intere settimane di afonia. 
Lo stato attuale non e cambiato. Dora ...
Dora (compare alla finestra; sempre tossendo)-
Ho già detto 
che non mi piace
questa storia
questo modo
questo modo di fare
di raccontare
la storia
che non mi piace
bisogna togliere 
oppure aggiungere
qualcosa 
Freud - Aggiungere qualche
particolare sulla depressione 
Dora - sulla depressione 
della tosse della voce
che si vede
si sente 
è estremamente depressiva. 
Freud - Sulla depressione 
generale, intendo dire 
Dora - Anch’io intendo dire 
intenderei -meglio - dire 
se non ci fosse di mezzo 
la tosse 
la raucedine 
Freud - E lo stato di depressione
Dora - che non mi lascia dire 
Freud - ma che la lascia scrivere.
Scrivere una lettera in cui 
minaccia un suicidio 
ovviamente non attuato 
Dora tossendo si ritira dalla finestra. Pausa 
Freud - Si potrebbe diagnosticare 
une pétite hystérie
ai nostri giorni molto frequente
specie fra le signore. 
Un caso interessante? Non direi 
si tratta di fenomeni psicosomatici
dei più communi:tosse nervosa
dispnea
afasia 
forte emicrania 
e insieme depressione 
taedium vitae
probabilmente non del tutto sincero. 
Niente, che so? insensibilità cutanea
riduzione del campo visivo
grande attacco - 
oh, se ci fosse il grande attacco!
o cose del genere. 
Aggiungo: conosciamo anche che cosa 
è all’origine di tutto questo, il trauma
voglio dire, perché un trauma c’è sempre 
alla base dell’insorgere della malattia. 
Non è vero, Dora? 
Lo schermo ora espone un vero e proprio spezzone di storia ossia di film: la dichiarazione alla signorina Dora, scena detta 'la scena del lago'(per via di un lago lì vicino ). L'attrice Dora fa la sua parte nel film (in controluce, vera e falsa, reale e proiettata nello stesso tempo ). 
Dora - Non mi piace 
questa storia del lago 
che devo ripetere 
come comincia 
e come finisce 
questa storia 
delle proposte amorose 
di...di qualcuno comincia così... 
Nel film il signor K. dichiara a gesti il suo amore a Dora 
Freud - Vuole dire le proposte 
del signor K.? 
Dora- E poi finisce 
che non sono 
nemmeno creduta 
da qualche altro 
Freud - Allude a suo padre 
forse? 
Dora - Non solo a lui 
non solo a lui 
ma anche a lei 
Freud - Si rivolge al signor K.? 
oppure si riferisce a me? 
Dora - Riferisco a lei 
la scena del lago 
che comincia con le proposte 
del signor K. 
e finisce un po’bruscamente 
Nel film Dora dà uno schiaffo a K. 
Freud - Finisce proprio cosi? 
Dora - Finisce 
che qualcuno 
si ostina a negare 
che qualcunaltro 
si ostina a non credere 
che qualcunaltro ancora 
si ostina a farmi ripetere; 
oppure è sempre la stessa persona? 
Freud - Capisco che lei sia 
depressa avvilita 
forse si sente abbandonata. 
Ma perché la tosse, la raucedine, 
l’afasia - perché manifestarlo 
in questo modo, perché dirlo - 
o meglio non dirlo - così! 
C’è un altro spezzone di film: " la scena del negozio ", durante la quale K. cerca di baciare Dora ovvero l’ombra dell'attrice che fa Dora. 
Dora - La scena comincia qua dentro - qua dentro 
qua1cuno aveva approfittato di una zona buia 
di un momento forse di amnesia - io ho allora 
poco più di quattordici anni - tutta questa 
scena si svolge nel negozio 
del già citato signor K. 
bisogna, credo, parlarne in un certo modo 
bisogna suscitare la sensazione 
che non solo è vero - è accaduto...
ma è inevitabile...cioè era inevitabile 
e...non è stato evitato...e non era evitabile. 
Sono appena arrivata nella scena 
e dico - dico qualcosa non mi diverto 
a ricordarlo - lo ricordo perfino ma1e 
ci sono troppe parole - alcune straniere 
mais il faut attrapper le chat par la queue - 
non lasciar perdere al contrario spiega lui, 
il signor K.; e io l’ho preso questo gatto 
(in francese ), l’occasione - mi correggo - 
cambio posizione, l’ho preso il gatto? 
s’intende lui il signor K. per la coda 
lui m'ha preso forse anche lui - e io ho 
appreso che avevo appena quattordici anni - 
questa scena precede la precedente penosa 
penso scena - e infatti ci sono 
anche troppi pensieri, mentre le parole 
si sono diradate e non fa altro,lui 
che ripetere, mi ricordo, se ricordo bene 
"ma perché non andiamo di sopra ?" 
che mi risuona, mi rimbomba nella testa 
insieme ad altre confuse manovre - 
manovre nel senso di manomissioni 
manose manate, toccamenti con la mano, 
anche con... 
E mi chiedo e mi continuo a chiedere anche 
"perché di sopra"? oppure 
"perché di sotto?" infatti lui 
aveva allungato e più o meno abbassato 
le mani di sotto - dalle parti di sotto, 
"di sopra" ripeto e poi aveva chiuso 
la bocca la mia bocca con la sua bocca 
le sue parole ormai mute perché comincia di sotto, voleva dire, parlare di sotto - io mi accorgo 
mi ricordo che prima - prima della bocca di sotto 
aveva detto ancora esplicitamente in francese 
"pour faire une omelette il faut casser les oeufs" 
e allora sentivo una spinta dal basso una spinta 
una pressione in basso- 
senza dubbio per via delle uova 
che erano state nominate e la spinta saliva 
su su contro la bocca premuta 
contro la sua bocca, una spinta saliva 
e mi accorsi che era saliva 
secondo me nausea era un po’disgusto sebbene 
non volessi, non volessi confessarmelo 
e poi questa spinta era arrivata più su più su 
fino alla testa, fino al cervello 
dove ancora mi sforzavo di pensare, 
mi sforzavo di piacere 
dove forse non pensavo più, non ricordavo, 
e allora mi misi in testa che fosse amarezza, 
che fosse disgusto e poi pensai 
che fosse disprezzo 
e piano piano provai a dire 
-sempre nella testa -
non sentivo più il resto, 
provai a dire "disprezzo", "disgusto" 
e poi"schifo". 
Ero rimasta sola. 
E non riuscivo più a respirare. 
Freud - Difficoltà di respiro? 
Nausea, eh? 
Vomito, magari anche? 
Senso di oppressione? 
al petto, vuol dire? 
sì insomma nella parte 
superiore del corpo: 
Dora, lei sa benissimo cosa succede
agli uomini quando baciano ! 
Dora si affaccia alla finestra e vomita con violenza
Freud - D’accordo. D’accordo 
mettiamo, come lei dice 
le carte in tavola, cosa 
che lei in fondo già sta facendo, 
che cosa mi dice infatti d’altro in fondo? 
Lei dice: accuso mio padre, 
lei rende palese questa accusa, 
vede, anche suo padre dice: 
rendo palese la mia relazione 
con la signora K., in fondo
è vero, in fondo e vero.
D’altronde il signor K. rende
altrettanto palesi le sue fondamentali 
intenzioni verso di lei. 
Come vede, siamo in fondo d’accordo. 
Siamo tutti d’accordo, no? 
E io esplicitamente le dico: 
voglio sapere da lei che cosa 
in fondo vogliono dire queste accuse 
al padre al signor K. e forse, 
dico forse anche a me, 
e dico ancora: non nascondono forse 
delle accuse verso se stessa 
delle autoaccuse, che sarebbe
come dire mettiamo davvero 
queste carte sulla tavola: 
in fondo, lei è molto 
innamorata del signor K.!
Dora ha smesso di vomitare. Ha chiuso la finestra. 
Freud - Dora, lei deve ammettere almeno qualcosa 
Dora - Io non ammetto niente, sia chiaro 
Freud - Per esempio prendiamo il caso 
della signora K. e del padre, 
soli sono stati visti, diverse volte soli 
Dora - Non mi ricordo, e poi non l’ammetto 
Freud - In queste circostanze lei si sente 
venduta, lei si sente scambiata 
Dora - Vuole dire che mi stanno prendendo per un’altra? 
Freud - Voglio dire che hanno preso un’a1tra 
al posto suo. Il padre prende 
la signora K. al posto della piccola Dora. 
Dora - Ma sarà lei che mi sta scambiando per un’altra! 
Freud - Prendiamo allora la questione più importante: 
i regali del signor K. Lei li ha accettati o no? 
Erano tanti quei regali. Allora lei l’ama! 
Dora - Io amo chi? A questo punto chi dovrei amare? 
Freud - Lei dovrebbe amare il signor K., credo! 
Anzi lei l’ama intensamente. 
Dora - Bugiardo! Bugiardo! Lei e un gran bugiardo! 
Freud - Bugiardo io? Ma la bugiarda è lei! 
Dora - A me bugiarda? Lei bugiardo-bugiardo! , 
Freud - Bene, come vuole; mi ci ha costretto lei, 
non si lamenti dopo! 
Da qualche parte della schermo compaiono le figure richiamate da Freud. 
Freud - Avanti la cugina premurosa
lei sa cosa si prova, cosa
si sente in quegli istanti
voce della cugina - Ma Dora è addirittura 
pazza per quell’uomo 
Freud - Viene la cameriera osservatrice
dice: quando il signor K. non c’era
la signorina stava molto male 
Voce della cameriera - Ma Dora è addirittura 
pazza per quell’uomo 
Freud - Osserva la portinaia ficcanaso 
dal signor K. per caso arrivavano 
per la signorina splendidi regali 
Voce della portinaia - Ma Dora è addirittura 
pazza per quell’uomo 
Freud - I vicini di casa, les vendeuses 
i fattorini conoscevano bene l’indirizzo 
"per la signorina Dora da parte del signor K." 
Voci dei vicini ecc.- Ma Dora è addirittura 
pazza per quell'uomo 
Freud - C’è anche la governante di Dora 
innamorata tuttora del signor K. 
pardon volevo dire del padre, 
Dora capì subito che non 
le poteva essere amica 
Voce della governante - Ma Dora è addirittura 
pazza per quell’uomo 
Lo schermo si popola di tutti questi personaggi generici e gioiosi: si festeggiano le nozze o quanto meno il fidanzamento di Dora. Poi la luce cinematografica bianca illumina Dora che dà la sua versione degli avvenimenti. 
Dora - Succede che ti sbagli 
succede che poco di quello 
che ti succede - la storia, la vicenda 
che nel frattempo va avanti 
corrisponda nella coscienza
e nella realtà - 
nella realtà e nella coscienza - 
ti sbagli, capisci?, 
ti sei sbagliata
per esempio il padre 
scompariva - sveniva - era malato
e subito saltava fuori questo signor K.
presentato-presentatosi come amico di famiglia
il più delle volte chiamato da me Babbo Natale
per via dei numerosi regali che mi portava sempre 
nel frattempo il padre era opportunamente svenuto
lui il padre non voleva mai nulla se non
le sue malattie vere o false che fossero
le sue medicine, boccette e boccettine,
fiale e fialette e pantofole calde 
e senapismi e cataplasmi; 
non ero io, non potevo essere io 
a giudicare le malattie oppure a provocare 
le malattie stesse, casomai il contrario. 
C’entrava quell’altra cioè l’ambigua signora K. 
mandata a spiare 'che cosa stai facendo', 
mandata a sobillare la madre piuttosto incerta 
(a parte la pulizia generale tra tante medicine e malattie e relativi stracci scope scopettoni)
venuta a sobillare la perfida, la terribile signora K. non solo il padre; non solo 
il padre, non solo quell’altro cioè il signor K. ovviamente, ma perfino, perfino un personaggio come la mia governante la quale dopo avermi blandito dopo avermi accarezzato 
per i più svariati motivi e avermi fatto -
anche lei!anche lei!- i più svariati regalucci finisce per svelare palesemente che a lei unicamente interessava una cosa e cioè il padre 
e perciò io avevo costruito una storia
completamente sbagliata, mentre la governante veniva licenziata e la signora K. 
che era stata mandata a sobillare anche me! 
anche me! scompare anche lei!, 
ma veniva quotidianamente visitata dal padre
che recava in mano oltre a numerosi medicina1i 
nelle forme più svariate 
a1trettanti doni o rega1i che sottraeva 
fingendosi malato a me sua legittima erede, 
alla sua legittima sposa, cioè alla madre 
- invece il solito signor K. - detto anche 
in famiglia il...ma lasciamo perdere... 
insomma saltava fuori che era lui quello 
che doveva chiarire spiegare la storia 
e questo non era in contrasto con la sua originale parte di donatore- e infatti i regali da parte sua aumentavano di numero e di consistenza, 
mentre era chiaro che non c’era più niente 
da aspettarsi dal padre e che mi ero 
ancora una volta sbagliata. .. 
E' buio. Lunga pausa. Nel buio la voce di Freud 
Freud - Avrei forse 
dovuto dirglielo 
prima di... 
ma non esageriamo 
con questi "prima" 
altrimenti... 
Avrei dovuto 
metterla in guardia 
da tutti questi personaggi 
da tutti questi oggetti - 
ci sono troppi oggetti. .. 
ci sono io, no? 
La smetta 
con questa assenza 
con questo silenzio 
con questo compiacimento 
con questo 
silenzio compiacente 
verso le sue
compiacenze
verso i suoi oggetti compiacenti
insomma le cose che si vedono che si toccano.
Ci sono io, no? 
Luce.Dora alla finestra. Sullo schermo immagini insistite dei signor K. 
Freud - Avrei dovuto
dirglielo 
soprattutto 
dei momenti 
bui, dei momenti
confusi - quelli in cui 
la libido 
che è quella cosa
che dobbiamo continuamente 
spendere, come...il denaro,
che dobbiamo continuamente cambiare
come... il sangue, che dobbiamo
continuamente mettere in circolazione
come...il linguaggio, volevo dire
quei momenti in cui il linguaggio
o anche la libido - dicevo dunque,
eh si, balbetta - si confonde
anche lui, anche lei! ah! ah! 
non ce la fa, cioè a volte
ricorre a delle immagini 
bambinesche, infantili! 
Dora alla finestra si succhia il dito
Freud - Massì, sono qua io
io, io
io
per questo 
si dice 
il medico - eh, il medico ! 
si dice 
il terapeuta - d’accordo! 
si dice 
l’analista - benissimo! 
ma si possono anche dire 
altri nomi 
altri termini 
per esempio, 
per esempio 
diciamo: padre 
diciamo: amante 
diciamo: padre amante 
o anche amante padre 
che sono quasi la 
stessa cosa, infatti 
la bambina ama 
il pene per via dell’invidia 
del padre, chiedo scusa 
è il contrario, 
e così io posso ben capire 
che lei mi investa 
con le sue immagini 
infantili 
con la sua libido 
attuale... 
Dora succhia rumorosamente il microfono oppure succhia altrettanto rumorosamente il suo dito 
Freud - La smetta 
la smetta 
lei sa benissimo 
che il transfert 
il nostro rapporto 
si svolge tutto
verbalmente; 
verbalmente 
ho detto
non oralmente.
La smetta
la smetta
con i colpi 
di testa 
con i colpi 
di...bocca 
di lingua! 
lei sa benissimo
che questo non 
è il momento
dei colpi di scena!
Volevo dire
non vorrà
ricominciare
col silenzio
col diniego
con la fuga, anche. 
Dora
non vorrà
ricominciare
a dirmi 
qualcosa?
Dora, che si e ritirata dalla finestra, spiega il suo sogno che viene proiettato sullo schermo.
Dora - In una casa
si sviluppa un incendio.
Mio padre è in piedi
davanti al mio letto
e mi sveglia allarmato.
Io mi vesto rapidamente.
La mamma vuole salvare
il suo scrigno dei gioielli
ma il babbo dicembre
'non voglio che mia figlia
bruci per il tuo scrigno dei gioielli'.
Allora usciamo in fretta
e appena io sono fuori mi sveglio. 
Freud - Ha già fatto questo sogno? 
Dora - Diverse volte 
Freud - Analizzi 
le cose che 
le vengono in mente 
una per una 
Dora - L'altro giorno 
mio padre 
ha litigato 
con mia madre 
dice: non va bene 
chiudere a chiave 
le stanze di notte 
può sempre succedere
qualcosa per cui 
si debba uscire 
Freud - Lei pensò ad un incendio? 
Dora - Per forza... 
Freud - Per forza? 
Dora - Anche quando
io e il babbo 
fummo ospiti dei K. 
e ci fu la scena del lago 
si parlò di un incendio 
la casa era di legno. .. 
Freud - E poi? 
Dora - Il signor K. 
cercava sempre
di entrare nella mia stanza
io stavo all’erta
mi vestivo sempre in fretta
nel sogno... 
Freud - Nel sogno lei sostituisce
al signor K. suo padre 
Dora - Mio padre? 
Freud - Lei risveglia il suo amore
per suo padre per difendersi
dall’amore di K.
Dora - Non è vero
Freud - E lo scrigno da gioielli
che sua madre vuole salvare?
Dora - Le piacciano molto i gioielli 
che mia padre le regalava 
Freud - Non è questo il punto 
piuttosto: il padre 
a chi regala di più? 
A sua madre o alla signora K.? 
Alla signora K. o a lei? 
A Dora o alla madre di Dora? 
Dora - Non mi piace... 
Freud - Non le piacciono i gioielli? 
Dora - Mi piacevano molto 
ora non più, sono malata... 
Freud - Perché non e più la rivale 
di sua madre rispetto 
a suo padre, voglio dire. 
E posso anche dire che naturalmente 
è diventata la rivale della signora K. 
Il signor K. non le ha regalato 
uno scrigno da gioielli 
come quello del sogno? 
Dora - Sì, ma... 
Freud - Scrigno da gioielli, lei sa 
è un’espressione molto usuale 
come anche: borsa 
borsellino 
scatola 
scatolino 
cameretta
cucina
pentola
serratura
vaso 
buco 
per indicare il genitale femminile 
Dora - Sapevo che lei
avrebbe detto questo 
Freud - Questo significa
che lei lo sapeva.
Nel sogno lo dice:
quest’uomo, il signor K.
mi perseguita, vuole
penetrare nella mia camera,
nel sogno suo padre
la salva, salva
il suo scrigno da gioielli.
C’è anche sua madre
che fa la parte 
della signora K., è lei 
che parla dello scrigno
è lei che non vuole
più concederlo al
signor K. Tutto questo
prova quanto fosse,
quanto sia intenso
il suo amore per lui. 
Dora - Non mi piace
questa interpretazione,
non è vero
non ci sto 
Freud - Non ha ancora
capito, Dora 
che a questo punto 
in analisi 
non si può dire "no"? 
Mi dica: che cosa c’è
dentro 1o scrigno dei gioie11i? 
Illuminata dalla luce cinematografica bianca Dora dà una sua nuova e privata spiegazione del caso 
Dora - dentro, dice, dentro 
"non guardare là dentro" dice 
si sentono allora cigolare 
le porte, e io allungavo il collo 
tendevo l’orecchio e pensavo 
chi stava facendo i passi furtivi 
chi stava ansando là dentro 
là dietro il padre si agita 
sbuffa dice "non guardare chiudi 
gli occhi gli orecchi" lui e quell'altra
lei e quell'altro mi si parano davanti... 
...mi si parano davanti e dicono 
"tu che cosa nascondi ?" che cosa 
hai nascosto là dentro per esempio 
là dietro, voltati e rivoltati 
due o tre volte e tu credi di non 
aver proprio più nulla da nascondere e ti gira 
anche un poco la testa come se fosse 
stata svitata e barcollando ("perché barcolli ?") 
ti appoggi al muro 
(pensando "ho le spalle al muro") 
e anche lui come te cede 
perché siamo tutti uguali 
gli uomini come le cose 
le cose come gli uomini. .. 
...almeno pensi per un po’guardando le facce 
le facce intorno e da una di quelle facce invece 
per esempio quella del padre 
o quella del signor K. esce il comando 
"non fare quella faccia" oppure 
più bonariamente "cosa nascondi dietro
quella faccia?" vuol dire che è venuto 
che sarebbe venuto il momento
il momento delle spiegazioni... 
...e io volevo dire "e allora dillo, no?" 
e poi di continuo - questa sarebbe la spiegazione
il contributo alla discussione - 
"ipocrita!","non sai nemmeno mentire!" 
e "come reciti male!" eccetera...
...dopo non dice più mente - e io
mi tengo il mio segreto - ma me lo
sono tenuto davvero?- non si sente più
niente nessun rumore nessun sussurro
e alla fine non si vede nemmeno più
niente - niente di niente 
Fine della proiezione bianca 
Freud - Lei ha un segreto
lei ha un segreto
che non vuole svelare
lei ha un segreto
che vorrebbe tenere 
tutto per sé, Dora
ma non si deve
non si può
è pericoloso, Dora
tenersi un segreto
tutto per sé
è come scherzare col fuoco
"non giocare coi fuoco"
altrimenti...altrimenti
si dice ai bambini vivaci
ai bambini maldestri
non giocare coi fuoco, Dora 
altrimenti...fai la piscia nel letto: 
nel sogno suo padre la sveglia 
per questo, la svegliava un tempo 
per questo, quand’era quel tempo il momento...
Dora piscia sulla testa di Freud 
Freud (riparandosi) - Lei ha ancora 
un segreto, Dora 
un segreto più 
segreto di quello 
che ha confessato 
più segreto ancora... 
però, come dire?, 
- glielo dico - 
abbastanza vicino 
a quello,abbastanza 
prossimo, andiamo
cerchi, si sforzi
acqua, ancora acqua 
(l’acqua, sì, il liquido 
è quello di prima) 
adesso fuoco, fuochino 
fuochino, si fa il gioco così 
fuoco fuoco fuoco 
esatto! fuoco fiato 
e fiato e fuoco e fiato 
e fuoco e fiato e fuoco 
si dice cosi - si dice 
anche : masturbazione. 
E si continua cosi 
si bagna il letto per 
spegnere l’incendio 
il fuoco - si soffia 
si sbuffa si tosse 
anche si ride 
si bagna 
su e giù
su e giù 
su e giù il fuoco
sale l’acqua scende 
Lo schermo si è riempito di fumo a significare...
Poi viene proiettato il secondo sogno di Dora 
Dora - Passeggio per una città 
che non conosco, vedo strade 
e piazze che non mi sono familiari. 
In una piazza c’è un monumento. 
Freud- Che città? 
Dora - Non l’ho mai vista
solo in fotografia 
Freud - Lei vuole andare 
da sola? 
Dora - Alla fine giungo ad una casa dove abito 
vado nella mia camera e trovo una lettera
dove c’è scritto che il babbo
è stato malato e adesso è morto 
Freud - Lei vuole vendicarsi
di suo padre
Dora - Forse
Freud - Ma lei prova anche
rimorso per questo 
Dora - Sì 
Freud - Così si affida ad una lettera 
come quella che aveva scritto 
quando voleva suicidarsi 
farla finita
Dora - Vado alla stazione, chiedo dov’è 
mi dicono "a cinque minuti" 
poi vedo davanti a me un fitto bosco 
di lontano scorgo la stazione ma 
non la posso raggiungere e provo molta angoscia
Freud - Un bosco? come quello 
dove ci fu la scena con K.?
Dora - Del tutto simile, anzi è proprio quello
Freud - La stazione indica certamente il genitale 
femminile, per questo intorno c’è un fitto bosco, 
e lei non può raggiungere la stazione, 
capisce Dora?
Dora - No
Freud - La stazione cioè il genita1e femminile 
non può essere raggiunta, 
ci sono degli ostacoli, a1meno 
di ordine psicologico, ci 
sono - diciamo meglio - delle 
angosce da superare, dei tabù 
da infrangere, per essere più 
precisi: c’è qua1cosa da infrangere, 
capito, adesso?
Dora - All’improvviso sono a casa. Non mi
ricordo come ho fatto il viaggio. 
La cameriera mi apre e dice 
"la mamma e gli altri sono già tutti al cimitero". Allora vado tranquilla nella mia stanza 
e comincio a leggere un grosso libro 
che sta sui mio scrittoio. 
Freud - Vediamo: suo padre è morto
adesso lei può leggere liberamente
sul grosso libro che poi non è
altro che un vocabolario,
come fanno di nascosto
i ragazzi che sui vocabolario cercano
sempre le parole sporche.
Dora, questo è l’ultimo segreto:
che cosa cercava, che cosa ha trovato
sul vocabolario?
Dora - Appendice!
Freud - Appendice? 
Dora scompare. Fine della proiezione. 
Freud - Debbo confessare che a tutta prima
rimasi perplesso: che cosa significava
questa ricerca sull’appendice del vocabolario
che di solito, quando c’è, si trova in fondo
e non contiene argomenti essenziali; voleva forse
dire che la paziente non riteneva fondamentali
le cose che in fondo si sarebbero scoperte
che si andavano scoprendo: oppure voleva
dire che in fondo Dora accusava l’intera storia
di essere banale, una sorta di romanzo
appunto d’appendice, buono al massimo per
una serva e non per una ragazza istruita come lei.
Stavo così molto indeciso e anche turbato
quando mi ricordai che in fondo per prima cosa
io sono un medico e capii che non tanto di
appendice si parlava quanto di appendicite
ovvero infiammazione (eh sì mi dissi ancora 
una volta e fuoco e fiamme) dell’appendice
ileo-ceca1e o vermiforme, supposi anche 
per un momento qua1che insulto per me 
che forse venivo detto cieco 
(erroneamente da ceco, parte de11’intestino) 
e per giunta verme, ma non ci feci caso 
e mi ricordai che l’infiammazione
appunto dell'appendice comporta rigonfiamento del ventre e dolori addomina1i 
e viene attribuita ad un errore o fallo 
nell’a1imentazione, e si confondono 
questi sintomi con quelli della gravidanza...
insomma era come se Dora si fosse immaginata 
di restare incinta per via dell’amore di K., dell’abbraccio di K. ... 
Dora si affaccia alla finestra, brandendo un bambolotto
Dora - Non mi piace! Non mi piace 
questo bambino immaginario 
della storia con il signor K. 
questo bambino immaginato 
nel corso dell ‘analisi per soddisfare 
l’immaginazione del padre 
l’immaginazione del K. 
l’immaginazione del Freud! 
Questo bambino appendice 
non è necessario non serve 
questo bambino appendice 
è per giunta anche banale 
questo bambino appendice 
lo si può 
eliminare 
buttare 
tagliare 
cancellare 
questo bambino non voglio 
che sia un’appendice! 
Non mi piace! 
Butta il bambolotto e scompare 
Freud- Gentilissima signorina 
ho accuratamente esaminato 
la breve scena che lei ha recitato 
e la trovo assai efficace
per la rappresentazione di un conflitto
infantile non risolto: infatti
il bambino vola giù dalla finestra. 
Gentilissima signorina
fin qui sono d’accordo con lei ma poi
questo linguaggio mi pare 
si sviluppi eccessivamente in un senso
che è senza dubbio fortemente
simbolico anche troppo;
questo simbolo è poco discorsivo
e anche troppo riassuntivo
è, come dire?, un po’troppo simbolo;
oppure - altro caso - io non vorrei 
essere costretto a raccogliere 
il pupazzo già caduto non vorrei
che si ripetesse il gioco più
e più volte non vorrei si 
facesse confusione su questo argomento:
io debbo stare a sentire io non debbo agire;
faccio ancora un esempio: si dice
'via non facciamo i bambini' 
è un modo di dire, è un modo
di fare che fino a un certo punto mi piace
ma che alla lunga non ritengo più efficace.
Gentilissima signorina
non vorrei ulteriori confusioni
non vorrei nemmeno successive simbolizzazioni 
via la prego di smetterla, anzi
non la prego le impongo di troncare
un taglio netto, una cesura
nel discorso che altrimenti fluisce
via limpido oppure torbido
non so, non ne sono molto sicuro
vorrei essere anzi rassicurato
sulla limpidezza o meno
di questo discorso sulla sua
simbolicità e su altre cose ancora
che sto cancellando che 
sto rifiutando. La prego 
gentilissima signorina... 
Tutto lo schermo si illumina. 
Sullo schermo non c'è più nessun segno.
Buio. 
Dora alla finestra, pronta per uscire 
Dora- Dottor Freud 
oggi e l’ultima 
volta che vengo qui, 
l’ultima!
Freud - Quando ha preso 
questa decisione? 
Mi dica quando.
Dora - Quindici giorni fa, 
sarà stato 
quindici giorni.
Freud - Quindici giorni come 
quelli che si danno 
a una persona di servizio, 
a una serva
Dora - Come alla serva 
dei K. 
come alla governante 
di casa K. 
corteggiata 
dal signor K. 
sedotta 
dal signor K. 
abbandonata 
dal signor K. 
Era successo
poco tempo prima
della mia visita
Freud - Vuole dire
poco prima
della scena del lago?
Dora - Sì
allora
Freud - Lei si sentì
allora trattata
come una serva
corteggiata come una serva
sedotta come una serva
poi successivamente
abbandonata come appunto
si fa colle serve
mentre invece
si era immaginata
che si trattasse
di una cosa seria
Dora - Anche lei! 
Buio.Dora finalmente esce dalla porta, dallo schermo e forse dall'analisi.
Dora - Anche lui - 
intendo dire il signor K. -
pensava che si trattasse
di una cosa seria
o quantomeno
di una cosa importante
di una storia, come si dice,
di una storia significativa
sono sicura che la pensava proprio così
il signor K. -ci scommetto! 
posso anch’io fare una scommessa, no? 
Anzi voglio fare una scommessa 
come quella del signor K. 
come quella del dottor Freud 
come quella 
del padre e di tutti quanti. 
Tutti quanti d’accordo nel costruire 
una bella storia 
equilibrata, serena 
col lieto fine 
matrimoniale, forse 
oppure una commedia 
amara di costume 
un po’angosciosa certo 
nella quale tutti alla fine riprendono 
il ruolo iniziale: la madre, 
il padre, i signori K. 
E anch’io debbo riprendere 
con il mutismo, l’afonia 
la tosse, la dispnea 
dalla quale sono sicura invece 
di essere momentaneamente guarita. 
Pausa. Colpo improvviso di tosse 
Voglio dire: dovrei riprendere 
con la solita scommessa 
dello star zitta nel gran gioco 
dello star zitti e del parlare 
del domandare e del rispondere 
dell’affermare e del negare 
del gridare 
del sussurrare 
del balbettare 
del ridere e del piangere. 
Del ridere, ecco - 
eccessivo, forse 
nevrotico, anche 
isterico, aggiungiamo 
del fou rire, si dice cosi 
ma come faccio altrimenti 
come posso fare altrimenti 
a raccontare 
come davvero sia finita 
la storia col signor K. - 
ecco io passavo un giorno 
per la strada, poco tempo dopo 
pochi giorni dopo, tutta contegnosa 
tutta riservata e nemmeno lo salutai 
il signor K. - e lui a fissarmi 
come intimorito, come intorpidito
e in quel momento, sì insomma 
in uno di quei momenti 
perché la scena duro un poco di più
un poco di più del necessario 
gli arrivò addosso una carrozza 
una carrozza con tutti i cavalli 
e il signor K. restò lì per terra 
tutto tramortito 
tutto inzaccherato 
pensai per un momento 
addirittura ferito. Solo 
per un momento lo pensai: 
perché in realtà non si era fatto niente. 
Non si era fatto niente,
non era successo niente, 
se non un ridicolo banale 
incidente. E allora? 
Forse ha ragione il dottor Freud,
penso che abbia ragione lui
quando dice che la psicoanalisi
svolge lo stesso compito del destino. 
Con una differenza, dice: 
che per il destino è tutto 
molto, ma molto più facile. 
Pausa 
Oggi è il trentun dicembre millenovecento. 


fine


Freud e il caso di Dora di Luigi Gozzi
è stato rappresentato per la prima volta
il 17 febbraio 1979 al Teatro Due di Parma

attori
Marinella Manicardi
Gianfranco Furlò
regia spazio scenico films e costumi Luigi Gozzi
composizione spazio scenico Severino Storti Gajani
musiche Gabriele Partisani
elaborazioni fotografiche Paolo Petrosino
realizzazione films Andrea Pavone

produzione
Teatro Nuova Edizione/Teatro delle Moline

finalista al Premio Mondello di Palermo 1979

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