Fuga in egitto

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                                FUGA IN EGITTO

                      ( Versione Sac. Alfio Signorelli )

                            *********************

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† レトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトソ

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ウ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† P E R S O N A G G I¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ウロ

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† タトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトルロ

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚゚

                              S. GIUSEPPE

                              MARIA  S.S.

¬† ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†ANGELO¬†¬†¬† I・
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ANGELO¬†¬† II・
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ANGELO¬† III・
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ANGELO¬†¬† IV・
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ANGELO¬†¬†¬† V・
¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ANGELO¬†¬† VI・
 

                              BENIAMINO - PASTORE

                              GERMANO   - PASTORE

                              FILENO    - PASTORE

                              GERPONE   - PASTORE

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† GUIDA¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Iヲ

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† GUIDA¬†¬†¬†¬†¬†¬† IIヲ

                              DIMMA    - CAPO DEI LADRI

                              GISIMA

                              CORNETTI

                              MALAMBO

                              MALATESTA

                              DRAGONE

                              SCORDATO

                              MALDONATO


¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ATTO I・- SCENA Iヲ

     (Veduta di una capanna, dove riposa Giuseppe; Maria sonnecchia col

      bambino sulle ginocchia. Dopo aver lavorato, Giuseppe stanco dice:)

    GIUSEPPE     - Non ne posso piu'!

                   (Si siede e lentamente si addormenta.Durante il sonno

                    si avvicina il coro degli angeli)

    ANGELI       -                C A N T O

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† レトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトト

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ウ

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ウ¬†¬† Godi di Tua gran sorte

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ウ¬†¬† Gioisci o peccatore

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ウ¬† ¬†e mira il Redentore

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ウ¬†¬† Bramoso di tuo amor.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ウ

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ウ¬†¬† Volgi pietoso il ciglio

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ウ¬†¬† Nel seno di Maria;

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ウ¬†¬† E mira del Messia

¬†¬†¬† ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†ウ¬†¬† La fiamma d'ogni cuor.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ウ

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† タトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトトト

¬†¬†¬† ANGELO I・¬†¬† - Giuseppe!¬† ( si sveglia )

                   Volgi il Tuo cammino verso l'Egitto, perche' l'empio

                   Erode pensa di dar morte a tutti i bambini, onde pe-

                   risca nella strage comune anche  Gesu'.

                   Fuggi, salva il Bambino; cosi' comanda il Supremo Fat-

                   tore!

    GIUSEPPE     - (svegliandosi completamente)

                   Oh! Dio, che intesi mai?!...

¬†¬†¬† ANGELO I・¬†¬† - Giuseppe, ascoltasti?¬† ( Giuseppe si alza )

                   E' voce del Cielo, che ti dice di incamminarti per la

                   via d'Egitto, giacche' Erode vuol morti tutti i bambini

                   del suo regno. Fuggi, come ti ho detto, cosi' comanda


                   l'Eterno Dio, per svanire d'Erode l'infame desio.

    MARIA        - (dolcemente mesta)

                   Giuseppe, giacche' Erode e' si fiero, obbediamo alla

                   voce di Dio.

                   Drizziamo i nostri passi verso l'Egitto.

    GIUSEPPE     - (acconsentendo)

                   Si', mia cara sposa; questo suol si abbandoni; (piange)

                   mai piu' di noi si tenti veder Gerusalemme.

¬†¬†¬† ANGELO II・¬†¬†¬† Giuseppe, non temere!... Noi vi accompagneremo nel

                   tragitto.

¬†¬†¬† ANGELO III・ - Su via, e' comando del Cielo....

¬†¬†¬† ANGELO IV・¬† - Tutti insieme a Voi partiamo; non temete in nostra

                   compagnia....

¬†¬†¬† ANGELO V・¬†¬† - Nessun pericolo soffrirete. Iddio Vi assiste.....

¬†¬†¬† ANGELO VI・¬† - Io andro' innanzi. Fede e speranza Vi assista....

¬†¬†¬† ANGELO I・¬†¬† - Senza tanto indugiar partiamo dunque. Io Vi saro' da guida.

                   ( Maria sale sull'asinello, Giuseppe mette un fagotto

                     sulle spalle, prende il bastone con una mano e con l'al-

                     tra tiene le redini dell'asinello.

                     Gli angeli precedono)

     GIUSEPPE     - Or dunque andiamo. ( fatti due passi si fermano)


¬†¬†¬†¬† ANGELO I・¬†¬† - Giuseppe, perche' cosi' mesto? Perche' confuso?

                    Prosegui il tuo cammino. Il Gran Fattore del tutto ti

                    assistera'..... Io ti saro' custode. Non piu' timore,

                    in Egitto sarai fra poche ore.

     GIUSEPPE     - Sommo Iddio, questo e' il Tuo Figlio....

                    Deh! O Signore ( piange ) assistilo in tale istante....

                    (si asciuga gli occhi)...ed in questo fatale periglio...

     MARIA        - ( mesta )

                    Amato sposo, sono cenni del cielo; giacche' il perfido

                    Erode soppresso vuole il Salvatore del mondo con suo

                    fatale editto; affrettiamoci a partire per l'Egitto...

¬†¬†¬†¬† ANGELO I・¬†¬† - Giuseppe che pensi?.....Forse fra dubbi ancora ti

                    rivolgi! Non dubitare, cammina verso l'Egitto,

                    giacche' in questa notte, la guida sara' la tua gran

                    sorte.

    ANGELI          (cantano : "GODI DI TUA GRAN SORTE" e partono. )

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†ATTO I・- SCENA IIヲ

              ( I pastori sudati si fermano. Beniamino, Germano,

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Angelo III・ Fileno¬† e poi Gerpone. Prima stanno

                seduti a terra, mangiano,suonano e poi si alzano.)

    BENIAMINO    - Amici, giscche' la sorte radunar ci fece, rapportare

                   vi voglio un breve sogno:

                   "Mentre giacevo a dormir con gli agnellini accanto,

                   parmi sentire una voce dal cielo che gridando mi

                   disse: Giuseppe rivolgi il tuo cammino verso l'Egitto,

                   giacche' l'empio Erode  risolse di dar morte a tutti


                   i bambini del regno, onde perisca nella strage comune

                   anche Gesu'.

                   La voce cosi' mi disse: Fuggi, salva il Messia, cosi'

                   comanda il Supremo Fattore, perche' d'Erode deluso

                   resti il furore. Cio' udito, mi sento volar cola' per

                   far compagnia a quel dolce Gesu', vero Messia.

    GERMANO      - Amico, bene tu dici; ma sappi intanto che qui' sogliono

                   abitare  empi assassini ed io non vorrei che per salvare

                   Gesu' i nostri danni fossero vicini.

    BENIAMINO    - Vieni meco e non dubitare, che il nostro scudo e' forte

                   e come ben sai ci difende l'angelo del cielo.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ( appare l' Angelo III・)

¬†¬†¬† ANGELO III・ - Dalle celesti sfere alata ninfa a voi ne vengo;

                   fermate i passi amici; ormai saper voglio quale

                   impegno vi muove questo suolo a calcar?

    FILENO       - Da Gerosolima appunto noi facciamo ritorno e con

                   impegno si prosegue il cammino.

¬†¬†¬† ANGELO III・ - Per supremo voler¬† a voi sia noto un editto fatale

                   del regnante, che a vivo impegno vuole e comanda

                   estinto ogni fanciullo. Ma il Supremo Fattore,

                   saggio e zelante, salvo vuole Gesu' in questo istan-

                   te.


    GERMANO      - Ah! Che infame e tragico pensier dimostra per

                   desiderio di regnar;io gelo.....tremo.... e la forza

                   mi manca in questo estremo.

    FILENO       - Germano, amico; bisogna tornar a Dio; il Cielo lo

                   comanda e bisogna eseguir tosto quanto conviene e

                   non rintracciar il perche'.

¬†¬†¬† ANGELO III・ - A confronto di quanto l'Altissimo pretende e vuole

                   che noto vi sia, conviene raggiungere per istrada il

                   confuso Giuseppe e il Messia.

    BENIAMINO    - Oh! Ecco il mio sogno...Oh! Contento maggior di ogni

                   contento! Si segua da noi, amici, intanto l'Alto voler.

                   Propizia ci sia la venuta del Messia.

    FILENO       - E il cielo, frattanto, ha avuto cura di noi in ogni

                   evento. Ah! Compagni, ecco felice il nostro intento.

    GERPONE      - ( Da lungi con bisaccia, bastone, curvo e barcollante;

                     getta a terra la bisaccia, si asciuga il sudore e

                     comincia.)

                   Grazie al Ciel alfin respiro, debole di forze e di sudor

                   grondante, e dopo lungo disastroso cammino vengo

                   pastori.

                   ( prende la bisaccia e si avvia verso i pastori )

                   Vi sia propizio il Cielo!....Amici, sono degno di

                   perdono se mi introduco in vostra compagnia?


    GERMANO      - Servitevi, amico;  ma voi perche' turbato v'introducete

                   in nostra compagnia?

    FILENO       - Via, parlate senza alcun timore! Mentre  pastori noi

                   siam e a non altri intenti che a pascolar gli agnelli;

                   siate sicuro dunque coi vostri fratelli.

    GERPONE      - Amici, giacche' tanto i vostri affetti penetrarono il

                   mio cuore, sapete chi sono io?... Quel Gerpone, che la

                   fama mi dipinge empio, inumano, nemico di un  Regno,

                   e forse non risparmiavo la vita di alcuno, e spesso

                   lottavo contro la fede di Dio stesso.

                   Sappiate pero', io vi dico: mentre un giorno pensoso

                   io stavo, ascoltai una voce del cielo che mi rapi' il

                   cuore: " Gerpone, mi disse, che fai? Che pensi?

                   Non vedi che il precipizio e' a te vicino? Cangia,

                   pazzo che sei, cangia destino! "

                   A tale voce tutto comprsi ed attratto resto' il mio

                   cuore per essere la mia mente chiamata da un Dio

                   vivente.

    BENIAMINO    - Oh! Stupore!...Giacche' tanto udisti, bisogna, amico

                   che tu offra parole.

    GERPONE      - Ma ascolta ancora: Tosto ritornai in seno alla mia

                   famiglia e vidi che l'unico mio figlio, il mio caro Dimma,

                   seguito mi avea; anzi mi informarono essere atroce,


                   barbaro, inumano; onde pensai condurlo al primiero sen-

                   tiero, per lodare poi entrambi Iddio. Ecco il vero.

    GERMANO      - Ebbene, or verrai con noi con lieto ciglio e poi

                   cercherai tuo figlio.

    GERPONE      - Ma dove seguirvi io devo?

    GERMANO      - Oh! Amor di un Dio, quanto sei grande che chiami un

                   peccator di tanti affanni!.....

    FILENO       - (a Gerpone)

                   Con cieca ubbidienza il sangue spargesti, giacche' il

                   Verbo Eterno ti disse: torna ai compagni, non temere

                   se mai sono audaci, abbi prudenza, non paventar e taci.

    PASTORI        ( assieme) Partiamo con bel'armonia. (partono)

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ATTO I・- SCENA IIIヲ

                              CONTRASTO DEI LADRI

                              -------------------

                 ( I ladri scendendo da cavallo, salgono sul

                    palco e disposti a semicerchio dicono: )

    LADRI        - Ecco siamo giunti all'amene contrade d'Egitto!...

    DIMMA        - (passeggiando)

                   Amici,compagni a quel che vedo,la fortuna non corrisponde!

                   E perche' mai? Donde tanta avversita'?

                   Piu' non si mira un passeggero


                   che possa saziar le nostre brame;(consenso di tutti)

                   Non arride fortuna, o cari amici,

                   alle nostre fatiche e  al nostro valor.

                   Oh! Questo e' un gran cordoglio,

                   che piu' si accresce in me, quando rimiro voi,

                   miei compagni afflitti.

                   E come, potro' soffrire, sorte ingrata

                   le angosce, le pene, i sudori e persino la fame?

                   Giuro sul capo mio stragi e  rovine oprar

                   contro chiunque vedranno  gli occhi miei;

                   sfogar sapro' mio sdegno senza pieta'.

                   Allora contro di Pluto io stesso sapro' le armi

                   adoprar, e l'ira mia per quanto or scevro di

                   colpa non potra' raffrenar tutto l'Inferno!.....

    GISIMA       - Che cruda sorte e' questa! Stare sempre nei boschi

                   in solitari luoghi, aspettando la preda e sempre invano.

                   giacche' la fortuna non  permette

                   ancora di vedere  alcuno che i passi drizzi verso di noi.

                   Mentre questo e' il tempo in cui d'Egitto passano

                   dei mercadanti che portano le loro merci

                   in Palestina...Eppure non si vede uomo che cammini...

                   Io disperato, maledir vorrei il fato ,la fortuna,

                   e i giorni miei!............

    MALDONATO    - Amico, hai ben ragione di maledir la sorte,

                   giacche' contro di noi cruda e sorda si dimostra;

                   ond'io del par la maledico ancor.


                   Se vedro' qualcuno in questo giorno,

                   senz'ombra di pieta' vittima la faro del mio furore

                   conoscerete compagni, mentre lo giuro al Cielo,

                  

                   al mondo, agli dei tutti che strage accadra' nei

                  

                   giorni miei!........

    BOTTAIO      - Io sono con voi d'accordo, giacche' la sorte e' per

   

                   noi troppo crudele in questi boschi.

                  

                   E di giorno e di notte passiamo il tempo miseri

                   

                   ed infelici.

                   Eppur non veggo verso di noi venire uomo che saziar

                   possa le nostre brame.

                   Amici, a dire il vero la rabbia mi divora!

                   E a tanto patir non ho flemma.

                   Io maledir vorrei il crudel destino,

                   che privo d' ogni bene cosi'

                   mi lascia afflitto in tante pene.

    MALAMBO      - Stelle crudeli!... Perche' si barbare tutte

    

                   congiuraste al nascer mio. Nacqui infelice, ed or,

                   abbandonata la patria natia, vivendo fra questi soli-

                   tari abituri, credevo ritrovar la mia pace.... Frattan-

                   to  perfido destino, son costretto  a perire di pura fame.

                   e questi miei compagni che potranno far vedere quanto

                   valgono, anche in qualche sol incontro felice, non

                   possono....poiche' l'iniqua sorte un passeger non


                   offre...Dunque staremo qui' neghittosi? Ah!Che io fremo

                   di sdegno, avvampo d'ira, tremo di orrore e giuro in

                  

                   faccia a tutti i numi che se qualche infelice sventurato

                   nelle mie mani cadra', allora lo svenero' da disperato.

   

    DRAGONE      - Sempre la rea fortuna  non comparte i suoi doni a

   

                   chi li deve.....

                   Amici, il coraggio, il valor che ci distingue,

                   meriterebbe invero la ricompensa.

                   Eppur tra queste selve

                   si soffrono piu' disagi, la fame ci divora

                   e non si acquista preda.Ma se camba la sorte e ci offre

                   in questi boschi il gradito piacer di assalir qualcuno,

                   allora il mio furore d'ogni vostro pensar

                   sara' maggiore.

                                                     

    SCORDATO     - Il desio di acquistare ci trattiene in questo boschi,

                   (prende la tabacchiera e da un giro di tabacco,

                   mentre dice:)

                   forse il fato, reso per noi benigno,

                   secondar vorra' le nostre brame.... (torna a posto).

                   Bisogna intanto sperare, perche'questo e' il tempo

                   in cui si fa tragitto da molti mercadanti verso l'Egitto...

                   Bisogna sperare, addunque ed aver sofferenza

                   finche' l'amica sorte alle nostre mani

                   qualche favore apporti.


    MALATESTA    - Non so frenare lo sdegno nel vedendoci confinati

                   in questi solitari boschi, famelici, con

                   ansia di acquistar preda;

                   mentre l'avversa sorte non si e' benignata

                   finora ad apportarci vitto per disfamarci.

                   Ma vi diversamente me credete ed osservate

                   che se fortuna cambiera' d'aspetto e ci offrira'

                   qualcuno in questo bosco, me vedrete il primo

                   contro costui a svenarlo.

                   Ma se la destra audace  non lo trafiggera'

                   allora  di furie armato, mi daro' in potere di

                   Pluto io stesso, per andare a pagare la pena con quei

                   che sotto il suo comando tiene.

    MALAMBO      - (allegro)

                   Amico, non piu'; gia' mi predice il cuore buone nuove

                   per noi. Questa notte, mentre dormivo, vidi nel sogno

                   ricca gente appressarsi. Ognuno allora farsi cuore

                  

                   sperava e con voci e minacce assalimmo quelle timida

                   ciurma. Uno: Ferma! le disse, e l'altro: Muore chi con

                   armi si appressa e assalisce. Quindi ancor si formo'

                   corona per rapire quella preda desiderata. Intanto

                  

                   come lupi tutti assieme ci appressammo per fare quel

                   bel bottino, e mi rammento che rubammo oro ed argento.


    GISIMA       - Non dubitate, amici, rinasce  in me quest'oggi la speme

                   di far preda.

                   Ma noi non lasceremo intanto d'oprar quanto conviene.

                   Stiamo a guardar con comune vigilanza tutte le vie del

                   bosco e senza perder tempo stia ognuno al suo posto.

                   Bisogna essere arditi, mentre al nostro valore prestera'

                   la fortuna il suo favore.

¬†¬†¬† GUIDA Iヲ¬†¬†¬†¬†¬†¬† In questa collina, dove si fa la spia, mi fermero' per

                   vedere da lontano il passeggiero e con fischio a voi ne

                  

                   daro' l'avviso.

                   Si, date a me questa cura, che qualche buon evento vi

                   assicura.

    DIMMA        - Si, or vanne, mio caro! I sentimenti, che spieghi tu,

                   son degni di te e fanno rinascere nel nostro animo

                   quell'animosita', quel coraggio.

¬†¬†¬† GUIDA Iヲ¬†¬†¬†¬† - A quel che vedo, la fortuna non corrisponde; io sono

                   un uomo disperato, disprezzato; all'acqua, a neve,

                  

                   al freddo, al vento ....Il primo che incontra nelle

                   mie mani, oh! Io faro' provare guai, pene e tormenti.

                   Guai al primo, guai al secondo e con questo cordoglio

                  

                   mio non perdonero' neppure allo stesso Dio!

                                            (getta il berretto a terra)


    DIMMA        - E voi, miei cari compagni, che date la veste a si degno

                   condottiero, sappiate che anch'io fui alla testa di

                   alquanti bravi compagni in parti piu' remote del mondo.

                   Essi formavano la felicita' della compagnia.

                   Nel giro di due lustri si scorsero quei campi con la

                   piu' terribile franchezza, con la quale guadagnammo

                   ricchezze.

                   Non vi fu regola particolare; nessuno osava ritornare

                   ai compagni senza armi, rimprovero mai della loro abi-

                   lita'. Insomma fui sempre felice accanto ad essi.

                   Il caso acerbo me li tolse dal mio lato e la tragica

                   scena recise il filo della loro vita. Voglia il Cielo,

                  

                   che potessi con la compagnia vendicare il sangue dei

                   medesimi; ve ne resterei obbligato, se ricevessi questa

                   soddisfazione; e da questo istante mandatemi liberamente,

                   poiche' nel mio cuore si accresce l'ira, lo sdegno, il

                   furore.

    CORNETTI     - Io non temo di nulla, anzi voglio aspettare a piede

                   fermo la favorevole fortuna d'incontrar qualcuno, ed

                  

                   allor vedrete il mio furore e la strage che faro' di

                  

                   costui.

                   Ma se deluso io resto, di furia armato maledir vorrei

                   la sorte ed il fato.


    MALATESTA    - Questo giorno felice e si bramato; alfine rinasce nel

   

                   mio  cuore l'ira e la speme. Ah! tu non sai come mi

                  

                   freme il sangue nelle vene e come di sdegno avvampo!...

                   Vi prometto di sacrificare chiunque vedranno gli occhi

                  

                   miei....

                   Ah! La vendetta (getta con furia a terra il berretto),

                   il furore, la rabbia ed il veleno mi trafiggono a gara

                   pensando le stragi che dovro' fare, mi sento scorrere

                  

                   per le vene e le ossa il raccapriccio...

                   (prende il berretto)

                   Io fremo!...Ma or sappi che, per disgrazia, lo stesso

                   Giove nelle mie mani incappasse, ti giuro e ti dono la

                   destra in pegno, che sfogar e vendicar sapro' il mio

                   sdegno.

    DRAGONE      - Il mio coraggio ed il mio cuore gia' tante volte lo

                   vedeste per prova.

                   Ma se per disgrazia nostra oggi tramonta il sole ed un

                   passeggero non vedono gli occhi miei, ah! Maledir

                   vorrei tutti gli dei.

    DIMMA        - Il maledir non scema i nostri danni; uniformiamoci al

                   tempo; la sola virtu' puo' giovarci....Verra' forse

                   quell'ora in cui fortuna mutera' d'aspetto: verra'

                  

                   forse quel punto in cui ricchi di preda ritornar potre-


                   mo a casa nostra. State quieti pertanto; non date piu'

                   al mio cuore pene maggiori, cari compagni, e spero che

                   non avremo il cielo sempre severo.

    MALATESTA    - Evviva, amici. Speri ognuno di noi di rammentar le

   

                   provvidenze antiche; ed in questi grevi e grandi cimen-

                  

                   ti ci troviamo sempre bene in tutto sempre con l'aiuto

                   dei numi. Alfine vinceremo, amici, l'avverso fato!

                   Dio provvede ancora agli insetti e tutti siamo figli

                   suoi. Ma se succede che il giusto gioisca e l'empio

                   pera, questo e' un caso e non un dono. Ognuno goda

                   dell'arbitrio suo. Ma se succedera' qualche intoppo

                  

                   felice; lo giuro e il mio giuramento non erra che

                   tremar faro' tutta la terra.

    DIMMA        - Amici, son scorsi piu' giorni che non si e' fatta preda.

                   Bisogna andar in altra strada ove ritroveremo qualcuno

                   che portera' denaro e togliendogli questo, saremo sempre

                   allegri; diversamente moriremo di fame e non potremo

                   adempire le nostre brame.

    MALDONATO    - Ma l'ultima preda fatta da noi resto' denaro che doveva

                   ripartirsi. Perche' sin'oggi non si e' diviso?

                   Cosi' le nostre leggi sono in avverso.


    GISIMA       - No, amico, col denaro rimasto si comprano le armi ne-

                   cessarie a ciascuno di noi. Ora che siamo provvisti

                   tutti a dovere, possiamo contrastare con mille fiere.

    DRAGONE      - Partiremo dunque per Antiochia, che essendo quella

   

                   gran citta' di negozi ricca, troveremo spesso dei

                   viaggiatori con denaro e merce, e potremo ben provvederci.

    SCORDATO E   - Partiamo, su via; su via dunque partiamo.....

    MALAMBO

    CORNETTI     - Fratelli, consolatevi; vorrei che prima di partire pren-

                  

                   dessimo un po' di cibo per giungere con piu' lena in

                   Egitto.

   

¬†¬†¬† GUIDA IIヲ¬†¬†¬† - (dalla tavola da pranzo) Ola'!....¬†

   

    DIMMA        - Compagni aspettate un momento, giacche' da lungi si

                   sente una voce......

¬†¬†¬† GUIDA IIヲ¬†¬†¬† - (si avvicina ai compagni)

                   Ola' compagni!  Che attendete? Accorrete, e'

                  

                   pronto il cibo, gia' la tavola e' pronta, raddunatevi

                   insieme e ristorate le gia' cadute forze. Vi e' carne,

                   vino, cacio, e se tarderete forse si perde qualche sano

                  

                   intoppo; non perdete tempo, su venite, mangiate e bevete.

                   Fra breve faremo preda migliore, me lopredice il cuore

                   e mangeremo cibi migliori, piu' buoni, prosciutti, carne


                   stufata e maccheroni. Venite e non tardate che voi siete

                  

                   diventati tanti poltroni.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ( vanno a mangiare, mentre mangiano la GUIDA Iヲ sta' di

                   vedetta sugli  alberi e di tanto in tanto viene a pren-

                   dere qualche boccone.

                   Si sente da lontano un dolce canto; sono gli angeli in

                   compagnia della Sacra Famiglia che s'appressano; la guida

                   corre ad avvertire)

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ATTO I・- SCENA VIヲ

                                 L' ASSALTO

                                ____________

                   ........Godi di tua gran sorte.....

¬†¬†¬† GUIDA Iヲ¬†¬†¬†¬† - Compagni che faremo?...Gente a noi si appressa...Vedo...

                   

                   oppur mi inganno?.....Ecco da lungi una donna viene...

                   Si'....e' vero ed al suo lato un sol uomo!....Ah!

                   Pietoso cielo, questo e' il punto d'acquistare una buona

                   preda...Torniamo ai compagni...Non piu' timore (fischio)

                   Compagni venite!...A noi si appressa una vaga donzella ed

                   un nobile vecchietto.

    DIMMA        - Compagni, ecco la preda!...Io da parte mia impedisco il

                   cammino, amici, compagni a noi!... Fate coraggio,

                  

                   aprite il seno, strappate il cuore, mostrate alfin il

                  

                   vostro valore....

                   

                   (contrasto interno...turbato dice:)

                   Sommo Iddio...perche' pavento?...Donde nasce il mio


                  

                   timore?...Perche' povero mio cuore...ti sento palpitare?

    GIUSEPPE     - (piangente confuso)

                   Deh! O Signore assistici!....

    DIMMA        - Fermati vecchio! Non fare un passo innanzi, se vuoi

                   aver cara la vita. Te ne vai cantando in questi

                  

                   boschi!...Troppo contento sei!...

    GIUSEPPE     - Ma che volete da noi?...(con pieta')

                   Nulla abbiamo....lasciateci proseguire.

    DIMMA        - (tra se)   Perche' viene meno il coraggio?....donde

                   tanto tremore?....

                   (risoluto)  Ah! No!.....(a Giuseppe) Su via...tutto

                   consegnar mi devi, senza tanto indugiar....

    GIUSEPPE     - Pieta', signor, per quel bambino e per la mamma

   

                   sua....( piangendo )

    DIMMA        - Che pieta'!...(contristato) Cuore mio, perche' forte mi

                   batti in petto?...Senti pieta' per costoro?...donde tanta

                   vilta'...

    GIUSEPPE     - Siam povereelli in fuga...lasciateci andare...

   

                   (commosso, tremante),,

    DIMMA        - (tra se)

   

                   Di questo vecchio i detti, l'aspetto, il portamento


                  

                   mi commuovono. Ah! Che fare?...e i miei compagni?.....

                   (risoluto) No!....Morte e rovina fu il nostro patto....

                   Tremi o vecchio?....Ben ti vedro' tremar fra poco ai

                   colpi del ferro mio!.....

    GIUSEPPE     - Io non tremo....(risoluto) ne pavento il tuo ferro!...

                   Confido in Dio che e' piu' forte di te e di tutti i

                   tuoi compagni insieme......

    DIMMA        - Vecchio ancor non cedi?...Ancor sei pertinace?....Empio

                   tremar tu devi del mio furore ed ad un tempo perfido

                  

                   morirai senza palpitar.

                   ( si scaglia contro Giuseppe )

    GIUSEPPE     - Gran Dio pieta'!

    MARIA        - Signore aiutaci!.....(piange)

¬†¬†¬† ANGELO I・¬†¬† - Dimma....fermati Dimma, fiero ladro crudele, in questo

                   bosco vanne indietro!

    DIMMA        - (tra se')  Come conosce il mio nome?....

¬†¬†¬† ANGELO I・¬†¬† - Voglio che tu sappia che questo pargoletto nelle fasce

                   avvolto e' il Supremo Fattore del tutto; questa e' Maria,

                   la Regina del cielo, quel buon vecchio e' Giuseppe suo

                   sposo....Su via, lasciateli proseguire nel loro cam-

                   mino.


    DIMMA        - E che pretendi, vago?...Vattene; col tuo nudo ferro

                   cerchi indurmi a vilta'?....T'inganni!...Il mio coraggio

                   e quello dei miei compagni non e' si vile come tu lo

                   figuri; vattene, che il mio sdegno proverai fra poco.

¬†¬†¬† ANGELO I・¬†¬† - Vanne indietro! BArbaro disumano!....Il fiero capo in-

                   china a terra....Chiedigli perdono e se contrito ti rendi

                   in questo ostante, sarai del Sommo Iddio servo ed

                   amante....

    DIMMA        - Io chinar il mio capo a terra!...Io...Cosi' mi offendi?

                   .....Anche contro di te il ferro mio adoprar sapro'....

¬†¬†¬† ANGELO I・¬†¬† - Non ardir Dimma, lottar contro l'angelo di Dio, posto

                   a custodia dell Sacra Famiglia....Non piu' resistere

                   alla chiamata di Dio...

    MARAIA       - Signore, o Eterno Padre, dacci aiuto in questo periglio;

                   sai che meco porto il Tuo Gran Figlio.....(piange)

    DIMMA        - ( confuso ed umiliato )

                   Si...Eterno mio Dio...dammi aiuto di resistere con

                   questi miei compagni, che troppo ingrati si mostrano

                   con Te; e questo vecchietto col suo volto afflitto, e

                  

                   questa nobil donna col suo amato Figlio muove a pieta'

                   il crudo cuore di tutti noi.....


    GIUSEPPE     - (piu' contento)

                   Amico, il ciel ti salvi...Vedi, pellegrini noi siamo,

                   poverelli in fuga verso l'Egitto...

    DIMMA        - Oh! Di questo vecchio i detti mi commuovono....E quel

                   tenero Bambino colla vezzosa mano par mi dica:

                  

                   " Dimma, deh! Caro Dimma, pieta'" Ah!Non ho cuore di

                   svenarli....(risoluto)

                   Vecchio non ti turbare! Alla fine di umanita' noi non

                   siamo privi... Accostati ai compagni...non piu' timore,

                   amico io ti saro' e difensore....

    GIUSEPPE     - Amico, il cielo ti dia  grazia e valore, mentre coi voti

                   miei stanchero' il cielo a darti santo lume e pieta'.

¬†¬†¬† ANGELO IV・¬† - O giorno felice, o perpetuo tripudio che e' questo per

                   te, o Dimma....giacche' l'Onnipotente ti ha con la sua

                   misericordia assistito...e qual grazia si neghera' a

                   tanto intercessore. Senza indugio ai tuoi compagni ri-

                   torna e la rabbia loro cambiando in calma, dal cielo

                   otterrai la palma.  (Dimma torna confuso ai compagni)


¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† SCENA IIヲ

    MALATESTA    - Compagni, il nostro caporale a noi ritorna senza nulla

                   apportare. Il mio pensiero non erra: cerca a coloro

                   dal liberta'....Giusto io dico: cerca a coloro dar

                   liberta'. Ma non lo soffriro' giammai; giuro sul sangue

                   mio che voglio vendicarmi, perche' sol di sangue si pasce

                  

                   il cor mio.

    SCORDATO     - Amici, voi sappiate che fra gli antichi Ebrei vi era la

                   piu' grande felicita' del mondo, ed or frattanto,nel

                  

                   rimirare il nostro Dimma, vedo bene che per la preda e'

                  

                   troppo molle; a coloro cerca dar la liberta', ed allor

                   vedrete, sul capo mio, l'empieta' che dovro' fare.

                   Sappiate, miei cari compagni che nei tempi di mia

                  

                   famiglia vi erano continui e disastrosi flagelli ed io

                   fui sempre vittorioso .

                   Badate bene, miei cari, alle leggi dei nostri vecchi

                   antenati Ebrei, che sempre stavano costanti come lo

                   stesso Oloferne, il quale andava vittorioso negli

                   attacchi di Faraone.

                   Sappiate che, se di questa preda noi non acquisteremo,

                   si perde la felicita' nostra; per cui dovremo essere

                  

                   costanti. Quel vecchio dobbiamo ucciderlo e tagliarlo a

                   pezzi...cosi' saremo sempre felici....


    MALDONATO    - Ben dice il nostro Scordato. Frattanto che siamo qui'

                   riuniti, tutti con lo stesso scopo, egli solo ha trovato

                   la ragione profonda, per cui non dobbiamo mai venir meno

                   ai nostri patti. Il suo dire ascoltiamo con  attenzione

                  

                   e se per caso ancor il nostro Dimma persistesse nella sua

                   vilta', Scordato sia il nostro capo. Seguita dunque

                   caro compagno, nei tuoi detti ad eccitare in noi il furore

                  

                   e ristabilire l'unione perfetta anche senza Dimma.

    SCORDATO     - Questo non basta, miei cari compagni. Il mio furore, la

                   nostra grandezza i tuoi pianti niente a noi recano.

                   Per te tutto mi reca a niente la serie delle tue pene,

                   della tua colpa e dell'altrui. La mia rabbia e'

                  

                   intollerabile. Oh! Sorte!  Oh! Colpa Oh! Sangue!

                   

                   Oh! Rimembranze! Oh! Morte!

    MELAMBO      - Dimma, e che pretendi? Per un fanciullo, per una donna,

                   per un vecchio ardito cerchi avvilir tutti noi?

                   No, amico, poiche' noi siamo infuriati.

                   Dobbiamo loro togliere tutto quello che portano ed,

                   a tenor del nostro petto, soggiacer debbono e darsi

                  

                   alla morte, giacche' qui' li ha condotti oggi la sorte.


    DIMMA        - Compagni, avete mirato con chi ho ragionato?....

                   Un vago Bambinello quella donna porta nel suo seno e

                  

                   quel nobil vecchieto e' il suo diletto sposo. Ah! Alla

                   vista di quel Bambino tenero, vezzoso e caro restai

                   trafitto nella mente e nel cor!....

    GISIMA       - E che pretendi alla fine? Pieta' usar tu vuoi? E quando

                   mai fra noi regno pieta'? Strage, empieta' e rovina fu

                   il nostro patto e questo sara' per sempre.

    CORNETTI     - Se alla vista di una vaga donzella pietoso ti dimostri,

                   faro' con questo ferro scorrerti fiumi di sangue.

                   

                   Pensaci, trema, risolvi, altrimenti col mio furore faro'

                   strage e rovina.

    DRAGONE      - Cosi' la nostra legge si eseguisce?... Cosi' i nostri

                   riti si annullano. Dov'e' andato, Dimma, l'antico tuo

                   furore?...Ti lasci intimorire alla vista di una donna,

                   per quanto belle essa sia, e ti fai pietoso!....

                   Metti senno; lungi da te ogni vilta' e pieta'...

                   Ordina la strage di questi infelici, che la sorte ha

                   portato oggi alle nostre mani!....Compagni senza indugio

                   alla vendetta, alle armi!....

    DIMMA        - Ma se vedessi la grazia, la belta!.....


    TUTTI        - Che grazia, che belta'!.....

    GISIMA       - Quando mai fra noi regno pieta'!...Ricordar tu devi,

   

                   quando di star uniti noi tutti concordammo e giurar ti

                   vidi, sopra l'armi nostre, di assassinar  chiunque

                   capitasse nelle nostre mani. E quelli, or tu perche'

                   non li sbrani?.....

    MALDONATO    - Raffrenar non posso, o Dimma, lo sdegno mio!...Per una

                   vil donzella tu molle ti fai; per un vecchio erdito tu

                  

                   ci chiedi pieta'; per un Bambino  vuoi tutti noi avvilir

                  

                   cosi?...Dov'e',o Dimma, il cor feroce? Andranno gli empi

                   cinti di gloria se, per una ingannatrice donzella vuoi

                   far abbassare l'ardire a tutti noi!...Ma no...Io saro'

                   il piu' forte e non vi e' chi possa colmare il mio furore.

                   Ho forte il petto e di macigno il cuore....

    DIMMA        - Ma lasciateci, amici, che io possa palesare tutto il mio

                   cuore.....

    GISIMA       - Deh! Ti sovvenga o Dimma, che piu' di la' del bosco, ove

                   l'antro di Plutone col fiumicello confina, in mezzo a

                  

                   quegli alberi frondosi, nascosta pur io trovai una vaga

                  

                   e gentil donzella, di cui ridir non posso la grazia, la

                   belta', il portamento, il brio; fiero io mi mostrai per

                   ottenere i primi frutti dell'amor suo e a tante preci e


                   minacce la semplice cedette al mio furore.

                   A te la presentai per ottener la grazia di salvarla, e tu

                   rammentando le nostre leggi, volesti che fosse esposta

                   al furor delle nostre armi....e l'infelice cadde a terra

                   da piu' colpi trafitta. Dov'e', o Dimma quello zelo?

                   E voi compagni perche' si lenti? Presto alle armi, e

                  

                   senza dimora contro quelli avventiamoci!

                  

                                 ( Dimma piange)

    MALDONATO    - Dimma, perche' mai mi nascondi il tuo volto?....Se degno

                   desolator non sei tu, degno desolator saro' io per te!...

                   Rientra in te stesso e pensa che il tuo cedere e' vano...

                   E' inutile il tuo pensar....Come! Tu piangi per quei

                   miseri?...Che ti mossero forse a pieta'?...Questo non

                   basta a tormentar tutti noi. Giunsero dalle colonie

                   egiziane degli Ebrei....furono i loro pianti ai nostri

                   piedi...eppur di tanta felicita' nell'udito accesso,

                   trovi la via di tormentar te stesso.

    DIMMA        - Amico, tu ben sai, quante volte e quante si son seduti

                   ai miei piedi avvinti, oppressi i piu' robusti e

                  

                   coraggiosi eroi, con lacrime e pianti domandarmi pieta',

                  

                   ed io costante nelle preci loro.

                   Or non so quale forza ignota mi opprime il cuore.....

                   Avvicinandomi a quel Bambino tero e vezzoso e pieno

                  

                   d'amore  mi attrae il corpo, l'anima e il cuore.


                   E quando mai nel mio cuore regno' pieta'?.....

                   Venite meco e mirate voi, se l'animo vi basta di dar

                   morte a colui  col quale mi contrasta....

    CORNETTI     - O giorno fatale, o terribile affanno!...Non posso

   

                   resistere....Vorrei svenarmi io stesso...Ma no,Dimma,

                   te lo giuro e ti prometto di vendicare il sangue

                  

                   medesimo. A tal punto tu dovrai recidere il fil della

                   loro vita....Per cui miei cari amici, badate bene che

                   il nostro Dimma cerca dar loro liberta'.

                   Ma tutti noi col nostro coraggio e il nostro furore,

                   potremo strappare loro la vita e il cuore.

    SCORDATO     - Compagni non vedete  che il nostro Dimma cerca indurci

                   a pieta'.....     

                  

   

    TUTTI        - MAI!!!

    SCORDATO     - Abbiamo dimenticato la fame sofferta in questi boschi, 

   

                   mentre la favorevole fortuna ci offre propizia

                  

                   l'occasione  di far preda. E ce la faremo sfuggire di

                   mano per la vilta' del nostro capo?...No compagni!...

                   Se cosi' facessimo, pregiudicata rimarrebbe la nostra

                   fama, rotta per sempre la nostra unione. Pensaci, Dimma,

                   se vuoi aver ancor teco questa valorosa compagnia, metti

                   da parte la bonta', la pieta'.


                   Altrimenti solo ne andrai, abbandonato da tutti noi.

                  

    MALAMBO      - No, amico. Alla vista di una donna mutar non devi,

                   giacche' gli uomini e le donne egualmente da noi

                   restano uccisi. E tu che sei stato il piu' feroce

                   e il piu' crudo, or come cambi di pensiero?... Ma

                   questo non lo soffriro' giammai...Le nostre leggi

                   devono restare col loro vigore, io non posso raffrenar

                   il mio furore!

    MALATESTA    - Amico, nel considerare il tuo linguaggio vedo che non

                   corrisponde a quello che hai usato fin da principio.

                   Hai voluto forse ingannarci? Paura e coraggio si

                  

                   alternano nel tuo cuore in modo molto facile e con

                   disinvoltura biasimevole.  Insomma, a dirti il vero,

                   vedo bene la distanza che passa dal tuo parlare al tuo

                   operare. Supporre io dovrei che nasca in te un principio

                   di pentimento.....

                   La tua modestia, il tuo cambiamento sembrano piuttosto

                   d'aver altra ragione di quella che esterni: un vecchietto

                   una donna ed un bambino e vorrei che ti avesse colto la

                   belta' ingannatrice.

    DIMMA        - No, mio caro, ti sbagli di grosso!...


    MALATESTA    - Su, rientra una volta in te stesso e sappi che il tuo

                  

                   cedere e' vano. Osservo un fermento nell'animo dei

                   compagni e mi accorgo che inutili sono le tue preghiere..

                   

                   E voi miei cari compagni, che la pensate al par di me,

                   non temete perche' non manchera' un'altro condottiero,

                   un altro duce...Non vi scoraggiate...al posto di Dimma

                   

                   sapro' io stesso governare. La fortuna cambiera', me

                  

                   vedrete il primo ad ucciderlo.

                   Quel Bambino si tagliera' ora pezzi a pezzi, quel

                  

                   vecchietto si brucera' e la donzella, quella cosi'modesta

                  

                   e bella, pensero' io di renderla vittima di tutti noi.

                   Da questo istante mi prendero' la liberta' di finir la

                   loro vita nelle nostre mani.

                   Ma or tu perche' non li sbrani?..

  

              ( Partono le guide verso i pastori che si avvicinano )

    DRAGONE      - O barbaro, o crudele destino!...Sembrami, miei cari

    

                   compagni, che questo Dimma troppo molle si mostro', e

                   che questo Gisima, Maldonato, Cornetti, e Scordato

                  

                   siano tutt'altri da quel che erano. E voi tutti

                   

                   vergognatevi di comparire sulla faccia della terra, mentre

                   io solo non mi chiamero' il perfido Dragone, se non basto

                   ad uccidere questo infelice e spezzargli il cuore.


    SCORDATO     - Sterminata umilta', vilta'si chiama. Ohime'!...Resistere

                   piu' non posso; vorrei sbranami io stesso, uccidermi

                   vorrei. Ah! Pieno di rabbia avvampo di ira, tremo di

                   terrore. Giuro in faccia a tutti voi compagni che voglio

                   farvi vedere il cor di Abramo...Fermati, cedi a me

                   vecchio insensato.

    GIUSEPPE     - O Dio, ammolisci quei duri petti!!!

¬†¬†¬† GUIDA Iヲ¬†¬†¬†¬† - Compagni che faremo? Gente a noi si appressa.....

       e

¬†¬†¬† GUIDA IIヲ

   

    DIMMA        - Compagni, che faremo a quella gente? Credo che porteranno

                   denaro...Voi state in guardia, io da parte mia impedisco

                  

                   il cammino. Di questo furto io voglio procacciarmi...

                  

                   Tutti state attenti... alle armi...

    GISIMA       - Fermati ,amico, non rischiar cosi' i giorni tuoi...

                   prima prosegue la guida e dopo noi....

     DIMMA       - Partite dunque e mirate occulto, al ritorno rapportate

                   tutto....

¬†¬†¬† ANGELO IV・¬† - Quale affanno e quale perpetuo pianto si prepara per

                   Pluto nel cupo inferno; fra poco avvinta si vedra' la

                   morte in sempiterno coi trofei suoi. L'uomo in cielo


                   occupera' la sede degli spiriti ribelli, merce' il

                   perdono che domanda a Dio, Re Divino del cielo,

                   

                   Liberatore del mondo.

            (I ladri si mettono in attesa, pronti - Silenzio perfetto)

                  

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† SCENA IIIヲ

                                ARRIVANO I PASTORI

     ( Le guide li scorgono e vanno loro incontro, a principio del palco

         mentre i ladri con a capo Dimma stanno pronti per l'assalto )

¬†¬†¬† GUIDA Iヲ¬†¬†¬†¬† - Il Cielo vi salvi....Ditemi, e' questa forse la dritte¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†

   

                   strada che conduce in Egitto?

¬†¬†¬† GUIDA IIヲ¬†¬†¬† - Via rispondete, non mirate con bieco ciglio...Che fate

                   voi in questi boschi erranti. Su dite la verita' o non

                  

                   passate avanti...

    GERPONE      - Ebbene, che vuoi tu?...parti e taci.....

    BENIAMINO    - Amici, domandato avete s emai e' quetsa la dritta via

   

                   per l'Egitto...Noi siamo pastori addetti solo a

                  

                   pascolar agnelli....Noi non sappiamo se questa e'

                  

                   la dritta via oppure no...

¬†¬†¬† GUIDA IIヲ¬†¬†¬† - Ebbene io so che voi siete tanti spioni....

¬†¬†¬† GUIDA Iヲ¬†¬†¬†¬† - Zitto, che dici? Sono pastori e non potranno


                   ingannarci adesso.

    GERMANO      - Amici, mal ci conoscete! Vi assicuro in fede

   

                   mia, che siamo pastori di Gesu' Giuseppe e Maria.

    GERPONE      - Amico, lasciateci in pace, poiche' pastori noi siamo

                   e non sappiamo qual sia la dritta via per l'Egitto.

    FILENO       - Amico, lasciateci in pace; hai sentito quanto il mio

                   compagno ti ha detto o no vuoi sentire...Bada che fra

                   poco ti faro' pentire.....

¬†¬†¬† GUIDA IIヲ¬†¬†¬† - Fermatevi finche' noi avvertiremo¬† i nostri compagni...

                   Su compagno, presto partiamo, che questi pastori il tutto

                   non diranno, ed io faro loro provare un terribile

                   affanno.

¬†¬†¬† GUIDA Iヲ¬†¬†¬†¬† - Si facciamo ritorno ai compagni nostri e rapportiamo

                   quanto abbiamo visto ed udito.

    BENIAMINO    - E' gia' adempito il nostro voto; or si adempia il

   

                   comando  di Dio.....

        (Gli angeli cantano: Godi di Tua gran sorte - pianiossimo -

                   i pastori spaventati si inginocchiano.)

    GERMANO      - Ascoltate, amici, che bella rmonia.....senza dubbio e'

                   qua' il vero Messia!

            ( I ladri spaventati abbassano gli occhi ed ascoltano )


    DIMMA        - Compagni, ancor persistete!....Sentite che dolce e divina

                   melodia! E vi basta il cuore di svenare questa celeste

                   compagnia?

                   Per questo caso solo grazia e bonta' vi chiedo.......

    TUTTI        - Che grazia!....Che bonta'!....

   

                         (poco persuasi ma senza rabbia )

¬†¬†¬† GUIDA IIヲ¬†¬†¬† - Signor, quelli con cui parlato abbiamo ( li indica)

                   sono quattro pastori. Uno di loro (indica Gerpone)

                   fu troppo audace e mi disse : parti e taci.

    DIMMA        - Compagni che faremo?......

    SCORDATO     - Attendiamo, o Dimma....Io non vorrei che questi quattro

                   e miseri pastori ci lascino sfuggire di mano la nostra

                   preda, e questo diversivo giovi ai fini suoi reconditi.

                  

                   Evita ogni altro eccesso, prima che finisca il primo

                   processo.

¬†¬†¬† ANGELO IIIヲ¬† - Iddio di tutti e' custode, anche di voi miseri peccatori.

   

                   (a Gerpone) Va indietro barbaro traditore; il fiero

                   capo inchina a terra e chiedigli perdono (indica Gesu')

                   Se contrito ti rendi in questo istante, sarai del Sommo

                   Iddio servo ed amante.


    GERPONE      - E che pretendi da me? (arrabbiato)

                   Non sai ch sono io?

    GERMANO      - Raffrena i detti tuoi o gran Gerpone...Tu ben sai che la              

   

                   prudenza e' madre della virtu'; taci intanto e non parlare

                   piu'....

    DIMMA        - Che intendo?....Gerpone si disse; mi trema il cuore....

                   forse e' mio padre?...

    GISIMA       - Dimma, perche' si turbato?.... Lo riconosci tu?.....

    GERPONE      - Dimma, ascoltai....Mi gela il sangue....alzo il ciglio...

                   Forse e' mio figlio!

    DIMMA        - Padre mio....perdono!

    GERPONE      - Figlio mio....( si abbracciano e piangono e cosi stanno

                   un poco)

    FILENO       - Oh! bella! Han calmato entrambi il furore!....

    BENIAMINO    - ( A Dimma)

                   Sorgi e mira di Gesu' l'amore e fervoroso vieni in

                   nostra compagnia ai piedi di Gesu', Giuseppe e Maria.

    ( I ladri restano in disparte spaventati e confusi, ma pieni di rabbia)

                  

    MARIA        - Voi, caro Giuseppe pregate meco l'Eterno Padre,            

                   l'increato Spirito ed il Figliolo, che prese carne, ad

                   illuminare la mente di questi miseri peccatori, onde

                   mutando vita ottengano da Dio la gloria infinita:

¬†¬†¬† ANGELO IV・¬† - Non temere, o Maria, gli empi attentati del superbo

                   satana. Io sono il tuo scudo...Per prova si sa qual

                   forza ha questo braccio, quando dal cielo lo precipitai

                   negli abissi, e il solo aspetto sostener non puo'...

                  

                   Invaso dal terrore l'empio cede dal suo errore.

    CORNETTI     - Compagni il nostro caso e' difficile, insopportabile...

                   

                   Risolverlo dobbiamo...Il nostro Dimma inerme ha ceduto

                  

                   alle preci, alle lagrime di quel vecchio, al bel viso di

                  

                   quella donna...e in compagnia di suo padre che la fortuna

                   gli ha qui' condotto, si e' allontanato da noi.

                   Persistiamo nel nostro furore?... O sbandati ne andremo

                   ognuno alla propria famiglia.

                   Che vilta' a causa di un vecchio!...Decidiamo il da

                   farsi. O tutti a morte secondo il nostro patto; o tutti

                   salvi, e noi per sempre affamati, avviliti, disorientati,

                   disonorati....

    GIUSEPPE     - Amici, eccomi inerme il petto;svenatemi, ma vi sovvenga

                   che poveri noi siamo. Alla fine nulla da noi acquistar

                   potrete. Altro far non posso io, che pregar per voi

                   l'Eterno Dio.


    MALAMBO      - Che Dio!....Che grazia!...Che bonta'!....Quando mai fra

                  

                   noi vi fu' pieta'. Noi giurammo di non esserci bonta'!...

                   Vecchio te lo prometto e te lo giuro; e il giuramento

                  

                   fatto a tutti noi lo eseguiro' in questo caso estremo...

                   Ti faro' recidere la testa e fra le mie mani la

                  

                   prendero'...

                   Per cui pensaci, risolvi quale morte scegli tu, o donna,

                   o vecchio, perche' fra poco vi sbranero' e finira' cosi'

                   il nostro processo.

    SCORDATO     - Si, mio caro; i sentimenti, che spieghi tu, son degni di

                   te...Ma che pretende mai questa donna, questo vecchio e

                   quel fanciullo, che avvolto nel seno cerca avvilir tutti

                   noi...Ah! No vecchio, a te lo giuro che se mai ciascuno

                   di noi cerchi di avvilir cosi', se io non posso svenarti

                  

                   con le mie proprie mani, mi daro' la morte io stesso,

                   e finiro' la mia vita in tale eccesso.

    GISIMA       - Cedi, vecchio insensato, al mio furore...

   

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ( l'Angelo I・para il colpo )

    MALDONATO    - Ai tuoi preghi s'indura il mio cuore.

    GIUSEPPE     - Pieta' di noi miseri viaggiatori!.....(piangendo)

                   Che volete da noi?....

    TUTTI        - Distruggerevi vogliamo!...

¬†¬†¬† ANGELO I・¬†¬† - Distruggere!...Chi volete distruggere?....Sapete chi

                   son questi?....


¬†¬†¬† ANGELO III・ - Questo e' Dio, Gesu', il Messia...che nelle fascie

   

                   avvolto e' venuto al mondo a cancellare i peccati con

                   disagi e fatiche, alfin morira' sulla croce per redimere

                   ancor le anime di voi peccatori, avvolti in tanti errori.

    MARIA        - Soccorretemi mio Dio in questo estremo passo...

                   Illuminate la mente di questi peccatori ed adoprate la

                   vostra clemenza, o mio Signore....

    SCORDATO     - Poco dicesti o Dimma, di quel che io miro....

    GISIMA       - Maldonato, che pensi?....

    MALDONATO    - Alla fine, Gisima che risolvi?...

    GISIMA       - Ah! In seno il cor mi balza....... (commosso)

                   mi sento ripieno di giubilo il cuore all' improvviso....

                   e spero da quel Bambino il Paradiso.....

    MALDONATO    - Cuor mio...Che fai?...Maldonato che pensi?...

                   Che risolvi?... Devo adorare quei numi sotto spoglia

                   mortale, oppure avventarmi feroce contro di loro e col

                   crudo ferro traforar quei petti e lacerare quei cuori.

                   Ma no...Anch'io avvilito mi sento e non mi regge

                   l'intiero senso!....


    MALAMBO      - Dimma disse assai bene....Invece dello sdegno e del

                   furore sento per questi un grande amore.

    CORNETTI     - Compagni, non piu'...Che strazio al mio cuore...

                   Che tormento.....

    MALATESTA    - Una forza occulta mi trattiene....Pieta' anch'io sento

                   per loro!...

    DRAGONE      - Godi, buon vecchio...Con la tua modestia, col tuo dolce

                   

                   parlare hai vinto sul cuore di tutti noi.

                   Libero ne andrai dal nostro furore.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† SCENA VIヲ

    DIMMA        - Compagni, perche' si mesti?....Perche' si lenti?

                   Dov'e' il vostro cuore feroce?...Le stragi...le vendette

                   le rovine e il rio furore?...

                   Su via, passate il Bambino, se ne avete cuore!

    GISIMA       - Donna, come ti chiami?

    MALDONATO    - Via dite il vostro nome!....

    GIUSEPPE     - Il mio nome e' Giuseppe, quello della sposa e' Maria,

                  

                   quello del Bambino Gesu' vero Messia!....


    DIMMA        - Compagni!...Deh! Non piu'! L'armi cedete; ancor

   

                   conservate in petto il cuor feroce?...Cedete, amici;

                   basta, non piu'...

¬†¬†¬† ANGELO III・ - Oh qual piacere, o Giuseppe nel rimirare l'ostinata

                   rabbia confusa e vinta dalla sapienza del Tuo Santo

                   Figlio; con trofei in cielo occupera' la sede dell'Eterno

                   Dio.

¬†¬†¬† ANGELO I・¬†¬† - Maria umiliar vedrai i veri affetti.

¬†¬†¬† ANGELO II・¬† - Giuseppe, non dubitar raffrena il tuo dolor....

¬†¬†¬† ANGELO III・ - Dimma, pensa che tu sei l'uomo giusto....

¬†¬†¬† ANGELO IV・¬† - Signore, di quel peccatore, che dinanzi vedi, come

                   nebbia al vento sparira' la sua vendetta in un momento.

¬†¬†¬† ANGELO V・¬†¬† - Giuseppe prosegui contento il tuo cammino.

¬†¬†¬† ANGELO I・¬†¬† - Inchinate or voi la fronte a Maria e Giuseppe, ed umili

                   contriti adorate l'amato Signore, che eletti sarete del

                   Paradiso e la' troverete la vera felicita' tanto bramata

                   da tutti voi. Su via raffrenate il vostro furore,

                   abborrite i peccati, cambiate vita; partecipi sarete

                   della gioia infinita.


    MARIA        - Liberate, Signore, me e lo sposo da questa angustia.

                   (ai ladri)

                   Vedete, altro darvi non poss'io che l'amor di questo

                  

                   Dio!...

               ( Gli Angeli cantano " Godi di tua gran sorte " )

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† SCENA Vヲ

                    ( Ladri e pastori domandano perdono)

    DIMMA        - (inginocchiato dinnanzi a Maria)

                   Nobilissma donna, ai tuoi piedi mi prostro, il tuo

                   Figlio diletto stringer voglio in questo petto.

                   E tu bella Maria, madre d'amor, perdona il cuore di Dimma

                   peccatore: e tu caro Giuseppe, il mio fallir condona e

                   tutto umiliato mi perdona.....

    MALATESTA    - Anch'io ricorro a voi Maria e Giuseppe per impetrare

   

                   da Dio grazia e favore e potermi condonare i gravi

                  

                   errori....

    MALDONATO    - L'infame Maldonato ai tuoi piedi  si inchina; o gran

                   Signore; deh! per pieta' condoni il mio fallir, e se

                   offenderti dovrei, fammi piuttosto morir.


    GISIMA       - Alma Signora, ecco Gisima l'ingrato; infame masnadiero a

                   te ricorre, gran Madre pietosa. Per me prega tu il

                   Figlio, eccomi umile.

    CORNETTI     - Il crudo cuore di Cornetti ai piedi vostri, mio dolce

                   Bambino, a domandarvi il perdono dei miei misfatti e

                  

                   della vita passata in compagnia dei miei amici, eccomi

                   prostrato. E voi caro Giuseppe, e voi bella Maria Madre

                   d'amore, perdonatemi che sono stato un malfattore.

¬†¬†¬† ANGELO II・¬† - Godete, or voi godete, o peccatori¬† contriti. Goda con

                   voi il mondo tutto!

                   Rallegratevi ancor voi anime giuste, poiche' gia'

                   racchiuso l'infernal serpe dall'onnipotente mano, gia'

                   nota al mondo.

                   Levate la fierezza, godete or voi in allegrezza!

    MARIA        - Dimma, il Figlio mio ricevi. Stringilo al cuore, tenero

                   vezzoso e tutto amore!

    (Gli consegna Gesu' mentre gli angeli cantano:"Volgi pietoso il ciglio")


¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† SCENA VIヲ

¬†¬†¬† ANGELO I・¬†¬† - Santa speme, tu sei ministra all'anima nostra;

   

                   per divino fiore l'amore accendi,la fede accresci;

                  

                   ogni timore si sciolga. Tu ci segui nei dubbi passi della

                   vita, tu ci sei celeste sita!

    DIMMA        - Dolcissimo Signor mio, tanto vi abbassaste con un uomo

   

                   indegno!....

                   Non sapete chi son io? Il perfido Dimma...Questa tiranna

                   mano e questo sciolto piede tanto ardiron contro di voi,

                   o mio Signor!...Ah! Pianger vorrei infine che ho cuore!...

    GISIMA       - Signore, che troppo umile per l'uomo esser voleste, che

                   per amor vi abbassaste in questa terra, perdonate, vi

                  

                   prego, il perfido Gisima. Ah!Troppo ingrato fui contro

                   di voi, mio Signore, mio Bene, mio Redentore.

                   Tu cara Madre prega il Tuo Divin Figlio per questo

                   ingrato masnadiero;

                   Io pure a voi ricorro, amato Patriarca, pregate il

                  

                   Bambinello per Gisima ingrato e fate che sia perdonato

                  

                   il suo peccato.

    MALATESTA    - Non sdegnare, Signore, di accogliere i voti di

                   Malatesta....Confesso i miei delitti, imploro la vostra


                   clemenza, perdono vi chiedo dell'atroce furore!

                   Ah! Ora io comprendo gli orrendi miei misfatti commessi!

                   E di tutti i miei falli, invero una tempesta, perdonate,

                   Signore, a Malatesta.

    DRAGONE      - Permettete, Signore, permettete che venga ai piedi vostri

                   questo indegno malfattore. Io dei miei compagni sono

                   stato il piu' feroce, il piu scellerato.

                   Ah! Mio Signore, e' alla vostra presenza il piu' accanito

                   ladrone. Deh! Perdonate, perdonate a Dragone!

    MALAMBO      - Deh! Signore io sono il perfido Malambo, prostrato ai

                  

                   piedi  vostri per domandar grazia delle mie iniquita' e

                   dei miei misfatti, che sono stati tanto grandi da

                   offuscar la luce ed accendere della collera il lampo.

                   Oh! Si Signore, perdonate a Malambo!

    MALDONATO    - Nume Eterno, o Signore, se ti muove a pieta',se il

   

                   Figlio tuo vittima rendi, il mio fallir in piena grazia

                   si cambi. Eccomi ai tuoi piedi prostrato, umile e delle

                   mie colpe pentito. Ti chiedo, o mio dolce Bambino, che

                   calchi di Maldonato il fiero cuore e non piu' di

                   Maldonato il malfattore.


 

   CORNETTI     - Fiero, superbo, e vero, son io, Signore, per domandarvi

   

                   il perdono, giacche' sono stato di tutti noi il piu'

                  

                   feroce. Ma or comprendo il mio fallo commesso, il mio

                   error! Perdonate questo indegno ladro, che e' stato

                   disturbatore di questi  compagni. Voi mio dolce Bambino,

                   perdonate a questi peccatori i piu' grandi i piu' grandi

                   dell'universo e perdonate a questo ladro errante fra

                   boschi e boschetti, Signore, deh! Perdonate a Cornetti...

    SCORDATO     - La grazia ed il perdono vi domando, dolce Bambino, dei

                   miei falli e della mia iniquita'. E voi Giuseppe, Padre

                  

                   di Provvidenza e di Grazia, merce' la protezione,

                   infiammate dell'amore di vostro Figlio Gesu' e della

                   Vergine Maria, acciocche' impetri il perdono del mio

                   peccato. Ah! Perdonate, o Signore, a Scordato!...

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† SCENA VIIヲ

    GERPONE      - Eccomi ai piedi tuoi, sospirato Signore; riverente ti

                   adoro Unico Salvatore; rispettoso m'inchino, Re del

                   Cielo, Liberatore Divino!...

    GERMANO      - Umile, genuflesso son io a lodarvi e con sommo zelo ad

                   acompagnarvi!...


    BENIAMINO    - Prestiamo omaggio a Dio, fedeli; ringraziamo il Signore,

                   che io adoro con grande amore.

    FILENO       - Con vero cuore domando perdono; grazia io avro' dal 

   

                   Verbo Eterno e libero restero' dal nemico dell'inferno.

¬†¬†¬† GUIDA Iヲ¬†¬†¬†¬† - Signore, io sono la guida di questi infami masnadieri...

                   Mi pento di tutti i miei misfatti, detesto la vita

                  

                   passata, confesso i miei delitti.

                   Prostrato, vi prego Signore, di perdonare il mio peccato.

¬†¬†¬† GUIDA IIヲ¬†¬†¬† - Ancor io vengo a voi, o Gesu', o Maria, o Giuseppe.

                   Troppo sono stato ingrato; perdonate, Signore, il mio

                   peccato!

    MARIA        - Dimma, porgetemi mio Figlio, che io da parte mia vi

   

                   ottengo il perdono.

¬†¬†¬† ANGELO III・ - E voi cui tocco' la sorte di vedere la sapienza del

                   secolo confuso dal Fanciullo Gesu', state genuflessi

                   

                   dinanzi Gesu', Giuseppe, Maria.

                ( Tutti, pastori e ladri si genuflettono)

    MARIA        - Sposo mio presto partiamo!


    GIUSEPPE     - Maria, grazie rendo io al Cielo di averci assistito,

                   piu' grazie per aver convertito questi miseri peccatori...

                   Beati, beati i poveri....

    DIMMA        - Giuseppe, io ti guidero' per via; compagni in Egitto

                   si va in compagnia di Gesu', di Giuseppe e di Maria.

                      (Canto: Godi di tua gran sorte)

                                  F  I  N  E


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