Fuori tempo

FUORI TEMPO

FUORI TEMPO

DRAMMA IN TRE ATTI
DI

ILARIA JOVINE



ATTO PRIMO


Un pomeriggio di met ottobre. Un soggiorno pieno di colori e di luce: un fouton al centro della scena, ricoperto di cuscini di velluto colorati, un cavalletto da pittore sulla sinistra, affiancato da un tavolo, uno specchio appeso sulla destra e un po di quadri a terra sparsi un po ovunque.

Le luci sono basse e calde, per lo pi centrate sullattrice.
Alice, una ragazza di 27 anni, sdraiata sul divano, ricoperta interamente da una serie di stoffe di vari colori e tessuti.
Sulla scena aleggiano le note intense dellaria In questa reggia dalla Turandot di Puccini.
Alice comincia a muoversi, emerge dalle stoffe, si solleva a sedere, le osserva una ad una. Si alza lentamente, se le appoggia addosso per simularne leffetto, accenna a qualche movimento di danza improvvisamente si sofferma su un drappo turchese lo osserva attentamente, via via si libera di tutti gli altri come illuminata

ALICE: Il turchese del cielo orientale, quando tramonta il sole e compaiono le prime stelle

Sembra sempre pi convinta della scelta, mentre laria sale verso il suo apice.
Alice inizia quasi a danzare sulla musica: sono i suoi sogni e la sua passione che prendono forma I movimenti sono a tratti di bambina che gioca, ma nascondono anche una sensualit segreta...

ALICE: Turandot Intorno a te una miriade di colori e il tuo vestito bianco come il ghiaccio

Laria al suo apice, cos come lentusiasmo di Alice per aver finalmente trovato quello che cercava continua a muoversi lungo la scena, avvicinandosi ogni tanto al cavalletto per ritoccare il suo bozzetto.

Improvvisamente, le luci si alzano tutte, entra in scena Anna, una donna di 32 anni, presa in unanimosa telefonata.
Alla sua vista Alice come impaurita, il suo comportamento si fa chiuso e quasi timoroso, palesemente diverso da quanto ha espresso poco prima.

ANNA: No! no! qui non ci siamo proprio! Forse non avete capito!

Anna si accorge della musica accesa e va a spegnerla. Alice si volta verso di lei contrariata.

ANNA: Quanti giorni sono che vi ho dato il materiale, eh? quanti? Non ho sentito bene! No, sono cinque, mio caro! Cinque giorni! Ed avere cinque giorni di tempo un culo che neanche ti immagini, visto che la media di solito sono uno o due giorni al massimo! (Pausa) E allora? Mi dici: E allora?! Allora, mi consegnate questo benedetto storyboard entro le diciannove di questa sera! Se no, non vedete una lira e vi denuncio! No, non me ne frega niente! Io ho la consegna domani! Domani, capisci, alle nove di mattina! Il cliente viene in agenzia e vuole vedere la mia campagna! gli deve piacere, anzi no, gli deve piacere moltissimo e deve dare lincarico a me se no, mi sbattono a fare i cataloghi per i supermercati! Be, mi dispiace, ma cos che funziona! Senti, al mio capo non gliene frega niente dei miei problemi e a me non me ne frega niente dei vostri! Io voglio il lavoro, qui a casa, tra due ore! E non voglio sentire ragioni! Intesi! A dopo!(Anna chiude il cellulare con rabbia) Io non lo so, la gente impazzita! Non sa pi lavorare! Ma che pensa che i soldi piovano dal cielo, cos, per miracolo divino?
Anna, concentrata nei suoi pensieri, cammina per la stanza, fumando nervosamente. Alice si alza dal cavalletto e va a riaccendere lo stereo. Anna si volta come una furia.

ANNA: Che fai, eh?
ALICE: Devo lavorare, Anna
ANNA: Be, te ne vai in camera tua! questo un soggiorno, non lo studio di un pittore! Non vedo perch lo devi usare solo tu con i tuoi stramaledetti quadri!

Alice la guarda esterrefatta. Poi prende coraggio.

ALICE: Qui c pi luce e c la musica
ANNA (Spegne di nuovo lo stereo): Be ora, la musica non c pi! E neppure la luce: il sole sta tramontando e tramonta anche in questa stanza!

Alice non risponde nulla, torna in silenzio al suo cavalletto e riprende a disegnare.

ANNA: Cazzo, un altro mese cos e do di matto! (Pausa. Guarda Alice che invece continua ad ignorarla) Tu neanche ti immagini che giornata mi aspetta domani, vero? (Pausa) Se non ce la faccio, per me finita! Addio tutto! (Pausa. Quasi tra se) Quello stronzo di Christian, non aspetta altro, una settimana che mi gufa! Mi sta con il fiato sul collo perch vuole fottermi il cliente! (Pausa) Se vince lui io dove vado? Me lo dici? Sono due anni che aspetto un cliente simile! Mi sono fatta detersivi e mozzarelle per due anni e adesso rischio di mandare allaria tutto per colpa di quei due incapaci! (Pausa) Pensi che ho sudato quello che ho sudato per rimanere qui in affitto con voi?
ALICE (Senza neanche girarsi): La conosci la storia di Turandot?
(Pausa)
ANNA: Cosa?
ALICE: E la storia di una principessa cinese che aveva paura dellamore. (Pausa) Doveva vendicare una sua antenata e giur a se stessa che non sarebbe mai stata di un uomo decise che i suoi pretendenti per averla dovevano prima risolvere tre enigmi difficilissimi e se non ci riuscivano, lei li faceva decapitare! Ma poi arriva il Principe Calaf e

Anna la guarda in silenzio.

ANNA (Interrompendola): Tu sei proprio matta
ALICE: Secondo me giusto il cuore di una persona non sempre a portata di mano (Pausa. Alice si gira e nota lo sguardo stupito di Anna) Anchio domani ho una giornata pesante
ANNA: S, come no
ALICE: Non sai quanto vorrei risparmiarmela, ma devo ho lincontro con la costumista (Quasi tra se) Odio incontrare le persone che non conosco e che devono valutare il mio lavoro. (Pausa) Per se gli piacciono questi bozzetti, mi prendono allOpera. (Pausa. Sognante) Ti immagini: poter vedere delle tue creazioni muoversi su un palco (Pausa) Sono emozionata anchio, ti capisco!
ANNA: Emozionata Pensi che io sia emozionata? (Pausa) Alice, non so se mi fai pi rabbia o pi pena
ALICE: Non ti sforzare di capirlo non ci tengo. (La guarda un po rabbuiata) Anche tu credi che sia una povera illusa, vero? (Pausa)Che ho che non va?
ANNA: Io non sopravvivrei un giorno nel tuo mondo.
ALICE: Quale mondo?
ANNA: Lasciamo perdere

Anna gira tra i vari quadri di Alice, sparsi per tutto il soggiorno.

ANNA (Ne prende in mano uno, cambiando tono quasi a malincuore): Qui dov?
ALICE: La valle del Chianti.
ANNA: Quando ci sei stata?
ALICE: Avr avuto cinque o sei anni

Anna ne prende un altro.

ALICE: L Parigi, Les Marais ci andai con mio padre dopo la licenza media.
ANNA (Ironica): Foto ricordo
ALICE: Gia, foto ricordo fatte a memoria

Anna posa la tela e guarda Alice che si fatta improvvisamente malinconica.

ANNA: E questo il mondo che dicevo.
ALICE: Ah, i miei stramaledetti quadri?
ANNA: E un mondo che mi d tristezza: bambini mai esistiti, tutte cose del passato, lontane. Perch non fai dei veri ritratti e dipingi persone reali, posti che visiti adesso? Potresti fare come chi erano, gli Impressionisti o gli Espressionisti? Quelli che dipingevano allaria aperta?
ALICE: Gli Impressionisti. (Pausa) Non lo so. Non ho mai provato. Non so stare dietro alla realt. E troppo sfuggente, ricca, mi d alla testa Limmaginazione, la memoria mi ci trovo meglio.
ANNA: A me mancherebbe laria, sempre qua dentro a ricordare non ti dicono niente le cose che hai intorno, fuori di qui? E poi dovresti farti conoscere, magari con delle personali, un po di pubbliche relazioni (Pausa) Non le capisco le persone che non puntano in alto. Soprattutto quelle che potrebbero, come te. Se hai delle qualit, cazzo, e sbattile in faccia al mondo!
ALICE: Per me dipingere gi il massimo. (Pausa) Se avessi di fronte mia madre, adesso, mi direbbe le stesse cose (Pausa) Tu saresti stata una figlia perfetta per lei.

In quel preciso istante entra in scena Alessia, una ragazza di 25 anni, viso infantile e modi da Lolita, provocante e dissacrante. Ha bevuto e fumato.

ALESSIA: Chi ha parlato di figlia perfetta?
ANNA: Eccola! Che fai?
ALESSIA: Esco.
ANNA: Anche stasera?
ALESSIA: Frena, non ti vengono bene questi discorsi. (Pausa) Di cosa discutevate? Di figli, di madri il mio argomento preferito!

(Suona il campanello)

ANNA: Sarei davvero curiosa di sapere come la pensi a riguardo ma stanno suonando e spero proprio sia per me!

Anna scatta e si precipita alla porta. Le due si guardano disorientate. Dopo pochi secondi Anna torna in scena trionfante.

ANNA: Ragazze, questo il mio ultimo capolavoro: la prossima campagna per la station wagon del terzo Millennio. Una perfetta fusione di contenuti informativi, effetti speciali e messaggi subliminali.
ALESSIA: Tutto sprecato! Tanto sono tutte uguali queste macchine. Ogni anno si inventano una stronzata, gli arrotondano il culo, le allungano, le accorciano e te le fanno passare per nuove!
ANNA: Appunto, per questo che duro il mio mestiere! Le devi far passare per novit mai viste, incuriosire, circuire e indurre a prendere il blocchetto degli assegni! Ti pare facile!?
ALESSIA: Meglio dei prestigiatori: illusioni sotto lapparenza di verit!
ANNA (Sempre pi infervorata): Hai in mano tua le redini del mercato e le menti dei consumatori devi entrare nei loro sogni, andare a scovare i loro desideri pi reconditi e forgiare qualcosa fatto a posta per loro, un immagine che si fissi nella loro testa
ALESSIA: Ma quante stronzate che dici! A me la pubblicit fa pi o meno lo stesso effetto dellalcool e dellerba: per staccare ogni tanto, interrompe i film, come una sbornia interrompe la routine di tutti i giorni

Anna la guarda sbalordita e si avvia in camera.

ANNA: Va be, non aggiungiamo altro, meglio!

Anna le lascia sole e anche Alice riprende a lavorare. Alessia si muove per la stanza con aria insofferente ed annoiata.

ALESSIA: Dai, che noia, anche tu a lavorare!
ALICE: Eh gi.
ALESSIA(Si avvicina al cavalletto): Che roba ? Uhm, ma che fai la stilista di moda?

Si allontana e va allo stereo, lo accende. Di nuovo la Turandot di Puccini.

ALICE: Sono i costumi per unopera lirica.
ALESSIA: I costumi per unopera lirica Ah, ecco perch ti senti sempre questa lagna


Alessia comincia a muoversi sulla musica. I suoi movimenti sono chiaramente diversi da quelli visti precedentemente da Alice sulla stessa musica. Alessia propone le sue deformazioni, la sua sensualit corrotta, la sua voglia di dissacrare tutto ci che bello e puro.
Alessia va allo specchio, si sbottona la camicetta: la sua immagine la eccita e Alice diventa automaticamente la preda delle sue provocazioni.

ALESSIA(Raggiunge Alice alle sue spalle): Che buon profumo che hai, Alice.
ALICE (Scatta in piedi e va a spegnere la musica): Profumo? Mai usato. Forse sar il tuo, cos forte.
ALESSIA: Ti piace?
(Pausa)
ALICE (Ritorna al cavalletto): Te ne sei messo troppo, non ti viene il mal di testa?
ALESSIA: A me no.(Inizia a massaggiarle le spalle)
ALICE (Tesa): Che fai?
ALESSIA: Sei cos tesa, rilassati!
ALICE (Nervosa e timida): Ti ringrazio, ma ora va bene cos
ALESSIA(Continua): Aspetta, sciogliamo questa tensione senti qua (Pausa) Ci vorrebbe un olio candele accese e tu dovresti stenderti, l, sul divano
ALICE (Di scatto): Lasciami!
ALESSIA: Dai, aspetta un attimo, vedrai dopo come ti sentirai
ALICE (Interrompendola): Ho detto lasciami, per favore!

Si china sul suo collo e le d un bacio; poi si allontana indispettita e vaga per la stanza con laria di chi cerca ancora qualcosa, un appiglio

ALICE (Cercando di togliersi dallimbarazzo): Quando hai lesame?
(Pausa)
ALESSIA: Lesame?
ALICE: S, diritto pubblico laltra sera dicevi
ALESSIA: Ah Luned
ALICE: Ti senti pronta?
ALESSIA: Vuoi davvero parlare di questo?
ALICE: Be, non so, perch? per me possiamo anche non dire niente
(Pausa)
ALESSIA: Meglio

Alessia si toglie la camicetta e si sdraia sul divano: si mette in posa verso il pubblico.

ALESSIA: Mi fai un ritratto, Alice?
ALICE: Un ritratto? (Alzando gli occhi su di lei) Ma che fai? Rivestiti!
ALESSIA: Un bel ritratto...
ALICE (Sempre pi imbarazzata): Non li faccio, non li ho mai fatti
ALESSIA: Be sarebbe un modo per cominciare. Vorrei proprio vedere come vengo
ALICE: Mica una fotografia!
ALESSIA: Be, allora come mi vedi tu.
(Pausa)
ALICE: In Galleria conosco uno molto bravo che li fa. Potresti andare da lui.
ALESSIA: No, io da te che lo voglio. Ti pago bene. Quanto vuoi?
ALICE: Niente, te lho detto, non faccio ritratti.
ALESSIA: Dai, duecentomila non ti farebbero comodo?
ALICE (Con rabbia): Ho detto di no, Alessia! Basta con questi giochetti, non li sopporto! (Pausa) Perch fai cos?
(Pausa)
ALESSIA (Ridendo): Perch mi diverte vedere la tua reazione!
(Pausa)
ALICE: Ok, ora ti sei divertita abbastanza. Lo spettacolo pu finire qui.
ALESSIA: Ti faccio cos tanta paura?
ALICE: S! Cio, no! non mi fai paura, mi sento solo in imbarazzo, per te! Sei ridicola.
ALESSIA (Le si avvicina di nuovo sensuale): Per, se fossi il tuo tipo

Alice non capisce dove vuole arrivare.

ALESSIA: Non sono il tuo tipo, per questo fai tanto la schifiltosa?!
ALICE: Finiscila, rivestiti!
ALESSIA: Cosa ti piace, eh? Non si riesce a sapere niente di te.

Alessia le si avvicina improvvisamente e le d un bacio in bocca.

ALICE (La allontana violentemente): CHE FAI? (Lunga pausa) Sei solo una bambina, Alessia!
ALESSIA (Scoppia a ridere): Io? Ma guardati! Tu! tu sei una bambina! Una bella bambinona di 27 anni!
(Pausa)
ALICE : Ognuno quello che gli pare.
ALESSIA: E ora di crescere, Alice!
ALICE: Pensa a te piuttosto
ALESSIA: Oh, ma io sono bella che cresciuta, non ti far ingannare dalle apparenze!
(Pausa)
ALICE: Quando sei ubriaca meglio se non ci parliamo.
ALESSIA (Deridendola): Daccordo, via tutte le cose brutte e cattive!(Pausa) E invece, guarda che strano, io proprio con te che voglio divertirmi!


ALICE: Io non sono il pagliaccio di nessuno!
ALESSIA (Deridendola): Gi, sei la mia bambolina!

Alice la allontana violentemente. Le due rimangono in silenzio.

ALESSIA (Ridendo senza motivo): Vorrei distruggere tutto qui dentro!

In quel momento entra in casa Agnese, una donna di 32 anni, vestita in maniera sobria e anonima, come a nascondere la sua bellezza. Agnese ha molte buste della spesa, Alice le va incontro ben felice di levarsi dallimbarazzo.

ALESSIA (Riprende il suo tono dissacrante): Oh, ecco la nostra padrona di casa con la pappa!
AGNESE: Ciao, ragazze. (Ad Alice) Grazie, poggia pure di l, ora ci penso io.
ALESSIA (Ferma Alice): Uhm, quanta roba! Che hai comprato di buono? (Comincia a rovistare) E il vino rosso?
AGNESE: Me lo sono scordato! Ma che fai mezza nuda?
ALESSIA: Lhai fatto a posta! Ma che ti credi che se non bevo qui dentro, non posso bere da nessunaltra parte? (Pausa) O non vuoi ubriacone in casa tua! S, me lo ricordo il tuo annuncio: Ragazze educate e pulite, con discreta occupazione, cercasi per convivenza appartamento zona ben collegata.
AGNESE: Alessia, che hai?
ALESSIA: Niente, mammina. Mi gira cos questa sera!
AGNESE: Perch fai cos?
ALESSIA: Cos come? Che faccio, eh? studio tutto il giorno, frequento le lezioni, faccio la brava, no? ora voglio divertirmi un po! Peccato che qui dentro invece c unaria
AGNESE: I tuoi dovrebbero sapere
ALESSIA: Cosa? Che devono sapere?(Pausa) Ah, che bevo e fumo (Sarcastica) No, per carit! Loro non devono sapere nulla! Niente alcool, niente fumo, niente sesso per la loro unica figlia! Sono una brava ragazza io, vado alluniversit e un giorno diventer un avvocato! (Pausa. Si rabbuia) Ora scusate devo uscire (Si infila una giacca) Non rientro nemmeno a dormire, cos se devo vomitare non sporco casa!
AGNESE: Ma che dici, dove vai!

Alessia esce di casa senza aggiungere altro.

AGNESE: Peggiora ogni giorno! (Esce un secondo dietro la quinta centrale che cela la cucina.) Dio, sono a pezzi! (Si butta sul divano) Oggi il capo mi ha fatto sgobbare, cera il direttore generale in visita e il ministero era tutto in subbuglio
ALICE: Me le immagino queste visite da parata sembra che il tempo non passi in certi posti di lavoro
AGNESE: Gi tutti impettiti, riverenti, le cose che sembrano andare magnificamente, nessun problema, tutto lustro e grande buffet!
ALICE: E voi altri dietro le quinte a far girare gli ingranaggi
AGNESE: Per poi mi ha fatto i complimenti! Signora Gigli, ottimo lavoro! (Si toglie le scarpe) Anna?
ALICE: E di l, che lavora.
(Pausa)
AGNESE: Gi, anche lei domani ha una giornata campale. (Pausa) Solo per me le giornate sono tutte uguali
ALICE: Ma come!? Oggi hai avuto la parata!
AGNESE: Parata o non parata sono sempre la segretaria di un capo reparto e quando torno a casa sono ancora meno
(Pausa)
ALICE: Una volta lessi un libro, era la storia di una donna che rimase a letto paralizzata per pi di dieci anni. Be, parlava di ogni giornata come se fosse stata perennemente in viaggio, in movimento. Si poteva rendere conto di molte pi cose, delle cose piccole ed insignificanti che si muovevano e cambiavano ogni giorno intorno a lei. Gli altri non le vedevano, non se ne accorgevano, ma lei s
AGNESE: Gi, anche io sono come paralizzata

Alice la guarda imbarazzata, Agnese, senza rimettersi le scarpe, si alza dal divano e cammina per la stanza.

AGNESE (Triste e quasi innervosita): Dio mio, Alice, tutti questi ritratti di bambini mi sento i loro occhi puntati addosso
ALICE: Ti piacciono?
AGNESE (Turbata): Sembrano vivi. Mi innervosiscono. (Pausa) Fa freddo, vero? Sembra gi inverno. (Pausa) Quando vivevo qui con Massimo e tornavo dal lavoro, stanca morta, lui mi cucinava delle cenette deliziose e finiva con le sue famose crpes al Grand Marnier!

Agnese continua a girare lentamente lungo la stanza, immersa nei suoi pensieri.

AGNESE: Ogni centimetro di questa casa nasconde dei ricordi (Pausa) e mi parla di Massimo
ALICE: Non te lo leverai mai dalla testa
AGNESE: Forse la mia solo solitudine, noia (Pausa) E lui invece chiss (Pausa) Anche il giorno che ci siamo separati, in tribunale, avevamo appena firmato, mi disse che mi amava, che mi avrebbe sempre e comunque amato (Pausa) Prima in macchina stavo pensando: non resisterei qui dentro da sola, se non ci foste voi
ALICE: Allora non ti diamo fastidio io soprattutto
AGNESE: Scherzi? pi trasformate questa casa con le vostre cose, con la vostra vita e meglio per me! (Pausa) Piano piano mi liberer di ogni ricordo, poi passer ai rimorsi, ai rimpianti e finalmente, chiss, potr ricominciare da capo.
ALICE: Agnese, parli come una vecchia.
AGNESE: Una vecchia, gi! Una vecchia paralizzata. E cos che mi sento.
(Pausa)
ALICE: E difficile vivere la propria et come cercare di seguire il ritmo di una musica
(Pausa)
AGNESE: Certe notti, voi siete uscite o state gi dormendo, mi alzo dal letto e giro per la casa Ho continui flash rivedo delle scene, mi sembra di sentire la sua voce (Pausa) poi ritorno a letto e mi addormento. (Pausa) Non c notte che non me lo sogno. Ed sempre lo stesso sogno: c tanto sole, tanta luce, lui lontano da me, io lo guardo, mi aspetta a braccia aperte poi inizia a venirmi incontro, allora inizio a correre senza fiato verso di lui, corro, corro, alla fine ci raggiungiamo lui mi abbraccia forte, fortissimo, vuole baciarmi, mi guarda fisso negli occhi! Ed io io non so, non riesco a tenere il suo sguardo, mi sento quasi trafitta, abbasso il viso, piego il collo, comincio letteralmente ad accartocciarmi su me stessa, come un burattino con i fili staccati

Pausa. Alice la guarda in silenzio.

ALICE: Perch non parti? di solito si fa cos, no?
AGNESE: Partire? E dove vado da sola
ALICE: Non hai amiche, amici?
AGNESE: S, ma non mi va di angosciarli, non sarei di compagnia! poi erano amici anche di Massimo e (Pausa) mi vergognerei
ALICE: Ti vergogneresti?
AGNESE: S. Anche se nessuno sa niente.

Alice la guarda senza capire.

AGNESE: Gi, tu mi guardi cos ed hai ragione. Non ne parliamo pi.
ALICE: Nessuno sa niente di che?

Pausa. Si guardano.

AGNESE: Stanotte mi sono ricordata di una cosa. Aspetta un secondo.

Agnese esce di scena, rientra con una piccola coperta di lana fatta a mano.

AGNESE: Guarda, ti piace?
ALICE: Ha un bel colore.
AGNESE: Lho fatta io.
ALICE: Bella. E uno scaldapiedi?
AGNESE: No. (Pausa) Aspettavo un figlio quando lho fatta. (Pausa) Ma poi ho perso il mio bambino e lho riposta in un baule

Pausa. Alice la guarda incredula e sconvolta dalla confidenza.

AGNESE: E stato un anno fa. Subito dopo chiesi il divorzio. Ed eccomi qui.
(Pausa)
ALICE: Il dolore fa brutti scherzi. (Pausa) Anche mio padre, diventato unaltra persona Divorziato da mia madre, ha divorziato anche da me si improvvisamente scordato di avere una figlia Ho resistito anni ed anni a casa con lui, ma poi me ne sono dovuta andare, ero come un fantasma (Pausa) E il dolore che trasforma deve essere cos, me lo ripeto sempre
AGNESE (Quasi tra se): Nel mio caso le cose non sono andate proprio in questo modo (Pausa. Si riprende) Potrei cucinare una frittata, quella la so fare, che ne dici? Anna manger con noi?
(Pausa)
ALICE: La vado a chiamare.

Alice esce di scena. Agnese rimane sola, si muove nella stanza, sfiorando le cose e stringendo a se la coperta. Entra in scena Anna, Agnese torna a darsi un contegno.

ANNA: Oh Agnese, tutto bene?
AGNESE: Tutto bene! (Esce di scena per posare la coperta, rientra) Mangi con noi stasera?
ANNA: S, ma solo uninsalata. Sono ingrassata di tre chili da quando sto dietro a questa storia.
AGNESE (Dirigendosi verso la quinta centrale che cela la cucina): Alice, mi aiuti a preparare la tavola?
ALICE: La tavola? be, ecco non posso
AGNESE: Come non puoi!
ALICE: Il tavolo di cucina eccolo... (Indica una tavola a lato del cavalletto, occupata da colori, fogli di carta, tele e pennelli) E questo qui
ANNA: Lo vedi che ho ragione! Agnese, gli dirai qualcosa spero! Si letteralmente impossessata di questa stanza! Fra un po tutto sar buono per dipingerci sopra, anche la tavoletta del water
AGNESE: Alice
ALICE: Mi dispiace, lo libero subito, ne avevo bisogno non sapevo dove mettere i disegni (Inizia a riporre colori e pennelli)
ANNA: Dove dovevamo mangiare secondo te, Turandot?
ALICE: Non mi chiamo Turandot!
ANNA: Agnese controlla se esiste ancora una tovaglia! Magari cha pulito i pennelli!
ALICE: Spiritosa.
ANNA: Ah, ma ancora per poco, eh! Io prima o poi levo le tende!
AGNESE (Eccessivamente preoccupata): Ma come?
ANNA: Agnese, pensi possa resistere a lungo in simili condizioni, io? Te lavevo detto: pochi mesi.
AGNESE: Non voglio che tu te ne vada dai, in qualche modo ci organizzeremo

Le tre si danno da fare e cominciano a mangiare; sul brusio cala progressivamente il buio.

BUIO
ATTACCO COLONNA SONORA


ATTO SECONDO

Colonna sonora
E la mattina di Natale. La scena, semibuia e ancora vuota, la stessa dellatto precedente, ma al centro, davanti alla quinta che nasconde la cucina, si vede un piccolo albero di Natale illuminato da una luce intermittente a piombo.
Dopo un po entra in scena Agnese, ancora in vestaglia.
La luce (del sole) si fa progressivamente pi forte e dorata. Agnese, ancora insonnolita, va dietro la quinta centrale e si prepara il caff, rientra e va a sedersi sul divano, fissando quasi inebetita le luci dellalbero. Ogni tanto si alza per sistemare qualche decorazione.
Dopo qualche secondo arriva Alice che, notata Agnese, si ferma a guardarla senza dirle nulla, come se la sua vista lavesse colpita. Poi si decide e la saluta.

ALICE: Ciao. Gi sveglia?
AGNESE: Be, come vuole la tradizione: la mattina di Natale non si riesce mai a dormire Di l, il caff gi pronto. Ho tagliato anche del Pandoro.

Alice si allontana un secondo dietro la quinta e rientra con una tazza di caff.

ALICE: Ho fatto un sogno stranissimo, stanotte. Ero diventata un gigante, come Gulliver vedevo tutto dallalto, potevo toccare le nuvole e il sole Non avevo vertigini e nemmeno paura, eppure ero cos grande E quando passavo sopra la citt, i miei passi non erano pesanti, neanche si sentivano, riuscivo a non schiacciare le cose, le persone

La luce sullalbero improvvisamente si spegne. Agnese si avvicina e cerca di riparare il guasto.

AGNESE: Perch fate cos? Dai, non potete morire proprio oggi il vostro giorno! (La luce si riaccende) Ecco, speriamo che reggano, la presa difettosa e ci sono dei fili scoperti (Agnese si accorge di essere osservata da Alice) Che c?
ALICE: Ti sta bene quella luce sul viso. Sembri unaltra persona
(Pausa. Quasi tra se con entusiasmo) Mi accorgo di tante cose intorno a me adesso i giochi di luce che fa il sole in questa stanza, quello che si vede dalla mia finestra, ora il tuo viso Anna aveva ragione la realt presente piena di molte cose da dipingere...
AGNESE (Come se non avesse udito): Avrei dovuto comprare nuove decorazioni per lalbero. Queste, pensa, sono quelle che usavo quando ero ancora a casa dei miei.
(Pausa)
ALICE: Mio padre faceva un albero bellissimo, arrivava al soffitto. Era semplice per: solo fiocchi di velluto rosso.
(Pausa)
AGNESE: Lo chiamerai prima o poi
ALICE: Non lo so. Mi fa ancora cos male anche sentire solo la sua voce. (Pausa. Con lo sguardo nel vuoto) Vicino casa dei miei cera un parco con una pineta enorme; da bambina, mio padre mi ci portava sempre, lui faceva footing ed io lo seguivo con la bicicletta. Era il nostro posto preferito. (Pausa) Su uno di quegli alberi, una volta s, ecco, avr avuto undici, dodici anni be, insomma, sono cose stupide adesso saprei ritornarci e trovarlo quellalbero ci ho inciso il nome di mio padre (Pausa) Pensa che stupida

Agnese la guarda in silenzio.

AGNESE: Gli volevi molto bene.
ALICE: Quegli alberi cos alti e forti, erano come lui. (Pausa) Spesso, facevamo un gioco: lui si sedeva su una sedia, stendeva le gambe e apriva le braccia ed io dovevo arrampicarmi e arrivare al suo viso
(Pausa)

Alice si sente un po ridicola.

AGNESE: Forse ha solo bisogno di tempo.
ALICE: Sono passati quattordici anni dal divorzio con mia madre, di tempo ne ha avuto! Ho provato a ricordargli che io cero ancora, ma lui non vedeva pi nessuno.
AGNESE: E stata tua madre?
ALICE: Non avevano nulla in comune. Lei pensava solo ai soldi e alla carriera.

Agnese si alza e va a posare le tazze del caff.

AGNESE: Che fai oggi?
ALICE: Tu?
AGNESE: Vado a trovare i miei, un po che non li vedo. E spero che la mia di separazione non venga fuori stata la prima volta che ho fatto qualcosa che loro non approvavano
(Pausa)
ALICE: Anna? quando torna?
AGNESE: Dovrebbe tornare stasera.
ALICE: Di gi? Solo una settimana si presa?
AGNESE: E come fa a staccarsi dal lavoro: ora che entrata nellOlimpo dei grandi poi, sar ancora pi fissata! (Malinconica) Mi ha detto che sta cercando unaltra casa, tutta per se. Ma io non voglio che se ne vada
ALICE: Lo aveva detto. Era quello che voleva.



Entra in scena Alessia che, ancora insonnolita, si guarda intorno come se volesse rendersi conto di dove si trovi.

AGNESE: Ciao Alessia, Buon Natale.
ALESSIA (Mugugna qualcosa per salutare, poi si riprende): Oggi Natale? Ma ci mancava una settimana, ieri come possibile? Ho dormito una settimana?
AGNESE: Oh, possibilissimo!

Alessia si butta sul divano rimanendo sdraiata in silenzio con lo sguardo inebetito.

ALESSIA (Come illuminata si tira su): Cristo, ma se oggi Natale, vuol dire che mi tocca il pranzo a casa dei miei
(Pausa)
AGNESE: Mi sembra giusto.
ALESSIA: Ma che giusto, devo inventarmi qualcosa!! La scusa degli esami lho gi usata gli posso dire che ho la febbre!
AGNESE: Ma dai, Natale, non li vedi mai!
ALESSIA: Tu non ti rendi conto, ci saranno tutti! mio padre in uniforme far da maestro di cerimonia, mia madre che avr sgobbato a negozio fino a ieri sera, sgobber anche oggi per lui ed io servo a completare il quadretto. Dovr sorbirmi un bel terzo grado sugli esami, sulla media, sul fidanzato, sul mio futuro da avvocato tutto per dare lustro a lui! siamo tutti suoi trofei! (Pausa) Ho sempre odiato le Feste in famiglia Dio mio! Tutti insieme alla stessa tavola: la rabbia, il rancore li tagli a fette come il pane E poi lipocrisia degli auguri, dei bigliettini, delle cazzo di apparenze! Come una parata!
AGNESE: Una famiglia seduta a tavola che si odia e continua a mangiare in silenzio
ALESSIA(Sarcastica): Gi, proprio come quelle delle pubblicit! Chiss da dove le prendono
(Pausa)
AGNESE: Tanto non c scampo da queste cose, non puoi certo tagliare certi legami si pu solo obbedire e fare in modo che tutto vada bene

Agnese esce di scena.

ALESSIA: Agnese mi fa rabbia. A 32 anni mi parla ancora di obbedire, di genitori! E cavolo, pensa con la tua testa una volta tanto!
ALICE: Come fai tu che sei cos adulta e libera
(Lunga Pausa)
ALESSIA: Io libera? Ti sembro una persona libera? Con tutto quello che i miei, mio padre si aspetta da me?

Alessia esce di scena.
Dopo un po, Agnese rientra e si finisce di vestire.

AGNESE: Allora io vado. Cercher di tornare presto, potremmo andare al cinema nel pomeriggio

Rientra Alessia.

ALICE (Sorpresa): Noi due? S, sarebbe bello

Agnese esce di scena.

ALESSIA (Finendo di sistemarsi): Eccomi, pronta per il rito sacrificale. Andr bene vestita cos? (Si accende una sigaretta) Questi sono gli abiti del mio personaggio: la figlia del Comandante dellEsercito Alessandro Regis.
ALICE (La guarda quasi con pena): Che trasformazione. Ma la sigaretta
ALESSIA (Si abbottona il cappotto): Lultima boccata daria. A stasera, bambolina!

Alice sta montando una grossa tela bianca sul cavalletto, quando si sente un rumore di chiavi, qualcuno sta entrando in casa, Alice ne quasi spaventata.
E Massimo, lex marito di Agnese, un uomo sui 36 anni, alto, robusto e affascinante.

MASSIMO: Ciao, scusa. Cercavo Agnese, in casa?
ALICE (Spaventata): No
MASSIMO: Sono il suo ex marito. Avevo le chiavi
ALICE: E fuori per pranzo, rientrer tra un po
MASSIMO: Posso aspettarla qui in casa?

Alice non risponde imbarazzata.

MASSIMO: Fa molto freddo fuori (Pausa) Volevo farle una sorpresa

Alice lo fa accomodare.

MASSIMO: Dio mio, come cambiato qui (Si guarda intorno) Per mi piace, ha unaria pi vissuta. (Pausa) Questo soggiorno era sempre pulito ed ordinato. (Pausa) Adoravo starci, ci passavo ore ed ore a fare i miei puzzle In quello che era il mio studio invece, non ci stavo mai ed Agnese si arrabbiava.
ALICE: Qualera il tuo studio?
MASSIMO: La stanza in fondo al corridoio, quella che d sul cortile.
ALICE: Ah, camera mia. E molto buia e fredda. Anchio preferisco stare qui
(Pausa)
MASSIMO: Questo albero ancora regge!
ALICE: Pi o meno
MASSIMO: E cos vecchio. (Pausa) Tu chi sei, non ti ho chiesto nemmeno come ti chiami.
ALICE: Alice.
MASSIMO: Massimo. (Si stringono la mano) In quante siete adesso?
ALICE: In quattro.
MASSIMO: E centrate?
ALICE: Diciamo di s. (Pausa) Ma tra un po una se ne andr, quindi staremo ancora pi larghe.
(Pausa)
MASSIMO:(Si siede sul divano, mentre Alice rimane in piedi) Tu quando sei arrivata?
ALICE (Quasi tra se): Erano i primi di agosto. Mi ricordo, avevo una paura
MASSIMO: Paura?
ALICE: Be s, ecco, non ho mai amato stare in mezzo agli altri e ritrovarmi improvvisamente a vivere con degli estranei stato un trauma Mi sento ancora arrugginita, non tanto con Agnese, ma con le altre. Ma non mi sorprende pi la cosa. Mi sono sempre sentita diversa dagli altri (Pausa) Forse perch sono sempre fuori tempo.
MASSIMO: Fuori tempo?
(Pausa)
ALICE: A volte mi sento bambina a volte mi sento vecchia. Non riesco mai a beccare la mia et.
MASSIMO: Questa non lavevo mai sentita.
ALICE: Gli altri invece sembrano cos a loro agio con se stessi. (Pausa)
MASSIMO: Non ti far ingannare, le cose non sono mai come sembrano. (Pausa) Che fai nella vita?
ALICE: Lavoro da due mesi, allOpera, come assistente costumista e poi dipingo.
MASSIMO: Ah, sei tu la pittrice. Ecco perch preferisci questa stanza. E la pi luminosa.
ALICE: E tu invece?
MASSIMO: Rappresentante di abbigliamento per uomo. (Pausa) Non male come lavoro, conosco tante persone e viaggio spesso mi fa guadagnare quello che mi serve e mi lascia molto tempo per me, per i miei hobby, gli amici, la famiglia (Pausa) Quando ero piccolo volevo fare il falegname, adoravo lodore del legno
ALICE: Anchio! Mio nonno era falegname ed io passavo le ore a guardarlo lavorare, mi dispiaceva per gli alberi, ma faceva dei mobili bellissimi, intarsiati a meraviglia e poi delle statue, sai, a forma di gnomo o di pinocchio Ogni tanto gli davo una mano, passavo il colorante sui pupazzi, rifinivo le incisioni e lui mi regalava i trucioli che cadevano a terra

Massimo la guarda in silenzio.

MASSIMO: Perch non ti siedi?
ALICE (Di nuovo timida): Io? no, grazie, sto bene cos
(Pausa)
MASSIMO: Vuoi che me ne vada? Magari avevi da fare
(Pausa)
ALICE: Perch?
(Pausa)
MASSIMO: Sei una ragazza particolare, Alice.
(Pausa)
ALICE: Di pure strana

Massimo la guarda un secondo negli occhi, Alice distoglie lo sguardo, imbarazzata.

MASSIMO: Agnese ti ha mai parlato di me?
(Pausa)
ALICE: Be s. (Lo guarda aspettandosi ulteriori domande, poi) Dice che ogni tanto sente ancora la tua voce che questa casa le rievoca molti ricordi Queste cose qui, dice, cose normali, penso.
MASSIMO: La vedi serena?
ALICE: Cerca di esserlo.
MASSIMO: Spero che lo sia, altrimenti stato tutto davvero inutile. (Pausa. Si accende una sigaretta) Non capir mai Agnese.
ALICE: Ma dai, Agnese?
MASSIMO: Gi. Secondo me, non fa sempre vedere proprio tutto di se
(Pausa)
ALICE: Hai mangiato?
MASSIMO: Veramente no.
ALICE: Io ho fame adesso. Se vuoi Ti piace la mortadella?
MASSIMO (Stupito): La mortadella?
ALICE: S hai presente?
MASSIMO: Certo! Ok, va bene.
ALICE: Perfetto.

Alice si allontana dietro la quinta per preparare, Massimo si guarda in giro e comincia ad osservare i vari quadri di Alice.

MASSIMO: Vedo che hai una predilezione per i bambini.
ALICE: Gi, ma dovrei provare a cimentarmi con altri soggetti (Si avvicina con due panini) Tieni, questo tuo.
MASSIMO: Pane e mortadella? Il tuo pranzo di Natale?
ALICE: Dopo c il Pandoro (Pausa. Cominciano a mangiare. Indicando i quadri) Non dovrei tenerli cos in vista
MASSIMO (Non fa caso): I bambini Agnese ne desiderava tanto uno
ALICE: Appunto. Certe disgrazie capitano sempre alle donne sbagliate e quelle che non sanno nemmeno cosa sia il senso materno invece sono piene di figli

Massimo la guarda sorpreso.

MASSIMO: Che vuoi dire? (Pausa) Disgrazie?
ALICE: Be, aver perso un figlio

Massimo trasecola. Segue una lunga pausa di silenzio. Massimo si alza e cerca di mantenersi calmo, Alice non capisce.

MASSIMO: Agnese ti ha raccontato che abbiamo perso un figlio?
ALICE: S
MASSIMO: Che altro ti ha detto?
ALICE: Nientaltro. Era rimasta incinta, ha perso il bambino e poi avete divorziato.
MASSIMO: Perch? (Pausa) Perch inventarsi una balla simile?
ALICE: Come possibile!? Tu non lo sapevi?
MASSIMO: Ma non vero, ecco perch non lo sapevo! (Pausa) Perch raccontare simili cose una fantasia del genere mi sembra semplicemente assurda! E cos che si spiega il nostro divorzio?
ALICE: Perch invece
MASSIMO: Stava male, era scontenta, insoddisfatta della sua vita voleva stare da sola per ritrovarsi E cos ci siamo separati per un mese, poi mi ha chiesto il divorzio. Sono andate cos le cose.
ALICE: E di avere figli
MASSIMO: Ne avevamo parlato prima che la storia degenerasse; anchio li volevo, figurati! Le dissi solo di aspettare, volevo sistemarmi meglio con il lavoro

Alice spaesata, il pensiero di un latente squilibrio in Agnese la terrorizza, comincia a camminare lungo la stanza inquieta. Proprio in quellistante, Agnese rientra in casa, alla vista di Massimo si gela e rimane immobile.

AGNESE: Massimo!
MASSIMO (Titubante): Buon Natale, Agnese.

Alice tesa, li guarda con apprensione poi li lascia soli.
I due rimangono in silenzio.

MASSIMO: Ero venuto per farti una sorpresa...
AGNESE: Sarebbe stato un Natale troppo triste
MASSIMO: Gi. (Pausa) Come stai?
AGNESE: Be, a volte bene, a volte male. (Pausa) Ma almeno non sono sola in questa casa E tu?
MASSIMO: Cos, tiro avanti. (Pausa) Questa casa cambiata.
AGNESE: Troppo poco. Anche se Alice ce la mette tutta, guarda qua!
MASSIMO: E molto dolce.
AGNESE: Ah, vi siete conosciuti

Agnese cerca di darsi un contegno, ma visibilmente nervosa. Massimo vuole indagare velatamente.

AGNESE: Sono stata dai miei. Cerano tutti come al solito, li ho lasciati alle prese con la solita tombola Mi hanno fatto mangiare tantissimo.
(Lunga pausa)
MASSIMO: Non hai nessun rimpianto?
(Pausa)
AGNESE (Senza guardarlo): Penso di aver fatto la cosa giusta, Massimo, lo sai. Ma certo questo non toglie che penso spesso a te e a come sarebbe potuta andare se
MASSIMO: Se cosa? Cosa ci mancava?
AGNESE: Se io fossi stata diversa da quella che sono
MASSIMO: Per me tu eri perfetta.
AGNESE: E invece ero infelice.
MASSIMO: Ed ora?
AGNESE: Ora almeno, non sono pi di peso a nessuno e non ho pi la possibilit di fare danni.
MASSIMO: Ma che dici? Peso, danni?
AGNESE: Sono molto pericolose le persone insoddisfatte! Sono bombe innescate.
(Pausa)
MASSIMO: Se mi avessi permesso di aiutarti
AGNESE: Non sapevo neanche di cosa avessi bisogno lunica cosa che ti ho chiesto era un figlio.
(Pausa)
MASSIMO: Ed io te lho negata per questo che mi hai lasciato?
AGNESE: No, ora lo so, non mi avevi negato niente, mi avevi solo detto di aspettare, ed era giusto.
(Pausa)
MASSIMO: Agnese, hai raccontato ad Alice di aver perso un figlio

Agnese lo guarda atterrita e non risponde.

AGNESE: Una conversazione piuttosto intima, per due che non si conoscono
MASSIMO: Perch racconti certe storie?
(Pausa)
AGNESE: Pensi che sia diventata pazza?

Pausa. Le luci cominciano lentamente a cambiare: i due attori sono progressivamente isolati nel buio dal resto della scena.

MASSIMO: Non penso nulla. Ma voglio capire.
AGNESE: Non sono pazza. (Pausa) Ti va una tazza di the?
MASSIMO: Non abbiamo mai veramente parlato noi due. Ci amavamo e forse ci amiamo ancora, ma quante cose ignoriamo luno dellaltra Sono stato proprio uno stupido a lasciarti andar via. Certe cose potevamo risolverle insieme.
AGNESE: Non credo proprio. (Pausa. Agnese si sente in pericolo, cammina per la stanza) Massimo meglio se vai via e anche se non torni mai pi.
MASSIMO: Per una volta decider io se tra noi deve davvero finire!
(Pausa)
AGNESE (Improvvisamente dura): E gi finita! non c niente da decidere! (Pausa. Lui le si avvicina, lei lo respinge) Non sono una pazza. E non volevo neanche farti del male. Sono stata solo unegoista, una debole tutto qui. (Pausa) Volevo solo qualcosa anchio, un qualcosa di mio che mi facesse sentire importante per una volta nella vita. Tutto qui.

Le luci ormai sono solo due fari sui due attori.
La scena cambia tono, quasi surreale: un uomo e una donna davanti ad unassurda separazione. La recitazione dei due attori meno realistica, pi evocativa, essenziale.

AGNESE: Volevo un figlio da te. (Ridendo debolmente) Come una povera stupida pensavo cos di riempire il vuoto che avevo dentro, di cancellare la nullit che sentivo di essere.

Pausa. Agnese si fa seria, gelida, crudele. Inizia lentamente a legare le mani di Massimo con il foulard che aveva al collo.

AGNESE (Legandolo): Ti ho mentito. Sono rimasta incinta. Non ti ho detto niente perch avevo paura. Poi al secondo mese Tu eri fuori per lavoro Sono morta insieme a lui E con lui ho perso tutto, quel poco che ero e valevo e tutto quello che invece avrei potuto dare, fare ed essere come madre Ho perso me stessa per sempre

Lunga pausa. Massimo la guarda allibito, sente di aver di fronte una donna mai vista e conosciuta. Agnese come se si godesse per un po la vista di lui, reso letteralmente impotente.

MASSIMO: Io io non so non capisco. Io ho perso un figlio questo che stai dicendo? e non sapevo neanche (Pausa. Realizza lentamente e comincia a dimenarsi) Quello che mi hai detto che non ho avuto la possibilit neanche di di piangerlo, di immaginarlo, di pregare o di bestemmiare questo? E questo che mi stai dicendo, Agnese? E QUESTO? (Riesce finalmente a slegarsi)

Le luci tornano su tutta la scena, ma rimangono sempre basse.
Massimo la guarda allibito, si sente tradito come non mai, soprattutto perch mai si sarebbe aspettato una cosa simile da quella donna sempre cos buona, affidabile, placida.

MASSIMO (In un crescendo che riprende i toni realistici di prima): Ma chi sei, eh? Chi sei Agnese? Cristo! Io non so chi diavolo sei!(Pausa) Niente! Io non mi sono accorto di niente! E possibile? (Pausa) Ti ho permesso di fare una cosa simile Avrei dato la vita per te. Ho sofferto come un dannato per lasciarti andar via e non pensare a me! E tu invece Non riuscivi pi a guardarmi in faccia, ti sentivi in colpa; per questo che hai tagliato la corda! Tu hai tagliato la corda, come uninfame! (Pausa)Un figlio, cazzo! E tu, sua madre! Che vita gli volevi dare, eh? (Pausa) Non mi sorprende che tu lo abbia perso!

Agnese gli allunga uno schiaffo violento.
Massimo riesce a trattenersi guardandola un secondo negli occhi. Si infila il cappotto e senza dire una parola esce di casa.
Agnese rimane sola e le sembra di impazzire, cammina avanti e indietro per la stanza senza tregua.
Dalla porta a lato della scena compare Alice che, sentito tutto, l che non si decide ad intervenire.
Di scatto Agnese prende borsa e cappotto e va verso la porta. Alice entra in scena, Agnese la guarda un secondo negli occhi, non le dice nulla ed esce di casa.

Colonna sonora.

Le luci sono sempre basse, un faro puntato sul proscenio, illuminer poi il dipinto.

Alice di nuovo sola ed visibilmente sconvolta: sta bevendo una birra e le viene da piangere, si sente arrabbiata con se stessa, per la sua ingenuit, e delusa da Agnese.
Accende una candela, osserva per un po la tela bianca sul cavalletto, poi la prende e la appoggia per terra.
Si siede per terra anche lei, poi notato un tubetto di colore, rosso, comincia a sporcarsene le mani e a passarselo sulla faccia.
(Il gesto infantile di Alice la aiuta a sentirsi pi forte, come quello di un cucciolo che ha bisogno di unarmatura, per difendersi dalle crudelt circostanti o con cui illudersi di poter attaccare.)
Prende colori e pennelli e comincia a gettare violente campate di colore sulla tela; ci mette rabbia e quasi violenza, poi si ferma, guarda la tela quasi impaurita e comincia lentamente a sfumare il colore e a dipingere una figura di donna. I contorni sono violenti, come mai erano stati i suoi.
Il dipinto lentamente prende forma, Alice sempre pi concentrata in quello che sta facendo e non si accorge del rientro in casa di Anna.
Anna entra in scena e posa il suo borsone sul divano.
La musica sfuma.

ANNA (Infreddolita): Casa dolce casa pensavo di non farcela ad arrivare: uno si mette in viaggio il giorno di Natale per evitare il traffico e invece (Si toglie guanti e cappello e posa la borsa) Come vanno le cose, qui? Alice, ti ho lasciato una settimana fa davanti ad una tela e ti ci ritrovo tale e quale!

Alice, non vista, le lancia una rapida occhiata e continua imperterrita il suo lavoro.

ANNA (Stirandosi): Per fortuna che volevo riposarmi: sono pi stanca di prima Ho i muscoli a pezzi! Ah, se penso poi che dopodomani ricomincio a lavorare! (Pausa. La osserva dipingere) Tu hai novit? (Senza darle il tempo di rispondere) Ma, no! anche lalbero di Natale abbiamo! Dio mio, Agnese incorreggibile! C ancora qualcuno che fa lalbero di Natale Tra laltro mi sembra anche abbastanza malandato
ALICE (Sarcastica): Agnese a queste cose ci tiene molto
ANNA: In albergo avevamo un albero fatto di ferro battuto, tutto stilizzato, con delle candele enormi a forma di stalattite di grande effetto. (Si toglie il cappotto) Vado a posare questa roba in camera mia.

Anna esce dalla stanza portandosi dietro il borsone. Alice continua a dipingere, nervosa.

ANNA (Dallaltra stanza): Hai cenato?
ALICE: Non ancora.
ANNA (Rientra e si butta sul divano): Ti andrebbe di riempirmi un bicchiere di vino?
ALICE (Si gira): Ma s, beviamo del vino. Rosso?
ANNA: Rosso, perfetto. (Nota il colore sulla sua faccia) Dio mio, Alice che hai fatto?

Alice non le risponde, va dietro la quinta e ne torna con una bottiglia che stappa davanti ad Anna con aria quasi di sfida, poi le riempie un calice e glielo porge.

ANNA: Alice, ma che hai fatto, stai bene?
ALICE (Taglia corto): Buon Natale.

In quel preciso istante la luce sullalbero si spegne. Rimane accesa solo la candela.

ANNA (Sollevando il bicchiere come brindando): Ok! Addio tradizioni!
(Pausa)
ALICE (Guardando lalbero terrorizzata): E tutto il giorno che fa cos
ANNA: Ci penser Agnese quando torna. A proposito, dov, non un po tardi per lei?
ALICE: Gi, molto tardi per lei E andata via
ANNA: In che senso?
ALICE: Senza dirmi niente. (Pausa) Agnese non quello che sembra. Io non lavevo capito, pensavo fosse diversa
(Pausa)
ANNA: Alice, che successo?
ALICE: Niente. E venuto Massimo oggi, si sono rivisti
ANNA: ed hanno litigato! Quello mica vuol capirlo che finita! Una fa tanto per dimenticare, per lasciarsi le cose alle spalle (Pausa)
ALICE: Lui ancora innamorato
ANNA: Quindi le avr fatto il solito discorso, Dio! Torniamo insieme, ricominciamo da capo, non ti ho mai dimenticata, eccetera, eccetera Che fantasia gli uomini. (Si accende una sigaretta)
ALICE: Le donne non sanno amare
ANNA: Le donne non sanno amare?! Questa s che bella! Detta da una donna poi!
ALICE: Ma io non sono una donna, no? Sono solo una povera ingenua, unillusa, una bambina!
ANNA: Alice che ti prende!?
ALICE: Niente. Odio questi discorsi!
ANNA: Quando avrai fatto anche tu le tue esperienze, forse cambierai opinione!
ALICE (Con forza): Potrebbe anche non fregarmene nulla di avere unopinione su una cosa simile, di diventare esperta e navigata come voi per poi tradire, ingannare, fingere Perch questo lamore, essere donna, essere adulta!
ANNA: La pensi davvero cos?

Anna la guarda sorpresa senza dire nulla; poi si alza e la raggiunge, Alice le d le spalle, Anna la gira e con aria sorprendentemente materna, comincia a pulirle il viso. Poi nota il quadro.

ANNA: E il ritratto di Agnese.

Alice non risponde nulla.

ANNA: Com strano
ALICE: Non eri tu che mi dicevi di ritrarre cose del presente, persone reali? Bene, eccola la realt!
ANNA: Hai usato un tratto molto pesante e scuro insolito da parte tua per Agnese poi
ALICE: Se non ti piace, non mi importa, io ora la vedo cos.
ANNA: Non ho detto che non mi piace. E unAgnese diversa.

Passa qualche minuto e improvvisamente squilla il telefono. Anna va a rispondere.

ANNA: Lascia, vado io! Pronto? Chi ? No, sono Anna Anatoli! S, abito qui Perch? ma chi parla?(Pausa) Che successo? Certo, certo che la conosco, vive qui con me! s, ma cosa successo? dove? non possibile! non pu essere lei! Siete sicuri? era sola? S la sua Cristo! Ora dove sta, dove lavete portata? (Pausa) Ok, daccordo. S, grazie.

Anna riaggancia il telefono, gelata.

ALICE: Agnese

Anna annuisce sconvolta, rimane immobile, non riesce a crederci.

ANNA: Dicono che non stato un incidente

Anna si infila il cappotto.

ANNA: Io vado. Vieni con me?
ALICE: Ho paura.

Anna prende la borsa ed esce di casa.
Colonna sonora (fino al buio compreso).
Alice, rimasta sola si guarda intorno, spaesata, le viene da piangere. Va al suo dipinto, guarda il volto di Agnese e lo accarezza con le mani facendo sfumare il colore ancora fresco: la figura sembra quella di un fantasma.



BUIO

ATTO TERZO

E una mattina di fine maggio. Anna sdraiata sul fouton, tra i cuscini. Ha indosso un vestito leggero di lino rosso ed in una posizione languida e sensuale. Alice le sta facendo un ritratto, usando la stessa tela iniziata, sei mesi prima, con il ritratto di Agnese, la notte della sua morte.

ANNA: Va bene cos?
ALICE: Ok, ma sii te stessa, rilassa il viso, non stare in posa
ANNA: Che vuol dire: non stare in posa sto posando!
ALICE: Nel senso di essere naturale.
ANNA: Naturale non so come sono naturale
ALICE: Tira pi gi quelle spalline
ANNA: Ma non ho niente sotto
ALICE (Imbarazzata): Ah non fa niente
ANNA (Divertita): Ma dai, figurati, stavo scherzando! (Si scopre le spalle)
(Pausa)
ANNA: Come mi fai?
ALICE: Zitta e ferma.
ANNA: Mi raccomando le borse sotto gli occhi!
ALICE: Non ti preoccupare, sei bella comunque.
ANNA: Bella, s!
ALICE: Non mi dire che non te lo hanno mai detto!
ANNA: Scherzi? Chi usa pi una parola simile!
ALICE: Solo io naturalmente!
ANNA: Be comunque tralascia lo stesso le borse e le rughe!
(Pausa)
ALICE: Una nottata delle tue?
ANNA: Macch! Ho semplicemente dormito malissimo!
ALICE: E allora niente ufficio: che pacchia, eh?!
ANNA: Il bello di quando sei diventata qualcuno!
(Pausa)
ALICE: Io non ho dormito per niente.
ANNA: Oggi il grande giorno!
ALICE: Gi. Ferma
ANNA: Non mi sembri entusiasta. La prova generale come andata?
ALICE: Oh, benissimo! Mi sembrava di sognare ad occhi aperti!
ANNA: Sono contenta per te.
(Pausa)
ANNA: Che ti metterai?
ALICE: Stasera? Mah, non lo so
ANNA: Ma come non lo sai?! E stai qui a perdere tempo?
ALICE: Non sto perdendo tempo!
ANNA: Ok. Se vuoi ecco, ti do una mano io S, insomma stasera hai la prima, allOpera, ci sar gente importante unoccasione speciale e non puoi andarci vestita come al tuo solito!
ALICE: Non ti va neanche come mi vesto?
ANNA: Direi, Alice nel paese delle meraviglie! (Pausa) Potrei prestarti qualcosa di mio
(Pausa)
ALICE (La guarda sorpresa): Dici veramente?
(Pausa)
ANNA: Per ora s! Cos, ti stupisce cos tanto la cosa?
ALICE: Be noi due
(Pausa)
ANNA: E quasi un anno che viviamo sotto lo stesso tetto e di cose ne sono successe
(Pausa)
ALICE (Si ferma): Gi, e tu non te ne sei pi andata via (Pausa. Pulisce i pennelli) Il tuo lavoro va a gonfie vele, hai ottenuto come al solito tutto quello che volevi e sei ancora qui Ora potresti comprartelo un appartamento.
ANNA (Si alza, tenendosi il vestito e va a prendersi una sigaretta): Gi, ma poi che ci faccio? Ci starei da sola! Un uomo pi di quattro mesi non me lo so tenere.
ALICE: Parlavi sempre di feste, cene, pubbliche relazioni, casa di rappresentanza
ANNA: Sarebbe servito solo a questo. La mia casa sarebbe diventata un set. Il set per la mia pubblicit personale. (Pausa) Ci sono volte che mi sento un prodotto anchio. (Pausa) Qui dentro invece mi sento un po pi al sicuro. Intendiamoci, non rinnego nulla delle mie scelte e adoro il lavoro che faccio. (Pausa) Ma sono ancora in tempo per salvare qualcosa della mia vita e di me stessa. Forse. (Pausa) Una come me a rischio, arrivi a non distinguere pi la realt. (Pausa) Il bello che se non avessi vissuto qui, in questa casa di povere pazze, ora non avrei pi niente da difendere. (Pausa) Un tempo mi stava stretta, ci soffocavo e mi faceva soffocare soprattutto il tuo mondo, la tua presenza, sempre qui dentro (Pausa) Ricordi? ora penso di invidiare la tua libert. Tu sei libera quando lavori, esprimi semplicemente quello che senti, senza preoccuparti dei soldi, dei clienti, della gente

Pausa. Alice visibilmente nervosa per le parole di Anna, la imbarazzano, torna al quadro e cerca di cambiare discorso.

ALICE: Se non era per te, non avrei mai ripreso in mano questo quadro.
ANNA: Un ritratto di tutte noi, dopo un anno di vita insieme: unaltra foto ricordo delle tue.
ALICE: Questa diversa.
ANNA: Forse siamo noi ad essere diverse.
(Pausa)
ALICE: Per una volta non dipingo per dolore o nostalgia
ANNA: Gi, chiss perch, la tristezza, la solitudine sono sempre le fonti di ispirazione pi gettonate
ALICE: Forse perch se sei felice pensi solo a goderti la vita!
(Pausa)
ANNA: Tu sei felice?
ALICE: Non so.
ANNA (Ammiccante): Massimo mi sembra che lo sia, ultimamente.
ALICE: Lui che centra adesso? (Pausa) Siamo solo amici.
ANNA: Forse questo: non vorresti qualcosa di pi?
ALICE: Siamo solo amici. Per me gi tanto!
ANNA: Ti fa cos paura?

Alice la guarda interrogativa.

ANNA: Lamore. Ti fa cos paura?
ALICE: E chi non ha paura dellamore? Tu?

Anna non risponde. Pausa.

ANNA: Penso che sia innamorato di te.
ALICE: Non dimenticher mai Agnese.
ANNA: Questo comprensibile, ma lei ormai Alice, non fare cazzate, Alice. Hai bisogno di lui.
(Pausa)
ALICE: Ferma, non ti muovere. Ho quasi finito.

Entra in scena Alessia. Indossa una camicia da notte bianca ed ha unaria sconvolta. Le due non si accorgono della sua presenza. Ha i capelli spettinati che le ricoprono il viso sudato e provato. Avanza senza dire una parola.

ANNA: Alla buonora!

Alessia non risponde nulla, ha lo sguardo perso nel vuoto. Alice interrompe il lavoro, la guarda distrattamente.

ALICE: Siediti vicino ad Anna, faccio anche te.

Alessia, come un automa obbedisce in silenzio: si siede sul divano, alle spalle di Anna, ancora stesa su un fianco.

ALICE: Sistemati i capelli, scopri il viso, Alessia!

Le luci si abbassano progressivamente ad introdurre unaltra scena evocativa e surreale. La scena si fa buia tutto intorno ad Alessia, la luce le d unaria inquietante.

ALESSIA: E sporco di sangue il mio viso. Ho ancora tutto il viso sporco di sangue(Pausa) Tutto intorno, un sacco di sangue, il pavimento, le pareti, il mio corpo, i miei vestiti solo il loro viso era pulito perch era coperto dalle buste di plastica (Pausa) Sentivo gli odori e poi quel caldo infernale Dio, che caldo insopportabile, il sudore, il sangue, tutto appiccicato addosso a me (Pausa) Ne sono stata davvero capace, non ho avuto un attimo di esitazione solo dopo, vedendoli cos, ho cominciato ad avere paura, una paura folle che mi immobilizzava l davanti senza darmi la forza per fare nulla avevo la bocca spalancata, ma non riuscivo ad emettere nessun suono, stavo gridando in silenzio (Pausa) Per tante notti sono stata ferma immobile davanti quella porta chiusa in fondo al corridoio. Stanotte lho aperta e ho visto i miei genitori, massacrati con cinquanta coltellate. Addosso a me il loro sangue.

Le luci si alzano di colpo su tutta la scena. Anna ed Alice la guardano sconvolte. Pausa.

ANNA: Solo un brutto sogno, Alessia...
(Pausa)
ALESSIA: Pensi non abbia mai desiderato la loro morte?
(Pausa)
ANNA: No.
ALESSIA: Ti sbagli.
ANNA: Dai, sono cose che si pensano nei momenti di rabbia.
ALESSIA: Non lo so. Tutto mi sembrava cos reale. E possibile.
ANNA: Tu non lo faresti mai. Lo so.
ALESSIA: Ho paura. Perch li odio. E se li odio, lo potrei fare benissimo E se impazzissi?
ANNA: Non lo permetter!
ALESSIA: Convivo da anni con un qualcosa dentro che mi fa aver voglia di distruggere, uccidere

Si alza di scatto e si dirige verso la cucina, Anna cerca di fermarla.

ALESSIA: Ho voglia di bere qualcosa di forte.
ANNA: Ora no. (La trattiene)
ALESSIA: Dai, lasciami, qualcosa di forte per dimenticare.
ANNA: Ho buttato tutto ieri sera. Non puoi continuare a bere.
(Pausa)
ALESSIA: Oggi lultimo giorno.

Esce dalla stanza.

ANNA: Dove vai?
ALESSIA: Devo togliermi questa roba di dosso. Esco per comprare qualcosa (Esce di scena)
(Pausa)
ANNA: Non se ne rende neanche conto. Come possiamo
ALICE (Sconvolta): Io non lo so. Non riesco neanche ad immaginare cosa possa sentire. Il suo viso era come deformato, cerano delle linee, delle rughe, delle ombre che non avevo mai visto su di lei (Inizia a tratteggiare il volto di Alessia sulla tela).
ANNA: Dovremmo avvisare i suoi.
ALICE: Sono loro il suo nemico
ANNA: Sola non ce la far mai.

Alessia rientra vestita.

ANNA: Ti accompagno.
ALESSIA: Non serve, torno subito.
ANNA: Dai, facciamo un giro pi lungo. Insieme. Aspettami.

Anna si copre al volo e si infila dei sandali. Le due escono di casa.
Alice, rimasta sola, continua a dipingere il ritratto di Alessia.
Suona il campanello. Alice va ad aprire.

ALICE (Fuori scena): Ciao!
MASSIMO(Fuori scena): Allora? Come andata?

Alice rientra in scena e va al dipinto senza aver risposto.

MASSIMO: La prova generale, ieri sera, no?
ALICE: Bene.
MASSIMO: Bene? Solo bene? Il regista che ha detto?
ALICE (Secca): Soddisfatto.
(Pausa)
MASSIMO: Che hai? Nervosa?
ALICE: Un po.
MASSIMO: Dai, andr tutto bene. (Si avvicina alla tela) Che stai facendo, anche oggi non riesci a non dipingere!?

Alice cerca di nascondere il dipinto, ma non ci riesce.

ALICE: Niente, una stupidaggine.
MASSIMO: Fammi vedere! (Lo guarda) E molto bello. Non lo avevo mai visto, questo.
(Pausa)
ALICE: Lo cominciai la notte in cui la notte di Natale.
(Pausa)
MASSIMO(Rabbuiato): E lei, vero? (Pausa) Questa Anna e questa?
ALICE: Alessia, ho cominciato da poco
MASSIMO: Allora poi mancherai solo tu.
ALICE: Un autoritratto?
MASSIMO: Perch no?

Pausa. Massimo si accende una sigaretta.

ALICE: Non volevo che lo vedessi. Lho tenuto nascosto per tutto questo tempo.
(Pausa)
MASSIMO: Non ne abbiamo mai parlato.
ALICE: Io ho sempre avuto paura. E tu perch avresti dovuto parlarne con me?
MASSIMO: E con chi avrei dovuto?
(Pausa)
ALICE: Io non sapevo come magari era troppo presto. Avevo paura anche solo a pronunciare il suo nome. (Pausa. Lo guarda e posa i pennelli, fa un lungo respiro come per prendere coraggio) Ti ammiro moltissimo, sai.
MASSIMO: Mi ammiri? Perch?
ALICE: Perch il dolore non ti ha cambiato.
MASSIMO: Che vuoi dire?
ALICE: Le persone cambiano quando soffrono, no? diventano brutte, cattive, pazze e alcune si limitano solo ad indossare delle maschere per non farsi vedere cos
(Pausa)
MASSIMO: Come Agnese?
ALICE: Come Agnese, come Alessia, come mio padre (Pausa) Ma dal dolore possono venir fuori anche altre cose

Pausa. Lui la guarda intensamente.

MASSIMO: Io senza di te, non so se
ALICE (Cerca di interromperlo): no, aspetta
MASSIMO: la solitudine nel dolore crea simili mostri (Pausa) Io ho avuto te.

Si guardano in silenzio, Alice sempre pi nervosa.

ALICE (Imbarazzata): Ecco, per adesso, mi hai fatto perdere il filo del discorso e non ricordo pi cosa volevo dire
MASSIMO: Forse non c molto da aggiungere.
(Pausa)
ALICE: E allora che dico?
MASSIMO: Niente.

Stanno un po in silenzio, poi Massimo si avvicina a lei, lentamente, la abbraccia e la bacia. Alice terrorizzata e si divincola.

ALICE (Quasi terrorizzata): E questo adesso che vuol dire? Siamo amici Io non volevo certo insinuare forse ti ho fatto credere perch ti ho fatto quel complimento, ma invece era solo
MASSIMO: Ferma, calma! Non successo niente di male.
ALICE: Non roviniamo tutto, ti supplico!
MASSIMO: Perch? come potremmo?
ALICE: Odio queste cose, non so come comportarmi Io non voglio niente di pi, ti prego, ho paura! (Pausa) Agnese
MASSIMO(Interrompendola): Agnese, non centra pi niente. (Pausa) Lei morta.
(Pausa)
ALICE (Lo guarda in silenzio): E se io non avessi parlato, forse
MASSIMO(Interrompendola): Oh Dio, Alice, non dirmi che
ALICE: dovevo starmene zitta. Non avreste litigato. Eravate ancora innamorati luno dellaltra. Io mi sono messa in mezzo. Lei mi aveva fatto una confidenza. Solo a me laveva fatta. Ed io solo a lei le facevo. Avevo solo lei, la sola persona che sia riuscita ad avvicinare dopo anni. Ed io lho tradita.
MASSIMO: Alice, io guardo avanti. E sai chi che vedo.
(Pausa)
ALICE (Si tranquillizza): Chi, cosa vedi?
MASSIMO: Una donna che sa amare.

Pausa. Alice lo guarda sorpresa: la prima volta che un uomo le parla in questo modo.

ALICE (Con rabbia): Una donna? O una bambina?
MASSIMO: Per me non ha importanza.
ALICE: Sono fuori tempo, non ho ancora individuato il ritmo giusto la mia et. Non so chi sono, non posso farmi neanche un autoritratto come sono fatta?

Massimo si riavvicina di nuovo a lei, vince le sue difese, e prende ad accarezzarle il viso, seguendo i suoi lineamenti, il profilo del naso, delle labbra poi scende sul collo, sulle spalle, sulle braccia, come se il suo tocco stesse delineando una figura.

MASSIMO: Ecco come sei fatta, lo senti?
ALICE: Mi gira la testa come se fossi ubriaca!
MASSIMO: Ssst! Calma, fidati.

Colonna sonora.
Alice si lascia toccare e guardare. Massimo la conduce di fronte allo specchio appeso sulla parete di destra e le rimane alle spalle. Alice si guarda allo specchio, fa un respiro profondo, piano piano si rilassa, ma confusa; le viene da piangere e da ridere, si lascia andare ad ogni emozione.
Massimo la bacia di nuovo sul collo, poi si fa da parte, si allontana rimanendo a guardarla vicino alla quinta duscita.
Alice osserva attentamente il suo viso, esaminandolo in ogni sua parte, si scioglie i capelli e rimane ancora a guardarsi.
Poi di scatto prende in mano lo specchio, lo stacca dal muro e lentamente va ad appoggiarlo sulla parte di tela ancora non dipinta del suo quadro. Rimane cos ad ammirare la sua opera. Massimo esce di casa e la lascia sola. Pausa.

ALICE: Eccolo. Il pezzo che mancava. Ora davvero finito.

SIPARIO

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