Furgone passeggeri

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pulmino

LEONARDO GAZZOLA

Furgone Passeggeri

1993-2002

liberamente ispirato alle epopee mandinghe e alle fiabe di Perrault, depositato in SIAE a nome Leonardo Gazzola.

Possiamo definirlo teatro con interazione musica, danza, canto, prosa di matrice africana contaminata a quella europea


Personaggi

                                    NGONO, giovane donna africana

                                    STELLA, giovane donna europea

                il VECCHIO, cantastorie e filosofo africano

            l'AUTISTA, conducente di furgone passeggeri                                                                           
Al limitare di un villaggio africano della zona forestale. NGONO, giovane donna africana aspetta accanto ad un segnale di fermata di autobus seduta su di una vecchia panca  circondata dai suoi bagagli. Sullo sfondo un cumulo di rifiuti inorganici: copertoni rotti, sedie sfondate, teli di plastica rovinati, barattoli di vernice sfondati, ecc... Nella penombra, un VECCHIO con degli occhiali  suona la sua chitarra in sordina. Dal pubblico arriva trafelata STELLA, una giovane donna europea con un vistoso zaino sulle spalle. Si guarda attorno.

STELLA: Mi scusi, signora, è qui la fermata del furgone per Mayangwa?

NGONO: Quando passa, sì.

STELLA: (agitata) Perché è già passato?! Oh, no! Lo sapevo che non dovevo dilungarmi così... E adesso non passerà più? Vero? Eh? Oh, Dio mio  sono inchiodata qui fino a... Fino a... Quando passa il prossimo furgone?

NGONO: Quello di oggi deve ancora passare.

STELLA: Davvero? Ah, meno male. Mi sarei agitata per niente.

STELLA si siede accanto a NGONO  e aspetta. Le due donne non si guardano ma  ogni tanto STELLA lancia un'occhiata furtiva  in direzione di NGONO. Qualche schiarita di voce da parte di STELLA che NGONO apparentemente ignora. Tutto ciò finisce per mettere STELLA  a disagio.

STELLA: Devo tornare di fretta a Mayangwa, sa? Per fortuna che il furgone non è ancora passato.

NGONO: (annuendo) Mmmh-hm.

STELLA: Perché c'è mio zio che sarà all'aeroporto tra breve; torna a casa e non sa che rientro anch'io. Così facciamo il viaggio insieme, se no domani mi toccherà fare il viaggio da sola.

NGONO: (molto vagamente interessata) Mmmmh...

STELLA: Ma arriverà questo furgone o no? E' in ritardo mi pare. Oh, speriamo che non sia troppo in ritardo. Devo assolutamente arrivare all'aeroporto in tempo...

NGONO: Lei è molto agitata signora. Il furgone arriverà, si calmi.

STELLA: Sì, ma quando? Quando? Oh, se lei sapesse quello che mi capita...

NGONO: (rassegnata a far conversazione) Che cosa le capita, signora?

STELLA: E' che... Ma non mi chiami signora, per favore.

NGONO: (con un  piccolo riso) Come vuole. Come si chiama?

STELLA: Stella. E tu? Eee... Credo che possiamo darci del tu, no?

 

NGONO: Mi chiamo Ngono. Maria Antonietta Giuseppina Pompadur Ngono.

STELLA: (con un piccolo riso) Carino.

NGONO: Ekié. Il mio nome la fa ridere? Il mio nome ti fa ridere?

STELLA: Ma no, sorridevo così. Io...

NGONO: Mio padre aveva imparato la storia di Francia a memoria a scuola. Ne era molto fiero. Ma hai ragione di ridere.

STELLA: Be', fa bene ridere ogni tanto. Ho una tale disperazione in me.

NGONO: Che cosa ti succede?

STELLA: E' che... E' che... (s'interrompe, sospira, singhiozza)

Il VECCHIO suona la chitarra. Lo si distingue meglio adesso. Sorride guardando STELLA. Anche NGONO la guarda e non può trattenere una piccola risata.

NGONO: (si rivolge al VECCHIO nella sua lingua dicendo che per i bianchi tutti i pretesti sono buoni per piangere)

VECCHIO: (sorridendo) Non capisco. Non sono di qui. (continua a suonare e quando i singhiozzi di STELLA si fanno più deboli:) Mentre il re Dô-Samo si sbellicava dalle risate con tutti i suoi sudditi per la scelta del valoroso cacciatore Moké Dantouman, Sogolon la brutta, Sogolon la gobba con gli occhi esorbitati che l'imbruttivano ancora di più, piangeva piano piano l'offesa ricevuta che nessuno poteva capire.

STELLA: Come?

VECCHIO: Asciuga le tue lacrime che nessuno può leggere, figlia mia, e raccontaci la tua storia.

STELLA: Ho conosciuto Oumar all'università. Eravamo buoni amici... Io non ho pregiudizi sugli africani, ero contenta di avere un amico del vostro paese...

VECCHIO: E poi un bel giorno ti ha detto: (mimando gesti romantici) "Stella, sei veramente molto bella e molto intelligente, ti amo profondamente."

STELLA: Più o meno... Ma come lo sa?

VECCHIO: (Sorridendo come ad un bambino che si protegge) Il tuo sguardo mi attraversa come una freccia e i miei sensi si confondono. Non mi deludere...

STELLA: Ehm... Sì. E gli ho detto: ho un gran bisogno di evadere, di andare altrove, di respirare la mia libertà. Portami da qualche parte.

VECCHIO: (ingenuamente) Andiamo in camera mia?

STELLA: No... Dicevo: andiamo da qualche parte lontano... Portami a Venezia, per esempio.

VECCHIO: (prendendo STELLA sottobraccio) Ah, Venezia, il sogno degli innamorati... Sì, ti porterò, Venezia, Venezia...

NGONO: (interrompendoli) E com'è andata a Venezia?

STELLA: Sono stati dei giorni meravigliosi. Il mondo mi apparteneva. Sentivo che eravamo fatti l'uno per l'altra e... (ricomincia a piangere)

NGONO: Eppure non sembra una storia così triste.

STELLA: Poi Oumar è dovuto ripartire per l'Africa. Avevamo detto che ci saremmo sposati. Ho lottato con la mia famiglia... (sospira)

VECCHIO: (imita un bianco) Ci hai pensato bene, bambina mia? Perché sai, tua madre ed io non abbiamo pregiudizi, ma... (si rivolge a NGONO) Vero tesoro?

NGONO: (capisce il gioco) Sì, non abbiamo niente contro il tuo africano ma... Hai pensato che è di una cultura diversa dalla nostra? (STELLA fa per parlare)

VECCHIO: Sì, lo so. I sentimenti, la passione... E' l'amore che conta. Ma di cosa parlerete? Bisogna avere degli interessi in comune.

NGONO: E come educherete i vostri bambini? Lo sai che "loro" non hanno la stessa concezione di famiglia che noi.

STELLA: Basta! Non capite niente! Non volete capirmi! Io lo amo e ci sposeremo!!

NGONO ed il VECCHIO si guardano fingendo l'indignazione.

STELLA: E sono partita. Solo mio zio mi ha aiutato. Mi ha offerto il biglietto aereo e mi ha accompagnato fino a Mayangwa. Stasera torna a casa e... E adesso devo tornare con lui! Oh, e questo furgone che non viene! E' incredibile... Non c'è una cosa che funzioni in questo paese! Mio Dio!

VECCHIO: (suonando la chitarra) Eh, figlia mia, il sole si alza anche domani.

STELLA: (molto nervosa) Ma l'aereo si alza stasera!

VECCHIO: Puoi tu dirmi se la sabbia del deserto finisce stasera? E se le onde del mare si fermeranno dopo la partenza dell'aereo?

STELLA ricomincia a piangere piano piano ed il VECCHIO racconta suonando la chitarra.

VECCHIO: Mentre il re Dô-Samo si sbellicava dalle risate con tutti i suoi sudditi per la scelta del valoroso cacciatore Moké Dantouman, Sogolon la brutta, Sogolon la gobba con gli occhi esorbitati che l'imbruttivano ancora di più, piangeva piano piano per l'offesa ricevuta che nessuno poteva capire. (smette di suonare)

STELLA: (alzando la testa) Non si fermi. Continui a raccontare, la prego.

VECCHIO: Sei tu che devi continuare a raccontare. Non ci hai detto perché hai deciso all'improvviso di ritornartene questa sera.

STELLA: No. Ma non voglio più parlarne. Chi era Sogolon la brutta?

VECCHIO: (sorride, suonando la chitarra)

                                                      Sogolon la brutta, Sogolon la gobba.

                                                      Madre di Sundiata il conquistatore,

                                                      Sogolon la donna bufalo, Sogolon la donna pantera.

                                                      Madre del fondatore dell'impero del Mali.

                                                      Da Niani a Timbuktu,

                                                      fino alla grande acqua senza l'altra riva.

                                                      Sogolon altrettanto brutta che preziosa,

                                                      Sogolon all'origine del più vasto impero dell'Africa Nera.

                                                          

NGONO: Lei viene dall'Africa dell'ovest?

VECCHIO: Hai già sentito parlare della storia della madre di Sundiata?

NGONO: Vagamente. M'interessa. Lei è maliano?

VECCHIO: Diciamo che sono un africano che conosce questa storia.

NGONO: Noi ascoltiamo.

VECCHIO: Erano due cacciatori, due fratelli. Il maggiore si chiamava Moké Moussa ed il più giovane Moké Dantouman (va a prendere STELLA sottobraccio e recita la parte di Moussa) E' mai possibile che un bufalo solo minacci un'intera regione e tutto un popolo! Il popolo di Dô!

STELLA: (sta al gioco, recita Dantouman) Vuoi provare ad abbattere il bufalo di... Ehm... Di Dô? Ehm... Molti cacciatori ci hanno provato ma sono tutti morti.

VECCHIO: Se hanno fallito, deve essere perché è noi che il bufalo aspetta.

STELLA: Be', è una possibilità. La nostra vita deve pur servire a qualcosa.

VECCHIO: E i due fratelli si misero in cammino per Dafolo, capitale del regno di Dô. Non senza aver prima consultato il loro indovino.

NGONO: (recita l'indovino: fa dei gesti rituali magari utilizzando oggetti e strumenti sottomano) Riuscirete a condizione di avere il favore di una vecchia signora disprezzata da tutti, all'entrata di Dafolo.

NGONO suona il tamburo cantando una strofa allegra. Il VECCHIO e STELLA mimano una marcia sotto il caldo.

VECCHIO: Quando finalmente arrivarono vicino alla città, al di là degli arbusti che nascondevano le prime case di Dafolo... Un torrente! Con una allegra folla di donne che lavava la biancheria.

STELLA: Andiamo a fare il bagno!

VECCHIO: (trattenendo STELLA) Questo fu il loro primo istinto, ma notarono una vecchia donna sfatta, vestita di stracci, che lavava un tessuto a brandelli.

NGONO si mette in posizione con un tessuto (preso dal cumulo di rifiuti o da una delle sue borse) per recitare la vecchia mentre i due "cacciatori" si scambiano uno sguardo complice.

VECCHIO: Che fai, madre?

NGONO: Lo vedi bene. Lavo la mia biancheria. (raccatta il suo tessuto e si allontana)

VECCHIO: (a STELLA) Dividiamoci i compiti. Io vado in città ad annunciare il nostro arrivo al re, tu occupati della vecchia.

Il VECCHIO si apparta a suonare la chitarra. STELLA si siede accanto a NGONO  e le lancia delle occhiate furtive. NGONO mima l'afflizione. STELLA tira fuori dal suo zaino un panino e l'offre a NGONO che lo mangia voracemente. STELLA sorride.

NGONO: Grazie. Non mangiavo da ieri sera. (sospira) Sei venuto a tentare la sorte contro il bufalo di Dô?

STELLA: Cioè...

NGONO: Cioè cosa?! Non lo negare. (pausa) La tua generosità mi ha vinta.

STELLA: Ah.

NGONO: Sì, vinta. Mi chiamo Dô-Kamissa, sorella del re Dô-Samo. Per anni mi sono vendicata contro mio fratello Dô-Samo che mi ha privato della mia parte di eredità alla morte di nostro padre solo perché ero donna. Per anni ho ucciso centinaia e centinaia di cacciatori e distrutto quantità di terreni coltivati. (STELLA la guarda  incuriosita) Sì, il bufalo di Dô, sono io. E ti accorderò l'onore di abbattere il bufalo visto che la mia ora si avvicina e che ti sei mostrato così gentile.

STELLA: Io...

NGONO: A una condizione! Quando il re Dô-Samo, per ricompensarti, ti darà in sposa una delle donne del suo regno; dovrai scegliere quella che sarà seduta a un balcone ai bordi della piazza delle feste. E' la figlia del re e si chiama Sogolon. Non ti puoi sbagliare: è una ragazza brutta, brutta e gobba, più brutta di quanto la si possa immaginare. I suoi occhi sono esorbitati e nessun uomo in buona salute potrebbe prenderla come sposa. E' lei che sceglierai.

STELLA: Lo farò.

NGONO: (tirando fuori degli oggetti dalla sua bisaccia) Tieni. Ti lancerai dietro tutti questi oggetti quando ti inseguirò sotto forma di bufalo nella pianura dell'Outaramba. Ma non dimenticare il patto.

Il VECCHIO suona il tamburo mentre racconta.

VECCHIO:  

Moké Dantouman, tutto contento, raggiunse in città il fratello maggiore Moussa.

                       (tamburo)

Moké Dantouman e Moké Moussa si diressero verso la pianura dell'Outaramba.

                       (tamburo)

 NGONO trova un vecchio manubrio di bicicletta e se lo mette in testa per fare le corna. Il vecchio suona delle note sinistre sulla chitarra.. STELLA si ferma vedendo NGONO minacciosa.

VECCHIO: Alla vista del bufalo, Moké Dantouman sentì un furioso desiderio di abbandonare l'impresa; mentre suo fratello maggiore, me stesso, Moké Moussa...  Che vergogna! Era scappato ad arrampicarsi su di un albero.

                        

Il VECCHIO suona delle musiche appropriate mentre il "bufalo" si rende conto della presenza del "cacciatore". Il "bufalo" carica, il "cacciatore" fugge. Uno dopo l'altro, i tre oggetti della vecchia signora cadono. I due primi mettono il "bufalo" in difficoltà; il terzo lo lascia inchiodato al suolo da una forza misteriosa. Il "cacciatore" si ferma, guarda il "bufalo", esita un po', poi tende un arco immaginario o improvvisato e finisce il "bufalo". Il VECCHIO smette immediatamente di suonare mentre NGONO si accascia al suolo e si avvicina a STELLA. NGONO non si muove e STELLA la guarda smarrita.

VECCHIO: Taglia le sue corna. Le porteremo al re per provare il nostro successo.

STELLA: E'... E' morta?

VECCHIO: Tagliagli le corna, fratellino e muoviamoci, Dô-Samo ci aspetta.

STELLA, meccanicamente va a raccogliere le "corna" ed in questo istante NGONO balza su gridando. Reazione da parte di STELLA che si spaventa. Le due donne ridono. Il VECCHIO suona il tamburo cantando le lodi di Moké Dantouman. STELLA e NGONO improvvisano una danza assieme fino a che il VECCHIO va a prendere STELLA sottobraccio e NGONO si siede al tamburo.

VECCHIO: Ed ecco i due cacciatori arrivare sulla piazza delle feste. E la folla li acclama! (tende l'orecchio) La folla li acclama! (qui può improvvisare un gioco con il pubblico per vedere se risponde o no) Bene. Ecco arrivare il potente re Dô-Samo e sulla piazza delle feste si fece un grave silenzio di rispetto. (guarda il pubblico) Questo riesce molto meglio... Ecco quindi arrivare il re Dô-Samo circondato dalle sue quattro consorti.

NGONO rulla il tamburo mentre il VECCHIO si guarda attorno. STELLA ricomincia a piangere.

VECCHIO: Cosa ti succede ancora, figliola?

STELLA: E' che... E'... (sospira) E' per questo che torno in Europa.

VECCHIO: Per via del re Dô-Samo e delle sue quattro consorti?

STELLA: (sempre sospirando) No; per via di Oumar e delle sue due mogli.

VECCHIO: Ah.

STELLA: Lui... Quando sono arrivata al suo villaggio mi ha chiesto se volevo essere la sua terza moglie. (scoppia in singhiozzi)

NGONO: Eh, la poligamia! Gli uomini dicono che è un'usanza tramandata dai nostri padri... Hai fatto bene ad andartene. Anch'io rifiuterei un matrimonio poligamico. E' vero che con una o due co-mogli il lavoro è di meno e quando partorisci tuo marito ti lascia tranquilla per un po'... Ma non vorrei dividere mio marito con un'altra donna. Uh! No. Sarebbe terribile: mio marito potrebbe raccontare le mie storie alle altre... No, no. Hai fatto veramente bene a partire. Non piangere più, hai fatto bene.    

STELLA guarda NGONO con un'aria persa asciugandosi le lacrime mentre il VECCHIO ricomincia a recitare.

VECCHIO: All'arrivo del re la folla ammutolì.

Entra l'AUTISTA del furgone.

STELLA: Eccolo!

AUTISTA: Scusatemi signorine e signori. Voi aspettate il furgone per Mayangwa?

NGONO: Sì.

STELLA: Sta arrivando?! Dov'è?!

AUTISTA: Ma guarda. Il furgone è in panne lontano nella foresta. Abbiamo mandato un ragazzo a cercare il pezzo di ricambio. Io sono l'autista; vengo a dirvi di avere pazienza.

STELLA: Oh... Ma fino a quando?

AUTISTA: Non so neanche, eh? Bisogna aspettare che arrivi il pezzo. Poi lo ripariamo.

STELLA: Ma deve pur sapere...

VECCHIO: Ecco il re Dô-Samo che accoglie i due valorosi cacciatori! (fa mettere l'AUTISTA su di uno sgabello mentre NGONO si va a mettere in fondo alla sala)

AUTISTA: Oh!? Siete matti?

VECCHIO: Il re invitò i due cacciatori a scegliere una sposa tra tutte le ragazze del regno radunate sulla piazza delle feste. (a gesti incita l’AUTISTA a stare al gioco)

AUTISTA: (che ha capito il gioco) Valorosi cacciatori, potete scegliere la donna che vi piace di più su questa piazza delle feste. (il VECCHIO gli dice qualcosa all'orecchio) Per ringraziarvi di averci liberato dal bufalo! (si volta verso il VECCHIO) Bufalo?

Il VECCHIO suona un'aria misteriosa mentre STELLA va ad esaminare le donne del pubblico. Infine si dirige verso NGONO in fondo alla sala che mostra un'orribile smorfia per sembrare più brutta possibile. STELLA sceglie NGONO e l'AUTISTA scoppia a ridere per la smorfia di NGONO

VECCHIO: Mentre il re Dô-Samo si sbellicava dalle risate con tutti i suoi sudditi per la scelta del valoroso cacciatore Moké Dantouman, Sogolon la brutta, Sogolon la gobba con gli occhi esorbitati che l'imbruttivano ancora di più, piangeva piano piano per l'offesa ricevuta che nessuno poteva capire. Ma la scelta era fatta. Moké Dantouman aveva rispettato la parola data alla vecchia Dô-Kamissa. Sogolon la brutta ormai avrebbe avuto un marito!

Il VECCHIO suona un ritmo di festa sul tamburo e l'AUTISTA improvvisa una danza sulla panchina nella quale trascina anche STELLA.

AUTISTA: Ma guarda! Devo andare. (si avvia, poi ritorna sui suoi passi, prende la mano di STELLA) Balla molto bene, signorina. (esce)

STELLA: Faccia presto!

VECCHIO: Eh, sì. Come passa presto il tempo quando si viaggia in compagnia di una donna. (camminano)

STELLA: Hai visto come rideva il re? Non è certo stato molto cortese.

VECCHIO: Avrei creduto Dô-Samo più intelligente.

STELLA: Ditemi. E' un'abitudine della gente di Dafolo di essere così scortesi verso gli stranieri?

NGONO: Ma perché insultate così la mia famiglia e il mio popolo? Il re è quello che è. E' stato un po' ridicolo ma non mi spetta e spetta ancora meno a voi di giudicare mio padre. E la gente si è messa a ridere per la vostra scelta: il che è assolutamente normale. Avete scelto la ragazza più brutta del reame e, a parte noi tre, nessuno ne sa il vero motivo.

STELLA: Non ti arrabbiare, Sogolon...

NGONO: No. Non vi seguo più. Non è bene parlare male delle termiti quando si è seduti su di un termitaio.

VECCHIO: Calmati, Sogolon. Non pensiamo veramente quello che abbiamo detto sul tuo popolo. Era per prenderti in giro. (NGONO fa per dire qualcosa) Adesso ci fermiamo per la notte.

I tre si sdraiano come per passare la notte. NGONO verso il fondo della scena mentre STELLA ed il VECCHIO restano davanti a chiacchierare.

VECCHIO: Credo che adesso ti spetti di coricarti con tua moglie.

STELLA: (ironica) Ma sei tu il maggiore. E' sicuramente un'usanza tramandata dai padri che il maggiore debba prendere moglie prima del secondogenito.

VECCHIO: Ma il vincitore del bufalo di Dô sei tu.

STELLA: Ooooh... Abbiamo rispettato le usanze fino adesso, ora non faremo in maniera diversa.

VECCHIO: E va be'. (si alza e va sdraiarsi accanto a NGONO) Ma appena Sogolon sentì un altro corpo vicino al suo, fece intervenire il suo doppio: era bufalo, trasmesso da sua zia Dô-Kamissa e pantera trasmesso dalla famiglia di suo padre! (cerca di accarezzare NGONO) Ahi! Sogolon aveva sfoderato qualcosa come dei pungiglioni acuminati... Impossibile avvicinarsi. Non è che Moké Moussa fosse sprovvisto di doppio, anzi, aveva lui stesso dei grandi poteri stregoneschi ma... (mimo di lotta tra i due senza che si tocchino) Il suo doppio si rivelò molto meno potente di quello di Sogolon. (si lascia andare, sfinito; poi si avvicina a STELLA) Niente, mi senti, niente è stato possibile. Tutta la notte ho lottato senza successo! Sei tu il vincitore del bufalo. Usanza o no, credo che sia il tuo dovere di farne tua moglie.

STELLA: (alzandosi) Ebbene, andrò da lei la prossima notte!

Camminano mentre NGONO suona un ritmo al tamburo.

VECCHIO: Quella notte fu Moké Dantouman che cercò di aver ragione di Sogolon. (suona la chitarra)

STELLA "Dantouman" si avvicina a dove è sdraiata NGONO "Sogolon" che fa dei movimenti con le mani. "Dantouman" rimane come ipnotizzato: cerca di avvicinarsi varie volte ma è sempre deviato. "Sogolon" osserva e fa dei gesti ogni tanto. "Dantouman" finisce per crollare a terra, sfinito.

STELLA: (trascinandosi verso il VECCHIO) Ma crede di poter andare avanti così?

VECCHIO: (trattenendo a stento una risata) Anche tu?

STELLA: Quella ragazza ha la testa piena di sortilegi.

VECCHIO: Ad ogni modo sarà prudente non tentare più niente. Vedremo cosa ci sarà da fare durante il nostro viaggio.

STELLA: Ma quale viaggio? Ecco l'autista che ritorna. La sua faccia non mi dice niente di buono.

AUTISTA: (entrando) Eh, amici miei...

STELLA: Ho capito. Il furgone non viene, giusto?

AUTISTA: Signorina, non deve arrabbiarsi...

STELLA: Viene o non viene?

AUTISTA: Adesso viene. E' il pezzo che non andava bene.

STELLA: E allora?

AUTISTA: Il ragazzo è andato con la bicicletta per cercare l'altro pezzo.

STELLA: (guardando l'orologio) E...

AUTISTA: Partiremo al più tardi questa notte. Sicuro.

STELLA: Oh, no! Lo sapevo! (si dispera) Ho perso l'aereo. Non ce ne saranno più. Il furgone non passerà più. E' finita... Ma cosa ho fatto per meritarmi tutto questo?! E adesso cosa faccio? Porca troia! (pausa) Scusate. (sospira)

NGONO: (andando a sedersi vicino a STELLA) Non fare così. Quando saremo in città domani mattina ci daremo da fare per trovare un posto sul prossimo aereo.

STELLA: Domani mattina? (pausa) Tra l'altro in tutto ciò io dove vado a dormire?

NGONO: Non ti preoccupare. Quando saremo in città troveremo. Anch'io devo cercare. Potremo chiedere a mia cugina...

STELLA: Ma no... Cercherò un albergo. (pausa) Ma credevo che tu abitassi a Mayangwa. Vai a vendere la tua merce in città?

NGONO: (improvvisamente chiusa in se stessa) No.

STELLA: Il ritardo del furgone non sembra preoccuparti troppo. Cosa vai a fare a Mayangwa?

NGONO: (sempre secca) Vado a prendere mio figlio.

STELLA: Con tutto questa roba? (indica i bagagli)

NGONO: E' per mio zio. Glieli devo offrire perché mi lasci mio figlio.

STELLA: Ma come...

NGONO: Eh, non vuole darmelo. Allora lo compenso.

STELLA: Aspetta un attimo. Non capisco. Tuo zio ha tuo figlio a casa sua e te lo ridarà solo se glielo compri?

NGONO: Comprare! Sì... Lo compenso.

STELLA: Ma perché? Perché?

NGONO: Da quando ho rifiutato di continuare a lavorare per lui, si è tenuto Towa come risarcimento.

STELLA: Ma non può! Non deve essere permesso!

NGONO: Ah. I miei genitori sono morti e mio zio era il mio tutore quando è nato Towa. Ero minorenne.

STELLA: Ah, e...E... Non potevi stare attenta? Anche tuo zio, poi. Poteva seguirti un po' meglio se era il tuo tutore.

NGONO: Il mio tutore! (sospira) Ma avrò il mio bambino. Non importa come ma avrò il mio bambino.

STELLA: Ma perché tuo zio ci tiene assolutamente a che tu lavori con lui? Non può assumere qualcun'altro?

Il VECCHIO e l'AUTISTA distolgono la testa con un verso di disapprovazione. Cercano di far capire a STELLA che è meglio se desiste dal fare altre domande.

STELLA: Ma perché? Che cos'era questo lavoro così complicato che dovevi fare?

NGONO: A voi piacciono troppo le domande.

STELLA: Ma voglio capire, è assurdo.

VECCHIO + AUTISTA: (disapprovazione) Eéééé...

NGONO: (si decide a parlare) Quando avevo quindici anni mio zio mi ha preso con lui, mi ha dato un tetto e mi pagava anche qualche divertimento. Poi, un giorno ha cominciato a presentarmi un suo amico, poi un altro amico. Poi gli amici degli amici. Poi dei vecchi colleghi di ufficio. Come credi che sia nato Towa?

STELLA: (dopo un silenzio – incassa l’imbarazzo e si riprende) C'era una volta in un grande castello di un regno molto antico; un re e una regina che non avevano mai avuto figli. La loro tristezza era grande e il re andò a chiedere aiuto a tutte le fate del regno. Molti anni passarono ancora senza risultato... Poi, un bel giorno la regina si rese conto che aspettava un figlio. Dopo qualche tempo diede alla luce una bambina. Il re e la regina, colmi di gioia, organizzarono un banchetto in onore di tutte le fate del regno.

AUTISTA: Ma guarda! Tutte le fate sono state invitate?

STELLA: Sì... Cioè, no. Avevano dimenticato una vecchia fata che da molti anni non si faceva più vedere e che si credeva morta o vittima di un sortilegio.

Il VECCHIO tira fuori dalla sua bisaccia dei bastoni di manioca e delle arachidi , dispone tutto sulla panca e invita gli altri a servirsi. NGONO e l'AUTISTA si servono ma STELLA resta in disparte.

STELLA: Ma quando il banchetto era in pieno svolgimento, ecco arrivare la vecchia fata. (recita la vecchia fata - reazione di sorpresa da parte degli altri tre) Non mi aspettavate, suppongo.

VECCHIO: (recita la regina con un foulard in testa) Ma al contrario, al contrario. Il vostro posto è qui, con noi. (all'AUTISTA) Caro, date l'ordine che si serva da mangiare alla nostra invitata.

STELLA: Non siate ridicoli; vedo benissimo che i posti sono contati e che il mio non c'è.

AUTISTA: (recita il re) Ma no, insomma. Sedetevi e fateci l'onore della vostra compagnia.

STELLA si avvicina al "tavolo" e assaggia la manioca, la trova cattiva e con una smorfia bofonchia qualcosa.

STELLA: Alla fine del banchetto, tutte le fate cominciarono a fare i loro doni alla piccola principessa. (recita le fate che, una dopo l'altra si avvicinano al paniere di NGONO dove si immagina che si trovi la neonata) La piccola principessa sarà di una bellezza splendente! ... La nostra principessa avrà l'intelligenza dei saggi più rispettati! ... Possederà una grazia ammirevole in tutto ciò che farà! ... Saprà danzare meravigliosamente! ... La piccola canterà come un uccello del Paradiso! ... Potrà suonare alla perfezione ogni strumento musicale! ... (adesso recita la vecchia fata) Bene. Tutti questi doni sono perfettamente inutili. La mia presenza in questo castello è indesiderata e la mia persona è offesa dall'offerta di questi piatti orribili procurati all'ultimo momento. Non resterò un minuto di più a questa corte; ma prima di andarmene, ecco il mio regalo: quando la principessa sarà in età di fidanzarsi, si pungerà con un fuso per lana e ne morirà. (si allontana con una risatina sinistra tra il silenzio generale e la "regina" scoppia in lacrime)

NGONO: No piangete, mia buona regina. Non temete, mio buon re. Sospettavo un cattivo regalo da parte della vecchia fata e mi sono nascosta per avere la possibilità di rimediare ai suoi misfatti. E' vero che i miei poteri non possono battere i suoi ma... Quando vostra figlia sarà punta dal fuso, non morirà: cadrà in un sonno profondo che potrà durare fino a cento anni; fino a che un principe coraggioso verrà a risvegliarla dal sonno. Mio buon re, la vostra discendenza sarà così assicurata.

STELLA: Il re diede comunque l'ordine di proibire in tutto il regno l'utilizzo dei fusi per lana... Sperando di annullare così la maledizione della fata cattiva.

AUTISTA: (approvando) Mh-hmm! E' proibito. E' proibito utilizzare dei fusi per lana. E' più che proibito. Articolo reale, codice penale, lettera B. E' anche moltissimo proibito.

VECCHIO: Farako Maghan Kegni, re del Manden, il cui vero nome era Maghan Kon Fatta era l'ultimo discendente di una dinastia molto antica. Il suo totem era il leone ed il primo antenato della dinastia fu uno schiavo ciadiano di nome Bilali. Tenuto in cattività a Yaoundé, si era riscattato alla Mecca al servizio di Bubakar Sidiki, fedele compagno del profeta Maometto - che Allah onnipotente riempia di pace lui ed i suoi compagni - e furono i discendenti di Bilali che vennero ad installarsi nel Manden. Un giorno il re Kon Fatta ricevette la visita di un indovino-cacciatore dalla terra di Dô. (si rivolge all'AUTISTA e recita l’indovino) Ti saluto, re del Manden e saluto la tua corte. Sono originario di Dô. Il mio re si chiama Dô-Samo. La caccia all'antilope mi ha condotto qui e ti ho portato la tua parte. (offre al "re" un pezzo di carne dalla sua bisaccia)

AUTISTA: (prendendo la carne) Uaï! Grazie. (ne offre un pezzo a STELLA) Ne vuole un po', signorina?

NGONO: (recitando la moglie del re) Ti ringraziamo e siamo contenti d'incontrare qualcuno così rispettoso delle nostre tradizioni. Ma gli abitanti di Dô sono i più competenti nelle predizioni. Perché non ci faresti partecipe della tua scienza?

AUTISTA: Esatto. Se la tua scienza è del livello della tua carne...

VECCHIO: (dopo aver mosso dei sassolini) I cauris hanno parlato. Oggi il tuo spirito è turbato da due pensieri: hai paura di essere invaso e ucciso da un re più potente e desideri assicurare la tua discendenza con la nascita di un figlio straordinario.

AUTISTA: Sì? Sì, ma...

VECCHIO: Per Allah! La donna che verrà accompagnata da due cacciatori, dovrai sposarla. Essa ti darà un figlio che si imporrà a tutti i paesi della savana ed estenderà fino all'acqua salata il regno dei Manden.

AUTISTA: Non è che capisco molto le tue storie di Allah ma farò come dici tu. Sono sicuro che la tua predizione si realizzerà.

STELLA: In effetti quando la principessa raggiunse l'età di sedici anni, andò a curiosare in una vecchia torre del castello dove viveva una donna molto anziana, che era già vecchia all'epoca in cui nacque la principessa, completamente sorda, che filava la lana e che, per via della sua sordità, non aveva mai sentito parlare della proibizione del re.

 NGONO si alza e cammina verso lo sgabello dove si è seduto l'AUTISTA con un cappello da donna e fa finta di filare. Magari usando una vecchia ruota trovata nel cumulo di rifiuti.

NGONO: (principessa) Che cosa fa, mia buona signora?

AUTISTA: (vecchia signora) Buon giorno. Certo, con tutta la polvere che c'è.

NGONO: Le ho chiesto che cosa sta facendo.

AUTISTA: Eh... Da molto... Da quando mia sorella non c'è più.

NGONO: Noo. Le chiedo che cosa fa!

AUTISTA: Sì, sì, sempre qui.

NGONO: (scoraggiata) E come si chiama?

AUTISTA: Lo vede; filo la lana.

NGONO: Chissà da quanto tempo che fa questo lavoro...

AUTISTA: Ma certo che puoi provare a filare, non è mica complicato. Guarda, si fa così...

Mentre la "vecchia signora" mostra alla "principessa" come filare, il VECCHIO suona qualche nota sulla chitarra. La "principessa" si punge e cade svenuta. Reazione di paura da parte della "vecchia signora" . Tamburo. Mimo del panico attorno a NGONO stesa per terra. Viene ricoperta da un telo. Dopo una danza indiavolata, NGONO e STELLA finiscono sotto il telo. Il VECCHIO smette di suonare.

VECCHIO: (a NGONO) Alzati, Dantouman. Proseguiamo il nostro cammino.

STELLA: Hep...

VECCHIO: Credo che Sogolon sia una donna con un destino troppo importante per noi.

STELLA: Un attimo...

VECCHIO: Eccoci vicini al regno Manden di Maghan Kon Fatta. Ci faremo ricevere dal re.

STELLA: Ma ero io che facevo Dantouman.

VECCHIO: Cambiamo. Fai Sogolon adesso, ti va?

STELLA: Ah, bé... D'accordo. Sì, sì, va bene. (mima Sogolon)

I tre camminano ed arrivano davanti a l'AUTISTA che recita il re del Manden.

NGONO: Mansa, veniamo dal lontano paese di Dô, dove mio fratello maggiore Moké Moussa ed io, Moké Dantouman abbiamo liberato gli abitanti dal bufalo che da tanto tempo li aveva terrorizzati. La giovane persona che ci accompagna si chiama Sogolon Condé: è una delle figlie del re Dô-Samo. Siccome è una principessa, l'abbiamo giudicata degna di essere tua sposa.

AUTISTA: (a parte) La predizione dell'indovino! La giovane donna accompagnata da due cacciatori. E' lei che mi darà il figlio straordinario che aspetto. Ma guarda com'è brutta! (ai "cacciatori") Voi due. Sedetevi e bevete qualcosa.

VECCHIO: Il re prendeva tempo. Chiese ai cacciatori di raccontare come avevano fatto per vincere il bufalo di Dô. Chiacchierò e fece chiacchierare; in realtà aveva già deciso che Sogolon la gobba doveva essere la madre del suo straordinario figlio.

AUTISTA: Voi due siete i miei ospiti. Starete a Niani per tutto il tempo prima della celebrazione del mio matrimonio con Sogolon.

NGONO: Aspetta... (al VECCHIO) E' così nella storia?

VECCHIO: Più o meno ma...

AUTISTA: Ma! Ma! Ma guarda! Sono il re o no? Allora decido che i cacciatori siano miei ospiti fino al giorno del matrimonio. E la principessa punta dal fuso invece; ordino che la si metta a dormire nella più bella camera del castello. Che nessuno sia autorizzato ad entrarci! (pausa) Oh, insomma!

STELLA: La fata che aveva trasformato la predizione di morte in una predizione di sonno si recò al castello e con un colpo di bacchetta magica... (il VECCHIO comincia a suonare qualche nota alla chitarra) Toccò le serve, le damigelle d'onore, gli ufficiali, i cuochi, gli uscieri, i paggi, le guardie, i cavalli nelle scuderie, i grossi cani da guardia ed infine la piccola cagnolina da compagnia della principessa. (La luce si fa più debole con del riflessi verdastri) Non appena toccati, tutti si addormentarono dello stesso sonno della principessa perché si svegliassero assieme a lei e fossero così pronti a tenerle compagnia o a servirla non appena ne avesse avuto bisogno. Anche le pentole sul fuoco nelle cucine si addormentarono; lo stesso fuoco si addormentò... (si rende conto del cambiamento di luce e diventa timorosa) Poi, sempre per magia della fata; una moltitudine di arbusti, di rovi, di rampicanti, di alberi d'ogni specie, venne ad avvolgere il castello e in poco tempo... (guarda in cielo) Cosa... Cosa sta succedendo?

VECCHIO: E' la notte africana, figlia mia. (si possono sentire dei grilli e degli uccelli notturni - NGONO accende una lampada a petrolio) Cade così. Mentre si parla. Il tempo di una frase; che sia la posizione della nostra foresta? O la naturale verbosità degli africani? Non vogliamo saperlo. Ma sappiamo che qui quando cominci una frase fa giorno e quando la finisci è già notte.

STELLA: Fa notte... Fa notte... Non partiremo prima di stanotte, lo sapevo.

AUTISTA: Signorina, vado subito a vedere se il ragazzo ha portato il pezzo giusto. (esce)

STELLA fa per dire qualcosa ma ci rinuncia perché l'AUTISTA è uscito troppo in fretta. Il VECCHIO e NGONO cominciano a mormorare avvicinandosi a STELLA, seduta sulla panca.

  

VECCHIO: Intanto, si preparava il matrimonio di Sogolon. Il giorno prima del matrimonio, Sogolon passò la giornata con le sue compagne di età di Niani. (mimano dei giochi tra ragazze) Poi, la sera, fu condotta dall'anziana griote Tountoun Manian dalle vecchie signore che la prepararono per il bagno rituale.

NGONO prende STELLA per la mano e la conduce verso il fondo della sala. Lentamente la sveste mentre le mormora delle frasi all'orecchio  a turno con il VECCHIO.

NGONO: Sappi, Sogolon, che la vita è doppia...

VECCHIO: Se il neonato non è un maschio, è una femmina...

NGONO: Se qualcuno è vecchio, è perché è stato giovane...

VECCHIO: Il contrario della vita, è la morte...

NGONO: Il contrario della salute, è la malattia...

VECCHIO: Il contrario della ricchezza, è la povertà...

NGONO: Nel matrimonio ci sono dei giorni belli e dei giorni brutti...

VECCHIO: Offrirai il tuo spirito ed il tuo corpo solo a tuo marito...

NGONO: Ma a lui, li devi offrire pienamente...

VECCHIO: Se bevi l'acqua e miele con tuo marito...

NGONO: E' naturale che tu accetti di bere l'acqua e fiele con lui...

VECCHIO: Ma non temere, Sogolon...

NGONO: Dio e la tradizione assicurano i tuoi diritti di sposa...

VECCHIO: E Allah solo è la verità...

NGONO: Non ha uguale...

Durante le ultime battute, NGONO ha tirato fuori dai suoi bagagli un magnifico tessuto "pagne" con il quale riveste STELLA. Il VECCHIO comincia a suonare il tamburo e NGONO a cantare una canzone. Si forma così un piccolo "corteo nuziale" che attraversa la sala. NGONO davanti, che batte le mani invitando il pubblico a partecipare, STELLA in mezzo, avvolta nel suo tessuto ed infine il VECCHIO che da il ritmo con il tamburo. Tornano in scena.

VECCHIO: Al calare della notte, finalmente la giovane sposa arriva davanti alla stanza del re Maghan Kon Fatta.

AUTISTA: (entrando con la faccia di chi deve dare una brutta notizia) Amici miei...

Il VECCHIO e NGONO lanciano delle grida di gioia. Spingono dolcemente "Sogolon" verso il "re".

AUTISTA: Volevo... Volevo dire... E' molto bella così, signorina...

STELLA: Io...

STELLA si siede sulla panca e l'AUTISTA si siede vicino a lei cercando di abbracciarla.

VECCHIO: Ma nel momento che Kon Fatta volle far valere i suoi diritti di marito, i sortilegi che Sogolon aveva mostrato a Moké Moussa e a Moké Dantouman, si mostrarono questa volta al re.

STELLA punta il suo indice verso l'occhio dell'AUTISTA che si scosta bruscamente. Varie volte cerca di avvicinarsi di nuovo; STELLA glielo impedisce ogni volta.

VECCHIO: Invano il re invocò il suo doppio - era pur sempre uomo-leone! - Il doppio di Sogolon era nettamente più potente del suo.

Alla fine l'AUTISTA si arrende e STELLA si alza con una piccola risata.

VECCHIO: La vergogna del re era grande. E quando il griot cominciò a cantare le sue lodi, non lo interruppe solo per rispetto al costume.

Il VECCHIO suona la chitarra e canta una lode a Maghan Kon Fatta.

AUTISTA: Ma guarda, sento le tue parole, griot. Ma niente, sentimi bene, niente è stato possibile. Questa giovane donna che ho appena sposato, è un genio o un mostro? Ho invocato il mio doppio senza poterla dominare; i suoi aculei da porcospino si allungavano quando volevo abbracciarla.

VECCHIO: Lo sapevi che non era una donna come le altre. Perché non sei venuto a consultarmi prima di tentare la tua prima notte di nozze? Dovevi aspettare...

AUTISTA: Aspettare? Quanto tempo vuoi fare aspettare una ragazza speciale come questa?

STELLA: Cento anni sono passati da quando la bella principessa si era punta con il fuso e che dormiva nel suo castello incantato ricoperto di densa vegetazione.

AUTISTA: E...

VECCHIO: Ho meditato a lungo sulla disposizione che hanno preso i sassolini quando li ho lanciati durante la tua prima notte con Sogolon.

AUTISTA: E...

STELLA: Delle strane leggende circolavano nel villaggio vicino su quel castello.

AUTISTA: E...

VECCHIO: Maro-Maro, la neutralità, si è trovato tra Kumadissé, l'uomo, e Diaransé, la donna.

AUTISTA: E...

STELLA: Gli uni dicevano che era la dimora di un orco che vi attirava i bambini per mangiarli, altri dicevano che le fate l'avevano scelto come luogo per preparare i loro incantesimi al riparo dai curiosi e altri, storie ancora più inverosimili.

VECCHIO: La punta di Maro-Maro è rivolta dalla parte opposta di Baabaa, fare paura.

STELLA: Gli abitanti del villaggio non sapevano più a chi credere.

AUTISTA: Ti credo, griot, dimmi quello che devo fare.

VECCHIO: Per tirare fuori Sogolon dal suo atteggiamento neutro, bisogna terrorizzarla.

AUTISTA: (impugnando un legno sbuccia-banane) Certo! A me la mia spada! E si vedrà chi è l'uomo qui!

STELLA: Ma un giorno il figlio di un re si trovò a cacciare il cervo nel bosco vicino al castello incantato. Il giovane principe, incuriosito dal vedere un castello avvolto in tutta quella vegetazione, chiese informazioni agli abitanti del villaggio. (il VECCHIO passeggia tra il pubblico facendo domande) Ricevette, ovviamente, una serie di risposte assurde finché si decise di interpellare un contadino che non aveva ancora aperto la bocca.

VECCHIO: (recita il principe e si rivolge a NGONO) Ho-là! Brav'uomo! Cosa si nasconde dietro questa immensa muraglia verde?

NGONO: (recita il contadino) Principe. Cinquanta anni sono passati da quando mio padre mi raccontava che dietro questa fitta vegetazione si trova un castello nel quale dovrebbe esserci una meravigliosa principessa addormentata. Ma... Fino adesso nessuno ha avuto il coraggio di avventurarsi in questa foresta per verificare.

VECCHIO: E' me che aspetta!

STELLA insegna all'AUTISTA una vecchia canzone popolare europea, mentre il VECCHIO mima di farsi largo tra la vegetazione.

STELLA: Ma come per incanto, i rovi e gli alberi si aprivano al suo passaggio e si richiudevano dietro di lui. (ritornello della canzone) Penetrò in un grande cortile; tutte le guardie erano in piedi, alabarda in mano, che dormivano della grossa. (ritornello della canzone) Passò attraverso le cucine dove cuochi e camerieri erano addormentati sulle pentole o sui piatti di portata. (ritornello della canzone)

L'AUTISTA e STELLA continuano a cantare ed il VECCHIO si avvicina a NGONO che si è stesa sulla panca e s'inginocchia vicino a lei. La "principessa" vede il "principe", sorride e si siede.

NGONO: Sei tu mio principe? Ti ho atteso a lungo.

STELLA: Il principe, affascinato da queste parole, ma ancora di più dalla voce della principessa, cadde perdutamente innamorato.

VECCHIO: (ironico) Sì, perdutamente. Ma intanto gli abitanti del castello si erano svegliati.

Tamburo. Mimo del risveglio delle guardie, dei cuochi, degli abitanti del castello. L’AUTISTA sta al temburo e suona i ritmi che diventano via via più frenetici. Gli altri tre impersonano i vari abitanti del castello in un carosello di mimi dai più evidenti ai più assurdi.

VECCHIO: E mentre tutto il palazzo faceva festa credendo consumato il matrimonio del re Kon Fatta; il re si precipitava nella stanza di Sogolon con la spada sguainata.

AUTISTA: (con lo sbuccia-banane in mano corre verso STELLA) Sogolon! Sogolon! Non avrò scrupoli. Il momento degli scherzi è finito!

VECCHIO: Ma il re gridava forte e minacciava terribilmente.

AUTISTA: (sforzandosi di gridare) Se continui con i tuoi sortilegi, io...

VECCHIO: Urlava!

AUTISTA: Ti sgozzerò come un pollo!

VECCHIO: Più forte!

AUTISTA: Aaaah! Aaaah! (fa volteggiare lo sbuccia-banane sopra la testa di STELLA)

STELLA: (cadendo in ginocchio) Pietà! Pietà di me!

AUTISTA: Io...

VECCHIO: Ma il re non smetteva di minacciarla.

L'AUTISTA continua a gridare in modo goffo e a minacciare con lo sbuccia-banane. STELLA continua a chiedere pietà.

VECCHIO: Ma il re voleva finirla con questa storia di sortilegi: quale era il totem di Sogolon?

STELLA: Pietà! Pietà!

AUTISTA: E qual'è il tuo totem-antenato?

STELLA: Il bufalo e la pantera. (grida di paura)

AUTISTA: (sorpreso) Ah... Di cosa? E... Smettila di gridare! (STELLA smette di gridare) Ormai rinuncerai alle tue pratiche stregonesche nel mio letto!

STELLA: Sì, ormai sarò tua.

Ancora qualche urlo timido da parte del "re" e dei lamenti da parte di "Sogolon". Poi, lentamente l'AUTISTA si avvicina a STELLA e l'abbraccia. Cerca di baciarla.

NGONO: Ehi! Lascia la ragazza!

AUTISTA: Ma... Stiamo facendo la storia di Sogolon, no?

NGONO: Muf! Taci. Dicci piuttosto se il furgone è riparato. Non vedi che fa già notte?

STELLA sorride, mette due dita sulla bocca dell'AUTISTA che stava per parlare e dolcemente gli dà un bacio. L'AUTISTA rimane perplesso.

AUTISTA: Eeee... Il furgone non può più partire. Ma guarda. E' il motore che è andato. Bisognerà aspettare il furgone di domani che viene da Boli. Sarà meglio che torniate a casa per stasera. (reazione di delusione degli altri tre)

VECCHIO: Amico mio. C'è solo lei (mostra NGONO) che abita da queste parti. La mia piccola bambina qui (mostra STELLA) deve rincasare a diecimila chilometri in questa direzione. Ed io stesso... Seguo la mia strada ma non sono di queste parti.

NGONO: Vorrei tanto potervi ospitare per questa notte ma...

STELLA: No, non ti preoccupare. Non vogliamo disturbare.

NGONO: Non è questo. E' che ho venduto la casa. Non ce l'ho più. (silenzio) E' per avere più liquidità per riprendermi Towa.

VECCHIO: (dopo un silenzio) Eh, bé. Credo che la notte sarà fresca e ci vorranno delle coperte. (tira fuori dalla sua bisaccia una coperta e la offre a STELLA)

STELLA: Per me? Ma non so se...

NGONO: Anch'io ne ho. Ne ho altre. Ce n'è per tutti.

Tutti e tre finiscono con il tirare fuori varie cose mentre cantano la canzone di STELLA. Ecco apparire delle coperte, una stuoia, dei vestiti, una pila... Fino a formare un piccolo accampamento accogliente. L'AUTISTA esce e ritorna con una pentola di cuscus. Si mettono a mangiare tutti e quattro.Il VECCHIO insegna a STELLA come si mangia il cuscus con le mani.

NGONO: E cos'è successo dopo la prima notte di nozze di Sogolon?

VECCHIO: La notte stessa in cui Sogolon decise di cedere a suo marito, concepì. Nove mesi dopo nasceva il futuro imperatore del Mali; Mari Diata chiamato anche Naré Maghan Diata o Sogolon Diata più tardi conosciuto sotto il nome di Sundiata. Bambino dal triplo nome e dal triplo totem: il leone, il bufalo e la pantera. Avrebbe creato il più vasto impero dell'Africa Nera: da Niani e Timbuktu fino al grande fiume salato di cui non si vede l'altra sponda.

Il VECCHIO comincia a cantare e poco a poco gli altri lo seguono. Quando la canzone si affievolisce, la luce si abbassa sempre di più, il VECCHIO, NGONO e STELLA si preparano per dormire. L'AUTISTA si dirige verso l'uscita.

NGONO: E la bella principessa che dormiva?

STELLA: Sposò il principe che l'aveva svegliata e mise al mondo due bambini. La prima, una bambina pura e limpida come la nascita del giorno fu chiamata Aurora. Il secondo, un bambino radioso come l'astro del cielo, fu chiamato Sole.

NGONO: La bambina Aurora e il bambino Sole.

VECCHIO: La bambina Aurora e il bambino Sole. Domani, l'aurora ci sveglierà.

NGONO: Domani, andremo a Mayangwa.

STELLA: Sì, il sole si alza anche domani.

L'AUTISTA esce in punta dei piedi mentre NGONO spegne la lampada a petrolio.

fine

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