Gelindo ritorna

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GELINDO RITORNA

Traduzione in italiano di un copione della tradizione
piemontese: la storia del pastore Gelindo (in piemontese Gilindu)

che si dice che risalga al 1600.

Personaggi:

GELINDO

ALINDA

AURELIA
MAFFEO

MEDORO

MARIA

GIUSEPPE

ANGELO (narratore )

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Le espressioni dialettali sono scritte in forma fonetica, perciò non ortograficamente esatte.

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Narratore

Andiamo a presentare una stupenda storia

Dove del Gilindu ancor si  f a memoria:

pastor del Monferrato, con imperiale editto

d’andare in Palestina gli venne un dì prescritto.

A Betlem di Giudea dovette allora andare

Al grande censimento per farsi registrare.

Ma prima di partire alla moglie consiglia

Come doveva fare a vegliar sulla famiglia

(Apre il sipario)

Quadro 1 – Il cortile : Gelindo e Alinda

Ge. – (entra portando un cesto) Sa, si a ièj pi nen temp da perde, non c'è più tempo da perdere! E' meglio andare al più presto. Che tanto, più si aspetta e peggio é....(esce e rientra con un’altra cesta)  Perché si la fiòca a cala e `I freid a munta.(esce e rientra con un fagotto) Ma poi vuoi che te lo dica? Gli ordini prima si eseguono e meglio è !

Al. - Ma povromi! Mi spiace vederti andar via con un tempo così brutto, tanto più..... che sei un po’avanti con gli anni! (va a sedersi) Non so cosa gli ha preso all'imperatore di far andare tutti   a scriversi, a fare il censimento. Poteva almeno aspettare la bella stagione! Ha un bel dire lui che se ne sta nella sua stanza a gambe larghe vicino al fuoco. Ma che vuoi farci? Per i signori la carn di povrom a lé cume fuissa carn d ‘asu.

Ge. - Cosa vuoi: siamo sudditi e bisogna ubbidire per amore o per forza. (si siede) Ma quello che più mi rincresce è dover pagare anche il tributo. Omi povrom! Ho dovuto vendere i due capretti più belli che avevo nella stalla per aver subito i soldi per pagare ‘sta tassa.

Al.- Ma dimmi un po', vuoi proprio andare solo soletto? Non sarebbe meglio che io ti accompagnassì?

Ge- No, no, Alinda...Puduma nen,,, non possiamo lasciare la casa tutti e due, specìalment  cun sta matota da mariè, con questa ragazza da  marito. E poi l'ordine dice che basta che ci vada il capo famiglia, e che faccia iscrivere tutti, parenti e garzoni. (esce e rientra vestendosi)

 Al. – (lo aiuta ad infilarsi la giacca) almeno fa tutto il possibile per sbrigartela in fretta. Vedi di fare un buon viaggio e ritornare presto , e guarda anche se riesci a vendere un po’ di tomini, neh?. (gli porge uno dei cesti)

Ge.- Va bene.(esce)

Al. - Arrivederci....... Uffa! Ora che ‘sto sufistich, quel pignolo di mio marito se ne è andato...

Ge. - (rientrando) - E guarda di sorvegliare questa figliola, né. Specialmente alla sera nella stalla, falla sedere vicino a te. E se mai c'è qualche bellimbusto che viene a trovarla, siediti in mezzo a loro e lei, falla stare da una parte. E dalle dei buoni esempi e falle vedere come deve comportarsi, perché voi donne, e pess ancura voialtre mari siete la rovina di queste povere figliole , tanto più con la scusa che sono ragazze da marito....a volte vi divertite più della figlia.! Perché queste gatte morte di morosi cercano di accaparrarsi le madri, ed è allora che..

Al.- Ah, non dubitare mica! Che so bene qual’é il mio dovere io!

Ge. – Ummh. Sa, ca vada, bundi.... (esce)

Al. - E' proprio un vecchio pieno di fisse....

Ge. - (tornando) E alla sera, prima dì andare a dormire, te lo dico dì nuovo, controlla che le porte e le finestre a siu sprangà, siano ben chiuse. E la ragazza falla dormire con te e non farla uscire dalla stanza, che queste ragazzine con la scusa d'andare a fare i so bisogn, vanno a parlare con i loro morosi.

Al. – Ehh, ma ne hai di paure!...Ma va tranquillo ai tuoi affari, che qui ci penso io!

Ge. – Alura mi vadu...me ne vado... (esce)

Al. - Va, che Dio ti accompagni! (e in disparte) Oh, questo noiosone, a furia di dai e dai... non se ne va mai!

Ge.- (rientra) E ti  raccomando anche, mentre sono via, che tu non tiri il collo a qualche gallina e non tiri su na buta stupa per far festa con i vicini perché voi donne quando l'uomo è via, fate sempre carnevale.

Al. – (sbottando)Ma va un po’... Che hai solo delle malizie in quella testa ! Voi uomini quando siete all'osteria giocate e bevete e poi ritornate a casa senza un soldo, cun al bursòt bele veuid e la testa piena ad vin ed andate a farvi pelare da qualche donnina. E noi dobbiamo stare zitte. Questo cosa ti sembra?

Ge. – Of, salti subito in bestia tu ! Con te non si può mai parlare per scherzo  Io...(posa il cesto, tutto dolce) l'ho fatto per vederti ancora una volta perché non riesco a staccarmi da te, cara la mia donnina..(e in disparte) Se uno vuole vivere in pace con le donne, deve avere pazienza, deve manifestare i suoi sentimenti, e che le lisci. le corteggi con delle paroline dolci, perché non gli tengano il muso per delle settimane, perché ai fassu nen purtè ‘braie s-ciancà e la camìsa sporca......

Al.- Bisogna proprio dirlo. Sei veramente un po’ bislacco, ma sei sempre stato un brav’uomo....(tutta dolce anche lei) Adesso va, e fa buon viaggio e ritorna presto perché senza te io non posso vivere di giorno né dormire di notte... (e in disparte) Se una donna vuol convincere gli uomini a fare quello che vuole, bisogna che gli faccia quattro carezze... poi quando hanno girate le spalle, lei fa quel che le pare e piace !

Ge. – (riprende la cesta) Ahh, bundì cheur dal me cheur

Al. -  (lo accompagna all’uscita)Arvudse ‘l me car  bin........ Finalmente!  Ma pensa un po' se ora non corro a chiamare la mia Marietta, con mia cugina Pina e la Carolina, che voglio proprio far baldoria .   Cari i miei uomini, ve lo dico proprio col cuore, dovete aver pazienza, noi donne siamo più furbe di voi. Infatti lo dice anche il proverbio che le donne ne sanno una più del diavolo! I   vla fuma vudde an candeila, vi abbindoliamo tutte le volte che vogliamo!! Anzi più voi alzate la voce, più pretendete, più noi vi ribattiamo, più ve la facciamo bere... O povra mi!  che non perda altro tempo.. .Chìssà dove è andata mia figlia, con tutti questi morosi...Aurelia! (esce)

 

( Chiude il sipario)

Narratore

Mentre Gelindo ormai viaggia

Passando per monti e per mari

Nel breve tempo irreale

Di una notte stellata

La moglie Alinda, rimasta sola

Coj tajarin si consola

E intanto Aurelia, la figlia

Sentendo più lenta la briglia

Gironzola per boschi e per prati

Dove si incontrano gli innamorati....

(Apre il sipario)

Quadro 2  – Il cortile : Aurelia, Medoro e Alinda

Au. – (entra di corsa) Oh, non ho mai corso tanto in vita mia, ma preferisco correre piuttosto che arrivare a casa di notte. C'è un cosi gran  via vai di forestieri con questa storia dell'editto... E chissà se quel vagabondo di Medoro è già arrivato a casa....è un bel lazzarone, và!  E sì, che mi ha assicurato che sarebbe ritornato questa mattina, ma è che questi giovanotti appena sentono odore di forestiero non si ricordano nemmeno più di avere una casa!

Ma aspetta che m'arrivi a tiro, poi gli faccio vedere io: altro che uscire tutte le sere fuori dalla stalla e star delle ore a battere i denti per il freddo per  fargli  piacere; e per di più farsi sgridare da padre e madre..

Me. – (entrando)Ehi, bisogna suonare le trombe per farti sentire? o fai  il broncio perché sei stufia di aspettare?

Au. – Io, stufa di aspettare te ? Ho altro per la testa che quel tuo muso.., dovevi arrivare questa mattina , se non sbaglio...

Me.- Ma non vedi che ho venduto tutto? Due pecore, tre capretti e tuta la pulaja tutti i polli... e ascolta...

Al. – Oh che bellezza! Voglio comperarmi delle colannine ed una veste  ‘d seda lusentta.

Me. - Gìù le man dai  sold, devo darli tutti a  Gilindo. Però ho una cosa da darti, e l'ho comperata coi miei soldi.

Au.- Oh Medoro, cosa è, fammi vedere...

Me.- (Estrae dalla tasca dei nastri e glieli da) Toh! Verdi come i tuoi occhi.. .e come le mie tasche...

Au. - (se li appoggia ai capelli) Oh che bellezza! Sei un tesoro!

Me. - Allora non sei più arrabbiata? Perché altrimenti io so a chi darli...

Au. - Scommetto che vai a darli a quella smorfiosa della Gambara..,

Me.- E perché proprio lei?

Au. - Come se non sapessi che l 'altro ieri ti  ha chiesto di segare della legna e poi ti ha fatto entrare in casa.... a bere! Perché ha quattro pecore di più nella stalla chissà cosa si crede di essere quella!

Me.- Ma a me non me ne importa  niente... mi ha fatto accomodare e mi ha pagato... Ma tu lo sai che per me  le  altre non contano, perchè  voglio bene solo a te.

Au.- Oh Medoro,..

Al. - (da fuori)  Aurelia!

Au.- O povra  mi... riva mia mama... (spinge Fuori Medoro)

Me. – (uscendo) Ci   vediamo stasera nella stalla

Al. - Aurelia, credevo non arrivassi più a casa.., è già scuro!

Au. - Mi sono fermata per strada  perché... ho visto....na  steila grosa..... cun na cua...

AI. - Fila via và ... altrimenti te la do io la stella grossa, sulla testa!...(Aurelia esce) Povra matota.. la sgridiamo per il suo bene, ma alla sua età,  facevamo proprio come loro.. .e vedevamo altro che le stelle con la coda,..

(Chiude il sipario)

CAMBIO DI SCENA

(Apre il sipario)

Quadro 3 – Un bosco vicino a Betlemme : San Giuseppe e Maria.

                 

S.G. – Maria, cara, quanto mi spiace vederti così affaticata! Dopo tutti questi giorni di viaggio.... e con questo brutto tempo!!  Appoggiati a me e riposati un po’

M.V. – Oh, Giuseppe, ti dai tanta pena per me....sei così caro!

S.G. – Ecco, siamo ormai alle porte di Betlemme. Conviene che tu mi aspetti qui, mentre io cerco un albergo in città. Mi spiace lasciarti da sola, ma sei già così stanca! Temo non sarà facile trovare alloggio e almeno questa fatica te la voglio risparmiare.

M.V. – Vai, Giuseppe e torna al più presto: è già quasi buio.

S.G. – Corro allora, ma tu cerca di riposare. Che Dio ti protegga. (esce)

M.V. – Ecco, mi siederò qui finché ritorna Giuseppe....(siede) Mio Dio, sono certa di avere la tua protezione. Porto in me il Tuo Divin Figlio: come potresti distogliere ora il Tuo sguardo da me ? Sia fatta la tua volontà, o Padre, e, nel sonno che ora mi coglie, a Te mi rimetto. (dorme)

Narratore

Esultate o turbe fedeli: nel pieno rigor dell’inverno

Tra di voi discende l’eterno potente Signore dei cieli

In capanna ben misera, oscura, con paglia per culla e giaciglio

Vi è nato di Dio il vero Figlio da intatta Vergine pura

Angeliche schiere splendenti a Dio gloria nei cieli cantate

E l’annuncio gioioso portate di pace per tutte le genti.

M.V. – (alzandosi) Mio cuore, hai sentito il felice annunzio? Dunque avverrà questa notte!....

Oh, mio cuore, presto incontrerai il Figlio di Dio!

Mie labbra, presto bacerete le Sue labbra divine!

Mie mani, Lo toccherete e Lo poserete nella culla!

E voi, fortunate braccia, come stringerete al seno quel bimbo!

Occhi, occhi miei, preparatevi a bearvi di quella vista....

(desolata) Oh, Figlio, ma dove ti poserò appena nato? Con quali panni ti fascerò? Come potrò offrirti riparo e calore in questo posto desolato? In questa notte così fredda e buia?

Eccomi combattuta tra opposti sentimenti: lieta bacerò quel corpo divino, ma addolorata lo dovrò accogliere sulla nuda terra!....

Sia fatta la Tua volontà, o Dio!....

(si riscuote) Arriva qualcuno....è un uomo...Giuseppe?...No, non è lui: meglio che mi ritiri in disparte. (si sposta di lato)

Ge. – (entrando) Chissà cosa gli  ha preso al nostro  imperatore per scomodare tanta gente e farli correre tutti fin qui a Betlemme!    Ha fatto che fare una legge per cui tutti vadano a far scrivere il proprio nome: gli è saltato in testa di sapere  quanta gente c'è al mondo: ma guarda che bella idea!...e almeno fosse tutto qui! Invece vuole che si paghi anche il tributo. Vedi com’è la faccenda? Quante ne studiano quei furbacchioni per ammucchiare soldi ! Oh, loro fanno presto, ma cui mangia papè, quegli

Imbrattacarte,  non pensano che io devo togliermi il pane dalla bocca per pagarli ? Se quei cialtroni avessero da mantenere una famiglia, come faccio io  faticando sodo, gli passerebbero tutti  ‘sti grilli dalla testa... Se almeno potessi vendere qualche formaggio... Ma l'e inutil piessla...meglio che me ritorni  a casa mia..... Ma chi a i ‘è drera cula pianta, chi c'è dietro quell'albero?... Si nasconde?... Basta là! Sta a vedere che ha paura di me.. voglio proprio vedere chi  è,  magari ha bisogno di aiuto ... O cula spusa,  venite quì, dove andate, ma avete paura o aspettate qualcuno?

M.V. - Si, aspetto Giuseppe. mio marito, che è andato a cercare alloggio.

Ge.- Miseria che bela dona!  Non mi guarda nemmeno, tiene gli occhi bassi: sono tutto emozionato. Voglio vedere come è questa storia. Ma chi arriva adesso?

S.G. - Eccomi di ritorno. Maria.... Buona sera amico.

Ge.- Buonasera, conoscete questa donna?

S.G. - E' mia moglie!

Ge.- Vi siete per  caso persi ? Posso aiutarvi?  Volete mica comperare dei tomini o della ricotta?

S.G. - No. grazie, vi ringrazio mio caro amico.

Ge.  - (in disparte) Però come è gentile quest'uomo.....

M.V. - Avete trovato alloggio, Giuseppe?

S.G. - Possiamo soltanto affidarci a Dio. perchè in città non si trova più posto.

Ge. - Eh lo so bene anch'io com’è la faccenda, le  osterie sono piene e anche nelle case ognuno ha ospitato amici e parenti venuti da ogni dove, e strade e piazze sono piene come uova. Mi rincresce proprio che la mia povera casa non sia qui vicino. Vi assicuro che farei di tutto per a!loggiarvi al  meglio possibile. E mia moglie, oh come le piacerebbe chiacchierare con la vostra sposa!   E  poi  c’è  mia figlia, na bela matuna, una bella ragazzona, che si farebbe in quattro per servirvi.

S.G. - Pazienza, e vi ringrazio per il vostro buon cuore. Passeremo qui la notte, Maria. Non possiamo fare altrimenti.

M.V. - Se il cielo ha deciso così, saprà difenderci da ogni pericolo.

Ge. - Me car munsu Giusep, avete proprio una brava sposa. Meriterebbe di vivere in un palazzo e non in questo bosco. Se le nostre donne si trovassero in simile situazione, non avrebbero tanta pazienza. Brontolerebbero come pentole sul fuoco e non ci lascerebbero vivere...

Ma.... un momento! Ora che mi  ricordo,  passando per il bosco ho intravisto una baracca di legno. E' tutta rotta, ma  mal che  vada è sempre meglio che star qui fuori....

M.V. e S.G. - Andrà benissimo!

Ge.- Andate, andate, che si fa tardi, specialmente per voi, che siete stanchi e andate adagio. Arrivederci cara la mia gente, e cercate di aver pazienza, bela spusa....

S.G. - Andate felice..... (Gelindo esce) Coraggio, Maria, il Cielo ci sta aiutando....

Ge. -  (tornando) Sono ancora io. Non riesco a decidermi ad andare via: ho qualcosa nel cuore.... Ascoltate Giuseppe, fatemi una grazia: datemi la mano, che ve la baci. Il mio cuore mi dice che c'è qualcosa di speciale nella vostra sposa. Quando la vedo sorridere  il sangue mi va su e giù per le vene.

S.G. - La vostra semplicità vi fa credere un cosa per l'altra, perché non siete abituato a vedere delle persone straniere.

Ge. - Eppure vi assicuro che ne ho viste di belle donne, sapete. Ma non mi sono mai sentito così strano come guardando la vostra. Mi sembra un angelo..... che io..... ci perdo il cuore dietro.

M.V. - Mi fate arrossire con queste parole...

Ge. – Basta là! Lasciate che vi baci la mano, Giuseppe. Cara la mia bela spusa  se non fosse mala creanza bacerei anche la vostra. Ma mi accontenterò di dirvi due righe in poesia  come diceva sempre mia nonna buonanima:

           O volto che risplendi come stella

           in voi le grazie stan del Paradiso.

           io m'inchino a quel splendente viso

           e  vi saluto, principessa bella.

                                                A rveisse! (esce)

S.G. - Che il Signore sia con voi..... Andiamo, Maria. (escono)

          (Chiude il sipario)

Narratore

Sta per finire la storia: è nato il buon Redentore

A casa ritorna il pastore e gli Angeli cantano gloria

Al paese dentro la stalla si ride, si ama, si balla;

ma una stupenda notizia riempie ogni cuor di letizia.

CAMBIO DI SCENA

(Apre il sipario)

 Quadro 4  -  Il cortile : donne, Maffeo, Gelindo, Medoro

Ge. – (entrando) Alinda! Alinda! Ma dove sei?

Al. – (entra con gli altri) Sono quà, cosa c'é?

Ge. - L'e la fin del mund, la fine del mondo... Avessi visto... ho visto uno splendore  come fosse pieno giorno... e c’era un Angelo che cantava e che diceva  di andare ad adorare  il Figlio del Signore.

Maf. - Ma fa pà tant ciadel..... non gridare tanto.., noi di Angeli  ne abbiamo visti sette o otto.

Ge. - Ma  io ho visto anche una donna, na bela dona..... una angelessa  tanto che non sembrava neppure di questo mondo....

Al. - of..  Ti se it beivi an po’....se bevi un pò, vedi anche il diavolo, altro che le angelesse...

Ge. – Bene, la vedrai con i tuoi occhi perché sono convinto che quella bella donna che ho visto io, sia proprio la madre di quel figliolino che è nato questa notte, quello che hanno detto gli angeli..... E sono proprio io che gli ho indicato la capanna!

Al. – E  bravo Gilindo... Ma ora vieni in casa, dai!  Mangi un boccone e ti riposi un po'. che sarai stanco....caro il mio maritino... E poi domattina presto andremo a vedere quella bellezza di donna che hai visto tu. e quel bel bambino che diceva l'Angelo...

Ge. - Ma mi i veui turnè  bele subitt , voglio ritornare subito a trovare quella bella signora....

Al. – Bene, allora, vieni a bere una volta, e poi andiamo : io sono già pronta!

Ge.- Io ora non ho nè fame nè sete... e marcerei  notte e giorno per vedere e riverire quella bella sposa... Piuttosto, portiamogli qualche capretto e qualche gallina...

Al. - Allora questa volta mi lasci  venire con te......

Ge. – E’ proprio quel che voglio..... che tu veda quella bella sposa, e come tratta bene suo marito: un po’ meglio di come tu tratti me..

Al. - Sei sempre il solito brontolone....

Ge. - Sent... piuttosto prendi anche delle fasce e qualcosa di lana, chissà quella creaturina che freddo che ha. (Alinda esce)

Au. - E mi... e posso venire anch’io?

Ge. – (in disparte) Voglio fingere di non volere che venga, per vedere cosa  mi dice...

(e rivolto ad Aurelia) Car al me passarot... non vedi che è già notte... e di notte nei  boschi ci sono i lupi, che mangiano le ragazzine biricchine...

Au. - Ma io non ho paura... E poi il mio cuore mi dice di venire.

Ge. - Mi pare che il tuo cuore ti dica un po' troppo spesso cosa devi fare.... specialmente se c’è di mezzo  cul gadan,  quello stupido di Medoro...

Me. -Però  non siete giusto nei miei riguardi.... Io e vostra figlia ci amiamo veramente! Voi pensate che io sia an  falabrac, un buono a  niente, con solo dei grilli per la testa... Invece io ho un buon mestiere,  e sono disposto a sposarmi anche subito.....

Ma. - I  tlas vist che mi l’avia rasun, che avevo ragione io ? E tu hai fatto penare  tanto questa povera bambina...

Ge. - Ti sta ciutu. (poi, rivolto ad Aurelia) E tu rientra in casa  e fila!

Au. - Io vado e ubbidisco  Ma quando ritornerete  non mi troverete più. Anche io ho il diritto di vedere quel bel bambino... e se mi accompagna il mio Medoro non c'è niente di male...

Ge. - Se fai una cosa del genere, it  rumpu la testa!

Au. - Purchè  possa vedere il Messia  faccio qualsiasi cosa: e non è per disubbidire perché lo sai che ti voglio bene....

Ge. - Ed  è proprio quello che volevo sentirti dire: lo so che mi vuoi  bene, passarot... ed anche quel mangiapane lì ...... so che ti vuol  bene... Forza, mettiti la mantellina della festa, e dì a tua mamma che si sbrighi...

Au.- Oh papà  sei  un amore... Sei  un tesoro, papà....Io mi sento tutta contenta ed in questo momento voglio bene a tutti.

Me. - E a me?

Au.- A te più che a tutti, non lo sai?

Me. - Ma volevo sentirtelo dire ancora una volta...

Ge. - Ma feve furb tuti e dui. o piglio una stanga e vi faccio correre... Ma tua madre dove è andata! Alinda! Alindaaaa!

Al. – Arriviamo, arriviamo ...basta che gridi tu... Siamo tutti pronti come fosse giorno di festa!

Ge. - E sapete tutti cosa dire, che fassu nen la figura dl’asu.

Al. - Io, se avrò il coraggio voglio dire così: “ Voi siete il vero Messia, vi adoro, o Redentore dell'anima  mia...Vi amo bel bambino e  vorrei stringervi al seno..."

Me. - E tu. Aurelia. cosa dirai ?

Au. - Voglio dirgli così:: “Vi riconosco, vi  riverisco e vi onoro.... Voi siete il vero Messia, il Figlio del Signore... Voi siete il mio caro bene, siete la mia speranza. Nel mio cuore una grande esultanza....

Ge. - Io dirò: “ Vi  faccio un bel bacino, o caro e bel  bambino.”

Me. -  E io, che non so far discorsi, gli farò una serenata. ....e magari anche una bella cantata....

(escono cantando in coro)

  E' meglio essere buoni, meglio volersi bene

  altrimenti raccogliamo solo triboli e pene

  se non cè un liete, se non c'è l'amore

  la vita è grigia, è senza colore.

  E' meglio sempre amarsi senza schiavi  né guerra:

  si sentano fratelli tutti gli uomini della terra.

                                  

(Chiude il sipario)

CAMBIO DI SCENA

(Apre il sipario)

Quadro 5  -   La capanna di Betlemme: Maria, Giuseppe e Gesù

M.V. – Ninna nanna bel bambino.... fai la nanna mio piccino

              Dormi con la mamma accanto.... che ti veglia col suo canto...

Tutto il cielo fa festa, solo il mio cuore è in tormento vedendo voi, mio Dio, nato in una stalla così povera. Giuseppe, nostro figlio trema di freddo.

S.G. – Prendete il mio povero manto e ricopritelo; io intanto guarderò nel nostro fagotto per vedere se c’è qualcosa con cui vestirlo.

M.V. - Ecco il grande figlio di Dio, posto fra le miserie di una vile stalla. Oh, cielo perchè hai scelto me tanto povera e meschina per essere madre di un tale figlio. Bimbo mio, potessi almeno scaldarti con i miei baci...

S.G. - In un angolo di questa stalla ho trovato una mangiatoia con un po’ di fieno. Mettiamolo qui per dargli un po’ di tepore.

M.V. - Eterno Padre, il vostro e mio figlio, il padrone del mondo deve essere scaldato da un po’ di  fieno....

S.G. - Chi lo crederebbe. Oh, mondo, sono queste le grandezze che tu prepari al tuo Creatore, al tuo Messia....

M.V. - Venite voi stelle a  riscaldare Gesù poichè il mondo ribelle non ha voluto accoglierlo. Anche se la sua culla è fatta di fieno e la sua casa è una capanna venite voi, o stelle a riscaldare Gesù.

(Restano immobili mentre entrano Gelindo e soci)

Ge. - Ecco la capanna di Betlemme... Ci sono proprio tutti: la sposa. Giuseppe e c’è  pure il Bambino Gesù... Avevamo tutti  ragione...

Al. - Ma ora che cosa facciamo? Non dobbiamo disturbare...

Me. - Volete mica ritornare indietro

Au.- Io voglio prenderlo in braccio...

Ge. - Lasciate fare a me.....Eilà..... munsu Giusepp, an cunussi ancura? Mi riconoscete?... questa volta i tomini ve li ho portati in regalo, con tutto il cuore..Mio caro Guseppe, lasciatemi vedere la vostra bella sposa e quel bel bambino.

S.G. - Venite, amici, venite; la mia sposa è ben contenta... Vi ringrazio per questo gesto di carità. Siate benedetti da Dio tutti quanti...

Al. – Su, inginocchiamoci tutti e preghiamo.. Gran fortuna  è questa mia: aver baciato  i piedi del Messia.

Ge. - E antlura... Viva. viva sto bel bambin

              Fumie  tuti an  bel inchin,

L’ uma cantà, l' uma recità...l’uma  pregà, l’uma  schersà

La storia del Gilindu l `e na storia del Munfrà

Tuti j’ ani la cuntuma cun  vera devussiun

che la storia del Gilindu  l’è ntla  nostra tradissiun.

Passa l’temp  ma Gilindu tuti jani  turna an sa:

L’ è la storia ad nostra  vita... l `e la storia dl Munfrà.

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