Gelusia senza confini…

Sulla scena due trincee composta da sacchi di juta

GILUSIA SENZA CONFINI

di Antonio Puglisi

commedia in due atti

CODICE SIAE COMMEDIA

894059A

Personaggi e interpreti:

Calogero Scasazza soldato siciliano Alessandro Biscuso

Giuseppina Trinca - madre di Carmela Tiziana Galip

Carmela Macaluso fidanzata di Calogero Lisa Bonasera

Santo Trinca - padre di Giuseppina e nonno di Carmela Nino Mangano

Anselmo Brambilla soldato milanese Salvatore Fragata

Rosina sorellina di Carmela Giorgia Starvaggi

Giovanni Esposito comandante truppa Pippo Galip

Pasquale Rizzo - 2 soldato siciliano Alberto Giulio

Carmelina Anna Maria Gentile

Infermiera Irene Fragata

Medico Gaetano Micale

I ATTO

Sulla scena due trincee composte da sacchi di juta (o sagome di legno). Allinterno di una di esse due soldati con il corpo rivolto alla platea. I due militari, uno milanese (ANSELMO), laltro siciliano (CALOGERO), indossano entrambi una divisa da soldato italiano della seconda guerra mondiale con fucili appoggiati alla trincea, insieme a delle borracce e zaini che contengono la razione di rancio giornaliera. Accanto a Calogero, sulla sua sinistra, una radio che intona, a basso volume, un tipico swing italiano anni 40. Sulle note e la voce del trio Lescano, la scena si apre buia con lampi provocati dai bombardamenti sullo sfondo che si odono in lontananza. Dopo un po silenzio una luce si accende sui due soldati. ANSELMO fuma, CALOGERO apre una lettera

CALOGERO: (legge la lettera voce fuori campo femminile su base musicale anni 40) Amato mio, sono gi due anni che mi mancano le tue carezze, i tuoi baci, il tuo sorriso. Sono due anni che tutte le mattine mi affaccio dalla finestra con la speranza di vederti arrivare. Ma ormai da due anni vedo soltanto il custode delle nostre terre che passa puntualissimo sotto casa nostra. Ti aspetter tutta la vita se necessario, anche se questi due anni sono stati difficili. Il tuo ricordo riempie le mie giornate, torna amore mio, sano e salvo. (sfuma la voce fuori campo e legge CALOGERO) Questo cuore attende soltanto di essere riscaldato dal tuo amore. Per sempre tua Carmela.

(Ripiega la lettera e la sistema dentro la giacca della divisa con la massima cura e attenzione. Si gira verso Anselmo che intanto lo fissa dallinizio della lettura)

CALOGERO: Chi c?

ANSELMO: (si gira dallaltra parte) E che ne so? Chi c? Nessuno mi pare

CALOGERO: Voglio dire chi c? Insomma chi ci talii ?

ANSELMO: (si rigira ma naturalmente non vede nessuno) Guarda che non ci sta mica nessuno da queste parti Siamo soli, io e te ormai ci hanno abbandonati qui.

CALOGERO: (irritato) Maliditta a gnuranza Chi c che guardi? Insomma perch mi guardavvi prima con quella faccia da trunzu?

ANSELMO: Ah, prima, mentre leggevi la lettera

CALOGERO: Si, appunto

ANSELMO: No niente in particolare cos guardavo

CALOGERO: E giusto a me devi guardare?

ANSELMO: (si guarda nuovamente attorno) Ue barbun, non che qui ci sia poi tutta questa gran confusione Stavi leggendo e ti guardavo tutto qui

CALOGERO: E vabe guarda da unaltra banna allora, non c niente da guardare qui

(silenzio dei due. Pausa. Di tanto in tanto i due si continuano a guardare)

ANSELMO: Che donna questa Carmela

CALOGERO: (si gira di scatto) Chi vo diri?

ANSELMO: Niente in particolare, solo pensavo si insomma mi chiedevo Aspettare cos fedelmente due anni il proprio uomo. Ma sono tutte cos le donne siciliane?

CALOGERO: (guarda dritto negli occhi il commilitone)Tu chiedi e pensi troppu!Non sono cose che ti interessano queste Sono affari di famiglia, della mia famigghia

ANSELMO: Ue pirla, mica voglio farmi gli affari della tua famiglia chiedevo cos delle donne in generale

CALOGERO: (Fissa per qualche secondo Anselmo) Tutte fedeli e rispettose Non come certi fimmini settentrionali scunchiudute le nostre donne aspettano, in silenzio, senza fare domande, senza uscire mai di casa e, soprattutto, con lo sguardo basso!

ANSELMO: (ironico) Complimenti. Proprio delle gran donne Ma che vita amico mio? Anche la tua Calogera

CALOGERO: Carmela si chiama

ANSELMO: Si va bene, Carmela, anche lei avr bisogno di uscire, di vedere gente, parlare, prendere un caff al bar

CALOGERO: Un caff al bar ? Ma si pazzu ? Fimmini su a casa stannu!

ANSELMO: Che hai detto ? Ue barbun, non ti capisco quando parli in africano (sorride)

CALOGERO: Non africano questo, siciliano comunque dicevo che in quanto donne a casa devono rimanere a fare le come si dice casalingue

ANSELMO: Casalingue? (ride)(Si accende un'altra sigaretta) Certo che voi gi siete davvero dei trogloditi

CALOGERO: Saremo anche come dici tu troglochissacciu ma da noi si usa cos. Gli uomini a lavorare e le donne a casa

ANSELMO: Ma che stanno a fare tutto il giorno a casa ?

CALOGERO: Ma sei proprio un gnuranti Come che fanno a casa? Cucinano, stirano, lavano, sistemano casa ce ne sono cose da fare a casa

ANSELMO: Praticamente le cameriere

(La conversazione viene interrotta da un boato provocato da un cannone e i due si proteggono)

ANSELMO: Da noi sono ormai emancipate Escono, fanno la spesa, si fermano al bar, la sera se vogliono si riuniscono tra loro e vanno anche a vedere il Giornale Luce

CALOGERO: E chi ?

ANSELMO: Chi?

CALOGERO: Questo signore che vanno a vedere Ma poi dico che nomi Giornale Luce

ANSELMO: Ma non chi, casomai che cosa ? Non una persona Ma davvero non sai cosa il Giornale Luce?

CALOGERO: No

ANSELMO: Ma dove vivi? Il Giornale Luce un cinegiornale. E bello sai? Ti raccontano tutto quello che succede e soprattutto quella che fa Lui

CALOGERO: Lui chi? Giornale Luce?

ANSELMO: Va b allora sei veramente un pirla Lui lui

CALOGERO: Lui iddu!?!

ANSELMO: E si Iddu come dici tu Ma che ti spiego a fare sei veramente arretrato

CALOGERO: Veramente non mi sono mosso da qui e cu si movi

ANSELMO: Ma arretrato nel senso che lasciamo perdere va che meglio Rimarrai sempre e solo un povero campagnolo ignorante

CALOGERO: Ora non esagerare per in effetti campagnolo, si vivo in campagna ma ignorante

ANSELMO: Si hai ragione tu ignorante? Nooo (ironico) Non volevo esagerare Certe volte tu per quando soprattutto parli cos delle donne Ma ci pensi? Cosa c di male E poi onestamente meglio anche per noi uomini sposati. Qualche sera siamo liberi di fare ci che ci pare e soprattutto invitare qualche amico a casa per giocare a carte e perch no anche qualche amica (ammicca al compagno)

CALOGERO: Scusa, ma se le amiche escono con tue moglie come vengono a casa tua ?

ANSELMO: Non hai capito non amiche di mia moglie, ma amiche amiche capisci ?

CALOGERO: No non capisco. Se tra loro amiche si vedono la sera e vanno al cinema, tu chi di loro inviti a casa tua e a fare che poi ?

ANSELMO: Amiche nel senso di amiche particolari (ammicca) In quel senso capisci ? Loro sono amiche che insieme vanno al cinema e io ho lamica che viene a casa semplice no ?

CALOGERO: Mii che famiglia espansiva che siete Mii quanti amici

ANSELMO: Ho capito, lasciamo perdere il discorso dellamica ma prima nella lettera ho sentito che la tua Carmela parlava del custode delle sue terre Sta bene la tua Carmela allora

CALOGERO: Affari miei, anzi nostri Tu da quanto tempo sei sposato ?

ANSELMO: Da ben 15 anni mi sono sposato giovane.. ah se potessi tornare indietro

CALOGERO: Perch non sei felice? Non sei contento con tua moglie?

ANSELMO: Insomma Non proprio Sono tanti 15 anni

CALOGERO: E dimmi, dimmi come si sta per cos tanto tempo insieme? Insomma voglio dire io non ci sono mai stato cos In tutti questi 15 anni qual stato il momento pi bello?

ANSELMO: 16 anni fa (sorride) Vedrai vedrai

CALOGERO: Ma come? Io non vedo lora di maritarmi non aspetto altro che tornare e prendere in mugliera la mia Carmela. Come dice il prete? Aspetta ah si ecco: Finch morte non ci separi., me lo sogno tutte le notti

ANSELMO: Capirai anche tu che questa espressione finch morte non ci separi diventer un obiettivo non una speranza ahahahaha. Ma stai tranquillo, pirla, sto solo scherzando, cos solo per discutere Dico per che importante avere qualcuno accanto, cos quando tornerai, se tornerai naturalmente (CALOGERO si tocca scaramanticamente), possa quanto meno assisterti prima di trovare unoccupazione Io prima di partire per la guerra ero un muratore insomma lo sono ancora ma chiss quando torner cosa mi aspetta

CALOGERO: Sempre se tornerai naturalmente

ANSELMO: Ma certo che torner ! Anselmo non muore mai ! Vedi dopo due anni siamo ancora qui e presto ce ne torneremo a casa !

(La conversazione viene interrotta da un boato provocato da un cannone)

CALOGERO: Questo tutto da vedere Io ancora mi domando perch ci hanno messo proprio qui e a fare cosa poi ? E da due settimane che non ci muoviamo da qui anzi non ci possiamo muovere qui se alziamo la testa ce la fanno saltare sti miricani

ANSELMO: Siamo qui perch eroi capisci ? (con enfasi) Hanno scelto proprio noi per difendere la nostra Patria ! Siamo stati selezionati proprio per stare in prima linea contro il nemico ! Per affrontarlo faccia a faccia! Possiamo avere lonore di morire proprio per questo!

CALOGERO: Minchia che culo !

ANSELMO: Si dobbiamo davvero ritenerci fortunati. Ma poi stai tranquillo chi ci ammazza a noi ? Ho sentito dire che tutto sta per finire

CALOGERO: Speriamo, ma ho anche sentito dire che questi alleati sono tanti e forti

ANSELMO: E che mi interessa ? Limportante che finisce tutto, che possiamo tornare a casa Poi chi vince e chi perde non ha importanza

CALOGERO: E meno male che siamo stati selezionati per difendere lItalia(pausa) Ma forse ragione hai Basta che posso riabbracciare la mia Carmela e tornare a fare quello che facevo a casa mia

ANSELMO: E che facevi prima di partire ?

CALOGERO: Ero il guardiano delle terre di Carmela

(I due si guardano fissi negli occhi e Anselmo con lo sguardo insinua qualcosa)

CALOGERO: Che c ?

ANSELMO: Niente pensavo E passavi tutte le mattine puntuale sotto casa sua ?

CALOGERO: Si perch ? (pausa Calogero in fretta e furia riprende la lettera e rilegge il passaggio interessato voce fuori campo femminile)

ormai da due anni vedo soltanto il custode delle nostre terre che passa puntualissimo sotto casa nostra. (Calogero si inquieta e comincia ad agitarsi)

ANSELMO: Tranquillo Calogero non cominciare a fare il siculo geloso

CALOGERO: (pausa) Zoccola !!! Lo sapevo io !!! Ma appena torno le gambe gli spezzo Non so nemmeno chi questo custode

ANSELMO: Di certo non sei tu

CALOGERO: La finisci ?

ANSELMO: Ma dai non preoccuparti Cosa vuoi che sia ? Prima tu, adesso un altro qualcuno dovr pure custodire queste terre ahahahaha

CALOGERO: Ancora (sempre pi irritato) Ma come ho fatto a non pensarci prima Ora gli rispondo con una lettera che quando la legge gli devono tremare le gambe

ANSELMO: Ma come sei esagerato Pensaci bene Se avesse avuto davvero qualcosa da nascondere non te lo avrebbe di certo scritto che da due anni vede soltanto il custode.

CALOGERO: Hai ragione, inutile essere gelosi. Carmela non come le femmine del nord Carmela sicula e non mi devo preoccupare di niente

ANSELMO: Ecco bravo E poi scusa ha pure scritto che ti aspetter tutta la vita anche se questi due anni sono stati difficili chiss cosa avr voluto dire

CALOGERO: (in uno scatto dira si azzuffa con Anselmo e ne nasce una limitata colluttazione fatta di abbracci e rotolamenti) Non ti permettere sai sciacquati la bocca quando parli di Carmela

(dopo qualche minuto torna la normalit con le parole concilianti di Anselmo)

ANSELMO: E sisi non volevo offendere te e nemmeno come si chiama Calogera

CALOGERO: Carmela si chiama !

ANSELMO: Ah si, Carmela Dai non te la prendere E poi scusa Ancora sei giovane, hai una vita davanti, sempre se torniamo(pausa)

CALOGERO: Ancora Anselmo (imbracciando il fucile) guarda che ci metto un secondo

(La conversazione viene interrotta da un boato provocato da un cannone e i due si proteggono)

ANSELMO: Senti Calogero, ma tu hai mai pensato cosa veramente ti piacerebbe fare nella vita? Insomma il custode di terre non mi sembra proprio il massimo

CALOGERO: Mmmmm si qualche volta ci ho pensato (convinto di ci che sta per dire) Devo ancora scegliere tra due mestieri

ANSELMO: Quali sentiamo

CALOGERO: Quando finisce sta guerra voglio fare lingegnere e se poi non mi piace il principe si, si, il principe penso che vada benissimo per me

ANSELMO: Il Papa no vero? (sorride)

CALOGERO: Ci avevo pensato a questo ma poi ho saputo che non ti puoi sposare e quindi ci ho rinunciato e lo potevo fare prima che cominciava sta guerra poi ficiru a Pacelli e ci livaiu mani

ANSELMO: (sorridendo sarcasticamente) Ecco bravo, per questo motivo ho rifiutato anche io di farlo me lo avevano chiesto sai ma poi ho detto no va a ciap i rt (ride)

(Allimprovviso entrano strisciando velocemente altri due soldati italiani e si posizionano nellaltra trincea precedentemente vuota. Giovanni un superiore, il comandante della truppa. Pasquale invece un soldato semplice, in sovrappeso. Il primo cerca di aiutare il secondo ma loperazione si rivela complicata e soprattutto faticosa)

GIOVANNI: (ansimante) Presto presto, muoviti ce labbiamo fatta siamo in salvo

(In sottofondo sempre spari di cannone)

PASQUALE: Non ci speravo pi grazie Comandante mi ha salvato la vita non lo dimenticher mai se non fosse stato per lei non sarei riuscito a raggiungere questa trincea. Grazie, grazie! (si abbracciano)

ANSELMO: Ehi ? PssPss (I due continuano nellabbraccio) Non vorrei interrompere questo momento cos romantico ma com la situazione da quel lato ?

GIOVANNI: Un inferno! Sparano a vista e siamo solo noi tre adesso qui

CALOGERO: (si affaccia) Siamo in quattro, ci sono anche io ancora (si tocca nuovamente)

PASQUALE: Calogero sei tu? Paesano che piacere rivederti pensavo fossi morto tre giorni fa

CALOGERO: (si tocca di nuovo) Ma la volete finire, minchia! No, sono vivo e vegeto. Mi vedi sono qui. Non sono morto

PASQUALE: Va bene Calogero, mi avevano detto cos, non volevo offenderti

GIOVANNI: Chi siete, fatevi riconoscere!

CALOGERO: Soldato semplice Calogero Scasazza, comandi!

ANSELMO: Caporal maggiore Anselmo Brambilla signore. Ma orafatte le presentazioniche si fa ?

GIOVANNI: Uno scopone scientifico ? Che vuole fare Caporale? aspettiamo !

ANSELMO: Si ma chi aspettiamo ? Dovremmo riuscire a tornare indietro e raggiungere la truppa

PASQUALE: Ma sei pazzo ? Hai visto come sparano ? Io da qui non mi muovo fino a quando non smettono di sparare

GIOVANNI: Concordo con il soldato Rizzo

CALOGERO: Ecco un altro eroe ma dove dobbiamo andare cos ridotti.

GIOVANNI: Diceva soldato? Ha qualche idea migliore ?

CALOGERO: No no comandante. Dicevo soltanto che si insomma, che

ANSELMO: Voleva dire che siamo felici che si sia aggregato a noi Comandante Una guida sicura e decisa era quello che ci serviva (Anselmo e Calogero si guardano perplessi)

(Le luci si spengono su Giovanni e Pasquale)

ANSELMO: Mi sa che dovremo restare ancora qui per un po

CALOGERO: Tornando al discorso di prima ci ho pensato ed in effetti non vuol dire niente che tutte le mattine Carmela vede passare il custode delle sue terre

ANSELMO: Certo, cosa vuoi che sia (ironico) non tutti i custodi sono uguali

CALOGERO: Ecco infatti chiss magari questo vecchio o brutto

ANSELMO: O magari no Nel senso che laspetto fisico non conta nulla Carmela si sar innamorata di te per quello che sei non per come sei Anche perch non che sei proprio un figurino

CALOGERO: Che vorresti dire ? Senti chi parla Comunque hai ragione ! E poi le nostre donne non che si concedono cos, come nulla fosse, al primo guardiano di terre che passa

ANSELMO: Al secondo si, per (Calogero imbraccia di nuovo il fucile) Scherzavo barbun stai tranquillo che la tua Carmela ti star aspettando con molta pazienza E pure vero per, che prima torniamo meglio per tutti intendo Per me, per te e soprattutto per Carmela

(Si spengono le luci su Calogero e Anselmo e si accendono quelle su Pasquale e Giovanni).

PASQUALE: Ho davvero voglia di tornare a casa, di tornare nella mia terra, la mia amata Sicilia e di riabbracciare quel fiore che ho lasciato ad aspettarmi

GIOVANNI: Siamo tutti nella stessa barca caro Rizzo

PASQUALE: Prima di partire per la guerra facevo il panettiere. Mi svegliavo la mattina alle 3 per fare il pane e sino a mezzogiorno lo vendevo nella bottega di pap. E fu proprio l che incontrai Gelsomina. Che donna. Una meraviglia

GIOVANNI: Lhai conquistata con una pagnotta ?

PASQUALE: Come insensibile Tutte le mattine, allo stesso orario, si presentava al negozio di pap Gelsomina (Appare dietro le trincee una giovane donna, con un velo sul capo e del pane tra le braccia) Sempre allo stesso orario capisce ? Quando stava per arrivare il momento mi sistemavo, mi preparavo perch sapevo che sarebbe arrivata Entrava in negozio e pronunciava sempre la stessa frase

GELSOMINA: Mezzo chilo grazie

GIOVANNI: Che romanticismo

PASQUALE: Ma che centra lo diceva in una maniera tutta particolare

GELSOMINA: Mezzo chilo grazie

PASQUALE: Una voce soave, sensuale indimenticabile

GIOVANNI: E poi ?

PASQUALEI: E poi cosa ?

GIOVANNI: Diceva soltanto questo ? Non diceva altro ?

GELSOMINA: Mezzo chilo di pane grazie

PASQUALE: Si, diceva solo questo ma come lo diceva

GIOVANNI: Senti Rizzo, non per rovinare latmosfera, ma ti chiedeva soltanto mezzo chilo di pane e non mi sembra che

PASQUALEI: Lei non pu capire ! Non lha mai sentita Una mattina per, non venne. E la mattina seguente nemmeno Manc per tanto tempo Comandante Non riuscivo a crederci Non dormivo, non mangiavo e continuavo a chiedermi perch Gelsomina non veniva pi al negozio

GIOVANNI: Sarai stato malissimo Ti avanzava sempre sto mezzo chilo

PASQUALEI: Comandante la finisca di fare lo spiritoso Poi dopo quasi un anno, la vedo di nuovo entrare dalla porta del negozio Sembrava cambiata sempre bella per carit ma cambiata forse pi in forma ecco Non credevo ai miei occhi Sono rimasto fermo come un cretino ad aspettare che aprisse quella meravigliosa bocca per parlare e allimprovviso

GELSOMINA: Un chilo di pane grazie

GIOVANNI: E cos tornata al negozio, tutte le mattine, alla stessa ora e sempre a chiedere

GELSOMINA: Un chilo di pane grazie

GIOVANNI: Secondo me tra un po te ne chieder anche un chilo e mezzo (ride)

PASQUALE: Che vorrebbe insinuare ? Sono sicuro che star male anche lei nel non vedermi al negozio

GIOVANNI: Convinto tu Secondo me quando torni non basteranno nemmeno tre chili di pane per Gelsomina.

PASQUALE: Comandante, lei mi deve scusare, ma in quanto a sensibilit proprio non ci siamo

GIOVANNI: Rizzo, non siamo qui per fare i romantici e poi svegliati una volta per tutte. Secondo te perch dopo quasi un anno, quindi circa nove mesi, ti ha chiesto mezzo chilo in pi di pane??? (gestualmente lascia intendere alla gravidanza)

PASQUALE: Eccoinfatti, lho pensato pure io che ingrassata per questo.

(Si spengono le luci su Pasquale e Giovanni e si accendono quelle su Calogero e Anselmo).

ANSELMO: Poi le donne sono tutte uguali Calogero Sai come si dice no? Pi invecchiano

CALOGERO: E pi diventano buone come il vino

ANSELMO: No, No, sono come il latte si inacidiscono! (ride)

CALOGERO: Certo che tu hai unopinione proprio pessima delle donne

ANSELMO: E lesperienza che mi porta a dir certe cose Sono come le biciclette capisci?

CALOGERO: E che centrano le biciclette adesso

ANSELMO: Centrano, centrano Tu quando devi comprarne una che fai la guardi, nuova, nuova e te ne innamori la usi, la consumi e lei invecchia e si arrugginisce E mentre ci stai proprio sopra guardi quello accanto che ti passa vicino con una bici nuova e cominci a provare invidia Capito caro mio come stanno le cose ?

CALOGERO: Ma che dici Tu riusciresti mai ad immaginari un mondo senza fimmini ? (con enfasi) Loro sono la nostra anima, la nostra aria, la nostra vita Secondo me pi che delle biciclette sono degli angeli Senti almeno da noi sono cos silenziose, servizievoli, pacate e soprattutto fedeli!

ANSELMO: Te lo dicevo io, delle cameriere insomma Da noi, invece, tuttaltra cosa. Loro si godono la vita. Emancipate e sempre sorridenti. Spesso non stanno a casa ma almeno ti accolgono sempre felici perch anche loro debbono avere la loro vita, le loro amicizie, la loro cultura.

CALOGERO: Cultura? Nel senso che studiano?

ANSELMO: Certo, studiano.

CALOGERO: Da noi manco gli uomini studiano, almeno non tutti, figuriamoci le donne. Non che ci vuole la laurea per cucinare o rammendare pure tu sei sempre il solito esagerato.

ANSELMO: Ma sei incredibile per te le donne devono saper fare soltanto le faccende di casa

CALOGERO: E ci mancassi Ma dimmi la verit, tu che fai tanto lemancipato, non ti manca la cucina di tua moglie?

ANSELMO: (ride) La cucina di mia moglie? (ride) Non sa nemmeno fare un uovo in camicia ...

CALOGERO: E come si fa? Chi centra a camicia?

ANSELMO: Quale camicia Calogero?

CALOGERO: Quella che usi per luovo? U sai che le macchie duovo non passano vero? E poi rimane un fetu di buridda

ANSELMO: Ma che centra la macchia, la camicia (riflettendo) ah ho capito Tu sei proprio un pirla! Uovo in camicia il nome del piatto !

CALOGERO: E perch i piatti hanno un nome ora?

ANSELMO: No, no Uovo in camicia proprio il nome della pietanza, delluovo cucinato in questa maniera Va b lasciamo perdere che meglio

CALOGERO: Vadda, non so questo uovo con la camicia com, ma a me manca da morire la frittata di Carmela Tu non lo sai, ma cucina una frittata che una meraviglia patate, prezzemolo, cipolla, piselli e uova, ma senza camicia

ANSELMO: Cucina pesantuccia la vostra In effetti la cassoeula di mia madre mi manca

CALOGERO: A cassarola?

ANSELMO: Cassoeula! Un piatto tipico milanese

CALOGERO: E com? Vogghiu diri, di cosa fatto?

ANSELMO: Cotenne di maiale, salsiccia, carote, sedano, orecchia di maiale, cipolla, verza, burro e pomodoro

CALOGERO: E menu mali che era pisanti a nostra cucina!

(La conversazione viene interrotta da un boato provocato da un cannone e i due si proteggono)

(Luci su Giovanni e Pasquale)


GIOVANNI: Soldato Rizzo stavolta siamo messi proprio male. Qui non riusciamo pi a muoverci. Avanti non possiamo andare, indietro non ci conviene stavolta siamo bloccati.

PASQUALE: (rattristito) A me non interessa Senza la mia Gelsomina non sono niente, non valgo niente Possono pure ammazzarmi non mi interessa (far per alzarsi quando viene tirato gi con forza da Giovanni)

GIOVANNI: Ma si asciutu pazz!!! Ma ti vuoi suicidare???

PASQUALE: Si, si non mi interessa! Ormai la mia vita non ha pi senso! Mi avete fatto capire Dopo tanti anni ora ho capito perch Gelsomina non veniva pi al negozio di mio padre

GIOVANNI: Maronna ru Carmine! Ma possibile che solo adesso ci sei arrivato? Possibile che non lo avevi capito?

PASQUALE: Comandante, che ci volete fare, ero troppo innamorato non avevo capito ora, grazie a voi tutto mi chiaro

GIOVANNI: Oh, finalmente hai capito!

PASQUALE: E certo! Si vergognava di farmi sapere che era ingrassata!

GIOVANNI: Chist tuttu scemu

PASQUALE: La capisco anima mia Ma che male cera? Poteva tranquillamente dirmelo no?

GIOVANNI: E come no? Che ti doveva dire? Pasquale, sto ingrassando, ma non ti preoccupare che tra nove mesi torno come prima

PASQUALE: Ecco appunto Avrei aspettato Eh queste donne Certo che hanno una forza e una fermezza

GIOVANNI: E pecch?

PASQUALE: Come perch? Ha deciso nove mesi e nove mesi sono stati! Minchia precisa come un orologio svizzero! Dopo nove mesi veramente dimagrita di nuovo

(Buio - Luce su trincea Calogero e Anselmo)

ANSELMO: (con complicit) Ma dimmi, dimmi, le siciliane, come sono fisicamente? Formose, scure, abbondanti? Come, come ?

CALOGERO: Sono fimmini come devono essere? Ce ne sono di bellissime, di belle e diciamo pure che ci sono quelle brutte, perch le milanese come sono?

ANSELMO: (sorpreso) Anche cos quindi sono come le milanesi? Ma ho sentito dire che hanno i baffi. E vero?

CALOGERO: I baffi? Ma che dici? Una leggera peluria forse sotto il naso, ma baffi no figurati

ANSELMO: (con sempre maggiore complicit) Un mio amico mi ha anche detto che non si depilano mai? E vero? Certi peli sulle gambe

CALOGERO: Ma con chi hai parlato? Ma che stato con una scimmia questo? Guarda io posso parlare per la mia Carmela e sicuro che peli non ne ha!

ANSELMO: (sempre pi interessato) Ah quindi Carmela si depila, come le settentrionali

CALOGERO: A vo finiri? Ma chi ti interessa a te? Carmela cos di natura Rosa, bedda e fimmina senza pila I scimmi stannu o zoo, non sicuramente in Sicilia

ANSELMO: Va bene, dicevo cos, per dire E poi, come si dice donna pelosa sempre vogliosa

CALOGERO: Ancora? Basta ora

(Calogero fa per sistemare la radio e riflette sulle parole appena pronunciate da Anselmo)

CALOGERO: (di scatto verso Anselmo) Ma tu chi ntinnisi diri che Carmela non vogliosa?

ANSELMO: No, no che centra Ma con te non si pu parlare. Sempre cos permaloso, suscettibile

CALOGERO: E poi tu che fai cos il nordico spiritoso non avete il mare, il sole, lo scirocco

ANSELMO: Questo vero, ma abbiamo ecco si abbiamo insomma

CALOGERO: Che avete ? La nebbia avete e basta !

ANSELMO: Ecco si la nebbia

CALOGERO: E quella vi meritate la nebbia appunto Ma dico come si fa a vivere senza lodore del mare, il calore del sole, larrivo dello scirocco ah questo mi manca oltre Carmela la mia Sicilia certo forse proprio lo scirocco ci rallenta ma siamo fatti cos lavoriamo per vivere e non viviamo per lavorare come fate voi

ANSELMO: E bravi fannulloni va a lavur che l mei, barbun! Lo so, lo so che state sempre a strap lerba cun la scna!

CALOGERO: (girato) Ma chi dissi?

ANSELMO: (ancora pi agitato e offeso) Sai come si dice dalle nostre parti per quelli come voi? L l' l prim che a lar l' mort

CALOGERO: Morto? Chi morto?

ANSELMO: Ma nessuno gnurant Continuate cos voi del Sud e vedrete come resterete indietro, vedrai vedrai

CALOGERO: Ma chi dici. Quando mai Siamo italiani che differenza fa stare al Nord o stare a Sud lunica differenza su come si decide di vivere te lo dicevo prima ma poi, per il resto, non cambia niente lavorate voi, lavoriamo noi dormite? E noi dormiamo pure. Mangiate? E noi mangiamo pure e mi femmu cca (al pubblico) Mi voli fari cridiri che tra 50 anni su superiori a nuautri (ad Anselmo) Ma finiscila va

(La radio trasmette lannuncio della fine delle ostilit)

CALOGERO: Zitto, zitto. Senti che dice la radio.

(AUDIO) audizioni radiofoniche EIAR. Proclama del capo del Governo. Parla sua Eccellenza il Maresciallo Pietro Badoglio. Il Governo Italiano, riconosciuta la impossibilit di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nellintento di risparmiare ulteriori e pi gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al Generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo americane. La richiesta stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilit contro le forze anglo americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse per reagiranno a qualsiasi altri attacchi da qualsiasi provenienza.

CALOGERO: Minchia! U sintisti?

ANSELMO: Ma che dici barbun?

CALOGERO: Dico, hai sentito? E finita! Finita! La guerra finita! Siamo liberi di fare quello che ci pare. Possiamo pure non stare pi qui (i due si abbracciano Luci su trincea Giovanni e Pasquale)

GIOVANNI: Hei che succede? Ma che state facendo? Ma vi sembra il momento?

PASQUALE: Li lasci stare comandante. E che vuole in queste situazioni nascono anche sentimenti importanti lei sa da quanto non vediamo una donna? (Abbraccia il comandante)

GIOVANNI:Ma che faiiii!!! (Lo spinge) E voi due, ma siete impazziti? (a Anselmo e Calogero) Ricomponetevi soldati!!!

CALOGERO: Comandanteeeee. finit. Lo ha detto adesso il maresciallo Badoglio. C larmistizio. E finita

GIOVANNI: E finita ? Efinita ? Soldato Rizzo abbracciamoci

CALOGERO: E bellissimo, non ci pozzu cridiri sugnu troppu cuntentu Amici, compagni di sventura vi aspetto a tutti in Sicilia. Pasquale tu farai gli onori di casa quando arrivano nella nostra terra. Io vi invito ufficialmente a casa della mia futura moglie Carmelina per una bella rimpatriata ora ca tuttu finiu!!!

(si abbracciano tutti passando da una trincea allaltra a passo del leopardo)

CALOGERO: (continuando ad urlare si alza in piedi faccia ai nemici e spalle al pubblico) E finita avete vinto, ma chi se ne frega Posso tornare a casa, a casa dalla mia Carmela finitaaaaaa

(una mitragliata parte dai nemici che colpisce Calogero che stramazza al suolo)

Luci

FINE PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

A casa di Giuseppina, mamma di Carmelina, in Sicilia. Interno di una sala da pranzo. Tavolo rettangolare con 6 sedie, credenza e una poltrona. Tutto molto scarno e nemmeno di qualit. Sulla sinistra la porta per luscita. Sulla destra quella che introduce nelle altre camere della casa. In scena: Carmela, giovane donna di bella presenza, 25 anni, ma molto compita; la sorellina Rosina, 10/11 anni, praticamente la fotocopia della madre anche nellabbigliamento; la madre Giuseppina, 50 enne donna di casa sempre in abito nero ma perennemente nervosa, stressata, sempre con la risposta pronta e acida, donna di altri tempi; nonno Santo, 70 anni, padre di Giuseppina, carattere mite, pacato ma saggio. Succube, come Carmela, della nevrosi di Giuseppina e siede sulla poltrona, con una copertina adagiata sulle gambe. Le due donne stanno apparecchiando la tavola aiutate da Rosina.

GIUSEPPINA: A me sta storia nun mi pici pi nenti. Ma quannu mai savi dittu Siti maritati? NO! Ufficialmente fidanzati, mancu ora tu ma spiegari chi ci fa stu carusu cuccatu nto to lettu

ROSINA: Cuccatu

CARMELA: Ma mamma

GIUSEPPINA: Mamma, mamma a me sta camurria non mi piaci e a genti chi po diri I vidu quannu vaiu o mercatu che mi talianu strani i vidu sai ?

ROSINA: I videmu

CARMELA: Ma mamma

GIUSEPPINA: Ancora proprio picch sugnu to mamma tu ma scutari Ora passu da banna e u fazzu susiri di ca si nnava a ghiri

CARMELA: Ma mam

GIUSEPPINA: A finisci u capiu (facendo il verso alla figlia) Ma mamma

(silenzio mentre continuano ad apparecchiare la tavola)

GIUSEPPINA: Pozzu puru capiri che non si senti bonu dicemu che (sarcastica) ferito Ma ormai avi du mesi chi ca intra

SANTO: (come una sentenza) E c intra resta!

CARMELA: (stesso tono di prima) Ma nonno

GIUSEPPINA: Avi ragiuni u nonno Chistu nun si ni va chiu! E ora invita puru amici, anzi ex commilitoni Ma chi nalbergu chistu?

ROSINA: Albergo a mezza stella!

CARMELA: Ma mamma

GIUSEPPINA: Ma non sa diri autru tu chi ma mamma e ma nonnu? E datti na svigghiata puru tu figghia mia. Chistu chi avi? Nenti!!! Sapeva sulu controllari i nostri terri. Ora chi terri non navevu chi chi fa? Dimmillu tu chi fa.

ROSINA: Nenti!

CARMELA: (Sta per accennare per lennesima volta la stessa risposta)

GIUSEPPINA: (puntando il dito verso Carmela, imitata anche da Rosina) Non tazzardare sai di rispunniri a to matri

(silenzio mentre continuano ad apparecchiare la tavola)

GIUSEPPINA: Non c nenti i fari chi ci pensu e chi mi nchiana a prissioni Ma poi scusa, nu mi avevi dittu chi truvasti a nautru? Chi fini fici? Cu era?

CARMELA: Nessuno, non era nessuno diciamo che stato solo un invaghimento e niente di pi soltanto qualche incontro ma nenti ci fu!

SANTO: Si, ti manc u curaggiu

CARMELA: Ma che dici nonno Sono stati soltanto momenti platonici e dopo qualche scambio epistolare ci siamo incontrati ma non eravamo fatti luna per laltro.

GIUSEPPINA: Vi scanciastu a pistola ? Ma chi dici figghia

CARMELA: Scambio di lettere mamma, questo significa

SANTO: Maliditta gnuranza

(bussano, Rosina esce per vedere chi )

CARMELA: Mamma lo sai che da quando tornato dalla guerra non ha trovato pi nessuno qui in paese. Nessun parente, nessun familiare, proprio nessuno. E che dovevamo fare ? Lasciarlo in mezzo ad una strada ? Ormai uno di famiglia no?

GIUSEPPINA: No!

(rientra Rosina che annuncia)

ROSINA: Mamma, ci su u dutturi e a nfirmera (ironica) pu malatu

GIUSEPPINA: (a Carmelina) E non tu dissi jo chistu nalbergu divent riceviamo pure u dutturi e a nfermera per le cure del malato e spatti lavemu puru a pajari

CARMELINA: Ma mamma ma come puoi negare le cure a Calogero? Avresti il coraggio di fare una cosa simile ?

GIUSEPPINA: Sangu ava ittari

(entrano i due infermieri una donna e un uomo che gi dallaspetto non brillano per professionalit e competenza. La donna indossa camice bianco con ricamata croce rossa al petto, velo in testa di stoffa bianca, zoccoli e calze bianche. Il dottore indossa camice azzurro sporco di sangue, cappello azzurro e mascherina sul viso, sempre azzurra, guanti bianchi. Anche il dottore con zoccoli e calze bianche).

INFERMIERA: (entra agitata alla ricerca del malato mentre il dottore si ferma alluscio strofinandosi le mani) Unn?... Unn non avemu tempu i peddiri Unn u ferito ?

GIUSEPPINA: Chisti ci mancaunu ora E di la in camera da letto leroe

CARMELINA: (dirigendosi verso il dottore) Venga dottore laccompagno io (mentre lo afferra per un braccio)

INFERMIERA: Ferma! Che fa u tocca ? Non tuccassi u dutturi se no u nfetta

SANTO: Pi comu cumminatu c pericolo chi nfetta a nuautri.

(Il dottore e linfermiera si introducono nella camera seguiti da Carmelina. Davanti alla porta)

INFERMIERA: Signuritta lei avi spittari fora (la spinge in scena ed entra con il dottore che intanto con la mano fa cenno per cacciare Carmelina)

SANTO: Mancu patruni nta so casa

GIUSEPPEINA: Ca stamu superanno qualsiasi limiti di sopportazioni e lavemu puru a pajari A proposito (al padre) Pap, mi prestassi10 liri chi pi ora non mi trovu a casa

SANTO: Mi sa chi po ciccari quantu vui, ne trovi u stissu

GIUSEPPINA: Fozza pap, chi vulissi diri chi non ci torno?

SANTO: Propria! A chistu non chavea propriu pinsatu U sacciu chi si soddi pessi poi putissi capiri si sirvissuru pi manciari No! Pi curare stu strafalario chi ni tinemu a casa

CARMELINA: Nonno basta! Io sarei disposta a togliermi il pane di bocca per Calogero lo vuoi capire ?

SANTO: ma pi tu livari prima laviri nta ucca stu pani

(Entrano in scena dottore e infermiera. Questa esce gi con la mano tesa per ricevere il pagamento avvicinandosi a Giuseppina)

SANTO: C ava a veniri se non voli chi ci veni na paralisi, nfimmera!!!

(Linfermiera esegue e riceve i soldi dal nonno. Con un cenno di assenso invita il dottore a seguirla che possono andare)

GIUSEPPINA: Ma almenu nu diciti chi avi?

DOTTORE: Nenti avi! (escono mentre i tre in scena rimangono basiti)

CALOGERO: (entra in scena dalla porta di destra, in vestaglia, con la testa fasciata e claudicante. Alla sua vista Carmela cambia espressione mostrando felicit)

ROSINA:Ecculu u feritu

GIUSEPPINA: (a Calogero) Ma poi mavissi a spiegari quantu tempo ci voli pi guariri Ti purtaru c du mesi fa ancora in stato confusionale ma di feriti mancu lombra Certu chi stamericani evavunu na mira

SANTO: Si precisi comu unorbu chi voli sparari a un cunugghiu e quannu u pigghia

CALOGERO: Sono stato solo fortunato

SANTO: Certu ci voli culu per essere feritu proprio quannu a guerra avia finutu

CALOGERO: Nonno Santo Ripeto che fortunato sono stato e grazie alla prontezza dei miei commilitoni, oggi posso ancora essere qui a raccontare quanto mi succeduto

GIUSEPPINA: Vadda, i vogghiu propriu canusciri a sti grandissimi. Eroi Ma si magari savissuri fattu laffari so. A stura u putevi cuntari annautra banna.

CARMELA: Ma mamma

GIUSEPPINA: Ma a chi ura avvissuru a veniri sti grandissimi eroi.

CALOGERO: Per cena. Anche se sono partiti due giorni fa.

CARMELA: Non vedo lora di incontrarli di abbracciarli e ringraziarli

ROSINA: Puru!

CALOGERO: Non c bisogno chi labbrazzi! Anzi, perch non vai a cambiarti che secondo me stanno per arrivare.

SANTO: E vestiti composta saranno puru eroi, ma sempre masculi su

GIUSEPPINA: Ecco infatti.. ci mancava sulu chista U sai chiddu chi tha mettiri veru? Forza, vai nta to stanza e canciti. (Carmela esce) Puru tu Calogero, canciti

(Calogero fa per seguire fuori dalla scena Carmela)

GIUSEPPINA: Unni va tu veni ca

CALOGERO: Sava a decidiri signora Giuseppina se mi dici va canciati, io ci vaiu

SANTO: Megghiu si ci va dopu

GIUSEPPINA: Ci vaiu io ora che mugghiu Tu picch nun finisci di cunzari a tavola (esce)

(Mentre Calogero tenta di capire cosa manca in tavola, ma non sa nemmeno dove prendere le vettovaglie)

SANTO: (guardando sempre davanti a se) Secondo cassetto sotto i bicchieri

(Calogero si reca verso lindicazione del nonno Santo e apre il cassetto. Prende delle posate e le porta a tavola. Fatto questo continua a guardarsi attorno)

SANTO: (guardando sempre davanti a se) Sportello sinistro della credenza sotto i piatti colorati

(Calogero esegue come prima e raccoglie dei piatti che poggia a tavola)

SANTO: (guardando sempre davanti a se) Primo cassetto sorpresa delle sorprese

(Calogero apre il primo cassetto e trova una lettera. La apre e comincia a leggere)

(Voce fuori campo di Carmela su sottofondo musicale) Calogero, amato mio. Trovare il coraggio per scrivere queste poche righe non stato facile. Ho una notizia importante da riferirti. Un altro uomo entrato nella mia vita. Ho aspettato con pazienza e fedelt ma adesso sono confusa. Chiss se trover anche il coraggio di spedire questa lettera. Sempre tua Carmela

SANTO: Sempre tua ma anche sua

CALOGERO: Nonno Santo! (nello sconforto pi assoluto, verso il pubblico) Ma come ? Che significa ?

SANTO: A me pari chiarissimu

CALOGERO: Un altro uomo entrato nella sua vita Che vuole dire?

SANTO: Figghittu chiu chiaru di cuss si mori Non chi ti pozzu spiegari tutti cosi

CALOGERO: (Si avvicina a nonno Santo) Ma come nonno, voi sapevate tutto? Chi questo? Ditemi chi vi prego?

SANTO: (lo guarda fisso negli occhi per alcuni secondi) No!

CALOGERO: Come no? Devo sapere Carmela Carmela

SANTO: na zoccula

CALOGERO: Ma nonno Santo chi diciti? Non pu essere la mia Carmela questo fiore prifumato, questo essiri cos delicatu e

SANTO: Zoccola!

(Calogero comincia a piangere)

SANTO: Chi ci vo fari figghittu miu capita una spetta, spetta e spetta ma si tu ritardi Comu si dici Chi va Roma perdi la poltrona

CALOGERO: A parti u fattu chi io era a Firenzi Ma poi chi significa? Se mi dici spetta allura spetta no chi mi dici spetto e inveci (affranto) Carmela come hai potuto.

SANTO: A farti cornuto?

CALOGERO: Nonno Santo basta ora u capiu ma voi mi dovete aiutare Carmela vostra nipote, voi la conoscete meglio di tutti, ditemi come posso fare per riconquistarla. Aiutatemi vi prego.

SANTO: Eppure una soluzione ci sarebbe.

CALOGERO: Quale, quale, vi prego ditemela sono disposto a tutto

SANTO: Si sicuro? (Calogero fa cenno di si disperato) Carmela fimmina , e in quanto tale, gilusa, oltri chi zoccola

CALOGERO: Nonno Santo!

SANTO: E va bene dicemu che gilusa e basta Tu sa chi fa ora? Posa sta littra unni a truvasti. (Calogero esegue) Nesci, trova na bedda fimminuna, di chiddi chi stannu nta languli di stradi, a paghi e a potti ca, facennu finta che a to nova zita

CALOGERO: Di zoccola a zoccola

SANTO: Ecco bravu, u capisti. Limportanti chi ci spieghi a zoccola, a chidda vera per, cava a fari finta di essiri a to fimmina pi ciu fari a apposta a nautra

CALOGERO: Zoccola, u capiu Siti sicuru chi po funzionari?

SANTO: Caru figghittu I fimmini su comu a briscula! Si nun canusci i signali si cunsumatu. E chistu ti voli fari capiri me niputi Anche involontariamente nsomma, magari ti voli fari a capiri chi si senti trascurata sa jucari a briscula tu?

CALOGERO: Si certo

SANTO: Allora facemu accus. Nesci, trova na fimmina, ma giusta mi raccumannu, a paghi e torna cos a presenti comu a to nova zita. A canuscio bona a me niputi e vedrai che diventer na bestia. Gilusazza Sar poi lei a fare di tutto per riconquistarti, vedrai

CALOGERO: Nonno Santo, voi siete un genio. Mi sembra una soluzione perfetta. Ma siamo sicuri che funzioner?

SANTO: Sicuro che funzioner, tranquillo Ricordati i signali da briscula. Taliami sempre comu fussi u me cumpagnu i briscula. Si ti fazzu u signali di lassu (fa il segnale dellasso) significa chi tutto procede bene, ma si mi vidi fari u signali du setti (fa il segnale del sette con il movimento della spalla), allura significa chi quaccosa non va e bisogna stari attenti.

CALOGERO: Perfetto. Asso, tutto bene, sette qualcosa non va Vado, mi cambio e torno con la mia nuova zita (entra, con abiti diversi, Carmela da destra.)

CARMELA: Dove vai?

(Nonno Santo comincia a fare il segnale del sette ripetutamente Calogero esce mentre contemporaneamente entra anche Giuseppina e Rosina)

GIUSEPPINA: Pap chi fa? Chi succidiu

SANTO: Nenti, nenti aveva na musca supra a spadda

CARMELA: Presto mamma, che fra poco saranno qui gli amici di Calogero. Dobbiamo farci trovare pronti A proposito mamma ma che cosa hai preparato per cena?

GIUSEPPINA: Ah, gioia mia cena di altissimu livellu. (Rosina accompagna con gesti eloquenti di bont) Pi cuminciari antipastu di pani duru cu logghiu. Come primu piattu di ciciri in brodu e pi finiri una bella cunsata di carrubbe. Vino di casa a volont e pani chi navi a bastari

SANTO: Chistu banchettu di matrimonio

GIUSEPPINA: Pap non fari u spiritusu, chistu c e chistu si mancia

CAMELA: Mamma per il nonno ha ragione Che figura ci facciamo con gli ospiti che stanno per arrivare?

GIUSEPPINA: Figghia, chistu c Ringrazia chiuttosto to patri, (religiosamente) paci allanima sua, cu u Signuri u binidica sempre, (cambiando atteggiamento) svinturatu, ni lassau sulu chi mutanni Pace allanima sua

SANTO: A cuppa sempri di fimmini

GIUSEPPINA: Cettu, picch a iddu una nun ci bastava veru?

ROSINA: No, non ci bastava

GIUSEPPINA: Io a casa a pinsari a famigghia e iddu In giru a circari cunfortu

SANTO: Cu cecca chiddu ca non devi, trova chiddu ca non voli

GIUSEPPINA: Mi pari chi iddu, paci sempri allanima sua, truv proprio chiddu chi si meritava. Na fimmina chi ci manci tuttu cosi fino a fallu moriri non ci lass mancu locchi pi cianciri

SANTO: Pi diri a verit, ni manci tutti cosi vadda comu semu arriduciuti

ROSINA: A pezzi e filu

CARMELA: Basta con questi discorsi. Sempre le solite cose si dicono in questa casa. Ormai quello che stato stato Ora basta! Ogni tanto perch non pensiamo anche al futuro?

GIUSEPPINA: U futuru si Terreni non navemu chi, animali mancu, sta casa sula ni rist, (disperata) ogni matina mi susu ca spiranza chi almeno putemo manciari Bellu futuru e tu figghia chi fa? Ti potti a casa nu scansafatichi, avi du misi che c e non parla mai di travagghiu, di futuru pensa sulu a manciari e dommiri

ROSINA: A dommiri e manciari

CARMELA: Se Calogero non ha pi un lavoro anche colpa nostra. Prima controllava le nostre terre

SANTO: Ora controlla a tia

CARMELA: Ma nonno (esce verso destra mentre entra dalla stessa porta Calogero cambiato.)

CALOGERO: (con fare arrogante) Ma chi cosa succeduto?

(nonno Santo fa segnale dellasso)

CALOGERO: Va bene allora, io esco (atteggiandosi) picch ho un appuntamentu impurtanti. Una nuova fiamma (alzando la voce per farsi sentire da Carmela) na gran fimminuna, ricca e di famigghia benestanti (intanto guarda il nonno che continua con il segnale dellasso). E arrivato il momento di canciari, di pinsari al futuro (esce da sinistra)

GIUSEPPINA: (fissa nonno Santo che segue con la testa luscita di Calogero continuando con il segno dellasso e i due sguardi si incontrano) Ma si po sapiri chi stai facennu? A vaddari poi a stu scunchiudutu E arrivato il momento di cambiare, di pensare al futuru. Magari a Dio! Almenu nu livamu immenzu ai pedi A vogghiu a vidiri tutta chista Ma chi fa torna? Dicu pap ci dissi si tonna pi cena? E i so amici?

SANTO: Tonna, tonna eccomu si tonna, anzi fa na cosa figghia aggiungi nautru postu pi cena che gli ospiti aumentano

ROSINA: U capiu restu motta i fami stasira

CARMELA:(entrando in lacrime) Che cosa gli hai raccontato nonno? Che successo? Sono sicura che questa tutta colpa tua

SANTO: E sempri cuppa me nta sta casa. Gira vota e furria a cuppa sempre mia

CARMELA: (sempre singhiozzando) Si nonno, questa volta tua! Come mai Calogero cambiato cos allimprovviso. Siete rimasti soli 5 minuti e guarda cosa successo Che cos questa storia della nuova fiamma, da gran fimminuna? ... Parla nonno!

SANTO: (cominciando come un tic a muovere la spalla come segnale del sette a briscola) Ma nenti niputedda mia Chi voi chi sia? Magari canusciu a quaccuna pi strada ecco appunto pi strada

GIUSEPPINA: Chi vo diri? Chi significa pi strada?

SANTO: Chi voli diri chiddu ca dissi Stamu parlannu di fimmina e di strada? Unu chi unu fa sempre dui a matematica non unopinione

ROSINA: Na fimmina di strada va

GIUSEPPINA: Na fimmina di strada ??? Ma chi stai dicennu pap ??? (mentre Carmela scoppia in lacrime ed esce dalla scena)

(bussano alla porta)

GIUSEPPINA: Gi tunno? A facci dillappuntamentu impurtanti (va ad aprire)

(Entrano dalla porta Calogero e Carmelina. Questa vestita tutta di rosso, con tacchi alti e spalle scoperte. Scollatura provocante e viso molto truccato con un rossetto rosso fuoco, mastica una gomma.)

CARMELINA: (Entrando di scatto in casa, si posiziona al centro della scena) Buonasera! Mi chiamo Carmelina e sono la fidanzata di Calogero! (Guarda Calogero in cerca di un segnale di approvazione, mentre il nonno continua con il segnale dellasso)

GIUSEPPINA: E bravo a Calogero. Chistu u ringraziamento pi laccoglienza ca ti desumu.

SANTO: Ma si non lhai mai suppurtatu

(Calogero va a prendere Carmelina che intanto continua a guardarsi attorno)

CALOGERO: Vieni ehm (allorecchio) Comu dicisti ca ti chiami?

CARMELINA: Buonasera! Mi chiamo Carmelina e sono la fidanzata di Calogero!

CALOGERO: Ah si giusto Carmelina. Vieni ca ti presentu la famigghia. (la avvicina alla madre Giuseppina) Questa Giuseppina. Una donna di grande cuore che mi ha accudito in questi mesi di sofferenza e accolto con tanto amore. Una volta lavoravo per lei e suo marito ma ora non pi

CARMELINA: Buonasera! Mi chiamo Carmelina e sono la fidanzata di Calogero!

GIUSEPPINA: E fina a ca ci semu

CALOGERO: Questo invece e nonno Santo, padre di Giuseppina. Nonno Santo ti presento

ROSINA: (facendo il verso a Carmelina abbozza) Buonasera! Mi chiamo Carmelina e

SANTO: U capiu Carmelina ed a to nova zita.

(bussano alla porta)

GIUSEPPINA: Ca su. Arrivaru i grandissimi eroi (apre la porta e in successione entrano Anselmo, Giovanni e Pasquale. Il loro abbigliamento misero. Anselmo indossa una camicia bianca con pantaloni grigi. Pasquale una camicia chiara con pantaloni scuri rattoppati mentre Giovanni porta la giacca ma malandata e di un colore grigio) Prego accomodatevi

(I tre appena vedono Calogero si affrettano ad abbracciarlo)

CALOGERO: Grazie amici, grazie viramente. Senza di voi non sarei qui a festeggiare questo momento cos impurtanti.

ANSELMO: Ma figurati barbun Come stai? Vedo che ti sei ripreso bene (mentre Anselmo e Calogero conversano, Pasquale e Giovanni notano la presenza di Carmelina e gestualmente commentano la sua esuberanza). Ma racconta, come hai passato questi mesi? Sar stata dura

SANTO: Si, si, na gran fatica ma pi lautri per

GIOVANNI: Ma per un soldato nulla impossibile. Un eroe come te Calogero va onorato. Stavi sacrificando la tua vita per la nostra amata patria.

ROSINA: Si quannu per a guerra avia finutu

CALOGRO: Ma aspettati amici vi devo presentare una persona.. (va a prendere Carmelina che intanto si stava sistemando il trucco) Cara (guardano nonno Santo che intanto comincia a fare il segno dellasso) Ti presento i miei camerati commilitoni, coloro che mi hanno salvato la vita. Amici lei

CARMELINA: Buonasera! Mi chiamo Carmelina e sono la fidanzata di Calogero! (ride e cerca approvazione nello sguardo di Calogero)

GIUSEPPINA: U discu si incant!

ANSELMO: (con fare molto galante) Piacere, caporal maggiore Anselmo Brambilla e loro sono il soldato semplice Pasquale Rizzo e il comandante Giovani Esposito.

CARMELINA: Buonasera! Mi chiamo Carmelina

CALOGERO: (interrompendola) Hanno capito tesoro ma prego accomodiamoci a tavola che sar pronto a minuti, vero signora Giuseppina?

GIUSEPPINA: Si certo, accomodatevi vado di la a sistemare le ultime cose e arrivo con una cena che veramente vi far liccari i baffi

SANTO: Sicuru magari chiddi vi manciati

GIUSEPPINA: (mentre sta per uscire con Rosina) Ma chi?

SANTO: I baffi!

ANSELMO: Mai sentito parlare di questa pietanza, ma come si dice paese che vai usanze che trovi...

(Tutti, tranne nonno Santo, prendono posto a tavola)

CALOGERO: Prego, prego accomodatevi. Se non vi dispiace vado a vedere se hanno bisogno di aiuto di l Con permesso Vi lascio per un attimo in compagnia di nonno Santo e di Carmelina. (Nonno Santo non trovandosi daccordo con la decisione di Calogero cerca di farglielo capire con il segnale del sette, ma lo stesso Calogero non lo vede ed esce).

GIOVANNI: (a Carmelina) Dunque voi signorina, siete la tanto famosa fidanzata di Calogero? Immagino la felicit quando tornato a casa dopo due anni di attesa

CARMELINA: (guardandosi attorno) Due anni? Verimente ho aspettato poco stasira era pujata sempre o solito palu quando(Nonno Santo tossisce continuando a mo di tic il segnale con la spalla ed interrompe Carmelina)

SANTO: Si, si Il palo vicino casa nostra Poverina, tutte le sere sempre l ad aspettare

CARMELINA: Ad aspettare si, tutte le sere

GIOVANNI: Proprio na brava quagliona Brava, brava assai

ANSELMO: Proprio una donna di altri tempi Ma scusi signorina Carmelina, proprio tutte le sere? Caldo, freddo, pioggia e vento sempre l ad aspettare?

CARMELINA: E certo caro maresciallo

ANSELMO: Caporale non maresciallo ma per lei qualsiasi cosa

CARMELINA: Tutte le sere. Anche con il malu tempu se non aspetti, non arriva giusto? Ma non mi posso lamintari

ANSELMO: Davvero incredibile. Ma se mi posso permettere signorina, a che ora tutte le sere si recava al palo per aspettare ?

CARMELINA: Che vuole che li dica maresciallo Sicuramente dopo cena, la sira Prima diventa difficile. Sa com? Con la luce

GIOVANNI: E certo, si vergognava soltanto la sera cos la vedevano in pochi Brava Brava

CARMELINA: Viramente passanu sempre tanti cristiani spessu passunu si avvicinanu ma difficilmente si fermunu

ANSELMO: E certo, un minino di discrezione Brava

CARMELINA: (avvicinandosi maggiormente ad Anselmo) Non facile ormai con questa crisi E sempre pi difficile trovare masculi seri e benistanti

SANTO: (continuando come prima) Ecco perch aspettava sempre Calogero Lui si che serio

CARMELINA: Speriamo puru benistanti.

ANSELMO: Signorina Carmelina, sulla seriet di Calogero posso assicurare io. Sul fatto che sia benestante onestamente non me la sento, ma in ogni caso so anche che lei non se la passa poi cos male

CARMELINA: In effetti no Certo non pi come una volta, ma che ci vuole fare, si tira a campare

PASQUALE: Limportanti chi c travgghiu

SANTO: Chistu a idda non ci manca mai

PASQUALE: Ah si? E di che si occupa signurina anche se devo dire la verit ho come limpressione di averla gi viduta, ma non mi ricordo dove

CARMELINA: Il travaglio non manca vero, e poi si sa, il mestiere pi antico del mondo

SANTO: (riprendendo con il tic della spalla) Ecco infatti, la signorina fa la (non sapendo cosa dire ci riflette) la come si dice la

CARMELINA: Zoccola!

SANTO: Ecco appunto!

ANSELMO: (sorpreso come gli altri) Come la zoccola?

SANTO: Si infatti deve sapere caro maresciallo

ANSELMO: Caporale non maresciallo

SANTO (ormai il tic diventato incontrollabile) Si caporale Deve sapere che da noi si chiamano cos quelle donne che si preoccupano di conservare con cura una speciale calzatura, che dalle nostre parti viene usata spesso. Lo zoccolo appunto

PASQUALE: (alzandosi in piedi)Ecco dove lho gi vista!

CALOGERO (che intanto entra dalla cucina vedendo nonno Santo ormai in preda al tic convulso) Allora come procede? Tutto bene?

GIOVANNI: Tutto bene soldato. Ora che sappiamo che la signorina Carmelina una bravissima zoccola!

PASQUALE: Ecco dove lho gi vista!

CALOGERO: Come la zoccola? Nonno?!?

SANTO: Si caro Calogero, nel senso che si occupa degli zoccoli glielo ho appena spiegato ai tuoi commilitoni. (torna a fare il segno dellasso)

CALOGERO: Si occupa degli ah si certo come no e dovreste sapere quanto brava meticolosa, attenta, sempre precisa e puntuale

PASQUALE: Ecco dove lho gi vista! Calogero ti devo parlare urgentissimamente ma proprio subito, ora!

CALOGERO: E parla pasquale non avere paura parla!

PASQUALE: No Calogero, devo parlarti in privato. Qui una cosa seria.

CALOGERO: Pasquale ti ho detto che puoi parlare, tranquillo

(Entrano Carmela, Giuseppina e Rosina con delle portate in mano pronte per essere servite)

GIUSEPPINA: Ecco qui la cena pi cuminciari ottimu pani duru cunsatu chu logghiu

ROSINA: Squisitu!

ANSELMO: Che sarebbe scusate?

CALOGERO: Un piatto dellantichissima tradizione sicula. E poi il pane sempre alla base dilla nostra alimentatitudine.

ANSELMO: Ora si che ho capito!

CARMELA: (stizzita) E questa signorina chi sarebbe Calogero?

CARMELINA: Buonasera! Mi chiamo Carmelina e sono la fidanzata di Calogero!

CARMELA: (Le due donne fanno cadere i piatti a terra. Carmela Si avvicina a Carmelina con fare minaccioso e mani ai fianchi) Chi sarebbe lei scusi? La fidanzata di Calogero? Ma come si permette... (sempre pi vicino) La fidanzata di Calogero sono io Lei chi ?

ANSELMO: La zoccola!

(Giuseppina tappa le orecchie di Rosina)

CARMELA: Ecco appunto solo questo pu essere (sempre pi minacciosa) E tu Calogero come hai potuto portare a casa nostra una donna simile come hai potuto dopo laccoglienza ed il rispetto che abbiamo avuto nei tuoi confronti (intanto il nonno ricomincia con il tic del sette)

CALOGERO: (che intanto guarda il nonno per capire come uscirne) Si rispetto ti pari chi nu sacciu chi nta ntinnevi cu nautru?

ANSELMO: (rivolgendosi a Giovanni) Scusate comandante, ma voi riuscite a capire qualcosa di ci che stanno dicendo?

GIOVANNI: Ehm no!

CARMELA: Cosa? Con quale coraggio dici una cosa del genere? Come ti permetti? Io che ti ho aspettato tutto questo tempo Io che non ho altri pensieri oltre che per te

CALOGERO: Ah si? (si reca verso la credenza e prende la lettera dal cassetto) E questa? Come la spieghi questa? Chi questo altro uomo che entrato nella tua vita?

GIOVANNI: (ad Anselmo) Caporale, la situazione adesso sembra chiara!

ANSELMO: Comandante forse ho capito pure io Qua la situazione si fa interessante

CARMELA: Come lhai trovata? (si gira verso il nonno) Sei stato tu?

SANTO: (in preda a raptus convulsi da tic del sette) Io? No! Lha trovata e basta tu picch na mucciavi megghiu

CARMELA: E per questo ti sei messo con questa qua? Chi ?

CARMELINA: Buonasera! Mi chiamo Carmelina e sono la fidanzata di Calogero!

ANSELMO, GIOVANNI E PASQUALE:(applaudono) Brava Brava!

CALOGERO: Basta! Si Carmela mi sono messa con con con

CARMELINA: Buonasera! Mi chiamo Carmelina e sono la fidanzata di Calogero!

CALOGERO: Con la signorina Carmelina perch almeno lei non avr mai segreti con me (guarda il nonno per trovare consenso).

GIUSEPPINA: Comu si dici Schelitri nta larmadiu mai, al massimu masculi in carni e ossa!!!

CARMELA: Tu non hai capito proprio niente. Ha ragione mia mamma. Sei veramente un cretino (esce in lacrime seguita da Giuseppina che continua a tappare le orecchie di Rosina)

CALOGERO: (rivolgendosi a Giuseppina) Grazie signora sempre gentile

PASQUALE : (avvicinandosi a Calogero, sottovoce, imbarazzato) Senti amico mio, io te lo devo dire prima che fai qualche sciocchezza La tua fidanzata ecco si quella signorina insomma sono sicuro che una

CALOGERO: na zoccola.. lo so amico mio

PASQUALE: (costernato e dispiaciuto ma senza aver capito i reali motivi di Calogero) Ah e lo sai pure e vab contento tu Ma poi non diri chi non ti laviu dittu

CALOGERO: Ma vatinni Pasquale Lasciamo stare (esce dalla casa)

In scena rimangono Nonno Santo, Pasquale, Giovanni, Anselmo e Carmelina

ANSELMO: Su fie, forza e curagg... Qui mi sa che laria si sia fatta pesante (guardando Carmelina) Certo che avevo proprio unidea sbagliata delle siciliane Ma lei signorina Carmelina, proprio siciliana?

CARMELINA: Purosangue (avvicinandosi ad Anselmo) Una puledra .

ANSELMO, GIOVANNI E PASQUALE:(applaudono) Brava Brava!

CARMELINA: (lusingata) Grazi, grazi, troppu gintili Ma Calogero non torna pi?

ANSELMO: (guardandosi attorno) E chi lo sa.. forse si o forse no vogliamo uscire a cercarlo insieme ?

CARMELINA: (finta ingenua) Ma chi io e lei?

PASQUALE E GIOVANNI: E noi?

CARMELINA: Per me possiamo andare tutti insieme se volete

ANSELMO: Signorina Carmelina, se davvero per lei non un problema avr la compagnia di 3 gentiluomini

Si alzano e fanno per uscire insieme

CARMELINA: (davanti alla porta) Si ma cos sono 200 lire a testa!

ANSELMO: Per cosa?

PASQUALE: (mentre lo spinge fuori) Come per cosa, ma ancora non hai capito ma chi pulintuni sturdutu

(in scena rimane soltanto nonno Santo che si alza)

SANTO: E ora? Menu mali che il metodo era infallibile Ma dico a mia cu mi potta ? Mi puteva fari laffari me Gira fota e furria u tritolu Certu chi fimmini su davveru strani Comu? Tu ti trovi a nautru, ci scrivi a littra e non cha manni e poi, quannu iddu u sapi chi fai? Ti ncazzi? Du povuru carusu curnutu e bastunatu Cettu sa putia scegghiri megghio a nova zita

Ora cu a senti a me figghia

GIUSEPPINA: (entra da destra una furia puntando il padre) Ma chi ti passa pa testa? A figghia sta ciancennu e non si ferma!

SANTO: E chi ci pozzu fari io, sava a decidiri! Si avi a nautru u lassa oppura strazza da littra

GIUSEPPINA: Ma quali littra ? (Santo fa cenno con la testa verso la credenza dove custodita la lettera. Giuseppina apre il cassetto e la legge velocemente) Chiss se trover anche il coraggio di spedire questa lettera. Sempre tua Carmela

SANTO: U cani ca succuta du cunigghia unu u perdi e lautru no pigghia!

GIUSEPPINA: Ma quali cani e cunigghia A carusa si lass pigghiari du sconforto e fici confidenza cu chiddu chi taliava i terri

SANTO: Allura viziu !

GIUSEPPINA: Finiscila pap! Ci fu sulu un rapportu comu si dici crepuscolare

SANTO: Si vab o scuru!

GIUSEPPINA: Pap u capisti nenti ci fu! Ma torniamo a tia Ma come ti permittisti di mettiriti nto menzu?

SANTO: (finto autoritario) Figlia, ricordati che sono tuo padre e rivolgiti a me con educazione

GIUSEPPINA: Giustu, ragiuni avi vossia, allura mi dicissi, vossia picch si intromittuto nella vita sentimentali di mia figghia, sua stimatissima niputi

SANTO: Ora si chi va megghio. Ho solo voluto aiutare du mischino di Calogero

GIUSEPPINA: E cettu, ci mancava puru laiutu di vossia

(Carmela, che nel frattempo si cambiata, entra in scena vestita come Carmelina, tutta di rosso, con tacchi alti e spalle scoperte, viso molto truccato con un rossetto rosso fuoco, masticando una gomma.)

GIUSEPPINA: (urla)

CARMELA: (atteggiandosi) Mamma, io esco Bisogna pinsari o futuru

GIUSEPPINA: Ma unni vaaaa ! (laccompagna verso la porta di destra e uscendo con lei) Vadda comu si cummin Tu dicu io ora a quali futuru a pinsari

SANTO: (rimasto solo in scena) A fighitta si pigghi dinvidia.

(Entrano in scena Calogero, Pasquale, Anselmo, Giovanni e Carmelina)

CALOGERO: Lassatimi stari chi sugnu nervusu (A Santo) E tu nonnu menu mali che era infallibile come sistema!

SANTO: Figghiu chi ti pozzu diri a fini a gelusia cha facisti scattari era chistu cha vulevi no?

CARMELINA: Scusate signor Calogero ma alla fine io con chi mi incucchio?

ANSELMO: Incucchio?

SANTO: Si maresciallo

ANSELMO: Caporale, no maresciallo

SANTO: Incucchio nel senso di (fa cenno con i due indici che si incontrano) Ha capito?

ANSELMO, GIOVANNI e PASQUALE: Presente ! (si avvicinano tutti e tre a Carmelina)

CARMELINA: Benissimo! Allora andiamo (A Santo) Mi scusassi ma c di la una camera libera ?

CALOGERO: Ma quale camera e camera (spingendo i 4 verso fuori) Nessuna camera qui, e che una casa di appuntamenti questa?

SANTO: Si vuliti pigghiu lagenda e cominciu a signari

CALOGERO: Ma a finissi puru vossia. Via fuori, fuori

ANSELMO: Ue, barbun Ma si trattano cos gli amici che hanno fatto un lungo viaggio per incontrarti ?

CALOGERO: Belli amici Siete venuti pi manciari, appena vidistu na fimmina ci nchianastu ncoddu e i trogloditi fussimu nuatri??? Itivinni va, itivinni (li caccia fuori)

(entrano in scena Giuseppina e Carmela, ancora vestita come lultima sua apparizione i 4 in scena si guardano per qualche secondo)

GIUSEPPINA: Pap, vossia passassi da banna cu mia

SANTO: E comu mai? Chi succidiu ?

GIUSEPPINA: Ma comu? Chi faci u sceccu nto linzolo? Non sulu cummin tutta sta confuzione, spatti non sapi nenti?

SANTO: E vab, chi succidiu Chi vo, carusi su, si lassunu influenzare

GIUSEPPINA: E sta influenza ci lamu a fari passari se ci permetti. (escono a destra)

(Sulla scena solo Calogero e Carmela)

CALOGERO: (guardando Carmela) Ma comu ti cumminasti ?

CARMELA: Chi fa ora non ti piaci chi? Chi aju menu di da. To nova zita

CALOGERO: non era a me zita

CARMELA: Ah no?

CALOGERO: No! Era pi ti fari ingelusiri

CARMELA: E ci riniscisti Vadda comu mi cumminai. Ma cera bisgono? Cera bisogno di organizzare questa sceneggiata ?

CALOGERO: Quannu liggu a littra nun ci visti chi E poi

CARMELA: E poi ?

CALOGERO: E poi to nonnu Santo ci misi u carricu!

CARMELA: U carricu ?

CALOGERO: Si u carricu, e di unnici ma chi nni sa tu, a briscula, i signali

CARMELA: (avvicinandosi a Calogero) Senti Calogero, io a briscola non so giocare ma

CALOGERO: Ma ?

CARMELA: (da uno schiaffo a Calogero) Ma a moffa u surdatu si!!!

CALOGERO: Carmela

CARMELA: Questo era per aver dubitato di me e per aver pensato solo per un istante di poter stare con quella la (altro schiaffo) E chistu pi comu mi facisti ridduciri vadda c, par una

CALOGERO: Zoccola ! Ehm, amore mio, perdonami, non volevo Giuro che a briscula non gioco chi!

(I due si baciano al centro della scena quando entra Giuseppina)

GIUSEPPINA: Calogero, ora ca ti nsignasti a giucari a briscula non chi vo passari a scupa!!!

FINE COMMEDIA

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