GENERALISSIMO
Un atto della vita degli attori
Di Ferenc MOLNAR
PERSONAGGI
BARONE DI SAN FRIANO
EDITH SUA MOGLIE
LITVAY ATTORE
DOTTOR JANOSSY
UN SERVO
La sala d'ingresso del castello. Nel fondo, a destra, un camino con due poltrone. Entrata a sinistra. Nel fondo, a sinistra, un'apertura con una scala. A destra porte che conducono alle stanze. A destra, nel fondo, mobili decorativi: tavola e due sedie. A sinistra una lampada a piede, poltrone, tavolino. Sono le dieci di sera. Quando si alza il sipario Edith sola sulla scena. Ella siede davanti al camino e legge. Dopo poco: entra da sinistra un servo.
Servo - Signora baronessa, arrivato il signor Litvay.
Edith - (si alza) Il signor Litvay?
Servo - E' .arrivato adesso col diretto di Budapest.
Edith - Fatelo entrare, (va nel mezzo della scena).
(Il servo apre la porta ed entra il signor Litvay. Quindi il servo richiude la porta).
Litvay - (baciandole la mano) Perdonatemi se vengo cos inaspettato.
Edith - Ben arrivato, Litvay! (al servo che sulla soglia e se ne vuole andare) Attendete, (a Litvay) Naturalmente non avete ancora cenato...
Litvay - Ma s. Nel wagon-restaurant.
Edith - E allora desiderate del caff... del t?
Litvay - Gi che siete tanto gentile, preferirei del t.
Edith - (al servo) Servitelo insieme al nostro. (il servo se ne va) Che gradita sorpresa! Vi ringrazio d'essere venuto, d'essere venuto adesso, d'essere qui.
Litvay - Non vi reco disturbo .arrivando cos in ritardo? (guarda l'ora) Sono le dieci. Il treno ha ritardato un quarto d'ora. In campagna sarete abituati ad andare a letto presto, non vero?
Edith - Oh, no, facciamo sempre la mezzanotte. Ma com' che siete arrivato prima degli altri?
Litvay - Gli altri arriveranno domattina presto. Ho pensato precederli perch mi troppo faticoso viaggiare di notte, specialmente quando non c' wagon, e il riscaldamento sufficiente. Come saprete, un attore non ha molta paura dei raffreddori. Senza contare che il diretto arriva prima. In una parola..(guarda penetrante Edith).
Edith - (sorride) In una parola?
Litvay - (si avvicina) In una parola, tutto ci che vi ho detto non vero, cara Edith. (Edith guarda la porta di destra) Sono venuto prima perch volevo passare questa sera con voi, senza la compagnia degli altri cacciatori perch vi amo, perch non potevo tollerare l'indugio. Ogni ora che passo senza di voi (le preme la mano).
Edith - Siate prudente. Mio marito qui vcino, nella sua camera (va verso destra, innanzi alla tavola).
Litvay - Vi scongiuro, non ditegli ancora che sono qui. Concedetemi questi pochi istanti. Lasciate che vi contempli per la felicit del mio cuore...
Edith - Voi mi turbate, Litvay. Vi prego, sedetev. La vostra voce spezza l'incanto di questo silenzio nel quale vivo.
Litvay - Non vi meravigliate della mia follia: non vi vedo da undici giorni! Come siete bella... Come limpidi i vostri occhi...
Edith - E' l'effetto della montagna. Di questi alti monti cos freddi... Siete pallido...
Litvay - Perch non ho pi pace da quella domenica in cui veniste a trovarmi.
Edith - Per amor del cielo, fate attenzione. Mio marito lavora nella sua camera; pu venire da un momento all'altro.
Litvay - Non volete che ve lo ricordi.
Edith - (protestando contro questa supposizione) No...
Litvay - Vi siete pentita d'essere venuta in casa mia...
Edith - No, non mi pento di quanto ho fatto. Volevo solo pregarvi di fare attenzione... Come siete ombroso!
Litvay - Perch sono in quella fase dell'amore in cui si tutta sensibilit suscettibile. Durante il viaggio non pensavo che a quella vostra visita di domenica scorsa: quando finalmente siete venuta a trovarmi.
Edith - Povero Litvay! (sorridendo) La mia permanenza in casa vostra fu invero molto breve: due minuti. Ricordate? Centoventi secondi. Lo verificammo insieme sulla minutaria.
Litvay - Ma ci siete stata! Seduta nella mia poltrona e io vi strinsi la mano. Anche centoventi giorni sarebbero volati cos.
Edith - Basta, non parliamo pi di questo. Ditemi... oggi non dovevate recitare?
itvay - E come lo sapete?
Edith - Guardo ogni giorno gli annunci. Questa sera danno Cyrano .
Litvay - Grazie per seguirmi almeno nelle recite annunciate dai giornali.
Edith - Prego, assisto anche alla rappresentazione... Guardate che cosa leggevo, (gli mostra il libro).
Litvay - Cyrano de Bergerac ... Davvero!
Dith - Le sere che voi recitate, prendo il dramma dalla biblioteca. E quando comincia la rappresentazione in citt, mi siedo vicino al fuoco e leggo. Cos vi vedo e vi ascolto.
itvay - Grazie, cara, grazie per questa vostra bont.
Edith - (s'alza) Ma voi mi avete ingannato: questa sera non avete recitato.
itvay - Ho preso il pretesto di una raucedine. E' la prima volta che lo faccio. Sono sempre stato un attore coscienzioso, ma ora non so, non so quello che succeder di me.
Edith - E per amor mio avete rinunciato ai consueti applausi?
Litvay - Ma che cosa volete che m'importino quando mi concessa la gioia di passare una dolce sera d'inverno vicino a voi, in questo antico castello?
Edith - Oh, voi parlate come se fossimo noi due soli in questo antico castello! Nel castello solitario... c' anche il barone...
Litvay - (dopo una corta pausa) Il barone.
Edith - E domani verranno, per giunta, nove chiassosi signori. Dei cacciatori appassionati, degli ostinati raccontatori d'aneddoti.
Litvay - Ebbene, adesso sapete perch ho voluto precederli.
Edith - (seria) Metterete mio mai-ito in sospetto.
Litvay - Ma lui non legge gli annunci dei teatri.
Edith - Questo non si pu sapere. Mio marito impenetrabile e taciturno. Da sei anni lo guardo negli occhi senza poterlo leggere nell'anima. Mio marito...
Litvay - ... ha sessantanni.
Edith - Sessantanni, (si siede ad una sedia a destra).
Litvay - (s'alza e le va vicino. Pausa) Rabbrividisco quando ci penso... e vi guardo. Sessant'anni!
Edith - Egli ha vinto, giorni fa, una gara alla quale partecipavano i migliori cavalieri della contrada.
Litvay - La vostra bella e giovane vita...
Edith - Una razza fortissima. Suo padre, a novant'anni, tirava ogni mattina di scherma col suo maestro, vincendolo.
Litvay - Questi uomini eternamente giovani mi fanno orrore.
Edith - Suo padre ha raggiunto i centoquattro anni. Mio marito dice che non arriver a cento, c' gi troppo sangue austriaco in lui.
Litvay - E voi, qui, vicina a lui...
Edith - Egli s'alza col sole; tira di scherma, cavalca, va a caccia. Si vanta di discendere da quella buona razza d'italiani che ha dato i cardinali pi vecchi. Un cardinale sopravvive a tre papi. Compiange i suoi vicini, i signori ungheresi, perch mangiano e bevono molto, e muoiono presto.
Litvay - Impossibile, Edith, impossibile che restiate con lui!
Edith - Non mi tormentate, Litvay!
Litvay - La vostra dolce giovent nelle braccia di quella eterna vecchiaia!
Edith - Vi prego, tacete.
Litvay - Non taccio, Edith. Non posso tacere. Come pu la vostra bella bocca lodare la vecchiaia?
Edith - Litvay...
Litvay - Ci che la mia fantasia immagina mi d una pena insopportabile. Venite con me, Edith. Vi porter via, sarete mia, la mia donna...
Edith - No.
Litvay - (vicinissimo) Perch vantate i meriti di vostro marito? Per civetteria? V' necessario?
Edith - (inquieta) Non mi guardate in quel modo, non parlate cos. Litvay. Voi turbate la mia pace.
Litvay - Vi turbo quando parlo?
Edith - Ebbene, non sar pi sincera con voi.
Litvay - Mi amate?
Edith - Non so... Certamente avete un potere su di me. Talvolta sento che potreste fare di me quello che volete. (Litvay fa un movimento verso lei. Edith dice rapida) Vi parlo di mio marito per salvarmi, non per civetteria.
Litvay - Perch mi tormentate? Perch vogliamo tormentarci? I vostri sguardi, le vostre parole, cos mutevoli, cos soffocate, tradiscono il turbamento contro il quale invano lottate.
Edith - Basta, basta, vi prego!
Litvay - Voi non potete spegnere il fuoco che vi arde. Lo avete gi tentato una volta.
Edith - Sar difficile. Sar terribilmente difficile. Ma sorpasser anche questa prova.
Litvay - No, no. Venite con me. Vi dividerete da lui.
Edith - Ma perch non volete aiutarmi come un buon fratello? Fra poco sar come le altre volte. Ve ne andrete, ed io rester qui sola, stanca, spossata.
Litvay - Se aveste la forza di amare...
Edith - Io amo. (pausa)
Litvay - (l'afferra impetuosamente e le bacia le mani) Venite con me. Siate mia.
Edith - No.
Litvay - Ma questo non possibile dopo quanto avete detto!
Edith - (nervosa) Vi prego, lasciatemi chiamare mio marito (fa l'atto d'andare verso destra. Litvay le impedisce la strada).
Litvay - Ancora un minuto.
Edith - Non posso... non posso restare tanto a lungo con voi.
Litvay - Allora preferite l'altro ?
Edith - Non offendetemi. Non me lo merito. (Pausa) Vi ho detto che vi amo, non mi domandate di pi. Non turbate la mia vita. Adesso, forse, mi posso ancora dominare...
Litvay - Dominare?...
Edith - Adesso si forse. Ma domani?... No, no! E' bello sentirsi vicina un'anima ardei te... ma finch il fuoco non fa male, e la Ito non abbaglia. E state in guardia, Vittorio!
Litvay - Non ho paura di morire tra le fian me. E appunto per questo sono qui. (Pausi calmo, determinato:) Domani non andr al caccia... Trover un pretesto per restare tutl il giorno con voi... si deve decidere il noeti destino... arrischier la mia vitat
Edith - (turbata) Non andrete a caccia?
Litvay - No.
Edith - Ve ne prego, non fate questo. Siate prudente. Per me ed anche per voi.
Litvay - Gioco tutto, anche la mia vita, Edith. Io vi perdo se non oso arrischiare tutto.
Edith - Piano, per amor del cielo... Mio marito...
Litvay - Non mi preoccupa. Non ho paura nessuno (La bacia).
Edith - (sfuggendogli) Pazzo (piccola pausa. ella suona e poi va verso il camino a destra)
Litvay - Si... sono pazzo!
Edith - Se adesso mio marito entrasse, leggerebbe tutto nei nostri volti... Egli ha gli occhi come quelli di un falco.
Litvay - - Ma voi dimenticate che io sono attore
Edith - (ridendo) Allora, per il momento, andate nella vostra camera a cambiarvi d'abiti
(Un servo entra e porta del t. Un altro, i livrea ungherese, porta la tavola del t, la pon nel mezzo, intorno vi mette le sedie, il serti aggiunge la terza sedia e si pone vicino alla U vola).
Litvay - Arrivederci, .baronessa (va via a servo).
Edith - (s'accomoda i capelli vicino al camino. Il servo ritorna) Dite a mio marito che t servito (il servo esce a destra. Piccot pausa. Entra il barone).
Barone - (ha sessantanni, bianco, molto elegante e ben portante. Va fino alla tavola del t e guarda come apparecchiata) Tre tazze?
Edith - Si, tre.
Barone - Per chi la terza?
Edith - Come, non hai ancora parlato con Litvay?
Barone - No. Il signor Litvay gi venuto?
Edith - Credevo che l'avessi visto. E' in camera sua che si cambia.
Barone - (si fa a destra) E' molto interessante. Il signor Litvay, dunque gi qui? Avrebbe dovuto venire domani mattina con gli altri ospiti e invece gi qui.
Edith - Non pu viaggiare di notte.
Barone - (duro) Dunque hai gi parlato con lui? (siede alla tavola a sinistra. Pausa, Poi sarcastico) E perch non pu viaggiare di notte? Di che cosa ha paura?
Edith - Sai... gli attori hanno una paura terribile dei raffreddori. Egli dice che quando viaggia di notte si raffredda subito. Per questo venuto col diretto (solleva il coperchio della teiera).
Barone - E' venuto col diretto?
Edith - Ma perch mi fai tutte queste domande? (si alza).
Barone - Perch?
Edith - Si (piccola pausa).
Barone - Ebbene, figliuola mia, stanimi bene a sentire. Comincer da quello che credo meno importante.
Edith - Ti faccio per oservare che Litvay nella sua camera e pu venire qui da un momento all'altro.
Barone - Rilevo che dai molta importanza alla topografa... domestica. La vicinanza delle camere dev'essere la tua costante preoccupazione (mostra la camera dalla quale venuto).
Edith - Cosa vuoi dire con questo?
Barone - Passiamo all'essenziale. Come ti ho detto, comincer dal meno importante. Ebbene : questo attore, un momento fa, ti ha baciata.
Edith - (si alza) Non vero!
Barone - Ti ripeto che non importante. Non l'essenziale. E' un uomo giovane, simpatico e artista. E tu oggi sei particolarmente bella (pausa). Molto bella!
Edith - Non vero!
Barone - (dolce) Che tu sei bella? No cara. Osservo da due mesi il tuo contegno a suo riguardo. Appena civetti con qualcuno, me ne accorgo subito. Chi abituato ad un profumo, molto forte, finisce per non accorgersi pi di questo profumo. Ma se ne accorgono gli altri...
Edith - Non comprendo la tua allusione.
Barone - Aspetta, ti prego. Se hai un po' di pazienza, ti sembrer inutile queUo che vuoi dirmi adesso. Stavo per uscire dalla mia camera quando udii parlar forte. Se aveste continuato su quel tono tutto mi sarebbe sembrato naturale, ma la vostra improvvisa, lunga pausa di silenzio, mi mise in sospetto. Ascoltai... udii distintamente il suono di un bacio. Oh, un bacio dato di sfuggita, ha un suono speciale! Non ci si pu sbagliare. Il discorso s'arresta d'improvviso... poi l'immancabile, soffocato grido di difesa... oh, su questo non ci si pu sbagliare.
Edith - E poi?
Barone - Poi tu gli hai detto pazzo ed egli ti ha risposto Si, sono pazzo! .
Edith - Dunque vedi che l'ho chiamato pazzo.
Barone - E dopo lo hai prudentemente mandato nella sua camera. E' inutile che ti affatichi a darmi delle spiegazioni, perch non d a tutto questo la minima importanza. Non essere nervosa, mia cara, siedi. Prendi esempio da me. Parliamo tranquillamente insieme. Siedi, figlia mia (Edith siede) E' molto pi importante invece il fatto che tu sia andata a trovare l'attore in casa sua.
Edith - (alzandosi) Che vuoi dire?
Barone - Non ti eccitare, figlia mia, non ne mancher occasione pi tardi. Sei stata in casa di Litvay? E' vero?
Edith - (molto eccitata) E' vero, ma se tu sapessi come stato...
Barone - Se non lo sapessi, non avrei l'anima cos tranquilla. Si, io so che fu una visita innocente. Quattro minuti dopo aver varcata la soglia, eri nuovamente in istrada.
Edith - M'hai fatta pedinare?
Barone - E non sei contenta?... Se tu mi aves si detto di essere rimasta in casa dell'attore soltanto due minuti, io non t'avrei creduta. Ma l'esatta informazione del mio agente, ti salva. |
Edith - Ti prego, non tormentarmi pi! Questa tua calma spaventosa! Dimmi quello che vuoi, uccidimi, scacciami, non ne posso pi.
Barone - (tranquill) Non ti uccider perch senza di te non potrei continuare a vivere. Questo lo sai. Scacciarti? Perch il signor Litvay intervenga subito e ti porti alteramente nella sua casa? No, no... Ma prender i miei provvedimenti.
Edith - Fai quello che vuoi, ma non mi tormentare pi (siede vicino alla lampada).
Barone - Se quest'uomo volesse fare di te la sua amante, non ci farei caso alcuno. Rimarrei perfettamente tranquillo. Ma il guaio che l'attore non cerca l'avventura. Non o se tu gli credi. Io sono convinto che sincero. E faresti bene a condividere la mia opinione. Egli non un mascalzone. E' un bravo giovane degno di ogni rispetto. Egli ti vuole rapire per farti sua moglie! Per questo io intervengo.
Edith - Ma non necessario.
Barone - Ti sbagli, figlia mia. E' necessario. Il gioco dell'amore pericoloso per te perch sei onesta. Sei sensuale ma sei onesta. Ed io mi sento lusingato nel constatare che hai paura di me. Ma torniamo al nostro discorso. Il caso serio, molto serio.
Edith - Ti sbagli.
Barone - No, non mi sbaglio. Questo attore ha recitato una volta con te in uno spettacolo di beneficenza, e tu si sei subito innamorata dell'attore e della sua professione. Tu hai sempre desiderato in segreto, di andare sulle scene. Se non t'avessi sposata, saresti forse diventata un'attrice. Me l'hai detto pi volte.
Edith - L'ho detto (siede a destra in avanti).
Barone - E adesso, nella tua piccola anima, ti ribelli. Un bravo giovane, buono, bello, il suo grande e vero amore, e, infine, questa smagliante prospettiva: unirsi a lui sulle scene, amore, successi, gloria... Ti perderei, figlia mia, se non intervenissi subito.
Edith - E che cosa vuoi fare?
Barone - Non sar difficile intendersi. Ti debbo forse fare una dichiarazione d'amore, adesso? Non credo che tu lo voglia, e poi, io non te la farei. Ti dico invece semplicemente che il tramonto della mia vita ti appartiene. Senza di te io non potrei vivere nemmeno un'ora. Non parlo per dirti delle belle frasi, e non esagero quando dico: il mio amore la mia vita ... Alla mia et, la vita ha un gran valore... all'et mia l'amore e la vita sono una cosa sola. Chi ama a sessant'anni, muore con questo amore. Io non ho tempo di cercare avventure, di attendere il tuo pentimento e il tuo ritorno. Io devo essere radicale nelle mie decisioni, perch il tempo che mi rimane breve.
Edith - Tu parli troppo seriamente. Questo-non mi piace. Fino adesso hai parlato leggermente, e andava bene. Ma perch, d'un tratto, questo tono serio?
Barone - Non ti ceder a quest'attore, Edith I Tu forse non lo sai ancora, ma io so che saresti fuggita con lui.
EditH - Tu lo sai meglio di me?
Barone - Molto meglio. E' il primo uomo, dopo sei anni, che pericoloso per me. Egli mi molto pericoloso. Sento il suo coltello alla gola. I nostri antenati sapevano che cosa dovevano fare in simili frangenti. Un San Friano fece mangiare al suo LitJvay un diamante polverizzato, mischiandolo con il cibo. Il diamante sempre una pietra durissima, figlia mia. Fatto in polvere, si formano tante piccole e dure puntine, e quando uno lo mangia, esso buca lentamente le viscere. Spesso occorre un mese perch la cosa sia compiuta... Ma peccato che con la rimanenza siano scomparse anche queste usanze!
Edith - Paolo! Non ti ho mai sentito parlare in questo modo... Mi fai paura!
Barone - Per un duello, sono troppo vecchio. Non gi per la spada e la pistola, ma per morire. Ed io non voglio morire a nessun costo, figlia mia! Perci mettiamolo fuori questione. Vent'anni fa, volentieri, ma adesso non pi! E poi, i giochi d'azzardo, non mi vanno a genio. Se a qualcuno piace la mia signora, non mi voglio certo mettere dinanzi alla sua pistola perch mi lamnxazzi e me la prenda in questa maniera. No, figlia mia. I miei antenati erano dei mercanti, dei mercanti armati e di loro fama che avessero ammazzato tutti i furfanti .signorotti che volevano derubarli. Noi ci difendiamo, figlia mia.
Edith - (s'alza) Tutto quello che dici mira a qualche cosa. Tu, cos taciturno, parli ora tanto... e in una maniera strana.
Barone - Veramente, avrei potuto tacere. Ma perch ti amo molto, ho voluto parlare. Agir, te lo confido, in questa ora solenne della mia vita. Tu devi anche sapere che non agir a caso. Devi essere informata. Devi sentire la mia forza e il mio potere sulla vita e sulla morte. Io voglio innalzarmi dinanzi ai tuoi occhi. Voglio essere forte come un giovane. Saprai il mio piano.
Edith - Paolo, che vuoi fare?
Barone - Vedo che hai gi intuito il mio pensiero.
Edith - Non parlare cos, non parlare cos, per amor del cielo! Tremo tutta quando ti sento parlare in questo modo. Qua!' il tuo piano?
Barone - Conosci il Generalissimo ?
Edith - (spaventata) Paolo!
Barone - Tu sai chi il Generalissimo . B bello e fine fucile inglese col quale domani andr a caccia!
Edith - Tu non andrai a caccia!
Barone - (con forza) Chi? Io- (s'alza).
Edith - Anche tu... no.
Barone - No, cara. Ci andr come ci andranno gli altri. E sar una bella caccia, secondo l'antico costume.
Edith - (molto inquieta) Paolo, io non ti riconosco pi!... Hai perduta la tua serenit, la tua forza...
Barone - Hai ragione: qualcosa s' spezzato in me.
Edith - Ti prego, ritorna ad essere buono, caro. Cerca di vedere le cose quali sono. Ti assicuro che lui non mi interessa pi di tutti gli altri corteggiatori che ho messo alla porta.
Barone - (triste) No, tu menti, figlia mia.
Edith - Se lo desideri, io...
Barone - Non giurare, sarebbe ridicolo.
Edith - Se lo desideri... lo mando via questa sera stessa, senza rivederlo pi...
Barone - Pu essere, ma se io non agisco subito, finita per me.
Edith - Per amor del cielo! Ma cosa accadr?
Barone - Ci che deve accadere.
Edith - (in grande agitazione) Se io mi gettassi ai tuoi piedi e ti baciassi le mani, gridando... Paolo... non posso pi... tu crederesti che io tema per un amante... ma io ti giuro che tremo per te, e per me, e per ci che vuoi fare. E' spaventoso.
Barone - Devi venire con me, dove voglio, fosse anche nell'inferno.
Edith - Lo mando via, gli apro la porta adesso, in qusto momento, subito!
Barone - Per seguirlo.
Edith - Non mi credi?
Barone - T'invidio, figlia mia, perch credi a te stessa. Tra una settimana dirai: E' interessantissimo! Non avrei mai creduto di poter abbandonare mio marito! .
Edith - (molto agitata) Abbi compassione di me, Paolo! Crdimi, lasciami giurare su tutto... su mia madre...
Barone - (alza la mano) Basta, ti prego! (Pausa. S'alza) E adesso ti proibisco recisamente di dire ancora una parola al riguardo.
Edith - (agitata) No, no. Ed anche se cento volte-..
Barone - (forte) L'ho proibito! Hai compreso? (pausa).
Litvay - (sulla scala, entrando) Buona sera, barone!
Barone - Quanto tempo ci mettiamo a farci belli, caro Litvay! Buona sera (si danno la mano). Ebbene, avete tanto paura di viaggiare di notte?
Litvat - Si, caro barone. Quel treno freddissimo.
Barone - (indicando Edith) "Avete gi parlato con mia moglie, non vero?
Litvat - S, ho gi avuto questo onore (va dietro la tavola da t, nel mezzo) Permettete che beva un sorso di t? Prima che si raffreddi?
Edith - Il coperchio lo mantiene caldo. Ma se voi lo desiderate, ve ne faremo servire uno appositamente.
Litvat - Oh, grazie. No, non occorre. E' ancora caldo (piccola pausa).
Barone - Siete contento della vostra camera?
Litvay - E' splendida! Graziosissima quella tenda coi fiori rossi, e il largo letto.
Barone - Ah, dormite nella stanza rossa?
Litvat - Si.
Barone - Il letto stato il compagno della mia giovent.
Litvay - Mi congratulo.
Barone - Adesso riposa. Come il vecchio cavallo ussaro della carrozza del vescovo.
Edith - (con tono affettato di conversazione) Rhum, latte, vino rosso, limone?
Litvay - Vino rosso, se permettete, e tre pezzi di zucchero.
Edith - (ridendo) Lo so.
Litvay - Signor barone, voi state benissimo. Naturalmente tutto il giorno all'aria libera?
Barone - Purtroppo non possibile. Adesso abbiamo avuto due giorni di nevischio. A me non piace. L'inverno lo preferisco asciutto, col cielo chiaro e il frddo tagliente. Voi avete un colorito da citt.
Litvay - Da aria di rinchiuso.
Edith - Al caff, al club...
Litvay - Oh, molto di rado. Detesto quei locali pieni di fumo. La mia gla lo risente subito il giorno dopo.
Barone - Perch i signori artisti sono delicati.
Litvay - Ho cercato anche di abituarmi. Ma appena ci facevo l'abitudine, mi raffreddavo, in guisa che per due settimane non potevo recitare. Anche la caccia di domani sar un esperimento (s'avvicina alla tavola).
Barone - Ho studiato tutto il giorno il barometro. Sembra che avremo un tempo bellissimo.
Litvay - Quando il treno si volge verso nord, sotto Felvar, vicino alla gran curva dopo il ponte di ferro, s'incontra improvvisamente il freddo.
Barone - Perch in quel punto tanto la ferrovia che la strada carrozzabile non sono pi protette dalla valle.
Litvay - La mia gola ne ha subito risentito. Istantaneamente.
Edith - (con affettata attenzione) Mi rincresce che questo sia accaduto per colpa nostra.
Litvay - (molto riguardoso) Ma io non parlo per posa. Sono davvero uno schiavo di questo delicato strumento (mostra la gola) Sar dolentissimo se domani non potr andare a caccia.
Barone - Ma probabilmente domattina vi sentirete gi bene.
Litvay - Speriamo, ma lo dubito. Conosco i capricci della mia gola.
Barone - Allora quasi certo che non verrete alla caccia?
Litvay - Non parliamone pi. Aspettiamo domani mattina. Se proprio mi far male, re stero tutto il giorno qui, rannicchiato vicino al fuoco... pensando con rincrescimento alla caccia festosa (siede a sinistra).
Barone - Mi rincrescerebbe la vostra assenza.
Litvay - Pazienza!
Barone - In ogni modo non voglio forzarvi a venire. Vuol dire che rimarrete qui (dopo una pausa) ... vicino al fuoco.
Edith - (ridendo) E giocherete a scacchi con la moglie del sindaco.
Litvay - Dio mi salvi! Non mi date questo incarico, ve ne prego! (ride).
Barone - (pensando) Facevo grande assegnamento su di voi. Vi avevo anche assegnato il posto nella battuta.
Litvay - Potrete certamente cacciare anche senza di me.
Barone - Ma mi portate un po' di scompiglio.
Edith - (ridendo nervosa) Mio marito ama la puntualit, l'ordine... sopra ogni cosa.
Barone - (pensando) Hai ragione. La puntualit, l'ordine! Ma pazienza! (pausa) Avevo anche pensato di darvi uno dei miei migliori fucili.
Litvay - Vi ringrazio.
Barone - E... (s'alza) ... nonostante abbiate rifiutato, aspettate... ve lo voglio almeno far vedere (va via a destra).
Edith - (lo segue con gli occhi, ascolta i suoi passi e va veloce alla porta dalla quale uscito il barone).
LitvAy - Che c'? (si alza).
Edith - (mette il dito sulle labbra. Corta pausa, agitata, piano) Andatevene, partite, domattina presto, ora, subito...
Litvay - Perch? Che successo?
Edith - Mio marito ha sentito quando mi avete baciata. Non mi domandate altro. Partite.
Litvay - Ma, vi prego...
Edith - - Egli sa tutto, tutto. Vi prego, per amor del cielo, non dite una parola. Andatevene... se mi amate, subito...
Litvay - Ha visto che vi ho baciata?
Edith - (mette subito il dito sulla bocca, pregan-dolo di tacere e s'allontana frettolosa dalla porta, va svelta alla tavola da t e siede a si' nistra. Litvay va lentamente al posto suo, siede tranquillo a destra. Pausa. Silenzio).
Barone - (entra. Porta due fucili da caccia) Queste sono le due prime donne. Il Generalissimo e il e Comandante (si pone a destra della tavola).
Litvay - (alzandosi) Che vuol dire? Hanno un grado?
Barone - Gi. Guardate: questo il e Comandante ed io ve l'ho destinato per domani. (Posa il Generalissimo sulla tavola).
Litvay - (va e lo prende) Uno splendido fucile! (tutti e due tengono il Comandante ).
Barone - (con amore) Holland and Holland tutti e due. Si sente sempre vantare i fucili belgi e americani; per me non c' che un solo fucile al mondo: l'inglese. E qui ne abbiamo un tipo eccellente: Hollamd and Holland . E anche tra cent'anni non ve ne saranno dei migliori.
Litvay - E' questo qui il Generalissimo ?
Barone - (posa il Comandante sulla tavola e prende il Generalissimo ) S, guardatelo con rispetto. Quando l'ebbi, era semplice soldato come gli altri fucili. Ma dopo ogni caccia lo promuovo di grado secondo i meriti. Cos questo diventato il Comandante . E questo, il Generalissimo .
Litvay - Promozioni pi alte non se ne possono avere.
Barone - No.
Litvay - Voi, naturalmente, li porterete domani alia caccia con voi.
Barone - Naturalmente. II Generalissimo per me il fucile migliore, ed anche il migliore amico. Il Generalissimo non capriccioso, il Generalissimo non perfido, il Generalissimo esatto come un ingegnere e sicuro come la morte.
Litvay - Con quale amorosa seriet parlate di lui!
Barone - Per me, pi che amore amicizia!
LitvaY - Bench io vada di rado a caccia, pure capisco come potete parlare cos.
Barone - (col Generalissimo tra le mani) E' come un uomo. Non come gli uomini. Ma come un uomo.
Edith - (nervosa) Io tremo di quest'arma. Io tremo di ogni arma!
Barone - Come sei nervosa, figlia mia cara!
Edith - Non lo voglio vedere, ti prego.
Litvay - Stranissimo! Un istrumento cos fine e cos snello, anche bello a vedere. dith - Io tremo. Il pensiero che esso sia animato, terribile.
Barone - Per la sentimentalit femminile pu essere terribile. A me sembra un pensiero insuperabile.
Edith - (nervosa, quasi isterica, ma ridendo, in tono di conversazione) Queste armi sono fatte solo per procurare dei patimenti... Gli uomini le fabbricano allegramente... e senza pensare... altri uomini sono capaci d'amarle. Ti prego, Paolo, mi rendi nervosa... (viene innanzi nel mezzo e torna di nuovo al posto).
Litvay - (ridendo) E' interessante! La baronessa veramente turbata.
Barone - (posa il fucile sulla tavola) Ella s'ostina a sostenere che io abbia concluso col mio fucile un'amicizia diabolica, che gli abbia venduta l'anima.
Litvay - Alla donna vengono delle idee incredibili, quando vuol essere gelosa del marito.
Edith - (nervosa) Non gelosia.
Litvay - Eppure credo che sia la gelosia, la causa della vostra ira contro questi piccoli, innocenti inglesi.
Edith - (nervosa e quasi gridando) Non sono
I innocenti.
Litvay - (nel mezzo. E' tranquillo. Sa benissimo di che si tratta, ma parla con calma e chiarezza) Sono innocenti perch irresponsabili di quello che fanno.
Barone - Voi offendete il Generalissimo . Il Generalissimo pensa e agisce. Non vero che egli sia soltanto un mezzo. Qualche volta temo anch'io del Generalissimo ... e questo vuol dir...
Litvay - (va verso sinistra) Io Io stimo e l'onoro... ma sono cos poco cacciatore... per non ne ho paura (e questo lo dice con intenzione).
Edith - (nervosa) Ridete pure sul mio conto o mandatemi via, ma non parliamone pi. Parliamo d'altro.
Barone - Io non ho paura ne degli uomini n delle bestie. Temo una cosa soltanto: un oggetto che all'improvviso agisca come avesse una volont.
Litvay - Nemmeno questo temo. Io non temo nulla. Non sono suscettibile di nessuna paura. V' chi non vede i colori, ebbene, io non vedo la paura (con intenzione) E questo deriva forse dall'essere o non essere attaccati alla vita.
Barone - Ma se avevate tanta paura per la vostra gola! ,
Litvay - Per la mia gola si, ma non per la mia vita. Io sono attore. Un vero commediante d'antico stampo. Per me le lagrime degli altri hanno gran valore. Avrei dovuto essere soldato. Ma anche questo indifferente.
Barone - Che cos' indifferente?
Litvay - (forte) Tutto indifferente (guarda il barone negli occhi) Malattie, duelli, disgrazie, cannoni, fucili, pistole. Tutto indifferente. E' pericoloso viaggiare in ferrovia come guardare nella canna del Generalissimo che ha appena nove millimetri di diametro.
Barone - Prego di sei millimetri.
Litvay - Tanto meglio (siede a sinistra). Solo sei millimetri?
Barone - (col fucile in mano) Proprio. E perch dovrebbe essere di pi? Noi cacciamo qui nel bosco e miriamo a corta distanza! Sono del parere: piccolo calibro, grande sicurezza. Quando la palla tocca il cuore, lo stesso che i millimetri siano sei o nove. Questo sistema ha, tra gli altri, anche il vantaggio che... (durante queste ultime parole, vuol fare vedere qualcosa circa il cane del fucile. Il fucile che, in questo momento, diretto verso la poltrona nella quale siede Litvay, scarica un colpo. Edith manda un grido. Una lunga pausa).
Litvay - (piano, molto tranquillo) A quanto pare, il Generalissimo non poi tanto sicuro.
Barone - (guardando il fucile) Incredibile!... (lo posa).
Edith - (s'avvicina) Dio mio... che spavento... vi prego... Litvay... non v' accaduto nulla?
Barone - Iddio l'ha protetto (va a destra vicino alla tavola).
Litvay - Dio ci ha protetti.
Edith - Non v' successo nulla?
Litvay - Nulla.
Edith - Ma... come accaduto? (il servo entrando dalla destra, guarda allarmato).
Barone - (guardando il servo) Che volete? (il servo tace. Inquieto e molto forte) Che volete? Non vi ho chiamato (guarda il servo con un'occhiata terribile, questi se ne va spaventato sotto l'impressione di quello sguardo. Egli continua a dire) E anche se cadesse la casa, voi non dovete 'accorrere se non chiamato (pausa). Abbiamo scampata una grande disgrazia! Litvay, non ho parole per la situazione nella quale mi trovo. Poteva finire diversamente.
Litvay - (piano, tranquillo) Prego, non ne parliamo." E' una fortuna che sia andata cos. Non pensate come sarebbe potuta andare. Sopratutto io non sono un pessimista... e per le cose passate meno che mai.
Barone - Avete ragione (pausa).
Litvay - In ogni modo sarebbe stato curioso di morire cos. Di una malattia cos strana. Gli uomini pensano spesso a come vorrebbero morire; ma io, non ho mai pensato a una morte simile, eppure un caso non tanto raro.
Barone - In vita mia m' accaduto per la prima volta.
Litvay - Nel caso presente (la sua voce s'affievolisce) ... nel caso presente... in questo caso...
Edith - (alzandosi) Litvay, per amor del cielo! (andando a lui).
Barone - Che c'?
Litvay - Niente... sono un poco... (tace).
Edith - (vicino a lui, forte) Litvay!... Che v' accaduto?... Parlate! Perch ci nascondete?..
Barone - (facendo un passo verso Edith) Ti prego, non agitarti.
Edith - Perch non ce lo dite?... Se siete ferito...
Litvay - Io... confesso... baronessa... Tran? quillizzatevi... non v' nulla di serio... Mi pare d'essere ferito alla spalla...
Edith - Dove?
Litvay - (a Edith) Vi prego, non v'impressionate. Qui, alla spalla sinistra sento qualcosa. Forse sar stata sfiorata. Altrimenti non potrei parlare cos tranquillamente... se ci fosse qualcosa di serio...
Edith - Bisogna chiamare un dottore subito (a destra, sulla tavola suona il campanello).
Barone - Bisogna che lo veda.
Edith - Paolo, telefona subito a Janossy (il barone va al telefono. Il servo entra a de' stra) L'automobile deve andare subito a Felvar. Andate all'ospedale a prendere il dottor Janossy. Subito (il servo esce).
Barone - (al telefono) Centrale? Per favore, Felvar (aspetta) Grazie. Casa di salute? Pronti, il barone di San Fri ano. Vi prego, mandatemi subito al telefono il dottor Janossy (aspetta). Va bene, aspetto.
Edith - Ma intanto non si potrebbe...
Litvay - No, non toccate... Questa un'es] rienza della chirurgia di guerra: tranquilli Il dottore deve essere il primo a toccarei I ferita. Non nulla di grave certamente.
Edith - Sanguina?
Litvay - No. Non sento quasi nulla. Quelle piccole ferite si rinchiudono subito. Mi sa che la palla sia passata soltanto attrai so i 'muscoli. Non nulla di serio.
Barone - (rispondendo al telefono) II don Janossy? Pronto, il Barone di San Friatt Buona sera. Tra un momento verr a prj derla la nostra automobilie. E' accaduta t I disgrazia (pausa). Con un fucile (pausa). E go, tante grazie (posa il ricevitore). L'au I mobile l'attender alla porta (viene a desti della tavola. A Litvay) Non vi volete sti dere? Vi devo aiutare?
Litvay - A nessun costo. Ho acconsentito I mandare a chiamare un dottore, solo per piacere alla baronessa.
Barone - Non si pu sapere la gravit del caa anche se al primo momento non avete senti del dolore.
Litvay - Sedete, baronessa. Tranquillizzate I vi prego. E parliamo d'altro.
Edith - Un bicchiere d'acqua, o del cogna
Litvay - Grazie, nulla.
Edith - (va alla tavola del t) Mi sono e I spaventata, quando v'ho visto diventare p I lido...
Litvay - Adesso incomincio gi a star megli Credo... era forse effetto dei nervi.
Barone - (alla tavola da t, rivolto a Edith) f Siediti, ti prego. Forse farebbe bene a te bicchier d'acqua o del cognac.
Edith - (afferrando un bicchiere) Una g< d'acqua... si (siede e beve. Pausa).
Litvay - Gi... o!ove siamo rimasti? Gi, sti casi sono relativamente frequenti, ma] bello questo, che non si danno sempre] caso. Non siete anche voi della stessa o' nione?
Barone - Certamente.
Edith - Non comprendo perch discutiate frequenza o meno di questi terribili casi. 1
Litvay - Un fucile che spara a caso e colpii ciecamente nel segno, brutale, rivoltai Ma un fucile che pensa e segue deliberai mente la volont del caso, romantico, tet ribilmente bello...
Edith - Strano, quello che dite.
Litvay - Anche il momento nel quale io parlo strano.
Barone - Per, il vostro aforismo, non adatto al caso.
Litvat - Non dico che sia adatto al caso. Ma dal momento che siamo in discorso... agli uomini vengono in niente tante possibilit!
Barone - Possibilit ? L'espressione da scartare come l'intera vostra discussione.
Litvat - Voi mi dovete scusare, se transigo un poco sulle regole della conversazione. Non mi sento affatto disposto, ma visto che avete mandato a chiamare il dottore, faccio uso dei privilegi dei malati.
Barone - (severo) I quali hanno pure i loro limiti.
limiti.
Litvay - (con forza) Limiti che io mi concedo di stabilire (pausa. Edith s'alza).
Barone - (moderandosi) Adesso dovete stare tranquillo.
Litvay - (agitato) Se le mie condizioni vi preoccupano, vi ringrazio. In ogni modo sta a me decidere se convenga tacere o parlare.
Barone - Voi vi agitate...
Litvat - Al contrario. Mi sforzo di tranquillizzarmi.
Edith - Vi prego Litvay...
Litvat - Ma difficile.
Barone - Ebbene, vi voglio facilitare la cosa. Perch queste allusioni e ambiguit? Se volete continuare su questo tono, tanto vale troncare il discorso.
Edith - Vi prego... E' un martirio ascoltarvi...
Litvat - Certamente non molto divertente, baronessa. Lo confesso. Il sangue freddo aristocratico mi abbandona, e si sveglia in me il contadino.
Barone - E il contadino potrebbe dire che dell'accaduto non responsabile il Generalissimo , ma bens io. Come volete, completo il vostro pensiero.
Litvat - Oh, il contadino potrebbe dire anche dell'altro!
Barone - Che cosa?
Litvat - Che il Generalissimo non ha nulla a che vedere con tutto l'accaduto.
Barone - (con forza) Soltanto io?
Litvay - (pronto) Soltanto voi (pausa corta).
Edith - (molto agitata) Ma io non sopporto che si parli ancora di ci. No, no.
Barone - (freddo) Tu avrai la bont di rimanere qui, e di ascoltare fino alla fine ci che diremo.
Edith - Non voglio ascoltare. Io... (sale due gradini della scala).
Barone - Avrai la bont di rispettare il mio ordine (pausa).
Litvat - Avete detto che pu essere una cosa seria anche se la ferita fino all'ultimo non d nessun dolore. In tal caso sar bene guardarci a fondo negli occhi e parlare.
Barone - Sono ai vostri ordini.
Litvat - Il fucile pu essere ragionevole, ed anche la palla durante il suo tragitto. Se per si ferma in un essere vivente, allora ha l'abitudine di diventare pazza. Chiss cosa vuol fare quella che mi ha ferito.
Edith - (dalla tavola da t viene nel mezzo spaventata) Avete detto prima che vi ha sfiorata l spalla...
Litvat - No, andata pi a fondo.
Edith - Ma possibile... Si dovr allora... si dovr allora fare qualche cosa. Non potete rimanere qui. Come possibile che restiate qui seduto a parlare?
Litvat - Non ve ne preoccupate. Supponete che io possa sopportare il dolore. Paura non ne ho. Questo l'ho gi detto. E la vita... non l'ho considerata mai come mia propriet. E' come un prestito. Un giorno bisogna restituirla (dice queste parole con voce sempre pi fioca, come uno che sappia sopportare coraggiosamente il dolore).
Barone - Voi dicevate che dobbiamo guardarci negli occhi.
Litvat - S. E parlare dell'accaduto. Siete convinto che sia stato un puro caso?
Edith - (pronta) E' stato un puro caso!
Litvay - (guarda a lungo Edith, poi sorride amaramente) La baronessa ha gi risposto.
Barone - Se avessi voluto colpirvi...
Litvat - Avreste potuto farlo domattina a caccia... Ma io dissi che probabilmente noli sarei venuto.
Barone - Voi siete dunque convinto che abbia voluto tirare su di voi?
Litvat - E' cos.
Edith - Impossibile! Non potete dirlo!
Barone - Voi siete mio ospite, e ferito. Per questo non vi posso rispondere come si conviene. Ne riparleremo a suo tempo.
Litvat - E se non ci fosse pi nessuno ad ascoltare la vostra risposta?
Edith - Voi non potete dire che stato fatto apposta, non potete dirlo.
Barone - Non mi trascinate in una disputa nella quale non posso. parlare liberamente.
Litvay - Vi permetto di mancarmi di rispetto. Parlate, rispondete. Lo pretendo.
Barone - Con qual diritto?
Litvay - Col diritto... di non aver forse pi altra occasione... per chiarire questo mistero. Non che io mi voglia vendicare... ma sono curioso. A me interessano gli uomini, gli avvenimenti, i casi, gli intrighi, i motivi, i delitti...
Barone - Abbiate, vi prego, parlando, dei riguardi, come ne ho io.
Litvay - Ebbene, tacer, s... tranquillizzatevi, signora baronessa, tacer. Ma se questa pallottola davvero cos pazza, come io... ritengo; allora... la mia grande discrezione, durer soltanto finche sono in vita... finche sono in vita questo affare rimane tra noi tre... non riguarda nessun ialtro... Ma... se io, stimatissimo signor barone, vi cagionassi la noia di morire nella vostra pregievolissima casa dove ero stato invitato per uno svago... oh, allora sarebbe stato inutile il mio silenzio (Edith siede su di una sedia vicino alla tavola da t). Perch interverrebbero subito degli estranei. Il giudice... il magistrato... quelle inevitabili formalit, insomma, nelle quali costretta la nostra povera vita, E a loro bisogna renderne conto (sorridendo). Mi rincrescerebbe morire perch non potrei assistere a delle scenette curiose. Cosa direte? (diventa pallido. Tace).
Edith - (accorrendo verso Litvay) Vi dovete sdraiare. Soffrite. Non vi agitate.
Litvay - Verr tra poco il dottore.
Barone - Precisate la vostra accusa.
Litvay - V'interessa?
Barone - Vi risponder con altrettanta precisione.
Litvay - Voi mentite (il barone fa un passo energico verso Litvay. Edith grida, corre dal barone e si pone in mezzo ai due).
Barone - Non temere, so padroneggiarmi.
Litvay - Mentite, perch questo colpo si ricollega a dei fatti precedenti.
Barone - No, non c' stata premeditazione.
Litvay - Mentite di nuovo, poich ci fu... precisamente... (U barone guarda Edith) dove adesso guardate.
Edith - Io non vi autorizzo a dire questo. Io non vi ho mai concessa alcuna libert. Per me siete un buon amico di casa, come gli altri.
Litvay - (non fa attenzione ad Edith) Voi eravate geloso.
Barone - Mai.
Litvay - Oh, questa volta, s. E ne sono orgoglioso.
Barone - Toglietevi questa illusione, signor attore.
Litvay - Dalla camera qui accanto avete udito ci che ho detto a vostra moglie.
Barone - Non ho udito nulla.
Litvay - (guarda Edith) No?
Edith - (resistendo lo sguardo) Voi non mi avete detto nulla... che mo marito non potesse udire.
Litvay - Come? Ma se vi ho fatta una dichiarazione d'amore? Vi ho consigliata di lasciare vostro marito?!
Barone - Voi non avete potuto dire questo a mia moglie.
Edith - No. Non l'ha detto.
Litvay - Voi non mi avete data nessuna speranza, voi non m'avete incoraggiato, m'avete respinto... Ma io, io ve l'ho detto (al barone). E voi l'avete udito.
Barone - Mia moglie non vi avrebbe permesso di mancarle di rispetto.
Edith - No, non l'ha detto. Non l'ha detto!...
Litvay - (eccitato) Supposto... supposto che il signore al quale ho accennato prima, il giudice istruttore, domandi... se tra voi due... prima di questo incidente... ci fosse stata una scena di gelosia... che cosa rispondereste?
Barone - Che non c'era stato nulla.!
Litvay - Prego, deve rispondere la baronessa,
Edith - Nul...la. Vi prego, fate attenzione alle vostre parole, altrimenti mio marito potrebbe credere che...
Litvay - Che?
Edith - (quasi piangendo) E' cos impulsivo, cos sincero, cos generoso...
Litvay - Il barone dunque, non ha preso il Generalissimo per risolvere comodamente una crisi...?
Edith - (spaventata) No! No! No! Come vi vengono questi pensieri? Perch dite cos? (guarda continuamente il marito). Credere questo di lui, di mio marito!
Litvay - (molto agitato) Voi! L'unica che sa tutto, voi siete del parere che stata una disgrazia!?...
Edith - Litvay... Tranquillizzatevi... riposatevi un poco, adesso... siete cos agitato...
Litvay - Rispondete alla mia domanda.
Barone - Rispondete.
Edith - (nel mezzo, in grande angustia. Rivolta al barone) E' stato un caso (rivolta a Litvay). E' stato un caso. Ma come potete pensare per un momento solo... Questo spaventoso... Mio marito non mi ha mai (Litvay la guarda) mai, con nessuna parola... ma questo assurdo... che cosa pensate mai?... Non mi guardate cos... Adesso ha paura di voi (va piangendo da suo marito che l'abbraccia).
Barone - Non piangere, figlia mia, e non aver
paura! Edith - (piangente) Quando sei vicino a me... io ho paura... Io non ho paura eli nulla... quando mi tieni fra le braccia. (// barone la bacia dolcemente sulla fronte:. Corta pausa. Litvay osserva con viso amaro la scena. Edith si libera lentamente dalle braccia del barone e resta un poco vicino a lui col fazzoletto sugli occhi, poi si muove lentamente per andarsene. Quando vicina alla porta, Litvay dice:)
Litvay - Vi prego, baronessa, ancora un momento... (Edith fa un passo innanzi. Egli si alza). Questa sera avrei dovuto recitare. Ed una delle pi belle parti: Cyrano de Berge-rac. Mi sono rifiutato per venire qui. Ma non sapevo che questa sera avrei, dopotutto, dovuto ancora recitare. Adesso che ho tutto compreso, ve lo confesso. Questa sera ha recitato... ed anche la mia parte migliore (ride. Edith viene avanti da destra e siede vicino al camino).
Barone - (serio) Che significa questo?
Litvay - Oh, ha un gran significato! Un gran significato! Ma perch mi guardate cos? Voi avete compreso?
Barone - Avete recitato una commedia?
Litvay - Ho recitato una commedia, signore, e, a quanto vedo, benissimo. Vi prego di non guardarmi cosi esterefatto, come vi dico. Non ini accaduto nulla. Non sono ferito. Il rinomato fucile inglese non mi ha colpito, stata una commedia, e bench non sia vanitoso, devo constatare: era una buona commedia. In ogni modo stata utilissima (ridendo s'inchina). Lo stimatissimo pubblico perdoner al povero commediante questo suo piccolo e fedele lavoro (Edith s'alza).
Barone - Sicch, mi avete preso in giro?
Litvay - E' cosi, barone. Ma non l'ho fatto per divertirmi. No. Il gioco era serio. Ero innamorato di vostra moglie e voi mi volete vate cacciare una pallottola nel corpo.
Barone - Ma ci si prolunga troppo!
Litvay - No, no, no, no, no! Avreste voluto! Ma non mi avete colpito! Ecco come stanno le cose. Qui incomincia la commedia. Io sono un uomo che desidera imparare. Quante volte lo debbo dire? Avrei volentieri visto che cosa sarebbe accaduto se, il Generalissimo avesse vinto. Si molto curiosi di conoscere i propri funerali. Io li ho proprio visti, stimatissimo signor barone, e degnissima signora baronessa. Ed ho anche molto imparato. Erano dei funerali detestabili. Morivo solo e abbandonato come un cane schiacciato da un'automobile in corsa sulla strada maestra... il cane schiacciato viene gettato nel fosso, l'automobile continua la sua corsa, e i baroni non si voltano nemmeno indietro. Ho avuta un'orribile morte, stimatissimo pubblico. Veramente, bisognerebbe piangere, se non ci fosse da ridere. Perdonatemi., Dopo tutto non fa molto piacere vedere come si d torto a chi muore e come i vivi fuggono il morto! Nel mondo, solo le persone vive, i forti, i crudeli, hanno dei diritti! Ed ora, se m'avete perdonato, degnatevi di prendere posto... (gli mostra una sedia) ... e parliamo d'altro. Volevo dirvi che domani non verr sicuramente a caccia, perch la gola m'incomincia vramente a dolere... s... io parto col primo treno; andr a casa e tutto il giorno mi far degli impacchi freddi... (va verso la scala). Suppongo, naturalmente, che la coppia baronale perdoner il mio ardire. Ma se non potr ottenere... che... (salendo tre gradini della scala).
Barone - (aspro) Basta di declamare. So gi cosa volete. Vi ho ascoltato per questo (un passo verso Litvay. Entra un servo).
Servo - Il signor Dottore Janossy (corta pausa).
Litvay - Fatelo entrare. Se lo permettete, (il servo va via. Janossy entra da sinistra con una borsa)..
Janossi - Buona sera.
Edith - (nel mezzo, dando la mano a Janossy) Buona sera, dottore. Vi ringraziamo per la vostra premura... dobbiamo darvi una lieta sorpresa (siede a destra della tavola da t).
Barone - Buona sera, dottore. Sedete (va a destra dietro la tavola).
Janossy - Come?... L'incidente?...
Litvay - Non c' nessun incidente, dottore. Per colpa mia vi siete dovuto disturbare in questa fredda e orribile notte d'inverno. Permettete che mi presenti: Vittorio Litvay.
Janossy - (complimentoso) E' superfluo... Ho avuto il piacere di vedervi recitare a Budapest.
Edith - Del t, del caff... dottore?
JanoSSY - Tante grazie... nulla.
Barone - Acquavite, vino?
Janosst - No, grazie, preferisco non prendere nulla, ora. Ma come va?... questo incidente... accaduto o non accaduto?
Litvat - Io sono il colpevole. Vi prego di concentrare tutta la vostra ira su di me. Si tratta che avendo tra le mani un fucile, questo ha esploso. Veramente, quando ha esploso, era nelle mani del barone. Ed io, dopo la prima paura, non ho potuto resistere alla tentazione di recitare la seducente parte del ferito. Prendetemi per le orecchie, caro dottore, ma io... io recitavo... e ho voluto recitare fino alla fine. Quando vi hanno telefonato, ho sentito per un momento un po' di rimorso, ma ero gi talmente investito della parte, caro dottore, che non potevo pi tornare indietro... perdonate questo brutto scherzo ad un attore un po' pazzo...
Janosst - Ma... non proprio necessario, che vi scusiate tanto.
Litvat - Mi perdonate?
Janosst - Di tutto cuore. E adesso che ho saputo che si tratta di voi, sono felicissimo che non abbiate bisogno della mia opera.
Edith - Rimanete un poco con noi. Prendete qualcosa.
Barone - Ci farete un grande piacere.
Janosst - Rester un momento solo per non togliervi il sonno (siede dinanzi alla tavola da t). Ho un malato grave a Felvar, e devo visitarlo questa sera stessa.
Edith - Del dolce... chartreuse?
Janosst - Grazie, non prendo nulla.
Barone - (va a destra) Sigari?
Janosst - Questi s (incomincia a fumare).
Litvay - (sidla scala. S'appoggia al pilastro) Sapete... Voi vi dovete mettere al mio posto. Stavo seduto l... (indica) conversavamo amichevolmente, il barone ci mostrava i suoi fucili, il Comandante il Generalissimo...
Janosst - Li conosco. Io ho sempre il Capitano .
Barone - (ride con affettazione) Potrete avanzare nel grado.
Litvay - E mentre il signor barone mi mostrava il valente fucile inglese lodandolo... Il valente fucile inglese apr la bocca e...
Janosst - Inaudito!
Litvay - Gi! Proprio inaudito. Evidentemente il fucile stato imprestato a oualcuno che lo ha restituito carico. Il signor barone un cacciatore cos esperto e cos cauto, che non possibile possa rimettere nella custodia un fucile prima d'averlo scaricato. In una parola: ha scattato ed partito il colpo. E' andato giusto in questa direzione, in questa direzione, guardate, (indica) dove sedevo io. Ho visto lo spavento dei loro visi... (complimentoso). Ditemi francamente, dottore non avreste avuta anche voi la tentazione di recitare la parte della vittima colpita?... e non per divertimento, ma per vedere e riflettere come si sarebbero comportati gli altri (guarda rivolgendosi dolcemente al barone e a Edith). Cosa avrebbero fatto... Edith avrebbero detto... come si... (guarda i due tacendo)... come essi... gi... non vero?
Janosst - S, lo trovo comprensibile. E lo raccontate cos bene, che rimpiango quasi di non essere stato presente.
LlTVAT - Mi dispiace per voi, perch era molto divertente.
Janosst - Divertente?
Litvat - S, diciamo: interessante. Una noibilissima copia che all'improvviso si trova davanti una situazione simile, di dover credere di aver ucciso un uomo! Una vera commedia per gente del mestiere.
Janosst - Peccato che io sia venuto troppo tardi.
LlTVAT - Come nei drammi. Il dottore viene sempre alla fine.
Janosst - (ridendo) Proprio!
Litvat - In una parola, spero che mi avrete perdonato!
Barone - Avete recitato meravigliosamente.
Edith - Anche troppo... mi sono sentita male!... ed io sono seriamente inquieta... per molto tempo... per molto tempo non mi potr rimettere dall'impressione...
Litvay - (con un leggero inchino) Mi rincresce moltissimo.
Servo - (entra. Il barone lo guarda interrogandolo) Il maestro di caccia attende il signor barone. Prega perch gli siano trasmessi gli ordini per domattina.
Barone - Scusate un momento (esce a sinistra seguito dal servo). L
Litvay - La situazione mi ha interessato come artista e come psicologo. Ero curiosissimo di vedere che cosa avrebbe detto l'unico testimonio (Edith s'alza e sta a destra della tavola, ridendo)... presente all'uccisione, e questo testimonio era... la signora baronessa
Janosst - Ebbene? Che disse?
Litvay - Ella s' comportata splendidamente! E' una gioia vedere, in tali frangenti, il contegno di una saggia e brava signora! Voi siete sposato?
Janossy - No. lei loro visi...
Litvay - Fatelo. Vi consiglio di sposarvi.
Janossy - (salza) Dunque, per me non v' nulla da fare (a destra). Perdonatemi, baronessa, ma io sono in pensiero pei miei malati. Noi medici provinciali ci conserviamo coscienziosi anche se non pi di moda. L'automobile mi riaccompagner, non vero?
Edith - (per non rimanere sola con Litvay, andando verso destra) Un momento, vi prego, mio marito vi vorr salutare. Lo chiamo subito... (esce correndo a destra. Corta pausa).
Janossy (la segue con lo sguardo, aspettando vicino alla porta).
Litvay - (sta a sinistra. Parlando piano) Dottore! (Janossy si avvicina) Una parola... presto, perch non v' tempo... se non fossimo rimasti soli, avrei dovuto attendere fino a domattina... dottore... vi prego... invoco il segreto professionale... mi sono sentita ma Janossy (s'avvicina) Signore, vi prego.... ente inquieta... Pe Litvay - Voi non siete arrivato in ritardo per la mia commedia! Essa non terminata. anossy - Come?
Litvay - Dottore... io., mi reggo appena in piedi... io... io... non ho recitato prima... perch la pallottola m'ha colpito... la pallottola che questo furfante m'ha cacciato in corpo... qui nella spalla.
ANOSSY - Ma allora, io devo... (fa un movimento verso la sua borsa). ITVAY - No, no... Qui no. Non voglio farlo sapere. Vi spiegher, purch manteniate il [segreto...
ANOSSY - Si comprende (s'avvicina). Nella spalla?
ITVAY - Qui (volge le spalle al pubblico e si apre la camicia da una parte). [anossy (guarda la ferita) E' uscito un poco di sangue. Vi duole?
Litvay - Molto! (copre la ferita e rinchiude il vestito).
Janossy - Venite subito con me, in automobile, a Felvar. Nell'ospedale faremo per voi tutto il necessario. Se potete sopportare cos bene il dolore, non sar nulla di serio! Siete stato fortunato!
Litvay - S molto (pausa).
Janossy - La vostra forza d'animo straordinaria.
Litvay - (piano, dolente, ridendo amaramente, a Janossy) Quei due sono convinti che abbia recitata una commedia. Adesso potete comprendere perch ho fatto cos bene la parte del ferito. Io non ho recitata la mia parte: l'ho vissuta! Volevo celare, l'accaduto, ma mi sono sentito tanto male all'improvviso, che credevo di morire! Oh, come ne sarebbero stati soddisfatti! Ma... quando l'amarezza mi ha soffocato, allora ho radunato tutte le mie forze, ho vinto il dolore... e ho cominciato a recitare.
Janossy - Andiamo via subito.
Litvay - Lasciate che vi stringa la mano (gli stringe la mano). Mi siete cos simpatico! Finalmente ho incontrato un estraneo fra tanti conoscenti (gli tiene stretta la mano. Un servo entra da destra e si ferma).
Litvay - Vi prego, fate presto la mia valigia... chiudetela e portatela, sulla automobile. Vado col dottore a Felvar.
Servo - Va bene (sale le scale. Litvay lascia la mano del dottore).
Janossy - Comprendo che non avrei il diritto di farvi una domanda... ma avete tanta fiducia in me... Perch tutto questo segreto? Perch soffrite tanto?
Litvay - (amorevolmente, come un bambino sofferente a suo padre) Sapete... io non voglio permettere a quei due di cantare vittoria. Non debbono trionfare! Egli era geloso di me, ed ha tentato di uccidermi come fossi una bestia selvaggia sperduta nel suo giardino! Io porto la pallottola con me... me ne vado! ma non ne deve gioire. E non ne deve gioire nemmeno sua moglie. Mi capite?
Janossy - Capisco.
Litvay - (con le lagrime nella voce) Credevo che quella donna... Ah, che cosa non ho creduto!... Ma mi hanno insegnato che sono gente corretta...
Janossy - (rimproverando) Gente molto corretta, in vero.
Litvay - Se mi avesse colpito nel cuore, se fossi morto, sarebbe stato meglio. Per una passione, per un amore, tanto bello, morire cos. E se non mi avesse colpito, avrei potuto ridere sul vecchio marito, e andarmene fischiando una canzonetta d'occasione... Ma cos... doversene andare con una pallottola in corpo, che duole... questo non lo devono sapere. No, dottore, no... (con le lacrime nella voce). Questa sera voglio essere l'unico che ride. Per questa volta non devono ridere i saggi, per questa volta... per questa volta soltanto deve ridere il povero commediante, anche se... soffre.
Janossy - (piano, pieno di compassione) E' sorprendente come sopportate il dolore.
Litvay - (tenendogli la mano, caldo e fanciullesco) Guardate... Dio ha dato ad ogni creatura un'arma di difesa. Al toro le corna, alla tigre le zanne, alle lepri la corsa velose, agli uccelli il volo... (con le lagrime nella voce, sorridendo, umilmente)... al povero attore l'arte di recitare. Nulla pi naturale... (ride tra le lacrime. Edith e il barone vengono da destra. Edith resta a destra, il barone si ferma nel mezzo. Litvay resta vicino alla scala).
Barone - Sento che volete andarvene, dottore.
Janossy - S, ho due malati a Fedvar.
Barone - Poco fa ci avete parlato di uno solo.
Janossy - S. Nell'ospedale ve n' uno solo... ma ci sono anche coloro... che s'incontrano per la strada...
Barone - Bene, noi vi ringraziamo ancora iu| volta...
Janossy - Buona notte, baronessa (s'inchina le d la mano).
Litvay - (nuovamente sereno) 11 dottore M cortese di condurmi con s a Felvar. Dal potr prendere domattina il diretto. Percfl io non posso alzarmi all'alba, e l'automoM potrebbe rovinarsi... Mi congedo anch'io]
Barone - Allora... buona sera anche a voi. I
Edith - Buona sera, dottore (Janossy esce, fl porta rimane aperta).
Litvay - Per me la caccia finita. Come cacciatore non vi presi parte. Come selvaggina! l'ho scampata bella. Avrei altro da chieda qui?! Forse un po' di plauso, come gii atta romani che si rivolgevano al pubblico Plaudite . Bisogna che ammettiate anche voi due che ho fatto bene la mia parte.
Barone - (tranquillo) Avete recitato molto In ne, signor Attore (sta a destra con le braca incrociate).
Litvay - E voi, che cosa ne dite, signora ti ronessa?
Edith - (piano) Ne sono entusiasta. Applaudo (batte due volte le mani stando vidi alla tavola da t).
Litvay - (lentamente va verso la porta, recita do sempre) E allora (ride piano)... pffl mettete che rida di questa modesta burla, di tutto!... (ride piano, amaramente, dolon\ samente!) Buona notte!! (ride). Buona noi te!!! (ride scomparendo a sinistra).
FINE
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