Gerusalemme o Babilonia

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CARLO CALORI

CARLO CALORI

GERUSALEMME

O

BABILONIA

UN ATTO A TRE VOCI


La scena è spoglia: un tavolo centrale; tre seggiole, non importa come distribui- te; in un angolo, una vecchia credenza, tipica delle cucine di un tempo ormai passato. Sulla parete di fondo debbono essere ben visibili un vecchio Crocifisso e un quadro del Sacro Cuore di Gesù.

Gli attori si possono muovere a loro piacimento o come il regista ritiene di dover suggerire: soltanto sul finire dell’atto vanno rispettate le posizioni di Germano e di Luisa, come suggerito dalla didascalia.

I personaggi sono tre: Germano e Luisa, or ora nominati, giovani d'anni, e Don Sergio, ovviamente più anziano.

Don Sergio          (con un sospiro) De Jerusalem celesti - De Babilonia civitate infernali? Città di Dio o città degli empi? Betlemme o Golgota?

Il povero Natale di ricchi o il ricco Natale dei poveri? La Pasqua come conclusione di un cammino di conversione o come una sarabanda di uova di cioccolato e di colombe da pasticciere? Non sono slogan, non sono prese in giro e canzonature. Non sono neppure semplici antinomie: il contrasto è una palese verità; ovviamente se si pensa al Natale e alla Pasqua di Gesù Cristo!

Luisa          Nessuno ormai può negare che i significati del Natale e della Pasqua siano travisati anche fra noi.

Don Sergio Una volta sì erano feste davvero religiose, che ricordavano il grande mistero cristiano della nascita del Figlio di Dio sulla terra e della sua immolazione per la nostra redenzione.

Germano    (beffardo) Sicché, a parer vostro, le feste possono derivare da un unico motivo: la creduta presenza in mezzo agli uomini di un Dio, il quale Dio - dicevano i preti e ce la fan bere tutt'ora - si è fatto a sua volta uomo come noi ed ha accettato di morire per noi!

Luisa          Certamente! E la festa era anche manifestazione di riconoscenza!

Germano    Di riconoscenza: a chi e perché?

Don Sergio L'esempio di Dio che si è voluto umiliare sino ad assumere la nostra condizione come sua condizione, portava i veri cristiani a ringraziarlo e ad imitarlo soprattutto attraverso l'amore scambievole. Cristo infatti è venuto a portare in terra amore e umiltà ed a spazzare gli odi e l'orgoglio malsano.

Cristo è nato nella povertà: era discendente da una progenie regale, ma la gente di quella progenie s'era fatta povera ed era costretta a guadagnarsi il pane facendosi venire i calli sulle mani. In sostanza Gesù Cristo ha portato amore per i poveri ed ha proclamato la santificazione del lavoro. E dopo aver predicato il Regno del Padre, ha patito, ha accettato la croce ed è morto per noi, per trascinarci nel vortice gioioso della sua resurrezione.

Germano    (sarcastico) Sarà come voi dite, ma a me pare che il Natale e la Pasqua siano feste bastarde; sono feste pagane, né più né meno di come erano le antiche celebrazioni religiose degli antichi greci e degli antichi romani: i baccanali, per intenderci, o qualche altra cretinata studiata a scuola.

Luisa          Purtroppo anche per le cose di Dio si sa quel che succede quando si comincia a deviare: si finisce per farle precipitare nell'assurdo.

E’ vero: ai nostri tempi il Natale e la Pasqua, da feste cristiane che sono e che dovrebbero soltanto essere, sono diventate celebrazioni che sanno di edonismo più che di pagano. Queste feste, che dovreb- bero spingere l'uomo a convertirsi, e quindi lo dovrebbero convin- cere a fuggire il peccato, ad amare il prossimo, ad attenuare dolori e miserie, di fatto si sono trasformate in tributi al consumismo.

Don Sergio Luisa ha ragione. I negozi carichi d'ogni ben di Dio sono un insulto ed una sferzata crudele sul volto del povero; in quei negozi spesso possono entrare soltanto coloro che hanno il conto in banca ben nutrito.

Luisa          A Natale si fanno regali che spesso non sono segno d'affetto, d'amicizia, d'amore donato in ricordo di Gesù Cristo, ma assuefa-zione alle circostanze; non ricordano il Cristo del presepio, ma sono l'occasione per sperperare miliardi in merci voluttuarie; il Natale è diventato l'occasione di mangiate a crepapelle - quasi che gli altri giorni dell'anno non si mangiasse abbastanza -, di evasione dal tran tran, e la Pasqua è diventata la festa delle uova di cioccolato e della pasticceria.

Don Sergio Chi a Natale e a Pasqua si concentra sul ricordare e sul pregare il Cristo? Chi lo ringrazia d'essere venuto a redimerci? Al contrario, troppi lo scacciano da casa quasi fosse un personaggio sorpassato - se va bene - o, peggio, scomodo o quanto meno ingombrante.

Luisa          Mi chiedo spesso se un Natale e una Pasqua celebrati cosi siano o non siano una Pasqua e un Natale veri e soprattutto mi chiedo se chi ha il cuore attaccato soltanto alle comodità della vita capisce cosa siano Natale e Pasqua.

Germano    (provocatorio) Stando al vostro parlare, sono autentici soltanto i valori morali e religiosi, e quindi soltanto chi è povero può festeg- giare il Natale o celebrare la Pasqua, quasi fossero le uniche feste importanti. Per voi ha senso solamente il baciare pile d'acqua santa e dimenticare tutto il resto, anche se si fatica a mettere assieme pranzo e cena, per non parlare d'altro.

Luisa          Sicuramente c'è più ricchezza sulle povere mense degli onesti e dei morigerati, che abitano spesso case spoglie ma serene, nella grazia di Dio, che nei lussuosi appartamenti di chi specula in borsa e froda lo stipendio degli operai o vivacchia alternando le amanti alla moglie.

Germano    (scostante e beffardo) Sicché, a vostro dire, chi è ricco o ha una vita avventurosa non è degno di celebrare il vostro Natale e la vostra Pasqua. Bravi che siete, ipocriti e farisei, ... e soprattutto molto caritatevoli!

Don Sergio Anche un ricco può celebrare degnamente la Pasqua e il Natale, purché segua il precetto dell'amore e della giustizia che Cristo ha portato in terra! Anche un peccatore, purché si sforzi di cambiare vita!

Germano    (facendosi sempre più insistente ed aggressivo) A sentir voi anche un povero rischia di non celebrare in modo cristiano soltanto perché sputacchia qualche bestemmia e - giustamente - non ama quel porco di un padrone che non lo paga a dovere e maltratta la moglie perché è disperato per la cassa integrazione! Siete sempre più cari... e soprattutto siete sempre più farisei!

Don Sergio Non basta essere poveri nel senso d'essere senza denaro. Occorre essere poveri di spirito, cioè senza odio, senza invidia nell'animo, senza desideri smodati che diventano pensieri di vendetta. Occorre sforzarsi di star lontani dal peccato.

Germano    (ironico) Ma certamente! Occorre essere eroi, un po' masochisti e, perché no?, anche un po' suonati!

Luisa          Non è facile essere cristiani veri, ma non occorre essere eroi, né

masochisti, né tanto meno suonati: basta impegnarsi ad essere

coerenti con quello che Gesù Cristo ha insegnato, e questo, pur nelle difficoltà, è tanto bello ed avvincente!

Don Sergio Soltanto chi è povero di spirito conquisterà il Regno di Dio!

Germano    (sghignazza) Questa mi sembra la sagra delle sciocchezze! (poi prosegue incalzante) Povero di spirito! Ma esiste qualcuno che sia, oggi, povero di spirito? Si guardi attorno, Don Sergio: la gente è incattivita, tutti cercano di tirare l'acqua al loro mulino, tutti sono pronti a vendere l'anima al demonio pur di vedere soddisfatti i loro desideri. E lei mi viene a parlare d'amore! Non scherzi, per favore, e non giochi con le parole e le frasi fatte. Non sa che i genitori accoppano i figli, e i figli i genitori, e le mogli i mariti, e i mariti le mogli, e i ragazzi si bucano perché sono stufi di tutte le stronzate che dicono coloro che ritengono d'essere persone per bene? E se si hanno quattro schifosi euro in tasca, che male c'è ad usarli per godersi una puttana e darne qualcuno anche a lei?

Luisa          Germano, questa tua acredine, l'amarezza che si sprigiona dalle tue parole, l'astio che sprizzano i tuoi occhi: tutto dice un livore e manifesta un disagio interiore che non sai gestire, che ti acceca, che ti preclude la strada della comprensione di valori alti e ti rende incapace di fare qualcosa per questo mondo che non ti piace, giustamente, ma dal quale ti lasci travolgere e trascinare come...

Germano    (interrompendola, con tono aspro) Sentila lei, la santarellina! Mi fa la predica e non si rende conto che non si può non ribollire d'astio e di rancore, che non si può non scoppiare di rabbia - ridotti come cani - se si vuole cambiare qualcosa. E giunto il momento di smetterla di fare discorsi sull'amore, sulla povertà di spirito, sulla bellezza del vivere senza odiare. Queste sono chiacchiere da sacristia o da parlatorio dei conventi delle suore. Per costruire una società nuova, a misura d'uomo e non fetente, occorre fare la rivoluzione, e non a parole, ma coi fatti, menando le mani, magari armate, e defenestrando chi detiene il potere e sostituendo la classe dirigente con gente di fegato, capace di non guardare in faccia a nessuno...

Luisa          Calmati, Germano, ascolta...

Don Sergio (rivolto a Germano, con tono pacato, ma deciso) Hai ragione: coi fatti e non a parole. Tu cosa fai per cambiare questo mondo? Ti consoli con le prostitute, dimenticandoti che anche loro sono figlie di Dio, e le sfrutti anche tu come i loro protettori? Quante volte hai fatto la rivoluzione avvicinando ed aiutando chi soffre la fame, chi vive nell'indigenza, chi non ha casa e dorme negli scantinati della stazione, chi ha soltanto stracci per coprirsi? E, più ancora, quante volte ti sei chinato a parlare ad un bambino in pianto, hai sorriso a un vecchio che vive da solo, hai dato una mano ad una povera donna abbandonata dal marito e lasciata sola a tirare grandi i suoi tre figli? Quante volte hai dimenticato il tuo comodo per aiutare gli altri? O sei convinto di poterti dare agli altri col bazooka? O brandendo una spranga di ferro in piazza contro i carabinieri e i poliziotti? O spaccando le vetrine dei negozi? O sostituendo una classe politica con un'altra di colore diverso? O semplicemente rincretinendoti nel frastuono di una discoteca o ingerendo pasticche d'ecstasi?

Germano    (ribattendo di contraccolpo) E lei cos'ha cambiato snocciolando Padrenostri, cos'ha combinato con le sue prediche, con la sua carità gridata dall'ambone della chiesa durante la Messa, o standosene rannicchiato in quello scatolotto di legno, che voi preti chiamate confessionale, ad aspettare vecchiette catarrose? Lei ha cambiato il mondo? Ha creato giustizia? Ha fatto cessare le guerre? Ha dato lavoro ai disoccupati?

Luisa          No, ma ha rasserenato coscienze, ha tranquillizzato animi esacerba-

ti, ha confortato chi era roso dalla sofferenza, dall'abbandono, dai debiti, dalla malattia...

Germano    (urlando) Sono tutte balle!

Don Sergio Tu dimentichi che la società è composta di persone singole, che alla società portano il peso delle loro angosce, delle loro delusioni, delle loro amarezze: e cosi la società diventa luogo d'angoscia, accozza- glia di delusi, di amareggiati. E siccome i fatti sono questi e le cose stanno così, ogni parola spesa per rasserenare anche una sola perso- na, ogni gesto d'amore donato a chi non sa amare perché nessuno l'ha amato - e non l'hanno amato nemmeno quelli che vogliono fare il rivoluzionario come te e hanno fatto esplodere le bombe in piazza Fontana a Milano, o a Brescia o dovunque ci sono stati attentati d'ogni tipo - ogni sorriso offerto a chi ha gli occhi pieni di lacrime e il magone che gli chiude il gargarozzo: ognuna di queste cose, dico, è la vera rivoluzione che arreca alla società gocce di sollievo e stille di quella frescura che attenua il fuoco che brucia nel corpo di chiunque cova soltanto odio e si illude di cambiare le teste spaccandole.

Germano    (ancora urlando) E allora stiamocene con le mani in panciolle a distribuire sorrisi e parole zuccherose, o a snocciolare rosari aspettando che i fichi maturino!

Luisa          (gridando a sua volta, quasi singhiozzando) No, no, non è questo ciò che dice Don Sergio; tu non capisci...

Don Sergio Il mondo non si cambia rincretinendosi nelle discoteche e poi impastandosi con la macchina contro un muro, non si cambia distribuendo cocaina, o dando preservativi ai ragazzi perché facciano l'amore protetto; non si cambia la società con le trasgressioni, né tanto meno con le bravate di chi attraversa l'autostrada quando arrivano le automobili lanciate a velocità sostenuta, o buttando i sassi dai cavalcavia. Il mondo si cambia educando le persone, alimentando le menti con lo studio ed educandole al senso critico ed appassionandole alla verità, correggendo con amore e determinazione chi sbaglia, indicando la strada giusta a chi ha imboccato vicoli ciechi o sentieri che portano lontano dalla meta. Il mondo si cambia a partire da se stessi, smettendola di coltivare l'odio che ingenera sempre altro odio, facendola finta di sprizzare rancore e soltanto rancore, dandosi da fare per produrre cose vere, cose giuste, cose buone e - perché no? - anche cose belle! La rivoluzione sta nel camminare spediti sulla strada dell'onestà, senza voltarsi a guardare il solco tracciato, proprio come diceva Gesù Cristo, noncuranti di chi ci grida dietro che siamo degli imbecilli, o ci vorrebbe crocifissi, o ci percuote il capo con una canna, come hanno fatto con Gesù Cristo. La metamorfosi globale della società non nasce e non nascerà dalle manifestazioni di piazza, dai mercati e dagli scambi commerciali, o dalle guerre preventive, ma dalla passione vera e dal desiderio che tutti gli esseri umani abbiano a salvarsi, nessuno escluso, e possano già qui, senza aspettare il Paradiso futuro, vivere una vita autenticamente umana!

Luisa          Ho letto che fra gli effetti personali lasciati da un ebreo, ucciso in Germania in un campo di sterminio durante la seconda guerra mondiale, è stato trovato un foglio con una preghiera sconvolgente, che diceva così: "Signore, quando verrai nella tua gloria, non ricordarti solo degli uomini di buona volontà. Ricordati anche degli uomini di cattiva volontà. E, nel giorno del giudizio, non ricordarti solo delle crudeltà, delle sevizie e delle violenze che hanno commesso: ricordati anche dei frutti che produciamo a causa di ciò che essi ci hanno fatto. Ricordati della pazienza, del coraggio, della fratellanza, dell'umiltà, della grandezza d'animo e della fedeltà che i nostri boia hanno finito per ridestare nelle nostre anime. Permetti allora, Signore, che i frutti da noi prodotti possano servire per salvare le anime degli uomini di cattiva volontà".

Don Sergio Questa è la rivoluzione! Salvare tutti, redimere tutti, pregare per tutti. E di questi rivoluzionari sarà il Regno dei Cieli, perché essi si sforzano d'anticiparlo in terra col perdono, con la carità, con la generosità. E così il Natale e la Pasqua dei poveri di spirito diventano finalmente feste ricche di gioia!

Germano    (seduto a cavalcioni sulla seggiola, muto e immobile, appoggia la testa sulle proprie braccia, avvinghiate allo schienale, mentre Luisa gli si avvicina per accarezzargli il capo, quasi a volerlo ammansire).

Don Sergio          (continuando ciò che stava dicendo, senza interruzione) Iddio ascolta chi prega così. Iddio feconda la rivoluzione dell'amore. Iddio non ritrae le braccia, rifiutandosi di abbracciare l'umanità che suo Figlio è venuto a salvare!

Luisa          Tocca a noi decidere se vogliamo la Gerusalemme celeste o se vogliamo rendere le nostre città nuove Babilonie infernali. Tocca a noi costruire un Natale ricco per i poveri e una Pasqua senza uova di cioccolato e senza colombe zuccherate, ma con la grazia di Dio e la pace fra gli uomini. Tocca a noi, a me, a te Germano, a Don Sergio, entrare nel cuore dei drammi sociali di questa umanità, che cammina nel tempo giovane di questo terzo millennio, angosciata dalle tragedie che la follia collettiva produce e soffocata dalla delusione di attese che restano attese, perché bloccate da chi si illude di fare giustizia vendicandosi, da chi vuole cambiare le cose facendo rivoluzioni che spargono sangue a fiotti, da chi spera in un deus ex machina che non esiste e che non può né deve essere confuso con Dio, da chi specula sulla pelle dei poveri e poi si nasconde sotto le mentite spoglie del perbenismo. Natale e Pasqua sono una scelta nostra: sono l'unico antidoto alla cultura di morte che secoli e secoli hanno prodotto ed esasperato!

FINE

CARLO CALORI

GERUSALEMME

O

BABILONIA

UN ATTO A TRE VOCI

RIDOTTO


La scena è spoglia: un tavolo centrale; tre seggiole, non importa come distribui- te; in un angolo, una vecchia credenza, tipica delle cucine di un tempo ormai passato. Sulla parete di fondo debbono essere ben visibili un vecchio Crocifisso e un quadro del Sacro Cuore di Gesù.

Gli attori si possono muovere a loro piacimento o come il regista ritiene di dover suggerire: soltanto sul finire dell’atto vanno rispettate le posizioni di Germano e di Luisa, come suggerito dalla didascalia.

I personaggi sono tre: Germano e Luisa, or ora nominati, giovani d'anni, e Don Sergio, ovviamente più anziano.

Don Sergio          (con un sospiro) De Jerusalem celesti o De Babilonia civitate infernali? Città di Dio o città degli empi? Betlemme o Golgota?

Il povero Natale dei ricchi o il ricco Natale dei poveri? La Pasqua come conclusione di un cammino di conversione o come una sarabanda di uova di cioccolato? Non sono slogan o semplici antinomie: il contrasto è una palese verità, se si pensa al Natale e alla Pasqua di Gesù Cristo!

Luisa          Nessuno ormai può negare che i significati del Natale e della Pasqua siano travisati anche fra noi.

Don Sergio Una volta sì erano feste davvero religiose, che ricordavano il grande mistero cristiano della nascita del Figlio di Dio sulla terra, e della sua immolazione per la nostra redenzione.

Germano    (beffardo) Sicché, a parer vostro, le feste possono derivare da un unico motivo: la creduta presenza in mezzo agli uomini di un Dio il quale, dicevano i preti e ce la fan bere tutt'ora, si è fatto uomo come noi ed ha accettato di morire per noi!

Luisa          Certamente! E la festa era anche manifestazione di riconoscenza!

Germano    Di riconoscenza: a chi, e perché?

Don Sergio L'esempio di Dio che si è voluto umiliare sino ad assumere la nostra come sua condizione, portava i veri cristiani a ringraziarlo e ad imitarlo attraverso l'amore scambievole. Cristo infatti è venuto a portare in terra amore e umiltà, a spazzare gli odi e l'orgoglio malsano. Cristo è nato nella povertà: era discendente da una progenie regale, ma la gente di quella progenie s'era fatta povera ed era costretta a guadagnarsi il pane facendosi venire i calli sulle mani. Gesù Cristo ha portato amore ed ha proclamato la santificazione del lavoro. E dopo aver predicato il Regno del Padre ha patito, ha accettato la croce ed è morto per noi, per trascinarci nel vortice gioioso della sua resurrezione.

Germano    (sarcastico) Sarà come voi dite, ma a me pare che il Natale e la Pasqua siano feste bastarde; sono feste pagane, né più né meno di come erano le antiche celebrazioni religiose degli antichi greci e romani: i baccanali, o qualche altra cretinata studiata a scuola.

Luisa          Purtroppo è vero; queste feste, che dovrebbero spingere l'uomo a convertirsi, a fuggire il peccato, ad amare il prossimo, ad attenuare dolori e miserie, di fatto si sono trasformate in tributi al consumi-smo.

Don Sergio Luisa ha ragione. I negozi carichi d'ogni ben di Dio sono un insulto, una sferzata crudele sul volto del povero.

Luisa          A Natale si fanno regali che spesso non sono segno d'affetto,

d'amore donato in ricordo di Gesù Cristo ma assuefazione alle circostanze. Non ricordano il Cristo del presepio, ma sono l'occa-sione per mangiate a crepapelle, di evasione dal tran tran, e la Pasqua è diventata la festa delle uova di cioccolato e della pasticceria.

Don Sergio Chi a Natale e a Pasqua si concentra sul ricordare e sul pregare il Cristo? Chi lo ringrazia d'essere venuto a redimerci? Al contrario, troppi lo scacciano da casa quasi fosse un personaggio sorpassato, o scomodo, o quanto meno ingombrante.

Luisa          Mi chiedo spesso se un Natale e una Pasqua celebrati così siano veri, e soprattutto mi chiedo se chi ha il cuore attaccato soltanto alle comodità della vita capisce cosa siano Natale e Pasqua.

Germano    (provocatorio) Stando al vostro parlare sono autentici soltanto i valori morali e religiosi, e quindi soltanto chi è povero può festeg- giare il Natale o celebrare la Pasqua. Per voi ha senso solamente il baciare pile d'acqua santa e dimenticare tutto il resto, anche se si fatica a mettere assieme pranzo e cena.

Luisa          Sicuramente c'è più ricchezza sulle povere mense degli onesti e dei morigerati che abitano in case spoglie ma serene, e nella grazia di Dio, che nei lussuosi appartamenti di chi specula in borsa, froda lo stipendio degli operai o vivacchia alternando le amanti alla moglie.

Germano    (scostante e beffardo) Sicché chi è ricco o ha una vita avventurosa non è degno di celebrare il vostro Natale e la vostra Pasqua.

Bravi; siete ipocriti e farisei... e soprattutto molto caritatevoli!

Don Sergio Anche un ricco può celebrare degnamente la Pasqua e il Natale, purché segua il precetto dell'amore e della giustizia che Cristo ha portato in terra! Anche un peccatore, purché si sforzi di cambiare

vita!

Germano    (facendosi sempre più insistente ed aggressivo) A sentir voi un povero rischia di non celebrare in modo cristiano soltanto perché sputacchia qualche bestemmia, non ama quel porco di un padrone che non lo paga a dovere o maltratta la moglie perché disperato per la cassa integrazione! Siete sempre più cari... e soprattutto sempre più farisei!

Don Sergio Non basta essere poveri nel senso d'essere senza denaro. Occorre essere poveri di spirito, vale a dire senza odio, senza invidia nell'animo, senza desideri smodati che diventano pensieri di vendetta. Occorre sforzarsi di star lontani dal peccato.

Germano    (ironico) Ma certamente! Occorre essere eroi, un po' masochisti e, perché no? anche un po' suonati!

Luisa          Non è facile essere cristiani veri ma non occorre essere eroi, né

masochisti, né tanto meno suonati: basta impegnarsi ad essere

coerenti con quello che Gesù Cristo ha insegnato, e questo, pur nelle difficoltà, è bello ed avvincente!

Don Sergio Soltanto chi è povero di spirito conquisterà il Regno di Dio!

Germano    (sghignazza) Questa mi sembra la sagra delle sciocchezze! (poi prosegue incalzante) Povero di spirito! Ma esiste qualcuno che sia, oggi, povero di spirito? Si guardi attorno: la gente è incattivita, tutti cercano di tirare l'acqua al proprio mulino, tutti sono pronti a vendere l'anima al demonio pur di vedere soddisfatti i loro desideri. E lei mi viene a parlare d'amore! Non scherzi, per favore, e non giochi con parole e frasi fatte. Non sa che i genitori accoppano i figli, e i figli i genitori, e le mogli i mariti, e i mariti le mogli, e i ragazzi si bucano perché sono stufi di tutte le stronzate che dicono coloro che ritengono d'essere persone per bene? E se si hanno quattro schifosi euro in tasca, che male c'è ad usarli per godersi una puttana e darne qualcuno anche a lei?

Luisa          Germano, questa tua acredine, l'amarezza che si sprigiona dalle tue parole, l'astio che sprizza dai tuoi occhi tutto dice un livore; tutto manifesta un disagio interiore che non sai gestire, che ti acceca, che ti preclude la strada della comprensione dei valori e ti rende incapace di fare qualcosa per questo mondo che non ti piace, ma dal quale ti lasci travolgere e trascinare come...

Germano    (interrompendola, con tono aspro) Sentila lei, la santarellina!

Mi fa la predica e non si rende conto che non si può non ribollire di rancore, che non si può ridursi come cani se si vuole cambiare qualcosa! E’ giunto il momento di smetterla di fare discorsi sull'amore, sulla povertà di spirito, sulla bellezza del vivere senza odiare! Queste sono chiacchiere da sacrestia, da parlatorio dei conventi delle suore. Per costruire una società nuova, a misura d'uomo e non fetente, occorre fare la rivoluzione, e non a parole, ma coi fatti, menando le mani, magari armate, e defenestrando chi detiene il potere, sostituendo la classe dirigente con gente di fegato, capace di non guardare in faccia a nessuno...

Don Sergio (rivolto a Germano, con tono pacato, ma deciso) Hai ragione: coi fatti e non a parole. Tu cosa fai per cambiare questo mondo? Ti consoli con le prostitute, dimenticandoti che anche loro sono figlie di Dio, e le sfrutti anche tu come i loro protettori? Quante volte hai fatto la rivoluzione avvicinando ed aiutando chi soffre la fame, chi vive nell'indigenza, chi non ha casa e dorme negli scantinati della stazione, chi ha soltanto stracci per coprirsi? E, più ancora, quante volte ti sei chinato a parlare ad un bambino in pianto, hai sorriso a un vecchio che vive da solo, hai dato una mano ad una povera donna abbandonata dal marito e lasciata sola a tirar grandi i suoi tre figli!? Quante volte hai dimenticato il tuo comodo per aiutare gli altri!? O sei convinto di poterti dare agli altri col bazooka?

O brandendo una spranga di ferro in piazza contro carabinieri e  poliziotti? O spaccando le vetrine dei negozi? O sostituendo una classe politica con un'altra di colore diverso? O semplicemente rincretinendoti nel frastuono di una discoteca o ingerendo pasticche d'ecstasi?

Germano    (ribattendo di contraccolpo) E lei cos'ha cambiato snocciolando Padrenostri, cos'ha combinato con le sue prediche, con la sua carità gridata dall'ambone della chiesa durante la Messa, o standosene rannicchiato in quello scatolotto di legno ad aspettare vecchiette catarrose? Lei ha cambiato il mondo? Ha creato giustizia? Ha fatto cessare le guerre? Ha dato lavoro ai disoccupati?

Luisa          No, ma ha rasserenato coscienze, ha tranquillizzato animi esacerba-

ti, ha confortato chi era roso dalla sofferenza, dall'abbandono, dai debiti, dalla malattia...

Germano    (urlando) Sono tutte balle!

Don Sergio Tu dimentichi che la società è composta di singoli che portano il peso delle loro angosce, delle loro delusioni, delle loro amarezze, e così la società diventa luogo d'angoscia, accozzaglia di delusi, di amareggiati. E siccome i fatti sono questi e le cose stanno così, ogni parola spesa per rasserenare anche una sola persona, ogni sorriso offerto a chi ha gli occhi pieni di lacrime, ogni gesto d'amore donato a chi non sa amare perché nessuno l'ha amato: ognuna di queste cose, dico, è la vera rivoluzione che arreca alla società gocce di sollievo, stille di frescura che attenua il fuoco che brucia nel corpo di chi cova soltanto odio, e s’illude di cambiare le teste spaccandole.

Germano    (ancora urlando) E allora stiamocene con le mani in panciolle a distribuire sorrisi e parole zuccherose, o a snocciolare rosari aspettando che i fichi maturino!

Luisa          (gridando a sua volta, quasi singhiozzando) No, no, non è questo ciò che dice Don Sergio; tu non capisci...

Don Sergio Il mondo non si cambia rincretinendosi nelle discoteche e poi impastandosi con la macchina contro un muro; non si cambia distribuendo cocaina o dando preservativi ai ragazzi perché facciano l'amore protetto; non si cambia la società con le trasgressioni, né tanto meno lanciando sassi dai cavalcavia.

Il mondo si cambia educando le persone, alimentando le menti con lo studio, educandole al senso critico ed appassionandole alla verità, correggendo con amore e determinazione chi sbaglia, indicando la strada giusta a chi ha imboccato vicoli ciechi o sentieri che portano lontano dalla meta. Il mondo si cambia a partire da se stessi, smettendola di coltivare l'odio che ingenera sempre altro odio, facendola finita di sprizzare soltanto rancore, dandosi da fare per produrre cose vere, cose giuste, cose buone e, perché no?, cose belle!

La rivoluzione sta nel camminare spediti sulla strada dell'onestà senza voltarsi a guardare il solco tracciato, proprio come diceva Gesù Cristo, noncuranti di chi ci grida dietro che siamo degli imbecilli, o ci vorrebbe crocifissi, o ci percuote il capo con una canna come hanno fatto con Gesù Cristo.

La metamorfosi globale della società non nasce dalle manifesta-zioni di piazza, dagli scambi commerciali, dalle guerre preventive, ma dalla passione vera e dal desiderio che tutti gli esseri umani abbiano a salvarsi, nessuno escluso, e possano già qui vivere una vita autenticamente umana, senza aspettare il Paradiso futuro!

Luisa          Ho letto che fra gli effetti personali lasciati da un ebreo ucciso in Germania in un campo di sterminio durante la seconda guerra mondiale, è stato trovato un foglio con una preghiera sconvolgente che diceva così: "Signore, quando verrai nella tua gloria non ricordarti solo degli uomini di buona volontà. Ricordati anche degli uomini di cattiva volontà. E nel giorno del giudizio non ricordarti solo delle crudeltà, delle sevizie e delle violenze che hanno commesso: ricordati anche dei frutti che produciamo a causa di ciò che essi ci hanno fatto. Ricordati della pazienza, del coraggio, della fratellanza, dell'umiltà, della grandezza d'animo e della fedeltà che i nostri boia hanno finito per ridestare nelle nostre anime. Permetti allora, Signore, che i frutti da noi prodotti possano servire per salvare le anime degli uomini di cattiva volontà".

Don Sergio Questa è la rivoluzione! Salvare tutti, redimere tutti, pregare per tutti. E di questi rivoluzionari sarà il Regno dei Cieli, perché essi si sforzano d'anticiparlo in terra col perdono, con la carità, con la generosità. E così il Natale e la Pasqua dei poveri di spirito diventano finalmente feste ricche di gioia!

Germano    (seduto a cavalcioni sulla seggiola, muto e immobile, appoggia la testa sulle proprie braccia, avvinghiate allo schienale, mentre Luisa gli si avvicina per accarezzargli il capo, quasi a volerlo ammansire)

Don Sergio          (continuando ciò che stava dicendo, senza interruzione) Iddio ascolta chi prega così. Iddio feconda la rivoluzione dell'amore. Iddio non ritrae le braccia, rifiutandosi di abbracciare l'umanità che suo Figlio è venuto a salvare!

Luisa          Tocca a noi decidere se vogliamo la Gerusalemme celeste o se vogliamo rendere le nostre città Babilonie infernali.

Tocca a noi costruire un Natale ricco per i poveri e una Pasqua senza uova di cioccolato e senza colombe zuccherate, ma con la grazia di Dio e la pace fra gli uomini. Tocca a noi, a me, a te Germano, a Don Sergio, entrare nel cuore dei drammi sociali di questa umanità che cammina, nel tempo giovane di questo terzo millennio, angosciata dalle tragedie che la follia collettiva produce, soffocata dalla delusione di attese che restano attese, bloccate da chi si illude di fare giustizia vendicandosi; da chi vuole cambiare le cose facendo rivoluzioni che spargono sangue a fiotti; da chi spera in un deus ex machina che non esiste, e che non deve essere confuso con Dio; da chi specula sulla pelle dei poveri e poi si nasconde sotto le mentite spoglie del perbenismo.

Natale e Pasqua sono una scelta nostra: sono l'unico antidoto alla cultura di morte che secoli e secoli hanno prodotto ed esasperato!

FINE

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