Gesù della speranza

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                                                                      Gesù della speranza

                                                                       Dramma in tre atti

                                                                                Di

                                                                     Antonio  Sapienza

Novembre ‘82/marzo ‘83

Personaggi:

Narratore;

Gesù;

Coro: formato da un minimo di cinque attori, fino ad un massimo di dieci, di entrambi i sessi.  

                                       

  

Questo spettacolo dovrà svolgersi, preferibilmente, all’interno di una chiesa. Gli attori che formeranno il Coro indosseranno abiti moderni, possibilmente jeans, o gonne a tre quarti per le ragazze, e camicioni di vari colori a seconda dei personaggi che essi interpretano: gialli, quando fanno i discepoli, marrone per Giuseppe, azzurro per Maria, neri per i Farisei, rosse per gli altri personaggi, per poi uscire di scena e cambiare camicione, a seconda dell’esigenza delle scene successive. Il solo Gesù indosserà un camicione bianco, tranne nella scena della crocefissione che sarà a dorso nudo. La scenografia sarà scarna, simbolica, svelta. Le musiche e, soprattutto le luci, dovranno essere particolarmente curate, perché concorreranno a sorreggere la messa in scena dell’opera, creando l’atmosfera spirituale adeguata.

La regia disporrà delle battute previste per il Coro, liberamente, assegnandole secondo le esigenze dello spettacolo. 

                                                                                      

                                                                              Atto  I

Sulla scena, a sinistra verrà posto un leggio. Al centro ci saranno uno sgabello e un tavolino, coperto con una tovaglia, che nasconderà un cestino (la futura mangiatoia) contenente, mimetizzato, un faretto bianco. Le luci saranno quelle di servizio. In scena ci sarà un ragazzo del coro che sta mettendo alcuni oggetti sul tavolino, tra i quali una pergamena arrotolata. Entra il Narratore col copione in mano, dirigendosi verso il leggio, dove lo porrà.

Narratore – Hai invitato le ricoverate del vicino Asilo?-

Ragazzo del Coro   - L’ho fatto ma non voglio assistere allo spettacolo.-

Narratore- Possibile? Ma gliel’hai spiegato bene di che si tratta?-

Ragazzo del Coro  -  Proprio bene bene, forse no. Ma sono di là. Se vuoi ci vuoi parlare tu?-

Narratore- Falle passare, per favore.-

Ragazzo del Coro  - Non vorrebbero entrare… comunque, ci riprovo. (si avvia verso la quinta di destra)

Entrano gli attori del coro, indossano vestiti moderni. Il Narratore gli si fa incontro.

Narratore – Buongiorno mie signore, siamo dell’Associazione Artistica, e tra poco reciteremo anche per voi  ricoverate di questo istituto…-

Una signora del coro  - (interrompendolo)… ospizio…-

Narratore- Asilo, gentilissima signora, Asilo. ( con un piccolo inchino, poi rivolto a tutte) E comunque vorremmo darvi qualche minuto di serenità, di svago e di meditazione. Vedete, si tratta di uno spettacolo particolare. Lo abbiamo preparato ispirandoci e traendolo dal Vangelo di Nostro Signore. Saremmo lieti se voleste assistere alla rappresentazione… insomma, per farci da claque… (risolino)-

Signora  -  Non ci interessa.-

Ragazzo del coro- Ma si tratta della vita di Gesù… -

Signora  -  La cosa non ci interessa.-(gelida).

Narratore- Gentile signora, le garantisco che questo non è il solito “mattone”. E’ uno spettacolo fluido, sintetico, ricco di simbolismi, basato su un treppiedi: recitazione, musica e luci. Vedrà, sarà una rappresentazione gradevole. In fondo la storia la conosciamo; solo che noi la presentiamo in forma diversa, più rispondente ai gusti odierni, agli spettatori moderni, forse più esigenti. Per esempio ci siamo permessi certe licenze- come dire?- poetiche: abbiamo inserito una parte dell’enciclica sul lavoro di Giovanni Paolo II; abbiamo immaginato un incontro tra Caifa e Gesù risorto; e abbiamo messo in bocca una profezia a Maria. Insomma, nel nostro piccolo, abbiamo tentato d’attualizzarlo, per una meditazione nuova- nostra per primi; e anche, se ci è concesso, per cercare di dare un più chiaro senso alla nostra vita. 

La prego di credermi, abbiamo avuto già dei riconoscimenti più che lusinghieri.-

Signora  -  E perché dovremmo vederlo proprio noi?-

Narratore – Perché? Perché è… perché è gradevole, è edificante, è, insomma, è una forma di preghiera, ecco.-

Signora  -  Qui non c’è niente di gradevole, né di edificante. Qui non vuole pregare nessuno.-

Ragazzo del coro - Ma è il Vangelo…-

Narratore -… sia pure in forma teatrale.-

  

Signora  -  Signore, cosa vuol dire Vangelo? Cosa vuol dire Cristo?, cosa vuol dire essere cristiani?

Io sono agnostica, ormai, a causa delle delusioni dell’esistenza… e anche dell’interpretazione del cristianesimo di certi cosiddetti cristiani.

Ipocriti tutti!

Lei mi vede qui, in questo luogo che condivido con queste sfortunate compagne – povere creature – ebbene, provi ad immaginare lei, voi, ( indica la sala) ancora nel pieno del vigore intellettuale e creativo, affossato in questo … stavo per dire lazzaretto, ma sarei stata ingiusta verso le religiose che pazientemente ci accudiscono. Allora meglio dire: in questo ricovero per vecchi – ancora un lapsus- volevo dire geriatrico – è più elegante – abbandonato dai suoi congiunti – si, va bene le brevi e rade visite – lasciato in mezzo alla sofferenza e, qualche volta, alla disperazione o alla pazzia delle compagne più sfortunate; pensato come un oggetto ingombrante; con la sola visione della libertà attraverso la morte. Morte che avviene in forma riservata, silenziosamente, di notte, dalla porta di servizio, per non disturbare gli ospiti… e questo disagio, questa sofferenza, questo patire, questo morire! di tutti noi! giorno dopo giorno, monotono, incessante, senza scampo – ineluttabile- è causato e aggravato – almeno nella sua gran parte – dall’egoistica organizzazione della cosiddetta società cristiana, che di noi, proprio come il vostro Pilato, se ne lava le mani.

Basta! qui c’è solo disperazione! Qui la speranza non esiste!-

Narratore – Mi perdoni, signora, forse ho usato argomenti non adatti alla sua preparazione e al vostro increscioso stato, ma sa, per mettere in scena questo spettacolo abbiamo lavorato sodo, tutte le sere, per tre mesi; ci siamo autotassati e recitiamo in giro gratuitamente, con passione e con molta umiltà perché siamo consapevoli dei nostri limiti umani e artistici.

Vede, tutto ciò è stato fatto – come dicevo prima - soltanto alla scopo di tentare – senza voler essere saccenti, né presuntuosi- di portare all’ascolto e alla meditazione sia dei cuori semplici, che delle menti più indottrinate, insomma di tutti, noi compresi, l’insegnamento di Nostro Signore, e, soprattutto, s’è possibile, una piccolissima briciola di speranza. Ma, purtroppo, leggo sul vostro volto, ciò che può essere, e veramente lo è: una vita senza speranza. E questo ci addolora.-

      

Signora.-  Mi dispiace per voi, ma è proprio così.-

Narratore- Capisco. Senta, se proprio proprio lei non vuol venire, permette alle sue compagne d’intervenire…-

Signora – Loro sono libere di fare ciò che vogliono.-

Narratore – Già, già, naturalmente. Signora, questo incontro con voi, per noi, è un’amara esperienza e ci fa sentire in colpa; ma, nello stesso tempo, prendendone atto, ci ammaestra, ci da più forza e ci induce a perseverare – forse anche insistentemente, fastidiosamente – nel nostro impegno… come dire? Missionario? Ma si, diciamolo pure una buona volta: missionario. E chissà, forse, se non riusciremo a muovere qualche foglia.

Comunque, la ringraziamo per la sua pazienza, e… se eventualmente dovesse cambiare opinione, grazie per averci ascoltato.

Regia, siamo pronti.(esce)-

Buio in scena, buio sul palco

Con una musica adatta e con un effetto di luci, ha inizio lo spettacolo ha inizio.

Luce solo sul leggio.

Entra il narratore.

Narratore: - Duemilaottocento anni fa, in Giudea, sotto il regno di Manasse, Isaia, figlio di Amoz, costituito Profeta dal Signore, così parlò al popolo: “ Ascolta Israele: E’ forse poco per voi stancare gli uomini che volete stancare Dio? Il Signore stesso vi darà un segno: ecco, la vergine che concepirà e darà alla luce un figlio e gli porrà nome Emmanuele.

Sopra di lui si poserà lo spirito del Signore. Egli non giudicherà secondo le apparenze, ma secondo giustizia.

Il virgulto di Iesse si alzerà come uno stendardo per i popoli, le genti lo ricercheranno e la sua dimora sarà la gloria.

Oracolo del Signore.”  - (dopo una lunga pausa durante la quale si udrà una musica appropriata, riprenderà)-

Ottocento anni dopo, in una casa di Nazaret, in Galilea.-

Il narratore esce lentamente di scena, e, sempre con la musica, entra in scena da destra Maria. Ella porta un foulard in testa e in mano regge una lucerna accesa che le illumina il viso. Dopo pochi passi ella si volgerà verso la quinta da dove è entrata.

Coro Maria – Buonanotte madre.-

Coro  -  Buonanotte Maria.-

Maria si avvia verso il centro della scena dove si trova il tavolino, quindi poggia la lucerna sul piano, si toglie il foulard dalla testa poggiandoselo sulle spalle, prende il rotolo, si inginocchia e legge la preghiera. –( fine della musica)

Coro Maria – Ascolta Israele: Il Signore Dio nostro è l’unico Signore. E tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta le tue forze. Amen.- (si alza).

Una luce improvvisa, proveniente da destra, alta, investe Maria, che si alza, si gira allarmata e fa un piccolo passo indietro. Poi inizia una musica con la quale ella dialoga: Infatti quando “parla”l’angelo la musica è sostenuta e la luce è viva; mentre quando parla Maria, la luce è debole e la musica va in sottofondo. Il brano musicale consigliato è: “ Shine on your grazy diamone” dei Pink Floyd.

Coro Maria – Chi sei Signore?-

Musica

Coro Maria – Come può accadere ciò, se non conosco uomo?-

Musica, intanto Maria si copre il capo col foulard, poi si avvicina alla luce, al centro della scena si inginocchia e china la testa in segno d’accettazione; quindi alza il viso verso la luce in segno di adorazione.

Coro Maria -  Ecco l’ancella del Signore, che mi accada secondo la Sua Parola.-

Maria poi china la testa, mentre finiscono, lentamente, gli effetti di luce e la musica. Quindi inizierà il tumulto dell’animo della Vergine. Si sentirà, prima in lontananza, poi sempre più vicino e più forte, la musica di un temporale. ( si consiglia Grofè,  brano “ In the Trail”) Le luci di sfondo lampeggeranno simulando il chiarore dei fulmini, le luci poste sotto il tavolo lampeggiando rappresenteranno il tumulto nell’animo di Maria. Quando si sentirà il tuono più forte, ella si contrarrà maggiormente: sarà il momento del concepimento. Detto temporale durerà ancora pochi secondi, poi, pian piano, si attenuerà, fino a cessare del tutto.

Anche Maria, si calmerà e lentamente si alzerà, e guarderà verso il cielo. Le luci di scena resteranno deboli, mentre si udrà una voce solista femminile che intonerà il Magnificat a bocca chiusa.

Coro Maria – L’anima mia magnifica il Signore,

             e lo spirito mio gioisce

             in Dio, mio Salvatore!

             Perché ha rivolto i suoi sguardi

             all’umiltà della sua serva.

             Ed ecco che fin d’ora tutte le generazioni

             mi chiameranno beata;

             poiché grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente

             e Santo è il Suo nome

             e la Sua misericordia si stenderà

             su tutti gli uomini

             di età in età.

La solista, a questo punto, alzerà il canto e dirà anche le parole. Poi riprendendolo a bocca chiusa, lentamente lo finirà, mentre le luci si abbasseranno del tutto. Entra il narratore che si porterà al leggio, e, intanto che leggerà le sue battute, entrerà il Coro che si piazzerà dalla parte opposta della scena.

Narratore – In quel tempo fu emanato un editto da Cesare Augusto, per il censimento di tutto l’Impero. In Giudea, secondo l’uso, gli israeliti si facevano censire nella località di origine della propria famiglia. Giuseppe, della casa e della famiglia di Davide, condusse Maria sua sposa, per volere di Dio, a Betleem. Tutto questo perché si compisse la profezia di Michea: “ E tu Betleem non sei certo minore fra le città di Giuda, perché da te uscirà un capo che guiderà il mio popolo.”-

Intanto sarà entrato in scena Giuseppe che si affianca a Maria, che ha raccolto un involto, in raccoglimento.

Coro  - Intanto si compivano i giorni.-

Canto o musica di trasferimento ( consigliato il brano il brano “Sunrise” di Grofè).

Narratore - Giunti a Betleem, Giuseppe, figura di uomo giusto, lavoratore e povero, immerso in un mondo egoista e venale, in ansia per Maria, prima con fiducia, poi con amarezza, vaglia gli uomini.-

Coro  - Intanto si compivano i giorni.-

Coro Giuseppe – Potente di prego, uomo ricco ascolta: sono povero, disperato, cerco aiuto. Dove si sgraverà la mia donna?-

Coro  - L’indifferenza brucia, sconcerta la venalità, dispersi gli uomini buoni. A chi gridare la sua angoscia?-

Coro  - Intanto si compivano i giorni.-

Coro  - Sono servo, come te povero, non temo la frusta. Porta la tua sposa nella stalla del mio padrone. No, non ringraziarmi, ti prego, il cuore duro della mia gente mi vergogna. Che il Dio, nostro Signore ci salvi.-

Coro Giuseppe- La pace sia con te, donna. Vieni Maria.-

Coro  - Intanto si compivano i giorni.-

Giuseppe e Maria si avviano verso il centro della scena, vicino al tavolino. Maria si siede nello sgabello e posa l’involto che reggeva sulle ginocchia. Giuseppe, lentamente, alza la tovaglia che copriva il tavolino e scopre la piccola mangiatoia. ( musica adatta).

Coro  - Intanto si compivano i giorni! (gridato)-

Maria si pone in ginocchio vicino alla mangiatoia, poggiando l’involto al suo fianco. Giuseppe resta in piedi.

Coro  - Soffre, ha dolore, è lacerata nelle carni.-

La battuta verrà ripetuta varie volte, l’ultima gridata. Buio per alcuni secondi, quindi il faretto posto dentro la mangiatoia, e rivolto verso il pubblico, si accende. Giuseppe si inginocchia.

Coro  -  Ecco vi porto una lieta novella: E’ nato a Betleem, il Salvatore, Cristo Gesù!-

Il faretto pian piano aumenterà l’intensità luminosa, in sintonia con l’innalzarsi di un canto o di una musica adatta, simboleggiando la diffusione della Parola. Quando le luci e il canto si attenueranno, Giuseppe prenderà il bastone precedentemente lasciato dietro il tavolino, si alzerà e guarderà la mangiatoia, mentre Maria si risiederà nello sgabello, e contempleranno il bambinello. Poi anche il faretto lentamente si abbasserà.

Narratore - In principio era il Verbo

                  E il Verbo era presso Dio,

                  e ìl Verbo era Dio.

                  In Lui è la vita,

                  e la vita è la luce degli uomini.-

Coro Maria – Il Signore ha compiuto un prodigio con suo braccio,

             ha disperso quei che si sentivano orgogliosi

             ha rovesciato i potenti dai loro troni,

             ed ha esaltato gli umili.

             Ha saziato di beni gli affamati,

             e rimandato a mani vuote i ricchi.

             Ha soccorso i poveri infelici,

             e s’e ricordato della sua misericordia,

             come aveva promesso ai nostri padri- in eterno.-      

Coro Giuseppe – Amen.

Il Coro intonerà un canto ( “Maria, tu che nel silenzio” ecc. ecc.- oppure musica adatta)

Narratore – In quel tempo tre saggi visitarono il Salvatore.

Il coro si avvicinerà alla mangiatoia, tre del quali porteranno dei doni: la prima, una ragazza  una rosa, un altro un ramoscello d’ulivo e un altro di mimosa.

Coro  - Salute a voi, un presagio ci ha condotti qui per rendere omaggio all’Atteso, al Re dei Re.-       

 

Coro  - Portiamo intenzioni d’amore, pace e giustizia. Cerchiamo certezza.-

Il coro lascia i dono ai piedi della mangiatoia, quindi tutti si mettono in raccoglimento, mentre parte un canto o una dolce musica adatta. Durata venti, trenta secondi, poi fine.

Coro  -  Per noi è tempo di ripartire. Proteggete il piccolo Re dei Re, perché la violenza si abbatterà sulla terra, e molti innocenti piangeranno.-

Il coro riprende il proprio posto, mentre parte una musica di guerra (si suggerisce il brano della sinfonia di Ciajkoschy  “1815”)

Maria e Giuseppe si allarmano, e si guardano attorno smarriti.

Coro  - No! Figlio, figlio! ( la battuta dovrà essere gridata da una ragazza)-

Maria si getta sulla mangiatoia e la copre col suo corpo, mentre Giuseppe impugna il bastone. Un giovane del coro gli si affianca impugnando un bastone più piccolo: è Stefano il primo martire.

Coro  - Giuseppe, conta su di me!-

I due uomini sono vicinissimi, e impugnando i loro bastoni li incroceranno formando una croce, che verrà violentemente illuminata da un faretto rosso, mentre le altre luci saranno state precedentemente abbassate. Pochi secondi e poi inizierà ad affievolirsi la musica di guerra, fino a cessare del tutto. Maria e Giuseppe si saranno rasserenati.

Coro Giuseppe – Grazie Stefano. –

Coro  - La voce di colui che grida nel deserto vi ha ammoniti: raddrizzate le vie del Signore ha detto, pentitevi! Ha gridato.-

Coro  - Pentitevi uomini, pentitevi di Hiroshima, di Auschwitz, del Viet-nam, di Kabul, di Beiruth.

            Pentitevi di Bologna, e di tutti gli attentati terroristici, di Barchelet, di                   

            Dalla Chiesa e del Belice.

            Pentitevi degli sfruttati, degli oppressi, dei torturati, degli affamati.

            Pentitevi degli scomparsi, degli emarginati, dei drogati, dei giovani ingannati.

            Pentitevi!-

Dal coro si staccano tre uomini e si dirigono verso la mangiatoia, inginocchiandosi in raccoglimento: essi potrebbero indossare i costumi di operaio, di soldato, di borghese.

Coro  - E il Verbo si è fatto carne,

            e abitò tra noi

            pieno di grazie e verità.-

Riprende la luce del faretto ad illuminare il pubblico, le altre luci si affievoliscono, mentre il coro inizia un canto di gloria o parte una musica adatta (possibilmente quella di inizio).

Pochi secondi, poi tutto cessa. Buio

Fine primo atto.

                                                                                  


Atto  II

Musica di apertura, poco dopo entra il Narratore e si pone davanti al leggio.

Narratore – Intanto Gesù cresceva e diventava forte, pieno di saggezza e la grazia di Dio era su di Lui.

Entra in scena il coro, che si siede centro della scena, poi ciascuno dei componenti, a piacimento, fa l’atto di lavorare. Le battute, come si disse, saranno distribuite dalla regia.

Coro –   Uffa, sono stanco, per adesso basta.

           -  Hai ragione, basta.-

           -  Va bene, riposiamoci. (qualcuno si alza e si sgranchisce le gambe)-

               Avete visto Gesù?-

- Si, è con Giuseppe, stanno lavorando come matti, debbono consegnare in giornata.-(entra            un altro componente del coro, tiene in mano dei rotoli).

             -  Salute, avete già finito di lavorare?-

             -  No, ci riposiamo… ma cos’hai in mano?-

             -  Sono dei rotoli, e sono scritti, sai?-

             -  Cosa c’è scritto?-

             -  E chi lo sa, io non so leggere questa scrittura.-

             -  Dove li hai presi? Chi te li ha dati?-

-   Non li ho rubati. Me li ha dati un vecchio saggio. Ha voluto ricompensarmi per l’acqua    che gli ho preso alla fonte, almeno così credo…-

           -   Fai vedere…ma sono scritti in latino.-

           -   Ora che ci penso, quel vecchio non mi è sembrato un giudeo. Leggili tu che conosci quella     lingua.-

- Sai bene che la conosco appena, comunque ci provo. “L’uomo è immagine di Dio, tra  l’altro, per il mandato ricevuto dal suo creatore di soggiogare, di dominare la terra. Per questo riflette l’azione del Creatore.

L’uomo è destinato ed è chiamato al lavoro. Ma il lavoro è per l’uomo, mai l’uomo per il lavoro. Mai trattare l’uomo come strumento di produzione.

Deve irrompere tra gli uomini del lavoro un grande slancio di solidarietà contro il lavoro inumano, che grida vendetta al cospetto del Cielo. Tale solidarietà deve essere sempre presente là dove lo richiedono la degradazione, lo sfruttamento dei lavoratori e le crescenti fasce di miseria e di fame.

I mezzi di produzione devono servire per il lavoro, non per lo sfruttamento del lavoro. Essi non possono essere posseduti contro il lavoro, perché servono per il lavoro affinché si possa realizzare il primo principio di quell’ordine che è la destinazione universale dei beni e il diritto al loro uso comune.” Il resto è illeggibile… io non ci ho capito un granchè, e voi?-

        -  Mi sembra una profezia. Che sia un Profeta colui che te l’ha data?-

        -  L’spetto lo aveva…-

        -  Mah, sarà, comunque eccoti i tuoi rotoli, forse qualche scriba potrà capirne il significato.     

           per me è oscuro.-

        -  Sai cosa faccio? Li conserverò, chissà, forse i nostri figli ci capiranno qualcosa.-

        -  Forse. Salute a te. (rivolto agli altri) Che ne dite? Riprendiamo?-

        -  Riprendiamo.-

Riprendono il lavoro, breve stacco musicale, poi entra il Narratore e il coro prende la sua posizione.

Narratore – Giovanni, figlio di Zaccaria e di Elisabetta, ha reso testimonianza a Gesù, il Cristo.

Coro  -  Era prima di me

             Esultai nel seno di mia madre

             Quando lo riconobbi nel seno della sua.

             Sentii vicina la salvezza degli uomini.

             Il mio mandato mi pressava.

             Purificai nel deserto

             Il corpo e lo spirito,

             divennero sano l’uno, forte l’altro.

             Poi ho gridato,

             Per la certezza che c’era in me,

             l’approssimarsi del Suo Regno.

             E’ venuto dopo, era prima.

             Io con l’acqua calerò,

             Lui con fuoco crescerà.

Narratore – Da Mosè fu data la Legge; da Gesù Cristo, la grazia, la verità, la speranza.

Coro  -  Che ne dici del prodigio fatto da Gesù a Cana? Sei pile d’acqua cambiate in vino, e vino                

             Più buono di quello bevuto prima.-

          -  Il vino che porta Gesù, dicono che sia il vino del nuovo Regno.-

          -  Ne ho sentito parlare di questo nuovo Regno,ma che cos’è?-

          - Chiedilo a Lui, sta proprio arrivando adesso.-

-  Gesù. Gesù abbiamo sentito parlare di un nuovo Regno, ma che cos’è, spiegacelo, ti prego,  dacci la speranza.-

Gesù, entrando, si siede in uno sgabello, in mezzo al coro, il quale si pone a semicerchio attorno a lui.

Gesù  -  Il Regno dei Cieli è simile a un chicco di senape che un uomo prese e seminò nel suo             

              campo; certamente è il più piccolo di tutti i semi, ma, cresciuto che sia, è il maggiore dei

              legumi e diventa albero. Verrà il giorno, anzi è arrivato, il cui il Padre mio aprirà le porte

              del Regno e non tutti coloro che avranno gridato Signore, Signore, entreranno in esso. Vi

              entreranno solo coloro che avranno fatto la volontà dl Padre mio. Ad essi dirà: Entrate figli

              benedetti, prendete possesso del Regno preparato per voi fin dalla creazione; perché ebbi

              fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere, fui senza casa e mi albergaste,

              ero nudo e mi rivestiste, fui infermo e mi visitaste, carcerato e mi trattaste umanamente.-

Ragazzo del Coro (agli altri) – Faremo dunque questo al Padre suo?-

Coro  -  Lo faremo tutte le volte che aiuteremo i nostri fratelli in angustie, tutte le volte che

             tenderemo la mano al vicino, tutte le volte che il bene passerà attraverso noi per

             posarsi sul nostro prossimo.-

Coro  -  Ma chi è il mio prossimo?-

Gesù  - Ascolta: Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, e si imbattè nei rapinatori, i quali

            lo spogliarono, lo caricarono di percosse, poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.

            Ora un sacerdote, a caso, scendeva per la medesima strada, lo vide, ma passò oltre. Come

            pure un notabile del popolo, sopraggiunto in quel luogo, tirò innanzi.

            Ma un contadino che tornava dal mercato, gli andò vicino, e nel vederlo, si mosse a pietà.

            Gli fasciò le sue ferite, versandovi olio e vino; poi lo condusse all’albergo ed ebbe cura di

            lui. Il giorno dopo, prese due denari e li diede all’albergatore, dicendogli: Abbi cura di lui,

            e quando spenderai in più, io te li restituirò al mio ritorno.

            Quale di questi tre ti sembra sia stato il prossimo, per quel uomo che si imbattè nei

            Malfattori?-

Coro  -  Ma quello che ebbe compassione di lui!-

Gesù  -  Bravo, e tu pure fai lo stesso.-

Coro  -  Maestro, che debbo fare per ottenere la vita eterna?-

Gesù  -  Tu sai i comandamenti?-

Coro  -  Si, e li ho osservati fin dall’infanzia.-

Gesù  -  Allora ti manca una sola cosa: vendi tutto ciò che possiedi e distribuiscilo ai poveri, poi

              seguimi.- (Il ragazzo del coro, lentamente si alza, seguito dallo sguardo di Gesù, e si

              allontana, voltandosi di tanto in tanto a guardare il gruppo. Gesù sospira poi riprende)

              E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco o un potente entri

              Nel Regno di Dio.-

Coro  -  Gesù, come possiamo parlare al Padre tuo? E dove?-

Gesù  -  Ovunque vi troviate, dite così (alza gli occhi in cielo):

              Padre nostro che sei nei cieli

              Sia santificato il tuo nome.

              Venga il tuo Regno,

              sia fatta la tua volontà

              come in cielo così in terra.

              Dacci oggi il nostro pane quotidiano

              E rimetti i nostri debiti,

              come noi li rimettiamo

              ai nostri debitori.

              E non ci indurre in tentazione,

              ma liberaci dal male.(pausa)

              In verità vi dico:

              Beati i poveri in spirito,

              perché di essi è il Regno dei Cieli;

              Beati gli afflitti, i miti, i misericordiosi,

              beati i puri di cuore, i pacificatori,

              gli assetati di giustizia, 

              perché saranno chiamati Figli di Dio.

              Beati quelli che sono perseguitati

              Per causa della giustizia,

              perché per essi è il Regno dei Cieli.

              Beati quando vi oltraggeranno per cagione mia…-

Gesù viene interrotto perché uno del Coro entra rumorosamente, trascinando una donna che piange,

e gettandola per terra.

Coro  -  Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Tu che ne dici?-

Gesù  -  Cosa dice la legge di Mosè?-

Coro  -  Che sia lapidata!-

Gesù  -  ( guardandoli uno per uno in viso) Ma io vi dico: chi è senza peccato scagli la prima pietra.(

              L’uomo, lentamente, si ritrae, a malavoglia, poi lascia cadere un sasso che aveva in mano,

              infine quasi scontroso, si siede insieme agli altri. Gesù, che era rimasto chino, ad osservare    

              il suolo, alza lo sguardo sulla donna che era rimasta per terra, dolcemente con una mano la

              fa rialzare, ma lei rimane in ginocchio presso di lui) Nessuno ti ha condannato, donna?-

Coro  -  Nessuno, Signore.-

Gesù  -  Nemmeno io ti condanno. Vai, e d’ora in avanti non peccare più.( la donna va con gli altri

             del Coro. Gesù fa una pausa, poi come se volesse liberarsi da un peso, continua)

             Vi è stato detto: non uccidere! Ma io vi dico: chiunque va in collera col suo fratello sarà

             condannato in giudizio. Se dunque stai presentando un’offerta all’Altare, ma là ti ricordi

             che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta dinanzi all’Altare, e và a

             riconciliarti con tuo fratello. 

             Vi è stato detto: non commettere adulterio! Ma io vi dico: chiunque avrà guardato una

             donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei.

             Vi è stato detto: Occhio per occhio, dente per dente! Ma io vi dico:se uno ti percuote la

             guancia destra, porgigli anche la sinistra.

             Infine vi dico: amate i vostri nemici, pregate per coloro che vi perseguitano, affinché siate

             figli del Padre vostro che è nei Cieli. Perché se voi amate quelli che vi amano, cosa fate

             di più rispetto ai pagani? Fate elemosina riservatamente, pregate chiusi nelle vostre stanze.

             Non giudicate, non attaccatevi ai beni terreni, perché che vale ad un uomo conquistare tutto

             Il mondo e poi perdere l’anima?

             Perché vedi la pagliuzza nell’occhio di tuo fratello e non vedi la trave nel tuo occhio?

             Guardatevi dai falsi profeti…

Gesù si interrompe come se avesse captato un segnale per lui, si alza, si pone al centro della scena con le spalle rivolte al pubblico, assume poi una posa raccolta, gambe leggermente divaricate. Il coro và ai margini della scena, al buio. Luci in penombra su Gesù, musica adatta, poi il coro intona un canto lamentoso, di lutto. Dopo qualche second, dal coro si staccano due ragazze che, correndo, fanno dei cerchi attorno a Gesù, infine, dopo tre, quattro giri, si pongono ai suoi piedi, una adestra, l’altra a sinistra, mormorando lamentose, infine parlano:

Coro  -  Lazzaro è morto.-

Coro  -  Il tuo amico è morto.

Coro  -  Perché indugiasti?-

Coso  -  Se fossi venuto prima, egli sarebbe qui.-

Coro  -  Tu dici: dorme! Ma già puzza!

Coro  -  Dici: abbiate fede, ma le forti prove la carne non sopporta.-

Coro  -  Ti prego, dacci coraggio, forza, fiducia…

Coro  -  …per credere, incondizionatamente, in Te.-

Inizio di strani giochi di luce e di musiche misteriose (provare un coro a bocca chiusa).

Gesù  -  Lazzaro!-

Dallo sfondo, con luci molto basse, uscirà uno del coro che avanzerà con una certa fatica, le due donne del coro si alzeranno e gli correranno incontro festose, quindi l’abbracceranno e l’accarezzeranno. Poi, pian piano, si attenueranno tutti i fenomeni di luce e di musica.

Gesù  -  Padre, ti ringrazio, sapevo che mi avresti esaudito. Ma l’ho fatto per loro, affinché

             credano.-

I tre escono di scena, da sinistra, e, mentre vanno, Lazzaro si gira e fa un breve saluto con la mano a Gesù, il quale gli risponde allo stesso modo, quindi si risiede nello sgabello.

Il coro riprenderà il posto che aveva sul palco, prima di questa scena. Rientrano i tre, con passo baldanzoso.

Coro  -  Gli scribi! I farisei!-

Coro  -  L’orgoglio, la superbia, la cupidigia, l’invidia, vi accompagnano.

             Il vostro sentiero conduce alla morte.-

         -   Pastori di greggi a Dio consacrate, mutati in lupi affamati, suggete il latte delle pecore,

             tosate i montoni.

             Sgozzate l’Agnello!

         -   Stolti! Il fuoco della giustizia già arde, grande è il crogiolo, eterna la pena.

             I tempi già sono!-

Gesù  -  Guardatevi dal lievito dei farisei che è d’ipocrisia. Non vi è niente di nascosto che non

              che non debba essere scoperto, e nulla di segreto che non debba essere conosciuto.

              Perciò tutto quello che voi avete detto nelle tenebre, sarà udito alla luce.

Coro  -  Maestro, ordina a mio fratello di dividere con me l’eredità.-

Gesù  -  Uomo, chi mi ha costituito spartitore tra di voi? (poi rivolto agli altri) Guardatevi di star

              lontano da ogni avarizia. Non preoccupatevi di cosa mangerete domani, perché la vita val

              di più del nutrimento. Non accumulate tesori in terra che i ladri, la ruggine e la tignola

              portano via, ma accumulate un tesoro inesauribile: il Cielo. Ricordatevi che nessuno può

              seguire Dio e mammona.-

Coro  -  Parli bene Maestro. Ma dicci è giusto pagare il tributo a Cesare? (sferzante).-

Gesù  -  Ipocriti! Mostratemi la moneta del tributo! (viene data una moneta che Gesù esamina

              Lungamente, quasi soppesandola) Ditemi, di chi è questa immagine?-

Coro  -  Ma è di Cesare…-

Gesù  -  (quasi rassegnato) Rendete, dunque, a Cesare quello che è di Cesare, (più dolce) e a Dio

              Quello che è di Dio.-

Coro  -  Maestro, sappiamo che sei uomo di pace, perché dunque hai cacciato i mercanti dal

             Tempio?-

Gesù  -  (quasi sentenzioso, alzando la mano) Sta scritto: La casa mia sarà chiamata Casa di

              Preghiera ( quasi disgustato) Ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri! (quindi si alza e

             da questo momento, fino alla fine della “tirata”, si aggirerà sulla scena, puntando or l’uno,

             or l’altro i componenti del Coro). In verità vi dico: Sulla Cattedra di Mosè si sono assisi gli

             scribi e i Farisei. Fate dunque e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le

             loro opere, perché dicono e non fanno.

             Infatti legano gravi pesi e lo caricano sulle spalle degli altri; ma essi non li vogliono

             muovere nemmeno con un dito.

             Fanno poi tutte le loro azioni per essere vedute dagli altri uomini. Vogliono essere salutati

             Nelle piazze ed essere chiamati maestri.

             ( rivolgendosi a turno a quei del coro che fungevano da Farisei)

             Ma guai a voi, scribi e Farisei ipocriti! Che pagate la decima della menta e del comino, ma                           

             trascurate cose più essenziali della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Guide                                                                                                                          

             cieche, scolate il moscerino e inghiottite il cammello!

             Guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti! Che pulite di fuori il bicchiere e il piatto, mentre il di

             dentro è pieno di rapina e d’immondizia.

             Guai a voi Scribi e Farisei ipocriti! Perché siete simili a sepolcri imbiancati, i quali visti di

             fuori appaiono splenditi, ma dentro son pieni di ossa puzzolenti.

             Guai a voi Scribi e Farisei ipocriti, che fabbricate sepolcri ai Profeti e ornate le tombe ai

             Giusti, che i vostri padri misero a morte.

             Serpenti, razza di vipere! Come scamperete al fuoco delle geenna? Perciò, ecco, io vi

             mando Profeti e Savi e Scribi, ma voi di questi, alcuni li ucciderete e li metterete in

             croce, altri li flagellerete nelle vostre Sinagoghe, e li perseguiterete di città in città,

             affinché ricada su di voi tutti il sangue sparso sulla terra; dal sangue del giusto Abele

             fino a quello di Zaccaria, ucciso tra il Tempio e l’Altare.

             Ecco, la vostra casa vi sarà lasciate deserta e del Tempio non rimarrà pietra sopra pietra,

             finchè non diciate: Benedetto Colui che viene nel nome del Signore!-

Coro  -  Gesù fa’ che nel tuo Regno io e mio fratello sediamo uno alla tua destra e uno alla tua

             sinistra.-

Gesù  -  ( con tono di ammaestramento) Il posto che occuperete sta già scritto in Cielo. Ora

              Ascoltami: Quando sei invitato ad un banchetto, non metterti al primo posto, perché non ci

              sia un altro invitato più ragguardevole di te, e colui che ti ha invitato te e lui venga a dirti:

              cedigli il posto! Invece quando sei invitato va’ a metterti all’ultimo posto, perché venendo

              colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa avanti. Allora avrai onore di fronte a tutti i

              commensali. Perché chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.-

Coro -  Maestro, quante volte bisogna perdonare chi ti ha offeso?-

Gesù  - Settanta volte sette. E bisogna perdonare sempre chi si pente. Ascolta: Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse: Padre, dammi la mia parte di patrimonio, e avutola la sperperò in vino e vizi. Rimasto povero, pensò di tornare al padre, sperando lo prendesse come servo. Il padre, invece, non appena lo vide lo abbracciò e lo perdonò, e, per festeggiare l’evento, scannò il vitello più grasso. L’altro figlio veduto ciò, si adombrò e protestò; ma il padre, accarezzandolo, gli disse: “ Figlio, quello che è mio un giorno sarà tuo, ma ora bisognava fare festa, perché tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

In verità vi dico: c’è gioia davanti agli Angeli di Dio per un peccatore che si pente e si converte.                          

                 

Cambio di scena, le luci calano, musica misteriosa appropriata per iniziare la scena della trasfigurazione. Gesù, lentamente si porta verso il fondo del palco.

Gesù  -  Pietro, Giacomo, Giovanni, venite con me. ( i tre lo seguono silenziosamente)-

Le luci riprendono, saranno luci vivissime su Gesù che dovrà spendere, i discepoli saranno in penombra.

Coro  -  Signore, quanto è bello stare qui. Se vuoi, ci accampiamo su questo monte.-

Gesù  -  (ispirato) Mosè, Elia…-

Coro  -  Maestro cosa accade?-

Gesù  -  Non abbiate paura, pregate il Padre vostro che è nei Cieli.

Coro  -  Signore, che meraviglia, Ti sei trasfigurato...-

Gesù  -  Tacete, non temete, e non dite a nessuno ciò che avete visto e udito.-

La musica si fa sempre più dolce, i colori più vivi. Gesù alza le braccia al cielo, poi si gira, allarga le braccia come per accogliere fra le sue braccia tutto il pubblico presente nel suo petto e offrirlo al Padre. Poi lentamente gli effetti finiscono. Penombra, poi buio. Entra il Narratore, luci sul leggio.

Narratore – In quel tempo, nel cenacolo preparato per la sua Pasqua, Gesù prese il pane e il vino e  li diede ai suoi discepoli.

Gesù  -  (illuminato dall’occhio di bue, prendendo il pane) Prendete e mangiatene tutti, questo è il

              mio corpo, fate questo in memoria di me. (poi prende il calice) Questo vino è il mio sangue

              per la nuova alleanza, sparso per voi, bevetene tutti. ( fine occhio di bue, penombra)

Coro  -  Il suo sangue non scorrerà mai! Io lo difenderò! Morirò per lui!-

Coro  -  Attento uomo, prima che il gallo canti, tu l’avrai rinnegato tre volte.-

Il Coro è sparpagliato sulla scena, luci su chi parla, mentre si alternano nelle battute, indicando Gesù

Coro  -  Ha manifestato il Padre.

             Ardentemente ha predicato il suo Regno.

             Le strade di Giudea, di Samaria, di Galilea, bevvero il suo sudore.

             Povero tra poveri, temuto dai sacerdoti, tollerato dai potenti, i ricchi ha sferzato.

             Solo d’amore parlò alle mutevoli folle.

             Il tempo è concluso.

            Morire è duro, saper di morire atroce, morire giovane assurdo!

            L’angoscia s’appressa, suda sangue, agonizza!

            Uomini, deboli uomini, svegliatevi, confortatelo, aiutatelo,

           Dio non può!-

Gesù, in ginocchio al centro della scena, col le braccia si abbraccia per confortarsi, come se avesse freddo ( musica patetica e luci adatte, poi la musica cala).

Gesù  -  L’anima mia è triste fino alla morte. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole.

Padre (prima lamentoso, poi fortemente gridato) Padre! Se vuoi allontana da me questo calice, però non la mia, ma la tua volontà sia fatta.-

Gesù con la testa china, si concentra nella preghiera. Le luci calano.

Coro  -  L’ora è giunta!

Coro  -  Ecco il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani dei peccatori.-

Coro  -  Eccoli, arrivano!

Entrano in scena tutti i componenti del Coro e circondano Gesù. Musica e luci adatte, poi tutto si attenua fino al buio.

Fine secondo atto.

                                                                            


Atto  III

Riprendono le luci e la musica. Luce sul leggio. Entra il Narratore.

Narratore – Gesù fu preso e condotto prima davanti al Sinedrio, poi dal Procuratore romano Ponzio Pilato.

Buio sul leggio. Sulla scena in penombra entra Gesù con le mani legati dietro la schiena. Sono evidenti in lui i segni della sofferenza. Le luci rosse, lentamente illuminano Gesù, fino ad essere violente. La musica è incalzante, tra una battuta e l’altra, quando interviene il Coro, mentre è suadente quando parla la Coscienza. In scena compaiono tre personaggi: uno a destra, uno al centro e uno a sinistra, sempre dietro Gesù: sono Caifa, Pilato ed Erode. Il Coro è quasi tra le quinte. La Coscienza si porrà accanto al leggio e verrà illuminata, quanto interviene, da una luce gialla. Gesù resta immobile al centro della scena.

Coro Caifa – E’ bene che un solo uomo muoia per il popolo.-

Coro  -  Hai tagliato l’orecchia a Malco!-

Coro  -  Volevi distruggere il Tempio.-

Coro  -  Hai scacciato i mercanti…

Coro  -  Non hai rispettato il sabato!-

Coro Caifa – Parla! Hai sentito le accuse? Cosa hai insegnato al popolo? Qual è la tua

                      Dottrina?-

Gesù  -  Io ho parlato in pubblico, di fronte a tutti. Essi sanno cosa ho detto.-

Coro  -  Insolente! Così si risponde al sommo sacerdote?-

Gesù  -  Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male.-

Coro Caifa – Se tu sei il Cristo, dillo di fronte a tutto il Sinedrio.-

Gesù  -  Se ve lo dico, voi non mi crederete. Ma d’ora in poi il Figlio dell’uomo sarà assiso

              Alla destra di Dio.-

Coro Caifa – Dunque sei il figlio del Dio vivente?-

Gesù  -  Tu lo dici.-

Coro Caifa – Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo di testimonianze?Che ve ne pare?-

Coro  -  E’ reo di morte!-

Coro  -  Morte, morte, morte!-

Coro Caifa – Conducetelo da Pilato.-

Coro  -  Procuratore, condanna quest’impostore.-

Coro  Pilato – (infastidito) Quest’uomo è galileo, portatelo da Erode.-

Coro Erode – (cerimonioso) Quale onore…il famoso Gesù, il profeta dei miracoli. Allora

                      fammi un prodigio. Muta quest’acqua in vino. Oppure…oppure queste pietre in

                      in pani… magari moltiplica questi pesci. Anzi no, una cosa più divertente: Ferma

                      il sole! (finta meraviglia) Non lo fai? O non sai farlo? Oppure non puoi farlo?

                      Parla, (rivolto al coro) perché non parla?

                      Va bene, ho capito, ho capito. Servi, dategli un mantello, un bellissimo mantello

                      degno del suo rango di Re …degli imbroglioni, e…(furioso) mandate via questo

                      povero pazzo, datelo a Pilato!-

Coro Coscienza – ( Indossa un piccolo mantello bianco. Fermo di scena degli altri attori. La

                         attrice entrando in scena, prima si porterà nei pressi del leggio, quando si

                          rivolgerà genericamente a tutti; poi, lentamente, si sposterà alle spalle del

                          personaggio al quale si riferisce. Su di essa ci sarà una luce gialla).

                                                                       

                           Uomini, uomini, uomini, poveri uomini, miserabili uomini (poi stancamente)

                           stolti uomini. Piccoli moscerini impettiti che volete misurarvi con l’aquila.      

                           Dove sono, dunque i vostri artigli? Dov’è il rostro? Dov’è la vostra acuta

                           vista? Da quali grandi altezze discendete?

                           Nulla avete, ma grandi vi sentite. (ironica) Su, portatelo da Caifa, tetro

                           interprete e parziale difensore dell’ortodossia della legge; oppure da Erode,

                           viscida serpe lussuriosa, che ha scambiato il Cristo per un saltimbanco; o

                           da Pilato, vile procuratore e pessimo filosofo.

                           E voi, sacerdoti tutti, immondi coccodrilli pieni di rapina e di cupidigia,

                           ditemi, qual è il metro della vostra giustizia? ( sdegnata) E tu popolo

                           hai già dimenticato che l’hai osannato come figlio di Davide, e ora

                           lo rinneghi e lo condanni? Così corta è la tua memoria?

                           Guardate: i moscerini si sono eretti a giudici e condannano l’aquila!

                           Per te Pilato, che non sai, questo è solamente un altro uomo da giudicare,

                           un’altra fastidiosissima incombenza, un altro fastidioso giudizio richiestoti da  

                           questi superstiziosi giudei. Dimmi, quanti uomini hai giudicato fino al   

                           presente? Mille? Diecimila? E quanti ne hai fatto fustigare? E quanti nei hai

                           consegnato al carnefice? Tu, Ponzio Pilato, figlio di un liberto, sei il molosso

                           al servizio di pochi uomini pervertiti che per denaro, ambizione, sete di

                           potere – vendetta, opprimono altri uomini. Tu applichi la giustizia di Roma,

                           ma essa è giustizia anche per gli altri? Non ne sei sicuro, vero?, ma continui

                           a giudicare solo per assecondare la tua ambizione: diventare Governatore. E

                           per questa hai venduto la tua dignità, gli amici, il popolo – i giusti!-

Coro Pilato – (a Gesù, fine fermo di scena)  Come ti chiami? Che mestiere fai? Dove abiti?-

Coro  -  E’ un malfattore.-

Coro  -  Condannalo a morte!-

Coro  -  Voleva distruggere il Tempio.-

Coro -  Sobillava il popolo contro Roma!-

Coro Coscienza – (c.s.)  Tu sai che queste accuse sono false. Per face ciò che loro affermano doveva

                             disporre di una Legione che non avrebbe permesso che il suo capo fosse

                             dato in mano ai Giudei.-

Coro Pilato  -  Io… io non trovo colpa in lui. Lo farò solo fustigare.-

Coro  -  Crocifiggilo, crocifiggilo, crocifiggilo!-

Coro Pilato -  Prendetelo e fatelo voi ( infastidito).-

Coro  -  A noi non è permesso.-

Coro  -  Negava il tributo a Cesare!-

Coro  -  Si è proclamato Re!-

Coro Pilato -  ( interessato) Senti, senti, sei tu Re?-

Gesù  -  Sono Re, non di questo mondo, ma del Regno della Verità.-

Coro Pilato – ( con sopportazione e poi come assorto nei pensieri) Ci risiamo, la verità…ma

                      cos’è la Verità?-

Coro Coscienza – (c.s.) Sei cieco, non vuoi vedere.

                                       Cavalchi la storia,

                                       il tuo nome immortali

                                       sigillando un volere

                                       non tuo.

                                       Sprazzi d’intuito

                                       ti abbagliano.

                                       sei tormentato da dubbi,

                                       dal profondo salgono ansie.

                                       Ma queste e quelle

                                       Saranno fugate in

                                       Gallia,

                                       dove placherai il tuo

                                       spirito               

                                       e, meditando sui fatti di

                                       Giudea,

                                       capirai, infine, cos’è la

                                       Verità.-

Coro Pilato – Per la vostra pasqua vi libero il vostro re.-

Coro  -  Non lui, libera Barabba!

Coro Pilato -  Barabba? Un assassino?-

Coro  -  Barabba, barabba, Barabba!-

Coro Pilato – Un giusto muore e un assassino vive?-

Coro  -  Barabba, Barabba, Barabba!-

Coro Caifa -  Pilato, il popolo vuole Barabba! Condanna costui!-

Coro Pilato – ( avvicinandosi a Gesù) Ascolta Profeta, quel tuo Regno, lo sai, non verrà mai,

                      mai! Perché i Caifa, i Barabba, gli straccioni di sempre, i ladri ben vestiti, i

                      giudici corrotti, (piano) i procuratori vigliacchi, lo impediranno. Rassegnati!

                      Che speranza hai? Niente, neanche un briciolo. (pausa)

                      Quindi difenditi – adesso! - perché stai per morire.-                                                                     

Gesù  -  Lo so e per questo sono venuto al mondo. Morirò Pilato, ma in verità ti dico: il cielo

              e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno mai!-

Coro Pilato – E’ il vostro uomo? (come per dire: ma non vedere che è inoffensivo).-

Coro  -  Crocifiggilo, crocifiggilo, crocifiggilo!-

Coro Pilato – Io…io…sono innocente del sangue di questo Giusto.-

Coro  -  Il suo sangue ricada su di noi, e sui nostri figli!-

Coro Pilato – ( gridato, sofferto, strappato) E’ vostro!-

Le luci impazziranno, poi si faranno tetre, una musica ossessionerà la scena. Dopo pochi secondi ci sarà buio. Quindi entrerà il Mattatore.

Narratore – E Ponzio Pilato lo condannò alla crocefissione. Il luogo stabilito per l’esecuzione si chiamava Golgota o Calvario, che era una collinetta a forma di teschio alle porte di Gerusalemme. Gesù vi giunse portando sulle spalle la sua croce. Era l’ora sesta, e sulla terra

Si scatenava un forte temporale.

Parte la musica del temporale che è quella già usata per il tumulto di Maria all’annunciazione.

Esce il Narratore, entra il Coro e Gesù. Egli salirà sulla sgabello portando un grosso ramo spoglio che si metterà sul dorso, tra capo e collo, al quale appoggerà le braccia, simulando la crocefissione. Il coro farà l‘opportuna controscena. Luci adeguate.

Gesù  -  Padre, perdona loro perché non sanno quel che fanno.-

Coro  Coscienza – L’ora sesta lo trovò crocifisso.

                              Un’iscrizione lo schermiva:

                              Re dei Giudei, diceva,

                              ma figlio dell’uomo fu.

                              La folla l’oltraggiava

                              I sacerdoti nel delirio del vilipendio gridavano:

                              Sei l’eletto di Dio, hai confidato in Lui, hai salvato gli altri,

                              salva te stesso!

                              I soldati, ciechi molossi,

                              tragicamente lo beffeggiavano:

                              Scendi dalla croce, re dei giudei.

                              Ma figlio dell’uomo fu,

                              Salvatore sarà.- 

Gesù  -  Mio Dio, mio Dio, perché m’hai abbandonato?-

Coro Coscienza – L’ora nona s’appressa

                             La morte è vicina

                             I tempi conclusi.

                             Figlio dell’uomo fu,

                             Salvatore sarà,

                             Dio è! –

Gesù  -  Tutto è compiuto. -

Coro Coscienza – Guizzi di verità sul Golgota

                             Scrosciano su uomini induriti.

                             Carnefici, boia impietosi,

                             soldati esecutori,

                             coscienti

                             di una colpa non voluta

                             pentiti, angosciati,

                             atterriti!

                             A Dio chiedono:

                             Pietà!-

Il temporale cresce d’intensità, le saette sfrecciano, Gesù soffre, ma non si lamenta. Quando finirà la battuta seguente, una saetta e un forte tuono segneranno il momento della morte:   

      

Gesù  -  Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito ( china il capo sul petto: è morto).-

I fenomeni di luce lentamente si attenuano, e la musica del temporale finisce sostituita da una musica lamentosa per circa 30’, poi, gradatamente finiscono tutti i fenomeni.  Buio.

Quando le luci, penombra, in scena ci sarà Gesù, come in attesa, seduto nello sgabello. Entra Caifa, che si comporta come se controllasse la sepoltura di Gesù.

Coro Caifa – E’ stato saggio far custodire il sepolcro di quel falso Messia, fino al terzo giorno,

                     affinché non vadano i suoi discepoli a rubarne il corpo, e poi dicano al popolo che

                     è risuscitato dai morti. Quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima.

                     Dunque, vediamo: guardie messe, posto vigilato, sepolcro sigillato. Bene, bene.

                     Ma… ma dove sono le guardie?-

Gesù  -  Vecchio, chi cerchi?-

Coro Caifa – (sobbalzando) Chi sei? Sei forse l’ortolano di Giuseppe? ( intanto si avvicina a

                     Gesù) Dimmi allora, hai visto le guardie? Dove sono andate? (pian piano si fa

                     Più luce)-

Gesù  -  Sono fuggite.-

Coro Caifa – Fuggite? E perché? ( si avvicina e riconosce Gesù) Ma tu… ma tu…sei il … no,  

                     sei la sua ombra!-

Gesù  -  No, non sono un’ombra. Guarda (si alza e solleva lo sgabello).-

Coro Caifa – Ma certo, Nazareno, dovevo immaginarlo, tu non sei mai morto. Impostore!         

                     Certamente, Pilato ti voleva salvare, bene, vedo che c’è riuscito! Ah, Pilato, sei

                     una tragedia per il popolo di Giuda. Sei disposto a tutto pur di nuocerci.-

Coro Coscienza – ( c.s.) Caifa, Caifa, guarda il Nazareno, guarda le sue membra segnate

                             Dal martirio.

                             E non credi.

                             Hai visto il petto squarciato, constatato il fermo del cuore, presenziato alla

                             Sua morte.

                             E non credi.

                             Era stato annunciato, ha fatto prodigi, predicato l’amore, è risuscitato!

                             E non credi.-

Gesù  -  Caifa, perchè ancora non vuoi credere? Così duro è il tuo cuore? Ho annunciato il

              Regno di Dio, ho predicato la lieta novella. Ma per te, per voi, furono parole vane;

             mentre, esortandovi a cambiare i vostri cuori, erano la salvezza. Non ricordi

             Ezechiele?( citando) Ed io vi toglierò il cuore di pietra dalla vostra carne e porro in voi

             il mio spirito.-

Coro Caifa – Noi sappiamo che deve venire prima Elia, poi il Messia. Dunque dov’è Elia?-

Gesù  -  Elia è già venuto. Era il  Battista che Erode ha decapitato. Poi è venuto il Cristo, il

             Figlio di Davide. Infatti, Davide stesso dice nei salmi: Il Signore disse al mio

             Signore: siedi alla mia destra.

             Ora se Davide lo chiama Signore, in che modo allora Gli è figlio?-

Coro Caifa – Tu conosci bene le scritture e parli con autorità. Dimmi allora: sai che da secoli

                      nel nostro popolo sono sorti falsi messia che hanno portato lutto e distruzione.

                      Nessuno ha dato la libertà e la prosperità ad Israele. Tu non sei come loro forse?

                      Hai liberato il tuo popolo dai romani? Lo hai reso ricco e potente? No! Allora

                      La morte come impostore e bestemmiatore è stata la tua giusta condanna.-

Gesù  -  Sei sordo, cieco e stolto. Tu non sai che quello che è onore fra gli uomini è abominio

              davanti a Dio?

              Molti Profeti e molti Re hanno desiderato vedere quello che vedi tu, e sentire quello

              che tu senti.

              In verità ti dico: Gerusalemme subirà un grande castigo, essa sarà calpestata dai

              Gentili finchè i loro tempi non siano compiuti.

              Nei giorni che solo il Padre conosce, verrà il Giudice. Allora le Potenze dei cieli

              saranno sconvolte, sulla terra le Nazioni si troveranno in angoscia e il mare si farà

              spaventoso.

              Quando cominceranno queste cose, guardate il alto, vedrete il Figlio dell’uomo

              venire su una nube con potenza e gloria, e la redenzione sarà finalmente vicina.-

Alla fine della tirata, si farà di nuovo buio. Gesù esce di scena, mentre Caifa resta perplesso.

Riprendono le luci, Caifa sempre in scena, entra il Coro.

Coro Caifa – (scuotendo il capo) E’ stata una visione…-

Coro  -  Caifa, che fai qui? ( vedendolo sconvolto) Cos’hai? Cosa è successo?-

Coro Caifa – Forse… è risolto.-

Coro  -  Risorto chi? (prendono coscienza) Il Nazareno?-

Coro Caifa . Si.-

Coro  -  Ma che dici Caifa. Gesù è morto e seppellito là, nel sepolcro. Noi stessi l’abbiamo

              sigillato con la pietra. Sei forse impazzito?-

Coro Caifa – Vi dico che è risorto! L’ho visto! Era vivo! Guardate la pietra.-

Coro  -  ( con spregio) Demenza senile, visioni, nient’altro che visioni. Si, la pietra non

e più al suo posto, ma sono stati i suoi discepoli a rapirlo mentre le guardie dormivano. Anzi, andiamo a cercarle e bastoniamole. (escono)-

Coro Caifa – (rimasto solo in scena) Non può essere, certamente è stata una visone, forse ho avuto un                                  malessere. Gesù è morto! Basta! (pausa) Ma la pietra è stata ribaltata nonostante la presenza della guardie…il sepolcro è vuoto…cosa può essere successo? Ma certo: hanno ragione i miei amici, debbono avere ragione. Quei cialtroni si saranno addormentati (con sofferenza).

Certo è così. È così! (come a convincere se stesso).

Così dev’essere! (gridato) Così dev’essere, (sussurrato) Mio Dio così dev’essere! (coprendosi il viso).-

La scena lentamente si fa buia, Caifa esce. Riprende la luce con una musica che dovrà, nel suo procedere, simboleggiare la Resurrezione di Gesù. Entra in scena il Coro.  

       

                        

Coro  -  Maria, dov’è tuo figlio?-

Coro  -  Sappiamo che l’hanno preso!-

Coro -  L’hanno portato al Sinedrio o al Pretorio?-

Coro Maria – Prima da Caifa, poi da Pilato.-

Coro  -  L’hanno…assassinato?-

Ragazzo del Coro -  Insultato, frustato e appeso alla croce. Come un agnello fu portato al macello.-

Coro Maria – Denunciato con false accuse, con falsa pietà frustato, con falsa giustizia

                       Crocifisso.-

 Ragazzo del Coro  -  Sanguinante, da tutti abbandonato, fu solo nell’angustia. Soltanto un soldato ha avuto

               pietà di Lui.

               Poi il tetano l’ha logorato, ha tramato la terra, si è squarciato il velo.

               La natura ha preso il lutto, quando, perdonato i colpevoli, è spirato.

               Caifa, sacerdoti! Perché non strappaste le vesti?-

 Coro Maria – Un uomo buono l’ha posto nel suo podere. Con profumi, lacrime e baci è

                        stato composto e il sepolcro poi sigillato.-

 Coro  -  Dicci dov’è, porteremo mirra e aloè per Lui.-

 Coro Maria – Il sepolcro è ormai vuoto. Come Lui aveva profetato, il terzo giorno è risorto.-

 Ragazzo del Coro  -  I sapienti sono stati confusi, i poveri hanno esultato,-

 Coro Maria – Ha così compiuto la pienezza dei tempi: E’ tornato al Padre.-

 Coro  -  Noi sappiamo che ritornerà!-

 Ragazzo del Coro  -  Si, ritornerà, ma troverà la Fede sulla terra?

 Coro Maria – Si, la troverà. Però dopo che l’uomo, con rivoluzioni, terrorismo e guerre avrà       

                        fatto molte vittime innocenti; dopo che avrà inventato le armi più micidiali e ad

                        esse rinunciato; quando non dirà più: questo è mio! Quando amerà l’altro; dopo

                        che in pace si sarà lanciato nello Spazio.

                         Proprio in quei giorni, nell’armonia del Cosmo, leggerà:

                                                                 IO SONO LA PAROLA

                                                                        E TU CHI SEI ?

                        Solo allora sarà abbattuto l’ultimo ostacolo fra l’uomo e Cristo: la superbia!

                        Solo allora Cristo tornerà e troverà la Fede sulla terra.                  

                        Vivete questa speranza, fratelli, e non vi perderete- mai!

 

       La musica sale d’intensità, entra Gesù,  ponendosi al centro del Coro. Quando la musica 

       arriverà al punto più alto, il Coro si inginocchierà e Gesù alzerà le braccia al cielo per

       simboleggiare la Resurrezione del Cristo. Poi fine musica ed effetti di luce. Buio.

       Riprende la luce sul leggio. Entra il Narratore che si dirige verso il leggio.

      

       Si accende la luce di servizio, il Narratore entra e si dirige verso il leggio per prendere il

       copione e si accorge che la Signora è presente a destra della scena.

       Narratore – Signora, lei qui? Allora ha visto lo spettacolo? Le è piaciuto (intanto va’ verso il

                           centro del palco, mentre la signora avanza a sua volta. Entra tutto il Coro)-

       Coro signora – Si, mi è piaciuto. Molto originale. Bella la profezia di Maria. Insomma

                               buono questo vostro Gesù della speranza.-

       Narratore – Grazie, detto da lei questo ci conforta.-

      Coro signora – Oddio, e perché?-

      Ragazzo del Coro  -  Perché per noi, in questo momento, lei è il nostro miglior critico.-

      Coro signora – Ragazzi, ragazzi, voi mi volete proprio lusingare.-

      Narratore – E’ la verità, signora…-  

      Coro Signora – (con un certo imbarazzo) Verrete… verrete nuovamente a trovarci?-

   

      Narratore – Ci può contare!-

      Coro signora – Promesso?-

      Coro e Narratore- Promesso.-     

           

     Musica finale, fermo di scena. Poi buio.

    Fine.

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