Ghe ‘na luce un fund al vial

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GHE' 'NA LUCE IN FUND AL VIAL

GHE' 'NA LUCE IN FUND AL VIAL

commedia dialettale mantovana in tre atti di Maria Gabriella Bonazzi

cell. 3288080393 – email: barbara.stuani@libero.it

N. di posizione SIAE 216769

Breve presentazione dell’autrice:

Tante storie passate si sono incontrate.

Destini lontani e vicini, quando s’invecchia si torna tutti bambini.

Ma i vecchietti di Casa Felicità son presenti ad ogni realtà.

Del programma della vita conoscono ogni partita.

Insieme la sanno giocare e forse….. un po’ sognare….

Personaggi:

           

GABRIELLA              ospite casa di riposo

NICANORE               suo figlio

TONI                           altro ospite della casa

CATERINA                altra ospiete della casa

ELEDOINA                altra ospite della casa

LEONORA                direttrice della clinica

PRIMO                       medico primario della clinica

FRANCO                   medico giovane

MARIA                       infermiera                 

MARCO                     fisioterapista

MARCHESA             aspirante ospite della casa

SPERANZA              madre segreta di Leonora

CARONTE                impresario Pompe Funebri

(SECONDO              fratello gemello dott. Primo)

           

I ATTO

(Scena: un giardinetto privato, sul lato destro un gruppetto di anziani, Toni, Gabriella, Nicanore e Eledoina che sonnecchia. Al centro un giovane medico seduto a un tavolino che legge il giornale. Eledoina rischia di cadere da un lato della panchina)

GABRIELLA              Nicanore! Ciapla, ciapla!

(Nicanore cerca di sorreggerla, lei si sveglia spaventata ed esce di scena arrabbiatissima... Si sente suonare al portone)

FRANCO                     I à sunà!

TONI                            Ela na casa da riposo chesta?

GABRIELLA              Certo!

TONI                            E nualtar sema i ospiti da cla casa da riposo chi!

GABRIELLA              Diria!

TONI                            Elura nualtar ripusema!

GABRIELLA              Cume no!

(Suonano di nuovo, il medico si alza pigramente)

FRANCO                     E mi invece riposi mia tant: faghi al dutur, dle volte am tuca far l'infermier e         ades anca al purtinaio... Arivi, arivi!

GABRIELLA              Ma dai cat ghè le gambe longhe!

TONI                            E anca slindre!

NICANORE                Chi g'ha mia testa g'ha gambe!

(Finalmente il medico apre il portone. Entra una ragazza)

FRANCO                     Buon giorno! Desidera?

MARIA                        Mi ha mandato l'agenzia: sono la nuova infermiera, Maria Bianchi!

FRANCO                     Piacere: Franco Rossi!

(Si stringono la mano)

FRANCO                     Sono uno dei medici di questa casa-clinica-albergo. La direttrice è             momentaneamente assente per la sua consueta cavalcata mattutina...      

MARIA                        Non si preoccupi, ho già preso contatto con la signorina direttrice... devo prendere contatto anche con lei, dottore?

FRANCO                     Per adesso no... Magari più tardi! Venga un attimo che le mostro la sua     stanza, signorina Maria.

MARIA                        (Guardandosi intorno) Che bella villa! Che pace! Credo che mi troverò      bene qui.

(Escono Maria e il Dottor Franco)

TONI                            Che carina cl'infermiera lì!

GABRIELLA              L'è sa la tersa ca cambiema in sie mes!... Sperema che questa la resista cun             cal pevrin dla diretrice! Par mi cla lì la g'ha bisogn d'an murus!

TONI                            Mah! Am par però ch'ac sia al dutur Primo ch'ac tegn adre.

GABRIELLA              T'al racumandi quel! Al gh'a na facia da dur ch'al vuria gnanca mi ca sun   vecia!

NICANORE                Galina vecia fa bun brodo!

(Entra la signora Caterina Cocconi)

CATERINA                 In du el al brodo? An bearia na scudlina!

TONI                            T'è capì mal, Catrina! Chi dal brodo ac n'è mia!

CATERINA                 Mah!... Uno al pasa la vita a laurar par avec na bela vecchiaia...

GABRIELLA              E pu... ben cla vaga , al resta fregà!

TONI                            Mi vuria saver chi è ch'a straminà la vus che la vecchiaia la pol esar bela:    ogni giuran a gh'è an dulur nof!

GABRIELLA              Sens'altar l'é sta uno cl'è mort giuan!

NICANORE                La vecchiaia l'è an triste dono!

CATERINA                 E pensè che nualtar sema stà furtunà! I nostar famigliari i sa purtà in cal bel           post chi: l'è na vila antica, "Casa Felicità"!

GABRIELLA              Sì, però la felicità i gl'ha vida lur quant i s'ha sgnacà chi, e pu is vegn a      vedar na volta a l'an!

TONI                            Mi duvria tasar parchè sun an signorino e g'ho nisun, pu sun sta chi a laorar           cume giardinier, e ades sun dventà un ospite da sta casa da riposo e l'è cume        sa fos casa mia... ma i vostar fioi i g'ha un bel toc da strada da far par     vegnav a catar.

GABRIELLA              Iè sul vint chilometri, in machina i faria prest... la vrità l'è ch'i s'ha gnanc    cunà!

CATERINA                 La me gent i g'ha la stala d'andac a dre e i camp da cultivar: i pol mia perdar         temp! E pu l'è ch'ie trop sensibili e quant im vet chi da poar vec ac vegn al         dispiaser... e acsì i evita!

TONI                            Mi sun cunvint che if g'ha sempar in ment, ma tuta la smana i laura e la      domenica i punsa.

NICANORE                Il lavoro mobilita, il riposo ristora!

GABRIELLA              Caro al me Nicanore! L'è tant bun cal g'ha simpatia fin par la diretrice... e sì          che quela l'è n'urdegn!

NICANORE                Ma mamma! L'è mei an senter vec che na strada noa, e pu l'è mei insucas   che negas!

CATERINA                 Mi quel lì al capisi mia, al parla sul cui pruverbi!

NICANORE                I pruverbi iè la sagesa di popui!

GABRIELLA              Turnando ala diretrice: l'è n'arpia, an cerbero, na bursuna! Ma quala "Casa             Felicità"... questa l'è l'anticamera dal purgatori!

CATERINA                 At po dis ch a sema a l'inferan certi giuran! At magni da can, la diretrice l             la ‘fa filar a bacheta, l'ha fat fin costruir an mur parchè la vol mia ca parlema      con i putin dla scola dirimpet... la dis ch'a ch dema le caramele malciuciade!

GABRIELLA              Cuma sa ghesum da tacac chisà quala malatia! L'Adis da nualtar i la ciapa             mia... l'unica nostra malatia l'è la vecchiaia... ma quela la taca mia!

TONI                            Beh! Almen la taca mia subit: ac vol ani, ani e ani!

CATERINA                 A g'ho la testa via ogi, am ricordi mia pu s'hu fat culasiun u no!

TONI                            Ma sa t'è cucà na gamela ad lat acsì cun na sfilarada da biscutin ca fnea pu!

CATERINA                 Alura as vet che al lat l'era scremà, parchè sun tant lentida!... I vist par caso           Marco, al fisioterapista? Al ghea da purtam dle brios da cuntrabando... speri   ch a ‘s ricorda!

NICANORE                Mi su mia cuma la faga a digerir tut quel cla magna, mi ca g'ho sempar mal            da stomac! ... Mama, m'è gni an mal da testa ch'ac vedi pu!

GABRIELLA              Dabun, caro? Andema in infermeria a tor n'aspirina ch'at pasa... ma at fa   acsì mal?

NICANORE                Chi 'n cred al me dulur, al varda al me culur!

(Escono)

CATERINA                 Quel l'è vera. Al g'ha na cera ch'al par pena cavà su!

TONI                            L'è ipocondriaco, puarin. Beh! Vaghi anca mi, vegnat siura Catrina? Vaghi           ala fnestra dal secund pian a vedar i putin ch'i fa la ricreasiun in dal giardin      dla scola.

CATERINA                 Volentieri! Acsì posi tegnar d'oc la strada e vedar quant a riva Marco cun le          me brios!

(Uscendo incontrano la direttrice col Dottor Primo)

LEONORA                  Attenti uatar fra poc pasi par l’ispesiun!

(Rivolta ai vecchi)

TONI                            Signorsì!

(Scattando sull'attenti)

PRIMO                         Devo parlarti, cara.

LEONORA                  Dimmi.

PRIMO                         Tesoro, hai fatto una bella cavalcata?

LEONORA                  Certamente, caro, l'aria era frizzante, mi sono rigenerata. Perhè qualche     volta non vieni anche tu a fare una sana cavalcata?

PRIMO                         Quei grossi animaloni mi fanno paura... e poi, se mi facessero cadere?

LEONORA                  Ma tesoro, sono così docili... quasi quanto te, tesorone mio!

PRIMO                         Non parlarmi così, mi fai arrossire, tesorona mia!

LEONORA                  Ho dieci minuti da dedicarti. Che c'è di tanto urgente da non poter attendere

                                      (guardando l'orologio)  il nostro consueto incontro serale?             

PRIMO                         Cara, ho ricevuto un'importante e interessante offerta.

(La fa sedere)

LEONORA                  Offerta? Che genere di offerta?

PRIMO                         Il dottor Alpenaimer di Vienna m'ha offerto di partecipare a          un'interessantissima ricerca presso la sua università... sta svolgendo studi sul       siero dell'eterna giovinezza.

LEONORA                  E quando dovresti partire?

PRIMO                         Domani stesso. Pensa che dove saremo acquartierati il dottor Alpenaimer              ha fatto togliere persino il telefono perchè vuole che i ricercatori siano          unicamente concentrati sul lavoro! Ma ti scriverei tutti i giorni!                 

LEONORA                  Allora hai già deciso?

PRIMO                         Dipende da te: se tu non vuoi, io rinuncio.

LEONORA                  Non sia mai che io ostacoli la tua carriera... cercherò di essere lieta per te.

PRIMO                         Così mi piaci, tesorona, ne parleremo stasera alle nove, su questa stessa      panchina!

LEONORA                  A stasera!

(Uscendo)

PRIMO                         A stasera! (Sospira, poi rivolto alla panchina) A stasera, panchina.

(Sta per uscire ma entra Franco e lo chiama)

FRANCO                     Primo, oh! U sentì ch'at ve via e t'am pianti in le mandole!

PRIMO                         Come corrono le voci! Chi te l'ha rivelato?

FRANCO                     Oh! In cal post chi gh'è tante urece bagulune! Putost, et catà an sostituto?             Mi voi mia dventar mat cun tuti chi sclerotic chi!

PRIMO                         Mi spiace, ma non c'è stato il tempo materiale per farlo.

FRANCO                     Ma ti at ghè mia an fradel gemel dutur anca lu? Am ricordi ch'al faa          l'assistente all'università quant a studiava a Bulogna. L'era acsì simpatic            ch'al parea gnanca tu fradel, sa fos mia sta ca fisicamente parevi do guse      d'acqua!

PRIMO                         Non parlarmi di lui: lo odio! Lui mi rubava sistematicamente tutte le          fidanzate e da piccolo la marmellata e l'affetto della Tata. Tutti       stravedevano per lui e io l'ho cancellato per sempre dalla mia vita.

FRANCO                     A t'è fat ben. In fondo l'è sul an fradel gemel! Però mi speraa ca pudes      sostituirat momentaneamente.

PRIMO                         Non preoccuparti per i vecchietti, se si ammalano li mandi subito   all'ospedale.

FRANCO                     Opura direttamente all'obitori!

PRIMO                         Come sei volgare, non sentirò la tua mancanza.

FRANCO                     Gnanca cl'altar!

PRIMO                         Più tardi ti lascerò tutte le direttive.

FRANCO                     Prego.

(Escono i dottori e tornano i vecchietti)

GABRIELLA              Cuma stet, Nicanore, caro? T'è pasà al mal da testa?

NICANORE                Al mal al vegn a chili e al va via a unse!

CATERINA                 Si prunt par l'ispesiun?

GABRIELLA              Sì, iè sa le undas, sema in ritardo stamatina. Ma savì ca g'ho idea che la     direttrice la sia an po' squadrista!

TONI                            E parchè?

GABRIELLA              Oh, bela! L'è tant autoritaria...

TONI                            Ma no, al la fa par rispet, la cunusi ben fin da quant l'è nata... ma figurat!

(Entra la direttrice col fischietto. I vecchi si alzano e si mettono in fila. Entra Eledoina col pappagallo riempito con aranciata)

LEONORA                  Eledoina, cosa fate? Guardate, poverina, crede di essere un'infermiera!

(Eledoina si avvicina a Toni e pone la padella)

TONI                            Ma va là, va là! Eledoina, ‘t cerca in infermeria!

(Esce Eledoina)

LEONORA                  Tutti i giorni ha una novità: sono stati i dispiaceri!

GABRIELLA              Par mi l'è stada la sclerosi!

LEONORA                  Siur ansian si prunt par l'ispezion? In riga! Siura Cocconi    stamatina è stà                                                                  catà na ciuinga tacada ala su fudreta cosa gh ala da dir par dicolpasaras ?

CATERINA                 L'è sul par inganar la fam, quant a vaghi a let sun tant lentida ca riesi gnanca         a dormar!

LEONORA                  Ma ‘l savì ben siura Cocconi, ch a v l ‘ea  prpibì da clà volta ch l’ì

                                       butada in le spasadure  insiem ala dentieratra  Se la facenda la gh es da

                                      ripetar in vedria costreta a dirgal a vosrta fiola

CATERINA                 No, a me fiola no! La saria buna da purtaram pu i ciculatin!

LEONORA                  Insomma, signora Cocconi, voi pensate solo al mangiare!

CATERINA                 Ma a cusa volla ca pensa... al principe asur?

(La direttrice passa a ispezionare gli altri ospiti)

LEONORA                  SiurarPeppini, gh i le unghie lunghe e negre,  provvedere! Caro      Toni, ‘m

                                      ‘d vedar di cicin in le urece, vulem far n’alevament’

TONI                            Provederò, carisima!

LEONORA                  Poca confidensa, Toni, si ‘d cativo esempio par ch altar ospiti ...Buon        giorno, signori, in libertà!

(Esce)

GABRIELLA              Resti dal me parer: par mi lilé l'è an po' squadrista!

TONI                            Ghi da purtar pasiensa, puarina, l'ha sufert tant da piculina quant su madar            l'è partida e la l'ha lasada cun cal perfid da su padar: l'onorevole!

CATERINA                 Se le l'ha sufert da piculina, sarà mia giusta ch'as faga subir nuantar da vec!           Par mi la g'ha bisogn d'an murus!

(Entra Maria con Franco)

MARIA                        Ma, dottore, non sono mai stata tanto brava a fare le iniezioni, non vorrei fare del male ai vecchietti!

FRANCO                     Ma niente paura, imparare è facile: guardi me, io sono tranquillissimo!

GABRIELLA              A credi ben: la ciapa l'è mia sua!

FRANCO                     Cominciamo con l'insulina. Signora Peppini, è pronta per l'iniezione?

GABRIELLA              Preferiria averla sa fata!

NICANORE                Cosa fatta, capo ha!

(Franco prende la mano a Maria)

FRANCO                     Questa mano così delicata, non può far male, scommetto che è       leggerissima!

GABRIELLA              Speraria!

MARIA                        Qualche volta mi si è rotto l'ago dentro... ho avuto una paura!

FRANCO                     Sciocchezze, può capitare! Coraggio, signorina Maria, le sono vicino. Ho   paura io? No!... E allora! Si concentri.

MARIA                        (Chiudendo gli occhi) Sembra una magia: mi è passata quasi del tutto la    paura!

GABRIELLA              E invece a mi la m'è gnida pusè!

TONI                            Curagio, par n'insulina... mia fat pregar, dai!

NICANORE                Mama, sa pudes la faria mi par ti: sa saves c'la fa bun, an faria anca dies al             dì... Chisà sa g'ho anca mi al diabete: l'è na malatia ereditaria!

TONI                            Chilù, dopu tute le cibalgine ch'al ciucia, as faria far anca le punture! Ti,    Gabriela, at se cume Molier!

GABRIELLA              Parchè?

TONI                            Oh, bela! T'è fat anca ti "Il malato immaginario"!

NICANORE                Un bel tacer non fu mai scritto!

GABRIELLA              Dai, dai, infermiera, andema cl'è mei!... Sperema ben!

(Esce Gabriella in seguita dall'infermiera, che ha la siringa in mano. Entra il fisioterapista, Marco)

CATERINA                 Caro, ch'at benedisa! M'et purtà le brios?

MARCO                       Agli ordini: cinquemila lire! (Marco le prende con la mano sinistra, poi       passa il pacchetto nell'altra mano e allunga la destra) Mancia: altre        cinquemila!

(Caterina passa altre cinquemila lire)

TONI                            Parchè fet tut cal trafic chi?

MARCO                       La mano destra non deve mai sapere ciò che fa la mano sinistra.

(In quel momento si sente un gran urlo)

MARCO                       Cusa gh'è? Cusa sucet?

TONI                            Gnint paura: l'è l'infermiera noa cl'è dre far pratica in sal deretano vec dla Gabriela!

(Rientrano Maria e Gabriella, che zoppica)

FRANCO                     Com'è andata, Maria? Fatto male?

GABRIELLA              A le no, ma a mi...! Par furtuna cl'era sul insulina, sinò lilé l'at disgaluna!

FRANCO                     Come mai?

MARIA                        Non so, ho chiuso gli occhi!

FRANCO                     Povera cara, vieni che andiamo a esercitarci con l'aiuto di un melone. (Escono)

TONI                            Robe da mat. Al vol farla esercitar cun an melun, magari serb... saria mei   ch'la drues na furma ad puina, s'la ga da furar nualtar vec!

(Entra Leonora con una signora molto elegante)

LEONORA                  Cari ospiti, permettetemi di presentarvi la signora Marchesa Campanella    Bassoponte Monferrato: era una cara amica di papà, l'onorevole Berletti,            che purtroppo ho perso da poco. Lei ora verrà ad abitare da noi, gradita   ospite di questo istituto.

MARCHESA               E' un grande piacere fare la vostra conoscenza. Spero andremo d'accordo...           sapete giocare a Canasta?

GABRIELLA              No, sul a brisculun!

MARCHESA               Mi adatterò.

GABRIELLA              Chi gh'è atar da far!

CATERINA                 S'la g'ha dal bun apetit, sarà an po' pusè dificile!

LEONORA                  Dopo fem i cunt siura Cocconi... Venga, Marchesa le voglio presentare  gli            altri ospiti della casa ,poi sarà lei a decidere  quale reparto scegliere.

                                      E uatar ‘m racomandi, ale prime note dal minueto.. tuti a let!         

MARCO                       Io sono il fisioterapista tuttofare, se ha bisogno di me... a disposizione! (Si            presenta)

MARCHESA               Lo terrò presente: grazie, bel giovine!

(Esce)

TONI                            La Marchesa Campanella! A la conosi ben... ma quala amica di papà, e ades          la vegn chi!

NICANORE                Ma dai, Toni, mia rabit: al munt, par star ben, bisogna torla cum la vegn!

GABRIELLA              Dai, Toni, cuntam, ca sun curiusa!

TONI                            L'Onorevole Berletti, me principale, l'ea spusà na putleta vivace e sensibile,           anca se da famiglia modesta, ma dopo an po' al s'è stufà: al pretendea ch'la       fases tut quel ch'al vulea lu e, sicume le l'as ribelaa, l'ha fat fin tant ch'al la            fata serar in na casa da cura par malà da ment. Par furtuna con l'aiuto d'an                                       dutur l'è riusida a scapar... So cl'è finida in America parchè l'è da dlì          che tuti i ani a riva na letra e esattamente par al compleanno da su fiola.

MARCO                       E cuma fet a saver chl'è le ca scrif?

TONI                            Cunusi la su caligrafia e al su prufum.

GABRIELLA              Ades capisi parchè t'at szè mai maridà... at szè sempar sta inamurà dla tu   padruna!

TONI                            A l'è vera...  L'era na creatura atzì semplice e sincera.Le la ‘m ciamava

                                      Antonio con al me vero nom ,’l ha mai fat gnanca me madar! A sa gh es mia                                            

                                      Vi la gamba ‘d legn o forse sul ‘n po’ pusè ‘d coragio

NICANORE                Alura: sesanta minut l'è n'ura!

CATERINA                 Ben, mi le storie rumantiche l'em fa vegnar na fam, ma na fam, da lupi!

MARCO                       Ben, alura noni andema: l'è ura dal rancio.

CATERINA                 Andema pura: a g'ho an svot in dal stomac!

(Escono, la scena rimane vuota. Imbrunisce; entra Primo e si siede sulla panchina)

PRIMO                         Forse dovrei dichiararmi perchè non ho ancora capito se siamo fidanzati    oppure no. E' meglio definire le cose... in fondo questa villa rappresenta un           capitale: quando torno mi sistemo per sempre.

(Si sente suonare il minuetto. Entra Leonora e si siede sulla panchina; Primo le prende la mano)

PRIMO                         Quanto tempo è che ci incontriamo tutte le sere su questa panchina?

LEONORA                  Due anni, cinque mesi e un giorno.

PRIMO                         Così tanto?

LEONORA                  Sì!

PRIMO                         E io non mi sono ancora impegnato seriamente con te, vero?

LEONORA                  Perchè me lo chiedi?

PRIMO                         Domani parto...

LEONORA                  Lo so.

PRIMO                         Domani parto e non so ancora se siamo fidanzati.

LEONORA                  Perchè non me lo chiedi?

PRIMO                         Ti sembra il caso?

LEONORA                  Direi!

(Mentre parlano, Leonora cerca di avvicinarsi a lui, che però si sposta fino alla fine della panchina)

PRIMO                         Vedi, cara, io ti rispetto e ti amo molto... e ti chiedo di accettarmi quale     promesso sposo.                                     

LEONORA                  Oh, caro, con gioia! A quando le nozze?

PRIMO                         Non farmi fretta, cara, anch'io ardo e smanio, e penso che al più presto, fra            tre o quattro anni, coroneremo il nostro sogno d'amore.

LEONORA                  Lo so che smani e ardi, lo vedo da come mi guardi!

(Leonora porge le labbra, ma Primo le china il viso e la bacia sulla fronte)

PRIMO                         A domani, cara. Mi ritiro per sognarti!

LEONORA                  Mi ritiro anch'io, a domani.

PRIMO                         M'accompagnerai alla stazione?

LEONORA                  Certamente, caro!

(Rimasta sola, Leonora sospira; non si è accorta dei vecchietti che hanno seguito la scena dall'oscurità)

LEONORA                  El dunque chesto l’amur?  Mah!

(Esce di scena e rientrano i vecchietti dall'ombra)

CATERINA                 No, cara, l'amur al g'ha tuta n'altra faciada!

GABRIELLA              Ecu parchè l'è atzì cativa... la sa mia gnancur cusl'è l'amur.

NICANORE                L'amur e l caghet, chi na l'ha pruà n'al cret!

TONI                            Sentì, gent, sa ghesum da cataral nualtar an murus cal va ben par le?

GABRIELLA              Sì, sì, dai, giurema da far da tut par riesar in al nostar intento. Par al ben    suo... e sopratut nostar!

TUTTI                           Sì, sì, sì!

NICANORE                Ga staghi anca mi. Ma bisogna agir cun prudensa, bisogna laurar sut'acqua.           Parchè al savì, nè... che al diaul l'insegna a far le pignate, ma mia a far i           querc!

FINE I ATTO
II ATTO

(In scena tutti i vecchietti. Entra Eledoina con la ruota di scorta di un'auto, in testa un cappello con visiera girata e una chiave inglese in mano)

TONI                            Varda l'Eledoina, ogi la cred da esar an mecanic!

(Eledoina cerca di svitare il naso di Toni)

TONI                            Ueila!

GABRIELLA              La cret cal sia an bulun.

(Entra Marco)

MARCO                       Sera dré ca cambiava la roda ala machina, giri i oc e l'è sparida. Oh!           Eledoina set stada tì? Andema, andema ca t'am iuti.

(Escono)

GABRIELLA              Roba da mat!

NICANORE                Al manicomio l'é scrit at fora!

(Toni ritira la posta e Caterina legge il giornale)

TONI                            Ogi l'è al compleano dla direttrice e puntualmente eco è rivà la lettra da su            madar dl'America. Ma varda che strano, questa la riva da Milan.

CATERINA                 Varda chi s'è masà n'altar putel. L'è sa al ters st'smana. Quant a lesi cle robe          chi am vergogni an po'.

GABRIELLA              E parché?

CATERINA                 Parché sun vecia e inutile saria mei cl'à fnes mi putost da cla bela giuventù            chi.

TONI                            Ricordat Caterina che nuatar vec rubem gninte a nisun. Questa l'è la nostra           vita: unica e iripetibile. Vardè, mi pensi che ogni esistensa l'è cume un   libar, uno al ga tante pagine uno ac n'à poche. Tuti i cunus la prima pagina e           nisun a pol saver quala sarà l'ultima. Quant però ghé scrit fine as sera al       libar e buona notte.

GABRIELLA              Cume libar ti Toni at pudresi esar n'enciclopedia: at sè tut.

CATERINA                 Mi an piasaria esar al Cucchiaio d'Argento opure i "Consigli da Suor          Germana", gh'é sempar su dle bele ricetine!

NICANORE                E la diretrice che libar saresla?

GABRIELLA              La "Bisbetica Indomata".

CATERINA                 L'è tri mes ch'é partì cla specie ad murus par Viena e sema gnancur sta bun

                                      da catar an sistituto! Em pruà cun al later, al furner: macchè, nisun a buca.

GABRIELLA              Mi avria pensà a Franco al duturin, cusa dzì?

CATERINA                 Credi mia cl'à vaga. Gò idea ca ac piasa l'infermiera: la Maria!

NICANORE                Tentar non nuoce.

(Entra il dottor Franco)

CATERINA                 L'è chi!

FRANCO                     Come stanno i miei nonetti preferiti!

TONI                            Bene grasie e i'ospiti da chiatar repart coma stai?

FRANCO                     Stanot é mort nisun!

(Tutti l'osservano interessati. Toni s'avvicina e gli mette una mano sul braccio)

TONI                            Alt: l'è alt.

GABRIELLA              Giuan l'è giuan e al ga la belesa dl'asan. Al ga la su laurea!

TONI                            (rivolto a Nicanore) Cusa disat: a val ben!

NICANORE                Mi diria da sì. D'inveran e d'istà di cuiun gn'è sempar stà!

FRANCO                     Cusa tramè as pol saver?

GABRIELLA              Et mai pensà da sistemat, da catat na murusa?

FRANCO                     A stac tant ben acsita.

TONI                            Nuantar em pensà che ti ‘t saresi l'om ideale par la diretrice

CATERINA                 Che bela copia cla saria!

NICANORE                Dio ià fa e pu ià cumpagna.

TONI                            Et mia vist cum la vardava stamatina?

FRANCO                     Ma se stamatina l'ho gnancur incuntrada. Ti caro 't sè mat.

NICANORE                Par cunusar an mat gh'an vol n'antar pusè mat.

FRANCO                     Gò idea da cercam n'altar post da lavoro, sinò uatar an fè andar al manicomio!

(Entra la direttrice: Franco la saluta e la guarda intensamente)

FRANCO                     Buon .... giorno ... signorina!

LEONORA                  Cosa c'é da guardarmi in questo modo dottore, sembra inebetito!

(Leonora batte le mani)

LEONORA                  Sveglia non la pago per star lì a poltrire, scattare scattare!

(Il dottore si mette sull'attenti)

FRANCO                     Agli ordini!

LEONORA                  Signori ‘ v cati indurmens stamatina veglia! Siora Cocconi ‘m par ch l ha

                                      gh abia al mus stamatina .Com ela ? S l’ha gh ha di reclam ‘d far la parla                                                                  pura. Chi sema in democrasia!                                                           

CATERINA                 E lura ci dico che sono lentida e che il cibo é strasso e insufficente.

LEONORA                  Mi ‘l faghi lo par ‘l vostar  ben. A na certa età bisogna magnar roba alsera e

                                      nutriente

GABRIELLA              Sì però la minestrina la par na panadela.

TONI                            Al secund l'è pegio. Al par n'impastà par i'oc.

CATERINA                 L'acqua l'è quela dla trumba e gh'è gnanca un po' ad vin par culurarla.

LEONORA                  Il vino è nocivissimo.

NICANORE                Al vin l'è al late di vec.

LEONORA                  Ma uatar si mia vec , ma ansian  ,e alla vostra età bisogna levar su da         tauola con lo stomac leger.

CATERINA                 Mi posi anca capir: Ma quant a levi su da taula a gò al stomac tant liger can           par d'aver magnà di cristeri.

LEONORA                  Cara la me siura  Coconi, credi  che gh avrò da catav fora na dieta

CATERINA                 Ma l'è l'unica! Questo al sarà mai vera. Nisun, gnanca i me marì iè mai riesì            a fam far la dieta.

FRANCO                     Ma quanti marì gala vì, siura Caterina?

CATERINA                 Trì e mes!

FRANCO                     Ma cume trì e mes?

CATERINA                 E' uno l'era tant picul cal pesava si e no quaranta chili.

GABRIELLA              Quatar marì? Ma Caterina t' sè propria sempar stada sgurda in tut.

CATERINA                 Ma cat, a ghea la stala e la tera da far andar e an marì an custava men che n'ubligà.

LEONORA                  Andema cari ospiti, par uatar chesta l’è ura dal bagno!

CATERINA                 No al bagno con l'acqua, no!

GABRIELLA              L'è la gent rusna cla s'lava, quei net i fa sensa!

NICANORE                Chi vol star san as bagna poc la testa, men i pè e tant le man

LEONORA                  Cosa vulì ch ‘ v lavia a sec con la benzina? Posi mia’m gnaria la tentasiun d ‘inpisar ‘n sunfanel e daf foc  e adio! Andema sù sù. Toni, pù tardi  gh ho        ‘d parlat in privà

TONI                            Agli ordini.

LEONORA                  Avanti in riga, scatar! Uno due, uno due...

(Mentre escono incolonnati...)

GABRIELLA              Resti dal me parer, chi lè l'è an po' squadrista.

(Rimane in scena solo il dottor Franco. Entra un signore che è la copia perfetta del dottor Primo che torna al portone e guarda la strada con aria preoccupata)

FRANCO                     Oh Dottor Primo! Già di ritorno, che sorpresa!

SECONDO                  Abbassi la voce, non sono il dottor Primo, sono il suo gemello Secondo.    Non c'è, ho bisogno di aiuto.

FRANCO                     No, si trova all'estero!

(Secondo si accascia su una sedia)

SECONDO                  Alura sun propria ruinà. Lu chi el?

FRANCO                     Mi sun al culega da su fradel, sa posi far quel mi? Mi al cunusi sal! Lu al   fao l'asistente al'università quant mi s'era laureando in medicina.

SECONDO                  Un secul fa. Al senta am bastaria avec an po' d'ospitalità par ‘n per da       giuran: gò da far perdar le me trace.

FRANCO                     Sl'è i ni guai cun la lege...

SECONDO                  Magari ... sun i ni guai cun an bos parché sun stà drè a su muier e lu,cl'è     gelusisim al l'è gnì a saver. A gò da spetar an po' ca’ s calma le acque.

FRANCO                     Parchè as fal mia asumar momentaneamente dla diretrice, l'è la murusa da             su fradel Primo, l'ac negaria mai an piaser. E mi gavria n'aiuto cun cla             squadra ad vec chi, ch'im fa dventar mat.

SECONDO                  Ma mi sun an specialista in psichiatria infantile.

FRANCO                     Ma al va benisim, i vec iè cume i putin.

SECONDO                  Ma cuma faghi, posi mia fam ricunusar.

FRANCO                     M'è gnì n'idea, ma ades, dai,  as nascunda cl'è drè ca riva gent.

(Entrano tutti i vecchi: Caterina ha il vestito indossato alla rovescia)

GABRIELLA              Ma Caterina et mia vist cat ghè al vestì al'arversa?

CATERINA                 L'è vera, as vet che al bagno al ma indebolì ancur di pù la ment.

(Esce Franco ed entra Marco)

MARCO                       Bhe cari i miei nonnetti, mi ho fnì al me turan, af saluti e vaghi a casa prima          che l'Eledoina la ma smunta na qual guma.

GABRIELLA              Aspeta an mument.

(I vecchi si avvicinano e l'osservano)

CATERINA                 Bel giovane muscoloso.

GABRIELLA              Robusto.

MARCO                       Ben, mi vaghi. Il tempo è denaro.

CATERINA                 Aspetta (E gli allunga 5000 lire).

MARCO                       Cinque minuti.

GABRIELLA              A 't sè car par le spese.

TONI                            Cusa pensat dla diretrice?

MARCO                       Gò propria da diral?

TONI                            Sì.

MARCO                       Ma guol atar 5000!

(Toni gli dà 5000)

MARCO                       Ben af dirò: la diretrice l'è l'unica persuna al mund cla an fa paura!

NICANORE                E se nuantar ghesum da darat na bela mancia: ti saresat mia dispost a esar             carin cun le? Ma na mancia grosa cun tanti 000

MARCO                       Vardè, gnanca par tuti i 000 dal mund, l'am fa paura. Punto e basta, a vaghi

(Marco esce)

NICANORE                Vadi vadi, chi ha tempo non aspetti tempo.

(Dalle stanze interne entra un signore tutto vestito di nero)

GABRIELLA              E chilù d'in du vegnal?

CARONTE                   Vengo dalle stanze interne, sono andato a far visita agli ospiti degli altri    reparti.

GABRIELLA              Gal an qual parent chi?

CARONTE                   No, per me gli ospiti di codesto istituto sono ugualmente cari e a tutti        riservo il medesimo trattamento.

CATERINA                 (Fa le corna) Par ades speri da no.

NICANORE                L'om propon, Dio dispon.

GABRIELLA              Andaresal mia ben par la diretrice chilù, riservato, fine, elegante.

TONI                            Set mata, set che mester al fa chilù?

GABRIELLA              Mi no!

TONI                            Al fa al rapresentant dle pompe funebri: a l'è Remo Caronte, titolare          dl'agensia "Dolce Riposo"!

CATERINA                 S'as staca cun la diretrice, quela 't sè mia da cosa la saria capace pur da      cuntentaral!

TONI                            Adritura! Da putina l'era n'angil.Beh ,da granda ‘n po’ men,

                                      colpa dl’onorevole

CARONTE                   V'interesa un'uferta speciale: Compri due paghi uno!

CATERINA                 No, mi m'interesa sul roba da magnar.

CARONTE                   Guardate che è un'occasione unica: do casetine fate come si deve anca s'iè            mia al'ultima moda i è robustisime.

TONI                            I è mia l'ultima moda?

CARONTE                   No, quel no però ...

TONI                            Alura la voi mia. Mi la voi al'ultima moda ma mia quela da ades, ma quela             ca gnarà fra an bel po' d'ani!

CARONTE                   Come voleteVerrò presto a far visita alla signorina direttrice, devo parlarle.

NICANORE                Quela  l'è mei ca slà dismenga. L'è sa impegnda !

(Esce Cheronte)

CARONTE                   Buona notte e lungo e felice riposo.

(Tutti fanno le corna)

TONI                            Che menagram lilù, men al vedi e pusè a staghi ben.

(Entra Eledoina con un segaccio)

GABRIELLA              Varda l'Eledoina la crd d'esar an marangun!

(Eledoina si china vicino a Toni e fà sogno che vuole segargli la gamba)

CATERINA                 Puareta la vet ca 't camini mal e la vol spersat le gambe

TONI                            Ma la puarina!

(Eledoina delusa esce)

NICANORE                Mama m'è gnì an mal da pansa!

(EntraMaria)

MARIA                        Buona sera cari vecchietti Ma per lei caro Nicanore è errato dire vecchio: lei          è giovane.Come mai si trova in questo istituto?

NICANORE                Cusa vola a godi poca salut,me fradel l'era stuf da vedar di dutur par

                                      casa e al m'à mandà chi cun me madar 't sì go al dutur comud.

MARIA                        Che peccato : una persona così fine e gentile meriterebbe di star bene.

TONI                            Forsa Nicanore dic ala signorina la malattia del giorno.

MARIA                        Non si sente bene?  Mi dica i sintomi.

NICANORE                Prima gh'ea al mal da pansa, ades m'è gnì al mala gula. Gò anca an po' ad raspin. (Nicanore tossisce)

MARIA                        Sento bene, venga con me che le faccio fare un po' d'areosol con    l'antibiotico.

NICANORE                E' un invito irresistibile, vengo subito!

(Maria e Nicanore escono)

TONI                            E brao Nicanore at vedrè che la signorina la 't fà dismengar i pruerbi

GABRIELLA              Vuria mia che lilè la fos na caciatrice di dote. Al me Nicanore con i util dla           nostra dita che su fradel ac deposita in banca l'è migliardari!

TONI                            E lu cui migliard as cumpatis a star cume an povar vec?

GABRIELLA              Chi as senti sicur.

TONI                            Gabriela at sarè mia par caso na rundanina ca insegna mia a vular al su       rundani par paura da perdal?

GABRIELLA              Ma no, cusa disat!

TONI                            Bhè! Mi vaghi a vedar an po' ad televisiun.

GABRIELLA              Anca mi, andema!

CATERINA                 Mi vaghi ad indrisam al vestì.

(Uscendo incontrano la direttrice)

LEONORA                  Toni devo parlarti.

TONI                            Agli ordini.

LEONORA                  Stamattina è arivà cla letra chi, set qualcosa da chi m’ha scriv?

TONI                            Posi dla su siura madar: la riva ogni an esatamente par al su compleano,     signorina Leonora.

LEONORA                   Questa l’è na busia ,e anca quel ch a gh è scrit is slà letra iè tute fantasie

                                      Mi ho mai ricevì nisuna letra da ch la persona lì!

TONI                            Parchè fin a l'an pasà l'era su padar, l'onorevole ca ritirava lapota.

LEONORA                Che vorrest dire?Che me padar l’onrevole ‘s comportaa in manera

                                    meschina?    ‘T s’è fals, Toni coma fet a calugnar csì ‘l ricordo cristallino

                                    di mio padre ,l'onorevole!

TONI                            Ben sat vo saver la vrità l'è che l'onorevole l'era mia tant onorevole, al na   fat 

                                      da cote e da crude

LEONORA                  Cioè?

TONI                            Cioè , dmandagal al bela Marchesa Campanela, amica sua.             Mi su mia   cosa ‘l t’ha dit tu padar ma la siura Speransaa l’era na santa dona Questa tal giuri mi in sl'unica      gamba sana ca gò!

LEONORA                  ‘Ts’è sensa prudensa,  t’ascolti gnaca un minut in pù!

(Leonora esce)

TONI                            Brava, scapa scapa.

(Suonano al portone. Toni va ad aprire ed entra una signora veletta)

TONI                            Buona sera signora, cosa desidera?

SPERANZA                 Ela quasta "Casa Felicità"?

TONI                            Sì, chi cercla siura?

SPERANZA                 Su gnanca mi, forse la me casa.

TONI                            Cume?

SPERANZA                 Ma Antonio am ricunusat pu?

TONI                            Oh siura Speransa! Ela le? Che surperesa! Quant temp! Che piaser vederla;           stamatina è rivà la su letera ed è suces al finimondo, l'è la prima che        Leonora la ricev. Quant ghera su padar gh'ià butava sempar via.

SPERANZA                 Che ingenua son stada, dovea imaginarmal. Apena ho savì cl'era mort sun             turnada, voi vedar me fiola almen na volta: gavrò al dirito! Ma cum'ela? Ela bela? L'è diventada una persuna meravigliosa cume la prumetea da     piculina?

TONI                            Povra Leonora, la gà mai vi na vita facile con l'onorevole e da quand le l'è             andada via l'ho pu vista ridar na volta.

SPERANZA                 Dovea imaginarmal, ma l'era tanta la paura da me marì che da ml'es trovà davanti credi che saria morta. Dopo la me fuga dla clinica psichiatrica, in         America sun stada malada tant temp, ma credam Antonio u mai pasà n'ora        dla me vita sensa pensar a Leonora. So che su padar l'adorava e sperava cla             mes dismengà par al su ben.

TONI                            Cuma la sa sbagliava siura Speransa, l'onorevole l'ha sempar seguida sì, ma            adorarla ... Lu l'adorava sul al su orgoglio, e uno 'tsi al pol mia insegnar a          vuler ben.

SPERANZA                 E ti at vuresi dir che me fiola la mai imparà a vuler ben? No l'è me fiola,    questo al pol mia esar.

TONI                            Sì invece, l'è infelice e biasimada da tuti.

SPERANZA                 Ben ades sun chi mi e voi metac rimedi.

TONI                            Ma la pol mia presentas acsì, bisogna preparar al teren.

SPERANZA                 Ma le l'an cunus mia, an farò pasar par na siura ca vol sogiornar chi.

TONI                            Ag vol prudensa, gh'è anca la Marchesa Campanela chi.

SPERANZA                 Maledeta, ancura le?

(Entra Leonora)

LEONORA                  Toni son gnida a dit che... Ma chi è questa signora?

TONI                            Non so, cercava lei. Signora questa è la nostra signorina direttrice

(Speranza si alza e guarda a lungo Leonora e poi si scuote)

SPERANZA                 Sono la signora Grandi. Mi hanno parlato molto bene di questo istituto: c'è           un posto libero?

LEONORA                  Venga signora, venga a parlare nel mio studio.

(Mentre escono, Toni fa gesti per indicare a Speranza d'essere prudente; quindi esce pure lui. Entra Franco con fare circospetto e apre lo sgabuzzino e fa uscire Secondo)

FRANCO                     Ades vegni fora ca ghè nisun e asculta la me proposta.

SECONDO                  L'era ura, u ciapà na stufada la dentar. Ben dim.

FRANCO                     In breve: ti tat fé pasar par tu fradel atsì at sè al sicur e mi gò n'aiuto par al            me laoro.

SECONDO                  Intant ca s'era nascost u sentì i discurs da chi povar vec chi e ho capì chi ga           bisogn d'aiuto e sun tentà d'acetar. Ma stimola anca al caraterino dla murusa          da me fradel e tentar da dumarla l'è na sfida trop stimolante par puder           rinunciar.

FRANCO                     E alura?

SECONDO                  (Allunga la mano) Alura aceti, però nisun a ga da saver gninte.

FRANCO                     Sì, però ghema da cercas an qual complice: Toni, presempi l'è fidà e pu l'è             quel ca ritira la posta e sa riva na qual letera da Viena la va intercetada.

SECONDO                  Ok!

FRANCO                     Vaghi a cercar la diretrice, am racumandi: ti at vegni da Viena, atszè andà lì          par studi ma tszè turnà prima parchè tszeri stuf. A, la diretrice las ciama         Leonora.

SECONDO                  Al so, lasa far a mi

(Entrano Franco e Leonora seguiti dai vecchietti)

LEONORA                  Primo! Che sorpresa.

SECONDO                  Leonora amor mio, ogni giorno era un'eternità lontano da te.

LEONORA                  E il progetto sull'eterna giovinezza?

SECONDO                  Macchè proget dla eterna giovinesa, mi la giovinesa la voi vivar ades                 ‘                                   Ch sarà da far tanti cambiament, Voi vedar chi vecin chi  pu alegar Dman   farem butar su’il mur ‘d  cinta! Dobbiamo festeggiare: caviale e     champagne per tutti!

CATERINA                 Mi an cuntentaria d'na superina ad turtei!

LEONORA                  Ma caro, un po' di contegno.

SECONDO                  Ma quale contegno, vieni con me che voiti voi salutar mei . 

                                      A proposit cara ciamam Secondo ‘n pias di pu’

LEONORA                  Come vuoi, tesorone!

(Secondo e Leonora escono; da fuori si sente)

SECONDO                  Cara, cara la me stelasa!

TONI                            Che cambiament! Nicanore 't faria ben an po' ad Viena anca a ti!

(Entra l'Edoina con una canna da pesca)

GABRIELLA              Stasera sema in sla pesca!

(Eledoina si avvicina a Toni e cerca di piantare l'amo sulla sua camicia)

TONI                            La gl'à sempar cun mi.

FRANCO                     La ta ciapà a l'amo, Toni. As vet ca t'ac piasi.

TONI                            Ma la credarà mia ca sia 'n bransin?!

FINE II ATTO


III ATTO

(Entrano i vecchietti in tuta saltellando a tempo di musica,Toni con fatica per via della gamba di legno. Insieme a loro c'è anche il fisioterapista che fa da istruttore)

TONI                            Tarchè minuetto.

MARCO                       Bravi nonnetti avete percorso tutto il cortile di quasi corsa. Ha ragione il   dottore, il movimento fa bene anche agli anziani.

GABRIELLA              Gò mal dapartut.

CATERINA                 Mi a curar m'è gnì na fam!

NICANORE                Mi a son tut sudà, vuria mia ciapar dal mal: lè mei can quacia. La prudensa            lè mei tropa.

TONI                            Mi an fa mal la gamba

(Mentre fanno questi discorsi Marco massaggia le spalle alle signore)

MARCO                       Speta ca ac faghi an masagio anca a lu.

(Marco si china a massaggiare la gamba di legno di Toni)

MARCO                       Signor Toni: che bel muscolo sodo.

TONI                            Credi ben ca ghè an bel muscol dur: a 't sè dré ca tam masagi la gamba ad             legn!

MARCO                       L'è vera, che stupid ca sun! Gninte mancie par ogi?

(Tutti dissentono col capo)

MARCO                       Vaghi in palestra, se qualdun vol iscrivas al torneo da calcio mi sun là.

(Esce)

CATERINA                 Che sanguisuga lilù.

GABRIELLA              Da quant al dutur Primo l'è turnà da Viena al par n'atra persuna. Ghè pusè             libertà e as difendi sempar cun la diretrice.

CATERINA                 Lè vera, as mor pu ad fam e 't pasa anca an qual lucot da vin.

NICANORE                Par mi l'è gnì mat.

GABRIELLA              Parché caro?

NICANORE                Al ma dit cal vol ca vaga al Caravel cun la signorina Maria, l'infermiera.

GABRIELLA              Gninte da pusè ridicul.

NICANORE                Al scers lè bel fin clè curt.

TONI                            Sentì, mi gla faghi pu a tasar: a gò an segreto da svelaf, però ghi da giuram           da tasar.

GABRIELLA              At po star sicur cun nuatar, dai parla.

CATERINA                 Sì, sì, dai, che bel, mi an pias i segreti.

TONI                            Al dutur Primo l'è mia al dutur Primo, ma l'è al dutur Secundo.-

GABRIELLA              Ma al savema che ades al vol fas ciamar Secundo parchè al dis clè stuf da             esar sempar Prim.

NICANORE                Chi è Prim al va mai via sensa.

TONI                            Tasì! Al dutur Primo quel clè andà a Viena l'è mai turnà, questo l'è su fradel          smel ca ciapà al su post par far un scers ala diretrice.

GABRIELLA              Ma dabun?

CATERINA                 Eco parchè al vol fas ciamar Secondo, a l'è al su num!-

TONI                            An racumandi: silensio, nè?

NICANORE                Da parte mia: acqua in bocca!

GABRIELLA              Analisando ben speri che clatar al turna mai pu.

NICANORE                A proposit d'analisi: chissà s'è rivà la risposta dle me analisi. Al dutur        Secundo an n'à fat far almen an sentuner.

GABRIELLA              Cat, at ghè sempar al mal da stomac.

(Entra Caronte)

CARONTE                   Felice giornata.

GABRIELLA              Va chi ghè, tuca fer!

CATERINA                 'T garè mia n'altra uferta speciale, ne?

(Caronte s'avvicina a Caterina, le mette una mano sulla spalla e le tocca la testa)

CATERINA                 Però, cum l'è fetus, nè?!

GABRIELLA              Ma qual fetus, vedat mia cl'è dre tor le misure!

CATERINA                 La puarina...

(Caterina si scosta)

CARONTE                   Non è vero, sono sinceramente affezzionato alla signora Caterina Cocconi,

                                      mi ricorda tanto la mia povera mamma.

CATERINA                 A si, ghevla sempar fam anca le?

CARONTE                   No, ma si chiamava Caterina come lei; quando mi ha lasciato l'anno scorso,           ho pianto tantissimo.

TONI                            A credi ben ca t'abi sigà: quel lì l'è sta l'unic funeral indù tè cucà gninte!

CARONTE                   Come siete maligni, che linguaccia, proprio non sapete trattenervi.

NICANORE                Cusa volal fac caro al me siur Caronte, caran ca cres na la pol star ferma,

                                      caran ca cala na la pol tasar!

CARONTE                   Può essre, ma io desidero sinceramente esservi amico: cosa devo fare per   essere un tantino benvoluto da voi?

GABRIELLA              Na roba sul: cambiar mester!

(Caronte esce sconsolato)

(Entra la signora Maria col dottor Franco e con Speranza)

MARIA                        Buongiorno a tutti. Signor Nicanore le ho portato le vitamine quelle           speciali.

NICANORE                Proprio gentile. E' rivà la risposta dle me analisi?

(Il dottor Franco nel frattempo controlla il battito dei polsi dei vecchietti)

FRANCO                     Tutto bene. An po' da pasiensa, gli esami i riva a mumenti.

MARIA                        E allora signor Nicanore quando andiamo a ballare?

NICANORE                Le la ga voia da scersar signorina Maria. Ma le saresla disposta dabun        d'andar fora cun an povar malà cume mi?

MARIA                        Anche subito. Ma lei non è malato! E poi è una persona dolcissima

TONI                            Al credi ben; al ga ancura tut al mel ados.

FRANCO                     Signorina Maria parchè vegnla mia cun mi invece ch'aspeti altar.

MARIA                        No grazie, le persone troppo sane non mi interessano. Nica più tardi verrò a           prenderla per l'aereosol.

NICANORE                Speti atar!

(Esce Maria con Franco ed entra la signora Marchesa Campanella)

MARCHESA               Buongiorno desiderate fare una partita a scopa con me?

TONI                            A scopa no, ma sla vol pudem sugar a briscola.

MARCHESA               Va bene, vuole essere la mia compagna signora Speranza?

SPERANZA                 Perchè no?

(Si siedono intorno ad un tavolo Toni con Caterina e Campanella con Speranza; Toni mescola le carte)

SPERANZA                 Cum'ela siura Marchesa cla vol star cun mi cla ma sempar sugà a cuntra?

MARCHESA               Ma a volte uno si rivede e poi il tempo supera gli eventi.

SPERANZA                 Quel lè vera ma quant uno fa na carugnada al temp al supera l'asiun ma la carugna la resta.                                     

TONI                            Ghet mia na briscula Caterina?

CATERINA                 Si, ma l'è grosa!

TONI                            Fa i stes: butla!         

(Caterina cala l'asse di denari)

TONI                            Ma Caterina quel lì l'è an carac?

CATERINA                 Ma l'è la checca cla ciapa tut.

TONI                            La ciapa tut quand a ghè in taula denari, ma quand ghè in taula bastun ac vol al bacianel: quel gros!

CATERINA                 Ho capì, ac volea la pianta! Ma cat, a ghea sul la checca e dle chicchere

TONI                            Chicchere?

CATERINA                 Ma sì, i bicerin.

TONI                            Ah! le cupe, ma sta tenti Caterina.

MARCHESA               Lei non crede signora Speranza che quando uno sbaglia e si pente debba   avere un'ultima chances.

SPERANZA                 Cuma fal cal proverbi Nicanore? "L'è inutil serar ..."

NICANORE                L'è inutil serar la stala quand i bo iè sa scapà.

SPERANZA                 Bravo quel.

CATERINA                 Gò an carac.

TONI                            Vinsi mi, butal.

(Caterina getta una carta)

TONI                            Ma Caterina quela lì l'è l'as da briscula?

CATERINA                 Cuma atsè dificil at va mai ben gninte, mi soghi pu.

TONI                            Gnanca mi.

NICANORE                Le carte i è dal diaul.

(Entra Leonora con un grosso cartello dove sono elencati vari tipi di attività)

LEONORA                  Ecco fatto!

(Entrano anche il dottor Franco ed il dottor Secondo con alcune cartelle mediche)

LEONORA                  Ecco ‘l cartel l’è  a post. Chi vuol partecipar ‘s  pol iscrivar in palestra        dal sior Marco.

CATERINA                 Quel lì cume minim al vol 5000 franc d'iscrisiun.

LEONORA                  Ma no, è tut totalmente gratuì

(Toni s'infila gli occhiali e legge)

TONI                            Torneo di calcio, lezione di inglese, educazione sessuale. Credi che            m'iscrivarò al torneo da calcio

LEONORA                  Ma Toni sa ‘t tiri con la ganba sana, con cosa stet su?

TONI                            A ghea mia pensà; ben m'iscrivarò ai corsi di educazione sessuale.

LEONORA                  Bravo!

GABRIELLA              Ma scusa, dim, che educasione sesuale sarà mai utile a nuatar vec?

CATERINA                 Ma forse insegnarà a cambias al panolone. Mi m'iscrivi a le lesiun d'ingles e           le Speransa?

SPERANZA                 Mi pensi ca partirò al pu prest posibil.

CATERINA                 Che pecà.

(Escono tutti meno Secondo, Leonora e Franco)

SECONDO                  Sentì che idea mè gnì?

LEONORA                  Santo cielo sei un vulcano, sempre nuove idee.

FRANCO                     I è valide però. U nutà in i ansian un forte aumento da vitalità.

LEONORA                  Sentiamo dunque tesoro

SECONDO                  Tesoro te

LEONORA                  No tesoro a te

SECONDO                  Ma se ti dico tesoro a te

FRANCO                     Tesoro tuti du: vot parlar

SECONDO                  Ben savì che Nicanore pur essendo san l'à sempar fat na vita da malà?

FRANCO                     L'è ipocondriaco.

LEONORA                  E allora?

SECONDO                  E alura se nuantar ghesum da fac credar d'esar malà dabun forse al guariria           dla su paura ad malas.

LEONORA                  Magari con l'aiuto dla signorina Maria: ho notà un certo      interes! !Ma

                                      ‘f par mia ‘n po’ trop riscius?

FRANCO                     An po'riscius? L'è na bumba. Forse però as pudria tentar: sla smet mal ag   dzema ca ghè sta an scambio da cartele.

LLEONORA                E su madar, povreta ch l’a gh è ‘t sì fesiunada.Com la ciaparala?

SECONDO                  Avvertirla sarà compit tuo.La Capirà ch a ‘l fem par il su ben e la sarà        contenta.

LEONORA                  Proviamo tant cosa  gh em da perdar?

FRANCO                     Magari mi forse gavrò la Maria da perdar, vaghi a parlar cun le.

(Franco esce)

LEONORA                  Perchè ieri sera  sei mia gnì ala nostra  solita  panchina?

SECONDO                  Scusa ma gh ea  l'emicrania.

LEONORA                  Mia sercar scuse: cosa gh è ch a  va mia?

SECONDO                  So mia gh ho da far ‘n po’ d’ordan in le me idee.

LEONORA                  A capisi mia ….....

SECONDO                  Dim la verità ‘t piseo di più prima ch a partes prr Viena opura ades            dopo’il me ritorno?.

LEONORA                  So miaPrima ‘d parta fra nuantar gh era’n raporto  tiepido ma rispetus      

                                       al tu ritorno ‘t s’è talmente canbià ch ‘t pari dventà n’altra persuna

                                       La tu pasiun l’ha ‘m fa paura

 SECONDO                 Mi spiace cara, ma questo è l’amore Ura ‘t ha ‘m cerchi  e pu’ t ha scapi.

LEONORA                  Cerca’d capim Secondo:  so mia sa pudrò  dat quel ch a vò da me. Per na 

                                      Sol ho provà ‘n sentiment totale , me madar però le la m’ha lasà

                                      Su mia sa saria in grado da suportar  n’altra delusiun1

SECONDO                  ‘Lo so cara e ‘m  dispias tant però l’è ora ch t ciapa  una decisione: amami             o lasciami.!

(Speranza e la Marchesa hanno assistito in silenzio alla scena. Rientrano anche i vecchi)

CATERINA                 Dman ale sinc gò lesiun d'ingles.

(Secondo fa segno a Leonora di uscire con Gabriella; intanto entrano Franco e Maria)

MARIA                        Sì ho capito dottor Franco.

FRANCO                     Mi raccomando.

(Il dottor Secondo si siede accanto a Nicanore)

NICANORE                E' i me esam?

SECONDO                  Caro signor Nicanore devo darle una brutta notizia.

NICANORE                Cum'ela? Sarò mia malà da bun par caso.

SECONDO                  Non se l'aspettava vero?

NICANORE                Saro senpar tut negativo, ma mi al savea che prima o dopo 'm saria malà!

SECONDO                  Purtrop sì e la cura da chesta rarisima malatia ‘s pol mia far in ch l’istitut chi

NICANORE                E cusa an cunsilia: la Svisera, l'America; an diga cusa gò da far. Ma ... cusa           'm resta da vivar?

SECONDO                  Un anno, due purchè viva all'aria aperta: mare montagna crociere e in buona          buona compagnia.

NICANORE                E che num gala la me malatia?

SECONDO                  Rarissimun Raro Unicom.

NICANORE                Mai sentida numinar. Al par al num da an liquor........Però..n'an

                                      du... Ben voi divertim!

MARIA                        Mi spiace tanto.

NICANORE                Signorina Maria in un prossimo futuro vorrei invitarla a cena e

                                      a ballare... va bene stasera?

MARIA                        Con piacere Nicanore!

(Entrano Leonora e Gabriella)

NICANORE                E domani...

MARIA                        E domani?

NICANORE                Domani le valige e via. Casablanca, Parigi, Onolulo champagn.

                                      Ta spusi Maria farò da ti na siora e ti 't farè da mi n'om, finlmente!

                                      Dim da sì opura... si!

MARIA                        Sì , sì ,sì!

TONI                            Avria mai dit che a na persuna gh avria fat acsì ben na malatia!

GABRIELA                 Nicanore caro cusa fet ! Propria ti ca 't cunusi 't sì ben i pruverbi:

                                      "Uva fich e mlun ognun ala su stagiun"!

NICANORE                Ma mama mi an pias le primisie!

GABRIELA                 M vedat mia cuma l'è givna, la pudria esar tu fiola!

NICANORE                Ma mama cuma pudresla esar me fiola ca gu mai vi gnanca la murusa!

                                      Mama lasam andar che i ani a gh i ho!

GABRIELA                 E sia! Sl'è questo c'at vo!

(Nicanore si china a baciare la madre poi cinge la vita a Maria e mentre escono....)

NICANORE                Vieni Maria il paradiso può attendere, io no! Addio a tutti.

                                      Andiamo: prima tappa...

MARIA                        La felicità.

(Escono. Franco stinge la mano a Secondo che esce)

FRANCO                     Esperimento riuscito.

GABRIELA                 Bela roba , intant mi u pers al me putin!

LEONORA                  Ela mia contenta da vedar su fiol finalmente felice?

                                      La vegna con mi siura Peppini ch’n  parlemo.

(Si appartano)

FRANCO                     Signorina direttrice, quat rivla la noa infermiera?

LEONORA                  Al pu prest:a s pol mia fan a men

FRANCO                     Certo!

(Esce Leonora)

(Suona il portone ma nessuno va ad aprire. Franco aspetta un attimo e po va ad aprire)

FRANCO                     Chi ghè mai nisun ca va a versar.

PRIMO                         Che bello tornare a casa.

FRANCO                     Mamma cara!

CATERINA                 E' turnà al brustul, che fritada.

PRIMO                         Non siete felici di vedermi?

FRANCO                     Oh! 'Na mucia! (Rivolto a Toni) Cusa fema?

TONI                            'C pensi mi. Siur Primo meno male l'è rivà, chisà cuma la sarà felice la        signorina Leonora, puarina l'è in presun.

PRIMO                         In prigione e perchè?

TONI                            Ghè scadì l'ipoteca in sla casa, l'è piena d 't debit, ormai la pers tut 'tsì l'è   dventada mata e la dat foc al'Eledoina; ma meno male clè rivà lù e 't sì sdarà      na man a tuti.

(Si sente la voce di Secondo fuori campo)

SECONDO                  Dotor Franco, dotor Franco.

FRANCO                     Vaghi, l'è l'uficial giudisiari.

(Franco esce precipitosamente)

PRIMO                         Che strano, per un attimo m'era parso di udire la voce di mio fratello.        Impossibile. Bene, vedo: il mio treno parte fra poco, salutatemi tanto tutti.

TONI                            Ma indù val, parlal mia cun l'uficial giudisiari?

PRIMO                         No, no non posso...

TONI                            M'al vegna chi, indù val...

(Primo esce di corsa)

GABRIELLA              Bravo Toni, ta 't sè salvà la vita.

(Rientra Franco)

FRANCO                     E alura?

TONI                            L'è andà tant fort ca vedea gnanc la sala

FRANCO                     E se dovesse tornare?

GABRIELLA              Par mi quest l'è l'unic post in dua lilù as farà mai pu vedar.

CATERINA                 Al ghea na presia.

FRANCO                     Meno male! Su none 'ndema a pruvar la presiun: dopu n'emusion dal genar...

                                      vures mia duver ciamar al siur Remo Caronte!

(Escono Gabriella e Caterina insieme al dottor Franco e rientra il dottor Secondo)

SPERANZA                 Siur dutur Secondo o Primo , cuma as ciama m'interesa mia , ma vuria                   saver che intensiun al ga cun  la Leonora?. Quand'è ch a’s dicid a dic la

                                      Vrità?

SECONDO                  Cara la me siura ch par mia d’esar in ritardo  par ‘l su interesament?

                                      Le l’è la madar d l’ Leonora  ma in do ela stada fin ades?

SPERARANZA           Chi è ca fat la spia...?La marchesa Campanella?

SECONDO                  No, s’ela dismengada ch sun ‘n psicologo?Ho vist in che modo la

                                      Varda Leonora ,e son mi ch gh domandi che intensiun la gh ha?

                                     

(Entra Leonora , Secondo le fa segno di non rivelarsi)

SPERANZA                 Pensi ca sia ura par mi da preparar al me valisin.

                                      Quant sun rivada chi ghea mila ragiun ma iè andade tute in fum,

                                      la vrità  ca resta l'è che u abandunà me fiola. Questo l'è mia al me post.

TONI                            Andar cuntra l'Onorevole alura l'era inpossibile, al ghea trop pericolos

(Nel frattempo è entrata Eleonora e fa cenno aSecondo di uscire.Escono totti ,rimangono solo

Elelonora e Speranz

LEONORA                  Perchè sei tornada, parchè ades?

SPERANZA                 Forse parchè lu al gh'è pu e finalmante u truà al curagio da vegnar

                                      a dit che dentar da mi sun mai partida e ca t'u sempar vulì tant ben.

LEONORA                  Quand ‘t sè andada via tute le paure del mondo i è entrade  dentar da mi

                                      Gh ho mai vi ‘n mument da vera felicità  Me padar ‘l  m ea dit ch

                                       a ‘t seri scapada con n’altar om

SPERANZA                 Par carità, dopu esar stada cun tu padar, l'è cme aver pasà la scarlatina: 't

                                      resti vacinà par sempar!

LEONORA                  Sono perplesa, Toni ‘l dis che me padar ‘l era ‘n mostro; lu ‘m volea           bene anche ‘s ‘l galegiava sempre un metar in sima a chi atar e mi

                                      riesea mai a rivaral; però l’era tut quel ch ha  gh eva

SPERANZA                 Vedat, mi l'ea delus, s’era na cuntadina e lu al volea fam diventar na gentil           donna. Al m'ha mandà a scola da bele manere, al vulea ch a ch fes far bela       figura in sucetà; ma quant al siur Tal dei Tali al m'ha tucà al fondoschina,

                                      gh'ò mulà na papina in s'la plada, cl'è finì lung tirent suta al taul dal salone,

                                      in pieno ricevimento... e d'alura l'onorevole l'ha lasà li da far al pigmaglione

                                      e la gentildonna a sl'è catada sa fata.

LEONORA                  La marchesa Campanella?
SPERANZA                 Bassoponte, Monferrato e altre...

LEONORA                  Almen ades so che me madar ‘n po’ po' ‘d ben la ‘ m ‘ha volì

SPERANZA                 Ma no an po', tant, 't po’ mia imaginar quant!

(Entra Secondo)

SECONDO                  Vieni cara, devo parlati di me, di noi, di mio fratello.

SPERANZA                 Leonora...

LEONORA                  Pensi ch la  saluterò prima dla su partenza, siura Speransa ,Prest credi!!

(Escono Leonora e Secondo. Entra la marchesa Campanella)

CAMPANELLA          Delusa?

SPERANZA                 An po': la m'ha dat l'inviadur! In i me sogni l'am brasaa e l'am ciamaa mama

                                      ma queste i è robe ca sucet sul in le cumedie.

(Rientrano tutti i vecchietti)

TONI                            Cuma stala siura Speransa? S'era in pena par le.

SPERANZA                 Gh'eat paura ca mures?

GABRIELLA              S'ac fos al me Nicanore al diria: la Speransa l'è sempar l'ultima a murir!

SPERANZA                 E lu a gh'avria ragiun, parchè mi parti mia e rinunci mia ala speransa da      riaverac me fiola.

CATERINA                 L'è tant ca vedi pu' l'Eledoina.

GABRIELLA              M'al set mia? Tri giuran fa l'ha incuntrà al siur Caronte e la se cunvinta da

                                      esar in coma e l'as movi pu dal let!

(Entra Eledoina con un lenzuolo sulla testa e il copertone in mano)

TONI                            Ma chi è?

MARCO                       (Entrando di corsa) L'è l'Eledoina cun an ninsol in testa cl'a fa al fantasma            ma la m'ha ciavà la guma da scorta. Vegni chi, che fantasma u no, stavolta        t'ia ciapi.

(Escono rincorrendosi)

CATERINA                 Mi su mia sa sia la slentisun u l'emusiun da tut quel ch'è suces ogi, m'am    vegn di strani penser: Toni ti ch 't se tut pensat c'ac sia qualcosa da Dlà?

                                      C'ac sia l'Inferan e al Paradis?

TONI                            L'Inferan l'è chi, cara Catrina e i dispiaser i quacia tuti i nostra pecà.

                                      Savì, a volte la strada l'è scura e na certa età sa dventa rigid e fragii cume i

                                      fiur sa vedar, cume i ram a slà e sg'à tanta paura par chi pochi giuran ca     resta, ma scultem e credim: par tuti... par tuti gh'è na luce in fund al vial!

FINE

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