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GHIBLI

Commedia in tre atti

di GIUSEPPE BEVILACQUA

PERSONAGGI

MARA REMY

ELLEN SOLIBAR

MOHARED

CAPITANO BRAU

INGEGNER LUCIO SOLIBAR

COLONNELLO CABUR

TENENTE HONS

SOTTOTENENTE REBOUX

NACK

EL-ABEN

L’azione si svolge in una località ai margini dell’Uadi del Dra nella zona di confine tra il Marocco meridionale e il Rio dell’Oro. Giorni nostri.

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

 (Un giardino che è come il patio di una candida villetta, ti­picamente coloniale, ad un piano, ed alla quale si accede per un gradino, alla sini­stra. Una minuscola arcata stile moresco fa da pronao. Dovi­zia di « cactus » en­tro e fuori il recin­to; un muretto nel fondo ed un cancel­lo. E' un pomeriggio inoltrato del maggio africano: calore umido di febbre. Un telone variopinto scende dall'arco di sinistra. Nel giardino sono tavoli e poltrone di vimini. In lontananza, oltre la fitta cortina di palme, un cielo ardente ed abbagliante. Strutture violacee, man mano, segneranno il tramonto. All’alzarsi ilei velario si udrà - lieve - un canto, con l’ossessionante « tam-tam » delle cerimonie arabe, lacerato da qual­che nota di « macruma ». Il canto andrà avvicinandosi, come per un corteggio che sfila non discosto dalla villetta).

Mohared                       - (è una giovane berbera, cameriera di Mara. Bronzea, non nera. Indossa il costume della sua gente. E' uscita dalla villetta, attratta dal canto. Sosta a curio­sare alla cancellata. La si vedrà, poi, inchinarsi ripetu­tamente, salutando) « Taleb » El-Aben, «taleb » El-Aben...

El-Aben                        - (è un vecchio arabo, claudicante, incartape-corito, una specie di santone delle cabile. Untuoso, parla solenne) Buona sera, Mohared... buona sera. Grande festa in casa di Karba Bekri... Senti? E grande gioia... Il suo giorno è giunto. Allah l'ha voluto! El-Sirn le porta il «Man»,.,

Mohaked                       - Sarà un « bian » prezioso, «taleb »... lo so... lo so bene... un fidanzamento ricchissimo.

El-Aben                        - E tu invidi Karbi Bekri...?

Mohared                       - La invidio...

El-Aben                        - Peccato grave. L'invidia, dice il saggio, è come la zampa di un leone cieco. Artiglia senza sfidare...

Mohared                       - Io potrei sfidare più di qualcuna...

El-Aben                        - Karba Bekri possiede bellezza e purezza.

Mohared                       - (vanitosa) Anch'io, «taleb»... eppure io non mi sposo...

El-Aben                        - (severo) Ululano troppi «dib» nel fondo di questa uadi-. Ogni notte, ogni notte... E quando si muovono arrivano sin qui... io lo 80.. sino ai margini di questo giardino... e allora ululano anche più forte!

Mohared                       - Non per colpa mia ululano gli sciacalli!

El-Aben                        - Non per colpa tua, ma per colpa di chi vive

con te...

Mohared                       - Voi siete sempre ingiusto con la mia pa­drona. La signora bianca è buona e generosa...

El-Aben                        - La signora bianca prega un altro Dio... il Dio degli infedeli che dispensa la siccità e gli uragani, le malattie e le tempeste.

Mohared                       - Io prego soltanto Allah... e non mi sposo.

El-Aben                        - Egli tutto dispone: il cammino delle stelle, l'unione dei cuori.

Mohared                       - Allah ascolti anche il mio cuore...

El-Aben                        - Bisogna uscire di qui, Mohared... abban­donare la signora bianca...

Mohared                       - Bisogna anche vivere, « taleb »... ogni giorno...

El-Aben                        - Si vive ovunque, con la grazia di Allah! Ma è necessario meritarsela... Ricordatelo, Mohared!... (Vede il colonnello Cabur. Si inchina, si scosta, lo lascia pas­sare; ripete cerimonioso) Sidi... Sidi... (esce per raggiun­gere il corteggio).

Cabur                            - (sessant’anni; bella figura, tarchiato, vigoroso; capelli bianchi, volto aperto, franco; portamento milita­resco. Veste abiti borghesi: brech, camicia bianca, scol­lata. E' un veterano delle guerre coloniali; innamorato dell'Africa, delle sue solitudini; ha un bizzarro risentimento, che spesso sfoga, contro la civiltà europea) Mo­hared... buona sera... Che c'è...? Un funerale...?

Mohared                       - Oh! Signor colonnello! Si prepara un ma­trimonio... Il fidanzato che porta i regali alla fidanzata...

Cabur                            - C'è proprio bisogno di tanta pubblicità e di tanto fracasso? Fatti loro...

Mohared                       - Voi, signor colonnello, conoscete quanto me i nostri costumi...

Cabur                            - Ma li confondo... Questi strilli servono a troppi usi... strilli per chi nasce, strilli per chi muore, strilli per chi sposa... tra giorni, allora, strilli anche per chi parte... Ah! Meno male, s'allontanano... (Il canto arabo si smorza piano, piano).

Mohared                       - Chi deve partire, signor colonnello...?

Cabur                            - (passaggio) Mohared, se fossero questi gli ul­timi tè che mi prepari?

Mohared                       - Oh, signor colonnello! Io, oggi, il tè non ve l'ho preparato! Non venivate da tre giorni...

Cabur                            - Brava! E tu perdi per tre giorni l'abitudine di due anni?!

Mohared                       - Ma, signor colonnello, siete voi che par­tite...?

Cabur                            - E se partisse la signora... se fosse proprio lei, a ritornare lontano, nelle città?

Mohared                       - (con doloroso stupore) Nooo! Lasciarci, la .«ignora?! ...

Cabur                            - Io non so niente. Ma è curioso come, vivendo ira di voi, si acquisti una specie di sensibilità profetica. Dev'essere una peculiarità delle razze contemplative: sen­tono l'avvenire.

Mohared                       - E voi, signor colonnello, sentite che anche la signora può lasciarci?

Cabur                            - Mah! Fantasie... (Per cambiar argomento) Mohared: tu hai mai visto il mare?

Mohared                       - Lo immagino...

Cabur                            - E che ti immagini?

Mohared                       - Un deserto...

Cabur                            - Brava! Un deserto d'acqua... E chi te ne ha parlato?

Mohared                       - Mio fratello... lui è sbarcato a Tolone, al tempo della guerra...

Cabur                            - Tuo fratello mi piace... Specialmente quando picchia! Oggi ne ha picchiati quattro che rubavano l'orzo... E' il mio guardiano più fedele... Siete tutti fedeli, voi berberi...

Mohared                       - Serviamo...

Cabur                            - Servire è un conto... essere fedeli è un altro... La servitù si paga... la fedeltà, come l'amore, si dona...

Mohared                       - Noi, noi... possiamo amare?...

Cabur                            - Toh, toh... tu non ami la tua padrona?

Mohared                       - Lei, sì, molto! La mia padrona spesso piange...

Cabur                            - E tu l'ami perché piange? !

Mohared                       - Piange davanti a me... Non si vergogna... E mostrare le proprie lacrime, dice Allah, è come mo­strare la propria anima...

Cabur                            - Mohared, tu sai a memoria il Corano?! (Udendo passi sulla ghiaia) La signora? Sarebbe ora...

Mohared                       - (al cancello) Il tenente Hons... (inchino, poi via).

Hons                             - (ventisei anni, in divisa) Colonnello, buona sera... Il capitano Brau?...

Cabur                            - Qui? Nessuno! Nemmeno la padrona!

Hons                             - (impaziente) Dove trovarlo?

Cabur                            - Cose urgenti? Pei lavori...

Hons                             - Oramai, i lavori... E' arrivato da mezz'ora l'in­gegnere Solibar.

Cabur                            - Finalmente, conosceremo i connotati dell'o­landese'...

Hons                             - E' arrivato da Foum-el-Horsan... Veramente lo aspettavamo per sabato prossimo...

Cabur                            - E vi dispiace? Chissà che festa pel capitano Brau! Lo attendeva con tanta impazienza! E dove avete collocato l'illustre ospite nonché esperto industriale di ambra?

Hons                             - Nella villetta di Gord, qui, a destra... quella fatta preparare dal capitano...

Cabur                            - ...requisendo i tappeti miei e della signora Mara!

Hons                             - L'ingegnere non è solo...

Cabur                            - Camerieri, valigie, bauli... magari una radio...

Hons                             - Ed una figlia!

Cabur                            - Meglio ancora! La compagnia aumenta... Al capitano Brau non spiacerà... E nemmeno a voi, credo... Avrete per gli ultimi giorni una compagnia più varia... diminuirà la tristezza del distacco...

Hons                             - (sorpreso) Gli ultimi giorni...? Perché, voi sapete...?

Cabur                            - E perché proprio io dovrei ignorarlo?

Hons                             - La fortificazione è del tutto finita... c'era da prevederlo! Pochi giorni e addio Africa...

Cabur                            - Siete contento di partire, tenente...?

Hons                             - (con intenzione) Quanto voi, colonnello, siete contento di restare!

Cabur                            - Ben detto! E sapete che non vi invidio! An­che morto io resterò in Africa! E sulle mie ossa una scritta: « Guai a chi le tocca. Pericolo! ». Come per le antenne dell'elettricità! (Con altro tono) Si dice che sarete sostituiti da un intero distaccamento...

Hons                             - Un distaccamento dell'ottavo «spahis».

Cabur                            - Ah! Perbacco! (Gongolante) Benvenuto! Ha una magnifica storia africana, l'ottavo « spahis »! E' un nome di gloria! Forte di Hari, assedio di' El-Bar, imbo­scata dell'Uadi Elma! E che colonnello quel Richet! Un po' fanfarone, si proclamava discendente del barone di Miinchausen... Ma che fegataccio! L'ottavo « spahis »! Bene! Ringiovanirò anch'io!

Hons                             - Colonnello!?

Cabur                            - Ho capito! Non abbiate timore, non vi darò una lezione di storia coloniale!

Hons                             - Avevo assicurato gli ospiti che il capitano Brau glielo avrei portato... immediatamente... (fa per av­viarsi, sul cancello s'incontra con Mara).

Mara                              - (veste da amazzone, color cachi. La capigliatura alquanto scarmigliata, il volto arso dal sole e dal vento. Trentotto anni: una seduzione ancora fresca e brillante. Femminilità comunicativa, specie per gli occhi di una espressione intensa. Agilità di movimento con un'alterna­tiva spirituale ora accorata e misteriosa ora esuberante e pressoché ingenua. Ma si intuisce la donna che maschera un profondo tormento, che è vissuta di dolore e di delu­sione e che si è rigenerata in una vita nuova, semplice, solitaria, cui è attaccata con disperata fermezza) Olà... Buona sera... Voi, colonnello? Grazie, finalmente, per la visita. Vi sospettavo in coHera e almanaccavo sul motivo...

Cabur                            - Mara, Mara, non rimproveratemi... Voi di­menticate il calendario! Avevo i conti del trimestre, sem­pre preoccupanti, e tanto più preoccupanti, quando non tornano...

Mara                              - Avrei giurato, invece, di trovare il capitano...

Cabur                            - ...viceversa ecco il tenente...

Hons                             - ...che cerca ansiosamente il capitano...

Mara                              - Brau si fa desiderare da tutti!

Hons                             - Io avevo urgenza di vederlo...

Cabur                            - (a Mara) Indovinate chi è arrivato?

Mara                              - Qui? A Ben-Harti? (Ridendo) Un esploratore!

Hons                             - L'ingegnere olandese, poco fa...

Mara                              - L'ingegnere dell'ambra? Era tempo! Meno male! Il capitano Brau discuterà a suo agio sullo sfrut­tamento dell'ambra e lascerà in pace gli incompetenti... N'è vero, colonnello?

Cabur                            - Io dichiaro che, comunque, non mi lascerò convincere! L'ambra si distilla, si confeziona, si prepara in Egitto e non in Algeria... Altro clima ed altre mae­stranze...

Hons                             - Signora... (per congedarsi).

Mara                              - (interrompendolo) ... Hons, una preghiera: fate in modo che l'olandese non sequestri Brau tutta la sera...

Hons                             - (salutando) Farò il possibile...

Mara                              - (richiamandolo) Tenente! Oggi Gruneck mi ha fatto un sacco di dispetti! Avrà scartato per lo meno dieci volte! Era meglio che non vi ascoltassi... che mi tenessi il mio berbero bastardo... La vera razza è un vero pericolo».

Hons                             - Fun capitale, signora...

Mara                              - (ridendo) Ed io non sono un capitale?...

Cabur                            - Che vale assai più di qualsiasi cavallo!

Hons                             - Vi pro-metto che, da domani, lo addestrerò io stesso... Verrò al galoppatoio. Arrivederci, signora... Colonnello... (via).

Mara                              - (si sdraia su di una poltrona) Ah! Sono stanca... ma felice!... Amico mio, la cura infallibile per star bene di spirito e di corpo è proprio questa: caval­care! Divorarsi terra e cielo all'impazzata... Ruzzolare, magari... la sabbia è un pavimento di piume... Datemi ascolto, spariranno tutti i vostri malanni...

Cabur                            - Grazie... Sono un pensionato anche delle staffe!

Mara                              - Dio mio, come esagerate!

Cabur                            - Fra le tante libertà che voglio godermi ai bordi del deserto, concedetemi anche questa: la libertà di esagerare...

Mara                              - Ve la concedo, date le vostre idee™

Cabur                            - Non fate fatica, poiché, in parte, Bono le vostre...

Mara                              - Sono le mie per quanto riguarda l'incanto e la purezza di questa vita primitiva...

Cabur                            - Dite pure « non civile »...

Mara                              - Ma io parlo in nome della vostra salute™

Cabur                            - Non preoccupatevi della mia salute! Tanto più che, fortunatamente, il medico più vicino è distante centotrenta chilometri...

Mara                              - Non siete gentile...

Cabur                            - Vorreste dire che per l'età comincio anche a diventare scontroso?

Mara                              - Colonnello! Dirò, allora, che non siete garbato...

Cabur                            - Sentite, Mara, io sono così sgarbato che sei sono venuto oggi da voi coi rendiconti non ultimati e qualche pasticcio lasciato in sospeso, è stato proprio perché mi interesso tanto, molto... troppo di voi».

Mara                              - Il che significa che avete qualche notizia da darmi...

Cabur                            - Io? E' da voi che debbo ricevere la « grande notizia ».

Mara                              - (sincera e stupita) La grande notizia? Da me? Non ne ho di grandi, ne di piccine...

Cabur                            - Piano... piano….Vecchio, pensionato, scon­troso, maniaco, ma rimbambito no... eh!... Non ancora...

Mara                              - Vi assicuro, non so nulla...

Cabur                            - Avete visto Brau?

Mara                              - Sì, ieri sera; anzi, si è fermato a lungo».

Cabur                            - E non vi ha parlato della novità? Non vi ha parlato della sua partenza?...

Mara                              - (con un sussulto di dolorosa sorpresa) La sua partenza?

Cabur                            - L'ordine è proprio d'ieri... Lasceranno Ben-Harti e le fortificazioni il ventinove

Mara                              - Tra quindici giorni?... (è sgomentata).

Cabur                            - (pausa; e tra sé) E' impossibile... (ha intuito lo sconforto di Mara, vorrebbe alleviarlo) ...è impossibile che non ve n'abbia parlato... A meno che non abbia ri­tenuto opportuno

Mara                              - ...abbiamo parlato di tante cose...

Cabus                            - Vorrà prepararvi… Certo, così, a bruciapelo», voi avete una sensibilità eccessiva...! Lui vi conosce bene...

Mara                              - (come a se stessa) Parte?!... Ne siete proprio sicuro?...

Cabur                            - C'era un telegramma. Lo annuncia il «Gior­nale ufficiale » (Altro tono) Del re6to, non era cosa prevista? Che ci stava a fare, oramai, con tutta la for­tificazione ultimata

Mara                              - Previsto, si infatti …me lo ripeteva... tut­tavia...

Cabur                            - Ma perché, Mara, quella faccia? Perché?.» Dio mio, se non lo comunica a voi... a chi lo ha da co­municare?! Credetemi™ non trova la forza... per... per.» Insomma, è giustificabilissimo!

Mara                              - (pausa. Si avvicina a Cabur e con dolcezza) Voi siete molto buono, mio caro Cabur, però io non mi illudo! Quel poco di deserto che conosco, mi ha abituata ai miraggi... Non mi incantano...

Cabur                            - I miraggi?! Fiabe delle carovane...

Mara                              - Già… fiabe sulle quali riandremo un giorno: « C'era una volta un capitano... ».

Cabur                            - (continuando con intenzione) « ...che si portò via da Ben-Harti il proprio amore... ».

Mara                              - (amaro sorriso) Addirittura? Perché, voi, davvero pensate...

Cabur                            - Io non penso... io sono sicuro... e perciò temo... io temo sempre il nuovo, come quando vivevo di là... nei paesi di cemento. (Lo temo! Qui, vedete, mi sento come una specie di olivo secolare dalla scorza sbrecciata che non ricorda più neppure quando è nato, com'è cresciuto, ma che, in fondo in fondo, finche vede qualche foglia sui rami, comprende ancora di vivere. Qualche foglia: i vostri sorrisi, i vostri capricci, forse le vostre nostalgie: tutto il verde di questo tronco inutile...

Mara                              - (con una accoratezza affettuosa) Amico mio... Non ci separeranno.

Carur                             - (altro tono) Non studio più tattica da anni, ma ne so ancora a sufficienza per non sbagliarmi in certe intuizioni...

Mara                              - Non vi sbagliate! Esagerate, anche m questo….

Cabur                            - In amore, soltanto gli estranei possono in­tuire esattamente!

Mara                              - In amore? Si chiamano amori quelli che con­cludono...

Cabur                            - E il vostro?...

Mara                              - Il nostro è proprio di quelli che non possono concludere...

Cabur                            - Per colpa di' chi?

Mara                              - (esitante) Di nessuno! Non dico del «de­stino » perché il destino è un comodo pretesto per giu­stificare le impossibilità...

Cabur                            - Già, se voi le create... queste impossibilità...

Mara                              - Io? Oh, le subisco... Voi dimenticate perché io vivo quaggiù... Non è un confine di terra... è il confine del mondo, per me

Cabur                            - Voi siete venuta quaggiù per gli stessi mo­tivi pei quali io, colonnello coloniale in pensione, vi sono rimasto... Ripugnanza della vita sociale, amore del primitivo, ricerca di libertà nella solitudine...

Mara                              - Per questo... ed altro! Sono donna,  Cabur, e certe ripugnanze sociali non le posso sentire tanto acute...

Cabur                            - Ho capito! Vi ricacciate nel romanzo... vi rituffate nel mistero!...

Mara                              - Ma no, ma no! Misteriosa, io? E lo dite voi, colonnello?! Ma se qualche volta sarei tentata di far le capriole sulla sabbia! Pensate! Ridicolo... no? Alla mia età...

Caruk                            - Alla vostra età?! Adesso esagerate voi...!

Mara                              - Otto anni più di lui...

Cabur                            - Molti? Quando si ha un animo come il vostro...

Mara                              - Il mio animo? Mah! Forse non lo conosce che il vento, al quale lo getto cantando, quando galop­po...

Cabur                            - E lo conosco io: tutto rugiada!

Mara                              - (ridendo) Un colonnello poeta! Rugiada?... Già... e ne sono innaffiata... ma è formata dalla vostra bontà...

Cabur                            - Siete bella, fresca, ardente, desiderata...

Mara                              - Avete detto bene: « desiderata »... non amata...

Cabur                            - Non comprendo questi «distinguo»...

Mara                              - Perché li comprende soltanto chi ama... Ed io amo... sì... amo! (Sbarazzina) Volevate che vi spiffe­rassi questo?

Cabur                            - Anche senza pifferi lo sapevo!

Mara                              - Ed è appunto perché amo, che non mi illudo...

Cabur                            - Ed io ciò che ho detto, mantengo! ... E per­sino scommetto... purtroppo per me che rimarrò solo- ma scommetto!

Mara                              - Colonnello, avete già perduto! La prova? Il suo silenzio...

Cabur                            - La controprova? Il suo riserbo!...

Brau                              - (trent’anni, ma abbronzato com'è e abituato alla dura fatica della vita coloniale, ne dimostra anche più. Signorile, anzi aristocratico. Niente ha di militaresco. S'avverte in lui un'educazione squisita. Energico, ma sempre affabile) Mi dovete scusare… E’ arrivato poco fa l'olandese         - ho fatto gli onori di casa...

Mara                              - Sappiamo. Vi hanno cercato anche qui...

Cabur                            - Sarete raggiante, capitano

Brau                              - Brau…. Contento, molto... A me l'ingegnere Soìibar potrà essere utilissimo... A Tangeri, dove l'ho conosciuto, è stato di una cortesia indimenticabile... e i suoi con­sigli pel futuro mi saranno preziosi...

Cabur                            - L'ambra si coltiva e si lavora in Egitto, non in Algeria!

Brau                              - Quale colpa ho io se i miei zii mi cedono una fabbrica che è piantata in Algeria!

Cabur                            - I vostri zìi hanno fatto un affare sballato!

Brau                              - Al quale cercherò, in ogni modo, di portare rimedio...

Cabur                            - (poco convinto) ...con l'aiuto dell'olandese?...

Brau                              - Con la sua partecipazione economica e la sua esperienza industriale. L'ingegner Solibar è un uomo di fiuto. Se ha posto gli occhi su questa azienda, di sicuro ne vede brillante il domani. Non resterebbe a Tangeri con le sue possibilità...

Cabur                            - I vostri zii, insomma, giurano su di lui ad occhi chiusi!...

Brau                              - Si direbbe, colonnello, che questo mio ospite vi indispettisca... in anticipo...

Cabur                            - Mi conoscete: non sopporto il nuovo e l'im­previsto...

Brau                              - Non sopportate l'europeo!

Cabur                            - Può darsi: viene di là del mare, dunque...

Brau                              - Dunque, cospargeremo di mine lo stretto di Gibilterra...

Cabur                            - (per andarsene) Troppo poco...

Brau                              - (volendolo trattenere) Qui siamo in Africa... e vi prego di restare…

Cabur                            - C'è bisogno di me?

Brau                              - Sì... (Pausa). Ho bisogno che voi... che mi avete dimostrato un bene... fraterno

Cabur                            - Potete dire: paterno...

Brau                              - Paterno... Ho bisogno che approviate la mia decisione...

Cabur                            - Avanti

Brau                              - (risoluto) Ho deciso di sposarmi.

Cabur                            - Con chi?

Brau                              - Con Mara... se acconsente...

Cabur                            - (giocondamente, scattando, a Mara) La scom­messa! Ho vinto io!

Brad                              - Voi... le avete detto...?

Cabur                            - Le ho detto della vostra partenza... ed ho aggiunto una mia induzione...

Brau                              - E Mara?

Mara                              - (trepidante, confusa) Nulla, io non ho detto nulla!...

Brau                              - E che dite, adesso...?

Mara                              - Io...? Vostra moglie...?

Brau                              - Sicuro, mia moglie...

Mara                              - (stordita) Non so... Brau... non so.- E' come quando manca il cuore... e si sente, qui, un tonfo... poi un vuoto...

Brau                              - E' la gioia, Mara...

Mara                              - La gioia!

Cabur                            - (a Brau) Che pretendete, Brau? E’ commos­sa... Certe decisioni si comunicano a dosi omeopatiche... A tu per tu, vi troverete meglio... Arrivederci... chissà che io non incontri gli ospiti... (via).

Brau                              - Mara.»!

Mara                              - (si abbranca al collo di Brau; è convulsa; ha un singhiozzo; balbetta) Caro... caro!...

Brau                              - Che c'è, Mara? Che c'è? Perché piangere...?

Mara                              - Non chiedermi nulla... lasciami così.» pas­serà...

Brau                              - Non devi piangere... non bisogna... Non sei felice? E allora? Su... su...

Mara                              - (staccandosi) Non piango... ma tu, guardami bene e ripeti...

Brau                              - Che cosa devo ripetere?

Mara                              - «Vuoi essere mia moglie»?

Brau                              - Voglio che tu sia mia moglie!

Mara                              - (con slancio) Così... così... Mi basta così... è come se fossi sempre vissuta in attesa di queste parole... Non mi importa più di nulla... di nulla... nemmeno di vivere...

Brau                              - Come? Come? Adesso, cominceremo a vi­vere...

Mara                              - Non conta per me, non conta... Anche non dovessi diventare tua moglie, non conta... Tu mi hai data la felicità, la vera felicità...

Brau                              - La vera felicità cominceremo a costruirla noi stessi... Ma niente emozioni... ora impieghiamo cervello e ragione... Tu sai quando io parto?

Mara                              - (sempre trasognata) No...

Brau                              - Lasceremo Ben-Harti il ventinove... io sarò per le pratiche di congedo a Marra-Keck il primo giu­gno... Al più tardi, pel cinque, tu mi potrai raggiungere... partiremo subito per Tangeri, da mia sorella, dagli zìi...

Mara                              - E poi...?

Brau                              - E poi tu sarai Mara Brau ed io il direttore generale degli stabilimenti Bellinger di Algeri...

Mara                              - Mara Brau?... Io?... E ti basta?...

Brau                              - Che cosa mi deve bastare?...

Mara                              - Ciò che conosci di me per farmi tua moglie...

Brau                              - Io so che mi ami e che ti amo... io so che ti stimo...

Mara                              - Da quanto?...

Brau                              - Da due anni! Non sono due anni che ci sii! mo incontrati qui... che viviamo qui... giorno per giorno.., ora per ora... si può dire...

Mara                              - Due anni... non sono tutta una vita...

Brau                              - Ma sono sufficienti per conoscere e giudicare una donna...

Mara                              - E se fosse un abbaglio della tua tenerezza... o di questa terra, dì questa luce... di tanta solitudine?...

Brau                              - Mara, non sono un ragazzo...

Mara                              - Io ti debbo parlare come a un ragazzo... (E con intenzione) Ne ho il diritto... mi pare!

Brau                              - Mara, tu pensi...

Mara                              - Penso che ho il dovere di essere... anche crudele...

Brau                              - - Otto anni non differenziano delle genera­zioni...

Mara                              - Non le differenziano... ma, qualcosa, l'una all'altra, nasconde...

Brau                              - (espansivo, tanto, quasi volesse troncare quell’argomento) E tu, tu, che cosa mi nascondi... allora? Che cosa? (Stringendola con impeto) Mi basta sapere quello che so, averti conosciuta come ti ho conosciuta amata tanto per la tua freschezza e la tua nerezza. Ingenua e ardente... Ti ho chiamata: una statua di fuoco! (Passaggio) Come ci siamo conosciuti? Ricordi? Eri caduta, montando in sella... giù, bocconi! Un urlo! «Ca­pitano, non mi tocchi, non mi tocchi! Ho paura...» Paura delle mie braccia... di queste braccia che adesso ti stringono... Non urli più? Non hai più paura?... Par­la... (Passaggio; e come per gioco) Non volevi confes­sarti? Avanti, avanti... parli la peccatrice...

Mara                              - (trepida ed esitante) Sì, guarda, io parlo (ac­coccolata accanto a Brau gli accarezza le mani).

Brau                              - Che fai?

Mara                              - La penitente... Mi confesso...

Brau                              - (scherzoso) Non si accarezza così un ministro di Dio...

Mara                              - E allora, ascoltami...

Brau                              - (interrompendola con dolce sussiego) Lo so... lo so... povera peccatrice... Mi hai detto una volta: «Mi chiami signora, anche se non mi sono mai sposata... ».

Mara                              - Certo... « signora » ed è un attributo che per una donna compendia un passato.

Brau                              - Ed io quel passato lo so... Hai amato ed hai patito... inganni, sogni, delusioni... Quindi l'Africa: come t'ho trovata io, come t'ho amata, come ti voglio io! Oggi io ti assolvo in nome di una nuova vita...

Mara                              - Devi conoscere l'antica...

Brau                              - La seppelliremo assolvendola!...

Mara                              - E questo è un sacrilegio... (Nack è apparso alla cancellata).

Nack                             - (è il fratello di Mohared. Con timidezza) Si­gnor capitano...

Brau                              - Tu? Che c'è?...

Mara                              - (si è alzata, si è ricomposta) Avanti, Nack.

Nack                             - Tutto bene, signor capitano... L'ingegnere è soddisfatto... solamente, avrebbe bisogno pei fucili...

 

Brau                              - ... una

 

Brau                              - Quali fucili...?

Nack                             - Quelli che ha portati per la caccia... (Indi­cando all'esterno) Ecco, dirà la signorina, ha voluto se­guirmi... (via).

Ellen                              - (vent’anni, elegante, civettuola; così sicura di se, da apparire, talvolta, sfrontata. Ha avuto un'educazione collegiale formalistica ed arida. E' vissuta senza genitori e perciò senza affetti) Buona «era... (resta sulla soglia).

Brau                              - Signorina Solibar, venite, venite... In Africa non si fa anticamera...

Ellen                              - Son venuta pel papà... due passi ed una ri­cognizione...

Brau                              - (presentando) Ellen Solibar... Mara Remy...

Ellen                              - Ah! La signora di cui mi avete tante parlato... e con quale ammirazione!

Mara                              - ...per cavalleria...

Ellen                              - Affatto! Con schietto entusiasmo...

Brau                              - Papà ha bisogno di me?

Ellen                              - Papà invecchia... ha delle manie... Adesso, quella dei fucili... Ne ha portati da Tangeri... e teme che non siano a punto... Chissà, la ruggine durante il viag­gio... e vorrebbe un esperto...

Brau                              - Gli offrirò subito la mia competenza...

Ellen                              - Avrete la sua gratitudine! Pensate, capitano, che durante il viaggio, mentre io... confesso... mi preoccu­pavo dell'ignoto che ci aspettava... dico ignoto quanto alla casa, agli agi, alle comodità... lui non aveva in mente che i suoi fucili... Si fossero smarrite le valigie? Pazienza... Ma i fucili! Credo che avrebbe preferito smarrire me!..,

Brau                              - Signorina Ellen, vado a far contento il papà... ed a parlargli di caccia...

Ellen                              - Qui troverà leoni, leopardi...?

Brau                              - Il papà è arrivato in ritardo... C'erano... an­che in questa zona... ma all'età della pietra o giù di lì... Però il fucile può sempre servire... vi sono gatti sel­vatici, che si possono scambiare per pantere... Arrive­derci... Arrivederci, Mara...

Mara                              - E così, signorina, le comodità che qui avete trovato sono di vostro' gradimento?,..

Ellen                              - Per essere in Africa, sì... sinceramente, sì!

Mara                              - Avevate una così cattiva opinione dell'Africa?

Ellen                              - Perbacco! Qui siamo ai confini del Ma­rocco... a seicento chilometri dalla costa... ai margini del vero deserto... e non di quello per cartoline illustrate... Era umano che fossi perplessa... Invece ho trovato una casetta pulita... non solo, c'è anche uno sforzo di ele­ganza... Del resto, l'intero villaggio è pulito... bianco... lindo... con una simmetria...

Mara                              - Fu costruito dai soldati non appena inizia­rono le fortificazioni... Due anni! Ma prima? Una ra­dura imprigionata dalle euforbie ed un alberghetto - almeno si proclamava tale - pei forestieri che volevano ammirare le rocce del Basso Atlante... dalle sabbie del deserto...

Ellen                              - Il Basso Atlante... già... ma da Ben-Harti ci vuole il telescopio...

Mara                              - Ed anche per vedere i forestieri occorreva il telescopio... una trentina, sì e no, all'anno...

Ellen                              - E voi... voi... avete fatto parte di questa tren­tina... due anni fa?

Mara                              - Due anni e mezzo fa... Vi meravigliate...?

Ellen                              - Mi chiedo per quale strana combinazione siate capitata proprio a Ben-Harti...

Mara                              - Appunto perché era tanto solitaria e lon­tana... Venivo da Casablanca... forse avrei anche prose­guito... più lontano ancora... Mi sono ammalata e, come vedete, fermata...

Ellen:                             - Senza più viaggiare... andare, tornare?...

Mara                              - Mai! Non ho più visto un piroscafo, né un treno... Conosco l'automobile del Comando... Andare? Tornare? Dove? Si vive bene qui... aboliti i bisogni-abolita anche la moda... esiste una sola stagione... come esiste una sola necessità: contemplare...

Ellen                              - Out of the question... Una vita impossibile, monotona...

Mara                              - Affatto! Basta saper trasformarsi... Acqui­stare un'altra umanità... Non è detto che la vera vita sia quella sulle strade d'asfalto, tra l'elettricità e i grattacieli...

Ellen                              - E' la civiltà... a mio avviso...

Mara                              - Può darsi... Ma per me lo spirito ha una sua civiltà che però fare a meno dei grattacieli... Qui è ne­cessario staccarsi un po' dal corpo... quasi mortificarlo... strappargli certe esigenze... il corpo non deve temere che il cielo con i suoi uragani, le sue canicole, i suoi ghibli...

Ellen                              - Ma voi... voi, di là del mare... non avete nes­suno?

Mara                              - Nessuno!

Ellen                              - Una famiglia?

Mara                              - Mai avuta...

Ellen                              - I genitori?

Mara                              - Non li ho conosciuti...

Ellen                              - (pausa. Più per convenienza, che per convin­zione) Oh! Perdonatemi...

Mara                              - Di che? E' giusto! Si domanda sempre ed a chiunque dei genitori... E dev'essere dolce rispondere: «Sì, li ho conosciuti», oppure «Li ho, li amo...». Come potete rispondere voi...

Ellen                              - Oh! Anch'io ho perso presto la mamma. Ad Ostenda. Avevo quattro anni. Era una lituana...

Mara                              - Vi è rimasto il papà...

Fjxen                             - Il papà? Ho anche lui da poco tempo... Ma prima?. Da un collegio inglese ad uno francese, ad uno tedesco. Sono passati persino degli anni senza sue notizie... Pagava puntualmente la retta, questo sì... ma quanti non mi hanno ritenuta orfana! Si è ricordato di me quando stavo per compiere i diciotto anni... Da allora sono con lui... Però, niente casa, niente famiglia... Vagabondaggio negli alberghi invece che nei collegi... Ho imparato presto a vivere per mio conto... (Pausa). Tuttavia, in Africa, in questa Africa, creda, non ci vivrei... (Il tramonto s'accentua; lontano, il cielo fiam­meggia).

Mara                              - Voi siete molto giovane... Non avete nulla, an­cora, da rimproverare alla vita...

Ellen                              - Oh, col mio temperamento è probabile che alla vita io non debba rimproverare mai nulla, neanche nel futuro! Mi sono proposta di non donare niente alla vita... piuttosto ghermire, prendere... magari rubare... spiritualmente s'intende... (uria risata squillante).

Mara                              - Mah! Può essere una forza...

Ellen                              - Intanto è un fermo proponimento... (Un parlottare che s'approssima). Questo dev'essere papà...

Mara                              - Oh! Io devo cambiarmi... Non posso restare tutta la sera così...

Ellen                              - Vi aspetteremo, signora... tanto più che papà vuole festeggiare l'arrivo con un invito a pranzo per voi, pel capitano, gli amici...

Mara                              - L'invito sarebbe dovuto partire da noi... ma fu un'improvvisata...

Ellen                              - Signora... noi vogliamo farvi omaggio di vere provviste europee... C’è con noi un cameriere portoghese ch'è anche un cuoco espertissimo...

Mara                              - Allora, grazie, signorina Ellen e scappo (via, nella villa).

Ellen                              - A più tardi, signora... (si, porta al cancello).

Solibar                           - (ha superato la cinquantina. Gran signore, aspetto vivace, occhi astuti. Sta disputando cortesemente con Cabur) Eccola qui... Mia figlia! Il colonnello Cabur, divoratore d'europei...

Cabur                            - (stringendo la mano ad Ellen) Ma questo è un fiore... e i fiori vanno ammirati provengano da qua­lunque clima...

Ellen                              - Grazie, molto galante, colonnello...

Mohared                       - (entra portando bibite fredde, che servirà coadiuvata da Ellen. Quindi esce).

Solibar                           - Ellen, vuoi che il colonnello divenga tuo amico? Parlagli male dell'Europa...

Ellen                              - Di tutta l'Europa?

Cabur                            - Nessuna eccezione...

Solibar                           - E nemmeno per gli europei: guerrieri o santi, poeti o... (indicando se stesso) trafficanti!...

Cabur                            - Piano, piano... I guerrieri ed i santi sono immuni di mercantilismo...

Solibar                           - Però il mercantilismo sa sfruttare anche loro... e come!

Cabur                            - Altra abominevole contaminazione di questa civiltà mercantile!

Solibar                           - Si direbbe che siate stato personalmente colpito!

Cabur                            - Colpito io? Colpiti, se mai, tutti gli europei che hanno fatto la grande guerra!

Solibar                           - E perché mai?

Cabur                            - Perché la grande guerra ha generata la più assurda delle epoche, quella delle contraddizioni: enor­mi contraddizioni tra i popoli che mai si sono prepa­rati così formidabilmente per altre guerre e mai, nello stesso tempo, ne han provato e ne provano tanto for­midabile terrore...

Solibar                           - ... verissimo: terrore.

Cabur                            - Enorme contraddizione tra gli individui che ai valori dello spirito hanno sostituito in pieno quelli del fisico...

 

Brau                              - (interrompendo) Come sarebbe a dire, co­lonnello?

Cabur                            - Sarebbe a dire che molti e molti sono cresciuti quando per avere un rispetto, un'esperienza, mi» autorità bisognava per lo meno avere i capelli brizzo­lati, mentre adesso coloro che li hanno appena appena brizzolati devono abdicare il rispetto, l'esperienza, l'autorità a chiunque li abbia (accennando a Brau) neri o biondi, comunque intatti!».

Brau                              - Voi mettete avanti un problema di età...

Cabur                            - Ma che età, ma che problemi! Io grido « Viva l'Africa » che non mette avanti alcun problema!

Brau                              - Ma nooo... che il feticismo africano del co­lonnello Cabur io l'ho capito bene e da tempo! Ha ima radice nell'orgoglio. Qui, il colonnello Cabur sì sente ancora della razza dei « conquistadores »...

Cabur                            - Oramai... che cosa ho io da conquistare?

Solibar                           - Ritengo che il capitano Brau abbia intuito giusto. Qui, ognuno di noi deve sentire più alta e più precisa la propria personalità europea...

Cabur                            - E su che potrei sentirla od esercitarla?

Soubar                           - Ad esempio, sentirla come razza... il bianco sul negro! E' una vanità, come tante altre, di dominio...

Brau                              - Quanto a dominio sui negri, il colonnello Cabur ne ha da insegnare... E che dominio! A frustale!

Cabur                            - Le frustate sono spesso necessarie in qual­siasi parte del globo.

Solibar                           - Colonnello, io condivido la vostra opinione, E ritengo, caro capitano Brau, che qualche frustata per drizzare le sorti degli stabilimenti Bellinger dovrete ordinarla anche voi...

Brau                              - Non mi farò sollecitare...

Solibar                           - Non ne dubito. Otto anni di vita militare formano una mentalità. Grande scuola la vita militare! E vi dico con schiettezza che non mi sarei adattato alla società, sia pure con la larga partecipazione dei vostri parenti, se non avessi intuito in voi le qualità neces­sarie. Avrei trovata... la scappatoia. Viceversa, con la nostra conoscenza di Tangeri, mi son detto: Brau avrà la mia fiducia!

Brau                              - Abbiamo subito simpatizzato...

Solibar                           - Ricordate quella sera al Capitol? Cham­pagne, allegria, brindisi e molti voti... e il voto migliore di diventare l'industriale e direttore Brau, al più presto! Chi l'avrebbe supposto che si sarebbe avverato in cosi breve tempo?... Avete una buona stella!... Ed io credo alla stella di ognuno...

Brau                              - Effettivamente, così presto, no... nemmeno io prevedevo, sia pure con la fortificazione agli sgoc­cioli...

Solibar                           - Si parlava di mesi... Anzi, addirittura di un anno...

Brau                              - E chissà, adesso, che non ripartiamo assieme...

Solibar                           - Per mio conto a vostra disposizione.

Ellen                              - (ch'era rimasta sdraiata su di una sedia a don­dolo, fumando, annoiala) Oh, anche per conto mio...

Mara                              - (dalla villa. Toletta sobria, ma squisita) Do­mando perdono, sono io la ritardataria...

Brau                              - Mara... (presentando) .„ il mio auspicatissimo socio, l'ingegnere Lucio Solibar... Mara Remy...

Solibar»                         - (domina immediatamente, con uno sforzo di volontà rigida, la sorpresa. Bacia a Mara la mano) Molto lieto!...

Mara                              - che ha incontrato lo sguardo di Solibar; si sbianca; ma, riprendendosi) Ingegnere... (e parla come per soffocare l’affanno) Il capitano Brau, dopo il viag­gio a Tangeri, non aveva argomenti che non riguardas­sero la vostra persona...

Solibah                          - Dicevamo proprio adesso che noi due sa­remo, seppur diversi di origini e di età, due soci affia­tatissimi...

Brau                              - Una ditta modello!

Solibar                           - Per la fortuna nostra e dello sfruttamento dell'ambra...

Cabur                            - Sul quale sfruttamento io avanzerò sempre le più alte riserve...

Brau                              - Le sappiamo!... N'è vero, Mara, che le sap­piamo? E che anche voi lo avete contraddetto?

Mara                              - Anch'io devo essere stata poco abile se non l'ho persuaso...

                                      - (Si odono due, tre bramiti di sciacalli. Bagliori san­guigni s'irradiano dal sole che tramonta).

Solibar                           - Mi proverò io, con dimostrazioni speri­mentali. Ho portato un campionario di distillazioni di ogni qualità... (Si ripetono i bramiti degli sciacalli).

Ellen                              - (impressionata) Che c'è? Che animali sono?

Brau                              - Dei comunissimi sciacalli...

Ellen                              - Dio mio, annunciano sventura quando si sentono al tramonto...

Cabur                            - E' una rancida bugia... l'ha messa in circo­lazione un proverbio arabo...

Brau                              - E poi questi sono sciacalli addomesticati...

Ellen                              - (incuriosita) Addomesticati...?

Cabur                            - Ne faccio collezione...

Brau                              - E ne tiene di rari e magnifici...

Ellen                              - Sapete, capitano, ch'io non ho mai veduto uno sciacallo?

Cabur                            - Eppure ve ne sono anche in Europa... e non solamente tra gli animali!...

Ellen                              - Me li raffiguro ripugnanti.

Brau                              - Né più ne meno dei cani...

Cabur                            - Li volete vedere? Son qui... poco lontano... nelle gabbie del mio giardino... Anzi, è il momento propizio, quello del pasto... E' per questo che si fanno sentire...

Ellen                              - Accetto e subito... dopo tanto ne farò la co­noscenza... E proteggetemi voi, capitano.

Brau                              - Volentieri...

Cabur                            - Troppo fresca la vostra carne perché gli scia­calli l'appetiscano...

Ellen                              - Signora... papà... ritorniamo subito (via con Brau e il colonnello).

Solibar                           - (si è sdraiato su di una poltrona. Fuma, in­differente).

Mara                              - (è andata al cancello per assicurarsi che tutti si allontanino. Poi fa dei passi verso Solibar, decisa ad affrontarlo).

Solibar                           - (prima che Mara possa aprir bocca, freddo, impassibile, disegna un gesto di silenzio, accompagnan­dolo con queste parole) Non ti sbagli... Sono io! E siamo entrambi due ottimi fisionomisti... l'ho capito su­bito», anche se siamo mutati... Ma non allarmarti- non dubitare... io (e calca su quel tizio ») non ti conosco!

Mara                              - Fosse vero!... Fosse vero!...

Solibar                           - (cinico) Facciamo come lo fosse... quindi nessun timore!...

Mara                              - (voce che sciabola) Non ho timore...

Solibar                           - (sarcastico) E allora? Capisco la sorpresa... Anch'io non me la sarei aspettata, tanto più che sono stato sempre informatissimo...

Mara                              - Di me? Ti sei preoccupato di me?

Solibar                           - Sicuro, di te: per non incontrarti. Ma da tre anni, o poco meno... stop! Le tue tracce si sono per­dute a Casablanca, dov'eri con quello Stoltz, grande gio­catore, che si è ucciso, ma che ti ha lasciato da vivere...

Mara                              - Il tuo servizio d'informazioni è stato molto accurato!

Solibar                           - Tutti i miei servizi sono meticolosamente accurati...

Mara                              - Ti chiamavi Gramphir, una volta...

Solibar                           - Resto Gramphir anche adesso... E' il mio secondo cognome...

Mara                              - Ah!

Solibar                           - Quando mi sono sposato ho optato per So­libar... e l'Olanda

Mara                              - Ah! Perché, ti sei sposato?...

Solibar                           - Già... pochi mesi dopo che avevo lasciato te... Ad Amsterdam... dove è nata Ellen...

Mara                              - Per fortuna che sua madre è morta presto...

Solibar                           - (sorpreso, ma dominandosi) Già, ad Ostenda... te l'ha detto Ellen? (Pausa). E «per fortuna» di chi?

Mara                              - Di quella disgraziata che hai fatto tua moglie!...

Solibar                           - (gelido) Come sei aspra! Eppure ne è passato del tempo! Tanto da far cadere in prescrizione qualunque rimorso e qualunque peccato... Per una donna poi...

Mara                              - Per le donne... come le hai considerate o le consideri tu...

Solibar                           - Io ti ho considerata amorosamente...

Mara                              - Amorosamente? Ah! Che cosa sono stata io per te? La bambola che si frantuma e si getta a pezzi sul marciapiede...

Solibar                           - (interrompendola) ... eri sola, orfana, tanto bella... Marsiglia è una città paurosa... chissà dove e come saresti finita...

Mara                              - Con te sono finita, agonizzante, in una lurida clinica clandestina per dare alla luce una creatura nata morta...

Solibar                           - Fatalità...

Mara                              - Fatalità? La tua fuga, la mia miseria, la mia disperazione...? Fatalità, tutto questo?

Bombar                         - Non prosperavano i miei affari...

Mara                              - Ah! I tuoi affari...

Solibar                           - La guerra che incalzava... io che dovevo partire! Capitano momenti che nessuno prevede e pei quali si può anche sembrare crudeli... E' la crudeltà di tanti uomini...

Mara                              - ... che stronca per sempre la vita di una donna! (avrà alzata la voce).

Solibar                           - . Ssst... Chissà quali sforzi hai compiuti per... purificarti! Non comprometterti!...

Mara                              - Grazie. A me, penso io. A te chiedo soltanto di non farmi ancora del male!

Solibar                           - Te lo ripeto: amai vista, né conosciuta... s'in­vecchia... non mi vedi? Ed io ho corso troppi rischi e per l'avvenire ho deliberato- di correrne uno solo: quello di un capitale da impiegare col migliore rendimento... Tranquillità, null'altro!...

Mara                              - (con disgusto) Ed io... io... dovrei viverti accanto?...

Solibar                           - Tu? Perché? Hai forse l'intenzione di se­guirci?... (Gli assentì ritornano. Si ode il vocio. Il tra­monto sfolgora con ima luce che sul limite dell’orizzonte fra sprazzi d'incendio) Noi, non ci conosciamo! Attenta... tu... piuttosto!

Ellen                              - (a Solibar) Ha ragione il colonnello... sem­brano proprio dei cani...

Brau                              - E sono trattabilissimi...

Cabur                            - Si potrebbero portare al guinzaglio...

Solibar                           - (ad Ellen) Ellen... bisognerà andare... Ar­turo avrà già preparato...

Ellen                              - Sì... andiamo tutti. (A Mara, accostandola) Signora... ma voi non state bene?

Brau                              - (che pure è vicino a Mara) Infatti... siete come tramortita...

Mara                              - (pronta) Nooo... questa umidità, qualche volta mi dà dei brividi...

Ellen                              - Già... anch'io... ho caldo e freddo... Biso­gnerà coprirsi...

Brau                              - (a Mara) Copritevi, Mara... un mantello...

Mara                              - (per rientrare in villa) Sì... ma non aspetta­temi, vi prego... vi raggiungo io! (Il «tam-tam» dell’inizio dell'atto, riprende smorzato).

Ellen                              - To'! Il segnale del nostro pranzo...?

Cabur                            - (ridendo) No, è il corteo arabo che torna dal­la proposta di mozze...

Solibar                           - Lo faremo sfilare davanti alla nostra villa...

Cabur                            - Soprattutto lo sentiremo... e tutta la notte! (via, Ellen, Solibar, Cabur).

Brau                              - (che si «re pure accompagnato agli altri, ritorna nel centro. Quindi dal gradino della villetta, chiama) Mara...

Mara                              - (di dentro) Son pronta... eccomi. (Appare poco dopo con un mantello).

Brau                              - Davvero... eri molto pallida...

Mara                              - Te l'ho detto... avevo freddo... d'improvviso... adesso più...

Brau                              - Hai negli occhi tutta la desolazione di questi tramonti! Oh, ma per poco, oramai... Dammi il braccio... faremo la prova... (con affettuosità giocosa).

Mara                              - (dandogli il braccio) E di che?

Brau                              - (con giovanile allegrezza, stringendola e avvian­dola verso il cancello) Del corteo nuziale...! (ridono; sul loro riso si staglia il canto esasperante. Molta ombra avrà ingoiata la luce).

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

(L'ufficio del capitano Brau nella sede del Comando: pareti bianche con diverse carte geografiche e topogra­fiche. Una panoplia di lance infissa ad un muro sopra una pelle di belva. Una scrivania e due tavolinetti co­muni; macchina da] scrivere. Il soffitto è spiovente sul fondo chiuso d-a una lunga bassa vetrata al di là della quale si dilata una luce abbagliante. Due porte laterali: quella di sinistra immette nel cortiletto d'ingresso, quella di destra in altri locali. Pomeriggio).

Hons                             - (è seduto ad un tavolo. Esamina un foglio. A Reboux che gli sta di fronte, in piedi) E' un rapporto piuttosto sintetico... ma può andare... Bene, bene, lo pas­serò al capitano... Quindi, coni le trentadue partenze di questa mattina abbiamo esauriti i ritorni?

Reboux                         - Non ancora, tenente. Rimangono cinque ma­novali ed il capomastro Berg che partiranno domani...

Hons                             - Però nelle gallerie nessuno rientra?,.,

Reboux                         - Nessuno.

Hons                             - E tutto il materiale è stato completamente sgombrato?...

Reboux                         - Completamente e in ogni settore...

Hons                             - E dove fu accumulato?

Reboux                         - Nell'incrocio sotterraneo della seconda linea...

Hons                             - Ah! Il salone...

Reboux                         - Quello che si chiamava « il salone »...

Hons                             - Andrò a rendermi conto di questo sgombero... (Reboux saluta, s'incammina. Hons lo richiama) Reboux... vi sollecito l'inventario del Coanando... Tra cinque gior­ni si sloggia e si fanno le consegne.

Reboux                         - Avete ragione, tenente, ma il sergente Fraden, che mi aiutava, questa mattina si è dato inalato...

Hons                             - Se domani non sarà ristabilito, bisognerà so­stituirlo...

Reboux                         - Sarà fatto, tenente...

Ellen                              - (dalla sinistra: in pantaloni bianchi, camicetta scozzese, sandali. Elegantissima, civettuola, sbarazzina) Buon giorno! Disturbo?

Hons                             - Signorina Ellen, è casa vostra... (A Reboux, congedandolo) Mi raccomando molto...

Reboux                         - (saluta) Tenente... Signorina... (via a destra).

Ellen                              - (risponde al saluto con un sorriso. Poi a Hons) Fosse Casa mia comanderei che ad ogni mia entrata ed uscita venissero suonati gli squilli. Mi piacciono, sono pomposi...

Hons                             - (scherzando) Squilli per la generalessa!

Euen                              - No... essere la moglie di un generale non mi seduce. Respingo l'augurio...

Hons                             - Diciamo di un colonnello... di un capitano... di un tenente...

Ellen                              - (che ha continuato a negare col capo) Non faccio questione di grado... ma di posizione. E quella mi­litare mi fa perplessa...

Hons                             - Eppure, proprio la divisa...

Ellen                              - ... proprio con la divisa sento la mia incompatibilità. Troppo solenne! Mi preoccupa! Mi è sempre sembrato che la moglie di un soldato, di qualsiasi grado, debba indossare la divisa anche lei... Ed io non ho, forse, le qualità necessarie... il  soldato è... bronzo... io... gossamer: piuma!

Hons                             - Ho rapito... Mi volete escludere da ogni aspi­razione...

Ellen                              - Perché, voi restate nella carriera?

Hons                             - Infatti. Non più soldato coloniale, ma sol­dato... Di noi, non ci sarà che Brau a ritornare borghese...

Ellen                              - Già... Brau... un tantino, anche, per l'inter­vento di mio padre...

Hons                             - Soprattutto dei suoi zìi... D'altronde Brau lo hà costantemente desiderato...

Ellen                              - Lo conoscete da molto tempo, Brau?

Hons                             - L'ho conosciuto qui, un anno fa...

Ellen                              - E come lo giudicate?

Hons                             - Esemplare in ogni suo dovere...

Ellen                              - Volevo dire... come lo giudicate... non « mi­litarmente »?

Hons                             - Oh, ancora un romantico...

Ellen                              - Strano... I romantici dovrebbero essere più inclini a vivere in una uadi, piuttosto che in uno sta­bilimento...

Hons                             - Opinione sbagliata. I romantici sono tutti ir­requieti...

Ellen                              - A me li hanno sempre spacciati per sedentari propensi alle meditazioni ed ai sospiri...

Hons                             - Affatto. Sono stati e saranno degli avventurosi. Altrimenti esaurirebbero presto le loro illusioni. Il ro­manticismo comincia dove comincia l'ansia dell'irrag­giungibile...

Ellen                              - Quindi uno che sogna o che vuole ciò che non può, per voi è un romantico?

Hons                             - Precisamente.

Ellen                              - Comunque è un sistema da tenere alla larga. E voi, Hons?

Hons                             - Ohi sono io? Uno dei tanti...

Ellen                              - Senza qualifica?...

Hons                             - Io, almeno, non so attribuirmela...

Ellen                              - E vi condanno. Voi, quanto me, dovreste pro­clamarvi un pratico. La gioventù d'oggi si distingue per la praticità...

Hons                             - Ne siete convinta?

Ellen                              - Altro che! Conosco le mie amiche, qualche amico. Nostra legge: «Questo giova/si fa. Questo non giova e non si fa». Niente vie di mezzo e soprattutto niente quella via d'inciampi e di trabocchetti ch'è il sen­timento...

Hons                             - Essere pratici? Forse... Si vede così incerto il domani che sarebbe giusto aggrapparsi furiosamente all'oggi... Però, quanto al sentimento... Ma se tutte le audacie d'oggi sono nutrite di sentimento: da quella di volare a quella... non so... di essersi confinato in Africa... come me...

Ellen                              - A proposito, sapete, Hons, che ci voleva pro­prio l'interno dell'Africa per farmi apprendere qualcosa con un certo interesse...

Hons                             - Apprendere, che cosa...?

Ellen                              - In quindici giorni sono diventata una datti­lografa...

Hons -                           - Già... lo sapevo...

Ellen                              - Grande merito va al mio maestro...

Hons                             - Il capitano Brau...

Ellen                              - ... che ritengo soddisfatto dell'allieva...

Hons                             - Un modo' come un altro per sopportare la canicola!...

Ellen                              - Ma no... che questo ufficio è il locale più fresco di tutta Ben-Harti... Non per nulla tutti noi lo abbiamo trasformato in colonia climatica... Siamo sem­pre qui...

Hons                             - Con letizia nostra...

Brau                              - (dalla sinistra) Signorina Ellen, vi ho sor­presa... Approfittate della mia assenza per sedurre il te­nente Honls...

Hons                             - Purtroppo... io sono stato già liquidato!

Ellen                              - Per incompatibilità professionale...

Hons                             - La signorina Ellen non sposa uomini in uni­forme...

Brau                              - (a Hons) Ho saputo che a mezzogiorno la par­tenza degli operai è avvenuta regolarmente...

Hons                             - Regolarmente. Ecco il rapporto (glielo con­segna). Gli ultimi cinque manovali ed il capomastro Berg lasceranno Ben-Harti domattina.

Brau                              - Anche questa preoccupazione è finita...

Hons                             - Volevo compiere un'ispezione per constatare se il materiale è stato completamente sgombrato... Se mai, fino a stasera, farei lavorare i rimasti...

Brau                              - Spero bene che non sia necessario... Ma an­date... andate... un'ispezione è opportuna... Ieri avevano tanta fretta...

Hons                             - Signorina Ellen... mi avete disilluso... Pazien­za! Non vi serbo rancore... Capitano... (saluta. Via a si­nistra).

Brau                              - (al tavolo, siede. Fissa Ellen. Pausa. Quindi per rompere quell'imbarazzante silenzio) Siete in anti­cipo, oggi. Il convegno è ogni giorno alle cinque...

Ellen                              - D'ora in poi sarò sempre in anticipo...

Brau                              - Perché?

Ellen                              - Perché non voglio che il mio maestro mi lasci, prima di avermi perfezionata...

Brau                              - Oggi vi darò una prova di fiducia... Scriverete a macchina, ufficialmente, pel Comando.

Ellen                              - Sono promossa: impiegata al Comando Mi­litare...

Brau                              - Ce un rapporto...

Ellen                              - _. segreto...

Brau                              - Segretissimo! In fatti lo detterò ad alta voce e ad una dono»!

Ellen                              - (ironicamente piccata) Capitano Brau, io esigo tutta la fiducia dei miei superiori!

Brau                              - La massima fiducia! Vi concedo di maltrat­tare la macchina del Comando...

Ellen                              - Quando usate l'autorità del vostro grado non siete galante...

Brau                              - (proseguendo nel tono scherzoso) Ah! Dimen­ticavo che avete confessato di non prediligere le uni­formi...

Ellen                              - Prediligerle? Ho confessato di non poterle sopportare... »

Brau                              - Addirittura! Avrete ferito nell'orgoglio il te­nente Hons...

Ellen                              - La sincerità avanti tutto...

Brau                              - E se al posto di Hons, fossi stato io...?

Ellen                              - Voi? (lo fissa. Pausa). Voi siete impegnato...

Brau                              - Che ne sapete?

Ellen                              - E' la prima notizia che ho saputa al mio ar­rivo... Ed anche non l'avessi saputa, non avrei faticato ad accorgermene...

Brau                              - Esatta! Io ve la confermo...

Ellen                              - Grazie! (A denti stretti, con dispetto, ma non volendo tradirsi) Non vi ho chiesto conferme... (Con altro tono) Posso essere, allora, la dattilografa del Co­mando?...

Brau                              - Vada per l'assunzione... State attente... non fa­tevi bocciare... (Va alla macchina da scrivere, immette nel carrello un, foglio, lo aggiusta in linea; invita Ellen a sedere. Guardandola) Ecco... però, siete troppo ele­gante per essere una vera dattilografa...

Ellen                              - (mordace) Non badate alle apparenze... Co­minciamo...

Brau                              - La data...

Ellen                              - (scrive) -     - Poi?

Brau                              - (detta) « Abbiamo provveduto nella mattinata a numero quattro carrette ed a numero otto muli... pel trasporto... dei trentadue operai... i quali... dovevano... ». (Brau tace. Ma Ellen, prosegue nello scrivere con velo­cità ansiosa ed astiosa! Brau la guarda incuriosito; quin­di) Ma che cosa scrivete...?

Ellen                              - (smettendo ed alzando il capo) Quello che dettate voi...

Brau                              - Se io non parlo...

Ellen                              - Allora, quello che voglio io...

Brau                              - Vediamo... (si avvicina).

Ellen                              - (scatta in piedi e con le mani copre la. macchi­na per impedire a Brau di leggere) No, no! L'esame non è finito... Dettate tutto e non fate giustizia som­maria...

Brau                              - (cercando con dolce violenza, di allontanarla) Sapete che siete una dattilografa...

Ellen                              - ... dite... dite... «insopportabile»... Tanto, lo siete anche voi... e ve l'ho scritto lì...!

Brau                              - (ha strappato U foglio e legge ad alta voce) « Siete l'uomo più insopportabile ch'io abbia conosciuto, forse perché siete il primo uomo che non mi vuol capire... Io sono una donna che vale... ».

Ellen                              - (con. stizza, completa la frase) « ... qualsiasi altra donna! ». Dovevate lasciarmi continuare...

Brau                              - Per scrivere altre corbellerie di questo ge­nere?... (è lusingato, ma con una certa stupefazioni. Pausa).

Ellen                              - (capricciosa, insinuante, quasi sfiorando il volto di Brau) Mi bocciate?

Brau                              - Zero in condotta!

Ellen                              - Oh, anche a scuola, non ho mai meritato di più...

Mara                              - (entrando dalla sinistra, interrompe l'atmosfera stabilitasi tra i due. Al suo ingresso, entrambi, seppure con diverso animo, trasaliscono. Mara avverte quel disagio, ma sarà sempre serena) Buon giorno...

Brau                              - (intasca, spiegazzandolo, il foglio scritto da El­len) Ali, Mara... stavo rimproverando la mia allieva...

Ellen                              - (che ritrova la sua spavalderia) Non faccio.,. progressi... Per la dattilografia, evidentemente, non ho vo­cazione! ...

Mara                              - Non è una mancanza che diminuisca...

Ellen                              - (c. s.) Chi lo sa? Col mio carattere che non ammette ostacoli...

Mara                              - Vi convincerete che vivere equivale qualche volta adattarsi...

Ellen                              - (pungente) Ah! Dopo la lezione di dattilo­grafia quella di morale? Il maestro e la maestra!

Brau                              - (come volesse richiamarla) Una coppia at­traente... ammettetelo!

Mara                              - Non esagerate, Brau, almeno sul mio conto!

Ellen                              - (c. s.) Voi avete tutte le virtù... persino la modestia!

Mara                              - (ironica) Siete gentile... ma io non sono mo­desta. Ho il coraggio di conoscermi...

Ellen                              - Dev'essere la solitudine che insegna questo coraggio... Peccato the non viva a lungo in Africa, anch'io... (Fissando Brau) Colina di virtù, diverrei più seducente...

Mara                              - Lo siete tanto...

Ellen                              - Grazie! Ma il .giudizio che più vale, in questi casi, è quello [degli uomini... N'è vero, capitano Brau?

Brau                              - Verissimo... e ratifico il giudizio di Mara, se ci tenete...

Ellen                              - (maligna) Ci tengo... infinitamente!

Solibar                           - (dalla sinistra, madido di sudore, stanco) Auff! Sono ridotto un sonnambulo...

Ellen                              - Che c'è papà?...

Solibar                           - Troppo torrido questo sole, troppo! Le meningi si liquefanno! Un automa, un sonnambulo... cammino a occhi chiusi...

Brau                              - Ma no, Solibar, ma no... Un uomo come voi deve saper superare e sfidare...

Solibar                           - ... che dovrei sfidare? Il sole?...

Brau                              - Anche questo è un problema di volontà!

Solibar                           - Mio caro Brau... vi garantisco che, con que­sto soggiorno, sto offrendovi la prova maggiore di ami­cizia... E non so... se voi potrete sdebitarvi...

Brau                              - Eppure non è che il sole di maggio...

Solibar                           - Ho invidiato stamane gli operai che par­tivano...

Brau                              - Pochi giorni e poi anche per noi la brezza marina...

Solibar                           - Sia la benvenuta... Non appena rivedo- il mare mi caccio dentro!

Ellen                              - Tutto vestito, papà?... iride, accarezzandolo).

Solibar                           - Sì... tutto vestito... (ride; a Brau) A propo­sito... avete risposto agli zìi?...

Brau                              - (prende dal tavolo una lettera) Ecco: parte tra poco col corriere... Fra tre giorni sarà a destinazione...

Solibar                           - Volete aggiungere per i vostri zìi anche que­sta mia? (gli porge una lettera già affrancata).

Brau                              - Volentieri... ma chissà se direte bene di me...

Solibar                           - E' aperta...

Brau                              - Scherzavo...

Solibar                           - Mi ero promesso un caffè bruciante... caldo scaccia caldo... Ellen mi accompagni?

Ellen                              - Come vuoi, papà...

Solibar                           - Uni sonnambulo ha bisogno d'essere con­dotto... (.4 Mara) Buon giorno... (A Brau) Arrivederci.

Ellen                              - (sorregge scherzosa il padre; a Mara) Si­gnora... (A Brau, ironico) Arrivederci... maestro! (via con Solibar).

Brau                              - (afferra il volto di Mara, lo porta alle labbra, contando i baci) Uno, due, tre, quattro, cinque...

Mara                              - Perché li conti?

Brau                              - Cinque i giorni che staremo lontani, dopo la mia partenza... Mi premunisco... Sono un ingordo... Non si sa mai... Mara, bisognerà sollecitare quel mio amico di Marsiglia per le tue «arte... Non ha risposto...

Mara                              - Non ci sarà più...

Brau                              - Sei catastrofica... Quando trattiamo del nostro avvenire non sembri mai convinta...

Mara                              - Non è vero... non puoi rimproverarmi questo...

Brau                              - Per lo meno lo vedi ancora ipotetico... fanta­stico...

Mara                              - Perdonami... Devo abituarmi a... sentirmi la signora Brau...

Brau                              - Mara, come fosse necessaria la legalità del nome per sentirti mia... mia... mia, come io sono tuo... (T abbraccia).

Mara                              - Il mio ragazzone!

Brau                              - No, ragazzone! Ti proibisco, d'ora in poi, di chiamarmi 'così! (Burlesco) Ne va della mia autorità di capitano... poi della serietà d'industriale! Del resto, hai sentito, posso essere chiamato persino «maestro»...

Mara                              - (di sorpresa) E' seducente Ellen?

Brau                              - L'hai proclamato tu … io l'ho confermato.

Mara                              - E' giovane, intelligente, moderna. Tu hai col padre degli interessi comuni».

Brau                              - E questo che significa?...

Mara                              - Ci sarebbe, anche, una solidarietà economica...

Brau                              - (con una risata) Ah! Ah! Sei gelosa, sei ge­losa di Ellen!...

Mara                              - No, no... non sono gelosa. Ma ho bisogno, as­solutamente bisogno, di dirti questo: che tu non devi consideranti impegnato...

Brau                              - Che cosa vuoi dire?

Mara                              - Impegnate a me, con la tua promessa... Sei libero... puoi disporre di te, come vuoi-, come se io non esistessi...

Brau                              - Mara, non t'accorgi d'essere cattiva?...

Mara                              - Se mai, contro me stessa.»

Brau                              - Contro di me, in primo luogo. Perché, indub­biamente, tu dubiti del mio- cuore e della mia de­cisione...

Mara                              - Ti credo, ti credo... tuttavia non so vincere la paura!...

Bkau                             - Paura di che?

Mara                              - Della mia felicità...

Brau                              - Mara, noi ci amiamo da oltre un anno... ho deciso il mio avvenire con te da qualche settimana... e tu pensi che io, così, come pei un colpo di sole...

Mara                              - (troncandogli la parola, anche per convincere de­finitivamente se «tessa) Allora, no, no, scusami, non penso a nulla! Sono una sciocca! Va bene? Ma che tu non debba (Sentirti imprigionato, inchiodato, questo sì, questo avevo assoluto bisogno di dirli...

Brau                              - Insisti? (Facendo per uscire) Me ne vado...

Mara                              - (pronta) Nooo!

Brau                              - Vado a consegnare la posta al corriere che lascia Ben-Harti alle diciotto e ritorno. Sai che faremo? Andremo a cavallo su quello che hai battezzato «l'ippo­dromo dell'ombra »...

Mara                              - ... sotto i « baobab »...

Brau                              - E disputeremo una gara di galoppo...

Mara                              - L'ultima? Tu mi batti sempre...

Brau                              - Così il premio l'ho sempre io... qui... (indica la bocca).

Mara                              - Anche oggi...

Brau                              - ... il premio d'oggi deve essere un altro: il giuramento di non parlarmi mai più, come poco fa...

Mara                              - (felice ed appassionata) Mai più...

Brau                              - (abbracciandola) Aspettami... (prende le let­tere; via dalla destra).

Mara                              - (siede. Una pausa).

Nack                             - (scivola nell'interno, dalla sinistra, ansimante, atterrito, quasi di corsa e quasi volesse, senza essere ve­duto, attraversare l'ufficio, penetrare a destra, nella caserma, alla ricerca di qualcuno).

Mara                              - Nack, che cos'è questa storia? Tu hai visto, hai udito... Insomma, .spiegati!.,.

Cabur                            - (dalla sinistra, alterato e costernato. Ha un gesto di rabbia scorgendo Nack. Lo aggredisce) Via... via di qui... Che cosa vuoi qui?

Mara                              - Voleva il capitano... Cercava Brau e guar­date con che faccia...

Nack                             - (balbetta) Io ho visto... ho sentito... voi, si­gnor colonnello... il signor tenente... all'uscita «N», dalla parte dei «cactus»...

Cabur                            - (indispettito) Tu hai sentito? (Passaggio) Allora, zitto! Tu non hai visto e non hai sentito niente... Niente! Hai capito?... E guai a te se parli... se ti scappa una parola. Guai! Via, a casa...

Nack                             - (impaurito da quel tono, sgattaiola, borbo­gliando) Va bene, signor colonnello... va bene!

Cabur                            - (a Mara) Brau?

Mara                              - Torna subito... lo aspetto! Ma avete anche voi una faccia stravolta... Che c'è?...

Cabur                            - C'è... c'è un fatto tremendo... hanno rubato...  

Mara                              - Hanno rubato... che cosa?

Cabur                            - Ne risponderà Brau, ne risponderà in pieno...

Cabur                            - E che cosa hanno rubato? Qui? Dove?...

Cabur                            - Al forte! Hanno rubato i piani di tutta la fortificazione, di tutto il sistema difensivo che si estende da Ben-Harti a Grue-Neri...

Mara                              - (spaventata) Impossibile... un furto simile?!

Cabur                            - Un grande colpo... non c'è che dire! Un grande colpo e premeditato, sicuramente, intelligente­mente! Si comprende... Faceva gola... la più moderna, la più vasta, la più completa fortificazione del sud...

Mara                              - Quando li hanno rubati? Dov'erano? Come l'avete saputo?

Cabur                            - Ho accompagnato il tenente Hons... Entrava al forte per un'ispezione. Nella terza galleria... la lastra di zinco nel muro, spalancata... e dentro, il vuoto...

Mara                              - E Brau, Brau?

Cabur                            - Brau non sa, ignora...

Mara                              - E il tenente Hons?...

Cabur                            - S'è precipitato al capannone degli operai...

Mara                              - Un furto simile, qui... a Ben-Harti! Si deve trovare... scoprire...

Cabur                            - Purtroppo, i delinquenti di questo genere sono i più abili... i più astuti!

Hons                             - (dalla sinistra, seguito da Solibar. E' ansante) Al capannone ho fatto trattenere i cinque operai...

Cabur                            - Ma è Brau... è Brau che va informato...

Solibar                           - Certo, è lui che deve provvedere...

Mara                              - Dovrebbe essere già qui... ha recato la posta al corriere...

Solibar                           - Brau avrà indizi... darà una traccia... co­munque è un energico...

Hons                             - Indizi? Tracce? E chi mai avrebbe sospet­tato? Era stata una costruzione così fortunata... non un incidente, non un guaio... e adesso, alla consegna...

Cabur                            - (a Solibar) Eh, io, da vecchio volpone, avevo parlato a Brau anche di questo... L'ho proprio in­terrogato sui piani un mese fa, quando si beava di aver tutto finito...

Solibar                           - E lui?...

Cabur                            - Lui... mi rise in faccia... si mise una mano sul cuore: «Al sicuro - proclamò - al sicuro, quant'è questo muscolo! ». Ma che cosa c'è di sicuro al mondo?

Hons                             - Ci fosse un filo... un sospetto...

Solibar                           - Chi era autorizzato ad entrare nella fortificazione?

Hons                             - Sino a tre giorni fa entravano ancora! e squadre...

Cabur                            - E quando furono rinchiusi i documenti?...

Hons                             - Li rinchiuse il capitano Brau, non so quando...

Cabur                            - Saprete com'erano costituiti...

Hons                             - Esattamente, no... Due piccole carte planime­triche, credo... e l'opuscolo dei calcoli... con le formule cifrate... E il tutto...

Cabur                            - (interrompendolo) ...voluminoso?

Hons                             - No, no... in una custodia d'amianto, come una busta, un portafogli...

Solibar                           - E come furono preparati i nascondigli?...

Hons                             - Sono state aperte sei botole zincate, minu­scole, appunto per non dare sospetti...

Cabur                            - Hanno colpito nel giusto! Non sono andati a tentoni... dal momento che le altre sono intatte...

Hons                             - Ve n'è una che presenta segni di forzatura... il muro è un po' scrostato... Ma quella dei documenti,., niente... aperta come con la sua chiave...

Cabur                            - Troppa gente penetrava lì dentro... Troppa!,.. Brau aveva l'ambizione di' accompagnare chiunque!... Avrebbe invitato anche il muezzin perché ammirasse.»

Mara                              - Colonnello... così isolati come siamo... Brau non poteva essere diffidente...

Cabur                            - ... un militare deve essere diffidente per istinto!

Solibar                           - D'accordo!

Hons                             - Ad ogni modo il colpo deve essere stato stu­diato... Un visitatore occasionale non avrebbe agito con tanta sicurezza...

Solibar                           - E' evidente... Qualcuno, dunque, che fre­quentava Ben-Harti...

Cabur                            - .„ qualcuno del luogo...

Hons                             - ... che sarà, magari, già lontano...

Solibar                           - Ma è facile allontanarsi di qui?

Cabur                            - Facilissimo... purtroppo... con quel dedalo di carovaniere e di piste... Se uno sa la strada e vuol nascondersi... pescalo!

Mara                              - E Brau ch'era così orgoglioso...

Cabur                            - Terribile mazzata...

Mara                              - (che sulla destra, intravvede Brau) Lui... lui!

Brau                              - (dalla destra) Be'... quanta gente. Siamo al completo... (Meravigliato che il suo saluto cada in quel silenzio attonito) Oh, sentite il ghibli?... Ci siamo, tra giorni...

Cabur                            - Capitano Brau... devo darvi una gravissima notizia... Ho anche l'anzianità per trovare tanto corag­gio...

Brau                              - Gravissima?...

Cabur                            - I piani delle fortificazioni sono scomparsi...

Brau                              - (impallidisce. Gira lo sguardo sbigottito, inter­rogante dal colonnello al tenente, a Solibar) Scom­parsi?... Trafugati?... I piani segreti di Ben-Harti? Ma no! No!

Hons                             - E' la verità, capitano!

Brau                              - (ad Hons, ancora incredulo e perciò in tono quasi canzonatorio) Sono scomparsi?! Ma sentiamo: da quale segreta?

Hons                             - (tace).

Brau                              - (perentorio) Domando: da quale segreta?

Hons                             - (balbetta) Dalla se-gre-ta della galleria « F ».

Brau                              - (è annichilito. Ripete) ...della galleria «F»! (Quindi incalza) Aperta? E come? Abbattuta, squar­ciata?

Hons                             - No... nessun segno... aperta...

Brau                              - Chi ha fatto la scoperta?

Hons                             - Io, nell'ispezione di poco fa...

Brau                              - (pausa. Con un enorme sforzo si ricompone) Chi era di guardia, oggi?

Cabur                            - Oggi? Chissà mai quando il colpo è stato effettuato! Ieri, ier l'altro...

Brau                              - Ieri sera la segreta era intatta...

Hons                             - L'ultima mia visita fu di' ieri mattina...

Brau                              - (con fermezza, ad Hons) Chiamatemi il sotto­tenente Reboux...

Hons                             - Ho già fermato nel capannone tutti gli operai...

Brau                              - (comandando) Il sottotenente Reboux! Poi andremo al forte...

Hons                             - (saluta militarmente e via a destra).

Brau                              - (scatta) I piani trafugati! Ma è un colpo con­tro di me!

Cabur                            - E contro il nostro Paese!

Brau                              - Tutta l'Uadi faccio rastrellare... mi conosce­ranno... berberi e non berberi... tutta la popolazione deve « cantare »...

Solibar                           - Quel che importa è far presto... non per­dere tempo...

Brau                              - Non dubitate, Solibar! Ne va del mio onore, del mio onore di soldato! Ma vi garantisco che prima di smettere l'uniforme brucio le cervella a qualcuno!

Cabur                            - Siamo al confine... e come intuiamo chi paga, possiamo anche intuire dove si rifugia...

Brau                              - Il furto non può essere stato compiuto che stanotte... Eppure la ridotta del fortino « N » è un labi­rinto! Bisognava esserci stati, averla esplorata...

Hons                             - (rientra dalla destra con Reboux).

Beau                              - Sottotenente Reboux, la carovana che è par­tita a mezzogiorno dove può essere arrivata?

Reboux                         - Alle otto dovrebbe far tappa a El-Hariga... pernottare e proseguire all'alba...

Brau                              - Arriva ad El-Hariga al completo?

Reboux                         - No, capitano... L'architetto e due capima­stri devono averla lasciata al guado. Prendevano la carovaniera di Arem e con l'autocorriera si portavano all'aerodromo di Tiznit...

Brau                              - (incalzando) E gli altri?

ìReboux                        - Cinque berberi devono essersi staccati al­l'inizio dell'Uadi...

Brau                              - I motociclisti al comando di Gandin e Gerby devono rintracciare tutti i partiti… tranne l'architetto e i capimastri... Tutti, non uno escluso: all'Uadi, ad El-Hariga... E tutti devono essere ricondotti qui al più presto...

Reboux                         - Partiranno immediatamente...

Brau                              - Immediatamente... e la massima velocità... Andate.

Reboux                         - Benissimo, capitano (saluta. Esce a destra).

Brau                              - (parlando ad Hons) Per l'architetto e i due capimastri bisognerà avvertire l'aerodromo. Tra mez­z'ora, Hons, con la stazione radio da campo farete chia­mare Tiznit... Trasmetterò io. Non voglio allarmi... as­solutamente, oltre la cerchia di Ben-Harti. Per ora, nes­suno deve sapere...

Solibar                           - Difatti... se c'è la possibilità di rimediare...

Brau                              - E adesso, tenente Hons, al forte...

Cabur                            - Se accettate... la mia esperienza è a vostra completa disposizione...

Brau                              - Grazie, colonnello... (A Solibar) Non ci vo­leva, Solibar... non ci voleva... può essere la rovina...

Solibar                           - Io non sono l'uomo delle illusioni... Però, Brau, ancora non si è indagato...

Cabur                            - Io non dispero...

Mara                              - Nemmeno io, Brau...

Brau                              - (esce in fretta seguito da Hons).

Solibar e Cabur             - (stanno pure per uscire).

Mara                              - (ad entrambi) Mi lasciate sola? (A Solibar) Vi prego... rimanete almeno voi...

Solibar                           - Io?... (Indietreggiando, seppure riluttante, si ferma) Come volete...

Cabur                            - Ci raggiungerete, Solibar... (via).

Mara                              - (a Solibar con accento freddo e spietato) Tu sai chi ha trafugati i piani di Ben-Harti?... .

Solibar                           - (si domina, ma la contrazione dei muscoli facciali denota in lui un turbamento) Io? ! Che cosa dici?!

Mara                              - Tu sai qualcosa di questo trafugamento?

Solibar                           - (ricomponendo la sua impassibilità) Io? E perché proprio io?!

Mara                              - Perché... perché... ho il cervello arroventato... il cuore che si spezza... ed un presentimento... un presen­timento! Non vedi nei miei occhi?...

Solibar                           - Che cosa debbo vedere? Sento che siamo in una fornace... e che anche i nervi s'incendiano... E' meglio che tu stia sola, che tu riposa...

Mara                              - Sola, no, no! Io devo dirti... devo dirti che da qualche minuto... da quando è stato scoperto... ciò che sai... mi è balenato davanti... il passato. Limpido... come avviene ad uno che affoga, ad un condannato...

Solibar                           - Ma non comprendo perché m abbia bi­sogno di confidarti a me...

Mara                              - (per uno sfogo) A te, a te... perché io ti conosco, perché io so chi è stato Gramphir... so chi sei stato tu quando ti chiamavi Gramphir».

Solibar                           - Ma diventi pazza?... Lasciami andare... su, scostati...

Mara                              - No, noi Tu devi sapere... Io lo intuisco... lo sento...

Solibar                           - (energico) Ti dico, lasciami andare... op­pure...

Mara                              - (gli sbarra il passo; è rigida sulla porta di si­nistra) Oppure?

Solibar                           - (minaccioso, afferrandola per le braccia così da liberare l'uscita) ...me ne andrò ugualmente!...

Mara                              - Bada che urlo... che chiamo Brau, tutti... (m-fatti avrà alzata la voce).

Solibar                           - (le tapini rabbiosamente la bocca) Pazza... pazza!!...

Mara                              - Hai paura!?... Hai paura!?...

Solibar                           - (risospinge Mara nel mezzo) Stai lì... Ur­lare... in questo momento...

Mara                              - (l'affanno le serra la gola; mugola) Allora... non sono una pazza... il mio istinto... il mio dubbio».

Solibar                           - (pausa e riacquistando il suo freddo atteggia­mento beffardo) Oh, come vendetta non c'è male, è raffinata. Hai atteso molto, ma hai colta un'occasione propizia... Se non altro speri di gettare su di me un'om­bra fosca...

Mara                              - No, non mi vendico».

Solibar                           - Non ti vendichi?! Allora... sei un'alluci­nata...

Mara                              - Allucinata, io? Io so bene chi è l'industriale Solibar! L'uomo d'affari!». Eccoli i tuoi affari!... Ma questa volta non scappi...

Solibar                           - Come vedi non scappo- e cercherò di farti ragionare...

Mara                              - Questa volta non c'è da stroncare una creatura imprigionata nel letto di una clinica... Questa volta c'è di fronte a te una donna... che difende non solamente il suo paese... ma anche la sua felicità, il suo sogno, il suo  avvenire... che è decisa a difenderli a tutti i costi...

Solibar                           - E per difendere tutto questo, accusi me?...

Mara                              - Ti accuso e ti denuncio!».

Solibar                           - Ah! Una minaccia precisa... Mi denunci? E con quali prove?

Mara                              - Sono sufficienti quelle che io ho sul tuo pas­sato.»

Solibar                           - Eri una bambina... una sciagurata bambina...

Mara                              - Una bambina che aveva intuita tutta la tua perfidia e che ora può documentarla... Ti denuncio!

Solibar                           - (sarcastico pur nel terrore) Ma che! (Pau­sa). Tu hai parlato del tuo avvenire... e proprio in nome del tuo avvenire tu non mi denuncerai...

Mara                              - Ah! Tu pensi di svelare a Brau chi sono io e chi fosti tu, per me? Ti sbagli! Perché a Brau dirò tutto io...

Solibar                           - (ghignando) Tanto coraggio?...

Mara                              - Tanto, tanto! Me l'ero proposto da giorni... Non sopportavo più l'inganno... Non credere di vincere! Il suo amore è forse più forte del mio passato... Ed anche non fosse, non importa... salverò lui... Brau non sposerà me... ma tu, tu, non potrai più nuocere, a nes­suno». Io ti denuncio!

Solibar                           - (ostentando all'estremo un'impossibile indifferenza) Sei fermamente decisa?».

Mara                              - Decisa... di andare da lui subito e urlargli: «Il ladro è qui, è Solibar! I piani li ha lui! Li ha ru­bati lui! Ti ha ingannato! Ha architettato tutto: la so­cietà, il nuovo stabilimento, la tua direzione, tutto... per arrivare a questo!.» A questo! Salvati tu, almeno, strap­paglieli!...». Ecco, ciò che io farò!

Solibar                           - (pausa. E sillabando le parole) No! Tu non farai questo...

Mara                              - Lo farò».

Solibar                           - Non lo farai... e non per me».

Mara                              - Oh!...

Solibar                           - No! E nemmeno per te...

Mara                              - Oramai... per me...

Solibar                           - Tu non lo farai...

Mara                              - E perché... e per chi?

Solibar                           - Per tua fi-glia!

Mara                              - Che? Che cosa hai detto?

Solibar                           - (scandendo) Se vuoi che Ellen sia la figlia di una, madre che passa per morta... e di un padre fu­cilato o, nella migliore delle ipotesi, in galera», denun­ciami pure...

Mara                              - Che cosa bestemmi?... Che cosa bestemmi?...

Solibar                           - La verità.»

Mara                              - La più iniqua delle menzogne...

Solibar                           - (estrae dalla tasca dei calzoni un passaporto. Lo apre, lentamente legge) Ellen Solibar... nata a Marsiglia... quattordici febbraio millenovecentodicias-sette... (glielo mostra).

Mara                              - (gli occhi sbarrati, allucinati) Quattordici febbraio millenovecentodiciassette... Marsiglia... (Mor­mora) Clinica di Saint-Maurice... lei... lei... mia».

Solibar                           - Tua figlia... nata viva e sana... Soltanto, che ho trafugato anche lei... la mia creatura...

Mara                              - Quando agonizzavo.»

Solibar                           - ...quando si disperava di te...

Mara                              - E tu, tu... con la complicità di quei cani...

Solibar                           - Te l'ho strappata... e te l'ho fatta credere morta.» Temevo, allora, di essere perduto io... giornate tremende... la guerra... dovevo fuggire... non volevo per­dere anche lei... Egoismo? Istinto? Paternità? Non so... Me la portarono prima a Parigi, poi ad Amsterdam...

Mara                              - Ed io moribonda per tre settimane, che va­neggiavo, che la invocavo... E tu, tu... con questo mio essere che m'aveva dilaniata per nascere... tu, ladro, me lo rubavi per sempre... e per schiantarmi due volte... anche come mamma, come mamma...

Solibar                           - (passaggio) Non avrei mai supposto di ar­rivare a questa confessione... Ma che vuoi... quando un uomo è costretto a giocare tutto per tutto... non può avere ritegni...

Mara                              - E adesso? Adesso? Ti odio anche più... Lo senti? Lo sai? Maledetto... (ha le lacrime agli occhi).

Solibar                           - Può essere! Non mi giustifico... Tuttavia, ti ripeto, questa rivelazione m'ero giurato di risparmiar­tela... in qualunque momento, in qualunque luogo ci fossimo dovuti rivedere. Invece... Sono stato obbligato a difendermi...

Ellen                              - (di dentro) Papà... (Entrando dalla sini­stra, spigliata) Papà, ti vogliono... credevano che li rag­giungessi subito. Hanno mandato me...

Solibar                           - (con indifferenza) Hai ragione, Ellen... di­scutevamo...

Ellen                              - (guarda Mara, straziata, afflosciata, svuotata; a Solibar) Papà... che c'è... che ha?...

Solibah                          - (con un largo gesto di finta pietà) Eh! E' umano... mi pare... Se non è stravolta lei... in questi momenti... (A Mara) Buona sera, signora... (Ad Ellen) Ritorniamo al forte (via).

Ellen                              - (indugia sulla porta: a Mara) Umano?». No, no, sapete! (Aspra) Con le lacrime non si risolve nulla... e neppure si scoprono le spie...

Mara                              - Ellen...

Ellen                              - (pungente) A meno che pel capitano Brau non rappresentino una virtù anche le lacrime!

Mara                              - Nessuna virtù... scusate», soffro...

Ellen                              - Non crediate d'essere la «ola a soffrire!...

Mara                              - Non siate cattiva...

Ellen                              - Lo so... lo so... il cuore non lo avete che voi! Io? Granito, stoppa...

Mara                              - Non mi trattavate così... mi allontanate...

Ellen                              - Logico, mi pare... Assuma ognuno la propria posizione... magari di battaglia...

Mara                              - Voi... contro di me?

Ellen                              - Affronto il nemico... in faccia...

Mara                              - Io... la vostra nemica?!.»

Ellen                              - Già! E tra donne... non si equivoca mai... sul «perché»... Arrivederci, signora!             - (via dalla sinistra).

Mara                              - (ha un singulto. Tende le braccia, febbricitante, annaspante, invocando) No... no... Ellen». Ellen!...

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

 (La stessa scena del primo atto. E' sera. Sul minuscolo frontone della villetta è acceso un lume a petrolio; la fiamma vacilla di continuo per i soffi caldi che preannunciano il ghibli. Atmosfera carica di ardore intenso, insopportabile. Il colonnello Cabur è seduto su di una poltrona, ma è irrequieto. Si alza, risiede, attende qual­cuno. La nenia delle « zenzemat », monocorde e strasci­cata, lo infastidisce).

El-Aben                        - (s'affaccia al cancello: sornione, untuoso).

Cabur                            - Avanti, avanti… illustre « acha »...

El-Aben                        - (inchinandosi ripetutamente) « Caid »... so­lamente... « caid »...

Cabur                            - Be'... illustre « caid »... vi ho fatto chiamare proprio io...

El-Aben                        - Vi ascolto... sidi... vi ascolto!

Cabur                            - Dovete usare tutta l'alta autorità che godete sulla cabila perché queste nenie finiscano immediata­mente! .„

El-Aben                        - (sorpreso) Oh... sidi... è la sera dell'« henna chebira », la terza sera della festa nuziale...

Cabur                            - La terza o la quarta... io mi chiedo perché tutta la notte si debbano sopportare questi snervanti lamenti. Basta!

El-Aben                        - Sidi... non sono lamenti!... Sono le lodi all'amore...

Cabur                            - L'amore si fa e non si loda!

El-Aben                        - E' sempre avvenuto...

Cabur                            - E questa sera non deve avvenire! Un'ecce­zione alla regola! Ma è possibile che non si secchino le gole con quest'aria da ghibli?! Che non sentiate anche voialtri questo fuoco che cova nel vento?.» Giuro che in tanti anni di Africa non l'ho mai sentito così tre­mendo...

El-Aben                        - Sidi... alla volontà di Allah nulla possono opporre i mortali...

Cabur                            - Ma la nevrastenia dei mortali deve pure avere un limite...

El-Aben                        - Domani sera con lo « zifat », col trapasso della sposa nella casa del marito, sarà tutto finito...

Cabur                            - Benone! Orchestra e cori anche domani sera?! No, no! Specialmente domani sera, niente spet­tacolo... Domani arriva il colonnello col presidio nuovo.» immaginiamoci se ci deve essere questa delizia!

El-Aben                        - Io non posso far nulla, sidi!... Diverrebbe un matrimonio infelice...

Cabur                            - Datemi ascolto: fate smorzare, almeno, i toni... e vedrete che gli sposi non perderanno alcuna felicità».

El-Aben                        - Non è ammesso di pregare Allah con altre voci.»

Cabur                            - E allora io pregherò il mio Dio di scatenare il ghibli senza indugi... Vedremo Be canteranno con la sabbia in gola!».

El-Aben                        - Oh! (fa un gesto inorridito e si scosta per andarsene).

Hons                             - (al cancello) Colonnello Cabur, devo dirvi... (si interrompe per la presenza di El-Aben).

Cabur                            - ...che anche voi impazzite per questa fre­nesia canora?».

Hons                             - No, colonnello, ma...

El-Aben                        - (due, tre inchini, via) Sidi... sidi...

Hons                             - Ho saputo che la vettura del Comando deve essere pronta stanotte...

Cabur                            - E allora? Spiegatevi.»

Hons                             - Pronta e portata al margine dell'oasi per le ventitré... dov'è la fontana...

Cabur                            - Per conto di chi? Chi parte?

Hons                             - L'ordine è del capitano Brau...

Cabur                            - Di' Brau? Per le ventitré? Lasciatemi riflet­tere...

Hons                             - Non è chiaro...

Cabur                            - Ah!... Voi sospettate...

Hons                             - No... io non sospetto nulla...

Cabur                            - Hons, siate sincero... Perché mi avreste par­lato con tanta apprensione?

Hons                             - Con apprensione... sì, certamente...

Cabur                            - E adesso vorreste che traessi io le conclu­sioni... quelle che, certo, avete già tratto voi...

Hons                             - Il fatto è strano... si presta a diverse interpre­tazioni... Domani il capitano Brau deve far la consegna... cioè la rivelazione...

Cabur                            - ... ma, piuttosto, il capitano Brau preferireb­be la fuga?... (le nenie si sono attenuate).

Hons                             - (imbarazzato) Senza dubbio il capitano deve affrontare una responsabilità grave...

Cabur                            - E tanto più grave, in quanto si è ostinato in questo assurde silenzio! Cinque giorni! Ed a Marra-keck ancora si ignora!...

Hons                             - Brau ha sperato sino all'ultimo...

Cabur                            - Già, ha sperato che gli spioni si pentissero... si presentassero coi documenti alla mano: «Eccoli qui, signor capitano, abbiamo rimorso, glieli restituiamo... è stato uno scherzo »!

Hons                             - Ha confidato nelle indagini... nelle ricerche... E non si può dire che non siano state attive... abili...

Cabur                            - Ingenuità! Ingenuità! La peggiore mancanza di un soldato!

Hons                             - D'altronde, non voleva egli stesso gettare l'al­larme... finché indagava...

Cabur                            - L'allarme no, giusto! Ma come rimediare? Forse con la fuga?! (Pausa, indignato) No! No! Non è ammissibile! La fuga!? Mi rifiuto di crederlo... Io stimo il capitano Brau...

Hons                             - Anch'io, colonnello...

Cabur -                          - Bisognerebbe fosse impazzito... Sarebbe il disonore.»

Hons                             - E' per questo, colonnello, che mi sono affret­tato ad informarvi... L'ordine è sicuro e preciso.

Cabur                            - Alle ventitré? Alla fontana!... E d'altra parte chi s'arrischierebbe ad un viaggio... a quell'ora...

Hons                             - In zona militare...

Cabur                            - E' incredibile! Pazzo! Si rovinerebbe del tutto...

Mara                              - (dalla villetta in abito da pranzo, lungo, bianco, accollato, con maniche) Colonnello... oh, tenente Hons... per voi, adunque, è l'ultima sera...

Cabur                            - (quasi investendola) ...e pel capitano Brau, le ultime ore... non è vero?

Mara                              - (non spiegandosi quell'irruenza) No... le ul­time ore... C'è domani...

Cabur                            - Mara, voi dovete saperlo! Il capitano Brau lascia Ben-Harti alle ventitré. Perché? Diretto dove?...

Mara                              - (confusa) Colonnello... come fate a sapere?...

Cabur                            - Io lo so! E questa fuga bisogna impedirla!

Mara                              - (reagendo) Vi sbagliate, colonnello! Il capi­tano Brau non fugge!

Cabur                            - Voi siete informata?...

Mara                              - Esattamente! Il capitano Brau parte stasera per trovarsi all'alba a Deste e presentarsi al colonnello Veroux giunto ieri da Marra-keck...

Cabur                            - Presentarsi al colonnello Veroux... Ma a I quale scopo?

Mara                              - Per consegnarsi da soldato d'onore...

Cabur                            - Si potrebbe consegnare domani, qui, quando il colonnello Veroux arriva...

Mara                              - Quando il colonnello Veroux arriva sarebbe troppo tardi per la sua dignità...

Cabur                            - E per la sua dignità anticipa la sua con­segna?

Mara                              - Anticipando anche le conseguenze...

Cabur                            - Le conseguenze non cambiano, né a Ben-Harti, né a Deste™

Mara                              - Qui, Brau è il comandante... là è un sol­dato tra soldati...

Cabur                            - E' questione di forma!

Mara                              - Brau ha una sensibilità che resterebbe mollo ferita, anche dalle forme...

Cabur                            - Noi tutti stimiamo Brau come prima, più di prima... e né di fronte al colcnnello Veroux, né di fronte agli altri egli deve sentirsi diminuito!

Mara                              - Colonnello, lo so...

Cabur                            - E allora Brau, a mio avviso, eccede nell'or­goglio!

Mara                              - Qui, a Ben-Harti, nella sua fortificazione e per la sua fortificazione è un orgoglio legittimo... E si deve perdonarglielo...

Cabur                            - Così che... voi approvate?!...

Mara                              - Lo approvo            - tanto che... lo accompagno!

Cabur                            - (è colpito. Intuisce la sofferenza di Mara. Pausa. Con dolcezza) Mara... Voi avevate sognato di partire ben diversamente...

Mara                              - Infatti...

Cabur                            - Doveva essere un altro viaggio...

Mara                              - (con desolazione) Un altro viaggio?! Già! Un miraggio!... E me l'avete detto voi, Cabur, che i miraggi sono le fiabe delle carovane...

Hons                             - C'è Brau...

Mara                              - Vi supplico... io non ho parlato...

Brau                              - (dal cancello. La sofferenza e l’orgasmo sono evidenti nel suo volto emaciato. Però cercherà di dissi­mularli) Auff... Nella villetta del Comando c'è da arrostire... Il male è che si arrostisce senza profitto...

Hons:                            - Il nuovo interrogatorio?

Brau                              - Zero! Eppure su quel Germier io speravo molto...

Hons                             - Non uno... uno... che abbia dato un indizio!

Brau                              - O questa è un'omertà spaventevole... oppure è l'opera del demonio...

Cabur                            - E il demonio non s'acciuffa sulla terra!

Hons                             - Ad ogni modo, noi, rimorsi, non ne possiamo avere...

Brau                              - Rimorsi?! Quattro giorni e quattro notti che non si dorme!... Venti interrogatori... cinque soltanto a Germier!... Con tutte le armi e con tutte le arti... Sa­pete, persino, che cosa ho promesso a Berg, a Rouht, a Germier?! Persino l'impunità...

Cabur                            - Non vi costava molto! E l'avreste potuta mantenere, pur di arrivare allo scopo...

Hons                             - ...pur di riavere i piani nelle nostre mani...

Brau                              - In cinque giorni non si sono, certo, utiliz­zati...

Cabur                            - Tanto più che j cifrari "saranno in possesso delle Cancellerie e non, di sicuro, degli spioni!

Brau                              - Niente! Niente! Neanche l'impunità! E dire the anche i' morti avrebbero finito col « cantare »! Ma­novali, capimastri, tutti... squassati tutti, peggio che tante palme... peggio che dal ghibli... che ci promette questo cielo!

Cabur                            - (pausa) Per mio conto, ho detto subito: niente da fare... La frontiera troppo vicina e troppo fa­cilmente raggiungibile!

Brau                              - (stizzito) E allora? "Allora, rassegnarsi come gli arabi? Era scritto?!

Cabur                            - Era scritto che dovevate, alla fin fine, in­formare chi di dovere!

Brau                              - Colonnello Cabur! Vi ho ripetuto, più volte, in questi giorni, la mia opinione: qualsiasi evenienza va prima affrontata e poi burocratizzata!

Cabur                            - Burocratizzata! Vorreste dire che io obbe­disco ad una mentalità antiquata?

Brau                              - Forse più formalistica, meno fiduciosa... perché meno giovane...

Cabur                            - (con tono secco) ... che a me, però, avrebbe evitate delle corbellerie... (E con intenzione) Oggi e do­mani! ...

Brau                              - (con asprezza) Domani?! Non temete, colon­nello Cabur. Oggi o domani il capitano Brau saprà assu­mere tutte le responsabilità!

Cabur                            - (vorrebbe rimbeccarlo; scrolla ancora il capo, capisce in Brau il nervosismo e l’affanno. Si alza ed al tenente Hons anche per cambiare discorso) Hons... vi invito all'ultima partita... Vedremo se potrete andarvene vittorioso... (A Mara) Permettete, Mara? (C'è tra i pre­senti un senso di imbarazzo. Cabur fissa Brau, fissa Mara. Uons lo precede nella villetta, Cabur indugia sulla soglia come Dolesse, a Brau, dire qualcosa).

Brau                              - (piega la sua fierezza; con un moto affettuoso s'approssima al colonnello) Colonnello Cabur... scu­sate... se poteste vedere il mio animo!... (Gli stende la mano) Non so se ci' rivedremo...

Cabur                            - (risponde alla stretta. Paterno) Brau... vi comprendo... ore crudeli! Strozzano come questo clima... Qualunque cosa accada, ricordate, Brau, che in questo angolo d'Africa c'è un vecchio militare che vi stima (via, nella villetta).

Mara                              - Cabur ti vuol bene...

Brau                              - (riafferrato dalla sua concitazione) In questo momento anche il suo bene non mi serve... Niente mi serve...

Mara                              - Poche ore fa... eri meno esasperato...

Brau                              - Hai ragione... Chissà? Si spera sino all'ul­timo... ci si aggrappa ai minuti... scioccamente... finché il sole non muore... finche la luce vive. Si spera. Magari nel miracolo... Sono ritornato da Germier, ostinato, a scandagliare con un gioco perfido di bugie, di blandizie, di raggiri... Lui ne sa quanto me, quanto te... Eppure, là al Comando, non mi sentivo così perduto... così solo come adesso... Mah! Viveva ancora il giorno...

Mara                              - Oggi, con la decisione di partire, di conse­gnarti da te stesso, di raggiungere Deste, presentarti fuori di qui... lontano... mi parevi più sollevato, quasi liberato...

Brau                              - Sarà la sera... la notte... Questa notte! Io non sento che fiamme... fiamme che non vedo e scottano e straziano... Ma sì: l'insidia di una domanda.™ la staf­filata di un sospetto.» i ferri ai polsi... qualunque umi­liazione, ma via, via di qui... da Ben-Harti!

Mara                              - (dolcissima) Brau... pochi momenti oramai...

Brau                              - (pausa. Indi con fermezza) Mara... non ac­compagnarmi...

Mara                              - (sorpresa) Non mi vuoi più? Perché?

Brau                              - Perché non devo infliggerti altre torture…..

Mara                              - Nessuna tortura... una solidarietà volontaria, possibilmente continua….

Brau                              - Non hai bisogno di darmi questa prova...

Mara                              - (dolorosamente sorpresa e perplessa) Prova? Sarà una gioia, se si può parlare di gioia!... Partire noi due... comunque sia... qualunque cosa avvenga...

Brau                              - Dobbiamo essere pratici... Che accadrà di me?... Dove mi manderanno?... Dinanzi a chi dovrò io rispon­dere?...

Mara                            - Tutto questo non mi preoccupa... Accanto a te ad occhi chiusi... ,

Brau                              - Preoccupa me...

Mara                              - Io posso vivere in qualunque luogo... superare qualsiasi disagio... Non mi credi più?

Brau                              - (risoluto) Ti credo e... ti ringrazio.

Mara                              - (per quel « ti ringrazio » freddo, ha un sussulto) Ti ringrazio?...

Brau                              - Ho riflettuto! Devi lasciarmi solo...

Mara                              - (con un'angoscia sbigottita) Solo?... Sino a quando?™.

Brau                              - Mara... io stesso dovrei chiedermi: Sino a quando?...

Mara                              - Tu parti alle undici... dal margine dell'oasi?...

Brau                              - Lo sai...

Mara                              - Non puoi impedirmi di essere là... a quell'ora...

Solibar                           - (con Ellen pure in abito da pranzo, dall'esterno) Oh, Brau... che serataccia... Buone notizie, almeno?...

Brau                              - (con forzata spavalderia) Buone?. Caro So­libar, sono dolentissimo per voi e per gli stabilimenti Bellinger... ma niente di nuovo! O, meglio, il nuovo ci sarà da domani...

Ellen                              - Capitano Brau: dite «domani» con molta indifferenza... Se è un segno di forza, me ne compiaccio...

Brau                              - Forse è giusto: dovrei dire « domani » con orrore!

Solibar                           - Dirlo con orrore è eccessivo. Un domani preoccupante, d'accordo, non però irrimediabile...

Brau                              - Chissà! Intanto, alle leggi militari devo rispondere « presente ». Ed io sono convinto che basti questo « presente » perché voi non pensiate più ad associare il mio nome a quello degli stabilimenti Bellinger... Siate schietto, Solibar...

Solibar                           -  Un giorno... sarete un borghese rispettabile quanto un altro!

Brau                              -  Il guaio è che prima di diventare un borghese rispettabile quanto un altro... dovrò essere un ufficiale che va giudicato.» Chi l'avrebbe preveduto...

Solibar                           -  Credete, Brau, io ritornerò a Tangeri con un dolore che eguaglia il vostro...

Bbau                             -  Partirete presto?

Solibar                           -  Giovedì. Piuttosto... come dovrò compor­tarmi coi vostri zìi?

Brau                              -  Direte la verità... nient'altro!

Solibar                           -  Ci vedremo domattina?

Brau                              -  Domattina? Il commiato?! In questa situa­zione? Una pena

Ellen                              - (pronta) Che dite, capitano...

Brau                              -  Se si può  evitarla...

Solibar                           -  E' il ghibli imminente che vi altera... Do­vreste riposare... Domani avete bisogno di essere sereno... Io entro... per l'ultima partita...

Brau                              -  Troverete già la compagnia... C'è Cabur, c'è Hons... Io preferisco non rinchiudermi. Comincio ad odiare le quattro mura...

Solibar                           - (entra nella villetta, preceduto da Mara. Ellen li segue, ma, fatti due gradini, ritorna).

Ellen                              - (di scatto) Capitano Brau... nessun commiato anche per me?-..

Brau                              -  Ellen, vi addolora molto?

Ellen                              -  Non dovreste chiedermelo... dopo avermi capito...

Brau                              -  In questi giorni ho capito... come tutto ciò che un uomo pretende di prevedere e di disporre non sia che... menzogna!... (Con sarcasmo) Ah L'avvenire?! Grande parola! Ed io, imbecille, che ci avevo creduto...

Ellen                              -  Avete torto... non tutto è menzogna... a qual­cosa bisogna credere.

Brau                              -  Perché? Per quale scopo?

Ellen                              -  Perché c'è qualche cosa che resiste a tutti gli imprevisti

Brau                              - (pausa. Altro tono) Ellen... io ho conosciuto in voi uno spavaldo disprezzo contro il cosiddetto « im­possibile »... Come potete constatare... l'impossibile esiste …..

Ellen                              -  Esiste l'impossibile che ci creano gli altri..

Brau                              -  Ma che stronca noi stessi», il nostro futuro

Ellen                              -  Non lo stronca! Lo arresta». Potrete un giorno riprenderlo e forse migliore!

Brau                              -  Io? Credete?

Ellen                              -  Sì  - (Con intenzione) Basta volere!

Brau                              - (pausa. Poi con tenerezza) Ellen... il vostro futuro sarà, comunque, migliore del mio

Ellen                              - (irrigidendo la propria emozione) Lo dite per donarmi un conforto?...

Brau                              -  In  ogni caso... da me dovreste  accettarlo!...

Ellen                              -  Da voi, no! Da voi... tanto meno...

Brau                              - (le afferra una mano, gliela stringe con ardore) Mi ero proposto di non salutare nessuno... sparire.,. ma con voi... (Le stringe più forte la mano).

Ellen                              - (volta le spalle a Brau, affinché non avverta il suo smarrimento. Mormora) Sì... sì... avevate ragione.  nessun commiato era  molto meglio..

Brau                              - (porta la mano di Ellen alle labbra, la back)

Ellen                              - (ritira la mano) No! no! Andate».

Brau                              - (si domina, si scosta; riguarda Ellen; via di'. cancello).

Ellen                              - (guarda Brau che s'allontana, poi s'abbatte m di una poltrona, sulle ciglia qualche lacrima. Non s'accorge che dalla villetta  è sopraggiunta Mara).

Mara                              - (in piedi, a ridosso di Ellen, con dolcezza) C'era  Brau?...

Ellen                              - (sobbalza; istintivamente si asciuga gli occhi. Poi fiera) Sì, Brau

                                      - (Pausa)

Mara                              -  Lo amate tanto?

Ellen                              - i Proprio voi mi chiedete... questo?

Mara                              -  Vi chiedo:  lo amate tanto?...

Ellen                              - (irruente) Sì... tanto... tanto! Più di quanto lo amiate voi... tanto... quanto si può amare». Contro tutti... contro tutto...

Mara                              -  Pensateci, Ellen... avete detto... «contro tatti, contro tutto »...

Ellen                              -  Lo ripeto!

Mara                              -  L'avvenire di Brau può essere tutto un sa­crificio...

Ellen                              - (aggressiva) «Voi» temete questo? Io no! No! Pur d'essergli vicino... pur di saperlo mio e di nessun'altra™

Mara                              - (pausa. Poscia marcando le parole) No... vi assicuro... Brau non sarà di qualche altra...

Ellen                              -  Sarà vostro», lo so. vostro!

Mara                              -  Nemmeno mio! Io resto... e Brau parte sta­sera stessa...

Ellen                              - (con disperazione) Stasera?!

Mara                              -  Tra poco™

Ellen                              -  Non è possibile! Me l'avrebbe detto! Voi godete del mio dolore perché mi odiate...

Mara                              -  Io vi odio... Ellen?

Ellen                              -  E il vostro odio è la vostra difesa

Mara                              -  Il mio odio... si traduce, allora, in una offerta.

Ellen                              -  Un'offerta? Di che? Quale?

Mara                              -  Voi, davvero, considerate Brau la vita, tutta la vita, quella che alla vostra età è l'universo chiuso nel pugno?

Ellen                              -   chiuso nel cuore

Mara                              -  ». per cui tutto il resto non conta... né nome, né famiglia».

Ellen                              - (alzando le spalle) Il mio nome? La mia famiglia?  Che possono rappresentare?

Mara                              -  Ellen... Brau parte tra poco...

Ellen                              -  ...non vi credo

Mara                              - . Vi garantisco che è la verità...

Ellen                              -  E ammettendo che fosse?...

Mara                              - (con sincerità) Volete raggiungerlo... volete partire con lui?

Ellen                              - (scruta Mara; con diffidenza) Voi... voi-. mi proponete questo?!...  Che  cosa  significa?

Mara                              -  Non giudicatemi e non indagate. Volete rag­giungerlo?

Ellen                              - (c. s.) ...Attraverso una vostra rinuncia?!... Perché?... Perché?... Una simile proposta da voi?...

Mara                              -  Dovete credermi... perché, badate, forse po­tete perderlo per sempre.

Ellen                              -  Ah!?. (Come per una rivelazione del perché dell’offerta di Mara) Non vi sentite « voi »... di seguirlo?

Mara                              -  Vi supplico: decidete... e non interrogate; Qualsiasi cosa possiate pensare di me, della mia rinuncia, della mia offerta, qualsiasi cosa, anche assurda, anche oltraggiosa... non importa!   Importa  che voi   decidiate!

Ellen                              - (Mara avrà parlato con tanta convinzione che Mara mormorerà perplessa) Fuggire... con lui? Sì... sì,., io accetto... io sono disposta a calpestare tutto... Biche la vostra rinuncia...

Mara                              -  No... Ellen.- non sono io che rinuncio, è il vostro amore che conquista... Una sola preghiera io vi rivolgo... di non pretendere di tutto questo... nessun perché... mai...

Ellen                              - (con speranza) Forse, perché voi avete in­tuito che il capitano Brau?...

Mara                              -  No.„ nessun perché...

Ellen                              - (decisa) Allora... volete  dirmi...

Mara                              -  Si... ecco... vi preparate...

Ellen                              -  Che devo fare? Dove debbo andare?

Mara                              -  Sapete dov'è il padiglione dietro il mara­butto?

Ellen                              -  Sì, lo so­.

Mara                              -  Sapete andarci?

Ellen                              -  E' buio... ma andrei chissà dove...

Mara                              -  Tra pochi minuti trovatevi là, manderò Nack.,. Nack è fidato... vi accompagnerà lui... dove Brau aspetta... dove Brau sta per partire...

Ellen                              - (in orgasmo) Sta bene... tra pochi minuti al padiglione... Mi fido  di voi...

Mara                              -  C'è gente...

Ellen                              - (vorrebbe dire qualcosa a Mara; congedarsi. Imbarazzata, si limita ad un) Aspetto!...(via rapidamente).

Mohared                       - (è uscita dalla villetta; scorgendo la signora) Volevo spegnere la luce...

Mara                              -  Mohared... si spegne da sola... soffoca... tutto soffoca stasera...

Mohared                       -  Brutto ghibli, signora... Si preparava da tempo... e quando il ghibli nasce lento, morde di più... Tre anni fa ha bruciato tutto... Quanto ai è sofferto!,..

Mara                              - (è assente e non risponde. Pausa. Passaggio) L'ingegnere gioca?

Mohared                       -  Sì, signora... gioca...

Mara                              -  Vuoi dirgli che lo aspetto qui... che gli devo «abito parlare?

Mohared                       -  Va bene, signora... (si avvia).

 Maba                            -  E tuo fratello? Dov'è adesso? Io ho bisogno di tuo fratello, al più presto...

Mohared                       -  Nack è al suck, signora. Debbo chiamarlo?

Mara                              -  Tuo fratello è fidato...

Mohared                       -  Oh, signora! D. signor colonnello gli vuol bene per questo! Nack correrebbe sulle sabbie mobili se lei glielo comandasse.

Mara                              -  Non gli comando dei rischi, io! Vorrei, sol­tanto, che tacesse...

Mohared                       -  II silenzio noi lo impariamo dal deserto, signora...

Mara                              -  Sì, ricerca Nack... che venga qui. Prima, però, avverti l'ingegnere...

Mohared                       -  Sarà fatto, signora  (entra niella villetta).

Mara                              - (è convulsa. Una deliberazione estrema la scon­volge, e nello stesso tempo che la esalta, la strema. Avrà di fronte a Solibar un contegno dettato da una inflessibile volontà interiore).

Mohared                       - (esce dalla villetta e dice a Mara) L'inge­gnere viene, signora. Io corro al suck  (via dal cancello).

Solibar                           - (compare) Eccomi... Che cosa hai da dirmi?

Mara                              -  Solibar... mi devi ascoltare...

Solibar                           - (sbrigativo) Mi devi dire...

Mara                              -  Senti: lui hai voluta ed hai avuta la mia com­plicità in nome di tua figlia...

Solibar                           -  ... di « nostra » figlia ! ...

Mara                              -  ... di nostra figlia... Esatto ! Ho taciuto per lei... comprimendo qualunque sentimento, qualunque slancio di onestà e di giustizia...

Solibar                           -  ...mi hai fatto chiamare per dirmi questo?! (Per rientrare) Superfluo.

Mara                              - (costringendo il suo impulso) No, non sol­tanto per dirti questo... Rimani... Tu sai come io ti giudico...

Solibar                           -  ...continui?!

Mara                              -  Sei... quel che sei! Però sei padre...

Solibar                           -  Ci tieni proprio a classificarmi a quest'ora?

Mara                              -  A quest'ora, ti devo dire qualcosa di grave... di molto grave...

Solibar                           - (sarà incrinata la sua sicurezza) Che ri­guarda me?

Mara                              -  Che riguarda te-  e Che riguarda Ellen...

Solibar                           - (allarmato) Ellen?! Che è accaduto ad Ellen?!

Mara                              -  Ti allarmi? Sono contenta. Vuol dire che veramente Ellen ti è cara...

Solibar                           - (disdegnoso) E' mia figlia!

Mara                              - (sarcastica) Ah! Adesso è soltanto «tua fi­glia » ! Non hai torto : è tua figlia... Mia no... mia è la sua carne, mio il suo sangue, mio il suo respiro... Tutto queste non vale... Di fronte a lei, di fronte a tutti... è tua... tua, tua! Io sono l'estranea... la sconosciuta... peg­gio, io sono... o posso essere la nemica... Tu, solamente tu, hai il diritto di amarla...

Solibar                           -  L'ho veduta crescere... Con me s'è fatta donna... Ma tu, tu... che cosa vuoi concludere?

Mara                              -  Solibar, bada... la conclusione può essere crudele... crudele per un padre...

Solibar                           -  Vuoi spiegarti? Vuoi dirmi che cosa avviene od è avvenuto  di  Ellen?

Mara                              - (frenetica) Ellen... tua figlia... non la troverai più a casa!

Solibar                           -  Ma che! Che cosa inventi!

Mara                              -  Vai, vai... a constatarlo...  - (A un moto di So­libar, in fretta) Non c'è più. E' fuggita col capitano Brau...

«Solibar                         - (di scatto; con indignazione) Ma no! Tu fantastichi !

Mara                              - (implacabile) Ellen è fuggita col capitano Brau...

Solibar                           -  Impossibile... era qui...

Mara                              - (c. s.) Ellen è fuggita... Anzi, guarda, è già lontana !

Solibar                           -  Tu mentisci... Perché affermi questo?... Perché?...

Mara                              -  Perché l'ho fatta fuggire io!

Solibar                           - (con impeto rabbioso) Tu? Tu? Allora tu l’hai fatte per staccarla da me, per strapparla da me? Tu hai potuto...

Mara                              -  Io, deliberatamente, maternamente, ho fatto questo...

Solibar                           -  Oh! Maternamente...

Mara                              -  Brau è il suo amore... Brau, il suo sogno, Brau, la sua vita... Io gliel'ho data questa vita...

Solibar                           -  Tu hai obbedito al tuo rancore... Dov'è Ellen? Dov'è? Non la voglio perdere! Non la perderò! Tu non sai, (con disprezzo) tu non puoi capire...

Mara                              - (con desolato abbandono) Io non posso ca­pire?... Più di te, Solibar, perché, forse, io l'amo più di te...

Solibar                           -  Non bestemmiare! Tu l'ami?! Tu ami tua figlia... e la getti allo sbaraglio...?! Con Brau... con un uomo che tra poche ore sarà privato della sua libertà... Ah! Ah! Logico! Che ti può importare?... Tu, Ellen, non la perdi... perché neppure l'hai mai avuta...

Mara                              -  E tu che l'hai avuta e che stai per perderla... sei messo al bivio...

Solibar                           -  Quale bivio?...

Mara                              -  Soltanto tu puoi salvarla! Avanti... il tuo amore, la tua paternità... provali! Se sei un paure... non farti  suggerire  il dovere...  il  tuo  sacrosanto   dovere!...

Solibar                           - (pausa) Quale ricatto stai tramando?

Mara                              -  Ricatto? Hai pronunciato la parola giusta! In nome di tua figlia, tu hai ricattato me... In nome di lei, io ricatto te... E con maggiore diritto!... E con pu­rezza, io!... Non devo 'difendermi, come devi difenderti, tu!... Io no... io, anzi, mi calpesto, mi stritolo, mi di­struggo!... Tutto io le dono... tutto... anche il mio cuore di innamorata... anche il mio ideale di donna purificata... La mia maternità doveva sacrificarsi davanti al suo amore... La tua paternità deve cedere davanti al suo avvenire... Se non vuoi che tua figlia sia una sciagurata... senza un nome, senza una famiglia... Solibar, restituiti ciò che hai rubato... i documenti di Ben-Harli, i documenti di Brau...

Solibar                           - (esterrefatto) Restituire i documenti? A chi? Come? Perché? (Pausa. Ribellandosi) Ah! Ho capito! Tu hai fatto fuggire Ellen per chiudermi in unii morsa... Ma io non li restituisco... Tanto, la perdere ugualmente...

Mara                              -  Non la perderai ugualmente!...

Solibar                           - (con forza) Ugualmente e doppiamente! Tu vorresti che Ellen sapesse che suo padre...

Mara                              -  No! Nessuno saprà! Nessuno dovrà sapere.,

Solibar                           - ( insorgendo) Nessuno ? ! Tu vuoi giocarmi..

Mara                              -  Io voglio il bene di Ellen...

Solibar                           -  Mi tendi un tranello...

Mara                              -  Io voglio la felicità di Ellen...

Solibar                           - - E chi li avrebbe rubati? Chi sarebbe il colpevole?...

Mara                              -  Ellen non conosce che suo padre... E suo padre non può essere una spia! Dalli a me!

Solibar                           -  Consegnarli a te?!

Mara                              -  A me... Io so come restituirli... come salvare Brau... ed Ellen... ridonare loro la serenità, la gioia... Nessuno sospetterà...

Solibar                           -  E tu, vorresti tu... proprio tu?!...

Mara                              -  Tu rivedrai Ellen... Ellen felice... Ellen che si sposerà, che avrà una casa, una famiglia... Ellen che sorride... Io no... quel sorriso non potrebbe essere mio, mai... in nessun caso...

Solibar                           -  E tu? (Passaggio. Più preoccupato che commosso) Potrai essere accusata, annientata...

Mara                              -  Non so, non so... Ad ogni modo... io., ehi sono io? Non esisto, non posso esistere!...

Solibar                           -  Ma Ellen... io voglio sapere di lei... rag­giungerla...

Mara                              -  Non temere... Saprai tutto di lei... potrai raggiungerla liberamente, quando vorrai! Dammi i do­cumenti...

Solibar                           - (come per suggestione, come un automa si slaccia il panciotto, estrae da una tasca interna della ca­micia una busta argentea di amianto, sigillata. Con una ultima esitazione) E tu... che farai?... Tu... non ignori?!

Mara                              - (fa un gesto stanco) Per me?... Niente...

Solibar                           - (consegna la busta; d'amianto).

Mara                              -  Vai... vai...

Solibar                           - (incerto) Vorrei dirti...

Mara                              -  Lo so, Io so... ciò che mi vorresti dire... Non parlare... Non lo faccio per te...

Solibar                           - (staccandosi. Un tremito nella voce, il primo) Mara...

Mara                              - (voce rotta, straziata) Non per te... non per te...

Cabur                            - (dalla villetta con Hons. Vedendo Solibar che sta per uscire) Solibar... Questa sera siete tutti irre­quieti...

Hons                             - (a Solibar) Ci avete piantato con la partita a mezz'aria... E sì che avevate messo sul tavolo un full...

Solibar                           - (assente) Già... scusatemi...

Mara                              -  Scusate me... la colpa è mia... l'ho trattenuto io... Permettete? (Entra nella villetta).

Hons                             -  Immagino, Solibar:  siete di partenza... e vi caricheranno di commissioni... Sono  stracarico  anch'io...

Cabur                            -  Non delle mie, certamente...

Hons                             - (burlesco) Però... se facessi spedire anche a voi da Casablanca la crema contro  il ghibli... ecco una specialità che non respingereste...

Cabur                            -  Non  scomodatevi. Io  non  consumo  e non voglio consumare che... prodotti locali!

Hons                             -  Peggio di un arabo!

Cabur                            -  Africano per la pelle!

Hons                             - (a Solibar) E per la pelle, contro il ghibli, sapete che cosa adoperano  gli arabi?  Sangue  di lucer­tola!...

Cabur                            -  Prodotti locali, lucertole africane!...

Hons                             -  Solibar, siete scappato per il poker... ma non scapperete  per  la  tradizionale   ed  ultima  passeggiata...

Solibar                           - (inquieto)...una   tradizione   di   quindici giorni...

Hons                             -  Che tuttavia  va  rispettata... Prima  con me, come sempre, sino al Comando...

Cabur                            -  Ed io, nottambulo, a casa per ultimo... solo...

Hons                             -  Chissà,  colonnello,   con  quali  compagni   ci sostituirete...

Cabur                            -  Con militari, non compagni! E non è detto che sia necessario! La solitudine è la mia norma, la compagnia è l'eccezione... e quando lo merita...

Hons                             -  Ma in sere di nevrastenia come questa?...

Cabur                            - (poiché lenta, asfissiante aveva ripreso la mo­nodia araba) La compagnia c'è... sentite... e s'avvicina... e questa, voi non la godrete più...

Hons                             - (già sul cancello)  To'  to'...  eccoli lì...  sem­brano ubriachi... boccheggiano... Ma  è  necessario,  dico lo, che per un matrimonio perdano la testa per un mese, venti, trenta persone...

Cabur                            -  Basterebbe che la perdesse il marito...

Solibar                           - (nervoso) Ci incamminiamo?

Hons                             -  E presto... perché il ghibli comincia  a sfer­zare... (Via, parlottando,  tutti  e  tre).

(Il ghibli che sino ad ora aveva avuto ondate lunghe, cupe e lente comincerà a turbinare. La fiammella del pe­trolio dà gli ultimi guizzi. Agonizza. La scena rimane mota qualche   istante.   Quindi,   sul   cancello   si   profila

Nack.                            - (avanza sino all'accesso dell'edificio, per guardar dentro, in attesa, con la timidezza della gente berbera).

Mohared                       - (ha seguito il fratello) Ti voleva subito... subito, Nack...  La  chiamo...

Mara                              - (compare.  Ha   in   mano   ima  piccola   busta   di cuoio).

Nack                             -  Signora...

Mohared                       - (si scosta).

Mara                              -  Ho bisogno di te, Nack... Correrai subito, al padiglione dietro al marabutto... Ci sarà la signorina Ellen... Ti aspetta... L'accompagnerai, immediatamente, per la strada più corta, al termine dell'oasi, dove c'è la lontana... Ma non dovrai farti scorgere... Il colonnello, il tenente e l'ingegnere fanno la strada verso il Comando...

Nack                             -  Signora... non mi scorgeranno... E' la parte opposta... Io giro la duna di Gher e attraverso il campo delle euforbie... Saremo  alla fontana prestissimo...

Mara                              -  Bravo, prestissimo... Alla fontana ci sarà il capitano Brau... Se non c'è aspettalo... troverai intanto la macchina... Ed al capitano Brau... ecco... devi conse­gnare a lui... soltanto a lui... questo... (gli porge la busta di pelle).

Nack                             -  Sì, signora... a lui... soltanto a lui... E... che cosa dovrò dirgli?

Mara                              - (con voce spenta) Che glielo manda la signora Mara.

Nack                             -  Forse, il capitano parte?...

Mara                              -  Non preoccuparti... Il capitano, sicuramente, ritorna... Ma tu devi far presto, prestissimo, Nack...

Nack                             -  Bene... bene... signora... parola di Nack... (inchini; scivola via velocemente).

Mohared                       - (come volesse aiutare il fratello nella mis­sione, assicurarsi della sua prontezza, resta sulla cancel­lata a guardare. E, verso Mara) Corre, corre... Non lo si vede più...

Mara                              - (era ritornata in primo piano. Schiantata).

Mohared                       -  Oh... la fiamma s'è spenta... E' tardi...

Mara                              -  Rientra, Mohared...

Mohared                       -  Anche per la signora è tardi... E questa è una brutta sera...

Mara                              -  Brutta!... Sto  meglio  qui... Vai, Mohared..

Mohared                       -  Buona notte, signora! (via, nella villa).

Mara                              -  Buona notte!

Mara                              - (si affloscia in una poltrona. Ora è svuotata d'ogni volontà; ha resistito con troppo sforzo e troppa sof­ferenza. A folate un vento torrido che rovescia, più e meno distinta, la monodìa araba. Mara è un'ombra che rabbrividisce).

Cabur                            - (dal  cancello.  Gronda  sudore.  Scruta  dentro. Intravede Mara; ravvicina) Ah!  Ancora qui!?... Non partite?... Vi confesso, li ho lasciati apposta per sorpren­dervi prima del distacco...

Mara                              -  Nessun distacco, Cabur...

Cabur                            -  Ah! Allora, questa volta ho sbagliato io!... (Pausa. Come ragionasse tra se) Ma io avevo intuito da qualche giorno... Brau era un altro... Mara         - (con voce sfinita) Non parto... non parto più.,.

Cabur                            - (pausa) Povera Mara... (l'accosta e accarez­zandole   paternamente   i  capelli)   E'   stata   proprio   una fiaba ! ...

Mara                              -  Triste fiaba!

Cabur                            -  Resteremo noi due...

Mara                              -  Chissà... nemmeno noi due...

Cabur                            -  Come prima... certo!... Da domani...

Mara                              -  Domani?... Domani!... (un singhiozzo fondo, lungo. Cabur la fissa, tace: ha un'espressione di pietà. Pensa che quello strazio sia per lo schianto di un grande amore. L'oscurità è spettrale; le nenie staffilate dal vento sono singulti).

FINE

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