Giallo in casa Pagani

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APPUNTI

I

GIALLO IN CASA PAGANI

Commedia brillante

in

TRE ATTTI

di

Kramer moggia

Socio S.I.A.E.: autori n° 88397 – 31/12/ ’89 qualità D.O.R. autore parte letteraria.

Reg. Testo 2/2638 S.I.A.E.

26041 CASALMAGGIORE ( CR) Via Cairoli, 93 tel, 0375 41110 cell. 3396821681

kramer33@alice.it

Kramer Moggia

Nasce a Casalmaggiore il 6 luglio 1933.

Da sempre appassionato di Teatro e nei primi anni 70 tra i fautori della rinascita del Teatro casalasco e tra i fondatori della Compagnia Filodrammatica di Casalmaggiore costituitasi poi in Cooperativa per l'animazione e il Teatro, in data 26/11/84.

E appunto per la Filodrammatica che scrive la sua prima commedia dialettale “‘NA SIA C'AS SA MIA AT CHI L'A SIA” dopo un'esperienza come traduttore di testi dall'italiano al dialetto. Questa prima commedia rivela da subito la felice vena creativa del Moggia e rappresentata dalla Compagnia, riscuote vivi consensi di pubblico e critica sia localmente sia a livello interregionale allorquando la Filodrammatica partecipa con questa commedia al concorso dialettale <<Rina Govi>> a Milano vincendo il primo premio per la regia e per il miglior attore. In seguito ha composto <<La Lona La Lus>>; <<Coran... 89~> <<Clemente La Salma professione menagram~ cd altre commedie non ancora rappresentate.

La commedia <<Coran... 89~> e stata composta e messa in scena in occasione dell'inaugurazione del Teatro Comunale di Casalmaggiore nell'anno 1989.

Moggia Kramer non e un autore prolifico, almeno fino ad ora, ma nelle sue commedie riesce a ricreare il clima e l'ambiente di Casalmaggiore del tempo passato.

Ma non dobbiamo credere che nelle sue commedie ci sia solo un elogio per i bei tempi che furono: c'e sempre presente lo sforzo di attualizzare la vicenda e di vivificarla con l'inserimento di personaggi casalaschi realmente esistiti pur se non sempre coevi alla vicenda.

Si può dire in ultima analisi che in ogni commedia l'autore cerca di rappresentare una vicenda umana con personaggi sempre positivi nel loro agire; I'amicizia, la bontà d'animo, l'amore paterno e coniugale sono sempre i grandi protagonisti delle vicende che si svolgono avendo come sfondo ideale un enorme affresco della vita di Casalmaggiore. Nei testi di Kramer e sempre presente lo sforzo di <<nobilitare>> il nostro dialetto; non si eccede mai in gratuita volgarità, cosa purtroppo assai spesso presente in altri autori dialettali e l'attenzione del pubblico è sicuramente più attratta dalla vicenda rappresentata che non dalla battuta, non vi e insomma la ricerca della battuta fine a se stessa. E proprio per questo il pubblico, ritrovandosi nelle vicende rappresentate e rivivendo squarci di vita casalasca, ha sempre tributato all'autore grandi consensi.

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TRAMA: Un mazzo di fiori, di uno sconosciuto, crea un giallo in casa Pagani. L’amore coniugale risolve e pone fine all’enigma.

PERSONAGGI

MARIO PAGANI          Imprenditore

ANNA                                       Sua moglie

ALDO MORBELLI       Commercialista

ROSIMBO (Rosy)         Colf.  

EPOCA: giorni nostri

LUOGO: Pianura Padana

SCENA:  (unica) salotto con vetrata centrale e porte laterali opposte. Tavolino, poltrone, mobile bar scrivania con telefono.

A T T O  P R I M O

 Mattino.   All’alzarsi del sipario la scena è deserta.

SCENA PRIMA: Mario, Anna.

ALDO          ( entrando) E’ permesso?... Si può?... C’è qualcuno?...Ehi, di casa?... (fra sé) Impossibile che non ci sia nessuno… Signora Anna?... Mah!... Rosimbo?... Deserto!. Tutto tace (e tutto il cor mi parla) Sono Aldo. Mi sembra strano, dato che sono stato invitato… Mah! (va alla porta di Sx , l’apre) Nessuno. ( va alla porta di Dx: l’apre) Nessuno!  Se non ci fosse nessuno il cancelletto di casa sarebbe chiuso ma: visto che è aperto… se non son matti…di questi tempi…( va a sedersi e messosi comodo, aspetta) ( suona il telefono… risuona) Sono curioso di constatare se qualcuno viene a rispondere. ( rivolto verso il telefono) Caro amico vedo che tu non sei più importante di me. ( squilla di nuovo il telefono) Ehi, di casa? Il telefono squilla!  ( fra sé) Potrei  rispondere io; in fin dei conti sono di casa. ( si decide. Prende la cornetta) Pronto?... Pronto?... Visto che ha insistito tanto vuol avere la bontà di rispondere? … Oh: finalmente! … E secondo lei io sarei una donna?  Le sembra che la mia voce sia una voce femminile?... Certo che non sono Anna…. Vorrei tanto saperlo anch’io…Appunto. Questa casa sembra il deserto del Sahara… “Ovunque il guardo io giro immenso ” Ci vedo un tubo! … Non volevo essere spiritoso…Questa è bell…Si sbrighi lei piuttosto!... Certo che non sono Rosimbo…. Mi scusi: ma a lei cosa interessa di sapere chi sono io? … Direi di: no! … Direi, piuttosto, che sarebbe buona regola, anzi, che è buona regola, che chi mia chiama abbia la bontà di presentarsi. Non faccia come i giovani d’oggi che quando telefonano non dicono mai il loro nome…. Ah: questa poi…Non intendevo insegnarle le buone maniere cara signora. Però la prego di moderare i termini. … Se lei non fosse una donna…- La prego di notare la precisione;  ho detto donna non signora.- Saprei io come trattarla. … Eh.  No! Questo è troppo!... brava! Bravissima! … continui pure…Intanto sa cose le dico?  La saluto cara signora. ( sbatte giù la cornetta) … dei miei stivali! Ma chi è quella lì?  Io non so. .. Un tempo le donne erano così delicate…Ora danno lezione di lessico agli scaricatori di porto. ( ritorna a sederi alquanto alterato) come deve essere stato bello all’epoca della “ Belle epoque”

ANNA         ( entrando)  e tu cosa fai qui ?

ALDO          Come cosa faccio?

ANNA         Ti sembra il momento opportuno per venire a casa?

ALDO          In fin dei conti mi ha invitato tuo marito. A proposito: guarda che il campanello del cancello non funziona.

ANNA         Ti sembra che sia questo il momento più opportuno per preoccuparti del campanello di casa?

ALDO          A me sembra abbastanza importante. Il campanello non suona.  Il cancello è aperto. Poteva essere un ladro. Qui nessuno risponde…

ANNA         Un ladro?

ALDO          Sì, scusa.

ANNA         Scusa tu.

ALDO          Si può sapere dov’eri?

ANNA         Ero in soffitta con Rosimbo. Stavo cercando un costume da bagno che mi sta che è un amore e che ho messo pochissime volte.

ALDO          Cosa c’entra Rosimbo?

ANNA         Oh, senti. Non avrai dubbi su Rosimbo.

ALDO          Eh.

ANNA         Ma piantala!

ALDO          Non si può mai dire…

ANNA         E se torna Mario?

ALDO          Ben venga. O meglio: non subito.  Mi ha invitato a pranzo, perciò non dovrebbe meravigliarsi di vedermi qui.

ANNA         Questa è una cosa che non sapevo. Non c’è nulla di pronto.

ALDO          Senti: Non ti sembra che andare al mare sia un po’ dispersivo?

ANNA         Cosa vuoi dire?

ALDO          Se andassimo, invece, in montagna. Saremmo più soli. Ci sarebbe più intimità. L’aria è anche meglio.

ANNA         Lo sai benissimo che a me la montagna non piace. Mi dà tristezza.  Specialmente verso sera mi da malinconia. E’ un momento in cui vorrei essere a casa.

ALDO          Pensavo di andare a Breguzzo. Un paesino piccolo, raccolto, romantico.

ANNA         Bravo. Proprio Breguzzo. Come se tu non sapessi che là vanno tutti quelli di qui. Figurati c’è persino  l’indicazione “ PER BREGUZZO” Mi sembrerebbe di essere qui in città.

ALDO          Potremmo andare a Madonna di Campiglio, oppure a Pinzolo.

ANNA         Bravo. Meglio ancora. E’ proprio là dove vanno i V.I.P. di qui. Direi proprio che non hai un po’ di fantasia, e poi sai che preferisco il mare. Ho perso un’ora per cercare quel costume da bagno; e poi i miei abiti sono tutti per il mare. Figurati se mi voglio infagottare con maglioni , calzoni alla zuava d’estate, quando è così bello godersi il sole e vivere in libertà.

ALDO          Ma io veramente pensavo…E poi il sole c’è anche in montagna, anzi, direi che in montagna scotta ancora di più.

ANNA         Io dovrei dire a Mario: guarda vado in montagna. Tutti i preparativi che ho fatto non servono più.  Quando Mario sa benissimo che io prediligo il mare. E poi ascolta: ho fatto il diavolo a quattro per convincere il medico a prescrivermi il mare.

ALDO          Tu pensi che Mario si sia accorto di questa cosa?

ANNA         Cosa vuoi che si sia accorto, quando ha più smania lui di me che io vada in villeggiatura.

ALDO          Sì, ma sai…

ANNA         Tanto più che lui crede che io vada con una mia amica.

ALDO          A proposito. Prima che tu entrassi ha telefonato una tale, che, educata com’era, non mi ha detto neanche il suo nome, anzi, mi ha coperto di insulti. C’è mancato poco  che la mandassi a quel paese.

ANNA         Giusto; invece  di tenerla buona. Mario sapendo che vado con Maria si sente sicuro come se andassi in convento.

ALDO          Si vede che la tua amica ha perso la vocazione, perché mi è sembrata più una scaricatrice di porto.

ANNA         Non farci caso. È una donna moderna. Per lei andare in cerca di parolacce è come andare in cerca di vita vissuta.

ALDO          Sarà. Allora mi sembra che possa già prepararsi la tesi.

ANNA         Beh, alla fine cosa ti ha detto?

ALDO          Era così presa dagli improperi verso di me che non mi ha detto altro.

ANNA         Impossibile. Qualche cosa ti avrà pur detto.

ALDO          La lite è sorta: prima perché non ammetteva che io fossi io. Figurati: pretendeva che io fossi te. Poi convinta della mia voce -tu  mi scuserai-  mascolina, ha cominciato ad infierire perché se non ero io  almeno dovevo esser Rosimbo, al che, se permetti, mi sono offeso. Scambiarmi per Rosimbo, poi…

ANNA         Perché ti meravigli. In fin dei conti Rosimbo è il mio COLF. Era logico che Maria si aspettasse di parlare con lui.

ALDO          Poteva essere anche Mario.

ANNA         Questa è proprio bella.

ALDO          Perché poi?

ANNA         Ma come perché poi? Vuoi che Maria telefoni se sa che Mario potrebbe essere in casa…

ALDO          E come faceva ad esserne sicura?

ANNA         Perché gliel’ho detto io di telefonarmi a quest’ora. A quest’ora Mario non è mia in casa.

ALDO          Scusa, chiedi a me il motivo della pazza, quando sai benissimo il motivo per cui ti ha telefonato.

ANNA         Dovevamo metterci d’accordo circa il giorno e l’ora della partenza.

ALDO          ( preoccupato) Perché viene anche lei?

ANNA         Ma no… che non viene, sciocco. Mi sembra di avertelo già detto. E’ che dobbiamo accordarci su ciò che dobbiamo dire se ci vien fatta qualche domanda.

ALDO          Perché anche lei?...

ANNA         Metti che per un motivo qualsiasi Mario le  chieda qualche cosa; che poi, non dovrebbe meravigliare, dato che una certa gelosia ce l’ha.

ALDO          Perché tu dici che anche lei… ( con la mano fa il segno delle corna) 

ANNA         ( rimproverando) Certo che la delicatezza non è il tuo forte.

ALDO          Scusami.

ANNA         Comunque questi sono fatti che a te non riguardano. Lei è maggiorenne e può fare ciò che vuole… Del resto con il marito che si trova…

ALDO          Così  una donna tradisce il marito  perché… è un uomo che non vale, e non perché ha trovato un uomo che le accende l’amore, che la fa segno di attenzioni, che è disposto a tradire la moglie… pur di far felice l’amante.

ANNA                       Beh: cosa dici? Ma ti sembrano queste, riflessioni da fare? Dico: guardati intorno.

ALDO            Scusami di nuovo. Mi son fatto trascinare. Forse la megera con il suo modo di fare… Mi è sembrato di dover dare una mano al cornuto. Sì, insomma; a quell’infelice mortale.

ANNA         Sarà meglio lasciar perdere.. La chiamerò io.

ALDO          Allora?... Per la partenza?...

SCENA SECONDA: detti Rosimbo.

ROSIMBO  ( effeminato. Da fuori) Signora ho trovato l’altro. Era in fondo al cassetto dell’armadio: poverino tutto stropicciato. Oddio… Sa che è un amore. Ma a due pezzi non sarà un po’ osé? Ah, io non sarei capace di indossarlo.

ALDO          Ma cosa dice?

ANNA         Mi sta dicendo che ha trovato l’altro costume da bagno che stavamo cercando.

ALDO          ( spiritoso) Lo credo bene, con quegli stecchini di gambe che si ritrova…

ROSIMBO  ( entra, iniziando il discorso ancora fuori scena) Mi sa tanto che a quella biancheria ci sia da dare una rinfrescatina. Certo che… (accorgendosi della presenza di Aldo)  Buon giorno dottore.  Se l’avessi saputo un po’ per tempo, mi sarei organizzato meglio.

ALDO          ( rivolto a Rosimbo serio) Certo che le faccende di casa prendono molto…

ROSIMBO  Non me lo dica dottore.  Per quanto faccia non riesco mai a fare tutto ciò che vorrei.

ANNA         Non ti preoccupare Rosy. Quel che non ho comprerò.

ROSIMBO  Proprio con tutte le cose che abbiamo. ( rivolto a Aldo) Vede dottore come fa? Se fosse per lei uscirebbe… non so… addirittura con un abito sgualcito.

ANNA         Figurati!

ROSIMBO  Ah, sì, lei fa presto… Cosa interessa a lei… tanto… la colpa non la prende certo lei… Mi immagino la gente con la lingua che ha; dirà:” Vedi come la lascia uscire? Chissà cosa avrà da fare tutto il giorno…” E pensare che è la cosa a cui tengo di più. E’ proprio una bambinona.

ALDO          ( equivoco) Solo lei?

ROSIMBO  ( piccato) Ognuno sa dei suoi!

ANNA         Piuttosto Rosy, Il signore ti ha accennato dell’invito a pranzo del dottore?

ROSIMBO  Questa per me è una novità.

ALDO          Non ti preoccupare.

ROSIMBO  Ma come non mi debbo preoccupare?!

ALDO          Posso sempre andare a mangiare un Meg Donald. E’ sempre aperto…

ANNA         Bella questa. Mio marito la invita a pranzo e noi lasciamo cha vada al ristorante… (ammiccando) E poi, mi sembra che abbia cose importanti da dirle… Altrimenti potrebbe pensare che lei è venuto chissà con quali intendimenti.

ALDO          Il fatto che Mario non abbia avvertito lei del mio invito a pranzo credo che non sia colpa mia.

ROSIMBO  Vede: mi ha già messo in agitazione. Quando abbiamo un ospite perdo la  testa. Mi sembra di non essere capace di combinare nulla di buono.

ANNA         Ma se sei così bravo. Che tutti mi fanno i complimenti.

ROSIMBO  Io ce la metto tutta. Ho sempre tema di fare cose banali. Io poi che ho il brutto vizio di non assaggiare mai nulla.

ALDO          Perché prendertela.: un panino una fetta di qualcosa…

ROSIMBO  Ed io dovrei provare l’umiliazione di sederla a tavola e metterle davanti un panino imbottito.  Lei non pensa che anche un Colf abbia la sua dignità? Figuriamoci la gente, con la lingua che ha, dirà: “ Vedi, non è nemmeno capace di servire un pasto decente.” Ah, proprio: no. Io non mi sono mai fatto guadare dietro. Io posso sempre andare a testa alta baciato dal sole e dalla mia professionalità.

ALDO          Guarda che non ho nessuna intenzione di andare in giro a raccontare il menù di casa Pagani.

ROSIMBO  Cercherò di preparare qualche cosa di buono.  Se sapesse che patema d’animo mi ha messo…

ANNA         Le cose che abbiamo scelto mettile da parte che voglio dargli un’altra occhiata. Non vorrei portarmi cose fuori moda. ( alludendo Aldo) Non vorrei far brutta figura.

SCENA TERZA: ( vivace)Detti, Mario.

MARIO       (da fuori scena) Ehi, c’è qualcuno in casa? … Rosimbo… Rosy… Questo maledetto citofono che non funziona.

ALDO          Meno male che c’è qualcun altro che si lamenta.

MARIO       Qualcuno mi venga ad aprire!

ANNA         Rosy, per cortesia, va ad aprire al signore.

ROSIMBO  Mai che si metta le chiavi in tasca.  ( uscendo) Questo è un vizio di molti.

ANNA         ( in apprensione) Mio marito!

ALDO          Non ti preoccupare.  La scusa è sempre valida.

ANNA         Sì. sì, sia pure… Ma ammetterai che…

MARIO       ( ancora fuori scena parlando con Rosimbo)  Visto che sai che il citofono non funziona, almeno lascia il cancelletto socchiuso.

ROSIMBO  Mi scusi signore. A parte il fatto che non sapevo che il citofono non funzionasse; non mi sembra giusto che si tenga il cancelletto aperto; specie ora con tutte le brutte facce che si vedono in giro.

ALDO          ( a Anna)  Non mi hai ancora detto quando hai intenzione di partire.

ANNA         ( seccata) Ma sì, che te lo dirò: cavoli!

ALDO          Non faresti più presto a dirmelo subito?

MARIO       ( sempre fuori scena) Io capirei se fosse mezzanotte, ma dico: è mezzogiorno.

ROSIMBO  Come se i ladri ne facessero una questione di  orario.

ANNA         ( a Aldo)…Era proprio quello che dovevo decidere con Maria, se tu non ti fossi lasciato andare a discorsi inutili.

ALDO          Che ne sapevo di ciò che voleva sapere la mentecatta.

ANNA         Beh, ora cambia discorso… Datti un contegno.

ALDO          Allora?

ANNA         Penso giovedì.  Spero che vada bene anche par Maria.

ALDO          Mi concederai che debba sistemare anch’io le mie cose.

ANNA         ( infastidita) Oh, senti! Debbo decidere tutto io?

ALDO          ( incalzante) E dove andiamo?

ROSIMBO  Mi metterò al cancello a far da sentinella con lo schioppone.

MARIO       Sì, bravo. E se proprio, telefona all’elettricista che farai anche prima. ( entra) Anche il campanello ora ci si mette.

ALDO          ( come proseguendo un discorso già iniziato) Mario ha tanto insistito…

MARIO       ( rivolto a Aldo) Ciao Aldo. ( ravvedendosi)  Beh… e tu? Cosa ci fai qui a quest’ora?

ALDO          Questa è bella.  Come, cosa ci faccio.

ANNA                       ( corre dal marito con un fare esageratamente affettuoso) Bacione… bacione… bacione.

MARIO       ( con lo stesso fare della moglie) Micia…micia… micia.

ANNA         Non dai un bacio alla tua gattina?

MARIO       ( la bacia e fa la mossa di graffiarla) Grrr…grrr.

ANNA         Brutto  lupone…. I tuoi unghioni sulla pelle della tua ciccina.

MARIO       La mia bambina sporcaccina.

ANNA         Fai una bella ciucciana alla tua bambina bella.

MARIO       Io sono l’orco che ti mangia. ( lei scappa, lui la rincorre)

ANNA         Oh, che brutti occhi hai. “ Feldone mio bello.”

MARIO       Per occhiarti meglio.

ANNA         Ma che brutto naso hai, “Fernandellone” mio pretone.

MARIO       Per dentarti  meglio. Ammm…

ALDO          Ecco: vi abbiamo presentato l’AGICAGIS! Prossimamente su questo schermo.

(marito e moglie si bloccano con posizione buffa)

ALDO          ( esplodendo) Beh! Vi sembra questo il modo di comportarvi… davanti a degli estranei?

MARIO       E quali sarebbero gli estranei?

ALDO          Ma come; dove sono gli estranei’… Cosa sono io?  ( cercando le parole) Un arazzo… da… da… parietale?

MARIO       Dico: ma cosa ti prende?

ANNA         Eh.

ALDO          Ammetterete che uno possa essere imbarazzato di fronte a tante effusioni… Santo cielo…Un po’ di rispetto per i sentimenti altrui! Dico: non son mica fatto di legno. Perbacco. Anche lei signora: non è più una bambina. Certe scene della “ BELLA E LA BESTIA”  potevate anche risparmiarmele… Dico io!

ANNA         Ma che discorsi fa? Prima di tutto, caso mai, sarebbe più corretto  e giusto “ CAPPUCCCETTO ROSSO” E poi dico…

ALDO          Sì: adesso ci mettiamo a discutere su che fiaba  si regge questa sceneggiata.

MARIO       Mi sembra che la sceneggiata la stia facendo tu.  Permetterai che in casa mia possa anche recitare a soggetto.

ALDO          Non mi sembra che dobbiate farmi pagare il biglietto.

ANNA         E a me sembra che lei abbia tutto gratis.

MARIO       Anzi, come spettatore mi sembri abbastanza inopportuno. Perbacco: è mezzogiorno. Se ti sembra l’ora di andare in una casa?

ANNA         Io non capisco perché si debba meravigliare per queste  esplosioni d’affetto.

ALDO          Perché mi sembrano eccessive… E se mi permettete anche un po’ fuori luogo.

ANNA                     Perché?

ALDO          … Data la mia presenza. Sto qui come soprammobile?  O come una persona che non conta nulla.

MARIO       Certo che conti.  Che discorsi… Sei il mio migliore amico.

ANNA         In fin dei conti stiamo… mm… mm.  Sto per partire. Resteremo diversi giorni senza vederci.

MARIO       Questa però è una nota triste.

ANNA         Perché?

MARIO       Come perché? Mi lasci solo chissà per quanti giorni…

ANNA         Ma vah… Rimarrò via una settimana. … al più tardi.

MARIO       Come se tu non sapessi che quando non ci sei la mia vita non ha senso.

ANNA         Caro; è un po’ che abbiamo deciso. Tu mi sembravi così accondiscendente.

MARIO       Non è che mi dispiaccia che ti svaghi un po’… che ti allontani dal tran tran  di tutti i giorni.

ANNA         Se vuoi rimango a casa. Non ci faccio una malattia. L’aria buona che mi farebbe bene ma la può fare anche più avanti; magari quando avremo il tempo di andare insie…

MARIO       No…no! Sai quanto ci tengo alla tua salute.  E poi Maria non andrebbe sola.  Glielo hai già promesso. Avrà già fatto chissà quanti preparativi.

ALDO          Scusami Mario. Perché vuoi mettere a disagio la signora?  La metti in condizione di partire con il rimorso di lasciarti solo.

MARIO       Hai ragione. Debbo combattere il mio egoismo. ( alla moglie)  Vai.  Mi mancherai… Ma vai.

ALDO          ( spiritoso) E dove va di bello signora? Perché  non va in un bel paesino di montagna, perduto in verdi boschi, dove l’intimità della natura la apre a sentimenti più puri?

MARIO       Oh, là…là… Aldo.

ANNA         Sarà anche bella la montagna, ma l’aria salmastra ti accarezza il viso mentre corri sulla battigia. .. No, no, quella non me la voglio proprio perdere. Portovenere sarà il mio approdo.

MARIO       Se c’è un posto dove non c’è un filo di spiaggia è proprio Portovenere. Dovrai accontentarti di saltare da un masso all’altro “ qual augel gentil”.

SCENA QUARTA: detti, Rosimbo.

ROSIMBO  ( entra con indosso un  grembiulino da cucina) Io non capisco perché si debba chiamare a quest’ora, quando si sa benissimo che si è presi dai fornelli.

ANNA         Beh, cosa ti prende?

ROSIMBO  La signora Maria ha telefonato dicendo che sta passando per fare un saldo dalla sarta per la prova del vestito. altrimenti non riesce a finirlo. La signora Maria; dico io; E si che è una donna. A quest’ora che testa!

MARIO       Ma se non ho sentito suonare il telefono.

ROSIMBO  Ha squillato quello della cucina. ( fra sé) Come l’ho detto bene “ SQUILLATO” , che bella parola. (esce)

ANNA         Va bene. Mi preparo in un attimo. ( uscendo) Mario offri un drink  al dottore.

SCENA QUINTA: Mario, Aldo

 (Mario va a prendere una bottiglia con due bicchieri e mesce)

ALDO          Certo che ci sai fare tu.

MARIO       Cosa?

ALDO          A far pesare a tua moglie la sua assenza.

MARIO       Volevi che le dicessi che sono contento?

ALDO          Sembrava che ti mancasse la terra sotto i pieni senza lei…

MARIO       Vedi: quando marito e moglie stanno insieme un intero anno, entrambi sentono il bisogno di stare soli.  Quasi che si volesse fare il punto della situazione… della situazione matrimoniale.  Capire come uno manchi all’altra per il distacco; è come la cartina di tornasole dell’amore reciproco.

ALDO          Ciò che tu dici sarà anche vero. Ma conoscendoti – come ti conosco io- ho l’impressione che tu voglia prendere i soliti due piccioni con una fava.

MARIO       Visto che il primo piccione l’abbiamo preso, quale sarebbe il prossimo?

ALDO          Non saprei; ma sono sicuro che me lo dirai tu.

MARIO       Senti: noi non siamo vecchi, e qualche cartuccia da sparare, penso che l’abbiamo ancora.  Siamo in pieno estate. Le signore sono al mare. Ed il venerdì sera i mariti prendono il treno dei “ cornuti”

ALDO          Come sarebbe il treno dei cornuti?

MARIO       Non crederai che le mogli vadano in villeggiatura per gli esercizi spirituali, spero.

ALDO          Penso di no. Certo che ciò che dici non è molto confortevole per un marito. Ti faccio notare che noi siamo due mariti.

MARIO       uiQui è il caso di tirar fuori il detto:”I presenti sono sempre esclusi.” Una mano sul fuoco per mia moglie gliela netterei.

ALDO          ( gli vien da ridere) Tu non puoi immaginare quanto mi faccia piacere questa tua sicurezza.

MARIO       Perché?

ALDO          Perché… perché… Tu quel treno sei sicuro di non prenderlo.

MARIO       Puoi dirlo.

ALDO          Anche perché potrebbe apparire un motivo di sfiducia verso tua moglie.

MARIO       Te lo immagini quanta selvaggina abbiamo a disposizione per quei fine settimana?

ALDO          “Appropriata” Questa scelta di parola.. (indicando con la mano) “Selvaggina - piccione” “Piccione - selvaggina”  Come vedi i conti tornavano.. (tira un sospiro di sollievo)

MARIO       Sarà un… un… “Un’uccellagione.”

ALDO          Sarà un “ Safari”.

MARIO       Vedi: è questione di psicologia matrimoniale. Le cose devi farle cadere dall’alto. Il tuo dispiacere per la sua assenza accrescerà la sua lusinga di essere amata.

ALDO          ( preoccupato)  Perché il mio?

MARIO       Cosa capisci? Ho usato il “ tu” per dire il dispiacere dell’uomo in genere. Cosa centri tu.

ALDO          ( con un gran sospiro) Appunto.

MARIO       Te lo immagini noi due all’arrembaggio?

ALDO          Eh… magari.

MARIO       Perché non ti senti un “ Tigrotto delle Malesia?”

ALDO          Certo che mi sento. ( cambiando tono) Il fatto è, che mi hanno invitato nientemeno che a due congressi.

MARIO       Proprio ora?

ALDO          Uno è a Rimini; in cui si parla di tasse che sembrano sanguisughe. Le leggi poi, sono talmente confuse e complesse nell’applicazione , da essere peggio di ciò che si deve pagare.

MARIO       Non dirmelo. Anche se nel mio lavoro… Senti l’ultima che ho sentito. Se vuoi scrivere qualche cosa su una lapide al cimitero, devi chiedere l’autorizzazione, e naturalmente in carta bollata.

ALDO          Qui in Italia, se si continua di questo passo, occorrerà la carta bollata anche che so io; per il sacchetto della spesa.

MARIO       Gli impiegati pubblici per non sbagliare, ti fanno mettere le marche da bollo su tutto, tanto, sai, non pagano loro. E l’altro?

ALDO          A San Vincent. Là c’è un congresso di commercialisti. IL tema sarebbe la risistemazione dell’ordine; ma in realtà, almeno secondo indiscrezioni di corridoio, si parlerà di come evitare le tasse.

MARIO       Certo che a  San Vincent sicuramente ti divertirai. Chissà che non ti riesca a sbancare il Casinò.

ALDO          Sì, proprio io. Per non essere nemmeno tentato non ci metterei    neanche i piedi. A parte il lavoro, mi voglio godere un po’ di pace. Ho non nemmeno intenzione di dire in che albergo scendo.

MARIO       E se io ho bisogno di comunicare con te?

ALDO          Siamo in tempo di ferie…. E poi, non hai detto che vai a caccia?

MARIO       E quanti giorni stai?

ALDO          Fra il  viaggio, la sistemazione in albergo, il congresso… che so io… una settimana. Ma non è detto che mi fermi anche di più. Sai, fra colleghi in via privata si possono avere informazioni anche migliori.

MARIO       Peccato. Così rimarrò solo. Mia moglie parte, tu parti…

ALDO          Che c’entra.? Tua  moglie va al mare io in montagna…

MARIO       Che discorsi. Mia  moglie non è mica una commercialista.

SCENA SESTA: detti, Anna.

 ANNA        ( da fuori scena) Rosy… io esco…Qui ci pensi tu. Non  mi debbo preoccupare, vero?  ( entrando) Io vado. Maria è già al cancello. Torno subito. Voi mettetevi a tavola. Mario, offri un aperitivo al dottore.

MARIO       Quanto sei stata veloce.

ANNA         Figurati…Per mettere uno straccetto… (esce)

MARIO       Cara, vedi di sbrigarti, perché Aldo è stato invitato a pranzo non a cena.

ALDO          Arrivederci signora.

MARIO       Senti, Aldo: mentre attendiamo mia moglie andiamo in studio. Vorrei farti vedere alcuni documenti. Poi mi saprai esporre la tua opinione al riguardo.

ALDO          Certo che se ora ci fosse un panino, non mi farebbe schifo.

MARIO       ( mentre si avviano) Te lo immagini quanto mi costerà la villeggiatura di mia moglie?

ALDO          Oh, posso immaginare quanto.

(escono)

 SCENA SETTIMA: Rosimbo.

(suona e risuona il campanello del cancello)

ROSIMBO  (entrando) Beh, adesso il campanello si è messo a funzionare. ( va alla vetrata e vede che qualcuno è al cancello) E quello chi è? (risponde)  Vengo… vengo. (esce, e da fuori) Bel ragazzone, mentre esci tirati dietro il cancello. Scusami se non ti do la mancia. Ma vedi in che stato sono. (entra portando un mazzo di rose rosse. Le depone sul tavolo. Vede che fra le rose c’è un biglietto. Lo prende, apre la busta e legge.) “             QUESTE ROSE SONO COME SINFONIA SUBBLIME CHE ESALTA IL MIO AMORE.” (Rosimbo ha una piacevole fitta al cuore. Si siede. Si rialza. Fa qualche passo. Guarda le rose. Rilegge il biglietto. Emme… Emme. Distratto rimette il biglietto fra i fiori)  Ed ora  dove li metto? … Occorre un vaso. (all’improvviso) Oddio… oddio… i fornelli! (esce di corsa)

SCENA OTTAVA: Anna, Mario, Aldo, poi Rosimbo.

ANNA         (entra nervosamente. Va a prendere una sigaretta. L’accende. Vede i fiori. Mette la sigaretta sul portacenere. Va al tavolino dei fiori. ) Beh, e questi cosa sono? ( li ammira. ne odora il profumo ) Questo sarà un preludio di mio marito per la mia  partenza per la villeggiatura. (vede il biglietto. Lo legge. Si stupisce. Per un momento rimane pensierosa, perplessa) Chi può essere? (portando le mani al petto gioisce pacatamente)

 ( Entrano Mario ed Aldo. Aldo sgranocchia un  cracker. Anna, svelta. Nasconde il biglietto dietro un soprammobile. Mario la vede)

MARIO       ( alla moglie) Come mai già di ritorno. Non ho mai visto tanta sveltezza.

ANNA         Pensavo che Maria fosse venuta a prendermi per  andare dalla sarta, ed invece mi ha portato un vestito che le avevo prestato.

MARIO       Mi sbaglio; o sei partita in macchina.

ANNA         Figurati!  Sai com’è fatta Maria… Prima di dirmi che non si doveva andare dalla sarta, mi raccontava; non ricordo nemmeno più. Mi sono incavolata; per cui le ho chiesto di riportarmi a casa. Lei per tenermi calma…

MARIO       Immagino lei… conoscendola.

ANNA         Mai come me. Tanto più che sapevo che voi mi stavate aspettando.

ALDO          Oh, che bei fiori. Sono di un rosso Valentino.

ANNA         Non vede che sono scarlatti?

ALDO          Ah, io per i fiori…

MARIO       E da dove saltano fuori?

ANNA         ( presa alla sprovvista, cerca una risposta) Ma caro: da dove vuoi che siano saltati fuori? … I fiori vengono… vengono…diamine… me li ha dati Maria per calmarmi. Li aveva presi per il compleanno di  sua mamma.

MARIO       Rose rosse per un compleanno?

ANNA         Per la sua mamma la differenza non sarebbe stata molto. Questi fiori rallegrano una casa che è sempre così tetra…

MARIO       Direi il contrario. La nostra casa mi sembra particolarmente raggiante.

ALDO          ( curioso ed insinuante) Mario, ci lamentiamo della trascuratezza  delle donne e la signora  in men che non ti dico ha portato il giardino in casa Pagani.

ANNA         Oh, quanto spirito fa lei… Certo che se noi donne ci aspettassimo un’espressione gentile… un presente delicato… Siamo proprio delle illuse.

ALDO          Mi scusi signora. Mi è sembrato così strano…

ANNA         Ringraziamo la mia amica.

MARIO       Così la tua amica se ne è privata.

ANNA         O quante storie… Figurati… quella là. ( cambiando discorso) E Rosy quand’è che porta il vaso.

MARIO       Ma se non glielo hai nemmeno chiesto.

ANNA         In questa casa debbo pensare a tutto io. ( esce dalla porta diversa da quella da cui è uscito Rosimbo)

MARIO       (corre a leggere il biglietto seguito da Aldo che legge stando dietro alle sue spalle) E questo che è? ( ripone il biglietto dove era)

ALDO          ( arrabbiatissimo)  Che vuoi che sia…? Un biglietto!

MARIO       Lo vedo anch’io. Ma che c’entra?

ALDO          Non è certo un avviso di garanzia.

 ( Una da una porta, l’altro dall’altra insieme, Anna, e Rosimbo entrano con un vaso. Si guardano. Per un momento si bloccano impietriti)

MARIO       ( piccato) Direi che un vaso basti.

ANNA         ( riprendendosi) Questo è meglio. Dimmi Rosimbo, se questi fiori non sono una meraviglia.

ROSIMBO  ( allibito)  Stupendi!  Ma … vera…mente…

ANNA         (interrompendolo) Torna pure in cucina Rosimbo. Li metto io i fiori nel vaso. ( mette i fiori nel vaso e portandoseli va in camera sua)

(gli amici si guardano a bocca aperta)

MARIO       ( inferocito)  Ma tu guarda che roba!

ALDO          ( con la stessa ferocia) Guarda cosa ci doveva capitare proprio oggi?!

MARIO       Ammetterai che quel biglietto non dà adito a dubbi.

ALDO          E poi quelle rose. Io un rosso così vivace non l’ho mai visto.

MARIO       E’ evidente, che quelle rose non se le ha fatte dare dalla sua amica.

ALDO          Figurati. Quella poi è pazza.

MARIO       Guarda che roba mi doveva proprio capitare oggi.

ALDO          Non chiederlo a me, che l’ho appena detto.

MARIO       E con quanta spudoratezza a tirato fuori quella scusa.

ALDO          Avrei creduto di più ad un eventuale acquisto di fiori dal fiorista. Ma che la cretina le abbia dato i fiori poi…

MARIO       Dimmi tu: cosa debbo fare ora.

ALDO          Cosa vuoi che facciamo? Intanto non perdiamo la testa.

MARIO       E poi cosa vuol dire “ Emme” . Potrebbe voler dire che ne so… Maria.

ALDO          Non mi sembra molto logico.

MARIO       Che so io… Mario… Maciste…

ALDO          … Sì, e” Sansone e tutti i filistei”! Non esagerare. Emme… Emme… è un bel indovinello.

MARIO       “ Emme” potrebbe voler dire un sacco di nomi.

ALDO          Come fai ad andare a pescare un nome con una semplice lettera iniziale. Per me resta un dilemma.

MARIO       Ma io quella lì l’ammazzo, la strangolo.

ALDO          Così vai in prigione a lasci campo libero all’altro. Io direi che facciamo finta che non sia successo nulla… E’ l’unico modo per constatare… che ne so io… per vederne gli sviluppi. ( deciso)  Certo che è una bella svergognata.

MARIO       ( stupito) E tu perché te la prendi tanto?

ALDO          Come sarebbe? “ Te la prendi tanto” ( smorzando il tono) Sono o non sono il tuo migliore amico?

MARIO       Sì, sì … va bene. ( con lo stesso tono di Aldo) Cerchiamo di stare calmi. Sarà dura… Ma cerchiamo di stare calmi.

ANNA         ( fuori scena) Mario offri un aperitivo al tuo amico. Anzi, vengo io a servire  entrambi.

MARIO       Facciamo finta di stare a parlare di tutt’altra cosa.

ALDO          E di che cosa?

 ( Entra Anna con una rosa all’occhiello)

MARIO       …. I congressi mica li fanno a Breguzzo. O… che so io… Li fanno in località rinomate.

ALDO          Vuoi che gli organizzatori scelgano un paesino… Paga pantalone… quindi…

(Scena muta. Mentre Anna stando di schiena prepara gli aperitivi per tutti,, Mario fa le mosse per andare a strozzarla, mentre Aldo lo trattiene)

ANNA         Un’olivetta?

(Mario impazzisce. Aldo lo alma. Anna porge i bicchieri agli amici, poi va a prendere il suo. )

ANNA         Direi che è una giornata bellissima. (intanto va alla vetrata per vedere se in strada c’è qualcuno, mentre odora la rosa.)

MARIO       ( a Aldo, sussurrando) Non ti sembra che lo stia cercando?

ALDO          ( fra sé) Guarda se deve “annusare”il fiore a quella maniera. In fin dei conti è una semplice rosa, mica è una fioriera.

MARIO       ( rivolto ad Anna) Mi diceva qui Aldo, che andrà ad un congresso a San Vincent…

ANNA         Fortunato lui. Io non credo di partire.

MARIO       Beh… Con tutti i preparativi che hai fatto…

ANNA         Per una valigia…che vuoi che sia… Chissà se poi Portovenere di questa stagione è animata. … Per giunta quell’antipatica di Maria… tutti quei giorni…

ALDO          Ah questo lo può dire: antipatica ed insulsa.

ROSIMBO  ( entra) IL PRANZO E’ SERVITO!

Fine del primo atto 

A T T O    S E C O N D O

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA: Mario,Anna.

( Anna sdraiata sul divano legge un libro. Mario seduto presso la radio ascolta musica leggera. )

ANNA         ( con impazienza) Dimmi cosa ci trovi di tanto interessante in quella musica? I contrabbassi  ++++++++++++++++++++++++++mi fanno impazzire! E’ mai possibile che trasmettano musica tanto antipatica?

MARIO       Non è una novità che la musica moderna sia così. Questa poi è la più seguita.

ANNA         Questa poi… Ora la musica di Verdi o di Wagner la buttiamo via!

MARIO       Mi giunge nuova che ti piaccia la musica operistica. Se vuoi sulla terza rete non è difficile trovarla. Nel pomeriggio c’è la “Barcaccia”se ti può interessare. Tra l’altro i presentatori sono simpatici ed agguerriti.

ANNA         Ora non sono proprio in vena. Sono infastidita.

MARIO       Se vuoi la posso anche spegnere.

ANNA         Che bravo! Spegni!

MARIO       ( spegne la radio, passeggia un po’ incerto su cosa fare. Con lo sguardo cerca il giornale che non vede) Dov’è il giornale?

(Anna (intenta a leggere non risponde)

MARIO       ( continuando a cercare il giornale) Anna… Anna…

ANNA         ( impaziente) Santo cielo… Cosa vuoi?

MARIO       Ah non so… E’ la terza volta che ti chiamo…Mi sono permesso di chiederti dove potrebbe essere il giornale.

ANNA         Se non è volato via da qualche parte ci sarà. (si guarda attorno) Non vedi che è lì? (indica la sedia)

MARIO       ( nervoso) Scusa!

ANNA         (c.s.) Leggi… leggi… che ti farai una cultura!

MARIO       ( c.s.) Non mi farò una cultura, ma perlomeno, mi tengo aggiornato su ciò che accade nel mondo. Per il mio lavoro è una necessità. Ogni giorno c’è una novità.

ANNA         (accende la radio) Ancora la musica spacca - stomaco. (spegne. Va alla veranda e guarda fuori assorta nei suoi pensieri, mentre Mario la guarda alquanto irritato)

MARIO       Pensavo di andare a teatro questa sera. ( Anna non risponde) Mi chiedevo:” Si potrebbe andare a teatro questa sera.” (Anna non risponde) (sempre crescendo di tono e sempre più irritato) Che ne diresti se questa sera andassimo a teatro? Visto che il teatro non viene qua.

ANNA         Cosa?

MARIO       E’ già la terza volta che ti faccio la stessa domanda.

ANNA         Se non ti dispiace: ripetila.

MARIO       Stavo dicendo che… Ma smettiamola di fare i bambini. Guarda fuori che forse vedrai il mio amico giungere.

ANNA         Sembrate due fidanzati. Se non è lui cercare te lo sei tu che lo cerca.

MARIO       Quando ti fa comodo ti prego di smetterla di dire sciocchezze. Visto che il cancello fa i comodi suoi vedi di sostituirlo con lo sguardo. Visto che è un po’ che si vedono passare certi individui alquanto loschi.

ANNA         Figuriamoci!

MARIO       C’è né uno che è già la terza o quarta volta che lo vedo. Sta “ slumando” chissà cosa sta cercando. Mi sembra anche alquanto impaziente.

ANNA         ( volutamente disinteressata)  E chi sarebbe?

MARIO       Ah, non te lo so proprio dire. Magari lo abbiamo già visto insieme.

ANNA         Forse stava cercando qualcosa o qualcuno.

MARIO       Penso proprio di sì…. Almeno… Ecco perché ci tengo che il cancello rimanga chiuso.

ANNA         A questo mondo non sono tutti ladri. ( indagando) Immagino che i ladri siano un po’ trasandati… sciatti… potrebbe essere un drogato  o un girovago o che so io… vattela a pesca.

MARIO       Non mi sembra, anzi: come uomo mi sembra se non proprio giovane almeno giovanile.. Alto, slanciato, magro, visto che ci penso direi anche un po’ palestrato. Proprio il tipo che piace alle donne. Magari non esalta in intelligenza ma  il culturismo lo fa senz’altro.

ANNA         ( un po’ delusa) Mica sarà un Sansone.

MARIO       Non mi sembra che sia della stirpe dei filistei. Per essere un Maciste della palestra ne deve fare  da qualche anno.

ANNA         Sarà semplicemente un tipo atletico… sportivo… (scherzando) biondo con gli occhi azzurri e gli zigomi pronunciati.

MARIO       E’ proprio un tipo così. Non ho constatato che abbia gli occhi azzurri. ( curioso) Forse lo hai visto anche tu?

ANNA         ( subito) No… no… Dicevo così, giusto per dire qualcosa. Figurati se io ho il tempo di guardarmi attorno, con tutto il da fare che ho tornando a casa.

MARIO       Certo che voi donne siete troppo prese a controllare che tutti vi guardino, più che vedere.

ANNA         Voi uomini non siete da meno. Basta osservarci quando passate davanti ad una vetrina che fa da specchio.

MARIO       Io non so, come facciate con un colpo d’occhio vedere, non dico solo gli uomini ma anche le donne; che vestito hanno, che scarpe. Riuscite a vedere anche i coordinati.

ANNA         Voi  avete troppo interesse a vedere le gambe, e anche più in su.

MARIO       Mi fa piacere però.

ANNA         Che cosa?

MARIO       Che ti sia un po’ rinfrancata, prima avevi un muso…

ANNA         Se per te, una alla quale non piace la musica ossessiva deve essere nervosa… E poi lo sai benissimo che sono una persona meteoropatica.

MARIO       Ma se c’è una giornata splendida.

ANNA         Peggiorerà domani, forse. Si vede che io sono come quelle persone che dal mal di calli ti sanno prevedere se domani pioverà.

MARIO       Sarà. ( cambiando tono) Vuoi bere qualcosa?

ANNA         Dimmi, se in tutti questi anni mi hai mai visto bere qualche cosa a quest’ora.

MARIO       Mah, non so. In questi giorni ti vedo tanto cambiata…

ANNA         Mario, ti prego: non ricominciamo.

MARIO       Nemmeno un caffè?

ANNA         Sì, quello sì. Magari con un goccio di latte.

MARIO       Chiedo a Rosimbo se celo fa. Sempre se sarò disposto., visto che anche lui in questi giorni sembra che abbia anche lui “ le sue cose”.

ANNA         Lo chiamo io. ( va alla porta e chiama) Rosy…Rosy.

MARIO       Certo che abbiamo una Colf a dir poco originale.

ROSIMBO  ( entra con un certo nervosismo) La signora ha chiamato?

ANNA         Sì, Rosy, volevamo… Ma che hai?

ROSIMBO  ( scostante) Niente! … Che cosa debbo avere…?

ANNA         Non dirmi che hai la faccia di tutti i giorni… Hai un’espressione talmente tirata…

ROSIMBO  Mica è carnevale che possa cambiare il viso così.. è il mio solito.

MARIO       Calmati, non volevamo essere importuni, anzi: se mostriamo interesse per te, dovrebbe farti piacere. Non volevamo certo disturbare la tua privacy. Ecco che l’ho detta! Se c’è una parola che non posso sopportare è proprio questa. Dico io: abbiamo la lingua più bella del mondo, e dobbiamo andare in prestito dagli inglesi. L’unica cosa che gli inglesi ci sanno dare è il loro vocabolario.

ANNA         Vorresti usare la parola “ privativa”?

MARIO       No, ma “ vita privata” sì. ( cambiando tono)   Non ci faresti un caffè?

ROSIMBO  (sta per uscire) Quante storie! Ora abbiamo anche un razzista in casa! (rivolgendosi a Mario) Vediamo di essere un po’ più moderni. (esce)

MARIO       Va là, che ha proprio le!” Sue cose”.

ANNA         E’ un tipo molto sensibile Rosimbo.

MARIO       Se non sapessi chi sono i suoi genitori, direi che è figlio naturale di Odilio. Era una gran brava persona, stimata da tutti per le premure che aveva, ed in special modo per i nostri concittadini. Ma quando aveva qualche cosa per la testa c’era da lasciarlo stare.

ANNA         Naturalmente nessuno di noi è santo, ma quando è morto tutta la cittadinanza ne è stata colpita.

MARIO       Tempo fa, ormai: sono andato a San Roseto con una squadra di ragazzi,- ma erano quasi tutti sposati-  per una certa cena organizzata da lui.  Lui per un appuntamento che doveva avere, era preso da una gran fretta. Vinicio che a dir poco era il “ criminale” degli scherzi, ha fatto in modo che ci fermassimo all’hotel Bologna prima  e al night-club poi per farlo ritardare. Guarda: per un mese non ci ha rivolto la parola.

ANNA         Era una persona di vecchio stampo. Una persona per la quale i valori umani avevano ancora in senso.

MARIO       Bei tempi erano quelli. Forse perché eravamo giovani… Certo che quella educazione al giorno d’oggi non c’è più. Se un anziano, di questi tempi, non è svelto a scendere dal marciapiede incrociando un gruppo di giovani, viene sbattuto giù. Mah… Forse non ci fanno nemmeno caso.

ANNA         Sì… sì. Ma sono loro che ci rimettono. Stringi stringi, se i buoni sentimenti se ne vanno a farsi friggere, del bel  vivere ne rimane poco.

MARIO       Quando ero bambino dovevo fare il saluto romano; magari senza saper il perché; ma i maestri ci insegnavano l’educazione, anche se non era in programma.

(Scena muta. Rosimbo entra con il servizio da caffè. Serve. Il viso è serio e professionale. I coniugi attenti lo guardano. Rosimbo esce)

MARIO       ( mentre sta sorseggiando il caffè va alla vetrata e vede giungere Aldo) Eccolo là!

ANNA         ( le traballa la tazzina) Chi?

MARIO       ( si accorge dello scatto della moglie) Aldo.

ANNA         (alzandosi per andarsene) Vi lascio soli. Non sono proprio in vena di vedere gente. (esce nervosamente)

SCENA SECONDA: Mario, Aldo.

ALDO          ( entrando) Ciao amico mio, come va? Ah, guarda che il citofono non funziona ancora. Meno male che c’era il cancello aperto. Mi sono permesso di entrare senza annunciarmi.

MARIO       Anche il campanello risente del nervosismo della casa. Segue gli umori. A volte funziona, a volte  fa il “ riposo del guerriero”.

ALDO          Questa poi… “ il riposo del guerriero” ha tutt’altro significato.

MARIO       Fortunato tu che non hai i miei pensieri.

( Aldo non visto dall’amico fa un gesto che esprime la stessa preoccupazione)

MARIO       Tu ti potevi allontanare da questa “ valle di lacrime” ed invece… Non me lo hai ancora detto perché non sei partito.

ALDO          I congressi il più delle volte sono inutili. I relatori si preoccupano di mettere in mostra la loro pomposa “ eloquentia”  Tirano in lungo ed il largo il loro discorso che con poche parole si esaurirebbe.

MARIO       Aveva ragione Churchill quando diceva ai suoi collaboratori di fare la loro relazione in una paginetta di quaderno… Però qualche cosa di interessante l’avresti appreso.

ALDO          Qualche collega mi informerà. E poi, scusa, me ne vado lasciandoti solo?.. Dico: sono o non sono il tuo migliore amico?

MARIO       Ti ringrazio. Se non ci fossi tu…

ALDO          ( facendo un gesto dubitativo fra sé) Beh: raccontami.

MARIO       Cosa vuoi che ti racconti?... Mia moglie ogni giorno che passa diventa sempre più irascibile. Non so… forse aspetta altri fiori… Forse in questi giorni non ha avuto modo di vederlo… che ne so! So solo che se continua così io impazzisco. Anche se in sua presenza mi comporto come se nulla fosse successo.

ALDO          Certo che non è facile con quel magone qui. (indica il suo stomaco)

MARIO       Ho cercato di sapere… capire chi poteva essere… Poco fa le dicevo che c’era uno che faceva la posta… indagando ho cercato di descriverlo stando sulle generali con la speranza che lei si sbilanciasse.

ALDO          Ebbene?

MARIO       Invece, quasi quasi era lei che cercava di capire chi fosse… Figuriamoci: se non lo sa lei…

ALDO          (in apprensione) Ma c’era sul serio?

MARIO       Ma noo.

ALDO          Ma allora come ti è saltato in mente?

MARIO       Ho visto un giorno un tizio, il quale gironzolava, così per caso; e allora ho preso lo spunto.

ALDO          E non poteva esserlo?

MARIO       Figurati! Se lo è quello lì, vuol dire che è proprio caduta in basso.

ALDO          ( serio ed imbarazzato) Mario: io dovrei confessarti una cosa.

MARIO       ( preoccupato) Confessarmi?

ALDO          Ma sì… dirti… confessarti… non stiamo a sottilizzare sulle  parole.

MARIO       Permetterai che c’è una bella differenza.

ALDO          Io non so come dirtelo… Non so cosa mi abbia preso in quel momento… A volte si fanno certe cose…

MARIO       Sbrigati! Non farmi stare in ansia.

ALDO          … Che se potessi cancellare quella parte di tempo…

MARIO       Aldo! Per favore!?

ALDO          … Che poi non era una libertà che mi potevo prendere…

MARIO       Se intendi farmi impazzire ti assicuro che ci stai riuscendo  benissimo!

ALDO          Ho mandato io i fiori.

MARIO       Tu hai fatto questo? Ma come hai potuto.

ALDO          Non la prima volta.

MARIO       Come? Non la prima volta?

ALDO          Venendo qua ho pensato… Non lo avessi mai fatto! – Visto che mi è sembrato che fossimo in un vicolo cieco, di mandare n altro mazzo di fiori. Giusto per muovere le acque. Perché… diciamolo francamente… siamo… siamo in una situazione che fa schifo.

MARIO       Io ti chiedo come mai hai potuto fare una cosa simile.

ALDO          Ma se te l’ho appena detto che ho sbagliato… che mi pento…

MARIO       Almeno avvertimi prima.

ALDO          Scusa, Mario… ma è ciò che ho appena fatto.

MARIO       “ Fra moglie e marito non mettere il dito” Tu addirittura ci metti i fiori.

ALDO          Ecco perché mi pento. Ma il fatto in sé, per me ha un valore… eccome.

MARIO       Come…” eccome”?

ALDO          E’ si certo. Tua moglie riceverà un mazzo di fiori accompagnato da un biglietto con il motto ( cambiando tono) “Motto” credi che sia la parola giusta?

MARIO       Fammi il piacere! Se ti sembra che sia questo il momento…

ALDO          Con la solita espressione” Queste rose sono come sinfonia sublime che esalta il mio amore” “Mistero.”

MARIO       E perché  “Mistero?”

ALDO          Mah… non so… Reminescenze teatrali… Comunque per me questo è un colpo di genio. D’altra pare… non era firmato con la lettera “ M” ?

MARIO       Sì, ma con questo?

ALDO          Non eri d’accordo anche tu che quella “M” era misteriosa?

MARIO       Veramente l’hai detto tu.

ALDO          Ora seguimi nel mio ragionamento. Quando tua moglie leggerà il biglietto “ Aaaa… MISTERO”  Resterà di stucco. No… no. No. E’ una parola che non mi piace. Meglio “ allibita”. Lei convinta che quella “ Emme” fosse la lettera iniziale di un nome proprio, ora sa che è “ Mistero”. L’incognita”. “Perdersi  nell’infinito.”

MARIO       E come puoi dire che “ Emme” Sia l’iniziale di un nome?

ALDO          Di un nome… di un vezzeggiativo…Vuoi che nei loro incontri non abbiano usato  dei vezzeggiativi… che so io… “Micione” per esempio.

MARIO       Un po’ di discrezione, ti prego.

ALDO          Ah, già; scusami. Avrà uno smarrimento. Lei convinta di una persona scopre che è un’altra. E da qui il dramma. Ed è da qui che potremo controllare lo scossone. No… no. No. Non mi piace meglio “ Le reazioni”.

(suona il campanello)

MARIO       ( va alla vetrata) Il campanello si è messo a funzionare. Sono i fiori.

ALDO          Nascondiamoci. Vediamo cosa succede. (escono di scena)

( scena vuota)

SCENA TERZA: Anna, Rosimbo.

ROSIMBO  (entra con il mazzo di fiori. Espressione di gioia. Depone i fiori. Legge il biglietto)  “ MISTERO” ( rivolto al biglietto) Come se non sapessi chi sei… Non ti accorgi che il tuo profumo ti tradisce? (fiuta  e va in estasi) ( questa  deve essere una scena di riposo, perciò recitata senza fretta Rimette il biglietto fra i fiori )

 ANNA        ( entra all’improvviso con affanno, Vede i fiori) Il campanello si è messo a funzionare?

ROSIMBO  ( sempre in estasi) Sì, ma se oggi non viene l’elettricista a sistemarlo una volta per sempre gliene dico per sei. ( fra sé)  Sembrano alchimisti.

ANNA         Vedo che il fiorista ha mandato i fiori che ho ordinato.  Sai se ha messo il biglietto del conto?

ROSIMBO  ( non sa cosa rispondere) No…no. Non ho visto alcun biglietto.  Vado a mettere i fiori nel vaso.

ANNA         No, lascia. Ci penso io.

ROSIMBO  ( fa le mosse per uscire portando i fiori con sé) Faccio in un attimo.

ANNA         ( risoluta glieli prende) Ci penso io! Ho detto. ( scusandosi) Con tutte le cose che hai già da fare…Almeno  questo…Via pure.

(Rosimbo indeciso vorrebbe dare una spiegazione ma Anna con un gesto perentorio gli indica di andare. Dopo che Rosimbo è uscito,in fretta, cerca il biglietto fra i fiori poi esce)

SCENA QUARTA: Mario, Aldo. (questa scena è una lite)

MARIO          ( proseguendo il  discorso già iniziato fuori scena)  Non me lo sarei mai aspettato. Tu sei un mascalzone, un essere immondo, viscido. Tu sei una serpe che si annida nelle famiglie,come quella di Cleopatra! …Come si chiama?

ALDO                        Aspide. Mascalzone, poi…

MARIO          Ecco! Giusto quella!... Che infili la… Come si chiama la lingua del serpente?

ALDO                        Che vuoi che ne sappia io.

MARIO          Sei pure ignorante…. Velenosa, nelle viscere.

ALDO                        Ma non fare così; calmati. Cosa ti ha preso.

MARIO          Se vuoi uccidermi spara al petto, salva il viso corna comprese.

ALDO                        Ti giuro che non ci capisco un “acca”. Ti stai bevendo il cervello.

MARIO          Ti mangio… Come si chiamano quelle che stanno nella pancia? …Le viscere. Le viscere ti mangio.

ALDO             Ma è mai possibile che da calmo che eri ad un certo punto tu sia esploso a quella maniera là?

MARIO          E me lo chiedi? C’è stata una volta che non siamo andati a teatro insieme? Ecco perché mi hai fatto un discorso così contorto. .. E… per forza, abituati come siete ad infinocchiare il Fisco, quella tua trovata non è altro che uno scherzo. … I politici che riescono a criticare, anche se stessi, sono dei principianti nei tuoi confronti.

ALDO             Beh. Ma cosa vai a trovar fuori?... E poi cosa c’entra il teatro?

MARIO          Certo che c’entra. Eccome c’entra.

ALDO             Insomma vuoi spiegarti una buona volta? … Con un po’ di creanza… Con un po’ di calma, diamine!

MARIO          Ti ricordi quando abbiamo visto quella commedia di Aldo De benedetti “ DUE DOZZINE di ROSE SCARLATTE”?

ALDO             Ti sembra questo il momento di parlare di teatro, con tutti le offese che mi hai rivolte? Certo che lo ricordo.

MARIO          E non ti dice niente? “ Ogni petalo di questo fiore… Mistero”

ALDO             Ciò ti dimostra che una bella commedia ti entra nel sangue.

MARIO          Ciò significa che ti sei servito di quella trama per architettare tutta questa messa in scena. Tu l’hai elaborata, travisata a tuo favore.

ALDO             Ma se quel suo amico avvocato era l’unico che non c’entrasse… anzi, che ha fatto la parte del fesso… E tu:  mi hai offeso perché ti sei autosuggestionato a tal punto? Sai che tu mi ricordi quella barzelletta della bicicletta.

MARIO          Ora mettiamoci a raccontare anche le barzellette.

ALDO             Ora perdonami! Perdonami se fino ad oggi ti ho considerato una persona intelligente. Eh…nooo! Tu caro sei uno stupido, un cretino! E se ti compatisco è perché sei… sei…

MARIO          … Un cornuto!

ALDO             Ma piantala! Perché… perché… sei fuori testa! Ma se avessi mandati i fiori io per la prima volta, pensi che sarei venuto a dirtelo? E magari corso per provare più gusto? Avrei continuato il gioco… Vedere le tue reazioni e magari divertirmi. Ma cosa pensi che sia “l’amicizia”?

MARIO          Sai il proverbio “ Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io.”

ALDO             Caro Mario: che concetto distorto hai dell’amicizia. L’amico  è colui che gioisce quanto tu sei felice… che ti è vicino anche quando sono secoli che non ti vede. Mi ricordo della battuta di una commedia in cui l’amico chiede: “Ho fatto qualche stupidaggine? “  e l’altro risponde:” Tu stupidaggini non ne fai mai.” Dimostrando così la reciproca stima. Perché di stima è fatta l’amicizia. L’amico è colui che ti dà un pugno in testa quando sbagli, e ti dice la verità sul muso anche quando può ferire, se ciò ti giova. Questa è l’amicizia    

 ( pausa lunga)

MARIO          ( commosso e convinto) Ammetterai che tante coincidenze coincidevano.

ALDO             Certo che le cose coincidono, specie se aiutate dall’autosuggestione.

MARIO          ( guardando dalla vetrata)  Domani piove.

ALDO             ( con espressione di stima) Se dici che pioverà… Pioverà.

(pausa)

MARIO          Sto trascurando il mio lavoro… Non riesco a concentrarmi.

ALDO             A chi lo dici…

MARIO          Volevo mostrarti il Capitolato del lavoro che mi hanno proposto. Lo vado a prendere. (esce)

(pausa)

MARIO          ( da fuori scena) Aldo, non riesco a trovarlo. L’avevo messo qui. ( chiama Rosimbo) Rosimbo… Rosy… Mi rispondi?

ROSIMBO     ( da fuori scena) Sono qui. Dica signore.

MARIO          Avevo messo una cartella  qui sul tavolo.

ROSIMBO     Ho messo tutte le sue carte sullo scaffale.

MARIO          E’ una cartella rossa. ( rivolto a Aldo) Aldo vieni intanto che cerco.

ALDO             ( uscendo) Eccomi.

ROSIMBO     ( sempre fuori scena) Tutte le cartelle le ho messe lì… Eccola qua: è l’ultima qui sotto.

(squilla il telefono)

MARIO          Rosy, rispondi tu. Se non è l’ufficio di’ che non sono in casa.

SCENA QUINTA: Rosimbo.

ROSIMBO     ( entra) Mettono le cose un po’ qua e là.. Io che amo l’ordine… Poi non trovano nulla.   ( risponde al telefono)  Pronto… pronto… certo che è casa Pagani… Casa Pagani. Con chi parlo? … … Rosimbo sono io.

MARIO          ( da fuori scena)  Chi è?

ROSIMBO     ( mettendo la mano sulla cornetta) Niente di importante signore… (rivolto alla cornetta) Senta. Io sono Rosimbo! Se non mi dice chi è metto giù il telefono! … Certo che è la mia voce…. Sì che lo ho ricevuti. Ma cosa ti è saltato in  mente di mandarmi… Come? Non è Marzio?   Ma allora chi è lei? … Io non la conosco?... Oh, quale onore… L’avrò anche vista: si vedono tante persone… Tutti quei fiori rossi e con tanto di mistero… Ma non faceva prima a rivolgermi la parola?... Non mi sembra di essere così superbo da incutere soggezione… Capisco che quando si è invaghiti di una persona, si possa perdere la testa… Non è facile indovinare… Direi giovane, alto, magro, con gli occhi azzurri.

MARIO          ( da fuori scena) Rosy: sei ancora al telefono?

ROSIMBO     ( coprendo la cornetta) Sì.

MARIO          E chi è?

ROSIMBO     Niente… niente. Le dirò poi. (riprendendo la conversazione telefono) Pronto? E’ ancora lì?... Mi scusi, ma non mi lasciano in pace un attimo…. Basso?... Cicciotto?...Giovanile almeno… Diciamo corpulento… Meglio, di taglia forte…Certo che mi incuriosisce… Certo che desidererei anch’io incontrala, tanto più che ha suscitato la mia curiosità… Basta un rigo, non si disturbi oltre… Metta giù lei… Prima lei… Va bene dittatorone.  (mette giù la cornetta) ( naturalmente durante questo colloquio Rosimbo avrà una certa gestualità)

SCENA SESTA: Rosimbo, Mario, Aldo.

(entrano Mario e Aldo)

 

MARIO          Chi era?

ROSIMBO     Niente… rilevatori RAI.

MARIO          E cosa volevano?

ROSIMBO     Mi chiedevano che trasmissione preferivo.

MARIO          E tu cosa hai risposto?

ROSIMBO     “ Uccelli di rovo” (esce)

MARIO          Ti pareva; bella figura avremo fatto.

(durante questa scena si sentirà cantare Anna)

SCENA SETTIMA:Mario, Aldo, Anna.

ALDO             ( ascoltando) Beh: non canta mica male tua moglie.

MARIO          Lei canta ed io interpreto “ Pierrot”

ANNA            ( entra) Oh, ancora qui il dottore.

MARIO          No, ora vado. Ero venuto per esaminare alcuni documenti di suo marito, ma ora tolgo il disturbo.

ANNA            Cosa dice? Quale disturbo? Anzi; la prego di scusarmi, se prima non son rimasta a salutarla. Posso offrire una tazza di tè?

ALDO             No, grazie. Non stia a disturbarsi.

ANNA            Per carità, nessun disturbo. Lo preferisce con il tè o con il limone?

ALDO             Grazie, con il latte.

ANNA            ( avviandosi verso la cucina) Tu, invece, con il limone eh: Micione?

MARIO          Fammi il piacere Anna! Sai che non sopporto i vezzeggiativi. Te l’ho già detto diverse volte… specie quello.

ANNA            Perché non ti piace? Eppure mi sembra appropriato. ( rivolta a Aldo) Non è vero che gli sta bene?

ALDO             ( non convinto) Oh, sì. Certo.

(Anna esce)

MARIO          Hai sentito? “Micione”. Già è antipatico come vezzeggiativo, figuriamoci poi quello … con la lettera “ Emme”

ALDO                        Sta calmo, dai…

MARIO          Cosa vuoi che faccia? Che mi metta a ridere come uno scemo?  Che mi metta a ballare?

ALDO                        Attento che viene…Eccola.

ANNA            (ritorna con una scatola in mano) Ecco intanto con un anticipo. ( porge la scatola aperta a Aldo)

ALDO             Cosa sono?

ANNA            After Eight.  Biscotti di cioccolata con menta. Li assaggi. Sono squisiti.

ALDO             Veramente per me il cioccolato è un veleno: mi riscalda.

ANNA            Ne prenda uno. Cosa vuole che le faccia…

ALDO             Va bene. Tanto per gradire. Uno non può farmi male.

ANNA            ( riferendosi al marito) Lui invece ne è ghiotto. Debbo nasconderli altrimenti  me li mangia tutti. ( porge la scatola a Mario) Dai, prendine uno, ma vacci piano, goditelo.

MARIO          No, non voglio.

ANNA            Perché?... Ti sei offeso perché io… ma no, scherzavo. Prendi.

MARIO          ( allontanandola) Ma no! Che non ne voglio. Non mi sento.

ANNA            Che cosa hai? Sei nervoso… irrequieto… Cos’è che hai?

MARIO          ( andando alla veranda) Niente… niente. Cosa vuoi che abbia?... Sarà il tempo.

ROSIMBO     (entra con il servizio da te sul carrello) Ecco, signora.

ANNA            Oh, bravo Rosy. Portalo qui.

ROSIMBO     Dovrebbe venire l’elettricista a riparare il campanello.

MARIO          Ah, sì. Prima funzionava. Ma digli di controllarlo.

ALDO             Finalmente vi siete decisi a farlo sistemare. Un povero cristo che doveva stare lì un sacco di tempo…

(Rosimbo esce)

ANNA            ( serve il tè) Beh, c’è il cancello socchiuso. Basta spingerlo.

ALDO             A me non sembra giusto che uno possa entrare e uscire liberamente.

ANNA            Che pericolo c’è poi.  Direi che questo è un quartiere privilegiato.

MARIO          Niente affatto! Niente affatto. Si deve sapere chi viene. Bisogna sapere chi entra. Altrimenti la faccenda è troppo comoda.

ANNA            ( volgendosi a sorpresa) Che faccenda?

MARIO          ( riprendendosi) Volevo dire…  L’ho già detto che ci sono tipi strani che circolano. Magari lo ha visto anche Aldo.

ALDO             Io?

MARIO          ( dandogli una gomitata)  Ma sì. Non ti ricordi che te l’ho anche fatto notare?

ANDO            ( fingendo di ricordare) Ah, già.  E’ vero.

ANNA            Sarà. Ma a me sembra di non aver mai notato nulla. ( cambiando tono) Debbo dare disposizioni a Rosy per il pranzo. Lei, dottore, si ferma? ( rivolta al marito)  Hai qualche preferenza?

MARIO          Figurati. Non ho nemmeno appetito.

(Anna esce)

MARIO          Ammetterai che questa è una situazione insostenibile.

ALDO             Direi che non è proprio delle migliori.

MARIO          Se ci credi, non sa che pesci pigliare. Io mi trovo nelle stesse condizioni di un medico, il quale, se deve dare un consiglio ad un paziente lo fa con la massima naturalezza, ma se si tratta di uno proprio famigliare, quasi quasi, non si ricorda le nozioni basilari della medicina.

ALDO             Io, in verità, non saprei darti un consiglio. A me sembra meglio  attendere gli sviluppi.

MARIO          Questa pietra che mi capita fra capo e collo, potrebbe essere, semplicemente, agli inizi, quando non è ancora avvenuto l’irreparabile. Io amo mia  moglie. Il pensiero di perderla mi fa agghiacciare il sangue.

ALDO             Non credo proprio che siamo a questo punto. Almeno spero.

MARIO          Vedi, ciò che mi fa rabbia, è che: mia moglie abbia potuto innamorarsi di un uomo magari insignificante.

ALDO             Noi uomini siamo egoisti, non soffriamo per il tradimento  e quindi la perdita dell’amore; ma soprattutto per la perdita del possesso. … La perdita della prevalenza sulla donna. L’umiliazione che un altro prevalga su di te. Una specie di invidia alla rovescio.

MARIO          Pensa…Se l’amante della moglie fosse… fosse, un conoscente… o addirittura un amico che va a raccontare le sue prodezze in giro.

ALDO             Ah. Questo mai! Sarebbe uno sciocco, uno stupido! Perché, vedi: l’amico che corteggia la moglie dell’amico; scusa questo doppio “amico”

(Mario mostra di non capire)

ALDO             ( con il pollice e l’indice indica il doppio amico) Amico… amico; non lo fa per offendere l’amico. -E dai con ste “ amico”- Ma lo fa semplicemente perché se ne è innamorato, anzi, ne soffrirà, e forse, si è innamorato per invidia, perché vorrebbe essere felice come il marito-amico

MARIO          Mah. E’ una logica questa…

ALDO             Quando tu parli di tua moglie, anzi, per essere esatti, parlavi; ti ridevano gli occhi… Eri invidiabile.

MARIO          … E anche con il mio lavoro… Non dico di essere conosciuto come un uomo pubblico… ma ammetterai che sono conosciuto; e anche molto direi… Che figura faccio?

ALDO             Non direi che è preoccupante. Hanno altro cui  pensare, e poi… Una volta facevano le porte alte perché i mariti potessero passare a testa alta; (indica le corna) Ora le porte sono basse per cui debbono chinare il capo. Scusami, ma questa immagine mi fa ridere.

MARIO          Vedi, se sapessi chi è, saprei affrontarlo: conosci il nemico… lo affronti. Ma in questo caso mi scontro con un nemico che non ha volto, un qualcosa di impalpabile come la nebbia… un’immagine riflessa… quasi una fantastica realtà.

ALDO             Stai combattendo contro la repulsione alla monotonia matrimoniale. Il matrimonio dovrebbe essere ravvivato costantemente da nuove situazioni… Rinfrescato da gentilezze… Ma quando il lavoro, le preoccupazioni te lo permettono?

MARIO          Senti, Aldo: lo so che ti chiedo un gran favore… Parlale tu. Cerca di scoprire… non so…qualche cosa… un indirizzo… una pista… A volte ci si apre di più con un estraneo… Cerca di farla rinsavire.

ALDO             Non posso certo, dirti di no. Non so come farò; ma lo farò.

MARIO          Ora quando torna mia moglie con una scusa vi lascerò soli.

ALDO             Non ti preoccupare.

MARIO          Ti ringrazio per tutto ciò che fai.

ALDO             Ti prego.  Non ringraziarmi.

ANNA            ( entra) Ho fatto preparare da Rosimbo un piatto freddo. Per te sta bene?

MARIO          Sì… sì. ( rivolto a Aldo) Aldo se mi lasci cinque minuti vado di là a buttar giù qualche appunto, così poi te li studi. E’ un contratto un po’ complicato ed ho piacere che ci metta mano pure tu. ( rivolto alla moglie) Non ti dispiace se…

ANNA            ( non vorrebbe) Veramente avrei diverse cosa da fare.

ALDO             ( dolcemente imperativo) Non mi lascerà solo…?

(Mario esce)

SCENA OTTAVA: Anna, Aldo.

ANNA            Le posso offrire qualche cosa dottore?

ALDO             Anna: ti prego.

ANNA            …Un aperitivo… non so… un salatino…

ALDO            No, grazie! Sto bene così! Anzi non sto bene affatto.

ANNA                       Come mai?

ALDO             Ma come? “ Come mai” ? Avevamo deciso di partire insieme… Avevamo concordato il giorno… il luogo… Io mi ero già procurato un alibi perfetto…

ANNA            Perché sei stato accusato di omicidio da doverti procurare un alibi?

ALDO             Per favore! Anna. Non mi sembra questo il momento di scherzare. Ammetterai che dovevo trovare una scusa in modo che Mario non potesse nemmeno lontanamente pensare che…

ANNA            Per essere coerente con i tuoi alibi, come dici, saresti dovuto partire. Mi sembra che questo tuo ripensamento sia stato proprio fuori luogo.

ALDO             Che necessità avevo  di partire se tu te ne stavi a casa. Visto che da quel giorno non ci siamo più visti… Mi sembra comprensibile che sia rimasto anch’io per conoscere il motivo del tuo ripensamento.

ANNA            Il motivo è molto semplice. Ho avuto un ripensamento, come tu dici. Perché, una persona, non ha il diritto di ritornare sui propri passi?

ALDO             Non mi sembra che abbiamo presa quella decisione alla leggera.

ANNA            Ed invece, sì. Sono stata una stupida. La verità è che non voglio tradire mio marito. E poi in fin dei conti fra  di noi non  c’è stato nulla. Quando ti ho fatto quella promessa sarà stato un momento di sbandamento… non so… un momento di depressione. Forse alla vita monotona che conduco, senza scopo, senza avvenire,… Un giorno dopo l’altro, sempre uguale… L’essere sempre sola… Il desiderio di novità… Ecco. Il desiderio di novità!

ALDO             E per il desiderio di novità, per evadere da questo mondo monotono tu; ti prendi gioco di me? Io sono un gioco che serve per i tuoi trastulli’ Guarda che non sono un bambino e… e nemmeno tu del resto.

ANNA            Proprio perché siamo adulti dobbiamo avere giudizio, o almeno… tentare di averne. Dimmi tu perché debbo fare questo affronto a mio marito? Sì, perché è mio marito; ed in tutti i sensi. Egli non mi fa mancar nulla; è paziente con me anche quando esagero. Ho una bella casa; per suo merito godo della considerazione della gente…

ALDO             Ma se lo hai appena detto che la tua vita è monotona… senza senso, e che desideri una vita nuova; e che un altro uomo questa novità,  questa… questa ventata di giovinezza te la potrebbe dare.

ANNA            ( alterandosi) Io questa tua affermazione non l’ho mai fatta.

ALDO             Non l’avrai mai detto, ma è come se tu l’avessi fatto!  La nostra relazione…

ANNA            Ma quale relazione? Lo dici come se noi due ci fossimo lasciati andare a delle illecite intimità e… E da molto tempo.

ALDO             Non ho mai creduto ciò, anzi, pensavo di creare alla nostra relazione una vita sentimentale…

ANNA            Da quando in qua si chiede ad una donna sposata una relazione platonica? Senza costringerla a tradire il marito?...  E’. sì; perché una donna non può dare il suo cuore a due persone contemporaneamente.

ALDO             Ma come puoi non tener conto dei miei sentimenti? Per me, tutto ciò, è un ritorno alla giovinezza, o almeno all’illusione di essa. Quando si giunge ad una certa età, è spaventoso accorgersi di non poter più fare cose che in gioventù si facevano; e allora si cerca di combattere… di sopravvivere. E’ penoso constatare di essere sulla soglia dell’ultima parte della vita.

ANNA            E tu credi che io sia un oggetto, con il compito di alleviare le tue frustrazioni? Ammetterai che questo è un problema tuo… Io sono una donna seria che non si dà al primo venuto.

ALDO             ( offeso ed alludente) Io non sono il primo venuto! ( convincente) Sono il miglior amico di tuo marito.

ANNA            Come puoi pensare che faccia un affronto a mio marito?Ma guardalo. In questi giorni lo vedo nervoso depresso, umiliato. Sarà il lavoro, forse… Ma così non l’ho mai visto. A volte penso che abbia perduto la testa per qualche donna, non so… per la sua segretaria, per una donna più giovane di me; con più fascino… Che so io.

ALDO             E’ no, mia cara! Io non la bevo tutta questa purezza; tutte queste premure per tuo marito; Tutti quei ripensamenti improvvisi. La verità, è: che ti sei invaghita di un altro uomo. Di un cretino che si è permesso di mandarti fiori.

ANNA            E tu, come fai a sapere che ho ricevuto fiori.

ALDO             Semplice: te li ho mandati io.

ANNA            Tu hai fatto una cosa simile? Hai creduto di poter giocare sui miei sentimenti? Non sai che una donna della mia età è vulnerabile? Che il mistero, l’ignoto, rendono fragili le persone, come la paura del buio?

ALDO             Tu non hai ,forse, giocato con i miei sentimenti? Quanto tempo hai impiegato per innamorarti di un altro? Due… tre giorni? O ti sei invaghita nel momento in cui hai ricevuto i fiori da “ Mistero” dall’Ignoto?

ANNA            E noo! Mio bel giovane! Non te la faccio passare liscia!

ALDO             ( immagina) E’ possibile innamorarsi di  un  omarlino, barilotto, cicciottello, alto un soldo di cacio? E’ mia cara Anna, se ti sei innamorata di un simile uomo, vuol dire che stiamo andando alla deriva.

ANNA            Che ne sai tu di chi si può innamorare  una donna? E’ no! Mio caro: Tu non rovini il mio matrimonio! Ora vado di là e racconto tutto a Mario.

ALDO             ( sfidante ma preoccupato) Anche del nostro rapporto?

ANNA            Il nostro rapporto è stato come una bolla di sapone scoppiata già fin dal nascere. Come potrei raccontare dell’aria che era in una bolla? ( va alla porta e chiama)  Mario: vorresti venire per favore?

MARIO          Sto finendo una cosa…

ANNA            Ti prego Mario. ( rivolta a Aldo) Voglio che ci sia anche tu.

MARIO          ( entra e si rivolge a Aldo) Ti ho buttato giù quegli appunti. Ho scritto a penna e sai che calligrafia ho. In questi giorni, poi… Se non son chiari mi telefonerai.

ANNA            Mario, tu hai un amico che crede che tu abbia una moglie deficiente! Una moglie alla quale, si possono fare scherzi, che nemmeno Vinicio nei suoi momenti più ispirati faceva.

(suona il campanello del cancello)

ANNA            Tu non puoi immaginare le prodezze che ha saputo fare  qui il dottore. Soltanto una mente contorta poteva architettare una cosa simile.

MARIO          Ti prego, cara; mi fai stare sulle spine.

ANNA            Mi ha mandato un mazzo di fiori che a dir poco è da impudente.

MARIO          ( finto sorpreso) Aldo: come hai potuto?!

ROSIMBO     ( entra raggiante tenendo in braccio come un neonato un mazzo di rose rosse) Non era l’elettricista!!!

Fine del secondo tempo

T E R Z O   T E M P O

ATTO TERZO

QUADRO PRIMO  ( pomeriggio)

SCENA PRIMA: Anna, Mario, Aldo, Rosimbo

(Mario sta entrando, vede la moglie al telefono, si ferma e, non  visto ascolta)

Anna               ( al telefono) … Certo che anch’io ci tengo… Va bene…Alle quattro e mezzo?... Sì, va bene anche per me…Tanto più che di solito esco a quell’ora…Non più al solito posto?...Nel grattacielo di via Bixio?...Sì, ma ve ne sono due… Sì, quello della pizzeria…. Al piano… Ho capito… Certo, anch’io. (ripone la cornetta ignara del marito, esce)

MARIO          ( rientra  alquanto nervoso. E’ assorto da pensieri. Va a versarsi un liquore. Ci ripensa. Accende una sigaretta. Va alla finestra. Va alla porta e chiama)  Rosimbo… Rosy.

ROSIMBO     ( entra) Mi ha chiamato, signore?

MARIO          Sei venuto?

ROSIMBO     Sono qui.

MARIO          Quindi? … Scusami, sono nervoso.

ROSIMBO     ( fra sé) Si vede a occhio nudo.

MARIO          Ha telefonato il dottor Morbelli?

ROSIMBO     Che io sappia, no. Debbo chiedere alla signora?

MARIO          Che cosa?

ROSIMBO     Se la signora ha ricevuto la telefonata.

MARIO          Sì: prova sentire. Chiedi se ha telefonato qualcun altro.

(Rosimbo esce)

(Mario passeggia nervoso)

                       

ROSIMBO     ( entra) La signora dice che il dottore non ha telefonato. Non ha telefonato nessuno.

ANNA            (da fuori scena)  Rosy, per la cena pensaci tu. Io debbo uscire.

ROSIMBO     Il signore desidera altro?

MARIO          No, grazie.

(Rosimbo esce)

MARIO          ( fra sé) Non ha telefonato nessuno. E quello chi era? Sta venendo. ( in fretta va a sedersi, prende il giornale e legge)

ANNA            ( entra) Ah, sei qui. Pensavo tu fossi in studio.

MARIO          Ha chiamato qualcuno?

ANNA            No.

MARIO          Hai chiamato tu?

ANNA            No.

MARIO          Mi è sembrato di aver sentito il trillo del telefono…. Esci?

ANNA            Sì, debbo andare dalla sarta.

MARIO          Mi è sembrato di capire, a tavola, che non saresti uscita.

ANNA            Sì, è vero. Ma poi mi ha telefonato la sarta dicendomi che era urgente  che…

MARIO          Ma se mi hai appena detto che non ha telefonato nessuno.

ANNA            Beh, la sarta che ha telefonato è… Veramente credevo che ti riferissi alle tua telefonate.

MARIO          No; chiedevo in genere.

ANNA            Fortunatamente mi ha chiamato… Sai, devo fare delle modifiche al  vestito…e se non vado a far la prova… quella non me lo finisce più. Sono diventate preziose come l’oro. E’ una bella seccatura. Ti assicuro che ne avrei fatto volentieri a meno… Anzi. Lasciami andare che già sono in ritardo.

MARIO          Aspetta! A che ora l’hai l’appuntamento?

ANNA            Alle quattro. Figurati, credo che ormai… (guarda l’orologio)  Pazienza. Mi aspetterà.

MARIO          ( cerca in ogni modo di trattenerla) Ecco, appunto. Vieni a sederti.

ANNA            Sedermi? Ma se ti ho appena detto che sono in ritardo.

MARIO          Cosa vuol dire? Ritardare una mezz’ora o un’ora che differenza fa?

ANNA            Direi proprio che non è la stessa cosa. Anche lei ha da fare. Non può stare alle mie dipendenze. E poi sai  come sono fatte le sarte. Ritardano nella consegna e poi danno la colpa a te per il ritardo alla prova. Ti prego; lasciami andare. Faccio presto. Fra mezz’ora, al più tardi fra un’ora sono di ritorno.

MARIO          Dove abita quella sarta?

ANNA            ( impacciata) Dove abita?... Abita lì.. li vicino… ma come si chiama quella via? Che sciocca…Non ricordo il nome.

MARIO          E perché non telefoni?

ANNA            Per dire che cosa?

MARIO          Per dire che ritardi. Magari la prova non è ancora pronta.

ANNA            Sì… sì, sì è pronta; ne sono sicura. E’ pronta da questa mattina.   

MARIO          Beh, telefona ugualmente.

ANNA            ( dominando l’impazienza) Ma è  inutile. Perché debbo telefonare. E poi…Non è possibile, perché non ha il telefono.

MARIO          Come non ha il telefono?! Ma se le hai telefonato poco fa.

ANNA            Non sono stata io a telefonare. E’ stata lei. E’ una sartina nuova che mi ha consigliato Maria. E’ brava e non è cara. E poi così piena di premure… di volontà.. Beh; arrivederci! Io vado. Se questa sera pensi di andare a teatro sarà meglio che provvedi per i biglietti. Vado!

MARIO          ( facendo l’atto di prendere il soprabito) Aspetta che ti accompagno.

ANNA            Dove?

MARIO          Dalla sarta.

ANNA            Cosa vuoi star lì ad accompagnarmi.. Abita all’altro capo della città…

MARIO          Appunto per questo; non ho altro a fare…

ANNA            ( imbarazzata) Sì, si grazie;; sei gentile. Solo che debbo passare prima da Maria, e c’è il caso che venga anche lei.  Lei, poi, non ti è nemmeno tanto simpatica.

MARIO          ( imperativo) Ah, ecco. Va bene.  Allora non importa, va bene.

ANNA            Non te la sarai presa? Sai, dicevo così per dire: ma poi torno subito. Il tempo di andare e tornare. Addio Micione.

MARIO          ( con rabbia)  Per favore non chiamarmi “ Micione”. Sai che non lo sopporto. Te l’ho già ripetuto diverse volte.

ANNA            (affettuosa) Ah, sì. Hai ragione. Scusami. Mi è scappata. Arrivederci signor Pagani. ( gli fa una riverenza ed un saluto con la mano)  Ciao.  ( si avvia)

 MARIO         ( a disagio) Anna… Anna.

ANNA            ( presa dal disagio del marito) Cos’ahi?

MARIO          Ascoltami Anna. Io non so cosa ho oggi. Ma vorrei che tu rimanessi ancora un momento qui con me. Noi da soli. C’è sempre fra noi … quel rompiglione di Morbelli, sempre fra  i piedi.

ANNA            ( colpita) Cosa c’entra ora Morbelli?

MARIO          Dicevo così… Vorrei fare come nei primi momenti; ti ricordi? Passavamo ore e ore a parlare… anzi, a volte non parlavamo affatto. Stavamo così… io a scrivere, tu a ricamare. Intanto si faceva buio a poco a poco. Ti ricordi?

ANNA            ((preda dal ricordo) Sì, erano ore assai piacevoli.

MARIO          Vedi; questo è il male. Perdiamo l’occasione per comunicare. Nascono poi delle piccole in compressioni  che diventano sempre più grandi. Sono sciocchezze di poco conto ma che finiscono, poi, di farci litigare. Non che voglia farti un rimprovero. E’ solo mia la colpa, lo so. E’ quasi sempre colpa mia. Anzi, ti chiedo scusa se qualche volta…Beh, ora non pensiamoci più. Sai cosa facciamo ora? Saliamo in macchina e andiamo a fare un bel giro; magari sulle rive del Po a vedere il tramonto. Quel tramonto che solo i rivieraschi della riva sinistra possono godere.

ANNA            ( sorridendo) Ti ricordi quando, da fidanzati, andavamo con la tua macchina un po’ vecchiotta – la Millecento- che chiamavamo il nostro salottino , a vedere in silenzio ed in estasi, quei bei tramonti del nostro bel fiume?

MARIO          Se ci sbrighiamo riusciamo ancora a vederlo.

ANNA            Proprio ora?

MARIO          Il tramonto è fra un quarto d’ora. Prendiamo la macchina attraversiamo la ferrovia –ora le barriere sono ancora su- arriviamo al semaforo, facciamo la circonvallazione ed arriviamo dritti sul ponte; anzi; se andiamo più veloci arriviamo al Lido, che è il punto migliore di osservazione.

ANNA            Senti, andiamo un altro giorno, domani magari. Oggi proprio non posso.

MARIO          Perché non puoi?

ANNA            Te l’ho già detto: mi aspetta la sarta.

MARIO          ( esplodendo) E mandala al diavolo la sarta!

ANNA            Non posso! Ti dico che non posso!  Poveretta mi sta aspettando. Piuttosto che ore sono?

MARIO          ( cupo) Non lo so!

ANNA            (guardando il suo orologio) La miseria! Le quattro ed un quarto! E lei che mi sta aspettando.  Ciao. Lasciami andare. (se ne va)

(pausa lunga)

MARIO          E’ mai possibile che non sappia mai che pesci pigliare? Se dovessi dare un consiglio ad un amico, ci impiegherei un attimo. ( va a versarsi un liquore,ma poi si interrompe) Come se servisse qualche cosa ubriacarsi. (sente il profumo del caffè. Va alla porta e chiama Rosimbo) Rosimbo?

SCENA SECONDA: Mario, Rosimbo.

ROSIMBO     Ha  chiamato, signore?

MARIO          Stai facendo il caffè?

ROSIMBO     Sì, signore; ne vuole una tazza?

MARIO          Sì, grazie. Porta due tazze… Lo beviamo insieme. Odio bere il caffè da solo. ( fa per leggere il giornale, ma evidentemente ha qualcosa di più importante a cui pensare)

ROSIMBO     ( entra con il servizio da caffè)  Ecco, signore.

MARIO          Siediti.

ROSIMBO     Non so signore se faccio bene.

MARIO          Oh, quante storie.

ROSIMBO     Scusi signore, ma i COLF     hanno la loro dignità. Se noi dovessimo scendere al livello dei padroni, che professionalità avremmo?

MARIO          Questa è bella.

ROSIMBO     Se permette io lo sorbirò in piedi.

MARIO          Fa un po’ come ti pare… Ma tu non hai una tua vita privata?

ROSIMBO     Perché; signore?

MARIO          Non chiedi mai di uscire… Di te sappiamo ben poco. Sei così riservato…

ROSIMBO     Se non fosse così; che razza di privacy sarebbe.

MARIO          Per favore non usare quella parola. La odio.

ROSIMBO     Come dovrei esprimermi?

MARIO          Perché? “ vita privata” non va bene?

ROSIMBO     Pensa che questo caffè sia troppo carico?

MARIO          No, anzi. Almeno che ci distinguiamo dagli stranieri per il nostro caffè.

ROSIMBO     A me, per così dire, è sempre è piaciuto da uomo maschio. ( mentre parla, vedendo che qualche cosa è fuori posto, fa a riassettare, Mario sorride) Ho fatto qualche cosa di allegro?

MARIO          Perché?

ROSIMBO     Vedo che sorride… Ho il viso macchiato?

MARIO          Perché?

ROSIMBO     Sa, a volte, rigovernando…

MARIO          No. Sto pensando al mio amico Morselli. Beh,Sai che ha un amante?

ROSIMBO     Sì, signore.

MARIO          Sì. E mi fa un certo effetto. Non lo vedo come amante, e oltretutto tradito.

ROSIMBO     ( capisce che Mario sostituisce se stesso a Aldo) Tradito, signore?

MARIO          ( fra sé) Ma no, via, non è possibile.

ROSIMBO     Perché, Signore?

MARIO          Perché non è logico. Tra Aldo e l’altro… non c’è paragone.

ROSIMBO     Eh, secondo…

MARIO          Ma che secondo. Fammi il piacere…

ROSIMBO     Dipende, signore.

MARIO          Aldo poi… diciamolo francamente… è un bell’uomo.

ROSIMBO     ( convinto) Questo si, signore.

MARIO          Aldo è geloso; è logico. La gelosia, del resto, non dipende dalla poca stima che l’uomo ha della donna, quanto della poca stima che l’uomo ha di sé. E allora…(si guarda le unghie e perde il filo. Guarda Rosimbo come se stesse parlando lui)

ROSIMBO     E allora che cosa?

MARIO          ( parla con Rosimbo ma in realtà parla con se stesso) Ma, sì! E’ proprio questo!  Nasce da questo. ( deluso) Da questa poca stima che abbiamo di noi; che ci fa credere, o meglio, temere di non bastare a riempire il cuore o la mente… Soddisfare i gusti o i capricci di chi amiamo. Ecco.

ROSIMBO     Oh. E lui non ce l’ha di sé?

MARIO          Che cosa?

ROSIMBO     Codesta poca stima che dice.

MARIO          Non l’ha, non l’ha.  Non l’ha se lo paragono a coso.. a quell’altro.

ROSIMBO     Povero amico suo. Ma la sua amante?...

MARIO          Oh, senti: non posso in alcun modo crederla capace di preferirlo a…

ROSIMBO     Coso: si insomma…

MARIO          Non c’è logica. Non c’è logica. La sua amante sarà… sarà come tu vuoi; ma intelligente non la è!

ROSIMBO     Lei insomma difende la logica. La sua però. – Certo che c’è disordine in questa stanza- …non la logica dell’amante. Come ragionerà lei, però? Perché il signor Aldo mi sembra affettuoso, prudente, servizievole e, e, mica tanto sciocco.

MARIO          Questo lo puoi ben dire.

ROSIMBO     Certo che i detti” Chi va vicino al fuoco si scotta” o l’altro” Chi va al mulino s’ infarina” calzano a fagiolo.

MARIO          E questo che c’entra?

ROSIMBO     C’entra, c’entra. Non si è mai chiesto  perché al giorno d’oggi ci siano tanti matrimoni falliti, tanti divorzi e separazioni?

MARIO          Purtroppo sembra una  moda.

ROSIMBO     Un tempo ciò non accadeva, o accadeva di rado; perché le mogli se ne stavano a casa a curare la famiglia. Ora, anche le mogli vanno al lavoro e, quella continua promiscuità provoca un parallelo, un confronto a discapito del marito, il quale rappresenta la monotonia, mentre il compagno di lavoro rappresenta la trasgressione… il fascino del peccato.

MARIO          Ma che profondità di pensiero…

ROSIMBO     Mi scusi signore, ma il pensare è di tutti. Quante volte i buffoni di corte hanno dato buoni consigli e benefiche strigliate ai loro principi?

MARIO          Anche questo è vero.

ROSIMBO     A proposito di “ corti”. Là avvenivano i più bei tradimenti fra i cortigiani. Non ci si meravigli per gli amici che circolano per casa e della storia di Lady Chatterley.

MARIO          Che c’entra questo? Come se io dovessi guardarmi dal mio amico Aldo… Ci mancherebbe ALTRO…

ROSIMBO     ( sottolineando l’altro”) ALTRO… signore vuole? Certo, se mi è permesso signore, ritornando ai problemi  del suo amico, direi che farebbe bene a battere il ferro intanto che è caldo.

MARIO          Cioè?

ROSIMBO     Direi che farebbe bene a controllare quell’altro. Le battaglie migliori si sono vinte con l’elemento sorpresa… Con informazioni certe. Posso ritirarmi? IL SIGNORE E’ SERVITO!

MARIO          ( sopra pensiero)  Vai pure. E scusami se ti ho distolto dalle tue faccende.  ( rimasto solo, segue i propri pensieri, prende il soprabito e uscendo) Rosy: io esco.

ROSIMBO     ( da fuori scena) Bene, signore.

(scena vuota)

SCENA TERZA: Rosimbo al  telefono.

 ( trilla il telefono. Rosimbo entra e va a rispondere)

ROSIMBO     Pronto?...Che bella scoperta anch’io sono io…Ah, sei Marco. Non ti avevo conosciuto; hai una voce… (con fare distaccato) Prendi un’aspirina, fai delle inalazioni ed il raffreddore passa…. No. E’ che ho appena ricevute le confessioni sentimentali del mio padrone…Mettiamo le cose a posto. Io non ho padroni, è solo un modo di dire…. (alterato) E’ che voi uomini siete tutti mascalzoni!... Perché non si può illudere un ragazzo con “ Momenti di gloria”… No; al contrario. E’ lei che le mette a lui… E’ il suo amico. Amico poi… Rimango a casa tutto il giorno. Vorrei vedere, se uno non si accorge… Proprio io… Non voglio che mi tratti come “Uccelli di rovo” A proposito:non sarai un prete?...Meglio così. Non voglio che il nostro rapporto sia un” Love story” e magari tuo padre non vuole… Ma, almeno avrai di che vivere?...Sì, va bene: cambio discorso…. Ma certo che i fiori mi hanno fatto piacere; solo: che  non sapendo chi me li mandava … Con la trovata della firma… Si è creata una situazione… La signora ha creduto che fossero stati mandati a lei… Si è illusa… Non ho avuto il coraggio di dire la verità. E poi, se debbo dire la verità, non ero nemmeno sicuro che fossero per me. La firma con la semplice lettera “ M” poteva dare adito anche a dubbi… E tu pensi che avrebbe creduto?... Sembra già una gatta in amore… “Mistero” …La monotonia della vita coniugale… L’illusione… Ora lei è andata: chissà; forse all’appuntamento… E lui l’ha seguita… Sento il campanello. Aspetta. ( va alla finestra a vedere) E’ lui. … Ma sììì. Lo sai che sei tu il mio prepotentone! … Non posso, ciao… Non è il momento! (pone la cornetta)

SCENDO QUADRO: più tardi ( stacco ottenuto con abbassamento delle luci)

SCENA QUARTA: Anna, Rosimbo.

ANNA            ( entra preoccupata) Mio marito dov’è?

ROSIMBO     Come, signora?

ANNA            Mi è sembrato che tu stessi parlando.

ROSIMBO     No, signora. Stavo riordinando la stanza e stavo canticchiando.

ANNA            E’ di là?

ROSIMBO     No, signora. Il signore è uscito.

ANNA            Da molto?

ROSIMBO     Dopo di lei.

ANNA            Ah.

ROSIMBO     Ha preso il caffè ed è uscito.

ANNA            Il caffè a quest’ora; poi non dorme.

ROSIMBO     Ha sentito il profumo; lo stavo facendo per me…

ANNA            Come ti è sembrato?

ROSIMBO     Buono direi.

ANNA            ( presa dai suoi pensieri non presta attenzione a ciò che dice Rosimbo)  A me è sembrato affranto.

ROSIMBO     Mi scusi, signora; a volte è alto, a volte è basso; a volte più o meno carico; ma addirittura affranto…

ANNA            Ecco la parola giusta  “ carico”: carico di rabbia.

ROSIMBO     Mi scusi, signora:ma non avrei mai creduto che riuscisse ad esprimere dei sentimenti.

ANNA            Ma se c’è qualcuno che riesce ad esprimere i propri sentimenti è proprio lui. Io, poi lo leggo come un libro.. Per me è così trasparente…

ROSIMBO     Mi perdoni signora: ma se non lo prende mai…

ANNA            (ora prestando attenzione) Chi?

ROSIMBO     Il caffè!

ANNA            Ma chi parla di caffè, santoddio?

ROSIMBO     Credevo…

ANNA            Però, non direi arrabbiato. Mi è sembrato…  Come dire? Mi ha per sin chiesto scusa se… è come se… I bambini dopo aver fatto un  brutto sogno, non vogliono andare a letto soli, ma vogliono andare nel lettone. Ecco: sì! E questo non è da lui. Sempre sicuro di se stesso, spavaldo. Anzi, a volte questa sua spavalderia mi dà sui nervi. Ed ora… E’ come se mi volesse nascondere qualche cosa: o non avesse l’animo di confidarmelo. Quelle sue domande  indagatorie… inquisitorie…

ROSIMBO     Se la signora vuol permettermelo… Direi, che anch’io ho trovato il signore eccessivamente  assorto nei suoi pensieri, e credendo di conoscerlo, non già – come la signora che per intimità e tempo ne ha più modo- ma per quel tempo che mi onoro di servire in questa casa, direi… che non è da lui.  Una virtù del signore è quella di nascondere con studiata allegria le preoccupazioni del lavoro e non, per non farlo pesare sugli altri.

ANNA            Quando più persone vivono nella stessa casa, nasce fra loro una certa stima e confidenza. Perciò: per questa stima ti chiedo; quali preoccupazioni, secondo te, può avere mio marito che io non so, ma che ti può aver confidato?

ROSIMBO     Cosa può confidare un signore ad un semplice COLF, che non confiderebbe alla compagna della sua vita?

ANNA            ( insofferente) Ti prego Rosy!

ROSIMBO     La continua presenza… L’ASSIDUA presenza del dottor Morbelli; seppur per lavoro, mi sembra che ostacoli quell’intimità, quel viver libero fra coniugi, sì, che conversano sempre meno, allontani l’un dall’altra.

ANNA            ( colpita) Non è, che carichiamo sulle spalle del dottor Morbelli tutto il… “ Ciò che succede?”

ROSIMBO     Forse no o forse sì… se ci piace farlo.

ANNA            ( decisa) Il dottor Morbelli non ha peso in questa casa.

ROSIMBO     Il tutto mi sembra che sia iniziato quando sono arrivati i fiori. A questo punto vorrei che mi permettesse di dire… (sta per raccontare la verità) 

ANNA            ( brusca e risoluta lo interrompe) Che centrano i fiori ora?

ROSIMBO     ( abbandonando l’idea, e riprendendo il suo discorso) Di dire, appassionato come sono dei fiori da conoscerne le favole… le loro leggende.

ANNA            “Ditelo con un fiore” (curiosa) E qual è la leggenda?

ROSIMBO     ( racconta) In un immenso prato all’inglese, vivevano  nel bel mezzo, una rosellina bianca, piccolina, striminzita, e, ahimè anche un po’ insignificante e; li accanto, un bel tulipano alto, possente, il cui seme era caduto dal cesto del giardiniere del Re. IL tulipano, commosso della fragilità di quella rosellina che gli stava accanto, se ne invaghì… se ne innamorò.  La proteggeva dagli eccessivi raggi di luce,dalle martellanti gocce di pioggia, e del fastidioso vento radente; sì che, la rosellina da minuta che era, diventò una splendide rosa bianca. Era talmente belle che se ne inorgoglì. Da vanitosa che era, spavalda si guardava intorno per vedere se era ammirata. Un ranuncolo, il cui seme era caduto dallo scarpone del contadino, la guardava estasiato, tanto che lei, per ravvivare la corte che le faceva gli faceva l’occhiolino. Il tulipano ben presto se ne accorse; ma per la dignità del suo rango, non ebbe l’ardire di lamentarsi apertamente. Giorni per giorno, però deperiva. Il suo stelo si curvava sempre più. La rosa, non più protetta dalla possanza del tulipano, poiché non era sciocca, avvedendosi del suo nuovo stato se ne vergognò tanto da diventare rossa. Rossa di vergogna.

ANNA            ( colpita)  Ho sempre saputo che le rose rosse indicavano l’amore.

ROSIMBO     Come saprà che l’Inferno viene indicato in rosso ed il Paradiso in bianco.

ANNA            ( pensosa) Rosy. Vado di là a cambiarmi. Per la cena ci pensi tu?

ROSIMBO     Certo signora.  ( fra sé) Come se non ci pensassi sempre io. (sistema un poco la stanza e nel mentre, guarda dalla vetrata. Stanno giungendo Mario e Aldo.) Ecco:” Lupus in fabula”   Ma visto che sono due, chissà come si dirà. Mah! (guarda l’orologio)  Com’è tardi. ( esce)

(entrano Mario e Aldo in accesa discussione)

SCENA QUINTA: Mario, Aldo.

 MARIO         ( entrando) E’ inutile che tu insista; non ci credo. Non me la dai a bere.

ALDO             Ma come puoi pensare una cosa simile?! E fermati un attimo!

MARIO          Lasciami andare il braccio! Non sopporto di essere toccato! E da te, men che meno: fedifrago!

ALDO             Che cosa vuol dire “ fedifrago”?

MARIO          Fedifrago è colui che rompe i patti; che tradisce gli impegni. Sei un infedele! E pure ignorante!

ALDO             Infedele in che?

MARIO          Nell’amicizia., caro mio! Nella AMICIZIA! Non ricordi? Non ricordi più?

ALDO             Che cosa debbo ricordare?

MARIO          Tutto il bene che ti ho fatto. Il cavarti dalle situazioni, le più imbarazzanti.

ALDO             Ma quali situazioni? Io, piuttosto, ti ho cavato da situazioni fiscali che avrebbero potuto metterti in ginocchio.

MARIO          Ma quali situazioni fiscali?

ALDO             Se non ci fossi stato io avresti dovuto pagare tutte le tasse che dio comanda.

MARIO          Qui non si tratta di lavoro.

ALDO             E di che cosa allora?

MARIO          Qui si tratta di vita vissuta. Non ricordi più quante volte ho dovuto corteggiare le tue donnine, perché tu avevi vergogna? … Non azzardavi…? Non si arrischiava lui! Poverino.

ALDO             Le mie donne le ho sempre corteggiate da solo.

MARIO          Sì, ma prima volevi che le provassi io. Perché lui non si fidava… voleva la garanzia lui… E ora ce l’hai la garanzia?  Oh, altro che, se ce l’hai. Anni belli di vita matrimoniale.

ALDO             Ma come puoi dire una cosa simile?

MARIO          Tu mi devi dire cosa facevi là.

ALDO             Non ci facevo nulla! E’ per puro caso che mi trovavo là in quel momento.

MARIO          Ma ch vuoi convincere?! ( con tono diverso)  Vuoi bere qualche cosa?

ALDO             ( rabbioso) No! Bevilo tu! Mi andrebbe di traverso ora!

MARIO          ( riprendendo il tono precedente) Anche maleducato sei!

ALDO             ( riprendendo il tono diverso) Non credi che io possa avere clienti in tutta la città?

MARIO          Ma se quel grattacielo è abitato da solo privati… Ti sei messo a fare anche il “centouno”?

ALDO             Perché sotto non ci sono anche i negozi?

MARIO          E tu tratti i tuoi affari “ slumando” attraverso la cancellava della casa che fa angolo?

ALDO             Io non “ slumavo” come dici tu. Mi ero fermato un attimo per allacciarmi le scarpe.

MARIO          ( guarda le scarpe di Aldo) Belli i tuoi mocassino.

ALDO             Mi erano parse larghe, e allora pensavo di avere le scarpe con le stringhe e che le stringhe si fossero sciolte.

MARIO          Neanche capace di allacciarsi le scarpe! ( con tono amichevole) Se ci fai la doppia galla, sta tranquillo che non si slacciano più.

ALDO             Sì, poi, alla sera le slacci tu.

MARIO          ( riprendendo il tono di prima) Certo che i calzoni non te li sbottono di sicuro.

ALDO             Non essere volgare.

MARIO          Almeno  che mi sfoghi! Essere “ corneggiato” da quella mezza cartuccetta. Quaranta chili di ossa avvolti in vilpelle. Un “omino” che alla COOP te ne danno tre per due euro! Che quando lo vedi per strada si sposta non per cortesia, ma per spostamento d’aria.

ALDO             Si contorna con spider enormi, per una legge di compensazione. Ed è anche stupido; perché così non lo vedono nemmeno. Dovrebbe comperarsi un’automobilina da bambini. Sarebbe Ercole. Eh, ma tu glielo devi dire, devi far valere i tuoi diritti. Non puoi lasciargliela passare impunemente. Ne andrebbe della tua dignità.

MARIO          Pirandello “ Il gioco delle parti” Va bene! Io lo sfiderò a “Singolar tenzone” e tu, visto che si attornierà di villosi gorilla sosterrai la “ Carica dei seicento”. Sì, perché la parte formale aspetta al marito, il disbrigo tecnico al cicisbeo.

ALDO             Ce l’ho come chiodo fisso il teatro.

MARIO          Il teatro è TEATRO: (trilla il telefono; va a rispondere) Pronto? Sì: casa  Pagani… Il signor Rosimbo?...Sì, credo che sia di là, glielo debbo chiamare? … No, non è un disturbo… Anzi, le passo la comunicazione là in cucina. ( va alla porta)  Rosimbo?... Rosy?

ROSIMBO     ( da fuori scena) Si… signore?

MARIO          Prendi il telefono. ( risponde al telefono) Glielo passo… Si figuri…. Buona sera. ( ripone il telefono)  Vedi… Ciò che mi consola… che in un certo modo mi fa sorridere…

ALDO             Ma che bella risata!

MARIO          E’ che nella mia parrocchia ci sei anche tu. Le porte alte debbono essere fatte per me, ma anche per te.

ALDO             Perché le porte alte?

Mario con le dita sulla fronte si abbassa per far passare le corna)

(Aldo con il gesto. Ma va a fatri friggere)

MARIO          Sì, perché per la mia “incoronazione” non ci posso far nulla. Io sono legalmente sposato. Il mio è un contratto legale. E’ come un rogito; e si sa che nei rogiti ci sono elencate anche le servitù. Mentre per te, il caso è completamente diverso. Per te, il contratto è solo … verbale. E’ un po’ come dire: “ SU picchia la mano” che si faceva un tempo sui mercati.

ALDO             Ma questo gesto impegnava l’onore dei contraenti.

MARIO          Per l’appunto. Per te è un fatto di dignità… Di onore mancato, ma che te lo sei cercato. Io le corna me le sono trovate per legge.

ALDO             Mi fai girare la testa con questa tua filosofia.

MARIO          Per me è tutto scritto, Tutto registrato, protocollato, con addirittura “l’Imprimatur” della chiesa. Come marito sono cornuto, ma come uomo psicologicamente: no, perché non me la sono andato a cercare. E poi chi mi dice che tutto ciò non torni a mio vantaggio.

ALDO             Se mi dimostri che ti può essere di vantaggio, ti propongo per il premio Nobel.

MARIO          Basta che dimostri che tutto ciò è stato architettato            dal sottoscritto per evitare di passare gli alimenti.

ALDO             Questo è cinismo bello e buono. Indifferenza e disprezzo alla morale degli uomini.

MARIO          Ho detto può darsi.

SCENA SESTA: detti, Anna.

(entra Anna in abito da viaggio e valigia, sorprendendo i due amici)

MARIO          ( sorpreso) Mah… mah… Eri in casa?

ANNA            ( umiliata e adirata) Sì! E per la tua spilorceria nelle tue costruzioni, mio malgrado, ho sentito l’interessante conversazione.

MARIO          Perché la valigia?

ANNA            Perché tutte le mie cose non stavano nella borsetta.

ALDO             Di tutto ciò che ha sentito, signora, forse ha frainteso.

ANNA            Un bel corno! “ Corno”. A volte certe parole entrano nella locuzione a proposito.

MARIO          Non ti sembra una decisione alquanto affrettata?

ANNA            E’ una decisione d’impulso. Forse mi pentirò; ma nello stato in cui mi trovo, penso che sia la soluzione migliore.

MARIO          ( cattivo) Immagino che andrai…

ALDO             Signora non lo faccia.

ANNA            ( proseguendo sul tono di Mario)  Andrò dalla mi amica Maria. Poi si vedrà.

MARIO          Non pensi che tu debba dar conto di ciò che è accaduto?

ALDO             …Accaduto?

(Anna a Mario, guardando Aldo come per dirgli: “ proprio tu parli?”

ANNA            Ammetto di essere stata colpita, all’inizio, dal fascino di un’illusione. Forse per il particolare momento in cui mi trovavo. … La monotonia della vita, la voglia di una boccata di ossigeno..  semplicemente il bisogno di appropriarmi della mia vita.

ALDO             Forse avrebbe fatto bene a partire.

(Mario e Anna con la stessa espressione di prima)

ANNA            Una donna riceve fiori da uno sconosciuto… Mistero. E’ come se la mia gioventù mi avesse fatto l’occhiolino… Come se la vita ricominciasse più viva…

MARIO          Il nostro matrimonio è stato un errore?

ANNA            E’ la cosa più bella che mi poteva capitare.

MARIO          E allora?

ALDO             Eh.

ANNA            Ammetto di essere stata tentata di andare fino in fondo… Scoprire “ Mistero” e seguirlo. Quante volte si dice:” Al cuor non si comanda” Per una giovane può essere anche ammissibile; ma per una donna non più giovane vuol dire perdere la dignità… la stima di se stessa. Ma… la cultura, l’educazione ricevuta dai genitori, e se vogliamo anche l’intelligenza, debbono rimetterla entro i binari del buon senso.

MARIO          All’appuntamento. Però, ci sei…

ALDO             Questo non lo può negare perché anch’io…

MARIO          “… Dovevo allacciarmi le stringhe dei mocassino…”

Anna               Bello spettacolo sarebbe stato vedervi.

(Mario e Aldo si guardano vergognandosi)

ANNA            ( rivolta al marito) Pensi che non mi sia accorta dello stato in cui eri? Le pene che provavi? Avrei voluto abbracciarti per la tenerezza che mi facevi. Ma volevo anche, metterti alla prova.  Scusa Mario: hai fallito. Avresti dovuto fermarmi, insultarmi… picchiarmi. Ma TENERMI QUI! Invece l’orgoglio dell’uomo… la sciocca vanità maschile..

( i due amici si guardano come per chiedersi: “ cosa facciamo’” 

ANNA            Il gallo altezzoso che elargisce se stesso alle stupide gallinelle che gli girano intorno…

MARIO          E quel bel tomo che chiamano il “ galletto ruspante”?

ALDO             Quello però è uscito dal cancello.

ANNA            Quello è uscito, come dite voi, perché è uscito come tutti gli uomini che abitano in quel palazzo.

MARIO          Anna: prima hai detto “ Il nostro matrimonio è la cosa più bella … “ Non può una cosa bella diventare brutta. Potrà sciuparsi… prendere l’opaca patina del tempo… la screpolatura degli eventi; ma.. può ritornare a splendere.

ALDO             Basta un restauro.

(sguardo spezzante dei coniugi)

ANNA                       Ciò che non sopporto è: che forse comprenderò. E’ la mancanza di fiducia che mi hai dimostrato… La stima che mi hai tolto. Il credere che io possa tradirti. Come mi conosci poco,caro Mario. Tradire te, vuol dire tradire la mia dignità il mio orgoglio. Ti assicuro che dignità e orgoglio non sono maschili.

( Anna con estrema calma prende la valigia, guarda negli occhi prima Aldo poi Mario. Si sta avvino)

(entra Rosimbo con soprabito,  valigia e molti fiori rossi che tiene amorevolmente in braccio)

ROSIMBO     (esultante) Salgo sul mio treno! (bacia la signora. Porge la mano agli amici, si inchina e se ne va)

Pausa

(Mario guarda Anna con espressione implorante, Anna guarda Mario con espressione rassegnata. Aldo guarda i due con espressione scioccamente allegra)

MARIO          Anna. La nostra strada comincia ad essere tortuosa… Vogliamo prenderci per mano e percorrerla insieme?

(con molta lentezza, dopo aver riflettuto, Anna mette a terra la valigia, va verso il marito,che volge le spalle al pubblico: lo abbraccia, guarda Aldo. Aldo guarda Anna con un’ espressione che vorrebbe  dire: ricominciamo. (Anna con la mano, che deve essere ben vista dal pubblico, gli fa un gesto come per dire: vai al diavolo!!!

Cala il  sipario sulla commedia 

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