Gion & Gerri

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GION & GERRI

GION & GERRI

Commedia in due atti di Vittorio Amandola

Personaggi:

GAETANO (GION)

GEROLAMO (GERRI)

ATTO PRIMO

PROLOGO

A sipario chiuso, l’accensione di due occhi di bue ai lati opposti del medesimo, accompagnati dalle note iniziali di “Day Tripper”.Con un passo, Gaetano, Gion, entra al centro del cerchio di luce sulla destra. Gion è un tipo del tutto fuori, sui 40, capello lungo da ex “capellone”, giacca e pantaloni, su una polo ancor più sgualcita, mocassini su calzini intonati. Mentre guarda il pubblico, ripiega un assegno e se lo infila nel taschino della giacca.

GION - Gli imprevisti non hanno orario. Arrivano. E figuriamoci se gli imprevisti hanno rispetto del nostro stato. Macché! Prendono, come dire, alla sprovvista. Altrimenti che imprevisti sarebbero? E fu così che… Drin! Drin! Fece il mio telefono una delle ultime volte che suonò, prima che tagliassero la linea. (Dalla quinta opposta entra nell’altro cerchio di luce Gerolamo, Gerri. Ha su per giù la stessa età di Gion e, al contrario di lui, indossa un elegante “smoking” e il taglio dei suoi capelli è perfetto) Drin! Drin! Squillò ancora, mentre io, brancolando in mutande lo cercavo al buio in mezzo ai pacchetti e imballi vari, che erano le mie suppellettili in quella triste notte, prima del triste giorno che mi aspettava. Avrei avuto bisogno di un certo riguardo in quella notte. Se ci fosse stata un po’di giustizia a questo mondo, il destino mi avrebbe almeno dovuto lasciar dormire in pace. Drin! Drin! Insistette invece il telefono. Immaginavo, nella mia fantasia disperata, che fosse l’ufficiale giudiziario, il quale mi telefonava per essere sicuro che io fossi in casa. Ma si! Mi avrebbe trovato al mio posto la mattina dopo, ritto in piedi, petto in fuori, ad assistere alla mia disfatta! Ne avevo passate tante, ma al sequestro dei mobili di casa non ero ancora mai arrivato. Mia moglie si era appena rigirata nel letto, chiedendomi: “Chi è?” e si era riaddormentata. Ah, quanto è consolatorio un buon sonno! Quel suo placido “Chi, è?” era così fuori dalla nostra amara realtà. Era un “Chi è?” da ricchi, quello, e invece noi eravamo sul lastrico! Drin! Drin! Ma si! Mi lasciasse dormire in pace l’ufficiale giudiziario, mi avrebbe trovato al mio posto! Drin! Drin! Drin! Finché, di dietro una catasta di dischi vecchi, che mia moglie, tra le lacrime, aveva tirato giù dagli scaffali, spunta la cornetta. “Pronto?… Come? Chi cerca?… Gion? Gion?” La mente cominciò a frullare al contrario, raggomitolando in fretta tutta la bobina, per così dire, della mia vita e arrivò a quel “Gion”, così lontano da sembrare una novità.

GERRI - (Disperato) Gion!

GION - Eh già! Ma quale novità, Gion ero io! Ma ormai da sempre ero Gaetano, Nino, Gae… Tano. Nessuno mi chiamava mai con quel nomignolo da Far West. E veloce, sempre più veloce, la pellicola si riavvolgeva, le voci i suoni si rincorrevano e si accavallavano, e ad un tratto il fotogramma si fermò su un viso: Gerri! (Dall’altro lato Gerri saluta con un gesto e annuisce) Ma si! L’unico al mondo che poteva sapere di Gion era lui, Gerri, ovvero Gerolamo! Colui che quei due nomi, Gion e Gerri, aveva coniato per me e per se stesso: Gerri, l’amico del cuore! Il fido compagno di banco! Sempre insieme da quando eravamo nati, dove andavo io veniva lui! Facevamo il complessino insieme: “Gion e Gerri!” Io suonavo la batteria, lui pure, allora lo misi alla chitarra solista. Faceva l’assolo di “Day Tripper” che era una schifezza! (Gerri prende dalle quinte una chitarra elettrica, e cerca di fare l’assolo di “Day Tripper”. Non ci riesce e risbatte la chitarra tra le quinte. Al telefono) Gerri! Come stai? Saranno venti anni che non ci vediamo, ma che fine hai fatto vecchio… (Al pubblico) Ma non avevamo litigato? (Al telefono con freddezza) Si, dimmi, come stai? Di che hai bisogno? (Al pubblico) Gerri ha sempre avuto bisogno di qualcosa… Che sensazione riprendere confidenza con una voce per tanto tempo non udita! Ritrovarne i toni, i colori! Gerri! Mi veniva sempre dietro, Gerri, con le sue richieste, con quel suo eterno bisogno di tutto. Mai che avesse tutti i colori, l’appuntalapis, la gomma per cancellare. E poi, via via che crescevamo, mai che avesse la pompa della bicicletta, tutti i soldi per il cinema, le sue sigarette… Mai che s’innamorasse di una ragazza che non fosse la mia. Gerri! Io me lo immaginavo ancora coi libri sotto il braccio, cappello e sciarpa di lana… (Al volo Gerri indossa cappello sciarpa e libri che gli volano in mano dalle quinte) E invece, chissà che cosa era diventato! Mentre lui parlava, io cercavo di figurarmelo. Com’era? (Gerri, con la flemma del prestigiatore si libera di cappello, libri e sciarpa) Un intellettuale? (Gerri infila al volo occhialetti tondi e basco) Artista? (Gerri resta col basco e gli occhiali e gli volano in mano tavolozza e pennelli) No… Lo vedevo piuttosto… Postino. (Altro cambio, Gerri indossa cappello da postino e prende un telegramma in mano) Ma va! Guardia notturna! A quell’ora! (Cambio di cappello e arrivo di bicicletta) O forse… Data appunto l’ora… Fornaio! (Altro cambio rapido, via cappello e arrivo di una cuffietta da fornaio e di un gran sacco di filoni di pane sul manubrio della bicicletta) Ma questo mio vagare con la fantasia mi fece giungere in ritardo ai toni delle sue parole, gonfie di pianto, disperazione. Ma così tanta disperazione, così gridata, che mi dimenticai di colpo della mia. Un salto oltre la catasta di LP ed ero dentro i pantaloni, la prima maglietta, una giacca e via, a piedi, senza macchina, che mi avevano già sequestrato, verso il luogo dell’appuntamento, perché era successo… Già, ma cos’era successo? Era successo che Gerri mi aveva detto che…

SCENA 1

Il sipario si apre e ci mostra il parapetto di un ponte, ci sono dei lavori in corso e un’impalcatura di tubi “innocenti”. È notte. Gerri, che si è spogliato dei suoi travestimenti, si precipita verso il parapetto. Gion lo insegue e lo blocca.

GERRI - No, lasciami! Lasciami, voglio morire! Lasciami!

GION - Fermo, fermo!

GERRI - Voglio morire, voglio buttarmi di sotto, questo merito! Che mi rimane, Gion, che mi rimane? Guardami! Così come sono! Dov’è un briciolo di forza? È tutto finito, spento, morto! E allora, che muoia anche questo corpaccio inutile! Lasciami!

GION - Fermo, perdio, guarda che ti do un cazzotto, se non stai fermo!

GERRI - (Piangendo disperato) Aaaah! Aaaah! Tutto, ti rendi conto? Tutto!

GION - No, non mi rendo conto, spiegami.

GERRI - È una sensazione orribile! Nemmeno i piedi mi sembra di poggiare in terra. È come se fossi sollevato a mezz’aria su una nuvola. E Chiarina mia, ancora non lo sa. Pensa quando lo saprà! (Si copre il viso con le mani) Oddio, oddio, oddio!

GION - Chiarina è tua moglie?

GERRI - Si.

GION - Ma lei sa dove sei ora?

GERRI - No.

GION - Vuoi che l’avvisiamo?

GERRI - Nooo!

GION - Aaah! C’è di mezzo un’altra donna!

GERRI - Ma si, figurati! Un’altra donna! E io mi butto di sotto per una donna? Il fatto è che lei non era d’accordo. E a ragione!

GION - Chiarina?

GERRI - Si! Perché lei sì che è una brava moglie, Chiarina mia! Sapessi quanto ho sposato bene, Gion! E se sapessi che grandi dolori le do a Chiarina mia!

GION - E che farai mai?

GERRI - Se sapessi che ho combinato, Gion, se sapessi! Non ho mai provato il senso di un errore commesso, tanto quanto ora. E infatti, per provarlo ci voleva il più grande errore della mia vita! Provo… provo… provo… Mi viene il vomito. Il vomito! (Preso dai conati si precipita al parapetto. Gion fa per bloccarlo)

GION - Fer…

GERRI - No, per ora vomito soltanto. (Vomita. Gion, affettuosamente gli tiene la fronte. Al termine, ansimi. Poi dopo una breve pausa) Voglio seguire il mio vomito! Mi voglio soffocare ingoiandolo di nuovo!

GION - E che schifo! Ma insomma! (Gerri butta le braccia al collo dell’amico e scoppia in singhiozzi, i quali si trasformano in sospironi come un bimbo. Alla fine si placa)

GERRI - Gion… da quanto è che non ci vediamo?

GION - Una vita.

GERRI - Sei cresciuto.

GION - Anche tu…

GERRI - Ormai s’invecchia.

GION - Se invecchi tu, invecchio anch’io.

GERRI - Eh! Le preoccupazioni!

GION - Certo.

GERRI - Le tue…

GION - Le mie?

GERRI - Tutti quei guai che hai passato.

GION - (Sorpreso) Eh?

GERRI - Tutta quella sequela di casini.

GION - Ma di che parli?

GERRI - Casini non solo economici. Ti eri innamorato di quella mezza troia…

GION - Prego?

GERRI - Che ti metteva tutte quelle corna e te lo diceva, te lo…

GION - Eh?

GERRI - Che gran puttana!

GION - Io casco dalle nuvole!

GERRI - Non hai bisogno di fingere con me.

GION - Ma che dici?

GERRI - Sapessi quanto ti sono stato vicino col cuore! Mi sono tenuto sempre informato.

GION - Ti sei tenuto informato?

GERRI - Si.

GION - E chi ti ha informato?

GERRI - Amici comuni.

GION - Amici comuni? E gli “amici comuni” che ti hanno detto?

GERRI - Di quella mezza troia che… No, io non preciso per sadismo, puntualizzo solo, perché voglio fare un esempio. E giungo all’esempio…

GION - Un esempio? Ma che dici?!

GERRI - (Ripensando a ciò che diceva) Aaaah! No, aspetta! Che nel frattempo avesti la bancarotta, pur se non fraudolenta, ma pur sempre bancarotta. Mi raccontarono che avevi aperto una gelateria sotto forma di associazione culturale. Vendevi il gelato solo ai soci con tessera. Ma come facevi? Ma che facevano, ti dovevano declinare le generalità per una granita di caffè? E se ci volevano la panna col cialdone cosa chiedevi, il passaporto? Dimmi, spiegami.

GION - Ma che ti spiego, lasciamo perdere!

GERRI - E che c’è da spiegare? Hai ragione. Tant’è vero che sei finito a gambe all’aria! Tu e il tuo pallino per gli affari strani! Te l’ho sempre detto, io!

GION - Che mi hai detto?

GERRI - Che sei un gran bravo ragazzo, ma non parliamo di soldi, ché non ne capisci un fico.

GION - Si sa!

GERRI - Una gelateria sotto forma di associazione culturale!

GION - Sei informato.

GERRI - Ma che ti era passato per la mente?

GION - Niente, era solo una gelateria!

GERRI - Una bacchiata di quelle, dì la verità.

GION - Ecco!

GERRI - Ma io ho sempre saputo tutto… Mi sono tenuto al corrente.

GION - Dagli “amici comuni”.

GERRI - Tu no.

GION - Io no, cosa?

GERRI - Tu niente, non ti sei mai interessato a me, a cosa facessi…

GION - No.

GERRI - E io si, invece.

GION - Cos’è, che vuoi dire? Ci trovi un significato?

GERRI - Beh, fai tu. Ma fa niente… Del resto, date le tue cose…

GION - Quali cose?

GERRI - La gelateria, la mezza troia…

GION - E allora?

GERRI - Io parlo per esempio.

GION - So tutto, guarda, stai parlando dei cazzi miei! Vai con l’esempio!

GERRI - E certo, non ho niente da spiegare…

GION - Ecco, appunto! Non mi piace chi si impiccia dei fatti miei!

GERRI - No! Non mi maltrattare, sto tanto male!

GION - Hai bevuto? Fai sentire il fiato.

GERRI - Anche, ma non conta.

GION - Io torno a dormire!

GERRI - No! Aspetta! Vengo al dunque. Quando abbiamo litigato e tutti quei guai che tu…

GION - Buonanotte! (Fa per andarsene)

GERRI - Non mi hai telefonato, tu!

GION - (Si ferma colto nel vivo) No.

GERRI - Non hai avuto bisogno di me.

GION - Chi te lo ha detto, che non avrei avuto bisogno di te?

GERRI - E ora me lo chiedo! Ma come hai fatto a non avere bisogno di me? Noi, che siamo stati a scuola insieme, che ci siamo fatti le prime seghe sotto il banco insieme. Me lo chiedo adesso. Adesso, che capisco quanto io ho bisogno di te! Come hai fatto?

GION - Ho fatto. (Gerri guarda un attimo l’amico, non resiste e scoppia in un pianto ancor più dirotto. Poi)

GERRI - Com’era la parola d’ordine?

GION - (Sorridendo) Merdaculocaccapiscia.

GERRI - (Ride commosso) Merdaculocaccapiscia! Che tenerezza! (Piange) Perché avevamo litigato?

GION - Non me lo ricordo più, lasciamo perdere. Dimmi, piuttosto, ce la fai a raccontarmi qualcosa di quel che è successo, almeno te ne liberi un po’.

GERRI - Eh?

GION - Ce la fai a spiegarti un po’ meglio?

GERRI - Ah, si, si… (Commosso) Merdaculocaccapiscia…

GION - Al telefono mi hai solo detto, o meglio, gridato…

GERRI - (Grida) Aaaaah!

GION - Ecco, appunto: “Sono disperato, corri…”

GERRI - Mi butto di sotto! (Riprova a lanciarsi verso il parapetto, ma l’amico lo trattiene con forza)

GION - Basta, Gerri, basta!

GERRI - Certo, certo…

GION - (Va a sedersi sul marciapiede) Siediti qui e raccontami.

GERRI - Eccomi. (Ma è così teso, che non riesce a piegarsi. Gion lo prende dolcemente per una mano e lo tira giù, accanto a sé)

GERRI - Ma a che serve?

GION - A sfogarti, a farmi capire…

GERRI - E perché, se ho deciso di suicidarmi? Che c’è da capire? Che vuoi capire, tu? E anche se ci fosse da capire, cosa conterebbe capire? Che te ne fai una volta che hai capito? Ma che vuoi, chi ti ha chiamato?

GION - (Tra sé) Questo è matto…

GERRI - Come?

GION - Niente…

GERRI - (Minaccioso) Hai detto che sono matto?

GION - No…

GERRI - Come, no? Tra te e te ma lo hai detto! Non sono scemo!

GION - Ma tu fai il matto!

GERRI - Ma io sono disperato!

GION - Gerri, hai bisogno di me?

GERRI - Si…

GION - Vieni qui, allora, appoggiati alla mia spalla e sfogati. (Gerri si appoggia alla spalla dell’amico e piange) È la prima volta che ti trovi nei guai, vero? (L’aumento del pianto è come un “Si”) Beh, capita, sai? Comunque la disperazione non dura per sempre, passa, fidati, passa anche quella. E poi non è mai totale, tant’è vero, che volevi suicidarti e invece hai chiamato me.

GERRI - Si, ma è stato un attimo di smarrimento! Niente paura! Eccomi di nuovo nel pieno delle mie facoltà mentali e pronto al gesto! (Si alza in piedi) Ah, Gion, ecco qua il mio indirizzo, pensa tu alle formalità. (Gli da un bigliettino da visita) Te ne sarò per sempre grato. Caricaaa! (Gion l’afferra per una gamba)

GION - Stai seduto!

GERRI - Se ti spiego quel che mi è successo, sono sicuro che mi lasci andare.

GION - Siediti!

GERRI - Forse non ho reso l’idea.

GION - Ne parliamo in un altro momento, d’accordo?

GERRI - (Inizia uno strampalato racconto) Ma io avevo capito tutto! Ero presente a me stesso! Vedevo tutto! Ogni pur se piccola mossa di un ciglio o di un mignolo! Stavo attento come un cane da lepre! Ma chi l’avrebbe mai detto, che salendo quelle scale, sarei caduto così in basso? (Si ferma sorpreso di ciò che ha detto) Sentito? Faccio i giochi di parole. “Salgo le scale e cado in basso”… Mi vengono!

GION - Vai avanti!

GERRI - Abbi compassione di me, perché merito solo la compassione degna di un mendicante accovacciato in una stazione della metro… Dove la trovo una stazione della metro? Datemi un metro in una stazione della metro! (Il riso trova nuovo spunto) Do fuori di matto! Ho perso il controllo!

GION - (Sbotta) Ma vai a fare in culo, brutto stronzo! Non ci vediamo per venti anni; mi svegli alle due, e già io dormo poco, per fare questa commedia dell’aspirante suicida. E io, con tutto che casco dal sonno, ci casco in pieno!

GERRI - Ne hai fatto uno anche tu!

GION - Che cosa?!

GERRI - Hai fatto un gioco di parole anche tu!

GION - Ma quale gioco di parole! Che vuoi?

GERRI - Calmo…

GION - Dimmi cosa vuoi! È notte fonda, sono a piedi, sono senza cappotto!

GERRI - Calmo…

GION - E non mi dire di stare calmo, perché lo so io quando posso stare calmo!!!

GERRI - Calmo! Guarda me, come sto calmo. Sono rovinato. Non possiedo più nemmeno l’orologio che ho al polso. Sono un granello di polvere nell’universo di questo mondo crudele, eppure eccomi qui…

GION - Stai bene?

GERRI - Benissimo!

GION - Bene, bene?

GERRI - Chi meglio di me?

GION - Allora sei guarito, non ti butti più di sotto?

GERRI - Di sotto? Ah, già! Aaaaaaah! (Si lancia sull’impalcatura e ci salta sopra) Mondo di merda, addio! (Si prepara al gran salto. Gion è quasi pietrificato. Ma in quell’istante, di dosso a Gerri viene il “beep beep” del suo telefono portatile. Gion si distrae e gli volta le spalle. Suono di cellulare) E chi è a quest’ora? (Ritto in piedi sull’impalcatura, senza protezioni, Gerri risponde al telefono) Pronto, chi parla?… Chi?… Ah! Sei tu?… Davvero?… Ciao, come stai? (Ma nel rispondere, Gerri si “dondola” troppo per cui) Aaaaaaaaah! (Perde l’equilibrio e vola di sotto. Sul suo grido esplosione di musica: l’inciso della stessa “Day Tripper”)

GION - Gerriiiiii!!!

SIPARIO

SCENA 2

La stessa notte, lo stesso ponte. Gion è “di sopra”, Gerri è “di sotto” su un’impalcatura. La scena è sullo steso livello, solo che Gion parlerà rivolto verso il basso guardando in fondo, Gerri, più verso il proscenio, parlerà guardando verso l’alto. Gion ha un aria annoiata, Gerri si tiene un ginocchio. L’alzarsi delle luci è accompagnato da un rado rumore di traffico.

GION - Fa male?

GERRI - Lo sai che non lo so? Non sento il piede. Me lo tengo, perché ho come la sensazione che se lo lasciassi, cascherebbe nel fiume. Ma male no, non ne sento. (E invece una fitta lo fa sbiancare) Aaaaah!

GION - (Mantenendo un certa indifferenza, anzi, guardando altrove) È rotto, è rotto.

GERRI - Come? Che cosa è rotto?

GION - Il tarso, il metatarso, i legamenti. Qualcosa si è rotto!

GERRI - Sarà una lussazione.

GION - Si, una lussazione, la vedi la lussazione. Hai preso in pieno il bordo del tubo innocenti!

GERRI - Con lo stinco.

GION - Ti fa male lo stinco?

GERRI - No.

GION - Però ti fa male il piede.

GERRI - Si.

GION - E allora ti sei rotto il piede!

GERRI - Ha parlato il professore!

GION - È rotto, è rotto.

GERRI - Ci godi, eh?

GION - Ne provo un certo piacere.

GERRI - Mi sta bene, vero?

GION - Ma perché sei tanto disperato?

GERRI - Si vede nessuno?

GION - È complicato. Ho chiamato l’ambulanza. Ma spiegato il fatto, hanno suggerito i pompieri. Solo loro arrivano fino laggiù. E i pompieri sono gente impegnata. Devi avere pazienza. (Tornando alla sua domanda) Allora?

GERRI - Sto pensando a quella al telefono.

GION - Ma chi era?

GERRI - E che ne so?

GION - Le hai detto “Ciao”.

GERRI - Perché era una donna! Io quando sento la voce di una donna tento comunque l’aggancio, poi si vedrà. Quando tento l’aggancio in genere gigioneggio sempre un po’, mi agito, mi dondolo. Solo che questa volta… D’ora in poi starò più attento a dove sono quando mi dondolo. (suono di una sirena che arriva, passa e svanisce. Riprende di seguito il rado traffico notturno) Sono loro?

GION - No, sarà qualcun altro da un altro ponte, abbiamo tempo. Visto che tu sai tutto di me, ora dimmi di te.

GERRI - Sigaretta?

GION - Che fai, mi offri una sigaretta tu da lì?

GERRI - No, te la chiedo. Tira!

GION - Ma in questi venti anni te lo sei mai comprato almeno un pacchetto, sì? (Gion lancia una sigaretta, ma la manda troppo lontano)

GERRI - Più preciso, Gion! (Gion ne tira un’altra con maggior precisione, Gerri l’afferra)

GERRI - Accendino! (Gion tira l’accendino, ma sbaglia ancora la mira e lo manda lontano da Gerri)

GION - Non porto mai due accendini, mi dispiace.

GERRI - (Sospiro di accettazione) Facciamoci coraggio… (Si stende tutto per raggiungere l’accendino. Tasta con la mano) Aaaaah!

GION - Fa male?

GERRI - Ho messo la mano sul vomito! Che schifo! (Alla meno peggio, Gerri si accende la sigaretta, poi cerca di ritirare l’accendino a Gion, ma inevitabilmente lo manda in acqua)

GERRI - Era d’oro?

GION - Si, figuriamoci, d’oro!

GERRI - Ora non puoi fumare.

GION - Sai che ti dico? Tutto quello che fai stasera, mi puzza di dispetto.

GERRI - Si! Con quello che mi è successo stasera, mi metto a fare i dispetti.

GION - Ma insomma, che è successo?

GERRI - (Tirando una boccata) Ma che sigarette fumi?

GION - Omertà, eh? L’hai fatta proprio grossa!

GERRI - Peccato, mi piaceva tanto…

GION - Allora c’è di mezzo una donna.

GERRI - Ma no, il telefonino!

GION - Guarda come cambia discorso. (Pausa. Gion annusa l’aria della notte, poi, “soprappensiero” giocherella con un paio di biglietti che ha in tasca, li appallottola e li tira nel fiume. Ne appallottola un ultimo e cerca di “centrarlo” con uno sputo, che finisce invece su Gerri)

GERRI - Ooh!

GION - Che c’è?

GERRI - Vomito, sputi, sono proprio nella merda!

GION - Ne vuoi un po’? C’ho anche quella!

GERRI - E poi li faccio io, i dispetti!

GION - Chiedo venia.

GERRI - Mi sporchi il vestito!

GION - Sorry… Come ti senti?

GERRI - Meglio… Mi hai preso in pieno!

GION - Dicevamo?

GERRI - Non l’ho preso a nolo, è proprio mio!

GION - Che falso…

GERRI - Arriva l’ambulanza?

GION - Falso!

GERRI - Ma dico! È questo il modo di gestire le emergenze?

GION - E prima avresti parlato due ore.

GERRI - Merda!

GION - Però tu di me sai tutto.

GERRI - Culo!

GION - Fai “comunella” con gli amici comuni da venti anni e io non ne so nulla!

GERRI - Cacca!

GION - Spia!

GERRI - Piscia! (fine passaggio traffico)

GION - Chi sono questi “amici comuni”?

GERRI - Amici comuni, gente di poca importanza.

GION - E che bisogno c’era di sapere i fatti miei da altri? Non mi potevi telefonare? Ti avrei detto tutto io.

GERRI - Avevamo litigato, no?

GION - Questa è una scusa! La verità è un’altra! Ti sei lasciato andare ai più biechi pettegolezzi, nello stile di tutte le spie come te! E “cciù cciù cciù e cciù cciù cciù” Più te ne dicevano più godevi!

GERRI - Te ne approfitti perché non posso reagire! (Pausa) Ho saputo tutto. Anche dell’allevamento di lombrichi… (Gion rimane come fulminato da questa rivelazione) Lombrichi freschi di giornata… Secchi… Farina di lombrichi… Pasta di lombrichi… (Pur soffrendo, ride impietoso)

GION - Per mettere a frutto quel terreno di mio padre!

GERRI - Se vuoi conosco uno che fabbrica ami… (Ride e soffre, soffre e ride)

GION - Smettila, dimmi che fai!

GERRI - Non lo vedi? Mi tengo un ginocchio!

GION - Non mi prendere in giro! Ti lascio con le pezze al sedere e ti ritrovo lindo e pinto! Chi sei, cosa sei diventato? (altro suono di sirena che passa e si allontana e ripresa del traffico notturno)

GERRI - Non sono loro nemmeno stavolta, vero?

GION - Non sono loro, raccontami.

GERRI - Ma che ti racconto? Ho battuto su un tubo innocenti con tutto il metatarso, che altro vuoi che ti racconti?

GION - Quello che ti è successo.

GERRI - Ho fatto un volo di chissà quanti metri, ho bisogno di cure ora!

GION - Tu avevi visto che sotto c’era l’impalcatura, merdaculocaccapiscia!

GERRI - Voglio l’ambulanza qui, subito!

GION - Perché hai montato questa sceneggiata?

GERRI - L’ambulanza!

GION - Perché mi hai telefonato?

GERRI - L’ambulanza!

GION - È tutta una finta, vero?

GERRI - Ma quale finta, non vedi come sto?

GION - È una finta, io ti conosco, vecchio paraculo!

GERRI - Merdaculocaccapiscia!

GION - Facciamola finita, dimmi tutto! (fine del traffico)

GERRI - Tu pensi che faccio finta, vero? Ti sembra che mi sia fatto male per finta? Ma quanto bisogna farsi male per avere il tuo aiuto?

GION - Te l’ho sempre dato il mio aiuto!

GERRI - A prezzo delle peggiori umiliazioni!

GION - Cosa? Come? Ma se ti ho sempre aiutato nel massimo disinteresse!

GERRI - Per soggiogarmi!

GION - Ma cosa dici?

GERRI - Per tenermi sotto!

GION - Nel massimo dell’altruismo!

GERRI - Chi, tu?

GION - Certo, io!

GERRI - Ma fammi il piacere!

GION - Ci legava un affetto profondo!

GERRI - Ma rifammi il piacere!

GION - Eri l’amico fedele! Ti confidavo tutti i miei segreti!

GERRI - Bravo, dieci in condotta!

GION - Le mie aspirazioni, i miei sentimenti!

GERRI - ‘Sto cazzo!

GION - Ingrato!

GERRI - Falso!

GION - Io, falso? Tu, falso!

GERRI - Spia!

GION - Io? Tu sei una spia! (pausa. Riprende rado il traffico notturno)

GERRI - Tanto li ho spifferati a tutti i venti!

GION - Cosa?

GERRI - Non mi sono tenuto dentro uno solo della montagna di segreti che mi vomitavi addosso, banderuola di uno che t’innamoravi di tutte! Ho ridetto tutto a tutte le dirette interessate!

GION - Spiaaaaa!

GERRI - Così un’altra volta impari ad usarmi.

GION - Io usare te? Tu usavi me!

GERRI - Tu usavi me!

GION - E a chi li hai ridetti?

GERRI - A tutti… anche agli amici comuni…

GION - Ma questo è un complotto! Ma come hai potuto? Io sono sempre stato dalla tua parte.

GERRI - A te bisogna stramazzarti ai piedi per avere la tua compassione! Guardami! Ho perso tutto! Ho davvero perso la testa!

GION - Stronzooooo!

GERRI - Sono veramente caduto di sotto e mi sono davvero rotto un piede, non c’è trucco e non c’è inganno!

GION - Merdaculocaccapiscia…

GERRI - Merdaculocaccapiscia…

GION - Scusami…

GERRI - Hai dato le coordinate giuste?

GION - Si.

GERRI - Sei sicuro?

GION - Si!

GERRI - Hanno capito la situazione?

GION - Credo di si.

GERRI - Hanno recepito il senso della situazione in cui mi trovo?

GION - Siii!

GERRI - (Isterico) E allora voglio che arrivi questo cazzo di ambulanza!!! (Dal cielo il rombo e il faro di un elicottero. Un forte vento spazza tutto intorno. I due restano a bocca aperta e naso all’insù. Rombo dell’elicottero) L’ho proprio combinata grossa questa volta! (Una scaletta di corda si srotola e finisce quasi sul naso di Gerri)

SIPARIO

SCENA 3

Luci sul sipario chiuso, dritte, ordinate: una corsia di un pronto soccorso. Da una quinta scivola in proscenio un attaccapanni sul quale sono appesi camici, cappelli, mascherine da chirurgo. Di dietro il sipario le voci di Gerri e Gion.

GERRI - Piano… Piano… (Eccoli apparire di nuovo, a sipario chiuso. Gion spinge una sedia a rotelle sulla quale c’è Gerri. Gion sta per rinfilarlo dentro la quinta opposta, quando Gerri lo previene. Ambedue parlano sottovoce, per non svegliare i malati dell’accettazione)

GERRI - Fermo!

GION - Che c’è?

GERRI - Che fai tu, ora? Mi lasci qui solo?

GION - Aspetto fuori.

GERRI - Ecco… (Gion fa per spingere la lettiga dentro) No! Aspetta, senti… Io…

GION - Non ricominciamo, che vuoi?

GERRI - Ti devo confessare una cosa, Gion. Ho una paura tremenda. Non sono capace di sopportare il dolore. Che mi faranno, Gion? Che ha detto il dottore? Che mi sono fatto? Che dicono le lastre?

GION - C’è qualcosa…

GERRI - Che mi sono rotto? Il tarso, il metatarso, i legamenti?

GION - Tutti e tre.

GERRI - (Ha una smorfia di dolore) Ohuuummmmm! Resterò storpio per tutta la vita?

GION - No, mi sono sembrati ottimisti, ti devono rifare i legamenti e ridurre la frattura.

GERRI - Ho paura Gion! Una paura incontenibile! Non credo che resisterò! Sverrò, andrò in fibrillazione, perderò tutti i freni inibitori! Piscia e merda dappertutto: un maialaio! Ho bisogno di te, Gion!

GION - E come ti sbagli?

GERRI - Vieni con me, Gion, entra con me!

GION - In sala operatoria?

GERRI - Si!

GION - Ma non ho il permesso!

GERRI - E te lo do io il permesso!

GION - Ma me lo devono dare loro! E poi sono debole di stomaco!

GERRI - Ti supplico!

GION - Ma io svengo!

GERRI - Non ti preoccupare, ci sarò io, sverremo insieme, Gion!

GION - (Terrorizzato) E se tagliano?

GERRI - Io svengo! Guarda…! (Indica i vestiti appesi all’attaccapanni) Mettiteli!

GION - Oddio, Gerri!

GERRI - Ti prego, non mi lasciare solo! Mi prenderanno il piede, me lo contorceranno! Vestito da Dottore, con la mascherina, ma come vuoi che se ne accorgano?

GION - Vedrai, quando stramazzo!

GERRI - Dai, vestiti! (Gion va a vestirsi in gran fretta e come prima cosa sbaglia a mettersi il camice, mettendolo con la chiusura sul davanti) No! Al contrario!

GION - (Rivoltandosi il camice) Mi sembravano strani tutti questi laccetti sul davanti, quasi un vezzo…

GERRI - Sbrigati!

GION - (Si infila anche un cappelletto) Così?

GERRI - Vieni, ti allaccio! No, aspetta! La mascherina!

GION - Ah, già! (Torna sui suoi passi, prende una mascherina e la indossa. Poi velocemente torna da Gerri che gli allaccia il camice. Gion si sente a tal punto investito nella parte, che alza le mani, proprio a mo’di chirurgo) Gerolamo, non so se stiamo facendo proprio bene…

GERRI - I guanti?

GION - È vero, i guanti!

GERRI - (Si sente perduto) No! Senza guanti ti sgamano subito!

GION - È vero, peccato, non se ne può fare niente…

GERRI - In tasca, guardati in tasca!

GION - (Gion mette le mani nelle tasche del camice e ne tira fuori un paio di guanti) Ci sono!

GERRI - Aaaah! E poi dicono che Dio non fa miracoli! Siamo pronti, dai, entriamo!

GION - Fermo!

GERRI - Beh, che c’è ora?

GION - Ora mi dici che è successo, altrimenti non entro.

GERRI - Questo è un ricatto!

GION - Fai tu.

GERRI - Mi prendi per la gola!

GION - Si. Ma siamo al limite della galera e ancora non so nemmeno cosa dovrò dire all’avvocato. Fuori tutto o non entro!

GERRI - Ricattatore!

GION - Parla!

GERRI - Spia!

GION - Me ne vado!

GERRI - No! (Biascicando) Ho giocato…

GION - Come?

GERRI - (Sempre biascicando) Ho giocato e… ho… perso tutto…

GION - (Uscendo, dai gangheri) Non ti sento!

GERRI - (Finalmente chiaro, alza la voce) Ho giocato e ho perso tutto!

GION - (Alza la voce anche lui) Hai gioc…

MALATO - (Voce dalle quinte) Oooooh!

GION - (Riabbassa il tono) Hai giocato?

GERRI - Si!

GION - Tu che nemmeno a battimuro valevi un doppione di figurina, hai giocato?

GERRI - Dopo, dopo, mi brontoli dopo! Ora via! (Frenetico, come votato alla morte) Dentro! Insieme! Tu mi terrai la mano, me la stringerai forte, glielo facciamo vedere noi chi siamo! All’attacco! Come ai vecchi tempi!

GION - (Si blocca su questa battuta) Guarda che ai “Vecchi tempi” noi non abbiamo mai giocato al dottore e l’ammalato!

GERRI - No?

GION - Ma va! (Con una spinta lo lancia dentro le quinte)

SIPARIO

SCENA 4

Il sipario si apre rapidissimo e la scena è completamente vuota. Il fondale è del colore celeste “carta da zucchero”, quel colore del cielo un attimo prima della alba. Un’ultima stellina brilla lontana. Mezza in quinta, mezza in scena, una cabina telefonica. Gion entra in scena dalla parte opposta alla cabina telefonica. Non ha più indosso gli abiti da chirurgo, tranne la mascherina, che gli pende sotto il mento. È sfinito, come se avesse operato lui in persona. Si trova in tasca una sigaretta, trova l’accendino acquistato sull’ambulanza e fa per accendere la sigaretta. Qui si accorge della mascherina, se la toglie, ha un gesto verso la quinta di dove è venuto, cioè l’ospedale come per volerla restituire, poi ci ripensa e se la infila in tasca. Si avvia alla cabina telefonica mentre si cerca un gettone in tasca e fa un numero.

GION - Pronto? Sono io… Eri in pensiero?… Ma no, niente di veramente grave… Beh, insomma, poteva venirne fuori una tragedia. Un amico… Gerolamo… Si, Gerri, te ne avevo parlato, vero? Si, lui… Mah! Si voleva suicidare, e io gliel’ho impedito, tutto qua. Ora l’ho lasciato all’ospedale, perché lo hanno operato al piede, perché quando è volato di sotto… No, non perché si volesse suicidare… Cioè, sì, si voleva suicidare, ma è volato di sotto perché, quando gli è squillato il telefonino lui era… Poi è venuto l’elicottero… Ti racconto meglio a casa… Senti un po’, sai cosa c’è di strano? Sapeva tutto di me. Venti anni che non ci vediamo e lui si è tenuto informato di tutto. Ma tutto, tutto. Proprio tutto. (pausa) Anche di te sa tutto… Si, tutto tutto… Ma come, di che? Amici comuni… Ha detto così, amici comuni. Bella gente frequenti. Tu devi stare più attenta a con chi parli dei fatti nostri, scusa… Come?… Si! Cambiamo discorso, che è meglio. Perché si voleva… Gioca l’amico e ha perso tutto. Che roba! Più uno è morto di fame, più chissà che si crede di… Come? Chi me lo dice che è un morto di fame?… Cosa? Ammesso che sia stato ricco, ha perso tutto e ora è tornato un morto di fame… Quello è morto di fame nell’anima… Si arrivo. Non preoccuparti, sarò a casa prima dell’ufficiale giudiziario… Cosa? Che potrei fare?… Come? Ripeti un po’?… Chiedergli soldi? A lui? Ma che idea! Io i soldi a uno che per una vita… Gli ho dato sempre tutto io a lui. E ora io vado da lui e gli chiedo… Ma non diciamo assurdità! Ma è assurdo! È lui che ha bisogno, non io!… Si, lo so che ho bisogno, ma non… Ma non vado da lui, mi abbasso… Gli chiedo… Ma io i soldi glieli do! Si! Sempre geniale, tu! Arrivo, eccomi… (Riappende) Glieli do, guarda! (Si avvia verso il proscenio. Alle sue spalle la stellina si spegne e la luce del sole lenta inonda il cielo, fino a dare l’immagine di Gion in controluce) Mah! (spunta l’alba, il rumore del traffico sale)

SIPARIO

ATTO SECONDO

SCENA 6

La scena, tranne per i pochi elementi appresso descritti, è vuota. Dall’alto pende una lampadina appesa ad un filo rabberciato. In fondo, un armadio è mezzo in scena, mezzo in quinta. Ogni tanto l’armadio ha scossoni tremendi ed esce appena pochi centimetri di scena. Seduto al centro su un qualcosa che renda bene l’idea della casa svuotata, uno scatolone, una sedia o altro, Gion. Ad una quinta, c’è la sua giacca appesa a un chiodo. Gion legge un foglio che ha tra le mani.

GION - Tribunale Civile… Ufficio Sequestri e Atti Giudiziari. A seguito del verbale di pignoramento eccetera eccetera. Visti gli articoli eccetera eccetera, questo Tribunale dispone il sequestro dei sottoindicati beni:

(L’armadio ha uno scossone. Gion gli dà appena un’occhiata) “Televisore 24 pollici con telecomando”… (Alza gli occhi dal foglio per controllare) l’hanno preso. “Apparecchio stereofonico, sottomarca, buono stato, funzionante…”. Non funzionante. (Alza gli occhi in giro) Anche quello via. “Mobile segretaire in finto mogano…” Secretaire, con la C, è un francesismo. (Corregge) Spuntato. “Salotto, due poltrone, divano-letto rivestimento in…” Cosa? In cosa? In “Vilpelle”? Oh, benedetta ignoranza! Ah, già, giusto! Non essendo in pelle, ma in finta pelle, sarà in “Vilpelle” “pelle vile”. “Vinilpelle”, volgare “vinpelle”… (Corregge sul foglio. Altro scossone dell’armadio) “Libreria tipo svedese buono stato” Via… Libri cultura varia, numero due enciclopedie”. Mi hanno preso anche l’enciclopedia “Conoscere” di quando ero ragazzo. Il “Milione De Agostini” che mi aveva regalato il nonno. Il breviario del catechismo con la copertina in madreperla! Che se ne faranno! Spuntati, via. Hanno preso tutto. Andiamo avanti… (Altro scossone dell’armadio) “Servizio bicchieri Murano” Ma quale Murano! Finto Boemia! Vabbè, contenti loro… Che c’è rimasto? “Servizio piatti” Via… “Servizio posate 24 pezzi, completo”… Maledetto! Via! Spuntato anche il servizio buono al completo! “Anello brillanti e zaffiri”… Noooo! Noooo! Non ci credo! Ha ritrovato l’anello della zia Bettina! L’ho cercato mesi interi per impegnarmelo! Ma che mostro! Eh, già! Lui è del mestiere! Sa bene, lui, il pubblicano, dove si deve rovistare! Via! Sequestrato anche l’anello con brillanti e zaffiri, valore approssimativo lire duecentomila! Usuraio! E il tavolo in noce eredità dei suoceri. Via. Il “mobile radio a valvole non funzionante!” Funzionante! Frigorifero: via. Lavatrice: via. “Mobili cucina componibili, formica aragosta”: Via! Serie lampadari vetro: via! La collezione di soldatini? L’avevo nascosta così bene, la hanno trovata! Vermi! Che ve ne farete mai! Non è possibile! Anche tutta la serie degli Apaches di gomma dura si sono presi! Belve! Nazisti! “Parure scatole cuoio portagoielli”… Ci tenevo dentro le ultime biglie vinte a buchetta! (Altro scossone dell’armadio) Giusto! “Armadio noce massello, pezzo unico non smontabile!” Pesantissimo! (Gli scossoni si ripetono sempre più forti. Un ultimo grande scossone e l’armadio sparisce in quinta)

SCENA 7

Gion appallottola il foglio che stava leggendo, poi dà un calcio allo scatolone su cui siede e lo getta fuori scena, strappa la lampadina che pende sulla sua testa e getta fuori scena anche quella, si ritrova così davanti alla sua giacca appesa in un angolo, dalla tasca della quale esce una busta bianca. Parte l’assolo di Satisfaction. Gion indossa lentamente la giacca, mentre una luce rosso sangue illumina il parapetto dal quale è caduto Gerri. Gion si avvia verso il parapetto… La musica sfuma e la luce rossa lascia il posto alla luce del giorno, sale il rumore del traffico. Gion guarda in quinta.

GION - Beh? Che fai? Vieni qui!

GERRI - (Dalla quinta) No! Se non me lo dici non vengo!

GION - Ma dai!

GERRI - (Dalla quinta) Come ti ho chiesto al telefono, altrimenti non vengo!

GION - Gerri!

GERRI - (Dalla quinta) O in quel modo o niente!

GION - (Sbuffando) Vieni avanti, cretino! (Gerri entra in scena zoppicando e con un bastone. Anche questa volta, al contrario del povero Gion, che certo non esprime eleganza nel vestire, Gerri indossa, anzi “ostenta” una elegante “mise” volutamente “casual”, più che mai “griffata”)

GERRI - Oooh!

GION - Sempre effettacci da basso teatro, tu! (A fatica Gerri si appoggia al parapetto e guarda di sotto. Pausa e poi ha una risata sarcastica)

GERRI - Chi più cretino di me?

GION - Prima o poi capita a tutti…

GERRI - Già, ma se non c’eri tu…

GION - C’era l’impalcatura… (Gerri ride a bocca chiusa)

GION - Dolori?

GERRI - Sempre meno. L’oceano in tempesta dentro il piede va placando le sue furie. Anzi guarda… (getta via il bastone e fa un salto) non zoppico neanche più!

GION - Anche questa era una commedia?!

GERRI - (Guarda ancora di sotto) È alto qui.

GION - Eh!

GERRI - E non ci avevo mai fatto caso! Uno passa per un posto anche venti volte al giorno, senza rendersi conto delle sue dimensioni. Come i Comanches, che attraversavano il Gran Canyon come fosse stato il vicolo sotto casa.

GION - Che Film era?

GERRI - Ombre rosse?

GION - Ma quella era la prateria!

GERRI - E perché, i Seminoles?

GION - Beh?

GERRI - A piedi nudi nelle pozzanghere delle paludi della Florida piene di alligatori…

GION - Tamburi lontani!

GERRI - Tyrone Power!

GION - Gary Cooper!

GERRI - Tirone Power!

GION - Gary Cooper! Gerri, l’Western è una scienza esatta. Tamburi Lontani…

GERRI - Fa Gary Cooper?

GION - Certo! (Pausa di riflessione, poi a bruciapelo) L’Ultima Carovana?

INSIEME - Richard Widmark!

GERRI - Eh, sì hai ragione. È una scienza esatta. (Pausa. Tutti e due restano assorti nei loro pensieri, come se non avessero altro da dirsi. Gerri guarda di nuovo di sotto e scuote la testa) Eh! La vita! (Pausa di riflessione, poi anche lui a bruciapelo) Duello al sole?

GION - Gregory Peck!

GERRI - L’occhio caldo del cielo?

GION - Kirk Douglas, Rock Hudson!

GERRI - (Sfa un gesto come per dire “Va beh, allora li sai tutti!”) La conquista dell’West?

GION - Film sputtanatissimo!

GERRI - Perché?

GION - Perché in quel film James Stuart si chiama Linus!

GERRI - No!

GION - Roba da fare cascare le braccia.

GERRI - Gion…

GION - Dimmi, Gerri.

GERRI - Sento il dovere di dirti grazie. Se non ci fossi stato tu… (Come per gioco ambedue alterano il loro modo di parlare, stentorei, proprio come due divi in un film Western)

GION - Non ringraziarmi, amico. Un giorno gli zoccoli dei nostri cavalli incroceranno di nuovo le loro orme e chissà che allora non sia io a dover ringraziare te.

GERRI - Sagge parole, cow boy.

GION - Io torno al mio ranch, alle mie mandrie… Alle sconfinate praterie…

GERRI - Piene di lombrichi…

GION - Ma prima… (Gli porge la busta che ha in tasca) Non è un gran che. Attraverso un brutto momento, niente di grave, ma non sono al massimo dello splendore… Ecco. (Gerri prende la busta)

GERRI - Per me?

GION - È poco, Gerri, nulla, ma tanto… Non c’è bisogno che me li restituisca.

GERRI - Soldi?

GION - Pochi, quello che ho potuto.

GERRI - (Ironico) Ma guarda!

GION - Qualcosa non va?

GERRI - Soldi.

GION - Si, quello che ho potuto, quattro lire… Ma non ti avrei mai e poi mai lasciato…

GERRI - Che carino! La quintessenza della cortesia! Del resto anche questa volta non ti sei smentito…

GION - Che vuoi dire?

GERRI - Che tu sei sempre tu, basta chiedere.

GION - Ti sei offeso?

GERRI - Ma no, figurati, ma quale offeso… Solo che, questa volta… Non ho bisogno…

GION - Benissimo! (Si riprende la busta)

GERRI - (A sua volta si riprende la busta in mano) Ah, no! Non mi permetterei mai di farti questo affronto!

GION - Ma come parli? Ridammi quei soldi e lasciamo perdere. (Si riprende la busta)

GERRI - Ah, ah, ah, ah! (Riprende a sua volta la busta)

GION - Ti sei offeso, vero? A me sembrava normale, tra di noi.

GERRI - Già, tra di noi… Benissimo. Credo urga una spiegazione definitiva.

GION - Non facciamola difficile, avanti!

GERRI - Ma quale difficile, tu ti presenti col sussidio…

GION - Col sussidio? Ma quale sussidio? Come ti permetti? È stato un gesto spontaneo!

GERRI - Ah, si? Spontaneo?

GION - Ridammi i soldi e non rompere le palle!

GERRI - Aspetta, aspetta… Tu sai che ho giocato, vero?

GION - Me lo hai detto tu!

GERRI - E sai che ho perso tutto.

GION - Se non c’ero io ti buttavi di sotto!

GERRI - (Risentito) C’era l’impalcatura!

GION - Ah! Allora lo sapevi che c’era l’impalcatura, hai fatto finta! (Gli leva la busta dalle mani)

GERRI - Ma quale finta! Ero davvero disperato! (Si riprende la busta)

GION - Disperato ‘sto cazzo! (Si riprende a sua volta la busta)

GERRI - (Riacciuffa la busta al volo) Aspetta, aspetta… Quella sera, io, che come tu giustamente hai osservato non valgo niente nemmeno a battimuro, ho giocato a poker. E “dovevo” giocare, non so se afferri… Un tavolo molto ambìto…

GION - Un tavolo come?

GERRI - Ambìto. Ci puntano tutti a quel tavolo. C’è la fila per essere ammessi…

GION - Capisco… Qualcuno importante?

GERRI - Un padrone di casa anche lui molto ambìto… Non posso precisare, sarebbe troppo delicato.

GION - Lo vedi che quando ti fa comodo li rispetti i segreti? Spia! (Gli leva ancora la busta di mano)

GERRI - Ma questi sono segreti veri! Moralista! (Si riprende la busta)

GION - Sempre meglio che spia! (Fa per riprendere la busta, ma Gerri la solleva all’indietro)

GERRI - Aspetta aspetta… ‘spetta… Un tavolo speciale, ti dicevo, ambìto…

GION - (Ironico) Ambìto…

GERRI - Si va lì, si perde, lui è contento, gli diventi amico, il che non è poco. È la vita, le cose vanno così. La vita è una partita doppia: dare, avere. Non l’ho inventata io, certe forche caudine vanno passate…

GION - Io non ne ho avuto mai bisogno!

GERRI - Si vede! Beh, insomma. Ci sono arrivato. Come Dio vuole, un giorno, il segretario del padrone di casa mi telefona e mi invita. A Chiarina mia non dico nulla, ovviamente. Lei non sarebbe stata d’accordo. Le donne non si rendono mai conto di quanto sia importante per un uomo…

GION - Leccaculo!

GERRI - (Afferrandolo per il bavero della giacca) Ti spacco la testa se lo ridici!

GION - Lasciami o ti rompo l’altro metatarso!

GERRI - (Molla la presa) Un’occasione da non perdere, insomma… Io gioco si e no una volta all’anno, ma quella sera “dovevo” giocare! Fatto sta che ci vado. Ne sapevo assai io di come sarebbero finite le cose. Mi figuravo una serata elegante, belle donne, tramezzini e Sangrjia, e m’immaginavo tutt’al più una decina di milioni da buttare al vento…

GION - Dieci milioni?

GERRI - O giù di lì…

GION - Dieci?

GERRI - Si, perché? Vabbè, tu non ti puoi rendere conto… Invece quando sono arrivato eravamo solo in quattro, tutti vestiti eleganti, per carità, ma quattro. Il padrone di casa, dopo qualche convenevole ci fa: “Beh, si firma?” E tutti “Certo, come no!” E tiriamo fuori il libretto degli assegni. Neanche firmo il mio, lui me lo sfila di sotto il naso e lo infila in cassaforte insieme agli altri e al suo stesso… in bianco.

GION - Oh, mamma mia!

GERRI - Si usa così… Quando ho visto il mio assegnuccio venirmi strappato dalle mani in bianco, e volare via, come farfalla, verso l’irraggiungibile meandro della cassaforte, ho cominciato a sudare freddo. Capirai, io e Chiarina abbiamo il conto cointestato… Che idiota! Se solo avessi immaginato! Mi sono dovuto fare forza. E mentre i brividi mi scuotevano dentro, e sentivo un vuoto alla bocca dello stomaco, come un tuffo che non finiva mai; mentre gli altri cicalecciavano, ridevano delle sue battute all’inglese, e si lasciavano andare a qualche confidenza, loro che potevano, io, seduto su una sedia, che mi diventava sotto sempre più scomoda, mischiavo le carte. E intanto tutta una serie di “permesso”, “Dovere” “Si, gradisco”… E dentro il gelo! Com’è come non è, si comincia. Partita tranquilla, mani regolari, anche un po’ noiose. Perdo con lui, del resto sono lì per quello, ma vinco con gli altri due… A un certo punto lui, il padrone, comincia a perdere pesante contro uno di loro. Va sotto in tre mani di quindici milioni “Mah!” Mi dico, “tutto sommato meglio così, con lui perdo, con gli altri due vinco. E con lui vince uno di loro, quindi, nei guai è questo qua… Eppure in quel caso non fa un fiato, perde con classe. Nessun trucco banale, come lasciarsi andare a scenate o ire, niente di tutto questo: punta, rilancia, serve, scarta. La manica della sua bellissima giacca fa sempre lo stesso delicato fruscio, senza tradire un minimo di emozione. E ad ogni suo movimento, si spande il confortante, avvolgente odore del suo dopobarba. E qui ho un primo sospetto: se c’è uno che lo vince, ben sapendo di come la prende lui, potrebbe anche essere che i due siano d’accordo. Proprio nel mentre provo questo primo sospetto, lo vince anche l’altro, quindi io sospetto che ad essere d’accordo siano addirittura in tre! “Frusssc…” fa la manica della sua giacca, nel lasciare al centro del tavolo una manciata enorme di fiches… Ci sto, lo vedo: ha una coppia? Con un piatto simile? Bleffa! E si fa scoprire? Perché fa una cosa tanto banale? Poi, dall’occhietto che spedisce sempre dritto all’angolo delle mie carte: altro sospetto! Le carte sono segnate! Bara?! Non solo è d’accordo con gli altri due, ma è tutta la sera che sa tutte le carte di tutti! E quelli se è vero che sono d’accordo con lui, lo sanno! E io, che non dovrei sapere, ora lo so! Insomma, o è tutta una mia allucinazione, oppure tutti fanno finta e tutti sanno tutto! (pausa) Volendo… L’ho in pugno! Basterebbe giocare di rimessa, andarmene a tutte le mani in cui potrei essere vincente, certo! È un’idea… Ma un certo punto mi entra un poker! E lui con un’occhiata lo sa! E io so che lui lo sa! E forse, lui sa che io so che lui lo sa! E mi sorride… Ma che vorrà dire quel sorrisetto? “Gioca, dai. Fammi vedere se hai fegato…” Punto forte: la macchina di mia moglie. Rilancia! Io ci sto e alzo il tiro: il box di proprietà. Ci viene e fa un rilancio impressionante. Io, pur facendomela addosso rilancio mezzo appartamento. Lui mi rilancia l’altro mezzo appartamento, ci vado, vede: vinco! Bel guaio, dirai tu! Ma lui non se ne dispiace, del resto con un poker in mano, avrebbe fatto lo stesso. Altro tranello! La verità è che con una vincita così, non posso più andarmene! Qualsiasi cosa accada, non ci sarà orgoglio o paura, che potranno strapparmi alla mia sorte! E parte lui! Ormai la faccenda è a due! Inizia la mattanza! Perdo mani su mani! Gli entra di tutto! Tris, doppie agli assi, scale di ogni tipo! Non c’è mano in cui non sia in gioco! Gli altri due sono più le volte che lasciano di quelle che giocano. E lui spiega le sue ali rapaci su questo povero coniglio senza più difese! Sono nelle sue fauci, mi mastica! Scorrazza come un barbaro! La sua furia è grande, suda, il suo odore è cambiato, il suo sorriso involgarito, la sua voce si è fatta stridula, le sue battute tremende! La bava gli si appiccica sanguigna ai lati della bocca! In mezz’ora perdo tutto! Tutto, tutto, tutto! Con una scala minima perdo la casa al mare. Con una doppia ai jack perdo la barca… (Pausa) Chiamo io l’ultimo giro. Sono finito. Mi abbandono sulla sedia. Le battute dell’ultima barzelletta mi rimbalzano nelle tempie come martellate. Si ride, ci si lascia andare, si slacciano i pantaloni, qualcuno addirittura scorreggia… Quando sono uscito, per un po’ ho camminato solo, senza sapere che fare, dove andare. Mi sentivo schiacciato! E non solo dal fatto che avessi perduto tutto, ma anche dal senso di quanto ero stato umiliato. Ti rendi conto di quello che mi avevano fatto quei tre? Che avvilimento provavo, solo, in mezzo alla strada! Poi, chissà com’è, mi sono ricordato che, fra gli altri, avevo memorizzato anche il tuo numero di telefono… Chissà perché mi ero tenuto da parte questa ultima possibilità? Mi viene da dire “In caso di bisogno”… Mi sarei veramente ucciso se non avessi avuto il tuo numero… Il resto della notte lo conosci: questo ponte, il piede, l’elicottero, l’ospedale… Che stupido sono stato… (Pausa) Solo che il giorno dopo, appena rientro a casa dall’ospedale: “Dlin, dlon!” La porta. È il suo segretario, con una busta, e dentro la busta, il mio assegno! In bianco, così come l’avevo firmato!

GION - Non hai perso nulla?

GERRI - No! Me lo dovevo immaginare. Che se ne sarebbe fatto dei soldi? Che stupido sono stato! Il suo interesse era un altro. Un comportamento con dentro qualcosa di animale. Come un lupo, un lupo capo branco! Ti tiene con sé e ti offre protezione, ma tu gli devi in qualche modo appartenere. E per questo ti piscia su tutto ciò che è tuo, tanto da dare al tutto il suo odore. Un rito, tutto qua; se l’avessi saputo!

GION - Non mi avresti telefonato…

GERRI - No, di certo! Non ti avrei… disturbato e soprattutto non avrei inscenato tutta quella commedia, che… Me ne vergogno, credimi. Ma avevo perso la testa, che ci posso fare? Avrei potuto anche restarmene tranquillo… soddisfatto di avere fatto la mia figura, nonostante tutto, e di essere a buon merito entrato nel suo branco, depositario anch’io del suo segreto… del suo odore…

GION - E sei soddisfatto?

GERRI - Diamine!

GION - Ti senti a posto.

GERRI - Vorrei vedere…

GION - Mi fai pena!

GERRI - Ah, si?

GION - Ah, no?

GERRI - Ti faccio pena io?

GION - Si!

GERRI - Sono io quello che fa pena?

GION - (Ha uno scatto di nervi) Si, sei tu quello che fa pena!

GERRI - Sei tu che fai pena a me!

GION - Ah, io ti faccio pena?

GERRI - Si che mi fai pena! Vieni a fare il benefattore con tutta la casa sequestrata! (Gerri tira la busta in faccia a Gion)

GION - Ah! Lo sai! Hai avuto tempo durante la convalescenza di sentire gli “amici comuni”, vero?

GERRI - Non ho fatto nessuna fatica, si sono fatti in quattro per telefonarmi!

GION - E bravi gli “Amici comuni!” E dimmi che sai, dimmi che sai!

GERRI - Che sei rovinato, che non hai più nulla, che ti rincorrono quando esci di casa! Eppure, niente, lui, il padreterno viene qui col sussidio per i poveri, quando invece è lui il povero, è lui il… (ha una reazione come per dire “non farmi parlare…”)

GION - Vai…

GERRI - Lo sappiamo tutti e due…

GION - Insisti, sei sulla strada giusta!

GERRI - Che sei un f…

GION - Fatichi, Gerri? Non ti viene alle labbra, ti serve una mano?

GERRI - Un fallito!

GION - Aah! L’hai detta la parola magica! Un fallito, si! Un fallito! Ma tu puoi immaginare quanto fallito? Gli amici comuni, anche se solerti, poveri cari, non possono averti detto tutto! Non si sono fermati alla gelateria? (Gerri lo fissa in silenzio) Sono andati oltre i lombrichi? Ah… E ti hanno raccontato dello allevamento di api? Si? E del corso per banani “Bonsai”? E della “Paninoteca Democratica?” Ti hanno detto proprio tutto! Quindi anche della “mezza troia”! Ma si, che ti hanno detto tutto anche di lei! Lo sai che l’ho sposata! Si! L’amavo? Non l’amavo? Non lo so più! Non ho avuto forza, Gerri, non ho avuto la forza! Ed è ancora lì, la “mezza troia”… (pausa, Gion riflette) Te la sei scopata anche tu, vero? (Gion afferra Gerri al collo e lo stringe addosso all’impalcatura, sopra il baratro) Vero?! Dimmi di sì, che ti ributto di sotto! Dimmi di sì che te la faccio pagare per tutti gli amici comuni!!! (Gion arriva quasi a far penzolare nel vuoto Gerri, poi si rende conto di cosa sta facendo, molla la presa e l’altro si rialza) Ma no, che non l’hai fatto! Non l’hai fatto! Tant’è vero che l’hai definita “mezza” e non “tutta” troia… Ma perché sei venuto da me? In vent’anni non te lo sei fatto un altro amico? Io non ti volevo più vedere, Gerri! Tutto qua. Era nel mio diritto! Eri fuori dalla mia vita! Dopo anni che ci eravamo detti tutto e tutto e tutto, non ne potevo più dell’obbligo di confidarti segreto dopo segreto! Mi sentivo vincolato in ogni cosa che facevo dal tuo giudizio! Eri diventato una scadenza, non un’amicizia! Non volevo più alle costole la tua ombra. Non ti volevo usare più, se è vero che ti ho usato!

GERRI - Ah, tu dunque la vivevi così.

GION - Si.

GERRI - È per questo che abbiamo litigato.

GION - Non ti sopportavo più!

GERRI - È stata colpa tua, dunque!

GION - Ti fa comodo che sia stata colpa mia? E allora è stata colpa mia, d’accordo! Ma certo che è stata colpa mia! Sono io che ho voluto che non ci vedessimo più! (pausa) Posso capire il dispiacere, si che posso, anche un possibile rancore, perché no? Ma la vita, poi, le cose sono andate come sono andate, a te bene e a me male! Che bisogno avevi? Perché? Perché? Perché tanto accanimento?

GERRI - Nessun accanimento! Affetto per un vecchio amico!

GION - Ah, lo chiami affetto? Ti sei confrontato venti anni col mio fantasma!

GERRI - (A mezza bocca) Va beh, non esageriamo…

GION - Mi fai proprio pena!

GERRI - Qualche volta no…

GION - Ma la cosa più strana è questa recidiva dei nostri comportamenti. Venti anni dopo ci ritroviamo e sembra proprio non abbiamo imparato nulla! Tu hai bisogno e io ti soccorro. Quando invece, le cose sono cambiate, sono io. Si, io! Io dovrei buttarmi ai tuoi piedi e dovrei supplicarti di darmi aiuto! (Tanta è la foga che veramente si inginocchia) Io dovrei pregare, piangere, io dovrei buttarmi di sotto da questo ponte!

GERRI - Fermati un attimo, il momento è solenne! È una scena madre la tua o sei davvero in ginocchio davanti a me, e stai facendo un giro di parole per arrivare a dirmi che davvero mi chiedi aiuto?

GION - Io? Io bisogno di aiuto? Io che ti sto chiedendo aiuto? Perché tu supponi che io sia qui in ginocchio per chiederti aiuto?

GERRI - Si o no, rispondi, Gion, è importante!

GION - Si, si. E va bene, si, vediamo che succede, proviamo pure questa. Ti chiedo aiuto! Se vuoi te lo grido, te lo piango in turco che ho bisogno disperato di aiuto te lo…

GERRI - (Lo interrompe con un ruggito liberatorio) Mmmuuuuuaaaaahhhh!

GION - Oddio, che ti prende?

GERRI - È tutta la vita che aspetto questo momento! Da quando eravamo ragazzi! Ti fosse mai una volta mancata la gomma, l’appuntalapis, le sigarette, i soldi per il cinema, la pompa della bicicletta! E se qualcosa ti è mancato, mai, mai che tu abbia chiesto! Mai! Sempre io quello in difficoltà! Sempre io dalla parte del debito! E poi venti anni di disgrazie!

GION - (A mezza bocca) Va beh, non esageriamo…

GERRI - Vent’anni!

GION - Qualcosa di buono c’è stato…

GERRI - E nemmeno una telefonata, “Signor Perfettini”! Che guarda invece come ti sei ridotto, qual è la tua vera anima! Quanto ho sognato questo momento! E addirittura in ginocchio! Che fortuna esagerata! Merdaculocaccapiscia!

GION - Ci godi, vero? Verme! E quanto godrai ancora di più rifiutandomelo il tuo aiuto!

GERRI - Rifiutandotelo? Rifiutandotelo? Ma sei impazzito? Io ti aiuto! Ti aiuto!

GION - Ti senti bene, Gerri?

GERRI - Tu, che chissà per quale ironia della sorte, per quale alchimia di Madre Natura ti sei visto assegnata la possibilità di umiliarmi a tuo piacimento, ebbene, tu sei ora in ginocchio, prostrato, avvilito, bisognoso! Ma io potrei morire, se non ti aiutassi!

GION - Davvero?

GERRI - Stecchito, ti giuro! Quanti te ne servono, quanti te ne servono?

GION - Io non ci credo!

GERRI - Non ci credi? Ci devi credere! Ti ci faccio credere io! Stavolta non mi scappi! Quanti te ne servono?! (Lunga pausa. Gion non sa che rispondere, forse non riesce nemmeno a fare il conto, poi)

GION - Tanti!

GERRI - Tanti! Gliene servono tanti! Meglio! Molto meglio! (Infila una mano nella tasca interna della giacca, per prendere il libretto degli assegni) Ti faccio vedere io, ti faccio!

GION - (Si alza in piedi) Vuoi umiliarmi tu, ora, vero?

GERRI - Siii! (L’eccitazione è tale che Gerri non riesce a tirare fuori il libretto degli assegni dalla tasca)

GION - (Riflette un attimo, poi) E fai bene!!!

GERRI - (Si ferma sorpreso) Dici sul serio?

GION - Fai benissimo!

GERRI - Oddio, è d’accordo anche lui!

GION - È giusto!

GERRI - Si! Si! Siii!

GION - Umiliami!

GERRI - Tanto!!

GION - Tira fuori quel libretto e fammi vedere chi sei!

GERRI - (Riesce a tirare fuori il libretto degli assegni e lo brandisce come una spada) Aaaaah!

GION - Aaaaah!

GERRI - A noi due, in guardia!

GION - Giù, colpisci!

GERRI - Vendetta!

GION - Tremenda vendetta!

GERRI - All’attacco! (Aprendo il libretto ne tira fuori un assegno già staccato) Uh! C’è un assegno già firmato in bianco!

GION - Quello stesso di cui sopra?

GERRI - Lui medesimo!

GION - Il simbolo della tua umiliazione?

GERRI - Siii!

GION - È buono?

GERRI - È vergine!

GION - E allora, guarda che ti faccio! Ti permetto di darmi proprio quello! Diventerà il simbolo della tua riscossa!

GERRI - Che c’è anche più gusto!

GION - E ora, picchia sodo!

GERRI - (Un grido disperato) Aaah!

GION - Che succede?!

GERRI - No! Posso morire!

GION - Perché, che succede? Non tenermi sulle spine!!

GERRI - Non ho la penna! (Attimo di panico per tutti e due)

GION - Ma te la presto io! (Tira fuori una penna e la porge a Gerri)

GERRI - Amico mio! Se non ci fossi tu!

GION - Qua, sulla mia schiena!

GERRI - Davvero posso?

GION - Come no!

GERRI - Eccomi!

GION - Scrivi!

GERRI - Vengo!!

GION - Scrivi, scrivi senza pietà!

GERRI - Te ne do proprio tanti! Tanto che ne farai, spiantato, incapace di uno? Li sperpererai in un’altra delle tue imprese fallimentari! Fallito!

GION - Si!

GERRI - Fallito! Fallito! E poi ancora fallito!

GION - Si! Siii!

GERRI - Come te lo fai dire bene!

GION - A tuo piacimento!

GERRI - Ah! A mio piacimento! Grazie, grazie! (Scrivendo l’assegno sulla schiena di Gion) Ecco! Ecco! Mi piace, mi piace! (Mostra a Gion l’assegno) Bastano?

GION - Beh, direi di sì…

GERRI - Ne vuoi ancora?

GION - No, grazie, non vorrei approfittare.

GERRI - Senza complimenti! Tra di noi?

GION - Tra di noi!

GERRI - Figurati, ci godo! Tanto che ne farai?

GION - Un ristorantino macrobiotico, che ne dici?

GERRI - Sotto forma di associazione culturale?

GION - E perché no?

GERRI - (Ride invasato) Ah! Ah! Ah! Ah! Tempo un paio d’anni e sarai a gambe all’aria!

GION - Anche prima, se ti farà piacere!

GERRI - Ah! Ah! Ah! Ah! Se mi farà piacere! (Estenuato, ansimante, si appoggia all’impalcatura del ponte. Gion si risolleva stringendo incredulo l’assegno) È il giorno più importante della mia vita!

GION - (leggendo la cifra) Anche per me!

GERRI - Non me l’aspettavo!

GION - Neanch’io!

GERRI - È proprio vero che chi trova un amico trova un tesoro!

GION - Com’è vero!

GERRI - Credevi di farmela, eh, sceriffo? Ma lo sapevo che prima o poi ti avrei tirato giù dal tuo cavallo e avrei sbattuto la tua faccia nella polvere! Tu non sai con chi hai a che fare! Io sono il più feroce bandito di tutto il Texas! La canna più rovente dal Mississipi al Rio bravo! Credevi di farmela, vero? E invece te l’ho fatta io! La mia canna ti ha pisciato sulla stella, sceriffo! E attento al culo, perché io ti piscio anche lì, sceriffo! Perché io sono il più forte, il più temibile! Come piscio io, non piscia nessuno! Perché come piscio io non piscia neanche dio! (Con gli occhi fuori dalle orbite, sulla soglia della quinta) La mia piscia ti piscia dappertutto! Merda!

GION - Culo!

GERRI - Cacca! (Esce di scena)

GION - (Pausa, poi con ben altra intonazione, guardando ancora l’assegno) Piscia! (Musica: Help!)

SIPARIO

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