Giorni senza fine

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GIORNI SENZA FINE

GIORNI SENZA FINE

Titolo originale:Days Without end

Un miracolo moderno – quattro atti e sei quadri

di EUGENE O’NEILL

Versione italiana di Mario Forni

PERSONAGGI

JOHN LOVING

WILLIAM ELIOT

PADRE MATTHIEW BAIRD

ELSA, moglie di Loving

MARGARET

LUCY HILLMAN

DOTTOR HER­BERT STILLWELL

UN'INFERMIERA

ATTO PRIMO

Trama per un romanzo

L'ufficio privato di John Loving nella sede della Ditta Eliot & Co. di New York City. A sinistra, una finestra. Una sedia con la spalliera voltata verso la finestra ed un tavolo. In fondo, un tavolo ed una poltrona. Una terza sedia sta a destra del ta­volo. Nella parete di fondo, una porta d'entrata agli altri uffici. Al centro dell'ufficio un po' a destra un'altra sedia.

 (E’ un pomeriggio di un giorno nuvoloso dell'estate 1932. La luce che viene dalla finestra è grigia e fredda. All'alzarsi del sipario questa luce è concentrata attorno a due persone se­dute al tavolo. Man mano che l'azione procede la luce si estende in modo impercettibile fino a pe­netrare al termine della scena d'apertura fra John e Loving in ogni parte della stanza. John è seduto sulla sedia a sinistra del tavolo. E' un quarantenne di media statura, un bell'uomo piuttosto tarchiato, tipo caratteristico di americano attraente, naso dritto, mento quadrato, bocca ampia che sembra avere una sensibilità femminile, fronte larga, occhi azzurri. Veste un abito scuro, camicia e colletto con cravatta scura, calze e scarpe nere. Loving è seduto nella poltrona dietro il tavolo; è della stessa età, della stessa statura e lineamenti ed è vestito in ogni particolare esattamente allo stesso modo. I suoi capelli sono pure uguali, scuri, striati di grigio. In contrasto con questa strana somiglianza tra i due, vi è pure una strana dissimiglianza. La faccia di Loving è una maschera che presenta esattamente i lineamenti della faccia di John: quella di John morto con un sogghigno di sdegnosa ironia sulle labbra. E questa sdegnosa ironia è riflessa anche negli occhi che scrutano freddi dietro la maschera. John scrive nervosamente alcune note, quindi s'ar­resta improvvisamente con lo sguardo fisso di fronte. Loving lo sta osservando).

Loving                          - (con voce singolarmente inespressiva e fredda, ma insistente allo stesso tempo) E' ov­vio, non occorre che tu faccia altre note per la se­conda parte. Il tuo eroe, a questo punto      - (la sua voce assume un tono ironico) ha trovato finalmente l'amore. Spero che questo lo ricorderai, anche troppo bene.

John                              - (meccanicamente) Certo.

Loving                          - (ironicamente) Quanto alla terza parte, so bene che hai la più vivida impressione del suo terribile peccato.

John                              - Non mi deridere, maledetto!

Loving                          - E' dunque soltanto nell'ultima parte che devi usare la tua immaginazione. Come pensi di terminare questa tua interessante trama? Dà pure al tuo eroe una coscienza ridicola, ma cosa accadrà, dopo?

John                              - Lui ha il coraggio di confessare e lei perdona.

Loving                          - Questo sarebbe il tuo desiderio. Una conclusione graziosa, sentimentale ma un po' troppo pericolosa, non ti pare? Ho paura che lei comincerebbe a riflettere.

John                              - Già. Già, questo è vero. Come posso dunque terminarla?

Loving                          - (dopo una seconda pausa, con una voce che cerca di rendere naturale, ma che è strana­mente sinistra) Perché non far morire la moglie?

John                              - (si scuote con un brivido) Maledetto che sei! Che cosa ti fa pensare a questo?

Loving                          - Perché? Niente; ritenevo soltanto che tu fossi d'accordo, che quanto più allontani la fase finale del tuo romanzo dalla realtà dei fatti, tanto meglio sarà per te.

John ------------------- - E' vero... ma...

Loving                          - (beffeggiando) Spero non sospetterai che il mio suggerimento nasconda qualche scopo diabolico.

John                              - Non so. Ho un presentimento... (Come se cercasse disperatamente di liberarsi dei suoi pen­sieri) No! non voglio neanche pensarci.

Loving                          - Anch'io stavo pensando che sarebbe interessante conoscere la risposta del tuo eroe al suo problema, se la moglie morisse, e immaginare che cosa farebbe della sua vita.

John                              - No! Va al diavolo. Smettila di farmi pensare...

Loving                          - Hai paura di affrontare i tuoi spettri, finanche per procura? Ti credevo un pò più co­raggioso!

John                              - E' pericoloso... chiamarli.

Loving                          - Sei sempre superstizioso? Spero co­munque che ti renderai conto che io sto cercando soltanto di incoraggiarti a rendere questa tua tra­ma un po' più significativa di un ignobile inganno! E ciò anche per tuo bene, potrei dire.

John                              - Ma il mio scopo è ben più alto, lo sai. Io la sto scrivendo per cercare di spiegarmi con me stesso ed anche con lei.

Loving                          - (con derisione) Per scusarti con te stesso, vuoi dire! Mentire per evitare di ammettere l'evidente e vera ragione del tuo modo di agire!

John                              - Sei tu che menti! Voglio giungere alla pura verità e rendermi conto di... quel che mi ha spinto... di quale spirito infernale si impossessò di me per farmi...

Loving                          - (con aria compassionevole, ma con un tono di sfida e di esultanza nella voce man mano che parla) Siamo dunque daccapo con i soliti dubbi, eh? La solita vecchia ossessione! Povero in­felice stupido superstizioso! Quante volte te lo devo ripetere: non c'è niente, niente in cui si possa spe­rare, niente che incuta timore, né diavoli, né dei... assolutamente niente. (Si ode bussare alla porta. John assume subito la posa di chi pretende di stare scrivendo. Contemporaneamente assume au­tomaticamente quell'espressione insignificante ed affabile e caratteristica dell'uomo d'affari ameri­cano, o meglio del giocatore di poker. Loving ri­mane seduto ed immobile fissandolo con derisione).

John                              - (senza alzare lo sguardo risponde) Avanti. (La porta viene aperta a metà ed il socio di John Loving, William Eliot guarda nell'ufficio. E' un uomo sulla quarantina, tarchiato, calvizie precoce, faccia rotonda, spiritoso, occhi piccoli die­tro gli occhiali con montatura di corno).

Eliot                              - Ciao, John. Molto occupato?

John                              - Superfluo dirlo, Bill.

Eliot                              - (i suoi occhi sfiorano Loving senza vederlo. Egli non lo vede né ora né dopo. Vede e ode sol­tanto John, anche quando Loving parla. Sarà sem­pre così: nessuno si accorgerà affatto dell'esistenza di Loving, sebbene di quando in quando l'uno o l'altro avrà la sensazione della sua presenza. Eliot si fa avanti e parla scherzosamente) Non mi sembri contento, John. Non ti lasciar vincere dalla piccola depressione che attraversiamo; c'è sempre l'asilo dei poveri. Abbastanza confortevole, dicono, dove trovano pace gli stanchi.

Loving                          - (interrompendo beffardamente) Quanto a trovare la pace, ci sarebbe molto da dire.

Eliot                              - (come se fosse stato John a parlare) E' vero, John. E' cosa molto discutibile in questi brutti momenti. (Dopo aver dato un'occhiata a John con preoccupazione) Ascolta. Mi pare che tu stia facendoci una malattia per l'andamento degli affari. Sembri abbattuto in modo irriconoscibile, in questi ultimi giorni. Perché non vai qualche giorno in campagna?

John                              - Sciocchezze! Sto benone. (Sforzandosi di parlare con tono umoristico) E a che altro pensi, Bill, oltre all'asilo dei poveri?

Eliot                              - Nient'altro che alla colazione. Ancora una volta ho mangiato troppo, accidenti. In che cosa stavi assorto quando sono entrato? Hai qual­che progetto per la nostra ditta?

John                              - No.

Loving -                        - Stavo semplicemente cercando di risol­vere un problema; un problema umano.

John                              - (affrettatamente) Proprio così: sto di­vertendomi intorno alla trama per un romanzo che mi è venuto in mente di scrivere.

Eliot                              - (con dilettevole sorpresa) Uh! Benedetto il Signore Iddio, non dirmi che la cimice letteraria ti sta mordendo di nuovo? Pensavo che l'avessi cacciata già da tempo, da quando ti fidanzasti a Elsa e decidesti di associarti a me per fare quat­trini.

John                              - Ho pensato di fare qualche cosa per uti­lizzare il tempo che ho disponibile. Probabilmente non riuscirò mai a portarla a compimento, ma tro­vo divertente dedicarmici.

Eliot                              - Perché non dovresti riuscirvi? Un tempo dimostrasti di saper scrivere... Almeno degli articoli. (Fa una smorfia) Ricordo benissimo la bramosia con cui andavo a cercare, su qualche giornale estre­mista, ì tuoi articoli infuocati contro il capitali­smo, la religione o qualche altra cosa.

John                              - (sorridendo bonariamente) Che memo­ria, Bill.

Eliot                              - (ridendo)  Mio Dio, come sei' cambiato, John! Che inni d'odio usavi intonare contro la nostra povera cristianità. Ricordo persino un ar­ticolo in cui cercasti di dimostrare che una figura come Cristo non è mai esistita.

Loving                          - (con tono improvvisamente freddo ed ostile) A questo riguardo i miei sentimenti sono sempre i medesimi.

Eliot                              - (dà a John uno sguardo di sorpresa) Sentimenti? Non posso concepire che vi sia qual­cuno che abbia ancora dei sentimenti per una cosa morta come la religione.

John                              - (confuso) Se debbo dirti la verità, non ci ho più pensato una sola volta in un anno. Ma...

                                      - (Quindi, rapidamente) Ma, per carità, non comin­ciamo a parlare di religione.

Eliot                              - (cambia argomento con tatto) Parlami del tuo romanzo, dunque. Che soggetto tratti?

John                              - Non è il caso ora di parlarne. Non l'ho ancora interamente imbastito.

Loving                          - Manca ancora la parte più importante, la parte finale.

John                              - (in tono scherzevole) Ma quando l'avrò J terminata sarò ben lieto di udire il tuo apprezzato giudizio.

Eliot                              - Questa è una promessa, ricordatelo... (Alzandosi) Sarà bene che io ritorni al mio ufficio. (Si avvia verso la porta, quindi torna indietro) Oh, mi sembrava di aver qualcosa da dirti. Me n'ero proprio dimenticato. La signora Lucy Hillman ha telefonato quando eri fuori.

John                              - (noncurante) Che cosa voleva?

Eliot                              - Voleva parlare con te, ma ha chiamato il mio ufficio per errore. Ha detto che avrebbe ri­chiamato più tardi, e di farti sapere che si tratta di cosa importante.

John                              - Immagino ciò che essa considera im­portante!... Mi domanderà probabilmente un con­siglio sul regalo che vuol fare a Walter per il suo compleanno.

Eliot                              - A proposito, cosa è successo a Walter ultimamente? Ubbriacarsi qualche volta, per pas­satempo, lasciamo andare... Ma pare che sia diven­tata la sua unica occupazione... Per non parlare delle sue avventure femminili. Non comprendo come faccia Lucy a sopportarlo. Ma pare che an­che lei stia avviandosi sulla stessa strada.

John                              - Non lo credo. Non è tipo.

Eliot                              - Non dico questo. Volevo dire... che beve.

John                              - Anche se fosse vero non si potrebbe biasimarla.

Eliot                              - Capisco che vi sono di mezzo i bambini. Ma perché non osa chiedere il divorzio?

John                              - Lo domandi a me? Tanto io che mia moglie abbiamo visto Lucy ben di rado negli ultimi tempi. (Chiude la conversazione fissando lo sguar­do sulle sue carte come se volesse incominciare a scrivere).

Eliot                              - (comprendendo) Ciao, me ne vado, John.

John                              - Arrivederci. A più tardi. (Eliot esce. Dopo che ha chiuso la porta dietro di sé John parla concitato) Perché ha telefonato? Ha detto che era importante. Che diavolo sarà successo?

Loving                          - (freddamente) Chi lo sa? Ma tu lo sai molto bene che non c'è da fidarsi di lei. Converrà che tu sia preparato a qualunque sua stupidaggine, a qualunque follia. E sarà meglio che tu decida sulla Conclusione del tuo romanzo; così potrai raccon­tare la tua trama... prima che sia troppo tardi.

John                              - (sempre concitato) E' vero.

Loving                          - (la solita nota sinistra si manifesta ancora nel tono della sua voce casualmente fredda) Non vi può essere che una fine logica e sensata per il tuo eroe, dopo che ha perduto sua moglie per sempre... Naturalmente se l'ama davvero, come si vanta con se stesso, e se gli rimane ancora un po' di onore e di coraggio.

John                              - (ha un sussulto, quindi amaramente) Ah! Ora comprendo dove vuoi arrivare! E osi parlare di coraggio e di onore! (Con tono di sfida) No! deve andare avanti... Deve trovare una fede... Dove potrà!

Loving                          - (con un senso di rabbia nella sua espres­sione di sogghigno) Dove potrà?... Sarei curiosa di sapere che cosa si nasconde dietro quel « dove potrà »... E' il vecchio punto debole che si nasconde nel tuo intimo... E' la paura che ti rende ansioso di tornare indietro?

John                              - (in tono difensivo) Dove divaghi col pensiero?

Loving                          - Tu mentì! Ti conosco! Ma te la farò affrontare nella fine della tua storia... La affron­terai e la ucciderai in modo definitivo e per sempre! (Si bussa di nuovo alla porta e John rivolge lo sguardo sulle carte. Questa volta Eliot entra subito senza attendere risposta).

John                              - Ciao, Bill. Cosa c'è di nuovo?

Eliot                              - (avanza strizzando l'occhio) John, c'è qui fuori un misterioso visitatore che domanda di vederti.

John                              - Lucy?

Eliot                              - Lucy? No. Si tratta di un uomo. Ha incontrato me, prima della signorina Sims, e mi ha domandato di te. (Ridendo sardonicamente) E poiché ritengo che sarà per te un brutto colpo, ho pensato bene di annunciarti questa visita per­sonalmente, John.

John                              - Che scherzo è questo? Chi è, dunque?

Eliot                              - E' un prete.

John                              - Un prete?

Loving                          - (aspramente) Non conosco alcun prete! Digli che se ne vada!

Eliot                              - Non essere irriverente. Dice di essere tuo zio.

John                              - Mio zio? Ti ha detto il suo nome?

Eliot                              - Sì. Padre Baird. Mi ha detto che è ap­pena arrivato dal West.

John                              - (confuso, ostentando un sorriso) Acci­denti! Ci voleva anche questa!

Eliot                              - (ridendo) Mio Dio, pensare che tu hai uno zio prete! Ma è un lusso.

John                              - Non l'ho più veduto dalla mia infanzia.

Eliot                              - Perché tanta paura? Temi forse che venga a farti una predica sui tuoi peccati?

Loving                          - (stizzito) A te può sembrare uno scher­zo, ma a me no. Accidenti a lui.

Eliot                              - (dà a John uno sguardo di disapprovazione e di sorpresa) Oh! Sii ragionevole, John. Cosa c'è di male, dopo tutto? Mi è parso un simpatico vecchio.

John                              - (affrettatamente) Lo è. Non nego questo. Gli ho sempre voluto bene. Fu molto gentile con me quand'ero ragazzo. E' stato anche mio tutore per qualche tempo. Ma avrei desiderato che mi avesse avvertito. (Alzando il ricevitore dell'apparecchio telefonico) Non è bene farlo attendere tanto tempo. Pronto. Fate entrare padre Baird.

Eliot                              - (voltandosi verso la porta) Ti lascio.

John                              - No. Fammi un favore. Rimani qui al­meno fin che non sia rotto il ghiaccio. (Intanto John si è alzato e si avvia verso la porta. Loving rimane nella sua sedia con gli occhi fissi dinanzi a lui, con espressione ostile, col corpo teso sulla difensiva).

Eliot                              - Volentieri. (Si bussa alla porta. John la apre e Padre Matthiew Baird entra. E’ un set­tantenne, all'incirca della stessa statura di John e di Loving, eretto, robusto, con capelli bianchi e folti, colorito roseo. Esiste una evidente somiglianza tra lui, John e Loving nei lineamenti in generale e nel colore degli occhi. La sua personalità ed il suo aspetto irradia energia e spirito di benevola osservazione, nonché la fiduciosa autorità di chi è abituato alla ubbidienza e alla deferenza. Si ri­ceve immediatamente da lui quel senso di intima calma e certezza, quel senso di pace di chi ha, in questa vita, un obiettivo fissato da un fine al di là della vita).

John                              - (esitante, ma affezionato nello stesso tem­po) Caro zio! Cos'è mai successo per indurvi a venire...

Padre Baird                   - (stringendo fortemente la mano di John) Jack! (Le sue maniere sono press'a poco quelle che deve aver usato quando John era un ra­gazzo ed egli il tutore. Profondamente emozionato. Abbraccia John stringendolo con affezione) Mio caro Jack! Così è... (Vede Eliot e si ferma alquanto imbarazzato).

John                              - (commosso ed imbarazzato, svincolandosi dal suo abbraccio) Vi presento il mio socio, Bill Eliot... Mio zio, Padre Baird...

Eliot                              - E’ un grande piacere, padre.

Padre Baird                   - (gli stringe la mano alla maniera formale e cortese, come si usava un tempo) Il piacere è mio, signor Eliot. Ma credo di avere già avuto il piacere di conoscerla per mezzo delle let­tere di Jack.

John                              - Accomodatevi, zio. (Gli indica la sedia a destra del tavolo. Padre Baird siede. John siede nella sua sedia a sinistra. Eliot rimane in piedi presso la sedia a destra-centro).

Eliot                              - Se non vi dispiace, vi lascio soli; vado a... darmi da fare. Creda, Padre, il lavoro più duro che abbiamo, in questi momenti, è quello di con­tinuare a credere che abbiamo da fare.

Padre Baird                   - Può esserle di qualche consola­zione il pensiero che altri le fanno compagnia. La stessa cosa, le medesime lamentele, le udiamo da tutti anche nei nostri paraggi.

Eliot                              - Temo di non sentirmi affatto conso­lato della loro compagnia. Sono una massa di bron­toloni.

Padre Baird                   - (una luce brillante appare nei suoi occhi) Ah! Chi può biasimarvi se strillate quando il vostro onnipotente Vitello d'Oro si trasforma in segatura dinanzi ai vostri occhi incantati, proprio nel momento della sua deificazione? E’ tragico -non c'è altra parola - a meno che non sia comico.

Loving                          - (beffardo nella voce) E quale salva­zione ci predicate? La Seconda Venuta?

Padre Baird                   - (si scuote, si volta e fissa John. Anche Eliot guarda John, con sorpresa e disappro­vazione per la sua sortita. Padre Baird parla con calma, senza dar segno di essersi sentito offeso) La Prima Venuta è sufficiente, Jack, per coloro che la ricordano. (Si rivolge quindi a Eliot in tono scherzoso) Se lei sapesse quanto mi sono familiari queste sue espressioni, signor Eliot. Ho avuto qui la sensazione di essere uno straniero nel guardare John, e nel vederlo un grande uomo d'affari, quale è diventato. E mi sono domandato: ma è proprio il mio caro Jack? Ma poi, col suo vecchio fischio nell'oscurità si è rivelato per quel che è; e mi ac­corgo che ha appena gettato i calzoncini corti, come li portava quando lo lasciai l'ultima volta! (Dà uno sguardo comico di sollievo) Tante grazie, signor Jack. Ora mi sento proprio come se fossi a casa mia.

Eliot                              - (che si è divertito, ridendo) John, co­mincio a sentirmi addolorato per te. Hai scelto qualcuno che non è della tua classe.

Padre Baird                   - (strizzando l'occhio a Eliot) Non ha sentito, signor Eliot, con quale tono sprezzante mi ha gettato in faccia quella parola « predica » ? E' incredibile. Ma se sapesse quanto lui ha ama­reggiato la mia vita, per anni ed anni, con le sue prediche! Una lettera dopo l'altra, lunghe come testamenti. La mania cominciò subito dopo la mia partenza per l'Occidente, quando dovetti abbando­narlo a se stesso e lasciarlo andare per la sua via. Avevo imparato che non valeva comunque la pena di contraddirlo. Mi ci ero provato, ma mi accorsi che gli davo troppa soddisfazione e non serviva che a farlo diventar peggiore. Ed io ebbi fede, lasciandolo solo, che alla fine avrebbe riacquistato i sensi.

Loving                          - (con sogghigno) E che errore commet­teste con quella fede!

Padre Baird                   - (senza voltarsi e calmo) No. Non siamo ancora alla fine, Jack. (Si rivolge a Eliot sempre con tono fra l'umoristico ed il lamentevole) Lei non può credere che avvocato del diavolo era John in quei giorni, signor Eliot.

Eliot                              - Non ho bisogno che me lo dica, Padre. Ero suo compagno di scuola. Organizzò un club de­gli atei - o cercò di organizzarlo - e corse il rischio dì essere cacciato via su due piedi.

Padre Baird                   - Lo ricordo. Se ne vantò nelle sue lettere. E' appunto per questo che lei si ren­derà conto di ciò che mi ha fatto passare, anche se simili lettere non le ha scritte a lei.

Eliot                              - Ma usava parlare in pubblico, Padre, quando trovava qualcuno che lo ascoltasse!

Padre Baird                   - (compassionevole) Ah! Anche questa deve essere stata una cosa crudele, signor

Eliot                              -  Ho per lei molta simpatia; abbiamo superato le stesse dure prove.

John                              - (con l'aria di un bambino ammonito) Spero che voi due stiate divertendovi.

Padre Baird                   - (ignorandolo) Non mi ha dato un momento di pace. Per lui, io ero un eretico ed era convinto che mi avrebbe convertito a qualche cosa. Prima era l'ateismo puro. Poi l'ateismo sposato col socialismo. Ma il socialismo si dimostrò un marito troppo rammollito, ed allora udii che l'ateismo viveva in, libero amore con l'anarchia, unione benedetta da una maledizione dì Nietzsche. Venne quindi l'aurora bolscevica ed egli la salutò con peccaminosi ululati di gioia, e mi scrisse che aveva trovato finalmente un asilo ideale nel seno di Carlo Marx. Era raggiante, specialmente all'idea che avevano abolito l'amore ed il matrimonio, e non stava più nella pelle quando venne la notizia che avevan dato il via agli scolari scapestrati che avevano tirato palline dì cartapesta all'Onnipotente Iddio, e lo avevano soppiantato per lo Stato schia­vista, la più grottesca deità che sia mai venuta dall'Asia!

Eliot                              - (trattenendo il riso) Già, conosco tutto questo, Padre. Ero abituato a leggere i suoi arti­coli; glielo stavo ricordando pochi minuti prima che lei arrivasse.

Padre Baird                   - Ed io?! Altro se li conosco! Aveva l'abitudine di inviarmeli regolarmente e tutti sotto­lineati con matita azzurra! Ma, per ritornare al mio discorso, giunto a quel punto, pensai: è fug­gito, e si è buttato a capo fitto in quella direzione. Chissà dove andrà poi a nascondersi.

Loving                          - (irrigidendosi sulla sedia, con rabbioso risentimento) Fuggito? State parlando come se io avessi paura di qualcosa. Nascondermi? Da chi?

Padre Baird                   - (senza voltarsi, con calma) Non lo sai ancora, Jack? Ebbene, se non lo sai, lo ap­prenderai un giorno. (Di nuovo si rivolge a Eliot) Che il comunismo non lo avrebbe posseduto per molto tempo, lo sapevo, e difatti fu così; ben presto le sue lettere divennero piene di pessimismo e di disgusto per tutte quelle ciarlatanerie socio­ logiche. Poi seguì un lungo silenzio. Ed indovini un po' dove andò poi a nascondersi? Nella reli­gione - proprio nella religione - ma l'andò a cer­care lontano quanto più poté dalla sua casa, nel tramontato misticismo dell'Oriente. Prima furono la Cina e Lao Tze che ebbero per lui un fascino; dopo corse da Buddha, e le sue lettere per qual­ che tempo rivelarono una passione così agitata, una esaltazione tale che cominciai a crederlo af­fetto da una temporanea depressione delle facoltà mentali. (Eliot ride e lo stesso John non può trat­tenere il sorriso. Loving lo fissa con uno sguardo freddo e pieno di rabbioso sdegno).

Padre Baird                   - In quello che io chiamerei il pe­riodo medio delle sue affannose ricerche. Ma suc­cessivamente seppi che aveva rotto i rapporti con l'Oriente. Non fu per l'anima occidentale, che prese quella decisione; si lanciò verso la filosofia greca, e trovò riparo, per breve tempo, in Pitagora e nella matematica. Mi giunse poi una lettera che me lo rivelava di nuovo impantanato nella verità scien­tifica evoluzionistica. Questa fu l'ultima volta che ebbi notizie delle sue peregrinazioni, e, grazie al cielo, fu molto tempo addietro. Lo zelante missio­nario mi lasciò godere un lungo intervallo di pace, finché, finalmente, mi scrisse che si era ammo­gliato. Quella lettera era piena di inni ardenti per un semplice essere vivente, una donna; laudi che non aveva mai scritto prima, neanche per le sue grandi scoperte spirituali. E da allora in poi non ho udito altro che lodi, lodi per Elsa, alle quali -sono certo - mi assocerò non appena l'avrò co­nosciuta.

John                              - (con espressione raggiante) Di ciò sono certissimo! Su questo potremo essere d'accordo, fi­nalmente!

Padre Baird                   - (strizzando rocchio a Eliot) Sem­bra essersi ormai fissato nella sua ultima religione. Speriamolo. L'unica fede costante che ho trovato in lui da quando si sentì orgoglioso nel credersi un ardito Anticristo. (Dà a John uno sguardo di tra­verso con espressione di rimprovero ed un sorriso allo stesso tempo) Ah, te n'accorgi che il fuggire dalla verità per andarla a cercare, significa ficcarsi in una via irta di ostacoli, di svolte pericolose e di vicoli ciechi? Intendo dire fino a quando non si troverà il sentiero che ci riconduce a casa.

Loving                          - (in tono di sfida) Credete forse che io... (Quindi con sogghigno) Naturalmente, vi sto dando questa impressione.

John                              - (si secca in modo irritato, come se non potesse controllare i suoi nervi) Ma non credete, zio, che io sia ormai esaurito, come soggetto dì discussione? Io sì. (Si alza nervosamente, fa alcuni passi in giro e rimane in piedi dietro la sedia di Loving, con le mani appoggiate alla spalliera, con la faccia sopra a quella mascherata di Loving).

Eliot                              - (sorride allegramente al prete) Signori, debbo ritornare al mio ufficio. (Padre Baird sì alza e gli stringe fortemente la mano) Spero di incon­trarla ancora, Padre. Si tratterrà a lungo?

Padre Baird                   - Soltanto pochi giorni, credo.

John                              - (avvicinandosi a loro) Combinerò qual­cosa con Elsa, per noi quattro, Bill, non appena essa si sentirà forte abbastanza. Non lo lasceremo andar via tanto presto, ora che si trova qui con noi.

Eliot                              - Ottima idea. Arrivederci dunque, Padre. (Si avvia verso la porta).

Padre Baird                   - Lo spero, signor Eliot. Arrivederla.

Eliot                              - (dopo avere aperto la porta, si volta indie­tro e fa una smorfia)

 Eliot                           -  Ho per lei molta simpatia; abbiamo superato le stesse dure prove.

John                            - (con l'aria di un bambino ammonito) Spero che voi due stiate divertendovi.

Padre Baird                - (ignorandolo) Non mi ha dato un momento di pace. Per lui, io ero un eretico ed era convinto che mi avrebbe convertito a qualche cosa. Prima era l'ateismo puro. Poi l'ateismo spo­sato col socialismo. Ma il socialismo si dimostrò un marito troppo rammollito, ed allora udii che l'ateismo viveva in, libero amore con l'anarchia, unione benedetta da una maledizione di Nietzsche. Venne quindi l'aurora bolscevica ed egli la salutò con peccaminosi ululati di gioia, e mi scrisse che aveva trovato finalmente un asilo ideale nel seno di Carlo Marx. Era raggiante, specialmente all'idea che avevano abolito l'amore ed il matrimonio, e non stava più nella pelle quando venne la notizia che avevan dato il via agli scolari scapestrati che avevano tirato palline di cartapesta all'Onnipotente Iddio, e lo avevano soppiantato per lo Stato schia­vista, la più grottesca deità che sia mai venuta dall'Asia!

Eliot                            - (trattenendo il riso) Già, conosco tutto questo, Padre. Ero abituato a leggere i suoi arti­coli; glielo stavo ricordando pochi minuti prima che lei arrivasse.

Padre Baird                - Ed io?! Altro se li conosco! Aveva l'abitudine di inviarmeli regolarmente e tutti sotto­lineati con matita azzurra! Ma, per ritornare al mio discorso, giunto a quel punto, pensai: è fug­gito, e si è buttato a capo fitto in quella direzione. Chissà dove andrà poi a nascondersi.

Loving                        - (irrigidendosi sulla sedia, con rabbioso risentimento) Fuggito? State parlando come se io avessi paura di qualcosa. Nascondermi? Da chi?

Padre Baird                - (senza voltarsi, con calma) Non lo sai ancora, Jack? Ebbene, se n«n lo sai, lo ap­prenderai un giorno. (Di nuovo si rivolge a Eliot) Che il comunismo non lo avrebbe posseduto per molto tempo, lo sapevo, e difatti fu così ; ben presto le sue lettere divennero piene di pessimismo e di disgusto per tutte quelle ciarlatanerie socio­logiche. Poi seguì un lungo silenzio. Ed indovini un po' dove andò poi a nascondersi? Nella reli­gione - proprio nella religione - ma l'andò a cer­care lontano quanto più potè dalla sua casa, nel tramontato misticismo dell'Oriente. Prima furono la Cina e Lao Tze che ebbero per luì un fascino; dopo corse da Buddha, e le sue lettere per qual­che tempo rivelarono una passione così agitata, una esaltazione tale che cominciai a crederlo af­fetto da una temporanea depressione delle facoltà mentali. (Eliot ride e lo stesso John non può trat­tenere il sorriso. Loving lo fissa con uno sguardo freddo e pieno di rabbioso sdegno).

Eliot                            - Perbacco, quanto mi dispiace di aver perduto questo! Quando è avvenuto, Padre?

 Padre Baird               - In quello che io chiamerei il pe­riodo medio delle sue affannose ricerche. Ma suc­cessivamente seppi che aveva rotto i rapporti con l'Oriente. Non fu per l'anima occidentale, che prese quella decisione; si lanciò verso la filosofia greca, e trovò riparo, per breve tempo, in Pitagora e nella matematica. Mi giunse poi una lettera che me lo rivelava di nuovo impantanato nella verità scien­tifica evoluzionistica. Questa fu l'ultima volta che ebbi notizie delle sue peregrinazioni, e, grazie al cielo, fu molto tempo addietro. Lo zelante missio­nario mi lasciò godere un lungo intervallo di pace, finché, finalmente, mi scrisse che si era ammo­gliato. Quella lettera era piena di inni ardenti per un semplice essere vivente, una donna; laudi che non aveva mai scritto prima, neanche per le sue grandi scoperte spirituali. E da allora in poi non ho udito altro che lodi, lodi per Elsa, alle quali -sono certo - mi assoderò non appena l'avrò co­nosciuta.

John                            - (con espressione raggiante) Di ciò sono certissimo! Su questo potremo essere d'accordo, fi­nalmente!

Padre Baird                - (strizzando l'occhio a Eliot) Sem­bra essersi ormai fissato nella sua ultima religione. Speriamolo. L'unica fede costante che ho trovato in lui da quando si sentì orgoglioso nel credersi un ardito Anticristo. (Dà a John uno sguardo di tra­verso con espressione di rimprovero ed un sorriso allo stesso tempo) Ah, te n'accorgi che il fuggire dalla verità per andarla a cercare, significa ficcarsi, in una via irta di ostacoli, di svolte pericolose e di vicoli ciechi? Intendo dire fino a quando non si troverà il sentiero che ci riconduce a casa.

Loving                        - (in tono di sfida) Credete forse che io... (Quindi con sogghigno) Naturalmente, vi sto dando questa impressione.

John                            - (si secca in modo irritato, come se non potesse controllare i suoi nervi) Ma non credete, zio, che io sia ormai esaurito, come soggetto di discussione? Io sì. (Si alza nervosamente, fa alcuni passi in giro e rimane in piedi dietro la sedia di Loving, con le mani appoggiate alla spalliera, con la faccia sopra a Quella mascherata di Loving).

Eliot                            - (sorride allegramente al prete) Signori, debbo ritornare al mio ufficio. (Padre Baird si alza e gli stringe fortemente la mano) Spero di incon­trarla ancora, Padre. Si tratterrà a lungo?

Padre Baird                - Soltanto pochi giorni, credo.

John                            - (avvicinandosi a loro) Combinerò qual­cosa con Elsa, per noi quattro, Bill, non appena essa si sentirà forte abbastanza. Non lo lasceremo andar via tanto presto, ora che si trova qui con noi.

Eliot                            - Ottima idea. Arrivederci dunque, Padre. (Si avvia verso la porta).

Padre Baird                - Lo spero, signor Eliot. Arrivederla.

Eliot                            - (dopo avere aperto la porta, si volta indie­tro e fa una smorfia) Ritengo mio dovere di av­vertirla, Padre, che a John è ritornato la mania  letteraria. Questa volta ci farà gustare un romanzo.

(Ride ed esce chiudendo la porta. John si sente a disagio, aggrotta le ciglie e dà allo zio uno sguardo di sfuggita).

John                              - (indicando la sedia del centro a destra) Prendete quella sedia, zio. E' più comoda. (John si siede nella sedia a destra del tavolo, prima oc­cupata da Padre Baird, mentre il prete si siede in quella indicatagli al centro-destra. Padre Baird gli rivolge uno sguardo preoccupato e disorientato, come per leggergli nel pensiero. Quindi parla distrattamente).

Padre Baird                   - Un romanzo? E' vero, Jack?

John                              - (senza guardarlo) Sto pensandoci, per passatempo.

Padre Baird                   - A giudicare dalle tue lettere, do­vrebbe essere una storia d'amore.

John                              - Sì; è... una storia d'amore.

Loving                          - (beffardamente) Dell'amore di Dio per gli uomini!

Padre Baird                   - (rimproverandolo con calma) Jack! (Una pausa silenziosa. Padre Baird dà a John uno sguardo di sfuggita, quindi casualmente) Se hai qualche appuntamento, non far complimenti; dimmelo, e me ne vado.

John                              - (si volge verso di lui con espressione di ver­gogna) Non parlate così, zio. Sapete bene che non lo permetterei. (Con un sorriso naturale, af­fezionato e fanciullesco) Non sapete quanto io sia lusingato di avervi qui.

Padre Baird                   - Spero che tu sia contento per la metà di quanto lo sono io nel rivederti, Jack,   - (Emette un sospiro) E' tanto tempo... troppo tempo.

John                              - E' vero. (Sorridendo) Ma io sono ancora sbalordito. Non avrei mai sognato... Perché non mi avete telegrafato per avvertirmi del vostro arrivo?

Padre Baird                   - Pensavo di farti una sorpresa. Per dirti la verità ti confesso che avevo un desi­derio alla Sherlok Holmes dì esaminarti bene senza che tu te lo sospettassi.

John                              - (con sollievo e con una smorfia fanciullè­sca) Oh! capisco.

Padre Baird                   - Ed ora che ti ho visto, debbo am­mettere che quei pochi capelli grigi che hai non contano per me, e non posso togliermi dalla testa che tu sei lo stesso Jack di una volta.

John                              - (facendo smorfie con una stizza fanciul­lesca) Già, e il guaio è che anch'io provo la me­desima sensazione. E' un vantaggio ingiusto che avete, zio. (Padre Baird ride ed anche John ride).

Padre Baird                   - In realtà non presi mai degli in­giusti vantaggi su di te in quei giorni lontani, non ti pare?

John                              - No, certamente. Quando ripenso al pas­sato, sono stupito di come abbiate potuto essere così buono. (Cambiando improvvisamente l'argo­mento) Non mi avete ancora detto, come mai vi siete deciso a venire da queste parti.

 Padre Baird                  - (alquanto evasivo) Ho pensato che mi spettasse un po' di vacanza. Ed era già qualche tempo che sentivo un forte desiderio di rivederti.

John                              - Mi dispiace una sola cosa, che la nostra casa è piccola e non possiamo avervi con noi, come avrei desiderato. Ma cenerete sempre con noi, fin­ché rimarrete qui, naturalmente.

Padre Baird                   - Certamente, mi piacerebbe di stare in vostra compagnia il più possibile. Ma, dimmi un po', Jack. Hai parlato al signor Eliot come se Elsa fosse ammalata.

John                              - Non è niente di grave. Sta rimettendosi ora dall'influenza, e sì sente ancora un po' debole.

Padre Baird                   - Allora è meglio che io non venga questa sera.

John                              - Per carità, è meglio che veniate, altri­menti non la perdonerebbe né a voi né a me.

Padre Baird                   - Va bene. Ne sono felicissimo. (Una pausa. Egli fissa ancora John con un sguardo curioso e disorientato. John incontra quello sguar­do da cui è tenuto per qualche momento; quindi guarda altrove, quasi furtivamente).

John                              - (con un sorriso forzato) E' questo lo sguardo del tutore sospettoso? L'avevo dimenticato.

Padre Baird                   - (come se parlasse con se stesso, lentamente) Ne ho l'impressione... (Quindi im­provvisamente) Ho qualche cosa da dirti, Jack. (La sua voce assume un tono austero) Ma dammi pri­ma la tua parola d'onore che non andrai in col­lera.

John                              - (lo fissa con sorpresa. Quindi con calma) Ve l'assicuro.

Padre Baird                   - Ho spesso pensato, in passato, che non avrei dovuto lasciarti andare così lontano da me e che io potrei essere in parte responsabile del continuo estraniarti dalla tua fede.

Loving                          - (con derisione) La mia fede?

John                              - Ma che cosa state dicendo, zio?

Loving                          - Avete sempre compiuto nobilmente il vostro dovere. Non avete mai lasciato passare una lettera senza qualche pio monito sulla mia caduta... con la tranquilla sicurezza che sarei ancora tornato a vedere la luce.

Padre Baird                   - (seccamente) Jack, mi hai dato la tua parola!

John                              - (confuso) Scusate. Non intendevo... con­tinuate pure...

Padre Baird                   - Prima di tutto, rispondi fran­camente ad una domanda: il tuo spirito è stato fortemente turbato da qualche cosa, ultimamente?

John                              - (trasalendo) Io? Perché mi fate questa domanda? Certamente no. (Quindi evasivamente) A meno che non vogliate alludere alle preoccupa­zioni per gli affari.

Padre Baird                   - E niente altro?

John                              - No. Che altro potrebbe esserci?

Padre Baird                   - (non convinto, guardando dall'altra parte) La ragione della mia domanda... La vedrai in ciò che ora voglio dirti. Fu una sera, men­tre stavo pregando per te nella mia Chiesa, come ho sempre fatto da quando ti ho lasciato. Uno strano senso di timore s'impossessò di me... La sen­sazione che tu eri infelice, che ti trovavi spiritual­mente in qualche grave pericolo. Pensai fra me e me: sciocchezze. Avevo ricevuto una tua lettera proprio quel giorno: in essa mi ripetevi di essere molto felice. Cercai, pregando, di togliermi dalla mente quel brutto presentimento... e la mia colpa. Già, mi sentivo anche colpevole... sentivo che io ero da biasimare per qualunque cosa ti fosse acca­duto. Poi, mentre pregavo, come spinto improvvi­samente da una volontà esterna, i miei occhi fu­rono attratti dalla croce, dal volto del Nostro Si­gnore benedetto. E fu come un miracolo! Il suo volto alitante di vita, come quello di un uomo vi­vente, ma radiante di vita eterna, specialmente negli occhi afflitti e pietosi, aveva anche un'espres­sione di comando, e nei suoi occhi un'accusa con­tro di me. Un comando che mi spingeva verso di te! (Si interrompe e dà a John uno sguardo fugace, come se avesse paura di vedergli fare il sogghigno. Quindi, guardando dall'altra parte, aggiunge semplicemente) Ecco la ragione che mi ha indotto a prendere le mie vacanze, e venire qui, Jack.

John                              - (lo fissa come affascinato) Voi vedeste?...

Loving                          - (con tono amaro e beffardo) Non ri­tengo abbiate potuto scorgere sul suo volto alcuna preoccupazione per me... Sia egli effettivamente esistito o no!

Padre Baird                   - (austero) Jack! (Quindi, dopo una pausa, con calma) Conosci tu la poesia di Fran­cis Thompson... «Il cercatore del Paradiso»?

Loving                          - Sì. L'ho letta tempo addietro. Perché?

Padre Baird                   - (parafrasa a voce bassa ma con sentimento profondo) e Povero debole cieco Io sono colui che tu cerchi Ma tu discacciasti l'amore L'amore mi scaccia da te ».

Loving                          - (con tono quasi decisivo) L'amore!

John                              - (difendendosi) Ora ho l'amore!

Padre Baird                   - (come se non avesse udito) Perché fuggi e ti nascondi da lui come da un nemico? Sta in guardia. Nella vita di ogni uomo viene il mo­mento in cui è necessario che egli abbia il suo Dio come amico; altrimenti non avrà nessun amico, nemmeno se stesso. Chi sa? Porse, sei vicino a quel momento, adesso.

John                              - (con inquietudine) Non comprendo cosa vogliate dire.

Padre Baird                   - Non so. Dovresti saperlo tu. Hai detto che hai l'amore?

John                              - Lo sapete che l'ho. Se non lo credete ne avrete conferma presto, appena avrete incontrato Elsa.

Padre Baird                   - Non ho alcun dubbio sul tuo amore per lei, e sul suo per te. Ma è esattamente perché non ne dubito, che penso come un simile amore abbisogna della speranza e della promessa dell'eternità per potersi realizzare... Soprattutto per sentirsi sicuro. Al di là dell'amore reciproco, do­vrebbe esserci l'amore di Dio, nel cui amore po­treste trovare entrambi il trionfo sulla morte.

Loving                          - (sogghignando) Vecchia superstizione nata dal timore! Oltre la morte, non vi è nulla. Questo, almeno, è certo... Una certezza per la quale dovremmo essere riconoscenti. Una vita è abba­stanza pesante. Non vogliate condannarci ad un'al­tra. Lasciateci finalmente riposare in pace!

Padre Baird                   - (con calma) Parlereste così se Elsa dovesse morire?

John                              - (coti un brivido) Per l'amor di Dio, non parlate di...

Loving                          - Pensate forse che io non abbia imma­ginato la sua morte molte volte?

John                              - Questo timore mi ha perseguitato da quando ci siamo sposati.

Padre Baird                   - Ah!

Loving                          - Vedrete che io affronto questa possi­bilità... per procura, almeno, almeno nel mio ro­manzo. (Con tono alquanto beffardo) Credo che questo mio romanzo vi interesserà, zio.

Padre Baird                   - (fissando John, la cui faccia è vol­tata dall'altra parte) E’ dunque un romanzo autobiografico?

John                              - (affrettatamente) No. Niente affatto. Volevo dire soltanto... non vi mettete questa idea in testa, per carità. Come ho spiegato ad Elsa, quando le ho parlato della prima parte, si tratta realmente della storia dì un uomo che una volta ho conosciuto.

Loving                          - La prima parte avrà un interesse par­ticolare per voi, zio. Ho paura che ne sarete ter­ribilmente scandalizzato... Specialmente alla luce delle vostre recenti mistiche visioni!

Padre Baird                   - Sono davvero curioso di cono­scerla, Jack; quando me la farai conoscere?

Loving                          - (in atto di sfida) Ora!

John                              - (preoccupato) Ma no. Non voglio an­noiarvi.

Padre Baird                   - Non mi annoderai affatto.

John                              - No... io...

Loving                          - (con stridente insistenza) La prima parte riguarda la fanciullezza del mio eroe, qui, in New York, fino all'età di quindici anni.

John                              - (dominato da Loving, perde il filo del rac­conto) Era figlio unico, adorava suo padre, un brav'uomo. E adorava ancor più sua madre: una santa donna; quel tipo perfetto che personificava il nostro vecchio ideale di sposa e di madre.

Loving----------------- - (sogghignando) Ma vi era un punto debole, ridicolo, nel carattere di lei, un'ossessione assurda per la religione. Ed anche nel padre. Erano entrambi cattolici devoti. (Il prete dà, di sfuggita, uno sguardo di rimprovero a John e sembra sul punto di protestare, ma pensa che sia meglio tacere ed abbassa gli occhi).

John                              - (affrettatamente) Ma non dì quella spe­cie bigotta ed ignorante, capite. No, la loro bontà aveva un genuino carattere religioso. La loro fede era la grande ispirazione e il conforto della loro vita. Ed il loro Dio era quello di un infinito Amore: non un essere austero che fa giustizia condannando i peccatori al tormento, ma un Dio umano, ado­rabile, che divenne uomo per amore degli uomini e dette la sua vita affinché potessero salvarsi dai loro stessi mali. Ed il fanciullo aveva ogni ragione di credere in quella Divinità di Amore come nel Creatore della Vita. La sua atmosfera famigliare era un'atmosfera di amore; la vita era allora amore per lui. Ed era felice, molto più felice dì quanto sia mai stato da allora in poi... (Si frena improv­visamente) ,

Padre Baird                   - (annuisce, muovendo la testa) Sì.

John                              - Più tardi, a scuola, sentì parlare di un Dio che punisce, e cominciò a pensare. Non poteva conciliare quel Dio con la fede dei suoi genitori; tuttavia non gli fece molta impressione.

Loving                          - (aspramente) Allora! Ma dopo egli ebbe buone ragioni per...

John                              - Ma egli era troppo sicuro della sua fede e crebbe devoto, come i suoi genitori. Sognò perfino di diventare prete. Si sentiva felice di inginocchiarsi in Chiesa dinanzi alla Croce.

Loving                          - Oh, era un ragazzo credulone e super­stizioso oltre ogni dire! (La sua voce diventa im­provvisamente aspra e pungente) E poi, quand'era quindicenne, tutte le sue pie illusioni svanirono per sempre! I suoi genitori furono uccisi!

John                              - (affrettatamente) Cioè, morirono durante l'epidemia d'influenza. Il ragazzo rimase solo... senza amore. Il primo a morire fu suo padre, n giovane aveva pregato con fede sincera che la vita di suo padre fosse risparmiata.

LovrNG                        - Ma suo padre morì. E la fede dì quel semplicione, di quell'ingenuo, fu alquanto scossa e nacque in lui un dubbio peccaminoso nei riguardi dell'Amore Divino!

John                              - Poi sua madre, esauritasi nel prodigare ogni cura al marito, ed affranta dal dolore per la sua perdita, si ammalò. L'orribile timore che an­ch'essa potesse morire pervase il ragazzo.

Loving                          - Il giovane idiota fu preso dal panico di un rimorso superstizioso. Immaginò che la ma­lattia della madre fosse un terribile monito per lui, una punizione per i dubbi che ispirò in lui la morte del padre. (Con crudele amarezza) Il suo Dio dell'Amore cominciava a rivelarsi come un Dio della Vendetta, comprendete!

John                              - Ma egli continuò a riporre la sua fede nel suo Amore. Pensava che non gli avrebbe tolto anche la madre.

Loving                          - Così quel poveretto ingenuo pregò e pregò e fece voto di dedicare la sua vita ad opere di pietà e di bene. Ma cominciò a porre una con­dizione... Che sua madre gli fosse risparmiata!

John                              - Finalmente cominciò a presentire nel suo cuore che anch'essa sarebbe morta. Ma anche al­lora pregò e sperò in un miracolo.

Loving                          - Supplicò e si umiliò davanti alla Cro­ce... ma si accorse che nessun miracolo sarebbe venuto in compenso della sua prostrazione.

John                              - Allora qualcosa si schiantò in lui.

Loving                          - (la sua voce assume improvvisamente un tono aspro di odio) Trovò il suo Dio sordo, cieco, spietato... un Dio che ricambia l'amore con l'odio, che si vendica contro coloro che ripongono fede in lui!

John                              - Sua madre morì. E affranto dal dolore, quasi pazzo, egli...

Loving                          - No! Nel suo rinato orgoglio maledì il suo Dio, ebbe di luì ripugnanza e, per vendicarsi, -promise la sua anima al demonio... in ginocchioni, mentre tutti pensavano che egli stesse pregando!

(Ride con sdegnosa amarezza).

John                              - (rapidamente, con tono naturale) E questa è la fine della prima parte, come io l'ho abbozzata.

Padre Baird                   - (spaventato) Jack, non posso cre­dere che tu...

John                              - (in tono difensivo) Io? Cosa c'entro io? Mi pare di avervi spiegato che... sì, ammetto che in qualche punto vi è analogia fra alcuni episodi della sua fanciullezza e della mia... la morte dei suoi genitori per esempio. Ma questa è pura coin­cidenza.

Padre Baird                   - (ora riavutosi, lo fissa e poi con cal­ma) Ho capito.

John                              - (sforzandosi di sorridere) E vi prego, zio, non accennate a queste coincidenze davanti ad Elsa. Essa non le ha notate perché io non l'ho mai annoiata raccontandole reminiscenze della mia fan­ciullezza. E non voglio che interpreti la mia trama sotto un punto di vista errato.

Padre Baird                   - Lo ricorderò, Jack. Quando mi racconterai il resto del romanzo.

John                              - Una volta o l'altra; durante la vostra permanenza qui, può darsi.

Padre Baird                   - E perché non stasera a casa tua?

John                              - Certo... potrei anche stasera.

Loving                          - Vale a dire se potrò decidere sulla parte finale, prima di stasera.

John                              - Avrei così la possibilità di udire le vostre critiche e quelle di Elsa, allo stesso tempo. Anche lei è curiosa dì conoscere il resto.

Padre Baird                   - (osservandolo sempre con calma) Dunque, non mi ero ingannato. (Cambiando improvvisamente argomento in maniera agile e ca­suale) Ebbene, per ora ti lascio perché ho qualche cosa da fare in città. (Si alza e stende la mano a John).

John                              - Alle sette e mezza si cena. Ma cercate di venire prima. Io sarò a casa molto presto. (Quindi, con affezione sincera e fanciullesca) Ve lo ri­peto, zio, è per me una grande felicità di avervi qui... ad onta di tutte le nostre divergenze.

Padre Baird                   - Non ne sono affatto preoccupato. Semmai lo sono per altre ragioni, che per me non ammettono... divergenze.

John                              - (sforzandosi di sorridere)  Ma vi preoc­cupate per nulla. Per quale motivo?

Padre Baird                   - Mi hai scritto di essere felice, ed io l'ho creduto; ma ora che ti ho visto, ho la certezza del contrario. Sei tutt'altro che felice. Perché? Forse, mi farai conoscere la causa?

Loving                          - (beffardamente) Confessarmi, eh?

John                              - Cosa dite mai, zio. Io sono felice, più felice di quanto abbia mai potuto sognare o spe­rare. E, per amor del cielo, non andate a dire ad Elsa che io sono infelice!

Padre Baird                   - (calmo) Va bene. Di questo non parleremo più. Ora ti lascio. Addio, a stasera.

John                              - A stasera, zio.  (Padre Baird esce. John rimane presso la porta ad osservarlo. Quindi torna, indietro piano piano e si siede sulla sua sedia con lo sguardo fisso di fronte; quello di Loving, freddo e irridente, lo domina).

Loving                          - Quel vecchio pazzo mi vien fuori ora con le sue storie per la seconda infanzia; storie che fanno addormentare, col suo amore di Dio! E tu­tu sei ancor peggio di lui... con la tua ipocrisia e la tua menzogna, affermando di essere felice! (Suo­na il campanello del telefono sul tavolo. John scat­ta nervosamente... quindi risponde con voce che denota apprensione).

John                              - Pronto. Chi? Ditele che sono uscito.

Loving                          - E' meglio che tu cerchi di sapere ciò che vuole.

John                              - No, aspettate; mettetemi invece in co­municazione. (Quindi la sua voce diviene circo­spetta e studiatamente cortese) Oh, Lucy, Bill mi ha detto che mi avevi chiamato. Cosa?... (Egli ascolta... Quindi la sua voce diviene sempre più an­siosa) Elsa ha telefonato di nuovo? E che cosa ti ha detto? Oh! Sono contento che tu mi abbia av­vertito. Già, stava sempre domandandosi perché non ti sei fatta più viva per così lungo tempo. Sì, vacci, te ne prego. Ma sì, sarà certamente in casa questo pomeriggio. Addio. (Si alza meccanicamente).

Loving                          - (sogghignando) Il tuo terribile peccato comincia a diventare un'ossessione, eh? Ma, dopo tutto, non fu tua la colpa, non è vero? Fu qualche spirito maligno che s'impossessò di te! (Ride bef­fardamente, quindi diviene improvvisamente serio e continua col suo tono insistente, freddo e sini­stro) Ma basta con queste stupidaggini. Torniamo a pensare alla tua trama. La moglie muore... per un'influenza che si trasforma in polmonite, sup­poniamolo.

John                              - (reagisce violentemente... balbuziente) Che hai?... Maledetto che sei... Chi ti dà questa orribile ispirazione?

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

Trama per un romanzo

Il salotto del piccolo appartamento dei signori Lo­ving. Le cortine veneziane attenuano la luce che viene da una grande finestra a destra. Di fronte a questa finestra vi è un tavolo con una lampada. A sinistra, di fronte, una poltrona. A destra, una sedia ed un tavolino con una lampada. A destra del tavolo, al centro della stanza, un divano. Di fronte al divano un tavolino più basso con la scatola per le sigarette e il portacenere. A destra, un'altra sedia. Nella parete di sinistra, una porta di accesso alla sala da pranzo. Dietro la porta, una scrivania. Al centro della parete di fondo, una porta di accesso al corri­doio d'entrata.

 (Elsa entra dal corridoio. E' una trentacinquenne ma appare molto più giovane. E' una bella donna con quel fascino fisico caratteristico di una donna che ama ed è riamata, quel fascino che si manifesta in chi ha trovato l'amore soltanto in un'età relati­vamente avanzata della vita. Questa bellezza è ora leggermente sciupata dalle tracce della recente ma­lattia. Essa ja sforzi per vincere una deprimente stanchezza. Veste una semplice vestaglia. Appena essa è entrata, preme il bottone del campanello che si ode suonare nel tinello. Poi avanza, e si siede sul divano. Un momento dopo, Margaret, la cameriera, entra proveniente dalla sala da pranzo, a sinistra. E' una irlandese di media età con una espressione gentile).

Margaret                       - Desidera, signora?

Elsa                               - Non è ancora arrivato il giornale del po­meriggio, Margaret?

Margaret                       - Non ancora, signora. Non va a cori­carsi un poco, come aveva promesso?

Elsa                               - Non potrei addormentarmi, adesso. Ma mi sento riposata; non incominciare a sgridarmi. (Elsa sorride a Margaret che risponde con uno sguardo di sorriso, molto affettuoso).

Margaret                       - Deve fare molta attenzione. L'in­fluenza è una brutta malattia che lascia molta de­bolezza. E lei ha lasciato il letto soltanto da due giorni.

Elsa                               - Oh, ma mi sento veramente già abbastan­za bene. Ed ero troppo eccitata per poter dormire. Ho pensato continuamente allo zio del signor Loving. (Suona il telefono nel corridoio e Margaret si av­via verso la porta di fondo per andare a rispondere) Santo cielo, spero che non sia proprio lo zio, ora. Il signor Loving mi ha telefonato di avergli detto di venire presto; ma non arriverà certo a quest'ora!

Margaret                       - (scompare nel corridoio, da dove si ode la sua voce) Attenda un momento; vado a vedere se è in casa. (Si presenta di nuovo sulla porta del salotto) E' la signora Hillman che desidera vedere la signora.

Elsa                               - Oh, ne sono contenta. Dille di salire. (Margaret scompare e si ode ripetere le istruzioni della signora. Quindi riappare sulla porta del sa­lotto, in attesa che bussino alla porta per andare ad aprire. Elsa le parla) Vorrei non essere così mal­concia come sono. Sembro un gatto malato. Ma perché tutti si decidono a farvi visita quando vi trovate nelle peggiori condizioni?

Margaret                       - Non ha motivo di preoccuparsi, si­gnora. Ha già una bella apparenza.

Elsa                               - Ad ogni modo, per Lucy non m'importa. (Tuttavia va presso il cassetto di sinistra, in fondo, estrae la scatola degli oggetti per la toeletta, si dà la cipria sul naso, ecc. Nel frattempo Margaret si dirige verso la porta d'ingresso al corridoio e si odono le sue parole che invitano la signora Hillman ad entrare ed il loro scambio di saluti, mentre Mar­garet prende il mantello, ecc. della signora Hillman ed esce. Elsa parla a Lucy) Cara, ti sei eclissata.

Lucy                              - (si ode una voce il cui tono gentile è al­quanto forzato) E' giusto e fai bene a rimpro­verarmi appena metto piede nella tua casa! Lo so che lo merito. (Elsa si avvia verso la porta ad in­contrarla quando entra e la bacia con affetto. Lucy Hillman è quasi coetanea di Elsa, ma è ancora una donna molta attraente. Pure, a differenza di Elsa, dimostra l'età che ha, ad onta dei belletti che usa. Ha delle rughe intorno agli occhi, ed ancora più marcate ai lati della piccola bocca. Indossa abiti di lusso, ma si vede la ricerca dell'eccentricità ed uno stile troppo giovanile. Essa risponde ai saluti di Elsa con uno sforzo nervoso) Ciao, Elsa.

Elsa                               - Bell'amica che sei! Quanto tempo è pas­sato!... mesi! Non ti ho più rivista da prima della mia partenza per Boston, in febbraio. (Si siede sul divano tirando Lucy per farla sedere al suo fianco).

Lucy                              - Lo so. Non mi resta che prostrarmi ai tuoi piedi per chiederti perdono.

Elsa                               - Ti ho telefonato tante, tante volte, ma eri sempre fuori. Avevi forse dato istruzioni di dire che non c'eri? Ho perduta tutta la mia fiducia in te.

Lucy                              - Ma no, Elsa, ero veramente fuori. Come puoi pensare...

Elsa                               - (ridendo, l'abbraccia) Spero che non prenderai sul serio le mie parole. Lo so che non oseresti agire così con me; dopo tanti anni.

Lucy                              - Certamente che non lo farei.

Elsa                               - Ma capirai, ignorare del tutto, così im­provvisamente la nostra esistenza, mi ha alquanto sorpreso. Ed ha sorpreso anche John.

Lucy                              - (affrettatamente) Se tu sapessi quanto stupidi impegni mi si stanno accumulando... tutte le tediose riunioni che Walter sta combinando anche per me. (Cambiando improvvisamente l'argomento) Posso avere una sigaretta? (Ne prende una dalla scatola e l'accende) Tu non fumi?

Elsa                               - Adesso no. (Dà a Lucy uno sguardo per­plesso. Lucy evita il suo sguardo battendo nervosa­mente la sigaretta sul portacenere. Elsa domanda) Come stanno i bambini?

Lucy                              - Oh, bene, grazie. Almeno, lo spero, per quel poco che li vedo. (Le sue ultime parole hanno assunto un tono di amarezza. Cambia ancora, af­frettatamente, l'argomento) Ma parliamo un po' di te. Che cosa hai fatto tutto questo tempo?

Elsa                               - La nostra vita normale, tranquilla... Sia­mo andati qualche volta ad un concerto, ho letto molto, mi sono occupata della casa, e ho avuto cura di John.

Lucy                              - Il perfetto matrimonio: ciò che è stato il sogno di tutte noi. (Cambiando nuovamente l'ar­gomento) A che ora viene a casa John di consueto? Non vorrei incontrarlo.

Elsa                               - Non credo arriverà prima di un'altra ora. (Sorridendo) Ma perché? Che cosa hai contro John?

Lucy                              - (sorridendo con una strana preoccupazione) Niente... ad eccezione di me stessa. (Quasi indif­ferente) Intendo dire... (Cambiando) Guardami, sembro il diavolo. Ho sofferto una maledetta inson­nia ultimamente. E sono ancora abbastanza vanitosa da evitare di mostrare a qualcuno le mie bruttezze, a meno che non le abbia spruzzate con alcuni cocktails.

Elsa                               - Non dire sciocchezze. La tua apparenza è ottima.

Lucy                              - (seccamente) Ti ringrazio, bugiarda! (Con uno sguardo di traverso) In special modo non mi piace affatto di espormi ad un confronto al tuo fianco. Il contrasto è troppo evidente.

Elsa                               - Ma sono io che sembro il diavolo, non tu. Ho appena superato l'influenza.

Lucy                              - L'influenza rende... no, non importa. Non ha importanza... per ciò che sto pensando. Perdo­nami sai, se ti sembra che mi perda in chiacchiere melanconiche. Sto diventando una maledetta pe­tulante piagnucolona. E' una cosa veramente triste. (Accende un'altra sigaretta. Le sue mani hanno un tremito nervoso. Elsa l'osserva con una sguardo preoccupato ed affezionatamente pietoso).

Elsa                               - Cos'hai, Lucy? A me, lo puoi dire.

Lucy                              - (irrigidendosi sulla difensiva) Come, che cos'ho?

Elsa                               - Voglio sapere che cosa ti disturba tanto. E' inutile che tu lo neghi. Ti ho conosciuta per troppo lungo tempo. Me ne sono subito accorta, appena sei entrata, che eri sconvolta per qualcosa e che cercavi di nasconderlo.

Lucy                              - Non comprendo come ti sia venuta questa idea. (Ostentatamente disinvolta) Non ti dilettare di psicologia!

Elsa                               - Sta bene; sia come vuoi. E scusami se ho cercato di indurti a parlare. Ma sei tu che mi hai dato questa brutta abitudine, sai, raccontandomi sempre ì tuoi guai. Pensavo soltanto che avrei po­tuto aiutarti.

Lucy                              - Tu! (Fa una risatina secca).

Elsa                               - (offesa) Una volta credevi che io potessi.

Lucy                              - Una volta; molto tempo fa! (Quindi im­provvisamente pentita) Perdonami, Elsa. Sono davvero indegna, parlandoti a questo modo. Sei stata la mia più cara amica. E io non sono che una in­grata sgualdrina!

Elsa                               - Lucy! Non devi dir questo.

Lucy                              - (continua a parlare rapidamente, simulando una certa stanchezza) Ma credimi, questa volta ti sei sbagliata. Non c'è proprio nulla di male, eccetto quello che sembra essere un male comune, la vita insulsa che stiamo conducendo... E, naturalmente, le solite preoccupazioni finanziarie. Fammi dunque la cortesia di non preoccuparti per i miei guai.

Elsa                               - Va bene, mia cara. (Dopo una breve pau­sa, naturalmente) Come sta Walter?

Lucy                              - (con un sorriso forzato) Ritenevo che non si parlasse più oltre dei miei guai! Oh, Walter è... Walter. Lo conosci, Elsa, ed allora perché questa domanda? Ma sei tu davvero capace di conoscere qualcuno? Ne dubito, e mi stupisce che tu non possa mai vedere le persone per quel che realmente sono. Sembra che tu riesca a vivere in qualche mondo perduto, dove gli esseri umani sono ancora decenti ed onorevoli. Non comprendo come tu faccia. Se tu fossi sempre stata una piccola innocente, protetta da ogni malefico contatto... Ma, Dio, il tuo primo matrimonio ti deve aver buttato sul viso tutta la bassezza cui può giungere un uomo... e ciò dovrebbe essere sufficiente! Eppure te ne stai qui, calma, bella, felice...

Elsa                               - (con calma) Ho avuto la mia parte di ferite. Ma ormai sono tutte cicatrizzate... completa­mente guarite. L'amore di John è riuscito a questo.

Lucy                              - Già... naturalmente. (Quindi come se non potesse controllare il suo sfogo) Oh, il tuo John! Lo tiri sempre in ballo, come risposta ad ogni cosa.

Elsa                               - (sorridendo) Certo; lui mi appartiene.

Lucy                              - Vuoi farmi credere che sei ancora inna­morata di lui come quando lo sposasti?

Elsa                               - Molto più di allora, perché è ormai di­ventato il mio bambino ed il mio papà allo stesso tempo, oltre ad essere mio marito e...

Lucy                              - Amante. Dillo pure. E' incredibile, come tu possa appartenere all'epoca della Regina Vittoria. Non sai dunque che tutte queste cose, oggi, sono molto discusse da noi donne sposate? Ma tu sei for­tunata. Abitualmente gli uomini di cui parliamo non sono i nostri mariti e non sono neanche dei buoni amanti. Ma non ci perdiamo di coraggio. Continuia­mo a sperare ed a fare esperimenti!

Elsa                               - (con repulsione) Non parlare in modo così disgustoso. Lo so che non credi ad una parola di quel che stai dicendo.

Lucy                              - (La fissa un istante con risentimento, Quin­di si volta e prende un'altra sigaretta. Poi secca­mente) Ne sei proprio sicura?

Elsa                               - (gentilmente) Lucy, cos'è accaduto che ti ha reso così cattiva? Avevo già notato un notevole cambiamento in te negli ultimi anni, ma ora qualche cosa si è impossessato di te. Io... sinceramente, non ti riconosco più; tanto sei cambiata.

 Lucy                             - (affrettatamente) Nulla che sia successo ultimamente. Non ti mettere in testa idee strane. (Ma intanto dà sfogo a se stessa, e man mano con maggiore animazione) Semplicemente questo: sono sempre più disgustata della vita. Disgustata di tut­te le menzogne e dell'ipocrisia dell'uomo; disgustata del matrimonio e della maternità, disgustata di me stessa! Sì, specialmente di me stessa, perché tollero le umiliazioni che Walter mi impone, senza alcun ritegno, gettandosi in braccio a qualsiasi sgualdrina che incontra. E sono stanca di continuare a con­vincermi che non me ne importa, stanca di una finzione che mi tortura, stanca della pretesa che io debba continuare di questo passo, per l'amore dei figli che deve colmare qualsiasi lacuna; il che non è affatto vero!

Elsa                               - (con indignazione) Ma come può Walter essere una bestia di tal genere?

Lucy                              - (con uno sguardo ad Elsa quasi vendica­tivo) Oh, non è peggiore di molti altri. Almeno lo fa apertamente, senza mentire.

Elsa                               - Ma, santo cielo, perché lo tolleri tanto? Perché non lo abbandoni.

Lucy                              - Non essere così severa, austera e sdegno­sa, Elsa. Scommetto che tu non lo abbandoneresti... (Si ferma improvvisamente).

Elsa                               - Che cosa stai dicendo? Tu sai molto bene che io ho lasciato il mio primo marito appena scoprii che...

Lucy                              - (affrettatamente) Lo so. Io non l'ho fat­to... Perché non lascio Walter? Perché ormai sono troppo sciupata e non ne ho il coraggio. Una volta, a dire il vero, ho cercato di farlo... Fu la prima volta che seppi della sua infedeltà. Presi la mia ri­soluzione e mi recai a casa con l'intenzione di dire a mio padre che non volevo più saperne di essere moglie di Walter. Mio padre non era in casa. C'era mia madre e mi sfogai con lei, confessandole tutta la mia infelicità. Lei prese la cosa molto filosofica­mente... mi disse che pretendevo troppo; che gli uomini sono fatti così, che anche mio padre aveva... (Ha disgusto a continuare) Le parole di mia ma­dre mi paralizzarono. Così, ritornai da Walter e lui non sa fino ad oggi che io lo abbia mai abbandonato,

Elsa                               - Quanto me ne dispiace, Lucy.

Lucy                              - (riprendendo il tono duro e cinico) Non mi compiangere, per piacere. Dopo tutto, la situa­zione ha i suoi compensi. Walter ha cercato, nobil­mente, di essere giusto. Mi ha detto che io potevo avere uguale libertà, avere anch'io i miei capricci sessuali.

Elsa                               - Ma è pazzo ed idiota!

Lucy                              - (con amarezza) Non lo diceva seriamente, sai. La sua vanità non avrebbe mai ammesso che io potessi avere altro desiderio all'infuori di lui. Non era che un gesto sciocco il suo, e lo fece perché si sentiva troppo sicuro di sé... Perché sa, il vigliacco, che ad onta di tutto ciò che ha fatto, vi è ancora in me qualche cosa che mi rende schiava, qualche cosa che risale ai tempi felici dei nostri primi giorni di matrimonio: qualche cosa che è ancora amore. (Continua in tono vendicativo, con espressione sod­disfatta sul volto) Ma lo avvertii che le umiliazioni che mi aveva date avevano raggiunto il limite... ed era vero!

Elsa                               - (scandalizzata) Vuoi dire che tu...

Lucy                              - (riprendendo un tono disinvolto) Sì, ed ho cercato un piccolo e fugace adulterio. Ma debbo ammettere che come sostituzione e come piacevole diversione, è troppo sopravvalutato. (Con una pic­cola e dura risatina) Come sembri orribilmente scan­dalizzata! Non mi ordinerai di uscire dalla tua casa virtuosa?

Elsa                               - Lucy Non parlare così! E' soltanto che io non posso credere... Quello che dici non assomiglia a quello che sei, profondamente; vale a dire che la cagione di tutto... Ma non credere che io ti con­danni. Lo sai quanto ti voglio bene, vero?

Lucy                              - (la fissa con una strana espressione di paura) Non mi voler bene, per l'amor di Dio! Non desidero che tu mi voglia bene! Preferisco piuttosto che tu mi odi! (Ma Elsa si stringe vicino a lei, che finalmente ha uno scoppio di pianto ed appoggia la testa sulla spalla dell'amica).

Elsa                               - Ma via, cara. Non ti avvilire così. (Quin­di, man mano che Lucy si calma, pacatamente) Non pensare che io non comprenda; lo capisco, purtrop­po. Ebbi esattamente gli stessi sentimenti quando scoprìi quel che faceva Ned Howell. Sebbene non lo amassi più, e sebbene il nostro matrimonio sia stato sempre infelice, mi sentii così ferita nel mio orgo­glio, che avrei voluto vendicarmi prendendo come amante il primo uomo che avessi incontrato.

Lucy                              - (alza lo sguardo, sconcertata) Hai avuto la stessa esperienza? Non l'ho mai immaginato!

Elsa                               - Ciò che mi salvò dal commettere qualche stupidaggine, fu la fede che ho sempre avuto di trovare prima o poi l'uomo che avrei potuto vera­mente amare. Sentii che questo mio obbligo verso di lui e verso la mia stessa dignità personale mi induceva a non macchiarmi per dispetto o per il mio orgoglio ferito.

Lucy                              - (con penosa amarezza) Mi pungi, quando dici macchiarmi. E' proprio ciò che ho provato fino allora. Detestabile! Sgualdrina! Come se io avessi deliberatamente macchiata me stessa. E non solo me stessa... ma anche l'uomo... ed altri ai quali non avrei voluto far male per tutto l'oro del mondo.... Naturalmente se avessi avuto la testa a posto, ma non fu così! Te ne rendi conto che non ero io, vero, Elsa? Lo devi comprendere! Tu più di ogni altra persona!

Elsa                               - Ma lo comprendo, cara. Naturalmente lo comprendo.

Lucy                              - Bisogna che ti racconti come avvenne... così ci vedrai più chiaro. Fu ad una delle usuali riunioni di Walter. E sai che razza di gente gli piace avere intorno. Erano tutti là con le loro volgarità, con la loro velenosa ed invidiosa maldicenza, sprez­zanti di tutto ciò che si chiama decenza o dignità umana... Tuttavia, erano presenti anche alcuni non appartenenti a quella . classe... alcuni come noi... e fra questi vi era quell'uomo. Walter era ubbriaco e si comportava in maniera ripugnante con la sua ultima femmina, che poi lo condusse a casa sua. Tutti guardavano me con trepidazione per vedere come avrei reagito. Avrei voluto uccidere lui e lei, ma non feci che ridere, ridere e bere. Mi sentivo nell'inferno, credi a me, e nel mio intimo giuravo che avrei fatto vedere a Walter come... E scelsi quell'uomo, così deliberatamente. Feci tutto intenzionalmente e pazzamente! Dovetti fare di tutto per sedurlo... è un uomo vera­mente felice. Ed io lo sapevo, ma avevo perduto la testa. La sua felicità mi riempì di rabbia; il pen­siero ch'egli rendeva altri felici, mi aizzò a pren­dere quella felicità e distruggerla, così come era stata distrutta la mia!

Elsa                               - Lucy!

Lucy                              - (con un'altra risata) Non te l'ho detto che mi sentivo nell'inferno? Non si può vivere in quell'ambiente senza diventare come il resto della compagnia. (Continuando nel suo racconto) Lo por­tai nella mia camera da letto con una scusa. Mi respinse come se fosse stato disgustato di se stesso. Ma ero decisa a non lasciarlo andare. Poi venne la parte più strana a descriversi. Improvvisamente, non so come spiegarlo, e crederai che io sia impaz­zita o che stia scherzando, fu come se luì non fosse più lì presente. Era un altro uomo, uno sconosciuto dallo sguardo pieno dì odio che faceva spavento. Sembrava scrutare in me qualche altra persona, e mi sembrò per un momento di scorgere in qualche angolo nascosto della sua mente qualche cosa di infernale e di vendicativo. Ne rimasi spaventata e affascinata allo stesso tempo... e pronunziò anche il mio nome; è orribile soltanto a pensarci. (Sì sforza di ridere) Suppongo che tutto questo ti sem­brerà ridicolo. Può darsi che fosse l'effetto dell'al­cool; ne avevo bevuto abbastanza. (Prende un'altra sigaretta e riprende a fumare con fredda disin­voltura) E quindi seguì la mia piccola caduta: l'adulterio era consumato.

Elsa                               - (con un piccolo brivido di repulsione) Oh!

Lucy                              - Comprendo come tutto questo debba sem­brarti scandaloso ed odioso. Ma perché mi è ve­nuto in mente di dirtelo? non lo so davvero. Avrei voluto raccontarti qualunque altra cosa all'infuori di questa! (Si volge verso Elsa con uno sguardo vendicativo) Mi vedi peggiore di quanto potessi pen­sare, vero? Ma supponiamo che John ti fosse in­fedele...

Elsa                               - (scatta, spaventata) Non dir questo! (Quindi, con indignazione) Lucy! Non voglio che tu osi parlare così, neanche se...

Lucy                              - Ti domando soltanto di supporlo.

Elsa                               - Non posso! Non voglio! E non te lo per­metto! E' troppo. (Quindi si controlla e si sforza di sorridere) Ma sono più pazza di te ad arrabbiarmi. Tu non conosci affatto John, ecco tutto. E' non sai che tipo antiquato di idealista romantico egli è, né conosci quel che pensa dell'amore e del matrimonio. Ringrazio il Signore, che sia così! Riderai di me, ma io sono certa che non aveva avuto una sola av­ventura nella sua vita prima di incontrarmi.

Lucy                              - Lasciamo andare, Elsa, questo è infantile.

Elsa                               - Fammi il favore di non credermi una sempliciona ingenua. In quel tempo ero altrettanto cinica nei riguardi degli uomini come lo sei tu oggi. Non lo avrei creduto se si fosse trattato di qualun­que altro uomo al mondo, ma con John mi convinsi che era la pura verità, in modo assoluto.

Lucy                              - Lo amavi e volesti crederlo.

Elsa                               - No. Anche prima che io lo amassi ebbi quella sensazione. E fu proprio ciò che mi indusse ad amarlo, più di qualunque altra cosa... La sensa­zione che sarebbe stato mio, e che non avrei do­vuto dividerlo nemmeno col passato. Se tu potessi renderti conto di ciò che questo significa per me... E soprattutto quanta importanza avesse in quei giorni, quando ero ancora piena di disgusto per il mio infe­lice primo matrimonio.

Lucy                              - Sì, tutto questo va bene, ma non vale a provarmi che tu possa essere così sicura che mai, da allora...

Elsa                               - (con orgoglio) Io so che mi ama. E so anche che lui sa quanto lo amo io. Sa quanto male mi farebbe coll'essermi infedele. Distruggerebbe tutta la mia fede nella vita... tutta la sincerità, tutta la bellezza, tutto l'amore! Non vorrei più vivere 1

Lucy                              - Non dovresti mettere te stessa così com­pletamente alla mercè di un uomo... neanche John.

Elsa                               - Non ho alcun timore. (Sorride) Il guaio è che tu, cinica come sei, non puoi ammettere che il nostro matrimonio sia veramente un matrimonio ideale. Ma credimi, lo è... e tutto il merito è di John, non mio.

Lucy                              - Merito suo?

Elsa                               - Sì. Quando lo incontrai per la prima volta ero ormai convinta che di matrimonio non avrei più voluto saperne. E persino quando mi inna­morai di lui, non volevo sposarlo. Avevo paura del matrimonio. Gli proposi francamente di vivere in­sieme, ma di aver reciprocamente piena libertà dì azione. (Rìde) Oh, ero proprio ultra-moderna in materia! E John ne fu terribilmente scandalizzato, poveretto.... ad onta di tutte le sue vecchie idee radicali. Sono certa che rimase profondamente di­silluso di me! Fu sdegnato della mia offerta. Cominciò a contraddirmi, a polemizzare con me. Quanto fece per convincermi... come un missionario che vuol convertire un miscredente! Diceva che odiava il matrimonio convenzionale altrettanto quanto l'odia­vo io, ma che quando vi era l'ideale anche il matri­monio era bello; e lui sapeva che l'ideale poteva essere realizzato.

Lucy                              - Ah, già, l'ideale! Anch'io una volta ne ho sentito parlare!

Elsa                               - Mi disse che anche se ogni altro matrimo­nio al mondo fosse stato una menzogna, il nostro amore poteva rendere il matrimonio un vero sacra­mento... Sacramento: usò questa parola. Un sacra­mento di fede, nel quale ciascuno dì noi avrebbe trovato la più completa espressione dell'anima, nel fare della nostra unione una cosa sublime. (Sorride graziosamente) Comprendi? Tutto questo era esat­tamente ciò che io avevo tanto sognato di udire dall'uomo che amavo, sulla profondità spirituale del suo amore per me... ciò che ogni donna sogna di udire da colui che ama, almeno credo.

Lucy                              - (muovendosi a disagio, meccanicamente) Sì. Lo so.

Elsa                               - E, naturalmente, fece andare in fumo tutto il mio inconsiderato egoismo moderno. Non potevo credere, in un primo tempo, che egli parlasse sul serio, ma quando mi convinsi di ciò fui vinta. (Sorride... Quindi con calmo orgoglio) E credo che abbiamo vissuto fin da allora fedeli a quell'ideale. Io, certamente; e credo, anche lui. E' stato creato da lui, comprendi?

Lucy                              - Naturalmente, lo comprendo. Natural­mente.

Elsa                               - E il nostro matrimonio non è stato per noi, né la schiavitù, né cosa fastidiosa. Ma libertà, armonia fra noi... e felicità. Per questo dobbiamo entrambi mantenerci fedeli. Ma la felicità ne è una prova, non è vero?

Lucy                              - (profondamente emozionata, senza guar­dare Elsa, le prende le mani e le stringe, scuoten­dola) Naturalmente, è una prova. Scusami, sai, e perdonami di tutte le sciocchezze che ti ho detto. Stavo soltanto cercando di avere da te un pò* dì simpatia. Tutti sappiamo quanto siate felici tu e John. Soltanto, non dimenticare che il mondo è pieno di persone maligne e bugiarde che farebbero di tutto per distruggere la tua felicità e trascinarti al loro livello... Come stavo facendo io. Non dar loro ascolto... Non ascoltarle. Abbi fede. (Si volta e la bacia convulsamente) Che Iddio ti benedica... e conservi la tua felicità.

Elsa                               - Ti ringrazio, Lucy. Sei proprio una cara amica. (Alquanto disorientata) Ma perché dovresti temere che qualcuno...

Lucy                              - (si alza improvvisamente) Soltanto la mia leggerezza. Sono stata accusata di tante brutte cose che non ho mai commesso, e suppongo di essere stata troppo spinta in argomento... (Improvvisamen­te) Ora debbo lasciarti, Elsa. Devo correre a casa a cambiarmi per un'altra delle solite riunioni di Walter. Stiamo conducendo una vita gaia. L'unica speranza che mi rimane è che presto sia ridotto in condizioni tali che nessuno si ricorderà più di noi, ad eccezione, probabilmente, di quegli amici che abbiamo dimenticato. (Fa una piccola risata e fa un giro a sinistra del divano. Quindi, udendo il rumore della porta che si apre nel corridoio... ner­vosamente) C'è qualcuno?

Elsa                               - Deve essere John. (.Corre attorno al sofà, a destra, e si avvia verso la porta).

John                              - (saluta dal corridoio) Ciao,

Elsa                               - (esce per incontrarlo nel corridoio presso la porta e lo bacia) Ciao, caro. Sono contenta che tu sia arrivato così presto.

John/                             - Ho pensato che, avendo detto allo zio di venire presto, era meglio che anch'io... (La bacia) Come ti senti, cara? Sembri molto migliorata.

Elsa                               - Oh, mi sento abbastanza bene, John. (Lucy è rimasta in piedi, a sinistra del divano, in atteggiamento rigido e teso. L'espressione del suo volto è quella di chi si trova imbarazzato e che sì prepara ad affrontare una dura prova. Elsa e John entrano abbracciandosi. Lucy riprende la sua posa e si rivolge a John).

Lucy                              - Ciao, John.

John                              - (avvicinandosi a lei assume quell'aspetto cordiale e caratteristico del giocatore di poker che sorride) Guarda chi vedo qui, Lucy. Mi pareva di avere udito una voce famigliare, quando sono entrato. (Si stringono la mano) E' una bella sor­presa. E’ tanto tempo che non abbiamo avuto questo piacere... (Elsa si avanza dietro di lui. Il volto mascherato di Loving appare sulla porta. Du­rante la breve conversazione che segue, si muove silenziosamente fino all'angolo della lunga tavola di fronte alla finestra - a destra - e vi rimane in piedi, senza guardare in faccia le due donne, con gli occhi fissi di fronte e freddi. L'espressione della sua faccia trasfigurata appare più che mai sogghi­gnante e sinistra).

Lucy                              - Non cominciare anche tu a mortificarmi! Elsa me ne ha già dette tante!

Elsa                               - (ridendo) Si è dichiarata pentita ed è stata perdonata.

John                              - Oh, tutto va bene dunque.

Lucy                              - (nervosa) Stavo per andarmene e mi di­spiace, John, ma devo correre a casa.

Elsa                               - Oh, aspetta un minuto, adesso. John pen­serà che tu scappi perché è arrivato lui.

Lucy                              - No, veramente non posso. Elsa, te l'avevo già detto, che devo...

Elsa                               - Devi far compagnia a John almeno per qualche minuto, mentre vado a vedere come pro­cede il lavoro in cucina. Mi fido di Emmy nelle or­dinarie occasioni, ma quando uno zio sconosciuto è atteso a cena, è meglio dare un'occhiata personal­mente per accertarsi che tutto sia in ordine. (Si avanza verso la sala da pranzo, a sinistra).

Lucy                              - (con tono di disperazione) Va pure... ma ricordati che non posso trattenermi più di qualche minuto.

Elsa                               - Non dubitare. Ritorno subito. (Scompa­re dalla porta della sala da pranzo. Appena se n'è andata, il sorriso cordiale di John svani­sce e la faccia assume un aspetto preoccupato e fortemente annoiato. Egli sta ora in piedi dietro il divano, a destra. Nella breve pausa, mentre si at­tende che Elsa si sia allontanata di tanto da non udire, Loving si muove silenziosamente fin quando si ferma dietro a John, ad un passo di distanza da lui, guardando per metà John e per metà di fronte a lui).

John                              - (abbassando la voce, affrettatamente) Spero che sarai stata prudente, che non avrai par­lato di...

Lucy                              - Temi che le abbia svelato i tuoi segreti? Ma no, non ti preoccupare. E anche se fossi stata tanto malvagia da venir qui a dirle tutto, non mi avrebbe creduto; sembra avere in te una fiducia che commuove.

John                              - (nervoso) Non parlare così.

Lucy                              - No. Sei assolutamente salvo. Ti devo sol­tanto avvertire di una cosa. In verità non è nien­te, ma...

John                              - Cos'è?

Lucy                              - Walter sta dicendo ai suoi amici... Capisci, deve far così per mantenere la sua posa, la sua ami­chevole intesa...

John                              - Ma come ha fatto Walter a sapere?

Lucy                              - (esita. Quindi con tono di sfida) Gliel'ho detto io stessa.

John                              - Glielo hai detto tu? Ma perché, in nome di Dio? Già, lo immagino. Non potevi resistere... nel vederlo così depravato!...

Lucy                              - (ferita) Esattamente, John. Capisci perché ho fatto quel che ho fatto? Per punirlo... se vuoi sapere la verità.

John                              - Santo Cielo, ma credi forse che io non lo sappia? Immagini forse che io abbia mai pensato che non fosse stato altro che una rivincita da parte tua?

Lucy                              - E tu contro chi hai voluto vendicarti, John? Andiamo, siamo sinceri.

Loving                          - (coti espressione beffarda e sinistra) Chi lo sa? Forse contro l'amore. Forse, nel mio in­timo, odio l'amore!

Lucy                              - (fissa John spaventata, sbalordita) John! ora sei proprio come quella notte!

John                              - (confuso) Io? Non ero io. (Rabbiosamen­te) Cosa hai inteso dire con quelle parole, che io volevo vendicarmi? Perché dovrei vendicarmi contro di lei?

Lucy                              - Non so, John. E' una questione che lascio alla tua coscienza. Io, per mio conto, ne ho abba­stanza, grazie. E devo dire che non mi piace il tuo atteggiamento, John. (Con sogghigno disinvolto) Non si potrebbe chiamare il tono di un amante, ti pare?

John                              - (con disgusto) Amante!

Lucy                              - Oh, lo comprendo. Io penso allo stesso modo. Ma perché odiarmi? Perché non odi te stesso?

John                              - Come se non fosse così. Santo Dio, se tu sapessi! (Quindi amaramente) E quanto tempo potrai resistere alla tentazione di dire a Walter che fui io... il suo vecchio amico... così lo potrai rendere più perverso di quel che è!

Lucy                              - John!

John                              - E Walter sarà costretto a dirlo a tutti, naturalmente... per mantenere la sua posa! E poi...

Lucy                              - John! Lo sai che questo non lo farò mai, nemmeno se ti odiassi, come mi sembra che tu odi me. Non lo farei per il bene di Elsa. Oh, lo so che tu mi credi capace di mentire, ma io voglio molto bene a Elsa! (Quindi, abbattuta) Che orribile im­piccio! Quanto siamo stupidi!

John                              - (triste) Già. (Di nuovo con amarezza) Mi dispiace, Lucy, ma non mi fido di te. Quando sei in te stessa, posso fidarmi, ma se hai bevuto un po'... immagino già quel che avverrà. Sarò costretto a dirglielo io stesso, per evitarle l'umiliazione di udirlo dalle voci degli altri.

Lucy                              - John, per carità, non fare una simile pazzia: te lo domando per favore. John     - Credi che non potrebbe perdonare?

Lucy                              - Sto pensando al colpo che sarebbe per lei. Non te ne rendi conto?

John                              - (cautamente, udendo aprire la porta della cucina) Ssst! (Alzando subito la voce al tono na­turale di conversazione) Lo zio è un gran brav'uomo. Avrai occasione d'incontrarlo qualche volta. Ti pia­cerà molto.

Lucy                              - Ne sono certa. (Quindi mentre Elsa entra proveniente dalla sala da pranzo) Ah, eccoti qua. Ora devo volare a casa. (Stringe la mano a John) Arrivederci, John, sii buono con Elsa.

John                              - Arrivederci, Lucy. (Elsa le cinge la vita ed entrambe si avviano verso la porta del corridoio).

Elsa                               - Le tue cose le prendo io. (Scompaiono nel corridoio. Appena se ne sono andate John si volta e, girando attorno al divano, vi si adagia e fissa di fronte lo sguardo smarrito. Loving si muove fino a prendere posizione dietro di lui. Si china e gli sussurra all'orecchio beffardamente).

Loving                          - Te l'avevo detto che le cose avrebbero preso una brutta piega! Sarà meglio che tu prenda una risoluzione subito e che tu le racconti il resto del tuo romanzo stasera... prima che sia troppo tardi!

John                              - (agitato) Sì, è necessario.

Loving                          - Ma ti rimane anzitutto da decidere quale dovrà essere la fine del tuo protagonista. (Bef­fardo) E' strano, vero, pensare ai difficili problemi che il tuo piccolo romanzo fittizio ha fatto sorgere e che domandano una risposta ben definita. (Ride nuovamente, quindi si volta verso la porta mentre Elsa rientra nella stanza. I suoi occhi rimangono fissi su di lui mentre ella si avanza cauta, fino alla destra del divano. John non si accorge del suo ri­torno. Loving rimane in piedi, a destra, dietro John).

Elsa                               - Ti do due baci se mi sveli i tuoi pensieri! (John si volta, turbato. Siede al suo fianco, sorri­dendo) Ti ho disturbato?

John                              - (sforzandosi di sorridere) C'è qualcosa in me che non va bene. Non so perché, ma da qualche tempo mi sento molto nervoso. (Quindi disinvolto) Sono stato contento di rivedere Lucy; e tu?

Elsa                               - Anch'io... naturalmente. Però è molto cambiata. Povera Lucy.

John                              - Perché povera Lucy? Oh, intendi dire a causa delle belle gesta di Walter?

Elsa                               - Lo sai dunque?

John                              - E chi è che non lo sa? Ha fatto il possi­bile per mostrare al pubblico tutte le sue porcherie. Ma lasciamo andare Walter. Cosa hai pensato della grande sorpresa di oggi: lo zio che capita qui così inaspettatamente?

Elsa                               - Se per te è stata una sorpresa, da parte mia ti confesso che sono ansiosissima di incontrarlo. E sono così contenta che venga questa sera.

John                              - Sì, ne sono contento anch'io. (Come se la sua conversazione si fosse esaurita, John rimane silenzioso e si sente a disagio. Elsa lo guarda con preoccupazione. Quindi gli si avvicina un poco).

Elsa                               - (con tenerezza) Mi ami ancora, vero?

John                              - (la prende fra le braccia e la bacia con profonda tenerezza) Lo sai che ti amo! Non c'è niente nella vita che io apprezzi se non il tuo amore! Questo lo sai, vero?

Elsa                               - Sì, caro.

John                              - (sottraendosi ora al suo sguardo) E mi vorrai sempre bene... anche se tu sapessi che sono un pazzo; che non lo merito?

Elsa                               - Sssst! Non devi dire simili cose. Non è vero. (Sorridendo quindi in modo provocante) Eb­bene, se mi ami tanto, dammene la prova dicendomi la verità.

John                              - (controllandosi in partenza) Che cosa devo dirti?

Elsa                               - Ora, non cercare scuse. Lo so che c'è qualche cosa che ti turba da alcune settimane... da quando sono ritornata da Boston.

John                              - Ma no, Elsa, credimi.

Elsa                               - Qualche cosa che non osi svelare perché temi di farmi dispiacere. Dunque, potresti senz'altro confessarlo.

John                              - (sforzandosi di sorridere) Confessarlo? E tu mi prometti... il perdono?

Elsa                               - Perdonarti perché non volevi darmi un dispiacere? Ma sei impazzito!

John                              - (affrettatamente) No, stavo soltanto scherzando. Non c'è nulla.

Elsa                               - Coraggio! Ma io credo di poterlo indovi­nare. Si tratta di affari; non è così?

John                              - (aggrappandosi all'argomento) Ebbene... sì, lo devi sapere.

Elsa                               - E avevi tanta paura di affliggermi? Oh, John, sei così bambino, certe volte che meriteresti dei rimproveri. Hai l'aria di pensare che io sia di­ventata una piccola bambola.

John                              - No, ma...

Elsa                               - Soltanto perché mi hai fatto vivere nella agiatezza, anche troppo, negli ultimi anni! Ma ri­cordati che avevamo appena il necessario per tirare avanti, quando ci siamo sposati... ed io non ero certo infelice allora; non ti pare? E credi forse che se diventassimo poveri, me la prenderei tanto a cuore? Fino a quando ho la certezza di avere te...

John                              - (balbettando miseramente) Sei un ange­lo! Non puoi immaginare, quanta... vergogna ne provi! Dio mio, non te lo posso dire!

Elsa                               - (baciandolo) Ma, caro, non c'è nulla di male. Ed ora promettimi di dimenticarlo e di non preoccuparti più. Vero?

John                              - Sì.

Elsa                               - Bene! Parliamo d'altro. Dimmi un po' se sei andato avanti con la trama del tuo lavoro.

John                              - Sì... ho... Ho pensato come continuarlo, quasi tutto.

Elsa                               - (coti tono incoraggiante) Benissimo. Devi allora concentrare la tua mente, e dimenticare ogni altra sciocca preoccupazione. Quando mi leggerai il tuo romanzo?

John                              - Ne ho raccontato allo zio la prima parte e anche lui è rimasto con la curiosità di conoscere il seguito. Così l'ho minacciato di raccontarglielo in tua presenza, questa sera.

Elsa                               - Oh, ottima idea. (Ride) E ti confesso sarà di grande aiuto per me, nel mio compito di fare gli onori di casa. Mi sentirò probabilmente un po' a di­sagio a dover intrattenere per la prima volta uno strano zio prete.

John                              - Dopo essere stata qualche minuto in sua compagnia ti sembrerà di trovarti con un vecchio amico.

Elsa                               - Bene. Questo è incoraggiante. Ma tu rac­contaci egualmente la tua storia. Dobbiamo pre­pararci. E' meglio che io vada su a vestirmi. (Gira attorno al divano e si avanza verso la porta del corridoio) Non vai un po' nel tuo studio?

John                              - Sì, ci vado per qualche minuto. Voglio dare qualche ritocco al già scritto e definire la conclusione. Non riesco ancora a trovare la fine.

Loving                          - Cioè la fine del mio eroe!

Elsa                               - (sorridendogli come per incoraggiarlo) Mettiti dunque all'opera e non cercare poi di tro­vare delle scuse! (Essa esce. Appena se n'è andata, l'espressione di John sì altera diventando nuova­mente agitata e smarrita. Loving rimane in piedi, dietro di lui, fissandolo dall'alto in basso, con de­risione. Vi è una pausa di silenzio).

John                              - (improvvisamente, col volto pieno di ama­rezza, torturato, detestando se stesso. A voce alta) Sono un essere spregevole!

Loving                          - (beffeggiandolo) Sì, indegno di vivere. Indegno per tutta la vita, io penso, Ma vi è sempre la morte che cancella i peccati di ognuno... è il sonno, indisturbato dai sogni dell'Amore tradito! (Ride; con voce bassa e sinistra) Semplicemente un consolante richiamo nel caso tu lo avessi dimenti­cato! (John ascolta incantato, come ad una voce proveniente dal suo intimo. Quindi un'espressione di terrore appare sul suo volto ed egli rabbrividisce).

John                              - (coti voce spenta) Per l'amor del Cielo! Lasciami stare!

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

Il medesimo salotto immediatamente dopo la cena.

(Padre Baird è seduto nella sedia a sinistra; di fronte. Elsa sul divano, John al suo lato sinistro, la maschera di Loving a destra, dietro a John, nella sedia in fondo al tavolo di fronte alla finestra. John e Loving sono in abito da pranzo il cui taglio è identico. Elsa indossa un abito da sera, bianco, dì una estrema semplicità. Padre Baird è il medesimo, come nel primo atto. Margaret serve loro il caffè; quindi esce dalla porta della sala da pranzo).

John                              - (pone il suo braccio attorno alla vita di Elsa come per giocare) Ebbene, ora che la conoscete, cosa ne pensate, zio? Non dicevo il vero nelle mie lettere?

Padre Baird                   - (galantemente) Erano troppo de­boli. Non le rendesti giustizia neanche per metà

Elsa                               - Vi ringrazio, Padre. Le vostre parole sono molto lusinghiere.

John                              - Ve l'avevo detto che su questo argomento saremmo stati d'accordo! (Quindi rivolgendosi ad Elsa, con tenerezza e con tono fanciullesco) Ma tu hai un conto da regolare con me, cara. Non hai mangiato quasi niente a cena; lo sai?

Elsa                               - Ma sì che ho mangiato, caro.

John                              - No, ti ho osservata: fingevi soltanto di mangiare. Ti ho osservata bene. Non è la maniera migliore per ricuperare le tue forze.

Padre Baird                   - Devi nutrirti molto dopo l’influenza.

John                              - (con preoccupazione, prendendole le mani) Sei sicura di non aver freddo? Vuoi che ti pren­da qualcosa da metterti sulle spalle?

Elsa                               - No, caro, grazie.

John                              - Ricordati che il tempo è terribile; piove e fa freddo; nemmeno in casa le precauzioni sono troppe.

Elsa                               - Credimi, John, ora mi sento proprio bene. Fammi il favore, non ti preoccupare così per me.

John                              - Va bene: ma guarda di non stancarti troppo ora, capito? Se ti senti soltanto un poco af­faticata non hai che dircelo senza tanti compli­menti; lo zio ed io andremo nello studio, vero zio?

Padre Baird                   - Naturalmente. Io spero che Elsa vorrà considerarmi come di famiglia e vorrà trat­tarmi senza complimenti.

Elsa                               - E' proprio così, Padre. (Quindi provocan­te) Ma sapete cosa penso si nasconda dietro a tutte queste premure di John? Sta semplicemente cer­cando una scusa per esimersi dal raccontarci il re­sto del suo romanzo. Ma non ce lo lasceremo sfug­gire, vero?

Padre Baird                   - No davvero.

Elsa                               - La prima parte è molto interessante. Non vi sembra, Padre?

Padre Baird                   - Sì. E’ tragica e rivelatrice per me.

Elsa                               - Dunque, capisci John? è inutile esimersi; noi insistiamo.

Loving                          - (freddamente beffeggiante) Siete de­cisi a insistere?

Elsa                               - Naturalmente. Dunque avanti.

John                              - (nervosamente) Ebbene... (Esita... e be­ve il resto del suo caffè).

Elsa                               - (sorridendo) Non ti ho mai veduto così turbato come adesso, John. Sembra che tu debba parlare ad una udienza di critici.

John                              - (comincia a sbalzi) Ma no... soltanto pri­ma di cominciare, desidero ancora una volta che comprendiate bene una cosa. La mia trama, fino all'ultima parte che è del tutto immaginaria, è presa dalla vita vissuta. E' la storia di un uomo che una volta conobbi,

Loving                          - (beffeggiante) O credetti di conoscere.

Elsa                               - . Mi permetti di essere indiscreta? L'ho mai conosciuto io quell'uomo?

Loving                          - (con tono ostile nella voce) No. Questo te lo posso giurare. Non l'hai mai conosciuto.

Elsa                               - (non persuasa) Scusami allora se ti ho in­terrotto con una domanda sciocca. Continua, caro.

John                              - (nervosamente sforzandosi) Non è fa­cile, ora, riprendere il filo. (Si volta e riprende la tazza del caffè, dimenticando di averlo bevuto tut­to... posa di scatto la tazza e procede rapidamente) Bene, ricorderete che la prima parte termina quan­do i genitori del ragazzo sono morti.

Loving                          - Ed egli ha ripudiato tutte le sue vec­chie superstizioni!

John                              - Come potete immaginare, per lungo tempo dopo la loro morte, si svolse nel suo intimo un terribile conflitto. Era assediato da pensieri spaventosi che gli davano la sensazione di aver dato la sua anima a qualche malefico potere. Ma sentiva anche un torturante desiderio di pregare e di chie­dere perdono. Gli sembrava di avere perduto per sempre tutto ciò che è amore... e di essere un ma­ledetto. E la sua unica aspirazione fu quella di morire. Un giorno giunse fino al punto di impu­gnare la pistola di suo padre...

Loving                          - (sogghignando) Ma ebbe paura di af­frontare la morte. Nella sua mente vi era ancora troppa religione, capite, per accettare la bella e confortante verità della vita: che la morte è l'ul­timo sollievo, la sublime ed ignota pace.

Padre Baird                   - (calmo) Non posso vedervi né bellezza, né conforto.

Loving                          - Dopo, ebbe spesso. a pentirsi di non aver avuto allora il coraggio di morire. La morte gli avrebbe risparmiato di inseguire tante sciocche chimere romantiche prive di significato.

Elsa                               - (inquieta) Oh, non devi parlare così, John. Sono parole troppo amare... e false... pronun­ciate da te.

John                              - (confusamente) Io?... cosa c'entro io? Tu dimentichi che sto semplicemente ripetendo ciò che quell'uomo mi disse. (Affrettandosi a raccon­tare) Ebbene, egli uscì da questo periodo di nera disperazione. Pensò fra se stesso di assumere un atteggiamento più saggio. Si dedicò alla lettera­tura di ogni specie di libri scientifici. Finì per di­ventare un ateo. Ma la sua esperienza aveva la­sciato una macchia indelebile nel suo spirito. Era rimasto sempre qualche cosa in lui che gli dava la sensazione di essere dannato per tutta la vita; dannato per il suo cinismo, maledetto per l'ina­bilità di non poter mai raggiungere una duratura credenza in qualche fede, dannato dal timore della menzogna nascosta dietro la maschera della verità.

Padre Baird                   - Ah!

Loving                          - (beffardamente) Molto romantico, ca­pite... pensare di sentirsi pervaso da un'anima dan­nata!

John -                            - E col passare degli anni, anche quando si sentiva al vertice della sua saggezza, non poteva mai spiegarsi l'orrore della morte... ed il fascino strano che essa aveva per lui. Ed oltre a ciò, la vita lo spaventava... come se sentisse costantemen­te uno spirito maligno in agguato dietro la vita e pronto a ridurre gli uomini alla sua mercè, nell'ora della loro sicura felicità... Qualcosa che odiava la vita!... Qualcosa che rideva con sdegno e derisione! (Ha lo sguardo fisso dinnanzi, affasci­nato dalla paura, come se scorgesse qualche cosa davanti a lui. Quindi improvvisamente - come per rispondere - Loving fa una risatina beffarda, ap­pena percettibile. John ha un brivido. Elsa e padre Baird, impressionati, fissano John con inquietu­dine, ma egli ha sempre lo sguardo fisso dinnanzi, ed essi volgono nuovamente lo sguardo altrove).

Loving                          - Un credulone, uno sciocco affetto da manìa religiosa, come vi ho spiegato! Ed era entrato con la sua credulità nel successivo stadio della sua vita. Quando egli credette in un « ismo » dopo l'al­tro, sociale o filosofici, sempre alla ricerca della verità! Egli non fu mai coraggioso abbastanza per ammettere ciò che egli sapeva essere realmente vero; che non esiste alcuna verità per gli uomini; che la vita umana non ha importanza né signifi­cato. No. Cercò sempre di aggrapparsi a qualche assurda e nuova fede per trovare una scusa e ti­rare avanti!

John                              - (orgogliosamente) Ed andò avanti! E trovò finalmente la verità che cercava... nell'amore, dove egli non aveva mai immaginato di trovarla; perché aveva sempre avuto paura dell'amore. E quando incontrò la donna che divenne poi sua mo­glie e sì rese conto che era innamorato di lei, si sentì in preda al panico ed al timore. Voleva fug­girla... ma si accorse che non poteva.

Loving                          - (sdegnosamente) Quindi si arrese sen­za reagire... e cominciò subito a costruire una nuo­va superstizione dell'amore attorno ad essa.

John                              - E per la prima volta dopo la morte dei suoi genitori... fu felice e ne rimase sbalordito dal­la gioia.

Loving                          - (beffardamente) Non senza un segreto timore!

Elsa                               - (dà a John uno sguardo fugace) Segreto timore?

John                              - Sì, la sua felicità gli dava un senso di paura. Il suo amore gli dette l'impressione di sen­tirsi alla mercè di quel qualcosa di malefico che lo spaventava. E quanto più trovava pace e conforto nell'amore di sua moglie, tanto più era ossessio­nato da orribili presagi... come la paura che essa potesse morire, e che egli sarebbe rimasto ancora una volta solo, senza amore. Tanto grande era la forza di questa ossessione che spesse volte si sentiva come oppresso, disperato...

Loving                          - E spesso si accorse che stava penden­dosi...

John                              - (affrettatamente) Contro la sua vo­lontà...

Loving                          - (inesorabile) Di aver permesso ancora una volta all'amore di porlo alla mercè della vita!

John                              - (affrettatamente) Ma, naturalmente, egli si convinse che tutto ciò era pazzesco, ridicolo, perché pensava: non sono forse più felice di quanto abbia mai sognato?

Loving                          - (godendo della sua beffa) E così, deli­beratamente, distrusse quella felicità.

Elsa                               - (scattando) Distrusse la sua felicità? Come, John?

John                              - (si volge verso di lei, sforzandosi dì sorri­dere) Temo che troverai difficoltà a credere in questa parte della sua storia, Elsa. Questo sciocco disgraziato, che amava sua moglie più di ogni al­tra cosa al mondo, le fu infedele. (Padre Baird scatta e fissa John con espressione di severo rim­provero).

Elsa                               - (come spaventata) E'... incredibile. Ma questa parte è sempre la storia di quell'uomo che tu conoscevi, vero?

John                              - Ma sì, naturalmente, e non devi con­dannarlo senza prima udire almeno quello che ac­cadde. Sua moglie era andata via. Era la prima volta che lo lasciava solo. Si sentì come perduto senza di lei... pauroso, disintegrato. Si sentì asse­diato dai soliti orribili pensieri. Cominciò ad im­maginare ogni sorta di disgrazie; visioni spaven­tose passavano per la sua mente. Cercò di allonta­narle, lavorando. Ma non poteva. Una sera, un vec­chio amico lo trascinò ad una allegra riunione. Egli odiava usualmente simili cose, ma quella volta pensò che gli avrebbe procurato qualche momento di sollievo. Vi andò. E osservò con disgusto come il suo amico che era ubbriaco, si comportava in mo­do osceno con una di quelle donne, in presenza di sua moglie. Già lo sapeva, che conduceva da tempo quella vita di dissipazione e che sua moglie non lo ignorava. Egli si era spesso domandato se alla moglie non glie ne importasse proprio niente. E fu curioso, in quell'occasione, di osservare come essa avrebbe reagito. Infatti, si rivolse alla donna con gentilezza, soltanto gentilezza; ma lei aveva già capito l'intimo pensiero. E reagì in modo che a tutta prima lo scandalizzò, ma finì poi col provo­care la sua curiosità. L'aveva conosciuta da molti anni. Ma quella sera non era più lei. Ed il fatto che essa fosse diventata così corrotta, ebbe per lui una specie di fascino. Fu preso dalla curiosa mor­bosità di vedere fin dove poteva arrivare... ma, pu­ramente come un osservatore. Almeno così pensò il povero idiota! Ricordatevi che mentre avveniva tut­to questo egli stava studiandola; e rideva in cuor suo delle goffe pose seducenti che essa assumeva; ave­va l'impressione di prender parte ad uno scherzo. Cosi, come pensava che anch'essa stesse scherzan­do e che fosse ispirata non già dal desiderio, ma dall'odio vendicativo per suo marito. Egli aveva analizzato tutto molto bene, considerando gli ele­menti noti. Ma fu l'imprevisto...

Padre Baird                   - (senza alzare la testa) Già. (Dà uno sguardo fugace a Elsa, Quindi si volta rapida­mente altrove. Gli occhi di lei fissano ora il pavi­mento e la sua faccia è irrigidita come una masche­ra per la tensione e lo sforzo che sta facendosi per dominarsi).

John                              - Egli non aveva il minimo desiderio di possedere quella donna. Quando la sentì nelle sue braccia, gli destò un senso di repulsione. Decise di porre fine allo scherzo. Pensò a sua moglie... (Si sforza di ridere) Ma, come ho già detto, vi era da fare i conti con l'imponderabile. Rivolgendo il pen­siero a sua moglie ebbe una improvvisa sensazione, come se qualcosa dall'esterno, uno spirito malefico nascosto, s'impadronisse di lui.

Loving                          - (freddamente vendicativo) Proprio così. Vide chiaramente che quella situazione era il cul­mine di una lunga lotta a morte fra sua moglie e lui. La donna che si trovava in sua compagnia, valeva soltanto come un mezzo. Egli s'accorse che tutte le sue ipocrite pretese nascondevano, real­mente, il suo odio per l'amore. E voleva liberarsi dal suo potere, sentirsi ancora libero. Voleva ucci­derlo!

Elsa                               - (penosamente e con orrore) Oh! (Cer­cando di dominarsi) Io... Io non posso comprendere. Odiava l'amore? Voleva ucciderlo? Ma questo... è orribile!

John                              - (balbettando confusamente) No... Io... Non comprendi che non ero io?

Loving                          - Ma io temo, Elsa, che la sciocca pre­sunzione del mio eroe, di essere stato pervaso da un demonio, debba sembrarti una scusa incredibile, una menzogna escogitata per scagionarsi dalla sua responsabilità.

Padre Baird                   - (senza alzare lo sguardo, con cal­ma) Per me è affatto credibile, Jack. Chi dà la propria anima al demonio dell'odio... non può poi rimanerne per sempre immune.

Loving                          - (beffardamente) Quanto all'adulterio in se stesso, la verità è che quello sciocco stava dando grande importanza ad una cosa da nulla... ad un gesto senza significato, come quello di un insetto con un altro; di eguale importanza per la vita!

Elsa                               - (fissa John come se fosse diventato un estraneo. Una sdegnosa repulsione appare sul suo volto) John! Sei disgustante! (Fugge da lui fino all'estremità del divano, vicino a Padre Baird).

John                              - (balbettando confusamente) Ma io... io non intendevo... Ho detto questo, per ischerzo... per provocare una reazione da parte dello zio...

Padre Baird                   - (dà un rapido sguardo pieno di ansietà a Elsa. Quindi, con calma, ma con tono al­quanto austero) Non credo si tratti di uno scher­zo! Ma, continua pure con la tua storia, Jack.

John                              - (sforzandosi per continuare) Ebbene. Io... Io sono convinto che potrete immaginare quale vita d'inferno egli abbia passato dal momento in cui, ripreso il dominio di se stesso, ebbe l'esatta sensazione della bassezza della sua colpa. Non po­teva perdonare a se stesso... e questo è il grido che ora proviene da tutta la sua anima... perdono!

Padre Baird                   - (sempre calmo) Questo lo credo bene, Jack.

John                              - Voleva dirlo a sua moglie ed invocare il suo perdono... ma temeva di perdere il suo af­fetto. Ed ecco il punto sul quale mi piacerebbe conoscere la tua opinione, Elsa. La domanda non fa parte naturalmente della mia storia, capisci, ma... Tu non pensi che sua moglie poteva averlo perdonato?

Elsa                               - (molto nervosa) Vorresti che io mi met­tessi al posto della moglie?

John                              - Sì. Voglio sapere se quell'uomo era o no uno stupido... nel sentirsi così timoroso.

Elsa                               - (dopo una seconda pausa, nervosamente) No. Non potrebbe mai perdonarlo.

John                              - (disperatamente) Ma non era lui! Non lo comprendi...

Elsa                               - No. Me ne dispiace... Non lo posso com­prendere.

John                              - (coti tristezza) Già. E' la risposta che aspettavo anch'io.

Elsa                               - Ma che cosa conta ciò che io ne penso? Hai detto che la domanda del perdono di lei non fa parte del tuo romanzo.

Loving                          - (freddamente) Non fa parte, finché la moglie è in vita.

John                              - (afflitto) Lui non glielo confessa mai.

Loving                          - La moglie si ammala gravemente.

Elsa                               - (ha uno scatto) Oh!

Loving                          - (con voce fredda, come se pronunziasse una sentenza di morte) L'influenza si trasforma in polmonite. E lei muore.

Elsa                               - (coti espressione di spavento) Muore?

Loving                          - Sì. Per il finale del mio romanzo mi occorre la sua morte. (Quindi in tono sinistro e beffardo) E' così; per costringere il mio romantico eroe a decidersi finalmente ad una logica conclu­sione della sua vita!

Elsa                               - Così, essa muore.

Padre Baird                   - Io credo che tu abbia stancato Elsa con le tue immaginazioni sensazionali, Jack. Mi pare che sarebbe meglio risparmiarle, almeno per ora, la triste atmosfera in cui sta entrando il tuo romanzo.

Elsa                               - (aggrappandosi a quelle parole) E' vero; temo sia stato troppo emozionante... In realtà non mi sento più disposta... Durante la cena ho comin­ciato a sentirmi un mal di capo che ora è terribil­mente aumentato.

John                              - (si alza... molto preoccupato) Ma perché non me l'hai detto? Se io avessi immaginato, non ti avrei certamente afflitto con questa maledetta trama.

Elsa                               - E'... è meglio che mi distenda qui sul divano... che prenda un po' di aspirina... e mi ri­posi per un momento. Tu puoi andare su con lo zio, nel tuo studio... a raccontargli il resto della tua storia.

Padre Baird                   - (si alza) Una buona idea. An­diamo, Jack. Dai alla tua povera moglie un po' di respiro; risparmiale gli orrori della tua produ­zione letteraria. (Si avviano verso la porta in fondo).

John                              - (si avvicina a Elsa. Contemporaneamente Loving si fa avanti e si ferma dietro a lei, dietro il divano) Sono profondamente afflitto, Elsa, di averti cagionato...

Elsa                               - Non ti preoccupare! E' soltanto mal di capo.

John                              - Non... non ti senti male, vero, cara? (Pone timidamente la mano sulla fronte di lei).

Elsa                               - (svincolandosi per non essere toccata) No, no, non è nulla.

Loving                          - (piano, col suo usuale tono freddo che ora cela una specie di monito sinistro) Devi fare molta attenzione, Elsa, ricordati che fuori fa molto freddo e piove.

Elsa                               - (con lo sguardo stranamente fisso di fronte ripete come affascinata) Piove?

Loving                          - Sì.

John                              - (balbettando confusamente) Sì, devi... devi fare molta attenzione, cara.

Padre Baird                   - (dalla porta di fondo, imperativo) Andiamo, Jack! (John va verso di lui seguito da Loving. Padre Baird si avvia nel corridoio vol­tando a sinistra per salire allo studio. John si ferma sulla porta e, voltandosi, guarda per un momento Elsa, paurosamente, Loving, che è al suo fianco, si ferma pure ad osservarla, con uno sguar­do freddo e senza rimorso nella sua maschera si­nistramente irridente. Si fermano per un momento, l'uno accanto all'altro. Quindi John si volta e scompare nel corridoio verso sinistra, seguendo Padre Baird. Loving rimane; il suo sguardo è con­centrato dietro la testa di Elsa, con intensità cru­dele e implacabile. Elsa mantiene lo sguardo fisso di fronte con la stessa strana espressione di chi è affascinato dallo spavento. Quindi, come se obbe­disse alla di lui volontà, si alza adagio e cammina lentamente, impassibile e, sorpassandolo, scom­pare nel corridoio a destra verso la porta d'ingresso dell'appartamento. Quindi anch'egli si volta e scom­pare nel corridoio a sinistra, seguendo Padre Baird e John nello studio).

QUADRO SECONDO

Lo studio dì John Loving al piano superiore dell'appartamento. A sinistra, di fronte, vi è una porta di accesso alla camera di Elsa. Librerie si estendono lungo le pareti di fondo e di destra. Vi è un'altra porta, a destra, che dà accesso al cor­ridoio. Un lungo tavolo con una lampada al centro, di fronte. A sinistra del tavolo vi è una sedia. Di fronte al tavolo una sedia eguale. A destra, di fronte, una chaise-longue voltata verso sinistra.

(Si scorgono: Padre Baird, John e Loving. Il pre­te è seduto sulla chaise-longue, John nella sedia di fronte al tavolo, Loving nella sedia a sinistra del tavolo. Padre Baird ha lo stesso atteggiamento mantenuto nella scena precedente: lo sguardo ri­volto in basso, afflitto ma alquanto austero. La faccia mascherata di Loving ed il suo sguardo freddo ed impassibile, sono concentrati su John; quest'ultimo parla meccanicamente, nervosamente e con monotonia, come se parlasse per scacciare i pensieri).

John                              - Io ascolto la gente che parla di questa depressione generale che stiamo attraversando, e mi meraviglio della prevalente stupida codardia. E’ evidente che tutti ingannano deliberatamente se stessi, perché temono che un cambiamento non da­rebbe loro il coraggio di guardare in faccia la veri­tà. Non vogliono comprendere ciò che è loro acca­duto. Essi non desiderano altro che ricominciare la cuccagna del loro cieco egoismo. Non sanno più cosa desiderano, che cosa Questo paese debba essere o debba diventare, ne dove desiderano che vada a finire. Ha perduto qualsiasi significato, per loro» ec­cetto quello di un porcile e così, la loro vita di cit­tadini non ha né principio né meta. Hanno perduto l'ideale della Terra dei Liberi. La libertà domanda iniziativa, coraggio; il bisogno di decidere quel che la vita deve significare per ognuno. Per loro, questo rappresenta il terrore. Essi spiegano la loro vigliac­cheria spirituale latrando che il tempo dell'indivi­dualismo è ormai passato, mentre in realtà è il loro coraggio dì possedere una propria anima che è morto... E putrefatto! No, essi non vogliono essere liberi; la schiavitù significa la sicurezza... di una certa specie, di quella specie per la quale soltanto si sentono coraggiosi. Quella che lì esime dalla ne­cessità di pensare. Non hanno altro da fare che ob­bedire agli ordini dei padroni i quali sono, a loro volta, i loro schiavi!

 Loving                         - (interviene, annoiato e decisivo) Ma an­cora una volta torno a denunciarli. Naturalmente è tutto fiato sciupato; sciocchezze. La libertà non era che la nostra illusione romantica. Ora conosciamo qualcosa di meglio. Sappiamo di essere tutti schiavi di qualche possibilità priva di significato. L'elettri­cità o qualche altra cosa, che ci trascina veloce­mente... fino ad Ercole!

John                              - (con orgogliosa fiducia) Ma, ciò nonostan­te, io dico: benissimo! andiamo a raggiungere Er­cole! Affrontiamo pure anche questo! "Una volta che abbiamo accettato anche questo senza fuggire, possiamo cominciare a creare nuove mete per noi stessi; mete per i giorni che viviamo! Sorgerà una nuova disciplina per la nostra vita, una nuova vo­lontà e forza di vivere, un nuovo ideale che dia la misura del valore della nostra vita!

Loving                          - (beffardamente) Cosa? Sto forse scher­zando ancora una volta con le mie vecchie ideologie sociali? Mi duole di annoiarvi, zio.

Padre Baird                   - (calmo, senza alzare lo sguardo) Non mi annoi affatto, Jack.

John                              - (una esaltazione idealistica si palesa nella sua voce) Abbiamo bisogno di un nuovo eroe che ci insegni questo ideale; un eroe che con la sua stessa vita lo esemplifichi e lo trasformi in realtà vivente per noi... un uomo che dimostri come la breve vita umana, nel tempo e nello spazio, può essere nobile. Abbiamo bisogno soprattutto di im­parare ancora una volta a credere nella possibilità di nobilitare lo spirito in noi stessi! Un nuovo sal­vatore deve nascere, che ci riveli come possiamo salvarci da noi medesimi, in modo da poterci li­berare dal passato,, ed ereditare il futuro senza perire!

Loving                          - (beffardamente) Vi sembreranno gli stessi pensieri delle mie vecchie lettere, zio. Ed an­cor più insensati, naturalmente. Ma vi sono mo­menti di abbattimento e di sollievo in cui uno tro­va rifugio in qualsiasi vecchia cosa nuova!

Padre Baird                   - (ignorando le ultime parole, con cal­ma) Hai dimenticato che gli uomini già posseg­gono un Salvatore, Jack. Hanno bisogno soltanto di ricordarsi di lui.

John                              - (piano) Già, forse, se noi potessimo an­cora aver fede in...

Loving                          - (aspramente) No! Gli dei sono cose sor­passate! Non è possibile tornare indietro!

Padre Baird                   - Jack! Sii cauto!

Loving                          - (ancora beffardo) Ma, d'altra parte, posso convenire con voi che questo Salvatore, que­sto superuomo che ho ora rievocato dal mio passato, è ugualmente uno spettro futile. Anche se egli ve­nisse, non avremmo altro da fare che confinarlo in un manicomio per averci voluto insegnare che la nostra vita dovrebbe avere un nobile scopo e quindi affondare i nostri quattro piedi nel truogolo! (Ride sardonicamente) Come potremmo considerare una così poco patriottica idea diversamente da una pazzia, eh? (Una pausa. Padre Baird alza lo sguardo e studia l'espressione della faccia di John con speranza).

Padre Baird                   - (finalmente parla con calma) Jack, da quando siamo saliti nel tuo studio, ho ascoltato pazientemente le tue discussioni su ogni soggetto del mondo, ad eccezione di quello che io so che occupa realmente la tua mente.

John                              - Non comprendo cosa vogliate significare.

Padre Baird                   - La fine del tuo romanzo.

John                              - Oh, dimentichiamolo. Ne sono stufo di quel maledetto lavoro... almeno in questo mo­mento.

Padre Baird                   - Già, stufo di quel maledetto la­voro. E' proprio per questo che io ritengo importante che tu me lo faccia conoscere... ora. La moglie dì quell'uomo muore, tu dicesti. (Guarda fisso il volto di John ed aggiunge adagio) D'influenza che si tra­sforma in polmonite.

John                              - (disagiato) Perché mi fissate così?

Padre Baird                   - (abbassando lo sguardo, con calma) Continua dunque la tua storia.

John                              - (esitante) Ebbene... io... Potete immagi­nare l'angoscia dì lui dopo la morte di sua moglie... La colpa che lo tortura mille volte di più ora che sua moglie è morta.

Padre Baird                   - Posso bene immaginarlo, Jack.

Loving                          - (beffardamente) E, sotto l'influenza della sua ridicola coscienza che lo accusa, tutte le superstizioni della sua infanzia, quelle che egli si vantava di aver ucciso con la sua ragione, ritornano ad appestarlo. Sente, alle volte, l'assurdo impulso di pregare. Lotta e respinge questa sciocchezza. L'ana­lizza razionalmente. La concepisce chiaramente come un ritorno alle esperienze della sua infanzia. Ma, ad onta di se stesso, quel qualche cosa che è in lui e che egli disprezza come una superstizione, si impone con la vecchia patetica idea della sopravvi­venza dopo la morte. Egli comincia a credere che sua moglie è vivente in qualche mitica vita!

John                              - Egli sa che il suo peccato essa ora lo co­nosce. Egli la ode promettergli il perdono se an­cora una volta egli crederà nel suo vecchio Dio dell'Amore, attraverso il quale egli la cerca. Lo spi­rito di lei sarà sempre vicino a lui in questa vita e la morte non sarà una fine, ma un nuovo principio, una riunione con lei nella quale il loro amore con­tinuerà per sempre nell'eterna pace e nell'amore di Dio! (La sua voce ha assunto un tono di intenso de­siderio).

Padre Baird                   - Ah! Dunque lo senti Jack! Grazie a Dio!

John                              - (come se non avesse inteso) Una notte, quando egli sì sente perseguitato in modo insoppor­tabile, egli corre fuori... nella speranza che, cammi­nando fino all'esaurimento, potrà essere in grado di prendere un po' di sonno e dimenticare. (Fissa stra­namente lo sguardo di fronte come se scorgesse la scena che sta descrivendo) Senza sapere come vi sia giunto, egli si accorge di aver fatto un lungo giro e dì trovarsi di fronte alla vecchia Chiesa, poco di­stante dalla casa ove ora egli vive, nella quale usava pregare quand'era bambino.

Loving                          - (beffardamente) Ed ora siamo arrivati alla grande scena fatale, nella quale egli affronta finalmente i suoi spettri! (Con dura espressione di sfida) La Chiesa lo mette alla prova... Ed egli ac­cetta la sfida e rientra!

John                              - Si trova inginocchiato ai piedi della Cro­ce. Ha la sensazione di essere perdonato e penetra di nuovo nel suo cuore l'antica confortante pace, la sicurezza, la gioia! (Egli esita, come se fosse ri­luttante a proseguire, come se fosse giunto alla fine).

Padre Baird                   - (profondamente commosso) E' questa la fine? Grazie a Dio!

Loving                          - (beffardamente) Temo che la vostra contentezza sia alquanto prematura... perché questa sua codarda resa di fronte alla sua debolezza, non è affatto la fine! Anche quand'è inginocchiato, vi è qualcosa in lui che ride, che schernisce... ed all'ultimo momento, la sua volontà, il suo orgoglio rivivono in luì. Egli vede chiaramente, alla luce della ragione, l'abiezione della sua misera resa per trovare consolazione nei vecchi fantasmi... e li respinge! (La sua voce, con sorprendente pron­tezza, assume un tono selvaggio e vendicativo) Egli maledice ancora una volta il suo Dio, come già fece da ragazzo! Finalmente egli lo sfida! Egli...

Padre Baird                   - (austero) Jack! Fai attenzione!

John                              - (confusamente protestando) No... Ciò non è giusto... Io...

Loving                          - (stranamente confuso, a sua volta affret­tatamente) Scusatemi, zio. Naturalmente ho avu­to torto... temo di aver permesso per un momento all'autore, ansioso di descrivere un momento drammatico, di sfuggire al mio sano raziocinio. Naturalmente egli non potrebbe essere mai tanto stupido da maledire ciò che egli sa che non esiste!

John                              - (con senso di scoraggiamento) No. Egli si accorge che non potrà mai più credere nella sua fede perduta. Esce dalla Chiesa... privo ormai dell’amore per sempre... e pronto ad affrontare la sua perdita eterna, senza speranza, ed accettare il suo fato ed a continuare la sua vita.

Loving                          - (beffardamente) Una fine veramente eroica, sfortunatamente priva dì senso!

Padre Baird                   - E' vero. Priva di senso. Mi fa piacere che tu lo comprenda.

John                              - (eccitandosi un poco, difensivamente) No... Ritiro la parola... Non è affatto priva di senso; il dovere dell'uomo è quello di vivere, dì andare avanti!

Loving                          - (beffardamente) Parla ancora una volta l'idealista romantico! Avanti fino ad Ercole! Che motto ispiratore! (Quindi una nota sinistra ritorna nella sua voce) Ma vi è ancora un'altra fine alla mia storia... Una fine logica e coerente!

Padre Baird                   - (come se non avesse udito le ultime parole) Jack! Ma sei così cieco di non accorgerti che la tua immaginazione, suggeren­doti di far trovare al tuo eroe la pace nella Chie­sa, rivela l'ardente desiderio della tua stessa ani­ma?... La salvazione da te medesimo, che in essa puoi trovare e che ti offre? Se tu fossi onesto con te stesso, ti getteresti in ginocchio ora e...

Loving                          - Scempiaggini! Come potete credere a simili superstizioni puerili?

Padre Baird                   - (risentito) Jack! Ho sopportato fino al limite del possibile le tue bestemmie, i tuoi insulti a...

John                              - (confuso) Io... Io... Non intendevo... Ne sono dolente, zio. Ma è soltanto una storia. Non prendetela tanto seriamente.

Padre Baird                   - (controllando immediatamente, con calma) E' soltanto una storia, Jack? Vuoi pro­prio che io continui ancora a crederlo?

John                              - (difendendosi) Perché? Cos'altro potre­ste dunque credere? Credete forse che io?... (Quin­di, con tono improvvisamente adirato) Basta con questa maledetta storia. Ne ho avuto abbastanza e non voglio parlarne più! (Padre Baird lo fissa in silenzio, John incomincia a passeggiare su e giù per la stanza nervoso ed inquieto. Quindi si ferma im­provvisamente) Io... Se me lo permettete... Io de­sidero scendere un momento per vedere come sta Elsa. (Si avvia verso la porta. Loving lo segue) Tornerò subito.

Padre Baird                   - (calmo) Naturalmente, Jack. Non ti preoccupare di me. Darò un'occhiata alla tua biblioteca. (Si alza. John esce. Loving si volta per un attimo ad osservare Padre Baird con espres­sione beffarda e irridente. Poi segue John. Padre Baird si avvicina agli scaffali a destra, ma agi­sce meccanicamente. La sua mente è preoccupata e la espressione è triste. La voce di John si ode, proveniente dal piano inferiore, che chiama Elsa. Padre Baird si scuote e sta in ascolto. Quindi si ode ancora la voce di John proveniente dalla ca­mera di Elsa. Egli continua a chiamare ansiosa­mente: «Elsa!». Quindi, evidentemente, esce dalla camera e chiude la porta dietro di sé. Il volto di Pa­dre Baird assume un aspetto sempre più. preoc­cupato. Va verso la porta di fondo e vi rimane in piedi, per udir meglio la conversazione che avviene nel piano inferiore. Un momento dopo John riap­pare dalla porta di fondo. Sta compiendo un grande sforzo per nascondere un senso di paura. Avanza. Loving lo segue in silenzio, ma si ferma e rimane in piedi presso lo scaffale a sinistra della porta).

John                              - E'... E' uscita.

Padre Baird                   - E' uscita? Ma sta ancora pio­vendo, o m'inganno?

 

John                              - Piove dirottamente. Io... Non posso com­prendere. Ma è da pazzi uscire stasera, ancora con­valescente dall'influenza...

Padre Baird                   - (come colpito, involontariamente) Ah!

John                              - Cosa dite?

Padre Baird                   - Niente.

John                              - (spaventato) Non posso immaginare...

Padre Baird                   - Da quanto tempo è uscita?

John                              - Non lo so. Margaret dice di avere udito qualcuno uscire subito dopo che noi siamo saliti.

Padre Baird                   - (a voce bassa, parlando con se stesso) E' colpa mia, che Dio mi perdoni. Avevo il presentimento che non avrei dovuto lasciarla sola. (John si getta sulla sedia presso il tavolo ed attende nervosamente,.. Quindi, improvvisamente, come se scoppiasse)

John                              - Non avrei dovuto raccontarle la sto­ria! Sono uno stupido maledetto da Dio.

Padre Baird                   - (austero) Dovresti essere più onesto e dire che sei uno sciocco che maledice se stesso! (Udendo un rumore proveniente dal piano inferiore) Senti? Non è qualcuno che arriva? (John si ferma per un secondo ad ascoltare, quindi corre verso la porta in fondo. Loving rimane dove sì trova, in piedi, impassibile, presso lo scaffale).

John                              - (chiama) Sei tu, Elsa?

Elsa                               - (dal piano inferiore, affrettatamente) Sì. Non scendere. Vengo su io. (Un momento dopo essa appare nel corridoio).

John                              - Cara! Mi hai maledettamente preoccu­pato! (Cerca di abbracciarla).

Elsa                               - Fammi il piacere! (Lo scansa scher­mendosi ed entra nello studio. Si è tolta il cappello e l'impermeabile al piano inferiore; ma la parte di fondo della sua gonna come le sue calze e scar­pe, sono molto bagnate. La sua faccia è affilata, contratta e pallida, con tenui macchie rosate su­gli zigomi. I suoi occhi brillano immobili. Padre Baird la osserva in modo inquisitorio, con espres­sione triste e compassionevole).

Padre Baird                   - (sforzandosi a dare alla voce un tono di sollievo mentre avanza) Che cosa avete fatto? Ci avete causato un grande spavento, cara signora.

Elsa                               - (nervosamente) Me ne dispiace, Padre.

Padre Baird                   - Vostro marito stava quasi per­dendo la testa dalla preoccupazione di sapere ciò che vi era successo. (Elsa si siede nella sedia di fronte al tavolo. John rimane in piedi alla sua si­nistra. Loving si è pure alzato e si è posto in fondo al tavolo, a destra, dietro a John. 1 suoi occhi fis­sano il volto di Elsa con nervosismo ansioso e si­nistro).

John                              - (che si sente sempre più disagiato) El­sa! Sembri ammalata. Ti senti male?

Padre Baird                   - Vado a prenderle un po' di whi­sky. E tu, cerca di farla mettere subito a lette. (Esce dalla porta di fronte).

John                              - (afferrando le sue mani) Le tue mani sono gelate!

Elsa                               - (si libera dalla sua stretta. Freddamente, senza guardarlo) Fuori fa molto freddo.

John                              - Guarda le tue scarpe! Sono inzuppate d'acqua!

Elsa                               - Non importa. (Un brivido di freddo at­traversa il suo corpo).

John                              - Hai preso un raffreddore. (Quindi sfor­zandosi ad usare un tono di tenerezza e di coman­do) Adesso devi andare subito a letto, e senza tante discussioni, hai capito?

Elsa                               - Stai cercando di fare la parte del marito tenero ed autoritario con me, John? Non serve più. Non mi fa più effetto.

John                              - Perché parli così?

Elsa                               - Sei proprio deciso a continuare questa farsa fino alla fine?

John                              - Io... Io non comprendo ciò che vuoi dire. Perché mi guardi in questo modo... come se tu mi odiassi? ,

Elsa                               - (amaramente) Odiarti? No, odio soltanto me stessa per essere stata tanto stupida! (Quindi, con un tono aspro e beffardo) Vuoi sapere dove sono andata e perché? Ma forse farei meglio a raccontarlo sotto la forma di trama per un ro­manzo.

John                              - Io... Io non so davvero dove vuoi arri­vare.

Elsa                               - Sono uscita perché ho pensato che mi sarebbe piaciuto di fare la mia entrata ad una delle solite riunioni di Lucy. Ma non vi ho provato emozione... non vi ho trovata la possibilità dì un adulterio... Nemmeno nelle particolari condizioni di odio e di vendetta contro di te. Così, sono tor­nata a casa. (Si sforza di sorridere amaramente) Ecco tutto! Sei soddisfatto, ora? Ma è una grossa bugia, naturalmente. Ho fatto semplicemente una passeggiata. Ho detto una grossa bugia, come è la tua storia... letteraria.

John                              - (stordito, balbuziente) Elsa, io...

Elsa                               - Per l'amor di Dio, John, non continuare a mentire con me. So tutto, capisci? Lucy mi aveva già detto tutto quest'oggi.

John                              - Te lo ha raccontato? Dannata...

Elsa                               - Non mi ha detto veramente che fosti tu. Ma mi ha dato tutti gli identici e detestabili dettagli della tua storia. Eri dunque tu stesso che raccontavi le tue gesta. Una specie di scherzo su te stesso, non è vero? (Ride amaramente).

John                              - Io... (Confessa miseramente, senza vo­lerlo) Sì... è vero.

Elsa                               - Ed è stato un bello scherzo anche su di me. Ti saresti divertito, se tu avessi visto come ho cercato di scusarla, e quanta compassione ho avuto per lei. Ed era invece lei che mi compiangeva! Ne godeva! Ha sempre invidiato la nostra felicità. (Contorcendosi) La nostra felicità!

John                              - (con violenza) Non parlare così.

Elsa                               - Deve aver riso di me come di una paz­za, facendosi beffe della mia stupida fede in te. E tu le hai dato quella opportunità... Tu! Hai fatto del nostro amore uno scherzo osceno per lei e per tutti gli altri come lei... Tu, al quale avevo donato tutta la mia anima! E stavi sempre attendendo questa opportunità per uccidere il nostro amore; tu mi odiavi nel tuo intimo, odiavi la nostra felicità, odiavi l'ideale che mi avevi dato col nostro ma­trimonio, che era diventato per me tutta la bel­lezza e la luce della vita! (Scatta in piedi, distrat­tamente) Oh, non posso... non posso! (Si scuote come se volesse fuggire dalla stanza).

John                              - (l'afferra: implorando) Elsa! Per l'amor di Dio! Non puoi intendere il vero volto della mia storia? Non puoi perdonare?

Elsa                               - No! Non posso perdonare! Come posso perdonare... se mentre ti avevo dato tutto il mio affetto, tu desideravi in cuor tuo che io dovessi morire?!

John                              - (freneticamente) Non dire questo! E' una pazzia! Elsa! Santo Dio, come puoi credere...

Elsa                               - E quale altra cosa posso credere? (Quin­di, furiosamente) Oh, John, basta coi discorsi! A che cosa servono, ormai? So soltanto che io odio la vita! E' immonda, insultante... e infernale! Vo­glio che ritorni il mio sogno... o voglio esser morta per esso. (Trema. Ha dei brividi) John, lasciami sola! Ho freddo, mi sento male. Mi sembra d'im­pazzire!

Padre Baird                   - (entra dalla porta di fondo. Im­perativo) Jack! perché non l'hai fatta andare subito a letto? non vedi che è ammalata? Tele­fona al suo dottore. (John esce. Loving, il cui sguardo rimane fisso su Elsa con l'usuale strana espressione, esce anch'esso dietro di lui. Avvici­nandosi ad Elsa, con molta compassione) Povera signora, non ho parole per potervi esprimere il mio profondo...

Elsa                               - (nervosamente) Non me ne parlate! Non posso più sopportare... (E1 scossa da un brivido).

Padre Baird                   - (con preoccupazione, ma pretenden­do di parlare con tono rassicurante, come se non fosse nulla) Avete preso un cattivo raffreddore. Avete commesso una follia ad uscire. Ora bisogna curarsi subito per potersi rimettere in un giorno o due.

Elsa                               - (stranamente seria ed amaramente beffar­da allo stesso tempo) Ma questo guasterebbe la storia di John, non credete? E significherebbe non avere alcuna considerazione, dopo che egli ha pre­disposto una fine così conveniente per me.

Padre Baird                   - Elsa! Per l'amor di Dio, non mi dite che avete preso sul serio le sue morbose sciocchezze! E' dunque per questo che voi...?

Elsa                               - (come se non avesse inteso le sue parole) E quando mi ha ricordato che stava piovendo, sem­brava che tutto fosse stato perfettamente predi­sposto... come la volontà di Dio! (Ride nervosamente e beffardamente. I suoi occhi brillano febbricitanti).

Padre Baird                   - (austero. Più per calmarla che per aver preso le sue parole seriamente) Elsa! Fini­tela con queste espressioni beffarde! Non si addi­cono a voi!

Elsa                               - (confusamente) Scusatemi. Avevo di­menticato che siete... (Quindi, improvvisamente an­cora febbricitante) Ma io non ho mai avuto alcun Dio, capite... Fino a quando incontrai John. (Ride istericamente... Quindi cerca di sforzarsi per alzarsi in piedi, tremando) Sono spiacente. Sto dicendo delle sciocchezze. Ho perduto completamente la testa. Io... (John entra dal corridoio di fondo. Mentre egli si avanza, Loving appare sulla porta dietro di lui).

John                              - (approssimandosi ad Elsa) Stillwell dice che tu devi...

Elsa                               - (distrattamente) -.No! (Quindi, tristemen­te) Me ne vado... nella mia camera. (Si muove barcollando debolmente. John scatta verso di lei).

John                              - Elsa! Amor mio!

Elsa                               - No! (Con uno sforzo della volontà, essa supera la sua debolezza e si avvia meccanicamente verso la sua camera chiudendo la porta dietro di sé. John si muove, facendo atto di seguirla).

Padre Baird                   - (seccamente) Lasciala sola, Jack. (John si getta, privo di speranza, sulla chaise-longue. Loving è in piedi dietro di lui e fissa intensa­mente con il suo sguardo sinistro la porta attra­verso la quale Elsa è scomparsa. Padre Baird si muove anch'egli come se si accingesse a seguire Elsa nella sua camera. Quindi egli si ferma. Sulla sua faccia si nota la penosa impressione di un tri­ste presagio. Abbassa la testa con modesta dignità e comincia a pregare silenziosamente).

Loving                          - (ha lo sguardo su John e gode beffeggian­dolo) Sembra aver preso molto sul serio la sua fine come è tracciata nel tuo romanzo. Speria­mo che non si spinga troppo avanti. Ne hai già abbastanza sulla tua coscienza... senza l'assassinio! Non potresti vivere, lo so, se...

John                              - (rabbrividendo... Si stringe la testa con le mani, come se volesse spremerne ed estrarne i suoi pensieri) Per l'amor di Dio! (Volge lo sguardo verso il prete. Quindi rimane fisso in un punto di­nanzi a Padre Baird e la sua espressione cambia gradualmente e diviene come quella di persona af­fascinata da una timorosa emozione, come se egli avesse l'improvvisa sensazione della presenza di colui che il prete sta pregando. Dalle sue labbra, aperte, escono parole scandite e staccate l’una dall’altra, come se fossero pronunciate forzatamente, piene di timore e di implorazione) Tu non vorrai... darmi ancora questo dolore... vero? Tu non vorrai... togliermi ancora l'amore?

Loving                          - (beffardamente) Stai forse pregando, implorando pietà al tuo vecchio demonio? Se è così, spero che tu oda le sue risa. (Quindi, con im­provvisa espressione di fredda rabbia maligna) Sei un pazzo, un codardo! Te lo assicuro io, non c'è niente... niente!

John                              - (sì scuote e riprende il dominio di se stesso. Balbetta con aria confusa di sollievo) Già... na­turalmente. Che cosa mi sta mai passando per la mente? Non c'è niente... niente che incuta timore!

 

Fine del terzo atto

ATTO QUARTO

QUADRO PRIMO

Lo studio appare come nella scena precedente, ma in questa si vede anche la camera di Elsa a sinistra dello studio. A destra della camera, di fron­te, vi è la porta tra le due camere. Dietro questa porta, a metà della parete, vi è un tavolo di toe­letta, con uno specchio ed una sedia. Nella parete di sinistra, in fondo, vi è la porta d'accesso al ga­binetto da bagno. Di fronte a questa porta vi è una tenda, a sinistra, di fronte, il letto, piazzato contro la parete di sinistra. Presso la testa del letto vi è un piccolo comodino, e su di esso una lampada per leggere, ricoperta con tela per attenuare la luce. Ai piedi del letto vi è una poltrona. Un'altra sedia si trova presso la testa del letto, dall'altra parte in fondo. Una chaise-longue è a destra di fronte. Si approssima l'ora dell'alba di un giorno di circa una settimana dopo.

(Nella camera Elsa è coricata con gli occhi chiu­si; la sua faccia è pallida e deperita. John è se­duto sulla sedia presso i piedi del letto, di fronte. Egli appare sull'orlo di un completo collasso fisico e mentale. Egli non si è più raso la barba e le sue guance sono incavate e giallognole. I suoi occhi hanno riflessi sanguigni a causa dell'insonnia e fissano dalle loro fosse oscure con espressione lan­guida e fredda la faccia di Elsa. Loving sta in piedi dietro la spalliera della sua sedia rivolto di fronte. Il carattere sinistro e beffardo della sua maschera è ora accentuato. Padre Baird è in piedi presso la metà del letto dall'altra parte. La sua faccia porta evidenti tracce dell'insonnia e della stanchezza. Sta parlando, bisbigliando, col dottor Stillwell, che è in piedi alla sua destra. Entrambi stanno osservando Elsa con sguardo ansioso. Dietro Stillwell, alla sua destra, vi è un'infermiera pure in piedi. Stillwell è un uomo che ha superato da poco la cinquantina, alto, con una faccia ad angoli acuti e con i capelli grigi. L'infermiera è una donna grassotta vicino al­la quarantina. Per un momento, dopo che si è al­zato il sipario, continua il bisbiglio tra Stillwell e il prete; l'infermiera sta osservando ed ascolta. Quindi Elsa si scuote di sovente, gemendo. Parla senza aprire gli occhi; la sua voce è appena udi­bile ed ha un tono di disperata amarezza).

Elsa                               - John! Come hai potuto, tu? Il nostro sogno! (Geme).

John                              - (con angoscia) Elsa, perdonami!

Loving                          - (con tono freddo e inesorabile) Non ti perdonerà mai!...

Stillwell                         - (aggrottando le ciglia, fa segno a John di stare zitto) Sssshh! (Bisbigliando con Padre Baird, mantiene lo sguardo su John. Il prete an­nuisce col capo e gira attorno all'angolo del letto avanzandosi verso John. Stillwell si siede sulla sedia presso il capezzale, dall'altra parte, e tasta il polso dì Elsa. L'infermiera si muove mantenendosi vicina a lui).

Padre Baird                   - (si curva sulla sedia dove John è seduto e gli parla cautamente a voce bassa) Jack, devi essere calmo.

John                              - (lo sguardo fisso sulla faccia di Stilimeli, cercando dì leggervi una risposta. Gli rivolge la pa­rola paurosamente) Dottore, cos'è? Sta forse?...

Stillwell                         - Sssshh! (Fulmina John col suo sguardo a fa cenno a Padre Baird di tenerlo calmo).

Padre Baird                   - Jack! Non ti rendi conto che stai facendo male a lei?

John                              - (confuso, a voce bassa) Ne sono dolen­te... Io sto cercando di... ma... Lo so che è ima pazzia, ma non posso fare a meno di aver paura che...

Loving                          - Che la mia profezia si stia avve­rando... la sua fine nella mia storia.

John                              - (con angosciosa implorazione) No! Elsa! Non credere questo!

Elsa                               - (geme).

Padre Baird                   - Lo vedi? L'hai disturbata ancora una volta! (Stillwell si alza, e dopo aver scambiato, bisbigliando, alcune parole con l'infermiera - che annuisce col capo e prende il suo posto presso il capezzale - cammina svelto attorno al letto ve­nendo presso John).

Stillwell                         - Che diavolo ha lei addosso? Le ho permesso di restare qui perché mi ha dato la sua parola che sarebbe rimasto calmo.

John                              - (come abbagliato, improvvisamente so­praffatto dal sonno, cerca invano di vincerlo) Non lo farò più. (Accompagna le parole facendo cenno con la lesta).

Stillwell                         - (gli dà un'occhiata incredula. Rivol­gendosi quindi a Padre Baird) Bisogna fare in modo di portarlo via di qui.

John                              - (svegliandosi e lottando contro la sua son­nolenza) Non voglio dormire! Dio mio! Come posso dormire quando...

Stillwell                         - (prendendolo per un braccio e fa­cendo cenno a Padre Baird di prenderlo per l'al­tro braccio. Imperativo, ma con voce appena udibile) Loving, venga nel suo studio. Le voglio parlare delle condizioni in cui si trova sua moglie.

John                              - (atterrito) Perché? Cosa significa ciò? E' forse...

Stillwell                         - (affrettatamente, con tono forzato per rassicurarlo) No, no, no! Cosa le fa pensare queste stupidaggini? (Fa un segno con lo sguardo al prete ed entrambi alzano John) Andiamo, sia bravo. (Essi conducono John verso la porta dello studio a destra. Loving li segue silenzioso, muo­vendosi a ritroso, tenendo gli occhi fissi, con espres­sione di godimento sinistro, sul volto di Elsa. Pa­dre Baird apre la porta e tutti e tre l'attraver­sano. Loving scivola dietro dì loro; Padre Baird chiude la porta. Conducono John sulla « chaise-longue » a destra, di fronte allo studio, passando davanti al tavolo. Loving li segue, passando dall'altra parte del tavolo).

John                              - (comincia debolmente a resistere) Lasciatemi andare! Non devo lasciarla sola! Ho paura! (Lo costringono a sedersi sulla « chaise-longue » ; Loving prende posizione dietro dì lui dall'altra parte della « chaìse-lonaue ») Ho la sensazione che vi sia qualche cosa...

Loving                          - (godendo e beffeggiandolo) Un demo­nio che ride, nascosto dietro la fine della mia storia! (Ride sinistramente. Padre Baird e per­fino Stillwell non possono fare a meno d'essere spaventati da questa risata).

John                              - (si alza in piedi. Con angoscia) No!

Padre Baird                   - Jack!

Stillwell                         - (riavendosi, cattivo con se stesso e furioso con John, lo afferra per le braccia e lo co­stringe a rimettersi a sedere sulla « chaise-lon­gue ») La smetta con le sue stupidaggini! Si controlli una buona volta! L'ho già avvertita che si sarebbe ridotto in questo stato, rifiutandosi di riposare e di mangiare. Ma questo deve finire, ha capito? Adesso cerchi di dormire!

Padre Baird                   - E' vero, Jack! devi ubbidire!

Stillwell                         - Non ha fatto altro che recare di­sturbo sin dal principio, ed io sono stato paziente a sopportarla... Ma ora basta... Lei non entrerà ancora nella camera...

John                              - No!

Stillwell                         - Non vuole che sua moglie guari­sca? Eppure, Dio mio, dal modo come ha agito...

John                              - (furiosamente) Per l'amor di Dio, non dica questo!

Stillwell                         - Non si accorge, dunque, che in queste condizioni non può portarle nessun aiuto? Se lei dormisse un poco-

John                              - No! (Implorandolo) Elsa sta meglio, vero? Per l'amor di Dio, mi dica che è sicuro che essa non... Mi dica questo ed io farò tutto ciò che lei vorrà!

Loving                          - E non mi dica bugie, mi faccia il favore! Voglio conoscere la verità!

Stillwell                         - (sforzandosi a parlare con disinvol­tura) Cosa significano questi discorsi? Essa sta riposando tranquillamente. Non è il caso di pen­sare che... (Quindi affrettatamente) Ed ora che è soddisfatto su questo, si riposi, come ha promesso. (John lo fissa un momento con incertezza. Quindi obbedisce e si distende) Adesso dorma. (John chiude gli occhi. Loving è in piedi presso il suo capezzale, lo sguardo rivolto in basso, sulla faccia di John. Questi, quasi immediatamente, si assopisce; il suo respiro diviene pesante ed esausto. Stillwell fa un cenno di soddisfazione, col capo, a Padre Baird... quindi si avvia verso la porta della ca­mera di Elsa, invitando Padre Baird a seguirlo. Gli parla a bassa voce) Dobbiamo fare attenzione anche a lui. E' sulla via di un completo collasso. Ma credo che ora dormirà, almeno per un poco. (Apre la porta della camera; il suo sguardo s'in­contra con quello dell'infermiera ancora seduta sulla sedia, presso il capezzale e che sta osservando Elsa. L'infermiera risponde con cenni del capo alle domande del dottore. Questi chiude legger­mente la porta).

Padre Baird                   - Nessun cambiamento, dottore?

Stillwell                         - No. Ma non abbandono ancora la speranza! Ha ancora buone possibilità di resi­stere! (Quindi con tono di scoraggiamento esa­sperato) Se essa volesse lottare!...

Padre Baird                   - (acconsentendo col cenno del capo e con espressione triste) E' vero. E' così.

Stillwell                         - Maledizione, sembra che essa desideri di morire. (Quindi risentito) E non le na­scondo. Dio mi perdoni, che ad onta del suo ap­parente dolore, mi è venuto qualche volta il so­spetto che nel suo intimo anche lui desideri che essa...

Loving                          - (con lo sguardo fisso sul volto di John parla con tono freddo ed implacabile) Essa morirà.

John                              - (scuotendosi) No! Elsa! Perdona! (Ri­prende il sonno come se fosse narcotizzato).

Stillwell                         - Lei mi comprende. Continua ad insistere con se stesso che...

Padre Baird                   - (difensivo) E' un'orribile ac­cusa che lei sta facendo, dottore. A me sembra che quel povero giovane stia impazzendo dal ti­more e dal dolore.

Stillwell                         - (vergognandosi) Sono molto do­lente, ma vi sono momenti in cui ho un'acuta sensazione dì... come ha detto lui stesso, di qual­che cosa... (Quindi per tagliar corto, ritenendo che tali discorsi lo rendano sciocco) Temo, in questo caso, di essermi lasciato influenzare dai nervi. Non mi abbandono tanto spesso a sciocchezze psico­logiche.

Padre Baird                   - Le sue impressioni non sono sciocchezze, dottore.

Stillwell                         - Essa non lo perdonerà. Questo è 11 male, tanto per lei come per lui. (Sospira, tra­dendo per un momento la sua stessa stanchezza fisica) E' un caso strano. Troppe correnti nascoste. La polmonite è stato un mezzo piuttosto che una causa. (Con una traccia di condiscendenza) Un caso che si addice più a lei. L'avere scacciato i diavoli che hanno nelle loro menti avrebbe molto giovato... e potrebbe ancora giovare.

Padre Baird                   - Potrebbe ancora giovare. E' vero.

Stillwell                         - (esasperato) Accidenti, ho visto molti casi peggiori, eppure il paziente se l'è cavata. Se potessi soltanto risvegliare in lei la volontà dì vivere! Se lo avesse perdonato e si fosse tolta quel pensiero dalla testa, sono certo che avrebbe lot­tato. (Improvvisamente si alza in piedi. E conclude la conversazione affrettatamente) Le chiacchiere non le giovano Questo è certo. Torno a vedere come sta. (Va nella camera chiudendo silenziosa­mente la porta dietro di sé. Padre Baird rimane per un momento con lo sguardo triste, fisso sul pavimento. Nella camera, Stillwell si avvicina al letto. L'infermiera si alza e lui le parla bisbigliando; ode quindi ciò che essa gli riferisce e le dà solle­citamente alcune istruzioni. Essa va nel gabinetto da bagno. Egli si siede sulla sedia presso il ca­pezzale di Elsa e le tasta il polso. L'infermiera ri­torna e gli porge una siringa con la quale fa una iniezione nel braccio di Elsa. Essa geme ed il suo corpo si contorce per un secondo. Egli si siede e continua ad osservarla con preoccupazione ed a tastarle il polso. Nello studio, Padre Baird comincia a camminare su e giù aggrottando le ciglia, con espressione nervosa, come chi si trova di fronte ad un'inevitabile tragedia e che deve far subito qualche cosa per evitarla. Si ferma ai piedi della « chaise-longue » e fissa John che dorme. Quindi prega).

Padre Baird                   - Amato Gesù, fatemi la grazia di ricondurre Jack a Voi. Fategli vedere che Voi, solo Voi, possedete lo spirito della Vita Eterna, il po­tere della salvezza...

Loving                          - (con lo sguardo fisso sul volto di John e con la usuale espressione. Parla come se rispon­desse alla preghiera di Padre Baird) Niente può salvarla.

John                              - (rabbrividendo nel suo assopimento) No!

Loving                          - La sua fine, come nella tua storia, si sta avvicinando. E' stato un metodo astuto di assassinio!

Padre Baird                   - (atterrito) Jack!

John                              - (con un grido torturante che lo scuote e lo sveglia) No! Non è vero! (Gira lo sguardo at­torno a lui, nell'aria, come pervaso dalla sensa­zione della presenza di qualcuno che egli vuol ve­dere) Mentitore! Assassino! (Improvvisamente sem­bra accorgersi per la prima volta della presenza di Padre Baird... con un grido supplicante... este­nuato) Zio! Per l'amor di Dio, aiutatemi!... Io... Io credo d'impazzire!

Padre Baird                   - (con ardore) Se tu volessi con­sentirmi d'aiutarti, Jack! Se tu volessi essere onesto con te stesso e ammettere la verità nella tua ani­ma, ora, per la salvezza di Elsa... mentre si è an­cora in tempo.

John                              - (paurosamente) Ancora in tempo? Che cosa significano le vostre parole?... E' forse... peg­giorata?

Padre Baird                   - No. Hai dormito soltanto pochi minuti. Non vi è stato alcun cambiamento.

John                              - Perché, allora, avete detto...

Padre Baird                   - Perché ho deciso di dirti la verità, ora, la verità che tu già sai nell'intimo del tuo cuore.

John                              - Quale verità?

Padre Baird                   - E’ la crisi. La scienza umana ha fatto tutto quello che poteva per salvarla La sua vita ora è nelle mani di Dio!

Loving                          - Non vi è Dio!

Padre Baird                   - (austero) Osi ancora dir ciò... in questo momento!

John                              - (con spavento) No... Io... Io non so cosa sto dicendo... Non sono io...

Padre Baird                   - (dominando nuovamente se stesso. Con calma) No. Lo so che tu non potresti be­stemmiare in questo momento.,, se tu fossi vera-r amen te te stesso.

Loving                          - (arrabbiato) Sicuro che sono me stes­so... veramente e soltanto me stesso! E mi accorgo del vostro stupido trucco... di approfittare del ti­more della morte per...

Padre Baird                   - E' l'odio che una volta iniettasti nella tua anima che parla, non sei tu! (Suppli­cante) Io t'imploro, Jack, libera l'anima tua da quello spirito malefico! Se tu volessi soltanto pre­gare!

Loving                          - (con veemenza) No!

John                              - (balbettando penosamente) Io... Io non comprendo... la mia mente è smarrita!

Padre Baird                   - (nervosamente) Prega con me, Jack. (Egli s'inginocchia) Prega che la vita di Elsa sia risparmiata per te! E' solo Iddio che può aprire il suo cuore al perdono e donarle ancora la volontà di vivere! Prega per il suo perdono ed Egli avrà compassione di te! Prega Colui che è l'Amore! Colui che è infinita Tenerezza e Pietà!

John                              - (cade in ginocchio come spinto da una forza più forte della sua volontà) Colui che è l'Amore! Se io potessi ancora credere in lui!

Padre Baird                   - Prega per la tua fede perduta e ti sarà ridonata!

Loving                          - (sogghignando) Voi dimenticate che io pregai una volta il vostro Dio, e la sua risposta fu l'odio e la morte. Ed una risata beffarda!

John                              - (balza in piedi dalla sua posizione di mezzo inginocchiato, sotto l'influenza di questo ricordo) Sì, io pregai, allora. No. E’ inutile, zio. Non posso credere. (Quindi improvvisamente, con ar­dore) Che mi dimostri l'esistenza del Suo Amore! Allora crederò nuovamente in lui!

Padre Baird                   - Non puoi pretendere di patteg­giare col tuo Dio, Jack. (Si alza faticosamente in piedi con le spalle ricurve, con aspetto tragica­mente invecchiato ed estenuato. Quindi con un ultimo appello) Ma io ti supplico ancora una volta! Ti avverto... prima che sia troppo tardi!... esamina l'anima tua e sforzati di ammettere la verità che vi trovi... la verità che tu stesso hai rivelata nella tua storia, ove ' l'uomo, che sei tu, va in Chiesa e ai piedi della Croce gli viene ancora una volta concessa la grazia della fede!

Loving                          - In un momento di stupidità, di paz­zia! Ma ricordatevi che la fine non è questa!

Padre Baird                   - (ignorando queste parole) Vi è un fato in quella tua storia, Jack... Il fato della volontà di Dio, manifestatasi attraverso l'intimo, ardente desiderio del tuo cuore per una fede! Fai attenzione. Tutto si è avverato fin qui. Io temo che se tu persisti nella tua pazzesca negazione del­la Sua esistenza e della tua stessa anima, sarai colpevole di aver desiderato, tu stesso, la male­detta fine di quell'uomo e la morte di Elsa!

John                              - (atterrito) Basta! Basta con questi di­scorsi stupidi! (Distrattamente) Lasciatemi solo! Sono stufo delle vostre maledette chiacchiere! Voi mentite! Stillwell ha detto che non vi è alcun pe­ricolo! Elsa dorme! Elsa sta meglio! (Quindi nuo­vamente atterrito) Ma chi vi ha suggerito quelle parole: un fato nella mia storia... La volontà di Dio? Tutto ciò... tutto ciò è insensato! Io... (Sta per avviarsi verso la porta della camera) Io ritorno da lei. C'è qualche cosa...

 Padre Baird                  - (cerca di trattenerlo) Non puoi andare di là ora, Jack...

John                              - (respingendolo rumorosamente) Lascia­temi stare. (Apre la porta della camera e vi entra traballando. Loving, girando di dietro il tavolo at­torno al medesimo, lo segue. Padre Baird, ripren­dendosi dopo lo spintone che lo ha fatto indietreg­giare contro il tavolo di fronte, corre verso la porta. Appena John entra, Stillwell si volta da do­ve egli sì trova seduto, a fianco del letto, con espres­sione di collera e di esasperazione. Appena en­trato John rimane colpito dall'atmosfera della ca­mera di un malato; il suo eccitamento scompare e guarda verso Stillwell con espressione suppliche­vole).

Stillwell                         - (rendendosi conto che non vi è spe­ranza di metterlo fuori dalla camera ancora una volta, gli fa un gesto per invitarlo a rimanere si­lenzioso) Ssshhh! (L'infermiera guarda John con espressione d'indignazione e di rimprovero. Stillwell fa segno a John di sedersi. Questi obbedisce meccanicamente, gettandosi sulla sedia di de­stra-centro. Loving sta in piedi dietro quella se­dia. Padre Baird, dopo aver dato uno sguardo alla camera come per accertarsi che non vi è bisogno del suo aiuto, scambia un'occhiata sconsolata con Stillwell, quindi ritorna nello studio lasciando la porta di comunicazione socchiusa; va fino al ta­volo e, dopo una breve pausa, si mette a pregare silenziosamente. Nella camera Stillwell si volge nuo­vamente verso l'ammalata. Segue una pausa di si­lenzio e d'immobilità nella stanza. Gli occhi di John fissano il volto di Elsa con crescente terrore. Loving ha pure lo sguardo fisso, freddo ed immo­bile sopra la testa di John).

John                              - (con voce bassa e nervosa. Come se gri­dasse col pensiero) Un fato nella mia storia... la volontà di Dio! Qualcosa mi sembra... (Rabbrividisce).

Loving                          - (con la stessa voce bassa ma con inten­sità fredda e dominante) Fra poco sarà morta.

John                              - No!

Loving                          - Che cosa farai allora? Per te l'amore sarà perduto per sempre. Rimarrai ancora una volta solo. Sarai accompagnato soltanto dall'an­goscia d'infiniti ricordi e di infiniti pentimenti... e dal torturante rimorso per l'assassinio della tua felicità!

John                              - Lo so! Per l'amor di Dio non mi far pensare!...

Loving                          - (freddo, spietato, beffardamente) Credi forse di potere scegliere ora la stupida fine della tua storia? Ora che dovrai viverla?... fino ad Ercole? Ma se tu l'ami, come puoi desiderare di con­tinuare a vivere... mentre tu hai dietro di te tutto ciò che ha condotto Elsa nella sua tomba!

John                              - (disperatamente) No! Non posso! Mi ucciderò!

Elsa                               - (improvvisamente si scuote e grida) No, no, John! No!

Loving                          - Sei dunque deciso ad accettare la vera fine logica! Ti accorgi finalmente della futilità del tuo vecchio ideale sul dovere dell'uomo di an­dare avanti, di vivere per amore della vita; ti ac­corgi che il tuo gesto di sfida al fato era vano e puerile, ridicolo! Spoglio delle tue vanterie, tutto ciò che rimane è di tirare innanzi, come un ani­male, in muta obbedienza alla legge della stupi­dità della vita che si deve vivere a qualunque costo! E dove andresti, se non verso la morte? E perché dovresti attendere per una fine che conosci, quan­do hai il potere di afferrare questa fine, ora!

Elsa                               - (di nuovo sussultando e gemendo) No... John, no! Ti prego, John!

Loving                          - Non puoi certamente avere,paura del­la morte; morire non significa la Morte. Morire è la vita, è l'ultima sua rivincita contro se stessa. La morte è ciò che Tessere conosce; il vuoto pro­fondo ed oscuro del Nulla. Il Sogno nel quale tu ed Elsa potrete dormire uniti per sempre, al di là del timore della separazione!

John                              - (con angoscia) Io ed Elsa, per sempre? al di là del timore?

Loving                          - Dormire: cenere con cenere!

John                              - Cenere con cenere. (Improvvisamente Cenere? Pazzo! Può la cenere amare la cenere? No! Dio mio, abbi pietà! Mostrami la via!

Loving                          - (con disprezzo) Codardo!

John                              - Se io potessi soltanto pregare! Se io potessi soltanto credere ancora!

Loving                          - Non lo puoi!

John                              - Un fato nella mia storia, ha detto lo zio... la volontà di Dio! Andare in chiesa; ritor­nare in chiesa. (Improvvisamente, come ossessio­nato) In chiesa; dove io credevo, dove io pregavo!

Loving                          - Pazzo, insensato! Ti dico che tutto ciò è finito!

John                              - Se potessi vedere la Croce ancora una volta...

Loving                          - (con un brivido) No! Non la voglio vedere! Ricordo anche troppo bene... quando mio padre e mia madre!...

John                              - Perché hai tanta paura di Lui, se...

Loving                          - (scosso. In tono di sfida) Paura! Io che una volta l'ho maledetto, e che ancora maledirei, se... (Quindi riprendendosi affrettatamente) Ma quali stupidaggini superstiziose mi fai ricordare?! Egli non esiste!

John                              - (fa un passo verso la porta) Vado!

Loving                          - (cerca di impedirglielo) No!

John                              - (senza toccarlo, fa un gesto come per spin­gerlo a parte) Vado. (Attraversa la porta ed entrando nello studio sì muove come in estasi, con gli occhi fissi dinanzi a lui. Loving continua nel tentativo di sbarrargli la via, sempre senza toccarlo. Padre Baird alza lo sguardo mentre essi passano oltre il tavolo).

Loving                          - No! Codardo che sei! (John esce dalla porta di fondo dello studio e Loving è costretto ad uscire prima di lui).

Padre Baird                   - (fa per chiamarlo) Jack! (Ma si volta allarmato verso la camera dove Elsa, come svegliata dal suo stato semi-comatoso, emette un grido di terrore, e, ad onta dell’intervento di Stillwell, prende di scatto una posizione quasi seduta sul letto, con lo sguardo smarrito e fisso sulla porta dello studio).

Elsa                               - John! (Rivolgendosi a Stillwell) Per carità, fate attenzione a lui! Egli potrebbe... John! Ritorna. Ti perdono!

Stillwell                         - (calmandola) Si calmi, non abbia paura. E' andato a coricarsi per un momento. E" molto stanco. (Padre Baird, entrato nello studio, si avvicina al letto. Stillwell, con uno sguardo signi­ficativo, lo invita a darne conferma) Non è vero, padre?

Padre Baird                   - E' vero. Elsa.

Elsa                               - (con sollievo) Povero John! Sono così de­solata. Ditegli di non preoccuparsi. Adesso com­prendo. Lo amo... lo perdono. (Ricade distesa e chiude gli occhi. Stillwell allarmato si affretta a tastarle il polso, ma nel sentirle le pulsazioni la sua espressione cambia in quella di piacevole sor­presa).

Padre Baird                   - (male interpretando la sua espres­sione, bisbigliando in tono di spavento) Dio misericordioso! E' forse?...

Stillwell                         - No, si addormenta. E' avvenuto ciò che desideravo! Ora avrà la volontà di vivere!

Padre Baird                   - Sia ringraziato il signor Iddio!

(Stillwell, assumendo subitamente l'atteggiamento professionale, si rivolge di nuovo all'infermiera, e, bisbigliando, le dà alcuni ordini).

QUADRO SECONDO

La sezione dell'interno di una vecchia Chiesa. Una parete laterale va diagonalmente in fondo da sinistra, di fronte, due terzi della larghezza del pal­coscenico, dove s'incontra con la parete che si estende in fondo, da destra, di fronte. Le pareti sono di vecchia pietra grigia. Nel mezzo della pa­rete laterale vi è una grande Croce, la cui base è circa cinque piedi da terra, con la figura di Cristo dì grandezza naturale, in legno finemente intagliato. Nel mezzo della parete di fondo vi è una porta ad arco. Ai due lati di questa porta, ma in alto, nella parete, con le loro basi sopra il livello della porta stessa, vi sono due finestre strette con vetri colorati. Pochi minuti dopo la chiusura della scena prece­dente. La Chiesa è vuota, oscura e silenziosa. La sola luce è quella dei riflessi dell'alba, che, attra­verso i colori delle finestre, cadono sulla parete e precisamente sulla Croce ed intorno ad essa. Le porte esterne, al di là della porta ad arco, vengono spinte improvvisamente e si aprono con fracasso.

(John e Loving appaiono sulla porta. Loving entra per primo, ma sembra che voglia indietreggiare di fronte a John, come se cercasse disperatamente, ma sempre senza toccarlo, di impedirgli di entrare nella Chiesa. Ma John è ora il più forte e, con lo stesso sguardo risoluto e ossessionato, costringe Loving a indietreggiare).

Loving                          - (appena sono entrati, disperatamente come se fosse estenuato dalla lotta) Sei un paz­zo! Non vi è niente qui, se non l'odio.

John                              - No! Vi era l'amore! (/ suoi occhi sono fissi sulla Croce ed emette un grido di speranza) La Croce!

Loving                          - Il simbolo dell'odio e della derisione!

John                              - No! Dell'Amore! (Loving è costretto ad indietreggiare, finché la parte posteriore della sua testa si trova ai piedi della Croce. John si getta in ginocchio davanti alla Croce e alza le mani verso la figura di Cristo in atto supplichevole) Pietà! Per­dono!

Loving                          - (furibondo) Pazzo! Strisciare i ginocchi per terra! Non serve a nulla! Per pregare, bisogna credere!

John                              - Sono ritornato a te!

Loving                          - Parole vuote! Non esiste niente!

John                              - Fai che io creda ancora nel tuo amore!

Loving                          - Tu non puoi credere!

John                              - (implorante) O Dio d'Amore, ascolta la mia preghiera!

Loving                          - Non vi è alcun Dio! Vi è soltanto la morte!

John                              - (ora ancora più debole) Abbi pietà di me! Fa che Elsa viva!

Loving                          - Non vi è pietà alcuna! Non vi è che la derisione!

John                              - Udite la mia preghiera, mentre siamo ancora in tempo! (Egli attende fissando la Croce con sguardo angoscioso, le mani fermamente con­giunte, le braccia tese. Vi è una pausa di silenzio).

Loving                          - (coti tono di trionfo, beffeggiando) Silenzio! Ma in esso io odo le risa di derisione!

John                              - (estremamente turbato) No! (Abbassa il capo ed ha uno scoppio di pianto convulso... Quindi cessa improvvisamente, smette di piangere, e fis­sando lo sguardo sulla Croce, parla singhiozzando in tono strano ed umiliato di pentimento) O spirito di Dio, io sono Tuo e Tu sei in me! Perché mi hai Tu abbandonato? Fratello che hai vissuto, amato, sofferto, e che sei morto per noi, Tu che conosci i cuori afflitti degli uomini, non puoi perdonare... ora... mentre io cedo a Te tutto me stesso... mentre io Ti ho perdonato... l'amore che Tu mi togliesti una volta!...

Loving                          - (con un grido di odio) No! Menzogna! Non perdonerò giammai!

John                              - (con gli occhi fissi sul Crocefisso, improvvi­samente brillanti, come se avesse visto su quel volto la risposta alla sua preghiera. Con la voce resa tre­mante dal risveglio della speranza e della gioia) Ah! Finalmente tu mi hai ascoltato! Tu non mi hai abbandonato! Tu mi hai sempre amato! Sono per­donato! Posso perdonare a me stesso... grazie a Te! Io posso credere ancora!

Loving                          - (inciampa debolmente dal disotto della Croce) No! Lo nego! (Rivolgendo lo sguardo alla Croce in un ultimo atto di sfida) Io Ti sfido! Tu non puoi conquistarmi! Ti odio! Ti maledico!

John                              - No! Io benedico! Io amo!

Loving                          - (come se queste parole gli dessero un colpo mortale, sembra afflosciarsi e crolla con un grido strozzato) No!

John                              - (come ridendo e piangendo allo stesso tem­po) Si! Ora vedo! Finalmente vedo! Ho sempre amato! Oh Dio d'Amore, sono stato cieco, un po­vero pazzo, sono Tuo, perdonami!

Loving                          - No! (Le gambe non lo reggono più e cade in ginocchio a lato di John come se qualche forza invisibile lo avesse spinto).

John                              - (con voce più viva ed esultante e lo sguar­do fisso sul volto del Crocefisso) Tu sei la luce... la Verità... La Resurrezione della vita, e colui che crede in Te, sente che il suo amore non potrà mai morire.

Loving                          - (molto debolmente, arrendendosi final­mente, rivolgendosi alla Croce non senza un'ultima traccia di orgoglio nella sua umiltà) Tu hai vin­to, Signore... Tu sei... il Fine. Perdona... L'anima dannata di... John Loving!

(Egli cade dinnanzi sul pavimento e rotola ri­manendo disteso su se stesso, con la testa sotto i piedi della Croce, con le braccia aperte come se il suo corpo fosse un'altra croce. Mentre ciò sta acca­dendo, la luce dell'alba sui vetri colorati delle fine-sire assume improvvisamente una brillante intensità cremisi, verde e oro, come se il sole fosse sorto. Le mura grigie della Chiesa e specialmente quella dove si trova la Croce, ed in particolare il volto di Cristo, risplendono di quella luce radiante. John Loving - quello che è stato soltanto  John - rimane in piedi con le braccia tese verso la Croce, con un'espressione di mistica esaltazione sul viso. Il corpo di Loving è disteso ai piedi della Croce come reliquia offerta da un paralitico guarito. Pa­dre Baird arriva affrettatamente dalla porta ad arco; si arresta nel vedere John Loving, quindi si avvicina calmo a lui e lo fissa con sguardo scruta­tore. Leggendo sul volto di John abbassa la testa e le sue labbra si muovono in una preghiera di rin­graziamento. John Loving è dimentico della sua presenza).

Padre Baird                   - (finalmente lo tocca sulla spalla) Jack!

John Loving                  - (tuttora assorto nella sua estatica visione, stranamente) Io sono John Loving.

Padre Baird                   - (lo guarda) Va tutto bene ora, Jack. Elsa vivrà.

John Loving                  - (con tono esaltato) Lo so. L'amore vive per sempre! La morte è fuggita! Ssshh! Ascol­tate! Sentite?

Padre Baird                   - Sentire che cosa, Jack?

John Loving                  - La vita ride ancora una volta con l'amore di Dio. La vita ride con l'Amore!

FINE

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