Giorno di nozze

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GIORNO DI NOZZE

Commedia in un atto

di FERENCZ MOLNAR

                                   

PERSONAGGI

DOLANY

LA SIGNORA DOLANY

GEZA, loro figlio

HOFFER

LA SIGNORA HOFFER

ANNETTA, figlia di Hoffer

PIRI, figlia di Hoffer

CATERINA

Commedia formattata da

Grazioso salotto in una casa borghese. A si­nistra, la comune, a destra, porta che dà nelle altre camere; in fondo finestra. A destra, in fondo, gabbia con canarino appesa alla parete. Molti mazzi di fiori legati con nastri: i fiori della sposa. Allargato su due sedie, il velo nu­ziale; su questo la coroncina di mirto (o di fiori d’arancio) Un grammofono.

Mattina di primavera. Dalla finestra penetra un sole splendente.

(Al levar del sipario Annetta, graziosa fan­ciulla di 21 anno, vestita di bianco, è seduta su un divanetto di fronte allo spettatore. La si­gnora Hoffer - sua madre - e Caterina - la donna di servizio - sono intente a dare gli ul­timi tocchi al vestito e alla pettinatura. La si­gnora Hoffer non è ancora vestita per la ceri­monia. Piri, la sorellina quindicenne di An­netta, con l’abito rosa della damigella d’ onore, è inginocchiata dinanzi alla sposa, affaccendata intorno alle sue scarpine. Per qualche istante tutte lavorano silenziosamente. Solo il canarino canta e svolazza nella calma solenne. Final­mente la signora Hoffer parla)

Signora Hoffer             - Un pochino più indietro, Caterina. Ma non sono sicura se questo dev’essere messo così o più in alto.

Caterina                       - Se lo appuntiamo solo da una parte, va a posto da sé.

Signora Hoffer             - Prova. Ma stai bene attenta. Aspetta.

(Entrambe aggiustano qualche cosa al vestito. Più tardi daranno anche qualche punto)

Annetta                        - C’è già molta gente?

Caterina                       - C’è qualcuno.

Signora Hoffer             - Solo tre o quattro persone. Gli altri verranno dopo il matrimonio. Il rinfresco è preparato per mezzogiorno. Quelli che son venuti finora sono solo i parenti.

Caterina                       - E i vicini. Quelli sì che sono invadenti.

Signora Hoffer             - Gli hai dato qualcosa da bere?

Caterina                       - Vino bianco e biscotti.

 Piri                               - Sono già brilli, sai, i vicini! Li ho incoraggiati io a bere... (Si alza, si allontana qualche passo, osserva le scarpe di Annetta). La bellissima sposa ha delle bellissime gambe. (Con scherzosa sentimentalità) Ah, come sono orgo­gliosa della mia bella sorella in questo magni­fico abito nuziale! Ditelo voi, piedini di gaz­zella! (Balza improvvisamente verso i fiori) Dio mio, questi bisogna metterli in fresco! (Mette un mazzo in un vaso) O voi candidi fiori, fiori che festeggiate le nozze di mia sorella! (Abbrac­cia e bacia un grosso mazzo di fiori).

Signora Hoffer              - Bada, pazzerella, che li rovini tutti!

Piri                                - (abbracciando il mazzo con passione) Ti stringo al cuore anche se tu dovessi morirne, o fiore orgoglioso!

Signora Hoffer              - Piri, se non la smetti, avrai dei ceffoni anche nel giorno delle nozze di tua sorella. Sai che ho la mano svelta...

Caterina                        - È da stamattina che non sta mai ferma. Mi ha fatto diventar matta.

Piri                                - Sì, sì; vuoi dare la colpa a me delle tue malefatte! Non fai altro che dire che sei nervosa. Tipo nuovissimo: la servetta nervosa. (Con passione) Ah, miei teneri fiori!

Signora Hoffer              - Piri, te lo dico per l'ul­tima volta: stai un po' tranquilla.

Piri                                - Ma cosa ho fatto?

Signora Hoffer              - Salti di qua e di là come un galletto, corri, ballonzoli, fai le capriole, non stai un minuto zitta, senza sapere quello che dici... sei agitata come se fossi tu la sposa. Non sei tu che prendi marito, oggi: è Annetta!

Piri                                - È lo stesso, mamma. L'agitazione ci invade tutti. È nell'aria. Effluvio di fior d'a­rancio, vero profumo d'amore!

Signora Hoffer              - Cosa dici?

Piri                                - Profumo di nozze e di amore. Dio, come sono impaziente!

Signora Hoffer              - Impaziente?

Piri                                - Non vedo l'ora che sia stasera. Se almeno sapessi come vanno le cose...

Signora Hoffer              - Quali cose?

Piri                                - La notte di nozze.

Signora Hoffer              - Se ti sento ripetere que­sto, ti darò uno schiaffo di nozze che te ne ri­corderai per un pezzo. Capito?

Piri                                - Eccome! (Giocherella con il velo steso sulle sedie) Nell'antica Roma la sposa por­tava un velo rosso.

Signora Hoffer              - Come lo sai?

Piri                                - Lo abbiamo imparato a scuola.

Signora Hoffer              - Non è vero, a scuola non insegnano queste cose. Lo avrai letto in qual­che libro proibito.

Piri                                - Velo rosso, color di fiamma « flam­mea », come il fuoco.

Annetta                         - Quante stupidaggini, Piri! Smet­tila!

Signora Hoffer              - Prima sei andata a rac­contare lì fuori che lo scorso febbraio lo sposo si è sparato, a causa di Annetta, un colpo di ri­voltella. Se lo sento un'altra volta...

Piri                                - E perché? È così bello! (Enfatica) Il giovane innamorato ha tentato di uccidersi perché adorava la fanciulla e i suoi genitori non volevano che la sposasse. Piuttosto - disse - una palla nel petto! E la vezzosa fanciulla per la quale gli uomini vanno incontro alla morte, è la mia bella sorellina e... (La bacia ripetuta­mente) non dovrei esserne orgogliosa? (La bacia).

Caterina                        - Dio, la sgualcisce tutta!

Annetta                         - Mi sgualcisci il vestito!

Signora Hoffer              - Te ne vai una buona volta? E zitta con questa storia, non una pa­rola!

Piri                                - Ma se lo sanno tutti!

Signora Hoffer              - Basta! Non ti vergogni di andar dicendo, il giorno delle nozze, che lo sposo ha tentato di suicidarsi? Queste cose non si raccontano. Possibile che tu non capisca?

Piri                                - Sì, che capisco!

Annetta                         - Ti prego anch'io Piri, non par­larne più.

Piri                                - Se me lo dici tu la cosa è diversa! 0 leggiadra e raggiante sposina, accarezzata dallo zeffiro dell'amore! (Annusando l'aria) C'è pro­fumo di nozze, nell'aria e... (Annusando) dolce fragranza d'amore!

Signora Hoffer              - Vattene!

Piri                                - (alla madre) Sei felice?

Signora Hoffer              - Vattene, ho detto!

Piri                                - (a Annetta) Sei felice?

Annetta                         - Sì.

Piri                                - Ora me ne vado.

Annetta                         - Bene.

Piri                                - Non me ne vado.

Annetta                         - Bene.

Piri                                - Invece me ne vado. (Esce).

Signora Hoffer              - (lavorando) È completa­mente impazzita.

Annetta                         - Mi vuol tanto bene. È un amore di pazzerella...

Signora Hoffer              - (sistemando una piega) Va bene così?

Annetta                         - Sì, ma vatti a vestire, mamma.

Signora Hoffer              - Vado, angelo mio, vado subito. (Si affaccenda ancora intorno al vestito).

Annetta                         - Chi c'è di là?

Signora Hoffer              - Qualche vicino e i tuoi futuri suoceri. Anche Geza sarà qui a momenti.

Annetta                         - Li riceverà il babbo; intanto.

Signora Hoffer              - (a Caterina) Cosa hai fat­to qui? a sinistra? non vedi che non va?

Caterina                        - Sfido io. La signorina Piri ci rim­becillisce tutti. (Raggiusta qualcosa nel vestito).

Piri                                - (irrompendo) Notizia sensazionale! Il felice sposo è arrivato. Può entrare il felice fidanzato?

Signora Hoffer              - Un momento.

Piri                                - (uscendo di corsa sulla porta) Un mo­mento, o sposo impaziente! (Annetta si alza, la madre e Caterina le mettono con gran cura il velo e la corona di mirto, poi la contemplano beate. Poi:)

Signora Hoffer              - Ora può entrare.

Caterina                        - (aprendo la porta di sinistra) Si accomodi.

(Entra Geza vestito da sposo, pantaloni a ri­ghe e tait. È un giovane di 26 anni sparuto e munito di occhiali. Ha in mano tre gigli bianchi con lungo stelo. Dietro a lui Piri con sorriso beato).

Geza                              - (guarda Annetta, rapito) Splendido magnifico fiore! Accetta questi tuoi fratelli, dal tuo sposo felice! (Glieli porge).

Annetta                         - Come sono belli! Grazie, Geza! (Gli porge la bocca da baciare).

Geza                              - (chinandosi a baciarla) Amore mio!

Signora Hoffer              - Attento al vestito! (Geza indietreggia senza avere baciato la sposa).

Signora Hoffer              - Puoi, puoi; solo ti dico di stare attento a non sgualcire il vestito!

Geza                              - Amore mio! (Bacia Annetta con cau­tela).

Signora Hoffer              - (Toglie i gigli di mano ad Annetta) Per ora li mettiamo nell'acqua. (Li mette in un vaso. A Geza) Bè, ti piace la tua sposa?

Geza                              - Sembra una fata. Avrei voglia di piangere.

Piri                                - Non devi piangere, devi volerle bene.

(La Signora Hoffer è sola a destra si asciuga gli occhi. Geza e Annetta in mezzo, scambiano ancora un cauto ma lungo bacio. Piri è con Caterina vicino alla porta di sinistra).

Piri                                - (durante il bacio sottovoce a Caterina) Una bellezza come Annetta... Ottomila pen-go di dote... Non sono denari buttati via? Che bisogno ha di dote una donna così bella? Geza dovrebbe essere felice di averla anche senza un centesimo... Io non le darei niente... denaro buttato...

Signora Hoffer              - (con voce soffocata dalle la­grime) Ragazzi miei. Ora vado a vestirmi. Vieni, Caterina. (Esce da destra piangendo, se­guita da Caterina).

Piri                                - (aprendo la porta di sinistra) Tutti i padri e le madri possono entrare! (Esce).

(Entrano la signora Dolany, Dolany e Hof­fer. Dietro a loro rientra Piri con un vassoio su cui sono vino e bicchieri, lo posa sulla tavola. Da destra entra Caterina portando un vassoio con dolci: lo posa ed esce).

Signora Dolany             - Come sei bella Annetta! (La bacia).

Geza                              - (alla signora Dolany) Mamma! (La bacia. Poi si volge a Dolany e sta per baciarlo) Babbo!

Dolany                          - Aspetta! (Ad Annetta) Annetta! (La bacia) Ora puoi venire.

Geza                              - Babbo! (Bacio).

Hoffer                           - (bacia Annetta) La mia piccina! La mia cara piccina! (Bacia i signori Dolany) Suocera!

Piri                                - Oh invidiabile e felice cognato! (Gli getta le braccia al collo).

Hoffer                           - (a Dolany, indicando Annetta) Posso essere orgoglioso di mia figlia, eh?

Geza                              - Sembra una fata...

Dolany                          - Sicuro! È una creatura deliziosa!

Hoffer                           - (a Dolany spalancando le braccia) Mio buon vecchio amico!

Dolany                          - Amico carissimo! (Si abbracciano e si baciano).

Signora Dolany             - Guarda, guarda come si sbaciucchiano! Come due innamorati! Pare che siano loro che si devono sposare! (A Piri) Non ti ho ancora baciata, Piri.

Piri                                - Niente di male. Non c'è fretta.

(La signora Dolany bacia Piri. Lo sbaciucchiamento è finito. Segue una lunga pausa, un silenzio durante il quale tutti senza eccezione si asciugano gli occhi. Il canarino canta allegramente).

Signora Dolany             - (a Annetta) Dov'è la tua buona mamma?

Annetta                         - Si sta vestendo. Sarà qui a mo­menti.

Hoffer                           - Come, adesso comincia a vestirsi? (Si avvia a destra).

Piri                                - Sempre all'ultimo momento.

Annetta                         - Non andare, babbo, vedrai che verrà subito.

Hoffer                           - Oh, lo conosco il suo «subito ». Se non vado a sollecitarla ci metterà un secolo. (Via a destra).

Signora Dolany             - (alla coppia) E voi fi­glioli, andate un poco di là dagli invitati. (A Piri) Tu cosa fai qui?

Piri                                - (sale una sedia vicino al canarino) Vo­glio premiare Cici perché ha cantato bene. Ec­coti lo zucchero, Cici. (Gli mette un pezzetto di zucchero nella gabbia) Oggi tutti debbono essere felici (Scende dalla sedia va a bagnare le piante che sono in fondo).

Signora Dolany             - (sul davanti a sinistra, con suo marito. Forte) Sicuro, oggi tutti debbono esser contenti! (Piano) E la dote?

Dolany                          - Finora niente. Non si muove.

Signora Dolany             - Ho l'impressione che non voglia tirarli fuori.

Dolany                          - Anch'io. Vedi che non c'è modo di trattenerlo un momento. Scappa sempre.

Signora Dolany             - Non devi lasciarlo andare. Devi parlargli. E subito. Non possiamo più aspettare. Ora, devi parlargli, prima della ce­rimonia. Naturalmente, con la massima deli­catezza. E ricordati, finché non mi dici che tutto è sistemato, il matrimonio non si fa. Ca­pito?

Dolany                          - Sì.

Signora Dolany             - Dunque mi raccomando. E con... delicatezza!

Dolany                          - Lascia fare a me.

(Viene Hoffer da destra).

Hoffer                           - Credo che ci vorrà ancora qualche minuto; ma meno di quello che temevo.

Signora Dolany             - Vieni, Piri, andiamo a fare gli onori di casa. (Accenna a suo marito Hoffer con un gesto del capo, ed esce a si­nistra).

Piri                                - (sulla porta) I padri non vengono?

Hoffer                           - Sì, sì! (Si volta per andare)          

(Piri esce).

Dolany                          - (lo trattiene) Ma no, caro amico... cosa andiamo a fare in mezzo a tutta quella gente? Due persone serie come noi... meglio stare a far due chiacchiere...

Hoffer                           - (torna indietro asciugandosi le lagri­me) Ma... siamo finalmente arrivati a quel giorno felice...

Dolany                          - Ringraziamo Iddio!

Hoffer                           - Un raggio di sole... per noi poveri vecchi! Amico mio! (Spalanca le braccia)   

 (Si abbracciano. Lungo bacio).

Dolany                          - (ritraendo la testa) Accidenti, è già la seconda volta. Che schifo!

 Hoffer                          - Cosa?

Dolany                          - Non ve l'abbiate a male, ma non posso sopportare il bacio di un uomo.

Hoffer                           - Ma io ho bisogno di baciare, quan­do sono contento! Sono così felice che la mia cara e innocente figlioletta abbia trovato per marito un bravo ragazzo come vostro figlio!

Dolany                          - Mio figlio vuole molto bene ad Annetta.

Hoffer                           - È una vera gioia per noi... Ma la cosa principale è che i due ragazzi siano felici!

Dolany                          - Sicuro. Che non abbiano preoccu­pazioni, in questi tristi tempi! Che non manchi loro il necessario. Almeno in principio, che non abbiano grattacapi... d'ordine finanziario.

Hoffer                           - (incerto) Ah già, sicuro.

Dolany                          - E... caro amico, non sarebbe male parlare proprio di questo.

Hoffer                           - Di cosa?

Dolany                          - Di questo.

Hoffer                           - Credete?

Dolany                          - Senza dubbio. Mentre la vostra cara moglie si veste.

Hoffer                           - Quella aspetta sempre l'ultimo mo­mento. Dovrebbe esser già pronta da un pezzo. Vado a sollecitarla. (Si volta per andare).

Dolany                          - (lo trattiene) Ma no. Rimanete! Lasciatela vestire in pace. Non importa se c'im­piega un po' di tempo, almeno possiamo par­lare con tranquillità di tutte queste cose. Avete detto bene, grattacapi d'ordine finanziario.

Hoffer                           - Io ho detto questo? Ma no, non ho detto nulla!

Dolany                          - Forse sono stato io? Può darsi.

Piri                                - Notizia sensazionale! C'è il fotografo! Venite! (Via a precipizio. Hoffer vuole seguirla).

Dolany                          - Non andate! Lasciate correre!

Hoffer                           - Ma il... fotografo!

Dolany                          - Cosa ve ne importa? Rimanete qui. Chiacchieriamo un poco noi due... i due vecchi papà!

Hoffer                           - (si arrende, torna indietro, si avvi­cina alla tavola) Un po' di vino?

Dolany                          - Volentieri.

Hoffer                           - Ho quasi vergogna di offrire il mio vinello a un oste famoso come voi, che ha dei vini di prim'ordine!

Dolany                          - Ho piena fiducia nel gusto ben noto del proprietario della celebre drogheria e salumeria Hoffer! Come va il negozio? Il for­maggio, il burro, i salumi?

Hoffer                           - Mah... il formaggio e il burro, non c'è male. I salumi si vendono un po' meno, in questa stagione. (Col bicchiere) Alla vo­stra salute!

Dolany                          - Alla vostra! (Bevono).

Hoffer                           - Com'è?

Dolany                          - Squisito.

Hoffer                           - Che cosa buffa, caro amico. Perché non ci diamo del tu? Abbiamo cominciato col voi e siamo rimasti così, sebbene...

Dolany                          - Oh, verrà da sé. È sempre meglio, quando le cose vengono da sé. Si comincia col chiamarsi « signor Dolany » e « signor Hoffer » e un bel giorno, quasi senza accorgersene, si dire « Giorgetto » e « Checchino»! Non è vero ?

Hoffer                           - Sì, sì.

Dolany                          - Del resto fra due padri si devono concordare delle cose che si trattano meglio se ci si chiama « signor Dolany » e « signor Hof­fer » che « Giorgetto » e « Cecchino ».

Hoffer                           - Non mi pare. Da me è più facile ottenere qualcosa chiamandomi « Cecchino » che dicendomi « scusi, signor Hoffer ».

Dolany                          - Può anche darsi. Per esempio per darvi ragione... vi dirò che suona molto meglio « Bè, Cecchino, la sbrighiamo questa faccen­da? » che ammonire con accento tetro: « signor Hoffer, vi prego di non dimenticare quanto ab­biamo stabilito ».

Hoffer                           - Che cosa?

Dolany                          - Una cosa qualunque. Ammettia­mo... così per dire... visto che oggi si celebra il matrimonio... diciamo, l'accordo finanziario.

Hoffer                           - Ah, quello?

Dolany                          - Sì, quello. Invece io ho un altro carattere. Se uno mi viene a dire: « Bè, Gior­getto, e la tua promessa? » magari rispondo con un'alzata di spalle. Ma se mi si dice: « si­gnor Dolany, voi manterrete senza dubbio la vostra parola! » allora... eh, allora non mi è possibile parare il colpo. Ma voi... evidente­mente siete diverso. Voi preferite che vi si dica: « Bè, Cecchino, e la tua promessa? ». Non è vero?

Hoffer                           - Precisamente.

Dolany                          - Bene. In questo allora, farò a modo vostro e vi dirò semplicemente: ce Bè, Cecchino, e la tua promessa? ».

Hoffer                           - Non è vero che suona meglio?

Dolany                          - Certamente. Dunque, Cecchino, la tua promessa?

Hoffer                           - Mi pare che vi piaccia la frase. La ripetete così volentieri!

Dolany                          - Per dire la verità, non la ripeto perché mi piace, ma perché corrisponde al mio pensiero. Quando mantieni la tua promessa, Cecchino? Io dico quello che penso.

Hoffer                           - Cosa sarebbe quello che pensate?

Dolany                          - Caro amico... (Guarda l’orologio) Sono le 11, alle 11,30 dobbiamo essere all'uf­ficio di Stato Civile. Anche il parroco sì è già fatto la barba, a quest'ora.

Hoffer                           - Ebbene?

Dolany                          - Ebbene... si tratta di un discorso finanziario... cioè, se non si trattasse di voi direi che è una convenzione.

Hoffer                           - Una convenzione?

Dolan                            - Sì... ottomila pengo di dote in contanti, caro Cecchino.

Hoffer                           - Ah, è così?

Dolany                          - Così, così, signor Hoffer.

Hoffer                           - Già, naturalmente. Così, sicuro, sì.

Dolany                          - Precisamente così.

Piri                                - (chiama alla porta) Babbo, il foto­grafo se ne va. Non vieni?

Dolany                          - (energico) No, non viene! (Piri richiude la porta). Dunque abbiamo stabilito, ottomila pengo di dote, da parte della bella Annetta, pagabili il giorno del matrimonio.

Hoffer                           - Infatti. Non si può essere più esatti.

Dolany                          - Grazie, signor Hoffer. Ma permet­tete che io curi i miei interessi...

Hoffer                           - In che modo?

Dolany                          - Ecco... come dire?... Se non si trattasse di voi, direi (Con gesto di sollecita­zione molto efficace) Andiamo, spicciamoci!

Hoffer                           - Che modo è questo di far pressione sull'amico Cecchino?

Dolany                          - Chi parla di pressione, caro ami­co? Solo un piccolo avvertimento!

Hoffer                           - Già, ma intanto avete detto il giorno delle nozze!

Dolany                          - Infatti! D'altra parte... diciamo la verità... le nozze sono oggi.

Hoffer                           - Non lo nego. Oggi.

Dolany                          - E allora?

Hoffer                           - Cosa « allora »?

Dolany                          - Eh?... sono quasi le 11 e mezzo, le carrozze sono giù, la cerimonia si può dire che stia per cominciare intanto... non vediamo principio...

Hoffer                           - Ma dov'è scritto che il « giorno delle nozze » voglia dire che bisogna sbrigare la faccenda a mezzogiorno e non per esempio alle due e mezzo?

Dolany                          - Oh Dio, non è scritto in nessun luogo.

Hoffer                           - Ed è così importante che sia di mattina o di pomeriggio?

 Dolany                         - Non dico che sia importante, ma vi sono due punti di vista che sono molto di­versi, caro amico. Uno è ce prima del matrimo­nio », l'altro è «dopo il matrimonio ».

Hoffer                           - Non è lo stesso?

Dolany                          - No, non è lo stesso. Può essere che uno sia migliore dell'altro. Secondo me, è me­glio primadel matrimonio.

Hoffer                           - Non vedo la differenza.

Dolany                          - Scusate... ammettiamo che non fraintendetemi! dico così per modo di dire! ammettiamo che uno non abbia l'intenzione di pagare. Che cosa può fare l'altra famiglia quan­do il matrimonio è già avvenuto?

Hoffer                           - Non posso condividere l'idea di questa possibilità.

Dolany                          - Sapete che è sorprendente?

Hoffer                           - Cosa?

Dolany                          - Che il signor Hoffer rifiuti di prendere una posizione netta in una cosa di così capitale importanza. Voi non dite prima ma non dite neanche dopo.

Hoffer                           - E lo trovate così sorprendente?

Dolany                          - Non insisto su questa parola. Pos­siamo anche dire « sospetto ».

Hoffer                           - Sospetto? Che modo di parlare è questo ?

Dolany                          - Sentite, signor Hoffer. Se voi adesso mi diceste « caro amico » voi preferite prima, per me prima o dopo è lo stesso... ».

Hoffer                           - Ma ve l'ho detto che è lo stesso.

Dolany                          - Pardon, non avete detto precisa­mente così. E per me la cosa è sospetta. E voler rimandare a matrimonio compiuto è ugualmente sospetto.

Hoffer                           - Ma come fate, signor Dolany, a dire una cosa simile?

Dolany                          - E voi, che modo è questo di ri­sentirvi?

Hoffer                           - Dio, come siete suscettibile! Non vi ho offeso in nessun modo... Voi, piuttosto che usate la parola « sospetto »...

Dolany                          - Sicuro, perché Voi date luogo a sospetto!

Hoffer                           - Io? In che modo?

Dolany                          - Volete proprio che ve lo dica? Mi sembra che non abbiate nessuna voglia di sbor­sare i quattrini!

Hoffer                           - (inorridito) Non voglio sborsarli?

Dolany                          - Precisamente.

Hoffer                           - Cosa ve lo fa supporre?

Dolany                          - Prima di tutto il fatto che non li sborsate.

Hoffer                           - E in secondo luogo...?

Dolany                          - Basta questo. Perché non pagate?

Hoffer                           - No, ditemi in secondo luogo...?

Dolany                          - In secondo luogo abbiamo da un pezzo il sospetto che voi non vogliate pagare, perché dopo la nostra disgrazia siete sempre etato irritato con noi.

Hoffer                           - Io irritato?

Dolany                          - Sì, da quando il mio povero figlio­lo ha commesso la sciocchezza di tentare di suicidarsi.

Hoffer                           - Scusatemi, per questo la colpa è stata vostra: i due ragazzi si amavano e le fa­miglie erano d'accordo; improvvisamente voi cambiate idea e proibite a vostro figlio di spo­sare la mia Annetta. E il povero ragazzo si è sparato un colpo di rivoltella nel polmone. Al­lora avete dato il consenso in fretta e furia. Do­vete convenire che quando uno contraria i sen­timenti di un figlio, magari perché ha trovato per lui un partito migliore, è naturale che un Francesco Hoffer sia malcontento. Infine l'a­more ha vinto, e noi ci troviamo qui oggi... con un buco in un polmone!

Dolany                          - È inutile che cerchiate di convin­cermi, signor Hoffer. Vi conosco di dentro e di fuori e so bene che non siete così stupido. Voi immaginate che quando uno tenta di ucci­dersi per una ragazza, è pronto a sposarla an­che senza un centesimo. Questo è l'essenziale. Perciò siete adirato con noi. È legge di natura che quando uno deve pagare, si adira in pre­cedenza.

Hoffer                           - Per vostra regola, i miei senti­menti...

Dolany                          - Ma che sentimenti? Un negoziante non ha sentimenti. Può avere del talento, ma­gari anche dell'onestà, ma sentimento... an­diamo via! Da dove volete che gli venga?

Hoffer                           - Come? Solo gli osti hanno senti­mento ?

Dolany                          - Sicuro! Nel mio mestiere ci sono vino e liquori che aiutano a scordare i dolori, c'è tristezza, allegria, amore, canzoni, credito... sicuro, credito! E anche poesia, caro signor Hoffer! Mentre nel vostro, cosa c'è? Burro, formaggio, salame... e pagamento per contanti. Dove sono i sentimenti? Voi avete calcolato cosa vi poteva rendere il suicidio, e poi avete inscenato la commedia dell'offesa! Tutto que­sto per 8000 pengo! E vorreste convincermi che vi sentite offeso perché un giovine dabbene si uccide per vostra figlia! Mentre è un onore, per qualsiasi ragazza!

Hoffer                           - Cos'è? dovrei aumentare la dote?

Dolany                          - Questo no, ma neanche tenervela.

Hoffer                           - Ah sì è un onore? E io vi dico che è una vergogna! Un suicidio compromette una ragazza, tutti cercano di sapere come, dove, perché ... Quando un giovane si suicida per una ragazza che è la purezza e l'onestà personificata, lo scandalo ricade sopra di lei, ecco!

Dolany                          - Non fate tante chiacchiere, signor Hoffer. Non è vero che lo scandalo vi abbia dato noia. E anche oggi siete ben contento di aver avuto la prova che mio figlio morrebbe per la vostra figliola... e quindi non occorre più sborsare denaro! Si può risparmiare la dote! Questa è la vostra idea; perciò parlate tanto del prima e del dopo, dell'amore e del buco nel polmone... tutto questo perché volete tenervi il denaro! Ma avete fatto i conti senza l'oste! Il ragazzo obbedisce a sua madre perché l'adora, e sua madre fa quello che io le dico!

Hoffer                           - Cioè?

Dolany                          - Cioè, egregio signor Hoffer, basta con le chiacchiere, sono le 11 e mezzo: se voi non pagate non se ne fa più nulla!

Hoffer                           - Non ne facciamo nulla? il giorno del matrimonio?

Dolany                          - Sì, il giorno del matrimonio. Pren­do mio figlio e me lo riporto a casa. Non sa­rebbe la prima volta che accade una cosa si­mile. E se non fosse accaduta, sarebbe oggi la prima volta. Parroco, pranzo, suonatori... tutto a monte. Non mi lascio prendere in giro.

Hoffer                           - E non pensate, oste sentimentale, che così uccidereste vostro figlio?

Dolany                          - Non vi occupate di mio figlio. Non si tenta il suicidio per due volte!

Hoffer                           - Perché no? C'è di quelli che l'hanno tentato fino a tre volte, finché sono riusciti.

Dolany                          - Ma perché discutete, se avete l'in­tenzione di pagare? Perché chiacchierate tanto?

Hoffer                           - Parlo quanto mi pare e piace.

Dolany                          - Dunque non volete pagare?

Hoffer                           - Chi vi ha detto questo?

Dolany                          - Vi comportate in un certo modo...

Hoffer                           - Siete voi che vi comportate come se io non volessi pagare, e che mi offendete!

Dolany                          - Sentite, il matrimonio è fra dieci minuti. E voi non fate che parlare.

Hoffer                           - Che tono è questo? Come osate?...

Dolany                          - Alia! Ora fa l'offeso! Così non pagherà per rabbia!

Hoffer                           - Ah sì, allora ve lo dico chiaro e tondo: non pago, perché parlate in questo modo!

Dolany                          - Finalmente lo avete detto! Solo, il pretesto è falso. Credete di potere approfit­tare dell'amore di mio figlio... Vergognatevi! Guadagnare ottomila pengo su un amore tra­gico! Avreste dovuto vedere il petto sangui­nante di mio figlio... Allora si che vi vergo­gnereste di spremere denaro da una ferita san­guinante!

Hoffer                           - La ferita è cicatrizzata da un pez­zo, grazie a Dio! La questione è che in questo momento non ho denaro contanti.

Dolany                          - Non è vero! Ne avete! Lo so con certezza!

Hoffer                           - Perché dovrei usare riguardi con un individuo come voi. Sissignore, non pago perché la mia posizione strategica me lo con­sente. Ho promesso una dote è vero, ma l'ho promessa allora. In seguito vostro figlio ha ten­tato di suicidarsi e cosi si è messo in posizione di inferiorità. È come alla guerra. Tattica e strategia. Ora i più forti siamo noi se lo volete sapere.

(Lunga pausa).

Dolany                          - Dunque non pagate.

Hoffer                           - No. Neanche un heller.

Dolany                          - Lo sapevo. E mi avete baciato!

Hoffer                           - Vi consiglio di non guastarvi con me. Non ammazzate vostro figlio per la seconda volta. Bisogna essere uomini. Due ragazzi in­namorati... questa sì che è poesia! E vorreste rovinare tutto questo per un pugno di sporco denaro? Ma non siete senza cuore come volete apparire. Non vorrete far morire il vostro caro ed innamorato figliolo per 8000 pengo.

Dolany                          - No. Non farò questo.

Hoffer                           - Vedete?

Dolany                          - Non lo farò ma voi pagherete?

Hoffer                           - No.

Dolany                          - Pagherete. Eccome.

Hoffer                           - Neanche per sogno.

Dolany                          - Oh, se pagherete! Ve lo garan­tisco. E ora vi domando per l'ultima volta: pagate?

Hoffer                           - No.

Dolany                          - Allora, caro amico, sedetevi.

Hoffer                           - Perché ?

Dolany                          - Ci sono delle cose che si ascol­tano meglio seduti; perché stando in piedi può capitare di cadere all'indietro.

Hoffer                           - (siede) Sono davvero curioso.

Dolany                          - Premetto che siete voi che mi co­stringete. Non ne avrei mai parlato. Mai. Voi mi costringete. (Pausa) Caro signor Hoffer, vo­stra figlia Annetta ha un bambino.

 

Hoffer                           - Infame calunnia!

Dolany                          - Caro signor Hoffer, Annetta ha un bambino di un anno.

Hoffer                           - Abbietta menzogna!

Dolany                          - Caro signor Hoffer, Annetta ha un bambino di un anno, che è stato adottato dal­l'altra vostra figlia che è sposata in Romania con un certo Brodeanu.

Hoffer                           - Non è vero!

Dolany                          - (trae di tasca un documento) Un bambino di sesso maschile nato il 12 maggio dell'anno scorso a Cronstadt. Nome della ma­dre: Annetta Hoffer di anni 20, domiciliata a Budapest, nubile, figlia di Francesco Hoffer e di Caterina Bauer sua legittima moglie. Padre del bambino, ignoto. Al bambino sono stati im­posti i nomi d;, Giuseppe Eugenio.

Hoffer                           - Non è vero!

Dolany                          - Giuseppe Eugenio Hoffer è stato, una settimana dopc la sua nascita, adottato, se­condo la legge romena, da Cornelio Brodeanu, negoziante dimorante a Cronstadt, vostro ge­nero e cognato di Annetta. Il bimbo si chiama adesso Giuseppe Eugenio Brodeanu.

Hoffer                           - Tutte falsità!

Dolany                          - Questa è la copia dell'atto di na­scita. (Fruga in tasca) Ecco la fotografia del piccino. (La mostra) Un bel maschietto, forte e ben piantato.

Hoffer                           - (guarda il ritratto sì asciuga gli occhi).

Dolany                          - Somiglia tutto alla madre. Mi avete costretto voi, signor Hoffer! (Lunga pausa).

Hoffer                           - (avvilito) E vostro figlio... lo sa anche lui?

Dolany                          - No. Non gli dissi nulla, perché era all'ospedale fra la vita e la morte. Ne sa­rebbe morto. (Minaccioso) Ma ora è guarito.

Hoffer                           - Come avete saputo?...

Dolany                          - Questo è affar mio.

Hoffer                           - Terribile!

Dolany                          - Ora capite, signor Hoffer, perché ho continuato per tre mesi a proibire a mio figlio di sposare Annetta. E dovreste essermi grato che io gli abbia detto che era perché io gli avevo trovato la sposa più ricca, invece di dirgli, che la sua fidanzata è madre. Gliel'ho taciuto, perché , come avete detto voi, sono un oste sentimentale. Non sarebbe sopravvissuto a questa vergogna. Perché vedete, caro amico, questa è una vergogna; non un tentato sui­cidio. Sono veramente seccato, signor Hoffer.

Hoffer                           - Non è colpa mia, signor Dolany. Io sono un povero padre abbattuto.

Dolany                          - Non cercate di mascherare il vero stato delle cose. Voi non siete affatto un padre abbattuto; al massimo, siete un nonno abbat­tuto. Ve lo dico solo perché dianzi avete insi­stito tanto sulla vostra posizione strategica.

Hoffer                           - E... dal momento che sapevate questo... perché avete acconsentito al matri­monio? Non per quella miserabile dote...?

Dolany                          - Come osate rivolgermi questa do­manda? Mia moglie ed io amiamo il nostro ragazzo! È il nostro unico figlio. Ci ha già dato un dolore... Io sono un uomo che guarda in faccia la vita e avrei anche potuto pretendere da mio figlio una rinunzia. Ma la madre non ragiona, quando si tratta di Geza. Mi ha proi­bito di dirgli la verità. Ha minacciato di ucci­dersi, se io avessi rivelata al ragazzo... Dovevo dunque mettere a repentaglio la vita di mia moglie? Per Giuseppe Eugenio Hoffer?

Hoffer                           - Giuseppe Eugenio... Brodeanu.

Dolany                          - Gli avrei torto il collo, a mio figlio, piuttosto di permettergli questo matri­monio... Ma sua madre... (Cammina avanti e indietro) E voi venite a parlarmi di poesia, quando c'è un bambino di un anno! (Si ferma) Ma com'è successo?

Hoffer                           - Colpa di mia moglie. Si era messa in mente che Annetta dovesse studiare il piano­ forte. Non mi dava un minuto di pace. Io so­stenevo che al giorno d'oggi, col grammofono e la radio, è inutile perder tempo a studiare il piano! Niente: doveva imparare. E allora ha studiato con un mascalzone di pianista che aveva i capelli lunghi. Naturalmente stavano ore ed ore soli dinanzi al piano... Cosa volete che vi dica? Quel farabutto, vedendo che non riusciva a raggiungere il suo scopo, un bel giorno si diede ammalato; era grave, tanto gra­ve, e la mia Annetta, povera sciocca, andò a curarlo. Ogni giorno tornava a casa con gli occhi rossi e raccontava che il maestro era moribondo o quasi, e noi gli mandavamo bot­tiglie di cognac e le migliori marmellate. Perciò il maestro invece di morire guarì e Antonietta... Sono ancor oggi convinto che tutta la malattia sia stata una finzione, per attirare in casa sua la mia povera piccina. Quando sapemmo tutto, presi la rivoltella con l'intenzione di scaricarla sul pianista in modo che morisse sul serio, ma quello era bell'e partito per l'America del Sud, dove si trova tuttora. Allora mandammo l'Annetta a Cronstadt da sua sorella; lì il bimbo venne alla luce e la sorella e il cognato, che sono due buone creature, avendo già due pic­cini, si sono presi anche quello di Annetta. La ragazza è poi tornata a Budapest dove nessuno sapeva nulla e dopo un certo tempo ha conosciuto vostro figlio. (Singhiozza).

(Pausa).

Dolany                          - (commosso) Sono veramente com­mosso, signor Hoffer; ma quando penso che come conclusione di tutto questo voi rifiutate di tirar fuori i quattrini, non posso più pian­gere con voi.

Hoffer                           - Eppure siete un brav'uomo, signor Dolany; pieno di cuore. Sapevate tutto e mal­grado ciò avete acconsentito al matrimonio.

Dolany                          - Per un uomo onesto, questo non è un ostacolo. Un passo falso, una ragazza in­gannata... ma sono convinto che sarà ugual­mente una brava donna, una moglie fedele...

Hoffer                           - E una buona madre.

Dolany                          - Di questo ne sono completamente persuaso.

Hoffer                           - Comunque, è stato un nobile ge­sto, quello di acconsentire al matrimonio.

Dolany                          - Smettetela di lodarmi, altrimenti non so più cosa faccio. Ho acconsentito; ma vi faccio osservare che la cerimonia non è ancora compiuta. Sapete cosa voglio dire con questo.

Hoffer                           - Ricominciate?

Dolany                          - Si capisce! Soltanto, ora la mia posizione è più forte.

Hoffer                           - Scusate: il bimbo non muta la vostra posizione. Voialtri avete il suicidio.

Dolany                          - Come, non cambia? Noialtri ab­biamo il suicidio, ne convengo; ma voialtri avete partorito prima delle nozze.

Hoffer                           - Cosa? Noi abbiamo partorito?. Anch'io?

Dolany                          - Sicuro! Tutta la famiglia! È cosa che ricade su tutti!

Hoffer                           - Scusate: partorire o non partorire, non permetto che offendiate la mia famiglia. Sono un onesto negoziante e sul conto mio non c'è nulla da dire.

Dolany                          - Ora gridate perché cominciate a sentire che dovete tirar fuori il denaro. Avremmo potuto fare a meno di tutta questa discussione, ma dopo tutto non mi dispiace di aver parlato: sono un oste e mi piace di versare il vino schietto.

(Da destra entra Annetta).

Hoffer                           - Che c'è, figliola?

Annetta                         - (con aria preoccupata) È un pezzo che state qui a discorrere... Una conver­sazione eterna! (Gli uomini tacciono molto im­barazzati) Mio Dio... babbo... di cosa state par­lando?

Hoffer                           - Di nulla, figliola. Così... della vo­stra casa... quante camere vi occorrono...

Dolany                          - Già: le camere... i mobili...

Annetta                         - Non è vero!

Dolany                          - E di che cosa vuoi che parliamo? Del vostro avvenire... del nido... le tende...

Hoffer                           - La cucina... le porcellane... (An­netta scoppia a piangere) Via, figliola! Devi capire che due vecchi papà hanno da parlare di una quantità dì cose, per agevolare la vita dei loro figlioli... Credimi, la vita oggi non è facile...

Annetta                         - (singhiozza) No... non è facile... la vita...

CCCCCCCCCCCCCCCCCCCCCCCCCCCCCCCDolany         - (commosso) Via, Annetta, non piangere... finora hai avuto solo un padre, da oggi in poi ne avrai due... e devi essere con­tenta, figliola, perché anch'io ti voglio tanto bene... (Stenta a contenere la sua commozione) povera sposina... (Entra Geza),

Geza                              - Annetta! (Vede che piange) Cos'hai, amore mio? Perché piangi tesoro, angelo, dol­cezza mia?

Hoffer                           - (con voce soffocata) Povera pic­cina... lascia la casa dei suoi genitori, dove è cresciuta e dove abbiamo avuto per lei tante cure, tanto affetto... (Annetta singhiozza).

Geza                              - Non piangere, tesoro! Da oggi in poi ti terrò luogo di padre, di madre... e sarai felice, te lo giuro!

Dolany                          - (asciugandosi gli occhi) Povera piccola!

Annetta                         - Ma ora... venite di là... smette­tela, con queste eterne questioni di danaro...

Geza                              - (la bacia) Vieni, cara, asciugati le lagrime. Andiamo, babbo: le carrozze sono ar­rivate. (Annetta si è asciugati gli occhi. Si volta) Aspetta, dimentichi i gigli... (Li toglie dal vaso. Li porge) Portali in chiesa. (La bacia. Escono entrambi).

Dolany                          - (con le lagrime agli occhi) Povera piccina... quanto deve aver sofferto... Mi ha fatto male al cuore, vedere quel visino scon­volto...

Hoffer                           - Caro Dolany, voi siete un'anima buona. E una cara persona come voi voleva distruggere la felicità di quei due ragazzi? Non ne sareste stato capace!

Dolany                          - (piangendo) Non vi lasciate illu­dere dalle mie lagrime... mio vecchio amico... Non ritiro nulla di quello che ho detto... Avete ancora cinque minuti di tempo... È meglio che invece di parlare tanto... (Piangendo) ... e pro­prio pensando alla felicità dei due ragazzi... andiate subito alla cassa... Non dovete giudicarmi male... So che sono stato duro, ma è per mio figlio... per il mio unico figlio!

(Entra la signora Hoffer in gran toeletta. Hoffer guarda fisso davanti a sé, triste. Ab­braccia la signora Hoffer asciugandosi gli oc­chi) Cara signora!

Signora Hoffer              - (piangendo) Caro amico! Come sono felice! Credo che sia ora di andare!

(Entrano a sinistra la signora Dolany e Pìri. Questa si avvicina alla madre).

Signora Dolany             - (piano a suo marito) Eb­bene? Tutto fatto? (Dolany accenna di sì) Al­lora possiamo andare.

Dolany                          - (a Hoffer) Muovetevi, caro amico, andate a prendere il cappello!

Signora

Hoffer                           - Come? Non vi date an­cora del tu?

Dolany                          - Non ci pensate, signora Hoffer... fra poco smetteremo il voi! (A Hoffer) Su, avanti!

Hoffer                           - E va bene! (Con un profondo so­spiro. Esce da destra).

Piri                                - Mamma, con chi vado in carrozza? Vorrei andare con Rudi Havas (Sì avvicina al grammofono).

Signora

Hoffer                           - Te lo do io Rudi Havas! Andrai col nonno di Rudi! Avanti, Giorgio, andiamo! (Caterina entra da sinistra e spalanca la porta).

Dolany                          - Subito, cara, precedetemi, io at­tendo Cecchino.

Signora

Hoffer                           - Non vi fate aspettare! (Cedendo il passo alla signora Dolany esce con lei seguita da Caterina) Vieni, Piri!

Piri                                - Vengo, mamma. Suono la marcia nuziale. (Mette in moto il grammofono che suo­na gracidando la marcia nuziale del Lohengrin. Esce di corsa per raggiungere la madre. La porta si chiude. Un secondo di pausa).

Hoffer                           - (Viene lentamente da destra, tenendo in mano una busta. Ne toglie i biglietti da mille, lì conta lentamente e con tristezza nelle mani di Dolany) Uno, due, tre... (Il grammofono suona mentre Hoffer continua a contare).

FINE

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