Giovanni Maria Nianney – Il santo curato d’Ars

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GIOVANNI MARIA VIANNEY

IL SANTO CURATO D’ARS

Sipario chiuso.


NARRATORE:


Questa sera vi racconteremo la storia di un umile contadino nato a Dardilly, un piccolo paese

della Francia, l’8 maggio 1786. Il suo nome è Giovanni Maria Vianney, meglio conosciuto

come Santo Curato d’Ars. Un uomo totalmente dédito a Dio, nella sua debolezza e nei suoi

limiti ristretti: un uomo capace, con uno sguardo, di penetrare l’intimo di chi lo incontra.

Tante volte i cristiani si sentono quasi ostacolati dalla umana limitatezza del loro prete.

Dicono; " non sa predicare ", oppure " non è capace di rapporti umani ", oppure " non è un

santo ", " è anche lui peccatore come tutti...", " perché mi devo confessare da lui che peggio

di me...? " e simili lamenti.

Mettete insieme per un istante tutte le obiezioni più o meno istintive che nella vostra

esperienza avete provato o udito nei riguardi dei sacerdoti. Ebbene: l'aspetto più serio di

queste obiezioni consiste nel fatto che rimandano alla nuda oggettività del ministero: quello

che importa è soltanto l'azione sacra di Dio, che attraverso quest’uomo-prete si compie.

" Dio tutto, io nulla " è l'espressione anche di S. Agostino, di S. Francesco, di S. Caterina

da Siena e anche di alcuni giovani Santi dei nostri giorni.

Nella vita del Curato d'Ars questa esperienza si lega intimamente alla sua missione:

divenire totalmente, gloriosamente prete, senza che alcun orgoglio umano possa più

interferire col potere di grazia che Dio concede alla sua creatura.

Il Santo Curato d'Ars incarna personalmente, lui di fronte a se stesso e di fronte a Dio, questo

indicibile dramma.

In un periodo storico caratterizzato dalle rovine della Rivoluzione francese, ciò che rifiorisce

in lui è la santità dei poveri. Oggi come ieri, il Vangelo resta la buona novella annunciata ai

poveri, poiché Dio preferisce l’essere all’avere: infatti, grazie al fervore della preghiera, ciò

che egli viene a riempire nel cuore degli umili, non è il vuoto, ma lo slancio, la speranza, la

qualità di un’anima disponibile che non conserva nulla per sé.

Nel minuscolo buco in cui era stato rinchiuso perché ritenuto incapace, egli ha fatto

accorrere le folle. Ars oggi attira circa mezzo milione di pellegrini all’anno, che vengono per

confessarsi e ritrovare così una sorgente.

Iniziamo il racconto partendo dalla fine, il Santo muore lasciando un grosso vuoto in tutti

quelli che lo avevano conosciuto; ripercorreremo tutta la sua vita aiutati dalla testimonianza

della sorella Marguerite, l’unica superstite della sua famiglia.

Buona serata.


Buio. Funerale del Santo curato d’Ars. Musica di sottofondo e processione con i lumini per la sala fino sul palco; si apre il sipario. Gente che si avvicina alla sorella per fare le condoglianze.

Scena I  L’infanzia e la prima giovinezza

Marguerite:                           Mio fratello nacque verso la mezzanotte. Ricordo le parole dell’ostetrica quando uscì e disse:

“ Oh! Mio Dio, questo bambino sarà un gran santo o uno scellerato!”. Mia madre si turbò a quelle parole e il babbo rimproverò vivacemente l’ostetrica, la quale si era atteggiata a profetessa e aveva indicato, senza saperlo, il carattere straordinario dell’avvenire del neonato.

Fin da piccolo si notava in lui una predestinazione eccezionale.

Mia madre, prima di dargli la pappa, aveva cura di fargli fare il segno della croce. Un giorno, la pia donna, se ne dimenticò; Giovanni Maria non voleva mangiare e accarezzava le mani della mamma, come per chiederle qualcosa. Finalmente ella capì, gli fece fare il segno della croce e lui mangiò la pappa di gusto. Mia madre ci ha raccontato mille volte questo episodio. Mia madre, che santa donna; la sua pietà animava tutta la famiglia. Mio padre era più rude, ma anche lui possedeva solide abitudini cristiane. Tutta la giornata era costellata di pie pratiche che più tardi il Curato d’Ars raccomanderà senza stancarsi, alle sue pecorelle. Giovanni Maria si era abituato molto presto a frequentare la chiesa. Le cerimonie religiose lo incantavano. I suoi giochi infantili ne erano spesso un eco continua.


Personaggio 1:


A quei tempi non era semplice frequentare la chiesa;infatti gli effetti del trionfo della rivoluzione si fecero sentire anche a Dardilly. Il parroco di allora, Jacques Rey, si era dimostrato deplorevolmente arrendevole alle richieste della legge e chiuse i battenti della chiesa per diversi anni, smise di esercitare il suo ministero, pur rimanendo sul posto.


Marguerite:


E’ vero, la chiesa del villaggio era chiusa e le campane tacevano, ma nulla poteva impedire a mio fratello di scoprire il senso religioso della solitudine.


Personaggio 2:


Quando eravamo nei campi, egli mi diceva: “ Guarda tu le mie bestie, mentre (André Provin)

io vado a fare una commissione per mio padre”.

Quando nel frattempo arrivava un altro pastore, domandava dove fosse Giovanni Maria. “E’

andato a pregare, va’ nel tal luogo e lo troverai”.


Marguerite:


Egli però non disdegnava affatto i divertimenti dei suoi coetanei. Il gioco della piastrella era il suo preferito e ivi mostrava a tutti la sua abilità. E quando, invitato dai suoi compagni, accettava di giocare, li vinceva facilmente, tra il loro disappunto, che lo vedevano intascare i soldi.


Personaggio 3


Ma Giovanni Maria aveva tanto buon cuore da non sopportare di vederli tristi per aver perso e allora restituiva la vincita, aumentata di un soldo.


Personaggio 4


Questo spirito caritatevole l’aveva sicuramente appreso dai tuoi genitori, cara Marguerite, che non sono mai stati insensibili alla miseria altrui. Quanti poveri e vagabondi sono stati ospitati a casa Vianney!


Personaggio 2:


Una volta eravamo rimasti senza legna e lui, mandato da vostro padre, era arrivato con l’asino stracarico.


Marguerite:


Quando non lavorava, passava il suo tempo a pregare la Vergine Maria, che lui ha sempre definito “il suo affetto più antico”. Le amiche di mia madre le dicevano spesso: “bisogna farne un prete di vostro figlio, perché sa molte litanie”. Da piccoli mi faceva una testa così, con le litanie, le diceva in continuazione.


Personaggio 1:


Come si poteva orientare un ragazzo verso il sacerdozio, in quei giorni oscuri, mentre i preti erano perseguitati dalla milizia?


Marguerite:


Oltretutto non sapeva né leggere, né scrivere, a Dardilly non c’era la scuola e in casa nessuno era capace di impartirgli la minima istruzione.


Personaggio 3:


Chissà come fu contento quando riaprirono le chiese?


Marguerite:


Di buon mattino era già nei campi, ma appena sentiva suonare la campana, abbandonava tutto e correva in chiesa; senza esagerare, ci andava quasi tutti i giorni. E mi ricordo che la sua prima confessione la fece a casa nostra, sotto il nostro orologio.


Personaggio 4:


Noi avevamo fatto insieme la prima comunione, in clandestinità presso una villa a Ecully; per non insospettire gli agenti, aveva messo una carretta di fieno vicino alla finestra, ne sapeva una più del diavolo.


Marguerite:


Era la rabbia di mio padre, per non lavorare nei campi trovava una scusa tutti i giorni, ma per pregare o andare a messa …


NARRATORE:


Una vita semplice, ma nel contempo generosa quella di Giovanni Maria.

All’epoca della sua vocazione sacerdotale, egli aveva circa 20 anni, e le circostanze, ahimè,

non gli erano molto favorevoli. Per quali vie la Provvidenza lo avrebbe guidato fino alla sua

ordinazione?


Scena II                             L’opposizione del padre

(Scena di vita familiare in casa Vianney, la madre prepara il pane mentre il padre ripara il tavolo)


Padre:


Tuo figlio gioca troppo a fare il prete! Ha costruito persino un altare e, davanti a tutti, dice messa. Vai, vai a vedere!!!


Madre:


Lascialo stare, ha un cuore d’oro!


Padre:


Non abbiamo bisogno di uno studioso in casa, bisogna lavorare!


Madre:


Ma non eri tu quello che sosteneva che ognuno deve seguire la sua strada, quando parlavi del figlio dei vicini!


Padre:


Non è la stessa cosa! E poi mantenere un figlio in seminario costa!!!


Madre:


Allora il vero problema è questo.


Padre:


Certo, è una cosa da tenere in considerazione; perché la chiesa non se li mantiene lei, visto che lavoreranno per lei!


Madre:


Ma che ragionamento fai! Comunque il problema non sussiste.


Padre:


Perché hai delle risorse a me sconosciute?


Madre:


No, ma un idea ce l’avrei.


Padre:


E sarebbe?


Madre:


Ho parlato con la zia Humbert che sta ad Ecully …


Padre:


Ah, ci mancava quell’impicciona! Mi sembrava che non fosse tutta farina del tuo sacco!


Madre:


Sei proprio un brontolone, ma senti cosa ho da dire prima…


Padre:


Va bene, parla.


Madre:


La zia Humbert di Ecully mi ha detto che il parroco del suo paese, un prete di grande valore e di alta virtù, nonché un prestigioso confessore della fede, ha accolto un giovane parrocchiano in casa sua per dargli la dovuta istruzione in preparazione al sacerdozio. A quanto dice lei, potrebbe fare la stessa cosa con nostro figlio e sicuramente ci costerebbe molto meno.


Padre:


E chi ce lo assicura, io non mi fido molto della zia Humbert.


Madre:


Se per questo ci ha invitato domenica prossima da lei a Ecully, potremmo andarci io, te e Giovanni Maria, e cogliere l’occasione per parlare con l’abbé Balley.


Padre:


Vedo che sai il suo nome, che hai già programmato tutto, ma questa volta hai fatto i conti senza l’oste.


Madre:


Perché cosa devi fare domenica di così importante da mettere in secondo piano il futuro di tuo figlio.


Padre:


Ho promesso a Michel di aiutarlo a sistemare la stalla.


Madre:


Ho già parlato con Michel e mi ha detto che non è un lavoro così urgente e che la stalla può tranquillamente aspettare un’altra settimana. Allora…


Padre:


Allora, allora … sarà meglio andarci altrimenti mi darai il tormento all’infinito.


Madre:


Allora avviso la zia Humbert.


Padre:


Sono sicuro che non è necessario qualcosa mi dice che siete già d’accordo.


(Escono)


NARRATORE:


Certo che erano d’accordo; le donne quando ci si mettono sanno sempre come ottenere le cose! Partirono quindi, per Ecully e insieme alla zia Humbert, andarono alla casa del Parroco dove incontrarono Mathias, il giovane ospite, intento a studiare.


Scena III                            Incontro con l’abbé Balley

(Giovanni Maria si reca con i genitori e la zia, presso la casa del curato di Ecully e per primo incontrano Mathias Loras; il ragazzo, ospite dell’abbé Balley, è intento a studiare)


Mathias:


Buongiorno signora Humbert.


Zia:


Buongiorno Mathias, sai che sei proprio un bravo ragazzo!?.


Mathias:


Lei è sempre troppo buona!


Zia:


Se non sbaglio mi pare di aver visto che di là in giardino c’è l’abbé Balley, avrei bisogno di parlargli.


Mathias:


A lei non sfugge mai niente, ora vado a chiamarlo.


(Esce)


Zia:


(rivolta ai genitori di J.M.) E’ il ragazzo ospite del curato. Sua madre, grande benefattrice,aveva accolto un tempo un missionario clandestino, così l’abbé Balley, per riconoscenza, non si é potuto rifiutare di ricevere il giovane, desideroso di diventare sacerdote.


(Entra l’abbé Balley)


Balley:


Buongiorno


Zia:


Buongiorno padre. Loro sono Mathieu e MarieVianney e lui è il loro figlio Giovanni Maria, il ragazzo di cui vi ho parlato.


Balley:


Mi dispiace di avervi fatto venire fino qui, non vorrei aver alimentato false speranze.


Padre:


Non è stato un problema per noi il viaggio; la nostra cara zia Humbert ci ha detto che lei avrebbe potuto accogliere nostro figlio per dargli la possibilità di studiare. Voglio essere sincero, io preferirei che tenesse in mano i manici dell’aratro che non dei libri.


Madre:


E’ un ragazzo giudizioso e buono, non possiamo lamentarci; ci aiuta sempre nei lavori in campagna, ma si notano in lui altre virtù.


Padre:


Noi pensavamo che lei lo potesse aiutare come sta facendo con l’altro ragazzo, e siamo disposti anche a pagare il giusto per questo.


(Entra la domestica con in mano un grosso recipiente dove sta preparando l’impasto con farina e acqua)


Balley:


Il problema non è il denaro ma un altro. Purtroppo il mio vicario, l’abbé Tillon è partito per la parrocchia di San Paolo di Lione e sono rimasto solo. Ho molte cose da fare a livello pastorale e di per sé già le lezioni che devo dare a Mathias costituirebbero un sovraccarico, per cui non posso accettare un altro allievo.


Padre:


Bene, provarci era doveroso; scusi se le abbiamo rubato del tempo; la ringrazio, padre e la saluto. (rivolto agli altri) Andiamo! (Esce)


Madre:


Lo perdoni padre; è proprio sicuro di non poterlo tenere? Giovanni Maria potrebbe darle una mano, è bravo anche nelle faccende domestiche! (si vede la domestica sullo sfondo


indispettita)


Balley:


Mi dispiace signora, ma per questo c’è Françoise, la domestica. (che annuisce)


Madre:


Grazie lo stesso, padre e arrivederci.


(Escono tutti)


Balley:


Figliolo, aspetta!!!


G.Maria:


Dica padre.


Balley:


Lasciatemi un attimo solo con lui. Figliolo, tua zia mi ha parlato molto di te: so che i tuoi impegni nei bisogni della campagna non ti hanno permesso molto di studiare. Quanti anni hai?


G.Maria:


Ho vent’anni e non le nascondo padre di essere quasi analfabeta. Non ho avuto molto tempo per studiare, perché ho passato parte della mia infanzia e la mia adolescenza in campagna. Non sono un grande lavoratore, ma amo la campagna e il senso di raccoglimento che ti offre, la bellezza nell’osservare l’insieme delle più autentiche qualità dei contadini, gente umile, povera, onesta che sa regolarsi sempre con estrema facilità nel concreto.


Balley:


(Guardandolo fisso negli occhi) Ragazzo mi hai convinto, ho cambiato idea se vuoi puoi fermarti qui anche subito. Ti troverò una sistemazione alla fattoria del Point – du – Jour, dove potrai lavorare per mantenerti gli studi. Ora va’ ad avvisare i tuoi genitori.


G.Maria:


La ringrazio padre, le prometto che non se ne pentirà.


(Escono)


NARRATORE:


Poco dopo la sua permanenza a Ecully, egli ricevette il sacramento della Cresima e in quella

occasione, aveva aggiunto il nome del Battista al suo nome di battesimo, come per attestare

il suo proposito di imitare la povertà, la penitenza e lo zelo del Precursore.

Di giorno in giorno, Giovanni Maria Vianney si rendeva maggiormente conto della sua

inferiorità negli studi rispetto all’altro allievo, Mathias; e per quanto fossero grandi la sua

confidenza in Dio e la sua tenacia, a lungo andare si sarebbe sentito paralizzato nei suoi

sforzi! Tuttavia egli pregava, implorando la luce dello Spirito Santo. In realtà non progredì

gran che. Presto si presentò per lui la questione se non avrebbe fatto meglio a lasciar perdere.

I suoi fallimenti significavano indubbiamente che Dio non l’aveva affatto chiamato al

sacerdozio. Laggiù, a Dardilly, suo padre si augurava che riprendesse la strada di casa.

Come potrà Giovanni Maria raggiungere lo scopo tanto desiderato? La prospettiva degli

esami richiesti per l’ammissione al sacerdozio lo faceva tremare. Gli rimaneva solo un

espediente: il pellegrinaggio della Louvesc, che per noi allora era un po’ come Lourdes.

Risultato, nessun miracolo: alla scuola di Balley, Giovanni Maria resterà sempre un allievo

mediocre, però non si sentirà più votato al fallimento.

L’abbé Balley ammirava il suo progresso spirituale: vedeva in lui un prete d’adorazione, un

uomo di regola, un asceta di grande rigore.

Correva l’anno 1806 ed in quel periodo Napoleone e la Francia erano minacciati da tutte le

parti, impegnato nella guerra contro la Spagna, il suo esercito necessitava di nuovi soldati.

Giovanni Maria riceve l’inaspettata chiamata al servizio militare.


Scena IV            Il disertore

Giovanni Maria è a Ecully quando arriva la chiamata al servizio militare. Giovanni .Maria discute con Mathias di un passaggio in latino)


G.Maria:


Credo in unum Deum … Patrem … Omnipo..ten…tibus!


Mathias:


No, no, no!!! Giovanni Maria quante volte te lo devo dire … Patrem Omnipotentem!


G.Maria:


E’ vero Omnipotentem, accusativo! Non mi resta in mente.


Mathias:


Giovanni Maria, questa è indirizzata a te.


G.Maria:


E chi mi può scrivere!


Mathias:


Guarda, c’è il timbro della Casa Reale, forse l’Imperatore ti invita a palazzo!!!


G.Maria:


Ancora, capisco che abbia qualche problema, ma non è che posso risolverglieli tutti io!


Mathias:


A parte gli scherzi, aprila.


(G.Maria apre la lettera e la legge in silenzio; sul suo viso scende un velo di tristezza)


Mathias:


Cattive notizie? Hai la faccia di uno che deve andare ad un funerale! Cosa vuole la Casa Reale da te?


G.Maria:


E’ la chiamata al servizio militare!


Mathias:


Che cosa? Sei sicuro?


G.Maria:


(Gli passa la lettera)


Leggi tu stesso.


Mathias:


Hai ragione, ci deve essere un errore, noi allievi ecclesiastici siamo esentati dal servizio militare.


G.Maria:


E’ quello che credevo anch’io, ma qui c’è scritto: “Giovanni Maria Vianney, nato a Dardilly …eccetera … deve presentarsi all’ufficiale di reclutamento, capitano Blanchard … A quanto pare sembra tutto regolare.


Mathias:


Cosa intendi fare?


G.Maria:


Per prima cosa voglio sentire il parere dell’abbé Balley, poi decideremo il da farsi.


Mathias:


Giusto, vado a chiamartelo.


G.Maria:


Lascia stare so che era fuori tutto il giorno, l’hanno chiamato a officiare la messa per la festa della congregazione delle suore di Roane, non tornerà prima di sera. Io informerò i miei e approfitterò per chiarire questa faccenda. Ci vediamo fra un paio di giorni. Avvisa tu l’abbé Balley.


(Escono)

(Balley passeggia in giardino e legge il breviario)


Balley:


Bentornato G.M. hai scoperto qualcosa?


G.Maria:


Niente, volente o nolente sarò costretto a partire. Non risulto iscritto nel registro degli allievi ecclesiastici, o quanto meno qualcuno si è dimenticato di trascrivere il mio nome. Non sono l’unico, c’erano altri due ragazzi nella mia stessa situazione e pare che non ci sia nulla da fare.


Balley:


Cosa dicono i tuoi genitori?


G.Maria:


Mia madre è dispiaciuta e teme per la guerra, mentre mio padre ha voluto fare l’indifferente dicendo che tanto per lui non cambia nulla, in quanto in nessun caso posso aiutarlo nei lavori di campagna.


Balley:


Li capisco entrambi e lo sai che ti vogliono bene e a modo loro si preoccupano per te. E tu cosa intendi fare?


G.Maria:


Sinceramente non saprei padre, confidavo in un suo consiglio.


Balley:


Lo sai che non posso decidere per te, prega e ascolta cosa ti dice il Signore, solo così sarai sicuro di aver fatto la scelta giusta.


G.Maria:


Sono un po’ confuso e mi domando se servire l’esercito del Sovrano sacrilego, scomunicato dal papa Pio VII per aver invaso gli Stati Pontifici, non è forse rendersi complice dei suoi crimini? Non dovrei, come cattolico, per fedeltà alla Chiesa, sottrarmi al servizio militare?


Balley:


Sai come la penso su queste cose, ma non voglio che il mio rigore di moralista di fronte all’imperatore scomunicato, influenzi la tua decisione; la cosa importante è non farsi prendere dall’ansia e soprattutto di fare la volontà del Signore.


G.Maria:


Ha ragione, nella mia incertezza, non mi resta che un’unica risorsa: abbandonarmi alla Provvidenza; gli avvenimenti mi faranno scoprire da qualche segno il cammino da seguire.


(Entrano due suore)


Suora 1:


Oh, G.M. non partire, non partire!!!


Suora 2:


Vieni con noi, ti nasconderemo nel convento di Roane, nessuno oserà venire a cercarti lì.


G.Maria:


Care sorelle, bisogna pure che obbedisca alla legge!


(Giovanni Maria esce)


Suora 1:


Padre, fate qualcosa, fermatelo.


Balley:


(Ironicamente) Non siete riuscite voi due, cosa posso fare io povero curato di campagna?


Suora 2:


Spiritoso, andiamo sorella, aiutiamolo a preparare i bagagli.


Escono tutti


NARRATORE:


L’indomani, al momento dell’apertura, ando’ premurosamente a chiedere il documento per

l’arruolamento, ma gli altri suoi commilitoni erano già partiti. Fu minacciato di prigione, ma

uno dei capi dell’ufficio, più ragionevole, disse: “Perché farlo imprigionare, dal momento che

parte di buona volontà”. Allora Giovanni Maria (entra in scena G.Maria) si mise in cammino

da solo. Durante il viaggio rifletteva fra sé e sé, non sapendo a cosa determinarsi; senza

dubbio, il desiderio di esser prete e di lavorare alla gloria di Dio, per la salvezza delle anime,

gli tornò in mente. Dall’altro lato era premuto dall’obbedienza alla corona. Prese in mano la

sua corona del rosario e pregò.

Si ritrovò ad attraversare un piccolo bosco e stanco com’era, decise di riposarsi un istante.

Improvvisamente arrivò uno sconosciuto, un ragazzo di nome Guy, che gli disse: “Che fai lì,

vieni con me!”. Prese il suo sacco e decise di seguirlo. I due camminarono attraverso i

boschi, le montagne, nella notte. Finalmente arrivarono in una parrocchia, su una montagna,

chiamata “Les Noes”.


Scena V Soggiorno alle Noes

Guy:

Allora siamo d’accordo, niente esercito!

G.Maria:

Vuoi dire che siamo disertori?

Guy:

Oh che paroloni, io ci definirei dei “pacifisti”.

G.Maria:

Sì, ma i pacifisti non rischiano di essere arrestati o peggio ancora di finire in prigione.

Guy:

Mamma mia che ottimista! Stai tranquillo, non c’è nulla da temere. Fidati di me, io conosco

la zona, ci sono molti boschi; troveremo da nasconderci e da lavorare.

G.Maria:

E se qualcuno ci riconosce?

Guy:

Non ti preoccupare, qui vicino c’è un piccolo paese, Les Noes, il sindaco è un vecchio amico

di mio padre, vedrai che ci darà una mano.

G.Maria:

E va bene, andiamo dal sindaco.

(Entra il sindaco)

Guy:

Eccolo che arriva, lascia parlare me. Buon giorno signor sindaco, si ricorda di me?

Sindaco:

Tu devi essere Guy, il figlio di André Monnin, come sta tuo padre?

Guy:

Bene , le manda i suoi saluti.

Sindaco:

Sapevo che saresti arrivato, ho ricevuto una lettera di tuo padre in cui mi spiegava la

situazione, non ti devi preoccupare è già tutto a posto; sarai ospite a casa mia e lavorerai per

me. Ma pensavo arrivassi solo?

Guy:

Ah, che sbadato! Lui è il mio amico Jérome, (schiaccia l’occhio verso G.Maria con cenno

d’intesa) l’ho incontrato per strada e ho pensato di portarlo con me, ho fatto male?

Sindaco:

Beh, vedremo di sistemare anche lui. Lo presenterò alla vedova Fayot, so che ha bisogno di

un aiuto per portare le bestie al pascolo, le parlerò di lui.

Guy:

Non mi dicevi che anche i tuoi avevano delle bestie e hai sempre fatto il pastore? Vedi che

fortuna!

Sindaco:

Allora che ne dici?

G.Maria:

La ringrazio signore e accetto volentieri.

Sindaco:

Bene allora è tutto sistemato, possiamo andare.

G.Maria:

(prendendo da parte Guy) Perché hai detto che mi chiamo Jérome?

Guy:

Semplice, è più prudente. Se dovessero venire i gendarmi a cercarti, domanderebbero di un

certo Giovanni Maria Vianney, e qui nessuno lo conosce.

G.Maria:

E tu?

Guy:

Tranquillo, continua a chiamarmi Guy; su, andiamo.

(Escono. Entrano in scena il curato delle Noes e la signora Fayot)

Curato:                              Venga signora Fayot, come vanno le cose?


Fayot:


(tossisce) Non molto bene, sono un po’ preoccupata per questa tosse che non mi lasciadormire.


Curato:


Cosa dice il medico?


Fayot:


Le abbiamo provate tutte e questi sono i risultati. Scusi padre, lei ha mai sentito parlare delle acque di Charbonnières, vicino a Lione.


Curato:


Certo, ho sentito che sono miracolose.


Fayot:


Così me le ha descritte Jérome e così ho deciso di partire; speriamo che funzionino perché peggio di così…


Curato:


Jérome, il vostro nuovo aiutante, com’é?


Fayot:


Jerome? E’ davvero un ragazzo straordinario. Mi è molto d’aiuto a casa, ma ha anche un animo gentile ed è molto sobrio, forse troppo.


Curato:


Perché, la sobrietà è una grande virtù!


Fayot:


La sobrietà è un conto, la privazione un altro! Non mangia mai più del necessario; più di una volta è stato necessario chiedergli e quasi ordinargli di mangiare di più! All’inizio pensavo non gli piacesse la mia cucina e le confesso ero un po’ mortificata per il suo atteggiamento, ma poi ho capito che non c’era nulla da fare. Il rigore è una sua filosofia di vita, come il fatto di non sottrarsi mai ai lavori più duri.


Curato:


Bene, sono contento per lei, allora può considerarsi fortunata?


Fayot:


Ah, questo é sicuro, anche se andando avanti di questo passo temo che inevitabilmente si ammalerà. Inoltre, mio figlio mi dice che tutte le notti si sveglia e lo trova assorto nella preghiera.


Curato:


Sa che mi ha incuriosito, vorrei conoscerlo, gli dica di passare in canonica appena può.


Fayot:


Guardi, mi ha accompagnato in chiesa stamattina, se vuole glielo chiamo.


Curato:


Certamente.


Fayot:


Allora padre io la saluto, preghi per me, l’acqua di Charbonnières sarà anche miracolosa, ma accompagnata dalle sue preghiere…


Curato:


Non si preoccupi, non mancherò. Faccia buon viaggio e abbia cura di sé.


Fayot:


Grazie padre.


(La signora Fayot esce ed entra Giovanni Maria)


G.Maria:


Buongiorno padre.


Curato:


Buongiorno Jérome. Vieni avanti, la signora Fayot mi ha parlato spesso e molto bene di te.


G.Maria:


La signora Fayot è una donna molto gentile e premurosa, ma…(guardandosi intorno perassicurarsi che non ci siano orecchie indiscrete) Beh padre, in realtà …. io … ehm…non michiamo Jérome.


Curato:


Come sarebbe a dire!!! E come ti chiami, chi sei?


G.Maria:


Mi chiamo Giovanni Maria Vianney, vengo da Dardilly, ero allievo ecclesiastico presso l’abbé Balley a Ecully, ma per un errore burocratico, sono stato chiamato al servizio militare.


Curato:


Allora sei un disertore!


G.Maria:


Sì, ero partito con grande ripugnanza, credendo di andare contro la volontà di Dio, ma non avevo nessuna intenzione di disertare.


Curato:


Se ti può essere di conforto, io avrei fatto lo stesso.


G.Maria:


Grazie padre, ma sono preoccupato.


Curato:


Se per questo stai tranquillo che al bisogno, ti aiuterò a nasconderti ed anche a fuggire se sarà necessario.


G.Maria:


Io non intendevo questo, sono preoccupato per la situazione della mia famiglia. Non riesco a essere contento qui al riparo sulle montagne, se penso a quello che potrebbe passare la mia famiglia per causa mia. I gendarmi ormai saranno a conoscenza della mia assenza e non vorrei che si rivalessero sulla mia famiglia.


Curato:


Questo é possibile, immagino di cosa possono essere capaci; ma ho sentito dire che l’Imperatore Napoleone, in occasione del suo imminente matrimonio con Maria Luisa, potrebbe concedere l’amnistia per i disertori.


G.Maria:


Speriamo!


Curato:


Ma, sii sincero, la signora Fayot conosce la verità?


G.Maria:


Sì, è stata da subito talmente buona con me, che non me la sono sentita di mentirle.


Curato:


Ora ho capito perché le hai consigliato le acque di Charbonnières, se non sbaglio sono vicine a Dardilly.


G.Maria:


Infatti le ho detto di andare a casa dei miei e di farsi ospitare da loro; così mio padre e mia madre sapranno di me e anch’io di loro.


Curato:


Allora non ti resta che aspettare il suo ritorno. Ascolta, vorrei proporti una cosa se ti va.


G.Maria:


Se posso volentieri, mi dica, padre.


Curato:


Sto cercando qualcuno che mi aiuti a fare un po’ di scuola ai ragazzini nel pomeriggio quando tornano dal lavoro dei campi; scuola con un po’ di catechesi, che te ne pare.


G.Maria:


Accetto volentieri, ma la avverto, la mia grammatica è un po’ da rivedere.


Curato:


Non ti preoccupare, non se ne accorgerà nessuno.


(Escono)


NARRATORE:


Purtroppo per Giovanni Maria, Napoleone non concesse l’amnistia tanto sperata. Tuttavia ai disertori veniva offerta la grazia se entro tre mesi, si fossero messi a disposizione delle autorità dipartimentali. Cosa decidere? Giovanni Maria prima di tutto, voleva informarsi della situazione dei suoi. Nel frattempo la signora Fayot era ospite presso la casa dei Vianney, che da diversi mesi era subissata di angherie. Dei militari l’avevano occupata e il capitano Blanchard aveva riassunto le sue intenzioni in questa minaccia lanciata contro i Vianney: “Vi mangeremo fino all’ultimo soldo”. Quando la signora Fayot fece ritorno alle Noes, Giovanni Maria fu felice di avere notizie della sua famiglia; ma rimase afflitto nel sapere gli affanni che causava a suo padre. Tuttavia la signora Fayot gli consegnò una lettera di suo cognato Jacques Melin che gli annunziava che la sua posizione militare era ormai regolata.


Scena VI

La lettera

(In scena Giovanni Maria che legge la lettera)

G.Maria:

“Caro Giovanni Maria, sono lieto di comunicarti che la tua posizione militare è finalmente

regolata. Trascorsi i tre mesi di proroga fissati per l’amnistia dei disertori, la casa dei tuoi è

stata di nuovo sottoposta ad angherie e minacce. Il capitano Blanchard tornava alla carica con i suoi militari, rifiutando di ammettere che la tua famiglia ignorasse il tuo nascondiglio ed esigendo così il pagamento di pesanti ammende. Invano tuo padre ha cercato di difendere le sue cose; gli agenti imperali erano più forti, e, per sfuggire alla loro vendetta, non restava che una possibilità: trovare un volontario che prendesse il tuo posto nell’esercito. Non era facile, in un tempo in cui la maggior parte dei giovani erano arruolati, e i rari privilegiati non erano disposti a vendere il loro servizio ad altri. Ma tuo padre con caparbietà, è riuscito a trovare uno dei pochi temerari che, per interesse, si mettevano a disposizione del miglior offerente. Quando sembrava tutto sistemato, però, il sostituto pagato a peso d’oro, non mantenne affatto la parola. A questo punto è stato giocoforza per tuo padre girare gli occhi da un’altra parte: solamente il suo ultimo figlio, François (il minore), poteva salvare la situazione. Era uno di quelli che la sorte aveva risparmiati, e vedendo il dramma in cui si dibattevano i suoi, tuo fratello ha deciso di prendere il tuo posto. Finalmente i militari si sono ritirati e i tuoi sono tornati ad essere i padroni della loro casa, rimanendo tuttavia affranti per tutto quello che hanno dovuto subire.

(G.Maria si mette a pregare) O Signore, aiutami tu, illumina il mio cuore e guida i mieipassi. Dovrei essere felice perché finalmente posso tornare a casa, ma sono immensamente triste se penso al fardello che sta portando mio fratello per me e alle disperate circostanze che lo hanno costretto a questa decisione. Per questo mi affido a te, aiutami a trovare la strada, fammi capire cosa è giusto e cosa no; lieto è il mio cuore ora che è avvolto dalla tua misericordia.


NARRATORE:


Giovanni Maria restò alle Noes ancora circa 14 mesi. Ed era ancora alle Noes quando gli arrivò la tragica notizia della morte della madre; soltanto quando si troverà davanti alla sua tomba riuscirà a sfogare tutto il suo dolore. Nel villaggio delle Noes dove aveva passato tutto questo tempo d’esilio, l’annuncio della sua partenza suscitò vivo rimpianto e gli abitanti gli prodigarono i segni della loro simpatia. Tuttavia egli non sarebbe tornato a casa, ma decide di tornare a Ecully, dall’abbé Balley, per riprendere gli studi.


Scena VII

Il ritorno a Ecully

Balley:

Bentornato Giovanni Maria

G.Maria:

Felice di rivedervi, padre.

Balley:

Sei già stato da tuo padre?

G.Maria:

Sì, ma ci sono rimasto poco tempo; ero preparato al fatto che non mi avrebbe potuto

accogliere a braccia aperte come il figliol prodigo. Prima di partire dalle Noes gli avevo

inviato una lettera per avvertirlo del mio ritorno; gli ho scritto come il più indegno dei figli

che sa’ di avere abusato per troppo tempo della sua benevolenza e che avrebbe meritato il suo

disprezzo.

Balley:

E, dimmi, lui come ti ha accolto?

G.Maria:

Una volta smaltita la rabbia iniziale, aveva finito per intenerirsi.

Balley:

Sapevo che tuo padre è un grand’uomo e me lo ha confermato anche questa volta?

Comunque non era l’unico ad essere preoccupato per te.

G.Maria:

Lo so padre e vi chiedo perdono, ma in fondo al mio cuore, tuttavia, non rimpiango ciò che

ho fatto, perché mi sono lasciato guidare dalla Provvidenza e fidato della voce della

coscienza; questo grazie anche ai vostri insegnamenti.

Balley:

Ti ringrazio figliolo per la considerazione e ti assicuro che anch’io avrei fatto la stessa cosa.

L’ho detto anche a tuo padre “non state in pena, il vostro ragazzo non sarà mai soldato ma

prete. Ora che cosa hai intenzione di fare?

G.Maria:

L’avete appena detto voi e se voglio diventare prete, sarà opportuno che riprenda al più

presto i miei studi.

Balley:

Bene puoi fermarti qui da me nel presbiterio, in modo tale che ti possa seguire da vicino.

G.Maria:

A proposito, Mathias dov’è?

Balley:

Oh, Mathias è uno dei più bravi allievi del seminario di Saint-Irenée di Lione.

G.Maria:

Sono contento per lui.

Balley:

Bene, per oggi riposati, ti lascio il tempo di sistemare la tua roba; da domani studierai, ti

occuperai del giardino e aiuterai nelle faccende di casa. La prossima settimana mi incontrerò

con il responsabile del seminario di Verrières e sentirò che cosa si può fare.

G.Maria:

La ringrazio ancora padre.


NARRATORE:


Dopo alcuni mesi di studi a Ecully, Giovanni Maria viene iscritto al seminario delle Verrières

che poco tempo dopo, su disposizione dell’Imperatore, venne chiuso. Infatti, per rappresaglia

contro un episcopato troppo poco docile, Napoleone aveva deciso la soppressione di tutti i

seminari minori, ad eccezione di uno solo per dipartimento. Così il nostro Giovanni Maria

dovette proseguire i suoi studi di teologia al seminario di Saint-Irenée.

Qui il rettore era un uomo molto rigido e i professori molto duri; Giovanni Maria si sa che

non poteva essere uno studente modello; se ci mettiamo anche l’economo del seminario che

lo guardava storto tutte le volte che lo incrociava, perché era l’unico che non pagava la retta

nonostante il padre fosse classificato come “coltivatore proprietario”, possiamo capire il

perché di tutte le sue difficoltà.


Infatti al primo esame di latino venne classificato “DEBILISSIMUS” e venne rispedito all’abbé Balley. Il curato di Ecully lo preparò nei mesi successivi per gli esami finali per essere ammesso al diaconato, ma sarà un altro insuccesso; addirittura si pensava di escluderlo dal seminario. Le continue insistenze dell’Abbé Balley presso il Vescovo, convinsero quest’ultimo a nominarlo diacono, nonostante le sue gravi lacune scolastiche. Ma il destino aveva in serbo qualcosa di speciale per lui.

Scena VIII

Il diaconato e il sacerdozio

Balley:

Sua eminenza, la ringrazio di avermi ricevuto.

Vescovo:

Carissimo Balley, dimmi cosa posso fare per te o per il tuo allievo, aspetta come si chiama …

ah … Vianney, se non ricordo male!

Balley:

Ricordate bene e penso che sia al corrente anche lei delle difficoltà di quel ragazzo.

Vescovo:

Sì però l’ho ordinato diacono anche se il parere del rettore del seminario non fosse

favorevole, anzi, credo di aver fatto già il possibile per lui, non credete?

Balley:

Non vorrei sembrarle troppo indiscreto, ma avrei una proposta da farle e le dico fin da ora

che mi assumerò io tutte le responsabilità.

Vescovo:

Sentiamo.

Balley:

Come saprete il vicario che avevo a Ecully, è stato nominato curato di Dardilly; ora sono

rimasto solo nel servizio parrocchiale.

Vescovo:

So che avete bisogno di un collaboratore, ma purtroppo, non disponendo di un numero

sufficiente di sacerdoti, non ho ancora potuto mandare qualcuno ad aiutarti.

Balley:

Ed è per questo che sono qui. Mi permetto di suggerire a sua eminenza, l’idea che, Giovanni

Maria Vianney, questo allievo che nessuno mai avrebbe conteso, riceva il sacerdozio e mi

venga affidato come vicario. Le posso assicurare, sua eminenza, che il giovane Vianney ha

dentro di sé la prospettiva del diaconato e del sacerdozio.

Vescovo:

Sapete che ho molta fiducia in voi e nel vostro intuito, so che conoscete bene questo ragazzo,

ma non vi sembra una cosa un po’ troppo azzardata?

Balley:

Le garantisco che sarà mia premura fargli completare gli studi di teologia.

Vescovo:

Va bene, mandatelo da me e lo ordinerò io stesso sacerdote, ma sia ben chiaro che fino a

quando non avrà completato gli studi, non potrà assolutamente confessare.

Balley:

La ringrazio sua eminenza, e mi scuso ancora per averle recato disturbo.

Vescovo:

Caro Balley, ricordati che non c’è troppo incomodo quando si ordina un buon prete.

(Escono)


Margherite:


E così fu! Il Vescovo ordinò mio fratello sacerdote il 13 agosto 1815, anno in cui a Torino, nacque San Giovanni Bosco, e mio fratello, venne affidato all’Abbé Balley come vicario.


Scena IX                           Il vicario di Ecully

(Scena. Balley e G.Maria, appena nominato vicario di Ecully, sono seduti a tavola. Con loro c’è anche Françoise, la domestica).


Balley:


Allora, come ti sono sembrate queste prime settimane come vicario di Ecully?


G.Maria:


Bene, gli abitanti di qui è gente semplice, quasi tutti campagnoli, che nonostante il difficile periodo sono rimasti, nel complesso, attaccati alla Chiesa.


Balley:


E’ vero, anche se la propaganda giacobina ha contaminato, come altrove, un buon numero di famiglie.


G.Maria:


Finalmente è stata ristabilita la libertà religiosa e sono convinto che la maggioranza tornerà ben presto alle pratiche religiose.


Balley:


Ma non possiamo dormire sugli allori, abbiamo un dovere preciso da svolgere; dobbiamo intraprendere un paziente lavoro pastorale per far crescere a poco a poco, il livello spirituale di Ecully.


Françoise:


Lo conosco io il suo paziente lavoro pastorale, stai attento non fidarti.


G.Maria:


Che volete dire?


Françoise:


Se lo conosco bene, ha intenzione di dirigere la parrocchia a tamburo battente, richiamando ciascuno al dovere, imponendo alle povere pecorelle, con rudezza antica, la disciplina della Chiesa.


Balley:


Lasciala perdere, non ascoltarla.


G.Maria:


Non si preoccupi, a me il lavoro non spaventa, anzi sono convinto che non sarà sufficiente ritrovare le vecchie abitudini, ma bisognerà fare di più.


Françoise:


Siamo a posto, non ne bastava uno!!! E tutto questo lavoro come farete a svolgerlo se non mangiate; anche oggi non avete quasi toccato cibo. Se non vi piace quello che cucino, siete liberi di cercare un’altra domestica!!!


Balley:


Non sarà necessario, tu sei la migliore Françoise, e poi abbiamo mangiato a sufficienza per oggi.


Françoise:


Va’ bene che avete fatto voto di povertà, ma il modo in cui vivete mi sembra troppo austero.

Sembra che tra voi due ci sia una gara assurda a chi prega e si mortifica di più.


Balley:


Una vita austera ci fa sentire più vicini a Dio.


Françoise:


Si ma addirittura flagellarsi con il cilicio; sono io poi che devo lavare le vostre camicie ed il sangue non viene via facilmente.


(Françoise esce e i due restano soli)


G.Maria:


Vorrei confidarle una cosa.


Balley:


Dimmi pure.


G.Maria:


Vede, non mi sento ancora in grado di predicare dall’alto del pulpito, anzi devo ammettere che solo l’idea mi terrorizza.


Balley:


Non ti preoccupare, ci avevo già pensato. Ho deciso di affidarti la catechesi dei bambini, in modo che potrai fare i primi saggi di predicazione rivolgendoti ad un pubblico meno esigente.


G.Maria:


Ho fatto un po’ di pratica con i bambini alle Noes, quando ho dovuto improvvisarmi maestro di scuola.


Balley:


Bene, andiamo che il lavoro ci aspetta.


(Escono)


NARRATORE:


Come prete Giovanni Maria dovrà assumersi pian piano, tutte le responsabilità del Ministero. Non ha ancora la facoltà di confessare, ma una volta terminati gli studi di teologia, dovrà sedersi in confessionale. Per prepararlo, Balley, fece in modo di dargli una formazione più pratica possibile. Dopo un anno circa di vicariato, compiuto il tempo canonico degli studi, il giovane prete ottenne dall’Arcivescovo la facoltà di confessare e il primo fu proprio l’abbé Balley. In poco tempo si guadagnò la fiducia degli abitanti.


Scena X                             Ministero a Ecully

(In scena gente che torna dal lavoro dei campi ed hanno con sé i loro attrezzi, parlano del vicario)

Contadino 1:                    Cosa ne pensate del nuovo prete?

Contadino 2:                    Mi sembra che non gli piaccia molto predicare dal pulpito.

Contadino 3:                    Come fai a dirlo, in chiesa ci vai poco.

Contadino 2:                    E le poche volte che vado, la predica la fa sempre l’abbé Balley. Vorrei sentire anche lui qualche volta.

Contadino 4:                    Io l’ho sentito predicare ai bambini una volta che sono andato a prendere mio figlio a catechismo, e devo dire che ci sa fare anche se devo dire mi è sembrato un po’ troppo severo.

Contadino 1:                    A te, chiunque ti dice di fare una cosa ti sembra troppo severo.

Contadino 5:                    Anche a me è sembrato così quando mi sono confessato da lui, ma sono convinto che vuole solo aiutarci ad uscire in fretta dalla nostra pigrizia.

Contadino 3:                    Anch’io mi sono confessato da lui e devo dire che mi ha saputo ascoltare, ma ha anche mantenuto la sua fermezza.

Contadino 4:                    Una volta l’ho trovato in chiesa, in ginocchio sotto la statua della Madonna, mentre pregava; deve essere molto devoto alla Vergine Immacolata, perché prima di rispondermi l’ho dovuto chiamare diverse volte.

Contadino 1:                    E non ti è venuto in mente che forse era meglio tornare in un altro momento?

Contadino 5:                    Bravo o non bravo a confessare o a predicare poco importa.

Contadino 2:                    Perché scusa, se un prete è bravo, ti aiuta a riconciliarti con Dio.

Contadino 5:                    Questo è vero, volevo solo dire di non essere troppo esigenti con lui.

Contadino 3:                    Sono d’accordo; ha anche altre qualità, come ad esempio il fervore con cui comunica e il

fatto di usare parole semplici: questo significa essere più vicini alla gente.

Contadino 4:                    Io apprezzo anche la sua vita umile, semplice, forse un po’ troppo mortificata.

Contadino 1:                    Questo l’ha imparato dal curato, anche se nei suoi occhi però, si nota che è di animo gentile.

Contadino 2:                    Queste sono le cose che contano più di tanti bei discorsi.

Contadino 5:                    Dai, dobbiamo dire di essere stati fortunati; quando l’abbè Balley morirà, sarà lui il nostro curato.

Contadino 1:                    Ma come, parli di morte, sta’ così male?

Contadino 5:                    Mia moglie ha incontrato Françoise, la domestica, e le ha confidato che l’ulcera alla gamba, durante l’inverno, è peggiorata, e la cancrena si è sviluppata.

Contadino 1:                    Ora che mi dici così, mi viene in mente che è un po’ che non esce dalla canonica.

Contadino 3:                    Possiamo solo pregare per lui, ringraziando Dio che ci lascia in buone mani.

(Escono)


Scena XI                           Morte dell’abbé Balley

Scena. In canonica, l’abbé Balley, nel letto, sta morendo e Giovanni Maria gli pratica l’estrema unzione.


Balley:


Grazie, ora posso andare in pace.


G.Maria:


Sono io che devo ringraziarla per tutto quello che ha fatto per me fin da quando , giovane, mi ha guidato nei miei brancolamenti apostolici; si è fatto garante per me di fronte ai superiori; mi ha insegnato tutto ed anche durante la malattia mi ha consigliato e sostenuto paternamente. Mi domando ora come farò senza di lei.


Balley:


Non devi avere paura, lo Spirito Santo sarà la tua guida.


(Balley muore)


G.Maria:


La sua morte lascerà un vuoto impossibile da riempire.


NARRATORE:


La parrocchia di Ecully fece allora conoscere all’arcivescovado il desiderio di avere Vianney

come parroco. La curia diocesana non ci pensò nemmeno ad affidare al povero vicario

l’importante parrocchia che Balley aveva guidato per quattordici anni. La parrocchia di

Ecully toccò a Laurent Tripier. Costui non rassomigliava affatto al suo predecessore. Sistemò

confortevolmente la sua canonica ed anche il regime alimentare non aveva niente a che

vedere con quello dell’antico pastore. Giovanni Maria, abituato da lungo tempo al clima di

austerità, era turbato da queste trasformazioni. Tripier non era un uomo malvagio, e

desiderava vivere in buona armonia con Vianney; ma i gusti del giovane prete differivano

troppo dai suoi, per poter continuare a lungo con questo commensale! Gli abitanti vedendo

con quanta facilità accettava gli inviti, lo chiamavano con piacere ai loro pasti familiari.

Egli allora insisteva affinché il suo collaboratore lo accompagnasse, ma questi si scusava

cercando dei pretesti che giustificassero il rifiuto; questo compagno di ministero non era

l’uomo adatto per lui.

Presto informato della penosa situazione dei due preti, l’arcivescovado ritenne necessario

prendere una decisione in merito e fecero chiamare Giovanni Maria Vianney per

comunicargliela.


Scena XII

La nomina come cappellano di Ars

Vescovo:

Ti ho fatto chiamare per comunicarti la decisione presa dal Consiglio Arcivescovile.

G.Maria:

Sua Eminenza, sono pronto ad obbedire e a fare ciò che il Signore disporrà per me.

Vescovo:

Ti abbiamo nominato cappellano di Ars-en-Dombes. E’ un piccolo villaggio che dipende

dalla parrocchia di Mizérieux, dove non c’è molto amor di Dio, ma sappiamo che tu ce ne

metterai, per questo ti abbiamo scelto.

G.Maria:

Perché mi parlate così, c’è qualcosa che devo sapere?

Vescovo:

No, nulla di preoccupante, solo che la situazione religiosa di Ars è un po’ annacquata. Le

funzioni sono passabilmente frequentate nelle domeniche e nelle giornate di festa.

G.Maria:

Sarà un paese di gente che lavora, forse basterà rivedere gli orari delle messe nei giorni

feriali!

Vescovo:

Il rinnovamento della vita cristiana è molto imperfetto: gli uomini non hanno difficoltà a fare

atto di presenza alle funzioni, ma l’avvicinarsi ai sacramenti è ormai per loro, un’anomalia:

ciò va’ bene solo per le donne e i bambini. Questa sarà la cosa su cui dovrai insistere

maggiormente; pare che la gente lì si confessi e si accosti all’eucaristia solo in occasione

della Pasqua.

G.Maria:

Beh, allora sono fortunato visto che siamo prossimi all’inizio della Quaresima.

Vescovo:

Apprezzo il tuo ottimismo ma non vorrei che tu sottovalutassi la situazione; sai, confidiamo

in te per riparare nella loro mentalità, i guasti moltiplicati da oltre dieci anni di non religione.

G.Maria:

Sua eccellenza, la ringrazio per la fiducia riposta in me; con l’aiuto del Signore, cercherò di

fare del mio meglio.

Vescovo:

Ora torna a Ecully raccogli le tue cose e parti subito per Ars.

(Escono)


Margherite:


A quel punto mio fratello, raccolte le sue poche cose, partì per Ars, come gli aveva ordinato il Vescovo. La domestica Françoise nonostante tutto gli era molto affezionata e così decise di andare con lui.


Scena XIII                        Sulla strada di Ars

Giovanni Maria e Françcoise la domestica trainano un carretto con pochi mobili sulla strada verso Ars.


Françoise:


Siete pensieroso padre, non avete detto nulla durante tutto il viaggio; c’è qualcosa che vi turba?


G.Maria:


Stavo ricordando l’abbé Balley, tutto quello che mi ha insegnato; anche queste poche cose che abbiamo, me le ha lasciate lui.


Françoise:


Avete ragione, era un brav’uomo, un buon curato e poi vi voleva molto bene.


G.Maria:


Vi affido un attimo il carretto, vado a chiedere a quel giovane pastore se siamo sulla strada giusta. Approfittatene per riposarvi, sarete stanca.


Françoise:


(parlando tra sé) Speriamo che non manchi molto, perché va bene essere poveri, va bene non voler disturbare nessuno, ma se avessimo chiesto aiuto a qualcuno, avremmo sicuramente fatto un viaggio più corto e meno faticoso.


Intanto G.Maria si era allontanato per parlare con il giovane pastore


G.Maria:


Buona giornata a te, giovanotto, come ti chiami e di dove sei?


Antoine:


Mi chiamo Antoine Givre e sono un pastore di Ars-en-Dombes, posso esserle d’aiuto padre?


G.Maria:


Sono il nuovo cappellano del tuo paese e mi chiedevo se fossi sulla strada giusta.


Antoine:


Oh si, siete anche quasi arrivato; proseguite lungo il ruscello fino alla fine degli alberi; da lì vedrete sulla destra un piccolo rialzo sul fianco del quale c’è il villaggio di Ars.


G.Maria:


Bene.


Antoine:


Posso fare qualcosa per voi, non so…avete sete?


G.Maria:


Ti ringrazio amico mio, hai già fatto molto per me: ti aspetto domani per la messa.


Il giovane rimane stranito. Giovanni Maria intanto torna al carretto)


Françoise :


Allora manca molto?


G.Maria:


No siamo quasi arrivati.


Ripartono ed escono


Scena XIV                        L’arrivo ad Ars

Ad accoglierlo il sindaco Antoine Mandy, l’assessore Michel Cinier e la castellana Marie Anne Colombe Garnier des Gerets.


Assessore:


Signor sindaco, il nuovo curato sta arrivando.


Sindaco:


Bene andiamogli incontro; venga signorina Marie Anne.


Entra Giovanni Maria con Françoise la domestica.


Sindaco:


Benvenuto, sono Antoine Mandy, il sindaco di Ars-en-Dombes, le presento il mio aiutante e la signorina nonché nostra grande benefattrice Marie Anne Colombe Garnier des Gerets.


Marie Anne:


piacere di conoscerla, mi chiami pure Marie Anne.


G.Maria:


Piacere; il vescovo mi ha parlato di lei, mi ha detto che siete una donna colta e rispettata da tutti, ed anche molto generosa.


Marie Anne:


Ne sono lusingata; per qualsiasi cosa abbiate bisogno, contate pure su di me.


G.Maria:


La ringrazio.


Sindaco:


Com’è andato il viaggio?


G.Maria:


Un po’ faticoso ma nel complesso tutto bene.


Assessore:


L’ho vista in ginocchio sul sentiero, sarete stanco?


G.Maria:


Oh no, stavo pregando; chiedevo a Dio grazie abbondanti per me e per tutti i parrocchiani di Ars.


Sindaco:


Venite, vi accompagnamo alla canonica.


G.Maria:


Françoise, andate voi, io preferisco andare a vedere la chiesa; è l’ora del vespero.


Sindaco:


Va bene, come preferite, vi accompagno in Chiesa.


G.Maria:


Perfetto!


Sindaco:


(Rivolto all’assessore) Dai una mano tu alla Signora.


Françoise:


Te pareva, lui va’ a vedere la chiesa, io invece devo sistemare tutta la roba; un uomo pio, non lo metto in dubbio, ma anche furbo!!!


Escono


NARRATORE:


Eccolo finalmente ad Ars.

La prima cosa che vide fu la chiesa, il cui campanile era stato abbattuto ed era sormontata

soltanto da una grossa armatura di travi che sosteneva una campana. Anche l’altare e il

tabernacolo gli fecero pietà. La canonica era in realtà, un’abitazione relativamente

confortevole, ma per lui andava più che bene visto che, aveva appena visto, che il Signore era

alloggiato peggio del suo servo.

Fin dal principio decise di sbarazzare la canonica di tutti i mobili e gli oggetti inutili prestati

dalla castellana Marie Anne, in modo tale che se i parrocchiani fossero venuti in canonica,

avrebbero dovuto trovare l’abitazione di un povero.

Nel frattempo Françoise, la domestica, si accorse presto che i suoi servigi risultavano

assolutamente superflui, visto che aveva ripreso anche lì un clima di assoluta austerità, e così

decise di fare ritorno a Ecully.


SCENA DI FRANCOISE CHE SE NE VA’

Giovanni Maria aveva l’abitudine di recarsi in chiesa alle 4 del mattino, restando in adorazione ai piedi dell’altare, in ginocchio, fino all’inizio della Santa Messa che era solito celebrare verso le 7.

Per quanto distratti e indaffarati, gli abitanti di Ars cominciarono a chiedersi cosa facesse il loro Curato, e come vivesse. Una vecchina, più curiosa che devota, entrò in chiesa. Lo vide immobile, dinanzi al Tabernacolo, con la tonaca stinta che gli scendeva sulle spalle magrissime, la testa appena sorretta da un filo di collo. Un'altra entrò in canonica. La cucina era spenta; la dispensa vuota; il letto senza materasso, né coperte.

Ed ecco, dopo la prima curiosa, entrare in chiesa altra gente. E vedendo il Curato inginocchiato, inginocchiarsi. E udendolo pregare, pregare con lui. E pregare fino alle lacrime, perché le preghiere del Curato d'Ars erano così commosse che commuovevano. Ed ecco altra gente entrare in canonica, con la scusa di un consiglio. E i consigli del Curato erano talmente buoni che qualcuno chiese di confessarsi. E la confessione era così angelica, che la gente si sentiva edificata, sollevata finalmente ad altezze da troppo tempo dimenticate. Ars cominciò a cambiar volto. "Ars non era più Ars".

FINE PRIMO TEMPO


SECONDO TEMPO

Sipario chiuso e si ripresenta la scena iniziale post funerale.


Marguerite:


Sembrava che mio fratello avesse scelto la chiesa per suo domicilio, se qualcuno lo cercava, lo poteva trovare là. Passava ore in preghiera, implorando dal cielo la conversione della gente del villaggio.


Personaggio 1:


Conquisto l’affetto dei parrocchiani con la sua grande carità, la grande bontà e le numerose visite che faceva.


Personaggio 2:


Durante le sue visite conservava, di fronte alle famiglie, una certa discrezione; non voleva mettere in imbarazzo la gente con visite troppo frequenti o troppo prolungate.


Personaggio 3:


Tutte le occasioni erano buone per lui per chiacchierare familiarmente con le persone; per la strada, nei campi, sulle soglie delle case.


Personaggio 4:


Amava molto passeggiare con il cappello sotto braccio; spesso usciva dal paese attraverso i campi o per i boschi, per avvicinare i suoi parrocchiani durante il loro lavoro.


Personaggio 1:


Per non parlare delle sue lezioni di catechismo; io avevo solo dodici anni e mi ricordo che fin dal suo arrivo ad Ars, tutti i suoi allievi erano rapiti dai suoi insegnamenti. Quando feci la prima comunione, i parrocchiani nutrivano già una profonda stima per lui, che era arrivato ad Ars da soli tre mesi.


Marguerite:


La sua ambizione è sempre stata molto alta; mi diceva che voleva fare del piccolo villaggio di Ars che gli era stato affidato, una terra di santità.


Personaggio 2:


Riuscì a formare e sviluppare diverse associazioni, nelle quali egli vedeva un mezzo di salvezza per la sua gente. Prima di tutto, ripristino la confraternità del Rosario, prevalentemente formata dalle donne, mentre gli uomini frequentavano quella detta del “santo sacramento”.


Personaggio 3:


Come tante ragazze della mia età quando eravamo giovani, eravamo piuttosto frivole, amavamo molto il ballo. Lui ci invitava in canonica a mangiare frutta; parlava del buon Dio, leggeva la vita dei Santi e ci diceva: “ voi siete più contente delle altre che sono in piazza a ballare”.


Personaggio 4:


Io lo ho odiato per questo; le ragazze pian piano non vennero più a ballare e noi uomini fummo costretti ad andare nei villaggi vicini; guardate chi mi è toccata come moglie!!!


Moglie:


Dì pure che qui nessuna ti voleva.


Prete:


Lo incontrai la prima volta con la mia classe in seminario; ci invitò ad una modesta cena e fummo tutti accolti con estrema cortesia; sotto la sua austera apparenza, si poteva facilmente cogliere una dolce ed amabile gaiezza. Poi ebbi la fortuna di rimanere con lui per tutta l’estate. Ricordo le sue difficoltà nella comprensione della lingua latina.


Personaggio 1:


Margherite, se non ricordo male vostro padre morì i primi anni di vostro fratello ad Ars; si dice che ci fossero delle incomprensioni fra loro!


Marguerite:


Mio padre, malgrado i sentimenti religiosi di cui aveva dato prova un tempo durante i giorni del Terrore, segnalandosi per l’eccezionale carità verso i poveri sparsi lungo le strade, non aveva mai accettato il comportamento di G.Maria. Si era deciso soltanto mormorando a lasciarlo partire sulla via del sacerdozio; la sua contrarietà si era mutata in una irritazione violenta, al momento della disavventura del disertore alle Noes, che non era stata affatto passeggera.


Prete:


Vostro padre però lo aveva sempre nel cuore! Prima di morire mi raccontò di una lettera ricevuta da G.Maria, dove la letteratura del giovane studente di filosofia era mediocre, ma le disposizioni del cuore erano autentiche: si umiliava, implorava il perdono paterno. Ricordo che mentre me ne parlava, i suoi occhi si riempirono di lacrime.


Margherite:


Il dolore che provò G.Maria quando gli dissi della morte di nostro padre, non poteva essere più acuto di quello per la morte di nostra madre, ma la pena fu viva lo stesso. Fino alla fine G.Maria, ha celebrato di tanto in tanto, la Messa per i nostri genitori.


Personaggio 2:


Mi ricordo che i primi tempi qui ad Ars, le cose non furono semplici. Alcuni uomini della parrocchia, irritati di vedere abolite le allegrezze di un tempo, si mostrarono sulla pubblica piazza, portando tutti dei nastri sul cappello. La domenica successiva, dal pulpito, il curato li richiamò con ironia.


Scena I                              I primi passi ad Ars

Si apre il sipario. Musica. Gente in piazza che si diverte. Gli uomini portano dei nastri sul cappello.


Contadino 1:


Ciao Jacques, sei solo anche oggi.


Contadino 2:


Per forza, mia moglie è in chiesa con il curato a dire il rosario!!!


Contadino 3:


Ci sarà andata anche mia moglie con sua madre!!!


Contadino 4:


Beh, una cosa buona l’ha fatta sto curato, almeno ce le toglie dai piedi per qualche ora.


Contadino 5:


Sì ma se va vanti così, o cambiamo festa o balliamo tra uomini!!!


Contadino 1:


Tu puoi portare una delle tue capre, tanto sei abituato, già ci dormi con loro!!!


Contadino 2:


Avete sentito cosa ha detto durante la predica?


Contadino 1:


No cosa?


Contadino 2:


Voi altri, l’avete sentita la predica di stamattina?


Contadino 3 4 5 :


No, perché cosa ha detto?


Contadino 2:


Ma solo io vado in chiesa?


Contadino 5:


No io c’ero ma dormivo!!!


Contadino 2:


Vi riporto le parole testuali che ha detto o perlomeno quelle che mi ricordo: “Credo che gli uomini della nostra parrocchia siano scontenti delle loro donne e che sembra vogliano vendersi; perché vedo che portano dei nastri sul cappello simili a quelli che si vedono al collo delle bestie in un giorno di mercato o di fiera”.


Contadino 3:


Addirittura, tutto questo perché noi sappiamo ballare e lui no!!!


Contadino 4:


L’unica musica che ha sentito in vita sua, sarà il suono delle campane!!!


Contadino 5


Prova tu a ballare al suono delle campane!!! (Inscenano un balletto)


Contadino 2:


Ma non è tutto; ho sentito dire che ha intenzione di far chiudere anche le osterie.


Contadino 1:


Se vuole chiuderle durante le funzioni posso anche capirlo, ma che io debba rinunciare ai piaceri del vino, mai, dovrà passare sul mio cadavere.


Contadino 2:


Dice che in molte osterie ci si espone al rischio di perdere la religione e la moralità, oltre che il denaro e la salute.


Contadino 3:


Le vuole chiudere perché fanno concorrenza alla messa? Digli di distribuire un bicchiere di vino in chiesa, così ci andrà più gente.


Contadino 5:


E magari si riesce ad ascoltare la predica.


Contadino 4:


Sì, tu già dormi se vai sobrio, figuriamoci se bevi il vino: una dormita totale!!!


Entra Giovanni Maria.


Contadino 2:


Zitto, che sta arrivando!


Contadino 1:


Ma chi c’è con lui? Qualcuno di voi lo conosce?


Contadino 4:


Io l’ho visto con Marie Anne, la castellana; non è che è il suo fidanzato?


Contadino 3:


Di quella, ma figurati!!!


Contadino 5:


Ma no, quello è François des Garests, il fratello della castellana.


Contadino 1:


Vado?


Contadino 2:


Vai fatti sentire.


Contadino 1:


Buongiorno padre, mi è giunto all’orecchie che voi dal pulpito parlate con tanta insistenza e con tanto ardore di come si dovrebbe trascorrere la domenica.


G.Maria:


Guardatevi! Passate il giorno del Signore nelle osterie come degli ubriaconi! Dov’è finita la vostra moralità, il timore di Dio, il bisogno di Lui, di ascoltare la sua parola, di pregare.


Contadino 1:


Cosa dovremmo fare, venire sempre in chiesa?


G.Maria:


La domenica è del Signore e va’ santificata!!! Ma l’andare in chiesa non basta. Quanti vengono a messa, li guardo, e capisco dai loro atteggiamenti che l’unica cosa che hanno in mente è “ma quando finisce?”; non pregano, si girano, ridono e chiacchierano … questi escono di chiesa con più peccati mortali di quando sono entrati.


Contadino 2:


Ma allora è meglio non venire?


G.Maria:


(con una semplicità disarmante)

guidare dallo Spirito Santo!


Bisogna assistervi e curarvi come si conviene! Bisogna farci


Inizia a parlare dello Spirito santo e pian piano la gente smette di ballare e si avvicina ad ascoltarlo; tra la folla si nota un distinto signore che si pone in prima fila.


G.Maria:


Lo Spirito Santo è lume e forza. E' Lui che fa distinguere il vero dal falso, il bene dal male.

Come le lenti che ingrandiscono gli oggetti, lo Spirito Santo ci fa vedere il bene e il male in

grandi proporzioni.

Si tratta dunque di sapere chi ci guida. Se non è lo Spirito Santo, noi abbiamo un bel da fare,

non vi è sostanza né saggezza in tutto quello che facciamo; se è lo Spirito, vi è una dolcezza

delicata...vi è da morire di piacere!

Coloro che si lasciano guidare dallo Spirito Santo provano ogni sorta di felicità entro se

stessi.

Senza lo Spirito Santo noi siamo come un ciottolo della via...Prendete in mano una spugna

inzuppata d'acqua e nell'altra mano un piccolo ciottolo, premete ugualmente l'una e l'altro;

non uscirà niente dal ciottolo, ma dalla spugna voi farete uscire acqua in abbondanza. La

spugna è l'anima ripiena di Spirito Santo, e il ciottolo è il cuore freddo e duro in cui non abita

lo Spirito Santo.

Lo Spirito Santo riposa nelle anime giuste come la colomba nel suo nido; Egli fomenta i

buoni pensieri di un'anima pura. Lo Spirito santo è come un grano di frumento; voi lo

seminate nel campo, sta bene; ma è necessario il sole, è necessaria la pioggia per farlo

crescere e biondeggiare nella spiga. Quel sole e quella pioggia è lo Spirito Santo.

Bisognerebbe dire ogni mattina: "Mio Dio, inviatemi il vostro Spirito, il quale mi faccia

conoscere quello ch'io sono e quello che siete Voi".


Esce. Pian piano escono tutti molto pensierosi.


Scena II                             A casa della castellana

In scena la castellana che riceve la visita del curato.


Marie Anne:


Buongiorno signor curato, qual buon vento.


G.Maria:


Buongiorno signorina Marie Anne. Sono venuto a ringraziarla per la donazione che ci permetterà di ristrutturare il campanile della chiesa.


Marie Anne:


Oh ma si figuri, non doveva disturbarsi, sa che a me fa piacere darle una mano. Quando è arrivato, avevo fatto in modo di rendere la sua abitazione più confortevole, ma mi ha restituito tutto subito; devo confessarle che lì mi ero un po’ risentita: ma poi, con il passare del tempo, ho capito che il suo rifiuto non era nei miei confronti, ma era il rispettare il suo modo di vivere, a mio parere fin troppo austero, ma contento lei… Allora mi son detta: “Marie Anne, c’è sempre la chiesa da sistemare!”.


G.Maria:


In effetti quando sono arrivato ho trovato la chiesa nella più grande povertà; la biancheria e gli ornamenti erano in uno stato deplorevole ed era mio preciso dovere sistemare in modo più decente la casa del buon Dio.


Entra il distinto signore di prima che si rivelerà essere il fratello della castellana.


Marie Anne:


François, finalmente sei arrivato.


François:


Scusa per il ritardo.


Marie Anne:


Vieni François, volevo presentarti il nostro curato.


Marie Anne presenta il fratello a Giovanni Maria.


G.Maria:


Bene allora io tolgo il disturbo.


François:


Spero non per colpa mia. Mia sorella mi ha scritto, nelle sue lettere, della sua ammirazione nei vostri confronti e dopo avervi ascoltato prima, fuori sulla piazza, ho capito che non esagerava.


G.Maria:


Vostra sorella è troppo buona, e io mi sento indegno di questo dono. Penso, che il Signore abbia voluto scegliere il più testone di tutti i parroci per compiere il maggior bene possibile. Se ne avesse trovato uno ancora peggiore, l'avrebbe messo al mio posto, per mostrare la sua grande misericordia.


François:


Marie Anne mi ha scritto che avete in mente di sistemare la chiesa.


G.Maria:


Lo vorrei tanto… ma sapete com’è … tra il dire e il fare …


Marie Anne:


C’è di mezzo il mare!.


François:


Perché dite così, possiamo fare qualcosa. La chiesa d’Ars, già così sprovvista del necessario, non dovrà attirare maggiormente la sua attenzione; merita qualcosa di più.


Marie Anne:


Hai ragione dobbiamo fare in modo che la chiesa di Ars sia al livello del suo parroco. So che il parroco vorrebbe costruire una cappella dedicata Santa Vergine Maria e mettere in chiesa degli stendardi, uno del Santo Sacramento, uno della Santissima Vergine e uno del nostro patrono San Sisto.


François:


Penso che non ci siano grossi problemi, può far cominciare i lavori, le farò arrivare il denaro direttamente in parrocchia. Per quanto riguarda gli stendardi, glieli farò portare da un mio amico di Lione.


G.Maria:


Non so cosa dire! La ringrazio infinitamente.


François:


Non è necessario, padre.


G.Maria:


Se iniziamo subito i lavori per la costruzione della cappella, potrebbe venir pronta per il Corpus Domini e la processione potrebbe essere l’occasione per l’inaugurazione.


Marie Anne:


A proposito di processione del Corpus Domini. Penso che il baldacchino abbia fatto il suo tempo; il suo ornamento ormai stinto fa pietà.


François:


Padre, perché non viene lei stesso a scegliere il tessuto per il nuovo baldacchino.


G.Maria:


Molto volentieri. Vi ringrazio e vi benedico per la vostra generosità.


Marie Anne:


François, per l’altra cosa ci sono novità?


G.Maria:


Quale altra cosa?


François:


Niente padre, ma mia sorella quando si mette in testa una cosa … insiste fino a quando non la

ottiene!

(Estrae una pergamena) Questa è la copia dell’atto di donazione della Canonica alla Chiesa,

presentato qualche tempo fa dal Consiglio di Stato direttamente al Re.


Marie Anne:


E cosa hanno risposto?


François:


Hanno sollevato il problema che il comune di Ars, composto da 270 anime, non ha il numero di abitanti richiesto dal regolamento ufficiale per poter essere considerata parrocchia, ma alla fine ce l’abbiamo fatta.


Marie Anne:


(Abbraccia il fratello)


Grazie François!!!


G.Maria:


Volete spiegare anche a me?


Marie Anne:


Vede padre, con l’acquisizione della canonica, Ars non verrà più considerata una semplice cappellania, ma come parrocchia e non dovrà più dipendere da quella di Mizérieux.


François:


Marie Anne voleva essere sicura che Ars potesse conservare il prete residente e l’unico modo era farla dichiarare parrocchia.


Marie Anne:


Padre ha fatto carriera, da cappellano a parroco!!!


(Ridono ed escono)


NARRATORE:


In primavera una notizia inattesa mise il villaggio di Ars in subbuglio: la Curia diocesana,

rispondendo a un desiderio manifestato da Vianney, gli aveva accordato un trasloco: era stato

nominato parroco di Salles.

Nel frattempo informarono il Vescovo che G.Maria passava decisamente i limiti della

mortificazione e che era sul punto di rovinarsi la salute. Il vescovo perciò, aveva deciso di

trasferirlo a Salles, una piccola parrocchia di circa 300 anime.

Il disappunto degli abitanti di Ars fu molto grande; soprattutto della castellana. Un gruppo di

essi, condotti dal sindaco, andarono dal vescovo per manifestare il loro malcontento. Era un

tentativo quasi disperato, ma alla fine la delegazione ebbe partita vinta, soprattutto grazie

all’intervento della castellana e del fratello. G.Maria Vianney cominciò allora a svolgere il

suo ministero anche nelle parrocchie vicine e la sua fama si diffuse presto in tutta la regione.

Per questo gli altri parroci non erano affatto contenti e, nonostante fossero loro a chiamarlo in

aiuto, quando si trovavano tra di loro lo deridevano.


Scena III                           Un segno di contraddizione.

Parroci riuniti in Curia arcivescovile per una conferenza. In attesa che arrivi il vescovo, si divertono a prendere in giro il loro più famoso confratello.)


Parroco 1:


Ma l’altro giorno che ci faceva Vianney in seminario?


Parroco 2:


E’ venuto a trovare il suo assistito.


Parroco 3:


E chi sarebbe costui,


(in tono ironico)


un altro grande “studioso” come lui?


Parroco 4:


Si chiama Marco Sironi!


Parroco 2:


Come fai a conoscerlo?


Parroco 4:


Perché è un ragazzo della mia parrocchia e vi assicuro che è un ottimo studioso!


Parroco 1:


E cosa centra Vianney con questo ragazzo?


Parroco 4:


Antoine ha voluto andare da Vianney, attirato da quanto viene divulgato sul suo conto nelle campagne della Dombes.


Parroco 2:


L’altro giorno non ha fatto in tempo a mettere piede nel cortile del seminario che il ragazzo ha iniziato ad urlare: “E’ il santo curato d’Ars!!!”; e subito tutti gli occhi si sono fissati su di lui.


Parroco 5:


Questo non mi stupisce, ormai non passa inosservato da nessuna parte.


Parroco 1:


E’ la nuova moda: prega e digiuna; si vede che alla gente piace.


Parroco 3:


Però dei vantaggi ci sono: ad esempio, nella mia parrocchia sono spariti tutti gli straccioni che prima affollavano le strade. I miei parrocchiani più fidati mi hanno detto che si sono trasferiti tutti dal grande benefattore.


Parroco 5:


Perché ci sono le strade più comode ad Ars?


Parroco 3:


Può darsi, ma il vero motivo è che Vianney, oltre a soccorrerli generosamente, compra da loro il pane nero.


Parroco 1:


Altro che strade più comode! La chiesa di Ars dovrebbe avere i confessionali rivestiti in pelle!!!


Parroco 4:


E’ già da qualche tempo che molti dei miei parrocchiani vanno a confessarsi ad Ars.


Parroco 2:


E non sei contento? Avrai più tempo per curare i tuoi canarini!


Parroco 4:


Oh, don Pierangelo! Senza qualche mancetta a Pasqua, sarai costretto a mangiare qualcuno di loro al posto della colomba!.


Parroco 3:


Anche qualche mio parrocchiano è andato ad Ars e mi ha parlato dei meravigliosi doni offerti dal fratello della Castellana.


Parroco 5:


Certo che fare il curato con un uomo facoltoso come François des Garets è un grosso vantaggio, sai quanti problemi ti risolve uno così in parrocchia.


Parroco 2:


Un altro vantaggio sono le confessioni; l’anno scorso, per darmi una mano, ho chiesto a tre parroci, tra cui Vianney; sta di fatto che da lui c’era la fila di gente a confessarsi, mentre gli altri hanno finito quasi subito. Quest’anno ho deciso, chiamo solo lui.


Parroco 1:


Per quanto mi riguarda, ho deciso di non risparmiargli la mia ironia. Ho incontrato una persona di Ars e gli ho detto: “dite al vostro curato di cambiare cappello, altrimenti non lo voglio più accanto a me alla prossima conferenza”.


Parroco 3:                         Comunque non siamo i soli che si lamentano, anzi so che in Curia arcivescovile sono arrivate

diverse denunce contro l’operato del nostro inquietante confratello, tanto che il vescovo ha mandato qualcuno ad Ars per controllare.

Parroco 5:                         E’ andato l’abbé Pasquier, ha detto che lo ha trovato con addosso una vecchia sottana piena

di rammendi, senza cintura, il collare di traverso; la canonica non curata, invasa dai rovi del cortile.

Parroco 4:                         E di questo ha avvisato il vescovo.

Parroco 5:                         Sapete cosa gli ha detto: “Monsignore, è vero, sembra che non vi sia affatto ordine, ma va

bene lo stesso, è un santo”. Il vescovo incuriosito ha voluto andarci di persona.

Parroco 2:                         Avrà messo la cintura davanti al Monsignore, spero!

Ridono e non si accorgono che è entrato il vescovo.

Vescovo:

Il signor curato d’Ars senza cintura vale bene un altro con la cintura!

Parroco 1 e 2:

Ben detto, sua eminenza!

Parroco 3 – 4 – 5:

Siamo d’accordo con lei, sua eminenza!

Vescovo:

Voglio dirvi una cosa per farvi capire chi è Vianney; quando sono andato a trovarlo gli ho

detto che uno di voi suoi confratelli non capisce perché ad esempio tanta gente corra da lui a

confessarsi visto che possiede così poca teologia. Lui mi ha risposto semplicemente così:

“Dica a questo mio confratello che lo amo, perché è l’unico che mi conosce nel profondo”.

Voi dite che non sia istruito, può anche darsi che abbiate ragione, ma vi assicuro che lo

Spirito Santo si incarica di illuminarlo. Bene andiamo di là che almeno possiamo iniziare la

nostra conferenza.

Escono

Scena IV

Le gravi pene interiori.

Scena. G.Maria in Chiesa che prega in ginocchio davanti al tabernacolo.

G.Maria:                            Mio Signore, aiuta questo tuo servo indegno! La mia ignoranza è causa della mia paura,

tremo pensando al peso pastorale e alla responsabilità del ministero straordinario che mi hai

affidato.

Non trovo in me, quando mi osservo, che la mia miseria e la mia condizione di uomo

peccatore: ancora tu non permetti che io veda tutti i miei peccati e che non mi conosca

completamente. Sostienimi, fa’ che il tuo servo non cada nella disperazione, fammi sentire la

tua grazia e la tua infinita misericordia. L’inferno al quale cerco di strappare le mie pecorelle

mi appare come se dovesse essere la mia sorte: dovrò rendere conto a Te, Dio Padre

Onnipotente, di questo popolo dagli istinti prepotenti, che le mie prediche di ignorante non

convertono affatto.

Se, con zelo ansioso, rimprovero rudemente i genitori poco preoccupati di proteggere la virtù

dei loro figli, e se annuncio con audacia di profeta la dannazione che li attende, come posso

pensare che a me sia riservata un’eredità diversa! Sono il loro padre spirituale! Se il gregge si

perde, il pastore, incapace di istruirlo e di difenderlo, si perderà contemporaneamente.

O Signore, fatemi soffrire tutto quello che vorrete, ma fatemi la grazie di non cadere

all’inferno! Durante la consacrazione, quando tengo nelle mani il Vostro Santissimo Corpo,

non sentendomi degno che dell’inferno, mi dico: “Ah, se potessi portarti con me! L’inferno

sarebbe dolce e non mi costerebbe nessuna fatica rimanervi per tutta l’eternità”.

Come ero felice, quando ero solo, nei primi tempi qui ad Ars! Ma confido in Te, nella tua

grazia e nel tuo infinito amore che mi sostiene ogni giorno.

Anche se non ci fosse nessun inferno da temere e nessun paradiso da desiderare, io Ti amerei

lo stesso. Non Ti chiedo come ricompensa del mio amore, che quella di amarTi ancora di più!


Entra il sindaco.


Scena V

La Provvidenza

Sindaco:

Oh, mi scusi signor curato, non volevo disturbarla, vedo che è così assorto nella preghiera, se

vuole ripasso in un altro momento?

G.Maria:

Non si preoccupi signor sindaco, venga pure.

Sindaco:

Di cosa voleva parlarmi con così tanta urgenza?

G.Maria:

Fin dal mio arrivo ad Ars, ho una preoccupazione particolarmente viva che mi tormenta:

quella dell’educazione dei fanciulli. Essi devono andare a scuola!!!

Sindaco:

Sono d’accordo con lei, ma sa benissimo che, come molti villaggio nei dintorni, Ars, dal

punto di vista scolastico, geograficamente è piuttosto sfavorita. E’ già qualcosa che siamo

riusciti a trovare un insegnante estraneo che durante l’inverno, possa venire ad insegnare ai

nostri ragazzi.

G.Maria:

So che vi siete impegnato molto in prima persona in questo progetto, ma, se mi permette, ci

sarebbero delle cose che vorrei rivedere con lei.

Sindaco:

Mi dica pure, i suoi consigli sono sempre ben accetti!

G.Maria:

Con tutto il rispetto per il signor … come si chiama…

Sindaco:

Il maestro ? Signor Cotton.

G.Maria:

Dicevo … con tutto il rispetto per il signor Cotton, l’insegnamento non vale granché e, fatto

più spiacevole, la formazione morale e religiosa degli allievi lascia molto a desiderare.

Sindaco:

Il signor Cotton è stato l’unico disposto a venire da noi, per quello che lo potevamo pagare!

Sa le famiglie hanno contribuito con quello che potevano!

G.Maria:

Poi non va bene che maschi e femmine studino insieme.

Sindaco:

L’unico spazio che siamo riusciti a destinare alla scuola, è la sala che avete visto in

municipio, anche se, ad esser sincero, avrebbe bisogno di qualche lavoretto; comunque,

poniamo il caso che avessimo avuto due stanze … l’insegnante era uno solo …

G.Maria:

Secondo me, sono necessarie due scuole, regolarmente aperte e ben tenute!

Sindaco:

(Perplesso) Due scuole!!! Il solo pensiero di formarle, mi sembra una follia.

G.Maria:

Potremmo cominciare con fondarne una sola, magari per le fanciulle, sarebbe un progetto

meno azzardato, che ne dice?

Sindaco:

Bisognerà innanzitutto trovare un immobile adatto, poi chi pagherà le spese per l’acquisto?

Chi si farebbe carico delle spese di installazione? Chi troverà le maestre e come le

pagheremo? A meno che in tal proposito, lei non abbia già pensato di affidare il compito

delle maestre alle suore?

G.Maria:

Caro sindaco, le ricordo che io sono contadino dalla nascita, e non vorrei altro che contadini

per la nostra scuola! (Ironico) La finezza e la cultura delle suore, non sarebbero in armonia

con la mentalità delle brave e buone figliole di campagna.

Sindaco:

Ha già in mente qualcuno?

G.Maria:

Avrei pensato alla signorina Catherine Lassagne e alla signorina Marie Lordet; ho già parlato

con loro e con le loro famiglie e sono disposte ad andare temporaneamente dalle suore di San

Giuseppe a Fareins per completare i loro studi, ed acquisire in poco tempo, le conoscenze

necessarie per poter fare scuola a loro volta.

Sindaco:

E ha già pensato a dove sorgerà la scuola?


G.Maria:


Pensavo a “casa Givre”, c’è un piccolo appartamento a pian terreno con un piccolo corridoio che porta direttamente in giardino, al piano superiore due ampie stanze e poi il granaio. Ho sentito che si può acquistare per circa 2400 franchi.


Sindaco:


Ce l’ho presente e secondo lei è sufficiente per quello che ha in mente di fare?


G.Maria:


Non è molto grande, ma una volta reso abitabile il granaio, sarà perfetta.


Sindaco:


Resta ancora un piccolo dettaglio, ma visto che lei pare abbia già pensato a tutto, saprà già dove prendere i 2400 franchi che servono?


G.Maria:


Io metto a disposizione il mio vitalizio di 300 franchi che rappresenta l’eredità di mio padre, oltre al modesto introito come curato; il resto, chiederò alla castellana di aiutarmi a trovare qualche benefattore.


Sindaco:


Io mi impegnerò a trovare uomini per fare i lavori di sistemazione della casa.


G.Maria:


Bene, siamo nelle mani della provvidenza!!!


Escono


NARRATORE:


“Providence” fu appunto il nome dato alla scuola. Alle due maestre si unì anche la vedova

Guillermet che si occupava della cucina.

Nel giro di pochi anni, la scuola si trasformò in un orfanotrofio dove trovavano rifugio le

ragazzine abbandonate. Si può immaginare il dramma quotidiano del povero curato: le

orfanelle arrivavano da tutta la regione; esse venivano ospitate, nutrite, vestite ed istruite,

solo con l’aiuto della provvidenza.

Queste ragazze sfortunate, già malmenate in ogni modo dalla vita, costituiranno la parte

scelta del gregge di Vianney, che avrà per loro tesori di bontà e la cui conversione lo colmerà

di gioia.

La “Providence” oltre che a continua fonte di preoccupazioni, era nello stesso tempo per il

curato d’Ars, il porto di pace in cui, spesso, nelle ore buie, sarebbe venuto a riprendere

animo.

Siamo nel 1830 e la Francia era attraversata da un nuovo tumulto antireligioso e soprattutto

anticlericale.

Anche ad Ars, ben presto, alcuni trovarono ogni pretesto buono, per manifestare la loro

ostilità nei confronti del curato.

Questo che vi raccontiamo è veramente incredibile e dimostra dove a volte possono arrivare

le malelingue.


Scena VI                           L’accusa

Scena. Le due maestre parlano tra loro, mentre correggono i compiti delle ragazze, c’è con loro la vedova di Guillermet che fa i lavori di casa.


Marie:


Basta, ci rinuncio!!! Monique deve studiare meglio le tabelline, è un disastro!!


Catherine:


Eh sì … sono mesi che tento di insegnarle quella dell’8 ma niente. Non le entra in testa!


Guillermet:


Ragazze … scusate, potete alzare i piedi che devo pulire?!


Marie:


Ma è già pulito il pavimento!!!


Guillermet:


Pulito? Ah, a voi sembra pulito? Qua è tutto sporco, sembra il paradiso dell’acaro!!!


Marie:


Sei sempre la solita esagerata! Comunque … parlando di cose più serie … avete sentito la decisione del curato di trasformare Providence da scuola ad orfanotrofio. A quanto pare non sono tutti d’accordo.


Catherine:


A noi di fatto, non cambia nulla, tanto continuiamo a fare il nostro lavoro di insegnante.


Marie:


Sì, ma se prima erano in 20 alunne e facevano solo scuola, adesso la casa ospita una sessantina di ragazze che oltre che istruite, devono essere vestite e sfamate. Chiedilo alla vedova Guillermet se è lo stesso!


Catherine:


Oh vedova, è vero quello che dice Marie?.


Guillermet:


Certo, puoi dirlo forte … e non è finita qui … il caro e beneamato signor curato vuole anche che siamo sempre pronte ad accogliere nuove ragazze!


Catherine:


Perché sono previsti nuovi arrivi! E dove le mettiamo?


Guillermet:


Eh …bella domanda…dove le mettiamo? Sentite qua … l’altro giorno ero al lavatoio a sciacquare i grembiuli delle ragazze, quando, con la coda dell’occhio, ho visto passare il signor curato, così mi sono precipitata e l’ho raggiunto …


Catherine:


(Rivolta a Marie) Seeee … proprio con la coda dell’occhio … Non vede da qui a lì, ma quando si tratta di un uomo …vede eccome!


Guillermet:


…divertente…comunque…ero lì con il signor curato quando gli ho esposto il problema dicendogli appunto che la casa è troppo piccola e che ormai non ci sono più letti disponibili!!! Sapete lui cosa mi ha risposto? “Mettete a disposizione i vostri, voi andrete a coricarvi nel granaio!”. Io che devo cedere il mio letto per andare a dormire nel granaio insieme ai topi grossi come cani…non ci penso nemmeno! I primi letti che si libereranno saranno i vostri due!!!


Catherine:


Ma dai … stava solo scherzando…sei proprio una vedova!!!


Marie:


Beh, spero che tu abbia ragione Catherine…sai l’idea dei topi grossi come cani non mi impazzire.


Da lontano si sentono urla all’indirizzo del curato; tra le grida si distinguono parole tipo “vergogna”, “ipocrita”, “vattene”.


Guillermet:


Ma cos’è tutto questo casino!!!


Contadino 1:


Dov’è l’ipocrita?


Guillermet:


(Facendoli arretrare) fiorellini come noi …


Ma che maniere sono??? e poi cos’è questo linguaggio dinnanzi a tre ditemi, individui rozzi, sporchi e maleducati … chi cercate?


Contadino 2:


Il prete!!!


Catherine:


Perché lo cercate, cosa è successo?


Guillermet:


Catherine stai indietro, lascia che me la veda io con questi scalmanati. Prima di tutto si chiama il signor curato, poi cosa volete da lui?


Contadino 3:


Il vostro signor curato, prima viene a predicare la santità, la rettitudine morale e poi, guarda un po’, si scopre che ha un figlio!!!


Marie:


Ma cosa state dicendo? … voi non siete a posto!


Contadino 4:


Sì, quella ragazza ospite qui da voi, con un bambino piccolo, indovinate chi è il padre!!!


Catherine:


Ma non sapete nemmeno cosa state dicendo, quella ragazza viene da fuori ed è stata cacciata dalla sua famiglia perché si vergognava di lei, che è rimasta incinta senza avere marito.


Contadino 5:


Voi lo difendete sempre, ma la realtà è un’altra: dov’è quell’ipocrita, la deve pagare!!!


Guillermet:


(Energicamente) Adesso avete davvero oltrepassato i limiti della decenza e dell’educazione.Portate fuori di qui le vostre false accuse, il vostro linguaggio rozzo e l’odore di pecora e terra che vi trascinate dietro…anche perché qui la sottoscritta, ha appena pulito. Fuori!!!


Contadino 1:


Andiamocene, tanto qui non c’è; proviamo a vedere se è in canonica.


Escono urlando.


Catherine:


Questi sono tutti impazziti, o hanno bevuto troppo o il troppo sole gli ha bruciato il cervello … come si può pensare una cosa del genere.


Marie:


Io ho paura per il signor curato, non vorrei che questi facessero qualche sciocchezza.


Guillermet:


Io sono sicura che li saprà tenere a bada; però, sarà meglio che in caso di necessità, ci sia qualcuno a dargli una mano. Io vado; tu Catherine corri a chiamare il sindaco, svelta.


Marie:


Ed io cosa faccio?


Guillermet:


Tu resta qui, stai tranquilla, vai nel granaio e cerca di calmare le ragazze.


Marie:


Va bene.


Guillermet:


Andiamo.


Escono.


NARRATORE:


Andarono avanti tutta la notte ad urlare sotto la finestra del povero curato, il quale dovette

sopportare accuse oltraggiose e in più, gli appesero alla porta dei cartelli con scritte

diffamanti. Le cose andarono avanti anche nei giorni successivi. Il curato non aveva paura di

loro, ma tremava per il fatto che queste false accuse potessero giungere all’orecchio del

vescovo. Qualcuno cercò di convincerlo ad andarsene per evitare guai peggiori, ma lui

rispose che se fosse andato via, avrebbe dato ragione a quelle stupide dicerie.

Anzi, decise di battezzare il bambino; fu il primo bambino nato fuori dal matrimonio,

battezzato ad Ars!

La gente dalle parrocchie vicine giungevano ogni giorno in numero sempre più crescente per

cercare la pace al suo confessionale.

Chi era dunque questo curato tormentato dall’inferno, visitato dal cielo e per le mani del

quale avvenivano dei miracoli?

Nel 1832 scoppiò un’epidemia di colera che spinse la gente ai piedi del pulpito di Vianney e

alla grata del suo confessionale; in modo particolare erano l’efficacia della sua preghiera e la

luminosità del suo ministero a far dimenticare loro la brutalità della malattia.

Il curato d’Ars, li ascoltava con grande dedizione apostolica, tutti ma a lungo andare questa

intensa attività logorò il suo fisico; venne colpito da una grave polmonite che fece temere

addirittura per la sua vita.


Scena VII                         La grande malattia

Scena. In casa del curato il dottore ha appena visitato il curato.


Guillermet:


Dottore, come sta?


Dottore:


Purtroppo la febbre è ancora alta e non si riesce a farla scendere.


Guillermet:


Ma sono ormai otto giorni che ha la febbre alta!


Catherine:


(rivolgendosi a Marie) Te lo dicevo io … solo il fatto che abbia accettato di essere visitato daun dottore, era sintomo che la cosa è grave.


Marie:


Speriamo bene!!


Dottore:


La medicina non può fare miracoli, ma a volte la fede sì!


Guillermet:


Cosa vuole dire dottore, che dobbiamo prepararci al peggio?


Dottore:


Non lo so, le sue condizioni comunque sono gravi e non sembrano migliorare; perlomeno sono riuscito a convincerlo a farsi cambiare la paglia, o meglio la tavola su cui dorme, con un materasso.


Guillermet:


Meno male, l’altro giorno l’ho fatto io senza dirglielo e me lo ha fatto disfare.


Dottore:


Dovete tenerlo al caldo e cercate di nutrirlo meglio che potete anche se so che è molto restio a mangiare.


Guillermet:


Si figuri che ieri la zuppa non l’ha nemmeno finita; ha detto che era troppa per uno che è a letto tutto il giorno senza fare nulla.


Dottore:


Io ora vado, ci vedremo domani; tornerò con il dottor Marion di Trévoux e altri due dottori per un consulto.


Guillermet:


Grazie dottore, a domani.


Catherine:


Buona giornata dottore.


Marie:


Poverino, speriamo che ce la faccia!


Catherine:


Marie, per favore!!!


Guillermet:


La colpa è anche un po’ mia, non dovevo permettergli di alzarsi dal letto, ma che dovevo fare ha insistito perché diceva di essere guarito!


Catherine:


Tu non hai colpe, lo sappiamo bene come è fatto: il suo ministero di curato viene prima di ogni cosa, niente e nessuno lo poteva fermare.


Marie:


Catherine ha ragione, anch’io ho tentato di dissuaderlo, ma lui mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “cara Marie, i miei pellegrini mi aspettano al confessionale, devo andare”.


Guillermet:


Anche questa storia di tutta sta gente che viene qui a confessarsi, ma non ce l’hanno un prete a casa loro?


Catherine:


Non urlare, che se ti sente è capace di venire giù e sgridarti. Ho parlato con qualcuno di questi pellegrini e mi ha detto che le ferrovie hanno fatto proprio dei biglietti speciali appositamente per venire ad Ars. Ad esempio alla stazione di Lione hanno allestito uno sportello speciale che vende biglietti di andata e ritorno per Ars, della durata di otto giorni.


Marie:


Ci credo, perché con tutta la gente che c’è, ci vuol bene una settimana per confessarsi.


Guillermet:


Quante ore al giorno passa in confessionale il nostro curato, 10 – 12 – 15? Quando è troppo è troppo, dico io?


Marie:


Sono d’accordo con te; già una parrocchia come Ars è pesante per un solo prete, figuriamoci ora con tutti questi pellegrini!


Catherine:


I nostri discorsi non fanno una piega, ma di certo non lo aiutano a guarire; io vado in chiesa ad accendere un cero alla Madonna, se venite anche voi, diciamo il rosario.


Marie:


Vengo con te.


Guillermet:


Vado a vedere se dorme o se ha bisogno di qualcosa e vi raggiungo.


Escono.


NARRATORE:


Il giorno dopo quando vide intorno al suo letto tutti e quattro i dottori, il curato disse

sorridendo: “in questo momento sto affrontando una grande battaglia; se arriva un quinto

dottore sono morto”. Il suo confessore, lo informò della gravità della sua situazione e dovette

prepararlo a ricevere il santo viatico e l’unzione degli infermi.

Al momento di amministrargli i sacramenti, il curato implorò la guarigione; nel frattempo

giunsero al suo capezzale i sacerdoti delle parrocchie vicine, vennero suonate le campane e la

gente si ritrovò in chiesa a pregare; tutti erano preparati al peggio. Ma il suo momento non

era ancora arrivato.

Tra lo stupore dei medici il curato guarì, la sua preghiera era stata esaudita.

Quando si rimise in forza, decise di andare a Dardilly a casa del fratello maggiore François.

Si trattenne per qualche tempo, tanto che ad Ars temettero che non sarebbe più tornato e

allora molte persone, tra cui il conte des Garets, andarono da lui per cercare di dissuaderlo e

tornare a casa.


Scena VIII                        Il soggiorno a Dardilly

Scena. Casa del fratello di G.Maria, François “il maggiore”,bussa alla porta il Conte des Garets.


François:


Sto arrivando!!!.


Conte:


Buongiorno, sono il Conte des Garets, cercavo l’abbé Vianney, è in casa?


François:


Buongiorno, sono François il fratello maggiore del curato: lui è di sopra a riposare.


Conte:


E’ possibile parlargli?


François:


Vado a vedere, come avete detto che vi chiamate?


Conte:


Sono il Conte des Garets, vengo da Ars, vostro fratello mi conosce.


François:


Ora vado; vi posso offrire qualcosa da bere?


Conte:


Gradirei qualcosa di fresco, se non è troppo disturbo.


François:


Nel frattempo fate come se foste a casa vostra.


Esce. Dopo un po’ entra G.Maria.


G.Maria:


Buongiorno signor conte, qual buon vento?


Conte:


Buongiorno signor curato, come sta?


G.Maria:


Diciamo bene.


Conte:


Vengo subito al dunque: so di non essere il primo e non sarò nemmeno l’ultimo, ma tentare non nuoce. Sono venuto qui per cercare di convincerla a tornare ad Ars. La sua partenza, come può immaginare, ha lasciato un vuoto: pensi a tutte quelle anime che voi guidavate al cielo, a tutte quelle che se ne sono allontanate e che voi potrete ricondurvi. Pensate alla vostra


“Providence” di cui siete l’anima e il sostegno, che non può reggersi se non ci siete voi; non so se vi è giunta notizia, ma sono rimaste solo 15 ragazze e la signora Guillermet e le due maestre sono disperate.

Rientra François portando da bere su un vassoio..


François:


G.Maria, ho visto dalla finestra della cucina che è arrivato un folto numero di pellegrini che presumo arrivino da Ars; il nostro parroco li sta portando qui, cosa gli dico: vuoi vederli e li faccio entrare o preferisci che gli dico di aspettare in Chiesa?


G.Maria:


Valli a chiamare e portali qui, se non ti dispiace.


François esce.


Conte:


Vede è come le dicevo; ad Ars la folla dei pellegrini si è dileguata, la chiesa è quasi deserta: qua e là si vede qualche povera vecchietta che prega davanti ad un cero acceso, mentre i giovani sono spariti. Avevano lei, un capitolo della vita dei santi in azione; ora quella pagina è vuota.


Entra il fratello con il parroco di Dardilly e i pellegrini.


G.Maria:


Avanti, avanti entrate, accomodatevi, sono molto felice di vedervi. Mi diceva il signor Conte

che ultimamente la preghiera lascia un po’ a desiderare: non recitate più il “Benedicite”

prima di mangiare, né la preghiera di ringraziamento che vi ho insegnato, al termine dei pasti,

e immagino non penserete minimamente a recitare “l’Angelus”.

Nostro Signore è sulla terra come una madre che porta il suo bambino in braccio. Questo

bambino è cattivo, dà calci alla madre, la morde, la graffia, ma la madre non ci fa nessun

caso; ella sa che se lo molla, il bambino cade, non può camminare da solo.

Ecco come è nostro Signore; Egli sopporta tutti i nostri maltrattamenti, sopporta tutte le

nostre arroganze, ci perdona tutte le nostre sciocchezze, ha pietà di noi malgrado noi ".

E ancora sull'orgoglio:

" ecco dunque un tale che si tormenta, che si agita, che fa chiasso, che vuole dominare su

tutti, che si crede qualche cosa, che sembra voler dire al sole: 'togliti di lì, lasciami

illuminare il mondo al tuo posto!...'. Un giorno quest'uomo orgoglioso sarà ridotto tutt'al

più ad un pizzico di cenere che sarà portata via di fiume in fiume... fino al mare ".

Ed ora tornate a casa, state tranquilli che tra qualche giorno ritornerò ad Ars.


Escono e commentano tra loro: "Nessun sacerdote ha mai parlato di Dio come il nostro Curato".

Resta in scena il parroco di Dardilly e il fratello.


Parroco Dardilly:


Non sei contento di vedere quanto ti vogliono bene i tuoi parrocchiani? Sono sicuro che se io lasciassi la mia parrocchia come hai fatto tu, nessuno si preoccuperebbe e tanto meno mi verrebbe a cercare, mi lascerebbero andare tranquillamente in pace.


G.Maria:


Smettila, sei il solito.


Parroco Dardilly:


Davvero vuoi tornare?


G.Maria:


Sì è ora che io riprenda il mio ministero; però mi dispiace, avrei voluto passare più tempo con mio fratello.


François:


Anche a me dispiace G.Maria, ma che ci vuoi fare, questo è il prezzo da pagare per la santità! Vorrà dire che per stare più tempo con te, ti accompagnerò ad Ars.


NARRATORE:


Il curato d’Ars era troppo popolare perché non venisse riconosciuto: in ogni paese dove

passava, la gente si stringeva intorno a lui, voleva vederlo, ascoltarlo. G.Maria era stanco.

Improvvisò per quella gente un sermone sulla brevità della vita, sul rapido pellegrinaggio che

dobbiamo compiere su questa terra, sulla felicità celeste che deve essere l’oggetto principale

dei nostri desideri, lo scopo ed il fine delle nostre opere. Gli ascoltatori, rapiti dai suoi

discorsi, erano soltanto dispiaciuti che la sosta del viaggiatore non potesse prolungarsi.

Quando arrivò ad Ars, le campane del villaggio si sciolsero in uno straordinario scampanio.

Gli operai lasciavano il lavoro, i battitori di grano le loro pale, tutti accorsero per salutarlo. In

un attimo la piazza si riempì dei suoi parrocchiani che avevano difficoltà ad esprimere tutta la

loro gioia se non con lacrime di profonda commozione. Dalle loro bocche non usciva una

parola, ma si gettavano in ginocchio davanti al loro pastore per ricevere la sua benedizione.

G.Maria fece il giro della piazza benedicendo tutti come un vescovo; sorrideva, aveva l’aria

felice e diceva: “tutto è ritrovato!”.

Durante l’inverno successivo il povero curato venne colpito da una grave ernia trascurata da

diversi anni.

Visti molteplici impegni e la sua salute sempre più precaria, il Vescovo decise di mandare

l’abbé Raymond a dargli una mano e così lo nominò “coadiutore di Ars”. Arriviamo al 1847

anno in cui, successero diversi fatti di notevole considerazione, tra cui spicca la cessione

della “Providence”.


Scena IX                           Cessione della Providence alle suore di S.Giuseppe

Scena. Abbé Raymond con alcuni parrocchiani che si lamentano.


Contadino 1:


La ringraziamo anzitutto per averci ricevuto.


Raymond:


Immagino già di cosa mi volete parlare!


Contadino 1:


Vede, sappiamo che il signor curato tiene molto alla Providence, ma così non si può andare avanti! Ci deve aiutare!!!


Contadino 2:


E’ assolutamente necessario trovare una soluzione!


Raymond:


Ditemi, vi ascolto.


Contadino 3:


Secondo noi, l’insediamento della scuola è molto rudimentale: nell’unica aula si ammassano i tre gruppi, delle ragazze più grandi, delle medie e delle piccole.


Contadino 4:


Questo comporta la mancanza di comodità e soprattutto di igiene!


Contadino 1:


Dal punto di vista pedagogico poi, con una simile organizzazione scolastica non si possono nascondere le lacune troppo evidenti. D’altronde le dirigenti sono quello che sono


Contadino 2:


Inoltre non si fa nessuna distinzione tra le fanciulle del villaggio, che secondo me andrebbero privilegiate, e le ragazze dell’orfanotrofio.


Contadino 3:


A me non sta’ bene che mia figlia, del gruppo delle grandi, venga trattenuta così a lungo:

perde il suo tempo inutilmente!


Contadino 4:


Vede padre, alla loro età, le più grandi sono in grado di lavorare e potrebbero trovare un buon impiego come domestiche.


Contadino 2:


Rimanendo a scuola, oltre a non lavorare, sono oggetto di scherno in ogni momento.


Contadino 1:


Lei sa meglio di noi che ora le fondazioni si sono moltiplicate e ce ne sono un po’ dappertutto; ci siamo informati e purtroppo ci risulta che la nostra Providence non brilla affatto nelle graduatorie.


Contadino 3:


Lei cosa ne dice, è d’accordo con noi, o no?


Raymond:


Questa istituzione che esiste da oltre venti anni fa molto bene, ma non posso nascondere che lascia a desiderare per quanto riguarda l’ordine, la pulizia e soprattutto l’istruzione. Vedremo cosa riesco a fare; parlerò con il signor curato e studieremo insieme una soluzione.


Contadino 4:


Grazie, sapevamo di poter contare su di lei.


Contadino 1:


Ora andiamo, torniamo alle nostre faccende; buona giornata, padre.


Raymond:


Buona giornata anche a voi.


Escono tutti. Entra in scena G.Maria con il breviario e dopo un po’rientra anche l’abbé Raymond.


Raymond:


Signor curato, se ha un attimo vorrei discutere con lei di un argomento importante ma piuttosto delicato.


G.Maria:


Dimmi pure, caro Raymond, di cosa si tratta?


Raymond:


Avrà sicuramente sentito che in paese si chiacchiera molto intorno al futuro di Providence; tanti si lamentano perché rispetto ad altre congregazioni, è rimasta ancora come venti anni fa e non è al passo coi tempi.


G.Maria:


Sono consapevole di questo e del fatto che Providence da sempre vive grazie alla beneficenza dei suoi benefattori; purtroppo per poterla modernizzare, ci vorrebbero molti soldi che purtroppo non ci sono; secondo te cosa si potrebbe fare?


Raymond:


Io una soluzione ce l’avrei, ma ho paura che lei non sarà d’accordo, perché so che ci tiene molto a Providence, come a una figlia.


G.Maria:


E quale padre non vorrebbe il meglio per i suoi figli! Parla pure, non temere.


Raymond:


Secondo me, per assicurare un futuro alla nostra Providence, bisognerebbe affidarla ad una congregazione religiosa.


G.Maria:


Ti confesso che ci avevo già pensato anch’io e ti devo dire, in tal proposito, che mi ha scritto anche il superiore del seminario, l’abbé Perrodin, suggerendomi, con molta energia devo dire, di cedere l’istituzione alle suore di San Giuseppe.


Raymond:


Bene, allora anche lei è convinto che non c’è altra soluzione, se vuole mi occuperò io stesso di tutte le pratiche necessarie per…


G.Maria:


Calma, calma, quanta fretta!!! So che questa è la soluzione migliore per l’istituzione, ma ci sono altre cose da valutare prima di passare alla realizzazione.


Raymond:


Quali altre cose, non la seguo.


G.Maria:


Bisogna considerare che, se cedessimo Providence alle suore di San Giuseppe, che fine farebbero Catherine, Marie, e tutte le persone che lavorano da sempre e che hanno dato l’anima; non posso dire a queste figlie devote che devono farsi da parte e ordinare loro di lasciare il posto ad altre.


Raymond:


Se vuole glielo dico io! Parlerò con loro e spiegherò loro che lo si fa per il bene delle fanciulle.


G.Maria:


Non è questo il punto! Vedrai,con la dovuta calma e serenità, una soluzione la troveremo per il bene di tutti, abbi fiducia e confidiamo nel Signore.


Escono.


NARRATORE:


E’ chiaro che le cose non furono regolate così rapidamente. La cessione di Providence alle

suore di San Giuseppe era decisa. Per Vianney fu una decisione molto sofferta a cui si

sottomise solo per obbedienza.

Le religiose di S. Giuseppe potevano prendere possesso di Providence dal 1 maggio 1848 ma

a causa dei disordini scoppiati in quel periodo, passarono mesi prima che le sorelle presero la

strada verso Ars.

Arrivarono tre suore alla fine dello stesso anno e presero possesso dell’istituzione. Con la

forza dell’abnegazione e dello spirito conciliante cominciarono senza dubbio ad imporsi alla

popolazione, ma bisogna pur riconoscere che non riuscirono dall’oggi al domani a

conquistare una popolarità paragonabile a quella delle ex – direttrici. Marie e Catherine

lasciarono la scuola e si occuparono della canonica.

La decisione, presa a malincuore spinse il curato d’Ars ad una risoluzione improvvisa

riguardante la scuola dei ragazzi. La direzione venne affidata a fratel Athanase,un uomo di

polso, il quale in breve tempo riuscì ad imporsi sia ai ragazzi che ai loro genitori.

Nel 1853 la malattia, le prove esteriori, i tormenti interiori, ma soprattutto la partenza

dell’ausiliario Raymond, nominato alla parrocchia di Jayot, indussero il curato alla fuga da

Ars.


Scena X                             La fuga da Ars

In scena Catherine con in mano una lettera; è in ansia e sta aspettando fr. Athanase.


Catherine:


Fr. Athanase mi perdoni se la disturbo in piena notte!


Fr. Athanase:


Catherine, ma che cosa ti è successo, sembra che hai visto un fantasma.


Catherine:


E’ un po’ di giorni che il signor curato si comporta in modo strano e temo che stia per lasciarci!


Fr. Athanase:


Catherine, lo sai come è fatto! Non sarebbe la prima volta che minaccia di andarsene; so che in passato lo ha già fatto, ma poi è sempre ritornato, sarà un malessere passeggero dovuto alla partenza dell’abbé Raymond. Passerà, torna a dormire.


Catherine:


Ho capito, non mi credete. Leggete!


Gli passa una lettera


Fr. Athanase:


Cos’è?


Catherine:


Una lettera che il signor curato ha scritto al vescovo; me l’ha data ieri per spedirla, ma, Dio mi perdoni, l’ho aperta perché sospettavo qualcosa; legga anche lei.


Fr. Athanase:


Catherine hai proprio ragione, qui dice al vescovo che vuole ritirarsi ed esprime anche il desiderio di non costringerlo a restare.


Catherine:


Adesso mi credete?


Fr. Athanase:


E quando pensi che possa andarsene?


Catherine:


Ho ragione di credere che il signor curato voglia partire questa notte stessa.


Entra Marie di corsa.


Marie:


Finalmente vi ho trovati!


Fr. Athanase:


Che succede, Marie?


Marie:


Il signor curato! Ho sentito dei rumori in casa, mi sono alzata e l’ho visto che stava raccogliendo le sue cose: temo stia per andarsene.


Catherine:


(Rivolta a fr. Athanase) Cosa le avevo detto!


Fr. Athanase:


Non c’è tempo da perdere: dobbiamo fermarlo. Corriamo in canonica.


Marie:


Fermi, eccolo che arriva.


Entra il curato con un piccolo fagotto.


Fr. Athanase:


Signor curato, dove state andando a quest’ora della notte?


G.Maria:


Sto andando a trovare mia cognata che è molto malata.


Catherine:


Ma come, così all’improvviso, senza avvisarci?


G.Maria:


Vi ho lasciato una lettera sul tavolo in canonica.


Fr. Athanase:


Come, signor curato, voi partite così, senza il permesso del vescovo?


G.Maria:


Monsignore conosce bene le mie ragioni, non mi rimprovererà!


G.Maria riprende il cammino con passo deciso.


Marie:


(Rivolta a fr. Athanase) Presto faccia qualcosa, lo fermi!


Catherine:


(Raggiungendo il curato) Signor curato credo che abbia dimenticato qualcosa.


G.Maria:


Non credo, questo (mostra il fagotto)


è tutto quello che mi serve.


Catherine:


Non vedo il suo breviario!


Marie:


E’ vero, non può partire senza il suo breviario!


G.Maria:


Che stupido! Ero convinto di averlo preso, devo averlo dimenticato in canonica; torno a prenderlo.


Esce, dalla stessa parte dove era entrato.


Fr. Athanase:


Andate con lui e cercate di trattenerlo in qualche modo.


Marie:


E voi che farete?


Fr. Athanase:


Mi è venuta un’idea, spero che funzioni; andrò in chiesa a suonare le campane, sperando che la gente accorra: dobbiamo riuscire a fermarlo. Andate!


Escono. Si sente uno scampanio e pian piano la gente di Ars si raduna in piazza credendo si trattasse di un incendio o di un furto in chiesa. Avevano preso, a seconda della necessità che supponevano ci fosse, alcuni dei secchi, altri dei forconi, dei grossi bastoni, delle lanterne.

Rientra fr. Athanase e spiega loro le intenzioni del curato.

Rientra G.Maria accompagnato da Catherine e Marie.


Contadino 1:


Signor curato, se vi abbiamo dato qualche dispiacere, ditelo; faremo tutto quello che vorrete per farvi piacere.


G.Maria:


Lasciatemi partire!


Contadino 2:


Perché non andiamo in chiesa a pregare la Beata Vergine?


G.Maria:


(Tra le lacrime) Avete ragione, abbiamo bisogno di pregare la Vergine Maria, soprattutto ioche mi sto comportando come un bambino.


Cominciano ad uscire per andare in chiesa.


Catherine:


(Avvicinandosi al curato con la lettera) Questa è vostra! Vi chiedo perdono, vi ho disobbedito e non l’ho spedita.


G.Maria:


Non preoccuparti Catherine, si vede che questa era la volontà del Signore!


Escono. Pian piano rientrano tutti i narratori.


NARRATORE:


Le due scuole da lui fondate andavano ormai a gonfie vele, e il curato non faceva mai mancare loro il suo sostegno ad entrambe in egual misura.


Nel 1852 ricevette la “Mantellina” simbolo della sua canonizzazione; il curato d’Ars fa apparire ogni giorno di più la sua virtù, la sua santità. Quando ricevette il titolo di canonico disse: “Dunque sembra proprio che non sia uno scherzo, ma sia una cosa seria, che io povero pastore, sia diventato canonico. Mi chiedo che cosa ho fatto di bene? Monsignore si deve essere sbagliato; non oserò mai portare la mantellina che non ho meritata!”.

Nel 1856 l’Imperatore lo nominò “Cavaliere della Legione d’Onore”, ma quando seppe che per ricevere la “croce” simbolo di detto riconoscimento, doveva pagare 12 franchi di spese, il signor curato rinunciò perché diceva che i soldi preferiva darli ai poveri.

Senza dire nulla a lui, pagai io i 12 franchi per i diritti reclamati dalla Cancelleria del Regno, e la croce arrivò. Questo riconoscimento non lo impressionò più della nomina a canonico. Quando gli arrivò la croce, gli dissi: “Tutte le potenze della terra vi danno delle decorazioni e sicuramente Dio non mancherà di decorarvi in cielo!”. Lui mi rispose: “E’ proprio questo che mi fa paura! Quando mi presenterò davanti a Dio con queste bagattelle in mano, Dio mi dirà: Vattene! Hai già avuto la tua ricompensa!”.

Continuò a confessare fino alla fine e si è spento come una lampada che non ha più olio. Il curato d’Ars morì il 4 agosto 1859; la sua morte fu umile come tutta la sua vita. Per 10 giorni e 10 notti le spoglie mortali del curato rimasero esposte nella cappella dove egli aveva tanto confessato; quasi ininterrottamente migliaia di pellegrini sfilarono per l’ultimo saluto e l’ultimo ringraziamento.

Il 8 gennaio 1905 venne beatificato da papa Pio X; il suo corpo venne esumato e le sue spoglie mortali vennero portate agli altari.

Il Curato d'Ars diventerà il patrono di tutti i parroci del mondo, perché vivrà un disperato bisogno di annullarsi di fronte al dono immeritato che ha ricevuto, di consumarsi esercitandolo: e lo farà anche penitenzialmente, consumando fisicamente, nelle più dure mortificazioni, la sua sostanza umana.

Il 31 maggio 1925 papa Pio XI lo proclamò Santo.

La vita del Curato d'Ars è un tesoro per la Chiesa. «San Giovanni Maria Vianney, tu che, durante tutta la vita, sei stato pieno di zelo per la salvezza delle anime ed hai avuto un amore senza limiti per i poveri peccatori, accresci in noi lo spirito di sacrificio e preparaci un posto in Cielo, affinchè possiamo contemplare con te Dio in eterno».


"Ad honorem Sanctae et Individuae Trinitatis, auctoritate Domini Nostri Jesu Christi, beatorum Apostolorum Petri et Pauli ac Nostra Beatum N. N. Sanctum esse decernimus ac definimus, ac Sanctorum Catalogo adscribimus, statuentes eum in universa Ecclesia inter Sanctos pia devotione recoli debere".

FINE

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