Giovannino
GIOVANNINO
di
ALDO
LO CASTRO
Libero adattamento teatrale in tre tempi dellomonimo romanzo
di Ercole Patti
Personaggi:
GIOVANNINO CALI
IL NOTAIO CALI, suo padre
IGNAZIO LEOTTA
NINO BARRESI
CICCINO MOTTA
AGATINA, cameriera di casa Cal
ANTONIETTA GUARNERA
NELLY, unattricetta romana
MARCELLA TRAVERSARI
PEPPINA, madre di Giovannino
LASSESSORE PERROTTA
IL GIUDICE MICCICHE
1a SIGNORA
2a SIGNORA
3a SIGNORA
LAVVOCATO GUARNERA
IL BARITONO GRASSI
1a SIGNORINA
2a SIGNORINA
3a SIGNORINA
LA RAGAZZA DEL SOGNO
VINCENZINA CUTULI
SALVATORE, cameriere della Pasticceria Svizzera
UN FOTOGRAFO
DUE CAMERIERI
ALCUNI PASSANTI DI VIA ETNEA
_______________________
Lazione si svolge a Catania, tra il 1920 e il 1930.
Il 1 Quadro del 3 Tempo ha luogo a Roma.
* Il linguaggio del testo stato spesso volutamente sporcato dalla parlata
catane-se allo scopo di colorire i caratteri e/o le situazioni.
PRIMO TEMPO
SCENA 1
Salone di casa Cal. A sinistra, una porta. Sul fondo, balcone con ampia tenda.
Larredamento alquanto ricercato, tipicamente borghese. Fra gli altri
mo-bili, troneggia, a sinistra, una sontuosa libreria. A destra, un tavolo con
al-cune sedie. Poltrone, divani... In prima, al centro della scena, un divano
in stile Liberty.
Il sipario si apre sulle note del prologo dei Pagliacci. A cantare il
dilettante ba-ritono Grassi. Il suono del pianoforte e la voce di Grassi
provengono dallo studio attiguo al quale si accede dalla porta di sinistra che
aperta. Gli ospiti del Notaio Cal osservano il silenzio pi scrupoloso. I
personaggi sono riuniti in piccoli capannelli, ciascuno dei quali formato da
signori di mezza et, signore, ragazze e giovanotti.
Alla fine dellesibizione, Grassi, preceduto dalla Signora che lha
accompagnato al piano, entra da sinistra, fra gli applausi dei presenti.
NOTAIO CALI (a Grassi) Sempre in gamba! Lei un portento, caro Grassi! I
miei complimenti.
PEPPINA Ma che voce, che voce!
GIUDICE MICCICHE E un vero peccato, amico mio, che lei debba esibirsi sol-tanto
fra amici. Con la voce che madrenatura le ha dato, meriterebbe ben altre
platee, dico io
GRASSI (allarga le braccia sconsolato) Altre platee? Mancanza di coraggio,
e-gregio giudice e anche di fortuna! (Si allontana, richiesto da altri)
ASSESSORE PERROTTA (sottovoce al Notaio) Io direi, mancanza di scritture!
(Ride, divertito).
NOTAIO Sempre con la battuta pronta, eh, assessore?
ASSESSORE (sorride compiaciuto) E che posso farci? Saltano fuori cos,
allimprovviso spontanee, autonome! Lo so: dovrei controllarmi ma non ci
riesco. In un certo senso, anchio sono vittima delle mie battute. (Ride).
GIUDICE Sono gli altri le vere vittime! Come ieri sera, al Circolo
(Pi in l, le signore)
1 SIGNORA (a Peppina) Signora mia, mi creda, non se ne pu pi.
2 SIGNORA Ha ragione. Dove andremo a finire, di questo passo?
PEPPINA Effettivamente, una vergogna.
3 SIGNORA Diciamo pure uno scandalo!
1 SIGNORA Io mi domando: come si fa a portare la propria figlia in uno
stabili-mento balneare dove ai bagnini permesso fare i maleducati?
2 SIGNORA Gli incivili!
3 SIGNORA E gli arroganti!
1 SIGNORA I proprietari dovrebbero essere pi cauti nellassumere certi
individui!
3 SIGNORA Io dico che finiranno col ritrovarsi senza bagnanti
2 SIGNORA Ma chiaro. Io, per prima
(Fra il brusio generale, di tanto in tanto esplode qualche risata, ora
proveniente da un gruppetto ora dallaltro.
Intanto, nel gruppo dei Signori)
GIUDICE Lei tremendo, assessore, tremendo!
(Risate.
E fra i giovanotti)
IGNAZIO (sigaretta tra le dita, aria annoiata) Ragazzi, qui ci si annoia da
morire Questi ricevimenti mi mettono addosso una tristezza!
CICCINO (aria sognante) Ah, Budapest, come sei lontana!
NINO (sospira) Altro che!
GIOVANNINO (a Nino) Ma perch, tu, a Budapest, ci sei stato?
NINO Io? No.
GIOVANNINO E allora, che ne sai?
NINO (indica Ciccino) Per, lui c stato. E me ne ha raccontate, caro mio
(Frattanto, nel gruppetto delle ragazze)
1 SIGNORINA Mi guardava fisso fisso negli occhi come se mi volesse
divorare!
2 SIGNORINA Che sfrontatezza!
3 SIGNORINA I giovanotti di oggi sono tutti insolenti e maleducati!
1 SIGNORINA S, per comera bello
(Tra le Signore)
3 SIGNORA Mamma mia! E lei?
2 SIGNORA Io? Gli ho dato un ceffone, naturalmente! E ho giurato che non
mette-r pi piede in quello stabilimento balneare!
1 SIGNORA Ah, io nemmeno! Manco morta!
(Ancora tra i giovani)
CICCINO A Budapest tutta unaltra cosa
NINO E chiaro.
CICCINO (rievoca con piacere) Che donne! Che avventure! Roba da leccarsi i
baf-fi!
NINO Raccontaci di quella ragazza Quella che hai incontrato al museo!
CICCINO (con laria falsamente insofferente) Ancora? Te lavr raccontata
almeno dieci volte!
NINO A me. Ma loro (indica gli altri due amici) non ne sanno niente. E non
dimen-ticare i particolari
CICCINO Che volete che vi dica? Era semplicemente divina! Che corpo!
Un seno duro come la pietra lavica! E le cosce
(E tra i Signori)
ASSESSORE - sar, gli dissi ma a Catania, noi, questi gentiluomini li
chiamiamo cornuti!
AVVOCATO GUARNERA Unaltra battuta alla stricnina!
GIUDICE Acido prussico!
(La giovane Antonietta che finora stata con le ragazze si sposta
lentamente dal gruppo. Altrettanto fa Giovannino dal suo gruppo. I due si
appartano con di-screzione)
GIOVANNINO Grazie per essere venuta.
ANTONIETTA Ti fa piacere vedermi?
GIOVANNINO Certo. Mi fa molto piacere.
ANTONIETTA E perch?
GIOVANNINO Cos. Mi fa piacere.
ANTONIETTA Ma perch ti fa piacere?
(Dal brusio emergono delle battute)
PEPPINA Un bagnino che si permette simili libert?! Cose di Catania!
2 SIGNORINA Bene, gli dissi. Io ho un padre e una madre. Venga a dichiararsi
a casa.
AVVOCATO (ride di cuore) Insomma: cornuto e contento!
GIOVANNINO Ieri non ti ho vista.
ANTONIETTA Ero alla finestra. Tu non sei passato.
GIOVANNINO Sono passato alle cinque.
ANTONIETTA Forse, in quel momento, maveva chiamato mia madre
GIUDICE E no, avvocato Guarnera, almeno per oggi, non parliamo di cause e di
tribunali, la prego!
ANTONIETTA Forse ti annoi a stare con me. Magari vorresti andare a parlare
con le altre ragazze
GIOVANNINO Quelle ragazze non mi interessano.
ANTONIETTA Nessuna?
GIOVANNINO Nessuna.
ANTONIETTA Non c proprio nessuna ragazza che ti piace?
GIOVANNINO S una. Ma non fra quelle.
ANTONIETTA E dov?
GIOVANNINO In questa casa.
ANTONIETTA Tu vuoi bene a quella ragazza?
GIOVANNINO Molto.
ANTONIETTA E lei ti vuol bene?
GIOVANNINO Non lo so credo di s.
ANTONIETTA Tu glielo hai detto che le vuoi bene?
GIOVANNINO No. Non ancora.
ANTONIETTA E quando glielo dirai?
(Pausa).
E diglielo, poverina ch la fai soffrire tanto
GIOVANNINO Glielo dico in questo momento.
ANTONIETTA - (sorride) Come?
GIOVANNINO Sei tu.
ANTONIETTA (raggiante) Non vero!
(I due ragazzi siedono sul divano centrale).
GIUDICE In Questura se ne discuteva ancora, ieri Sette morti!
1 SIGNORA Quante famiglie distrutte!
AVVOCATO E stata una vera pazzia! Come si fa a sparare sulle guardie regie?
Che, scherziamo?
2 SIGNORA Ma perch hanno sparato sulle guardie?
GIUDICE E chi lo sa, signora cara? Fanatismo, forse incoscienza Chi lo sa?
AVVOCATO Follia, follia!
3 SIGNORA Sette morti! Santo Dio, una carneficina! Ma com successo?
NOTAIO Cera stato un comizio dei comunisti, al Teatro Sangiorgi E,
alluscita, qualcuno ha avuto la bella idea di sparare sulle guardie
GIUDICE Le guardie, naturalmente, hanno risposto coi moschetti ed venuta
fuori quel po po di frittata!
GRASSI Tutti correvano, urlavano La gente sembrava impazzita! Ai Quattro
Canti pareva che fosse scoppiata la rivoluzione! E in mezzo alla folla, non ti
vedo Giovannino?!
PEPPINA Quel ragazzo, prima o poi, mi far morire di crepacuore
GRASSI Che fai, qua, gli ho detto, corri subito a casa! Mi sono permesso
questautorit, caro Notaio, perch ritengo di essere un amico di famiglia
NOTAIO Ma certo, Grassi, ci mancherebbe altro. Ha fatto benissimo, ha fatto.
GRASSI (agli altri presenti) Voi capite: ci vuol niente a coinvolgere un
ragazzo di buona famiglia.
(E mentre i commenti continuano, sul divano)
ANTONIETTA Ceri anche tu, l?
GIOVANNINO S, passeggiavo con Alfio, in via Etnea. Ad un certo punto,
abbia-mo sentito gli spari. Colpi di rivoltella e subito dopo, alcune scariche
di mo-schetto.
ANTONIETTA E non sei scappato?
GIOVANNINO S, dapprima ci siamo allontanati ma poi, siamo tornati a vedere.
ANTONIETTA E hai visto quei morti?
GIOVANNINO (annuisce) Erano a terra, insanguinati chi sul marciapiedi, chi
sulla strada
ANTONIETTA Madonna mia!
GIOVANNINO Cera anche un ragazzo. Non aveva pi di diciottanni. Biondo. Era
l, steso a terra la testa appoggiata sullorlo del marciapiedi le gambe
al-largate le scarpe inzupate di sangue
ANTONIETTA Basta, per favore, Giovannino mi sento male.
GRASSI Una scena terribile!
ASSESSORE Signor Grassi carissimo, la vuole smettere di affliggerci ancora?
Questo proprio il tipo di cronaca che minfastidisce! In ogni caso, immagino
che nessuno si stia divertendo.
NOTAIO Sono daccordo con lassessore. E poi, sono affari che non ci
riguardano.
AVVOCATO Parole sante! Ciascuno si pigli i guai suoi. Dico bene?
ASSESSORE (alza la voce) E ora, sono sicuro che lamico Grassi, per farsi
perdo-nare, ci canter qualche altra cosa. Vero?
GRASSI Ma no non vorrei approfittare della loro pazienza
ASSESSORE Non pu sottrarsi, caro mio. Sarebbe una vera scortesia.
GIUDICE Via, non si faccia pregare.
2 SIGNORA Su, Grassi, non dica di no!
GRASSI E va bene. Se lor signori insistono
AVVOCATO Mia moglie avr ancora il privilegio di accompagnarla al piano.
(Fra gli applausi e gli incoraggiamenti, Grassi, preceduto dalla 2 Signora,
esce dalla porta di sinistra. Dopo qualche istante, si risentir il baritono
cantare un brano della Norma di Bellini. I presenti, lo sguardo verso
sinistra, ascoltano sorri-dendo.
Intanto, Giovannino e Antonietta si continuano a guardare negli occhi. Poi,
dopo una rapida intesa, si lasciano scivolare gi fino a quando la spalliera
del divano non li nasconder da occhi indiscreti. Furtivamente, si scambiano un
timido bacio sulla bocca.
E sulle note di Bellini, lentamente, buio).
SCENA 2
Le luci si riaccendono sullo stesso ambiente. In scena, Agatina, la cameriera
che sta mettendo un po in ordine il salone, non senza imprecare)
AGATINA Ma che bisogno c, dico io, di lasciare tutto questo disordine?! Il
san-gue freddo mi viene, ogni volta che questi signoroni danno un ricevimento!
Lo-ro si divertono e a me mi tocca sfacchinare come una negra! Che porcile!
Mangiano, bevono e chiss quali altre porcherie combinano! Perch io li
conosco li conosco fin troppo bene. Tutta gente che ti guarda - come si
di-ce? con la puzza sotto il naso!
(Raccoglie dei bicchieri ed esce canticchiando nervosamente. Rientra un momento
dopo).
La puzza! Loro puzzano! E come, puzzano! Puzzano di crisantemi, di cimite-ro!
Io sono convinta che tutti questi gran signori cominciano a puzzare da mor-to
appena nascono. Appena vengono al mondo, gi puzzano. E a me, lodore di
cimitero non mi mai piaciuto. (Si fer-
ma e sorride) Per il figlio del Notaio, Giovannino lui no, lui non puzza. E
cos bellino!
(Continua a rassettare e a canticchiare.
Da sinistra, con un libro in mano, entra Giovannino. Si ferma sulla soglia).
GIOVANNINO Agatina.
AGATINA Mi dica, signorino.
GIOVANNINO I miei sono usciti?
AGATINA Da pi di unora. Non li ha sentiti?
GIOVANNINO No, stavo studiando.
AGATINA Lei studia troppo, signor Giovannino. Sempre con gli occhi buttati su
quelle parole piccole piccole! Fa male leggere troppo, mi dia retta. Glielo
di-ce una che non ha mai preso un libro in vita sua. E lo sa come finir?
GIOVANNINO (sorride divertito) Come finir?
AGATINA Finir che si dovr mettere gli occhiali. Sa, quelli con tutti quei
cer-chi cos finir. E a lei, gli occhiali non ci stanno bene. Come il
veterinario di Viagrande, del mio paese Lui s messo a studiare come si
curano le ca-pre, i conigli come si fanno partorire le cavalle e ora ci ha
due occhialo-ni grossi cos!
(Giovannino ride)
Non mi crede? Lei che vuole finire, come il veterinario di Viagrande? Che pa-re
una civetta, meschino?! Insomma, parabula significa che non bisogna
studiare troppo.
GIOVANNINO A chi lo dici?! Chi ne ha voglia di studiare? Lo so perfettamente
che fa male, figurati. E mio padre che non vuole capirlo. Pretende che suo
fi-glio abbia una laurea!
AGATINA E il signor Notaio ci ha ragione. Certo che si deve laureare, ci
man-cherebbe!
GIOVANNINO E come faccio a laurearmi senza studiare?
AGATINA Ma perch, io le ho detto che non deve studiare? Le ho detto che non
deve studiare troppo. Questo ho detto io. Il fatto che lei istruito e mi
cam-bia le carte in tavola. Ora, per esempio, che ci fa ancora con quel libro
in ma-no? Lo lasci perdere. Avanti, si metta a sedere e si riposi un pochino.
(Giovannino esegue come un automa)
Ogni tanto, uno si deve distrarre, no? Io sono ignorante, si pu dire quasi
anal-fabeta, per lo so benissimo che a infilarsi in testa tutta quella roba
scritta l, si fatica di pi che a spaccare pietre. E vero o non vero?
GIOVANNINO E che ne so? Non ho mai spaccato pietre
AGATINA E verissimo. Si metta comodo che le preparo una bella aranciata.
(Esce.
Giovannino sfoglia il libro e tira fuori un foglietto scritto. Legge il
contenuto in silen-zio).
VOCE DI ANTONIETTA Amore mio, sono veramente disperata. I miei genitori mi
hanno scoperto mentre, ieri pomeriggio, aspettavo, dietro i vetri del balcone
che tu passassi. Sono crudeli! Mio padre mi ha fatto una scenata e mia madre,
ora che sa, controlla ogni mio movimento. Non ne posso pi. Non so come fare
per poterti vedere. Ti prego, portami via con te, amore mio! Scusami, non
pos-so pi trattenermi a scrivere: sono sorvegliata. Per sempre tua,
Antonietta.
(Rientra Agatina col bicchiere daranciata che porge premurosa a Giovannino).
AGATINA Ecco qua. E bella fresca. Ci ho messo pure mezzo limone e un po di
zucchero. Beva ch questa le fa bene.
GIOVANNINO Grazie. (Sorseggia la bevanda)
(Agatina sale su una sedia ed armeggia fra gli scaffali della libreria).
AGATINA Giovannino, mi regge, per favore? Ho paura di cadere.
(Giovannino si alza e, palesemente imbarazzato, regge per le gambe la ragazza
il cui vestito si notevolmente sollevato, per cui le sue mani finiscono per
scivolare sulla pelle nuda di lei).
AGATINA (ordina i libri sugli scaffali) Il fatto che io di equilibrio non
ne ho mol-to. Lanno scorso, per esempio, quando stavo ancora a servizio
dallavvocato Zappal, a Mascalucia, sono cascata da una sedia come questa.
Come una pera sono cascata! E che ci posso fare? Io sono capace di cadere anche
dalle scarpe! Mi scusi, un altro momentino e ho finito
GIOVANNINO (il viso in fiamme) Fai pure. Non preoccuparti.
AGATINA E chi si preoccupa? Se a tenermi ci sono due mani grandi e forti come
quelle sue, io quass, posso starci mezza giornata!
GIOVANNINO (sempre pi imbarazzato) S ma, forse, meglio che scendi
subi-to
AGATINA Ecco fatto. Ho finito. (Scende dalla sedia) E stato davvero gentile,
si-gnorino.
GIOVANNINO - (abbozza un sorriso idiota) Figurati. (Torna a sedere sul divano)
(Agatina, con la massima naturalezza, gli si siede accanto. E con disinvolta
familiari-t, solleva la veste oltre il ginocchio e tira uno degli elastici
delle calze).
AGATINA Sono troppo stretti. Senti come tirano.
GIOVANNINO (passa la mano sotto lelastico e poi indugia sulla coscia della
ra-gazza. Tenta di ostentare inutilmente disinvoltura) Sono troppo tirati.
Dovresti allentarli.
AGATINA Mi fanno male. Vedi? Mi lasciano il segno.
GIOVANNINO (c.s.) Fanno male alla circolazione del sangue.
AGATINA (con dolcezza) Come sei premuroso
GIOVANNINO (c.s.) Dovresti stare attenta. La circolazione del sangue una
cosa seria
AGATINA E che ne so, io di circolazione?
GIOVANNINO Vedi Quando il sangue non circola bene
AGATINA (stringe fra le gambe la mano di Giovannino che stava per ritrarsi)
La-sciala. Lasciala l, la mano Mi d un senso di calore di intimit Mi
pia-ce. E a te?
GIOVANNINO (balbetta confuso) S anche a me
(Improvvisamente, Agatina si piega su Giovannino che rimasto impietrito e gli
stro-fina la guancia sulla sua).
AGATINA E questo? Ti piace, questo? (Lo bacia a lungo, appassionatamente,
sulla bocca)
(Alcuni rumori scuotono la ragazza che si scosta rapidamente da Giovannino il
quale sembra essere stato colpito da un fulmine).
VOCE DI PEPPINA Agatina!
AGATINA (esce di corsa) S, signora!
(Giovannino si sforza di assumere un atteggiamento normale. Riprende in mano
il suo libro.
Entra il Notaio assieme alla moglie Peppina)
SCENA 3
NOTAIO (a Giovannino) E tu che ci fai qua? Perch non sei in camera tua, a
stu-diare?
PEPPINA Ma che hai, Giovannino? Ti senti male, gioia mia? Hai il viso tutto
con-gestionatoChe hai la febbre? (Gli posa una mano sulla fronte)
NOTAIO Ma lascia andare! Che febbre! Tuo figlio a me la fa venire la febbre!
(A Giovannino) Dimmi una cosa: che intenzioni hai? Ah, mi guardi come un
cre-tino! Fingi di non capire!
GIOVANNINO Pap, io non fingo non capisco veramente
PEPPINA (al Notaio) Lascialo stare. Non lo vedi che si sente poco bene?
NOTAIO Peppina, fammi il favore, vai di l ch debbo parlare con tuo figlio
da solo!
PEPPINA Giovannino, noi ti vogliamo bene, lo sai e se ti diciamo qualcosa,
io e tuo padre, perch pensiamo al tuo avvenire
NOTAIO Peppina! Basta! Lasciaci soli!
PEPPINA Ora Giovannino ti promette che non lo far pi. Vero, Giovannino? Su,
prometti.
GIOVANNINO Che cosa devo promettere?
NOTAIO E certo! Casca dalle nuvole, il signorino!
PEPPINA Devi promettere a tuo padre che dora in poi, a scuola, ci andrai
tutti i giorni. Glielo prometti? Fallo per mamma tua che ti vuole tanto bene
NOTAIO E finiamola con tutte queste smancerie! Schiaffoni, ci vorrebbero!
Altro che moine!
PEPPINA (al Notaio) Ricordati che tuo figlio e che ancora un ragazzo.
NOTAIO Un ragazzo! Ai miei tempi! (Alla moglie) Ora, mi fai il santo piacere
di andartene?
PEPPINA (mentre si avvia) Mi farete morire di crepacuore, tutti e due. Di
crepa-cuore! (Via).
SCENA 4
GIOVANNINO Allora lhai saputo. Chi te lha detto?
NOTAIO Ecco, vedete di che cosa si preoccupa? Di sapere che me lha detto!
Che importanza ha chi me lha detto, scimunito? Tutta Catania ti ha visto, va
bene? E io non permetto che si dica che il figlio del Notaio Cal se ne va a
passeggia-re al porto, invece di fare il suo dovere e andare a scuola! Stai
attento, Giovan-nino! Attento perch io so usare anche la cinghia, se
necessario. E se anco-ra non lho usata solo per non dare un dispiacere a tua
madre! Tu finirai per farla morire quella poveretta! Sei senza cuore! Un
incosciente! Ma io ti rad-drizzo, sai? O ti mando al cimitero o ti raddrizzo!
(Sbuffa un paio di volte) Guardami negli occhi e sentimi bene. Non dovrei
perch non te lo meriti Voglio darti ancora fiducia ma per lultima volta,
bada! Va bene. Non ti punir. Per, tu, adesso, fili dritto. Fai il tuo dovere
e:.. e basta! In caso contrario, sar costretto a prendere duri provvedimenti.
Insomma, combinami unaltra fesseria e giuro che ti chiudo in camera e ti
faccio uscire solo il giorno del giudizio!
Ci siamo capiti?
(Giovannino annuisce)
E ricordati che il figlio del Notaio Cal ha il dovere di tenere alto il buon
no-me della famiglia. (Mentre esce) Il prestigio! Il decoro! Innanzitutto!
SCENA 5
(Giovannino, rimasto solo, si alza dal divano. Con le mani sprofondate nelle
tasche dei pantaloni, passeggia su e gi. Si sente Agatina che canticchia No,
cara piccina, no e Peppina:Agatina, smettila di cantare ch disturbi il
signori-no).
GIOVANNINO Il buon nome Il decoro Il prestigio! Ma dove cavolo sta scritto
che io debba distruggere la mia esistenza per il decoro e il prestigio del
Notaio Cal?! Io, invece, me ne sbatto, guarda un po! Anzi, giunto il
momen-to di essere chiari: io quelle aule buie non le sopporto! E non mi
abituer mai allodore dellinchiostro e degli strofinacci impolverati di
gesso! Mi uccider, quel fetore! Il Liceo Spedalieri sar la mia tomba, ne
sono sicuro. Vo-gliono la mia morte, tutti! Mio padre, in testa! Il suo
desiderio vedermi sep-pellito in unaula scura e spettrale! Vuole vedermi
stecchito fra i banchi del Li-ceo Spedalieri!
(Torna a sedere sul divano. Luce solo su Giovannino).
Se morissi davvero Vorrei vedere, vorrei Chiss chi verrebbe al mio
fune-rale? Piangerebbero? Ma certo che piangerebbero e come! Piangerebbero
limprovvisa e immatura scomparsa di Giovannino Cal di anni diciannove
(Irrompe una grottesta marcia funebre. Il sogno si materializza. Adesso, nel
salone presente il defunto Giovannino si sono riuniti, costernati e in
lacrime, tut-ti gli amici di famiglia che tentano di consolare i disperati
genitori).
PEPPINA (piange disperatamente) Giovannino! Povero figlio mio! Un fiore, era,
il mio Giovannino! Un fiore, reciso al suo sbocciare! Figlio mio adorato!
Perch mi hai lasciato? Perch hai abbandonato la tua povera mamma che ti
voleva tanto bene? Come far, ora? Lui era il mio unico bene! Sicuramente,
morir anchio finir per morire di crepacuore! Aspettami, figlio mio, ti
raggiunger presto! (Singhiozza convulsamente)
AVVOCATO (aria compunta e commossa) Era un ragazzo doro, bisogna dirlo. Un
ragazzo come pochi Che dico, come pochi? Un ragazzo unico. Era un ragaz-zo
unico. (Consola la figlia Antonietta che piange al suo fianco) Su, su, figlia
mia lo so che lo amavi. Il destino crudele ha trafitto il tuo cuore con un
pu-gnale avido di sangue (Si asciuga una lacrima) Che belle parole so dire!
ANTONIETTA Perch successo, pap? Non giusto!
AVVOCATO (sospira) Il destino!
ANTONIETTA Io prendo i voti. Mi faccio monaca.
AVVOCATO Ottima decisione. E il minimo che tu possa fare.
IGNAZIO (entra in quel momento. Aria dolente e smarrita) Dunque, ci ha
lasciati? (Si avvicina a Peppina. Le bacia la mano. Poi, uno alla volta, bacia
tutti i pre-senti) Io ero in campagna Appena lho saputo, sono corso
incredulo, qui Non mi perdoner mai di non essere stato presente ai suoi
funerali!
(Alla parola funerali, il pianto generale aumenta di volume e di intensit).
E terribile. (Si avvicina al Notaio) Com accaduto?
(Il Notaio scuote la testa, senza rispondere. Ignazio, allora, ritorna da
Peppina).
Signora com successo?
(Peppina lo guarda per un istante, poi scoppia in un pianto isterico)
ASSESSORE Povero giovane! Il liceo lha ucciso.
PEPPINA (urla) No, non il liceo ma suo padre! (Al Notaio) Tu! Tu lo hai
ammaz-zato! Assassino!
(Le donne tentano di calmare Peppina)
NOTAIO (distrutto, con un filo di voce) Ma come potevo sapere come potevo
immaginare
PEPPINA E tua la colpa!
1 SIGNORA Basta, cara signora si calmi. Che centra lui, poveruomo?
2 SIGNORA Non vede che anche lui sta soffrendo?
3 SIGNORA Su, non faccia cos non infierisca. Suo marito ha bisogno solo di
consolazione, in questo triste momento
PEPPINA E sua la colpa, vi dico! (Al Notaio) Sei contento, ora? Ora che hai
am-mazzato quel gioiello di tuo figlio? Ma se Dio esiste, deve mandarti
allinferno! (Agli altri) Laltra sera, Giovannino stava male. Tutto rosso in
vi-so mi sembrava anche che tremasse, povero figlio mio e lui (indica il
No-taio) a rimproverarlo, a maltrattarlo! Pazzo incosciente!
NOTAIO (piange) Volevo solo che studiasse Un padre ha il dovere di pensare
allavvenire del figlio
ASSESSORE E comprensibile, amico mio ma francamente, anchio sono daccordo
con la signora: lei ha esagerato ha sbagliato. E non vorrei tro-varmi nei
suoi panni. E angosciante vivere con un simile rimorso!
AVVOCATO (al Notaio) Avrebbe dovuto avere pi giudizio
IGNAZIO (a Nino) Tu lo sai com successo?
NINO (tra le lacrime) Laltro ieri Era appena suonata la campanella della
ricrea-zione. Tutti i ragazzi della Terza B uscirono nel cortile tranne lui,
Giovanni-no. Rimase in aula. E, quando i compagni rientrarono videro il suo
corpo senza vita, steso a terra fra la lavagna e la prima fila di banchi
IGNAZIO Povero Giovannino!
NINO Aveva il maglione sporco dinchiostro qui, sul petto. La sua mano
destra stringeva ancora un pezzetto di gesso e dalla sinistra, penzolava uno
strofi-naccio impolverato
IGNAZIO Ucciso, dunque, dal gesso e dallinchiostro?! Sapevo che soffrisse di
questa brutta allergia ma non credevo fosse cos grave! E spaventoso!
AGATINA (a Peppina) Anchio ci volevo bene, sa, signora? Proprio laltra
sera ci dissi:Signorino, perch non si siede qui, sul divano e la smette di
leggere quel libraccio? E lui mi ascolt subito, sa? Subito. E si mise buono
buono a sedere.
PEPPINA Buono, era. Buono e generoso. Bastava saperlo pigliare. Quello che
non ha mai capito suo padre!
AGATINA E premuroso. Bih, quantera premuroso!
TUTTI (cantilenando) Buono e premuroso era.
AGATINA Pensate: io ero salita su quella sedia. Per spolverare la libreria,
no? E siccome avevo paura di cadere perch io casco sempre, sapete? Anche
dalle scarpe lo pregai di reggermi. Non se l fatto dire due volte
TUTTI (c.s.) Premuroso era.
AGATINA Si alzato e mi ha tenuta per le gambe, cos (mima) E stringeva,
stringeva! In un modo che che mi dava tanta sicurezza, signora mia.
PEPPINA Aveva un cuore doro.
AGATINA Poi, per fargli compagnia, mi sono seduta accanto a lui. E lui,
sempre gentile, sempre premuroso mi ha messo la sua mano fra le cosce Che
bella mano aveva, signora! Era preoccupato per me, pensate, perch lelastico
delle calze tirava troppo e poteva farmi male alla Come lha chiamata? Ah,
alla circolazione.
TUTTI (c.s.) Cuore sensibile era.
ANTONIETTA (al padre, fra le lacrime) Non giusto!
AVVOCATO Coraggio, piccola mia, coraggio.
AGATINA Devo dire la verit. Tutta quella delicatezza nei miei riguardi, mi
com-mosse. E allora gli buttai le braccia al collo e lo baciai!
ANTONIETTA Non giusto!
AVVOCATO Devi fartene una ragione!
ANTONIETTA Non giusto! Anchio gli ho dato un bacio per la mano tra le
co-sce non me lha messa!
AVVOCATO Il destino! Non ci si pu ribellare al destino.
(Fra i pianti e i lamenti, buio. Rimane solo locchio di bue su Giovannino
che, commosso per tanta dimostrazione di affetto, si asciuga gli occhi).
VOCE DEL NOTAIO (f.s.) E allora, questi cavolicelli pronti sono? Avanti, mi
piglio questo boccone e poi, se vuole Dio, me ne vado a dormire.
S I P A R I O
SECONDO TEMPO
1 QUADRO
SCENA 1
(La scena dovr riprodurre lingresso della Pasticceria Svizzera di via
Etnea. Sul marciapiedi, sono disposti alcuni tavolini con delle sedie.
Sono trascorsi alcuni anni. E primavera inoltrata. Ad un tavolino, Gio-vannino
che ora porta dei baffetti sottili - e Ignazio. Alcuni passan-ti, di quando
in quando, attraversano la scena. Effetti sonori tipici: scampanellio di
biciclette, clacson, passaggio di tram)
IGNAZIO (allindirizzo del cameriere che indugia fra i tavolini) Salvato-re,
arrivano questi caff?
SALVATORE La servo subito, marchesino. (Esce un momento)
IGNAZIO E che ci vuole tanto per fare due caff?! (A Giovannino) E con la
servetta com andata a finire? Lhai pi vedutaE ?
GIOVANNINO Chi, Agatina? Per carit, non me ne parlare. Se ci ripen-so, sto
male!
IGNAZIO Ma va! Se eri pazzo di lei! E quella poveretta venne persino
licenziata per colpa tua!
GIOVANNINO Per colpa mia?
IGNAZIO (sorride) Non eri tu quello che tua madre scopr in mutande davanti
alla sua stanza? O ricordo male?
SALVATORE (serve i caff) Marchesino Prego, avvocato
GIOVANNINO Che vergogna, quella notte! Mai stato tanto imbarazza-to. Bah,
ragazzate.
IGNAZIO Ragazzate? E la camera ad ore, in via Maddem, chi la prese? Eri
cotto, caro mio, lo devi riconoscere.
GIOVANNINO S, daccordo per mi stancai quasi subito Ne avevo fin sopra i
capelli di lei e delle sue uova!
IGNAZIO Che uova?
GIOVANNINO Non te ne ho mai parlato perch la faccenda mi sembra-va talmente
ridicola
IGNAZIO Ma ora me la racconti!
GIOVANNINO Devi sapere che quella l mi divorava letteralmente!
IGNAZIO Ah! Ho gi capito a chi servivano le uova!
GIOVANNINO Appena arrivava in quella camera di via Maddem - se ci penso,
impazzisco scoppiava a ridere convulsamente! Poi si spo-gliava nuda e saltava
sul letto come uninvasata! Non era una donna qualunque, quella, credimi ma
unacrobata, una contorsionista
IGNAZIO (ride) Unartista, insomma.
GIOVANNINO Se vuoi. Ed era anche insaziabile! Credo che una tigre famelica
avrebbe fatto minore scempio!
(Ignazio continua a ridere, divertito)
Tutte le volte che finivamo, caro mio, io rimanevo esanime
IGNAZIO E allora, lei ti metteva su con le uova!
GIOVANNINO Esatto. Si alzava dal letto sempre ridendo! e dalla borsetta
tirava fuori quattro uova che mi costringeva a bere, luno dopo laltro!
IGNAZIO E dai, in fondo, non ti dispiaceva la servetta! In quel periodo, eri
la felicit personificata! Sprizzavi entusiasmo da tutti i pori! Ave-vi persino
dimenticato Antonietta! E ora, mi fai il disgustato!
GIOVANNINO S ma se ripenso a tutti quei gusci duova sparsi sul co-modino
(Sopraggiunge Nino che si unisce ai due).
SCENA 2
NINO Salve! (A Giovannino) Non ci sei andato dallavvocato Scardaci? (Grida
verso linterno della Pasticceria) Salvatore, un caff, grazie!
GIOVANNINO Non mi parlare dellavvocato Scardaci! Me ne sono scappato unora
fa! Non ne potevo pi: di fascicoli, di carta bollata, di codici! In questi
ultimi giorni, amici miei, sono arrivato ad una conclusione: lo studio legale
non fa per me. Mi provoca la stessa an-goscia che provavo ai tempi del liceo.
Solo che al posto dei banchi, ci sono le scrivanie e al posto dei libri,
cartacce senzanima. La stessa repulsione, netta e incontrollabile.
IGNAZIO Come ti capisco!
NINO E con tuo padre, come la metti?
GIOVANNINO Lo convincer che questa vita non fatta per me. Si ras-segner.
NINO Rassegnarsi, il Notaio Cal? Mah!
(Il cameriere gli serve il caff)
Grazie, Salvatore.
(Una ragazza, piuttosto formosa, attraversa la scena calamitando le atten-zioni
di Nino) Ma che fate, non guardate? Che cosce, ragazzi! Roba da infarto! A
proposito di cosce, ieri sera, in via Zappal
(Sferraglia un tram).
E la figlia di un calzolaio ma pare una principessa. Nuova nuova. Ha
cominciato da quindici giorni appena.
GIOVANNINO Quanti anni ha?
NINO Diciotto. Al bacio! E semplicemente divina! (Sospira)
GIOVANNINO E perch non andiamo a fare una visitina alla tua princi-pessa?
NINO Bisogna avvertire prima la padrona e lei pensa a farcela trovare. La
padrona stata cameriera a casa mia, quandero bambino, e mi vuole bene come a
un figlio. Dunque, non ci sono problemi
(Entra Ciccino che si unisce al gruppetto)
SCENA 3
CICCINO (molto eccitato) Ciao a tutti! Ragazzi, aprite le orecchie! Ci sono
grosse novit! Ve la ricordate la moglie di Calaciura, il com-merciante di
pelletteria?
NINO S, la veneta Quella che lha fatto cornuto.
GIOVANNINO Il quale cornuto lha buttata fuori di casa, proprio tre o quattro
giorni fa. Ciccino, la conosciamo la storia.
CICCINO Ma non sapete il resto, non sapete! La signora Calaciura,
ri-spettabilissima e stimatissima donna, fino a quattro giorni fa, appun-to si
, per cos dire, rifugiata nella Pensione Donati!
NINO Fa la puttana?
GIOVANNINO Ma va!
CICCINO Ma se ci sono stato io con lei, proprio ieri sera! La cosa pi
sorprendente, per, sapete qual ? Che la Calaciura lavora, per cos dire,
con grande entusiasmo ma, ad un certo punto, scoppia a piange-re!
NINO Mentre per cos dire, lavora?!
CICCINO Ora, uno che pensa? Poverina, piange perch disperata piange per
la sua disgrazia! E invece no. Quella piange di piacere!
GIOVANNINO E il marito lo sa?
CICCINO Che piange?
GIOVANNINO No, che fa la puttana, dico, lo sa il marito?
CICCINO Fino a stamattina, fingeva di non sapere nulla Ma come fa, dico io,
a non sapere una cosa che sulla bocca di tutti?
IGNAZIO Povero disgraziato!
CICCINO E ora, devo scappare!
NINO Dove corri?
CICCINO Al negozio di Calaciura, no?
NINO E a far che?
CICCINO Voglio vedere se il cornuto in buone condizioni di salute! (Via,
rapidamente).
SCENA 4
NINO (ride) Che tipo, quel Ciccino!
IGNAZIO (annoiato) Beh, io mi sono stufato. (Si alza)
GIOVANNINO Dove vai?
IGNAZIO Non lo so. Salto in macchina e via! Senza meta. Pu darsi che vada a
fare una capa-
tina in campagna. La citt mi annoia La gente mi annoia
NINO . E la campagna non ti annoia?
IGNAZIO (sospira) La vita noiosa dovunque. Accadono sempre le stesse
co-se(Verso linterno
della Pasticceria) Salvatore! I caff sul mio conto.
SALVATORE (f.s.) Va bene, marchese. I miei rispetti.
IGNAZIO (agli amici) Ci vediamo.
GIOVANNINO Ignazio! E Nelly, quella tua amica di Roma?
IGNAZIO Ti far sapere quando arriver a Catania. Non ho ancora capito se sei
pi curioso di co-
noscere la ragazza o di provare quella roba. Ciao. (Via).
SCENA 5
NINO Chi sarebbe questa Nelly? E di che roba parlava Ignazio?
GIOVANNINO Nelly unattricetta che Ignazio ha conosciuto a Roma
NINO E la roba? Non dirmi che si tratta
GIOVANNINO S. Di quella.
NINO E tu la prenderai?
GIOVANNINO Pu darsi. Non lo so ancora.
NINO Siete due coglioni! Io, i soldi preferisco spenderli per le automobili e
i casini. C pi gu-
sto. (Scorge qualcuno) Giovannino, arrivano i guai. E hanno una forma, di-rei,
impressio-
nante: quella di un Notaio. Tuo padre.
(Il Notaio si avvicina al tavolo con aria palesemente nervosa).
NOTAIO (al figlio) Ci avrei giurato che eri qua.
GIOVANNINO Senti, pap
NOTAIO Pap un corno!
NINO (in evidente imbarazzo) Signor Notaio, la riverisco. Stavo giusto per
andar-mene
NOTAIO (taglia corto) Vada pure, Barresi, arrivederla.
NINO Ciao, Giovannino.
(Nino esce sollecitamente).
SCENA 6
GIOVANNINO (tenta di gestire la situazione) Perch non ti siedi? Ti posso
offri-re qualcosa?
NOTAIO (si siede) Mi vorresti offrire qualcosa?! E certo! Coi soldi miei te
lo puoi anche per-
mettere! Che bella faccia tosta!
GIOVANNINO (con apparente calma) Salvatore! Portami un vermouth con una
scorza di limone.
(Al padre) Sei sicuro che non vuoi niente?
NOTAIO Giovannino, bada che da me, soldi non ne avrai pi. Non ne ho da
buttare e, comunque,
non mi va di sprecarli in questo modo. E ti avverto che cambiali non ne pago.
Te la sbrighi
da solo. Ti lascio andare in galera, se il caso ma non muovo pi un dito!
GIOVANNINO Pap, ti ho gi detto mille volte che non firmer pi cambiali. E
successo due
anni fa. Perch me ne parli ancora? E stata una volta sola, lo sai, e da
allora, non si pi ri-
petuto
NOTAIO Ma si ripeter. Fatalmente!
SALVATORE (arriva col vermouth) Signor Notaio, i miei omaggi. Le servo
qual-cosa?
NOTAIO No.
(Pausa. Aspetta che il cameriere vada via)
Sono stato dallavvocato Scardaci. Bella figura mhai fatto fare! Come va mio
figlio? C
speranza che diventi un buon avvocato?. Tuo figlio? Viene in Studio un giorno
s e due no,
resta per unoretta e poi se ne scappa come se il soffitto gli stesse per
cadere in testa da un
momento allaltro! Questo mi ha detto! E io, imbecille, a inventare scuse,
giustificazioni!
Ma ti rendi conto delle figuracce che mi tocca fare per colpa tua? E con
Scar-daci, poi! Che
ha sempre avuto una devozione per me! Ora, tu mi devi dire come mi devo
comportare
quello che devo fare perch, parola donore, io non ti capisco. Almeno
sa-pessi che coshai
in quella testa! Illuminami: che cosa vorresti fare? Dove santo diavolone vuoi
andare a pa-
rare?
(Le ultime parole si risentono amplificate. Contemporaneamente, buio. Rimane
solo una luce su Giovannino. La voce del Notaio si dissolve. Una musica
dolcissima precede questaltro sogno.
Lambiente lo stesso quello della Pasticceria. Eppure le luci daranno allinsieme
contorni e colori diversi. Sono scomparsi i passanti, il cameriere Al posto
del Notaio, c, adesso, una fan-
ciulla molto bella, dai lineamenti delicati, avvolta da una luce rosata).
SCENA 7
GIOVANNINO (alla fanciulla, immersa nella lettura di un giornale) Legge
qualco-sa dinteressan-
te su quel giornale?
RAGAZZA (alza gli occhi. Sorride) Scusi, lei lavvocato Giovannino Cal di
Ca-tania?
GIOVANNINO A servirla.
RAGAZZA Ho sentito parlare tanto di lei dal marchese Ignazio Leotta, a Roma.
E solo, qui, in
Val dAosta?
GIOVANNINO Solo. E lei?
RAGAZZA (sensuale) Completamente sola.
GIOVANNINO Stupenda coincidenza.
RAGAZZA Splendida casualit.
GIOVANNINO Il destino ci ha fatti incontrare qui, in questo albergo
RAGAZZA - ed ha unito le nostre due anime
GIOVANNINO (le si avvicina con molta platealit) Dammi la tua bocca.
RAGAZZA (schiude le labbra) E tua.
GIOVANNINO Creatura divina Il tuo nome volutt!
(Si scambiano un lungo, sensuale bacio).
RAGAZZA Sei tu luomo dei miei sogni erotici Il maschio dei miei desideri
not-turni!
GIOVANNINO Beviamo insieme nella coppa dellamore. Ridammi la tua bocca!
(Giovannino afferra impetuosamente la Ragazza, la piega sul tavolino, le si
butta ad-dosso con frenesia.
Improvvisamente la scena si affolla di personaggi gli stessi gi apparsi
allinizio del Primo Tempo: il Giudice, lAssessore - che urlando applaudono
entusiasti Giovannino).
1 Bravo, Giovannino!
2 Sei grande, figlio mio!
3 Che uomo! Che uomo!
4 E che classe! Che stile!
5 Catania fiera di te, ragazzo mio!
6 Sono orgoglioso di essere tuo padre! Bravo!
7 Silenzio, silenzio! Domani, in Municipio, in onore dellavvocato Giovannino
Ca-l, verr dato
un ricevimento da fare epoca!
8 Giovannino! Dopo Bellini, sei luomo pi famoso di Catania!
TUTTI Evviva! Evviva il nostro Giovannino Cal!
(Poco a poco, i personaggi svaniscono nel buio. Le voci si allontanano. Di
contro, la voce del Notaio si fa largo fino a quando diviene prepotentemente
forte. Ritor-nano le luci di prima. Al posto della Ragazza, ricomparso il
Notaio).
SCENA 8
NOTAIO Per esempio, io vorrei capire per quale ragione non ti vuoi sposare.
(Giovannino, ancora sotto leffetto del sogno, sorride compiaciuto)
Che hai da ridere, cretino? O mi stai pigliando in giro?
GIOVANNINO (improvvisamente serio) No.
NOTAIO Sono seriamente preoccupato. Ho limpressione che mi stai diventando
scemo. Sempre
svagato, con la testa chiss dove! Tu e questi quattro scioperati che
fre-quenti non combi-
nerete mai niente di buono. Fannulloni! Questo siete! Tu e la tua bella
brigata! Ora, io dico:
non vuoi fare niente? E va bene. Ma sposati, allora. Sposati una donna ricca e
bada alle pro-
priet. Oppure fai lavvocato, limpiegato, il beccamorto! Fai quello che
cac-chio vuoi ma
fa qualcosa!
GIOVANNINO Pap
NOTAIO Ma che pap! La testa ti dovrei spaccare! (Pausa) La professione, no.
Il matrimonio, no.
Ma che caspita vuoi, si pu sapere? Mi fai prendere certe boccate di bile!
Lingegnere
Lagan ti darebbe sua figlia Me lo ha fatto capire Sarebbe unoccasione doro
per siste-
marti
GIOVANNINO Ma se la Lagan sta spasimando per quello l, quel Nicotra!
NOTAIO Ma che spasimare! E per chi, poi? Per quel tisico di Nicotra?! Non
farmi ridere!
GIOVANNINO Pap, ti prego, non alzare la voce Non mi sembra il caso, qui.
NOTAIO Ah, ti vergogni. E bravo. Per altre cose, invece, non ti vergogni! E
allora, se non vuoi
che io alzi la voce, parla tu, parla. Dimmi quali sono i tuoi progetti, le tue
in-tenzioni
(Silenzio di Giovannino)
Hai visto? Te ne stai zitto. Quanta bile! Lanno scorso te lo ricordi?
a-vresti potuto
sposare la figlia di Elmer ricchissima! Ti voleva. E tu? Tu lhai lasciata
spo-sare a quel
morto di fame di Bellia!
GIOVANNINO Ma per carit la Elmer!
NOTAIO E va bene. La Elmer non ti piaceva, la Lagan non ti va a genio
Cer-chiamone unal-
tra. Cerchiamone altre dieci mille! Siamo qui per questo! Ma tu non ne vuoi
sapere di nes-
suna!
GIOVANNINO Pap io voglio andare a vivere a Roma.
NOTAIO A Roma? E con quali soldi? Coi miei, no di sicuro. Sposati una ricca
e, per me, puoi
andare a romperti il collo a Roma o dove ti pare!
GIOVANNINO Vorrei fare pratica di avvocato, a Roma.
NOTAIO Dimmi una cosa: che mi hai preso per un deficiente? Ah, dunque, con
tanti Studi avviati
che abbiamo a Catania senza contare quello di Scardaci! te ne vuoi andare a
Roma! E,
poi, io non mi posso permettere il lusso di mantenerti a Roma. Non se ne parla
neppure. To-
glitelo dalla testa.
GIOVANNINO E allora, far qualche concorso per entrare in un Ministero.
NOTAIO (avvilito) E fai il concorso, fai qualcosa ma usciamo da questa
situazione perch non ne
posso pi!
GIOVANNINO C un concorso per il Ministero delle Finanze. Voglio presentarmi
a quello.
NOTAIO Ministero delle Finanze Mah! Che vuoi che ti dica? Fa quello che
vuoi. Io, ormai,
mi sono stancato. Speriamo bene. Questo solo posso dire. Mi fai prendere cer-te
boccate di
bile, caro mio! Il fegato me lo sono rovinato per colpa tua. (Si alza) Finisci
questo ver-
mouth che ti dovrebbe fare veleno e poi torna a casa. (Esce borbottando).
SCENA 9
(Alcuni passanti si fermano a parlare davanti allingresso della Pasticceria.
Effetto sonoro di tram che sferraglia. Giovannino, col suo bicchiere in mano,
rimane pensieroso.
E mentre dominano gli effetti sonori, la scena viene chiusa da un siparietto
bianco, rigido, a telo intero. Il siparietto verr illuminato, inizialmente, da
luci bianche.
Alcuni tamburi rullano sinistramente. Echeggiano sonori squilli di tromba.
Sulla destra a torso nudo, le mani legate da inesistenti catene appare
Giovannino, visibilmente provato da precedenti torture. La sua apparizione
salutata dalla folla con unovazione. Questo sogno sar accompagnato dal
rullare cadenza-to dei tamburi.
Una voce quella del Notaio ha il sopravvento sulla folla).
VOCE DEL NOTAIO Giovannino Cal. Questa corte ti ha giudicato colpevole! Per
i gravi reati
di cui ti sei orribilmente macchiato, la pena non potrebbe che essere la morte!
(La folla rumoreggia contraria).
Tuttavia, questa corte considerando la nobile discendenza dei Cal alla quale
tu, indegna-
mente appartieni ha emanato una condanna mite, nella speranza che ti serva da
lezione.
Ti saranno inflitti cento colpi di frusta. Lesecuzione immediata.
(Il siparietto si tinge di rosso.
Invisibili carnefici afferrano Giovannino, lo trascinano al centro e a ridosso
del sipa-rietto, lo legano, braccia verso lalto, ad un inesistente palo.
La folla rumoreggia sempre pi. Effetto frustate che scuote il corpo di
Giovannino.
Si percepiscono alcune voci).
1 E uninfamia!
2 Un sopruso!
3 Giovannino innocente!
4 Liberatelo!
5 Venga sciolto dalle catene!
VOCE DEL NOTAIO Siete pazzi! Che volete fare? Non ostacolate la giustizia!
E-gli meriterebbe
il capestro!
6 Giovannino non merita alcuna condanna!
7 Egli lotta per la libert. Solo lui pu difendere il popolo dalle
ingiustizie e dai so-prusi dei po-
tenti!
8 Che aspettate, dunque? Liberatelo!
(Uninvisibile folla si accalca attorno a Giovannino che viene liberato dalle
catene).
TUTTI Viva Giovannino! Viva la libert! Viva la giustizia!
(Le trombe sottolineano il trionfo di Giovannino che alza le braccia al cielo
per salu-tare la folla che lo continua ad acclamare. Il suo volto fiero come
quello di un eroe che ha appena salvato la patria da chiss quali nemici.
Il siparietto, ora, splende di un bianco accecante.
Poi, gli effetti si smorzano. Buio).
2 QUADRO
SCENA 1
(Una camera della Pensione Donati, a Catania. A sinistra, una porta. Fine-stra
a destra. Larredamento alquanto chiassoso e di dubbio gusto. Un lettino, un
comodino, qualche sedia, un vecchio divano, un tavo-linetto. Un orologio a
pendolo sulla parete. Sul comodino, una lam-pada.In scena, solo Nelly, una
ragazza magra, chiaramente disfatta dalla droga, non molto bella. E nervosa.
Chiaramente, in trepida at-tesa. Di tanto in tanto, savvicina alla finestra,
scosta le tendine e guarda ansiosa in strada. Effetto di rumori esterni, tipici
di un quar-tiere popolare della Catania di quellepoca: venditori ambulanti,
car-retti che passano, bambini che schiamazzano
Dopo qualche istante, entrano Ignazio, Giovannino e Nino).
NELLY (butta le braccia al collo di Ignazio) Come mai cos in ritardo?
IGNAZIO Questa non mica roba che puoi comprare nel negozio dietro langolo,
lo sai, no?
NELLY Lo so. Ma lavete trovata?
IGNAZIO Con un po di fatica ma siamo riusciti ad averla.
NINO S, con un po di fatica e molto denaro.
(Giovannino gli assesta una gomitata)
E che ho detto? Non la verit? Che labbiamo avuta gratis, forse?
IGNAZIO (a Nino) Non ricominciare con le stupidaggini. Non guastare tutto. E
va a sederti.
NINO (tra s, mentre siede) Io non ci dovevo venire.
NELLY (che, nel frattempo, ha continuato a sbaciucchiare Ignazio) Dammene
subito un pochino.
IGNAZIO Calma, Nelly, calma. Senza fretta. La fretta uccide ogni cosa, amore
mio.
NELLY Solo un pochino!
IGNAZIO Beviamo qualcosa, prima.
NELLY Se non ne prendo almeno un pizzico, non provo gusto a bere.
(Nino, un po per vezzo, un po per imbarazzo, comincia a fischiettare).
IGNAZIO (a Nino) Smettila di fischiare.
GIOVANNINO E smettila, Nino!
NINO Va bene. Smettila di parlare, smettila di fischiare, va a sederti l,
va a cuccia! Forse il signor marchese e il signor avvocato dimen-ticano che
senza di me, adesso, la signorina Nelly avrebbe voglia di smaniare!
GIOVANNINO Ma che vuoi essere ringraziato per averci fatto conosce-re
quellusuraio?
NINO Senza di me, non sapevate dove sbattere la testa per procurarvi i soldi!
GIOVANNINO Senza di te?! Se non avessimo firmato le cambiali, be-stia che
sei, il tuo strozzino col cavolo che ce li dava i soldi!
NINO Il fatto che io, qua, non ci dovevo venire.
GIOVANNINO (lo scuote affettuosamente) E dai, Nino. Non fare loffeso, ora.
IGNAZIO (paternamente, posa una mano sulla spalla di Nino) Devi stare calmo,
Nino. Non abbiamo assolutamente ragione di essere nervosi. Dobbiamo stare
tranquilli, capito? Solo cos potremo assaporare fino in fondo i giorni che
passeremo in questa camera.
NINO I giorni?! (A Giovannino) Ma che intenzione ha quello l?
GIOVANNINO Non hai detto ai tuoi che saresti andato in campagna? Di che ti
preoccupi?
NINO Infatti. In campagna, non in America! No, no, no voi due siete pazzi!
Io, quasi quasi, me ne vado!
GIOVANNINO Ora, basta! Smettila di fare il rompiballe! Ma guarda che figura
stiamo facendo?
NELLY Ignazio, ti prego, non farmi pi aspettare!
IGNAZIO (le porge una cartina) Tieni, sorella.
(I tre giovani osservano Nelly mentre esegue la delicata operazione. La
ra-gazza fa scivolare dolcemente un mucchietto di polvere bianca sul dorso
della mano; con una spatolina da toilette, rastrella abilmente intorno per non
perdere neppure una scaglietta. Poi, accosta il dorso della mano ad una narice
e, con un colpo secco, aspira. Quindi, ese-gue la medesima operazione e aspira
con laltra narice).
NINO (stupefatto) Per! Si vede che una professionista!
(I due amici gli lanciano unocchiata di fuoco)
IGNAZIO (a voce bassa) Sta zitto, Nino. Soprattutto, sta zitto.
(Nelly si sdraia sul divano e accende, con calcolata lentezza, una sigaretta.
Ignazio quasi come un sacerdote che compie un sacro rito riem-pie fino
allorlo, quattro bicchieri di whisky e li depone sul tavolinet-to, accanto al
divano).
IGNAZIO Ecco. E assolutamente necessario che ogni gesto venga ese-guito
lentamente. Senza nessuna fretta.
(Nino prende il suo bicchiere e siede accanto alla ragazza)
(a Nino) Non bere molto. (Gli afferra il braccio) E, in ogni caso, be-vi
lentamente,
NINO (sbuffa) Lentamente, ho capito, lentamente. Pi dici lentamente e pi
minnervosisco.
IGNAZIO (a Nino accarezzandogli la testa) Non devi agitarti. E non de-vi
alzare la voce. Vedi? Come spiegarti? Anche le parole devono accarezzare
laria e avere un suono ovattato
NINO (ignora del tutto le raccomandazioni di Ignazio. A voce alta, a Nelly) E
allora, come va? (Le accarezza le gambe) Come ci sentia-mo?
GIOVANNINO (porge una cartina a Nino) Tieni la tua cartina e non rompere.
NINO Eh? Ah, s Dunque (si rigira la cartina tra le mani e, osser-vando gli
amici, tenta goffamente di imitarne i gesti. Per nascondere limbarazzo,
fischietta).
GIOVANNINO Ma la vuoi smettere?
NINO Cosa?
IGNAZIO (dolcemente accarezzandogli ancora la testa) Stavi fischiando, Nino.
NINO (col medesimo tono di Ignazio) Non me nero neppure accorto.
(Mentre Ignazio e Giovannino eseguono quasi alla perfezione laspirazione della
polvere, Nino, sbuffando sul dorso della mano, ne sparge un bel po sulla
manica della camicia.
Nelly che fino a quel momento, sembrava assente salta su dal divano)
NELLY Fermo, fratello! Non ti muovere! Non muovere quel braccio, ti prego!
NINO (immobile, col braccio sollevato) No, sorella, non mi muovo.
(Nelly, con un foglio di carta, recupera le scagliette ancora sulla manica di
Nino).
NELLY Non posso sopportare che vada sprecata. E la felicit che si butta
via.
GIOVANNINO (a Nino) Soffi come un toro!
(Ognuno dei ragazzi si trova un proprio spazio per sdraiarsi. Silenzio per
qualche istante).
IGNAZIO (a Nelly) Stai bene?
NELLY Meravigliosamente.
IGNAZIO (appoggia la testa sulle gambe di Nelly e sospira, profonda-mente
inebriato) Anchio sto bene. Tu, Giovannino?
GIOVANNINO (un po a disagio ma si sforza di adeguarsi a Ignazio e parla
anchegli lentamente) Ho limpressione che la punta della lin-gua sia diventata
insensibile
IGNAZIO No, amico mio Prova, invece, a descrivere le sensazioni in-teriori:
quelle sono importanti.
GIOVANNINO (c.s.) Sento unonda piacevole lenta e dolce che mi avvolge del
tutto. S, provo un senso di appagamento totale. (Con convinzione) In questo
momento, non ho voglia di nientaltro. Perch desiderare altre cose se quello che
ti circonda gi bello, amabile, perfetto?
NINO Veramente, io non provo nulla. Questa roba fa schifo. Amara co-me il
veleno.
IGNAZIO Prendine ancora un po e sta zitto.
NINO (prende altra polvere) La lingua non me la sento pi. Che dite, ne prendo
ancora? (Nessuno gli risponde).
(Esegue con poco entusiasmo) Mah!
NELLY Sto annegando in un mare di dolcezza!
GIOVANNINO Sento la mia anima galleggiare nellaria
NINO Io non sento niente.
IGNAZIO (a Nino) Non provi un senso di benessere e di felicit?
NINO No. Fra laltro, con questo whisky, mi gira la testa.
IGNAZIO Taci. Prendine ancora.
NINO Ancora?! (Tra s) Io non ci dovevo venire. (Prende altra roba)
GIOVANNINO Mi sento un dio. Vorrei stare cos per tutta la vita.
NINO Io mi sento un coglione, mi viene da vomitare e se sto cos per al-tri
dieci minuti, mi dovranno raccogliere col cucchiaino!
(Ignazio si alza e copre la lampada accesa del comodino con un foulard azzurro.
Poi, si sdraia di nuovo accanto a Nelly.
Si sente in lontananza, il suono di un organetto.
Poi, il tic-tac dellorologio a pendolo.
I quattro giovani cadono nel sonno. La stanza, in penombra, rischiarata solo
dalla luce azzurra della lampada.
Una luce violacea avvolge Giovannino. Rimbalzano, amplificate, alcune voci).
VOCE DEL NOTAIO Combinami unaltra fesseria e giuro che ti chiudo in camera e
ti faccio uscire solo il giorno del giudizio!
VOCE DI PEPPINA Ora, Giovannino ti promette che non lo far pi. Vero,
Giovannino?
VOCE DI IGNAZIO La vita noiosa dovunque. Accadono sempre le stesse cose.
VOCE DEL NOTAIO Lingegnere Lagan ti darebbe sua figlia A Roma? E con quali
soldi?Ti avverto che cambiali non ne pago pi! Ti lascio andare in galera!
In galera!
(Poco a poco, le voci e il suono dellorganetto sfumano. Si sente solo il
tic-tac dellorologio.
Giovannino si sveglia. Guarda i compagni che ancora dormono. Si alza e va ad
aprire la finestra. E giorno. Una luce accecante penetra allinterno).
NELLY (riparandosi gli occhi con una mano) Chiudi!
(Una calza di Nelly pende dal divano. Giovannino la raccoglie e la ripone su
una sedia. Rimette sul tavolino un bicchiere che si era rovesciato sul letto.
Scosta, col piede, un pacchetto di sigarette ormai vuoto.
I rumori della citt penetrano caparbiamente nella stanza: un tram in
lonta-nanza, qualche automobile in marcia, un carretto
Giovannino osserva ancora gli amici che dormono e lo squallido ambiente in cui
si trova).
GIOVANNINO Ha ragione Nino: viene proprio da vomitare.
NELLY E chiudi quella finestra! Non voglio vederla, la luce. Chiudi!
VOCE DI UNA DONNA (gi, per strada) A quanto quelle lattughe?
VOCE DI UN UOMO (c.s.) Due soldi al mazzo.
VOCE DI UNA DONNA Troppo care. Vi do tre soldi per due mazzi.
NELLY (quasi piangendo) Ti prego, chiudi! Chiudi!
GIOVANNINO (dalla finestra, guarda la strada sottostante) Ho deciso. Vado a
fare quel concorso a Roma.
SIPARIO.
TERZO TEMPO
1 QUADRO
SCENA 1
(Roma. Una camera della Pensione Traversari. Sul fondo, una porta. A sinistra,
una larga finestra.
Arredamento sobrio e curato. Un lettino, una poltrona, un armadietto con
specchio, uno scrittoio, sedie
Allapertura del sipario, Giovannino solo in camera finisce di vestirsi,
davanti allo specchio. Fischietta, visibilmente allegro. Dal grammofono
dellappartamento vicino, giunge il suono di una canzonetta.
Entra, non vista, Marcella che abbraccia Giovannino da tergo).
MARCELLA Come sta il mio pupone, stamattina?
GIOVANNINO (si gira, labbraccia a sua volta e la bacia) Sta proprio bene, il
tuo pupone. Benis-
simo! (Finge di rimproverarla) Ma dimmi un po nella Pensione Traversari, non
usa bussa-
re, prima di entrare nella camera di un cliente? E se mi avessi sorpreso ancora
svestito? Ma-
gari, in mutande?
MARCELLA (ride) Oh, che vergogna!
GIOVANNINO Credo bene che avresti provato vergogna!
MARCELLA Io, no. Ma tu, certamente.
GIOVANNINO Ah, spudorata!
(Marcella, ridendo, gli sfugge. Giovannino la rincorre, lafferra e la lascia
cadere sul letto. La bacia con passione).
GIOVANNINO Queste labbra mi fanno impazzire! (Laccarezza a lungo)
MARCELLA (divertita) Ma quante mani hai?
GIOVANNINO Due, sfortunatamente.
MARCELLA (c.s.) Non si direbbe!
GIOVANNINO Vorrei averne cento, mille! Per accarezzarti tutta per possederti
completamen-
te!
MARCELLA Quante belle cose sa dirmi il mio pupo doro!
GIOVANNINO (continua a baciarla) E rimasto qualcuno in casa?
MARCELLA Di domenica? Chi vuoi che sia rimasto? I miei sono andati via di
buon mattino e i
clienti sono tutti usciti. Vogliamo andare a fare una passeggiata a Villa
Bor-ghese?
GIOVANNINO (c.s.) Credo davere cambiato idea. Preferirei restare a casa E
tu?
MARCELLA (sorride) Non so. Vorrei pensarci. Se lavvocato Cal mi assicura
che si comporter
da gentiluomo, allora potrei anche convincermi
GIOVANNINO Lavvocato Cal, da gentiluomo, pu assicurarti un solo
compor-tamento!
MARCELLA Aspetta. Tu non hai ancora fatto colazione.
GIOVANNINO C tempo.
MARCELLA Scusami. Sono una sbadata! Se mio padre sapesse che trascuro i
clienti!
GIOVANNINO Dai, lascia perdere la colazione Chi ne ha voglia?
MARCELLA No, no, no! Ieri sera non hai neppure cenato. Dunque, adesso, devi
mangiare. Non
transigo. La Pensione Traversari una pensione seria, sa? E non permette che i
suoi ospiti
muoiano denutriti! (Ride) Vado a prepararti qualcosa. (Lo bacia ed esce
rapi-damente)
GIOVANNINO Fa presto!
SCENA 2
GIOVANNINO (si lascia cadere, felice, sul lettino) Si sta bene qui. Cosaltro
potrei desiderare
dalla vita? Vivo a Roma, ho una relazione con una splendida ragazza
(Si accende una sigaretta e aspira profondamente)
Lunica nota stonata il mio impiego al Ministero con uno stipendio ridicolo!
E che tristez-
za, quellufficio! Tuttavia, al momento, non ho alternative. Ma oggi
domeni-ca! Via non
voglio pensare a niente, oggi! (Pausa. Aspira il fumo della sigaretta) In
questo momento
a Catania, saranno tutti per via Etnea alla Pasticceria Svizzera Ignazio, con
la faccia
annoiata di sempre Nino con la sua aria infantile e un po buffa Ciccino, a
raccontare
avvenimenti sensazionali!
(Rientra Marcella con un vassoio che appoggia sullo scrittoio)
MARCELLA (con un sorriso) Il signore servito. Spero che la colazione sia di
suo gradimento.
GIOVANNINO Il servizio impeccabile. La signorina merita un elogio del tutto
particolare.
(La bacia).
MARCELLA Su, adesso, mangia. (Lo spinge a sedere)
GIOVANNINO Mi arrendo alla violenza.
(Giovannino, con buon appetito, consuma rapidamente una fetta di pane
imburrata. Al primo sorso di caffellatte)
Ehi, scotta! (Osserva Marcella che mette in ordine la stanza) Marcella.
MARCELLA S?
GIOVANNINO Sei un angelo. Il mio angelo. Vieni, siediti.
MARCELLA (esegue) Eccomi qua.
GIOVANNINO Ti adoro.
MARCELLA Anchio. (Pausa) Ti piace stare qui, a Roma?
GIOVANNINO Mi piace stare con te.
MARCELLA Nessuna nostalgia della Sicilia?
GIOVANNINO Perch me lo chiedi?
MARCELLA (seria) Cos.
GIOVANNINO Hai paura che possa tornarmene a Catania?
MARCELLA Forse. Non lo so.
GIOVANNINO E ora, perch quel visetto triste? Non hai ragione daver paura,
amore mio. Ci
sto cos bene qui! E chi si muove pi?
MARCELLA Davvero?
GIOVANNINO Davvero.
MARCELLA Mi parli sempre con tanto entusiasmo di Catania, dei tuoi amici,
delle tue abitu-
dini Prima o poi, ti perder. (Labbraccia)
GIOVANNINO Non mi perderai. Te lo giuro.
(Si sente suonare il campanello dingresso)
Qualche rompiscatole!
MARCELLA Vado ad aprire.
(Marcella esce e rientra un momento dopo)
Se tu non vai a Catania, Catania che viene da te! Ci sono visite.
GIOVANNINO (emozionato e frastornato) Visite?! E chi ?
MARCELLA Prego, si accomodi, marchese.
SCENA 3
(Entra sorridendo, Ignazio. I due si abbracciano calorosamente)
GIOVANNINO Ma che cavolo ci fai, tu, qui?
IGNAZIO Lo sai che ti trovo bene? Evidentemente (guarda con intenzione
Mar-cella) laria
di Roma non ti nuoce affatto!
GIOVANNINO Anche tu stai bene. Ma vuoi dirmi perch sei a Roma? Quando sei
arrivato?
E Nino? Come sta Nino? E Ciccino? E gli altri?
MARCELLA . Fagli prendere fiato, prima. Si metta comodo, marchese, io vado a
prepararle un
caff.
IGNAZIO Ma no, lasci
GIOVANNINO Aspetta, Marcella, dove corri? (La prende per mano) Lei
Marcel-la Traversa-
ri, la figliola del proprietario.
(Ignazio accenna un piccolo inchino accompagnato da un sorriso)
E lui, sai chi lui?
MARCELLA Ma s. Il marchese Ignazio Leotta. Ci siamo gi presentati
allingresso. (A Ignazio)
Giovannino mi parla sempre di lei. Credo di sapere quasi tutto sul suo
conto.
IGNAZIO (ride) Ahi, ahi! Giovannino parla troppo!
MARCELLA Di lei parla sempre con tanto affetto, stia tranquillo. Le porto
subito il caff.
IGNAZIO La ringrazio ma preferirei non si disturbasse
MARCELLA Nessun disturbo. (Esce).
SCENA 4
GIOVANNINO Sono contento di rivederti, sai? E allora, vuoi dirmelo che ci fai
qui?
IGNAZIO Di passaggio. Proseguo per Firenze.
GIOVANNINO E perch vai a Firenze?
IGNAZIO Voglio trasferirmi l almeno per un po.
GIOVANNINO E le propriet? Adesso che tuo padre morto, dovresti badarci tu
IGNAZIO Io? Non scherzare. Non roba per me. E, comunque, c gi un
ammini-stratore per
questo lavoro. Io, invece, voglio starmene tranquillo per un bel po di tempo,
lontano dalle
campagne, lontano da Catania, dalla Pasticceria Svizzera! Ho proprio biso-gno
di disintos-
sicarmi.
GIOVANNINO Capisco. E a Catania, che si dice? Raccontami! Che fanno, quegli
sfaccendati?
Sempre a parlare di donne e di automobili, immagino!
IGNAZIO Sempre. Non cambiato nulla. E per questo motivo che me ne sono
scappato. Sempre
la stessa vita, le stesse facce, gli stessi discorsi, le stesse volgarit C
da morire di inedia,
laggi. Non accade mai nulla di nuovo qualcosa per cui valga la pena di
vi-vere!
GIOVANNINO Non sei cambiato.
IGNAZIO E tu? Sei cambiato, tu?
(Rientra Marcella col caff).
MARCELLA Quante zollette?
IGNAZIO Una, grazie.
MARCELLA (gli porge la tazzina) Si ferma molto a Roma?
IGNAZIO No. Riparto oggi stesso. Lo stavo giusto dicendo a Giovannino.
MARCELLA Oggi stesso? Ha deciso di dare un dispiacere a Giovannino! Perch
non resta, in-
vece? Se vuole, pu sistemarsi qui. Abbiamo una camera libera
GIOVANNINO Ma s, Ignazio! Solo per qualche giorno.
IGNAZIO Non posso. Davvero. Anche Nelly, ieri sera, mi ha invitato a rimanere
ma, purtroppo,
ho degli impegni, a Firenze. In altra circostanza, magari
MARCELLA Allora, vado. Visto che avete cos poco tempo da passare insieme,
sa-r bene che
vi lasci soli.
GIOVANNINO E perch? Mica abbiamo dei segreti!
MARCELLA (sorride) E chi lo sa?
(Esce).
SCENA 5
GIOVANNINO Marcella talmente discreta! E un amore di ragazza!
IGNAZIO A proposito di Marcella A parte il piacere di salutarti, c
unaltra ra-gione per cui
sono qui.
GIOVANNINO E riguarda Marcella?
IGNAZIO In un certo senso. Anzi, la riguarda proprio. Tuo padre sa della
vostra re-lazione.
GIOVANNINO E come cavolo fa a saperlo?
IGNAZIO Non potrei giurarci ma credo sia stato informato da una lettera che
ha ri-cevuto nei gior-
ni scorsi. Una bella lettera circostanziata e minuziosa, a giudicare dalle
reazio-ni di tuo padre!
GIOVANNINO Quando lo hai veduto?
IGNAZIO Poco prima della mia partenza. Per pura combinazione, al bar Tricomi.
Parlava con un
tale a voce talmente alta che non ho perso una sola parola!
GIOVANNINO Gli avr scritto certamente quellimbecille di Spampinato!
IGNAZIO Chi sarebbe questo Spampinato?
GIOVANNINO Un rompiballe! Uno di Catania che, da un paio di anni, si
trasfe-rito qui. Uno
che lavorava nello Studio di mio padre. Lo prender a calci, parola mia!
IGNAZIO Lascialo perdere Ormai quello ch fatto fatto. Preparati,
piuttosto, allincontro col
signor Notaio.
GIOVANNINO (impaurito) Pensi che verr a Roma?
IGNAZIO Io non lo penso. Ne sono sicuro. Lho sentito da lui stesso, al bar,
mentre parlava con
quel tizio
GIOVANNINO (si porta le mani ai capelli) E adesso?
IGNAZIO Hai un vantaggio: sei a conoscenza della sua imminente visita e,
dun-que, puoi prepa-
rarti con calma allo scontro studiare la tattica migliore
GIOVANNINO Con lui non c tattica che tenga. Ho sempre perso. Annientato, in
tutte le batta-
glie. (Si scuote) Ma stavolta, non la spunter. Mi dovr sentire! Lo metter di
fronte al fatto
compiuto!
IGNAZIO Quale fatto compiuto?
GIOVANNINO (balbetta confuso) Al al fatto che che io e Marcella stiamo
in-sieme! E lo ri-
spedisco subito a Catania! E no! Adesso basta! Ne ho fin sopra i capelli di lui
e delle sue pre-
potenze!
IGNAZIO Bravo.
GIOVANNINO (acceso dal sacro fuoco della ribellione) Qua, c in gioco la mia
vita, solo la mia
vita! Non la sua! Dovr capire, una volta per tutte, che sono io il padrone di
me stesso!
IGNAZIO Bene. Ti auguro di riuscirci.
GIOVANNINO Ci riuscir.
IGNAZIO (guarda lorologio) Devo lasciarti. Ho appena il tempo per andare
alla stazione E
devo ancora ritirare il mio bagaglio, da Nelly! (Si alza)
GIOVANNINO Non so come ringraziarti Sei stato davvero un amico, Ignazio.
Spero di poterti
rivedere presto
IGNAZIO Buona fortuna, Giovannino.
GIOVANNINO Buona fortuna anche a te. Taccompagno.
(Escono insieme.
Buio.
Effetto sonoro di un treno in corsa).
SCENA 6
(Al riaccendersi delle luci, in scena, Marcella e il Notaio. Questi seduto,
con aria alquanto contra-
riata, vicino allo scrittoio. Marcella, un po imbarazzata, va in cerca di
qualcosa da rassettare)
MARCELLA Ha fatto un buon viaggio, signor Notaio?
NOTAIO (sbuffa, non ha voglia di dialogare) Pessimo.
MARCELLA I viaggi in treno generalmente stancano, lo so. Ancor di pi per lei
che ha attraver-
sato mezza Italia! Si ferma molto a Roma?
NOTAIO No.
MARCELLA Davvero non vuole un caff? Glielo preparo in un istante
NOTAIO (taglia corto) Il caff mi rende nervoso.
MARCELLA (savvicina alla finestra e guarda verso la strada) Dovrebbe essere
qui a momenti.
Giovannino (si corregge) cio, lavvocato sapeva del suo arrivo?
NOTAIO Non credo.
MARCELLA Perch non viene di l, in salotto, ad aspettare suo figlio?
NOTAIO E questa la camera di mio figlio?
MARCELLA S, questa
NOTAIO E allora, preferisco stare qui.
MARCELLA Come vuole.
NOTAIO Ma lei non si formalizzi. Non necessario che mi tenga compagnia.
Vada pure.
(Si sente il campanello dingresso).
MARCELLA (stanca di sopportare ancora quella scorbutica presenza) Mi auguro
che sia lui!
(Esce.
Un momento dopo, entra Giovannino. Sembra apparentemente tranquillo)
SCENA 7
GIOVANNINO Ciao, pap.
NOTAIO Ciao. Vedo che la mia presenza non ti ha minimamente sorpreso. Mi
a-spettavi?
GIOVANNINO Evidentemente. (Accende una sigaretta. Ha laria di chi la sa
lun-ga)
NOTAIO E come mai eri al corrente che sarei venuto a Roma?
GIOVANNINO Ho i miei informatori. Hai fatto buon viaggio?
NOTAIO Tinformo subito che ho gi risposto esaurientemente a tutte le
domande relative al mio
viaggio, ai lunghi percorsi in treno e alla durata della mia permanenza a Roma!
E se mi chie-
di se voglio un caff, ti rispondo subito di no!
GIOVANNINO A quanto pare, sei di cattivo umore.
NOTAIO Pessimo.
GIOVANNINO Posso chiederti il motivo della tua presenza?
NOTAIO (sarcastico) Se hai i tuoi informatori, dovresti conoscerlo, il
motivo
GIOVANNINO Si tratta di Marcella, immagino.
NOTAIO Senti, tagliamo corto e non facciamo tanti preamboli. Che cos questa
storia del tuo
fidanzamento? Mi hanno detto che questi affittacamere ti vorrebbero affibbiare
la figlia
Se si chiama Marcella, poi, non lo so e non minteressa!
GIOVANNINO Ma che fidanzamento! E non vogliono affibbiarmi un bel niente.
Sono delle per-
sone a modo, una famiglia distintissima. E mi trattano come un figlio
NOTAIO Ho capito. Ti hanno gi messo sotto. Hanno visto un ragazzo per bene
un ingenuo,
e cercano di spolparselo come un galletto!
GIOVANNINO Sei in errore, pap.
NOTAIO (non lo sta a sentire) E tu ci sei cascato. Ti trattano bene! E
grazie! Dove lo trovano un
altro coglione come te? Certo che ti trattano bene! Una ragazza che ha corso la
cavallina pas-
sando da una stanza allaltra, in una pensione! Arriva il fesso da Catania e
se la sposa!
Grazie che ti trattano bene! Vorrei vedere!
GIOVANNINO (comincia a smarrire la sicurezza iniziale) Non detto che la
sposi. Ad ogni
modo, Marcella molto fine ed una ragazza seria.
NOTAIO E gi. Quanto sei stupido! Lo vengono a dire a te con quanti uomini
an-data?! Da che
mondo mondo, nelle camere ammobiliate, sempre stato cos. E poi, che fai?
Ti metti
anche tu ad affittare camere? Che bellezza! Avremo un affittacamere in
fami-glia. Una pro-
fessione che ci mancava e della quale sentivamo il bisogno!
GIOVANNINO Pap, tu giudichi troppo in fretta. Prima di parlare, dovresti
cono-scerle, queste
persone.
NOTAIO Non voglio conoscere nessuno! Ne so abbastanza. So che la figlia di
uno che affitta
camere.
GIOVANNINO Il fatto che i siciliani non possono concepire che una ragazza
del continente sia
una persona per bene. Debbono essere, per forza, tutte puttane.
NOTAIO I siciliani! Mi sembri Angelo Musco nellAria del Continente! Ma
non capisci che
ti stanno pigliando per i fondelli? La verit che appena ti si lascia solo,
com-bini subito
qualche fesseria. Abbandonato a te stesso, chiss dove andresti a finire!
GIOVANNINO Io ho un posto, per fortuna. E ho il mio stipendio al Ministero.
NOTAIO (nervoso) Che Ministero? Che stipendio? Stipendio di fame, devi
aggiun-gere! Se non ti
mandassi io qualche soldo, mangeresti pane e salame e staresti a leccare la
sarda! Ad ogni
modo, se vuoi fare la vita del miserabile, accomodati. La mantieni una moglie
con quello
stipendio? Perch da me non avresti una lira!
GIOVANNINO Va bene. Non darmi niente. Anzi, sono io che non voglio niente.
NOTAIO (cambia registro) Tu ci vuoi fare morire di vergogna a me e a tua
madre! Una notizia
del genere la ucciderebbe! Ancora non le ho detto niente ma, ora, glielo devo
dire. E potreb-
be restarci secca, nello stato in cui si trova, povera donna! Sarebbe capace di
prendere il tre-
no e venire a morire qui! Ti piacerebbe che tua madre morisse qui, in una
ca-mera dalbergo?
Vuoi avere anche questo rimorso?
GIOVANNINO (chiaramente in panne) Ma perch dovrebbe morire qui, in una
camera dalber-
go? Non c ragione
NOTAIO E invece, morir. E tu sarai lassassino di tua madre. Vuoi essere
lassassino di tua ma-
dre? Rispondi!
GIOVANNINO (smarrito) Pap, non fare cos. Non sposer nessuno Sei
conten-to?
NOTAIO E chi mi dice che, rimanendo qui, questi signori non ti imbroglino?
Po-trebbero co-
stringerti a sposarla Potrebbero ricattarti Che ne sappiamo?
GIOVANNINO Non mi ricattano. Ma per tranquillizzarti cambier pensione.
NOTAIO Non mi tranquillizzo affatto. Non mi fido. Ti potrebbero cercare e
sic-come tu non
sai difenderti perch sei un debole! Se ci fossi io, qui, sarebbe unaltra
co-sa ma io non
posso trasferirmi a Roma. Ho i miei affari
GIOVANNINO (ormai sconfitto) E allora che cosa devo fare?
NOTAIO Venire a Catania, con me, adesso. Almeno per un paio di mesi il tempo
di fare sbol-
lire la faccenda
GIOVANNINO Ma io ho il posto al Ministero. Non posso fare il comodo mio!
NOTAIO Si chiede unaspettativa.
GIOVANNINO Sono entrato appena sei mesi fa. Come faccio a chiedere gi
laspettativa? Non
serio. E poi non me la concedono.
NOTAIO Te la concedono. Te lhanno gi concessa. Ho parlato allonorevole
Fa-vitta quello che
ti raccomand al concorso. Hai gi ottenuto tre mesi daspettativa.
GIOVANNINO (incredulo e spaurito) Ma come? Cos senza dirmi niente?
NOTAIO Per accorciare i tempi.
GIOVANNINO (stizzito) E io non accetto laspettativa!
NOTAIO E allora, verr qui, tua madre col mal di cuore. Anzi, nemmeno ci
arrive-r, qui. Morir
sul treno. Assassino! Assassino della tua famiglia! Io per me, ti lascerei
perde-re ma quella
poveretta! Assassino!
GIOVANNINO Va bene, va bene. Non fare cos. Prender laspettativa.
NOTAIO Partiamo domani sera, alle 19.50, in vagone letto. Ho comprato i
bigliet-ti
GIOVANNINO (esterrefatto) Anche il biglietto per me?
NOTAIO Sai bene che programmo tutto, io. Adesso usciamo. Andiamo a fare due
passi. C trop-
po caldo, qui, con questi caloriferi.
GIOVANNINO (esausto, avvilito) Dobbiamo uscire?
NOTAIO S, tho detto. Vieni.
(Il Notaio esce. Giovannino lo segue come un automa, testa bassa.
Buio.
SCENA 8
Effetto sonoro di treno. Sul siparietto che, ancora una volta, si chiude, verranno
proiettate immagini
di un treno in corsa. E, intanto, si sentiranno le voci del Notaio e di
Giovannino che viaggiano verso Catania).
VOCE DEL NOTAIO Laltra sera, ho avuto un incontro con don Ciccio Cutuli. Lo
sai perch sua
figlia non si mai voluta sposare?
VOCE DI GIOVANNINO No.
VOCE DEL NOTAIO Perch vuole un marito intelligente e laureato. Richieste ne
ha avuto a de-
cine ma le ha respinte tutte. Una ragazza che sa il fatto suo, Vincenzina!
VOCE DI GIOVANNINO E chi Vincenzina?
VOCE DEL NOTAIO Ma tu, quando parlo, mi stai a sentire? Ti ho detto che la
figlia di don
Ciccio Cutuli.
VOCE DI GIOVANNINO Ah, ho capito.
VOCE DEL NOTAIO Certo, non bellissima per, in compenso, ha grazia,
fi-nezza e cultura.
Doti rare, al giorno doggi, non credi?
VOCE DI GIOVANNINO S.
VOCE DEL NOTAIO Canta e suona che sembra un angelo del Paradiso! Chi la sposa
sar felice
per tutta la vita. Senza contare le ricchezze che avr in dote: giardini
darance a non finire|
Qua, bisogna alzare lingegno. Si tratta di diventare padroni di trenta salme
di giardini, di
pi di cinquecento tumuli di vigneti, oltre ai castagneti, ai boschi, ai
semina-tivi e ai pasco-
li. Tutta questa roba, subito, con la dote, Alla morte di don Ciccio, poi che
non mi pare
molto lontana, dato che cagionevole di salute non ne parliamo nemmeno. Un
patrimonio
immenso, caro mio. Che ne pensi, Giovannino?
VOCE DI GIOVANNINO Niente.
VOCE DEL NOTAIO I soldi te li porterebbero a casa, a carrettate! Altro che
sti-pendio al Ministe-
ro! Per te che hai abitudini signorili, sarebbe proprio quello che ci vuole.
Cer-to, la ragazza,
ripeto, non una gran bellezza E piuttosto piccolina. Ma molto buona e
affettuosa. E
stata per sei anni al Collegio del Sacro Cuore. Il padre, don Ciccio, mi
chie-de sempre di te.
Insomma, sarebbe favorevole. Io, al posto tuo, bacerei a terra. Anche se
Vin-cenzina ha un
piccolo difetto alla gamba una sciocchezza.
VOCE DI GIOVANNINO E zoppa?
VOCE DEL NOTAIO Ma che zoppa! Una cosa da niente. Non si nota nemmeno. E che
darei mio
figlio a una zoppa? Avanti, smetti di fumare e dormi, ora. Non pensare a
nien-te. Finch sono
vivo io, non devi pensare a niente. Tho detto di spegnere quella sigaretta.
Dormi. Buona
notte, Giovannino.
VOCE DI GIOVANNINO Buona notte, pap.
(Leffetto treno in corsa va sfumando insieme alle proiezioni sul siparietto.
Buio).
2 QUADRO
SCENA 1
(La villa di don Ciccio Cutuli. Sera destate.
Alberi, panchine, tavoli dappertutto. Sul fondo, la scuderia. A destra, una scala
con-duce agli appar-
tamenti padronali.
Lingresso della villa con un gigantesco cancello, adesso aperto dovr
essere col-locato in prima, a ridosso del sipario. A destra e a sinistra,
stradine.
Molte lampade illuminano lingresso e il giardino.
Da un grammofono, canzonette e musiche depoca.
Si festeggia il matrimonio di Giovannino e Vincenzina, ancora assenti.
Fra gli invitati, i personaggi, presenti ma un po pi invecchiati -
alllinizio del Primo Tempo.
Due camerieri si danno da fare, con grandi vassoi: dolci, liquori )
1 SIGNORA (a Peppina) S fatto davvero un bel ragazzone, Giovannino! Prima
era troppo
magro.
PEPPINA Laria di Roma me lo stava rovinando. Qui, invece, ci sono bastati
tre o quattro mesi
per farlo diventare un altro.
2 SIGNORA E vero. Quando torn da Roma, era pallido, smagrito sembrava
malato! E inu-
tile, cara signora, laria di casa sempre laria di casa!
3 SIGNORA Proprio quello che dissi, ieri sera, a mio figlio che se ne vuole
andare a Milano. A
Milano? E come farai a vivere a Milano? Con quella nebbia, lumidit A Milano,
gli ho
detto, tu non ci vai a vivere, figlio mio, ma a morire!
1 SIGNORA Il guaio che questi ragazzi non sanno quello che vogliono.
2 SIGNORA Se non ci fossero i genitori a guidarli chiss cosa ci
combinerebbe-ro!
PEPPINA Per carit, non ne parliamo. Quanti pensieri mha dato Giovannino!
Quante palpitazio-
ni al cuore! Solo Dio lo sa!
1 SIGNORA Ormai le sue pene sono finite, cara Peppina. Un matrimonio coi
fioc-chi ha fatto Gio-
vannino! E poi, Vincenzina mi piace. Mi sembra una gran brava ragazza.
PEPPINA S, sono sicura che sar una buona nuora per me e una buona moglie
per mio figlio. Il
Signore ha ascoltato le mie preghiere.
3 SIGNORA Certo, povera figlia ha quel piccolo difetto ma roba da niente
si nota appena.
1 SIGNORA Giusto se uno guarda bene.
2 SIGNORA Una sciocchezza, figuriamoci. Se Vincenzina avr laccortezza di
in-dossare sempre
abiti lunghi, nessuno ci bader.
PEPPINA Infatti. Pensate: se non glielo avessi detto io, Giovannino non
lavrebbe neppure notato.
3 SIGNORA E ci credo. Comunque, difetto o non difetto, resta pur sempre un
gran bel partito.
(Nino e Ciccino si avvicinano a Peppina)
NINO Signora Cal, dove sono finiti gli sposi?
PEPPINA Sono andati a cambiarsi dabito. Adesso scendono.
2 SIGNORA Chiss come saranno emozionati!
CICCINO (sottovoce a Nino) Soprattutto, lo sposo! (Ride)
NINO Lemozione, a Giovannino, gli verr stanotte, al San Domenico di
Taor-mina quando
si trover solo soletto con la mogliettina! (Ride)
CICCINO E meglio che si abitui subito. Va bene che ha sposato le propriet
di don Ciccio Cutuli
ma, a letto, non che pu portarsi le propriet! Con Vincenzina deve stare!
NINO Noi stiamo a sfotterlo ma dovremmo invidiarlo, invece. Quello si
sistemato per tutta la
vita. Che pensieri ha, ormai? Con tutta la roba che gli cascata dal cielo,
pu vivere di rendi-
ta per altri mille anni! Io spero solo che, un giorno o laltro, mi capiti la
sua stessa fortuna!
(Gli invitanti, improvvisamente, applaudono. In cima alla scala, appaiono i due
sposi. Giovannino leggermente ingrassato e porta dei folti baffi).
SCENA 2
CICCINO Arrivano! (A Nino) Vieni!
(I due amici si fanno largo per avvicinarsi a Giovannino il quale ostenta un
sorriso di circostanza ma palesemente stordito).
CICCINO (afferra Giovannino per un braccio) La sposa ci dovr perdonare.
Ab-biamo il diritto
di sequestrarle il marito per qualche minuto! E vieni, Giovannino!
(Viene trascinato a parte)
GIOVANNINO E fa piano ch mi rovini la giacca!
CICCINO E allora? Chiss quante potrai comprarne, di giacche, ora!
NINO Il gran passo fatto, Giovannino. Come ti senti?
GIOVANNINO (serio) Rincoglionito.
CICCINO (ride) E normale, dicono ma poi, passa. Ci farai labitudine.
(Vincenzina che zoppica vistosamente, si avvicina allo sposo)
VINCENZINA Giovannino! Vieni. Tutti mi chiedono di te! Non possiamo
trascu-rarli. (Ai due)
Scusateci.
(Prende per mano Giovannino che, quasi senza volont, si lascia guidare dalla
mo-glie. Il festino
al suo culmine. Qualcuno balla. Giovannino, pur circondato dagli invitati si
assenta del tutto. Tra i suoni e il vocio generale, si lascia andare a ricordi
e riflessioni).
VOCE DI GIOVANNINO - Com lontana Roma, il Ministero, la pensione Traver-sari,
Marcella
Me la ricordo appena, Marcella. Il suo viso le passeggiate al Pincio Tutto
vago nel-
la mia mente Il tram, le ore in ufficio E un passato che quasi non mi
ap-partiene. In que-
sti ultimi mesi, ho capito. Le grandi abbuffate con Nino e gli altri, le corse
in automobile, la
vita comoda mi hanno aperto gli occhi. E, con freddezza, ho deciso di anda-re
allassalto
delle propriet di don Ciccio Cutuli. Sono un uomo ricco. E adesso?
(La voce dellAssessore Perrotta porta Giovannino alla realt)
ASSESSORE Avvocato Cal, tutte le mie felicitazioni! (Al Notaio) Adesso, lei
sar contento, im-
magino.
NOTAIO (si stringe nelle spalle) Se i ragazzi sono contenti, sono contento
anchio.
GIUDICE Una bella coppia davvero! (Bacia gli sposi) Auguri! Scusatemi, vado a
fare quattro
salti con la mia signora. (Si allontana)
ASSESSORE (ride) Speriamo che i quattro salti, sua moglie, non glieli faccia
fare da solo e senza
musica, come sempre! (A Giovannino) E lei non balla, avvocato? Gli sposi
a-vrebbero dovuto
aprire le danze!
GIOVANNINO (in imbarazzo, abbassa il capo e, istintivamente, lascia cadere lo
sguardo sulla
gamba offesa della moglie) Non credo che Vincenzina
VINCENZINA Se vuoi ballare
GIOVANNINO Se non ne hai voglia, nessuno ti obbliga. (La conduce a parte) Non
devi sentirti
a disagio, capito? Non ne hai motivo.
VINCENZINA (candidamente) Ma io non mi sento a disagio.
GIOVANNINO (sorpreso) Ah, non ti senti a disagio?
VINCENZINA Neanche un po.
GIOVANNINO Brava. Sono contento.
VINCENZINA Credo, invece, che sia tu in imbarazzo.
GIOVANNINO Io? E perch?
VINCENZINA Non lo so.
GIOVANNINO Che sciocchezze. Perch dovrei
VINCENZINA E allora, balliamo.
GIOVANNINO No.
(Un fotografo, intanto, col suo attrezzo, si piazza spalle al pubblico per
scattare la foto di gruppo).
TUTTI La foto! Venite! Gli sposi! Dove sono gli sposi? Gli sposi al centro!
(Il fotografo scatta la foto ricordo. I personaggi sono immobili.
Le luci diventano color seppia. Il pubblico dovr avere la sensazione di stare
a guar-dare una vecchia foto ingiallita dal tempo. Poi, mentre si chiuder il
siparietto, lentamente, buio.
La medesima fotografia verr proiettata sul siparietto. Musica da organetto.
In rapida successione, si proietteranno altre foto nelle quali Giovannino
molto sbra-cato e assai trascurato - verr sorpreso in atteggiamenti-simbolo
della sua nuova vita:
- mangia voracemente una grossa coscia di tacchino,
- dorme saporitamente,
- fuma, con gusto, una sigaretta,
- dorme ancora saporitamente,
- gioca a carte con Nino e Ciccino,
- dorme mentre Nino e Ciccino giocano a carte.
Durante le proiezioni, si sente la voce di Giovannino:
VOCE DI GIOVANNINO La mia vita scivola lentamente pigra e tranquilla. E non
sogno pi.
Ho smesso di sognare.
Il siparietto si apre. E lultima foto si anima
La scena la medesima: villa Cutuli. Nino e Ciccino giocano una partita a
scopa con le carte siciliane. Giovannino, appoggiato allo stesso tavolo,
dorme. E un pomeriggio destate),
SCENA 3
NINO (mentre gioca a carte, a Nino) Dorme come un porco. Ehi, Giovannino,
sve-glia!
GIOVANNINO (intontito) Che ore sono?
CICCINO (guarda lorologio) Quasi le sei.
GIOVANNINO (sbadiglia) Oggi, a pranzo, mi sono appesantito un po troppo. Ci
voleva proprio
questa pennichella.
NINO E chiamala pennichella! Sono due ore che dormi!
GIOVANNINO Ho fatto un sogno.
CICCINO (a Nino) Tocca a te.
NINO (con la sigaretta in bocca, a Ciccino) Fammi accendere.
(Ciccino esegue).
GIOVANNINO Avevo dodici anni. Mio padre mi stava riportando in collegio, dai
Gesuiti, ad
Acireale dopo le vacanze di Pasqua. Ero disperato non volevo tornarci
Piangevo e mi
ero attaccato alla mano di mio padre Voglio andare a casa, gli gridavo fra
le lacrime.
Poi si avvicin un prete che mi prese per laltra mano e cominci a tirarmi
fino a quando mi
costrinse a lasciare mio padre. E mi trascin dentro quei corridoi immensi e
si-lenziosi E
io a piangere a piangere! Chi se lo ricordava pi quellepisodio?
CICCINO (si sfrega le mani) Dai le carte, Nino! Dai le carte che stavolta
sento di vincere!
NINO Ma se non sai giocare! (A Giovannino) Coshai deciso con la Privitera?
Quella ti mangia
con gli occhi, non lhai capito?
GIOVANNINO Uno di questi giorni, me la porto nel castagneto.
CICCINO Domani, suo marito va a Palermo, per affari. Perch non ne
approfitti? (A Nino)
Scopa!
GIOVANNINO Vedremo, vedremo.
NINO Non avere scrupoli! Tanto, certa gente nasce predestinata. Non ci puoi
fare niente. E il
ragioniere Privitera un predestinato. La sua signora, o gliele fa con te o
gliele fa con un al-
tro le corna. Sempre cornuto resta. (A Ciccino) Scopa!
CICCINO (contrariato, a Nino) E per forza! Guarda che ho in mano? (Butta le
carte sul tavolo)
Non gioco pi. Mi sono stufato.
NINO E inutile che te la prendi con le carte. Non sai giocare e basta. (A
Giovanni-no) Questo qui
pi sincazza e pi perde. (A Ciccino) Allora, devo dare ragione a tua moglie?
CICCINO Che centra mia moglie?
NINO Dice sempre che tarrabbi per un nonnulla.
CICCINO Lasciala stare mia moglie ch cretina.
GIOVANNINO A proposito, come sta?
CICCINO Sta bene, sta bene. Sono io che sto male.
GIOVANNINO E perch?
NINO Non glielo chiedere se no sincazza unaltra volta.
CICCINO Se non mi avesse portato quei quattro vigneti, col cavolo me la
sposavo! Con quel
caratterino che si ritrova!
GIOVANNINO Io, invece, di Vincenzina, non posso lamentarmi. E sempre
pre-murosa, buona,
dolce Mi vuole bene. Insomma, non mi manca niente.
NINO Anchio ci sto bene con mia moglie. Da quando ci siamo messi daccordo
che tutti i beni
i suoi e i miei li amministro io, senza nessuna interferenza, non ho avuto
pi problemi.
CICCINO Che ne di Ignazio? Da quando tornato da Firenze, non si vede pi
in giro.
GIOVANNINO Naviga in cattive acque, il povero Ignazio! Gli hanno ipotecato
tut-te le proprie-
t: non ha un soldo. E lui insiste a fare la vita del milionario ! Macchine
co-stose, abiti
ricercati! E io aspetto. Qualche mese ancora e anche il suo giardino di
Pala-gonia passer
nelle mie mani.
NINO (sbadiglia) Che ora abbiamo fatto? (Guarda lorologio) Le sette.
CICCINO (sbadiglia) E ora di rientrare a casa. Stasera mi aspetta una bella
parmi-giana di melan-
zane e coniglio allagrodolce.
GIOVANNINO Io, invece, ho timballo di riso e capretto con le patate.
(Nino e Ciccino si alzano)
Vi accompagno.
CICCINO A domani.
NINO Ciao, Giovannino.
GIOVANNINO A domani.
(Nino e Ciccino escono avviandosi per la stradella di sinistra.
Giovannino sta per rientrare. Poi ci ripensa)
GIOVANNINO (chiama) Nino!
VOCE DI NINO (f.s.) Che vuoi?
GIOVANNINO (grida) Tu che mangi, stasera?
VOCE DI NINO Falsomagro e cassata alla siciliana!
(Lentamente, trascinando le pantofole, rientra. Sbadiglia un paio di volte. Si
gratta la schiena. Poi, chiude il cancello che, a questo punto, avr le
funzioni di sipario. Il pubblico, attraverso le sbarre del cancello molto
simili alle sbarre di un carcere - continuer a osservare Giovannino che si
av-via stancamente verso il fondo.
Il sole al tramonto).
GIOVANNINO (spalle al pubblico mentre si avvia lento, chiama un dipendente)
Turi! Portami il
libretto dei conti!
(Lentamente, buio).
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