Gioventù malata

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GIOVENTU’ MALATA

Titolo originale: KRANKHEIT DER JUGEND

Commedia in tre atti

di FERDINAND BRUCKNER

Versione italiana di G. e F. GIAMMATTEO

PERSONAGGI

MARIA

DESIRÉE

IRENE

FREDER

PETRELL

ALT

LUCIA

Le ragazze sono tutte giovani; gli uomini un po' più, vecchi.

ATTO PRIMO

Nella camera di Maria in una pensione

Maria                             - (affacciandosi alla porta dell'ingresso) Farò tardi, Lucia.

Lucia                             - (fuori scena) Vengo.

Maria                             - Porta l'acqua calda. (Entra Lucia, con un secchio) Puoi andare.

Lucia                             - (meravigliata) Lava lei?

Maria                             - (che sta già lavando il pavimento, ride) Venerdì facciamo festa.

Lucia                             - (ride) Una festa senza matrimonio.

Maria                             - (ride) Anche una laurea è un matrimo­nio. (Suonano).

Lucia                             - Al 4 vogliono la colazione. (Esce).

Maria                             - (lavora. Poi) Desy. Dormi ancora?

Desirée                          - (dalla sua camera) Mi sto già lavando.

Maria                             - (si accosta di nuovo alla porta dell'ingresso) Acqua pulita per le finestre, Lucia. E uno straccio.

Lucia                             - (fuori scena) Vengo subito. (Desirée en­tra dalla camera attigua).

Maria                             - Già in piedi, così presto?

Desirée                          - (sbadiglia) Stammi a sentire. Qui ci sono le dispense.

Maria                             - Quando passi, tu?

Desirée                          - Alle dieci.

Maria                             - (continua a fregare) Sotto, allora.

Desirée                          - II polmone. (Sbadiglia, e si stira) Per­ché ci si deve alzare così presto?

Maria                             - Hai fifa?

Desirée                          - Per ora non sento niente. La tisi ca­vernosa avanzata. La tisi cavernosa non si distingue all'inizio dalla tisi normale progressiva, poiché la formazione delle caverne non è che una conseguenza secondaria della degenerazione organica. (Ride, le gambe sul tavolo) Irenetta ha scommesso che si laureerà prima di me, anche se le manca ancora un anno.

Maria                             - (continua a lavorare) Dove si formano le caverne?

Desirée                          - Nei punti dove si manifestò preceden­temente la malattia, nei lobi superiori e, in questi, nelle parti subapicali. E' una ragazza odiosa.

Maria                             - E' orgogliosa, ma bella.

Desirée                          - Un tipo coi capelli rossi. Farà car­riera.

Maria                             - Caverne più piccole...

Desirée                          - Caverne più piccole si manifestano fin da quando la malattia è relativamente poco estesa... Freder corre dietro alla cameriera.

Maria                             - (colpita) A Lucia?

Desirée                          - L'ho sorpresa mentre usciva di sop­piatto dalla sua camera.

Maria                             - Che porco.

Desirée                          - (ride).

Maria                             - Ecco perché la ragazza da qualche giorno è così abbattuta.

Desirée                          - (ride) E zoppica.

Maria                             - Lucia zoppica?

Desirée                          - Quando una donna si da ad un uomo per il quale non è nata, cammina in un modo di­verso dal solito.

Maria                             - Tu vaneggi.

Desirée                          - Per la paura, per l'angoscia.

Maria                             - (cauta) E tu?

Desirée                          - Ah, io. M'è passata da tempo.

Maria                             - Ma non eravate pazzi l'uno dell'altra?

Desirée                          - (ride) Una volta. E' stato il primo a dimostrarmi che un uomo serve a qualcosa. Era come se un brivido m'entrasse nel sangue. Bisogna riconoscere la verità. Non è soltanto robusto; è anche un artista. (Sospira) Ma anche gli artisti un bel giorno stancano.

Maria                             - (semplice) Bisogna amarlo, un uomo; altrimenti ci si stanca sempre.

Desirée                          - Amore? Lo chiami amore, quel che fai con il tuo delicato damerino?

Maria                             - (ride) Non è poi tanto delicato.

Desirée                          - (stupefatta) No? Avevo sempre cre­duto che non avesse la più pallida idea di ciò che occorre ad una donna.

Maria                             - (sorride) Che cosa occorre ad una donna?

Desirée                          - (le si avvicina) Solo noi donne sap­piamo ciò che ci occorre. (Teneramente) Marion! Ti chiamo come mia sorella Marion. Erano le mie ore più felici: quando la governante ci dava la buona notte, spegneva la luce e se ne andava. Allora io m'infilavo nel letto di Marion, e restavamo lì, strette l'una contro l'altra, ci baciavamo ed ognuna di noi sentiva il calore del corpo che le giaceva ac­canto, e sapeva che cos'era. Questo, questo era il calore della vita. Dalla mia infanzia, non l'ho più provato.

Maria                             - (si svincola) Ehi, io non sono Marion.

Desirée                          - (sorride) Perché non possiamo rima­nere bambini per tutta la vita? (Abbraccia nuo­vamente Maria) Allora tu non saresti Maria, ma la mia dolce piccola Marion.

Maria                             - Hai nostalgia della tua infanzia?

Desirée                          - Ho nostalgia della morbidezza, del caldo dell'ovatta nella quale si era avvolti.

Maria                             - (si svincola) Io no. Io sono contenta del presente. (Continua a lavorare).

Desirée                          - Cosa stai trafficando?

Maria                             - Voglio festeggiare la mia laurea in una camera veramente pulita. Ci si laurea solo una volta nella vita. Finisce la vita studentesca; adesso si fa sul serio.

Desirée                          - Parole. Non prendertela.

Maria                             - Quando si vivono, non esistono parole. (Entra Lucia).

Lucia                             - Adesso la posso aiutare.

Maria                             - Acqua pulita per le finestre e lo specchio, per favore. (Lucia esce con il secchio).

Desirée                          - (ride) Scambio di sguardi fra le rivali.

Maria                             - Lasciala in pace.

Desirée                          - Non hai visto come mi ha guardata? (Lucia porta un secchio d'acqua pulita).

Lucia                             - Ecco l'acqua pulita.

Maria                             - Grazie, ragazza mia.

Desirée                          - Oggi viene il signor Freder?

Lucia                             - (la guarda spaventata, e non risponde).

Desirée                          - Chiedo soltanto.

Maria                             - E' pulita bene la camera, no?

Lucia                             - (assente) Si.

Desirée                          - Lei è una ragazza carina.

Lucia                             - (spalanca gli occhi).

Maria                             - Vedrà, Lucia, come sarà tutto lucido, oggi.

Desirée                          - Sul serio: lei ha degli occhi molto belli.

Maria                             - L'unica cosa che mi manca è la musica.

Desirée                          - Lei può fare innamorare veramente un uomo, signorina Lucia.

Maria                             - Per una festa ci vuole assolutamente la musica.

Lucia                             - (rapidamente) II signore della camera nove è partito. Ha un grammofono: lo porto qui.

Maria                             - Lei è un angelo.

Lucia                             - (esce svelta).

Desirée                          - (a Lucia, già uscita) Coraggio, Lucia, lei ha in me un'amica... Povera piccola.

Maria                             - (ora pulisce lo specchio) Andiamo avan­ti. E le grandi caverne?

Desirée                          - Le grandi caverne peggiorano la prognosi, perché rappresentano una riserva di so­stanza in decomposizione. Hai osservato come zop­pica?

Maria                             - E i sintomi?

Desirée                          - Valgono come sintomi della presenza di una caverna, alla percussione: 1° Il suono tim­panico; 2° La risonanza metallica.

Maria                             - Quando si usa la risonanza metallica?

Desirée                          - Soltanto quando la parete della ca­verna è liscia e tesa.

 Maria                            - Perfetto. (Desirée sbadiglia) E' una malattia avere troppo ingegno. Per provarci gusto, bisogna sgobbare.

Desirée                          - Se riuscissi a svignarmela dall'aula come me la svignai a diciassette anni da casa, sa­rebbe tutto più facile. Oh, se anche nell'aula sedesse un papa così severo, che mi battesse con il fru­stino... Oh se ci fosse una cara, povera, desolata mamma, che piangesse le sue lacrime quando mi comporto male, e nello stesso tempo si allacciasse la collana di perle, perché deve far presto per il ballo... Oh, se potessi rivivere tutto questo... Solo l'infanzia è degna d'essere vissuta.

Maria                             - Io non vorrei rivivere la mia infanzia. I miei genitori si odiavano.

Desirée                          - Anche i miei. Eppure, Marion, ci si diverte anche di questo, quando si è piccoli. Poi si aprono gli occhi. Tutti gli uomini dovrebbero spararsi, a diciassette anni.

Maria                             - (ride).

Desirée                          - Dopo non ci sono altro che delusioni. E' per sfuggirle che me la sono svignata. Con le calze di seta, un soprabito leggero, e senza un soldo. (Pausa. Maria nel frattempo ha preso un vestito) I tuoi studi, la tua camera, il tuo vestito, il tuo amante... ti fai tutto da sola. Perché ti affatichi tanto?

Maria                             - Ciò che tu trovi superfluo, io lo trovo bello. Questa è la differenza. (Lucia entra, con una lettera).

Lucia                             - C'è un signore. Aspetta fuori.

Desirée                          - Mi ha compreso, Lucia? Lei è molto carina. Non si lasci dominare.

Maria                             - (da una scorsa alla lettera) Presto. Non vorrei che Bubi lo incontrasse. (Esce con Lucia).

Desirée                          - (afferra la lettera) Un conto. La piccola Marion annega nei debiti. (Desirée va in camera sua, prende alcune banconote e le mette in fretta nella busta).

Maria                             - (torna lieta) Me ne sono liberata. Ho regalato a Bubi uno scrittoio rococò. Dice che, su uno scrittoio antico, gli riuscirà dì scrivere cose molto più belle. Lo stimolo, capisci...

Desirée                          - (scoppia a ridere) Sei un'idiota!

Maria                      - (sta per gettare la busta, quando scopre le banconote. Guarda meravigliata Desirée) Sei stata tu?

Desirée                          - (le salta al collo) Piccola Marion.

Maria                             - Non li accetto.

Desirée                          - Sei un'idiota. (La bacia) Ma come? Ah già: sei innamorata di un uomo. Bisogna che mi prenda cura di te.

Maria                             - Che testolina matta.

Desirée                          - Testolina come te, perché anch'io sono innamorata. Ma di te.

Maria                             - Lasciami stare.

Desirée                          - (la bacia appassionatamente) Solo noi donne ci possiamo aiutare tra di noi.

Maria                             - Lasciami!

Desirée                          - (ride selvaggiamente) Io non ti lascio, non ti lascio. Se mi prometti...

Maria                             - (lo respinge. Pausa) Non ne parlia­mo più.

Desirée                          - (pallida) Marion.

Maria                             - Poveretta. (Si siede, e riprende a cuci­re il vestito) Allora i sintomi alla percussione: 2° Risonanza metallica. 3°...

Desirée                          - (la guarda; poi si avvia verso la porta della sua camera).

Maria                             - II tuo denaro, Desy.

Desirée                          - (riprende le banconote e le dispense. Va in camera sua).

Maria                             - (la segue con lo sguardo. Pausa. Va ver­so la porta) Vergognati, sciocchina. (Fa per aprire la porta) Apri, dunque. Non ti volevo far male. Apri, Desy.

Freder                           - (entra).

Maria                             - (nervosa) Lei?

Freder                           - Devo andare da Desy. La porta di là è chiusa.

Maria                             - Anche questa.

Freder                           - Ah!

Maria                             - Lei parla di cose che non la dovrebbero interessare.

Freder                           - (la osserva).

Maria                             - (nervosa) La sua presenza non mi ha mai fatto piacere. Io sono per la franchezza, si­gnor Freder. (Piega il vestito).

Freder                           - II vestito della laurea? Rallegra­menti.

Maria                             - (tace).

Freder                           - Ha fatto più progressi lei in cinque anni, che io in dieci. E tuttavia è simile a me.

Maria                             - Atleta.

Freder                           - (ride) «I barbari del ventesimo se­colo, dove sono? », ha ragione di chiedersi Nietzsche. Eccone uno dinanzi a lei.

Maria                             - Potrebbe esibirsi nei baracconi.

Freder                           - Senza il superuomo, che sarebbe la vita?

Maria                             - Vada a farsi benedire.

Freder                           - Presto o tardi lei mi chiamerà.

Maria                             - Già al mattino lei è ubriaco.

Freder                           - Perché no?

Maria                             - Atleta.

Freder                           - Di me non si può fare a meno. Lo chieda a Desy.

Maria                             - Desy la disprezza.

Freder                           - (confidenziale) Ma non a letto, an­gelo mio.

Maria                             - Come si permette?

Freder                           - Aspetti solo che Irenetta si metta d'accordo con il piccolo Bubi.

Maria                             - Irene?

Freder                           - La troietta sterile.

Maria                             - Non chiami Bubi, il signor Petrell.

Freder                           - Mi è molto simpatico.

Maria                             - Nessuno le ha chiesto niente.

Freder                           - E' un sognatore, un piccolo inetto. Nel complesso erotico di ogni donna, egli desta 11 senso della voluttà materna.

Maria                             - Ha ancora qualcosa da dirmi?

Freder                           - Io comprendo tutto. (Cava di tasca una bottiglia di cognac) Rallegramenti.

Maria                             - (nervosa) Non era necessario.

Freder                           - Giusto. A che serviamo noi medici in questi tempi disperati? Più grande è la malattia, più mutili sono i medici. Ma lei si arrabatta per campare, insieme a Bubi. Contro la disperazione non c'è rimedio migliore del lavoro.

Maria                             - Prenderò esempio da lei.

Freder                           - Avere coraggio e sgobbare: questo aiu­ta a superare gli ostacoli. Perché lei non mi può soffrire?

 Maria                            - Lei ha ragione.

Freder                           - E' pericoloso, addirittura...

Maria                             - (ride).

Freder                           - ... pericoloso odiare tanto un uomo.

Maria                             - Io non la odio.

Freder                           - E' ancora da vedersi.

Maria                             - Lei è molto presuntuoso.

Freder                           - (ride) A buon diritto. (Entra Desirée, col cappello).

Maria                             - (in fretta) Ti accompagno all'Univer­sità. (Si mette il cappello).

Desirée                          - (ride verso Freder).

Freder                           - (ride) La contessa passa oggi?

Desirée                          - Ti trovo meglio.

Freder                           - Dammi la mano.

Maria                             - Prendo la giacca.

Desirée                          - Puzza d'alcool al mattino presto.

Freder                           - Tu mi hai piantato.

Desirée                          - La consolatrice non era lontana.

Freder                           - La consolazione vale poco.

Desirée                          - Hai un po' di nostalgia per me?

Freder                           - Nessun uomo ti può dimenticare.

Maria                             - (impaziente, a Freder) Non viene con noi?

Desirée                          - (ride) Non mi mancherebbe altro. (Esce in fretta. Maria la segue. Entra Lucia).

Freder                           - (calmo) Lucia.

Lucia                             - (sì arresta) Devo portar via l'acqua.

Freder                           - Quale acqua?

Lucia                             - (indica il secchio) Quella, signor Freder.

Freder                           - Menti. (Si siede in disparte) Quando si va a prendere un secchio, non ci si va di sop-piatto. Avvicinati. Che cosa volevi?

Lucia                             - (Impaurita e disarmata) Signor Freder.

Feeder                           - Devo dirtelo io?

Lucia                             - Mi fa male.

Freder                           - Dove? Se non ti tocco.

Lucia                             - (tace).

Freder                           - Dove ti faccio male?

Lucia                             - (piange).

Freder                           - Quando hai visto uscire quelle due, hai voluto stare un momento sola con me.

Lucia                             - (a bassa voce) Sì.

Freder                           - Sì deve aver il coraggio di ciò che si vuole. Non portare via l'acqua; questa è una bu­gia. Ma...

Lucia                             - Lei mi fa male.

Freder                           - Ma dove, per Dio, se non ti tocco neppure?

Lucia                             - (comincia a poco a poco a singhiozzare).

Freder                           - (più dolce) Vieni qui. Tu sei una brava ragazza.

Lucia                             - (spalanca gli occhi, e gli sì avvicina) Signor Freder.

Freder                           - (le accarezza i capelli) Una brava ra­gazza. (L'attira a sé, e le batte sulla spalla) Sei il mio cagnolino.

Lucia                             - Sì.

Freder                           - La mia bestiolina.

Lucia                             - Sì. Sì.

Freder                           - (le alza il capo) Guardami negli occhi. (Pausa) Belli, limpidi occhi.

Lucia                             - (a bassa voce) Sì.

Freder                           - (le bacia gli occhi) Non te l'ha ancora detto nessuno?

Lucia                             - (a bassa voce) No.

Freder                           - Sei riuscita ad addormentarti, ieri?

Lucia                             - (crolla il capo).

Freder                           - Perché no?

Lucia                             - (sorride) Signor Freder.

Freder                           - (le accarezza i capelli) Mi ami?

Lttcia                            - (sorride) Non me Io chieda.

Freder                           - (la attira a sé).

Lucia                             - (disarmata) Signor Freder.

Freder                           - (la bacia) Cara, piccola ragazza.

Lucia                             - (disarmata) Se venisse qualcuno.

Freder                           - Ti voglio bene.

Lucia                             - (gli bacia la mano, quasi piangendo) Ah!

Freder                           - Parla dunque.

Lucia                             - Non posso.

Freder                           - (a bassa voce) E stamattina?

Lucia                             - (annuisce).

Freder                           - Parla, dunque.

Lucia                             - Non posso.

Freder                           - Ti è riuscito?

Lucia                             - (annuisce).

Freder                           - Che cosa?

Lucia                             - (a bassa voce) I due anelli.

Freder                           - Della signora Schimmelbrot.

Lucia                             - (annuisce).

Freder                           - Dormiva ancora?

Lucia                             - (annuisce).

Freder                           - Sei sicura che non se ne sia accorta?

Lucia                             - Certo.

Freder                           - Racconta.

Lucia                             - Non posso.

Freder                           - Dov'erano i due anelli?

Lucia                             - Nel comò. Nel secondo cassetto.

Freder                           - Lo sapevi, prima?

Lucia                             - I gioielli li nasconde sempre lì.

Freder                           - Hai acceso una candela?

Lucia                             - Era quasi chiaro.

Freder                           - Era già chiaro?

Lucia                             - Dalle fessure delle imposte entrava ab­bastanza luce.

Freder                           - Ti sei avvicinata al letto, prima?

Lucia                             - Come lei mi aveva ordinato.

Freder                           - A che distanza?

Lucia                             - Fino al tavolino da notte.

Freder                           - Che c'era sul tavolino?

Lucia                             - Un bicchier d'acqua e le forcine.

Freder                           - Della signora Schimmelbrot.

Lucia                             - (annuisce).

Freder                           - Di queste? (E le scioglie i capelli).

Lucia                             - (soggiogata) Signor Freder.

Freder                           - (le bacia i capelli) Come odorano!

Lucia                             - Se venisse qualcuno...

Freder                           - Guardami negli occhi. Begli occhi. (Le bacia gli occhi).

Lucia                             - Signor Freder.

Freder                           - Dove sono gli anelli?

Lucia                             - Sotto il mio cuscino.

Freder                           - Ma li possono essere scoperti.

Lucia                             - (trasale) Devo portarglieli?

Freder                           - Nascondili in camera da pranzo.

Lucia                             - (annuisce).

Freder                           - Sotto il buffet.

Lucia                             - (annuisce).

Freder                           - Alzati, adesso.

Lucia                             - (si scioglie da Freder).

Freder                           - Stanotte vengo in camera tua, un'al­tra volta.

Lucia                             - (quasi in un soffio) Sì.

Freder                           - Ci amiamo di nuovo.

Lucia                             - Sì.

 Freder                          - Che anelli sono?

Lucia                             - Non li ho guardati.

Freder                           - D'oro?

Lucia                             - Non lo so.

Freder                           - La signora Schimmelbrot non si è accorta di nulla?

Lucia                             - Non li mette quasi mai.

Freder                           - Una volta o l'altra se ne accorgerà.

Lucia                             - (indifferente) Non lo so. (Di scatto) Nes­suno sospetta di lei.

Freder                           - Che c'entro io?

Lucia                             - (rapidamente) Nulla... Anche se mi uc­cidessero, di lei non saprebbero nulla.

Freder                           - Al diavolo, ma che vuoi da me? Sei tu che l'hai voluto.

Lucia                             - Io sola l'ho voluto.

Freder                           - Che me ne importa? Mettiti a posto i capelli.

Lucia                             - (esegue).

Freder                           - Ti voglio aiutare.

Lucia                             - Signor Freder.

Freder                           - (l'abbraccia).

Lucia                             - (soggiogata) Se venisse qualcuno...

Freder                           - Magari la signora Schimmelbrot.

Lucia                             - Signor Freder.

Feeder                           - Perché tremi?

Lucia                      - Per me non ho paura.

Freder                           - Non volevi portar via l'acqua?

Lucia                             - Quale acqua?

Freder                           - (indica il secchio) Quella.

Lucia                             - (immobile) Sì.

Freder                           - Portala via.

Lucia                             - (immobile) Sì.

Freder                           - E gli anelli.

Lucia                             - (si muove) Sì, sotto il buffet.

Freder                           - Che io non debba cercar troppo.

Lucia                             - Vicino al piede destro, sotto il tappeto.

Freder                           - Vicino al piede destro, sotto il tappeto. Prendi il secchio.

Lucia                             - (prende il secchio).

Freder                           - Sveglia!

Lucia                             - Signor Freder.

Freder                           - Ti pesa troppo?

Lucia                             - No.

Freder                           - Ti devo aiutare?

Lucia                             - (in fretta) No.

Freder                           - (si avvicina alla porta della camera di Desirée) Mi sdraio qui.

Lucia                             - (trasalisce) Sì.

Freder                           - Sei forse gelosa?

Lucia                             - (tace).

Freder                           - Di Desirée? Non dimenticare che è una contessa.

Lucia                             - (violenta) Che ha tagliato la corda.

Freder                           - (ride) Quel che è vero, è vero.

Lucia                             - A diciassette anni era già...

Freder                           - E tu?

Lucia                             - (tace).

Freder                           - Tieni il becco chiuso.

Lucia                             - Ogni notte va a letto, quella...

Freder                           - Non versare l'acqua.

Lucia                             - La odio. Preferirei che...

Freder                           - Chiudi il becco.

Lucia                             - Signor Freder.

Freder                           - Vado a sdraiarmi. (Entra nella ca­mera di Desirée).

Lucia                             - (a bassa voce) Signor Freder. (Entrano Irene e Petrell).

Petrell                            - Non c'è nessuno?

Lucia                             - La signorina oggi ha gli esami. (Esce).

Irene                              - (ride) Ah, gli esami di Desirée.

Petrell                            - (si stira) Maria deve averla accom­pagnata.

Irene                              - Si accomodi, signor Bubi.

Petrell                            - (ride).

Irene                              - Maria l'ha battezzata cosi.

Petrell                            - Per Maria io sono un balocco.

Irene                              - Tutti noi lo siamo, signor Bubi.

Petrell                            - La smetta.

Irene                              - Anche severo?

Petrell                            - Già per strada non lo potevo soppor­tare.

Irene                              - Non lo dirò più... D'altra parte, butto quello che lei la è vano e superfluo.

Petrell                            - Chi?

Irene                              - Desirée. E' una dilettante.

Petrell                            - Dopo essersi stupidamente preparata a casa, in un anno ha preso la maturità.

Irene                              - Tutto merito di Alt, che per notti in­tere ha sgobbato con lei.

Petrell                            - Anche ora supera tutti gli esami con lode.

Irene                              - Perché è una contessa. Quanto al la­voro, non sa neppure cosa sia.

Petrell                            - Non se la prenda.

Irene                              - Di noi che ci siamo aperta la strada con le nostre forze, nessuno si occupa. Noi restiamo nell'ombra. Anche nella scienza vince soltanto l'av-venturiero, non il lavoratore.

Petrell                            - H creatore è sempre un avventuriero.

Irene                              - (ride).

Petrell                            - Continui, il riso le si addice.

Irene                              - Adesso mi è avanti di due anni, ma ve­dremo chi si laureerà prima. Ah, perché mi preoc­cupo?

Petrell                            - Non se la prenda.

Irene                              - E' tutto un bluff. Sappiamo quel che ha per la testa. Preferisco una prostituta, che al­meno dice sinceramente ciò che fa.

Petrell                            - Vuole laurearsi in medicina?

Irene                              - Non mi lascio confondere da una co­rona comitale. Ma non finirà bene.

Petrell                            - Che cosa non finirà bene?

Irene                              - Desirée.

Petrell                            - (annuisce) Adesso lei parla ragione­volmente.

Irene                              - Lei sbaglia. Io non ho pietà. Almeno fosse rimasta a casa con il suo nobile papa.

Petrell                            - E suo padre che cos'è?

Irene                              - Ora non si parla di questo.

Petrell                            - (ride) E di che si parla ora?

Irene                              - Ne parleremo fra un anno.

Petrell                            - Fra un anno...

Irene                              - ...avrà percorso la via di tutte le co­cotte alla disperazione. Finirà in una fumeria d'oppio.

Petrell                            - (ride) Questo poi... Irene   - Oppure all'obitorio.

Petrell                            - (le si avvicina) Perché lei è sempre così amara?

Ieene                             - Tutto mi è indifferente.

Petrell                            - Allora...

Irene                              - Non mi lascio incantare: è tutto qui.

Petrell                            - La invidia, per gli uomini che ha?

Irene                              - (ride malignamente) Forse per il suo Freder?

Petrell                            - Quanti anni ha? Lei è molto giovane. Molto graziosa. Perché mostra sempre le unghie?

Irene                              - (ride) La smetta.

Petrell                            - Lei è proprio graziosa. Ma non si ha il coraggio di dirglielo.

Irene                              - Desirée rende a tutti il compito più fa­cile.

Petrell                            - A che cosa mira, lei?

Irene                              - Prendo il mio mestiere sul serio; è tutto qui. Una donna che studia non può fare nello stesso tempo la sgualdrina. E' un peccato per la scienza.

Petrell                            - La scienza concepisce senza peccato.

Irene                              - Bubi.

Petrell                            - Ma non è forse peccato non avere nessun uomo?

Irene                              - (tace).

Petrell                            - Lei non ha nessuno vicino.

Irene                              - La scienza esige un impegno totale. Solitudine sino alla fine.

Petrell                            - Parole.

Irene                              - (sorride) Bubi.

Petrell                            - Per conto mio, mi chiami pure Bubi. Ma per me si tratta di qualcos'altro, di impedi­menti.

Irene                              - Non dica sciocchezze.

Petrell                            - II senso d'inferiorità, che ognuno si trascina con sé. Ma lo si deve combattere. Lei passa per superba e intrattabile, ma la sua super­bia è dovuta ad una malcelata indecisione, e alla timidezza.

Irene                              - Ne scriva una novella.

Petrell                            - Se un uomo osasse toccarla... lei lo accopperebbe. Lei non ha mai appartenuto ad un uomo, vero?

Irene                              - (tace).

Petrell                            - Non credo alla frigidità. Lei ha sol­tanto paura.

Irene                              - Taccia, insomma.

Petrell                            - Ma se una bella donna si fa soltanto accarezzare i capelli... per questo non è ancora una sgualdrina.

Irene                              - Presto, scriva tutto questo. Le potrebbe servire per il nuovo scrittoio rococò.

Petrell                            - (accanto a lei) Perché si prende sem­pre gioco di tutto?

Irene                              - Perché tutto mi fa scoppiar dal ridere.

Petrell                            - (le accarezza lievemente i capelli) E' bella, Irene.

Irene                              - (immobile) Non scherzi.

Petrell                            - (malcerto) Non scherzo.

Irene                              - Tolga la mano.

Petrell                            - Non voglio. (L'abbraccia).

Irene                              - (immobile) Bubi.

Petrell                            - Piccola bambina... Perché torturarsi tanto?

Irene                              - (a bassa voce) Mi lasci. Pensi a Maria.

Petrell                            - (sorride) Maria non ci vede. (L'attira di scatto a sé e la bacia).

Irene                              - (vuole svincolarsi) Signor Petrell.

Petrell                            - Come sei perfida! Saresti capace di qualsiasi bassezza.

Irene                              - (libera) Non voglio amore rubato.

Petrell                            - Parole.

Irene                              - Lei approfitta che siamo soli.

Petrell                            - Non manca più che: pfuh.

Irene                              - Mi conosce male.

Petrell                            - Mi dia l'occasione.

Irene                              - Prima deve chiedere l'autorizzazione a Maria.

Petrell                            - Che testolina.

Irene                              - Quella difende il suo cucciolo come una leonessa. Non la costringa ad azzannare.

Pethell                           - Sono libero e posso fare ciò che mi garba.

Irene                              - (ride) Bubi.

Petrell                            - Non mi provocare.

Irene                              - Si sieda allo scrittoio rococò, che le ha regalato la mamma, e non si lasci scappare le buone idee.

Petrell                            - La smetta.

Irene                              - (ride sempre più forte) Ah, questa asso­ciazione fra un lavoro spirituale ed un mobile... c'è da scoppiarne. Questa mentalità oggi s'intro­duce nella scienza. Una cocotte alla disperazione ed una contadina di Passavia.

Petrell                            - E' gelosa anche di Maria? Lei mi fa pena.

Irene                              - Non parlo di lei. Se lei avesse avuto una educazione dura e ammodo, sarebbe riuscito a qualcosa.

Petrell                            - Non sono orgoglioso.

Irene                              - Mente. Lei scrive cose orribili, ma tal­volta da qualche riga salta improvvisamente fuori una personalità di prim'ordine. Ed è un peccato.

Petrell                            - Legge le mie cose così attentamente?

Irene                              - E' un peccato per lei.

Petrell                            - Non sono poi tanto vecchio.

Irene                              - Lei potrebbe arrivare alla potenza e alla gloria.

Petrell                            - Potenza e gloria. (Ride).

Irene                              - Rida pure. In realtà questa segreta am­bizione divora ogni intellettuale.

Petrell                            - Io non mi sento divorato.

Irene                              - Lei non è ancora niente. E' ancora nel grembo della madre. Che ne sa lei della sublime soddisfazione che danno le tormentate notti di so­litudine, la disperazione del lavoro, cocco della sua amante?

Petrell                            - Parla seriamente, o mi schernisce?

Irene                              - Molto seriamente. (Lo guarda).

Petrell                            - (dopo una pausa.) Molto seriamente?

Irene                              - (a bassa voce) Sì.

Petrell                            - Irene.

Irene                              - Non mi tocchi.

Petrell                            - Lei mi confonde.

Irene                              - Povero ragazzo. (Ride) Tenga giù le mani. Non può fare a meno di abbracciare subito una donna, quando le dimostra un po' di simpatia?

Petrell                            - Ha simpatia per me?

Irene                              - (scattando) C'è qualcuno nella stanza.

Petrell                            - (apre la porta di Desirée) II signor Freder.

Irene                              - (spaventata) II signor Freder?

Freder                           - (dalla stanza) Si avvicini, Petrell.

Petrell                            - C'è la signorina Irene. Non si di­sturbi. (Chiude la porta).

Irene                              - (in fretta) Ci ha sentiti.

Petrell                            - E' sdraiato sull'ottomana, contro l'al­tra parete.

Irene                              - Si guardi da lui.

Petrell                            - Lei mette in guardia contro tutti.

Irene                              - Io ho la testa sul collo.

Petrell                            - Così si priva di ogni piacere della vita.

Irene                              - (ride) Piaceri della vita.

Petrell                            - Una parola sconosciuta, vero?

Irene                              - Solitudine sino alla disperazione. Se è fruttuosa, rappresenta l'unico piacere della vita.

Petrell                            - Asceta.

Irene                              - Credo proprio che lei non mi capisca. Da quando conosce Maria?

Petrell                            - Da due anni.

Irene                              - Allora lei era...

Petrell                            - Ancora all'Università, studente che odiava la scienza. Maria mi rese bella la vita. Le debbo molto.

Irene                              - (sprezzante) Se non altro, lei ha della riconoscenza.

Petrell                            - Senza di lei sarei morto di fame, let­teralmente morto di fame.

Irene                              - Sul seno della madre...

Petrell                            - (fuori di sé) Lei è spietata.

Irene                              - Ogni uomo ragionevole è spietato verso gli altri, poiché li scruta a fondo. Lei oggi sarebbe altrove, se Maria non...

Petrell                            - Morto di fame sarei.

Irene                              - Nessuno muore di fame. Un momento prima di morir di fame, un uomo si riprende e sco­pre se stesso. Io non ho avuto il seno della madre, e non sono morta di fame.

Petrell                     - Lei ha fatto una vita da cani.

Irene                              - (ride) Grazie a Dio.

Petrell                            - Non la invidio.

Irene                              - Per questo sono invincibile. (Freder esce dalla camera di Desirée).

Freder                           - (ride) Qui si complotta.

Irene                              - (prende un libro).

Petrell                            - Aspettavamo Maria.

Freder                           - A quanto pare.

Petrell                            - (si stira di nuovo).

Freder                           - Ha guardato bene la camera?

Peteell                           - No.

Freder                           - Pulita e lustra da cima a fondo. Que­sta laurea deve assomigliare alla festa per il com­pleanno.

Petrell                            - Le lasci questa gioia.

Freder                           - Salute, felicità, e lunga vita.

Petrell                            - Prosit.

Freder                           - La sua Maria è nata con la camicia.

Petrell                            - La scienza le risponderà che non esi­ste la salute.

Freder                           - La scienza sta leggendo un libro nuovo. Non disturbiamola.

Irene                              - Non rispondo nemmeno. (Continua a leggere).

Freder                           - Prima è stata proprio la sua voce a destarmi dal sonno.

Irene                              - Lo sapevo che lei sta dietro le porte ad origliare.

Freder                           - E guardo attraverso il buco della ser­ratura.

Petrell                            - (inquieto) Davvero?

Freder                           - (lo osserva) Certo.

Irene                              - (in fretta) Non abbiamo nulla da na­scondere.

Freder                           - Nulla che io non sapessi già.

Irene                              - (ride) Non si lasci intimidire, signor Petrell.

Freder                           - Bubi.

Petrell                            - Che significa Bubi?

Freder                           - Bubi e la piccola.

Irene                              - Lei è ubriaco. (Continua a leggere).

Freder                           - Ma Bubi e la piccola non giocavano all'amore?

Ikene                             - (si alza) Mi accompagni, signor Petrell.

Feeder                           - E' un bel ragazzo, Bubi.

Petrell                            - (si alza) Volevamo aspettare Maria.

Irene                              - Possiamo aspettarla sotto.

Freder                           - (ride) Che cosa ne direbbe lei?

Irene                              - Che è stata la sua presenza a farci andar via.

Freder                           - Ma, piccola...

Irene                              - Venga.

Petrell                            - La smetta con queste stupidaggini.

Freder                           - Io aspetto Desirée.

Irene                              - La camera di Desirée è quella accanto.

Freder                           - Non dice niente di nuovo.

Irene                              - E' ridicolo. (Sì rimette a sedere).

Freder                           - (pausa) Che cosa sta leggendo. (Si sdraia).

Irene                              - (non risponde).

Freder                           - Si sieda accanto a me, signor Petrell. Le ho portato via il posto.

Petrell                            - Rimanga pure.

Freder                           - Se lei non fosse così scontrosa...

Petrell                            - Non bisogna provocarla.

Freder                           - Una ragazza così carina.

Irene                              - Tenga per sé il suo cattivo gusto.

Freder                           - (ride) E' di nuovo conciliante.

Petrell                            - Chissà se Maria rimane sino alla fine dell'esame.

Freder                           - Difficile.

Irene                              - Le posso dire sin da ora, Petrell, che Desirée avrà la lode.

Freder                           - Desirée supera tutti gli esami con lode.

Irene                              - (mordace) Lei lo sa meglio di tutti.

Freder                           - E' una ragazza in gamba, in ogni campo.

Irene                              - Ci risparmi i particolari.

Freder                           - (ride) Adesso il cattivo gusto è suo.

Irene                              - (riprende la lettura).

Freder                           - Che cosa regalerà a Maria?

Petrell                            - Non ci ho ancora pensato.

Freder                           - (indica la bottiglia di cognac) Questo da parte mia.

Irene                              - Maria è nemica dell'alcol.

Freder                           - Bubi le deve togliere dal capo i prin­cipi morali.

Irene                              - Per ora è lei che gli istilla i suoi.

Freder                           - Siamo d'accordo, piccola.

Irene                              - Stia zitto.

Petrell                            - Effettivamente Maria è così sana...

Irene                              - Che sta dicendo?

Freder                           - Brava. Nessuno è sano.

Irene                              - Comunque, i giovani non possono mai essere sani. Lo spirito è ancora assopito nel sogno.

Petrell                            - (a bassa voce) I giovani sono assopiti nel sogno. E' bello questo, Irene.

Irene                              - Lei si innamora delle parole. La gioventù è un fomite di pericoli. La gioventù porta in sé sentore di morte.

Petrell                            - La gioventù è l'unica avventura della nostra vita.

Freder                           - Lei la interrompe solo per ripetere le stesse cose.

Irene                              - Va a puntino per lo scrittoio rococò.

Petrell                            - Irene.

Irene                              - (in fretta) Scusi.

Petrell                            - Conosce quella bella frase di Novalis: « Nulla distingue tanto l'uomo dalla natura, quanto il fatto ch'egli è dannato ad amare U dolore e l'in­fermità? ».

Irene                              - Novalis era un neurotico.

Petrell                            - (ancora esaltalo) Esserci condannati! Noi siamo condannati!

Freder                           - (fuma) Vi sistemo io, voi che siete condannati, con tutto il vostro Novalis... Io sto fa­cendo adesso un interessante esperimento. Spingo una creatura al punto da farle commettere un furto per me.

Petrell                            - Lei è un pericolo pubblico.

Freder                           - Tutte le scienze sono pericoli pubblici.

Irene                              - Lei non è uno scienziato.

Freder                           - Questo lo si può sapere soltanto dopo.

Irene                              - (scossa) Io la ritengo...

Freder                           - (si erge) Parli, parli.

Irene                              - E' meglio di no.

Freder                           - Coraggio, piccola.

Irene                              - Io la ritengo un criminale.

Freder                           - Fa parte della professione.

Irene                              - Lei non ha professione.

Freder                           - Lei si agita perché ha paura di me.

Irene                              - Lei è un megalomane.

Freder                           - Paura. Lei si rende esattamente conto che la mia è l'unica via. Creare significa affrontare il pericolo. Non solo teoricamente, piccola. La scienza non significa sfogliare, con le dita inu­midite, i manuali. Tutto questo lei lo sa, e si guarda bene dal riconoscerlo.

Irene                              - Io mi guardo da lei, perché lei un bel giorno finirà al manicomio.

Freder                           - Tutti ì veri grandi uomini sono gente da manicomio.

Irene                              - E' ridicolo.

Freder                           - Lei si aggrappa ai libri perché l'istinto la distoglie dalla giusta via. In realtà lei la conosce perfettamente, la retta via. Tutta la mia stima per questa testolina.

Irene                              - (balza in piedi) Non posso più ascoltare.

Freder                           - (a Petrell) Per metà l'ho già sedotta.

Irene                              - (furiosa) Lasci in pace questo ragazzo.

Freder                           - (ride) Bubi.

Irene                              - Per lei non v'è nulla di sacro.

Freder                           - Bubi potrebbe guastarsi.

Petrell                            - Guastarmi?

Irene                              - Non gli dia retta.

Freder                           - Non stia a sentire, Bubi.

Irene                              - Neppur io voglio sentire.

Freder                           - Adesso lei mente.

Irene                              - (gli volge le spalle).

Freder                           - Devo raccontare del mio esperimento?

Irene                              - Non vogliamo complici dei suoi misfatti.

Freder                           - Stanotte alle 11, quando nessuno ci vede?

Petrell                            - Perché la provoca?

Freder                           - A quattrocchi, soltanto per la scienza.

Irene                              - Non gli risponda.

Petrell                            - Lei è crudele.

Freder                           - Sto facendo degli studi.

Petrell                            - Anche ora?

Freder                           - Ti meraviglia, Bubi, eh?

Irene                              - Tutte sciocchezze.

Freder                           - Anche nelle scienze, nulla si può « sa­pere » ; bisogna, sempre « fare».

Irene                              - Tutte sciocchezze.

Freder                           - (ride) L'ha detto Goethe.

Petrell                            - (meravigliato) Goethe?

Freder                           - Non ha scritto soltanto « il re degli Elfi». O, Bubi, non deve sapere neanche questo?

Irene                              - (a Petrell) Vuoi restare qui ancora per molto?

Freder                           - Non faccia la commedia, tortorella mia. Lei si difende bene lo stesso. Lei è la più sana di tutti noi. E' ancora più sana della fiorente Maria. Lei conosce i pericoli: questa è la grande differenza.

Petrell                            - Parliamo d'altro.

Feeder                           - Zitto, che lei ascolta volentieri. Chi permette che i limiti dell'indagine vengano fissati dai limiti della legge, si riduce ad essere un vecchio decrepito, un funzionario.

Petrell                            - Basta.

Freder                           - Io non riesco neppure a laurearmi.

Petreix                           - Lei non ha fretta.

Freder                           - Dodici anni.

Petrell                            - II romanticismo dell'eterno studente.

Freder                           - Lei è un idiota... Scusi.

Petrell                            - (ride) Prego.

Freder                           - Se fossi una donna, anch'io potrei innamorarmi di lei, come la piccola.

Petrell                            - La signorina Irene non è innamorata di me.

Freder                           - Chiuda gli orecchi, Bubi: la sua infan­tilità può provocare in una donna la più piacevole delle follie. Pare che questo lei lo sappia. Desy non era innamorata di lei?

Irene                              - (ascolta).

Petrell                            - Mai stata.

Freder                           - Non sono geloso.

Petrell                            - Davvero, mai.

Freder                           - Lei potrebbe risvegliare persino in Desy il senso della voluttà materna. (Entra Alt).

Freder                           - (si sdraia nuovamente).

Alt                                 - La festeggiata non è in casa.

Petrell                            - Oggi passa Desirée.

Feeder                           - Petrell, mi dia una sigaretta.

Alt                                 - (a bassa voce) E' vero?

Irene                              - (incerta) Che cosa?

Alt                                 - Sta' attenta.

Irene                              - (ride) Non ti capisco.

Freder                           - (a Petrell) M'interessa. Desirée...

Petrell                            - Devo giurarlo?

Freder                           - Lei ha fiuto per te donne.

Petrell                            - Desirée mi guarda appena.

Freder                           - Ne ha avute troppe di delusioni con i giovinotti delicati.

Alt                                 - Io non lo permetterò.

Irene                              - Tu sogni.

Alt                                 - Se ne accorgerà.

Irene                              - Di una contadina non ho paura.

Freder                           - Lei ci tiene a farla da scettico, mentre non lo è affatto.

Petrell                            - Con lei non ci si può intendere.

Freder                           - E' la sua arma femminile. (Indica Irene) L'arma femminile della piccola è la superbia.

Petrell                            - Non dica la piccola.

Freder                           - (ride) Lei si lascia disilludere presto.

Petrell                            - Dove vuoi giungere?

Freder                           - Lei vive di parole. La piccola non la può chiamare un ideale.

Irene                              - Questo in fondo non ti riguarda.

Alt                                 - Non devi salire in camera sua.

Irene                              - Mi fa rabbia chi fiuta subito una por­cheria.

Alt                                 - Che volevi da lui, stamattina presto?

Irene                              - (ride) Volevo dare un'occhiata allo scrittoio rococò.

Freder                           - L'arma femminile di Maria è la salute fiorente. Altre persone si difendono con l'essere disarmate. In fondo siamo tutti uguali. Tutti poveri diavoli.

 Petreij,                          - Avrei voglia d'andare a casa.

Freder                           - A lavorare.

Petrell                            - Lei indovina tutto.

Freder                           - Sul nuovo scrittoio.

Petrell                            - Adesso lei scherza un'altra volta.

Freder                           - Le piccole cose fanno sorgere grandi aspirazioni. Ma persistere è qualcosa di diverso.

Petrell                            - Vorrei scrivere un grande romanzo.

Freder                           - Lei è ispirato in questo momento.

Petrell                            - Lei dovrebbe essere il protagonista.

Freder                           - (rìde).

Irene                              - Non sono stata su neppure tre minuti, per andarlo a prendere.

Alt                                 - Adesso ci ripensi.

Irene                              - Se dietro ogni cosa innocente...

Alt                                 - Non era innocente. (Marta ritorna).

Maria                             - Alt? E' bello da parte sua. (Si toglie il cappello e la giacca).

Alt                                 - Evviva Maria!

Freder                           - Evviva, evviva!

Petrell                            - (a bassa voce) Ora lo so.

Irene                              - Che?

Petrell                            - L'ha detto Freder.

Irene                              - Zitto.

Petrell                            - Lei è innamorata di me.

Irene                              - Zitto in questa stanza.

Alt                                 - Dove si è nascosta Desirée?

Irene                              - Naturalmente con lode.

Maria                             - L'ho accompagnata soltanto al portone.

Freder                           - Una bocciatura sarebbe per lei, final­mente, un avvenimento piacevole.

Maria                             - Perché così taciturno, Bubi? (Si avvi­cina a Petrell).

Irene                              - Tu hai sulla coscienza Desirée.

Alt                                 - Ognuno deve aver qualcosa.

Irene                              - Non si va nella sala operatoria con le calze di seta.

Freder                           - Perché no?

Petrell                            - A proposito, ti ringrazio per lo scrit­toio.

Maria                             - Quando l'hai avuto?

Petrell                            - Stamattina. Dormivo ancora.

Maria                             - Bello, vero?

Petrell                            - Bellissimo. Hanno dovuto svegliarmi.

Maria                             - Sei soddisfatto?

Petrell                            - Fin troppo bello.

Maria                             - Ci si abitua presto.

Petrell                            - Sì.

Maria                             - Sei preoccupato? Dove lo metti?

Petrell                            - In camera.

Maria                             - (ride) Questo lo immaginavo. Ma parla.

Petrell                            - Che c'è?

Maeja                            - Perché sei così scontroso?

Petrell                            - Nulla d'importante.

Maria                             - Ma parla, insomma.

Petrell                            - (violento) Non farmi un interroga­torio.

Maria                             - Sei strano.

Petrell                            - Sembri addirittura mia madre.

Maria                             - (ride) Ehi.

Petrell                            - Ne ho a sufficienza di mia madre.

Maria                             - Di cattivo umore, Bubi?

Petrell                            - II cocco dell'amante, questo è troppo.

 Irene                             - (ha ascoltato attentamente) Distur­biamo?

Petrell                            - Ma le pare.

Irene                              - Possiamo anche andarcene.

Vreder                           - (esplode) Thalatta! Thalatta!

Irene                              - Che ha detto?

Freder                           - Thalatta! Thalatta!

Alt                                 - Lasciagli questa soddisfazione.

Freder                           - E' il grido di guerra dei Greci, E' stata al liceo scientifico lei?

Irene                              - Com'è spiritoso!

Freber                            - Comincia la lotta.

Irene                              - « Delirium tremens ».

Freder                           - Avanti marsc! In fila. Bubi al centro.

Maria                             - La smetta con Questa pagliacciata.

Freder                           - Avanti, piccola. Dobbiamo esserci anche noi.

Maria                             - (ride) Chi è la piccola?

Freder                           - La signorina Irene.

Irene                              - Stia zitto.

Freder                           - La piccola di Bubi, ss posso presen­tare. (Zufola).

Alt                                 - (trattiene Irene) Le salta agli occhi, badi.

Freder                           - (fischietta) Forza.

Maria                             - (si scaglia contro Freder).

Freder                           - Buona, cocca bella.

Maria                             - Come sì permette?

Freder                           - Sta' attenta al tuo radazzino.

Maria                             - Fuori.

Freder                           - Oppure piantalo. (Abbraccia improv­visamente Maria) Non fa per te.

Maria                             - (sì svincola) Villano.

Freder                           - Uno scapaccione sul didietro a questa ragazzina sterile.

Irenk                             - Non ce n'è bisogno. (Esce svetta).

Freder                           - (ride) C'è bisogno, sì.

Maria                             - Ragazzi.

Petrell                            - Bisogna richiamarla. (Esce svelto).

Maria                             - (sconcertata) No.

Freder                           - (continua a fischiettare piano).

Maria                             - Che è successo? (Esce).

Alt                                 - Lei ha provocato una disgrazia.

Freder                           - (lo guarda. Dopo una pausa) Lei, si­gnor Alt, le è più simpatico. (Esce).

Maria                             - (torna in fretta) Sono già giù alle scale. (Prende la giacca ed il cappello) Come hanno fat­to a scendere così in fretta?

Alt                                 - Due scalini alla volta.

Maria                             - (ride) Me lo sai spiegare, tu?

Alt                         - Per andar dove?

Maria                             - Li raggiungo ancora.

Alt                                 - (severo) Difficile. Siediti accanto a me.

Maria                             - (lo guarda sorpresa).

Alt                                 - Maria, vieni qui.

Maria                             - Non ti capisco.

Alt                                 - Lasciali correre.

Maria                             - Ma non corrono. Per strada...

Alt                                 - Forse corrono anche in strada.

Maria                             - (perde ogni forza).

Alt                                 - Siediti accanto a me.

Maria                             - (immobile).

Ali                                 - Togliti il cappello.

Maria                             - (esegue meccanicamente).

 Axt                               - Anche la giacca.

Maria                             - (si siede. Pausa) Tu vuoi persuadere te stesso di qualche cosa.

Alt                                 - Vediamo, con calma. Abbiamo tempo.

Maria                             - (ride) No, mio caro. Lei è troppo insi­gnificante.

Alt                                 - Per i non insignificanti, sta' certa che non ci roviniamo.

Maria                             - Non è vero niente.

Alt                                 - All'ospedale ho perduto l'impiego, sono stato parecchi anni in carcere. Un bambino, ormai condannato a morire, soffriva tanto che io gli ho abbreviato l'agonia: gli ho dato morfina invece di canfora. Mi ascolti?

Maria                             - Morfina invece di canfora.

Alt                                 - La mia esistenza è stata distratta. E lo rifarei, capisci?

Maria                             - Lo rifaresti. (Ride) Ma non è serio questo.

Alt                                 - In un ragazzo non c'è nulla di serio.

Maria                             - Devo improvvisamente strapparmelo dal cuore?

Alt                                 - Condannato per omicidio involontario. Tre anni di carcere. L'avresti fatto anche tu.

Maria                             - Come?

Alt                                 - Proprio qui si dimostra che le nostre leggi sono antiquate.

Maria                             - Io impazzisco.

Alt                                 - Viviamo in mezzo a concezioni superate. Dobbiamo una buona volta rendercene conto.

Maria                             - Dobbiamo una buona volta rendercene conto. (Ride) Probabilmente ora è seduto accanto a lei.

Alt                                 - Dobbiamo stringere i pugni.

Maria                             - (meccanicamente) Stringere i pugni.

Alt                                 - Tornare in noi. Svegliarci. Stare appic­cicati agli altri, è debolezza.

Maria                             - Forza è vivere come Freder.

Alt                                 - Con la piena coscienza del proprio io.

Maria                             - Con la piena coscienza. Ginnastica rit­mica. (Ride) Siamo pazzi tutti e due.

Alt                                 - Adesso cominci a ragionare.

Maria                             - Adesso comincio a ragionare.

Alt                                 - Cancellalo completamente dalla memoria.

Maria                             - Stai diventando un animale come Freder.

Alt                                 - Freder non è un animale.

Maria                             - Un criminale.

Alt                                 - Non lo sono anch'io?

Maria                             - (colpita) Tu? Lei è ora con luì.

Alt                                 - Con luì.

Maria                             - (comincia a ridere, e ride sempre più for­te) Ed io che pulisco la camera; non è neppure passata un'ora, e per chi? Ridi, ridi con ine. La camera è tutta lustra. (Prende fa bottiglia che le sta dinanzi e la scaraventa contro lo specchio) Guarda come si spezza. Hai sentito lo schianto? Basta con la camera lustra... una stalla. Viviamo in una stalla. Ridi, ridi con me.

Alt                                 - (esaltato) Rido con te.

Maria                             - Viviamo in una stalla.

Alt                                 - Viviamo in una stalla.

Maria                             - Finora ho sognato. Idiota, idiota. Nella stalla. Ah, non ti ho sentito ridere

(Si accascia).

Alt                                 - (la afferra e le accarezza i capelli).

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

La  stessa scena del primo atto

(Sera. Fiori nella stanza. Maria e Desirée ballano al suono di un grammofono).

Desirée                          - Fa' i passi più corti.

Maria                             - Non li so ancora fare. Abbi pazienza.

Desirée                          - Tu sai fare tutto.

Maria                             - Mi fai la corte troppo apertamente.

Desirée                          - Marion.

Maria                             - (ride).

Desirée                          - La mia Marion.

Maria                             - Non ancora.

Desirée                          - Non tenere così rigido il dorso. I fian­chi devono essere molto sciolti.

Maria                             - Fai presto a dirlo.

Desirée                          - Doccia fredda, frizioni, ed ogni mat­tina ginnastica svedese.

Maria                             - Ne ho proprio il tempo.

Desirée                          - II tempo si trova. L'allenamento fa risparmiare migliaia di pensieri superflui ogni ora. (Ride) Mi hai pestato un piede.

Maria                             - Di nuovo?

Desirée                          - A te perdono tutto.

Maria                             - Mi ami ancora?

Desirée                          - Sciocchina.

Maria                             - (smette di ballare) Che è stato?

Desirée                          - Come?

Maria                             - (ride) E' stata una sopraffazione intima. « E1 stata una sopraffazione intima, quella di essersi finalmente liberati dagli artigli della consue-tudine ».

Desirée                          - Possibile che tu abbia già imparato a memoria questa stupida lettera?

Maria                             - « ... liberarsi, evadere da se stessi, come il cavallo delle praterie dal recinto ».

Desirée                          - II recinto eri tu.

Maria                             - « quei poco di prateria che è in noi... ».

Desirée                          - Smettila.

Maria                             - II recinto ero io.

Desirée                          - La prateria ha i capelli rossi.

Maria                             - Te la devo leggere parola per parola? (Cerca).

Desirée                          - Dio ci scampi. (Ricarica il grammo­fono).

Maria                             - (legge la lettera) « E' stata una sopraf­fazione intima quella di essersi finalmente liberati dagli artigli della consuetudine... ».

Desirée                          - Ascolta.

Maria                             - Gli artigli della consuetudine.

Desirée                          - E' una danza giavanese.

Maria                             - Forse ha ragione.

Desirée                          - Lascialo correre. Senti com'è bella?

Maria                             - Ma sì, lo lascio correre.

Desirée                          - Vieni. (Riprendono a ballare).

Maria                             - Forse ha ragione.

Desirée                          - Qui puoi fare passi più lunghi.

Maria                             - Così?

Desirée                          - Perfetto.

Maria                             - Ventiquattro ore fa non l'avrei creduto. Come si fa presto a vincersi.

Desirée                          - Tu non immagini neppure come si faccia presto.

 Maria                            - O lo crediamo soltanto?

Desirée                          - (brutale) Devi concentrarti, altrimen­ti non puoi ballare. (Ferma il grammofono).

Maria                             - (in fretta) Ma sì: mi concentro.

Desirée                          - Tu ti crogioli nei ricordi.

Maria                             - Pensavo solo ad Alt, e al come, ieri, me lo ha insegnato.

Desirée                          - Se Alt fosse anche un uomo... sarebbe un dio.

Maria                             - E' un uomo.

Desirée                          - (ride) Per capir questo ti manca an­cora l'istinto. Sarei capace di fare il bagno dinanzi a lui come dinanzi ad una vecchia. Alt non ha sesso. (Si sdraia).

Maria                             - E suo figlio?

Desirée                          - Egli ha fatto suo figlio per volontà del figlio. Negli uomini questo è ancora più incom­prensibile che nelle donne. Alt è una mamma di sesso maschile.

Maria                             - Ieri è stato molto energico.

Desirée                          - Egli può diventare spietato, come una mamma stupida e severa.

Maria                             - E' capace di ficcarti un dito in bocca per farti vomitare.

Desirée                          - Quando sono stufa di tirare avanti...

Maria                             - (vicina a Desirée) Che?

Desirée                          - ... vado da lui.

Maria                             - Ti annoia dì tirare avanti?

Desirée                          - (tenera) Rimarrai sempre con me?

Maria                             - (le accarezza i capelli) Piccola.

Desirée                          - (bacia la sua roano) Marion.

Maria                             - (ritira la mono) No.

Desirée                          - Spegni la luce. Sogniamo.

Maria                             - No, non sono ancora stanca. (Pausa). Domani c'è la mia festa.

Desirée                          - Hai fatto una bella bambinata.

Maria                             - Quando si desidera qualcosa di buono, dopo si ha l'impressione di essersi comportati come bambini... In fondo Freder ha fatto la parte del gran rivelatore.

Desirée                          - Puoi ringraziarlo.

Maria                             - Non lo voglio vedere.

Desirée                          - Ti farebbe bene.

Maria                             - No.

Desirée                          - Lui e Alt sono come due fratelli che non si assomigliano.

MARrA                        - (colpita) Freder?

Desirée                          - Entrambi vanno sino in fondo, senza scrupoli.

Maria                             - Non so perché, ma ho paura di Freder.

Desirée                          - Io, invece, ho un certo timore di Alt. Mi impressiona perché va in giro vestito da uomo.

Maria                             - Tu vedi tutto sotto la prospettiva del sesso.

Desirée                          - Quei due portano la stessa testa su corpi diversi. Hanno mani diverse, e forse cuori diversi. Ma hanno la stessa testa. L'uomo è uno strano miscuglio. Tu non conosci Freder quando perde la ragione.

Maria                             - Può anche perdere la ragione?

Desirée                          - Altrimenti non avrei resistito tanto con lui. Ti succhia il sangue sotto la pelle come una bestia feroce. Non è più voluttà, è delirio, soffe­renza, furia animale. Sono i pochi istanti de'la nostra vita in cui superiamo lo stato di misere creature, e del nostro corpo non resta che il cada­vere.

Maria                             - (a bassa voce) Non riconosco più il tuo volto.

Desirée                          - (l'abbraccia spasmodicamente) Mori­re, Marion, morire.

Maria                             - Morire?

Desirée                          - Ancora un piccolo passo oltre la feb­bre della voluttà, ancora un piccolo passo oltre la sofferenza... e non ci si sveglia più. (La bacia ap­passionatamente) Come sarebbe meraviglioso, Ma­rion.

Maria                             - (l'attira singhiozzando a se) Morire, no. Morire, no.

Desiréb                          - Moriamo insieme, Marion. (Si sie­dono strette l'ima all'altra) Perché continuare? Talvolta si va furtivamente al di là, ma poi ci si risveglia. E' la stessa cosa. E' sempre la stessa cosa. Perché? (Pausa) A me è mancato il coraggio. Se io in un momento come questo sussurrassi a Freder: mordimi la gola, uccidimi; lui lo farebbe.

Maria                             - Farsi uccidere? Piuttosto da sé, allora.

Desirée                          - E' più facile farsi uccidere. E' più sicuro... A me è mancato il coraggio. Noi siamo creature vischiose. Ci attacchiamo come vischio al desiderio di assaporare coscientemente anche que­sta estrema voluttà... Mi ero addirittura ammae­strato Freder, per questo... Se un giorno mi fossi decisa. Ma mi mancò il coraggio. Una breve paro­la: uccidimi, ed egli lo fa. Ti morde la gola. Sa che pericolo rappresenti per lui.

Maria                             - Basta.

Desirée                          - L'ho ammaestrato come un animale selvatico. Basta aizzarlo.

Maria                             - (si scioglie cautamente da Desirée) No, piccola.

Desirée                          - E un giorno lo farà. Purtroppo non con me. Non c'è più il fluido fra di noi.

Maria                             - Morire, no.

Desirée                          - (sorride) Adesso hai gli occhi così az­zurri...

Maria                             - Non parlare.

Desirée                          - Come sei bella, Marion.

Maria                             - (sorride) Sedere, tranquille, una accan­to all'altra.

Desirée                          - Restare insieme.

Maria                             - Restare insieme. Non parliamo. (Pausa).

Desirée                          - (sorride) Sai...

Maria                             - Sì?

Desirée                          - Adesso potrei quasi...

Maria                             - Di'.

Desirée                          - (ride) ...prendere in mano le di­spense.

Maria                             - Anatomia.

Desirée                          - L'esame è solo fra tre settimane.

Maria                             - Ieri andava...

Desirée                          - Che stupidi! Gli altri sgobbano giorno e notte, e sono bocciati. Non capisco.

Maria                             - Anch'io ho lavorato giorno e notte.

Desirée                          - Era faticoso?

Maria                             - No, era bello.

Desirée                          - Se si potesse trovare bello, ciò che ci riesce facile!

Maria                             - Ognuno ha i suoi guai.

Desirée                          - (prende un confetto da una scatola) Mangia. (Mangiano entrambe) Balliamo, o an­diamo a dormire?

Maria                             - E' troppo presto ancora. Stiamo così bene qui. (Va a suonare) Voglio che ci faccia il té.

Desieée                         - Io vado a letto e tu ti siedi vicino a me.

Maria                             - Sei stanca?

Desirée                          - Non si deve andare a letto quando si è stanchi, ma quando si è in vena. Io amo il letto. Là mi sento al sicuro come a casa mia. Quando mi avvolgo bene nelle coperte, mi illudo che non mi debba accadere nulla di male.

Maria -                          - Va', piccola.

Desirée                          - Non lasciarmi sola troppo tempo. (Va nella sua camera).

Maria                             - (guarda furtivamente la lettera) ... come il cavallo della prateria dal recinto chiuso. (Entra Lucia) Ci faccia il té, per favore. Che ha?

Lucia                             - (sorride) La signora Schimmelbrot.

Maria                             - Be'.

Lucia                             - La signora Schimmerlbrot non è in casa.

Maria                             - Lei, té non ne ha?

Lucia                             - Oh sì.

Maria                             - (le porge un confetto) Prenda.

Lucia                             - Grazie. Siamo tutt'e due di Passavia.

Maria                             - Non lo sapevo.

Lucia                             - L'ho visto per caso sul registro.

Maria                             - Perché ha cercato oggi il mio nome sul registro?

Lucia                             - E' già da molto.

Maria                             - (Za osserva) E' bello che anche lei sia di Passavia.

Lucia                             - Non osavo dirglielo. Mio padre lavorava presso il suo. Mio padre è falegname.

Maria                             - Perche è così allegra oggi?

Lucia                             - Suo padre non è capomastro?

Maria                             - Sì.

Lucia                             - Allora è giusto.

Maria                             - Perché è così allegra oggi?

Lucia                             - E' così bello fuori.

Maria                             - Esce?

Lucia                             - (sorride) Forse.

Maria                             - Allora mi faccio il té da sola.

Lucia                             - Adesso non posso ancora andare... An­che il mio fidanzato lavorava da suo padre.

Maria                             - Ha un fidanzato?

Lucia                             - Il mio fidanzato è tappezziere.

Maria                             - Perché ha lasciato Passavia?

Lucia                             - Siamo in sei figli, a casa.

Maria                             - Si sposerà presto?

Lucia                             - Appena vado a casa. E' bello che anche lei sia di Passavia.

Maria                             - (ride) Perché è bello?

Lucia                             - (indica la porta di Desirée) Non vorrei essere della città di quella signorina.

Maria                             - Toh.

Lucia                             - Ma di Passavia, sì... Tutti i miei fra­telli sono di Passavia... Adesso sono andati via. (Esce).

Maria                             - (carica il grammofono e vi si siede accanto. Entra Irene).

Ireste                             - Posso parlarti?

Maria                             - (tace).

Irene                              - Solo una parola.

Maria                             - (tace).

Irene                              - Possiamo anche stare in piedi.

Maria                             - (in fretta) Scusa. (Si siedono).

Irene                              - Vorresti fermare un momento il gram­mofono?

Maria                             - Ti disturba?

Irene                              - Come vuoi... Non vorrei che ci fossero malintesi fra noi.

Maria                             - Tu ami l'esattezza.

Irene                       - H signor Petrell non è ancora stato da te?

Maria                             - Ora menti.

Irene                              - Vuoi lasciarmi parlare?

Maria                             - Petrell non sarebbe mai venuto da me.

Irene                              - Dipende da chi influisce su dì lui.

Maria                             - (ride) Toh.

Irene                              - Nessuno sfugge all'influsso altrui.

Maria                             - Sotto il tuo influsso diventa coraggioso.

Irene                              - Sei irritata.

Maria                             - Tu lo fai diventare un eroe.

Irene                              - Ti diverte proprio questa musica?

Maria                             - (tace).

Irene                              - Non si sentono neppure le proprie parole.

Maria                             - Che una persona possa diventar più piena in ventiquattro ore...

Irene                              - Che vuoi dire?

Maria                             - n tuo viso è diventato più pieno. Più calmo e più pieno.

Irene                              - Sta' a vedere che nel frattempo sono aumentata di peso.

Maria                             - La durezza del tuo viso è improvvisa­mente sparita. Sei bella. (Si alza e ferma il gram­mofono).

Irene                              - Grazie a Dio.

Maria                             - Fa' pure con comodo.

Irene                              - Mettiamo a posto tutto, obiettivamente.

Maria                             - Obiettivamente.

Irene                              - II signor Petrell...

Maria                             - Obiettivamente.

Irene                              - II signor Petrell...

Maria                             - Di' Otto. Il signor Petrell sulla tua bocca è una menzogna.

Irene                              - Ti sbagli. Non siamo ancora a questo punto.

Maria                      - Stamattina ho ricevuto una lettera da lui.

Irene                              - Lo so.

Maria                             - (la guarda) Ti mostra le sue lettere? Forse l'avete scritta insieme.

Irene                              - Lui ha il suo stile.

Maria                             - II cavallo della prateria nel recinto?

Irene                              - E' un poeta.

Maria                             - E' un poeta.

Irene                              - Volevo offrirti la nostra amicizia.

Maria                             - Grazie.

Irene                              - Tu hai fatto molto per lui.

Maria                             - Grazie.

Irene                              - Lo hai aiutato a superare i tempi più duri.

Maria                             - (irritata) Grazie.

Irene                              - Non lo dimenticherà mai. Parla molto bene dì te. Sei stata per lui più che una madre.

Maria                             - (fuori di sé) La vuoi smettere?

Irene                              - Non ti capisco.

Maria                             - Tu mi capisci benissimo.

Irene                              - Sei stata troppo preziosa per lui, perché possa mai cancellarti dalla sua vita.

Maria                             - II cavallo della prateria.

Irene                              - Sono stramberie letterarie.

Maria                             - Sembrerebbero tue. Gli fai anche le «brutte»?

Irene                              - Con te non si può parlare.

Maria                             - Non sono un pesce.

 Irene                             - Nessuno pretende questo. (Si alza).

Maria                             - Rimani seduta.

Irene                              - Maria.

Maria                             - Non sono un pesce.

Irene                              - Perché non sei un pesce?

Maria                             - Insomma, vuota il sacco. Che vuoi qui?

Irene                              - Volevo offrirti la nostra amicizia.

Maria                             - Grazie.

Irene                              - Con questo il mio compito è terminato.

Maria                             - Grazie.

Irene                              - Quando sarai tornata in te...

Maria                             - Siediti.

Irene                              - Non voglio turbare la tua serata musi­cale.

Maria                             - Siediti.

Irene                              - Ho da fare.

Maria                             - Siediti.

Irene                              - Non giochiamo alla scuola.

Maria                             - Siediti.

Irene                              - Sembra che tu...

Maria                             - (fuori di sé) Siediti.

Irene                              - (si siede) Che vuoi dire?

Maria                             - (le strappa il cappello di testa) Pren­diamo il té insieme.

Irene                              - Ho da fare.

Maria                             - Ora sei da me.

Irene                              - (incerta) Io non mi lascio intimidire.

Maria                             - Grazie per la visita.

Irene                              - Non mi lascio sopraffare.

Maria                             - (le porge la scatola dei confetti) Prendi.

Irene                              - Non mi piacciono i dolci.

Maria                             - Sono di Desirée. Mi ha regalato la sca­tola, oggi. Carina, vero? Anche i fiori sono di De­sirée. Guardati intorno.

Irene                              - Molto carino da parte sua.

Maria                             - No. E' carina la scatola.

Irene                              - Che significa?

Maria                             - Dunque: la vostra amicizia...

Irene                              - Pensaci con calma.

Maria                             - Che vuoi dire... la vostra amicizia?

Irene                              - Pensaci con calma. Hai tempo.

Maria                             - Sono calmissima. E' stata sua l'idea?

Irene                              - Non ha importanza.

Maria                             - Nella lettera non se ne parla.

Irene                              - Ci è venuto in mente dopo.

Maria                             - A chi?

Irene                              - Era troppo evidente perché fosse ne­cessario scriverlo di proposito.

Maria                             - Non mi pire tanto evidente.

Irene                              - Dopo aver vissuto due anni con te...

Maria                             - Anche questo gli hai insegnato.

Irene                              - Mi pare che tu lo consideri un imbecille.

Maria                             - Un indelicato e un indifferente. Ma la sua indelicatezza è dovuta alla sua indifferenza. Non è cattivo.

Irene                              - Nessuno pretende questo.

Maria                             - Eppure non gli sarebbe venuto in men­te di offrirmi fin d'oggi la sua amicizia. Questa è un'idea tua.

Irene                              - Non ha importanza.

Maria                      - Ha importanza! Perché la cattiva sei tu.

Irene                              - Se vale a calmarti...

Maria                             - Lo fai per amore dell'ordine.

Irene                              - (ride).

Maria                             - Tu calcoli anche le dosi di sentimento.

Irene                              - Non lo sapevo proprio.

Maria                             - Gli hai inculcato quel tanto di grati­tudine che non sia pericoloso per te.

Irene                              - Parla, parla. Ti fa bene.

Maria                             - Tu fai tutto con intenzione, e non «spontaneamente. Tu sei un pesce.

Irene                              - Allora il pesce sono io.

Maria                             - Tu hai gli occhi fissi allo scopo.

Irene                              - Non lo nego.

Maria                             - II tuo orgoglio lavora come una mac­china, senza scrupoli e senza esitazioni, dritto allo scopo.

Irene                              - Me lo sarò conquistato con sufficiente fatica, allora.

Maria                             - Lo so.

Irene                              - Gli studi, io non li ho fatti a letto, ma in una camera non riscaldata.

Maria                             - Hai sofferto la fame per raggiungere il tuo scopo.

Irene                              - Ho sofferto la fame.

Maria                             - Perché ne eri orgogliosa.

Irene                              - Della fame?

Maria                             - Della fame.

Irene                              - Le tue conclusioni sono sconcertanti.

Maria                             - Che tu hai fatto la fame per poter stu­diare, lo racconti a tutti.

Irene                              - Le ragazze che non sono brutte possono arrivare al benessere anche in altro modo.

Maria                             - Nessuno ti ha sospettata.

Irene                              - I giovani non hanno bisogno di essere sospettati. Sono capaci di tutto. E tanto più una gioventù senza scopi e demoralizzata, come la no­stra, dopo questa guerra. La gioventù stessa diven­ta una malattia. Uno scopo: questo è il segreto degli uomini che vogliono vincere.

Maria                             - (a bassa voce) Io non voglio più vin­cere.

Irene                              - La gioventù che, appena si è risveglia­ta, non ha trovato il suo posto nel mondo, è in continuo pericolo di vita. E' un caso se non crolla.

Maria                             - Non voglio vincere.

Irene                              - Ritroverai te stessa.

Maria                             - (la guarda).

Irene                              - Riusciamo in tutto ciò in cui vogliamo riuscire.

Maria                             - Anche questo lo sai in anticipo?

Irene                              - (tace).

Maria                             - Per questo sei venuta da me?

Irene                              - Ridiverremo amici.

Maria                             - Hai bisogno di me?

Irene                              - (la guarda malsicura).

Maria                             - Mi sarete vicini?

Irene                              - Se tu lo vuoi.

Maria                             - Non lo voglio.

Irene                              - Allora, scusa se sono stata importuna. (Si alza).

Maria                             - Non voglio più rivedere né te né lui.

Irene                              - Ci regoleremo come tu vuoi.

Maria                             - Odio questo tuo imbroglio.

Irene                       - Per carità, non arrabbiarti di nuovo.

Maria                             - La tua bontà, il tuo altruismo... è tutto un imbroglio, Tu vuoi soltanto provare la tua forza. A me non la fai.

Irene                              - Lasciamoci senza bisticciare.

Maria                             - Ti conosco a fondo, tu, Irrna.

Irene                              - Ora diventi volgare.

Maria                             - Non l'hai detto tu stessa?

 Irene                             - E se anche mi chiamo lima?

Maria                      - Ma ti fai chiamare Irene. In te tutto è Imbroglio.

Irene                              - (si avvia verso la porta).

Maria                             - Come può la figlia dì un portinaio chiamarsi Irene?

Irene                              - Lasciami andare.

Maria                             - (le sbarra la strada) Siediti.

Irene                              - Hai perduto la ragione.

Maria                             - Siediti.

Irene                              - Lasciami andare. (Ira afferra per un braccio).

Maria                             - (lo respinge) Siediti, Irma.

Irene                              - Guarda che chiamo aiuto.

Maria                             - Chiama, chiama, Irma. Lui di sotto non ti sente.

Irene                              - (si scaglia contro di lei) Non mi lascio sbarrare la strada.

Maria                             - (le afferra furiosamente i capelli) Que­sta è la prateria, non è vero? La « rossa » prate­ria? Perché ti lasci crescere i capelli?

Irene                              - (fuori di sé) Lasciami andare, lasciami!

Maria                             - (ride) Per essere diversa... è tutto un imbroglio.

Irene                              - Bada: io ti...

Maria                             - (lottano) Lui aspetta sotto. Non aver paura. E' un uomo al quale puoi imporre tutto ciò che vuoi. Tu ne hai approfittato bene, piccola Irmuccia. (Trascina Irene attraverso la camera e la lega per i capelli al piede di un armadio) Tha-latta! Thalatta! Il grido di guerra di Freder. Ades­so giochiamo agli indiani della prateria1., (Ride sempre più forte) Pellerossa, pellerossa, legata ad un armadio. Un armadio della prateria. (Balza in piedi) Adesso andiamo a prendere il cavallo selva­tico. (Esce).

Irene                              - (grida fuori di se) La pelle ti prendi, la pelle. (Tenta di sciogliersi i capelli. Freder esce dalla camera di Desirée).

Freder                     - Perché sta seduta in terra?

Irene                              - La pagherà cara.

Freder                           - Mi pare che lei sia legata per i capelli.

Irene                              - La pagherà cara.

Freder                           - Non è mica facile scioglierli.

Irene                              - Mi fa male.

Freder                           - Come sono fitti i suoi capelli.

Irene                              - Lasci. Preferisco fare da sola.

Freder                           - Bei capelli fitti. Che cercava qui?

Irene                              - Ci faceva pena.

Freder                           - Se fa così in fretta, i capelli si aggro­vigliano ancora di più. (L'aiuta di nuovo).

Irene                              - Intanto sarebbe capace d'ammazzarlo.

Freder                           - L'aspetta sotto, lui?

Irene                              - Non aspetta sotto.

Freder                           - Ma qui vicino.

Irene                              - Tolga le mani.

Freder                           - (ride) Solo se lo voglio. Così ci si mette negli impicci, piccola, e poi non c'è più niente da fare. Adesso posso fare ciò che voglio di te, piccola strega. Soffri il solletico?

Irene                              - (furiosa) Mi lasci!

Freder                           - Non hai ancora dormito con un uomo, vero?

Irene                              - Ho proprio voglia di fare le confessioni.

Freder                           - Prima all'altare, poi a letto. Lei si sta strappando ciocche intere dalla testa.

 Irene                             - (è riuscita a liberarsi e si ravvia i capel­li in fretta dinanzi allo svecchio) Non mi vedre­te più. (Esce).

Freder                           - Quello sgranerà tanto d'occhi, piccola scarmigliata. (Fa per entrare nella stanza di Desirée. Lucia entra con il té).

Lucia                             - Devo portare il té di là?

Freder                           - Per la signorina Desirée?

Lucia                             - L'aveva ordinato la signorina Maria.

Freder                           - Posa il vassoio sul tavolo.

Lucia                             - (esegue).

Freder                           - Questo è il vestito della festa?

Lucia                             - Sì.

Freder                           - Avvicinati. Guardami.

Lucia                             - Signor Freder.

Freder                           - Perché sorridi? Sei allegra?

Lucia                             - La signora Schiminelbrot non è in casa.

Freder                           - Dov'è andata la signora Schimmel-brot?

Lucia                             - Non lo so.

Freder                           - E' andata a un ballo, la signora Schim-melbrot?

Lucta                             - (ride) Signor Freder.

Freder                           - Esce spesso?

Lucia                             - No. Di rado.

Freder                           - Allora è andata certo a un ballo. Ma, non ha cercato gli anelli?

Lucia                             - Non se ne è ancora accorta.

Freder                           - Allora non è andata a un ballo, ma da parenti poveri. Perché ridi? Ai parenti poveri non si fanno vedere i gioielli.

Lucia                             - No.

Freder                           - Te ne vuoi già andare?

Lucia                             - Quando lei vuole.

Freder                           - Abbiamo ancora tempo. (Versa il té) Siediti.

Lucia                             - (ride).

Freder                           - Perché ridi?

Lucia                             - Sono così felice!

Freder                           - Bevi. (Le porge la scatola dei con­fetti).

Lucia                             - Me ne ha già dati la signorina Maria.

Freder                           - Bevi e mangia. (Si alza di scatto e va nella camera di Desirée, e lascia la porta aperta) Permetti, vero?

Desirée                          - (dalla camera accanto) A che ti serve?

Freder                           - (c. s.) Per la signorina Lucia.

Desirée                          - (c. s.) Che stupidaggine. (Ride).

Lucia                             - (ascolta).

Freder                           - (dalla camera accanto) Sta' pure a letto. Trovo tutto da me.

Desirée                          - (e. s.) Esci con lei?

Freder                           - Sì. (Torna con il piumino della cipria ed il rossetto) Rimani pure seduta, Lucia.

Lucia                             - (sgomenta) Signor Freder.

Freder                           - Domani te li compro. (Siede di fron­te a lei) Devi tenere la testa più alta.

Lucia                             - (a bassa voce) Non so come si deve fare.

Freder                           - Te lo insegno io. Prima di tutto gli occhi. (Comincia a truccarla).

Lucia                             - Signor Freder.

Freder                           - Perché sei così emozionata?

Lucia                             - Mi starà poi bene?

Freder                           - Lascia fare a me.

Lucia                             - Sì.

Freder                           - Tieni ferma la testa. Non hai mai avuto in mano un piumino della cipria?

 Lucia                            - No.

Freder                           - La bellezza naturale è soltanto la base.

Lucia                             - (interdetta) Sì.

Freder                           - La natura è fatta perché l'uomo la plasmi secondo i propri desideri. La femmina si rivela soltanto quando si trucca.

Lucia                             - Sì.

Freder                           - Tu hai un viso spirituale. Però esso acquista attrattiva soltanto quando gli dai l'espres­sione che desideri. Ho quasi finito. Perché tremi cosi? Pizzica?

Lucia                             - Signor Freder.

Freder                           - (ride) Ti eccita? Vorresti gettarmi su­bito le braccia al collo?

Lucia                             - (tace).

Freder                           - Adesso le guance.

Lucia                             - Lo so già.

Freder                           - Che cosa sai già?

Lucia                             - Lei mi trova brutta.

Freder                           - Sciocchezze.

Lucia                             - Altrimenti non mi truccherebbe.

Freder                           - Tu sei bella, ma la tua bellezza biso­gna tirarla fuori.

Lucia                             - (sempre incerta) Sì.

Freder                           - La bellezza naturale odora di sapone di bucato. Non muovere le labbra, adesso.

Lucia                             - (in fretta) Signor Freder.

Fheder                           - Che c'è?

Lucia                             - Lei non mi vuole più baciare.

Freder                           - (ride) Tu sei pazza.

Lucia                             - Quando ci sarà sopra il colore rosso, le farò schifo.

Freder                           - Ferma.

Lucia                             - No, per favore, signor Freder.

Freder                           - (la trucca di forza) Stupidella.

Lucia                      - Per favore, almeno la labbra no.

Freder                           - Vedrai come ti bacerò dopo.

Lucia                             - (senz'opporre resistenza) Signor Freder.

Freder                           - Adesso guardati nello specchio.

Lucia                             - (sto a lungo dinanzi allo specchio) Que­sta non sono io.

Freder                           - Sei tu elevata all'ennesima potenza. Vedi come sei bella.

Lucia                             - (tace).

Freder                           - Ti porto anche un bel mantello da sera.

Lucia                             - Per favore, signor Preder, per favore, no.

Freder                           - E un cappellino.

Lucia                             - (vacilla) No.

Freder                           - Poi usciamo insieme. (Va nella came­ra di Desirée).

Lucia                             - (crolla su di una sedia).

Freder                           - (torna con il mantello ed il cappellino di Desirée) Perché piangi? Alza la testa. Ti impia­stricci le ciglia. Qua, prendi il mio fazzoletto.

Lucia                             - (si asciuga gli occhi).

Freder                           - (l'aiuta a indossare il -mantello) Ades­so ridi, vero?

Lucia                             - (lo guarda).

Freder                           - Ridi.

Lucia                             - (sorride).

Freder                           - Ridi di più. (La bacia sulla bocca).

Lucia                             - (consolata) Signor Freder.

Freder                           - Una boccuccia di miele... Sei felice?

Lucia                             - (ride di cuore) Se lei mi vuole così.

Freder                           - Adesso sei bella.

Lucia                             - Ancora il cappello. (Lo mette).

Freder                           - All'improvviso, tutto va da sé.

Lucia                             - (lo guarda).

Freder                           - Farai delle conquiste.

Lucia                             - Mi vergogno.

Freder                     - La gente si volterà per guardarti.

Lucia                             - Mi sento così bella.

Freder                           - Qualcuno ti rivolgerà la parola.

Lucia                      - Se lei è con me, nessuno oserà.

Freder                           - Ma se io non ci sono?

Lucia                             - Mi lascia sola?

Freder                           - Ti divertirebbe?

Lucia                             - Mi getterei in acqua.

Freder                     - Ma se io non voglio che tu ti getti in acqua?

Lucia                             - Allora non mi getto in acqua.

Freder                           - Mi vuoi bene?

Lucia                             - Le voglio molto bene.

Freder                           - E se esigo da te che ti lasci avvici­nare?

Lucia                             - (confusa) Non capisco cosa vuoi dire.

Freder                     - Da un bel giovanotto che ti piaccia.

Lucia                             - No, signor Freder.

Fredek                           - Guardati nello specchio. Tu potresti piacere moltissimo ad un giovanotto ricco.

Lucia                      - Che me ne importa?

Freder                     - Tu ami soltanto me, vero? Vieni.

Lucia                             - Andiamo ad un ballo in maschera? Non sono mai stata ad un ballo in maschera.

Freder                           - E adesso ti sembra di essere masche­rata.

Lucia                             - (ride) Soprattutto in faccia.

Desirée                          - (appare nel vano della porta) Si lasci vedere, signorina Lucia.

Lucia                             - (spaventata) Mio Dio. (Esce).

Desirée                          - (ride) Come l'hai conciata!

Freder                           - (ride) Si vergogna.

Desirée                          - La vuoi portare in giro a battere il marciapiede?

Freder                           - Mille grazie. (Esce. Maria e Petrett entrano).

Maria                             - Vieni, dunque. (A Desirée) Lasciaci soli.

Desirée                          - (va nella sua camera).

Maria                             - (trascina dentro Petrell) Non è più qui. Ti ha aspettato un bel po'. Ha perso la pazienza. (Ride).

Petreia                           - Dov'è Irene?

Maria                             - Ha perso la pazienza. Perché ti nascon­di laggiù? Siediti.

Petrell                            - (rimane in piedi) Che cosa vuoi?

Maria                             - Te non più di sicuro. Non aver paura.

Petrell                            - Che cosa vuoi?

Maria                             - Preferirei andare in giro come una stupida bestia che non sa a chi appartiene. Siediti.

Petrell                            - Quando ti sarai calmata.

Maria                             - Sono calmissima.

Petrell                            - Ti conosco bene.

Maria                             - Grazie.

Petrell                            - Vogliamo lasciarci così?

Maria                             - Tienile per l'altra, le tue sdolcinature.

Petrell                            - Ti voglio spiegare.

Maria                             - Basta che io faccia tanto così, che tu non torni più da lei. Te, ogni donna ti fa filare come vuole.

Petrell                            - Con te non si può parlare.

Maria ------------------ - Perché non si può parlare con me?  

Petrell                     - Tu non parli.

Maria                             - Canto, forse?

Petrell                            - Tu ansimi.

Maria                             - (ride) Io ansimo.

Petrell                            - Metaforicamente, si capisce.

Maria                             - Lei ha la voce flautata.

Petrell                     - Smettila una buona volta.

Maria                             - Ed io ansimo.

Petrell                     - Non ho detto che tu ansimi.

Maria                             - Tu hai detto che io ansimo.

Petrell                     - Sei troppo fuori di te per parlare.

Maria                             - Tu hai detto che io ansimo.

Petrell                            - Se proprio lo vuoi.

Maria                             - Chi ti dice ch'io voglio qualcosa?

Petrell                            - Allora perché mi hai trascinato su?

Maria                             - Perché venissi a prendere Irene.

Petrell                            - Menti.

Maria                             - Perché te la portassi via.

Petrell                     - Era già uscita da un pezzo e tu le sei corsa dietro.

Maria                             - (rìde) Non era andata via.

Petrell                            - Lei avrebbe impedito che tu mi ag­gredissi.

Maria                             - (ride) Impedire talvolta è diffìcile.

Petrell                            - Le sei corsa dietro e sei arrivata pri­ma di lei.

Maria                             - Tu non puoi ricostruire. Cerca, e forse ne trovi ancora un pezzo nella stanza.

Petrell                            - E' meglio che ci vediamo un'altra volta.

Maria                             - Nella stanza c'è un suo pezzo di pra­teria.

Petrell                            - Quando ti sarai calmata.

Maria                             - Annusa, cavallo, annusa.

Petrell                            - Ne ho abbastanza. (Fa per andar­sene).

Maria                             - Annusa, cavallo. C'è la prateria, 1» prateria rossa. Acqua, acqua. (Ride) Se ti avvicini all'armadio, allora trovi il fuoco. Fuoco, fuoco. (Lo spinge verso l'armadio) Apri gli occhi. Non vedi ancora niente? (Trionfante) Eccola qui la prateria rossa. (Gli mostra i capelli di Irene).

Petrell                            - (atterrito) Che avete fatto?

Maria                             - Abbiamo giocato agli indiani.

Petreix                           - (inorridito) Maria!

Maria                             - (scoppia in una fragorosa risata) Ab­biamo giocato agli indiani. Come avevi scritto nella lettera, cavallo. Le ho tolto lo scalpo. Ho tolto lo scalpo al capo dei pellirosse.

Petrell                            - (La afferra, inorridito) Maria!

Maria                             - (tace d'improvviso. Lo guarda).

Petrell                            - L'hai...?

Maria                             - (a bassa voce) Lasciami.

Petrell                            - Sei diventata pazza?

Maria                             - Non mi toccare più.

Petrell                            - Voglio sapere che cosa hai fatto di lei.

Maria                             - Nulla.

Petrell                            - (con farsa) Dov'è Irene?

Maria                             - (prorompendo) E se anche l'avessi uc­cisa?

Petrell                            - Ora non lo credo più.

Maria                             - Io l'ho uccisa.

Petrell                            - Non ti credo più.

Maria                             - Però sino ad un momento fa avevi paura.

Petrell                            - Ma ora non lo credo più.

Maria                             - Eppure avevi paura.

Petrell                            - Non ti ritengo capace di farlo.

Maria                             - Potresti sbagliarti.

Petrell                            - Lo vedo nei tuoi occhi.

Maria                             - Come conosci gli uomini!

Petrell                            - Dov'è, dunque.

Maria                             - E' in cucina. La polizia sta per giun­gere. Anche il medico è in cucina.

Petrell                            - L'hai nascosta.

Maria                             - Chiedilo al medico. L'ho strangolata. Se resti ancora, arrestano anche te.

Petrell                            - L'hai chiusa dentro. E" da Desirée?

Maria                             - Al posto tuo, non farei tante domande. Andrei in cucina. O forse hai paura?

Petrell                            - Ti fa piacere vedermi soffrire.

Maria                             - (cambia tono) Non le é successo nulla.

Petrell                            - Allora dov'è?

Maria                             - A casa.

Petbell                           - A casa?

Maria                             - Oppure da te. L'ami tanto?

Petrell                            - Siete scese insieme?

Maria                             - (esausta) L'avevo legata qui perché non mi trattenesse. Ti sarà molto utile. Parai stra­da. Lei è abilissima.

Petrell                            - (sconcertato) Per i capelli?

Maria                             - (annuisce) Raccontami come ti sei in­namorato di lei.

Pethell                           - Una crudeltà simile!

Maria                             - Perdonami. L'ami tanto?

Petrell                            - Lasciami ora.

Maria                             - Ti addolora? Non mi puoi perdonare?

Petrell                            - Ora vado.

Maria                             - Non mi puoi perdonare? Baciami.

Petrell                            - Ora devo andare.

Maria                             - Odio, odio per sempre. Farai carriera con il suo aiuto.

Petrell                            - L'avevo detto subito che era un er­rore.

Maria                             - Che cosa era un errore?

Petrell                            - Addio.

Maria                             - Che siate venuti qua? Questo è stato l'errore. Tu mi conosci meglio di lei. Non avresti dovuto lasciarti convincere da lei. Parla, rispondi.

Petrell                            - Non avrei mai creduto, nonostante tutto, che tu potessi compiere una simile crudeltà.

Maria                             - Anche lei farà camera. Tutti e due farete carriera.

Petrell                            - (fa per andarsene).

Maria                             - (di scatto) Battimi, allora.

Petrell                            - Tu non ragioni.

Maria                             - Battimi, dunque, se non puoi perdo­narmi.

Petrell                            - Vuoi che ci senta tutta la casa?

Maria                             - Tu mi disprezzi, no?

Petrell                     - E' inutile continuare a parlare.

Maria                             - Battimi, su, battimi.

Petrell                            - Non urlare.

Maria                      - Che devo fare perché tu mi batta? Lei, io l'ho pur battuta. L'ho legata per i capelli. (Fuori dì sé) Su, battimi.

Petrell                            - (vuoi raggiungere la porta).

Maria                             - Rimani qui. Non ci sì squaglia cosi, quando si è amato una donna per due anni. O era tutto un imbroglio?

Petrell                            - Basta. (Apre la porta).

Maria                             - (fuori di sé) E il mio denaro?

Petrell                            - II tuo denaro?

Maria                             - H mio denaro. Forse non ti ho mante­nuto?

Petrell                            - (chiude la porta in fretta) Vuoi che lo senta tutta la casa?

Maria                             - Lo deve sapere tutta la casa, che ti sei fatto nutrire da me per due anni.

Petrell                            - (pallido) Sei pazza?

Maria                             - Adesso gli manca il respiro. Chi si è fatto comprar tutto da me? Per chi ho dato lezioni sino a tarda notte, per procurargli da mangiare? A chi ho comprato vestiti e libri e scarpe e cami­cie e calze?

Petrell                            - Ti restituirò il denaro.

Maria                             - Mi pianterai in asso, senza compli­menti. Quella il denaro lo tiene per sé.

Petrell                            - Ma guadagno anch'io.

Maria                             - E chi s'è rovinata i piedi per cercarti un impiego?

Petrell                            - Non lo nego affatto.

Maria                             - E chi ti ha mandato in un sanatorio per curarti una tisi, che era letteratura?

Petrell                            - La situazione diventa penosa.

Maria                             - Adesso gli diventa penosa.

Petrell                            - Così s'interroga un ladro.

Maria                             - E non sei forse un ladro, tu?

Petrell                            - Maria!

Maria                             - Oh, se sei un ladro!

Petrell                            - Non sai più quello che dici.

Maria                             - Un ladro sei.

Petrell                            - Ora basta. (Si dirige verso la porta).

Maria                             - Battimi, allora, se non sei un ladro.

Petrell                            - Vuoi che, per colpa mia, accorra tutta la casa?

Maria                             - Battimi, allora. (Lo trattiene) Battimi, allora, se non sei un ladro. Non hai pietà di me?

Petrell                            - Bisognerebbe versarti dell'acqua fred­da sulla testa.

Maria                             - (cade in ginocchio, singhiozzando) Bat­timi, dunque, se non sei un ladro.

Petrell                            - Divento pazzo anch'io. (Si svincola).

Maria                             - Non ti lascio, se non mi batti. Non ti lascio.

Petrell                            - Per te non c'è che il manicomio. (Esce).

Maria                             - Battimi. Battimi. Battimi. (Entra Desìrèe).

Desikée                         - (sì inginocchia accanto a lei) Marion.

Maria                             - (sorridendo) Battimi. Tu non sei un ladro.

Desirée                          - (l'aiuta ad alzarsi) Povera piccola.

Maria                             - Non mi ha battuta.

Desirée                          - Su. Io ti asciugo le lacrime coi baci.

Maria                             - Sì. Baciami.

Desirée                          - Mia pìccola Marion.

Maria                             - Non mi ha battuta. Baciami ancora.

Desirée                          - (la bacia appassionatamente') Ora ci corichiamo nel mio letto, l'una stretta all'altra, e staremo di nuovo al caldo.

Maria                             - L'una stretta all'altra.

Desirée                          - Di nuovo al caldo, come quando era­vamo bambine. Ti racconterò molte cose, Marion. Come due sorelline, prima di addormentarsi.

Maria                             - Come due sorelline, prima dì addor­mentarsi. Quando la luce è già spenta. Tu sei la mio sorella.

Desirée ---------------- - Tu sei mia. (Rimangono abbracciate).

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

La medesima scena degli altri atti, di sera

Freder                           - (sdraiato) n fegato mi da noia.

Alt                                 - . Beva di meno.

Preder                           - II fegato mi sale in gola.

Desirée                          - Avrai un altro collasso, sta a vedere.

Freder                           - Dormo quasi sempre con i ginocchi rannicchiati.

Desirée                          - (ride) Santo Cielo!

Preder                           - Fa meno male.

Desirée                          - E' ora che ti sposi.

Preder                           - Ti faccio una proposta di matrimonio, Maria.

Maria                             - (ride) Idiota.

Desirée                   - Ma lui parla seriamente.

Preder                           - Molto seriamente. Saremmo una cop­pia esemplare.

Desirée                          - Ci penserà. Negli ultimi giorni ha imparato a stimarti.

Preder                           - Diverrò migliore.

Desirée                          - Diverrà migliore.

Preder                           - Tracannerò più acqua.

Desirée                          - Perché non gli rispondi?

Freder                           - (si alza) Al momento giusto bisogna coscientemente imborghesirsi.

Desirée                          - Bravo. Le sue intenzioni sono rea-listiche.

Maria                             - (la guarda,).

Desirée                          - II fegato l'ha condotto alla ragione. Io non rido.

Freder                           - (si piega) Che dolore!

Desirée                          - Non guardarmi cosi, Marion.

Alt                                 - Che significa dolore? (Si sdraia).

Freder                           - (o Maria) Pensaci.

Maria                             - Lasciami stare.

Freder                           - Voglio essere mantenuto. Io non la­voro volentieri. Tu invece lavori volentieri. Dun­que: ci completiamo a vicenda. Visto che da tre giorni ci diamo del tu, il matrimonio non è che una formalità.

Desirée                          - Freder ci tiene, alla forma.

Freder                           - Mi impegno a rompere ogni relazione con Lucia nell'istante stesso della tua decisione.

Desirée                          - Hai ancora rapporti con lei, allora?

Freder                           - Lucia supera ogni mia previsione.

Maria                             - Allora sposa Lucia.

Freder                           - Non sono un mezzano.

Desirée                          - Tu lo fraintendi.

Maria                             - Ti diverte questo?

Desirée                          - O ci si imborghesisce o ci si uccide. Non c'è altra soluzione. Io non mi diverto affatto.

Preder                           - (a Maria) Ci siamo già baciati.

Maria                             - (ride) Siete rincretiniti tutti e due?

Freder                           - Lo neghi forse?

Desirée                          - Quando vi siete baciati?

Freder                           - Ieri sera.

Maria                             - C'eri anche tu.

Desirée                          - Non ricordo.

Maria                             - Tu stessa ci hai incitati.

Desirée                          - Tu sogni.

Maria                             - Non ci hai dato tregua, Desy. Alla fine ho dovuto biadarlo.

Desirée                          - Mi è sfuggito completamente.

Maria                             - Quando sì è ubriachi molte cose sfug­gono.

Freder                           - Ogni volta che tiro il fiato sento una fitta. Maledizione.

Desirée                          - Non alzare la voce. Alt dorme.

Alt                                 - II dolore non è una trasformazione orga­nica dei tessuti. Con le pallottole in corpo il sol­dato continua a correre, come ss nulla fosse.

Desirée                          - Io afferro il revolver se qualcuno mi pesta il mignolo del piede.

Alt                                 - Ma quando i bacilli della tisi divorano i tuoi polmoni, tu non avverti nulla. Il dolore è fine a sé stesso.

Maria                             - Io ti ho pestata molte volte.

Desirée                          - Infatti non ballo più con te.

Maria                             - (ride) Ne ha abbastanza di me.

Desirée                          - Non lasciare Preder senza risposta.

Alt                                 - n dolore è uno stimolo, un fatto spirituale, un'autosuggestione, che noi raffinatamente inter­rompiamo quando gridiamo.

Freder                           - Devo fare un pediluvio caldo. (Esce).

Maria                             - (a bassa voce) Ne hai abbastanza di me?

Desirée                          - (tace).

Maria                             - Dillo pure senza timori.

Alt                                 - La nostra vita nervosa oscilla fra due poli, il dolore e il sonno. Li amiamo entrambi. En­trambi, anche il nulla assoluto, rappresentano il nostro soddisfacimento vitale.

Desirée                          - Finalmente ho trovato uno strata­gemma grandioso, per unirli, i due poli.

Alt                                 - (la guarda).

Desirée                          - Dolore e sonno nello stesso tempo. Continua pure, Alt. Un altro té per favore.

Maria                             - (le versa il té).

Desirée                          - Più zucchero e più cognac. (Ad Alt) Non romperti la testa.

Alt                                 - Non mi rompo affatto la testa.

Desirée                          - Hai indovinato?

Maria                             - Che cosa deve indovinare?

Desirée                          - Zitta, baby. Pensa piuttosto al tuo poeta.

Maria                             - Quello...

Desirée                          - Se non intervieni subito, quei due sì sposano.

Maria                             - Le metterò io stessa la corona di fiorì d'arancio sul capo.

Desirée                          - Quello le rimarrà fedele sino alla tomba. Con i suoi modi maschili lei lo domina co­me una nonna. Spicciati, Marion.

Maria                             - Vuoi darmi il via?

Desirée                          - Tu sei un essere che si affeziona. Ti voglio soltanto consigliare.

Maria                             - Anche senza te mi trovo bene.

Desirée '                        - Resta sempre la proposta di matri­monio di Freder.

Maria                             - (l'abbraccia) Da qualche giorno litighi volentieri.

Desieée                         - (si svincola) Lasciami.

Maria                             - Ma passa presto.

Desirée                          - Mi fa delle scenate come una mo­glie. Vi sono delle donne che sanno vivere saltante con i concetti matrimoniali, persine con una donna.

Maria                             - Oggi sei cattiva.

Desirée                          - Capisco come Bubi non abbia resistito.

Maria                             - (piano) Come, tu?

Desirée                          - Alla lunga diventa una cosa insop­portabile. Devi perdere questa abitudine.

Maria                             - Non vuoi darmi un bacio?

Desirée                          - Non te lo voglio dare. Siediti al tuo posto.

Maria                             - (si siede).

Desirée                          - Mi ricorda quell'industriale ambur­ghese che voleva spesarmi ad ogni costo. Era un bellissimo ragazzo. Per poco non svenne quando, senza farci caso, gli diedi un bacio. Passino quando andava a passare la notte con una prostituta, ne faceva una notte di matrimonio. Con lei parlava di sua madre, dei suoi affari, e delle prospettive di una chiarificazione della situazione politica in Ger­mania.

Maria                             - Mi faccio fare un soprabito grigio di seta, a «redingote».

Desirée                          - Domani hai la prova del giacchettino.

Maria                             - D:mani pomeriggio.

Desirée                          - Vengo con te. Non deve fare il giub­betto troppo scollato.

Maria                             - Gli insegnerai come deve fare.

Ali                                 - Dove avete preso i vostri pigiama? Siete molto graziose.

Desirée                          - Soprattutto Marion. (Tenera a Maria) L'azzurro ti sta a meraviglia. Questo azzurro sono andata io a cercarlo. Sta cosi bene con i tuoi ca­pelli. (La bacia).

Maria                             - Abbiamo rifatto la pace.

Desirée                          - Ah, se tu non volessi sempre darti ra­gione di tutto.

Maria                             - (pronta) Non lo farò più.

Desirée                          - Questo è il terribile. Registrare tutto, trame le conseguenza, abiiuareisi, fare una vita ma­trimoniale. C'è da soffocare.

Alt                                 - Spiegati: che cos'hai?

Desirée                          - Ti prego, Alt.

Alt                                 - Bada che ti caccio un dito in bocca.

Desihée                         - Grazie.

Alt                                 - Tutti gli uomini hanno bisogno di scari­carsi di tanto in tanto, di andare con lo spirito nel­la « toilette ».

Desirée                          - Adesso tocca a me.

Alt                                 - (con forzi) Non si diserta.

Desirée                          - Che me n'importa dei principi morali?

Alt                                 - Non è un principio morale. E' l'unico do­vere sociale che abbiamo nei confronti degli altri uomini.

Desirée                          - Adesso fai il sentimentale.

Alt                                 - Di te puoi fare ciò che vuoi. Ma la pre­messa dell'esistenza è che ognuno viva sino in fondo la propria vita. Alla peggio uccida un altro. Uccidere se stesso significa rendere la vita perico­losa a tutti gli altri.

Desirée                   - E' la prima volta che sento frasi fatte dalla tua becca. Questa volta non ci com­prendiamo. Preder mi comprenderebbe assai meglio.

Alt                                 - Freder non alzerà mai la mano contro se stesso.

Desirée                          - A lui piace vivere. Ma non impedirebbe mai ad un altro di vivere.

Alt                                 - In caso disperato è ancora preferibile la cocaina.

Desirée                          - Meglio ancora il veronal. Una bella, forte dose di veronal. Ci si addormenta a poco'a poco, si sprofonda sempre di più sino a che tutto è finito.

Maria                             - Conto così poco per te?

Desirée                          - Piccola Marion.

Maria                             - Questi pensieri ti prendono soltanto quando non t'importa più di nessuno.

Desirée                          - (tenera) Non essere triste, Marion.

Maria                             - (sorride) Mi sto dando ragione dì un'al­tra cosa ancora.

Desirée                          - Non essere triste.

Maria                             - Ti sono rimasta estranea.

Desirée                          - Probabilmente noi restiamo estranei l'uno all'altro per tutta la vita.

Maria                             - Tu non mi sei estranea.

Desirée                          - Siamo due nature diverse. A te nes­suno in fondo è estraneo, a me tutti. Ne abbiamo pur fatta l'esperienza, piccola.

Alt                                 - Non ne avete fatto sufficiente esperienza.

Desirée                          - (sorride) Per quanto t:mpo bisogna provare? Lei non è adatta. Dopo meno di otto giorni mi sono potuta convincere che a lei io dovevo ser­vire solo per un'evasione.

Maria                             - Tu distruggi ogni incanto.

Desirée                          - Forse. Ogni incanto ha in sé il germe della ripugnanza. (Ad Alt) Fa tutto ciò che le dico. Ma non l'azzecca mai.

Maria                             - Non sono adatta.

Desirée                          - La prima' notte, quando ti sollevai da terra e ti portai nel mio letto, ebbi veramente la sensazione che tu mi appartenessi. Non fui io, ma il dolore a smuoverti.

Maria                             - Taci.

Desirée                          - Ha soggezione dì te. Alt non è un uomo, Alt è una donna mal riuscita: potresti spo­gliarti tranquillamente dinanzi a lui... Ma fin dal giorno dopo mi ero accerta che noi due eravamo piuttosto buffe.

Maria                             - Insemina, taci.

Desirée                          - Con te ho avuto molta, pazienza. Con un uomo non avrei avuto tanta pazienza.

Maria                             - Io non ho un pomo d'Adamo maschile.

Desirée                          - (ride) Sei la mia pazzerella.

Maria                             - Di bambina giocavo con le bambole, non con il cavallo a dondolo e i soldatini.

Desirée                          - (le abbraccia le ginocchio.) Mia pic­cola innocente amica.

Maria                             - (piano) Ho bisogno dell'illusione di avere un uomo.

Desirée                          - Sei infelice?

Maria                             - (plano) Sì.

Desirée                          - Anche con me è stata delusa.

Maria                             - Sì.

Desirée                          - (la bacia) Noi due poverette. (Si ten­gono abbracciate) Dive andremo? Fra due anni avrò la mia laurea, come te, oggi. E' questo l'ideale? Che cosa sogni tu?

Maria                             - Non sogno più.

Desirée                          - Assistente al Policlinico. Odore di iodo­formio e di acido fenico: sentire quel puzzo per tutta la vita.

Maria                             - Un tempo mi sembrava musica.

Desirée                          - Le più repellenti strette di mano, per tutta la vita, con gente e:tranea e sudicia.

Maria                             - Un tempo mi sembrava musica: alle­viare le sofferenze di migliaia di esseri umani.

Desirée                          - Non ho mai creduto agli altri. Coin'è stupido smarrirsi negli altri. Anche quando si al­levia loro una sofferenza, essi preferirebbero esser soli. (Entra Lucia, vestita vistosamente).

Lucia                             - (un po' eccitata) I signori desiderano ancora qualcosa?

Desirée                          - Ma come s'è vestita?

Lucia                             - Chiedevo ss i signori desiderano ancora qualcosa!

Maria                                        - Esce?

Lucia                             - Devo uscire.

Desirée                          - Sola?

Lucia                             - (sorride) Non mi lasciano sola per trop­po tempo.

Desirée                          - Chi non la lascia sola?

Lucia                             - Per me è lo stesso.

Desirée                          - Si sieda con noi.

Lucia                             - Farò tardi.

Desirée                          - Qui siamo tutti tristi. Venga a sol­levarci un po'.

Lucia                             - Io non sono mai triste.

Desirée                          - Lei è una creatura così allegra!

Lucia                             - La vita è bella, bella, bella.

Desirée                          - Che dolce vocina ha.

Lucia                             - (di scatto) Torno subito.

Desirée                          - Povera creatura, ti invidio.

Maria                             - Ma carne fa luì?

Alt                                 - Preder?

Maria                             - (annuisce) Non aver più bisogno di pen­sare a sé stessi. Togliere la volontà a qualcuno, cre­derà che un altro si preoccupi in luogo tuo, e non esistere più per te stessa.

Desirée                          - Tu non andresti mai per strada?

Maria                             - Ma libera da me stessa vorrei esserlo anch'io.

Desirée                          - Questo lo vorremmo tutti. Ma io sa­prei imitare Lucia anche in questo, senza stordire la volontà, senza Preder, spontaneamente.

Lucia                             - (torna con vino e bicchieri).

Desirée                          - Abbiamo già il cognac.

Lucia                             - Questo è vino buono.

Alt                                 - Dove ha preso il vino?

Lucia                             - Posso portarne un'altra bottiglia.

Desirée                          - Lei è un angelo.

Lucia                             - Vorrei fare un brindisi con lei.

Maria                             - (ride) Noi due di Passavia.

Lucia                             - (ride) Passavia? Me la sono completa­mente scordata.

Maria                             - E il fidanzato?

Lucia                             - II mio fidanzato...

Desirée                          - Ha un fidanzato?

Maria                             - A Passavia.

Desirée                          - Ha un fidanzato a Passavìa!

Lucia                             - Rida pure, signorina.

Desirée                          - Dammi del tu.

Lucia                             - Adesso non la odio più.

Desirée                          - Perché mi odiava?

Lucia                             - (tace).

Maria                             - Sono di cattivo umore.

Alt                                 - Distenditi accanto a me.

Desirée                          - E adesso non mi odia più?

Lucia                             - Non se l'abbia a male, signorina. Lei è così bella.

Desirée                          - Dammi del tu.

Lucia                             - II signor Preder, non lo capisco.

Desirée                          - Che cosa non capisci?

Lucia                             - Che non la ami p:ù.

Desirée                          - Ma tu ne sei contenta, no?

Lucia                             - Io seno felice.

Desirée                          - Lo ami tanto?

Lucia                             - Più di così non si può amare.

Desirée                          - (ad Alt) Non ha forse tutto ciò che la vita può dare di più bello? Vieni, Lucia, baciami. (Stringe a sé Lucia).

Alt                                 - (a Desirée) Sazia di tutto, sei tornata una bimba.

Lucia                             - Adesso ci vorrebbe la musica. Sedere in silenzio e ascoltare.

Desirée                          - (carica il grammofono) Balliamo.

Lucia                             - II signor dottore non balla.

Desirée                          - Preder quando passa a prenderti?

Lucia                             - Vado da sala. Si fida di me.

Desirée                          - II denaro lo prende lui?

Lucia                             - Neppure un centesimo. E pensare che debbo tutto a lui.

Desirée                          - Gusdagni molto? Racconta.

Lucia                             - Dipende.

Desirée                          - Racconta.

Lucia                             - Ho già ricevuto anche un'offerta di ma­trimonio.

Desikée                         - Ma a questa non pensi, vero?

Lucia                             - Può aspettare.

Desirée                          - Dovresti prenderti un appartamen­tino.

Lucia                             - (in fretta) No.

Desirée                          - La signora Schimemibrot un bel giorno ti acciufferà.

Lucia                             - Non ho paura.

Desirée                          - Capisco. Vuoi rimanere perché Freder abita qui.

Lucia                             - Zitta.

Desirée                          - Se mi racconti tutto, non ti tradisco. Da chi hai avuto, la prima sera, il rossetto e il mantello?

Lucia                             - (ride) Avevo tanta paura, allora.

Desirée                          - E' andata liscia, non è vero?

Lucia                             - E' andata subito.

Desirée                          - Racconta.

Lucia                             - E' molto più semplice di quanto lei non creda.

Desirée                          - Dammi del tu.

Lucia                             - II tu lo dò solo agli altri, a quelli che non conosco.

Desirée                          - Bisogna cavarti di bocca le parole. Quanti anni hai?

Lucia                             - Diciotto.

Desirée                          - Bene. Vai con tutti?

Lucia                             - E' proprio per questo che va, perché non devo scegliere.

Desirée                          - Che aspetto abbia non t'importa?

Lucia                             - Prima non lo guardo neppure.

Desirée                          - Bene. Del resto che ti può succedere?

Lucia                             - Un bambino non lo si può avere.

Desirée                          - Perché non si può avere un bambino?

Lucia                             - L'ha detto il signor Freder.

Desirée                          - Ti fai dare parecchio denaro? Tu sei molto carina.

Lucia                             - Ieri ho tolto il portafoglio a uno, men­tre dormiva. Volevo vedere chi era.

Desirée                          - Splendido. Chi era?

Lucia                             - Un pugile.

Desirée                          - Splendido. (Di scatto) Vengo un po' con te.

Lucia                             - (incerta) Allora non osa più nessuno.

Desirée                          - Ma io mi trucco come te.

Lucia                             - Però non dobbiamo andare insieme.

Desirée                          - Niente paura. Ci sono anche degli uo­mini che ne vogliono due.

Lucia                             - Non lo credo.

Desirée                          - Molte cose tu non sai ancora. Un momento, Lucia. Mi preparo subito.

Maria                             - Ti cambi?

Desirée                          - (ride) Vado con lei.

Maria                             - Hai perduto la ragione?

Desirée                          - E a che mi è servita, la ragione?

Alt                                 - (si alza) Venga con me, signorina Lucia.

Desirée                          - Non riuscirete a trattenermi.

Maria                             - Qui si tratta di un incontro di pugilato.

Desirée                          - Voglio andare per strada.

Maria                                        - Desy.

Desirée                          - (facendole il verso) Desy. Non ne posso più del tuo «Dssy». (Entra in camera sua).

Lucia                             - Cos'ha detto? Per strada?

Alt                                 - Venga.

Lucia                             - Io non vado per strada.

Alt                                 - No, certo.

Lucia                             - Non, voglio che mi si offenda.

Alt                                 - Brava.

Lucia                             - Avrà a che fare con Freder.

Alt                                 - Vada a lagnarsi da luì.

Lucia                             - E' stato lui a piantarla. Questo non lo può negare.

Maria                             - (va nella camera di Desirée).

Alt                                 - Probabilmente. Venga con me. Presto.

Lucia                             - Ma quando siamo sotto, mi lasci sola, signor dottore.

Alt                                 - Niente paura. (Escono entrambi).

Maria                             - (nella camera accanto) Ma ragiona, in-somma.

Desirée                          - (c. s.) Dammi la chiave.

Maria                             - (c. s.) Sa tu sai pazza, io non lo sono.

Desirée                          - (entra e attraversa la stanza di corsa, Sino alla porta) Bada.

Maria                             - (la segue e le sbarra la strada) No.

Desirée                          - Non vuoi lasciarmi passare?

Maria                                        - Desy.

Desirée                          - Ti cavo gli occhi.

Maria                             - Fai quello che vuoi, ma io non ti lascio,

Desirée                          - Tu non sei mia madre.

Maria                             - Non sono tua madre.

Desirée                          - (le salta addosso).

Maria                             - (la respinge) Prima mi devi uccidere.

Desirée                          - Questo piacere non te lo faccio.

Maria                                        - Desy.

Desirée                          - (furiosa) Voglio andar giù.

Maria                             - Lo so.

Desirée                          - Non hai alcun diritto.

Maria                             - Non ho alcun diritto.

Desirée                          - Tu sei pazza, non io.

Maria                             - Io sono pizza, non tu.

Desirée                          - Lasciami passare. Non posso più tra­scorrere la notte con te.

Maria                             - Dormiremo divise. Mi farò il letto qui.

Desirée                          - Mi annoi, mi ripugni.

Maria                             - Tu l'hai voluto.

Desirée                          - Oggi ho voglia di sconosciuti. Senza guardarli prima. Voglio anch'io un pugile.

Maria                             - Una bambina sei.

Desirée                          - Lasciami. S3Ì forse gelosa?

Maria                             - Tu hai perduta la testa.

Desirée                          - Tu, forse.

Maria                             - Porse anch'io.

Desirée                          - Sei un marito tu.

Maria                             - (entrambe tornano in sé. Tenera) Desy.

Desirée                          - (tace).

Maria                             - (si siede accanto a lei) Piccolo anima-letto selvaggio.

Desirée                          - Dammi la mia chiave.

Maria                             - No.

Desirée                          - Nessuno ha mai potuto privarmi della libertà. L'uomo che chiude a chiave la moglie, porta le corna più presto.

Maria                             - Tu mi puoi fare le corna, piccola. Sol­tanto devi sapertelo scegliere.

Desirée                          - Di questo ne ho abbastanza per sem­pre.

Maria                             - Non immaginavo quanto tu potessi es­sere cattiva.

Desirée                          - (va nella sua camera).

Maria                             - (esausta, resta a sedere. Comincia a bere. Va nella camera di Desirée).

Desirée                          - (dalla camera accanto) Lasciami sola.

Maria                             - (c. s.) Non ti farò nulla.

Desirée                          - (c. s.) Non vuoi darmi la chiave?

Maria                             - (ride. Torna con coperta e cuscini, fa il letto sulla sedia a sdraio. Beve ripetutamente.

Alt                                 - (torna).

Maria                             - E' in camera sua.

Alt                                 - Si è calmata?

Maria                             - Al contrario.

Alt                                 - La calmiamo domani.

Maria                             - Bevi ancora un bicchiere?

Alt                                 - Grazie. Buona notte.

Maria                             - Alt.

Alt                                 - Sì.

Maria                             - (pausa) Sin dove hai accompagnato Lucia?

Alt                                 - Mi è scappata appena sotto.

Maria                             - E' una dolce creatura. Che peccato!

Alt                                 - Quante cose vanno alla malora, senza che noi ce lo immaginiamo....

Maria                             - (pausa) Buona notte.

Alt                                 - Volevi dire qualcosa.

Maria                             - Non avrei dovuto impedirlo a Desirée.

Alt                                 - Insensata.

Maria                             - Le dico che può andare quando vuole.

Alt                                 - Insensata. Adesso ci dorme sopra.

Maria                             - Non dormirà tutta la notte.

Alt                                 - Così ci riflette.

Maria                             - E conclude d'essere una vittima.

Alt                                 - Questo la riconcilia con la vita.

Maria                             - (pausa) Non si deve disertare.

Alt                                 - (con forzi) Non si deve disertare.

Maria                             - Non gridare cosi.

Alt                                 - E se restassi qui stanotte?

Maria                             - (ride) Tu?

Alt                                 - Voi due non mi piacete.

Maria                             - Non hai fiducia in me?

Alt                                 - In te ancora meno.

Maria                             - (meravigliata) Alt?

Alt                                 - Lei ha già superato tante crisi.

Maria                             - Io no.

Alt                                 - Tu no. Lei...

Maria                             - Parli sempre di lei.

Alt                                 - Tu... Tu sei satura. Devi uscire da te stessa.

Maria                             - Dammi le istruzioni.

Alt                                 - Non ti manca che la leggerezza. Tratta peggio gli uomini, dimentica te stessa e ti ritro­verai.

Maria                             - Amen. Ma tieni per te i tuoi dieci co­mandamenti.

Alt                                 - Erano soltanto quattro.

Maria                             - Anche tu con la sete di dominio, la tua bontà e tutto il resto. Desirée ha ragione. Tu e Pre­der siete due fratelli che non si rassomigliano. Puoi andare tranquillamente a dormire.

Alt                                 - La psicologia di Desirée...

Maria                             - Lei con il suo istinto è molto più furba di tutti noi.

Alt                                 - Brava: innamorati nuovamente di lei. Chiedile perdono, come un 'bambino cattivo a sua madre.

Maria                             - (Io guarda) Le chiederò perdono.

Alt                                 - Da questo istante tu sei condannata a re­stare con lei.

Maria                             - (sorride) Forse.

Alt                                 - Ti maltratterà.

Maria                             - Mi maltratta da un pezzo. Non preoc­cuparti.

Alt                                 - Come vuoi tu.

Maria                             - Va' a dormire. C'è Freder qui.

Alt                                 - Non mi fido di lui.

Maria                             - Ma noi non abbiamo bisogno di essere sorvegliate.

Alt                                 - Buona notte.

Maria                             - Buona notte. (Alt esce. Maria si avvicina rapidamente alla porta della camera di Desirée. ma la porta è chiusa) Apri, stupidella. Sai già a letto? (Nessuna rispos'a) Non ti voglio ostacolare. Ti dò la chiave. Se ti aspetti qualcosa di buono, vai pure giù... Rispondi! P:so la chiave sul pavimento. Qui, davanti alla porta. Non hai che da aprire uno spi­raglio. (Pausa. A basso voce) Perdonami, Desy. Perdonami, Desy, avevo paura per te. Ma rispondi, dunque. (Sempre più esaltata) Non mi merito nep­pure una risposta? (Batte con i pugni contro la porta) Non me ne vado di qui. Rimarrò qui tutta la notte, dinanzi alla tua porta, se non apri. (Desi­rée, in camicia, apre la porta).

Desirée                          - (cade nelle braccia di Maria) Ba­ciami.

Maria                             - (la bacia) Tu...

Desirée                          - (tenera) Perdonami. Marion.

Maria                             - Tu... (si siedono strette l'una all'altra).

Desirée                          - (sorride) Moriamo insieme.

Maria                             - Morire, no.

Desirée                          - Aiutami, Marion. Non posso fare al­trimenti, sorellina.

Maria                             - (fra i singhiozzi) Che dici mai?

Desirée                          - Moriamo insieme. Ora so tutto.

Maria                             - Non si sa mai tutto.

Desirée                          - Sono già sotto la narcsi. Come se avessi già la maschera sul viso.. Ti abbraccio come attraversa una nebbia.

Maria                             - Ti porto nel tuo letto.

Desirée                          - Sarebbe un passo cosi breve.

Maria                             - Non parlare.

Desirfe                          - Sono già al di là. Solo un brevissimo passo. Fallo, Maria. Metti il veronal nel bicchiere.

Maria                             - (implorando) Non parlare più di quaesto.

Desirée                          - Aiuto, mamma, aiuto.

Maria                             - (sconvolta) Basta, t: scongiuro.

Desirée                          - (più desta) Lo farai? Sono pronta, ormai. Sano stata a letto ed ho segnato di te.

Maria                             - Sediamoci vicine. Non parliamo.

Desirée                          - Che sciocchezza andare per strada.

Maria                             - (disperata) Non era una sciocchezza.

Desirée                          - Ti ringrazio di avermi trattenuta.

Maria                             - (quasi implorando) Vengo giù con te.

Desirée                          - (sorrida) Non ho più bisogno della strada. Non ho più bisogno del pugile. Marion, tu resti con me. (La bacia) Ho sognati dì te, che mi avresti aiutato.

Maria                             - Non parlare più di questo.

Desirée                          - Mi hai chiamata. Hai bussato alla porta e mi hai svegliata. Di' che lo fai. Di' di sì, anche se non lo farai.

Maria                             - Perché mi tormenti ancora?

Desirée                          - Basta che tu dica sì. Questo mi calma.

Maria                             - (a bassa voce) Sì.

Desirée                          - Ti ringrazio.

Maria                             - Adesso ti porto nel tuo letto.

Desirée                          - Guardami negli cechi.

Maria                             - (la prende ira le braccia) Vieni.

Desirée                          - Occhi belli e duri.

Maria                             - (la porta di là) Ora dormirai bene.

Desirée                          - Sei balla, Marion. (La abbraccia dì scatto) Perdonami.

Maria                             - Siederò accanto a te sino a che non ti addormenterai. (Dalla camera accanto) Stai bene?

Desirée                          - (dalla camera accanto) Ti amo, Marion.

Maria                             - (c. s.) Spengo la luce. (Buio netta ca­mera accanto) Dormi, piccola.

Desirée                          - (c. s. pianissimo) Ti amo.

Maria                             - (dopo una breve pausa) Dormi già? (Entra Freder senza giacca).

Freder                           - (si avvicina alla porta, aperta, di Desirée) Non dormirete già per caso?

Maria                             - (entra e chiude la porta) Dorme già.

Freder                           - Sei stanca anche tu?

Maria                             - Sì.

Freder                           - Così presto? (Si versa del vino).

Maria                             - Non dovresti bere.

Freder                           - Non siamo ancora sposati.

Maria                             - (Smettila con questa assurdità.

Freder                           - Per quanto rimarrà una assurdità?

Maria                             - Tu mi scambi per Lucia.

Freder                           - Lucia è una creatura geniale.

Maria                             - Me ne sono accorta.

Freder                           - Soltanto con la sua sicurezza da son­nambula, si può ottenere qualcosa. La invidio.

Maria                             - Gliene hai fatta fare della strada. Come fai?

Freder                           - E' lei che fa, non io.

Maria                             - Tu mi capisci benissimo.

Freder                           - Non ti ho mai vista così bella.

Maria                             - Tu non dovresti bere.

Freder                           - Bicchiere più, bicchiere meno, ormai... il pediluvio mi ha fatto bene. Adesso sono dispo­nibile per tutto.

Maria                             - Lasciami sola.

Freder                           - Non riesci ancora a dormire.

Maria                             - Ma io sono stanca.

Freder                           - Ti riguardi troppo poco.

Maria                             - (esausta) Abbi pietà di me.

Freder                           - Non ti ho mai vista così bella.

Maria                             - Non mi reggo più in piedi.

Freder                           - Sei cosi pallida che c'è da impazzire per te.

Maria                             - Sto molto male.

Freder                           - Anch'io.

Maria                             - Ho paura per Desy.

Freder                           - Che ha Desy?

Maria                             - Voleva andare per strada. Io l'ho trat­tenuta. Non avrei dovuto farlo.

Freder                           - Desy non è fatta per la strada. Desy è remissiva e nello stesso tempo ha una volontà. Questo miscuglio di caratteri è la cosa più infelice del mondo.

Maria                             - Ho paura per lei.

Freder                           - Questo miscuglio conduce al suicidio.

Maria                             - Taci. Tu le hai tolto ogni sostegno vitale.

Freder                           - Quando a diciotto anni è scappata di casa? Io non faccio altro che accelerare l'inevita­bile evoluzione.

Maria                             - Non ti avesse mai incontrato.

Freder                           - (ride) Vivete tutte di me.

Maria                             - Tu hai battuto la testa.

Freder                           - Anche tu mi desideri.

Maria                             - Non ti rispondo neppure.

Freder                           - Tu desideri me come un coltello. (Le si avvicina).

Maria                             - Lasciami.

Freder                           - Tu fiuti il sangue. C'è un'unica solu­zione: sposarci.

Maria                             - (ride) Bella soluzione.

Freder                           - All'ultimo istante noi decidiamo per l'imborghesimento. E' l'unica salvezza dalla cata­strofe.

Maria                             - Questo l'ho già sentito da Desirée.

Freder                           - Lei è più furba di te.

Maria                             - Forse.

Freder                           - E più lungimirante. Tu non vivi ancora con i nervi. Tu vivi ancora inconsciamente, come Lucia.

Maria                             - Siamo tutte e due di Passavia.

Freder                           - Cosa siete?

Maria                             - N ente, così.

Freder                           - Potrei mandare per strada anche te, come Lucia.

Maria                             - (lo guarda) Tu scherzi.

Freder                           - Tu sei un tipo che ha bisogno di guida. Occorre avviarti su una pista, quale non importa.

Maria                             - Hai finito?

Freder                           - No. Tu puoi essere la lavoratrice più accanita: venti ore al giorno in sala operatoria. Puoi diventare la madre di dieci bambini. Puoi diventare la più arrabbiata prostituta da strada. Hai in te tutte le possibilità. Tu sei il prototipo del giovane nella pienezza delle sue capacità, ragazza fortunata.

Maria                             - Mi sceglierò una delle tue prospettive.

Freder                           - Ma essere nulla, non puoi. Saresti rovinata.

Maria                             - Ci penserò su.

Freder                           - Non scherzo. Deciditi per una carriera morale, e diventerai una splendida creatura degna di essere imitata.

Maria                             - Penserò anche a questo.

Freder                           - Non scherzo.

Maria                             - A ms non la fai.

Freder                           - Voglio soltanto aiutarti.

Maria                             - Aiuta la tua Lucia.

Fredee                           - Non ha più bisogno di me. Lucia aveva solo bisogno di essere svegliata.

Maria                             - E me, lasciami continuare a dormire.

Freder                           - Ma tu non vuoi.

Maria                             - Chi te lo dice?

Freder                           - Non ho la testa dura. Tu vuoi svegliarti. Finché avevi Bubi, dormivi bene.

Maria                             - Lascia stare Bubi.

Freder                           - Adesso devi tentare. Cosi si sta svegli. Ma chi si sveglia troppo tardi, ci rimette la pelle.

Maria                             - Vuoi lasciarmi sola una buona volta?

Freder                           - Ti ripeto la mia proposta, con la mas­sima serietà.

Maria                             - Sono già spesata.

Freder                           - Con Desy?

Maria                             - Con Desy.

Freder                           - Sarai presto vedova.

 Maria                            - (balza in piedi) Mi fai ribrezzo.

Freder                           - Finalmente!

Maria                             - Ti odio.

Freder                           - Questa è già una dichiarazione d'amore.

Maria                             - Sarei capace di ucciderti.

Freder                           - Brava. Thalatta! Thalatta!

Maria                             - (furente) Non mi hai ancora presa.

Freder                           - Ti arrendi?

Maria                             - Mi conosci male.

Freder                           - Ti ho già nelle mie mani.

Maria                             - Bada.

Freder                           - Non ti tocco, e ti ho in pugno.

Maria                             - Sogni.

Freder                           - Sogneremo tutti e due.

Maria                             - Preferirei uccidermi.

Freder                           - Tanto V. ripugno?

Maria                             - Mi fai ribrezzo.

Freder                           - L'hai già detto.

Maria                             - Ti odio.

Freder                           - Bene.

Maria                             - Insomma, vattene.

Freder                           - La, furia ti dona moltissimo. Sei tutta accesa in viso.

Maria                             - Scapperò io, se non te ne vai.

Freder                           - Provaci.

Maria                             - Vuoi farmi impazzire?

Freder                           - Sì.

Maria                             - (corre verso la porta) Non resisto più.

Freder                           - E' buio In anticamera.

Maria                             - Vado dalla signora Schimmelbrot.

Freder                           - Le farai un bel piacere.

Maria                             - (esplode) Non ti sopporto più.

Freder                           - Prigioniera.

Maria                             - Sta' zitto, altrimenti ti strozzo.

Freder                           - Me ne sto tranquillamente a sedere.

Maria                             - Se ti scongiurassi...

Freder                           - Inginocchiati.

Maria                             - Poi mi lasci sola?

Freder                           - Inginocchiati.

Maria                             - (si inginocchia) Lasciami sola. Te ne scongiuro.

Freder                           - E di' il « Padre nostro ».

Maria                             - Dio del Cielo, impazzisco.

Freder                           - Scongiurami e di' il «Padre nostro». « Padre nostro che si... »

Maria                             - Non resisto più.

Freder                           - « ... dacci oggi il nostro pane quoti­diano... ».

Maria                             - (si scaglia contro Freder) Fuori!

Freder                           - (la trattiene) « ... rimetti a noi i nostri debiti... ».

Maria                             - Fuori!

Freder                           - «...come noi li rimettiamo...». Sì. ti perdono. (Lo bada) Non sei mai stata così bella.

Maria                             - (tenta di svincolarsi) Ti strozzo.

Freder                           - Anch'io impazzisco, ora.

Maria                             - Lasciami!

Freder                           - (la bacia) Dopo il « Padre nostro » si può tranquillamente morire.

Maria                             - Grido. (Cadono entrambi sul letto).

Freder                           - Grida e io ti esaudirò.

Maria                             - (n'esce a liberarsi e corre nella camera di Desirée).

Freder                           - Non ti serve a nulla. (La segue nella camera di Desirée).

Maria                             - (da un urlo, esce dalla camera di Desirée e si abbatte su di una sedia).

Freder                     - (appare nel vano della porta dopo di lei).

Maria                             - (piano) E' troppo tardi?

Freder                           - Troppo tardi.

Maria                             - Telefona a un medico.

Freder                           - A che scopo?

Maria                             - Non riesco a muovermi. Va', dunque. Bisogna chiamare Alt.

Freder                           - Troppo tardi.

Maria                             - Che facciamo di lei?

Freder                           - Niente.

Maria                             - Un momento fa era ancora con me, e mi faceva disperare.

Freder                           - E' la sorte di tutti quelli che ri­mangono.

Maria                             - Deve aver preso il veronal prima di venire da me. Com'è rapido il suo effetto!

Freder                           - A seconda dalla dose.

Maria                             - (pausa) Dobbiamo chiamare un me­dico lo stesso.

Freder                           - Era serena?

Maria                             - Era stanchissima.

Freder                           - Era felice?

Maria                             - (pausa) Prima, quando volevo andare da lei, la porta era chiusa. Ho dovuto far chiasso perché mi sentisse.

Freder                     - Sarà già stata mezza al di là.

Maria                             - Come fa in fretta! Non capisco come abbia potuto procurarsi tanto veronal.

Freder                           - (semplicemente) Gliel'ho procurato io.

Maria                             - (a bassa voce) Mi fai ribrezzo.

Freder                           - Devo uscire?

Maria                             - (in fretta) No.

Freder                           - Non volevi restar sola?

Maria                             - (a bassa voce) Assassino.

Freder                           - (tace).

Maria                             - Perché le hai procurato il veronal?

Freder                           - Altrimenti si sarebbe gettata in acqua.

Maria                             - Avrebbe avuto tempo di tornare alla ragione.

Freder                           - Perché l'acqua era fredda?

Maria                             - Perché un secondo dopo, già ci si pente.

Freder                           - Dopo è stata da te, e non si è pentita.

Maria                             - (pausa) Che facciamo?

Freder                           - Del resto me lo chiedeva continua­mente. Ero curioso di vedere se faceva sul serio.

Maria                             - Assassino.

Freder                           - Feticismo delle idee.

Maria                             - Uccellino mio. Sorellina mia.

Freder                           - Ti lascio sola.

Maria                             - Non ti muovi di qui.

Freder                           - Non mi piacciono le orazioni funebri.

Maria                             - Possiamo anche tacere. (Pausa).

Freder                                      - (beve).

Maria                             - (piano) Anche a me. (Pausa) Sei riu­scito a condurmi a tanto.

Freder                           - A che cosa?

Maria                             - Non fingere.

Freder                           - Tu vuoi persuadermi di qualcosa.

Maria                             - Bevi. (Indica la porta di Desirée) La porta è chiusa bene?

Freder                           - Ti vergogni forse?

Maria                             - Bevi.

Freder                           - Lei comunque non ci sentirebbe.

Maria                             - (va verso la porta) E' chiusa.

Freder                           - Vuoi andare a dormire?

Maria                             - . Lo sai benissimo.

Freder                           - Non so nulla, io.

Maria                             - Voglio dirtelo nell'orecchio.

Fredee                           - (le sfugge) Non ci sente nessuno.

Maria                             - Non sfuggirmi.

Freder                           - Parla pure.

Maria                             - (lo insegue) Hai paura di me?

Freder                           - Paura?

Maria                             - Non ti strapperò gli orecchi.

Freder                           - (la sostiene) Adesso perdi la testa.

Maria                             - Forse. Bevi, dunque.

Freder                           - E' meglio che vada.

Maria                             - (più forte) Tu devi bere.

Freder                           - Qui bisogna proprio chiamare un me­dico.

Maria                             - Inginocchiati.

Freder                           - Altrimenti si commette reato.

Maria                             - (più forte) In ginocchio. Io non mi accontento del «Padre nostro».

Freder                           - Che vuoi ancora?

Maria                             - Prega per benino. Il cagnolino avrà lo zucchero.

Freder                           - Sei spaventosa.

Maria                             - Io sono bella. Non sono mai stata così bella.

Freder                           - Adesso chiudi la bocca.

Maria                             - Sono parole tue. Non le ho dimenticate.

Freder                           - C'è una morta di là.

Maria                             - Non mi importa più di nulla.

Freder                           - Una morta...

Maria                             - (forsennata) Feticismo delle idee. (Be­ve) Persino di bere adesso hai paura?

Freder                           - Questo è follia.

Maria                             - La follia mi renda ancor più deside­rabile. Vuoi avermi?

Freder                           - Non scherzare.

Maria                             - Thalatta! Thalatta!

Freder                           - Perdo la testa.

Maria                             - Thalatta! Thalatta!

Freder                           - (esasperato) Non scherzare. (Le si av­vicina).

Maria                             - (ride) Prendimi. (Freder la insegue) Prendimi. Mi fai ribrezzo. Ti odio.

Freder                           - Basta. (La afferra).

Maria                             - (ride sempre più forte) Bevi ancora, su.

Freder                           - Bada! Che Dio ci assista.

Maria                             - Dio?

Freder                           - (fa per andare verso la porta) Prima che io impazzisca...

Maria                             - (non lo lascia avvicinare alla porta) Ei buio in anticamera.

Freder                           - Ci sto bene, lo.

Maria                             - (ride) Rovescerai una sedia.

Freder                           - Non importa.

Maria                             - Farai un bel piacere alla signora Schimmebrot.

Freder                           - (si svincola) Non ti sopporto più.

Maria                             - Prigioniero'. (Si slaccia il corpetto) Quanto a me...

Freder                           - Maria.

Maria                             - ...vado a letto. Vattene, allora.

Freder                           - (resta immobile).

Maria                             - (tra le risa) Ti odio. Mi fai ribrezzo. Perché non te ne vai?

Freder                           - Maria!

Maria                             - (ride forte) Ti arrendi?

Preder                                      - Non sono più re­sponsabile di me stesso.

Maria                             - « Padre nostro che sei... ».

Freder                           - (furioso) Chiudi il becco.

Maria                             - « rimetti a noi i no­stri debiti...».

Freder                           - (le si avventa contro).

Maria                             - (continuando a ridere) Tutto qui? Questo lo si fare anche Bubi. (Si svincola da lui) « Cerne noi li rimettiamo ai no­ stri... ».

Freder                           - (la insegue) Ti pren­do. Cosi sia. (La afferra).

Maria                             - (si svincola di nuovo) Mi strappi questo bel pigia­ ma. Vieni, Bubi, vieni.

Freder                           - Chiudi il becco.

Maria                             - Corri, Bubi, corri.

Freder                           - Non sono il tuo Bubi.

Maria                             - Anche Bubi sa ba-ciare, e molto meglio. Tu devi sapere di più, molto di più. (Get­ta in terra la lampada. Buio) Molto di più.

Freder                           - (urla) Dove ti sei cacciata?

Maria                             - Qui. Qui. Qui. Vie­ni, mio orrore.

Freder                           - Adesso non mi sfug­gi più.

Maria                             - A te non sfuggo. Tu sei forte.

Freder                           - Sapevo che tu sa­resti venuta da me.

Maria                             - (dal profondo del cuo­re) Uccidimi. Uccidimi.

FINE

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