GIRANDOLA
Grottesco in tre atti
di GIUSEPPE BEVILACQUA
PERSONAGGI
PAOLO ROD, architetto
MARTA, sua moglie
ELISABETTA, zia di Marta
EDOARDO BENNETT, ingegnere
Il DOTTORE
GIUDITTA SKIPPER
Dottor RICCARDO LYSLE
ACHILLE PONSON
Signora PONSON
ROMERO GAIERA
SKIPPER, tutore di Giuditta
ANNA COPPERFIELD
FRANCO COPPERFIELD
RENZO BORTHIS
GIANNA
LUCIA
AUGUSTO
GIOVANNI
Lazione si svolge a Londra, ai nostri tempi.
ATTO PRIMO
A Londra, ai nostri giorni. Lo studio dell'architetto Paolo Rod. Tavoli vasti, carte vastissime, (strumenti vari della professione e, sui muri, disegni anche colorati. Una cassaforte. Poltrone. Una ampia vetrata sul fondo che d su di un balcone. Un mastodontico orologio ad una parete di fianco, un orologio antico dal pendolo che si intravede sotto il cristallo. Tre porte: a sinistra la comune; a destra, due altre, per altri uffici. E' un livido mattino del maggio londinese. Si badi all'orologio, che, in questa commedia, ha una parte preponderante.
Augusto - ( il commesso. Sessantanni, bonario e sempliciotto. Star terminando la pulizia. Dalla vetrata aperta entrano ti freddo e l'umidit. Le seggiole ancora issate sui tavoli, perch Augusto ha scopato e, via via, adesso, le riporr a posto. Chiude i vetri. E' preoccupato: una, due volte si accoster alla prima porta di destra come per bussare. Esita; ma alla terza volta si decide e bussa) Signorina... ma signorina Giuditta... per carit, alzatevi!.., (Bussa pi forte).
Giuditta - (di dentro) Sono alzata, non urlate! E' presto!...
Augusto - Son le nove!
Giuditta - Alle nove non viene l'architetto!
Augusto - Viene il geometra. Viene il signor Achille! Se se ne accorgono, sono rovinato! Non fatemi pentire!
Giuditta - (compare, in vestaglia, con in mano lo specchio, il pettine, una boccetta di profumo che deporr su di un tavolo per acconciarsi. E' molto avvenente, civettuola) Ma no, che non vi dovete pentire... Pentirsi delle buone azioni, come distruggerle... E voi, questa, non la dovete distruggere, perch io voglio esservene sempre grata... (Si pettina, si trucca, si spruzza del profumo, ecc.).
Augusto - Ma non una bella cosa quella che ho fatto! E' un arbitrio...
Giuditta - Siate tranquillo, stata l'ultima notte. Stasera ritorno dallo zio-
Augusto - Ah! Vi giuro che dormir meglio anch'io!
Giuditta - E grazie tante dell'ospitalit...
Augusto - Dell'ospitalit dell'architetto, potete dire... perch lo studio suo... anche il divano...
Giuditta - Ma il padrone di notte siete voi!... Le chiavi le avete voi... ed io ho fatto i conti con voi...
Augusto - Mi sono commosso...
Giuditta - Avrei voluto vedere che non, vi foste commosso! Una povera ragazza messa sul lastrico... Chiss che responsabilit vi sareste assunta!
Augusto - Intanto non bisognava scappare di casa!
Giuditta - Quale casa? Quella di mio zio, che mi vuol far sposare chi vuole lui?... No, no, no! Ed a qualunque costo. Ci ho pensato tutta la notte. E mi sono decisa. Costi quel che costi. Sapete che vuole significare per una donna: costi quel che costi ?
Augusto - Vorr significare qualche altra bestialit!
Giuditta - Vuol significare l'irreparabile! E voi sapete che sia l'irreparabile per una donna? Per una donna come me, ancora brava, seria?... (Ha finito di truccarsi e di pettinarsi; si leva la vestaglia). Ma voi siate tranquillo... Non avrete responsabilit... nessuna responsabilit!
Augusto - (ironico) ... per l'irreparabile?!
Giuditta - Non scherzo mica, sapete. Vi ho detto che, per salvarmi dal capestro di mio zio, non ho che un mezzo. E credete che una ragazza come me trovi difficile realizzarlo? Oh, ne ho bene anch'io dei mosconi e dei... moschini. E' sufficiente che da uno solo mi lasci acchiappare...
Augusto - (poich in anticamera si avvertono dei passi, atterrito) C' qualcuno!
Giuditta - (riscappando a destra) Scappo ad accomodarvi il divano... (via, ma avr lasciato sul tavolo lo specchio, la cipria, il pettine, lo spruzzatore e gli altri ingredienti pel trucco, nonch su di una seggiola la vestaglia).
Elisabetta - (energica signora sui sessantanni, un po' provinciale, abituata ad imporre la propria volont).
Marta - (sulla trentina, distinta ma fredda. Ad Augusto) Non c' mio marito?
Augusto - (imbarazzato) Oh, la signora! No, non ancora venuto...
Elisabetta - (invadente) Perch, di solito, a che ora viene?...
Augusto - Alle dieci, alle undici anche. Conforme! Ora sono appena le nove-
Marta - Infatti si alzava verso le nove...
Elisabetta - (aspra, investendola) Si alzava, si alzava... quando rispettava i doveri coniugali! Quando dormiva sotto il suo tetto! Adesso, adesso... che ne sai tu, quando si sveglia, quando si alza, quando arriva in ufficio?
Marta - (seccata) Non ho mai fatte delle inchieste io!...
Elisabetta - Ecco il tuo torto!...
Marta - Non ne avevo il motivo... mi mancava il sospetto!
Elisabetta - Male, perch sospettare vuol dire vigilare! ,
Marta - Vigilare Paolo Rod? Nella sua onest, nella sua severit, nei suoi scrupoli? Anche nella vita, pi che un uomo, un architetto! E l'aveva disposta razionalmente!
Elisabetta - Lo dice lui!
Marta - E cos lo giudicano gli altri...
Elisabetta - I quali, per, ignorano che l'architetto Rod da qualche mese trascorre molte notti fuori di casa, d giustificazioni balorde, dimagrito, impallidito... pianta in asso la moglie!.... Non bisogna fidarsi degli uomini troppo onesti e severi! Se non capitavo io... a smagarti, ad aprirti gli occhi... (Prendendo dalla scrivania, tra le altre, una lettera non ancora aperta) Bene! Neanche aperta! La mia lettera di ieri l'altro per avvertirlo del mio arrivo! Potevo aspettarlo alla stazione! Ma certo: anche l'ufficio trascura oramai! (Ad Augusto) A che ora uscito l'architetto?
Augusto - Quando?
Elisabetta - Ieri sera!
Augusto - Non so esattamente... Ma presto, col signor Bennett!
Elisabetta - Bennett?... Bennett?...
Marta - Il suo amico pi caro... il suo collaboratore...
Elisabetta - (ironica) Son sempre i pi cari, gli amici della colpa! (Con un grido, avendo visto la vestaglia e gli oggetti della toletta di Giuditta) Ah, Dio mio! E' qui! Qui dentro!
Marta - Zia, non urlare!
Elisabetta - (afferrando qualche oggetto) Con lei! Capisci! E' qui con lei! Porta le sue sgualdrine nello studio! Dorme nello studio!!!
Marta - Qui non c' da dormire!
Elisabetta - Non sei convinta? Si dipinge, porta questa vestaglia tuo marito? (Ad Augusto, il quale, impressionato, si sar avvicinato alla porta di destra per assicurarsi che sia chiusa) L'architetto... e la sua amante, dormono ancora?
Augusto - Signora... vi garantisco che l'architetto non s' veduto...
Elisabetta - (imperiosa) L'architetto d l (alludendo alla camera della quale Augusto sbarra l'ingresso).
Augusto - E' la stanza della dattilografa!
Elisabetta - Ah! la stanza della dattilografa!
Marta - E' umiliante... zia!
Elisabetta - Non c' nulla di umiliante... dal momento che in gioco la tua felicit. (Diverso tono) La legge sar dalla tua... (Imperiosa ad Augusto) Aprite!
Augusto - (supplicando) Vi dir... ho fatto un'opera pietosa...
Elisabetta - La chiamate pietosa?!... Aprite!
Augusto - Non rovinatemi! Vi giuro che l'architetto non c'!
Elisabetta - (si fa avanti decisa ad aprire per forza).
Giuditta - (spalanca la porta sbarazzina) S... sono la dattilografa dell'architetto Paolo Rod. E' verissimo! Ed anche vero che Augusto mi ha protetta e ricoverata, mi ha dato un tetto ed un letto... La verit avanti tutto!
Elisabetta - La verit che voi siete l'amante dell'architetto Rod!
Giuditta - Che cosa dite?...
Elisabetta - Dico che si poteva prevederlo, con -una dattilografa come voi.
Giuditta - Ma io sono una dattilografa onesta!
Elisabetta - (con disprezzo) Son tutte le amanti dei loro padroni!
Giuditta - Allora, cara signora, io sono una dattilografa eccezionale! (Sbatte con ira la porta, ritirandosi).
Elisabetta - Spudorata! (A Marta) Hai visto? Un marito che passa le notti fuori di .casa non poteva che tradire! Volevi una prova? Eccola! Decisiva! Sei soddisfatta?
Marta - (con amara ironia) Zia, francamente, non saprei...
Elisabetta - (incollerita) Come? Non saprei?. Ed questa tutta la tua reazione? Non saprei ! Ma che sangue hai nelle vene? Sciroppo, latte, camomilla?
Marta - Certo, inconcepibile, triste...
Elisabetta - Triste? Io direi rivoltante!... Ma sono invecchiata per qualche cosa! Devi avere una rivincita, e l'avrai! Basta che tu mi ubbidisca...
Marta - Zia... tu sai che non sono tipo per certe scenate e...
Elisabetta - (sarcastica) ... si capisce, tu sei un tipo che sta sulle nuvole... ma sulle nuvole si ha da che fare coi santi! E tu hai visto che razza di santo tuo marito! Ad ogni modo non preoccuparti. Scenate, nessuna. Fatti, fatti, e decisivi...
Achille - ( apparso dalla comune, sta timido, sulla soglia, salutando con ripetuti cenni del capo).
Elisabetta - Per non farti calpestare, per tutelare la tua dignit! Fidati di me e ringrazia Iddio che tua zia Elisabetta sia capitata al momento giusto. Intanto, fuori subito di qui... (Bofonchiando sta per uscire con Marta).
Augusto - (piagnucolando e movendo verso Elisabetta) Signora, per le mie creature non rovinatemi...
Elisabetta - No, no, che non vi rovinerete finch farete questo bel mestiere! (Esce con Marta).
Achille - (un buffo ometto, ancora giovane, timido, pavido, ridicolo, che parla lento, severo. Ad Augusto) Che cosa successo?
Giuditta - (che avr sbirciato, facendosi avanti) Se ne sono andate?...
Augusto - (rabbioso) E' successo, successo... Ma fatevelo raccontare da lei... (via).
Giuditta - Io? Che cosa ne so io?... Io so che me ne infischio delle escandescenze d quella pseudo-suocera... Sapete, persino, che ha detto? Che tutte le dattilografe sono le amanti dei loro padroni... Su, rispondetemi. E' proprio vero? Tutte?...
Achille - Io non sono mai stato padrone!
Giuditta - (con malizia) Se lo diventaste?...
Achille - Sono sposato, io...
Giuditta - (accentuando la sua civetteria) Sono appunto gli uomini sposati che offrono la migliore tutela!...
Achille - Non capisco...
Giuditta - Ma io capisco benissimo che per difendermi non ho che un mezzo, un improrogabile mezzo... (Schernendolo) Certo, con voi, resterebbe lettera morta...
Achille - Non capisco...
Giuditta - Si sa... non capite mai niente, voi!
Achille - (piccato) E invece io capisco molte cose... e le pi importanti!... (In segreto, come facesse una rivelazione) L'architetto cambiato, radicalmente cambiato... Lui, cos retto, cos austero, rovinato...
Giuditta - (ma senza importanza) Rovinato?
Achille - Ecco qua! (indica con ripugnanza due volumi intonsi su di un tavolo). Anche ieri sera hanno portato questi libri. Veleno... veleno. Perch anche lui, come il signor Bennett, oramai ci crede, ciecamente ci crede... Veleno! E non si guarisce pi!
Giuditta - (prende i libri, legge i titoli) Planet: Lo spiritismo infallibile; Gibler: Lo spiritismo fede e certezza. (Ridendo) Ah! Ah! Ve l'avevo detto che voi non avete capito niente. Gli spiriti?!... S, con le sottane! Non avete sentito quell'arpia? Perde le notti, trascura la moglie, dimagrito...
Achille - (convinto) Gli spiriti! Gli spiriti!
Giuditta - (sentendo dei passi) Chi c'?
Il Dottore - (dalla comune, sulla cinquantina, elegante. Entra frettoloso, preoccupato. Depone i guanti; si toglie il soprabito, il cappello) Che pioggia! E che corsa! Mi han telefonato di non perdere un minuto.
Giuditta - Buon giorno, dottore...
Il Dottore - Mi son precipitato... Ma che cosa avvenuto? Cose gravi?
Giuditta - Dove? Quando?
Il Dottore - Qui! Qui dentro, poco fa... Mi ha telefonato Bennett di correre qui!
Giuditta - (burlescamente allarmata) Qui c' stata la moglie, c' stata la suocera dell'architetto... Oh, Dio! Voi siete gi informato, voi gi sapete...
Il Dottore - Io non so niente. Forse un malore, una disgrazia, sotto l'automobile...
Giuditta - (c. s., ritenendo che il dottore sia stato avvertito della sorpresa di cui ella fu protagonista) Peggio, peggio...
Il Dottore - Peggio per chi?
Giuditta - Peggio per me!
Il Dottore - Che c'entrate voi! Chiedo che cosa capitato all'architetto per avere cos urgente bisogno della mia presenza. Dov' l'architetto?
(Voci dall'interno).
Giuditta - Eccolo! Io scappo! ('Via).
Achille - Anch'io! (via).
Il Dottore - (muove incontro, verso l'anticamera) Be', che c'?...
Paolo - (pallido, affranto. Quasi sorretto da Edoardo. E' distinto, simpatico, per quanto d'aspetto rigido. Borghese, rettilineo, di una mentalit matematica, nient'affatto rischiosa o fantasiosa, era logico che le pratiche spiritiche alle quali si dedicato avessero in lui una presa profonda, di un senso assoluto. Ora, infatti, agir da fissato paradossalmente convinto della verit della sua situazione. E deve risultare quindi grottesco quanto egli compie, quanto egli pensa, tanto assurda la sua fede. Al Dottore) Grazie!
Il Dottore - Che cosa ti capitato?
Paolo - (siede abbattutissimo).
Edoardo - (facendo segno al dottore che pazienti) Vi dir... purtroppo!
(Edoardo un fedele e caro amico di paolo, colui che lo ha iniziato allo spiritismo, di cui un fervente, colto ed esperto. Ma, furbo ed egoista, non chiude gli occhi di fronte al futuro interesse che la situazione di Paolo pu spalancargli e, in certi momenti, la sua ambiguit affiora. Si pu creare un tipo: occhiali, pizzetto, ecc.).
Paolo - (scandendo le sillabe) Senti: tu devi dirmi schiettamente, freddamente, spietatamente, tu che conosci il mio organismo come nessun altro, se io mi trovo in condizioni di poter morire...
Il Dottore - Ed io ti prego d dirmi se sei impazzito. Tu, stanotte, non hai dormito, lo si vede, lo s capisce. Chiss dove sei stato... o, meglio, io immagino dove sei stato con la mania spiritistica che ti ossessiona da qualche tempo... (Fa per andarsene). Io ho dei malati sul serio, che mi aspettano... Va' a dormire...
Paolo - (fermandolo) No, ascolta; tanto mi addormenter presto e per sempre...
Edoardo - Paolo ha ragione, ascoltatelo... egli deve morire!
Il Dottore - Che? Che cosa?
Paolo - Esatto. Io devo morire fra due giorni. Alla mezzanotte d venerd.
Edoardo - ... e magari, dottore, fosse fantasia!
Paolo - Ed ecco perch ti scongiuro di dirmi la verit, assolutamente la verit sul mio stato di salute: cuore, cervello, polmoni, sangue, reni, stomaco...
Il Dottore - Ma si pu sapere chi ti ha allarmato in questo modo?
Paolo - Mi stato predetto!!
Il Dottore - Da chi?
Edoardo - Da un architetto!
Il Dottore - Mi vuole rubare il mestiere!?
Paolo - (solenne) Da Goffredo Wallace!
Edoardo - Il restauratore della torre di Westminster!
Il Dottore - E quando lo avete incontrato?
Paolo - Stanotte!
Edoardo - Dopo quarantaquattro anni dalla morte!
Il Dottore - Incontrato in ispirito?
Paolo - Sicuro, tornato in ispirito!
Edoardo - (incalzando) Lo evocavamo da un mese! Ha parlato subito... Tre volte! Ma, gi, voi non credete al soprannaturale, non credete all'anima, alla scienza, allo spiritismo...
Il Dottore - Ma neppure credevo che lo spiritismo vi avesse esaltato a tal punto!
Edoardo - Lo spiritismo ha soggiogato genii innumerevoli! Ha dato le teorie del'Aksakof, del Gibier, del Groockes... Ha offerto prove lampanti! Mio zio morto annegato e l'aveva predetto lo spirito di suo nonno. Mio cognato s' sparato un colpo al cuore e l'aveva predetto la sua prima fidanzata...
Paolo - Ad ogni modo la conclusione questa!
Edoardo - Tragica, ma questa. Paolo sa quando deve morire! Non contradditelo.
Paolo - Non contraddirmi.
Il Dottore - (a Paolo, vincendo la sua ironia di fronte alla ferma convinzione dei due) Dal momento che sei cos convinto di dover morire non vedo la ragione perch tu debba ricorrere ai miei lumi!
Paolo - Perch non voglio morire di morte naturale... Io preferisco qualunque morte, fuorch quella che pu essere in me, nascondersi in me, essere nella mia natura. Voglio salvaguardarmi, difendermi...
Il Dottore - Allora, vedi che hai qualche speranza!
Edoardo - Nessuna, non pu averne...
Paolo - E voglio morire senza avere il rimorso di non. essermi difeso a sufficienza! Ti prego, fa' la tua parte!
Edoardo - E lasciate che lo spirito di Wallace faccia la sua...
Il Dottore - Ma che iettatore, quell'architetto!
Edoardo - Un puro spirito che simpatizza per Paolo!
Il Dottore - Accidenti che simpatia! Allora, se una mia visita ti pu consolare... sia fatta la tua volont! (Estrae lo stetoscopio per ascoltare il cuore).
Paolo - Ti prego, di l, una visita minuta... Ma prima dammi la tua parola che mia moglie nulla sapr di quanto avvenuto e di quanto deve avvenire...
Il Dottore - Figurati! Segreto professionale!
Paolo - Signorina, volete venire qui un momento?... (Il dottore via).
Giuditta - ( mostrandosi) Con la macchina?
Paolo - Proseguite su questa (indicando quella che nello studio).
Giuditta - (esce e rientra con dei fogli e si dispone a scrivere).
Paolo - (ad Edoardo) Telefona a casa...
Edoardo - E per stanotte che cosa dico?
Paolo - Che abbiamo continuata l'ispezione alla Raffineria di Goley. E, per carit, che mia moglie non sospetti minimamente...
Edoardo - Figurati!
Paolo - Tanto meno oggi deve sospettare. (Via).
Edoardo - (al telefono forma il numero).
Giuditta - (scrivendo a macchina) Disturbo, signor Bennett?
Edoardo - Prego, prego... Non risponde! (Aspetta).
Giuditta - Telefonate a casa dell'architetto?
Edoardo - - Non rispondono... Ah! Chi parla? Qui? Studio dell'architetto Rod. Personalmente? L'ingegnere Edoardo Bennett... s... Bennett... (Tra s) Che voce! (Forte) Appunto, Bennett, il suo amico pi caro... (Si legger sulla sua faccia un improvviso e irritato stupore come di chi insultato. Non trova parole per ribattere. Resta col ricevitore sospeso, sbalordito) Eppure... non ho sbagliato il numero... 90634!
Giuditta - Casa dell'architetto Rod!
Edoardo - Mi han risposto con un tono! Una voce nuova...
Giuditta - La cameriera?
Edoardo - (tra s) Eh, no, la cameriera non ingiuria. Non risponde: vergognatevi, bel tomo... . Ma io non richiamo davvero...
Augusto - (consegna ad Edoardo un biglietto da visita) Questo signore vorrebbe essere ricevuto subito...
Edoardo - (leggendo) Remer Galera... Entri. (A Giuditta che si alzata) Rimanete pure, signorina.
Giuditta - E' malato il signor architetto?
Edoardo - Malato? No, non credo...
Galera - (un omaccione grosso e rubicondo, ostenta parecchi anelli alle dita ed una vistosa catena d'oro al panciotto. Forte del suo molto denaro, parla pomposo) Voi siete l'architetto Paolo Rod?
Edoardo - Sono l'ingegnere Bennett. Suo primo collaboratore.
Galera - A me indispensabile l'architetto Rod!
Edoardo - Potete parlare a me come parlereste a lui...
Gaiera - Allora, fa proprio lo stesso? Perch, sapete, io vado diritto allo scopo... Ho bisogno di una casa!
Edoardo - Da costruire?
Gaiera - Da costruire, perbacco, da costruire! Dalle fondamenta al tetto! Anzi di una villa, di una magnifica, superba villa. L'architetto mi faccia il disegno, il progetto, il preventivo: mi dica la spesa in ogni particolare; mi indichi il terreno, il tempo della costruzione, quando sar cominciata, quando sar finita, quando sar abitabile! Sapete, io sono un esportatore brasiliano!
Edoardo - Ci si pu intendere...
Gaiera - Vediamo!
Edoardo - Che cosa volete vedere?
Gaiera - La casa!
Edoardo - Abbiate pazienza, bisogna costruirla!
Gaiera - Intendevo il progetto! Non ne avete di pronti?
Edoardo - S, ma voi avrete dei desideri da esprimere?
Galera - Ho detto, e poi si intuisce: una villa per un uomo della mia et, della mia ricchezza, del mio buon gusto. Per viverci tranquillamente, serenamente: solo. Una cuoca, una cameriera, un maggiordomo, un autista, un segretario. Solo! Una villa severa e nel contempo allegra, ariosa, ma riparata.
Edoardo - Ma la localit, i piani, i locali, la distribuzione dei servizi?
Gaiera - Fate voi!
Edoardo - E voi?...
Gaiera - Io? (estrae il portafogli. Tira fuori il libro degli assegni) Pago! Cinquecento sterline in anticipo!
Edoardo - Scusate! Noi non vendiamo a serie! Venite domani, guardate prima il progetto, il terreno, poi verserete l'anticipo.
Gaiera - Allora, niente! Allora, non mi fido! Io ho dei principi assoluti. Accettare l'anticipo significa accettare la volont del cliente. La mia la fretta. Mi rivolger ad altri.
Edoardo - Ma no, vediamo. Ma bisogner che siate contento anche voi... Ecco perch mi sembra, scusate, troppo... anticipato questo anticipo...
Gaiera - Ricominciate? Prendendo l'anticipo, caro signore, l'architetto si sentir impegnato moralmente, dico: moralmente, come in nessun altro modo, ed io, quindi, potr contare sin d'ora sul migliore dei progetti. Dunque: prendere o lasciare... (Mostrer il libretto degli assegni, accingendosi a scrivere).
Edoardo - (incerto) Se un vostro principio... sta bene. (Prende l'assegno compilato e lo deporr in un tiretto).
Gaiera - La ricevuta?
Edoardo - Subito... (Scrive) Ricevo...
Gaiera - (dettando e precisando) ... per conto dell'architetto Paolo Rod lire sterline cinquecento quale anticipo per la fabbricazione di una villa di cui domani... .
Edoardo - (interdetto) Domani?
Gaiera - Domani e la data!... (Proseguendo a dettare) ... presenter il completo progetto .
Edoardo - Per... proprio domani... con tanto lavoro...
Gaiera - Io vi tengo... domani!
Edoardo - Come dite?...
Gaiera - (con un sorriso malizioso) Voi siete mio... cinquecento sterline!
Edoardo - (consegnando la ricevuta) Va bene! Impegnatissimo!
Gaiera - Buon giorno! (Via).
Edoardo - Che razza di tipo!... Proprio oggi.
Giuditta - Che ottimo cliente, direi... (Si udranno le voci dell'architetto e del dottore).
Paolo - (rientrando col dottore) No, non amichevole, non onesto quel che fai... Non ti credo e non credo ai tuoi giuramenti.
Il Dottore - E fatti visitare da un altro...
Giuditta - (ad Edoardo) Posso andarmene?
Edoardo - E' opportuno. (Giuditta esce).
Il Dottore - (proseguendo a Paolo) Io sono stato di una sincerit iperbolica! Niente, ho detto, niente! Non colpa mia se non hai un soffio al cuore, dei calcoli al fegato, o un cancro in gola. Non colpa mia se la tua pressione normale, se il respiro magnifico...
Paolo - Magnifico, tutto magnifico, e mio padre andato all'altro mondo in meno di mezz'ora...
Il Dottore - Anche tu se ingoi del cianuro!
Paolo - Magnifico, magnifico, e ci lasci la pelle per una sincope, un ingorgo... E i medici che ci stanno a fare?
Il Dottore - I medici prevengono e consigliano. Ed io, adesso, ti consiglio di non accalorarti perch in questo stato ti potrebbe nuocere... e un travaso di bile pu invadere i vasi sanguigni.
Paolo - Vedi... vedi...
Il Dottore - E trasudando, un raffreddamento improvviso della pleura pu essere letale...
Paolo - Hai ragione...-
Il Dottore - (incalzando) Come letali possono essere un'emozione, una forte gioia, un forte dolore... provocano un embolo...
Paolo - Vedi che ci sono i pericoli...
Il Dottore - (stanco di essersi prestato a quella finzione) Il pericolo maggiore (ad entrambi) nella vostra ghiandola pineale, nel vostro cervello...
Paolo - (interrompendolo) ... ma no, no... Lasciami qualche ricetta, qualche prescrizione...
Il Dottore - Niente! Tu mi telefoni per qualunque sintomo... tanto, quelli dello squilibrio li avete gi tutti e due. Arrivederci. (Via).
Edoardo - (verso il dottore) Fosse vero!...
Paolo - (pausa; assorto. Poi ad Edoardo) Perch mi fissi in quel modo?
Edoardo - Il tuo volto, la tua immagine... Noi che eravamo indivisibili!
Paolo - (afferrandolo per un braccio) Ha detto: fra tre giorni, oppure entro tre giorni? Comprendi la differenza?! Entro pu significare tra un'ora, due ore, stasera, domattina! Invece fra un termine fisso, un limite, una scadenza...
Edoardo - Ha detto: fra! . Di questo sono sicurissimo. Fra! . L'ha confermato anche la signora Visel.
Paolo - (con un sospiro) S, fra. (Ha rimuginato dentro di s. Pi deciso) Del resto, non importa. Ti assicuro, Edoardo, che sapr morire bene, molto bene!
Edoardo - Di un colpo?
Paolo - (allarmato) Tu prevedi che sar un colpo?
Edoardo - Facevo un'ipotesi...
Paolo - Escludiamo questa ipotesi...
Edoardo - Ti uccidi?
Paolo - Sarebbe una vigliaccheria! (Pausa). Tu che mi sei tanto amico, che sei un altro me stesso, tu, che faresti?
Edoardo - (imbarazzato) Mah! E' difficile... occorre uno stato d'animo, che io... che non sono nelle tue condizioni...
Paolo - Mettiti nelle mie condizioni!...
Edoardo - Vedi... alla morte non ci si prepara mai, perch mai ci si crede...
Paolo - Ed io che debbo crederci per forza, che l'ho vicina, che sta in agguato, che qui, l... che un problema di ore, di orologio... ecco, di orologio... (Fissa il grande orologio a pendolo) Chi l'ha inventato? Chi? Un boia! Sicuro! Un boia! Nessuno ha mai capito la tortura che ci d quel meccanismo... in certi momenti. Nessuno.
Edoardo - (pausa) Ascolta! Io compirei un atto eroico!
Paolo - L'eroismo? (Riflette) Non lo fabbrichi! Capita, come la fortuna...
Edoardo - Si porta a galla qualcuno che annega!
Paolo - Affogheremmo in due e passerei per sciocco!
Edoardo - C' sempre un bel gesto da fare. Sulla strada, per un auto, un tram...
Paolo - Ma no, che ci vuole l'occasione!
Edoardo - La si provoca.
Paolo - Incendio la casa e tento di salvare te!
Edoardo - Si pu tentare, cercare, chiedere, offrirsi...
Paolo - A qualche chirurgo? Per qualche esperimento? E se l'esperimento riesce? Chi mi garantisce?
Edoardo - Che tu muoia? Oh, per questo, sei garantito...
Paolo - Gi! Ma se io credo, fermamente, negli spiriti, non mi fido per nulla degli uomini! Avanti... Ti ascolto ancora...
Edoardo - Tu sai che ti voglio bene... e capisco che tu non possa morire... volgarmente, comunemente... Lasciami riflettere... trover...
Paolo - (dopo una pausa, risoluto) Per mio conto credo di avere trovato! (Sollevato. A se stesso) S, veramente, alle volte, balenano delle idee... Bella questa. Mi fa onore. Posso presto concretarla... anche subito; qualcosa posso disporre...
Edoardo - A me puoi dire...
Paolo - Per ora, no. E' un barlume... (Aprendo la cassaforte) Vediamo, intanto, i bilanci.
Edoardo - C' tempo... Domani sarai pi sereno!
Paolo - Pi sereno di oggi?
Edoardo - Sicuro: perch meno scosso, pi abituato...
Paolo - (sorriso) Gi, hai ragione... abituato . (Scartabella un libro mastro, mormora delle cifre). Per quello che ho in testa, non c' da scialare... tuttavia... (Legge) Cinquemila sterline nelle Curtis , seimila nelle Hudson , quattromila nelle Chrysler , tremila di crediti... e quasi novemila liquide...
Edoardo - La villa nella quale abiti?...
Paolo - La villa rimane a mia moglie. E' gi nel testamento presso Lysle...
Edoardo - E la ditta, una ricchezza...
Paolo - La ditta la continuerai tu, col mio nome, il mio credito.
Edoardo - (con effusione) Paolo, mio caro Paolo, io non merito... E' tanto! E' troppo!...
Paolo - Per, per certi aspetti, voglio sistemarla io...
Edoardo - Abbiamo in corso diversi lavori, grandi imprese: l'Istituto Biochimico... un affare di ventimila sterline e quattromila versate...
Paolo - A mio nome!
Edoardo - E il terreno della Lower. E...
Augusto - (entrando, annuncia) Il dottor Lysle.
Paolo - Entri... proprio lui, volevo...
Edoardo - Come? Nel tuo stato? Vuoi ricevere adesso il tuo notaio?...
Paolo - (gli fa cenno di tacere. Va alla cassaforte. La riapre. Estrae una borsa di cuoio).
Lysle - (leccato, con gli occhiali, grossa busta sotto il braccio) Signor architetto Rod, buon giorno! Buon giorno, ingegnere. Non incomodo? Non disturbo? Questa volta sono venuto nella mia qualit di amministratore legale dell'Istituto Biochimico... Ho con me tutto l'incartamento.
Paolo - Benissimo. E proprio in questa qualit avevo urgente bisogno di parlarvi. ( Tagliando corto) Caro dottor Lysle, i versamenti che voi mi avete fatto pel nuovo padiglione dell'Istituto Biochimico sono stati due, non vero?
Lysle - Esattamente, due!
Paolo - Di tremila sterline l'uno, e di mille l'altro...
Lysle - Esattamente. Che cosa sono quattromila sterline di fronte alle ventimila che vi dovremo a costruzione ultimata?...
Paolo - Voi avete le mie quietanze?
Lysle - Certo. Le ho con me! (Apre la busta, fruga, le mostra).
Paolo - Ecco: voi mi restituite la prima quietanza ed io vi restituisco le tremila sterline...
Lysle - (stupefatto, balbetta) Marna... non. capisco...
Paolo - Non occorre... Capirete un giorno! Capirete, soprattutto, che professionisti onesti come Paolo Rod sono rari! Questa la somma. Consegnatemi la quietanza.
Lysle - (automaticamente consegna) Forse avvenuto qualcosa che io ignoro? Voi volete abbandonare la costruzione?
Paolo - Ho deciso, dottor Lysle. Il progetto mio, e lo tengo io: i denari erano vostri, e ve li restituisco. Le fondamenta compiute sono pagate con le mille sterline. Quel che oggi non capite presto capirete.
Lysle - Ma come posso giustificarmi col mio Consiglio, come passare di punto in bianco l'impresa in altre mani?
Paolo - Io obbedisco alla mia coscienza.
Lysle - (farfuglia) Io non so, se la vostra coscienza abbia per valutata, dir cos, tutta la portata di questo atto. Io sono da anni il vostro notaio personale e appunto perch tale...
Paolo - Appunto, perch tale, tra poche ore sar nel vostro studio per disposizioni importanti.
Lysle - Onoratissimo, vi attendo. Ma io dovr insistere...
Paolo - Risparmiate la fatica... Arrivederci... E una!...
Lysle - (saluta, sbircia verso Edoardo, e fa gesti di alta meraviglia).
Edoardo - (agitato) Che cosa hai fatto?
Paolo - Il mio dovere.
Edoardo - Ma il padiglione che non puoi terminare tu, pu essere terminato da altri. La tua ditta...
Paolo - ...la mia ditta, resta. Sicuro. Ma resti tu, non resto io... E allora non nelle mie tasche deve rimanere quel denaro. Io non posso pi tenere delle partite aperte. Da questo momento il mio mastro deve essere in bianco...
Edoardo - Tutto il progetto tuo...
Paolo - Ci che si progettato ieri, pu essere modificato domani.
Edoardo - Non hai fiducia in me?
Paolo - Tanta, da affidarti il mio nome ed il mio passato!
Edoardo - Ma non tanta da affidarmi il tuo avvenire! Getti dalla finestra affari, capitali... ti rovini...
Paolo - La rovina d'oggi sar giudicata immacolatezza domani... (Squilla il telefono).
Edoardo - (all'apparecchio) Chi ?... S,.. Rod... Ah! Dite, signor Lower!
Paolo - Lower?
Edoardo - Vuol sapere per le mappe di quel terreno...
Paolo - (togliendo il ricevitore ad Edoardo) Bene, avete fatto bene a chiamarmi. Gi... Rod in persona! Le mappe sono registrate. Voi potete disporre del terreno quando volete. Per carit, non ringraziatemi. Per la partita va regolata.
Edoardo - (in ansia) Paolo, non parlare... Sar un'altra rovina.
Paolo - (al telefono) Perch? Perch quel terreno che da me voi avete comperato per dieci sterline al metro quadrato, io lo aveva pagato una settimana prima cinque... Come? Eh! E' chiaro...
Edoardo - E' da pazzi!
Paolo - (al telefono) Appunto! Una differenza di cinque. Cinque per duecento e venti, mille e cento. Voi siete in credito da me di mille e cento sterline. Ma s, ma s... Sar regolato e rimborsato tra mezz'ora! Fate ci che volete... Nessuna spiegazione!... Che succede? Nulla! (Appende il ricevitore, sollevato) E due!
Edoardo - (incollerito) Ma ti rendi conto di quello che stai facendo?
Paolo - Esattamente!
Edoardo - Che sovverti ogni legge d affari, di commercio, di vita?
Paolo - Non mi preoccupo della vita, io! (Consegna ad Edoardo un assegno che avr nel frattempo riempito) Lower ti aspetta.
Edoardo - (ironico) E' forse questo il metodo che hai scelto per morire soddisfatto? L'onest?...
Paolo - S, ho scelto tra due assoluti: tra quello del bene e quello del male. Hanno entrambi la stessa seduzione.
Edoardo - Se tu credi cos di rendere meno aspra la morte, ti inganni! Anzich, per un onesto, rischi di passare domani...
Paolo - (interrompendolo) ... domani? Tu non comprendi. Lasciamo pure da parte il domani... Io, intanto, posso appigliarmi ad una splendida illusione per l'oggi: l'illusione di restare esemplare. Ti par poco?,..
Edoardo - Fisime!... Per giustificare la morte, per farla pi accetta occorrono altre ragioni, pi umane, pi sentite... Consenti che ti aiuti anch'io?
Paolo - L'eroico lo abbiamo escluso...
Edoardo - Si pu trovare dell'altro. E, soprattutto, bisogna uniformarsi a questa grande verit: la morte fisica non si accetta che attraverso la morte spirituale...
Paolo - Che cosa vuoi dire?...
Edoardo - Che bisogna trovare qual cosa che... annienti la volont di vivere, per adattarsi alla fatalit di morire... Trover!
Paolo - Non troverai! Frattanto corri da Lower!
Edoardo - Fidati... Trover! (Esce).
Paolo - (rimette nella cassaforte che lascer aperta libri e carte. Chiama alla seconda porta di destra) Ponson... quando avete un momento...
Augusto - (s' fatto avanti dalla comune).
Paolo j - (voltandosi e scorgendolo) Tu? Ma s, cominceremo da te! Quanti figli hai?
Augusto ; - (trasalisce. Ha il sospetto che Paolo conosca il suo torto, piagnucola) Ho quattro bocche, signor architetto, quattro bocche da sfamare!
Paolo - Ed hai cinquantanni?
Augusto - Cinquantasei... e sono qui da otto, e voi potete dire se ho mai mancato, se non fui sempre fidato, puntuale... Che volete! E' stato il cuore, troppo cuore!
Paolo - Niente panegirici... Quattro bocche! Ho capito... Avrai anche tu un raggio di sole...
Achille - (presentandosi) Avete bisogno d me?
Augusto - Signor architetto, volevo spiegare...
Paolo - Ho capito! Quattro bocche... vattene! Ti far contento... (Augusto, lento, lento, non avendo capito, esce. Paolo ad Achille) Sedete e parlatemi con confidenza!
Achille - (.si siede) Ne ho sempre avuta... Son tre anni e voi avete mostrato di apprezzarmi...
Paolo - Per l'appunto, vi ho apprezzato ed ora vi voglio ricompensare!
Achille - (alzandosi) La mia riconoscenza sar infinita!
Paolo - Ritirate questa parola. (Gli fa cenno di sedere) Se io vi ricompensassi per accaparrarmi la vostra riconoscenza obbedirei al mio egoismo. Non sarebbe un gesto disinteressato, non sarebbe un gesto nobile...
Achille - (alzandosi) Voi siete sempre nobile...
Paolo - (rifacendolo sedere) Sedete e non alzatevi pi! Dunque, niente riconoscenza, intesi? Rispondetemi bene: a che cosa aspirate voi nella vita?
Achille - (impacciato) Io!?.... Non saprei...
Paolo - Come? Non avete nel vostro cuore un desiderio, un sogno... un'aspirazione?
Achille - Oh, s... Anch'io.
Paolo - Io voglio realizzare questo vostro sogno, questa vostra aspirazione...
Achille - Oh, non soltanto mia, anche di mia moglie! E' una felicit che sogniamo insieme...
Paolo - Dite!
Achille - (timoroso) Ecco: se le quindici sterline al mese diventassero venti... (temendo d'aver chiesto troppo) ... diciotto...
Paolo - (indignato) Diciotto sterline? Tre sterline in pi!?
Achille - (pronto) Perdonatemi! Anche una... una soltanto...
Paolo - E tutta la vostra felicit costa una sterlina al mese? Tutta la vostra aspirazione di uomo, di professionista questa?
Achille - Scusatemi... ho esagerato?...
Paolo - Ma il sogno di una vita deve mirare ben pi in alto... Voi lo umiliate. Deve avere un orizzonte ampio, luminoso...
Achille - Non sono che un geometra... (confuso, timoroso).
Paolo - (deciso) Io far di voi un ingegnere!
Achille - (trasognato) Io, ingegnere?... Achille Ponson, ingegnere?...
Paolo - Io vi voglio rinnovare la vita! Destiner per voi un premio di mille sterline da consegnarvi il giorno che diverrete ingegnere...
Achille - (stordito) Tre... quattro anni...
Paolo - Ma il vostro sacrificio sar bene ricompensato...
Achille - Studier, s... altro che, se studier! Ingegnere io... E mille sterline! Un ufficio, dei collaboratori... Quale bene mi fate!
Paolo - Un bene puro, intendiamoci, purissimo! Perch io non voglio concedervi che uno stimolo, uno sfolgorante stimolo. Io non vi concedo un vantaggio immediato, bens futuro, da raggiungere per volont e per merito. Bene purissimo, quindi... Il vero bene non dev'essere che questo!
Achille - Mille sterline... per mta?! Un capitale! Vi benedir sempre, signor architetto, eternamente.
Paolo - (rabbuiato) S, tra due giorni...
Achille - E vi far benedire da mia moglie, da mia figlia...
Paolo - (a casaccio) Da dopodomani... Andate.
Achille - (rientra nella sua stanza dopo goffi inchini) Signor architetto... (inchino). Signor architetto - (inchino). Signor architetto (sulla porta inchino; via).
Paolo - (irritato) S... basta...! (A se stesso) Benedetto?! Gi... (Altro tono) E che cosa me ne potr importare?!... (Gli occhi hanno incontrato il grande orologio) Ricordo, s, ricordo! (Si rivolta: a Giuditta che entrata) Ah, voi?
Giuditta - ( apparsa alla porta di destra).
Paolo - Vi avrei chiamata... ho da dettare...
Giuditta - (siede alla macchina) Molte copie, signor architetto?
Paolo - Stenografate. (Siede vicino a Giuditta. Si raccoglie. Ora pensoso. E' abbattuto. Pausa).
Giuditta - Vi sentite poco bene, signor Rod?
Paolo - (riscuotendosi) Perch? Son pallido? Si vede? Dite, dite: che cosa si vede?
Giuditta - Un po' triste...
Paolo - (distraendosi) Chiamate casa mia.
Giuditta - (si alza, va all'apparecchio, forma il numero, risponde) Qui studio architetto Rod! S... la signorina. (Con un piccolo grido, arrossendo) Ah!
Paolo - (le si sar avvicinato. Prender il ricevitore. Anch'egli sbalordito) Come?... Due canaglie? Ma con chi parlo? Con chi parlo? Hanno tolto... (A Giuditta) Voi avete chiamato?
Giuditta - Il 90.634...
Paolo - E allora?... Poi, quella voce! (Rif il numero) Pronti... Pronti... Nessuno! Guasto? Deve essere guasto. (Depone il ricevitore. Ritorna al tavolino della macchina) Stenografate. (Detta) Appunti pel notaio dottor Riccardo Lysle... Premesso l'elenco specifico di quanto possiedo in somme liquide e investite... . Ma perch mi fissate cos?
Giuditta - Io vi fisso?!... No... per... ecco... vorrei farvi una domanda... ma... non so... non oso...
Paolo - Non osate? Voi siete tutt'al-tro che una timida... anzi...
Giuditta - (si fa coraggio: con civetteria) E' vero, signor Rod, che le signorine di ufficio sono sempre le amanti del loro principale?...
Paolo - (distratto) Come?
Giuditta - Dicono...
Paolo - (assente) Voi lo siete mai stata?...
Giuditta - (confusa) Oh! Io no..., signor Rod... Pu darsi che non lo meriti...
Paolo - Siete tanto carina... (Per distrarre il discorso) Continuiamo... (Detta) preciso le mie ultime volont...
Giuditta - (di scatto) Le vostre ultime volont? Oh, no, no, signor Rod; proprio oggi queste idee funeree...
Paolo - Oggi o domani fa lo stesso...
Giuditta - (con audacia) Oggi no... non voglio!
Paolo - Voi?
Giuditta - (con furbesco passaggio) Sapete, signor Rod, che mi vogliono sposare?
Paolo - Me ne compiaccio...
Giuditta - (indignata) No, non bestemmiate! Perch io non voglio sposarmi!
Paolo - Non volete? E perch?
Giuditta - (con spavalderia) Perch io voglio essere la vostra amante!
Paolo - La mia...?!
Giuditta - E' la mia salvezza, signor Rod! Mio zio vuole legarmi ad un uomo che odio! Sono fuggita, persino fuggita! Salvatemi voi!
Paolo - Io? Ma come? In che modo?
Giuditta - Patemi vostra... sono una ragazza per bene!
Paolo - (che si sar alzato, bonario) Signorina Giuditta, voi non sapete quel che dite...
Giuditta - Oh! Lo so benissimo! Altre mie amiche hanno fatto cos! Sono due ore che ci penso. Fra me e lui voglio mettere l'irreparabile. L'irreparabile! E' l'unico mezzo! Ascoltatemi, signor Rod...
Paolo - Io vi ascolto, io vi aiuto, ma...
Giuditta - Se voi mi respingete, vi giuro che il primo che incontro...
Paolo - Pazza, pazza!...
Giuditta - Non sono pazza! (Invitante) Vi dar tanta tenerezza, signor Rod... Voi lavorate molto, siete stanco, preoccupato...
Paolo - (balenandogli un sospetto) Ah! Allora voi... sapete...
Giuditta - Io? Non so niente... io non ascolto che il mio impulso...
Paolo - No, non possibile! Voi avete ascoltato, avete capito che io sono... che io sono...
Giuditta - Che voi, che cosa?... (Con malizia) Io non aspiro che ad un amore esperto, che protegga, che tuteli... (Accostandosi) Forse non mi credete... forse non vi piaccio...
Paolo - (afferrandola per le braccia, con slancio) S, che mi piacete... I vostri occhi, le vostre labbra... Siete un fiore... (Distogliendosi, ravvedendosi) Ma no, no, un fiore morirebbe tra le mie mani!
Giuditta - (ancora birichina) E' cos dolce coglierlo...
Paolo - (non vuole lasciarsi tentare. Quasi si allontana) Io non posso... Questo il male! E' tentazione! Il bene non appartiene mai ai sensi... (Lo sguardo all'orologio, e premendosi il cuore) Vedete quell'orologio!... E' lui, lui che me lo vieta... che mi rammenta... Io non debbo rubare alla vita, ma donare, donare... fin che posso! (estraendo il libretto degli assegni).
Giuditta - (stupefatta, non comprendendo) L'orologio... rubare... donare!... Io non voglio nulla da voi...
Paolo - Ed io, s... ecco! (Stacca un assegno, scrive) Duecento ; vi bastano duecento sterline ?
Giuditta - (indignata) Signor architetto, io non mi vendo...
Paolo - Non dovete vendervi, dovete sposarvi...
Giuditta - Con lui, mai, mai; ve lo giuro...
Paolo - Tenete... (la costringe a prendere l'assegno, glielo serra in una mano). Provvederete, allora, alla vostra indipendenza.
Giuditta - (allarmata) Volete cacciarmi dall'ufficio?
Paolo - No, intendo, esigo che rimaniate onesta.
Giuditta - Vi sbagliate. L'onest non dipende soltanto dal denaro!
Paolo - Anche da questo; ne ho esperienza.
Edoardo - (entra con un'aria soddisfatta) Paolo, ho trovato... ho trovato... Andiamo benissimo...
Paolo - Hai consegnato?
Edoardo - Ho trovato Lower; ecco la ricevuta - (consegna). Ma ho anche trovato una cosa assai pi importante...
Giuditta - Non avete pi bisogno di me, signor Rod?
Paolo - No, grazie... (Giuditta rientra a destra).
Edoardo - Credo d'aver trovato un sollievo, un narcotico infallibile...
Paolo - Mi vuoi avvelenare?
Edoardo - S, in un certo senso; ti voglio avvelenare l'esistenza!
Paolo - Pi avvelenata di cos...
Edoardo - Non basta... Di pi... (Pausa, fissandolo). Comprendimi bene: ti mai capitato di dire nella vita: Vorrei essere morto, preferisco la morte, mille volte meglio morire! ?
Paolo - Lo si dice...
Edoardo - No. Voglio che ti convinca che qualche volta lo si dice... non per dire... ma per una persuasione intima, profonda... per qualcosa di straziante, di insopportabile, di irrimediabile. Vero?
Paolo - Pu essere...
Edoardo - Dunque: che cosa ti potrebbe capitare di tanto insopportabile, straziante, in questo momento da farti invocare la morte senza rimpianto? Che cosa? Il problema questo: se lo risolviamo sei salvo...
Paolo - Salvo?!
Edoardo - Volevo dire che sarai pi forte, pi confortato, pi spronato...
Paolo - Tu sei caro... ti preoccupi di me, affettuosamente... ma un problema come il tuo non si risolve cos, da un momento all'altro; ci vuole una preparazione, occorrono delle contingenze, delle cause...
Edoardo - Creata la causa creato l'effetto...
Paolo - Poniamo: una minaccia di fallimento rientrerebbe nei casi del tuo problema. Mi conosci, sai quanto sono integro... Piuttosto che un fallimento, s, preferirei sparire... Ma non posso provocarlo io... e in due giorni... Poi, quale memoria rimarrebbe di me?
Edoardo - Per carit... non aggrapparti alle fisime di prima, al bene, alla memoria onorata, esemplare... a quel rampino che avevi pescato.
Paolo - Quel rampino sar il mio ultimo sostegno...
Edoardo - (per tagliar corto) Via, via... restiamo al problema... (Riflette) Tu sei integro, e questo il guaio... Se no, ti potrei consigliare delle firme false, per assegni, per altro, e, quindi, il rimorso, la paura della giustizia, della galera... Ottimo, ottimo...
Paolo - Malvagit volgare...
Edoardo - (smontato) Certo... che... con un uomo come te un po' difficile... (Illuminato) Ah, ecco! Trovato! So io ci che ci vorrebbe!... Tua moglie...
Paolo - Che c'entra mia moglie? Mi stima, la stimo, una creatura cos eletta!...
Edoardo - Meglio, meglio... appunto perch la stimi molto, tanto, bisognerebbe che tu - tac, d'improvviso - sapessi che ti inganna, che ti tradisce. Stupendo!
Paolo - Mi sembra che anche gli aiuti dell'amicizia debbano avere un limite!
Edoardo - Nessun limite se ti devo far odiare la vita! Io devo fabbricarti il peggiore strazio, il peggiore incubo! Tu devi provare un dolore che assomma tutti i dolori! E nessuno pi di questo potrebbe umiliarti, esasperarti... giovarti, insomma!
Paolo - Sei un amico... un grande amico... Hai anche dell'intuizione, dell'ingegno... ma, come vedi, non mi giovi...
Edoardo - (insistendo) Non rinunciare a questo problema, Paolo... l'unico, il solo...
Elisabetta - (entrata dalla comune) Buon giorno, genero mio.
Paolo e Edoardo - (si voltano di soprassalto).
Paolo - (riprendendosi ed andandole incontro) Oh! Voi, a Londra? Ma che sorpresa? Quando siete arrivata? Non lo sapevo...
Elisabetta - (sardonica) So... so... che non potevate saperlo... Vi trovo agitati...
Edoardo - (pronto) Si scherzava!...
Elisabetta - (a Paolo) Anch'io avrei da scherzare con voi... a quattr'occhi, per...
Edoardo - (inchinandosi ed allontanandosi) Figuratevi, signora...
Elisabetta - Caro, genero mio,., posso sempre chiamarvi cos?
Paolo - Voi avete fatto da mamma alla mia Marta!
Elisabetta - (ripete) Alla mia Marta ... Con che sicurezza lo dite! (Con energia) S, le ho fatto da mamma, ma ho ottenuto dei risultati che non mi soddisfano!
Paolo - Perch?
Elisabetta - Perch a me piacciono le situazioni nette e non tollero le mezze misure, i ripieghi, i pannicelli caldi. Meglio cascar tra le fiamme una volta per sempre, che bruciarsi a fuoco lento!
Paolo - (sospettoso, agitato) Il fuoco? Le fiamme? Se non vi spiegate,.. Se voi sapeste, proprio oggi...
Elisabetta - Mi spiego; io sono una provinciale e quindi le mie concezioni morali sono granitiche. Non conosco le vostre, ma temo che, vivendo in citt, anche voi abbiate in questo campo, la concezione cosiddetta moderna: l'indifferenza .'...
Paolo - Credetemi, cos non vi spiegate affatto...
Elisabetta - Eh, se potessi spiegarmi, userei un diverso linguaggio!
Paolo - Con me? Per me?
Elisabetta - Con voi, con voi! Ma i mariti di questi tempi? Puah! Capacissimi d starsene tranquilli, di pensare tanto meglio !
Paolo - (allarmato) Che cosa tanto meglio ? Lasciate che mi raccapezzi... Voi mi intontite con un mulinello di parole... Bisogna che le coordini...
Elisabetta - Coordinate, coordinate...
Paolo - Voi alludete a Marta, cio a mia moglie...
Elisabetta - Mi pare... La giudico e la condanno...
Paolo - Mi sembra... che condanniate anche me...
Elisabetta - Come marito moderno, ho detto. Perch ai miei tempi il tradimento di una donna era per lo meno reazione. Voi avete reagito, siete in grado di reagire!?
Paolo - Ma sapete la gravita di ci che mi rivelate?... Voi, proprio voi...
Elisabetta - Io, s, provinciale: ma, lingua schietta e per chiunque... fosse anche per me stessa...
Paolo - Mi domando se devo proprio credervi...
Elisabetta - L'ingenuo! Egli non sa... E lo so io e lo sanno tutti. Sissignori, tutti! Perch questo il tremendo! Perch questo il ridicolo... Benedetta figliola!
Paolo - Il problema di Edoardo... la rivelazione vostra... (E' trasognato).
Elisabetta - Chi Edoardo?
Paolo - (c. s.) Giuro... che se non vi ha mandato Edoardo... vi ha mandato... o il Cielo o l'Inferno!...
Elisabetta - Chiacchiere... Io ero venuta per farvi un'ambasciata spiccia e forse ho parlato anche troppo: Marta, dopodomani, si ritirer con me a Cheltenham! Pel resto pensateci voi! Non mi caverete pi una parola di bocca... Arrivederci!
Paolo - (la insegue, ma come paralizzato) No, no, non devo aver capito bene...
Elisabetta - Oh! Avete capito benissimo. (Via),
Paolo - ( smarrito, brancola, si riscuote, si precipita verso la porta dalla quale sparito Edoardo) Edoardo... Edoardo... vieni qui...
Edoardo - (compare) Che c'?
Paolo - Tu, tu, poco fa, hai detto che per il problema... ci vorrebbe, che mia moglie... che io...
Edoardo - Capisco... Era troppo... ho sbagliato... Era un rimedio esagerato...
Paolo - Invece, lo sono... effettivamente lo sono!
Edoardo - (incredulo) Adesso, non esagerare tu!
Paolo - (incredulo) Lo sono... lo sono! Te l'assicuro io! Puoi dirmelo in faccia.
Edoardo - (per met ancora incerto e per met soddisfatto) Parli sul serio? Te l'ha detto la zia?
Paolo - Se lo sanno tutti, tutti,,.
Edoardo - Tutti? Io no...
Paolo - (convulso) Anche tu... non mentire...
Edoardo - E' incredibile!
Paolo - E' la verit! Vallo a gridare, ad urlare!!
Edoardo - (tono gongolante) Allora si direbbe una grazia! Questa la Provvidenza!...
Paolo - (ridendo di un riso grottesco) Ah! La Provvidenza! Ma s... Mander in chiesa un ex-voto per grazia ricevuta...
Edoardo - Su, su... Che potevi desiderare di pi propizio, di pi opportuno? Magnifico! Adesso la morte che ti libera.
Paolo - La morte... (Lo riassale la paura, si preme una mano al cuore) Il dottore! Telefona al dottore! Subito...
Edoardo - Calmati... calmati! Oramai... Pi fortunato di cosi...
Paolo - (con una sguaiata risata) Pi fortunato di cos si muore!... II dottore! Telefona al dottore!
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
Nella villa di Paolo Rod, in una elegante sala che fa da atrio. Da un grande arco, nel centro, si accede nel giardino che si scorge pel fogliame. Porte ai lati. Mobili e soprammobili modernissimi. Dal giardino arriva la musica di gualche ballabile. Pomeriggio di primavera.
Marta - (dal giardino, un po' inquieta. Chiama) Giovanni, Giovanni...
Giovanni - (da una laterale) Signora...
Marta - E mio marito, allora?...
Giovanni - Ho ritelefonato in studio, signora... ma da mezzogiorno non l'hanno riveduto.
Marta - Portate pure il t in giardino.
Giovanni - Subito, signora.
Elisabetta - (dal giardino) Benedetta figliola! Continuano a reclamarti... non gentile.
Marta - Capirai, non ancora tornato...
Elisabetta - Dalli! Ti preoccupi oggi e non ti preoccupavi quando stava assente notti su notti...
Marta - Non che mi preoccupi... che lasciando io la casa domani...
Elisabetta - Povera me. O sei innamorata o sei una debole... ed anche la mia forza temo che non giovi. Ti ho detto: fidati di me e ti garantisco di riportarti il marito, redento e trasformato. Tu non conosci gli uomini, io s! .
Marta - (indagando) Ma ieri, quando sei andata da lui, quando gli hai comunicata la nostra decisione di partire subito per Cheltenham...
Elisabetta - ...ne ha preso atto. D'altronde gliel'ho comunicata con un tono!
Marta - E tu ritieni, veramente, che la nostra partenza possa servire?
Elisabetta - Se entro una settimana Paolo non verr a cercarti, a scongiurarti, a chiederti magari perdono, ti autorizzo a... vituperarmi. Avrai vinto tu e perduto io. Intanto abbi indifferenza, spavalderia...
Marta - ... proclamando a tutti che l'aria di primavera in campagna me l'hanno ordinata i medici!
Elisabetta - Se tutte le bugie fossero di questo calibro! Vieni... su... (quasi la trascina. Ritornano in giardino).
Giovanni - (fa entrare da sinistra i due Copperfield e prende a Franco cappello e soprabito) Prego... sono tutti in giardino. Hanno approfittato di questo primo sole... (Via),
Franco - (elegante e galante, sebbene non pi giovane, va ad una specchiera, s'aggiusta la cravatta. Alla moglie) E qui, ti scongiuro, nessuna pazzia! Che non si ripeta la buffonata di una settimana fa, dai Compers. Sei avvisata...
Anna - (sospettosa, gelosa, bisbetica) Eppure qui, forse pi che dai Compers, potrei essere nel giusto!
Franco - Sei venuta con questo stato d'animo? Ritorniamo, cara, ritorniamo...
-
Anna - Allora, confessami perch hai accettato con tanta premura questo invito. Dai Compers, almeno, avevi un motivo d'interesse.
Franco - E' l'ultimo t in casa Rod. E del resto un interesse ce l'ho pur qui. L'architetto Rod non stato il costruttore della nuova sede del Banco Linght ed io non sono uno degli amministratori?
Anna - Ma la signora Rod questa volta si persino preoccupata di telefonare per assicurarsi il nostro intervento. Ma, gi, l'ultimo t... che non pare, per, del tutto gradito al marito...
Franco - Che ne sai tu? Abbiamo ricevuto la telefonata questa mattina...
Anna - Alle nove. Ed io a mezzogiorno ero gi informata... e...
Franco - Psst...
Giovanni - (dalla destra, passa con un vassoio pel servizio del t. Esce in giardino).
Anna - ...e allora informer anche te. Sai perch la signora Rod d questo addio... pubblico e si ritira d'improvviso con la zia in campagna?...
Franco - Non lo so...
Anna - (maliziosa) Non lo sai? Screzi coniugali, pare... e che non si sa bene se dipendano da lui o da lei...
Franco - E che c'entro io? Affari intimi, non ci riguardano...
Anna - Dove c' una donna... e ci sei tu, tutto mi pu riguardare...
Franco - Senti: ti chiedo un'ora, un'ora sola, di non far la maniaca, di far la savia...
Anna - Io sono sanissima ed il malato di vanit, di dongiovannismo sei tu...
Franco - Sta bene... sta bene... (Per farla smettere, per un braccio la avvia in giardino) E in bocca al lupo...
Anna - Che cosa hai detto?... (Via entrambi. Qualche istante la scena resta vuota. Giunge il suono di un ballabile al grammofono).
Paolo - (dalla destra: indossa il soprabito di mezza stagione, il bavero rialzato per trascuratezza. Avr accentuata nel volto un'espressione immagata, attonita. Ode il suono allegro. Va oltre l'arco, guarda. Rientra, pi trasognato. Giovanni, dal giardino, ricompare).
Giovanni - Oh! il signore...
Paolo - Che cosa succede in casa mia? Quella gente che balla, che beve...
Giovanni - (sorpreso) E' il solito ricevimento della signora... Aspettavamo anche voi, signore.
Paolo - Me? A ballare? (Siede affranto su di una poltrona).
Giovanni - Da due ore vi aspettavamo...
Paolo - (a quel richiamo, sgrana gli occhi su di un grande orologio che spicca su di un soprammobile di porcellana).
. Giovanni - Desiderate qualche cosa, signore?
Paolo - S... che tu porti via immediatamente quell'affare... (e indica l'orologio).
Giovanni - L'orologio? Non mai stato mosso, da anni...
Paolo - (imperioso) Ed oggi ti ordino di smuoverlo! Portalo dove vuoi... basta ch'io non lo veda...
Giovanni - (perplesso, ubbidisce: lo prende).
Paolo - Io aspetto il mio notaio... Introducilo subito... doveva essere gi qui...
Giovanni - (istintivamente guardando l'orologio che tiene) Sono le quattro signore...
Paolo - (ha un gesto di dispetto).
Elisabetta - (dal giardino. Vede per primo Giovanni) Che cosa hai in mano? Dove lo porti?
Giovanni - Non so, in cucina...; me l'ha ordinato il signore.
Paolo - Io, s, io! Non lo voglio pi vedere. Un capriccio! Via, via. (Giovanni esce intimidito).
Elisabetta - Che stramberie sono? A me interessa molto il vostro umore in questi momenti...
Paolo - V'interessa? E perch?
Elisabetta - Perch... perch... qui, non voglio che succedano scandali... qui, niente tragedie...
Paolo - Oh, se per questo... (Con convinta rassegnazione) State tranquilla, fate il vostro ricevimento, godetevi la vostra festa... partite quando vi fa comodo... io non esisto...
Elisabetta - (tuttavia scrutandolo, non persuasa) Meno male che siete ragionevole... e, in tutti i casi, quanto alla... s, alla faccenda di Marta potete discutere con me, consigliarvi con me...
Paolo - Non ne ho bisogno, grazie...
Elisabetta - Saprei indirizzarvi nel migliore dei modi...
Paolo - Vi ripeto: state tranquilla.
Elisabetta - (accorgendosi che non il momento opportuno per ci che gli vorrebbe dire) Bene, bene... del resto, per ora, non desideravo che questo... Venite in giardino?
Paolo - No... Aspetto gente...
Elisabetta - Arrivederci... (Via).
Paolo - (rimane sulla poltrona. Fantastica) Tragedia? No! C' la mia... Ma parlarle, s! E' mia moglie!
Giovanni - (introduce il dottor Lysle che reca una borsa di cuoio, gonfia di contenuto).
Lysle - Scusate... un tantino in ritardo...
Paolo - Giovanni... Di' a mia moglie che l'attendo qui... (A Lysle) Dunque? (Giovanni esce).
Lysle - Dunque, tutte le disposizioni da voi, ieri, impartitemi le ho eseguite, tutte... (Estrae parecchi fogli) ... i legati di beneficenza, quelli di sussidio, quelli d'incoraggiamento, quelli, anche minuti, pel vostro personale... tutti... Per... credo molto che la vostra disposizione ultima... quella di stanotte... mi creer imbarazzi, gravi imbarazzi...
Paolo - Degli imbarazzi... Ma che cosa dite?...
Lysle - Ecco... non per contraddirvi. L'avviso comparso nei giornali stamane alle otto... Adesso sono le quattro del pomeriggio e nel mio studio sono gi state recapitate duecentosettantaquattro suppliche, dico duecentosettantaquattro, e da tre ore si accalcano sotto il mio portone per lo meno cinquanta persone...
Paolo - Non avrete fatto pubblicare l'avviso nei termini concordati...
Lysle - Testuali! Eccolo... (Leggendo un giornale) Chiunque, per dolorosa, impellente e comprovata necessit abbia bisogno di danaro, si rivolga al dottor Riccardo Lysle , e l'indirizzo del mio studio...
Paolo - E la postilla per evitare assembramenti, per non allarmare la polizia?
Lysle - C', c'... (Legge) Si avverte che questi casi di dolorosa, impellente e comprovata necessit devono assolutamente essere esposti per lettera, altrimenti non saranno presi in considerazione)... E' evidente che non stata presa in considerazione... questa postilla...
Paolo - E voi vi spaventate per un po' di suppliche?!
Lysle - Duecentosettantaquattro...
Paolo - ... per duecentosettantaquattro suppliche e per qualche postulante?! Ma pi saranno i bisognosi, pi sar dimostrato quant' vasta la miseria nel mondo e quanto sia appunto necessario sollevarla! Ah! Io sono soddisfatto, dottor Lysle... molto soddisfatto...
Lysle - Io... confesso invece...
Paolo - (insorge) Ho dato carta bianca per voi e per coloro che vi aiuteranno... Abbiamo stabilito - anche per non creare sperequazioni - che ad ogni autentico bisognoso sia concessa una cifra di cinquanta sterline sino all'esaurimento delle quindicimila che ho destinato a questo scopo... e voi, voi che avete l'onore d'essere il dispensiere materiale di tanto bene, voi... vi preoccupate!... Su questo argomento... non dovete aggiungere una parola!
Lysle - (pausa) Allora... vi parler d'altro... che, forse, mi angustia di pi...
Paolo - Che c' ancora?
Lysle - Proprio adesso sta per radunarsi il Consiglio del Biochimico, al completo... per discutere... come dire?... il vostro gesto...
Paolo - Gesto esemplare! La restituzione di una grossa caparra per una mole di lavori che, personalmente, io non posso garantire!...
Lysle - ... che voi avete gi iniziati e che dovrebbero continuare secondo i vostri progetti...
Paolo - Non sono io che posso realizzarli.
Lysle - Io so che gli umori del Consiglio non sono del tutto benigni... per voi... anzi... nessuno si spiega... come, del resto, io stesso non mi spiego, da ventiquattro ore...
Paolo - Non occorre che vi spieghiate nulla. Constaterete! Anche voi constaterete! Andate pure da quei signori...
Lysle - (per andarsene) Mi batter... far il possibile...
Paolo - Io non devo essere difeso; se mai, emulato! Dite questo, soltanto questo!... (e lo congeda).
Marta - (entrando. Sarcastica) Ben tornato... Mi volevi?
Paolo - Ti volevo... Poche parole.
Marta - (fredda) Ti sembrano necessarie?
Paolo - Non dubitare! Sono serenissimo!
Marta - E allora? Non c' ragione per turbarci con chiarimenti inutili!
Paolo - Sono disposto ad accettare qualunque verit... purch tu sia sincera! Sono disposto a perdonare!
Marta - (stupefatta) Perdonare, a chi?
Paolo - A tutti!
Marta - Senti, a me piacciono le schermaglie, ma questa una burla!
Paolo - Non parlare cos. Debbo misurare il tempo, io! Ho bisogno di conoscere... Non ti far alcun male.
Marta - (ironica) Hai bisogno di conoscere?... Che cosa? Quando far ritorno? Chi lo sa? So quando si parte: domani.
Paolo - Bada, Marta, che in nome del diritto potrei ribellarmi. Come ogni uomo normale!
Marta - Normale!? Ah! Ti pare normale la nostra situazione?...
Paolo - Come? E sei tu... che mi schernisci?
Marta - Vorresti che ti assolvessi?
Paolo - (sempre pi interdetto) Tu capovolgi la verit!
Marta - (indifferente) Io?... No! Solo preferisco non discuterla. Hai visto? N drammi, n commedie. Non si usano pi. Adesso si piglia il treno...
Paolo - Ma io no. Io rimango!
Marta - Tanto meglio. Non avrai imbarazzi per continuare le tue avventure... Addio, Paolo... e tanti auguri a te e ai tuoi amori... (Via),
Paolo - (raccapezzandosi) Le mie avventure? I miei amori? Quali? Evidentemente io comincio a perdere anche la logica... E chi perde la logica impazzisce... (Ha un brivido di terrore. L'idea della morte per pazzia lo terrifica. Vede entrare. Edoardo da una laterale. Gli corre incontro) Edoardo! Non abbiamo previsto una cosa...
Edoardo - Cosa?
Paolo - La pazzia!!
Edoardo - Non s muore di pazzia! Si rivive una seconda volta...
Paolo - Edoardo! E se fossi gi pazzo!?
Edoardo - Chi pazzo non se ne accorge! E poi, perch?
Paolo - (di scatto) Io ho un'amante!?
Edoardo - (ridendo) Tu? Tua moglie!
Paolo - Allora mia moglie e anch'io! Perch sono io l'accusato, il colpevole. Io ho un'amante! Non so chi sia, non la conosco! Ma io ho un'amante!
Edoardo - E chi lo dice?
Paolo - Mia moglie!
Edoardo - (come colui che la sa lunga) Si capisce... che lo dica lei! Non poteva dire altrimenti! Vecchio trucco! Per discolparsi, ti incolpa!... Ti ho detto ci che bisogna fare... E' in ballo il tuo onore! Guai, se resta macchiato per sempre! Devi rivendicarlo, riscattarlo!
Paolo - No, no, caro. Una volta ancora non mi convinci. Non ti seguo, non ti posso seguire. Il mio onore rimarr legato a me stesso, al bene o al male di me stesso, non a quello d'altri!
Edoardo - (con indignazione) D'altri?! Ma forse un altro tua moglie? Porta e tramanda il tuo nome!
Paolo - Assurdit, assurdit... vostre. Guarda: io non ho mai capito perch l'onore della donna sia nella carne e quello dell'uomo nello spirito... ma, soprattutto non ho mai capito perch mai, se la moglie tradisce il marito, sia proprio il marito un minorato, un disonorato... lo sappia o non lo sappia... Tanto peggio, anzi, se non lo sa!
Edoardo - Le leggi della vita! Guai, se non ci fossero!
Paolo - Per me non ci sono pi! Io appartengo ai morti...
Edoardo - E i morti sono pi schiavi dei vivi. Subiscono un giudizio che non possono modificare!
Paolo - Subiscono il giudizio ch'essi stessi si sono creato. Ecco perch mi sono votato al bene!
Edoardo - Il bene di rovinare una ditta!
Paolo - Restituisco quello che devo restituire...
Edoardo - Aiuti pazzamente degli sciagurati!
Paolo - Avr un cumulo di benedizioni!
Edoardo - (aizzandolo) ...ed anche di beffe, se non agisci subito!
Paolo - (come per liberarsi dall'ossessione dell'amico) Ma contro chi, allora, contro chi?
Edoardo - Credi che sia difficile scovarlo? Magari qui, sotto il tuo tetto! Ha la tua fiducia! Approfitta della tua tolleranza...
Paolo - Non dirlo! (Scattando) Che ore sono?...
Edoardo - (estraendo l'orologio) Le quattro e un quarto... Ma... e il tuo orologio?...
Paolo - (mostrandolo) Non va pi... non va pi.
Edoardo - Tieni il mio. Il valore di un minuto per te incalcolabile. (Paolo macchinalmente scambia gli orologi). E vieni con me... Vedrai che ho buon fiuto! (Per allontanarsi, entrambi, si scontrano con Anna).
Anna - (piuttosto agitata) Mio marito, scusate. Avete visto mio marito!?
Edoardo - Buon giorno, signora Copperfeld... Vostro marito non c', sar in giardino o nel salotto...
Anna - (con intenzione a Paolo) Nel salotto c' la signora Rad, ma mio marito non c'... per combinazione...
Paolo - (con sospetto) Combinazione? . Che significa combinazione?
Anna - Dicevo... cos... per dire...
Edoardo - (a Paolo, trascinandolo via) Andiamo, andiamo e controllati. (Paolo ed Edoardo escono).
Anna - (inquieta, passeggia, borbotta) Lo intuivo! Oh, quando si dice l'intuizione! Non falla! Ma se li pesco!...
Borthis - (entra cauto. Giovanotto smilzo, ingenuo, dolciastro) Oh, perdonate, signora Copperfield. Speravo di trovare la signora Rod...
Anna - (pronta) Non in salotto la signora Rod?
Borthis - No, non c' pi...
Anna - (con inspiegabile aggressivit) Ah! Non c' pi?! E sapete voi dove sia andata?
Borthis - (ancate pi confuso) Se lo sapessi, non la verrei a cercare...
Anna - (mordace) Perch anche voi avete bisogno della signora Rod?
Borthis - E' tanto cortese, la signora Rod.
Anna - (e. s.) Cortese... seducente...
Borthis - (ingenuo) Una qualit non contrasta con l'altra...
Anna - (a Borthis) Contrastano, contrastano! Lo so io!
Borthis - (intimidito) Perdonate, signora... Non comprendo! (Esce).
Anna - (vedendo giungere il marito) Ecco chi lo comprende! (Investendolo) Tu! Tu! Tu s che comprendi e fingi di non comprendere!
Franco - Per carit, Anna, la seconda scenata!
Anna - La seconda, la terza, la quarta!
Franco - Ma di chi sei gelosa, oggi?
Anna - Di chi? E me lo chiedi ancora? Come non avessi capito? Come tu non sapessi che a me basta un'occhiata per intuire tutto un intrigo...
Franco - (per calmarla) E' la tua fantasia, sono i tuoi nervi...
Anna - Sono i miei occhi che vedono e che son fatti per vedere!
Franco - Che cosa vedono?
Anna - Che sei sconvolto per la partenza della signora Rod...
Franco - (le ha tappato la bocca con prontezza) Stupida! Che cosa inventi? Se iti udissero?!
Anna - Vedi, vedi... mi tappi anche la bocca!
Franco - Perch un'infamia! Perch siamo suoi ospiti!
Anna - Se arrossisci, se tremi...
Franco - Arrossisco per te, per non esporti ad una pessima figura! Sospettare...
Anna - Non sospetto... credo!
Franco - Ma tu puoi anche credere ai miei amori con la principessa del Siam!
Anna - Hai ballato subito con lei e per tre volte! Ti sei precipitato a far suonare il tango che voleva lei...
Franco - Sei malata, malata... Ti scongiuro, ragiona. La signora Rod, cos seria, distinta!
Anna - Ma s, ma s. Ogni tua parola una confessione!
Franco - (indignato) Andiamo via!
Anna - No! Sarebbe ridicolo per me!
Franco - E rimaniamo! Saremo ridicoli entrambi!
Marta - (con gentilezza) Questi miei invitati si appartano...
Franco - Un po' di riposo, signora...
Anna - (a denti stretti) Mio marito ha molto ballato, oggi... Non abituato... (Al marito con voce bassa e irosa) Ti viene persino a cercare...
Marta - Chiss per quanto tempo non ci rivedremo...
Franco - Fortunatamente, non c' l'oceano di mezzo...
Anna - Un'ora di ferrovia...
Marta - A dire la verit l'orario contempla tre ore...
Franco - Mia moglie voleva abbreviare la distanza...
Marta - (pronta) E' una promessa per venirmi a trovare?... (Ad Edoardo che entra dal giardino) Anche qui? Si direbbe che oggi voi vogliate sorvegliarmi! Ah! Forse, intendete chiedermi un ballo?...
Edoardo - Signora Marta, sapete benissimo che io odio il ballo!
Marta - (indicando Borthis che entra) Per fortuna posso contare su di un ballerino esperto. N' vero, Borthis?
Borthis - Ai vostri ordini, signora. Ma non era per questo...
Marta - Allora?...
Borthis - Vi dovrei parlare, signora...
Marta - (birichina) Ho capito, mi volete far la corte...
Anna - (al marito) Ti vuole anche ingelosire...
Maria - (ai Copperfield) Allora, ricordatevi la promessa...
Franco - Parola data, signora... (Anna e Franco escono).
Marta - (sprofondandosi in una poltrona. Con civetteria) Ors, Borthis, la vostra confidente tutta orecchi...
Borthis - (impacciato, guardando d'attorno) Ecco... io vorrei, ma, non so...
Marta - Ah! Non sapete parlare in presenza d'altri?!... Edoardo, Borthis si vergogna di voi!
Edoardo - Se per questo... sparisco!
Marta - Grazie! (Edoardo si allontana non senza aver osservati i due con uno sguardo sospettoso). Dunque... siamo soli... Allora il vostro amore?
Borthis - Signora... Appunto... ora che state per partire... volevo parlarvi di questo...
Marta - Benedetto ragazzo, voi battete il primato della ritrosia! Io non so davvero se la signorina Liana ve lo potr perdonare...
Borthis - Tutto sta incominciare... lo comprendo... Ma io... io studio matematica...
Marta - Forse che le scienze esatte intimidiscono la gente?...
Borthis - Non la scaltriscono... come... le letteratura!
Marta - Di modo che la parte letteraria la dovrei fare io?...
Borthis - Avete promesso d'aiutarmi, signora...
Marta - Speravo che anche voi vi foste aiutato... (Alzandosi) Be', qui occorre far presto. Assagger subito il terreno...
Borthis - Con lei...
Marta - Con lei, che, naturalmente, se ne sar accorta assai prima di me...
Borthis - Magari!...
Marta - Ne sono convintissima...
Borthis - Signora, le direte che la mia timidezza dipende...
Marta - (interrompendolo) Che, che! Mi volete istruire?!... (Al dottore che compare dalla comune) Oh, dottore... Avrei giurato che voi non sareste venuto a salutarmi. Son due mesi che non vi si vede!
Il Dottore - Significa che in questa casa non necessaria la mia opera.
Marta - Infatti, non sono mai stata una cliente da farvi arricchire...
Il Dottore - (galante) Mi avete arricchito con la vostra serenit...
Paolo - (che entrato ed ha udite le ultime parole del dottore) Meno male che qui si parla di serenit...
Il Dottore - Un pessimista come te l'ha accanto e la rifiuta...
Paolq - Quella che ho avuta stata illusoria...
Marta - Dottore, arrivederci (brusca. Esce con Borthis dicendogli) Son tutta per voi...
Il Dottore - Che c' con tua moglie?
Paolo - C'... c'... Senti il mio polso!
Il Dottore - Sar agitato per la tua fissazione.
Paolo - Per la mia realt inesorabile!
Il Dottore - Non certo pel tuo fisico che ottimo. Anche l'aspetto...
Paolo - Sei tutti i moribondi si riconoscessero dall'aspetto...
Il Dottore - Hai ragione. Risparmierebbero ai medici molte menzogne...
Paolo - Perch tu mentisci? Od hai mentito con me? O credi, veramente, che io mi senta bene?
Il Dottore - Sfido io! Domanda ad un condannato a morte se si sente bene! E il medico come pu risanarlo? Ci vorrebbe la grazia sovrana... Senti, Paolo io sono venuto per un saluto a tua moglie; per, ti confesso che sono venuto soprattutto per te. E' mia norma non contraddire mai i miei malati... (Avvertendo in lui il consueto allarme) No, no, tu stai benissimo. Ma veramente possibile che quella seduta... quello spirito... come si chiama?...
Paolo - ...dell'architetto Wallace...
Il Dottore - Che lo spirito dell'architetto Wallace ti abbia infusa una convinzione cos assoluta, cos categorica? Capisco che hai subito le influenze di un fanatico della forza di Edoardo, ma che tu non ragioni...
Paolo - Io ragiono, e come! E con cervelli ben pi potenti del mio. (Da una tasca interna estrae degli appunti). Leggi, leggi questi estratti di Janet, di Mrime, di Babinetw di Balfour... Lord Balfour, sai... che ha scritto: La questione dello spiritismo pi importante d'ogni questione sociale e politica...).
Il Dottore - (disarmato) Non c' pi nulla da fare! Finirai col morire di esaltazione...
Paolo - Perch? Si pu forse morire d'esaltazione?
Il Dottore - Di che ti preoccupi? Se sei cos persuaso di dover sparire... che sia in un modo... o che sia in un altro...
Paolo - E' qui che non vuoi comprendermi. Io sono un prigioniero della morte... ma non so di quale; ignoro totalmente. Ecco la cosa pi terribile...
Il Dottore - Se il tuo fine uno... i mezzi non contano...
Paolo - (altro tono) Che ore sono?
Il Dottore - (estrae l'orologio) Le quattro e trenta!
Paolo - (guardando il suo) No, le quattro e quaranta!
Il Dottore - L'ho regolato adesso...
Paolo - Allora questo corre!... (Di scatto) Dammi il tuo orologio...
Il Dottore - Se per questo... (Glielo consegna).
Paolo - Ho guadagnato dieci minuti.
Edoardo - (giulivo e nel contempo ansioso) Paolo... Paolo... sei salvo!
Il Dottore - (tono burlesco) E' morto lo spirito di Wallace!
Edoardo - i Sar riabilitato quello di Paolo...
Il Dottore - (a Paolo) Bada, che non me ne vado. Prendo una tazza di t. (Esce verso il giardino).
Edoardo - Siamo in tempo. Meno male che siamo in tempo!
Paolo - Ma chi ?
Edoardo - Tutto si svolger a meraviglia!
Paolo - Dimmi, chi ?
Edoardo - E' il giovane Borthis! Non c' dubbio. Li ho sorpresi a colloquio... ho carpito le loro parole... li ho sorvegliati...
Paolo - (intontito) Quel ragazzo!
Edoardo - Frutto acerbo! Non divaghamo! Non c' un minuto da perdere! Pel tuo onore! Per la tua dignit! In ventiquattr'ore tutto fatto. Ne hai trenta davanti a te! Ogni regola sar rispettata, sebbene accelerata. Tuoi padrini: io e il dottore... Ci si raduna...
Paolo - (energico) ...non mi batto!
Edoardo - Che? Adesso che sai?...
Paolo - Non mi batto!
Edoardo - (sprezzante) IE la tua reputazione?
Paolo - (convulso) Come? Non capisci? In primo luogo non mi batto perch... ecco qua bell'e pronta e fabbricata da me stesso la mia morte...
Edoardo - Ma non si muore in duello!
Paolo - In secondo luogo perch io sono lieto, lietissimo di avere un altro modo per additare un luminoso esempio...
Edoardo - Ancora con l'esempio?
Paolo - Ogni individuo pretende troppo di essere un mondo per se stesso ed occupa quindi troppo spazio! Egoismo!
Edoardo - E che vuoi tu? La beatificazione?
Paolo - Tu hai detto che Borthis? Ne sei sicuro?
Edoardo - Quasi, quasi, lo sfidavo io!
Paolo - Chiamalo!
Edoardo - Che cosa vuoi fare?
Paolo - Chiamalo!
Edoardo - (andando verso la vetrata) E' qui! (Chiama) Borthis!
Paolo - (movendo incontro a Borthis con affabilit) Venite, Borthis... Non abbiate timore... Datemi la mano... (Gli stringe la mano con effusione) Contate su di me! Io vi far felice.
Borthis - Signor Rod, voi siete molto affettuoso!
Paolo - Per un giovane come voi, l'amore tutto!
Borthis - Voi, sapete...
Paolo - Io so e vi incoraggio, vi aiuto. Ad ogni costo!
Edoardo - E' incredibile!
Paolo - (a Borthis) Voi, siete un uomo onesto?
Borthis - Oh! Onestissimo!
Paolo - (severo) E allora sapete a che cosa aspirano in amore gli uomini onesti?...
Borthis - A sposare la donna del loro cuore...
Paolo - Voi la sposerete!
Edoardo - E' inconcepibile!
Borthis - (commosso) Signor Rod, siete molto, molto buono... senonch...
Paolo - ... senonch. Comprendo la vostra obiezione! C' un ostacolo...
Borthis - E grave!
Paolo - (pronto) Nient'affatto! Questo ostacolo non ci sar pi. Lo rimuover io stesso!
Borthis - (c. s.) Voi sapete che fra un anno avr una carriera aperta, un avvenire sicuro!
Paolo - Ne ho piena fiducia...
Borthis - (incalzando) Che non ho nulla da rimproverarmi. Che non desidero che questo: una mia famiglia! Con un nome onorato!
Paolo - Per lo meno quanto il mio!
Borthis - S, quanto il vostro! Tuttavia, signor Rod, non vi nascondo che la mia preoccupazione per lei; lei nemmeno sa...
Paolo - Ella vi ama!
Edoardo - Stupefacente!
Borthis - (con effusione) Davvero?
Paolo - E sar degna di voi!
Borthis - (estasiato) S! Dev'essere buona quanto bella!
Paolo - Affettuosa...
Borthis - (entusiasmandosi) Dolce, tenera...
Paolo - Cordiale, socievole...
Borthis - Come la conoscete bene!... Per quell'ostacolo...
Paolo - Abbiate fiducia in me! Provvedo io a tutto. Non ho che uno scopo: vedervi contenti! Ma ho bisogno di una garanzia...
Borthis - Una garanzia? Di che cosa dubitate, signor Rod?...
Paolo - Voi siete giovane, forse troppo giovane, vi infiammate oggi, vi potete spegnere domani... non si sa mai...
Borthis - ...e allora io sono pronto a promettervi tutto ci che volete, signor Rod. Io mi fido di voi.
Paolo - E anch'io voglio, altrettanto, fidarmi di voi! Qui, in presenza del mio amico, il pi caro, l'unico che rester...
Borthis - Che rester?
Edoardo - Io?
Paolo - In presenza sua, voi, Lorenzo Borthis, vi chiamate Lorenzo? vi impegnate esplicitamente e formalmente...
Borthis - Oh, s, esplicitamente e formalmente...
Paolo - ... a sposare entro il pi breve tempo possibile... Anzi, fissiamo una data.
Marta - (da una laterale, ha udite le ultime parole, con una risata a Paolo) Mi compiaccio del tuo interessamento... sei generoso! Ma, povero Borthis, mi duole darvi una brutta notizia: gi impegnata!
Borthis - Impegnata?
Paolo - Chi impegnata?
Marta - Lo temevo: troppo tardi: Anche in amore l'onore di colui che giunge primo!
Borthis - Signora Rod, voi avete parlato?
Marta - Ho" parlato con molto tatto, con cautela. Liana Fletchs non si sorpresa... Soltanto che mi ha comunicato di avere accettata da un mese un'altra proposta...
Borthis - Allora inutile... Tutto inutile?... Il mio amore...
Paolo - Ma che gioco questo?... Edoardo?...
Edoardo - (con aria ebete) Eppure...
Marta - Eppure Liana Pletchs non potr essere n la fidanzata n la sposa di Lorenzo Borthis. Se credevate di compiere una buona azione!... Povero Borthis, ringraziate questi signori ugualmente...
Borthis - Signora, io sono stato un timido, uno sciocco!
Marta - Ed avete cercato troppi aiuti... troppo tardi! Venite, venite e procurate di consolarvi. (Via con Borthis).
Paolo - (fissa Edoardo, sbalordito ed indignato) Mi hai ingannato?! L'hai fatto apposta?
Edoardo - Avr sbagliato bersaglio...
Paolo - Non lui...
Edoardo - Sar un altro... fa lo stesso!
Paolo - No, no, che non fa lo stesso! Passano le ore, i minuti... Io debbo concludere... anche questa partita...
Edoardo - Per concluderla in quel bel modo!... Disgraziato! Tu sanzioni e perpetui di fronte al mondo il tuo ridicolo!
Paolo - Io lo affronto e lo schianto. E' questa la mia superiorit. Gi, dovrei uccidere, per essere riabilitato. Spezzare una vita... No, meglio riedificarne due!
Edoardo - preoccupati della tua!
Paolo - Come ragioni da vivo! Se tu ragionassi da morto, come me, quanto me, non avresti questo stupido orgoglio!
Edoardo - Ah, basta, caro, basta... Io ho cercato di esserti vicino, di aiutarti, di difenderti! Ma adesso, basta. Ti lascio morire come vuoi. Schiacciato da montagne di bene! E poi, io cambier anche la ditta!... Tanto, l'avrai rovinata materialmente e moralmente...
Paolo - Allora il tuo interesse che parla?
Edoardo - Il mio coincideva col tuo!...
Paolo - Non coincideva! Qui l'errore... una diversa, abissale visione...
Edoardo - Ed io ti abbandono! Rischiamo di perderci anche come amici. Io per la mia strada e tu per... (non completa la frase. Se ne va borbogliando) Povero Paolo!... (Via).
Paolo - (richiamandolo) Edoardo! (Ripete) Povero Paolo! . Ma gi... la compassione.
Anna - (accesa in volto, irritata) Signor Rod, vi trovo solo! Non ne posso pi! Credete a me: in fondo siamo due disgraziati!
Paolo - Due disgraziati? Io, s... ma voi?
Anna - Anch'io,- anch'io, signor Rod... Io spero molto in voi. Voi siete un uomo, sarete inflessibile...
Paolo - Non agitatevi... in quel che posso...
Anna - Voi potete tutto!... Perch anche voi non lo meritavate! No, non lo meritavate! E' una tresca ignobile! Ed io ammetto, guardate, ammetto che il torto maggiore sia di mio marito, piuttosto che di vostra moglie...
Paolo - (stupefatto) Vostro marito?... mia moglie?...
Anna - Signor Rod, voi non credevate? No, dite che dissimulavate per non far capire... ma che soffrivate!...
Paolo - Altro che, se avevo capito! (Con un senso di liberazione) Ma adesso non soffro pi! Pi! Sapeste signora, il sollievo che mi avete dato! (Le stringe la mano) Grazie, per questa certezza! Non preoccupatevi. Sistemer tutto, io...
Anna - Una sistemazione indispensabile!
Paolo - Oh! sar decisiva!
Anna - .Perla dignit di entrambi! Mi affido a voi...
Paolo - Voi non perderete nulla! A voi, se mai, provvedere io, largamente!
Anna - Io amo mio marito!
Paolo - E vostro marito ama mia moglie!
Anna - Bisogna impedirglielo con ogni mezzo...
Paolo - Bisogna donare la gioia a chi la ricerca...
Anna - (interrompendolo) ... ma che razza di marito siete voi?
Paolo - Un marito che vede nell'avvenire...
Anna - L'avvenire?! Ma, che cosa volete?
Paolo - Voi dovete divorziare; s, di-vorzierete... cos saranno liberi, si potranno sposare... saranno felici...
Anna - (sconvolta, adirata) Io, io divorziare?! Ma strabiliante! E il vostro orgoglio, la vostra dignit?... Voi volete questo, voi?! Ed io... io che cosa ho mai fatto! (Atterrita, quasi fuggendo) Vergognatevi, vergognatevi... (Si allontana).
Paolo - Ah, no! Dovete darmi la vostra parola... Io vi d la mia... Mi occorre la vostra... (Esce inseguendola).
Giovanni - (introducendo la signora Ponson) Prego... ho gi fatto avvertire la signora. (Via).
La signora Ponson - (siede. Un tipo singolare di bisbetica, sebbene ancora giovane. Parlantina facile, svelta).
Marta - (dal giardino con Elisabetta) Buon giorno... (Presentando) Mia zia.
La signora Ponson - (saluta) Io sono la moglie del geometra Achille Ponson.
Marta - So, il collaboratore di mio marito... Forse, volevate parlare con lui?
La signora Ponson - (pronta) No, no, signora; volevo parlare con voi, proprio con voi.
Marta - Dite.
La signora Ponson - Vostro marito stato col mio tanto generoso, troppo generoso; ha compiuto per lui un gesto cos stupendo... cos magnanimo...
Elisabetta - (interrompendo) ... per cui desiderate ringraziare anche sua moglie...
La signora Ponson - No, no, signora!
Marta - Vi confesso.... non capisco!
La signora Ponson - Mi spiego: l'architetto ha voluto conoscere la massima aspirazione di mio marito e adesso pretende di realizzargliela.
Elisabetta - Come pretende ?
La signora Ponson - Pretende che mio marito divenga ingegnere...
Marta - Se la massima aspirazione della sua vita...
La signora Ponson - E gli fissa un premio di mille sterline pel giorno in cui otterr la laurea...
Marta - Mille sterline in premio?! E le sborsa mio marito?! Questo lo pu fare soltanto un mecenate...
Elisabetta - (infuriata) Ma che mecenate! Lo fa un matto!
La signora Ponson - Ecco, ecco, quel che dico io! Perbacco! Mio marito, ingegnere, non lo diventer mai!
Marta - (sardonica) Ma con un miraggio di mille sterline...
La signora Ponson - No, signora. Mio marito, sicuramente, non si conquister mai le mille sterline e, sicuramente, perder intanto, per studiare, per essere libero, le poche sterline che guadagna da geometra. Oh, lo conosco bene, mio marito! Poveraccio!
Marta - Considerate la prospettiva, l'avvenire...
La signora Ponson - Io considero il presente e non voglio sacrifici, rinunce come lui ha gi progettato di fare. No, no, meglio un uovo oggi... Io sono una donna pratica e non voglio salti nel buio...
Elisabetta - (di scatto) Non ha torto! Non si sconvolge di punto in bianco un'esistenza!
La signora Ponson - Un'esistenza? Tre esistenze! La mia, la sua e quella di una creatura di sette anni! Tre bocche da sfamare! E che non si sfamano col fumo in attesa dell'arrosto! E mio marito, sapete, a seguirlo sarebbe stato tutto fumo! Da ventiquattro ore mutato... Fa il tacchino, il pavone, si proclama gi ingegnere... e, a dirla schietta, non vorrei che... Siamo donne e... ci dovremmo capire...
Marta - Avanti, non abbiate timori...
La signora Ponson - Ecco: non vorrei che un'altra pi giovane di me, magari un pochino... che so... non dico pi bella... ma pi elegante e... basta un pochino alle volte, quando lo dovessero chiamare ingegnere, ingegnere di qua, di l... no, no, no, me lo sono legato e non intendo correre pericoli...
Marta - In conclusione io dovrei intervenire presso mio marito...
La signora Ponson - ... per impedire un disastro!..,
Elisabetta - E poich io sono della vostra opinione, vi prometto che mia nipote interverr.
La signora Ponson - Oh, grazie, ci conto; ma bisogna far presto perch il notaio l'ha gi mandato a chiamare.
Marta - State tranquilla, prestissimo.
La signora Ponson - Oh, questa, s, sar un'opera buona; grazie. Scappo a casa, ed a mio marito ci penso io! (Saluta, via).
Elisabetta - (passeggia, livida) Si prende le amanti... getta via il denaro... vuol fare il mecenate!.... Non ragiona pi!
Marta - Io mi domando, da ventiquattro ore, se Paolo Rod, l'architetto Paolo Rod, sia l'uomo che ho conosciuto io!!
Elisabetta - Io preferirei non averlo conosciuto mai! (Vedendo entrare Paolo) Entrate... entrate, mecenate!
Marta - (con ironia) Di' la verit, Paolo! Tu stai per concludere, o hai concluso, uno strepitoso affare?...
Paolo - Strepitoso, no; definitivo forse...
Elisabetta - Ed per ci che seminate il denaro per le strade?
Paolo - Se ne avessi e se sapessi di seminare del bene farei anche questo...
Marta - Congratulazioni per quello che hai donato al tuo geometra Achille Ponson.
Paolo - Achille Ponson diverr ingegnere per mio merito!
Elisabetta - Sua moglie vi scongiura, per mezzo nostro, di lasciarlo geometra! E' stata qui. Ha scongiurato noi...
Paolo - Io innalzo, elevo suo marito!
Marta - Ma chi te l'aveva chiesto?...
Paolo - Non necessario che qualcuno chieda; quando si pu, quando si deve dare!
Marta - Ah! Perch tu devi? Tu hai il dovere per gli altri...
Paolo - Per tutti... anche per te! E per te compir un gesto che appagher per sempre anche la tua coscienza... Tu mi ringrazierai...
Marta - (scattando) Io? Proprio io dovrei ringraziarti?
Paolo - Tu, tu! Perch mi vedrai su di un piedestallo di superiorit smisurata! Mi ammirerai...
Marta - (feroce) Ti dovr anche ammirare... perch hai un'amante?
Elisabetta - (contrariata per quello sfogo) No... Marta... no, non cos a bruciapelo. Sei un'impulsiva, hai rovinato tutto il mio piano.
Marta - Non ne potevo pi, zia... A-scoltandoti rovinavo i miei nervi...
Paolo - Io, io un'amante? E' la seconda volta che tu insinui...
Elisabetta - Non insinua nulla. Io sono testimone! Lo sappiamo entrambe.
Paolo - E' una ritorsione...
Marta - E' la verit...
Paolo - Ditemi allora: Chi ? Dove l'ho conosciuta? Dove mi avete sorpreso?...
Marta - Altro che le ispezioni notturne...
Elisabetta - Gi, nell'alcova del vostro studio...
Paolo - Del mio studio?
Skipper - (sessantanni, alto, ancora vigoroso. Entra adiratissimo, quasi scostando il cameriere che lo vorrebbe trattenere) Io passo! Non ho nessun motivo d'essere gentile, qui dentro!... (A Rod) Voi siete l'architetto Rod?
Paolo - Io, s.
Skipper - E questa la vostra signora? Tanto meglio che anche lei sappia! Tanto meglio! Domandate, signora, a vostro marito se conosce la signorina Giuditta Skipper!
Elisabetta - (atterrita) La sua a-mante!
Paolo - La mia impiegata?...
Skipper - ... e la chiamate vostra impiegata?! Io ho da tutelare la signorina Giuditta...
Elisabetta - (con un grido) Dio mio, suo padre?!
Skipper - Sono Pietro Skipper, il tutore, che l'ha allevata, che le ha data un'educazione...
Paolo - Io le ho dato del lavoro... un onesto guadagno!
Skipper - Ah! Ah! Un onesto guadagno? (Estraendo un assegno) Riconoscete questa firma?
Paolo - E' la mia!
Marta - Un assegno!?
Elisabetta - Dell'altro denaro!...
Skipper - Denaro, sissignora, denaro! Per tentarla, per corromperla...
Paolo - Volevo soccorrerla, volevo che si sposasse...
Skipper - Non si soccorre una giovane di vent'anni regalandole duecento sterline! La si compera!
Elisabetta - Duecento sterline! Mille per l'impiegato, duecento per la ragazza...
Paolo - Io volevo compiere un'opera buona.
Elisabetta - Attraverso una tresca!?
Skipper - Ah? Voi pure, signora, sapevate?!...
Paolo - ( invelenito, comincia in lui una reazione di disgusto) S... s... Non avete sentito? Loro sapevano... sapevano tutto! Io solo non sapevo niente, io che credevo di offrire un aiuto e invece esercitavo un mercato; io che mi illudevo di salvaguardare il suo onore, e invece ne facevo scempio...
Marta - Le prove... ci sono le prove!
Skipper - C' l'assegno! Non sono un imbecille, signor Rod!
Paolo - E chi vi contraddice? Chi?... Sono io l'insensato, il libertino, sono io il...
Lysle - (compare affannato, con la gran busta di prima sotto il braccio) Oh! scusate, scusate signori... (A Paolo) Quel che succede grave...
Paolo - Anche voi! E' grave! Immagino!
Lysle - Il Consiglio di amministrazione dell'Istituto Biochimico si radunato poco fa... ed ha...
Paolo - ...fatto il processo alla mia onest?
Lysle - ... io ho fatto l'impossibile, ho protestato, ma la maggioranza...
Paolo - ...la maggioranza ha dichiarato che io sono un truffatore... Dite... mi hanno bollato?...
Lysle - Peggio... peggio... C' gi una denuncia precisa...
Marta - Una denuncia?
Paolo - Bene! Spicci! Anche in tribunale?
Marta - Ma che cosa hai fatto? Una denuncia!
Elisabetta - Il nome disonorato.
Anna - (attratta dalle urla entra dalla destra).
Paolo - (sempre pi convulso) Diso-noratissimo! E che me ne importa del disonore del mondo? Io volevo insegnare qualcosa a questo mondo ipocrita; lo potevo fare, io, lo dovevo fare... (Vedendo la signora Copperfield) Ah! Voi? Siete capitata in un momento ottimo... Voi, poco fa, mi avete preso per un pazzo... Ma, s, avevate ragione, mille ragioni... Perch pazzia fabbricare la felicit degli altri sui dolori propri... Io dovevo offendermi, vendicarmi...
Anna - (spaventata dello stato di Paolo e della gente d'attorno) No, signor Rod, per amor del Cielo, non ho detto nulla, non voglio pi nulla, io...
Paolo - Pi nulla... adesso? Adesso che ragiono, che sono un saggio? Adesso che voglio comportarmi, io, come vuole la societ; come, anche voi volevate che mi comportassi?...
Anna - Signor Rod, che cosa dite, che cosa volete fare?
Paolo - Quello che farebbe qualsiasi altro uomo in questi casi. Mi difendo... mi tutelo! Schiaffegger vostro marito, lo sfider.
Anna - (urla) No, per carit!...
Paolo - Sicuro! Pistola o sciabola? Sciabola o pistola?... E', o non , vostro marito l'amante di mia moglie?
Marta - (con un urlo di sdegno) Io? Io l'amante del signor Copperfield?
Elisabetta - (subito) Marta! Marta! Una simile calunnia? E' un indiavolato...
Il Dottore ed Edoardo - Queste urla?...
Paolo - Benissimo! Tutti qui... Qui c' la festa, qui c' il ricevimento... Ci siete tutti? E allora voglio che mi conosciate bene... Che mi ricordiate come sono e non come avrei voluto essere...
Edoardo - (accostandolo) Paolo, calmati... Ti ritorno vicino...
Paolo - (sempre pi eccitato) Lascia, lascia... (A tutti) Io ero un galantuomo, non vero? Un professionista onesto, rispettabile?... Be', vi siete ingannati, ingannati. Sono un imbroglione... io insidio delle povere innocenti... io rovino una ditta... io sono ridicolo perch non difendo il mio onore... Vi basta? Non mi credete? Volete le prove? Prove schiaccianti?! Le ha il mio notaio, le ha il mio geometra e sua moglie, le ha il signor Skipper, la signora Copperfield, il mio caro amico Edoardo!... Le ha mia moglie, sua zia!... (Tutti, attoniti, lo fissano come si fissa uno squilibrato). Proclamate ancora che sono un galantuomo? Non lo sono... non lo sono... I galantuomini siete voi, si capisce. Voi, che avete per ogni sentimento e per ogni atto della vita una norma fissa di egoismo, di interesse, d convenienza e chiamate questa norma la morale . Io non sono un morale, ve l'ho dimostrato... Non sono un morale. (Quasi aggrediti dalle parole di Paolo, tutti si scostano). Volete scappare? Avete paura... paura... Maschere... maschere... Portate tutti la maschera... Io solo non la porto... perch io solo sono un morto, e soltanto i morti sono sinceri... i morti! (Si preme il cuore, allarmato).
Il Dottore - (avvicinandolo affettuoso) Che cosa dici? Che cosa fai?
Paolo - Ah! Tu? Che ore sono? Le ore... (.4 tutti) Ditemi le ore...
Il Dottore - Il mio orologio l'hai tu.
Edoardo - Le cinque.
Borthis - Le cinque e un quarto...
Copperfield - Le cinque meno un quarto!
Paolo - (strappandogli l'orologio) Datemi il vostro orologio. Ho guadagnato mezz'ora!
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
Non appena sar spenta la luce nella sala ed illuminata la ribalta, si udr una voce radiofonica: ...meno cinque, meno quattro, meno tre, meno due, meno uno... - (tocco di campana). Abbiamo trasmesso il segnale orario delle ore 23,30 . Quindi si alzer il velario.
(Lo studio di Paolo Rod, come nel primo atto. Il mastodontico orologio a pendolo segner l'ora anzidetta. Una sola lampada accesa. Ma cominciano a sfavillare delle fiamme nel caminetto).
Augusto - (inginocchiato sta accendendo il caminetto. Qualche minuto di pausa. Entrer Edoardo).
Edoardo - (indosser il soprabito che gli coprir l'abito nero) C' fumo... (Togliendosi il soprabito e accendendo le altre luci) Ma hai fatto bene... di notte fa ancora treschino. E s' rimesso a pio-vera...
Augusto - Per che idea l'architetto! Lavorare nello studio a queste ore... Cose urgenti?
Edoardo - Purtroppo! Urgenti!
Augusto - Ho aperto la cassa che hanno portato stasera. Le bottiglie e i bicchieri sono l... (indica su di un tavolo). C' da ubriacare un reggimento!
Edoardo - (indifferente) No, no... non c' da ubriacare nessuno... Ne rimarr anche per te... (Squilla il campanello). Chi sar?... Paolo l'ho lasciato a Piccadilly...: lui non pu essere. (Augusto esce).
Lysle - (entra stralunato; porter sempre la busta) Ah! Almeno qui potr respirare!... Scusate: io son qui come in un rifugio. Non ne posso pi!...
Edoardo - Difatti... per venire qui a quest'ora... Volevate Rod?
Lysle - Ne ho assoluto bisogno. Non posso aspettare domani. Deve accettare le mie dimissioni subito...
Edoardo - Sembrate terrorizzato...
Lysle - Altro che terrorizzato. Mi faranno la pelle. E' un miracolo che l'abbia salvata sinora... (Abbassando la voce) Sotto il portone, qui sotto, c' un giovanotto che mi ha seguito, che mi aspetta. Ha perduto al gioco, sulla parola, trecento sterline; deve consegnarle entro stanotte. (Se non le avr tutte, sparer contro se stesso, poi... contro di me. No, cio... si uccider dopo avermi ucciso. Mi ha messo la rivoltella sotto il naso...
Edoardo - Telefoniamo alla polizia, lo faremo arrestare...
Lysle - Arrestare? Eh, allora occorrerebbe farne arrestare parecchi.
Edoardo - Aspettate... Intuisco: forse quelli che vuole aiutare Paolo, i bisognosi, gli sventurati...
Lysle - Quelli, quelli! Ma il pi sventurato di tutti da due giorni sono io... Guardatemi, sono persino dimagrito...
Edoardo - E le benedizioni che Paolo si aspettava...
Lysle - Benedizioni? Ingiurie, bestemmie, minacce... che intanto piglio io! Altro che gratitudine! Tutti non hanno che diritti, e quali diritti! Per un bisognoso contento, cinquanta si agitano, protestano... Uno pretende che per salvarlo dal fallimento gli si versino mille e non cinquanta sterline - fissate di media - altrimenti inutile l'effetto giudiziario... Un altro proclama che lo svaligiamento del suo negozio una sciagura pi dolorosa e impellente della morte di un marito per una moglie... Un terzo sostiene che l'amputazione del suo braccio vale assai pi dell'aspirazione di uno studente a concludere gli studi... Tutti, tutti cos... tutti paragonano, esigono e si ribellano a quella che per loro la mia palese ingiustizia... Giurano di vendicarsi...
Edoardo - Ed io a urlargli: Non un bene, un male... la rovina .
Lysle - Intanto, la mia rovina...
Edoardo - Vi comprendo, ma non esasperatevi. Gliene parler io; voi avete bisogno di riposo, andate a casa...
Lysle - A quale casa?! Nell'anticamera del mio appartamento si installato l'inventore delle scarpe magnetiche. Gi, garantisce che si cammina senza muovere le gambe, pel solo contatto con la terra... Gli occorrono quattrocento sterline per rendere pratica la sua invenzione, e sono quarantanni che nessuno lo vuol pigliare sul serio... Infatti, vecchio. Adesso anche lui deciso a tutto, a tutto; e so ben io che cosa significhi quel tutto...
Edoardo - (quasi ridendo) E Paolo che voleva obbedire al precetto di aiutare i bisognosi!...
Lysle i - Ma, io... non obbedir pi nemmeno a quello di dar da mangiare agli affamati! Ho imparato che cos' la fame umana!... Questi sono i conti. (Estrae e depone un plico sul tavolo). Io, mi dimetto...
Edoardo - Non avete torto... Lasciate pure qui... E andate a riposare.
Lysle - (vorrebbe e non vorrebbe uscire. Guarda d'attorno) Scusate, non potrei uscire da un'altra parte?... Sapete, quel giovanotto sotto il portone...
Edoardo - S... pel cortile, dal cancello... Vi accompagno. (Si rimette il soprabito, esce col dottor Lysle. Subito dopo, voci sguaiate dall'anticamera).
Paolo - (un po' alticcio, quindi loquace e irrequieto. Gli occhi accesi e dilatati sulla faccia congestionata. Gioca, in lui, il contrasto tra l'incubo della morte e la volont di mostrare una maschera gioconda. E' in pipistrello e gibus e abito da sera) Avanti, avanti, e che il tempio della mia scienza esatta e severa sia profanato!
Gianna - (le donne, eleganti e alticce anch'esse, irrompono con festosit. Alludendo allo studio) Ah! Ah! Che studio! E che cosa si studia?
Lucia - Si studia il modo di imbrogliare la gente!
Gianna - (sdraiandosi sul divano) Allora per me il posto ideale!
Lucia - (attirata dal grande orologio a pendolo) Che meraviglioso orologio!
Gianna - Troneggia! Sembra lui, il padrone!-
Paolo - (buffonescamente sussultando) No, no, il padrone sono io! Io, di tutto! Anche della mia vita! E la devo godere: Champagne... Champagne . (Stura le bottiglie).
Edoardo - (rientra. E' sorpreso e disgustato) Le hai accompagnate anche qui?! E' sconveniente!
Paolo - (presentando) Lucia, Gianna... Le rose della mia corona di spine. Bevi, Edoardo!...
Edoardo - (c. s.) Ah no, in questi momenti!?...
Paolo - Che? Li credi momenti tristi? Uomo, costruisci il tuo momento! Il mio un momento d'ebbrezza... Lucia, quante volte hai mentito con queste labbra di corallo?
Lucia - Mai! Mai! (ride).
Paolo - (estraendo e sciorinando biglietti di banca) E tu, Gianna... Pei tuoi baci, pei tuoi amplessi quanti hanno creduto alla felicit?...
Gianna - Non li ho contati...
Paolo - E che cosa ottenevano? Quello che io posso ottenere... Quanto? Cinque... dieci... venti sterline... (Le distribuisce all'una e all'altra).
Lucia - (saltandogli al collo) Tu sei il mio primo amore!
Gianna - (abbracciandolo) Tu sei l'ultimo!
Paolo - Primo od ultimo non importa. E' sempre lo stesso! E' quello che io ottengo! Corpo! Corpo! L'anima in amore brivido. E il brivido carne!... Quanto?... Quanto?
Lucia - Sei logico, Paolo. (Lo bacia).
Gianna - Sei intelligente, Paolo. (Lo bacia).
Edoardo - (afferrandolo bruscamente) Sei un idiota! (Gli strappa il portafogli) Basta, denaro! E' disonest sciuparlo in questo modo!
Paolo - Ah! E' disonest anche questa? Ieri davo un utile agli altri, ed ero un disonesto. Oggi ho un utile io, e sono un disonesto. Decidetevi. Oggi l'utile mio, e me lo godo...
Lucia - Bravo, Paolo, non ascoltarlo. Mettilo in circolazione il tuo denaro!
Gianna - Godilo fin che puoi!
Lucia - Tanto, si deve morire...
Paolo - (a questa battuta ha un sussulto; spalanca gli occhi. Fissa l'orologio) Sicuro! Si deve morire!
Gianna - Se io fossi un uomo, vorrei morire come Petronio, svenato tra i fiori...
Paolo - Svenato?!
Lucia - lo preferirei la morte di Cleopatra, avvelenata dall'aspide...
Paolo - Avvelenato?! (E' impallidito, siede, l'incubo lo riprende. Ad Edoardo) Avvelenato?... Infatti ho sete... Porse ho bevuto troppo alcole... Ho la gola arsa...
Edoardo - Devi licenziare queste donne. (Alle donne) Dovete andarvene.,.
Gianna - E' presto. Non ancora mezzanotte!
Edoardo - Appunto per questo! Vi prego... su!...
Lucia - E allora saremo discrete...
Gianna - ... a patto che Paolo mi fissi un appuntamento per domani! (Insinuante) N' vero, Paolo, che ci vedremo domani?
Paolo - (assente) S... domani...
Lucia - (pure accostando Paolo) Ci vedremo anche noi... ma soli...
Paolo - (c. s.) Soli...
Edoardo - (avviandole sulla soglia della anticamera) Augusto... accompagnale...
Gianna - Arrivederci.
Lucia - Arrivederci... (Le donne escono).
Paolo - (l'allucinazione accresciuta dallo spumante) Arrivederci? A chi arrivederci? Loro lo possono dire... Anche tu lo puoi dire...
Edoardo - Quanto fumo. (Fa per aprire la vetrata. Giunger il suono di un pianoforte. Si vedr illuminata una finestra nel palazzo prospiciente).
Paolo - Chiudi... chiudi,.. L... ballano... e qui... (Guardando l'orologio) Venti minuti... (Guardando attorno) Forse l, su quel divano.,. Oppure qui, anche qui, stramazzer qui...
Edoardo - Non vuoi capire che il malore fisico escluso!?
Paolo - Un motivo esterno? Come? Dove?... Che nell'aria?... Parla, parla...
Edoardo - Non so... ma pu essere il pi trascurabile, il meno pensabile...
Paolo - Ma che cosa? Che cosa? Come verr? Da dove entrer? (Pausa), Chiss perch... ho freddo.
Edoardo - Siedi qui... ho fatto accendere il caminetto apposta...
Paolo - (siede sulla poltrona accanto al caminetto).
Edoardo - Va bene? Puoi anche assopirti...
Paolo - Ah! noi Sbarrati, li tengo gli occhi... sbarrati, per quel poco che ancora posso...
Edoardo - Che cosa vuoi vedere?
Paolo - Vedere... Vedere sino all'estremo...
Edoardo - Intanto stai calmo. (Gli copre le ginocchia con una coperta di pelliccia).
Paolo - Hai pensato a tutto, tu. Persino alla coperta...
Edoardo - Magari avessi potuto pensare a qualcosa di veramente utile...
Paolo - Potr essermi utile anche questa... a coprirmi tutto... come gli annegati...
Edoardo - Non creare fantasmi! Dov' l'acqua?
Paolo - Non l creo, li vedo! Qui, l, dappertutto! E non poter difendersi! C' l'agguato: davanti a me, di dietro a me, in alto, in basso... in ba-s-so... (di scatto con un grido, si alza) l... l... il fuoco... il caminetto...
Edoardo - (spaventato) Che cosa? Dove?
Paolo - L... l... e questo, tu, non l'hai pensato?!,.. Quelle fiamme?
Edoardo - E' quasi spento... guarda...
Paolo - Basta una favilla... e gli abiti, il corpo...
Edoardo - Non ci si carbonizza in un attimo! Non sei cosparso di benzina!
Paolo - (verso l'anticamera) E l... l... chi c'?
Edoardo - (si precipita e per mimetismo ripete) Chi c'?
Il Dottore - (dalla comune) Come chi c'? Io...
Paolo - (esagitato) Ah, tu? No, no, non voglio dottori, non mi occorrono pi dottori...
Edoardo - (all'orecchio del dottore) E' sconvolto...
Il Dottore - (a bassa voce a Edoardo) Lo immaginavo... e non so, proprio, se ridere o preoccuparmi...
Paolo - Che cos'hai da borbottare? Dillo a me... sii una buona volta sincero... Ti riscatterai dalla malvagit della tua professione...
Il Dottore - Pigliatela pure con me... ma con la mia professione, no! Ieri ne avevi ancora bisogno.
Paolo - Ieri, ma oggi, no! Oggi, tutto capovolto, diverso...
Il Dottore - Tu sei in uno stato di terrore... ed anche il terrore pu rientrare in un quadro clinico...
Paolo - Bravo, s... sono in uno stato di terrore... del terrore pi inconsulto e tremendo di cui soffra l'umanit e d cui, voi, medici, avete sempre approfittato! Ho terrore... s, il pi sciocco, il pi ingiusto, perch nessuno, sai, nessuno potr godere mai l'intera gioia della vita, finch esister questo enorme terrore della morte!! Buffi, eh, buffi a legarci noi stessi questa pietra al collo... a tenerla da secoli, noi tutti... poveri imbecilli! Nasciamo e viviamo con questo incubo: la fine! Lavoriamo, prosperiamo, ci illudiamo, e l'incubo non cambia: la fine! Sempre davanti con la sua bella cornice di lacrime, di rimpianti, di piet. Ti par giusto? Ti pare che sia questa, fede, forza... vita? No, caro! Noi dobbiamo considerare questa fine come il migliore, il pi logico, il perfetto riposo, la pi dolce vacanza, la domenica: ecco, la vera domenica della vita. E sai, tu, quando l'uomo potr proclamarsi felice, veramente felice? Quando con assoluta convinzione, e col pi bel sorriso, sapr esclamare: Ah, finalmente crepo! .
Il Dottore - (pacato) La tua dottrina non disprezzabile. Ti auguro di poterla divulgare, di far proseliti...
Paolo - Che? Vorresti dire che non sono pi a tempo, che per me troppo tardi?...
Il Dottore - Volevo dire che io sar un tuo discepolo. Anzi, lo sono sin d'ora, purch tu sia pi calmo, meno agitato.
Paolo - Se te ne vai, mi sar pi facile... e ti ho detto il perch.
Il Dottore - (riguarda Edoardo, riguarda Paolo) Sta' bene... e molti auguri...
Paolo - Non li accetto.
Il Dottore - (ad Edoardo, uscendo) Non lasciatelo solo... (Via),
Paolo - (ripiomba su di una poltrona. Fa il gesto di colui che si controlla le pulsazioni. A Edoardo) Vieni qui, senti... Quante sono? Cento, centoventi... a martellate...
Edoardo - Benedetto uomo, ti esasperi; fai certi discorsi... Sai che, in questi momenti, pu bastare un'emozione...
Paolo - (interrompendolo) ...un'emozione? Tu ritieni che possa avvenire per un'emozione? (Premendosi il cuore) Ma sicuro!... Ecco il cuore, sentilo... una molla... A mezzanotte: crrrack... e punto fermo! (Deciso) Allora ho fatto male a licenziare le donne!
Edoardo - Hai fatto benissimo!
Paolo - Malissimo! Pensa: ^'emozione di un desiderio, di un bacio... e crrrack. Che ci pu essere di pi dolce?...
Edoardo - Dolcissimo!
Paolo - (a se stesso) Stupido!... Ho fatto malissimo Quello era il mio destino, quello, su due labbra che dicono: Amore.... Invece, no...; qui a tremare per chiss quale attesa, a rabbrividire per chiss quale insidia... (Giunger del rumore dalla porta di destra. Paolo illividisce). L!... l!... hai sentito?
Edoardo - No, non ho sentito.
Paolo - (poich il rumore sar pi distinto) C' qualcuno!
Edoardo - (si udr dall'interno un colpo di tosse) S... c'! (Chiamando dalla comune) Augusto, Augusto!
Paolo - L'agguato! Vedrai!
Edoardo - (alla porta di destra) E' chiusa! Non comprendo!
Paolo - Qualcuno si nascosto. Mi attende...
Edoardo - (pi forte) Augusto.., Augusto!...
Augusto - (dalla sinistra, piagnucoloso, timoroso).
Edoardo - C' qualcuno qua dentro?
Paolo - Chi? Chi?
Augusto - Signor architetto, perdonatemi...
Paolo - Che cosa hai tramato contro di me?
Augusto - Perdonatemi... Mi son lasciato impietosire ancora! Son sei giorni... Lo so che non dovevo... ma l'hanno cacciata di casa!
Edoardo - Chi c' insomma?
Augusto - (La signorina... la signorina Giuditta!... Mi ha chiesto ricovero-Donne l...
Edoardo - La signorina Giuditta?
Paolo - ( d'improvviso mutato. E' come giubilante. Sorride) Giuditta? Lei? Non mentisci?
Augusto - No, no, purtroppo... Ecco la chiave (consegna a Paolo). L'ho rinchiusa io! Non avevo cuore di lasciarla sulla strada!
Paolo - (ad Edoardo) Sai, la Provvidenza! Ce n' un po' anche per me! Tutto disposto! Che cosa ti dicevo? Io devo morire tra una giovinezza e un sospiro! (Ad Augusto) Va', va'. (Augusto esce). (Ad Edoardo) Anche tu.
Edoardo - Lasciarti solo? Stai gi male...
Paolo - Sto benone! Lasciami!
Edoardo - Guarda (indica l'orologio).
Paolo - Lo so... non mi ritroverai... Qua, una stretta di mano.
Edoardo - Sei in uno stato frenetico!
Paolo - Meglio!
Edoardo - (accorato, triste) Paolo... (Fa per uscire).
Paolo - E' l'addio che volevo... il pi bello! (Edoardo esce. Paolo accomoda i cuscini sul divano. E' davvero in uno stato di frenesia, ma quasi giuliva. Sparge dei fiori) Per me e per lei... qui... s... cadr l.,. Fermare nelle pupille per sempre un sorriso di donna! E' la vita che si specchia nella morte!... (Apre con la chiave l'uscio di destra).
Giuditta - (dall'interno, al primo giro di chiave, grida) Chi ? Chi ? Aiuto!
Paolo - (ha aperto) Sono io... io... non urlate!
Giuditta - (in camicia da notte si stringe al petto la vestaglia) Voi, signor architetto, mi avete sorpresa!
Paolo - Venite, sedete qui... Volete champagne? I fiori? (Tra le braccia, per forza, le caccia un mazzo di fiori). Come siete bella! Quanto mi piacete!...
Giuditta - Oh, Dio! Ho paura...
Paolo - No, non abbiate paura...
Giuditta - (tremante) No... voi mi licenzierete... Non dovevo... non dovevo abusare...
Paolo - Sono io che voglio abusare del momento, della situazione, del pericolo...
Giuditta - Quale pericolo?
Paolo - Quello che nei vostri occhi, sulle vostre labbra... Siete tutta una seduzione mortale!!!
Giuditta - Sono ancora qui, perch mi ha scacciato lo zio...
Paolo - Ha fatto bene...
Giuditta - Come?
Paolo - Dicevo che un bene, un sommo bene per me il vedervi!...
Giuditta - A quest'ora?
Paolo - L'ora giusta, l'ora esatta! Quindici minuti! Abbiamo quindici minuti di fronte a noi! Sar il paradiso! Me l'avete promesso! Avevate aperta una porta ed io imbecille l'avevo rinchiusa...
Giuditta - (risentita) Io vi ho chiesto perdono...
Paolo - E la tua offerta di ieri l'altro?
Giuditta - Ieri l'altro ero una stolta, ieri l'altro era l'irreparabile che cercavo...
Paolo - Ora sono due irreparabili che dobbiamo cercare.
Giuditta - Voi... voi... che avete parlato di onest... di dignit... (Ritrosa) E, adesso...
Paolo - S, s, resisti... tu, devi resistere! La battaglia mi giova... (Le si appressato smanioso).
Giuditta - Signor architetto, sono stordita... non capisco...
Paolo - Non capire; s, stordisciti, cara. Tanto pi mi piaci... Si capisce! Devi arrossire... devi tremare... Il pudore il linguaggio pi degno dell'amore... Sono felice!...
Giuditta - (stupefatta) Non vi riconosco pi...
Paolo - Non devi riconoscermi! Son felice perch il mio cuore batte, strepita, s'accanisce.. Sentilo - (le afferra una mano e se la preme contro il cuore). Fallo schiantare! ... Guardami negli occhi. Si schianter...
Giuditta - (impressionata) Signor Rod...
Paolo - Si muore d'amore! Non lo sai? Non l'hai mai letto? Giuditta, liberami... Solo che tu lo voglia... che tu mi lascia affondare le mani nei tuoi tuoi capelli... che tu conceda la tua bocca alla mia bocca... (S'avvicina a lei, poi premendosi il cuore) Non ne pu pi... si spezza... il merito tuo... (Si abbranca a lei) Salvami!... baciami... fammi morire...
Giuditta - Signor Paolo! Aiuto, aiuto...
Paolo - (si scosta lento, poi biascica, tasteggiandosi deluso) Ancora vivo?... Bugiardi... non vero... non si muore d'amore!...
Edoardo e il Dottore - (entrano dalla sinistra. Giuditta raccogliendosi attorno la vestaglia scappa).
Paolo - (ai due) Ah! Ancora voi! Mille volte meglio la ghigliottina, la sedia elettrica, il capestro! Chi sa di qual morte deve morire, ha almeno il conforto di prepararsi... Sicuro, anche fisicamente! Ci si prepara a tutto: alla lama della ghigliottina, alla forca, alle pallottole... Il segreto sapere, sapere, sapere! Fossero anche due mani che ti strozzano. Sapere! Costruisci la tua sensazione e l'affronti. (Seduto sulla poltrona si mostrer sempre pi affaticato).
Edoardo - E chi ti ha detto che avverr per mano d'altri?
Paolo - (sospettoso) Per mano mia, allora? No, Edoardo,( no... Tu mi sorvegli... mi immobilizzi', ti autorizzo!
Edoardo - Ti difender fino all'ultimo! Ma devi mostrare un altro animo!
Il Dottore - C' un caldo qui dentro! Non si respira!
Paolo - (alzandosi di scatto) Non si respira... E' vero... io soffoco!
Edoardo - Avevo aperto anche prima...
Il Dottore - Un po' d'aria ti far bene... (Sul balcone) Vieni qui... (Lo accompagna).
Paolo - (d'improvviso retrocede terrorizzato) Venite via! Qui, qui, fuggite!
Edoardo - (pure retrocedendo) Che c'? Che cosa vedi?
Paolo - Il balcone! Come? Non avete pensato al balcone?
Il Dottore - C' il parapetto...
Paolo - Non serve! Un crollo ed finita! Quanti balconi precipitano! Si legge spesso...
Edoardo - Gi, ho letto anch'io...
Il Dottore - Pu precipitare anche il soffitto... crollare la casa.
Paolo - - S, anche la casa!...
Il Dottore - Allora usciamo.
Edoardo - Difatti saremo pi sicuri...
Paolo - (interrogando incerto) Usciamo?! Sulla strada?... (Dal balcone aperto giungeranno echi di voci rumorose e lontanissime). No... no!... Sulla strada? No! Una lite... sparano magari ; mi scambiano per un altro... Oppure un tass... un autobus... Non vengo, sto qui... Avr negli occhi le mie carte, il mio lavoro!... Voglio finirla qui! (Squilla il campanello).
Il Dottore - A quest'ora?
Edoardo - Chi pu essere? (Va a vedere).
Paolo - Lascia entrare! E' lei... lasciala entrare.
Il Dottore - E' curioso... disturbare adesso...
Paolo - Tutto verosimile... Venisse anche il boia!
Edoardo - (dall'interno concitato) Voi siete un prepotente! Non sono queste le ore!
Gaiera - Io tutelo il mio diritto a qualunque ora. Ho visto illuminato. Ho suonato. Entro!
Edoardo - E vi pare un'ora lecita?
Gaiera - E a voi pare lecito di truffare la gente? Sono venuto tre volte ieri, due volte oggi e non ho trovato nessuno.
Il Dottore - (sulla porta) Ma voi chi siete? Che cosa volete?
Gaiera - Io voglio l'architetto Paolo Rod! Mi fu promesso un progetto di villa in ventiquattro ore... Ho sborsato cinquecento sterline d'anticipo, ma non ho avuto nulla...
Edoardo - Ritornate in ore d'ufficio!
Gaiera - Non provocatemi! Non mi conoscete! Sar peggio per voi, per voi tutti!
Paolo - (trasognato) Aspettate, spiegatevi... Voi avete consegnato una caparra? A chi?...
Gaiera - (indicando Edoardo) A costui...
Edoardo - Consegnata? Me l'ha imposta senza che io gliela chiedessi...
Gaiera - lo non attendo mai che mi si chieda! E' il mio metodo e non transigo!
Il Dottore - Voi avrete tutte le ragioni, ma non questa l'ora...
Gaiera - Ma che ora... che ora... L'una o l'altra... Io voglio soddisfazione!
Il Dottore - (seccamente) Basta... andatevene...
Paolo - (con un'idea al dottore) Un momento!... (A Gaiera) Voi esigete soddisfazione?
Gaiera - Naturalmente! La esigo!
Paolo - Quindi voi siete un uomo risoluto...
Gaiera - Sissignore, guardatemi: risolutissimo!
Paolo - Perci voi non sopportereste che uno vi desse del mascalzone!?...
Gaiera - Mascalzone!?.., A me? A me?
Paolo - Sissignore, a voi! Del mascalzone ve lo do io!...
Gaiera - (alterato) Che cosa dite?
Paolo - - E voi che cosa fate? Che cosa fa un uomo risoluto che si sente dare del mascalzone? Anzi del farabutto? Anzi del vigliacco?
Gaiera - Ah! (Con gesto violento) Ah! Per Dio!
Paolo - Benissimo! Rivoltatevi, reagite... Avanti, prendetemi per la gola, aggreditemi, strozzatemi... Non ne posso pi!...
Gaiera - (prende dalla tasca interna della giacca un biglietto da visita) Eccoche cosa fa un uomo risoluto! (e con gesto fiero protende a Paolo il biglietto).
Paolo - (lacerandolo) Bel coraggio... la solita buffonata!... Ve lo insegno io che cosa fa un uomo risoluto, energico e deciso. Ve lo insegna Paolo Rod il 26 aprile 1939! (Si precipita al tiretto dello scrittoio: lo apre, estrae una rivoltella e la mette in mano violentemente a Gaiera. Questi stupefatto. Non si rende conto) E' carica... Un uomo che ha una dignit da difendere, spara! Avanti! (Si scopre il petto) Fuoco! Una pallottola! Questo il bersaglio!
Il Dottore - (a Gaiera) Non ascoltatelo... delira!
Gaiera - (osserva comicamente l'arma) E proprio carica! Non uno scherzo!?
Paolo - Scherzo? Nossignore! Sparate! Non ne posso pi! Tre minuti a mezzanotte... Vi scongiuro! Non siate cos vile, non rifiutate! Sparate! Io so, io so chi vi manda!
Gaiera - Io, mandato qui? Dove sono capitato? E' un'imboscata! (Depone l'arma sulla scrivania di destra).
Paolo - Allora, no? No? (Coi pugni chiusi) Avete paura? Vigliacco!
Il Dottore - (a Gaiera) Vi spiegher... Venite...
Gaiera - (uscendo col dottore) Ma fatevi uccidere da chi volete, pazzo! (Escono).
Paolo - (invasato, convulso, corre a chiudere la comune) Nemmeno lui mi ha voluto!... Ah! (Chiude anche la finestra, indi s pianta di fronte al grande orologio) Due minuti! (Ad Edoardo) Stai attento... mi prendi tra le braccia... Io conto i secondi... centoventi! (All'orologio coi pugni alzati) Cammina... fai presto... Tac... tac... Quanti ne vuoi ad ogni tac?... Vampiro che inghiott la vita... tac... un morto... tac... un vivo... Che cosa vuoi? Vuoi anche me? Ma prima, io... io, ti rompo la faccia... io, ti spacco il cuore... (e Paolo tempester di pugni il vetro dell'orologio a pendolo: come avesse di fronte un nemico, vivo, odioso, mortale. Rumore di vetri infranti).
Edoardo - (tentando di trattenerlo) Ti fai male, Paolo... sei ferito...
Paolo - (ha difatti le mani insanguinate) Lascia, lascia... accoppo lui... vendico tutti... (L'orologio batte le ore. Paolo si arresta nella sua furia selvaggia. Ha gli occhi sbarrati, ansima. L'uno fissa l'altro: Edoardo quasi rovesciato sulla scrivania di destra; Paolo davanti all'orologio, immobile. Un fantasma).
Paolo - ...sette... otto...
Edoardo - Nove.., dieci...
Paolo e Edoardo - (contemporaneamente) Undici... dodici... (al dodicesimo tocco rintroner un colpo di rivoltella. Edoardo pressoch rovesciato sulla scrivania, ha fatto cadere l'arma da cui il colpo partito. Il proiettile andato a vuoto. Paolo ed Edoardo esploderanno in un urlo).
Paolo - Morto!... (S' accasciato al suolo ai piedi dell'orologio).
Edoardo - No... io!... (E' inginocchiato presso la scrivania).
Paolo - Tu?
Edoardo - Io!... Wallace ha sbagliato!...
Il Dottore - (dalla comune, allegro) Che, mammalucchi... (riapre la vetrata). Sentite... la torre di Westminster... (Si udranno gli ultimi tocchi) E' mezzanotte e siete vivi... Questa volta gliela avete fatta agli spiriti... (I due dal suolo, fissano il dottore, ebeti, assenti) Che? Siete vivi... dico... e ve lo provo io a schiaffi! (Scoppia a ridere).
Paolo - Mezzanotte! (Rialzandosi come un automa, sbarra gli occhi sul grande orologio frantumato e fermo. Ha un riso convulso) Ah! Ah! Ti ho inchiodato! Mezzanotte! Segnerai quest'ora per tutta la mia vita: perch io ho provato a morire, io ho provato a morire!
FINE
- Questo copione è stato visto:


