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GIUDICI

commedia

di

Renato Gabrielli

Personaggi

FILIPPO CLEONI, pubblico ministero sospeso dal suo incarico. 35-40 anni.

BARNABA BELLONI DA BUCCINASCO, manager-imprenditore e cognato di Filippo. 40 anni circa.

FEDERICA CLEONI, insegnante di filosofia. Sorella di Filippo e moglie di Barnaba. 40 anni circa.

ISABELLA CANGA, psicologa d’avanguardia. 30 anni circa.

SAVERIO SPACCIA, pubblicitario “creativo” al servizio di Barnaba. 40 anni circa.

MARIA MARIANI, addetta alla new portinery. 30 anni circa.

DOGEK, all’anagrafe Piotr Dogowicz. Attore di ricerca polacco che ha trovato impiego come animale domestico. Oltre 40 anni.

Scena

L’azione si svolge completamente e consecutivamente nell’abitazione del pubblico ministero Filippo Cleoni.
In scena, c’è solo una parete praticabile, con aperture a più livelli, che chiameremo la Maschera. Tutte le uscite ed entrate degli attori avverranno al di sopra o attraverso la Maschera, senza uso delle quinte.


1.
Il sogno

(Filippo, Maria, Dogek)

Sdraiato scompostamente lungo la meno scomoda delle aperture della Maschera, Filippo Cleoni si agita nel dormiveglia, rantolando e borbottando. Le due figure preposte alla sua sorveglianza, entrambe a proscenio, non lo stanno sorvegliando. Dogek, il cane di scuola grotowskiana, si sta concentrando sulla sensazione di essere una siepe: di fatto sta accovacciato e ogni tanto fruscia, come al passaggio di una folata di vento. Sbircia di sottecchi Maria, a cercarne un’impossibile approvazione. Lei guarda di fronte a sé, in piedi, rigida, dita incrociate sul pube, occhi sbarrati. Atmosfera cupa, inquietante, spettrale. Siamo al termine della notte.

FILIPPO - In galeraaaaaah… In galeraaaaah… In galeraaaaah…

MARIA - Questo sogno è stato autorizzato dal management della B.A.H. sulla base dell’articolo 4bb4quater del Contratto Individuale Flessibile Umiliante Vessatorio per Addetta alla New Portinery. Mi impegno a consumare questo sogno in modo responsabile, senza sporcare, e soprattutto con gli occhi ben aperti, per non interrompere la mia mission di sorveglianza. Resta inteso che il contenuto del sogno dovrà essere decente, decifrabile e compatibile con la philosophy dell’azienda. Giuro di non sognare informazioni intime e riservate riguardanti dirigenti o dipendenti dell’azienda, inclusi il cane Dogek e me? Lo giuro.

Dogek abbaia

FILIPPO - Canedimerdaaaaah…

MARIA - (Dogek ammutolisce di colpo. Silenzio.) Inizio del sogno. C’ho gli occhi verdi. Come me! E tette, pancia, mani, uguali uguali. Sono io: Maria. E mi dico: non sei niente male, Maria. E mi rispondo: grazie! E mi dico: no, davvero, più ti guardo più ti trovo… soda. E mi rispondo: wow, grazie.
- Bella soda, bella soda, bella soda.
- Okay, wow, grazie, ora basta però!
- Ehi!
- Che c’è?
- Dietro di te!
- Ma che c’è?
- Il pazzo!
- Il pazzo?
- Si muove.
(In effetti, con molta cautela, Filippo abbandona il suo giaciglio per incamminarsi, quatto quatto e come scansando sensori elettronici, verso la porta ricavata nell’estremità destra della Maschera. Questa azione lenta si consuma durante il resto della battuta di Maria.)
- E allora?
- Scappa.
- Sì, sì, a quest’ora cerca sempre di scappare.
- E tu?
- Io?
- Sì, tu, io, Maria, non facciamo niente?
- Sto dormendo.
- Non è una scusa.
- Eh, già. (Pausa.) Ma c’è il cane.
- Vuoi dire il bastardo?
- Eh.
- Ma l’hai visto?
- No.
- Guarda.
(Maria abbandona la propria fissità per chinarsi a scrutare Dogek, il quale, al suo fianco, sta sperimentando una posizione yoga in semi-verticale. Intanto, Filippo è giunto sulla soglia.)
Uh! Non c’ha la testa! Dov’è la testa?
(Tasta goffamente la zona pubica di Dogek, che ridacchia eccitato. Contagiata dall’eccitazione, anche Maria si mette a ridacchiare. Filippo, che ormai ha varcato la soglia, si volta a guardarli. Non riesce a trattenere un gesto vogare e un’esclamazione carica d’odio.)

FILIPPO - Vi ho fregati! (Maria si blocca e Dogek riprende subitaneamente la sua posizione canina. Si girano verso Filippo. Breve silenzio. Poi Dogek si slancia latrando contro il magistrato.) No! Maledetto!… Giù le zampe o ti sbatto in canile duro!… (Dogek gli addenta una caviglia.) Aaaah!… Otto anni!… Senza attenuanti!… (Un altro morso.) Ahi!… Maledetto!… Va bene… Torno a letto… Molla!… Torno a letto, ho detto!… (Dogek lascia la presa. Filippo arretra verso il suo giaciglio, incalzato passo passo dal cane.) Articolo 605… Sequestro di persona… Il codice parla chiaro… Otto anni in quattro metri per quattro con sedici rottweiler in calore… Pensaci bene… Okay, okay, mi sdraio…

Filippo torna a stendersi sul suo giaciglio. Dogek gli sta a ridosso, in guardia. Maria, che ha seguito la scena senza fare una piega, riprende la sua posizione iniziale.

MARIA - Seconda parte del sogno. Avvertiamo le famiglie che la seconda parte del sogno potrebbe contenere immagini garbatamente allusive all’organo sessuale maschile. Per esempio: pingone, bastone, carota, trota, rapanello, mattarello, manganello, martello, pesce-martello, trapano, rafano, cefalo, bufalo, pescione, pingone, ditone, dito. Dito. Dito. Il dito del dottore mi addita. Io dico: dottor Belloni! Dottor Belloni! C’è il suo dito, qua per aria! L’ha mica perso? (Filippo tenta di corrompere Dogek offrendogli una lunga salsiccia. Il cane scuote la testa e fa per tornare verso Maria, a scopo di delazione.) Bel dito. Dritto. Molto dritto. Puntato. Ehi, mi viene addosso! Si ferma. Vicino. Molto vicino. Al pancino. Respira! Dottor Belloni, il suo dito respira! Mi sfiora. (Filippo richiama affannosamente Dogek. Gli offre, oltre alla salsiccia, due voluminose mazzette di banconote. Assai interessato, Dogek gli si avvicina. Confabulazione tra i due, concitata e impercettibile.) Ah! Si ritira. Allora, mi guardo giù, l’ombelico, perché mi ha toccato l’ombelico, e dico: vabbe’, è un ombelico. Ma poi mi sento come delle onde di caldo bello che partono da laggiù e grido: ah! Ho capito! Quest’ombelico è diventato… new! E new mani, new piedi, new bocca, new tutto, e da adesso io mi chiamo Mary! New Mary! 
Ehi, Mary! Sono io, Mary! Sai che ti trovo veramente… new? Cos’è successo?
Ah, New Mary, se tu sapessi! Me ne stavo qui bella soda e tranquilla che sognavo rispettando il contratto, ed ecco – chi arriva? 
- Chi arriva?
- Lui!
- Lui?
(Dogek intasca danaro e salsiccia. Si rimette a quattro zampe. Filippo si infila sotto il suo ventre. Dopo una faticosa ricerca d’equilibrio, i due s’avviano caracollando verso l’uscita.)
- Il novity manager della B.A.H.: il dottor Belloni!
- Wow!
- Che uomo! C’ha un martello sottobraccio e un manganello e un mattarello sotto gli altri due! S’appoggia a un bastone per non cadere sul pingone. Grida: Mary, santa trota, troveremo la carota! E via che montiamo sul suo bufalo spalmato di crema di rafano per non confonderlo col cefalo!... Buca l’aria come un trapano! E in un batter d’ali di pesce-martello ci troviamo sul più bello a passare da un casello. Io non pago la dazione! – urla il mio campione: e allora arriva un gran pescione che gli morsica il ditone. (Un telefono cellulare squilla dietro la struttura scenica. La suoneria riproduce l’”Inno di Mameli”. Dogek e Filippo, che erano sul punto di uscire, s’arrestano.) Gli dico: che bel sogno, dottor Belloni – peccato che sta finendo! Posso chiederle un piacere grosso? 

VOCE DI BARNABA - (in risposta al cellulare) Sì.

MARIA - Così... Per ricordo... Potrei tenermi il pingone?

VOCE DI BARNABA - Sì. Sì. Sì.

MARIA - Oh, grazie!

2.
L’occhio del padrone

(Filippo, Maria, Dogek, Barnaba)

Barnaba entra dalla porta parlando ancora al cellulare. Inizialmente, non sembra notare il groviglio Dogek/Filippo: i due cercano di uscire alla chetichella.

BARNABA - Sì, amore, sto entrando adesso. Sì, vieni pure più tardi. Bacio. (Chiude il telefono e si rivolge al cane con grande slancio d’affetto.) Oh, Doggy, Doggy Dogek, occhioni tristi, cagnolone dolce, ti trovo in forma! (Lo guarda meglio.) Un po’ grasso, però. (Si china verso Dogek, muso a muso. Gli dà una pacca sulla pancia, colpendo in realtà Filippo, che emette un gemito.) Occhioni cagnolosi, che c’è? Cos’hai? C’è qualche problema?

FILIPPO - (con voce improbabilmente canina) Uscire fare cacca scappa.

BARNABA - Come? (Dogek abbaia.) Ah, certo, caro. Vai e pensami sempre.

FILIPPO - (come sopra) A cacar mi serve.

Il groviglio Dogek/Filippo varca la soglia in uscita. Improvvisa ispirazione di Barnaba, che li ferma in extremis.

BARNABA - Scusa, Doggy… Che cos’hai sotto la pancia?

DOGEK - Nessuno!

BARNABA - Eh?

Filippo abbaia. Dogek abbaia. 

FILIPPO - Nessuno!

Barnaba riconosce il cognato, che schizza via da sotto la pancia del cane e s’inerpica in fuga sulla Maschera.

BARNABA - (inseguendo Filippo) Il pazzo! Scappa! Signorina!

MARIA - (sempre nel suo stato di dormiveglia) Dottore!

BARNABA - (come sopra) Signorina!

MARIA - (come sopra) Dottore!

BARNABA - (come sopra) E mi aiuti, no? (Maria si riscuote e si avventa su Filippo, contro il quale si è rivoltato anche il cane, bloccandolo. I due trascinano il giudice a terra.) E bravo Phil, ti trovo in forma! Ogni mattina ce n’è una nuova! Ma come ti è venuta in mente ‘sta buffonata?

FILIPPO - Non è una buffonata, ignorante! È una citazione dall’Odissea.

BARNABA - E a cosa serve?

FILIPPO - L’Odissea?

BARNABA - Eh.

FILIPPO - (alterandosi progressivamente) Vedi, caro cognato… L’Odissea è un libro molto lungo… In greco antico… Che avrai tutto il tempo di leggere quando ti sbatterò in galera! Articolo 320: corruzione: cinque anni! Articolo 648 bis: riciclaggio: dodici anni! Articolo 605: sequestro di persona: otto anni! In galera! In galera! In galera!

BARNABA - (a Maria e Dogek) Riportatelo a letto!

FILIPPO - Da solo! Ci vado da solo!

Filippo torna al suo giaciglio. Dogek resta a sorvegliarlo. Barnaba si apparta con Maria.

BARNABA - Signorina.

MARIA - Dottore.

BARNABA - Signorina, mi piacerebbe dirle che la trovo in forma.

MARIA - Dottore, come sta il dito?

BARNABA - Benissimo, ma sono costretto a dirle che non la trovo in forma.

MARIA - (prendendogli una mano) Wow, mi sembra okay. Come new.

BARNABA - Non la trovo sintonizzata sulla philosophy dell’azienda. (liberandosi dalla presa) Non la trovo mirata sui nostri targets!

MARIA - Non è vero, dottore, io sono mirata, molto ammirata, lo chieda a tutti, lo chieda al cefalo, lo chieda al bufalo, lo chieda al rafano, io ammiro le targhe!

BARNABA - E allora, perché tutte le volte che il pazzo cerca di scappare, lei sta dormendo?

MARIA - Non è colpa mia, dottore, lo giuro sul pingone, è colpa di quel bastardo.

BARNABA - Maria! Quante volte le ho detto di non usare quella parola? Eh? Quante volte le ho spiegato la parola che bisogna usare?

MARIA - Bastard?

BARNABA - Ora basta! Lei fallisce la sua mission e poi dà la colpa a una povera bestia innocente, a Doggy, a un cagnolone dolce! Questo è semplicemente… anti-aziendale!

MARIA - Ah, dottore, lei è tanto leader quando si arrabbia!

BARNABA - Signorina, quando l’ho vista per la prima volta – ricorda? – in quella old portinery, e lei era così… old, così… rigida, così sovietica, ho pensato: “Barnaba, tu puoi trasformare questo scarto in risorsa, tu puoi darle la chance di essere… new, di essere… flessibile, di essere liberal.”

MARIA - Ah!… Thank you!

BARNABA - Ma adesso mi rendo conto che lei… che lei ha bisogno di una vacanza!

MARIA - Oh, no!

BARNABA - Sì, sì, glie la leggo in faccia, la voglia di ferie pagate!

MARIA - No!

BARNABA - Sì, sì, lei vuole i contributi! Una pensione! E la tredicesima! E la quattordicesima! E il permesso-malattia! E il permesso-funerale! Confessi, signorina: lei ha parenti che muoiono?

MARIA - (crollando in ginocchio) No, no, lo giuro, sono morti tutti, e non ne voglio altri!

BARNABA - Lei è la mia big delusion. Sarò costretto a esuberarla.

MARIA - (abbracciandogli le ginocchia) No, la prego, piuttosto mi violenti!

BARNABA - Non ho tempo. Le darò un’ultima chance, la terrò come volontaria. Adesso si tolga dai piedi e stia zitta finché le do l’okay.

MARIA - Ma, dottore…

BARNABA - Ha sentito okay? Allora, zitta!

Maria si stacca dalle ginocchia di Barnaba e si allontana mestamente, carponi. Dogek le si fa appresso per consolarla, ma lei lo respinge con disgusto.

FILIPPO - Articolo 600: riduzione in schiavitù: quindici anni.
BARNABA - Zitto, anche tu!

FILIPPO - Sono a casa mia e parlo quanto mi pare!

BARNABA - Va be’, parla piano, almeno. Mi devo concentrare per il meeting.

FILIPPO - Il meeting? Quale meeting?

BARNABA - Il creative meeting.

FILIPPO - Eh, già, il creative meeting! Qui? A casa mia?

BARNABA - E dove, se no? Che devo star sempre qui a curarti!

FILIPPO - E con chi lo faresti, ‘sto meeting?

BARNABA - È schedulato un brainstorm one-to-one con il Creative Event Manager e Forward Thinker della B.A.H.

FILIPPO - Chi? Quel mafioso? Quel noto, famigerato e pregiudicato mafioso? A casa mia?



3.
The Event

(Filippo, Maria, Dogek, Barnaba, Saverio)

Saverio sguscia furtivamente nello spazio scenico da una delle finestre ricavate nella Maschera. Occhiali da sole, barba di tre giorni, aspetto poco raccomandabile, fare losco. Si avvicina in punta di piedi a Dogek e Maria. Non viene notato dai due cognati, che continuano a discutere animatamente.

BARNABA - Ehi, bello, basta coi pregiudizi! Non so se te ne sei accorto, ma la gente ne ha le tasche piene di voi giudici giustizialisti e giustizieri! Tu stai diffamando un professionista…

FILIPPO - Dello spaccio: due condanne in giudicato. Sfruttamento della prostituzione: una condanna e un’archiviazione per decorrenza dei termini.

BARNABA - Aride cifre! Teatrino della giustizia! Ma tu pensa all’uomo! Quanti anni fa accadeva tutto questo? Eh?

SAVERIO - (sottovoce, a Dogek, mostrandogli una bustina di polvere bianca) Ehi, biondo!

BARNABA - Adesso Saverio Spaccia è un uomo cambiato!

SAVERIO - (come sopra) È arrivato lo zucchero.

BARNABA - Un serio professionista, una colonna morale della B.A.H.!

SAVERIO - (come sopra) Bello, smilzo, mi senti? C’è la farina!

FILIPPO - In linea di principio credo fermamente nella redenzione del reo, ma quello lì resta un mafioso!

BARNABA - Tutta invidia! Perché è un genio!

BARNABA - La B.A.H. è sfuggita al fallimento grazie alla sua idea geniale di chiamare tutti i nostri prodotti con i rumori che fanno!

FILIPPO - Un’idea da drogato.

BARNABA – Ha inventato lui i nuovi brand di successo: i gelati Slap! Le patatine Crucc! Gli aereoplani Vraaauumm!

BARNABA - Il digestivo Sprot! Il pianoforte Da-da-da-dan! L’antifurto Uuuuuuuuuuuuuuuuuh!

BARNABA - E poi: Sbam, Bang-bang, Drrrrrr, Aaaaaaaaaah, Zzzzzzzzzz, e soprattutto Glugluglubb!

SAVERIO - T’attizza, eh, bello, la Drògaty card? Ma perchè stai muto?

FILIPPO - Non ho parole.

DOGEK - Perché sono un cane.

SAVERIO - E dillo prima, no? (Si rivolge a Maria, che rimane completamente abulica.) E questa? È tua? La vendi? (La palpa pesantemente. Nessuna reazione.) Ehi, angelo, zucchero, miele, nessuno ti ha mai detto che vali ottanta in macchina, il doppio in albergo?

Saverio fa un’avance ancora più volgare. Dogek abbaia ferocemente e gli si scaglia contro. Barnaba interviene per separarli.

BARNABA - Buono, Doggy, buono, è un amico!

Dogek molla la presa.

SAVERIO - Mi stava per ammazzare, ‘sto rognoso d’un bastardo cagnaccio e sbirro!

BARNABA - È soltanto un cagnolone da guardia, fa il suo mestiere.

Dogek abbaia ferocemente.

SAVERIO - (a Dogek) Ti faccio sparare!

BARNABA - (prendendo Saverio sottobraccio) Vieni via, Saverio, ti trovo in forma, okay?

MARIA - Finalmente posso parlare. Il dottor Belloni ha detto okay. Il dottor Belloni è molto leader quando agita il dito…

BARNABA - Signorina!

MARIA - Dottore, volevo avvertirla che è arrivato un suo amico.

BARNABA - Signorina, stia zitta, okay?

MARIA - Dottore, il suo amico mi ha toccato le seguenti parti sode: coscia…

BARNABA - Se non chiude quella bocca, la sbatto in ferie! D’accordo?

Silenzio.

SAVERIO - (sottovoce, a Barnaba) Ehi, capo, è arrivato lo zucchero…

BARNABA - (sottovoce) Ma la pianti? Quante volte ti ho detto di piantarla con ‘sta roba? Sei un top manager della B.A.H., adesso, non ne hai più bisogno!

SAVERIO - (come sopra) È vero, scusa, capo, è che ho nostalgia dei bei tempi – che tempi, eh, capo? –, ma giuro su tua madre che non lo faccio più.

BARNABA - (come sopra) E non chiamarmi capo!

FILIPPO - (che ha spiato il dialogo tra i due) Vi sbatto in galera!

BARNABA - (ad alta voce) Va bene, iniziamo la riunione!

SAVERIO - Iniziamo la riunione!

Squilla il cellulare di Barnaba.

BARNABA - Oh, scusa. (Risponde al cellulare.) Sì. Sì. Sono in riunione. Ci sentiamo più tardi. (Chiude la comunicazione.)

SAVERIO - Dunque… (Squilla il suo cellulare.) Oh, scusa. (Risponde al cellulare.) Sì. Sì. Sono in riunione. Ci sentiamo più tardi. (Chiude la comunicazione.)

Breve silenzio. I due cellulari squillano contemporaneamente.

BARNABA e SAVERIO - Oh, scusa. (Rispondono ai cellulare.) Sì. Sì. Sono in riunione. Ci sentiamo più tardi. (Chiudono le comunicazioni.)

Silenzio carico di tensione. I due cellulari squillano ancora. Barnaba e Saverio li scagliano con violenza fuori scena. Ancora silenzio. Squilla un altro cellulare. Saverio lo estrae da una tasca segreta e lo scaglia fuori scena. Un altro squillo. Barnaba ripete l’azione di Saverio. Silenzio. Lentamente, in un’atmosfera da duello western, i due estraggono cinque o sei cellulari a testa, nascosti nei punti più impensati del vestiario, e li depongono a terra. Poi li distruggono saltandoci sopra e urlando all’unisono:

BARNABA e SAVERIO - Jump! Jump! Jump! Just do it!

Silenzio.

SAVERIO - Stavamo dicendo?

BARNABA - The Event.

SAVERIO - Ah, già, The Event. Come Creative Event Manager e Forward Thinker della B.A.H., ho pensato in avanti di creare un evento capace di esaltare genialmente il brand B.A.H. nel mondo. Per maggiore chiarezza, chiameremo quest’evento “The Event”. Prima fase geniale dell’evento: si affitta una grande spiaggia.

BARNABA - Forte!

SAVERIO - Aspetta…

BARNABA - Forte, originale, già mi piace!

SAVERIO - Aspetta, è solo l’inizio! In questa grande spiaggia, costruiamo un grande palco e sopra ci mettiamo un grande personaggio… che ne so… un papa!

BARNABA - Un papa? Ma quello non viene. Ha sempre degli impegni.

SAVERIO - Vabbe’, ne chiamiamo un altro.

BARNABA - Ce n’è uno solo.

SAVERIO - Davvero? Messi male a Roma, eh? (Pausa.) Allora, un cantante.

BARNABA - Forte!

SAVERIO - Questo grande cantante fa un grande concerto davanti a una grande folla, fine della prima fase, la prima fase non c’entra una mazza con la seconda, è giusto per fare casino, per fare evento, mi spiego?

BARNABA - Okay.

MARIA - Dottore, il suo cane mi guarda strano.

BARNABA - Silenzio!

SAVERIO - Seconda fase. Dietro alla grande spiaggia c’è, per esempio, una stupida pineta, un posto rognoso pieno zeppo di aghi che ti pungono e pigne che ti cadono in testa, e che poi magari s’incendia se qualcuno le dà fuoco, dunque per evitare altri danni la radiamo al suolo e ci costruiamo sopra 4522 BAH boxes in plastica viola, e in ogni BAH box ci mettiamo a sedere un BAH costumer, dov’è un BAH costumer, ho bisogno di un BAH costumer, ecco un BAH costumer! (Afferra Filippo, il quale oppone resistenza.)

FILIPPO - Non sono un BAH costumer, sono un pubblico ministero!

BARNABA - È solo un esempio, Phil, fammi un favore!

Barnaba e Saverio fanno accomodare Filippo su una mensola collocata al centro della Maschera.

FILIPPO - Sappiate che tutto ciò costituirà un ulteriore elemento di prova a vostro carico.

SAVERIO - Sì, sì. Dunque, in ogni BAH box c’è un BAH sensore di BAH impulsi sonori, per esempio questo. (Recupera dietro la Maschera una vecchia scopa. La affida a 
Barnaba, perché ne tenga un’estremità vicino alla bocca di Filippo. A Barnaba) Mi reggi il pingone? Grazie. (di nuovo a tutti) Naturalmente il BAH sensore è collegato in diretta con la BAH centrale di distribuzione di prodotti BAH e con un BAH schermo con dentro un bambino del terzo mondo, dov’è il bambino del terzo mondo, ho bisogno di un bambino del terzo mondo, ecco un bambino del terzo mondo! (Afferra Dogek e lo mette in posa.) Davanti a questo bambino affamato e brutto è pronta una bellissima torta St. Honoré, dov’è la St. Honoré, ho bisogno di una St. Honoré… (Maria corre dietro la Maschera a prendere un sacco della spazzatura. Lo depone di fronte a Dogek.) È organica, almeno? (Maria annuisce. Saverio la trattiene vicino al sacco.) Accanto alla St. Honoré c’è una ragazza soda, una modella, una figa travestita da suora, oppure direttamente una suora figa, che è lì per fare del bene al bambino, perché noi della B.A.H. vogliamo bene ai bambini, è vero?

BARNABA - È troppo vero!

SAVERIO - Funziona così: quando il BAH costumer fa un suono qualsiasi, il BAH sensore lo trasmette alla BAH centrale, che in tempo reale gli scala un sacco di soldi dalla carta di credito e fa comparire nel BAH box il prodotto BAH corrispondente a quel suono, mentre intanto nel terzo mondo la suora figa taglia una fetta di torta e la tronca in bocca, la schiaffa giù per la gola di quel piccolo bastardo! È chiaro? Siamo pronti?

Silenzio. Dall’alto della Maschera cala all’altezza della bocca di Filippo una banana.

FILIPPO - Ma io non ho detto niente.

SAVERIO - Infatti. Questa è la BAH nana di benvenuto.

BARNABA - Geniale!

FILIPPO - Che vergogna.

SAVERIO - Siamo pronti?

Breve silenzio.

FILIPPO - Ciuff-ciuff.

Dopo pochi secondi, compare un trenino-giocattolo.

MARIA - (cercando di imboccare Dogek con rifiuti organici) Mangia.

FILIPPO - Dlin-dlon.

Compare una campanella.

MARIA - (come sopra) Mangia!

FILIPPO - Roarrr.

Compare un leoncino di peluche.

MARIA - (come sopra) E mangia, bastardo!

FILIPPO - (a ritmo crescente) Firulì-firulà, gnagnagnagnàm, patapùnfete, sprìzzete spràzzete sproz, gnìcchete gnàcchete gnoc, e blablablablàn e porompompèro!

Piove in scena di tutto: ortaggi, finte vasche con pesciolini, ritratti di Padre Pio, gadget di squadre di calcio – mentre Maria, in un accesso di rabbia, rovescia addosso a Dogek il sacco della spazzatura.

SAVERIO - Basta! È troppo! Una cosa alla volta, se non non funziona! Una cosa alla volta!

FILIPPO - D’accordo. (con molta calma) Bang-bang. Ho detto: bang-bang. (Da un’apertura della Maschera, spunta una pistola. Filippo la prende e la punta contro Saverio.) E adesso, mani in alto. Mani in alto, tutti! (Scende dalla mensola.) Il mafioso resta con me. Gli altri, fuori! Fuori da casa mia! Ci vediamo in tribunale! Fuori! (Lenta uscita di Barnaba, Dogek e Maria. A Saverio) Tu vieni con me. Sulla strada per il mio ufficio c’è una bella galera, sai? (Lo trascina verso l’uscita, puntandogli la pistola alla tempia.)

SAVERIO - Okay, capo, ma metti via ‘sta canna, ché non è roba buona.

4. 
Famiglia

(Filippo, Saverio, Federica)

Da una feritoia ricavata nella Maschera sbuca la testa di Federica Cleoni. Improvviso soffondersi delle luci, musica evocativa di chissaché. Filippo si ferma, sempre tenendo Saverio sotto tiro.

FEDERICA - Pippo.

FILIPPO - Chicca.

FEDERICA - Oh, Pippo, ricordi?

FILIPPO - Oh, Chicca, ricordo, sì, ma cosa?

FEDERICA - Oh, Pippo, ricordi i giorni lontani quando pippando e chiccando marmocchiavamo spensierati sulla spiaggia, a Riccione?

FILIPPO - Oh, Chicca, sì, può darsi, ma cosa c’entra adesso?

FEDERICA - E non ti sovviene del tuo compagnuccio di giochi, il piccolo Adolfo, e di come amava frantumare sotto i talloni le tue palline coi ciclisti preferiti?

FILIPPO - Ah, Bitossi! Ah, Gimondi! Ah, Baronchelli! Ah, Battaglin!

FEDERICA - E quando, con ira infantile, stavi per menarlo, rimembri cosa disse papà, il nostro democratico papà?

FILIPPO - Oh, sì, papà disse: “Con la violenza non si risolve nulla.”

FEDERICA - E mentre piangendo ascoltavi il suo insegnamento, quatto quatto alle tue spalle il piccolo Adolfo con paletta e rastrello ti straziava l’ano – ricordi?

FILIPPO - Oh, sì, indelebilmente – e tu, Chicca, rammenti quando giocavi alla pedicure con la piccola Littoria?

FEDERICA - Sì, Pippo, questi alluci deformati lo rammentano per me.

FILIPPO - E quando accennasti a una timida reazione, cosa disse la mamma, la nostra democratica mamma?

FEDERICA - Oh, lei aggrottò lievemente la nobile fronte e disse: “Give peace a chance”.

FILIPPO - E mentre tu cercavi di capire il senso di questa frase, la piccola Littoria accese il calumet della pace con i capelli della tua Barbie. Ah, la mamma!

FEDERICA - Ah, il papà!

FEDERICA e FILIPPO - Ah, mamma e papà!

FEDERICA - Pensa alla mamma, Pippo, pensa al papà, Pippo, e butta via quella pistola.

FILIPPO - Se penso alla mamma, Chicca, se penso al papà, Chicca, io questa pistola non la butto, anzi la uso, anzi io quasi quasi sparo subito in testa a ‘sto mafioso…

SAVERIO - No!

FEDERICA - No!

FILIPPO - E perché no?

FEDERICA - Perché… faresti brutta figura. È scarica. È uno scherzo. È una pistola giocattolo, non vedi?

SAVERIO - Non vedi?

FILIPPO - (a Saverio) Io vedo che è una pistola normale e adesso ti sparo sul serio.

SAVERIO - Ah sì? Spara, allora. Spara.

Silenzio. Esitazione di Filippo. Federica e Saverio si mettono forzatamente a ridere.

FILIPPO - (a Saverio) Ti sparo. Ti sparo. Ti sparo. (Si scoraggia e lascia cadere la pistola, che Saverio subito raccoglie.)

FILIPPO - Tradimento.

Saverio esce

FILIPPO - Infamia. Chicca venduta e malvagia!

FEDERICA - Tu devi calmarti. Tu sei stressato. Molto stressato. Devi calmarti molto.

FILIPPO - Tu stai con quelli, contro di me, contro tuo fratello, contro la giustizia – venduta!

FEDERICA - Non è vero, lo sai che sto con te, che voglio bene solo a te…

FILIPPO - Anzi, ora che ci penso, non sei nemmeno una venduta: peggio! Tu fai tutto questo per tuo marito. Per quell’idiota. Non solo l’hai sposato, lo ami anche!

FEDERICA - Ehi, piano con le parole!

FILIPPO - Sì, tu lo vuoi proteggere! Tu lo ami!

FEDERICA - Tu sei fuori di te, Filippo, tu dici cose di una gravità…

FILIPPO - Lo ami, lo ami, lo ami, lo ami, lo ami!

FEDERICA - Fratello, lo sai: il matrimonio è una malattia. Come puoi accusare qualcuno di amare il suo cancro? Piuttosto, è te che voglio proteggere.

FILIPPO - Tenendomi in gabbia? Io voglio uscire. Fammi uscire! Voglio andare in ufficio!

FEDERICA - Non c’è più nessun ufficio! Nessun ufficio, capito? Guarda in faccia la realtà: sei stato so-spe-so! (Pausa.) Filippo, noi ti faremmo uscire, ma siamo stufi di andarti a riprendere in tribunale, mentre fai scene da pazzo per entrare in un ufficio che non è più tuo.

FILIPPO - Ah, dunque anche tu pensi che sia pazzo, eh?

FEDERICA - Sei molto stressato.

FILIPPO - E non è invece pazzesco che a un magistrato, a un servitore dello Stato, sia impedito di fare il suo dovere, solo perché ha scoperto che una delle più grandi aziende del paese è stata costruita su una montagna di danaro sporco?

FEDERICA - Ancora? Ma sei fissato!

FILIPPO - Sì, sono fissato con la verità! L’azienda dove lavora tuo marito è un verminaio di delinquenti e giuro su mia madre e mio padre che il sottoscritto presto o tardi li sbatterà in galera! Tutti! In galera!

FEDERICA - Sì, ma rilassati, adesso…

FILIPPO - Ascolta, Chicca… Nel mio ufficio… Nel mio ex ufficio… Se riesco a entrarci, almeno una volta… In un cassetto che conosco soltanto io… Ci sono delle carte… 

FEDERICA - Da Andorra? Ma basta con questa storia!

FILIPPO - Nelle carte da Andorra ci sono le prove! Con le carte da Andorra li incastro tutti! 

FEDERICA - Devi curarti.

FILIPPO - No, curati tu, sorellina, e torna te stessa. Anche tu amavi la giustizia e la verità. Che ti è successo, eh? Ti sei venduta l’anima a un idiota di Buccinasco?

FEDERICA - Eh, la giustizia! Eh, la verità! Dimmi un po’, fratello: tu li porti ancora, i capelli lunghi? E l’eskimo lercio? E la maglietta del Che? E guardami, poi: mi vedi forse in minigonna? Con unghia laccata e treccine? Quel che sta bene a vent’anni, a quaranta è malato, è grottesco. Tu dirai: ma le idee son diverse dai vestiti! Ti sbagli. Pregiudizio ottocentesco. Se tu analizzi seriamente un’idea, vedrai che assomiglia a una scarpa. Puoi dire di una scarpa ch’è vera o falsa? No – puoi però dire se ti calza o non ti calza: tertium non datur. E così via, e così via: c’è l’idea-parrucca e l’idea-cintura, l’idea-rossetto e sillogismi simmetrici come orecchini, giù giù finché arrivi al concetto-mutanda, e se con foga filosofica vuoi strappare il concetto-mutanda, è lì, è allora, è in quel momento che si svela l’intimità del nulla, tu stesso ti sveli a te stesso come nulla che danza col nulla in un concatenarsi infinito di squallide balere. Mi spiego? Ti faccio un esempio. Quando ho cominciato a insegnare, com’ero entusiasta! Ricordi? Passavo i sabati e le domeniche a preparare le lezioni, pensavo che ogni parola detta sarebbe stata importante, dicevo: io devo educare, non istruire, educare, non istruire. Ecco, era questa la mia idea dei vent’anni: salvare i ragazzi con Kant. Salvare i ragazzi con Schopenauer. Salvare i ragazzi con Leopardi. Ma poi gli anni son passati e la scuola, questo debito d’orrore a rate quotidiane, ha lacerato e infangato quell’idea, il mio bel vestito – ha reso evidente che non dovevo salvare i ragazzi con Leopardi, bensì Leopardi dai ragazzi, salvare Schopenauer dai ragazzi, salvare Kant dai ragazzi, e infine me stessa dai ragazzi, da Kant, da Schopenauer, da Leopardi, dal ricordo di mamma e papà, da te che diventi pazzo, da quell’uomo che ho sposato e non ricordo perché, salvare me stessa, salvare me stessa, salvare me stessa! E anche tu, fratello che amo – perché, lo sai, amo solo te al mondo – avevi un bel vestito, la tua idea dei vent’anni. Diciamo che era: “Io farò rispettare la legge, anche ai ricchi!”. Suona bene, no, addosso a un giovanotto? Ma poi gli anni son passati, e quel vestito ormai vecchio ti si è attaccato alla pelle, ti si è rappreso intorno come una smorfia spaventosa del corpo, e nella fissità del tuo sguardo l’antica febbre s’è fatta ossessione impotente: punire, punire, punire. Filippo!

FILIPPO - Chicca.

FEDERICA - La faresti una cosa per me, se te la chiedo, soltanto per me?

FILIPPO - Sì.

FEDERICA - Vorrei presentarti una persona.

FILIPPO - Che persona?

TUTTI GLI ALTRI - (a bassa voce, dietro la Maschera) Datemi una J!

FEDERICA - Una persona… fidata. Una specialista.

FILIPPO - Specialista di cosa?

TUTTI GLI ALTRI - (come sopra) Datemi una U!

FEDERICA - Specialista… Ecco… Di problemi…

FILIPPO - Ah, tu vuoi dire una borseggiacervelli?

TUTTI GLI ALTRI - (come sopra) Datemi una M!

FILIPPO - Una sfruttanevrosi, una tenutaria di studio psichiatrico?

FEDERICA - No, Filippo, vedrai, lei è diversa, è davvero speciale…

TUTTI GLI ALTRI - (come sopra) Datemi una P!

FILIPPO - Ma io non sono pazzo!

TUTTI GLI ALTRI - (come sopra) Jump! Jump! Jump! Just do it!


5.
Just do it!

(Tutti)

Dall’alto della Maschera scende, con piglio atletico, Isabella Canga. Contemporaneamente, dalle varie aperture della parete, strisciano in scena gli altri personaggi. La psicologa si dirige a proscenio. Luce sul pubblico. Dietro a Isabella si allineano, fronte al pubblico, tutti gli altri personaggi, escluso Filippo. Durante il discorso che segue, imitano i gesti di Isabella e urlano insieme a lei gli slogan in inglese. 

ISABELLA - Signore e signori, in questo vostro apice di concentrazione visiva, auditiva, olfattiva e cenestetica sulle emanazioni energetiche della mia modesta persona, dovuto al fatto in apparenza banale che sto cominciando a parlarvi, ovvero a dischiudere le prospettive iniziali, intermedie e conclusive del Metodo di riscatto umano “Infinite Jump” da me ideato e basato sulla previsione algoritmica di eventi inattesi, non mi lascio sfuggire l’opportunità di avvertirvi che la vostra provvisoria ristrettezza mentale potrebbe indurvi a trovare erroneamente anomalo, strano, bizzarro, stravagante, eccentrico, bislacco, un certo qual mutamento repentino nell’atteggiarsi della relatrice, la quale ad esempio, senza alcun rapporto apparente con l’esposizione del primo punto del Metodo, concernente l’ampliamento delle mappe sensoriali, d’un tratto alzerà il braccio destro e comincerà a grattarsi l’ascella corrispondente con le dita della mano opposta e non paga di questo farà una giravolta e ancora un’altra volta, emettendo un rantolo di animale severo di savana, o frustrato di foresta, o fosco di bosco, per poi tornare al suo consueto aplomb britannico di psicologa italiana dall’erotismo francofono, interrotto però, da un energico salto a gambe unite, seguito da un altro, da un altro ancora, dall’urlo JUMP!, dall’urlo JUMP!, dall’urlo JUMP!, JUMP!, JUMP!, JUMP!, JUMP!, JUST DO IT!, finché non vi troverete circondati da una folla che salta e urla, sgomentamente accorgendovi che voi stessi state saltando e urlando ormai da ore, il che vi condurrà al collasso e allo svenimento, illuminato comunque dall’intuizione di stare abbandonando la vostra mentalità ristretta, angusta, squallida, soffocante, ottusa, per iniziare la ricerca della Pietra Astrusa dell’Infinite Jumping, arcano segreto necessario alla trasformazione di questa platea d’impotenti mezzefigure sedicenti umane in un’astronave puntata a schizzo verso le otto lettere d’oro che le stelle tracciano in cielo per conto del Dio di sempre: Esse U Ci Ci E Esse Esse O.

Filippo esce dallo sbigottimento e si avvicina all’intrusa con atteggiamento ostile. Via la luce sul pubblico.

FILIPPO - Articolo 614: violazione di domicilio: tre anni.

ISABELLA - (a Federica) Ah, dunque questo sarebbe il soggetto soggettino soggettuccio, il maschietto inespresso di cui sopra e di cui sempre?

FEDERICA - Sì, dottoressa, è mio fratello, è un po’ stressato…

BARNABA - Macché stressato, è pazzo!

SAVERIO - Macché pazzo, è fuori!

MARIA - (molto eccitata) Macché! Macché! Macché!…

Dogek abbaia.

ISABELLA - Ho capito, è lui. Molto piacere, dottor Cleoni. Io sono la dottoressa Isabella Canga. (Gli tende la mano. Non appena Filippo si decide a stringerla, la ritrae, emettendo un sonoro pernacchio. Risata e applauso degli altri personaggi, tranne Federica.) Uno a zero per me.

FILIPPO - (scagliandosi contro Isabella) Vergogna! Vilipendio! Oltraggio alla magistratura!…

FEDERICA - No, no, Filippo, non hai capito…

FILIPPO - (come sopra) In galera!…

ISABELLA - (Filippo si libera e le arriva a ridosso. Lei lo fissa negli occhi, con la massima calma.) Veda, dottore, è comprensibile che lei abbia scambiato per uno stupido scherzo qualcosa che altro non è che una tecnica di spiazzamento percettivo volta a rompere gli schemi comportamentali. Lei infatti, a quanto leggo nelle sue iridi oculari, non saltella da chissà quanti anni, e nemmeno si ricorda l’ultima volta che si è grattato un’ascella. Mi sbaglio?

FILIPPO - No, ma che vuol dire?

ISABELLA - Il fatto è, mio caro, che un essere umano completo fa anche questo: saltellare, trottolare, spernacchiare, scaccolarsi in chiesa, fare il verso dell’anatra sul tram, così, senza motivo, perché gli va. Ma lei questo, nel suo rigor mortis cerebrale, lo trova ridicolo, lo trova umiliante, lo trova infantile, è vero? Eppure io so, e lei sa che io so, che mille volte le è venuta la tentazione, sul tram. In udienza. In camera di consiglio. All’improvviso: quack! Non è vero? Quack!

FILIPPO - No! Non è vero!

ISABELLA - Filippo! Mi guardi negli occhi. Per troppo tempo lei ha soffocato in sé l’anatra e la trottola. Prima che sia troppo tardi, lo dica con me: quack. Su, forza, insieme a me: quack. Quack.

FILIPPO - No… Io… Non posso… Ma come fa a sapere dell’anatra?

ISABELLA - (agli altri personaggi) Signori, lasciatemi sola col paziente. Per questo grave caso dovrò applicare la mia terapia intima d’urto.

FILIPPO - Ho chiesto: come fa a sapere dell’anatra?

FEDERICA - Filippo, perché non mi hai mai detto niente? Perché ti sei tenuto dentro una cosa del genere?

ISABELLA - (come sopra) Signori, uscite, vi prego.

BARNABA - (a Isabella) Possiamo guardare?

SAVERIO - L’intimo d’urto me gusta.

BARNABA - (come sopra) Eh? Eh? Possiamo guardare? Eh?

FEDERICA - (a Barnaba) Barnie, vergogna!

ISABELLA - (come sopra) Fuori, ho detto!

FEDERICA - (come sopra) Andiamo, caro, andiamo.

BARNABA - (come sopra) Il cane può restare? Tanto non capisce.

ISABELLA - D’accordo.

BARNABA - (indicando Maria) E la scema?

ISABELLA - È scema? (a Maria) Sei scema?

MARIA - Non so, nel contratto non c’è.

ISABELLA - Va bene, resta. (a Filippo) Si sieda. Si rilassi.

Escono Federica, Saverio e Barnaba.

BARNABA - (a Maria, sottovoce, uscendo) Guardi bene, ché poi mi dice tutto. 


6.
Terapia d’urto

(Filippo, Isabella, Maria, Dogek)

FILIPPO - Vorrei precisare una cosa. Io non mi siedo. Non mi rilasso. Io non saltello e non starnazzo soltanto perché me lo dice lei. D’accordo, è una vita che voglio fare quel verso là, ma questa è una stranezza normale, tanto normale che lei l’ha indovinata subito. Il punto è un altro: qui si sta perpetrando una serie di reati tale da intasare il nostro sistema carcerario come un vecchio cesso di campagna alla fine di un banchetto di nozze – e lei c’è dentro fino al collo! Ma io voglio darle una chance. Mi faccia uscire di qui e io le garantisco, sulla mia parola, l’applicazione di misure cautelari alternative!

ISABELLA - Che gentile. (Lo carezza sul volto. Filippo si ritrae.) Che c’è? È stupito? Da quant’è che non riceve una carezza? Che sensazione le dà? Le ricorda qualcosa? (Lo carezza ancora.) Qualcuno? (Lo carezza un’ultima volta.) Sua moglie?

FILIPPO - Lasci stare mia moglie! Che ne sa di mia moglie, lei?

ISABELLA - Niente. Non mi interessa, sua moglie. Lasciamola stare con quel commercialista di Pescara, se è questo che vuole, no?

FILIPPO - Eh, già.

ISABELLA - La vita continua, no?

FILIPPO - Sì, la vita continua. (Isabella lo bacia in bocca. Silenzio.) Ma lei, fa sempre così?

ISABELLA - La terapia giustifica i mezzi. Scommetto che ora si sente meglio.

FILIPPO - In effetti. (Tenta di baciarla. Lei si ritrae.) Mi scusi.

ISABELLA - Le ha mai detto nessuno che lei bacia da sconfitto? A lingua triste? A saliva spenta?

FILIPPO - No.

ISABELLA - Purtroppo è così. Ma mezz’ora di saltelli al giorno, per sei mesi, dovrebbe riattivarle l’entusiasmo ormonale.

FILIPPO - Davvero?

ISABELLA - Si comincia? Jump! (Saltella.)

FILIPPO - Isabella. Lei mi sta simpatica, sa?

ISABELLA - Quack.

FILIPPO - Mi ascolti. Credo che si sia fatta un’idea sbagliata su di me. Lei mi vede come un uomo chiuso, noioso, ossessionato dal lavoro, che parla soltanto di processi, condanne, galera, e dunque giustamente viene mollato dalla moglie e trattato come un pazzo dai parenti. Ma tutto questo non è vero, anzi ricade sotto la fattispecie dell’articolo 595 del codice penale: diffamazione: un anno. La verità è che Luisa mi ha mollato per lo stesso motivo per cui mi aveva preso – farmi dispetto – e che io sono un uomo aperto, originale, brillante e ricco d’interessi!

ISABELLA - Quali, ad esempio?

FILIPPO - Non so… Be’, ad esempio, vado a spasso, no? Vado a spasso e guardo una vetrina. Guardo una vetrina e vedo qualcosa che mi piace, non so, una canna da pesca, e la compro, no? Solo che a un certo punto noto che è prodotta da una ditta controllata da una ditta controllata da una grande azienda il cui amministratore delegato ho incastrato a suo tempo per corruzione, ma è riuscito a farla franca grazie ai cavilli e alle dilazioni dei suoi avvocati; e allora – sa che le dico? – di pescare non ho più voglia, e io quella canna la butto, anche perché sul tram una canna da pesca ingombra, e io devo salire sul 
tram. Sul tram, è vero, penso al verso dell’anatra, ma penso soprattutto al tram. E mi dico: questo tram mi ricorda qualcosa. Mi ricorda una gara d’appalto truccata per la fornitura di tram. Centinaia di milioni di tangenti. E mi fa pensare a quei corrotti e corruttori che sono a piede libero grazie alla prescrizione, mentre il piano sotto il mio ufficio brulica di drogati e poveracci processati per direttissima. Questi ricordi e pensieri mi danno sui nervi, così smonto dal tram, ma allora è peggio, perché mi rendo conto che sto camminando in una città gonfia di benessere morboso, dove il precario lindore di case, negozi e pubblici edifici penosamente s’affanna a dissimulare il marciume delle fondamenta. Perché è marcia questa città, spocchiosa guida di un paese marcio, di una pignatta di maccheroni avariati che penzola giù dall’Europa, di una terra ch’è d’esilio fin dalla nascita per chi succhia dal latte materno un solo goccio di dignità.

ISABELLA - Dunque, le piace pescare!

FILIPPO - Sì, quando ho tempo.

ISABELLA - Ma?

FILIPPO - Non ho mai tempo.

ISABELLA - L’avrei giurato.

FILIPPO - Delusa? Ho di meglio da fare. Pensi: il capitale di una delle più grandi aziende italiane è detenuto da trentacinque holding che si possiedono a vicenda, intestate a un pensionato di Andorra che è in coma da tre anni. Io sono sul punto di provare che tutti quei soldi provengono da attività criminali. Perciò, oltre ai già dimostrati e prescritti falso in bilancio e corruzione, qui abbiamo un bel riciclaggio e magari anche una fantastica associazione a delinquere – il che significa che stavolta chi deve andare in galera ci va davvero, capisce?

ISABELLA - E questo le piace, eh?

FILIPPO - No, è semplicemente giusto.

ISABELLA - Le piace, lo vedo. Le dà gusto. La maschiettolinizza. (Pausa.) Molto bene. Just do it.

FILIPPO - Mi aiuti. Devo andare in ufficio. Una volta, basta una volta sola, e io…

ISABELLA - Non posso.

FILIPPO - Isabella. Ti prego. Fallo per me.

ISABELLA - Filippo, io farò per te qualcosa di più importante. Ti voglio rivelare il segreto di “Just do it!”.

FILIPPO - Grazie, Isabella, ma non credo sia urgente…

ISABELLA - Ecco il segreto di “Just do it!”: fa’ quel che vuoi. Sì, ma cosa vuoi? Vuoi quel che puoi. Sì, ma cosa puoi? Puoi quel che devi. Sì, ma cosa devi? Devi quel che veramente vuoi. Sì, ma come fai a capire quel che veramente vuoi? Jump! È chiaro?

FILIPPO - No.

ISABELLA - Mi spiego meglio: un pazzo non è un pazzo, è uno che vuole quel che non può, perché non ha capito che quel che può, lo deve fare volendolo davvero. Con il metodo “Infinite Jump”, impariamo a volere sinceramente e fare immediatamente quel che si può, qui, ora, anche e soprattutto se ci appare totalmente idiota. 

FILIPPO - Dunque, se io voglio uscire di qui, ma non posso, tu dici che in realtà non voglio.

ISABELLA - Bravo.

FILIPPO - E allora, cosa voglio?

ISABELLA - Filippo. Ma come fai, a non capire? Siediti, adesso. Rilassati. Chiudi gli occhi. (Filippo esegue.) Cosa vedi?

FILIPPO - Nero.

Isabella va a sistemarsi su una mensola superiore a quella su cui si è seduto Filippo, in modo da far penzolare una caviglia all’altezza del suo volto.

ISABELLA - No, rilassati di più. Respira. Guarda meglio. Cosa vedi?

FILIPPO - Vedo… Una gabbia… E dentro alla gabbia ci sono degli uomini in giacca e cravatta… Poi li guardo in faccia e capisco che sono i consiglieri d’amministrazione della B.A.H…. Sono ammanettati alle sbarre… E io ho inghiottito le chiavi…

ISABELLA - No, non va bene così. Respira più a fondo. Più a fondo. E adesso apri gli occhi. Piano. Piano. Cosa vedi?

FILIPPO - Vedo… una scarpa.

ISABELLA - Bravo, una scarpa.

FILIPPO - È lucida, nera, ha una fibbia…

ISABELLA - Ti piace?

FILIPPO - Oh, sì!

ISABELLA - E poi, cosa vedi?

FILIPPO - Dentro la scarpa si vede… Oh… Un pezzetto di piede… E poi… E poi…

ISABELLA - Sì?

FILIPPO - La caviglia. La caviglia. La caviglia. Io… Isabella… Io voglio…

ISABELLA - Toccare?

FILIPPO - Sì.

ISABELLA - Tu vuoi veramente toccare la…

FILIPPO - Caviglia…

ISABELLA - …Filippo, ma sei sicuro che puoi farlo?

FILIPPO - Io… Tu… Io ti giuro che mai l’ho voluto tanto… È una situazione un po’… Idiota, eppure mi sento… Non so… Come mi sento… Quack.

ISABELLA - Oh, Filippo.

FILIPPO - Quack.

ISABELLA - Ancora.

FILIPPO - Quack. Quack. Quack.

ISABELLA - (scendendo dalla mensola) Grazie, Filippo, per oggi basta così. Ci vediamo la settimana prossima.

FILIPPO - No! Resta. Ti prego. 

ISABELLA - Arrivederci. (Risale la Maschera, per uscire dall’alto.)

FILIPPO - Isabella! Guarda! (Saltella.) Jump! Hai visto? Jump! Jump! Jump!

ISABELLA - Bravo, continua ad allenarti da solo.

FILIPPO - (inseguendola e cercando di afferrarle la caviglia) Just do it!

ISABELLA - (sfuggendogli blandamente) Quack!

FILIPPO - Quack!
I due escono dall’alto starnazzando con crescente intensità erotica. Dogek abbaia.


7. 
Passaggi 

7-a
(Dogek, Maria, Barnaba)

Irrompe in scena Barnaba. Si rivolge subito a Maria.

BARNABA - Allora? Signorina. Allora?

MARIA - Dottore.

BARNABA - Allora, com’è andata? Ho visto il pazzo che correva in camera da letto.

MARIA - Dottore, mi trova in forma?

BARNABA - Non avrà mica dormito un’altra volta, eh?

MARIA - No, dottor Belloni, no, ho guardato bene e adesso le dico tutto.

BARNABA - Avanti! (Silenzio.) La trovo in forma.

MARIA - Grazie, dottore, anche lei, la trovo… soda.

BARNABA - E dunque? (al cane) Ah, Doggy, amico mio, che peccato che non puoi parlare! Con la tua intelligenza…

MARIA - Ehi, dottor Belloni, la sa una cosa? Qui, proprio qui, fino a cinque minuti fa, c’erano due persone. E sa chi erano? Il signor pazzo e la signora Canga, quella che viene sempre in azienda a farci saltare tutti assieme!

BARNABA - Sì, lo so. E allora? Cos’hanno fatto?

MARIA - Allora, prima lui era in piedi, ma anche lei era in piedi. Allora lui si è messo a parlare, ma poi ha finito. Allora, lei ha detto una cosa e gli ha messo una mano sulla faccia. Poi l’ha tolta, gli ha detto un’altra cosa, e glie l’ha rimessa, e poi ritolta e rimessa. Allora hanno parlato ancora un po’, poi lei gli è andata più vicino e gli ha messo le labbra sulle labbra e un po’ di lingua dentro la bocca.

BARNABA - Ah!

MARIA - Sì, ma poi, dottore, lei ha tolto la lingua e le labbra, e hanno ricominciato a parlare: prima lui e poi lei, poi ancora lui, e poi lei, e lui, e lei, e lui, e lei, che fa un salto, e lui, e lei, che fa quack, e lui, che si mette a camminare su e giù, e lei, e lui, che continua a camminare e parla più forte, e ancora lei, e lui, e lei, per sedici volte, finché lui si sdraia qui, e lei si siede qua sopra, e sa cosa fa, dottor Belloni? Gli sventola un piede in faccia!

BARNABA - Ma no! E lui?

MARIA - Lui si alza piano piano e quando è in piedi comincia anche lui a fare quack e saltare. E salta e risalta, salta così forte che salta addosso alla signora Canga! E lei si prende uno spavento e scappa, e lui dietro, e tutti che gridano quack!

BARNABA - E poi?

MARIA - Niente, dottore. Sono rimasta qui col suo cane, che mi guarda strano. E fa cose strane, dottore. Secondo me, non è un bastardo normale.

BARNABA - Lasci perdere Doggy. Voglio sapere questo: è andata bene? Il pazzo si cura o no? (Silenzio.) Ha capito la domanda? La dottoressa Canga ha convinto il pazzo a curarsi? Eh? (Ancora silenzio. Dogek abbaia.) Ah, Doggy, per fortuna ci sei tu! Allora: un bau vuol dire sì; due bau vuol dire no. Com’è andata? È andata bene? (Dogek abbaia una volta.) È andata male? (Dogek abbaia due volte.) Il signor pazzo si cura? (Dogek abbaia una volta.) Il signor pazzo non si cura? (Dogek abbaia due volte. A Maria) Ha visto? È così difficile? (Maria abbaia una volta.) Ma mi prende in giro? (Maria abbaia due volte.) Ma va’ all’inferno!



7-b
(Dogek, Maria, Barnaba, Saverio)

Entra Saverio. Ha con sé una busta di cocaina ancor più voluminosa che nella scena 3. Quando vede Barnaba, la nasconde goffamente sotto il maglione. Ha anche le tasche zeppe di pasticche.

SAVERIO - Ehi, capo, ti stai perdendo il concerto.

BARNABA - Non vado ai concerti.

SAVERIO - Sì, lo so, ma questa è roba forte, musica moderna, un pezzo per “Sì sì, no no, dài, mmmm” e molle del materasso.

BARNABA - Sarà una rottura.

SAVERIO - No, no, è divertente. Soprattutto loro due se la spassano, a suonare. Il pazzo e la Canga. Di là. Sul letto. Mi spiego?

BARNABA - Ah! Tu vuoi dire che lui… Che lei… Che loro…

SAVERIO - Eh.

BARNABA - Vado. (Uscendo, nota la protuberanza sullo stomaco di Saverio.) Non ti trovo in forma. Sei sovrappeso.

SAVERIO - Sì, ma è un dolce sovrappeso.

Barnaba esce.


7-c
(Dogek, Maria, Saverio)

Dogek annusa con sospetto lo stomaco di Saverio.

SAVERIO - Cosa vuoi? Pussa via, bestiaccia. Devo parlare con la signora. (Si avvicina a Maria. Solleva il maglione e parla sottovoce, cercando di non farsi vedere né sentire da Dogek.) Ehi, bella, guarda qua la roba nuova, c’ho la scorta di zucchero per l’inverno, c’ho la farina di manioca, di tapioca, di carioca, di judoka, ah, ah, ah, mi hai capito, bella? Se mi aiuti a imboscare la moka, ti sistemo a vita, ti compro una casa di massaggi tutta tua – eh, d’accordo, tacchinella che m’intrippi? (Cerca di palparla. Dogek s’intromette abbaiando forte.) 

7-d
(Dogek, Maria, Saverio, Federica)

Entra Federica, quasi di corsa.

FEDERICA - È uno schifo! È una vergogna!

SAVERIO - (ricomponendosi in fretta e furia) E perché?

FEDERICA - Come – perché? È evidente, il perché! Ma l’hai visto, Barnie? Lì, in ginocchio… Insomma, certo, trattandosi di mio marito, non dovrebbe fregarmene nulla, però, alla sua età, spalmare l’occhio sul buco di una serratura…

SAVERIO - Ah, è per quello.

FEDERICA - E per cosa, se no? Non è uno schifo?

SAVERIO - E tu, cosa ci facevi, vicino alla porta?

FEDERICA - Io? Niente. Passavo.

Silenzio.

SAVERIO - Ci dà dentro, tuo fratello, eh? (Silenzio.) Dai, che così Barnie impara.

FEDERICA - Non me ne frega più niente. Se il motore fa cilecca, montane un altro – diceva Schopenauer.

SAVERIO - Mi è sempre piaciuto Schopenauer, anche se ha perso a Monza. (Pausa. Estrae da una tasca un sacchetto di pasticche. Ne porge una a Federica.) Caramella?

FEDERICA - Grazie. (L’assaggia.) Strana. Ma buona.

SAVERIO - Me le tieni? Io devo andare. (Le mette in mano il sacchetto con le pasticche ed esce rapidamente.)

FEDERICA - Buona. Ma strana. Mi fa sentire… (Saltella.) Ma anche… (Si gratta un’ascella.) E vedo tutto colorato di rosso… No, è un rosa… Fucsia… E ‘sto cane… Che buffo!… Mi sembra un attore polacco… (Saluta Dogek in polacco. Lui risponde. A Maria) Che ne dici, eh, Maria? Non è una bella giornata?

MARIA - Non lo so, signora, ho sonno.

FEDERICA - Sonno? In un giorno così? Quando si può rotolare su prati d’argento sotto un cielo arancione? Ragazza, tu c’hai dei problemi, di zucca! (Si butta a terra, fa due flessioni.) Tu sei di fuori con la cucuzza! 

Federica esce di scena con una capriola. Dogek e Maria restano soli per qualche secondo. Maria sta cadendo in uno stato di catatonìa. Dogek la guarda.

8.
Amore I

(Dogek, Maria)

DOGEK - Finalmente soli. (Assume la posizione eretta. Contempla Maria.) Come sei bella, quando sogni. Anche quando non sogni. Sei bella. Bella. Bella. (Tira fuori da una tasca un foglietto gualcito.) La poesia, mia, per te. (Apre e poi ripiega, per timidezza, il foglietto.) Sai, per te sono qui e faccio finta. Io volevo andare via, poi ho visto te e ho detto “Resto.” Così guadagno altri soldi e vado via con te. Maria. Maria. Mi senti?

MARIA - Questo sogno non è un sogno autorizzato dal management della B.A.H..

DOGEK - Maria.

MARIA - Dunque è un sogno che non vale, però bello. Inizio del sogno.

DOGEK - Ti amo.

MARIA - Sento una voce. 

DOGEK - Ti amo da sempre.

MARIA - È una bella voce.

DOGEK - Mi senti?

MARIA - Mi chiama.

DOGEK - Sei così bella che ti ho sognata sempre.

MARIA - È una voce così bella, che non sembra vera.

DOGEK - Io non sono come sembro. Tu non sei come sembri. Io non sono un cane. Tu non sei una portinaia stupida e cattiva. Noi ci amiamo da sempre. Noi ci sognamo da sempre.

MARIA - Non capisco quel che dice, però son cose belle.

MARIA - (volgendosi verso Dogek) E anche lui è bello. È biondo. È uno straniero, però buono. È un artista! (Ride.)

DOGEK - Perché ridi?

MARIA - “Leggi.” dico “Dai. Leggi.”

DOGEK - L’ho scritta laggiù, a Cracovia, per te, ché ti sognavo di già.

MARIA - Allora lui legge. Ha la faccia dolce come la voce.

DOGEK - (leggendo) Zycie nie ma sensu, ale.

MARIA - “La vita non ha senso, però”. Però – cosa?

DOGEK - È il titolo. (leggendo) Zycie nie ma sensu, ale: wiersz Piotra Dogowicza. 

MARIA - “La vita non ha senso, però: una poesia di Piotr Dogowicz”.

DOGEK - (leggendo) Och, jak jestem smutny, smutny, smutny.

MARIA - “Ah, sono triste, triste, triste.”

DOGEK - (leggendo) Mije godziny hustaja sie krzywo pomiedzy koszmarem a nuda.

MARIA - “Le mie ore sono sbilenche altalene tra incubo e noia.”

DOGEK - (leggendo) Pomiedzy niepokojem a odraza.

MARIA - “Tra angoscia e disgusto.”

DOGEK - (leggendo) Depresja, nieufnosc, przygnebienie, prostracja, oslabienie.

MARIA - “Depressione, sfiducia, sconforto, prostrazione, accasciamento.”

DOGEK - (leggendo) Nie wart jestem nawet polowy tego sznura, na ktorym chce sie wieszac co ranka, gdy jestem w dobrym humorze.

MARIA - “Non valgo metà della corda cui vorrei impiccarmi ogni mattina quando sono di buon umore.”

DOGEK - (leggendo) Tak, zycie nie ma sensu, ale –

MARIA - “Sì, la vita non ha senso, però –“

DOGEK - (leggendo) Ale twoje rece.

MARIA - “Però le tue mani.”

DOGEK - (leggendo) Ale twoje wlosy.

MARIA - “Però i tuoi capelli.”

DOGEK - (leggendo) Ale twoje oczy, twoje oddech.

MARIA - “Però i tuoi occhi, però il tuo respiro.”

DOGEK - (leggendo) Ale, ale, ale, ale, ale.

MARIA - “Però, però, però, però, però.”

DOGEK - (leggendo) Ooooooooooooooch…

MARIA - “Aaaaaaaaaaaaaaaah…”

DOGEK - (leggendo) Mario!

MARIA - “Maria!” (Silenzio.) Cosa c’è?

DOGEK - È finita. Ti piace?

MARIA - Nessuno mi ha mai scritto una poesia. Non così lunga.

DOGEK - È tutta per te. (Con la scusa di porgerle il foglietto, le prende una mano. Si diffondono da chissà dove le note di un lento struggente. I due lo ballano con grande impaccio.) Fuggi con me, Maria. Ho messo via dei soldi: la paghetta, le mance. Ho rivenduto le scatole di Ciappi.

MARIA - Nessuno ha mai rivenduto le scatole di Ciappi per me.

DOGEK - Andremo in Polonia e lì vivremo felici; io aprirò il mio teatro di ricerca e tu sarai la mia musa e farai la cassiera.

MARIA - Nessuno mi ha mai portato in Polonia a fare la cassiera.

DOGEK - Oh, sì, amore, e nelle pause potrai lavare i pavimenti e preparare i tortelli alla ciliegia. Non ti sembra un sogno?

(MARIA - Oh, sì, amore. Ma quella cosa lì, io non la faccio, cosa credi, eh?

DOGEK - Quale cosa, amore?

MARIA - Dai, che hai capito. Birichino. Bricconcello. (Gli si stringe.)

DOGEK - No, io davvero non so…

MARIA - Ti piace la musa, eh? Birbaccione! Come? Dove? Quante volte?

DOGEK - Non so, io, sai, come artista…

MARIA - Due? Tre? Sei?

DOGEK - Sette.

MARIA - (turbata ed eccitata) Oh, amore! Sette muse?

DOGEK - Sette.

MARIA - Sette.

Si sfiorano le labbra.

9.
Amore II

(Dogek, Maria, Barnaba)

Irrompe in scena Barnaba. È molto agitato. Sta cercando Dogek.

BARNABA - Doggy, Doggy, amico mio! (Lo vede avvinghiato a Maria. Si avvicina alla coppia.) Doggy, cosa fai con le zampe all’aria? (Nessuna reazione da parte di Dogek. Barnaba scuote brutalmente Maria.) Signorina, signorina, si svegli!

MARIA - (ancora tra le braccia di Dogek) Dottore!

BARNABA - Signorina, lei mi stanca il cane!

MARIA - Il cane? (Destandosi dal torpore, si stacca da Dogek.) Cosa tocchi, eh, con le tue zampe da bastardo? A cuccia, a cuccia ho detto, cane di merda! (Affranto, Dogek s’inginocchia.) Che schifo. Che schifo – mi ha attaccato i pidocchi e la puzza! (quasi strusciandosi contro Barnaba) Dottore, puzzo? Puzzo di cane?

BARNABA - Vada via!

MARIA - Sì, sì, vado a lavarmi, mi faccio una vasca di candeggina, d’insetticida, di acido per cessi, meglio morire che ‘sta puzza addosso! (Esce.)

BARNABA - Non te la prendere, Doggy: è una scema, è una donna. Tu non sai che robaccia è. Ti va dritta, con le cagne, a te, cucciolone mio! Sei triste? (Dogek è ancora letteralmente piegato in due dalla ripulsa di Maria.) E se sei triste tu, come dovrebbe stare il tuo Barnie? Lo sai cosa mi ha detto mia moglie, appena adesso? Turpe guardone impotente, così mi ha chiamato. Turpe, a me! Con tutto quel che ho fatto per lei! Siamo troppo buoni, Doggy, io e te, non è vero? Eh? Oh, Doggy, che ne sarebbe di me senza di te? Che ne sarebbe di te senza di me? Che ne sarebbe di noi senza di noi? Pensare che è merito di Chicca se ci siamo conosciuti, quella sera che mi ha trascinato a uno dei suoi soliti spettacoli pallosi - com’è che si chiamava? Il moccio di Amleto?

DOGEK - Amleto raffreddato. Un’ipotesi di work in progress.

BARNABA - Una palla atroce, per tirarmi su pensavo alle pecore dei vecchi intervalli in tivù, quando ho incrociato i tuoi occhi cagnolosamente imploranti. Ho capito subito che eri un cane finito per sbaglio tra quegli attori: e così ti ho proposto il contratto di collaboratore sub-umano a ritenuta d’acconto. Io ti ho salvato dal teatro, Doggy, e tu mi hai salvato dalla tristezza. Soltanto insieme siamo salvi. Doggy e Barnie. Barnie e Doggy. Together forever!

DOGEK - Kurwa.

BARNABA - Come?

DOGEK - Idiota. Coglione. Sono stanco di te.

BARNABA - Oggi abbai in modo strano, Doggy – sei stanco, anche tu.

DOGEK - Hai capito, hai capito, non fare finta. Mi senti? Coglione. Io ti lascio.

BARNABA - Senti, io ti prometto… Di dedicarti più tempo… Questo è un periodo difficile, un sacco d’impegni… Ma ti giuro… Appena sistemo il pazzo, facciamo una vacanza assieme, soltanto io e te… Conosco un villaggetto, con vista mare…

DOGEK - Pensi di comprare tutto, eh?

BARNABA - Lì potrai sgroppare felice sulla spiaggia, e di notte, sotto le stelle, noi potremmo… Che ne dici? Fare il bagno assieme?

DOGEK - Ma un grande artista non si compra.

BARNABA - Sì, lo so, dobbiamo conoscerci meglio.

DOGEK - (alzandosi in piedi) E io sono un grande artista.

BARNABA - Io voglio conoscerti meglio.

DOGEK - Dammi l’ultima paga.

BARNABA - I tuoi occhi… fedeli. Le tue zampe… vigorose. La tua… Oh, Doggy…

DOGEK - I miei soldi, e poi vado.

BARNABA - La tua lingua larga, porosa…

DOGEK - Dammi i soldi, coglione!

BARNABA - Oh, Doggy, io sogno la tua lingua porosa che percorre il mio corpo caldo, piano, piano, come un beduino tra le dune del Sahara!…

DOGEK - Ho capito, niente soldi. Torno a Cracovia. Addio.

Dogek fa per andarsene. Barnaba si slancia su di lui, abbracciandolo.

BARNABA - No, Doggy, ti prego! Non mi abbandonare! No!…

10.
Justice begins at home

10-a
(Barnaba, Dogek, Federica)

Entra Federica. Osserva per qualche secondo l’abbraccio tra cane e padrone.

FEDERICA - Bene, molto bene. Ecco qua del magnifico materiale per il mio best-seller Come lasciare un pervertito.

BARNABA - (staccandosi da Dogek) Cara, come sempre non hai capito.

FEDERICA - Caro, come sempre ho capito troppo.

DOGEK - Io vado.

BARNABA - No!

FEDERICA - (a Dogek) Non puoi. Nessuno può uscire di qua, finché non sarà risolto il caso.

BARNABA - Il caso?

FEDERICA - Il caso Calangianus. (Silenzio.) Vedi, dovresti pensare che mentre tu stai qui a far giochetti col cane, tuo cognato sta male.

BARNABA - Sta male? Dieci minuti fa l’ho visto molto in forma.

FEDERICA - Sì, sì, ho visto che l’hai visto – hai guardato molto bene! Ma forse ti è sfuggito quel che diceva. Ti sembra normale un uomo che nel mezzo di… al culmine di… insomma, della terapia intima d’urto, si mette a gridare: “Concussione! Detenzione! Aaaaah! Rogatoria!”?

BARNABA - Eh, i gusti son gusti.

FEDERICA - Povero Filippo. Dobbiamo aiutarlo. I processi sono la sua vita. Non può smettere così, da un giorno all’altro.

BARNABA - E allora?

FEDERICA - Almeno qui, in famiglia, deve potersi esprimere liberamente. In fondo, la giustizia comincia a casa.

BARNABA - La giustizia comincia a casa? Ma che vuol dire?

10-b
(Barnaba, Dogek, Federica, Isabella)

Entra Isabella.

ISABELLA - Vuol dire: Justice begins at home.

DOGEK - Be’, io vado.

ISABELLA - Non ti conviene. È già arrivata la polizia.

DOGEK, BARNABA - La polizia?

ISABELLA - A cuccia! (Dogek, intimidito, esegue.) Stai buono, è chiaro?

DOGEK - Sì.

ISABELLA - È chiaro?

Dogek abbaia.

BARNABA - Ma insomma, si può sapere che succede? A chi è saltato in mente di chiamare la polizia?

10-c
(Barnaba, Dogek, Federica, Isabella, Filippo)

Dall’alto della Maschera irrompe Filippo, che già indossa una toga.

FILIPPO - È finita la pacchia, ladri! Fine della festa, corrotti! Cuccagna scaduta, mafiosi!

BARNABA - Phil, si può sapere chi ha chiamato la polizia?

FILIPPO - Paura, eh? (Si avvicina a Barnaba.) Di’: formaggio!

BARNABA - Formaggio.

FILIPPO - (dopo aver annusato l’alito del cognato) Sembra pulito. Ma non poteva non sapere.

BARNABA - Cosa?

FEDERICA - È successa una cosa grave, Barnie.

BARNABA - Ma cosa, insomma?

FILIPPO - Lo sa, lo sa…

FEDERICA - Hai presente il pezzo di pecorino sardo che lo zio Michele ha portato da Calangianus?

BARNABA - Eh.

FEDERICA - Un’ora fa era in frigo. Adesso non c’è più.

BARNABA - E allora?

FILIPPO - Allora, caro il mio furbacchione, ti ricordo che l’inviolabilità del frigo è uno dei presupposti della convivenza democratica. Per cosa i nostri padri hanno fatto la Resistenza? Perché qualche manolesta ci lasci le croste?

FEDERICA - Giusto!

ISABELLA - Just do it!

BARNABA - Ma siete impazzite anche voi?

ISABELLA - E c’è di più: al posto del formaggio, le forze dell’ordine hanno trovato del materiale sospetto.

10-d
(Tutti)

Contemporaneamente alla battuta di Isabella, entra in scena Maria, vestita da poliziotta, recando su un carrello/tavolino la grossa busta con polvere bianca ch’era di Saverio.

MARIA - Comandi.

Entra rapidamente Saverio, molto agitato e dapprincipio senza rendersi conto della situazione.

SAVERIO - Se becco quell’infame che si è fregato la farina… (Vede Maria con la busta e si blocca. Tutti lo guardano con sospetto.) Be’, che c’è? Cos’avete, tutti?

FEDERICA - Ci prepariamo al processo.

ISABELLA - Al processo Calangianus.
SAVERIO - Ah, sì, Calangianus, lo conosco, è stato lui, io non c’entro, io non le faccio certe cose…

FILIPPO - Quali cose?

SAVERIO - Il bazooka… Io glie l’ho detto: cribbio, Calangia… Sui bimbi, no…

FEDERICA - Scherza. Sta scherzando. Stai scherzando, vero, Saverio?

SAVERIO - Sto scherzando? Sì. Ah, ah, ah! Era forte, eh?

FILIPPO - Non c’è niente da ridere. La seduta è convocata tra cinque minuti. (A Saverio) La nomino perito tossicologo. (A Dogek) Lei, è oggetto di indagine! (Dogek fa un ultimo tentativo di fuga, ma Maria lo blocca). Nomino Isabella Canga pubblico ministero e Federica Cleoni difensore pubblico! Buon lavoro a tutti.

(Escono Maria, Dogek, Isabella e Federica). 

BARNABA - E io?

FILIPPO - E lei, cosa?

BARNABA - E io, cosa faccio?

FILIPPO - Niente. (in uscita) Lei guardi, visto che le piace tanto!



11.
No more shall we part

(Barnaba)

Barnaba resta solo in scena, mentre gli altri si preparano al processo sul retro. Ogni tanto li spia dalle fessure della Maschera. Infine, esasperato e stanco, si siede. Si diffonde un canto malinconico e straziante. In una delle fessure appare una parte del corpo di Dogek, che al di là della Maschera viene ferocemente picchiato; ma appena Barnaba si avvicina per aiutarlo, scompare.

12. 
Preliminari

12-a
(Barnaba, Maria, Dogek)

Riappare sulla soglia Maria, con Dogek alla catena lacero e pesto. Lo trascina lentamente al lato opposto della Maschera, in posizione scomodissima. Barnaba segue la scena, agghiacciato.

BARNABA - Doggy… Doggy…Cosa ti han fatto… Quei malvagi!

12-b
(Barnaba, Federica, Isabella, Maria, Dogek, Filippo)

In cima alla struttura della Maschera fa la sua apparizione, bardato da giudice, Filippo. Reca in mano un’enorme campanella, col cui suono chiama all’entrata anche Isabella e Federica.

FILIPPO - Chi dice “Entra la corte”?

ISABELLA - Entra la corte!

FEDERICA - Entra la corte!

MARIA - Entra la corte!

BARNABA - (a Filippo) Senti un po’, Phil, perché non ti togli quel mantello da buffone e scendi giù, così la risolviamo a botte?

ISABELLA - Silenzio!

Filippo scampanella ancora.

BARNABA - (scagliandosi contro il cognato) Sai dove te lo puoi ficcare, quel campanello?

Le tre donne trattengono Barnaba a forza.

FILIPPO - Agente, perché non accompagna questo signore nello spazio riservato al pubblico?

Maria trascina Barnaba verso una sedia in platea.

BARNABA - È una vergogna! 

Filippo scampanella ancora. Maria torna sul palco.

FILIPPO - Diamo inizio al dibattimento. Il procedimento è a carico del signor… Dogek, per furto aggravato e detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Chiamo a deporre l’agente di pubblica sicurezza Maria Mariani.


13.
Personale operante

(Barnaba, Federica, Isabella, Maria, Dogek, Filippo)

MARIA - (tendendo la mano come su un’immaginaria Bibbia) Giuro di dire la verità , tutta la verità…

FILIPPO - No, no, agente, questa è vecchia. E abbassi quel braccio, per favore. Dica invece: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza”.

MARIA - Responsabile della… morale che assumo… Mi impegno a nulla… a nascondere tutta la verità… che è a mia conoscenza!

FILIPPO - La sostanza è quella. Procediamo. (a Isabella) Pubblico ministero, può iniziare l’esame.

ISABELLA - Grazie, presidente.

FILIPPO - (sorridendo) Prego, pubblico ministero.

ISABELLA - (sorridendo) Sì, veramente, grazie di cuore, signor presidente.

FILIPPO - (sorridendo) Oh, ma prego, prego, la prego di accettare il mio prego, caro pubblico ministero!

BARNABA - (dalla platea) Andiamo avanti!

ISABELLA - (a Maria) Agente Mariani, è in grado di ricordare quando, alle 22.04 corrente giorno, e in quali circostanze, avendo notato un comportamento sospetto dell’imputato nel corridoio di casa Cleoni, ha proceduto al suo arresto?

FEDERICA - Mi oppongo, presidente. La domanda è suggestiva, contenendo già la risposta.

FILIPPO - Il teste può benissimo rispondere diversamente. Opposizione respinta.

BARNABA - È uno scandalo! È tutto combinato! Siete già d’accordo!

FILIPPO - Silenzio! (a Maria) Risponda, agente.

MARIA - (ripetendo meccanicamente un testo imparato a memoria) Alle 22.04 corrente giorno, il sottoscritto personale operante svolgeva attività di perlustrazione lungo la lunghezza del corridoio collegante il tinello con lo sgabuzzino delle scope, quando notava il comportamento sospetto di un notorio sospettato di sesso canino e razza maschile, rispondente al nome e cognome di Dogek. In pari data, in pari ora, in pari luogo, il nominato in oggetto tentava di sottrarsi alla doverosa attività investigativa del personale operante scappando vilmente alla chetichella. Intimato di alzare le zampe in alto, il predetto Dogek perdeva l’equilibrio e lasciava cadere a terra numerose croste di formaggio sardo Calangianus, che il personale operante poneva sotto sequestro allo scopo cautelativo di assicurarle alla giustizia. Richiesto dal personale operante di qualificare il proprio rapporto con dette croste, il nominato in oggetto faceva una faccia strana e irrispettosa delle autorità dello Stato, venendo conciossiaché tratto in arresto presso il bagno degli ospiti. La successiva irruzione nella cuccia del predetto dava esito positivo, infatti venivano sequestrate: ventiquattro bucce di salumi, verosimilmente tracce di precedenti effrazioni e malversazioni del soggetto suddetto in oggetto ai danni dell’inviolabilità del frigo, la quale è garantita dalla legge; una scatola di cibo per cani di marca Ciappi, contenente euro 201,45, presumibilmente frutto dei loschi traffici del nominato; tracce di polvere non bianca ma comunque sospetta e dunque consegnata all’autorità giudiziaria come prova per lo meno della personalità sudicia o comunque polverosa del sospettato; un sedicente libro intitolato astutamente Per un teatro povero, probabilmente un manuale in codice per la fabbricazione di esplosivi, ovvero di sostanze stupefacenti, ovvero di quel materiale pornografico ch’è tanto pregiudizievole al sistema cardiocircolatorio dei nostri anziani. In pari data, ma un po’ dopo, in pari luogo, ma in bagno, il nominato in oggetto tentava di procurarsi illegalmente lesioni multiple e contusioni gravi avvolgendosi intorno al collo il tubo della doccia e urtando più volte il manganello e le scarpe chiodate del personale operante. Il dipendente sottoscritto desidera inoltre verbalizzare che, pur essendo stato informato a termini di legge della presenza delle scale e di un ascensore, il Dogek insisteva nel raggiungere il marciapiede sottostante dalla finestra del bagno e solo all’ostinazione del predetto sono dunque da imputarsi le fratture riportate e curate con inutile spesa dal servizio sanitario della nostra patria. Letto, riletto, scritto e sottoscritto in pari data e luogo dall’agente operante Maria Mariani.

ISABELLA - Non ho altre domande. 

FILIPPO - Grazie, pubblico ministero. La difesa può iniziare il controesame. Prego, avvocato.

FEDERICA - Signorina Mariani, qualcuno le ha per caso spiegato che poteva chiedere di consultare il suo rapporto in aula, senza bisogno d’impararlo a memoria?

ISABELLA - Mi oppongo, presidente. La domanda lede il rispetto del teste.

FILIPPO - Opposizione accolta.

FEDERICA - Signorina Mariani, può dire alla corte da quanto tempo esercita la professione di agente di pubblica sicurezza?

MARIA - (con fierezza) Sì! Da due ore!

FEDERICA - Molto bene. E prima, che mestiere faceva, signorina Mariani?

ISABELLA - Mi oppongo, presidente. Le domande non sono pertinenti al caso in esame.

FEDERICA - Presidente, le mie domande sono volte a valutare la credibilità del testimone nell’ambito…

FILIPPO - Opposizione accolta.

FEDERICA - E va bene, veniamo al caso in esame. Nel corso della sua ispezione nella cuccia dell’imputato, lei, signorina – o diciamo pure agente…

ISABELLA - Mi oppongo, presidente!

FILIPPO - Opposizione accolta!

FEDERICA - Ma io volevo soltanto chiedere se nel corso dell’ispezione la signorina…

ISABELLA - Mi oppongo!

FILIPPO - Accolta!

FEDERICA - Ma io…

ISABELLA - ‘Pongo!

FILIPPO - ‘Colta!

FEDERICA - Eh!

ISABELLA - Oh!

FILIPPO - Ah!

BARNABA - (dalla platea) Ora basta! Neanche Hitler e Stalin facevano così coi, coi cinesi!… Lasciate parlare l’avvocato!

FILIPPO - (scampanellando) La smetta lei, di disturbare l’udienza! Per colpa sua, l’avvocato non riesce a concentrarsi. Non è vero, avvocato?

FEDERICA - (a Barnaba) Sta’ calmo, Barnie. Stai complicando tutto quanto!

BARNABA - Siamo in democrazia, mica, mica a Shangai!

FILIPPO - Prego, avvocato.

FEDERICA - Riformulerò la mia domanda. Agente Mariani, durante la sua ispezione nella cuccia dell’imputato, ha trovato della droga?

MARIA - Perché – c’era della droga?

FEDERICA - È lei che ce lo deve dire, agente.

MARIA - (cercando lo sguardo di Isabella) Sì. No. La droga… Io… No, non mi hanno detto di dirlo.

FEDERICA - Grazie, agente. E complimenti per la buona memoria. È tutto, presidente.

FILIPPO - Il pubblico ministero ha altre domande?

ISABELLA - No, presidente, io passerei alla prossima deposizione, anche se temo che toglierà al rappresentante della difesa questo suo simpatico, rugoso sorriso di trionfo.

FEDERICA - (sibilando) Stronza, rugoso sarà il tuo…

Il presidente scampanella.

FILIPPO - Avvocato, la prego di contenersi nei limiti di una corretta dialettica tra le parti. Chiamo a deporre il perito tossicologo.


14.
Perizia
(Tutti)

Scavalcando la parte superiore della Maschera, entra in scena Saverio. È ora vestito in un completo impeccabile. 

FEDERICA - Scusate, ma questo sarebbe il perito?

FILIPPO - (consultando il fascicolo) Sì. C’è scritto qua: dottor professor Saverio Spaccia, perito tossicologo. Professor Spaccia, la invito a recarsi al banco dei testimoni e a pronunciare la formula: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo…”

SAVERIO - “Risultanze dell’analisi buccale, rettale e psicologica delle interiora dell’imputato provvisoriamente denominato Dogek”. Cominciamo dalla storia più soft: l’analisi buccale. Nella cavità orale, volgarmente detta bocca di dentro, dell’imputato sono stati reperiti reperti di rigurgito o digestione incompleta sotto forma di grumuscoli e schizzetti, i quali, analizzati in laboratorio, hanno dato le seguenti risultanze: 0% cibo per cani, 10,8% Beaujolais Nouveau…

FILIPPO - Ecco dov’era sparita la bottiglia!

SAVERIO - … 1,5% bavuncula verdis, 0,9% catharrus rappresus, 7,73% paté de fois gras…

FILIPPO - (con sincera indignazione) Ma allora quel… Quel…

SAVERIO - Quell’infame.

FILIPPO - Quell’infame si è fatto fuori tutto il cesto dono dei colleghi di Parigi!

SAVERIO - … E infine, signori, 97,4% formaggio sardo Calangianus, croste sporche incluse!

ISABELLA - Adesso è tutto più chiaro, non crede, egregio avvocato?

FEDERICA - L’unica cosa chiara, esimio pubblico ministero, è che la matematica è diventata un’opinione.

(Barnaba richiama l’attenzione di Federica e le bisbiglia qualcosa all’orecchio.)

SAVERIO - Ma il vero schifo, raga, viene adesso. Tenetevi forte, allacciate le cinture di sicurezza e pigliate dal sedile davanti il sacchetto per la sboccata. (leggendo) Analisi rettale dell’infame. Durante l’esplorazione del tunnel rettale, volgarmente detto…

FILIPPO - Ce lo risparmi, professore.

SAVERIO - Eh, me lo risparmiavo volentieri anch’io, signor preside! Pensi un po’: era tutto pieno di stalattiti e stalagmiti, roba indurita da chissà quanti anni, e poi fasci di vecchi peli ingrommati e grossi come corde, e a un certo punto si sentivano dei tuoni, come da fine del mondo, subito seguiti da certe folate di vento caldo e appiccicoso, la cui composizione chimica… 

FILIPPO - Ora basta, professore, abbia un po’ di riguardo per la corte!

SAVERIO - Vabbe’, insomma, alla fine ci ho trovato questa.

Saverio esibisce una busta piena di polvere bianca, ma notevolmente più piccola di quella che abbiamo visto nelle scene precedenti. Silenzio.

ISABELLA - (a Federica) Dov’è finito il suo sorriso, illustre avvocato?

SAVERIO - Analizzato in laboratorio, il contenuto della busta ha dato le seguenti risultanze: 200% roba buona, anzi ottima, anzi eccellente, e anzi se c’è qualcuno che non capisce perché questa sostanza si chiama stupefacente ‘sta roba qui così fantastica glie lo spiega in due secondi, e lasciate che vi dica una cosa personale: io da una vita sono buono e bravo solo perché spero di ritrovarla in paradiso. Pensate un po’ l’effetto che mi ha fatto scoprirla, con rispetto parlando, tra le chiappe di un cane. Brutto. Un brutto effetto. E infatti gli ho gridato: “Idiota! Non te l’ha insegnato, tua mamma, che il naso è sul davanti?”. Ma poi l’ho guardato negli occhi e ho capito che faceva il furbo, che l’infame teneva lì la droga non per consumarla, ma per nasconderla! Allora ho proceduto all’analisi psicologica, che ha dimostrato come questo comportamento dell’infame, unito ad altre stranezze, tipo camminare su due zampe e parlare correttamente tre lingue, sia caratteristico non dei cani, ma degli esseri umani! Tale ipotesi è stata confermata dal ritrovamento, nei pantaloni dell’infame, di questo. (Mostra un documento.) È un passaporto polacco, tuttora valido, intestato a tal Piotr Dogowicz, di anni quarantadue, nato e residente a Cracovia, attore. La foto corrisponde.

ISABELLA - Un istante, professore. Lei sta affermando cose molto gravi. Se non ho capito male, lei sostiene che un essere umano straniero è entrato con l’inganno sul nostro territorio nazionale, per togliere la cuccia e il lavoro a un cane italiano. È così?

SAVERIO - Sì, fa schifo dirlo, ma è così.

ISABELLA - Grazie, per me è tutto. 

FILIPPO - Richiesta accolta. Avvocato?

FEDERICA - Abbiamo sentito abbastanza menzogne, oggi, signor presidente, perciò rinuncio a interrogare il cosiddetto perito e chiamo a testimoniare un testimone vero, il dottor Barnaba Belloni da Buccinasco.


15.
Il testimone
(Tutti)

FILIPPO - Dunque, dottor Belloni, come sa, ci sarebbe una formula…

BARNABA - (rapido e concentrato) Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.

ISABELLA - Wow!

FILIPPO - (a Federica) Avvocato, ma che fior di testimone ci ha portato in questa misera aula?

ISABELLA - Un bocconcino.

MARIA - Just do it!

SAVERIO - Troppo fico.

BARNABA - Sì, in effetti, non per falsa modestia, ma per vere qualità, sono sempre stato il migliore, un po’ in tutte le cose che ho fatto, a scuola, ai giardinetti, in Borsa, e nella mia vita ho veramente fatto un po’ di tutto, a parte il delinquente, quello no, perché mi sono sempre detto: che lo faccio a fare, se sono già un imprenditore? (Silenzio.) Be’, insomma, io non metto in dubbio che le mie skill di testimone sono produttive per il vostro processo, però tenete presente che in questo momento c’è un’azienda, la grande azienda di cui sono manager e azionista, che senza di me si sente smarrita e sola. Perciò vediamo di ottimizzare la tempistica, okay?

FILIPPO - Okay, dottor Belloni. In tal caso, chiedo all’avvocato d’affrettarsi all’esame.
FEDERICA - Grazie, presidente. Dottor Belloni, lei conosce l’imputato?

BARNABA - Sì, certo, e come no, lui è… Doggy, Doggy mio, cagnolone dolce…

FEDERICA - Intende dire che è un suo dipendente?

BARNABA - Eh? Ah, sì, certo, appunto. Un mio dipendente. A questo proposito, volevo puntualizzare una cosa. Io seleziono sempre personalmente i miei dipendenti e collaboratori, e nel caso del signor Dogek, ecco, l’ho selezionato più personalmente di tutti gli altri, mi spiego?

FILIPPO - Ci spieghi.

BARNABA - Insomma, voi dovete capire che in un azienda come la nostra il ruolo del cane è, è… delicatissimo, no? Perché il cane incarna proprio nel suo corpo vivo, potente, bello, il valore fondamentale della philosophy della B.A.H., che è, che è, la fedeltà, giusto? E allora, queste cose di cui accusate Doggy, che ruba e spaccia… Ma non esiste, insomma, un cucciolone come lui, oso dire, di profonda moralità, e anche religioso, lo giuro – che certe volte andava in chiesa al posto mio e nemmeno Dio se n’è accorto! E riguardo a questa storia, poi, che in realtà sarebbe un uomo, io voglio dire una cosa forte e chiara: noi della B.A.H. non siamo razzisti. Chiunque arriva nel mio ufficio a quattro zampe e con la seria intenzione di lavorare, viene imparzialmente trattato come un cane, ed è questa, scusate, che io chiamo giustizia giusta.

FEDERICA - Dunque lei, relativamente alla sua esperienza personale, ritiene di poter escludere che il suo dipendente Piotr Dogowicz si sia macchiato dei reati in esame?

BARNABA - Sì, sì, lo escludo nella maniera più assoluta.

FEDERICA - E può dire lo stesso di tutti i suoi dipendenti, dottor Belloni?

BARNABA - Lo stesso, cosa?… In che senso, tutti?… Posso dirlo?…


FEDERICA - Dottor Belloni, può raccontare alla corte che cosa ha visto un’ora fa, passando casualmente nei pressi della sala da pranzo di casa Cleoni?

ISABELLA - Mi oppongo, presidente: la domanda è suggestiva!

FILIPPO - Opposizione accolta.

BARNABA - E io lo dico lo stesso! In sala da pranzo, è vero, c’era un mio dipendente.

FEDERICA - Ci può dire il nome di questo suo dipendente?

BARNABA - Spaccia Saverio.

SAVERIO - Capo, ma sei fuori? Mi fai l’infamata?

FILIPPO - (scampanellando) Silenzio! Lasciate parlare il teste!

SAVERIO - Ma mi sta infamando!

FEDERICA - Bene, in sala da pranzo c’era il suo dipendente Saverio Spaccia. E cosa stava facendo? 

BARNABA - Ecco, lui… Vede, sul tavolo da pranzo…

FEDERICA - Cosa c’era, sul tavolo da pranzo?

BARNABA - C’era come una montagnetta bianca, voglio dire di polvere bianca, e lui pesava la polvere su una bilancetta e poi la passava a quell’altra, che la metteva dentro a delle buste piccole, e tutti e due sembravano allegri…

FEDERICA - Scusi, chi sarebbe “quell’altra”?

BARNABA - Ma la Canga, no?

FEDERICA - Lei intende dire: il pubblico ministero?

ISABELLA - Mi oppongo! Quest’interrogatorio è calunnioso e truccato! Chiedo la sospensione della seduta!

FILIPPO - L’accusa ha a disposizione il controesame. Opposizione respinta.

BARNABA - Quei due erano allegri, e si toccavano anche. E a un certo punto lei ha detto, lei ha detto, me lo ricordo come se fosse un’ora fa, ha detto: “Questa busta no, non la vendiamo, ché ci serve per fottere [incastrare] il cane!”. E si è messa a ridere, e anche lui rideva e la toccava, e intanto dall’altra stanza si sentiva il mio Doggy che Maria lo picchiava a sangue e Doggy urlava, urlava, urlava… E più urlava, più quei due erano eccitati, e lui le fa “bau bau” e lei risponde “miaaaao”, e lui le fa “chicchirichì” e lei “quick e quack”…

ISABELLA - Non è vero! Non è vero! Phil, non crederai mica a queste calunnie, eh, Phil?

SAVERIO - Io non ho mai detto “chicchirichì”! Io ho detto “muuuuu”!

FEDERICA - Insomma, com’è andata a finire?

BARNABA - Be’, avvocato, veramente non lo so. Mia moglie non vuole che mi fermi a guardare certe cose.

FEDERICA - Mi sembra giusto. Grazie, dottor Belloni. Il suo è stato un importante contributo alla verità.

FILIPPO - Pubblico ministero, ora può procedere al controesame.

ISABELLA - Dottor Belloni, in quale di queste definizioni si riconosce maggiormente: a) scopofilo cronico con disfunzioni erettive; b) pervertito generico con scatofagia occasionale; c) zooerasta sado-compulsivo; d) tutto questo e molto di più?

BARNABA - Non capisco.

FEDERICA - Mi oppongo, presidente: la domanda lede il rispetto del teste.

FILIPPO - Opposizione accolta.

ISABELLA - Ecco allora una domanda rispettosa. Dottor Belloni, lei ama sua moglie?

FEDERICA - Ma che c’entra?

BARNABA - Sì, certo, la amo e la rispetto.

ISABELLA - Eppure a noi risulta che non ha rapporti sessuali con lei da sei anni, delegando a ciò un suo collaboratore, che per le sue prestazioni riceve stock options…

FEDERICA - Basta! Mi oppongo! È una vergogna!

BARNABA - (a Isabella) Dottoressa, anche lei ha lavorato in un team, lei sa che questo si chiama lavoro di squadra, e poi, mi scusi, lei sta violando un segreto aziendale, questo non è carino nei confronti dell’azienda!

FILIPPO - Invito il pubblico ministero a formulare domande che siano pertinenti al processo.

ISABELLA - Purtroppo queste domande sono pertinenti al processo, signor presidente, come andrò a dimostrare. Vede, presidente, nel mio lavoro… Cioè, nel lavoro che facevo prima di entrare in magistratura, mi capitava spesso di essere chiamata a curare d’urgenza certi pezzi grossi… Dei manager, dico… Magari presidenti di grandi società, gente in apparenza a posto, con moglie, figli e nipoti, tutti casa e ufficio… Solo che magari in pausa pranzo te li ritrovi ai giardinetti, con le tasche piene di caramelle per cani…

FILIPPO - Venga al punto, per piacere.

ISABELLA - Ecco il punto. (sventolando un foglio) È suo, questo? (Silenzio. Legge.) Prenotazione per una settimana di una cuccia-suite con umano al seguito presso il villaggio “FidoNudo” alle Isole Canarie!

BARNABA - Io… Veramente quello è un regalo… Perché lui… Perché lui… Mi stava lasciando…

ISABELLA - Va bene, ho capito, dottor Belloni. Non c’è niente di male. Si rilassi, ora. Io le dirò delle parole e lei, senza pensarci, dovrà dirmi la prima cosa che le viene in mente.

FEDERICA - Contesto e protesto, non è giusto fare i test al teste!

BARNABA - Ma no, ma no, è bello, si faceva anche a scuola, è un po’ come… il gioco della bottiglia, no?

FILIPPO - Dunque, il teste accetta di sottoporsi al test.

FEDERICA - No!

BARNABA - Sì!

ISABELLA - Dottor Belloni, si rilassi. Cosa le viene in mente se le dico… gatto?

BARNABA - Cane! 

ISABELLA - Bravo!

BARNABA - Ho vinto?

ISABELLA - Non ancora. Cosa le viene in mente se le dico… da guardia?

BARNABA - Cane! 

ISABELLA - Da caccia?

BARNABA - Cane! 

ISABELLA - Canile?

BARNABA - Cane! 

ISABELLA - Pesce?

BARNABA - Cane! 

ISABELLA - Mondo?

BARNABA - Cane! 

ISABELLA - Porco?

BARNABA - Cane! 

ISABELLA - Amore? (Silenzio.) Amore?

BARNABA - (con un filo di voce) Doggy…

ISABELLA - Amore?

BARNABA - Ah, Doggy, amore, amore, i tuoi occhioni, ah, vieni via con me da questo mondo cattivo…

Barnaba, fuori di sé, si lancia verso l’imputato. Maria lo ferma con la forza. Dogek rompe il suo sdegnoso silenzio per rivolgersi freddamente a Barnaba.

DOGEK - Ty bubku pierdolony, chuju niemyty, kutasie zlamany, jebana piczo niedomyta, scierwo bezczelne, cholero beczelzna!

ISABELLA - Presidente, mi sembrano chiari i motivi per cui questo testimone ha cercato di diffamare il perito e la pubblica accusa. Per me, è tutto.

FEDERICA - Presidente, mi sembra chiaro che la pubblica accusa adotta abbietti metodi di pressione psicologica per distorcere la verità. Sono veramente disgustata dall’andamento di questo processo e chiedo di anticipare la mia arringa.

FILIPPO - Ma, insomma, avvocato, questo è del tutto irrituale…

ISABELLA - (con disprezzo) Ma sì, ma sì, prima gli anziani…

FEDERICA - (in un sibilo) Grazie, verginella.

FILIPPO - In tal caso… Prego, avvocato


16.
La parola alla difesa

(Tutti)

FEDERICA - Signor presidente, signora pubblico ministero, signori tutti – poiché credo che tutti, tutti noi dobbiamo essere giudici di questo caso esemplare – spero che mi perdoniate se inizio la mia arringa con una confessione personale. Vede, presidente, quando ho assunto la difesa del signor Dogowicz, devo ammettere che ero poco interessata alle sorti di questo processo. Anzi, ancora peggio: ero convinta che questo processo non fosse una cosa seria – che fosse piuttosto un gioco, per aiutare mio fratello, il mio amato fratello, a uscire da una situazione di grave disagio mentale. Ma nel corso del dibattimento mi sono resa conto che questo non è affatto un gioco. E che mio fratello non era per niente pazzo. Almeno, non più pazzo di chi dica che questa è una toga, che questa è una mano, e che io sono io, Federica Cleoni. E io, Federica Cleoni, se mi avvicino al mio cliente e guardo la sua faccia, ecco, io vedo questa ferita. Se guardo il suo braccio destro, vedo che è livido e gonfio. Se guardo il suo petto, vedo che è sporco di sangue. Tutto ciò è vero, signori, com’è vero che quest’uomo è stato picchiato, ferocemente e senza pietà – noi sappiamo da chi, poiché tutti abbiamo sentito o visto. E sappiamo pure che non ha commesso i reati di cui lo si accusa, che è insomma innocente; certo, più per impotenza che per bontà, e in questo ci assomiglia. E allora, voi chiederete, perché il pubblico ministero si è affannato ad accumulare contro di lui prove grottescamente fasulle, proteggendo così il vero colpevole? Perché – come ha dimostrato la testimonianza del dottor Belloni – il vero colpevole e il pubblico ministero hanno precisi interessi illeciti in comune. Ma, se ci pensate bene, c’è una domanda ancora più inquietante. Come può sperare il pubblico ministero che voi crediate, che noi crediamo, a menzogne così spudorate? Per chi ci ha presi? In che posto viviamo? Forse in un posto, signor presidente, dove chi afferma le verità più banali viene preso per pazzo? In un posto dove tutto abbonda tranne la vergogna? Signori, che giustizia si può avere dove nessuno è giudice di se stesso? E questo, badate, non per cattiveria o cinismo – ma perché ne manca il tempo, perché con l’ottusità del lavoro e con divertimenti ottusi ci facciamo mancare il tempo di fissare allo specchio due occhi stanchi. Di chiederci: ehi, c’è qualcuno? È rimasto qualcosa, lì dentro? Ma, signori, se sapremo trovare il tempo e il coraggio di guardarci allo specchio e di essere giudici di noi stessi, allora anche gli ignobili abusi che avvengono sotto i nostri occhi non potranno lasciarci indifferenti. Non ci appagheremo di comode menzogne; cercheremo sempre, per quanto amara, la verità. Perché, senza di questo, come possiamo dirci degni di essere qualcuno? Siate qualcuno. Vi prego. Siate qualcuno. Signor presidente, chiedo l’assoluzione del signor Piotr Dogowicz, perché il fatto non sussiste. Chiedo contestualmente l’apertura di un procedimento a carico di Saverio Spaccia, per furto e per traffico illecito di sostanze stupefacenti; di Isabella Canga, per favoreggiamento; e dell’agente Maria Mariani, per abuso di autorità e lesioni personali.


17.
La parola all’accusa

(Tutti)

ISABELLA - Brava. Brava, davvero. Anni e decenni di allenamento nelle aule di scuola non sono passati invano. Signor presidente, signori, io mi sento in difficoltà a prendere la parola dopo questa maratoneta della ramanzina, questa veterana del predicozzo, questa Madonna lacrimante della retorica d’accatto. Mi viene quasi da tacere e lasciare che parlino i fatti. Basterebbe dire: signora prof, apra la borsa.

FEDERICA - E perché?

ISABELLA - La apra, la apra, ci faccia il piacere. E tiri fuori il sacchetto.

FEDERICA - Il sacchetto?

ISABELLA - Di caramelle, no? (Federica esegue. Si tratta, evidentemente, delle “caramelle” che Saverio le ha dato durante la scena 7.) E adesso, signora prof, lo consegni all’agente Mariani.

FEDERICA - (dando il sacchetto a Maria) Non sono mie, io…

ISABELLA - In quel sacchetto, signor presidente, c’è tanta ecstasy da mandare in galera quattro consigli di classe. Ma sicuramente la signora prof non c’entra niente, sicuramente glie l’ha data il lupo cattivo, vero, prof? O era il babau?

FEDERICA - (indicando Saverio) È stato lui!

ISABELLA - Oh, ma certo: l’uomo nero! Come ho fatto a non pensarci? Signor presidente, signori: questa è la moralità dei moralisti! Ma io non voglio rubare il vostro tempo per infierire su una vecchia parolaia. Il suo caso non ci interessa. Occupiamoci piuttosto di chi ha una vita davanti. Occupiamoci di questo imputato. Che io, diversamente dal suo avvocato, non disprezzo affatto. Io, di fronte al signor Dogowicz, sarò serena e obiettiva. Com’è giusto che sia, poiché il pubblico ministero non rappresenta le ragioni dell’accusa, bensì quelle di tutta la comunità. Dunque, questo imputato, come tutti, afferma di essere innocente. E io rispetto la sua verità. Perché, vedete, la verità che qui conta non è quella assoluta, scodella bile sui banchi di scuola, di cui in mancanza d’altro si riempie la bocca l’avvocato difensore. Scopo del processo non è stabilire un’astratta, illusoria verità dei fatti, ma darne un’interpretazione relativa e concreta, capace di garantire salute e sicurezza per il corpo sociale. Mi spiego. Ammettiamo pure, per assurdo, che l’imputato sia innocente. Guardate il suo corpo, com’è malconcio. Guardate la sua faccia, com’è piena d’odio. È un poveraccio, un fallito, sfruttato, umiliato, calpestato. Anche se non ha commesso i reati di cui viene accusato, è pronto ormai a fare ben di peggio. Signori, possiamo prenderci la responsabilità di lasciarlo libero, in mezzo a noi? Consideriamo invece l’intimo amico di famiglia che, suppongo per gelosia, la signora Cleoni ha deciso di calunniare. Saverio Spaccia, lo sappiamo, è lo stimato manager creativo di una delle più grandi aziende del paese. Anche nell’ipotesi improbabile che abbia rubato e spacciato, metterlo in prigione vorrebbe dire sottrarre per anni al nostro paese il suo talento imprenditoriale: ovvero valore, sviluppo e posti di lavoro. Inoltre, non si può negare che un pezzo di formaggio rubato e una bustina di coca per un poveraccio di Cracovia sono una gran cosa, mentre per un benestante di Milano sono una sciocchezza: nel primo caso, è dunque giusto parlare di reato; nel secondo, si tratterebbe di un hobby. Sì, certo, signori: la legge è uguale per tutti. Ma lei che può farci, se non siamo tutti uguali? Per questi motivi, sia pure a malincuore, chiedo la condanna di Piotr Dogowicz per furto e per traffico illecito di sostanze stupefacenti. Ma quanto alla pena, signor presidente, io vorrei togliermi per un istante la toga di pubblico ministero, e tornare negli amati panni di psicologa. Intendo cioè proporre una pena alternativa al carcere, capace di riabilitare non tanto l’imputato, che nemmeno lo desidera, quanto la nostra comunità. Questo processo, signori, è stato stressante per noi tutti. Abbiamo accumulato tensioni e tanta, tanta energia negativa, che va assolutamente scaricata, per ritrovare un’armonia. E allora, semplicemente, espelliamo l’imputato. Che la sua punizione sia soltanto di tornare al suo paese, lontano dalla nostra civiltà. Ma, prima che esca, ciascuno di noi gli si avvicini. E gli dia un pugno. Un calcio. Uno sputo. Quel che gli viene naturale e fresco. A lui non fa differenza, e a noi farà un gran bene. Non ci credete? Cominciate a farlo. Adesso. Just do it! Forza, agente!
Maria si appresta a picchiare Dogek, ma Filippo la blocca scampanellando con energia. 


18.
Sentenza

(Tutti)

FILIPPO - Fermi, che fate? Non ho ancora emesso la sentenza!

ISABELLA - Scusi, presidente, è l’entusiasmo.

FILIPPO - (avvicinandosi a Barnaba, confidenzialmente) Barnie.

BARNABA - Phil.

FILIPPO - Ho una cosa da dirti, prima della sentenza.

BARNABA - Okay.

FILIPPO - Signori, lasciateci soli.

ISABELLA - Ma, presidente, non è regolare…

FILIPPO - Fuori dai piedi!

Isabella, Saverio, Federica e Maria si ritirano dietro la Maschera, dalla quale spiano parte della scena successiva. 

FILIPPO - Barnie, cerca di capire una cosa: io non ce l’ho col tuo cane – o quel che è.

BARNABA - Sì, lo so, Phil.

FILIPPO - Non è bello come stiamo trattando quella bestia, quel tizio insomma, però devi ammettere che la colpa è tutta tua.

BARNABA - Non capisco.

FILIPPO - Vedi, Barnie, io sono un democratico e non c’è niente di più lontano da me dell’idea di ricattarti; perciò non fraintendere la mia domanda: c’è qualcosa che mi devi raccontare?

BARNABA - Doggy è innocente, non ha fatto niente, è buono, lui…

FILIPPO - Sì, ma ha bisogno d’aiuto, non credi?

BARNABA - Sì, sì, dobbiamo aiutarlo!

FILIPPO - E allora? (Silenzio.) Andorra?

BARNABA - In che senso?

FILIPPO - Il pensionato di Andorra. Le trentacinque holding. I fondi neri…

BARNABA - Ma che ne sa di ‘sie cose, un cagnolone dolce? Questo è un affare tra noi.

FILIPPO - Appunto. La cosa migliore per aiutare il cagnolone sarà che ne parliamo noi, tra uomini. Magari nel mio ufficio, in tribunale. Quando mi avrai fatto uscire di qui – che ne dici, Barnie?

BARNABA - Io credo che… Doggy… Io farei di tutto per aiutarlo, però… Phil, ascolta una cosa. Io lo so cosa pensi di me. Pensi che sono uno senza morale. Senza principi. Senza vergogna. E invece c’è qualcosa per me che sta al di sopra della mia vita, di quella di Doggy, del nostro amore, del bene e del male. Questo qualcosa, Phil, si scrive con tre lettere: B. A. H. Capisci?

FILIPPO - Sì. Credo di sì. Senti, allora, facciamo così… Non confessare nulla, fammi soltanto uscire…

BARNABA - Ti prego. Non fategli troppo male. Ti prego.

FILIPPO - Ho capito. (Silenzio.) Mi spiace.

BARNABA - Anche a me. (Silenzio.) Phil. Ti stimo.

Si stringono la mano.

FILIPPO - Chi dice: “Entra la corte”?

Saverio, Isabella Maria e Federica rientrano rapidamente.

ISABELLA - Entra la corte!

FEDERICA - Entra la corte!

Filippo si avvicina lentamente a Dogek, che si trova a terra, esausto.

FILIPPO - L’imputato si alzi. (Maria solleva Dogek in piedi.) In nome del popolo italiano.

Dogek crolla a terra, ormai totalmente privo di forze. Filippo non può emettere la sentenza. Barnaba si avvicina a Dogek per un estremo saluto; poi esce, seguito da Isabella e Federica. Filippo torna a dormire, nella stessa situazione della scena 1. Maria, sola con Dogek, ricade in uno dei suo soliti stati catatonici.


19. 
Un sogno italiano

(Maria, Dogek, Filippo)

MARIA - Questo sogno è autorizzato dal locale commissariato di pubblica sicurezza. Il sogno comincia in un posto brutto. Quant’è brutto, ‘sto posto. C’è soltanto spazzatura e cose morte: macchine, mobili, lavatrici, gente. Fa tanto freddo dentro le ossa e al posto dell’aria c’è un fumo grigio e fermo. Io sono seduta lì in mezzo, sola. Tanto sola. Sono morta? Mi alzo e mi metto a camminare, ma non so se sono io che mi muovo oppure le cose, così grige, così uguali e piene di freddo. Ma dopo un po’ non m’importa più del freddo. Non mi importa più di essere viva o morta. Di essere io oppure una cosa. E allora – ecco! La vedo. Una luce. Laggiù! Corro, corro, corro verso la luce! È piccola, sì. Quattordici pollici. Ma ha tanti colori. Non ho mai visto una tivù così bella. Ha tutti i colori del mondo e io sento che sono viva e piango. Allora la tivù mi parla e mi accorgo che dentro la tivù c’è la voce del dottor Belloni, e anche la sua faccia, e col suo dito mi asciuga una lacrima. “Non piangere, Maria. Guarda.” E io mi guardo intorno e vedo che al posto di tutta quella spazzatura c’è una collina verde e dolce! E invece del fumo c’è l’aria fresca, e invece del freddo è primavera sempre! Quant’è bella, quant’è bella, quant’è bella questa terra, grido. Ed è piena di gente buona, allegra e laboriosa, e dappertutto c’è l’arte, e soprattutto si mangia, si mangia che nemmeno in paradiso! Infatti sotto il cielo blu hanno apparecchiato una tavola grande, con la tovaglia a quadretti e le brocche di vino e il pentolone fumante. Il signor Filippo, che una volta era pazzo, adesso è diventato gentile e ci serve la pasta a tutti. Il dottor Belloni racconta le barzellette e ride prima della fine: ha bevuto un po’. La signora Federica e la dottoressa Canga si tirano le palline di pane, ma per giocare, perché adesso sono amiche. Il signor Saverio è seduto accanto a me. Mi ha messo una mano tra le cosce. Dice: “Dobbiamo restare uniti.” Io penso: buona, la pasta. Il segreto è nel basilico. E sento che non sono sola. Non sarò sola mai più, perché questa è la mia terra, questa è la mia terra, questa è la mia terra.

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