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Giulia (entrando in scena) si rivolge al merito che guarda la televisione: Andrea, naturalmente attaccato alla televisione

G I U L I A

commedia in due atti

con prologo ed epilogo

di Giovanna Castellano

PERSONAGGI

Giulia

Andrea – suo marito

Germana – amica di Giulia

Lino – suo marito                           

Manuela – sorella di Germana

Peppe – suo marito

Katya – amica di Giulia

PROLOGO

Camera di soggiorno con tutto l’arredamento tipico: televisore, divano, poltrona, qualche mobile e uno specchio rivolto con le spalle al pubblico. Al centro della scena c’è una finestra.

Quando si apre il sipario Andrea è seduto sulla poltrona di fronte al televisore.

Giulia (entrando in scena e rivolgendosi al marito) - Andrea, naturalmente attaccato al televisore! Che stai guardando?

Andrea (distratto)  - Cosa? Ah, niente, niente.

Giulia - Cosa niente?

Andrea -  Mi hai chiesto cosa volevo?

Giulia (un po’ innervosita) - No, ti ho chiesto cosa guardavi.

Andrea (alzandosi e guardando l’orologio)  - Niente, non guardavo niente d’importante. A che ora era l’appuntamento?

Giulia  - L’appuntamento? Ma quale appuntamento, lo sai, quando vogliono venire vengono. Ma che hai?

Andrea - No, niente. Mi annoio a stare così.

Giulia (come a sottolineare la frequenza dello stato d’animo di Andrea) - Già, ti annoi. Che domanda inutile la mia.

Bussano alla porta.

Andrea - Eccoli, saranno loro.

Giulia - Eh, sì. Vado ad aprire.

Giulia esce, Andrea si guarda allo specchio per controllare il suo aspetto.

Giulia - Eccoli qua.

Entrano un uomo e una donna, Peppe e Manuela.

Peppe - Uè, Andrea, tutto bene? E gli stringe la mano.

Manuela - Andrea, stasera ho intenzione di sbancare!

Andrea (rivolto un po’ a se stesso e un po’ a Giulia) - Ma allora non erano loro.

Peppe - Loro chi?

Andrea - No, niente. Pensavo che Germana e Lino venissero insieme a voi.

Manuela - E voi lo sapete mia sorella com’è fatta: anche prendere un appuntamento per lei è una cosa gravosa che le impegna la mente. Ha detto che sarebbero venuti per conto loro. (poi rivolta a Giulia) Che poi che cosa avrà da pensare ancora non l’ho capito.

Andrea e Peppe si siedono sul divano come per guardare la televisione.

Giulia - Che vuoi che abbia da pensare? Lei è fatta così: non vuole impegni, vincoli, legami, è uno spirito libero. Bisogna accettarla così com’è.

Manuela - E accettiamola! Per carità, chi te la tocca la tua amica!

Giulia - Mia amica ma anche tua sorella! Se non le vogliamo bene noi chi può volergliene?

Peppe - Il suo Lino, guai a chi gliela tocca.

Andrea (come innervosito dalla discussione) - E già, guai a chi la tocca di qua, guai a chi la tocca di là, nessuno la può toccare!

Giulia - Scusa Andrea, ma a te che te ne importa?

Andrea (accendendo una sigaretta) – Figurati! Dicevo così, per dire.

Peppe - Hai preso le schedine? Se la scriviamo la gioco io tornando a casa.

Andrea - Sì, le ho prese. Stanno lì, Giulia, le vuoi prendere?

Giulia - Lì dove?

Andrea - E che miseria, non ti si può dire niente che subito rispondi male. Lì, vicino al telefono!

Peppe e Manuela si guardano con aria interrogativa.

Giulia - Andrea, ma che diavolo ti è preso? Io ti ho fatto solo una domanda. Non sapevo “lì” per te che significato aveva.

Andrea - Ecco qua, facciamo la solita polemica. Sono troppe le cose che tu non sai cosa significhino per me.

Giulia - Andrea, non ho voglia di litigare. Oltretutto non serve a niente se poi finiamo per (ironicamente) fare la pace. A che serve essere sgarbati l’uno verso l’altra per qualche ora? Io mi sono rotta le scatole di non poter iniziare un dialogo senza che finisca in lite. Per me possiamo anche farla finita!

Manuela - Eh, e che esagerazione! State solo passando un brutto momento, ma da qui a finirla! Non scherziamo proprio.

Giulia - Che ci sarebbe di male? Mi pare che lo dici come se fosse una tragedia.

Peppe - Ma no, lei dice così perché si dispiacerebbe.

Giulia - Perché?

Manuela - Ma come perché? Due amici che si separano e non mi dovrei dispiacere?

Giulia - Continuo a non capire il perché. Se i tuoi amici dopo la separazione stanno meglio non sei contenta?

Manuela - Sì, ma … ( e non termina il discorso)

Giulia  (come per invitarla a continuare)  - Ma?

Manuela - Ma niente. Dicevo così, per dire.

Giulia - E che volevi dire “per dire”?

Manuela - Niente, non lo so! Mamma mia, mi sembri un tribunale! Che ne so, mi dispiace, ma se fa piacere a voi, figurati!

Andrea - Hai visto? Questa è Giulia! Non smette fino a quando non ti fa esplodere.

Bussano alla porta.

Peppe - Meno male, questi sono loro.

E va verso l’uscita per andare ad aprire.

Manuela fa ad Andrea cenno di calmarsi, Giulia si accende una sigaretta.

Rientra Peppe seguito da Germana e Lino. Scambio di saluti tra i sei, poi

Manuela - Giulia e Andrea stavano litigando.

Germana - E dov’è la novità? (poi, rivolta ad Andrea, in tono scherzoso). La vuoi finire di trattare male la mia amica? Che aspetti che ti rompo la faccia? E gli dà un bacio sulla guancia.

Lino - (ridendo) Uè, cha fai? Io sono geloso.

La tensione si stempera un po’.

Germana si avvicina a Giulia e le due parlottano tra loro. Gli altri sembrano in cerca di un’occupazione.

Peppe (anche per rompere il silenzio) - Allora, facciamo le pizze? Le vogliamo ordinare o andiamo a prenderle noi?

Manuela - Meglio andarle a prendere, è sabato e con la folla che c’è rischiamo di mangiare a mezzanotte.

Lino - Noi possiamo anche fare l’alba. I bambini sono a casa con mia sorella e io sono tranquillo.

Peppe - Non è per non tornare tardi, è proprio per la fame! E poi dobbiamo fare la schedina, se mangiamo tardi il pokerino lo cominciamo alle due.

Lino - Va bene, andiamo.

Si avvia verso l’uscita seguito da Peppe, poi si volta indietro

Lino - Andrea, e tu non vieni?

Andrea - No, non ne ho voglia, andate voi.

Manuela - Vengo io, tanto quelle due parlano tra loro e Andrea non mi pare propenso alla conversazione. Facciamo le solite o qualcuno ha cambiato gusto?

Gli altri confermano. I tre escono.

Giulia - Vado a cambiarmi questa maglietta, sento caldo.

Esce anche lei.

Germana si avvicina ad Andrea, Andrea le prende la mano poi si abbracciano. Si siedono entrambi sul divano e cominciano a parlare sottovoce, con atteggiamento molto tenero.

Rientra Giulia, li vede e si ferma un po’ smarrita, loro la guardano e continuano a parlare, dopo qualche attimo di smarrimento Giulia va verso la poltrona, si siede, accende una sigaretta e li guarda fissi.

Germana (alzando volontariamente la voce, ma continuando a parlare esclusivamente con Andrea) -  Chissà cosa si proverebbe rivedendo improvvisamente il primo amore.

Andrea - Tu cosa proveresti?

Germana - Ah, penso proprio niente. Ormai…

Andrea (sorridendo tenero) - Non ti farebbe nessun effetto?

Germana (decisa) - Nessuno! Il primo amore di Giulia, per esempio, si chiamava Giuseppe. (poi rivolta a Giulia) E’ vero Giulia?

Giulia (immobile, come svegliata da un sonno profondo)  - Che cosa?

Germana - Che il tuo primo amore si chiamava Giuseppe.

Giulia (ferma) - E’ vero, lo sai bene.

Germana (insistente, decisa a coinvolgere Giulia nella conversazione) - Era proprio un bel ragazzo. Chissà dove abita, cha lavoro fa. Non l’abbiamo più visto. Ci pensi mai?

Giulia (non comprende il senso della domanda) - Perché me lo chiedi? Certo che ogni tanto ci penso. D’altra parte mi sembra logico: il primo amore, in genere, è legato all’adolescenza, dimenticarlo significherebbe cancellare dai propri ricordi un periodo dolcissimo. E’ normale che uno ci pensi. Anche tu, d’altra parte…

Germana (perentoria, come per impedirle di continuare) - Sì, sì, certo, anch’io.

Andrea (col tono di chi sta portando verso la fine la conversazione, sospirando) - Il mio primo amore, invece, lo vedo tutti i giorni: è stata Giulia il mio primo amore!

Germana (con malcelata ironia) - Lo so, tu sei stato fortunato: hai sposato il primo amore!

Andrea (con tono un po’ sarcastico)  - Però adesso mia moglie mi considera un fallito, un egoista, un mezzo scemo e non mi ama più!

Germana (quasi raggiante) - Giulia, è vero?

Giulia (smarrita, confusa, esitante) … è vero. E tu lo sai molto bene, è una domanda stupida la tua, ne abbiamo parlato tante volte.

Andrea (rivolto a Germana) - Ma tu, tu mi vuoi bene?

Germana (con finto pudore) - Perché lo chiedi a me? Dillo prima tu.

Andrea (abbassando un po’ la voce) - Io  ti voglio bene.

Germana - Ed  io pure.

Andrea (sorridendo) - E pensi che abbia tutti i difetti che dice Giulia?

Germana - Tu sei pieno di difetti, però mi piaci assai!

Andrea e Germana si abbracciano, Giulia rimane ferma, apparentemente impassibile, poi di scatto si alza e va verso la porta. Germana la raggiunge,

Germana  -Giulia, fermati un attimo, aspetta, non è come credi.

Giulia – Cosa non è come credo? Ho visto abbastanza, non puoi negare.

Germana (con tono implorante) -  Non voglio negare, ma lascia che ti spieghi e soprattutto, ti prego, non dire niente a Lino.

Poi prendendola per un braccio la riporta verso il centro della stanza.

Giulia (con calma)  - Non lo dirò certo io a Lino, è una cosa che dovrai fare tu scegliendo il tempo e il modo che riterrai più adatti.

Germana (con forza, quasi aggressiva)  - Ma io per il momento non posso dirglielo! Lui mi ama, ne soffrirebbe troppo. E poi ci sono i figli, come potrei fare?

E comincia a piangere.

Giulia (sempre calma, quasi fredda) - Vorrei capire, spiegati meglio: che intenzioni avete tu e Andrea?

E guarda Andrea che rimane muto.

Germana (continuando a piangere e camminando nervosamente avanti e indietro) - Non lo so Giulia, ti giuro che non lo so. So solo che così non potevo più andare avanti. Per Lino non provo più niente, mentre per anni sono stata convinta che con lui avevo raggiunto un punto fermo nella mia vita; invece a trentadue anni quasi mi sono innamorata come una collegiale.

Giulia (gelida, come se conducesse un interrogatorio) - Da quanto tempo lo ami?

Germana (con un atteggiamento tra il calmo e l’eccitato) - Da maggio. Cioè a maggio mi sono accorta definitivamente di amarlo. Ricordi quando ti raccontavo di quelle volte che io e lui ci incontravamo per caso in quel bar di fronte all’Università? Ebbene, quelle volte, riconoscendolo tra l’altra gente, mi sono sentita delle strane strette al cuore. Dev’essere stata un’emozione talmente incontenibile che perfino un mio collega ha capito che ero innamorata!

Andrea è in disparte, seduto sul divano non prende parte alla discussione.

Giulia (calma, quasi senza emozione) Si sta ripetendo una scena che io e te abbiamo vissuto tante volte da ragazzine: il raccontarsi un nuovo amore con gioia e con entusiasmo. Ora ragazzine non lo siamo più e tu mi stai raccontando del tuo amore per mio marito. Questa scena ha del grottesco, te ne accorgi?

Germana guarda Giulia e si asciuga gli occhi senza rispondere.

Giulia – E lui, da quanto tempo ti ama?

Germana – Non lo so, me l’ha detto stasera per la prima volta. (poi, riprendendo il controllo di sé) Non posso farmi vedere da Lino in questo stato, se si accorge che ho pianto che gli racconto?

Giulia – Vai in bagno e rimettiti in ordine, usa pure il mio trucco se vuoi.

Germana - …Giulia, io….

Giulia – Non dire nulla, ti prego. Innamorarsi non è una colpa.

Germana esce e Giulia si siede accanto ad Andrea.

Giulia – Ti ho chiesto un sacco di volte se ti eri innamorato di un’altra, perché mi hai risposto sempre con una bugia?

Andrea – Per non farti soffrire.

Giulia – In un altro momento per questa tua risposta avremmo litigato! Dunque, ti sei arrogato il diritto di stabilire la scala di valori delle mie sofferenze e mi hai mentito. Eppure lo sai che preferisco sempre la chiarezza nei rapporti con gli altri. Non ti rendi conto che certi comportamenti inspiegabili fanno soffrire più di certe bugie che, per poter giustificare, si etichettano come pietose?

Andrea - … ma io …

Giulia – No, ti prego. Ormai non serve più a nulla parlarne, è solo la conferma che abbiamo dei punti di vista diametralmente opposti.

Rientra Germana ha ripreso il suo aspetto e sembra tranquilla.

Andrea (alzandosi e camminando un po’ in giro) – Lo dirai a Lino?

Germana (con grinta, quasi arrabbiata) Sei pazzo? Non pensi che ho dei figli? Li devo tutelare.

Giulia – Forse sarebbe più opportuno rimandare questa vostra discussione. (poi, ironica) Ci dobbiamo preparare alla recita ora che tornano con le pizze.

Germana (rivolta ad Andrea) - Sì, forse è meglio che ne parliamo io e te. (poi, a Giulia) Forse gli ho sempre voluto bene. Lo dissi pure a te il giorno del vostro matrimonio, ricordi?

Giulia – Sì, però allora mi dicesti “gli voglio bene come ad un fratello”.

Germana (languida) – Probabilmente già lo amavo.

Andrea (con un sospiro) – Proprio con la tua migliore amica! Com’è strana la vita!

Giulia (sprezzante) – Andrea, sei banale!

Andrea – Ovviamente! Che stupido ad aspettarmi un commento meno acido!

Giulia – Acido? Ma che dici? E’ solo una considerazione razionale.

Andrea (ironico) – Scusa, bella signora! Che stupido ad aspettarmi un commento meno razionale. Va bene così?

Giulia scuota la testa e non risponde.

Germana – Dimmi la verità Giulia, pensi che io e Andrea siamo persone spregevoli?

Giulia – Germana, mi deludi! Non mi conosci mica da ieri. Sai bene che non penso niente del genere. Anzi, vi ringrazio per la vostra lealtà, sono contenta che non siate scaduti nello squallore dell’inganno. Solo mi dispiace per Lino, lui soffrirà molto. Il mio matrimonio era in crisi da tempo, ma lui non vedeva nubi al suo orizzonte e quando lo saprà….

Germana (interrompendo Giulia con tono aspro)  - Per il momento non lo saprà. E ora è meglio se esco un po’, vado a raggiungere gli altri in pizzeria.

Germana esce.

Andrea (sedendosi quasi lasciandosi andare) - E adesso che sarà di noi?

Giulia – Ci lasceremo.

Andrea – E lo dici così, come se fosse una cosa da niente?

Giulia – E come lo dovrei dire? Non è una tragedia, alle spalle non ci lasciamo niente (ironica) se non dieci anni vissuti praticamente insieme! E poi pensa a quanti problemi avranno loro che devono pensare anche ai figli.

Andrea – Hai sentito anche tu: Germana non vuole dirlo a Lino.

Giulia – E fino a quando?

Andrea (riflette un attimo e poi risponde) – Forse è stata solo l’idea di una serata particolare, forse domani sarà tutto passato e torneremo come prima.

Giulia (indignata) – Sei pazzo Andrea, sei veramente pazzo!

Andrea – Ma come si può mandare tutto in fumo così, dieci anni insieme non sono uno scherzo! No Giulia, credo che non ti lascerò mai!

Giulia – Evidentemente non hai capito che sarò io a lasciare te. Tu ami una donna che a sua volta ti ama, io non c’entro più.

Andrea – Ma la tua vita …

Giulia – La mia vita cambierà, posso ricominciare. Sarà difficile, ma spero di farcela.

Andrea – In qualsiasi momento ricordati che potrai sempre contare su di me.

Giulia - Me ne ricorderò.

Andrea – Ma forse Germana ci ripenserà, forse non se la sentirà di rinunciare a tutto quello che ha, forse …

Bussano alla porta.

Giulia (ironica) – Pronto per la scena: si gira!

E si avvia per aprire. Rientrano tutti, Lino, Peppe e Manuela hanno i cartoni delle pizze.

Manuela – Nemmeno la tavola apparecchiata! Che avete fatto mentre noi stavamo in fila in pizzeria?

Lino – E che potevano fare? Niente!

Peppe – Dai muoviamoci, le pizze si fanno fredde.

Giulia – Mangiamo così, non mi va di apparecchiare niente.

Germana (premurosa) – Se non ne hai voglia non ti preoccupare, ci penso io. Manuela, mi aiuti?

Manuela e Germana escono, Peppe e Lino si guardano intorno per cercare un posto su cui poggiare i cartoni. Arrivano Manuela e Germana, apparecchiano per mangiare, tutti si siedono intorno al tavolo.

Cala la luce.

FINE DEL PROLOGO

ATTO PRIMO

La scena si apre con Giulia seduta sulla poltrona, prende un caffé fissando il vuoto, posa la tazzina e prende una sigaretta. Non l’accende, la rimette a posto, poi si alza.

Giulia (camminando avanti e indietro, pensando ad alta voce) Quando un animale è in cerca di cibo lo vede un cielo un cielo azzurro? Se ha fame non lo vede. Vedere. Quand’ero piccola credevo che ognuno vedesse il colore delle cose a seconda del colore dei propri occhi. Ogni tanto ci ritorno su questo pensiero, mi piace ancora credere che possa essere vero. Chi può dirlo se il verde che vede l’occhio azzurro è lo stesso che vede l’occhio nero? O si può dirlo? O sono stupida? O è la follia di una nevicata improvvisa. Ma su quale parte del nostro corpo non nevica improvvisamente? Ma sta passando il tempo o sentirò per sempre queste voci che mi stanno rompendo l’anima? E se non avessi l’anima? Ma come è possibile? Che cos’è allora che sta male se nessuna parte del corpo mi fa male?

Bussano alla porta. Richiamata alla realtà Giulia si ferma, si guarda allo specchio e poi va ad aprire. Ritorna con Germana.

Germana (con l’aria un po’ mortificata) – Stai molto giù?

Giulia (sorridendo) – Quel tanto che basta per sentirmi uno schifo.

Germana (sedendosi sul divano) – Perché hai voluto che venissi qui stamattina? E Andrea dov’è?

Giulia (sedendosi sulla poltrona) – Voglio parlarti. Ad Andrea ho detto che saresti venuta e gli ho chiesto di uscire per parlare solo con te.

Germana – Dimmi, chiedimi tutto quello che vuoi. Ne hai il diritto.

Giulia – Solo una cosa: io e Andrea non siamo stati felici, tu, almeno per lui, qualcosa la puoi fare: non farlo soffrire.

Germana – Sapessi quanto lo amo.

Giulia – Molte volte non basta amare.

Germana – Lo so, ma ti prometto che farò in modo che ognuno di voi soffra il meno possibile.

Giulia – Spero che tu ci riesca. A proposito, cosa hai detto a Lino per venire qui?

Germana – Che tu e Andrea avevate litigato. Naturalmente ci ha creduto.

Giulia (con amarezza) – Già, naturalmente…

Qualche attimo di silenzio, poi

Germana – Giulia, come hai fatto a controllare ogni reazione? A rimanere così calma e serena?

Giulia (sorridendo) – Tu e Andrea non dite sempre che sono un computer? Evidentemente avete ragione. Comunque, a parte gli scherzi, ieri sera ho capito che ormai ero al posto sbagliato; mi dispiace, però mi rendo conto che se è successo fra te e lui è una cosa molto seria. Capisco il fatto che sia mio marito quanto ti costi e, forse, la mia reazione è stata così proprio perché “l’altra” sei tu. So che non è solo un’avventura, altrimenti non sareste arrivati a tanto.

Germana (osservando attentamente Giulia) – Sei stata molto saggia, può darsi che alla fine vinca tu.

Giulia – Vincere? Lottare? No, Germana. Andrea non è un trofeo che io e te dovremo contenderci. Andrea è un uomo con la sua anima e i suoi sentimenti, quest’uomo si è innamorato di te che lo ami. L’unica cosa veramente sensata che io possa fare è togliermi di mezzo, oltretutto non sarei capace di vederti come una nemica, non mi ci vedo a studiare strategie per farti del male.

Germana – Eppure un tempo vi siete amati.

Giulia (alzandosi in piedi, come per trarre forza dalla posizione) – Ieri sera Andrea si è addormentato parlandomi di te.

Germana – Credimi Giulia, vorrei soffrire io per tutti. Voglio bene a Lino, voglio bene a te, ma Andrea lo amo e uno solo di voi che soffre per me è un tormento.

Giulia (ancora in piedi e poi girando un po’ per la stanza) – Lino soffrirà inevitabilmente: lui ti ama.

Germana (quasi con rabbia) – Per il momento non deve saperlo! Deve disinnamorarsi di me poco per volta. E poi non dimenticare che ho dei figli, devo pensare anche a loro.

Giulia – Ma per quanto tempo rimarrete così? Andrea è d’accordo?

Germana – Non lo so. Per il momento non so niente, è tutto da decidere, ne devo parlare con Andrea. Una sola cosa è certa: se Lino saprà che amo Andrea m’imporrà una scelta ed io, sebbene con la morte nel cuore, dovrò rimanere con la mia famiglia. (e comincia piangere)

Giulia – In che brutta situazione sei.

Germana (implorante) – Giulia, ti prego, non dirlo a Lino. Se è vero che non ami più tuo marito sarebbe una cattiveria inutile. Lui m’imporrebbe di non vederci più nemmeno come amici ed io al solo pensiero di non vedere più Andrea mi sento impazzire! Se lo dici a Lino mi condanni ad una vita d’inferno perché dovrei fingere per sempre un amore che non provo ed una gioia di vivere che senza Andrea non potrei più avere.

Giulia (sedendosi di nuovo sulla poltrona) – Non ti preoccupare, non lo dirò a Lino per il semplice fatto che lui è tuo marito e solo tu puoi decidere della tua vita futura. Ti ringrazio per averlo detto a me perché sarebbe stato atroce essere ingannata da te, ma per il resto devi decidere tu. Voglio solo dirti una cosa: io nella tua situazione mi sarei comportata diversamente, ne avrei parlato contemporaneamente a te e a mio marito.

Germana – Lo so, tu sei diversa. Ieri sera l’ho detto ad Andrea che se fosse successo a te e Lino ci avreste detto la verità e ci avreste lasciati. Ma io, a parte che non ho questo coraggio, ho i figli. Tu non puoi capire l’importanza dei figli in un matrimonio.

Giulia – Già.

Qualche attimo di silenzio durante i quali le due amiche si guardano negli occhi, poi

Germana – Giulia, tu non puoi immaginare che giornate ho passato, il tormento più grande era il non poterne parlare con nessuno. Solo a te avrei detto una cosa del genere e invece, soprattutto con te, dovevo stare zitta.

Giulia – Ora non hai più nessun problema, parlane con me finché vuoi.

Germana – Dimmi la verità, ami Andrea?

Giulia – Mi stai chiedendo una conferma per legittimare il tuo sentimento? E’ una domanda inutile la tua. Tu sai benissimo quale periodo avvilente ho passato con Andrea, sai benissimo che cosa è rimasto dell’amore tra me e lui però, te lo dico sinceramente, mi dispiace.

Germana (apprensiva) – Ti dispiace?

Giulia (sempre calma, quasi analitica) – Un matrimonio nato con belle premesse e che poi fallisce è sempre una cosa triste. E mi dispiace particolarmente perché io sto peggio di tutti nel senso che, a conti fatti, Andrea avrà te che lo ami, tu avrai lui che ti ama ed hai comunque i figli, a Lino, per male che vada, rimarranno i figli e in loro troverà la forza per ricominciare anche senza di te. Chi rimane sola, completamente sola, sono io.

Germana – Mi stai odiando, vero?

Giulia – No Germana, ti giuro che non ti odio. Tu non mi hai tolto niente, il mio matrimonio era già finito, te ne ho parlato tante volte. Avrei solo voluto non perdere tutto: l’amore e l’amicizia.

Germana (abbracciando Giulia) – Non mi perderai mai, sarò sempre la tua migliore amica!

Giulia – Chi può a dirlo?

Germana – Te lo dico io. Ora però devo andare, è tardi.

Giulia – Ciao.

Germana – Ci vediamo stasera come al solito?

Giulia (ironica) – Come al solito?

Germana (un po’ esitante) – Sì, voglio dire tutti, anche Manuela e Peppe, se vuoi, non lo so…

Giulia – Non lo so, sono un po’ confusa. Ne parlo con Andrea, ci risentiamo.

Germana – Come vuoi tu. Ciao

Giulia (avviandosi verso la porta insieme a Germana) – Ciao Germana.

Rientra e va verso il telefono, compone un numero inserisce il “viva-voce” e aspetta la risposta.

Katya – Pronto?

Giulia – Katya?

Katya – Uè, cara Giulietta, come stai?

Giulia - Non c’è male e tu?

Katya – Al solito. Che mi dici?

Giulia – Potremmo vederci un po’. Ho bisogno di parlarti. Un’amica in questo momento è quello che ci vuole.

Katya – Certo, quando vuoi.

Giulia – Subito, se puoi.

Katya (allarmata) – Giulia, che è successo?

Giulia – Ne parliamo da vicino.

Katya (agitata) – Ok, il tempo di arrivare da te.

Giulia – Grazie. A più tardi.

Giulia rimane pensierosa accanto al telefono. Poi il telefono squilla.

Giulia – Pronto?

Andrea – Giulia, tutto bene?

Giulia (ignorando la sua domanda) – Dimmi Andrea, che c’è?

Andrea – Ho telefonato a Lino, ci ha invitati a pranzo, vogliamo andare?

Giulia – No, vai tu. Io preferisco rimanere a casa.

Andrea – Da sola?

Giulia (ironica) – Comincio a fare allenamento.

Andrea (quasi infastidito) – Giulia! Non puoi mai fare a meno di essere pungente?

Giulia – Andrea, non mi rompere le scatole! Vai dove cavolo vuoi! Io rimango qui.

Andrea – Come vuoi. Ciao.

Giulia – Ciao.

Giulia si guarda intorno poi si siede sulla poltrona, si abbandona sullo schienale e chiude gli occhi.

Giulia (di nuovo pensando a voce alta) – Esplosione colorata con pastelli trasparenti, mille colori che sfuggono. Sono la depositaria di un segreto o di un testamento? Che senso hanno le parole? Le loro maestà avevano i giardini reali, noi qualche pianta di geranio sui balconi. Mi bruciano gli occhi, sarà la stanchezza, sarà un po’ di noia, sarà perché intorno non c’è niente che valga la pena di guardare. A volte ho immaginato di essere un’onda felice di infrangersi contro gli scogli. Vorrei chiudere in una valigia il rammarico di un risveglio normale. Che significa, cosa sto pensando? Germana, Lino, Andrea, i figli, gli amici e i parenti. E io? Ancora l’esplosione. Di notte mi mette paura il rumore dell’esterno. Ancora l’esplosione, i pastelli trasparenti, non colorano niente. Dove sono le foto della mia infanzia?  L’infanzia, un porto di affetti sicuri, sono stanca. No, sto bene, devo ragionare e dominare la mia mente. No, la mia mente mi domina. Ho sete, ho fame, voglio un gelato. Per ora ho il gelo!

Giulia si alza e passeggia lungo la stanza. Bussano alla porta e lei va ad aprire. Rientra con Katya.

Katya (con tono allarmato) – Allora? Che diavolo è successo? Hai una faccia strana.

Giulia (sedendosi e invitando l’amica a fare altrettanto) – La faccia? E se potessi vedere la mia mente che diresti?

Katya – Insomma, non tenermi sulle spine.

Giulia – Andrea e Germana si sono innamorati.

Katya – Oddio! E da quanto tempo stanno insieme?

Giulia – Non stanno insieme, ieri sera se lo sono detti per la prima volta.

Katya – E chi te l’ha detto?

Giulia – Loro.

Katya (sorpresa) – Loro?

Giulia – Sì, loro. E meno male che me l’hanno detto, pensa che delusione se l’avessi scoperto per caso o se me l’avesse detto qualcun altro.

Katya – Sono stupefatta! Ora invece non sei delusa?

Giulia – Certo non per il loro comportamento, sono stati sinceri.

Katya (incredula) – Ma sei impazzita?

Giulia – No, perché pensi che sia impazzita?

Katya – Giulia, ma ti rendi conto? Germana è la tua migliore amica, la conosci da sempre, erano amici già i vostri genitori, come può essersi innamorata di tuo marito?

Giulia – Che devo fare? Cosa mi stai chiedendo? Devo seguire la logica del falso perbenismo?

Katya – Quale sarebbe la logica del falso perbenismo?

Giulia – Primo:  devo rivendicare mio marito nonostante anch’io sia convinta che l’unica strada che ci possa portare alla serenità è la separazione? Secondo: devo fingere di essere disperata al pensiero di sentirmi sola e abbandonata? Non è vero, quello che provo non è dolore per la paura dell’abbandono, ma piuttosto una profonda tristezza per un mondo, il mio mondo, che mi sta abbandonando. Terzo: devo indignarmi perché l’amore è nato tra mio marito e la mia migliore amica? Perché? C’è forse una valvola di sicurezza all’interno della nostra mente che deve scattare nel momento in cui un certo tipo di morale vieta un sentimento?

Katya (alzando la voce) – Ma svegliati per piacere! I sentimenti! Perché, quella donna è capace di sentimenti?

Giulia – Katya, non ti ho chiamata per sentire la tua solita arringa contro Germana. E poi, per favore, non strillare, ho già mal di testa. Ti ho chiamata per stare meglio non per stare peggio.

Katya – Certo, ma allora che vuoi da me?

Giulia – Chiacchierare un po’.

Katya  (ironica) – Del tempo, dell’ultimo libro che hai letto, dell’ultimo film che hai visto?, di che vuoi che parliamo?

Giulia – Ti prego, è ovvio che voglio parlare di questo fatto.

Katya – Allora devi ascoltare tutto quello che ho da dirti. Sei disposta?

Giulia – Sì, certo. Anzi, scusami. Ma sono un po’ confusa.

Katya – Bene. Per prima cosa quando parli di “migliori amiche” non accomunarmi più a Germana!

Giulia (interrompendola subito) – Katya, non è colpa sua se si è innamorata!

Katya – Stai zitta e non interrompermi. So quanto le vuoi bene e quanto soffrirai per ciò che ti dirò, ma ritengo di doverti dire tutto quello che penso come ho sempre fatto. Sono d’accordo con te, Germana non ha colpa se si è innamorata di Andrea però ha la colpa di averlo fatto innamorare, di avergli fatto capire che per lei contava qualcosa, di essersi inserita nella crisi del tuo matrimonio solo per distruggerlo definitivamente e non, come avrebbe fatto una vera amica, per cercare di fare qualcosa per salvarlo. Tu, cara Giulia, per quanto riguarda certe cose vivi nel mondo delle nuvole! Tu pensi veramente che Germana possa decidere di lasciare Lino? Non lo farà mai; ma non per amore verso la famiglia, come starai certamente pesando in questo momento per assolverla fino in fondo, non lo farà per la sua comodità, per il suo egoismo, metterà tutto sul piatto della bilancia e valuterà il suo futuro: Lino le offre una famiglia già formata; un lavoro sicuro che lo impegna per pochissimo tempo e che gli dà la possibilità di dedicarsi più di lei alla casa e ai figli liberandola, quindi, da compiti che detesta; un’unione regolare e la rispettabilità in seno a questo mondo ipocrita. Andrea cosa le offre? Esattamente l’opposto. Fatte le dovute considerazioni lei resterà con la sua famiglia e ad Andrea, fingendo un rimorso che certamente non prova, chiederà solo qualche ora di amore fisico, e tuo marito glielo darà. Questo è un punto. L’altro riguarda te: nessuno, ti dico nessuno, crederà che tu ti stia comportando così per un senso di obiettività, di giustizia, di razionalità, chiamala come vuoi!, tutti, Lino per primo, ti rimprovereranno di non averne parlato con lui e ti condanneranno. Questo mondo chiede proprio la logica del falso perbenismo cui tu accennavi prima. E secondo me, anche se ti conosco molto bene e so quali sono i veri sentimenti che ti animano, stai sbagliando: tu non puoi ignorare gli altri perché vivi tra gli altri e con gli altri.

Giulia – Hai finito?

Katya - Sì.

Giulia – Bene, hai detto una montagna di sciocchezze!

Katya – Sapevo che mi avresti risposto così e mi auguro per il tuo bene che tu abbia ragione. Intanto mi devi dare atto che ho sempre avuto ragione io tutte le volte che ti ho detto che la tua (ironica) amica Germana, “un poco moglie”, “un poco madre”, “un poco casalinga”, “un poco assistente universitaria”, l’unica attività che svolge a tempo pieno è quella di puttana!

Giulia (con fermezza) – Sai benissimo che non ho assolutamente nulla contro le puttane. Anche se Germana fosse la puttana che dici tu, non cambierebbe niente: vorrebbe che ho per migliore amica una puttana!

Katya (scoraggiata) – D’accordo, parlare con te di certe cose è come parlare al vento. Comunque, anche se so che non lo seguirai, voglio darti un consiglio: diventa un po’ egoista, in questo momento pensa solo a te: se non la fai tu non lo farà nessuno. E tanti auguri!

Giulia – Vuoi un caffé? Però te lo devi fare tu perché io non ne ho voglia.

Katya – No, non voglio niente. (poi guardando sul tavolino) Anzi, prenderò un cioccolatino.

Giulia (prendendo a sua volta un cioccolatino) – Vedi Katya, sia ieri sera che stamattina ho parlato con Germana e ti devo dire che lei ha un argomento che mi mette molto in difficoltà.

Katya – Cioè?

Giulia – Lei mi invita a considerare che c’è una cosa che io non posso capire.

Katya – Cosa ha inventato?

Giulia – Lei ha due figli?

Katya – E allora?

Giulia – Io non ne ho.

Katya (insistente) - E allora?

Giulia – Quello per i figli è un affetto che io non sono in grado di valutare, per me è solamente l’unico affetto che fa cadere ogni barriera di razionalità.

Katya – Un’altra tua testardaggine! Potevi fare molto di più di quello che hai fatto per averne. Ora non ti mancherebbero.

Giulia – Non ho detto che ne sento la mancanza. Sto solo considerando che il suo problema ha un aspetto per me incomprensibile e sul quale devo accettare, senza poter mai controbattere, tutte le sue argomentazioni. E poi c’è un’altra cosa.

Katya – Si sta facendo tardi, ma già che ci siamo tira fuori anche questo.

Giulia – Vuoi rimanere a pranzo con me? Mangio da sola.

Katya – Perché, Andrea dov’è?

Giulia – Si è sentito con Lino mentre Germana era qui e lui l’ha invitato a pranzo da loro.

Squilla il telefono, Giulia risponde.

Giulia – Pronto?

Germana – Ciao Giulia, come va?

Giulia – Bene.

Germana – Andrea ha detto che preferisci non venire, è vero?

Giulia – Sì, è vero.

Germana – Allora subito dopo pranzo veniamo tutti da te, naturalmente anche Peppe e Manuela.

Giulia – Pensi che sia il caso?

Germana – Ma sì, che faresti da sola?

Giulia (ironica) – Certo, è meglio mi diverta un po’ insieme a voi! Va bene, vi aspetto.

Katya – Io non rimango, preferisco non incontrarla. Dimmi, qual è quest’altra cosa che ti mette in difficoltà?

Giulia – La mia decisione di considerare solo la realtà.

Katya – Cioè?

Giulia – Una mia amica è stata leale con me e io le devo almeno la stessa lealtà. Se lei si fosse innamorata di un altro qualunque l’idea di raccontarlo al marito non mi avrebbe nemmeno sfiorata. Dato il crollo del mio matrimonio continuare a pensare ad Andrea come ad un marito sarebbe solo un’ottusa ostinazione: egli è un altro qualunque.

Katya – Quindi?

Giulia – Del mio comportamento renderò conto solo alla mia coscienza. Sarà difficile, lo so. Ma quando Germana mi chiederà un consiglio….

Katya (interrompendola perentoriamente) Germana non ti chiede consigli! Germana ti chiede solo di ascoltare, comprendere e tacere!

Giulia (scoraggiata) – Sembra che tu più che aiutare me, voglia distruggere lei.

Katya – La Germana che vedi tu non esiste. Ora però me ne devo proprio andare. E’ veramente tardi. Ti telefono stasera.

Giulia – Ciao Katya, grazie.

Le due si avviano verso la porta.

Giulia rientra, si siede sulla poltrona e chiude gli occhi; poi si alza, cammina avanti e indietro. Si siede di nuovo, prende il telecomando e poi lo rimette a posto. Si alza di nuovo, si guarda allo specchio e comincia a parlare con se stessa.

Giulia – Chi sei tu che mi guardi? Giulia, che ti sta succedendo? Vuoi dominare la mente è vero? Hai paura? Perché proprio a me? Proprio Germana, proprio Andrea. Che ho combinato? Forse mi devo fare una doccia, una doccia per pulirmi dentro e fuori. Quanto male! Male o mare? Il mare è una nave, è l’America ma io non sono un pioniere. Chi ha messo in scena questa farsa? Dio, la Realtà, il Destino? E io non posso curare la regia e non sono nemmeno protagonista. Ma allora chi sono? Si sa già come finirà o dipende anche da me? Sento un aereo, chissà dove va; forse su quell’aereo qualcuno sta guardando questa casa e si chiede se è abitata da gente felice. No, caro viaggiatore, in questa casa non c’è gente felice, prova a chiedertelo al tuo ritorno, quando ripasserai, forse sarà cambiato qualcosa. Sono stanca, devo dormire? Giulia, come sei strana, perché non reagisci? A che cosa devo reagire? La mia vita sta cambiando? No, è già cambiata, già non è più quella di ieri ma ancora non so come sarà domani. C’è qualcuno a cui chiedere aiuto? No, il mio aiuto sono io. Oppure sono un fallimento. E che c’è di male a fallire? Ho sonno, no non è vero. Voglio dormire per non pensare. Basta, voglio dormire.

Si allontana dallo specchio e va verso la poltrona, nel frattempo bussano alla porta.

Giulia – Eccoli!

E va verso la porta, rientra con Lino, Manuela e Peppe.

Giulia – Andrea e Germana?

Lino - Andrea ha avuto una telefonata dal capo: c’è un problema su un cantiere ed è dovuto andare lì, mia moglie l’ha accompagnato. Eh, quella basta che non sta in casa è felice.

Manuela – Giulia, ma perché sei rimasta a casa da sola?

Giulia – Niente di particolare, mi ha preso un po’ di pigrizia.

Manuela – Comunque non ti sei persa niente di speciale. Andrea e Germana hanno cucinato, Lino è stato tutto il tempo con i bambini davanti al computer, Peppe ha seguito il calcio e io, come al solito, mi sono annoiata. Volevo dormire un po’ dopo pranzo ma Germana e Andrea hanno insistito per venire subito qui.

Giulia (ironica, quasi parlando a se stessa) – Infatti stanno proprio qui!

Lino – Giulia, ma perché avete litigato tu e Andrea? Voglio sentire la tua versione perché sia Andrea che Germana hanno detto che non hanno capito niente.

Giulia (sempre ironica) –  A dire il vero loro due sono le persone meno adatte a capire! (poi, più seria) Niente di particolare Lino, evidentemente sono in un momento molto difficile, tutto mi diventa insopportabile e reagisco nel modo sbagliato. Vedrai, prima o poi questo momento finirà.

Lino – Speriamo, che ti devo dire? Comunque non ti preoccupare, lo sistemo io quel bruto che ti sei scelto per marito!

Tutti ridono. Giulia si tiene da parte, si porta le mani alle tempie, le strofina con le punte delle dita, ha gli occhi chiusi.

Peppe - Giulia, ma che hai? Non ti senti bene?

Giulia – Va tutto bene, grazie Peppe. Solo che oggi per me è una giornata molto particolare.

Manuela – E mia sorella proprio oggi doveva accompagnare Andrea! Eppure lo sapeva che forse era meglio se ti stava vicina.

Giulia (ancora con ironia) – Ma no, ha fatto benissimo. Sono sicura che anche ad Andrea farà bene avere Germana vicino.

Squilla il telefono.

Manuela – Pronto?

Germana – Manuela?

Manuela – Sì, dimmi.

Germana – Mi passi Lino o Giulia?

Manuela – Parla pure, sei in “viva-voce”.

Germana – Bene. Ragazzi c’è un traffico bestiale, non so che ora faremo, sembra che ci sia un incidente sulla strada, non siamo ancora nemmeno arrivati al cantiere. Credo che faremo molto tardi.

Lino – Ti accompagnerà Andrea o ti devo aspettare qui?

Germana – Certo, mi accompagna lui, stai tranquillo. Ciao a tutti.

Gli altri rispondono al saluto.

Manuela – Giulia, che vogliamo fare?

Giulia – Io non ho voglia di fare niente.

Peppe – Giulia, ti vedo un po’ strana.

Giulia – Ma no, non ti preoccupare.

Manuela – Vuoi che ce ne andiamo?

Giulia – Sì, forse è meglio. Scusate, ma preferisco rimanere sola.

Lino – E c’è bisogno di scusarti? Ci vediamo un’altra volta.

Giulia – Grazie, buona serata a tutti.

Si avviano verso la porta. Giulia li accompagna e quando torna va direttamente verso la finestra e guarda verso l’alto.

Giulia (pensando ad alta voce) – Sta scendendo al sera, le prime stelle che cominciano a vedersi sono sempre le più belle. La più luminosa io e Andrea la eleggemmo a “nostra stella” la sera che ci dicemmo di amarci. Vent’anni, l’amore e la stella più luminosa. Com’erano inimmaginabili Germana e le sue tinte fosche, com’erano lontani i giorni del dolore. Non avremmo creduto a nessuna zingara che quella sera avesse predetto un fallimento per la nostra unione. Avevamo vent’anni, l’amore e la nostra stella più luminosa. Ciao stella, ti dedico i miei pensieri di questa strana sera, chissà quanti ragazzi in questo momento ti stanno facendo “loro”. Un benvenuto e un addio. Sarà forse il tuo destino di stella? Cara stella, chissà quante persone si rivolgono a te per un’ispirazione, per un momento di gioia, per qualche lacrima che bagna gli occhi; sì, tu ascolti sempre gli appelli più accorati perché ti si vede solo di sera e di sera tutti sono più inclini alle confidenze. Buona notte stella. Buona notte stella luminosa dei vent’anni e dell’amore. Forse anche Andrea e Germana ti stanno guardando e tu stai accogliendo i loro sguardi di felicità.

Che stupida che sono!, figuriamoci se quei due stano guardando le stelle! Sembra che io debba ricordare molte cose stasera: già, tutti i momenti divisi con Germana, trent’anni sono tanti, come si potrebbe dimenticare?

La scuola, il primo amore, il primo giro in auto da sole, ci siamo divisi gli abiti, i libri, i dischi, le vincite al gioco, e ora ci stiamo dividendo anche mio marito! E poi diciamo “com’è strana la vita”? No, come sei strana tu, Germana, che hai dimenticato tutto troppo facilmente. Però spero che tu lo possa ricordare quando sarò io ad aver bisogno di te. Addio Germana, addio senza rancore, non potrei averne per te.

FINE PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

Andrea (entrando in scena) – Buongiorno Giulia.

Giulia non risponde.

Andrea (evidentemente non sa che dire, guarda l’orologio) E’ tardi, mi preparo per andare al lavoro.

Giulia - Andrea, non mi piace come sta andando avanti questa storia. Non mi fa piacere che tu rimanga ancora in questa casa, non mi piace il fatto che a Lino non abbiate ancora detto niente. E’ arrivato il momento di assumervi le vostre responsabilità. Da quella domenica sera sono passati venti giorni e con Germana non sono più riuscita a parlare da sola. Non me la sento più di fingere, nel vostro comportamento c’è qualcosa di ambiguo.

Andrea – Giulia, ti prego, dammi una mano, io non sono contento di amarla, io vorrei di nuovo innamorarmi di te.

Giulia – Non essere ridicolo! Hai smesso da tempo di essere un bambino, perché continui a comportarti in modo infantile?

Andrea – Aiutami, io non sono felice!

Giulia – E credi che io lo sia? Evidentemente questo non è il momento per la felicità. Questo è il momento delle responsabilità, non potete credere, tu e Germana, di giocare con la vita degli altri. Io sono stanca: pretendo che prendiate una decisione!

Andrea – Ma io che posso farci? Lei non vuole dirlo a Lino!

Giulia – Bene, visto che lei non mi dà l’opportunità di parlarle, ti prego di dirle che se entro stasera non metterà tutto in chiaro io chiamerò Lino e gli dirò tutto! E tu, anche tu devi cambiare il tuo comportamento: comunque vadano le cose te ne devi andare da questa casa.

Andrea – Ma io …

Giulia – Basta! Sono giorni che non parliamo d’altro, sono stanca, te ne devi andare e basta!

Andrea (spaesato, non sa che dire) Nemmeno oggi vai al lavoro?

Giulia – Ho rinnovato il certificato. Quando starò meglio ci andrò.

Andrea – Io vado.

Giulia – Buona giornata.

Andrea (pensieroso)– Anzi, non vado nemmeno io al lavoro, rimango qua.

Giulia – Non cambia niente: entro stasera dovete mettere tutto in chiaro.

Andrea – Vado di là a telefonare a Germana.

Andrea esce e Giulia, meccanicamente, rimette qualcosa in ordine. Si guarda intorno, va verso la finestra e si affaccia, poi rientra e si guarda allo specchio.

Andrea rientra. Guarda Giulia e non parla.

Giulia – Allora?

Andrea – Abbiamo deciso: non ci sono altre soluzioni, deve ritornare tutto come prima.

Giulia – Tutto come prima? Ma che stai dicendo?

Andrea - Comunque Germana sta venendo qui.

Giulia (indignata) – E’ troppo comodo adesso dire “basta, abbiamo scherzato, non ne parliamo più”, dopo che avete distrutto ogni possibilità di ricostruire la nostra unione, dopo che mi avete messa di fronte ad una realtà che mi ha ferita, dopo che ho fatto di tutto per comprendere te e soprattutto lei e i suoi problemi di moglie, madre, amica, dopo tutto questo mi sento dire “non ne parliamo più, torna tutto come prima”! Ma non capite che nulla può tornare come prima? E’ finita! E io che dovrei fare? Vivere con te che ami lei? Consolare le tue pene d’amore? Ma veramente pensate che io non abbia un’anima? Mi fate schifo!

Andrea – Possibile che ti dispiaccia tanto che io torni con te?

Giulia – Certo che mi dispiace. Perché non sei tu torni da me, è lei che, avendo deciso per tutti, ha stabilito che stia con me. Pensi che in tutto questo ci sia qualcosa che possa farmi piacere? Ma non potevate farvi una scopata senza dir niente a nessuno? In fondo era questo che volevate, non era il caso di combinare tutto questo casino. Mi avete coinvolta fino a questo punto e alla fine, semplicemente, mi dite che tutto torna come prima. Siete disgustosi!

Andrea – Ma noi potremmo ricominciare.

Giulia – Tu fai quello che vuoi. Per quanto mi riguarda ho ricominciato la sera stessa in cui ho assistito al vostro discorso. Con te è chiuso. Che poi tu stia con lei o con un’altra non m’interessa, quello che voglio è non continuare ad essere la vostra involontaria complice. E’ chiaro?

C’è qualche momento di silenzio in scena, ognuno sembra chiuso nei propri pensieri, poi bussano alla porta. Andrea va da aprire e torna con Germana.

Germana (rivolta a Giulia, con tono autoritario e aggressivo) – Allora, cosa vuoi?

Giulia – Voglio che prendiate una decisione e che mi lasciate in pace!

Germana – L’abbiamo presa: Andrea torna con te, non ti basta?

Giulia – Non voglio Andrea, voglio vivere in pace. Non posso più fingere con Lino …

Germana – Lino, Lino, sempre Lino! A Lino non posso dirlo, lo vuoi capire? Io ho due figli e …

Giulia (finalmente urlando) E basta! Basta con la storia dei figli, è una scusa troppo comoda! Sono sicura che se io avessi dei figli e tu no, diresti che per loro sarebbe meglio conoscere la verità piuttosto che vivere in una famiglia infelice.

Germana (sulla difensiva) – Non è vero! E poi i figli con noi stanno bene perché Lino è felice ed io fingo di esserlo, proprio per loro.

Giulia (con amarezza) – Lino, Andrea, i figli, te stessa, a tutti hai pensato meno che a me. Poco t’importa se hai distrutto definitivamente me, la mia famiglia e ogni mia illusione. L’importante è che hai riservato a te la serenità. La storia con Andrea è stata solo un’avventuretta e te ne sei fottuta del fatto che fosse mio marito!

Germana (insolente, come per dire ‘non hai capito niente’) Un’avventuretta! Come sei cattiva, ma cosa credi che io non soffra? Non è successo niente di quello che speravo: di Andrea non mi rimarrà nulla se non un grande rimpianto e tante dolcissime parole. (poi, con aria di sfida) Te lo puoi riprendere tuo marito, tra noi non c’è mai stato niente!

Giulia (incredula) Non so cosa significhi per te “niente”, ma per me il fatto che abbiate fatto l’amore non è “niente”.

Germana (sorpresa) Cosa? Io avrei fatto l’amore con Andrea? E chi te l’ha detta questa sciocchezza?

Giulia (fredda) – Questa sciocchezza la potevate sapere solo tu e lui e poiché non me l’hai detta tu è ovvio che me l’ha detta lui.

Germana – Andrea, ma perché hai detto questa bugia?

Andrea – Perché non è una bugia.

Germana (agitata) – Ma questo è pazzo! Giulia, ti prego, dimmi che mi credi.

Giulia (ferita, vinta dalle emozioni) – Vedi Germana, credere a te o a lui non ha importanza, l’unica cosa che conta è che in questo momento so con certezza che uno di voi due deliberatamente, in mala fede e senza motivo, mente. E’ una cosa molto triste.

Germana (avvicinandosi a Giulia e abbracciandola) – Forse ti ho fatto del male. Scusami. (poi, allontanandosi da Giulia) Posso telefonare a Lino? Gli voglio dire di venire qui. E’ veramente giunto il momento di parlare tutti insieme.

Andrea – Vai a chiamare dalla camera da letto.

Germana esce. Giulia e Andrea si guardano senza parlare, poi Andrea abbassa gli occhi. Giulia va verso la finestra.

Giulia – Finalmente stiamo scrivendo la parola ‘fine’.

Andrea – Finché non lo vedo non ci credo. Sapessi quante volte mi ha promesso di parlarne con lui.

Giulia – Auguri Andrea, stai per diventare felice.

Andrea – Mi sento inquieto, ma sono certo che anche tu sarai più felice senza di me.

Rientra Germana, piange.

Germana (asciugandosi gli occhi) – Lino sta venendo, sarà molto dura per me. Giulia, ti prego, stammi vicina. Gli ho solo accennato qualcosa e già urlava come un pazzo. Non potrò essere sincera fino in fondo.

Andrea – Che vuoi dire?

Germana – Non lo so, vedremo come andrà la discussione.

Giulia – Cerchiamo di rimanere calmi. Anche Lino ha bisogno di amicizia, non solo tu.

Germana – Certo, io non voglio che lui soffra. Dovrò stare bene attenta a quello che dico.

Giulia – Non sarebbe meglio dire la verità?

Germana – Stai scherzando? La verità spesso fa soffrire.

Giulia – E perché per me non avete avuto tanti riguardi?

Germana – Tu sei diversa e poi …

Giulia – Ti prego, non dirmi che io non ho figli!

Germana – No, volevo dire che tu non ami Andrea.

Giulia – Sai Germana, mi sto chiedendo che significato dai a questa parola.

Per amore ti sacrifichi o scegli la libertà?, per amore lotti o accetti la sconfitta?, per amore sei sincera o bugiarda? Ancora non l’ho capito.

Germana  - Con te non ho mai mentito.

Giulia – Ma di me non sei innamorata spero!

Germana – No, certo, però ti voglio molto bene. Giulia, io mi sento molto confusa.

Giulia – Speriamo di chiarirci presto le idee tutti quanti.

Bussano alla porta, Andrea va ad aprire e rientra con Lino.

Germana (correndo incontro al marito) – Lino, aiutami ti prego.

Lino (molto agitato) – Ma che è successo? Che sta succedendo?

Andrea – Lino, la vita …

Germana – Stai zitto, lascia parlare me.

Giulia e Andrea si scambiano un’occhiata.

Lino – Parli chi vuole, ma qualcuno parli per favore! (poi, rivolto a Germana) Cos’è questa storia che nascendo qualcosa tra te e Andrea?

Germana – E’ vero, sta nascendo qualcosa, lui mi ama ed è da tempo che mi sta pressando per avere una storia con me.

Lino – Andrea, ma dov’è la tua amicizia? Tu sei un uomo da quattro soldi!

Andrea – Lino, stai calmo e lasciami parlare. Le cose non stanno proprio così, è lei che ha fatto di tutto per mettersi con me.

Giulia – Meno male che dovevamo fare chiarezza!

Lino (sedendosi sulla poltrona e coprendosi il volto con le mani) Ma insomma, mi volete spiegare che sta succedendo? Giulia, tu non dici niente?

Giulia – Certo, io …

Germana (rivolta a Lino) – Per favore, ascolta me. Anch’io mi sto innamorando di lui e sto valutando al possibilità di andare a vivere con lui.

Lino (disperato) – No, ti prego! Ma perché, che ti ho fatto di male? Ho fatto sempre e solo quello che volevi tu. E tu mi hai tradito con Andrea! Dio mio, sto male.

Germana – No, non ti ho tradito, ho detto che mi sto innamorando non che mi sono innamorata.

Ancora una volta Andrea e Giulia si scambiano uno sguardo.

Lino (rivolto a Germana) – Ti prego, non mi lasciare, ti giuro che ti farò fare sempre tutto quello che vorrai. Se vuoi vivi pure una storia con lui, ma non mi lasciare. Io ti saprò aspettare.

Giulia – Bene! Abbiamo fatto il fidanzamento ufficiale! E io che mi sono preoccupata tanto di te, della tua sofferenza, della tua reazione! Ora è tutto a posto, sparite tutti e tre dalla mia vita, subito! Andate via!

Andrea (a Germana) – No, io così non voglio vivere. Se vuoi stare con me devi lasciare Lino.

Germana – Come faccio? Non vedi quanto mi ama? Ora ce ne andiamo. (poi, indisponente) Lasciateci un po’ in pace, ci risentiremo tra qualche giorno.

Germana e Lino si avviano verso la porta. Andrea e Giulia rimangono immobili, Giulia con lo sguardo smarrito, Andrea con gli occhi bassi.

Andrea – Me la pagherà. Ti giuro che quella donna me la pagherà! Tu non sai fino a che punto è una puttana!

Giulia – Lo è fino al punto che lo sei tu. Avete fatto le stesse cose, avete le stesse colpe.

Andrea – Ma riuscirai mai ad odiarla?

Giulia – Perché dovrei odiarla? Non odio te, non odio nemmeno lei. Vi siete lasciati prendere la mano, avete distrutto una cosa bellissima come la nostra amicizia, siete stati egoisti e vigliacchi, ma sono cose che riguardano voi e la vostra coscienza.

Andrea (guardando Giulia negli occhi) – E’ possibile che tu debba continuare a difenderla? Ma lo sai da quanto tempo è la mia amante?

Giulia (gelida, quasi senza respirare) – No, non lo so, dimmelo tu.

Andrea (teso) - Germana è la mia amante da due anni.

Giulia si accascia sulla poltrona, si abbandona sullo schienale e chiude gli occhi. Andrea le si avvicina e la guarda.

Andrea – Giulia, ho rovinato tutto.

Giulia – Scusa, ma faccio fatica a parlare. E’ incredibile! E in due anni quante volte avete mentito, ci avete presi in giro? Ma la cosa ancora più grave è beffarmi con la falsa sincerità! Perché, che senso ha avuto?

Andrea – Non lo so, è stata lei ad avere quest’idea. Ormai mi sono reso conto che per lei è stato solo un gioco, ha usato me per giocare contro di te.

Giulia (coprendosi il volto con le mani) – Accidenti è molto peggio di quanto la stessa Katya possa immaginare!

Andrea – L’hai detto anche a Katya?

Giulia – Sì, avevo bisogno di parlare con qualcuno. Ma perché ha fatto questo proprio a me?

Squilla il telefono.

Giulia – Pronto?

Germana – Passami Andrea.

Giulia – Ti sta ascoltando, parla.

Andrea – Dimmi.

Germana – Non lascerò mai Lino, lui ha messo tutta la sua vita ai miei piedi, ha detto che mi comprerà anche un’auto nuova. Mi ama troppo, non posso farlo soffrire. Per favore non mi chiamare più.

Germana chiude la conversazione.

Giulia – Caro Andrea, devi smettere di considerarti un astro splendente d’amore. E dobbiamo accettare che la nostra vita e i nostri sentimenti vengano barattati, tra l’altro, con un’auto nuova! Bella storia che hai vissuto!

Andrea – E tu che bella amica che avevi!

Giulia – A me ha insegnato che la persona più infida è quella che ti sta più vicina. A te cosa ha insegnato?

Andrea – Che non sempre si è protagonisti della propria vita, a volte si può essere un burattino inconsapevole.

Giulia – Sì, si è presa gioco di te e di me. E di fatto ha distrutto la nostra unione.

Andrea – Sai non è la prima volta che Germana vive una storia con qualche altro uomo.

Giulia – Non ci credo, a me l’avrebbe detto.

Andrea – Ancora?

Giulia – Già, è vero, che stupida che sono! Che devo dire? Evidentemente lei vorrà vivere finché sarà possibile queste storie che hanno poi il solito finale-rosa, e Lino le garantisce questo finale; e Lino vorrà vivere finché sarà possibile i finale-rosa che vengono dopo certe situazioni, e Germana gli garantisce queste situazioni. Questo è quello che li tiene uniti.

Andrea – E noi?

Giulia – Noi dovremmo capire cosa ci ha divisi.

Andrea – E’ finita?

Giulia  - Sì.

Andrea – E come faremo a capire quello che ci ha divisi?

Giulia – Un giorno, a mente fredda, ne riparleremo. Ora dobbiamo ricostruire un po’ della nostra serenità.

Andrea – Allora ci diciamo solo un arrivederci.

Giulia – Sì, arrivederci a chissà quando.

FINE SECONDO ATTO

EPILOGO

Giulia si guarda intorno, sistema freneticamente gli oggetti, si guarda allo specchio, si controlla l’abito, si guarda le mani. Si vede che è molto agitata.

Bussano alla porta e lei va ad aprire. Rientra con Andrea.

Giulia – Ti trovo veramente bene, sono contenta.

Andrea – Anche tu stai benissimo. Che piacere rivederti.

Giulia – Ricordi da quanto tempo non ci vediamo?

Andrea – Certo, sono quasi cinque anni.

Giulia (sedendosi di fronte a lui) – E ti sei chiesto perché ho voluto vederti?

Andrea – Sì, me lo sono chiesto. Ma soprattutto mi sono chiesto perché hai lasciato passare tanto tempo prima di chiamarmi.

Giulia – Non lo so. In effetti le occasioni per farlo certo non sono mancate né, per la verità, avrei avuto bisogno di un pretesto. Però solo un ‘ciao, come va?’ buttato distrattamente in un telefono non mi soddisfaceva. Ho voluto aspettare di avere proprio voglia di vederti, di stare insieme a te un po’ di tempo.

Andrea – Hai ragione, così è meglio. Mi dispiace che non sia stato io a pensarci.

Giulia  - Oh, non ha importanza chi ci abbia pensato per primo. L’importante è che uno l’abbia fatto e l’altro abbia accettato.

Andrea (sorridendo) – Sei sempre la donna sprezzante e sicura di sé oppure stai cercando di darti un tono?

Giulia (sorridendo a sua volta) – Figurati! Mi davo il tono proprio con te!

Andrea – Cosa avresti fatto stasera se non ti incontravi con me?

Giulia – Probabilmente niente. La televisione, un libro, a cinema. Non lo so. E tu?

Andrea – Credo che sarei rimasto a casa.

Giulia – L’hai detto a tua moglie che ti saresti visto con me?

Andrea – No, non avrebbe capito.

Giulia sorride.

Andrea – E non sorridere così! Renditi conto, forse nemmeno tu avresti capito!

Giulia – Io non avrei capito? Adesso mi fai ridere, altro che sorridere! Ho capito tante altre cose, non l’avrai dimenticato spero! E poi non volevo offendere nessuno, semplicemente mi divertiva l’idea che mio marito per incontrarmi dovesse inventare una scusa. E cosa le hai detto?

Andrea – Niente. Cioè le ho detto che incontravo degli amici.

Giulia – Bè, non è che hai detto una bugia.

Andrea – Visto? Ma poi che importanza ha quello che ho detto? L’importante è che siamo insieme.

Giulia – Eppure non ero convinta che avresti accettato; se tu avessi rifiutato mi sarebbe dispiaciuto, ma non te l’avrei detto. In fondo potevi ritenere la mia proposta una intromissione nella tua vita.

Andrea – Non è così e lo sai bene. Con te vicino ho sempre avuto quasi la completezza: una vera amica, fino ad esasperare perfino me stesso; una vera donna che ha saputo vivere il suo ruolo sia in retrovia che in prima linea, ma sempre con intelligenza; una persona che ha capito il mio lavoro, le mie stupidaggini, le mie convinzioni, una persona con cui ho potuto parlare sempre di tutto senza nessun problema. Mi sei mancata solo come moglie!

Giulia – Lo so, me l’hai detto tante volte e mi sono sempre chiesta che cosa significhi per te “moglie”. Ma ora al tuo fianco chi c’è, solo una moglie?

Andrea – Sì, c’è una moglie, ma quel “solo” che tu dici mi sembra un po’ troppo riduttivo.

Giulia – Bè, è una cosa che hai ridotto tu. Togli tutto quello che sono stata io per te mi sai dire che rimane?

Andrea – Dunque, vuoi sapere al mio fianco chi c’è? C’è una donna che mi vuole bene e che, in pratica, è esattamente il tuo opposto. Tu sei migliore di lei, ma non sono riuscito a volerti tutto il bene che meritavi. Non sto scherzando: sono sincero. Con te la vita era un continuo misurarsi…

Giulia  - … e tu invece hai bisogno di vincere senza confronti.

Andrea - Può darsi. E al tuo fianco chi c’è?

Giulia – Nessuno.

Andrea – E’ stata una scelta?

Giulia (sorridendo) – Pensi che non abbia trovato nessuno disposto a legare a me il suo futuro?

Andrea – Non scherzare. Voglio sapere davvero perché sei sola. Ti confesso che in alcuni momenti mi sento responsabile di te.

Giulia – Tranquillìzzati, è stata veramente una scelta. Però, Andrea, non avere un marito non significa essere sola, significa non essere sempre in compagnia, ma non immaginare che io viva come un eremita.

Andrea – Devo pensare che hai incontrato solo uomini che volevano vincere senza confronti.

Giulia – In realtà ho avuto paura di sbagliare di nuovo tutto. Ho preferito vivere questi anni come mi andava, senza alcun limite o, se vuoi, con tutti i limite della solitudine. Però non ho rimpianti. Una cosa è crearti una famiglia con l’entusiasmo dei vent’anni e senza esperienze precedenti e una cosa è farlo a trenta dopo un primo fallimento. Diventa tutto più difficile, tendi, quasi inconsapevolmente, a distruggere un rapporto appena avverti che potrebbe diventare definitivo. Le mie esperienze, così come le ho vissute, mi hanno obbligata ad essere molto più esigente, soprattutto verso me stessa. A quel punto per ritrovare la voglia di una nuova famiglia devi solo trovare il principe azzurro, cioè: niente!

Andrea – Pensi che se non ci fosse stata quella storia di Germana la nostra vita avrebbe avuto un altro corso?

Giulia – No, non credo. Ti avrei perso comunque, Germana o un’altra qualunque. Ma non parliamo di lei. Non saremmo in grado, né io e né tu di essere obiettivi. Nel corso di questi anni l’ho odiata, ignorata, ammirata, compresa, condannata e altro ancora, ma ormai ci penso sempre meno.

Andrea – Non credo sia giusto non parlarne. Poteva essere un’altra, d’accordo, ma è stata lei e se stasera siamo qui, così, lo dobbiamo anche a lei.

Giulia – E va bene, parliamone. Comunque per quanto mi riguarda non posso aggiungere nulla a quello che ho già detto; non so più niente di lei e della sua famiglia. E tu?

Andrea – Io qualcosa ne so. Ogni tanto mi arrivano notizie da conoscenze comuni.

Giulia – E che fanno? Come vivono?

Andrea – Lei vive come può vivere una donna che è stata giustificata e compresa da tutti tranne che da se stessa. Non riesce a perdonarsi e puoi immaginare cosa significhi.

Giulia – E lui?

Andrea – Lino, lo sai, ha fatto una scelta coraggiosa e credeva di averla fatta per amore verso sua moglie. L’ha fatta, invece, per i figli, l’ha capito e si è dedicato a loro anima e corpo ritrovando la dignità che anche lui aveva perso in quella storia. Insomma non sono felici.

Giulia – E chi può dire di esserlo?

Andrea – Io almeno ci provo, ma tu mi sembri proprio rassegnata.

Giulia – Vedi? Questa è un’ulteriore conferma che la vita la vediamo in modo diverso. Risposarsi significa provare ad essere felice?

Andrea – No, certo non è quello, però io non rinuncio a vivere.

Giulia – Nemmeno io, ma certo non inseguo la felicità duratura. Ogni tanto un attimo di felicità. Anche stare con te, stasera, per me è un momento di felicità.

Andrea (abbracciandola) - Giulia, vogliamo andare a cena fuori?

Giulia – Sì, mi sembra un’ottima idea. Sarà il modo giusto per dirci definitivamente addio.

I due escono.

Cala il sipario

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