Giulietta Romeo

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GIULIETTA ROMEO

Dramma poliziesco in due atti

di Eugenio Maria Bortolini

in collaborazione con il Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica di Bologna

            <<…for thou art

As glorious to this night, being o’ er my head,

As is a wingèd messenger of heaven

Unto the white-upturnèd wondering eyes

Of mortals that fall back to gaze on him

When he bestrides the lazy, puffing clouds

And sails upon the bosom of the air. >>

.

<< …Sei bella in questa notte

e mi sovrasti come un alato messaggero celeste,

cavalcante su pigre e sbuffanti nuvole, per volare in seno all’aria.

Sorvola i mortali che, nel levare lo stupido sguardo verso l’alto,

si piegano all’indietro e fan biancheggiare gli occhi. >>

Romeo e Giulietta – William Shakespeare

Personaggi:

DOTT. GUGLIELMO VERONESI, Commissario Capo Polizia - Sezione Omicidi

DOTT.SSA BEATRICE MANTOVANI, Dirigente Gabinetto Polizia Scientifica

ELENA VERONESI, Moglie Dott. Veronesi

AGENTE LORENZINI, Agente di Polizia - Squadra Mobile

COLLEGA DI LORENZINI, Agente di Polizia - Squadra Mobile

AGENTE TIBALDI, Sopralloghista Polizia Scientifica

AGENTE SANSONI, Sopralloghista Polizia Scientifica

AGENTE GREGORI, Sopralloghista Polizia Scientifica

DOTT. BALDASSARRI, Medico Legale

SIGNORA ESTELLA BENFANTI, Portinaia

PIETRO BENVOLI, Condomino

PARIDE RIGHINI, Amante di Giulietta Romeo

           

Scene:

ATTO I: la scena si svolge nella camera da letto di un appartamento. La stanza è arredata in modo estroso e colorato. Le pareti hanno colori diversi, rosa, bordeaux, rosso. Un grande specchio è piazzato frontale al letto e diversi grandi pupazzi di peluche sono sparsi qua e là nella stanza. Una tenda bianca tirata al centro della stanza, lascia intravedere una presunta porta finestra. Da una parte della scena è visibile un caminetto con le braci morenti, con una cornice barocca in marmo ed una pianta rigogliosa in un angolo, completa l’arredamento. Alle pareti sono appesi alcuni quadri con immagini erotiche. Sul letto, supino, il corpo di una giovane donna, vestita discintamente, giace immobile, imbrattato di sangue. In alcuni momenti, la scena si sposta in platea sotto il palcoscenico, tra le file degli spettatori. Frontalmente al pubblico, proprio sotto il palco, posizionate centralmente, sono piazzate due sedie con in mezzo un tavolinetto. Il tutto sarà illuminato dall’alto con un occhio di bue.

ATTO II: la stessa scena, ma il corpo della donna sul letto è stato rimosso ed al centro della stanza, verso il proscenio, sono piazzate tre sedie ed un tavolinetto, due sedie da una parte ed una dall’altra dello stesso.

ATTO PRIMO

Sipario chiuso; si spengono lentamente le luci in sala, fino al buio completo. Dopo qualche secondo, il suono di un telefono cellulare rompe il silenzio. Si accende un occhio di bue che illumina un posto nel centro della platea, occupato da un uomo, elegantemente vestito, che cerca il cellulare nelle tasche interne della giacca. Un signore seduto accanto a lui dà segni di impazienza.

VICINO - (a voce alta, quasi tra sé) Ma insomma, con questi cellulari…

VERONESI - (al vicino) Mi scusi, sono un Funzionario di Polizia, devo essere reperibile. (risponde al telefono) Pronto?… Sì, sono io… Sì, a teatro… Come?… Quando è successo?… Ho capito. Chi c’è sul posto?… Ma l’Ispettore Saluzzi non c’è?… E Antonini?… In ferie, figuriamoci… D’accordo, arrivo… Mandatemi una macchina… Via Volto Santo, 1. (riponendo il telefono nella giacca, si rivolge alla donna seduta accanto a lui, in modo imbarazzato) Scusa Elena, ma è un’emergenza, devo andare… (vedendo che la donna accenna anch’essa ad alzarsi, spazientita) No, tesoro… tu resta, mi hanno detto che è un bello spettacolo… (si alza, costringendo tutti gli spettatori della sua fila ad alzarsi per permettergli di uscire. Una volta nel corridoio, sparisce nel buio)

MOGLIE DEL VERONESI - (freddamente) Ma cosa vuoi che resti!… (accenna a seguirlo poi, dopo qualche secondo, con tono rassegnato, leggermente amareggiato) Oggi è il 6 Gennaio, sono le 21.30. Ieri Guglielmo mi ha chiesto: “Che regalo vorresti, quest’anno per le Feste?” Io avrei voluto rispondergli: “Vorrei te… non ci sei mai…” Invece gli ho detto: “Mi piacerebbe tanto andare a teatro…” Ho pensato che comunque saremmo stati insieme, ma ancora una volta non è così. Ne abbiamo discusso ore ed ore ed ogni volta, lui liquida la faccenda allo stesso modo: “Lo sai com’è fatto il mio lavoro… Non è solo per la carriera, lo fai anche per te stesso, per la tua coscienza… è sacrificio, Elena, sacrificio…” (pausa) Lo so… sono la moglie del Dr. Veronesi… del Commissario Veronesi… ma ogni tanto mi piacerebbe essere solo Elena, la moglie di Guglielmo… (BUIO. L’occhio di bue si spegne, lasciando al buio l’ambiente per qualche istante. Parte una musica, “Prelude” di J. Baker e S. Borden, che si mixa ad un suono di bitonali di Pantere. L’ambiente viene illuminato da una serie di lampeggianti blu, piazzati in diversi punti nascosti del teatro. Mentre si accendono le luci sul palcoscenico, la musica continua fino a sfumare. Un poliziotto in divisa entra lateralmente in scena rimanendo appena visibile alla platea; tiene in mano un rotolo di nastro adesivo a strisce verticali rosse e bianche. Guarda il corpo della donna sul letto per qualche istante)

POLIZIOTTO - (rivolgendosi a qualcuno fuori scena, alle sue spalle) Lorenzini?… (alzando il tono) Lorenzini?!…

LORENZINI - (da fuori) Sì?

POLIZIOTTO - L’hai già chiamata la Centrale?

LORENZINI - (da fuori) Sì… ha già avvertito anche l’ispettore… era a teatro, figurati… arriva qui che è già una bestia…

POLIZIOTTO - La Scientifica? (comincia a srotolare all’altezza delle caviglie il nastro adesivo che attraverserà, una volta fissato ai due estremi del proscenio, tutta la scena del crimine)

LORENZINI - (entrando in scena) Sì, hanno già avvertito anche loro… tra un attimo dovrebbero essere qui. (Mentre i due poliziotti, camminando sul bordo del proscenio, tendono il nastro e lo sistemano, entra in scena lateralmente un’anziana signora, vestita discintamente, con una lunga gonna pesante scura ed uno scialle di lana sulle spalle con un mazzo di chiavi in mano)

BENFANTI - Scusate, ma la mia copia delle chiavi, devo darla a voi? (guardando di sottecchi il letto) Dio che disgrazia! Povera Giulietta…

LORENZINI - (dirigendosi deciso verso di lei) Signora, per favore! Le ho già detto di restare fuori dall’appartamento! E tanto più da questa stanza! Quando sarà il momento la chiameremo noi, non si preoccupi…

BENFANTI - Guardi che io so tante cose di Giulietta, poverina!!

POLIZIOTTO - Signora, abbiamo capito. Tra poco sarà qui il Commissario, il dottor Veronesi, che sicuramente le farà tante belle domande… Adesso stia fuori e chiuda la porta dell’appartamento (a Lorenzini) Vai tu, dai, con lei…

BENFANTI - La porta l’ho già chiusa, anche perché in fondo alle scale c’erano delle persone che si stavano mettendo delle tute da lattaio, che hanno delle facce poco raccomandabili…

LORENZINI - (uscendo di scena con la signora) Macché poco raccomandabili! Quelli sono della polizia scientifica e devono venire qui… Forza, andiamo signora… (Dal fondo della platea, entrano tre personaggi. due uomini ed una donna, i sopralloghisti della Scientifica: Sansoni, Tibaldi e Gregori, che indossano le tute bianche da sopralluogo. Hanno con sé la valigetta, la borsa della telecamera, quella della macchina fotografica ed il materiale per l’indagine. Mentre i tre sopralloghisti entrano in platea, il poliziotto rimane ancora in scena per alcuni istanti, osservando la stanza e poi esce, lateralmente. Il dialogo dei sopralloghisti si svolge mentre si vestono e preparano gli strumenti per il sopralluogo, controllano la valigetta, caricano la macchina fotografica, ecc.)

TIBALDI - (mentre continuano ad indossare i guanti, gli occhiali, ecc., in tono didascalico) …dopo aver scrupolosamente indossato le tute bianche d’ordinanza per evitare qualsiasi tipo di contaminazione dell’ambiente, procediamo, attrezzati di numero una borsa contenente: numero una macchina fotografica marca NIKON, modello F3 con rullino 100 ASA dotata di numero uno flash Metz 60, una batteria più una di riserva. Numero una borsa contenente: fotocamera digitale SONY V400. Numero una valigetta rilievi contenente: set alfanumerico, polveri e pennelli per esaltazione impronte latenti, provette, acqua distillata, guanti di lattice…

SANSONI - (interrompendolo, spazientito) Tibaldi?… Uscire con te, sembra di essere tornati al corso… È da un’ora che stai ripetendo il manuale, completo di note a piè pagina… non ne posso più…

TIBALDI - Ma scusa, Sansoni… La Gregori è un nuovo agente di polizia scientifica e, come tale, si ritiene opportuno affiancarlo ad un collega più esperto al fine di attivare un training concreto ed esaustivo e la corretta applicazione delle teorie esposte, analizzate ed interiorizzate durante i mesi di corso… onde per cui…

SANSONI - (interrompendolo) Va bene, va bene Tibaldi!… Come vuoi tu…

TIBALDI - No, non come voglio io, ma attenendosi alle regole ed alle ordinanze…

SANSONI - (interrompendo Tibaldi e rivolgendosi alla ragazza) Io so solamente che questa è tutta una favola teorica… Al di là di quello che ti hanno raccontato al corso, quando sei sul campo, le cose sono molto diverse… La vita di un sopralloghista è dura e per niente affascinante. Io, per esempio, facevo il ragioniere prima… Beh, il primo giorno di servizio in Polizia, prima di fare il corso della scientifica intendo, mi mandarono allo Stadio a fare ordine pubblico… Mentre andavamo in bagno… perché noi poliziotti andiamo in bagno in due, no, come le ragazzine… insomma, alcuni tifosi cominciarono a sputarci addosso dall’alto, così, senza nessuna ragione, solo perché avevamo la divisa, no? Ed io pensai subito: ma se fossi rimasto in Comune a mettere timbri sulle pratiche? Ma chi me l’ha fatto fare?

GREGORI - E chi te lo ha fatto fare?… Cioè, intendo… te la sei data poi questa risposta?

SANSONI - Ma… forse perché la divisa ti dà sempre una certa autorità… perché comunque, alla fine, la gente ha bisogno di te… sei importante, insomma… ed anche se magari qualcuno ti disprezza, ti odia addirittura, no… però sono molte di più le brave persone che ti considerano indispensabile… e quando vedo una volante delle nostre che corre con la bitonale che urla… allora non penso a cosa ci sta dietro… agli ordini assurdi… alle notti insonni… ai panini cattivi… ai caffè freddi… agli sputi, appunto… quando la vedo sfrecciare a tutta velocità, penso che magari, questa volta ce la fanno… che arrivano in tempo… che questa volta li prendiamo… che un pochino lo stiamo pulendo, questo mondo schifoso…

TIBALDI - (interrompendo il monologo e porgendo ai due agenti la macchina fotografica e la telecamera) Allora Gregori, l’indagine scientifica, come senz’altro ti ricorderai, avviene seguendo scrupolosamente quest’ordine… (squilla il cellulare e Tibaldi lo estrae dalla tuta con difficoltà) Accidenti, adesso mi tocca di spogliarmi…

SANSONI - Ecco Gregori… osserva bene, (indicando Tibaldi, in difficoltà) questo è un concreto esempio della praticità di queste tute… a parte il fatto che, come dicono i giornalisti quando ci vedono, sembriamo mascherati da profilattico, ma soprattutto, se ti scordi qualcosa all’interno, sei finito… per trovarlo, ci metti lo stesso tempo che occorre ad una vipera per cambiar pelle…

TIBALDI - (rispondendo al cellulare) Sì, pronto?… Sì dottoressa, siamo già sul posto… No, non ancora… Stiamo entrando adesso… Io, l’Agente Sansoni e l’Agente Gregori… Certo dottoressa… Ho capito… Nel caso, l’avverto immediatamente, d’accordo… A dopo. (riaggancia)

SANSONI - (continuando il discorso) …e poi il caldo che fanno ‘sti cosi… tutte le volte che l’indosso, quando la levo, ho fatto la doccia… non passa aria… se sei claustrofobico, ti viene una crisi epilettica qui dentro…

TIBALDI - Sansoni, smettila di criticare che influenzi negativamente la Gregori… Era la dottoressa Mantovani, ha detto che tra poco è qui anche lei, quindi, non perdiamoci in chiacchiere… Mi ha chiesto se avevamo già visionato la scena criminis … e ha usato quel “suo tono”… quindi, forza…

GREGORI - Che tono?

SANSONI - Si chiama “incazzosità a prescindere”… cioè, indipendentemente dal fatto che tu abbia commesso qualche scorrettezza… comunque, lei è già alterata… così ti tiene sulla corda, capito? Ti domina, il Funzionario… me la immagino… avrà chiesto: (imitando una voce femminile, leggermente alterata) “Tibaldi? Avete già analizzato la scena del crimine, VERO?!” Ed è in quel “vero”… che la Mantovani è maestra nel comunicarti che, comunque, sei già in fallo…

TIBALDI - Andiamo Sansoni, smettila di fare il teatrino… la dottoressa mi ha anche detto che il Magistrato che segue il caso è il dottor Ruggeri…

SANSONI - Ruggeri?! Siamo rovinati… adesso comincia un concertino di telefonate che sembra di essere alla fiera dei carillon… e dove siete? E cosa fate? E perché non avete repertato questo e quello? E dov’è il Commissario? E tenetemi informato… e che tempo fa? Lì piove o c’è il sole? Cosa gli importerà poi, del tempo… ma?

TIBALDI - (interrompendolo, didascalico) Allora, Gregori, dicevamo che l’indagine scientifica avviene seguendo scrupolosamente quest’ordine: dal generale al particolare, dall’esterno all’interno, dal basso verso l’alto e da destra verso sinistra… quindi… ora i tre agenti Tibaldi, Sansoni e Gregori, entrando sulla scena del crimine, seguiranno questo ordine nell’analisi della stessa… Ricordati, Gregori, che il reo lascia sempre tracce sul luogo del crimine ed il luogo del crimine lascia tracce sul reo, quindi… (mentre parla esce di scena da una porta sottostante al palco)

SANSONI - (soffermandosi in sala) Sembra sempre di andare in giro con Mosè, quando esci con Tibaldi. Con le Tavole della Legge qui… (indicando) sul collo… (cambiando tono) Cos’è successo qui, esattamente?

GREGORI - Ma… sembra che la portinaia del palazzo abbia trovato morta una ragazza che abita qui. Pare che fosse una prostituta… sai di quelle che ricevono in casa…

SANSONI - Una ragazza? Allora è giovane…

GREGORI - Era giovane…

SANSONI - Beh, sì d’accordo… era… No, sai perché mi meraviglio? Da quando faccio questo mestiere, mi sono sempre capitate delle morte anziane… magari d’infarto, mentre si facevano il bagno, a cavallo del bidet… ed i colleghi mi sfottono per questo… mi chiamano il “sopralloghista delle nonne”. Non ti dico altro… E il fatto è che nel quartiere dove abito, s’è sparsa la voce e quando passo io… io lo vedo che gli anziani mi evitano, che mi sfuggono, abbassano gli occhi, cambiano strada… si toccano… guarda che è terribile, eh?

GREGORI - Sansoni, mi spieghi come fai ad avere tutta questa parlantina mossa con quello che dobbiamo fare?

SANSONI - È il mio modo per scaricare, più parlo più mi concentro… Ma non bisognerebbe farlo, se mi sentisse Tibaldi… (facendogli il verso) “Durante la fasi di sopralluogo deve essere mantenuto un rigoroso silenzio per permettere agli agenti la rilevazione oggettiva…” bla, bla, bla… (mentre parla esce di scena, seguito dalla Gregori. Entrano in scena sul palcoscenico dall’entrata laterale, Tibaldi e Lorenzini)

TIBALDI - Nessuno ha contaminato la stanza, vero?

LORENZINI - nessuno… cioè… siamo entrati qui solo io, il collega, quelli del 118 e… la signora…

TIBALDI - Che signora?

LORENZINI - La portinaia… è stata lei a trovare il cadavere… Dice che quando è entrata in casa, ha visto alcune tracce di sangue che conducevano…

TIBALDI - (interrompendolo) Presunta sostanza ematica…

LORENZINI - Come?

TIBALDI - Ho detto: presunta sostanza ematica… perché che sia sangue, è da stabilire…

LORENZINI - Va beh, dai, che vuoi che sia?

TIBALDI - Presunta sostanza ematica. Fino all’avvenuta analisi certificante, è e resta solo presunta sostanza ematica, non traiamo conclusioni affrettate. (Entrano in scena sul palcoscenico dall’entrata laterale, Sansoni e la Gregori. Durante il dialogo, i sopralloghisti si muovono con grande circospezione, iniziando le procedure operative di rito)

SANSONI - Allora, tu comincia da fuori a fotografare lo stabile… (guardando il cadavere sul letto) Accidenti che bella ragazza! (alla Gregori) Fai attenzione al sangue…

TIBALDI - (interrompendolo) Presunta sostanza ematica…

SANSONI - Come?

TIBALDI - Ho detto: presunta sostanza ematica… perché, ripeto, che sia sangue, è da stabilire…

LORENZINI - (a Sansoni) Nessun problema… ha appena fatto un cicchetto anche a me… Ciao Sansoni…

SANSONI - Ciao Giovanni… Sì, poi oggi è particolarmente accanito…

TIBALDI - (interrompendolo) Preciso, non accanito… preciso… E comunque, lo sono sempre…

SANSONI - (a Lorenzini) Una nuova collega… Maria Gregori…

LORENZINI - (facendo un cenno di saluto alla Gregori) Lorenzini… Giovanni…

GREGORI - Ciao…

TIBALDI - Invece di perdervi in convenevoli… Maria, tu comincia a fotografare… e tu, mi passi la lampada di Wood?

SANSONI - (mentre cerca nella valigia, in tono sarcastico) Ascolta, convenevoli… guarda che stai pestando una “presunta sostanza ematica…

TIBALDI - (scattando, alterato) No!!! Porca miseria porca! Guarda qua, guarda!! (Entrano in scena sul palcoscenico dall’entrata laterale il dottor Veronesi e il 1° poliziotto)

VERONESI - (entra, parlando al cellulare, seguito dal 1° poliziotto) Sì, Commendatore… No, ancora devo verificare… Sto entrando adesso… Certo… Appena arriva il medico legale… D’accordo… La tengo informata, a risentirci… Come?… No, non piove… saluto. (riaggancia, poi si rivolge al 1° poliziotto) Oh, quando telefona, Ruggeri vuole sempre sapere se c’è il sole o piove? Cosa gliene fregherà?! Ho anche pensato: se piovesse, potrebbe alterarsi la scena del crimine, ma siamo al chiuso!! Mah?!

POLIZIOTTO - Si figuri che tra noi lo chiamiamo il magistrato Bernacca…

VERONESI - (Al 1° poliziotto) Allora, senti… dopo mi chiami Lo Presti e Gargiulo che si tengano pronti e a disposizione… (il 1° poliziotto esce di scena. Ai presenti) Signori… (Tutti i presenti rispondono al saluto)

GREGORI - Allora, io comincio con l’esterno… (esce di scena)

TIBALDI - Sì, mi raccomando, con precisione, senza tralasciare niente. Fai tutto il percorso per arrivare qui. Ricorda: campo e contro campo… e attenzione, Gregori: 80% pensiero e 20% azione… 80… 20… (accorgendosi che Veronesi lo sta guardando perplesso) È una nuova collega… (Mentre si svolge il dialogo tra Veronesi e l’agente Lorenzini, che avverrà lateralmente al proscenio, i due sopralloghisti continuano nelle operazioni di rilievo)

VERONESI - (scrive su un taccuino) Allora Lorenzini? Cosa abbiamo?

LORENZINI - Allora dottore: si chiamava Romeo, di nome Giulietta, età 25 anni. Ho trovato la carta d’identità in salotto… nata a Verona e residente…

VERONESI - Parenti?

LORENZINI - No, viveva qui da sola e gli unici parenti che sembra avesse erano i suoi genitori… Ma sono deceduti tre anni fa in un incidente stradale.

VERONESI - (compiaciuto) Accidenti! Bravo Lorenzini!

LORENZINI - Grazie dottore, ma ho parlato con la signora Stella…

VERONESI - E chi è?

LORENZINI - (estrae, a sua volta un taccuino e legge) La signora Stella Benfanti… È la portinaia dello stabile, una signora anziana che conosce tutti e pare anche un po’ tutto di tutti, qui dentro… È da lei che ho saputo che la Romeo faceva la… insomma che batteva, dottore…

VERONESI - Era una prostituta?

LORENZINI - Sì, dottore, di quelle che lo fanno a casa…

VERONESI - Il protettore?

LORENZINI - La signora Stella ha detto che non la proteggeva nessuno… che era una indipendente…

VERONESI - Verificami se ha dei parenti… cugini, zii, qualcosa del genere… (mentre Veronesi parla, Lorenzini prende appunti) E comunque amici ne avrà avuti… Ed anche la storia dell’incidente dei genitori… Ah, controlla se era già fotosegnalata… come prostituta, intendo… Poi voglio la sicurezza che non avesse il pappone… Chiedi anche ai colleghi della Centrale di Verona notizie su di lei e la famiglia. Dovremmo riuscire a conoscere qualche nominativo dei suoi clienti… Avrà avuto un’agenda, una rubrica telefonica… Metti sotto controllo il telefono e verifica se c’è una segreteria telefonica e, nel caso, se ci sono messaggi… E poi controlliamo gli ultimi numeri composti… (si guarda intorno, percorrendo, con lo sguardo, la stanza) Vedi se riesci a trovare anche un diario… o qualcosa del genere… Tutti questi pupazzi mi fanno pensare che potrebbe essere stata tipa da tenerne uno… (rivolgendosi a Sansoni) Sansoni?

SANSONI - Ma guardi Ispettore… non ci sono segni di lotta o qualcosa che possa indurre a pensare ad una violenza di nessun genere, nessun segno contusivo, insomma… tutta la sostanza ematica… (scorgendo l’occhiata di Tibaldi) la presunta sostanza ematica… dovrebbe appartenere alla vittima, alla quale è stata inferta una lesione da mezzo tagliente all’altezza della carotide che potrebbe aver procurato il decesso…

VERONESI - L’arma del delitto?

SANSONI - Abbiamo rinvenuto quel coltello che, ad una prima indagine, potrebbe essere l’arma usata dall’omicida. Tibaldi sta facendo i rilievi dattiloscopici e sta rilevando le tracce biologiche…

VERONESI - Tibaldi? Violenza sessuale?

TIBALDI - Da una prima sommaria rilevazione delle lesioni, indicative della causa e dei mezzi che hanno provocato la morte del soggetto ed i presunti imbrattamenti ematici, direi, in via del tutto ufficiosa che no, non siamo in presenza di un caso di violenza sessuale… Comunque appena arriva il medico legale…

VERONESI - (interrompendolo, spazientito) Ecco appunto! Quando arriva ‘sto medico?!

TIBALDI - Il dottor Baldassarri ha detto che stava arrivando… anzi, dovrebbe essere già qui, ormai. (comincia a squillare il cellulare e Tibaldi, con difficoltà, lo estrae dalla tuta)

VERONESI - D’accordo, avvertitemi quando arriva e fatemi sapere se trovate qualcosa di interessante… (a Lorenzini) Adesso andiamo a conoscere la signora…?

LORENZINI - Benfanti…

VERONESI - Benfanti… (squilla il cellulare)

TIBALDI - (al cellulare) Sì?… Sì dottoressa, stiamo procedendo… Il medico legale dovrebbe essere qui tra poco, sì…

VERONESI - (al cellulare) Pronto? Sì, dottore… abbiamo trovato l’arma, un coltello… Una prostituta, sì… (Squilla il cellulare di Sansoni)

SANSONI - (rispondendo) Sansoni… Ah ciao, Mantuso… no, siamo sul posto da mezz’ora circa… (Le conversazioni dei tre personaggi si accavallano per alcuni istanti. L’agente Lorenzini compone un numero sul suo cellulare e si unisce al gruppo; le conversazioni telefoniche hanno un ritmo incalzante)

VERONESI - …sembra fosse una prostituta… giovane… poco più di vent’anni…

TIBALDI - …presunte tracce ematiche… ma segni di violenza, no… almeno ad un primo esame…

LORENZINI - Ciao sono Paolo… Senti, ti do un nominativo, mi controlli se c’è già stato un fotosegnalamento?

SANSONI - Sì, adesso con la planimetria del palazzo dovrei riuscire a verificare…

VERONESI - Sì, commendatore, adesso controlliamo dai colleghi della Centrale di Verona… Come?… No, commendatore, non sta piovendo… (Veronesi e Lorenzini escono di scena entrambi ancora al telefono, mentre rientra la Gregori)

GREGORI - Io fuori ho finito, adesso procederei qui.

TIBALDI - Sì, aspetta che vengo a controllare. Attenta a non inquinarmi la scena. Comincia dai quattro angoli della stanza… (a Sansoni) Sansoni? Diamo un’occhiata a Giulietta? (estrae dal giubbotto un taccuino) Allora… (Sansoni si avvicina con precauzione al corpo) razza? (Squilla il cellulare di Sansoni)

TIBALDI - (imperativo) Sansoni, il cellulare deve rimanere spento durante le fasi di repertazione! Se squilla quando c’è la dottoressa Mantovani, ci sbrana tutti e tre…

SANSONI - Scusa Tibaldi, ma per un attimo mi è parso di non essere il solo con il telefono acceso…

TIBALDI - Ma che c’entra… quello è lavoro…

SANSONI - (non lo ascolta e risponde) Sì?… Non posso adesso, Luana, sto lavorando…

TIBALDI - (alterato) Luana?!

SANSONI - Quello che vuoi… sì, sceglilo tu… adesso devo riattaccare, fagiolino… Sì, va bene… Sì, anch’io… Tanto tanto… Ciao…

TIBALDI - Adesso spegni ‘sto telefono… se no, magari, il fagiolino ti richiama quando c’è la Mantovani…

SANSONI - È inutile che tu faccia dell’ironia. Voleva sapere cosa le regalo… Guarda che, per la gente normale, siamo pur sempre sotto le Feste.

TIBALDI - (con il taccuino in mano) Sì, sì certo… e chi se n’accorge delle Feste… allora, concentrazione! Razza?

SANSONI - (esaminando da vicino il cadavere) Caucasica.

TIBALDI - Sesso?

SANSONI - Femmina.

TIBALDI - Età apparente?

SANSONI - no, età sicura… dalla Carta d’Identità… aveva 25 anni…

TIBALDI - Lo so che ne ha 25, voglio sapere quanti ne dimostra… Età apparente?

SANSONI - (scambia un’occhiata con la Gregori) Età apparente… direi… dai 20 ai 25 anni…

TIBALDI - Bene… colore del capillizio e delle iridi…

SANSONI - (leggermente sarcastico) Il capillizio ce l’ha castano, biondo… tinto

TIBALDI - Castano, biondo o tinto?

SANSONI - Tutte e tre, Tibaldi!

TIBALDI - Iridi?

SANSONI - Azzurre.

TIBALDI - Contrassegni?

SANSONI - Come?

TIBALDI - Tatuaggi, cicatrici, deformità…

SANSONI - (manipolando con accortezza il corpo) Vaiolo sull’avambraccio sinistro e… un tatuaggio sull’avambraccio destro di circa 5 centimetri di altezza per 4 di larghezza, monocromatico…

TIBALDI - Rappresentante…

SANSONI - Rappresentante una piccola strega su una scopa… (Mentre Tibaldi e Sansoni parlano, la Gregori, che si è accovacciata vicino al letto per scattare altre foto, si accorge di un foglio di carta che sporge leggermente da sotto il letto, occultato parzialmente dal copriletto. La Gregori fotografa il foglio)

GREGORI - (eccitata) Ehi, ragazzi guardate qui! (Si accende un occhio di bue sotto il palcoscenico mentre le luci sul palcoscenico sfumano leggermente; sono illuminante due sedie, una di fronte all’altra ed un tavolinetto tra le sedie. Entrano, da una porta sottostante il palco, la signora Benfanti, che ha in mano uno straccio ed un flacone di Glassex, seguita dal Commissario Veronesi. Mentre si svolge il dialogo tra la Benfanti e Veronesi, sul palcoscenico i tre sopralloghisti continuano l’azione, in silenzio, repertando la lettera e leggendola con interesse. Tibaldi, accenderà la lampada di Wood creando, nella penombra della scena, un effetto fluorescente)

VERONESI - Prego, signora, si accomodi… Ecco, ci mettiamo qui a fare due chiacchiere, così non ci disturba nessuno…

BENFANTI - Si guardi dottore, perché c’è una confusione che chissà come mi riducono le scale, tutti questi signori che vanno e vengono… (si siedono uno di fronte all’altra)

VERONESI - (estraendo il taccuino dalla giacca) Allora signora… io mi chiamo Veronesi e sono il Funzionario di Polizia che si occuperà delle indagini relative a questo fatto…

BENFANTI - (quasi interrompendolo) Povera Giulietta! Ma povera bimba… era così bella… che sciagura… che tragedia…

VERONESI - Sì, è una tragedia… e siamo qui proprio per capire come può essere avvenuta e soprattutto per trovarne il responsabile. Quindi, signora, lei dovrebbe essere così cortese da rispondere a qualche domanda che le farò.

BENFANTI - (con trasporto) Tutte quelle che vuole, tutte quelle che vuole, ispettore!

VERONESI - Sì… io sono Commissario, signora… Commissario Capo…

BENFANTI - Commissario Capo? Ah ecco, bene, ho capito Ispettore…

VERONESI - Ecco sì, appunto… Allora… lei è la signora Benfanti Stella e…

BENFANTI - (interrompendolo) E-stella…

VERONESI - Come?

BENFANTI - Io mi chiamo Estella… non Stella…

VERONESI - Estella?! Che bel nome… di origine spagnola, immagino…

BENFANTI - Proprio così dottore… dicono che qualche mio parente venisse da là, ma la mia famiglia ha origine nel nord Europa. Infatti la mia nonna mi raccontava che, quando era giovane, andava sempre a trovare sua nipote, con una neve, una neve, una neve!

VERONESI - (interrompendola) Mi scusi… mi scusi, signora, ma dovrei sapere da lei qualcosa che mi possa aiutare con Giulietta…

BENFANTI - Ah… sì già, mi scusi… ma sa, sono un po’ confusa…

VERONESI - Non si preoccupi, Estella… posso chiamarla così? (le sorride)

BENFANTI - Certo Ispettore… grazie…

VERONESI - Allora Estella… lei qui, mi hanno detto, è la portinaia?

BENFANTI - Sì, sì… sono io che gestisco un po’ tutto… se non ci fossi io, guardi…

VERONESI - (interrompendola) Ma lei recepisce uno stipendio… dall’amministratore del condominio, intendo?

BENFANTI - Per cosa?

VERONESI - Voglio dire… lei ha un contratto per la gestione della portineria o…

BENFANTI - (interrompendolo) No, no… Vede dottore, io sono sola, non mi sono mai sposata, e non ho parenti. Vivo qui da sempre e l’unica cosa che faccio è tener un po’ dietro a questo palazzo… E la gente si fida di me. Ed allora io faccio un po’ tutto qui… lavo le scale, annaffio i fiori del giardinetto… ha visto che bei ciclamini che ci sono all’ingresso?

VERONESI - Sì, sì li ho notati… è tutto ben tenuto qui… E quindi lei conosce tutti…

BENFANTI - Tutti ed anche di più, anche quelli che ci stavano prima… Si figuri che…

VERONESI - (interrompendola) E che gente abita in questo palazzo?

BENFANTI - Ah, dunque… allora sono sei appartamenti…

VERONESI - Due per piano.

BENFANTI - Esatto… Allora, al piano terra ci stanno gli Speziali ed in quello di fronte a loro, c’è il mio appartamentino…

VERONESI - Chi sono questi Speziali… che età anno?

BENFANTI - Bravissime persone… Lui avrà quasi 60 anni e fa la Guardia Giurata alla Cassa di Risparmio e lei, poveretta, ne avrà 55, 56… è sulla sedia a rotelle, perché ha avuto un ictus tre o quattro anni fa… E lui è bravissimo, fa tutto in casa, a parte quando è a lavorare… Allora do una mano anch’io… nelle pulizie, ad esempio… Poi quando il Signor Pierluigi ha il turno di notte, vado io a mettere a letto la signora. Anche ieri sera, appunto prima di scoprire che la povera Giulietta era… insomma, avevo portato la camomilla alla Speziali e lei aveva…

VERONESI - (interrompendola) E non hanno figli, nipoti, qualcuno che li venga a trovare… per le feste, intendo…

BENFANTI - Sì, hanno una figlia, ma lavorava all’Università… Poi ha sposato un americano e adesso vive là anche lei… Hanno anche avuto due o tre bambini, ma non vengono mai. Solo tre anni fa, mi ricordo…

VERONESI - (interrompendola) Ed al primo piano chi abita?

BENFANTI - Ci stanno i Marchesi e nell’altro il Signor Di Gennaro. Ma in questi giorni il primo piano è deserto, sono tutti via per le vacanze…

VERONESI - I Marchesi?

BENFANTI - Sono una coppia di 45 anni circa entrambi, ma sono partiti il 28 Dicembre per un viaggio in Messico. Fanno sempre due viaggi all’anno, uno ad Agosto e l’altro a Natale. Non hanno figli, hanno un canarino che lo lasciano a me, quando vanno via… Pallino… sentisse come canta la mattina!

VERONESI - (interrompendola) Ed il Signor Di Gennaro?

BENFANTI - Avrà 50 anni circa, è di Trapani, è un medico del Pronto Soccorso… che a me fa tanto piacere che c’è un medico nel palazzo… Solo che adesso è tornato a casa dai suoi parenti, in Sicilia. Quest’anno è partito il 30 nel pomeriggio…

VERONESI - È sposato?

BENFANTI - No, è fidanzato con un’infermiera. (quasi confidenzialmente) Lui dice che non è vero, ma io ogni tanto la vedo che lo viene a trovare e che dorme da lui… è la caposala del terzo piano, pediatria… una donna così bella! Quest’anno è andata in Sicilia con lui… secondo me, tra poco si sposano, perché anche lei avrà già quasi la sua stessa età… quindi…

VERONESI - (interrompendola) E all’ultimo piano? Nell’appartamento di fronte a quello della Romeo, chi abita?

BENFANTI - Pietro… Pietro Benvoli… Lui avrà una quarantina d’anni, fa il commesso nella farmacia del Corso, qui vicino…

VERONESI - Vive qui da solo?

BENFANTI - Sì, non è sposato e nemmeno fidanzato. È un tipo molto solitario, molto per bene, ma non si impiccia mai negli affari di nessuno… Quando non è al lavoro, è quasi sempre a casa, legge molto e poi parla con la radio… per hobby…

VERONESI - Parla con la radio? Cioè?

BENFANTI - Ma sì, ha una radio grande in casa che ha dovuto anche chiedere permesso all’amministratore per montare l’antenna sul tetto…

VERONESI - È un radio-amatore…

BENFANTI - Ecco sì, proprio quello! Sta sempre lì a parlare ed ascoltare la radio che io gli dico sempre: ma va’ ben là Pietro! Vai ben a fare delle passeggiate al parco, che sei bianco come uno straccio! Prendi ben un po’ d’ossigeno! (Squilla il cellulare di Veronesi)

VERONESI - Mi scusi Estella… (guardando il cellulare) Eh sì, devo proprio rispondere, è il gran capo… (sorride ad Estella e risponde) Pronto, Commendatore?… Sì, buongiorno. Stiamo cominciando le indagini… La scientifica è già al lavoro ed io sto intervistando alcuni condomini della vittima… Sì certo, non appena ci sono novità vedrò di informarla… Senz’altro… Arrivederla… Come?!… No, commendatore, non piove… Saluto… (riattacca. Mentre Veronesi parla al cellulare, in scena entra il medico legale; i sopralloghisti lo salutano e dopo un breve dialogo, sempre silenzioso, si rimettono al lavoro. Tibaldi risponde al suo cellulare e, dopo un breve colloquio, riattacca; dice qualcosa a Sansoni ed esce di scena lateralmente)

VERONESI - Mi perdoni signora… Allora, mi parlava di questo signor Benvoli… E lui, ieri notte, era in casa?

BENFANTI - Certo, come sempre. Non va mica da nessuna parte, mai… Solo un anno è andato a Pinarella, al mare, a casa di un amico, una settimana. Infatti, quando ho trovato Giulietta che ho cominciato ad urlare, Pietro è venuto subito ad aiutarmi… Mi ha dato un po’ d’acqua, perché mi girava la testa… perché è un bravo ragazzo…

VERONESI - Bene… Adesso, prima di finire, le devo chiedere qualcosa di Giulietta…

TIBALDI - (entra in scena dalla porticina sottostante il palcoscenico) Ah, scusate… Dottore? Ci sono delle novità interessanti che dovrei comunicarle. Il vicino di casa, il signor… Benvoli, ha installato da qualche mese una piccola videocamera di sicurezza puntata sulla sua porta. Se questo corrisponde al vero non ci sono gli estremi per il reato di violazione della privacy, ma è da verificare. La mobile l’ha appena acquisita e in giornata le faremo sapere i risultati delle analisi delle videocassette trovate in casa. E poi è arrivato Baldassarri, il medico legale… e la Dottoressa Mantovani ha telefonato e mi ha detto che tra poco sarà qui anche lei…

VERONESI - Ah, d’accordo, grazie Tibaldi… Finisco con la Signora Benfanti e tra cinque minuti sono da lei… (Tibaldi esce di scena dalla stessa porticina)

VERONESI - Allora… Giulietta, lei la conosceva bene, no?

BENFANTI - Ah, molto bene, ispettore… perché noi ci assomigliavamo un po’…

VERONESI - Cioè?

BENFANTI - Beh, vede, eravamo entrambe sole…

VERONESI - Da quanti anni viveva qui, la signorina Romeo?

BENFANTI - Quattro, da quando era uscita di casa… non aveva un bel rapporto con i genitori…

VERONESI - Quindi, a 21 anni, Giulietta va ad abitare da sola…

BENFANTI - Sì, non si era riuscita a diplomare ragioniera ed i suoi proprio non l’avevano mandata giù questa storia e lei, una volta, mi disse che suo padre la faceva sentire come un parassita in casa ed allora, tra una litigata e l’altra, aveva cominciato a cercare un appartamento. Si era messa a fare la commessa in un negozio di abbigliamento in centro ed all’inizio era dura pagare l’affitto… Un mese, mi ricordo, le prestai anche un po’ di soldi perché proprio non ce la faceva, poi conobbe un signore… avrà avuto più di 40 anni… venne qui, qualche volta, un uomo distinto…

VERONESI - Quanto tempo fa?

BENFANTI - Più di tre anni fa… Poi, ogni tanto, vedevo che qualche uomo saliva da lei la sera e la mattina, quando mi alzavo, non c’erano già più perché se no li avrei visti passare… e così capii che aveva fatto la sua scelta…

VERONESI - Non ne parlaste mai?

BENFANTI - No, mai direttamente, almeno… Però una notte venne da me perché aveva finito lo zucchero e ne voleva un po’ da mettere in una tisana… lei era un’esperta in tisane ed infusi con le erbe, le piante e tutte quelle cose lì, no … e, poverina, si mise a piangere come una disperata perché mi disse che era sola e stanca… e che si disprezzava per quello che faceva… Io la consolai come potei, riuscii anche a farla ridere, aveva una risata così bella, fresca, come uno scroscio d’acqua… improvvisa. E mi ringraziò tanto dopo, poverina… Aveva tanto bisogno di qualcuno che stesse con lei, così anche solo per parlare, per amicizia…

VERONESI - A proposito… amiche, amici? Conosceva qualcuno dei suoi amici?

BENFANTI - Non credo avesse amici, almeno qui non ha mai portato nessuno. Quando non aveva… come si dice… i suoi clienti, insomma… stava in casa a guardare film, quelli con i fantasmi, le streghe e tutte quelle diavolerie lì.

VERONESI - Cosa mi dice dell’incidente dei genitori di Giulietta?

BENFANTI - Una tragedia! Tre anni fa, mi sembra, poveretti, erano andati in vacanza in montagna in macchina… In autostrada, un camion… dicono un colpo di sonno del camionista… Giulietta lo seppe solo dopo tre giorni, non sapevano dove cercarla… Pensi che dopo il funerale stette a letto con la febbre quasi dieci giorni… era così sensibile…

VERONESI - Riuscirono a rintracciare Giulietta, per comunicarle il decesso dei suoi, solo dopo tre giorni… quindi lei non aveva proprio nessun contatto con loro? Sapevano che cosa facesse per vivere?

BENFANTI - Per carità! … Per carità!! Assolutamente no! Giulietta sarebbe morta di vergogna se i suoi lo avessero saputo!

VERONESI - Estella? Lei ha detto al mio collega che Giulietta non aveva un protettore…

BENFANTI - No, certo che non l’aveva… La sua attività era molto discreta, non so come facesse a trovare i clienti, ma era molto riservata. Pensi che nel palazzo pochissimi sapevano della sua attività, anche perché lei era così buona e gentile con tutti, sempre sorridente…

VERONESI - Chi lo sapeva nel palazzo?

BENFANTI - Gli Speziali, perché la sera, quando fa caldo, io, la signora Alma ed il signor Pierluigi ci mettiamo sulla panchina del giardinetto a chiacchierare e vediamo chi esce e chi entra e così… sa come succede… un discorso tira l’altro…

VERONESI - E chi altri?

BENFANTI - Pietro Benvoli… beh, sa… lui abita di fronte alla porta di Giulietta…

VERONESI - Quante persone frequentava?

BENFANTI - Poche, ispettore… lo faceva proprio per tirare avanti, sa?

VERONESI - Ed erano sempre gli stessi?

BENFANTI - Beh, più o meno… Ogni tanto vedevo qualche faccia nuova, ma poca roba… (riflette per un attimo) C’era…

VERONESI - (interessato) Cosa?!

BENFANTI - Uno veniva molto spesso, ultimamente… Un signore distinto, con pochi capelli, rossi…

VERONESI - Saprebbe descriverlo più precisamente?

BENFANTI - Ma, dovrei pensarci…

VERONESI - (sorridendo) Allora, Estella, le do i compiti: pensi attentamente a quel signore: come era, se aveva qualche segno particolare, come si vestiva, tutto quello, insomma, che potrebbe aiutarci a rintracciarlo… E poi, appena si sente pronta, viene da me e ne parliamo, va bene? (si alza)

BENFANTI - Va bene, dottore… che disgrazia! (si alza anche lei)

VERONESI - Ah, un’ultima domanda, Estella… Mi hanno detto che lei aveva le chiavi dell’appartamento di Giulietta…

BENFANTI - Sì, perché diversi mesi fa mi chiese se ogni tanto avessi potuto andare in casa sua ad aiutarla a fare le pulizie e ad annaffiare la sua pianta, quella bella grande che ha in casa… era la sua passione, povera cara… Così, come stavo dicendo, quando lei andava a fare la spesa o shopping, insomma quando vedevo che non avrei disturbato, io salivo e facevo tutte le mie cose…

VERONESI - Allora le dovrei chiedere un favore: appena riesce, passa in Centrale… oppure la posso anche far portare da un collega, perché dovrebbe farsi prendere le impronte digitali… La casa di Giulietta sarà costellata anche dalle sue impronte, Estella, e dobbiamo poterle distinguere. E poi, se è così cortese, dovrebbe descrivere quello che si ricorda di questo signore dai capelli rossi ad un collega, è un ritrattista, così possiamo provare a farne un identikit… un disegno insomma…

BENFANTI - Ah, ecco… certo Ispettore… va bene…

VERONESI - Ah, che lei sappia, qualcun altro aveva le chiavi di quell’appartamento?

BENFANTI - No… direi proprio di no. Lei era così orgogliosa della sua casina… Diceva sempre: “Questo è il mio regno, Estella, e nessuno me lo porterà mai via… Chissà se un giorno riuscirò mai a comprarmelo…”, e rideva, con quella sua bella risata allegra, come un campanellino… (Mentre Veronesi ed Estella escono dalla porticina sottostante il palco, l’occhio di bue puntato sul tavolinetto si spegne, le luci sul palco si intensificano ed il dialogo nella stanza del reato riprende)

BALDASSARRI - (analizzando il corpo, a Sansoni) Dovrò eseguire altre indagini necroscopiche… (tossisce e starnutisce) …perché… perché, anche se a prima vista questa ferita…

SANSONI - Questa ferita…? (vedendo che Baldassarri lo guarda, ma non parla) Questa ferita…?

BALDASSARRI - (improvvisamente assume l’espressione di chi aspetta uno starnuto) No, dicevo… mi sembra che non sia così profonda… decisa intendo…

SANSONI - Cioè?

BALDASSARRI - (sempre con l’espressione di chi aspetta uno starnuto) È chiaro che siamo in presenza di un decesso per cause violente, (tossisce) ma l’aspecificità di queste lesioni può essere ascritta anche ad urti accidentali… intendo dire che… non riscontro segni evidenti di violenza che mi possa indurre a pensare che ci sia stata una colluttazione… e poi… questo taglio… (Entrano sul palco Veronesi con Lorenzini)

VERONESI - (continuando un presunto dialogo con Lorenzini) …e bisogna rintracciare il protettore di questa zona della città… come si chiamava pure? Peppe Ma… Ma…

LORENZINI - Mantuso…

VERONESI - Peppe Mantuso! Esatto.

LORENZINI - Aveva anche un soprannome…

VERONESI - L’Alligatore!

LORENZINI - L’Alligatore! Peppe Mantuso, l’Alligatore…

VERONESI - Bisogna rintracciarlo, controllare il suo alibi e chiedergli se conosceva la Romeo…

BALDASSARRI - Buongiorno, Commissario.

VERONESI - Buongiorno Baldassarri, sono subito da lei. (a Lorenzini) Poi, Lorenzini, ogni tanto mi tenga battuta la Signora Benfanti, che si sforzi di ricordare quel cliente particolare della Romeo, quello con i capelli rossi. (Lorenzini esce di scena) Allora, dottore? Cosa mi dice?

BALDASSARRI - Ho una laringo-faringite acutissima, tosse e raffreddore e stanotte ho avuto un attacco di diarrea fortissimo…

VERONESI - Mi dispiace molto, ma io intendevo, della vittima… cosa mi dice?

BALDASSARRI - Ah, sì, certo, mi scusi… È deceduta per cause violente, le lesioni da taglio sul collo sono state causate dal coltello che è stato trovato sul letto, accanto alla vittima. Tutte le tracce di sangue dovrebbero appartenere alla vittima, adesso controllerò… anzi, Sansoni? (a Veronesi) Mi scusi, dottore…

SANSONI - Mi dica.

BALDASSARRI - Mi passa, per favore, la soluzione fisiologica? È lì, guardi… (glielo indica. Sansoni gliela passa, mentre Baldassarri continua a parlare con Veronesi) Non sono presenti altre tracce biologiche rilevanti, a parte…

VERONESI - A parte…? (vedendo che Baldassarri lo guarda, ma non parla) A parte?

BALDASSARRI - (assume l’espressione di chi aspetta uno starnuto) Come hanno rilevato quelli della Scientifica… a livello sottoungueale… sono presenti delle tracce di sostanza solida granulare… nera…

VERONESI - Cosa potrebbe essere?

BALDASSARRI - Difficile fare delle ipotesi, potrebbe essere terriccio ma mi sembra troppo consistente… (tossisce) È necessaria un’analisi… (Squilla il cellulare di Veronesi)

VERONESI - Mi perdoni… (risponde) Sì?

ELENA VERONESI - (voce fuori campo) Sono io…

VERONESI - (frettoloso) Sì, ciao, dimmi… Scusa Elena, ma è un momento un po’…

ELENA VERONESI - (voce fuori campo) Volevo solo sapere se ci vediamo direttamente domattina a colazione, anche perché toccherebbe a te portare i bambini a scuola… io ho il Consiglio presto domani, lo sai, no?

VERONESI - (indeciso) Ah, sì… i bambini… ma sì certo, tesoro li… li porto io… come avevamo stabilito…

ELENA VERONESI - (voce fuori campo) D’accordo, io vado a letto… buonanotte…

VERONESI - Buonanotte… (riattacca) Mi scusi, dottore… Allora, dicevamo: più o meno quando è morta?

BALDASSARRI - Ma… dal colore del sangue, dalla fluidità, la temperatura del corpo e la sua rigidità, direi approssimativamente… dovrebbe essere deceduta non più di una decina di ore fa, quindi intorno all’una, le due di questa notte. Adesso comunque faccio un veloce rilievo termometrico per avere un’idea più esatta… Ah, nessun segno di violenza sessuale… e una cosa… particolare…

VERONESI - Cosa?

BALDASSARRI - Non credo che ci sia stata una colluttazione violenta.

VERONESI - Potrebbe essere stata uccisa nel sonno?

BALDASSARRI - Non è da escludersi… sì… E poi voglio controllare in maniera più accurata la lesione da taglio, non è molto profonda. Ah, ispettore? Lo sapeva che questa ragazza aveva tentato il suicidio?

VERONESI - Cioè?

BALDASSARRI - Sui polsi… ha le cicatrici tipiche di chi tenta il suicidio recidendosi le vene. Ma, come quasi tutti, si praticano i tagli orizzontalmente e non verticalmente ai polsi… forse perché, nel subconscio, vogliono essere salvati.

VERONESI - (si avvicina a Giulietta e osserva i polsi) A quando risalgono queste cicatrici? (Entra Tibaldi)

BALDASSARRI - Vecchie… diversi anni fa, direi.

TIBALDI - Ah ispettore, la stavo cercando.

VERONESI - Bisogna verificare negli schedari del pronto soccorso di Verona ed in Questura… Queste cicatrici? Le avevate…?

TIBALDI - (interrompendolo) Sì, era una delle cose di cui volevo parlarle…

VERONESI - (a Tibaldi) Sì, un attimo che finisco col dottore. (a Baldassarri) Cos’altro ha rilevato?

BALDASSARRI - (tossisce) È abbastanza evidente una siccità sulle labbra e nel cavo orale, nella bocca, e si nota anche un’evidente dilatazione delle pupille.

VERONESI - Era sotto l’effetto di qualche stupefacente?

BALDASSARRI - (assume l’espressione di chi aspetta uno starnuto) Non è da escludere… ma rilevabile esattamente solo tramite autopsia…

VERONESI - D’accordo dottore, intanto la ringrazio e poi se c’è qualcos’altro…

BALDASSARRI - Certo Commissario… (assume l’espressione di chi aspetta uno starnuto e poi, finalmente, starnutisce rumorosamente)

VERONESI - Salute, dottore! Perché non va da un medico?

BALDASSARRI - Mi fido poco dei medici… preferisco curarmi da solo… (parla un attimo, a bassa voce con Sansoni ed escono insieme di scena)

TIBALDI - (abbassando un po’ il tono) Prima, la Gregori, mentre stava scattando sotto il letto, parzialmente nascosta dalle coltri, ha trovato… (Veronesi lo ferma con un cenno della mano)

VERONESI - Gregori?

GREGORI - Sì, dottore? (si avvicina a Veronesi)

VERONESI - Cos’ha trovato sotto il letto?

GREGORI - Mentre facevo un primo piano delle mani della Romeo, mi sono accorta che da sotto un lembo del copriletto sporgeva questa lettera… (gliela porge; la lettera è già stata inserita in una busta di plastica trasparente, per evitare contaminazioni)

VERONESI - (osservando la lettera) Sporgeva in che modo? Cioè… era stata nascosta lì, secondo lei, o…

GREGORI - No… cioè… io credo che vista la posizione sgualcita del copriletto, parzialmente scivolato per terra, potrebbe anche esserci finita per caso.

VERONESI - Ma di cosa si tratta?

TIBALDI - È … una letterina…

GREGORI - …alla Befana.

VERONESI - (guardandoli, stupito) Una letterina alla Befana?

TIBALDI - Pare proprio di sì. (Entra lateralmente una donna di circa 40 anni, la Dottoressa Mantovani, che parla al cellulare, seguita da Sansoni)

MANTOVANI - (al telefono, con tono alterato) …e come sarebbe a dire, non le ho trovate?! Rubini, ascolti, lei ha preso l’abitudine di smarrire le cose troppo spesso. Stia in campana, Rubini! Stia attento a non perdere anche il posto, mi sono spiegata?!… Trovi quelle foto! Domani mattina le voglio sulla mia scrivania! (riaggancia)

SANSONI - (timidamente, concludendo un presunto dialogo con la Mantovani) …e poi, come le ha detto Baldassarri, c’è bisogno di un’analisi necroscopica più approfondita…

MANTOVANI - Sì, il dottor Sacanna ha già dato il nulla osta all’autopsia… (a tutti) Buongiorno, ragazzi…

GREGORI e TIBALDI - Buongiorno, dottoressa…

MANTOVANI - (guardandosi intorno, seria) Quante persone sono entrate in questa stanza?

TIBALDI - (in tensione) Ma… a parte noi sopralloghisti, i due colleghi, quelli del 118, il commissario, la portinaia, Baldassarri…

MANTOVANI - (alterata) Praticamente un porto di mare! In pratica, avete fatto una riunione condominiale, in questo appartamento… Voglio vedere adesso come facciamo a fare lo slalom tra tutte le impronte e le tracce che avete lasciato voi e quelle già presenti nell’appartamento! Tibaldi?! Porca miseria!!! (quasi urlando) Quante volte ve lo devo dire che non voglio nessuno tra i piedi, a parte gli operatori, sulla scena del reato?! Tutte le volte che arrivo, sembra che ci sia stata la festa di Capodanno! Io non so come farvelo capire… E quando repertate voglio sempre la maschera e gli occhiali indossati! (rivolgendosi a Veronesi, con tono estremamente più dolce) Ciao Guglielmo… (sorridendo leggermente) Davvero eri a teatro?

VERONESI - Ciao Beatrice… lasciamo perdere… Allora stai un po’ a sentire, è la prima volta che la leggo anch’io: (mentre legge la lettera, la Mantovani si guarda intorno, concentrando lo sguardo sul corpo) “Cara Befana, cara amica mia, nonostante le promesse, le tante promesse fatte, i tanti propositi ed i giuramenti sciocchi, anche quest’anno, come tutti i precedenti, sono stata una bambina cattiva. Stupida, piccola, pasticciona Giulietta!! Nessun regalo per me, perciò; conosco bene quello che spetta ai bimbi disubbidienti. Questa volta però vorrei qualcosa di particolare. Tu sai cosa desidero. Io ci spero sempre. Ti aspetto. Con affetto. La tua Bella Donna” (pausa) Cosa mi dite? Cosa avete avvertito mentre la leggevo?

MANTOVANI - Amarezza… rammarico…

TIBALDI - Infantilismo.

SANSONI - Una grande malinconia…

GREGORI - Come se si sentisse in colpa.

VERONESI - (rileggendo) “…nonostante le promesse, i propositi, i giuramenti sciocchi…”

MANTOVANI - “… stupida, piccola, pasticciona Giulietta…”

VERONESI - Sensi di colpa “…conosco bene quello che spetta ai bimbi disubbidienti…”

MANTOVANI - Una punizione…

VERONESI - Sì, ma non la morte…

MANTOVANI - (ai sopralloghisti) Trovate qualcos’altro di scritto dalla Romeo, note, appunti, qualcosa… Poi facciamo un’indagine grafica, dobbiamo essere sicuri che sia stata lei a scrivere questa lettera e soprattutto che l’abbia scritta di sua sponte. E poi, Sansoni? Fai analizzare bene dal laboratorio chimico, questa lettera, controllate se ci sono tracce di saliva o qualcos’altro. (osservandola attentamente) In questa posizione sembra che la lettera sia stata… come bagnata… ed ora asciugandosi, si sia raggrinzita. (a Veronesi) Vedi? (alla Gregori) Non hai trovato la busta che conteneva la lettera?

GREGORI - No, dottoressa, era sotto la pedana così com’è stata repertata…

VERONESI - La busta?

MANTOVANI - Sì, solitamente, sui bordi della chiusura della busta, quelli gommati, troviamo spesso tracce di saliva.

TIBALDI - Però abbiamo repertato diversi fazzolettini di carta, anch’essi non intonsi… probabile che possiamo trovarci tracce organiche.

SANSONI - (sarcastico, quasi tra sé) Presunte tracce organiche… (Tibaldi occhieggia di sottecchi)

MANTOVANI - Ottimo. Portate tutto in laboratorio e dite al dottor Falco che faccia veloce a dare i risultati, voglio una priorità su queste analisi. (a tutti) Cosa mi dite degli indumenti?

TIBALDI - Allacciati, asciutti, puliti, a parte le tracce di sangue. Nessun segno di lacerazione.

MANTOVANI - Scavate a fondo nei cassetti, mi raccomando, voglio che repertiate ogni centimetro della casa se necessario. (a Tibaldi) Formazioni pilifere?

TIBALDI - Sì, ne abbiamo rilevate diverse sul letto e sul pavimento, di diversa specie. Ad un primo esame…

VERONESI - Di colore rosso?

TIBALDI - Come, dottore?

VERONESI - Ne avete trovati alcuni che potrebbero appartenere ad una persona rossa di capelli?

TIBALDI - Ma… posso controllare, senz’altro non appartengono tutti allo stesso soggetto.

MANTOVANI - Perché rossi?

VERONESI - Pare che fosse un cliente affezionato della Romeo che ultimamente la frequentava con assiduità.

MANTOVANI - (a tutti) Qualcos’altro?

SANSONI - Beh, sì… ho trovato, sotto il letto, un paio di manette, un frustino da cavallo ed un coltello di dimensioni inferiori a quello sporco di sangue.

MANTOVANI - (a Veronesi) Una sado-masochista?

VERONESI - Possibile… d’altronde è una cosa abbastanza comune tra le prostitute, soprattutto tra coloro che esercitano in casa.

MANTOVANI - (ai sopralloghisti) Mi raccomando: fotografate e riprendete tutto con la massima precisione. (a Sansoni) Ha messo il nastro dentro la telecamera, vero?

SANSONI - Certo, dottoressa!

MANTOVANI - (notando l’espressione stupita di Veronesi) Non è una domanda stupida, sai? Sei mesi fa, Rambaldi s’è fatto un’ora e tre quarti di riprese all’aeroporto, poi, in Centrale, si è accorto che, sbadatamente, non aveva inserito il nastro nella telecamera.

VERONESI - (sorridendo) Conoscendoti, immagino che lo avrai segnalato immediatamente per una promozione… Che ne è stato di lui?

MANTOVANI - Credo che sia a Cagliari… (alla Gregori, sorridendole) Come va Maria? Subito in full immersion, eh?

GREGORI - (sorride) Già, pare proprio di sì… sto appunto facendo i rilievi fotografici…

MANTOVANI - Bene, bene… E poi, (sorridendo) con un istruttore come Tibaldi… (a Veronesi) Cosa dici, Guglielmo? Facciamo il punto della situazione?

VERONESI - (dando la lettera alla Gregori) Sì, vieni, andiamo di là che ci sediamo. (Veronesi e Mantovani escono entrambi lateralmente. Mentre Sansoni e Tibaldi ricominciano a muoversi per la stanza, la Gregori rimane ferma a rileggere la lettera)

GREGORI - “Questa volta però vorrei qualcosa di particolare. Tu sai cosa desidero. Io ci spero sempre…” (riflettendo ad alta voce) Qualcosa di particolare… (si guarda intorno, poi si avvicina alla pianta posizionata in un angolo della stanza e la fotografa)

TIBALDI - Che fai, Gregori? Non devi mica fare un servizio di giardinaggio…

GREGORI - Beh, nella lettera parla di “qualcosa di particolare”… Questa pianta è particolare, non è una pianta comune, intendo…

SANSONI - Guarda, Gregori, che è inutile che ti metti a fare l’Agatha Christie della situazione, tanto adesso che è arrivata… (imitando un accento spiccatamente meridionale) ‘a Proffffessoressa della Scientifffica… qualsiasi cosa scopri gliela devi riferire, e poi, dopo un quarto d’ora, è già diventata una sua idea.

TIBALDI - (rimproverandolo) Il dirigente di Gabinetto Mantovani è un ottimo funzionario e segue anche una filosofia meritocratica oggettiva. Non fa sue le idee degli altri!

SANSONI - Ti piace, eh?

TIBALDI - Ma che c’entra! I gusti personali non rientrano nel giudizio che ho appena esposto…

SANSONI - Quanti anni avrà la Mantovani? Perché guarda che è ancora in forma, eh? Credo che abbia anche un figlio…

TIBALDI - Due bambini, un maschio di sei anni ed una femmina di sette e mezzo…

SANSONI - Hai capito… il nostro Tibaldino! Che ha fatto le sue indagini… Guarda che per te non c’è nessuna speranza…

TIBALDI - (seccato) Ma speranza di che?!

SANSONI - Di sistemarti, dai! Fare carriera… fai un po’ il dolce con la Mantovani, lei ci mette una buona parola e tu te ne torni a Napoli, Sede Centrale, ad un chilometro da casa tua… Vedi ‘o mare quant’è bbello…

TIBALDI - Per tua informazione, Agente Sansoni, la dottoressa Mantovani è soltanto il mio superiore. Non sono come altri che stanno sempre lì a fare commenti da bar sport, quando passa, rimirando com’è vestita, com’è pettinata e che profumo ha, guardandole le gambe, eccetera, eccetera…

SANSONI - Io intanto parto in pole position, rispetto a te… lei ha fatto il corso con Lo Iacono…

TIBALDI - E allora?

SANSONI - Come “e allora?” Tu, lo sai chi è Lo Iacono? Che posizione occupa adesso a Roma?

TIBALDI - E cosa c’entra?

SANSONI - C’entra, c’entra… Intanto perché è mio parente… E poi so per certo che, tra l’altro, durante gli esami, le ha passato il test di balistica… paro paro… se no, la Mantovani, chissà dov’era a quest’ora…

TIBALDI - Ma stai zitto… taci, per favore! Il test di balistica… Piuttosto, hai riguardato le riprese che hai fatto?

SANSONI - Sì, volevo darci un’occhiata adesso…

TIBALDI - Bene, così le guardiamo tutti. Vieni anche tu, Maria, che ti spiego la sequenza ottimale per effettuare le riprese, sempre che qui… il Latin Lover in pole position… abbia fatto un buon lavoro… (Le luci si abbassano, lasciando i tre personaggi in penombra e, sulla tenda della porta finestra della camera, vengono proiettate le immagini raccolte da Sansoni che illustrano la stanza, evidenziandone alcuni particolari, fino ad arrivare alle inquadrature di Giulietta. I tre agenti guardano il video dal piccolo monitor della telecamera digitale. Le immagini vengono commentate da Tibaldi) Ecco, vedi Gregori, si inizia da una ripresa generale della stanza, cercando di illustrarne il più precisamente possibile la forma, dai quattro punti cardinali, vedi? Registrando con rigore l’aspetto del luogo, sia la scena criminis che il vero e proprio epicentro del crimine, le fotografie che hai scattato tu e le riprese di Sansoni rappresentano, per la loro palese oggettività, una garanzia incomparabile, perché eliminano ogni possibile causa di omissione o confusione. Soprattutto quando la zona del delitto viene invasa e inquinata… che succede, per difficoltà oggettive, nella maggioranza dei casi…

GREGORI - Al corso ci dicevano che il personale di primo intervento dovrebbe adottare tutte le misure idonee a preservare la scena del crimine, piantonando rigorosamente il luogo, delimitandolo con le bande bicolori…

SANSONI - Sì, sì certo, al corso… Ma tutto questo succede nel mondo di Ciao Crem, però… Guarda Gregori che chi lavora in questo campo, dopo un attimo ha già capito come stanno i fatti. I manuali dicono una cosa, ti disegnano un bel percorso logico e lineare, con una serie di belle regoline d’oro da seguire e tramite le quali diventi il perfetto sopralloghista. Però poi, quando ti devi sporcare le mani, quando ti scontri con la realtà, capisci che è tutto diverso, cioè molto più dura… Molte volte ti rendi conto che quando arrivi tu sul luogo del crimine, quello che doveva essere il luogo rigorosamente piantonato per non inquinarlo, sembra il mercato del pesce il venerdì. Se poi è all’aperto non ti salvi… tra i curiosi, quelli che ti vogliono dare una mano per forza, quelli che si sentono male, diventa un inferno che ti scoppia la testa… E tu lì, magari sotto il sole per delle ore, a cercare qualcosa, con l’angoscia che stai sbagliando… O sotto la pioggia, al freddo, con lo stomaco che non sai se ti regge… e ti deve reggere, Maria… cercando di calmare i parenti, i genitori, i figli disperati, in preda a crisi nervose, che urlano, piangono e tu lì, vigile, impassibile, freddo, presente a te stesso. E non puoi mica chiamare la Polizia, sai? Perché sei tu, la Polizia… Hai presente quando, al Corso, ti dicevano che la vittima non è altro che uno dei tanti oggetti da analizzare con lo stesso rigore degli altri oggetti, senza coinvolgimento… Ma io, a questa storia qua, non ci ho mai creduto… cioè… io non ci riesco… anche se ci provo sempre. Però poi, magari ti ritrovi a dover analizzare una bella ragazza così (indica Giulietta) e come fai a pensare che è un oggetto? Poveretta… ma lo devi fare, ingoiando tutto, i pensieri, l’impressione, la morale, la malinconia, il caldo, il freddo. Se penso che c’è gente che dice che lo stipendio che danno ai poliziotti sono soldi rubati… (Mentre parlano, improvvisamente le immagini si interrompono e le luci si intensificano)

TIBALDI - Bella pubblicità, hai fatto al nostro mestiere… Le hai disegnato un quadro che metterebbe a disagio anche RoboCop… ed inoltre ci hai distratto nella visione!

SANSONI - Qui sono l’unico che dice le cose come stanno. Forse è per questo che mi hanno congelato qui e non farò mai carriera… (uscendo) Vado a prendere un altro nastro, va, che voglio riprendere altri particolari…

TIBALDI - Allora, ti dicevo che la documentazione video-fotografica consente, durante la fase delle indagini ed anche addirittura durante le fasi del processo, di avvalorare o invalidare le dichiarazioni dei testi o delle persone indagate…

GREGORI - (interrompendolo, riflessiva) Sansoni è incredibile…

TIBALDI - Cioè?

GREGORI - Ma… sembra così rude, sempre sarcastico, pungente, poi, ogni tanto, si rivela un uomo di grande sensibilità… Però è sempre una sensibilità… come dire? Amara…

TIBALDI - Beh, effettivamente la scelta di questo mestiere gli è costata cara… Vedi, quando prendi servizio, all’inizio della tua giornata lavorativa, intendo, in questo lavoro non sai mai cosa ti può capitare… in tutti i sensi. Ed ogni giorno è così: può essere che te ne stai lì ad archiviare delle pratiche sei ore, come è possibile che la Centrale ti chiami e ti avverta che è scoppiata una bomba in qualche posto. E allora sai quando parti, ma non sai a che ora tornerai. Ed anche avere una famiglia non è facile… Tu sei sposata, fidanzata?

GREGORI - Sì, ho un ragazzo.

TIBALDI - Non è sempre facile far capire alla persona che divide la vita con te, cosa hai fatto la notte precedente o perché non sei tornato all’ora che avevi detto o perché non puoi tener fede alla promessa che avevi fatto… Sai, Maria, in questo mestiere non ci sono week-end, non c’è festa, Natale o Capodanno che sia… La gente ha sempre bisogno della Polizia…

GREGORI - E a Sansoni cos’è successo?

TIBALDI - Un giorno è tornato a casa e sua moglie gli aveva vuotato la casa… era tornata a Milano con la loro figlia. Addirittura i pensili della cucina, si era portata via. E questo perché era stanca, stanca di aspettarlo, stanca dell’incertezza, degli orari sballati, delle telefonate all’ultimo momento, dei progetti saltati, delle vacanze rimandate, dei trasferimenti improvvisi, dei traslochi… Purtroppo è così, il fascino della divisa lo senti solo dall’esterno… (accorgendosi che Sansoni sta rientrando, cambia tono. Le luci si riabbassano e le immagini del video ricominciano a scorrere sulla tenda bianca) …e, come ti dicevo, è di fondamentale importanza che qualsiasi oggetto da repertare per i successivi accertamenti venga sottoposto a rilievo fotografico nella sua zona di rinvenimento originale. Sul luogo del reato, successivamente, si procede alla documentazione ed alla repertazione di tutte le tracce, tipo quelle di sangue sul pavimento, e delle impronte papillari latenti. Quelle su superfici inamovibili, vengono evidenziate per mezzo delle polveri grigio-argento, che ti facevo vedere l’altro giorno in laboratorio…

SANSONI - (mentre sta montando il nastro nella telecamera) …e che trovi sempre nella valigetta del perfetto sopralloghista…

TIBALDI - Oppure vengono asportate per mezzo di adesivi speciali, poi manipolate fotograficamente in una fase successiva, in laboratorio.

GREGORI - Al corso ci dicevano che i reagenti chimici, quelli ad esempio da usarsi se si vuole controllare se nel lavello della cucina è stata lavata l’arma del delitto, mettiamo, beh… non sempre sono affidabili al 100%.

TIBALDI - E non ti dicevano una cosa sbagliata. Prendiamo il tuo caso: con il luminol o il tetrametil benzidina, i reagenti che servono ad evidenziare se nel tuo lavello ci sono tracce di sangue latenti, per seguire il tuo esempio… beh, danno la stessa reazione chimica con il succo di frutta. Cioè, se in quel lavello hai versato un po’ di succo, i reagenti danno lo stesso risultato. È per questo motivo che non si deve mai arrivare a conclusioni affrettate, è per questa ragione che si deve sempre parlare di… (guardando Sansoni e sottolineando con il tono) presunte tracce…

SANSONI - Aspetta… aspetta! (indicando il monitor della telecamera) Torna indietro un attimo!

TIBALDI - (perplesso) Perché?

SANSONI - Riavvolgi qualche secondo il nastro, ti ripeto… (Le immagini proiettate sulla tenda si interrompono, per poi riprendere)

TIBALDI - (esegue) Cos’hai visto? (Mentre scorrono le immagini, è ripreso, su un ripiano di un mobiletto, un sasso irregolare di colore nero)

SANSONI - Ecco, ecco! Ferma qui! (L’immagine proiettata sulla tenda si blocca)

TIBALDI - Beh? Che c’è?

SANSONI - Quello… dov’è? (Le luci nella stanza si riaccendono)

GREGORI - (guardandosi intorno) Eccolo! È là… (indicando il mobiletto)

SANSONI - (si avvicina al mobiletto e, con i guanti, afferra il sasso, osservandolo) Questo cos’è?

TIBALDI - (avvicinandosi ed osservandolo) Presumo un pezzo di roccia vulcanica… Io, a casa, ne ho un pezzo grande il doppio…

GREGORI - Anche a me, da piccola, ne avevano regalato uno.

SANSONI - (osservandolo attentamente, lo annusa con circospezione) Beh, ragazzi, per essere un pezzo di lava vulcanica, è un po’ particolare.

TIBALDI - Perché?

SANSONI - Perché fa un odore dolciastro… Questa non è lava, è zucchero!

GREGORI - (riflettendo) Sotto le unghie di Giulietta, prima, Tibaldi, hai detto che hai trovato…

TIBALDI - Sostanza granulare di colore nero…

GREGORI - Il carbone della Befana!

SANSONI - Il carbone della Befana… (BUIO. Le luci si spengono improvvisamente. “February Sea” di George Winston spezza il silenzio e l’ambiente viene illuminato da una serie di lampeggianti blu, piazzati in diversi punti nascosti del teatro. Dopo pochi istanti, i lampeggianti si spengono, lasciando l’ambiente completamente al buio. Luci in sala. La musica continua fino a sfumare)

SIPARIO

ATTO SECONDO

Buio in sala, parte “February Sea” di George Winston, che sfumerà poco dopo. All’alzarsi del sipario, si accendono le luci sul palcoscenico. La scena è la medesima del primo atto, ma il corpo di Giulietta è stato rimosso e la stanza e costellata di cartellini alfanumerici. Al centro della scena è posizionato un tavolino con una sedia da un lato e due dall’altro; sul tavolino è visibile una bottiglia d’acqua minerale con alcuni bicchieri di carta. Seduto su di una delle due sedie è il Commissario Veronesi che sta consultando delle carte, mentre la dottoressa Mantovani, sta parlando al cellulare.

MANTOVANI - Sì… Sì, dottore, il protettore della zona è stato interrogato da Veronesi… Sì, si chiama Giuseppe Mantuso, detto l’Alligatore, ma dice che non conosceva la Romeo… Sì, abbiamo controllato, era effettivamente ad una cena fuori città con altri gentiluomini della sua specie la sera del reato. E poi, comunque, non abbiamo trovato nessuna traccia od impronta che potesse condurci a lui… Sì, direi che il protettore è escluso… Sì, dovremmo avere oggi i risultati delle analisi, sia l’autopsia che le altre… Senz’altro, dottore, le farò sapere appena ci sono novità… La saluto… Come?… No, dottore, non piove, sta nevicando leggermente… A risentirci. (riattacca, poi si rivolge a Veronesi) Adesso anche Ruggeri si mette a fare il piccolo investigatore, hai capito?

VERONESI - (continuando a leggere) Perché?

MANTOVANI - Mi fa: (scimmiottando Ruggeri) “…mi raccomando Beatrice, mi faccia una identificazione socio-professionale della vittima precisa, eh? Controllate bene la cura della persona, l’eventuale presenza di callosità agli arti inferiori, alle mani, alle ginocchia, se è abbronzata oppure pallida e soprattutto la pulizia e come è vestita, gli abiti che indossa… Che abiti indossava? Erano firmati oppure da mercatino?…”

VERONESI - (guardandola, sorridendo) Ma dove le ha lette, Ruggeri, tutte ‘ste cose?

MANTOVANI - Ma, guarda, non ne ho idea… Ma, secondo me, tutti quegli sceneggiati polizieschi che trasmettono in TV, hanno effetti devastanti sui magistrati.

VERONESI - (ridendo) Sai che forse hai proprio ragione? Un giorno, ad un processo, ho incontrato il dottor Vergata. Appena mi ha visto mi fa: “Scusi, Veronesi, ma perché lei non si fa crescere un po’ i capelli e tiene solo i baffi? Come quell’attore… com’è che si chiama? Quello che fa l’ispettore su Rete 7… che lei un po’ gli assomiglia, sta così bene, dà così un’immagine di sicurezza, di solidità al corpo…” Ti rendi conto?

MANTOVANI - Ah… tra l’altro, non ti ho ancora fatto i complimenti per la promozione a capo della Omicidi… come ti devo chiamare adesso?

VERONESI - Grazie, grazie… Comunque puoi sempre continuare a chiamarmi Guglielmo, ci pensano già abbastanza i colleghi, a sfottermi…

MANTOVANI - (ironica) È il prezzo del successo… Senti, facciamo il punto?

VERONESI - Sì, stavo proprio raccogliendo le idee, rileggevo un po’ quello che abbiamo raccolto… Allora: Giulietta Romeo viene vista dalla signora Estella, la portinaia dello stabile, l’ultima volta, verso le 18.00 del 5 gennaio. Giulietta sta rientrando dalla parrucchiera, abbiamo controllato e la cosa è confermata. Tra l’altro, dai controlli fatti alle ultime telefonate partite da questa numero, era stato chiamato appunto il negozio di parrucchiera, probabilmente aveva telefonato per prenotare, poi, il numero informativo sugli orari del cinema Multisala, il numero della sua ginecologa, per prenotare una visita e poi risaliamo all’ultima telefonata, più di dieci giorni fa, al servizio taxi, figurati…

MANTOVANI - Accidenti, una vita sociale ridotta al minimo. E cosa mi dici del cellulare?

VERONESI - Sembra incredibile, al giorno d’oggi…

MANTOVANI - Non ce l’aveva?

VERONESI - Già, non possedeva un cellulare, non ne ha mai avuto uno. Mi chiedo come si procurasse i clienti, come li contattasse…

MANTOVANI - Probabilmente in giro… ristoranti, bar, sull’autobus, basta uno sguardo, no?

VERONESI - Già, probabilmente… Dunque, dicevamo: rientra alle 18.00 circa e si chiude in casa. E poi… e poi?

MANTOVANI - Saltiamo la notte, per ora. La mattina dopo, verso le 10.00, la signora Estella sale fino al secondo piano, suona il campanello, poi, non ricevendo risposta, entra con il suo mazzo di chiavi credendo di trovare l’appartamento vuoto e quindi poter fare le pulizie… quanti mazzi di chiavi esistevano?

VERONESI - Tre: uno di Giulietta, uno per Estella ed il terzo l’aveva l’amministratore che è in Spagna, in vacanza, con la famiglia da due settimane.

MANTOVANI - Non abbiamo trovato nessun segno di effrazione, la porta, la serratura, tutto intatto, nessuna forzatura.

VERONESI - Quindi Giulietta ha aperto spontaneamente la porta al suo assassino.

MANTOVANI - D’altronde, è stato un particolare che abbiamo subito rilevato, nessuna colluttazione, nessun segno di violenza sul corpo, di nessun tipo.

VERONESI - Che mi dici di quella piccola videocamera di sicurezza che aveva installato Benvoli davanti alla porta d’ingresso del suo appartamento? Avete analizzato le cassette?

MANTOVANI - Ci stanno ancora lavorando, devono controllare e montare tutti i movimenti e le persone registrate nelle cassette fornite dal signor Benvoli. È un lavoro un po’ lungo, ma tra poco dovrebbero portarcele.

VERONESI - Tracce trovate in casa?

MANTOVANI - Ovviamente impronte di Giulietta ed altre sconosciute, a parte quelle della signora Estella.

VERONESI - A proposito? Quei misteriosi bacchettini di legno, sottili che avevate trovato, qua e là?

MANTOVANI - Nessun mistero, erano piccoli frammenti di saggina lasciati probabilmente dalla scopa della portinaia, mentre puliva. Piuttosto, rimangono senza spiegazione quelle due impronte di polvere di caminetto, residui di legno, carboncino bruciato, molto leggere… giusto Tibaldi poteva notarle…

VERONESI - Magari è stata Giulietta che la notte ha tentato di accendere il fuoco e si è sporcata le scarpe.

MANTOVANI - Sì, abbiamo controllato, ma non abbiamo trovato riscontro.

VERONESI - Beh, d’altronde sappiamo poco anche dei capelli e dei peli di diversa natura.

MANTOVANI - Beh, possiamo presupporre che quelli fossero di vari clienti e comunque quelli rossi sicuramente appartengono al nostro affezionato amico. (Squilla il cellulare di Veronesi)

VERONESI - (guardando il numero sul cellulare, sospira) È mia moglie… (alla Mantovani) Scusami… (risponde) Pronto, Elena?

ELENA - (voce fuori campo, freddamente) Guglielmo ascolta, stasera la baby sitter non può venire, ha l’influenza, mi ha telefonato, ed io devo andare fuori con i clienti spagnoli, come ti avevo detto. Come facciamo?

VERONESI - (tentennante) Ah, ha l’influenza, eh… Tua madre?

ELENA - (voce fuori campo, alterandosi) Lascia perdere mia madre: credi di tornare a casa entro le sette e mezza di domani sera o devo darti per disperso?!

VERONESI - (tentennante) No, no Elena, hai ragione. Ci sto io con i bambini domani sera, nessun problema.

ELENA - (voce fuori campo) D’accordo, ti saluto… Ah, quando torni, fermati a comprare anche i pannolini per Lucrezia che siamo già in riserva… ciao…

VERONESI - (sconsolato) Ciao… (scrive sul taccuino e si accorge che la Mantovani lo guarda interrogativo) Pannolini per Lucrezia, me li devo ricordare se no è una tragedia. (la Mantovani sorride) Allora, scusami, dicevo… non siete riusciti proprio a trovare nessun diario o qualcosa, scritto di pugno da Giulietta?

MANTOVANI - Ma sì, abbiamo trovato una lista della spesa, nel cucinotto, e quel quaderno con tutte quelle frasi celebri estratte da vari libri, citazioni da film, cose strane, romantiche. Da quello siamo riusciti a fare l’analisi grafologica di confronto con la letterina per la Befana, è la sua calligrafia, non ci sono dubbi, il laboratorio ci ha dato esito positivo. Non hanno riscontrato nella scrittura della lettera nessun tipo di matrice estorsiva, l’ha proprio scritta lei, probabilmente piangendo, ma lei…

VERONESI - Piangendo? Perché?

MANTOVANI - Ti ricordi che quando me la facesti vedere, notai subito che la carta, in diversi punti, si era leggermente rappresa, come raggrinzita, come quando viene bagnata o inumidita e poi seccata?

VERONESI - Già, è vero…

MANTOVANI - Effettivamente era successa una cosa analoga, ma non era acqua, erano lacrime. E di Giulietta, abbiamo proceduto ad un’analisi mirata. E poi anche la stessa calligrafia denunciava uno stato emotivo alterato…

VERONESI - Cioè? Riuscite a capire dal confronto di due manoscritti della stessa persona in che stato emotivo si trovava, mentre scriveva?

MANTOVANI - Beh, sì, con buona approssimazione. Sai, durante l’analisi, quando hai la possibilità di fare un confronto, come in questo caso, vengono considerate diverse variabili. È la neurofisiologia della motricità, si chiama così: la scrittura viene valutata in un contesto neuromuscolare che considera anche i fattori esterni, tipo l’educazione, l’ambiente, lo stato emotivo, appunto, e addirittura alcune patologie, che possono influire nella gestualità grafica del soggetto. Si parte dall’analisi dei caratteri generali, tipo la motricità, la continuità del tratto, la velocità, la pressione, l’angolosità della scrittura, poi si va su quelli di dettaglio, ad esempio gli ovali delle lettere, il taglio della lettera T, la punteggiatura e così via.

VERONESI - Sono completamente all’oscuro di queste tecniche, anche perché io ho una calligrafia orribile e ho sempre avuto un’enorme paura dei grafologi, anche perché se analizzano qualcosa scritto da me chissà cosa salta fuori… (sorride)

MANTOVANI - (sorridendo) Ma non è detto, guarda che non è mica come legger la mano, eh?

VERONESI - Già… Ah, a proposito di mani, i residui di materiale granulare trovate sotto le unghie della Romeo?

MANTOVANI - Senz’altro è zucchero nero, quello proveniente dal pezzo di carbone dolce della Befana, trovato da Sansoni, ma oggi dovremmo avere tutti i risultati…

VERONESI - Già, la Befana… Cosa mi dici di questa storia della letterina?

MANTOVANI - La Romeo sembra avesse una vera e propria passione per la Befana. Abbiamo trovato raccolte di figurine, libri sul tema, diversi pupazzi… Era un’icona che la affascinava, evidentemente. Addirittura se n’era fatta tatuare una sull’avambraccio… Chissà? Forse sensi di colpa, questa figura che porta il carbone ai bambini disubbidienti… e lei si considerava una bambina cattiva, no? Come ha scritto nella lettera…

VERONESI - Già, una bambina cattiva che è stata punita con un coltello. Tutte le tracce di sangue erano le sue, vero?

MANTOVANI - Sì, senza alcun dubbio, anche sul coltello.

VERONESI - E le impronte?

MANTOVANI - Dove?

VERONESI - Sul coltello.

MANTOVANI - Di due tipi, appartenenti a Giulietta e ad un’altra persona.

VERONESI - L’ospite misterioso che lei, probabilmente, conosceva.

MANTOVANI - Gli spostamenti degli altri condomini la notte del delitto?

VERONESI - Verificati: quelli del piano terra erano già tutti a letto a quell’ora, i signori Speziali, lui 60 anni, la Guardia Giurata, lei 56, paralizzata. Ed Estella, nell’appartamento di fronte… Vanno a letto tutti al massimo alle 22, ogni sera. Al primo piano sono tutti in ferie e a questo piano c’è Benvoli che ho convocato oggi, tra… (guarda l’orologio) Ah, adesso, tra 5 minuti.

MANTOVANI - Benvoli? È quel tipo solitario, il radio-amatore?

VERONESI - Esatto. Mi incuriosisce molto. Ma, prima di interrogarlo, volevo farmi un quadro preciso della situazione e l’ho convocato qui, sul luogo del reato, non si sa mai, no? (Bussano alla porta)

VERONESI - Sì? (Entra Tibaldi)

TIBALDI - (rivolgendosi alla Mantovani) Ho portato la cassetta già montata della videocamera del Benvoli e mi sono procurato (andando a prendere fuori dalla porta un carrellino) un proiettore per farvele vedere subito, se lo ritenete necessario.

MANTOVANI - Ah, la cassetta?! Bene, la stavamo aspettando.

VERONESI - L’ha visionata lei di persona? Sa quant’è la durata, perché (rivolgendosi alla Mantovani) fra poco dovrebbe arrivare Benvoli.

TIBALDI - No, non si preoccupi. Io non l’ho visionata di persona, ma mi sono fatto scrivere la durata, ho controllato e complessivamente non va oltre i 4 minuti. Devo precisare che (leggendo sulla cassetta) “le persone di passaggio appartenenti al condominio e tutte le immagini non sospette sono già state tagliate in sede di montaggio”.

MANTOVANI - Va bene, va bene… È pronto Tibaldi? Possiamo procedere?

TIBALDI - Ecco fatto… forse è meglio se spegniamo le luci… questo tipo di videocamere non hanno una grande risoluzione, circa 456 linee per…

MANTOVANI - (tagliando corto) Sì, sì, certo Tibaldi, ma adesso per favore proceda. (Si fa buio in sala e sullo schermo vengono proiettate le immagini)

SCENA VIDEO 1

Ripresa dall’alto in grandangolo di un pianerottolo. Data: 1 gennaio; è visibile, in un angolo dello schermo, in primo piano, a destra, la porta di Benvoli. Entra in campo Benvoli che, con un voluminoso pacco in mano che deve essere riconoscibile come un pacco della farmacia, entra in casa guardandosi attorno con un po’ di apprensione. Dal contatempo, sul lato dell’inquadratura, vediamo che dopo un paio d’ore entra in campo, suonando il campanello, Giulietta che ha una pianta in mano e viene fatta entrare nell’appartamento del Benvoli. Dopo circa due ore, la stessa Giulietta esce da casa Benvoli senza il vaso, ma con un pacchettino della farmacia in mano. Dopo circa mezz’ora, sempre seguendo le indicazioni in angolo allo schermo, vediamo che Benvoli esce dalla porta con una sedia e, rivolgendo le proprie attenzioni alla camera, ne sposta leggermente l’angolo di visione, per comprendere nell’inquadratura anche la porta di Giulietta. Scende velocemente dalla sedia, rientra in casa e poi ritorna modificando ulteriormente l’angolo, questa volta definitivamente. Rientra a casa per il controllo, poi torna a prendere la sedia e si chiude in casa. Nero. La data cambia e si passa al giorno dopo, 2 gennaio. Le ore 4 del pomeriggio: vediamo Giulietta che, con due voluminose sportine della spesa, entra in campo, in alto dell’inquadratura. Appoggia le sporte davanti alla porta e torna indietro di un passo, rimanendo metà dentro e metà fuori dall’inquadratura, e poi entra in casa. Nero.

VERONESI - Ok, ferma qui un attimo. Beh? (rivolgendosi alla Mantovani) Cosa ne pensi?

MANTOVANI - Mmh… Per quello che riguarda la prima parte, direi che abbiamo qualcosa in più da chiedere a Benvoli. Cosa c’era dentro quel pacco? E che tipo di relazione c’era tra i due?

VERONESI - E perché poi ha girato la camera verso la porta di Giulietta?

TIBALDI - A questo proposito, possiamo già dire che è in corso in un reato: articolo 675 del codice penale, sulla salvaguardia della privacy.

VERONESI - Sì, va bene Tibaldi, ma a parte questo, cos’altro abbiamo visto… Lei, Tibaldi, che cosa ne pensa?

TIBALDI - Beh, per quello che riguarda la prima parte, come ha correttamente sottolineato la dottoressa Mantovani, bisognerà sentire il teste.

MANTOVANI - E per la seconda parte?

TIBALDI - Ecco, la seconda parte… trovo che ci sia qualche elemento di interesse.

VERONESI - E cioè?

TIBALDI - Come avrete certamente notato anche voi, la signorina portava delle scarpe dal tacco alto… (Veronesi e Mantovani si guardano un attimo)

VERONESI - Ehm… sì… erano scarpe dal tacco alto… e quindi, cosa ne deduce?

TIBALDI - Quindi se ne deduce che la signorina non è andata a far la spesa da sola. Nessuna donna sapendo di fare una spesa voluminosa come quella sarebbe andata al supermercato con scarpe di quel tipo. E inoltre, ad un certo punto del filmato, la Romeo ritorna per pochi secondi sui suoi passi, quasi esce dallo schermo. Ne deduco, a mio giudizio, che abbia salutato qualcuno, qualcuno che, probabilmente, l’aveva accompagnata.

VERONESI - (alla Mantovani) Un cliente?

MANTOVANI - Mmh… se fosse stato un cliente l’avrebbe invitato dentro casa per… “ringraziarlo”…

VERONESI - Un ammiratore? Un innamorato, un vicino di casa? Comunque mi sembra di poter escludere Benvoli.

TIBALDI - Però potrebbe essere stato qualcuno che lei conosceva bene, con il quale aveva confidenza…

VERONESI - E che, senza problemi, sarebbe potuto entrare in casa della Romeo…

MANTOVANI - …senza commettere alcuna effrazione.

VERONESI - (riflettendo) Già… già… Andiamo avanti con la proiezione, Tibaldi.

TIBALDI - Subito, dottore. (Buio in sala e riprende la proiezione)

SCENA VIDEO 2

Ripresa dall’alto in grandangolo del pianerottolo. In primo piano, a destra, la porta di Benvoli e, sullo sfondo, meno illuminato, si vede, anche parzialmente, la porta di Giulietta. La data segna il 3 gennaio, ore 7 del mattino. Entra dal basso dell’inquadratura Estella mentre sta spazzando il pianerottolo; fa qualche metro, molto presa dal suo lavoro, poi, come se ascoltasse qualcosa proveniente dall’interno, si avvicina alla porta del Benvoli con fare circospetto, si guarda attorno e comincia a origliare. Dopo qualche secondo, appoggia la scopa e cerca, tra le pieghe dell’abito, qualcosa che trova in una delle numerose tasche. Si intravedono delle specie di carte tra le quali ne sceglie una specifica, che infilerà sotto la porta del Benvoli. Successivamente, riprende a spazzare e rifarà più o meno la stessa scenetta davanti alla porta di Giulietta, senza però infilare alcunché sotto la porta; se ne andrà, poi, tranquillamente fuori dal quadro, ricominciando a spazzare. Alle ore 10, vediamo una persona che arriva davanti alla porta di Giulietta, suona e poi intravediamo Giulietta in vestaglia che apre la porta e fa entrare il visitatore. Lo stesso visitatore che, dopo 45 minuti, esce di nuovo dalla porta, e di nuovo intravediamo Giulietta, ed esce di campo. Nero.

VERONESI - Ma guarda un po’… quanta attività davanti a quelle porte…

MANTOVANI - In effetti… Che cosa avrà infilato la signora sotto la porta? E se almeno riuscissimo a riconoscere uno dei visitatori…

VERONESI - Lorenzini!

LORENZINI - (entrando prontamente) Comandi, dottore!

VERONESI - (ironico, quasi a mezza voce) Sì, se comandassi io davvero, le cose andrebbero diversamente… Senta, dicevo, mi chiama la signora Estella?

LORENZINI - Sì, dottore, ma l’ho vista uscire, andava a trovare una signora malata, un’amica credo.

VERONESI - Avvertimi quando rientra, mi raccomando. (Lorenzini assente ed esce di scena)

MANTOVANI - (rimuginando) Sembra che la cosa si complichi.

VERONESI - Più di quel che pensavo… Tibaldi?

TIBALDI - (che nel frattempo stava smontando tutto) Sì, dottore?

VERONESI - Abbiamo già finito?

TIBALDI - Sì, purtroppo, non gliel’hanno detto? Le registrazioni riguardano solamente questi due giorni, poi la telecamera ha avuto problemi di funzionamento. Abbiamo controllato, effettivamente c’è stata un’infiltrazione d’acqua per il maltempo, poi c’era un cavo difettoso, sfilacciato, e a sentire il Benvoli è dal pomeriggio del 3 gennaio che il circuito chiuso da dei problemi.

VERONESI - È un vero peccato, poteva essere un aiuto molto importante… D’accordo Tibaldi, la ringrazio. Uscendo, dica a Lorenzini di far entrare il signor Benvoli. (Tibaldi esce. Entra lateralmente l’Agente Lorenzini, seguito dalla signora Estella, con una scopa in mano)

LORENZINI - Scusate… (a Veronesi) Dottore, scusi, ma c’è la signora Benfanti che insiste per parlarle… E poi è arrivato il Signor Benvoli.

BENFANTI - (entra tentennante) Dottore? Scusi se la disturbo, magari quando ha cinque minuti, sarebbe importante…

VERONESI - No, no, venga signora, entri pure, non mi disturba. (a Lorenzini) Grazie Lorenzini, dica a Benvoli di aspettare cinque minuti, per favore. (Lorenzini esce di scena) Si accomodi, Estella. Le presento la dottoressa Mantovani della Scientifica.

MANTOVANI - (le dà la mano) Piacere, signora.

BENFANTI - Piacere, posso parlare?

VERONESI - Ma certo, signora… La vedo un po’ preoccupata, cosa c’è?

BENFANTI - No, è che lei mi aveva chiesto di dirle se avevo informazioni sul cliente di Giulietta, “il rosso”…

VERONESI - (interessato) Si è ricordata qualcosa?

BENFANTI - Beh, più che ricordata, ho saputo qualcosa che… insomma, prima stavo parlando con la signora Speziali, mi ero fermata cinque minuti a fare due chiacchiere, le avevo fatto la spesa e allora… parlando… è venuto fuori che alcuni giorni fa…

MANTOVANI - (interrompendola) Quanti giorni fa?

BENFANTI - Ma… mi sembra di ricordare che fosse il 4 gennaio… Io ero a fare delle commissioni e, quando sono rientrata, la Speziali, appunto, mi ha detto che un signore aveva portato un regalo a Giulietta e che siccome lei non era in casa e la portinaia non c’era… infatti io non c’ero… ero fuori, appunto… lo dava in consegna alla Speziali.

VERONESI - E lei, Estella, lo ha visto, questo regalo?

BENFANTI - Sì, sì… Perché appunto, la Speziali, quando sono rientrata, lo ha dato a me, che lo consegnassi a Giulietta. Era una bottiglia di champagne, bella grande, anche…

MANTOVANI - E lei? Quando l’ha consegnata alla Romeo?

BENFANTI - La sera, sempre del 4, circa verso le sei. L’ho vista passare, mentre rientrava e gliel’ho data.

VERONESI - Come mai si era scordata di dirmi questo particolare?

BENFANTI - Beh, perché all’inizio non pensavo potesse essere importante, poi… poco fa, come dicevo, chiacchierando con la Speziali, siamo andate in questo discorso e lei mi racconta che il signore che le aveva dato la bottiglia era un tipo distinto… ben vestito e…

MANTOVANI - E…?

BENFANTI - E rosso… con pochi capelli, rossi, e allora ho pensato…

VERONESI - (interrompendo Estella, eccitato) Beatrice? Controlla nella lista degli oggetti che avete repertato, se c’è questo champagne… se abbiamo fortuna…

BENFANTI - Cosa c’è? Cosa succede?

MANTOVANI - (estrae alcuni fogli da una 24 ore) Sì, dai che c’è… (scorrendo con il dito la lista) Ci deve essere per forza…

BENFANTI - Dottor Veronesi? Cosa succede?

VERONESI - Estella, se tra gli oggetti che abbiamo trovato in casa ci fosse quella bottiglia, su quella bottiglia troveremmo ovviamente le impronte di Giulietta, le sue, Estella, probabilmente quelle della signora Speziali, ma soprattutto quelle del nostro misterioso cliente rosso. (alla Mantovani) E tu sai che cosa significa per noi essere sicuri che sono le sue impronte?

BENFANTI - No… che cosa?! Lo spiega anche a me, dottore?

MANTOVANI - Significa che le possiamo confrontare con quelle trovate sull’arma del delitto, sul coltello, e se, per caso, corrispondessero, significa che sapremmo esattamente chi ha ucciso la signorina Romeo. (guarda Veronesi) Sì, Guglielmo, abbiamo la bottiglia. (sorride ed estrae il cellulare, componendo un numero)

VERONESI - (sorridendo eccitato) Sììììì! Grande!

BENFANTI - Io… spero di essere stata utile…

MANTOVANI - (parlando al cellulare) Carloni, sono Mantovani, mi passa il laboratorio?… Grazie…

VERONESI - (mettendole affettuosamente una mano sulla spalla) Non solo utile Estella, lei, in questo momento, potrebbe aver dato una svolta decisiva alle indagini. Ah, a proposito, cosa infilava, l’altro giorno, sotto la porta del Signor Benvoli?

BENFANTI - Santini di Padre Kolbe. È il protettore dei radioamatori, regalo sempre dei suoi santini a Benvoli… uno al giorno… ne vuole uno anche lei?

VERONESI - (sorridendo) Ma… se ce l’ha di San Michele Arcangelo…

BENFANTI - (estrae dalla tasca della gonna un mazzo di santini e controlla) Sì che ce l’ho! Tenga (glielo passa)

VERONESI - (sorride, afferrando il santino) Grazie Estella… Vada pure adesso, se ho bisogno ancora la faccio chiamare. (Estella esce di scena)

MANTOVANI - (al cellulare) Ah, Palumbo, proprio lei… Bene, senta, mi riferisco al caso Romeo: tra gli oggetti repertati in casa della vittima il 6 gennaio c’è anche una bottiglia di champagne… Bene, mi faccia immediatamente un confronto con le impronte trovate sul coltello… Sì, sul coltello sono state rilevate due tipi di impronta, una della Romeo e l’altra non identificata. Voglio sapere se quella non identificata è anche presente sulla bottiglia… Come? Per quando mi occorrono? Fra qualche mese, con suo comodo, non si disturbi… Palumbo! Subito! Come al solito, no?… D’accordo, aspetto… mi raccomando, velocità! (riattacca)

VERONESI - (guardando la Mantovani che ricambia lo sguardo) Siamo fortunati?

MANTOVANI - Speriamo di sì…

VERONESI - Allora adesso interroghiamo Benvoli.

MANTOVANI - Ok.

VERONESI - (si porta lateralmente al palco, vicino all’ingresso e chiama Lorenzini) Lorenzini? Fa accomodare il signor Benvoli.

MANTOVANI - È testimone o sospettato?

VERONESI - Non so… dipende… forse entrambi… (Entra Pietro Benvoli; è vestito dimessamente con una maglietta ed un paio di jeans scoloriti, bianco nel volto e leggermente spettinato: l’aspetto generale è sciatto)

VERONESI - Venga, venga, si accomodi signor Benvoli. Io sono il Commissario Veronesi (gli porge la mano) e la collega si chiama Mantovani, della Scientifica.

MANTOVANI - Buongiorno.

BENVOLI - Salve.

VERONESI - Allora, signor Benvoli, prego, si accomodi. Cosa mi dice di quello che è successo?

BENVOLI - (sedendosi) Cosa dovrei dirle?

VERONESI - Non lo so… un commento, un’impressione… Che idea s’è fatto?

BENVOLI - Non mi sono fatto nessuna idea. So che Giulietta è morta, l’altra notte, e mi dispiace… Ecco tutto…

VERONESI - E lo sa in che modo è morta?

BENVOLI - (tentennante) Ma… so che l’hanno pugnalata… e nient’altro…

VERONESI - Chi le ha detto com’è morta?

BENVOLI - La portinaia.

VERONESI - Ah già, la signora Estella. Mi ha detto che lei è stato così gentile da soccorrerla.

BENVOLI - Sì… Beh, le ho dato solo un po’ d’acqua.

MANTOVANI - (intromettendosi) E quando è entrato in questa stanza, cos’ha visto esattamente?

BENVOLI - No, io non sono entrato, non sono venuto a vedere…

VERONESI - Ma come? Estella le ha detto che Giulietta era stata pugnalata e lei non è entrato? Anche solo per controllare?

BENVOLI - (a disagio) No, io… non… non ce l’ho fatta…

VERONESI - Ah, non ce la fatta. Eppure vi conoscevate bene, no? Lei e Giulietta…

BENVOLI - Beh, normale… eravamo vicini…

VERONESI - Eh già… eravate vicini…

MANTOVANI - Senta, signor Benvoli, ho visto dalla planimetria del palazzo che il suo salottino confina con questa camera, quindi senz’altro lei avrebbe potuto sentire qualcosa… intendo dire… in questa stanza è stata uccisa una donna, pugnalata, come ci ha detto… qualche rumore particolare sarà stato sicuramente udibile dal suo appartamento…

BENVOLI - (a disagio) No… no, io… non ho sentito niente… non m’impiccio degli affari altrui…

MANTOVANI - Eppure lei è un accanito radio-amatore, dovrebbe essere abituato ad ascoltare. Quando si ha un hobby del genere, anche senza volerlo, l’orecchio si affina… si acuisce, o no?

BENVOLI - (nervosamente) - Mi state accusando di qualche cosa?

MANTOVANI - Perché si sente accusato? Dovremmo?

BENVOLI - Mi sento sotto processo, come se foste sicuri che ho qualche colpa da confessare.

VERONESI - Infatti è così signor Benvoli, lei ha una colpa…

BENVOLI - (sorpreso) E quale?!

VERONESI - Quella di essere reticente alle domande che le stiamo facendo, di rispondere a monosillabi, di avere questo atteggiamento tra il nervoso e l’infastidito, questa sua tensione, questo disagio… Senta, signor Benvoli… Pietro… noi siamo qui per scoprire la verità, per capire com’è successo che una giovane donna ha perso la vita. Noi siamo qui per cercare, per trovare delle prove, delle tracce, delle informazioni che ci possano aiutare a ricostruire come sono andate le cose. Vede, tutta questa gente, tutte le persone che lei, in questi giorni, ha visto andare su e giù per le scale di questo palazzo, vestita in modo strano, con le tute bianche piuttosto che in divisa, con attrezzature ed apparecchi assurdi, con i pennellini in mano, le macchine fotografiche, giorno e notte, con la stanchezza negli occhi, dopo ore ed ore di lavoro, ma con il cuore sveglio, vigile, sempre all’erta… tutte queste persone, dico, sono qui per Giulietta, per lei, per la sua memoria, perché la sua vita non vada sprecata così, cancellata, archiviata, senza un perché, una ragione, assurdamente… E sono qui anche per lei, signor Benvoli, per garantirle una vita migliore e per cercare, quando è possibile, di farla sentire più sicuro… Tutti i giorni, tutte le notti c’è gente che lavora per questo, per permetterle di coltivare i suoi hobby nella tranquillità di casa sua. Ma queste persone, Pietro, non possono fare tutto da sole, non possono entrare improvvisamente nel passato di una persona e ricostruire tutta la sua vita in poche ore… Non possono perché la vita, ed anche la morte purtroppo, di una persona è fatta di tanti tasselli, di tanti particolari, di troppe variabili e, quando succedono queste cose, è la polizia che deve ricomporre tutti questi tasselli, uno per uno, velocemente e con precisione. Ecco perché abbiamo bisogno di trovare attorno a noi persone che siano disponibili ad aiutarci, per non sbagliare a ricostruire questo puzzle, il quadro di Giulietta Romeo. E lei è una di quelle persone Pietro, ecco perché, se non ci aiuta… beh, sì… è colpevole… e la colpa più grande ce l’ha proprio nei confronti di Giulietta… (Per alcuni secondi, Benvoli rimane silenzioso a fissare il pavimento, riflettendo. La Mantovani dà uno sguardo d’intesa a Veronesi. Parte, in sottofondo, “Never Alone” dei Direct 2 Brain che accompagnerà il dialogo, sino all’uscita di Benvoli)

BENVOLI - (con gli occhi bassi, con voce quasi strozzata) Ho sempre odiato tutte le istituzioni… tutti quelli che danno ordini, quelli con le chiavi in mano… Anche la Polizia, non mi è mai piaciuta.

VERONESI - Beh, è già una spiegazione… Le posso chiedere perché?

BENVOLI - Sono… sono cresciuto in orfanotrofio, solo, non ho mai legato con gli altri e questo non era visto bene in istituto. Credevano fossi un po’ matto e tutti mi davano contro. So io, quello che ho passato là dentro. Quando sono uscito, a 18 anni, quella mattina hanno aperto la porta e mi hanno detto “vai…”, solo questo, capisce? Vai… ed io non ero nessuno… per nessuno… Non avevo amici, parenti… nessuno… un fantasma… Mi sono dovuto inventare una vita e tutto quello che ho fatto, tutto quello sono riuscito a costruire, l’ho fatto in solitudine, silenzioso, come un fantasma, appunto. E allora ho capito che non avevo bisogno di nessun altro e ho impostato tutta la mia vita così. Ho trovato un lavoro che mi permette appena di pagarmi l’affitto di questa casa e di mangiare… non ho bisogno di altro.

VERONESI - Perché allora, la radio? È un mezzo di comunicazione, contrasta in po’ con la sua filosofia…

BENVOLI - Io non sono un vero radio-amatore… non parlo… non mi conoscono nel circuito…

MANTOVANI - Non parla mai? So che tra radio-amatori vi conoscete con degli pseudonimi, che avete un codice…

BENVOLI - No, nessuno mi conosce. Io non parlo… io ascolto…

VERONESI - Che cosa?

BENVOLI - Quelli che parlano, le loro voci… Sa quante cose si possono leggere nel tono di una voce? Ed io mi sono reso conto che, pian piano, riuscivo sempre meglio a cogliere le sfumature nella voce delle persone che comunicavano… il tono, l’impostazione, il timbro, le inflessioni… sono come pennellate su una tela, lasciano un segno che ha un colore inconfondibile.

MANTOVANI - Quello che sta dicendo è molto affascinante, anche se nella vita è bello comunicare, costruire dei rapporti, scambiare idee…

BENVOLI - Io non ho bisogno di nessuno, non ne ho mai avuto bisogno.

VERONESI - E Giulietta?

BENVOLI - Giulietta anche lei era sola, lo si capiva quando parlava… Aveva una voce opaca, impolverata, ecco… Era una ragazza buona, ma si sentiva che piangeva spesso. In fondo, la sua voce era sempre incerta, commossa, come quella di chi ha pianto molto… E l’altra notte non era sola…

VERONESI e MANTOVANI - (stupiti) Come?!

BENVOLI - Ma forse mi sono sbagliato…

VERONESI - Perché? Le è sembrato che ci fosse qualcun altro?

BENVOLI - No, ma… Probabilmente mi sono sbagliato, anzi sicuramente…

VERONESI - Sì, d’accordo… Però, mi dica: perché ha avuto questa impressione?

BENVOLI - Quella notte non riuscivo a dormire, mi succede spesso, e allora accendo lo stereo, a basso volume. Ascolto del blues quasi sempre, a basso volume, e mi metto in cuffia ad ascoltare chi sta parlando alla radio steso sul mio letto. Ad un certo punto, avevo sete e mi sono alzato per andare nel cucinotto a prendere una birra e, passando dal salottino, (indica la parete della stanza) ho sentito… ma è stata un’impressione, ripeto…

VERONESI - Cosa le è sembrato di sentire?

BENVOLI - Piangere… e ridere… Credo fosse Giulietta… sì… era lei…

MANTOVANI - Piangere e ridere? Cioè?

BENVOLI - Non so come spiegarlo… mi sembrava piangesse, ma dalla gioia… oppure il contrario, che ridesse, ma fosse un riso amaro… non lo so, è difficile da spiegare… E poi, mentre tornavo in camera mia con la birra, mi è parso di sentire un’altra voce… più matura…

VERONESI - Uomo o donna?

BENVOLI - Donna… ma, ripeto, è stato un attimo, un’impressione… Forse era sempre Giulietta, ed io non mi sono fermato ad ascoltare, avevo la musica in sottofondo e la radio accesa, come ho detto, quindi, magari, è solo stata un’impressione sbagliata.

VERONESI - Che ore potevano essere?

BENVOLI - Non lo so… l’una, le due, forse più tardi… non lo so…

VERONESI - Senta Pietro… lo sa che abbiamo visionato le cassette della sua videocamera?

BENVOLI - (innervosito ulteriormente) Sì, ve le ho date io.

VERONESI - Ecco, infatti, bravo… Vede, noi ci siamo chiesti, abbiamo visto la signorina Giulietta che veniva a trovarla, ebbene: che tipo di scambi facevate tra di voi? Intendo dire, la signorina Romeo le porta una pianta la sera del 1 gennaio ed esce da casa sua dopo due ore con un pacchetto proveniente, in maniera palese, da una farmacia. Si presume dalla farmacia nella quale lei è impiegato. (con un tono di voce incalzante) Allora? Che cosa c’era dentro quel pacchetto? E che cosa avete fatto in quelle due ore?

BENVOLI - Ma niente di speciale… È capitato che Giulietta, che era una persona molto sensibile, aveva capito la mia solitudine e… il primo dell’anno, forse si sentiva sola anche lei… insomma… mi aveva chiesto di portarle dalla farmacia, quel giorno l’unica aperta per turno, una tisana e così, per ringraziarmi, mi portò in cambio una stella di Natale. Diceva che le piante a lei facevano molta compagnia, che parlava con loro, perché da piccola viveva fuori città, in mezzo al verde. Insomma, scambiammo due chiacchiere, tutto qui.

MANTOVANI - E come mai poi si volle prendere maggiormente cura, della “vicina” spostando la videocamera verso la sua porta?

BENVOLI - Non so perché l’ho fatto. Mi sembrava in quel modo di esserle… come più vicino… una forma di ringraziamento, ma… non è stato sufficiente… (pausa di tutti e tre)

VERONESI - La ringrazio per quello che ci ha detto, Pietro, e mi permetto di farle una domanda molto diretta. Lei è uno dei pochi, nel palazzo, che sapeva dell’attività di Giulietta: è mai stato con lei?

BENVOLI - Con la prostituta? No, mai! Solo una notte, era Capodanno, due anni fa, lei suonò alla mia porta perché voleva chiedermi se le prestavo un po’ di caffè, perché l’aveva terminato. Scambiammo due chiacchiere mentre glielo facevo… eravamo entrambi soli, quella notte, e facemmo l’amore, solo quella volta, ed ho fatto l’amore con Giulietta, non con la prostituta.

VERONESI - (guardando la Mantovani) Per me è sufficiente così.

MANTOVANI - Io ho un’altra domanda invece: che cosa le ha messo sotto la porta la signora Estella?

BENVOLI - Sotto la porta… Ah sì, (sorridendo) il santino di Padre Kolbe!

MANTOVANI - Padre Kolbe? E chi sarebbe?

BENVOLI - Io non mi intendo molto di santi, ma Estella, che pare sia un’esperta, dice che è il protettore dei radioamatori… A me faceva piacere, è una donna così cara… Almeno una volta alla settimana doveva farmi trovare da qualche parte il santino, non so nemmeno più io quanti ne ho collezionati ormai.

MANTOVANI - Ho capito. Senta Signor Benvoli, i miei colleghi le hanno già preso le impronte digitali?

BENVOLI - Sì, l’altro giorno.

VERONESI - Perfetto. Allora, la ringraziamo, signor Benvoli. Se avessimo bisogno di lei ancora…

BENVOLI - (interrompendolo) Io sono sempre reperibile: di giorno, lavoro nella farmacia del corso, qui dietro l’angolo, e la sera, sto in casa…

VERONESI - (sorridendogli, lo congeda) Arrivederci, Pietro… (Benvoli si alza ed esce. Dopo un breve silenzio) Cosa pensi?

MANTOVANI - Beh, indubbiamente è un tipo strano, scontroso, chiuso in sé stesso… Comprensibile, con un’infanzia così. Si è creato questo guscio, questa vita passiva, in ascolto, appunto… Mi ha ricordato Franz Kafka…

VERONESI - Perché?

MANTOVANI - Kafka preferiva guardare il mondo come se fosse al di là di una parete di vetro… glaserne wand si chiama in tedesco… e lui, come uno spettatore, protetto da questo schermo di vetro, osservava il mondo, distaccato, passivo alla vita… Ecco, Benvoli vive passivamente la sua vita, se la lascia scorrere addosso… mi ha dato questa impressione.

VERONESI - Passivo, eh? Un uomo che segue questa filosofia di vita potrebbe uccidere? Fare un’azione così concreta? Forse no…

MANTOVANI - Dipende: a volte queste persone possono sviluppare una personalità parallela con caratteristiche completamente opposte e contrastanti… Nel raptus di follia schizofrenica, anche l’essere più gracile e debole, può avere un guizzo di energia imprevedibile e dimostrare una forza ed una violenza impensabile.

VERONESI - E la storia dell’orfanotrofio? L’odio per le istituzioni, eccetera?

MANTOVANI - La verificheremo… Piuttosto, mi ha colpito il discorso delle due voci nella camera di Giulietta… Cosa ne pensi?

VERONESI - Sì, è vero che Benvoli è abituato ad ascoltare, quindi senz’altro più sensibile di altre persone, ma, in effetti, come ha detto, potrebbe essersi anche semplicemente sbagliato. Aveva lo stereo e la radio accesi, nella stanza accanto… oppure, effettivamente, ha sentito un’altra voce, quella dell’assassino di Giulietta.

MANTOVANI - Che potrebbe anche funzionare… Abbiamo detto che, verosimilmente, la Romeo doveva conoscere il suo omicida e che l’aveva fatto entrare spontaneamente.

VERONESI - Oppure è solo un modo per sviarci. Quella notte Benvoli ha avuto tutto il tempo di entrare ed uscire da questo appartamento senza alcun ostacolo.

MANTOVANI - Sì, certo. Nel contempo… (Entrano, interrompendo il dialogo tra la Mantovani e Veronesi, Tibaldi e Sansoni. Tibaldi ha la valigetta dei rilievi, alcuni fogli e carpette con documenti, Sansoni ha la macchina fotografica)

TIBALDI - (polemico) Ti dico che questa stanza l’abbiamo scandagliata tutta. Piuttosto il bagno, che l’hai controllato tu… (cambia tono, accorgendosi della presenza di Veronesi e Mantovani) Ah, buongiorno… scusate, non volevamo disturbare.

MANTOVANI - Non disturbate affatto! Entrate… avete i risultati?

TIBALDI - Sì, dottoressa, ed anche l’identikit del cliente della Romeo, quello con i capelli rossi.

VERONESI - Ah, perfetto! Vediamolo subito. (Sansoni consegna a Veronesi una carpetta. Le luci si abbassano e, sullo schermo alle spalle dei personaggi, appare l’identikit di Righini. Tutti rimangono silenziosi per alcuni secondi, mentre osservano il disegno)

VERONESI - Bel tipo…

MANTOVANI - (a Tibaldi) E dell’autopsia? Cosa ci dice?

TIBALDI - (estrae dalla giacca un blocchetto d’appunti e lo consulta) Sì, allora… La morte di Giulietta Romeo, a seguito delle analisi tanatologiche e dell’autopsia, è avvenuta tra le ore due e le ore quattro del 6 gennaio. Ma la cosa interessante è che non è morta a causa delle lesioni da taglio alla gola. (Le luci si riaccendono)

MANTOVANI - (stupita) - Come?!

TIBALDI - Sì, dottoressa… Giulietta è morta per avvelenamento.

VERONESI - (stupito) - Per avvelenamento?!

TIBALDI - Sì. Durante l’autopsia, è stata rilevata un’eccessiva dilatazione pupillare, che aveva notato anche il dottor Baldassarri, se ricorda, ed un’intossicazione da alcaloidi tossici… Esattamente (legge da un taccuino) alcaloidi tropanici, josciamina ed atropina, e presente anche una buone dose di acido clorogenico. Ed anche il nostro laboratorio, in effetti, ne ha trovato tracce evidenti anche nel sangue della vittima. Insomma: la Romeo è deceduta per arresto cardiaco, il taglio alla gola non era abbastanza profondo per recidere la giugulare.

VERONESI - Ma il dissanguamento provocato dal coltello…

TIBALDI - Sì, la perdita di sangue dalla gola può aver accelerato il decesso, ma non ne è stata certamente la causa.

MANTOVANI - Qualcuno l’ha indotta ad assumere il veleno e successivamente l’ha accoltellata?

VERONESI - Beh, a livello tecnico, giuridico, intendo, si chiama “reato impossibile”: non si può uccidere una persona già morta.

MANTOVANI - Non è detto che sia stata accoltellata quando era già deceduta. (a Tibaldi) È possibile stabilire il tempo intercorso tra l’avvelenamento e l’accoltellamento?

TIBALDI - L’avevo già chiesto al laboratorio, ma mi hanno detto che risulta difficile, la cosa è avvenuta in pratica, contestualmente.

SANSONI - Durante l’autopsia è stato rilevato che il veleno è stato probabilmente assunto insieme a dello zucchero.

MANTOVANI - Zucchero?!

SANSONI - Il carbone della Befana, lo zucchero nero.

VERONESI - Perché le avrebbero fatto assumere del veleno insieme allo zucchero?

TIBALDI - Il veleno potrebbe avere avuto un sapore eccessivamente amaro, probabilmente senza l’ausilio di qualcosa che attenuasse il gusto eccessivamente amarognolo della sostanza, sarebbe risultato impossibile ingoiarla.

MANTOVANI - (riflettendo) - Un momento! Un momento! Un veleno di questo tipo dove è possibile procurarselo?

SANSONI - Ma… non è così particolare, anche in una semplice farmacia, nel reparto erboristeria, ad esempio, avendo una ricetta…

VERONESI - Anche senza la ricetta, se ci lavori…

MANTOVANI - Benvoli!

VERONESI - Benvoli…

MANTOVANI - Sansoni? Vada alla farmacia del corso, qui dietro l’angolo e prenda tutte le informazioni del caso dal proprietario… massima priorità… (Mentre Sansoni esce, squilla il telefono cellulare della Mantovani)

MANTOVANI - (risponde) - Mantovani… Sì?… Sì, mi dica, Palumbo… Esatto… Ho capito, grazie. (riattacca e rimane silenziosa per qualche istante; gli altri la guardano interrogativi) Le impronte sulla bottiglia di champagne e quelle sul coltello corrispondono: il tizio con i capelli rossi che ha regalato la bottiglia alla Romeo è lo stesso che ha usato quel coltello.

VERONESI - Porca miseria!! Qui le cose si complicano parecchio… Allora, rifacciamo il punto: Giulietta muore verso le 2 di mattina per avvelenamento assunto insieme al carbone dolce e, nel contempo, viene accoltellata dal tizio che due giorni prima le aveva regalato lo champagne. (Entra lateralmente, sul palco, Paride Righini. È un uomo di circa 40 anni, con i capelli rossi; indossa una giacca ed una cravatta da poco prezzo e tiene tra le mani un mazzo di fiori)

PARIDE - (entrando timidamente) Permesso? Scusate, io cercavo la signorina Romeo… (Tutti rimangono basiti, riconoscendo immediatamente l’uomo come il cliente misterioso) Ho disturbato?

VERONESI - Lei è…?

PARIDE - Mi chiamo Righini… Paride… Sono un amico della Romeo… Giulietta? Non c’è? (Tibaldi, che è rimasto alle spalle di Paride, indica incredulo i capelli del nuovo arrivato)

VERONESI - (riprendendosi dallo stupore) Evidentemente, signor Righini, lei non è a conoscenza dei fatti.

PARIDE - (tentennante) No… cos’è successo? Voi siete amici di Giulietta?

MANTOVANI - La signorina Romeo è deceduta la notte tra il 5 ed i 6 gennaio.

PARIDE - (scioccato) Come?! Morta… Ma dove?! Quando?!

VERONESI - Si segga, la prego, signor Righini.

PARIDE - (profondamente confuso, si siede con espressione sconvolta) Ma come?! Perché?!

VERONESI - (guardando i colleghi e soppesando le parole) In questa stanza, l’altra notte è stato commesso un crimine: la signorina Romeo è deceduta nel suo letto.

PARIDE - Ma com’è morta?!

VERONESI - Avvelenata, signor Righini.

PARIDE - Avvelenata?! Come avvelenata?! Si è uccisa?!

VERONESI - Io non le ho detto che si è uccisa, ho detto che è deceduta per avvelenamento.

PARIDE - Cosa vuol dire? Se è morta avvelenata…

MANTOVANI - (intervenendo) Potrebbe averla uccisa qualcuno, no?

PARIDE - (scioccato) Uccisa?! Ma come? Ma no… non è possibile!

VERONESI - E perché non è possibile?

PARIDE - Nessuno potrebbe uccidere una creatura come Giulietta…

VERONESI - Cosa intende dire?

PARIDE - (leggermente commosso) Era troppo buona… troppo dolce… E poi… perché? (quasi urlando) Perché?! (Mentre Veronesi parla, Righini tiene lo sguardo vitreo, fisso a terra)

VERONESI - Si calmi, signor Righini. Non sempre sono le persone malvagie ad essere uccise, a volte capita anche il contrario. Capita che a perdere la vita sia una persona positiva, troppo buona e troppo dolce, proprio come Giulietta… la povera Giulietta… Forse senza una ragione ben precisa, o forse anche solo per troppo amore… Sì, un amore nei confronti di una persona che, magari, non poteva dedicarsi completamente al suo amante e allora, si sa, la gelosia, la passione, può far fare degli sbagli, commettere delle follie, anche offuscare la mente per qualche istante. Ma è sufficiente un attimo ed è tutto finito, non si può tornare più indietro, Paride… non si può più rimediare. (pausa) Ma esiste ancora una possibilità: di non tradire la sua memoria, di non buttare via tutto quello che c’era, di cancellare per sempre in una squallida morte quel sentimento proprio nel nome e nel ricordo di quelle emozioni, di quei bei momenti indimenticabili passati insieme. (Paride si prende il viso tra le mani ed inizia a singhiozzare in silenzio) Quando Giulietta rideva, con quella sua bella risata schietta, cristallina…

PARIDE - (con la voce rotta dall’emozione) E come si fa?

VERONESI - Parlando di lei, Paride, di Giulietta… Ricordandola sempre con forza, con vigore, con amore, Paride. Ricordando quello che è successo, la vostra storia, la vostra intesa, tutto, fino alla fine… tutto… (dà un’occhiata ai colleghi. Tibaldi estrae un taccuino e prende appunti) La conosceva da molto, Paride?

PARIDE - (con voce rotta) Da circa otto mesi.

VERONESI - Dove vi siete conosciuti?

PARIDE - Al cinema. Ero andato a vedere un film di suspence, quelli che a me piace veder da solo…

VERONESI - Da solo? Non è meglio vederli con qualcuno… non so… con la propria moglie, per esempio.

PARIDE - Io non… non sono sposato.

VERONESI - E quella sera, da solo, al cinema, incontrò Giulietta.

PARIDE - Sì. si sedette vicino a me e poi, non so come fu, ma (sorridendo) ad un certo punto ci ritrovammo abbracciati per la paura. Ci mettemmo a ridere, anche, e poi fu come una scintilla… Una pizza, tante chiacchiere, tutto in un colpo, in una notte… Straordinario, non mi era mai successo… (sconsolato) non succederà più…

VERONESI - Poi? Cominciò a frequentarla…

PARIDE - Sì, era sempre così premurosa, così affettuosa…

VERONESI - Vi vedevate spesso?

PARIDE - All’inizio no, poi, forse fui io a volerlo, cominciai a venirla a trovare, a corteggiarla. (sorridendo) Le piaceva essere corteggiata, mi diceva che si sentiva una Principessa… Le facevo dei regalini…

VERONESI - Regalini? Che cosa, Paride?

PARIDE - Ma… sciocchezze, stupidaggini… Pupazzini, dolcetti… Una volta ero fuori città per lavoro, trovai una cartolina con sopra una Streghetta… (sorridendo) Gliela mandai, per scherzo, me lo ricordo, avevo scritto “quand’è che voli via con me? Ti devo regalare una scopa?” Lei aveva riso tanto per quella cartolina…

VERONESI - Volare via con lei? Allora era proprio una cosa seria, Paride?

PARIDE - (cupo) - Non lo so… Forse sì, mi piaceva perché era… tenera… sapeva apprezzare le cose, anche quelle piccole, i gesti, le attenzioni, le gentilezze. Le capiva, le registrava ed era sempre riconoscente.

VERONESI - Chissà com’è stata felice, quando le ha regalato lo champagne? (da un’occhiata ai colleghi)

PARIDE - (sorridendo) Beh, sì… La prima volta che lo bevemmo insieme ridemmo come due pazzi per delle ore. Nessuno dei due era abituato e lo champagne costa caro… Io le dissi: “guarda Principessina, che non posso sempre trattarti così, io lavoro come commesso in un supermercato e lo stipendio è basso, non ti devi abituare troppo bene!”

VERONESI - Beh, però gliene ha regalato ancora, no?

PARIDE - Sì, solo due volte, e questa volta non ho neanche fatto in tempo a parlarle… (si prende il viso tra le mani)

VERONESI - E perché non siete andati a vivere insieme? (notando che Paride non risponde) Lei Paride sa che lavoro faceva, Giulietta? Vero? (Paride continua a non replicare) E questo era duro da accettare, vero? Sapere che Giulietta, la sua Giulietta, in verità non era solo sua… è vero, Paride? Sapere che, quando non eravate insieme, Giulietta aveva la sua vita? Aveva altri interessi… altri clienti?

PARIDE - (urlando rabbioso) Io non sono mai stato un cliente!

VERONESI - (incalzante) Sì che lo era, Paride! Era come tutti gli altri che uscivano con lei, che le facevano regali, che facevano l’amore con lei!!!

PARIDE - (urlando, rosso di rabbia in volto) No!!!! Non è vero!!! Tra noi era diverso!!! Con gli altri non era la stessa cosa, con me non fingeva, con me era vera, con me era Giulietta!!!! Io la rispettavo, la stimavo, l’ammiravo!!!

VERONESI - (urlando) Io non ho mai rivolto un coltello verso una persona che rispetto, che stimo, che ammiro, che amo!!!! (Paride rimane sconvolto e basito dallo scatto di Veronesi, che cambia tono) Sì, Paride… amore… Perché lei Paride l’amava, vero? Era insopportabile per lei, quello che faceva Giulietta? Ecco perché forse è meglio così… meglio per nessuno che per tanti, non è così…

PARIDE - (come risvegliandosi da un torpore) Ma cosa…? Cosa dice? Un coltello? Ma cosa? Chi è lei? Chi siete voi? Perché mi sta facendo tutte queste domande?!

MANTOVANI - (intervenendo) Perché è un nostro dovere, signor Righini! Siamo della Polizia e stiamo indagando su questo caso e lei ci deve delle spiegazioni!

PARIDE - Cosa… cosa vi dovrei spiegare?!

MANTOVANI - Ad esempio, il perché sul coltello che ha ucciso Giulietta ci sono le sue impronte!

PARIDE - Le mie impronte?!

MANTOVANI - Proprio così!! E allora?! Perché?!

VERONESI - Perché, Paride?

PARIDE - Che coltello…

TIBALDI - (intervenendo) Un coltello d’acciaio, con il manico di legno scuro, finta noce, lungo 15 centimetri con lama liscia da un lato e dentellata dall’altro.

PARIDE - Io non capisco… non…

MANTOVANI - (interrompendolo) Su quel coltello ci sono le stesse impronte rilevate sulla bottiglia di champagne che lei ha regalato a Giulietta e adesso l’agente Tibaldi le prenderà le impronte digitali e scommetto, senza ombra di dubbio, che sono le sue. (a Tibaldi) Tibaldi? (gli fa un cenno e Tibaldi prende la valigetta ed estrae il kit per il rilievo delle impronte)

PARIDE - (tentennante) Ma come? Voi… non potete…

MANTOVANI - (incalzando) Certo che possiamo! Per legge lei non si può rifiutare! Così come non può rifiutarsi di analizzare un suo capello ed i suoi peli. (Tibaldi guarda la Mantovani, perplesso) È vero, Tibaldi che possiamo, no? (la Mantovani rivolge uno sguardo d’intesa a Tibaldi)

TIBALDI - (prontamente) - Sì, certo dottoressa! (guardando Paride) È la legge!! (gli prende la mano sinistra e comincia le procedure di rilevazione impronte)

VERONESI - (rimane silenzioso per qualche istante, osservando la perplessità e l’imbarazzo di Paride) Come vede, signor Righini, non ha senso che lei ci faccia ostruzionismo. È solo questione di poco… Perché su quel coltello abbiamo trovato le sue impronte?

PARIDE - (vergognoso, con gli occhi bassi, mentre Tibaldi continua le operazioni di rilievo dattiloscopico) Io… io e Giulietta a volte, così, per gioco, facevamo… insomma usavamo quel coltello mentre… mentre facevamo l’amore… ma così… solo per…

VERONESI - Un gioco erotico?

PARIDE - (assente, quasi sussurrando) Sì… (Veronesi e la Mantovani si guardano) Usavamo anche un frustino che Giulietta aveva… ma così, ripeto… per scherzo… per gioco…

MANTOVANI - (porgendo un a penna a Paride) Signor Righini, mi scrive, per favore, su questo foglio il nome di Giulietta e poi, sotto, firma?

PARIDE - (afferra la penna con la mano destra ed esegue, perplesso) Non capisco…

MANTOVANI - Scriva, signor Righini… e poi firmi.

VERONESI - (a Paride) Mi dà, per favore, un suo documento?

PARIDE - (si pulisce le mani con un fazzolettino datogli da Tibaldi, estrae la carta d’Identità e la porge a Veronesi) Io… io non ho ucciso nessuno… non avrei neanche potuto essere qui, quella notte. Ho dormito in un alberghetto a Frascati. (Veronesi da un’occhiata a Tibaldi che scrive)

VERONESI - Che albergo era?

PARIDE - Si chiama Pensione Bellavista… Ma poi che c’entra?! Io non ucciderei mai nessuno… mai! Non lo farei mai… io amavo Giulietta. (scoppia in lacrime, per la tensione)

MANTOVANI - (a Tibaldi) Tibaldi, dia un bicchiere d’acqua al signor Righini. (gli fa un cenno d’intesa)

PARIDE - (quasi sussurrato) No, io… non voglio niente.

MANTOVANI - (decisa) Beva, Righini! (cambiando tono, più dolcemente) Le farà bene… (Paride afferra il bicchiere e beve; non appena lo ripone sul tavolo, Tibaldi, con i guanti di lattice lo prende con cautela e lo infila in un sacchetto di plastica trasparente che ripone nella valigetta. Entra Sansoni)

MANTOVANI - Tibaldi? Vada subito in Centrale per le analisi, le voglio immediatamente. (a Veronesi) Tu, hai finito?

VERONESI - Per ora, sì. (a Paride) Signor Righini, grazie per la collaborazione, con lei abbiamo finito, per adesso, comunque si tenga a disposizione e reperibile. (Paride si alza e si avvia verso l’uscita)

MANTOVANI - (a Tibaldi) Tibaldi, lo accompagni un attimo qui fuori, poi aspettate Sansoni… insieme … (Tibaldi e Paride escono. A Sansoni) Allora?

SANSONI - (estrae un taccuino) Benvoli lavora in quella farmacia da cinque anni: ottimo elemento, molto preciso, puntuale, serio. La farmacia non ha il reparto erboristeria e comunque, mi ha assicurato il farmacista, che nessuno, a parte lui, può accedere a certi medicinali. E comunque è tutto catalogato, schedato e controllato a livello informatico, ogni singolo grammo di qualsiasi sostanza, e qualsiasi ammanco risulterebbe. E la cosa non è stata rilevata. Inoltre il farmacista ha ribadito più volte che ha una cieca fiducia in Benvoli.

MANTOVANI - Ho capito. Bene, la ringrazio, Sansoni. Senta, adesso vada da Tibaldi che così può volare in laboratorio, mentre lei invece accompagna a casa il signor Righini. Parli un po’ con lui, veda se riesce a sapere qualcosa, non lo perda di vista insomma… poi le faccio sapere, io…

SANSONI - D’accordo dottoressa. (esce di scena)

MANTOVANI - (tace per alcuni secondi guardando Veronesi) Non credo sia stato lui… malgrado le impronte, malgrado tutto. Quando gli hai fatto il trabocchetto, dicendogli che Giulietta era morta per avvelenamento, non ha fatto una piega e, paradossalmente, la spiegazione che ha dato per giustificare le sue impronte sul coltello regge. Sai, non ne avevamo ancora parlato, ma abbiamo verificato, in laboratorio, che l’orientamento delle impronte sull’arma… beh, dimostra che molto probabilmente l’ultima persona che ha usato quel coltello non è stato Paride.

VERONESI - Ma Giulietta?

MANTOVANI - Esatto.

VERONESI - Cioè? Riuscite a capire dalle impronte in che modo è stato usato l’oggetto del reato?

MANTOVANI - Con una buonissima approssimazione, sì. Quando una persona afferra un oggetto, le impronte che lascia sullo stesso descrivono una serie di variabili che possono aiutare effettivamente a capire come è stato usato: la forza di impressione nell’impugnarlo, la rotazione che i polpastrelli hanno avuto nel movimento e così via. Le impronte scrivono una storia, sempre. Inoltre ho voluto immediatamente verificare se Righini fosse mancino, infatti gli ho fatto scrivere il nome di Giulietta e firmare, vedi? (si avvicina a Veronesi e simula i movimenti su di lui) Se io sono destrorsa, se voglio tagliarti la gola con un coltello, eseguirò naturalmente questo movimento. (passa il dito sotto la gola di Veronesi da sinistra a destra) Mi viene spontaneamente, non potrei mai fare il contrario, è scomodo… (passa il dito sotto la gola di Veronesi da destra a sinistra) innaturale, capisci? Perciò, essendo Paride un destrorso, se l’avesse accoltellata lui, Giulietta avrebbe dovuto avere avuto un taglio in entrata da destra ed in uscita a sinistra.

VERONESI - Giulietta invece (fa il gesto) ha l’entrata e l’uscita al contrario, come se…

MANTOVANI - Esatto, hai fatto il giusto movimento… come se fosse stata lei a infliggerselo.

VERONESI - Ma scusa? Se l’assassino l’avesse aggredita alle spalle ed accoltellata in questa posizione, (simula la posizione ponendosi alle spalle della Mantovani e, con la penna, fa il gesto di tagliarle la gola) l’entrata e l’uscita sarebbe la medesima.

MANTOVANI - Certo, ma il taglio, in quel caso, avrebbe avuto un’estensione molto maggiore, sia in lunghezza che in profondità, e qui siamo in presenza invece di un taglio corto e leggero. (breve pausa) Vedi? In questi giorni, riguardando tutto il quadro degli eventi, ho cominciato a maturare un’idea che inizialmente mi era sembrata assurda, poi, lentamente, ha preso consistenza. I pezzi hanno cominciato ad incastrarsi e prima, mentre provocavi psicologicamente Righini, mentre ascoltavo le sue risposte, ha cominciato a chiudersi un cerchio, un processo logico. Ho riguardato tutto sotto un’altra prospettiva: noi, Guglielmo, siamo partiti sempre pensando che la notte del reato in questa stanza ci fossero state due persone, sviati anche da tutte le tracce rilevate, impronte, capelli, eccetera. Poi Benvoli ha rinforzato questa idea, dichiarando che gli era parso di sentire la voce di due persone. Poi le impronte sul coltello che risultano essere le stesse della bottiglia e che, senz’altro, sono di Paride… Ma vedi, tutto questo può essere avvenuto accidentalmente e comunque decontestualizzato dal reato stesso. Cioè, intendo dire, la Romeo riceveva in casa, è normale trovare tracce ed impronte di diverse persone, è normale, vista la sua attività, che quel coltello possa effettivamente essere stato maneggiato da qualcun altro… mi sto riferendo a Righini per i giochi erotici. Ed è probabile che Benvoli si sia effettivamente sbagliato e che le voci diverse che ha creduto di udire fosse invece solamente Giulietta, magari in lacrime che piangeva… la voce cambia, quando è rotta dal pianto, dall’emozione… Ed ecco spiegate le lacrime trovate nei fazzolettini repertati da Tibaldi e, soprattutto, sulla lettera alla Befana. Non è poi così assurdo pensare che una ragazza come Giulietta, infelice, sola, come sempre, la notte della Befana, la sua cara amica, una ragazza piena di sensi di colpa che già nel passato era arrivata alla disperazione di tagliarsi le vene… (Entra Tibaldi)

TIBALDI - Dottoressa? C’è una busta per lei, dal laboratorio.

MANTOVANI - (prende la busta) Ah sì, l’aspettavo, grazie. (Tibaldi esce di scena)

VERONESI - (mentre la Mantovani legge il contenuto della busta e rimane pensosa, Veronesi guarda le carte sul tavolo e rilegge la lettera alla Befana) “…nonostante le promesse sono stata una bambina cattiva… conosco bene quello che spetta ai bimbi disubbidienti… Questa volta però vorrei qualcosa di particolare. Tu sai cosa desidero…” (pausa)

MANTOVANI - (dopo una riflessione, sempre leggendo i documenti contenuti nella busta) “…tu sai cosa desidero…” Questa non è affatto una lettera infantile, scritta da una bambina: è una confessione. Giulietta ci ha scritto tutta la sua disperazione: cos’è che desiderava?

VERONESI - (leggendo) “Io ci spero sempre. Ti aspetto…”

MANTOVANI - In cosa sperava, Giulietta? Cosa aspettava?

VERONESI - Di liberarsi di tutte queste angosce? Di questa amarezza? Sì, d’accordo, ma… il veleno? Avreste dovuto trovarne tracce se…

MANTOVANI - Il veleno? Quello l’abbiamo sempre avuto sotto gli occhi.

VERONESI - Benvoli?

MANTOVANI - No… No, Benvoli è solo un introverso con un’infanzia terribile alle spalle, un uomo che si è costruito un piccolo, protetto universo in completa solitudine e che non avrebbe mai il coraggio di alterare. Inoltre nell’appartamento di Giulietta non è stata rilevata nessuna impronta o traccia di Benvoli. No, il veleno, come ogni piccola strega, era l’icona che Giulietta ammirava di più, no, doveva essere una cosa fatta in casa, tipo… una pozione? Io non sono un erborista, non m’intendo di piante, ma l’altro giorno, riguardando il video girato da Sansoni, ho notato quella pianta (la indica) e ho fatto fare qualche ricerca. E adesso mi hanno portato le analisi ed i risultati: sai che cos’è?

VERONESI - No.

MANTOVANI - (legge il documento) Si chiama Atropa Belladonna, della famiglia delle Solanacee, pianta erbacea perenne. I suoi principi attivi sono alcaloidi tropanici, josciamina, atropina…

VERONESI - Trovati durante l’autopsia.

MANTOVANI - (continuando a leggere) Grado di tossicità: velenosa o letale. La bacca di colore nero che produce è altamente velenosa. (si avvicina alla pianta e ne stacca una bacca porgendola a Veronesi che la osserva) La pianta contiene, infatti, alcaloidi tossici in tutte le sue parti ed in special modo nella radice e nelle bacche. Può essere sufficiente anche solo una bacca per uccidere un bambino e poche di più per un adulto. Dopo l’ingestione si determina uno stato di eccitazione con rossore profuso del volto e confusione. Sintomi: siccità della pelle e secchezza delle fauci, pupille dilatate, tachicardia, nausea, eccetera…

VERONESI - (ripetendo) “…dopo l’ingestione si determina uno stato di eccitazione…”

MANTOVANI - (continuando a leggere) Con turbamenti ed alterazioni della coscienza, visioni, delirio…

VERONESI - Delirio?

MANTOVANI - Sì, con eccitazione psico-motoria ed allucinazioni, fino ad una intensa sensazione di leggerezza… “come di volo”…

VERONESI - Perciò Giulietta, in una profonda crisi depressiva, decide di farla finita, di volare via, farsi l’ultimo meritato regalo… e la assume, ingerendo le bacche?

MANTOVANI - L’Atropa è velenosa in tutte le sue parti, foglie, fusto, fiori, è possibile anche un infuso, un unguento addirittura.

VERONESI - (cercando sul suo taccuino) Un momento: la signora Estella mi aveva detto che, una notte, Giulietta era scesa da lei a chiedere dello zucchero… ecco, trovato! (leggendo) “…a chiedermi un po’ di zucchero da mettere in una tisana, lei era un’esperta in tisane ed infusi con le erbe…” Una tisana… (riflettendo) la tisana può essere amara e per zuccherarla…

MANTOVANI - Usa lo zucchero nero che la Befana, solitamente, porta ai bambini cattivi.

VERONESI - (ricostruendo i fatti) Poi, non avvertendo un effetto immediato del veleno…

MANTOVANI - Infatti è un veleno a lenta ricaduta.

VERONESI - …ma senz’altro avvertendone, senza rendersene conto, gli effetti allucinogeni, cade in una specie di delirio, le sembra di volare…

MANTOVANI - Come le streghe… (legge) “Secondo la tradizione è una delle erbe che, insieme allo Stramonio e la Mandragola, veniva usata dalle streghe nella preparazione di pozioni che permettevano loro i voli notturni, in realtà viaggi psichici…”

VERONESI - Ed in questo stato di profonda confusione psico-fisica, di allucinazione…

MANTOVANI - Non si taglia le vene…

VERONESI - No, certo, ci ha già provato una volta ed è stata salvata.

MANTOVANI - Ma Giulietta, questa volta non vuole salvarsi. Quest’anno, ha scritto nella lettera, “voglio qualcosa di particolare…”

VERONESI - E quindi si taglia la gola, ma la debolezza da intossicazione non le permette di agire con la forza necessaria per recidersi la giugulare.

MANTOVANI - E qualche tempo dopo decede per avvelenamento. (pausa)

VERONESI - Era farla finita, il regalo che desiderava di più. Ci aveva scritto proprio tutto nella lettera… Anche nella firma ci aveva dato la soluzione: (leggendo) “Io ci spero sempre. Ti aspetto. Con affetto. (sorride amaramente) La tua … Bella Donna.”

MANTOVANI - (leggendo) “Il nome Atropa deriva da quello della parca Atropo, alla quale era affidato il compito, nella mitologia greca, di recidere il filo della vita ai comuni mortali…” (guarda Veronesi. Squilla il cellulare di Veronesi)

VERONESI - Sì?… Ah, Falco, mi dica… Certo… Ho capito… Come? No, non occorre, credo che abbiamo trovato la soluzione… Dica a Tibaldi di tornare qui, per favore… La saluto. (guarda la Mantovani) Allora, Paride Righini ha effettivamente dormito alla Pensione Bellavista di Frascati quella notte ed inoltre abbiamo saputo che la Romeo aveva tentato un’ulteriore volta di togliersi la vita. A 16 anni, tagliandosi appunto le vene, ed a 21, con i barbiturici. Abbiamo anche trovato una perizia psicologica che la descrive come un soggetto instabile ad alto rischio, maniaca depressiva, sensi di colpa, eccetera, eccetera. È stata sempre così, fin da adolescente.

MANTOVANI - E questa volta ce l’ha fatta… (La Mantovani e Veronesi tacciono alcuni istanti riflettendo. La Mantovani raccoglie le sue carte ed il materiale vario) Ok, Guglielmo, se sei d’accordo lo chiudiamo così. Io torno in ufficio, voglio ricontrollare tutti i risultati delle analisi e rivedere tutti i rilevamenti, così, per levarmi ogni perplessità. Poi dobbiamo sbrigare tutte le pratiche, i verbali, fare tutte le telefonate del caso e le formalità varie. Passi da me dopo con i tuoi incartamenti?

VERONESI - Certo, ci vediamo più tardi… magari… possiamo anche uscire a cena…

MANTOVANI - Come no? Appena ti fanno Questore! (sorridono entrambi)

VERONESI - Intendevo anche con mogli e mariti rispettivi…

MANTOVANI - (ironica, sorridendo) È chiaro che intendevi quello. (Entra Tibaldi)

TIBALDI - Eccomi, dottoressa.

MANTOVANI - Ah, Tibaldi, bene. Telefoni a Sansoni e gli dica che può rientrare, oggi facciamo una riunione generale per il punto finale della situazione, il verbale e per chiudere la pratica. Contatti la Gregori e tutti gli interessati. Poi, adesso, dovrebbe farmi una cortesia: è in macchina?

TIBALDI - Sì.

MANTOVANI - Mi porta in ufficio, che sono a piedi?

TIBALDI - Certo, dottoressa, con piacere!

VERONESI - (a Tibaldi) Senta Tibaldi, poi mi fa avere una copia delle riprese e delle foto scattate qui?

TIBALDI - Certo dottore, sono già pronte.

MANTOVANI - (dirigendosi verso l’uscita) Allora, ciao Guglielmo, a più tardi… (a Tibaldi) L’aspetto giù. (esce. Tibaldi recupera la sua borsa e si sofferma un attimo a sistemare qualche incartamento)

VERONESI - (si avvia, pensoso, verso l’uscita, lentamente) La saluto, Tibaldi ci vediamo dopo.

TIBALDI - Arrivederci, dottore, a dopo. (vedendo che Veronesi si è fermato e sta fissando il letto di Giulietta) Cosa c’è dottore?

VERONESI - Niente… Pensavo… povera Giulietta… povera ragazza… così bella e così sola… Che peccato…

TIBALDI - Già… (Veronesi esce di scena e, dopo qualche secondo, anche Tibaldi lo segue, lasciando la scena vuota. Le luci si abbassano fino a spegnersi e, contemporaneamente, lentamente, in fade, un occhio di bue si accende illuminando, a spot, il centro del palco. Entra lateralmente, la signora Estella, spazzando lentamente il palco con la scopa di saggina. È vestita con una lunga gonna nera, apparentemente fatta di stracci, uno scialle rosso sulle spalle ed un foulard scuro le fascia i capelli. Continua a spazzare lentamente, fino a raggiungere il centro scena e fermarsi sotto il fascio di luce)

BENFANTI - Povera Giulietta… povera ragazza… così bella e così sola… Che peccato… (quasi ammiccante) Ma io lo so che adesso sei felice, lo so che quest’anno hai ricevuto il regalo che desideravi… ne sono sicura. (Si mette la scopa tra le gambe e si inclina leggermente in avanti, come per bilanciare il presunto volo e, contemporaneamente, guarda il pubblico in platea, sorridendo ammiccante. L’occhio di bue si spegne. BUIO. Parte il tema musicale della Befana che verrà tenuto, fino al suo concludersi)

SIPARIO

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