Giuochi di prestigio

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GIUOCHI DI PRESTIGIO

Commedia in tre atti un prologo e un epilogo

di CURT GOETZ

PERSONAGGI

IL PRIMO ATTORE

IL DIRETTORE

L’AUTORE

LA CASSIERA

L’AVVOCATO

IL CRITICO

L’ATTORE

Lindboe

Il Presidente

John

Bill

Huten

Wulkens

Agda

L'Usciere

Commedia formattata da

La scena rappresenta uno studio e in essa si svolgono il prologo e il primo atto. Nel centro una bassa libreria girevole, qualche poltrona eccetera formano come una specie di divisione.

Quando il sipario si alza, solo la parte a de­stra, in cui avviene il prologo, è vivamente illuminata, mentre la parte a sinistra è completa­mente al buio.

A destra, grande scrivania, qualche scaffale, poltrone, sedie ecc. Questa parte deve rappresentare l'ufficio del Direttore del teatro. A si-nistra, altro tavolo, librerie, un divano e poltrone di cuoio, un tavolinetto col telefono e l'oc­corrente per fumare ecc. Grande caminetto ac­canto al quale sono due ampie poltrone e un alto lume a stelo, con paralume di seta. Questa parte deve rappresentare lo studio del Presi­dente Severo Gandrup e sarà, a sua volta, illu­minata durante il primo atto, mentre la parte a destra resterà completamente al buio.

N.B.: Occorre che la scena, pur sembrando un unico ambiente, sia di carattere diverso nel­le due parti, come possono essere appunto lo studio di un direttore di teatro e quello di un Presidente di Tribunale. La differenza deve es­sere data dai particolari più che dall'insieme dei mobili, in modo che non ne risulti una disar­monia.

 (L'ufficio del direttore del teatro, a destra. sono presenti: il direttore, seduto alla sua scrivania, il primo attore, il critico, l'avvocato del teatro, l’autore e la cassiera, seduti o in piedi qua e là, tutti in cappotto o pelliccia, e come gente che abbia freddo).

Il Direttore                    - Signori miei, innanzi tutto vi ringrazio di aver aderito al mio invito, inter­venendo a questa piccola riunione. Scusate se qui fa piuttosto freddo, ma presto ne cono­scerete la ragione. Vi ho riuniti, (indica i personaggi a misura che li nomina), voi, si­gnor Knorr, come rappresentante della stam­pa e critico di indiscusso valore; voi, signor Elzental, come primo attore, (altro tono) vi prego, non fate codesta faccia da stupido! Voi, avvocato, non come tutore dei miei in­teressi, (altro tono) temo che presto non vi saranno più interessi da tutelare! ma come assiduo nonché gratuito frequentatore del teatro; per cui sarete interpellato come ce pub­blico »; voi, signorina Zwirkina, come mia cassiera, per la qual carica ricevete anche uno stipendio, (altro tono) ironia delle cose! e infine voi, dottor Kretin, (altro tono) non è colpa mia se avete codesto cognome - come autore (altro tono) e considerandovi sot­to tale aspetto, sento venirmi un travaso di bile! (altro tono) Senza offesa! (riprende un tono da conferenziere) Vi ho dunque qui riu­niti, o signori, allo scopo di farvi delle co­municazioni che, forse, non vi sorprenderan­no eccessivamente ma che - almeno suppongo - vi commuoveranno un pochino, (breve pau­sa. Tutti sono in attesa) Signori, sono sull'or­lo del fallimento! La grave crisi teatrale che attraversiamo mi costringe - se non si tro­verà un sollecito ed energico rimedio - a chiudere il teatro, nel termine di pochissimi giorni. Faccio appello - signori e amici - alla vostra chiara intelligenza, per scoprire le ragioni della suddetta crisi ed escogitare il modo di arginarla. Ho detto!

Il Primo Attore             - Faccio osservare che la vo­stra ce battuta » è stata troppo lunga e che in vari punti il discorso non ce filava »!

Il Direttore                    - Non ve ne preoccupate, prego! Intanto, non dovete impararla a memoria. (altro tono) Fra poco, temo, non vi sarà più alcuna battuta da imparare! (altro tono) Del resto, è un principio che avete sempre appli­cato, da quando fate l'attore.

L'Autore                       - Bravo! Mi associo!

Il Direttore                    - (stringendogli la mano) Gra­zie! (altro tono) D'altra parte, devo conve­nire che se, qualche volta, i miei attori non imparano quello che voi scrivete, tanto di guadagnato per il pubblico! (altro tono) Dun­que dicevo?

L'Attore                        - (come se ripetesse una battuta) ce Scoprire le ragioni della suddetta crisi ed escogitare il modo di arginarla »!

Il Direttore                    - (con ammirazione) Siete prodi­gioso! (altro tono) Ecco, signori miei, perché qui fa tanto freddo! Vi ho, dunque, riuniti allo scopo di scoprire le ragioni per le quali io, Emanuele Reibach, con tutte le mie am­bizioni, con tutti i miei ideali, i midi sogni d'arte eccetera, corro verso il fallimento. Non so se esista o no un rapporto logico f»a le due cose; ma il certo è che sono fallito! (breve pausa) Signorina Zwirkina, come cassiera, ave­te per prima la parola! (altro tono) Possibil­mente non fate tante smorfie, parlando!

La Cassiera                   - (risentita) Quando mai ne fac­cio? (parla facendo appunto delle smorfiette che vorrebbero essere graziose. Nessuna esa­gerazione, però) Signori, vi prego di degnare di una benevola attenzione le mie parole. Se­condo me, il teatro va in rovina per gli abbo­nati. Mi spiego: gli abbonati pagano una vol­ta tanto, e quando in cassa non c'è più un centesimo di quanto hanno versato, continua­no a venire a teatro gratis! Una cassiera one­sta non può approvare una cosa simile!

L'Avvocato                   - Ma gli abbonati hanno pagato!

La Cassiera                   - (con disprezzo) Una volta sola, figuratevi! Se il direttore avesse seguito il mio consiglio di far rinnovare gli abbonamenti pri­ma della scadenza, non saremmo in deficit!

Il Direttore                    - Già! Ma poi?

La Cassiera                   - (trionfante) Poi, si sarebbero fatti rinnovare ancora! Aggiungerò anche che i prezzi sono troppo bassi: se si raddoppiasse­ro i prezzi, basterebbe la metà degli spetta­tori, e cioè sarebbero sufficienti i pochi che vengono a teatro!

L'Avvocato                   - Si può anche correre il rischio che quei pochi diventino « nessuno ».

La Cassiera                   - (con aria di superiorità) Per mio conto, vendo più volentieri «nessun» bigliet­to da cinquanta franchi, che « due » da ven­ticinque!

Il Direttore                    - Vi ringrazio, signorina Zwirkina. Non credo che le vostre proposte possa­no risolvere il problema! Signor Kriorr, illu­stre critico, volete dirci la vostra opinione?

Il Critico                       - (con prosopopea) Molti sono gli intrusi, pochi gli eletti; e non vorrei aggiun­gere altro!

Il Direttore                    - Abbiate la cortesia di spie­garvi più chiaramente! Non a tutti è dato pe­netrare nella profondità dei vostri pensieri!

Il Critico                       - (con degnazione) Dirò allora: non abbiamo autori, non abbiamo attori, manca il pubblico. Aggiungerò ancora che non esisto­no critici, ad eccezione di me, beninteso! E infine dovrei anche dire che non esiste alcun direttore!

Il Direttore                    - Prego! Spero che non mi riter­rete responsabile se mancano delle buone commedie, se gli attori non sanno recitare e se il pubblico preferisce andare al cinemato­grafo! Che cos'è un direttore, se non ha né buone commedie, né buoni attori? E se ha l'un e l'altro, tutti sono ottimi direttori, ve lo garantisco! Dunque, caro signor Knorr, nessu­na colpa e lo dico spassionatamente»- può imputarsi ai direttori. Vogliamo piuttosto esa­minare le ragioni per le quali il pubblico diserta i teatri? (all'avvocato) E' il vostro tur­no, avvocato: voi siete il pubblico. Poco tem­po addietro ho fatto rappresentare il miglior lavoro di uno dei nostri maggiori autori: perché non siete venuto?

L'Avvocato                   - Domando scusa! Sono venuto, 1 anche due volte! Ma la prima, non potei afferrare tutta la bellezza di quell'opera, e la se­conda volta... non mi accorsi più che tanta bellezza vi fosse!

Il Direttore                    - (al critico) Che ne dite? (all'avvocato) Allora, di grazia, quali sarebbe­ro, secondo voi, le commedie che possono in­teressare il pubblico?

L'Avvocato                   - Ecco: il pubblico, quando va a teatro, vuol ridere o piangere; ma quando rincasa, non vuol più ricordare se ha riso o pianto. .

Il Direttore                    - Forse non avete torto! L'ho sempre ripetuto: la colpa è degli autori! Non abbiamo più commediografi! (guarda con rabbia fautore) E quei pochi che, per caso, esistono ancora, sono da coltivare. Esiste, forse, un buon lavoro d'un vero autore, che non sia già stato scritto da un altro ?

L'Autore                       - Al riguardo potrei eccepire...

Il Direttore                    - Che volete eccepire? Sapete per­fettamente che, con voi, la prova è stata ten­tata varie volte, e sempre col medesimo risultato: fiasco assoluto! E anche i miei colleghi si trovano nelle identiche condizioni. Dunque, signori miei, che cosa mai si può rappresentare ?

Il Critico                       - Perché non mettete in scena un lavoro di Miranteller?

Il Direttore                    - (avidamente) Magari lo avessi! Oggi è, veramente, il solo autore che si possa rappresentare! Prima di tutto, perché è straniero, e poi perché è un uomo che sa i fatto suo! Ha stupito tutto il mondo, con sua originalità! Ma andate a pregare uno dei nostri autori di imitarlo, o tradurre una sua commedia: il meno che vi possa accadere, è che vi sfidi a duello, per offesa personale... così, per colpa loro (indica l'autore) ci siamo ridotti a questo punto!

L'Autore                       - Caro direttore, mi fate veramente! torto! Io ho appunto un lavoro...

Il Direttore                    - (scettico) Ah sì?

L'Autore                       - ... un lavoro di Miranteller, che ho tradotto...

Il Direttore                    - (con uno scatto di entusiasmo) Un lavoro di Miranteller? Voi avete un lavoro di Miranteller? E come? E dove? E quando lo avete avuto? E perché non me lo avete detto prima? E siete ben sicuro che ave­te il diritto di farlo rappresentare? Ma dite!

L'Autore                       - Se non mi lasciate aprir bocca! Sei settimane fa, in viaggio, incontrai Miranteller che mi affidò la sua ultima commedia, per tradurla e farla rappresentare qui da noi. E' proprio una primizia: non è stata ancora data neanche al suo paese e...

Il Direttore                    - Permettete che vi abbracci! (esegue) Quantunque abbia gravi motivi per essere in collera con voi! Avete da sei setti­mane una commedia di Miranteller nel cas­setto, e frattanto mi fate fallire!

L'Autore                       - Veramente il copione non è nel mio cassetto, ma nel « vostro »! (indica la scrivania) Ma voi, per il solo fatto che sono stato io a portarvelo, non lo avete neanche guardato... (con amarezza) Ecco come sono i nostri direttori...

Il Direttore                    - (senza badargli cerca febbrilmen­te nel cassetto della scrivania e fra vari altri copioni ne trae uno). Eccolo! (lo osserva come una cosa preziosa) E pensare che in que­sti fogli può esservi la mia fortuna... (a mez­za voce) a meno che non vi sia il disastro irri­mediabile... Signori, bisogna leggerlo subito e decidere immediatamente... (lo dà all’attore) A voi: cominciate! E siate chiaro, mi rac­comando! Che tutti si possa capire bene!

L'Avvocato                   - (a mezza voce, verso il pubblico) Non dipende soltanto da lui...

Il Direttore                    - (all'avvocato) Cosa avete da brontolare?

L'Avvocato                   - Nulla! Nulla!

Il Direttore                    - (sempre febbrile) Allora non perdiamo tempo... Signori miei, vi confesserò che sono commosso... via, via... (tutti sì di­spongono ad ascoltare la lettura),

L'Attore                        - (leggendo) Atto primo...

Il Direttore                    - « Ma il titolo?

L’Attore                        - (leggendo il titolo) « Dobbiamo o non dobbiamo recitare? ».

Il Direttore                    - (in estasi) Magnifico! Tea-tralissimo! Puro Mirantellismo!

L'Autore                       - Oppure « La zanzara e l'elefan­te ». O ancora: «La pastetta»... A piacere!

Il Direttore                    - (c. s.) Tre titoli! Che fantasia!

L'Attore                        - (continuando a leggere) Atto primo. E' notte inoltrata... (la scena a destra si spegne completamente e le battute che segui­ranno saranno dette al buio).

Il Direttore                    - Notte inoltrata... Per amor di Dio! Non sarà una tragedia?

L'Attore                        - (sempre con tono di chi legge) La scena rappresenta lo studio di Severo Gandrup, presidente del Tribunale. A sinistra, grande caminetto in cui brilla un bel fuo­co... (il caminetto a sinistra si accende) Presso il caminetto, seduti in due comode pol­trone di cuoio, sono due signori in frak. (si vedono due uomini in frak seduti nelle due poltrone a sinistra presso il caminetto) Uno è il Presidente Gandrup, l'altro è il suo amico Olaf Lindboe. Un alto lume a stelo, con am­pio paralume di seta li illumina... (si accen­de il lume presso il caminetto) Un orologio suona l'una... (si ode suonare l’una da un orologio, poi si accende una lampada centrale, sempre a sinistra, e comincia il primo atto).

ATTO PRIMO

(La scena si svolge a sinistra del palcoscenico,, mentre la parte destra è vuota e completamen­te al buio. Sono in iscena il Presidente e Lind­boe, come è stato detto prima dell'attore).

Il Presidente                  - Perderai la scommessa, Olaf!

Lindboe                        - Non sarò il solo, se mai! Se sapessi quanta gente ha scommesso che Agda Kerluf è innocente!

Il Presidente                  - Credi proprio che il Pubblico Ministero la farà assolvere? T'inganni, caro! E' un processo molto diverso da quanti me ne siano capitati finora; pieno di complica­zioni, di misteri... Non ti nascondo che, sotto la mia presidenza, molti altri imputati furono condannati a morte, eppure non si era mai così convinti della loro colpevolezza, come questa volta.

Lindboe                        - Fai i conti senza Huten...

Il Presidente                  - E' un avvocato principe, ne convengo; ma, infine, non potrà stregarci! I fatti sono fatti, e nessuna arringa li distrug­gerà!

Lindboe                        - (scettico) Vedremo! Intanto, Agda Kerluf è una donna meravigliosa, e voi giudi­ci, dopo tutto, siete uomini come gli altri...

Il Presidente                  - Siamo troppo amici, perché tu non sappia come io sia suscettibile delle at­trattive femminili! La Kerluf, è, infatti, una donna affascinante, nel vero senso della pa­rola; ma leggendo la lunga istruttoria, non ho potuto dubitare un solo istante che essa abbia commesso il delitto di cui è accusata, e allora, sai, me ne rincresce, ma tutta la sua bellezza e tutto il suo fascino non riusciranno ad evitarle la pena capitale.

 

Lindboe                        - (c. s.) E credi che Huten ne avrebbe assunto la difesa, se ritenesse il suo caso asso­lutamente disperato? Eh via! E' troppo furbo, per compromettere la sua fama!

Il Presidente                  - Mio caro, è un uomo anche lui... Chi sa che quella donna non sia riusci­ta ad ingannarlo, facendogli credere nella sua innocenza? Se consideri poi che il Pubblico Ministero è rappresentato da Wulkens... (Ge­sto di dispetto di Lindboe) Eh sì, Wulkens è formidabile; ma - credi - chiunque altro, al suo posto, avrebbe buon gioco. Ripeto: non può esservi il minimo dubbio che Agda Kerluf abbia ucciso suo marito... (Breve pausa). A proposito: quando hai ricevuto il mio tele­gramma?

Lindboe                        - La mattina del dieci, appena levato. Sai che, nei piccoli centri, il telegrafo, di not­te, non funziona. Ma non ho potuto partire prima, perché avevo alcune cose urgenti da sbrigare.

Il Presidente                  - Avrai capito, immagino, che non ti ho chiamato soltanto per farti assistere all'ultima seduta del processo Kerluf, per quanto sapessi che la cosa ti appassionava molto!

Lindboe                        - (premuroso) Hai bisogno di me?

Il Presidente                  - Ecco: vorrei pregarti di pro­nunziare - a suo tempo - sulla mia bara, poche parole adatte e commoventi. (Entra il cameriere con un vassoio per il caffè. Alla vi­sta del cameriere, il Presidente muta immediatamente discorso e continua sullo stesso tono). Sì, era una bestiolina straordinaria. Figurati che sapeva aprire la porta da solo, tirando la maniglia con la zampetta...

Lindboe                        - (idiota) Cosa dici?

Il Presidente                  - (c. s.) Non esagero, sai? E in questi ultimi tempi, aveva anche imparato a richiuderla... (al cameriere) Non è vero, John?

John                              - Verissimo, signor Presidente! (Accosta un tavolino e serve il caffè).

Lindboe                        - Siete inglese, John?

John                              - Sì, signore.

Lindboe                        - Conoscete Mefair? E' un paese graziosissimo.

John                              - (sempre flemmatico) Graziosissimo, in­fatti. Vi è sepolta mia moglie... (I due hanno bevuto il caffè).

Il Presidente                  - Andate pure, John.

John                              - (con un perfetto inchino) Come coman­da, signor Presidente, (a Lindboe) Mi per­metto di far rispettosamente osservare al signore che il signor Presidente ha, domani, una giornata assai laboriosa, e quindi ha biso­gno di riposo.

Lindboe                        - Vi ringrazio, John!

John                              - Mio dovere, signore! (Altro profondo inchino e via).

Lindboe                        - Che tipo! Come puoi sopportarlo?

Presidente                     - Ormai sono abituato; poi trovo che è più distinto di me. Parlavamo?...

Lindboe                        - Del tuo cane, credo.

Il Presidente                  - Già! E anche della mia bara?..

Lindboe                        - L'avevi ammaestrato tu?

Il Presidente                  - Spero, dicevo, che saprai tro­vare alcune parole adatte e commoventi. Po­trai affermare, incidentalmente, che non ho mai incontrato, nella vita, un amico sincero e intelligente che potesse comprendermi...

Lindboe                        - Hai intenzione di suicidarti?

Il Presidente                  - Al contrario! Ti confesserò, anzi, che il mondo non mi è mai parso tanto bello come ora. E più bello mi appare, più vedo avvicinarsi con terrore il 14 settembre.

Lindboe                        - (stupito) Ma il 14 settembre è oggi, se non erro.

Il Presidente                  - Purtroppo! Dico purtroppo, perché stanotte sarò assassinato!

Lindboe                        - (calmo) E' probabile; e da me, se non la smetti di parlare per enigmi. Chi vuole ucciderti? .

Presidente                     - Un uomo: un uomo in frak.

Lindboe                        - Un uomo in frak? E chi è?

Il Presidente                  - Non lo conosco. Viene da me tutte le sere.

Lindboe                        - Non lo conosci e viene da te tutte le sere?

Il Presidente                  - Sì, ma non ripetere sempre le mie parole! E' una cosa che mi dà ai nervi!

Lindboe                        - (ripete involontariamente) Ti dà ai nervi? (Si riprende. Altro tono) Senti, Seve­ro; parliamo seriamente. Sei tu il pazzo, o sono io?

Il Presidente                  - Non mi pronunzio! Il fatto è che da14 giorni, sempre alla stessa ora, sono chiamato al telefono e sento una voce d'uomo che dice: ce Pronti! Parlo col Presidente Gandrup? Sarò a casa vostra stanotte, all'una, per comunicarvi una cosa molto interessante. Fate preparare dello champagne in ghiaccio. Arri­vederci! ».

Lindboe                        - E poi?

Presidente                     - E poi, all'una precisa, mi capita qui. E' un uomo dall'aspetto molto distinto... il suo frak, senza dubbio, è fatto da una delle migliori sartorie.

Lindboe                        - E cosa dice?

Il Presidente                  - Oh, parla pochissimo! Si limi­ta a bere qualche coppa di champagne e poi mi informa che nella notte dal 13 al 14 set­tembre sarò assassinato.

Lindboe                        - Stanotte, insomma... Ed egli verrà?

Il Presidente                  - Naturalmente! Lo champagne è già in ghiaccio...

Lindboe                        - (come colpito da un'idea) E' lui, che ti vuole uccidere!

Il Presidente                  - (alzando le spalle) Hai mai vi­sto un omicida che preavverte la sua vittima due settimane prima?

Lindboe                        - Per tua norma, non bazzico con as­sassini. Perché non hai informato la polizia?

Il Presidente                  - Se si trattasse di una burla? Come magistrato, non voglio espormi al ridi­colo... Non hai notato che strana coincidenza? Domani il processo contro Agda Kerluf, e proprio stanotte dovrei essere assassinato... (Si ode suonare un campanello di fuori. Dopo pochi istanti entra Peer Bill, in frak, scortato si­lenziosamente da John, che si ritira subito).

Bill                                - (stringendo la mano al Presidente) Buo­na sera, caro Presidente! Come state?

Il Presidente                  - Mah... Date le circostanze, potete bene immaginarlo... (Fa l'atto di pre­sentarlo a Lindboe).

Bill                                - (prima che il Presidente pronunci il nome stringe calorosamente la mano di Lindboe) Fortunatissimo di conoscervi, signor Lindboe!

Lindboe                        - (stupito) Come sapete?...

Bill                                - Non vi chiamate Lindboe, forse? (Lind­boe fa cenno di sì) Vedete bene! (NB. - Bill, tutte le volte che indovina qual­che cosa, dovrà avere l'aria di un prestigia­tore che ho compiuto un giuoco di prestigio).

Il Presidente                  - Sedete, prego.

Bill                                - (siede) Grazie! Sapete che Orchidea ha vinto? E' arrivata prima per due lunghezze... (Al Presidente) Che ne dite? (Senza attendere risposta, a Lindboe) Avete avuto una traver­sata burrascosa, eh, signor Lindboe? Perfino il capitano soffrì il mal di mare...

Lindboe                        - (stupito) Infatti...

Bill                                - (sorridendo) Vedete bene! (Entra John e serve lo champagne, poggiando il vassoio con le coppe e la bottiglia, nel secchiello del ghiaccio, su un tavolino. Poi si ritira subito).

Il Presidente                  - (riempie le coppe).

Bill                                - (prende prontamente una coppa e la offre a Lindboe. Poi ne prende un'altra per sé).

Lindboe                        - Grazie. Alla vostra salute, signor...

Bill                                - Bill: Peer Bill! (Tocca con Lindboe e beve rapidamente) Alla vostra!

Il Presidente                  - (prende una coppa per sé e si accinge a brindare con gli altri).

Bill                                - (gli toglie la coppa di mano) Prego, si­gnor Presidente; voi no! Domani dovete ave­re la mente molto lucida... (A Lindboe) E' una vera prova di amicizia da parte vostra, essere venuto a rendere gli estremi onori al presidente Gandrup!

Lindboe                        - Severo mi ha detto... Volevo appun­to parlarvi di ciò...

Bill                                - E' una cosa assai interessante... (Al Pre­sidente) E che c'è di nuovo, nel processo Kerluf?

Il Presidente                  - Nulla! Segue il suo corso.

Bill                                - Mi dicono che siete abilissimo nel far confondere gli imputati, signor Presidente, e che la povera Agda ha pochissime speranze di salvarsi... (Stesso tono, senza transizione, a Lindboe) Volevate sapere?...

Lindboe                        - Perché avete avvertito il Presidente che stanotte sarebbe stato assassinato?

Bill                                - Per amore del prossimo. Per carità cri­stiana, se preferite!

Lindboe                        - Ma come lo sapete?

Bill                                - Non posso dirlo... o meglio, posso dir­lo, ma temo che non vi farà piacere!

Lindboe                        - (energico) Eppure, dovete parlar chiaro!

Bill                                - Se lo desiderate... (Prende una coppa) Alla salute! (Beve. Il Presidente vorrebbe bere, ma Bill lo ferma come prima) Voi no, signor Presidente; prego! (Breve pausa) Vi avverto che dovrò toccare un punto molto do­loroso: Margherita! (Il Presidente e Lindboe si alzano di scatto. Pausa).

Lindboe                        - (agitato) Che rapporto può avere quella signora con l'assassinio di Severo?

Bill                                - Ecco: (Al Presidente) Nel vostro testa­mento siete stato molto, molto generoso con lei, quantunque essa vi avesse abbandonato... Sapete dove si trova la signora Margherita?

Il Presidente                  - No.

Bill                                - A Londra, ed ha un amante il quale sa perfettamente che, alla vostra morte, Marghe­rita entrerà in possesso di una vistosa eredità. Questo amante è venuto qui per assassinarvi; questo amante è Lindboe! (Stesso tono, a Linboe) Chiedo scusa; siete stato voi a impormi di parlare!

Lindboe                        - (senza rispondere si avventa su Bill. Breve colluttazione. Bill riesce ad immobilizzarlo e a togliergli la rivoltella).

Bill                                - (mostrando al Presidente la rivoltella) Basterebbe quest'arma a provare la verità del­le mie affermazioni... (Prende il bicchiere col­mo di champagne che per due volte aveva tolto dalle mani del Presidente, riposandolo nel vassoio sul tavolino) Questo era il vostro bicchiere, signor Presidente? (Lo vuota rapi­damente nel secchiello e mostra una polverina bianca nel fondo) Vedete? Per me, questo è veleno! Il Presidente      - (agitato, ma incredulo) Siete pazzo, signor Bill! Il mio amico è venuto qui in seguito ad un mio telegramma...

Bill                                - Quando gli avete telegrafato?

Il Presidente                  - La sera del nove; rammento benissimo!

Bill                                - (a Lindboe) Quando siete partito?

Lindboe                        - Il dodici.

Bill                                - (a Lindboe) E quando avete preso il biglietto? (Gli toglie dal taschino del panciot­to un libretto ferroviario e lo mostra al Presidente) Osservate la data, prego! Otto settem­bre: un giorno prima che voi gli telegrafaste.

Il Presidente                  - (osservando il libretto ferrovia­ rio) Otto settembre! Non c'è che dire!

Bill                                - Questa circostanza, la rivoltella e il ve­ leno potrebbero tuttavia lasciare ancora adito a qualche dubbio; ma mi pare che questa let­terina (Toglie rapidamente una lettera dal portafoglio di Lindboe) questa letterina, dico, sia definitiva          (Mostra la lettera al Presidente) Ne conoscete la scrittura?

Il Presidente                  - (senza esitazione) E' la mia!

Bill                                - Avete scritto voi quella lettera?

Il Presidente                  - (leggendo qualche rigo) No!

Bill                                - Volete leggerla a Lindboe, allora?

Il Presidente                  - (legge sempre più stupito) « Non posso più vivere senza Margherita: il mio suicidio non è imputabile a nessuno. H mio testamento si trova presso l'avvocato Lindboe, con studio a Londra, 6, Hydepark, Severo Gandrup ». (Lentamente lascia cadere la lettera e fissa Lindboe come allucinato).

Bill                                - Questa lettera avrebbe dovuto trovarsi presso il vostro cadavere. (Si allontana da Lindboe e gli dice) Vi chiedo scusa, signor Lindboe!

Lindboe                        - (balza in piedi e si slancia verso la por­ ta. Il Presidente fa l’atto di volérlo trattenere, ma Bill glielo impedisce).    

Bill                                - (al Presidente, mentre Lindboe esce rapi­ damente) Lasciatelo andare! Va al più vi­ cino Commissariato di Polizia... E' bel suo pieno diritto!         

Il Presidente                  - (si abbandona su una poltrona e si tocca la fronte con le mani) Sogno o son desto? Mi trovo nel mio studio o dinanzi ad uno schermo sul quale è proiettato un orri­bile film?... In tutti i casi, mi pare che dovrei ringraziarvi... Il mio amico Lindboe!... Ma come avete saputo?

Bill                                - (indicando la coppa che prima aveva vuo­tata) Vedete quella mosca?

Il Presidente                  - (completamente inebetito) Quale mosca?

Bill                                - (c. s.) Quella lì: vive ancora...

Il Presidente                  - (c. s.) E perché non dovrebbe più vivere?

Bill                                - Da dieci minuti si nutre di veleno... (intinge delicatamente il mignolo nella cop­pa e lo assaggia. Il Presidente lo guarda ansiosamente) Credo che si tratti realmente di zucchero...

Il Presidente                  - Mi domando se sono nel pie­no possesso dei miei cinque sensi!

Bill                                - Pare di no, signor Presidente, se po­tete considerare come un vostro possibile as­sassino Lindboe, che, fino a pochi minuti fa, era il vostro migliore amico.

Il Presidente                  - Ma il veleno?

Bill                                - E' zucchero.

Il Presidente                  - E il biglietto dì viaggio?

Bill                                - L'ho fabbricato io. Questo è il vero li­bretto di Lindboe. (toglie dalla sua tasca un altro libretto ferroviario e lo mostra al Pre­sidente che lo osserva stupito).

Il Presidente                  - E la lettera?

Bill                                - L'ho scritta io: non è difficile imitare la vostra calligrafia.

Il Presidente                  - (come sforzandosi a compren­dere) A che scopo, tutto ciò?

Bill                                - Per dimostrarvi che Agda Kerluf è in­nocente. Contro quella povera donna non vi sono che indizi; e sì vorrebbe condannarla a morte per dei semplici indizi? Con tre piccoli trucchi, assolutamente elementari, che qual­siasi prestigiatore da strapazzo può tirar fuori dalle proprie maniche, vi ho dimostrato che il vostro migliore amico potrebbe anche sem­brare il vostro assassino. Che ne dite?

Il Presidente                  - Prego, sedete! Vi faccio i miei complimenti! (gli offre la scatola dei sigari. Fumano. Breve pausa) Sicché, caro signor Bill…, vorreste influenzarmi benevol­mente nei riguardi della signora Kerluf?

Bill                                - Almeno vi fossi riuscito...

Il Presidente                  - Vi confesserò che ho sempre avuto l'impressione che fra voi e la signora Kerluf vi fosse qualche affinità... Era forse anche per questo che mi intrattenevo volen­tieri con voi. Avete la pronuncia assolutamen­te identica... Ma perché vi sta tanto a cuore?

Bill                                - (perentorio) Agda Kerluf è innocente!

Il Presidente                  - Come potete provarlo?

Bill                                - Lo so; ne sono convinto. L'ho seguita passo passo, si può dire, per due anni. Essa non ha commesso il delitto.

Il Presidente                  - Perché l'avete seguita?

Bill                                - Perché l'amo!

Il Presidente                  - (vivamente interessato) Ah! Ma è molto interessante!

Bill                                - Stupite?

Il Presidente                  - Affatto! Stupisco che l'ab­biate seguita per due anni, dal momento che non era libera. Agda Kerluf aveva un marito!

Bill                                - Non era un uomo degno di lei. Agda si lagnava spesso della sua gelosia... della sua nullità... della sua lunga barba...

Il Presidente                  - Perciò è morto!

Bill                                - Grazie a Dio!

Il Presidente                  - Ma fino al 13 marzo viveva...

Bill                                - E se fosse stata felice con lui?

Il Presidente                  - Se avete detto or ora che si lagnava spesso?

Bill                                - E' forse questa una buona ragione, perché una donna non possa essere ugualmente felice con suo marito? Soprattutto Agda, si­gnor Presidente... Voi non laconoscete... E' come una pecorella.... una pecorella smarri­ta... Il pensiero che essa potesse essere felice con suo marito mi rende furibondo...

Il Presidente                  - Pare che non lo fosse... Anzi, era tanto infelice, che lo uccise!

Bill                                - (piano) Voi dovete assolverla, signor Presidente!

Il Presidente                  - Come potete pensarlo?

Bill                                - Le avete mai parlato?

Il Presidente                  - Naturalmente!

Bill                                - L'avete fissata negli occhi?

Il Presidente                  - Naturalmente!

Bill                                - E continuate a crederla colpevole? (il Presidente fa cenno di sì. Bill afferra una coppa e fa l’atto di scagliargliela contro, ma immediatamente la riposa nel vassoio con molta calma e molta grazia) Scusate!

Il Presidente                  - Siete piuttosto irascibile, si­gnor Bill. Avete mai accoppato qualcuno?

Bill                                - Ne ho avuto diverse volte l'intenzione, ma all'ultimo momento mi sono frenato. Ar­rivederci! (fa per congedarsi).

Il Presidente                  - (cordiale) Prego, restate ancora un po'. Mi interesserebbe assai sentire ciò che sapete sul delitto Kerluf...

Bill                                - (avviandosi verso la porta) Buona sera, signor Presidente! (torna indietro) Per l'amo­re che nutrite per Margherita...

Il Presidente                  - (turbato) Vi sarei grato se non toccaste questo tasto...

Bill                                - Lo debbo! Potreste mai supporre che una creatura dolce come Margherita o come Agda Kerluf abbia commesso un delitto?

Il Presidente                  - Per l'amore che nutrite per Agda... siete forse un suo complice?

Bill                                - (calmo) No! Io solo ho commesso il de­litto! Buona notte, signor Presidente! (en­trano Lindboe e un poliziotto).

Lindboe                        - (a Bill) Ora si vedrà se starete me­glio in prigione o al manicomio, (al presiden­te) Che ne dici, Severo?

Il Presidente                  - In prigione! In prigione! (al poliziotto) Arrestate quest'uomo!

Bill                                - Prego! Sono venuto volontariamente e volontariamente voglio andarmene! Ci vedre­mo domani in Tribunale!

Il Presidente                  - (al poliziotto) Arrestatelo e ammanettatelo: è piuttosto furioso! (il poli­ziotto si avvicina a BUI e gli mette rapida­mente le manette senza, che egli resista).

Bill                                - (al presidente, con calma) Non siete un gentiluomo, signor Presidente! (al poli­ziotto) Così non va bene! Vedi? (elegante­mente, come un prestigiatore, si libera dalle manette e mostra le mani) Devi acquistare maggior pratica, ragazzo mio! Quando am­manetti qualcuno, devi far attenzione che egli tenga le mani così... (mostra) non così, col pollice di sotto... (mostra. Prende le mani del poliziotto, le mette con grande sveltezza nella posa indicata e gli infila le manette. Tutto deve essere eseguito con grande elegan­za e rapidità, proprio come un gioco di pre­stigio, mentre gli altri, stupiti e colti alla sprovvista, guardano come inebetiti. Quando Ita terminato, fa il gesto dei prestigiatori quando hanno eseguito un giuoco, e dice con un sorriso verso il pubblico e verso gli altri due) Là! Ecco fatto! (al poliziotto) Prova un po' a liberarti... (il poliziotto si sforza senza riuscirvi) Vedi? Ricordatene, per un'altra volta!... (al presidente ed a Lindboe) Buona notte, signori! Ci vedremo immancabilmente domani al processo... (si avvia) Ma di matti­na non indosso molto volentieri il frak... (esce mentre il sipario cala rapidamente)un individuo che ha affermato di essere l'assassino di Kerluf?

Il Presidente                  - E' vero.

Huten                            - In tal caso, proporrei di sentire anzitutto quell'indi­viduo.

Wulkens                        - Prego la Corte di respingere la domanda dell'avvo­cato difensore. Su quell'individuo sta facendo un'inchiesta la Poli­zia, e bisogna attendere il rapporto, (coti, un sorriso ironico) L'avvocato Huten non dovrebbe ignorare che, finora, ben otto uo­mini si sono dichiarati autori del delitto, mentre le minuziose ri­cerche fatte in proposito diedero sempre risultati negativi! Il fascino dell'imputata agisce poten­temente su questi adolescenti iste­rici, che si moltiplicano come funghi.

Huten                            - A quanto pare, qui non si tratta di un adolescente isteri­co, ma di un uomo sulla trentina enon si può escludere a priori che abbia commesso realmente il delitto!

Wulkens                        - Può darsi che egli sia un complice. Per tale ragione, pregherei di sentirlo in ultimo, in modo che l'imputata non pos­sa approfittare della sua deposi­zione.

Il Presidente                  - La discussione è oziosa, perché egli è tuttora latitante... (Entra Agda Kerluf accompagnata dall'uscie­re. Veste elegantemente a lutto. E' bellissima. Siede sul banco degli imputati senza aprir bocca).

Il Presidente                  - Imputata, vi sentite meglio? Possiamo continuare?

Agda                             - Sì, signor Presidente; grazie!

Il Presidente                  - L'interrogatorio sarebbe per voi meno penoso, se vi decideste finalmente a confessare la verità. Come sapete, siete accu­sata di aver fatto capovolgere la barca, nella quale eravate sola con vostro marito, e ciò per liberarvi di lui, che non sapeva nuotare. Voi, invece, abilissima nuotatrice, siete riu­scita facilmente a salvarvi. Ammettete la vo­stra colpa?

Agda                             - (tono fermo, ma grazioso) No, signor presidente!

Il Presidente                  - Riassumerò Fatto di accusa: (tono oratorio) Il 13 marzo ultimo scorso, vostro marito, dopo una gita in barca, è scomparso. Cominciaste con l'affermare che non eravate andata in barca con lui, ma in seguito alla deposizione del barcaiuolo, che vi aveva noleggiata la barca, doveste ammet­tere che la cosa era vera. Diceste, allora, di essere rincasata con vostro marito: tutta la vostra servitù è stata unanime nell'affermare il contrario. Fingeste di ricordare che, a metà strada, vostro marito, accorgendosi di aver dimenticato qualche cosa nella barca, era tornato indietro, e che, da quel momento non lo avevate più rivisto. Ammetterete che tante contraddizioni facciano nascere dei sospetti su voi!

L’aula afilla Corte d'Assise nella quale si svolge il processo Kerluf. La mattina seguente.

Il Presidente Gandrup - L'Avvocato difensore Huten – Il Pubblico Ministero Wulkens - Giu­rati, Uscieri, ecc. Il banco degli accusati è vuoto.

Agda                             - (graziosa) Lo ammetto, signor Presidente!

Il Presidente                  - E come vi giustificate?

Agda                             - Proclamo ancora una volta la mia innocenza.

Il Presidente                  - Non possiamo credervi!

Agda                             - Vedete? E' sempre così: quando io dico la verità, non mi credete. Perciò è lo­gico che, qualche volta, io menta!

Huten                            - (sollecito) La signora vuol dire che qualche volta, pur essendo innocente, non dice la verità per timore che alcune circo­stanze, se ammesse, potrebbero aggravare la sua situazione.

Agda                             - Ecco! (a Huten) Grazie, avvocato!

Il Presidente                  - Voi, dunque, ammettete che rincasaste sola dalla gita, perché vostro ma­rito aveva dimenticato qualche cosa in barca ?

Agda                             - Sì.

Il Presidente                  - Che « cosa » aveva dimenti­cato?

Agda                             - Non ricordo, signor Presidente!

Il Presidente                  - E' inverosimile! Non si può ammettere che un marito pianti sua moglie a metà strada, dicendo d'aver dimenticato una oc cosa » e non spiegando quale essa sia. E' ancora più inammissibile che la moglie non glielo chieda. Sono sposato anch'io e so per­fettamente che...

Agda                             - Può darsi che me lo abbia detto, si­gnor presidente, e che io non lo rammen­ti più!

 

Il Presidente                  - Se è così, cercherò di aiutare la vostra memoria. Era forse l'orologio? (Ag­da scuote la testa negativamente) li portasi­garette? (Agda, come prima) Il portafoglio?

Agda                             - Il portafoglio... Sì, il portafoglio...

Il Presidente                  - Ma se ne sarebbe accorto su­bito, perché dovette pagare il barcaiuolo. Non pagò forse il noleggio della barca?

Agda                             - Già. Allora sarà stata qualche altra cosa...

Il Presidente                  - Siete poi sicura che il bar­caiuolo fu pagato?

Agda                             - Sicurissima!

Il Presidente                  - Mi rincresce di dover rileva­re che affermate di nuovo il falso. Il noleg­gio non fu pagato, perché non restituiste la barca al proprietario, ma l'abbandonaste in una piccola insenatura del lago, dove fu poi ritrovata.

Agda                             - Su questo eravamo già d'accordo col barcaiuolo, che ci conosceva benissimo.

Il Presidente                  - E allora vostro marito non può aver pagato « restituendo » la barca: vi pare ?

Agda                             - Infatti, pagò prima. Mi ero confusa.

Il Presidente                  - Devo purtroppo constatare che vi ingolfate sempre più in contraddizioni!

Huten                            - Io, invece, devo constatare che non è esatto quanto il signor Presidente afferma. Dove sarebbero le contraddizioni? L'accusata suppone che suo marito abbia dimenticato il portafoglio. A ciò si contrappone il fatto che suo marito, dovendo ancora pagare la barca, avesse bisogno di detto portafoglio. Alla do­manda: « Non pagò forse il noleggio della barca? », essa risponde: «Già! », non fa­cendo caso che il Presidente aggiunge: aRestituendo la barca », mentre era stato pagato prima i Wulkens - Come volevasi dimostrare

Huten                            - Per quanto può ricordare l'accusata - si badi che il fatto rimonta a sei mesi ad­dietro e che essa, allora, non poteva supporre di dover rendere conto, un giorno, di tanti particolari - il marito « pagò » la barca. Es­sa, dunque, dichiara: « Di questo mi ricor­do »! Il signor presidente aveva solo parlato del ce pagamento ». Aggiungendo poi: «nel restituire la barca » ha tentato destramente di confondere la mia cliente.

Wulkens                        - Faccio notare all'egregio avvoca­to Huten che tutta la deposizione dell'impu­tata non è che un seguito di contraddizioni. In un primo tempo, non ricordava che cosa il marito avesse dimenticato nella barca, poi crede che si tratti del portafoglio, ed in­fine ammette che possa essere un altro og­getto.

Huten                            - Questo può facilmente accadere, da­to che l'accusata è molto confusa, come ap­punto ho cercato di spiegare e come tutti comprendono, meno il Pubblico Ministero.

Il Presidente                  - Prego lor signori di non dare alla stampa così frequenti occasioni di fare commenti poco benevoli sui contrasti fra di­fesa e Pubblico Ministero!

Wulkens                        - Spero che questo avvertimento non sia rivolto a me!

Huten                            - Evidentemente è per me; ma esso non m'impedirà di ribattere le parole del Pubblico Ministero, quando lo riterrò neces­sario nell'interesse della mia cliente... Qui si tratta di vita o di morte! Mi domando se si può arrivare con serietà a dichiarazioni di questo genere: poiché il signor Presidente è ammogliato, non ammette che un uomo ri­faccia la strada percorsa senza dare alla mo­glie le più minute spiegazioni sui motivi che io inducono a tornare indietro! La mia clien­te è assillata di domande, al punto che si ve­de costretta a rispondere: « Credo che sia cosi ». E se tutto non concorda perfettamente, significa che cade in una sequela di contrad­dizioni.

Il Presidente                  - Dichiaro chiuso l'incidente! Ora continuiamo! Accusata: volete dirci se la morte di vostro marito poteva arrecarvi qual­che vantaggio materiale?

Agda                             - Nessuno, signor Presidente!

Il Presidente                  - Chi è Mister Pooker?

Agda                             - (alza graziosamente le spalle) Avete dunque letto tutte le mie lettere?

Il Presidente                  - Non posso negarlo!

Agda                             - Mister Pooker è mio parente... uno zio...

Il Presidente                  - Il 5 febbraio vi scriveva da New York: (sfoglia nel dossier e legge) «Mia cara bambina, mi scrivi che tuo marito ti fa soffrire la fame. Sai bene che è contro il mio volere che hai sposato quel miserabile, che non ha neanche talento ». (altra voce) Tra parentesi: « I suoi quadri non valgono nulla! Figurati che quello che mi regalò, l'ho do­vuto sospendere sottosopra, giacche le nubi sembrano acqua! ». (altra voce) Chiusa la parentesi, (continua a leggere) « Ho deposi­tato presso il mio notaio centomila dollari a tuo nome, ma a condizione che tu abbandoni il domicilio coniugale. Affezionatissimo zio, ecc. ». (cerca nel dossier) E il 25 luglio Mister Pooker che, detta fra noi, deve es­sere un uomo di animo forte, scriveva an­cora: (legge) « Cara bambina, leggo con vero piacere che tuo marito è annegato. Non bi­sogna dire male dei morti, ma è una vera fortuna che sia andata a finir così! Non ho dimenticato la mia promessa, e ti porterò il denaro alla mia prossima gita in Europa, che avverrà fra qualche mese. Affezionatis­simo zio, eccetera». (altra voce) Che rispon­deste a vostro zio?

Agda                             - Nulla.

Il Presidente                  - Ma appena riceveste la prima lettera faceste dei tentativi per separarvi da vostro marito.

Agda                             - Lo nego, signor Presidente!

Il Presidente                  - Vi sono testimoni che lo af­fermano!

Agda                             - In alcuni momenti si mostrava troppo geloso, e allora gli dicevo: « Perché non di­vorziamo, se mi ritieni colpevole? » Era il solo modo di ridurlo al silenzio, quando mi faceva delle scenate!

Il Presidente                  - E vostro marito non reagiva?

Agda                             - (sorride lievemente) Prima gridava più forte, ma subito dopo si calmava.

Il Presidente                  - Avete sofferto molto per la sua gelosia?

Agda                             - (c. s.) Oh! Le donne non soffrono mai per la gelosia dell'uomo che amano, signor Presidente!

Il Presidente                  - E... scusate l'indiscrezione

                                      - vostro marito non aveva proprio alcun mo­tivo per dubitare della vostra... fedeltà?

Huten                            - (a voce alta) Protesto contro codesta domanda che esula dal processo!

Il Presidente                  - (sorridendo) L'imputata può anche mentire! E' nel suo diritto!

Agda                             - Mio marito non aveva motivi per dubi­tare di me!

Il Presidente                  - (a Huten, sorridendo) Vede­te? (gioviale) Dobbiamo credervi ? Siete molto bella, signora... Esercitate sugli uomini un fascino del quale abbiamo le prove in questa stessa aula... E vostro marito, invece, era un essere - dicono coloro che lo hanno cono­sciuto - addirittura odioso...

Agda                             - Io lo trovavo attraente!

Il Presidente                  - Tuttavia, vi disamoraste subito, di lui.

Agda                             - Questo accade nella maggior parte dei matrimoni... A meno che non si sposi un uomo eccezionale... (molto civetta) come voi, signor Presidente!

Il Presidente                  - (sorride compiaciuto, ma dice subito con tono che vorrebbe essere severo) Imputata, siete pregata di non fare apprez­zamenti sui presenti! Dunque, dicevate: vostro marito non aveva motivi per essere geloso. Il 13 marzo, però, prima della fa­mosa gita in barca, aveste con lui una di­scussione violentissima...

Agda                             - Molto chiasso per nulla!

Il Presidente                  - Si potrebbe sapere il nome di quel... nulla? (Agda scuote la testa negativa­mente) Vi faccio notare che, tacendo, aggra­vate la vostra posizione!

Agda                             - Non importa, signor Presidente!

L'Usciere                       - (entra e porge al presidente un fa­scicolo) Ecco il rapporto della polizia su...

Il Presidente                  - (interrompendo) Ho capito! (l'usciere si ritira) Imputata, il giorno in cui faceste quella gita, indossavate un abito di tela bianca. Appena tornaste a casa vi af­frettaste a mutarlo.

Agda                             - Può darsi benissimo: non rammento questo particolare! Del resto, muto sempre abito, quando rientro in casa. Non v'era mo­tivo per derogare dalle mie abitudini!

Il Presidente                  - Eppure, quel giorno vi avete derogato, non facendovi aiutare dalla came­riera, mentre, invece, essa vi aiutava sempre a vestirvi e svestirvi.

Agda                             - Ah si? Non lo rammento affatto...

Il Presidente                  - (con un risolino) Era preve­dibile... (all'usciere) Chiamate la teste Anna Sedai. (dopo un istante entra la cameriera di Agda) Giurate di dire la verità, tutta la ve­rità, niente altro che la verità!

La Cameriera                - Lo giuro.

Il Presidente                  - Avete servito come cameriera in casa della signora Agda Kerluf ?

La Cameriera                - Sì, signor Presidente.

Il Presidente                  - E fra le vostre incombenze era quella di aiutare la vostra padrona a vestirsi e svestirsi?

La Cameriera                - Sì, signor Presidente. La si­gnora mi chiamava sempre, ornando usciva e. quando rincasava. Una volta soltanto non mi chiamò: il 13 marzo.

Il Presidente                  - Come potete ricordare la data con tanta precisione?

La Cameriera                - Perché proprio in quel gior­no avvenne la... disgrazia. La signora rientrò senza bussare: aveva la chiave di casa. Io la sentii cantare nello spogliatoio e volevo andare ad aiutarla; ma la porta era chiusa a chiave e la signora mi rispose di dentro che non aveva bisogno di me.

Il Presidente                  - La signora cantava al ritorno di quella gita?

La Cameriera                - Sì. La signora canta molto bene!

Il Presidente                  - E quando, più tardi, entraste nello spogliatoio, trovaste l'abito che la si­gnora aveva indossato prima?

La Cameriera                - No. La signora lo aveva ri­posto.

Il Presidente                  - Era sua abitudine riporre gli abiti?

La Cameriera                - Generalmente lo facevo io. Ma, di tanto in tanto, la signora era presa dalla smania dell'ordine! Per questa ragione, anzi, io mi licenziai, una settimana dopo. Ca­pirete, signor presidente: la mia dignità... (si ride).

Il Presidente                  - E che avvenne dell'abito di tela bianca che lasignora indossava il giorno della malaugurata gita?

La Cameriera                - La signora mi incaricò di far­lo lavare. Ricordo che me lo dette già chiuso e legato in un pacco.

Il Presidente                  - Imputata, perché deste alla cameriera il vestito già avvolto in un pacco?

Agda                             - (sorride) Non ricordo, signor presiden­te. Forse ero stata presa da quella tale «sma­nia dell'ordine »!

Il Presidente                  - E perché lo mandaste a la­vare?

Agda                             - Perché era inzuppato e macchiato.

Il Presidente                  - Inzuppato e macchiato di che?

Agda                             - Di pioggia, signor presidente. Mentre eravamo in barca, venne un furioso acquaz­zone!

Il Presidente                  - (alla cameriera) E che cosa vi disse la signora, dandovi il vestito da far avere

Cameriera                      - Mi disse di avvertire la lavandaia che le avrebbe dato una buona mancia, se il vestito tornava come nuovo.

Il Presidente                  - (a Agda) Avete nulla da obiet­tare ?

Agda                             - No, signor presidente!

Il Presidente                  - (alla cameriera) Per il mo­mento potete ritirarvi, (cameriera via),

L'Usciere                       - (entra con un mazzo di fiori e un bi­glietto di visita che porge al Presidente) Signor Presidente, questo signore desidera di essere introdotto. Si tratta di cosa urgentis­sima, dice.

Il Presidente                  - (legge il biglietto) Fatelo pas­sare subito!

L'Usciere                       - Posso dare questi fiori alla si­gnora ?

Il Presidente                  - (stupito) I fiori?... (galante) Prego! (l'usciere porge i fiori ad Agda) Sa­pete chi ve li manda?

Agda                             - Come potrei saperlo?

Il Presidente                  - E' un uomo che si confessa autore dell'assassinio di vostro marito!

Agda                             - (sorride) Un altro?

Il Presidente                  - (sfoglia il fascicolo che prima gli aveva portato l'usciere) Questa volta le prove raccolte a suo carico sono abbastan­za interessanti... (fissando Agda, per pren­derla alla sprovvista) Si chiama Peer Bill!

Agda                             - (impassibile) Come?

Il Presidente                  - Ora lo vedrete in carne ed ossa, (all'usciere) Introducete quel signore. (l'usciere via. Dopo un momento introduce Peer Bill, in abito da mattina, cilindro e guanti).

Bill                                - (inchinandosi galantemente) Buon gior­no, signora! Buon giorno, signor presidente!

Il Presidente                  - Conoscete l'imputata?

Bill                                - Naturalmente!

Il Presidente                  - (ad Agda) Conoscete il teste?

Agda                             - (serena) Affatto, signor Presidente!

Il Presidente                  - Non andate d'accordo, mi pare!

Bill                                - E perché? Può darsi benissimo che io conosca la signora, senza avere il piacere di essere da lei conosciuto!

Il Presidente                  - Giurate di dire la verità, tutta la verità, niente altro che la verità?

Bill                                - (parlerà sempre con tono dal quale sarà impossibile comprendere se sia sincero o no) Lo giuro!

Il Presidente                  - (sfogliando il fascicolo) Vi chiamate Peer John Christian Bill? (Bill si inchina) Di anni 34, nato a Sevenburg, da Samuele Bill, direttore del Circo Naldus-Bill?

Bill                                - Esattissimo, signor Presidente!

Il, Presidente                 - I vostri genitori sono morti da vari anni...

Bill                                - Purtroppo!

Il Presidente                  - E da essi ereditaste una fortu­na considerevole...

Bill                                - Con vero piacere!

Il Presidente                  - Per quattro anni di seguito avete viaggiato, facendo il giro del mondo...

Bill                                - Infatti... Soltanto il Polo, non ho vi­sitato...

Il Presidente                  - Quando vostro padre viveva vi esibivate nel suo Circo come cavallerizzo, j schermitore, prestigiatore...

Bill                                - Non per vantarmi, signor Presidente; j ma ero abilissimo!

Il Presidente                  - (sempre sfogliando il fascicolo) Ed ora limitate la vostra attività al tennis. Non avete altre occupazioni?

Bill                                - (offeso) Mi meraviglio, signor Presi­dente!

Il Presidente                  - Non era mia intenzione offen­dervi! Quando vedeste per la prima volta la j signora Kerluf?

Bill                                - Quattro anni fa, a Stoccolma. Vestiva un graziosissimo tailleur, molto attillato., (ad Agda) Vi ricordate di quella giacchetta aper­ta dietro?...

Il Presidente                  - Bill, parlate con me!

Bill                                - Volentieri, signor presidente!

Il Presidente                  - Sicché, vedeste la signora...

Bill                                - E la seguii subito. Per due ore di segui­to, su e giù per il corso!

Il Presidente                  - (ad Agda) Imputata, notaste quanto afferma il signor Bill?

Agda                             - No, signor Presidente. Mai fui a Stoc­colma quattro anni fa, ed avevo appunto un J tailleur come lui dice.

Bill                                - E un cappellino verde, una borsetta verde e un nodo verde al collare del cagno­lino... Ricordo che...

Il Presidente                  - (a Bill) Posso rivolgere una I domanda all'imputata?

Bill                                - (inchinandosi) Prego!

Il Presidente                  - (ad Agda) Dunque, non ram­mentate di aver veduto il signore a Stoccolma?

Agda                             - No.

Bill                                - Forse ricordate che, in quel giorno, una donna si buttò in acqua, e un uomo si slan­ciò sùbito in suo soccorso, riuscendo a salvar­la dopo molti sforzi. Ma quando si accorse che era vecchia e brutta, poco mancò che non la ributtasse giù!

Agda                             - Di questo mi ricordo benissimo!

Bill                                - Quell'uomo ero io!

Agda                             - Ah!

Il Presidente                  - (a Bill) Continuate!

Bill                                - Dunque, mi innamorai subito della signora e, naturalmente, cominciai ad odiare suo marito.

Il Presidente                  - Perché?

Bill                                - Perché era suo marito! Il mio amore per l'uria e il mio odio pei? l'altro aumenta­vano nella stessa proporzione. Li seguivo dappertutto, in città, in campagna, al mare, sui monti, in viaggio... Un giorno li vidi salire in barca: fu il 13 marzo scorso, e mi misi a passeggiare lungo la riva del lago... E' triste, camminare lungo il lago, mentre la donna amata va in barca con un altro! Dopo molto vagare, vidi una barca abbandonata in una piccola insenatura. Mentre la osservavo, sen­tii dei passi alle mie spalle. Mi volsi: era suo marito. Si mise a cercare qualche cosa nella barca, ma non la trovò. Allora mi dis­se: «Avevo dimenticato il mio portafoglio, ma non v'è più, e siccome qui non vi siete che voi... ». Gli risposi: « Siete un villano! » ed egli mi tirò un ceffone. Un ceffone, signor Presidente! Allora lo afferrai per la gola, e lo gettai nel lago, dove scomparve.

Il Presidente                  - E poi?

Bill                                - E poi gridai tre volte: « Ohe! » Ma lui non si fece più vedere!

Il Presidente                  - Bill, da quanto avete detto si deve dedurre che commetteste il delitto per provocazione grave! (sfoglia il fascicolo) Non fu piuttosto la gelosia che vi indusse a libe­rarvi del signor Kerluf? (Bill non risponde) E se si è trattato di una disgrazia, o legittima difesa, perché non ne avete subito informato la polizia? Perché ve ne siete rimasto tran­quillo, mentre la signora, che pretendete di amare, veniva arrestata sotto l'imputazione di aver ucciso il marito?

Huten                            - Non dicendo tutta la verità, signor Bill, aggravate la posizione di codesta pove­ra donna... Vi prego, rispondete: Avete ucci­so Himar Kerluf con premeditazione?

Bill                                - Sì    - (grande agitazione).

Wulkens                        - Potete provarlo?

Bill                                - Sì. Io avevo realmente preso il suo por­tafoglio per provocarlo. Eccolo qui. (dà un portafoglio al Presidente).

Il Presidente                  - (apre il portafoglio e lo esami­na mentre i giurati si avvicinano al suo banco e guardano) Infatti, queste sono le carte di Himar Kerluf... Ecco il suo passaporto... (mostra la fotografia ad Agda) Imputata, ri­conoscete questa fotografia?

Agda                             - E' di mio marito! (sviene).

Il Presidente                  - Un bicchier d'acqua per l'im­putata. (Tutti si affollano intorno ad Agda).

Huten                            - Rinnovo la richiesta - e prego la Corte di pronunciarsi subito     - per una im­mediata scarcerazione dell'imputata, in quanto che non vi possono essere dubbi sul fatto che è stato trovato il vero assassino di Kerluf!

Wulkens                        - Ed io prego la Corte di non aderi­re alla richiesta della difesa, in quanto che non è ancora provato se l'imputata abbia o non abbia agito in correità col teste. Inoltre, propongo di sospendere l'udienza e rinviare il processo a nuovo ruolo, per dar modo alla Giustizia di indagare e stabilire quali rela­zioni esistessero realmente fra l'imputata e il qui presente Peer Bill.

Huten                            - (con foga) Ed io elevo formale pro­testa! Signori della Corte, faccio appello al vostro buon senso! Anche la procedura ha dei limiti! La mia richiesta non può essere respinta, perché il Pubblico Ministero non sa quel che vuole. Prima si ostinava a ritenere colpevole la mia cliente; ora che un uomo si accusa chiaramente di aver ammazzato il si­gnor Kerluf, pretende che essa ne sia la com­plice. Anche nella dannata ipotesi che, nel corso dell'istruttoria contro Peer Bill, doves­sero sorgere dei sospetti contro la signora Kerluf, si farà sempre in tempo ad arrestar­la di nuovo, (patetico, indicando Agda) Non vedete in quali pietose condizioni sia quella povera donna? Non è possibile, coscienziosa­mente, trattenerla ancora in arresto per un tempo indefinito! Signori giurati! Anche voi, avete una moglie che amate: pensate un po' se essa fosse, un giorno, ingiustamente accu­sata del vostro assassinio! (qualche giurato si commuove. Huten ne approfitta per conclu­dere rapidamente) Prego la Corte di decidere sùbito!

Wulkens                        - (grida irritato) Insisto per il rin­vio del processo!

Huten                            - (come lui) Ripeto la mia richiesta! (Huten e Wulkens si guardano in cagnesco come se fossero sul punto di litigare).

Il Presidente                  - Calma, calma, signori miei! (scampanella) La seduta è sospesa per qual­che minuto. La Corte si ritira per deliberare. (esce coi giurati).

Bill                                - (ad Agda che intanto è rinvenuta) Si­gnora, se osassi dirvi...

Wulkens                        - (sempre irritato) Non è permesso parlare cogli imputati: usciere, abbiate cura che il teste non parli con la signora Kerluf.

Bill                                - Non volevo dirle nulla di grave, signor Pubblico Ministero! (si asciuga la fronte) Che caldo qui dentro! (Presidente e giurati rientrano e vanno al loro posto).

L'Usciere                       - (consegna un foglio al Presidente) Da parte del dottor Walter. (N.B. - Gli uscieri saranno due o tre, secon­do le necessità della scena).

Il Presidente                  - (legge con evidente interesse il foglio che l'usciere gli ha dato e di tanto in tanto fissa Agda. A mezza voce) Molto in­teressante! (mette il foglio nel dossier. Ad al­ta voce) La Corte ha deliberato. Primo: che il teste Peer Bill sia arrestato seduta stante e che contro di lui sia istruito regolare processo. Secondo: che sia respinta la richiesta avan­zata dalla difesa circa l'immediata scarcera­zione dell'imputata. Terzo: che sia respinta altresì la richiesta del Pubblico Ministero circa il rinvio del dibattimento. Ergo: la se­duta continua. Usciere, conducete fuori Peer Bill che, da questo momento, assume la veste di imputato, (usciere eseguisce ed esce con Peer Bill. Presidente continua) Imputata, avete sentito quali sospetti di complicità o di istigazione a delinquere gravano tuttora su voi?

Huten                            - « Tuttora » non è la parola esatta. Tali sospetti sono assolutamente nuovi, dato che i precedenti vennero distrutti dalla con­fessione del Bill.

Il Presidente                  - Avvocato Huten, vi richiamo all'ordine!

Huten                            - Aderisco ben volentieri, signor Pre­sidente; ma vorrei dire ancora due parole. Un quarto d'ora fa, la signora Kerluf era ac­cusata di aver ucciso il marito perché non era felice con lui; successivamente è stata avanzata l'ipotesi che avesse commesso il de­litto per entrare in possesso dei centomila dollari promessi dallo zio; ora ci troviamo di fronte ad altre curiose combinazioni. Si può sapere perché la mia cliente avrebbe perpe­trato o fatto perpetrare quell'assassinio?

Il Presidente                  - (molto gentilmente) Speriamo di venirne presto in chiaro! Imputata, voi avete affermato di amare molto vostro marito e di essergli stata sempre fedele. (Agda ac­cenna di sì) La vostra fedeltà al signor Ker­luf è continuata anche dopo la sua morte?

Agda                             - (coti fermezza) Anche dopo la sua morte!

Il Presidente                  - Infatti, sarebbe inverosimile che una moglie affezionata, privata così tra­gicamente del suo caro compagno, avesse po­tuto allacciare un'altra relazione! (breve pausa. Effetto) Senonchè... senonchè, si ve­rifica un fatto strano! Vostro marito è morto da sei mesi ed il dottor Walter, nostro medico di fiducia, che vi ha visitata stamani, afferma che siete in istato interessante da due mesi. Ne ho ricevuto or ora ]a relazione! (accenna al foglio consegnatogli poco prima dall'uscie­re) Vorreste dirci qualche cosa in merito?

Agda                             - Non posso, signor Presidente!

Il Presidente                  - E perché?

Agda                             - (con crescente agitazione) Perché an­che le domande indiscrete non possono oltre­passare una certa misura. Vi sono segreti inti­mi, che non si svelano a nessun costo!

Il Presidente                  - Ma la mia domanda tende soltanto ad assodare la verità!

Agda                             - Lo stato in cui mi trovo non ha nulla a che vedere con la verità che cercate!

Il Presidente                  - Perché, prima, avete afferma­to di non aver avuto nessuna relazione amo­rosa?

Agda                             - Per adattarmi alla vostra logica! Voi dite: una donna che, dopo pochi mesi dalla morte di suo marito, ha una relazione con un altro, deve essere inevitabilmente una donna cattiva! Io, al contrario, vi dico: l'amore è misterioso come la morte. Posso aver amato immensamente mio marito e pos­so essermi innamorata d'un altro uomo quat­tro mesi dopo la sua morte. 0 anche quattro giorni dopo. O al suo stesso letto di morte.

Il Presidente                  - Ma è mostruoso, quello che dite!

Agda                             - Chi può sondare la profondità dell'ani­ma umana?

Il Presidente                  - Ammettete di aver avuto un amante ?

Agda                             - Ammesso che sia così, credete che ne direi il nome proprio ora che lo so sospettato di un assassinio? Credete che salverei la mia testa a danno della sua? Scusate, signor Pre­sidente: avete una strana concezione dell'amore, voi!

Il Presidente                  - (scongiurando) Diteci come si chiama, signora Kerluf! Ne va della vostra vita!

Agda                             - (con fermezza) Della ce mia », signor Presidente; non della « sua »!

Wulkens                        - (con eccitazione) Imputata, vi scongiuro di rispondere! Chi è il padre della creatura che palpita nel vostro seno?

Agda                             - (c. s.) Non certo voi, signor Pubblico Ministero. Ma se anche lo foste, non vi tra­direi! (Grande agitazione nell'aula).

Il Presidente                  - Visto la vostra ostinazione, e se nessuno desidera rivolgere altre domande all'imputata o ai testi, propongo di passare alle arringhe. La parola è al Pubblico Mini­stero.

Wulkens                        - (si alza) Signor Presidente! Signo­ri giurati! Nel corso del dibattimento voi ed io abbiamo avuto agio, a varie riprese, di di­vertirci delle allegre trovate dell'avvocato di­fensore! Il suo spirito diventò addirittura scintillante all'apparire del teste Bill. Ma poco ci interessano i suoi violenti sfoghi, non ad altro tendenti che a celare l'impotenza in cui trovasi l'egregio avvocato Huten a trovare solidi argomenti che possano dimostrare l'in­nocenza della sua cliente. La voce della difesa, signori giurati, era molto nervosa ed irata, fino a quando non piovve dal cielo, come un dono divino, quel Peer Bill al quale essa si attaccò, tutta pervasa di spasimo!

Huten                            - (fa cenno a Agda) Goethe!

Wulkens                        - Giustissimo! E l'egregio avvocato Huten deduce: se Bill è l'assassino, non può più esserlo la mia cliente!

Huten                            - (ironico) Osservazione profonda!

Wulkens                        - Il buon umore della difesa è spie­gabile e - direi - ammissibile. Una sola volta, tanta allegria minacciò di turbarsi e fu quando chiesi il rinvio per stabilire se vi fos­se correità. Ma il turbamento passò presto ed il sole tornò a risplendere! La difesa ha trion­fato! Il mio compito, dunque, si limita ad arringare contro qualcuno il cui delitto è im­putabile ad un altro!

Huten                            - Per voi, tanto, è lo stesso!

Il Presidente                  - Signori miei, la vostra pole­mica, per quanto interessante, è fuori luogo! Prego quindi di non esulare dall'argomento!

Wulkens e Huten          - (insieme) Bravo!

Wulkens                        - Stabilito che Peer Bill non è il primo che si accusa del delitto, ma il nono, non so se si debba prestargli fede. Ci si pre­senta, in conseguenza, questo dilemma: cre­dergli o non credergli. Non credendogli, la situazione resta immutata. La signora Kerluf è gravemente indiziata di aver ucciso suo marito. Credendogli, invece, - e tale appare il più ardente desiderio della difesa - non ci rimane, signori giurati, che un punto da chiarire. Come ha potuto una donna conce­pire un piano talmente diabolico?

Huten                            - Un momento! Se credete a Peer Bill, dovete ammettere che lui solo commise il delitto e che la mia cliente vi era perfetta­mente estranea!

Wulkens                        - Questo è quanto mi appare inverosimile! Giacché nessuno potrà darmi ad in­tendere che un uomo diventi omicida senza la promessa di un premio. La promessa, sen­za dubbio, esisteva! Osservate l'imputata, si­gnori giurati! Osservate con quanta compia­cenza serba i fiori mandati dall'uomo che si è dichiarato assassino di suo marito! O sa for­se essa che Bill non è l'assassino, ma ne vuole soltanto assumere la veste? Comunque si vo­glia interpretare il suo atteggiamento, signo­ri giurati, l'imputata appare almeno sospetta di complicità. Non bisogna poi dimenticare alcuni dati di fatto che mi limiterò a riassu­mere: la fatale gita in barca, il vestito inzup­pato, il ritorno furtivo, il canto che doveva simulare una coscienza tranquilla, il confezionamento del pacco, la mancia promessa alla lavandaia, le lettere dello zio, eccetera, eccetera. Tutti questi fatti che rimangono an­che dopo la confessione Peer Bill, debbono convincervi che vi fu complicità. Riepilogan­do: si può dire che l'intervento di Peer Bill ha piuttosto peggiorata la posizione dell'imputata, in quanto che si delinea la possibilità che essa abbia ucciso non solo per venire in possesso dei dollari dello zio, ma anche di di­viderli col suo amante, il quale l'ha aiutata a commettere il delitto. Abbiamo dunque anche una spiegazione - diremo - psicologica, che l'ha indotta ad uccidere il marito. E mentre, prima, il quesito da porre ai signori giurati era: « E' Agda Kerluf colpevole di aver uc­ciso suo marito? » ora esso dovrà essere com­pletato così: « E' essa colpevole d'aver ucciso con la complicità di terzi? » Oppure: « E' essa colpevole d'aver istigato un terzo ad uc­cidere? » Signori giurati, riflettete! Solo nel caso in cui rispondeste negativamente a que­sti tre quesiti, l'imputata potrebbe essere as­solta. Ma se rispondeste di sì ad uno solo di essi, il destino di Agda Kerluf è segnato! Per tutte tre le imputazioni, la legge commina severe, condanne, ed io chiedo che giustizia sia fatta! (Siede asciugandosi la fronte. Qual­cuno va a congratularsi con lui).

Il Presidente                  - La parola alla difesa!

Huten                            - (si alza assumendo una posa oratoria) Signor Presidente! Signori giurati! Arringare è un'arte difficile; maggiormente difficile, quando difettano gli argomenti; ancor più, se l'imputata contro cui si appuntano gli stra­li, è stata già scagionata da altra persona, che si è dichiarata colpevole del delitto di cui essa era accusata. In conseguenza, l'arringa del Pubblico Ministero batte tutti i records del magico e del fantastico! Mi parrebbe dunque sleale profittare della critica situazione in cui si trova il signor Wulkens il quale - bon­tà sua - è stato perfino costretto a ricono­scere che « il salvatore è piovuto dal cielo come un dono divino ». Aggiungeremo solo: « E senza che il Pubblico Ministero potesse menomamente sospettarlo ». Intendiamo dire che, per partito preso, si riteneva la nostra cliente colpevole dell'assassinio di suo mari­to! Ci si rimprovera di esserci attaccati con passione a Peer Bill; a nostra volta, potrem­mo obiettare che mai teste fu talmente bistrat­tato dal rappresentante della legge! Ma noi, sicuri della bontà della causa che difendiamo, non vogliamo neanche tener conto dell'esi­stenza di Peer Bill. Non ci occuperemo, quin­di, di lui. Veniamo ai ce dati di fatto » espo­sti dal Pubblico Ministero. In che consistono? E sono « fatti » o mere congetture? Esami­niamoli un po'. Una signora fa una gita in barca col marito. Questo, per sé, non è puni­bile! La signora rincasa senza sua marito: la legge, che io sappia, non lo proibisce! Una signora manda a lavare un abito, ne fa essa stessa un pacco, e promette una mancia alla lavandaia. Il nostro Codice, che io sappia, non contempla questi delitti! Una signora ri­ceve da uno zio pazzo due lettere ancora più pazze: che colpa ne ha? Una signora canta: in certi casi, la legge dovrebbe, indubbiamen­te, intervenire; ma sotto questo riguardo, la legge è imperfetta come tutte le cose umane! Ecco i ce fatti » provati. Veniamo alle conget­ture che ne derivano, e che possono essere nu­merose come i granelli di sabbia del mare. Ognuno può sbizzarrirsi in proposito. Il Pub­blico Ministero ci ha ammannite le sue: per­metteteci di esporvi le nostre. Il Pubblico Mi­nistero ritiene sospetto il canto dell'imputata: noi diciamo che esso indica una coscienza tranquilla. Il Pubblico Ministero si domanda perché la mia cliente si comportò così miste­riosamente nei riguardi di un vestito sudicio; noi diciamo: perché non distrusse un abito di tela di pochissimo valore, se esso costituiva una prova del suo delitto? E' logico che una signora, notoriamente intelligentissima, agisca così stupidamente, solo per serbare un vestitino di tela? Non conosciamo il segreto del suo attaccamento a quel vestitino, ma sia­mo certi che si deve trattare di un segreto gentile. E proseguiamo! Ci lambicchiamo il cervello per scoprire se l'imputata ha un aman­te. Essa tace ed il Pubblico Ministero ne trae conseguenze gravi. Noi, al contrario, trovia­mo nobilissimo il suo silenzio. Può trattarsi di un uomo ammogliato e, in tal caso, ne andrebbe di mezzo la pace di mia intera famiglia; può essere un alto funzionario, e la sua carriera sarebbe rovinata! L'imputata noni pensa a sé; serba gelosamente il suo segreto, anche a costo della vita! Può una donna, dall'animo così forte e così delicato al tempo stesso, essere capace di un delitto? No, signori giurati: voi sentite che essa non «può» essere una volgare assassina! Vedete che, pur seguendo le tracce del Pubblico Ministero, ne tiriamo conseguenze perfettamente opposte! E se le nostre affermazioni non vi sembrassero degne di fede, perché non suffragate da prove, vi preghiamo, signori giurati, di fare lo stesso calcolo di quelle del Pubblico Ministero! Ricordatevi delle parole di quel celebre generale, prima della battaglia: «Mio! Dio, non oso chiedere il vostro aiuto, ma vi prego di non aiutare nemmeno quei cani dei miei nemici! ». Seriamente parlando, signori giurati, vogliate tener presente che, in que­sto processo, non esistono « fatti » positivi a I carico della nostra cliente, ma solo « congetture » del Pubblico Ministero. E vogliate scusarci se, qualche volta, ridiamo un po' della mania del rappresentante della legge di voler vedere assolutamente nella signora Kerlufl una donna di cattivi costumi! Ricorderete che l'accusata ha sempre affermato di non averi avuto relazioni di amore. Orbene, nella sual camera, fu trovata una lettera, scritta di suo pugno, che cominciava: « Dilettissimo tesoro ». Ecco dunque la prova sospirata! Ecco finalmente la dimostrazione che essa aveva un amante! Ahimè! Fra le carte di Himar Kerluf si rinvennero molte lettere della moglie che cominciavano con le identiche parole, e molte lettere di lui furono rinvenute nella scrivania della signora, nelle quali egli la chiamava coi più affettuosi vezzeggiativi, il più frequente dei quali, era: Micina mia! Era, dunque, una coppia ideale! Ma non sempre, purtroppo, è possibile dare una dimostrazione così chiara della propria innocenza! (Si rivolge ad un giurato) Sapete voi, I signor giurato, dove eravate, tre mesi addie­tro, fra le quattro e le cinque? «Dovete saperlo, altrimenti occorre un alibi. In quel giorno ed in quell'ora, fu rubato un ricco gioiello; i sospetti cadono su voi, e non vi basta dichiarare che passeggiavate nel Parco, dovete provarlo con testimoni! Passeggiavate solo? Ahi! Ahi! E non avete incontrato nem­meno un amico, un parente? No? Ma ciò è assai sospetto! Tutti sconosciuti? Strano! E non avete pensato a domandare il suo indi­rizzo a uno, almeno, di quegli sconosciuti, perché vi servisse da testimone, all'occorren­za? Come? Foste ad un'adunanza? Perché non lo avete detto prima? Quante contraddizioni! Eravate nel Parco o all'adunanza? Questa ebbe luogo alle cinque e mezzo? Ma il furto avvenne alle cinque e un quarto! Con un taxi, potevate anche giungere in tempo... Ah! La vostra cameriera vi attaccò un bot­tone! Eh! Eh! Si può forse sapere quali rela­zioni esistono fra una cameriera ed il suo pa­drone? Vedete, signori giurati, che anche noi possiamo fare dei giochi di prestigio, per quanto, certo, meno abili di quelli del Pub­blico Ministero. Ma il Pubblico Ministero non fa giochi di prestigio: egli è fermamente convinto della colpevolezza dell'imputata! In certi casi, però, anche la convinzione non è sufficiente. Domandate alla madre d'un accu­sato se crede alla colpa di suo figlio: vi ri­sponderà sempre che egli è innocente, se pure esistono contro di lui prove schiaccianti. E' naturale, vi pare? Quella madre si trova pre­cisamente nelle identiche disposizioni del rap­presentante della legge, con la differenza che essa tende a interpretare ogni testimonianza a favore di suo figlio, mentre il Pubblico Ministero, viceversa, tende a interpretar­la sfavorevolmente! Signori giurati! Il Pubblico Ministero vi ha domandato di condannare Agda Kerluf: come possa averlo osato - date le risultanze del processo - solo la sua coscienza dovrà giudicare! Noi tutti, riuniti in quest'aula, e gli innumerevoli altri che, fuori, attendono trepidanti il vostro giudizio, noi, dico, e la Nazione intera, che segue con passione questo processo, aspettia­mo dalla vostra equità, signori giurati, una sola parola: « Assoluzione! ». (L'ultima par­te della battuta, naturalmente, dovrà essere delta con grande foga. Huten siede poi an­sante mentre nell'aula scoppia un battimani e tutti si affollano intorno a lui per compli­mentarlo. Il sipario cala rapidamente).

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

La scena deve essere precisamente come al primo atto. Nella parte a destra - buia duran­te tutto il terzo atto - l'Ufficio del Direttore del teatro; nella parte a sinistra, vivamente illu­minata all'alzarsi del sipario, lo studio del pit­tore Kerluf, in casa di Agda. Qualche quadro alle pareti. Un altro, abbozzato, sul cavalletto, un tavolo, poltrone, ecc.

N.B. - I quadri dovranno essere tali che non si comprenda che cosa rappresentino.

(Quando si alza il velario, nello studio a sini­stra, è seduto Wulkens, in frale, e si guarda intorno come persona che sia entrata per la prima volta in un ambiente nuovo. Dopo qualche istante, la cameriera di Agda, la stessa che aveva deposto nel secondo atto, in­troduce Lindboe, anche lui in frale).

 Liivdboe                      - (con stupore, nel vedere Wulkens) Tommy! Tu qui?

Wulkens                        - In carne ed ossa, come vedi, ed anche in abito da se­ra. Sono invitato dalla signora! Kerluf ad un pranzo, per festeg­giare la sua assoluzione!

Lindboe                        - Bisogna convenirne! che è una donna molto di spirito! (Siede) A proposito, ti faccio I miei complimenti per la tua ar­ringa. Nonostante la sconfitta ri­portata, sei stato veramente grande!

Wulkens                        - Sei molto gentile!

Lindboe                        - Peccato che tu non faccia l'avvocato. Un difensore vede sempre gli uomini migliori di quello che sono. A seconda delle circostanze, può diventare anche poeta...

Wulkens                        - Mentre io...

Lindboe                        - Mentre tu non resti che il freddo rappresentante della legge! E questi - diciamo la verità - è sempre un essere privo di fascino!

Wulkens                        - Finche gli uomini commetteranno dei delitti, qual­cuno dovrà pur esservi, per punirli!

Lindboe                        - Già! Ma perché proprio tu dovevi compiere questa missione?

Wulkens                        - Meglio un buon Pubblico Ministero, che un cattivo avvocato difensore!

Lindboe                        - Il mio idealismo mi porta sempre a difendere i secondi!

Wulkens                        - L'esercizio della professione frut­ta molto di più! Sono i rappresentanti della legge, che vivono di... idealismo!

Lindboe                        - Al difensore occorre più ingegno...

Wulkens                        - Grazie!

Lindboe                        - ... più fantasia, più agilità dello spirito!

Wulkens                        - Grazie! Grazie! Mi confondi, in verità!

Lindboe                        - Voi pescate negli atti processuali, e a ciò si limita la vostra arte! Noi possiamo, anche farne a meno, osservando qua e là, a caso, ma con acutezza, troviamo i più sottili argomenti per distruggere tutte le vostre «prove »! E questo è, naturalmente, assai più difficile!

Wulkens                        - O più facile? Noi abbiamo dei li­miti assegnati; voi potete sbizzarrirvi come volete...

Lindboe                        - A voi manca quello che è parte es­senziale della nostra professione: il cuore!

Wulkens                        - (ironico) È la comicità!

Lindboe                        - Appunto! E' un'arte anch'essa, del­la quale ti mancano i primi elementi!

Wulkens                        - E me ne vanto!

Lindboe                        - Anche la volpe, sai, dinanzi alla fa­mosa uva... A proposito: ho letto che prendi parte alla caccia alla volpe: da quanto tempo ti sei dedicati a tale sport?

Wulkens                        - Da poco. Ma sono un pessimo cac­ciatore.

Lindboe                        - Perché?

Wulkens                        - Che vuoi! Quando l'animale mi sta dinanzi, non sparo...

Lindboe                        - Temi di non colpirlo?

Wulkens                        - No; mi fa pena! Penso che è indi­feso...

Lindboe                        - Oh guarda! E gli uomini, allora?

Wulkens                        - Ma essi non sono senza difesa: tutt'altro! E, del resto, colpirli o no, non m'in­teressa! La mia gioia consiste nell'appostarli..

Lindboe                        - Perché ti sei scagliato così violente­mente, allora, contro Agda Kerluf?

Wulkens                        - Era forse indifesa, lei? Il suo caso, poi, era tutt'altro che disperato. Si può essere certi che, in casi simili, la severità del Pub­blico Ministero giovi all'imputata, piuttosto che danneggiarla!

Lindboe                        - (stupito) Ah!... (Lo osserva attenta, mente. Wulkens sorride) Tu volevi, dunque, porgerle aiuto... (Come colto da un'idea) Ma di' un po': sei forse innamorato di lei?

Wulkens                        - Innamorato, non so. Certo è una donna che mi interessa enormemente!

Lindboe                        - (c. s.) Da quando?

Wulkens                        - Dal momento in cui mi fece appa­rire così ridicolo... (Ripete con lo stesso tono del secondo atto) « Imputata, vi scongiuro di rispondere! Chi è il padre della creatura che palpita nel vostro seno? » (Imita la voce di Agda) «Non certo voi, signor Pubblico Mi­nistero! Ma se anche lo foste, non vi tradirei! ». Oh come dolce risonò l'eco della sua voce, nel mio cuore! fino a quando il Presi­dente mi invitò ad arringare!

Lindboe                        - E allora ti scagliasti contro di lei per... giovarle!

Wulkens                        - Mio caro, nel tuo animo alligna un pericoloso romanticismo! Appena mi al­zai per parlare, tutto in me scomparve, per far posto al Pubblico Ministero!

Lindboe                        - E la signora Kerluf non sospetta minimamente che tu?...

Wulkens                        - Ne ha avuto il presentimento, cer­to... Sai, le donne, in ciò, sono esseri addirit­tura eccezionali...

Lindboe                        - Sicché, in fondo, la sua assoluzione non ti ha fatto dispiacere?

Wulkens                        - Non mi dispiace mai, se qualche imputato è assolto!

Lindboe                        - Ed ora?

Wulkens                        - Ed ora, ha commesso un'impru­denza, come tutti i delinquenti...

Lindboe                        - Cioè?

Wulkens                        - Mi ha invitato a pranzo.

Lindboe                        - E' una cortesia...

Wulkens                        - Senti cosa mi ha scritto. (Cava di tasca una lettera e legge) « Caro signor Wul­kens, ho pensato di dare un piccolo ricevi­mento per festeggiare la mia assoluzione. Ave­te dimostrato tanto interesse per me e per la mia vita, che sarei lietissima di passare una oretta con voi. Spero di convincervi della mia innocenza e, a tale scopo, mi farò più bella che potrò. Vostra, eccetera, eccetera ». Poi v'è un post scriptum: « Siete ancora geloso di Peer Bill? ».

Lindboe                        - E con questa letterina ti ha dato il colpo di grazia!

Wulkens                        - Al contrario: mi ha raffreddato!

Lindboe                        - Perché? Cosa prova?

Wulkens                        - Una cattiva coscienza. La signora Kerluf è troppo intelligente per non sapere che fu assolta soltanto per mancanza di pro­ve, e teme d'essere tenuta d'occhio. Il ricevi­mento di stasera è dato all'unico scopo di... tastare il terreno.

Lindboe                        - Credi?

Wulkens                        - Ne sono convinto!

Lindboe                        - Sicché, per te, essa è una delin­quente?

Cameriera                      - (entrando) La signora! (Si ritira subito).

Agda                             - (in toilette da sera, elegantissima) Buo­nasera, signori! Sono veramente felice di ve­dervi! (Complimenti, baciamani) Siete forse sorpresi che io mi sia fatta annunziare, in casa mia, vero? E' un'abitudine che ho sempre avuta. Così, i miei ospiti possono parlare liberamente di me, prima ch'io entri. Una cer­ta prudenza è sempre utile, eh?

Lindboe                        - Siete deliziosa! E l'abitudine da voi adottata, dimostra molto spirito e molta sa­gacia. Se tutti vi imitassero, quanti dispiaceri di meno si avrebbero!

Agda                             - (civettuola) Ah! ah! Cominciate a far­mi la corte, mi pare! (A Wulkens) Spero che non sarete geloso!

Wulkens                        - (galante) Lo sono! Lo sono!

Agda                             - (fissandolo) Mi farebbe tanto piacere... se fosse vero! (A Lindboe) E il nostro caro Presidente ? Mi auguro che non ci mancherà!

Lindboe                        - Mi ha assicurato che sarebbe venuto immancabilmente! Se permettete, gli tele­fono...

Agda                             - Ma certo! (Indica una porta in fondo) Il telefono è di là, prego... (Lindboe si av­via) Anche al processo era sempre in ritardo... come il mio difensore...

Wulkens                        - Tutti i grandi uomini si fanno de­siderare... (Lindboe esce).

Agda                             - (molto civetta) Ce l'avete sempre, con quel povero avvocato Huten... Eppure, do­vete a lui questo piccolo colloquio... intimo... (Lo fissa provocante) E così, caro Wulkens, mi amate proprio?

Wulkens                        - (riservato) In questo momento temo di sì. Cinque minuti fa non lo credevo...

Agda                             - (c. s.) E dieci minuti prima?

Wulkens                        - Lo credevo...

Agda                             - Ah! Ma perché avete detto ce temo di sì »?

Wulkens                        - Perché, in coscienza, non può far­mi piacere amare una delinquente!

Agda                             - Giustissimo! Tanto più che la vostra opinione su me è perfettamente esatta! Ora che siamo soli, posso confessarlo!

Wulkens                        - Ne ero certo! E come Pubblico Ministero, ho fatto tutto il mio dovere! (Breve pausa) Perché mi avete chiesto, nella vostra lettera, se ero sempre geloso di Peer Bill?

Agda                             - (enigmatica) Desideravo saperlo...

Wulkens                        - Vi risponderò la verità! Lo sono stato per un momento, ma ora non lo sono più!

Agda                             - Perché?

Wulkens                        - Perché sono convinto che non è il vostro amante. Il vostro amante è un altro... E voi lo amate al punto che avreste preferito farvi condannare, piuttosto che rivelare il suo nome... Uomo fortunato! (Entrano Lind­boe ed il Presidente Gandrup).

 

Il Presidente                  - (bacia ripetutamente la mano di Agda) Buonasera, mia cara signora! Sono! lietissimo di rivedervi in circostanze così diverse... Il vostro invito mi ha fatto inrmenso piacere... Permettetemi di esprimervi tutta la mia devozione e la mia calda ammirazione..! Siete davvero affascinante.

Agda                             - (col tono del Presidente nel secondo atto ma scherzosa) Presidente... siete pregato! di non fare apprezzamenti sui presenti! (Tutti ridono) E il mio caro difensore, dov'è?

Huten                            - (alle ultime parole di Agda irrompe improvvisamente nella stanza, ansante) E'ì qui! Buonasera, cara signora! (Baciamano) Buonasera, illustri colleghi! Sapete l'ultimissimo, sensazionale avvenimento? Peer Bill! è fuggito dal carcere! (Tutti manifestano il proprio stupore) Quello non è un uomo: è ili diavolo in persona! In un primo momento,! appena arrestato, si rifiutò di nominarmi suoi difensore. Disse che era giusto che scontasse! la pena del delitto commesso! Poi cambiò ideale mi mandò a chiamare. Mi affrettai ad aderire al suo desiderio e mi recai subito da lui così come mi trovavo, in tocco e toga. Mi fece un bel discorsino: aveva deciso di affidarsi a me perché sono - disse lui - il primo avvocato della città ed egli era certo, mercè la mia assistenza, di venire assolto. Mi confidò poi la sua decisione di studiare giurisprudenza,! sul qual punto lo sconsigliai furiosamente. Mal egli insistette. « Vedrete - esclamava - che avvocato diventerò! Indosserò anch'io la toga, come voi!...», (Altro tono) e qui mi sfilai la toga in un batter d'occhio « metterò la  tocco»- (Altro tono) idem come sopra - «e arringherò, oh sì, arringherò in nome della giustizia... ». (Altro tono) Mi dà uno spintone, mi chiude a chiave nella cella, e via! Prima che avessi il tempo di riavermi dallo stupore,! chi sa mai quanti chilometri aveva fatto!

Wulkens                        - E voi?

Huten                            - Appena rimessomi un po', ho cominciato a picchiare all'uscio, finché mi è stato! aperto. Ho narrato l'accaduto e immediatamente due poliziotti sono stati incaricati di ricercare Peer Bill. Se lo riacchiapperanno il Delegato mi avviserà subito. (Ad Agda). Mi! sono permesso di dargli il numero del vostro! telefono...

Agda                             - Avete fatto benissimo! (Fuori squillai il telefono).

Huten                            - Sarà lui! (Tutti attendono ansiosamente).  .

 

 

 Cameriera                     - (dopo un momento) Chiedono dell'avvocato Huten dal Commissariato di Pubblica Sicurezza!

Huten                            - Eccomi! (Si precipita fuori, seguito dagli altri tre. Agda resta sola un momento). (La porta a sinistra si apre e appare la testa di Peer Bill, col tocco).

Agda                             - (senza sorpresa) Puoi venire!

Bill                                - (entra. E’ in toga. Afferra Agda, la sol­leva in alto e la copre di baci) Dov'è la pic­cina?

Agda                             - Quale piccina?

Bill                                - La nostra!

Agda                             - Non c'è .ancora! E' troppo presto!

Bill                                - Quando verrà?

Agda                             - Non posso precisartelo!

Bill                                - Sarà maschio o femmina?

Agda                             - Non si può sapere!

Bill                                - Deve essere una femmina!

Agda                             - V,a bene!

Bill                                - Avrà le ciglia?

Agda                             - Certo!

Bill                                - E i capelli fini fini, come i tuoi... Perché mi hai nascosto che ero padre?

Agda                             - Perché altrimenti non m'avresti lascia­ta in prigione!

Bill                                - (affettuosamente) Delinquente! Com­mediante!

Agda                             - Io?! Tu, sei un vero commediante! Un perfetto simulatore! Perché non ti sei dato al teatro?

Bill                                - E tu? Ne hai raccontate, al processo!...

Agda                             - Prego! Ho sempre detto quello che «po­teva » anche essere la verità!

Bill                                - Hai dichiarato che non mi conoscevi!

Agda                             - Infatti, solo in questa circostanza ti ho conosciuto bene!

Bill                                - Perché? Credi che non mi accorgessi delle tue sofferenze?

Agda                             - Non mi amavi!

Bill                                - Bugiarda! (L'abbraccia) Come chiame­remo la nostra piccina?

Agda                             - « Se » sarà una piccina, la chiameremo Piccola!

Bill                                - Piccola! E' molto carino e anche molto pratico! Si sa subito con chi si ha da fare! (La carezza) Anche tu sei la mia piccola! La mia cara micina! La piccola, dolce occasione del mio grande misfatto! (La bacia con furia).

Agda                             - (svincolandosi dolcemente) Peer! Mi vuoi forse ammazzare come hai fatto con mio marito!

Bill                                - Perché parli di lui? Lasciamo in pace Himar Kerluf! L'acqua gli sia leggera! Però è stata un'ottima idea, sopprimerlo! (Rientra­no Lindboe, Huten, Wulkens e il Presidente).

Agda                             - (indicando Bill) Signori, vi presento il mio amante! (Stupore di tutti).

Bill                                - (disinvolto) Prego, signori, accomoda­tevi! E permettetemi di fare gli onori di casa! (Eseguisce a misura che parla) Un sigaro, si­gnor Pubblico Ministero? Una sigaretta, si­gnor Presidente? E voi, avvocato? Vi resti­tuirò subito la vostra toga! Scusatemi! (Sfila la toga. E' in frak). In alcuni casi, non si può avere la scelta dei mezzi... Un cognac, signor Lindboe? Eccoci qua, fra amici! (Presentan­dosi) Peer John Christian Bill, di anni 34, nato a Sevenburg, da Samuele Bill, direttore del Circo Naldus-Bill. Quell'individuo, senza dubbio, ero io e ora, con l'aiuto di Dio, lo sono ridiventato! Cavallerizzo, schermitore, prestigiatore...

Agda                             - Saltatore, disegnatore, violinista...

Bill                                - Da non avere l'uguale. Guadagnavo quel che volevo, finché conobbi questa donna. Era una dolce e timida verginella! Intorno a lei gi-ronzavano come calabroni i più ricchi ban­chieri e professionisti della città, ma io solo volevo sposarla. Essa mi disse: « Peer, ti amo, ma non posso sposare un saltimbanco ».

Agda                             - Saltimbanco non l'ho detto!

Bill                                - Lo hai detto! E questo mi rese molto triste, tanto che decisi di diventare un grande artista! Non ho mai avuto nella mia vita un pensiero più pazzo! L'Arte è assai ingrata, si­gnori miei! Si lascia seguire fino a farci con­sumare le scarpe, ma poi non ci dà neanche il danaro necessario per permetterci d'andare dal ciabattino! Qualche volta dà la gloria... ma oh! a che prezzo! E così sposai questa donna, e ch'io sia maledetto, se dirò mai che me ne sono pentito! M'appiccicai una gran barba, assunsi un nome artistico: Himar Kerluf e cominciai a dipingere sul serio!

Wulkens                        - (stupito) Che! Voi siete?!...

Bill                                - Io sono l'ucciso! Perdonatemi, signor Pubblico Ministero! E così - dicevo - co­minciai a dipingere sul serio!

Agda                             - E impiegava due mesi per un quadro che, nel Circo, faceva in due minuti!

Bill                                - Ma il diavolo mi prenda se riuscii a vendere un sol quadro. Spesi per l'Arte tutto quello che avevo guadagnato come saltim­banco. E siccome il successo tardava a venire, diventai presuntuoso ed arrogante. Peer Bill, che ogni sera era applaudito da una folla immensa...

Agda                             - Da Principi e da Re...

Bill                                - ... era un giovane molto modesto, e Himar Kerluf, che non riusciva a vendere un sol quadro, divenne un uomo insopportabilmente presuntuoso. Nessun vero artista, quando è ri­conosciuto tale dal mondo intero, può essere modesto; ma per rimanere modesti, quando manca il successo, occorre una forza d'animo non comune. Ed io, purtroppo, non l'avevo! Così, dico, diventai insopportabile alla mia stessa dolce compagna!

Agda                             - Oh no!

Bill                                - Sì, sì! E per di più, fui preso dalla ge­losia!

Agda                             - Questo è vero!

Bill                                - Forse a causa di quella gran barba, che mi faceva sembrare più brutto di tutti gli al­tri uomini che frequentavamo!

Agda                             - Ma no, ti stava benissimo! Non è vero, signor Presidente? Voi avete visto la sua fo­tografia ieri sul passaporto... Non lo avete ri­conosciuto ?

Presidente                     - (un po' mortificato) No!

Bill                                - Niente di straordinario, se dovevo es­sere morto! Dunque, dicevo, fui preso dalla gelosia! Il giorno in cui facemmo quella stu­pida gita in barca, le dissi: o confessi subito che mi ami - giacche non è ammissibile che tu possa amare un mostro come me - o ti getto nel lago!

Agda                             - Così mi dimostri il tuo grande amore?

                                      - risposi io.

Bill                                - Così te lo dimostro - proseguii. E lei: « Non avrai il coraggio di farlo ». Ma, in verità, queste parole le indovinai piuttosto che udirle perché era già sott'acqua! E mi ci vol­le il bello e il buono per ripescarla, fra le tante alghe, e riportarla alla riva... Povero vestitino bianco! Come era ridotto!

Agda                             - Oh, anche il tuo, non si trovava in mi­gliori condizioni!

Bill                                - Sicché, dovemmo svestirci ed esporre i nostri abiti al sole, per farli asciugare. Ed in quella occasione, ci riconciliammo, come mai prima ci eravamo bisticciati!

Agda                             - Poi mi spedì a casa...

Bill                                - Mentre io rimasi lì ancora un pezzo, per nascondere la barca...

Agda                             - (ridendo) E dopo... siccome lì vicino passava una linea ferroviaria...

Bill                                - Per raggiungere più presto la mia cara sposina, presi il treno e, appena seduto, per la stanchezza e le emozioni provate, mi addormentai, e mi svegliai a Copenaghen!

 

Agda                             - (ridendo) Aveva scambiato treno!

Bill                                - Copenaghen è una bellissima città. Al ricordo dei trionfi che vi avevo riportato come Peer Bill, le lacrime scorrevano sulla fluente barba di Himar Kerluf. E mentre, una sera, assistevo ad uno spettacolo di varietà, giurai a me stesso di abbandonare l'arte con l'A maiuscola, e riprendere il mio caro mestiere di saltimbanco. Ma come giustificarmi con Agda? Per quattordici giorni andai su e giù per Co­penaghen, pensando al discorso che le avrei fatto. « Mia cara micina - volevo dirle - l'arte è assai ingrata! E un saltimbanco non deve dedicarsi ad essa, ma essere orgoglioso dei suoi giochi di prestigio, nei quali v'è al­meno tanta arte, quanto nell'arte vi sono gio­chi di prestigio! ». Ero a questo punto del mio discorso, allorché mi parve di vedere gli oc­chi della mia cara piccina pieni di lagrime... E allora che avrei dovuto fare? Posso frenare un cavallo in corsa, anche con una sola ma­no... ma le lagrime di una donna? Quando finalmente mi parve di essere abbastanza for­te, tornai a casa per comunicarle la mia de­cisione...

Agda                             - E mi trovò in lutto per la sua morte...

Bill                                - Mentre invece - avevo dimenticato di comunicarvi questo particolare interessante, signori miei ero sempre vivo

Agda                             - Immaginate il nostro incontro!

Bill                                - Come ha baciato e ribaciato il mio ca­davere! Le feci tutto il discorso che avevo preparato, ed essa rispose subito: «Dilettis­simo tesoro! Torna pure a fare il saltimbanco, se così ti piace, ma, in verità, ti avverto che non ve n'è più bisogno. Dopo la tua morte - e anche questo è interessante a sapersi - i tuoi quadri sono andati a ruba!... Cose da pazzi! Ma ora sono quasi finiti!». Sicché, deci­demmo che io sarei andato tutte le notti a ve­derla di nascosto, e fra le altre cose, dipinsi ancora un paio di dozzine di quadri!

Agda                             - Quando fui arrestata, voleva resusci­tare, ma io glielo impedii assolutamente. Pri­ma dovevamo vendere ancora tutti i quadri del defunto Kerluf, e poi poteva tornare al mondo! Glielo chiesi come un pegno d'amore, per me e per le creature, che, un giorno, avrebbero potuto nascere da noi!

Bill                                - E così è stato fatto. Ma ora tutti i qua­dri sono venduti! (Indica in girò) Non sono rimasti che quei quattro che ci permetteremo di offrirvi, come ricordo di .quanto è acca­duto... Abbiamo abbastanza danaro... vi abbiamo visti abbastanza... e la commedia può anche terminare qui... (Si spegne di colpo In luce a sinistra e si riaccende a destra. Il di­rettore del teatro e tutti i personaggi del pro­logo sono nella stessa posizione. Manca solo l’autore. Comincia l'epilogo).

L'Attore                        - (lasciando ricadere il copione come se avesse letta tutta la commedia) Cala il si­pario. Fine del terzo e ultimo atto, (Un mo­mento di silenzio. Tutti sono raccolti come riflettendo su quello che hanno udito).

Il Direttore                    - E così... (nessuno risponde) Io lo trovo... lo trovo... qual'è! Quel Miranteller! Che scrittore profondo e, direi, misterioso.., E il titolo: «Si recita o non si recita?»... Che avrà voluto significare? Oppure: « La zanza­ra e l'elefante »... O ancora: « La pastetta »... Deve essere un simbolo... Comunque, è mera­viglioso... assolutamente meraviglioso... (Agli altri) Ma non voglio suggestionarvi, col mio entusiasmo... (Al critico) Prego, signor Knorr, diteci la vostra opinione... Anzi, no, scusate! (All'avvocato) Sentiamo prima il pubblico; così evitiamo che la critica gli dia l'imbecca­ta... Su, pronunciatevi: come trovate il la­voro?

L'Avvocato                   - Ecco... vi dirò... Lo trovo stupen­do... grandioso... grandioso, è laverà parola. Anche perché è di una assurdità giuridica sen­za precedenti...

Il Direttore                    - Avrei scommesso cento contro uno che eravate di questa opinione! (Indica il copione) Quello è teatro, perdinci! Abbia­mo a che fare con un vero poeta! E non con un fotografo (All'Attore) Che ne dite, voi?

L'Attore                        - Nulla, finché non so quale parte mi assegnerete! Se. sarò il «difensore», non v'è dubbio che la commedia è magnifica; se do­vrò fare il « Pubblico Ministero » è uria por­cheria!

Il Direttore                    - Vi prego di misurare le parole! Naturalmente, sarete il « Pubblico Ministe­ro ». Per quella parte occorre un artista di va­lore; IV avvocato », è una parte «fatta»: si può affidare a qualsiasi principiante... An­zi, la reciterò io stesso... Signorina Zwirkina, che ve ne pare?

La Cassiera                   - Credo che il pubblico non verrà; ma aumentando sempre più i prezzi, ce la ca­veremo!

 

Il Direttore                    - Ne riparleremo... E ora a voi, signor Knorr... Traducete in parole i vostri profondi pensieri! Vi ascoltiamo!

Il Critico                       - (con prosopopea) Dirò: è questo un lavoro pensato? E' questo un lavoro riuscito? Ed è riuscito come è stato pensato? Su questi tre punti capitali bisogna insistere! Rispon­derò: è un lavoro pensato e riuscito. Fra pa­rentesi: è completamente riuscito, secondo le intenzioni dell'autore? Niente affatto! Chiudo la parentesi. Si è tentato di dimostrare che, con gli stessi elementi, si può giungere a con­clusioni diametralmente opposte... Lo aveva­te capito? Suppongo di no, perché non v'è che il mio ingegno che possa intuirlo! Faccio tanto di cappello al lavoro... ma è facile ac­corgersi che è una presa in giro d'un genio che definirò metafisico. Fra parentesi: non comprendete che rapporto vi sia? Neanche io, ma non ha importanza. Chiudo la paren­tesi. Soggiungerò: « Chi vive d'arte e per l'ar­te, deve spogliarsi delle superstizioni e ten­dere a liberare il mondo dalle illusioni ». Vo­lume primo, pagina sei, terzo capoverso della « Raccolta » delle mie critiche. Riprendo la disamina: quando fu pensato, ne era degno? Appena! Perché d'un genere comico che non istruisce? Parentesi: perché, se di genere co­mico, non ci istruisce? Continuo: di che la­voro si tratta? Un poema? Uno squarcio di commedia? Una frittata? Propendo per quest'ultima, perché prende di tutto per farne un tutto. Nella mia immensa pupilla si riflet­te la grande frittata! Di quale natura? Vedo i rifiuti che, rivoltati dalla mano sapiente, sal­tellano nell'ampia padella. Evviva la frittata che ammaestra! Vedo già delinearsi l'immen­so successo! Da quando la fama di quell'au­tore si assise sul Pelio, egli non ci offre che bolle di sapone! Di un elefante fa una zan­zara... un tratto di penna, e un morto torna vivo, in piena regola e con grande gioia del pubblico. Ma qui, si può forse negare la men­zogna? La menzogna non si può negare! Tra parentesi: allora non è una frittata? Lascio la conclusione agli astanti! (Tutti sembrano rimbecilliti).

L'Avvocato                   - Non comprendo dove volete arri­vare. Per me, è un lavoro magnifico!

Il Direttore                    - Se ho capito bene, anche lui lo trova magnifico!

Il Critico                       - (solenne) Dixi et ammani meam salvavi!

Il Direttore                    - Lo sapevo!

L'Avvocato                   - Dopo ogni «prima» debbo sem­pre discutere con mia moglie per stabilire se il signor Knorr ha lodato o stroncato il la­voro!

Il Direttore                    - Non si sa mai... ma cosa do­vremmo sapere? (Si guarda intorno) E il dot­tor Kretin, dove s'è ficcato?

L'Autore                       - (fa capolino da una porta come una persona che sia stata in ascolto) Eccomi qui! Ero andato ad ordinare un po' di birra... (Avanza).

Il Direttore                    - Voi, per la vostra mancanza di ingegno e la vostra povertà di spirito, mi avete spesso spinto alla disperazione. Ma oggi di­mentico tutto e, benché Fatto mi faccia ri­brezzo, - sia detto senza offesa, - sento il dovere di abbracciarvi in presenza di tutti! (Eseguisce).

L'Autore                       - (commosso) Non ho parole... (Si asciuga gli occhi).

Il Direttore                    - (battendogli sulla spalla) Su! su! Coraggio! C'è molto da fare! Non perdiamo tempo! Prima di tutto, bisogna provvedere alla reclame, e far annunciare da tutti i gior­nali che abbiamo ottenuto il diritto di rap­presentazione dell'ultimissimo lavoro di Miranteller: « Si recita o non si recita? », ossia: « L'elefante nella pastetta »... no, com'è?

L'Autore                       - « La zanzara e l'elefante »... (Tre­pidante) Sicché, siete proprio deciso a rappre­sentarlo? Vi piace veramente?

Il Direttore                    - Ma è naturale! Ci troviamo di fronte ad un autentico capolavoro! Ora la cri­si teatrale non mi fa più paura! Incasseremo danari a cappellate!

L'Autore                       - (raggiante) Ah! (Come se si toglies­se un peso dallo stomaco) Allora, visto che sie­te cosi entusiasta, posso dire la verità! (Bre­ve pausa) Signori miei! il lavoro non è af­fatto di Mìranteller: il lavoro è mio! (Lunga pausa. Tutti sembrano annientati).

Il Direttore                    - (con voce strozzata) Di chi?

L'Autore                       - Mio - (Cerca di avvicinarsi al Diret­tore).

Il Direttore                    - (respingendolo bruscamente, con ira) E credete in buona fede che oseremo rappresentare un simile pasticcio? Che cosa avete nel cervello? Vorreste voi pure salire sul Pelio, come ha detto dianzi Knorr? (Strap­pandosi i capelli) Addio speranze! Come fa­remo, ora? (Con rabbia) Foste, almeno, stra­niero! A un autore straniero, tutto è per­messo!

L'Autore                       - (quasi suo malgrado) Potrei forse morire; che ne dite?

Il Direttore                    - Morire? Perché volete morire?

L'Autore                       - Per fare come l'eroe della comme­dia! Quando era vivo, i suoi quadri non li volevano neanche gratis; dopo morto, furono proclamati l'opera di un genio, e pagati a peso d'oro!

Il Direttore                    - Sareste capace di tanto?

L'Autore                       - (eroico) Che cosa non si farebbe per la propria arte?

Il Direttore                    - (commosso) Ah! Questa sì, che sarebbe una vera prova d'attaccamento al no­stro teatro!

L'Autore                       - Mi toglierò la vita! Scomparirò per sempre!

Il Direttore                    - (c. s.) Mi fareste un vero pia­cere!

L'Autore                       - Ma prima voglio chiedervi un fa­vore: l'ultimo!

Il Direttore                    - (magnanimo) Già concesso! Dite pure!

L'Autore                       - Quando verserete la percentuale al­la mia vedova, non dimenticate di includere in bordereau l'incasso degli abbonamenti!

Il Direttore                    - (dignitoso) Non mi conoscete!

L'Autore                       - Anzi! E' perché vi conosco...

Il Direttore                    - (magnanimo) Sarà fatto! Signo­rina Zwirkina, provvederete ad eseguire le ul­time volontà del nostro amico! (All'autore) Ed ora filate! Scomparite! Polverizzatevi! (L'autore stringe la mano a tutti ed esce come un martire che vada al supplizio. Il Direttore all'Attore) Seguitelo, e verificate se realmente si ammazza! Il lavoro è una tale miseria! (L'Attore esce anche lui. Il Direttore al Cri­tico) Illustre signor Knorr, se il giorno dopo la « prima » leggo nel giornale una critica simile a quella che mi avete esposta poc'anzi, parola d'onore vi mando subito a far compagnia al dottor Kretin!

FINE

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