Gli affari tremano

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GLI AFFARI TREMANO      Farsa in un atto di Deniz Yürük

Note:

- Questo copione può essere tradotto anche in diversi dialetti. Le due principali città citate nella farsa (Avellino e Benevento)  sono campane,ma possono essere sostituite a seconda della regione di provenienza della compagnia teatrale interessata all’opera. In poche parole: questa farsa può essere riadattata.

- Se qualche compagnia teatrale fosse interessata a rappresentare quest’opera,potete contattarmi alla mail deniz_yuruk@yahoo.it  e magari,ad evento concluso, inviarmi anche foto o video (se volete).

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Trama completa con finale:

Giuseppe Perullo  è riuscito,cinque mesi prima, ad acquistare e avviare una tabaccheria sotto casa sua a discapito del suo vicino Federico (che aveva le stesse intenzioni). Gli affari sembrano andare bene per lui fin quando si sparge voce di un possibile forte terremoto di tipo estensionale che metterà a repentaglio anche la sua attività. In un primo momento,Giuseppe non prenderà sul serio le voci riguardo il terremoto che crede si tratti solo di un falso allarme. Litiga con la moglie,Linda,che,al contrario,spera che tale notizia porti suo marito a prestarle più attenzioni. Ma vedendo che Giuseppe si preoccupa più del suo negozio,Linda  decide di lasciarlo. Intanto,viene a far visita un vecchio amico di Giuseppe,Stefano Arcieri, che gli racconta di come ha perso lavoro grazie ad un terremoto che lui sottovalutò. Questa cosa colpirà Giuseppe che,involontariamente, si presterà alle dicerie riguardo il forte terremoto,e (a malincuore) deciderà lui stesso di chiudere la sua tabaccheria per non vederlo crollare,senza,però,metterlo in vendita,cedendolo liberamente al suo vicino, Federico, per dispetto con la certezza che andrà a pezzi grazie alle scosse sismiche. Alla fine,la notizia sul terremoto si rivelerà non corretta e Giuseppe lo andrà a scoprire troppo tardi,dopo aver perso il suo amato negozio,sua moglie ed infine la sua domestica.

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PERSONAGGI

- Giuseppe Perullo

- Linda, sua moglie

- Elena, la domestica

- Federico Caramico, il vicino di casa

- Irene, la moglie di Federico

- Stefano Arcieri, vecchio amico di Giuseppe

- Volontario della Protezione Civile

Epoca:

Giorni nostri.

La Scena

La cucina di casa Perullo.

E’ una stanza spaziosa con al centro un tavolo rettangolare di medie dimensioni.  Dietro il tavolo (in fondo al centro della scena) vi è un balcone aperto. La cucina è arredata con alcuni mobili e quadri (possono essere messi a piacimento). A sinistra,a terra, c’è un vaso con delle piante. Nella parete sinistra della scena c’è una porta interna che collega al corridoio e ad altre stanze come la camera da letto,ecc. Nella parete di destra della scena,invece,c’è un’altra porta interna che manda all’ingresso.

Sotto c’è l’immagine della scena ideale:

ATTO UNICO

E’ una Domenica mattina. Il cielo è sereno.

Al levarsi del sipario,Linda si trova seduta sulla sedia a sinistra del tavolo [visto frontalmente] sul lato corto mentre fa colazione spargendo, con difficoltà, della marmellata su una fetta biscottata. Poco dopo arriva Elena,la domestica,dalla sinistra della cucina che le porta il latte in tavola.

LINDA: (rivolgendosi ad Elena,irritata) Perfetto: anche la marmellata è finita! Adesso che ci spalmo su questa benedetta fetta biscottata?? Ieri non ho potuto fare la spesa e allora non si mangia in questa casa! Ma ti sembra logico?”

ELENA: (dispiaciuta) Avete ragione. E’ colpa mia.

LINDA: (cambia tono,diventa comprensiva) Ma no,Elena. Tu ieri stavi poco bene e sono stata stessa io a darti un periodo di riposo. Anzi,adesso non dovresti nemmeno stare qui.

ELENA: Lo so,ma sono troppo affezionata a voi,signora. E poi,oggi mi sento già meglio.

LINDA: (assorta nei suoi pensieri) La colpa è di mio marito. E’ un irresponsabile. Ma come,io sono assente e non posso fare la spesa. Lui sa che c’è da fare la spesa. E cosa fa? Si dimentica! Pensa solo a lavorare e basta. Al resto,secondo lui,devo pensarci tutto io! (scuote la testa. Poi,dopo qualche attimo di silenzio, si sente il suono del campanello dalla porta destra.) Vai a vedere chi è.

ELENA: Subito. (esce dalla cucina,a destra del palcoscenico. Poco dopo rientra.) E’ Irene,la vicina di casa.

LINDA: Falla entrare e riposa il latte e queste robe,và. Mi è passata la fame.

ELENA: Come preferite. (rivolgendosi ad Irene che aspetta nell’ingresso) Entrate signora! (poi prende la scatola di latte,quella delle fette biscottate e il barattolo vuoto di marmellata,ed esce dalla scena,sulla sinistra).

IRENE: (entrando in cucina,dall’ingresso) Buongiorno Linda.

LINDA: (sempre un po’ nervosa) Buongiorno Irene,accomodati.

IRENE: Grazie. (si siede vicino ad Elena,sulla sedia a sinistra del tavolo di spalle alla finestra) Avete avvertito la scossa di terremoto,stanotte?

LINDA: Non c’ho fatto caso.

IRENE: Dicono che c’è stato un forte terremoto a Benevento di magnitudo 5,4 e qualche scossa è arrivata anche qui ad Avellino.

LINDA: (guardando in alto,frustrata) Fosse la volta buona che crolla tutto anche qui!

IRENE: (sorpresa) Ma voi che dite? (Elena fa cenno come per dire -lo so io-) Siete nervosa,stamattina?

LINDA: Eh,sapessi cara mia!

IRENE: Cosa è successo? Si tratta ancora di vostro marito?

LINDA: Ormai lo sapete. E’ la mia croce quotidiana ed è impossibile nasconderlo anche a voi. (Irene approva) Non lo sopporto più. Sta diventando sempre più intrattabile. Assente. Menefreghista. Da quando ha acquistato la tabaccheria qua giù cinque mesi fa,non pensa altro che a lavorare.

IRENE: Beh,è un’attività che a lui piace e che ha speso un bel po’ di soldi per avviarla. Ha fatto sacrifici e devo dire che n’è valsa la pena: mi sembra che i suoi affari vadano alla grande. Vedo quella tabaccheria sempre piena di gente. E lui ne è entusiasta. Devi comprenderlo..

LINDA: (irritata) E per quanto ancora devo comprenderlo,Irene?? Sarà anche felice del suo lavoro e può anche guadagnare miliardi,ma non deve dimenticarsi che ha una moglie e che questa moglie avrebbe desiderato anche qualche figlio da lui. E che diamine,nemmeno per quello c’è tempo!

IRENE: Beh,si. Su questo avete ragione. Purtroppo, anche mio marito in questi ultimi cinque mesi è diventato..(precisando) non menefreghista…ma,diciamo,intrattabile. Certamente non perché è troppo occupato con la tabaccheria ma perché avrebbe voluto acquistare la stessa tabaccheria che ha acquistato vostro marito. E da quel giorno non si da pace. Dice che gliela farà pagare. Che gli ha fregato un sogno. E tutte queste cose qua. (sospira) Che tragedia! Quando fa così,mi sembra un bambino!

LINDA: Gli passerà..

IRENE: Voi dite? Secondo me,non smetterà di comportarsi così fino a quando vostro marito lascerà la tabaccheria..

LINDA: ..cioè mai! Irè,rassegnatevi! (Irene alza le spalle) Io,intanto,vi auguro che non sia così e che si renda conto di avere comunque un lavoro,grazie a Dio.

IRENE: Appunto. Io questo gli dicevo ieri sera. “Federico,anche se hai perso l’opportunità di avere una tabaccheria tutta tua,hai comunque un lavoro”. Cosa rara di questi tempi. E lui: “Si,ma io punto sempre al meglio! Non mi va di fare il dipendente di una fabbrica per tutta la vita!”

LINDA: Come mio marito,insomma.

IRENE: E purtroppo niente, Linda mia: è uscito di casa e non ne ha voluto riparlare più.  Io,d’altro canto,non voglio fargli del male,anzi..cerco solo di farlo ragionare. Certo,aprirsi una tabaccheria come avrebbe voluto lui,non sarebbe stato male..

LINDA: Io,in fondo,penso che se lo sarebbe meritato perché,parliamoci chiaro Irene, tuo marito comunque ragiona. Si,ultimamente sarà anche nervoso ma se adesso la tabaccheria che sta giù fosse stata sua,sicuramente avrebbe dedicato del tempo anche a te. Non ha la stessa mentalità da sgobbone di mio marito.

IRENE: Si,sotto questo aspetto,Federico è diverso. Non smette mai di amarmi.

GIUSEPPE: (dall’ingresso) Eccoci qua! (entra in cucina. Linda incrocia le braccia ed evita il suo sguardo) Wè,Irene,buongiorno. Immagino che voi due stavate parlando di me,eh?

IRENE: ..Beh…

GIUSEPPE: (ironico) Ah,no! Giusto. Stavate SPARLANDO di me. Mi scuso dell’errore. (Irene e Linda si guardano in faccia come per assecondarlo. Giuseppe si siede sulla sedia alla destra del tavolo sul lato corto) Irene,lei non ci crederà,ma suo marito continua a farmi i dispetti.

IRENE: Veramente?

GIUSEPPE: Eh già.Stamattina,per esempio,ha azzeccato sulla vetrina della porta della tabaccheria un foglietto con scritto “Cedesi Attività a Federico Caramico” e,non conoscendo nessun altro con tale nome,per forza di suo marito si tratta.

IRENE: (guardando Linda) Oh Gesù,Giuseppe e Maria…

GIUSEPPE: ..eil bue e l’asinello con tutto il presepe!

IRENE: (confusa) Come?

GIUSEPPE: Voglio dire,la cosa è ben più grave di quanto sembra. Insomma,Irene, voi dovreste un po’ parlarne con vostro marito,riguardo questi scherzetti. Non stiamo più alle elementari. Ho capito che c’è rimasto male per la tabaccheria ma,Irene mia,qua sto perdendo la pazienza. Come può uno che di cognome fa Caramico,comportarsi così? L’avrebbero dovuto chiamare Federico Caronemico. Eh.

IRENE: Avete ragione. Perdonate mio marito. Io di questo stavo discutendo con vostra moglie. Cercherò di parlarne,state tranquillo.

GIUSEPPE: (improvvisamente squilla il suo cellulare. Lo estrae dalla tasca e risponde) Pronto. (pause come per sentire il suo interlocutore)Si…..Si,no….no,si…..ma no….(Linda fa cenno a Irene che suo marito e pazzo) ..avete sbagliato numero. (chiude subito il cellulare e si rivolge a sua moglie ed Irene) Era probabilmente lo stesso che mi ha chiamato quando ero a lavoro. Cercava un Giuseppe,ma si sarà confuso con un altro.

 IRENE: Quindi siete stato in tabaccheria,vero? Come mai già di ritorno?

GIUSEPPE: Una cosa pazzesca,Irene. Oggi in …

LINDA: (scocciata,prosegue la frase,sapendo già di cosa potrebbe parlare suo marito) ..Tabaccheria..

GIUSEPPE: (un po’ confuso) ..Si,in tabaccheria,mentre stavo lav..

LINDA: (sempre scocciata e ancora a rubare le parole al marito) ..Lavorando..

GIUSEPPE: (più confuso di prima,si ferma un attimo per poi proseguire) ..Eh,lavorando..ho notato pochi clien…

LINDA: (insiste) ..Clienti…

GIUSEPPE: (altra pausa,guardando infastidito la moglie) ….Mi fai finire di parlare? O hai intenzione di andare avanti così per tutto il discorso??

LINDA: (nervosa) Giusè,sei scocciante!

IRENE: Calmatevi,Linda. Lasciatelo finire di parlare.

GIUSEPPE: Appunto! (a sua moglie) Lasciami finire di parlare,no? Oh. (a Irene) Stavo dicendo. (pensoso) Cosa stavo dicendo mo?

IRENE: Che oggi in tabaccheria avete notato pochi clienti..

GIUSEPPE: Ah,si si! Dunque,in tabaccheria oggi c’erano pochi clienti.

IRENE: E questo lo abbiamo capito.

GIUSEPPE: Eh,un momento! Adesso ci mettete anche voi?

IRENE: (un po’ spazientita) Nossignore.

GIUSEPPE: Fatemi finire il discorso,benedette donne! (Irene e Linda si guardano ancora in faccia) Dunque,oggi in tabaccheria c’era poca gente e..

LINDA: (ironica) No,avevi detto “c’erano pochi clienti”

GIUSEPPE: (perde le staffe) Ossignore! Questa comincia un’altra volta!

LINDA: Sei sempre scocciante,Giusè!

GIUSEPPE: (ironico) E grazie tante!

LINDA: (ironica) E prego assai!

IRENE: Ma insomma,calmatevi! Prendetevi una camomilla!

GIUSEPPE: No,a me fa schifo la camomilla. Datela a mia moglie!

LINDA: (sempre pungente) Si,mo siamo al Bar!

GIUSEPPE: Guarda,io non voglio più stare ai tuoi giochetti. Se mi vuoi sentire,va bene. Se no,va bene lo stesso ma statti zitta! (Linda fa qualche smorfia. Giuseppe,intanto,si rivolge ad Irene) Dunque,stam..(si interrompe come per avere timore di un’altra interruzione da parte di sua moglie. Poi va dritto al sodo) Insomma,non c’era gente. Strano,perché altre domeniche la tabaccheria si riempiva di persone. E dovevate sentirli,Irene! “Sei il miglior tabaccaio della città.”, “Sei un gran lavoratore.”, “Sei sempre disponibile”.. (Linda scuote la testa)…e mi fanno guadagnare un sacco di soldi,cara Irene. Ma stamattina niente. Pochissima gente. Quella tabaccheria è diventata il deserto del Sahara,proprio! L’ho dovuta chiudere così presto. Che schifo. Non penso che,tutto ad un tratto,la gente abbia smesso di fumare o di giocare al superenalotto o di comprare ricariche telefoniche e tutto il resto.

IRENE: Io credo di capire il perché,signor Giuseppe. Stanotte c’è stata una leggera scossa di terremoto e,probabilmente,molte persone si saranno allarmate.

GIUSEPPE: Una scossa? Io non l’ho avvertita. (a Linda) Tu l’hai avvertita la scossa stanotte?

LINDA: (seccata) No!

GIUSEPPE: (indignato) E mamma mia! Nemmeno una domanda ti si può fare!  Niente, oi Lì: tu hai il terremoto addosso. Per questo non c’hai fatto caso!

LINDA: E tu eri troppo occupato a sognare la tabaccheria! Per questo non l’hai sentito neanche tu!

GIUSEPPE: (ad Irene) Ma sentite! (a sua moglie) E anche se fosse così,qual è il problema??

LINDA: Quali sono i problemi,vuoi dire!

IRENE: (alza gli occhi al cielo) Non litigate,su! Siete adulti e vaccinati. (a Giuseppe) Comunque,la scossa io l’ho sentita. Non la sottovaluterei. Dicono che il terremoto avvenuto a Benevento sia stato piuttosto forte e che è di tipo estensionale,quindi sono preoccupata. Presto arriverà anche qui!

GIUSEPPE: Ma no,Irene. Non creda a tutte le dicerie. Non significa che debba venire per forza anche qua,ad Avellino. E poi,(guarda tutta la cucina) non deve venire! Non può venire! Eh. Io ho una tabaccheria a cui badare!

LINDA: E una moglie da ignorare!

GIUSEPPE: (a sua moglie) Ma insomma,tu vuoi per forza litigare!

LINDA: Come posso rimanere indifferente di fronte ad un marito che pretende di sgobbare anche la domenica come un masochista??

GIUSEPPE: Ma che masochista! Io amo il mio lavoro e ci dedico tutto il tempo che mi pare e piace! Anzi,spero che oggi pomeriggio ci sia più gente. Devono togliersi dalla testa la storia del forte terremoto.

LINDA: Eh già,ora pretendi di dettare anche le regole naturali!

GIUSEPPE: No,cerco solo di essere realista.

IRENE: (alzandosi dalla sedia) Vabbè,io vi lascio discutere da soli. Anche perché ho da salvare tutto l’essenziale in casa: voglio essere preparata al terremoto e non farmi fregare da esso! Permettete.(esce dalla cucina e si dirige verso l’ingresso)

Attimi di silenzio. Irene guarda da una parte e Giuseppe dall’altra.

GIUSEPPE: (volge lo sguardo verso sua moglie) Che figura ci fai fare!

LINDA: (evitando lo sguardo di Giuseppe) Che figura ci fai fare,tu!

GIUSEPPE: Io? E sentiamo: perché?

LINDA: (guarda nervosa suo marito) Hai pure la faccia tosta di chiedermelo! (si alza dalla sedia e si volta di spalle)

GIUSEPPE: Sto apposto con la coscienza,che vuoi da me!

LINDA: (si volta nuovamente verso Giuseppe,sorpresa) La coscienza apposto? Mi fai sempre più pena,Giusè. Tu ti sei fissato con quella tabaccheria e ti sei dimenticato di avere una moglie! Dimmi,da quand’è che non dedichi del tempo solo a noi due?

GIUSEPPE: Ma come,fino ad ora siamo stati a parlare solo io e te,mettendo da parte quella povera donna di Irene come una scema,e tu mi chiedi di dedicare del tempo solo a noi due?? Ma lo vedi che ti contraddici!

LINDA: (irritata) Mi contraddico?? Ma cosa stai dicendo?? Ma che razza di risposta mi vai dando?? Siamo stati a litigare,come sempre! Dovresti prendere esempio dal marito di Irene,piuttosto. Lui almeno non si stanca mai di mostrare a sua moglie quanto la ami!

GIUSEPPE: (stizzito) No,tu questo non me lo devi dire. Hai capito?? Quel fetentone di Federico non è un esempio di marito!

LINDA: Ah,no? Un uomo che ama sua moglie è un esempio da evitare? Ti sei spiegato benissimo! (piccola pausa) Io spero che anche qui arrivi quel forte terremoto avvenuto a Benevento,guarda. Un signor terremoto,deve venire! Deve crollare tutto. Vorrei vedere,poi,se penserai prima alla tabaccheria o a me!

GIUSEPPE: (scioccato) Linda,ma tu ti fossi rimbambita?? Ma quale terremoto deve venire qui??

LINDA: Quello che viene da Benevento e che ti aprirà la coscienza!

GIUSEPPE: Ma come puoi augurare una sciagura simile ad uno che cinque mesi fa si è fatto il mazzo così (fa il segno) per acquistarsi la tabaccheria sotto casa nostra??

LINDA: (ancor più arrabbiata) Ecco,lo sapevo! La tabaccheria! Pensi solo alla tabaccheria! C’è di mezzo un terremoto e cerchi di salvare ciò che è insalvabile! Quella andrà a pezzi!

GIUSEPPE: Ma non dirlo nemmeno per scherzo! Non verrà nessun terremoto. E poi,la tabaccheria è una fortuna,non solo per me,ma anche per te. E tu dovresti saperlo.

LINDA: A me non importa! Io un lavoro già ce l’ho!

GIUSEPPE: Si,la commessa. Ti sembra un lavoro dignitoso?

LINDA: Ogni lavoro è dignitoso,se fatto bene! E non in maniera ossessiva come fai tu! Io volevo solo essere amata,Giusè! Volevo un po’ del tuo amore e invece cosa mi dai? La tabaccheria! Ma vai a quel paese!

GIUSEPPE: (facendo l’indifferente) Tu non sai come parli! Io da qui non mi muovo. Vai tu.

LINDA: (ormai esaurita e rassegnata) Devo andarmene io? E VA BENE. Me ne vado! (si dirige verso la porta interna sinistra della cucina,per andare in camera da letto)

GIUSEPPE: (continuando a fare l’indifferente,guardando altrove) Vai,vai. Così poi vedrai. Verrai da me piangendo con le cascate del Niagara per lacrime! Tzè.

LINDA: (da dentro la camera da letto) Sarai tu a pentirtene! Io un uomo che ama più il suo negozio che la sua donna non lo voglio! (Giuseppe fa finta di niente,passeggiando per la cucina. Poco dopo,Linda torna,di passaggio, in cucina dalla porta interna di sinistra con alcune valigie in mano) Mi porto solo questi quattro stracci in giro e me ne vado a vivere da una mia cara amica. Ti lascio. (esce dalla porta interna di destra,verso l’ingresso. Da lì,esclama) Addio,razza di marito che non fa il marito! (e se ne va)

GIUSEPPE: (a sua volta,esclama dalla cucina) Addio,razza di moglie che fa la moglie..e pure bene perché  sei rompiscatole! Preferisco stare solo con la mia tabaccheria. Almeno lei non parla! (parlando,poi,fra sé) Ma guardate che donna doveva capitarmi a me! Roba da matti…roba da matti! (squilla il suo cellulare. Lo estrae e risponde) Pronto. Si.. (ascolta l’interlocutore)…no….si,ma no….(scocciato) avete sbagliato numero! Mi avevate già chiamato prima. Arrivederci. (chiude nuovamente il cellulare di fretta,senza sentire la risposta) Mah,oggi si sono rimbambiti tutti!

ELENA: (entrando dalla porta sinistra della cucina) Ma cosa è successo,signor Perullo?

GIUSEPPE: (infastidito) Cosa è successo non ti riguarda. Ma visto che ci tieni a saperlo: hai perso la tua padrona.

ELENA: (sorpresa) Oh Gesù,ma voi che dite! Io ci ero affezionata,povera signora..

GIUSEPPE: (come se si stesse rivolgendo a qualcuno) Sentite come parla questa,poi! (rivolto ad Elena) Parli come se Linda fosse un cane!

ELENA: Per carità,non intendevo questo!

GIUSEPPE: (proseguendo ciò che voleva dire) Così offendi i cani di tutto il mondo!

ELENA: (spiazzata) Oh..

GIUSEPPE: (sempre con fare abbastanza nervoso,dopo la litigata con la moglie) Comunque tu,da qui,non te ne vai. Ci sto io e guadagno anche bene. Lo stipendio non ti mancherà.

ELENA: La ringrazio,singor Perullo.

GIUSEPPE: (suona il campanello della porta) Vai a vedere chi è.

ELENA: Vado subito. (esce dalla cucina verso l’ingresso. Poco dopo torna) E’ un certo Stefano Arcieri che vi vuole.

GIUSEPPE: Stefano Arcieri? Aspè,il nome non mi è nuovo..fallo entrare.

ELENA: (torna nell’ingresso. Poi rientra in cucina seguito da un signore della stessa età di Giuseppe) Vi serve altro?

GIUSEPPE: (con lo sguardo fisso verso Stefano) Si,portaci del caffè.

ELENA: Va bene. (esce dalla cucina verso la porta interna di sinistra)

GIUSEPPE: (sorridente) Ma tu…io ti conosco….

STEFANO: (sorridente anche lui) Vediamo se ti ricordi..

GIUSEPPE: Tu sei Stefano Arcieri…

STEFANO: (inarcando un sopracciglio) Beh,questo l’ha già detto la domestica.

GIUSEPPE: Si,si…ma,quando lo dico io è diverso. Perché..ma si…tu sei lo Stefano che andava al liceo con me!

STEFANO: (contento) Esattamente.

GIUSEPPE: (meravigliato) Oddio,che piacere. Mi fa proprio piacere. Ma tanto,tanto. Vieni,caro (indica la sedia a destra del tavolo di spalle alla finestra) siediti,siediti!

STEFANO: (si siede) Grazie,Giuseppe.

GIUSEPPE: (si siede anche lui sulla sedia a destra del tavolo,ma sul lato corto,come all’inizio) Dimmi,come stai?

STEFANO: Bene,bene.

GIUSEPPE: Come facevi a sapere che vivo qui?

STEFANO: Ma sai,chiedendo in giro. Io non dimentico mai i miei cari vecchi compagni di classe. Hehehe.

GIUSEPPE: Che bravo che sei. Io purtroppo non ho modo di ricordarmi dei vecchi amici,perché sono impegnato quasi sempre.

STEFANO: Ah,si?

GIUSEPPE: Si,si. Ho la mente occupata tutto il giorno,tutti i giorni,tutti i mesi,tutti gli anni..

STEFANO: (scherzoso) ..e tutti i secoli!

GIUSEPPE: (in un primo momento,annuisce) ..e tutti i sec.. (si interrompe. Poi sorride all’amico) No,non vivo così a lungo purtroppo.

STEFANO: (ride) E cosa fai?

GIUSEPPE: (entusiasta) Lavoro in una tabaccheria..

STEFANO: Ah,interessante..

GIUSEPPE: (orgoglioso) ..Ma non è tutto: sono io il proprietario.

STEFANO: (contento per lui) Hai capito! E’ tua,quindi,la tabaccheria che sta sotto casa?

GIUSEPPE: Si. La comprai cinque mesi fa. E’ stata dura,caro Stefano. Un po’ per i soldi spesi ma molto anche per Federico,un mio vicino di casa.

STEFANO: Come mai?

GIUSEPPE: Niente,è un imbecille. Voleva comprare anche lui la stessa tabaccheria che ho acquistato io ed ora,ogni tanto,mi fa i dispetti. Insomma,mi dichiara guerra da allora.

STEFANO: Che brutta cosa.

GIUSEPPE: Ma adesso basta parlare di me. Tu cosa mi racconti? Come ti guadagni da vivere?

STEFANO: Beh,io lavoro in una rosticceria a Campobasso adesso.

GIUSEPPE: Ah,non vivi più in Campania?

STEFANO: Non ci vivo da un pezzo. Sono stato in Abruzzo per parecchio tempo. Ma dopo aver perso il primo lavoro a L’Aquila per via di un terremoto,ho voluto cambiare vita.

GIUSEPPE: (rimane sbalordito: sente ancora quella parola -terremoto-) …Terremoto?...

STEFANO: Si,terremoto. Avevo un’edicola. Le scosse sismiche me la distrussero tutta. (sospira) Una vera tragedia. E pensare che la gente mi parlava dei pericoli,ma io sottovalutavo completamente l’idea che potesse venire un terremoto così forte. Anche perché non si possono prevedere. Ma sai,trovarsi da un momento all’altro senza più nulla è terribile. Per fortuna ne sono uscito vivo e qualche buon amico in Molise mi ha offerto di lavorare con lui nella rosticceria dove lavoro adesso. E devo dirti che mi ha salvato la vita,perché se non mi fosse venuto incontro,adesso non sarei qui. Certo,quando lavoravo nella mia edicola,era tutta un’altra cosa. Ma il destino ha voluto altro per me. Posso ritenermi ugualmente fortunato.

GIUSEPPE: (dispiaciuto) Quanto mi dispiace,amico mio. Deve essere stato una brutta esperienza..

STEFANO: Un orrore. Un incubo. E’ un’esperienza che non te la auguro proprio con la tua tabaccheria. Avere un’attività che ti piace e vederla a pezzi dopo un terremoto,è un qualcosa di surreale. Vorresti abbandonarla all’ultimo momento per evitare di vedere un qualcosa di tuo che va a pezzi, e poter dire “era una struttura come tutte le altre”. Ed io avevo la possibilità di farlo. Ma ho sottovalutato tutto.

GIUSEPPE: (comincia a preoccuparsi,ricordandosi delle voci sul possibile terremoto ad Avellino. Si guarda un po’ intorno,come se avesse paura che qualcosa tremi. Prende dalla tasca un fazzoletto e se lo passa sul viso e la nuca) Eh già…infatti…

STEFANO: (guardandolo stranito) Ti senti bene?(Giuseppe continua a guardarsi intorno,immerso in mille pensieri e non sentendo ciò che l’amico gli ha chiesto) Giuseppe?

GIUSEPPE: (si volta di scatto) Si?

STEFANO: Ti senti bene? Ti vedo un po’.. scosso…

GIUSEPPE: (impappinandosi) Si,si..cioè no….voglio dire…(sospira e si mette una mano in fronte,poggiando il gomito sul tavolo)

STEFANO: Scusami,la colpa è mia. Non dovevo raccontarti una cosa del genere.

GIUSEPPE: No,no. Cosa c’entra. Non preoccuparti…. (riprende a guardarsi intorno,controllando ogni singolo oggetto per assicurarsi che non tremino)

Attimi di silenzio. Poi,Elena (la domestica) entra dalla porta interna sinistra della cucina con un vassoio e due tazzine.

ELENA: Ecco il caffè!

GIUSEPPE: (sobbalza dallo spavento) Elena,mannaggia a te!

ELENA: (confusa) Che ho fatto?

GIUSEPPE: (innervosito) Che hai fatto? Vieni così,all’improvviso.

ELENA: E come dovevo venire?

GIUSEPPE: Eh,come dovevi venire…..come le persone normali,abbi pazienza!

ELENA: E come vengono le persone normali??

GIUSEPPE: Entrando piano piano e in silenzio.

ELENA: (più confusa) Ah.

GIUSEPPE: (ironico) Eh, “Ah,” -i- e tutte le vocali! Vieni qui,porta il caffè và.

ELENA: (si avvicina a Giuseppe e Stefano e mette le tazzine sul tavolo) Serve altro?

GIUSEPPE: (a Stefano) Vuoi qualcosa da magiare? Biscotti. Gelati..

STEFANO: (sorridendo) No,grazie.

GIUSEPPE: (ad Elena) Allora puoi andare.

ELENA: Va bene. (esce dalla cucina verso la stessa porta dalla quale era entrata)

STEFANO:  (sorseggiando il caffè) Buono! Mi ci voleva proprio.

GIUSEPPE: Vero,eh? Col caffè,Elena ci sa fare. Mia moglie lo faceva una schifezza.

STEFANO: “Lo faceva”? Perché,non sta più con te?

GIUSEPPE: Proprio oggi mi ha lasciato.

STEFANO: Che brutta notizia..

GIUSEPPE: Si,ma era insofferente,proprio. Mamma mia,che..(viene interrotto dallo squillo del suo cellulare) E chi sarà,mo? (lo estrae e risponde) Pronto. (solite pause per ascoltare) Si. Si ma no. Si. Senta,è la quarta volta che mi chiama! Ha sbagliato numero,cavolo! (anche questa volta,chiude il cellulare di fretta senza ascoltare la risposta. Poi,rivolgendosi seccato a Stefano) Questo è dalle 6:00 del mattino che mi chiama continuamente! Sta dando i numeri: quelli del mio cellulare,però!

STEFANO: Hehe,beh si,certa gente è strana o forse solo poco attenta. (guarda il suo orologio da polso) Oh,si è fatto già mezzogiorno! Devo andare,carissimo.

GIUSEPPE: (ancora terrorizzato per la storia del terremoto,cerca di trattenerlo) Così presto? Non vuoi rimanere a pranzare?

STEFANO: No,grazie. Ho da fare alcune cose a Napoli. (si alza dalla sedia)

GIUSEPPE: Sicuro? Ti fai un pranzo delizioso qui da me! Tortellini ripieni di patate e spinaci…

STEFANO: (sorridente) No,no…

GIUSEPPE: Spaghetti alle vongole?

STEFANO: No,grazie Giuseppe. (si dirige verso l’ingresso ma si ferma sulla porta interna destra della cucina)

GIUSEPPE: Pasta al sugo? Riso? Tagliatelle?

STEFANO: (sempre in modo gentile) No,veramente. Grazie ancora,Giuseppe. Ciao. Ci vediamo. (esce di scena)

GIUSEPPE: (turbato) C..ci..ci vediamo…(tra sé)..ci vediamo?....e chi lo sa! (rimasto solo in cucina, si alza dalla sedia. Comincia a guardarsi intorno. Si fa il giro della cucina osservandola nei dettagli,preoccupato che qualcosa tremi per causa di una scossa. Poi continua a parlottare,quasi come se si stesse rivolgendo alla casa. Guarda il soffitto) Stai ferma,eh. Mi raccomando. (Girando sempre per la cucina,mette a posto qualche sedia provocando,però,una leggera vibrazione al tavolo facendo,conseguentemente,traballare le tazzine poste su di esso. Si spaventa,facendo di scatto qualche passo indietro, ma poi subito si tranquillizza,ridacchiando e mettendo in ordine le tazzine. Successivamente,si affaccia al balcone per cercare di distrarsi. Ma,preso dalle mille preoccupazioni,ritorna in cucina. Ad un certo punto,si sente bussare con le mani alla porta d’ingresso. Giuseppe,credendo fosse una vibrazione causata da qualche scossa sismica,va nel panico gridando) IL TERREMOTO!! (corre verso l’ingresso per scappare di casa- uscendo di scena- ma, dopo alcuni secondi,ritorna in cucina con la mano destra che tocca il petto,come per reggere il cuore. Affannato,si appoggia al tavolo e guarda verso la porta interna destra della cucina dove uscirà,lentamente,un signore di circa qualche anno in più di lui.) Federico! Ma che fai,non bussi al campanello?

FEDERICO: (con fare dispettoso) No. Voglio farti abituare,siccome ti priverò anche del campanello di casa tua.

GIUSEPPE: Ma insomma,tu che vuoi da me??

FEDERICO: Niente e tutto. Come vicino di casa,volevo augurarti una “buona disperazione” per quando la tua tabaccheria sarà stesa al suolo dal terremoto.

GIUSEPPE: (irritato) Ah,si?? Bravo! Aspettavo proprio questa tua solidarietà!

FEDERICO: (ironico) Non c’è bisogno di farmi i complimenti.

GIUSEPPE: Sei…(il suo cellulare squilla nuovamente. Lo estrae dalla tasca) Santi lumi! Questo è ancora lo stesso rincretinito che mi chiama da oggi! Poi uno non fa bene a buttare il cellulare dalla finestra! (chiude il cellulare,senza rispondere. Poi si rivolge a Federico) Dicevo: sei stato tu a lasciarmi quel simpatico foglietto sulla porta della MIA tabaccheria,vero??

FEDERICO: (faccia tosta) Sissignore!

GIUSEPPE: Bene! Hai fatto davvero bene. E sai perché?

FEDERICO: Perché ti meriti tutto il mio odio,ecco perché!

GIUSEPPE: (ironico) Ti voglio bene anche io,Federì!

FEDERICO: (altrettanto ironico) Ecco,bravo.

GIUSEPPE: E per mostrare tutto il mio amore per te e di quanto mi abbia fatto piacere aver trovato il tuo fogliettino, ti cedo GRATIS la mia tabaccheria! (rimane stesso lui un po’ sorpreso di quanto detto ma cerca di rimanere convinto e deciso)

FEDERICO: (spiazzato e confuso) Ma cosa dici??

GIUSEPPE: (ironico) Ti devi un po’ lavare le orecchie. Te lo ripeto: ti cedo GRATIS la mia tabaccheria che,da questo momento,diventa TUA.

FEDERICO: Hai voglia di scherzare?? Guarda che te la faccio pagare!

GIUSEPPE: Non sono mai stato così serio e convinto in vita mia! Si,me ne dispiace molto ma purtroppo non ho altra scelta. La tabaccheria d’ora in avanti è tua. Non dovrai spendere nemmeno un centesimo. Non sentirti in debito. Non voglio il denaro da te: il favore me lo farà direttamente il terremoto!

FEDERICO: (irritato) Sei un codardo! (sbatte la mano sul tavolo. Giuseppe si spaventa,credendo che fosse causa di una scossa di terremoto e si precipita subito sotto il tavolo. Federico,sorpreso) Che cosa fai??

GIUSEPPE: (da sotto il tavolo) Il terremoto!

FEDERICO: (credendo che faccia finta) Ma quale terremoto! Non fare il buffone! Sono stato io a sbattere la mano sul tavolo. Esci di lì!

GIUSEPPE: (uscendo da sotto il tavolo) E allora il buffone lo sei tu! Uno sta allerta per il terremoto,e tu sbatti la mano sulle cose.

FEDERICO: (scocciato) Giusè,non cambiare discorso! Sei un codardo! (sbatte nuovamente la mano sul tavolo. Giuseppe si limita solo a sobbalzare e a toccarsi il petto dallo spavento) Mi cedi la tabaccheria proprio adesso che si vocifera del terremoto!

GIUSEPPE: Esattamente. Non mi va di vedere una tabaccheria a nome mio,sbriciolarsi come una merendina. No,no. Quando crollerà,sarà la tabaccheria Federico CARONEMICO ad esser stata vittima del terremoto. La tabaccheria Giuseppe Perullo è esistita quando tutto era tranquillo! (ironico) Hai capito?

FEDERICO: (nervoso) E va bene! Accetto! La tabaccheria è mia. Ma apri bene le orecchie..

GIUSEPPE: A differenza tua, le ho pulite!

FEDERICO: ..mi prenderò le conseguenze di questa tua offerta. Se avverrà il terremoto…

GIUSEPPE: (ormai convinto) Avverrà,avverrà!

FEDERICO: (ripete infastidito) Se avverrà il terremoto,io morirò sotto le macerie della tabaccheria. (Giuseppe annuisce col capo,tutto contento) Ma se il terremoto non avverrà..

GIUSEPPE: (ancora convinto) Avverrà,avverrà!

FEDERICO: (ripete infastidito) Ma se il terremoto NON avverrà…tu non ti azzarderai a riprenderti la tabaccheria,perché se lo farai…(minaccioso) ioti denuncerò! Mi hai sentito??

GIUSEPPE: (fiducioso del terremoto e incurante) Si,si….capito.

FEDERICO: BENE. Allora,affare fatto…signor Perullo!

GIUSEPPE: Affare fatto. E adesso esci da casa mia.

FEDERICO: Me ne vado,me ne vado. (si dirige verso la porta destra della cucina,poi si sofferma un attimo) E ricordati la denuncia!

GIUSEPPE: E tu ricordati il terremoto! Buona morte! (si corregge) Buona vita! (Federico esce di scena e Giovanni rimane solo e si volta ,da dentro,verso il balcone a guardare fuori) Tzè, brutto ignorante-schifoso-fetentone che non è altro! Credeva di far fesso a me! Ormai..(entra Elena,la domestica, a pulire la cucina qua e là,ma Giuseppe non la nota)..ho capito che questo terremoto deve venire e allora continuare a lavorare in tabaccheria è inutile. Che tristezza! (Elena osserva Giuseppe parlare da solo) Vorrà dire che me ne andrò a vivere da mio fratello. Sicuramente un posto me lo darà e mi ospiterà nella sua casa.

ELENA: Signò.

GIUSEPPE: (balza dallo spavento e si volta verso Elena) E mamma mia,Elena! Un giorno di questi mi farai morire di crepacuore pure tu! Cosa vuoi?

ELENA: Perché parlavate da solo?

GIUSEPPE: Questi sono affari che non ti riguardano.

ELENA: Eh scusate tanto!

GIUSEPPE: Pensa a spolverare. Io devo pensare ai fatti miei. (Elena,confusa,alza le spalle e continua a togliere la polvere per la cucina. Giuseppe parlotta tra sé a bassa voce) “Spolverare”,poi…questa casa andrà a pezzi! Hai voglia di spolverare! (si sente suonare il campanello dalla porta di ingresso. Elena si volta,ma Giuseppe la ferma) Continua,apro io. (si dirige verso l’ingresso. Da dentro) Accomodatevi. (rientra in cucina,seguito da un signore sulla trentina con l’uniforme della Protezione Civile. I due rimangono all’impiedi) Immagino siate qui per avvertirmi del terremoto..

VOLONTARIO P.C.: Più o meno. Voi siete Giuseppe Perullo?

GIUSEPPE: Si,sono io.

VOLONTARIO P.C.: E’ dalle 6:00 di stamattina che cerco di chiamarvi e non mi avete mai fatto finire di parlare.

GIUSEPPE: (preso alla sprovvista) Ah,ma allora eravate voi a chiamarmi continuamente!

ELENA: (mentre passa una pezza per togliere la polvere su qualche mobile,sorridendo) Il signor Perullo ne ha dette di tutti i colori!

GIUSEPPE: (infastidito,ad Elena) Tu statti zitta e pensa a pulire!          

ELENA: (offesa) Eh si,è quello che sto facendo!

GIUSEPPE: (al volontario della Protezione Civile) Dunque,è dalle 6:00 che mi state chiamando. Come mai? Chi vi ha dato il mio numero di cellulare? E il mio indirizzo?

VOLONTARIO P.C.: Le spiego la situazione: il suo numero e indirizzo mi è stato dato da un certo Danilo Centrella che mi ha detto essere suo fedele cliente..

GIUSEPPE: (ricordandosi) Ah si,si. Danilo. Il caro Danilo a cui diedi anche il mio numero. Bravissima persona. Perché non mi ha chiamato direttamente lui?

 VOLONTARIO P.C.: (fa cenno di lasciarlo parlare) Questo signor Danilo,che conosco anche io,mi ha pregato di chiamarla perché aveva qualche problema col cellulare e non ha avuto tempo di avvisarla di persona perché stamattina alle 5:00 doveva partire per Roma.

GIUSEPPE: Ah,ecco. Ma che gentile. E’ una cosa rara trovare una persona che si preoccupi di un’altra al punto di chiamarla per avvisarla del terremoto. Bene,mi fa davvero piacere.

VOLONTARIO P.C.: (capendo male) Del terremoto??

GIUSEPPE: (distratto) Si. (correggendosi) No,no! Che dite! Mi riferivo a Danilo! (Elena passa vicino a lui e il volontario,mettendosi nel mezzo con l’intento di pulire tutto: persino le loro scarpe) Ma che cosa fai??

ELENA: Tolgo la polvere! Me lo avete ordinato voi.

GIUSEPPE: (passandosi una mano in faccia e rivolgendosi al volontario della Protezione Civile) Perdonatemela! Non sa quello che fa! (ad Elena) Vai a togliere la polvere su quel mobile là (indica il mobile posto vicino alla porta sinistra della cucina,lo stesso mobile pulito alcuni minuti fa da Elena)

ELENA: Ma già ho fatto lì!

GIUSEPPE: (indispettito) E lo rifai di nuovo! (Elena sbuffa e si dirige verso il mobile. Giuseppe,poi,si rivolge al volontario) Dove eravamo rimasti?

VOLONTARIO P.C.: Che il signor Danilo non vi ha potuto avvisare direttamente..

GIUSEPPE: Ecco,si. Dunque. Dicevo. E’ stato davvero caro. Non me lo aspettavo! Bene,ditegli che ne ero già al corrente. Certo,forse rimarrà male.

VOLONTARIO P.C.: Perché?

GIUSEPPE: Beh,perché,siccome dicono che il terremoto è di tipo estensionale..e che probabilmente sarà forte come quello di Benevento..ho ceduto la mia tabaccheria.

VOLONTARIO P.C.: (sbalordito) Ah. Ha ceduto la tabaccheria..

GIUSEPPE: E certo! Cosa pensate avrei dovuto fare? Tanto col terremoto che arriverà,andrà comunque a pezzi!

VOLONTARIO P.C.: Un terremoto non si può prevedere.

GIUSEPPE: Si,ho capito. Ma penso che sia chiaro che,siccome a Benevento c’è stato un terremoto di magnitudo 5,4 e che stanotte,qui ad Avellino,ce stata una piccola scossa….il terremoto ha la sua buona percentuale di espandersi anche qui alla stessa maniera,se non peggio! Anzi,è sicuro.

 VOLONTARIO P.C.: Ma,veramente,le cose non stanno così,signor Perullo. Io,insieme ad altri colleghi,stiamo in giro per la città da stamattina presto per tranquillizzare la gente che il terremoto a Benevento è stato solo di magnitudo 1,7 e non 5,4 come si è vociferato.

GIUSEPPE:  (confuso) …1,7? Come..ma…e la scossa di stanotte?

VOLONTARIO P.C.: La scossa di stanotte non è stata altro che una piccola scossa. Niente di allarmante. Non ci sono stati danni a persone e cose. E’ questo ciò che voleva riferirvi da stamattina,il signor Danilo. Non quello che avete capito voi. Mi dispiace. (Giuseppe sembra non dare segni di vita. E’ completamente sconvolto. Immobile.  Il volontario della Protezione Civile si dirige verso l’ingresso) Arrivederci.

ELENA: (ha sentito tutto. Si avvicina a Giuseppe,che è ancora in piedi,immobile,in direzione della porta destra della cucina da dove è uscito il volontario della Protezione Civile) Signò. (Giuseppe si volta lentamente,con un’espressione assente) Io vi lascio. Non avete più bisogno di me. Anche perché ho una famiglia da sfamare e non posso servire chi non può pagarmi. Tanti saluti. (esce di scena dalla porta destra della cucina)

GIUSEPPE: (rimane solo e ancora silenzioso,con la stessa espressione di prima,fa qualche passo lento verso il tavolo,afferrando una sedia col tentativo di sederci sopra ma è troppo scioccato e a mala pena si piega. Quindi rimane alzato. Si volta in direzione del pubblico ed esclama con voce debole) Che bella cosa! (e crolla a terra dallo svenimento)

SI CHIUDE IL SIPARIO

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