Gli amori di Platonov

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Dramma in cinque atti

di Anton CECHOV

Riduzione di Gianfranco De Bosio e Gianrenzo Morteo

dalla traduzione di Alberto Carpitella

da IL DRAMMA n. 268 - Gennaio 1959

Anna Petròvna Voinìtseva

(vedova del Generale Voinìtsev)

Serghèi  Pàvlovic Voinìtsev

(figlio di primo letto del Generale)

Sòfia Egòrovna (sua moglie)

Porfìri Semionòvic Glagòlev

(vecchio banchiere molto ricco)

Kirìll Porfìrievic Glagòlev (suo figlio)

Mària Efìmovna Grèkova   (giovane proprietaria)

Abràm Abràmovic Vengheròvic (ricco ebreo)

Timofèi Gordèievic Bùgrov (commerciante)

Mikhàil Vassìlievic Platònov (maestro di scuola)

Aleksàndra Ivànovna (Sàscia, sua moglie)

Nikolài Ivànovic Trilètski

(giovane medico, fratello di Aleksàndra Ivànovna)

Osip (giovane ladro di cavalli)

Màrko (commissario del giudice di pace)

Vassìli   (domestico di casa Voinìtsev)

Iàkov  ((domestico di casa Voinìtsev)

Kàtia (domestica di casa Voinìtsev)

L'azione si svolge nella proprietà dei Voinìtsev in un governatorato  meridionale  russo, nel 1881. 

•  1°  atto:  in  giugno  • 2°- 3°  atto:  dopo 15  giorni, nella stessa notte • 4°  atto: 3 settimane dopo 

•   5°  atto:   il   pomeriggio  del   giorno seguente.

* Tutti i diritti  riservati.

IL PRIMO DEI PERSONAGGI FALLITI CECHOVIANI

Gli amori di Platònov, o meglio il dramma che noi intitoliamo così (il titolo originale è an­dato perduto con il frontespizio del mano­scritto) sono la più antica opera drammatica di Cechov giunta fino a noi. Essa fu composta negli anni 1880-81 quando lo scrittore, appena ventenne, da poco era giunto a Mosca dalla nativa Taganròg per iscriversi alla facoltà di medicina. In quel medesimo torno di tempo il nome di Cechov, o piuttosto il suo pseudo­nimo Antosa Cechonte, cominciava ad appa­rire sui giornali e sulle riviste in calce alle prime novelle.

Sappiamo che il giovane studente in medi­cina inviò il manoscritto del dramma ad una attrice del Malyj Teatr, M. N. Ermòlova, e che costei, invece di rappresentarlo, lo resti­tuì all'autore consigliando alcuni rimaneggia­menti. Cechov, sbollito il primo impeto di col­lera, seguì il consiglio e a più riprese negli anni seguenti rimise le mani nel dramma (sono state individuate tracce di almeno tre distinte revisioni) senza tuttavia giungere mai a dargli una forma definitiva. L'opera difatti durante la vita dell'autore non fu né rappresentata né data alle stampe.

Molti anni più tardi, rinvenuto negli archivi centrali di Mosca, dove nel frattempo le carte dello scrittore erano state accolte, il mano­scritto venne pubblicato per la prima volta nel 1923 in un'edizione critica, cioè rispettosa di tutte le numerosissime varianti. Dieci anni dopo, nel 1933, il dramma ricomparve nel XII volume delle opere di Cechov, a cura delle Edizioni Statali di Letteratura. Tale edizione, che è quella su cui ha lavorato il traduttore Alberto Carpitella, riproduce soltanto l'ul­tima, anche se non definitiva, redazione dell'autore, la sola quindi alla quale sia oppor­tuno attenersi.

L'interesse che presenta questo dramma gio­vanile di Cechov è indubbio. In esso infatti sono chiaramente individuabili in embrione tutti i temi fondamentali del grande dram­maturgo russo: una sorta di matassa fermen­tante, forse convulsa, dalla quale però si dipa­nerà, attraverso un processo di progressiva purificazione spirituale e poetica, la limpida trama che intesserà i capolavori, dallo Zio Vania al Giardino dei ciliegi. Gli amori di Platònov sono un punto di partenza; e vien fatto di pensare che il giovane Cechov abbia dato fuori qui, rivelando una precoce, mira­bile ed istintiva sensibilità, tutto ciò che gli urgeva nell'animo e nella mente: esame di coscienza di un genio che vuole misurare le proprie forze e fare ordine in se stesso. Il personaggio che campeggia al centro del dramma, Platònov, è il primo grande « fal­lito » cechoviano. Spirito tormentato, contraddittorio, irrequieto, fondamentalmente de­bole, anzi abulico. Un'intelligenza e una co­scienza sciupate che ribollono rabbiosamente nelle pastoie dello smarrimento e della viltà morale. C'è qualcosa di tragico, di beffardo e al medesimo tempo di penoso nella figura di questo eroe, nelle sue velleità di riscatto, sem­pre in bilico tra genialità e istrionismo. Di­sgusto e insofferenza per la propria sorte (lui, l'uomo superiore, finito maestro di villaggio); affannoso desiderio di rinnovare la propria vita; incapacità di compiere ogni gesto deci­sivo. Illusione di trovare nel prossimo - nelle donne - la soluzione dei propri problemi. Attorno, una piccola folla, il mondo della vecchia provincia russa, petulante e pittore­sco, intessuto di decoro, di smanie, di infin­gimenti, intriso di vodka, rapace ed abitudi­nario. Russia 1880: epoca di transizione, an­nuncio di crisi, cultura francese dilagante, compromissione di romanticismo e positivi­smo, contrasto tra la vecchia e la giovane ge­nerazione. Un mondo concluso, ai margini del tempo, quello che ci presenta il dramma. Magnifico, quando si chiama Anna Petròvna, frutto maturo di una società esausta; selvag­gio e scomposto, quando assume il sembiante di Osip, il bandito.

Platònov è la vittima di se stesso e di questo mondo. Anche se l'abiezione, spavalda e pu­sillanime, è il suo modo di essere, egli non è una creatura abietta. In lui la lotta non co­nosce tregua (ed è questo tormento, questo tumulto, che lascia indovinare profondità e possibilità inconsuete, ad affascinare e tur­bare le donne che lo circondano). Sterile lotta di un uomo fragile, sprovveduto e velleitario, in un'epoca di crisi, cosciente che qualche cosa sta crollando e incapace sia di correre ai ripari, sia di proporre a se stesso, non fosse che nell'illusione di una speranza, la luce di una soluzione. Qui affiora un tema che costi­tuirà uno dei motivi di fondo di tutto il grande teatro cechoviano.

L'opera, così com'è rimasta nel manoscritto originale, è smoderatamente copiosa; il rap­presentarla integralmente richiederebbe quasi sei ore. Per questa ragione, ed anche per la sovrabbondanza verbosa del testo, era indi­spensabile procedere ad una riduzione. A differenza di altri riduttori che ci hanno pre­ceduti e che non hanno esitato in taluni casi a rimaneggiare largamente il copione alte­randone non poco la fisionomia, noi ci siamo limitati a sfrondare, in modo da estrarre le linee essenziali del dramma e riportarlo al medesimo tempo nei limiti di durata di un normale spettacolo.

Abbiamo lavorato, è ovvio, non perdendo mai d'occhio le caratteristiche dialogiche e strut­turali del Cechov maggiore ed abbiamo cer­cato di avvicinarci, in spirito di profonda reverenza, alla sua sobrietà. Tuttavia abbiamo evi­tato di snaturare il dramma giovanile e di trasformarlo in un simulacro di dramma dell'età matura: in altre parole non abbiamo soppresso neppure una scena per la sola ragione che dieci, venti anni più tardi Cechov non l'avrebbe più scritta. La nostra unica preoccupazione è stata di eliminare il sover­chio e di attenuare alcune troppo evidenti ingenuità tecniche. Abbiamo ugualmente ri­spettato l'accentuazione melodrammatica della vicenda, tanto più che essa in questo testo è combattuta efficacemente da una costante vena grottesca.

Ci pare che l'opera meritasse di essere rie­sumata. Il suo interesse non è esclusiva­mente di natura culturale, né circoscritto alla cerchia degli specialisti di studi cechoviani. Anche se questo dramma, impetuoso sfogo giovanile, non conosce la misura dei futuri capolavori, indulge al romanticismo, a tratti alza la voce, non disdegna i grossi effetti, ba­sta tendere l'orecchio per udire attraverso il frastuono la vera voce del poeta, e sentire come dietro Platònov, dietro questo istrione del dolore, si celi l'autentico smarrimento di un'anima alla ricerca di se stessa.

Gianfranco De Bosio e Gian Renzo Morteo


1881 Giardino di Casa Voinìtsev. panchine, sedie, tavolini. di lato la facciata  della villa. Tarda mattina di fine giugno.  Sono in scena Anna Petròvna Voinìtsev e Nikolài Ivànovic Trilètski. su un tavolo, un giuoco di scacchi.

ATTO PRIMO

Nikolài        Che cosa avete Anna Petròvna?

Anna             (accendendo una sigaretta)  Niente... mi annoio...

Nikolài        Datemi da fumare, « mon ange »! Ho tanta voglia di fumare... Questa mattina non ho an­cora fumato.

Anna             (gli porge le sigarette)  Prendetene di più, così dopo mi lascerete in pace.

(Nikolài le prende la mano)

Volete sentirmi il polso, dottore? Sto bene...

Nikolài.        Volevo baciarvi la mano...

(Pausa).

Anna            Che noia, Nikolài.

Nikolài        Continuiamo a giocare?

Anna            Come volete... Sono le dodici e un quarto, forse i miei ospiti hanno appetito...

Nikolài        È probabile, per quanto mi riguarda ho una  fame  terribile...  

(Riprendono a  giocare  agli scacchi).

Anna            Voi avete sempre fame, eppure mangiate continuamente. Un uomo così piccolo e uno sto­maco così grande!

Nikolài        Se mangio vuol dire che sono sano, e, con vostra licenza, « mens sana in corpore sano ».

Anna            Tacete mi impedite di riflettere.

Nikolài        Èun peccato che voi, una donna così intelligente, non capiate nulla di gastronomia.

Anna            Non fate dello spirito, mio caro! Avete notato che non rido quando fate dello spirito?

Nikolài        Tocca a voi, « votre excellence »! Sal­vate il cavallo...

Anna             (fa una mossa)  Che ne dite? La vostra « lei » oggi verrà da noi?

Nikolài        L'ha promesso.

Anna            Scusate la domanda  indiscreta: anche con lei fate così per fare, o avete intenzioni serie?

Nikolài        Sarebbe a dire?

Anna            Non ve lo domando per fare pettegolezzi, ma da amica... Che cosa è per voi la Grèkova e che cosa siete voi per lei? Rispondete senza fare dello spirito, per favore...

Nikolài        Che cos'è lei per me e che cosa sono io per lei? Ancora non lo so... devo dirvi che vado da lei ogni due giorni? Chiacchiero, faccio spendere a sua madre per offrirmi il caffè e...

Anna            E poi?

Nikolài        Nient'altro... Non so che cosa mi attiri verso di lei. Voi che cosa ne pensate, l'amo o non l'amo?

Anna            Non le giocate qualche brutto tiro! Niko­lài, voi avete il vizio di fare un sacco di promesse, dite una sciocchezza dopo l'altra e tutto finisce lì... mi farà pena... Che cosa fa ora?

Nikolài        Studia...

Anna            E studia chimica? (Ride).

Nikolài        Pare.

Anna            Mi piace con il suo nasetto a punta! Fa­temi parlare con Mària Efìmovna... (Pausa) Io vi considero una banderuola ed è per questo che m'in­gerisco nei vostri affari. Ecco il mio consiglio:  o non la toccate affatto, o la sposate. Mi sentite?

Nikolài        Non so se verrà quest'oggi.

Anna            Perché?

Nikolài       Perché verrà Platònov. Non lo può sopportare. Il nostro amico si è ficcato in testa che lei sia stupida e ritiene suo dovere importunarla.

Anna            Lo terremo noi a freno. Ditele che non abbia paura. (Volubile) Come mai Platònov è così  in ritardo? Non è cortese da parte sua. Sono sei mesi che non ci vediamo.

Nikolài        Forse dorme ancora. Quando sono ve­nuto da voi, le imposte della scuola erano chiuse. Mio cognato è un gran mascalzone.

Anna            Come sta?

Nikolài        Sempre bene. 

(Entrano parlando tra loro Glagòlev e Voinìtsev).

Glagòlev     (solenne, paterno)  Proprio così, mio caro Serghèi Pàvlovic; noi, astri al tramonto, siamo migliori e più felici di voi che sorgete...

Nikolài         (desolato, ma ironico)  Riecco Glagòlev, con vostro figlio.

Anna            Smettiamo di giocare. (A Glagòlev) Vo­glio ascoltare il nostro caro Porfìri Semionòvic.

Glagòlev    Come sono felice che sia tornata la nostra bella padrona di casa. (Bacia la mano ad An­na Petròvna).

Anna            Grazie.

Glagòlev    Sì, mio caro ragazzo, noi abbiamo amato la donna, abbiamo creduto in lei perché la consideravamo un essere migliore, ci si buttava nel fuoco per gli amici...

Voinìtsev    Bei tempi quelli!

Nikolài        Oggi invece è terribile; solo i pompieri si buttano nel fuoco per gli amici.

Glagòlev    Noi eravamo migliori di voi.

Voinìtsev    Voi ci gettate in  faccia un'accusa che si basa solo sulla vostra nostalgia per la gio­ventù passata!...

Glagòlev    Forse mi sbaglio...

Voinìtsev    Forse? In questo caso non è que­stione di « forse »... La vostra accusa non è uno scherzo...

Glagòlev    Naturalmente io non mi riferisco a tutti presi in blocco... Ci sono anche delle ecce­zioni, Serghèi Pàvlovic!

Voinìtsev    Naturalmente... (Si inchina) Vi rin­grazio umilmente della concessione.

Nikolài         (ad Anna Petròvna)  Quando perdo, se ne sta seduta buona buona come se fosse in­chiodata alla sedia, ma non appena incomincio a vincere le viene il desiderio di ascoltare Porfìri Semionòvic! Se abbandonate la partita, avete per­duto, Anna Petròvna; quindi, mi dovete altri tre rubli. In totale dieci rubli.

Anna            Serghèi, dà dieci rubli a questo scimunito.

Nikolài        « Merci ».

Anna             (a Glagòlev)  Dunque, secondo voi, Porfìri Semionòvic, la donna è un essere migliore!

Glagòlev    Sì, io amo le donne, Anna Petròvna, e rendo loro omaggio.

Voinìtsev    Siete un romantico.

Glacòlev    Forse... e con questo?  Il  romanti­cismo non è certamente una cosa negativa. Voi giovani avete cacciato il romanticismo... Avrete fatto

bene.              Ma temo che insieme abbiate cacciato qual­che altra cosa...

Anna            Non entrate in polemica, amico mio. Ab­biano cacciato o no il romanticismo, il fatto è che gli uomini sono diventati più intelligenti, grazie a Dio. E questo è importante... (Ride).

Glagòlev    Una volta Platònov ha avuto una espressione felice... Noi, disse, siamo rinsaviti per quanto riguarda le donne, ma questo significa che abbiamo calpestato nel fango noi stessi e le donne...

Nikolài         (ride forte)  Forse si trovava a qualche festa e aveva ecceduto nel bere.

Anna            Ha detto questo? (Ride) Sì, talvolta ama sentenziare... ma è perché gli piacciono le frasi ad effetto... Secondo voi che tipo è Platònov? Un eroe o no?

Glagòlev    Che dirvi? Platònov, secondo me, è il migliore rappresentante della moderna indecisio­ne... per indecisione intendo la condizione attuale della nostra società. Il nostro intelligentissimo Pla­tònov, secondo me, esprime precisamente questa in­decisione. Un malato, in fondo.

Anna            È un uomo simpatico...

(Ansimante per il caldo, entra Bùgrov).

Nikolài        Chi si vede! Bùgrov! Sbuffa come una locomotiva, il nostro mercante! (Esce).

Bùgrov        Uff...   un  caldo  terribile,  certamente pioverà. Vi riverisco Anna Petròvna.

Anna            Lieta di vedervi tra noi, Bùgrov.

Bùgrov        Ringrazio vostra eccellenza. Caro Gla­gòlev.

(Glagòlev accenna un inchino ad Anna)

Vo­stra eccellenza può concedermi un breve colloquio in privato?

Anna            Subito d'affari volete trattare? Non è il momento, mio caro.

Bùgrov        Ma...

Anna            Più tardi, più tardi...

Voinìtsev     (a Bùgrov)  Siete passato dal viale?

Bùgrov        Sì, dal viale...

Voinìtsev    Avete visto Sophie?

Bùgrov        Sophie?...

Voinìtsev    Mia moglie, Sòfia Egòrovna.

Bùgrov        No, no...

Anna            Oh, ecco finalmente Platònov.

(Entra Platònov con sua moglie Aleksàndra Ivànovna)

Vi sembra cortese farci aspettare tanto? Non sapete come sono impaziente? Cara Aleksàndra Ivànovna... Lasciate che vi baci.

Sàscia          Con piacere, Anna Petròvna. (Si baciano).

Voinìtsev    (a Platònov)  Si è fatto grosso, è in­grassato... il diavolo sa che cosa gli manca ancora!... (Si inchina a Sàscia)  Aleksàndra Ivànovna!

Platònov     Quanto è durato l'inverno! Sono cent'anni che non ci vediamo!

Anna            In che modo barbaro siete ingrassato! Come ve la siete passata, Mikhàil Vassìlievic?

Platònov    Male, male... Ho dormito tutto l'in­verno... non ho visto il cielo per sei mesi. Bere, mangiare, dormire, leggere romanzi a mia moglie... male...

Sàscia           (mite)  Si stava bene, ma ci annoiavamo, naturalmente...

Platònov    Ci annoiavamo terribilmente, anima mia. Avevo una acuta nostalgia di vedervi, Anna Petròvna, dopo il lungo, molesto isolamento. Rive­dervi è davvero un lusso imperdonabile.

Anna            In compenso dei vostri complimenti, ec­covi una sigaretta.

Platònov    « Merci ». Ho saputo che vostro figlio si è ammogliato. Serghèi Pàvlovic, vi faccio gli auguri più sinceri. Da voi non mi sarei mai aspet­tato un azione così importante ed ardita. Così ra­pidamente, poi! Chi si sarebbe potuto aspettare da voi una tale eresia?

Voinìtsev    Ho fatto presto, non è vero? (Ride) lo stesso non mi aspettavo questa eresia. Mi sono innamorato e mi sono sposato.

Platònov    Non passava inverno senza dirmi: « Mi sono innamorato», ma quest'inverno per di più si è sposato, si è munito della censura, come dice il nostro prete. La moglie è la più terribile, la più cavillosa censura! Guai però se è stupida! A mia moglie poi non c'è nulla che le piaccia quanto veder la gente sposarsi. Le piacciono gli sposalizi...

Sàscia          Non sono gli sposalizi che mi piacciono, ma l'ordine. Secondo me, quando viene il momento di prendere moglie, bisogna sposarsi. Mi avete dato proprio una grande soddisfazione, Serghèi Pàvlovic.

Platònov     (a Serghèi)  Avete trovato un posto?

Voinìtsev    Me ne offrono uno al ginnasio, ma non so che fare. Lo stipendio è scarso, e, in gene­rale...

Platònov    Lo accettate?

Voinìtsev    Non ho ancora deciso. Probabilmen­te no.

Platònov    Quindi, sarete a spasso. Sono passati tre anni da quando avete terminato l'università?

Voinìtsev    Sì.

Platònov     (sospira)  E nessuno vi picchia? Bi­sognerà dirlo a vostra moglie... restare inattivo per tre buoni anni! che ne dite?

Anna            Lasciate stare, Platònov. Fa troppo caldo per parlare di argomenti elevati... Perché non vi siete mai fatta vedere, Aleksàndra Ivànovna?

Sàscia          Non ho avuto tempo... tra una cosa e l'altra... e andare in chiesa... Miscia ha sempre bi­sogno di me... oggi sono andata ad ordinare una messa per il padre di Miscia.

(Bevono gli aperitivi che i servi hanno portato).

Glagòlev    Da quanto tempo è morto vostro pa­dre, Mikhàil Vassìlievic?

Platònov    Da tre... quattro anni...

Sàscia          Tre anni e otto mesi.

Glagòlev    Dio mio, come vola il  tempo!  tre anni e otto mesi! mi sembra ieri che ci siamo visti l'ultima volta. (Sospira) Eravamo entrambi giurati a Ivànovka.  C'era anche il  defunto generale Voi­nìtsev vostro marito, Anna Petròvna, e venne a di­verbio con vostro padre, Platònov. Noi li facemmo ubriacare e così si riconciliarono. Non c'è niente di più facile che far riconciliare i russi... Vostro padre (rivolto a Platònov) era un uomo bonario, aveva un cuore eccellente.

Platònov    ...non eccellente, sconclusionato!

Glagòlev    Io lo tenevo in grande considerazio­ne. Eravamo in ottimi rapporti.

Platònov    Non  posso vantare la stessa cosa. Non andavamo d'accordo e negli ultimi tre anni eravamo veri nemici.

Glagòlev    « De mortuis aut bene aut nihil », Mi­khàil Vassìlievic!

Platònov    No... questa è un'eresia latina. Se­condo me: « De omnibus aut nihil aut veritas ». Me­glio « veritas », che « nihil »; almeno è più istrut­tivo... Suppongo che i morti non abbiano bisogno di concessioni.

Voinìtsev     (per spezzare la tensione)  Chissà dov'è mia moglie? Platònov non la conosce ancora... gliela devo presentare. (Si alza) Andrò a cercarla, le piace tanto il bosco che non vuole staccarsene.

Platònov    Vorrei pregarvi, Serghèi Pàvlovic...di non presentarmi a vostra moglie... Mi piacerebbe vedere se mi riconosce ancora. Tempo addietro ci conoscevamo un po' e...

Voinìtsev    Avete conosciuto Sòfia?

Platònov    Molti anni fa... quando ero studente.

Voinìtsev    Conosce proprio tutti!

(Esce ed incrocia Nikolài).

Nikolài        I miei omaggi ai signori parenti! (Bacia Sàscia) I diavoli hanno fatto ingrassare il tuo Mi­khàil. Avete fatto bene a venire! Come vanno gli affari, Mikhàil?

Platònov    Quali?

Nikolài        I tuoi, naturalmente.

Platònov    I miei? E chi lo sa! Caro mio, sa­rebbe lungo da raccontare e per di più non inte­ressante. Finalmente però siamo qui, grazie al cie­lo. Da sci mesi non vedevamo questa casa. Abbia­mo dormito tutto l'inverno in una tana. Come orsi.

Grèkova       (entrando)  Buon giorno, Nikolài Ivànovic! Buongiorno signori!

Nikolài        Mària Efìmovna! Questo è veramente gentile da parte vostra. Una vera sorpresa!

Anna            Mària Efìmovna! Come sono contenta!

(Stringe la mano a Grèkova) Veramente lieta di ve­dervi.

(Glagòlev bacia la mano a Grèkova).

Glagòlev    Mària Efimovna!

Grèkova      Buon giorno. No, non baciatemi la mano per favore... m'imbarazza... (Tossisce) Fa ter­ribilmente caldo, vero?

Platònov      Ho l'onore di   presentarvi i miei omaggi!... Come state? (Fa l'atto di baciare la mano).

Grèkova       (ritira la mano)  Non occorre...

Platònov    Perché? non ne sono degno?

Grèkova      Non so se ne siate degno, ma... pro­babilmente non siete sincero.

Platònov    Non sono sincero? come fate a sa­perlo?

Grèkova      Non avreste baciato la mia mano, se non avessi detto che non mi piace... in generale a voi piace fare quel che non piace a me...

Platònov    Un'affermazione affrettata!.Come va il vostro etere di cimici Mària Efimovna?

Grèkova      Quale etere?

Platònov    Ho sentito dire che ricavate l'etere dalle cimici. Volete arricchire la scienza... una no­bile causa!

Grèkova       (punta sul vivo)  Io non sarei venuta se Nikolài Ivànovic non mi avesse dato la parola d'onore che voi non c'eravate...

Platònov     (ironicamente compassionevole)  State per piangere... piangete un po'! Talvolta le lacrime danno sollievo.

Nikolài         È sciocco; sciocco! capisci? seguita ancora e... saremo nemici!

Platònov    Che cosa c'entri tu?

Nikolài        E se io l'amassi?

Platònov    Tu amarla?... Ma fammi il piacere!

Nikolài        Non sai quello che dici!

Glagòlev    Dovete chiedere scusa, Mikhàil Vassìlic.

Platònov    Perché?

Glagòlev    E lo domandate?! Siete stato crudele.

Sàscia           (si avvicina a Platònov)  Spiegati, altri­menti me ne vado via!... chiedi scusa!

Anna            Capisco... (Guarda Platònov) Scusami Mària Efìmovna. Ho dimenticato di parlare prima con questo... con Platònov. La colpa è mia...

Platònov     (si avvicina a Grèkova)  Mària Efi­movna! chiedo scusa... e chiedo scusa pubblicamen­te... datemi la mano... giuro che sono sincero. Fac­ciamo la pace? (Le bacia la mano ostentatamente).

Grèkova      Facciamo la pace!...

(Si nasconde il viso col fazzoletto ed entra in casa accompagnata da Nikolài).

Anna             (rivolta a Platònov)  Non  pensavo che avreste osato... Voi!

Platònov     (seccato)  Basta. Sono stato sciocco, ma non vale la pena di ritornarci su.

Anna             (rivolta a Sòfia Egòrovna che entra in com­pagnia di Abramovic Vengheròvic e Voinìtsev) Finalmente ti sei stancata di passeggiare con questa afa insopportabile, Sòfia!

Sòfia            Ho chiacchierato tanto con monsieur Ven­gheròvic, che ho dimenticato completamente il caldo...

Vengheròvic            Molto gentile...

Platònov     (sorpreso alla vista di Sòfia; a Sàscia)  Com'è cambiata! Non mi riconosce.

Anna             (a Nikolài che è rientrato)  Come va Mària Efìmovna?

Nikolài        Vuole starsene un po' sola...

Glagòlev     (a Sòfia)  Non siete mai stata da me, Sòfia Egòrovna! spero che la mia casa vi piacerà... il giardino è anche più bello del vostro, il fiume profondo, ho dei magnifici cavalli...

Sòfia            Verremo... (Sottovoce a Glagòlev accen­nando a Platònov) Ma chi è quel tale seduto là?

Glagòlev     (ride)  È il  nostro maestro...  (Fin­gendo)  Non ricordo mai il suo cognome.

Anna            Come si arriva da voi, Porfìri Semionòvic? Per la tenuta Iùsnovka?

Glagòlev    No... Fareste un giro inutile. Venite direttamente per la tenuta di (calcando la parola)  Platònovka. Abito lì vicino.

Sòfia            Forse ho conosciuto il proprietario, Platònov.  Serghèi, sai dov'è adesso questo Platònov?

Voinìtsev    Credo di sì. Non ricordi come si chiama? (Ride).

Platònov    Un tempo lo conoscevo anch'io. Mi sembra che si chiami Mikhàil Vassìlievic.

(Ilarità).

 Sòfia           Sì, sì... si chiama Mikhàil Vassìlievic. Quando lo conoscevo era ancora studente, quasi un ragazzo... Perché ridete signori?... Mi sembra che non ci sia niente di ridicolo nelle mie parole.

Anna             (ride forte e indica Platònov)  Ma rico­noscetelo una buona volta altrimenti scoppierà dal­l'impazienza!

Sòfia             (s'alza e guarda Platònov)  Sì... è lui.

(Tutti battono le mani)

Ma perché tacete, Mikhàil Vas­sìlievic! Siete proprio voi?

Platònov    Non mi avete riconosciuto, Sòfia Egòrovna? Non è strano! Sono passati quattro anni e mezzo, quasi cinque, e nemmeno i topi sarebbero stati capaci di rosicchiare così bene una fisionomia umana, come i miei ultimi cinque anni.

Sòfia            Ora soltanto incomincio a riconoscervi. Come siete cambiato!

Voinìtsev    Ti presento sua moglie, Aleksàndra Ivànovna, sorella di Nikolài Ivànovic, il più spiritoso degli uomini!

Sòfia            Molto lieta!

Sàscia          Anch'io, mia cara.

Anna            Bravo, Platònov! (A Sàscia) Non va mai in nessun posto, ma conosce tutti. Sòfia, vi racco mando il nostro amico!

(Si allontana con Sàscia e Voinìtsev).

Platònov     (a Sòfia)  Questa alta raccomandazio­ne è sufficiente per avere il diritto di chiedervi, Sòfia Egòrovna, come state.

Sòfia            La vita è sopportabile, ma la salute è un po' cagionevole. E voi?

Platònov    Ricordate quando voi vedevate in me un secondo Byron, e io sognavo di diventare un ministro o un Cristoforo Colombo? Sono maestro elementare, Sòfia Egòrovna, nient'altro.

Sòfia            Voi?

Platònov    Sì, io... (Pausa)  Forse è un poco strano.

Sòfia            Inverosimile! Ma perché non di più?

Platònov    Non basta una frase per rispondere alla vostra domanda...

(Pausa).

Sòfia            Ma almeno avete finito l'università?

Platònov    No. L'ho lasciata.

Sòfia            Ah... tuttavia questo non vi impedisce di essere un uomo?

Platònov    Scusate?

Sòfia            Non mi sono espressa chiaramente. Questo  non vi impedisce di essere un uomo... un lavo­ratore, voglio dire, nel campo... se non altro, della libertà, dell'emancipazione della donna... Questo non vi impedisce di servire una idea!

Platònov    Che dirvi? Probabilmente questo non impedisce... ma... impedire che cosa? (Ride) Non vi capisco...

(Entra Osip. Platònov alzandosi)

Chi vedo?! Il compare del diavolo! Il più spaventoso degli uomini!

Osip               (inginocchiandosi a baciare un lembo della gonna di Anna Petròvna)  Ho l'onore e il piacere di congratularmi per l'arrivo di Vostra Eccellenza... viauguro di tutto cuore ciò che desiderate da Dio.

(Ilarità).

Anna             Non mancavate che voi! Perché sei venuto?

Osip              A fare gli auguri!

Anna             Vattene!

Platònov     È da molto tempo che non ti vedo, assassino, furfante matricolato! ebbene, amico! dicci qualche cosa! ascoltiamo il grande Osip!

Anna             Non lo trattenete, Platònov! Se ne vada! Sono in collera con lui. (A Osip)  Di' in cucina che ti diano da mangiare... hai rubato molto nella no­stra foresta durante l'inverno?

Osip               (ride)  Un tre quattro alberelli...

(Ilarità)

Platònov    Sei proprio bravo, che il diavolo ti scortichi! Come mai, « homo sapiens », ti è venuto in mente di capitare qui? (In tono un po' istrionesco) Ho l'onore, signori, di presentarvi un interessantis­simo soggetto! Unodegli animali sanguinari più interessanti di un moderno museo zoologico!

(Fa voltare Osip da tutte le parti)

Universalmente co­nosciuto come Osip, ladro di cavalli, terrore dei contadini, assassino. È nato a Voinìtsevka, ha rapi­nato e ucciso a Voinìtsevka e creperà sempre a Voi­nìtsevka!

(Ilarità).

Osip               (ride)  Siete un uomo curioso, signor Platònov.

NikolÀi         (guarda  attentamente Osip)   Di che cosa ti occupi, caro?

Osip              Di furti.

Nicolài        Ah... un'occupazione gradevole... sei un bel cinico!

Osip              E cosa vuo dire cinico?

Nicolài        Cinico è una parola greca:   tradotta nella tua lingua significa un porco il quale desidera che il mondo intero sappia che lui è un porco.

(Ilarità).

Platònov    Sei stato in carcere almeno una volta, Osip?

Osip              Capita... ci vado ogni inverno.

Platònov    Nel bosco fa freddo e tu vai in pri­gione: è così? Ma perché non ti mandano ai lavori Forzati?

Osip              Lo sanno tutti che sono un ladro e un bri­gante. (Ride)  Ma non tutti lo possono dimostrare... Uhm... uhm... oggi la gente non ha coraggio, è sciocca... ha paura di tutto... ha paura anche di denunziare... potrebbe farti deportare, ma non capi­sce le leggi... in una parola: sono diventati tutti asini...

Platònov    Ragiona bene questo farabutto! (So­spira, guardando con intenzione Vengheròvic) Quali brutture sono ancora possibili in Russia!...

Osip              Non sono il solo a ragionare così, Mikhàil Vassìlievic! Oggi tutti ragionano così. Ecco, per esem­pio, Abràm Abràmic...

Vengheròvic            Credo che si potrebbe lasciarmi in pace.

Platònov    Non è il caso di parlare di lui. È si­mile a te; l'unica differenza è che è più intelligente di te... lui possiede sessanta bettole, caro mio, ses­santa bettole, mentre tu non hai nemmeno sessanta copechi...

Anna            Basta, Platònov!

Vengheròvic            Vorrebbe cacciarmi di qui, ma non ci riuscirà.

Platònov    Vedremo. (Rivolto a Osip)  Tu intanto vattene. Sparisci!

Osip              Marfa Petròvna ha un pappagalletto che chiama scemi tutti gli uomini e i cani, ma quando vede un avvoltoio oppure Abràm Abràmic, grac­chia : « Ah ah maledetto! ». (Ride forte)  Me ne vado! (Esce).

Vencheròvic             (a Platònov)  Chiunque, ma non voi, giovanotto, si può permettere di farmi la morale e per di più in questo modo. Io sono un cittadino, e, per dire la verità, un cittadino utile.

Platònov    Un cittadino... Se voi siete un cittadino, questa è una parola molto brutta! Addirittura un insulto.

Vengheròvic E voi chi siete, giovanotto? Un bellimbusto, un proprietario che ha dilapidato i suoi beni...

Platònov    È colpa vostra!!

Vengheròvic            Uno che ha preso nelle sue mani un compito sacro, senza averne il minimo diritto, corrotto come siete...

Platònov    Finitela, ebreo!

Sàscia           (supplichevole)  Mikhàil!

Anna            Basta Platònov, perché avvelenarci la gior­nata con le vostre elucubrazioni?

Voinìtsev    Calmatevi, Platònov.

Vengheròvic             (a Glagòlev e  Bùgrov)  Non mi lascia un minuto di requie; che cosa gli ho fatto? È un ciarlatano!

Platònov     (a Sàscia ed Anna)  Se ci si guarda intorno e si riflette seriamente, c'è da cadere in deli­quio!... e, quel che è peggio, tutto ciò che è onesto, civile, non fa sentire la sua voce. Invece tutti guar­dano con reverenza questo arrivista coperto d'oro (indica Vengheròvic)  e s'inchinano davanti a lui sino a terra. L'onore è andato al diavolo!

Anna            Adesso basta, calmatevi Platònov! Non ricominciate come l'anno scorso, non lo sopporto.

Sàscia          Calmati, ti prego...

Platònov     (beve un Bicchiere d'acqua)  Farò come volete.

Vassìli          (entrando)  Eccellenza, il pranzo è ser­vito.                                                                      

Anna            Bene. Signori a tavola, a tavola.

(Tutti vanno. Rimane Bùgrov che ferma Anna Petròvna).

Bùgrov        Anna Petròvna, potete fermarvi un istante?

Anna            Dite presto quel che volete... non ho tempo...

Bùgrov        Uhm... vorrei un po' di soldarelli, mia cara.

Anna             (in tono di sfida)  Quanto vi serve? Un rublo, due?

Bùgrov        Pagate le cambiali. Sono stufo di guar­dare le vostre cambiali. Sono ricchezza illusoria. Dicono: tu possiedi! ma in realtà non possiedi un bel nulla.

Anna            Non vi vergognate di chiedermi quei sedi­cimila rubli? Non vi ricordate che li avete estorti a mio marito quando stava male? Io non ho denaro. Andatevene e protestate le cambiali.

Bùgrov         (insinuante)  Posso fare un'allusione? Vi piace Porfìri Semionòvic Glagòlev?

Anna            Che v'importa? Perché vi interessate agli affari miei?

Bùgrov        Che m'importa? (Si batte sul petto)  Per­mettetemi  di domandarvi:   chi è  stato il  miglior amico del generale buon'anima? Chi gli ha chiuso gli occhi sul letto di morte? (Anna è palesemente infastidita) Va bene. (Sospiro)  Vado a bere a con­solazione della sua anima e alla vostra salute. (Ri­compare Platònov)  Vi lascio con Platònov.

Anna            Vi siete calmato?

Platònov    Sì, sì, scusate mia cara... non è il caso di arrabbiarsi... (Le bacia la mano)  Ma tutti costoro, mia cara, dovrebbero essere cacciati da casa vostra.

Anna             (maliziosa, con una punta d'amarezza)  Con vero piacere, insopportabile amico, caccerei questi ospiti!... ma purtroppo né io né la vostra eloquenza abbiamo il diritto di cacciarli. Sono tutti nostri bene­fattori; creditori. Se li guardassi in cagnesco do­mani non saremmo più in questa proprietà. O la proprietà o l'onore. Come vedete, scelgo la pro­prietà...

(Sulla porta appare Sòfia)

Prendetela come vi pare, mio grazioso chiacchierone, ma se non vo­lete che io me ne vada da questi magnifici luoghi, non mi dovete ricordare l'onore... (bisbigliando) e non toccate le mie oche.

Sòfia            « Maman! ».

Anna             (a Platònov)  E ora a mangiare, a man­giare...

(Si avviano. Anna entra. Platònov e Sòfia indugiano a guardarsi per un attimo, poi Sòfia, di scatto, si volta ed entra in casa).


ATTO   SECONDO

(Il giardino del primo atto. Le finestre sono aperte e da esse arrivano risate, frasi, suoni di pianoforte e di violino. Quadriglie, valzer, ecc. Il giardino e la casa sono illuminati. Vassìli e Iàkov, ubriachi, sistemano i lampioncini alla veneziana. Una coppia di ospiti attraversa la scena, ridendo, baciandosi. Esce in giardino Sòfia, assorta, sembra voler evitare la festa. Va a sedere, assorta, su una panchina. Ir­rompe a cercarla Voinìtsev, già allegro).

Voinìtsev    A che pensi, Sophie?

Sòfia            Non so.

Voinìtsev    Non posso aiutarti? Che cosa sono questi misteri con tuo marito?... (Si siede accanto a Sòfia).

Sòfia            Quali misteri? Io stessa non so che cosa accade in me... Non mi tormentare inutilmente, Serghèi! Non badare alla mia malinconia.

(Lunga pausa; poi d'un tratto)

Andiamocene via di qui, Serghèi!

Voinìtsev     (stupito)  Via di qui?

Sòfia            Sì.

Voinìtsev    Perché?

Sòfia            Lo desidero... partiamo per l'estero. Sì?

Voinìtsev    Vuoi partire... ma perché?

Sòfia            Qui si sta bene, ci si diverte, ma io nonposso... partiamo. Mi hai dato la parola che non avresti fatto domande.

Voinìtsev     (affettuoso, accondiscendente)  Parti­remo domani stesso... Domani non saremo più qui! (Le bacia la mano) Qui ti annoi. Ti capisco, è un ambiente che non va, ma come mai le donne hanno tanta malinconia? (Bacia la moglie sulla guancia) Basta! Sii allegra! Parla un po' più spesso con « maman », con Trilètski, con Platònov... (Ride) Parla con loro, non li guardare dall'alto in basso. Non li hai ancora capiti... Anche tu vorrai loro bene quando li avrai conosciuti un po' più da vicino.

Anna             (dall'interno, ridendo forte)  Serghèi! Serghèi! Chiamate Serghèi Pàvlovic!

Voinìtsev     (va alla porta)  Eccomi, che cosa volete?

Anna            Sei tu? Vieni un momento!

Voinìtsev     Subito, « maman! ». (Rivolto a Sòfia) Partiremo domani stesso, se non avrai cambiato idea. (Si allontana).

Sòfia             (sola, angosciata)  È terribile... siamo ap­pena sposati e già sono capace di non pensare a mio marito per giorni interi. Dimentico la sua presenza, non presto attenzione alle sue parole. Diventa penoso...

Platònov     (appare dal fondo del giardino)  Siete qui, Sòfia Egòrovna? in solitudine? (Ride) Evitate i mortali?

Sòfia            Non evito nessuno.

Platònov    Sì? (Le si siede accanto) Permettete? (Pausa)  Ma se non evitate la gente, perché evitate me? Lasciatemi finire! Sono lieto di poter final­mente parlare con voi. Voi cercate di sfuggirmi, non mi guardate.

Sòfia            Non ho mai pensato di evitarvi!

Platònov    Da principio sembravate ben disposta nei miei confronti; adesso i nostri rapporti sono di­ventati una specie di malinteso... Che colpa ho io di fronte a voi? Vi disgusto? (Si alza) Vi prego di togliermi da questa stupida situazione.

Sòfia            Lo ammetto, io vi... evito un po'... se avessi saputo che questo vi dispiace tanto, mi sarei comportata diversamente.

Platònov    Proseguite...

Sòfia            Quando sono arrivata, dopo la nostra pri­ma conversazione, io mi sono unita ai vostri ascol­tatori. Ma ben presto mi siete divenuto insoppor­tabile... non riesco a trovare una parola meno ur­tante, scusate. Quasi ogni giorno mi ricordate come mi avete amato un tempo, come io vi ho amato: lo studente amava la fanciulla, la fanciulla amava lo studente; la storia è troppo vecchia e comune per­ché valga la pena di parlarne ancora e le si dia im­portanza... Ma non si tratta neppure di questo... È che quando mi parlate del passato... ne parlate come se mi chiedeste qualcosa, come se in passato aveste tralasciato di prendere qualche cosa che ora invece desiderate... mi guardate in modo strano... Perdete la calma, gridate, mi afferrate la mano, mi persegui­tate... A che scopo?... In una parola, non mi date requie... Che cosa sono io per voi?

Platònov    È tutto? (Si alza) « Merci », per la sincerità! (Va verso la porta).

Sòfia             (spaventata)  Siete in collera? (Si alza)  Perché offendersi? Io non volevo...

Platònov     (si ferma)  Ah, dunque io non vi sono venuto a noia; avete paura... avete paura di me. (Si avvicina a lei).

Sòfia            Non è vero. Non ho paura...

Platònov     (leggermente sprezzante)  Dov'è il vo­stro carattere, se basta un uomo un po' meno banale degli altri a mettere in pericolo il vostro Serghèi? Io venivo qui ogni giorno anche quando non c'era­vate; e ho conversato con voi perché vi consideravo una donna intelligente, comprensiva! Che delu­sione...

Sòfia             (ferita)  Tacete! Non avete il diritto di dire...

Platònov     (ride forte)  Vi perseguitano?! Poveretta! Vogliono strapparvi a vostro marito?! Platònov è innamorato di voi?! Quell'originale di Platònov!... Vi riverisco.

(Si avvia verso la casa. Sòfia lo segue).

Sòfia            Siete un insolente, Platònov!

(Platònov si ferma a guardarla, sorride e rientra in casa. Sòfia sola, turbata)

Devo parlargli.

(Entra in casa).

(Entrano Iàkov e Vassìli con una scala per accendere un lampioncino spento).

Iàkov           Il diavolo sa cos'altro inventeranno? Per­ché non se ne stanno tranquilli a giocare alle carte?!

Vassìli         L'anno scorso lavoravo a Mosca: là era una bella vita! La padrona era una vecchia ruffiana, e c'era una quantità di gente che giocava: anch'io giocavo alle volte qualche rublo e ho vinto spesso...

(Entra Osip, dal bosco).

Osip              Iàkov! C'è Vengheròvic?

Iàkov           È dentro.

Osip              Va’ a chiamarlo: digli che sono qui.

(Iàkov esce. Osip sale su una panchina e stacca un palloncino).

Vassìli          (scendendo dalla scala)  Sta' fermo... Mica sono lì perché li pigli...

Osip              Che te ne importa, imbecille? (Minaccioso)  Su prendilo: vieni a prenderlo.

Vassìli          (fa l'atto di avvicinarsi, poi si ferma inti­midito)  Cosa me ne importa...

Osip              Mettiti in ginocchio davanti a me, capito? In ginocchio!   giù...  

(Vassìli si inginocchia, Osip ride. Appare Vengheròvic. Vassìli ne approfitta per scappare).

Vengheròvic(esce dalla casa)  Chi mi vuole?

Osip              Io, vostra eccellenza!

 Vengheròvic            (seccato)  Che vuoi?

Osip              Mi avete fatto chiamare e sono venuto!

Vengheròvic            Ah sì... ma... non potevi scegliere un altro posto per incontrarmi?...

 Osip              (involontariamente ironico)  Per le brave persone, eccellenza, qualsiasi posto è buono!

Vengheròvic          Parla più piano... Tu conosci Platònov?

Osip              Il maestro? Come no!

Vengheròvic            Sì il maestro. Il maestro, che inse­gna soltanto bestemmie e nient'altro. Quanto vuoi per storpiarlo, il maestro?

Osip              Come storpiarlo?

Vengheròvic            Non ammazzare: storpiare... non si deve ammazzare la gente. Solo storpiare, cioè pic­chiarlo in modo che se ne ricordi per tutta la vita.

Osip              Questo lo posso fare...

Vengheròvic            Rompigli un po' le ossa, fagli uno sfregio sul viso... Quanto vuoi?

(Si ode la voce di Platònov)

Sss... seguimi.

(Si allontanano verso il fondo).

(Dalla casa escono Platònov e la Grèkova).

Platònov     (ride)  Come, come? (Ride forte) Non ho capito bene...

Grèkova       (impacciata)  Posso ripetere... e mi espri­merò ancora più aspramente...

Platònov    Dite, bellezza!

Grèkova      Non sono una bellezza. Francamente, non sono forse brutta. Qual è il vostro parere?

Platònov    Ve lo dirò dopo. Parlate voi ora!

Grèkova      Ascoltatemi dunque... Voi siete o un uomo straordinario, oppure un mascalzone, una delle due.

(Platònov ride forte)

Voi ridete... del resto, sì, è buffo...

Platònov     (ride)  Si comporta come una persona grande! Filosofeggia, si dedica alla chimica, sputa sentenze! Una graziosa originale bestiola... (Lo bacia).

Grèkova       (confusa e contenta suo malgrado)  Che cosa fate? Io... io... (Si alza e di nuovo si siede)  Per­ché mi avete baciata?

Platònov    E quello che volevate, non è vero? Guardatela com'è commossa... (La bacia di nuovo).

Grèkova       (con speranza)  Allora... voi mi amate? Ditemi... mi amate?

Platònov     (come piagnucolando)  E tu mi ami?

Grèkova      Se... allora... sì... (Piange) Mi ami? Al­trimenti non m'avresti baciata. Mi ami?

Platònov     (cinico, canzonatorio)  Niente affatto, delizia mia! Ma le sciocchine come te mi divertono quando non ho di meglio... Oh! oh! è impallidita, le brillano gli occhi!

Grèkova       (furente)  Voi vi beffate di me! (Pausa).

Platònov    E adesso mi darete uno schiaffo...

Grèkova      Sono orgogliosa... non mi voglio sporcare le mani... io vi ho detto, egregio signore, che voi siete o un uomo straordinario oppure un mascal­zone, ma ora vi dico che siete un mascalzone! Vi disprezzo! (Corre verso la casa).

(Entra Nikolài piuttosto brillo).

Nikolài        Dio mio, le cornacchie! Come mai? (Guarda verso l'alto).

Grèkova       (fremente e solenne)  Nikolài Ivànovic, se avete un po' di rispetto per me, smettete di fre­quentare quest'uomo!

Nikolài         (ride)  Ma è un rispettabile parente!

Grèkova      E amico?

Nikolài        Anche amico.

Grèkova      Non vi invidio. Voi siete buono, ma... il vostro tono scherzoso... mi nausea... io sono stata offesa, e voi scherzate! Continuate ad ammirare quest'uomo; pensate tutti che sia una specie di Amie­to? Godetevelo!... La cosa non mi riguarda: non mi aspetto più niente da voi. (Esce).

Nikolài         (a Platònov)  Sarebbe ora che la lasciassi in pace, Mikhàil Vassìlievic. È vergognoso, davve­ro... sei intelligente, di sentimenti elevati, ma combini il diavolo sa che cosa... (Pausa).

Platònov    Io non capisco che cosa tu abbia tro­vato in questa sciocchina...

Nikolài         (farfugliando)  Tu non sei un genti­luomo! Dici che ne sono innamorato e la chiami sciocchina... I gentiluomini sanno che gli innamo­rati hanno un certo amor proprio... Non è una sciocca, lei no; è una inutile vittima, ecco tutto. È debole, indifesa e ha guardato a te con una fiducia che arriva alla scemenza... Io questo lo capisco bene. Andiamo a bere, vieni. Oh, il nostro Abràm Abràmic.

(Rivolto a Vengheròvic che arriva dal viale) Non siete malato?

Vengheròvic            Io no... grazie a Dio sto bene.

Nikolài        Peccato! Ho bisogno di denaro!

 Vengheròvic           Mi dovete già molto denaro, dot­tore. Circa... 245 rubli, mi sembra.

Nikolài         (carezzevole)   Via. Prestami qualche cosa, uomo magnanimo. Sii buono e coraggioso! Il più coraggioso degli ebrei è quello che dà un pre­stito senza chiedere ricevuta! Sii tu il più corag­gioso degli ebrei!

Vengheròvic             (dignitoso)  Uhm... ebreo... sempre ebrei ed ebrei. Vi assicuro, signori, che in tutta la mia vita non ho visto un solo russo prestar denari senza ricevuta...

Nikolài        È vero.

Vengheròvic(sospira)  Voi giovanotti potreste imparare molto e con profitto da noi ebrei e soprat­tutto dai vecchi ebrei moltissimo. Vi prestiamo il denaro volentieri, con piacere, e voi... ridete di noi, scherzate. Non sta bene, signori! Io sono vecchio...  voi avete persino frequentato l'università... (Rassegnato)  Quanto vi occorre?

Nikolài        Quello che mi darai... (Pausa).

Vengheròvic            Vi darò... posso darvi... cinquanta rubli.  (Da' il denaro).

Nikolài        Splendido! (Prende il denaro)  Sei gran­de! Perché la gente non vuol capirlo?

Vengheròvic            Piuttosto:   perché non  vogliono lasciarmi in pace? (Esce).

Platònov     (a Nikolài)   Perché hai chiesto quel denaro? Non hai proprio nessuna norma nella tua vita?

Nikolài        Sei proprio la persona più adatta per farmi la morale! Non facciamo chiacchiere a van­vera... L'altro ieri, mio caro, guardavo i ritratti dei « Contemporanei illustri » e leggevo le loro bio­grafie. Noi due non ci siamo fra loro, no! Non ho trovato le nostre biografie per quanto abbia cercato. Io però sono tranquillo! È Sòfia Egòrovna che non è tranquilla...

Platònov    Che c'entra qui Sòfia Egòrovna?

Nikolài        È offesa perché non figura tra i « Con­temporanei illustri »... È rimpinzata da capo a pie­di di ideali superiori; materie elevate, eccetera; in sostanza non vale un soldo bucato. È di ghiaccio! Di gesso! Una statua! Verrebbe voglia di avvici­narsi a lei e grattarle dal naso un po' di gesso... (Si alza)  Andiamo a bere... (Pausa)  Non hai notato la generalessa, oggi? Ride, dispensa baci... sembra innamorata...

Platònov    Di chi può innamorarsi qui? Non crederle. Ride quando ha voglia di piangere. E lei non vuol piangere, ma spararsi... Glielo si legge negli occhi...

Nikolài        Le donne non si sparano, si avvelenano. Del resto, meglio andare a bere. (Si avvia: sulla porta si scontra con Kirìll)  Scusatemi, giovane Glàgòlev, scusatemi; eccovi tre rubli per avervi urtato. (Entra in casa).

Kirìll           Imbecille, credete che io abbia bisogno del vostro denaro? (A Platònov)  Quell'uomo è un idiota!

Platònov    Perché non siete dentro a ballare? (Siede).

Kirìll           Ballare? Qui? E con chi, se è lecito? (Siede vicino a Platònov)  Non mi piace la gente, lì dentro. In generale, non mi piacciono i russi. Puah, che paese! Puzza e cattive maniere. Siete mai stato a Parigi?

Platònov    No.

Kirìll           Peccato! Io vengo direttamente da Pa­rigi. Sono arrivato ieri. Parigi è meravigliosa, quella è una città. Quando ci andrete fatemelo sapere. Vi darò trecento lettere di raccomandazione per le mi­gliori « cocottes » francesi. (Ride).

Platònov    Molto gentile, ma sono già sazio. (Cambiando discorso)  Ditemi : è vero che vostro pa­dre vuol comprare questa tenuta? Acquistandola all'asta libererebbe Anna Petròvna dai suoi debiti ver­so la banca.

Kirìll           Non ne ho la minima idea. Io non mi sporco con il commercio. Vi siete accorto, piuttosto, di come « mon père » corteggia la vostra generales­sa? (Ride forte)  E ci credereste? Il vecchio sciocco la vuole sposare... gliela farò passare io la voglia di sposarsi... Ma la vostra generalessa è « charmante ». È vero quel che dicono? Che le piace il denaro sino a spogliarsi?

Platònov    Domandatelo a lei. Io non lo so.

Kirìll           Domandarlo a lei? (Ride forte)  Che idea! Platònov, che cosa ne dite?

Platònov    Provatevi e vedrete.

Kirìll           È veramente una grande idea! Per mi­lioni di diavoli! Vi dò la mia parola d'onore, Platònov, che essa sarà mia! Ho un presentimento!

(Va verso la casa e sulla porta di sorpresa si scontra con Anna Petròvna)   

« Mille pardons, madame»!  

(Si allontana imbarazzato).

Anna             (si avvicina a Platònov; è molto eccitata; forse anche lei ha ecceduto nel bere)   Perché ve ne state qui fuori?

Platònov    Dentro si soffoca e il cielo è più bello dei vostri soffitti dipinti!

Anna             (si siede)   Un tempo meraviglioso! Peccato che le donne non possano dormire all'aperto, sotto le stelle. Quando ero bambina, d'estate, dormivo sem­pre in giardino. (Pausa)  Oggi mi sento in uno stato d'animo particolare. Tutto mi piace. Mi diverte!... Ditemi qualcosa, Platònov, perché tacete? Ditemi qualcosa di nuovo, di bello, di piccante... siete un amore, questa sera. (Ridono insieme).

Platònov    E voi, voi siete bellissima... del resto siete sempre bella!

Anna            Noi due siamo amici, Platònov?

Platònov    È probabile.

Anna            Sì, siamo amici, ma avete pensato che tra un uomo ed una donna non c'è che un passo dal­l'amicizia all'amore? (Ride).

Platònov    È un passo che non dovremmo osare.

Anna            Perché? Non siamo forse degli esseri uma­ni? L'amore è così bello. Perché vergognacene?

Platònov     (la guarda attentamente)   Voi state scherzando... venite! Andiamo a ballare questo valzer.

Anna            Voi ballate così male! (Pausa)  E poi vi devo parlare... seriamente...

Platònov    Posso incominciare io, Anna Petròvna?

Anna            Voi tirate fuori sempre certe assurdità! (Accondiscendente)  E va bene, vi ascolto; ma siate breve.

Platònov    Mi basta una parola: « perché »? (Pausa).

Anna            E « perché no»? (Pausa)  Se voi foste li­bero, mi chiedereste di sposarvi, vero? (Pausa)  Chi tace acconsente? È così? (Pausa)  Platònov, in questo caso è sconveniente tacere.

Platònov     (a disagio)   Dimentichiamo questa con­versazione, Anna Petròvna! Per amor di Dio, fac­ciamo come se non fosse avvenuta!

Anna             (stringe le spalle)   Che uomo strano! Ma perché?

Platònov    Perché io vi rispetto! Amica mia, io mi considero un uomo spregiudicato, mi piace diver­tirmi e non direi di no ad una avventura con una donna comune, ma... cominciare un meschino in­trigo con voi, fare oggetto dei miei pensieri oziosi voi, una donna intelligente, bella, libera, no; vivere stupidamente insieme uno o due mesi e poi... la­sciarsi...

Anna             (appassionata)   Io parlo di amore!

Platònov    Ma io vi amo. Voi siete buona, intel­ligente, gentile. Vi amo in modo assoluto! Darei la mia vita per voi!  (Desolato)  Ma è mai possibile che l'amore debba essere sempre ridotto alla sua forma più squallida?

Anna            Ancora sciocchezze...

Platònov     (vibrato) Io non so vivere nella men­zogna,  negli intrighi. Restiamo amici, tutto sarà come prima. (Fa per prenderle la mano).

Anna             (aspramente)   Basta! Andatevene. 

(Entra dal fondo Glagòlev, non visto da Anna e Platònov).

Platònov    Non posso credere che siate in col­lera con me. (Si allontana).

Anna            Che uomo... non sa quello che dice! « Vi rispetto »!...

Glagòlev     (avanzando tra gli alberi)   La nostra bella padrona di casa ci ha abbandonato! Ci si ac­corge subito della vostra mancanza. Vi ho cercata dappertutto...

Anna             (padroneggiando il turbamento che le ha pro­vocato l'atteggiamento di Platònov)   Sono uscita un momento... ero accaldata!

Glagòlev     (galante) Siete incantevole, Anna Petròvna. Posso sedere? Vorrei  parlarvi.

Anna            Prego.

Glagòlev     (impacciato)   Bene, il fatto è che... tanto per saperlo, mia cara, che cosa intendete ri­spondere alla mia lettera?

Anna            Ah! Che risposta vi attendete, Glagòlev?

Glagòlev    Voi sapete, io rinuncio... ai diritti di marito... sono diritti che non mi interessano! Desi­dero avere accanto una amica, una padrona di casa intelligente... ho il paradiso, ma senza... angeli.

Anna            lo non sono un angelo, Porfìri, non saprei che fare in paradiso.

Glagòlev    Una creatura come voi è il paradiso!

Anna            Restiamo in terra, Porfìri. È una strana proposta, la vostra. Se volete rinunciare ai diritti di marito, perché mi volete sposare? Ci tenete proprio tanto ad avermi sempre vicina? Se io avessi la vo­stra età e la vostra ricchezza, non chiederei nulla di più.

Glagòlev     (che ha paura d'aver capito)   È una risposta negativa, quella che mi date?

Anna            Amico mio, non attribuite un'importanza vitale al mio rifiuto...

Glagòlev    Non volete sposarmi?

Anna            Vi prego, non parliamone più...

Glagòlev     (smarrito)    Sono riuscito soltanto  a darvi fastidio...

(Si sente frastuono dall'interno, pian­to di donna, voci: « Platònov, che avete fatto? »).

Grèkova       (di dentro)  Questo è troppo!  Passa ogni limite. Lasciatemi!

Anna            Dio mio, che succede?...

(Escono Nikolài con la Grèkova, seguiti da Serghèi, Bugròv, Kirìll e Iàkov).

Grèkova       (furente)   Solo persone corrotte possono tacere.

Nikolài         (supplichevole)   Vi credo, vi credo... ma che cosa c'entro io?

Grèkova       (piangendo)   Andatevene! Io, io donna non avrei taciuto se in mia presenza vi avessero offeso così bassamente...

Nikolài        Ma cercate di ragionare... che colpa ne ho io?...

Grèkova      Siete vile, ecco che cosa siete! Torna-tevene a bere. Non abbiamo bisogno uno dell'altro!

Nikolài         (brillo)   Dio, mi gira la testa.

Anna             (avvicinandosi alla Grèkova)   Mària Efìmovna, vi prego, non trattenetevi se desiderate an­dare... Anch'io al vostro posto me ne andrei. (La bacia)  Non piangete, mia cara, le donne devono riu­scire a sopportare i loro dispiaceri.

Grèkova      Lo farò licenziare! Non farà più il mae­stro, qui! Non ha il diritto di fare il maestro! Do­mani stesso andrò dal direttore della scuola...

Anna             (conciliante)   Ora calmatevi... cessate di piangere... avrete soddisfazione... Ma non vi adirate contro Nikolài, mia cara. Egli non ha preso le vostre difese perché è troppo buono e mite... Che cosa vi ha fatto ancora Platònov?

Grèkova       (scoppiando di nuovo in singhiozzi)  Mi ha baciata in presenza di tutti... mi ha chia­mata stupida e... e... mi ha spinta contro il tavolo. Non la passerà liscia... O è pazzo, oppure... gli farò vedere io! (Si allontana).

Anna          Iàkov, Iàkov, preparate la carrozza per Mària Efìmovna... Ora andate, cara, e riposatevi bene. Offrile il braccio sino alla carrozza, Serghèi.

(Serghèi e Grèkova si allontanano seguendo Iàkov. Anna Petròvna è fermata da Kirìll).

Nikolài         (che è rimasto immobile a guardare, rivolto verso Bùgrov)   Mio caro amico, non lasciatemi solo. Voglio stare proprio con voi.

(Il gruppo s'accinge ad entrare).

Bùgrov        Voi mi volete bene solo quando siete ubriaco.

(Bùgrov e Nikolài entrano).

Kirìll           Anna Petròvna, potete concedermi  un colloquio in privato?

Anna            Se ci tenete... (sorride).

Kirìll            (avvicinandosi al padre)   Allora?

 Glagòlev   Cosa vuoi?

Kirìll           Ti aspettano dentro.

Glagòlev    Eh? Chi?...

Kirìll           Un po' tutti. Su, va'.

Glagòlev    Vado, vado. (Uscendo un po' imba­razzato, ad Anna)  Lasciamo per ora le cose come stanno, ma ripensateci... (Esce).

Kirìll           Vecchio imbecille!

Anna            Quando voi sarete vecchio, vi pentirete.

Kirìll            (ridendo)   Lasciate perdere... Vi dispiace tanto un « tête-à-tête » con me?

Anna            Che significa? Spiegatevi meglio.

Kirìll           « Oui ou non »?

Anna            Come?

Kirìll           Mi capite benissimo: «oui ou non »?

Anna            Non capisco.

Kirìll            (ridendo estrae il portafoglio)   Quanto occorre per chiarirvi le idee?

Anna             (controllando i propri nervi)   Siete un gio­vane intelligente... ma a volte anche il più intelli­gente può essere preso a schiaffi.

Kirìll            Prima lo schiaffo poi il sì.

Anna            Andatevene. Immediatamente.

Kirìll            Non fingete di essere in collera, Anna Petròvna. Io rimango.

Anna            In questo caso vi farò buttare fuori. (Esce).

Kirìll            (la insegue)   Ma che cosa vi ho fatto? Niente... niente per lo meno che possa giustificare questa scena...

Anna             (dall'interno)   Basta con questa musica. Andiamo fuori ad accendere i fuochi d'artificio.

(La musica cessa. Dal viale riappare Serghèi. Sulla porta di casa s'incontra con Kàtia, trafelata).

Kàtia           Scusatemi tanto, Serghèi Pàvlovic, devo avvertire che si tengano pronti per accendere i fuo­chi.

(Voinìtsev rientra. Escono Vengheròvic, Bùgrov e tra i due Nikolài).

Nikolài         (sempre più ubriaco, aggrappandosi al braccio di Bùgrov)   Via, Bùgrov, accontentatemi, cosa sono cinquanta rubli?

Bùgrov        Mi umilia, signor dottore, ma debbo ri­petere che non mi è possibile.

Nikolài        Mi rifiutate quest'inezia? Ve lo giuro davanti a Dio, è niente quello che vi chiedo. Chia­mo Vengheròvic a testimonio.

Vengheròvic            Io non testimonio un bel niente.

(Escono dal viale. Dalla casa sono comparsi intanto Platònov e Sòfia).

Platònov    ...il male pullula intorno a me, insu­dicia la terra, ma io me ne sto in un angolo, guardo e taccio; ho già trent'anni, e non prevedo più cam­biamenti... (Pausa)  Come risollevarsi, Sòfia Egòrovna? (Pausa)  Voi tacete, non sapete... (Pausa)  Ma che cosa è successo a voi? Dov'è la vostra anima pura, il vostro amore per la verità, il vostro corag­gio? Eravate ben diversa prima. (Le prende la mano)  Ditemi sinceramente, cara, in nome del nostro pas­sato comune, perché avete sposato quell'uomo?

Sòfia            È un uomo... eccellente.

Platònov    Voi non credete a quello che dite.

Sòfia            È mio marito...

Platònov     (oratorio)   Perché non avete scelto un lavoratore? Uno che abbia sofferto? Perché avete sposato questo pigmeo perduto nei debiti e nell'ozio? (Passano due servi).

Sòfia            Non gridate, vi prego...

Platònov    Scusatemi. Ma io vi amavo, vi amavo più di tutto al mondo, per questo anche adesso mi siete cara. (Accenna una carezza)  Perché vi mettete la cipria, Sòfia Egòrovna... Se foste con un altro uomo vi risollevereste subito... se avessi la forza strapperei voi e me da questo pantano... Perché non viviamo come potremmo?

Sòfia            Lasciatemi... Andatevene... (Va verso la casa).

Platònov     (la raggiunge)   Promettetemi di non partire domani. Ci rivedremo ancora? Sì?

Sòfia             (dopo una breve esitazione)   Sì. 

(Entra Voinìtsev).

Voinìtsev    Ah, eccovi! Ci hai ripensato, Sophie?

Platònov    Ha deciso di rimanere.

Voinìtsev    Hurrà! Qua la mano, Mikhàil. Ho sempre avuto fiducia nella tua eloquenza.

(Entrano Anna Petròvna ed alcuni invitati).

Anna            Andiamo, signori, presto. Serghèi caro, vai a chiamare gli altri.

(Voinìtsev rientra in casa) 

E voi venite, Platònov, andiamo ad accendere i fuo­chi.

(Anna Petròvna con Platònov e gli altri escono).

Platònov     (uscendo)   Andiamo, venite con me, seguitemi tutti.

(Intona una canzone. Gli altri riprendono in coro) 

Intoniamo la vecchia canzone... quella nuova non è ancora scritta.

(Risate. Escono tutti, cantando).

(Sòfia rimane sola, passeggia lenta­mente, mentre il canto si allontana).

Glagòlev     (uscendo di casa precede il figlio, quasi evitandolo)  Tu menti. Sei sempre stato un bu­giardo, fin da bambino. Non ci credo.

Kirìll            Vi dico che ci siamo baciati. Voi sieteuscito e ha cominciato a far la corte a me. Tutte le donne sono uguali. È semplicemente una questione di denaro.

(Si allontanano nel viale).

Voce di Platònov Chi vuole venire in barca con me?  (Pausa)  Sòfia Egòrovna? Chi viene con

me sul fiume?

Sòfia             (come se finalmente si sciogliesse)   Vengo, Platònov. (Esce).

(Fuochi d'artificio lontani. Escono di casa Voinìtsev e gli altri invitati).


ATTO TERZO

(A sinistra l'edificio della scuola presso la strada che si perde nel bosco. In lontananza la ferrovia, pali telegrafici. È notte, poche ore dopo l'atto pre­cedente. Sàscia è seduta in casa presso la finestra aperta. Osip, con il fucile a tracolla, sta in piedi da­vanti alla finestra).

Sàscia          Com'è accaduto?

Osip              Una cosa semplice, Aleksàndra Ivànovna, lei era in riva al fiume, qui vicino. Si era tirata su la gonna. Beveva... Io corsi giù e la guardai. « Èla prima volta che vedi una donna, sciocco? », mi do­manda. E mi guardò in un modo... « Oppure ti piaccio?», dice, « Mi piacete da matti, Anna Petròvna », risposi. « Da quando sono nato non ho visto nessuna più bella di voi. La più bella del vil­laggio in confronto è... un cavallo... un cammello. Vi bacerei, e morirei qui, dopo ». Lei si mise a ri­dere... Disse: « Bacia se vuoi ». Non capii più nien­te, mi avvicinai, lei non si mosse. Io allora la baciai qui sulla guancia e sul collo...

Sàscia           (ride)   E lei?

Osip              Scoppiò a ridere. « Beh, non sei morto? E dunque vattene! Lavati più spesso. E tagliati le unghie ».

Sàscia          È una donna strana.

Osip              Da quella volta sono come rimbecillito, mi credete? Ho pensato d'impiccarmi, volevo am­mazzare il generale... Ma il vecchio è morto prima; io allora mi sono dato da fare per lei in tutti i modi: sono andato a caccia di pernici, catturavo le quaglie, un giorno le portai un lupo vivo. Bastava che mi comandasse. Uno diventa tenero, e non resiste più.

Sàscia          Sì... anch'io quando m'innamorai di Platònov, e ancora non sapevo che mi amasse, ero molto triste. Quando mi domandò : « Bambina, vuoi es­sere mia moglie? », per la gioia perdetti perfino il pudore e gli saltai al collo...

Osip              Ecco, vedete... così sono i sentimenti. L'an­no scorso per le feste le portai un leprotto: lei Io prese in braccio, l'accarezzò, e poi mi domandò: « È vero quel che dicono, Osip, che tu sei un brigante? », « Sì, è vero», le risposi, e le raccontai tutto. Allora mi disse che dovevo andare in pelle­grinaggio fino a Kiev, a piedi. Io mi misi in cam­mino: mi sono corretto, ma non del tutto... Ero appena a Karkov e t'incontro un'allegra compagnia. Mi sono bevuto tutti i soldi, ho rotto il muso a due persone, e sono ritornato a casa. (Pausa)  Adesso non vuole più nulla da me. È in collera. (Siede).

Sàscia          Perché non vai in chiesa, Osip?

Osip              Io ci andrei... Però si metterebbero a ridere tutti.

Sàscia          Ma perché almeno non lasci stare i con­tadini, la povera gente?

Osip              E perché lasciarla stare? Questo non è per la vostra intelligenza, Aleksàndra Ivànovna! Voi non potete discutere di volgarità. (Si alza)  Non le capireste. E il vostro stimatissimo marito non fa del male a nessuno?

Sàscia           (leggermente punta)   A nessuno! Se gli capita di offendere, lo fa senza volere... Lui è buono.

Osip              Sicuro... sicuro... è una bella testa... Il guaio è che per lui tutti sono stupidi, teppaglia. Così non va bene... Non è superbo, è alla mano con tutti... Ma non è buono... Non potete capire...

Sàscia           (finge di udire dei passi)   Ecco mio marito, mi pare.

(Un silenzio).

Osip               (malizioso)   Vi sbagliate. A quest'ora sta certamente parlando con qualche «signora». Che uomo! Se volesse, tutte le donne gli correrebbero dietro. Parla così bene! (Ride)  È sempre dietro alla vedova del generale, ma lei non se ne accorge nem­meno. È troppo su per lui.

Sàscia          Incominci a chiacchierare troppo, non mi piace. Vattene a dormire. Dio sia con te.

Osip              Vado. Vado subito. Per voi è già tardi. Do­vete andare a dormire... O aspettate vostro marito?

Sàscia          Sì.

Osip              Siete una brava moglie. Platònov deve ave­re cercato una moglie come voi per dieci anni, col lanternino. Buona notte, Aleksàndra Ivànovna. (Si inchina)  Venitemi a trovare, nel bosco. Chiedete di Osip: lucertole, uccelli, mi conoscono tutti. (Si al­lontana fischiettando).

Sàscia           (sola)   Come tarda oggi, Mikhàil! (Siede)  Se avesse maggiore cura di sé... queste feste lo rovi­neranno. (Prende un libro e fa per leggere; sbadi­glia)  Dov'ero arrivata? Sono stanca... « Lo scorrere lento del fiume in quell'alba grigia »... (Sbadiglia di nuovo)  Ancora descrizioni!... Mikhàil vuole che le legga...

(Si sentono passi) 

Finalmente! (Corre alla porta)  Miscia! Oh! Miscia!

Sono qui! Un due, un due, sinistr-destr, sinistr-destr.

Platònov     (entrando; è ancora un poco ubriaco)  Per farti rabbia, destr destr destr! Del resto, mia cara, né destr né sinistr! L'ubriaco non ha né destra né sinistra; ma solo avanti, indietro, di traverso e giù. (Cade per davvero).

Sàscia          Favorite qui, signor ubriaco. Vi mostrerò io come si cammina di traverso e giù!

(Tenta di risollevarlo, ma finiscono in terra tutti e due ridendo).

Platònov    Sediamoci qui. (Si siede)  Perché non dormi, brutta bambina?

Sàscia          Non ho sonno... Ti hanno lasciato venir via tardi?

Platònov    Sì, tardi, perché... Il diretto è già passato?

Sàscia          Non ancora. Il merci è passato un'ora fa.

Platònov    Allora non sono ancora le due.

Sàscia          Alle dieci ero già qui. Quando sono ar­rivata il bambino strillava.... Si è ballato dopo?

Platònov    Sì... A proposito: sai che il vecchio Glagòlev ha avuto un colpo?

 Sàscia         Cosa? Mi sembrava che stesse bene...

Platònov    Un colpo leggero, per sua fortuna! È stato quell'asino di suo figlio a farglielo venire: gli ha detto che la generalessa si spoglia per denaro. (Disgustato)   Ma è  tutto così  stupido,  schifoso... tutto...

Sàscia          Che cosa ancora?

Platònov    Anche quello che ho combinato io. Una vergogna!

Sàscia          Che cosa hai combinato?

Platònov    Quando mai ho fatto qualcosa di cui non mi sia vergognato in seguito?

Sàscia          Hai bevuto troppo, Miscia! Andiamo a dormire!

Platònov    No! No! Non c'è peggior sventura che perdere la stima di se stessi! Dio mio! In me non c'è nulla che si possa stimare e amare! Su, vieni. (Pausa)  Tu mi ami? Non capisco! Vuol dire che hai trovato in me qualcosa che si possa amare? Mi ami?

Sàscia          Che domanda! Come potrei non amarti?

Platònov    Lo so, lo so, ma dimmi qual è il lato buono che tu ami in me.

Sàscia          Come sei strambo, oggi, Miscia! Come non amarti, se sei mio marito?

Platònov    Mi ami solo perché sono tuo marito?

Sàscia          Io non ti capisco.

Platònov     (ride, le bacia la matto)   Cosa acca­drebbe se mi capissi, se tu non avessi la tua felice ignoranza? Non mi capire tesoro, se mi vuoi restare fedele. (Tenta di baciarla)  La mia stupidina!

Sàscia           (adirata)   Lasciami. Perché mi hai sposata, se sono stupida? Dovevi prendertene una intelli­gente!

Platònov     (ride forte)   Le donne fedeli si arrab­biano? Questa è una vera scoperta... Una vera sco­perta, anima mia. Oppure scherzi?

(Cerca di ba­ciarla, Sàscia gli sfugge).

Sàscia          Via a dormire... Ubriaco così! E sei an­che un maestro... (Corre in casa e chiude dall'interno la finestra).

Platònov     (vaneggiando un po')   Ubriaco? Nella testa non è tutto normale... E quando ho parlato con Sòfia, lo ero?... Ascoltava i deliri d'uno sciocco, ha abbassato gli occhietti, si è intenerita!  È ridi­colo... E poi perché hai infangato in quel modo suo marito? Sei un furfante... Un ridicolo furfante.

Anna             (entra vestita da amazzone, col frustino)  Ero certa che vi avrei ancora trovato sveglio.

Platònov     (trasalendo)   Eh?

Anna            Per dormire, Dio ha dato l'inverno. (Tende la mano)  Su, datemi la mano! Che vi succede? Siete ubriaco?

Platònov    E chi lo sa? Ma voi che cosa fate? Andate a spasso perché vi sentite esuberante, rispet­tabilissima sonnambula?

Anna             (siede accanto a lui)   Sì... (Pausa)  Sì, gentilissimo Mikhàil Vassìlievic (Ride forte)  Che grandi occhi meravigliati! Smettetela, non abbiate timore, amico mio.

Platònov    Io non ho paura, almeno per me; an­che se siete venuta per trionfare, per espugnare la fortezza... Non sono una fortezza, io, sono debole, terribilmente debole...

Anna            La mortificazione di sé è peggiore dell'orgoglio sincero. Perché vi difendete, Mikhàil? A che scopo? Bisogna che tutto questo finisca.

Platònov    Io non finisco perché non ho inco­minciato mai!

Anna             (insinuante, un po' ebbra)   E non ti ver­gogni di mentire? In una notte come questa, con questo cielo? Menti in autunno, se vuoi, quando piove e c'è il fango, ma non ora e qui... (Lo ab­braccia)  Non c'è un altro uomo che io amerei come amo te! Non c'è un'altra donna che tu ameresti co­me ami me... Lasciamo i tormenti. Prendiamo per noi solo l'amore. (Lo bacia).

Platònov    Potessi darti la felicità! (L'abbraccia)  Ma io non so dare la felicità. Ti renderei infelice, come tutte le donne che ho avuto.

Anna            Vi credete così terribile, Don Giovanni? (Ride forte)  Sei bello, al chiaro di luna, affasci­nante.

Platònov    Io mi conosco troppo. Se fossi onesto, fuggirei da voi.

Anna             (per provocarlo)   Vuoi che me ne vada io? Vuoi? Me ne andrò e tutto resterà come prima; va bene?

(Un silenzio; Anna ride) 

Come sei sciocco, Mikhàil! Vieni... Vieni...

Platònov     (difendendosi debolmente)   Io non sono degno di te...

Anna          Smettila di dire sciocchezze. È tutto così semplice. Io ti amo. Te l'ho detto, lo sai, che cos'altro vuoi? (S'infosca)  Cerca finalmente di capir­mi, Platònov: voglio aver quiete, stordirmi... nient'altro. Tu non sai... come sia penosa la vita per me, e io... voglio... voglio vivere.

Platònov    Ascoltami. Per l'ultima volta, da uo­mo onesto, ti dico... va' via... per l'ultima volta, va' via...

Anna             (ride)   Sei sciocco... Ormai non ti lascerò più. (L'abbraccia)  A qualunque costo, qualsiasi cosa accada, ti dico che non ti lascerò.

Platònov     (ride leggero)   Sei capricciosa.  Vuoi proprio farti del male.

Sàscia           (dall'interno, mentre si sente piangere un bambino)   Miscia, Miscia! Ma dove sei? (Apre la finestra)  Ah, sei lì? Chi c'è con te?

Anna             (disinvolta)   Buona sera, Aleksàndra Ivànovna.

Sàscia          Anna Petròvna! Non vi riconoscevo, scu­satemi. Buongiorno... è quasi l'alba.

Anna            Mi sono fermata un momento, stavo fa­cendo una passeggiata.

Sàscia          Dev'essere bello andare a cavallo in una notte così! Miscia, vieni dentro, mi pare che il bam­bino non stia bene, non so cosa fare... Volete en­trare anche voi, Anna Petròvna?

Anna            No, vi ringrazio. Devo ritornare a casa.

Sàscia          Allora arnvederci, Anna Petròvna.

Anna            « Au revoir! ».

Sàscia          Vieni Miscia. (Rientra).

Platònov    Vengo. (Ad Anna)  L'avevo dimenti­cata... la metto a letto e ritorno.

Anna            Fa' presto. Ti aspetterò a casa.

(Platònov entra. Anna sola) 

Dopo tutto, non è la prima volta che la tradisce.

(Vede sopraggiungere Osip) 

Osip? Stavi spiando?

Osip              Vostra eccellenza...

Anna            Hai visto tutto?

(Pausa).

Osip              Tutto.

Anna            Come sei pallido! (Ride)  Sei sempre in­namorato di me, non è vero?

Osip              Come volete...

Anna            Sei innamorato.

Osip              Non mi torturate. (Piange)  Vi ho sempre venerata. Mi sarei gettato nel fuoco per voi.

Anna            Allora perché non sei andato a piedi fino a Kiev?

Osip               (lentamente,  a bassa  voce)   Non  avevo bisogno d'andarci. Eravate voi la mia santa.

Anna            Finiscila. Vieni domani. Ti darò dei soldi : farai il tuo pellegrinaggio in ferrovia. Buonanotte. E non toccare Platònov, capito?

Osip               (doloroso)   Non mi potete più dare degli ordini.

Anna            Davvero? Mi vuoi costringere a entrare in convento! Ma perché piangi, adesso? Su, su, smet­tila. Quando esce di casa sparerai un colpo.

Osip              Su di lui?

Anna            In aria. Addio, Osip. (Si avvia)  Sparerai?

Osip              Sparerò.

Anna            Sei intelligente. (Esce).

Osip               (buttandosi a terra)   È finita. Tutto finito. Vorrei farlo a pezzi...

(Sente avvicinarsi Platònov. Scappa. Platònov esce, richiude la porta dietro di sé, fa alcuni passi ancora irresoluto. S'arresta).

Sàscia        (dal di dentro)   Miscia! Miscia! (Apre la finestra)  Miscia...

Platònov    Sì... dimmi, mio povero tesoro.

Sàscia          Vieni dentro, ti prego.

Platònov    Scusami, Sàscia. Voglio prendere un po' d'aria, ho mal di testa. Dormi, intanto, angelo mio. Buonanotte.

(Sàscia chiude la finestra. Platònov solo) 

È penoso ingannare chi si fida ciecamente. Sono tutto sudato... E adesso che fare? Partire, par­tire subito e non farsi più vedere fino al giudizio universale... Basta che una donna mi dica una sola parola... Gli uomini si occupano di problemi mon­diali e io... delle donne. Un donnaiolo! Eppure io lotto... Ma sono debole, debole!

(Entrano Iàkov e Kàtia).

Kàtia            (a Iàkov)   Attendimi qui. Faccio in fretta. (Si avvicina alla casa).

Platònov    Chi è? Cosa volete?

Kàtia           Oh! Siete voi, signore? Mi avete spaven­tata... La mia padrona vi manda questa lettera.

Platònov    La vostra padrona? Chi... di chi state parlando?

Kàtia           Sòfia Egòrovna. Sono la sua cameriera.

Platònov    Sòfia? Perché dovrebbe scrivermi? (Prende la lettera. Si sposta alla luce, ha legge)  È assurdo... (La legge una seconda volta)  « Faccio il primo passo. Vieni. Risuscito. Vienimi a prendere. All'alba mio marito va a caccia. Sarò sola. Tutta tua ». È assurdo! (Volgendosi a Kàtia)  Cosa avete da fissarmi in quel modo?

Kàtia           Ho gli occhi. Non li posso usare?

Platònov    Ebbene guardate altrove e andatevene.

Kàtia           Buona notte, signore. (A Iàkov)  Andiamo. (Escono).

Platònov    Sòfia! Se mi amasse davvero! Sì? (Ride)  E perché mi dovrebbe amare? Com'è tutto oscuro e strano a questo mondo. Strano. Vado da lei. Possibile che questa bellissima donna ami me! Se mi amasse sarebbe la felicità... una vita nuova... (si avvia)  con volti nuovi, con nuovi scenari. (Esce).

 Osip           (riappare, segue con lo sguardo Platònov che si sta allontanando, imbraccia il fucile contro di lui. Poi, d'un tratto, lo punta verso l'alto e spara. Su­bito dopo corre alla porta, alla finestra, e bussa di­speratamente)   

Sàscia Ivànovna! Sàscia Ivànovna!

Sàscia           (dal di dentro)   Chi è? Chi ha sparato?

Osip              Presto! Fate presto!

Sàscia           (apparendo in vestaglia sulla porta)   Che succede, per l'amor di Dio?

Osip              Mikhàil Vassìli è fuggito con la vedova. Era qui poco fa. Ho sentito tutto. Dio li maledica. Èfuggito con la vedova del generale.

Sàscia          Tu menti!

Osip              Dio mi punisca se mento. Ho visto tutto. Erano qui, si baciavano.

Sàscia          Tu menti!

Osip                È fuggito, capite? Ha lasciato sua moglie, vi ha lasciata sola. Se lo trovo lo uccido, Sàscia Ivànovna, non dubitate, lo ucciderò.

(Sàscia si accascia affranta. Osip se n'accorge:  cambia repentinamente tono, le parla dolcemente, come se fosse una bambina, per consolarla)  Povera anima!

Non inquietatevi. Vi vendicherò. Gli strapperò il cuore. Sì, il cuore. Non inquietatevi, Sàscia Ivànovna, lo troverò.

(Lontano passa il treno).


ATTO   QUARTO

(Una stanza nella scuola. Porte a destra e a sinistra. Armadio con stoviglie, sedie, cassettone, divano, chi­tarra, ecc. Completo disordine. Platònov dorme sul divano presso la finestra, il viso coperto da un cap­pello di paglia. È tardo pomeriggio, tre settimane dopo. Da una finestra socchiusa si vede spuntare il viso di Osip. Si sente bussare in modo concitato. Osip si dilegua).

Sòfia             (entrando)   Platònov! Mikhàil Vassìlievic! Svegliati. (Gli scopre il viso)  Come ti sei potuto mettere sul viso un cappello così sporco? Parlo a te.

Platònov    Eh?

Sòfia            Svegliati, ti prego.

Platònov    Più tardi.

Sòfia            Hai dormito abbastanza, alzati.

Platònov      Chi è? Ah... sei tu.

Sòfia            Guarda. Che ora è? (Gli mostra il suo orologio).

Platònov    Le sette e mezzo.

Sòfia            Le sette e mezzo. E dovevamo incontrarci nella capanna alle sei.

Platònov    Ebbene?

Sòfia            Non ti vergogni? Avevi dato la tua parola d'onore.

Platònov    E l'avrei mantenuta, se non mi fossi addormentato. Hai visto che dormivo, no?

Sòfia            Non sei mai stato puntuale con me!

Platònov    Lieto di saperlo.

Sòfia            Perché questi modi volgari? Non hai per me uno sguardo affettuoso, una tenerezza... Vengo da te e... Sei ubriaco?

Platònov    Che t'importa?

Sòfia            Come sei gentile! (Piange).

Platònov    Le donne!

Sòfia            Cosa vuoi fare di me? Mi sono ammalata per causa tua. Non lo vedi? Tu mi odi. Se mi amas­si non mi tratteresti così.

Platònov    Basta!

Sòfia            Sono passate solo tre settimane da quella notte e guarda come sono ridotta... Dov'è la felicità che mi avevi promesso? la salvezza della mia vita spirituale? Che cosa vuoi fare di me?

Platònov    Che cosa posso darti, io? Privarti del­la famiglia, del benessere, dell'avvenire. E a che scopo? Questa relazione illegale è la tua sventura, la tua rovina.

Sòfia            Io ho legato a lui la mia vita, e lui osa chiamare questo una relazione illegale!

Platònov    Non è questione di parole. Ti ho rovinata, ecco tutto. E non te sola. Quando lo saprà tuo marito...

Sòfia            Lo sa già.

Platònov    Come?

Sòfia            Stamattina ho avuto una spiegazione con lui.

Platònov    Tu scherzi?

Sòfia            Sei impallidito! Lo sa. Sa tutto. Bisognava dirglielo una buona volta.

Platònov    Che cosa gli hai detto?

Sòfia            Gli ho detto che sono già... che non posso più vivere con lui.

Platònov    E lui?

Sòfia            Come te. Si è spaventato.

Platònov    Che cosa ha detto?

Sòfia            Prima credeva che scherzassi, poi è im­pallidito, s'è messo a piangere, s'è buttato in ginoc­chio. Era disgustoso.

Platònov     (con la testa fra le mani)   E puoi dirlo così?... Hai fatto il mio nome?

Sòfia            Sì. Naturalmente.

Platònov    E lui?

Sòfia            Non sai quello che dici. Secondo te non dovevo parlare?

Platònov    Non era necessario. (Si sdraia sui divano).

Sòfia            Dovevo spiegarmi con lui. Sono una donna onesta.

Platònov    Sai che cosa hai fatto con questa spie­gazione? Ti sei separata per sempre da tuo marito.

Sòfia            Sì, per sempre. Non poteva essere diversamente.  Stai parlando come un vigliacco.

Platònov    Per sempre... Che ne sarà di te quan­do ci lasceremo? Perché noi ci lasceremo presto. Tu aprirai gli occhi e avrai vergogna di me. Sarai pro­prio tu a lasciarmi.

Sòfia             (con un grido)   Miscia!

(Una lunga pausa. Platònov si versa da bere, poi affranto si butta a sedere).

Platònov     (quasi pentito)   Del resto... fa' quello che vuoi. Tu sei più onesta e più intelligente di me. Agisci tu. Rinnova la mia vita, se puoi; ma presto, per l'amor di Dio... altrimenti impazzirò.

Sòfia             (incurante)   Domani ce ne andremo via di qui.

Platònov    Sì, sì, partiamo; al più presto pos­sibile.

Sòfia            Devo portarti via di qui. Ho già scritto a mia madre. Andremo da lei.

Platònov    Dove vuoi!

Sòfia            Oh, Miscia! Sarà una vita nuova. (Lo ab­braccia)  Ti porterò dove c'è più luce, via da questa polvere, da questa pigrizia.  Farò di te un  uomo. Credimi,  caro,  rinascerai.  Lavorerai.  Vivremo del pane che ci saremo guadagnati. (Appoggia la testa sul petto di Platònov)  Lavorerò anch'io, Miscia.

Platònov    Tu non sai lavorare, Sophie.

Sòfia            Vedrai. Abbi fiducia in me. Tu mi hai fatto rinascere. £ tutta la mia vita sarà gratitudine. (Lo  guarda  negli  occhi)   Partiremo domani? Sì?

(Platònov annuisce, accondiscendente) 

Vado subito a prepararmi. Alle dieci vieni nella capanna. Verrai?

Platònov    Verrò.

Sòfia            Dammi la tua parola.

Platònov    Parola d'onore. Lo giuro. Partiremo...

Sòfia             (ride)   Ti credo. Ti credo. Puoi venire an­che più presto, io sarò pronta  prima  delle dieci. Cominceremo una nuova vita, Miscia! Che sciocco... non vede la sua felicità.

(Ride. Platònov le bacia la mano) 

Non essere triste.

(Si baciano)  Addio!

Platònov    Hai detto alle dieci o alle undici?

Sòfia            Alle dieci, e anche prima. Addio! (Esce).

Platònov     (solo)   La canzone non è nuova, l'ho sentita cento volte. (Pausa)  Scriverò a lui, a Sàscia. Piangeranno un po',  perdoneranno e dimentiche­ranno... (Apre  l'armadio)  Domani  sarò  un  uomo nuovo... veramente nuovo... Ma è inutile prendere la biancheria, non ho la valigia. (Si versa del vino)  Scriverò a Sàscia e al bambino: povera donna, come potrà vivere senza di me? Se n'è andata senza dire una parola... (Si sdraia sul divano)  Sòfia crede sin­ceramente... Beati coloro che credono! E Anna Petròvna?   Riderà...  

Voce di Màrko (esterna)  Permesso.

Platònov    Mi tempesta di lettere dopo quella terri­bile notte. Devo risponderle, se no è capace di ve­nire davvero.

(Entra Màrko, commissario del giudice di pace).

Màrko         Si può?

Platònov    Avanti! Chi cercate?

Màrko         Vostra signoria. (Estrae dalla borsa un documento)  Una citazione per voi.

Platònov    Date qua. (Afferra il foglio e legge) 

«... in qualità di accusato nella causa per pubblica offesa a Mària Efìmovna Grèkova ». (Ride)  E brava! Brava la nostra scienziata! Ci mancava anche lei!...

E qual è la data?

Màrko         Dopodomani...

Platònov    Peccato! Domani devo partire.

Màrko         Firmate la ricevuta, per favore.

Platònov    La ricevuta? Datemela. (Firma)  Ecco a voi.

Màrko         Così va bene.

Platònov    Sapete dove abita la signorina Grè­kova?

Màrko         Certo, a dodici verste da qui, se siete disposto a passare il fiume a guado.

Platònov     (siede per scrivere)   Le porterete que­sta lettera e lei vi darà tre rubli d'argento. (Scrive).

Màrko         Va bene, vostra signoria.

Platònov    Lo sai che assomigli proprio ad un can barbone?

Màrko         Ma che dice, vostra signoria?

Platònov     (sempre scrivendo)   La verità. Ma tu a chi credi d'assomigliare?

Màrko         Io sono fatto a immagine di Dio.

Platònov    Se è così, ti faccio le mie scuse.

Màrko         Io sono un cristiano, se lo volete sapere. Servo Dio e lo zar da oltre cinquant'anni.  L'ho giurato sul Vangelo.

Platònov     (si alza)   Dalle la lettera tu stesso e non aspettare la risposta. Voglio che gliela porti subito, stasera stessa.

Màrko         Ho capito.

Platònov    E dirai a tutti che ho chiesto perdono alla Grèkova... e che lei non mi ha perdonato.

Màrko         Va bene.

Platònov    E adesso vai, ehi vai...

Màrko         La mancia, vostra signoria. Per venire qui, ho fatto sei verste a piedi.

Platònov    No, niente mancia. Se vuoi posso darti un po' di tè. (Va al samovàr)  Lo vuoi un po' di tè?

Màrko         Se per voi è lo stesso, signore, preferirei portarmelo con me.

Platònov    Cosa? Nel samovàr?

Màrko          No, in tasca. (Apre una capace tasca)  Vedete, c'è posto...

(Platònov va a prendere una sca­tola di tè. Entra Anna Petròvna. Platònov si rivolta di scatto, ha un attimo di smarrimento) 

Màrko          (S'inchina ad Anna Petròvna)  Vostraeccellenza!

Platònov     (frettoloso, a Màrko)   Prendi.

(Gli dà la scatola. Màrko versa il contenuto della scatola in tasca).

Anna            Lì dentro prenderà un cattivo sapore...

Màrko         Vostra eccellenza non si deve preoccu­pare...

Platònov    (strappandogli di mano la scatola quasi vuota) Sei sicuro d'averne preso abbastanza?

Màrko         I miei umili ringraziamenti.

Platònov     (riponendo la scatola)   Vecchio ladro...

Màrko         Dio solo è senza peccato. Vi auguro buo­na fortuna, signore. (Esce).

(Una pausa. Platònov continua a tramestare nell'armadio).

Anna            Avete paura di guardarmi?

Platònov     (di schiena)   Mi sento molto colpevole.

Anna            Perché non avete risposto arie mie lettere?

Platònov    Non ho potuto.

Anna            Perché non vi siete più fatto vedere?

Platònov    Sono stato malato.

Anna            Non è vero!... Mentite!

Platònov    Mento. Non mi fate domande, Anna Petròvna.

Anna            Come puzzate di vino, Platònov, cosa significa tutto questo? Avete gli occhi rossi, il viso disfatto... che vi succede? Bevete?

Platònov    Sì, bevo.

Anna            La stessa storia dell'anno scorso...  Un Don Giovanni e un  pietoso codardo nello stesso tempo. Ora però la smetterete di bere.

Platònov    Va bene.

Anna            Parola d'onore? Del resto, perché oppri­mervi con la parola d'onore?... Dove nascondete il vino?

(Platònov indica l'armadio. Anna vi si dirige) 

Non siate così debole, Miscia... (Apre l'armadio) 

Chedisordine! In quale bottiglia è il vino?

Platònov    In tutte.

Anna            In tutte e cinque? Avete nell'armadio una intera bettola. Bisogna che vostra moglie ritorni. Lo desiderate?

Platònov    Non mi fate domande.

Anna            Vi spiegherete, in qualche modo... Non sono una rivale temibile. Sono disposta a dividervi... (Versa il vino nel bicchiere e lo assaggia)  È buono questo  vino...  beviamone  un  bicchiere,   prima  di buttar via il resto.

(Platònov va verso l'armadio. Anna gli versa il vino) 

Non tremate così.

Platònov     (beve)   Alla vostra salute. Che Dio vi conceda la felicità.

Anna             (beve)   Spero che almeno abbiate avuto nostalgia di me! Sediamoci. Portate qui la bottiglia. (Si siedono)  Vi sono mancata?

Platònov    Ogni istante.

Anna            Ah! Allora perché non siete venuto quella notte?

Platònov      Non mi fate domande. Non posso dirvi nulla, solo che mi sto completamente rovi­nando, mia cara.

Anna            Basta recitare, Platònov. Volete sembrare l'eroe d'un romanzo? Vivete come i comuni mortali.

Platònov    È facile a dirsi, ma come fare?

Anna            Non nascondetevi per bere, non state a letto tutto il giorno, lavatevi qualche volta, venite a farmi visita e soprattutto contentatevi di quello che avete:   non  vi basta di fare il  maestro?  (Si alza)  Venite, andiamo a casa mia.

Platònov    Come? Ah, no, no!

Anna            Ma sì! Vedrete della gente, parlerete, liti­gherete...

Platònov    No... No...

Anna            Vi prego, Miscia, tesoro mio...

Platònov    Voglio rimanere qui.  Permettetemi di fare a modo mio.

Anna            E va bene...

(Pausa. Sforzando il proprio orgoglio)  Sentite, Platònov, vi presterò un po' di denaro e voi andrete via di qui, dove vorrete, per un mese, due...

Platònov    Dove?

Anna            A Mosca, a Pietroburgo. Avete più che mai bisogno di cambiare aria... volete che venga con voi? Volete?

Platònov     (lentamente, amaro)   Domani parto, Anna Petròvna, ma non con voi.

Anna            Va bene... (Pausa).

Platònov    Questo è il nostro ultimo incontro, mia cara. Dimenticatemi. (Le appoggia la mano sul­la spalla)  Forse c'incontreremo fra qualche decina d'anni, e allora potremo ridere... o piangere assie­me su questi giorni. Ma ora lasciatemi andar via.

Anna            Su, bevete, agli ubriachi è consentito dire assurdità.

Platònov    Io non sono ubriaco.

Anna            Ma cosa vi è accaduto?

Platònov    Amica mia, quando lo saprete, non maleditemi. Dirvi addio è la mia punizione. Sorri­dete? Credetemi, è la verità.

(Una pausa).

Anna            E allora...  (Gli dà la mano da baciare)  Eppure sento che ci rivedremo.

Platònov     (tenendole la mano)   No, non bisogna. No, no... (Le bacia la mano).

Anna            Povero amico! Lasciate la mia mano. Be­viamo alla nostra separazione. (Versa del vino)  Si muore anche se non si beve... tanto vale bere... An­che a me piace... e non lo sa nessuno... Davvero... Non c'è niente di peggio che essere una donna emancipata. Una donna emancipata e senza occu­pazione.  A che  cosa  servo  io?  Perché  vivo?  Per forza sono immorale... io sono una donna immorale, Platònov.  (Scoppia a ridere)  Forse ti amo perché sono immorale... (Si tocca la fronte)  E mi rovinerò. Se soltanto fossi una professoressa... oppure un'auti­sta... o qualcos'altro. Se avessi dei bambini... Una donna emancipata che non ha niente da fare. Vuol dire che sono superflua. Eh? che ne dite?

Platònov      Tutti e due ci troviamo in cattive condizioni.

Anna          (alzandosi con un ultimo slancio)   Ditemi che resterete qui.

Platònov    Andatevene, per l'amor di Dio, voi mi tormentate.

Anna              Allora... vi auguro ogni bene. (Gli tende la mano)  Vi dò la mano, non vedete?

(Platònov rimane immobile, come abulico, Anna gli prende la mano e gliela stringe) 

Tornerò a salutarvi...

Platònov    Verrò io... No, non verrò. Ti suppli­co: non parliamone più.

(Un momento di silenzio; sono vicinissimi. Poi lasciandole la mano) 

Addio, Anna Petròvna.

Anna             (uscendo)   Ti auguro di essere felice.

(Platònov la segue. Dall'esterno compare Osip, s'avvi­cina alla finestra, la apre e scavalca il davanzale).

Platònov     (riappare, si versa ancora da bere, va al divano, e finalmente scopre la presenza di Osip, ap­piattito presso la stufa. Trasalendo)   Tu, qui? Come sei entrato?

(Osip indica furbescamente la finestra)  Di' cosa vuoi e fila immediatamente.

Osip               (avanza, freddamente gli mostra alcuni bi­glietti di banca)   Ecco... Me li ha dati Vengheròvic per storpiare Vostra Signoria...

Platònov      Il vecchio Vengheròvic?

Osip              Lui in persona. (Straccia il denaro).

Platònov    Hai stracciato il denaro? (Con un riso nervoso)  Vuoi mostrarti magnanimo?

Osip              Non voglio che all'altro mondo diciate che vi ho ucciso per questi.

(Butta via il denaro. Platònov tenta d'andarsene).

Avete paura, Mikhàil Vassìlievic? (Ride. Gli taglia la strada) 

Sono proprio venuto per uccidervi. O non mi credete?

Platònov    Sei impazzito?! Che cosa ti ho fatto?

Osip              Siete un porco... Perché è venuta da voi la giovane signora?

Platònov     (afferrandolo per il petto)   Esci di qui! Ti farò mettere in galera per questo! Osip(respingendolo)   E perché Anna Petròvna è venuta qui dopo di lei? Perché?

(Osip impugna il coltello).

Platònov     Sarò io a ucciderti. Sono più forte di te.

(Lo assale. Riesce a fargli schizzare di mano il coltello non ancora aperto. Lottano avvinghiati. Platònov viene buttato sul pavimento. Osip riprende il coltello).

Osip              Quando arriverete all'altro mondo, portate i miei umilissimi ossequi al generale Voinìtsev!

Platònov    Lascialo... lascialo...

(Si avvinghiano. Un lamento di Platònov che riceve una ferita al braccio. Si sente il rumore d'una porta che s'apre, dei passi).

Sàscia           (d.f.)   Miscia!

Platònov    Aiuto! Aiuto!

(Platònov riesce a svin­colarsi. Osip rimane interdetto.  Irrompono  Sascia e i due Glagòlev).

 Sàscia          (un urlo)   Miscia!

Osip              Siete arrivata troppo presto. (Butta il coltello)  Davanti a voi non posso.

(Fugge dalla finestra. Kirìll esce rapido per inseguirlo).

Sàscia          Ti ha fatto male? Puoi alzarti?

Platònov    Non ti spaventare, cara... Sono an­cora intero. (Sorride)  Salve, Sàscia.

(Glagòlev esce discretamente).

Sàscia          Che vigliacco è stato.

Platònov    Mi ha solo pestato. Dammi la mano. (Si alza)  Dov'è il sofà? Che cosa guardi? Sono vivo, non vedi...  (Si sdraia sul divano)  Grazie d'essere venuta, altrimenti...

Sàscia          Appoggia la testa sul cuscino. (Gli sistema un cuscino)  Ecco, così. Perché chiudi gli occhi? Ti fa male? (Indica il braccio).

Platònov    Non è nulla! Finalmente sei venuta. (Pone la mano di Sàscia sulla sua guancia).

Sàscia           (stacca la mano. Va alla credenza a cercare delle bende) Mi hanno accompagnata i Glagò­lev. Sono venuta perché il nostro Kolia è molto malato (Platònov trasale)  ha una gran tosse, la febbre... da due notti non dorme e grida... (Piange) 

Ho paura per lui... ho così paura! Ho fatto anche un brutto sogno... se muore il bambino, che cosa sarà di noi? (Non ha trovato le bende. Prende una camicia e ritaglia della tela).

Platònov    Dio non può prenderti il nostro bam­bino! Perché dovrebbe punirti? Forse perché hai sposato me? Salvalo, Sàscia, e ti giuro che ne farò un uomo! Come marito io valgo poco, sono una nullità, ma come padre sono grande! (Geme, ricade) 

Ah, il mio braccio mi fa male.

 (Sàscia corre a fasciarlo) 

Sei venuta. Perché mi hai lasciato? Piangi? Non piangere Sàscia... Saremo felici, noi e il bambino.

Sàscia          L'intrigo... è finito?

Platònov     (sorride)   Che parola...

Sàscia          Non è finito?

Platònov    Come dirti... non c'è intrigo... una specie di mostruoso guazzabuglio... finirà presto...

Sàscia          Quando?

Platònov    Presto torneremo a vivere come pri­ma, Sàscia! Sono sfinito... non credere alla solidità di questo legame, abbi fiducia in me. Con Sòfia fi­nirà presto...

Sàscia           (sbalordita)   Tu... con Sòfia?

Platònov    Non...

Sàscia          Con Sòfia! È vile... è un'infamia...

Platònov     (geme)   Almeno tu, Sàscia, non mi tormentare... Mi fa male il braccio... se ti ci metti anche tu!

Sàscia        Con la vedova sarebbe stato meno grave, ma con la moglie d'un altro... non mi sarei aspet­tata da te una simile vigliaccheria... (Va verso la porta).

Platònov     (cerca d'alzarsi)   Io sono ancora tuo marito, abbiamo un bambino! La mia colpa è grave ma non può essere perdonata? Rimani. (Tenta di trattenerla,  abbracciandola).

Sàscia           (si ritrae)   Non posso, lasciami. Vivevamo tranquilli... al mondo non c'era nessuno più felice di me.

(Platònov ricade a sedere)

 Che hai fatto, Miscia? Che cosa hai fatto? Non si può più tor­nare indietro! Sono perduta. (Singhiozza).

Platònov    Con Sòfia finirà presto...

Sàscia          No! Non mi vedrai più... non venire nemmeno da noi... quello che hai fatto, Miscia, è troppo, troppo brutto... Nikolài ti porterà il bambino, se guarirà... (Singhiozzando esce).

Platònov     (solo)   Ho perso tutto... (Gli duole il braccio. Si alza, va al tavolo, si versa da bere)  In­comincia la vita nuova... (Beve. Va verso il divano. Entra Glagòlev).

Glagòlev    Vi sentite molto male Mikhàil Vassìlievic?

Platònov    Lasciatemi in pace. (S'appoggia al divano).

Glagòlev    Sono desolato di dovervi disturbare. Una domanda soltanto... È per questo che ho ac­compagnato qui vostra moglie... Ma che avete?

Platònov    Eh... Probabilmente sono ubriaco.

Glagòlev    La mia domanda è strana, forse an­che sciocca; ma in nome di Dio rispondetemi, ha un'importanza vitale per me. Crederò alla vostra risposta perché vi conosco come uomo sincero... Mi trovo in una situazione umiliante: la nostra comu­ne conoscente... io la consideravo il culmine della perfezione umana; Anna Petròvna Voinìtseva...

Platònov    Finitela. Vi ho sempre giudicato un vecchio imbecille.

Glagòlev    Voi siete suo amico, la conoscete be­ne... Mi hanno detto sul suo conto una calunnia... oppure?

Platònov    Mi gira la testa.

Glagòlev    Oppure è una donna seria, Mikhàil Vassìlievic? Ha il diritto di diventare la moglie di un uomo onesto? (Platònov sta per svenire)  Cercate di capirmi...

Platònov    Tutto è vile, sudicio, a questo mon­do. (Ricade svenuto sul divano).

Glagòlev     (dopo una pausa di stordimento)   Tut­to è vile, sudicio... Tutto. Quindi anche lei...

Kirìll            (entrando)   Vuoi mettere qui le radici? Non ho nessuna voglia di aspettare.

Glagòlev    Anche lei...

Kirìll           Ma che è successo a Platònov?

Glagòlev     (con disgusto)   Ubriaco! (Avvicinan­dosi al figlio)  Sì, « vile e sudicio ». « Tutto ». (Sconsolato)  Partiremo... per Parigi.

Kirìll           Che ci vai a fare a Parigi? (Ride).

Glagòlev    Ha ragione. Basta con gli ideali. Non c'è più né fede né amore. Non ci sono gli uomini. Partiamo.

Kirìll           Per Parigi?

Glagòlev    Se si deve vivere senza credere a niente, che sia lontano di qui.

Kirìll            (ride forte)   Insieme a Parigi!

(Escono. La risata di Kirìll continua).


ATTO   QUINTO

(Lo studio del defunto generale Voinìtsev. Mobili di vecchio stile, tappeti persiani, fiori. Alle pareti fucili, pistole, pugnali di foggia caucasico. Ritratti di famiglia, i busti di Kryllov, Puskin, Gogol. Uno scaffale con uccelli impagliati. Una libreria; sulla libreria pipe, scatole, bastoni, canne di fucile. Lo scrittoio è coperto di carte, statuette, armi. È il giorno dopo, di pomeriggio avanzato. Piove. En­trano Sòfia e Kàtia).

Sòfia            Non ti agitare, racconta con ordine.

Kàtia           È successo qualcosa di brutto, signora. Le porte e le finestre tutte spalancate, nelle stanze tutto all'aria, rotto... È successo qualcosa di brutto.

Sòfia            Che cosa?...

Kàtia           Non lo so, signora, non lo so... forse Platònov è fuggito... oppure qualcuno lo ha ucciso...

Sòfia            Ma no, no! Sei stata in paese?

Kàtia           Certo... ho cercato dappertutto, è quattr'ore che giro.

Sòfia            Che fare... che fare? (Si siede)  Sei certa che non ci sia proprio da nessuna parte? Sei certa?

Kàtia           Non l'ho trovato, signora... È successo qualcosa di brutto... (Piagnucola)  E il signor Serghèi mi fa pena... gira come un pazzo! Lasciate perdere, signora...

Sòfia            Lasciar perdere, cosa?

Kàtia           L'amore. Cosa ve ne viene? Anche voi fate pena, non mangiate, non dormite, non fate al­tro che tossire...

Sòfia            Torna a casa tua, Kàtia, forse è tornato.

Kàtia           Sì vado... ma voi fareste meglio ad andare a dormire...

Sòfia            Va'...

(Kàtia esce. Sòfia sola va alla fine­stra, appoggia la fronte ai vetri) 

Mi aveva dato la parola d'onore che sarebbe venuto...

Voinìtsev     (entra)   Voi... da me? Nel mio studio?

Sòfia            Io... sì... sono entrata qui... me ne vado... (Fa per uscire).

Voinìtsev    Un momento, Sophie, te ne prego.

Sòfia             (si ferma)   Volete dirmi qualcosa?

Voinìtsev    Sì... è passato il tempo in cui non eravamo estranei in questa camera...

Sòfia            È passato...

Voinìtsev    Scusatemi... partite?

Sòfia            Sì.

Voinìtsev    Con lui?

Sòfia            Sì.

Voinìtsev    Vi auguro felicità... un'esperienza nuova è meglio d'un amore vecchio, non è vero?

Sòfia            Avevate da dirmi qualcosa?

Voinìtsev    Sto forse tacendo? Volevo dire... non voglio essere in debito, con voi, quindi vi prego dj perdonare la mia condotta di ieri... vi ho detto delle insolenze, sono stato villano...

Sòfia            Va bene, vi perdono. (S'avvia per uscire).

Voinìtsev    Aspettate! Non ve ne andate anco­ra... ho ancora qualcosa da dirvi... Divento pazzo, Sophie. Non riesco a sopportare tutto questo... qui, in questo studio, ha vissuto mio padre, il maggior generale Voinìtsev del seguito di Sua Maestà, un uomo grande, glorioso. (Guardando il quadro del padre)  in lui vedevano solo colpe... vedevano come picchiava e calpestava... ma nessuno voleva vedere come lui era calpestato... (Indicando Sòfia)  Posso presentarvi la mia ex-moglie?

(Sòfia fa per uscire. Voinìtsev la prende per un braccio. Disperato) 

No, non ve ne andate ancora, dico delle sciocchezze, lo so, ma dovete ascoltarmi fino in fondo.

Sòfia            Volete dimostrare che sono colpevole nei vostri confronti? Risparmiatevi la fatica. Io so che cosa pensare di me stessa.

Voinìtsev    Sophie, tu non sai nulla... è terribile quello che accade dentro di me. (S'inginocchia da­vanti a lei, le prende le mani)  Abbi pietà! Rimani con me... dimenticherò tutto! Ti ho già perdona­ta... Lui non ti può dare la felicità! Con me saresti di nuovo serena, non così pallida, triste. Lui non ti ama... ti ha preso solo perché ti sei data a lui... Piangi?

Sòfia            Queste lacrime non sono per voi... Forse Platònov acconsentirebbe a lasciarmi ritornare con voi. (Aspra)  Siete tutti disgustosi. (Pausa)  Dov'è Platònov?

Voinìtsev    Gli ho dato del denaro e mi ha promesso che sarebbe partito.

Sòfia            L'avete comprato? Mentite!

Voinìtsev     (in un grido)   Gli ho dato mille rubli! Ha rinunciato a voi! (Si accascia)  Non è vero, non è vero, è una menzogna... tutte menzogne... anda-tevelo a  prendere, baciatelo, non  l'ho comprato...

(Entra Anna Petròvna).

Anna            Che giornata, miei cari!

(Anna attraversa la stanza fino alla finestra nel silenzio. Quando An­na è giunta alla finestra, Sòfia esce. Si è rivoltata verso la stanza) 

I contadini devono aver ucciso Osip stanotte.

Voinìtsev    Davvero...

Anna            Sì, ne hanno trovato il corpo nel pozzo, poco fa. Laggiù.                                                     

Voinìtsev     (guarda dalla finestra)   Questa do­veva essere la sua fine.

(Pausa).

Anna            Hai sentito la novità? Dicono che Platònov sia scomparso... (Pausa)  Hai letto la notifica?

Voinìtsev    Sì.

Anna            Addio villa. Dio ce l'ha data. Dio ce la prende. Tutto perché ci siamo fidati di Glagòlev... Aveva promesso di comprare la proprietà, ma non si è presentato all'asta... Il suo domestico dice che è partito per Parigi... Se non ci avesse giocato que­sto tiro, gli avremmo pagato con calma gli interessi e saremmo vissuti... (Si siede allo scrittoio)  Che farai tu adesso? Dispiace separarsi dal nido ma non c'è scampo...

Voinìtsev    Non vi curate di me, « maman ». Voi stessa vi reggete a stento. Consolate voi prima di me.

Anna            La cosa più importante è il sangue freddo. Tu hai perso quello che avevi, ma l'importante è l'avvenire. Hai tutta una vita davanti a te, una vita d'uomo, bella, di lavoro! Entrerai in un gin­nasio, incomincerai a lavorare... Se vorrai, arrive­rai lontano... Ma non devi litigare con tua moglie, siete appena sposati e già incominciate a litigare... Che accade tra voi?

Voinìtsev    Non accade, è già accaduto. L'ho saputo solo ieri mattina. Ho l'onore di presentarmi: un marito cornuto.

Anna            Che sciocchezze, Serghèi! Dire queste mostruosità senza riflettere... Evidentemente non sai cosa significhi.

Voinìtsev    No, «maman». Lo so. È certo.

Anna            Tu offendi Sophie.

Voinìtsev    Te lo giuro davanti a Dio.

Anna            Qui, in questo paese?

Voinìtsev    Sì.

Anna            In questo paese? È impossibile... A chi può venire in mente, con una Voinìtsev, qui nes­suno oserebbe...

Voinìtsev    Platònov.

(Lunga pausa).

Anna             (in un soffio)   Platònov?

Voinìtsev    Platònov.

Anna             (riprendendosi, tra il riso e il pianto)   Se ne possono dire di sciocchezze, ma quella che hai detto adesso...

Voinìtsev    Chiedetelo a lei, se non ci credete. Parte oggi con lui. Mi lascia...

Anna            Non può essere, Serghèi, questo è un al­tro frutto della tua fantasia puerile...

Voinìtsev     (isterico)   Lei parte oggi. Sono due giorni che so tutto.  (Un silenzio. A mezza voce)  Parte oggi...

Anna            Sì, sì... aspetta un momento!... Ora ca­pisco... Ora capisco...

Bùgrov         (entrando)   Buongiorno! Buona domenica... come state?

Anna             (ancora assorta)   Sì, sì.

Bùgrov        Piove, ma fa caldo.

(Si asciuga la fronte. Siede. Voinìtsev suona un campanello, violentemente) 

Per voi naturalmente (sorride)  questa èuna visita un po' spiacevole...

(Entra Vassìli).

Voinìtsev    Pezzo d'imbecille, quante volte ti ho ordinato di non fare entrare nessuno senza an­nunciare! Dovreste essere tutti frustati, animali! (Scaglia a terra il campanello)  E levati dai piedi!

(Cammina su e giù per la stanza. Vassìli si stringe nelle spalle. Esce).

Bùgrov        Eh, già... purtroppo c'è stata la vendita all'asta, come sapete, allora io... non vi adirate con me, vi prego... Non sono stato io a comprare la pro­prietà, è stato Abràm Abràmovic Vengheròvic; io ho dato solo il nome. (Ridacchia)  Abràm Abràmovic mi ha ordinato di riferire che potete vivere qui fin­ché volete, anche fino a Natale... ci sarà qualche lavoretto da fare, ma non vi darà troppo fastidio e semmai potete trasferirvi nelle « dépendances »... Mi ha anche detto di chiedervi, Anna Petròvna, se volete vendergli le miniere... noi offriremmo un buon prezzo...

Anna            Non le venderò a nessuna condizione... Quanto mi dareste? Una miseria... Vi vada di traverso!  

Bùgrov        Abràm Abràmovic Vengheròvic mi ha ordinato di riferire che se non volete vendergli le miniere in cambio del saldo dei debiti di Serghèi Pàvlovic e del defunto generale sarà costretto a pro­testare le cambiali. E anch'io le mie... L'amicizia è una bella cosa ma il denaro è il denaro...

Anna            Lasciateci, per favore. Scusate, ma andatevene...

Bùgrov        Capisco, capisco... Non vi preoccupate, potete rimanere anche fino a Natale. Ripasserò do­mani o dopo... vi riverisco...

(Bùgrov esce).

Voinìtsev    Facciano quel che vogliono... Io non ho più bisogno di niente. Sono solo...

Anna             (gli s'avvicina)  - Forse... si può ancora ri­parare...

(Si ode bussare. Anna furiosa)  Chi è?

Vassìli          (comparendo)   La signorina Mària Efìmovna Grèkova. Posso farla accomodare?

(Entra la Grèkova).

Grèkova       (felice)   Anna Petròvna.  (Le dà la mano. Vassìli esce)  Buongiorno, Serghèi. Scusate se vi disturbo, sono venuta solo un momento, non vi immaginate certo il perché! (Ride)  Scusate, Serghèi, è un segreto che devo comunicare ad Anna Petròv­na... (Si apparta con Anna)  È di Platònov! (Le dà un foglio)  L'ho ricevuto ieri sera.

(Anna legge lentamente) 

« Allora vi baciai perché ero irritato e non sapevo quel che volevo, ora vi bacerei come una immagine sacra. (Uno sguardo alla Grèkova, che sembra beata)  Sono stato ingiusto con voi, lo riconosco. Purtroppo non ci rivedremo: parto per sempre. Siate felice, ve ne prego, e almeno voi trattatemi con giustizia: non mi perdonate ». Io sapete... l'avevo citato! Fatelo chiamare, Anna Petròvna, che venga qui.

Anna            È necessario?

Grèkova      Oh sì, sì, Mikhàil Vassìlievic sarà tra­sferito... l'avevo chiesto al Direttore della scuola... Che pasticcio ho fatto! Non ascoltate, Serghèi Pàv­lovic. (Ad Anna Petròvna)  Come potevo prevedere che avrebbe scritto questo biglietto... se avessi sa­puto! Ho tanto sofferto...

Anna            Andate un momento in biblioteca, mia cara, vi raggiungo subito. Devo dire ancora una cosa a Serghèi.

Grèkova        Va bene. Ma lo manderete a chiama­re? Vorrei proprio vederlo...

Anna             (accompagnandola)   Un momento e vi rag­giungo...

Grèkova      Va bene. (L'abbraccia)  Non siate in collera con me, non potete immaginare quanto sof­fro. (Esce).

Anna             (rivolgendosi a Voinìtsev)   Forse si può ancora salvare la tua famiglia, Serghèi. Parlerò su­bito con Sophie. Voglio interrogarla io... Solo per un bacio, Platònov è capace di fare chissà che bac­cano! A cose gravi non possono essere arrivati, ne sono sicura. Tu ti sbagli! Dov'è Sophie...

Voinìtsev    Forse in camera sua.

(Anna esce. Voinìtsev scoppia a piangere).

Anna             (d.f.)   Platònov! Su! Presto, aiutatemi.

(Entrano Anna, Platònov retto da un servo. Platònov ha il braccio al collo, la barba lunga; è coperto da un mantello fradicio di pioggia) 

Mikhàil Vassìlievic!

Platònov    Ho freddo... freddo...

Anna             (al servo)   Mettetelo qui... (Eseguono).

Platònov    Sono stanco... finito...

Anna            Lasciate che vi tolga... (Fa per togliergli il mantello bagnato).

Platònov     (con un grido di dolore)   Il braccio! mi fa male...

Anna             (al servo)   Andate a chiamare il dottore...

(Il servo esce).

Platònov     (appoggiandosi al tavolo)   ...chiedo umilmente perdono... sono colpevole...

(Anna si irrigidisce).

Voinìtsev     Cosa siete venuto a fare qui?

Platònov    Non sono venuto per giustificarmi...

Voinìtsev    Cosa siete venuto a fare qui?!

Platònov    Oooh!.... Non potreste essere più cor­tese? (Ricade).

Voinìtsev     (affranto)   Domandategli voi, « maman », perché è venuto...

Anna            Platònov!... E' vero?

Platònov    Sì.

(Pausa. Voinìtsev riprende a singhiozzare).

Anna            È vile giuocare con gli uomini, Platònov.

Voinìtsev    Io vi disprezzo, Platònov. Andatevene! Fuori! Fuori di qui, lasciatemi in pace...

Anna            Perché siete tornato a casa nostra?

Platònov    La mia vita è finita. Ho perduto tutto, tutto... l'onore, la dignità umana...

Voinìtsev     (tra i singhiozzi)   Io non vi ascolto! Non ci fate più colpo con le vostre parole! Siete solo un vigliacco. Vi odio.

Platònov    Tu non hai diritto di calpestarmi, anche se sei infelice! Voi non sapete quello che io ho sofferto...

Anna            Che cosa ci può importare, adesso, Mikhài] Vassìlievic?

Platònov    Nemmeno a voi importa?

Anna            Vi assicuro che non importa nemmeno a me...

Platònov    Non mentite, Anna Petròvna? E forse avete ragione... forse... ma dove cercare allora gli uomini? Dove sono? Non capiscono...

Voinìtsev    Chi capirà? Mi sento impazzire, la­sciatemi in pace.

Anna            Andatevene, fateci il favore, andate...

Platònov     (in un grido)   Non me ne andrò di qui, anche se bruciate la casa! Chi non gradisce la mia presenza, può andarsene! Datemi qualche cosa di caldo... non ritornerò a casa, fuori piove... mi coricherò qui.

Anna            Andate a casa, Mikhàil Vassìlievic, vi por­terò io quel che vi occorre.

Platònov    Chi non gradisce la mia presenza può andarsene... datemi da bere.

(Anna gli porge una caraffa. Platònov beve dalla caraffa). Sto male.

Anna             (gli tocca la fronte)   Avete la febbre.

(Entra Sòfia).

Sòfia             (d.f.)   Platònov! (Entrando in preda a forte emozione)  ...dov'eravate? Perché non siete venuto? (Si accorge delle sue condizioni)  Che cosa vi è suc­cesso?

Platònov    Non serve... tutto è finito, Sophie.

Sòfia            Come?

Platònov    Sono esausto, lo giuro! Voi siete tanti, io sono solo... non ho più bisogno di niente, lascia­temi in pace.

Sòfia            Che cosa dite?

Platònov    Non ho più bisogno della nuova vita, anche della vecchia ne ho abbastanza.

Sòfia             (con disperazione si slancia verso di lui)  Miscia, amore!

Platònov     (scostandola)   Non capisci? È finita!

Sòfia            Finita?

Platònov    Lasciami in pace! Ne ho abbastanza, di tutto... di te...

Sòfia             (spenta)   Vile... (Con forza crescente)  Vile! Vile!

Platònov    Lo so.

Sòfia            Ti odio! (Scoppia in singhiozzi isterici).

Platònov    Tutto questo mi disgusta... (Grida)  Sono malato!

Sòfia            Che cosa farò? Che cosa farò? Salvatemi, Platònov! Non resisterò alla vergogna... (Singhiozza).

Voinìtsev     (avvicinandosi a Platònov)   Platònov, andate via.

Anna             (rivolgendosi a Sòfia)   Basta, Sophie.

(Entra Trilètski).

Sòfia            Non ho bisogno del vostro aiuto! Vi odio tutti. Lasciatemi! (Cade a sedere affranta su una poltrona).

(Una pausa. La scena seguente si svolgerà con pesante lentezza).                                             

Nikolài        La tragedia è all'epilogo...

Anna            Riportatelo a casa, Nikolài, curatelo. (Si avvicina a Platònov)  Che cosa fate qui, insigne com­mediante?

Platònov    Che vuoi, tu?

Nikolài         (prendendogli il polso)   Hai finito adesso di tener la predica, signor filosofo?

Platònov    Sono malato,  Nikolài.  Parlo seria­mente.

Nikolài        Sì, sì... Mettiti il mantello e andiamo. La tua fortuna è che sono rientrato a casa stamat­tina. Cosa sarebbe accaduto se non fossi riuscito a fermarla?

Platònov     (allarmato)   Fermarla? Sàscia? Che le è successo?

Nikolài        Niente, ha tentato di avvelenarsi.

(Un silenzio).

Platònov    È colpa mia! È colpa mia...

Nikolài        Finiamola di recitare... Sono arrivato in tempo. È fuori pericolo, ormai.

Platònov     (scoppia a ridere)   Come mi hai spa­ventato. (Tenta di baciare Nikolài).

Nikolài        Non capisco di che cosa ti rallegri...

Platònov    Eh?... Già...

(Il riso di Platònov si spegne).

Anna            Verrò da voi stasera, parlerò anch'io con Aleksàndra Ivànovna... Come le è saltato in mente di spaventarci così?

Platònov    Che cosa debbo fare, Nikolài?

Nikolài        Va' da lei e dille... che l'ami.

Platònov    Sì,  sì  andiamo,  andiamo!  (Fa per alzarsi, ricade a sedere)  Aspetta, mi gira la testa... un momento... e poi andremo.

Anna            Portatelo via, Nikolài.

Platònov     (a Nikolài)   Siedi accanto a me, te ne prego.

(Nikolài siede. Si commuove) 

Ti ringrazio,amico. (Gli afferra la mano)  Ho sete...

(Anna gli dà da bere).

Platònov    Sono terribilmente ammalato, Nikolài...

Nikolài        Desideri andare, ti domando, sì, o no?

Platònov    Sì, sì... (Fa per alzarsi)  Ma perché ho la bocca così arsa? (Di qui il ritmo diventa frenetico).

Sòfia             No, non potete andar via... vi supplico... Platònov. (Si butta in ginocchio ai suoi piedi).

Anna            Sophie...

Sòfia            Salvatemi, Platònov.

(Platònov si prende la testa fra le mani, gemendo)   Salvatemi.

Anna            Sophie, non dovete fare questo! Nessuno merita che... in ginocchio... Alzatevi.  (La strappa a Platònov).

Sòfia             (aggrappandosi ad Anna)   Aiutatemi, supplicatelo voi... voi.

Anna             (contemporaneamente)   Su, andate nella vostra stanza!

(Sòfia si dibatte) 

Serghèi, Nikolài, aiutatemi una buona volta...

Sòfia            Persuadetelo... Non può essere... Non può essere... siamo ancora in tempo...

(Esce con Anna, portata fuori da Serghèi, Nikolài. La porta rimane aperta).

Platònov     (rimasto solo; dopo un silenzio, in una strana lucidità ironica)   Vergogna... ho vergogna... soffro di vergogna... avevo fame... ho fatto il ciarla­tano... e sono venuto in questa casa, mi hanno ospi­tato, mi hanno vestito, colmato d'attenzioni! Li ho ripagati bene.

(Nel corridoio, appare Mària Efìmovna Grèkova. Platònov accorgendosi di lei, scoppia a ridere)

 Allora, domani... andiamo in Tribunale?

Grèkova      Ma, dopo la vostra lettera, non siamo più nemici...

Platònov    Fa lo stesso... (Ricade a sedere).

Grèkova      Che avete?

Platònov     (a mezza voce)   Sono ammalato... Ascoltate, mi volete ascoltare? (Le fa segno d'acco­starsi).

Grèkova       (avvicinandosi)   Oh, sì.

Platònov    Sedete vicino a me.  Ospitatemi in casa vostra. Mi potete mettere anche in una rimessa, in un angolo qualsiasi con dell'acqua e un po' di chinino. Vi prego!

Grèkova      Ma certo, naturalmente... Starete a casa mia... quanto vorrete!

Platònov    « Merci », intelligente bambina... Piove?

Grèkova      Sì, ma non importa... ho la carrozza coperta.

Platònov    Sei bella... perché arrossisci? Non ti tocco... (Le prende la mano, gliela bacia)  Che mano fredda... (Tiene la mano sul viso)  Amo tutti gli uo­mini, tutti! Amo anche voi... Non volevo fare del male a nessuno e invece ho fatto del male a tutti... Faccio del male... e mi amano... per esempio ho offeso la Grèkova, l'ho spinta contro il tavolo, e lei vi ama... Ah. sì, siete voi la Grèkova, scusate...

Grèkova      Che cosa vi fa soffrire così?

Platònov     (ironico)   Platònov.  (Pausa)  Voi mi amate?

Grèkova      Sì...

Platònov    Tutti amano...

Grèkova      Amo solo te!

(Entra Sòfia. Si avvicina allo scrittoio e rovista precipitosamente. Grèkova afferra Platònov per un braccio. Sòfia prende un revolver. Grèkova si pone fra Platònov e Sòfia) 

Che fate? Che fate? (Si getta su Sòfia)  Aiuto!

Sòfia            Lasciatemi...

(Spinge via la Grèkova, punta su Platònov).

Platònov     (atterrito)   No... no... perché?

(Sòfia gli spara a bruciapelo. Platònov cade. Accorrono Anna Petròvna, Trilètski e Voinìtsev. Anna strappa la pistola a Sòfia).

Nikolài         (si china su Platònov e gli sbottona la giacca)   Mikhàil Vassìlievic, mi senti? (Grida)  Dell'acqua!

(Voinìtsev va a chiudere la porta a chiave).

Grèkova      Salvatelo... salvatelo!

(Una pausa: Nikolài ausculta Platònov).

Nikolài         (rialzandosi)   È morto. Anna  No... no...

(La Grèkova si siede al tavolo e piange disperatamente).

Nikolài        La vita non vale un centesimo. Addio, Miscia.

(Prende la rivoltella che tiene Anna Pe­tròvna, la mette in mano a Platònov, riguardando gli altri) 

Che cosa state a guardare? Si è ucciso.

(Sòfia sembra svenire. Nikolài si alza come per an­darsene. Si avvia lento; incontra lo sguardo dì Voi­nìtsev).

Voinìtsev    Che fare, Nikolài?

Nikolài         (con leggera ironia)   Seppellire i morti e curare i vivi.

Anna             (immobile, a Nikolài)   Non dite nulla ad Aleksàndra Ivànovna. Glielo dirò io. (Lasciandosi cadere)  Platònov, vita mia. Non sei morto... vita mia.

F I N E

Questa commedia è stata rappresentata al Teatro Stabile di Torino, l'8 dicembre 1958, dalla Compagnia del Teatro stesso, con la partecipazione di Laura Adani e Gianni Santuccio. Le parti sono state così distribuite: Anna Petròvna Voinìtseva (Laura Adani): Serghèi Pavlovic Voinìtsev (Carlo Montagna); Sòfia Egòrovna (Milly Vitale); Porfìri Semiònovic Glagòlev (Giulio Oppi); Kirìll Porfìrievic Glagòlev (Gastone Bartolucci); Mària Efìmovna Grèkova (Elena Magoia); Abràm Abràmovic Vengheròvic (Attilio Ortolani); Timofèi Gordèievic Bùgrov (Cesare Polacco); Mikhàil Vassìlievic Platònov (Gianni Santuccio); Aleksàn­dra Ivànovna (Luisa Rossi): Nikolài Ivànovic Trilèski (Vincenzo De Toma); Osip (Mario Bardella); Màrko (San­dro Rocca): Vassìli (Giovanni Mannocchi); Iàkov (Ales­sandro Esposito); Kàtia (Lucetta Prono). Regia di Gian­franco De Bosio, con la collaborazione di Ernesto Cortese.

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