GLI INNAMORATI
Lamore attraverso le et
TRE dialoghi brevi
Di GYP
PERSONAGGI
ADAMO
EVA
DAFNI
CLOE
GIUSEPPE
LA SIGNORA PUTIFARRE
ADAMO ED EVA
Il Paradiso terrestre. Cielo implacabilmente azzurro. Acque sempre calme e limpide. Alberi superbi, sempre verdi. Fiori sempre sbocciati. Fruiti sempre maturi. Erba sempre vellutata. Profumi sempre inebrianti.
Adamo - (sbadigliando) Non mi diverto, qui. (gonfiandosi). Eppure Dio mi diede l'intelligenza, la giustizia.
Eva - (stiracchiandosi) Non prendere delle arie.
Adamo - Mi diede anche l'amore.
Eva - (facendo una piccola smorfia ironica) Eh, eh...
Adamo - (senza raccogliere l interruzione) ...e mi diede l'immortalit.
Eva - Sar un affare lungo.
Adamo - Insomma, Dio mi cre a sua immagine, mi fece pi bello di tutti gli altri esseri, col rischio di offuscarli.
Eva - E io?
Adamo - Tu? Che c'entri tu?
Eva - S, non parli che di te. E io, che cosa sono?
Adamo - (improvvisamente tenero) Tu sei 1 osso delle mie ossa, la carne della mia carne.
Eva - Allora sono anch'io il pi bello esseri?
Adamo - Dopo di me, s.
Eva - (andando a specchiarsi nellacqua del lago). Dopo? Perch dopo?
Adamo - Perch... (cercando una risposta) perch il Signore ha stabilito cos.
Eva - (impensierita) Ah! (pausa: si gira intorno) E bello, non ti pare, il nostro paradiso?
Adamo - (senza guardare) Superbo!
Eva - (tornando ali idea di prima) Allora, tu sei superiore a me.
Adamo - S.
Eva - Perch?
Adamo - (categoricamente) Perch io sono l'uomo.
Eva - (lungo silenzio).
Adamo - (sbadigliando sempre pi forte) Tu hai ragione: bello il Paradiso, ma un po' monotono.
Eva - (inquieta) Non sei felice?
Adamo - S, felicissimo, se non che, te lo ripeto, sempre la stessa cosa.
Eva - Ma tu hai me.
Adamo - Certamente, ho te, ma anche tu sei sempre la stessa cosa.
Eva - Via, non posso cambiarmi.
Adamo - di questo che mi lagno.
Eva - (con tristezza) Ah! (pausa) Neanche tu non cambi. Sei sempre lo stesso, e tuttavia io non mi lamento.
Adamo - (seccato) Non la stessa cosa.
Eva - Perch?
Adamo - Perch tu sei donna.
Eva - Sei soddisfatto di questa spiegazione?
Adamo - Certamente. Io ho aspirazioni, bisogni che tu non hai. Che ne sai?
Adamo - Lo so che tu non puoi, che tu non devi avere altro orizzonte che me, altra preoccupazione che la mia, felicit.
Eva - E tu?
Adamo - Anch'io, (riflessivo) per ora. (lunga pausa).
Eva - A che pensi?
Adamo - A tante cose (sorride).
Eva - Per esempio?
Adamo - Per esempio mi pare che tu dovresti insegnarti a... come dire?... a rinnovarti.
Eva - (perplessa) Come fare? (pausa) Di pure.
Adamo - (riprendendo la posa di chi vuol dormire) Che cosa?
Eva - Non so nulla, io.
Adamo - Me ne accorgo.
Eva - (seccata) Faccio quello che posso.
Adamo - Sei d'un'ignoranza!
Eva - vero, ma se tu volessi...
Adamo - (burbero) Che?
Eva - Lasciarmi avvicinare all'albero della scienza.
Adamo - (irritato) Vuoi star zitta?
Eva - Il serpente mi ha spesso offerto delle mele.
Adamo - (atterrito) Ti ha off....
Eva - ...fer di mangiarne... s! E forse questo... mi rinnoverebbe, come dici tu.
Adamo - Ma proibito.
Eva - Si pu sempre provare.
Adamo - (decidendosi) Ebbene, prova, (pausa) E se buono, verrai a dirmelo?
Eva - Ti pare? (si lancia alla ricerca del serpente).
FINE
DAFNI E CLOE
Fiume azzurro che scorre lentamente fra due Siepi di gelsi bianchi. Nell'acqua.
Dafni - (giovinetto di diciott'anni, a Cloe che lo guarda) A che pensi?
Cloe - (fanciulla di quindici anni. Costume: una pelle di capretto bianco. Colorito roseo, sguardo trasognato; s'appoggia al tronco di un gelso) Penso che sei il pi bello dei pastori.
Dafni - Solo oggi te ne accorgi?
Cloe - Si.
Dafni - Strano.
Cloe - (pensosa) strano, (pausa) Non hai freddo in quest'acqua gelata?
Dafni - No. E perch?
Cloe - Perch vorrei vederti uscire.
Dafni - Ecco, esco, (sale sulla riva).
Cloe - Sei bello! (sospendendoglisi al collo) Sei bello.
Dafni - Non bagnarti.
Cloe - (baciandolo) Che importa?
Dafni - (turbato) Le tue labbra sono pi tenere che la rosa.
Cloe - (felice) Davvero?
Dafni - La tua bocca pi dolce del miele.
Cloe - Davvero?
Dafni - (sempre pi commosso) Il vero bacio pi cocente d'una puntura d'ape. Ma non mi dispiace. Anzi...
Cloe - (rapita) Allora, tu ricominci.
Dafni - (baciandola a lungo, ad occhi chiusi) dolce, dolce!
Cloe - Sei felice?
Dafni - E come! (pausa) Cio, no, non del tutto: mi pare che mi manchi qualche cosa.
Cloe - Ossia...
Dafni - Non saprei. Vieni laggi, nel bosco degli oleandri.
Cloe - Andiamo? (pausa) Si deve star bene, laggi, perduti tutti e due fra i corbezzoli:e i mirti.
Dafni - (pensoso) Si deve star bene (lo bacia).
Cloe - (turbata) dolce davvero.
Dafni - Ti piace ?
Cloe - Mi piace.
Dafni - Allora sei felice, completamente felice?
Cloe - Non interamente. Perch, non so. Mi pare che mi manchi qualche cosa.
Dafni - Non ti domandi che cosa?
Cloe - Io no, e tu?
Dafni - (sognando) Neanch'io!
FINE
GIUSEPPE E LA SIGNORA PUTIFARRE
In un salotto egizio. Sopra una dormeuse di porfida, sorretta da due sfingi.
La signora Putifarre - (et incerta. Pi interessante che bella. Abiti suggestivi e trasparenti. Fa un cenno a Giuseppe che passa in una galleria) Pstt... Pssst!
Giuseppe - (arrestandosi) Vi degnate di chiamarmi, padrona? (la signora Putifarre continua, a fargli cenno di avvicinarsi).
Giuseppe - Desiderate parlarmi?
La signora P. - (seccata) S.
Giuseppe - (avvicinandosi di un passo e attendendo in atteggiamento rispettoso) Vi ascolto.
La signora P. - Avvicinati, avvicinati di pi. Dimmi, lo sai che sei molto bello?
Giuseppe - (modesto) Molto bello forse esagerato, ma come sono, piaccio a Dio.
La signora P. - Sta bene, ma al mondo non c' solo lui!
Giuseppe - (sempre nello stesso atteggiamento sottomesso) Signora, ho sentito bene?
La signora P. - Ti dico che non c' solo il buon Dio a questo mondo.
Giuseppe - Vostro marito, il mio venerato padrone, vuole in me un servo degno della sua fiducia.
La signora P. - E io?
Giuseppe - (interrogativo) E voi, padrona?
La signora P. - Non t'accorgi che anch'io ti ritengo degno della mia fiducia?
Giuseppe - (incrociando le braccia fino a toccare con le mani le spalle e inchinandosi profondamente) Il vostro servitore felice.
La signora P. - Allora, avvicinati.
Giuseppe - Avete ordini a darmi?
La signora P. - Te lo dir. Avvicinati (di pi. (Giuseppe s'accosta fino a toccare con la punta dei piedi il porfido del letto) E ora, curvati su di me. (la signora sdraiata. Giuseppe si curva su di lei) Pi ancora. Ci che debbo dirti, va detto a bassa voce.
Giuseppe - (tremando, fra se) Vuol far assassinare qualcuno, certamente.
La signora P. - (carezzevole, afferrandolo per il collo, lo attrae perfidamente a s) Ci che debbo dirti, non lo indovini?
Giuseppe - (sgomento) Credo di indovinarlo.
La signora P. - E questo ti spaventa?
Giuseppe - S, signora.
La signora P. - (impetuosamente) Non parlare negro! (e poi, tenera) Come, non sei felice di sapere che ti amo?
Giuseppe - (respirando sollevato) tutto qui?
La signora P. - Non ancora abbastanza?
Giuseppe - Oh, s, padrona! anche troppo.
La signora P. - E tu?
Giuseppe - E io?
La signora P. - Mi ami?
Giuseppe - (deferente) Vi venero, come venero il vostro sposo, il mio augusto padrone
La signora P. - Non parliamo di lui! (fra s) superbo, ma non forte. Mio marito Putifarre, eunuco di Faraone, ufficiale di palazzo. Ha tutti gli onori, tutte le glorie ma non si occupa delle donne.
Giuseppe - Fa bene.
La signora P. - (scattando come una molla) Ah, tu non ami le donne?
Giuseppe - No.
La signora P. - Non le conosci?
Giuseppe - Oh, mostruoso!
La signora P. - Credi? vieni fra le mi braccia, (si attacca a lui).
Giuseppe - Giammai! Preferisco tornare nella mia cisterna, (si scuote) Vi supplico di non attentare al mio pudore, (si sente una lacerazione di stoffe. Riesce a liberarsi).
La signora P. - (guardando il mantello che l rimasto in mano) Imbecille! (a Giuseppe che fa un movimento per riprende il proprio mantello) No, lo conservo come documento di minchioneria, che recher il tuo nome fra i popoli.
Giuseppe - (abbandonando il mantello) Presso i popoli putridi. Per gli altri, al contrario, io sono il simbolo della perfezione!
La signora P. - Per le vecchie carcasse di donna, per le beghine, le direttrici didattiche, le patronesse della lega per la pubblica moralit sarai l'aspirazione della creatura alle sfere celesti, ma per le donne giovani e belle sarai un prete mancato, un moralista impotente, un idiota qualunque.
FINE
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