(1930)
Un atto di Sabatino LOPEZ
da 7 COMMEDIE IN UN ATTO
Rizzoli Editore Milano - 1967
PERSONAGGI
IL CAVALIER BATTICOSTA
SERGIO FELUCHI
ADELE
IL DOTTORE
MICHELE
DOMENICO
A Firenze. 30 giugno mattina.
Lo studio in casa del banchiere Batticosta a Firenze. Mobili un poco all'antica. Alle pareti, stampe e quadri, tutte immagini del puro Ottocento.
(Il cavalier Batticosta, seduto alla scrivania, forma un numero all'apparecchio telefonico e aspetta. Qualcuno gli risponde, perch ora parla all'apparecchio.)
BATTICOSTA Con chi parlo?... Con Fantini? Con Fantini. Bene: avvisare che tarder una mezz'ora, un'ora al pi. - C' anche il signor Feluchi, o gi per la strada? - Voi non l'avete visto? - No, no, non state a cercare adesso: se c', che aspetti che io torni a telefonare; se venuto via, niente da dire. (Chiude la comunicazione. Guarda l'orologio.) Le dieci meno un quarto.
DOMENICO (batte con la nocca, entra) C' il Felu... - C' il signor Feluchi. Dice che l'ha chiamato per telefono. Che deve passare?
BATTICOSTA No. L'ho chiamato, ma ora non posso riceverlo perch c' di l il dottore. Torni pure in banca e mi aspetti l. (Sbito si pente.) No, meglio che torni qui tra venti, venticinque minuti. Hai capito?
DOMENICO (scuote la testa, borbotta a mezza voce) Ci vuol poco a capire. Che torni.
BATTICOSTA Vai.
DOMENICO Sissignore. - L'ha preso il caff?
BATTICOSTA Non t'occupare. L'ho preso. Vai.
DOMENICO Sissignore. (Esce.)
BATTICOSTA (non ha che fare. Aspetta il dottore, che dall'Adele. Canterella, vuota il portacenere, si alza e stacca un foglio dal calendario che sulla scrivania.)
IL DOTTORE (di dentro) Si pu?
BATTICOSTA Avanti, dottore. (Gli va incontro. L'anziano dottore - hanno press'a poco la medesima et - gi entrato.)
IL DOTTORE Ecco fatto. Lei mi scusi se l'ho trattenuto fuori della camera... Una malata, specialmente, pu avere i suoi piccoli segretucci riservati soltanto al medico. Il medico... (Esita.)
BATTICOSTA ... un confessore. Vada avanti.
IL DOTTORE (siede) Benissimo. Va tutto benissimo.
BATTICOSTA (rasserenato) Aaah! Son contento! Stavo quasi in pena per questo prolungarsi della visita...
IL DOTTORE Gliel'avevo pur detto che sarebbe stata una cosa lunga. Ma in compenso, si consoli, il congedo. - Mi renda giustizia: avevo preveduto anche questo. - La signora... la signorina... - Lei, cavaliere, come la chiama?
BATTICOSTA (gli pianta gli occhi in faccia) Io la chiamo Adele.
IL DOTTORE Naturale! Allora diremo: la signorina si riveste perch ha da uscire...
BATTICOSTA Lo sapevo. Avrebbe dovuto esser gi fuori.
IL DOTTORE ... ma viene subito. L'ho preceduta perch avevo visto lei ancora un po' inquieto. Ma non era il caso: non pi il caso. - Qualunque ulteriore complicazione da escludersi. L'ho sottoposta a un esame, accuratissimo, degli organi delle vie respiratorie, del fegato, della milza, del cuore, prima di pronunciarmi, perch nell'arte nostra bisogna andar cauti. Niente. Poco c' stato rispetto a quel che poteva esserci; ora, pi nulla. Non si avverte nessuna lesione, nessuna traccia di tossico. Come se la signorina avesse inghiottito un bicchiere d'acqua fresca.
(Adele, in un chiaro abito mattinale da passeggio, scivola dentro leggera. Batticosta con la mano la chiama alla sua poltrona; lei si siede in silenzio sopra un bracciolo. Batticosta le tiene stretta una mano tra le sue.)
Ah! qua, lei. Ripetevo al cavaliere quello che le ho detto di l: che si pu chiamar fortunata. Ringrazi prima il santo che la protegge e poi i suoi genitori che l'hanno costruita di costituzione forte, robusta...
BATTICOSTA Fabbrica solida: suo padre era ca-pomastro. Che sana, lei dottore ne ha le prove dirette e indirette. Siamo assieme da quattro anni: mai un dolore di testa. Lei, dottore, venuto qualche volta per me, ma per lei...
IL DOTTORE Mai.
BATTICOSTA E dunque, caro amico - permette, vero? - caro amico...
IL DOTTORE S'immagini!
ADELE Ah! s. Un vero amico.
BATTICOSTA ... a noi non rimane che ringraziarla. Oggi poi mi ha levato un gran peso di sullo stomaco. (A lei, a lui) Ma ti dovrebbe servire di lezione. Come bisogna stare attenti!... Basta un minuto di sbadataggine...
IL DOTTORE Sicuro! Son casi che capitano con una certa frequenza. Al buio, tra il sonno e la veglia, uno procede macchinalmente. La mano che gli va quattro, cinque centimetri pi in qua sul tavolino da notte... e succede quello che successo...
BATTICOSTA Eh gi! (A lei) Ma te l'ho raccomandato tante volte: accender la luce! "E la luce fu." Lo dice anche la Bibbia.
ADELE Per non svegliarti! Dormivi cos bene.
BATTICOSTA Sicuro, per non svegliarmi... Ed ecco che (con lieve esagerazione nella voce) invece di un dissetante innocuo, benefico, s'ingozza un insidioso veleno. (Scherzando) Dottore, parlo bene? (Con amoroso rimprovero, carezzandole l'avambraccio nudo) Ah! figliola mia, tu mi hai fatto passare giornate d'inferno.
ADELE (con la mano nei capelli di lui) Tot mio, non volevo.
BATTICOSTA Sottinteso che non volevi!
IL DOTTORE Non voleva. E dunque si merita la assoluzione.
BATTICOSTA Non poteva volerlo. (A lei) Se non stai bene al mondo tu, chi ci ha da stare? (Al dottore) Salute ottima, larghezza di mezzi, tutti che le sono attorno devoti, bestie e persone... Abbiamo anche un cane e un gatto d'Angora, che per la verit non erano punto preoccupati, loro, e hanno seguitato a mangiare e a dormire saporitamente e filosoficamente... . Be'! non ci pensiamo pi. Come dice il proverbio? "Tutto bene quel che bene finisce."
(Si alza, apre il cassetto di mezzo della scrivania.)
"Uscito fuor del pelago alla riva..." - oggi parlo proprio bene, con citazioni d'ogni specie: Dante, la Bibbia, fonti popolari... (Trae dal cassetto un assegno bancario.) "Uscito fuor del pelago..." ecco qua, dottore: estinguo il debito... ma la gratitudine perdura. Questo lo chque che ho preparato per lei. Guardi se va bene la cifra.
IL DOTTORE Andr benissimo, cavaliere; ma non c'era fretta.
BATTICOSTA Lo dice lei; ma il mio sistema "nulla inevaso, nulla sospeso". La malattia finita, si chiude il conto. Malattia nuova - speriamo di no, eh? - Adele, fai le corna -, se ne apre un altro. Oltrech, dottore, guardi il calendario: trenta giugno. Per lei forse un giorno come un altro, ma per noi uomini di banca la chiusura dell'anno finanziario.
IL DOTTORE (sorride) Non ho niente da opporre. La ringrazio. (E intasca l'assegno.)
BATTICOSTA (scherzoso) E tu, Adele, non parli? Su, bella, un discorsino fiorito al dottore come li sai fare tu, quando sei bene ispirata.
ADELE Il dottore sa quanto io gli sia riconoscente. Gliel'ho detto.
IL DOTTORE Ma s, ma s... Mi ha gi detto di l. Fin troppo per i miei scarsi meriti.
BATTICOSTA (a lei) Gli hai gi detto di l?... Brava. Allora basta. (Al dottore) Ora senta un po': dal momento che non ci sono - come dite voi medici? - postumi, reliquati, la signorina, immagino. pu riprendere ogni libert di movimento...
IL DOTTORE Ma certo! Stare, andare, partire, tornare, a piedi, a cavallo, al volo... D'ora in poi, pu fare quello che vuole.
BATTICOSTA (pronto) Lo ha sempre fatto. - Benissimo. (A lei) Vuol dire che te ne vai, com'era stabilito, a Chianciano, quando meglio credi. Io direi presto, perch il caldo comincia a farsi sentire: stanotte tu smaniavi nel letto. Io, un po' prima un po' dopo, ti raggiungo.
ADELE (precipitosa) Di questo possiamo parlare pi tardi.
BATTICOSTA Giusto: adesso lasciamo andare il dottore, che ha i suoi malati che lo aspettano. Noi siamo guariti, e non siamo egoisti, e dunque non la tratterremo pi oltre. Tu, Adele, puoi accompagnarlo con la macchina. - A presto dottore... Mi correggo: a tardi, dottore.
IL DOTTORE (ridendo) Le raccomando le corna.
BATTICOSTA (seccato) Quali corna? (Ridente) Ah! gi: Adele, fai le corna. (E stringe la mano al dottore.)
ADELE (si dispone ad uscire) Quando vuole...
IL DOTTORE (si leva in piedi) Io son pronto.
BATTICOSTA Di' che mi mandino Michele. (Spiega al dottore) Michele il cuoco. Uno di questi giorni, prima che parta l'Adele, lei, dottore, deve venire da noi... Manger bene.
IL DOTTORE (accetta) Molto volentieri.
BATTICOSTA Fisseremo per telefono. Il giorno e la minuta.
IL DOTTORE Lascio fare a lei. (Saluta ed esce con Adele.)
BATTICOSTA (riapre il cassetto della scrivania, ne trae qualche biglietto di banca, li conta, ne fa un mazzetto di dieci. Poi, come pentito, ne ritoglie tre, li rimette dentro.)
Bastano, bastano.
(Si mette gli altri in una tasca dei pantaloni. Richiude il cassetto mentre si sente la voce di Michele.)
MICHELE permesso?
BATTICOSTA Avanti, Michele.
MICHELE (entra) Buongiorno a lei.
BATTICOSTA Buongiorno. Oggi l'onomastico della signora. E c' a pranzo anche il signor Feluchi. Regolati in conseguenza.
MICHELE Sissignore.
BATTICOSTA Che cosa ci di? Niente carne, ve'. E niente pollo arrosto.
MICHELE Gli garberebbero le trotelle?
BATTICOSTA (approva) Trotelle.
MICHELE Li vuole due funghetti rossi?
BATTICOSTA Anche tre... anche quattro... anche cinque. Che si trovano gi in mercato?
MICHELE Pagare, si trova tutto.
BATTICOSTA Bene. E un dolce. (Proibitivo) Che non sia latte alla portoghese.
MICHELE S'ha da fare quella crostata di mele che anche l'altra volta il signor Feluchi mi ebbe a dire...?
BATTICOSTA (interrompe) Quella. O qualche cosa di meglio. Fatti onore. Il Feluchi in trattoria mangia bene, e dunque voglio che mangi bene anche da noi. Via. Vai.
MICHELE Sissignore. (Esce.)
BATTICOSTA (gli grida dietro) Solit'ora, sottinteso. (Riapre il cassetto, riprende i tre fogli di banca, li mette insieme a quelli che aveva gi messi in tasca.) "A nemico che fugge..."
DOMENICO (entra) tornato il Feluchi.
BATTICOSTA O bravo! (Semplice) Che s'appropinqui. (Domenico esce.) "Uscito fuor del pelago alla riva..."
FELUCHI (apparisce, si ferma sulla porta) Buongiorno, cavaliere.
BATTICOSTA (col medesimo tono) Signor Feluchi...! Siediti l... venuto nessuno in banca?
FELUCHI C' stato ora il commendator Valtanzini. Gli ho detto che lei oggi avrebbe tardato.
BATTICOSTA S. E lui che ha detto?
FELUCHI Che torner tra le undici e il mezzogiorno.
BATTICOSTA Bene. Siedi, caro. - Oggi l'onomastico dell'Adele; e il dottore adesso adesso si licenziato perch non c' pi nulla a temere; guarita. E dunque tu oggi pranzi con noi.
FELUCHI Cavaliere, mi dispiace, ma...
BATTICOSTA Via i ma. Un giorno come questo non accetto scuse.
FELUCHI L'avessi saputo prima: ho un altro impegno.
BATTICOSTA Disdici l'impegno.
FELUCHI Ma la scusa, il pretesto?
BATTICOSTA Hai la febbre a quaranta... Ti sono venuti a prendere i carabinieri.
FELUCHI Non ci crederanno.
BATTICOSTA Perch non ci devono credere? (Prosegue sempre tranquillo, con voce calma e viso sereno.) E ora... senza collera, vero?... non dico soltanto per me, che arrabbiarmi sarebbe tanto veleno - peggio di quello dell'Adele, che stato un veleno galantuomo -, ma anche per te che sei giovane... Sicuro, ho sempre sentito dire che arrabbiarsi fa male anche ai giovani... (Ora alza la testa, lo guarda.) Dunque caro... caro Cometichiami, caro Sergio Feluchi, tu torni ora in banca - io tra poco ci vengo - e mi fai trovare, sopra un bel foglio di carta, scritte a mano - o anche a macchina, ma meglio a mano -, queste parole: (stacca quasi le sillabe) "Io - sono un -ladro".
FELUCHI (balza in piedi, balbetta in un fremito) Che dice lei?
BATTICOSTA (tranquillissimo) Senza agitarsi, che fa male alla salute. (ripete) Tu scrivi: "Io sono un ladro". Non per l'affare dell'Adele...
FELUCHI (piano piano si va rimettendo. Con altro tono di voce) Ma che dice?
BATTICOSTA ... quella una cosa a parte. - Tu lo scrivi sette, dieci volte, come per esercizio calligrafico, tanto da empire una pagina. Non occorre che tu ci metta la firma, perch io non ti voglio denunziare: sono fastidi. Serve per me, per gusto mio. E se non puoi scrivere: "Io sono un ladro", perch ti fa una certa impressione, scrivi pure: "Io non sono un ladro". Una pagina. Ma guarda che aggiungeresti peccato a peccato. Furto continuato e continuata menzogna.
FELUCHI Senta, cavaliere: il dottore ha visitato la signorina Adele...
BATTICOSTA (sempre calmo) Chiamala pure "l'Adele".
FELUCHI ... ma lei non si fatto visitare?
BATTICOSTA Io no. (Apre il portasigarette d'oro.) Se vuoi una sigaretta... La scatola no, ma una sigaretta... - Non ne vuoi? Io s. (Accende per s.) Tu mi derubi da otto mesi. Non un colpo grosso. No: un colpo grosso, tu pensavi che io me ne potessi accorgere pi facilmente. Una grattatina ogni giorno... O un giorno s, uno no... come quelle domestiche che vanno al mercato e portan via sulla spesa. Ma io me ne sono accorto subito perch ti aspettavo al traguardo. (Con tono sicuro che non ammette smentite) Da otto mesi, tutto segnato. Potrei tirarti la somma di quanto tu mi ha preso.
FELUCHI (spavaldo) Ah! davvero? E perch non mi ha mandato via, allora?
BATTICOSTA Giusto. Questa osservazione giusta. Obiezione facile, la tua, che non occorre un gran talento a trovarla, ma non priva di un certo valore. Non ti ho mandato via... perch tu piacevi all'Adele.
FELUCHI Anche!
BATTICOSTA Anche. Sicch, quel di pi che tu ti prendevi nel mio bilancio figurava sotto la voce "imprevisti". Ossia, "imprevisti" previsti. In modo assoluto, no, ma "prevedibili", perch quando si mantiene una donna... che naturalmente non usciva di convento... bisogna, primo, essere preparati... a quella tal cosa. (Ha gettato via la sigaretta.) Io ero preparatissimo. - E quegli che ti prende di sfroso la donna, d'ordinario non si ferma l: o denari da lei, o denari da lui... Lui che sono io. Secondo. Ma io ho fatto i miei calcoli. Bastava che io dicessi di no, una volta per stagione, alla richiesta di un abito da parte dell'Adele, e, suppergi, rientravo nei miei. Perch quando una donna innamorata contenta, e per conseguenza diminuisce le sue pretese: Adele l'inverno passato era cos beata, che si sarebbe anche vestita di foglie di lauro! - In fondo in fondo, dunque, non ero io che pagavo; era lei. Soltanto, io ho avuto la delicatezza di non dirglielo. Siamo stati tutti discreti e relativamente - si sa, tutto relativo in questo mondo -, relativamente delicati: io che tacevo per risparmiarle una delusione, s, che tu non le avessi a scadere nel pensiero; lei che non insisteva per gli abiti, a compensarmi della concessione gratuita fatta ad altri; tu, te lo riconosco, che ti limitavi alle briciole, e tra me e lei preferivi prendere a me e non prendere a lei. O da me o da lei: perch tu hai l'orrore dei debiti, e una donna, anche quando non costa, costa, e dunque lo stipendio non ti poteva bastare...
FELUCHI Ah! ecco. Non ho tenuto un centesimo per me.
BATTICOSTA Lo so, lo so: "spese d'esercizio". Ci sono passato anch'io. E perci, ripeto, c'era relativamente qualche cosa di semi-pulito in tutto questo. Ma oggi... a ne va plus. Perch c' di mezzo il tentato suicidio. Tutto cambiato da quando ho visto che Adele si avvelenata per te. Per te. Dolori da altre parti no. E dunque... Tenerti ancora in banca, ora che le di dei dispiaceri, dispiaceri grossi, pare, se si avvelena, no. Pagare cos per nulla, per il re di Prussia, come si dice, no. Concludendo... (Ma sospende la conclusione.)
FELUCHI (che mentre l'altro parlava, lento e persuasivo, ascoltava senza batter ciglio con le mani nelle tasche) Sentiamo anche questa.
BATTICOSTA Concludendo: ti mando via. Niente altro. T'invito a pranzo per stasera... e ti mando via domattina. Ti voglio commensale stasera per dare all'Adele l'illusione che non ho sospettato di nulla: n dell'inganno, n del volontario avvelenamento. E non le dir nulla nemmeno domani. No, non occorre... - Vedi, io ho pensato questo: tu domani vieni in banca come al solito... Io lascio aperta la mia stanza, sicch dopo, quando andr in collera - finta collera, si capisce -, gli altri di banca possano sentire... - Tu vieni e mi dici: "Sa, cavaliere, io lascio la sua banca". "Come, come, mi lasci?" "Sissignore, perch ho trovato chi mi paga meglio e me ne vado." Qui io comincio ad alzare la voce. "Tu sei un ingrato, tu sei un furfante..." Alzi la voce anche tu. "Oh, caro lei. ognuno ha il diritto di migliorare le sue condizioni." Io ti grido: "Ah! s? Vttene subito oggi stesso, che io non ho bisogno di te". - Vedrai: tu, in ufficio e fuori, cresci d'un palmo nella considerazione generale. (Amaro) Nessuno penser che io ti ho preso fattorino a diciotto anni e a mano a mano ti ho portato su, sicch mi sarei meritato un diverso trattamento. No, no; la gratitudine sempre stata un titolo fuori corso. (Trae di tasca, mentre parla, il pacchetto dei fogli da mille.) Queste sono diecimila lire per i primi tempi, perch tu ti possa cercare... (Mette il pacchetto sulla scrivania, bene in vista.) Stasera ci vediamo a pranzo: "trotelle in bianco, funghi rossi e crostata di mele". - (Conclude.) Puoi andare.
FELUCHI (si ribella) No, scusi sa, ma ancora non me ne vado. Finora ha parlato lei; se permette, ora parlo io.
BATTICOSTA Parla, parla. Hai detto che il commendator Valtanzini torner tra le undici e mezzogiorno? (Guarda l'orologio.) Ci hai tempo.
FELUCHI (arrogante) Volevo dire che quello che vuole fare lei per finzione, io l'avevo gi pensato, e l'avevo anche portato avanti.
BATTICOSTA Ah! S?
FELUCHI (allontanando i soldi col gesto) E si riprenda i suoi fogli da mille, che non il caso. Da un mese circa, sono in trattative strette con la banca Brancini. Ci devo entrare, ultimo termine, il primo di settembre. Se vuole, le porto la lettera d'impegno... Ma gi qualcuno... Anzi, qualcheduna, l'ha vista, quella lettera. E si avvelenata per questo. Perch me ne andavo.
BATTICOSTA (ora si interessa sempre pi) Ah. Anche quando si crede di saper tutto... - E perch te ne andavi?
FELUCHI Per tagliar la corda.
BATTICOSTA Ovverosia?
FELUCHI Ovverosia... ovverosia... Perch non ne potevo pi di quella vita. Fino a tanto che per una donna vi va via la testa... Ma quando non vi piace pi... (Reciso) Non mi piace pi. - Lei, cavaliere, non se ne accorge, naturale!, ma diventata vecchia. Per lei no... Magari per lei, rispetto a lei... scusi, ve'... Ma per me vecchia. - E allora sempre la medesima storia: si divaga, si trovan le scuse, si finge... poi a un certo momento... inutile, non la butti pi gi... Come quello che ci ha l davanti una medicina che gli ripugna e dice: "Devo crepare, crepo, ma quella roba l non la ingozzo". Ha capito ora?
BATTICOSTA (dopo una breve pausa di riflessione, tranquillo) Ho capito. Mi ci son trovato anch'io. - E dunque l'Adele si accorta, o ha saputo, o tu lei hai detto... e lei... - Non ti piace pi... (Preoccupato) Ti pare che sia andata gi?... Ti pare proprio?
FELUCHI Eh, gli occhi ce l'ho. E se non li avessi io, ce li hanno gli altri.
BATTICOSTA Sarebbe?
FELUCHI Sarebbe che gli altri te lo dicono; e se anche non te lo dicono, te lo fanno capire.
BATTICOSTA (sempre pi interessandosi) Siedi, siedi l e spiegami.
FELUCHI (invece di abbandonarsi, si riprende) Ah! no; ora basta. Ho detto fin troppo. Per me, per lei, per quella povera donna che non ci ha colpa, mi son lasciato andare pi assai che non dovevo.
BATTICOSTA (soltanto adesso si inviperisce) E invece devi parlare. Ti ci sei impegnato prima. Come hai detto? "Finora ha parlato lei, ora parlo io." - Ah no? Ci avevi a pensar prima. Quando si cominciato si finisce. No? Tu sei un fanfarone e un pagliaccio.
FELUCHI Vuol proprio sapere?... Be': noi due... (Siede e si dispone a raccontare.) Tanto oramai tutta acqua passata... Qualche volta, quando lei, cavaliere, non c'era... (Esita.)
BATTICOSTA S, avanti.
FELUCHI ... che era fuori di Firenze per affari... specialmente se capitava di festa... Lo sa come sono le donne, se gli viene un capriccio, magari si rovinano la posizione, magari si accoppano, ma non rinunziano a levarselo... - All'Adele piaceva andare in qualche trattoria fuori le porte, o in qualche paese vicino... verso Empoli, verso Siena... Con una macchina, si capisce... Non la sua, cavaliere...
BATTICOSTA S, avanti.
FELUCHI Be': bisognava vedere sui primi tempi, fino a un anno fa; quelli delle tavole vicine, i camerieri, l'ostricaro, come me la guardavano! Capivano subito il contrabbando. Naturale! Il contrabbando come il pesce fritto: se ne sente l'odore fin di lontano. Una donna innamorata - l'Adele poi! - ti cerca le mani, ti strizza l'occhio, ti si avventa sulla spalla a un tratto... Be', io mi guardavo attorno: tutti me l'avrebbero rubata! - Invece, da qualche mese a questa parte ha fatto come una cascata improvvisa. Le si anche rotto quel dente davanti, e non se l' voluto rimettere. Ha paura, non si sa di che... Gliel'ho detto: "Ti sciupa... specialmente quando ridi, fa un brutto vedere..." Niente! - Lo scorso aprile... si ricorda che lei, cavaliere, fu a Roma con la Commissione?...
BATTICOSTA Va' avanti.
FELUCHI Andammo a mangiare al Gambero rosso... Alla tavola accanto alla nostra c'erano due giovanotti con due ragazze. Quando ci videro entrare, ci guardarono... indifferenti. Come tutti, ormai. Uno dei due giovanotti disse una parola all'orecchio della sua ragazza, e quella si mise a ridere, e approv con la testa. A un certo momento l'Adele mi fece piedino... Quelli, lo vidi, storsero la bocca... Ci si accorge subito quando una cosa ti d fastidio. E la ragazza, quella della parola all'orecchio - le donne sono pi feroci - fissando l'Adele disse ad alta voce al compagno... quello di prima: "S, s, tu hai proprio ragione: dev'essere la zia..." - Che figura ci faccio? dica lei. - E anche quelli di banca: lo sa che cosa pensano? l'ho capito dalle grinte, dai sussurri, dalle mezze parole: "Il Feluchi non la molla pi perch gli serve per gli avanzamenti nella carriera". Che figura ci faccio? dica lei. Con l'Adele ne ho parlato, ho durato un pezzo per vedere di convincerla: " meglio finire prima che il cavaliere se ne accorga...". Lo immaginavo bene che lei se ne era avvisto... cos intelligente...
BATTICOSTA (ironico) Ti ringrazio.
FELUCHI (si scusa) ... Ma era una scusa buona. . Lei niente: ostinata. E io ho fatto le pratiche con la banca Brancini per riacquistare la mia libert. - Chi si poteva pensare che sarebbe corsa al veleno, peggio di una sartina di quindici anni? Che oltretutto ridicola, perch ormai va per i quaranta.
BATTICOSTA Gi. E tu quanti ne hai?
FELUCHI Ne compir ventinove il mese prossimo.
BATTICOSTA Non te ne levi nessuno? (Diffidente) Lasciami fare il conto. (E lo fa mentalmente.) Sei entrato in banca che ne avevi diciotto... fu l'anno che mi mor il socio... (Conclude.) S, s, ventinove. - E dopo... dopo diciamo la famigerata bevuta, tu non l'hai pi vista da solo, non vi siete pi parlati?...
FELUCHI S... ieri. Prima mi aveva scritto, ieri ci siamo anche parlati. tranquilla. Dice che oramai a me non ci pensa pi... (A un mugolio dubitativo di Batticosta) Guardi, pu essere. Le passata l'ubriacatura. Lo fa, lo fa: accade. come un febbrone grosso, quando la malattia sta per dare la volta. - Dice: "Va' pure in un'altra banca; se fosse fuori di Firenze meglio, ma comunque non ti cerco pi". Fuoco spento che non c' rimasta neppure la cenere.
BATTICOSTA (dopo un breve silenzio) Tu ci hai un'altra donna.
FELUCHI (schiettissimo) No, in parola d'onore.
BATTICOSTA Sar come tu dici... - Ora vai in banca.
FELUCHI Sissignore. Ma domani o dopodomani mi lasci andar via. Anche perch ora che lei sa, non ci potrei durare.
BATTICOSTA (secco) N io ti vorrei tra i piedi. - Ma stasera a pranzo, s. Alla solit'ora.
FELUCHI Sissignore.
BATTICOSTA Porta due fiori.
FELUCHI Sissignore.
BATTICOSTA Allora, hai detto... (Pi con lo sguardo che con la mano indica i fogli di banca.) Questi non li vuoi.
FELUCHI Nossignore. Non mi servono e non c' ragione.
BATTICOSTA Come tu credi.
(Con la testa gli indica la porta. Feluchi saluta col capo, ed esce. Batticosta pensieroso. Quasi macchinalmente, lento, riprende il mucchietto dei fogli di banca, li rimette nel cassetto, richiude, dice a mezza voce) Non mica un cattivo ragazzo.
(Suona.)
DOMENICO (sulla porta) Ha chiamato?
BATTICOSTA (ancora pensieroso) S, portami la paglietta.
DOMENICO Sissignore. (Va, torna con la paglietta, gliela porge.)
BATTICOSTA (prima di metterla in capo, la guarda, guarda Domenico) Che ne dici?
DOMENICO Che ce ne vorrebbe una nuova. Questa dell'anno passato.
BATTICOSTA L'avr portata s e no dieci volte...
DOMENICO Ma ingiallita. S'invecchia noi, invecchia anche la roba.
BATTICOSTA (un po' piccato) L'ho messa ieri, l'altro ieri, e tu non mi hai detto nulla.
DOMENICO Perch non me ne ero accorto. Con la sua domanda, mi ci ha messo ora lei sull'avviso.
BATTICOSTA Va bene: ne comprer un'altra.
(Se la mette in capo, sta per uscire, quando rientra Adele.)
Che sei gi di ritorno?
ADELE Come vedi.
(Domenico uscito.)
BATTICOSTA Avrai incontrato il Feluchi.
ADELE (schietta) Io no. stato qui? Come mai a quest'ora? Non ha da stare in ufficio?
BATTICOSTA S, ma credevo di fare anche pi tardi prima di andare in banca, e l'ho chiamato a casa perch avevo da dare degli ordini. Per una liquidazione. Ho liquidato. - L'ho anche invitato a pranzo e verr: oggi sant'Adele.
ADELE (lieta) Ah! te ne sei ricordato!
BATTICOSTA Come no! Ci ho pensato soltanto stamani perch quest'ultimi giorni, col trambusto del veleno, ero via con la testa. - Dove hai accompagnato il dottore?
ADELE L'ho lasciato in piazza d'Azeglio, poi sono andata per mio conto. - Quel tuo dottore molto simpatico: garbato, gentile...
BATTICOSTA Che cosa ti ha mai detto?... Che sei una bella donna?
ADELE Non mi ha detto niente: ma si parlato di tante cose. Di te, della mostra a San Gallo, dei lavori del ponte...
BATTICOSTA (in tono minore) Ma non ti ha detto che sei una bella donna.
ADELE (sorride) Sai che sei buffo! Credi che i dottori...? - E poi ne vedono tante, di belle donne!
BATTICOSTA Giusto. Una pi una meno, non gli fa impressione. - E quando pensi di andare a Chianciano?
ADELE Non l'ho ancora fissato perch non dipende da me; dipende... Iersera ti dissi che stamani uscivo presto; ma non ti dissi il perch: mi potevo pentire durante la notte o anche per istrada. Invece no, non ho mutato pensiero. Sono andata a fissare gli appuntamenti dal dentista.
BATTICOSTA (colpito) Ah!
ADELE Dall'Ancarani in piazza Santa Croce. Per quel dente che, specialmente quando rido, fa un brutto vedere.
BATTICOSTA Eh! gi. Ridi un po'?
ADELE (stupita) O perch devo ridere?
BATTICOSTA Per vedere.
ADELE (sorride appena) Non c' premura. Rider quando ci sar l'occasione. - Oh, sai chi ho trovato per le scale dell'Ancarani, io salivo lei scendeva? La Rimediotti, che conoscemmo a Vallombrosa. Come si ridotta! Era tanto graziosa: non pare pi lei.
BATTICOSTA S, eh? "Mal comune..."
ADELE Che dici?
BATTICOSTA Che non lei sola a invecchiare. Tutti s'invecchia... E il marito se la deve tenere: il marito! - Io vado. (Sta per andare.)
ADELE (lo ferma, quasi lo gira a s) Ma hai visto o non hai visto?
BATTICOSTA Che cosa c' da vedere?
ADELE (gli mette il polso sotto gli occhi) Il braccialetto. - bello. - Comprato adesso: arabo.
BATTICOSTA Sei andata fin in Arabia? Hai fatto presto.
ADELE Sciocco. del Bulgheresi in Ponte Vecchio. Ma arabo.
BATTICOSTA Ma s: puro sangue.
ADELE Stimalo.
BATTICOSTA No, sai. Certi braccialetti son come certi uomini d'affari: varranno molto, ma li stimo poco.
ADELE Perch? non ti piace? Di' la verit, non ti piace. E invece bellissimo. Ma gi, qualunque gioiello per te...
BATTICOSTA ... arabo. Li pago, ma non li capisco. Pagher anche questo.
ADELE Sottinteso. Passi tu dal Bulgheresi o gli devo telefonare che mandi il conto?
BATTICOSTA Passo io.
ADELE (convinta) Ma sei fortunato, ve'!
BATTICOSTA Io? Fammi sapere.
ADELE Ti va tutto bene: "onomastico" e "scampato pericolo" nello stesso giorno: te la cavi con un regalo solo.
BATTICOSTA Esatto. E se non eri tu a dirmelo, non ci pensavo. Che ingrato! Dopo questa buona notizia io me ne posso andare in banca. (Lo dice ma non si decide.) Ti volevo poi dire... (Come se non ricordasse) Che cosa mai ti volevo dire?... Ma non c' fretta. - Ah! ecco. Dunque: tu vai a Chianciano... Non oggi, non domani, ma ci vai. Bene: quando sei l... o anche altrove - ti dicevo prima: non c' fretta... - se ti capita, se trovi, non ti preoccupare di me: in un modo o in un altro, io sempre mi sistemo... - Se trovi, va' pure con un altro. (L'ha detta e stavolta quasi se ne andrebbe.)
ADELE Non ti capisco. (Affrettata) Fermati perch non ti ho capito. E spiegati.
BATTICOSTA (un po' depresso) Non mi sono spiegato! Da un po' di tempo mi accade. Brutto segno. Ti volevo dire che non c' premura... settimana pi, settimana meno, ormai... ma se ti viene una buona occasione, non te la devi lasciare sfuggire per un riguardo a me. (Si seduto, ha messo il cappello lontano.) Quando ci siamo incontrati la prima volta, presi villino e padrona: c'era scritto fuori: "Affittasi per la stagione". Invece, tacitamente, senza rinnovare contratti, lasciato l'immobile, abbiamo vissuto sotto un tetto comune, mangiato a una mensa comune, dormito, specialmente dormito, in un letto comune, senza grossi guai per quattro anni. Tutto quello che ci potrebbe capitare, da ora in poi, non sar che peggiore, perch il meglio, il modesto meglio che ci potevamo offrire, l'abbiamo gi consumato. E dunque, dicevo, se tu trovi... io, per ora almeno, non ti cerco... profittane.
ADELE (calma) Cio: in altri termini, se ho capito bene, tu mi consigli, m'inciti ad andarmene da casa tua.
BATTICOSTA Hai capito benissimo.
ADELE E come mai questa idea ti viene proprio oggi?
BATTICOSTA (svia) Intanto, dirtelo ieri o l'altro ieri, quando il nostro caro dottore non si era ancora pronunziato in modo definitivo sulle conseguenze eventuali del tuo tentato suicidio...
ADELE Cosa, cosa?
BATTICOSTA Che? lo vorresti negare? La storiella dello scambio involontario dei bicchieri...? -Tu hai bevuto... ma io non bevo. - Dunque, tu non ti trovi pi bene con me... O per lo meno io non ho saputo impedire questa tua infelicit che ti ha indotta a un simile passo. Riconosco dunque il mio torto, o la mia insufficienza, e ti libero. Apro i cancelli e ti mostro la via.
ADELE Ti ringrazio della buona intenzione, ma io non me ne vado.
BATTICOSTA Sin qui ti avevo creduta una donna di giudizio: ma questa tua decisione, se la dovessi prendere alla lettera, mi farebbe sospettare d'essermi illuso sul tuo conto. Invece Feluchi...
ADELE (ora soltanto comincia a perdere la calma) Che vada all'inferno, il tuo Feluchi.
BATTICOSTA Il nostro Feluchi. (Tranquillissimo) Ci andr. (Riprende il tono di prima.)... Invece il Feluchi, che pure stato con me non quattro anni, ma dodici, se ne va senza proteste.
ADELE Lo so.
BATTICOSTA Appunto perch lo sai gi, te lo porto ad esempio. Senza proteste e senza indennizzi. Va via lui, vai via tu: si fa piazza pulita.
ADELE Ma tra me e lui non c' niente di comune.
BATTICOSTA (precisa) Non c' pi nulla di comune.
ADELE E comunque, ammesso: tu ti decidi a farmi una scenata di gelosia proprio oggi che non c' pi nulla tra noi?
BATTICOSTA La gelosia non ci ha niente a vedere. Io non sono mai stato geloso.
ADELE (indignata) Tu non sei mai stato...?
BATTICOSTA Mai. Io ho sempre saputo che tu... Come posso dire? Ti divagavi con lui.
ADELE (sbalordita) Ah! E me lo dici, anche? E non te ne vergogni?
BATTICOSTA Di che dovrei vergognarmi? Di quello che mi accade, no. Se uno ti ruba, la canaglia il ladro, non il derubato. Tutt'al pi tu puoi apparire ridicolo se fai il furbo... Ma io non facevo il furbo; se mai facevo il tonto, il finto tonto. E quanto alla gelosia, un malanno assai diffuso, per quanto, credi a me, ci sono dei gelosi che fanno i gelosi ma che non sono gelosi... assai diffuso ma non obbligatorio. - La gelosia? Chi non la prova non la prova. Ci son tanti che non senton gli odori... o non godon la musica... o non soffrono il solletico. E c' da disprezzarli per questo?
ADELE S; ma intanto tu sapevi che era lui, e te lo tenevi.
BATTICOSTA Sapere chi , nell'infortunio, un vantaggio. Mi casca una tegola sul capo? Almeno conoscerne la provenienza! Di lui poi, di Feluchi, dicevo: " un bel giovanotto e le vuol bene... Poteva capitarmi di peggio". - "Le vuol bene..." Ma ora non te ne vuole pi perch non gli piaci pi... Questo grave: che non piaci pi agli altri. - Una donna, per un uomo della mia et, non pi l'amore... e nemmeno il vizio: un lusso. Chi alla mia et convive con una donna, la tiene come un cavallo da corsa... o come una bella automobile perch la gente gliel'invidi e dica: "Ma che bel cavallo! Ma che bella automobile! Ma che bella donnina!". Di te, cara, non lo dicono pi... Mi rincresce, sai; ma non lo dicono pi. E allora? Per me no, per gli altri no... Bisogna cambiare.
ADELE (adesso lo investe) E chi vuoi trovare oramai? Alla tua et!... Io c'ero abituata, rassegnata...
BATTICOSTA Rassegnata no...
ADELE ... ma una che venga nuova...
BATTICOSTA (le oppone la sua fredda logica) Far senza... - Ripiglio il paragone dove l'ho lasciato. Di chi non ha l'automobile si pu supporre: "Preferisce andare a piedi". Ma di chi ne ha una in disordine, si pensa che un trascurataccio o che non ha soldi per prendersene un'altra.
ADELE S, s, fingi pure, inventa, sottilizza... Sei un vecchio inscemenito, ecco quello che sei.
BATTICOSTA Questo pu essere.
ADELE Ti brucia di essere stato ingannato, e non me lo perdoni.
BATTICOSTA Questo no. Intanto "ingannato" non lo puoi dire, perch lo sapevo; e quindi l'inganno non esiste. Ma se ti fa piacere di credere che io soffra molto, e tu credilo pure.
ADELE Lo credo perch cos.
BATTICOSTA Non cos. E te ne d subito la prova. A suo tempo, io mi ero accorto anche di quell'altro.
ADELE (quasi cadesse dalle nuvole) Quale altro?
BATTICOSTA Quello... (Si leva in piedi, accenna un piccolo giro di danza.) "Danze moderne". A Rapallo. Anche quello, un bel giovanotto. Che ti ha lasciato. Anche quello. Ma uno, passi... "Una rondine non fa primavera..." Maledetti i proverbi! Ma Feluchi il secondo. - Ti dissi niente allora? Niente. Si capisce: ancor giovane. Ha un capriccio... se lo leva. Quasi quasi ero contento. Per te, poverina... E non per te sola. Ti trovavano carina, desiderabile: il mio amor proprio era salvo. Ma oggi: uno e uno due. Non posso seguitare a osservare indifferente la sfilata di quelli che ti piantano. Non ho preso moglie per non vedermela invecchiare sotto gli occhi, sfiorire accanto. Vecchio io, per forza... Ma che giorno per giorno mi decadesse lei, oggi un capello bianco, domani una ruga... no. E per questo, da trent'anni a questa parte (accenna col gesto alle pareti) ho comprato immagini di donne belle, dipinte anche loro, ma che non mutano, loro, e che non occorre mutare perch non sono mai in declino.
ADELE Ah! me ne vado. Me ne vado, sai. Non pensare di trattenermi, perch me ne vado. Domattina dico alla servit che vado a Chianciano, e tu non mi rivedi pi.
(Batticosta immobile: certo non la trattiene.)
Mi senti?
BATTICOSTA Ti sento, ti sento.
ADELE Perch sono io che ti lascio. Sono stanca di te: della tua tosse, dei tuoi acciacchi senili, della tua melensaggine che vuoi fare apparire cinismo elegante. Mttitelo bene in mente: anche se in apparenza mi mandi via tu, sono io che ti pianto. (Scandisce.) Ho dove andare.
BATTICOSTA (si riscuote) Tu! Con chi vai?
ADELE Ho casa aperta, io. Vado da mia madre.
BATTICOSTA Ah! lo dicevo che sei una donna di giudizio: per una madre, la figlia si ferma sempre a vent'anni.
ADELE E ti lascio anche questo sudicio braccialetto di pessimo gusto. (Se lo leva e lo posa sulla scrivania.)
BATTICOSTA L'hai scelto tu, cara, non l'ho scelto io.
ADELE Ti prenderai il disturbo di riportarlo in giornata al tuo Bulgheresi.
BATTICOSTA Faccio come vuoi. Per mi pare che oramai potresti tenerlo.
ADELE Niente. Non accetto pi niente da te. Voglio uscire dalla tua casa a testa alta, ridendo.
BATTICOSTA Fa' come vuoi, ma bada, si vedr che hai un dente rotto, che fa un brutto vedere.
ADELE Vecchio, stupido e villano.
(Apre la porta ed uscendo gliela sbatte in faccia.)
BATTICOSTA (si guarda attorno. Gli occhi gli vanno al calendario. Dice lentamente) Trenta giugno: dieci bigliettoni rifiutati dal Feluchi... (Suona.) ... il braccialetto ricuperato dall'Adele...
DOMENICO (di dentro) Si pu?
BATTICOSTA Avanti, Domenico. (Si mette in tasca il braccialetto.)
DOMENICO (entra e aspetta gli ordini del padrone) Mi comanda?
BATTICOSTA (lo guarda distratto, poi si ricorda) Dammi l'altro cappello. Questo non pi portabile.
DOMENICO Sissignore. Gliel'avevo pur detto, io!
BATTICOSTA Gi. Ma se non te lo dicono gli altri...
(Domenico esce. Batticosta pensoso un momento.)
Mah!
(Trae fuori il braccialetto, lo soppesa, lo rimette in tasca, poi, a poro pi che mezza voce, convinto)
Per, tutt'insieme, l'Adele, non era mica una cattiva ragazza...
F I N E
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