Gli occhi della civetta

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Atto unico

di Cecilia Scolari Fedele

(Suggerito dall'alluvione nel locarnese  del  7  agosto  1978)

Personaggi:

L'OSPITE

IL NONNO

GIOVANNA             detta Gio

STEFANIA  sua sorella

FANNI  loro madre

NINA una vicina

NARDO  suo marito

LO SCONOSCIUTO

MARIO  detto Merlino

« Di giorno, la civetta non vede: eppure il giorno esiste. Così noi, con gli occhi della mente, non vediamo più la vita oltre la morte: eppure la vita continua. »

F.T.  Peterson

a Muriel e Chamal


ATTO UNICO

La scena. Ambiente moderno: soggiorno, tinello, cucina ma con il minor numero di mobili possibili. Da un Iato una tavola apparecchiata e quattro sedie, da un altro Iato un basso tavolino con due poltrone e un divano. Sul tavolino, ingombro di bottiglie e bicchieri, un telefono. Sullo sfondo, una cucina composta semplicemente da un fornello elettrico e da un frigorifero che potrebbero essere finti. Eventualmente appendere una tenda come se chiudesse un retro-cucina. Im­portante: dal lato dove sta la tavola deve figurare una finestra. Due entrate ai lati: una che comunica con l'interno dell'appartamento, l'altra con l'esterno. A luci speme si sentono per un momento le note della Moldava di Smetana che sottolineeranno fino al finale i momenti più importanti dell'atto. Al rialzarsi delle luci, Fannì sta rimestando il risotto in cucina. Gio e Stefania, allungate nelle poltrone, leggono fotoromanzi sorseggiando un aperitivo. L'ospite e il nonno, in  piedi  presso il   tavolino,   stanno  anch'essi  bevendo,  bicchieri  in mano.

L'ospite                  Ho posteggiato male la macchina;  forse dovrei ridiscendere.

Il nonno                 Se mi da le chiavi gliela sposto io che già devo scendere per ricoprire la mia.

L'ospite                  Ma no! Se mi dice lei dove ha la coperta, scendo io: sposto la mia e le ricopro la sua.

Gio                         Nonno:   tu, la tua, l'hai già ricoperta.

Il nonno                 Ah sì?  Non me ne ricordo.

Stefania                 Come, non te ne ricordi? Hai perfino insultato i bambini che sghignazzavano vedendoti ricoprire quel tuo strano arnese.

Il nonno                 Giusto: quegli animali! Un giorno, o l'altro finirà che ne ammazzo un paio.

Gio                        Cinquantaquattro appartamenti: facendo una media di tre bam­bini per appartamento, nei dintorni pullulano più di cento cinquanta bambini, se ne ammazzi un paio non peserà molto sul bilancio.

Stefania                 Ma nel tuo piccolo avrai cooperato a risolvere il problema della sovrappopolazione.

L'ospite                  Ma no, scherziamo! I bambini sono il nostro futuro soste­gno, saranno loro che ci terranno in piedi...

Il nonno                 Sicuro:   quando ci venderanno anche le sedie.

L'ospite                  Signor Eugenio: io sono sicuro che lei parla così per una reazione che mi sfugge, ma lei non può esserne convinto,..

Fannì                     (senza voltarsi, continuando a rimestare il suo risotto)   È convinto  eccome,   sta   tranquillo.  Da  quando  le  sue  nipoti  sono diventate grandi, detesta i bambini.

 

(gran colpo di tuono e forte rumore di vento)

Il nonno                 (andando alla finestra) Ma guardate che tempo! Sembra l'Apocalisse. (guarda un attimo e torna verso gli altri dicendo) Sarà meglio che scenda a ricoprire la macchina.

Stefania                 sbuffando) Noonnoo!!!

Il nonno                 Che c'è? (ricordandosi) Ah sì: l'ho già ricoperta... Fannì è pronto il risotto? Ho una fame che mi sembra di vederla.

Fannì                     Non ancora papà e sto sulle spine perché se vi è un guasto d'elettricità il tuo risotto te lo sogni.

Il nonno                 Se capiterà, ci accontenteremo delle bistecche.

Gio                        Già;   al «puro sangue».

Stefania                 (alla sorella) Taci cretina.

Gio                        Cos'ho detto?

Il nonno                 Voi credete che io sia diventato scemo. Hai detto quel tanto da farmi capire al volo che le bistecche sono di cavallo e allora ve le mangiate voi.

Fannì                     (voltandosi di scatto) Brave! Ora, se non mi mangia la bi­stecca col bisogno che ha di proteine, vi lascio digiune per tre giorni.

Stefania                 (alla   sorella)   Sei  proprio   inequivocabilmente   una   cretina!

Gio                        La cretina sei tu! E rispiego: si è parlato di un guasto di elet­tricità, il nonno ha detto che eventualmente avremmo mangiate le bistecche e io ho aggiunto «al puro sangue», se tu non mi dici «taci cretina», il nonno avrebbe semplicemente capito che le bi­stecche le avremmo mangiate crude.

Il nonno                 E invece ho capito che le bistecche sono di cavallo e allora ve le mangiate voi.

(altro tremendo colpo di tuono con rumore di vento)

 

Sembra veramente l'Apocalisse.

Stefania                 (sbuffando) E due!

Gio                        Il disco si è inceppato.

Fannì                     (alle figlie, voltandosi appena) Piantatela! Un po' di rispetto, mocciose!

L'ospite                  Fannì:   posso darti una mano?

Fannì                     No grazie caro.

(terzo  e  più  violento  colpo  di   tuono  e contemporaneamente  le luci si abbassano al minimo)

Fannì                     Ecco:  addio risotto! (si avvicina agli altri)

Il nonno                 Dove avete messo quel ramoscello di ulivo benedetto?

Fannì                     (alle figlie) Muovetevi voi due: cercate le candele e i fiammi­feri.

Stefania                  (si alza stirandosi) Io cerco solo le candele.

Gio                        (imitando la sorella) Pazienza:  i fiammiferi li cercherò io. (escono interno appartamento)

Fannì                     (gli grida dietro) Attente a non morire d'infiammazione! Questa, la gioventù del giorno d'oggi:  fotoromanzi, annoiarsi, studiare quel tanto per non t'arsi buttar fuori da scuola, lavorare men che meno.

L'ospite                  La gioventù è sempre stata uguale in tutte le epoche,

Il nonno                 Spiacente ma non sono del suo parere. Io penso che la gio­ventù non è mai cambiata da che mondo è mondo.

Fannì                     Papà:  è appunto quel che ha detto Francesco.

Il  nonno                Strano: io ho l'impressione che il nostro ospite ha detto quel che ho detto io.

(Stefania e Gio rientrano con le candele accese mentre si udrà un altro colpo di tuono seguito dal solito ululato del vento)

Ragazzi: qui ci vuole proprio il ramoscello di ulivo benedetto. Si può sapere dove lo avete cacciato?

Stefania                 Ma si può sapere cosa diavolo vuoi farne dell'ulivo benedetto?

Il nonno                 Accenderlo. Mica voglio mangiarmelo.

Gio                        Accenderlo?  E  non ti bastano le candele?

Il nonno                 Ignoranti! Siete un branco di ignoranti. Possibile che nes­suno sappia a cosa serve l'ulivo benedetto quand'è acceso? Ad al­lontanare  il  temporale,  serve!   Basta  metterlo  fuori dalla finestra.

Stefania                  Nonno:   t'informo che il Medio Evo è finito da un pezzo.

Il nonno                 Grazie: mi hanno già informato. Comunque, un calcio ne­gli stinchi nel Medio Evo varrà sempre come un calcio negli stinchi nel 2791, o credi che nel 2791 un calcio negli stinchi diventerà un sospiro di sollievo?

Gio                        ntanto io vorrei sapere cosa c'entra il ramoscello d'ulivo con un calcio negli stinchi.

Il nonno                 È quel che vorrei sapere anch'io. Siete voi che mi fate sra­gionare!

Fannì                     Se ci  mettessimo a tavola?

Il nonno                 Ottima idea: ho una fame che mi sembra di vederla. Ma cosa si mangia?  (all'ospite) Si prepari a digiunare con noi.

L'ospite                  Non  si preoccupi.

Il nonno                 Io? No. È lei che deve preoccuparsi.

Fannì                     (alle figlie) Ragazze; in frigorifero vi sono  formaggi  e uova sode. Per favore: portate in tavola. (le due ragazze eseguono)

Il nonno                 Io vado in cantina a prendere il vino.

Fannì                     Papà: non vorrai farti tutte le scale! Se manca la luce non funziona nemmeno l'ascensore.

Il nonno                 È vero, porca miseria!

L'ospite                  Mi permetto di far osservare che il vino è già in tavola.

Fannì                     Ah sì! Ve n'era ancora una bottiglia: sto rimbambendo anch'io.

Il nonno                 Cosa vorrebbe dire quell' «anche»?

Gio                        Mamma:  «un po' di rispetto»!

Stefania                 «Mocciosa»! 

(Tutti ridono e si mettono a tavola. Stefania in faccia alla finestra. Incominciano a mangiare)

Il nonno                 (dopo aver versato a tutti da bere) Alla nostra salute.

Stefania                 (alzandosi con il suo bicchiere) Un momento; domani è il mio compleanno e questa sera voglio fare un brindisi io.

(tutti smettono di mangiare salvo il nonno)

Brindo  a  te,  cara madre,  che con  gran  dolore mi hai partorita...

Gio                        Dico: ti è andato l'aperitivo alla testa?

Stefania                 Tu zitta! Poi brindo all'ospite che onora questa nostra tavola non precisamente... imbandita...

Il nonno                 (continuando a mangiare) Mi hai proprio rubata la parola di bocca!

Stefania                 Poi   brindo...   (s'interrompe fissando la finestra)   Oh   Dio! C'è il fiume in strada...

Gio                        Non ve l'ho detto io che è sbronza?

Stefania                  (sempre fissando la finestra sbalordita) C'è il fiume in strada vi dico:   guardate.

(Qui proromperanno le note della Moldava mentre tutti accorre­ranno alla finestra rimanendovi immobili per un lungo momento in cui la musica andrà in crescendo. Gli attori ricominceranno a parlare solo quando sarà tornato il silenzio)

Gio                        Guardate: una bambola!

L'ospite                  Una sedia!

Fannì                     Un ombrellone aperto!

Il nonno                 Una macchina!  Porca miseria:   è la mia!

Stefania                 Nonno:  non ha la coperta, non è la tua.

Il nonno                 Giusto. Meno male:  non è la mia.

L'ospite                  È la mia. E stavo tanto a preoccuparmi perché l'avevo po­steggiata male!

Il nonno                 Ma la mia dov'è se quella che passa è la sua?

Gio                        Un po' di pazienza, nonno, passerà anche la tua...

Stefania                 ... a meno che la coperta sia magica e te l'abbia trasformata in sottomarino...

Il nonno                 (deciso)  Io vado.

Fannì                     (spaventata) E dove?

Il nonno                 Vado a cercarmi il ramoscello d'ulivo, perché, come diceva Napoleone:   «On  n'est jamais  mieux sérvi  que par sol même»

Gio                        Nonno:  perché non aspetti la colomba?

Il nonno                 Quale colomba?

Gio                        Quella che arriva dopo il diluvio. Deve avertelo rubato lei.

Il nonno                 Ti sembra il caso di scherzare? (esce tutto impettito)

Fannì                      Mi viene in mente che Marco ha promesso di arrivare per il caffè. Speriamo che non sia per la strada...

(Squillo del telefono:   Fannì stacca il ricevitore)

Pronto.   Stavo  appunto  parlando  di   te... Come?   Non   ti   sento... Dove sei?  Al di là del ponte?  Marco: non attraversare il ponte, per amor di Dio! Non c'è più il ponte! E dov'è andato a finire?

Stefania                 Domanda interessante: brava mamma!

Gio                        Marco sa nuotare no? Digli di venire a nuoto ché quando sarà qui, il fiume arriverà ormai al quarto piano e non avremo che da aprirgli la finestra.

Fannì                     Finitela che non sento!  Marco;  cosa dicevi? Sì, per ora siamo ancora  all'asciutto...

Stefania                  ... ma stanotte proveremo il brivido di dormire in piscina...

Fannì                     Pronto:   Marco?... Ecco: anche il telefono non funziona più. (lo riattacca)  Dov'è papà?

L'ospite                  Non agitarti:  è andato a cercare il ramoscello d'ulivo.

Fannì                     Già, è vero. Se non è fissato lui...

(Dalle scale si sentono delle voci agitate e grida di panico. Entrano Nina e Nardo)

Nina                      (si butta nelle braccia di Fannì:  parla un italiano spesso sgram­maticato   e  con   accenti  del   sud)   Che   disgrazia  Fannì,  che  gran disgrazia! La macchina di Nardo era già caricata fin sul tetto bell'e pronta per andare in vacanza...

Nardo                    Sì e sta scema ha anche insistito perché vi nascondessi tutti i soldi nella fodera del sedile...

Nina                      Che insistito:   consigliate  te  avevo,  solo  consigliate  ma  te,  i miei consigli non li ascolti mai e proprio stavolta li hai ascoltati!

(Stefania e Gio ridono come pazze pur cercando di frenarsi)

L'ospite                  Sta passando una macchina con il tetto ricoperto di valigie...

Nina                      (accorrendo) È la nostra!

Nardo                    (è accorso e ha guardato) E' proprio la nostra! Mi venisse un accidente!

Nina                      E  bravo: anche un   accidente ce vorrebbe! Tu sei il solito pratiche.

Nardo                    E tu guarda come hai allacciata quella cinghia: la valigia rossa sta per cadere... Te l'avevo detto che non era ben legata!

Nina                      Scusame.  La  legherò  meglio alla prossima alluvione.

L'ospite                  Cos'è quello straccio bianco che si agita sui sedili posteriori?

Nina                      (gridando)   È  il  Ghiotto!  Oh povera  me!   (saltando  addosso al marito) Hai chiuso il Ghiotto nella macchina: ma io t'ammazzo!

Nardo                    Giù le mani, oh!  Che chiuso e chiuso!  Quel tuo pidocchioso di gatto si addormenta dappertutto e quand'è sveglio te lo ritrovi sempre sorto i piedi.  Si  è  addormentato sui sedili  mentre caricavamo:   è colpa mia?

Nina                      (esce gridando) Oh il Ghiotto!  Non me ne frega niente dei soldi e della macchina ma il Ghiotto... quella mia povera bestia... (esce sempre gridando)

Nardo                    Capito?  Mi  venisse  un accidente,  non gliene frega che  del Ghiotto! E inoltre, ora, mi toccherà anche calmarla, farla respirare normalmente, farle bere la camomilla...  Scusate.  (esce)

(Per un attimo si risentono dalle scale le voci spaventate)

Gio                        Dev'essere  terribile per quel gatto...

Fannì                     Gio:  sei tutta pallida! Stai male?

Gio                        Mi fa star male l'idea di quel gatto... Stefania    Si può sapere cosa ti piglia? Detesti i gatti;  ne sei perfino allergica e ora ti fai venire una crisi per quel gatto!

Gio                        Non è il gatto:  è quella sua morte che m'impressiona. L'ospite    Sta  passando un'intera betulla.

Lo sconosciuto      (Entra e si ferma sull'entrata mentre si risentono per un  attimo le note della  Moldava. Vedendolo,  solo  Gio  avrà una reazione. È vestito di nero con un cilindro che si toglierà per dire) Signori:   le acque hanno raggiunto il primo piano.

(si rimette il cilindro ed esce)

Gio                        (sbalordita)  Ma chi era!?

Fannì                     Chi  era:   «chi»?

Gio                        Come «chi»:   l'uomo che è entrato.

Stefania                 Ci sta prendendo in giro.

Gio                        Ah questa è bella!  Vorreste dirmi che non avete visto  entrare un uomo vestito di nero con un cilindro?

Fannì                     Ma sei matta?  Gio: cosa ti senti?

Gio                        (uno  scatto)  Niente  mi   sento!   Dico  quel che ho  visto.  Siete voi i matti.

Stefania                 O.K. siamo noi i matti. E cosa avrebbe fatto quest'uomo?

Gio                        Si  è  tolto  il cilindro  e ha detto:   - Signori:   le  acque hanno raggiunto il primo piano -. Si è rimesso il cilindro ed è uscito.

Stefania                 Per fortuna era a me che l'aperitivo doveva  essere andato alla testa!

Fannì                     Francesco,  tu hai visto  entrare  qualcuno?

L'ospite                  (sempre alla finestra)  No.  Io ho visto  solo passare quella betulla.

Stefania                 Mamma:  non cominciare anche tu a dare i numeri. Qui non è entrato nessun uomo.

Fannì                     Potrebbe esser stato il portinaio...

Stefania                 (una risata) Quella mezza cartuccia col panzone, in cilindro? Me lo vedo!  Non aveva per caso anche un fiore in bocca?

Gio                        C'è poco da ridere, stupida!  Vi dico che l'ho visto con questi occhi  e  sentito con queste orecchie come vedo e  sento voi.

Stefania                 Allora sarà il nonno che ci ha fatto uno scherzo.

Fannì                     A   proposito:   vado  a   vedere  cosa  sta combinando.   Scusa  un attimo.

L'ospite                  Fai.  Io  mi  sto  ormai divertendo.  Qui sembra di  essere al mercato delle  pulci:   si vede passare di  tutto.

Fannì                     Beato  te che  ti  diverti!   (esce)

Gio                        Pare che i gatti abbiano sette vite...

Stefania                 (ributtandosi  nella  poltrona  e riprendendo il fotoromanzo) E dalli!  Se capisco bene quando la smetti con le visioni ricominci col gatto.

Gio                        (sedendo nella  poltrona  accanto)  Ti  dico che  quell'uomo  l'ho visto in carne ed ossa. Scusa:   perché dovrei raccontarvi una balla?

Stefania                 Se non è una balla, come spieghi che l'hai visto e sentito solo tu?

Gio                        Ma che ne so?

Stefania                 (chiudendo il giornale) Ti spiego io cos'è successo:  tu ti sei talmente  impressionata  per  quel  gatto  da  avere  le  traveggole. (riapre  il giornale)

Gio                        Sarà... (si versa da bere e beve)

Stefania                 Bevi bevi, così di uomini ne vedrai due.

Gio                        Piantala!   (lunga pausa)

L'ospite                  Sta passando una moto tutta dipinta come un arcobaleno.

Stefania e Gio        (accorrendo, insieme) È quella di Merlino!

L'ospite                  Merlino? È già ben strano come nome...

Stefania                 Come individuo è ancora più strano.

Gio                        Ma il suo vero nome è Mario.

L'ospite                  E perché lo chiamano Merlino?

Gio                        Forse perché anche a vederlo fa pensare a un mago.

L'ospite                  Ma cosa fa nella vita un tipo con una moto così? Il pittore?

Stefania                 Neanche per sogno. Merlino, medita.

L'ospite                  No, dicevo: cosa fa di mestiere.

Gio                        Medita. Di giorno, medita e di notte sparisce, con la moto.

L'ospite                  Scusate la domanda indiscreta:   e chi lo mantiene?

Stefania                 Il Nirvana.

L'ospite                  (equivocando)   Ah,  ho   capito:   ormai  le  coppie  così  sono all'ordine del giorno,

Gio                        No, guardi che lei ha proprio capito un bell'accidente.  Il  Nirvana è il paradiso dei buddisti e degli indiani.

L'ospite                  Il  paradiso...  (ricordandosi)  Ah  sì  sì!  Lo  so anch'io  cos'è il Nirvana ma li per lì ho fatto un altro collegamento.

Fannì                     (rientrando) Incredibile: si è addormentato in camera mia come «la bella nel bosco». Ma siete ancora alla finestra? Non vi impressiona lo spettacolo?

Stefania                 È appena passata la moto di Merlino.

Fannì                     Esce immancabilmente verso sera. Se il fiume gli ha portato via la moto significa che stasera Merlino non è uscito.

Gio                        Dev'essere per questo che il fiume è straripato.

Merlino                  (entrando) Che la pace del Nirvana sia sempre con voi.

Stefania                 Eccolo qui: non abbiamo che da nominarlo e appare, proprio come un mago.

Fannì                     Vieni Merlino. È vero: si parlava appunto di te. Ti presento il nostro amico Francesco. Francesco: questo è il nostro amico Merlino.

L'ospite                  (stringendogli la mano) Molto piacere.

Merlino                  Addirittura, «molto»? Lei non prova nessun piacere, anzi: è tutto diffidente.

L'ospite                  Bè...  non esageriamo.

Fannì                     Attento Francesco. Merlino vede la verità e te la legge sempre ad alta voce.

L'ospite                  Se è così, come mai entrando ci ha augurato la pace del Nirvana? (indicando dalla finestra) Non le sembra invece che siamo in piena bolgia infernale? A meno che lei abbia voluto fare dello spirito.

Merlino                  Io non faccio mai dello spirito nel senso che dice lei. Io ho un solo spirito:  l'anima e lei ha già visto un'anima scherzare?

L'ospite                  Ma lei,  un'anima  semplicemente,  l'ha già vista?

Merlino                  Io non vedo le persone che attraverso la loro anima.

L'ospite                   Interessante!  Immagino le brutte visioni che deve avere.

Merlino                  Molto meno di quelle che lei crede. Non bisogna sottovalutare gli uomini.

Stefania                 Che barba!   Se cambiassimo  discorso?

Fannì                     (andando verso il tavolino) Venite: beviamo qualcosa. Ognuno si serva quel che vuole. Ci faremo coraggio. (tutti  si  dirigono  verso  il  tavolino  accomodandosi  e  servendosi)

Lo sconosciuto      (entra sul solito motivo della Moldava. Si toglie il cilindro) Signori: le acque hanno raggiunto il secondo piano.

(Si rimette il cilindro. Esce)

Gio                        (rimasta bloccata col bicchiere in mano) Ancora!

Fannì                     (che le ha appena riempito il bicchiere) Come «ancora», non vedi che è pieno?

Stefania                 Mamma:   guarda la faccia da cadavere che ha. Deve averlo visto di nuovo.

Gio                        (fissando l'entrata) Sì, è entrato ancora: - Signori - ha detto - le acque hanno raggiunto il secondo piano.

Merlino                  Si è rimesso il cilindro ed è uscito.

Già                        (come riscuotendosi) Dunque, l'hai visto anche tu, Merlino!

Merlino                  E perché non  avrei dovuto vederlo?  Non sono mica cieco.

Stefania                 Adesso mi sa che voi due vi  siete messi d'accordo.

Gio                         Se tu  andassi una buona volta all'inferno!

Merlino                   «D'accordo» su che cosa?

Fannì                     Merlino: noi non  abbiamo visto  entrare nessun uomo.

Merlino                  Capisco. (beve tranquillo)

L'ospite                  Se capisce dovrebbe avere la cortesia di spiegarci come mai due sole persone su cinque vedono quello che le altre non vedono.

Merlino                  Non  è  molto  semplice  ma  tenterò.  (breve  pausa)  Vedete: Gio è sempre stata ossessionata dal passare del tempo. (durante questa  scena  nella  quale si rievocano dei ricordi,  si  risentirà in sottofondo  la Moldava e le luci cambieranno)

Gio                        È tanto vero questo che fin da bambina detestavo almanacchi e  orologi.

Fannì                     Mi ricordo: gli almanacchi li faceva tutti a pezzetti piccoli piccoli o li calpestava battendo i piedi e gridando a volte come in una crisi  isterica.

Stefania                 Non ha mai voluto orologi, ma mi rubava i miei e li faceva sparire. Non si è mai saputo cosa ne facesse.

Gio                         Li buttavo nel gabinetto e tiravo subito la catena per paura di pentirmene. (la musica tace e le luci cambiano)

L'ospite                  (A Fannì) E non l'avete mai fatta visitare da uno psichiatra?

Fannì                     Tu ci credi agli psichiatri?

L'ospite                  Oh Dio!  Sì... e no...

Fannì                     Ecco: così noi, nel dubbio, come dice il proverbio, ce ne siamo astenuti.

Stefania                 Ed  eccone i  risultati.

Fannì                     Non sono poi tanto gravi. Con l'aiuto d'uno psichiatra, magari, l'uomo col cilindro  tenterebbe di violentarla.

L'ospite                  (a Merlino) Ci dica le sue conclusioni.

Merlino                  Sono evidenti. Gio è tutt'ora talmente ossessionata dal tempo che arriva a «vederlo», incarnato e col cilindro.

L'ospite                  E lei? Come mai lo vede anche lei? Non mi dirà che anche lei, già così spiritualmente nel Nirvana, è ossessionato dal tempo.

Merlino                  No. Ma io il tempo lo riconosco sotto qualsiasi aspetto perché lo medito.

L'ospite                  Ah già: lei medita. Medita di giorno e di notte va in moto. L'ho vista passare poco fa. Una bella moto. Peccato. Ora se ne dovrà comprare un'altra.

Merlino                  Io non compro mai niente perché vivo senza un soldo e mangio quando mi danno da mangiare. Quella moto me l'aveva regalata mia madre.

L'ospite                   (sincero)  Mi dispiace.

Fannì.                    Faremo  una colletta  nel  palazzo e  te la  ricompreremo.

Gio                        Saranno tutti d'accordo perché Merlino è sempre disponibile per i consigli giusti e per dare una mano in qualunque momento.

Stefania                 E tutti una volta o l'altra hanno bisogno diMerlino. Merlino è come la «mascotte» del palazzo. Ti ricompreremo la moto, Merlino, sta tranquillo.

L'ospite                  Non  sarà  necessario:   lo  farà  l'assicurazione.

Merlino                  Non sarà necessario perché io non andrò più in moto. La natura me l'ha portata via e Merlino non contraddice mai la natura,

Lo sconosciuto      (Entra. Note della Moldava. Si toglie il cilindro) Signori; le acque hanno raggiunto il terzo piano.

(Si rimette il cilindro. Esce)

Stefania                 (A Gio e Merlino rimasti immobili a fissare l'entrata) Scommetto che quello del cilindro è riapparso per annunciare che le acque hanno raggiunto il terzo piano.

Merlino                  Infatti.

L'ospite                  (preoccupato)  Ho  dimenticato a che piano  stiamo...

Gio e Stefania        Al quarto.  (pausa piena di tensione)

Fannì                     Beviamo ancora qualcosa. Su con la vita! (serve da bere e si serve)

Nardo                    (entrando) Scusate. Mi hanno detto che Merlino è qui. (vedendolo) Merlino: le spiacerebbe venire un attimo di là? Quella deficiente sta andando in delirio a causa di quel suo gattaccio. Ha anche tentato di buttarsi dalla finestra e se non la tenevo a quest'ora galleggerebbe sul fiume come l'Ofelia. Adesso sta con tutte le cornacchie del palazzo che sbraitano da far impazzire un sordo e le stanno tutte addosso: una vuol farle alzare le gambe, l'altra vuol slacciarle la cintura, un'altra ha voluto farle bere una grappa che per poco non l'ha strozzata. Mi faccia un favore Merlino: venga di là un momento, solo lei può calmarla.

Merlino                  (già in piedi) Andiamo. (agli altri) A più tardi. (sull'entrata si ferma) No. Non posso.

(va a risedersi sul divano fra lo stupore di tutti)

Nardo                    Perché Merlino? Lei non ha mai rifiutato il suo aiuto a nessuno.  Solo lei può farsi ascoltare:   si tratta solo di un momento.

Merlino                  Non è che non voglio, è che non dipende da me.

Nardo                    E scusi: dipende da chi?

Merlino                  Dall'autore. L'autore non vuole che io la segua di là altrimenti il pubblico si perde la scena.

Nardo                    (senza convinzione) Ah... ho capito... (poi sincero) Cioè: non ho capito un bel niente, ma sarà così, se lo dice lei... Ma dunque io che faccio? La lascio di là con quelle befane che rischiano di soffocarmela?   È  questo che vuole l'autore?

Merlino                  Aspetti  un  momento.  (breve  pausa)

Fannì                     Beviamo ancora qualcosa. Nardo: lei non ha preso niente. Beva qualcosa dì forte. Cosa vuole?

Nardo                    Grazie.  Faccia lei.

Fannì                     (servendolo) Si fidi di me.

Nina                      (da fuori, gridando) Via tutte, non voglio più nessuno, via! Lasciatemi! (entra sempre gridando in preda a una crisi isterica) Nardo! (vedendolo gli salta addosso) Lo sapevo che ti eri nascosto qui ma non serve nascondersi: me la pagherai perchè l'hai fatto apposta a chiudermi il Ghiotto in quella tua maledetta macchina!

Nardo                    (cercando di tenerla ferma) Smettila o ti mollo due schiaffi.

Nina                      (continuando a gridare e a volerlo colpire con i pugni e i calci) E intanto la macchina sta affondando, l'acqua è già entrata fin oltre i sedili, lui graffia disperatamente i vetri, ha la bava alla bocca, la morte lo fa impazzire...

Gio                        (grida alzandosi e portandosi le mani alla gola come se soffocasse)  Basta!   Fatela  tacere!

Nina                      (liberandosi dal marito e correndo verso la finestra) Io mi butto: voglio salvarlo...

(Tutti salvo Gio e Merlino la rincorrono e le dicono qualcosa per calmarla: la scena non può essere che a soggetto. A questo punto Merlino si alza e resta immobile dominando la scena)

Merlino                   (chiama imperiosamente)  Nina:   vieni  qui.

(Tutti si bloccano: dovrebbero aver circondato Nina in modo da nasconderla ma al richiamo di Merlino si faranno da parte come nella figura di un balletto e Nina apparirà improvvisamente calma, poi  andrà  verso Merlino,  lentamente,  quasi fosse  ipnotizzata)

Nina                      Eccomi.

Merlino                  (La prende con dolcezza e la mette accanto a Gio rimasta in piedi con l'aria terrorizzata. Merlino punta l'indice prima contro  l'una, poi contro l'altra) A voi due non è la morte del gatto che fa terrore,  ma la vostra.

Gio e Nina             (Durante tutta la scena dovrebbero ricordare chi è in «trance». Alla battuta di Merlino, barcollano, come se stessero per cadere. Gli altri, rimasti fermi al loro posto, hanno un movimento istintivo verso di loro ma Merlino lì ferma alzando di scatto una mano)

Merlino                   No.  Non  avvicinatevi  finché  avrò  finito  di  parlare. (a Gio) Gio: cos'è che ti fa paura della morte?

Gio                        L'ignoto...  l'ignoto...

Merlino                  (a Nina) Nina: cos'è che ti fa paura della morte?

Nina                      La fine... della vita...

Merlino                  Siete in errore tutt'e due. La vostra paura non ha ragione di essere. Pensate agli occhi della civetta. Per la civetta non esiste il giorno perché di giorno non vede. Eppure, il giorno esiste. Così noi, con gli occhi della mente, non vediamo più la vita oltre la morte, eppure: la vita continua. Non pretendo, dicendovi questo, di aver risolto né in voi né in generale il problema della morte perché la mia teoria è troppo semplice, ma spero di aver rimosso nella vostra mente quel «qualcosa» che, all'idea della morte, vi era rimasto impietrito. Ora sta a voi continuare il mio lavoro.

(passerà una mano davanti al viso dell'una e poi dell'altra in un duplice gesto tipico degli ipnotizzatori)

Gio                        Cos'è successo? (l'ha detto come svegliandosi) Mi sento come se da un incubo fossi passata a un bel sogno,

Nina                      (idem) Anch'io. Sognavo di avere un gran peso nel cuore ed è come se qualcuno me lo avesse alleggerito.

Merlino                  (sedendo stancamente e asciugandosi la fronte) Fannì: da un lungo momento non ci offre più da bere. Perché ci trascura?

Fannì                     Oh  scusate!  Certo, beviamo  ancora,  beviamo  qualcosa...

(La   scena  riprende movimento.   Tutti  si   avvicinano   al   tavolino. Fannì versa da bere a tutti)

Stefania                 Facciamo un brindisi?

Gio                        Brava! Non ti basta quello che hai fatto prima quando ti sei accorta che «c'era il fiume in strada»?

Stefania                 Ora state a vedere che è colpa mia!

Lo sconosciuto      (Entra. Solito breve motivo musicale. Si toglie il cilindro) Signori: le acque hanno raggiunto il ventesimo secolo.

(Fa per rimettersi il cilindro e rimane bloccato con il cappello a mezz'aria. Tutti gli attori restano bloccati allo stesso tempo nella posizione in cui si ritrovano come in un film del quale si è fermata l'immagine. Proromperanno le note della Moldava e dopo un lungo attimo si farà il buio)

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