GLI OCCHI E IL CUORE
di Bruno Maresca
Personaggi :
Attilio, ricco industriale
Luisa, sua moglie
Silvio, loro figlio
Angela, loro figlia adottiva
Maria, madre di Attilio
Clara, vedova Mazzei
Fabrizio, suo figlio
Teresa, sua figlia
Lavvocato Melis
ATTO PRIMO
Villa Marini, interno di un sontuoso salone. Sul fondale un camino acceso e due poltrone; verso il proscenio un tavolino con bicchieri e bottiglie
Fuori scena
ATTILIO: (sbuffando)E mi raccomando, Nora, dica a Carmine di rimettere a posto la macchina.
Entra Silvio, un ventisettenne di bellaspetto, seguito dal padre, un uomo di 55 anni. Il giovane va al tavolino e prepara due drink.
ATTILIO: Questa ragazza davvero strana, non si capisce se un po tonta o se ha solo la testa per aria. Brrrr! Accidenti che freddo, stamattina: ho le mani congelate. (andando verso il camino) Brrr! Oggi Don Giulio mi ha fatto veramente arrabbiare, sai. Hai sentito la parabola che ha raccontatocomera?
SILVIO: Degli operai della vigna, mi pare.
ATTILIO: Di quelli, s. Lhai sentita?
SILVIO: Certo.Perch?
ATTILIO: Perch non ho capito bene dove volesse andare a parare.
SILVIO: In che senso?
ATTILIO: (avvicinandosi al figlio) A parte il fatto che non vedo perch uno si dovrebbe fare il culo cos per prendere gli stessi soldi di chi se ne sta con la pancia al sole, come gli saltato in mente, dico io, di mettersi a predicare di padroni generosi e operai disoccupati proprio alla vigilia di uno sciopero generale?(Silvio gli passa il drink)Quel prete fa della demagogia in chiesa, questa la verit.E poi comincio a sospettare che ce labbia con me, guarda. (Silvio sorride) Ridi, ridi. Due, tre domeniche fa, tu non ceri, ha attaccato una tiritera sui ricchi e sui cammelli che non hai idea: sembra che me lo faccia apposta.
SILVIO: (brindando con lui) Non colpa sua, Ges che non ti vede di buon occhio.
ATTILIO: Ah, i preti! Meglio starne alla larga, lho sempre detto. (ritorna al camino) I primi saranno gli ultimi, gli ultimi saranno i primi: proprio vero che predicano bene e razzolano male. Sarei curioso di sapere quanta misericordia ha lui con i suoi inquilini. Lasciamo perdere, va. (si siede) Sta a sentire, piuttosto, sai mica che diavolo gli preso da un po di tempo a tua sorella?
Squilla il cellulare di Silvio.
SILVIO: Scusa, pap.
ATTILIO: Lo sapevo! Uno comincia un discorso
SILVIO: Solo un secondo.( risponde ) Allora? ( pausa )No, non lho sentito. ( pausa )Va bene, a dopo, ciao.(al padre )Dicevi?
ATTILIO: Ti chiedevo se mi sai dire che cosha tua sorella.
SILVIO: (sedendosi) In che senso?
ATTILIO: Ah, in che senso, dici sempre in che senso! Ma non vedi com nervosa? Sono settimane che neanche ci puoi parlare, scatta per un nonnulla. Da qualche giorno poi ha una faccia da funerale. Dovresti averlo notato, accidenti!
SILVIO: (mentre scrive un sms)Veramente, no.
ATTILIO: (alzandosi) Quando mai ti accorgi di qualcosa, tu! E poi non parla, non hai visto che non parla? Anzi peggio ancora, se ci sono io smette di parlare, improvvisamente, e incomincia a bisbigliare, a fare gesti. Avresti dovuto vederle ieri sera, lei e la nonna, i segnali che si lanciavano, le occhiate, da una parte allaltra del tavolo.
Arriva un sms sul cellulare di Silvio
ATTILIO: (alquanto seccato) Tua madre dice che non ne sa niente, che una mia fissazione... e va bene - ho pensato - posso essermi sbagliato e invece no, oggi punto e daccapo, unaltra volta, con la mamma, tutto un confabulare, da quando siamo usciti. Naturalmente tu non ti sei accorto di nulla, non cos?
SILVIO: (distratto dalla lettura del messaggio)Se non cero neanche a cena.
ATTILIO: (andandogli contro, furibondo)Ma mi stai ascoltando, s o no? E poi smettila con quel coso. Dico stamattina, chiaro.
SILVIO: (riponendo il telefonino)Ah, allora no, pap.
ATTILIO: Ci avrei giurato.(incalzandolo)Mi spieghi come mai sono venute in macchina con te?
SILVIO: E che ci trovi di tanto strano, scusa?
ATTILIO: Non fare il furbo, sai!
SILVIO: E dai, pap!
ATTILIO: Siamo sempre andati tutti insieme a messa, s o no? Stamani, invece, guarda caso, non erano pronte e tu gli tieni bordone.
SILVIO: (alzandosi) Ma ti dico di no!
ATTILIO: (avvicinandosi, pacato)Dammi retta, Silvio, tua sorella deve avere qualche problema. Non capisco proprio cosa possa esserle successo ma sento che non una cosa da poco. Stanotte girava per casa come un fantasma, ho provato a farle qualche domanda, niente. Con me, lo sai, cos chiusa, perci se sai qualcosa
SILVIO: Non so nulla, credimi.
ATTILIO: Sicuro?
SILVIO: Certo.E poi non che con me sia tanto pi aperta, sai.
ATTILIO: E mai possibile che non hanno detto niente?
SILVIO: Niente.
ATTILIO: Neanche una parola?
SILVIO: Ma io guidavo, pap!
ATTILIO: Va bene, ti credo. (va a sedersi) Comunque, sono sicuro che nasconde qualcosa. (pausa) Non sar mica incinta?
SILVIO: E come ti venuta questidea, adesso?
ATTILIO: Ma non lo so, perch anche questo matrimonio, deciso cos da un momento allaltro...
SILVIO: Pap, Angela ha venticinque anni. Potr anche decidere di sposarsi a venticinque anni, no?
ATTILIO: S, con uno spiantato, un artista.
SILVIO: (mentre risponde al messaggio) Che centra questo, ora?
ATTILIO: Un pittore che non vende un accidenti di quadro, che non ha una lira. Ora vuole fare la mostra e chi li tira fuori tutti quei soldi, eh?
SILVIO: Ma che vuoi che ne sappia, scusa.
ATTILIO: Lo so io, per, purtroppo.Qui gatta ci cova, figliolo, gatta ci cova. Vedrai se non ho ragione. (cambiando discorso) Hai visto il regalo?
SILVIO: (c.s.) S, certo.
ATTILIO: E d qualcosa, no! Pare che non te ne freghi niente!
SILVIO: E bello, bellissimo, ci mancherebbe.
ATTILIO: Mi sembri Nora tu, stamani: hai la testa da tuttaltra parte. E poi continui ad armeggiare con quel dannato telefonino, mentre io ti parlo: si pu sapere che ti preso?
SILVIO: Ma nulla, sto fissando per stasera.
ATTILIO: Sar. ( ritornando sul discorso ) Il pittore oggi non cera in chiesa. Come mai?
SILVIO: Pap!
Arriva un altro sms sul telefonino del figlio
ATTILIO: ( alzandosi ) Beh, forse meglio se vado a cambiarmi. Ma tu vedi di capire che ha tua sorella, intesi?
SILVIO: S, s.
Appena il padre esce, Silvio legge il messaggio, poi compone un numero. Non riuscendo a comunicare, manda e riceve alcuni sms, finch non si sente fuori scena la voce concitata di sua madre.
LUISA: Non potevi parlarmene prima, no? Da un mese, pazzesco! E cosa farai, adesso?
ANGELA: Ma niente, mamma!
Entra Luisa, una donna appena sopra i cinquanta, seguita da Angela, sua figlia adottiva, di venticinque anni. Entrambe sono visibilmente nervose. La ragazza va a sedersi.
LUISA: ( al figlio) Dov tuo padre?
SILVIO: E su a cambiarsi.
LUISA: (andando a sedersi)Va a dirgliche tra un po si pranza, per favore.
SILVIO: Vuoi che non lo sappia, scusa.
LUISA: S, ma tu ricordaglielo. Sai bene che adesso incomincia il solito giro di telefonate e
SILVIO: Insomma devo smammare, non cos? Daccordo. (pausa)E successo qualcosa?
LUISA: No, nulla, nulla.
SILVIO: Come nulla, avete unaria.
LUISA: Tho detto che non niente!
SILVIO: Pap diceva che vi ha viste confabulare in maniera piuttosto sospetta.
LUISA: Lascia perdere.
SILVIO: ( mentre esce ) Qui gatta ci cova, aveva ragione pap.
Silvio esce
LUISA: (andando al tavolino) E ora che sai chi sono, che vuoi fare?
ANGELA: Ma niente, te lho detto.
LUISA: Giorgio come lha presa?
ANGELA: Non molto bene, anche lui. Dice che avevo il dovere di informarlo, visto che sta per diventare mio marito.
LUISA: E ha ragione. Ti potevi consigliare con lui, perlomeno.
ANGELA: (avvicinandosi) Era una cosa mia e basta, mamma, perch non vuoi capire?Quando mi confidaste che ero una figlia adottiva - avr avuto undici anni, no - non dissi nulla, ti ricordi, per ne soffrii tanto e piansi tutta la notte. Tu mi dicesti che i bambini nascono soprattutto nel cuore di una madre, ma io non capivo e rivolevo soltanto i miei genitori: non mi importava se erano poveri, ne avevo diritto, come tutti gli altri. Solo che non sapevo cosa fare, mi misi anche a scavare fra le vostre cose, fotografie, carte: a caccia di che, poi, ero cos piccola. Allora giurai a me stessa che da grande li avrei trovati, senza coinvolgere nessuno e dovevano dirmi perch mi avevano abbandonata.
LUISA: Perci non ne hai mai parlato? (staccandosi, indignata) Non ti fidavi neanche di noi?
ANGELA: (avvicinandosi) No, mamma, non per questo, credimi, che avevo paura di ferirvi, di apparire uningrata verso chi mi amava e si prendeva cura di me. Se sono quella che sono, lo devo a voi, ceravate voi quando ero triste, quando ero felice, quando ero malata: perch dovevo buttarvi addosso i miei fantasmi?
LUISA: (sedendosi) Continua.
ANGELA: (sedendosi) Una volta maggiorenne pensavo di avere finalmente diritto a conoscere il mio primo cognome e, invece, in Comune mi spedirono ai Servizi Sociali, dai Servizi Sociali in Procura, poi in Tribunale. Tutti volevano sapere se ero malata, se mi dovevo operare, senza spiegarmi il perch. Mi sentivo una ragazzina sciocca e capricciosa e quando il Giudice mi disse che senza il vostro consenso neanche lavrebbe guardata la mia domanda, feci una scenata che per poco non mi arrestarono. Poi, due anni fa, lessi su un giornale che gli adottati, a venticinque anni, potevano sapere chi erano i loro genitori naturali. Altri due anni, ma non mi pesava, avrei aspettato.
LUISA: Hai tenuto dentro tutto questo per cos tanto tempo?
ANGELA: Era un bisogno quasi ossessivo, alimentato da amore, rabbia, malinconia, rancore, orgoglio, un bisogno che finisci poi per rimuovere, perch ti procura troppo dolore. E adesso mi sembrava di avere tradito il mio giuramento di bambina, capisci, perch quando avrei finalmente potuto, avevo lasciato invece che lo facesse il destino per me.
LUISA: Allora era ancora cos forte questo bisogno?
ANGELA: Quello di conoscere mia madre, s.
LUISA: (alzandosi, furibonda) Sono io tua madre, Angela, io ti ho cercata, ti ho voluta e ti ho difesa con tutte le mie forze. (allontanandosi) Tre anni nellangoscia che ti potessero portare via, mio padre che mi faceva la guerra con i suoi pregiudizi il terrore di non rivederti mai pi.
ANGELA: (avvicinandosi) Scusami, mamma, ti prego.
LUISA: Quando mi dissero che non avrei pi potuto avere figli, mi sentii morire: non puoi perdere il bambino e insieme anche la speranza, una punizione troppo grande, inaccettabile. Perci non mi rassegnai cos facilmente, sai: per riaverlo girai dappertutto, sopportai sevizie di ogni tipo, inutilmente. Eppure la vedevo, credimi, tante volte, in sogno, una massa di capelli neri, le gotone rosse e grassa, Dio mio comera grassa: mi allungava le manine ma io non riuscivo ad afferrarle, ero disperata. Lei, per, sorrideva e quel sorriso mi rassicurava perch sentivo che ce lavrei fatta. E quando ci telefonarono, capii che era lei. E una bambina, vero?, domandai come una stupida e la suora mi rimbrott, con una durezza che mi schiant il cuore: ebbi tanta paura, non ce lavrei fatta a sopportare unaltra sconfitta. Mentre correvo in Istituto con tuo padre che brontolava perch lavevo costretto a sospendere una riunione e Silvio che strillava perch lavevo praticamente lanciato in macchina, mi ripetevo deve essere lei, per forza. Io lo sapevo che eri tu, Angela, ne ero certa, con quella massa di capelli neri, le gotone rosse e grassa, Dio mio comeri grassa. Ti strinsi tra le braccia, ti tempestai di baci e tu mi fissavi, sospettosa, con quegli occhioni lucidi e neri: io ti parlavo, ti parlavo e tu mi ascoltavi senza protestare, finch non mi sorridesti, fiduciosa.
ANGELA: Mi dispiace tanto, mamma.
LUISA: (va sedersi) E adesso, che succeder?
ANGELA: (avvicinandosi al tavolino) Niente, per me non cambiato niente, te lo giuro.
LUISA: (dura) Voglio credere che sia cos.
Entra Silvio.
SILVIO: Sono finito unaltra volta nelle grinfie della nonna. Appena mi vede solo e indifeso
torna alla carica col mio matrimonio. (pausa) Aria pesante, a quanto pare, altro che niente. (a voce pi alta) La nonna dice che sarebbe ora che anchio mi ammogliassi. (pausa) Ehi, si pu sapere che avete, neanche mi ascoltate?
LUISA: Che abbiamo. Chiedilo a tua sorella che abbiamo.
SILVIO: (avvicinandosi, ironico) Quale altro problema affligge lanimo della mia taciturna sorellina?
ANGELA: (scattando) Guarda chenon giornata, sai!
SILVIO: Ehi, pi nervosa del solito.
ANGELA: Smettila, ti ho detto!
SILVIO: Oh, ma ti sei svegliata storta stamattina?
LUISA: Smettetela tutte due: non mi sembra il momento giusto per litigare! (al figlio ) Siediti Silvio, bene che sappia anche tu.
SILVIO: (alla mamma)Stavo scherzando.
LUISA: Lo so, siediti.
SILVIO: (sedendosi) Che successo?
LUISA: Tua sorella ha combinato un guaio grosso...
SILVIO: E incinta?
LUISA: Incinta! Che dici?
SILVIO: No, perch prima, pap
LUISA: Che incinta, magari.( pausa ) Ti ho detto un guaio grossoun guaio serio,speriamo non irreparabile.
Luisa si ferma, immersa nei suoi pensieri.
SILVIO: Mamma!
LUISA: (proseguendo, con crescente nervosismo ) Angela... cos, di punto in bianco senza dire niente a nessuno (alla figlia) ma perch non me ne hai parlato, dico io? Ti eri sempre confidata con me, sempre mio Dio, che disastro, che disastro!
SILVIO: Insomma, si pu sapere?
LUISA: Tua sorella non so cosa le preso... ha avuto un colpo di testa ed andata a scovare i suoi familiari.
SILVIO: Come i suoi familiari?
LUISA: Quelli di una volta, voglio dire.
SILVIO: Cosa? ( alla sorella, alzandosi) ) Sei andata... non possibile... ma sei impazzita?
ANGELA: Sono impazzita, s! Vuoi mandarmi in manicomio?
SILVIO: Sarebbe il posto giusto, sarebbe!
LUISA: (alzandosi) Non gridate! Volete farvi sentire da vostro padre, s?
SILVIO: (alla mamma) E come ha fatto a sapere chi sono?
LUISA: Ha trovato il suo certificato di battesimo avevo mandato Carmine a ritirarlo, per il matrimonio, e lui glielo ha lasciato in camera.
SILVIO: Bel pezzo di imbecille!
LUISA: Non colpa sua, stato il parroco che ha messo il vecchio cognome.
SILVIO: Roba da matti.
LUISA: E lei andata a cercarli a spiarli e lhanno anche beccata, capisci.
SILVIO: Pure!! E chi?
LUISA: Uno di loro dice che fa il meccanico, non so, marted scorso lha fermata, ha voluto sapere chi era, perch andava in giro a fare tante domande sul suo conto.
SILVIO: (alla sorella) E tu che gli hai risposto?
ANGELA: Presa cos, alla sprovvista, la prima cosa che m venuta in mente.
SILVIO: Cio?
ANGELA: Una baggianata che stavo facendo unindagine di mercato gli ho anche mostrato delle carte dei questionari che avevo con me, che non centravano nulla
SILVIO: E ti ha creduta?
ANGELA: No temo proprio di no, perch ha incominciato a farmi una specie di interrogatorio, voleva leggere i questionari, mi ha chiesto di fargli vedere un documento, ha detto che avrebbe chiamato la polizia, allora ho perso la testa, mi sono infilata in macchina e sono scappata.
LUISA: Oh, mio Dio.Sei scappata?
ANGELA: Non sapevo cosaltro fare, mamma.
LUISA: E se ha preso il numero di targa?
ANGELA: Ho perso la testa, ti ho detto!
LUISA: Ma come hai potuto fare una cosa simile, come hai potuto? Cos di nascosto, una cosa cos grave, tu mi vuoi vedere morta morta. Se ha preso il numero di targa verr fuori il tuo nome, lo capisci? La tua data di nascita!! Capiranno subito chi sei. (andando a sedersi) E come si fa adesso, come si fa?
SILVIO: (alla sorella ) Brava, sarai contenta, ora? Ti sei tolta lo sfizio, finalmente!
ANGELA: Guarda che
SILVIO: Ma ti rendi conto di quello che hai fatto?
ANGELA: ( urlando) E devo renderne conto a te?
SILVIO: (urlando) Non alzare la voce, altrimenti
LUISA: Insomma, vi ho detto di non gridare!
SILVIO: (alla sorella) E perch ci sei andata, eh? ( Angela non risponde ) Io non ci posso credere, non ci posso credere.Quando lo sentir pap...
LUISA: Non farne parola, per carit, gliene voglio parlare io, con calma.
SILVIO: ( alla sorella ) E se vengono qua? Che gli raccontiamo, se vengono qua, eh?
LUISA: ( alla figlia ) Non sei riuscita a vedere se ha preso il numero di targa?
ANGELA: No.
SILVIO: Ma lha preso di sicuro! E scappata, vuoi che non labbia preso. Chiss che avr pensato.
LUISA: ( al figlio, allarmata ) E tu dici che possono venire qui?
SILVIO: Non lo so, ma se capiscono chi ho paura proprio di s: la parentela gli pu tornare comoda.
LUISA: Che vuoi dire?
SILVIO: Mamma, non credo che quella gente navighi nelloro, no?
LUISA: Oh, mio Dio io mi sento male! ( alla figlia ) Hai sentito? Gli farai venire un infarto a tuo padre un infarto. (alzandosi) Perch non ci hai detto nulla, santo cielo? Forse si poteva trovare una strada ma ora, che accadr ora? Cosa pensavi che facessimo, dimmi? Ti abbiamo mai trattata in maniera diversa da tuo fratello? Non ti abbiamo sempre dato tutto laffetto che potevamo darti?
ANGELA: Non si tratta di questo, mamma!
LUISA: Allora, perch?
ANGELA: Non lo so. Forse era destino.
SILVIO: Destino, un corno!
LUISA: Ma hai visto che hai combinato?
SILVIO: Bisogna parlarne subito con pap, qui la faccenda potrebbe prendere una brutta piega.
ANGELA: Ti stai preoccupando dei tuoi soldi, vero?
Entra Maria, unanziana donna molto distinta. Si ferma sulluscio.
SILVIO: ( furioso ) Bada che ti prendo a schiaffi, sai.
ANGELA: (scoppiando in lacrime) E dai, prendimi a schiaffi, che aspetti (alla mamma) anche
tu, che aspetti volete uccidermi uccidetemi che cosa sono io per voi non sono niente, una trovata per caso.
LUISA: Angela, non ti permetto!
ANGELA : (vedendo la nonna e andandole incontro ) Nonna!
MARIA: Su, piccola mia, non piangere.
SILVIO: Lacrime di coccodrillo.
MARIA: ( al nipote ) La finisci di tormentarla?
SILVIO: Ma nonna, tu non sai che ha fatto questa scriteriata.
MARIA: Lo so, invece, lo so.
LUISA: Lo sa?
SILVIO: Te lha gi detto?
MARIA: S, me ne ha gi parlato. ( ad Angela ) Su, non piangere, vedrai che una soluzione si trova.
LUISA: Una soluzione? E quale? Quelli possono venire qui da un momento allaltro, capisce? E come si fa, allora? E un guaio, mamma, un guaio grosso. ( al figlio ) Hai ragione, Silvio, bisogna parlarne subito con pap, non lo si pu tenere alloscuro.
MARIA: Senza drammatizzare, Luisa, mi raccomando, non successo niente di trascendentale.
LUISA: S, la fa facile lei.
MARIA: Dico solo che non mi sembra il caso di allarmarsi in questo modo, tutto qui.
Luisa si avvia e Silvio la segue
SILVIO: Vengo con te.
LUISA: (uscendo) Gli parlo io, intesi?
SILVIO: (c. s.) S, s.
Escono
MARIA: Ora basta, su. Lo sai che non mi piace vederti piangere.
ANGELA: Ho tanta paura, nonna.
MARIA: Ci sono io con te, non devi avere paura.
ANGELA: Cosa succeder, ora?
MARIA: Niente, non succeder niente. Vieni, andiamo a sederci, che la mia povera schiena proprio non ce la fa pi, adesso.
Maria va a sedersi
ANGELA: (seguendola) Ci sono dovuta andare, nonna. Tu mi capisci, vero?
MARIA: Certo, certo.
ANGELA: Quando ho visto quel foglio, buttato l con tutti gli altri fogli, non ho capito subito, sai: mi sembrava solo un pezzo di carta fra tanti e invece cera scritta la mia vita su quel pezzo di carta. Lho letto ma non ho capito, non ho voluto capire. Mi sono chiesta chi mai potesse essere quella Angela Mazzei nata il 15 gennaio del 79, che cosa ci facesse sulla mia scrivania quella signorina che aveva esattamente la mia et... e il mio stesso nome. Tu sei Angela Marini, mi ripetevo, questa carta non ti riguarda, si sono sbagliati. Ero come inebetita, lavr riletto dieci, cento volte e ogni volta una voce mi rimbombava: sei una figlia adottiva, Angela, il tuo cognome non pu essere Marini. Allora ho capito, ho dovuto capire e mi sono sentita spezzare in due, nonna: un foglio, uno stupido pezzo di carta mi aveva spezzata in due. Cosa voleva Angela Mazzei da me dopo tanti anni? Avrei voluto strapparlo, bruciarlo ma non potevo, non potevo... ( scoppiando in lacrime ) perch era come se una parte di me fosse rimasta imprigionata in quel foglio allora dovevo fare qualcosa per liberarla dovevo andare a cercarla, per essere finalmente una, dovevo andarci e ci sono andata perch non si pu vivere spezzata in due, nonna.
MARIA: No, non si pu.
ANGELA: Poi, per, sono scappata, quando ormai lavevo ritrovata negli occhi smarriti di quel giovane che mi faceva tante domande, sono scappata, come una ladra. Eppure avrei voluto parlargli, gridargli: pezzo dasino, come fai a non capire? avrei voluto abbracciarlo, baciarlo perch nei suoi occhi mi ero finalmente ritrovata. ( accovacciandosi vicino alla nonna ) E un bel guaio non essere pi bambini, sai, perch da grande cos difficile parlare col cuore.
MARIA: E gli altri, li hai visti?
ANGELA: Di nascosto, s, anche loro.
MARIA: E lei?
ANGELA: Anche lei, lho seguita, diverse volte, lho affiancata, incrociata per sentirne la voce, per rubarle uno sguardo: una povera donna, deve avere molto sofferto, sembra una vecchia. Che ho fatto, nonna? Ho paura, portami via.
MARIA: Sono sicura che tuo padre capir, vedrai.
ANGELA: No, non capir, sono solo degli estranei, perch dovrebbero capire?
MARIA: Io, per, ho capito, no?
ANGELA: S, tu s, perch sei speciale tu.( pausa )Ti ricordi la mia favola, nonna? La favola che ti chiedevo sempre di leggermi quando non riuscivo ad addormentarmi?
MARIA: E come potrei dimenticarla.
ANGELA: Cera una volta un piccolo principe che viveva tutto solo su di un pianeta poco pi grande di lui e aveva bisogno di un amico.
MARIA: S, s.
ANGELA: Ma non riusc a trovarlo negli uomini, povero ometto perch gli uomini non hanno pi amici perch non esistono i mercanti di amici, vero?
MARIA: No, non esistono.
ANGELA: Eppure fa bene avere avuto un amico, anche se poi si muore
Fuori scena si sente Attilio urlare. Angela si alza e va dietro alla poltrona della nonna
ATTILIO: E un deficiente! E io non voglio deficienti al mio servizio, chiaro!
LUISA: Attilio, ti prego, non colpa sua.
ATTILIO: ( urlando ) Cavrei giurato che prima o poi si sarebbe arrivati a questo, ne ero certissimo. Accidenti a me e a quando mi feci convincere. Aveva ragione tuo padre, i figli devono essere carne della tua carne, sangue del tuo sangue
LUISA: Oh, mio Dio!!
Entra Attilio, seguito dalla moglie e dal figlio..
ATTILIO: (alla moglie) Se gli avessi dato ascolto oggi non saremmo a questo punto. (avvicinandosi alla figlia) E brava la mia signorina!Veramente brava, hai fatto proprio un bel lavoro, complimenti! Perci eri diventata muta, eh? Adesso parlerai mi auguro, me la darai una spiegazione!
MARIA: (alzandosi) Attilio
ATTILIO: Che cosa sei andata a fare, su, sentiamo? Che cosa cercavi? Non ti bastava tutto quello che ti abbiamo dato, no? Cosaltro volevi, su, dimmi?
ANGELA: ( come assente ) Gli uomini coltivano cinquemila rose nel loro giardino e non trovano quello che cercano, eppure potrebbero trovarlo in una sola rosa o in un po dacqua.
ATTILIO: (strabiliato) Che hai detto?
ANGELA: Perch anche un po dacqua pu far bene al cuore, pap, anche solo un po dacqua.
ATTILIO: ( alla moglie ) Ma impazzita!
LUISA: Angela!
ANGELA: Non si vede bene che col cuore: lessenziale invisibile agli occhi.
LUISA: Angela.
ANGELA: ( scappando via ) Gli occhi sono ciechi, bisogna cercare col cuore.
ATTILIO: Angela, vieni subito qua! Angela!! ( Angela esce, indi alla moglie ) Sta farneticando?
MARIA: No, non sta farneticando. Ma voi non potete capire, siete grandi voi: come potreste capire?
ATTILIO: Non ti ci mettere pure tu, adesso, mamma. ( al figlio ) E tu va a vedere che fa, dannazione!!
Silvio esce precipitosamente.
MARIA: Attilio, sta a sentire
ATTILIO: Ah, ma se crede di potersela cavare cos, accidenti
MARIA: Ha voluto conoscerli, tutto qui.
ATTILIO: Tutto qui? ( alla moglie ) Tutto qui lei dice. ( alla mamma ) E ti pare poco?
LUISA: Poteva parlarcene, almeno.
MARIA: E va bene, non lha fatto. La volete crocifiggere, per questo?
ATTILIO: (sarcastico) No, non la crocifiggiamo, povera bambina, diamole un premio, anzi. Chiss che far dopo, quale altra sorpresina ci riserver! ( pausa ) Ma intanto che facciamo noi con quella gente, eh? Gli mandiamo anche le partecipazioni di nozze, s? Onorevole, le presento le mamme della sposa, eccellenza, i fratellini
MARIA: Attilio!
ATTILIO: (andando a sedersi) Mamma, ti devo pregare di non immischiarti!
MARIA: Non immischiarmi! (alla nuora) Hai sentito, Luisa? Non devo immischiarmi, a questo punto siamo arrivati!
LUISA: Ma no! Guardi che...
ATTILIO: (alla madre) ... Scusami, mamma, ti prego, non volevo... scusami,ho i nervi a fior di pelle. ( allontanandosi ) Incosciente, pazza incosciente.
MARIA: Era la sua famiglia. Perch non vuoi capire il suo stato danimo?
ATTILIO: Il suo stato danimo e il nostro, lo ha capito lei, il nostro? (chiama) Nora! La
sua famiglia (alzandosi) siamo noi la sua famiglia! Quelli sono dei perfetti estranei, fino a ieri non sapeva neppure che esistessero.
MARIA: Ma non siete in discussione voi!
ATTILIO: Ah, s? Meno male, avrei voluto vedere anche questo, ingrata. (chiama) Nora!!
LUISA: ( al marito ) Cosa vuoi fare?
ATTILIO: Deve venire gi immediatamente.
LUISA: Attilio, ti prego!
ATTILIO: Immediatamente! Nora!!! Anche sorda me la dovevi trovare, accidenti!!
LUISA: Vado su io, Attilio.
ATTILIO: ( bloccandola ) Deve venire lei gi, chiaro!( pausa)La sua famiglia.( alla mamma )Li
prendiamo tutti con noi, va bene? Compriamo un bel castello, cos viviamo tutti insieme, felici e contenti, va bene?
MARIA: Dammi ascolto, Attilio.
ATTILIO: Cosa dovrei fare, allora, sentiamo, su!! Dammi la soluzione.
MARIA: Falla diventare una favola, Attilio, puoi farlo, ti stata data loccasione, non la sprecare. Buttali a mare i pregiudizi, i tuoi onorevoli, le eccellenze, buttali via. E la distinzione sociale, vero? E questa che ti preoccupa, la tua posizione sociale? (Attilio non risponde )Allora gettala via, Attilio, perch lamore di tua figlia, il rispetto di tua figlia sono molto pi importanti della distinzione sociale. ( pausa, poi pacata )Quando eri piccolo, avevi un amico, il tuo amico del cuore, forse neanche te lo ricordi pi: era il figlio del nostro autista, si chiamava Luca ma tu lo chiamavi pel di carota. ( Attilio ha una reazione emotiva )Non lo hai dimenticato, vero? ( proseguendo )Tulo chiamavi pel di carota e lui non si arrabbiava, non si arrabbiava mai, perch ti voleva bene.E anche tu gliene volevi,altro che se gliene volevi: appena tornavi dalla scuola correvi da lui, non finivi neanche di mangiare per correre da lui, ti ricordi? Stavate sempre appiccicati luno allaltro, e tuo padre ti brontolava, ti brontolava e tu non ne capivi la ragione, non potevi capirla perch guardavi col cuore, allora, col cuore, capisci. Questo ti voleva dire tua figlia: ascoltala, Attilio, ti prego.
ATTILIO: Non voglio ascoltare pi nessuno. Adesso voglio fare di testa mia.
MARIA: Vuole andare da loro? Accompagnala
ATTILIO: Non vedo lora, tassicuro.
MARIA: Anche tu Luisa, non avere timore. E cresciuta fra le vostre braccia: come pu farvi del male?
ATTILIO: Ora basta, mamma, per favore.
MARIA: E tua figlia.
ATTILIO: Non ne sono pi tanto certo!!
LUISA: Attilio!
MARIA: (ferma) E tua figlia, non obbligarla a fuggire dal suo passato.
ATTILIO: Deve scegliere fra noi e loro, adesso.
MARIA: (c.s.) Sta cercando solo delle risposte alle sue tante domande, non una nuova famiglia.
ATTILIO: (sarcastico)Lo credo.
MARIA: Quando c il buio dentro di te, hai bisogno di luce, capisci, di verit, per ritrovarti.
ATTILIO: Anche a costo di accecare chi ti ha ridato la vita, non cos?
MARIA: No, Attilio, no, perch se ha tenuto il suo dolore chiuso a chiave per tutti questi anni lo ha fatto per voi, per non farvi soffrire, perch vi vuole bene.
ATTILIO: Faccia come crede, ma dopo se ne vada per la sua strada.
MARIA: (alla nuora, affranta) Avete costruito una bella storia, Luisa, non permettere che finisca cos.
LUISA: Aspettiamo, mamma, ora bisogna aspettare.
MARIA: Vado da lei.
Maria esce
ATTILIO: (andando a sedersi) Sciagurata, esporci cos...a chiss quali conseguenze...
LUISA: Forse, per, tua madre ha ragione, non bisogna drammatizzare.
ATTILIO: Come hai detto che si chiama il meccanico?
LUISA: Il meccanico?
ATTILIO: Quello che lha fermata, accidenti! Non hai detto che fa il meccanico?
LUISA: Alessandro. Perch?
ATTILIO: Ma niente. Voglio segnalarlo al responsabile della sicurezza, non si sa mai. Alessandro Mazzei, giusto?
LUISA: S.
Entra Silvio
ATTILIO:Ebbene?
SILVIO: Si chiusa in camera, pap, non vuole uscire.
ATTILIO: Cosa! ( alzandosi ) Perdio, adesso gliela faccio vedere io...
LUISA: ( fermandolo ) Ti prego, lascia che le parli io... ( Attilio la scosta ) Ti scongiuro, vedrai che mi dar ascolto.
ATTILIO: ( brusco ) Ti do cinque minuti, Luisa, solo cinque minuti, non di pi, poi vengo su e butto gi la porta.
Luisa esce.
ATTILIO: Sciagurata, sciagurata! ( al figlio ) Dobbiamo sentire subito Sergio per sapere che diritti possono accampare queste persone.
SILVIO: Che diritti vuoi che possano accampare, pap! Sono degli estranei.
ATTILIO: S, certo ma meglio esserne sicuri. ( pausa ) E se pensassero di ricattarci?
SILVIO: Ricattarci?
ATTILIO: Ricattarci, s, ricattarci, minacciare uno scandalo. I giornali, la televisione, sai che bel divertimento per quegli sciacalli. Ci sguazzerebbero, accidenti a loro.
SILVIO: Se solo si azzardano, li spediamo tutti in galera.
ATTILIO: Ma che galera, che galera! Me ne frego io della loro galera ( pausa) Chiama Sergio e digli di venire immediatamente.
SILVIO: Ma non c, in montagna.
ATTILIO: (stizzito) Quando serve non c mai, maledizione. Con tutti i soldi che gli do! Chiamalo sul cellulare, ce lhai il numero, no?
SILVIO: Lo sai che lo spegne quando va a sciare.
ATTILIO: E tu prova lo stesso, una faccenda grave, gravissima. (Silvio compone il numero) Con tutti i soldi che gli do. Bellavvocato ti ho trovato per imparare il mestiere. Allora?
SILVIO: Niente.
ATTILIO: Riprova ancora, perdio!
SILVIO: E spento, pap.
ATTILIO: Dove andava?
SILVIO: Sulle Dolomiti, mi pare.
ATTILIO: E lalbergo? Ti ha detto in quale albergo?
SILVIO: No, pap.
ATTILIO: E quando torna, accidenti a lui?
SILVIO: Sabato, per il matrimonio.
ATTILIO: Sabato? E se si presenta qualcuno? Che facciamo, se si presenta qualcuno?
SILVIO: Qui?
ATTILIO: Qui in azienda o dove gli pare, che importanza ha!
SILVIO: Aspettiamo qualche giorno, almeno, vediamo che succede.
ATTILIO: Come qualche giorno? E se troppo tardi? Bisogna prevenirli, ti dico, bisogna essere pronti trovare una strada. Domani appena vai allo lo studio, vedi di contattarlo, altrimenti senti qualcuno dei suoi, che sia fidato, per, mi raccomando.
Entra Luisa
LUISA: Non vuole aprire, Attilio.
ATTILIO: Come dici?
LUISA: Non vuole aprire continua a parlare in quel modo, bisogna chiamare un medico
ATTILIO:Adesso glielo do io il medico
LUISA: Ti supplico, Attilio, lascia che si calmi: una donna, non puoi trattarla come una bambina.
ATTILIO: Perch lha fatto, perch?
LUISA: E tutta colpa mia, avrei dovuto capire e invece non ne sono stata capace. Stupida che non sono altro: lei non parlava ed io, come una stupida, non domandavo, illudendomi che avrebbe potuto dimenticare. Perch per me era mia figlia e basta, capisci? Il suo passato non mi interessava, lo rifiutavo, forse perch non ero riuscita ad accettare che non fosse nata dalla mia pancia. Dio solo sa quanto lavevo desiderato.
ATTILIO: Quando il destino non vuole, c anche chi sa farsene una ragione.
LUISA: Se non la vedi dappertutto abbandonata dentro il bagno di una stazione, buttata dentro un cassonetto di rifiuti o mutilata dallorrore di una guerra.
Entra Maria
MARIA: Andate da vostra figlia, dovete starle vicino, adesso.
Luisa esce immediatamente
SILVIO: ( fra s ) Guarda come si precipita dal suo angioletto.
Attilio si avvia freddamente
MARIA: (al figlio, fermandolo) Ti prego Attilio, la sua festa pi bella.
Attilio esce
SILVIO: Non lho mai vista correre cos per me in tutta la mia vita.
MARIA: Che hai detto?
SILVIO: La verit, nonna, soltanto la verit.
MARIA: Che significa? Pensi forse che tua madre non ti abbia amato abbastanza?
SILVIO: Non ho detto questo.
MARIA: Allora cosa? Sei geloso di tua sorella? Ti senti discriminato perch le ha dato un po pi di amore? Ne aveva un disperato bisogno, Silvio! Quellanno di istituto le fece molto male, sai, anche se era cos piccola.
SILVIO: Lei almeno stata cercata, desiderata, io forse sono semplicemente arrivato, frutto di un attimo damore.
MARIA: Come ti vengono questi cattivi pensieri, Silvio?
SILVIO: Quando ti danno sempre la colpa di tutto e poi per di nascosto ti dicono che devi avere pazienza perch lei unadottata, che pu fare qualche sciocchezza lei, mentre tu no, tu sei il figlio biologico e tu di sciocchezze non ne farai di sicuro; quando ti prendi un bel ceffone perch ti sei solo difeso dalla tua dolce sorellina che ti voleva piantare le sue belle unghie in faccia allora ti possono anche venire questi cattivi pensieri, nonna, te lassicuro.
MARIA: Quando sono successe queste cose?
SILVIO: Sempre, sempre.Da quando mise piede in questa a casa, tutto mi doveva piacere di lei. (facendo il verso alla madre)Tra un poarriver una sorellina, lo sai, bellissima, tu sei contento, vero? Tu la volevi tanto una sorellina, no? (isterico) Cos ci potrai giocare, farci i compiti assieme, con la sorellina, la sorellina, la sorellina.
MARIA: Silvio.
SILVIO: Quando, per, non ne potei pi e le dissi di riportarla dove lavevano presa, mi beccai un altro ceffone, ecco. Allora perch me lhai chiesto se volevo una sorellina? La volevo, va bene, e ora non la voglio pi. Portala via, no!
MARIA: Davvero pensi questo? Hai questi brutti sentimenti nei confronti di tua sorella?
SILVIO: Li ho avuti, s, tanto tempo fa. E poi non mia sorella e io non sono suo fratello, non lo siamo mai stati e ce lo siamo sempre detto, di nascosto, come facevano loro con me. Io del resto volevo un beb, non una sconosciuta che chiamasse mamma mia madre.
MARIA: Dunque tu la consideri unestranea? E orribile.
SILVIO: E la realt, nonna: perch dici che orribile? Ma questo non significa che non ci vogliamo bene, non ti preoccupare. Siamo da tanti anni insieme che adesso ci vogliamo anche bene. E poi non ce lho con lei: che ne poteva sapere lei del mio tormento?
MARIA: Sai che vuol dire vivere nel terrore di sentirsi dire dalla bambina che hai cercato, desiderato, che non hai nessun diritto su di lei perch non sei sua madre? Perch non hai i suoi occhi, il suo sorriso? Come puoi giudicare?
Entra Attilio, stravolto
ATTILIO: C quel ragazzo, Silvio, venuto qui.
SILVIO: Chi?
ATTILIO: QuellAlessandro.
SILVIO: Alessandro?
ATTILIO: Mazzei, Alessandro Mazzei.
Sipario
ATTO SECONDO
Casa della signora Clara, interno di una modesta stanza da pranzo e soggiorno. Fabrizio e Teresa discutono, seduti a un tavolo sul quale, oltre a una bottiglietta dacqua e a un bicchiere, sono sparsi diversi fogli. Fuori imperversa un temporale.
FABRIZIO: E Sandro?
TERESA: Ha la corsa.
FABRIZIO: Ah s, me laveva detto.
TERESA: Eppure io non ho nessun ricordo di quei fatti.
FABRIZIO: Eri cos piccola, per forza.
TERESA: Beh, non che tu fossi poi tanto pi grande.
FABRIZIO: S, ma il pancione della mamma dopo la morte di pap deve essermi rimasto talmente impresso nella memoria che mi tornato in mente come se fosse passato un giorno.
Sono due notti che non dormo. Appena chiudo gli occhi mi appare limmagine di una bambina, una neonata che piange nella culla e io la dondolo per farla addormentare. Stanotte le cantavo anche una filastrocca ma lei continuava a strillare sempre pi forte. Poi improvvisamente il dormiveglia si trasformato in incubo perch mi sono accorto che la culla era vuota, allora ho dato un urlo e mi sono messo a cercarla, correndo per tutta la casa ma non lho pi trovata. Doveva essere lei, di sicuro.
TERESA: Allora c stata in casa nostra? Ma se prima hai detto che la mamma era sola quando torn dallospedale senza pi la pancia!
FABRIZIO: Hai ragione. Che confusione. Avevo anche quattro anni, per.
TERESA: Appunto.
FABRIZIO: Sta a sentire, pap morto nel 78
TERESA: A settembre, s.
FABRIZIO: E quanti anni ha lei, ora?
TERESA: Venticinque, ventisei.
FABRIZIO: Ma non ti ha fatto vedere i documenti, scusa.
TERESA: S, ma stato un attimo: chi si ricorda.
FABRIZIO: Ma importante, perch se ha venticinque anni nata dopo la morte di pap, mentre se ne ha ventisei nata sicuramente prima.
TERESA: Bella scoperta! Io, per, vorrei sapere se questa bambina tu lhai vista veramente o se lhai solo sognata.
FABRIZIO: Come se fosse facile.
Si sente aprire la porta di casa
TERESA: E la mamma.
FABRIZIO: Allora ci parli tu?
TERESA: S, meglio.
FABRIZIO: No, perch se non te la senti.
TERESA: Me la sento. Ora va, su.
FABRIZIO: Mi raccomando.
Fabrizio esce e subito dopo entra Clara, una donna sui sessantanni.
CLARA: Fabrizio?
TERESA: E di l.
CLARA: Hai fatto male a non venire: la predica di don Gino stata veramente bella.
TERESA: E chi li sistemava tutti questi conti?
CLARA: Ha detto che fin quando nel mondo c tanta ingiustizia, Ges sar morto invano.
TERESA: Vedrai che prima o poi lo scomunicano.
CLARA: Gi. Tuo fratello che fa, rimane?
TERESA: S, ha detto di s.
CLARA: Allora sbrighiamoci una mossa, altrimenti fa il digiuno, oggi.
TERESA: Aspetta un attimo, mamma, volevo dirti una cosa.
CLARA: Non puoi venire in cucina?
TERESA: Siediti, dai, solo un momento.
CLARA:Ehi, che aria seria.(sedendosi) E successo qualcosa? ( non ricevendo risposta ) Teresa!
TERESA: No, mamma, non successo niente, sta tranquilla: volevo solo scambiare due parole con te, niente altro.
CLARA: Su cosa?
TERESA: Non parliamo mai, sempre cos di furia.
CLARA: Sei dalla mattina alla sera in negozio.
TERESA: Gi. (pausa) Come mai non ci sei andata alla corsa? Sandro c rimasto male.
CLARA: Dopo lultima volta ho chiuso, guarda. Mi fa venire le palpitazioni. E troppo spericolato.
TERESA: Diventer un campione, vedrai.
CLARA: Speriamo bene. Allora, su cosa dobbiamo scambiarci queste due parole?
TERESA: Ma niente di particolare, si tratta di una vecchia storia, mamma... una storia di cui pensiamo che si possa anche parlare liberamente, ormai.
CLARA: Pensiamo?
TERESA: Daccordo, confesso, ne abbiamo gi parlato fra di noi, anche con Sandro. Ed ora
vorremmo poterne parlare con te, ecco, liberamente.
CLARA: Era di questo che borbottavi prima con Fabrizio?
TERESA: S, pi o meno.
CLARA: Va bene, dimmi: di che si tratta?
TERESA: Di una vecchia storia, te lho detto... che ha riguardato la nostra famiglia... una storia che tu ci avevi tenuto nascosta, ecco.
CLARA: Nascosta?
TERESA: No, hai ragione, nascosta non il termine esatto... di cui per non ci hai mai parlato, ecco... forse perch lhai voluta dimenticare.
CLARA: Non potresti essere un po pi chiara, mi stai mettendo una bella agitazione addosso. Si tratta di vostro padre? Vi ho detto tutto, cosaltro dovevo dirvi?
TERESA: No, non si tratta di pap. E difficile anche per me, mamma. Devi promettermi
di stare calma, daccordo?
CLARA: Calma? Ma allora qualcosa di grave?
TERESA: No, credimi! Che stupida che sono, non mi riesce di trovare le parole e ti metto ancora di pi lansia. Non una cosa grave, no, ma importante s, per te soprattutto, perch per noi, come mi diceva Fabrizio, stata pi che altro una cosa sorprendente e bella, devo dire. E noi siamo sicuri che far piacere anche a te.
CLARA: S, s, ma dovresti deciderti a dirmi di che si tratta, Teresa.
TERESA: Alcuni giorni fa abbiamo saputo, ecco... Fabrizio se ne ricordato subito, pensa, anche dopo tanti anni noi non vogliamo accusarti di nulla, mamma... n per quello che successo n perch non ne hai voluto parlare.
CLARA: Certo, certo, ma di cosa dovreste accusarmi?
TERESA: Abbiamo saputo che non siamo stati sempre tre figli... tre figli soltanto, intendo dire. Mi capisci, adesso?
Voce uomo fuori campo (flash di Clara dal passato): Lei, signor Mazzei, distribuiva fogli che incitavano alla lotta di classe!
CLARA: S, adesso ti capisco, s.
TERESA: Fabrizio si ricordato che tornasti a casa da sola e piangevi.
CLARA: Come lavete saputo?
TERESA: E venuta a cercarci.
CLARA: Versami un po dacqua, ti prego.
TERESA: Stai bene?
CLARA: Sto bene, s, sto bene.
Teresa versa lacqua e passa il bicchiere alla mamma. Clara beve.
CLARA: Chi venuta a cercarvi?
TERESA: Per noi non cambiato niente, mamma. Niente di niente!
CLARA: Lo so, lo so.
TERESA: Sono storie cos dolorose, nessuno ha il diritto di giudicare. E noi, anzi, ne siamo tutti e tre veramente felici.
CLARA: S, certo. Allora?
TERESA: Una ragazza beh, gi una donna in effettiE venuta mercoled in negozio...
Voce uomo fuori campo (come sopra): In nome del popolo italiano, il Tribunale dichiara Mazzei Roberto colpevole
TERESA: Sei sicura di sentirti bene?
CLARA: S, va avanti.
TERESA: Stavo abbassando la saracinesca quando sento una voce alle spalle che mi fa: Scusi, ho dimenticato di comprare il latte... - mi sono girata, non lavevo mai vista prima - me lo darebbe un litro di latte?. Veramente stavo chiudendo - le dico - non potrebbe Sono di passaggio - insiste lei - sia gentile. La faccio entrare e mentre la sto servendo incomincia a ordinarmi mille altre cose e a parlare, a parlare senza sosta, un vulcano, non la finiva pi: che gran chiacchierona che questa, mi sono detta.
Voce uomo fuori campo (come sopra): Purtroppo, signora, le devo comunicare una tragica notizia
TERESA: Mi stai ascoltando?
CLARA: S, s.
TERESA: ( proseguendo ) Mi paga, le do il resto e aspetto che esca, ma lei rimane l ferma, come incantata: signorina dovrei chiudere, se non vuole altro... Lei si desta e tutto dun fiato mi dice: Io non ho bisogno di nulla, sa, ho solo bisogno di parlarle, unora che sto aspettando l fuori. Parlarmi? E di che? Le volevo dire che io sono sua sorella, capisce. Prego?, faccio io, sbalordita, e lei, ancor pi decisa: Sono tua sorella, hai capito bene. Guardi che non ho tempo da perdere, sa. Mi sono anche un po arrabbiata, pensando che fosse una
matta. Se non le interessano queste cose, me le ridia pure ma lei insisteva, insisteva
Clara ha un malore e si accascia sul tavolo
TERESA: Oh Dio, mamma, che hai? ( mentre la soccorre, ad alta voce ) Fabrizio, presto, la mamma si sente male. ( alla mamma ) Mamma!
Entra Fabrizio, precipitosamente.
FABRIZIO: Che succede? ( precipitandosi vicino alla madre ) Cazzo!
TERESA: Mamma! ( allarmata ) Non risponde. Mamma, ti prego, d qualcosa!
FABRIZIO: ( alla sorella ) Non ti agitare, non niente. ( sollevandola ) Mamma, su ( alla sorella) Com stato?
TERESA: ( c. s. ) Mentre stavo parlando, cos...
FABRIZIO: Ha battuto la testa?
TERESA: Non lo so.
Clara manda un gemito
FABRIZIO: Si sta riprendendo. Dai, mamma, forza, tirati su. Che ti successo?
CLARA: ( riprendendosi ) Non niente solo un capogiro.
FABRIZIO: Vuoi stenderti sul letto?
CLARA: No, mi sta passando, sto gi meglio.
FABRIZIO: Ci hai fatto prendere un bello spavento!
CLARA: Un capogiro, s...nientaltro.
TERESA: Vuoi bere?
CLARA: No, no.(alla figlia)Com?
FABRIZIO: E il ritratto di pap.
CLARA: Davvero?
TERESA: Gli somiglia molto, s.
FABRIZIO: ( alla sorella ) Se spiccicata!
TERESA: S, s.
CLARA: ( scoppiando in lacrime ) Non me la fecero portare nemmeno a casa e me la tolsero ero rimasta sola mi chiesero di firmare "non ce la pu fare, pensi al bene della bambina", mi dicevano
FABRIZIO: Su, mamma, passato tanto tempo, ormai.
CLARA: Allora firmai ... non cera neanche il posto dove farla dormire, povera piccola tutti stipati in uno stanzone... senza un soldo ero distrutta.
FABRIZIO: Non ti devi giustificare.
TERESA: ( passandole un fazzoletto ) Tieni.
CLARA: ( a Teresa) "Non ce lhai pi il pancione", mi dicesti, quando tornai dallospedale. "Dov la mia sorellina, andata sulla stellina da pap?". S, andata sulla stellina a trovare pap.
FABRIZIO: ( alla sorella)Per avevi ragione, era veramente una sorellina.
TERESA: S. Non ne potevo pi con due maschi.
CLARA: Piangesti tutto il giorno e la sera Fabrizio ti port nel suo letto, per farti addormentare.
FABRIZIO: ( dispettoso, alla sorella ) Hai sentito, ingrata?
CLARA: Avremmo potuto vivere la nostra vita con dignit, le difficolt non ci spaventavano, per noi una famiglia senza quattro, cinque figli che giravano per casa neanche era una famiglia, i soldi non bastavano ma non vi facevamo mai mancare niente, mai, per non farvi sentire diversi dagli altri. Insieme sapevamo che ce lavremmo fatta e, invece, rimasi sola, per colpa di quattro stupidi volantini.
TERESA: Sono solo brutti ricordi, mamma.
CLARA: Un terrorista, vostro padre un terrorista, (alzandosi) non cho mai creduto. Lo licenziarono immediatamente, senza che in fabbrica nessuno muovesse un dito per lui, un onesto operaio buttato in mezzo ad una strada, da un giorno allaltro per le sue idee. Non riusc pi a trovare un lavoro, tutte le porte sbarrate incominci a bere, sembrava impazzito. Poi larresto, il processo, la condanna... che vergogna. E alla fine quellorribile decisione di farla finita.
TERESA: Basta, mamma, ti prego.
CLARA: (in lacrime)Mi aveva giurato che ce lavrebbe fatta, per noi e per la creatura che portavo in grembo. Glielo avevo urlato che avrei continuato a credere nella sua innocenza, sempre, e che lo avrei aspettato non quattro, cento anni, per ricominciare. (pausa) Mentre lo portavano via, il caposcorta, impietosito dalle mie lacrime, li ferm e con un garbo che non potr mai dimenticare mi disse: Venga a salutare suo marito, signora, non abbiamo nessuna fretta. Mi avvicinai, era smarrito, spaventato, prov a nascondere le mani sotto la giacca per non farmi vedere quei ferri spaventosi che aveva ai polsi, ma io gliele presi e gliele strinsi tra le mie. Allora lui mi sorrise, per la prima volta, dopo tanti mesi, gli riapparve sul volto quel sorriso franco che mi aveva stregato da ragazza: poi mi diede un bacio sulla fronte, giurandomi che ce lavrebbe fatta. E, invece, appena lo trasferirono si tolse la vita, chiedendoci perdono. Quando vidi il maresciallo sulla porta, capii che era successo lirreparabile, glielo lessi negli occhi. Si lev il berretto, mi disse qualcosa, ma io neanche ascoltai. Lo guardai sprezzante e, quasi fosse stata colpa sua, gli domandai: Perch ci avete fatto tutto questo? Poi la stanza cominci a girare e svenni. Quanta violenza in quegli anni, Dio mio, e quanto sangue versato cos, senza un perch. Era destino che lo pagassimo anche noi il nostro prezzo.
TERESA: Tu ci hai sempre detto che pap non era un terrorista e noi non ne abbiamo mai dubitato.
CLARA: Dopo un po perdemmo anche la casa, la gente del resto non ci guardava pi allo stesso modo, che ci facevamo pi l. Eppure ce lavevamo prima la nostra casa, sapete.
FABRIZIO: Io me la ricordo benissimo, Teresa dormiva con me e Sandro era in camera vostra, vero?
CLARA: S. (alla figlia) E tu volevi per forza una stanza per te e la sorellina perch eri stufa di spade e pistole.
TERESA: E vero.
CLARA: Invece finimmo in quello stanzone, raccattato cos per piet e vi portarono via. "Deve procurarsi unabitazione, i bambini non possono vivere in queste condizioni." Mi misi a fare di tutto, la cuoca, la sarta, la sguattera, tutto, non potevo perdere anche voi, ero disperata. In pochi mesi la fine di tutto, completamente sola, senza il marito, senza pi i figli, nessuno che mi poteva o voleva aiutare, allontanata come unappestata, per degli stupidi volantini.
Clara va a sedersi, seguita dalla figlia
FABRIZIO: (avvicinandosi)Ce lho ancora negli occhi quel posto, sai, mi sembrava una caserma, tanto era grande. Eravamo tutti e tre aggrappati alla tua gonna, Teresa aveva gli occhi pieni di lacrime, io invece non riuscivo neanche a piangere: ci promettesti che saresti venuta tutti i giorni e che presto ci avresti riportati a casa. Poi Sandro incominci a correre per i corridoi e tu mi dicesti di stare attento che non si facesse male, perch ormai ero io luomo di casa. E allora giurai che, se non mantenevi la promessa, avrei preso i miei fratelli e me ne sarei scappato da quella brutta caserma.
TERESA: Non avevano mai tempo per le coccole.
CLARA: Vi tennero cinque mesi l dentro ed ogni volta che vi lasciavo vi si spezzava il cuore, povere creature.
TERESA: E un passato cos lontano, ha ragione Fabrizio, non pu pi farci del male.
CLARA: Un passato che ritorna.
TERESA: Solo se lo vuoi tu, mamma.
FABRIZIO: Lei vorrebbe conoscerti.
CLARA: ( fra s ) Conoscermi ...e chi sono io per lei? Unestranea. ( pausa ) Quando lavete vista, venerd, vero?
FABRIZIO: S.
CLARA: Brutti furfanti, perci eravate spariti tutti. (alzandosi ) Io ci devo pensare, avr dei genitori, forse non ne sanno nulla, ho bisogno di pensarci.
FABRIZIO: Va bene.
CLARA: (concitata)Ora, per, ascoltatemi, ora dovete sapere tutto... tutto, devo liberarmi di un altro peso, subito... quando vostro padre fu licenziato non dovevamo, non dovevamo... per il vostro bene, ci dissero... come fate a crescerla?
TERESA: Mamma, ti prego.
CLARA: ( c. s. ) "E solo un affidamento, una brava famiglia, per il vostro bene appena sar passato questo periodo, ritorner con voi, non vi preoccupate", ci dissero non era vero, non era vero.
TERESA: Calmati, su, ce lo dirai dopo.
CLARA: Tutti e due senza lavoro avevamo bisogno di aiuto ma lavremmo ripresa, ve lo giuro!
TERESA: S, s.
Suona il campanello.
CLARA: ( con un sussulto ) Oh Dio, chi sar adesso!
FABRIZIO: ( rassicurante ) Chi vuoi che sia, mamma. ( a Teresa ) Aspettavi qualcuno?
TERESA: No. Deve essere Sandro, sempre senza chiavi.
CLARA: Mi ha detto che tornava tardi.
Suona nuovamente il campanello.
FABRIZIO: Vado a vedere.
Fabrizio esce
TERESA: Come ti senti?
CLARA: Meglio, molto meglio.
Fuori scena si sente Fabrizio parlottare con un uomo
CLARA: Con chi sta parlando?
TERESA: Sar la solita pubblicit, vedrai.
CLARA: Di domenica?
FABRIZIO: (fuori scena)Aspetti un attimo.
Entra Fabrizio
FABRIZIO: C un certo avvocato Melis che chiede di te, mamma.
CLARA: Di me? Un avvocato? E cosa vuole?
FABRIZIO: Vuole parlare con te.
CLARA: Con me? E di cosa?
FABRIZIO: Non me lo ha detto.
CLARA: ( alla figlia ) Cosa potr mai volere da me un avvocato?
TERESA: Non lo conosci?
CLARA: Non mi pare.
TERESA: ( al fratello, alzandosi ) E fallo entrare, dai.
FABRIZIO: ( andando sulluscio ) Prego avvocato, venga pure.
Entra lavvocato Melis, un viscido professionista di circa sessantanni, con un sorriso sfacciatamente falso stampato sul volto.
LAVVOCATO: Buongiorno, sono lavvocato Sergio Melis.
CLARA: ( andandogli incontro ) Buongiorno, si accomodi, prego... ( alla figlia, indicando il tavolo ingombro ) Puoi sgombrare, per favore... ( la figlia esegue, uscendo ) scusi il disordine... prego.
LAVVOCATO: ( sedendosi ) Grazie.
Si siedono anche Clara e il figlio
LAVVOCATO: Lei la signora Clara Mazzei, immagino?
CLARA: ( sedendosi ) Mazzei era mio marito( con apprensione ) ... successo qualcosa?
LAVVOCATO: No, no. Anzitutto vogliate scusarmi se mi sono presentato cos senza preavviso e in un giorno festivo per giunta. Diciamo che non mia abitudine, ecco.
CLARA: Non importa, lasci stare.Allora qual il motivo di questa visita?
Rientra Teresa
LAVVOCATO: Non se ne potrebbe parlare a quattrocchi?
CLARA: A quattrocchi? Non ne vedo la ragione, scusi: sono i miei figli.
LAVVOCATO: Certo, certo... solo che si tratta di una faccenda un po delicata, signora.
CLARA: Delicata?
LAVVOCATO: Gi. Diciamo pure, molto delicata, per la verit. Altrimenti non sarei venuto qui a casa vostra.
CLARA: Parli pure liberamente, non credo di avere nulla da nascondere.
LAVVOCATO: Bene, bene. (pausa) Io sono il legale dellingegner Attilio Marini, di cui avrete senzaltro sentito parlare, suppongo.
CLARA: Veramente
FABRIZIO: Quello dei computer?
LAVVOCATO: S, quello dei computer, giovanotto, appunto. Ma anche dei cellulari, delle assicurazioni e chi ne ha pi ne metta.
FABRIZIO: Lingegnere Marini, mamma! Non lhai mai visto in televisione?
CLARA: Non mi ricordo. E cosa centriamo noi con questo signore, non capisco.
TERESA: Gi.
LAVVOCATO: Adesso vi spiego. ( con un certo imbarazzo ) Come le dicevo si tratta di una faccenda molto delicata, una faccenda che nata... ecco, proprio questo il termine esatto... nata nata parecchi anni fa venticinque anni fa,per essere precisi. Mi capisce?
TERESA: Non potrebbe essere meno misterioso, scusi?
LAVVOCATO: Veramente pensavo che foste gi al corrente.
TERESA: Di cosa?
LAVVOCATO: Del fatto, del pasticcio che successo.
FABRIZIO: Allavvocato piacciono gli indovinelli.
CLARA: Fabrizio! Scusi tanto.
LAVVOCATO: Lasci stare, non sono permaloso.
CLARA: Per devo pregarla anchio di essere pi chiaro, avvocato.
LAVVOCATO: Bene, bene. Alessandro Mazzei, signora, suo figlio, non cos?
CLARA: Si, certo. Perch?
LAVVOCATO: (a Fabrizio) E per caso lei, giovanotto?
FABRIZIO: (alzandosi, alquanto seccato)No, io sono Fabrizio.
CLARA: Sandro non in casa. Ha combinato qualche guaio?
LAVVOCATO:No, nessun guaio, no; almeno per il momento. ( pausa ) E non vi ha detto nulla di una ragazza che ha parlato con lui due settimane fa, pi o meno di una signorina che era venuta qui in paese a chiedere di voi a fare domande sul vostro conto: non vi ha detto nulla?
CLARA: No, nulla.
LAVVOCATO: E strano.
CLARA: ( ai figli) A voi ha detto niente?
TERESA: No, niente.
FABRIZIO: Neanche a me.
LAVVOCATO: Strano, veramente strano.
FABRIZIO: Senta, avvocato, non potrebbe venire al sodo?
LAVVOCATO: Scusi ma, stando cos le cose, ho necessit di consultarmi prima con il mio cliente. (a Clara) Non posso assumermi responsabilit che non mi competono. Mi permette di assentarmi due minuti? Devo assolutamente parlare con lingegnere.
CLARA: Possiamo uscire noi, se preferisce. Sta piovendo a dirotto.
LAVVOCATO: (alzandosi) No, grazie, ho anche lasciato il cellulare in macchina. (mentre esce, accompagnato da Fabrizio ) Giusto due minuti, scusate. ( esce, calano le luci, riappare in proscenio sotto un ombrello, compone un numero) Sono Melis, Attilio, volevo dirti che il giovanotto non c ma non ne ho ancora parlato, diamine, dovevo prima cercare di capire, no!? ( pausa ) Stammi a sentire, Attilio, il ragazzo non ha detto assolutamente nulla ai familiari non ne sanno niente, ti dico ma che doppio gioco, dai, gente semplice!! (pausa) Ma non siamo sicuri che fosse lui, no? (pausa) E se non sa nulla, che facciamo andiamo a dirglielo noi? E pazzesco, scusa! (pausa) Io ti consiglio di soprassedere, almeno per il momento una scusa la trovo, non ti preoccupare ma siamo sempre a tempo! ( pausa) E va bene, come vuoi tu. Sei un testardo, questo sei! Ciao... a dopo, ciao. (chiude la comunicazione, si rialzano le luci, Melis parla con tre ) Scusatemi, ma avevo bisogno di essere espressamente autorizzato. La faccenda, come vi ho gi detto, piuttosto seria... perch... perch la ragazza di cui vi parlavo, ecco, la figlia dellingegner Marini anche se non proprio la figlia, perch venticinqueanni fa la moglie del mio cliente non poteva pi avere figli e allora... mi capite, adesso?
Teresa e Clara sbiancano, mentre Fabrizio non riesce trattenere lentusiasmo
FABRIZIO: E la figlia dellingegner Marini!!
LAVVOCATO: Adottiva, per, adottiva.
FABRIZIO: S, s. Avete sentito, la figlia dellingegner Marini! Sembrava una come noi,
cazzo ( allavvocato ) ehm, mi scusi. E la figlia di un miliardario, vi rendete conto, questo s che un romanzo!
LAVVOCATO: Ma come, non mi avevate detto che
FABRIZIO: S, perch non sapevamo che avesse parlato con Sandro.
LAVVOCATO: (allarmato)Perch, ha parlato anche con qualcun altro?
TERESA: (pensosa)Con me, avvocato, con me.
LAVVOCATO: Ah, capisco. Non ne ero stato informato.
FABRIZIO: ( alla mamma che rimasta attonita ) Mamma, ti sei incantata? Non hai sentito?
CLARA: Ho sentito, s, ho sentito.( allavvocato, con diffidenza ) E cosa vuole lei da
noi, ora?
LAVVOCATO: Cosa voglio? Beh, io niente, naturalmente, ma nemmeno il mio cliente, sa.
TERESA: E che venuto a fare allora, mi scusi?
LAVVOCATO: Il mio cliente, vedano, vorrebbe sapere per la verit cosa volete voi da lui.
CLARA: Noi?
TERESA: Cosa possiamo volere noi?
LAVVOCATO: Per suo fratello, signorina, si presentato a casa dellingegnere.
CLARA: Sandro? E perch?
LAVVOCATO: E quello che sono stato incaricato di accertare, signora cara, perch suo figlio prima si fatto annunciare e poi sparito.
CLARA: Sparito? Che significa, sparito?
LAVVOCATO: Sparito, signora, non si fatto pi trovare. Ha detto alla domestica che voleva parlare con la signorina e poi non s pi visto, se ne andato.
FABRIZIO: Se la sar fatta addosso. La figlia dellingegner Marini, ci credo!
TERESA: Chiss perch non ci ha detto niente.
FABRIZIO: Lo sai che ha la testa solo per i motori quello l, no? La figlia dellingegner Marini! ( a Teresa, dandole uno scappellotto ) E tu non ti eri accorta di nulla, cos?
TERESA: Perch tu s?
FABRIZIO: Beh, qualche sospetto mi era venuto
TERESA: Raccontala a un altro.
FABRIZIO: ( spettinandola ) Ingenua!
TERESA: E piantala!
CLARA: Piantatela tutte due! ( allavvocato ) Noi non ne sappiamo niente, avvocato, assolutamente niente mia figlia me ne stava parlando poco prima che lei arrivasse e pu immaginare quale sia il mio stato danimo, in questo momento dopo tanti anni una ferita che si riapre, capisce e che sanguina.
LAVVOCATO: Sono spiacente, signora, mi creda.
CLARA: Cosa volete da noi, adesso? Perch viene lei? Perch un avvocato?
LAVVOCATO: Perch sembrerebbe che suo figlio ieri sia stato visto unaltra volta sotto casa dellingegnere e allora il mio cliente si allarmato, ecco, e perci vorrebbe verificare se possibile trovare una soluzione, una soluzione amichevole, si intende.
CLARA: Una soluzione a cosa?
LAVVOCATO: La figliola ha avuto un colpo di testa, signora, diciamoci la verit... un colpo di testa che ha portato un certo scompiglio, come potete immaginare anche per voi, chiaro e i miei clienti se ne rendono perfettamente conto e, vi assicuro, che ne sono profondamente dispiaciuti. E perci vorrebbero rimediare, ecco tutto.
CLARA: E in che modo?
LAVVOCATO: In che modo. Nellunico modo possibile, signora. Purtroppo.
TERESA: Soldi, non cos? Si tratta di soldi?
LAVVOCATO: E imbarazzante per me, credetemi, estremamente imbarazzante... ma non vedo in quale altro modo si possa rimediare.
TERESA: Per chiuderla qui, giusto?
LAVVOCATO: Diciamo per la tranquillit dei miei clienti e per la vostra, anche. ( a Clara ) La figliola ha capito di avere commesso una pazzia...
CLARA: Una pazzia?
LAVVOCATO: ...E ora scossa, naturalmente, turbata. Ha bisogno di tranquillit, ve ne renderete certamente conto anche voi. E in cambio di questa tranquillit - che poi anche la vostra, insisto - il mio cliente disposto a sborsare una bella somma, ecco: una cospicua somma, per lesattezza.
CLARA: Che sta dicendo?
LAVVOCATO: Signora, io non le sto chiedendo di venderci una figlia, sia ben chiaro. La ragazza unestranea, ormai, ha una sua vita, completamente diversa dalla vostra. Non si pu pi tornare indietro: sarebbe uninutile tortura per tutti.
FABRIZIO: ( allavvocato ) Pensate di potere comprare tutto, vero?
LAVVOCATO: Come dice, scusi?
FABRIZIO: Anche i sentimenti della gente, non cos?
LAVVOCATO: Non capisco.
FABRIZIO: ( furente ) E invece ha capito benissimo! I sentimenti non sono in vendita, caro avvocato, non in questa casa, almeno!
CLARA: (alzandosi) Fabrizio, ti prego.
FABRIZIO: Lasciami dire, mamma.
LAVVOCATO: (alzandosi)Guardi che io sto solo espletando lincarico che mi stato affidato.
FABRIZIO: (afferrandolo per il bavero)Bene. Allora dica al suo illustre cliente che i sentimenti non sono computer e neanche cellulari o polizze assicurative o chi ne ha pi ne metta, chiaro! Gli dica che Cecilia vuole conoscere sua madre, quella che lha messa al mondo e a cui fu tolta per miseria, perch cos vanno le cose su questa schifosissima terra. E che non saranno certamente i suoi soldi a impedirglielo, glielo dica!
LAVVOCATO: Cecilia?
FABRIZIO:E adesso fuori dai piedi!
CLARA: (avvicinandosi)Fabrizio, per carit.
LAVVOCATO: State a sentire, ho paura che si tratti di un equivoco.
TERESA: Se ne vada, per favore.
LAVVOCATO: ( alzandosi ) Va bene, me ne vado, per vi assicuro che...
FABRIZIO: ( urlando ) Fuori!!
LAVVOCATO: Me ne sto andando, non c bisogno di urlare.
Lavvocato fa per uscire
CLARA: Aspetti! ( lavvocato si ferma ) Aspetti, la prego. ( avvicinandosi ) Perch dice un equivoco? Vuole vedermi, lo ha detto ai miei figli. Perch un equivoco?
LAVVOCATO: Ai suoi figli? E quando, mi scusi?
CLARA: Venerd.
LAVVOCATO: Venerd? Intende lo scorso venerd?
FABRIZIO: Gi!
LAVVOCATO: Ma allora tutto chiaro,non stiamo parlando della stessa persona.
CLARA: Che significa?
LAVVOCATO: La figlia del mio cliente, signora, non pu avere parlato venerd con i suoi figli perch ancora in viaggio di nozze, capisce.
TERESA: ( con sorpresa ) In viaggio di nozze? Che sta dicendo?
LAVVOCATO: Da una settimana, s. Si sposata ed in viaggio di nozze.
TERESA: Ma Cecilia mi ha detto che non sposata.
LAVVOCATO: S ma la ragazza di cui sto parlando, signorina, non si chiama Cecilia, capisce. Si chiama Angela.
Clara ha un altro malore e si accascia sulla sedia
TERESA: Angela?
FABRIZIO: Come Angela?
LAVVOCATO: Angela: se vi dico che si chiama Angela.
FABRIZIO: Ci avr dato un altro nome. ( allavvocato ) Insomma, le avevo detto di andarsene!
CLARA: ( alla figlia, stravolta ) Anche lei, tornata anche lei.
TERESA: Mamma!
CLARA: Mi ha riportato le mie bambine.
TERESA: Cosa?
FABRIZIO: Le bambine?
CLARA: (andando contro lavvocato) Mi ridia subito mia figlia! Rivoglio la mia bam
Clara, colta da infarto, cade tra le braccia di Fabrizio.
TERESA: (accorrendo)Mamma!!
CLARA: (agonizzante) Per quei maledetti volantini fu la fine di tutto larrestarono ci tolsero le nostre bambine quante bugie, Fabrizio, perdonaci
FABRIZIO: S, mamma, s.
CLARA: Tutte le notti, veniva tutte le notti mi ha riportato le mie bambine.
FABRIZIO: S, s.
CLARA: Me le ha riportate, vi dico laveva giurato.
Clara muore, i figli rimangono come paralizzati
Voce Cecilia fuori campo: Sono tua sorella, hai capito bene.
Voce Teresa fuori campo: Guardi che non ho tempo da perdere, sa. Se non le interessano queste cose, me le ridia pure.
Voce Cecilia fuori campo: Ecco, aspetta, questa la mia patente, guarda, mi chiamo Cecilia Giusti e sono nata nel tuo stesso paese. Questo, invece, il certificato di nascita, guarda, c il mio primo cognome, Mazzei, come te. So che nostro padre morto tanti anni fa in circostanze drammatiche e ho incaricato un avvocato di chiedere la revisione del processo, guarda, per riabilitarne la memoria.
Sipario
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