GLI UCCELLATORI
Carlo Goldoni
Dramma Giocoso per Musica di Polisseno Fegejo Pastor Arcade, da rappresentarsi nel Teatro
Giustinian di S. Mois il Carnovale dellAnno . Dedicato a S. E. il Sig. Gioanni del S. R. I.
Conte di Clarij DAldringen, Sig. di Petersbergo in Tyrolo & Neisistriz in Moravia, al servizio di S.
M. lImperatrice & Regina di Ungheria e Boemia, ec. ec.
PERSONAGGI
PARTI SERIE
LA CONTESSA ARMELINDA La Sig. Chiara Bassani.
IL MARCHESE RICCARDO
La Sig. Margherita Paccarelli.
PARTI BUFFE
ROCCOLINA
La Sig. Catterina Ristorini. CECCO
Il Sig. Pietro Canevai. MARIANNINA
La Sig. Anna Bassani. PIEROTTO
Il Sig. Giacomo Caldinelli. TONIOLO
Il Sig. Gio. Battista Ristorini.
La Musica del Sig. Florian Gazman.
MUTAZIONI DI SCENE
ATTO PRIMO
Piazza con case rustiche.
Bosco curto.
Per il Primo Ballo. Campagna con porta di Citt e padiglioni.
ATTO SECONDO
Giardino.
Campagna sparsa di capanne.
Camera con tavolino e sedie.
Per il Secondo Ballo. Piazza con Bottega da caffei.
ATTO TERZO
Bosco.
Campagna.
Le Scene sono dinvenzione e direzione delli Signori Domenico e Girolamo cugini Mauri.
BALLERINI
Inventore e Direttore de Balli il Sig. Francesco Martini,
eseguiti dalli seguenti:
Il Sig. Francesco Martini.La Sig. Barbara Pirini.
Il Sig. Francesco Benucci.La Sig. Angelica Sabati.
Il Sig. Gio. Battista Nichili.La Sig. Angela Datur.
Il Sig. N. N.La Sig. Rosa Orica.
Monsieur Lebrun.
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA
Piazza di villa con veduta in prospetto del palazzo della Contessa,ed abitazioni villareccie dai lati.
Pierotto con la stanga in spalla, e gabbie da quaglia in mano, con dentro i quagliotti; Toniolo
con fascio di reti in spalla e gabbie in mano con uccelli da richiamo; Cecco con civetta e solito
bastone per la medesima e fascio di vimini vischiati per uccellare.
TUTTI TRE Andiamo, compagni,
Che spunta laurora;
Dee andar di buonora
Chi vuole uccellar.
PIER.Ho un bravo quagliotto,
Che fino a sei volte
Suol far quaquar.
TON.Ho un bravo fringuello,
Ho un bravo gardello,
Che
pari non ha.
CEC.E questa civetta,
S brava e perfetta,
Che
gusto mi d!
a treChe gusto il vedere
Gli uccelli cadere!
Nel mondo un piacere
Maggior non si d.
SCENA SECONDA Roccolina, Mariannina, una per parte, e detti.
|
ROCC. MAR. |
Uccellatori, } adueCNhoenavispscaossrodaatnedate, Del nostro amor.
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CEC. TON. PIER. |
Quegli occhi belli } adueSCohneonielflrainrgeuteelli, Mi han preso il cor.
La Roccolina,
La Mariannina,
Son due quagliette
|
TUTTI |
Del dio dAmor. Che bel diletto
Godere aspetto, Se la mia preda Sar quel cor! (I tre Uccellatori partono)
SCENA TERZA Roccolina e MARIANNINA
ROCC.Ditemi, Mariannina,
Ma il ver non mi celate:
Qual quello dei tre che voi amate?
MAR.Se voi saper volete
Per qual di questi tre serbo pi stima, Voglio sapere il genio vostro in prima.
ROCC.Io non lo voglio dire.
MAR.N io ve lo dir.
ROCC.Ditelo prima voi.
MAR.Signora no.
ROCC.Non vorrei, signorina,
Che nascere dovesse Fra di noi qualche imbroglio.
MAR.Ditemi il vostro amor.
ROCC.Dirlo non voglio.
MAR.Questo vostro silenzio
Mi fa temer; se mai Fosse vero il sospetto, Ve ne far pentir, ve lo prometto.
SCENA QUARTA
Il Marchese Riccardo e le suddette.
MARC.Giovinette gentili, io vi saluto.
MAR.Oh signor, benvenuto.
MARC.La Contessa che fa?
MAR.Credo stia bene.
MARC.Ditele che Riccardo a lei sen viene.
ROCC.Io, io, signor Marchese,
Io
far limbasciata.
MARC.S, fatemi il piacere,
Poi sapr il mio
dovere.
ROCC.Eh, lo sappiamo
Ch generoso assai.
(Promette sempre, e non attende mai). (da s, e parte)
SCENA QUINTA
Il Marchese e Mariannina
MAR.Signor, colla padrona
Posso anchio qualche cosa.
MARC.A voi non meno,
Dunque, mi raccomando.
MAR.Io vi prometto
Daffaticar per voi;
Ma
qual cosa per me farete poi?
MARC.Dite, che deggio far?
MAR.Patisco anchio
La malattia del cuore
Che si domanda amore.
Temo che Roccolina
Mi sia rival; se mai
Scopro che ci sia vero,
A voi mi raccomando:
Protezione ed aiuto io vi domando.
Senza padre, senza madre, Poverina, che ho da far? Una povera figliuola, Che ha paura di star sola, Si vorrebbe accompagnar. Un sposino - galantino Mi potrebbe consolar. (parte)
SCENA SESTA Il Marchese, poi la Contessa e Roccolina
MARC.Amore in ogni petto
Or la pena produce, ora il diletto.
Avr di Mariannina
Quella pietade istessa
Che per me bramerei. Se la Contessa
Conseguire in isposa un d mi lice,
Sar,
nellamor mio, sar felice.
ROCC.Eccola qui, signore.
MARC.Incomodarvi
Non pretesi a tal segno;
Di
venire da voi pi non son degno?
CONT.Mi
trov Roccolina
Disposta ad uscir fuori;
Godo
laria pigliar sui primi albori.
ROCC.Certo la mia padrona
Patisce
un caldo grande.
MARC.Caldo patisco anchio,
N
pu essere il suo maggior del mio.
CONT.Sente ognuno il suo foco.
ROCC.E che ci sia,
Sento abbruciarmi
anchio, padrona mia.
MARC.Contessa, necessario
Temprar le fiamme e
moderar laffanno.
CONT.Il rimedio talor peggior del danno.
MARC.Amor non pu recarvi
Consolazion con i favori suoi?
CONT.S, mi pu consolar, ma non con
voi.
MARC.Possibil che crudele
Meco voi siate ognor?
ROCC.Per dir il vero,
Merta il signor Marchese
Che
non siate con lui cos scortese.
CONT.Tu bada ai fatti tuoi,
Ed ei, se il mio contegno non gli piace,
Che vada altrove, e
che mi lasci in pace.
ROCC.Intendete?
MARC.Ho capito.
Ella vuol chio disperi
Grata mercede al mio sincero affetto,
Ed io voglio adorarla a suo dispetto.
Pria vu lasciar di vivere, Che abbandonarvi, o cara: So ch la pena amara, Ma vu sperare ancor.
Del mio destin decidere Brama quel ciglio altero, Ma cangerassi, io spero, Quel barbaro rigor. (parte)
SCENA SETTIMA La Contessa e Roccolina
ROCC.Possibile, signora,
Che non sentite amor?
CONT.Pur troppo il sento.
Pur troppo un rio tormento Per cagione damor mi cruccia il core, Ma lo devo celar per mio rossore.
ROCC.Confidatelo a me.
CONT.Lo chiedi invano.
ROCC.Se voi mi palesate
Dove del vostro cor tenda il desio, Anchio mi scopro, e vi confido il mio.
CONT.Ami tu pure?
ROCC.E come!
CONT.In s tenera etade
Anche il tuo core a sospirare avvezzo?
ROCC.Eh, ho principiato a sospirar ch un pezzo.
Cominciato ho a far lamore
Che non era lunga un dito.
Se dicean: vuol tu marito?
Rispondeva: tignor ti. (Imita i bambini)
Vodo telo, vodo telo,
Vodo bene a cheto chi. Se mia madre mi dicea:
Dello sposo che vuoi far?
Io ridendo rispondea:
Tol marito vo ballar. Or son grandetta,
Son pi furbetta,
A unaltra cosa
Deggio pensar. Voglio uno sposo
Bello e grazioso,
E di buon core
Lo voglio amar. (parte)
SCENA OTTAVA
La Contessa sola.
Lamore dolce cosa,
Quando lamare tale
Che non faccia arrossir chi disuguale.
Ma io, per mia sventura,
Ardo per un oggetto
Indegno del mio affetto:
So che lamore strano,
Ma allinterna passion resisto invano.
Palpitare il cor mi sento, Mi martella amor tiranno, E se dura il crudo affanno, Disperata io morir.
Pu finire il mio tormento Se do luogo alla ragione, Ma lamor che vi si oppone, Superare, oh Dio! non so. (parte)
SCENA NONA
Boschetto delizioso.
Cecco con la civetta e i vimini vischiati e le gabbie, e poi Pierotto e Toniolo
CEC.Questa mane davver son sfortunato:
In tre lochi ho provato
Colla civetta mia brava e valente,
E pure ancora non ho preso niente:
Temo che Roccolina
Non mi voglia pi bene, e che per questo,
Non sperando da lei finezza alcuna,
Mi abbandoni lamore e la fortuna.
Questo ameno boschetto
Esser solea degli uccelletti il loco.
Voglio provare un poco.
Vu piantar la civetta,
I vimini dispor vu qui dintorno,
Pria che si avanzi e si riscaldi il giorno. (Va distribuendo ed attaccando le bacchettine vischiate ai rami degli alberi della Scena, e vicino pianta il bastone con la civetta. La fa giocare, e si senton gli uccelletti cantare, e si vedono volare dintorno)
Gli augelletti che volan dintorno Buona preda mi fanno sperar. Quei fringuelli dovriano cantar: Li vedo volar, Li sento cantar;
Se sinvischian, li voglio pigliar. (Vengono Pierotto e Toniolo) Zitto, zitto, Non parlate,
Non mi fate gli augelli scappar. Eccone uno. (si veggono gli augelli invischiati) Eccone un altro.
Io son scaltro, - so bene uccellar. (Finita laria, prende la civetta e i vimini e gli uccelletti, e porta via tutto)
SCENA DECIMA
Pierotto e Toniolo
PIER.Cecchino fortunato;
Quanti uccelli ha pigliato!
Io sono stato a faticarmi unora
Ed una quaglia non ho preso ancora.
TON.Anchio finora invano
Tese ho le reti ad una siepe intorno: Pria che si scaldi il giorno, Vu ritentar la sorte, Poich col frutto dei sudori miei Regalar la mia bella anchio vorrei.
PIER.Qual sia la vostra bella
Posso sapere, amico?
TON.No, per or non lo dico.
PIER.Se mai per avventura
Voi amaste colei che piace a me, Vel dico apertamente, Diventiamo nemici immantinente.
TON.Ma chi quella che amate?
PIER.Se voi non vi fidate,
Se non siete, Toniolo, amico mio, Se celate lamor, lo celo anchio.
TON.Ditelo, o non lo dite,
Poco mi preme aff.
PIER.Se non importa a voi, che importa a me?
Ritorno a quagliottar, poi ci vedremo: N di voi, n di quanti Abitan queste selve, io son geloso: Son di tutti il pi bello e il pi grazioso. Se queste nostre belle Meco sadiran, tosto Io le sgrido: esse restan incantate, Tutte di mia beltade innamorate.
Gallinetta che sadira Col suo gallo innamorato, Tuttintorno a lui saggira, Cantuzzando coccod.
Ei la sgrida, e la gallina Al suo gallo umil sinchina, Dimandandogli merc. (parte)
SCENA UNDICESIMA
Toniolo solo.
Io credo, allincontrario,
Che lo burlino tutte a una maniera;
Ma sia falsa o sia vera
Questa sua presunzion, poco mimporta.
Lascio che tutte laltre
Ardan per lui damore:
Duna sola mi basta aver il cuore.
Tu sai, Cupido, Di chi son fido: Quel cor mi basta, Di pi non vu.
Fa che la bella Non sia crudele, E anchio fedele Per lei sar. (parte)
SCENA DODICESIMA
Campagna vasta con collina in prospetto, su cui Pierotto sta uccellando le quaglie; ed al piano
vedesi Cecco con la solita sua civetta.
CEC.Scendi, scendi, Pierotto,
Lora di gi avanzata;
La fatica per oggi terminata.
PIER.Eccomi: manco male (con un
cesto)
Che la sorte sul fin mi ha un po aiutato;
Dieci quaglie ho pigliato in un momento:
Di
tal preda per oggi io mi contento.
CEC.Osserva il mio canestro,
Come ripien duccelli,
E
son tutti gentili e grossi e belli.
PIER.Le quaglie che ho pigliate
Son di grasso
impastate.
CEC.Io vu donarli
A una bella ragazza.
PIER.Ed io destino
Regalar le mie quaglie a un bel visino.
SCENA TREDICESIMA Toniolo e detti; poi Roccolina e Mariannina
TON.Amici, oh che contento!
Nel ritornar chio feci
Alla distesa rete,
Ho
trovato gli augei che qui vedete. (mostrando il suo canestro)
CEC.Bravo,
bravo Toniolo!
PIER.Teco me ne consolo.
TON.Volete voi che andiamo?
CEC.Tratteniamoci un poco, e riposiamo.
PIER.S, sediam fra questombre. (siede nel mezzo)
CEC.Parliam dei nostri amori.
TON.Pubblichiamo una volta i nostri ardori.
PIER.Io non voglio esser primo.
TON.Ed io nemmeno.
CEC.La fiamma del mio seno
A
svelare primier sarei ben sciocco.
PIER.Chi dee primo parlar giochiamo
al tocco.
CEC.Volontieri.
TON.Son qui.
PIER.Conter io.
CEC.Badate a non fallar.
PIER.Limpegno mio.
(Facendosi il ritornello, pensano prima di gettare i punti con le dita; poi
Cecco getta due, Toniolo tre e Pierotto quattro, tutti nel medesimo tempo.
Dopo di che, Pierotto conta principiando uno da Cecco, due da Toniolo, e
tre da lui, cos che verrebbe a cadere in lui medesimo il numero nove, e
toccherebbe a lui parlar primo)
PIER.Due e tre cinque, e quattro nove.
Principiamo: uno, due, tre.
|
} |
|
a due |
|
} |
|
a due |
|
} adue } adue } adue |
|
} |
|
a due |
a tre
ROCC.
MAR.
PIER. CEC. TON. PIER.
a tre ROCC.
MAR.
PIER.
TON.
PIER.
CEC.
PIER.
CEC.
TON.
a tre
PIER. TON. CEC. PIER. CEC. TON. PIER. CEC. TON. a tre
ROCC. MAR.
PIER. CEC. TON. PIER.
(Doveria toccare a me). (da s) Non va bene, non va bene. (tutti pensano) Ritorniamo a principiar. (In questo escono Roccolina e Mariannina) Cosa facciano costoro
Stiamo, amica, ad osservar. Se potessi, certo a loro Una burla vorrei far. (Tornano a gittar le dita. Cecco getta quattro, Toniolo uno, Pierotto tre; principia da Toniolo, poi da Cecco, poi da lui) Quattro e un cinque, e tre fa otto.
Principiamo da Pierotto.
Uno e due... Me nho avveduto. Sono accorto, sono astuto. Io non voglio cominciar. Ritorniamo a principiar. (pensano come sopra) Sin che sono attenti al gioco, Vu appressarmi a poco a poco, E quei cesti via portar. Vengo anchio, ma fate piano. Via, passateli in mia mano, Io vi vengo ad aiutar. (Roccolina prende li cesti, due li passa in mano di Mariannina,ed il terzo lo tiene per s, poi si ritirano) Uno e due.
Contate bene. Uno e due. (li tre gettano le dita)
Non mi conviene. Io non voglio principiar.
Tralasciamo di giocar. (salza)
Voglio andar dalla mia bella
A recar quel che ho pigliato. Chi lha preso? (cercando il cesto)
Dov andato?
Chi lha rubato?
Chi lha pigliato?
Voglio il mio cesto.
Vu il mio canestro.
Non la voglio sopportar.
Oh che gusto, Oh che piacere Il vedere Questi pazzi a delirar!
Ladro.
Briccone. Furbo.
Sguaiato.
|
} atre } adue |
|
} adue } atre |
CEC. TON. PIER.
CTOECN..} adue
a tre
|
} |
|
a due |
ROCC. MAR.
PIER.
CEC.
TON.
ROCC.
MAR.
PIER.
CEC.
TON.
a tre
CEC.
TON.
PIER.
a tre
ROCC.
MAR.
PIER.
CEC.
TON.
TUTTI
Tu lhai pigliato. Tu lhai rubato. Corpo di Bacco!
Mettilo fuori.
Meno rumori: Rendilo a me.
Cessate, cessate, Fra voi non gridate.
I cesti pigliate,
Chio pi non li vu. (Pongono i cesti in terra)
Teneteli, o belle; Teneteli, o care.
Di prede s rare
Che fare non so. (partono) Pazienza!
Mi spiace. Soffriamola in pace. Gli uccelli al mercato
Portare dovr. (ognuno prende il suo cesto) Pesa molto. Cosa c?
Questi frutti son per me. (trova dei frutti nel cesto) Ah, che invece degli uccelli,
Questi fiori son pur belli! (nel cesto trova dei fiori) Ah, le quaglie mi han levato,
Ed invece mi han donato
Una calda polentina. (trova nel cesto una polenta) La Roccolina - la Mariannina,
Cara, carina - volle burlar. Cari signori - uccellatori, (ritornano e dicono)
Noi vi preghiamo di perdonar.
Brave davvero! - S bel pensiero
II nostro core fa giubilar.
Quegli uccelletti, - cos perfetti, Tutti daccordo shan da mangiar; Si ha da cantare, si ha da ballar.
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA Giardino delizioso con fontane. La Contessa e il Marchese
MARC.Cara, non mi sfuggite.
Non parler damor.
CONT.N io ricuso
La vostra compagnia,
Se
cessate sturbar la pace mia.
MARC.Per non perdere almeno
Il piacer di vedervi,
Damor (non dubitate)
Mai pi vi parler. Ma posso almeno,
Per grazia, per favore,
Da
voi sapere a chi donaste il cuore?
CONT.Ve lo direi, ma temo
Di arrossire nel dirlo.
MARC.dunque indegna
Di voi la fiamma
che vi accende il petto?
CONT.Cedei forzata a un violento affetto.
MARC.Dite, chi il mio rival?
CONT.Dirlo non so.
|
SCENA SECONDA Toniolo con un tondino con sopra degli uccelletti, e i suddetti. TON.Io presento alla padrona, Della preda una porzione, E alla vostra protezione Mi voglio raccomandar. (alla Contessa) Il buon cor mi riesce grato, Ma nel venderli al mercato Vi potete approfittar. (Toniolo fa una riverenza e parte) |
MARC.Nascondetelo pur, lo scoprir.
SCENA TERZA Pierotto con delle quaglie, e i suddetti.
PIER.Mia signora, io vi presento
Quattro quaglie ed un quagliotto,
E il buon cuore di Pierotto
Io vi prego ad
accettar.
CONT.Io non sdegno il dono vostro,
Ma riceverlo non voglio;
Nol rifiuto per orgoglio,
Ma di lui non so che far. (Pierotto parte con una riverenza)
SCENA QUARTA Cecco con degli uccelletti in un cestino, e i suddetti.
CEC.Se non fosse troppo ardire,
Presentare anchio vorrei
Questi quattro uccelli miei,
E
vi prego a perdonar.
CONT.Ah Cecchino mio grazioso,
Mi son cari, s, li accetto;
Ed un giorno, lo prometto,
Ti sapr ricompensar.
MARC.Basta, signora mia, basta, ho capito.
Lo so chi il favorito; Veggo che innamorato Di Cecco il vostro cuor. Ma quellindegno Dovr pentirsi, e prover il mio sdegno.
Se amore tiranno
Vi accieca a tal segno,
Per trarvi dinganno
Dusare mimpegno
Laffetto non solo,
Ma lira e il furor. Con voi la costanza
Serbarvi prometto.
Di lui la baldanza
Frenare mi aspetto.
Non lascio da un vile
Rapirmi quel cor. (parte)
SCENA QUINTA
La Contessa e Cecco
CONT.(Ah, che si cela invano
Lungamente lamor rinchiuso in petto!
Ma vu amar chi mi
piace, a suo dispetto). (da s)
CEC.Signora, io non capisco
Quel
che ha detto il Marchese.
CONT.Davver?
CEC.Signora no.
CONT.Se sapere lo vuol, tel spiegher.
CEC.Mi farete piacer.
CONT.Sappi, Cecchino,
Che io ti voglio ben.
CEC.Sin qui mi pare
Non vi sia mal nessuno.
CONT.Ed il Marchese
Ha di te gelosia.
CEC.Questo poi mi rassembra una
pazzia.
CONT.Ma tu della tua bella
Non saresti geloso?
CEC.Io lo sarei,
Quando
alcun disturbasse i fatti miei.
CONT.Dunque a ragion si scalda
Il Marchese con te.
CEC.Per qual ragione?
CONT.Perch... perch tu puoi
Disturbare
in amor gli affari suoi.
CEC.Io?
CONT.S, tu.
CEC.Non credeva
Che un cavalier suo pari
Amasse una villana.
CONT.Anzi, al contrario,
Arde per amor mio.
CEC.E segli arde per voi, che
centro io?
CONT.Centri pi che non credi.
CEC.Oh, questa bella!
La spiegazion di questa
cosa io bramo.
CONT.Cecco, non posso pi: sappi
chio tamo.
CEC.Oh, cosa dite mai?
CONT.Te lo protesto.
CEC.In verit, maravigliato io resto.
CONT.Scaccia la maraviglia:
Amor dalle tue ciglia
Trasse lo stral che mi ha ferito il petto,
E
in mercede il mio cuor ti chiede affetto.
CEC.Cara padrona mia,
Con troppa cortesia
Veggio che mi trattate;
Ma se non vi alterate,
Su tal proposizione
Francamente dir la mia opinione.
Qualora un poveruomo Si sposa a una signora, Non pu sperare unora In pace riposar.
Coi cavalieri intorno La moglie vuol andar, E il povero marito Non pu n men parlar. S pazzo non son io; La voglio da par mio. E voglio alloccorrenza Poterla bastonar. (parte)
SCENA SESTA
La Contessa sola.
Merita veramente
Il mio amor sconsigliato,
Merta lo veggo, un trattamento ingrato.
Ma non mi sento ancora
Di rinunciar capace
A quella fiamma ardita
Che a lusingarmi ed a sperar minvita.
Lardor che maccende
Non s leggero,
S presto non spero
Lasciarlo dal cor. Ma quando persista
Lardito a sprezzarmi;
Sapr vendicarmi
Lo sdegno e il furor. (parte)
SCENA SETTIMA
Campagna vasta con diverse capanne.
Roccolina sola.
Qual cocaletta Che a pelo dacqua Va svolazzando, Piet cercando Dal suo cocal;
Cos ricerco Dal mio tesoro Qualche ristoro Per il mio mal.
S, s, la prima volta Che vedo il mio diletto, Gli vu dir che nel petto
Provo per lui le pene...
Sento gente. Chi viene?
Oh, Mariannina qui. Vu ritirarmi,
Che se lamico arriva,
In presenza di lei non vu svelarmi. (entra in una capanna)
SCENA OTTAVA
Mariannina sola.
No, tacer non voglio pi, Vu laffetto mio svelar, Ch ho paura di crepar Col soverchio mio tacer.
Conosco chiaramente
Che, se pi taccio ancora,
Posso pregiudicarmi.
Subito in questo d vu dichiararmi.
Chi vien da questa parte?
Voglio osservare un poco,
Voglio stare a veder da questo loco. (Entra in unaltra capanna)
SCENA NONA Il Marchese e Pierotto
MARC.Tant, lo so di certo:
La contessa Armelinda
Di
Cecco innamorata.
PIER.Oh pazza sciagurata!
In pratica lo veggio,
Che
la femmina ognor si attacca al peggio.
MARC.Chi
mai creduto avrebbe
Chella amasse un
villano?
PIER.Veramente
Chella ami un contadin male non ;
Ma
in tal caso dovria farlo con me.
MARC.Or veniamo alle corte:
Lofferta io ti confermo.
Ti do, se tu lo ammazzi,
Dieci doppie di Spagna.
PIER.Ad un mio pari
Si offeriscon denari? - Cospettone!
Di voi mi
maraviglio....
MARC.Ricusare il denar non ti
consiglio.
PIER.Quanto vagliono luna
Queste doppie di
Spagna?
MARC.Ti dar,
Se tu non le conosci, Trenta scudi in moneta.
PIER.Un galantuomo
Non vende a simil prezzo La sua riputazion.
MARC.Se tu non vuoi,
Qualchaltro vi sar...
PIER.Via, contate il denaro, e si vedr.
MARC.Non si d la mercede
Se lopra non precede. Fa il tuo dovere, e poi Sar pronto il denar quando tu vuoi.
PIER.S, s, ve lo prometto:
Cecco per le mie mani ha da morire. Non gi per il denaro, Che non sono dellor tanto goloso, Ma perch sono anchio di lui geloso.
Nol so di certo, ma mi fu detto, Che Roccolina, che Mariannina Abbian per esso del grande affetto; Se questo vero, lo vu ammazzar.
Con uno schioppo faccio il colpetto, Con un coltello gli spacco il petto, E poi le gambe gli vu segar, E poi senzaltro lo lascio andar. (parte)
SCENA DECIMA
Il Marchese solo.
So ben che la Contessa
Meco si sdegner; ma cosa importa?
Fin che vive il ribaldo,
Nulla ottener possio; quando egli mora,
Posso sperar chella si cangi ancora. (parte)
SCENA UNDICESIMA
Mariannina, poi Roccolina, dalle loro capanne.
MAR.(Povero disgraziato!
Lo vogliono ammazzare? Manco male
Che ho sentito limbroglio.
Vu
stare attenta, ed avvisarlo io voglio).
ROCC.(Ah, se Cecco trovassi,
Lo vorrei avvertir... Ma qui costei?
Chella
fosse la prima io non vorrei).
MAR.(Ecco l Roccolina;
Chi sa sella ha sentito
Quel che ho sentito anchio?
Non vorrei prevenisse il parlar mio).
ROCC.Mariannina, gran tempo
Che siete qui?
MAR.Ci son venuta or ora.
ROCC.Avete voi veduto
Il Marchese e Pierotto?
MAR.Io no, al presente.
ROCC.(Dunque ho piacer; non avr inteso niente).
MAR.Voi li avete veduti?
ROCC.S, pocanzi.
MAR.E che cosa dicean?
ROCC.Non ho sentito.
MAR.(Dunque le trame lor non ha capito).
ROCC.Ma voi che fate qui?
MAR.Vo a lavorare.
ROCC.Quando cos, ve ne potreste andare.
MAR.E voi perch restate?
ROCC.Vado subito anchio.
MAR.Via dunque, andate.
ROCC.Vi preme?
MAR.Vi do pena?
ROCC.Andate voi.
MAR.Partite prima, io partir da poi.
ROCC.(Vorrei che se ne andasse).
MAR.(Sola vorrei restar).
ROCC.(Finger sapr).
MAR.(Vu mostrar di partir, poi torner).
ROCC.Io vado.
MAR.Vado anchio.
ROCC.Vi saluto.
MAR.Buon giorno.
ROCC.Addio.
|
SCENA DODICESIMA Cecco, poi Pierotto, e poi le due suddette. CEC.Oh, questa s ch bella! La padrona vorrebbe Far lamore con me! Non son s pazzo. Il Marchese ho sentito Damore imbestialito, Ed io non voglio impicci, E non voglio in amor tali pasticci. Vorrei e non vorrei... Quasi quasi davver lammazzerei). (Si avanza verso Cecco, e allarrivo di Mariannina si ritira gridando) |
MAR.Addio. (partono)
MAR.Guarda, guarda.
CEC.Cos stato?
MAR.Povero Cecco precipitato!
Che non mi sentano, Che non si avvedano: So che vi vogliono assassinar. Ma voi sappiatevi approfittar. (parte)
CEC.Povero me, che sento!
Mi ha empito di spavento.
Non so da chi guardarmi;
Chi
mai quello che vuole assassinarmi?
PIER.Ora ch andata via quella fraschetta,
Del torto che mi fa
vu far vendetta. (si avanza verso Cecco)
ROCC.Guarda guarda.
CEC.Che cos?
ROCC.Povero Cecco, badate a me.
Ve lo confido Segretamente: Vi della gente Che vi vuol morto. Da voi mi porto Per voi salvar. Zitto, sappiatevi approfittar. (parte)
CEC.Cresce la mia paura;
Ma se di pi non dicono, Quel che ho da far non so. Poverino! senzaltro io morir.
MAR.Ho veduto che lingrato
Uno schioppo ha preparato,
E
vi vuole moschettar. (parte)
ROCC.Ho veduto che il briccone
Preso ha in mano un cortellone,
E
vi vuole cortellar. (parte)
MAR.Ho veduto che si asconde
Il villan tra quelle fronde,
Che
vi vuole trappolar. (parte)
ROCC.Ho veduto che vi aspetta
Quella razza maledetta
Che
vi vuol precipitar. (parte)
MAR.Questo schioppo su pigliate.
ROCC.Questa spada su impugnate.
a dueNon vi state a spaventar.
Fatevi core,
Senza timore:
La vostra vita mi preme salvar. (partono)
SCENA TREDICESIMA Cecco, poi Pierotto, poi Toniolo
CEC.Che ho da far di questarmi? Or pi che mai
Mi trovo imbarazzato,
Ed
ancora il nemico a me celato.
PIER.Oh donne maledette!
Ma voglio a lor dispetto
Ammazzare colui, ch mio nemico;
S,
lo vu trucidar. (simposta collo schioppo)
TON.Ferma, ti dico.
(Trattiene il colpo, e Pierotto si lascia cadere per paura lo schioppo e
diverse
armi bianche che aveva preparato, e si ritira)
CEC.Oh
briccone, sei tu! (a Toniolo)
TON.Son io, Cecchino,
Son io che ti difende.
CEC.No, quel tu sei che di
ammazzarmi intende.
TON.Tinganni.
CEC.Eh, ti ho veduto:
Voglio
cavarti il core. (minacciandolo)
TON.Aiuto, aiuto.
PIER.Eh, cospetto di Bacco,
Son
qui, non ho paura. (prende unarma da terra)
CEC.In due venite
Contro di un
poveruomo?
TON.Io non so niente:
Son
qui a caso venuto.
PIER.Alto.
CEC.Ferma.
PIER.Ti ammazzo.
|
SCENA QUATTORDICESIMA Roccolina con Villani armati, e detti. ROCC.Presto, presto, accorrete: (ai Villani) La signora Contessa Lha comandato a me. Siano
presi e legati tutti tre. TON.Ma io non ne so niente. PIER.Ed io, vi dico il vero, Di
scherzar collamico ebbi pensiero. Chi innocente, chi reo si scoprir. Conduceteli intanto Dinanzi alla Contessa: Ella ha gi deputato Giudice della causa un laureato. |
TON.Aiuto, aiuto.
Quelli che fanno i bravi Non li posso soffrir: son di buon core, E posso dire anchio la canzoncina Duna bella e gentil Venezianina.
Sti buletti, sti bravazzi, (verso Pierotto)
Sti cospetti, sti manazzi,
Non li posso sopportar. A mi me piase
Quei fantolini,
Quei coresini
De marzapan. (verso Cecco)
Siei benedetti
Dove che i xe. (al Popolo)
Via, sior secaggine,
Vu no ghe intr. (a Toniolo, e parte)
SCENA QUINDICESIMA
Pierotto, Cecco, Toniolo, e Villani armati.
CEC.Andiam; povero me! Non so che dire,
Temo che la Contessa
Meco sia disgustata, e che non voglia
Del mio disprezzo
vendicar le offese. (parte con alcuni Villani)
PIER.Io mi confido nel signor Marchese. (parte con
alcuni Villani)
TON.Ed io che non ho colpa,
Io che non ho fallato,
Son con gli altri compreso e processato.
Temo che Roccolina,
Di Cecco innamorata,
Voglia, per salvar lui, precipitarmi.
|
Son le donne come i gatt, Le von esser carezz. Se a ghe fe qualche strapazz Tiran fora quei unghiazz, Le comenza a graffignar. Le von sempre dir de s, Se de no dis el mar. Za le donn natt al mond Per far lomo desperar. (parte) |
Donne, donne, con voi voglio sfogarmi.
SCENA SEDICESIMA
Camera con tavolino e sedie.
Roccolina, vestita da Giudice.
ROCC.
La signora Contessa
Mi di lautorit di giudicare;
Ed io, per profittare
Della sua permissione,
Prevalere mi vu duna finzione.
ver chella vorrebbe
Che Cecco fosse suo per mia sentenza,
Ma se resta gabbata avr pazienza.
Ol, siano condotti (a un Servitore )
I tre rei processati al mio cospetto.
Larrivo lor nellaltra stanza aspetto. (parte, e il Servo ancora)
SCENA DICIASSETTESIMA
Mariannina, vestita da Notaro.
Ho scoperto larcano,
E Roccolina invano
Di giudicare a modo suo destina:
Ch del giudice finto alla presenza,
Mi opporr qual notaro alla sentenza.
Ella amante di Cecco
Alfin si discoperta, e a Cecco mio
Serbo laffetto anchio. Vengono, aff;
Eccoli tutti tre. Star in un canto,
Ad osservar quello che siegue intanto. (parte)
|
PIER. TON. CEC. ROCC. |
SCENA DICIOTTESIMA Cecco, Pierotto, Toniolo, condotti dai Villani; e poi Roccolina, e poi Mariannina
Son dinanzi al Criminale,
E le gambe al Tribunale
Mincominciano a tremar. Lerror mio non mi spaventa;
Ma mi scotta e mi tormenta
Il vedermi a processar. Poverin! sono innocente.
Perch mai da questa gente
Son condotto a esaminar? (Esce fuori, e va a sedere al tavolino)
Sieder pro tribunali,
E i delitti capitali
|
PIER. TON. CEC. ROCC. |
|
} |
Sar pronto a condannar.
|
a tre |
Ah signor, piet, giustizia. Voi parlate con malizia.
|
CREOCC.C.} adue |
a quattro
ROCC.
PIER.
ROCC.
PIER.
ROCC.
PIER.
ROCC.
PIER.
TON.} atre
CEC.
ROCC.
TON.
ROCC.
TON.
ROCC.
TON.
ROCC.
PIER.
TON.} atre
CEC.
ROCC.
CEC.
ROCC.
CEC.
ROCC.
CEC.
ROCC.
CEC.
|
CEC. CEC. ROC MAR. |
|
ROCC. MAR. |
|
MAR. |
|
CEC. PIER. TON. |
ROCC.
Quel ch giusto si ha da far. Chi sei tu? (a Pierotto) Non lo so dire. La tua patria?
questo mondo. Assassino, menzognero. Nego tutto, non vero. La galera a te convien.
Ah, mi trema il core in sen.
Tu chi sei? (a Toniolo)
(Non lo vu dire). Di, chi sei?
(Non gli rispondo). Il silenzio ti condanna. Linnocenza non inganna. In prigione avrai dandar.
Ah, mi sento palpitar.
Vieni tu. (a Cecco)
Son qua, signore. Il tuo nome?
Io son Cecchino. La tua colpa?
per amore. La tua bella?
Roccolina. Io ti assolvo con un patto, Che la devi un d sposar. Anche adesso il posso far.
Io mi sento a consolar.
Signor giudice mio caro, Si sospenda la sentenza, Ch il processo ed il notaro Non si deve trascurar.
Voi per ora non ci entrate.
S, signora, vingannate.
TUTTI
La giustizia si ha da far.
Sia Pierotto condannato, Sia Toniolo carcerato; Ma Cecchino, - poverino, Mariannina ha da sposar.
Non la voglio.
Non lintendo.
Io pretendo dappellar.
TUTTI
MAR.
ROCC.
PIER. TON. CEC. MAR.
ROCC.
PIER. TON. CEC.
ROCC.
MAR.
ROCC.
PIER.
TON.
CEC.
ROCC.
MAR.
|
} |
a tre
|
} |
a tre
} atre } adue
La giustizia si ha da far. Il signor giudice
Eccellentissimo
Si sa benissimo
Che tal non . Il garbatissimo,
Leloquentissimo
Signor notaro
Si sa chi .
Come! che sento? Dite, come ?
Sotto quel giudice
Vi Roccolina. In quel notaro
Vi Mariannina.
Oh, questa bella! Timor non vi .
TUTTI
Notaro e giudice
Parlan per s. Vada a monte il Tribunale. Ma Cecchino ha da esser mio, Signorina, dite male,
Ch Cecchino lo voglio.
La Roccolina la vu per me.
No, miei signori, Cos non .
TUTTI
Cresce limbroglio
Cresce il periglio.
Numi, consiglio:
Che sha da far? Guerra damore,
Guerra spietata.
Tutta unarmata
Sha da schierar. Occhi vezzosi.
Sguardi amorosi,
Caldi sospiri,
Dolci deliri,
Larmi saranno
Per trionfar.
ATTO TERZO
SCENA PRIMA
Luogo campestre.
Il Marchese, poi Pierotto
MARC.Pierotto ancor non vedo.
Non so quel chabbia fatto.
Ah, non vorrei
Che da lui fosse il cenno mio eseguito:
Del comando crudel
son gi pentito. (In atto di partire)
PIER.Ehi.
(chiamando il Marchese )
MARC.Sei qui? (rivoltandosi)
PIER.S, signore.
MARC.Hai fatto?
PIER.Dite piano.
(Qualche
cosa voglio trargli di mano).
MARC.Hai trovato Cecchino?
PIER.Lho trovato.
MARC.E ben, che cosa fu?
PIER.Eh! lho ammazzato.
MARC.Come?
PIER.Gli ho dato un colpo:
morto sulla botta, e son venuto
Il
danaro a pigliar ch convenuto.
MARC.Ah perfido sicario,
Traditor mercenario! Il mio comando
Non dovevi eseguir. Pensar dovevi
Che
bollivami allora in sen lo sdegno.
PIER.Ma
mi diceste pur...
MARC.Vattene, indegno.
Pagherei cento doppie
Che
non fosse il meschin di vita privo.
PIER.Eh! si potrebbe dar chei fosse vivo.
MARC.Or vorresti ingannarmi.
PIER.Oh, non signore.
Se vivo lo volete,
Vivo ritorner.
|
SCENA SECONDA Cecco e detti. |
(Ti ringrazio, fortuna). Eccolo qua.
CEC.(Con reti in spalla) Bond a vossignoria. (al Marchese, passando)
MARC.Dove ten vai?
CEC.Passato il mezzogiorno,
E
ad uccellar fra queste siepi io torno.
MARC.Ferma, ti ho da parlar.
CEC.Son qui, signore.
PIER.Di grazia, una parola. (al Marchese)
MARC.E cosa vuoi?
PIER.Intesi a dir da voi
Che, se Cecco era vivo,
Cento doppie di Spagna avreste dato.
Egli
vivo, signor, per mia cagione.
MARC.Disgraziato, briccone,
Morto
o vivo chei sia, tu sei mendace.
PIER.Mi pagate cos?
MARC.Vattene, audace.
PIER.Oh, cospetto di Bacco baccone!
Son capace di dire e di far.
Maledetto, tu sei la cagione, (a Cecco)
E
mi voglio di te vendicar. (parte)
CEC.Vedi l quel bambozzetto,
Che vuol tutti spaventar.
Ma sei sente - un po di gente,
|
SCENA TERZA Il Marchese e Cecco CEC.Signor, quel disgraziato, Mi voleva ammazzar. Chi lordine gli di? Non lo so in verit. CEC.Grazie alla sua bont. Cosa gli ho fatto, Povero
me? Che la Contessa adoro; E
voi... Di lei non me ne curo; e se sapete Chio accetti mai della sua grazia il dono, Fatemi scorticar,
chio vel perdono. Per or di pi non dico. Fate il vostro dover, vi sar amico. Se ben mi niega amore |
Egli il primo suol scappar.
La bella mia tiranna, Vuol conservarle il core Costanza e fedelt. Forse pietosa un giorno, Ed amorosa ancora, Dunalma che ladora Le fiamme gradir. (parte)
SCENA QUARTA Cecco, poi Mariannina
CEC.Per me pu star sicuro:
La signora Contessa
Non fa per me.
Sol Roccolina adoro;
Ella
sola il mio bene, il mio tesoro.
MAR.E cos che
risolvi?
CEC.Ho risoluto.
MAR.Desser la sposa tua sperar potr?
CEC.Vuoi chio parli sincer? Madonna no.
MAR.Dimmi almeno il perch.
CEC.Dirti potrei
Perch sono impegnato,
Perch non vuole il fato,
Perch i parenti miei
Disgustar non vorrei...
Ma in mendicar le scuse io non mimbroglio:
Non mi piace il tuo volto, e non ti voglio. (parte)
SCENA QUINTA Mariannina, poi Toniolo
MAR.Ah perfido, malnato,
A me parli cos? Mai pi, lo giuro,
Mai pi ti voglio amar.
TON.Di, Mariannina,
Sai dov Roccolina?
MAR.Io non lo so,
E sapendolo ancor, non tel dir.
TON.Perch?
MAR.Perch mi spiace
Che un pastorel chio amo
Cerchi la mia rival.
TON.Son io lamato?
MAR.S, non lo sai? non lo conosci, ingrato?
TON.Ho creduto finora
Fosse Cecco il tuo ben.
MAR.No, no, tinganni,
Io sospiro per te che son degli anni.
Amor per te mi stimola, Per te mi mette in gringola: Caro il mio caro bambolo, Te solo voglio amar.
Gi sento le mie viscere Tutte agitate in petto: Mi scalda un dolce affetto, N posso respirar. (parte)
SCENA SESTA Toniolo, poi la Contessa
TON.In fatti Roccolina
Pare che mi ami poco,
E che la mia passion si prenda a gioco.
Se ver che Mariannina
Brami gli affetti miei,
Sar meglio che
anchio mattacchi a lei.
CONT.Dimmi,
Cecco dov?
TON.Cecco, signora,
Nol cercate per ora.
Sar dove il suo cor dessere inclina,
Sar
forse dappresso a Roccolina.
CONT.Come! si amano forse?
TON.Oh s, signora.
CONT.Ma Roccolina non mel disse ancora.
TON.Le donne i fatti suoi
Non dicon facilmente.
CONT.Roccolina
Preso ha meco un impegno,
E mi
farebbe un trattamento indegno.
TON.Si sa tutto, scoperto;
Si sa del finto giudice
La gentil barzelletta, e in quellistante
Ella
di Cecco si scoperta amante.
CONT.Ah, di un tal tradimento
Mi sapr vendicar.
TON.Ma compatite:
Come soffrir potrete
Un consorte incivil mirarvi appresso?
Una Contessa avvilirebbe il sesso.
Mia signora, perdonate, Pensan laltre dinalzarsi, E di dama voi pensate In pedina diventar.
Io vi parlo franco e sciolto:
Se lamore non cangiate, Voi pentita, non ha molto, Doverete sospirar. (parte)
SCENA SETTIMA
La Contessa sola.
Costui non dice male; qualche tempo
Che lo conosco anchio,
Che vo facendo il precipizio mio.
Che rossor, che vergogna,
Amare un uom s vile,
E amare un che mi sprezza!
Ah no, non sono avvezza
Soffrir simili torti, e se il Marchese
Tornasse a supplicarmi,
Forse allaffetto suo vorrei piegarmi.
Se mi rendi il primo amante, Se mi fai s grato dono, Ogni offesa ti perdono Che a me festi, o caro Amor.
Se sprezzai le tue catene Perch accesa daltro oggetto, Tutto fede, tuttaffetto, Adorarlo sapr il cor. (parte)
SCENA OTTAVA
Giardino delizioso con boschetto in fondo, sopra una montagnola.
Cecco che va stendendo le reti dintorno al boschetto; poi Roccolina
CEC.E pure, in mezzo a questo
S bel divertimento,
Una
spina crudel al cor mi sento.
ROCC.Ah Cecco, tutto il giorno
Ad uccellar ten vai,
E a Roccolina tua non pensi mai?
CEC.Eh, ci penso anche troppo.
ROCC.Crudelaccio!
No, no, cos non .
Lo
vederei se tu pensassi a me.
CEC.E pure io tassicuro
Che per te, Roccolina mia diletta,
Darei la mia civetta.
ROCC.Non poco;
Si vede che di me fai capitale,
Mettendomi
al confronto un animale.
CEC.Se sai cos passione,
Compatirmi dovrai. Quella bestiola
Fa tutti i spassi miei:
Ma quel caro visin val pi di lei.
La civetta del mio amore
Per far preda del tuo core
Ha
imparato a civettar.
ROCC.La civetta del tuo amore
Fatto ha preda del mio core,
E mha fatto innamorar.
CEC.Vu lasciar ognaltra caccia,
E a te sola penser.
ROCC.Io ti leggo nella faccia
Che
burlata rester.
CEC.No, tel giuro...
ROCC.S, ti credo.
Ma
che vedo? - Quanti uccelli? (fingendo di vedere uccelli)
CEC.Zitto, zitto; voglio quelli
Nella rete trappolar.
(Guardando intorno e fischiando con li fischi di richiamo: e lascia
Roccolina, e va alla rete)
ROCC.Maledetto, te lho detto,
Che
mavevi da burlar.
CEC.Mia carina - Roccolina,
Tu
mhai fatto gi cascar.
ROCC.Vanne, vanne via di qua.
CEC.Via perdon, per carit.
ROCC.Non ti voglio.
CEC.Oh che imbroglio!
ROCC.Guarda guarda.
CEC.Dove sono? (guardando come sopra)
ROCC.Maledetto!
CEC.Via, perdono.
Tutti
quanti ammazzer.
ROCC.Tutti, tutti! Oh, questo no.
a dueSiete pur belli,
Canori augelli,
Ma pi diletti
Son gli amoretti,
Che mi svolazzano
|
SCENA ULTIMA La Contessa, il Marchese, poi tutti. MARC.Su via, son persuaso Di quel che mi
diceste. |
Intorno al cor.
MARC.S, vi credo, ed in prova ecco la mano.
CEC.Signora, compatite... (alla Contessa)
CONT.A me dinanzi
Non comparir mai pi.
ROCC.Non vi adirate (alla Contessa)
Se ora Cecchino
mio...
CONT.No, se sposa sei tu, son sposa
anchio.
TON.Ed io pure.
MAR.Ed io pure.
PIER.Ed io, meschino,
Son
restato, signori, un babbuino.
MARC.Contentati, ribaldo,
Che non hai quel castigo
Che merita la tua
temerit.
PIER.Obbligato, signor, della bont.
E per farvi vedere
Che tal bont mi grata,
Voglio darvi di uccelli una spedata.
TUTTI
Quel bambinel dAmore
un bravo uccellatore,
Che tutti sa pigliar. E quando men si crede,
Dal tristarel si vede
I cuori a trappolar.
Fine del Dramma.
- Questo copione è stato visto:


