Goldoni, la commedia della vita

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Mariano Burgada

Mariano Burgada

GOLDONI


la commedia della vita

atto unico

(C) Mariano Burgada  Siae 120850


GOLDONI

la commedia della vita

di  Mariano Burgada

PERSONAGGI


CARLO GOLDONI

NICOLETTA, sua moglie

MARZIO, amico di Goldoni

SIGISMONDO, amico di Goldoni

MEDEBACH, capo comico

MOMOLA, sua moglie, prima donna

TITA, suggeritore

ROSINA, sua moglie, servetta

NORINA, seconda amorosa

DON PASQUALE, nobile napolitano

DON GIOVANNI, suo figlio

DORINA, cameriera in casa Goldoni

GRIMANI, nobildonna

BETTINA, serva di Grimani

GASPARINA

ORSOLA

ATTRICE 1

ATTRICE 2

ATTRICE 3

ATTRICE 4

(CO - 1 atto - 7m - 13f)

La scena si svolge a Venezia nel 1749

ATTO  UNICO

Scena 1

(Don Giovanni e Dorina)

DORINA - Con tutto il rispetto per V.S. ma io non sono una ruffiana. Io sono la cameriera di madama Goldoni e certe cose non le faccio.

DON GIOVANNI - Ed io vi ripeto, che la cosa è innocentissima. Si tratta solo di consegnare un libro alla vostra padrona. (Mostrando il libro e dandole una moneta) È un romanzo di gran voga oggi, un romanzo inglese, Pàmela: di questo romanzo la signora Goldoni mostrò desiderio ieri sera quando venni a trovarla.

DORINA - Si, ieri sera eravate qui con il vostro signor padre. Ma io non voglio saperne nulla.

DON GIOVANNI - La vostra padrona, madama Goldoni, mi espresse il desiderio di leggerlo.

DORINA - E madama Dorina, che è la sua cameriera, non glielo porta.

DON GIOVANNI - Allora perché avete preso il ducato che vi ho dato?

DORINA - Se il signor don Giovanni rivole indietro il suo ducato, glielo restituisco subito. (Lo tira fuori di tasca).

DON GIOVANNI - (Stende la mano).

DORINA - Non ho mica bisogno dei vostri ducati (lo tiene), né che per un ducato io mi presti a fare cose che non stanno bene. Se avessi potuto servirvi, lo avrei fatto con tutto il cuore e per nulla. Voi non sapete quanto mi siete simpatico e vi stimo un vero signore. (Mette il ducato in tasca e strìnge a don Fulgenzio la mano che teneva sempre stesa).

DON GIOVANNI - E allora? Che male c'è a consegnare un innocente libro alla vostra padrona?

DORINA - Vedete, signor Giovanni, portare libri ad  una donna maritata... (maliziosamente) significa portare quello che c'è dentro al libro...

DON GIOVANNI - (sfogliando il libro cava una lettera) E va bene. Vedo che con voi non si può nascondere nulla. Vuoi dire che vi sarò doppia­mente obbligato (Gli porge un altro ducato).

DORINA - Ma bravo e credete che adesso me ne incaricherò?

DON GIOVANNI - (Porgendo un altro ducato)  Allora, lo portate?

DORINA - Portarlo no. Ma farò in modo che il vostro libro arrivi alla mia signora: lo poggio qui, su questo mobile. Ora potete stare tranquillo.

DON GIOVANNI - Ma è sicuro che lo vedrà?

DORINA - Sicurissima: la padrona poggia sempre le sue letture su questo mobile e non potrà non vedere il vostro libro.

DON GIOVANNI - Bene, bene. (Si sente bussare). Il signor Goldoni?

DORINA - Non è possibile, il marito della signora a quest'ora è ancora al teatro Sant'Angelo per assistere alla prima della sua commedia, La vedova scaltra.

DON GIOVANNI - Ah, si, si, è vero. E allora chi sarà a quest'ora?

DORINA - Ora si va a vedere e lo sapremo.

DON GIOVANNI - Non aprirete ad uno sconosciuto.

DORINA - Ma no. Io guardo prima dallo spioncino (Via)

DON GIOVANNI - (Preoccupato) E' tornato di già il marito?

DORINA - Niente paura, è vostro padre.

DON GIOVANNI - Mio padre, qui, a quest'ora?

DORINA - Eh... anche il vostro signor padre coltiva ancora certi interessi.

DON GIOVANNI - E adesso come faccio se mi vede?

DORINA - Non si preoccupi (stende la mano) la sistemo io.

DON GIOVANNI - (Le da un ducato) Ti pare questo il momento.

DORINA - Perbacco. Il momento migliore. Adesso si metta qui dietro e non faccia rumore. (Lo nasconde dietro un paravento ed esce ad aprire).

Scena 2

(Nicoletta, Dorina e don Pasquale)

DON PASQUALE - Fatemi il piacere di annunziarmi a madama Goldoni.

DORINA - Si compiaccia di trattenersi qui: vado ad avvertire la padrona. (Esce).

DON PASQUALE - Ho pensato che invece di dichiararmi a voce le faccio

         capitare una mia lettera che ho nascosto nel libro che lei ieri sera ha

mostrato di gradire. Sembra una cosa più originale e galante.

NICOLETTA - (Entrando seguita da Rosind).

DON PASQUALE - Madama, concedetemi di baciarvi la mano.

NICOLETTA - Vostra serva, don Pasquale. Accomodatevi. (Siedono). Gradite

una tazza di cioccolato?

DON PASQUALE - Con piacere, grazie.

NICOLETTA - Dorina porta due tazze di cioccolato.

DORINA - (Piano a Maria) Don Giovanni è stato qui di nascosto di suo padre

ed ha lasciato quel libro sul mobile. È un romanzo chiamato Pamela. NICOLETTA - (Piano) Ho capito.

DORINA - (Via).

NICOLETTA - A che dobbiamo la sua gradita visita?

DON PASQUALE - Ho saputo che non eravate andata al teatro a veder la

         commedia di vostro marito ed ho pensato di venire a farvi un po' di

compagnia.

NICOLETTA - Obbligatissima di questo vostro bel pensiero. Siete la  gentilezza in      persona. Non vado mai alle prime dei lavori di mio marito perché soffrirei          molto nell'attesa del giudizio del pubblico.

DON PASQUALE - E siccome ieri sera mostraste desiderio del nuovo romanzo             Pamela...

NICOLETTA - Avete pensato di mandarmelo per vostro figlio...

DON PASQUALE - Mio figlio? Giammai. Per voi me ne sono incaricato io

stesso di persona. (Consegna il libro a Nicoletta).

NICOLETTA - Ma quanta premura vi prendete per me. (Si alza e va verso il

         mobile dove c'è l'altro libro simile) Lo poggerò qui, dove poggio i libri

che leggo con più interesse.

DON PASQUALE - Non lasciatelo li sopra.

NICOLETTA- Perché?

DON PASQUALE - Non posso dirvelo, ma vi prego di aprire quel libro

quando vi troverete sola.

NICOLETTA - Signore! C'è qualcosa forse che altri non devono vedere?

         una tazza di cioccolato?

DON PASQUALE - Con piacere, grazie.

NICOLETTA - Dorina porta due tazze di cioccolato.

DORINA - (Piano a Maria) Don Giovanni è stato qui di nascosto di suo padre

ed ha lasciato quel libro sul mobile. È un romanzo chiamato Pamela. NICOLETTA - (Piano) Ho capito.

DORINA - (Via).

NICOLETTA - A che dobbiamo la sua gradita visita?

DON PASQUALE - Ho saputo che non eravate andata al teatro a veder la

         commedia di vostro marito ed ho pensato di venire a farvi un po' di              compagnia.

NICOLETTA - Obbligatissima di questo vostro bel pensiero. Siete la  gentilezza in      persona. Non vado mai alle prime dei lavori di mio marito perché soffrirei          molto nell'attesa del giudizio del pubblico.

DON PASQUALE - E siccome ieri sera mostraste desiderio del nuovo romanzo             Pamela...

NICOLETTA - Avete pensato di mandarmelo per vostro figlio...

DON PASQUALE - Mio figlio? Giammai. Per voi me ne sono incaricato io

stesso di persona. (Consegna il libro a Nicoletta).

NICOLETTA - Ma quanta premura vi prendete per me. (Si alza e va verso il

         mobile dove c'è l'altro libro simile) Lo poggerò qui, dove poggio i libri

che leggo con più interesse.

DON PASQUALE - Non lasciatelo li sopra.

NICOLETTA- Perché?

DON PASQUALE - Non posso dirvelo, ma vi prego di aprire quel libro

quando vi troverete sola.

NICOLETTA - Signore! C'è qualcosa forse che altri non devono vedere?

DON PASQUALE - No. Voglio dire che... tutto il tempo che ora dedicate a quel           libro, lo sottraete a me.

NICOLETTA - Allora non si tratta che di un complimento. Meno male, mi

         avevate quasi spaventata. Lasciamo dunque il libro accanto ad altri e

ditemi, che avete di nuovo da raccontarmi?

DON PASQUALE - Signora amatissima, sapete che oggi non si fa altro che

parlare di qualcosa che vi riguarda da vicino...

NICOLETTA- Davvero?

DON PASQUALE - Certamente. Non si parla che di lui, di vostro marito, il

signor Carlo Goldoni, il riformatore del teatro italiano.

NICOLETTA - Volete farmi insuperbire?

DON PASQUALE - Egli è oggi una vera celebrità. Ed io sono pieno di invidia...

NICOLETTA - Invidia? Ma voi non componete commedie.

DON PASQUALE - Io invidio il signor Goldoni non già per le sue commedie, ma         perché ha la fortuna di avere accanto a se una donna  straordinaria come voi. NICOLETTA - (Un po'seria) Va bene, va bene e ditemi, avete udito nulla in

         proposito della commedia nuova di stasera?

DORTNA - (Entra e serve la cioccolata calda in tazze di porcellana).

DON PASQUALE - Spero possa avere anch'essa un esito fortunato.

NICOLETTA - Pensate che non sia di gradimento del pubblico?

DON PASQUALE - Ecco: vostro marito cerca troppo spesso i suoi   personaggi fra      la plebe, tra persone anonime e insignificanti. La gente vuole sognare, vuole seguire le storie di personaggi ricchi e importanti,  che hanno una vita da          favola ed abiti splendenti. E poi vogliono le storie d'amore, possibilmente con    qualche bella lagrimuccia.

NICOLETTA - Sarà come dite voi, ma la colpa è un po' mia, che incoraggio il

         mio Carlo a proseguire nel genere nuovo che ha adottato. Ecco perché

         ho molta ragione di palpitare ogni volta mio marito mette in scena un

lavoro nuovo, come questa Vedova scaltra.

DON PASQUALE - Allora, se la musa ispiratrice siete voi, bella e gentile,

         tutto andrà come il vostro cuore desidera.

NICOLETTA - Siete sempre così galante. Voi mi lusingate.

DON PASQUALE - Fortunato è quel!' uomo che può avere accanto una donna             sensibile, che sia un vero incanto, e mentre ammiro la vostra bellezza perfetta           Vi dico: grazie d'esistere, signora Nicoletta.

NICOLETTA - Ullallà, ma che poeta. Ma questi versi vi vengono spontanei o

li pensate prima.

DON PASQUALE - Signora Nicoletta, questi versi mi sgorgano spontanei  come          acqua di fonte, quando mi trovo a voi di fronte. Sono così assalito da una           smania ispiratrice e declamo le lodi della mia Beatrice.

NICOLETTA - E chi è adesso questa Beatrice?

DON PASQUALE - Ma siete voi mia dolce sirena che al sol vedervi mi viene

         un colpo... (Il paravento cade con fragore e compare don Giovanni.)   ... al         cuore.

Scena 3

(Don Giovanni e detti)

NICOLETTA-   II signor Giovanni!!!

DON GIOVANNI - Madama, m'inchino con tutto il rispetto. Buona sera,

         signor padre.

DORINA - (Accorre al rumore).

NICOLETTA - Che cosa fate qui?

DORINA - E' colpa mia, ho fatto entrare il signorino dalla porta sbagliata.

DON PASQUALE - Cosa fate qui?

DONGIOVANNI - Vengo dallo studio...

NICOLETTA - In modo piuttosto rumoroso. Sapete che il signore vostro padre è stato così gentile da farmi dono del nuovo romanzo inglese, Pamela!

DON GIOVANNI - Anch'io... ho pensato vi piacesse leggere un libro di  grande successo.

DORINA - (Tira via le lettere dai libri e le mette in tasca).

DON PASQUALE - (Scattando dalla sedia} Non toccare quel libro.

DORINA - Non lo tocco certamente. Non so leggere. (Via).

NICOLETTA - Signori, vi prendete troppa premura per le mie cose.

DON PASQUALE - E' perché la S.V. lo merita.

NICOLETTA - E io ve ne sono grata. Intanto non arrivano notizie del debutto

         della Vedova scaltra. Sapete, sono così in ansia per l'esito di questo

         nuovo lavoro. Eppure il signor Marzio e il signor Sigismondo si sono

         impegnati di venire a darmi le prime notizie.

DON PASQUALE - Dubito che da questi signori possiate avere precise notizie.

NICOLETTA- E perché?

DON GIOVANNI - Perché il signor Marzio è uno jettatore non vi porterà che

         tristi nuove.

DON PASQUALE - Mentre il signor Sigismondo, grande adulatore, vi dirà

         certamente di grandi trionfi di popolo.

NICOLETTA - Lo, so. Ma io, aggiungo qualcosa al giudizio del signor Marzio e tolgo qualcosa a quello del signor Sigismondo e otterrò la verità.

DON GIOVANNI - Brava, bravissima.

DON PASQUALE - Siete una donna di uno spirito inimitabile...

DORINA - (Entrando) Signora, sono arrivati il signor Sigismondo e il signor don Marzio.

NICOLETTA - Ah., bene, falli passare, presto, presto. Oh, mio Dio, mi sento il cuore impazzire...

         (I due si precipitano con fare cerimonioso)

DON PASQUALE - Signora, calmatevi adesso, son sicuro del grande  successo.

NICOLETTA - Voi avete sempre la rima giusta, vero?

DON PASQUALE - Certamente e voi siete la mia rima più bella.

Scena 4

(Sigismondo, Marzio, Sigismondo e detti poi voce di Goldoni)

SIGISMONDO - (Dall'interno gridando). Alle stelle, alle stelle. (Entra seguito da         Marzio).

NICOLETTA - Ebbene, signori? Com'è andata?

SIGISMONDO - (Con enfasi) Un vero trionfo.

MARZIO - Quasi.

SIGISMONDO - Una ovazione generale.

MARZIO - Con dei fischi.

SIGISMONDO - Fischi pochi, anzi pochissimi... di gente  pagata...

DON PASQUALE - (Sorrìdendo) Aggiungete all'uno..

DONGIOVANNI- (Sorridendo) Togliete all'altro...

NICOLETTA - Ed avremo la verità.

MARZIO - Forse il successo sarebbe stato maggiore se il signor Goldoni avesse           avuto dalla sua le simpatie della nobiltà. Ma lui ha più simpatia per le belle e spudorate attricette della compagnia del capocomico Medebach. Ma come fa,      signora Goldoni, a non ingelosirsi con un marito così sensibile alle bellezze        femminili.

SIGISMONDO - Signora non fateci caso. Il signor Marzio non saprebbe dir

bene nemmeno di sua madre.

MARZIO - Non ho detto niente di male...

NICOLETTA - Certamente, non ha detto niente di male. Non volevate certo

che mio marito fosse sensibile alle bellezze maschili. (Sorrìde). SIGISMONDO - Signora, quando sorridete siete ancora più bella.

GOLDONI - (Sì sente la voce di Goldoni gridare da fuori). Nicoletta...

Nicoletta...

NICOLETTA - Ma è la voce di mio marito. Carlo. (Gli va incontro).

         (Tutti si accalcano alla porta parlottando)

Scena 5

(Goldoni e detti)

GOLDONI (Entrando) Cara moglie, abbracciate vostro marito che se lo merita (Abbraccia sua moglie e le dice sottovoce) Vostro marito è un genio. (Forte    agli altri) Amici, buona sera.

SIGISMONDO - Signor Goldoni, in questo momento non so trovare parole che vi        facciano capire la mia profonda ammirazione.

GOLDONI - Grazie, grazie.

MARZIO - Signor Goldoni, ma lo sapete che voi ogni volta mi stupite.

GOLDONI - Vi stupite? E grazie.

DON PASQUALE - Lasciate che vi stringa la mano, in segno della mia piena    ammirazione.

GOLDONI - Troppa bontà.

DON GIOVANNI - Unisco le mie felicitazioni a quelle del mio signor padre.

          GOLDONI - Grazie infinite a tutti. Ma vorrei ringraziare in modo particolare la mia    musa ispiratrice, mia moglie, perché ha la capacità di intuire sempre se una           mia nuova commedia avrà successo.   (Trovando i libri Pamela sul mobile)       Chi diamine vi ha portato questo orribile romanzo.

DON GIOVANNI - Quale?

DON PASQUALE - Quale?

GOLDONI - Pamela. E addirittura in doppia copia.

DON GIOVANNI - Doppia copia?

DON PASQUALE - Doppia copia?

GOLDONI - Ma perché ripetete come pappagalli quello che dico? Allora, mi

         dite chi che si è permesso di portarvi questo insulso romanzetto?

DON PASQUALE e DON GIOVANNI - Noi no.

NICOLETTA - (Sorridendo dell'imbarazzo dei due) Caro marito, io ho ancora

         qualche cicisbeo che si preoccupa di esaudire i miei desideri. GOLDONI - E si può sapere di chi parliamo?

NICOLETTA - Parliamo... parliamo...

DON PASQUALE - Ma, signor Goldoni, che ci importa di questi cicisbei.

DON GIOVANNI - Parliamo della vostra commedia, del vostro successo.

GOLDONI - (Fra sé, sorrìdendo) Va bene. Ho capito. Ma prima, da buon marito, vediamo se ci sono all'interno dei messaggi indirizzati alla mia signora.

DON GIOVANNI - No.

DON PASQUALE - No.

GOLDONI - Come dite?

DON GIOVANNI - Non è il caso.

DON PASQUALE - Chi si permetterebbe di mettere delle missive indirizzate

         alla sua gentile signora?

GOLDONI - (Li sfoglia). Nulla. (Li depone).

DON PASQUALE e DON GIOVANNI - Nulla?

GOLDONI - Si, nulla. Ma perché sembrate sorpresi.

DON PASQUALE - Sorpresi? Noi?

DON GIOVANNI - Siamo sorpresi della sua gelosia.

NICOLETTA - (Un po' canzonando) Le indagini del signor marito sono state

         tranquillizzanti?

GOLDONI - Certo signora moglie. Io non avevo dubbi, ma il proverbio dice:

         fidarsi delle donne è bene ma non fidarsi è meglio.

NICOLETTA - Non credo che sia proprio così il proverbio. Anzi, se c'è qualcuno che deve avere qualche dubbio sulle simpatie che il mio signor marito nutre nei confronti delle attricette della compagnia del capocomico Medebach, quella sono io.

MARZIO - Signori, scusate, ma devo scappare. (Via).

SIGISMONDO - Beh, forse è meglio che anch'io vada. Ancora complimenti, signor Goldoni. Signora, i miei omaggi.

DON PASQUALE - Bene, signori. Anch'io vi chiedo licenza. (Al figlio).

         Andiamo.

DON GIOVANNI - Ancora complimenti e tanti ossequi devoti alla signora. DON PASQUALE - Andiamo. (Via).

DON GIOVANNI - Vengo, vengo. (Via).

GOLDONI - Arrivederci, amici miei e tante grazie per le vostre premure.

Scena 6

(Nicoletta e Goldoni)

GOLDONI - Ma come si fa a non scrivere commedie avendo tra i piedi questi

         soggetti.

NICOLETTA - Ditemi una cosa, Carlo, comincio a sentire un po' troppo spesso parlare delle donne della compagnia del capocomico Medebach.

GOLDONI - (Scherzoso) Avete ragione, perché sono tutte belle donne.

NICOLETTA - Ho quindi motivo di non essere tranquilla.

GOLDONI - Bisogna aver fiducia se si ama.

NICOLETTA -   Fidarsi è bene, ma... ma semmai dovessi avere la certezza di

         essere ingannata, ricordatevi, signor marito che, sé voi siete veneziano, io sono genovese e sapete di che carattere vestono a Genova.

GOLDONI - Vogliamo far scoppiare una guerra fra due repubbliche

            marinare? Come potrei preferire una donna di teatro ad una cara e bella

            moglie come voi. Vi prego di non dare ascolto alle ciarle degli oziosi

            che vogliono oscurare la nostra felicità.

NICOLETTA - E va bene, non ne parliamo più, signor genio.

GOLDONI - II successo di questa sera mi ha veramente inebriato. La Vedova scaltra è           una buona commedia ed il miglior giudice delle mie commedie siete proprio     voi... Adesso vedrete che la critica mi attaccherà proprio  perché ho avuto           successo. Ma non me ne importa.

Scena 7

(Dorina, Goldoni, indi Rosina e Tifa)

DORINA - (Entra) Signor padrone.

GOLDONI - Che c'è?

DORINA - La prima servetta e il suggeritore suo marito vogliono parlare con voi.

GOLDONI - Questi sono i due più fastidiosi della compagnia. Va bene, falli passare.

DORINA - Prego, entrate.

ROSINA - (Entrando) Signor Goldoni, sono o non sono, la prima servetta?

TITA - (Entra ingrugnito).

GOLDONI - E chi lo mette in dubbio?

ROSINA - Allora voglio dirvi che con la quella... la signora Medebach, non ci recito più.

GOLDONI - E perché?

ROSINA - Perché, dopo la commedia, la Medebach ha proposto d'andare a  cena e non ha voluto che ci andassimo anche noi.

GOLDONI - Vi ha detto non voglio che tu venga a cena con noil

ROSINA - L'eccellentissima signora prima donna, ha fatto capire che aveva la comitiva bella e combinata... Ha rifiutato me, ma ha portato con se la Norina, che è la seconda amorosa. La seconda si e io che sono la prima  no?

Scena 8

(Nonna, Dorina, le Attrici 1-4, poi Momola, Medebach, Goldoni, Maria)

DORINA - Signor padrone, la signora Norina vorrebbe...

NORINA - (Entra decisa). Signor Goldoni...

DORINA - (Via).

ROSINA - Ma non stavi a leccare la contessa Medebach...

NORINA - E' l'invidia che ti fa parlare. E' vero, ero stata invitata, ma non ci sono andata, perché non mi andava di fare uno sgarbo ai miei compagni. Io non mi lascio comprare da nessuno è meno che mai da quella pazza della Medebach, che si crede di essere superiore a tutti. Per questo vengo ad avvertire il signor Goldoni, anche a nome degli altri, che noi, con la signora Medebach non ci recitiamo più.

DORINA - (Entrando} I signori Medebach domandano se possono parlarvi.

GOLDONI - (Ridendo) Certamente. Si sono dati convegno tutti qui.

DORINA -.(Vìa.)

ATTRICE 1 - II capocomico Medebach giudica il lavoro dal numero dei  biglietti che incassa.

TITA - E non tiene per niente in considerazione il mio lavoro. La riuscita di una rappresentazioni sta proprio nelle mani del suggeritore.

ATTRICE 2 - E poi, il ruolo di prima donna, Medebach lo da sempre e solo alla sua cara moglie.

ATTRICE 3 e 4 - Quel!' antipatica.

DORINA - II capocomico Medebach e la moglie.

GOLDONI - Lupus in fabula. Adesso siamo al completo.

MOMOLA - (Entrando) Mille scuse, signor Goldoni, se veniamo a disturbarvi... Ma mio marito aveva cose di somma premura da dirvi e allora ho detto: vado anch'io. Certamente farà piacere al signor Goldoni.  Ho detto bene?

GOLDONI - Avete detto benissimo. Buona sera, signor Medebach.

MEDEBACH - Grande commedia, questa Vedova scaltra. Ottocentoquarantatre biglietti venduti. Hanno pagato fino a trenta zecchini per un palco. Grande commedia, ma un po' lunghetta... Le commedie lunghe stancano...

GOLDONI - (Ridendo) Non mi è sembrata più lunga del solito.

MEDEBACH - E invece è più lunga delle altre. Me ne sono accorto perché ho consumato quaranta once d'olio in più del solito nelle lampade. Io ve lo

         dico per il vostro bene, è lunga.

GOLDONI - Voi misurate sempre tutto a danari?

MEDEBACH - Perché oggi tutto si muove con il danaro. Senza danaro voi lavorereste?

GOLDONI - E senza le mie commedie voi guadagnereste? (A Momola) Ma voi non siete andati a cena?

MOMOLA - Certamente. Sono ancora gonfia.

ROSINA - E non è scoppiata.

MOMOLA - Volete che v'insegni la creanza?

ROSINA - La creanza a me?

GOLDONI - Signore, vi prego, contenetevi.

MOMOLA - Ha ragione. Non vale la pena scaldarsi con certa gente. Anzi, perché non ve ne andate che noi abbiamo da parlare col signor Goldoni  di affari importanti.

ATTRICE 1 - La signora deve parlare di affari importanti?

ATTRICE 2 - Allora la cosa è diversa.

ATTRICE 3 - Se gli affari sono importanti...

ATTRICE 4 - Allora interessano anche noi. (Si mette a sedere).

         (Una per volta le attrici si siedono incrociando le braccia).

TITA - (E' tirato per la giacca a sedersi da Rosina).

GOLDONI- (Osserva e ride).

MOMOLA - (Dispettosa) Signor Goldoni, vi avverto che se questi signori continuano a farmi irritare, mi sentirò tanto male che non reciterò più la vostra Vedova Scaltra. (Si siede come svenuta).

GOLDONI - (A Rosina) Rosina, datevi una ripassata alla parte di Rosaura nella Vedova Scaltra, così sostituireste la signora che sta male.

MOMOLA - (Alzandosi) Ah , che strano, mi sento già meglio.

GOLDONI - (Serio) Adesso basta. Parliamo di lavoro.

MEDEBAC - Signor Goldoni, vorrei sapere perché avete mandato a prendere il copione della Vedova scaltra1?

GOLDONI- Io? Quando?

MOMOLA - Poco prima che venissimo qua. E' venuto il vostro nuovo servitore...

GOLDONI - Ma io non ho nessun nuovo servitore... Oh, Dio! avete dato il copione della Vedova ad uno sconosciuto?

MOMOLA - Ma quello ha detto di essere il vostro nuovo servitore.

ATTRICE 1 - Possibile che non capite dove è andato a finire il testo della nuova commedia?

ATTRICE 2 - In mano al nemico del signor Goldoni.

ATTRICE 3 - In mano al Baretti, che ne farà una caricatura.

ATTRICE 4 - Ne farà una satira per metterci tutti in ridicolo.

MOMOLA - Ora che ci ripenso, quel!' uomo era proprio Baretti in persona ed io non l'ho riconosciuto.

GOLDONI - Ormai è fatta. Bisogna rassegnarsi.

TITA - A dire il vero, io ho già sentito dire in giro che domani sera ci sarà una rappresentazione contro di voi.

GOLDONI - Tutto questo perché non si vogliono accettare le mie riforme teatrali.

MOMOLA - Signor Goldoni, se la gente vuole tornare alla commedie dell'arte, torniamoci. Perché ostinarci e perdere spettatori?

GOLDONI - Io voglio fare un teatro nuovo, dove la parole scritte devono trasformarsi sulla scena in parole vive pronunciate da personaggi veri, che parlano anche il dialetto, come avviene nella realtà. Basta con la volgarità fine a se stessa e le maschere della Commedia dell'Arte. Il teatro deve educare attraverso la lettura oggettiva della realtà, non certo attraverso le favole del Gozzi e dell'aristocratico Maffei.

MOMOLA - Ma se facciamo ancora la vecchia, popolare Commedia dell' Arte, il pubblico si diverte e noi incasseremo più quattrini, invece di sperimentare nuove commedie che ci attirano addosso addirittura le critiche dell'abate Chiari.

GOLDONI - Te lo accomando, l'abate Chiari: un conservatore ignorante che vede ogni tentativo di riforma come un fatto rivoluzionario.

MOMOLA - L'abate considera le vostre commedie immorali e inverosimili. Il teatro dovrebbe essere semplicemente un luogo di svago nel quale i

problemi dell'esistenza quotidiana dovrebbero essere dimenticati.

GOLDONI - II teatro deve essere, com'è sempre stato sin dalla sua nascita, uno            strumento che possa aiutare la gente ad una maggior presa di  coscienza. Certo,       questo fa scatenare la reazione di tutti coloro che, per i loro interessi, vorrebbero        che io raccontassi solo una verità che si può raccontare e non quella che li          colpisce direttamente.

MOMOLA - E quale sarebbe la vostra verità, quella che esalta il vizio a discapito delle         virtù. Almeno questo pensa il signor Carlo Gozzi, che non è certamente l'ultimo             arrivato.

MEDEBACH - Anche i nobili hanno da lamentarsi perché li mettete in ridicolo spesso           come modello di iniquità, mentre la plebe diventa esempio di virtù.

MOMOLA - Qualcuno avanza il sospetto che tutto questo serve a farvi guadagnare i   favori del popolo, dandovi maggior gloria.

MEDEBACH - La gloria è una bellissima moneta, ma non si versa in banca. GOLDONI - Avete finito di farmi il processo?

MOMOLA - Noi stiamo solo riportando quello che si dice dei vostri lavori. MEDEBACH - E questo ci procura l'allontanamento del pubblico con un

danno economico che ricade sulle mie spalle.

GOLDONI - Allora ascoltatemi bene, una volta per tutte. Io voglio semplicemente       superare quelle vecchie regole della bella scrittura ma poco veritiera, poco   naturale. Il realismo delle mie commedie e le sue implicazioni morali e sociali,        a giudicare dalle reazioni, è stato perfettamente recepito dai più interessati, da   quelli che temono il cambiamento delle loro condizioni privilegiate.

MOMOLA - E intanto le polemiche che alimentano le vostre commedie non fanno che          offuscare la mia bravura. Se domani la satira della Vedova scaltra avrà successo,           il mio personaggio sarà messo in ridicolo e io non voglio essere presa in giro per    colpa vostra.

MEDEBACH - E allora sospendiamo le repliche di questa Vedova Scaltra e

         facciamo una nuova commedia che il signor Goldoni sarà così cortese da             fornirci.

GOLDONI - Al momento non ho commedie nuove da darvi.

MEDEBACH - Avete L'erede fortunata.

MOMOLA - Ecco, bravo. Mettiamo in scena L'erede fortunata?

GOLDONI - No. L'erede  no.

MOMOLA - Perché?

GOLDONI - Perché non mi piace.

MOMOLA - Ma piace a me e questo non vi basta?

GOLDONI - Ne sono lusingato, ma non credo sia degna della vostra bravura. MOMOLA - E allora forza, scrivetemene un'altra.

GOLDONI - Non sono palle di vetro che si gonfiano.

MEDEBACH - E allora mettiamo in scena Le putte da castello.

GOLDONI - Le putte da castello! Torniamo alla vecchia commedia dell'arte.

Invece di andare avanti, andiamo indietro.

MEDEBACH - Ma si, andiamo indietro, che ci frega. Basta che guadagnano

un po' di sghei.

MOMOLA - Si, si. Le putte è una commedia collaudata, avremo certo  successo e la    gente dimenticherà le polemiche.

GOLDONI - Abbiamo fatto tanto per far capire alla gente che esiste un teatro

         diverso e voi volete annullare tutto per quattro sghei.

MEDEBACH - Quattro? Quattrocento. Io per 400 sghei me bevo tutta l'acqua

         del canal.

GOLDONI - Signor Medebach, mentre voi bevete io decido quale commedia fare.

MEDEBACH - Non dimenticatevi che sono io che rischio gli sghei e senza di me non potreste rappresentare i vostri lavori.

MOMOLA - Signor Goldoni, in qualità di prima donna, che ha portato al successo tanti  yostri  lavori...

GOLDONI - Nonché consorte del nostro munifico impresario...

MOMOLA - ...Vi invito a lasciar perdere i contenuti morali e sociali che non ci appartengono, per approfondire maggiormente le qualità stilistiche e semmai psicologiche senza umiliarvi nel riproporre le bassezze del volgo innalzandole al decoro di una rappresentazione teatrale. Ricordatevi che siamo noi attori a dare anima ai vostri lavori.

GOLDONI - E voi ricordatevi che ogni applauso che ricevete lo dovete a me, solo a me. Perciò sono io che decido e basta.   (Via seguito dalla moglie)

Scena 9

(Momola, Medebach, Rosina, Dorina, Norina, Tifa)

MOMOLA - (Facendo il verso a Goldoni). Ricordatevi che ogni applauso che ricevete lo dovete a me. E io che sono la prima donna non conto niente?

ROSINA - Infatti

MOMOLA - Come hai detto?

ROSINA - Ho detto "i fatti" danno ragione al signor Goldoni. C'è bisogno di un  nuovo teatro, che sia la voce della nuova classe media che oramai è una realtà.

MOMOLA - Ma che brava. Abbiamo una donna che ci fa la morale.

ROSINA - Meglio morale che immorale.

MOMOLA - Senti bambolina, parla chiaro se hai coraggio.

ROSINA - Senti vecchia befana, io di coraggio ne ho da vendere.

MOMOLA - Vecchia...

ROSINA - Befana.

MOMOLA -... A me. Questa è tutta invidia, perché io sono la prima donna.

ROSINA - Tu devi ringraziare tuo marito che fa l'impresario, se no la prima donna la facevi col piffero.

MOMOLA - II piffero io te lo do in testa, invidiosa e volgare.

MEDEBACH - Signore, in qualità di capocomico, vi ordino di tacere.

ROSINA - II capocomico che paga come uno strozzino.

MEDEBACH - Voi con me avete il pane assicurato.

NORINA - II vostro pane lo dovete al signor Goldoni e alla forza dei suoi personaggi. Chiunque li recita può avere successo.

MEDEBACH - Voi non capite che senza di me il teatro del signor Goldoni non si potrebbe fare?

TITA - Anche senza il suggeritore non si potrebbe fare.

MEDEBACH - Io rischio per voi i miei soldi.

NORINA - Voi sapete bene che con un autore come Goldoni non rischiate un bel

niente.

MEDEBACH - Oggi gl'incassi del teatro sono in calo, i palchi non si vendono più

come una volta...

MOMOLA - Tutta colpa di questa benedetta riforma che il signor Goldoni si

ostina a fare. La gente vuole divertirsi, non vuole pensare.

MEDEBACH - Basta con le chiacchere. Se non vi sta bene potete andarvene.

         Adesso dobbiamo pensare al lavoro, cercando di fare uno spettacolo di     successo, che ci faccia recuperare...

TUTTI -... un po' di sghei.

MOMOLA - Siete degli ignoranti e mio marito non deve più sprecare il suo

tempo con voi. Andatevene. Andatevene via tutti.

MEDEBACH - (Sottovoce) Vi prego, signora moglie, non fate così. Questa

         gente ci serve. Se se ne vanno tutti, noi come faremo compagnia?    Calmatevi e vi regalerò un abito nuovo.

MOMOLA - (Sottovoce) E sia. Lo faccio per voi. Ma credetemi, mi è difficile

         sopportare questa plebaglia. Però non mi devono provocare, perché se no mi      dimentico del mio lignaggio e (alza la voce) scendo a loro livello.

ATTRICE 1 - Se la signora scende a nostro livello, sai che paura.

MEDEBACH - Basta, sedete tutti. Noi dobbiamo decidere cosa mettere in scena,

         altrimenti non si mangia. E voi continuate a fare queste chiassate.

         Vergognatevi. (Tutti tacciono).

Scena 10

(Goldoni e detti)

GOLDONI- (Entrando) Ah, bene, così mi piacete. Tutti buoni e sereni.

MOMOLA - Con certa gente non vale la pena far storie.

MEDEBACH - (Sottovoce) Ricordatevi del vestito nuovo.

MOMOLA - (Sottovoce) Va bene, ma se mi provocano...

GOLDONI - Signori, vi ricordo che finora, nonostante tutto, le nostre commedie hanno avuto sempre successo e tutti voi avete potuto guadagnare un buon salario, è vero signor Medebach?

MEDEBACH - Certamente.

TUTTI gli attori. - Uhhh!

GOLDONI - Adesso però sembra cominciato per noi un momento difficile.

         Perciò vi invito a riflettere. I puntigli, i pettegolezzi, le sciocche gelosie rubano il tempo che dovremmo impegnare per studiare nuove commedie che io voglio continuare a scrivere per voi.

       Allora, nell'interesse di tutti, mettiamoci all'opera. Ho deciso, metterò in scena L'Erede fortunata. Riconosco che non è tra le migliori che ho scritto, ma, data la situazione, siamo costretti ritirare la Vedova scaltra e mettere in scena qualsiasi cosa, ma non certo le vecchie commedie dell'arte. Perciò, se non la sostenete con la vostra abilità e bravura, vi garantisco che si fa un fiasco che ci porterà a chiedere la limosina fuori delle chiese. Spero di aver toccato il vostro cuore e le vostre tasche. La predica è chiusa. (A Momola) Voi, signora, sarete come sempre, la protagonista.

MOMOLA - La protagonista non recita.

GOLDONI - E perché non recita?

MOMOLA - Perché ho i miei stiramenti nervosi.

GOLDONI - (A Rosina) Se la signora Momola ha gli stiramenti. Bene, farete

         voi la sua parte.

ROSINA - (Si alza subito) Caspita, son pronta: non foss'altro che per far

         dispetto a quella superba.

MEDEBACH - (A Momola) Ricordatevi che vi ho promesso un abito nuovo.

MOMOLA - (Scuotendosi e alzandosi) Va bene, va bene... Gli stiramenti mi

         on passati: reciterò per voi.

GOLDONI - Perché ho abbandonato l'avvocatura?

Scena   11

(Gasparina, Orsola e detti)

GASPARINA - (Entrando) Signor Goldoni, non c'è niente da fare. La gente aspetta con grande curiosità la satira sulla vostra commedia.

DANIELA - (Entrando) E un gruppo si sta preparando per fischiare contro di voi alla apertura del sipario.

ORSOLA  - Signor Goldoni, con queste commedie nuove. Riprendiamo a fare il vecchio teatro, quello che vuole la gente e tutti saran contenti.

MEDEBACH - Ecco, così risparmio i 450 ducati pattuiti per scrivere sedici commedie nuove, che sicuramente ci porteranno sedici guai.

NORINA - Invece dobbiamo impegnarci maggiormente con le nuove commedie che ci scriverà il signor Goldoni, ma, per favore, (A Goldoni) che non diano tutti questi problemi.

ROSINA - Ecco, delle commedie nuove ma non troppo. MOMOLA - La gente diffida dalle novità.

SIGISMONDO - (Entrando) Signor Goldoni, dovete proseguire sulla strada intrapresa. Tutte le persone da me interpellate mi han mostrato di gradire le vostre commedie.

MARZIO - Non dategli ascolto. Quest'uomo è un adulatore nato. SIGISMONDO - Credete forse che io dica delle cose per adularvi? MARZIO - Nooo.

GOLDONI - (Passa dei fogli a Momola) Basta così. Allora imparate queste parti.

MARZIO - (Piano a Sigismondo) Vorrei proprio sapere perché si ostina ad andare

         contro il volere del pubblico.

SIGISMONDO - Ma non capisci che il pubblico è con lui. Tutti quelli che lo contestano sono solo mercenari pagati dalla concorrenza. Sento che sta

         facendo qualche cosa di grande e questo mi farà restare nella storia del

         teatro.

MARZIO - Tu resterai nella storia del teatro come il più grande lecchino.

SIGISMONDO - E tu resterai nella storia come il più grande imbecille. Io so

         capire le persone veramente geniali. Cosa che tu non puoi fare per la

            tua proverbiale ignoranza.

GOLDONI - Signori, perché tanta agitazione?

MARZIO - Io non sono per niente agitato. E' lui che si agita credendo di saper

tutto su tutti.

SIGISMONDO - Io sono stato offeso.

MARZIO - Sei permaloso. Questa è la verità.

SIGISMONDO - Io permaloso?

MARZIO - Lo vedi, lo vedi?

GOLDONI - Signori, vi prego. Non fate queste baruffe come femminucce. NORINA - Signor Goldoni, cosa avete da dire delle femminucce?

ROSINA - Volete un teatro nuovo e poi mantenete i vecchi pregiudizi sulle

donne.

GOLDONI - Calma signore, calma. (Legge un foglio).

         Se ho detto mal, dimando perdonanza,

Risuoni questa stanza

Di quanto stimi lor    ( Questo l'ho scritto per  voi)

            Graziose femminucce

            Che attente qui m'ascoltano,

            E del mio cor gradiscano

            Il suo sincero amor.

Coll' adorabile loro beltà.

Han della grazia il pregio massimo,

Perciò confessovi,

Che a me pur piacciono

Vermiglie, o candide

Le donne ogn'or.

            E mi colpirono,

            E mi colpiscono,

            E spero d' essere

            Colpito ancor.

Adesso ho deciso.

MOMOLA - Finalmente. Si fa la Commedia dell'arte?

GOLDONI - No. Continueremo con La vedova scaltra.

MEDEBACH - Almeno facciamo L'erede fortunata?

GOLDONI - No, si fa La vedova scaltra..

MOMOLA - E se il pubblico ci fischia?

GOLDONI - Voi lasciateli fischiare. Quando si saran stancati, allora fate

una riverenza e cominciate. Leggete il copione.

MOMOLA  -   (Leggendo  il  copione)   "Rispettabile  pubblico,   parlar  mi   si

consente? ".

GOLDONI - Qui fermatevi un momento: il pubblico si è messo in curiosità e non

fischierà più, e voi allora continuerete. Avanti.

MOMOLA - (Come sopra)" I vostri fischi provano chiaramente che l'autore

non sa scrivere delle buone commedie".

GOLDONI - II pubblico qui comincia a sorridere.

MOMOLA - (C.S.) "Perciò se il suo lavoro non vi piace... "

GOLDONI - E qui vi fermate, esitate, lasciandoli in sospeso come per dire

non si rappresenterà un bel nulla. Sono sicuro che il pubblico griderà

subito: La vedova scaltra .

MOMOLA - (C.S.) "Allora, a grande richiesta daremo, La vedova scaltra". GOLDONI - E il pubblico applaudirà, ne sono certo.

MOMOLA - (Come sopra} "Per ultimo, l'autore, per mezzo mio promette, in

questa prossima stagione teatrale,  di prendersi  le  sue vendette,

dando su queste scene, se il suo stil non vi secca, sedici commedie

tutte nuove di zecca... ".   (A Goldoni) Sedici commedie nuove? Non

vi sembra di sfidare troppo la pazienza del pubblico?

GOLDONI -  Pensate a recitar bene la parte e vedrete che il pubblico accetterà

con piacere il mio lavoro. Leggete.

MOMOLA - " E se non saran nuove, belle e divertenti, vi da libertà di zittirlo

e fischiarlo peggio di questa sera ".

GOLDONI - La qual cosa d'altronde il rispettabile pubblico non mancherebbe

di fare anche senza il mio permesso.

MOMOLA - Staremo a vedere se va come avete pronosticato.

MEDEBACH - Signor Goldoni, siete sicuro che tutto questo non ci farà perdere pubblico e sghei?

GOLDONI - Caro Medebach, nella vita bisogna anche giocare d'azzardo. Io      gioco: o il ridicolo o la gloria, o la frusta o l'alloro.

NICOLETTA - La gloria certamente.

MEDEBACH  - E va bene. Giocherò d'azzardo, sperando di non finire tra i poveri della Giudecca.

ROSINA - Io sono con il signor Goldoni

NORINA - Anch'io.         

GOLDONI - (Ridendo)   Grazie, grazie, amici miei.   (a Nicoletta) Ecco come sono      fatti i teatranti. Prima distrutti nel morale, ora con il cuore tra le mani.

MOMOLA -  Signor Goldoni, spero che con la sua nuova produzione si             venderanno tutti i palchi portando un guadagno sicuro alle famiglie di           questi poveri disgraziati.

NORINA - Ma soprattutto...

TUTTI - ... alle vostre tasche.

Scena 12

(Contessa Grimani, Nicoletta e detti)

DORINA - (Entrando) Signor Goldoni, la signora contessa Grimani.

GRIMANI - (Entra decisa) Signor Goldoni, son venuta qui per il piazer de dirve che non voglio assolutamente una volgare lite, tra due uomini che io stimo altrettanto valenti. Niente odio, ma una nobil gara, una lodevole emulazione che non ha altro scopo che esaltar l'arte, tutto a vantagio del bon senso e del bon gusto.

GOLDONI - Sicuramente, eccellenza. Io sarò felicissimo di esaudire le vostre richieste, ma farà altrettanto il signor Baretti?

GRIMANI - II signor Baretti farà di necessità virtù. Il teatro di S.Angelo e il San Samuele sono di mia proprietà e se voglio, ne vieterò l'uso sia a l'uno che all'altro. A me piacciono le vostre commedie perché son senza diavoli e senza magie, ma con degli uomini e delle donne che somiglian tanto agli uomini e donne del buon popolo venezian e chi c'ha un poco de sale in zucca, per questo teatro deve provar gusto. Ecco perché non amo la satira piena de offese e villanie da taverna...

GOLDONI - Nella quale scade il mio acerrimo nemico...

GRIMANI - Mi appello a voi perché in sto proceder ci sia la dignità del letterato.

GOLDONI - Sicuramente... Ma la ragione della mia condotta è che sono stato attaccato con modi poco civili. Io sfiderei alla spada il mio avversario, se non sapessi lavorare meglio con la penna.

GRIMANI - Il giudizio del popolo, nel quale l'istinto per le cose belle non è mai viziato, io so che è favorevole a voi, signor Goldoni.

GOLDONI - Lustrissima... lei mi lusinga.

GRIMANI - E adesso non me state a lustrar. Ho detto solo quello che sento e che vedo, anche se noi nobili non siamo ben trattati nelle vostre commedie

GOLDONI - Veramente io non faccio altro che metter in scena quel che succede ne le case e le famiglie che conosco.

GRIMANI - Basta con questa falsa modestia. Voi siete un mostro de ingegno e come tutti i grandi artisti sapete cogliere la nascita di un nuovo strato sociale che sta lentamente soppiantando, per dinamismo e capacità imprenditoriale, la vecchia e sclerotica nobiltà tradizionale. Voi state creando un nuovo teatro borghese.

GOLDONI - Eccellenza, devo riconoscer che avete una visione veramente

         chiara degli eventi che ci coinvolgono. Ma il mio atteggiamento verso la nobiltà è sempre stato rispettoso e di grande riconoscenza.

GRIMANI - Niente paura, giovanotto, continuate sulla vostra strada, mi piace la modernità e voi potete dare molto lustro alla nostra cara patria. Dunque coraggio, ignorate la gelosia degli altri e guadagnatevi gli ap­plausi che il pubblico ve dispensa.

GOLDONI - Eccellenza, se devo parlare con la mia solita schiettezza, dico che è vero, il pubblico è sempre stato benevole con me. Ma non credo di essere un mostro, come graziosamente mi definite. Se c'è un mostro... di bravura, questi è il mio avversario, per la sua capacità di mettere in satira velocemente le mie nuove commedie.

GRIMANI - Voi altri uomini de genio siete tutti de uno stesso stampo; sempre disposti a riconosser la superiorità del talento in gente che no xe neanche capace de spolverarve la parrucca. Fra qualche anno le satire contro di voi saran dimenticate e resteran solo le nuove commedie del signor Goldoni.

GOLDONI - Quanta compiacenza.

NICOLETTA - (Entra) Eccellenza, quanta bontà.

GOLDONI - Permettetemi di presentar alla S.V. la mia consorte.

GRIMANI (A Nicoletta) Oh! che graziosa mascarina. xe un vero piazer conosserve.

NICOLETTA - V. E. ha sempre tanta bontà per noi... Ma vi prego di comprendere il risentimento di mio signor marito, continuamente beffeggiato e deriso da certa gente invidiosa del successo.

GRIMANI - Sappiamo, sappiamo. E vi assicuro che mi adopererò perché questo non avvenga più.

NICOLETTA - Egli è anche di mal umore, perché i suoi attori non fanno altro che baruffe stupide per gelosia di mestiere.

GRIMANI - (A Goldoni sorrìdendo)   Anche gli attori?

NICOLETTA - Quelli peggio di tutti: litigi, puntigli, pettegolezzi... non gli lasciano mai un'ora di requie.

GRIMANI - Va ben, va ben. Non sarà facile mettere pace tra queste

teste calde degli attori. Ma ricordatevi di aver tanto rispetto per il         pubblico, che vi ripaga non solo con affetto ma anche con tanti soldini.

GOLDONI - Questo è sacrosanto. Il pubblico è rispettabile, ma non

sempre è rispettoso. Pagato che ha il biglietto, se lo divertiamo ci mostra la sua clemenza e ci applaude, ma se lo facciamo annoiare, è capace di dar sfogo alla sua ira, con urla, fischi e anche lanci di verdure.

GRIMANI - Verdure? Non credo. Con quelle che costano oggi.

NICOLETTA - Ringrazio il ciclo che mostrate ancora la volontà di scherzare.

GOLDONI - Eccellenza: io mi professo infinitamente grato per la vostra

generosa bontà nei miei confronti. Io ho lavorato fin da giovanissimo, ma ho      sempre sentito un grande amore per il teatro. Ho curato gli ammalati per          studiare l'uomo che soffre; nelle carceri ho guardato il comportamento del          furbo, lo sciocco, l'innocente; nelle aule dei tri­bunali l'imbroglione e il     galantuomo. Tutto per raccontare storie di vita di una umanità vera. Sono anni,    che sacrifico comodità e tranquillità, per questo motivo ed ecco che l'invidia si          scatena. Si vuole ch'io distrugga in un giorno l'opera di anni di ricerca, per poter            rinnovare il nostro modo di far teatro? Credetemi, sono angustiato a tal punto    che se continueranno ad attaccarmi mettendo in ridicolo il mio lavoro, allora me   ne andrò a Modena, la patria di  Alessandro Tassoni e di Lodovico Muratori, dove        non si nega sicuramente protezione agli studiosi.

GRIMANI - Sior Goldoni, qua la mano. Per la stima che ve porto, prometto che            faro di tutto per calmare gli animi e porre fine a questa stupida disputa.

GOLDONI - Eccellenza, ve prego di perdonar questo mio parlar senza modestia.

            Ma sento che il mio è un buon servigio al miglioramento del teatro italiano.

GRIMANI - Certamente. Io ne son convinta e per questo mi troverà sempre vicina. Ve devo confessar che mi me incontro più volentieri con un orno de genio come voi, che non con certi nobiluzzi, brodi lunghi   e   sciocca albagia che purtroppo, numerosi, affliggono il patriziato. Ma io non son venuta solo per complimentarme con voi ma per darve questo importante documento del governo di Venezia.  (porge il documento).

GOLDONI - (legge) "Se il progresso della scienza e dell' arte dipende spezialmente dalla libertà della discussione e della critica, il Governo de la Repubblica di Venezia crede che la scienza e l'arte non possano esser che pregiudicate quando questa libertà degenera in licenziosità. Pertanto si decreta quanto segue: Resta proibita la commedia satirica di altra commedia, che abbia ingiùrie, villanie, motti osceni e scurrili che si lanciano contro certi ceti, opinioni, nazioni che in quella se contengono. È permessa però la libera critica delle opere teatrali, purché questa stia dentro i limiti della convenienza, della morale e della vera civiltà."   Grazie eccellenza, questo mi risolleva

GRIMANI - Adesso però permettetemi una domanda: Voi avete promesso sedici commedie nove per quest' altro anno. E vero?

GOLDONI - E manterrò la promessa.

GRIMANI - Ne avete già parecchie?

GOLDONI - Neanche una, Eccellenza.

GRIMANI - E allora, come farete a scrivere sedici commedie in un anno?

GOLDONI - Con la forza della volontà...

MOMOLA  - (Sottovoce) ... e 450 ducati.

GRIMANI - A mi ce vorrebbe un anno solamente per trovar sedici titoli de comedie.

GOLDONI - (Ridendo) Eccellenza; i titoli di sedici commedie si fa presto a trovarli: basta guardarsi intorno: non vede che ognuno di noi qui può dar soggetto a una commedia?

GRIMANI - Allora anche da me saprebbe cavar soggetto per una commedia?

GOLDONI - Da una persona come voi ne tirerei fora non una, ma due di commedie. E tutte piene di gratitudine per la stima che mi concedete.

GRIMANI - Siete sempre sì galante. Vediamo se siete altrettanto fantasioso. Inventatemi qualche titolo.

GOLDONI - Certamente, eccellenza, basta guardarsi intorno. Potrei scrivere // teatro comico; I puntigli delle donne; L'adulatore; II bugiardo; La Pamela; La donna volubile; I pettegolezzi delle donne; La fìnta ammalata; La bottega del caffè. Io manterrò la mia promessa, per gratitudine verso quel pubblico che mi crede capace di tanto. Io ho un piccolo segreto: quando invento un personaggio, se deve divertire gli altri, deve prima divertire me.

TUTTI - (Applaudono) Viva Goldoni.

GRIMANI - Lodo la vostra franchezza, hi altra persona potrebbe dirsi temerarietà.

GOLDONI - Devo riconoscere che non sarà facile. Il pubblico italiano non è come quello francese, che si accontenta di un sol protagonista, di una storia semplice anche se ben costruita. Le mie commedie devono contenere personaggi veri, vicini alla gente, forti, originali e tutti gli altri personaggi della commedia devono avere un carattere ben delineato e l'intreccio pieno di imprevisti e di novità e il finale ben architettato. Quando tutto questo è stato fatto, c'è un pubblico che giudica il lavoro con sentimenti diversi: al malinconico non piace la comicità, l'allegro non vuole la moralità...  insomma non ci sarà mai un consenso totale.

ROSINA - Ma quando le commedie sono scritte bene, come le sapete scrivere voi. allora piacciono a tutti...

NORINA - ...tranne che ai denigratori a pagamento.

GRIMANI - Bene, così mi piacete, per tutti gli dei. Adesso ve lascio a lavorar. A presto. (Via)

GOLDONI - (Accompagnandola) Grazie eccellenza. Devotissimo.

TUTTI - (Applaudono).

GOLDONI - Devotissimo.

SCENA 13

(Detti)

TUTTI - (Grande giubilo di tutta la compagnia per le parole della contessa Grimani).

GOLDONI - (Prende una cartella nella quale ci sono tanti fogli scritti e li consulta o li corregge con attenzione).

NORJNA - Signor Goldoni, ora la contessa ha promesso che non ci saranno più competizioni.

GOLDONI - Questo non lo credo possibile. La critica ci sarà sempre ed è giusto che ci sia. Ma non deve essere strumentale, deve criticare l'universale, non il particolare; il vizio, non il vizioso. Adesso andiamo pure, abbiamo avuto una giornata dura, ma utile per definir quello che abbia ad essere, secondo la mia idea, il nostro teatro comico. Poiché se il popol ride e lieto applaude, il comico sarà degno di laude.

FINE DELLA COMMEDIA

(C) Mariano Burgada

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