Grande pantomima con bandiere e pupazzi piccoli e medi

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GRANDE PANTOMIMA

CON BANDIERE E

PUPAZZI PICCOLI E MEDI 

Commedia in due tempi

di DARIO FO

PERSONAGGI

DONNA

RIVOLTOSO

ALTRO RIVOLTOSO

PRIMO CAPO

PUPAZZONE

GESU GESU

REGINA

VESCOVO

RE

PANCIONE

GENERALE

DONNA POPPUTA

CARABINIERI

MAZZIERE

PRINCIPE

UOMO

ALTRI ……………..

Commedia formattata da

La scena è a due piani, con scala a vista che porta sul pra­ticabile superiore. Una passerella di quattro metri che parte dal centro proscenio entra nel bel mezzo del pubblico.

Gli attori e le attrici avranno un costume semplicissimo. Calzamaglia più o meno colorata per le donne, calzoni attillati e maglietta girocollo per gli uomini. I costumi veri e propri sa­ranno indossati a vista rapidamente grazie all'espediente detto "di Fregoli". I costumi, cioè, saranno d'un pezzo solo: giac­ca o cappotto, panciotto, camicia, colletto- (pantaloni in al­cuni casi) tutti cuciti insieme. I costumi, spaccati sul di die­tro, si infileranno come si fa per i grembiuli. I costumi, la maggior parte, verranno portati in scena e appesi su appo­site strutture, in modo da poter essere infilati al volo senza mai cessare l'azione. Pochi attori potranno cosi recitare parec­chie parti. In alcuni casi i vestiti verranno muniti di teste o maschere e parteciperanno all'azione sostenuti dagli attori stessi che già recitano altri personaggi.

Primo tempo

Entrano ih scena gli attori provvisti di maschere che alludono alla Commedia dell'Arte (Zanni). Portano anche trombe, tromboni, flauti, tamburi, ecc., e sono armati di lunghe per­tiche, alcuni spingono dei manichini montati su rotelle. Im­provvisano una marcia con squilli in dissonanza, addirittura stonati, la fanfara è diretta da un grande pupazzone- (oltre 3 metri di altezza) che domina la scena. La marcia si rivela alla fine un coro verdiano, con l'intervento di alcuni acuti da me­lodramma; il pupazzone assume un'aria sempre più tronfia. Il coro viene interrotto più volte da interventi parlati del pu­pazzone. Le parole non sono comprensibili, ma il tono è quello della retorica; le frasi intellegibili finiscono però sem­pre con una parola ben chiara: ITALIA - PATRIA - GUER­RA. Alla parola "guerra" c'è uno scatenamento sonoro di strumenti e rumori, mentre gli attori si muovono in un ef­fetto come al "rallentatore". Le tre donne si portano vicino ai manichini; al colpo di gong tutto tace e i manichini ca­dono a terra lentamente. Inizia una marcia funebre, sempre volutamente stonata, i manichini vengono issati sulle spalle, si organizza un corteo funebre. Lentamente, singhiozzando, tutti gli attori escono di scena, per rientrare quasi subito con le maschere sollevate sul viso e i bastoni. Fanno indietreggiare il pupazzone al grido ripetuto di "PIETÀ L'È MORTA". Si aprono contemporaneamente le tende centrali della scena che rivelano tre manichini impiccati recanti cartelli come: BANDITO - RIBELLE - COMUNISTA. Il pupazzone indie­treggia fino al lato estremo della scena gridando le stesse pa­role dei cartelli. Gli attori allora si girano di colpo verso il pubblico e iniziano un coro urlato:

"Ascolta bene - o popolo ignorante che ti racconto - com'è facile farti fesso piegato in due - finisci sempre al cesso basta una smorfia e t'intenerisci il cuor." Gli attori scandiscono le parole camminando diagonalmente attraverso la scena. Quasi in quinta iniziano due cori so­vrapposti, uno cantato e l'altro parlato. Uno è la canzone Pietà l'è morta, l'altro è il giuramento dei "reggiani" davanti ai tre impiccati:

No, non vi potremo mai dimenticare, mai!

Non sarete stati ammazzati inutilmente!

Il ricordo della vostra morte servirà a tenerci sempre vivi

Presenti nella lotta perché alla fine la rivoluzione vinca!

No, non sarete traditi.

Nel nostro pensiero non sarete sepolti, mai!

Il coro parlato del giuramento viene eseguito all'interno della gabbia dove pendono gli impiccati.

Alla fine del giuramento i rivoltosi circondano il grande pu­pazzo che si difende con mosse e atteggiamenti da gigante infuriato, urla, calpesta i rivoltosi; alla fine è completamen­te bloccato da un nugolo di pertiche che lo tengono quasi ingabbiato.

Voce rivoltoso          - Bloccatelo, da quella parte! Rivoltoso detto

Gesù Gesù                - Brutta bestia schifosa, hai finito di tenerci sotto!

Primo capo               - Forza: infilziamogli la pancia... tutti insieme... ohoo...

Una voce esile          - (dal ventre del pupazzo) No... fermate­vi... pietà!

Rivoltoso                  - Chi ha parlato?

Primo capo               - Sbaglio o la'voce gli è uscita dal ventre?

Gesù Gesù                - Oh Gesù, Gesù!

Rivoltoso                  - Sarà ventriloquo... li conosce tutti i trucchi 'sto maiale...

Primo capo               - Certo, per vent'anni non ha fatto che giochi di prestigio... ma stavolta non attacca più. Forza: infilzia­molo!

Voce esile                 - (sempre dall'interno del pupazzone) No! Pie­tà... sono innocente!

Donna rivoltosa        - Fermatevi! Questa non è una voce da ventriloquo... sembra piuttosto quella di un bambino... Altro rivoltoso - Vuoi vedere che è incinta?

Gesù Gesù                - Oh! Gesù, Gesù!

Primo capo               - Un condottiero incinta?

Gesù Gesù                - Hai sempre detto che era peggio di una pro­stituta... e si sa: anche le prostitute s'innamorano, e poi ri­mangono incinta. Mi ricordo di una volta ad Amsterdam... Primo capo           - Basta con le chiacchiere... io l'accoppo.

Pupazzone                - No, pietà... almeno per la creatura che porto dentro di me...

Rivoltoso                  - Hai visto... che t'avevo detto: è una mamma!

Altro rivoltoso          - E cosi siamo fregati un'altra volta!

Gesù Gesù                - Eh già, non possiamo più ammazzarlo ormai... bisognerà aspettare che partorisca... pensa, se grosso com'è ha la gestazione degli elefanti, per nove anni ci toccherà aspet­tare! Io mi ricordo che una volta ad Amsterdam...

Primo capo               - Macché nove anni... dal momento che il bam­bino ha parlato, vuole dire che è già pronto... Avanti bam­bino? Ehi, parlo con te... nascituro salta fuori!

Donna rivoltosa        - Non sarebbe bene chiamare una leva­trice? Siamo rivoltosi, ma umani andiamo! Io poi sono an­che mamma!

Altra donna              - Bella gravidanza però... non ha neanche le doglie...

Rivoltoso                  - Si vede che è andato molto a cavallo...

Altro rivoltoso          - Portate dell'acqua calda.

Gesù Gesù                - E del borotalco, pannolini... delle fasce, una cuffietta...

Primo capo               - Si, anche due pastori, tre re magi e lo zam­pognaro... ma dico, Gesù Gesù, ti sei già dimenticato di tut­to quello che ci ha fatto passare 'sto pupazzone maledetto?! Via, fate largo che ci penso io... Ehi del ventre, fuori, o stronco!

Donna                      - (affacciandosi con la testa dal ventre) Eccomi!... fermo per carità!

Rivoltoso                  - Oh, è una femminuccia!

Gesù Gesù                - È già donna!

Altro rivoltoso          - Avrà vent'anni come minimo!!! che svi­luppo!

Gesù Gesù                - T'avevo detto che questo aveva il parto lun­go... mi fanno ridere gli elefanti! Io mi ricordo che una volta ad Amsterdam...

Ragazza affacciata   - Datemi il tempo di infilarmi qualche cosa ed esco. (Si ritira)

Rivoltoso                  - Perché? È nuda?

Altro                         - Che discorsi... vuoi che nasca vestita? (Dal ventre del pupazzone esce una gamba nuda di donna)

Gesù Gesù                - Nasce di piedi... Parto difficile...

Coro                         - Oohh. Oohh!!...

Ragazza                    - (Esce dal ventre del pupazzone. È piuttosto formosa, ha una gran gonna tutta pizzi e merletti, oro, argento, rosa e verde veronese che le arriva fino ai piedi) Non fatemi del male... vi prego... io non c'entro...

Gesù Gesù                - Che partone!

Rivoltoso                  - Sarà di sicuro l'annata dell'abbondanza questa!

Primo capo               - Eh no, qui non ci vedo chiaro... che ci face­vi li sotto? Chi sei?.., parla altrimenti... (Fa il gesto di trafìg­gerla)

Gesù Gesù                - No, aspetta... infilza il pupazzone... che la povera orfanella me l'affiglio io!

Primo capo               - (lo scansa) E vattene! (Rifa il gesto di infil­zarla)

Una voce esce dal ventre della donna - Ferma!... io non c'entro... pietà!

Gesù Gesù                - La voce è uscita dal ventre della neonata... È nata già incinta!

Primo capo               - Ma che è?... la scatola cinese?

Ragazza neonata      - Mio Dio... che impressione... questa voce! ho paura!

Donna                      - Oh povera figliolona... chi è quel mascalzone che ti ha... La levatrice! stavolta bisogna proprio chiamarla! Ma­ria...!

Primo capo               - Zitti!... o impazzisco... fuori di là sotto... con­to fino a tre e poi...

Donna rivoltosa        - Per favore gli uomini si voltino alme­no dall'altra parte... (Anche i manichini che riempiono la scena vengono fatti voltare) poverina non ha fatto nemmeno in tempo ad affacciarsi alla vita che eccola già mamma... non c'è più religione! Maria...!

Primo capo               - Fuori ho detto!! (Dal ventre della ragazza esce un generale)

Generale                   - (è di piccola statura vestito con frammenti di tap­pezzeria di varie epoche) Va bene giovanotto! Eccomi- non c'è bisogno di gridare! (La neonata sviene)

Coro                         - Un generale?!

Gesù Gesù                - E io che credevo che i generali nascessero dai colonnelli!!

Primo capo               - Ma bene eccellenza!... che ci facevate tra quelle sottane?... non mi direte che vi ci siete alloggiato per un equivoco... che avevate scambiato la gonna della ragazza per una tenda da campo...

Generale                   - C'è poco da fare dello spirito ragazzo... li sot­to c'è installato infatti il nostro quartier generale segreto, mi­metizzato per non dare nell'occhio!

Gesù Gesù                - Eh no, adesso sei tu eccellenza che non devi sfottere se no, ti facciamo le greche anche sul culetto a forza di pedatoni... Che ci facevi li sotto... parla!

Generale                   - Segreto militare... non posso parlare... omissis, come si dice!

Gesù Gesù                - Allora tie'! (Gli sferra un calcione) L'hai vo­luto.

Generale                   - Vergogna, disonore... patria gettata nel fango­si colpiscono gli alti rappresentanti dell'esercito in quello che hanno di più sacro  (Altro calcione del rivoltoso) l'onore! (Al­tro calcione) Ahia! eh no, proprio sul sacro... e poi con la suola a carro armato, per la miseria!

Rivoltoso                  - Se devo farti la greca! per forza!

Pupazzone                - Bravi, fate bene... massa di traditori! Largo che glielo mollo anch'io un bel calcione... (Fa per muoversi, ma un rivoltoso gli sferra un colpo di bastone sul piede)

Gesù Gesù                - Fermo li, vecchia baldracca! (Urlo da dentro il ventre. Esce saltellando un personaggio grassoccio con tight fatto ancora di pezze scompagnate a fioroni da tappez­zeria. Ha una bombetta in testa)

Pancione                   - Ahiuoia!! eh no! che c'entro io?... il piede è mio, mica suo! Mamma che male boia!

Coro                         - Un altro neonato?...

Gesù Gesù                - Baldracca vecchia, ma prolifica, però!

Primo capo               - Sbaglio, o tu sei quel tale che per primo ha tirato fuori i soldi per montare 'sto gran pupazzone?...

Gesù Gesù                - Si, è proprio lui... largo largo che gli spacco la tèsta. (Fa per sferrargli una mazzata col bastone ma il capo lo blocca)

Primo capo               - Fermo! (Gli sposta il bastone che per il con­traccolpo va a sbattere sul ventre del pupazzone. Altro gri­do di dolore. Dal ventre esce un vescovo. È vestito con ri­tagli di addobbi e paramenti sacri. Si tiene le mani sugli occhi)

 Vescovo                  - Aiuto... al lupo... al lupo... picchiano il pastore... pace! pace!... per tutti i santi, che botta! Sono orbo... orbo dell'unico occhio buono... come potrò condurre il mio gregge?

Gesù Gesù                - Pure un santo pastore?... ma è un pupazzo senza fondo!

Primo capo               - Vuoi vedere che in quel ventre ci ha pure le pecorelle?

Gesù Gesù                - Gli Agnelli vuoi dire... quelli delle automo­bili... senz'altro!

Vescovo                   - Perché mi avete colpito?... io stavo li dentro solo per trattare la sua resa... (Indica il pupazzone) mediatore sono.

Voce donna              - (dal di dentro del pupazzone) Per carità eminenza non ci lasciate soli, con questo buio!

Altra voce                - Maestà non uscite, è pericoloso! È più sicu­ro qui!

Regina                      - (sempre parlando dal ventre del pupazzone) Mi spiace ma in questo tanfo non ci resto più. (Escono la regi­na, il figlio e due pupazzi di cortigiane. Tutti sono vestiti con frammenti di tappezzerie dai disegni e colori volutamente scombinati)

Gesù Gesù                - La regina e tutta la sua corte! (Il gruppo dei popolani si assiepa in un angolo del palcoscenico. Ognu­no regge due pupazzi per dare l'impressione di una grande folla anonima. Brusio concitato d'ammirazione. Squilli di trombe)

Primo capo               - Invece di farlo partorire il pupazzone, sareb­be stato meglio farlo andar di corpo.

Gesù Gesù                - Non diciamo volgarità eh... i reali non si toccano... Non hanno colpa... non sapevano... amavano il popolo, almeno una volta all'anno... Il re poi era contrario al regime... l'hanno fatto imperatore contro la sua volontà... ha pianto... non dimentichiamo che era piccolo, molto piccolo per la sua età, ciononostante andava a cavallo!

Donna rivoltosa        - (mentre il pupazzone si affloscia) Guar­date il pupazzone come s'è sgonfiato tutt'a un tratto!

Coro                         - Ooooohh...!!

Primo capo               - Per forza! non c'è più nessuno che lo regga adesso!

Regina                      - Grazie a Dio siamo liberi finalmente...

Principe                    - Per vent'anni ci siamo rimasti... è spaventoso!

Gesù Gesù                - Ah... eravate prigionieri là dentro?

Regina                      - Si.

Rivoltoso                  - Come Pinocchio nella balena?

Gesù Gesù                - Che vi dicevo... loro se la sono passata peggio di noi... schiavi di quel mostro di fantoccio... povero re... po­vero industriale... povero pastore... povero generale, povera signora agraria... trascinati e sballottati di qua e di là... come su una barca in tempesta, dentro una mongolfiera impazzita-cosi delicata di stomaco che è la regina...!

Vescovo                   - Per non parlare del caldo che fa là dentro! (Si sventola)

Primo capo"              - Basta, se no scoppio a piangere... Sai che fac­ciamo per fargli venire un po' di freddo?... li mettiamo tutti al muro e non se ne parla più!

Pupazzone                - (con un fil di voce) Si al muro, metteteli al muro 'sti traditori...

Coro rivoltosi           - Al muro presto... al muro...

Pancione                   - Ma dico... spero che scherziate...

Vescovo                   - Non vorrete fucilarci davvero...

Regina                      - Contro a un muro poi...

Gesù Gesù                - Giusto!... Una regina non la si mette al muro nemmeno per fare all'amore!

Pancione                   - Che abbiamo fatto dopo tutto?

Primo capo               - I pupazzari avete fatto, 'sto mammozzo ve lo siete portato in giro come il santo patrono in processione, fin­ché vi ha fatto comodo: tutti in ginocchio che questo fa i miracoli... date il vostro obolo o v'arriva 'na disgrazia...

Principe                    - Non è vero... menzogna! Vogliamo un processo regolare...

Pancione                   - Voglio una sentenza di un tribunale civile.

Vescovo                   - Io voglio quella della Sacra rota.

Generale                   - Anch'io voglio un processo... possibilmente a Roma.

Primo capo               - A Roma eh?... ti piacerebbe... e già, li sei sicuro che ti assolvono, anzi poi ti presenti alle elezioni e ti fanno pure senatore, e noi ci becchiamo due anni a testa come minimo. (A un rivoltoso) Vai a prendere dei fucili, 10 fucili e relativi caricatori.

Regina                      - E anche delle bende che dovrò medicare i feriti.

Vescovo                   - Oh basta! con tutte queste emozioni, 'sti spa­venti... m'è venuto un caldo... uffa! (Il vescovo si sventola. Vengono spinti tutti contro al muro. Da sotto il corpaccione del pupazzo si sente una voce isterica e prepotente: la voce del ré)

Voce del re               - Bastardi maledetti, ve la siete data a gam­be come al solito eh!

Vescovo                   - Chi è?

Principe                    - È il babbo... ce lo eravamo dimenticato...

Regina                      - È tanto piccolo!

Generale                   - Presto che soffoca!

Gesù Gesù                - Il re... il re... oh che commozione... aiutiamo il re...!

Primo capo               - (scansandolo) E lascia che si arrangi un po'!

Gesù Gesù                - No non posso dimenticare: lui m'ha insignito della croce di guerra... nel 15-18... a me e al mio mulo... non posso dimenticare... vedi... mi viene già la lacrima...

Popputa                    - Evviva il re...!

Pancione                   - Prego sacra maestà... da questa parte. (Aiuta con gli altri nobili il re a uscire. Il re non è un attore ma un pupazzo, una marionetta manovrata da tutti i personaggi che gli stanno intorno. Gesù Gesù gli presta la voce)

Re                             - Adesso mi spiegherete che cosa è successo... dove sono i miei soldati?

Generale                   - Vedete maestà... dal momento che abbiamo per­so la guerra...

Re                             - C'era la guerra?... che guerra?

Regina                      - La grandissima guerra mondiale, caro... non te ne eri accorto?

Re                             - Come avrei potuto accorgermene?... Mi avete sempre tenuto dentro al palazzo reale... cinquanta camere più servizi, parco con piscina,... mai bombardato, mai sceso in rifugio, nessun morto in famiglia, nessuno dei miei figli richiamato al fronte... ho sempre mangiato tutti i giorni, senza restrizioni, senza tessera, sempre pane bianco,... digestione ottima... Co­me avrei potuto vederla 'sta guerra io?

Generale                   - Be', ad ogni modo c'è stata e l'abbiamo persa, purtroppo!

Re                             - Chi l'ha persa?

Regina                      - Tutti noi caro!

Re                             - Anch'io?

Generale                   - Siete il re!

Re                             - Sono il re?

Regina                      - Ma certo caro, e per volontà di Dio!

Re                             - Ma come?... Dio in persona avrebbe voluto che io?... Ecco la prova definitiva che Dio non esiste!

Regina                      - Non bestemmiare, ti prego! (Dando un grande schiaffo al pupazzo che cade a terra)

Re                             - E si che bestemmio invece... ma come: mi si viene a dire che ho perso una guerra, cosi, come se si trattasse di una partita a briscola... ho perso i miei quarantacinque palazzi re­sidenziali...

Pancione                   - No, quelli non li avete persi, sono vostra pro­prietà privata, non della nazione.

Re                             - Ah be'... però la mia collezione di monete antiche... valore numismatico incalcolabile...?

Vescovo                   - Nemmeno. Roba vostra, privata...

Re                             - E i terreni?

Regina                      - Roba di famiglia caro, non possono toccarcela...

Re                             - E le azioni?... i liquidi in banca nazionale, Svizzera, Inghilterra, Vaticano, America, Australia?!

Pancione                   - Sono sempre là, a vostra disposizione... intatti, anzi, capitale raddoppiato!

Re                             - Capitale raddoppiato? E allora imbecilli, (sferra un calcio sullo stinco del generale) dov'è che avrei perso la guerra io?

Pancione                   - Be', infatti, per quanto riguarda noi tutti, è sol­tanto un modo di dire...

Re                             - Ah be', se è soltanto un modo di dire... diciamolo pu­re. "Ho perso la guerra... ah ah che piacere mi fa... ah ah!" (Si arrampica felice sulla pertica di un rivoltoso)

Pancione                   - Per carità, evitate di dimostrarlo pubblicamente il vostro rammarico, sacra maestà, altrimenti il popolo mangia la foglia...

Re                             - Cretino, il popolo la foglia non la mangia mai; il po­polo è bue, mangia solo l'erba! ah ah è buona! (Gli altri ridono amaro. Solo la donna popputa ride stupida) Donna

Popputa                    - Ah ah... che bella!... che re simpatico!

Re                             - (eccitato, abbracciando la popputa) Ed essendo bue è pure cornuto... ah ah... (Ride)

Donna popputa        - (ridendo) Basta maestà... basta che me la faccio sotto...

Regina                      - Andiamo... un re che si mette... ti sembra digni­toso? con quella sguaiata poi!

Re                             - Va bene, va bene... (Scende dalla pertica) Ma che fac­ciamo qui, fermi, impalati davanti a 'sto muro... aspettiamo il tram? Ehi dico a voi, ... che aspettiamo?

Generale                   - La fucilazione, maestà!

Re                             - Bene, bravi. Mi piacciono le fucilazioni... danno ner­bo, perdio! Mi ricordo a Caporetto... che decimazioni!... Dolorose, ma necessarie, indispensabili! Bravi!... e chi fu­cilano?

Generale                   - Noi, maestà.

Re                             - Ah bene! Anch'io?

Coro                         - Certo maestà.

Re                             - Impossibile!... e perché poi? Su ordine di chi? Con che diritto?! Senza la mia autorizzazione scritta e firmata non possono... e poi chi sono quelli?

Generale                   - Ribelli, maestà.

Re                             - Ribelli? (Realizzando spaventato) Mamma i ribelli... e che cosa vogliono da me?... io sono piccolo...

Gesù Gesù                - Ecco, avete visto... abbiamo fatto piangere il re! Vergogna!!

Primo capo               - Gesù Gesù, stai zitto o ti mettiamo al muro con loro. Ma quando arriva quello con i fucili? (Di corsa en­tra dal fondo-sala il ragazzo-staffetta) Eccolo che arriva final­mente!... e i fucili?

Staffetta                   - Niente fucili... adesso te lo dice il capo il per­ché. (Arriva dal fondo un ribelle dall'aria decisa)

Secondo capo           - Non possiamo fucilare nessuno per ades­so... prima dobbiamo fare il referendum per la repubblica, poi si vedrà.

Primo capo               - Ah, poi si vedrà... e va bene, si porteranno a casa la pelle... ma con i segni però...

Secondo capo           - Fermi!...

Rivoltoso                  - Solo pedate!

Secondo capo           - Be' pedate...

Coro                         - Andiamo a metterci gli scarponi: caricaa! (Si met­tono in ordine di battaglia. S'infilano grosse scarpe)

Re                             - Avete sentito?... qualcuno ha gridato carica... È la mia cavalleria... arrivano i nostri... forza Pinerolo... lancieri Nova­ra... Caricaa! sforacchiatemeli tutti 'sti bastardi... 'sto popolo bue e cornuto!!

Regina                      - Calmati caro... sai che ti fa male agitarti cosi... ti vengono le scalmane, sudi... ti viene il raffreddore... poi 'ecci, sternuti, ti ripieghi di scatto in due, e bang! sbatti immanca­bilmente la fronte sul pavimento!

Re                             - Va bene va bene... allora 'sti nostri, arrivano o no?

Vescovo                   - Altro che nostri... sono i loro che caricano...

Re                             - Chi i loro?

Donna popputa        - (sghignazzando scema) Il popolo bue maestà... che adesso pare un toro...

Vescovo                   - E che facce cattive hanno! Uffa... il caldo!...

Re                             - Buoni... state fermi... non fate capire di aver paura... sangue freddo perdio. Lasciatemi montare su questo palo. (Si arrampica sul corpo della regina e si siede cavalcioni sulle sue spalle) Salgo in vedetta...

Principe                    - Diamogli in pasto il pupazzone.. forse per un po' li terrà calmi...

Regina                      - Questa è un'idea... sbrigatevi...

Pancione                   - Vieni bello... il popolò ti chiama...

Pupazzone                - No, no... dove mi portate? ...vigliacchi.

Regina                      - Scappi cavaliere, ...scappi!!!

Principe                    - Attenti ribelli... guardate, il pupazzone sta scap­pando! (Muovendosi a malapena sul suo corpaccione vuoto, come una vela controvento il pupazzone sta per squagliarse­la, il capo ribelle gli è addosso e lo infilza con una pertica appuntita)

Capo ribelli               - Adesso hai chiuso! (Sibilo struggente, suo­no di fanfare che si fa cupo e stonato come un disco che ral­lenta di velocità, dal ventre esce un fumo giallastro. Urlo delle donne)

Vescovo                   - Basta con la violenza!... non siete ancora sazi di sangue?

Primo capo               - (frugandogli nel ventre) Macché sangue... a parte il fumo, questo è pieno di carta... carta di giornali...

Coro                         - Che giornali?

Primo capo               - (con voce da venditore di strada estraendo e mostrando i fogli che la gente afferra al volo) Eccoli qua... Corriere della Sera... la Stampa... La Nazione... Il Tempo... il Messaggero... Oh tu guarda... c'è anche "il resto del Carlino"... chi l'avrebbe mai detto...!

Vescovo                   - Per favore vi dispiace guardare se vi riesce di trovare un foglio dell'Avvenire d'Italia o dell'Osservatore Ro­mano... mi sventolerei con maggiore soddisfazione!

Primo capo               - No, con quelle diciture non ce ne sono...

Vescovo                   - Nooo... eppure ci devono essere... cercate, cer­cate...

Primo capo               - Ecco chi lo teneva tanto gonfio... (Sventola i fogli estratti dal ventre)

Coro                         - Al fuoco... facciamo un bel falò!...

Gesù Gesù                - Si, ma sopra bisognerebbe metterci quelli che li scrivevano... e li stampavano...

Vescovo                   - Basta, fratelli... basta con le vendette, con le di­struzioni...

Regina                      - Basta con il sangue sparso dei fratelli.

Pancione                   - Vogliamoci bene, andiamo d'accordo, tiriamo a campa!

Gesù Gesù                - (seguito dal coro in una specie di orazione dan­zata) Vogliamoci bene, andiamo d'accordo, tiriamo a cam­pa! (Si continua a estrarre carta) Donna

Popputa                    - Ouhoo ma quanta carta!... non era il no­stro uomo di paglia allora... era l'uomo di carta... ihi ih ih. (Risata stupida)

Gesù Gesù                - Guardate, oh Gesù Gesù... buoni del tesoro... prestito nazionale...

Primo capo               - Non valgono più niente... non ti resta che bruciarli... è stata una delle tante bidonate! (Glieli strappa di mano)

Gesù Gesù                - No queste no... Sono azioni commerciali... valgono più di prima.

Primo capo               - Non me ne frega niente... si bruciano anche queste... sul falò... Si brucia tutto... un gran falò!

Vescovo                   - (sventolandosi) Oh no... c'è già un gran cal­do!

Regina                      - Pace, pace... e buona volontà.

Pancione                   - Bisogna ricostruire... abbiamo sofferto già fin troppo... chi più chi meno... siamo tutti nella stessa barca...

Gesù Gesù                - Vogliamoci bene, andiamo d'accordo, tiria­mo a campa!

Principe                    - Bisogna darci una mano, da buoni fratelli!...

Rivoltoso                  - Macché buoni fratelli del porco giuda! Pietà l'è morta! (Cantano: la frase "vogliamoci bene andiamo d'ac­cordo" viene via via sormontata e coperta dal canto dei ri­belli)

È MORTA LA SPERANZA

CAMBIA LA DANZA, CAMBIA LA CANZON

PIETÀ L'È MORTA

ADESSO COMINCIA LA RIVOLUZIONI          - (Gran carosello di pupazzari che scappano)

Generale                   - Maestà, ci conviene riparare dietro le linee, farci difendere dai nostri alleati...

Re                             - Giusto, andiamo verso il nord!

Generale                   - No maestà, al nord ci sono i nostri nemici...

Re                             - Da quando i crucchi sono diventati nostri nemici?

Generale                   - Da quando hanno incominciato a prenderle, sa­cra maestà... noi siamo sempre con quelli che vincono, è il nostro motto!

Re                             - Giusto... evviva la perfida Albione!

Generale                   - Per questo dobbiamo andare al Sud.

Principe                    - A Bari! La piccola Parigi!

Vescovo                   - Oh no... a Bari, con quel caldo che fa...

Regina                      - Che umiliazione, che vergogna... abbandonare co­si il nostro popolo...

Re                             - Eh, ma se non lo abbandoniamo quelli ci menano.

Regina                      - Possibile che non ci sia il mezzo per farli sbollire?

Vescovo                   - Ci vorrebbe un miracolo.

Principe                    - Forza vescovo, dovrebbe essere il vostro mestie­re, no?... la vostra specialità.

Vescovo                   - Non bestemmiare per favore!... preghiamo tutti insieme piuttosto.

Re                             - Si preghiamo perché venga un bel terremoto...

Coro                         - Un terremoto?

Re                             - Si... un bel disastro... un cataclisma con qualche mi­gliaio di vittime che ci permetta di organizzare una bella cate­na della solidarietà umana... della fratellanza... in quelle occa­sioni, di colpo, si sentono tutti buoni, all'istante il popolo di­mentica ogni risentimento... il re che sono io, e la regina che è quella là, si recano sul luogo del disastro a consolare i poveri sopravvissuti disperati... io mi bacio un paio di orfanelli. (La regina si mette a piangere) io, mi faccio sgorgare un paio di lucciconi davanti al cinegiornale..', e trac il gioco è fatto. La nazione commossa si stringe intorno al padre della patria e zan, zan la rivoluzione è sospesa! (Tutti piangono presi dalla narrazione del re) Si aprono sottoscrizioni... arrivano pacchi dono, coperte, medicine... arriva roba da tutto il paese e anche da fuori... si raccolgono indumenti usati e facciamo guada­nare qualche soldo alla croce rossa che li può rivendere co­me al solito come stracci.

Pancione                   - Tenga, do tutto quello che posso... con tutto il cuore... è un assegno... è coperto... si fidi! Donna

Popputa                    - Io offro la catenina d'oro, un gioiello di famiglia.

Regina                      - Io do il mio anello di matrimonio...

Principe                    - Ma, mamma, non l'avevi già dato alla patria quello?

Regina                      - Zitto cretino! (Schiaffo)

Vescovo                   - In questo doloroso momento bisogna che tutti ritroviamo, uniti, attraverso la preghiera, nel nostro profon­do, i sentimenti più... come dire... con 'sto caldo...

Coro                         - Signore, signore, perché ci hai voluti mettere un'al­tra volta alla prova? Abbi pietà, pietà di noi, signore!

Re                             - Ma cosa è successo?... ehi dico? (Si avvicinano dei ri­voltosi incuriositi)

Gesù Gesù                - (chiede al re) Perché piangono?

Re                             - E che ne so... sto appunto chiedendo... (Qualche don­na dei rivoltosi scoppia a piangere a sua volta contagiata; per emulazione altri la imitano) Perché piangete... ehi dico a te.

 

Gesù Gesù                - Non lo so... pare ci sia stato un terremoto... molte vittime... bambini, molti orfani... catena della solida­rietà... tutti donano... (Le prossime battute verranno dette da­gli attori col tono classico degli inviati speciali TV)

Un cieco ha regalato il suo cane... un cane di razza...

Un pensionato ha regalato tutta la sua pensione di un anno...

Gesù Gesù                - Io do il mio cappello, le mie scarpe... pure i pantaloni... io tutto do. Gesù Gesù. (Tutti si levano gli scar­poni per donarli) Il re ha regalato cento divise da corazziere... ma ha voluto restare anonimo! La regina... trenta cappelli con piume di struzzo... un amore! Un bambino il suo trenino... Una bambina il suo orsacchiotto... Operai della fonderia B.T.M. offrono una settimana di paga. Erano in sciopero ma sono tornati al lavoro accettando il vecchio contratto, pur di venire in aiuto alla popolazione colpita! (Soffiate di naso spernacchianti)

Gesù Gesù                - Gesù, Gesù

—È meraviglioso!!! meraviglioso!!!

—Gli uomini sono buoni... si amano... sono fratelli nel do­lore...

—Evviva la sciagura che ci affratella!

Gesù Gesù                - O Gesù, Gesù che commozione!

—Si hanno notizie dei superstiti?

—No, non si sa nemmeno bene dove sia avvenuto il di­sastro...

—Deve essere nel Polesine...

—Ah... ma è un'alluvione allora...

—Certo, se fosse stato un terremoto avrei detto Sicilia, le pare?...

—Certo, è lapalissiano...

—Chi è lapalissiano?

—Il terremoto!

—Ah, non viene dalla Sicilia allora, se è lapalissiano...

—Ma Lapalisse è un nome francese...

—Esatto!

—Ascoltate, ascoltate... il terremoto è avvenuto in Francia ... non da noi...

Generale                   - E no, perdiana! Questa non ci voleva!

Gesù Gesù                - Oh Gesù, Gesù...

Pancione                   - Che scalogna! Donna

Popputa                    - Piangevo cosi bene...

Primo capo               - (ridendo) Ah ah... mica tutti i terremoti rie­scono col buco!... beh, stavolta vi è andata male col piagni­steo... e adesso forza, dateci indietro i nostri scarponi e pre­paratevi moralmente, che fra poco vi veniamo "a fare un bel massaggio rassodante! Tutti al muro.

Rivoltoso                  - Avanti muoversi, faccia al muro... (Obbedi­scono)

Pancione                   - Presto, aiutatemi prima che se ne accorgano (Ar­meggia, aiutato dai nobili, intorno al pupazzo)

Re                             - Ma che fate?

Pancione                   - Raccogliamo le spoglie del pupazzo, maestà...

Re                             - Per farne che?

Generale                   - Ci può sempre venire buono un'altra volta...

Re                             - Ma se è morto cadavere...

Generale                   - Fuori... ma dentro è ancora vivo che è un pia­cere... le sue leggi, per esempio, quelle che ha fatto nel '21, resistono e come!

Regina                      - Per non parlare di quelle di pubblica.-sicurezza... quelle poi, chi le tocca? Chi le muove più... scommetto che fra quarant’anni saranno ancora li, più vive che mai!

Generale                   - Almeno fosse vero...

Coro                         - Mio Dio stanno arrivando.

Regina                      - Mostriamo loro la nostra forza d'animo, la nostra dignità... sotto i loro colpi non battiamo ciglio... vedrete, si scoraggeranno.

Pancione                   - Se ci dessero un po' di tempo, io sto pupazzone riuscirei a truccarvelo che è una meraviglia! Gli diamo una bella imbiancata... e poi se la curia ci dà una mano...

Vescovo                   - Se è per una mano, ben volentieri... e da che cosa lo trucchereste?

Pancione                   - Da Arcangelone...

Regina                      - Arcangelo Gabriele?

Donna

Popputa                    - Quello che ammazzava il drago? Oh che bel giovane, biondo, simpatico, affascinante... (/ rivoltosi hanno incominciato a sferrare pedate ai pupazzari che imper­territi continuano a conversare effettuando a turno, previo calcione, vistosi sussulti mascherati con dignitosa indifferen­za. Le donne nobili saranno servite dalle donne rivoltose)

Vescovo                   - E con l'arcangelo trionfante inchioderemmo fi­nalmente il drago bolscevico. (Viene colpito da un calcione. Sussulta) Uffa!... non si scoraggiano... che caldo!

Re                             - A che gioco state giocando?

Generale                   - Che magnifico duello sarebbe... il drago rosso avanza, l'arcangelo con la lunga lancia si butta... solleva il braccio possente a colpi

Re                             - (riceve un calcione) Colpito!

Re                             - Ma cos'è: un gioco nuovo o è ancora il terremoto?

Regina                      - Purtroppo sono soltanto sogni... purtroppo non c'è il tempo di truccarlo quel pupazzone... e intanto il pro­letariato incalza... (Pedata. Sussulta) oehu come incalza!

Re                             - T'è venuto il singhiozzo cara?

Regina                      - No, è il proletariato che incalza... che botta!

Re                             - Dove?

Regina                      - Qui, sul gluteo... un male! ... Ti dispiacerebbe massaggiarmi un po'?

Re                             - Con piacere... speriamo che non lo venga a sapere mia moglie...

Regina                      - Ma sono io tua moglie...

Re                             - Ah si?... beh, mi fa piacere... (Salta in braccio alla regina)

Regina                      - Stupidino! (/ rivoltosi si avvicinano per calciare il re)

Gesù Gesù                - (mettendosi in mezzo) No, no... lui no!... se volete calciare lui... dovrete passare sul mio gluteo., col quale farò petto... voglio dire... scudo, all'offesa.

Rivoltoso                  - E vai via!... (calcio) Ma si può sapere con chi stai tu?

Gesù Gesù                - Io sono monarchico-marxista. Evviva le no­stre sacre maestà!...

                                 - Evviva Lenin primo! Evviva Stalin imperatore! (Viene calciato)

Regina                      - Basta. Facciamo il referendum, le votazioni. Ve­drete ci rieleggeranno.

Re                             - Scusate... scusate, in favore di quale figlio dovrei abdicare io? Andare in esilio?

Regina                      - Ma caro, di lui, del nostro unico figlio... (// prin­cipe viene calciato)

Re                             - E lui... ah ah... quello dovrebbe salire al mio posto, concorrere al referendum "monarchia o repubblica"? e chi lo elegge... chi gli dà il voto con quella faccia da ballerino stanco con la puzza sempre sotto il naso che si ritrova? per me dev'essere pure un po' di sponda... come mi sta antipa­tico! portatemelo via se no gli sputo addosso... spt spt... ti graffio!!! (Serie di calcioni al principe e agli altri)

Regina                      - Cattivo! Sei cattivo ecco!! D'accordo, non c'è riu­scito tanto bene 'sto figlio, l'ammetto, ma non mi sembra il caso di umiliarmi cosi davanti a tutti... e poi io sono sicura che riusciremo egualmente a farci eleggere... l'hai detto anche tu che il popolo è bue... Guardalo!

Re                             - Si, è bue, e crede di essere furbo! (I rivoltosi stanno massaggiandosi i piedi, zoppicano)

Vescovo                   - Avete visto, se ne sono andati. Si sono stancati di dare i calci.

Generale                   - I loro piedi volgari si sono scontrati con il nostro fiero comportamento, che alla fine ha vinto... Donna

Popputa                    - Non so voi, ma io ho il mio fiero com­portamento che è tutto un blu... fa un male...

Re                             - Fa' vedere!

Generale                   - Non le dico il mio...

Re                             - No il tuo non lo voglio vedere.

Regina                      - ... Presto, prima che ritornino... diamoci da fare attorno al pupazzo...

Re                             - Si, diamoci da fare, diamoci da fare.

Grassone                  - Se la curia ci aiuta... come promesso... (Da una quinta escono i rivoltosi come in processione, recando in­dosso gli elementi via via citati)

Vescovo                   - Ma certo... comandi... Posso procurarvi veli bianchi da processione col pizzo, cera di candela per ri­fargli la faccia...

Grassone                  - Ottima la cera...

Generale                   - Io posso imprestarvi la mia spada...

Grassone                  - No, meglio lasciargli il bastone che aveva pri­ma... si adatta di più con il casco da poliziotto che gli met­teremo adesso per fargli da elmo.

Regina                      - Queste ali, che belle! Possono servire? (Getta il proprio cappello piumato)

Principe                    - A me, a me le ali! (Afferra il cappello)

Industriale                - (gli sferra un calcio) ... buono principe...

Principe                    - Ahiua!

Regina                      - E no è?! (Rivolta al Re) Vedi cosa succede a man­care noi per primi di rispetto ai nostri figli? Avanti sbri­gati...

Re                             - A far che?

Regina                      - Ad abdicare...

Re                             - No, mi dispiace, ma io non abbandono il mio popolo... che mi ama...

Regina                      - Ti ama?

Re                             - Sicuro... credi forse che il mio popolo possa dimen­ticarsi del gesto nobile ed eroico che ha compiuto il suo re?

Regina                      - Quale gesto nobile ed eroico?

Re                             - Ah non ve lo ricordate? E poi dite di me che sono smemorato... Sto parlando del gesto che ho compiuto il giorno in cui i tedeschi invasori diedero l'ordine affinché tutti gli ebrei del paese circolassero con la stella di Davide cucita sul petto... ebbene quel giorno per primo mi appuntai quel marchio discriminatorio sulla giacca... e uscito fra la folla gridai: "Anch'io - il vostro

Re                             - da questo momento sono un ebreo!!! Un piccolo ebreo!"

Popputa                    - È bello... è bello... che gesto meraviglioso... chi l'avrebbe mai detto un gesto cosi grande da un re cosi pic­colo!

Regina                      - Ma no... caro... non sei stato tu a compierlo quel gesto...

Re                             - Ah no... e chi allora?!

Generale                   - Ma il re di Danimarca... lo sanno tutti!

Re                             - Il re di Danimarca...? E già... per dio... adesso che mi ricordo è proprio a lui che ingenuamente sono andato a raccontare di questa mia intenzione di compiere il gesto eroi­co... suddetto... e lui mi ha rubato l'idea... che ladro! (Entrano due carabinieri)

Carabinieri                - Ai vostri ordini, maestà.

Re                             - Oh, i miei fedeli? Proprio poco fa mi sono ricordato di voi a proposito di Caporetto... che fucilazioni...! Bravi... a chi sparate adesso?

Carabinieri                - Contadini. Maestà... vogliono occupare le ter­re... (Vengono avanti contadini con vanghe e pale) Ferma­tevi... andate via di li!

Contadini                 - No, questa terra è nostra...

Carabinieri                - Chi ve l'ha venduta?

Contadini                 - È nostra perché da sempre la lavoriamo....

Carabinieri                - Oh, bella frase... ma purtroppo non fa con­tratto... Fuori da 'ste terre o spariamo...

Contadini                 - No!

Carabinieri                - Che facciamo maestà?

Re                             - Facciamo cosi. In ricordo di mio padre, quello che si pettinava all'Umberta che ne fece fucilare 92 in un sol giorno...

Regina                      - Per carità... non prenderti 'sta brutta responsa­bilità... è meglio che di decisioni importanti tu non ne prenda più...

Re                             - Come sarebbe...

Carabinieri                - Maestà, noi aspettiamo... l'ordine!

Regina                      - E l'ordine lui non lo può più dare... perché ha abdicato...

Re                             - Ho detto di no... io...

Regina                      - (gli calca il cappello fino alla bocca) E sta' buo­no... vai in castigo, in castigo ho detto... (Al Principe) Da og­gi sarai tu il nuovo re.

Principe                    - Grazie mamma, grazie babbo... sono re... so­no re...

Grassone                  - Silenzio... silenzio... c'è il referendum, stanno facendolo proprio adesso...

Principe................... - (continuando a danzare ubriaco di felicità) ... so­ no re... sono re... (Entrano tre popolani. Colpo di gong) Mazzie

Re ........................... - Il Popolo... ha detto: repubblica...

Principe .................. - Sono re... sono re non sono più re... che re­gno breve però!

Carabinieri                - E adesso... da quale parte dobbiamo pren­dere gli ordini?

Grassone                  - Sempre ordini? Da questa parte ragazzo fe­dele... vai... tranquillo!

Carabinieri                - Sparo?

Coro                         - Certo!

Carabinieri                - Fuori o faccio fuoco!

Popputa                    - Posso vedere anch'io? Anche se non sono an­cora maggiorenne?

Grassone                  - Ma cara, per vedere ammazzare un contadino mica ci vuole il visto di censura per i minori... come al ci­nema... non è mica una cosa amorale., anzi...

Contadini                 - 'Sta terra è nostra. (Sparo dei carabinieri; un contadino cade a terra morto)

Carabinieri                - (andandosene) Adesso è vostra per davvero, vi ci potete pure seppellire.

Re                             - Mamma che impressione! (Urlo di donne che si tra­muta in canto funebre

Re                             - (prefiche) canto disperato delle donne che si sono letteralmente buttate sui corpi degli uccisi. So­praggiunge un tecnico della radio che raccoglie il canto col microfono, il canto viene cosi ritrasmesso amplificato in sala)

Tecnico                     - (al microfono) State ascoltando un lamento fune­bre del sud, un autentico genuino canto delle nostre terre, com'è genuino e autentico il pomodoro pelato in scatola della APRI CIRIO, la ditta che ogni giovedì a quest'ora vi offre un canto popolare registrato dal vivo. (Ancora continua per alcune note) Abbiamo trasmesso dal vivo: Canto di mor­te. Ascoltate ora...

Donne contadine      - Bastardi assassini, servi dei pancioni!

 Tecnico                    - (facendo gesti alla cabina) STOP! Chiudi! Chiu­di! (Di colpo la voce si spegne. I contadini muovono la boc­ca senza che più una parola arrivi in sala. Muti. E cosi sem­pre gesticolando senza voce i rivoltosi avanzano verso i notabili. Camminano a passo rallentato senza procedere sul posto, come in una ripresa zummata. Il re riesce a liberarsi del cappello)

Regina                      - Aiuto il drago! Il drago! Bisognerebbe sacrificar­gli qualche vergine fanciulla.

Generale                   - (indicando la popputa) Lei, mandiamoci l'agra­ria dal drago.

Donna

Popputa                    - Oh, no, io non sono più vergine... pur­troppo, non lo sono mai stata...

Regina                      - Vai cara, vai. Ti farebbero più impressione le 8 ore in fabbrica...

Principe                    - Vai, lavoratelo bene il mostro!

Pancione                   - Forza cara... fammi fare bella figura... buttati, è tuo!

Regina                      - Spogliati, via 'sta sottana! (Le strappa letteralmente la gonna di dosso. Ruggito del drago. Di colpo il ritmo si blocca. Il drago trattiene il respiro davanti al donnone in slip e giarrettiere. Ansimando il drago riprende ad avanzare. I rivoltosi si affacciano da sotto l'involucro. Qualcuno si pro­tende fino ad uscire dal corpo del drago nel tentativo di rag­giungere e accarezzare le immense cosce della popputa)

Vescovo                   - Turpitudine, sensualità, decadenza dei costumi, morbosità, che caldo...

Primo capo               - (affacciandosi dalla bocca del drago) In coda, in coda... chi ha detto di rompere le file... ritornate nei ran­ghi per dio... riformare le cellule... disciplina! (Il drago in­comincia a scomporsi. I notabili trepidano come ad un in­contro di box; il drago, ansimando, si riprende. Ogni tanto è percorso da sussulti e fremiti. Il donnone si fa sempre più languido, quasi baiadera si struscia, si sdraia sul dorso del drago. Alla maniera delle esibizioni gitane. I notabili parte­cipano con gridolini, battiti di mani, schioccare delle dita. Il drago si erge rampante, i due mimi di testa si mettono caval­cioni l'uno sulle spalle dell'altro. Il drago rampante abbraccia la popputa, accenna passi di danza. Lei si stacca carogna, ri­prende lo spogliarello; il drago fuma, si mette una rosa fra i denti, riagguanta la donna, si torce, avvolge il donnone in una spirale. Dieci mani la coprono. I pupazzari-gitani accre­scono il ritmo e i gridolini, battono coi tacchi, eccitati a loro volta. Anche il re si è liberato dal cappello, si eccita, saltella. Giunti al massimo del parossismo, di colpo, tutto si arresta, i ritmi si fanno languidi all'istante, atmosfera di peccato, so­spiri, melodie esotiche. Dall'alto cadono veli trasparenti, fatti ondeggiare per mezzo di cartoni sventolanti dai notabili) Donna ribelle - (entrando a catapulta) Disgraziati, ma che fate, vi imbesuite per cosi poco?!

Rivoltoso                  - Non è cosi poco, è tanta! Oheu, com'è tanta!

Altra donna              - Bravi, e vi mettete con la sporca borghesia, adesso?

Re                             - Taci spennacchiata...! Sarà sporca, ma è profumata... ahaaa!

Rivoltoso                  - E poi non è neanche sporca: è pulita... si la­va!... si lava... ahaaa!

Coro                         - Si lava! si lava! Ah come si lava!

Regina                      - (facendo schioccare le dita) Pulita, candida, sof­fice, profumata, delicata, morbosa, morbida, tenera, rateale, peccaminosa, calda, tiepida, fresca, umida, vellutata, di seta, scivolosa, primaverile... proibita... turgida... esagerata! (Sospi­ro. Il capo esce dal drago)

Primo capo               - Basta, mi fate schifo! Sbavate come randagi infoiati!

Regina                      - Forza cara, questo è il momento, lui è uno dei capi, è una delle teste grosse, devi fargliela saltare dal corpaccione!

Primo capo               - (respirando con fatica, attorniato com'è dalla popputa) Che vogliamo fare? L'ammucchiata?

Regina                      - Strusciati bella, portatelo via, che senza capoccia il drago è spacciato.

Primo capo               - Vogliamo l'orgia carnascialesca di massa? Amorali! Cosa abbiamo combattuto a fare, se poi non sap­piamo rispettare nemmeno le regole civili? Vogliamo cedere alle lusinghe languide e oscene della grassa borghesia cor­rotta? (Sospiro del drago) E va bene, cediamo, ... siamo uo­mini dopotutto, ma facciamolo con dignità... disciplina... uno alla volta perdio! E il primo sarò io (cosi dicendo si strappa letteralmente i pantaloni e li getta alla folla) Tenete, issateli su una pertica e fatene una bandiera. E chi dirà che mi sono calato le braghe davanti alla borghesia... bene, ditegli che ha indovinato! ah, ah!

Rivoltoso                  - Traditore... venduto!

Re                             - (sghignazzando) Era un socialista scommetto... ci ho azzeccato.

Regina                      - (ricalcandogli il cappello sul viso) E stai zitto chiacchierone! Vuoi rovinare tutto? (Intanto il donnone e il capo dei rivoltosi si vanno a sdraiare fra grossi cuscini)

Rivoltoso                  - Traditore...!

Re                             - Però è già un bel tradire... (Il drago senza una delle sue teste ciondola di qua e di là)

Principe                    - Il proletariato che perde la testa per una bat­tona... questo, Lenin, non l'aveva certo previsto...!

Grassone                  - (dà un calcio al principe) Nemmeno tu avevi previsto questo. A chi battona, eh?

Regina                      - Siete impazzito...? ma io vi faccio...

Grassone                  - No, voi non potete farmi niente... perché non siete più niente adesso... evviva la repubblica! (Dalla testa del drago spunta un'altra testa)

Altro capo                - Dove andate? restiamo uniti... seguite me!

Rivoltoso                  - No, basta, noi siamo stufi di fare il drago... è troppo impegnativo.

Grassone                  - Vittoria! guardate che bello, il drago si è rotto in due.

Regina                      - Se va avanti cosi si sfascia del tutto. (Il drago stra­scicandosi esce di scena sorretto da pochi superstiti)

Vescovo                   - Ecco i figliol prodighi... ben tornati in parroc­chia cari, vi aspettavamo.

Grassone                  - Ed ora, da bravi, al lavoro!

Un prete                   - (entrando e afferrando uno dei rivoltosi per un braccio) Venite via, non fatevi incastrare... non è in quella parrocchia che dovete andare.

Regina                      - Ma che fa, pure i preti si mettono a fare i sovversivi adesso?

Vescovo                   - (afferra il prete per un orecchio) Devi imparare caro che la politica non è per i preti, ma solo per i vescovi. Ora ti faccio un bel foglio di via e ti spedisco in una bella chiesetta fra le capre a meditare. Contento?

Donna rivoltosa        - (vede gli uomini che come drogati vengono disposti in fila dal ciccione e dal vescovo) Ma che vi suc­cede? Dove sono gli altri, dov'è il drago? State male? Vi siete ubriacati eh?

Pancione                   - Si, sono un po' rintronati ma è una sbornia che si fa passare con niente. Su ragazzi, da bravi: un po' di esercizio fisico vi guarirà! Via: uno, due, uno due... (Ha offerto loro dei pali con i quali incominciano a mimare vari lavori: zappa, badile, vanga, la mola. Accompagnano i gesti con una nenia cantata. In contrappunto si odono i sospiri e i gemiti dei due amanti. Maggiormente amplificati sono quelli della donna)

Donna rivoltosa        - Ma come, vi fate mettere sotto un'altra volta? Come prima? Imbesuiti!

Vescovo                   - Non parlare cosi donna, guarda che è peccato!

Donna rivoltosa        - E quelli, che stanno facendo là? (Indica i notabili che armeggiano intorno al pupazzo) Stanno rimon­tando il fantoccio, 'sti porci!

Vescovo                   - Peccato mortale! Cosi impari!

Gesù Gesù                - Gesù, Gesù... ma guarda come te l'hanno combinato il pupazzone: non pare manco più quello di prima.

Generale                   - Infatti questo è un altro... non vedete com'è bianco?

Regina                      - (sghignazzando) È bianchissimo. Strabianco, per­ché usa prodotti U.S.A. e contiene "LIBERTAS", ah ah! (Mu­golio amplificato della donna popputa che fa all'amore. In pri­mo piano, gli ex rivoltosi stanno lavorando a un ritmo ossessi­vo. Al centro del palcoscenico i notabili stanno riempiendo il ventre del pupazzo con giornali)

Grassone                  - Presto con 'sti giornali, se vogliamo fargli il corpaccione che lo tenga su...

Generale                   - Gli rimettiamo dentro tutti quelli di prima?

Grassone                  - Ma certo, tutti... date qui. (Legge e introduce) Corriere della Sera, Messaggero, Resto del Carlino...

Vescovo                   - ... Il corrierino dei piccoli?

Pancione                   - Vien buono anche quello... Oh... tu guarda: c'è anche l’Avanti! stavolta... Cosa vuol dire la forza del potere! (Uno sull'altro, vengono elencati i nomi di giornali, i più disparati mentre tutti ripetono in coro, come una litania, l'azione di riempire si affretta spasmodica)

Voci                         - ... Il Giorno, La Voce Repubblicana, Il Popolo, L'Adi­ge, La Stampa, Roma, La Notte, Il Tempo, Momento Sera, Corriere d'Informazione, Gazzetta di Parma, Gazzetta di Reggio, Italia, L'Avvenire, La Gazzetta di Modena, il Pic­colo di Trieste, Il Gazzettino di Venezia... La Provincia, l'Eco di Bergamo, Le Valli Varesine, La Curia, Il Sole, Il Combat­tente, La Voce di Sicilia, Il Telegrafo, Il Mattino di Napoli, Il Pomeriggio, Oggi, Gente, l'Eco del Sud, ...Abruzzo d'og­gi! (Il tutto si tramuta in un bisbigliare sommesso, mentre cresce, roca e languida, la voce della popputa)

Popputa                    - Ahaa, Fiat: 254. Oahaa, Montecatini: 207. Ahaa, Assolombarda: 245... mi fai rivivere... mi sento rina­scere le azioni dappertutto... ohoo... le Edison... sono cosi elettrizzata... hanno superato quota 300.... ohaaoo le Rumianca sono salite quasi a 400... è tanto che non mi cresce­ vano cosi ahaa che bello: Pirelli 348 ...ahoa Rhodiatoce 260 è meraviglioso!... aoha... dove vai... caro?

Primo capo               - Un momento... fammi prendere un po' di fiato... (Sul suo gesto di sgranchirsi, anche i lavoratori in primo piano si muovono in sincrono, imitandolo) Donna

Popputa                    - Oh, no, ti prego... ancora un po'... alme­no la Petrolchimica e L'Erba Farmaceutici... solo un pochino!

Primo capo               - Non posso. (Altro gesto in sincrono degli operai che smettono di lavorare e stanno per abbandonare i pali a terrà)

Donna Popputa        - Almeno fino a 543... sii carino! (Approfit­tando della pausa amorosa gli ex rivoltosi hanno abbandonato gli attrezzi, si sgranchiscono, sbadigliano, si stropicciano gli occhi)

Regina                      - Forza bella, non mollarlo, per carità! Poi ti fac­cio un regalino...!

Vescovo                   - Adesso basta con 'sto spettacolo osceno se pur fruttuoso. Forza, continuiamo a riempirlo di giornali.

Regina                      - È troppo vasto 'sto pancione... non ce la faremo mai a riempirlo solo con i giornali...

Pancione                   - Non scoraggiatevi che arriva l'asse di briscola... (Arriva con un apparecchio televisivo) Eccola qua...

Coro                         - La televisione...!

Gesù Gesù                - (cantando) Con quella si riempie ogni pan­cione! E come dice il proverbio:

ACCENDI LA TELEVISIONE

E SI SPEGNE LA RIVOLUZIONE

BASTA UNA CANZONE QUALCHE PARTITA DI PALLONE

E IL POPOLO RITORNA MINCHIONE! AH AH! (L'apparecchio televisivo viene sistemato nel ventre del pu­pazzo, sul casco viene infilata l'antenna)

Coro                         - Guardate che bello il pupazzo... con la televisione incorporata!

Primo capo               - Macché bello, fa schifo... è una trappola per i gonzi., sfasciamoglielo...

Vescovo                   - Ma che dite... è un angelo protettore da portare in processione!

Gesù Gesù                - Ah, come quello di prima... lui passa e voi... tutti in ginocchio! Ah ah!

Regina                      - Maledetto... non gli date retta... è un angiolone innocuo...

Gesù Gesù                - Innocuo col manganello... ah, ah! L'angiolone poliziotto! ah ah...

Primo capo               - Eh, già... guardate... è vero che ci ha il man­ganello... e il casco da poliziotto, pure!

Regina                      - Ma no, è tutto finto, di cartapesta, ... ve l'ho det­to... serve per la sagra del paese... sapete... lo si riempie di petardi... poi sul più bello... zam zam tutto un fuoco d'arti­ficio... (Ballano una tarantella rallentata sul cui ritmo verran­no dette le battute che seguono) Scoppi, girandole... fanfare...

Gesù Gesù                - Sirene... idranti... caroselli... getti d'acqua sul muso!

Pancione                   - Stelle filanti... musica...

Regina                      - Stabilità MONETARIA.

Gesù Gesù                - Legnate... tre squilli ... carica... pestaggio con le giberne...!

Pancione                   - Pioggia di coriandoli... sono del benessere!

Vescovo                   - MIRACOLO ECONOMICO!

Gesù Gesù                - Botte da orbi... crocerossa, pronto soccorso...

Pancione                   - E tutti che ridono contenti! Soddisfatti... con negli occhi la certezza del domani.

Gesù Gesù                - Col muso rotto, due denti in meno, sei mesi di galera in più... ah ah!

Vescovo                   - Maestà, adesso basta: siete scomunicato!

Gesù Gesù                - Interessa a me...

Un

Rivoltoso                  - Forza, muovetevi, prima che lo mettano in funzione davvero.

Coro                         - Sfasciamoglielo!

Coro notabili            - PIETÀ... PIETÀ...

Coro rivoltosi           - (cantando) PIETÀ L'È MORTA È MORTA LA SPERANZA

Vescovo                   - Indietro, non fate sciocchezze... giù le mani dall’arcangelone...

Coro rivoltosi           - PIETÀ L'È MORTA CAMBIA LA DANZA, CAMBIA LA CANZON

Pancione                   - Indietro, state buoni, cercate di ragionare!...

Coro rivoltosi           -  ASCOLTA BENE O POPOLO IGNORANTE CHE TI RACCONTO COME È FACILE FARTI FESSO

Regina                      - Siate civili... non perdiamo la testa...

Coro rivoltosi           -  PIEGATO IN DUE FINISCI SEMPRE AL CESSO

Vescovo                   - Siate comprensivi!...

 Coro rivoltosi          -  BASTA UNA SMORFIA T'INTENERISCI IL CUOR

Generale                   - Chissà cosa diranno di noi all'estero!

Coro rivoltosi           - BASTA UNA BANDA ED IL CUOR T'INFIAMMA BASTA UNA BANDIERA E TI SCIOGLI COME PANNA

Voce Popputa          - Oh no... non mi lasciare, mi si spezza il cuore... mi scendono le azioni...

Coro rivoltosi           - BASTA DIRTI CHE IL PRINCIPALE È UNA CAROGNA MA CHE HA UNA MAMMA Voce

Popputa                    - Fiat 200, Montecatini 300... Assolombarda 150.

Coro rivoltosi           - CHE IL MINISTRO È UN TRUFFA­TORE MA POVERINO È UN ORFANELL Voce

Popputa                    - È un'emorragia... mi farai morire... la Rumianca è scesa a 300...

Coro rivoltosi           - CHE IL TUO PADRONE È UN LADRO UN MASCALZONE MA FINANZIA LA TUA SQUADRA DI PALLONE Voce

Popputa                    - Abbi pietà almeno delle Pirelli...

Coro rivoltosi           - E TU PIRLONE... TI PIANGI ADDOS­SO LACRIME E MAGONE...

Voce Popputa          - E guarda, guarda le Rhodiatoce... salvami almeno quelle...

Coro rivoltosi           - MA ADESSO BASTA CON LA COMMOZIONE

Coro notabili            - PIETÀ PIETÀ... (Durante questa scena i notabili segneranno freneticamente su una grande lavagna le quotazioni azionarie come si trovassero nella sala borsa)

Coro rivoltosi           - PIETÀ L'È MORTA, NO NON VIVE PIÙ CASO PIETOSO, NON ATTACCA PIO

Pancione                   - Attenzione ragazzi... se crepa lei, qui crepiamo tutti... diamoci da fare... ordine ordine... Coro notabili - Ordine! Ordine! Fuori l'arcangelone!!! (Spingono verso i rivoltosi il pupazzone poliziotto che li col­pisce con grandi manganellate. Ululato di sirena. I rivoltosi cercano di difendersi alzando e abbassando i bastoni con gesto ritmico che si tramuta in un gesto di lavoro. Cantano) MAMME CHE AVETE I FIGLI CARCERATI NON LI PIANGETE NO, CHE SON SALVATI PIANGETE QUELLI CHE SONO OCCUPATI NELLA FIAT... CHE SONO ROVINATI PER L'ETERNITATI...

Vescovo                   - (continua l'azione borsa) Fiat 200.

Regina                      - Montecatini 360.

Pancione                   - Assolombarda 257.

Generale                   - Forza che si sta riprendendo poverina... (Gli operai lavorano freneticamente)

Regina                      - Forza... forza... (/ lavoratori stanchi s'arrestano per prender fiato e vanno a mettersi di schiena contro il mu­ro, uno appresso l'altro fanno il verso di fare pipi. Il gorgo­gliare da fontanella sarà registrato e trasmesso amplificato. Ad ogni aggiungersi di orinate le fontanelle aumenteranno via via di sonorità fino a sembrare una assordante cascata) Ma che succede... le azioni stanno ribassandosi... le Fiat so­no scese di due punti...

Pancione                   - Le Montecatini di tre...

Vescovo                   - Assolombarda stazionarie. (Gli operai hanno ri­preso il lavoro) ecco riprende... risale anche la Rumianca!

Coro                         - Disgraziati... ci boicottano!!

Operaio                    - Basta... Voglio più tempo libero...

Altro operaio            - Basta con i cottimi...

Coro operai              - BASTA CON LO SFRUTTAMENTO! SCIO­PERO! SCIOPERO! (Minacciosi si dirigono verso i notabili che impauriti indietreggiano. Entra un personaggio in camice bianco con la maschera da stregone e tamburo negroide, sul quale batte un ritmo frenetico)

Stregone                   - A me... lasciate fare a me; vi insegno come si ricompongono gli spiriti, si stendono gli animi. (Suona il gong) A me gli occhi... guardate là in quel punto... (Tutti si accalcano uno presso all'altro. Tante teste anche di pupaz­zi. Ogni attore avrà la possibilità di tenerne due, una per mano...) Signori e signore, compagni, fratelli... il più bel gio­co del mondo... gioco di massa... (Batte colpi sul tamburo negroide, urla della folla. Coralmente mimano l'agitarsi sguaiato, il bloccarsi isterico allucinato e il febbrile sussul­tare degli spettatori a una partita di calcio) Il gioco che vi libera dalle tensioni... detto del calcio- pallone - football... sfoga... scarica... non fa pensare! Vi sentite oppressi in una società ingiusta, sfruttati, umiliati, sfottuti, trinitati? perché buttarvi a capofitto nella lotta? ribellarvi, col rischio di farvi bastonare? di finire in questura o peggio all'obitorio? ma prendetevela con l'arbitro...

Coro                         - Arbitro cornuto. Venduto! Ladro!

Stregone                   - Oh come si sta meglio dopo... intontiti... felici... senza voce... (Grida rauche da paranoici invasati)

—Presto in macchina, lo spasso non è ancora finito!

—Si deve tornare a casa... si deve tornare in città... si ritorna dal week-end     - (Vengono distribuiti volanti d'automobile. Ru­more di clacson, trombette, urla generiche gli attori mimano un traffico caotico)

—Ma che suoni!?

—Dove vai?... ma cosa vuoi sorpassare?

—Disgraziato! Fascista...

—A chi?... ma io ti ammazzo!

Donna                      - Antonio... lascia correre... sei già ammalato di cuore... pensa all'infarto... andiamo a casa. Stop, c'è il solito ingorgo. (Ululato di sirena) Abbiamo anche il piacere del gas degli scappamenti che fa tanto bene ai bronchi... (Tosse ge­nerale per il gas degli scappamenti delle auto. E su tutto pub­blicità della radio)

Voce speaker            - Intossicati dal gas delle auto, per voi: pa­stiglia, TRONG... oh come libera, disirrita! Finalmente si re­spira... si bacia meglio con TRONG! TRONG! la pomata che indurisce, rassoda il labbro!... e lo fa fremere...! Prima di ogni bacio TRONG, un bel massaggio sul labbro e, TRONG che trapano. (Le seguenti battute saranno dette alternativamente da tut­ti gli attori) Che odore di pulito! che buon profumo! che pelle delicata! che bella voce! che bel bambino, che bella donna... che bel pavimento... che birra, che fresco... che te­pore... che sicurezza! che barba... che lamette... (Espressioni attonite come ipnotizzate. Un rivoltoso cerca di scuoterli)

Rivoltoso                  - Addormentati, e voi sareste quelli della rivo­luzione! Nel Vietnam un popolo intero combatte e muore... ogni giorno nel Vietnam si muore!

Donna                      - Ah, a proposito: ricordati che devi rinnovare l'as­sicurazione entro domani!

Rivoltoso                  - Gli americani hanno incendiato, ridotto in ce­nere centinaia di migliaia di ettari di raccolto... bruciato fo­reste e città... centinaia di migliaia di bambini ustionati... bruciati vivi!

Donna                      - Poveretti... oh, ricordati che dobbiamo cambiare il bruciatore prima che incominci a far freddo... Quello che abbiamo consuma un sacco di nafta e basta...

Rivoltoso                  - In una sola giornata 68.000 tonnellate di esplo­sivo sulla sola città di HANOI.

Uomo                       - 68.000... 68... bel numero! l'hai giocato al lotto? non esce da 130 settimane.

Coro                         - (si dispongono in fila indiana e sfilano lungo il palco­scenico come in un corteo) Americani a casa oh oh oh... americani a casa oh oh oh...

Uomo                       - Ma dove stiamo andando?

Donna                      - A una manifestazione...

Uomo                       - Ci sono già stato due volte alla manifestazione 'sto mese... una per il Vietnam e una per la Grecia...

Donna                      - Ma questa volta è per il Messico!

Uomo                       - Ah, se è per il Messico allora...

Coro                         - Americani a casa oh oh oh... americani a casa oh oh oh...

Secondo Uomo        - Dove stai andando?

Terzo Uomo             - A casa...

Secondo Uomo        -  Ma mica sei americano tu?

Terzo Uomo             - No, ma alla televisione sul primo canale c'è la partita di calcio e sul secondo c'è tutta musica...

Coro                         - Americani a casa oh oh oh... americani a casa oh oh oh... Sciopero sciopero... vittoria vittoria! Abbiamo vin­to! Ah ah!

Uomo                       - Abbiamo ottenuto l'aumento di 10 lire all'ora!

Coro                         - Ah ah!

Uomo                       - In compenso il riso è aumentato di 35 lire al chilo!

Coro                         - Ah ah! l'olio di 40! Ah ah!

Il burro di 30! Ah ah!

L'affitto di 3000! Ah ah!

Il sapone di 10! Ah ah!

Il formaggio di 50! Ah ah!

Le scarpe di 1000! Ah ah!

Le camicie di 500! Ah ah!

Il caffè di 20! Ah ah!

Tutto è aumentato... tutto! Ah ah!

Uomo                       - Anche fare all'amore con la bionda di via Andegari è aumentato!

Coro                         - Ah ah! Abbiamo vinto! Ah ah! (Brevissima nenia) OHOHOH OHOHOOHOH Che odor di pulito... che buon profumo... che pelle delicata... che bella voce... che bel bambi­no... che bella donna... che bel pavimento... che birra... che te­pore... che sicurezza... che barba!!! Che lamette... (A passetti escono di scena)

(2 donne stanno addobbando il Pupazzone e alcuni uomi­ni in camice da tecnici televisivi si muovono per il palcosceni­co. Entra il regista)

 Regista                    - Che state combinando con il pupazzone?

 Segretaria                - Lo stiamo addobbando per la trasmissione speciale... numero unico... sulla dolorosa perdita della li­bertà...

Regista                     - Libertà di chi?

Segretaria                 - Che discorsi... della Cecoslovacchia, no?

Regista                     - Già, è vero, che cretino.

Primo cameraman     - Ma come avranno fatto a perderla se noi abbiamo sempre detto che i comunisti non l'hanno mai avuta la libertà?

Regista                     - Zitto, rompiscatole... arriva il creton nero per l'angoscia?

Segretaria                 - Eccolo dottore.

Regista                     - E il viola per l'anelito? Vai vai con il velo nero... cosi... un amore... più bianco in viso... Dobbiamo dare l'idea che il nostro dolore governativo sia incontenibile... reclinagli la testa... aggrottagli la fronte... no, cosi pare una vedova da film pornografico... con quella faccia da battona che si ri­trova...

Primo cameraman     - Aah, la beghina battona...!

Regista                     - Zitto cretino! Non avreste un'altra faccia da met­tergli un po' più pulita?

Segretaria                 - E no, questa è la faccia regolamentare scelta e approvata dai cinque paesi associati del M.E.C, dottore!

Regista                     - Allora copritegliela col velo... via... presto... tut­ta... tutta, cosi...

Primo cameraman     - Per coprirla meglio bisognerebbe sep­pellirla! Lamento doloroso per la morte della democrazia so­cialista...

Regista                     - Ma vuoi tacere per favore? (Calcio)

Terzo cameraman     - Ah vedi che ce l'avevano anche loro la democrazia... tu che dicevi... se adesso è morta...

Regista                     - Piantala... cacciatelo via quell'imbecille... via con il lamento... (Gemito del pupazzone) Ma che fai... mica sei a letto con un pompiere!... delicato... non sensuale... (Ripete)... no, no... non lo sa fare... che cane di attrice 'st'arcangelo go­vernativo. Lascia correre, lo doppiamo... è meglio  - (a un tecni­co del suono) tira fuori il magnetofono... cercami il suono amplificato di una lacrima che cade... ce l'hai? gliela met­tiamo in sovrimpressione... teatro espressionista... funziona sempre...!

Primo tecnico del suono         - Eccola dottore!

Regista                     - Sentiamo. (Si sente un toc toc)... ma no... pare un water che perde... no, no. E poi è misera... dev'essere come un... non so... un rivolo... canoro      - (Si sente la fontanella della orinata di poc'anzi)... ecco... cosi... perfetto... questo va be­nissimo!

Primo tecnico del suono         - Ma questa è la registrazione della pipi degli operai di prima!

Regista                     - Ma che ti importa... va bene lo stesso... vero espressionismo drammatico... la gente non sa... si suggestiona per contrasto... non pensa alla pipi! e piange!!! a cascatelle...! Vediamo le immagini adesso... andiamo con 'sta proiezione...

Primo cameraman     - Via col filmato...

Secondo cameraman - Praga. Scena di giovani che svento­lano bandiere per le strade...

Regista                     - Ottimo... suggestivo... che è... cos'è quella bandie­ra...?

Primo cameraman     - È una bandiera rossa...

Regista                     - Colla falce e martello...

Secondo tecnico del suono    - E c'erano anche quelle... sia­mo in un paese comunista...

Regista                     - Ma la gente non deve sapere... tagliare... via. E quei ragazzi che salutano col pugno chiuso? Ma siamo mat­ti? Perché ce l'avete lasciato. Via il pugno perdio!

Primo cameraman     - Taglia il perdio.

Secondo cameraman - Taglio il perdio.

Regista                     - No, ho detto taglia il pugno, lascia il perdio!

Primo cameraman     - Taglia il pugno, lascia il perdio!

Secondo cameraman - Taglio il pugno.

Regista                     - Piuttosto, la scena dei ragazzi che disegnano col gesso le svastiche sui carri armati?

Secondo tecnico del suono    - Eccola... arriva proprio ades­so...!

Regista                     - Oh... bello... bello... e chi è quello che se ne sta seduto tranquillo... in cima al carro armato sovietico?

Primo cameraman     - Un soldato...

Regista                     - Soldato cecoslovacco...?

Secondo tecnico del suono    - No, sovietico...

Regista                     - Ma come, sorride... come se niente fosse... non reagisce...

Segretaria                 - Eh be'... non sappiamo che farci... questo è un documentario...

Regista                     - E con ciò? Cosa interessa a me se è documen­tario! Il russo deve reagire... sparare... prendere a calci in faccia il giovane ceco... fargli saltare i denti... sangue voglio... sangue per la libertà...! morti per le strade!

Secondo cameraman - Abbiamo questa, dottore, la 65.

Primo cameraman     - Vai con la 65... eccola, dottore, c'è anche un giovane che inzuppa la bandiera...

Regista                     - Ma non è a colori... non fa scena, sembra che la­vi il marciapiedi... è poco... troppo poco... non si commuo­ve... non si eccitano gli animi cosi!!

Secondo cameraman - Ma è tutto quello che abbiamo tro­vato...

Regista                     - Via, via tutti... ci penso io a trovarvelo 'sto materiale... Siete degli incapaci! Via tutti... no, voi del sonoro state qua: trovatemi un nastro con il pianto del bimbo... che sia disperato... su quella foto di bambino sperduto tra la folla. Bello, bello, e chi è quella signora? Ma è la mamma! Taglia l'arrivo della mamma!

Primo cameraman     - Taglia la mamma.

Secondo cameraman - Taglio la mamma.

Primo tecnico del suono         - Pianto disperato: abbiamo que­sto dottore... (Si sente il pianto angoscioso di un bimbo)

Regista                     - Bello... splendido... che struggente... mi commuo­vo anch'io... pare vero!

Primo tecnico del suono         - Ma è vero dottore... L'abbia­mo registrato alla periferia di Saigon... appena dopo un bom­bardamento al napalm...

Secondo tecnico del suono    - È il pianto di un piccolo bambino vietnamita ustionato...

Segretaria                 - Abbiamo anche il filmato per intero, lo vuol vedere? Vai col filmato.

Primo cameraman     - Vai col filmato.

Regista                     - No, no... anche se lo vedo che me ne faccio? il vietnamita mica lo posso far passare per cecoslovacco... con gli occhietti a mandorla che si ritrova!

Segretaria                 - Ah si, certo!

Secondo tecnico del suono    - Ecco, ascolti... adesso si sen­te il grido della madre... (Grido della madre che urla frasi acute e scandite)

Regista                     - Bello... straordinario... sembra la tirata di Medea al terzo atto... inseriteci anche questo tutt'intero nel mon­taggio...!

Segretaria                 - Ma dottore parla in vietnamita!!

Regista                     - E chi lo capisce... chi se ne accorge? Tu conosci il vietnamita? No, e il cecoslovacco? Da noi nessuno conosce il cecoslovacco... quindi...

Segretaria                 - Si,'ma quando trasmetteremo il documenta­rio originale con le immagini della madre e del piccolo, la gen­te si ricorda e mangia la foglia...

Regista                     - Ma chi t'ha detto che noi lo trasmetteremo mai quel documentario sul Vietnam...? Né quello né altri, mai... perché, mettitelo bene in testa,... il Vietnam non esiste per i nostri telespettatori, non c'è... e se c'è non è in guerra... e se è in guerra, gli americani non c'entrano... e se c'entrano sono là in villeggiatura... non partecipano... anzi sono in Messico, alle Olimpiadi, a gareggiare fraternamente coi sovietici.

Assistente                 - Ad ogni modo a quello che dice la donna bisognerà farci la traduzione in sincrono...

Regista                     - È già fatta... eccotela... (Legge): Figlio figlio bianco e vermiglio... figlio senza cipiglio... figlio, a chi m'ap­piglio?

Assistente                 - Ma è Jacopone da Todi... Il pianto della ver­gine!

Regista                     - E dici niente... il vero dolore è universale... e poi la gente non sa... la gente è ignorante... cieca e beota... vai... vai che vai bene... Qui sotto ci metti l'immagine di un fu­cilato...

Segretaria                 - Un vietcong... Van Troi... l'abbiamo in re­pertorio...

Regista                     - Macché Van Troi... cecoslovacco...

Assistente                 - Ma non ci sono fucilati... cecoslovacchi...!

Regista                     - Male... mettici un torturato allora...

Assistente                 - Neanche!!!

Regista                     - Neanche torturati? Ma dico... allora che ci sono andati a fare 'sti russi in Cecoslovacchia? La scampagnata? Perdio... come li faccio io i servizi sulla libertà calpestata e offesa? 'Sti bastardi... ci stanno a sfottere!

Assistente                 - Abbiamo questa... se le può servire...

Regista                     - Cos'è...?

Assistente                 - Un pestaggio della polizia... agli studenti... lo montiamo un po' sfuocato e cosi gli elmetti dei poliziotti no­stri non si riconoscono... tanto non li abbiamo mai trasmessi... Avevo ricevuto l'ordine del ministro in persona di distrug­gerli... meno male che li ho salvati...

Regista                     - Bravo, adesso vengon buoni...

Assistente                 - Peccato che a 'sto punto bisogna tagliare...

Regista                     - Perché?

Assistente                 - Non s'è accorto... sul fondo si vede Valle Giu­lia... e qui c'è perfino il cupolone...

Regista                     - Ma stai a vedere 'ste quisquilie... andiamo, la gen­te... è ignorante... la gente non sa, è cieca e beota... vai, vai! vai che vai bene!!! E adesso la chiusura finale... dovete trovarmi una canzone... originale stavolta... qui non possiamo barare. Voglio una canzone scritta da un autore cecoslovacco perseguitato... di quelli della nuova democrazia... scritta proprio nei giorni dell'invasione... un inno sconvolgente... che pianga la libertà perduta...

Assistente                 - Stavolta c'è... eccolo qua., è perfetto!!

Regista                     - Originale?

Assistente                 - Come no, parla di una madre che dice: "la luce è la libertà... la libertà è luce... oggi i miei figli innume­revoli sono diventati tutti ciechi..."

Regista                     - Splendido... abbiamo anche il gioco verbale cie­chi-cecoslovacchi! Fammi fammi sentire... è registrata?

Assistente                 - Posso fare di più... è talmente bella che l'ab­biamo imparata tutti a memoria nella lingua originale...

Regista                     - Bravi!

Assistente                 - Fuori l'orchestra, fuori lo speaker, leggi la traduzione.

Regista                     - (a metà canzone) Ma che è... è greca... è quella sui colonnelli... è di Theodorakis... ferma ferma!!!!! (Gli attori in coro cantano in greco la canzone di Theodora­kis mentre lo speaker traduce)

DOMENICA ERO LIBERO

LUNEDI ERO SCHIAVO

IL SOLE VOLGENDOSI AL SONNO

PIANGE LA MIA LIBERTÀ PERDUTA

ISSIAMO SUI NOSTRI PUGNI

GLI STRACCI DELLA NOSTRA

DIGNITÀ CALPESTATA

FASCISTI COLONNELLI AMERICANI DEL TEXAS

VOI NON LO SAPEVATE

MA LA GRECIA HA LE MONTAGNE

LE NOSTRE MONTAGNE

SCENDERANNO AL MARE

E NEL MARE VI ANNEGHERANNO.

Secondo tempo

Professore                - Felicità, felicità, l'importante è essere felici in un mondo felice. Avere un lavoro... lavorare sicuro! Posti di lavoro offrensi... concorso di assunzione... operai, tecnici specializzati si assumono!! 100, 1000 posti di lavoro, previo esame psicotecnico... si assumono!! (La scena si è svuotata in un via vai di gente. In scena restano soltanto alcuni medici in camice bianco, occhialoni a specchio, molti strumenti un po' grotteschi: trombette appese al posto dello stetoscopio, palline con elastico tipo scherzi da fiera, fìschiotto con lingua da formichiere, ecc. Una infermiera scrive dati in continua­zione su di una cartella) Avanti il prossimo.

Signorina                  - Avanti il prossimo  (Entra vispo e sorridente un esaminando) Si presenti; generalità.

Esaminando             - Antonio.

Signorina                  - Non mi interessa il nome...

Esaminando             - Ah... il cognome... Fantulli.

Signorina                  - No, né nome, né cognome, le ho chiesto le ge­neralità aziendali... le è stato consegnato un cartellino all'in­gresso, lo legga.

Esaminando             - Ah, si questo...

Signorina                  - Deve tenerlo al collo... cosi, bravo, lo legga.

Esaminando             - Otteggos... oremun...

Signorina                  - Sta leggendo all'incontrano! lasci fare a me... soggetto numero 47-A8.

Dottore                     - Si accomodi su quello sgabello. (L'esaminando si siede)... In piedi. (L'esaminando esegue) In piedi sullo sgabel­lo. (L'esaminando scatta spaventato). Stia fermo, non si muova. Signorina legga.

Signorina                  - (legge) Il soggetto 47-A8, qui presente, ha già superato con punti 70,01 la visita sanitaria. Risulta spo­sato, con moglie casalinga, cattolica, matrimonio in chiesa per non addolorare madre di lei molto credente... il soggetto era contrario essendo repubblicano, da parte di padre. (A ogni frase il professore detta dei numeri) non è iscritto a nessun partito, pur avendo in qualche occasione dimostrato forte simpatia per il PCI.

Esaminando             - Ma scusate, cosa c'entrano le mie idee politi­che con l'esame psicotecnico?

Professore                - (che seguito dagli altri ha continuato a girargli intorno) Buono... zitto, levategli 2 punti... vada avanti si­gnorina... È sportivo? tifoso?...

Signorina                  - Abbastanza...

Professore                - Per quale squadra tiene?

Signorina                  - La squadra locale... dove presidente è il pa­drone.

Professore                - Bene, rimettetegli i 2 punti. (// professore ri­prende a far domande sempre girando intorno all'esaminando seguito dai suoi assistenti che a loro volta fanno domande)

 Dottore Assistente - Mai litigato con gli amici al caffè?

Signorina                  - Si una volta...

Professore                - Motivo?

Signorina                  - Per i fatti d'Ungheria...

Professore                - Da che parte era?

Signorina                  - Era per il Brasile...

Professore                - Per il Brasile?

Signorina                  - Si signore... Diceva che in quel campionato del mondo il Brasile si era dimostrato la vera rivelazione, non l'Ungheria di Pusckas...

Professore                - Liti in famiglia?

Signorina                  - Si, quattro. Una in particolare, molto violenta.

Professore                - Motivi?

Signorina                  - Gelosia, la moglie l'aveva scoperto con una donna...

Esaminando             - No, non è vero, non mi aveva scoperto...

Professore                - Zitto! Levategli 3 punti. Chi era la donna?

Signorina                  - La donna era la vedova di un suo compagno di lavoro, deceduto nella nostra ditta per incidente...

Professore                - Che incidente?

Signorina                  - Trancia, professore.

Professore                - Be', ridagli i tre punti... dagliene quattro e non parliamone più.

Dottore Assistente   - Scenda di li. (L'esaminando scende dallo sgabello e sale in piedi sul letto)

Signorina                  - Seduto... si spogli.

Esaminando             - Mi spoglio tutto?

Professore                - Sporcaccione! No, solo le scarpe... mi dica piuttosto: come ha i piedi?

Esaminando             - Molto lunghi.., porto il 44.

Professore                - No, chiedevo se sono atrofici o prensili.

Esaminando             - Prensili?

Professore                - Si, se riesce a afferrare oggetti con i piedi... che so,... una pinza... un cacciavite... manovrare una chiave inglese... se riesce a avvitare un bullone, stappare una botti­glia...

Esaminando             - Con i piedi?

Professore                - (rivolto ai suoi assistenti) Vedete? Vedete? Non ce n'è... non se ne trova uno! Qui, se lo stato non si de­cide a organizzare scuole di educazione pediprensile fin dall'infanzia, è la fine. In Italia siamo solo capaci di sbattere via quattrini, questa è la verità! Abbiamo un CONI che spende miliardi per insegnare ai bambini a giocare a tennis, a pal­lacanestro, hockey su ghiaccio... ma giochi che sviluppino la prensilità del piede infantile, niente! Ora, che se ne fanno le industrie di operai tennisti? okeisti? pallacanestristi? L'indu­stria, oggi come oggi, ha bisogno di operai dalla massima effi­cienza... operai che sappiano fare il lavoro con tutto, anche con i piedi.

Esaminando             - Lavorare anche con i piedi?... ma non ba­stano le mani?

Professore                - Come si vede che lei è completamente a di­giuno del nuovo sistema a doppia catena di montaggio Brotzerk-Laus.

Esaminando             - A doppia catena?

Professore                - Sicuro. Una che passa all'altezza della cin­tola dell'operaio, e l'altra sotto, all'altezza dei piedi. Secondo

Assistente                 - Si risparmia esattamente metà del personale.

Primo Assistente      - Lo stesso lavoro che prima si face­va con due operai, oggi lo si riesce a svolgere con uno solo... ma a condizione che l'operaio sia pediprensile.

Esaminando             - Come le scimmie?

Professore                - Già.

Esaminando             - E c'è già qualche posto dove siano riusciti a farlo funzionare 'sto sistema di montaggio raddoppiato?

Professore                - Certo!

Esaminando             - Dove?

Professore                - In Sudafrica.

Esaminando             - Con operai negri?

Professore                - No, operai scimpanzé... funzionano che è un piacere...

Esaminando             - E perché non ne assumete anche voi di scim­panzé al posto degli operai?

Secondo Assistente - Non si può, la protezione degli ani­mali ce lo proibisce...

Esaminando             - Perché?

Professore                - Dice che quello della catena di montaggio è un lavoro disumano... adatto solo agli uomini.

Esaminando             - Ah, allora!

Professore                - Be', ma adesso basta col perdere tempo in chiacchiere, vediamo se è assumibile almeno per la catena "tuttadanza".

Esaminando             - Tuttadanza? cos'è?

Professore                - Zitto. Veniamo alla misura delle reazioni sem­plici. Ritorni sullo sgabello, prego. (Cominciano con lo strombettargli in un orecchio)

Professore                - (dettando) Udito con reazione... con ecces­so L.B. 40. (Gli soffiano con il fischietto a lingue. L'esami­nando si ritrae e ridacchia stupito)

Esaminando             - Eh eh... salute! Anno nuovo. Primo

Assistente                 - Stimolo ottico sonoro associato con ec­cesso breve: M 32. (Gli sbattono sul capo la pallina con elastico)

Esaminando             - Eh... non esageriamo... t'ho visto! (Un altro gli spruzza in faccia dell'acqua) Eh no!

Secondo Assistente - Psicomorale: reazione alla provoca­zione esterna: 43.

Professore                - Signorina scriva: inizialmente mite, tendente al pavido. (Lo afferra per i polsi) Allunghi le mani, "anche la destra. Le stenda per bene sotto le mie palme... cerchi di col­pirmi... coraggio... (L'esaminando tenta di colpirlo)... non ce la fa... non ce la fa... ce la fa! Colpito! Non ce la fa! Signo­rina, scriva per favore: riflessi delle estremità superiori: me­dia 38 in maggiore, soggetto adatto per la trancia a ghigliotti­na. Vediamo gli inferiori: ora è lei che dovrà tirarsi indietro col piede. Io tenterò di colpirla. Via! Bravo!... bravo!... velocis­simo... basta cosi! (Il soggetto si rilassa, il professore lo colpi­sce a tradimento) Stavolta c'è cascato.

Esaminando             - (urlo di dolore) Ma lei aveva detto basta! Co­si non vale, non si era più in gioco!

Professore                - Zitto! Signorina scriva: arti inferiori: veloci­tà di riflesso, ottima. Guardi, le do 68, cosa vuole di più? (Arriva di nuovo il tecnico spruzzatore e lo annaffia sul viso)

Esaminando             - Eh no... porca d'una...

Terzo Assistente       - A ulteriore provocazione umida, il sog­getto reagisce trattenendosi.

Signorina                  - Comportamento?

Professore                - Positivo normale...

Signorina                  - Previsioni eventuali cariche polizia?

Professore                - Da mite a intimidito, presto in fuga. Pronti per esame reazioni di Grendal: ritorni in piedi sullo sgabel­lo... cosi... diritto, esegua quanto le ordinerò: via! infilare la mano sinistra sotto l'ascella di destra... cosi... uno due... bra­vo... Palmo della mano spalancata; sollevare con angolo di trentatré gradi l'altro avambraccio... palmo della mano a sfio­rare la guancia come nel saluto militare bulgaro...

Esaminando             - Ah, i bulgari salutano cosi? Non si finisce mai d'imparare cose nuove nella società tecnologica!

Professore                - Zitto! Restare in tensione... prendere bene il respiro... (Uno dei dottori sferra Una gran pacca che tramortisce il poveretto)

Coro                         - Chi è stato?

Esaminando             - Lui!

Professore                - Bravo, hai indovinato..,

Esaminando             - Bene, adesso tocca a te... sotto avanti, sotto...

Professore                - Macché sotto... andiamo! Stiamo conducendo un esame psicotecnico. Risalga sullo sgabello. (Arriva quello che spruzza in viso)

Esaminando             - Eh no, stavolta... (Si scansa. Viene spruzzato il professore)

Professore                - Ma disgraziato!

Assistente                 - Mi scusi...

Professore                - (all'esaminando) Ma ha capito che non è un gioco? Lei non si deve scansare...!

Esaminando             - E io mi scanso invece!... perché sono stufo!

Professore                - E se è stufo allora prenda questa. (Gli butta in faccia un bicchiere colmo d'acqua. L'esaminando si scansa. Viene annaffiato l'altro medico che nel'frattempo si era riem­pito la bocca d'acqua. Quest'ultimo non può fare a meno di sbroffare tutto quanto in faccia al professore, che a sua volta cerca di colpire con uno schiaffo il soggetto che nuovamente si scansa. Il professore colpisce in viso un altro medico che a sua volta innaffia tutti gli altri. Per finire arriva un assi­stente con un martello. Il soggetto fa per scansarsi)

Assistente                 - Non aver paura... è uno scherzo.

Esaminando             - Ah ah... lo so, conosco il trucco... è un mar­tello di gomma...

Assistente                 - No, quello è uno scherzo vecchio... senti que­sto invece... (Gli sferra una gran martellata sulla fronte: bot­to sonoro)

Esaminando             - (svenendo) Ma è vero!!! di ferro!!!

Assistente                 - Esatto! E proprio qui sta lo scherzo nuovo... uno se lo aspetta di gomma invece,., ah ah.,.!

Professore                - (indicando il poveraccio lungo disteso) Por­tatelo via. Scriva: soggetto inefficiente... inadatto anche per la catena tuttadanza.

Assistente                 - Ne facciamo passare un altro?

Professore                - No, no è inutile... bisognerà che proviamo con le donne. Fate chiamare la maestra di ballo.

Assistente                 - Ma siete sicuro professore che con le don­ne...

Professore                - È già sperimentato... sono le uniche a poter­si adattare con profitto a quel sistema di montaggio: primo: per l'istinto armonico ritmico corporale di cui sono dotate na­turalmente... secondo: perché sono più docili... non reagisco­no... costano meno... A lei signorina... vediamo quello che la sua esperienza del classico sa combinare.

Maestra                    - Cercherò di fare del mio meglio, professore. Avanti quelle tre che abbiamo scelto ieri... vediamo se riu­sciamo a farle entrare nel gioco dissociativo dei movimenti produttivi. (Entrano tre ragazze un po' imbambolate) Accomo­datevi carine, prego. È inutile che vi facciamo provare diretta­mente sulla catena di montaggio vera e propria, se prima non avrete acquisito, perfettamente, ogni singolo movimento dei 24 diversi che dovrete eseguire, con armonia e tempo esatto. Tutto è semplice, non è faticoso, è perfino elegante e diver­tente... vedrete... ma dovrete prestare molta attenzione. Il no­stro motto è lavorare con gioia. Immaginiamo che qui a que­sta altezza passi il nastro superiore. Su questo nastro a 10 cen­timetri una dall'altra sono sistemate delle viti; ognuna di voi, con ambo le mani, deve afferrarne 2 e infilarle con gesto al­ternato nei fori del pezzo struttura che passa sul nastro sotto­stante... provate... ecco cosi, piano... non affrettatevi... lenta­mente... brave... non è difficile vero?... un due... un due... At­tente adesso: sempre sul nastro superiore passa una nespola... una specie di sigaro metallico, che dovrete afferrare con i dentini... cosi... ahmm... ecco da brave: attenzione che arriva... Ahmm... brave!... cosi...; adesso senza smettere il lavoro, con le mani, infilate la spoletta in un foro situato in un altro spezzone meccanico che in quest'istante vi passerà sulla sini­stra. Saranno due di seguito le spolette da infilare... bloccate per un attimo le mani... quindi con due colpetti della fronte dovete premere le spolette di scatto... oohpp! oohpp!... si ri­prende... tranquille con il gesto base uno due... calma... non do­vete stancarvi... è divertente no? semplice e divertente... ades­so: terzo movimento... acchiappare con le narici del vostro na­sino due piccoli gommini che troverete di passaggio sul na­stro... inspirare, via... infilate veloci... via!... brave! A questi gommini sono attaccati dei fili sottili di rame... date due be­gli strappi per stenderli... e poi di scatto andate ad avvolgerli sugli appositi rocchetti del tronco di sezione montaggio sul­la sinistra. Tre giri bastano. Via... uno, due, tre... basta cosi... soffiate forte col naso per fare uscire i gommini... snarigiate forte... brave... Staccare per un attimo la mano destra e ac­compagnare il filo sul rocchetto del nastro sottostante... via con morbidezza avvolgerlo cosi... con grazia... brave. Tesorini miei... due strusciate di palmo per l'avvitamento delle rotelle a vite con la sinistra... (/ tecnici programmatori passano con i facsimile degli spezzoni da montare) Lungo... uno due! Basta cosi... Attenzione... sotto il piede di destra c'è il pedale che comunica con la trancia... attenzione a ritirare le manine altrimenti zac... un bel colpo secco... via... perfetto. Col fianco bloccare il rotatorio... un colpo d'anca sul pistone di sinistra... brave... e adesso due sulla destra... come quando si fa la mossa e un altro sulla sinistra zam! Portare avanti il ba­cino... il ventre... fino a far premere l'ombelico contro la ventosa applicata sul manubrio della manovella del trapano... premere... là!... e adesso oscillare rotando il bacino... si, pro­prio come nella danza del ventre... splendido... ancora... Re­trocedere di scatto col bacino... e battere i glutei (aria interro­gativa delle operaie) si, insomma una sederata sulla sbarra timone che vi sta proprio di dietro e che provoca la chiu­sura del ciclo... e l'inizio di quello nuovo... Forza con 'sta sederata!!!... ohhpp! avete visto com'è semplice? In più ha il vantaggio di rassodare i muscoli ed eliminare la cellulite. Chissà quante signore vorrebbero essere al vostro posto. Allora da capo: ripassiamo con calma... Afferrate le viti sopra e avvitate le viti sotto... uno due, uno due... arrivano le ne­spole... attenti con i dentini... ahmm!... subito infilate sulla sinistra... ohpp! altra spoletta... uno... op... due colpetti con la fronte... stop con le mani... vai... vai... perfetto!... pronti con le narici del naso, infilare i due gommini... op op... strappi numero due... stendili... avvolgere sul rocchetto alla sinistra... tre giri... op vai... stop! snarigiata... due sniffsniff... accompagnare i filo con le destra... dolcezza... unaaaa! av­volgere... dueeee... treeee! che amorini... sante loro, che brave! via con il palmo della sinistra... strusciare lungo... sulla rotella opp! Pronti per il colpo secco al pedale della trancia... via... zan! Bloccare col fianco due volte sul pistone di destra, uno sinistra... la mossa!... uno... la mossa! due... trimossa! sinistra! braaaave! premere col pancino avanti col bacino... preciso con l'ombelico santo sulla manopola ventosa... ci siete!... gira gira... la-la-la (canta) laìlaìlalalalalala... oriente misterioso e sensuale. La la la... pronti per la sederata all'indietro arrestaciclo... vai! bravee... no non vi fermate: riprendiamo da capo... un'altra volta con lo slàncio... forza che se non sba­gliate siete assunte... uno due, uno due con le mani alle viti... afferrate le spolette con i dentini... uno due a sinistra... uno due a sinistra infila... colpetto con la fronte... due... op op... pronto il nasino prensile... prendi i gommini due... due strattoni tendifilo, op op... avvolgere a sinistra sul rocchetto... vrr vrr... oh che meraviglia! snarigiata sgnif sgnif... vai con la destra... dolce... uuunooo duuueeee... avvolgere... duuueee treeee palmo a struscio con la sinistra sulla rotella... op pedale trancia secco zamm... la mossa... due destra... mossa trapani... mossa trapam... sinistra tratapram! magnifico!... via col panci­no ombelico e pancino... gira la danza... vai orientale-mor-bosa-sensuale-vai... gluteo veloce pronti... fuori uno... perfet­to... (Riprendono con ritmi ormai ossessivi mentre una voce molto forte di speaker dice)

Voce speaker            - In una fabbrica di Milano, la... Siemens, le operaie della catena di montaggio compiono 40.500 movi­menti in una sola giornata, di cui 3.000 con il pedale e colpo d'anca relativo per la trancia. Tutte le operaie sono ammalate alle ovaie per il contraccolpo che scuote violentemente il bacino nello scatto al pedale. Quasi tutte soffrono di distur­bi all'apparato genitale: infiammazione, uretriti, ecc. Alcune di loro hanno dovuto sottoporsi a interventi chirurgici che le hanno private definitivamente della possibilità di avere figli. (// lavoro ritmico danzato si trasforma per logica associazione di idee in una danza da "piper". A coppie, ragazzi e ragazze danzano con gesti molto analoghi a quelli della "catena". Le ragazze e anche la maestra che si sarà trasformata cambian­dosi velocemente elementi del vestiario e parrucca, in operaia al ballo, biondona con ricciolini, vengono in proscenio)

Ragazzo della ricciolona        - Ohi che bel ballo questo... do­ve l'hai imparato?... come si chiama?

Ricciolona                - Catena di montaggio.

Ragazzo                   - Ahh ahh  (ride) eccentrico... ma di' la verità, tu sei andata ad allenarti in qualche posto, per ballare cosi be­ne...

Ricciolona                - Sicuro, 8 ore al giorno al "Tuttodanza"... 40.000 movimenti... zan, zan... 15.000 colpi d'anca... "la mossa"!

Ragazzo                   - Tutti i giorni?... sei una professionista allora... ballerina come dire?

Ricciolona                - Ballerina di fabbrica.

Ragazzo                   - Operaia?

Ricciolona                - Si, perché, ti fa schifo?

Ragazzo                   - No, no figurati... tanto per me, dico la venta­la ballerina non mi piace neanche tanto... tutto sesso, poco spirito... come dire, anima niente...

Ricciolona                - Invece le operaie sono tutta anima e niente sesso, come dire: le suore del tornio, le vergini della trancia a pedale... ma vai a farti trapanare in quel posto... patacca!

Ragazzo                   - Be', non volevo dire... a me mi piaci anche se tu fossi una di quelle assunte nei pollai che tastano il sedere alle galline per vedere se hanno l'uovo...

Ricciolona                - Era giusto il mestiere che facevo prima... 3.000 tastate al giorno... ci avevo un fidanzato cattolico, di chiesa... m'ha piantata.

Ragazzo                   - E io invece no... io non ti pianterei mai... anche se so che lavori d'anca, che fai la mossa 15.000 al giorno, perché si vede che ci hai del sentimento...

Ricciolona                - Grazie... ohio  (si piega) scusa, piantiamola li di ballare... ci ho l'ombelico un po' sconvolto... facciamo quattro passi...

Ragazzo                   - Volentieri. Pensare che io credevo che tu facessi l'infermiera... perché li alla fabbrica ti avevo visto entrare in infermeria con delle provette in mano... sai, di quelle di vetro con le analisi...

Ricciolona                - Ah si... erano quelle della pipi.

Ragazzo                   - La pipi?

Ricciolona                - Si, le portavo per l'analisi antidoping.

Ragazzo                   - Antidoping... come per i ciclisti e i calciatori?

Ricciolona                - Si, lo stesso. (Camminando, lei ogni tanto ha un tic vistoso, scatta col piede, scatta di testa, colpo d'anca). Perché, dal momento che alla catena di montaggio bisogna fare un certo numero di movimenti all'ora, e guai se stai sot­to... si spezza il ritmo di lavorazione e sono multe... e dopo un paio di richiami ufficiali...

Ragazzo                   - Che fanno?... ti squalificano?

Ricciolona                - Ti mettono a riposo per scarso rendimento-licenziata insomma.

Ragazzo                   - Disgraziati...

Ricciolona                - Ecco che allora per riuscire a stare nella me­dia, che è un po' altina... qualcuno si droga, prende la bomba, come si dice nel gergo, metedrina, simpalex, un bel macinato misto e via... e allora si tira bene, ma poi a forza di tirare, trac c'è la cotta con scoppio... zac, ogni tanto c'è qualcuna che si sbatte là come secca... Ecco perché la Direzione ci fa andare con la provetta all'antidoping... perché al capo ci rin­cresce la gente che ci viene i malori e la portano all'ospedale e ci muore verde... che poi ci sono le inchieste... ci sono grane per le ragazze che non sono a posto coi libretti, perché sono sotto paga, perché non hanno l'età di legge... la catena si ferma e il profitto cala...

Ragazzo                   - Ben gli sta, 'sti bastardi!

Ricciolona                - Be', perché bastardi?... mica è colpa del si­gnor padrone... lui è buono... la colpa è della legge del profit­to... che se non c'è il profitto adeguato, allora uno perché deve fare il padrone schifoso? uno va al mare, coltiva fiori che è tanto di salute oltretutto. È il profitto che rovina: guar­da anche in Russia... prima c'era il « libero amore » poi si sono accorti che il rendimento dell'operaio in fabbrica, per via dell'amore libero suddetto, calava del 3,4 % rispetto al programma...

Ragazzo                   - Cosa c'entra l'amore libero con la fabbrica?

Ricciolona                - C'entra e come... tutti non pensavano ad al­tro... erano sul tornio col sorriso languido e beato... sguardo appassionato sulla fresatrice... cantatine alla traditora alle presse, serenate a cinque voci in fonderia e dappertutto viva l'amore viva l'amore e chi lo sa far! E allora basta... hanno tirato via l'amore libero, ristabilito il matrimonio per adesso civile... più tardi per quello in chiesa si vedrà!... E tutto per­ché... aspetta che lo sapevo cosi bene... a memoria, ah ecco... perché il profìtto e la famiglia sono il cardine del mondo so­cialista.

Ragazzo                   - L'ha detto Lenin?

Ricciolona                - No, Lenin ha detto il contrario... ma pare, cosi dicono adesso, fosse un revisionista... servo del capitale, nemico della Fiat (è presa da una serie di tic)

Ragazzo                   - Calmati... calmati, cosa ti succede... cos'è?

Ricciolona                - Niente, è un po' di nevrosi acuta, per via della catena... il dottore della mutua m'ha detto che non è grave... si guarisce facile, basta un po' di riposo... due me­setti al mare... e uno in montagna... lunghe passeggiate, leg­gere libri istruttivi... divagarsi, giocare a tennis, andare ai concerti...

Ragazzo                   - Se no?

Ricciolona                - Se no c'è pericolo che divento un po' stram­ba... è facile che comincio a mordere la gente per la strada... magari mi spoglio nuda la domenica in chiesa... sputo in faccia al caporeparto che a quello gli sta anche bene... e poi mi devono portare al neurodeliri...

Ragazzo                   - Vai a rischio d'impazzire insomma...

Ricciolona                - Si, ma non mi lamento,... bisogna guardare in­dietro... a vedere quelli che stanno peggio... allora uno si contenta.

Ragazzo                   - Sei troppo buona tu...

Ricciolona                - Son fin scema...

Ragazzo                   - No, non devi dire cosi., sei una creatura indi­fesa (l'abbraccia) passerotto... ti voglio bene...

Ricciolona                - Che bello... mi pare la stessa scena di Tolstoi Resurrezione del TV che lei è indifesa... lui la protegge, lei resta in buono stato, come dire interessante, e lui la pianta.

Ragazzo                   - Ma io no... io ti sposo...

Ricciolona                - Dopo?

Ragazzo                   - Anche prima!

Ricciolona                - E perché?

Ragazzo                   - Perché sono innamorato!

Ricciolona                - Platonico?

Ragazzo                   - Come platonico?

Ricciolona                - Chiedo se è amore dello spirito... roba dell'anima... sospiro, parole di canzoni... carezze sul viso basta cosi?

Ragazzo                   - A te ti piace platonico?

Ricciolona                - No, mi fa schifo!

Ragazzo                   - Oh meno male... abbasso il platonico, facciamo all'amor!

Ricciolona                - No, ascolta...

Ragazzo                   - (smanioso) Si si... il tempo è denaro... non si vive di solo pane... (dal fondo avanzano con passi di danza rallentata, sospesi, i personaggi mascherati, strimpellano o fingono di strimpellare liuti e chitarre, spruzzano profumi e nuvole di deodorante e di insetticida, si strusciano; volteggia­no, pronunciano a turno frasi con tono languido e appas­sionato)

—Capelli morbidi, soffici, tanto asciutti che in brodo...

—È la lacca che non ingrassa... e uccide gli insetti...

—Pelle fresca a prezzi convenienti...

—Biancheria intima di classe per la vostra pelle grassa.

—Occhi stanchi... culetto riposato... non lascia tracce...

—Bevete gli acidi urici... durante l'ammollo...

—Ti amo!

—Deodorante per gli innamorati anche in barattoli...

—Vestiti leggeri e trasparenti... Dio ti vede!

—Sciolto e in confetti...

—Non dire false testimonianze...

—Più appetito, anche a rate...

—Ti amo!

—Prezzi modici... tutto polpa senza grasso...

—Nell'intimità... due colpi di spazzola... anche in umido...

—Frizzante... tradizionalmente sana... la maionese antitarme...

fatta in casa...

—Rispetta il padre e la madre... che fa la schiuma frenata... per la prima volta in Italia!

—Il meglio della natura... col climaterio... la lana vergine...

—Non fornicare... gioca l'ambata... è rassodante!

—Sposatevi in bianco... non c'è bisogno del reggiseno... cor­si serali...

—"Senza seno c'è un uomo". È nutriente... anche liscio... fa tutto da sé!

—Non unge... ma diverte... acquistatelo... anche in tram... non desiderate la donna d'altri... contiene trenta litri... con garanzia... tre cicli in più... nell'abito calda d'inverno... ac­cogliente... si sciacqua col tempo umido... non commettere atti impuri... tiene la cottura... su tutte le ruote...

—Andrete in vacanza con materassi premio... quattro posti... surgelati...

—Senza freni... solo per sorpasso... Non ammazzare... in treno, in borsetta, al vallo, in prigione...

—Per adulti, dà fiducia con riserva... siate giovani... vi senti­rete subito depressi... siate giovani... moderni, dai colori vi­vaci col buco solo fino a domenica.

Ricciolona                - (scansandosi) No, no... non posso... cerca di capire...

Ragazzo                   - Cosa devo capire... non mi dirai che come dire... sei intonsa?

Ricciolona                - Intonsa chi?

Ragazzo                   - Tu.

Ricciolona                - Intonsa cos'è?

Ragazzo                   - Si, intonsa... come dire... che non hai mai... non ancora... casta, ecco!

Ricciolona                - Be' si casta... si fa per dire... sono casta ciono­nostante, ma non mi lamento...!

Ragazzo                   - Come, non ti lamenti?

Ricciolona                - Eh si, con tutto che non mi faccia soddisfa­zione e allegrezza di sicuro di restare al qui presente casta... ciononostante... Che a me quante volte mi viene una roba di passione amorosa cosi come adesso...

Ragazzo                   - Amorosa per me?

Ricciolona                - Si, ma l'impedimento è più forte della pas­sione... non posso!

Ragazzo                   - E già... e più forte l'ignoranza e il pregiudizio... la paura del peccato... l'educazione da figli di Maria e il par­roco che vi sta sopra... è lui che vi dice di non farlo eh?

Ricciolona                - No, no, lui dice di farlo... anzi, prete moder­no... "è tutta salute" dice... insomma ci dà buoni consigli... ma non si può... bastarda la macchina e la catena di montaggio...

Ragazzo                   - Che c'entra la catena di montaggio?

Ricciolona                - Ma è lei che non ci lascia... come dice la can­zone "è la macchina che ci ha tradite... che ci nega di fare all'amor".

Ragazzo                   - Tradite la macchina... vi nega in che senso...?

Ricciolona                - Non conosci la canzone omonima?

Ragazzo                   - No.

Ricciolona                - Allora mettiti li, che con le mie compagne della danza meccanica e vigliacca ti cantiamo la spiega! vai! (Cantano con i gesti che già conosciamo-, quelli della catena di montaggio)

IL NOSTRO PADRONE È BUONO, ED È TRE VOL­ETE BUONO

SOLTANTO CHE CI HA UNA MACCHINA

È LA NOSTRA DISPERAZION, LA NOSTRA DANNAZION

'STA CAROGNA DI QUESTA MACCHINA

LA CI OBBLIGA A MILLE MOSSE

COLPO DI GAMBA, INDIETRO CON L'ANCA

CONTRACCOLPO COL BACINO

GIÙ DI SCATTO COL PANCINO

QUARANTAMILA MOSSE AL DI

TUTTO DENTRO È SBALLOTTATO

BASSOVENTRE C'È IL TERREMOTO

FAR L'AMOR NON C'È PERMESSO

TUTTA COLPA DELL'ECCESSO

CONTRACCOLPI CHE CI BECCHIAM

L'ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

PERÒ È TUTTO A NOSTRO VANTAGGIO

LA MACCHINA CI HA ROVINATO

CI TIEN LONTANE DAL PECCATO

È LA NOSTRA SALVAZION PER TUTTE LE TENTAZION

IN QUESTO MONDO DI VIZIO CARNALE

SOLA UNA VOCE A SALVARCI CHE SALE

LA VOCE PATERNA DELL'INDUSTRIALE

CHE TORNANDO ALLA REGOLA DEL MONACALE

"PREGA E LAVORA" E NON SCIOPERARE

TI DICE "STAI BUONA LI PREGA E LAVORA E FAI CUCCIA LI". (Escono)       - (Entra il

Pancione - industriale - si sbraccia e va su e giù per la scena, dà calci a tutto quello che trova. Gli trotte­rella dietro Gesù Gesù)

Pancione                   - Eh no, eh no, per la miseria eh no! questo è sleale, è bassa demagogia!

Gesù Gesù                - È bassa, eh si è bassa!

Pancione                   - È troppo facile in 'sto modo buttarci addosso il discredito, farci passare per negrieri cinici e ributtanti!

Gesù Gesù                - Eh si, bisogna ammetterlo è facile, è facile!

Pancione                   - Come se fossimo noi gli unici responsabili di questa maledetta situazione. L'automatismo l'hanno inventato i tecnici non noi... gli ingegneri... i programmatori!

Gesù Gesù                - Quanto mi stanno antipatici quelli... Gesù Gesù!

Pancione                   - Loro ci hanno travolti... noi siamo stati troppo ingenui d'accordo...

Gesù Gesù                - Fresconi... diciamo pure fresconi!

Pancione                   - Ehi, andiamoci piano!

Gesù Gesù                - Piano, pianissimo... come da fermi!

Pancione                   - Basta! Dicevo che anche noi abbiamo le nostre brave colpe... anche noi l'abbiamo fatta sporchina... bisogna ammetterlo...

Gesù Gesù                - Sporchina? Lei è troppo buono... sporchina, tse!!

Pancione                   - Basta!!

Gesù Gesù                - Come non detto...

Pancione                   - È vero che abbiamo rincorso il profitto fino al parossismo...

Gesù Gesù                - Eh, la carne è debole... Basta!

Pancione                   - Profitto per noi, l'ammetto, ma vantaggio per tutti: più liquido, più circolante, più fiducia nella moneta nazionale... più rispetto all'estero!

Gesù Gesù                - Eh ammettiamolo che è bello, potercene an­dare m giro a testa alta... poter gridare in faccia allo stra­niero tracotante: io sono povero, è vero... sono un pezzente, ma il mio padrone è ricco... molto più ricco del tuo... pidoc­chio!!

Pancione                   - Stavolta hai parlato giusto!

Gesù Gesù                - Bontà vostra!

Pancione                   - Ma tutti questi vantaggi... dovran pur costare qualche sacrificio a qualcuno! e credetemi... mi addolora ve­dere i miei operai rischiare la salute e la pelle per la causa co­mune! Vi giuro sulla mia testa, che preferirei guadagnare la stessa cifra senza dover procurare di 'ste rogne a nessuno!

Gesù Gesù                - Bello, questo è molto bello da parte sua!... commovente!

Pancione                   - Ma so anche che a 'sto punto è mio dovere, io devo saper dire basta!

Gesù Gesù                - Basta, basta perdio... e che è... ma si può continuare cosi?

Pancione                   - Basta!

Gesù Gesù                - Appunto vi dicevo! Basta! c'è l'ingegnere... lo sgridi! (Entra l'ingegnere programmatore, con tanto di assi­stente che gli trotterella dietro, ambedue in camice bianco)

Ingegnere                 - Eccomi dottore... m'ha fatto chiamare?

Pancione                   - Certo, e sapete per che cosa?

Ingegnere                 - Non saprei!

Gesù Gesù                - Cade dalle nuvole... la mammola!

Pancione                   - Per dirvi che io non voglio più lasciarmi tra­scinare in questa babilonia di mostri, di incoscienti...

Gesù Gesù                - . Di ladri, sodomiti.

Pancione                   - (ripete senza rendersene conto) Sodomi... (Sec­cato) Eh... no... zitto...

Gesù Gesù                - Lei è troppo buono dottore...!

Pancione                   - Ho sempre avuto le mani pulite io... e dovrei macchiarmele a causa vostra?

Gesù Gesù                - Che fa, le macchia?

Pancione                   - Non me le macchio!

Gesù Gesù                - Non se le macchia!

Ingegnere                 - Ma che state dicendo... e chi vorrebbe farve-le macchiare?

Pancione-Gesù Gesù  - (all'unisono) ...Voi...! Zitto!

Pancione                   - Voi, freddi calcolatori dei tempi di produzione, dei minimi, dei cottimi: tempi stretti, sempre più stretti, stret­tissimi!

Gesù Gesù                - Ma ce l'avete un'anima?

Pancione                   - Mi avete rovinato dieci operai in una setti­mana! tutti schizofrenici, pieni di tic! Uno s'è bevuto una lat­tina d'olio da macchine e s'è messo a girare per il cortile co­me un indemoniato su quattro zampe gridando "ce l'ho fatta, ce l'ho fatta! ho inventato il motore senza benzina... brtrr... brtrr..."

Gesù Gesù                - Oh oh, ma che matto. (Sente il gelo intorno) Pardon!

Pancione                   - Un altro ha preso un gatto, l'ha messo sotto la filettatrice gli ha fatto la coda a vite, quattro bulloni, uno per zampa, una valvola da televisore in bocca e s'è messo ad ascoltare la partita finale di Coppa Italia...

 

Gesù Gesù                - Brutta partita è stata!...

Pancione                   - Questi poveracci erano da quindici anni nella mia azienda... erano un capitale! Capito? Roba da far frutta­re, mica da sbattere al cesso in quella maniera; come ra­mazze!

Ingegnere                 - D'accordo, che vuole che le dica... lei ha per­fettamente ragione, dal suo punto di vista ma sta sempre a lei scegliere: guardiamo in faccia la realtà: lei ha la respon­sabilità di dirigere un'industria moderna, quindi di renderla efficiente, in grado di conquistarsi un mercato,... combattere e vìncere Ira concorrenza nazionale ed estera... dico bene?

Gesù Gesù                - Be', benino...

Ingegnere                 - Il che significa: ridurre i costi, aumentare il rendimento, accelerare i cottimi, ridurre la mano d'opera al minimo... il che significa ancora: lincenziare molti operai.

Pancione                   - Ma licenziare non vuol dire far diventare mat­ti!!!

Ingegnere                 - È qui che la volevo, ma a questo punto io le chiedo di mettersi una mano sulla coscienza e lasciar parlare il cuore.

Gesù Gesù                - Si, si, lasci parlare il cuore... che è bello!!!

Ingegnere                 - Abbiamo detto riduzione della mano d'opera uguale licenziamento! E, in coscienza, davvero preferisce sbat­tere ogni giorno della povera gente sul lastrico, disoccupati, e quindi prossimi sovversivi? O non le pare molto più uma­no lasciare che si ammalino normalmente di nervi... e quindi permettere loro di sfruttare la fortuna di poter usufruire della mutua... che hanno pagata per anni... e che li manda in una bella clinica a riposarsi... senza più problemi... perché c'è appunto la mutua che gli fa da mamma... Tranquilli, sempre in compagnia di gente allegra! E che c'è di più allegro di una combriccola di matti... Matti veri!

Gesù Gesù                - È vero... io so una barzelletta sui matti...!

Pancione                   - Zitto, cretino!

Gesù Gesù                - No, non è questa, questa è vecchia!

Ingegnere                 - E soprattutto eccoli finalmente senza pensie­ri... dal momento che non ragionano più, poverini!

Assistente                 - E poi c'è pure il vantaggio che non hanno più il diritto di votare! Tutti voti in meno al PCI!

Ingegnere                 - La famiglia fuori si prende il sussidio... e quando, finalmente, guariscono... ed escono dal manicomio... ammesso che escano, sono già in età d'andare in pensione... ed eccoli sistemati.

Assistente                 - Loro sistemati, e lei a posto con la coscienza!

Ingegnere                 - Non ha sbattuto nessuno in mezzo a una strada! Perché avrà lasciato parlare il cuore!

Gesù Gesù                - Bravo, lasciate parlare il cuore! (// grassone con l'aria rassegnata se ne va sul fondo chiacchierando con il tecnico programmatore) Che brav'uomo che è 'sto princi­pale... mi fa piangere... sempre stato cosi, eh, sempre stato alla mano con i suoi operai, li conosce tutti per nome e co­gnome uno per uno di padre in figlio... espansivo... dovreste sentirlo ogni tanto quando grida: Antonio Baratti... sei un la­vativo come tuo padre Michele... se continui anche tu a pian­tar grane con i sindacati, ti sbatto fuori te, il Marco Giannini, Arturo Luzzo, Pietro Abbato, Mario Faggi, Luigi Gamba... Che fenomeno, tutti, tutti a memoria se li ricorda! 'sto mo­stro! E sai perché si ricorda? Perché ci ha nel profondo del cuore; ed è tutto una delicatezza: sempre il panettone a Natale... sempre l'ovetto per la Pasqua... un sacchetto di cara­melle per la bambina per la cresima, quattro fiori per la tua tomba quando crepi, non te li nega mai!!! E poi è sempre li, sulla porta della fabbrica a riceverti ogni mattino... niente freddezza crudele del timbracartellino automatico segnatem­po... vuol controllarti lui, come un padre... e ognuno che passa: trac! Una manata affettuosa sulla spalla! "Forza, che vai bene, scattare... animo! Su con la vita..." e trac, 'sta ma­nata. Trecento trenta manate all'anno... sono quindici anni che lavoro con lui... va' che spalla... dieci centimetri più bassa del­l'altra... è il segno del padre! (Ad alta voce) Papà! Coro        - (suono di gong. Entrano da destra tutti gli attori dispo­nibili e da sinistra quattro poliziotti. Dopo le prime battute i poliziotti incominciano a manganellare i manifestanti) Giustizia - Giustizia - vogliamo giustizia Giustizia - Giustizia - vogliamo giustizia Basta con i soprusi! Basta con l'autoritarismo scolastico-Scuola libera! Università per tutti!!! (Botte polizia)

Primo poliziotto       - Sotto! Forza! Sfasciamogli la faccia a 'sti signorini... (Pantomima rallentata di pestaggio - Per mezzo di pali messi uno appresso all'altro la scena si trasforma in una prigione - entra una donna)

Donna                      - Mio figlio... m'han detto ch'è ferito... fatemelo ve­dere...

Secondo poliziotto   - Se è tuo figlio sarà di certo un figlio di battona. Vai fuori... Contessa!!... (La spingono fuori)

Primo manifestante  - (gridando) Incivili non si trattano le donne cosi... Bestie...

 

Primo poliziotto       - Chi è stato?     - (Portandolo fuori delle sbarre)

Primo manifestante - Lasciatemi sono un libero profes­sionista io!

Secondo poliziotto   - A chi bestie? Dove ti sei nascosto?... Presentati animale...

Primo poliziotto       - È lui!...

Primo manifestante - Non si permetta... Sono un libero professionista...

Secondo poliziotto   - Anch'io sono professionista, sta' a ve­dere come ti lavoro. (Dà un pugno al manifestante - la scena è illuminata da un lampo fotografico) Chi ha scattato la foto? Prendi quel fotografo...!

Primo poliziotto       - Eccolo! Sciacallo! Da' qui la macchi­na!...

Fotografo                 - Nooo... mi costa più di 100.000 lire...

Secondo poliziotto   - Sono gli incerti del mestiere... caro... Danza! (Calpestano la macchina saltellandoci sopra)

Fotografo                 - Oh no, maledetti disgraziati!!... (/ poliziotti danno bastonate ai manifestanti a casaccio)

Secondo manifestante            - E no, io che c'entro perdio! La dovete piantare di picchiarmi sulla testa, son qui tutto un boz­zo. (Altra manganellata) Adesso basta! Vi rovino. Chiamate­mi il questore.

Secondo poliziotto   - Ma a chi rovini... Hai sentito? Ci minaccia pure.

Primo poliziotto       - E noi ti castighiamo. Beccati questa! (Manganellata)

Manifestante Donna   - Basta lasciatelo stare! (Altre manga­nellate)

Secondo manifestante            - Ahia! Io sono l'onorevole Anto­nio...

Secondo poliziotto   - Onorevole? Ma perché non l'ha det­to subito. (Lo aiutano premurosamente a alzarsi) Onorevole beccati questa. (E gli danno un'altra botta) Cosi impari a fartela con gli studenti.

Primo poliziotto       - Bastardo!

Secondo poliziotto   - Comunista schifoso.

Onorevole                - Per la miseria non sono comunista!

Donna                      - No! non è comunista!

Secondo poliziotto   - Ah no? Appena piovono legnate di­ventano tutti socialisti.

Primo poliziotto       - Socialisti col basco. Ah, ah, ah. (Ride)

Onorevole                - Io sono democristiano.

Secondo poliziotto   - Col basco?

Onorevole                - Senza basco. Moroteo!

Donna                      - Ed è pure ministro se volete saperlo!

Ministro                    - No, cara... quello no, non dovevi dirlo.

Donna                      - E si, che lo dico! Non posso più sopportare che ti picchino in questa maniera.

Ministro                    - Ma mi comprometti. Ci sono i giornalisti.

Secondo poliziotto   -  (incominciano a spaventarsi) Dico, state recitando la commedia voi due, o...

Donna                      - Macché commedia, fagli vedere i documenti.

Ministro                    - Zitta cara.

Donna                      - No! Lui è ministro, il vostro ministro in partico­lare. (Strappa i documenti dalla tasca del ministro e li sbatte in faccia al poliziotto)

Secondo poliziotto   - Ministro degli interni?

Donna                      - Si si, guardi qui la tessera.

Poliziotti in Coro      - Che disgrazia! Abbiamo legnato il no­stro principale.

Donna                      - Ah ah siete rovinati! Finiti! cadaveri!

Ministro                    - Zitta cara.

Fotografo                 - Maledizione. E io sono qui senza macchina. Guarda tu che razza di foto mi perdo!!

Coro poliziotti          - Ci scusi, eccellenza, noi non sapevamo. Sembrava davvero comunista. Che fregatura!

Coro manifestanti    - Signor ministro li rovini! Li rovini; li mandi a Gaeta! A Gaeta!

Coro poliziotti          - (entra il questore, è furente) Il questore, c'è il signor questore.

Questo

Re                             - (a parte ai poliziotti) Animali, deficienti, caro­gne. (Forte al ministro) Oh, signor ministro sono costernato. L'ho saputo soltanto adesso e non capisco. (A parte ai poli­ziotti) Asini, deficienti. Vi ammazzo!

Coro poliziotti          - Ma lui non ce lo aveva detto! Non si era qualificato.

Questore                   - I ministri bisogna riconoscerli dall'odore. Fuo­ri, fuori tutti. Via sgomberate. (I poliziotti fanno uscire tutti i dimostranti) S'accomodi eccellenza. Ma come l'hanno con­ciata!

Ministro                    - Dobbiamo dar ordine di cambiare quei man­ganelli, sono troppo pesanti. Pensare che sono stato io stesso a ordinarli in Germania dai Krupp.

Questore                   - (ai due poliziotti) Portate del ghiaccio...

Coro poliziotti          - Ghiaccio...

 

Questore                   - Acqua borica...

Coro poliziotti          - Acqua borica...

Questore                   - E una bistecca...

Coro poliziotti          - Bistecca...

Questore                   - Cruda...

Coro poliziotti          - (meravigliati) Cruda!!!

Questore                   - Per gli impacchi!

Coro poliziotti          - Ah, per gli impacchi...

Questore                   - Via tutti ho detto. Sloggiare.. (Vedendo la ra­gazza del ministro) E questa battona cosa fa qui? Vattene... (La ragazza fa per uscire)

Coro poliziotti          - È con il signor ministro. (Escono)

Questore                   - (facendo accomodare la ragazza) Oh, signora mi scusi, s'accomodi. Sono cosi frastornato! Che giornata!

Donna                      - (al ministro) Ti fa molto male caro?

Ministro                    - Eh, si. Soprattutto qui. Una gibernata!

Questore                   - Ma come può essere Successo, eccellenza? Co­me mai si trovava all'università?

Ministro                    - Non ero all'università io ero ai giardini dietro all'università in macchina con la ragazza qui... gli studenti si sono rifugiati dentro la mia macchina e hanno preso anche noi.

Questore                   - Capisco, nella confusione... ma perché non si è subito qualificato.

Ministro                    - Come facevo... nei pressi c'erano dei giornalisti, potevo forse gridare: "Sono il ministro, e me la faccio con questa battona..." Oh scusami cara...

Donna                      - (ride) Me l'ha già detto il questore...

Ministro                    - Non potevo compromettermi capisce... Però ho subito gridato: fermi sono un professore universitario! ed è stato allora che un sergente ha mandato un urlo: a me, a me, lasciatemelo a me quello; non l'avevo ancora menato un pro­fessore, mi mancava nella collezione. E giù botte!!! E giù la gibernata. Fermo, fermo, ho gridato. Sono anche giornalista. Se non la piantate vi scrivo un articolo che vi rovino! Beh! scrivici anche questo sull'articolo e mi è arrivata una ginoc­chiata non vi dico dove... (Viene portata in scena una bacinel­la con acqua borica, ecc. la ragazza incomincerà a fare im­pacchi sul viso del ministro)

Donna                      - Poverino...

Ministro                    - Se lo sapesse mia moglie.

Questore                   - Capisco...

Ministro                    - Poi mi hanno sbattuto dentro un furgone...

Donna                      - E il cellulare, proprio lo stesso che usano per noi. L'ho riconosciuto.

Ministro                    - Come un sacco m'hanno sbattuto...

Donna                      - Anche a me come un sacco.

Questore                   - Mi spiace...

Ministro                    - Ho sbattuto una testata.

Donna                      - Io il sedere.

Questore                   -  Mi dispiace...

Donna                      - Oh, ci sono abituata...

Questore                   -  Capisco... mi dispiace.

Ministro                    - Quando ci hanno scaricati qui alla centrale, il sergente di prima è stato molto spiritoso...

Donna                      - Si, stavolta ha fatto ridere anche me.

Questore                   - Mi dispiace.

Ministro                    - Ha gridato: c'è qualche dottore fra voi? Io so­no dottore. Medico! Chiese lui. Si medico, ho mentito io sperando che... Be' medico, curati 'sta scarpata! Guardi qua, due denti m'ha rotto e anche una costola, sa di striscio...

Donna                      - i Ah ah, divertente no?...

Questore                   - Si molto!

Ministro                    - No!

Questore                   - Mi spiace, mi scusi...

Ministro                    - Mi scusi un corno. Io vi faccio saltare tutti quanti. Qui succede il cataclisma... A le costole...

Donna                      - Stai seduto caro... respira piano... (Il ministro si siede sulla sedia dove sta la bacinella con l'acqua borica)

Ministro                    - Cos'è?...

Donna                      - Acqua borica caro...

Ministro                    - Bene... mi fa bene... ho preso una pedata an­che li.

Questore                   - Vuole che chiami un medico eccellenza?

Ministro                    - No! Mi chiami il prefetto, subito! Anzi no, vo­glio parlare col presidente anzi, col vicepresidente del consi­glio in persona... (Entrano i due poliziotti di prima)

Questore                   - - Ah! l'attuale ministro degli esteri...

Donna                      - Quello che minimizza sempre?

Ministro                    - Si, quello col basco.

Questore                   - (ai due poliziotti) Il ministro degli esteri su­bito!

Poliziotti                   - (Suono di trombe) Il ministro degli esteri è già qui.

Ministro                    - Complimenti, avete fatto in fretta, bene! Fate­lo passare.

Questore                   - Avanti eccellenza prego...

Coro poliziotti          - Avanti con la barella.

Vicepresidente         - (entra su di una barella portata da due poli­ziotti) Ahia che botta!!

Coro poliziotti          - Signor questore è stato un equivoco! Noi non sapevamo! Lui non si era qualificato!

Questore                   - Ma aveva il basco no?!

Coro poliziotti          - Si signor questore... ma gli era caduto alla prima manganellata.

Vicepresidente         - Ahia che male... (Suono di trombe) Coro

Generale                   - Il nostro padrone è buono ed è tre volte buono, soltanto che c'ha la passione di ungerci col bastone, che fa tanto tanto mal... che fa tanto tanto mal. (Tutti esco­no e rientrano immediatamente con il resto degli attori, e sfilano sul proscenio, come per una marcia di protesta)

Uomo                       - Per che cosa state manifestando? Manifestante

Donna                      - Contro la proiezione del film / ber­retti verdi.

Uomo                       - Ma è cosi schifoso ed ipocrita come dicono?...

Manifestante Donna   - È peggio di un film nazista...

Uomo                       - Ma l'hai visto tu??...

Manifestante Donna   - Altro che visto... l'ho doppiato.

Uomo                       - Ah, sei un'attrice??...

Manifestante Donna   - Si, ho doppiato il personaggio della protagonista. L'ho visto tutto questo bellissimo film fatto, pro­dotto, interpretato dagli americani. È una schifezza! Ti giuro che m'è venuto il voltastomaco. Quando sono uscita sono an­data di corsa a donare due litri di sangue per il Viet-Cong e adesso sono qui, a manifestare con voi...

Coro                         - Brava!!

Seconda manifestante Donna            - Ma non sarebbe stato me­glio non doppiarlo addirittura?!?!...

Primo manifestante

Uomo                       - E bravo! E io con cosa man­gio? Con cosa pago l'affitto? Le cambiali della macchina???... Secondo manifestante

Uomo                       - E poi questo è un discorso moralistico...

Coro                         - Giusto!!!

Secondo manifestante Uomo            - A questo punto allora an­che il tipografo del « Resto del Carlino », che magari è un compagno, dovrebbe rifiutarsi di battere alla linotype un articolo schifoso contro lo sciopero di operai suoi compagni per non tradire la lotta e l'idea marxista!

Primo manifestante Uomo     - Eh si, io dico che dovrebbe farlo!

Secondo manifestante Uomo            - E allora anche l'operaio della Fiat-aviogetti, il tecnico che fabbrica televisori, l'opera­tore dalla televisione che manda in onda un documentario fal­so sul Viet-Nam, l'attore, il regista televisivo che mettono in scena testi e spettacoli reazionari magari fascisti; eppure costoro sono iscritti a partiti progressisti, l'operaio che fabbri­ca i mitra Berretta, i preferiti dai marines nel Viet-Nam, in­somma tutti quanti in Italia di questo passo dovrebbero rifiu­tarsi a costo di morire di fame... ma allora dillo chiaro... guar­diamo in faccia, cosa vuoi tu?... la rivoluzione??...

Primo manifestante Uomo     - Per carità chi ha parlato di rivoluzione...

Secondo manifestante Uomo            - Tu hai parlato di passare all'azione...

Primo manifestante Uomo     - Azione si, ma intesa nel sen­so di manifestazione!!

Secondo manifestante Uomo            - Ah! Se è per manifestare, siamo qui per questo!

Coro                         - Americani a casa oh oh oh, americani a casa oh oh oh. (Un attore si stacca dal corteo e spara ad un altro che si trova nella parte sopraelevata del palcoscenico. Grido)

Coro                         - Porci! porci! L'hanno ammazzato!!

Terzo manifestante Uomo      - Chi era?? Prima

Donna                      - Luther King! Il capo dei pacifisti negri.

Coro                         - Porci! Razzisti! Assassini! (Tutti gli attori si rag­gruppano e si agitano come se assistessero a una partita di calcio) Squadra di brocchi! Andate in serie C. Vogliamo indietro i nostri soldi! Ladri! (Un altro attore si stacca dal corteo. Altro sparo - altra morte. Grido)

Coro                         - Chi era?

Seconda Donna        - Bob Kennedy il fratello del povero pre­sidente!

Terzo manifestante Uomo      - Oh ma che famiglia!!

Coro                         - (il corteo si ricompone) PORCI! PORCI! SCHIFO­SI! ASSASSINI!

Terzo manifestante uomo       - (si forma un gruppetto di tre at­tori) Ti spaccherei la faccia! Cosa giochi il re di denari sul mio asso, per poi ballare il 7 - ma vai giù con 'sto carico - cosa te lo tieni in mano a fare? Ma va... piuttosto di giocare con vado in manifestazione...

Coro                         - Americani a casa oh oh oh - Americani a casa oh oh oh!!! (Come sopra. Sparo)

 

Coro                         - Chi era?

Quarto manifestante Uomo   - Un certo Mulele... Terza

Donna                      - Ah il vice di Lumumba!! Secondo manifestante

Uomo                       - Oh, ma che esibizionisti 'sti negri, pur di mettersi in vista si fanno anche ammazzare... (Caduta di un attore dal praticabile)

Coro                         - Che succede??

Secondo manifestante Uomo            - Era un patriota greco, lo stavano torturando, piuttosto che parlare s'è buttato dalla fi­nestra... un comunista...

Coro                         - Colonnelli fascisti, porci! Assassini... Secondo manifestante

Uomo                       - A proposito è vero che l'Unione Sovietica ha fatto un prestito di parecchi miliardi ai colonnelli greci?

Prima manifestante Donna     - Ehi, sbaglio, o sei antisovieti­co tu?!?

Secondo manifestante Uomo            - No, chiedevo solo se è ve­ro...!

Prima manifestante Donna     - In questo caso chi è curioso fa il gioco dei reazionari e degli imperialisti.

Coro                         - Patakos fascista - a morte i colonnelli - Grecia libera...

Primo manifestante Uomo     - D’accordo, ma sul fatto che l'URSS ha prestato parecchi miliardi ai colonnelli di Giacarta, quelli che hanno massacrato più di 600.000 comunisti indo­nesiani; quello lo so di certo l'ho letto su un giornale comu­nista!!

Prima manifestante Donna     - E allora tientelo per te! Per­ché ricordati che il parlarne è bassa propaganda, è dema­gogia, stupido moralismo e vuol dire negare la politica dei blocchi e noi dobbiamo essere per il realismo politico.

Coro                         - Anche nella nostra sezione la pensano cosi!!! Secondo manifestante

Uomo                       - E allora abbasso i gorilla di Giacarta! Servi degli U.S.A. Assassini!

Coro                         - (// tono va via via perdendo di vigore fino a diventare una ninna nanna) Americani a casa oh oh - Americani a casa oh oh oh.

—Che odor di pulito!

—Che buon profumo!

—Che bella casa!

—Che bella donna!

—Che bel bambino!

—Che birra!

—Che tepore!

—Che sicurezza!

—Che felicità! (Sul fondo riappaiono i tre manichini im­piccati: gli attori reciteranno il giuramento dei reggiani inter­calandolo con le seguenti battute)

Noi non vi potremo mai dimenticare. Mai!

Uomo                       - Gioca il re di denari cosa lo tieni in mano a fare?

Coro                         - Voi non sarete stati ammazzati inutilmente. Coro donne - Che buon profumo! Che bella voce! Vuoi mettere con la Mina? Ah Ah! Cambia canale.

Coro                         - Il ricordo della vostra morte servirà a tenerci sem­pre vivi. Gut gut gut Arbitro cornuto. Goal! No, parato. Ah! Ah! Sempre vivi, presenti nella lotta perché alla fine la ri­voluzione vinca. Abbiamo vinto! Abbiamo avuto l'aumento di 10 lire l'ora. Ah Ah! Sul 11° canale c'è tutta-musica. No! Non sarete traditi. Allegria! Allegria! Tutti al festival! Canzoni! Canzoni! Canzoni! Ah! Ah! Ah! Nel nostro pensiero non sa­rete sepolti mai! (A ninna nanna) Oh oh oh.

Donne                      - Che odor di pulito!

—Che buon profumo!

—Che bella casa!

—Che bella donna!

—Che bel bambino!

—Che birra!

—Che tepore!

—Che sicurezza!

—Che felicità!

Coro                         - (sei attori morti si alzano e gridano) Basta! Basta!

Cambiamo 'sta canzone!

(Gli attori in coro intonano sottovoce prendendo via via forza

la canzone di Theodorakis. Tutta la compagnia è schierata

sul proscenio. Sulla canzone greca al microfono detta la

traduzione)

DOBBIAMO TORNARE SULLE

MONTAGNE DOVE LE OMBRE SONO

IMMENSE MA PIO GRANDE DELLE

OMBRE SARÀ IL NOSTRO CORAGGIO.

NON FACCIAMO CHE I GIOVANI DEL MESE DI MAGGIO

SIANO SEPOLTI UN'ALTRA VOLTA.

E PER SEMPRE!

FINE

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