Happy hour

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Happy hour

Happy hour

di Roberto Traverso

Personaggi:

La ragazza col collare: una donna alta e slanciata in abito da sera.

Porta un collare ortopedico e ha un lieve accento straniero.

L’uomo che dorme: un uomo magro, ordinario, con la faccia pallida.

Il piazzale di Porta Venezia a Milano. Una piccola folla di passeggeri attende di salire su due jumbo-tram fermi sui binari. La ragazza col collare sale sul mezzo pubblico mescolandosi agli altri passeggeri. Il tram parte.

I passeggeri salgono anche sul secondo jumbo-tram. L’uomo che dorme è già seduto su uno dei posti centrali della vettura. Ha il capo appoggiato al vetro del finestrino, gli occhi chiusi e un’aria soddisfatta. Il tram parte subito. Lungo il tragitto ad ogni scossone la testa dell’uomo che dorme scivola lentamente sul vetro del finestrino fin quasi a cadere, ma all’ultimo istante l’uomo si sveglia, apre gli occhi per un attimo, poi sprofonda di nuovo nel sonno.

Intanto sul primo jumbo-tram la ragazza col collare guarda fuori dai finestrini spazientita. Poi si fa largo tra i passeggeri e si sposta nella parte anteriore della vettura. I suoi movimenti sono resi più difficoltosi dal collare che le stringe la gola.

I due tram si fermano nei pressi dell’officina ATM di via Teodosio. La ragazza col collare scende dal Jumbo, si guarda intorno, sembra cercare qualcuno. Anche l’uomo che dorme è sceso insieme agli altri passeggeri. Ha l’aria stravolta, come se fosse in trance.

I passeggeri entrano nell’edificio e formano un piccolo assembramento in attesa di essere accompagnati ai loro posti. Un altoparlante intima di spegnere i telefoni cellulari.

Dopo un breve lasso di tempo squilla un telefonino. Il suono è penetrante e insistente. Una serie interminabile di squilli, poi la ragazza col collare, che si trova proprio in mezzo agli altri viaggiatori, si accorge della chiamata e risponde.

Ragazza col collare: (La sua voce è amplificata attraverso il radio microfono) Pronto. Sì. Dove sei? Come, dove sono io? (Si guarda intorno) E’ un grande capannone, tipo hangar. No, gli aerei, i tram. E’ pieno di tram. Che ne so, pensavo di trovarti già qui. Ah! Adesso è colpa mia. Ho fatto esattamente come hai detto tu. Sì, ho preso il jumbo a porta Venezia, davanti al monumento. E allora? (La ragazza si sposta tra i binari, cerca di orientarsi) Da che parte? Eh no, adesso non fare il furbo. Pensavo che ... Ma tu hai detto… Però.. Se non mi lasci parlare! Hai detto, quello che ferma davanti al monumento, o no? E poi hai aggiunto, quello lungo. (Silenzio) Sì, lo so, si chiama Jumbo. Esatto, ho preso quello.(Ritorna sui suoi passi) No, erano due. Ti dico che c’erano due jumbo. Sicurissima. Non sono mica scema, l’ho chiesto, prima. Te l’ho detto, erano identici. (Guarda dentro il secondo jumbo e scorge l’uomo che dorme). Aspetta ho visto un tipo. Provo a chiedere. (Si ferma di scatto) Come un taxi, tu non vieni? (Si volta, cerca con gli occhi in tutte le direzioni) Dove lo trovo un taxi, qui? (Sbotta secca una raffica di insulti in una lingua incomprensibile, forse in russo, o polacco, poi chiude la comunicazione).

La ragazza col collare si dirige verso l’uomo che dorme seduto sul tram. Tutto intorno si è fatto completamente buio.

La ragazza col collare: Ehi, senta! Sa quando riparte? (L’uomo sgrana gli occhi svegliato dalla donna) Perché, riparte, no? Altrimenti cosa ci farebbe, lei qui dentro. (Si guarda in giro) Con questo caldo. Sembra d’impazzire.

La ragazza controlla il display del telefonino, lo spegne e lo rimette in borsa. L’uomo si è riaddormentato

La ragazza col collare: Lei dove va? (L’uomo trasale) Perché io ho sbagliato tram. Pensi che dovevo andare nella direzione opposta. Adesso mi tocca tornare indietro. (L’uomo si stropiccia gli occhi) Avevo un appuntamento. La puntualità non è mai stata il mio forte, ma stasera ho battuto il record. (Prende dalla borsetta un pacchetto di sigarette. Ne estrae una). Ha da accendere?

Uomo che dorme: (Sbadiglia, poi si stira) Dove siamo? (Anche la sua voce è amplificata)

La ragazza col collare: Vorrei saperlo anch’io. Era quello che ero venuta a chiederle.

L’uomo che dorme: Devo essermi addormentato.

La ragazza col collare: Ma come fa a dormire in questo posto?

L’uomo che dorme: (La guarda un po’ stralunato e confuso) Dovevo scendere a piazzale Venezia.

La ragazza col collare: Vuol dire, Porta Venezia. Io sono salita lì. (Si mette la sigaretta tra le labbra) Non ha da accendere ?

L’uomo che dorme: Non fumo. (La ragazza va verso lo sportello aperto. Si affaccia, guarda fuori. Intorno, sul piazzale è tutto buio. Sbuffa. Torna indietro) Io dovevo scendere e lei salire. (La donna getta via la sigaretta) Non si agiti. Prima o poi riparte.

La ragazza col collare: Non sono agitata. Solo che avevo un appuntamento e adesso è andato tutto a monte…

L’uomo che dorme: (Sbadiglia) Devo aver dormito parecchio. Non mi ricordo niente.

La ragazza col collare: Neanche di essere arrivato qui in tram?

L’uomo che dorme: Io non prendo mai il tram, (Guarda la ragazza con aria innocente) mi addormento. Preferisco andare in macchina così se capita, accosto. Adesso mi viene anche quando cammino, però lì è più facile, mi siedo su una panchina e chiudo gli occhi. Mi succede sempre più spesso.

La ragazza col collare: Io invece non dormo mai. Dopo l’incidente soffro d’insonnia. Ho provato di tutto. Niente. Ogni tanto vado in clinica. Vado lì e dormo per una settimana. Altrimenti mi saltano i nervi.

L’uomo che dorme: Ha presente i coala? Di notte succhiano una sostanza da un albero. Si ubriacano di quella cosa e poi dormono. Io non sono un coala, però di giorno mi viene un torpore micidiale. Mi manca l’energia, vede? (Gli mostra le mani serrate) Non riesco a stringere neanche i pugni. E quando mi alzo vedo tutto girare. Ho delle immagini sfuocate e confuse. E poi mi si chiudono gli occhi. Se devo rimanere sveglio mi mordo le labbra, oppure mi do i pizzicotti, altrimenti duro venti minuti al massimo.

La ragazza col collare: Ha provato col caffè? (L’uomo che dorme scuote la testa) Fumo, sostanze eccitanti?

L’uomo che dorme: No, sono anemico, ho fatto le analisi. Mi hanno detto che è mancanza di ferro.

La ragazza col collare: Qui dentro si soffoca. Poi c’è pieno di zanzare (ne schiaccia una contro il vetro del finestrino).

L’uomo che dorme: (Sobbalza come spaventato dal gesto della ragazza) Il mio problema sono le energie. La testa mi gira, molto lentamente, come se andassi al rallentatore, anche coi pensieri. Quando sono proprio scarico mi cedono i nervi, divento irascibile. Capisce allora che devo stare attento a tutto. Ad esempio thè, caffè, cioccolata, li ho eliminati. Non fanno fissare il ferro. Invece ci vuole la carne, bistecche al sangue e fegato. Una volta mettevano i chiodi nelle mele, ma non funziona. La cosa migliore è la carne rossa, mangiare tanta carne! (Osserva sul vetro la zanzara ferita dalla ragazza. Ha un sorriso ingenuo) Ha visto? Si è ripresa!

La ragazza col collare: Cosa?

L’uomo che dorme: (Con flebile entusiasmo) La zanzara. Si è ripresa.

La ragazza col collare: Come, dov’è? Fa vedere.

L’uomo che dorme: No, la lasci stare.

La ragazza col collare: Ormai devo finirla, è mezza morta.

L’uomo che dorme: No, la prego, senno mi sento responsabile.

La ragazza col collare: Non sia stupido.

L’uomo che dorme: Non lo faccia!

La ragazza col collare: Mi prendo io tutta la responsabilità. (Dà un colpo secco e spiaccica la zanzara sul vetro). Odio le zanzare. (Ne colpisce un’altra, si forma una chiazza di sangue sul finestrino).

L’uomo che dorme: Perché, cosa le hanno fatto. Hanno solo fame.

La ragazza col collare: Però vengono a succhiare il mio di sangue.

(La ragazza si pulisce le dita con un fazzoletto di carta).

L’uomo che dorme: E’ straniera?

La ragazza col collare: Sì, perché?

L’uomo che dorme: Ha un accento … molto particolare.

La ragazza col collare: Lo ha notato? E com’è?

L’uomo che dorme: Aspro, ma anche dolce. Molto musicale.

La ragazza col collare: Sono di Poznan, Polonia.

L’uomo che dorme: Ah, la regione dei laghi!

La ragazza col collare: Non proprio. E’ un po’ più a sud. Ma i laghi ci sono lo stesso.

L’uomo che dorme: Ne ho sentito parlare. Boschi, acqua, aria pulita ..

La ragazza col collare: … e zanzare, lì c’è pieno di zanzare.

(La ragazza cerca di sistemarsi il collare. L’uomo la osserva in silenzio).

L’uomo che dorme: Che le è successo?

La ragazza col collare: Come?

L’uomo che dorme: Al collo, dico. Perché porta quel collare?

La ragazza col collare: Incidente d’auto. Ho sfondato il vetro del parabrezza. Mi sono anche tagliata.

L’uomo che dorme: Con questo caldo deve essere fastidioso.

La ragazza col collare: La cosa peggiore è il prurito. Adesso, ad esempio, è pazzesco.

L’uomo che dorme: Quando fa così vuol dire che sta guarendo.

La ragazza col collare: Ho paura che si riapra la ferita.

L’uomo che dorme: Ha perso molto sangue?

La ragazza col collare: Ero mezza morta. (Schiaccia un’altra zanzara sul vetro) Ma c’è pieno! Questo posto è pieno di zanzare. (Si muove guardandosi intorno) Ha notato quante sono?

L’uomo che dorme: E’ l’ora in cui si svegliano.

La ragazza col collare: Ogni anno è peggio. (Si appoggia con la schiena a una barra metallica reggi persona, poi butta indietro i capelli con gesto deciso) Dicono che le tolgono di mezzo, poi invece ce n’è più di prima.

L’uomo che dorme: Perché ce l’ha tanto con le zanzare? Per una che viene dalla regione dei laghi…

La ragazza col collare: Cosa c’entra?

L’uomo che dorme: Dovrebbe essere abituata.

La ragazza col collare: Le ho detto che non le sopporto.

L’uomo col collare: Si metta al loro posto. Lei è una donna molto … (Chiude gli occhi e aspira profondamente con il naso) attraente. Pelle delicata, sangue dolce.

La ragazza col collare: (Aggressiva) Ma è scemo o lo fa?

L’uomo che dorme: Infondo le zanzare sono creature sensibili come noi. Solo un po’ più piccole. (La guarda con occhi spiritati squadrandola dall’alto verso il basso) Lei ha fede?

La ragazza col collare: In che senso?

L’uomo che dorme: Dico, crede che ci sia qualcosa, dopo?

La ragazza col collare: Non so, perché me lo chiede?

L’uomo che dorme: Dal tipo che è lei, non mi sembra credente.

La ragazza col collare: (Lo studia con attenzione) Non sarà mica un prete?

L’uomo che dorme: No, perché?

La ragazza col collare: Parla come un prete.

L’uomo che dorme: Dicevo solo così, tanto per dire.

La ragazza col collare: Ci sono due generi di persone che non sopporto, i venditori e i preti.

L’uomo che dorme: (A occhi bassi) Però, io ci credo.

La ragazza col collare: A cosa?

L’uomo che dorme: Dio, per esempio. (Ha una strana luce nello sguardo) Qualcuno avrà pure messo insieme le cose del mondo. Altrimenti che senso può avere il fatto di essere qui, io e lei su questo tram.

La ragazza col collare: Dio o non dio, le cose vanno avanti uguale. Siamo qui e basta. Perché tante domande. (Si gira risoluta e gli mostra l’allacciatura del tutore nascosta dai capelli) Se mi aiuta mi tolgo il collare. Ho un prurito pazzesco.

L’uomo che dorme: Lasci, so come fare. (Le slaccia il collare con abilità)

La ragazza col collare: Ah, lei è un dottore!

L’uomo che dorme: No, ma ho portato anch’io il collare. (arrossisce) Per quaranta giorni.

La donna col collare vede che l’uomo indugia quando nota che sotto il collare c’è una lunga ferita.

La donna col collare: Le fa impressione?

L’uomo che dorme: Al contrario. Nonostante abbia una certa esperienza, mi emoziono sempre.

La ragazza col collare: Vede qui? (Si scopre la pancia all’altezza dell’ombelico)

L’uomo che dorme: Cos’è?

La ragazza col collare: Un’ematoma. (Mette una gamba sul sedile del tram per mostrargli meglio la macchia di sangue scuro che ha sul ventre)

L’uomo che dorme: (La osserva da vicino) Sulla pancia? Come se l’è fatto?

La ragazza col collare: Una puntura anticoagulante. E’ per via dell’emorragia.

L’uomo che dorme: Impressionante.

La ragazza col collare: Sì, fa una certa impressione. Usano un siringone così, e poi ti sparano dentro l’ago nella pancia.

L’uomo che dorme: Dentro quanto?

La ragazza col collare: Non so, non ho guardato.

L’uomo che dorme: E’ un cerchio perfetto. Nitido. Viola e azzurro.

La ragazza col collare: Mi fa ancora male.

L’uomo che dorme: Questo puntino rosso è il segno dell’ago?

La ragazza col collare: Credo di sì. Subito non c’era niente. Dopo un po’ è comparso un alone rosa, ma poi cambia di colore. Ora è sul verde.

L’uomo che dorme: E’ magnifico sembra … un pianeta.

La ragazza col collare si ricopre la pancia, scende dal sedile e si avvicina all’uomo con aria seduttiva.

La ragazza col collare: Ha visto la ferita? (Gli mostra il collo scostando i capelli) Ventisei punti. Praticamente ero aperta in due.

L’uomo che dorme: E’ bellissima. (La ragazza lo guarda confusa) La ferita, dico. Ha un ottimo aspetto.

La ragazza col collare: (Provocante) Crede che possa lasciarla così, tutta nuda?

L’uomo che dorme: Volevo proporglielo…

La ragazza col collare: Non sarà troppo sfacciata?

L’uomo che dorme: Starà benissimo.

La ragazza col collare: (Languida) E’ ancora fresca.

L’uomo esita, poi si avvicina eccitato.

L’uomo che dorme: Posso aprirla?

La ragazza col collare non risponde, rimane immobile con gli occhi chiusi. L’uomo alza le braccia sopra il capo come si preparasse a una funzione religiosa, poi sfiora con le mani il collo della ragazza. La donna geme aggrappata alle barre orizzontali della vettura.

L’uomo che dorme: (Analizza lo squarcio in tutta la sua lunghezza) Ventisei punti di sutura. Sembra un ricamo. (Aspira profondamente annusando la ferita) Odora di acqua ossigenata.

La ragazza col collare: (All’improvviso in preda all’esaltazione, urlando) Strappali, strappali! Voglio che mi strappi via quei maledetti punti.

L’uomo che dorme: Aspetta, non avere fretta!

La ragazza col collare: Non resisto. Ti prego, aprila tutta!

L’uomo che dorme: Piano, stai ferma.

La ragazza col collare: E’ bellissimo. Oh, come soffro!

L’uomo che dorme: Sanguini.

La ragazza col collare: Ti sporcherai tutto.

L’uomo che dorme: Oh, non importa.

La ragazza col collare: Sento le tue dita!

L’uomo che dorme: Hai la carne così tenera.

La ragazza col collare: Mi stai facendo impazzire.

L’uomo che dorme: Pulsa.

La ragazza col collare: Ho il cuore a mille.

L’uomo che dorme: E’ qui. Lo sento battere.

La ragazza col collare : Sono tutta tua.

L’uomo che dorme: Lo so. Lo so. (Con un filo di voce) E’ bellissima. Bellissima, bellissima. (Si rialza, è pallido in volto).

La ragazza col collare: Cosa succede?

L’uomo che dorme: Fa caldo qui dentro. (Si asciuga il sudore dalla fronte e sotto le ascelle)

La ragazza col collare: Ti sei già stancato di me?

L’uomo che dorme: Ho bisogno di respirare. (L’uomo boccheggia) Mi gira la testa.

La ragazza col collare: Ci vorrebbe qualcosa di fresco.

L’uomo che dorme: (Leccandosi le dita sporche di sangue) Sì, qualcosa di fresco.

La ragazza col collare nota una zanzara contro il vetro e la schiaccia.

La ragazza col collare: Loro non soffrono il caldo. E poi, di sete non muoiono. Almeno finché siamo qui noi.

L’uomo che dorme si siede in silenzio. Dal taschino prende un paio di occhiali con le lenti nere, bombate e la montatura d’argento. Ha un aspetto sinistro. Guarda fuori dal finestrino. La ragazza col collare si avvicina e gli accarezza la testa.

L’uomo che dorme: Ti è mai capitato di andare, sul fiume? C’è un posto dove vado sempre. E’ un barcone, proprio sulla riva, dove fanno dei cocktail favolosi. Verso sera il posto si anima. Vanno tutti lì per l’aperitivo.

La ragazza col collare: A quell’ora ci sarà pieno di zanzare, (L’uomo sorride).

L’uomo che dorme: Quando il sole comincia a calare arrivano a migliaia, all’improvviso. Sono attirate dalle luci. Ma è soprattutto il profumo della pelle che le fa impazzire. (Emette uno strano sibilo dalla bocca) Dovresti vedere, è uno spettacolo. Io lo chiamo l’happy hour delle zanzare. Niente a che vedere con la Regione dei Laghi, quella dev’essere un paradiso, vero? Ma è lo stesso, l’importante è che ci sia da bere (si lecca le labbra con voluttà).

La ragazza col collare: (Fa un mezzo giro su se stessa e si dondola aggrappata alla sbarra reggi persone) A te pungono? (L’uomo la guarda e non risponde) Perché sembra che non te ne frega niente. Io non ci andrei mai a farmi l’aperitivo in un posto del genere (Si avvicina al finestrino scrutando la superficie del vetro. Spiaccica una zanzara. Ora il vetro è tutto chiazzato di sangue). Che schifo! (Si guarda le mani) Lo vedi, sono loro a farsi l’aperitivo con il nostro sangue. (Cerca con lo sguardo a mezz’aria se ci sono altre zanzare).

L’uomo che dorme: (Si asciuga il sudore dalla fronte) Oh, ne abbiamo tanto. (Vede una zanzara passargli davanti al naso) E a loro ne basta così poco.

La ragazza col collare: Non è vero. Sono femmine. Non sono mai sazie.

L’uomo che dorme: Femmine? (La guarda intensamente) Solo femmine? Ne sei sicura?

La ragazza col collare: Sì.

L’uomo che dorme: Per saperlo dovresti essere una zanzara. (L’uomo si alza e si avvicina minaccioso alla ragazza che è tornata a dondolarsi appesa alle maniglie) Sei una zanzara forse? (La voce s’impenna andandogli in falsetto) Eh? (Isterico) Sei una zanzara? Una zanzara?

Milano, 23 giugno 2000

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