Her Biedermann e gli incendiari

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radiodramma

di MAX FRISCH

Titolo originale dell'opera

« Herr Biedermann Und Die Brandstifter »

Traduzione  Di Aloisio  Rendi

(da  IL DRAMMA - 36° anno - n. 287-288 - Agosto-Settembre 1960

LE PERSONE

L'AUTORE

HERR BIEDERMANN

ANNA domestica di casa Biedermann

SEPP SCHMITZ

FRAU BIEDERMANN

WILLI EISENRING

L'autore        — Signore, signori... una parola... Herr Biedermann, l'eroe della nostra inverosimile storia, è già di là, nella stanza accanto, che aspetta. Io di qui lo vedo attraverso il vetro, ma lui non può sen­tirmi... Voi tutti, carissimi, conoscete Herr Bieder­mann, anche se probabilmente sotto altro nome. Ciò che lo contraddistingue, a parte una simpatica man­canza di tratti caratteristici, è la sua splendida salute, in virtù della quale egli è destinato a sopravvivere alle peggiori catastrofi. Il suo modo di vestire, im­peccabile, ricorda un manichino in vetrina. Lo ve­diamo dotato di due guance rubiconde, che rendono difficile valutarne l'età, e d'un cranio riconoscibile a distanza, grazie al tipico riverbero della calvizie; cal­vizie che egli non può nascondersi, ma della quale preferirebbe non si parlasse tanto in pubblico. Motivi d'affari... Herr Biedermann infatti, come vedremo, commercia in lozioni per capelli. Ora, verosimilmente, appena lo avrò invitato a questo microfono, Herr Biedermann professerà la sua innocenza. D'altro canto, io  non voglio assolutamente prevenire né influenzare il   vostro  giudizio personale su di lui;  tengo  solo  a precisare   (finché  siamo tra noi)   che ho  scelto  una catastrofe immaginaria, e cioè l'incendio di Seldwyla, nel deliberato intento di evitare ai nostri dilettissimi ascoltatori il benché minimo turbamento e la benché minima  animosità  personale.   (Bussa  al  vetro)   Herr Biedermann!   (Torna   al   microfono)   Viene   subito... Dimenticavo: Seldwyla, badate, non è più la idillica cittadina  dipinta dal  nostro  Gottfried  Keller;  ormai è diventata  un moderno  centro  urbano,  con tutti  i requisiti del caso: cinematografi, filobus, stadio, vigili, fognature, festivals teatrali, problemi  di parcheggio, a via dicendo. 

(Biedermann entra nella sala di trasmissione)

Eccolo qua! Ho l'onore, Herr Biedermann, di presentarmi: io sono il Suo autore.

Biedermann   — Buona sera.

L'autore        — Per il momento i nostri ascoltatori sanno soltanto che si tratta dell'incendio di Seldwyla: non ho ancora detto che lei, Gottlieb Biedermann, è l'individuo che ha reso possibile la nostra catastrofe.

Biedermann   — Signore, la prego!

L'autore        — Non ho mica detto che Lei è respon­sabile di questa catastrofe, Herr Biedermann. Nem­meno per sogno! Ho detto solo che lei la ha, se così posso esprimermi, resa possibile.

Biedermann   — Che cosa si vuole da me?

L'autore        — Vorremmo fare la sua conoscenza, Herr Biedermann.

Biedermann   — E perché?

L'autore        — Lei, tra i contemporanei, è una figura di rilievo, Herr Biedermann: io penso che senza di lei la storia del mondo avrebbe forse preso un'altra piega...

Biedermann   — Sono innocente.

L'AUTORE     — Naturale, Herr Biedermann, naturale!

Biedermann   — E allora...

L'autore        — Lei è assolutamente libero di dire quel che pensa.

Biedermann   — Non ammetto che si cerchi di ad­dossarmi la responsabilità...

L'autore        — Ma chi vuole addossargliela?... Lei si sbaglia, Herr Biedermann. Anzi, se adesso siamo da­vanti a questo microfono è proprio per far sì che il nostro pubblico la comprenda e la rispetti, Gottlieb Biedermann. Come potremmo ricostruire una nuova Seldwyla, senza di lei? Bisogna che anche per quel che riguarda l'ultima serata prima del grande incendio — ricorda? quella deliziosa cena a base di oca e vino di Borgogna — Sissignore, bisogna che anche in quella circostanza i nostri ascoltatori abbiano la sensazione:

« Che cara e brava persona questo Biedermann, vera­mente un cuore d'oro ». Insomma, la sensazione che, in coscienza, anche loro si sarebbero comportati nello stesso modo. Solo allora avremo capito che Bieder­mann era innocente: in definitiva fa quel che fac­ciamo tutti. E solo allora, quando non vi sarà più questione di responsabilità, saremo disposti a dimen­ticare come si è giunti a questa catastrofe (qui, a Seldwyla)  e pronti per la prossima.  (Suona il gong)

Biedermann siede davanti al camino e legge il gior­nale, che dà notizia di nuove gesta degli incendiari; sta fumando il suo sigaro della sera, un Bajanos; Anna, la cameriera, entra a disturbare.

Anna                 — Herr Biedermann!

Biedermann   — Che c'è, adesso?

Anna                 — C'è uno che vorrebbe parlarle.

Biedermann   — A quest'ora?

Anna                 — Gli ho già detto che passi domani in uffi­cio. Ma lui dice che non servirebbe: non ha bisogno di lozione per capelli.

Biedermann   — E di che ha bisogno allora?

Anna                 — Mi ha chiesto se lei crede in Dio.

Biedermann   — Senta, Anna, vede che sto leg­gendo il giornale...

Anna                 — Afferma di conoscerla.

Biedermann   — Per l'amor del cielo, se vende opu­scoli religiosi, ne compri uno: io non ho niente con­tro Gesù Cristo, lei lo sa bene, Anna, solo che desi­dero esser lasciato un momento in pace...

Anna                 — Lo so, Herr Biedermann.

Biedermann   — Non sono in casa. (Stappa la bot­tiglia).

Anna                 — Non deve prendersela con me, Herr Bie­dermann, ma non me la sento proprio di metterlo alla porta.

Biedermann   — E perché?

Anna                 — E' molto grande, Herr Biedermann, e molto robusto. Vedrà anche lei...

(Squilla il telefono)

Biedermann   — Lo faccia aspettare nell'ingresso.

(Anna esce; Biedermann stacca il ricevitore)

Biedermann   — Lo so,  Herr Knechtling.  Prego? Ma se ha ricevuto la mia lettera, che altro c'è da aggiungere? Io l'ho licenziata, come è mio buon diritto.  Il fatto che lei  abbia moglie e  tre  figli, Herr Knechtling, è affar suo. Cosa dire? Ingiu­stizia? Io? Non permetto che mi si parli in que­sto tono, caro lei, sia detto una volta per tutte: io non commetto ingiustizie! Prego.

(Biedermann riat­tacca il ricevitore; nel frattempo è apparso sulla so­glia Schmitz)

Avevo detto alla cameriera di farla aspettare nell'ingresso!

Schmitz           — Già!

Biedermann   — Lei entra così?

Schmitz           — Mi scusi, Herr Biedermann...

Biedermann   — Senza nemmeno bussare?

Schmitz           — Il mio nome è Schmitz.

Biedermann   — Molto lieto, ma...

Schmitz           — I signori si spaventano sempre quando entro per la prima volta in casa loro.

Biedermann   — Appunto...

Schmitz           — Ma lei non deve temere, Herr Bieder­mann: non sono un vagabondo. Di professione fac­cio il pugile.

Biedermann   — Il pugile.

Schmitz           — Sì, facevo...

Biedermann   — E adesso?

Schmitz           — Non cerco mica lavoro da lei, Herr Biedermann, per carità...  Solo che, siccome fuori piove ed io non ho un soldo; ho pensato... Sa, è la prima volta che vengo a Seldwyla. Quant'è pulita! non vedi un'ombra di sudicio, a girarla tutta... Ah, un'altra città come Seldwyla non esiste sulla faccia della terra, glielo dico io...

Biedermann   — Già, già, eh già...

Schmitz           — E si figuri se ne ho visto, di mondo, girando col circo! Un mondo inumano, Herr Bieder­mann! Vede: il semplice fatto che lei stia a sentire un tir» come me, invece di pigliarmi per il colletto e sbattermi fuori della porta... è proprio questo che vado cercando: un po' di umanità!

Biedermann   — Eh già...

Schmitz           — Sa, appena un tipo come me entra in una   casa  -   uno  senza   cravatta,   figuriamoci   un po'! - corrono subito a chiamare la polizia! Potrei raccontargliene di belle!

Biedermann   — Non ne dubito.

Schmitz           — C'è tanta diffidenza a questo mondo!

Biedermann   — Per farla breve, amico mio: lei che cosa vuole?

Schmitz           — Il mio nome è Schmitz.

Biedermann   — Me l'ha già detto, sì, molto lieto. Vuole un pezzo di pane?

Schmitz           — Già. meglio che niente...

Biedermann   — O un bicchiere di vino?

Schmitz           — Perché no?

Biedermann   — Anna!

Schmitz           — Ma solo se non disturbo, Herr Bieder­mann. Non vorrei...

(Entra Anna)

Anna                 — Ha chiamato?

Biedermann   — Porti un altro bicchiere, Anna.

Anna                 — Un bicchiere?

Schmitz           — E, se non crea complicazioni, signo­rina, anche un pezzo di pane, oppure ciò che ha sottomano: un pezzo di burro, carne fredda o, che so io? dei cetriolini. Senza complimenti! Solo quel che ha sottomano.

Anna                 — Benissimo.

(Anna esce)

Schmitz           — Sa, ho fame.

Biedermann   — Si sieda.

Schmitz           — Di che cosa stavamo parlando?

Biedermann   — Della diffidenza che c'è al giorno d'oggi. A dir la verità, non è una cosa che mi sor­prenda. Non si posson più leggere i giornali: oggi, di nuovo, mezza città in fiamme. Guardi qua! Non si parla che di incendiari. Guardi, guardi un po' queste fotografie!

Schmitz           — Ma Seldwyla ha dei buoni pompieri?

Biedermann   — Voglio sperarlo, amico mio.

Schmitz           — Con automezzi rossi e sirene che fanno gelare il sangue, tutto in ottone, tutto a posto, ben lucidato, eh già, capisco, una faccenda un po' co­stosa ma indispensabile... al giorno d'oggi. Non c'è più fede in Dio, ecco il punto.

Biedermann   — Ma perché non si accomoda?

Schmitz           — Grazie mille.

(Si siedono; Biedermann riempie i bicchieri)

Schmitz           — Lei crede in Dio?

Biedermann   — Perché?

Schmitz           — Non si preoccupi, Herr Biedermann, non ho nessuna intenzione di chiederle un letto. Io non dormo mai a letto. Non è nemmeno il caso di parlarne. Un posticino sul pavimento, mi basta e m'avanza, creda a me.

Biedermann   — Prosit!

Schmitz           — Prosit! (fa schioccare la bocca).

Biedermann   — Beaujolais.

Schmitz           — Ah, niente male... e con un fuoco come questo nel camino. Potrei starlo a guardare per delle ore, il fuoco, quando scoppietta così, e balla sui cioc­chi. Non c'è niente di più piacevole! E quando poi, all'improvviso tutto si sbriciola e, sccc, uno spruzzo di scintille...

Biedermann   — Il Beaujolais dovrebbe essere un po' più tiepido.

Schmitz           — Sa, mio padre era carbonaio. Per que­sto, mi piace tanto il fuoco... ricordi d'infanzia... e non mi stanco mai di guardarlo.

Biedermann   — Lei crede in Dio?

Schmitz           — Io?

Biedermann   — Sì.

Schmitz           — Non se l'abbia a male, Herr Biedermann... ma mi riesce un po' difficile.

Biedermann   — E perché mai?

Schmitz           — Beh, ecco... non so... Il diluvio, per esempio, si fa aspettare tanto, che finisce che a uno gli vengono i dubbi. E anche le guerre mondiali, sa, non trovo che siano 'sta gran consolazione... Ba­sta guardare quelli che sopravvivono! Non è un la­voro finito, insomma; non è un lavoro da Padre­terno, trovo io. Lei non trova?

Biedermann   — Mah, devo dire...

Schmitz           — E ci ride!

Biedermann   — Lei ha un tale modo d'esprimersi, amico mio...

Schmitz           — Non se la prenda, Herr Biedermann. Per quel che mi riguarda, lei non è mica obbligato a credere in Dio. Il più della gente, oggi, crede nei pompieri.

(Rientra Anna)

Ecco qua!

Anna                 — Carne fredda purtroppo non ne abbiamo.

Schmitz           — Ma basta anche questo, signorina, ba­sta anche questo. Formaggio e salsiccia! Ha dimen­ticato solo la senape.

Anna                 — Mi scusi.

Schmitz           — Ma solo se ne hanno in casa, signo­rina...

(Anna esce di nuovo)

Biedermann   — Lei mi conosce, a quanto dice?

Schmitz           — Per così dire.

Biedermann   — In che senso?

Schmitz           — Nel senso migliore, Herr Biedermann, solo nel senso migliore. Ieri sera alla sua simpatica tavolata in trattoria, lei non mi ha notato nemmeno, lo so; era troppo acceso e infervorato. E aveva ra­gione! Un mondo inumano: questa è la verità! Bi­sognerebbe impiccarli tutti, diceva lei, questi incen­diarii Lei è un uomo che non può sopportare l'in­giustizia nel mondo, l'ho capito subito, Herr Bie­dermann. Lei ha ancora degli ideali. Tutta la trat­toria stava a sentirla, e approvava... Ed io tra me e me pensavo:   « Uomini come questo, ecco di che cosa abbiamo bisogno! ».

Biedermann   — Già, già, certamente, ma...

Schmitz           — Niente ma, Herr Biedermann, lei ha degli ideali, lei crede ancora alla bontà in se stesso... non è così?

Biedermann   — Certo...

Schmitz           — Altrimenti non mi avrebbe offerto pane e vino, Herr Biedermann, cosa dico? burro, formag­gio, cetriolini! Pensare che sono la mia passione, i cetriolini!

Biedermann   — Ma allora ne prenda, ne prenda!

Schmitz           — E' che lei sa ancora che cosa è la giu­stizia. Non mi sono sbagliato, Herr Biedermann, lei è un uomo che osa ancora avere una coscienza...

(Squilla il telefono)

Biedermann   — Permette?

Schmitz           — Ma prego.

(Biedermann al telefono)

Biedermann   — Biedermann. No, mia moglie non è in casa. Chi è che parla? Se singhiozza a questo modo, signora Knechtling, non capisco una parola. Su questo non posso risponderle, signora, ho qui un ospite che non vorrei infastidire con discorsi d'affari.

Schmitz           — Forse è meglio che...

Biedermann   — Prego, non si scomodi. Stavo par­lando col mio ospite, signora. Mi rendo conto che lei non sia tranquilla, signora Knechtling, se suo marito parla di aprire il rubinetto del gas, me ne rendo perfettamente conto... Perché vuol parlare con mia moglie? Perché mia moglie è in vacanza, chiaro? Per lo meno fino a mercoledì. Prego, si­gnora, prego! (Depone il microfono) Di che cosa stavamo parlando?

Schmitz           — Del solaio, mi pare.

Biedermann   — Prende ancora un bicchiere?

Schmitz           — Stavo appunto pensando che forse darei meno fastidio, se dormo di sopra sul piancito. Ma non vorrei sembrarle invadente, Herr Biedermann, non vorrei abusare della sua bontà. Pensavo solo che siccome fuori piove a rovesci...

(Biedermann, senza pronunziarsi, riempie i bicchieri)

Biedermann   — Ha detto che suo padre era car­bonaio?

Schmitz           — Sì.

Biedermann   — Un'infanzia dura, suppongo, in mezzo ai boschi.

Schmitz           — Lo può dir forte.

Biedermann   — Ora sì che il Beaujolais è alla tem­peratura giusta.

(Entra Anna)

Schmitz           — Ah, la senape. Grazie mille, signorina.

Anna                 — Prego.

(Anna esce di nuovo)

Schmitz           — Eh già, Herr Biedermann, se penso alla mia infanzia...

L'autore           — E qui, cari ascoltatori, saltiamo un pezzo. Una infanzia nei boschi, la dura giovinezza di un piccolo carbonaio, che poi diventa lottatore e gira per il mondo con un circo finché arriva a Seldwyla, sarebbe l'unico brano poetico nella nostra tra­smissione, ma in primo luogo questa storia durerebbe, da sola, un'ora buona, e in secondo luogo (cosa di cui solo Biedermann non si accorge) son tutte balle. Adesso invece ascolterete i due che, scolata una se­conda bottiglia, sono saliti in solaio.

Biedermann   (sussurrato) — Ecco, mi pare che sia­mo a posto.

Schmitz           — Voleva ancora chiedermi qualcosa?

Biedermann   — Purché non abbia freddo!

Schmitz           — Non si preoccupi.

Biedermann   — Da qualche parte ci deve essere una pelle di capra, se non mi sbaglio, e perfino un vecchio sofà. Prenda pure quel che le serve.

Schmitz           — Non si preoccupi.

Biedermann   — Mi dispiace proprio che lei non voglia un letto vero, caro amico... Bah, d'altra parte sarebbe proibito...

Schmitz           — E che gliene importa alla polizia?

Biedermann   —  Ssst!

Schmitz           — Vengano pure, se han voglia di pren­dere dei cazzotti!

Biedermann   — Ssst!

Schmitz           — Che cos'è che mi voleva ancora chie­dere?

Biedermann   — Temo che la  mia  domanda  le sembri un po' meschina, caro Schmitz, al giorno d'oggi, un po' borghese... Non si offenda, per fa­vore, ma io volevo chiederle semplicemente questo: lei non è mica un incendiario?

Schmitz           (ride) —  Herr Biedermann!

Biedermann   — Ssst!  (Bisbigliando) Adesso basta, per cortesia, sennò svegliamo la domestica... Buona notte!

Schmitz           — Buona notte a lei, Herr Biedermann.

L'autore           — La mattina dopo, quando Biedermann si sveglia dal sonno che gli procurano i sonniferi, scopre non senza sollievo che nel frattempo, a di­spetto dei suoi torbidi sogni, non è successo nulla: casa sua e l'intera città, guarda caso, sono ancora in piedi! Nessuna traccia di incendio doloso. Ciononpertanto il galantuomo ha deciso di mettere alla porta il suo strano ospite... col massimo garbo, beninteso, in modo che non possa assolutamente sentirsi umi­liato.

Biedermann   — Come ha dormito, poi?

Schmitz           — Non c'è male, grazie. E lei?

Biedermann   — Penso che avrà da fare parecchia strada oggi, caro Schmitz, perciò ha bisogno di una buona colazione. Si serva, si serva! Prende un uovo alla coque?

Schmitz           — Due.

Biedermann   — Anna!

Schmitz           — Vede, Herr Biedermann, mi sento già come a casa mia...

(Entra Anna)

Biedermann   — Anna, un altro uovo alla coque!

Anna                 — Va bene.

Schmitz           — Tre minuti e mezzo, signorina, come massimo.

(Anna esce)

Biedermann   — Caro Schmitz...

Schmitz           — Non avrei dovuto dirlo!

Biedermann   — Che cosa?

Schmitz           — Questo dei tre minuti e mezzo. La si­gnorina mi ha guardato in un modo, mamma mia! Alle volte ho perfino la sensazione che sia infasti­dita della mia presenza... magari preferirebbe cac­ciarmi fuori sotto la pioggia.

Biedermann   — Non si preoccupi di Anna!

Schmitz           — E' che non vorrei esser di peso.

Biedermann   — Ascolti, Herr Schmitz...

Schmitz           — Mi chiami semplicemente Sepp.

Biedermann   — Parliamoci con la massima since­rità, Herr Schmitz; lei sa che non sono un borghesuccio e la cameriera può pensare quello che vuole, ma... Guardi, qui c'è del formaggio, prenda pure, e qui c'è il burro!

Schmitz           — E lei cosa pensa?

Biedermann   — Anna ha paura che lei sia un in­cendiario! Naturalmente le rio riso in faccia! D'altra parte, lei deve capirmi - ecco la marmellata - io non ho la minima intenzione di offenderla, caro Schmitz...

Schmtz             — Vorrebbe che me ne andassi fuori dai piedi...

Biedermann   — Non la metterei in questi termini!

Schmitz           — E come la metterebbe?

Biedermann   — Adesso  non  deve  pensare,  caro amico, che anch'io la prenda per un incendiario! Non mi passa nemmeno per la  testa,  mi  creda. D'altra parte... non che finora abbia di che lamen­tarmi per il suo comportamento, tutt'altro...

Schimtz           — Faccio rumore quando mangio, lo so.

Biedermann   — Ma per carità!

Schmitz           — Un tipo che sbatte la bocca... può dirlo apertamente, Herr Biedermann, le dò ai nervi. Già all'orfanotrofio me lo dicevano sempre:   Schmitz, non sbattere la bocca! In questo modo mi precludo qualsiasi rapporto umano, lo so.

Biedermann   — Ma che assurdità!

Schmitz           — Dove vuole che uno come me abbia ricevuto un'educazione? Capanna di carbonaio, or­fanotrofio, circo... non è corretto neanche intingere i panini nel caffè, lo so, il mio amico Willi me lo ha detto mille volte: non potrò mai avere dei rap­porti con gente per bene...

Biedermann   — Ma questo lo dice lei!

Schmitz           — Eh no, purtroppo, Herr Biedermann. Lei è veramente una persona di cuore, ma è chiaro che tutto ha un limite, per quanto uno voglia es­sere umano; e non mi sento certo di rimproverarla, se adesso mi manda via con questo diluvio. Lei ha le migliori intenzioni, Herr Biedermann, ma che può farci lei se non ho un minimo di maniere?

Biedermann   — Ma caro signore!

Schmitz           — Son cose che si imparano da bambini...

Biedermann   — Ma chi lo dice?

Schmitz           — Altrimenti si resta dei tonti.

Biedermann   — Per l'amor del cielo!

Schmitz           — Sapesse che tristezza...

Biedermann   — Lei mi rende difficile...

Schmitz           — Mi è mancata la mamma, questo è; ca­pisce Herr Biedermann:   la mamma.  (ha un groppo alla gola).

Biedermann   — Ma via, Sepp!

Schmitz           — Lo so, Herr Biedermann, è proprio per questo che lei mi scaccia...

Biedermann   — Non mi fraintenda, per carità!

Schmitz           — Invece la capisco benissimo. Un tipo che fa rumore quando mangia...

Biedermann   — Ma chi le ha detto che voglio man­darla via?

L'autore           — Dopo di che, gentili ascoltatori, non accadde più nulla di rimarchevole per due o tre giorni, cioè fino al ritorno della signora Biedermann. E' mezzanotte. Per non mettere in apprensione la mo­glie, che è già così nervosa per conto suo, Herr Bieder­mann ha preso una doppia dose di sonnifero e si è guardato bene dal far parola dell'ospite alloggiato in solaio.

La Signora B. — Gottlieb! Hai sentito?

(Biedermann russa)

Gottlieb!

Biedermann   — Eh?

La Signora B. — C'è un ladro, Gottlieb, un ladro!

Biedermann   — Ma figurati... (Ricomincia a rus­sare. Lei lo scuote di nuovo) Insomma, che hai?

La Signora B. — Gottlieb... c'è qualcuno che sta tossendo.

Biedermann   — E tu lascialo tossire.

La Signora B. — Ma è nel nostro solaio.

(Si sente tossire da lontano)

Eccolo di nuovo! Non hai sen­tito nemmeno adesso?

Biedermann   — Ma naturale che c'è qualcuno in solaio! Lo so da un pezzo...

La Signora B. — Cosa sai da un pezzo?

Biedermann   — Non puoi mica proibirgli di tos­sire...

(Si sente di nuovo tossire)

La Signora B. — Ma chi è?

(Biedermann ha già ripreso a russare)

Gottlieb!

L'autore           — Neanche la mattina seguente la si­gnora Biedermann mostra alcuna comprensione per il senso d'ospitalità del marito, quantunque non sia accaduto assolutamente nulla. Casa loro e l'intera città, guarda combinazione, sono ancora in piedi! Di incendi dolosi, non se ne parla proprio. Ciò non impedisce alla signora Biedermann di stare in agi­tazione. La sua esigenza di fare del bene è più blanda di quella del marito, di modo che le riesce tanto più facile essere ragionevole.

Biedermann   (gargarizza, poi con violenza) — Non è un incendiario!

La Signora B. — Come lo sai?

Biedermann   — Gliel'ho chiesto!

(Pausa)

La Signora B. — Perché non lo hai messo nello stanzino, almeno?

Biedermann   — Quale stanzino?

La Signora B. — Quello di sotto, accanto al la­vatoio.

Biedermann   — Lui voleva il solaio.

La Signora B. — Lo vedi!

Biedermann   — E che vuol dire? Se fosse un vero incendiario, credi che si comporterebbe in maniera così sospetta? E poi, quanto allo stanzino, non ti ricordi che già una volta abbiamo dovuto pagare una multa perché ci dormiva la donna di servizio? lo sai benissimo, Babette: non è assolutamente permesso dormire in quello stanzino!

La Signora B. — Già, e nel solaio?

Biedermann   — Neanche lì, grazie! Queste male­dette inferenze, io l'ho sempre detto, questa mania dello statalismo, rutto ci viene imposto dall'alto, pi­gioni, parafulmini, tutto... Non ci mancava che questo: uno non è più libero di fare quel che vuole nemmeno in casa sua! (Sbatte giù quel che ha in mano) Non tollero che mi si proibiscano i miei im­pulsi umanitari.

La Signora B. — Come si chiama?

(Biedermann si insapona le mani)

Biedermann   — A parte il fatto che, se permetti mia cara ho ben altre preoccupazioni:  ti ho detto che alle dieci devo essere dall'avvocato.

La Signora B. — Per che cosa?

Biedermann   — Per Knechtling.                              

La Signora B. — Di', perché lo hai licenziato?

Biedermann   — Semplicissimo: perché non ho più; bisogno di lui.

La Signora B. — Ma eri sempre così soddisfatto del suo lavoro.

Biedermann   — Già, ed è proprio questo che lui adesso vuole sfruttare. (Si lava le mani) Bella gra­titudine! Per quattordici anni gli ho consentito di lavorare per me...

La Signora B. — Che cosa vuole?

Biedermann   — Compartecipazione alla sua inven­zione!

La Signora B. — Non glielo avevi promesso?

Biedermann   — Già, ma non per iscritto. A quei tempi, chi se lo immaginava che avrebbe avuto tutto questo successo? (Chiude il rubinetto dell'acqua) Insomma a farla breve, non voglio che tu chiami la polizia. Si chiama Schmitz. Un povero diavolo, ma lo conoscerai quando verrà giù a colazione. Dov'è la mia camicia pulita?                                             

La Signora B. — A colazione?                              

Biedermann   — Non puoi mica lasciarlo morire di fame!

La Signora B. — Ce l'hai in mano, la camicia!

(Si sente un frastuono di sopra)

Biedermann   — Ma che succede? (Il frastuono si ripete).                                                                     

La Signora B. — Gottlieb, tu di' quel che ti pare, ma io non ne posso più!

Biedermann   — Dove vai?                                      

La Signora B. — In solaio.                                     

Biedermann   — Babette!

La Signora B. — Se non hai il coraggio tu di but­tar fuori quel tipo...

Biedermann   — Babette! Non posso mica andare su in mutande! Babette! Babette! Ma sì, ci vado, per l'amor di Dio, certo che glielo dico... L'autore — Un quarto d'ora dopo.

Biedermann   — Apra! Immediatamente! Apra, ho detto, altrimenti chiamo la polizia!

(Si apre la botola del solaio)

Schmitz           — Buon giorno, Herr Biedermann!

Biedermann   — Signori miei...

Eisenring        — Giorno!

Schmitz           — Spero che il nostro stupido fracasso non l'abbia svegliata, Herr Biedermann. L'ho già detto a Willi che un fracasso simile non sta affatto bene.

Biedermann   — Io mi domando...

Schmitz           — Non succederà più, Herr Biedermann.

Biedermann   — Come mai ora siete due?

Eisenring        — Lo vedi.

Biedermann   — E senza chiedermi il permesso! Ma si è mai vista una cosa simile? Senza chiedermi il permesso! Il mio solaio, dopo tutto non è mica un ospizio!

Eisenring        — Lo vedi.

Biedermann   — A farla breve, signori miei: qui il padrone di casa sono io. Chiaro? Che sistemi son questi? Mi vien proprio voglia di buttarvi fuori im­mediatamente.

Eisenring        — Lo vedi.

Biedermann   — Im-me-dia-ta-mente!

Eisenring        — Te l'avevo detto, Sepp, che non po­tevi fare una cosa simile senza avermi nemmeno presentato. Herr Biedermann ha perfettamente ra­gione: dopo tutto, questo è il suo solaio. Io la capi­sco benissimo,  Herr Biedermann:   anch'io al  suo posto non ammetterei una cosa simile.

Biedermann   — Ma insomma, lei chi è?

Eisenring        — Il mio nome è Eisenring.

Schmitz           — Ma sì, il Willi... glie ne avevo già parlato; il mio amico del circo, il ciclista apoca­littico...

Biedermann   — Adesso non ricominci con le sue stupide spiritosaggini. Non ho la minima voglia di scherzare. Mia moglie non ha chiuso occhio tutta la notte.

Eisenring        — Lo vedi.

Biedermann   — Insomma... lei che ci sta a fare qui, si può sapere o no? E che ci stanno a fare questi bidoni? Ma insomma! Mi avete riempito il solaio di bidoni!

Eisenring        — Già, appunto.

Biedermann   — Che vuol dire: già, appunto?

Eisenring        — Sepp mi aveva fatto sapere che era un solaio molto grande: dodici per diciassette, cal­colava. Già... e ora, che figura ci facciamo? non possiamo mica lasciare i bidoni in mezzo alla strada: questo lo capirà anche lei, Herr Biedermann.

Biedermann   — Io  non  capisco  niente,  proprio niente! Che diavolo ci stanno a fare questi bidoni nel mio solaio? se li vede mia moglie, le prende un colpo.

Eisenring        — Lo vedi.

Biedermann   — E la smetta di dire: Io vedi!

Eisenring        — Non puoi pretendere una cosa simile da una padrona di casa, Sepp...

Biedermann   — E poi, si può sapere cosa c'è dentro quei bidoni?

Eisenring        — Io le conosco, le padrone di casa.

Biedermann   — Un momento! fermi! (Annusa) E' benzina!

Schmitz           — E che cosa pensava che fosse?

Biedermann   — Il mio solaio pieno di benzina!

Eisenring        — E' ben per questo che non fumiamo, Herr Biedermann.

Biedermann   — Ma siete pazzi?

(Anna chiama dalle scale)

Anna                 — Herr Biedermann! Herr Biedermann!

Biedermann   (Abbassando la voce) — Se non sbaraccate immediatamente questi bidoni, ho detto immediatamente....

Eisenring        — Lei chiama la polizia.

Biedermann   — Esatto!

Eisenring        — Lo vedi.

(Anna chiama come prima)

Anna                 — Herr Biedermann!

Biedermann   — Che c'è?

Anna                 — Al telefono!

Biedermann   (torna ad abbassare la voce) — E' inu­tile che sorridono, signori miei, parlo con la massima serietà. Non tollero bidoni di benzina nel mio so­laio, sia detto una volta per tutte!

Anna                 — Herr Biedermann!

Biedermann   — Sììì! Vengo. (Biedermann scende per la scala del solaio) Vedete un po' di farli spa­rire, intesi?

Eisenring        — Una cara persona!

Schmitz           — Non te l'avevo detto?

Eisenring        — Ma di colazione non se n'è parlato...

(Di sotto, in casa)

La Signora B. — Gliel'hai detto?

Biedermann   — Cosa?

La Signora B. — Sei tutto pallido, Gottlieb...

Biedermann   — Chi è al telefono?

Anna                 — La polizia.

Biedermann   — Come mai...

La Signora B. — Non l'ho chiamata io, Gottlieb...

Biedermann   — ...la polizia?

La Signora B. — Parola d'onore!

Biedermann   — Rispondi tu. Di' che non sai niente. Chiedi solo di che si tratta. Io non sono in casa.

(La signora B. va al telefono)

La Signora B. — Sì, qui la signora Biedermann. No, purtroppo, mio marito non è in casa. Credevo, ma in casa non c'è proprio, signor commissario ed a quanto pare neanche in ufficio, dev'essere uscito un momento. Ma di che si tratta? Sì, sono la signora Biedermann, in persona. Sì. Sì. Ah? Certamente. Riferirò. Ma le pare, signor commissario, le pare.

(Riattacca il ricevitore).

Biedermann   — Allora?

La Signora B. — E' per via di Knechtling. Pare si sia asfissiato col gas, e la moglie ha detto alla po­lizia che se volevano delle spiegazioni dovevano ri­volgersi a te.

Biedermann   — Perché a me?

La Signora B. — E devi telefonare subito al com­missariato, appena torni a casa.

Biedermann   — E' morto?

La Signora B. — Non credo...

(Entra Anna)

Anna                 — La colazione è pronta.

L'autore        — Arrivati a questo punto concediamo ai nostri attori una breve pausa. Per coloro che avessero acceso la radio in ritardo siamo a metà della trasmis­sione « Herr Biedermann e gli incendiari », una storia inverosimile. Biedermann ha scoperto or ora che il suo solaio è pieno di bidoni che puzzano di benzina. Il sospetto che possa trattarsi di un tentativo d'in­cendio doloso si impone... Voleva dir qualcosa, Herr Biedermann?

Biedermann   — Bella forza!

L'autore        — In che senso, prego?

Biedermann   — E' facile per lei fare il saggio, ma­ledettamente facile! Adesso che tutti sanno come è andata a finire... Ma allora, perdiana, mi son detto: « Bisogna aver fiducia, bisogna credere nel lato buo­no degli uomini, non pensare a quello cattivo»... e poi, insomma...

L'autore        — Dica, dica pure.

Biedermann   — Se ci fosse stato lei al posto mio, perdiana, cosa avrebbe fatto?

L'autore        — Lei ha perfettamente ragione, Herr Biedermann: questo interrogativo mi preoccupa da molto tempo. D'altro canto è risaputo che un autore può esprimere e rappresentare soltanto ciò che è dentro di lui... Figuriamoci quindi se non le dò ra­gione, caro amico... se non mi metto, per così dire, nei suoi panni...

Biedermann   — Hum.

L'autore        — Ed ora forse potrà raccontarci in due parole come ha passato quella serata, sapendo che il solaio era pieno di benzina.

Biedermann — Mi son messo a leggere. A dire il vero c'era riunione al circolo. Come tutti i giovedì, ma io non ci sono andato...

L'autore        — Perché?

Biedermann   — Ne avevo abbastanza, di queste ridicole chiacchiere sugli incendiari. Dove andrem­mo a finire, dico io, se considerassimo un incendia­rio ogni persona che non conosciamo, per il solo fatto che non la conosciamo? Io non vado mica al circolo per farmi montare la testa, perdiana, li avevo avvisati. Basta, non una parola di più. Questo già il martedì, quando avevo raccontato dell'arrivo di quel povero vagabondo... così... Siamo amici sul se­rio, sa, giochiamo insieme a bocce da undici anni, e non mi piacciono litigi, sa, specialmente la sera dopo il lavoro; in fondo siamo sempre, d'accordo, ho detto loro: bisogna aver fiducia, bisogna credere nella bontà degli uomini...

L'autore           — E i suoi amici, che dicevano?

Biedermann   — « Beh, naturalmente, d'accordo... ». Io non ammetto che mi si voglia far paura, sa che le dico, e non posso giuocare a biliardo con gente che non crede nel mio intuito psicologico!

L'autore        — La comprendo benissimo.

Biedermann  (freddo) — Bravo!  

(Breve silenzio; L'autore accende un fiammifero)

L'autore        — Oh, mi scusi! Lei fuma, non è vero?

Biedermann   — Ho smesso.

L'autore        — Torniamo a quella famosa sera, se non le rincresce: quando ha smesso di leggere. E poi?...

Biedermann   — Mi sono addormentato. Cioè, più tardi mi sono svegliato di nuovo... mia moglie non era in casa, il giovedì ha il suo bridge... mi ero già infilato i calzoni: ero fermamente deciso a sbattere fuori di casa quei due compari, nel cuore della notte.

L'autore        — Nel cuore della notte?

Biedermann   — Ciò che mi confondeva le idee erano quei bidoni; non sapevo più cosa pensare.

L'autore           — Vale a dire: lei pensava pur sempre alla possibilità che Schmitz e Eisenring fossero degli incendiari.

Biedermann   — Si pensano tante cose quando non si riesce a dormire. À un certo punto ero già per le scale, sa, ero fermamente deciso a salire in solaio e buttare i bidoni dall'abbaino, così, con le mie pro­prie mani, sa: senza remissione! Senonché...

L'autore        — Senonché?

Biedermann   — Proprio in quel momento, mi pare, è tornata a casa mia moglie e poi, insomma... E la mattina dopo, lei lo sa già...

L'autore        — Ah... devono essere stati giorni duri per lei, caro Biedermann, con tutti questi conflitti in-teriori che approdavano ogni volta alla assoluta im­possibilità di agire.

Biedermann   — Proprio così.

L'autore           — E' quel che si dice il destino. Basta. Riprendiamo lo spettacolo.

(Gong)

(Biedermann fischietta)

La Signora B. — E quanto devo spendere per la corona?

Biedermann   — Che importanza vuoi che abbia?

La Signora B. — Quella povera signora Knechting,   fa   veramente   pena...  

(Biedermann   sta  sfo­gliando un giornale)

Allora io vado dal fioraio ad ordinare la corona.

Biedermann   — Te ne sarei veramente grato. Ciao, cara.

(La signora Biedermann esce, Biedermann ri­prende a fischiettare; poi il fischio si interrompe bru­scamente)

L'autore        — Qui Biedermann ha un'idea... (Bieder­mann esce dalla stanza) che se quei due compari avessero realmente qualche brutta intenzione... tanto più imprudente sarebbe mostrarsi scortesi. Fin tanto che sono amico loro, per lo meno risparmieranno me. E' questa l'idea! E se adesso Biedermann sale in solaio per invitare Schmitz ed Eisenring ad una simpatica cena, non è per calcolo o malizia, ma al contrario, per una di quelle vive esigenze intcriori che, come Biedermann va dicendo a se stesso, non dobbiamo sempre reprimere. (Tubare di piccioni) E' un peccato cari ascoltatori, che non possiate vedervi la scenetta: Eisenring, in piedi sui bidoni, davanti all'abbaino aperto, sta per l'appunto dando da mangiare ad una colomba bianca...

(si sente bussare)

Eisenring        — Avanti, avanti! è aperto.

Biedermann   — Lei permette...

Eisenring        — Ma non faccia complimenti, Herr Biedermann!

Biedermann   — Buon giorno!

Eisenring        — Giorno!

Biedermann   — E dov'è il suo amico?

Eisenring        — Sepp? E' al lavoro. L'ho mandato a cercare della paglia di legno, che saranno almeno tre ore.

Biedermann   — Paglia di legno? (ride sforzatamente)

Eisenring        — Bel tempo, oggi: il vento ha girato.

Biedermann   — Volevo dirle...

Eisenring        — Scirocco, se non sbaglio.

Beidermann   — Quassù non avete gabinetto, mi è venuto in mente stanotte.

Eisenring        — Abbiamo la grondaia, Herr Bieder­mann.

Biedermann   — Volevo dire, fate assolutamente come vi vien più comodo, solo pensavo che qualche volta, magari, vorrete lavarvi o farvi una doccia. In casa, usate pure il nostro bagno, senza compli­menti! Ho già detto ad Anna...

Eisenring        — Lei è commovente, Herr Biedermann. Ma le dirò, in prigione, non avevamo nemmeno un bagno.

Biedermann   — In prigione?

Eisenring        — Sepp non gliel'ha raccontato?

Biedermann   — No.

Eisenring        — La chiamano detenzione preventiva. Noi la chiamiamo perdita di tempo. Infatti anche questa volta non sono riusciti a provare niente sul nostro conto, come al solito... Ma non gliene faccio colpa, alla polizia; sa, oggigiorno ognuno prende il suo prossimo per un incendiario.

Biedermann   — Hum?

Eisenring        — Non ho ragione?

Biedermann   — Eh già, purtroppo... Le sembrerà ridicolo caro Eisenring, ma stanotte me li  sono sognati, i suoi bidoni.

Eisenring        — Ma guarda!

Biedermann   — C'è veramente benzina dentro?

Eisenring        — Non crede alle nostre parole, Herr Biedermann?

Biedermann   — Con voi, non si sa mai se scherzate o no. Sepp, specialmente, mi è tanto simpatico, ma ha un modo di scherzare...

Eisenring        — E' una cosa che impariamo.

Biedermann   — Che cosa?

Eisenring        — Tra i nostri sistemi, lo scherzo è il terzo in ordine di utilità. Il secondo è il sentimen­talismo. Ma il migliore resta sempre la verità nuda e cruda. Strano no? A quella non crede mai nes­suno. Non capisco perché Sepp tardi tanto... Non è poi così difficile trovare della paglia di legno. Spe­riamo che non sia finito dentro.

Biedermann   — Dentro?

Eisenring        — Perché sorride?

Biedermann   — Sa, per me lei è come di un altro mondo, in certo senso...

Eisenring        — Il mondo della malavita, intende dire?

Biedermann   — Tutto ciò è affascinante per gente come me. Non so come la pensi lei in proposito, ma quanto a me, deploro vivamente, in linea di principio, che non vi siano tra noi maggiori con­tatti umani. Ciascuno vive chiuso nel suo piccolo ambiente, sa com'è. Fuma anche lei, Eisenring? un sigaro?

Eisenring        — No grazie.

(Biedermann accende il suo sigaro)

Biedermann   — In coscienza, caro Eisenring, è solo per un pregiudizio che gente come lei e me, per esempio, non si stringe la mano e non riconosce la verità che siamo tutti fratelli. Non parlo qui di uno squallido livellamento, si capisce, ci saranno sempre, dei capaci e degli incapaci, grazie al cielo, ma non abbiamo forse noi tutti le nostre notti in­sonni? Ecco quali sono i legami che ci uniscono. Un po' d'idealismo, caro amico, un po' di buona volontà, e ritroveremmo tutti il nostro equilibrio, la nostra gioia di vivere!

Eisenring        — Se posso parlare liberamente, Herr Biedermann...

Biedermann   — Ma la prego!

Eisenring        — Non se la prenda a male...

Biedermann   — Per carità! Più apertamente parla, meglio è.

Eisenring        — Secondo me, farebbe meglio a non fumare qui in solaio.

Biedermann   — Mamma mia!

Eisenring        — Non ho nessun diritto di farle delle osservazioni, Herr Biedermann, perché dopo tutto questo è il suo solaio, ma lei capirà...

Biedermann   — Certamente!

Eisenring        — E' che i bidoni sono ancora chiusi...

Biedermann   — L'avevo proprio dimenticato!

Eisenring        — Troppo idealismo, Herr Biedermann! La benzina è benzina. (fischietta un mo­tivo dal « Cavaliere della Rosa »).

Biedermann   — Che sta facendo di bello?

Eisenring        — Questa è la miccia.

Biedermann   — Eh?

Eisenring        — Sepp sostiene che ce ne sono di mi­gliori, ma negli arsenali ancora non le hanno, e comprarle non se ne parla nemmeno coi prezzi che corrono...

Biedermann   — Lei ha detto che è una miccia?

Eisenring        — Vuol essere così gentile da reggere quest'altro capo, così posso misurarla? Faccio in un momento.

Biedermann   — E a che cosa dovrebbe servire questa miccia?

Èisenbing        — Uno - due - tre - quattro - cinque -sei - sette. Sette metri, fa sette per venti: centoquaranta minuti, vale a dire più di due ore. Beh bastano... In bicicletta, sono quaranta chilometri, anche sulle stradacce.

Biedermann   — Che intende dire con questi cal­coli?

Eisenring        — Grazie mille, Herr Biedermann, molto gentile.

Biedermann   — A me non mette paura, caro ami­co, ma devo proprio dire che lei si fida un po' troppo del senso dell'umorismo del suo prossimo. Quando parla così, capisco benissimo che l'abbiamo anche sottoposto a detenzione preventiva. Non tutti hanno il mio humour.

Eisenring        — Appunto perciò bisogna cercarseli.

Biedermann   — Conosco di quelli, per esempio al circolo, che basta che uno accenda un sigaro, già s'immaginano Sodoma e Gomorra. (Ha un po' di nausea)

Eisenring        — Cosa le succede, Herr Biedermann?

Biedermann   — Vorrei sedermi, se non le dispiace...

Eisenring        — E' quest'odore, lo so com'è quando non ci si è abituati. Apro subito l'altro abbaino, Herr Biedermann.

Biedermann   — Grazie.

Anna                 (chiama dalla scale) — Herr Biedermann! Al telefono!

(Abbassano la voce)

Biedermann   — Volevo chiederle...

Eisenring        — Vedrà che le passa subito.

Biedermann   — Le piace l'oca?

Eisenring        — Un'oca? E perché?

Biedermann   — Mia moglie ed  io,  ma  special­mente io, dato che mia moglie non la conosce an­cora, volevo dire, insomma, se lei volesse avere la compiacenza di stare a cena da noi, una cosetta semplice, lei e il suo amico.

Eisenring        — Oggi?

Biedermann   — Diciamo, alle sette.

Eisenring        — Con piacere, signor Biedermann, ma non si dia troppa pena per causa nostra; tra l'altro non potremo restare a lungo.

Anna                 (dalle scale) — Il telefono!

Biedermann   (scende) — Allora, alle sette!

Eisenring        — D'accordo! (Riprende a fischiettare lo stesso motivo di prima).

L'autore        — Era la signora Biedermann al telefono: voleva sapere che cosa il fioraio dovesse scrivere sul nastro della corona. « Al nostro fedele collaboratore! » oppure semplicemente: « Indimenticabile ». Adesso sono le sette di sera, è sabato. Si sentono le campane di Seldwyla... ahimè, per l'ultima volta.

Biedermann   — Chiuda la finestra, Anna, non si capisce una parola...

(Anna chiude la finestra, lo scampanio sarà meno distinto)

Allora, Anna, porti via quegli stupidi candelieri! Ho detto una cena normale, come tutti i giorni. Cos'è tutto questo argento?! Via, via; quei due signori devono sen­tirsi come a casa loro... Dov'è il cavatappi?

Anna                 — Lì.

Biedermann   — Ma insomma, Anna, lei vede che mi son messa la giacca più vecchia che ho, e lei mi arriva col mastello d'argento, per tenere il vino in fresco! Metta via, la prego e per carità si tolga quella cuffietta bianca!  Cosa vuole?  Mettere  in soggezione l'uomo della strada?

Anna                 — Ecco il cavatappi, Herr Biedermann.

Biedermann   — Non ne abbiamo uno più comune?

Anna                 — Quello in cucina, ma è arrugginito.

Biedermann   — Lo porti qua!

Anna                 — E per il vino, Herr Biedermann?

Biedermann   — Ci penso io a prenderlo, Anna, lei badi piuttosto che qui non sia tutto così messo in posa... Per esempio io vorrei sapere cosa ci sta a fare la tovaglia: ecco cos'è che crea un'atmosfera così borghese! La tovaglia della tavola.

Anna                 — La tovaglia?

Biedermann   — E lei non deve servire a tavola, capito? Cascasse il mondo... Metterà semplicemente le portate in tavola, l'oca in mezzo, ognuno pren­derà quel che gli pare e piace, come fra la povera gente... Ecco qua, un tavolo di legno, senza tante stoffe sopra, fa subito un'altra atmosfera. Cara mia, quei due. signori hanno avuto una vita molto dura... Beh, per lo meno, adesso, faccia sparire questi candelieri!

Anna                 — Sissignore.

Biedermann   — Io intanto scendo in cantina.

(Esce)

Anna                 — Come vuole.

(Lo scampanio che ha ac­compagnato questa scena si spegne. Siamo in can­tina. Si sente girar la chiave, poi dei passi. Bieder­mann fischietta di nuovo quel motivo del Cavaliere della Rosa. Il fischiettio non smette neanche quan­do Biedermann sta parlando).

L'autore        — Niersteiner Fritzenholle, Spätlese, que­sto doveva essere un ottimo vinetto della Mosella, o sbaglio?

Biedermann   — Non con l'oca.

L'autore        — Eh già, qui ce ne voleva uno rosso.

Biedermann   — E poi, guardi che etichetta!

L'autore        — Beh, semplice e modesta non la pos­siamo proprio chiamare, ne convengo. Schmitz e Eisenring sarebbero rimasti piuttosto sconcertati. Non è di questo che si preoccupava? Se lei si fosse pre­sentato con un'etichetta simile, sarebbero stati troppo imbarazzati, per poter veramente gustare il vino.

Biedermann   — Lei mi capisce?

L'autore        — Perfettamente. Quel che non capisco è perché mai lei avesse tanta paura dei suoi ospiti. Solo perché erano povera gente? Ma dopo tutto, lei per­sonalmente non aveva fatto loro il benché minimo torto.

Biedermann   E' vero...

L'autore        — Adesso, scommetterei, che lei sta pen­sando a quella stupida faccenda di Knechtling.

Biedermann   Puòdarsi.

L'autore        — Ma lei aveva ragione!

Biedermann   Già.

L'autore        — Altrimenti lui non si sarebbe arreso in questo modo.

Biedermann   Certo...

L'autore        — In ogni caso, lei avrebbe vinto il pro­cesso.

Biedermann   — E' probabile.               

L'autore        — Non probabile, Herr Biedermann: sicuro!

Biedermann   — Non si può mai essere proprio sicuri...

L'autore        — Ma sì, Herr Biedermann! Io per esem­pio mi guarderei bene dal far causa ad un commer­ciante di lozioni per capelli che abbia i suoi mezzi. Ma lasciamo perdere questo Knechtling.

(Biedermann tira fuori delle altre bottiglie e riprende a fischiettare)

Ecco che lei ha sentito un bisogno imperioso di esser uomo, nobilmente e disinteressatamente buono: per esempio con una bottiglia di Moulin à vent. Con l'oca, penso io, Moulin à vent andrebbe veramente bene. Un Pommard, invece, sarebbe stato quasi troppo no­bile e disinteressato.

(Il fischietto s'interrompe di nuovo)

 

Ma perché ci ripensava alla miccia?

Biedermann   — Insomma, sia così gentile...

L'autore        — Bisogna credere nel lato buono degli uomini, Herr Biedermann, non in quello basso e  vol­gare. Solo così ci è possibile credere anche nel lato buono di noi stessi. 

(Voce dall'alto)

La Signora B. — Gottlieb!

Biedermann   — Sì!?

La Signora B. — Sono arrivati gli ospiti!

(Biedermann prende delle altre bottiglie)

L'autore        — Vede, Herr Biedermann, che alla fine dei conti, ha preso un Pommard? Grands vins de la Bourgogne. Appellation controlée. Ecco, ora crede di nuovo alla bontà interiore degli uomini!

(Biedermann chiude lo scaffale e si allontana fischiettando per la cantina, mentre L'autore, e con lui l'ascoltatore, re­stano per così dire nella cantina)

L'autore        Così a quattrocchi, caro ascoltatore, io vorrei trattare, almeno di sfuggita, la questione che lei probabilmente si è già posta, o che comunque si porrà alla fine del dramma: se cioè io, L'autore, sia o non sia dell'avviso che la catastrofe si sarebbe evitata, qualora il nostro Biedermann si fosse comportato altrimenti, che so io? col vecchio Knechtling... Be', a farla breve, se non avesse avuto la coscienza sporca, cioè se non avesse avuto bisogno di mentire a se stesso, io sono convinto che Herr Bie­dermann avrebbe notato anche lui parecchie cosette, che sfuggono soltanto a chi versa in grave stato di pa­nico... Questa, insomma, mi sembra la morale della favola.

(Si sente, dal piano superiore, uno scroscio di risa prolungato)

E adesso andiamo di sopra anche noi! I nostri eroi, a quanto pare, sono già eccitati dall'oca e dal Pommard.

(Le risa si avvicinano. Sono solo gli uomini, però, che ridono; più di tutti Biedermann stesso, che non riesce a rimettersi dal ridere per lo scherzo che sembra essere stato pronunciato; cosicché il riso riprende continuamente. Il vino è andato loro alla testa, ma non sono veramente ubriachi. Eisenring in particolare è perfettamente lucido)

Biedermann   — Stoppa!  Hai sentito questa? La stoppa brucia ancora meglio!

La Signora B.   — Non l'ho capita.

Biedermann   — Stoppa... non sai che cos'è la stoppa?

La Signora B.   — E allora?

Biedermann   — Ti manca proprio il senso del­l'umorismo, Babette.

La Signora B. — Ma spiegami dunque che cosa c'è da ridere.

Biedermann   — Stamattina, Willi mi ha detto che aveva mandato Sepp a rubare paglia di legno, e adesso ho chiesto a Sepp: « Be', che fa la paglia di legno? » E lui mi risponde: « Paglia di legno non son riuscito a rimediarne, ma solo della stop­pa ». E Willi ha detto: « La stoppa brucia ancora meglio! ».

La Signora B. — Va bene, e allora?

Eisenring        — Parola d'onore.

Biedermann   — Senti quest'altra. Babette: stamat­tina sai che abbiamo fatto? abbiamo misurato in­sieme la miccia, Willi ed io... Sette metri, non è vero?

La Signora B. — Una miccia? E per che fare?

Biedermann   — Tesoro mio...

La Signora B. — Sul serio, non ci capisco niente.

Biedermann   — « Sul serio »! Sentitela! Ha detto « Sul serio »!

La Signora B. — Ma insomma, che significa?

Biedermann   — Ci manca solo che mi chiedano dei fiammiferi! Loro, infatti, pensano ancora che io sia un piccolo borghese pauroso, al quale, si può far prendere uno spavento. Prosit!

(Brindano)

Eisenring        — Prosit!

Schmitz           — Prosit!

Biedermann   — Alla nostra amicizia! (Bevono e posano i bicchieri) Da noi non si serve a tavola, signori miei, perciò accomodatevi da soli come vi pare e piace.

Schmitz           — Io non ce la faccio più.

Biedermann   — Ma via!

Eisenring        — La sua oca, signora, è squisita.

La Signora B. — Molto gentile.

Eisenring        — Oca  e Pommard!  Non ci manca che una tovaglia.

La Signora B. — Lo vedi.

Eisenring        — Sa, una tovaglia bianca, e il luc­cichio dell'argenteria...

Biedermann   — Anna!

Eisenring        — Ma non è mica indispensabile, Herr Biedermann, non è indispensabile. 

(Entra Anna)

Biedermann   — Anna, porti la tovaglia!

Eisenring        — Ma lasci stare, per carità.

La Signora B. — Se l'abbiamo...

Eisenring        — Non ne dubito assolutamente, signora, ma non si dia la pena di riapparecchiare per noi!

La Signora B. — Lo vedi.

Eisenring        — Hanno anche le coppette per ri­sciacquarsi le dita?

Biedermann   — Si capisce!

Eisenring        — Forse a lei sembrerà puerile, signora, ma la gente semplice è fatta così... Sepp, per esem­pio; sa, per lui è il sogno di tutta la vita, una tavola imbandita con cristalli, argenteria, coppette e tutto il resto.

La Signora B. — Ma Gottlieb, noi tutte queste cose le abbiamo.

Biedermann   — Ma sì, naturalmente.

Eisenring        — Si fa per dire... Sa, di oca ne ho mangiata già parecchia, ma in che modo! Era quan­do facevo ancora il cameriere, si figurino, correndo per il corridoio col vassoio d'argento su di una mano; e non potersi pulire l'altra mano da nessuna parte, altro che nei capelli, sa, mentre c'è gente che ha una coppa di cristallo per intingerci le zampette dentro... Grazie, signorina, grazie tante!

Anna                 — Prego.

Biedermann   — E tu, Schmitz, non far tutto quel rumore quando mangi. Hai capito? Sei veramente insopportabile  con  la  tua  educazione  da  orfano­trofio!...   Che  cos'è  che  vedo  laggiù?   signorina? qualcosa d'argento, se non mi sbaglio...

Anna                 — I candelieri?

Biedermann   — Porti qua!

Eisenring        — Dico io... ti rendi conto Sepp, hanno dei candelieri e non li usano, candelieri d'argento con le candele rosse, ma che vuoi di più?

Anna                 — Prego.

Eisenring        — Purtroppo, Herr Biedermann, non ho fiammiferi! zero! E tu, Sepp, sei anche tu senza fiammiferi?

Schmitz           — Io? non ne ho.

Eisenring        — Idiota!

Biedermann   — Ne ho io.

Eisenring        — Nemmeno i fiammiferi...

Biedermann   —  Lasci  stare!   Non  si  preoccupi. Faccio io. (accende le candele coi fiammiferi).

Schmitz           — Ah!

Eisenring        — Fa tutto un altro effetto così; non trova, signora?

La Signora B. — Indubbiamente.

Eisenring        — Lo stile è la mia passione.

Biedermann   — Ma non devono per questo dimen­ticare l'oca:  coraggio, si servano!

La Signora B. — E ci sono ancora dei mirtilli.

Eisenring        — Forse la signorina sarà così gentile...

Biedermann   — Ma naturale! Anna, prenda il vas­soio!

Anna                 — Devo servire?

Biedermann   — E cosa altro?

Eisenring        — Non c'è bisogno che si metta una cuffietta bianca, signorina, ma se mi regge il vas­soio, altrimenti finisce che rovescio il bicchiere...

Anna                 — Ma prego!

Schmitz           — Trovo anch'io che le candele fanno tutt'un'altra atmosfera.

Biedermann   — Era solo che non sapevo se l'avreb­bero gradito, cari signori...

Schmitz           — Il signor Biedermann crede che noi disprezziamo la ricchezza solo perché non ce l'ab­biamo!

Biedermann   — Ricchezza?

Eisenring        —  Diciamo  pure,   educazione...   non deve aversene a male con Sepp,  madame,  se è come una bestia... Grazie, signorina, grazie mille... Sepp non le ha mai raccontato della sua giovinezza?

Biedermann   — Ma certo; come no?!

Eisenring        — Dall'orfanotrofio al quadrato di boxe.

Biedermann   — Dal quadrato di boxe al circo.

Eisenring        — E dal circo a qui... lei.mi segue.

La Signora B. — Già.

Eisenring        — Destino, madame, destino!

Biedermann   (riempie i bicchieri, si ode un pro­mettente gorgoglio) — Miei cari amici, non potete immaginare che schietto e cordiale piacere sia per me vedervi così  allegri  intorno  a  questa  tavola. Dico sul serio...

Eisenring        — Schmitz!

Schmitz           — Eh?

Eisenring        — Sta' attento quando parla il padrone di casa!

Biedermann   — Dico sul serio cari amici; io non sono di quei piccoli borghesi che arricciano il naso se uno è stato in prigione, magari perché ha rubato una bicicletta o che so io. Nemmeno per idea! Siamo tutti uomini, signori miei, e tutti peccatori...

Eisenring        — Chi più chi meno, Herr Biedermann.

Biedermann   — Anch'io, per esempio...

Schmitz           — Ma lei è un uomo di cuore, Herr Biedermann...

Biedermann   — Eppure, vedete, ho commesso delle ingiustizie anch'io...

(Schmitz e Eisenring ridono)

No, no, non ridano.

Schmitz           — Non vorrà mica farci credere, Herr Biedermann, che lei, che so io, ha rubato quest'oca?

Biedermann   — Be' questo no di certo...

(Schmitz comincia a canticchiare, rumori di stoviglie)

La Signora B. — Lei è veramente stato in prigione?

Eisenring        — Non si preoccupi, madame, non era la prima volta. E quanto alla polizia di Seldwyla... raramente ho visto una cosa simile, un modo di fare così civile. « Lei è un incendiario? » mi chiede il commissario; e quando gli dico: « Signor commis­sario, la prego di provarmelo », mi sta lì imbaraz­zato, e mi offre una sigaretta.

(Si comincia a sen­tire da lontano, la sirena dei pompieri)

« Mi scusi tanto, commissario », faccio io. « Ma fiammiferi pur­troppo non ne ho proprio, anche se lei mi prende per un incendiario! ».

(Ridono)

Biedermann   — A proposito, signori, gradiscono un buon sigaro?

Schmitz           — Con piacere.

(La sirena si avverte più distintamente).

La Signora B. — Che cos'è?

Biedermann   — Una sirena...

La Signora B. — Gli incendiari! Gli incendiari!

(La signora Biedermann corre a spalancare la fine­stra, le sirene si avvicinano a grande velocità).

Biedermann   — Chissà dove stanno andando.

(Per un po', ogni altro rumore è sommerso dalle sirene e dal rombo degli automezzi che passano di sotto).

La Signora B. — Non qui da noi, ringraziamo il cielo.

Biedermann   — Ma dove sarà mai?

Eisenring        — Be', piuttosto lontano.

Biedermann   — Me lo auguro.

Eisenring        — E' così che facciamo di solito. Prima impegniamo i pompieri in un quartiere di periferia, di modo che quando comincia il bello, sono prati­camente tagliati fuori.

Biedermann   — Non scherziamo!

Schmitz           — Sì, sì, facciamo proprio così.

Biedermann   — Per l'amor del cielo, la smettano con queste assurdità! Non vedono che mia moglie è pallida come uno straccio? E insomma, per Dio, le sirene sono sirene, non vedo che cosa ci sia di divertente; da qualche parte deve pur bruciare, al­trimenti i nostri pompieri non si sarebbero mossi...

Eisenring        — Ah, sicuro.

Biedermann   — E adesso cosa facciamo?

Eisenring        — Niente.

Schmitz           — Calma, Herr Biedermann, calma.

Biedermann   — Gesù, Gesù!

Eisenring        — Fumiamoci il nostro sigaro.

(Si sentono le sirene in lontananza)

Eisenring        — Purtroppo, come le dicevo non ab­biamo fiammiferi, Herr Biedermann...

Biedermann   — Da qualche parte ci deve essere un accendisigari.

Schmitz           — Ma se lei ha dei fiammiferi in tasca, una scatola intera...

Biedermann   — No, purtroppo.

Schmitz           — Herr Biedermann, glieli abbiamo visti quando ha acceso le candele...

Biedermann   (fa scattare un accendisigari) — Prego.

Eisenring        — Hum.

Biedermann   — Perché si guardano tra loro a quel modo?

Schmitz           — Hum.

Biedermann   (chiude l'accendisigari) — Perché non ci mettiamo a sedere?

Eisenring        —  Perché  noi  dobbiamo  andarcene, Herr Biedermann.

La Signora B. — Di già?

Schmitz           — Eh sì, purtroppo.

La Signora B. — Ma Anna sta preparando il caffè.

Eisenring        — E' che abbiamo del lavoro in sospeso, madame.

La Signora B. — Lavoro? a quest'ora? E che lavoro?

Schmitz           — Madame...

Biedermann   — Non fare domande, Babette! Sennò tirano fuori un'altra delle loro orribili spiritosaggini! Lo so già io quello che ti risponderanno!

La Signora B. — Cioè?

Biedermann   — Che daranno fuoco a casa nostra.

La Signora B. — Alla nostra casa?

Biedermann   — Vedete? non c'è abituata. Non do­vreste spaventare così mia moglie, poverina. Non dovreste proprio, amici miei.

Eisenring        — Perché, ho detto qualcosa?

Biedermann   — Vogliamo prendere un Kirsch, cari amici? O magari un cognachino?

Eisenring        — Ma se non ho aperto bocca...

Biedermann   — E tu, Babette, sii buona, va' in in cucina a vedere perché questo caffè non arriva!

La Signora B. — Va bene...

(La signora Biedermann esce)

Schmitz           — Che sigaro!

Eisenring        — Sono Legitimos.

Schmitz           — Formidabile!

Biedermann   — Detto fra noi, signori miei quel che è troppo è troppo. Sul serio, non scherziamo tanto sugli incendi dolosi. Hanno sentito le sirene, bene o male. Scherzi a parte...

Eisenring        — Scherzi a parte, Herr Biedermann...

Biedermann   — Ma mettiamoci a sedere!

Eisenring        — Noi siamo gli incendiali.

Biedermann   — Siamo seri, amici miei...

Eisenring        — Siamo seri.

Schmitz           — Perché non vuol crederci?

Eisenring        — La sua casa è in una posizione as­sai favorevole, Herr Biedermann, deve convenirne anche lei. Cinque focolai d'incendio come questo intorno ai gasometri, che purtroppo sono sorvegliati, e in più questo scirocco molto sostenuto...

Biedermann   — Per l'ultima volta, amici miei, vi scongiuro...

Schmitz           — Non perda la calma, Herr Biedermann.

Eisenring        — Se lei già ci prende per incendiari, Herr Biedermann, perché non parlarne aperta­mente?

Biedermann   — Ma io non vi prendo affatto per incendiarii

Eisenring        — E come no!

Biedermann   — Non è vero!

Eisenring        — Si metta una mano sul cuore, Herr Biedermann...

Schmitz           — Poco fa con quell'accendisigari...

Eisenring        — Lei non osa neppure metterci in mano dei fiammiferi,  Herr Biedermann:   si può sapere perché?

Schmitz           — Si metta una mano sul cuore!

Eisenring        — E il bello è che in tasca ne ha una scatola piena.

Schmitz           — Sì, sì, l'ho vista anch'io.

Biedermann   — Ma se vi giuro, amici miei, che non ho la minima prevenzione nei vostri confronti... Lo giuro su Dio...

Schmitz           — Lei può giurare quanto vuole, Herr Biedermann: tanto Willi non ci crede in Dio. Come non ci crede lei, del resto.

Biedermann   — Ma che dovrei fare, allora?

Eisenring        — Ci dia i suoi fiammiferi.

Biedermann   — Lei intende...

Eisenring        — Come segno della sua fiducia, sì, chiaro.

Biedermann   — I miei fiammiferi...

Eisenring        — Vede che non ha il coraggio?

Biedermann   — Zitti!... Non davanti a mia moglie...

(Entra la signora Biedermann)

La Signora B. — Il caffè è subito pronto.

Eisenring        — E' veramente molto gentile da par­te  sua,  signora,  ma  purtroppo  dobbiamo  proprio andare.

La Signora B. — Senza il caffè?

Schmitz           — Purtroppo, signora.

Biedermann   — Eh sì, i miei amici, è davvero un peccato, ma sai, me lo avevano già detto stamat­tina che non avrebbero avuto molto tempo... ma l'essenziale, amici miei, è che siate venuti, mal­grado tutto. Ci ricorderemo sempre di questa se­rata. Non vorrei esagerare, amici miei, ma insomma, a questo punto, perché non ci diamo del tu?

La Signora B. — Beh...

Biedermann   — No, io, trovo che dovremmo pro­prio darci del tu!

Eisenring        — Ma non stia ad aprire un'altra bot­tiglia per questo, Herr Biedermann.

Biedermann   — Non l'ho sempre detto, Babette? i miei conoscenti possono dire quel che vogliono, io sono un galantuomo, e perciò ho fede nell'uma­nità. Solo la fiducia tra uomo e uomo...

(Viene stappata una bottiglia)

Solo la fiducia, dicevo... perché mai viviamo tutti chiusi, ciascuno nel pro­prio ambiente ristretto? per l'amor del cielo... Così non ci si conosce neppure... ma perché non par­liamo mai l'uno con l'altro? Dopo tutto siamo cristiani, no?... ad un certo momento...

(Ha riempito i bicchieri)

Amici miei! Brindiamo... alla fidu­cia tra gli uomini; i borghesucci dicano quel che vogliono, io vi considero miei amici, e quindi... a che prò tante parole... diamoci del tu!

(Brindano)

Gottlieb.

Schmitz           — Sepp.

Eisenring        — Willi. (Bevono)

Senti, Gottlieb, anche così, bisogna proprio che ce ne andiamo.

Biedermann   — Se è proprio necessario, non voglio insistere.

Schmitz           — L'oca, signora, era formidabile.

La Signora B. — Molto gentile.

Eisenring        — La ringrazio molto, Frau Biedermann.

Biedermann   — Solo di una cosa vorrei ancora pregarvi, amici miei, non portatevi i sigari su in solaio.

Schmitz           — Ah già...

Biedermann   — Ecco il portacenere.

Eisenring        — Buona notte, madame.

La Signora B. — Buona notte, signori.

(Escono nell'atrio)

Eisenring        — Ti sei dimenticato una cosa, Gott­lieb...

Biedermann   — Che cosa?

Eisenring        — I fiammiferi, ricordi?

Biedermann   — Ah già... hai ragione.

(Spariscono)

La Signora B. — Che cos'ha, Anna? E' molto pallida!

Anna                 — Là dietro... il cielo... là dietro, signora... dalla cucina lo può vedere!

La Signora B. — Che cosa?

Anna                 — Il cielo è già tutto rosso...

(Biedermann torna fischiettando il consueto motivo del « Cava­liere della Rosa*)

La Signora B. — Gottlieb!

Biedermann   — E' stata una cosa simpatica, no?

La Signora B. — Ma sei impazzito?

Biedermann   — Perché?

La Signora B. — Perché gli hai dato i fiammiferi?

Biedermann   — E perché non dovevo?

La Signora B. — Perché non dovevi!?

Biedermann   — Ma credi che se fossero dei veri incendiari non si porterebbero dietro i fiammiferi? (Ride bonariamente) O Babette, Babette!

(La pen­dola suona a un tratto: le dieci. Nel breve silenzio che segue i rintocchi della pendola, si odono poco a poco i rumori che rappresentano, con un crescendo progressivo di fragore, la catastrofe che ha inizio: grida di panico, campane a martello, ruggito delle fiamme, crollo di edifici, urla, clacson, sirene, ab­baiare di cani...)

L'autore        — Signore, Signori, siamo giunti alla con­clusione e quindi alla fine di questa storia; una sto­ria inverosimile come avrete potuto capire. Inverosi­mile, sì, ma come ognuno avrà potuto giudicare...

(Un grande fragore da catastrofe: il boato man mano si smorza fino a permettere di distinguere le parole)

Questo era il gasometro.

(Fragore come sopra, attesa, ecc.)

 

Questo era il secondo gasometro: in città non ve ne sono altri.

F I N E

* Copyright 1960 by Max Frisch.

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