HIROSHIMA
Radiodramma
di OSCAR WESSEL
Versione italiana di DANTE BATTEBI
PERSONAGGI
TAGOTA, un industriale
L'OMBRA DI TAGOTA
MAJA-SAN, la cuoca
MIOHIKO-SAN, la signorina del cinematografo
HIBOMITO, suo fidanzato
OZTJMA, un -pescatore
L'ANNUNCIATORE
... questo radiodramma non vuol tanto narrare la storia di un giapponese, quanto ricordare ci che accadde ad Hiroshima...
(Gong breve, senza eco).
LANNUNCIATORE - Parla l'ombra del signor Tagota. Prego parli.
LOMBRA - Che modo di suonare il gong! C' da spaventarsi. Mi scusi, ma da allora io sono impaurita. Ogni uomo ha la sua ombra, ogni gong ha la sua ombra. Deve risuonare, risuonare a lungo. Sente? (Gong risuona profondamente).
LANNUNCIATORE - Comprendo... ma ora parli.
LOMBRA - Non so se lei mi comprende, signore. Come ci colpisce, sale, si rompe nel silenzio difficile a dirsi; improvvisamente tuona in cielo un temporale, un terremoto, che so io? E poi rotola a lungo, lentamente, attraverso le nuvole.
LANNUNCIATORE - S, comprendo: ella ancora terrorizzata e scossa nel ricordare agli ascoltatori chi e chi era per il signor Tagota.
LOMBRA - (geme) Parlare! Le ombre parlano cos a fatica, signore. Noi siamo un terribile ordine che ha approvato il silenzio. Ma ora... Io sono l'ombra del signor Tagota di Hiroshima. Il signor Tagota mor nell'agosto del 1945 quando questo terribile sole cadde improvvisamente dal cielo. Era verde, rosso, terribile. Come da noi la volpe balza dalla risaia e spaventa i contadini, cos eccolo ad un tratto colpire la citt. Il signor Tagota era sulla veranda della sua casa. Mor subito. Ma io, ombra del signor Tagota, giacevo sul pavimento. Qualcosa di ardente, di caldo mi ci inchiodava. Contro ogni regola io vivevo ancora. Vivevo, in verit, ma non capivo come, e neanche ora capisco poich avrei dovuto seguire la sorte del mio corpo... ma chi capisce pi il mondo...
LANNUNCIATORE - Scusi se la interrompo: si attribuito il fatto all'irradiazione atomica che bruciando ha fissato a terra lo spettro di Tagota.
LOMBRA - Non dica cos, la prego, io sono un'ombra e non uno spettro. Quando un uomo muore deve andarsene anche la sua ombra: questa la legge dettata da Dio. Chi pu mai osare di modificarla?
LANNUNCIATORE - Capisco, non riuscendo a comprendere come ci sia accaduto ella confusa... ma, vede, una cos rara testimonianza dell'essere umano la sopravvivenza della sua ombra che... lei dovrebbe raccontarci del signor Tagota, della sua ultima ora di vita, o meglio, della sua ultima mezz'ora.
LOMBRA - Il signor Tagota non sapeva che entro trenta minuti sarebbe stato ucciso e io, la sua ombra, ne sapevo quanto lui. Tagota, il mio signore, viveva in quella mezz'ora come in qualsiasi altro momento; agiva e parlava come se ancora avesse avuto avanti a s non trenta minuti, ma trent'anni. Eppure... no, un momento... cos offuscata la mia memoria di quei trenta minuti che... ah, ecco, il momento esatto comincia da quando mi rivolse di sfuggita la parola... ora me lo ricordo chiaramente: era agosto, un agosto afoso e reso ancor pi terribile dalla guerra che divampava ovunque. Nel giardino le cicale frinivano e lo zigolo cantava tra i fiori dei fagioli. Senza alcun presentimento di quanto doveva accadere di l a mezz'ora - eravamo tornati dalla fabbrica a mezzogiorno - il signor Tagota se ne stava sulla gradinata del giardino guardandomi, finch domand:
TAGOTA - Dimmi un po', ombra, ti occorre qualcosa da me? Come fai a sapere che ho l'intenzione di parlare da solo? Kungfutze, il saggio, ha appunto lodato il rispetto che non ci fa avvicinare all'ombra del nostro maestro..., ma io non vorrei neppure avvicinarmi alla mia. E poi non mi piaci pi, ombra, sei troppo rotonda, pesante, placida, non ti pare? dovresti cambiare, rendermi pi snello, pi giovane. Sai, attendo una visita, gi, la piccola signorina del cinematografo. La ricordi? Michiko-San, la timida Michiko-San che s'inginocchia almeno cinquecento volte al giorno per prendere in consegna le scarpe e i sandali che un uomo di vecchi costumi si toglie prima di entrare in sala. Aspetto Michiko-San, capisci? Cerca dunque di essere ragionevole, ombra, fai di me un altro uomo. (Una breve pausa, poi con una certa irritazione) Ma cosa mi credi, un coniglio da ridurre in tal modo il mio aspetto? (Desolato) Ah, neppure dalla propria ombra si compresi. Via, vattene via. (Breve pausa, poi chiama) Maya-San! (Scricchiolo d sandali).
MATA - Eccomi, signor Tagota.
LOMBRA - Maya-San la cuoca.
TAGOTA - Prepara una buona e dolce focaccia di riso, Maya-San.
MATA - terribile la guerra, signor Tagota. Una bomba ha colpito il nostro venditore di pesci, che tutte le mattine all'alba suonava il corno davanti alla casa. Dicono fosse una bomba piccola, piccolissima. E...
TAGOTA - Morto?
MATA - S.
LOMBRA - Da parecchio tempo non v'era stato silenzio come in questo giorno.
MATA - Nel silenzio le zanzare diventano pi avide, dice mio zio. Lo sentite il ronzio! Va fino in cucina e si pone sulla tavola come uno stridore di grilli.
TAGOTA - Tu hai peli nelle orecchie, tu senti troppo. Hiroshima non appartiene alle sei grandi citt. Tutti conoscono le sei grandi citt.
MATA - Lei le conta con la calcolatrice, ma...
TAGOTA - (interrompendola) Ma metti questo nella focaccia di riso. E quando viene Michiko-San...
MATA - La piccola guardarobiera del cinematografo?
TAGOTA - L'hai gi scoperto! E io che credevo tu ti interessassi solo ai tuoi raffinati pasticcini...
MATA - Sta gi aspettando, signore.
TAGOTA - Dove?
MATA - In cucina.
TAGOTA - L'avrai certo rimpinzata di ricette, vecchia anima di airone. Mandala da me, presto!
MATA - Certo, signore. Ma la ragazza ha molta paura... la guerra che mette paura a tutti.
TAGOTA - Va, Maya-San, su, va. (Scricchiolo di sandali che si allontana, poi)
LOMBRA - Questi i discorsi del signor Tagota. Nessun presentimento, n in lui n in me. Davanti a noi gli alberi di Kiri si rinchiudevano nelle loro larghe e umide foglie per proteggersi dall'aridit che era nell'aria. A volte i monsoni portano il tifone che, indiavolato, sommerge ogni cosa! Il mio signore, Tagota, si tolse i sandali ed entr nella stanza, mise un ramo di ibisco in un vaso e incidentalmente guard l'orologio...
TAGOTA - (grida) Maya-San! (A se stesso) L'orologio s' fermato! Maya-San sente la stagione... ma pu darsi che si sia fermato adesso. (Pausa brevissima) strano: proprio quando l'orologio tace che si sente battere il tempo. O il tuo cuore che batte, vecchio Tagota? (Sandali che si avvicinano in fretta).
LOMBRA - Ecco Michiko-San.
MICHIKO - Signor Tagota...
TAGOTA - Ma perch sei senza il chimono azzurro e argento di ieri?
MICHIKO - la mia divisa al cinema, signore! Lo vuole la societ da cui dipendo.
TAGOTA - Hai trovato i miei sandali?
MICHIKO - No, signor Tagota. strano, ma non m' riuscito di trovarli. la prima volta da quando faccio servizio al guardaroba che mancano o si scambiano sandali. grave...
TAGOTA - In verit pi la curiosit che il danno, Michiko-San.
MICHIKO - Mi inginocchiai e posi il numero: il 214. Ma dopo la rappresentazione i sandali non c'erano pi. Quando la societ lo verr a sapere sar licenziata.
TAGOTA - E quanto guadagni al mese, bella guardarobiera?
MICHIKO - Trenta yen, signore, ma non me li meritavo a quanto pare!
TAGOTA - Trenta yen! Non molto.
MICHIKO - Lei ha tutto un altro modo di calcolare.
TAGOTA - Infatti, Michiko-San. Quando calcolai che in una citt di provincia potevano venire in negozio quindici clienti divenni un buon commerciante e alla fine mi sono costruito una fabbrica. Ci vuoi lavorare, Michiko-San?
MICHIKO - Ho ,un contratto col cinematografo, signor Tagota.
TAGOTA - Ne potremo fare uno migliore, se vuoi... Ma dimmi, che cosa ti tiene tanto legata a questo meschino lavoro di guardarobiera? L'atmosfera che si respira in un cinematografo? Gli attori dello schermo? I films d'amore?
MICHIKO - Vedo ben poco di queste cose, signore. Stando in ginocchio come devo fare io si vede ben poco. Io prendo in consegna i sandali e d lo scontrino, cos passa tutta la mia giornata. Non n bello n brutto!
TAGOTA - Ma tu sei giovane, Michiko-San, molto giovane, non vero? E devi poter sempre indossare il chimono violetto coi grisantemi, e la sciarpa Obi d'argento: sei un'altra, allora.
MICHIKO - molto gentile, signor Tagota.
TAGOTA - Guardati intorno, l, voglio dire.
MICHIKO - Il vaso verde con l'ibisco?
TAGOTA - Anche quello, s, ma in particolare la mia ombra... non vedi come la tua le tocca le spalle?
MICHIKO - Oh, mi scusi signore!
TAGOTA - Sei molto cortese e seria. Quando ero ancora giovane come te mi dilettavo alla musica muta che le ombre producono e quando la luce proiettava un ramo sulla parete seguivo col pennello il vecchio gioco delle ombre. Tu mi capisci, non vero?
MICHIKO - Qui ci sono troppe ombre: la guerra, il tempo, il futuro. cos difficile orientarsi.
TAGOTA - Sei troppo giovane per portare tanto peso. Cedilo agli uomini.
MICHIKO - passato quel tempo...
TAGOTA - No, che non passato! Tokio continuamente scossa come in un terremoto, Jokohama stata bruciata, Yokosuka distrutta, eppure ci sono di nuovo.
MICHIKO - Ma i morti sono morti, signor Tagota. E la guerra non viene dalla terra. negli uomini stessi, io credo.
TAGOTA - Che c' negli uomini?
MICHIKO - Che sono inquieti, senza pace. Hanno bevuto petrolio come le macchine e bruciano come perforatrici quando gli tengono il fuoco vicino.
TAGOTA - (aspramente) Chi dice questo
MICHIKO - Mi perdoni, signore, Hiromito che lo dice.
TAGOTA - Hiromito, chi ?
MICHIKO - ... ecco... ci sposeremo fra qualche tempo. Ha perduto il braccio sinistro davanti a Singapore... Pi tardi, quando guadagneremo abbastanza, ci sposeremo.
TAGOTA - (lentamente) Pi tardi... Quando si ancora giovani si pu dire pi tardi .
MICHIKO - Come dice, signor Tagota?
TAGOTA - Nulla, Michiko-San. Scusa. L'orologio fermo. Non senti che l'orologio fermo? ridicolo un orologio fermo. (Orologio che viene caricato) Ma pi ridicolo che un vecchio come me, ed in mezzo alla guerra, si perda dietro ad una donna in chimono violetto ornato di grisantemi. (Battito dell'orologio) Eppure mi ha reso felice questo breve momento. Non lo trovi strano? Una piccola fuga dal grande tempo . Una breve conversazione con Michiko-San che neppure sa dove sono i miei sandali.
MICHIKO - colpa mia, signor Tagota. Lei pu far denuncia alla societ del cinematografo.
TAGOTA - Cos tu sarai licenziata. Tu custodisci le scarpe e pensi solo a loro... Cosa vuoi mai che siano per me un paio di sandali!?
MICHIKO - Talvolta, signore, penso in realt solo alle scarpe. Quando sto in ginocchio non vedo il volto degli uomini, ma solo scarpe e sandali. Mi stanno intorno come un gregge, come se qualcuno le avesse spinte l tutte insieme, lucenti, grinzose, o impolverate. A volte mi metto a pensare di dove vengono e dove andranno, se possono essere stanche o no. Quando, durante la rappresentazione, il silenzio regna nel guardaroba, allora sento i sandali camminare. (Breve scricchiolo di sandali) Getas che hanno fretta di giungere a casa: qui perch c' un bimbo che piange, l perch c' da portare una lettera, e la pioggia batte sui vetri della finestra... (passo lento e pesante) oppure le scarpe, hanno un passo lento e pesante. Sono dirette in caserma e domani dovranno partire per il campo percorrendo una via senza fine, coma da Tokio a Yokohama... (il passo diventa veloce, frenetico) oppure corrono, corrono all'impazzata. Corrono da ogni parte, in ogni luogo: giungono gli aeroplani, cadono le bombe e la strada brucia. Le case non servono come rifugio, e bisogna scappare, correre, correre. E cadono, si rialzano, corrono per un poco e ricadono ancora... si sente tutto questo, ma fa male, non lo si vorrebbe pi sentire, ma bisogna sentirlo sempre... (Battito dell'orologio. Pi calma) E si finisce con il pensare solo alle scarpe, signor Tagota. E si custodiscono le scarpe, ma si vorrebbe poter custodire gli uomini... poi m'accorgo di indossare l'abito della societ del cinematografo..., la gente incomincia ad uscire dalla sala e il 214 mi chiede i sandali...
TAGOTA - (piano) ... E il 214 sono io.
MICHIKO - (piano) Scusi signor Tagota.
TAGOTA - D una strana sensazione sentirsi uno dei tanti e avere un numero... Ti ringrazio per la nostra bella conversazione, stata davvero interessante. Addio, Michiko-San. (Sandali che si allontanano).
LOMBRA - Il signor Tagota disse ancora un paio di volte il nome di Michiko-San, ma ogni volta cos piano che alla fine, essendomi stesa come al solito al suolo, non lo potei pi intendere chiaramente. L'orologio sopra di noi continuava a segnare il tempo e mi sembrava che da quando lo aveva caricato il mio padrone risuonasse pi forte, molto pi forte, come se fosse spinto da una forza interna. Nel giardino i pini si irrigidivano nei loro rami neri. Ad un tratto balzammo in piedi spaventati poich c'era sembrato di aver udito suonare l'allarme dal fiume, ma poi tutto ritorn calmo. Vedevo di nuovo tutto chiaramente: sulla gradinata del giardino c'era una lucertola che muoveva la lingua. Nessuno sapeva nulla. Neanche la lucertola, bench gli animali abbiano alle volte il presentimento del terremoto. (Con poca voce) Credo che la paura fosse in mezzo alla stanza, ma non la scorgemmo. (Battito dell'orologio) Uno, due, uno, due, l'orologio continua a segnare il tempo che passa... (Battito dell'orologio).
MATA - Signor Tagota! (Pi vicino) Signor Tagota!
TAGOTA - Che c'?
MATA - Se n' gi andata la bella signorina? E la mia focaccia di riso pi bella che mai, chiara sfida alla guerra?
TAGOTA - (improvviso) Guerra!
MATA - Che c' dunque, signore?
TAGOTA - (normale) Va bene, Maya-San, ormai troppo tardi per la tua focaccia di riso. L'avevamo dimenticata.
MATA - Lo sa che la signora Yosioka deve aver visto suo fratello Ozuma stamani?
TAGOTA - Mio fratello Ozuma a Hiroshima? come possibile? No, Maya-San, Ozuma sul suo fiume a cacciare i pesci con il cormorano.
MATA - Pesci! I buoni pesci! Un'altra volta far il tonno con i rapanelli grattugiati.
TAGOTA - Lascia stare queste cose, ora, Maya-San, e spalanca tutta la porta. C' un'afa, qui!
MATA - Un giovane aspetta in giardino, credo sia Hiromito. Voleva parlare subito con lei, ma io gli ho detto di pazientare perch...
TAGOTA - Beh? Michiko-San se n' andata. Cosa vuole da me Hiromito? Mandalo via. Digli che venga domani... un qualsiasi altro momento. (Battito dell'orologio) Aspetta, Maya-San. Fallo entrare. (Battito dell'orologio).
HIROMITO - Signor Tagota... (Una pausa con il battito dell'orologio sottofondo).
TAGOTA - La signorina Michiko-San se n' gi andata.
HIROMITO - Vedo che mi conosce.
TAGOTA - La signorina Michiko-San ha fatto il suo nome.
HIROMITO - Lei permette? solo una piccola cosa, signor Tagota. Lei fu cosi gentile a non far la denuncia alla societ del cinematografo per i suoi sandali! Michiko-San li ha perduti. E se io ora potessi ringraziarla con questa piccola cosa...
TAGOTA - molto bello, signor Hiromito.
HIROMITO - Sono un pittore di porcellane e forse le piacer questo vasetto con la vista del Fusijama, il venerando Fusi con il lago Hakono.
TAGOTA - Mi rammento che una volta che mi trovavo su al lago patii un freddo terribile mentre il monte venerando immergeva la, sua cima in una densa nebbia. Ma il suo vaso mi piace. Mi scusi, ma mi rammenta Michiko-San e i miei sandali.
HIROMITO - Ho disegnato parecchie volte il Fusi. Un monte nella neve purifica l'occhio.
TAGOTA - per questo che noi ne abbiamo fatto una infinit di riproduzioni e l'abbiamo smerciato in tutto il mondo.
HIROMITO - Ah! no, signor Tagota. Questo il male. Io lo dipingo adagio e con devozione, perch lo spirito del Fusi abbandona chi lo riproduce per farne commercio.
TAGOTA - Lei un giovane estroso!
HIROMITO - Sono soltanto deluso.
TAGOTA - Vorrebbe che dipingessimo tutti il Fusijama adagio e con devozione? Senza aver fabbriche, macchine e perforatrici?
HIROMITO - Quando arrivai dal campo, signor Tagota, a causa di questo braccio pi corto rimasi molto tempo in ospedale. Ebbi modo di leggere molti libri di storia, e mi domandavo come mai un tempo riuscivamo ad avere pace per 250 anni.
TAGOTA - Ci tenevamo in disparte dal mondo. Il mistero nella capsula.
HIROMITO - E chi apre la sua casa deve appendere il fucile ai battenti della porta? Io penso dipenda invece dalle macchine che corrono sempre pi veloci, dalle ciminiere che diventano sempre pi alte, dalle perforatrici che diventano sempre pi fitte. Si passato ogni limite e il petrolio scorre nel sangue, signor Tagota.
TAGOTA - Sicch avrei petrolio nel sangue?
HIROMITO - Forse, pu darsi.
TAGOTA - Lei molto sincero.
HIROMITO - Certo, e ieri ero ancora avido come centomila altri.
TAGOTA - Scusi, ma lei venne, mi pare, per ringraziarmi. Non era necessario, ma mi pare lei venisse per questo, signor Hiromito.
HIROMITO - Infatti. Mi scusi, signor Tagota. Si vuol penetrare negli altri, ma in fondo per meglio analizzare se stessi. Io dipingo il Fusi, silenzioso e splendente nella sua cornice di nubi, per renderlo pi chiaro, ancora una volta pi chiaro. Il Fusi resta immobile e le nostre citt bruciano. Vorrei correre sul monte e domandare : Che cosa abbiamo fatto di male? Che cosa ho fatto di male? Restituiscici il nostro limite, o Fusi, monte venerando! . No, signor Tagota, non voglio riavere il mio braccio. In nome di Dio, no; ma voglio riavere le cose che ho amato, riprendere alla terra le cose che hanno senso e anima... (Battito dell'orologio).
TAGOTA - E lei domani sarebbe dunque un distruttore di macchine?
HIROMITO - No, ma girerei la valvola di sicurezza se fosse necessario. (Rumore di cocci).
TAGOTA - Il suo Fusijama non mi piace. Lo spirito del suo Fusijama ribelle.
HIROMITO - (con voce calma) Ora abbiamo fatto cadere il vasetto, peccato. Glielo avevo regalato perch aveva trattato umanamente Michiko-San. Lei avrebbe potuto fare la denuncia alla societ.
TAGOTA - Ho agito umanamente, vero. Un po' troppo umanamente, Hiromito. Voglio essere sincero anch'io come lo stato lei. Non so da che cosa dipenda. Deve dipendere dall'aria questo improvviso desiderio di dire la verit, e giunger un tifone, forse. Vede, Hiromito, io non volevo salvare Michiko-San, ma prenderla. Prendermela, Hiromito, capisce? Questa sar una delle conseguenze della cattiva goccia di petrolio che ho nel sangue, ma che ha gi fatto approdare a molte cose da noi. Michiko-San mi piaceva e presso di me avrebbe potuto portare sempre il suo chimono violetto con i grisantemi. Cosa vuole m'importassero i sandali scomparsi!?
HIROMITO - (cupo) Lei ha ragione. La ribellione deve essere nell'aria. Il suo giardino rosso e la sua faccia pure. Forse meglio che me ne vada". Non bene scrutare un uomo troppo in fondo. Sono venuto per ringraziare e me ne vado per riflettere. Ma la prego ancora di una cosa, signor Tagota: lei non dovrebbe parlare con tanta disinvoltura dei sandali scomparsi; o le indifferente sapere chi li porta, ora? Una volta, con altri soldati, feci una sosta sotto i bamb e ci togliemmo le scarpe per riposare i piedi gonfi; allora il mio compagno mi disse: Non metterle troppo lontano, amico, la morte cerca delle scarpe, la morte cerca sempre delle scarpe. Oggi o domani sar nelle tue. (Battito dell'orologio) Signor Tagota, perch non cerca i suoi sandali? Addio, signor Tagota. (Battito dell'orologio).
TAGOTA - (dopo una pausa) Ah, si dovrebbe... (Suona il telefono) Tagota... No. In fabbrica verr pi tardi. Novit? Una piccola unione sopra Kure? Il mio segretario deve terminare l'atto Yedo. Noi andremo a Okayama... No, questa sera. Collegamento con Tokio? Sempre interrotto... Grazie, chiamo pi tardi. (Battito dell'orologio).
LOMBRA - Chi era Hiromito, questo giovane Hiromito? Lei ha del petrolio nel sangue, signor Tagota . Dovrebbe cercare i suoi sandali, signor Tagota . (Battito dell'orologio).
TAGOTA - Pazzo! Guarda, la mia ombra si beffa di me. Raddrizza il dorso come se fossi senza testa. Smettila, ombra! Ma che cosa, che cosa c' dunque! Eppure l qualcuno corre, perch corrono? (Rumore di sandali che si avvicinano veloci, passano e si allontanano. Tagota ride. Toma il battito dell'orologio) Io penso ancora ai miei sandali, qualche volta. Ma che vuole da me? (Grida, improvviso) Maya-San! (Batte tre volte le mani) Nessuno? Eppure c' qualcuno. Si chiacchiera qui attorno e si vende la mia casa ai topi. C' qualcuno1? (Cigolo di una porta che si apre).
OZUMA - Perch gridi, fratello?
TAGOTA - Ozuma, mio Dio! mio fratello Ozuma!
OZUMA - Hai degli ospiti: topi, sorci? Vengono dalle case distrutte.
TAGOTA - Non stare qui, Ozuma, oggi una strana giornata. C' qualche cosa che viene da ogni parte ma non so cosa sa.
OZUMA - Nella casa dello Schogun di Nagoia c'era un pavimento che scricchiolava.
TAGOTA - Che vuoi dire?
OZUMA - Lo Schogun s'era fatto fare un pavimento cos per sentire se veniva qualcuno. Aveva paura infatti.
TAGOTA - Avr avuto le sue ragioni!
OZUMA - Cos' che ti turba?
TAGOTA - Nulla, fratello Ozuma, ma perch non sei sul tuo fiume, nella tua baracca a prendere i pesci con i voraci cormorani?
OZUMA - Ozuma va in giro.
TAGOTA - E fai un'ombra nera? Vai in giro per Hiroshima? Non star qui, Ozuma!
OZUMA - Senti gridare il cormorano?
TAGOTA - No, sei strano per.
OZUMA - Avevo, dimenticato. Qui ad Hiroshima non si sente gridare il cormorano. Da noi si sente, alle volte, nell'acqua, durante la notte.
TAGOTA - Mi ricordo: era una cosa emozionante sui vostri fiumi. Le barche scure, le fiaccole per attirare i pesci e i cormorani che si lanciavano tra gli sciami come falchi. (Bid) Allora mi volevi regalare un cormorano ammaestrato e Maya-San ne era inorridita. E pensare che un uccello potrebbe sostituire per lei il mercante di pesci!
OZUMA - I miei cormorani!
TAGOTA - Non peschi pi, ora?
OZUMA - Pescare di notte con le fiaccole sarebbe una via per gli aeroplani. Ho dovuto smettere.
TAGOTA - E ora che fai?
OZUMA - Vado in giro.
TAGOTA - Ma ci sono anche tai e tonni da prendere con le reti, con gli ami. Non ti fermare qui, Ozuma. Maya-San ci porter il t, venendo. molto chiacchierona e domanda a tutti i vicini della guerra e dei bombardamenti. difficile che dorma.
OZUMA - E tu, dormi, fratello Tagota?
TAGOTA - Certo! E lo domandi?
OZUMA - Voglio dire se tu puoi dormire mentre la guerra sempre pi violenta e la morte si estende sulla terra, nell'acqua, nell'aria.
TAGOTA - Posso dormire, fratello. Ci sono ormai delle parole che sono come delle torri. Tu stai sotto e guardi in su. Ed allora come se le parole finalmente significassero La forza signora del regno .
OZUMA - Anche le torri precipitano!
TAGOTA - Ozuma, cosa hai in mente di fare? Tu vuoi fare qualcosa!
OZUMA - Io vado in giro!
TAGOTA - Ma perch vai in giro?
OZUMA - Per dire a tutti ci che ho pensato di notte lungo il fiume, mentre i cormorani gridavano. Per domandare a tutti se sanno ci che fanno quelli che pescano con i cormorani. Se sanno che usano delle attraenti fiaccole per i pesci che accorrono, il tonno, il tai, e mille altri. Perch i pesci credono alla luce delle fiaccole. E allora lanciano i cormorani che hanno molto lavoro, un terribile lavoro, fratello Tagota.
TAGOTA - Vai a raccontarlo, vai pure! Ma chi ti capir?
OZUMA - Mi devono capire, molto facile capire: il cormorano grida. Il cormorano vuole pesci.
TAGOTA - Tu parli bene, ma sai dove andrai a finire? Sei sempre stato sul fiume, eternamente in barca e nessuno mai riuscito a farti allontanare. Nemmeno io. Lasciami il fiume, hai detto, gli arbusti e i bamb della riva, le canne e gli aironi. Io vivo, qui, hai sempre detto. E ora, sai almeno ci che vuoi fare, fratello Ozuma?
OZUMA - Lo so perfettamente: non voglio pi cacciare con il cormorano. E lo sai tu pure.
TAGOTA - La tua pazza storia. Raccontala a dieci a venti. Dov' che t'hanno dato retta?
OZUMA - Il bamb in un solo giorno raggiunge l'altezza di un piede...
TAGOTA - (sussurrando, angustiato) Che volete dunque?
OZUMA - Il bamb nel terzo giorno raggiunge l'altezza di un uomo.
TAGOTA - (c. s.) Come i topi, come i topi!
OZUMA - cos Tagota. Va rapidamente ovunque...
TAGOTA - Non voglio sentire! (Battito dell'orologio).
OZUMA - Ma lo senti. Ti copri le orecchie, ma lo sent. Non si pu fare a meno di sentire. qui. E cresce, cresce come il bamb, Tagota. Io vado in giro e una parola tocca l'altra. Tu fai di una parola una piccola palla, che ne trascina altre e tutte insieme rotolano senza tregua, capisci. Particella per particella., pezzo per pezzo si forma la pallottola, Tagota, che poi incomincia a rotolare da una parte e dall'altra. Tu non la puoi trattenere, giunge da tutte le parti, sempre pi forte, sempre pi calda, sempre pi ardente e infiamma la terra, il suolo si muove. La palla stride e s'ingrossa, Tagota, finch diventa come un piccolo sole. C' gi tanta luce, fratello, tante fiamme, eppure ancora s'aumenta e si spande. Rivolge lo sguardo a Tagota. Ti tormenta e piove sempre pi fuoco mentre rimbomba e tuona in cielo un terribile sole! E non ha fine finch il cielo precipita. G-rida, fratello, grida, grida che tutti lo possano sentire!
TAGOTA - Basta, basta Ozuma. Va, va, fratello. (Rumore di aeroplano lontano. Vicino. Vicinissimo. Poi silenzio).
OZUMA - Io vado. Addio, fratello Tagota.
TAGOTA - (con un fil di voce) Dove vai?
OZUMA - Vado in giro. (Battito dell'orologio).
TAGOTA - (rigido, lontano) Va, andate, andate tutti. Non dovete rimanere qui. Michko-San, non devi attendere Hiromifco. E tu, che aspetti fratello Ozuma? Non stare qui. Voglio essere solo, tutto solo. Voglio essere completamente solo. Completamente solo in mezzo al sole. (Sussurro lontano nell'aria).
LOMBRA - (ancora ammorzata) Io sono l'ombra del signor Tagota di Hiroshima. Egli mor quando cadde questo terribile sole dal cielo mentre stava sulla veranda di casa sua. Io, la sua ombra, gli ero al fianco. Il mio signore era stanco e spossato, perch dal giardino non veniva un alito di vento. Le cicale stridevano e lo zigolo cantava tra i fiori dei fagioli. Ma d'un tratto tutto tacque. Si sentiva ancora un aeroplano molto lontano, ma nulla accadde. Soltanto il mio signore s'agitava un poco e diceva come in sogno :
TAGOTA - Ecco i miei sandali, Michiko-San, non metterli troppo lontano.
LOMBRA - Poi non disse pi nulla. La piccola lucertola sulla gradinata del terrazzo scomparve improvvisamente, a mala pena, in una spaccatura. Tutti i rami, grandi e piccoli, erano di porcellana, completamente rigidi, rigidissimi. Io sono soltanto un'ombra e i miei ricordi di allora sono vaghi, ma qualcosa tremava e penetrava nel mio corpo grigio, e una tremenda calma sovrastava Hiroshima, una nuvola di nulla, una nuvola di silenzio! I tetti si curvavano, lo stagno nel giardino era un occhio che si protendeva disperato al cielo come se dovesse venire di l. Che cosa accaduto dunque! Chi lo pu dire? Il mio signore ed io, la sua ombra, non lo sappiamo. Io credo sia come se l'orologio avesse incominciato segretamente a battere, un grande immenso orologio posto nel cuore del mondo. Lo sento scandire il tempo; senza sosta e trattenere il respiro. Muove una piccola ruota, null'altro che una piccola ruota che scandendo e stridendo... Non lo sente nessuno, dunque? Ma nessuno lo capisce? Salvatela, salvatela dunque. La citt signore: Hiroshima! Hiroshima! (Gong, con profonda risonanza).
FINE
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