Ho perduto mio marito

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HO PERDUTO MIO MARITO

Commedia in tre atti

di GIOVANNI CENZATO

PERSONAGGI

CONTE GIULIANO ARENZI

DOTT. MATTIA RICCI

ING. CARLO ZANNI

AVV. ALBERTI

RAG. MARIANI

IL DIRETTORE D’ALBERGO

IL CAMERIERE

VALENTINA

ADELE TORRANI

CECILIA TORRANI, sua figlia

PEPPINA

Il primo e il terzo atto in campagna; il secondo a San Remo.

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

La sala a terreno in una villa di campagna. È la tipica dimora d'un appassionato amatore dei campi. Signorilità, eleganza, ma non raffi­natezza. Buon gusto, semplicità, sano godimen­to di libertà e di quiete. La comune, in fondo, è spalancata, come le due finestre laterali, al sole, e grondante di verde. Porte ai lati. Un ta­volo, delle poltrone. Un fucile da caccia appog­giato presso la porta. Un carniere e un cappel­laccio sul tavolo.

(All'alzarsi della tela la scena è vuota, ma entra subito dalla comune Mattia, in abito da turista. È un po' stupito di non trovare nessuno e mostra di essere di casa. Dopo un po' si guar­da attorno, prende un bastone che è in un an­golo e batte fragorosamente due o tre colpi sul tavolo).

Peppina                         - (accorrendo spaventata dalla porta di sinistra) Misericordia!... Cosa succede?... Ah!... Il signor dottore!

Mattia                           - Oh! Se Dio vuole si vede qualcu­no... A momenti prendevo il fucile e mi met­tevo a sparare...

Peppina                         - Ma, io non ho sentito nulla... Ero in cantina... Ci sono gli operai per il calorifero.

Mattia                           - È mezz'ora che vado dentro e fuo­ri chiamando. Dov'è Giuliano?

Peppina                         - Dorme.

Mattia                           - (stupito) Alle dieci?!

Peppina                         - Eh? Stamane è andato a caccia. È tornato un'ora fa. M'ha detto di svegliarlo per la colazione... Adesso si sarà svegliato!

Mattia                           - Eh già! Cosa voleva? Una canno­nata?!

Giuliano                        - (entra da destra, gioviale a Mattia) Hai finito di fare il terremoto?

Mattia                           - Ah! Mi hai sentito?

Giuliano                        - Alla grazia!

Mattia                           - E non potevi darmi una voce?

Giuliano                        - Io t'avrei dato una bastonata se mi fossi stato a tiro! Accidenti! Dormivo così di gusto!

Mattia                           - Potevi affacciarti... Sarei stato zitto!

Giuliano                        - No... Invece ho voluto vendicar­mi facendoti perdere del fiato, almeno, mentre mi vestivo. (Altro tono) Come stai, caro matto?

Peppina                         - (esce).

Mattia                           - Benissimo, e tu?

Giuliano                        - Lo vedi. Benone! Ti fermi a co­lazione con me?

Mattia                           - Grazie, ma devo ripartire subito.

Giuliano                        - C'è qualche cosa di urgente?

Mattia                           - No: ho comperato un'automobile e l'ho provata facendo una corsa fino da te.

Giuliano                        - Gentile... E dov'è la macchina? L'hai già fracassata?

Mattia                           - No. L'ho qui.

Giuliano                        - Che macchina è?

Mattia                           - Un'occasione.

Giuliano                        - L'occasione è mia di averti ri­veduto con tanto piacere.

Mattia                           - Se aspetto che tu venga in città!

Giuliano                        - Ma se non ci torno più! Te l'ho detto!

Mattia                           - Non farmi ridere, va là.

Giuliano                        - E come no? Sto tanto bene qui... I miei libri, la mia caccia...

Mattia                           - Anche d'inverno avrai la caccia?

Giuliano                        - Toh! Le anatre!

Mattia                           - E le oche uso Cecilia, con quel grosso occo maschio di sua madre!

Giuliano                        - Cecilia è un'amabile ragazza, semplice, fresca...

Mattia                           - Fa piacere! È una primitiva, con una educazione tutta da rifare!

Giuliano                        - Se è per quello, le signorine di città sono da rieducare con maggior urgenza di lei!

Mattia                           - Ma ne sei innamorato?

Giuliano                        - Te lo metti in niente tu, questo.

Mattia                           - No, l'avrà in mente lei, e sopratut­to sua madre. E questa sarà la tragedia. Tu fi­nirai per sposarla e ciò è deplorevole. Un uo­mo come te, con un passato brillante e un av­venire che potrebbe essere più brillante an­cora. ..

Giuliano                        - (giocondo) Eh! quante stupidag­gini!

Mattia                           - Ma via! I tuoi amici non vogliono perderti!

Giuliano                        - Non hanno che da venir qui! Guarda quanta bella roba c'è intorno! Pace, tranquillità, silenzio. E poi ve n'accorgete a-desso? Sono due anni che vivo in questo ango­lo di paradiso. Guarda: ho fatto fare l'impianto del termosifone per starci comodamente anche l'inverno. Ti avverto che se sei venuto alle vol­te per convertirmi, hai buttato via il tempo, la benzina, l'olio e le gomme...

Mattia                           - Insomma, questa tua clausura è ri­dicola. Tu finirai per incretinirti.

Giuliano                        - Ci assomiglieremo...

Mattia                           - Finirai per sposare Cecilia. Ed è naturale! Non vedi altre donne!

Giuliano                        - Pfau! Le donne, meno si cono­scono, più si amano. O  poi chi ti dice che non veda delle belle donne io? Giusto ieri ne ho vista una di quelle... (Come parlando a se) ... Veramente carina!

Mattia                           - Sono indiscreto se ti domando chi è?

Giuliano                        - Eh! La conosci!... Valentina, mia cugina.

Mattia                           - Ah! Graziosissima! Ma non è in viaggio di nozze? S'è sposata tre giorni fa, mi pare...

Giuliano                        - Ebbene?... Tu che dici!.. Fin le sposine di tre giorni vengono a vedermi! E poi neghi il mio stato di grazia!

Mattia                           - È venuta con suo marito?

Giuliano                        - È stato così: mi sono sentito chiamare al telefono dal Grand Hotel a Firen­ze. Era lei che mi salutava, di passaggio. Mi ringraziava del dono che le avevo inviato...

Mattia                           - Veramente bello! L'ho visto!

Giuliano                        - Duemila lire, fa niente. Meglio un regalo agli altri che le nozze per sé... E mi rimproverava di non essere andato alla cerimo­nia.

Mattia                           - È stata un'altra tua stravaganza.

Giuliano                        - Stravaganza? Prima di tutto non sapevo nemmeno che fosse fidanzata.

Mattia                           - Te l'ho detto io due mesi fa...

Giuliano                        - Ah sì? Non vi ho fatto caso... Divento sempre più...

Mattia                           - ... Orso...

Giuliano                        - No... Giù d'esercizio... Arrivare in città, aprire la casa per vestirsi in etichetta, per dormirvi... Che! Che! Che! Un regalo, un telegramma... E passa la paura...

Mattia                           - Perché? Hai paura a rivedere il mondo?

Giuliano                        - Fa piacere!... (Pausa) Ti dice­vo... M'ha telefonato... Evviva, auguri, saluti... Poi mi fa: « Non senti nemmeno il desiderio di vedermi? Non potresti fare un salto? ». Mi capirai... Venti minuti, con la macchina... Non ho saputo dire di no...

Mattia                           - E ci sei andato?

Giuliano                        - Già!... Ma quando sono giunto all'albergo l'ho trovata che pestava i piedi, al solito impaziente... Che so io? Il treno che par­tiva... Il marito che non arrivava perché ave­va dovuto andare per un certo visto ai passa­porti. Mi disse che andavano a Parigi per la Riviera...

Mattia                           - Allora non hai visto lui?

Giuliano                        - Mentre parlavamo, lui le tele­fonò di raggiungerla subito alla stazione altri­menti avrebbero perduto il treno. Lei mi con­gedò in fretta...

Mattia                           - Dovevi accompagnarla!... Scusa, ma non sei gentile. Avevi la macchina...

Giuliano                        - Bravo! Ne aveva una anche lei... O  meglio era d'un conte che mi presentò anche, amico del marito, che so? E filò via...

Mattia                           - Un'apparizione...

Giuliano                        - (senza importanza) Già!

Mattia                           - Convieni che è molto carina.

 Giuliano                       - Oh! Ne convengo.

Mattia                           - Ma tu finirai per sposare Cecilia, la rustica.

Giuliano                        - Ma finiscila, sciocco!  Che io non mi sposerò mai! Sono un pacifista, io!

Mattia                           - E tu credi che madre e figlia si siano allogate nella villa vicina alla tua, tutto l'anno, per che cosa?

Giuliano                        - Sono sempre vissute in campa­gna...

Mattia                           - Perché non hanno i soldi di vive­re in città.

Giuliano                        - Fa piacere! Sono di una famiglia distinta... Lei è vedova d'un senatore... Ed hanno un ricco zio a Lione presso il quale si recano due o tre volte all'anno... (Pausa) Sono delle vicine cordiali, premurose... Non vorrai mica che prenda Peppina per conversare! E poi io non ho mai pensato a ciò che tu dici. Non ne sento parlare che da te. Loro non ne par­lano di certo.

Mattia                           - Ma sperano... (Guardando fuori) Eccole... Vengono qui...

Giuliano                        - Rincasano, e passando davanti...

Mattia                           - ... t'insidiano alle spalle...

(I due sono andati sulla soglia).

Giuliano                        - (verso l'esterno, prima che appaia­no le donne) Signore...

Mattia                           - (saluta anche lui).

Adele                            - Caro signor Giuliano... (A Mattia) Oh!... Il dottore... La rivedo volentieri...

Mattia                           - Signora...

Cecilia                           - Buon giorno, signor dottore... (conversa con Mattia).

Adele                            - (entrando con una certa confidenza, ma mista a un certo sussiego) Giuliano, ci offrite il solito aperitivo?

Giuliano                        - Va da sé, signora... S'accomodi signorina Cecilia...

Adele                            - (accomodandosi su di una poltrona) Auff... Siete stato a caccia, nevvero? Buona, ho sentito... E... quando le mangiamo?

Giuliano                        - Che cosa?

Adele                            - Le pernici.

Cecilia                           - (venendo presso Giuliano) Ci sia­mo informate prima da Peppina. Tredici per­nici. Lei è un cacciatore meraviglioso!

Adele                            - Ah! Sì! Anche il mio povero mari­to aveva questa passione. E mio padre poi!

Mattia                           - (a parte, a Giuliano) E tu speri di salvarti da una simile dinastia di cacciatori? Disgraziato! (Torna a discorrere con Cecilia).

Adele                            - (chiamando a parte Giuliano) Giu­liano...

Giuliano                        - Dica, signora.

Adele                            - Vi restituisco il libro che avete pre­stato a mia figlia. Vi avverto però che non mi è piaciuto.

Giuliano                        - No?

Adele                            - Siete un giovane così simpatico, gioviale, e avete una biblioteca malinconica...

Giuliano                        - Malinconico questo libro? Balzac? « La donna di trent'anni »?

Adele                            - Mi riferisco anche ad altri... Voi non sapete dare ad una figliola quello che si dice il libro eloquente...

Giuliano                        - Eloquente?

Adele                            - Ma sì... Comprendetemi... (Pausa) Già: voi siete un ostinato nemico delle donne... Ma io vi guarirò!

Giuliano                        - Nemico? No... Le lascio stare... Sono come la Divina Commedia a rovescio: si comincia col Paradiso, il fidanzamento; il Pur­gatorio, il matrimonio; poi l'Inferno, la vita coniugale...

Adele                            - Ma via! Questa vostra è una posa... Avete avuta qualche delusione?

Giuliano                        - No... Ma bastano sempre quelle degli altri...

Adele                            - Sicché non vi sposerete?

Giuliano                        - Ci penserò... Al matrimonio non si pensa mai abbastanza... Vedete Fontanella: si sposò a ottant'anni e trovò ancora il tempo di pentirsene... (Continuano a bassa voce men­tre Mattia e Cecilia che sono venuti frattan­to verso il proscenio, discorrono come in ap­presso).

Cecilia                           - Ti assicuro che non ho potuto... La mamma volle assolutamente venire anche lei...

Mattia                           - No... Tu sei cambiata...

Cecilia                           - Non dirlo, caro!... Piuttosto vor­rei che cambiassi tu...

Mattia                           - Io?

Cecilia                           - Amandomi di più.

Mattia                           - E come?

Cecilia                           - Perché ron mi porti via? Perché non ci sposiamo?

Mattia                           - Aspetta...

Cecilia                           - Aspettare!... Per voialtri uomini aspettare vuol dire godere, per noi donne sof­frire...

Mattia                           - Mia cara... Te l'ho detto: io bi­sogna che mi abitui un po' alla volta ad amare tua madre... Sì, voglio dire, a sopportarla... È una cosa difficile, sai?... Soltanto quando mi sentirò abbastanza forte per pensarla suocera, ti farò mia moglie. Ma tu zitta, altrimenti se ella intravede in me una speranza, fa come con quel povero Giuliano che non potrebbe es­sere più prigioniero...

Adele                            - (chiamando) Dottore!...

Mattia                           - Signora!

Adele                            - Mi raccomando... Non mi scandalzzi mia figlia... Lo so che lei è un volterriano...

Mattia                           - (ride) Di questi tempi?! Ma oggi un volterriano vale una moneta fuori corso... Buona per i musei...

Giuliano                        - Peppina! (Va verso la porta di sinistra) Peppina!

 Peppina                        - (comparendo) Comanda?

Giuliano                        - Il solito vermouth, diamine!

Peppina                         - Subito! (Va alla dispensa, estrae la bottiglia, il vassoio, dispone sulla tavola tutto, mentre il dialogo prosegue).

Mattia                           - (rientrando in gruppo con Cecilia) Se le pernici avessi avuto la finezza di am­mazzarle tre giorni fa, oggi erano in punto, ed io potevo magari cedere alla tentazione e re­stare...

Cecilia                           - (a Mattia) Torni dopo domani...

Adele                            - (severa, richiamando Cecilia) Ceci­lia? Vuoi far tu gli inviti?

Giuliano                        - Oh! Signora! In questo caso el­la non è che una amabile interprete!

Mattia                           - (guardando Cecilia di soppiatto) Se i miei affari me lo permettessero, verrei qui tutti i giorni...

Adele                            - Un medico, già, non ha mai orari...

Giuliano                        - (scherzando) Aggiunga che se egli abbandona gli ammalati, quelli guariscono, e allora come vive lui?... (Lo abbraccia) Va là! Fermati oggi a colazione!...

Adele                            - Ma sì... Se il dottore vuol favori­re. (A Giuliano) Invitate pure anche lui!...

Giuliano                        - (come si risovviene una cosa) Ah! Già!... Che sciocco! Scusate!

Mattia                           - Sei invitato da loro oggi?

Giuliano                        - Già... (Marcando le parole) Non te l'ho detto anche prima?

Mattia                           - Sì, sì... (Accomiatandosi dalle si­gnore) I miei ossequi... Signorina, arrivederla...

Adele                            - Buon giorno, dottore...

Cecilia                           - Arrivederla... Buon viaggio! (Al­tri saluti scambiati a soggetto).

Giuliano                        - Ti accompagno fino alla mac­china.

Adele                            - (a Peppina che entra per portar via i bicchierini) Dite un po', Peppina... V'è riu­scita quella cosa?

Peppina                         - (soprapensiero) Quale?

Adele                            - (a Cecilia) Va pur fuori, cara. Non amo che tu ascolti ciò che dico a Peppina.

Cecilia                           - Sì mammà!... (Esce: la si vedrà poi dalla comune in giardino appena fuori, sa­lutare col fazzoletto Mattia).

Adele                            - Non siete riuscita a sapere chi era quella signora per la quale fece quella scap­pata, eri sera a Firenze, così precipitosa?

Peppina                         - Gliel'ho detto... Una sua cugina... (Marcando le parole) Sposata...

Adele                            - (sospirando) Alla grazia! Le donne maritate! Buone quelle!

Peppina                         - Ma se è in viaggio di nozze!

Adele                            - Si semina quando si può...

Peppina                         - (ridendo, un po' confidenziale e bo­naria) È inutile che la signora si faccia delle illusioni... Il mio padrone non si sposerà mai!...

Adele                            - (con sussiego) Vi ho chiesto un fa­vore e voi mi rispondete con una impertinenza! Si sposi o no, a me che importa? Dite per mia figlia? Se volessi, ne avrei!...

Peppina                         - Vada là che il mio padrone non le spiacerebbe!...

Adele                            - Chi dice questo? Ma non mi cre­derete capace di esporre mia figlia ai rischi di una passione... Io mi informo... Mi metto in vedetta... Che male c'è? Non è dovere di ma­dre? Di buona madre? Lo studio per vedere se... sì, insomma, se i suoi costumi, le sue abi­tudini... Zitta che è qui!...

Giuliano                        - (è apparso sulla porta e s'intrattie­ne con Cecilia. Le loro parole non s'intendono).

Peppina                         - (si avvia).

Adele                            - (indispettita, sottovoce) Rimanete!

Peppina                         - (non ha sentito, o ha finto di non sentire, e se ne va).

Adele                            - Che stupida! (Senza voltarsi ne muoversi ella china il capo e finge di dormire).

Giuliano                        - (seguito da Cecilia) Vuole un al­tro po' di vermouth?... Ah!... non c'è più... (Accorgendosi di Adele, istintivamente, piano) Toh! Sua madre si è addormentata...

Cecilia                           - (ridendo) Poveretta!...

Giuliano                        - Non avrà mica fatto un colpo, eh?

(Un sussulto di Adele).

Cecilia                           - (un po' sgomenta dello scherzo) Ma cosa dice?...

Giuliano                        - Pare impossibile la facilità che ha questa donna di addormentarsi quando sia­mo noi tre soli...

Cecilia                           - È tanto stanca!... Abbiamo fatto una passeggiata così lunga stamane...

Giuliano                        - (prende sul tavolo il libro e lo la­scia cadere rumorosamente).

Adele                            - (si muove appena).

Giuliano                        - Oh! Pardon!...

Cecilia                           - Mamma!

Adele                            - (fingendo di svegliarsi) Che c'è, cara?

Giuliano                        - Signora Adele... Io vado un mo­mento a mutarmi d'abito. Con permesso...

Adele                            - Per noi si cambia?

Giuliano                        - No, per me... (Fa per avviarsi. In questo momento appare sulla soglia Valen­tina).

Valentina                      - (giovane, bellissima, un po' ansan­te, irrompe quasi, gridando il saluto) Giu­liano!

Giuliano                        - (sorpreso, tornato indietro) Eh? Ma guarda! Tu? Valentina!

Valentina                      - (avanzando senza curarsi di nes­suno e sprofondandosi in una poltrona) La­sciami sedere! Dio mio!

Giuliano                        - (premurosissimo) Ma che è suc­cesso?

Adele                            - (indispettita da quella apparizione, allarmata da quella confidenza, si alza chiaman­do) Cecilia!

 Cecilia                          - Mamma?... (Le va vicino).

Valentina                      - (a Giuliano) Ah! Tu sapessi! Tu sapessi! (Gli stringe la mano come invocando).

Giuliano                        - Ma parla!

Valentina                      - (altro tono) Chi sono queste signore?

Giuliano                        - Ah... Scusa... La signora Adele Torrani e sua figlia, mie vicine... (A loro) Mia cugina Valentina... (A lei, piano) Come ti chia­mi adesso?

Valentina                      - (con un gesto di sgomento) Ah! (Ella non mostra nemmeno di accorgersi della presentazione. Piano a lui) Non puoi mandar via queste seccature?

Giuliano                        - (imbarazzato) Ma...

Adele                            - (livida, ma per dar a credere molta confidenza) Giuliano... Quando crederete che mettiamo in tavola, avvisateci per Peppina. An­diamo, figlia mia...

Valentina                      - (rapida) No, signora... Mi scu­si... Ma a tavola lui oggi non viene!

Adele                            - L'abbiamo invitato...

Valentina                      - Tanto piacere...

Giuliano                        - (esterrefatto) Valentina!

Adele                            - (quasi sospingendo la figlia, a se) Ho capito! È quella di ieri! Quella del telefo­no!... (Esce senza salutare).

Giuliano                        - (senza trattenere le signore, a Va­lentina) Ma cosa è successo?

Valentina                      - Siamo soli?

Giuliano                        - Mi pare...

Valentina                      - (di colpo) Ho perduto mio ma­rito! ...

Giuliano                        - (balzando) È già morto?!

Valentina                      - Ma no! È una cosa inaudita!... L'ho perduto!... Non lo trovo più!

Giuliano                        - Eh? Ma come è possibile?

Valentina                      - Ti ricordi ieri, alla stazione, che l'hai visto anche tu?

Giuliano                        - Sì... (Correggendosi) Cioè, ho, non ho visto nessuno...

Valentina                      - Come? Non l'hai visto? Ma sì!

Giuliano                        - Ma no, via... Ti confondi... Si capisce che hai la testa sossopra!...

Valentina                      - Ah! È vero.,. Tu ti sei fermato all'albergo. Mi accompagnò il conte Salberti... Eppure, guarda, avrei giurato... Fa niente... Dunque... Aspetta... Hai niente da darmi da bere? Sono arsa...

Giuliano                        - Subito! (Corre alla dispensa, chiama) Peppina!

Valentina                      - Non chiamare nessuno... Non voglio vedere nessuno...

Giuliano                        - Non c'è nessuno in casa... La serva...

Valentina                      - Dammi qui... (Vedendo che lui ha preso una bottiglia e la guarda) Dammi! Qualunque cosa sia... Pur di ristorarmi la gola!

Giuliano                        - Aspetta... E se fosse veleno?

Valentina                      - Ah! Magari! (Beve a canna un sorso) Ma è vermouth!... Meno male!

Giuliano                        - (interdetto) Ma via, calmati... Racconta...

Valentina                      - (si siede, ansante) Dunque... Ieri, al terzo giorno di nozze, siamo partiti da Firenze... A proposito: fai un salto fuori, pa­gami la macchina... È a nolo... L'ho presa a Firenze; già combinato. Cinquanta lire... (Fa per estrarre dalla borsetta il denaro) Prendi...

Giuliano                        - (ricusando) Ma figurati! (Esce).

Valentina                      - (rimasta sola, gira un po' guar­dando curiosa fino al ritorno di Giuliano).

Giuliano                        - (rientrando) Ebbene?

Valentina                      - Ieri... terzo giorno di nozze, ti dicevo, siamo partiti da Firenze. Arriviamo alla stazione di Livorno. A Livorno dovevamo aspet­tare circa mezz'ora il direttissimo per Genova... Andiamo al buffet... Si prende una bibita... Io... (Altro tono) Dammi, ti prego, ancora di quel vermouth!

Giuliano                        - (sollecito) Pronto!... Ma aspet­ta... (Vorrebbe darle un bicchierino).

Valentina                      - No... No... Va' là... (Beve come prima. La bottiglia resta sul tavolo). Io dunque avevo la mia valigetta, e un'altra più volumi­nosa... Carlo...

Giuliano                        - Chi è?

Valentina                      - Come chi è? È mio marito!

Giuliano                        - Ma ti faccio osservare che io non so nemmeno chi sia...

Valentina                      - È l'ingegnere Carlo Zanni...

Giuliano                        - Carlo Zanni... Mai sentito no­minare... Ma non importa...

Valentina                      - Carlo, dunque, esce un mo­mento sotto la tettoia... Devi sapere che egli è un curioso, un osservatore, che guarda tutto, che tutto lo interessa... S'era distratto a vedere i congegni di una grossa locomotiva ferma...

Giuliano                        - Cosa c'è di interessante?

Valentina                      - È ingegnere, t'ho detto... A un certo momento arriva fragoroso un treno. Si aprono degli sportelli, si chiudono quasi subito. Lo sento gridare: «Valentina! Valentina! Pre­sto! Presto! »... La sua voce... Corro fuori con la valigia... Lo vedo sul treno appena arrivato... Comprendo che ci eravamo lasciati sorprendere dall'arrivo: imbranco la valigia e su... Il treno parte... Sono certa di trovarlo nello scomparti­mento, e invece non lo trovo... Non c'è più... il signore che io avevo visto allo sportello era uno che gli assomigliava...

Giuliano                        - È incredibile!...

Valentina                      - Ma vero! Pensa a quale velo­cità andava già il treno, e a quale distanza or­mai io ero quando m'accorsi del fatale equi­voco!... (Prende ancora la bottiglia del ver­mouth e ne tracanna un po').

Giuliano                        - Ma scusa... Chi ha gridato: « Va­lentina »?

 Valentina                     - Mah!... Sarà stato un altro... Viaggiatori che arrivano... Io mi sono sbaglia­ta... Lo so... La colpa è tutta mia, si capisce... Ora pensa alla mia situazione! Chiedo dispera­ta al controllore quale è la prima fermata: La Spezia, pensa!

Giuliano                        - E l'anello?... Potevi tirare l'a­nello!

Valentina                      - Già!... E la multa? E il pro­cesso? La pubblicità? E poi... Quando ero ben ferma in mezzo alla campagna, di notte, cosa facevo? La prima idea fu quella del telegrafo. Raggiungere La Spezia e telegrafare al capo sta­zione pregandolo di far ricerche di un viaggia­tore così e così... L'ho fatto appena arrivata... Ma sì!... era passata più di un'ora... Al primo treno torno a Livorno, vado dal capo stazione... Era montato allora allora in servizio... Non sa­peva nulla di nulla... E poi, sai, un uomo che monta di servizio alle cinque di mattina, come lui, per tre ore resta ebete... Fa niente... In­somma nessuno ha saputo dirmi nulla... Allora, dopo una sì tragica notte di treni e di fatiche e di ansie, sono corsa da te perché tu mi aiuti a cercarlo...

Giuliano                        - Io?!... E come?

Valentina                      - Senti, una sposina come me non può girar sola tutte le stazioni d'Italia... Tu dovevi essere in treno questa notte! I si­gnori uomini! Cavalieri, sì! Ma la croce la sen­tiamo noi! E poi... Cosa vuoi che faccia? Dove vuoi che vada? Alla Questura? A casa? Io a casa non ci torno a dire alle mie amiche e agli amici che ho perduto mio marito in viaggio come un cagnolino o un ombrello! Tu sai che io non ho più nessuno, che non ho che una casa con una vecchia serva come te... (Correg­gendosi) Volevo dire come la tua... Una casa che ora, ammobiliata con un gran gusto da lui - tu vedessi! servirà alla nostra vita coniu­gale... (Beve ancora un po' di vermouth).

Giuliano                        - Che gran gusto possa avere un uomo che si innamora delle locomotive, non lo so...

Valentina                      - Poveretto! Tu vedessi!

Giuliano -                      - Be', dice... Sarà andato a casa...

Valentina                      - Macché! Ho telefonato mez­z'ora fa... Nulla! (Pausa). Aspetta... Sono tornata all'albergo a Firenze, quello dove ab­biamo pernottato, da dove ti ho chiamato... Nulla!... Ora, se sono con un uomo posso gi­rare più liberamente... Chiedere, o far chiedere da te... Insomma... Tu eri il più vicino e sono venuta da te! Aiutami!... Ti supplico!...

(Senza farsi notare, a poco a poco, Giuliano è riuscito a mettere la bottiglia fuori tiro).

Giuliano                        - Volentieri... Ma non vedo cosa potrei fare...

Valentina                      - Metti la tua automobile a mia disposizione e giriamo...

Giuliano                        - Il giro d'Italia in automobile? Sei matta?!

Valentina                      - Allora non vuoi aiutarmi?!

Giuliano                        - Ma sì... Aspetta... Vediamo... Anch'egli ti cercherà, girerà... È meglio che uno dei due sia fermo, perché se girate tutti e due arrischiate di perdervi sempre più... Immagino che lui avrà telefonato o telefonerà a casa, pre­cisando dove si trova... Tu avrai detto qualcosa alla tua cameriera, alla vecchia... Le avrai pur telefonato chiedendo di tuo marito...

Valentina                      - Sei matto? Chiedere a lei se sapeva dove era mio marito? Perché lo andasse a dire a tutti? Ti ho detto che non voglio se­minare il ridicolo... Poi gli amici pensano chis­sà cosa, e interpretano a modo loro... No! No!

Giuliano                        - Hai detto tu di aver telefonato... Cosa le hai detto?

Valentina                      - Nulla... Ho dato nostre noti­zie... Se Carlo avesse telefonato, la prima a dirlo sarebbe stata lei!

Giuliano                        - Ma da quando in qua, scusa, ci si mette a giocare i quattro cantoni per l'Ita­lia? C'è il telegrafo, c'è il telefono, ci son dei parenti, degli amici...

Valentina                      - Per l'appunto... Eccomi dai parenti... Ma se tutti servono come te!...

Giuliano                        - Ma se sono qui!?!

Valentina                      - È bene perché sei qui, mentre dovresti già essere pronto per partire...

Giuliano                        - Ma dove vuoi andare?

Valentina                      - Lascia fare a me, tu! Con una buona macchina si fa tutto!

Giuliano                        - Ah, sì! Ci si può rompere anche l'osso del collo, per quello!

Valentina                      - (con un impeto di rabbia) Ma lo vedi? Lo vedi che brutto destino per una sciocchezza? Egli può anche pensare che io sia fuggita da lui! E commettere magari qualche sproposito! (Disperandosi) E io a non potergli far sapere che soffro, a non poter gridargli: «No, amore! Sono tutta tua! Ti desidero! Vo­glio volare da te! »...

Giuliano                        - (al quale queste espressioni danno un certo fastidio) Lascia perdere!...

Valentina                      - Come, lascia perdere?

Giuliano                        - Eh! Non offendertene!... Vuoi un consiglio? Torna al buffet di Livorno e pian­tati là... Sta' sicura che egli ritornerà al posto dove t'ha perduta!...

Valentina                      - Come sei sciocco! E non ci sono tornata? Non ti ho detto tutto quello che ho fatto? Ho parlato turco?

Giuliano                        - Non riscaldarti, ti prego!...

Valentina                      - Scusa... Vengo qui a doman­darti aiuto in un frangente simile e tu, per tut­to conforto, mi spedisci in un buffet di sta­zione? Ma si può essere più cinici di così?

Giuliano                        - E se io ti dicessi che a tutta questa storia io non credo una parola?...  

Valentina                      - (balzando nervosa) Eh?!

Giuliano                        - Ma sì! È inverosimile, via! Tu ti sarai bisticciata con tuo marito e vuoi pu­nirlo fingendo di fuggire...

Valentina                      - (veemente) Ma mi obblighi a credere che sei diventato uno stupido! E mi rincresce per la parentela! Ma ti pare che dopo tre giorni di matrimonio, col bene che gli vo­glio... Ah, senti... (Si alza di scatto) Me ne vado! Addio!

Giuliano                        - Ma scusa... Vieni qui... Non prendertela così sul tragico!

Valentina                      - E tu non prenderla in ridere, sciocco!

Giuliano                        - Sedi: sei di una insolenza fan­tastica!

Valentina                      - Eh?! (Prende la bottiglia del vermouth; egli crede che voglia scaraventarglie­la addosso e ha un comico balzo. S'accorge in­vece che ella vuol bere ancora un sorso).

Giuliano                        - (per impedirglielo) Ma basta! Ti ubriacherai! E allora chissà cosa dirai, se tanto mi dà tanto... Sii buona... Sei tanto bella quando sei buona...

Valentina                      - (piagnucolando) No... Guar­da... Vado al buffet della stazione di Livorno, consumerò là i miei pasti e la mia vita. Ma se faccio uno sproposito il rimorso è tuo!

Giuliano                        - Ma no... Senti... Comincia coll'andare a casa, a Roma... Ecco: ti prometto di accompagnarti subito... Ma non fare l'inso­lente e non aggredirmi quando parli...

Valentina                      - Lo sai che sono ventiquattro, trentasei ore che non dormo? E che se ho i nervi scoperti sono nel mio diritto?!

Giuliano                        - Facciamo così... Riposati un po', guarda... Io vado a disimpegnarmi da quelle signore...

Valentina                      - Chi sono quelle due mummie?

Giuliano                        - Ti prego di rispettarle.

Valentina                      - Ah! E quella la tua fidanzata?

Giuliano                        - Ma fa il piacere! (Pausa). Io vado a disimpegnarmi dal loro invito e tu vai a riposare un po'... Ti faccio accompagnare da Peppina in camera... Qui ce ne sono di came­re!... Poi facciamo colazione... Indi ragione­remo...

Valentina                      - Per dove si va?

Giuliano                        - Aspetta... (Chiamando) Pep­pina! (Va alla porta di sinistra) Peppina!

Peppina                         - (compare).

Giuliano                        - Accompagna la signora. Vedi se le occorre niente... Presto!

Peppina                         - (affrettandosi, a Valentina) Ec­comi, signora... Venga per di qua... (Esce con lei a destra).

Giuliano                        - (solo, passeggiando su e già e fer­mandosi ogni momento) Ma è straordinario! Guarda cosa va a capitare! Il buffet... Il tre­no... La Spezia... Il capo stazione... (Un momento di meditazione. Lo scuote l'irrompere improvviso di Mattia).

Mattia                           - Giuliano!

Giuliano                        - (sorpreso) Toh! Ancora qui?

Mattia                           - Sono tornato apposta per dirti una cosa sbalorditiva!

Giuliano                        - Anche tu?!

Mattia                           - Perché?

Giuliano                        - Perché io ne ho una più sbalor­ditiva della tua!

Mattia                           - Sentiamola!

Giuliano                        - No... Raccontami prima la tua... La mia è troppo straordinaria... E la tua, qua­lunque sia, non può che impallidire...

Mattia                           - Ma anche la mia è straordinaria...

Giuliano                        - Be'... Parla...

Mattia                           - Dunque... Parto da qui e riporto la macchina al garage di Firenze... Poi vado alla stazione perché il signore che vuol vender­mela è il proprietario del buffet...

Giuliano                        - (interrompendolo) Anche tu hai un buffet di stazione?...

Mattia                           - (che non capisce) Eh? !

Giuliano                        - Va avanti... Ce l'ho anch'io un buffet...

Mattia                           - Hai comperato un buffet?... Sei matto? ...

Giuliano                        -  Ma no... Avanti, ti dico! Quando sentirai la mia, capirai...

Mattia                           - Al buffet sai chi vedo?... Carlo Zanni.

Giuliano                        - (col fiato a mezzo) Carlo Zanni? !  L'ingegnere?!...

Mattia                           - Sì... L'ingegnere Carlo Zanni... Il marito di tua cugina Valentina.

Giuliano                        - (con un balzo) Eh? L'hai visto?! Perdio! Aspetta...

Mattia                           - (interrompendolo) Lascia che ti dica!...

Giuliano                        - Ma no!

Mattia                           - Ma vuoi star zitto? (Impedendogli di parlare). Gli è scappata Valentina! Dopo tre giorni! Pensa!... (Ride).

Giuliano                        - (fermato di botto da quella inter­pretazione) No! No, caro! T'ha detto così lui? È un mascalzone!

Mattia                           - Come, un mascalzone? Bada che io lo conosco da tempo... Da bambino...

Giuliano                        - Ebbene... È un mascalzone da bambino... Valentina è qui, da me... E non è scappata!...

Mattia                           - (con un moto di stupore) Eh?

Giuliano                        - Già! Si sono perduti, e per colpa sua di lui! Diglielo a quell'imbecille che guarda le locomotive, e ferme per giunta!... Si sono perduti a Livorno, ieri sera, stanotte... Valen­tina ha sbagliato a prendere un treno... È an­data senza volerlo fino a La Spezia. E lo cerca disperata... Ed è venuta qui, poverina, perché l'accompagnassi a cercarlo... Ecco tutto!... E lui crede che gli sia scappata? Ah! Ha una bella stima della moglie dopo tre giorni di ma­trimonio!... Chissà cosa ne penserà dopo tre anni!

Mattia                           - Oh, Dio! Mi gira la testa... Non capisco più nulla...

Giuliano                        - Eh! Cosa c'è di strano da far venire il capogiro? È così come ti ho detto... Si sono perduti... Non si può perdersi in viag­gio? Ci si trova in viaggio, si può anche per­dersi...

Mattia                           - Ma senti... Io, lui, l'ho trovato de­solato... Mi ha detto che alla stazione di Li­vorno è uscito un momento sotto la tettoia...

Giuliano                        - Sì... Per la locomotiva... Lo so... Era solo?

Mattia                           - Solo.

Giuliano                        - Ah! Perché, sai... Non vorrei che fosse stato lui a scappare per andar da qualcuna... Già che afferma certe cose di sua moglie con tanta leggerezza...

Mattia                           - Ma ti dico che era inebetito...

Giuliano                        - Ah! Per quello deve essere il suo stato normale... Imbecille! Si lascia una sposina di tre giorni per uscire a guardare una locomotiva, e ferma per giunta!... Deve essere un bell'ingegnere se si incanta come un ragaz­zino davanti ad uno stantuffo!...

Mattia                           - Ma, dopo tutto, scusa... Rientra, non la vede più. La cerca e non la trova... Cosa doveva pensare? Che si fosse volatilizzata?

Giuliano                        - Poteva pensare che avesse preso un treno...

Mattia                           - Quale?

Giuliano                        - Tutti i treni! Si telegrafa a tutte le diecimila stazioni ferroviarie del Regno, ei mette sossopra il mondo, si va sul Gran Sasso d'Italia e si grida per ventiquattro ore di se­guito: «Valentina! Valentina!...». (Queste pa­role gridate, come uno che chiami veramente).

Mattia                           - Invece a lui sarà venuta la vergo­gna, il dispetto, il dolore... L'ha cercata e la sta cercando...

Giuliano                        - Ma è ancora là?

Mattia                           - Macché! Partiva...

Giuliano                        - Per dove?

Mattia                           - Che ne so io?

Giuliano                        - (scattando) Potevi domandar­glielo!... Almeno lo si raggiungeva subito con un telegramma! L'avevamo trovato! Ora è tutto daccapo! Potevamo dirci in porto e invece sia­mo ancora in alto mare!...

Mattia                           - E chi poteva pensare che Valenti­na fosse qui?

Valentina                      - (entrando un po' affannata) Mi hai chiamata?

Giuliano                        - (stupito) Io no...

Valentina                      - Ho sentito chiamare: Valen­tina! ...

Giuliano                        - (che si risovviene di aver gridato il  nome di Valentina) Ah!  Ero io dal Gran Sas­so d'Italia... (Ride) Senti... Tu devi cambiarti il nome... Perché ogni volta che senti chiamare Valentina non si chiama te.... Io ho gridato perché raccontavo a lui... (Indica Mattia).

Valentina                      - Buon giorno, dottore.

Mattia                           - Buon giorno, signora... Già... Mi diceva...

Valentina                      - (con accento accorato) Ha sen­tito, dottore?

Giuliano                        - Ma tu non sai la novità! L'ab­biamo trovato!

Valentina                      - (con una esplosione di gioia) Eh?!

Mattia                           - Gliel'ho ritrovato io!

Giuliano                        - Macché! Tu l'hai trovato e l'hai anche perduto!...

Valentina                      - (a Mattia) Racconti per carità!

Mattia                           - Io ero venuto qui stamane per una prova di una macchina che ho acquistata a Fi­renze... Al buffet di quella stazione, un'ora fa, ho visto suo marito che, disperato, mi raccontò che... Mi disse - (Si arresta un po' imbarazzato).

Giuliano                        - (risoluto a lui) Ma diglielo pu­re!... (A lei) Lui, insomma, crede che tu gli sia fuggita!

Valentina                      - (disperata) Ah! Poveretto!

Giuliano                        - Non ti commuovere tanto, che non lo merita!... Per sospettare così di te...

Valentina                      - E che cosa doveva pensare d'al­tro? L'ho detto, io!... (A Mattia) E adesso dov'è?

Mattia                           - Mah! Partiva....

Valentina                      - Ma lei non gli ha chiesto dove andava?

Giuliano                        - (canzonatorio) Che intelligente, no?

Mattia                           - Non potevo pensare che qui c'era lei...

Valentina                      - (febbrile a Giuliano) Presto! Presto! La tua macchina...

Giuliano                        - Eh? Presto! È una parola!

Valentina                      - (a Mattia) La sua allora... Non ce l'ha qui?

Mattia                           - (impacciato) Sì, ma... È in prova...

Giuliano                        - Più bella prova di quella che vuole fare lei! Questa ti fa girare l'Europa!

Mattia                           - Se io avessi la possibilità che hai tu, signore del tuo tempo, non domanderei di meglio...

Valentina                      - No... No... (A Giuliano) Devi venire tu... Io guido ottimamente...

Giuliano                        - Fammi il piacere che se mai gui­do io... Ma per dove si deve partire?

Valentina                      - Non ci pensare... Ci pensere­mo in macchina...

Giuliano                        - Ah no, cara! Pensiamoci pri­ma...

Valentina                      - Su, su presto... Potrebbe darsi che lo ritrovassimo ancora a Firenze.

 Mattia                          - Impossibile... Partiva... Mi salutò afferrando la valigia e precipitandosi fuori...

Giuliano                        - Allora si fa presto a vedere per dove partivano alle 11 i treni a Firenze.

Valentina                      - Non complicare le cose, scusa...

Giuliano                        - Non complicarle? Mi pare di semplificarle così!

Valentina                      - Per te le semplificheresti del tutto mettendoti a dormire su quella poltrona e lasciandomi nella mia disperazione!

Mattia                           - Ma ora che mi risovvengo... Non uscì sotto la tettoia, uscì dalla parte della città...

Giuliano                        - Già! Se andava sotto la tettoia lo trovavamo certo, incantato davanti alla pri­ma locomotiva...

Mattia                           - Deve aver preso una macchina.

Giuliano                        - Anche lui! Stiamo freschi!... (A Valentina) Domando e dico se è possibile pescarlo.

Valentina                      - Oh! Insomma! È il primo pia­cere che ti domando in vita mia... Dovresti es­sere lusingato di renderti utile...

Giuliano                        - È il primo piacere sì! Ma co­minci bene!... Ad andare avanti così, chissà co­sa finirai per domandarmi. Comunque, sono pronto!

Valentina                      - Presto! Presto! Io corro a pren­dere la mia valigetta...

Giuliano                        - Ma sai che è un uragano questo?

Mattia                           - Come si fa a negare un favore a una donnina simile? Io avrei già fatto tanta strada!...

Giuliano                        - Fa piacere!... Con le donne tut­te le strade conducono alla disperazione! Ades­so, ecco qui. Come faccio?

Mattia                           - Ma ti spaventi per niente... Sta sicuro che lui si farà vivo!  E intanto non mi la­scerei scappare l'occasione di girare un po' con una bella donnina... C'è capriccio, novità, se­duzione, in una avventura simile...

Giuliano                        - (contraffacendo la voce) E perché non ci vai tu? Se c'è capriccio, novità, se­duzione? Non nego che se sapessi dov'è, mi divertirei a fargliela girare otto giorni sotto il naso prima di lasciargliela ritrovare! Solo per punirlo, citrullo che non è altro... Così impa­rerà... Ma guarda un po'... Avere una moglie così e perderla per la strada... E poi ha il co­raggio di sospettare che lei sia fuggita!...

Mattia                           - E come lo sospetta! Avessi sentito!

Giuliano                        - O  perché l'ha sposata se la cre­de capace di un'azione simile? Parola d'onore: meriterebbe di servirglieli al banchetto di noz­ze. (Pausa) E io ora? Cosa ho di importante, di urgente? (Pausa) Aspetta... Ah! Ci sono gli operai del termosifone...

Mattia                           - Quelli lavorano per conto loro.

Giuliano                        - Mi permetterai di far la conse­gna della casa a Peppina.

Mattia                           - Vuoi fare testamento anche?

Giuliano                        - Spero che non ce ne sia di bi­sogno... Ma... (Cercando) Peppina! Peppina! Dov'è? Era qui adesso!

Peppina                         - (da dentro) Comanda?

Giuliano                        - Peppina... Senti... Io parto per un giorno, due... Non so... Devo andar via col­la signora che è venuta a cercare suo marito... (Verso Mattia) Io a Peppina dico sempre tut­to... È la mia padrona... (L'abbraccia).

Peppina                         - Oh!

Giuliano                        - Devo andare con lei perché...

Peppina                         - Non importa, signor padrone... Mi basta che ritorni... Tornerà eh?...

Giuliano                        - Speriamolo! Se non mi romperò l'osso del collo!

Peppina                         - Maria Vergine!

Mattia                           - Ma cosa dici!

Giuliano                        - Beh!  Che Dio me la mandi buo­na... Portami giù lo spolverino e la valigetta col nécessaire, un po' di biancheria...

Peppina                         - Subito... (Esce).

Giuliano                        - Ah! Sì! È meglio accompagnar­la... Se no quella è capace di piantarsi qui e al­lora... Allora potrebbe essere peggio per me! Guarda però che vado poco persuaso!

Mattia                           - Di che cosa?

Giuliano                        - Non so... Ho l'impressione di non venire a capo di nulla... Del resto... Colle donne bisogna sempre, se si vuol vincere, dar loro ra­gione subito... Prima ti fai rimorchiare, poi, quando hanno preso la rincorsa, le guidi tu!

Valentina                      - Come? Non sei pronto?

Giuliano                        - Prontissimo. (Corre a sinistra, si incontra con Peppina che gli dà la valigia e gli indossa lo spolverino) Eccomi!

Valentina                      - Presto! (È già uscita).

Giuliano                        - (a Peppina) Ti raccomando, eh? Se succede qualcosa telegrafa.

Peppina                         - Dove?

Giuliano                        - Dove?... Oh! mio Dio! Dove?... Dove mai andremo? Ti telegraferò io...

Mattia                           - Ma va là che non succede nulla!

Valentina                      - (riappare sulla soglia pestando i piedi) Presto! Presto!

Mattia                           - (corre fuori).

Giuliano                        - (ritorna sui suoi passi) Peppi­na... Dimentico qualche cosa?... Eh?... Senti... Dove vado? Dove si va? Senza méta e senza metà... (Corre via comicamente precipitoso).

Giuliano                        - (sulla porta si scontra con Adele e quasi la getta a terra) Accidenti! Comincia­mo con gli investimenti! (Ad Adele) Scusi, si­gnora... Devo partire... Peppina le dirà... Arrivederla! (Sparisce).

Adele                            - (rimane sulla soglia a veder partire i tre, poi entra contrariata ed offesa) Che è?

 Peppina                        - Mah!... Non so... Parte...

Adele                            - Ah! Parte!... Corre dietro a quella donnetta da poco! (Accasciandosi) Dio mio, che scandalo! È perduto!

Peppina                         - Perduto? Ma cosa dice?

Adele                            - Cara mia, voi non conoscete gli uo­mini! E le donne, sopratutto! Perché gli uomi­ni sono quelli che vogliono le donne... Andate là! Lasciate che prenda fiato... Dio mio, che colpo!... Datemi da bere qualcosa... Capisco tutto perché ho sentito tutto, prima, lì fuori... Cosa volete?... Ho una figlia così timida, così all'antica, che se non ci penso io, se non prov­vedo io... (A Peppina, che le serve da bere un po' d'acqua con del rosolio) Grazie... Andate pure se avete da fare...

Peppina                         - M'ha detto il mio padrone che an­davano a raggiungere il marito...

Adele                            - Ah, sì?! Correndo dall'altra parte... Il marito! Ho capito bene che c'è un marito... Ne ho sentito anche il nome, e non lo dimen­ticherò tanto facilmente!... Ingegnere... Un in­gegnere che ama le locomotive!... Carlo Zanni!

Peppina                         - Ma non è mica partito per sem­pre, via!... Tornerà!...

Adele                            - Eh! Ritornare ritornerà sicuro... Ma con quelle donnette lì si parte per sempre an­che quando si ritorna! Credete a me!... (Pau­sa). A voi, cosa ha detto?

Peppina                         - Nulla... Proprio nulla... Forse mi scriverà.

Adele                            - Forse... Ah, Dio mio! (Accorgen­dosi che Peppina è ferma sulla porta e guarda a destra) Ma si può sapere cosa fate sulla por­ta? Che c'è?

Peppina                         - Guardo un signore che vien fuori dalla sua casa...

Adele                            - (si alza e va anch'ella sulla porta) Dalla mia casa? E chi è?

Peppina                         - Uhm!... Non l'ho mai visto... Si vede che cerca qualcuno... (Gridando fuori) Per di qui, signore... La strada lì è chiusa...

Adele                            - (risale la scena) Che abbia cercato di me?

Peppina                         - Sentiamo. Adesso vien qui...

Carlo                             - (appare sulla soglia, un po' titubante, ma cerimonioso) Scusino... Cercavo la villa del conte Giuliano Arenzi.

Peppina                         - Ma è questa, signore...

Carlo                             - Ah, bene! C'è il conte?

Peppina                         - No... Ma s'accomodi pure... Se ha qualche incombenza...

Carlo                             - (si avanza, vede Adele e s'inchina) Grazie... E... quando torna?

Peppina                         - Non lo so.

Carlo                             - Come? È assente dal paese?

Adele                            - (intervenendo) Sì... È partito poco fa e non sapeva nemmeno lui per dove….

Carlo                             - (stupito) Eh?

Adele                            - (dispettosa) E’ partito con una donna!

Carlo                             - (di colpo) Con Valentina?

Adele                            - (anch’essa di colpo senza frenarsi) Dio mio! Lei è l’ingegnere Zanni!...

Carlo                             - (un po’ sorpreso) Si signora.

Adele                            - Mi rincresce dirglielo, caro signore…… sono scappati insieme!

Carlo                             - (ha un moto di disappunto; a sé) Perbacco! Sono arrivato tardi! (forte) E non si sa per dove?

Adele                            - Se non lo sa lei?

Carlo                             - (si gratta il capo)

Adele                            - (ironica) Comprendo benissimo quel suo prurito, caro signore….. mah! (a sé) Pare impossibile… ogni giorno ne nasce uno!

Carlo                             - (che non ha prestato attenzione alle parole di Adele, come chi prende una decisione improvvisa) Andrò dal dottore! Buon giorno!.... mi scusino…. (si inchina ed esce in fretta)

Adele                            - (ridendogli dietro) Dal dottore? Sciocco! (a Peppina) Cosa vi dicevo io, Peppina? Che vanno a cercare il marito correndo dall’altra parte… lo vedeto o no?.... (tornando al pensiero di lui, a Peppina) Dal dottore!... crede che ci sia una medicina per non farli crescere…. Ah! Ah! Ah!

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

La halle di un grande albergo a San Remo. Vetrate in fondo, su di un giardino, dove è la comune. Colonnati ai lati. Tavolini, poltro­ne, ecc. Il tardo pomeriggio.

A qualcuno dei tavolini sono seduti dei clien­ti: chi legge, chi scrive. Di essi, ogni tanto, uno si alza ed esce, altri entrano e siedono.

Adele                            - (entra dalla comune seguita da Ceci­lia, si guarda attorno e vede un cameriere) Cameriere? Prendete la valigia e fateci fissare una cantera.

Cameriere                      - (accorrendo) Subito, signora! (Prende la valigia),

Adele                            - Scusate... È qui che alloggia il conte Arenzi?

Cameriere                      - Sissignora, con la contessa.

Adele                            - (un colpo di tosse e uno sguardo alla figlia; sottovoce al cameriere) Parlate pia­no!... Andatevene, grazie!

Cameriere                      - (via).

Adele                            - Hai sentito?

Cecilia                           - No, mammà.

Adele                            - Meglio così.

Cecilia                           - Sì, mammà.

Direttore                       - (comparendo) Le signore desi­derano una bella camera?

Adele                            - Brutta no, certamente... Ma tanto non ci fermeremo che stanotte... Siamo di pas­saggio...

Direttore                       - Benissimo!

Adele                            - Come benissimo?

Direttore                       - Volevo dire... Malissimo... Co­munque... Eccole servite: il cinquantaquattro. Due letti, un balcone... Salgono subito?...

Adele                            - Ma no Non importa... (Volgen­dosi) Oh! Ecco il dottor Mattia!...

(// Direttore esce).

Mattia                           - Oh, signora!... Hanno fatto buon viaggio?

Cecilia                           - (con uno sguardo affettuoso a Mattia) Sì... Grazie!

Adele                            - (sottovoce a lui) Il buon viaggio è nulla... L'importante è vedere se questa sosta sarà utile (Lo trae un po' in disparte e so­ spira) Mah!... Lei è un uomo di mondo, di spirito, vero? Soprattutto è un uomo di cuore... E comprende... Se possiamo salvarlo dal preci­ pizio... Purché mia figlia non s'accorga... È tanto ingenua!...

Mattia                           - Ma lo salveremo, sì!... Io ho avu­to, come le dicevo ieri, una lettera di Valentina che mi raccomandava di essere qui oggi o do­mani... Immagino che si saranno ritrovati e che staranno per rivedersi, alfine!...

Adele                            - Non s'illuda, dottore... (A Cecilia) Va' a vedere il salone, cara... (Cecilia si allon­tana ed esce. Concitata a Mattia) Giuliano è qui, con la signora... la si-gno-ra... Intende?... Intende bene?

Mattia                           - Questo non ha importanza... Viag­giando in due...

Adele                            - Ah! Non ha importanza? Basta... Vedremo... Io lotto, cerco, e mi tocca fare tutto senza che mia figlia s'accorga... Ottimo, dotto­re, il suo consiglio di andare a Lione dallo zio Beniamino... Una trovata da stratega!... Il fer­marsi qui diventa naturale... La poveretta non sospetta che io voglia incontrarmi e farla in­contrare con Giuliano. Non so cosa posso fare io, se s'è perso con quella donna, ma è sempre un bastone fra le ruote che gli metto... Forse il vedere quell'angelo può farlo ravvedere... E lei, la mia Cecilia... Cara!... Quando le ho det­to: « Ti fa niente se ci fermiamo durante il viaggio?», m'ha risposto: «Sì, mammà!»... Guai se sospettava che ci fosse lui... Anzi, adesso non so come farò a giustificarmi e a pre­pararla quando vedremo Giuliano... Perché lo vedremo, eh?

Mattia                           - Diamine!... Facciamo così... Ci penso io... La lasci qui a me un momento... La preparo io...

Adele                            - Ottima idea!... Io vado su... La cosa è naturale, eh? Io vado su e lei... Bravo, dottore...

Mattia                           - (altro tono) E dica, signora: è vecchio lo zio Beniamino?

Adele                            - Novantatrè anni!

Mattia                           - Che salute di ferro!

Adele                            - Macché! Avrà dieci malattie. Ma una fa da antidoto all'altra, si vede!... Come un uomo tirato da tutte le parti, finisce per star fermo...

Mattia                           - E si fermerà ancora molto?

Adele                            - Speriamolo...

Mattia                           - Ricco, eh?

Adele                            - Milioni... (Altro tono) Allora io salgo un momento... Con permesso... Mi racco­mando... Non faccia il volterriano...

Mattia                           - Eh, via, con quella parola!...

Adele                            - Le parli bene... È ingenua... Le faccia capire... Senza impertinenze... Mi rac­comando!...

Cecilia                           - (ilare, rientrando) Dov'è andata?

Mattia                           - Sopra... Devo prepararti all'in­contro con Giuliano...

Cecilia                           - (o lui) Caro!...

Mattia                           - Sei contenta che abbia convinto tua madre ad andare a trovare lo zio Benia­mino?

Cecilia                           - Veramente t'ho pregato io...

Mattia                           - Ma il piano per il nostro incontro l'ho studiato io...

Cecilia                           - Sei un tesoro!...

Mattia                           - Avete avuto il 54 di camera?

Cecilia                           - Sì...

Mattia                           - Ho disposto io... È la camera con­tigua alla mia, e c'è un balcone solo, diviso da un'inferriata, è vero, ma questa notte tu potrai uscire con la scusa di prendere un po' di fre­sco... E saremo un po' Giulietta e Romeo... Già che tua madre si ostina a dirmi volterriano...

Cecilia                           - Oh! Ma tu mi hai condotta qui per una sorpresa. Parlerai alla mamma...

Mattia                           - Sì, appena messo a posto Giu­liano.

Cecilia                           - Che c'entra Giuliano?

Mattia                           - Voglio dire appena sarà disimpe­gnato da questa tournée forzosa.

Cecilia                           - Ma io devo aspettare ad aver ma­rito perché quella là ha perduto il suo? E se non lo trova? Che relazione vi sia non lo so...

Mattia                           - Tu taci... E fai la piccola oca come piace a me... Mi sono innamorato per quello...

Cecilia                           - Ma finiscila con quell'oca! Che io non la sono affatto!...

Mattia                           - Lo so... Ma la sai fare... E ciò è l'importante nella vita... (Guardando a destra) Oh, ecco Giuliano!...

Cecilia                           - Io vado su dalla mamma... Così mi orizzonto pel balcone, il genere della serra­tura della finestra, mi accaparro il letto più Ticino...

Mattia                           - Brava!

Cecilia                           - Addio, amore! (Esce).

Mattia                           - (si siede a un tavolino in attesa di Giuliano).

Giuliano                        - (entra da destra, ha la faccia incerottata e muove a fatica il braccio sinistro. Si accorge di Mattia e di scatto gli si avvicina) Tu?! E cosa fai qui?

Mattia                           - Mi ha scritto Valentina di trovar­mi qui!

Giuliano                        - Valentina?!... T'ha scritto? E come? Perché?

Mattia                           - Sì... M'ha pregato di trovarmi a San Remo venerdì...

Giuliano                        - (furioso) Benissimo! Allora sai cosa devi fare? Te la prendi tu e te l'accom­pagni a girare l'altra metà del mondo! La di­visione del lavoro, almeno!

Mattia                           - Ma cosa ti piglia?

Giuliano                        - Cosa mi piglia? Un accidente! (Cammina su e giù sbuffando). Ah! Ti ha chia­mato? Benone!

Mattia                           - Ma calmati! Sentiamo...

Giuliano                        - (sedendosi) Sì, hai ragione... Ascoltami... Arriviamo a Roma... (Altro tono) Che casetta, caro!... Che nido... Beh, non pen­siamoci... (Si riprende) Arriviamo a Roma, e di lui non c'è traccia. Nessuno sa nulla... Lei dorme nel nido e io all'albergo...

Mattia                           - Naturale!

Giuliano                        - Sì, naturale... (Con impeto) Ma io gliel'avrei voluta fare a quello scimunito... (Pausa). Alla mattina dopo, sveglia alle cinque. Dove si va? Mah! Lo sa lei, e basta! Circuito del Lazio... Alla sera, ritorno a Roma e istessa musica... All'indomani stessa sveglia: circuito della Toscana, con la differenza che si dorme a Firenze... Scherzi da niente, sai? Duemila franchi quasi, a quest'ora, fra alberghi e ben­zina, olio, gomme, riparazione ai parafanghi per scontri... (Facendo vedere i cerotti e i li­vidi) Li vedi i timbri postali del mio viaggio? Vuol guidare lei, si sa!... E poi dodici multe... Tutti i vigili d'Italia, io dico, conoscono la tar­ga della mia macchina... Senza contare quello che mi ha fatto questa notte al Casino!

Mattia                           - Che ha fatto?

Giuliano                        - Ha voluto rimanere fin tardi, per curiosità, in mezzo a quel vivaio di imbe­cilli internazionali... Lo dicevo: andiamocene! Più tardi si fa, lo sai, in certi siti, più la gente incretinisce... Insomma, ad un certo momento, non so nemmeno bene come sia successo, un giovanetto che era vicino di tavolo le ha rivolto una volgarità... E io ho dovuto schiaffeggiarlo!

Mattia                           - Naturale!

Giuliano                        - Eh, già! Tutto è naturale per te! Ma la cosa più naturale, che era quella, il giorno che l'hai visto a Firenze, di prenderlo e portarlo all'economato o al Monte di Pietà, quella non l'hai fatta! (Pausa). Fa niente: sta' a sentire... Altra tappa in due giorni da Firenze a Genova. Telefonate, telegrammi, che lo sa solo lei, cioè lo so anch'io perché pagavo...

Mattia                           - E mai nessun indizio?

Giuliano                        - Ma cosa vuoi trovare di indizi? A fare come fa lei la gente si perde, non si trova! Ma lei dice che sa, che corre dietro ai presentimenti... Ora le è venuto in mente, fi­gurati: San Remo. E meno male che qui, bontà sua, si fa una tappa. Siamo fermi da tre giorni. Guarda se non avevo ragione io, del resto, di star fermi. La sua furia, la sua furia dannata! Dopo cinque minuti che eravamo partiti da casa mia, sabato scorso, è arrivato lui!... L'ho saputo giovedì che da Firenze ho fatto un salto a casa... Provavano il termosifone. Mancava qualche cosa ancora ma è quasi finito.

Mattia                           - Lo so...

Giuliano                        - Come lo sai?

Mattia                           - Sono passato anch'io da casa tua ieri e ho parlato con Peppina... Io credevo che tu fossi tornato.

Giuliano                        - Tornato come?

Mattia                           - Non so... La lettera di Valentina mi aveva fatto supporre che si fossero trovati.

Giuliano                        - Uhm! Ma se ti dico che lei corre dietro ai presentimenti... Lo vedi che ha co­strutto a correr dietro ai presentimenti?

Mattia                           - E dov'è lei, ora? Fra l'altro io non l'ho ancora vista... Sono arrivato iersera tardi, ed ero tanto stanco...

Giuliano                        - Mah! Sarà in giro! A far com­pere, a divertirsi!... Il più bello è questo: che per secondarla si passa dappertutto per coniu­gi, lei è la contessa Arenzi, mia moglie! E come si è abituata a portare il nome! Con che disin­voltura e con che franchezza si lascia chiamare!

Mattia                           - Ma tutto ciò è anche pericoloso...

Giuliano                        - Sarà per lei, spero... Lei ha un  marito, io non ho nessuno... Lascio fare... Cosa vuoi? Sono su di una giostra e aspetto che si fermi! Mi è capitato un bel terno, va là! (Con un piccolo grido) Ahi!

Mattia                           - Cos'è?

Giuliano                        - È la spalla fuori uso... E questi? (Mostrandogli ancora il volto e i cerotti) Questi sono tutti .ex voto che dovrò far attaccare a qual­che santuario della Vergine! E se la Madonna mi conserverà la sua protezione, sia pure an­cora così incerta, la ringrazierò per tutta la vita!

Valentina                      - (irrompendo giuliva dall'interno) Giuliano! Giuliano! (Vedendo Mattia) Oh, il dottore! È arrivato anche lei? Bene! Bene! (A Giuliano, affannata e mostrando un tele­gramma) Guarda! Arriva!...

Giuliano                        - (sconcertato) Arriva... Chi?

Valentina                      - Carlo!... Mio marito!... (Leg­ge) « Sarò a San Remo alle 18 e 4O . Bacioni. Carlo ». Alle 18 e 4O ... Fra poco...

Giuliano                        - (colpito, dopo un istante di silen­zio) Bacioni?...

Mattia                           - Naturale!

Giuliano                        - (interdetto) Fa' vedere... (Via via rabbuiandosi sempre più) Arriva?... (Rigi­rando il telegramma, dopo averlo letto) Con­tessa Arenzi? Ma... Chi gli ha dato questo nome? Lo sai che è il mio?

Valentina                      - Sì... Lo so... Io gliel'ho dato..,

Giuliano                        - Mi par d'impazzire... (A Mat­tia) Ti dico... È il mondo che mi fa le capriole davanti! ... .

Valentina                      - Ma è semplicissimo... A Roma io ho incaricato un ufficio di informazioni di cercarlo e di trasmettergli ogni giorno, telegra­ficamente, il mio recapito. L'hanno trovato, gli hanno dato il mio indirizzo di oggi, e lui mi ha fermata.

Giuliano                        - (a Mattia) È matta o no? (Ahi) Allora è finita, se Dio vuole... Ma hai visto che bel frutto a girare come trottole per tanti gior­ni? Dopo cinque minuti lui è arrivato! Invece, tremila franchi tra benzina e gomme...

Valentina                      - (interrompendolo) Ti saranno rimborsate, sta' tranquillo!

Giuliano                        - ... ferite, fatiche, disagi, figure, emozioni... Ah! Parola d'onore, uno scherzo simile non l'ho sopportato da nessuno. (Pausa. Cammina su e giù accendendosi) E ora viene? E viene qui? E tu cosa gli dirai? Che sei la contessa Arenzi?

Valentina                      - Ma io non gli dirò nulla... O  gli dirò il meno possibile... Questa era una co­modità per noi, che lui deve ignorare... Anzi ora è giunto il momento di dirti una cosa... (Verso Mattia) Mi aiuti lei, dottore... Glielo faccia capire al buon Giuliano... Gliene avevo scritto e l'avevo pregata appunto di raggiun­germi qui...

Mattia                           - Già...

Giuliano                        - Cosa c'è?

Valentina                      - C'è che sarebbe bene che egli non sapesse, almeno subito, che tu m'hai ac­compagnata...

Giuliano                        - (scattando) Ah! Ma è comodis­simo tutto questo! Lui ha goduto, godrà e le fatiche del viaggio di nozze le ha accollate a me come si dà a un segretario la cura del ba­gaglio...

Valentina                      - Ti prego di rispettarmi! Io non sono un bagaglio!

Giuliano                        - (irato) Se tu non sei un baga­glio io non sono un bagagliaio... E poi, che rispetto! Ne hai avuto tu per me? (A Mattia) Adesso mi tocca, dopo questa tournée da fan­toccio, cedere il posto, sparire come un tassi finito il noleggio...

Valentina                      - Sparire... Chi dice questo? È. questione di un primo momento... Di una op­portunità... Via!... Sei stato sempre così gen­tile con me, remissivo, ubbidiente, premuro­so!... Ora che il tuo compito è finito e dovresti essere più contento ancora, ti indispettisci? Si direbbe che godevi di più a vedermi soffrire che a vedere finito il mio Calvario.

Giuliano                        - Grazie di quel Calvario! La cro­ce l'ho portata io, però... E poi... Ero remis­sivo, ubbidiente? Già! Perché non ci si accorge mai in tempo, al mondo, di essere stupidi!... Io mi accorgo ora quanto lo sono stato... Io do­vevo dirti: «L'hai perduto? Cercatelo!». In­vece ti son corso dietro più premuroso che un lacchè. E adesso tu mi licenzi come un servo! Ah no! Io ti dico che meritavo almeno il com­penso di trovartelo io il tuo uomo, la soddis­fazione di aver servito a qualcosa di più di un servo, d'un finto marito...

Mattia                           - Non bisogna mai mettere i favori a interesse!

Giuliano                        - Già! Con degli usurai come voi, no! Hai ragione!

Valentina                      - Usuraia io?!

Giuliano                        - Alla grazia! E che cos'altro do­vevi pigliarti di questo povero uomo?

Valentina                      - M'impegno di restituirti tutto. Testimonio il dottore.

Giuliano                        - Buono quello! Che sembrate d'accordo per farmi disperare! Ma, del resto, è inutile continuare a far chiacchiere... Resti­tuzione o non restituzione... L'hai trovato? Eb­bene: tientelo!... Io ti farò un altro regalo di nozze, guarda: un collare con un guinzaglio. È un utensile da viaggio indispensabile per due coniugi del vostro genere... Tientelo!... (Forte) Tientelo! Hai capito?

Valentina                      - Sì, ho capito!

Mattia                           - Non gridare così, ti prego. In que­sto albergo penseranno di aver ospitato un pazzo!

Giuliano                        - Sì, lo sono pazzo. Ma la pazzia, tu che sei dottore, non è una malattia organica, è una malattia contagiosa... La si prende a sta­re coi matti! (Indica Valentina).

Valentina                      - Sciocco! Ti proibisco di par­lare su questo tono!

Giuliano                        - Sciocco, sì! Hai ragione! Si è sempre sciocchi a restare indietro con le donne!

Valentina                      - Non obbligarmi ad essere se­vera!

Giuliano                        - Sentila, la Lucrezia che perde i Collatini per le stazioni ferroviarie del Regno!

Mattia                           - Smettila, Giuliano; diventi inso­lente!

Un facchino                  - (annuncia a Giuliano) Signor conte, la sua macchina è pronta.

Giuliano                        - La mia macchina? Per far che?

Facchino                       - L'ha ordinata la contessa!

Giuliano                        - Quale contessa?! (Verso Valen­tina) Ah! Tu!...

Valentina                      - Sì... (Al facchino) Va bene! (Il facchino esce). Io vado a prenderlo alla sta­zione! Viene anche lei, dottore?

Mattia                           - Volentieri!

Giuliano                        - (vedendoli andarsene di corsa resta un po' perplesso, poi) Ah! Lui sì e io no? E perché io no? Voglio andarci anch'io! A suo dispetto! Sicuro! (Fa per avviarsi, ma si scon­tra con Adele e Cecilia che entrano in scena e gli sbarrano il passo).

Adele                            - Oh, il nostro caro Giuliano!

Cecilia                           - Oh! Buon giorno, signor Giuliano!

Giuliano                        - (esterrefatto, rimbalzando alla vi­sta) Ma che cosa fanno qui?

Adele                            - Una sosta: siamo dirette a Lione...

Cecilia                           - Dallo zio Beniamino...

Giuliano                        - (scuotendosi) Ah, sì?

Adele                            - Toh! Abbiamo trovato un cavalie­re! Siete nostro ospite, Giuliano... La colazione ultima, il nostro ultimo invito, è andato in fu­mo, ed ora noi ve lo ripetiamo.

Giuliano                        - (furioso) Ah! Un cavaliere! Io non sono un cavaliere! Sono un asino! Di quelli che buttano giù la cavalcatura!

Il cameriere                   - (entrando) L'avvocato Al­berti lo desidera al telefono.

Giuliano                        - E chi è? Io non lo conosco.

Cameriere                      - Nemmeno io...

Giuliano                        - L'avvocato Alberti?!... (Poi, verso Cecilia e Adele) Sono un asino! Sissigno­re! Un asino! (Fa per avviarsi e ripete al ca­meriere) Sono un asino!

Cameriere                      - (senza volerlo) Sissignore! (Si corregge mentre Giuliano esce, e gli va dietro).

Adele                            - (senza scomporsi, si ritrae in disparte e dice piano alla figlia) Non t'impressionare, figlia mia!... Egli ti ama... È il suo carattere... Tutti gli uomini sono irascibili ad un modo... Bisogna addomesticarli al matrimonio... Vedi? Prima del matrimonio faticano le donne e ripo­sano gli uomini... Dopo è il contrario: lavorano loro e riposiamo noi... Credilo: stiamo ancora meglio noi...

Direttore                       - (avvicinandosi ad Adele) Le si­gnore sono rimaste contente della camera?

Adele                            - Non c'è male...

Direttore                       - Se vogliono favorire le loro ge­neralità... (Consegna loro i foglietti) Con co­modo...

Adele                            - Certamente... Vi daremo le nostre generalità. Siamo conosciute qui... Mia figlia è fidanzata al signor conte Arenzi...

Direttore                       - (imbarazzato) Perbacco!

Adele                            - Che c'è?

Direttore                       - In questo caso le signore mi scusino... Io non vorrei che nella mia casa suc­cedessero scene disgustose... La mia clientela è delle più distinte...

Adele                            - Ebbene? Per chi ci prendete? Non sapete che io sono la vedova del senatore Torrani?

Direttore                       - Benissimo!

Adele                            - Niente affatto benissimo! Il pove­retto poteva restare ancora al mondo.

Direttore                       - (confuso) Sì... Non volevo... Volevo dire...

Adele                            - Volevo e non volevo!... Avanti... Dite...

Direttore                       - Se la signorina è la fidanzata del signor conte, ho il dovere di dirle che qui, almeno qui, il signor conte alloggia con sua moglie, epperciò...

Adele                            - Sua moglie?! Ah! E voi credete che quella sia sua moglie? Che fiuto d'alber­gatore!

Direttore                       - (illuminato) In questo caso non ho che da ringraziarla... Ne terrò nota nel con­to... Comunque, se la signora l'ha raggiunto sa­pendo che... sì, insomma... Sarà per fargli delle sorprese, delle scene... Senza che mi si possa accusare d'indiscrezione, mi pare di averne vi­sto l'inizio... Pregherei...

Adele                            - Non abbiate paura, mio signore... Avete figliole da marito, voi?

Direttore                       - Due...

Adele                            - E allora cercate di comprendermi.

Direttore                       - Ma se la signora permette, vo­glio darle un consiglio. Quell'uomo sarà un marito impossibile: è nervoso, irascibile...

Adele                            - Vi prego di rispettare il mio futuro .genero... Un uomo, del resto, è sempre irascibile vicino a una donna... (Il direttore si in­china ed esce e le due donne vanno a sedersi ad un tavolino, mentre Adele continua) Abbi pazienza, figliola, te l'ho pur detto: prima fa­ticano le donne, poi gli uomini... (Continuano a bassa voce).

Giuliano                        - (entrando, pensieroso, a se) L'av­vocato Alberti? E che mai vorrà costui per ve­nirmi a parlare? Io non conosco nessuno, qui... (In questo istante rientra Valentina).

Valentina                      - (andandogli incontro tutta festo­sa) È arrivato, sai? È arrivato!

Giuliano                        - (tornando ad indispettirsi) Ah! È arrivato?! E come sta? Benissimo, eh? Ed io sto più bene di lui! (Agitandosi gli dolorerà la spalla) Ahi! E dov'è? (Con tono canzonatorio) S'è fermato in stazione a guardare le locomo­tive? E l'hai abbracciato? Chissà quanti baci, eh? Cosa ha detto? E dove è andato? Perché non. l'hai portato qui? Che io lo veda almeno... E che lui veda questo mammalucco!

Valentina                      - Ma cosa dici?... Dobbiamo par­tire subito... Tu sarai tanto gentile di favorirci la. macchina... Anzi passeremo da casa tua, così ti accompagneremo!

Giuliano                        - Ah! Un bel modo di accompa­gnare a casa! Con la mia macchina! Ma non c'è il treno? Non è innamorato dei treni, lui? Che bisogno avete della mia macchina?... No!... No!... No!...

Valentina                      - Devi sapere che è sofferente... A girare con tanto orgasmo, un giorno ha fi­nito per cadere e si è lussato un ginocchio... Ha dovuto stare in riposo tre giorni, ed ecco il motivo perché l'agenzia non lo trovava... In­somma: un viaggio in treno sarebbe perico­loso...

Giuliano                        - E d'altro? E quante altre cure? Quali altre premure? Eh? Basta! Basta! Io non accompagno nessuno! Non presto l'automobile a nessuno! Diteglielo! Glielo dirò io! Perché non viene qui?

Valentina                      - Ma insomma, Giuliano! Non farmi inquietare! Vuoi che scenda qui? Dove tutti ci credono...

Giuliano                        - Ah! È naturale! Qui no, perché bisogna salvare la tua reputazione, continuando a far scempio della mia! Qui no, perché tutti crederebbero te una donnina da poco, mentre invece è necessario che tutti continuino a cre­dere me un imbecille... (Come illuminato) Ma potrebbe venire, sai? Perché ho già pensato io a mettere in chiaro le cose! (Additando Ade­le e Cecilia, e correndo premurosamente verso di esse) È arrivata anche Cecilia! La mia Ceci­lia! La vedi? L'hai salutata? (Egli l'abbraccia smodatamente, sciupandole l'abbigliamento) Il mio tesoro! (Verso Adele, con egual mimica) La mia cara signora! (A Cecilia) Il mio tesoro!

Adele                            - (a se) Dio mio! Che vuol dire que­sto furore? (Forte) Ma, Giuliano mio!

Cecilia                           - (smarrita) Mamma!

Adele                            - (piano, a Cecilia) Figlia mia, que­sto è un miracolo di Sant'Antonio!

Giuliano                        - (a Valentina) Ma non le conosci le signore? Non le saluti? (Torna ad abbrac­ciare Cecilia). È venuta per me! Il Signore Iddio è giusto! Io ho corso mezza Italia a se­guire un demonio come te, ed egli mi ha messo alle calcagna l'angelo custode! Con matrice, anche! Eccola! (Fa per abbracciare ancora la vecchia).

Adele                            - (impedendolo) Ma, Giuliano mio! Le convenienze! Tutti ci guardano! (A Cecilia) Vattene di là, figlia mia! Per carità! Oh, po­vera creatura!...

Cecilia                           - (esce a destra).

Valentina                      - (andandosene) Imbecille!... (Esce).

Giuliano                        - (illuminato, mentre la guarda al­lontanarsi) Imbecille? Mi ha detto imbe­cille! Che mi ami? (Resta perduto col pensiero e lo sguardo).

Adele                            - (avvicinandosi a Giuliano) Ah, Giu­liano! Sentite il mio cuore... (Gli prende la mano e la porta sul suo seno. Egli lascia fare meccanicamente). Voi ci avete fatto passare una grande emozione! Una rivelazione così im­provvisa, piena di una foga così sincera! Ah! Ma ora non vi parrebbe più logico che ragionassimo un po' più pacatamente? Andiamo di là... (Indica a destra). Andiamo da Cecilia, di là...

Giuliano                        - (come trasognato) Dio mio!... Cosa ho fatto!

Adele                            - A mia figlia? Oh, caro!?... E che vuol dire? Siete giovane, ecco tutto... Un po' di esuberanza, eh? (Sospirando) Cosa non si perdona alla gioventù? Cosa non ho perdonato io ai miei tempi?!...

Giuliano                        - (rimane sempre assente, guardando spesso dalla parte dove è uscita Valentina; poi, come liberandosi da un pensiero) Non pen­siamoci più! (La guarda trasognato. A se) E questa chi è?... Ah! (Forte) Evviva la signora Adele! Volete bere qualcosa? Un whisky? Eh? Sì? Dello champagne? Brindiamo! Ma sì! Brin­diamo!

Adele                            - Ma sì! Brindiamo pure se vi fa piacere! (Chiama il cameriere).

Giuliano                        - E torneremo nella nostra caset­ta, lontano da tutti...

Adele                            - Quella è la felicità!

Giuliano                        - Sì... La felicità è là!

Adele                            - Lo credo io! E vedrete!

Giuliano                        - (al cameriere che appare) Por­tateci una bottiglia di Montemery e due bic­chieri...

Adele                            - Tre... E servite di là... (Indica a destra) Dove c'è mia figlia... A quel tavolo...

Giuliano                        - Tre bicchieri, sì... Quattro... Berrete anche voi...

Adele                            - Il cameriere?!

Giuliano                        - (senza badarle) Già, la felicità è la, perché là è il riposo, il silenzio... Ah! Le belle passeggiate... I miei libri, i miei cani, il mio fucile... La mia cara Peppina, sorda, vec­chia, ma fedele! Ah, quella è una donna!

Adele                            -  Piace anche a me... Potremo te­nerla... (Verso destra) Vengo, Cecilia... (Esce a destra).

Mattia                           - (entrando) Oh! E Valentina?

Giuliano                        - (a Mattia) E me lo chiedi? È andata di sopra a prendere la valigia...

Mattia                           - Ma quanto tempo ci mette!...

Giuliano                        - Quello necessario! Che furia avete di portarla via?

Mattia                           - Sai... Quel benedetto uomo è di un umore!... Temo di indovinare una cosa...

Giuliano                        - Ah, sì? Beato te che puoi indo­vinare qualcosa in questo caos! E cosa hai pau­ra di indovinare?

Mattia                           - Egli deve essere terribilmente ge­loso!

Giuliano                        - Geloso? E di chi?

Mattia                           - Non so... Magari di te! Adesso che Valentina era qui, friggeva...

Giuliano                        - Friggeva? L'ho mandato io a farsi friggere! (Ride nervosamente. Altro tono) Ha ragione di essere geloso, del resto, con una moglie così! Valentina è una... (Si trattiene).

Mattia                           - Valentina non ha che un torto: di non esserti stata cortese di qualche grazia. Probabilmente ora tu non saresti così lunatico, e saresti andato incontro a Carlo, cordiale e servizievole, come tutti gli amanti delle mogli verso i mariti, allo scopo di assicurare un av­venire, una rendita alla tua fatica galante... Invece, perché lei è stata onesta...

Giuliano                        - Oh, senti... Non ti permetto di proseguire su questo tono da moralista!... One­sta? Ah! È onestà il correre per il mondo con un uomo facendolo passare per marito?

Mattia                           - Sarà sempre più onesto che ado­perarlo per marito.

Giuliano                        - Non sarà più onesto, ma sarà più sincero...

Mattia                           - Ma ti sarebbe piaciuto correre per il mondo con una cocottina? Perché non sa­rebbe stata di meno.

Giuliano                        - Auff!  Senti: mi sarebbe piaciuto stare a casa mia, non girare... Ecco tutto! Non domandavo un regno, no?

Mattia                           - Allora possiamo contare sulla tua macchina?

Giuliano                        - Un corno!

Mattia                           - Ma perché?

Giuliano                        - Perché non voglio fare anche il milite di sanità.

Cameriere                      - (avvicinandosi a Giuliano) Lo champagne è pronto, signor conte!

Giuliano                        - Va bene! Versa da bere alle si­gnore... Di' loro che vengo!

Cameriere                      - Signor conte, c'è poi l'avvo­cato Alberti!

Giuliano                        - Ah! Sentiamo anche questa.

Avvocato Alberti          - (si avanza col ragionier Mariani; vestiti di nero, secondo il rito che con­viene ai padrini) Il conte Giuliano Arenzi?

Giuliano                        - Sono io!

Alberti                           - Siamo latori di un cartello di sfida!

Giuliano                        - (balzando) Per me?

Mariani                          - Il signor conte deve ricordare la scena di iersera e il suo pugilato col barone De Neri.

Giuliano                        - Ah! Era un barone, quello? Per fortuna! (Ai due) E va bene!

Alberti                           - (inchinandosi) Fino alle ventitré attendiamo in Corso Cavour 18, nel mio stu­dio... (/ due escono. Appena hanno varcato la soglia, Giuliano, che li ha seguiti con lo sguar­do allucinato, scatta e fa per rincorrerli).

Giuliano                        - Ma hanno sbagliato! Il marito di Valentina c'è, ora!

Mattia                           - (trattenendolo per la giacca) Stu­pido, cosa fai?... La vuoi compromettere così?

Giuliano                        - Ma, scusa... Non è lui il ma­rito? Non gli hanno offesa la moglie?

Mattia                           - Ma gli schiaffi li hai dati tu_

Giuliano                        - Se è per quello li ho anche pre­si... Conciato così... (Allude alla spalla dolo­rante). Ed ora?

Mattia                           - Ed ora io posso farti da secondo e troveremo un altro... Io ho degli amici, qui...

Giuliano                        - (esplodendo) Naturale! Non dici, adesso, che tutto ciò è naturale? Ma co­me? Io adesso devo farmi bucare la pancia e lui va a godersela! Senti: questo è il colmo!... (Dandogli il biglietto) Ti prego di dirgli di ri­mandare la partenza, e di cominciare a sentire le spine del matrimonio! Tocca a lui!

Mattia                           - Ma sei pazzo? Tocca a te!

Giuliano                        - (disperandosi) Ma l'ho detto io che ci rimettevo la pelle? Era impossibile che me la cavassi così a buon mercato! (Gettandosi su di una poltrona) Ah, Dio mio!...

Mattia                           - Non fare il bambino!

Giuliano                        - Lo farà lui il bambino... in­sieme a Valentina!

Cameriere                      - (a Giuliano) Le signore di là la chiamano!

Giuliano                        - Hai dato loro da bere?

Cameriere                      - Sissignore... La seconda botti­glia...

Giuliano                        - Che cosa vogliono d'altro? Por­tane una terza... Che continuino a bere alla mia salute! Dillo loro.

Mattia                           - Vado io da loro... (Esce a destra).

Cameriere                      - (esce).

Valentina                      - (con una valigetta da viaggio) Eccomi! Addio, mio buon Giuliano!

Giuliano                        - (un po' sorpreso dall'affettuosità sua, la guarda a lungo. Poi a se) Dio mio! E se non la vedessi mai più? (Coti comica com­mozione) Senti, Valentina... Senti... Ti devo dire che... che... Che forse non ci vedremo mai più. Io da buon cristiano faccio una croce su tutto... Qua: la pace... Prenditi pure anche la macchina.

Valentina                      - Già fatto... Caricano le valige. Egli mi aspetta... Partiamo subito subito... È meglio, sai...

Giuliano                        - E... guidi tu?

Valentina                      - Certo.

Giuliano                        - Allora salutami tanto anche la macchina... Fa nulla... Ma, e dove me la porti?

Valentina                      - A Roma... Poi, te la ripor­to io...

Giuliano                        - Tu?... (Lusingato) Eh! Ma chis­sà se ci rivedremo...

Valentina                      - Ma perché?

Giuliano                        - Mi batto!

Valentina                      - (colpita) Dio mio... No!

Giuliano -                      - Sì, cara!... Ti ricordi l'affare di ieri sera?... In certi siti, dove la gente non ha niente da fare, un duello è sempre un'ot­tima occasione per occupare la giornata...

Valentina                      - (abbandonandosi a lui) Ah, Giuliano! No, no! È impossibile!

Giuliano                        - Lo dico anch'io... Ma anche Mattia ha detto di no! Non è possibile rifiutare una partita d'onore! Se fosse una partita a scopa, dove ci si diverte, la puoi rifiutare... Una partita d'onore, dove puoi andare all'al­tro mondo, no! È così...

Valentina                      - (disperandosi) Ma no! No...

Giuliano                        - (lusingato) Cara! Mi vuoi dun­que tanto bene? Oh, gioia!... Non puoi cre­dere come questa tua tenerezza compensi il mio infortunio... Ah, mi par d'essere veramen­te un cavaliere antico che va alla tenzone... Valentina! (Intanto la accarezza) Valentina... Io... Io...

Valentina                      - Giuliano... Qui ci vedono...

Giuliano                        - E non siamo marito e moglie, qui? Almeno al pianterreno, se non ai piani superiori! Senti: diamoci un bell'addio da ma­rito e moglie, o da cugini, che infine lo siamo... Un bacio...

Valentina                      - Ma no!

Giuliano                        - Come no? Sono un morituro...

Valentina                      - No... No... Non devi morire

Giuliano                        - (commovendosi) Perdonami se sono stato un po' nervoso... Ma sai... Tu hai ben capito che ti voglio bene.. (Risoluto) Ma no, cosa dico? Che stupido! Dammi un bacio... (Egli la prende e la bacia senza sapere distac­carsene).

Valentina                      - (staccandosi scomposta) Cat­tivo! Cattivo! Ah, pensa! L'ho già tradito!

Giuliano                        - Chi?

Valentina                      - Mio marito!

Giuliano                        - Per così poco? Tu non sei una donna moderna! Ah! Sono sempre gli immeri­tevoli, i più fortunati!

Valentina                      - E quando è il duello?

Giuliano                        - Cosa vuoi che sappia io? Un duellante non sa mai niente. Non conosce nem­meno l'avversario... Non sa nemmeno perché si batte! È un'ingenuità chiedermelo...

Valentina                      - Sarà domattina, immagino...

Giuliano                        - Per solito, sì... È così...

Valentina                      - Se potessi trattenerlo sino a domani! Almeno...

Giuliano                        - Almeno se crepo potresti farmi i funerali senza tornare qui... È un'occasione da studiare... Diglielo!

Valentina                      - (abbandonandosi a lui) No, Giuliano!

Giuliano                        - (egli cerca di baciarla ancora, ma ella si divincola e fugge. Egli rimane un po' a guardarla. Poi risale la scena gridando) Par­to! Parto anch'io!... (Ma ad un tratto resta at­tratto e come impietrito) Ma che diavolo è suc­cesso! (Osservando verso l'invetriata all'inter­no) Che fa Mattia? Oh che dolci conversari con l'oca! E la vecchia? Dorme?!! Ma Mattia giuoca o fa sul serio? (Viene verso la ribalta: il suo pensiero torna a Valentina, e medita a voce alta) Ah! È finita, se Dio vuole... Se n'è andata... Peccato!... Era il terremoto... Il trambu­sto permanente... Ma era lei... Era lei... Era... Era... (Un piccolo grido perché la spalla gli do­lora) Ahi! Un accidente, era!... (Chiamando) Cameriere!

Cameriere                      - Comanda, signor conte?

Giuliano                        - Parto...

Cameriere                      - A che ora?

Giuliano                        - Non lo so... Parto... L'impor­tante è partire.

Cameriere                      - Lascia la camera?

Giuliano                        - (sbuffando) Ma cosa sono que­ste preziosità? Lascio tutto l'albergo, altro che la camera!...

Cameriere                      - (esce).

Giuliano                        - Sì! Partire... Partire... È l'uni­ca! Ne ho abbastanza di questa corvè... Ed egli la stringerà magari già fra le sue braccia... (Un balzo) E sulla mia macchina! (Come parlando a lui) Sei stato fortunato però, va là! Avresti potuto... Bastava che avessi voluto... Mah! È sempre così! La fortuna dei mariti non dipen­de mai dalla loro virtù, ma dalla imbecillità degli altri uomini!.. Eppure quando ho baciata Cecilia me l'ha dato di gusto dell'imbecille!... E quando l'ho baciata come cugino, lei ci stava con una parentela più stretta... Oh! Se ci stava!

Direttore                       - Il signor conte parte?

Giuliano                        - Ho detto di sì.

Direttore                       - Se permette: il conto. (Gli dà una busta).

Giuliano                        - Va bene. (Lo osserva e fa una smorfia).

Direttore                       - Vi sono poi delle piccole note pagate dall'albergo... Fornitori della signora... (Consegnandogli successivamente le buste) Ar­genteria Bellati: 25O; Profumeria « Ai fiori del­la Riviera»: 348! Coiffeur: 21O ...

Giuliano                        - Avanti! Perché vi fermate?

Direttore                       - Prendo fiato... Garage, benzina « riparazioni: 354; Modisteria De Chambelle: 6O O ; Au dernier cri: 13O O ...

Giuliano                        - Basta! Che sia l'ultimo grido davvero! Tocca a me ora prendere fiato!

Direttore                       - Ho finito.

Giuliano                        - Meno male... Ah! Mi farete un piacere di chiamare un medico. Ho bisogno di un certificato. Dovrei battermi in duello ma non posso muovere la spalla... (A sé) (Non m'è venuto in mente prima per dirglielo subito a quei due necrofori!).

Direttore                       - Benissimo!

Giuliano                        - Macché benissimo! Malissimo!

Direttore                       - Volevo dire che il signor conte sarà esaudito... Allora potremo avere l'onore di averla qui guarita per battersi...

Giuliano                        - Sicuro! Guarirò per poter cre­pare in buona salute!...

Direttore                       - (consegnandogli un altro conto) Lo champagne delle signore: 34O  lire... In tutto, compreso, l'albergo: 3115.

Giuliano                        - Va bene. (Con tutti i conti che gli ingombrano le mani e gli cadono continua­mente a terra e lo obbligano a raccoglierli, fini­sce per sedersi su di una poltrona sbuffando. Poi chiama) Mattia! Mattia!

Mattia                           - (compare alla vetrata) Che vuoi?

Giuliano                        - Senti: hai danaro tu?

Mattia                           - Io? No.

Giuliano                        - Come no? Non hai mille lire da prestarmi?

Mattia                           - Macché! Sono partito all'improv­viso... Non mi sono provvisto...

Giuliano                        - E il tuo conto, qui?

Mattia                           - Sapevo che c'eri tu... Ho fatto as­segnamento su di te... Dopo ci aggiustiamo...

Giuliano                        - Anche il tuo conto! Accidenti! Ma io non ho quattrini a sufficienza... Devo te­legrafare a Firenze... (Contrariato).

Cameriere                      - (porge un telegramma a Giuliano) Per lei, signor conte...

Giuliano                        - (seccato, a Mattia) Apri tu, ti prego...

Mattia                           - (leggendo) È di Pappina...

Giuliano                        - (stupito) Di Peppina?!

Mattia                           - (leggendo) «Caldaia calorifero scoppiata durante prova. Casa crollata».

Giuliano                        - (con un balzo ed un urlo) Eh! !?  Ah! Dio mio! Fa' vedere! (Legge, salta qua e là gridando) La macchina, subito!... Ah! Non ce l'ho! Senza macchina! Senza soldi! Senza ca­sa!... (Altro tono) E senza Valentina!... (Cade costernato sulla poltrona).

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

La stessa scena del primo atto. È mattina.

Peppina                         - (sta riordinando la camera).

Cecilia                           - (dopo pochi istanti si affaccia alla comune) Peppina?

Peppina                         - Oh, buongiorno signorina Ce­cilia...

Cecilia                           - È arrivato il dottor Mattia?

Peppina                         - No...

Cecilia                           - E il signor Giuliano dorme an­cora?

Peppina                         - Eh! S'è alzato presto... Lo guardi là, in giardino, in fondo... Coglie dei fiori!

Cecilia                           - Ci vuol poco ad indovinare per chi sono...

Peppina                         - Mah!

Cecilia                           - Nemmeno l'ingegner Zanni è ar­rivato?

Peppina                         - Eh! Quanta gente vuol che arri­vi? A quest'ora? Sono le sette del mattino, sa?

Cecilia                           - Le sette del mattino, in campagna, sono le dieci della città (Guardando fuori) Oh Dio... Mia madre... Adesso si ferma con Giulia­no... (Guardando fuori) No... Non l'ha nemme­no visto... Eccola...

Adele                            - (a Cecilia) Cosa fai tu qui?

Cecilia                           - Nulla...

Adele                            - È una buona ragione per andartene. Va in giardino... Devo parlare con Peppina.

 Peppina                        - Buongiorno, signora!

Adele                            - (a Cecilia) Addio cara...

Cecilia                           - (saluta ed esce).

Adele                            - Peppina... Che faccia ho? Un or­rore, vero?

Peppina                         - Non c'è male...

Adele                            - (sedendosi) Dio mio!... Ancora non ho ritrovato la mia pace... Pensate!... Che emo­zioni!... Che scosse!... Ma era Giuliano che la baciava a quel modo o il dottor Mattia? Io non sono ancora riuscita a saperlo... Ero sulla pol­trona... M'ero persa via... Apro gli occhi e ve­do... Giuliano dice che non era lui, Mattia lo stesso... Cecilia... Oh! La poverina! Che deve sapere lei? Sapete la storia di Leda che è diven­tata madre con un cigno?... No... Voi non la potete sapere... Lei sarebbe lo stesso... Eppure Giuliano l'ha baciata! E in pubblico... C'ero io... L'ho visto... Anzi l'ho sentito... Perché ha baciato anche me...

Peppina                         - Che orrore!

Adele                            - Cosa dite?

Peppina                         - Dico che orrore baciare in pub­blico...

Adele                            - Ah sì!... (Pausa) Vi dico... Io sono stata tanto male... Mi hanno portata a letto... E fino alla mattina dopo non ho saputo più nul­la... La mattina dopo erano spariti tutti... Giu­liano, il dottore, quella signora, suo marito... Perché è venuto suo marito, sapete? Ce l'ha detto Mattia... Avrei avuto gusto rivederlo!... Ma cosa volete? La mattina dopo Cecilia e il dottore m'hanno consigliato di tornare a casa... Stavo tanto male... (Pausa) Pensate d'altra par­te se fosse stato Mattia... Non è un cattivo uo­mo... Tutt'altro... Anzi... Se è per quello, me­glio di questo... Ma piacerà al mio tesoro? E come dirle: «Sposerai quest'uomo?»... Basta... Sì, meglio di questo... Cosa vi dicevo, Peppina, io? Anche se tornano, non sono più nostri quando certe donnette li hanno stregati...

Peppina                         - Va bene... Però è tornato, ed è tornato solo...

Adele                            - Sì... Ma dopo tre giorni eccola lei... Ero così contenta di quello scherzo che gli han­no fatto della casa saltata in aria...

Peppina                         - Bello spirito quello!... Chissà poi chi è stato!... Del resto la signora Valentina adesso è qui col marito. Gli hanno riportata la macchina...

Adele                            - No: il marito iersera non è venuto.

Peppina                         - Verrà adesso...

Adele                            - Una notte... Voi non sapete cos'è una notte! (Sospirando) Me ne ricordo ben io!... Comunque... Basta!... Ed ora come devo comportarmi? Chiedergli ragione di quello che è successo a S. Remo? Un bacio pubblico a quel modo?... E se lo faccio arrabbiare? Bisogna pa­zientare... (La voce di Valentina che canta dall'interno. Incollerita) Ah! L'usignola spennacchiata! (Come parlando a lei) Me ne vado, sì! Ma la partita non è chiusa... Io sono più dura di lei... (Indica la porta dove si sente cantare Valen­tina. Esce).

Peppina                         - ( a parte) Lo credo... Alla sua età!...

Giuliano                        - (si scontra sulla porta con Adele. Con furia) Buongiorno, signora... Ci vedia­mo dopo...

Adele                            - (amara) Sì... A più tardi!...

Giuliano                        - (chiamando) Peppina, Peppina! È svegliata! Su... Su... Presto! La colazione?

Peppina                         - Vengo subito! (Esce a sinistra).

Valentina                      - (entra da destra) Buon giorno Giuliano!

Giuliano                        - Buongiorno, cara! Hai dormito bene?

Valentina                      - (è ilare, felice, primaverile) Benissimo! Ah! Come si sta bene in campagna! Pensavo questa notte...

Giuliano                        - (trepido) A che cosa?

Valentina                      - A quella sentenza che mi hai detto ieri mentre si andava un po' pei campi, prima di pranzo... appena arrivata Aspet­ta... «Gli uomini fabbricarono le città... Iddio la campagna! » Che bella! E di chi è?

Giuliano                        - Ma cosa vai a pensare alle sen­tenze?...

Valentina                      - Voglio sapere di chi è... Vo­glio scrivermela...

Giuliano                        - Non mi ricordo... Ma se ci tie­ni a far bella figura puoi darle qualunque fir­ma: La Rochefoucauld, Chateaubriand, Leopar­di, Goethe...

Valentina                      - (ride) Già... Adesso capisco perché non hai mai preso moglie... Sei troppo colto... Troppi libri... Troppo sapere...

Giuliano                        - Prendimi in giro, va là (Altro tono) E questa colazione? (Chiamando ancora) Ma Peppina!

Peppina                         - (entrando col vassoio) Eccomi! Eccomi!

Valentina                      - Oh! Brava Peppina! Ho una fame che non ci vedo.

Peppina                         - (sorride ed esce).

(Tutto il dialogo prosegue mentre si dispon­gono a mangiare).

Valentina                      - Davvero, sai?... Mi ricordo che l'anno scorso in casa Malaspina, a Roma, s'è parlato di te come celibatario ostinato.

Giuliano                        - Ostinato è troppo... Diciamo con­vinto...

Valentina                      - E a momenti c'era chi voleva bandire una crociata per liberare il sepolcro en­tro al quale vivevi, e anche dal misogenismo che gli fa da guardia... Qualcuno... (Ride a bocca piena) aveva pensato ch'io dovessi capi­tanare quella spedizione.

Giuliano                        - Capitanarla come?

Valentina                      - Farti capitolare, via!

Giuliano                        - (ride) Oh! A te non sarebbe mancato il valore per vincermi... È un peccato che quella spedizione non si sia realizzata.

Valentina                      - Bada che questo è un po' alzar bandiera bianca.

Giuliano                        - Non nego... Ma non essendo as­sediato ciò non ha valore né può avere conse­guenze... (Sospira). In fine dei conti io penso una cosa: che l'ateismo non è una colpa, è una. infermità fisica come la cecità... Se io non cre­devo all'amore si è perché non mi era mai ve­nuto davanti, perché non avevo potuto ve­derlo...

Valentina                      - E adesso lo vedi?

Giuliano                        - (la fissa) Sì... Ma egli si è ven­dicato del mio disprezzo per lui... Mi si è pre­sentato invulnerabile...

Valentina                      - (accorgendosi che Giuliano non ha toccato cibo) Non mangi?

Giuliano                        - No... ti guardo...

Valentina                      - Non vorrai mangiare me, eh?

Giuliano                        - Potessi! Mi vendicherei a mia volta di questo amore vendicativo! (Con pas­sione) Sei tu, Valentina, quell'amore crudele! Come ti amo!...

Valentina                      - (alzandosi) Oibò! Giuliano! Non ripetiamo quello che è successo ieri!... La­sciamo andare... Ieri è stato ieri... Quelle corse nei prati come due fanciulli ancora...

Giuliano                        - Ah! Guai a ritornar fanciulli quando non lo si è più... Hai ragione, Valen­tina... Non avrei dovuto baciarti...

Valentina                      - Cattivo! Non farmelo ricor­dare!...

Giuliano                        - E dire che per otto giorni ho sempre saputo resistere! Lo puoi dire!... Sono stato o no cavaliere?

Valentina                      - Perbacco! !

Giuliano                        - Ma questo tuo ritorno...

Valentina                      - T'è così spiaciuto?

Giuliano                        - No, cara!

Valentina                      - Dovevo pur ringraziarti... Anzi, « dovevamo »...

Giuliano                        - Ebbene... Permettimi una cosa... Già che dici « dovevamo », tu dovresti usarmi una cortesia... Quando< egli arriverà, tu gli an­drai incontro... Gli dirai che io non c'ero... Che sono partito... Inventerai qualcosa...

Valentina                      - Perché?

Giuliano                        - Perché?!... Perché non voglio vederlo, ecco! Che io sappia che c'è un uomo che ti possiede è già... è già... Ma vederlo, pro­prio, non ci tengo... E poi, che bisogno c'è? Il piacere di aiutarti a rintracciarlo io l'ho reso a te, non a lui... Se fosse venuto lui a dirmi di cercar te, sta sicura che, trovata, ti tenevo per me...

Valentina                      - (ride) Ah! Ah! Come sei caro! E che te ne facevi di me?

Giuliano                        - Già... È vero... Comunque io ti pregherei di questo immenso favore... Non ve­derlo!

Valentina                      - È un bell'uomo, sai?

Giuliano                        - Ne ho piacere, ma questo non mi interessa.

Valentina                      - Toh! Ti sarebbe dunque pia­ciuto che io rimanessi zitella?

Giuliano                        - Non l'ho mai pensato...

Valentina                      - Sì, va là... L'hai pensato e ne saresti rimasto contento, anche!

Giuliano                        - Io?!...

Valentina                      - Già... Perché ho detto di no a te.

Giuliano                        - A me bai detto di no? Quando? Non me ne ricordo nemmeno!

Valentina                      - Vuoi negare, adesso che c'è or­mai l'irreparabile, che ti sei appartato qui per me?

Giuliano                        - (ridendo) Se non sono mai stato così bene come qui... Se fosse vero dovrei rin­graziarti... Ma non lo è...

Valentina                      - Vuoi negare di essere stato in­namorato di me? Anch'io m'ero innamorata, sai?... Dopo è passato... Perché non essere sin­ceri?

Giuliano                        - Senti... Non mi far venire il ner­voso!... Tu non sei una bambina e sai benissimo che non sono mica gli uomini che scelgono le donne... Dovrebbe essere così, ma in realtà sono sempre le donne che scelgono gli uomini...

Valentina                      - Difatti il mio ingegnere me lo sono scelto io...

Giuliano                        - Bel campione per quello!

Valentina                      - Tu non lo vuoi vedere, ma ti assicuro che è elegante, distintissimo. Colto poi!... Parla quattro lingue!

Giuliano                        - Anch'io parlo quattro lingue! Gran roba!... Cosa vuol dire parlare quattro lingue? Le parlo anch'io! Vuol dire tradurre in quatto forme diverse le stesse cretinerie che hai nel cervello... (Alzandosi e sbuffando) E poi basta! Basta! Ti diverte così tanto con­statare che mi hai cotto? Sì, sì cotto! È meglio dirlo! Non c'è altro mezzo per avere un po' di pietà dalle donne. Pietà, sì... Perché... Cosa vuoi che faccia, io, ora? Continuare a essere innamorato di te? No, eh? Bisogna pure che un antidoto lo cerchi... Io non posso sperare di averti... Prima di tutto perché non sei donna di andare a tiro a due... almeno così presto... E poi perché a me non piace amare le donne degli altri. Amare le donne degli altri non è soltanto un peccato, è un segno di cattivo gu­sto. A me la donna piace per me... Tutta per me... E non riesco a capire con che logica due uomini devono accanirsi attorno ad una donna, quando ce ne sono sette per ogni uomo...

Valentina                      - A sentirti parlare così non si direbbe che ieri sera mi hai baciata a tradi­mento e a quel modo...

Giuliano                        - Hai ragione... Fu un capogiro...

Valentina                      - Un capogiro, lo chiami? Mi hai tenuta la testa ferma per un quarto d'ora!... (Ride).

Giuliano                        -  Già... del resto è la prima volta che ci siamo baciati... No?... Ricordi nella villa della povera nonna, a San Fermo?... Dieci an­ni fa?...

Valentina                      - Di aprile... Alle nove di sera... Me lo ricordo benissimo perché sei stato il pri­mo uomo che ho baciato...

Giuliano                        - Ah! Come sarebbe meglio se fossi l'ultimo!...

Valentina                      - L'ultimo lo sei stato... Da ieri non ho baciato più nessuno...

Giuliano                        - Valentina! Ti amo! (Fa per ba­ciarla).

Valentina                      - Ma basta, ho detto!... (Una pausa. Civettuola) Sicché se un anno fa io avessi capitanato quella famosa spedizione di cui ti parlavo, eh?... Forse saremmo marito e moglie.

Giuliano                        - Sai... Allora saresti venuta da signorina... E una signorina che si presenta a un giovanotto è sempre come una trappola aperta...

Valentina                      - E una donna sposata?

Giuliano                        - La stessa trappola con dentro un sorcio già prigioniero... Fa meditare... (Ride) E forse tenta di più, non nego... Sai cosa si dice del matrimonio? Una fortezza assediata, dove quelli che son dentro vorrebbero essere fuori, e quelli che son fuori vorrebbero essere dentro...

Valentina                      - Bellissima!... Me la scrivo an­che questa... Di chi è? Chateaubriand?

Giuliano                        - Ma via!... Non vorrai portarti via da me una collana di sentenze!

Valentina                      - Ma ne hai di gustosissime!

Giuliano                        - Fammi il piacere... Del resto, compera un etto di cioccolatini, di quelli che han dentro quelle striscioline di carta... Ne hai di sentenze fin che ne vuoi... Col cioccolato in più... Se tutto quello che ti resta di me sono quattro briciole che cadono dal cervello...

Valentina                      - Eh! No! Mi resta assai di più. Ma non te lo dico, perché se è vero che mi vuoi bene, potrei sembrarti crudele. Verso un uomo che ci ama tante volte è più crudele il parlare che il tacere...

Giuliano                        - Quanta saggezza! Indubbiamente costa poco ad essere virtuosi... Questa notte mi era venuta un'idea...

Valentina                      - Eh, la so!

Giuliano                        - Come la sai?

Valentina                      - Ho barricata la porta!

Giuliano                        - Esagerata!

Valentina                      - Caro mio, per combattere le esagerazioni, bisogna essere esagerati... (Correndo alla finestra) Oh! Una macchina! - » 

 Giuliano                       - (turbato) Tuo marito?

Valentina                      - No: è il dottor Ricci... Vado a vestirmi un po' meglio... (Esce).

Mattia                           - (entrando) Addio, caro!

Giuliano                        - Ti saluto!

Mattia                           - È qui, Valentina?

Giuliano                        - Sì... Da ieri!

Mattia                           - Da ieri?!

Giuliano                        - Che male c'è?

Mattia                           - (scrollando il capo) Ma è matta, quella donna... Non si preoccupa di suo ma­rito?...

Giuliano                        - Non deve venire a prenderla lui qui? O  sei venuto tu a prenderla? Dio sia lodato! Magari fosse!

Mattia                           - No... No... Viene lui... Anzi, vuol vederti, conoscerti! E temo di più...

Giuliano                        - Cosa?

Mattia                           - Non so... lersera, dopo che Valen­tina era partita, m'ha fatto certi discorsi... È geloso... L'ha lasciata partire per fare una prova...

Giuliano                        - Una prova di che?

Mattia                           - So io? I maritihanno un loro modo di ragionare...

Giuliano                        - Senti: io non so che modo abbia lui di ragionare, ma ti assicuro che se appena ha il coraggio di dire, non una parola storta, ma di tradire un pensiero che non sia traspa­rente come merita Valentina, io gli faccio pro­vare il mio modo di ragionare: il bastone. Ro­manza senza parole...

Mattia                           - Via!... Ti ho salvato da un primo duello, ma non garantisco di farlo per tutti...

Giuliano                        - Salvato? Hai redatto un certifi­cato doveroso e sincero in infermità fisica... Non potevo muovere il braccio, no? Ma non parliamone più... Senti: ormai è passata! M'è capitata e Dio me l'ha mandata in castigo della mi ostinazione celibataria... È stata dura, ma è sempre meno di una moglie...

Mattia                           - A meno che questa moglie fosse del tipo di Valentina.

Giuliano                        - Di Valentina, purtroppo, ce n'è una sola, e, quel che è peggio, voi l'avete la­sciata sposare a un pitecantropo come quello!... Ma se immaginavo una cosa come quella che tu ora mi hai detta, ti giuro che mancavo ad ogni regola di cavalleria, di misura, di educazione... Gliela prendevo...

Mattia                           - Bel gusto...

Giuliano                        - Oh!... Quanto a gusto, ce ne sarebbe stato molto, va là!

Mattia                           - Volevo dire: bel gusto poi a la­sciarla...

Giuliano                        - Beh, insomma... (Pausa). Si può sapere cosa sei venuto a fare qui?

Mattia                           - A darti un consiglio, pel bene di Valentina.

Giuliano                        - A quale proposito?

Mattia                           - Senti: oggi, quando lui viene, pro­cura di far trovare qui la signora Adele e Ce­cilia. E presenta Cecilia come la tua fidanzata.

Giuliano                        - Eh?! Ma dovrò passar tutta la vita a prendere e respingere quelle due disgra­ziate?...

Mattia                           - È meglio, scusa... Anzi, vado io a prevenirle... (Esce).

Giuliano                        - (lo guarda allontanarsi, risale la scena mostrando di non capire. Poi chiama) Peppina!

Peppina                         - (comparendo) Comanda?

Giuliano                        - Sparecchia qui...

Peppina                         - Subito... (Eseguisce ed esce).

Giuliano                        - (gira su e giù nervoso. Ad un tratto corre alla finestra) Un’altra macchina?... È lui... Dio mio!... (Attende qualche istante fin­che sulla soglia appare, composto ed ossequien­te, l'ingegner, Carlo Zanni). (Titubante) L'in­gegner... Carlo... Zanni...?

Carlo                             - Appunto... Ma guarda!... Sono con­tento che mi hai riconosciuto!... Dopo tanti anni! Io non lo speravo nemmeno!... Dicevo venendo qui: « Chissà se Giuliano, devo dire, anzi il conte Giuliano Arenzi, miriconoscerà». Invece... Ma già: si ha torto di credere che i compagni di collegio si possano dimenticare...

Giuliano                        - (appena ha superato il suo stupore) Ah!... Ma già!... Zanni!... A Zurigo... Ma chi pensava che proprio tu... Oh... Ma che com­binazione!... Se Valentina me l'avesse detto! Ma già, lei non sapeva del collegio... Ma lascia che ti abbracci!... (A se) Dio mio! Un martirio di più... Ora dovrò conservare la relazione, in­namorato come sono di lei!... (Forte) Siediti! Per Bacco! Ora chiamo Valentina...

Carlo                             - È qui?

Giuliano                        - Eh, già!

Carlo                             - (fissandolo sì che Giuliano resta allar­mato) Alla grazia della tua avversione per le donne! Canaglia! Io sono... rovinato! Per col­pa tua! Seduttore!

Giuliano                        - (traballando. A se) (Dio mio! L'O­tello!... Me la strozza!) (A lui) Cosa dici? Rovinato? Seduttore?! A me?! Cosa pensi, mio Dio?! Io sono stato per Valentina un fratello... Sopratutto un gentiluomo, come era mio dove­re del resto... Ammetto che forse sarebbe stato bene fare altrimenti, ma le cose non nascono sempre come vogliono gli uomini, ma come vo­gliono le donne! Comandano loro... Noi si ub­bidisce così per... per... Non lo so nemmeno io... (Vedendo comparire Adele e Cecilia) Oh! Ecco! Ecco caro cugino... Sono felice di presentarti la mia fidanzata e sua madre... Ca­ra Cecilia! (L'abbraccia, come sempre, smoda­to) Ecco l'ingegner Carlo Zanni, il marito di mia cugina...

Carlo                             - (a se) (Ma cosa dice costui?).

Adele                            - (a se) (Ma ha una fissazione di essere espansivo solo quando ci sono gli estranei!) (Forte) Ma Giuliano... Ma è una fissazione...

Mattia                           - (la interrompe violentemente, sì che ella non può proseguire e continua a discorrere a bassa voce con lei).

Carlo                             - Ma Giuliano...

Giuliano                        - Dicevi, caro? (Alle signore) Ma accomodatevi... (Chiamando) Valentina!

Mattia                           - Grazie, caro... Noi stiamo qui fuo­ri... (Si vedono fuori, davanti alla comune, par­lare lietamente).

Carlo                             - (trascinando Giuliano in scena) Ma scusami, caro, perché hai detto a queste signo­re che mia moglie è tua cugina?

Giuliano                        - Eh, la conoscono!

Carlo                             - (stupito) La conoscono? Come fan­no a conoscerla?

Giuliano                        - Sai pure che Valentina, il gior­no che ti ha perso... A proposito... Non ti ho neanche domandato come va la tua gamba... Sì, la lussazione... Il ginocchio...

Carlo                             - Io? (Pensa un po', poi ridendo) Ah! Non sono mica io che mi sono fatto male alla gamba... È mio figlio!

Giuliano                        - Tuo figlio?! Allora è tuo figlio il marito... Ma scusa quanti anni ha?

Carlo                             - Otto...

Giuliano                        - Eh?! Allora... eri... eri... ve­dovo?

Carlo                             - Magari!... Ma cosa dici?

Giuliano                        - Eh?! (Si guarda attorno come allucinato, vede Mattia e lo chiama) Mattia! Mattia!

Mattia                           - (sulla comune) Che hai?

Giuliano                        - (scostandosi da Carlo, gli si avvici­na, lo guarda fisso) Sei tu? E io sono io? Fammi il piacere: dammi un paio di schiaffi... Un pizzicotto... Fammi constatare che non dor­mo, che non sogno... Che non ho dormito, che non ho sognato!...

Mattia                           - Ma perché?

Giuliano                        - Perché... Perché?! (Si guarda attorno).

Mattia                           - Disgraziato! Ti prego di lasciarmi tranquillo... Ora ho il mio daffare. (Ritorna verso le due donne).

Giuliano                        - (sempre trasognato e senza saper bene quel che dice, torna presso Carlo) Otto anni! Dopo otto giorni di matrimonio un figlio di otto anni?...

Carlo                             - Senti mio caro... Io sono desolato di trovarti in uno stato così anormale... Mi ave­vano detto che tu eri un misantropo, affogato negli studi, ma non pensavo davvero di trovarti così... Chiama il dottore...

Giuliano                        - (chiamando) Mattia!

Carlo                             - Ma no quello... Il tuo medico... Il dottore vero?

Giuliano                        - Perché? È falso quello?

 Carlo                            - Ma via!... Senti... Io ti dico in poche parole perché sono venuto da te...

Giuliano                        - Per Valentina, no?

Carlo                             - Sì, per lei... Ma adesso tu taci un momento... Dunque devi sapere che un mese fa, in casa Malaspina a Roma...

Giuliano                        - No, un mese fa, è stato un an­no fa...

Carlo                             - Cosa ne sai tu?

Giuliano                        - Ma ti dico di sì!

Carlo                             - (a se) (Poveretto! È uscito di mente) (Forte) Bè, insomma: s'è fatta una scom­messa fra me e Valentina... E cioè che ella sa­rebbe riuscita in un mese a diventare tua mo­glie...

Giuliano                        - Ah! Un anno fa, sì... Me ne par­lava ora anche lei... Invece...

Carlo                             - Invece niente... Lasciami dire... Io ho scommesso diecimila lire... E siccome non le ho e le cose, secondo le informazioni dell'ami­co Mattia, sono precipitate, vorrei pregarti, già che sei un gentiluomo, di ritardare le nozze, affinché io non possa fare brutta figura con lei... Ci tengo... Sai... È stata una matteria... Quella delle scommesse è sempre un po' il mio de­bole...

Giuliand                        - (come chi cerca a tentoni nel buio) Ma... Non è tua moglie, Valentina?

Carlo                             - Magari!

Giuliano                        - Per Dio! Allora, se non sei tu suo marito, questi deve venire ancora!... Hai perduto la scommessa, caro!  Valentina è sposa­ta... Da quindici giorni!...

Carlo                             - Con te?

Giuliano                        - Magari!... È sposata con l'inge­gnere Carlo Zanni...

Carlo                             - Ma sono io l'ingegnere Carlo Zanni!

Giuliano                        - Ma come fai a essere Zanni e non marito di Valentina?!

Carlo                             - Semplicissimo! Valentina non è sposata!

Giuliano                        - Non è sposata?!...

Carlo                             - T'ho detto: c'è una scommessa fra me e lei!... Ascoltami calmo... Appena ho sa­puto che Valentina ti trascinava qui, facendosi girare dietro un marito immaginario, e mi sono convinto che tenendoti con lei finiva per inna­morarti, mi sono messo alle vostre calcagna: sono corso qui e, sono arrivato che eravate par­titi da cinque minuti, poi cosa ne ho fatte! L'avevo anch'io un'agenzia, ma funzionò male! Tuttavia vi ho raggiunto a San Remo, ho cer­cato di farti immobilizzare con un duello... Poi di strapparti da lei col falso telegramma della casa saltata in aria...

Giuliano                        - (sbalordito) Tu?!!

Carlo                             - Eh! Già! Tutto un piano semi dia­bolico... Perché la scommessa non era tanto su] fatto che Valentina riuscisse a sposarti, perché con una donna come quella ci cade il più indurito misogino, ma era sulla tua resa entro un mese... E se io ottenevo di metterti fuori uso per un paio di settimane col duello...

Valentina                      - (a Carlo) Oh! Che fa lei qui, ingegnere?

Carlo                             - Io?... Vengo a darmi vinto!... Mat­tia mi ha tenuto al corrente giorno per giorno della... malattia!... Siamo all'Estrema Unzio­ne... Dopo di che, lei lo sa, viene il matrimo­nio... Sono venuto solo per accordarmi per il pagamento della scommessa!

Valentina                      - Ma non se ne preoccupi e abbia fiducia nelle amnistie che di solito succedono ai grandi avvenimenti! ...

Carlo                             - Perbacco! Come sono fortunato!... (Va verso Mattia e fa gruppo in giardino con le donne).

Giuliano                        - Valentina... Ti prego... Illumi­na la mia mente... Cerca la ragione fra le ma­cerie del mio cervello...

Valentina                      - (affettuosa) Mio caro... Non c'è che uq errore di data... E l'ho fatto io... Quella famosa spedizione, quella celebre scommessa in casa Malaspina, a Roma, non è avvenuta un anno fa, ma appena un mese fa. Quindi la com­pio ancora da signorina...

Giuliano                        - Signorina?!

Valentina                      - Ma sì!

Giuliano                        - Ma tuo marito?

Valentina                      - Non è mai esistito... Ovvero esiste... Eccolo! (Addita lui).

Giuliano                        - Valentina, mi gira la testa!...

Valentina                      - Si fermerà!

Giuliano                        - Allora la stazione?... Il buffet?... Lo smarrimento?...

Valentina                      - Fantasia!

Giuliano                        - I telegrammi?... L'arrivo a San Remo? La lussazione?...

Valentina                      - Fantasia... Una piccola con­giura fra me e il dottore, ma per uno scopo buono: darti un cuore per tutta la vita!

Giuliano                        - (estasiato) Tu? Mia?! Proprio mia?! Per sempre?! Ma nooo!... (Si mette a girare incredulo).

Valentina                      - Ma come? Hai creduto all'in­venzione e non vuoi credere alla realtà?

Giuliano                        - Proprio non esiste?

Valentina                      - Ma no!...

Giuliano                        - E lui?... L'ingegner Zanni?

Valentina                      - Abbiamo preso il suo nome come finto marito perché era l'avversario nella scommessa, e perché inventando una persona, bisogna pure darle uno stato civile!

Giuliano                        - Ah!  Valentina!  Ah, che felicità!  Mia! Mia! Cara! Cara! (L'abbraccia).

Adele                            - Caro Giuliano! Oggi sono tanto con­tenta!

Mattia                           - Siamo tutti contenti...

Valentina                      - Un momento...

Giuliano                        - (spaventato) Oh, Dio! Che c'è?

Valentina                      - Tutti contenti, è vero... Ma bi­sognerà vedere se sarà contento lui...

Giuliano                        - (terrorizzato) Lui! Ancora lui? Esiste, allora?

Valentina                      - No, caro.. Volevo dire se sarà contento lui... Il pubblico! (Gli attori tutti si inchinano al pubblico, all'antica).

FINE

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