I cattedratici

I CATTEDRATICI

Commedia in due tempi

di NELLO SAITO

PERSONAGGI

I cattedratici

Il Preside, professore di letteratura latina

Gmito, di letteratura europea

Pizzotti, di sociopedagogia

Liborio, di relazioni umane, segretario di facolt

De Bernardis, di letteratura italiana

Volauvent, di esperanto

Trunz, di aramaico Codino, di igiene

I bidelli

Magnasco, bidello capo

Zappulla, bidello vice-capo

Pisu, bidello avventizio

Una studentessa, molto avvenente

Commedia formattata da

PRELUDIO

Entra uno studente con un cartello dov' scritto: Le persone e i fatti qui rappresentati hanno naturalmente riferimento con persone e fatti della realt . Un altro studente lo insegue e riesce ad applicare in extremis il non che avevano dimenticato per cui la scritta risulta: Le persone e i fatti rappresentali non hanno naturalmente riferimento con persone e fatti reali .

AVVERTENZA

Tutti i professori portano lo stesso dignitoso tipo di vestito scuro, come pure la stessa camicia, la stessa cravatta. Anche gli studenti vestono di scuro. Solo la studentessa vestita con un abito arancione (ed l'unica che avr la possibilit di dire qualche parola). Gli altri studenti, infatti, impauriti, non parlano mai; si affacciano alle porte, si incuneano nel vano delle finestrelle in alto o fanno ressa nel corridoio. Contrastano con il mondo dei professori e dei bidelli, attaccati agli oggetti e ai mobili non meno che alla sacramentale importanza delle loro funzioni. Gli studenti vengono sempre cacciati dagli uni e dagli altri come mosche, esseri fastidiosi e perditempo. Il quadro anzi perennemente animato da questa lotta anche fisica, condotta per respingere gli studenti, che diventano sempre pi crudeli, spietati, beffeggianti. Ma sempre costretti al silenzio.

PRIMO TEMPO

SCENA I

Sala del Consiglio di Facolt. Si vede anche una parte del corridoio esterno per via di una parete tagliata sul davanti che divide per tre quarti la scena. Arredamento vecchio, tarlato, da anonimo e kafkiano atrio di ufficio. In alto due finestrelle, aperte su un corridoio superiore, e dalle quali si affacciano teste di studenti.

Siamo alle ultime battute della sessione autunnale di esami e di lauree. in discussione l'ottava laurea della giornata. 1 professori, gi stanchi, sono tutti d'accordo nel far presto, impazienti di tornare a casa. Tra gli studenti regna invece un'atmosfera di paura e d falso rispetto. Manca, al solito, Volauvent.

Il Preside - Allora siamo tutti d'accordo? Centodue? Nessuna obiezione? Si tratta di una signora, del resto, e in uno stato...

Gli altri professori assentono, annoiati. Il Preside suona il campanello e la laureanda, seguita da alcuni studenti, rientra. incinta, avanza a fatica al centro e si ferma davanti a un minuscolo tavolino.

Il Preside - Si segga, prego. (Si alza in piedi e avuto il verbale da Liborio legge) La signorina, la signora - mi scusi - Letizia Giannozzi laureata in materie letterarie con punti centodue su centodieci e in virt dei poteri conferitimi dal Magnifico Rettore la dichiaro dottore in materie letterarie. Pu accomodarsi, prego. Avanti un altro! (Scampanella).

La neolaureata si alza, e sempre seguita dagli studenti esce sul corridoio dove appena richiusa la porta letteralmente assalita dagli altri compagni che la festeggiano, ma soprattutto da Magnasco e Zappulla che le tolgono la borsetta e se ne dividono il contenuto. La neolaureata ci nonostante abbraccia per gratitudine Magnasco, lo ringrazia ancora stringendogli la mano, infine esce.

Pisu - Quanto c'era?

Magnasco - Ventimila lire. (Pausa). La mia raccomandazione stata utile, accidenti!... Almeno quattro o cinque punti glieli hanno aumentati...

Zappulla - Certo. Non sottovalutiamoci. Una nostra parolina al momento giusto... prima che entrino in Sala...

Magnasco - Il fatto che viene sempre pi gente in quello stato... (Allude con un gesto alla laureata incinta). Bah... sar...

Pisu - Ventimila lire, hai detto?

Magnasco - S, non ti fidi? Sta' sicuro, la tua parte non te la tocca nessuno! Per, sei il solito... Pi mangi e pi sei avido...

Pisu - Qui sono tutti avidi.

Zappulla - Ma che stai dicendo?...

Pisu - Che voi vi mangereste vivi gli studenti, perfino i banchi se poteste. E dite a me avido...

Zappulla - Ma tu da che parte stai, si pu sapere? (Scampanellio energico).

Magnasco - Ssst! Maledizione! 11 padrone ci chiama!...

Il Preside - Avanti un altro, ho detto! (Rivolto ai professori) Vi avverto che ci sono ancora sette lauree da discutere stamattina. Ne abbiamo discusse solo otto. E subito dopo come sapete c' Consiglio di Facolt. Prego pertanto i miei illustri colleghi di non indugiare nei particolari, di accelerare al massimo le discussioni. Nell'interesse generale, beninteso.

Pizzotti - (veloce). Sono d'accordo con

Il Preside - Un'accelerazione dei lavori rientra nei principi di una universit che non sia solo una macchina sputalauree... Trunz. Come?

Pizzotti - Appunto. Ma piuttosto un complesso di funzioni rapidamente individuato, differenziate e organicamente interrelate nel quadro generale di una politica... Codino. Auffa! Ricomincia...

Pizzotti - La velocit anche pedagogia, caro Codino! Comunque, come non detto. (Alza le braccia in segno di scusa). Codino. Senti questa allora. (Legge in un piccolo libro che porta sempre con s) Si moveva lentamente. Come una lancetta delle ore fra un mucchio di lancette dei secondi . Ti piace?

Pizzotti - E che vuoi dire con questo?

Codino - Ch'io preferisco essere la lancetta delle ore.

Pizzotti - Tu sei un oriolo che ti sei fermato cinquant'anni fa, caro mio! Questa la verit...

Il Preside - Insomma la volete smettere voi due? Perdiamo tempo. A te, Gmito, mi raccomando. Acceleriamo.

Entra un laureando, rosso di capelli, aspetto di idiota. Si laurea con Gmito.

Gemito - (lento, retorico). Voi ricordate certamente, illustri colleghi, il giorno in cui avete voluto onorarmi della vostra stima chiamandomi qui fra voi... Veramente io me ne stavo come in un nido e non ho mai chiesto o sollecitato nulla per me perch io sono cristiano... Ma quel giorno voi avete tanto affettuosamente insistito, ed io allora sono uscito dal nido e mi sono detto che ci sono delle situazioni nella vita in cui uno non si pu, anzi non si deve tirare indietro...

Il Preside si sfila dimostrativamente l'orologio, lo colloca davanti a s sul tavolo e sospira. Liborio inizia il giro per fare firmare i verbali, disturbando ognuno nella sua occupazione prediletta: la lettura del giornale, le bozze da correggere, la consultazione degli orari ferroviari ecc.

Gmito - ... Ma io credo altres che se voi mi avete voluto qui, tra voi, stato soprattutto perch io potessi ancora esercitare quella missione ch'io da sempre mi sono accollata con tutti i fastidi, gli oneri che essa comporta: la missione di devoto apostolo, di umile assertore, di fraticello della Poesia... Ebbene, diffondere la Poesia, eccitarla, scovarla negli animi delle persone apparentemente pi sprovvedute e pi distanti - (;/ laureando volge la faccia di idiota verso Gmito) stato finora il mio compito, il compito cui ho dedicato tutte le mie modeste energie sin da quel lontano 1921, anno in cui in un mio libretto di prosa, che pure la critica volle accogliere con benevolenza, io affermavo, anzi sono stato il primo ad affermare che la Poesia...

Codino - (piano). Auffa...

Il Preside - Veniamo al tema, professore, La prego.

Gmito - (ad altissima voce). ... la Poesia!... appunto questo il tema, la Poesia. E non interrompetemi, prego! (Arrabbiato) Sono cose sacre, le uniche che contano, che esigono rispetto... (A s) Eppoi la Poesia una cosa terribile, a volte gioiosa, a volte sibillina, funerea, o dolcissima, che ti si insinua come una droga e una volta dentro di te, una volta che si impossessata di te, ti comanda, ti fa fare ci che vuole... lei la padrona... (Cambiando tono) Beh, lasciamo perdere... Dicevo dunque che leggendo le folte pagine della tesi di questo giovine...

Codino - Giovane.

Gmito - ... di questo giovine, ho avuto modo di vedere con i miei occhi come la fiamma terribile della Poesia lo nutra, direi quasi lo guidi nel suo lavoro. Non importa la sua estrazione, come si dice oggi, il piccolo paese tra i monti d'Abruzzo da cui proviene... (aumentando) la Poesia, voi sapete, non conosce limiti o nazioni; eterna, un uccello che vola dappertutto, e qualche volta vola dentro di noi con le lunghe ali, e ci rapisce... Altro che passioni, amore di femmina, pi forte, ci trascina via!... (Cambiando tono) Scusate, dicevo dunque che nella tesi sull'epistolario della poetessa Agnes von Karinzky, una delicatissima creatura sveva, purtroppo morta in et cos acerba, egli si lanciato con un fervore e diciamolo pure con un'intelligenza pienamente adeguata all'oggetto. Questo giovine...

Codino - Giovane...

Gmito - (contrariato). ... Questo giovine... ha dimostrato insomma di amare la Poesia con tutte le fibre del suo essere, senza per lasciarsi travolgere. Ha letto anche le mie opere... s, l'ho saputo per pura coincidenza. Penso comunque che questa lettura gli sia solo servita per confermarlo, corroborarlo in questo germinante amore che era gi in lui, e che veramente dovrebbe animarci tutti ma di cui lui ora mediante questo suo lavoro sulla poetessa Agnes von Karinzky si fa vessillifero... (Liborio lo interrompe a sua volta per la firma del verbale). Il Preside. Veniamo al tema, La prego, professore.

Gmito - Ecco, appunto questo il tema! Una tesi appassionata, catartica, per lui e per noi; anche se nell'elaborazione di essa il giovine ha dovuto resistere ai colpi di un destino eccezionalmente crudele. Gli morto infatti il padre...

Il Preside - Ci dispiace...

Gmito - Eppoi la madre... e come se non bastasse, pochi giorni orsono l'unico fratello, assomigliando in questo, per un sottile gioco della sorte, al destino della poetessa Agnes von Karinzky, quel purissimo fiore svevo, che come tutti sanno fu anch'ella orfana...

Codino - Poareta...

Gmito - Non importa. Questo giovine non s' smarrito. Attingendo alle risorse della sua tempra d'origine, ha reagito e una volta iniziato questo dialogo con la Poesia, una volta conosciuta la sua terrifica, nuda verit, ha voluto continuare il suo lavoro con una eroica testardaggine...

Il Preside si sta addormentando.

Pizzotti - Un momento, il professor De Bernardis vorrebbe dire qualcosa, Preside! (Lo scuote).

Il Preside - Eh... che c'?

Pizzotti - Scusa, Preside, il dibattito oggi che conta.... Forse c' ora una civile comparazione tra Gmito e De Bernardis...

Il Preside - (assonnato). Come?

Pizzotti - , se non altro, il ripudio di ogni abito dogmatico, onnicomprensivo, escatologico... Bisogna sentire.

Il Preside - Dica, dica pure... De Bernardis. Io non vorrei interrompere il mio illustre collega, senonch mi permetterei di osservare che a pag. 75... (Al candidato) Vada, vada a pag. 75 per favore... Ha trovato? Bene. Dunque qui io leggo che la poetessa Agnes von Karinzky non era orfana... Ora, poich non possibile che il mio illustre collega, il professor Gmito, sia in corso in errore, io devo pensare che Lei... una piccola svista... niente di grave, beninteso...

Il laureando fa per contraddire ma Pizzotti interviene. -

Pizzotti - Un momento, lasci che il professore svolga per intero il suo pensiero... La gerarchia oggi una differenziazione di voci, d'accordo, una graduata polifonia di cui la sociopedagogia sa tenere il giusto conto e non gi una forma di dispotismo militare. Tuttavia...

Trunz - Gi, non esageriamo in polifonia... (A De Bernardis, appena parla Trunz, casca un libro per terra).

Gmito - Ma una piccola svista non inficia il risultato di un lavoro durato pi di due anni! Basta scorrere l'enorme bibliografa raccolta...

De Bernardis - S... senonch a pag. 191 ho letto ancora che il padre della poetessa Agnes von Karinzky, abbandonato dalla moglie, si prese un'altra donna in casa, la baronessa von Stockhausen. Da questa egli ebbe altri tre figli, con cui l'Agnes von Karinzky andava perfettamente d'accordo; e allora dato che ella aveva altri cinque fratelli, escluso il morto, si intende...

Gmito - (contrariato). Sar una fonte differente, non discuto. il complesso problema delle fonti, tu lo sai meglio di me, caro De Bernardis, un ginepraio. Del resto quel che conta qui , come dicevo, in che modo il nostro giovine abbia saputo estrarre, enucleare quasi con violenza la Poesia della povera Agnes von Karinzky... la Poesia!...

Liborio dirige i bidelli che vanno e vengono come padroni, aggiusta la sedia del Preside, sempre in moto. Trunz corregge le sue eterne bozze, Pizzotti s alza e telefona, il Preside ha ripreso a dormicchiare. A un tratto si desta e scorge Volauvent che arrivato.

Il Preside - Ah, ci sei anche tu! Non me ne ero accorto! E quando sei arrivato? (Poi, rivolto a De Bernardis) Altre obiezioni?

De Bernardis - No, no: soltanto a pag. 78 leggo che l'Agnes von Karinzky...

Codino - Il purissimo fiore svevo...

De Bernardis - Non sarebbe nemmeno sveva ma bavarese. Mentre il professor

Gmito - .. proprio pochi minuti fa...

Il Preside - Eh, se lo dice il professor Gmito - ..

Il candidato vuol protestare ma il Preside con un gesto glielo impedisce.

Il Preside - Non si vorr mettere ora contro il suo professore... Allora, cosa propone il professore Gmito?

Gmito si torce sulla sedia, ma non risponde.

Trunz - Un momento. Prima il candidato deve uscire.

Il Preside - (con durezza, al candidato, che tenta sempre di parlare). Ma lei cosa fa qui, lo sa che non pu ascoltare!... Si accomodi, prego!

Il candidato esce sconcertato senza aver pronunciato una sillaba.

Gmito - Io proporrei il massimo, se la media lo consente...

Il Preside - La media veramente di ventitr: sette bocciature. Per, in casi eccezionali...

Liborio - Allora arriviamo a cento.

Pizzotti - Brutta parola. Facciamo almeno centodue. Non dimentichiamo che la cifra della laurea la caratterizzazione sociologica della operosit scolastica, la cartella clinica delle nostre capacit intellettive, assimilative, reattive...

Il Preside - Centoquattro!... Mi pare che Gmito non sia soddisfatto. Volauvent. Centocinque, e non se ne parli pi. Cos andiamo via prima.

Il Preside - E considerando anche il paesino d'Abruzzo...

Codino - E che ha letto le tue opere...

Gmito - (inviperito). Che c'entra questo? Non gliel'ho detto mica io di leggerle!

Il Preside - Calma, calma, non accapigliatevi! (A Gmito) Allora, spicciamoci, su, cosa proponi?

Gmito - Io l'ho detto. Se i colleghi fossero d'accordo, un caso eccezionale, io proporrei il massimo...

Codino - Il massimo della pena... per un simile idiota...

Gmito - Io non chiedo, io non ho mai chiesto nulla per me...

Codino - (parodiando). Io sono cristiano...

Gmito - Voi mi siete testimoni di questo...

Il Preside - Tutti d'accordo allora? Gli altri. D'accordo. Centodieci.

Rientra lo studente idiota.

Il Preside - Il signor Attanasio Pollicini laureato con punti centodieci su centodieci, e in virt dei poteri conferitimi dal Magnifico Rettore lo dichiaro dottore in materie letterarie. Avanti un altro. (Scampanella energicamente).

Il candidato esce ed entra una donna. La parola ora a Trunz. Tutti toccano ferro, qualche bicchiere si rovescia, una penna cade per terra e anche una sedia si capovolge. Il bidello Magnasco si affretta a raggiungere la porta facendo scongiuri con le mani.

Trunz - La signorina Amalia Cantarelli ha fatto una pessima tesi. Non ho altro da dire. Volauvent. Mi associo. Si pu accomodare.

La signorina fa cenno di protestare.

Trunz - Va bene, va bene: ne parleremo in separata sede. (Rivolto a Volauvent) Sessantasei? Volauvent. Benissimo. Sessantasei.

Pizzotti sveglia il Preside che stava addormentandosi di nuovo.

Il Preside - (saltando su). In virt dei poteri conferitimi dal Magnifico Rettore la dichiaro dottore in lingue e letterature straniere... Con quanto? Sessantasei? Appunto, sessantasei su centodieci... Avanti un altro, anzi due. (Scampanella).

I bidelli portano dentro due altri studenti come due condannati a morte. Li fanno accomodare di peso su due sedie.

II Preside - (sbrigativo). Lei Pollastrini Eugenio e lei Giovannini Giacomo? Volauvent. Novanta. uno dei miei. E l'altro settantacinque, non un punto di pi. L'esperanto non lo sa.

Trunz - D'accordo.

Il Preside - (accelerando). Allora, i signori Pollastrini Eugenio e Giovannini Giacomo sono laureati rispettivamente con punti novanta e settantacinque su centodieci e in virt dei poteri conferitimi dal Magnifico Rettore... beh, si accomodino, prego, facciamo prima. Altri tre, avanti! (Scampanella).

I due studenti sbigottiti si allontanano, entrano altri tre. Anche tra gli studenti che assistono c' agitazione.

Pizzotti - Ho gi ampiamente discusso con i candidati la casistica che le loro tesi aprono nell'odierna tematica socio-pedagogica. I dati li elaboreremo in seguito nel nostro Istituto, sulle nostre schede e con le nostre macchine elettroniche. Si tratta comunque di dati parziali, e pertanto in questa fase la discussione impossibile. Proporrei quindi per A, B, C rispettivamente: centodieci, centonove e cen-totto. Graduando cos, com' doveroso, i differenti meriti dei candidati di fronte alla disciplina. La nostra una disciplina giovane, ma sar la scienza del futuro, la prima disciplina di domani. Essi vanno quindi aiutati anche per il loro coraggio di precursori... direi quasi di astronauti della scienza socio-pedagogica...

Volauvent - Concordo in pieno con il collega

Pizzotti - (Fa per alzarsi).

Il Preside - Un momento, dove vai?

Volauvent - Perch, non finito? Vado via.

Il Preside - S, ma un momento, santo Cielo. Ci vorrebbe la cintura di sicurezza per te... Eh, che diamine!

Volauvent si risiede a malincuore.

Codino - Per favore, mi spiegate che cosa significa A, B, C?

Pizzotti - Semplice. I tre candidati qui davanti. Quand' possibile, do sempre una lettera ai miei allievi. Si potrebbe dare anche un colore: rosso, verde, viola. L'importante semplificare.

Trunz - E risparmi tempo in questo modo?

Pizzotti - Viviamo in tempi di automazione, caro

Trunz - In alcuni casi nelle nostre schede, per esempio, il colore sta a significare l'impronta ambientale, l'estrazione sociologica, la classe: i lavoratori, viola; i padroni, rosa; gli studenti, blu e cos via. Pi che il nome, la cifra o il colore hanno un valore squisitamente anonimo, profondamente democratico...

Codino - Ah, benissimo. la democrazia a colori in altri termini.

Il Preside - Smettetela, torniamo ai candidati. Concludiamo. In virt dei poteri... Insomma, i voti li avete gi sentiti, e allora accomodatevi. Arrivederci.

Gli studenti escono e il Preside emette un gran sospiro di sollievo.

Il Preside - Ah, finalmente! Che noia queste lauree, Dio che noia! Non le vuole fare nessuno, questa la verit, n gli studenti n noi. (Lunga pausa). Vi confesso che non la volevo fare neanch'io... stata mia moglie, s... da giovane era molto ambiziosa, una donna tremenda... Prima ha voluto che facessi la laurea altrimenti non mi sposava: non c' stato verso, ho dovuto laurearmi; poi il Concorso per le Medie, e ho dovuto fare anche quello, pazienza; e poi sempre cos, lei dietro a pungolarmi, a incitarmi, perfino a minacciarmi la serrata se non lo avessi superato... Eppure eravamo da cinque anni a Giulianova, e vi assicuro che ero felice... Passavo le ore a leggere i miei classici latini davanti alla finestra, nella cameretta che avevamo preso in affitto in riva al mare, e mi covavo con gli occhi le piante grasse cui ero affezionato perch gi allora facevo la collezione, le scambiavo con gli amici delle altre citt, ne ricevevo perfino dall'estero... la lophophora... la rebutia argentina... il ferocactus messicano...

Codino - Il ferocactus'!

Liborio - Zitto,

Codino - Lascia parlare il Preside!...

Il Preside - ... senonch un giorno che mi stavo godendo uno splendido esemplare di lophophora regalatami da un amico in Bolivia mia moglie venne a mettersi tra me e la lophophora e mi fece uno strano discorso; concludendo che lei in fondo era convinta che il latino fosse la mia vera madre lingua; e che quando mi sentiva leggere in quei libracci di latino, come mi capitava di fare qualche volta ad alta voce, beh... mi trovava diverso, pi importante, persino pi virile...

Codino - Potenza del latino! Palestra del corpo e della mente!... Eh, il latino...

Trunz - E smettila!... Stiamo a sentire piuttosto... Avanti, Preside!...

Il Preside - Niente, mia moglie tir fuori un pacco e lo scart, e mi accorsi che di testa sua aveva incollato quei pochi estratti che avevo pubblicato in modo da mettere insieme una specie di libro che aveva poi ricoperto con una carta a fiorellini verdi come quella che si usa per foderare i cassetti, e con uno spaghetto anch'esso verde. Ma sei matta?, ricordo che le dissi. Cosa ti saltato in mente? E lei ostinata, a sostenere che dopo tanti anni di oscurit era giunto per me il momento di distinguermi dai miei colleghi, di mettermi in luce, di concorrere che so io a una libera docenza... Che dovevo avere coraggio insomma!... Benedette le donne!... Non ci crederete, ma la mattina successiva imbuc il pacco cos com'era e non ci fu modo di dissuaderla, aveva voluto spuntarla lei anche quella volta!...

De Bernardis - E t'hanno bocciato, povero Preside?

Il Preside - Macch... Elogiarono perfino la qualit degli scritti lamentando solo la mia scarsa produzione scientifica!...

Trunz - E tua moglie?

Il Preside - Divenne una furia. Come se avessero fatto a lei quella riserva. Diceva che ah, no, questa volta era ormai una questione di puntiglio, un'onta per la famiglia. E che stando cos le cose, ormai io dovevo puntare alto, alto... Tra l'altro non mi faceva pi uscire di casa. Diceva che scrivevo troppo lentamente...

Pizzotti - Cosa? Anche lei? la mia idea costante... Tutti scriviamo troppo lentamente.

Il Preside - Mi ripeteva: ma me lo dici perch scrivi cos lento? Possibile che non sei capace di accelerare, santo Iddio! Ti devi spicciare, altrimenti diventi vecchio e sar troppo tardi...

Trunz - Eh, gi. La tua scarsa produzione scientifica!...

Il Preside - Appunto. Quella frase l'aveva ferita, l'ossessionava...

De Bernardis - E tu, allora? Cosa hai fatto?

Il Preside - Io non riuscivo pi a liberarmi da quella morsa, che cosa dovevo fare santo Iddio! Mi contava i giorni, le ore. Mi sorvegliava perfino la notte... Alla fine mi sono messo a tavolino, mi sono trincerato dietro i libri...

Codino - Con quell'amorevole Cerbero alla porta... Brr!

Il Preside - S, con quel Cerbero!... Ma ho scritto... ho cominciato a scrivere un foglio dietro l'altro, capitolo dopo capitolo, e poi gi gi sino al Concorso e poi basta, ah... era finita vivaddio quella maledettissima tortura!... (Pausa). Da quel giorno per ve lo giuro, per tutto il bene che porto ancora ad Elisa, non ho scritto pi nemmeno una pagina, ma che dico, nemmeno una riga, una parola sola!

Liborio - Lo credo bene...

Il Preside - Avevo un orrore della penna!...

De Bernardis - Capisco.

Il Preside - La carta bianca mi faceva ribrezzo!... (Pausa) Scusatemi, ma questo sfogo era tanto che dovevo farlo!...

Pizzotti - Ma figurati, Preside, ti stai a scusare con noi...

Il Preside - perch mi sento un po' se non il vostro padre, almeno come dire, il vostro tutore... Siete voi la mia famiglia ormai...

Liborio - Ma s, Preside, ora sei con noi, qui, e ti vogliamo bene tutti, lo sai... anche Codino..

Il Preside - S, lo so: ma quando penso alla mia Elisa, a quei terribili occhi azzurri di una volta, da giovane ufficiale prussiano... dico tra me: che cosa sarebbero i professori universitari senza le mogli... Eppoi, invece... tanto cara... Beh, bando ai sentimentalismi, passiamo alle cose serie. Vi avverto che oggi ci sono gravi decisioni da prendere. Del resto il nostro attivissimo segretario ci legger ora l'ordine del giorno come pure i verbali della seduta precedente.

Liborio - Sono pronto, Preside. Dunque, nella seduta delle ore 17,45 del 15 ottobre mille-novecentosessantasei...

De Bernardis - Un momento, non sarebbe meglio interrompere per dieci minuti?... Mi sento proprio stanco... Alla mia et... Gemito. Va bene, prendiamo una boccata d'aria...

Il Preside - S, purch per qualcuno non se ne vada.

Trunz - Gi. Dov' Volauvent? Volauvent se n' gi andato.

Pisu - Il professor Volauvent mi ha incaricato di dire che partito per il Madagascar.

Il Preside - Imbecille! Ti avevo detto di sprangare il portone esterno, ti avevo detto di cacciare via tutti di qui, studenti, madri, padri e zie non appena terminate le lauree: ma ti avevo anche detto di stare con gli occhi aperti che Voulauvent non si mescolasse con gli altri e di sbarrargli il passo a qualunque costo, ordine del Preside, a costo di afferrarlo per i calzoni... e tu babbeo, te la sei fatta fare anche questa volta... Accidenti! Non ci si pu fidare neanche di voi bidelli in questa maledetta Universit! (I professori escono).

SCENA II

Usciti i professori, alcuni studenti tentano di entrare, ostacolati per dai bidelli. Un paio arrivano tuttavia a sedersi sulle sedie dei professori. Ma hanno appena cominciato una muta parodia del gestire professorale che vengono brutalmente cacciati.

Magnasco - Che Dio conservi il nostro Preside! la nostra salvezza, il padre di tutti noi!

Zappulla - S, purch ora non modifichi le disposizioni degli esami. Se impone l'ordine alfabetico, ci toglier il pane...

Pisu - A che cifra sono arrivate le quote?

Magnasco - Te l'ho gi detto tre volte; ma tu non senti mai. Ventimila lire per chi vuol fare l'esame di latino l'ultimo giorno, diecimila per uno degli ultimi giorni dell'appello, a sceltale cinquemila per tutti i giorni dopo i primi dieci. Fatti i conti. Sono pi di mille studenti...

Pisu - Non si finisce pi di fare esami.

Zappulla - E ti lamenti? Ringrazia il Cielo.

Pisu - Gi... Secondo voi dovrei ringraziare sempre il Cielo. Anche un attimo fa quando il Preside mi ha fatto una tale strapazzata, perch mi ero fatto sfuggire

Volauvent - Ma posso fare io la guardia a Volauvent tutto il tempo che qui? E se lui scappa debbo corrergli dietro ogni volta? Eppoi: faccio lo sbirro qui o il bidello?... Ma insomma!...

Magnasco - Il Preside non si tocca,

Pisu - Ricordatelo. Finch ci sar il nostro be-neamato Preside, tutto andr per il meglio. Che Dio ce lo conservi!... lui il nostro Protettore.

Zappulla - E anche i professori, diciamo la verit. Eccellenti. Una Facolt simile se non ci fosse bisognerebbe inventarla, ve lo dico io...

Magnasco - una famiglia, pi che una Facolt, lo dice sempre

Il Preside - .. Naturalmente con le preoccupazioni e le spese di ogni famiglia...

Altri studenti bussano per essere ricevuti almeno dai bidelli in mancanza dei professori. Pisu va ad aprire e dice: Il signor Magnasco occupato, non pu ricevere , e sbatte loro la porta in faccia.

Zappulla - Gi, anche i professori hanno le loro spese, poveracci... Questo mese, per esempio: ha sposato la figlia di De Bernardis, poi ha sposato la nipote di Trunz, poi c' stata la cresima della figlia di Pizzotti, infine morto il padre di

Gmito - .. Avranno sborsato ventimila lire ciascuno a dir poco...

Magnasco - Va bene, va bene: ma quando sposer mia figlia voglio tutti i professori a tavola. Non sentir storie. Vedrete che banchetto. A costo di impegnarmi gli occhi. Dovr essere un banchetto di cui si parler ancora tra vent'anni, un banchetto storico, nel migliore ristorante fuori di citt, con pi di cento invitati.., E se sar necessario affitter le macchine per tutti!... Eppoi voglio almeno sette portate: consomm, lasagna, pollo, arrosto di vitello, caviale, aragosta, dolce e gelato e alla fine il discorso, un discorso che anche a pagarlo cinquecento lire a parola come fanno gli americani, dovr essere il pi bel discorso mai sentito in Facolt, e poi champagne, la foto ricordo, e poi Maria Grazia in abito bianco al braccio del Preside che sar suo testimone di nozze, me l'ha promesso, guai a lui se si ritira, e tutti a guardare, a battere le mani, a fare i brindisi... Voglio il brindisi di tutti i professori!... Ma fuori di qui, una volta tanto senza pi studenti, di studenti quel giorno non voglio sentire neanche l'odore! Sst, sento che viene qualcuno. Saranno i professori.

I bidelli tornano sul corridoio. Zappulla spia socchiudendo la porta.

Zappulla - Hanno certe facce. Mah... bollir qualche cosa in pentola...

Magnasco - Non credo. Comunque hai ragione. Mettiamo Pisu di guardia.

Pisu - Io? Di guardia? Ancora? Ma ce l'avete anche voi con me... Ma che sono lo sbirro di tutti? Ma si pu sapere che cosa vi ho fatto?!

Zappulla - Sst! Che ti sentono... Ascolta piuttosto, imbecille.

SCENA III

Liborio - Leggo i verbali, Preside, o inutile? Li diamo per approvati?

Il Preside - Leggi solo le intestazioni. Ci fidiamo. D'accordo?

Tutti - D'accordissimo. Ci mancherebbe.

Il Preside - Bravo

Liborio - Sei il miglior segretario che abbiamo avuto in Facolt. Avanti, leggi.

Liborio - Allora comincio. (Sveltissimo, a litana) Tre milioni di contributo straordinario del Ministero al professor Pizzotti per i corsi serali; autorizzazione al professor Trunz per l'incarico di lingua etrusca; passaggio di un assistente di sesso maschile alla Facolt di Matematica in cambio di un assistente di sesso femminile che in pari data viene assegnata a questa Facolt alle dipendenze della Presidenza con mansioni varie; autorizzazione al prof. Gmito alla costruzione di un piccolo gabinetto privato...

Codino - Un gabinetto fotografico?

Liborio - No, di decenza. Non vuole usare quello degli altri. Era un suo vecchio sogno, e il Preside ha deciso finalmente di accordarglielo in occasione del sessantacinquesimo compleanno; autorizzazione alla signora Marinetti, presentata dal professor Trunz, a fare pulizie dalle sette alle otto di tutti i giorni salvo il marted...

Pizzotti - E perch non il marted?

Liborio - Perch il marted impegnata a fare le pulizie a casa del professor

Trunz - Autorizzazione infine al professor Volauvent ad accettare il lascito in libri della marchesa De Bussy...

Codino - In questo momento Volauvent nel cielo dell'Africa...

Liborio - Vuol dire che al ritorno, atterrando, trover tutto sistemato. Comunque ho un amico al Rettorato che mi ha promesso di seguire la pratica...

Il Preside - inutile... Ah, Liborio bravissimo in queste cose!... Lasciamo fare a

Lui - Avanti!

Liborio - (sempre alla stessa velocit). Plauso infine del Consiglio di Facolt al professor De Bernardis per l'altissima onorificenza olandese ottenuta per il commento a un testo originale del '700. Il professor De Bernardis ringrazia, e con commosse parole invia per l'occasione un fervido saluto a tutti gli olandesi...

De Bernardis - Ma io... veramente... non ho... Per, se si tratta di far presto... E va bene... Fai, fai tu.

Pizzotti - Certo, questo il ritmo giusto. Gli americani hanno scoperto che il ritmo accelerato influisce positivamente sul carattere...

De Bernardis - Pazienza. Una volta non c'era questa mania del ritmo... Nel 1925 il Preside ci tenne due ore per rivedere lo stile e le virgole di un verbale...

Il Preside - Eh, gi, caro De Bernardis, altri tempi. Bei tempi. Un'Universit per lites, un salotto... Le piante grasse. Le clausole. (Cambiando tono) Su, Liborio, avanti.

Liborio - Subito, Preside. Dunque: all'ordine del giorno di oggi c' innanzi tutto la proposta di acquisto della macchina americana GX 15, fatta dal professor Pizzotti.

Trunz - Un'altra macchina? Ma di quale macchina si tratta?

Il Preside - Forse meglio che lo dica Pizzotti.

Pizzotti - Bene, ora vi spiego... Come voi certo saprete, uno dei problemi pi urgenti della moderna sociopedagogia quello di sconfiggere il nozionismo: nel senso cio di riuscire a far dimenticare tutto ci che ingombra inutilmente l'animo dei giovani. Bisogna preparare i cervelli per i nuovi studi come pure per i nuovi compiti che ci attendono e renderli tersi come vetri, bianchi come bianche superfici su cui incidere i simboli della nostra epoca... Il problema quindi di estrema attualit, e la GX 15 per quanto mi risulta, aiuterebbe a risolverlo in maniera addirittura stupefacente. La GX 15 in altri termini la macchina per dimenticare, collau-datissima in America. Gli uomini vi entrano e riescono senza memoria ma pi giovani, pi liberi dai ricordi del passato, senza sapere nemmeno cosa sia quel sentimento di colpa, di angoscia, di ansia che affligge oggi tutti noi europei. Cos' avvenuto? Che la memoria dell'uomo si trasferita nella macchina, tutto qui...

Codino - Se ho ben capito si ricomincia allora da zero. Non ci rimane che iscriverci di nuovo all'Universit, anzi al Liceo, anzi alle elementari... Bisogna fare il cammino a ritroso...

De Bernardis - Io sono ormai vecchio, e forse Pizzotti avr ragione... ma io non sono contrario a queste diavolerie... Con tutto ci, mi pare per che l'Universit stia diventando un deposito di macchine: macchine microfilm, macchine calcolatrici, macchine fotoriproduttrici, macchine elettroniche...

Pizzotti - Vedi, caro De Bernardis, tu hai ragione: la differenza per questa: che mentre le vostre sono macchine tradizionali, la mia una macchina rivoluzionaria, sar la prima del genere in Europa! inutile l'analisi sociologica delle strutture formali e informali per combattere l'alienazione da tecnologia come pure l'alienazione prodotta dal capitale e dalle sue ramificazioni sub-industriali. Noi abbiamo bisogno di soggetti vergini, dotati di energie pressoch intatte, esseri di cristallo. Insomma: di una giovinezza di ritorno... E questa macchina appunto in grado di restituire al soggetto questa pressoch intera verginit primitiva...

Trunz - Chiss... Sarebbe utile per imparare le lingue straniere, il mio aramaico... lingua stupenda, cos poco studiata...

Pizzotti - E perch no? La mia macchina utile a tutti: per le lingue come per la matematica ovvero per la musica. Essa infatti attraverso test psicanalitici, film, registrazioni, uso di colori e immagini alternate a piccoli elettrochoc - assolutamente innocui naturalmente - fa compiere al giovane questo salutare balzo all'indietro lasciando appena il solco leggero, la forma di quello che ha appreso sino a quel momento. Il giovane entra nella macchina per dimenticare e dopo quattro ore ne esce irriconoscibile. Li ho visti io in America: bellissimi, levigati, come se non dovessero pi morire dopo essere stati immersi in questo bagno di giovinezza...

De Bernardis - Ah s, dimenticare... Se si potesse... sarebbe bello!...

Gmito - Eh, gi: ma l'anima invecchia, hai ragione, caro

Pizzotti - Lo dice anche il mio amato Herder. Ma tu parli del cervello o sbaglio?

Pizzotti - Tutto cervello,

Gmito - .. La vita cervello.

Gmito - Eh, no! La Poesia nasce dal cuore, caro Pizzotti, non dal cervello. Ed una cosa cos dolce, cos misteriosa... cos terribile...

Pizzotti - Il cuore una pompa.

Gmito - Cosa dici?

Pizzotti - Che il cuore una pompa, lo ha detto Barnard.

Gmito - Ma che pompa d'Egitto. E i sentimenti... i sentimenti?...

Pizzotti - Mi dispiace disilluderti. I sentimenti non sono che le incrostazioni del cervello, caro Gmito, se noi ora liberiamo il cervello da queste incrostazioni avremo meccanismi perfettamente funzionanti... e non come ora esseri rimbambiti prima ancora di essere vecchi...

De Bernardis - Ah, dimenticare!... Se potessi... Entrerei anch'io nella tua macchina, caro Pizzotti ..

Pizzotti - Del resto tutta l'azione della recente psicanalisi ed ora della sociopsicanalisi volta a guarire dai complessi. Voi le chiamate passioni, e sono invece guasti meccanici... ai fili conduttori del cervello, migliaia di fili... nient'altro che fili...

Il Preside - D'accordo ma dove pensereste di metterla? La macchina, dico...

Liborio - Se permettete, io proporrei di fare una sopraelevazione, dato che la macchina deve servire a Tutti..

Trunz - Una sopraelevazione per una macchina? Ma siete matti? Lo sapete che cosa viene a costare?

Liborio - Lo so, costerebbe molto. Per, se credete, potrei interessare io il Ministero dei Lavori pubblici, dove ho un amico, ottenere un contributo C.N.S. e poi su questa base chiedere la convocazione della Sezione Speciale del Ministero, che sono certo l'appoggerebbe nella seduta conclusiva. Non mica impossibile... Proviamo.

Il Preside - Ma sei un dio, un dio della burocrazia, Liborio!

Pizzotti - Comunque, caso mai non trovaste i fondi e se tu, Preside, ti decidessi a consegnarmi i nuovi locali per la socio-pedagogia che mi hai promesso...

Il Preside - Abbiamo capito, vorresti la macchina tu. Eh, no: se tu permetti la mettiamo allora in Presidenza.

Pizzotti - Cosa c'entra. La proposta l'ho fatta io, la macchina la voglio io!

Il Preside - No. La voglio io! La Presidenza non ha nulla, scusate. Non mi avete concesso i quadri di autore del lascito Bartolini n la macchina per riprodurre disegni n quella per la lettura dei microfilm, quando una macchina per la lettura dei microfilm ce l'avete tutti, ce l'hanno a momenti anche i bidelli... Io non sono un ambizioso, lo sapete. Ma state esagerando. Tira fuori l'elenco, Liborio.

Liborio - Subito, Preside. Ecco l'elenco. Due macchine le ha il professor Trunz, quattro il professor Volauvent, tre il professor De Bernardis, sei il professor Pizzotti, due il professor Gmito, una io...

Trunz - E allora datela a me: l'aramaico farebbe passi da giganti con la macchina...

Gmito - Un momento. Ci sono anch'io allora...

Pizzotti - Scusa,

Gmito - Io insisto. Se non mi date la macchina faccio uno scandalo. L'ho proposta io, e quindi la voglio. Le sorti della socio-pedagogia sono legate da noi in gran parte a questa macchina. Ho puntato tutto il mio programma su di essa e voi non potete distruggerlo...

Codino - Gi. Dimmi che macchina hai e ti dir chi sei...

Pizzotti - Imbecille! Quando ti vedo penso allo slogan: c' un cretino nel vostro futuro.

Codino - I professori universitari dovrebbero esporre le insegne come gli osti . L'ha detto Lichtenberg. Ti piace? Per nella tua scrivici: Mi occupo del futuro perch non capisco un accidente del passato e del presente .

Pizzotti - Sei un reazionario!

Codino - Io nel mio istituto non ho nessuna macchina!... Tu ne hai sei!

Pizzotti - Lo credo che non ne hai. Insegni igiene... Potresti avere al massimo un lavandino...

Codino - Tu dovevi fare il meccanico, non il professore!

Pizzotti - E smettila, tu! Ce l'hai sempre con tutti, ti opponi sempre a tutto! Sei un verme!

De Bernardis - Per favore! Smettetela ora!

Il Preside - Basta, calma, per carit! Liborio!

Liborio - Eccomi, Preside.

Il Preside - Hai calcolato piuttosto quanto inciderebbe il costo della macchina sulla dotazione?

Liborio - Lo calcolo subito. (Monologando) Dunque: il capitolo 332 del Testo Unico prevede che le attrezzature possono incidere per un massimo del quaranta per cento sulla dotazione ma la legge del 31 luglio 1965 aggiunge un altro sette per cento per cui sulla dotazione normale di 21 milioni settecentocinquantamila lire e su 3 milioni quattrocentomila lire di dotazione straordinaria bisogna togliere il 53 per cento, meno il tre per cento IGE, il 2 per cento per alluvionati, l'L25 per cento... (Continua per conio suo, la voce si abbassa e diviene incomprensibile).

Codino - Sentite questa. sempre di Lichtenberg, il mio caro Lichtenberg: Era appeso in quella Universit come un bel lampadario sul quale da vent'anni non brillava pi alcuna luce .

Trunz - Ma non muori mai?

Codino - Tu non parlare, pericoloso...

De Bernardis - Oh, Dio... mi sento male!

Codino - Ecco, te l'avevo detto io di non parlare...

Il Preside - Che c', Alfredo?

De Bernardis - Mi sento male, oh Dio! Dio! Chiamate qualcuno per favore...

Trambusto. Entrano i bidelli. Silenzio generale. De Bernardis viene portato via a braccia.

De Bernardis - La macchina... Anch'io vorrei vederla, non ci credo, ma vorrei vederla: sar certo una macchina meravigliosa, come ha detto

Pizzotti - .. Uno entra, ed esce senza memoria, senza cattivi pensieri... Dio, quanti! Mi si affollano tutti in testa ora...

Il Preside - La vedrai, caro... Ora per stai calmo... su...

De Bernardis - Ai miei tempi... non c'era nemmeno la macchina da scrivere qui... Si andava all'Universit a piedi... con le scarpe... e si chiacchierava, camminando che si diventa amici... Ma ti dico sul serio, con le scarpe si andava all'Universit...

Il Preside - Sta' calmo ora, su... Ti passer subito...

De Bernardis - S, ma la macchina... non la vedr pi...

Escono Tutti. Entrano alcuni studenti e curiosano dappertutto, non s'accorgono per che il solo Codino rimasto in un angolo e legge nel suo libriccino. Poi tornano i bidelli, cacciano via gli studenti, stanno per cacciare anche Codino, poi si accorgono dell'equvoco e lo lasciano stare. Dopo un po' tornano i professori, le facce sconsolate. De Bernardis sta male. Si siedono di nuovo intorno al tavolo. Liborio continua conti. Trunz riprende la lettura delle bozze, Gmito legge il giornale. Telefonano. Si alza Trunz che il pi vicino e va a rispondere. Terrorizzato Liborio lo ferma, lo costringe a tornare a sedere, e poi va lui a rispondere.

Liborio - Pronto? Dica... s: s... ma chi parla, per favore? (Rivolto agli altri, a bassa voce e tappando con la mano il cornetto del telefono) uno di quei maledetti di Fontanella bassa che chiede notizie di De Bernardis.

Il Preside - Ma come ha fatto a saperlo?

Pizzotti - Perch ci sono delle spie tra noi, semplice. (Si guardano reciprocamente sospettosi). Pronto, pronto?... Ha riattaccato. Comunque ha detto che ritelefona...

Il Preside - Ci voglio parlare io, mi sentiranno!

Gmito - Fontanella bassa ci ha sempre odiato, non un'Universit, un groviglio di vipere. Ci invidiano il numero degli studenti, i contributi, le macchine...

Codino - Eh, cari miei. (Sventolando il libretto) Qui scritto che ogni universit dovrebbe avere un ambasciatore in tutte le altre per il mantenimento tanto delle amicizie quanto delle inimicizie. Anche per la guerra dunque!

Il Preside - La verit che qualcuno di Fontanella bassa vuol venire qui, ci scommetterei la testa, chiamato in questa Facolt. Per questo telefonano, e vogliono sapere come sta

De Bernardis - una vergogna!...

Trunz - Possibile? Sin d'ora? Vuoi dire che sperano che

De Bernardis - .. (Segna con due dita una croce nell'aria).

Risuona il telefono.

Il Preside - Eccolo. Questa Fontanella bassa. Lasciate, vado io. (Va deciso al telefono) Qui il Preside che parla... s, in persona!... Si vergogni!... Come? Non capisce?... Ma certo: ho detto si vergogni! Qui non ancora morto nessuno!... E poi abbia il coraggio almeno di presentarsi!... Come? Sono io ora che non capisco... Parli pi forte... Fontanella bassa che parla? No?... la signora De Bernardis?... Oh, mi scusi, signora... cosa dice? Una disgrazia? Cosa? Qui non si capisce nulla, mi perdoni... c' stato un contatto, un equivoco... diceva una disgrazia, una gran disgrazia... De Bernardis?... No, non possibile. Oh Dio... Dio mio! (Pausa) La macchina, voleva vedere la macchina... Era cos attaccato alla sua Facolt... Cos affezionato... Povero

De Bernardis - (Riabbassa lentamente il cornetto del telefono) Ed ora?...

Silenzio generale. Lunga pausa. I professori accasciati sulle sedie, sconfortati, fissano gli occhi nel vuoto.

Codino - Ed ora non c' che Scognamiglio, di Fontanella bassa.

I professori si alzano, escono lentamente. Rimangono solo il Preside e Liborio. In ritardo si presenta Pisu con un vassoio colmo di bibite e caff ordinati, ma vista l'aria che tira lascia il vassoio sulla punta del tavolo e va via.

SCENA IV

Il Preside - Che facciamo? Siamo in un bel pasticcio... Pure De Bernardis per... proprio ora, che andava cos bene, accidenti. Questa adesso non ci voleva... non ci voleva...

Liborio - Si potrebbe abolire la cattedra e dare l'insegnamento per incarico...

Il Preside - Per l'italiano? Sarebbe uno scandalo. Va bene che oggi la gente ha lo stomaco di uno struzzo...

Liborio - Allora si potrebbe chiedere il concorso. Lo ostacoliamo al Consiglio Superiore e guadagneremmo due anni, al massimo tre...

Il Preside - Vale a dire, guerra aperta lo stesso. Perch significa che non stimiamo Scognamiglio degno della cattedra, e allora lui cercher di sobillarci gli altri contro, e dietro di lui quelli di Fontanella bassa, come cani ringhiosi...

Liborio - Ma sobillare chi? Per il momento Scognamiglio qui ha solo Codino dalla sua parte. D'altro canto se arriva qui Scognamiglio sai che succede?

Il Preside - Altroch se lo so.

Liborio - un uomo che non va per il sottile... un rivoluzionario, un arrivista.

Il Preside - Noi siamo degli arrivati.

Liborio - Appunto per questo bisogna difenderci. Eppoi Fontanella bassa rossa, lo sai. Ci solleverebbe contro gli studenti.

Il Preside - Altro che contributi, altro che Consigli di Facolt fatti per telefono... cos, in famiglia...

Liborio - Metterebbe tutto sossopra. Eppoi, odia le macchine... chiss poi perch...

Il Preside - Perch amer le chiacchiere.

Liborio - Perfino quelli di Fontanella bassa dicono che difficile coglierlo in contraddizione. un pignolo, uno che studia i regolamenti anche di notte... In parole povere, uno che non si fa i fatti suoi...

Il Preside - Allora non resta che guadagnare tempo. Senti a me, rinviamo tutto. In questi giorni parliamo della macchina di Pizzotti, lo avremo cos dalla nostra parte. Degli altri incaricatene tu. Ripeti quello che mi hai detto ora, che Scognamiglio sarebbe una vera iattura per

Tutti - Convincili. Quelli di Fontanella bassa hanno gi cominciato a premere, hai visto. Per che schifo; perch la prima volta al telefono nessuno mi leva dalla testa che erano loro. Hai detto che era una voce d'uomo, no?

Liborio - Certo, l'ho sentita io.

Il Preside - Perci non ti fidare, tra di noi ci pu essere qualcuno che fa la spia...

Liborio - Di me ti puoi fidare per...

Il Preside - Caro

Liborio - (Pausa). Bene. Quando hai fatto il giro dei colleghi torna da me.

Liborio - D'accordo, Preside. E speriamo che la Provvidenza ci aiuti!

Il Preside - Speriamo.

SCENA V

La bellissima studentessa con l'abito arancione passeggia su e gi. Pisu e Zappulla si avvicinano a Magnasco, molto indaffarato.

Magnasco - Ma si pu sapere che cosa cerca quella l... da qualche giorno che la vedo in giro da queste parti...

Pisu - Niente. una che vuole assegnata la tesi... Ha battuto gi a diverse porte, e le hanno detto tutti di no.

Magnasco - Intanto bisogna farsi ricevere...

Pisu - Gi. Gmito e Lrunz l'hanno cacciata subito. Non l'hanno lasciata nemmeno parlare.

Magnasco - E perch non si rivolta a noi?

Zappulla - Beh, forse perch non vuole... (Fa segno di pagare).

Magnasco - E spera di farsi ricevere cos, scavalcando noi?

Zappulla - Mah...

Magnasco - Ma matta?...

Zappulla - Appunto. quello che dico io...

Magnasco - E allora noi che ci staremmo a fare?... Eppoi, con l'aria che tira adesso... Altro che tesi!... Da quando morto De Bernardis si guardano tutti in cagnesco... Pare il 25 luglio qui dentro... Non si vive pi, e con quello che c' da fare...

Pisu - Anch'io gliel'ho detto che impossibile. Ma deve essere testarda. Ha risposto che aspetter qui Gmito sino a mezzanotte se sar necessario...

Magnasco - E voi lasciatela aspettare. Non abbiamo mica tempo da perdere come lei, noi. Guarda quanta roba. La posta. Ogni giorno aumenta. Una valanga di lettere, di cartoline. I signorini se ne stanno al paese e vogliono sapere tutto sugli esami; le date, i libri da acquistare, quanto costa l'esame di latino, qual l'esame complementare che pi conviene dare. Perfino le domande: che cosa chiede Trunz questa settimana, e che cosa ha chiesto Pizzotti negli ultimi giorni... Ce ne vuole di pazienza!

Pisu - Mi fai vedere? (Prende una cartolina illustrata in mano).

Magnasco - (ritogliendo la cartolina a Pisu). S, ci sono quelli che anche dopo l'esame ci scrivono. Guarda qui, ci sono i saluti anche per te, mi pare... (La porge a Zappulla).

Zappulla - vero. Al mio caro Zappulla, dopo lo scampato pericolo, i pi riconoscenti, cordiali... E un bacio .

Magnasco - S, ora ci mettiamo a rispondere pure ai saluti e baci!... Eh, i signorini, nei loro paeselli, hanno tempo da perdere! E scrivono. Ma questo nessuno lo considera. Tutte queste cartoline, queste lettere, con i francobolli per la risposta: questo appiccica e spiccica tutto il santo giorno. Ecco l'Universit oggi... E chi regge tutta questa baracca, questo castello di cartoline? Noi, noi soli!... To', rispondi a questa, vuol sapere quando c' Volauvent - ..

Zappulla - Ha telefonato oggi dalla Spagna.

Pisu - Ma non era in Madagascar?

Magnasco - Beh, ora in Spagna, ti va? Che ti impicci tu? Ci mancherebbe ora che ti mettessi a fare la morale. Volauvent correttissimo. Anche se si trova in Giappone telefona sempre. Un gentiluomo, anche quanto a mance...

Zappulla - E allora che gli dico?

Magnasco - Che scriva direttamente a noi di che si tratta, poi vedremo.

Pisu - Avete sentito della macchina?...

Zappulla - S, ho sentito... Ma a che serve non ho mica capito... Uno entra vecchio, esce giovane... Mah, questi americani... Ho sentito anche che la vogliono sistemare in terrazza, vogliono costruire addirittura una sopraelevazione... Ci vorr pure un tecnico che la faccia funzionare...

Magnasco - Eh, gi... quello che dico io... Macchine cos grandi non funzionano mica da sole... (Guarda sospettoso Pisu) Purch non arrivi prima Scognamiglio qui, e allora salta tutto: macchine, mance, e magari anche noi... Sst!, ecco che arrivano Liborio e Trunz. Tu, Pisu, fai la guardia.

Pisu - Io?

Magnasco - S, tu: mi raccomando! (Escono).

Pisu - Ecco, al solito, mi trattano come un cane. Mi sfruttano. Sono tutti e due d'accordo, si sentono anch'essi professori... Professori un corno!... Ma di' che un giorno riesco a divenire capotecnico, e li fregher tutti e due una volta per sempre, li infiler come tordi; basta, di essere il loro schiavo... E parler dicendo dei soldi che hanno tolto a me, perch non giusto che solo loro debbano mangiare alle spalle degli studenti, i soldi degli studenti li voglio anch'io, roba nostra; e dir anche che le macchine fotocopia le usavano per riprodurre le donnine nude di Play-boy... Insomma devo sbottare, debbo vuotare il sacco un giorno... (Pausa). Per cominciare mi ci vorrebbe per un mezzo titolo come ce l'ha l'ultimo di questi straccioni di studenti, di questi buonannulla... Un pezzo di carta; Dio, lo pagherei a peso d'oro!... Come potrei fare per averlo?... Gmito? Chiss... O Liborio? O Pizzotti?... Ah, se un giorno riesco ad avere questo straccio di titolo, lo incornicer come un ex-voto... e allora la macchina non me la lever pi nessuno... sar mia... mia!...

SCENA VI

Liborio - Ti volevo accennare alla situazione creatasi dopo la morte di

De Bernardis - ..

Trunz - Di', ma ho fretta, devo terminare di correggere queste bozze...

Liborio - Tu sai qual il pericolo.

Trunz - No.

Liborio - Che venga Scognamiglio, di Fontanella bassa. Sai, Scognamiglio un rivoluzionario, un moralista... (Dal tavolino crolla un libro).

Trunz - Di destra, di sinistra?

Liborio - Non importa. uno che non si fa i fatti suoi. Si occupa degli studenti, figurati.

Trunz - Ma no!...

Liborio - Se te lo dico io.

Trunz - Possibile?...

Liborio - Ma si, ti dico.

Trunz - E allora?...

Liborio - E allora, qui, che stato sinora un chiostro, un asilo di pace... se arriva Scognamiglio, addio...

Trunz - Per me, mi far sempre i fatti miei. (Sventola le bozze) Beh, ti saluto... Ora ho da fare, lasciami...

Liborio - Peccato, ti volevo dire anche di un premio a cui anche tu avresti potuto concorrere...

Trunz - Che premio?

Liborio - S, il calamaio d'oro... Ma non importa... (Casca dal tavolino una scatola). Ma che oggi, casca tutto... Eppure... sarei stato quasi sicuro di fartelo assegnare... Ho un amico alla TV che cognato di un membro della Commissione... E poi c' anche Gmito in Commissione.

Trunz - Gmito? in tutte le Commissioni! E poi geme. Commissario a vita... altroch...

Liborio - Allora sei d'accordo? Contro Scognamiglio voglio dire... E vedrai che il calamaio... (Mentre Trunz esce, crolla il lume del tavolino perch Liborio inciampa nel filo) Eh, ma santo Cielo, anche tu devi un po' frenarti... Altrimenti un'Hiroshima qui...

Entra Gmito perseguitato dalla studentessa in arancione.

Gmito - Le ho gi detto, signorina, oggi non giornata di ricevimento. Lei si deve mettere in nota dai bidelli, come glielo devo ripetere... Io sono buono, buono ma con voi non serve... siete ostinati...

Entra Pillotti.

Liborio - Oh, cercavo proprio voi, carissimi... (A bassa voce) Sentite, siete anche voi contro Scognamiglio, s? Sono tutti contro.

Pizzotti - Anche il Preside?

Liborio - S.

Pizzotti - E Lrunz?

Liborio - Anche. Anzi a proposito: stammi a sentire, Trunz aspirerebbe al calamaio d'oro... Tu sai com' fatto

Trunz - Se tu Gmito..

Gemito - (esplodendo). Anche il calamaio d'oro! Ma se non fa che collezionare premi! Il pennino d'oro, il porchetto d'argento, il tagliacarte d'avorio... Eh, ma insomma! Io che non ho mai avuto un premio. Io che non chiederei una recensione per un mio libro per niente al mondo!... Sei testimone tu, Pizzotti.

Liborio - Ma tu sei contro Scognamiglio?

Gmito - Cosa c'entra! Sono stato sempre contro, lo sai. Ma quello l intanto... Anche il calamaio d'oro!... E che roba!...

Liborio - E tu, Pizzotti?

Pizzotti - Scusa, ho fretta,

Liborio - Ho mille cose da fare. Lasciami andare.

Liborio - Tu sai per che Scognamiglio contro le macchine...

Pizzotti - E con questo?

Liborio - Beh, io non so se a te conviene schierarti a favore, proprio in un momento in cui si decide la questione della GX 15...

Gmito - (a solo). Anche il calamaio d'oro, maledetto! (Disperandosi) E io... che non ho mai avuto un premio!... un riconoscimento... (Esce).

Pizzotti - Vedi, caro Liborio, a volte la vita fatta di sfumature, esplicitazioni dei nostri confusi grovigli cerebrali, che noi appunto ci proponiamo di decifrare, di rendere intelligibili. A me, a volte, sembra poi di essere al centro di un sistema cosmico... di una mastodontica macchina mondiale chiamata universo...

Liborio - Ma cosa ti prende? Parli come Gmito..

Pizzotti - Eh, no, diverso. Io non credo alla Poesia, credo solo alla vocazione operazionistica, razionale dell'uomo, caro

Liborio - Oggi il suo fine lo scoprire, scoprire sempre pi di s, dell'universo, capisci? Ora lasciami andare, ho fretta...

Telefonano. Liborio va a rispondere. Ma riattacca subito.

Liborio - Niente. Volauvent che telefona da Parigi. Voleva sapere se c'erano novit. Allora?

Pizzotti - Vedi. Io considero il problema dal punto di vista degli studenti. Io penso sempre agli studenti. Essi ora non sospettano nemmeno che la rivoluzione verr dalle cose e e non pi dagli uomini. Sono le cose, gli oggetti, che ci guideranno. La Realt sar domani la nostra regina!...

Liborio - Ma insomma mi vuoi rispondere s o no? Sei pr o contro?

Pizzotti - Ho fretta. Lasciami andare, lasciami...

(Si divincola da Liborio che l'ha afferrato per un braccio ed esce insieme a lui).

Studenti vanno e vengono. Uno studente porta un cartello con sopra scritto: Vogliamo essere ascoltati, almeno una volta . C' fermento in giro.

SCENA VII

Codino - Ecco, questa andrebbe proprio bene per

Pizzotti - (Legge dal suo solito libretto) I filosofi - i cosiddetti re del mondo - in verit sono solo i lustrascarpe della posterit . Eh, il mio caro Lichtenberg, era un omino geniale. Professore anche lui, poveretto! Ma un professore che preferiva le Lolite ai suoi colleghi barbosi. Cos, per anticonformismo. Erano ragazzine del popolo: se le metteva in casa, le allevava, le curava, le amava, a volte le sposava anche, e se morivano ci piangeva sopra e se ne prendeva un'altra... Ma quando scriveva, eh... era un principe! Eccone un'altra: Quattro deputati pisciano contro una carrozza, la carrozza se ne va, ed essi pisciano l'uno contro l'altro . Carina... carina... (Cambiando tono; scuro) Qui la carrozza se ne sta proprio andando. La paura che venga Scognamiglio ha fatto gi perdere la testa a tutti, si incornano: ma trasformarsi in bue non ancora suicidarsi, e qui non si suicider mai nessuno, state sicuri. Liborio gira come un pipistrello, vantando le sue reti di amici nei Ministeri, nei Comitati, nelle Commissioni, ma ha solo paura di essere esautorato, di perdere il potere; e cos Gmito, che favoleggia del suo passato illustre, delle sue poetesse diafane morte cos giovani ma cos dure a morire nella posterit, e cos Pizzotti che idolatra il futuro e lo vorrebbe sempre davanti alla porta come la bottiglia del latte, e lo brandisce come un'arma per il presente quando niente pi comodo che farsi scudo della maschera di progressista per evitare di farsi tacciare di reazionario. soltanto paura. Ma paura di che? Di perdere il potere, ecco tutto. Sono saliti sul potere come su una sedia, e poi ne hanno messa un'altra sopra e poi un'altra. Poi sono ridiscesi perch a loro giudizio la piramide non era abbastanza solida. E hanno messo quattro sedie, e poi di nuovo tre, poi due e loro di nuovo in cima su una sedia. E ora stanno lass, su questi trampoli, a guardarsi e a sorvegliarsi da piramide a piramide... Il potere al posto dei soldi, delle mogli, delle amanti; il potere al posto della giovinezza, al posto della politica, perch la politica passa e il potere resta... Il potere come volutt, purch si rimanga in alto. In alto sui professori, in alto sugli studenti, forse perch sanno che la marea sta crescendo e chi non in alto affoga... e presto non ci saranno pi piramidi sul mare... Questa la paura: io non ho paura. Hanno paura loro. In Stati ben ordinati, c' scritto nel mio libretto, gente simile dovrebbe portare impresso sui bottoni uno zero. Io non sono amico di Scognamiglio ma lo stimo. Lo difender... in ogni modo!... (Esce).

SCENA VIII

Il Preside - Allora com' andata?

Liborio - Bene. Trunz si dichiarato contro Scognamiglio appena gli ho fatto balenare la prospettiva del calamaio d'oro. Gmito pure. Pizzotti mena il can per l'aia ma con lui non c' da temere. Volauvent o non ci sar o sar dalla nostra parte. L'unico Codino.

Il Preside - Ci hai parlato?

Liborio - inutile parlarci.

Il Preside - Lo minacceremo.

Liborio - Non tipo che cede alle minacce.

Il Preside - Con quell'aria innocente, da chierichetto. Maledizione! Non ci resta che attaccare Scognamiglio ma subito. Quelli di Fontanella bassa non stanno mica con le mani in mano, l'hai visto.

Liborio - E cosa faccio allora?

Il Preside - Procurami quello che ha scritto Scognamiglio, avr scritto pure qualcosa per divenire professore! Va' alla Biblioteca Nazionale, corri. Libri, estratti, articoli, portami tutto! Un quintale o un etto, lo stesso!

Liborio - D'accordo, Preside, corro! Ti porter quello che trovo...

Il Preside - Lo distrugger io Scognamiglio, far io la relazione. Vedrai! Terr io un discorso, che lo brucer come un tizzone, pieno di citazioni latine che sono il mio forte: e voglio vedere chi oser tradurle... in faccia a me!

Liborio - Non ti riconosco pi, Preside, tu cos mite... Sei meraviglioso... il coraggio che ti illumina, che ti ringiovanisce...

Liborio fa per uscire ma si scontra con la studentessa in arancione che cerca di arrivare al Preside per chiedergli la tesi.

Il Preside - La prego, signorina, oggi non giorno di ricevimento. Abbiamo ben altro per la testa. Vada via. La prego.

Liborio - (vedendo che la studentessa non si muove). Ha capito? Il Preside le ha detto di andar via. Non ha sentito? Magnasco! Zappulla!

Aumenta il rumore esterno. Gli studenti si affollano alla porta e ai finestrini in alto.

Magnasco - Eccomi. (Ha gi sentito e spinge fuori la studentessa).

Il Preside - Ma che questo baccano, si pu sapere?

Zappulla - Gli studenti vorrebbero essere ricevuti. Chiedono di essere ricevuti.

Il Preside - Adesso? Ma sono matti?

Magnasco - Dicono che glielo aveva promesso per oggi.

Il Preside - Io? S, forse...: comunque adesso non abbiamo proprio tempo. Ci sono questioni gravissime da discutere.

Magnasco - Capisco, signor Preside.

Il Preside - Allora tutti via, capito? Via!

Liborio - Via, via!

I bidelli - (respingendo gli studenti che si erano via via accalcati). Via, andate via da qui, ordine del Preside. Fannulloni! Via!

Gli studenti vengono a fatica cacciati via dai bidelli cui si aggiunto Pisu. Si chiudono anche gli sportelli in alto.

II Preside. Ah, finalmente se ne sono andati! Si respira di nuovo. Pareva la rivoluzione, e che diamine! Vogliono sedersi qui, cacciar ci dai nostri posti, sedersi sulle nostre sedie. Noi via, e qui loro! Ecco cosa vogliono. Ma perch non rimangono giovani dico io... che fretta hanno di divenire rissosi come noi, di avere pensieri... Invece di studiare; studiare e non pensare... I pensieri dovrebbero lasciarli a noialtri... Hanno gi tanto da fare per studiare

Tutti - .. e che studino allora!... Io poi non ho mai capito che cosa vogliono... Fatto che ogni anno sono pi ostinati, pi sfrontati nelle pretese!... Ah, come sarebbe bella un'universit, senza studenti. Un sogno. Si potrebbe passeggiare per i giardini dell'Universit in pace, per esempio, e respirare... Non me li sono mai goduti questi giardini... E dire che in un angolo avrei potuto trasportare la mia collezione di piante grasse, che mi ingombra oramai tutta la casa, e guardarmela invece qui dalla finestra... Niente, me le avrebbero distrutte come mi distruggono il piacere di attraversare i giardini, di passeggiare tra le aiuole. Ci stanno sempre loro sui prati, stravaccati, distesi sull'erba a leggiucchiare le dispense e a non far nulla... Pascolano, canticchiano, parlano male di noi...

Liborio - Ah, se non ci fossero studenti almeno per un anno soltanto!...

Il Preside - Gi. Un congedo generale. Potrei leggere finalmente in biblioteca quei libri che uno si ripromette di leggere ma non legge mai... Leggere in pace, come a Giulianova a mare...

Liborio - Io potrei finalmente entrare nel Comitato del C.N.S. ... allora s che avrei tempo... (Con volutt) Ah, i Comitati! Le Commissioni... Presiederei dieci Comitati e cinque Commissioni se mi lasciassero fare... Mi piace fare... fare...

Il Preside - Io potrei telefonare a mia moglie che si sempre vergognata di venire qui finch ci sono questi maledetti studenti. Non vuole tutti quegli occhi addosso, come se le mettessero le mani addosso. I giovani le fanno schifo, questa la verit. La moglie del. Preside, gi... Non ha mai voluto metter piede all'Universit, anche se tutto merito suo, povera Elisa, ch'io sia qui... Le farei vedere la Presidenza, le poltrone nuove di cuoio rosso, il mio tavolo di lavoro... il busto del Preside morto, mio illustre predecessore... E poi tutte le macchine... chiss come si divertirebbe a vederle, a toccarle... e ora se verr questo mostro della GX 15, la macchina per dimenticare... Ma lei non vuole dimenticare nulla, benedetta donna... Alla fine per le direi: vedi Elisa, se non ci fossi stata tu a insistere... non ti ricordi?

Liborio - In un anno io potrei far costruire la sopraelevazione per Pizzotti e col contributo della 3414, residuo del bilancio '65, far costruire un bar per i professori, una specie di club privato in terrazza, in cui sistemerei alla cassa la figlia del portiere, che mi ossessiona per avere un posto qualsiasi, un posticino... Bisognerebbe per interrompere questo infame via vai di studenti...

Il Preside - Un anno, un anno soltanto! Potrei scambiare con il mio collega della Sorbona. Un paio di conferenze per lui qui, un paio per me a Parigi... Ah, Parigi!...

Liborio - (acido). Ma prima di tutto provvederci a purificare l'aria. Questa puzza di studenti, che nell'aria... questo che non si sopporta. Disinfetterei le aule, i locali, i corridoi: pur di non sentire pi questo odore, e farei magari riverniciare tutti i soffitti, le pareti, perfino i banchi in azzurro... Cos n studenti n mosche... tutto in azzurro...

Codino - permesso?

Il Preside - Chi ? Avanti!

Codino - Chiedo scusa. Ero venuto, Preside... Volevo accennarti...

Il Preside - (mal disposto, perch risvegliato dal suo immaginare). Avanti, che cosa?

Codino - ... insomma, dopo la disgrazia del povero De Bernardis, ti volevo proporre... di chiamare...

Il Preside - Per l'amor del Cielo! Taci! O ti strangolo!

Il Preside e Liborio si precipitano addosso a Codino e gli tappano in due la bocca.

Fine del primo tempo

SECONDO TEMPO

SCENA I

Gmito entra da sinistra perseguitato dalla studentessa in arancione.

La studentessa - Professore, mi ascolti, la prego, un minutino solo...

Gmito - Macch professore! Io prima di tutto sono uno scrittore... La studentessa. Signor scrittore... per favore... un minutino...

Gmito - Cosa desidera? La studentessa. Mi scusi intanto se prima l'ho chiamata professore... In questo ambiente, pensavo...

Gmito - Dica, dica, non importa. La studentessa. Vede, io ero venuta... Lei lo sa, sono tre mesi che cerco di parlarle... per via della tesi...

Gmito - (deluso). Ah, per la tesi... La studentessa. Gi... ma legger le sue opere... non dubiti, non dubiti, professore, scusi, Gmito, anzi mi dica quali... dove... (Gmito tace). Quali devo leggere? Mi interessano moltissimo, davvero.

Gmito - Beh, se insiste... Le posso fare omaggio di una piccola bibliografia... (Estrae dalla tasca un lunghissimo rotolo di carta) Non ci sono tutte naturalmente... Ma faccia lei... E per la tesi... un momento... Mi faccia pensare... Ah! Lei conosce Margherita von Radatzky?

La studentessa - No. Mai sentita. E chi ?

Gmito - una donna, una poetessa.

La studentessa - Sveva?

Gmito - (oscurandosi). S, perch?

La studentessa - No, cos. Penso che sar affascinante... Ah, Gmito! Lo sento, sar la pi bella tesi che lei avr avuto in questi ultimi anni!

Gmito - Lo spero.

La studentessa - Mi ci voglio mettere con tutto il trasporto di cui sono capace!

Gmito - Non ne dubito. Ma intanto legga, lei deve leggere molti poeti, si deve nutrire di poesia. Legga Ungaretti, Saba; Quasimodo magari no, ha avuto un grosso premio... Lei insomma deve educare la sua sensibilit...

La studentessa - Tuttavia...

Gmito - La poesia una musica. E con la conoscenza che lei certo avr della lingua della Margherita von Radatzky, lei potr cogliere...

La studentessa - S, ma...

Gmito - ... quell'accento particolare, umbratile, inconfondibile della terra sveva...

La studentessa - Mi faccia dire una parola...

Gmito - Avanti.

La studentessa - Io, veramente...

Gmito - Avanti, dica... dica.

La studentessa - Io non so il tedesco...

Gmito - Come?...

La studentessa - Gi, pensavo che con le traduzioni... traduzioni ottime, beninteso, eccellenti...

Gmito - Eh, no... (La guarda con furtivo desiderio) Cio, s, si potrebbe anche... Ma vede, il guaio che c' quel maledetto professor Codino il quale per il fatto che ha avuto la nonna tedesca, qualche parola di tedesco la sa, e lei capisce...

La studentessa - Capisco.

Gmito - Ma lei educhi la sua sensibilit, nutra il suo fervore, non solo leggendo le mie opere ma anche gli altri, i poeti... Le donne, sa, hanno pi sensibilit per la poesia che non gli uomini... In un mio libro su Victor Hugo... dicevo ad esempio che la poesia la sublimazione della femminilit... Le donne captano la poesia, come onde in musica...

La studentessa - E allora, per la tesi?

Gmito - Mi dispiace. Gliel'ho detto. Per via di quel

Codino - .. Ora per ho fretta... Questa interminabile sessione di febbraio. Mi lasci andare...

Arriva da destra Trunz con le solite bozze in mano. La studentessa con un balzo lo raggiunge e lo ferma.

La studentessa - Professore, mi perdoni... la tesi...

Trunz - La tesi? Cos, su due piedi? Bene, eccola: I calzari nell'opera di Muth-Zabair . L'avverto per che esiste un unico libro sull'argomento. Di uno scienziato tedesco, Wolfgang von Himmelshauff...

La studentessa - Ma io, veramente...

Trunz - Sa il tedesco?

La studentessa - No.

Trunz - E allora niente. Arrivederci. (Crolla un ombrello e una borsa da una sedia).

La studentessa - Professore! (Si dispera e nella disperazione si toglie la giacca del tailleur) Mi ascolti, professore!

Entra Pizzotti. Parla da solo, con un libro in mano. Gli studenti intanto protestano: i clamori esterni continuano.

Pizzotti - Ecco una formulazione finalmente chiara: Storicamente l'analisi sociologica venuta realizzandosi attraverso due impostazioni fondamentali che potremmo indicare come l'impostazione strutturalistica formale e l'impostazione socio-psicologica o relazionale, a seconda che l'analisi inizi a fissare le caratteristiche delle strutture istituzionali oggettive, oppure tenda invece a cogliere il rapporto sociale come tale, relativamente autonomo rispetto alla cornice strutturale oggettiva metaindividuale. In un piano diverso, invece, intropsichico... (/ clamori crescono). Senti come urlano, strepitano, non si riesce nemmeno a pensare con chiarezza. Gli esami. L'angoscia degli esami. Se ci fosse qui la mia macchina, invece: si libererebbero del superfluo, e verrebbero agli esami pi sereni, spensierati... e non coi nervi a fior di pelle, esauriti... Verrebbero atletici, ragazzoni come quelli d'Oltreoceano, chiome bionde, occhi azzurri, che razza!...

La studentessa vede Pizzotti e gli va subito incontro.

La studentessa - Sono disperata, professore. Mi aiuti lei.

Pizzotti - Disperata per che cosa, signorina?

La studentessa - Per la tesi. Nessuno me la vuol dare. Sono sei mesi che cerco di farmela assegnare da qualcuno. Niente. Che cosa debbo fare? Debbo emigrare?

Pizzotti - E quando si vorrebbe laureare?

La studentessa - Non so... subito, alla prossima sessione.

Pizzotti - Impossibile! Con me impossibile!...

La studentessa - E quando allora?

Pizzotti - Ci vogliono almeno almeno... due anni.

La studentessa - M'avevano detto che lei per le cose rapide...

Pizzotti - Ma per una tesi in socio-pedagogia bisogna pure avere una preparazione propedeutica signorina. Conoscere gli elementi della psicologia speciale, della protosociologia, della microsociologia e della psicologia dell'et involutiva... Eppoi ci sono la statistica marxista e la statistica cattolica, lei capisce... Noi siamo socio-pedagoghi, cio per abito scientifico imparziali, equidistanti...

La studentessa - Io, veramente... (Si toglie un altro indumento, un foulard. Pizzotti la guarda sempre pi interessato).

Pizzotti - Vediamo. Lei conosce Dahrendorf? L'homo sociologicus? Il paradosso dell'uomo raddoppiato?

La studentessa - No. Chi ?

Pizzotti - E Mayer? Conosce Mayer? Il problema della mobilit sociale?

La studentessa - No.

Pizzotti - Ecco lo vede. Peccato. Si poteva pensare ad una indagine comparativa tra i gruppi di prestigio nella societ americana e i gruppi di prestigio in Puglia e in Basilicata. Scoprirne le affinit caratterologiche, affrontarne i parametri metapolitici. Bisognerebbe per conoscere il metodo di Landau per studiare i rapporti eredit-ambiente e la loro stratificazione economica. Lei conosce il tedesco naturalmente?

La studentessa - No. E lei?

Pizzotti - Che c'entro io. lei che deve fare la tesi, non io.

La studentessa - Mi scusi... (Si sbottona tutta la camicetta) Che caldo per che fa qui...

Pizzotti - Lei lo conosce allora?

La studentessa - No, non lo conosco, ma necessario? Anche per la tesi in socio-pedagogia?

Pizzotti - Non necessario ma una illustre tradizione della nostra Universit. Ogni professore, la prima cosa che chiede prima di assegnare la tesi : lei conosce il tedesco?

La studentessa - Per qualsiasi tesi?

Pizzotti - Qualsiasi! Non si pu fare una tesi senza conoscere il tedesco, signorina!

La studentessa - Mi dispiace.

Pizzotti - Anche a me. Non c' proprio niente da fare, lei capisce... Forse lei sarebbe stata un'ottima allieva... un'eccellente socio-pedagogista...

La studentessa - Forse... (Fa la mossa di spogliarsi ancora).

Pizzotti - Ma lei, scusi, perch non studia il tedesco, signorina! Ora ho da fare, purtroppo... Mi lasci andare. Ho fretta. Ecco

Il Preside - Vada, vada via. La prego!

SCENA II

Arriva il Preside, la faccia buia, agitando le braccia. Magnasco lo segue.

Pizzotti - Novit, Preside?

Il Preside - Eh, s.

Pizzotti - Cos' successo? Brutte notizie?

Il Preside - Gi. Qui Magnasco mi stava dicendo che Scognamiglio stato nominato rappresentante del PTU per la programmazione universitaria.

Pizzotti - Cosa vuol dire? importante?

Il Preside - Temo di s. Oh Dio che pasticcio. Che pasticcio! Non vorrei che la situazione improvvisamente cambiasse... Tu del resto non ti eri impegnato, vero?

Pizzotti - Figurati. Quello che mi interessa sopra ogni altra cosa la GX 15, lo sai. Ma appunto per questo...

Il Preside - Di che cosa ti preoccupi?

Pizzotti - Liborio mi ha detto che Scognamiglio contro le macchine. Ora che alla programmazione non me la far pi avere. Di questo mi preoccupo. Se poi lo chiamiamo anche qui...

Il Preside - Un momento, calma, non precipitiamo. Dio, da quando morto quel poveraccio di De Bernardis, la sfortuna che perseguita la nostra Facolt!... E andava tutto cos bene, troppo bene!... (A Magnasco) Va' a chiamare

Liborio - Che venga subito, per favore.

Magnasco - Vado, signor Preside. Il Preside - (a Pizzotti, piano). Tu capisci, d'altro canto. Se vera questa notizia - e Magnasco di solito ben informato - per noi la presenza di Scognamiglio qui in Facolt sarebbe di enorme vantaggio...

Pizzotti - Finora avete detto il contrario...

Il Preside - Dici? No, non direi... Comunque non ci siamo esposti...

Pizzotti - Lo dici tu. Guarda, Preside, ti avverto... E non lo dico per me ma per la mia materia...

Il Preside - Calma, Pizzotti, non ti agitare. Non avevamo tutti i dati in mano... per questo che non abbiamo assunto un atteggiamento pubblico, definitivo... Altrimenti la nostra autonomia dove va a finire...

Pizzotti - Ah, certo, la vostra autonomia! Padronissimi. Ma se voi fate un voltafaccia io ci debbo rimettere la GX 15? Eh, no! (Alzando la voce) Io la mia macchina la voglio, la voglio! Voi colpireste la socio-pedagogia nel momento pi delicato della sua ascesa... E se viene qui Scognamiglio, addio macchina... Io faccio uno scandalo, ve lo dico sin d'ora!... (Esce indignato).

Arriva trafelato Liborio.

Liborio - Venivo giusto da te. Hai sentito la notizia?

Il Preside - vero allora? Scognamiglio no minato dal PTU alla programmazione?

Liborio - Gi. importantissimo. una posizione chiave.

Il Preside - E allora?

Liborio - Allora bisogna far di tutto per chiamarlo.

Il Preside - Dici? Io ti confesso, ho la testa cos confusa, con tutti questi avvenimenti... Non ci capisco pi nulla, pi facile essere un astronauta che professore universitario, navigare tra tutti questi imprevisti, contrattempi... Ah, e si stava cos bene qui...

Liborio - Che ci vuoi fare. La situazione purtroppo rovesciata.

Il Preside - Dio, Dio. Qualche volta penso se non era meglio che rimanessi a Giulianova a mare, nella casetta vicino alla spiaggia, tra le mie piante grasse e con il mio modesto impiego di insegnante... Anche quando si comincia a salire non ci si ferma pi... E Elisa voleva che salissi, salissi... Eccomi qua, in un bell'imbroglio... Beh, bando ai sentimentalismi...

Liborio - Non abbiamo molto tempo da perdere, Preside.

Il Preside - Cosa facciamo? Dillo tu.

Liborio - Ti avverto innanzi tutto che avremo due nemici acerrimi contro Scognamiglio, e cio Gmito e

Pizzotti -

Il Preside - Pizzotti l'ho sentito proprio ora. Non sogna, non vede altro che la GX 15. Ma Gmito, scusa, perch nemico?

Liborio - Perch Scognamiglio in giovent ha scritto un libro di poesie...

Il Preside - E questo Gmito non gliel'ha mai perdonato?...

Liborio - Mai. E Gmito, se si impunta, capace di far ruotare il mondo intero intorno a s. un bisonte. A Pizzotti ci penso io... Ma Gmito l'osso duro, Gmito. .. Non sopporta un altro scrittore qua dentro. Lo scrittore lui, e basta. A trecentosessanta gradi...

Il Preside - (il baccano fuori aumenta). Pure loro per, protestano nei momenti meno opportuni, eh...

Liborio - Capisco. E allora da' ordine ai bidelli di respingerli.

Il Preside - Magnasco, Zappulla! Magnasco e

Zappulla - Eccoci, signor Preside.

Il Preside - Dite agli studenti che oggi non abbiamo tempo, che vengano domani, la prossima settimana, ma non oggi!

I due si alzano le maniche e tornano molto seccati fuori.

Liborio - E col materiale su Scognamiglio, Preside, che ci facciamo?

Il Preside - Ah, gi, la famosa relazione... Allora riesamina tutto, cambia tutto, vedi, cerca il positivo... Ma subito.

Liborio - Meno male che non ci siamo compromessi con nessuno... Meno male!

Il Preside - Beh, con Codino s.

Liborio - Codino non conta!

Il Preside - Comunque far la relazione. (Continuano i clamori). Dio, che baccano che fanno... Ma si pu sapere cosa vogliono, io non l'ho ancora mica capito... (A Liborio) Tu, intanto, telefona subito a tutti, anche a Volauvent, anche se sta in Giappone. urgentissimo. Convocali per oggi stesso alle sedici...

Liborio - Credo che Volauvent sia qui.

Il Preside - Per l'amor del Cielo non dimenticare di telefonare a Gmito: preparalo, altrimenti gli prende un infarto...

Liborio - E gli esami di latino?

Il Preside - Sospendiamoli. Il Consiglio di Facolt avanti tutto. Altro che esami! Ci sono cose molto pi gravi qui. Sono io il vostro tutore, il vostro padre, s o no?

Liborio - S, Preside. Eppoi se siamo tagliati fuori dalla programmazione finita...

Il Preside - Addio pace, addio dolce chiostro...

Liborio - Addio sussidi, addio dotazioni straordinarie...

Il Preside - Sar un Consiglio burrascoso... Pazienza.

Liborio - Coraggio, Preside. Sei tu il nostro Preside...

Il Preside - Vieni, caro

Liborio - Andiamo a preparare la relazione su Scognamiglio. Altrimenti quel bisonte ci mander all'aria tutto...

SCENA III

Magnasco e Zappulla tornano con i vestiti in disordine, scapigliati.

Magnasco - Un'altra faticata come quella di oggi e possiamo marcare visita per un mese. Hai visto quello con la camicia azzurra a scacchi? Ce l'aveva con me. Sbaglier ma mi pareva uno di quelli che ci ha dato cinquemila lire per rinviare l'esame di latino...

Zappulla - Tre mesi fa? Ad ottobre?...

Magnasco - Appunto. Si voleva rifare. Mascalzone. Mi ha dato un calcio negli stinchi. Ahi!... Ma se mi ricapita sotto... Zappulla, Ma poi che cosa vogliono, l'hai capito tu?

Magnasco - Ho capito solo che vogliono cacciare via tutti da qui. Vogliono la terra bruciata qua dentro...

Zappulla - E noi?

Magnasco - Se non vogliono i professori, figurati noi!

Zappulla - Vigliacchi...

Magnasco - Neanche morto darei mia figlia a uno di questi bellimbusti!...

Zappulla - E il Preside? Sar dalla nostra parte?

Magnasco - A quello ci penso io, sta' tranquillo... Almeno fino a quando non arriver questo signor Scognamiglio...

Zappulla - Scognamiglio... Scognamiglio... E chi sar mai questo Scognamiglio...

Magnasco - Tu fatti i fatti tuoi, tappati la bocca. (Esce e torna con una montagna di libretti in cui va apposta la firma di frequenza) E aiutami a timbrare piuttosto. Eccoti qui un timbro del Preside con la sua firma. Cento lire a libretto... Cerca di industrializzare la cretinaggine.

Zappulla - quello che stiamo facendo. Mettiamo la firma di frequenza.

Magnasco - Dai, timbra; spicciamoci. Sono cinquecento libretti, se in un'ora li timbriamo tutti sono cinquantamila lire...

Zappulla - Metti quarantamila, qualcuno, vedrai, non pagher.

Magnasco - Bene, quarantamila, mi rifaccio del calcio nello stinco...

Zappulla - E Pisu?

Magnasco - Timbra, ti ho detto. Non ti distrarre... timbra! Che quando arriver Scognamiglio non so se ci sar pi nemmeno io, altro che Pisu!

Timbrano sempre pi veloci. Entra

Codino -

Codino - Buon giorno,

Magnasco - Cosa c' di nuovo? Tu che sai sempre tutto, che sei il factotum, il vero Preside di questa nostra Facolt...

Magnasco - Lei scherza, professore. Io non sono niente, rispetto a voialtri professori. Non vede? Timbro.

Codino - Non fare il modesto,

Magnasco - Ogni gesto tuo ha un prezzo, un valore, lo sappiamo. Non sottovalutiamoci, la falsa modestia non mi piace. Allora, su, cosa c' di nuovo?

Magnasco - Oggi pomeriggio c' Consiglio di Facolt, professore. Le stavo per telefonare, ordine del Preside.

Codino - Consiglio? Un'altra volta?

Magnasco - Contrordine, professore, che ci vuol fare...

Codino - Vuol dire che il vento cambia?

Magnasco - Io non ho detto nulla, professore. Io timbro.

Codino - Gi, tu timbri. Ma qui non si sta pi in pace... Ci vorrebbe ogni giorno un bollettino meteorologico degli umori delle Facolt. Basterebbe forse un bollettino delle quotazioni in borsa dei professori. Come la borsa dei calciatori. Pensa. Sarebbe delizioso! Un filo diretto tra i Presidi delle varie Universit. Qui Torino: come vanno le azioni di Maggini? 47,15? E come mai? Ah, non fa pi parte del Comitato delle infrastrutture? Capisco. Qui Bari: c' una chiamata in vista. Vorremmo sapere come vanno le azioni di Facchetti, s quello che ha sposato la figlia dell'on. Zoppi... 90,75. Ah, bene, a gonfie vele... Figli maschi allora, cio figli professori... Qui Venezia: avremmo bisogno di due cattolici e un sinistro, ce li avete? No? Noi abbiamo tre laici, ottimi ma inservibili... Vorremmo fare qualche scambio... Qui Roma: abbiamo bisogno di due destri, ma subito... Come? I destri non si trovano pi? Impossibile! Vanno a mercato nero? Ma noi ne abbiamo bisogno urgente di uno, almeno di uno, almeno di un centrodestra... Cosa? No, un centrosinistra, no!... Ho detto un destro, di quelli storici, di peso, tutti d'un pezzo.... almeno uno, che ci metta a posto l'intera Facolt!...

Magnasco - Ma che le succede, professore? Sogna?

Codino - Magari.

Magnasco - Non sogna?

Codino - No,

Magnasco - Mi sto preparando moralmente per il Consiglio di oggi pomeriggio. Ma voi non vi preoccupate. Timbrate. Eppoi io vi guardo con piacere. Timbrate. C' scritto anche qui, vedete. (Mostra il libretto) La pi divertente superficie del mondo pur sempre la faccia degli uomini.... Che facce che avete!... Che facce! (Esce).

SCENA IV

Pizzotti fuori del corridoio sta per entrare ma trattenuto da Pisu.

Pisu - Professore, le volevo chiedere un favore...

Pizzotti - Avanti, di'.

Pisu - Vede... ci ho pensato tanto, professore, ed ora finalmente mi sono deciso: vorrei arrivare a prendere un titolo di studio, un pezzo di carta... Come posso fare?

Pizzotti - Eh, studia.

Pisu - Gi... Ma io vorrei prima l'assicurazione che ci riesco, e poi studio, professore... Se studio senza l'assicurazione di riuscire, che studio a fare, non cos?

Pizzotti - Senti, Pisu, io ho poco tempo da perdere. Mi hanno telefonato d'urgenza, e oggi pomeriggio c' Consiglio di Facolt... In pi ho la testa che mi scoppia di progetti, di idee... (Continua da solo) Per esempio: cos come possibile far passare sullo stesso cavo due o pi comunicazioni telefoniche deve pur essere possibile far passare per lo stesso nervo due pensieri nello stesso tempo... Ecco il futuro! Bisogner educare il cervello sul modello delle macchine... L'educazione si deve ispirare all'elettronica, non servirsene... Bisogna capovolgere il sistema socio-pedagogico attuale... Ma io sto parlando da solo, gi... (Tornando a Pisu) Ma tu che cosa vuoi?... Che ti salta in mente... Cosa vorresti fare...

Pisu - Il tecnico, professore.

Pizzotti - Il tecnico?

Pisu - S, mi serve per imparare a far funzionare una macchina.

Pizzotti - Ma che macchina, santo Cielo?

Pisu - La sua, professore.

Pizzotti - La mia?

Pisu - S. Ho sentito che sar una macchina lunga, meravigliosa, complicata... che fa tutto, e allora ho pensato... se io forse non potevo...

Pizzotti - Ma la macchina non c' ancora, santo Cielo, e io sono preoccupato appunto per questo... (A solo) Ah, se arrivasse, diverrebbe gi tutto diverso qui, tutto pi facile, sarebbe un Paradiso...

Pisu - Ma se lei mi d l'assicurazione, professore, io mi preparo, io studio... Glielo giuro!

Pizzotti - Ma io non posso aiutarti, caro Pisu, io insegno socio-pedagogia...

Pisu - Eh, lei professore!... Che importa quello che insegna.

Pizzotti - E poi, anche quando avessi questo pezzo di carta, mi dici che fai... Pisu - (cambiando tono). Beh, intanto frego questi due fetenti che sono cinque anni e mezzo che mi sfottono, mi martirizzano, mi derubano, mi umiliano in tutti i modi... E poi... poi... lo so io che cosa farei... Lavorerei con lei, imparerei quella cosa... come si chiama... La sociopico...

Pizzotti - Socio-pedagogia.

Pisu - Ecco. Sarei insomma il suo robot di fiducia...

Pizzotti - Ma che stai dicendo, Pisu..

Pisu - Meglio che essere il loro servo!... Non ne posso pi, glielo giuro!...

Pizzotti - Ora lasciami andare, Pisu. Ho fretta, te l'ho detto... Ho i miei pensieri, non li immagini nemmeno quanti. Ogni professore ha i suoi pensieri, che non sono i vostri pensieri e nemmeno quelli degli studenti, beati loro. (Traversa la scena e si allontana. Pisu dietro).

Pisu - Professore, io studio! Glielo prometto... Accidenti, se n' andato. Hanno tutti fretta qui, e che , accidenti a tutti!... (Pausa). Eh, i pensieri... i pensieri... che in alto pi facile muoversi che in basso, questa la verit, me lo diceva sempre mio padre... il pi difficile passare dall'ultimo al penultimo gradino. Tutto sta ad aggrapparsi al tram che passa, al tram tutto d'oro... Io avido? Avido?... Sono come gli altri... Coraggio allora, Pisu, che afferrerai anche tu la maniglia... Coraggio!...

SCENA V

Pomeriggio. Riunione del Consiglio di Facolt. I professori sono seduti intorno al tavolo.

Il Preside - Vi ho riuniti d'urgenza, illustri colleghi, perch bisogna prendere importanti decisioni che metteranno in gioco il prestigio, starei per dire il futuro stesso della nostra Facolt. L'ultima volta che ci siamo riuniti qui, infatti, siamo stati interrotti nel nostro lavoro dal malore che ha colto il povero collega De Bernardis, e per cui egli dovette di l a poco lasciarci per sempre... Quindi, prima di ogni altra cosa, un saluto reverente, commosso all'illustre italianista professor Alfredo De Bernardis!... (Pausa). D'altra parte proprio il problema della urgente sostituzione del professor De Bernardis che ci ha riuniti oggi qui essendo la sua materia, l'italiano, la materia principe intorno alla quale ruotano tutte le altre. Pur insegnando latino, il mio caro latino, il latino di Cicerone, di Lucrezio, di Virgilio, di Orazio, riconosco di buon grado - e l'ho ripetuto a voi in molte occasioni - che l'italiano il fulcro di ogni altro insegnamento della Facolt. Bisogna essere liberali, riconoscere quando giusto riconoscere. Questo posto quindi non pu essere lasciato vuoto. Va degnamente coperto. In questo mi auguro che sarete tutti d'accordo... Gli altri. D'accordo... d'accordissimo...

Il Preside - Ebbene, su questa necessit nostra, esclusivamente nostra, si innestata l'ingordigia dei nostri eterni avversari. Voi li conoscete i nostri cari colleghi di Fontanella bassa. Per un certo tempo, anzi per molto tempo, lo riconosco apertamente ho pensato in verit che chi li guidasse in questa accanita lotta contro di noi, chi volesse stabilire una testa di ponte, aprire quanto meno una breccia entro questa nostra cittadella, finora tranquilla arena di studi e di scientifiche passioni, fosse proprio lui, il professor Scognamiglio. Mi pareva impossibile. Un uomo di tale fama, che alla scienza italianistica aveva dato tante pagine esemplari, che si facesse promotore di una guerra cos meschina quale quella portata avanti da Fontanella bassa contro di noi... No, non era possibile. Infatti, dopo accurate ricerche, in cui sono stato - lo debbo dire - ancora una volta coadiuvato dal nostro infaticabile segretario, professor Liborio, apparsa alla luce del sole la verit. Scognamiglio non c'entrava. Erano stati i suoi colleghi che avevano sfruttato il suo nome e la sua fama, strumentalizzandola ai loro fini. Scognamiglio, no. E questo l'ho appurato - sia chiaro - ancora prima che il professor Scognamiglio venisse chiamato a ricoprire la carica altissima di Programmatore generale delle Universit...

Trunz - Ah, non lo sapevo. Auguri. (Crolla subito un quadretto dalla parete, ma Trunz continua imperterrito a correggere i suoi rotoli di bozze).

Il Preside - Nelle mie ricerche, inoltre, ho scoperto una cosa che ignoravo: che Scognamiglio cio, nei suoi studi, si occupato sempre con preferenza delle opere degli utopisti, dei visionari, chiamiamoli pure dei Programmatori ideali... Ebbene, scusate, ma ho creduto di vedere in questa preferenza un segno del Destino, un preannuncio della Provvidenza... Anche lo studio per esempio sulla Citt del sole...

Pizzotti - Una parola, Preside.

Il Preside - Di' pure.

Pizzotti - Dal momento che hai accennato al povero De Bernardis e prima che si vada avanti nella discussione, vorrei ricordare ai miei autorevoli colleghi che il malore di De Bernardis ha interrotto i lavori proprio al punto in cui si stava prendendo una decisione egualmente importante, almeno per me...

Volauvent - Ma ora che c'entra?... Scusa, Pizzotti, ma stiamo parlando di Scognamiglio e della Citt del sole... Perdiamo tempo.

Pizzotti - C'entra! Perch qualcuno, di cui non faccio il nome, mi ha posto di recente questo dilemma: o Scognamiglio o la macchina, intendendo dire che s'io contribuivo a chiamare Scognamiglio in Facolt avrei dovuto rinunciare alla macchina... Se i problemi sono interdipendenti, chiedo al Preside la votazione sull'ordine di discussione!...

Trunz - Calmati,

Pizzotti - Non possiamo interrompere il discorso del Preside per la tua macchina. Ne parleremo poi.

Pizzotti - (agitato). E allora vi ricordo che il povero De Bernardis usc proprio di qui esprimendo la speranza di vederla, questa benedetta macchina... Furono le sue ultime parole!...

Gmito - Questo vero. Le parole dei morenti io non le riesco a dimenticare mai. Formano una specie di antologia dentro di me. Quelle di Goethe, della Agnes von Karinzky, di Gogol o del povero

De Bernardis - .. De Bernardis se ne andato di qui con la visione di questa macchina del futuro... Sar stato un sogno, bene... Comunque, noi abbiamo il dovere di rispettarlo. Pizzotti ha ragione. Parliamo prima della macchina. Per Scognamiglio non c' fretta...

Volauvent - Ma non si pu invertire l'ordine del giorno! E il Preside ha gi cominciato un argomento... Cos perdiamo tempo e basta.

Pizzotti - Noi due rimaniamo fermi su questo punto. Sono con Gmito.

Trunz - Rimanete pure fermi dove volete ma noi proseguiamo. Coraggio, Preside, va' avanti.

Liborio - Chiedo la parola, Preside. Anch'io propongo di invertire l'ordine di discussione e discutere subito la faccenda della GX 15.

Volauvent - E io mi oppongo.

Trunz - Io pure.

Liborio - Vi debbo avvertire tuttavia che c' un fatto nuovo.

Il Preside - E sarebbe? Ma Liborio.. Anche tu ora ti ci metti...

Liborio - Il Preside mi perdoni se non gliel'ho ancora detto. Il fatto nuovo che in questi mesi, grazie a una situazione eccezionalmente favorevole e anche a qualche conoscenza personale, sono riuscito a reperire i fondi necessari per un eventuale acquisto della macchina proposta dal professor

Pizzotti - Ho fatto i calcoli precisi, anzi li ho fatti pi volte, per sicurezza... Ci sar da fare dei sacrifici, beninteso... Ma un'attrezzatura che torna a vantaggio di tutti, mi pare...

Il Preside - E va bene... Siete allora tutti d'accordo nell'anticipare questa votazione, s?... Anche tu, Codino?

Codino - (portandosi l'orologio all'orecchio). Ecco, ieri pomeriggio alle tre e tre quarti il mio orologio dolcemente spirato. Erano tre mesi che era malaticcio . l'unica macchina che mi interessa.

Il Preside - Sei il solito. Inguaribile!

Codino - Non l'ho detto io.

Pizzotti - Al diavolo il tuo Lichtenberg!

Il Preside - Avanti, qui bisogna decidere. Effettivamente riconosco che la situazione cambiata. Ora i fondi ci sono. Vogliamo procedere alla votazione, s o no? Gmito e qualche altro. D'accordo, votiamo.

Il Preside - (indicando via via il relativo professore). Tu, Volauvent?... S; tu, Liborio, s; tu, Pizzotti, s; naturalmente Codino, astenuto, come sempre. Trunz, s, e

Gmito - .. che fai allora Gmito?

Gmito - (guardando Pizzotti). Spero che non lo dimenticherai...

Il Preside - Allora voti per il s o per il no?

Gmito - E va bene, s...

Il Preside - La GX 15 approvata.

Entra Pisu con bibite e bicchieri. Tutti i professori si servono.

Pizzotti - (giubilante, bevendo). Vorrei ringraziare il Consiglio, tutto il Consiglio per questa manifestazione di concreta solidariet alla socio-pedagogia! Colgo l'occasione inoltre per sottolineare il fatto che in questo modo si d alla nostra disciplina la possibilit di provare la sua statura storica in un momento in cui la societ industriale, dominata dal calcolo razionale, si avvia ad ipotizzare trasformazioni sempre pi profonde e irrelate nella vita di ogni giorno...

Trunz - Basta, basta per carit!...

Il Preside - Beh, un'altra volta il discorso,

Pizzotti - Torniamo a Scognamiglio... Dio che fatica!... (Pausa). Vi stavo dicendo dunque che Scognamiglio non aveva nulla a che fare, come ho potuto accertare di persona e con matematica sicurezza, con le mene dei nostri colleghi di Fontanella bassa... E del resto venuto il momento di mostrarci superiori verso costoro. Scognamiglio inoltre un uomo che ha ricevuto riconoscimenti internazionali: la Schumann-Medaille, la Medaille pour le mrite, e un'altissima onorificenza tedesca, dal nome difficile, che ora non ricordo...

Gmito - Permetti, Preside?

Il Preside - Di' pure, cosa c'?

Gmito - Vorrei solo aggiungere che questo illustre studioso di cui tu parli, questo superdecorato della scienza, insomma questo signor Scognamiglio ha avuto nel 1929 una debolezza: quella di scrivere un libretto di poesie che io conosco...

Il Preside - Che c'entra ora, scusa, con la scienza, la Programmazione di cui stavo dicendo?... Stiamo parlando di cose serie, e non di versi. E poi: tu non le hai scritte?

Gmito - Io? Poesie? L'avrai scritte tu piuttosto! (Si agita) Quando stavi in riva al mare... e leggevi il latino ad alta voce.

Il Preside - Io?... Senti, Gmito!... Io vi ho raccontata la mia vita... Ho messo tutto in piazza fidandomi... Ed ora, questo attacco a freddo... Tu vuoi buttare all'aria la discussione, questa la verit!... Eppoi, ti giuro...

Gmito - E tu non giurare davanti a me che sono cristiano...

Il Preside - Allora ti dico che non le ho mai scritte, e basta.

Gmito - Bugiardo!

Il Preside - A me bugiardo?

Gmito - Certo. Ecco le tue poesie! (Gli getta un libretto davanti).

Liborio - Se attacchi il Preside, attento, Gmito! Anche tu hai scritto poesie... Del resto che c' di strano? Che uno scrittore come te scriva poesie mi pare...

Gmito - Sono un poeta della prosa, non della poesia!

Liborio - E allora guarda. Eccole! Le ho trovate alla Biblioteca Nazionale proprio oggi!...

Gmito - Le ho rinnegate! Sar l'unico esemplare esistente. Li ho distrutti

Tutti - Me li sono fatti ridare dagli amici, credevo che non ce ne fosse pi in giro. Dammelo!

Liborio - No.

Gmito - Dammelo subito.

Liborio - No. Tu lo vuoi distruggere. Non nemmeno mio.

Trunz - Non te la prendere,

Gmito - Anche Liborio ha scritto poesie...

Liborio - Io? Ti ci metti anche tu quando si tratta di calunniare...

Trunz - No, io sono per la verit. Eccole qua, del resto...

Pizzotti - Anche tu le hai scritte,

Trunz - Eccole. E le ho scritte anch'io, e le ha scritte anche

Volauvent - Eccole. Le abbiamo scritte tutti!...

Ognuno sventola il libretto di poesie dell'altro.

Il Preside - Meno Codino, naturalmente...

Trunz - Quello l un mostro, non ha mai scritto un verso in vita sua...

Codino - Pensate piuttosto ai fatti vostri. Voi, che scrivete poesie cos come vi fate la croce... per parlar pulito.

Gmito - Poesie o non poesie, Scognamiglio io qui non lo voglio! Passerete prima sul mio cadavere! Eppoi su Scognamiglio vi potr dire tutto Volauvent che stato suo compagno di scuola... Dov' Volauvent? Oh, santo Iddio! (Volauvent sparito di nuovo). Proprio ora te ne dovevi andare Volauvent, anche tu mi lasci solo in questi momenti. Volauvent maledetto! Non importa, vi dir allora qualcosa io. E vi dir anzitutto che dieci anni fa Scognamiglio, come tutti gli scrittori falliti, si dato alla critica. Chi non riesce ad essere severo con se stesso, lo viceversa con gli altri, si sa. E cos Scognamiglio ha cominciato a stroncare, a destra e a manca, a mostrarsi critico intransigente, critico incorruttibile... Una maschera, naturalmente. La verit che da allora si occupato di problemi pedagogici, poi di problemi sociali, poi di problemi politici... Insomma Scognamiglio ha lasciato la letteratura... Questa letteratura che siamo rimasti in pochi a difendere, come i quattro moschettieri...

Il Preside - Quindi, tu sei contrario?

Gmito - Contrarissimo. Un italianista non deve tradire la letteratura... Non vi ho mai chiesto nulla del resto... Dovete darmene atto... Ma Scognamiglio qui, no... mai!... Passerete sul mio cadavere, ve l'ho detto...

Liborio - Ricordatevi per che Scognamiglio un lavoratore eccezionale... un grande organizzatore...

Gmito - Non lo metto in dubbio: ma cosa ha a che fare tutto questo con le patrie lettere... la Poesia un fiore cos delicato... che pu appassire... cos difficile spiegarla ai giovani...

Il Preside - Senti,

Gmito - Smettiamola di litigare. Cerca di ascoltarmi. Tu hai avuto tante soddisfazioni da questa Facolt; hai avuto i locali che hai voluto, le attrezzature che hai richiesto, ti ho fatto costruire anche un gabinetto particolare... Ora io propongo che in riconoscimento della tua opera a favore dell'Universit... ti sia conferita una medaglia d'oro... in cui anche i tuoi meriti di scrittore siano ricordati... o per meglio dire incisi, raffigurati... Non so, una donna raffigurante per esempio una Musa... quale preferiresti?...

Gmito non risponde, rimane seduto sulla sedia, come di pietra.

Liborio - Propongo inoltre che una copia di tutte le opere di Gmito sia acquistata da ogni Istituto... D'accordo? (Si alza ed esce).

Gli altri - Certo... per cos poco. Basta di litigare!

Pizzotti - Tanto pi che anche Gmito, mi pare, si sta convincendo che la situazione ora diversa... Non vero Gmito?

Gmito - No. Non cambiata affatto! Tanto meno cambio le mie idee su Scognamiglio... Anch'io ho fatto le mie ricerche. E vi posso dire che il Preside si sbaglia. stato proprio Scognamiglio a fomentare l'odio di Fontanella bassa contro di noi. Quando noi per esempio mettemmo su i corsi per stranieri, Scognamiglio li istitu appena una settimana dopo. Confrontate le date! Quando noi pensammo ai corsi serali per studenti lavoratori, Fontanella bassa li istitu anch'essa immediatamente, e dietro c'era sempre Scognamiglio che perfino ci anticipava sul tempo. Altro che letteratura! Alcuni sussidi straordinari sono stati tolti a noi e dati a Fontanella bassa... Io non cambio... non posso mutare idea!...

Telefonano. Si alza Pizzotti ma torna subito.

Pizzotti - Volevano il professor

Gmito - Era l'Accademia dei Lincei.

Gmito - L'Accademia?

Pizzotti - S, hanno detto che fra cinque minuti telefoner il Presidente in persona. Desidera parlare con te, Gmito.

Gmito - Cosa dicevo? Ah, gi... dicevo che Scognamiglio sar senza dubbio un temperamento vivace, combattivo ma non mi pare che appunto per ci possa inserirsi agevolmente nello spirito di questa Facolt finora dominato dalla comprensione, dalla tolleranza... Vi porterebbe solamente il disordine, lo scompiglio...

Di nuovo il telefono. Va Gmito.

Gmito - S, io, personalmente... Oh, grazie, grazie... Come? Veramente io non me l'aspettavo... Come? S, per me una bellissima notizia, la pi bella della mia vita... Servo umilissimo, signor Presidente... Servo, servo suo. Ossequi. La ringrazio ancora, ossequi... (Fa l'inchino).

Trunz - Cos', Gmito?

Gmito - Mi hanno nominato membro corrispondente dell'Accademia dei Lincei.

Tutti - (applausi). E bravo Gmito! Bravo!

Gmito - Vi ringrazio, non dubitavo della vostra simpatia... Grazie, amici. Ah... (Pausa). Per questo vi dicevo... Cosa stavo dicendo?... Scusate, l'emozione...

Il Preside - Dicevi che il disordine... Ma ormai, caro Gmito, tu vedi...

Gmito - Ecco, no, dicevo, volevo esprimere il timore che un uomo siffatto venisse a turbare questa concordia... questa famiglia, come dice il nostro Preside... Anche se litighiamo, e poi ci riconciliamo subito... (Pausa). Ma le vostre facce mi dicono di no...

Trunz - Ma Gmito, su... Non irrigidirti...

Gmito - E tu, Pizzotti?... Anche tu per Scognamiglio?... E tu, Codino, tu Preside?... Insomma fate voi... Vuol dire che io mi asterr...

Il Preside - Allora se non ci sono altri che intendono prendere la parola si pu passare alla votazione.

Rientra Liborio e scambia un'occhiata d'intesa con il Preside.

Il Preside - Allora si vota adesso per Scognamiglio.

Uno dopo l'altro, alla domanda del Preside, i professori rispondono affermativamente abbassando la testa.

Il Preside - Scognamiglio chiamato a gran maggioranza.

Gmito immusonito esce. Entra Pisu con le solite bibite e altri bicchieri.

Liborio - (appena uscito Gmito, rivelando il trucco telefonico). Sono stato io... (Beve anche lui).

Il Preside - E come hai fatto?

Liborio - Cos. Con un dito in bocca. (Parodiando) Sono il Presidente dell'Accademia dei Lincei!... Ho il piacere di comunicarle, caro professore...

Risata generale.

Il Preside - Sei bravissimo, Liborio! Sei stato veramente geniale!

Liborio - Comunque la votazione regola-rissima.

Trunz - Certo. Che cosa c'entra l'Accademia?

Codino - Ma non c'era bisogno di ricorrere a questi mezzi. Non si fa...

Pizzotti - Eccolo il grillo parlante. E smettila! Basta!

Tutti danno addosso a Codino, gli impediscono di parlare.

Liborio - Gmito un mastino. Non avrebbe ceduto.

Il Preside - Liborio ha fatto benissimo. Comunque ormai chiuso.

Pizzotti - Bisogna telefonare piuttosto a Scognamiglio, no?

Liborio - Gi. Svelti. Di corsa a telefonare!...

Arriva al telefono prima Liborio e cede il cornetto al Preside.

Il Preside - Pronto, pronto? Il professore? S? Volevamo comunicargli una bella notizia... Come? No? Non c'?... Peccato. Come? Qui, al solito non si capisce un accidente a questo telefono!... partito? No, parte domani?... E comunque ha deciso di rimanere a Fontanella bassa? Per sempre?... Ma non possibile... Un uomo come lui! Ma quando torna? Fra sei mesi? Ma scusi, dove andr? Non capisco... (Ai colleghi piano) Non si capisce niente... Ha detto USA o URSS, questa mania delle sigle simili... A studiare i sistemi universitari stranieri... E quando torna, programmer... Si insedier nel suo ufficio... di Programmatore generale...

Liborio - Sar l'uomo nuovo, l'Attila del mondo universitario nazionale... E dire che lo potevamo avere qui, in Facolt...

Il Preside - Si sposato? Ah, ma allora anche un viaggio di nozze... Come? Ha sposato la figlia del ministro Andreini... Come? Una nostra studentessa? Mi scusi, ma lei come fa a saperlo?... Ah, lei, oh mi scusi, signora Scognamiglio, non avevo capito... qui si sente cos male e succedono perci sempre equivoci... Congratulazioni!... Prego? Lei mi conosce?... Ho avuto il piacere?... Ma io, scusi, non sapevo, se avessi saputo che lei era... non sapevo che lei fosse... L'ho cacciata via? Io? Ma che dice? Anche Gmito? Anche Trunz? Anche Pizzotti?... Perch non sapeva il tedesco... Lei... ah, s, s, mi ricordo ora, una ragazza vestita d'arancione... Sono desolato, signora Scognamiglio... sono proprio desolato... Accidenti! S' interrotta la comunicazione. (Ai professori) Partono domani in viaggio di nozze...

Liborio - E quando torneranno... Poveretti noi!...

Il Preside - Pensate stasera... a Fontanella bassa... quando lo verranno a sapere... Che vergogna... Dio che vergogna per noi!...

I professori escono lentamente. Rimangono indietro Codino e Gmito. Gmito viene sul davanti e si ferma al centro.

SCENA VI

Gmito - La bella unit, l'accordo che regnava sovrano nella nostra Facolt non c' pi... Finora ognuno badava a se stesso ma cercava in ogni modo di non infastidire il collega, anzi ci facevamo piccoli favori l'un l'altro... E anche se si litigava, poi, nel prendere le grandi decisioni eravamo tutti d'accordo, mai che non si decidesse qualcosa d'importante all'unanimit... Ora addio, unit!...

Codino - (indietro, staccato, in falsetto). Addio unit! Addio monti sorgenti... Addio, povero Gmito..

Gmito - E appena Scognamiglio arriver qui in Facolt e il Preside lo presenter ai colleghi, faranno a gara per ingraziarselo... Anche Pizzotti, una volta ottenuto l'acquisto della macchina, mi ha lasciato solo a combattere contro Scognamiglio... Eh, per lui l'anima nel cervello!... E il cuore? Tu non hai cuore, gli ho detto io. Il cuore una pompa, mi ha risposto, roba dell'Ottocento, per secoli abbiamo avuto questa illusione... Sei rimasto indietro di secoli, caro Gmito..

Codino - (da dietro con lo stesso tono). Sei rimasto indietro di secoli, caro Gmito..

Gmito - Ecco quello che mi ha risposto... E Liborio, che ha architettato tutto, roso dalla volutt del potere, mi ha lasciato anche lui come uno straccio tra un branco di lupi... Eh, l'uomo una belva, una belva...

Codino - E tu pure sei una belva, Gmito. Un coccodrillo...

Gmito - E anche Trunz mi ha abbandonato, soltanto perch spera nel calamaio d'oro e perci tiene a non inimicarsi

Liborio - .. Insomma, mi hanno abbandonato tutti, e a me sembrato di combattere contro un fantasma, un fantasma, e invece Scognamiglio domani sar seduto l, di fronte a me, e magari Liborio sar il primo a ripetergli parola per parola ogni frase che io ho pronunciato contro di

Lui - Ed io invece per questo lottavo, e nessuno lo capiva, perch sentivo che quel mondo in cui avevamo vissuto in perfetta pace tanti anni, terminava: il piccolo, felice mondo della nostra Facolt...

Codino - (parodiando). Il piccolo, felice mondo della nostra Facolt!... Addio unit, addio... (Cambiando tono) Beh, ora mi hai stufato. Ciao,

Gmito - (Esce).

Gmito - ...un mondo che ora sar sconvolto con l'arrivo di quell'innovatore a tutti i costi, di quell'ambizioso, fazioso... Ma lo scherzo dell'Accademia no, non dovevano farmelo. Nell'Accademia, nel fondo dell'animo ci speravo veramente, ci avevo sempre sperato. Vedete, quando si vecchi non si ha pi vergogna, si gira sbracati... E allora l'ho anche detto subito agli amici, ho anche brindato qui sotto al bar, lo confesso, mi sono illuso... stato uno scherzo malvagio, solo per ottenere la mia astensione... Ed io quando al telefono ho saputo che era stato uno scherzo, non ci volevo credere... (Pausa). Lo so che piccoli scrittori si pu anche diventare a furia di sforzi, di esercizio, di volont, e grandi scrittori invece si nasce. Bene. Sar un piccolo scrittore, uno scrittorucolo, un verme di scrittore, e con ci? La mia vita, per quanto modesta, non pu essere pi spregevole delle altre! E appunto per questo essa si fondava sulla speranza dell'Accademia, sul lustro di cui godo in Facolt, anche se questa fama e questo lustro li ho dovuti difendere con i denti, giorno per giorno. Non vero questo, non vero? E dovevo allora ricordarglielo ai miei colleghi ch'io sono uno scrittore! Cio uno migliore di loro. Ma cosa credono, lo so anch'io che i libri non si misurano a chili, che la bibliografia delle opere noni si misura a metri: ma erano pur sempre muri di carta entro cui mi difendevo. La speranza dell'Accademia per me era solo una misera zattera su cui mi ero ritirato a vivere su un mare ondoso. Perch lo so anch'io che il valore prima o poi, in vita o dopo morti si impone, e si impone inesorabile, spietato, come ogni cosa giusta. E che non c' niente di pi crudele e ingrato di dover riconoscere un altro pi bravo, eppure cos vicino a te che puoi toccarlo, parlargli, come a uno Scognamiglio, guardarlo, stringergli anche la mano, e illuderti insomma che sei lo stesso, tu come lui, lui come te. E invece lui di un'altra pasta, e quando prende la penna in mano o quando parla ti accorgi subito che si allontana, come un re, e ti lascia solo, maledettamente solo... E so anche che il mio viso grifagno, il mio corpo sgraziato; che il mio atteggiamento cos spesso scontroso, senza pudore. Ma in un mondo di lupi, in un mondo in cui sono stati sempre pronti ad abbandonarmi, a tradirmi, devo pur dire e urlare ch'io sono uno scrittore, e gridare ch'io difendo la Poesia, che per me significa solo ch'io difendo la mia vita! Che cosa debbo fare altrimenti, santissimo Iddio! (Pausa). Come eravamo prudenti quando eravamo giovani... Com' ora vicina, affascinante, obbligatoria la follia quando si vecchi... Quando si vecchi la gente non bada n ai folli n ai moribondi. Ma intanto indossiamo lo stesso questa maschera di follia per gridare la verit, magari anche solo la nostra... E questa la mia verit. Anche cos, infatti, con questa vita grigia che la sorte mi aveva assegnato, e quella ch'io stesso mi ero venuta imbastendo giorno per giorno con sforzo di gomiti, con infinite rinunce, menando mazzate tra queste belve e salvando un brandello di speranza... Anche cos, mi ero creato almeno un vuoto di rispetto intorno e di timore: ma un vuoto, un posto che era mio, solo mio, e in cui mi trovavo solo s ma ormai saldo e confitto... Avevano anche loro paura delle mie zanne!... E io questo posto non posso dividerlo con Scognamiglio, me lo distruggerebbe subito. In un ambiente ristretto come questo, o si tutto o non si nulla. E adesso che arriver, Scognamiglio in due minuti riuscir a fare quello che in tanti anni non riuscito a fare nemmeno quella peste di

Codino - .. Mi ridicolizzer... Come mi ha ridicolizzato oggi Liborio con quel tiro malvagio dell'Accademia... Ed io, non sar pi capace nemmeno di azzannare... Io non sar pi nulla... n scrittore n professore... pi nulla...

SCENA VII

Mentre Gmito a testa bassa esce d scena, Liborio e Codino avanzano dalla stessa parte.

Codino - Ma perch non gliel'hai detto a Gmito che Scognamiglio non viene pi?

Liborio - A che sarebbe servito? Lascia stare. Gli fa bene.

Codino - Sei un mostro, Liborio.

Liborio - Lo conosco io Gmito, tu non lo conosci. Urler, pianger ma poi non far nulla neanche a me. troppo vigliacco. Io rientro, e tu?

Codino - Vado un momento al gabinetto.

Liborio - Bada che il Consiglio nonostante tutto continua. Fra pochi minuti. Me l'ha detto

Il Preside - Torni?

Codino - Certo che torno. Non ti preoccupare,

Liborio - Berr il calice sino in fondo. (Escono).

I clamori di protesta da parte degli studenti sono di nuovo altissimi. Compaiono Magnasco e Zappulla.

Magnasco - Ah, ricominciamo.

Zappulla - Ti dir francamente che mi sono stufato di questa ginnastica. Dovranno pur prendere qualche provvedimento...

Magnasco - Hai sentito? Pisu ci ha traditi. C'era da aspettarselo per, che mascalzone...

Zappulla - E come?

Magnasco - Si fatto promettere da Pizzotti che lo adibir alla macchina. Ormai deciso. E cos Pisu ci guarder dall'alto in basso. Si messo a studiare, fa lo studente, capisci?... Puah...

Zappulla - Che schifo. Tradiscono

Tutti - .. E che l'8 settembre qui?... C' un'aria di si salvi chi pu...

Magnasco - Gi. Gi. E noi qui inamovibili, a respingere gli assalti... (Si tirano su le maniche).

Zappulla - Eccoli che arrivano i signorini. Meglio rientrare, e sbarrare la porta. Non si sa mai.

Magnasco - Sbarra anche le finestrelle in alto. Svelto!

Appena i bidelli hanno sbarrato porte e finestre, rientrano e si risiedono al tavolo i professori. Mancano Gemito e Codino, oltre Volauvent -

SCENA VIII

Il Preside - E allora il Consiglio riprende ed esamina l'ultimo punto dell'ordine del giorno. La modifica dello Statuto e la ri chiesta dei nuovi insegnamenti. C' Pizzotti che ha domandato l'approvazione di tre nuove materie. E sarebbero?

Pizzotti - La sociologia drammatica, la statistica sociale e la didattica del sogno culturale...

Il Preside - E basta?

Pizzotti - Per ora basta. Il rapporto del resto interdipendente. Le nuove materie creano nuovi ricercatori e nuovi ricercatori creano nuove materie, una spirale socio-elicoidale...

Il Preside - E tu, Trunz?

Trunz - Io avrei solo l'aramaico comparato, Preside, indispensabile per gli studi sull'alto e medio Oriente. Devo per ricordare che il povero De Bernardis aveva chiesto la semantica oggettiva nonch la linguistica strutturalistica non applicata. Quella applicata l'abbiamo gi. Sono richieste che faccio naturalmente mie, per rispetto alla cara memoria. Ora poi che Scognamiglio non viene pi... non c' pi alcun pericolo...

Gemito penetra furiosamente nella sala. Batte un pugno sul tavolo.

Gmito - Io l'ho saputo solo ora che non viene, da Magnasco! Ma allora mi permetterai a questo punto, Preside, di dire io qualcosa per fatto personale. Dopo quanto successo, io non posso ingoiare, io esigo soddisfazione!...

Il Preside - Calmati, Gmito, calmati! Siediti! (A Magnasco) Ormai non entra pi nessuno qui dentro. Capito?

Gmito - Non per me parlo, ma per la Facolt, per il decoro dell'Universit stessa!... Devo dichiararmi profondamente indignato per quanto il tuo, il vostro solertissimo segretario ha avuto il coraggio di fare!...

Liborio si alza, vuol reagire ma il Preside interviene, lo supplica di calmarsi anche Lui.

Il Preside - stato uno scherzo, Gmito. Tanto Scognamiglio passava lo stesso. E del resto Scognamiglio non venuto, non viene pi, ormai l'hai saputo. Amen.

Gmito - Eh, no! Con i vostri amen, domani falsificherete i verbali contro di me, mi farete dire il contrario di quanto vado predicando da vent'anni... Ed io ho bisogno invece di difendermi quando mi attaccano perch mi attaccano anche quelli che sono stati beneficati da me, e voi non potete negarmi il diritto di difendere il mio nome... Sin dal 1934 quando ho scritto che...

Il Preside - Ricominciamo con l'autobiografia, Gmito?...

Gmito - Ma chi , il solito Codino?

Il Preside - Codino non c'. Sono io,

Gmito - Non mi riconosci nemmeno pi dalla rabbia.

Gmito - Ve l'ho detto. Non lo posso ingoiare. Come pensate ch'io lo possa ingoiare? L'Accademia!... Sei stato tu, Liborio, ed ora, ora pretendereste ch'io stessi ad ascoltare le vostre insulse richieste sulla didattica del sogno culturale...

Trunz - Meglio che sentire la tua autobiografia. Ora esageri, Gmito.

Gmito - Io difendo la dignit della scuola! Difendo la mia vita!...

Liborio - Parole... (Fa un vago gesto in aria).

Gmito - Cosa?... Cosa hai detto? Parole? Sar sempre meglio dei tuoi Comitati, dei tuoi fondi segreti e pubblici con cui tu e i tuoi amici intrallazzate...

Liborio - Intrallazziamo? (Liborio scatta su in piedi).

Gmito - S, tu, n difendendo la Poesia ho mai avuto un centesimo n un premio... come te, Trunz..

Trunz - Ora ce l'hai anche con me? Ma che vuoi? Io mi faccio i fatti miei.

Gmito - Non ce l'ho solo con te, ce l'ho con

Tutti - Ingrati! Tu non ricordi pi, Pizzotti, la prima volta che sei venuto qui e non avevi studenti, che ti ho mandata mia nipote e con due bidelli supplenti hai raggiunto il minimo perch approvassimo il tuo insegnamento... Altro che disciplina del futuro... E tu Liborio, non ricordi pi quanto ti ho aiutato, e che mi hai persino chiesto il consiglio di farti crescere la barba quando dovevi vincere il Concorso... E poi te la sei tagliata. E anche tu, Preside, quanto ho fatto perch tu potessi venire qui!... Quante volte tua moglie, quella tua ambiziosissima moglie venuta da me e con lei, per togliermela dai piedi, sono stato perfino dal Ministro a dire che non era vero che eri anarchico e che garantivo io per te...

Il Preside - Anarchico, io? Tu vaneggi, Gmito!

Liborio - Io non ho mai portato la barba! una menzogna, signor scrittore dei miei stivali!

Gmito - Scrittore!... (A s) Chi pu dire di esserlo... (Di nuovo aggressivo) Ma almeno io ho avuto questa illusione, questa malattia addosso che mi ha sostenuto nella vita... E voi cosa avete? La lebbra del potere!... Meglio allora questa illusione che pur sempre era una fiamma acre, un'ebbrezza per qualcosa di nobile, di inafferrabile, piuttosto che le vostre smanie di arrampicarvi in alto per nulla... Vermi siete...

Trunz - Voi litigate, e qui sta succedendo la rivoluzione, questa volta davvero!... E siamo intrappolati qua dentro, non possiamo nemmeno uscire!

Pizzotti - Sei un bugiardo, Gmito! Non vero che io non avevo studenti!

Gmito - Bada,

Pizzotti - Oltre che ingrato, tu sei... sei...

Trunz - Bugiardo sei tu, Gmito..

Il Preside - Basta! Vi ordino di finirla. Basta! Silenzio, per carit!

Gemito - (a s). ...Povera Poesia... Ecco, tutti ti beffeggiano, ti insultano... Non ti cerca, non ti vuole pi nessuno in questo mondo... Sei come me...

Rumori e grida degli studenti ormai vicini.

Il Preside - Sentiteli i signori studenti! Sono impazienti. Abbiamo aspettato tanto noi nella vita, ma loro no. Se non li riceviamo subito, se non gli diamo ampia soddisfazione minacciano di espugnarci come la Bastiglia... Gli studenti!... sono oggi senza piet... senza piet!... Stanotte mi sono sognato i bocciati dell'ultimo anno: uno mi azzannava un braccio, e mi diceva ventuno, ventuno, dammi almeno diciotto, me lo dai diciotto? Ma che ti costa un diciottino, accidenti a te, sono tre volte che do questo esame... l'altro mi mordeva lo stinco e mi spalancava a due centimetri dagli occhi un libretto di studi largo come un messale, e un altro mi aveva addentato il lobo dell'orecchio e tirava, e infine un quarto mi stava sulla pancia gonfia e premeva, premeva... Un incubo, Dio che incubo, anche la notte!... Se non ci fossero gli studenti qui, l'ho sempre sostenuto, sono convinto che non litigheremmo mai...

I professori continuano a litigare.

Gmito - Ingrati!... A verbale quello che avete detto! Lo voglio vedere scritto!... Ingrati... Ingrati...

Trunz - E tu... tu pure lo sei. (Crolla un libro per terra).

Il Preside - Dio che Babele... Elisa!... In che pasticcio mi hai messo!... Dio, che Babele!...

Codino arriva correndo e bussa dal di fuori alla porta.

SCENA IX

Magnasco - Non posso aprile pi a nessuno. Ordine del Preside.

Codino - Ma io sono un professore! Mi riconosci s o no?

Magnasco - Certo che la riconosco, professor Codino.

Codino - E allora apri.

Magnasco - Gli ordini sono ordini. Mi dispiace.

Codino - Io sono andato al gabinetto!

Magnasco - Peggio per Lei.

Codino - Un accidenti. Io non ho il gabinetto privato come Gemito!

Magnasco - Peggio per lei.

Codino - Chiamami il Preside,

Magnasco - Non far storie, avanti. Stanno arrivando gli studenti...

Magnasco - Non sente le urla? Il Preside occupato.

Codino - Ti ordino di chiamare il Preside, Magnasco, e basta. Capito? Te lo ordino!...

Magnasco gli sbatte lo spioncino in faccia.

Codino - Ha chiuso, maledetto!... E ora che faccio? Sono tra due fuochi. E i colleghi? Il Preside, Gmito, Trunz?... Chiusi l dentro... Ancora litigano, come vivessero in un altro mondo... Che razza di famiglia... Qualche volta penso se non sia meglio che arrivi uno Scognamiglio al posto della macchina lavapensieri...

Arriva Pisu con un altro vassoio colmo di bibite. Ma fermato da Codino.

Codino - Dove vai, Pisu?

Pisu - Che ci posso fare, bevono come otri. E chi fa questo servizio? Pisu, naturalmente...

Codino - Troppo tardi. Non ti fanno pi entrare.

Pisu - E perch?

Codino - Ci hanno chiusi fuori.

Pisu - Come, anche lei, hanno chiuso fuori? Oh, Madonna mia...

Codino - Ordine del Preside. Si sono barricati dentro.

Pisu - Ma allora... la rivoluzione! (Pisu tremando fa tremare anche le bottiglie).

Codino - Non esagerare,

Pisu - Le rivoluzioni sono passate di moda, neanche gli studenti le fanno pi. Ora di moda la parola pace. La pace, puah!... Coccolano i vivi come fossero morti, come cari estinti. Vedrai. Quando arriveranno gli studenti il Preside li ricever, nominer una Commissione, conceder qualcosa...

Pisu - Gli esami come vogliono loro?

Codino - Certo! E dopo il presalario, il post-salario, e di questo passo gli daranno anche le donne in premio purch non protestino, una donna a testa a chi supera l'esame con pi di ventuno su trenta, due donne a chi... beh, non lasciamo influenzarci dal mio caro Lichtenberg che aveva abbondanza di Lolite... Tutto questo perch sia mantenuta la pace. Puah!... (Si assicura che il libretto sempre nella sua tasca. Lo posa sul tavolo).

Pisu - E per il resto?

Codino - Ah, niente.

Pisu - Cosa vuol dire niente, professore? E la macchina?

Codino - Non ti preoccupare, Pisu, verr anche la macchina. L'importante che tutto rimanga immutato in una sorta di imbalsamazione generale... Che non succeda niente!... Non per nulla le Universit le costruiscono a volte vicino ai cimiteri... Questo l'importante... e che si rimanga in famiglia, in cui naturalmente si danno tutti del tu, loro che ci tengono tanto alle distanze... Ah, la grande mafia del tu, il tu un meraviglioso passe-partout... L'importante che i professori fioriscano, come le tuberose... Peccato che poi si trasformino cos presto in piante carnivore... e che si mangino gli studenti come insetti...

Pisu - E lei? Non come gli altri?

Codino - Io non mi cibo di studenti, ecco tutto.

I clamori riprendono. Pisu ricomincia a tremare.

Pisu - Oh, Dio, qui casca tutto... Ho paure professore, ho paura!...

Codino - (afferra Pisu per un braccio). Tu nos sei un vero bidello,

Pisu - .. come io forse non sono un professore. Siamo, come dire, due transfughi delle rispettive compagnie... Del resto, j'aime les dserteurs... Tu non sei un; vero bidello,

Pisu - Senti a me. Guardati dentro, nell'anima...

Pisu - Come dentro? E come faccio?... Ah, sii forse vero. Me lo diceva sempre mio padre, anche lui bidello. Bidello una vocazione, figlio mio... come nascere sbirro ol prete... E se non ce l'hai... . Si vede che io non ce l'avevo questa vocazione... Pazienza.!

Altri terribili schianti.

Pisu - Oh, Dio, ecco arrivano! E lei dice chi non devo aver paura?... Ma come faccio? Proviamo a bussare ancora. Magnasco, apri maledizione! (Bussa alla porta con violenza pur seguitando a tenere il vassoio).

Codino - inutile, te l'ho detto.

Pisu - Non risponde nemmeno questo vigliacco. lui il vero Preside qui... Ma il primo che impiccano lui,

Magnasco - Ed ora cha facciamo?

Si ode vicinissimo lo schianto di una porta abbattuta. Codino, impressionatissimo anche lu, afferra Pisu per il braccio.

Codino - Credo che questa volta hai ragione,

Pisu - Questa volta fanno sul serio! E qui che esce magari il morto...

Pisu - Allora scappiamo, professore!

Codino - Un momento...

Pisu - Che c'?

Codino - Mi verrebbe quasi voglia di mescolarmi agli studenti, d riscaldarmi i muscoli facendo a pugni con qualcuno... (Stringe i pugni contro la Sala del Consiglio).

Pisu - Ma che, ammattito? Non pi un ragazzino lei...

Codino - Appunto: gli uomini non scappano.

Pisu - In questo momento io non sono un uomo, sono un bidello, anche se non ho la] vocazione... E io scappo, chiaro? Perch se mi afferrano, lo so io che cosa mi capita... Andiamo, non faccia l'eroe, professore! Non serve! Scappiamo, presto! (Lascia il vassoio per terra).

Codino - E per dove?

Pisu - Per le cantine, ormai l'unica via di uscita. Per questa botola, venga!

Codino - Un momento, Pisu, ancora un istante... Dimenticavo il mio caro Lichtenberg. (Riprende il libretto sul tavolo mentre Pisu gi sceso per met nella botola) Bidelli si nasce, vero, ma cattedratici si diventa. Addio, Gmito, addio Trunz, addio Pizzotti, astronauta della sociopedagogia! (La botola si chiude di colpo su Codino come una tomba).

Arrivano gli studenti e penetrano forzando la porta della Sala del Consiglio dove i professori ancora gesticolano. Magnasco e Zappulla scappano. Gli studenti vengono sul davanti, e coprono la vista dei professori, le facce rivolte verso gli spettatori o verso il podio, e rimangono immobili e, come sempre, muti.

FINE

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