I contemporanei

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I CONTEMPORANEI

Dramma in due atti

di

ANGELO ALFIERI

PERSONAGGI


PAOLO:


Imprenditore


ROSY:


Moglie di Paolo


MARIO:


Intellettuale


DINA:


Moglie di Mario: ricercatrice


DUCCIO:


Intellettuale


MAGDA:


Moglie di Duccio: archeologa


EBETH:


Domestica


GIORGIO:


Amico: filosofo


MURATORE

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La scena si svolge in una lussuosa villa nella periferia di una città di provincia della Lombardia occidentale. Ci vivono Paolo e Rosy,due imprenditori arricchitisi negli anni ottanta producendo macchine utensili. A sipario chiuso si sentono dei rumori di bagagli, sono i padroni di casa che arrivano dalle vacanze. Quando si apre si vedono valigie aperte, il contenuto sparso qua e là.

ATTO PRIMO

Scena prima

EBETH: Guarda che disordine, (si mette le mani nei capelli) una settimana di bucato, bisognerà lavarli a mano, che sozzeria e tutto(alcune camicie sono lacere) per 600 euro al mese. Stipendio da fame, certo io sono straniera, non dovrei essere qui: è vero che nessuno ci costringe, ma ci mettono nella condizione di non poterci stare a casa nostra. Il motivo è che da noi nessuno fa investimenti, io credo che ci lasciano arretrati per farci emigrare: dobbiamo venire in Europa , perché i signori non vogliono spendere soldi per mantenere i loro confortevoli agi, quando potremmo starcene nel nostro paese a prendere il sole e a lavorate nelle nostre aziende. Invece per sopravvivere dobbiamo battere il marciapiede. Non è il mio caso … ma … turismo sessuale si chiama. Comunque sia, dobbiamo lavorare sempre per gli stessi, o qui o là i padroni non cambiano. (Nel frattempo ha suddiviso le cose da lavare). Ripeto, non è il mio caso: il discorso è in generale. Parlano di democrazia, chissà che cos’è, non ho mai capito se si tratta di un imbroglio culturale o di un artificio politico per tenere sottomesso il popolo facendolo illudere di essere libero di fare i propri comodi mentre viene costantemente spiato: la scusa è per la sicurezza, non ci credo. Comunque sia io sto qua. Entrerò a far parte di questo meccanismo? (Ha sistemato le valigie in un'altra stanza, se ne vedono le estremità spuntare dalla porta).

Buio

L’indomani, pomeriggio

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ROSY: Ebeth… che nomi strani vi danno al tuo paese, mi fa senso, fa rima con ebete. Ti posso chiamare con un altro nome? (Ebeth fa segno di no). Cerca di muoverti. Stasera vengono a cena i soliti amici, prepara tutto poi ti do la lista della spesa manda Costantin al super, bada che non porti a casa schifezze: roba in scatola o altro non di marca. Io voglio solo cose italiane.

EBETH: Bene, signora (La guarda come a dire: non sono scema), per che ora vuole che prepari?

ROSY: Come per che ora? È un mese che sei qui. Lo vedi che non capisci niente! È la prima volta che lo fai? (È sgarbata, alza la voce).


EBETH:


No.


ROSY:                             Lo vedi: hai già lavato tutta la roba? Non stendere fuori perché tra


un po’ piove, poi si macchiano.

PAOLO: In questo paese piove sempre! Meno male che c’è l’Africa… nel senso che se vuoi andare al sole… Ebeth, stai attenta a quella valigia rossa, contiene oggetti sono molto costosi, se li rompi te li trattengo dallo stipendio. Mettile sulla scrivania. Scattare. (Sembra quasi che dica ciò perché il ruolo glielo impone). Dovresti già essere pratica.

ROSY: (Si è gettata sul divano). Che giornata, sai che sono stanca senza fare niente? Che viaggio di merda. Tanto valeva prendere un charter come fanno tutti.

PAOLO: Cosa dici, per i trasferimenti locali è meglio il privato, quest’anno ne sono caduti quattro, dai… charter… per i voli lunghi quelli di linea, sono i migliori, c’è gente di un certo livello.

ROSY: Per te gli aerei possono cadere tutti, basta che non sia il tuo a schiantarsi … poi … chi se ne frega … no?… Lo sai cosa ci è costato questo giretto, caro il mio industrialotto? Ho fatto i conti prima … 8000 euro, non so se …


PAOLO:


Cosa sono, li guadagni in un giorno.


ROSY:                             Sto pensando a quelli che non possono nemmeno pensare ad un


viaggio e, credimi, sono tanti. Hai visto chi c’era in hotel? I più poveri eravamo noi.

PAOLO:                         Stai attenta che adesso devo fare le vacanze in convento perché

c’è gente che non si può permettere? … Non me ne frega niente, lavoro come una bestia tutto l’anno.

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ROSY:                            Quale anno? Siamo sempre in giro.

EBETH: (Entra con una borsa). Signora devo uscire per la spesa, Costantin non sta bene, ha stortato un piede mentre portava fuori i rifiuti. Vicino al cancello le pietre sono sconnesse.

PAOLO: Non sta attento: adesso lo devo pagare per non far niente quello li. Cosa credete che i soldi sono appesi alle piante? Voi … da dove vieni? … Siete di ossa deboli o è tutta messa in scena per scroccare elemosine?

EBETH: Non credo che abbia fatto apposta. I prodotti che mi ha chiesto, per esempio le ostriche, al banco non ci sono più, forse le trovo surgelate, le prendo lo stesso?

ROSY: Non potevi uscire prima? Prendile ci penso io. Vai, muoviti. (Al marito). Ti piace, la guardi con degli occhi. Sembra che non hai mai visto una donna!

PAOLO: Smettila, scema … per me ci sei solo tu. Ebeth, compra un po’ di aragoste. (Ebeth era già uscita). Non cominciamo la solita solfa.

ROSY:                             Vado in camera, sono io che non voglio incominciare una

discussione assurda a base di: è colpa di quelle là, di quella lì … è stata lei, è stato lui

…Homo femmineus. Stai ben attento a quello che fai.

PAOLO: Che scassatrice! Si è messa in testa che le donne mi corrono dietro così …(Si mette a leggere, suona il telefono). Ecco, aereo precipitato nelle Filippine, poteva essere il nostro. Porca miseria prima o poi veniamo giù. E vai di qui, e vai di là … il mio terrore è proprio quello di cadere … ho il terrore. “Pronto … ah, ingegnere ... dica … sì, ieri … è stato divertente, anche se ho visto posti che sinceramente trovo strani, gente strana, sempre in mezzo ai piedi … comunque… io vado per le donne, anche se, devo dirle, che ormai guardano da un’altra parte … non me ne frega niente dei musei … dei negozi … sì, sì, uno da una parte e uno dall’altra

…come fanno tutti … Già, adesso mi sta accusando di correre dietro alla cameriera. Si, ci vediamo domani in ufficio … speriamo, è un affare da un milione di euro, portiamolo in cascina … e bisognerà barcamenarsi, un po’ in nero , mi capisce , … estero su estero … questi qui preferiscono darti un pacco di soldi: glieli danno direttamente all’autista, ci pensa lui … sì … a domani”.

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Buio

Scena seconda

Si sentono voci venire dalla sala da pranzo mentre è in scena Ebeth. Dopo cena, entrano tutti, si siedono un po’ da tutte le parti.

EBETH: Che disordine, tutti che mangiano mentre io … quasi mi fanno fare la fame perché dicono che per lavorare bisogna stare leggeri. Mangio da sola in cucina. Per non sporcare i piatti, dicono che si contaminano, non so che cosa vuol dire ma … mi danno panini, sono più veloci … noi immigrate siamo delle piccole cenerentole, la fiaba la conosciamo anche noi … sottosviluppati: non credete … i libri girano anche nelle favelas. (Tutto questo lo dice mentre spolvera). Fra un po’ arrivano e siamo da capo, mi tocca ripulire … fortunatamente mi aiuta Costantin, di nascosto … arrivano i padroni … se mi trovano qui dicono che li sto spiando. (Esce).

MARIO: (Entrano gli ospiti). Ottima cena, roba fine. Non vi lasciate mancare niente! Racconta, come è andata, il tempo, bello. Noi ci siamo divertiti un sacco senza spendere chissà che: io e Dina ci accontentiamo di poco. Sai com’è o tempora o mores.

PAOLO: Rosy, porta qui quegli oggetti che abbiamo preso per loro. Vi ho portato delle cosine … roba di classe, per voi intimi.

ROSY: Sì padrone, oh, mi comanda a bacchetta … schiavista … (Torna con delle cose). Ecco… sono belli, soprattutto sono costati tanto.

DINA:                             Grazie. (Li osserva attentamente mentre le altre le depongono sul

tavolo). Sono cinesi, guarda, made in…no, non si capisce…nemmeno cinesi, doveli avete presi in aeroporto, alla Malpensa?


ROSY:


Deficiente, che figure mi fai fare. (Li controlla anche lei).


PAOLO: Cosa dite, aeroporto, li ho comprati in un negozietto di Lima, un specie di antiquario. Ho girato per ore mentre tu eri in spiaggia.

ROSY:                            Un antiquario di merda. Credimi Dina, non si può fargli fare


niente, lo fanno su come un cretino, hai ragione tu … lo sapete quanto li ha pagati? 1400 euro. Fanno bene, quando trovano un ciula.

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MARIO:                         Fate vedere (ride), è capitato anche a me a Tunisi, anni fa, mi

hanno rifilato una borsa di Armani per 25 dinari, pensavo di aver fatto un affare ma…

DINA: A sì, lo dici adesso? Per venticinque dinari compri le caramelle e io sono più fessa di te, sono andata in giro a farla vedere a tutte. Mi sembravano un po’ scettiche, pensavo che fossero invidiose ma adesso. Te la farei mangiare. Mi avranno presa per una povera scema. Madonna che figura!

DUCCIO: (Fino ad ora è stato a sentire). Che problemi ti fai, magari è veramente originale, che ne sai? Mario l’ha fatto in buona fede, lo avranno fregato.

DINA:                             Non l’hanno fregato, sono più furbi di noi.

MAGDA: Non mi dite che in Italia i commercianti quando vedono uno straniero non fanno così? Provate ad andare in piazza San Marco o a Firenze o a Roma: una bottiglietta d’acqua 15 euro. Io ho pagato un cono gelato quattordici euro a piazza San Pietro. Quindi, prima di dire che se ne approfittano, andateci piano.


PAOLO:


C’è differenza. Andiamo!


ROSY:


Voglio vedere dove vai a parare.


DUCCIO:                      Dai, non ne facciamo una tragedia, vai in uno di quei negozi di


lusso, dove per entrare devi inserire la carta di credito nella fessura della porta, se è piena di soldi entri sennò la porta non si apre e il proprietario di fa capire: “ eh, mi spiace” . Li ne compri una originale … forse … e … buonanotte.


MAGDA:


Certo che ci facciamo dei problemi, boia cane. (Entra Ebeth).


EBETH:


I signori hanno ancora bisogno o mi posso ritirare?


ROSY:


Vai pure, ci penseremo domani. Hai steso i panni?


EBETH:

cosa devo fare?


Non ho ancora finito di lavarli signora. C’è della roba stracciata,


ROSY:


Stracciata, strano: buttala!


DUCCIO:

viene?


Sarà il risultato di qualche notte brava … Che bella che è, da dove


PAOLO:


Ma, da … non lo so … da un paese del centro America, boh!


DINA.


Come, prendete una cameriera senza conoscerne la provenienza?


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PAOLO: Ce l’hanno consigliata alcuni conoscenti, è stata molto tempo da loro poi ha voluto andar via e me l’hanno spedita qui. Non ho mai capito il perché, non so nemmeno se ha il permesso di soggiorno. Rosy, bisognerà chiederglielo.

MAGDA. Noi questi problemi non li abbiamo, possiamo mantenere solo noi stessi coi soldi che ci dà lo stato. Fortunatamente diamo qualche lezione privata ai figli somari dei ricchi, altrimenti …


DUCCIO:


Ah sì, non c’è tanto da sfogliare verze, come si dice qui da noi.


ROSY: Non mi fare sentire in colpa ... (Cerca di cambiare discorso). Diteci del viaggio, dove siete andati in fin dei conti?


DUCCIO:


A Rimini.


PAOLO:


A Rimini? (Sobbalza sulla sedia come se fosse uno scandalo).


MAGDA:


Perché è proibito? Che domande sono?


ROSY:                            Non ti riconosco più, ma se fino a ieri andavi chissà dove ... non ti


offendere ... vorrà dire che incrementi l’economia locale. Ce n’é tanto bisogno, in questi tempi di crisi.

MARIO: Non vi sembra di uscire dal seminato: siamo venuti per raccontarci le avventure, Rimini, Lima, Canicattì , che differenza c’è?


PAOLO:


C’è differenza, credimi.


MARIO:                         Non la vedo, si possono fare  esperienze incredibili anche nel


giardino di casa, dipende dal punto di vista, dalla cultura: veder camminare un insetto può essere un avventura affascinante … sinceramente non vi capisco!


ROSY:


Hai ragione, scusalo, è peggiorato in questo periodo.


PAOLO:

come diciamo noi!


Che peggiorato, siete voi che confondete le palle con la cervella,


DINA:                              Ho portato delle foto. Non ho la videocamera, lui non la vuole. (Le


distribuisce). Certo chel’Egittoè il paese più bello del mondo. Pensate che tutto ècominciato da lì. Chi va in Egitto fa il bagno nelle origini.

PAOLO: Sei sicura, ci sono solo sassi. Quando arrivi ti corrono dietro centinaia di bambini, non ti lasciano respirare porca miseria! Non sopporto questo

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modo di fare, qui da noi non ti corre dietro nessuno, il turista viene, vede, compra, e se ne va.

DINA: Sassi ... Adesso ci sono i sassi, pensa a 4000 anni fa quando Roma, Atene, Gerusalemme non c’erano ancora, l’Egitto dominava il mondo antico.

MARIO:                        Noi italiani pensiamo di avere inventato il mondo: non è così, ce

lo fanno credere i politici per farci sentire i primi della classe quando siamo quasi gli ultimi, credetemi: ragioni di stato. Ci dicono che abbiamo il quaranta per cento dei beni culturali … in rovina forse. Ma quando mai!


PAOLO:


Sei un disfattista.


MARIO:


Allora perché vai in ferie all’estero? Stai in Italia… ti contraddici.


PAOLO:


Non è questione.


MAGDA: Voi andate all’estero non certo per un fatto culturale, per conoscere la gente: andate al mare ... a questo punto va bene anche Rimini! Città romana, tra l’altro.

PAOLO: Oh! Professoressa, io vado a divertirmi e basta. Cosa me ne frega dei romani, ce ne sono già in giro milioni.

DINA:                             Non è questione di essere professoressa, io credo che bisogna


unire l’utile al dilettevole quando si va in vacanza: visto che non si può fare molto di più di un giretto all’anno, e andare è già un lusso … il bello è tuffarsi in mezzo alla gente, stare con loro, cercare di capire cosa dicono …

ROSY: E farsi rubare tutto. Tu sei antica, cosa me ne frega delle piramidi, per me possono anche crollare, cosa cambia. Il mondo non è fatto solo di sassi impilati.

MAGDA:                     Beh ... hanno il loro fascino. Io sono un’esperta, trovo le parole di

Dina interessanti. Non è questione di sassi. Napoleone quando arrivò in Egitto disse “quaranta secoli di storia ci guardano dall’ alto di questi colonne”. Rimase folgorato anche lui, pensate, un conquistatore, folgorato dalla maestosità dell’Egitto.


PAOLO:


Napoleone è morto.


DUCCIO:                      Certo, l’Egitto è tutto per noi studiosi, è vero, le nostre origini non


partono dalla Grecia, pensate che Platone andò in Egitto a discutere coi saggi come Solone prima di lui. Molti dei principi religiosi sono nati in Egitto e ce li portiamo

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addosso tutt’oggi: è attraverso il sincretismo che le pratiche religiose sono giunte fino a noi, ad esempio, molti dei vangeli apocrifi, per non dire quelli buoni, sono stati trovati in Egitto. Leggete i saggi di Filone, di Clemente. Approfondite e vedrete.

ROSY: (Rosy non sa che pesci prendere). Ho mandato via Ebeth ma … volete qualcosa da bere? (Alcuni fanno cenno di si).


DINA:

trae delle


Non vorrai mica svegliarla? Ci penso io. (Apre un mobiletto e ne tazze lussuose). Rosy, non ti capisco più.


ROSY:                            Nemmeno io: si vede che non hai la domestica. Sono abituata a


farle fare tutto … da quando c’è questa Ebete … sai che mi sto impigrendo in una maniera … mi sa che dovrò andare in palestra prima o poi.

MAGDA: Tu pensi che avere la domestica del terzo mondo sia segno di superiorità sociale?


PAOLO:

forse?


Per me sì. Non vedo dove sta il … non so come dire … il peccato


DUCCIO:                      Peccato: i peccati, ammesso che si possano chiamare così alcuni


fenomeni che riteniamo anormali secondo convenzione sociale, sono semplicemente dei reati punibili con le leggi che ci siamo dati: quindi ti devi chiedere se non hai commesso un reato piuttosto! ... Non sono certo i soldi a dare diritto a tutto.

DINA: Sono perfettamente d’accordo con te. Rosy, mi sembra che la tratti un po’ male la tua domestica?

ROSY: Cosa dici … la tratto … le do 600 euro al mese più vitto e alloggio, cosa vuoi?

MARIO: Tira su di più a fare l’elemosina per strada .Quante ore le fai fare 12, 13? Le fai raccogliere anche il cotone?

PAOLO:                        Fa quello che vuole, non la controlla nessuno, non siamo mai a

casa. (Suona il telefono è Giorgio l’amico di tutti).

ROSY: “Pronto, ah Giorgio,vieni, siamo tutti qui … è tardi, sono le dieci” … arriva. Ci racconterà delle fesserie che ha fatto quest’estate.

PAOLO:                        Arriva il comunista! Tutto sbagliato … ora c’è il comizio. Ti giuro

che se comincia … ha di quelle idee, non siamo più nel ventesimo secolo…

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DINA: L’ho visto poco prima di partire dopo parecchi mesi, pensavo che fosse scomparso. Ormai anche lui è diventato borghese. Va in giro con una moto da

…chissà quanto costa. Mi ricordo quand’era giovane, nel partito faceva di quei discorsi: grande cultura.

MAGDA: Me lo ricordo. A scuola era il migliore. Secondo me sarebbe potuto diventare un politico in gamba … in gamba, non so se mi spiego. Non si è mai lasciato corrompere! Sapeva lottare alla pari coi professori, a volte li superava in dialettica, una volta ha zittito la Mascheroni, che figura! Sono arrossita io per lei.


ROSY:


Dovevi sposare lui.


MAGDA:                      Dal punto di vista della cultura sì, però non c’è solo quello in un


uomo. Insomma, come si dice, l’occhio vuole la sua parte.

DUCCIO:                    Grazie tesoro di avermi preferito al gigante dell’ideologia!

PAOLO: Meno male Magda, detto da te. (Arriva Giorgio,si sente una gran frenata). È lui,il vizio di frenare all’ultimomomento non lo perderà mai. Madov’era, qui vicino? È già arrivato! Anche i comunisti hanno il telefonino ... Rosy, hai lasciato il cancello aperto? Menomale che abbiamo la pavimentazione sennò ti portava via tutto il ghiaietto. (Scampanellata, Rosy va ad accoglierlo, Giorgio entra con un casco da moto).


ROSY:


L’ho aperto adesso, no?


GIORGIO:


Salve a tutti, meno che a te. (Indica Paolo).


DINA:


Sei in moto.


GIORGIO:


No! Ah, il casco, lo metto per far scena.


MAGDA:


Con chi devi fare scena?


GIORGIO: Con voi, boccaloni … vedete, l’uso della maieutica vi scombussola ancora … allora, quando siete arrivati?


PAOLO:


A chi lo dici, a me, ieri sul tardi, loro ieri credo.


GIORGIO: Magda, come sei bella, sei sempre più giovane, queste due sono delle befane impiastricciate con cerone.


DINA:


Parla per te, vecchia mummia socratica.


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ROSY:                            Senti questo: il bello è che non si può neanche sparlare di sua

moglie: non ce l’ha più.

GIORGIO:                  Lo vedi che vantaggio, due figli e nessuna moglie, è la legge

dell’opportunismo al contrario: cose da comunisti! Non potete capire! (È molto autoironico).


PAOLO:


Se sei venuto per tenere un comizio elettorale vado a letto.


GIORGIO:                    Non sarebbe una brutta idea! Dai, raccontate le vostre avventure


amorose di questa pazza estate tropico-equatorial-borghese. Volete sapere dove sono andato io?


PAOLO:


A casa a rompere le palle a qualche condomino.


GIORGIO:                  Sbagliato. A Gerusalemme. Certo non sono andato per il mare o i


pompelmi. Ascalona, Masada, Fortezza Antonia, non vi dicono niente? Cerchiamo di vederci chiaro, il contesto storico si esamina sul posto, non solo sui libri, potrebbero essere stati falsificati dalle traduzioni. Magda, tu dovresti saperlo! Vacanze culturali cazzo, voglio conoscere il mondo attraverso il sapere degli altri popoli. Noi giudichiamo in modo superficiale, anzi, non giudichiamo affatto, che è meglio … dai tirate fuori ste foto, col mare più tropicale che c’è … morite dalla voglia di mostrare quanti soldi avete speso.

DUCCIO: Guarda che non c’è più nessuno che fa viaggi di questo genere. Gli anni sessanta sono finiti. Cosa c’è rimasto da sapere? I giochi sono fatti caro il mio bel filosofo.

GIORGIO: Quali giochi? Proprio tu lo dici, dovresti spingermi oltre, il mio sapere è limitato. Sai che il sistema di diffusione della conoscenza occidentale è il più falso che si possa immaginare, è frutto di grandi manipolazioni. Siamo rimasti in pochi a tentare un’interpretazione alternativa della realtà. Non ci fermiamo al decotto massmediale, è impostato per i creduloni, per favore.


ROSY:


Filosofo, i tuoi figli a chi li hai lasciati, al mago di Oz?


GIORGIO:


No alla fata turchina.


MARIO:


Certo che di cazzate ne spari ancora e belle grosse.


GIORGIO:


Chi … io … Li ha tenuti Orsola, per quindici giorni.


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MAGDA:

se ne frega.


Tua moglie la tiri fuori quando ne hai bisogno? Durante l’anno chi


DUCCIO: Non è vero, li ho visti insieme un po’ di tempo fa, scusa ma non avevi intenzione di ritornare insieme?


GIORGIO:

separazione.


Sì, stiamo tentando. Tenete presente che l’ha voluta lei la


MARIO: Per forza l’hai tartassata per otto anni. Abbandoniamo per un istante le questioni fondamentali dell’esistenza per dedicarci alle nostre frivolezze?

ROSY: Dai, fuori ste foto. (C’è un putiferio, gridano, tant’è che la domestica entra a vedere).


EBETH:


Signora, è successo qualcosa?


PAOLO:                         Torna a letto, non ti riguarda: sono cose nostre, ti impicci di tutto


…vai a vedere se Costantin sta bene! Domani ci sono da fare dei lavori in ditta, ho bisogno di lui, dai. (Esce). Dov’era? Come ha fatto a sentire?


ROSY:


Lo dici a me? Che ne so. Sarà stata in cantina …


DUCCIO:


Sfruttamento totale! Bravo, Paolo, sei migliorato.


PAOLO:


Cosa volete, lo pago … e bene … più di questa …


GIORGIO:                    Dai, padroncino, non vorrai passare alla storia come un parvenue.

Lasciaci credere che ti sei fatto da solo “self  made man”.

PAOLO:                        Non tirare fuori le tue cazzate inglesi, non lavoro certo per


beneficienza, quello che guadagno me lo sudo… quello che lavora di più sono io in azienda.

DINA: Cosa fai, il ragioniere o l’assistente del ragioniere, o l’assistente dello scaricatore di casse o di nessuno?


ROSY:


Basta, ci manca di litigare adesso, per ste cose da nulla.


MARIO: Da nulla mica troppo, io, ad esempio, non riuscirei mai a comandare una persona in questo modo, scattare, vai …

PAOLO:                         Ti abitui, a poco a poco fai il callo, tieni presente che questi qui, a


casa loro, non fanno in cazzo tutto il giorno: devono essere comandati a bacchetta se vuoi che rendano. Hanno la tendenza a perdersi in un bicchiere d’acqua.

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GIORGIO:                  Mentalità coloniale, vedo. Io mi comporterei in altro modo,

cercherei di imparare da lei la lingua per esempio, le sue usanze, che ne so…

MARIO:                        Sì è vero, la crescita culturale avviene con l’interscambio non

certo con la fustigazione ideologica: noi occidentali non siamo i depositari della cultura universale, siamo i depositari della falsità storica, voglio dire, abbiamo adeguato i canoni a nostro vantaggio, hai ragione quando dici che i testi possono essere stati falsificati!

MAGDA: Nelle mie ricerche ho trovato effettivamente delle aberrazioni, ma, non tanto gravi da comprometterne completamente il significato intrinseco … anche se …

PAOLO: Non vi capisco, sputate nel piatto in cui mangiate. Siete cittadini europei o no? Qualcuno dovrà pur comandare ‘sti … pezzentoni … del resto la schiavitù esiste ancora, prendete i miei dipendenti, cosa sono? Schiavi con la macchina di lusso, la televisione al plasma … che ne so. La schiavitù è proporzionale ai tempi. Al tempo dei romani gli schiavi lavoravano la terra e venivano bastonati. Oggi il bastonamento è psicologico ... lavora o ti licenzio, è un deterrente formidabile

…basta non farlo sapere.


DINA:

Perù.


Non ci sto a questo discorso, dai, vediamoci questi filmati del


ROSY:                             Forse è meglio. Stiamo prendendo una brutta piega: questi discorsi


fateli a casa vostra, ci mettete in imbarazzo. Vorrà dire che faremo della beneficienza, contenti?

MAGDA: Non è con la beneficienza che si risolvono i problemi, credimi. Il discorso è in generale, non ti vogliamo mica mettere in croce, siamo amici da cento anni, figurati …

MARIO:                        Ma sì, dai … godiamoci il nostro benessere occidentale fin che

c’è. Lunghe ombre si addensano all’orizzonte … qualcuno in passato lo aveva paventato … e non era nemmeno un ideologo. (Fa delle citazioni velate).

MAGDA: Ab omni colluvione, peregrini ac servilis sanguinis incorruptum servare populo et civilitates. Dobbiamo riassumere in questo modo o ci sono alternative?


MARIO:


Ben detto, Magda.


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PAOLO: Se ci fai capire anche a noi poveri ignoranti è meglio! Non avrai preso il vizio di parlare in latino anche tu adesso? Già ce n’ho uno in ditta che mi sfotte, è un arabo, parla in latino, in greco e in italiano meglio di noi … dev’essere un dottore … qualche giorno lo licenzio. Gli faccio vedere chi comanda.


DINA:


Perfetto! È giusto quello che ha detto Magda.


MAGDA: Potremmo andare avanti per giorni: sarebbe inutile, ognuno resta delle proprie idee, mi sembra giusto dopo tutto.

PAOLO:                        Adesso vi voglio raccontare quello che mi è successo in hotel,


tanto per stemperare le nubi che si addensano all’orizzonte, non mi va di buttarmi in una discussione che non porta da nessuna parte. Lo sapete chi ho incontrato? Il signor Pasquetti, quello che abita in fondo alla strada.


MAGDA:

Pasquetti?


Incredibile, chi l’avrebbe mai pensato? Chi sarebbe questo


ROSY:                            Ma sì, non lo conosci? Quello delle piastrelle artistiche, quella


fabbrica di ceramiche che ha licenziato tutti al rientro dalle ferie, hanno spostato i macchinari all’estero.


DUCCIO:


Sì, gran dritto, soprattutto un vero signore.


PAOLO:                        Insomma, stavo dicendo, una mattina … erano le dieci, lei era già


in spiaggia da ore, come tutte le donne; mi avvio verso la spiaggia e mi sento chiamare, mi giro, non c’è nessuno, riprendo il cammino e ancora: Paolo, Paolo. Guardo in alto e …vedo questo qui che si sbraccia come un dannato. Mi fermo un attimo e mi dice che alla sera stessa c’è una mega festa in hotel. Di tutte le cose che poteva dirmi, non so, cosa ci fai qui … questo mi va a dire …

ROSY: Ah! Come mai non ne ho saputo niente? Non potevi dirmelo? Mi sono portata degli abiti firmati per quello … sarà stata quella sera in cui mi hai spedito in paese con la scusa dei ricordini per tua madre.

DUCCIO: Grande stima: Paolo ti sei messo in croce da solo, non venire a dire poi che siamo noi che …

MAGDA:                      Non credo che Paolo sia così cretino da uscirne adesso con questa

storia se non fosse una cosa innocente, via.

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PAOLO: Finalmente una che capisce le cose, Rosy, smettila di pensare che io ti tradisca. Non è vero! Prima mi ha accusato di correre dietro alla cameriera, ma quando mai.

DINA:                             Paolo, non fare queste porcherie con la mia migliore amica perché

…mi sentono fino a Milano.

GIORGIO: Ce n’è per un bel romanzo piccolo borghese, ci penso io. (Si mette a declamare). Sul finire del primo decennio del XXI secolo una famosa coppia diimbecilli si trovò coinvolta in una vicenda sentimentale dai contorni misteriosi: tutto avvenne in un lussuoso hotel dei mari del sud. L’intricata vicenda ha occupato le pagine dei più importanti rotocalchi del mondo ed ora appare in un romanzo che, a dire della critica, sarà un successo strepitoso … Ma fatemi il piacere. (Tutti applaudono). Vediamo‘sti film.

ROSY: Scherzate pure, se scopro qualcosa vedete dopo che romanzo salta fuori. Il più grande best seller di tutti i tempi!


MAGDA:

donnaiolo.


Rosy, vieni fatti abbracciare, hai sposato un bruto. Ricco e


PAOLO:


Continua, continua a sobillarla, poi me le devo vedere io.


MARIO: Scusate se insisto ma siamo venuti per le foto o cosa? C’è tempo per le questioni tradimental-amorose di primo millennio. Sono due mesi che non ci vediamo, ci siamo dati appuntamento per un interscambio culturale e stiamo litigando per questioni personali. Ci troviamo, diciamo così, nell’arena di qualche programma televisivo del cavolo e … sotto.

DINA: Dai, racconta di quella serata Paolo. Sono curiosa: devi sapere che dove vado io non succede mai niente, vero Mario.

MARIO: Ah sì, non succede mai nulla, a volte non troviamo nemmeno l’albergo, pensa che una volta ci siamo persi in riva al mare. Per ubriachezza, è logico!

PAOLO:                        Allora, questo Pasquetti è un donnaiolo incallito, gli basta una

gonnellina ed è già in tilt. Mi ha voluto trascinare per giustificarsi con la moglie, ecco perché mi ha suggerito di spedirvi in paese.


ROSY:

frega …


E tu subito gli hai dato retta, tanto la frescona è scema … chi se ne


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GIORGIO: Chissà perché a me queste vicende non capitano mai, non è che sono rimasto agli anni della assoluta fedeltà coniugale?


PAOLO:


Parli proprio tu che sei separato?


GIORGIO: Non certo per tradimenti, è stata una questione ideologica che ci ha spinto, tant’è che ci stiamo per riunire, come vedi non c’entrano le donne.


MARIO:

profeta in patria.


La certezza assoluta non ce l’abbiamo? Tu dici così … nemo


PAOLO:                        Continuate a parlare in latino, mi sembra di stare a scuola, cazzo.


Allora posso continuare? Arrivata sera vengo raggiunto da una telefonata del Pasquetti che mi dice di tirare fuori il vestito più bello che ho. Scendo nella hall e mi trovo circondato da femmine favolose, non ne ho mai viste cosi. Oh! Mi sembrava di stare sull’olimpo. Sapete no ... Era, Diana …


ROSY:


Era … ora è il momento delle bastonate.


PAOLO:                         Allora, Rosy, lasciami finire, no … Perché la Ebete dorme, sennò


mi accusa di correrle dietro tra l’altro … arrivata una certa ora ad un segnale convenuto vedo che corrono fuori, dico, che cosa c’è … esco, saranno scemi questi? Era un gioco di società … bisognava corrersi dietro e cercare di prendere la moglie di qualcun altro per portarsela a letto, o a far finta di farlo insomma ... allora capii perché Pasquetti mi suggerì di mandarvi altrove. Tutto qui. Un gioco per dementi.


ROSY:


E tu ci sei cascato … e ti sei spupazzato qualcuna.


PAOLO:


No, mi sono rotto le palle se proprio lo vuoi sapere!


GIORGIO:                    Noi italiani non cambieremo mai: la mamma e le mogli guai a chi


ce le tocca. Meglio tenerle al sicuro. Per quel che mi riguarda la serata finisce qui, domani mi devo alzare molto presto.

PAOLO: Non vuoi sentire come va a finire … sono appena le … è quasi mezzanotte però … vorrà dire che ci diamo un altro appuntamento. (Si salutano e Giorgio esce). Voi restate ancora unpo’?

MAGDA: Andiamo anche noi, fra tre giorni inizia la scuola dobbiamo preparaci. Devo ancora preparare il piano di studi per i neo iscritti.


DINA:

escono).


Senti, Rosy, ci vediamo uno di questi giorni. (Si salutano tutti ed


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Scena terza

Il giorno dopo, mattino

EBETH: Ci siamo, tutte le volte un macello, se rompo qualcosa chi la sente: li rompe lei bene ne compriamo un altro, erano vecchi, li rompo io, son nuovi, te li faccio pagare. Ho sentito più parolacce qui dentro in un mese che in tutta la mia vita. Gli altri padroni non erano così. Il signore era un po’ smanaccione, gli piaceva un troppo toccare … è per quello che sono andata via. Noi immigrati abbiamo diritti scritti nel vento, alla prima folata volano via … fagli capire che non mi doveva toccare , no, si sentono in diritto di usarti … basta mi fermo un poco. Sono già distrutta. (Suona il campanello, è Giorgio). Signore buongiorno, se desidera Paolo, deve aspettare. Non c’è.

GIORGIO: Ho bisogno di te Ebeth. Non vorresti lavorare per me? Ho bisogno di una baby sitter, ti pago bene, 1200 euro al mese … in regola, s’intende. Lascia questi matti, ti sfruttano e basta.

EBETH: Non posso, mi hanno fatto firmare un documento, non ho capito bene che cos’è … dev’essere un impegno per dieci anni.


GIORGIO:


Ci penso io, fammelo vedere, andrò ad informarmi.


EBETH:


Ce l’hanno loro.


GIORGIO.                  Capisco: pensaci, ho molta fretta, mi faccio vivo io. (Si mette il


casco e se ne va, poco dopo entra Rosy con il borsone da palestra).


EBETH:


Che furia … e chi se l’aspettava da questo? … Però?


ROSY:                            Che faticata, Ebete, porta via sta roba da lavare. Io ti cambio il

nome, non posso chiamarti così: ti chiamerò … Liù.

EBETH:                          Come crede, signora, però non è giusto. Nel mio paese è il nome


tipico che danno alle donne di un certo livello. Le donne di un certo ceto sociale si chiamano così.

ROSY: Mi vorresti far credere che sei nobile? Se è così cosa sei venuta a fare qui in Italia, ad aumentare il casino?


EBETH:


Ha ragione lei, sono una poveraccia. (Torna anche Paolo).


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PAOLO: È pronto da mangiare? Spero solo che tu non abbia fatto qualche esperimento etnico come l’altra volta. Basta! (Esce Rosy, Paolo si guarda intorno). Ebeth, vieni qui, è per te, un regalino, però tu stasera ... eh … hai capito, la Rosy va dalle amiche, siamo soli … sei bellissima, sei una dea …

EBETH: Cosa dice, non incomincerà anche lei con questa storia dei regali come quell’altro. Se ci scopre sua moglie io perdo il posto.

PAOLO: Macché posto, tu ci guadagni. In Italia la vita costa cara, non si può vivere con 600 euro. Fidati di Paolino tuo. Sono qui apposta!

ROSY:                            Apposta per che cosa. Ebeth, dimmi che ci ha provato. (Ebeth

diventa paonazza): ci ha provato. Poi non è vero che le corri dietro. Quante camerieredevo cambiare in un anno?

PAOLO:                        Finiscila!

(Vanno a pranzo, primo pomeriggio, entra Dina a salvare la situazione).

DINA:                             Tesoro, ero in strada e sono venuta, guarda che avevi il cancello

aperto: dai andiamo a fare un giro in centro, sono libera. Ho appena terminato una ricerca su degli oscuri personaggi del medioevo e ho voglia di svagarmi un po’. Quando la pubblicano te la faccio leggere .

ROSY: Lo sai che non capisco niente di quelle cose lì. (A Paolo). Il cancello l’ho lasciato aperto perché arriva il geometra per le misure.

PAOLO: Dina, cosa ci fai qui? Portala via per un paio d’ ore, tanto oggi non aveva niente da fare in ditta!

ROSY: Porta fuori la scema, tanto lui fa il cretino con la serva … deficiente che non sei altro!

EBETH: Signora, esco con Costantin a sistemare il giardino, se dovesse avere bisogno sono in fondo al vialetto.


ROSY:


Vai dove vuoi, non sei alle mie dipendenze. Crepa.


PAOLO:                         È gelosa come non so cosa, vede il tradimento dappertutto, Dina,

aiutami tu: riconducila sulla retta via.


DINA:


Sì, quella di Damasco!


ROSY:


Verrà il giorno che ti scoprirò, poi saranno cazzi amari.


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DINA:                             Dai andiamo, ho visto delle belle cose in un negozietto fuori

mano: ci rifacciamo il guardaroba. (non è vero vanno in una prestigiosa boutique,escono tutti, rientra la cameriera).

EBETH: Che fatica pesa più l’attrezzo di me. Non ho ancora capito per che cosa sono stata assunta, massaia, giardiniera … amante? Certo che i ruoli in queste democrazie sono molto confusi … bisogna saper fare tutto: gratis naturalmente. Come sotto dittatura. Forse trattano così gli stranieri, tanto non possono reagire, altrimenti filare. Dovrò informarmi presso qualche sindacato, tanto per avere le idee più chiare … dovrei chiamare mia mamma. (Prende il telefono, lo rimette giù). Se mi scopre chi la sente quella lì. Una telefonata saranno dieci euro, me li scala. Quasi mi conviene accettare il lavoro di quel tipo li, 1200 euro. È uno stipendio da Re. Potrei mandare qualcosa a mia mamma, sarebbe contenta … un po’ di dollari ... Non ne ha bisogno … però viene a sapere che guadagno bene … non me ne manda lei. (Esce, qualche ora dopo, tornano le signore).


ROSY:

rebelotto


Che meraviglia, non dire niente a nessuno perché va in piedi un di quelli giusti. 4000 euro di vestiti.


DINA:


Non diciamo niente neanche a Magda?


ROSY:                             Per carità, lo verrebbe a saper subito. Fa la spia. Ebeth, dove sei.


(Arriva trafelata). Quando ho bisogno non ci sei mai, porta di là i vestiti, guarda chesono nuovi, sta’ attenta. (Li porta via, ma inciampa in uno di loro). Lo sapevo: maldestra che non sei altro. Lo vedi come fanno. Ti punirei.


DINA:


Guarda che non ha fatto apposta , sarei caduta anch’io: tocca terra.


PAOLO:


Bricconcelle, dove siete state, a sbattere via un po’ di soldi?


DINA:

sumus.


Ha ragione Mario, finché dura: Gaudeamus igitur juvenes dum


PAOLO:


Buonanotte: non sono della Juventus. (Dina ride).


DINA:                             Vado, sono uscita coi mezzi, arriverò alle otto, preferisco che


Mario mi trovi a casa, dobbiamo andare da sua madre, è molto anziana. Quando mi vede è contenta, vede in me la sua povera figlia. Mi fa tanta tenerezza.


EBETH:


Signora è pronto in tavola.


ROSY:


Resta a cena.


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DINA:                             Non posso davvero, sarà per un’altra volta. (Escono tutti).

Scena quarta

La sera dopo cena

Entra Ebeth, sta telefonando con un cellulare, non si capiscono tutte le parole.

EBETH: “Bene, estoy al servicio de un otra segñora ... mi mancano pochi esami, lavorare e studiare è faticoso, ci metterò il doppio del tempo … ciao, mamma, costa troppo la telefonata, è un quarto d’ora che stiamo parlando … ciao.” (Tutto questo lo fa come di nascosto).

ROSY: Vai a sparecchiare: abbiamo fretta, ricordati che la lavapiatti è rotta. Fai a mano. Ricordati di far portare le valigie in magazzino, dillo a Costantin.


PAOLO:

portale tu.


È in azienda, non sarà qui prima delle ventitré. Non pesano:


ROSY:                             Vai a prendere la posta, mi sembra di avere visto della roba. Sarà


una raccomandata. (Ebeth è entrata con delle lettere che precedentemente aveva messo su di un vassoio).


PAOLO:


Cosa sono?


ROSY: Multe, telefono e agenzia delle entrate … hai firmato. (Ebeth fa cenno di sì). Allora le paghi tu.


PAOLO:


Smettila, lasciala stare. Vai di là tu.


ROSY:                             Ah, eccesso di velocità, sono di un mese fa: eravamo chiusi. Chi le


ha prese, è la targa del camion grande e di quell’altro … non stanno attenti … che bisogno c’era di correre così.

PAOLO: Avranno consegnato all’ultimo minuto prima di chiudere, hanno fretta di andare in ferie. Noi siamo tra i pochi che danno un mese intero. Devono prendere il treno o la nave. Qualche straniero fa in tempo a tornare a casa.

ROSY:                            Sì, ma qui sono 800 euro.

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PAOLO: Falle pagare a loro, parla col commercialista. (Ebeth ha sentito tutto e si mette a piangere).


ROSY:


Beh! Ti duole qualcosa?


EBETH:                          No signora, piango per la situazione di noi immigrati: gli autisti


non sono responsabili. Devono correre per stare nei tempi di consegna altrimenti il capo li insulta.

PAOLO: Quando mai, nella mia azienda non si insulta nessuno. Anche se vorrei ... a proposito Ebeth, mi sono sempre chiesto come mai tu parli così bene l’italiano, senza accenti stranieri. La tua lingua dovrebbe essere lo spagnolo?


EBETH:


Sì signore, è una dote naturale, credo.


ROSY:                             Adesso vai alla ricerca dell’Aziz, sarà imboscato da qualche parte,


digli di venire qui, domani arrivano i muratori, ho bisogno di lui. Forza! Anche

quello, fa ciò che vuole, quando ho bisogno fa il finto tonto, non so … dove credi che sia … sarà sul cancello con qualcuna … al chiaro di luna.


PAOLO:


Quella lì non la conta giusta, è troppo remissiva!


ROSY:


Cerca di lasciarla stare e non la spiare.


PAOLO:


Sei gelosa perché è più bella di te?


ROSY:


Devi uscire? Portami da Dina. Sono appena le otto e trenta.


PAOLO:

idee.


Non uscire troppo spesso con quella lì, ti gonfia la testa con le sue


ROSY:


Quali idee? La conosco da una vita.


PAOLO:                         Loro sono laureate: a volte mi vergogno, non vedi che fanno


apposta a metterti in difficoltà. Non capisci che si sono messe d’accordo per farti sentire una deficiente?

ROSY:                            In sostanza mi stai dicendo che dove c’è denaro non c’è cultura?

Tu hai pensato ad arricchirti e loro a studiare: è un errore che non mi perdonerò mai. Sarei potuta andare all’università come loro … se non conoscevo te … forse!

PAOLO:                        Dovevi sposare il giornalista visto che era a scuola con te!

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Rosy: Lui ha sposato la figlia di un luminare della cultura italiana, una adatta a lui. Con me avrebbe parlato solo di vestiti e di scarpe. Mi avrebbe buttato nel ridicolo ogni qual volta avessi aperto bocca.


PAOLO:

libri in mano).


Usciamo che è meglio. (Escono, poco dopo entra Ebeth, ha dei


EBETH: Dunque dove sono rimasta … finalmente se ne sono andati: posso riprendere. Laurearsi in filosofia in Italia non è difficile se si ha continuità negli studi, così ci metto il doppio. Avrei potuto studiare nel mio paese, ma ho fatto una scelta di autonomia per non dipendere dai miei … certo che 1200 euro al mese, pagherei gli studi e anche qualcos’altro. Ho dei vestiti che fanno pena: lei ha speso 4000 euro ed io 40. Il bello è che sgobbo tutto il giorno e lei non fa niente. I soldi li dovrebbero guadagnare coloro che lavorano. Forse nelle democrazie non è così. Gli altri lavorano e io guadagno. Certo c’è il capitale messo in gioco, ma come si può avere un capitale dal nulla in poco tempo? Sono i misteri del mondo occidentale. (Nel frattempo è suonato il campanello).

GIORGIO: (Entra). Cara signorina mi sono informato a dovere: qualsiasi carta tu abbia firmato non ha valore legale a meno che si tratti di un contratto di lavoro.

EBETH: Non era un contratto, in sostanza mi viene chiesto di non lasciare la casa nei prossimi dieci anni. Credo che sia un ricatto etico morale.


GIORGIO:

faccenda.


Penso anch’io. Se vuoi parlo con Rosy. Potremo chiarire la


EBETH:                          A me farebbe molto piacere lavorare per lei. Potrei dedicare più


tempo ai miei studi, frequento il corso di filosofia all’università di Milano e sono fuori corso. Qui il lavoro è troppo e continuativo.

GIORGIO: Capisco! Facendo la baby sitter avresti più tempo. Non sapevo che frequentassi l’università.

EBETH:                        Sono venuta in Italia per quello. È stata mia madre a mettermi la

pulce nell’orecchio; e ho fatto questa scelta. Voglio dare la tesi sul comportamento degli italiani nei confronti degli stranieri. Fino adesso è negativo in toto. Ho fatto molte ricerche in proposito tra conoscenti, su internet …

GIORGIO:                  Etica e morale! Anch’io sono laureato in filosofia, poi ho scelto

altro un po’ condizionato da mia moglie un po’ dalle circostanze … vuoi che parli con Rosy?

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EBETH:


Proviamo. Mutatis mutandis! Io credo che dirà di no.


GIORGIO:


Dove sono adesso?


EBETH: Non lo so, in giro. Usi tutto il garbo che ha, perché dà sempre la colpa a me, qualsiasi cosa accada.

GIORGIO:                  Non ti preoccupare, la conosco fin da piccola, eravamo a scuola


insieme. I problemi ci sono col marito, da giovani io e Rosy eravamo fidanzatini. Paolo non l’ha mai presa bene, pensa che siamo venuti alle mani più di una volta … poi le strade si divisero fino a qualche anno fa quando ci riappacificammo. Se dovresti aver bisogno per qualsiasi cosa, consigli sugli autori, sui testi … dimmelo.

EBETH: La ringrazio, professore, terrò presente la sua offerta sia di lavoro che di aiuti. (Giorgio esce, poco dopo entrano Rosy, Duccio e Dina).

DUCCIO:                    Siete pallose voi due! La prossima volta che ci incontriamo, fate

finta di non conoscermi. (Si siede). Un po’ di relax. Dov’è la tua super domestica? L’avessi io una così: sarebbe Natale tutti i giorni. È una persona adorabile; mi sembra intelligente, non è una fessacchiotta qualunque.

ROSY: Ma, non lo so. Ci siamo accorti anche noi che parla un italiano perfetto, probabilmente aveva qualche discendente di qui … sai com’è.

DUCCIO: Mi viene voglia di chiederle di venire da noi a lavorare. Gli darei 1000 euro al mese e te la porto via.


DINA:


Lo so perché la vuoi. Glielo dico a Magda!


DUCCIO:


Me l’ha detto lei per prima.


ROSY: Voi due non avete niente da pensare, la Ebete resta qui per un po’ di anni, se mio marito non fa il cretino prima!

DUCCIO: Risparmierei sulle futilità per pagarla! Non le puoi dare 600 euro, con tutto il lavoro che fa, in casa, in giardino e quant’altro.


ROSY:

portineria.


Non è un lavoro massacrante … lei dorme qui nella casetta della E poi mangia con noi, voglio dire a casa.


DINA:


Non hai posto? Sopra in una delle camerette?


ROSY:                             Sì, ma non mi va di tenere stranieri in casa. Nella casetta ci sono


tre stanze vuote, Costantin va a casa sua. Almeno giù la fa la guardia.

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DUCCIO:


Se entrano i ladri la prima ad essere presa è lei.


ROSY: Abbiamo un sistema d’allarme americano, se entra un cane suona: non c’è pericolo. (Entra Ebeth, non si sa se ha sentito, sembra offesa, non parla, attraversa la stanza ed esce in giardino).


ROSY:


Cazzo, non avrà mica sentito?


DUCCIO:


Ottimo! Certe cose si dicono in segreto.


DINA:


Io vado, Duccio mi dai un passaggio fino alla fermata del bus?


DUCCIO: A quest’ora? Ti porto a casa, ci mancherebbe. Con tutta la malavita che c’è in giro. Ci vediamo uno di questi giorni. Ho delle foto di sassi molto belle: Magda ci tiene, lo sapete che ogni sasso ha la sua storia no …

DINA:                             Non è la sola a pensare così. (Escono).

Scena quinta

Il giorno dopo

ROSY: Ebeth … boh! Non c’è … Ebeth, forza vieni … (Esce, rientra la domestica con una scala).

EBETH:                        Ecco fatto, pesa più di me (sale sopra) che polvere quassù. (Dal

mobile cade un oggetto), no … che cos’è? Porcherie, non si nemmeno rotto …gomma.

ROSY: Dov’eri … quando ti chiamo devi venire subito … guarda, sono anni che lo cercavo, dov’era?

EBETH:                        Sopra il mobile.

ROSY: L’hai messo tu in alto? Guarda Ebete che … (Si accorge di aver detto una fesseria, non può essere stata lei, è li da poco). In ogni caso stai attenta,vabene. Vado a riposarmi un po’, non ci sono per nessuno, chiaro! (Ebeth si siede un momento è molto stanca e si appisola. Arriva Paolo).

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PAOLO: (Si avvicina alla cameriera e la bacia teneramente sulla guancia). Dormi eh, o fai finta, ti piace essere baciata, di la verità? Bricconcella! (Ebeth si sveglia di colpo e molla un ceffone a Paolo che rimane sbalordito).


EBETH:

prende in giro.


Mi perdoni, pensavo che fosse Costantin , ogni tanto lo fa, mi


PAOLO:


Ah! Costantin lo fa? Perché non io!


EBETH:                        Lei è il padrone, si dovrebbe comportare in altro modo. È


mancanza di educazione, di rispetto per i sottoposti, di sensibilità nei confronti di sua moglie.

PAOLO: Mia moglie se ne frega di queste cose … e poi come può saperlo: a meno che non glielo dici tu. Ti conviene? Pensaci. Se te ne vai chi ti dà il lavoro? Senza documenti ti sbattono fuori dall’Italia.

EBETH: Lei non mi può trattare come una serva della gleba solo perché io sono straniera! I tempi in cui il padrone vessava i sudditi è finito anche qui o mi sbaglio? Nascere in un’isola dei caraibi o in Norvegia o chissà dove ha la stessa valenza . Nessuno si deve sentire privilegiato in base alla sua collocazione geografica! (Paolo capisce di aver fatto una pessima figura, soprattutto a livello morale).

PAOLO: Come la fai lunga … voleva essere una manifestazione di affetto e basta; dopo tutto ti vogliamo bene, ti abbiamo accolto in questa casa come una regina.

EBETH: Regina di un popolo di schiavi forse! Anche il suo amico ha cominciato così, poi ha finito col mettermi la mani addosso. È per quello che me ne sono andata. Io non so che cosa le abbia detto ma … questa è la verità. Sono fuggita e lui, per mostrare tutta la sua magnanimità, ha finto di cedermi a voi.

PAOLO: Non lo sapevo, mi ha raccontato altro! Ha detto che rubavi in casa e per non farti buttar fuori ha voluto darti un’altra possibilità mandandoti da me.


EBETH:


Lo sapevo che avrebbe mentito.


PAOLO: Sei troppo bella per non essere oggetto di attenzioni, capisci! Va bene cercherò di non fare caso alla tua bellezza. Ok. (Entra Rosy).


ROSY:


Come sei scalmanato, cosa gridi … Ebeth, ti ha rotto?


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EBETH:


No, signora.


ROSY:                             Stai attento svergognato che ti conosco. Tu mi devi dire se ti


molesta … ci penso io a sistemarlo …

PAOLO: (A Ebeth). Lei lo fa solo perché è gelosa di te, non credere che sia una persona con propensione all’umanitarismo, appena cambia idea ti licenzia. Ti tiene qui fino a quando gli fa comodo, come tutte le altre. Poi dà la colpa a me.

ROSY: Vigliacco, tu lasciale stare e io non le mando via, pagliaccio che non sei altro! (Ebeth intuisce che si sta scatenando una bagarre e se ne va).

PAOLO:                        Incomincia la battaglia di Legnano. (Rosy scaglia un oggetto verso

il marito che questi schiva … la tensione sale, si rincorrono per il palco fino a scompare dietro le quinte). Rosy, ma sei scema?

FINE PRIMO ATTO

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SECONDO ATTO

Scena prima

Èin scena Ebeth, sta rassettando,canticchia una canzone delle sue terre, sembra felice, d’un tratto suona il telefono, va a rispondere.

EBETH: “Pronto … sì, il signor Paolo non c’è, c’è la signora … gliela chiamo. Signora Rosy, la desiderano la telefono. (Non si presenta nessuno). Probabilmente è uscita a mia insaputa, vado a vedere in camera sua, attenda. (Non c’è, torna). Chiami più tardi perché non è in casami spiace …Dica almeno chi è.” (Riaggancia). Si vergognano perfino di qualificarsi: sarà qualche losco affare, lavoriin nero come dicono qui. È una voce che ho già sentito … sì, ora ricordo è il famoso cavaliere quello del cementificio … sarà per quei lavori che stanno incominciando i muratori. (Riprende i suoi lavori, quando all’improvviso piomba in casa Paolo, sembra furioso).


PAOLO:


Ha chiamato qualcuno per me?


EBETH:


Sì, signore, un tale che non si è qualificato.


PAOLO:


Dovevi farti dire il nome, perbacco.


EBETH: Non me lo ha voluto dire, ha detto che avrebbe chiamato verso sera e che era urgente.

PAOLO:                        Non ci si può fidare di te. (Alza la voce). Potrebbe essere


chiunque, anche la finanza, chiamano all’improvviso per metterci in difficoltà, sei in nero lo sai tu e quell’altro fesso del tuo amico. Se succede qualcosa vi devo nascondere in soffitta e cercate di non farvi male sennò vi devo abbandonare fuori dal pronto soccorso. Mia moglie dov’è, quando ho bisogno non c’è mai, mai …(Suonano al cancello). Chi è … ah, sei tu … vieni su.Ciao, cosa fai qui aquest’ora? Se cerchiRosy, non c’è. (Dal momento in cui si sente il campanello e l’arrivo del personaggio passano alcuni secondi, per via della distanza che intercorre dal cancello alla porta d’ingresso. Ebeth esce).


GIORGIO:


A dire la verità cercavo proprio te. Senti, Ebeth non c’è?


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PAOLO:

dì la verità?


Era qui adesso, Ebeth, vieni che Giorgio ti vuole salutare. Ti piace,


GIORGIO:


Più di quello che immagini … molto di più, credimi!


PAOLO: Oggi è la giornata degli indovinelli? Ho già un diavolo per capello e tu mi vieni a dire ‘ste minchiate. Ebeth, esci dalla cucina, tanto ci stai per niente.


EBETH:


Ha bisogno, signore?


GIORGIO:                    Signore, cosa sei il suo padrone assoluto? Cara, non siamo nel


medioevo: non ti vergogni a farti chiamare così? Oltretutto la fai lavorare in nero: mi auguro che ti becchino, poi rido, caro signore!

PAOLO:                        Se sei venuto per le prediche, non è giorno, non mi fare incazzare.

Non ho voglia di sentire rimproveri da te. Dì quello che devi dire e vattene.

GIORGIO:                  Certo, sono venuto per chiedere a Ebeth se vuole lavorare per me,

te la porto via. Ebeth, ricorda :1200 euro al mese. Due giorni liberi alla settimana, tredicesima e quant’altro.

PAOLO: Come ti permetti di venire qui a casa mia a dare ordini alla cameriera? Lei sta bene qui, non è vero Ebete? È una regina in casa mia.

GIORGIO: Non ci credo neanche se lo vedo. È vero che le dai 600 euro? Ci manca solo di farla dormire col cane e siamo a posto.

PAOLO:                        Vai via prima che sia troppo tardi, ci siamo già pestati abbastanza

noi due. Abbiamo un’età in cui i giochi sono fatti … e basta. (Va ad aprire la porta per farlo uscire mentre sta entrando Rosy con Magda). Eccole qui le amiche delcuore, dove siete state? Vedi di restare in casa quando non ci sono, arrivano telefonate strane da un po’ di tempo. (Lasciano dei pacchi e tornano fuori per prenderne altri).


ROSY:


Hai la coscienza sporca!


GIORGIO:                    Attento alla finanza! Stavolta ti arrestano. Ciao, adorate creature.


Tuo marito mi butta fuori perché ho osato chiedere la mano della tua Ebeth. (Esce mentre le signore vanno in camera ).


MAGDA:


Te ne vai?


GIORGIO:


Corro!


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PAOLO:                         Idiota che non è altro, cosa crede di farmela sotto il naso? Tu non

ascoltarlo perché ti svia dalla tua tranquillità: capito. Senti, se chiamano ancora non rispondere, ci penso io.


EBETH:


D’accordo, signore, come volete.


PAOLO: E non mi chiamare signore altrimenti vengo sommerso da critiche inutili dagli intellettuali di passaggio. A proposito c’è un regalino per te, vai in cucina. (Ebeth apre il pacco, è una collanina alla moda).

EBETH:                        Non posso accettarla, sua moglie se ne accorgerebbe subito,


quando mi vede mi squadra tutta, se c’è una cosa nuova me la fa togliere perché non vuole che la cameriera sia più elegante di lei.

PAOLO:                        Come fai a parlare così bene … prima o poi me lo dovrai dire.

Dammela, la nascondo in questo cassetto, quando esci la metti: fiorellino del sud.

(Esce).

EBETH:                        Fiorellino del sud … mi prende in giro, mi tratta come una bestia

poi cerca di alleviare la sua coscienza con le paroline dolci: gli uomini sono tutti uguali, mondo che vai uomini trovi che ti mettono sempre nei guai … vediamo se riesco a studiare un po’ … settimana prossima ho un esame importante, almeno trenta bisogna prendere sennò mi rovino la media. (Si immerge totalmente nello studio tanto da non sentire l’arrivo della signora che entra in sordina forse per sorprendere Ebeth e ci riesce).

ROSY:                            (Rientra con Magda, erano rimaste a parlottare). Beh! Stai

diventando un’intellettuale, butta quei libri nel gabinetto e vai a preparare la cena, filare … (Ebeth ha uno scatto e dallo spavento butta per aria i libri).

EBETH:                        Abbia pietà, stavo leggendo queste sciocchezze, non lo farò più.

ROSY. Pietà … (Ridacchia). Tu sei qui per lavorare. Non per leggere. Quando sei in camera tua di notte allora puoi fare quello che vuoi … forse. Ti stai mettendo su una brutta strada, fila. Più tardi vengono a prendermi, preparami l’abito nuovo, quello lungo rosso e le scarpe rosse col laccetto. Per cena voglio gli gnocchi al gorgonzola e qualche contorno bollito.

EBETH:                        Gorgonzola … non so che cos’è.

ROSY: Formaggio molle con la muffa. Non l’hai mai visto? Già è cibo da poveri! Dove lavoravi tu non ne mangiavano. Io lo voglio lo stesso, chiaro.

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EBETH: Come vuole signora, vado a vedere se lo trovo nel frigo. (Torna con un pacchetto molle, forse mozzarella). È questo?


ROSY:


(Scoppia in una fragorosa risata). Lascia stare, ci guardo io dopo.


EBETH: (Si mette a piangere, va in camera a preparare gli abiti). Me ne vado dal professore. È l’unica soluzione.

Dopo cena

MAGDA: (Si sente arrivare un’auto). Forza Rosy, andiamo, siamo in ritardo, arriviamo che è già cominciata. Facciamo la solita figura del cavolo, non voglio passare per una provinciale. (Entra anche Dina). Come sei elegante! Al buio non avevo fatto caso alla tua mise.

ROSY:                            Non ho voglia di litigare, questa sera facciamo follie, una volta

tanto che siamo da sole … il fatto che mi preoccupa è lasciare sola la Ebete con mio marito, non la lascia stare un attimo.

DINA:                             Ma no, cosa vuoi che faccia! In fin dei conti anche se le corre

dietro che ti importa, l’importante è che non venga a scoprire le tue tresche con quell’industriale, come si chiama … Trebelletti … l’ingegnere … di tuo marito.

ROSY: Ma sì, chi se ne frega, Trebelletti è un grande, è superiore, per lui l’amore è arte. Come sto, è nuovo l’abbiamo comprato insieme, vero Dina.

DINA:                             Avevi detto di non dirle niente e adesso mi sputtani. (Lo dice a

Rosy sottovoce). Dai andiamo … oh … niente cose personali eh! I discorsi sempre sulvago … non lo so … non la conosco, è chiaro: mi conoscono tutti in quel locale.

MAGDA: Come come, vai a fare shopping con lei e mi tieni segrete le compere? Stai cambiando, Rosy, hai paura che lo venga a sapere tuo marito eh! Sono passati tanti anni da quando stavamo insieme, non la faccio la spia, stai tranquilla. Non hai ancora superato lo choc?

ROSY: Quale choc, non farmi ridere, dopo dieci anni di matrimonio, tu vieni a dirmi ste fregnacce. (Escono).

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Scena seconda

Il mattino dopo verso mezzogiorno, sono in scena Paolo, Rosy, Dina e Magda, sta per arrivare Giorgio, si sente la solita frenata.


PAOLO:

vederlo. (Esce).


Arriva il super uomo, siete contente? Vado via piuttosto che


ROSY:                            Piantala di trattarlo come un cretino solo perché è tornato con la


moglie, ha fatto bene! Si vede che sotto, sotto si amano ancora, non trovate?

DINA: Lo so, ho intercettato Orsola l’altro giorno e mi ha raccontato tutto. Sono contenta per lei … Tu vedi di non lasciarti scappare qualche parola con tuo marito a proposito di ieri sera, cerchiamo di far ballare l’occhio, come si dice qui.

MAGDA:

Sei preoccupata, Dina? Non è da te, fai la cose e poi corri ai ripari,

prima o poi lo verrà a sapere. Tradisci oggi tradisci domani, cazzo, non lo so.

ROSY:

Per me, figurati, sono una tomba. Sono quella che ha da perdere di

più.

MAGDA:

Non ti lamentare se corre dietro alla cameriera, fai finta di niente

e morta lì. Viviamo gli ultimi anni di gioventù spensierata a più non posso! Siamo già fortunate che non abbiamo figli, cosa volete ancora. Fra qualche tempo saremo indaffarate coi marmocchi e allora … adios.

GIORGIO: Mi tocca fare la gincana per venire su. C’era proprio bisogno di sti lavori … avete soldi da buttare? Allora … ditemi qualcosa, non siete contente che torno con mia moglie?


ROSY:


Pensi che ci debba interessare in modo particolare?


GIORGIO: Certo, siete le migliori amiche, Orsola mi ha detto che vi siete viste. È importante re- instaurare quella serenità familiare di cui i bambini hanno bisogno. Si possono fare degli errori, ma insomma … le idee vengono dopo, non


penso alla sacralità della famiglia … non me ne frega niente di queste minchiate, però … ci tenevo a riavere Orsola.

DINA: Che belle parole. Complimenti, non sei cambiato affatto. L’ideale d’amore soprattutto. Senti, visto che sei qui, vi va di andare qualche giorno in montagna tutti in compagnia, come ai vecchi tempi.

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GIORGIO: Nostalgia del passato? Va bene, ne parlo con la ritrovata moglie e ti faccio sapere. (Rientra Paolo). Ah, ma tu ci sei, ti nascondi nell’orecchio di Dionisio per carpire i segreti del popolo?

PAOLO:                        Non so che cosa vuol dire ma, stai tranquillo, lo scoprirò. Ero giù

con Ebeth, stiamo facendo un po’ d’ordine in cantina: sono arrivate quelle casse di vino francese. Qualche sera venite che ne beviamo una bella bottiglia. Oh, roba pregiata eh! Mica acqua di rose.

GIORGIO:                  Vada per la bevuta, vorrà dire che porterò anche Orsola. Oggi

sono qui per la vostra Ebeth, dov’è: Rosy, io ho bisogno di lei come baby sitter. Non so chi prendere, andrebbe bene anche ad Orsola, è una donna intelligente e parla un italiano perfetto.

PAOLO: Ti ho già detto che resta qui, non seccare con questa storia. Ce ne sono migliaia di ragazze in Italia, allo sbando totale, prendo una di loro.


ROSY:


Che cos’è questa storia? Non ne sapevo niente.


PAOLO:

vieni in soggiorno.


Ne ha parlato con me un po’ di giorni fa e gli dissi di no! Ebeth,


EBETH:


Ha bisogno, signore?


ROSY:


Dimmi la verità, tu stai bene con noi? Non ti manca niente qui.


EBETH: Devo essere sincera o devo dire fesserie? Io non ho nessun interesse a mantenere lo status quo, in questa casa mi sento un uccello con le ali


tarpate né più, né meno di come mi sentivo prima di venire qui da voi. Il signor Giorgio mi offre molto di più e mi fa lavorare meno, sarei una sciocca a non accettare.

GIORGIO:                  Ben detto Ebeth, bisogna avere il coraggio di ribellarsi a questi

tiranni: come si può pensare di tenere in ostaggio una persona … perché voi la tenete in ostaggio, lo so. Mi ha detto che gli avete fatto firmare un documento fasullo che la trattiene prigioniera per dieci anni.

PAOLO: Come ti permetti di andare a dire a questo idiota le nostre cose più importanti? Sì, è vero, le ho fatto firmare una specie di compromesso per non lasciarla andare via e con questo? Lo fanno tutti, se una persona vale, la si tiene a tutti i costi.

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GIORGIO: A tutti i costi. È così che desideri inserire una straniera? Ti voglio far notare che non tutte le persone sono venute col gommone in cerca di qualche forma di aiuto, ci sono individui molto più intelligenti di noi, fior di laureati che fuggono da massacri perpetrati da gente come te. È comodo fare l’industriale arricchendosi sulla pelle dei poveracci.


ROSY:


Smettetela! Non è vero che ha firmato.


DINA:                              Rosy, smentisci quello che ha detto altrimenti non mi vedi più,


non ci posso credere … tu hai potuto fare questo. Dove sono andati a finire gli ideali di un tempo, quando a scuola parlavamo del nostro futuro accanto all’uomo dei sogni

…la famiglia … i figli … bastano pochi soldi per dimenticare chi siamo. Non è certo il modo di vivere in pace con sé stessi, non hai rimorsi di coscienza? Io non ce la farei … (Si atteggia per nascondere la verità).

ROSY: Non sono un mostro, in fin dei conti, pur non sapendo bene quello che ha fatto, non mi pare una cosa tanto grave, rimedierò. Se fossi in te la smetterei … ci siamo capiti … non molestare il can che dorme. (Allude al fatto dei tradimenti).

DINA: Cosa vorresti dire, che sono come te … a proposito di cani che dormono … è meglio lasciarli dormire … credimi.

PAOLO: I vostri discorsi non mi piacciono, tutta questa messa in scena è per nascondere qualcosa d’altro.

GIORGIO:                    Non voglio nemmeno sentirli i vostri litigi, tanto so già di che cosa

si tratta, quindi me ne vado … Ebeth, pensa con la tua testa, in piena autonomia mi raccomando. Addio cittadini di poche vedute. I baccanali ideologici, le dissonanze razziali, li lascio a voi uomini del domani. Io appartengo ad un’altra era forse più manichea, ma sicuramente più umanamente vivibile. (Esce).

PAOLO: Quando parla mi fa incazzare in un modo che … lo prenderei a schiaffi. Ditemi voi … che cosa ha voluto dire? Sembra sempre che noi siamo i cretini e lui quello intelligente.

DINA:                             Dimmi che non ha ragione? Sia chiaro, io non ci metto lingua,

sono fatti vostri finché stanno tra mura domestiche. Se si viene a sapere al di fuori … beh … state attenti … ci sono associazioni che sono pronte a saltarvi addosso.

PAOLO: Ma quali associazioni, chi se ne frega: non facciamo niente di male, in fin dei conti diamo da lavorare a più di trenta stranieri.

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DINA: A metà costo dei nostri concittadini. Cosa ti costa un dipendente africano? Meno della metà, oltretutto i contributi te li paga lo stato. Sei mesi uno sei mesi l’altro e avanti … bella riforma del lavoro. Hanno riformato il modo di pagare i dipendenti ... è arrivata l’epoca del lavoro gratuito per tutti. Che non pretendano di aumentare i consumi perché i soldi che si guadagnano bastano per le tasse a mala pena: o le tasse o i consumi. Queste riforme che vanno sbandierando sono progettate solo per chi dà il lavoro non per chi lo esegue, chi lavora non ha nessun diritto, mi domando a cosa sono servite le lotte degli anni sessanta . Che società pensano di instaurare? Quella degli accattoni?


PAOLO:


Sei di un pessimismo esagerato, prima o poi la ripresa ci sarà!


DINA:                              Ti rendi conto che abbiamo la casa piena di cose inutili? La


maggior parte degli oggetti non ci servono, ce li fanno comprare con l’unico scopo di far guadagnare chi li produce. (Arriva Magda). Il mondo della televisione ci indottrina senza che ce ne accorgiamo.

MAGDA: Vi si sente fino in strada, cos’è una battaglia teorica sull’uso delle mollette per i panni?


ROSY:

Arrabbiare.


Tu credi che le persone non sappiano parlare d’altro. Non mi fare


MAGDA: Sono appena arrivata e già ti faccio arrabbiare? Mi attribuisci poteri che non ho, credimi. Ciao Dina, adorata, che profumo hai, buono.

PAOLO: Figurati è una cosa inutile, ma ce l’ha! Per lo meno costerà sessanta euro. Cinque di produzione e cinquantacinque di guadagno. Adesso scusatemi ma vi devo lasciare. (Esce).

ROSY:                             Finalmente, allora pensiamo a noi. Sentite, per quella spedizione


in montagna, ho un’idea. Affittiamo un bel camper da otto posti e ce la spassiamo per una settimana a Cortina … eh!

MAGDA: Dobbiamo andare tutti insieme? Non è meglio che ce la svignamo noi, da sole … chiamo Orsola e vediamo il daffarsi … dai …

ROSY:                            Non lo so, è il caso di fare una follia del genere, se si accorgono

siamo finite, comprometteremmo le nostre, diciamo così, scampagnate in futuro? Poi bisogna portare anche Ebeth, da sole è come se ci condannassimo a morte: chi ci fa da mangiare, chi ci tiene in ordine il camper? Se ci dobbiamo occupare noi

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passeremmo più di mezza giornata a sistemare le cose non ci resterebbero che un paio d’ore per sciare o altro, poi alla sera saremmo stanche …

DINA:                              Ha ragione, Rosy … meglio pensarla bene ‘sta cosa. Dai usciamo.

Mi devo vedere con un tipo: un astrofisico.

MAGDA: Più fisico che astro. So chi è … quel collega che insegna all’università di Milano? (Sta sul vago).


ROSY:


Come sei informata! (Smette di parlare perché è entrato Paolo).


PAOLO:                         Siete ancora qui, andate via se no vi scappa l’estro … quello di


spendacciare … Rosy, guarda che esco anch’io. Dai ordini a Ebeth di stare attenta a chi telefona. (Se ne va).

MAGDA: Volete dire che ha sentito? Vuoi vedere che lo sa delle nostre tresche? Cazzo, ci manca anche quella. Se lo scopre Duccio mi butta fuori di casa.


DINA:


Farebbe bene.


MAGDA:


Senti chi parla!


ROSY:


Dai andiamo. (Si mettono a posto i capelli ecc … escono).


Scena terza

Tardo pomeriggio

EBETH: (Ha sentito tutto il discorso fatto dalle tre). Hai capito queste tre riccone? Che vergogna, io non sarei capace di fare una cosa simile. Il vizio e la virtù. Tipico delle società avanzate … avanzate … per modo di dire, s’intende. Il tradimento coniugale fa parte di tutte le civiltà ma qui c’è qualcosa d’altro. C’è il gusto del dolo. Io giustificherei il fenomeno se dominato dalla casualità … per caso mi è capitata quest’occasione e ne approfitto o lascio perdere per motivi di ordine religioso, morale … ma così. (È entrata con una pila di libri e ne legge uno). Settimana prossima ho questa mattonata di Kant. Speriamo bene. (Si immerge nello studio, all’improvviso entra Giorgio Ebeth non se ne accorga: ha dei libri).

GIORGIO:                  Ehi! Bella americana, siamo prese di brutto?

EBETH:                        Professore, non l’ho sentita arrivare: il cancello è aperto?

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GIORGIO:                  Ci sono i muratori, c’è un tale casino che … potrebbe entrare

chiunque che non se ne accorgerebbe nessuno. Questi qui mettono gli allarmi e poi mettono in condizione chicchessia di entrare a ruota libera: non trovi una contraddizione in tutto ciò? Ti ho portato un po’ di libri, ti potrebbero servire.

EBETH:                        Tanto poi danno la colpa a me o a Costantin. (Suona li telefono,

va a rispondere). “ Pronto … si dica sono la cameriera … non ci sono … non saprei

…ma lei non ha già telefonato l’altro giorno per caso? … Guardi io segno e poi riferisco … va bene …” . Ha già chiamato poco tempo fa, dev’essere qualcuno della finanza. Spero di sbagliarmi. Oltre che mettere a rischio loro, mi metto nei guai anch’io.

GIORGIO: Ma no, sarà qualcuno che non vuol dire il nome … questi qui ne combinano di tutti i colori, cosa credi … bene allora hai pensato a quello che ti ho detto? L’offerta è ancora valida!

EBETH:                          Sì, ho pensato di lasciarli da soli, non meritano una serva tutto fare

come me, se ne trovino un’altra disposta a farsi palpare e compagnia bella! Ma in Italia siete tutti così … ossessionati dal sesso?

GIORGIO: Bisogna distinguere tra le classi sociali, tra i poveracci certe cose non sono all’ordine del giorno, hanno altro a cui pensare, mentre in questi arricchiti è di primaria importanza il successo sessuale, è una integrazione del loro ego: più soldi ho, più donne devo avere, coi soldi compro tutto. Questo vale per ambo i sessi. L’arrivismo nel mondo occidentale è fondamentale, se posso ti faccio fuori, metaforicamente s’intende: mors tua vita mea. Bisogna dire che, complice di questo stato di cose è senza dubbio la religione, che, non prevedendo la reincarnazione, ti obbliga a realizzarsi in un'unica vita: allora perché non approfittarsene? Inoltre ha generato una sorta di disparità tra le classi, hai in mente la parabola dei tre denari che spettano al padrone e un denaro al lavoratore? Ecco fatta la giustificazione del capitalismo.

EBETH:                        Ne sono consapevole, ma rimane il fatto che è disgustoso.

Prendiamo il caso delle dittature: il padrone è lo stato ma il risultato non cambia perché lo stato non è il popolo ma chi governa il popolo, cioè pochi autoeletti a vita. (Stanno arrivando gli altri Ebeth si zittisce).

PAOLO: Che sorpresa, un filosofo in casa mia che discute con una serva sciocca? Ebeth, non lo ascoltare ti gonfia la testa con le sue idee antiche.

ROSY:                            Sei tornato per la solita storia della baby sitter? Non te la cedo!

Che stanchezza, abbiamo girato tutto il giorno per niente: la pubblicità è ingannevole, non si riesce a trovare le ultime novità così al volo.


DINA:


Può darsi che i prodotti non siano disponibili immediatamente .


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MAGDA:                     Sono problemi vostri, io non mi assoggetto tanto facilmente a

questi inganni … diciamo commerciali, anche se non è il termine esatto. Resta il fatto che sono stanca come un villano, come si dice qui.


ROSY:


Volete restare a cena? Ebeth, (entra)


guarda un po’ nel frigo


quanta roba c’è?

GIORGIO:                  Va bene, chiamo mia moglie, se non ci sono problemi, resto.


(Paolo ha un gesto di stizza).


MAGDA:


Non posso, mio marito non c’è.


EBETH:


È abbastanza vuoto.


PAOLO:                        Predi 500 euro e vai a fare la spesa, sbrigati però. Chiamami


Costantin intanto che esci. È diventato un lazzarone quello lì, ha capito che ha un posto sicuro e se ne approfitta, capito filosofo? La teoria è una cosa, la pratica

un’altra … Venite in cantina, ho dei vinelli … stupefacenti …


GIORGIO:


Ci vuoi stordire col vino per confonderci le idee?


DINA:                              Macché vino, sei sempre più sospettoso, cazzo? Rilassati un po’,


non è detto che tutti ce l’abbiano con te. Veramente vorresti avere la domestica per i bambini? Orsola non li tiene più?

GIORGIO: Non lavora più al giornale, adesso insegna in un istituto privato, non ha molto tempo libero. Questa Ebeth è in gamba e qui è sprecata, credimi. (Lo racconta a Dina , a parte). (Ebeth esce con una borsa della spesa).

ROSY: Voi due cosa avete da bisbigliare? Dai scendiamo giù così lo accontentiamo. (Li prende sotto braccio).


MAGDA:


Allora vi siete riappacificati?


GIORGIO:                    Certo, non è facile, non tutto è scontato, ci sono delle rinunce a cui


bisogna sottoporsi, ma in sostanza diciamo che sta funzionando. Io poi non ho attività extra lavorative, quindi, è relativamente facile “rinunciare”. Avere chi si occupa dei bambini è diventato indispensabile. Viviamo fuori casa tutto il giorno, mia suocera non ne vuole sapere … è quel tipo di donna che, parliamoci chiaro, non ha mai guardato nemmeno i suoi di figli … sono cresciuti con quella tedesca ... Kartoffeln…


PAOLO:


(Ha sentito il discorso). Dammi 50000 euro ed è tua.


GIORGIO:

correre.


Non ribatto perché so che stai scherzando altrimenti ti faccio


DINA:                             Dai, non fate i bambini dell’asilo, per favore. (Finalmente si sente


che stanno scendendo in cantina, poco dopo salgono con delle bottiglie di vino pregiato). Tu dici che questa bottiglia vale 2000 euro? Siete matti voi due.

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ROSY:                            Allora restate o no? (Dopo alcune telefonate tutti restano). Bene

vado a disporre il tavolo, speriamo che torni in tempo quella ebete. Gradite qualcosa di speciale o va bene una cosa … alla buona?

GIORGIO:                  Ma come, hai dato 500 euro e vieni a dire qualcosa alla buona?

Noi pretendiamo una cenetta coi fiocchi, magari d’avena, ma coi fiocchi.

Scena quarta

La cena si è conclusa, rientrano in scena tutti ci sono anche Duccio e Mario che erano arrivati nel frattempo.

EBETH: Siamo alle solite, litigano su tutto ma poi mangiano insieme come se niente fosse, valli a capire questi. Speriamo che non si accorga dei piatti che

mancano. Quell’incapace di Costantin ne ha rotti un paio. Hanno speso 15000 euro di vino, guarda qui la fattura … e mi verrà a punire per due piatti. È giunto il momento di fare fagotto, come dicono qui. Io voglio finire l’università a tutti i costi. (In quella gli suona il cellulare, ma, nella fretta di rispondere gli cade di mano, se ne accorge Rosy che entra in quel momento).

ROSY: Sempre col telefono in mano stai? Vai a sparecchiare.(Dà un calcio al telefonino che finisce sotto il divano, lo fa di proposito). Accomodatevi,facciamo due chiacchere. (Gli ospiti non si sono accorti del fatto). Devo dire, nonostante la mia incompetenza, che quel vinello è davvero ottimo. Paolo, rivendiamolo al doppio del valore.


PAOLO:

occasioni.


Lo compro per rivenderlo, non sono scemo! Lo tengo per le grandi


GIORGIO:                  Sono contento di essere considerato una grande occasione:


pensavo di essere un povero insignificante professore di filosofia al servizio dell’informazione … invece …

PAOLO: Nonostante tutto godi della mia stima, anche se dovrei mandarti a cagare … Il passato ha il suo peso.

MARIO:                        Non rivanghiamo le storie sepolte da decenni, per pietà. Sono

anch’io perplesso circa questa “occasione”, non sarà che ci inviti per mostrarci la tua ricchezza? Se è così non ci sto.

ROSY: Non dire idiozie, Mario, ti pare che ti invitiamo con secondi fini e per giunta squallidi!

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DUCCIO: (Che fino ad ora è stato a sentire). Io, per formazione non sono avvezzo a considerazioni di questo tipo, tuttavia un sospetto mi viene, si chiama ostentazione, se non mi sbaglio. Sono certo che non è il caso vostro … dai Mario … lo sai che sono per la distensione a tutti i costi … questi ricchi li conosciamo da decenni … ti sembra il caso di rinfacciargli ste cose … proprio ora … che mangi alla loro mensa!

PAOLO: Oh! Finalmente un discorso logico. Non dovete nemmeno pensarle queste scemate. Lasciatele fuori le teorie del novecento sulla povertà, sulla ricchezza: noi siamo amici e questo basta a superare tutte le controversie etico - morali e anche filosofiche.

DUCCIO: Accidenti, Paolo mi meravigli, è la prima volta che ti sento fare una tirata di questo genere. Considera però che in nome dell’amicizia si sono consumati orrendi delitti. Uno scontro ideologico scaturisce anche tra marito e moglie tanto da mettere in crisi il rapporto: guarda Giorgio. In fin dei conti credo che l’ideologia è come il tifo per una squadra. O sei da una parte o sei dall’altra.

ROSY: Certo, ma non vi abbiamo mai rinfacciato niente? Chi ha di più, da di più, senza troppe storie. Noi diamo da lavorare a 350 persone che in realtà sono altrettante famiglie: cerchiamo di non metterli in disaccordo, di non creare dissidi, e credetemi tra di loro ci sono tante di quelle ideologie che …

MARIO: Lo fate solo per una questione sindacale dai. Non volete noie in azienda. Quando ci sono di mezzo gli extracomunitari più lontano stanno meglio è.

ROSY: (Si sente offesa). Non è vero, i sindacati vengono, sono i dipendenti che non li vogliono. Non si fidano.

GIORGIO: Ne devo sentire ancora o per oggi le idiozie finiscono qui? Quello che hai detto è vero in parte ma il paragone con il tifo è inadeguato. Il tifo è paragonabile ad una malattia più che ad un’idea. Il tifoso è da curare, accidenti.

DINA: (Fin ora è stata a sentire). Altro che se è da curare. Vedete, lo sport è di facile accesso, non c’è bisogno di studiare, è già pronto, te lo servono già cotto, lo devi solo mangiare. Il cittadino poco istruito, se lo è, in generale, lo è per colpa propria, preferisce dedicarsi a queste banalità piuttosto che mettersi sui libri. Perché buttare il tempo a studiare … a che serve?


PAOLO:


Ah! Così sarei da curare?


MARIO:                        La passione per lo sport è una cosa inutile, non ha nessun senso


guardare delle persone che si rincorrono su di un campo per qualsiasi motivo ed esultare in occasione di un evento significativo che si realizza in pochissime occasioni. Lo sport va praticato a livello personale … non bisogna subirlo passivamente come fate voi. Chi guarda sport in televisione è un sottomesso c’è poco da fare. Andate a fare una corsa, quello è sport. Mettetevelo in testa.

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PAOLO: Sono idee degli anni sessanta, quando si pensava che lo sport era uno spettacolo riservato alle classi meno abbienti.


ROSY:

curva.


Perché? Non è così? Paolo, tu vai in tribuna e i poveracci vanno in


DINA:


Non è quello che stavamo dicendo ma …


PAOLO:


Non è vero. Ho visto alcuni poveracci, come dici tu, nei distinti.


DUCCIO: Glieli avranno regalati … via … lo sai che sorteggiano i posti per i “tifosi accaniti” … così non fanno casino.

GIORGIO: È vero, prendiamo le “trasferte” chi le paga: la società sportiva. Voi pensate che ci siano degli imbecilli disposti a pagare, non so, 300 euro, per

spostarsi da una parta all’altra dell’ Europa per vedere questi che giocano, magari male … via non siate stupidi! Li chiamano “ultras”. Sono degli sprovveduti o dei deficienti? Chi è più colpevole? Loro o le società sportive?

MARIO:                        Però, così facendo non fanno altro che fomentare questo,

chiamiamolo disagio: per me è una malattia. Oltre tutto quando vengono gli stranieri gli lasciano sfasciare le piazze. Tanto chi se ne frega, anzi usano il fenomeno per scatenare la popolazione, facendo leva sugli istinti più bassi.


EBETH:


(Entra in questo momento). Signora, ha ancora bisogno di me?


ROSY: No, vattene a dormire. Quando escono i signori chiudi il cancello! Non ti addormentare. (Ebeth se ne va con un pacco di libri).


GIORGIO:


È proprio bella. Verrà il giorno che te la porterò via.


PAOLO: Non ci pensare nemmeno, non te la darò mai! (Gli fa il numero con la mano 50000, Giorgio ride).

MARIO:                        È di proprietà anche lei? Come il vino. (Si riaccendono gli


scontri). Ègià una certa ora, domani all’alba c’è la sveglia. Signori, cittadini,compatrioti, io vi saluto.

DINA:                             È vero, andiamo. Grazie di tutto, Rosy. A presto.

GIORGIO: Vado anch’io, Orsola starà in pensiero. Ci sentiamo per quella faccenda della cameriera. (Paolo gli fa un gesto appropriato).

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Scena quinta

L’indomani

MURATORE: (Questo personaggio parla in dialetto).Signora, non c’è più acqua, come faccio? Dove la posso prendere? Avete una cisterna, un deposito …

ROSY: Se non ce n’è dove la vuol prendere? (È sgarbata, il muratore ci rimane male). Si arrangi … ci devo pensare io?

MURATORE:         Mi scusi. Vengo per lavorare … ho fretta anch’io, se mi si

indurisce la malta la devo buttare in discarica e l’addebita a me!(Si rivolge ai suoi aiutanti). Basta per oggi, andiamo.

ROSY:                            Come, smettete? Non c’è un altro modo?

MUTRATORE: Se mi suggerisce un altro modo di impastare la malta le sono grato.

ROSY: Ebeth. Chiama il comune, fatti dire come mai non c’è acqua. (Ebeth esegue).Vi devo pagare lo stesso? Abbiamo premura di terminare sti lavori delcavolo e manca l’acqua. (All’improvviso c’è uno zampillo che colpisce in pieno Rosy, dà in escandescenza). Andate al Diavolo maledetti operai.

MURATORE: Non penserà che è colpa nostra? (Rosy si ritira indemoniata, ne ha per tutti, insulti parolacce ecc.) Avete visto questa, crede di essere chissà chi! Lodico a suo marito, merita di essere piantata in asso: mi viene voglia di piantare qui tutto e andare a casa. Che modi, più sono ricchi e più sono arroganti. (Suona il telefonino, è il geometra). “Pronto … vabene veniamo”. Ragazzi svelti , svelti,lasciate tutto … dai.

PAOLO: (Arriva poco dopo).Cosa succede, Rosy? Perché c’è tutto sto casino,se ne sono già andati?


ROSY:


Mi hanno annaffiata tutta, con la scusa dell’acqua.


PAOLO:

Spiegami?


Cosa dici? Ebeth, salta fuori da quella cucina. (Arriva).Beh!


EBETH:                        I muratori hanno bagnato la signora per sbaglio, l’acqua è arrivata


all’improvviso e … avevo appena chiamato il comune … poi ha chiamato il geometra e sono andati via di corsa.

ROSY:                            L’hanno fatto apposta.

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PAOLO: Adesso mi sente quello. Non li pago, cazzo. Tutti questi stranieri non capiscono niente. Stiano a casa loro … e invece vengono qui a fare casino . Rosy, cosa è successo?


ROSY:

bagnata:


È mancata l’acqua e poi è arrivata tutta di colpo e mi hanno hanno fatto apposta. Ebeth, diglielo tu!


EBETH:


Signora, è stato un caso, non se la deve prendere così.


PAOLO:


Si può sapere da che parte stai?


EBETH: Lei mi impedisce di dire la verità? No, mi spiace, La signora ha torto. Mi licenzi pure se crede! Vado dal signor Giorgio.


PAOLO:


Tu non vai da nessuna parte, chiaro!


EBETH:                          E allora non mi impedisca di parlare … ha ragione il signor

Giorgio: non sono una schiava.


ROSY:

finire.


Ma guarda questa, adesso prende cappello? Dove andremo a


PAOLO:                        Lascia perdere, andiamo di là ti devo parlare. Anzi vai di là tu!


(Ebeth esce). E’ vero mi hatelefonato il geometra, ha detto che ci sono controllidappertutto, ha dovuto far sparire trenta dei suoi … stiamo attenti non questa scema e con quell’altro. Controlliamo il cancello. Forse è meglio se sospendiamo i lavori per qualche giorno.(Suona il telefono). “Pronto … si sono io … no … questo è il 123 … non lo so … buongiorno.” Ma, la gente è tutta matta … cercano me al 234 … Rosy, c’è qualcosa che non mi quadra. Chiamo l’avvocato.

Scena sesta

Verso sera. Ebeth è in scena sta studiando

EBETH: Quant’è difficile questo Kant, i miei colleghi me lo hanno descritto un autore di poco conto, mi hanno preso in giro. Il vero problema è chiedere una giornata di libertà per andare a Milano … è il primo esame che faccio da quando sono qui, come posso fare … dirò che vengono dei miei parenti che non vedevo da tanto … no, non mi lascia andare, ha paura della finanza, non sanno che ho un permesso speciale dell’ambasciata … non sanno nemmeno chi sono a dire il vero. Quando lo scopriranno sarà anche peggio. Sbrighiamoci prima che arrivino … (Poco dopo).

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PAOLO: Eccola, ti sto cercando da mezz’ora. Non uscire di casa né oggi, né domani, c’è pericolo che ci controllino, hai capito … Rosy non c’è? Chissà dove sarà con quelle sceme … gli scateno dietro un investigatore poi ridiamo cazzo! (Cambia tono). Ebeth, vieni di la con me un attimo, devo sistemare alcune carte, aiutami, ti doun extra. (Ebeth lo segue, si sentono dei rumori e delle grida sommesse, Ebeth esce di corsa piangente e si rifugia in cucina). Dove scappi, esci da lìidiota … cosa haipensato che ti volessi violentare? Ma pensa te … Ebeth … ma va al diavolo anche te!


EBETH:

scena).


Se ne vada, altrimenti chiamo la polizia (Paolo abbandona la


ROSY: (Arriva con la amiche: sono tutte e tre molto allegre). Che giornata entusiasmante ragazze! Ebeth, vieni di qua. Ah! Dov’eri? Lazzarona! Perché quella faccia, cosa è successo … su su sbrigati che loro stanno a cena. Arrivano anche gli altri. (Ebeth annuisce e si ritira). Oh, finalmente sono riuscita a comprarlo quel dannato vestito, era un anno che lo cercavo.

DINA: Cosa te ne fai? Quello è un abito da gran serata, da ballo delle debuttanti, quando lo metti? Per me sono soldi buttati. Io li avrei usati per andare in montagna.

MAGDA: A proposito … quella scampagnata? Secondo me è meglio se prenotiamo un bell’albergo …

PAOLO:                        Andate in montagna? E quando se è lecito? Come mai non ne so

niente? Rosy, fai le cose di nascosto? Va bene vuol dire che me ne andrò al mare da solo.

ROSY: Ma è un’idea che ci è venuta ma non ci andremo mai. Che cosa è successo a quella ragazza?

PAOLO:                        Lo chiedi a me? Non lo so, non l’ho ancora vista.

MAGDA: Bene. Che ci cucini, Rosy? Voglio una squisitezza caraibica. Di Alla tua cameriera di tirare fuori qualche ricetta segreta. Ah! Adesso che mi viene in mente, te lo volevo dire, quando sono venuta l’altra volta :ho notato un libro di filosofia. Chi studia Kant: eccolo, è vostro?


ROSY:

un attimo.


Chi? Canto, chi? Sarà di quella là che c’è in cucina. Ebeth, vieni


EBETH:


Sì.


ROSY:


Kant, tu hai dei libri di questo Kant?


EBETH:


Sì è mio.


DINA:


Come mai hai in libro di filosofia?


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EBETH:


È una sorta di passatempo. Se ho qualche ora libera …


ROSY:


Invece di pulire leggi queste scemenze.


MAGDA:                      Quali scemenze, questa è roba seria, dimmi Ebeth ci capisci


qualcosa oppure lo leggi come un romanzo? (Suona il telefono, Ebeth va a rispondere traendosi d’impaccio).

EBETH:                        “Pronto, sì sono io. (È l’ambasciata del suo paese, è la madre che

èarrivata in Italia per un affare di stato). Mamma! Dove sei?“(Rosy le riaggancia il telefono).

ROSY: Ti fai chiamare a casa adesso, vergognati … chi è? Stai attenta perché se ti scoprono siamo nei guai.

PAOLO: (Rientra).Chi era? (Suona il campanello, arrivano gli altri, c’è anche Giorgio). Ah, eccoli vai giù ad aprire Rosy, guardati attorno prima … viviamosulle spine, cazzo.

MAGDA:                     Quando si ha la coscienza sporca … (Risuona il telefono).

PAOLO: “Pronto, l’ambasciata del … e cosa vuole da me … qui non c’è nessuno, vada al diavolo.” Cosa sta succedendo, è l’ambasciata del paese di quella sciagurata, la cercano ... avrà commesso qualche reato … ci manca anche quella … Ebeth, vieni qui. Cosa hai fatto? Maledetta, perché ti cercano quelli dell’ambasciata?


EBETH:

regola.


Non lo so. (Cerca di tergiversare). I miei documenti sono in


ROSY: Quali documenti se sei una clandestina? Quel deficiente del mio amico … ecco perché te l’ha mandata qui e noi più fessi a prenderti.


DINA:


È vero quello che dice? Facci vedere il permesso?


EBETH:


Mi chiamano per quello, devo rinnovarlo.


PAOLO:

eh!


Per quello si va in questura non in ambasciata … cosa ci nascondi


MARIO:                         La sgridi sempre. Lasciala vivere in pace. Avete sentito la radio?


C’è stato uno sbarco eccezionale oggi: 2000, dove li metteremo ste povere persone.

PAOLO:                         Li rimandiamo indietro: è l’unica soluzione possibile. Se andiamo

avanti così verrà qui tutta l’Africa. Non ci bastano i vari Rom e asiatici e questi e quegli altri. Che vadano a cagare, cazzo! Danno più rogne che altro.

GIORGIO:                  Vi voglio raccontare una storia.

PAOLO:                        Ci siamo con le prediche … sentiamo questa ... dai.

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GIORGIO: Il problema non sono gli individui, essi sono la parte terminale di una pianificazione. Il problema è a monte. Dobbiamo risalire fin al cinquecento quando, per interessi espansionistici gli stati occidentali e la Chiesa si misero a conquistare il cosiddetto terzo mondo. Prendiamo l’Africa. Quanti milioni di dollari sono stati stanziati in questi due ultimi secoli per questi paesi? Se è stato fatto qualcosa è solo per iniziativa personale di qualche benefattore .Allora dove sono finiti i soldi? Ve lo dico io: in armi, per fomentare le varie guerriglie mentre i poveracci sono rimasti tali e voi vi meravigliate perché vengono qui? Adesso, qualcuno gli ha promesso il bengodi e probabilmente sono gli stessi governanti locali che gli pagano il viaggio della disperazione in combutta con le multinazionali e la mala vita pur di liberarsi del superfluo … E la Chiesa continua a proibire il preservativo lasciandoli proliferare nell’ignoranza e nella povertà. Chi ha interesse a svuotare intere regioni dell’Africa per impiantare attività che nel proprio paese forse sono troppo costose? Vogliono il territorio e la mano d’opera che scelgono loro. Gli altri possono morire di ebola o darsela a gambe levate. E non parliamo delle speculazione religiose che aizzano gli uni contro gli altri …

DUCCIO: È nota in tutto il mondo la questione e poi , dai, le grandi organizzazioni umanitarie sono in grado di mantenere se stesse col denaro raccolto. Sono state ideate per creare posti di lavoro occidentali non certo per favorire il terzo mondo.

DINA:                             Sì, ne arriva una minima parte di denaro. Del resto le popolazioni

arretrate sono una sacca di mano d’opera importante per le nostre attività: assumete loro a costo dimezzato: basta guardare te. Come li paghi? Col fischio. Ci fanno credere che i nostri concittadini non vogliono svolgere le attività più umili … non è vero … questi qui costano poco … e tacciono.

PAOLO: Faccio quello che fanno gli altri, un po’ in nero e un po’ regolare. Cosa volete che diventi lo zimbello di tutti? Se comincia uno a pagarli meglio è finita!

ROSY:                            Tant’è vero che siamo sempre in attesa che arrivi la finanza a farci

chiudere baracca e burattini. Ci voleva anche questa tra i piedi … senti, lasciamola a casa e basta. Se succede qualcosa dove la nascondi, nel bagagliaio del Suv?


MAGDA:

loro!


Credetemi, mi è passato l’appetito. E il bello è che hanno ragione


GIORGIO:                    Via, non volevo sollevare il polverone, ma mi fa talmente rabbia la


vostra cecità che me ne andrei a casa. Rimango solo perché me lo state chiedendo a gran voce.

PAOLO:                        Chi te lo sta chiedendo? … mi ha fregato un'altra volta. E … ma te

la faccio pagare prima o poi.

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ROSY: Ebeth, vieni. (Arriva). Stasera cucino io, sei libera. I piatti li lavano loro a mano. Puoi andare al cinema. Visto che non sono un mostro disumano?

EBETH:                        Grazie, signora.

GIORGIO: “Morituri te salutant” ( Lo dice con pathos, Ebeth si gira e sorride, ha capito benissimo).


EBETH:


Sono solo quatto piatti. (Giorgio ride a sua volta).


ROSY:


Che significa che ci condanni per quello che è stato detto?


PAOLO:                         Lascia perdere, quello lì ti confonde le idee e basta. Viene qui


apposta, te lo detto prima o poi te le faccio pagare queste tue fesserie in latino.

Abbiamo capito: sei il più bravo … a parlare.


DINA:

sguatteraggio …


Voleva semplicemente dire che stasera ci hai condannato allo


ROSY:


C’era bisogno di questo giro di parole?


MAGDA:

la metafora.


Ognuno si esprime secondo il proprio sapere! Io ho capito subito


PAOLO:                        Tu sei come lui, una intellettuale: mi fate ridere. Venite a lavorare


da me una quindicina di giorni … vi passa la voglia di sparare cazzate. Sapete cosa vi dico, beviamoci una bottiglietta di quello buono e mettiamoci una pietra sopra … per adesso … (Vanno in sala da pranzo).

Buio. Dopo cena, come al solito si intrattengono per chiacchierare

PAOLO: Non mi dire che il vino è da poco perché ti faccio fuori … ci tengo a queste cose … caro filosofo dei miei stivali .

GIORGIO: Ricordati sempre che io ho intenzione di portarti via la tua Ebeth, qui è sprecata, non la sapete valorizzare.


ROSY:

quant’altro basta!


Come si fa a valorizzare una cameriera? Quando pulisce, scopa, e


DINA:                              Mi sembra molto colta questa ragazza: solo per il fatto che legge


Kant, anche se fosse per diletto è pur sempre impegnativo, voglio dire potrebbe leggere Topolino e invece legge il filosofo, perché?


ROSY:

pirlate.


Non capisce niente, siete voi che date un peso eccessivo a ste


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MARIO:                        “memento semper audere”

MAGDA: Già, sono loro che non sanno ascoltare la voce dell’intelligenza. (Lo dice a Mario sottovoce). Vuoi vedere che è una istruita più di noi?

DUCCIO:                    (Fino ad ora è stato in silenzio, vuole vedere fin dove si spingono

le discussioni).Bene, lasciatemi trarre le mie conclusioni. Ho notato che la signorinaEbeth non solo è istruita ,lo dimostra il fatto che ha sorriso sulla frase di Giorgio, capendo esattamente non solo il significato ma ha anche manifestato un senso dell’umorismo molto spiccato. Ora, una povera immigrata, povera in tutti i sensi, non può percepire le sfumature più profonde della nostra cultura se quella cultura non gli appartiene. E gli appartiene non come ispanica ma come colei che ha studiato a fondo e vi devo dire non nella scuola pubblica del suo paese ma in qualche istituto di alto livello, forse in Europa. E’ da ingenui pensare che debba rimanere al servizio di due che a livello culturale non distinguono le palle dalla cervella. Abbiate pietà, lo dovevo dire.

PAOLO:                        Ti ringrazio per le belle parole che hai detto nei nostri confronti,

dopo tanti anni di amicizia uno si aspetta comprensione non disprezzo … comunque voi siete sempre i benvenuti in casa mia … noi siamo ignoranti ma agli amici ci teniamo.

ROSY: Dina, Magda non mi lasciate sola proprio adesso , sono confusa, mi avete messo in uno stato che ,non so più che cosa fare, mi sento un verme …

DUCCIO: Via Rosy, non fare la sceneggiata il mio è un discorso sulla condizione intellettuale della tua cameriera dopotutto , vi sarà sfuggito il suo comportamento … non vi siete accorti … a furia di trattarla male.

DINA: Che è strana è vero. Dai Kant, se non sei afferrata non ci capisci niente, leggerlo così alla carlona … che senso avrebbe, lo scopo è finalizzato.

MARIO:                        Provate ad indagare, parlate con quel tale che ce l’aveva prima?

Perlomeno saprete da dove arriva. Come si fa a non interessarsi di queste cose, sono le prime quando si assume un dipendente, da qualunque parte arrivi: questa è faciloneria.


PAOLO.


Hai ragione: chiamerò il mio conoscente.


MAGDA:                      Chissà cosa salta fuori! Magari ha rapinato qualche corriere della


droga e la nasconde in casa oppure ha ucciso qualcuno nel suo paese e l’ambasciata l’ha rintracciata: ora siete nei guai.(Lo dice con tono ironico per provocare reazioni).


PAOLO:


Che cazzo dici Magda, certo che la fantasia non ti manca?


ROSY:                            (Si mette a piangere) In quale avventura ci siamo imbarcati …


tutte a noi ci capitano, anche le serve istruite ci volevano.

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DINA: “Del proprio mal ognun pianga se stesso” avete voluto la bicicletta, pedalate … noi siamo poveri, certi problemi non li abbiamo, ci accontentiamo di nulla e viviamo bene per quel che ci è consentito da questa società del cavolo.

ROSY:                            Stai zitta! Povera, fallo credere a qualcun altro!

GIORGIO: E’ vero, ma siete sicuri che nella povertà c’è il benessere?Mi sembra che ci hanno detto il contrario? Cioè che i ricchi stanno bene e i poveri devono servire tacendo, l’hai detto anche tu Paolo che la schiavitù esiste ancora?

PAOLO:                        Mi sto pentendo d’averlo detto.

GIORGIO: Dina tu non sei povera … andiamo … nessuno di noi è povero … l’unica differenza tra noi e i comuni cittadini è che noi sappiamo distinguere perché abbiamo una cultura che ce lo permette ma al di la di questo … sono solo discorsi …

DUCCIO: Non complichiamo le cose. Il benessere è una faccenda, l’intelligenza con cui arrivarci è un altra.


ROSY:


Comunque siamo nella merda tutti quanti.


MARIO:                        Vi sembrerà paradossale ma è meglio non avere niente in questo


sistema sociale. E’ l’unico modo per non pagare le tasse. Immaginate la vita senza bollette. Questa é libertà. Una bella tenda in mezzo al prato, una candela per vedere, un po’ di erbe da mangiare …

DINA: … Torniamo all’età della pietra come diceva Einstein, senza fare la guerra.

MAGDA: Manca poco, l’occidente è allo sfascio, non c’è bisogno che ve lo dica io. Stiamo vivendo al di sopra della nostre possibilità già da un pezzo.

MARIO: E tutto per mantenere lo status quo: le nostre tasse non servono all’accrescimento della vita collettiva, servono a mantenere l’organizzazione politica in tutte le sue sfaccettature … come si può pensare ad una crescita economica . E poi i soldi vengono distribuiti a istituti bancari che pensano solo a ripianare i loro debiti contratti in seguito a gestioni disastrose. Provate a cercare un prestito un po’ sostanzioso, vedrete cosa vi dicono! Sappiamo tutti come funzionano! A chi fanno capo le banche ?… Via, siamo concreti! Basta, mi sono arrabbiato!

DINA: Ci siamo divertiti abbastanza per oggi : andiamo è tempo di riflessioni interiori cari amici, romani, cittadini.


GIORGIO:


Shakespeare ti ha segnato molto vedo.


MAGDA:                     Già. Andiamo anche noi. Ciao Rosy … è stata una serata


costruttiva per lo meno.

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DUCCIO: Paolo,non meravigliosa fac tutum!


è con te che ce l’abbiamo … siamo invidiosi della tua


PAOLO:


Volevo ben dire. (escono tutti).


Scena settima

Una settimana dopo. Mattino.


EBETH: (Sta studiando , è assorta dalle lettura). Finalmente ho fatto quell’esame, mi sono tolta un peso … altro che facile … (suona il telefono). “Pronto

…mamma … si ho fatto … trenta .. il docente è soddisfatto … non è che hai parlato con lui per caso … per favorirmi, ti conosco … mamma … non mi lasciano parlare al telefono, chiamami sul telefonino, non chiamare a casa … non sa niente nessuno, sono nell’anonimato più assoluto … è meglio no … mi trattano come una deficiente ma … lo so mamma, fino a quando rimani .. anche papà è qui … ci possiamo incontrare di nuovo a Milano al consolato .. ok. Si gli dirò che devo rinnovare il permesso … ciao”.


ROSY:

me: usciamo.


Con chi parli, cogli spiriti degli antenati? Dai muoviti vieni con


EBETH:

pezzente.


Si. Mi dia un attimo per cambiarmi, sono ridotta come una


ROSY: Chi vuoi che ti guardi … che belli te li ha regalati quel cretino di mio marito? Non ti giustificare tanto lo so. Andiamo Ebete.

PAOLO:                        Finalmente se ne è andata. (telefona) “Ehi! Allora, tutto bene?

Vediamoci al ristorante giù al lago … fra un’ora … sono pedinato da qualcuno .. non so, penso la finanza … voglio regolarizzare la situazione di quella Ebete … fai delle indagini, cerca di sapere dove è sbarcata e quando … Si Ebeth De Santos Rodriguez

…mi sai già dire qualcosa tra un’ora o ci vuole più tempo? … Ma no ci tengo è una persona intelligente … anche i miei amici lo dicono … lo faccio più per loro che per me ,è l’unica che ho ancora così in nero diciamo .. ma no, non è per quello … non voglio grane con Rosy … ci ho già provato: niente da fare … a dopo”. Speriamo di non fare una cazzata.(Esce).

Il mattino dopo

ROSY: Dovete sbrigarvi a terminare i lavori abbiamo un ricevimento tra un mese e non voglio avere in giro tutta questa robaccia.

MURATORE:           Signora, se lei si offende per delle cose da poco, noi non possiamo

farci niente: l’acqua è sgorgata all’improvviso, chi se lo immaginava!

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PAOLO:                        Lasci perdere, abbiamo capito, piuttosto veda di livellare la

pavimentazione nei pressi del cancello, quando piove si ferma l’acqua. Già che rifacciamo lo metta in ordine: guardi che non lo pago … glielo dica al geometra.

MURATORE:         Quando si lavora con questi qui: lo sa che li devo seguire come

bambini? Del resto costano poco, il geometra è un po’ tirchio diciamo ... tanto non ha a che fare lui.

PAOLO:                        Non lo dica a me … la saluto. Ebeth, vieni. Senti, noi andiamo in

centro se chiama qualcuno sai che cosa fare: Chiaro!

EBETH: D’accordo, non rispondo. (Escono ).Chiamo mia mamma … “ Mamma ci vediamo domani mattina a Milano, ci sarò, non mi interessa, vengo lo stesso … anche se mi lasciano a casa. Sono stanca di essere insultata … un giornalista mi ha offerto un posto per 1200 euro, ci vado. Mamma non c’è bisogno che ti metti in mezzo, me la sbrigo da sola … se ho deciso di venire qui è perché me la voglio cavare da sola … mamma, dai. A domani”. Speriamo bene, con questi arricchiti. (Si ritira in cucina).

MURATORE: Dove va lei … se succede qualcosa poi la colpa è mia , già lavoro quasi gratis … un altro che non fa niente (Lo dice tra se).


GIORGIO:


C’è nessuno? Scusi, sa dove sono i proprietari qui della reggia?


MURATORE:


Sono usciti ma c’è la cameriera.


GIORGIO:


Ebeth, se ci sei batti un colpo.


EBETH:


Buongiorno professore, ha bisogno?


GIORGIO: Di te, hai preso una decisione riguardo la proposta di lavoro? E’ tempo che tu decida.

EBETH: Ho deciso: vengo da lei, lavorare qui è troppo umiliante, non li sopporto più. L’altro giorno mi hanno messo in difficoltà col muratore. Basta.

GIORGIO:                    Molto bene, li affronteremo insieme. Voglio proprio vedere cosa

dicono. Senti, devo partire per Los Angeles,andiamo in luna di miele, sai vogliamo ricominciare da capo: rientro tra una quindicina di giorni dopo di che vengo e ti porto via … ti rapisco … (ridono entrambi).Hasta la vista senorita.

EBETH:                        Quando arrivano glielo dico … cosa ho da perdere, niente.

Poco dopo

PAOLO: Che faticata … tu e le tue amiche del cavolo … Ebeth, prendi queste cose e portale di la … sbrigati fannullona. Rosy, cerca di spendere meno per quelle sceme li, va bene tutto ma c’è un limite … in fin dei conti non sono mica

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parenti cazzo. Poi ti accusano di essere poco comprensiva coi poveri , che qui che la … non dargli l’imbeccata.

ROSY:                             Vuoi dimostrare la tua superiorità economica? Paga! Guarda che si

capisce che fai lo sbruffone: la prossima volta offri un vinaccio da quattro soldi … furbone! Ebeth, salta fuori da quel bugigattolo. Aiutami. (Vanno in camera da letto).

PAOLO: Chissà se quel deficiente si è informato … vorrà dei soldi in più … glieli do sulla testa .. ladro di un investigatore … scemo. Devo sapere, prima che quell’altro pirla me la porta via davvero. Baby sitter … mi fa ridere, intellettuale del cazzo. Ha una mentalità da medioevo sto scemo.


EBETH:


Signora le devo dire una cosa importante.


ROSY:                             Non adesso. Ho da fare. Me la dirai un altro volta. Hai già fatto il


bucato? Ecco sbrigati. (Ebeth esce con le pive nel sacco).Cosa ha da dirmi quella li?

PAOLO: Che ne so, è un po’ di tempo che è strana! Quel tuo amico le avrà gonfiato la,testa come al solito.

ROSY: Chi, Giorgio? Ma no, non se la può permettere una serva e nemmeno gli altri squattrinati.

PAOLO: Ho incaricato l’investigatore di svolgere delle indagini per cercare di capire la situazione di questa scema. Mettiamola in regola e sia finita.


ROSY:


Perché ti piace, se era brutta non te ne fregava niente.


PAOLO: Non mi costringere ad aprire bocca altrimenti … Vado in ditta, devo discutere con Trebelletti delle questioni importanti, se hai deciso di stare a casa: meglio. (Esce).

ROSY: (Telefona a Trebelletti). “Pronto, ciao, sta arrivando mio marito: stai attento … è sul piede di guerra .. ha intuito qualcosa … cosa, tua moglie … non sarà così cretina da raccontare tutto spero … tienila a bada … non vediamoci per un po’, eviteremo sospetti … si … ciao”. Ebeth, vieni in soggiorno. (Arriva).

EBETH:                        Mi dica signora … sto sistemando di la …

ROSY:                            Mio marito ti da fastidio? Si insomma ti tocca o altro?

EBETH: Ha tentato ma glielo impedito … non voglio essere toccata da nessuno.

ROSY: Dimmelo se ti molesta, va bene! (Ebeth annuisce). Ora esco, tornerò per mezzogiorno, prepara del risotto alla milanese. (Esce).

MURATORE: Signorina, la sua “padrona” ha lasciato il cancello aperto. Non vorrei essere accusato di qualche sparizione, vada a chiuderlo, la prego. Mi dica,

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secondo lei ,questi qui pagano o fanno i furbi, siamo già tirati coi prezzi che ..poi il geometra se la prende con me, sa, io sono l’ultima ruota del carro. Se non viene pagato non paga nemmeno noi dipendenti … avanza un sacco di soldi e dice che è in deficit … vede, molti di questi sono in nero!

EBETH: Non sono in grado di dirle niente: anch’io sono l’ultima ruota del carro, come dite voi. Per quel che riguarda me , sono pagata una miseria.


MURATORE:


Capisco. Siamo tutti nella stessa barca!


EBETH:                        (Telefono) “Pronto … mamma, dove sei … qui fuori dal cancello

…esco”. (Si precipita).

MURATORE:         Porca miseria chi frequentano questi qua. Quella li è una macchina

di qualche ambasciata, ha le bandierine … ma chi sono … basta che pagano poi … o Madonna ma … chi è una serva o una … sono tutti uguali … sono qui a faticare come un asino per un cazzo … mi viene voglia di piantare qua tutto e andare a casa. Di chi è quella macchina signorina?

EBETH:                        Di un funzionario di Milano. (Rientra soddisfatta, prende i suoi

libri e si mette a studiare). Mi hanno vista, adesso se parla con la Rosy? Prima o poisi verrà a sapere.

Verso mezzogiorno

PAOLO: (Entra con la moglie e Dina, più tardi arrivano anche Magda e il marito). Cara Dina fermati a pranzo! Fra un po’ arrivano anche gli altri. Duccio hadelle foto di sassi … lo sai com’è quella, vive di parole scritte su qualsiasi pezzo di roccia.

DINA: Oh, guarda che una importante archeologa. Rosy, esco a comprare qualcosa di dolce … vieni con me.

ROSY:                            Ok. Paolo, cerca la filosofa e falle mettere su da mangiare,

almeno fa qualcosa .. .(escono).

PAOLO:                        Vai vai … stavolta di incastro per bene, altro che gli corro dietro

.. adesso ti corro davanti cazzo … (telefona) “Dimmi, hai delle novità … senti vediamoci da qualche parte, ti devo spiegare una cosa delicata … per telefono è meglio di no … nel pomeriggio … va bene , ciao”. (Riaggancia). Se avessi un figlio almeno: saprei a chi dare tutto questo ,invece niente, non ne vuole … per forza come fa con l’amante, gli sarebbe d’intralcio è ovvio. Verrà il giorno che lo scoprirò. Anch’io ho fatto le mie scorribande .. ma in confronto non sono nulla. Capita un’occasione e lasci correre, nemmeno la sfrutti … in tutti questi anni … forse due … al mare poi.

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DUCCIO:                    Qui è tutto aperto, a cosa ti servono gli allarmi americani se poi

entrano tutti a ruota libera? Ho incrociato tua moglie e Dina in fondo al viale: dove andavano?


MAGDA:

tacchi.


Quando finiscono i muratori? Venire su a piedi mi sfracello i


PAOLO: Prima o poi finiranno … la tirano in lungo per guadagnare di più .. sai com’è. Magda, per caso tu sai qualcosa di Rosy, voglio dire ,frequenta qualcuno a mia insaputa? Duccio, non sai niente? … ah si ,sono andate in pasticceria.

DUCCIO: Cosa devo sapere? Io vivo nella totale ignoranza, mia moglie potrebbe tradirmi che non me ne accorgerei nemmeno. Ho fiducia cieca in Magda!

MAGDA: Volevo andarci io … dal pasticciere, ok. Giorgio ha intenzione di accaparrarsi Ebeth, lo sai no! (E’ molto evasiva).


PAOLO:

cedono.


Lo so … quello li è rimbecillito, le persone che valgono non si


DUCCIO:


Varrà anche, ma la tratti male: io me ne anderei … abbi pazienza.


PAOLO: Ho chiesto ad un investigatore di informarsi … la voglio regolarizzare. Sono stufo di avere il vostro fiato sul collo … mi sembra quasi di essere un delinquente cazzo.

DUCCIO: (Ripensando a quanto gli ha detto prima).Perché mi fai questa domanda? Se c’è qualcuno che non sa niente sono io … esco alla mattina e torno alla sera, mi sembra di essere un recluso ..Magda, diglielo anche tu .. facciamo una vita ascetica .

MAGDA: Insomma … io un po’ di tempo ce l’ho! Se proprio vuoi sapere chiedi a Dina.(Scarica il barile).

PAOLO:                        lo farò … lo farò. (Nel frattempo sono tornate le donne).

ROSY: Ebeth, vieni qui, portalo in cucina. Hai preparato? (Ebeth annuisce). Bene. Paolo, lo dico qui davanti a loro. Ebethha detto che l’hai molestata.È vero?


PAOLO:


Certo, se lo dice lei sarà così .. vero Duccio.


DUCCIO:                      Se lo dici tu, se lo dice lei, se lo dicono loro … cosa ne so io delle


vostre beghe. Lasciatemi fuori per carità!

ROSY: E’ pronto in tavola … beh! E’ passato lo schiaccia sassi!? (A parte). Magda, deve avere scoperto …Trebelletti teme che sua moglie sappia di noi.Dove abbiamo sbagliato?

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MAGDA: Te lo detto dagli e dagli poi … Duccio non sa niente … bisogna vedere Dina!

Verso sera


MURATORE:

lei va bene!


Io ho finito, le manderanno  il conto la settimana prossima se per


PAOLO:


In nero o …


MURATORE:         Con fattura .Non vuole guai, l’hanno già beccato una volta …

“basta ha detto: diamogli queste tasse e che crepino.”

PAOLO:                        Ha proprio ragione! (Suona il telefonino). Mi scusi. “Pronto …


dimmi … lo sapevo … che cosa … incontriamoci al solito posto … non è sicuro,

perché … mi pedinano, ma chi? … Ti ho chiamato apposta per i … vado per i

documenti … incarico il commercialista, non ha mai niente da fare … Ok.

“(Riaggancia).Ebeth … (arriva trafelata).Come ti chiami esattamente? Devo

richiedere i certificati per regolarizzarti.


EBETH:


Ebeth Maria Asunción Da Silva Rodriguez Martinez.


PAOLO:                         E poi, quanti nomi hai cazzo.  Dammi i tuoi documenti, se li hai,


devo andare in questura per la richiesta ,dai … il permesso di soggiorno ecc. (Va a prenderli). Sono a posto … hai detto che era scaduto? E questo cos’è? Universitàstatale di Milano … cosa significa? Ah! È il tesserino. Di chi è? Non mi dire che è tuo perché ti faccio correre. Rosy, vieni qui, (arriva) Guarda.


ROSY:


E allora? Buttalo nella spazzatura! Chissà di chi è.


PAOLO:


Ma è suo!


ROSY: (Lo gira e rigira) Beh! Dove l’hai rubato cretina. Paolo, facciamo qualcosa prima che sia troppo tardi.

PAOLO: Ma non capisci: è una studentessa universitari cazzo! ( Si aggira in preda alla confusione). Madonna che casino. Quel libro come si chiama Kanti, Kantoè suo.

EBETH: Si, sono una studentessa. Questo non vuol dire che il mio impegno presso di voi sia venuto meno. Anzi, sono io che mi debbo lamentare, lavoro come un asino per quattro soldi.

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PAOLO: Adesso comandi tu? E io scemo stavo per regolarizzarla! Questa qui è più regolare di noi!


ROSY:


Diamogliela a Giorgio, se la sbriga lui.


EBETH:


Cosa sono un pacco?


PAOLO:                        Prende cappello adesso? Da quanti anni sei in Italia? Ma guarda


questa. Anche gli straccioni vanno all’università? Come fai a pagare gli studi, vai a battere per caso?

EBETH: Nessuno mi ha chiesto niente ne lei ne il signore di prima. Siete stati capaci di approfittarvi di me trattandomi come una schiava senza nemmeno sapere il mio nome.

PAOLO: Quale schiava, se rimanevi al tuo paese … era meglio … dove trovi i soldi? Dimmelo!


ROSY:


Lasciala perdere. Lo scopriremo!


PAOLO:                         Guarda che ti stai mettendo nei guai Ebete, dimmi dove prendi il


danaro altrimenti … ma certo: li ruba a noi .. Rosy, hai notato se ti sono mancati dei soldi?

ROSY: Non me ne sono mai accorta … a meno che non faccia la cresta sulla spesa. Vado a vedere nel suo portafoglio.


EBETH:


Non può farlo: sono dati sensibili.


PAOLO:


Hai visto: è vero! (Torna Rosy).


ROSY:

scellerata!


Ci sono mille euro e cinquecento dollari. Da dove vengono? Parla


EBETH:                          Me li ha mandati mia madre con un accredito al consolato di


Milano. E’ la prima volta che lo fa. Li ho ritirati quando ho fatto l’esame la settimana scorsa.

ROSY: Bugie, sono bugie! Potevi trovarne un’altra di balla … come fa tua mamma a inviarti tutti questi soldi se non ne ha nemmeno per se. Li ruba a quei miserabili delle favelas …

PAOLO:                        Rosy, non esageriamo, stai dicendo delle sciocchezze via. Quando

mi chiama l’investigatore vedremo. Vai in cucina!

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ROSY:                            Adesso si capisce il perché di questo linguaggio perfetto. Studia

nelle nostre scuole … a spese nostre … li manteniamo tutti … poi tornerà a casa sua e buonanotte … hai capito … tu lavori come un negro mentre questi qui non fanno un cazzo. Abbiamo fatto bene a pagarla poco … voglio andare a fondo, voglio capire da dove vengono i dollari .. . a che anno sarà? Voglio dire quanti anni è che studia?

PAOLO:                        Che ne so, si arrangi … sentiamo Massimini e poi decidiamo.

Scena ottava

Una decina di dopo

PAOLO: (E’ al telefono)” Diecimila euro per un lavoro di dieci giorni, ma andiamo geometra, si vergogni … io ci metto un mese a guadagnarli … e va bene, vada per novemila “…( riaggancia) al Diavolo anche te. Ebeth:(arriva) vai in fondo al viale che c’è una lettera nella cassetta. Vai al Diavolo anche te. (Lo dice quando Ebeth è già uscita). Non ha osato portarmela di persona il maledetto.

EBETH:                        (Ha un pacco di buste) Ecco, è tutto.

PAOLO: Questa è tua: ambasciata di … ancora con sta storia … cosa centri tu con questi dell’ambasciata?

EBETH:                        Niente! (Se ne va in cucina).

PAOLO:                        (Telefona) “Giorgio, puoi passare di qui … si, si … finiscila ..

subito”.

ROSY:                            La faccio lavorare come una schiava, almeno non si perde dietro

quei libracci di merda. Ebeth, ci sono quei mattone da sistemare nel capanno degli attrezzi, non li voglio vedere in giro … quel cretino li ha lasciati dappertutto! Rassetta per bene il viale d’ingresso.

PAOLO: (Telefona). “Pronto Massimini, hai saputo qualcosa? Ci vuole tempo, si ma quanto? Dai, fammi sto favore … ma si ti pago di più … come segreto

…quale dossier … ci vuole l’accesso? Senti, non farla lunga, se è questione di soldi, non ti preoccupare, te l’ho detto” … (Esce un attimo,nel frattempo è arrivato Giorgio, era nei pressi).

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GIORGIO: Cosa è successo vi siete convertiti alla logica? Che urgenza c’è, Dov’è tuo marito? Paolo, detto il filosofo, vieni.

ROSY: Cosa gridi … arriva … senti tu sei sempre intenzionato a portarti via questa scema o hai cambiato idea?

GIORGIO:                  Innanzitutto non la chiamare scema perché quella è più

intelligente di te! E’ ad un passo dalla laurea in filosofia, tanto per cominciare ..


PAOLO:


Ah! Lo sapevi e non dici niente? Bell’amico sei.


GIORGIO:                    Certo, non ho in mente il profitto a tutti i costi: i dipendenti


devono rendere tot ed essere pagati tot, se viene a mancare il previsto guadagno stabilito un anno prima dal c,d,a, in base ad assurdi calcoli si è in perdita, quando hai già messo da parte un cospicuo utile. Allora cosa si fa, licenziamenti su tutta la linea, tanto chi paga sono sempre gli stessi. Fammi il piacere.


ROSY:


Cosa stai dicendo? Non è per quel motivo che la mandiamo via.


PAOLO:


Falla gestire a lui l’azienda.


GIORGIO:                    Restituirei molto di più: il denaro lo merita chi sgobba ricordatelo!

Fanno bene a tassare i guadagni sui depositi bancari … arricchisciti pure, vai alle

Maldive … avrai in cambio il disprezzo dei tuoi lavoratori.

PAOLO:                        Piantala di pontificare e prova tu a lavorare invece . Ti danno


15000 euro al mese per che cosa, per scribacchiare minchiate su quel giornalaccio.

EBETH: Ho sentito tutto, ha ragione il professore. Voi non rispettate nessuno, nemmeno voi stessi. Non importa con chi avete a che fare, non distinguete: per il capitalista i sottoposti sono tutti uguali, non c’è differenza. Devono lavorare a testa bassa, operai, impiegati ,dirigenti, la qualifica è una spada di Damocle, prima i poi di taglierà la testa! Più si sale nella gerarchia più sei a rischio. Al padrone non importa se hai qualità umane o artistiche, è tutto tempo perso praticarle perché ti sviano la mente. Non bastano le ore passate in fabbrica, bisogna dedicarsi anche fuori e allora inventiamo i centri ricreativi per dipendenti, diamo noi la possibilità di praticare i loro Hobbies, si controllano meglio. Le basta o devo continuare?


GIORGIO:


Ottimo! Analisi perfetta.


ROSY:                            Ti ho fatto venire per dirti se la vuoi prendere tu: portala a casa. Ci


sta dando troppi guai: te la regalo.

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GIORGIO:                  Guai? Una studentessa ti da guai? E da quando gli intellettuali

danno problemi ai potenti? Di solito sono loro alleati? “Rara Avis in terris” cara la mia Ebeth!

ROSY:                            Ci mancava … la vuoi o no?

EBETH: “Nigroque simillima Ejeno” . Non per questo mi sento Galla Placidia.

PAOLO: Appunto, era quello che dicevo .. siete uguali … e chi si somiglia si piglia, come diciamo noi … fanne buon uso. Portatela a casa , tienila nella carta se no si rovina, falla diventare come te! (Ebeth raccoglie le sue cose e si prepara a seguire Giorgio). Guarda come se la da a gambe levate Rosy. Non vedeva l’ora!

ROSY:                            Meglio così, di guai ne abbiamo fin sopra i capelli.

Scena nona

Mesi dopo

Paolo è disteso sul divano dopo aver fatto un ennesimo viaggio

PAOLO: (Ha un giornale in mano, lo sfoglia pigramente) Che spettacolo questi geyser … che viaggio, peccato che è stato breve, ci riandremo (lo dice più a se stesso) … Sei contenta di questa nuova cameriera? Sarai soddisfatta, è un cesso …mi sembra un po’ tonta, quasi era meglio l’altra, come si chiamava …, a si, Ebete. Hai visto il tempo che ha impiegato a sistemare le valigie … quanto gli dai?

ROSY:                            Quattrocento .. e la casa degli attrezzi, l’ho fatta sistemare da

Costantin :ho intenzione di affittare a degli studenti la portineria. Perché darla a lei? Con quei soldi andiamo in vacanza tutto l’anno? E in più ti guardano l’ingresso! (Sta controllando i messaggi sul telefonino, Paolo se ne accorge).

PAOLO:                        Buona idea … come mai non ci hai pensato prima?  Hai visto che

èandato tutto liscio con quell’altra? Sta bene dov’è, tra di loro vanno d’accordo … un’altra cosa … manda al Diavolo anche le tua amiche … mi hanno stufato con le loro prediche, non hanno fatto altro che farci sentire in colpa … come si dice:

”meglio soli che mal accompagnati”.

ROSY: E no è, non mi puoi impedire di vederle! Chi mi rimane? Siamo cresciute assieme! Dina è un’amica fidata e Magda si fa in quattro se ho bisogno.

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PAOLO: Certo, le amiche d’avventura non si possono perdere … chi ti copre con l’amante quando hai bisogno? (Ormai sa tutto).

ROSY:                            Che amante?  Non straparlare per favore: pensa alle tue scemette.

PAOLO: Trebelletti … sono tre anni che va avanti , cosa credi che non lo sappia … e la Dina con quell’astrofisico … e la Magda con quell’altro, come si chiama. Ho assunto un investigatore e mi ha raccontato tutto .. cretina … sono mesi che ti faccio controllare … altro che accusarmi di corteggiare la serva. Lo hai sempre fatto apposta per farmi sentire in colpa , in questo modo pensavi di coprirti le spalle! (Sbotta, non poteva più sopportare la situazione. )Mi è rimasta ancora una cosa dascoprire: chi era veramente quella scema .. e ma mi chiamerà ..

ROSY:                            (Ormai scoperta non sa come difendersi ). E tu allora, con tutte

quelle che hai avuto? Ti ho mai rimproverato? Pasquetti me lo ha fatto capire esplicitamente, cretino! .. E’ arrivato il momento di finirla, separiamoci e basta.

PAOLO: Ecco .. appunto … te lo giuro adotto un bambino e gli lascio tutto, così impari a non aver voluto figli! Per fortuna ho ancora intestato tutto io. Ti diseredo! Cretina!

ROSY:                            Fai quello che vuoi. Vai al Diavolo tu e la tua ditta di merda!

PAOLO: Fino ad ora ti ha fatto comodo fare la moglie dell’industriale? Cretina! (Nel frattempo sta leggendo il giornale). Vai al diavolo .. prendi i tuoi stracci e vattene …(ora si calma un po’). O Madonna …” Ebeth Rodriguez ecc … è stata insignita della laurea in filosofia a pieni voti … con bacio accademico …Madonna… la ragazza, figlia dell’ambasciatore del … si è mantenuta col proprio esiguo guadagno senza pesare sulle spalle dei genitori … attualmente lavora come baby sitter presso l’abitazione del professor Giorgio Pezzodantonio , che si può considerare a tutti gli effetti il suo mecenate “… coglione. “La Rodriguez ha sempre mantenuto un basso profilo per inserirsi meglio senza generare sospetti … ha sostenuto la tesi sul comportamento degli italiani nei confronti degli stranieri rivelando fatti scandalosi … la questione ha sollevato un putiferio nel mondo istituzionale “… o cazzo … sono finito … avrà parlato anche di me … “ora si aprono per la Rodriguez le porte delle più prestigiose istituzioni internazionali “.. .Rosy …” questa ragazza ha dimostrato che non è la ricchezza il bene primario della vita sapendosi adattare alle condizioni più disparate” … già coi milioni del padre … allora era vero: i soldi glieli mandavano loro … imbrogliona … non è diversa da noi. (Rosy entra con delle valigie e se ne va).Vai, vai dal tuo vecchietto … quest’estate ti porterà aMilanoMarittima .

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ROSY:                            Meglio … Non mi cercare per i prossimi cento anni …

imprenditore ...vado da chi mi sa apprezzare: mi raccomando: fatti la nuova servetta.

PAOLO: (La segue con lo sguardo). E’ finita: dove ho sbagliato, dove? (Si accascia sul divano in preda allo sconforto più totale).

FINE

Ogni riferimento a luoghi, fatti e persone è puramente casuale

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