I corvi

 


Commedia in quattro atti

di Henri BECQUE

Da TEATRO

a cura di Giovanni Borgia

UTET - Torino -1968

PERSONAGGI

Vigneron, fabbricante.

Teissier, vecchio banchiere, socio di Vigneron.

Bourdon, notaio.

Merckens, professore di musica.

Lefort, architetto.

Dupuis, tappezziere.

Gaston, figlio di Vigneron.

Auguste.

Un Medico.

Georges de Saint-Genis

Lenormand Personaggi muti.

Il Generale Fromentin

La Signora Vigneron.

La Signora de Saint-Genis.

Marie

Blanchefiglie di Vigneron.

Judith

Rosalie

La scena si svolge a Parigi ai nostri giorni.


ATTO PRIMO

La scena rappresenta una sala. Decorazioni splendenti, gran lusso. In fondo, tre porte a due battenti; porte laterali pure a due battenti. A destra, in primo piano, contro la parete un pianoforte, a sinistra di fronte al pianoforte un mobile secrtaire. Vicino al secrtaire un caminetto. In scena, in secondo piano, a destra una tavola; a sinistra, sempre in scena, in primo piano, un divano. Mobili vari, specchi, fiori, ecc.

SCENA PRIMA

Vigneron, la Signora Vigneron, Marie, Blanche, Judith, poi Auguste, poi Gaston.

All'alzarsi del sipario, Vigneron, steso sul divano, in tenuta da camera e con un giornale tra le mani, sonnecchia. Marie, seduta vicino a lui, ricama. Judith siede al pianoforte, Blanche al tavolo, dove sta scrivendo.

Signora Vigneron. Chiudi il piano, Judith, tuo padre sta dormendo. (Avvicinandosi al tavolo) Blanche?

Blanche. Mamma?

Signora Vigneron. Hai finito?

Blanche. Fra un minuto.

Signora Vigneron. Hai fatto il conto? In quanti saremo atavola ?

Blanche. In sedici.

Signora Vigneron. Va benissimo.

(Essa va a prendere una seggiola e torna, sedendosi vicino a Blanche).

Blanche. Credi che la cena riuscir meglio dato che abbiamo messo il men sotto le salviette?

Signora Vigneron. Per lo meno non riuscir peggio.

Blanche. Che buffa usanza! Ma sei proprio sicura che si debba fare cos?

Signora Vigneron. Sicura e certa. L'ho letto nella Cuisinire burgeoise .

Blanche. Vuoi che stabiliamo insieme i posti?

Signora Vigneron. Prima riassumiamo. La signora di Saint-Genis?

Blanche. fatto.

Signora Vigneron. Suofiglio?

Blanche. Puoi essere certa che non l'ho dimenticato.

Signora Vigneron. L'abate Mouton?

Blanche. Il mio caro abate! Cos avr ricevuto dalla sua mano tutti i sacramenti, il battesimo, la comunione... e il matrimonio.

Signora Vigneron. Se tu chiacchieri su ogni nome, non finiremo nemmeno la settimana prossima. Il signor Teissier?

Blanche. Eccolo qui il signor Teissier; mi sarei privata volentieri della sua presenza.

Vigneron (svegliandosi). Cosa ho sentito? la signorina Blanche che parla in prima persona in casa mia?

Blanche. Mio Dio, s, pap, la piccola Blanche.

Vigneron. Si pu sapere, signorina, cosa vi ha fatto il signor Teissier ?

Blanche. A me? Niente. vecchio, sporco, grossolano e avaro, guarda tutti di sotto in su; questo sufficiente perch io mi senta a disagio in sua presenza.

Vigneron. Perfetto! Benissimo! Ora sistemer questa faccenda! Signora Vigneron farai togliere il coperto di questa ragazzina che cener in camera sua.

Blanche. Aggiungi subito che si firmer il contratto senza di me.

Vigneron. Se dici una parola di pi, non ti sposerai affatto. Ah!

Marie (dopo esserci alzata). Ascoltami un po' mio caro padre, e rispondimi seriamente, cosa che non fai mai quando ti si parla della tua salute. Come ti senti?

Vigneron. Non male.

Marie. Sei molto rosso ora.

Vigneron. Sono rosso! All'aria aperta passer.

Marie. Se ti riprendessero i tuoi stordimenti, bisogner far venire un medico.

Vigneron. Un medico! Allora vuoi la mia morte?

Marie. Come scherzi e che pena sai di farmi, non parliamone pi.

(Essa lo lascia, egli la prende per un lembo del vestito e la riporta tra le sue braccia).

Vigneron. Allora gli vuoi molto bene al paparone Vigneron?

Marie. S,ti voglio molto, molto bene... ma tu non fai niente di quel che vorrei e di ci che dovresti fare. Per prima cosa lavorare meno, godere un po' le tue ricchezze e curarti quando sei malato.

Vigneron. Ma io non sono affatto malato, bambina mia. Lo so io cosa ho; un po' di stanchezza e sangue alla testa, una cosa che mi ritorna tutti gli anni, nel solito periodo, quando ho terminato il mio inventario. L'inventario della ditta Teissier, Vigneron e Cie! Sai cosa hanno offerto, a Tessier e a me, non pi tardi di otto giorni fa della nostra fabbrica? Seicentomila franchi!

Marie. Ebbene! Bisognava venderla.

Vigneron. La vender, tra dieci anni, per un milione e di qui ad allora avr reso altrettanto.

Marie. Che et avrai allora?

Vigneron. Che et avr fra dieci anni? Avr l'et dei miei nipotini e faremo dei bei giuochi insieme. (Auguste entra). Cosa volete Auguste ?

Auguste. C' l'architetto del signore che desidererebbe dirle due parole.

Vigneron. Rispondete al signor Lefort che se ha bisogno di parlarmi, venga a trovarmi in fabbrica.

Auguste. Proviene di l, signore.

Vigneron. Che vi ritorni. Qui sono in casa mia, con mia moglie e i miei figli, non mi prendo l'incomodo di ricevere i miei capo-mastri. (Auguste esce). Lasciatemi alzare.

(Marie si allontana; Vigneron si alza faticosamente; preso da un mezzo stordimento e fa qualche passo malsicuro).

Marie (tornando da lui). Perch non vuoi vedere un medico?

Vigneron. Non ancora finita?

Marie. No, non ancora finita. Hai un bel dire, tu non stai bene e io sono preoccupata. Riguardati, fai qualche cosa, un po' di regime per otto giorni forse ti ristabilirebbe completamente.

Vigneron. Furba! Ti capisco bene, col tuo regime! Mangio troppo, non vero? Suvvia parla francamente, non te ne vorr affatto. Mangio troppo. Cosa ci vuoi fare, bambina? Non ho sempre avuto una tavola imbandita e cibi appetitosi a profusione. Chiedi a tua madre, essa ti dir che agli inizi del nostro matrimonio io sono andato a letto senza cena pi di una volta. Ora mi rifaccio. stupido, spregevole, mi fa male, ma non so resistere. (Abbandonando Marie) E poi credo di far male a leggere il Sicle dopo aver mangiato, una cosa che appesantisce le mie digestioni.

(Sgualcisce il giornale e riattraversando la scena, lo getta sul canap; i suoi sguardi si portano su Judith; questa seduta al piano, voltando la schiena, sembra riflettere profondamente; egli le si avvicina a piccoli passi e le grida all'orecchio).

Judith!

Judith. Oh! Padre mio, non mi piacciono questi scherzi, lo sai bene.

Vigneron. Non vi arrabbiate signorina, non lo faremo pi. Judith raccontami un po' cosa succede... sulla luna.

Judith. Ora ti burli di me.

Vigneron. Come fai a capire che mi burlo di te? Ho una figlia che si chiama Judith. qui? altrove? Comefaccio a saperlo. Non la si sente mai.

Judith. Non ho niente da dire.

Vigneron. Si parla lo stesso.

Judith. Che soddisfazione provi a punzecchiarmi sempre su questo argomento? Vi vedo, vi ascolto, vi voglio bene e sono felice.

Vigneron. Sei felice?

Judith. Completamente.

Vigneron. Allora figlia mia tu hai ragione e io torto. Vuoi abbracciarmi ?

Judith (alzandosi). Se voglio abbracciarti? Cento volte contro una, mio eccellente padre.

(Si abbracciano; Auguste rientra).

Vigneron. Cosa c' ancora. Non potr mai abbracciare in pace i miei figli.

Auguste. Il signor Dupuis di l, signore.

Vigneron. Dupuis! Dupuis, il tappezziere di piazza dei Vosgi? Cosa vuole? Ho regolato il suo conto da tempo.

Auguste. Il signor Dupuis passava di qui e voleva sapere se avevate delle ordinazioni da fargli.

Vigneron. Dite da parte mia al signor Dupuis che non mi fornir due volte da un briccone della sua specie. Andate.

(Auguste esce; egli si dirige verso la tavola).

Ehi! Ehi! cosa fate l, tutte e due?

Signora Vigneron. Lasciaci tranquille, ti dispiace amico mio, ci occupiamo del pranzo di questa sera.

Vigneron. Ah... Signora Vigneron vieni che ti tico una cosa in un orecchio.

(La Signora Vigneron si alza, si incontrano sul davanti della scena).

Allora, convenuto, deciso, diamo nostra figlia a questo zerbinotto ?

Signora Vigneron. Mi disturbi per dirmi questo?

Vigneron. Ascoltami dunque. Dio mio, io non ho alcuna prevenzione contro questo matrimonio. La signora de Saint-Genis mi fa l'impressione di una brava donna, no? Non ha soldi ma non colpa sua. Suo figlio un buon ragazzino, dolce, grazioso e soprattutto ammirevolmente pettinato. Da un po' di tempo non mi incomodo pi per dirgli che mette troppa pomata. Guadagna mille scudi al ministero dell'Interno e ci molto bello per la sua et. Ora, all'ultimo momento mi chiedo se questo matrimonio ragionevole e se mia figlia sar completamente felice con questo signorino solo perch ha il prefisso.

Signora Vigneron. Ma Blanche ne pazza del suo Georges.

Vigneron. Blanche una bambina; semplicissimo, il primo giovanotto che ha incontrato le ha fatto girare la testa.

Signora Vigneron. Cosa ti prende amico mio? Per quale ragione torni sopra questo matrimonio quasi fatto? Suppongo che tu non rimproveri alla signora de Saint-Genis la sua situazione finanziaria; la nostra non stata sempre quella che ora. Allora di cosa ti lamenti? Del fatto che il signor Georges un bel ragazzo, ben educato e di buona famiglia. Se ha il prefisso tanto meglio per lui.

Vigneron. Sei lusingata che tuo genero abbia il de ?

Signora Vigneron. S, ne convengo, ci mi lusinga, ma non sacrificherei la felicit di una mia figlia peruna sciocchezza senza importanza. (Pi vicino e pi piano). Vuoi che ti dica tutto, Vigneron? vero, Blanche, la cara piccola, una bambina modesta e innocente, quanto si pu esserlo, ma di una sensibilit straordinaria per la sua et; non ci pentiremo affatto di averla sposata cos presto. Infine, l'abate Mouton, un amico per noi, che conosciamo da vent'anni, non si sarebbe occupato di questo matrimonio, se non fosse stato vantaggioso per tutti.

Vigneron. Chi ti dice il contrario? Ma lo stesso, siamo andati troppo veloci. Primo, un abate che fa dei matrimoni, non nel suo ruolo. Poi spiegami come la signora de Saint-Genis, che lo ripeto non ha denaro, ha tante buone relazioni. Pensavo che i testimoni di suo figlio fossero persone di poco conto; in fede mia, ne ha trovati di pi altolocati dei nostri. Un capo di divisione e un generale. Il capo di divisione passi, il signor Georges lavora alle sue dipendenze, ma il generale?

Signora Vigneron. Ebbene? Cosa? Il generale? Tu sai che il signor de Saint-Genis, il padre, era capitano. Torna ai tuoi affari, amico mio. (Essa lo lascia). Blanche porgi a tuo padre la sua finanziera.

(Essa esce dalla porta di destra lasciandola aperta dietro di s).

Vigneron(si toglie la vestaglia e si infila il vestito che gli porge Blanche). Eccovi, voi, ingrata!

Blanche. Ingrata? Perch mi dici questo?

Vigneron. Perch? Se oggi siamo ricchi; se tu ti sposi, se ti d una dote, non forse al signor Teissier che dobbiamo tutto ci?

Blanche. No, pap.

Vigneron. Come, no pap. Penso che sia stato proprio Teissier con la sua fabbrica a farmi diventare quel che sono.

Blanche. Sarebbe a dire che tu hai fatto della fabbrica del signor Teissier, quella che oggi. Senza di te essa gli sarebbe costata molto denaro, con te Dio sa quanto glie ne ha fruttato. Ecco pap, se il signor Teissier fosse un altro uomo, un uomo giusto, dopo il merito che tu hai avuto e la pena che ti sei dato, ecco cosa ti direbbe: questa fabbrica agli inizi mi ha appartenuto, dopo stata di tutti e due, ora vostra.

Vigneron. Cuoricino mio, tu metti il sentimento ovunque. Bisogna averne di sentimento e non contare troppo su quello degli altri.

(L'abbraccia).

Signora Vigneron (rientrando). Come, Vigneron, sei ancora qui!

Vigneron. Signora Vigneron rispondi a questa domanda: sono in obbligo verso Teissier o Teissier che lo nei miei riguardi ?

Signora Vigneron. Ne l'uno n l'altro.

Vigneron. Spiegaci ci.

Signora Vigneron. Ci tieni molto che ripeta ancora una volta questa storia?

Vigneron. S, ripetila.

Signora Vigneron. Il signor Teissier, figli miei, era un piccolo banchiere in via Gungaud n. 12, nello stesso periodo in cui vi abitavamo noi. Lo conoscevamo di vista. Abbiamo fatto ricorso alla sua cortesia nei momenti pi critici ed egli ci aveva accettato qualche cambiale senza troppe difficolt dato che avevamo la reputazione di essere delle persone oneste. Pi tardi il signor Teissier, nell'intrigo dei suoi affari, si trov una fabbrica tra le mani. Si ricord di vostro padre e gli offr di dirigerla al suo posto, stipendiando Vigneron. In quel periodo la nostra unione era priva di preoccupazioni: vostro padre aveva un buon impiego in una buona ditta, la cosa pi saggia era mantenerlo. Trascorsero quindici mesi, noi non ci pensammo pi per parecchio tempo; una sera alle nove e mezzo, ho tenuto in mente l'ora, la porta della vostra camera era aperta, io e vostro padre ci stavamo guardando ascoltandovi dormire, quando qualcuno suona. Era il signor Teissier che saliva i nostri cinque piani per la prima volta. Aveva preso una grave decisione; la sua fabbrica nel vero senso della parola non fabbricava pi nulla; egli veniva a supplicare vostro padre di salvarlo, associandosi a lui. Vigneron lo ringrazi gentilmente e rimand la decisione all'indomani. Quando il signor Teissier se ne and, vostro padre mi disse, e voi ascoltate attentamente quanto mi disse: Ecco un'occasione che si presenta, mia cara, arriva tardi, quando cominciavamo a stare tranquilli; vado a crearmi molti grattacapi, tu sarai sempre nelle preoccupazioni fino al momento in cui non avr successo se pur ne avr, ma abbiamo quattro figli e la loro fortuna pu" essere l.

(Essa si asciuga una lacrima e stringe la mano di suo marito; i figli si sono avvicinati; emozione generale).

Per tornare a ci che chiedevi, la cosa mi sembra molto semplice. Il signor Teissier e il signor Vigneron hanno fatto un affare insieme; stato soddisfacente per tutti e due, perci lascia perdere.

Vigneron, Eh, figli miei, vostra madre parla benissimo! Prendete esempio da questa donna e mantenetevi sempre alla sua altezza, non vi si chieder di pi.

(Abbraccia sua moglie).

Signora Vigneron. Tuti gingilli, amico mio, questo non naturale! Sei sempre indisposto?

Vigneron. No, mia cara, al contrario mi sento meglio; mi pare di essermi rimesso del tutto. Ora prego la signorina Judith, la grrrande musicista di casa di farmi ascoltare qualcosa e poi vi sbarazzer della mia presenza.

Judith. Cosa vuoi che suoni? Il Trovatore ?

Vigneron. Vada per il Trovatore . (A Blanche) allegro il Trovatore ? di Rossini?

Blanche. No, di Verdi.

Vigneron. Ah! Verdi, l'autore degli Ugonotti .

Blanche. No, gli Ugonotti sono di Meyerbeer.

Vigneron. Giusto. Il grande Meyerbeer. Che et pu avere oggi Meyerbeer?

Blanche. morto.

Vigneron. Bah!... In fede mia, morto senza che me ne accorgessi... (A Judith) Non trovi il Trovatore? Non cercare, bambina mia, non darti codesta pena. Suvvia, suonami semplicemente la Dama bianca .

Judith. Non la conosco.

Vigneron. Non conosci la Dama bianca ? Ripeti un po'. Tu non conosci... Allora a cosa ti servono le lezioni che ti ho fatto dare, lezioni da dieci franchi l'ora. Cosa ti insegna il tuo professore? Ors, rispondi, cosa ti insegna?

Judith. Mi insegna la musica.

Vigneron. Ebbene? La Dama bianca non forse musica?

Marie (trascinando Judith). Ors, sorella maggiore, suona a pap quel che ti chiede.

Judith (si mette al piano e attacca il celebre pezzo). Di qui vedete questo bel maniero i cui merli toccano il cielo; una castellana invisibile veglia sempre su questo castello. Cavaliere fellone e malvaglio che tramate un malefico complotto, attento a voi! La Dama bianca vi guarda, la Dama bianca vi sente!

(Vigneron si mette a cantare, lo segue sua moglie, quindi le sue figlie; a met della strofa, ingresso di Gaston; egli prima afaccia la testa dalla porta di fondo, entra, va al camino, prende la paletta e le molle e completa la confusione).

Vigneron (terminata la strofa corre da suo figlio). Da dove vieni, monello? Perch non eri a tavola con noi?

Gaston. Hopranzato a casa di un mio amico.

Vigneron. Come si chiama questo tuo amico?

Gaston. Non lo conosci.

Vigneron. Locredo bene che non lo conosco. Mettiti l in modo che possa guardarti.

(Si allontana da suo figlio per vederlo meglio; Gaston ha conservato la paletta e le molle; egli gliele prende e va a rimetterle a posto, ritorna a qualche passo dal figlio, lo osserva con tenerezza).

Stai dritto. (Va da lui e lo accarezza). Mostrami la lingua. Bene. Tossisci un po'. Pi forte. Benissimo. (Piano) Non ti stancherai troppo, spero.

Gaston. Di cosa pap? Non faccio niente.

Vigneron. Ora stai facendo lo stupido. Quando ti chiedo se tu non ti stanchi troppo, io mi capisco benissimo e tu pure, birichino, mi capisci benissimo. Hai bisogno di denaro?

Gaston. No.

Vigneron. Apri la mano.

Gaston. inutile.

Vigneron (pi forte). Apri la mano.

Gaston. Non voglio.

Vigneron. proprio pap Vigneron che ha allevato questo ragazzo. Mettiti questo denaro in tasca e pi presto che puoi. Divertiti, figliolo, voglio che tu ti diverta. Fai il signore, fai il diavolo, fanne di tutti i colori. Ma aspetta! Fuori di qui tu sei il padrone; qui davanti alle tue sorelle, contegno, non una parola di troppo, soprattutto niente lettere in giro. Se hai bisogno di un confidente, eccotelo.

Judith. Babbo, ti aspettiamo per la seconda strofa.

Vigneron (dopo aver tirato fuori l'orologio). La seconda strofa la canterete senza di me.

(Prende il cappello e si dirige verso la porta, si arresta, fa correre lo sguardo sul suo piccolo mondo e torna sui suoi passi come un uomo chesta bene dove si trova e gli dispiace andarsene).

Signora Vigneron avvicinati un po'.

(La Signora Vigneron si avvicina, e gli passa il braccio sotto il suo).

Judith alzati. (Stesso giuoco scenico). Venite qui ragazze. Amorini miei se mi dessi retta mi rimetterei la vestaglia e aspetterei il pranzo con voi. Disgraziatamente le mie necessit non sono le sole e non vivo di rendita per poter fare a meno di lavorare. Questo forse avverr quando sar proprietario. Ma bisogna attendere, primo, che le mie case siano costruite e, secondo, che i miei ragazzi siano sistemati. Chi l'avrebbe detto che questa birichina di Blanche, la pi piccola, sarebbe la prima a sposarsi. A chi il turno successivo? Judith? Ah! Judith non una signorina che si pu sposare facilmente. A meno che non incontri un principe rimarr zitella. Che venga dunque questo principe, che si presenti pagher il prezzo necessario. Quanto a te monello, che ti permetti di ridere quando parlo, io ti lascio fare le prime scappatelle, ma non ne hai ancor per molto. Sto per prenderti con me fin dai primi passi e tu comincerai con lo scopare la fabbrica dall'alto in basso... fino a quando ti metter alle spedizioni; dopo vedr se sei buono a qualche cosa. Di tutti voi la mia piccola Marie quella che mi preoccupa meno. (A Judith) Non una sognatrice come te, (a Blanche) n una sentimentale come te; essa sposer un bravo ragazzo, aitante, franco, coraggioso e resistente al dolore, il quale vi ricorder vostro padre, quando non ci sar pi. (A sua moglie) Di te non parlo, mia cara, alla nostra et non abbiamo pi n grandi desideri n grandi necessit. Siamo contenti quando sono contenti i marmocchi. Io non penso che questi ragazzi sarebbero stati pi felici altrove. Cosa occorre ora? Che pap Vigneron lavori ancora per qualche anno per assicurare l'avvenire di tutta questa gente e dopo avr diritto a prendersi il suo riposo. Ho l'onore di salutarvi.

I ragazzi. Addio pap. Abbracciami. Addio.

(Vigneron si sottrae a loro e esce rapidamente).

SCENA SECONDA

Gli stessi, meno Vigneron.

Signora Vigneron. Ora signorine alle vostre toilettes. (A Blanche)

Ti trattengo un momento, devo dirti due parole. (A Marie) Passa dalla cucina, bambina mia, e raccomanda a Rosalie di non farsi attendere troppo, falle un po' di premura; la nostra vecchia Rosalie ci vuole molto bene, ma il suo pranzo sempre in ritardo. Suvvia, Gaston, lascia che tua sorella si ritiri; prenderai la tua lezione di musica un'altra volta.

(Giuochi di scena per accompagnare l'uscita dei personaggi).

SCENA TERZA

LaSignora Vigneron, Blanche.

Signora Vigneron. Ascoltami bene, micina mia, non ho il tempo di parlarti a lungo, fai profitto di ci che sto per dirti e non rispondermi, inutile. Non sono affatto contenta del tuo contegno e delle tue maniere, quando c' il tuo fidanzato. Tu lo guardi, gli fai dei cenni, egli si alza, tu ti alzi, vi andate a nascondere nei cantucci per parlare insieme, io non voglio che questo accada, e oggi, che avremo degli estranei con noi, oggi meno che mai. Che il signor Georges ti piaccia, che vi amiate vicendevolmente una cosa bellissima, dato che vi sposerete, ma non lo siete ancora. Fino a quel giorno intendo che tu ti controlli di pi e che tenga i tuoi sentimenti per te, come una ragazza riservata deve fare in simili casi. Non c' bisogno che tu pianga. Quel che detto, detto. Asciugati gli occhi, abbraccia tua madre e vai a vestirti.

(Blanche lascia sua madre; quando arrivata alla porta di destra, Auguste entra dal fondo e annuncia la Signora De Saint-Genis; Blanche si arresta).

Vatti a vestire.

SCENA QUARTA

La Signora Vigneron, la Signora De Saint-Genis.

Signora de Saint-Genis. Buongiorno, mia cara signora Vigneron. Ors abbracciamoci. pi che di moda qui, una mania, ci si abbraccia ogni cinque minuti. Arrivo in anticipo, ma che la mia venuta non rechi nessun disturbo. Se vi dessi fastidio, anche il minimo possibile, ditemelo francamente. Me ne vado o resto, a vostro piacimento.

Signora Vigneron. Restate signora, restate, ve ne prego.

Signora de Saint-Genis. Forse avete da restituire alcune visite?

Signora Vigneron. Nessuna.

Signora de Saint-Genis. Allora speravate di riceverne?

Signora Vigneron. Affatto.

Signora de Saint-Genis. Mi tolgo il cappello?

Signora Vigneron. Benissimo, ve lo tolgo io stessa.

Signora de Saint-Genis. Le donne come voi, signora Vigneron, che si vedono quando si vuole, e che si possono sorprendere ad ogni ora, sono una rarit per i tempi che corrono. Non rischierei un'indiscrezione simile in casa delle mie pi intime amiche.

Signora Vigneron. Signora, sedetevi e ditemi subito come state.

Signora de Saint-Genis. Bene. Benissimo. Non mi ricordo di essere mai stata meglio. Lo notavo stamani davanti allo specchio constatando che la mia freschezza e la mia buona salute erano tornate in casa vostra.

Signora Vigneron. Da molto voglio farvi una domanda che fra noi senza conseguenza. Signora, quanti anni avete?

Signora de Saint-Genis. Ma io non nascondo la mia et, mia cara signora, vorrei poterlo fare ma non posso, mio figlio l. Egli avr ventitr anni fra qualche giorno, io ne avevo diciassette quando l'ho messo al mondo, fate il conto voi stessa.

Signora Vigneron. Voi non me ne vorrete per questa piccola curiosit?

Signora de Saint-Genis. cos naturale tra vecchie signore.

Signora Vigneron. Sapete signora che noi siamo due madri molto imprudenti, voi facendo sposare un ragazzo cos giovane, e io dandogli mia figlia.

Signora de Saint-Genis. Tranquillizzatevi mia cara signora Vigneron. Georges stato fino ad oggi sotto il mio controllo, conto di guidarlo anche dopo il suo matrimonio. Ho allevato mio figlio molto severamente, credo di avervelo detto, di modo, che un ragazzo come ce ne sono pochi. Non ha mai fatto debiti e, cosa non meno rara, non si mai divertito con le donne. Ne conosco qualcuna che non avrebbe chiesto di meglio. Mio figlio ha ricevuto una educazione completa; parla tre lingue, un musicista, ha un nome famoso, buone maniere, principi religiosi, se con tutte queste qualit non andr lontano vuol dire che il mondo cambiato. (Cambiamento di ton). Ditemi, dato che parliamo di Georges e che io agisco sempre al suo posto, io avevo pregato il mio notaio di rimediare ad una dimenticanza sul contratto, vostro marito ne venuto a conoscenza?

Signora Vigneron. Non potrei dirvelo.

Signora de Saint-Genis. Vi ricordate che il signor Vigneron, dopo aver fissato la dote della signorina Blanche a duecentomila franchi, ci ha chiesto di liberarsi del debito a rate annuali.

Signora Vigneron. il contrario signora. Mio marito innanzi tutto ha dichiarato che per poter dare la dote di sua figlia avrebbe bisogno di tempo. Allora voi gli avete parlato di garanzie di un'ipoteca da fare sulle sue case in costruzione, ed egli ha rifiutato. Infine ci siamo intesi contemporaneamente sulla cifra e sulla dilazione.

Signora de Saint-Genis. Sia! Non mi sembrava meno giusto e naturale che fino a quando gli sposi non avessero a disposizione la somma intera, che essa rendesse loro degli interessi al 5 o al 6 per cento, se si vuole, meglio fissarlo al 6. Del resto, il signor Vigneron nella stesura del contratto si prestato con tanta buona grazia a tutti i miei piccoli capricci che uno di pi non creer delle difficolt fra noi. Parliamo d'altro. Sono numerosi i vostri invitati e chi sono?

Signora Vigneron. Prima i vostri testimoni, i nostri, il professore di musica della mia figlia pi grande...

Signora de Saint-Genis. Ah! L'avete invitato...

Signora Vigneron. S signora, abbiamo invitato questo giovane. Lo so che un artista ma giustamente non abbiamo voluto farglielo pesare.

Signora de Saint-Genis. Ecco, signora Vigneron, forse troverete che io mi interesso di ci che non mi riguarda, ma al vostro posto riceverei il signor Merckens ancora per oggi, e domani non lo rivedrei pi.

Signora Vigneron. Perch signora? Mia figlia non ha mai avuto a dolersi n di lui n delle sue lezioni.

Signora de Saint-Genis. Facciamo finta che non abbia detto niente. Chi avete ancora?

Signora Vigneron. Il signor Teissier e basta.

Signora de Saint-Genis. Finalmente conoscer questo signor Teissier di cui si parla tanto e che non si vede mai! (Essa si alza e amichevolmente fa alzare la signora Vigneron). Perch signora non si vede mai il socio di vostro marito?

Signora Vigneron. Le mie figlie non lo gradiscono.

Signora de Saint-Genis. Le vostre figlie non dettano affatto legge in casa vostra. Penso che il signor Vigneron passerebbe sopra una loro bambinata per ricevere il suo socio.

Signora Vigneron. Ma questi signori si vedono quasi tutti i giorni in fabbrica; quando hanno parlato dei loro affari non hanno altro da dirsi.

Signora de Saint-Genis. Ecco, mia cara signora Vigneron, io non sono donna da abusare di un segreto che mi viene confidato; ne avrei diritto se lo scoprissi da sola. Convenite che siete voi stessa per una ragione qualunque che chiudete la porta al signor Teissier.

Signora Vigneron. Io, signora! Vi sbagliate. Per prima cosa faccio tutto quel che si vuole qui; quindi se io non ho... affetto per il signor Teissier, non ho nemmeno antipatia per lui.

Signora de Saint-Genis. Vi ... indifferente?

Signora Vigneron. Indifferente la parola esatta.

Signora de Saint-Genis. Allora, permettetemi di dirvelo, voi siete poco previdente, o troppo disinteressata. Il signor Teissier molto ricco, non vero?

Signora Vigneron. S.

Signora de Saint-Genis. Ha passato la sessantina?

Signora Vigneron. Da molto.

Signora de Saint-Genis. Non ha n moglie, n figli?

Signora Vigneron. N moglie, n figli.

Signora de Saint-Genis. Non gli si conosce un'amante?

Signora Vigneron. Una amante! Al signor Teissier! Buon Dio, per farne che?

Signora de Saint-Genis. Non ridete e ascoltatemi seriamente alla stessa maniera in cui io vi parlo. Cos, voi avete l, sottomano, una eredit considerevole, vacante, prossima, che pu toccarvi onestamente senza che voi la togliate a nessuno, e questa eredit non vuoi dire niente per voi? Non vi tenta oppure forse trovate che sarebbe un prezzo troppo alto in cambio di qualche gentilezza e delle parvenze di affetto per un vecchio?

Signora Vigneron. In fede mia la vostra osservazione giusta, essa non era venuta ancora a nessuno di noi. Voi capite il perch. La nostra situazione non sarebbe pi la stessa, mio marito sarebbe meno fiero e noi meno felici, se dovessimo qualcosa ad uno estraneo. Ma questa per voi non una ragione valida e niente vi impedir, dopo il matrimonio di fare qualche approccio col signor Teissier, se egli vi si prester tanto meglio. Se la nuova famiglia gli sembrasse degna di interesse ne sarei felice per Blanche e per suo marito poich gli verr un po' di bene da questa parte. Io vado pi lontano signora. Se il signor Teissier stanco come deve essere di vivere solo alla sua et, si lascer toccare dal vostro spirito e dalla vostra grazia io contratter volentieri un matrimonio che non sarebbe senza inconvenienti per voi ma nel quale troverete tanti compensi.

Signora de Saint-Genis. Dite delle follie, signora Vigneron e conoscete poco gli uomini. Il signor Teissier non sarebbe troppo vecchio per me, sono io che non sono pi troppo giovane per lui.

Auguste (entrando). Signora, il signor Merckens arrivato, devo farlo passare qui o nell'altra sala?

Signora Vigneron. Cosa preferite, signora? Rimanere sola, ricevere il signor Merckens o assistere alla mia toilette.

Signora de Saint-Genis. Come volete.

Signora Vigneron. Venite con me. Vi mostrer alcuni acquisti che ho fatto e voi mi direte se sono come si deve.

Signora de Saint-Genis. Molto volentieri.

Signora Vigneron. Fate entrare il signor Merckens e pregatelo di attendere un momento.

(Escono dalla porta di sinistra).

SCENA QUINTA

Auguste, Merckens, con un quaderno di musica in mano.

Auguste. Entrate mio caro signor Merckens e mettevi a sedere. Non ci sono che io a quest'ora per ricevervi.

Merckens. Va bene. Sbrigate le vostre cose, Auguste, non vi trattengo. (Attraversando la scena). un bonaccione questo domestico, una cosa insopportabile.

Auguste (raggiungendolo). Nessuna lezione oggi, signor Merckens, venite solo per mangiare.

Merckens. La signorina Judith si sta vestendo?

Auguste. Probabilmente si veste. Ma voi sapete, con lei, uno, due e tre, ed subito pronta!

Merckens. Fate dunque sapere alla signorina Judith che sono qua e che le ho portato la musica che aspetta.

(Judith entra).

Auguste. Cosa vi dicevo? (A Judith). Signorina, non ha speso molto tempo a vestirsi ma lo ha impiegato bene. Judith. Grazie Auguste.

(Egli esce portando via la vestaglia di Vigneron).

SCENA SESTA

Merckens, Judith.

Merckens. Il vostro domestico cerca di rubare i miei complimenti, io non trovo niente per lui.

Judith. Non cercate, inutile.

Merckens (mostrandole il brano di musica). Ecco la vostra opera, signorina.

Judith. Date.

Merckens. Manca solo il nome dell'autore, ma posso ancora farlo mettere.

Judith. Guardatevene bene.

Merckens. Siete contenta?

Judith. Sono imbarazzata. So bene che la mia famiglia, soprat-tutto la mamma prender male la cosa e che il nostro piccolo complotto non le far piacere.

Merckens. Quel che vi ho detto di questo brano ve lo ripeto. notevole e interessante. Un po' triste, forse avevate un raffreddore di testa quel giorno. L'abbiamo fatto stampare perch ne valeva la pena, il resto non conta.

Judith. Intendiamoci bene signor Merckens. Mi riservo di mostrare la mia composizione o di non parlarne affatto, come mi piacer meglio.

Merckens. Perch?

Judith. Alla mia et si sta tranquille, la cosa pi sicura, senza permetterci delle fantasie che non sono convenienti per una ragazza.

Merckens. Le ragazze che conosco non ci guardano tanto per il sottile.

Judith. Ragione di pi (apre il brano e legge il titolo con commozione). Addio alla sposa. Se questo brano triste non deve stupirvi. Ero, molto commossa quando lo scrissi. Pensavo alla mia sorellina che noi amiamo tanto teneramente e che ci lascer cos presto, conosciamo ci che perde ma sappiamo ci che l'aspetta?

Merckens. Siate sincera, questo matrimonio vi ha causato qualche delusione?

Judith. Nessuna. Cosa intendete dire?

Merckens. La signora di Saint-Genis venendo qui aveva la possibilit di scelta. Poteva chiedere la primogenita invece della pi piccola.

Judith. Sarebbe stato un peccato. Mia sorella e lui formano una coppietta cos graziosa mentre noi non ci saremmo compresi sotto nessun rapporto.

Merckens. Pazientate. Arriver anche il vostro turno.

Judith. Ci non mi preoccupa affatto.

Merckens. Tuttavia un po' lo sperate di sposarvi.

Judith. Il pi tardi possibile. Sto meravigliosamente bene cos e non penso affatto a cambiare.

Merckens. Vi basta comporre.

Judith. Mi basta, l'avete detto.

Merckens. Che sfortuna che una bella ragazza come voi, piena di doti, manchi di qualcuno che le metta in evidenza.

Judith. Quale qualcuno?

Merckens (a mezza voce). Il diavolo in corpo.

Judith. La mamma non sarebbe contenta se vi sentisse in questo momento, lei che mi trova gi indisciplinata.

Merckens. Dunque vostra madre vi sgrida qualche volta?

Judith. Qualche volta s. Ma ci che pi grave essa chiude il mio piano a chiave quando contrariata, e si mette d'accordo con mio padre che ci sopprime lo spettacolo all'Opera.

Merckens. Dove vi conducono allora?

Judith. Al Circo. Del resto io non biasimo la mamma. Essa pensa che l'Opera mi faccia male e forse non ha tutti i torti. vero, questo spettacolo superbo, queste scene avvincenti, queste cantanti ammirevoli, io ne ho per otto giorni prima di rimettermi completamente.

Merckens. Si possono contare 'quelle cantanti ammirevoli, sapete.

Judith. Losono tutte per me.

Merckens. Le invidiate forse?

Judith. Mi appassionano.

Merckens. Fate come loro.

Judith. Cosa dite? Io, signor Merckens entrare nel Teatro!

Merckens. Perch no? Le contralto sono rarissime, il vostro non da meno. Voi avete slancio, fuoco, anima, soprattutto anima, molta anima. Il mondo non piangerebbe per una borghese di meno, mentre un'artista di pi gli farebbe piacere.

Judith. Benissimo. Non dite altro. Mi atterr alle vostre lezioni che mi sembrano migliori dei vostri consigli. Siete libero questa sera? Resterete un po' dopo cena.

Merckens. Un po'! Mi riprometto di ascoltare ancora il vostro brano.

Judith. Voi pure ci suonerete qualcosa.

Merckens. Non chiedetemi questo. Non faccio complimenti con voi e ci diciamo le cose come sono. Quando discorro, sono divertente, ho molto spirito; ma la mia musica non somiglia affatto alla mia conversazione.

Judith. Si faranno quattro salti.

Merckens. Bah!

Judith. S, danzeremo. Blanche lo ha desiderato. il meno che balli col suo fidanzato prima del matrimonio. Poi Gaston ci far una sorpresa. Ha giurato che baller una quadriglia con suo padre e che non sar possibile distinguerli l'uno dall'altro.

Merckens. Cio?

Judith. Lo vedrete. Non sapete che mio fratello imita pap alla perfezione. La voce, i gesti, il modo di scherzare; in quel momento pensa come lui, una cosa straordinaria...

Merckens. Eccoche si prepara una piacevole festa, vi ringrazio di avermi trattenuto.

Judith. Voi scherzate, signor artista. M'immagino, senza guardare troppo per il sottile, che molte vostre riunioni non valgono il rumore che voi ne fate, vi si troverebbero molte persone ridicole, per non dire di pi. In casa nostra avete il vantaggio di essere tra brava gente.

(Rientrano la Signora Vigneron e la Signora De Saint-Genis).

SCENA SETTIMA

Gli stessi, la Signora Vigneron, la Signora De Saint-Genis.

Signora de Saint-Genis (a parte). Ero sicurissima che li avremmo trovati insieme.

(Judith va da lei; si accolgono affettuosamente).

Signora Vigneron (porta un vestito chiassoso e molti gioielli). Scusatemi signor Merckens di essermi fatta attendere, le donne non finiscono mai di vestirsi. Vi piace il mio abito?

Merckens. Mi abbaglia.

Signora Vigneron. Forse un po' troppi gioielli, la signora de Saint-Genis mi consigliava di toglierli.

Merckens. Perch signora? La principessa Limperani al pranzo che ha dato ieri ne portava per un valore di 300.000 franchi.

Signora Vigneron. Trecentomila franchi! Allora avrei potuto metteretutti quelli che ho.

(Entrano Marie e Blanche).

SCENA OTTAVA

Gli stessi, Marie, Blanche.

Signora Vigneron (andando da Judith). Tuo padre si attardato con noi, non ci sar a ricevere gli invitati.

Blanche (alla signora de Saint-Genis). Perch vostro figlio non vi ha accompagnato?

Signora de Saint-Genis. Bambina mia, Georges lavora, non contate su di me per distoglierlo ai suoi doveri!

Blanche. Ora non ne ha pi che uno, quello di amarmi come io lo amo.

Signora de Saint-Genis. Questo troppo facile e non deve fargli dimenticare gli altri. Vi prevengo che ci scontreremo se svierete dal lavoro il mio ragazzo.

Signora Vigneron (alla signora de Saint-Genis). Credo che i testimoni del signore Georges stiano per arrivare l'uno a braccetto dell'altro.

Signora de Saint-Genis (imbarazzata). No. Il signor Lenormand e mio figlio lasceranno l'ufficio insieme per venire qui, il generale verr per conto suo. Il generale e il signor Lenormand si sono incontrati a casa mia, ma non ho cercato di legarli oltre.

(Auguste annuncia: Il signor Teissier ).

SCENA NONA

Gli stessi, Teissier.

Teissier. Servo vostro, signora.

Signora Vigneron. Datemi il cappello, signor Teissier, che ve ne sbarazzo.

Teissier. Lasciate signora, lo deporr io stesso per essere pi sicuro di ritrovarlo.

Signora Vigneron. Come volete. Sedetevi l, in quella poltrona.

Teissier. Un po' pi tardi.. Fa molto freddo fuori e molto caldo in casa vostra. Rimarr qualche istante in piedi per abituarmi alla temperatura della vostra sala.

Signora Vigneron. Non siete malato?

Teissier. Evito per quanto mi possibile di divenirlo.

Signora Vigneron. Come trovate mio marito da un po' di tempo?

Teissier. Bene. Molto bene. Vigneron da un po' di peso agli acciacchi ora che ha raggiunto l'agiatezza. Ha ragione. Un uomo vale di pi quando possiede qualcosa. Occupatevi dei vostri invitati, signora, io attender il pranzo in un angolino. (La lascia).

Signora Vigneron (andando dalla signora de Saint-Genis). Ebbene? Eccolo. Il signor Teissier! Come lo trovate?

Signora de Saint-Genis. Ha gli occhi della volpe e la bocca di una scimmia.

(Auguste annuncia: Il Signor Bourdon ).

Signora Vigneron. Mi ero dimenticata di dirvi che il nostro notaio pranza con noi.

SCENA DECIMA

Gli stessi, Bourdon.

Bourdon. Vi presento i miei omaggi, signora. Signorine... (Convenevoli).

Signora Vigneron (facendo le presentazioni a Bourdon). La signora de Saint-Genis; il signor Merckens, l'insegnante di musica di mia figlia. Signor Bourdon, voi arrivate tra i primi, molto gentile da parte vostra.

(Bourdon s'inchina).

Signora de Saint-Genis. Il signor Bourdon d un buon esempio ai suoi colleghi che generalmente non si piccano di essere puntuali.

Bourdon. S, qualche volta ci facciamo attendere, ma mai a tavola. (Avvicinandosi alla signora de Saint-Genis). Mi hanno incaricato di porgervi i migliori omaggi.

Signora de Saint-Genis. Senza dubbio il signor Testelin?

Bourdon. Precisamente. Parlavamo del matrimonio della signorina Vigneron col vostro signor figlio, e gli dicevo che avrei avuto l'onore di pranzare con voi. Vedrete una donna incantevole, ricordatemi a lei .

Signora de Saint-Genis. Il signor Testelin il mio notaio da venti anni.

Bourdon. ci che mi ha detto. (Pi vicino e pi piano). Molto galante Testelin con un debole molto pronunziato per le donne graziose.

Signora de Saint-Genis (seccamente). la prima volta che lo sento dire.

(Essa lo lascia, egli sorride).

Bourdon (alla signora Vigneron). Teissier non pranza con noi?

Signora Vigneron (mostrandogli Teissier). l, se volete parlargli.

Bourdon. Buongiorno, Teissier.

Teissier. Ah! Eccovi, Bourdon. Avvicinatevi un po' e aprite le vostre orecchie. (Piano) Oggi, amico mio, sono stato alla Camera dei Notai, ove avevo un affare. Il presidente, a cui parlavo dei miei vecchi rapporti con voi, si dilungato sul vostro conto. Lo conosco Bourdon, non l'intelligenza che gli manca, fine, molto fine, a volte per si espone. Potremmo essere costretti ad agire contro di lui .

Bourdon. Me ne infischio della Camera dei Notai. Vi sono l una ventina di probiviri, che vogliono dare alla Camera un ruolo diverso dal suo. Essa una protezione per noi e non per il pubblico.

Teissier. Ascoltatemi bene, Bourdon. Non vi ho riferito questa conversazione per impedirvi di fare i vostri affari. Ho creduto di farvi un servizio mettendovi al corrente di ci.

Bourdon. cos che la prendo, mio caro Teissier, e ve ne sono grato.

(Auguste annuncia: Il signor Lenormand, il signor Georges de Saint-Genis ).

Signora de Saint-Genis (alla signora Vigneron). Vi presento il signor Lenormand.

(Questa presentazione e la successiva avvengono in fondo al palcoscenico. Georges solo, avanza sulla scena).

SCENA UNDICESIMA

Gli stessi, Lenormand, Georges, poi il Generale Fromentin.

Blanche (a Georges, piano). Non parlarmi e allontanati da me, la mamma mi ha fatto la predica. Non sapevo cosa stesse per dirmi e ho avuto molta paura.

(Auguste annuncia: Il Generale Fromentin ).

Bourdon (a Merckens). Siete pianista, signore?

Merckens. Compositore, signore.

Bourdon. Siete musicista, ecco cosa volevo dire. Vi piace essere in societ?

Merckens. Se mi si obbliga non posso dispensarmi da andarvi.

Bourdon. Se volete ricordarvi il mio nome e il mio indirizzo, signor Bourdon, notaio, 22, Rue Sainte Anne, ricevo tutte le domeniche sera. In casa mia una cosa molto semplice, vi prevengo, si arriva alle 9, si fa un po' di musica, probabilmente voi cantate la romanza, si prende una tazza di t, a mezzanotte tutti a letto.

Merckens. Non vi prometto di venire tutte le domeniche.

(Auguste annuncia: Il signor Vigneron ).

Signora de Saint-Genis (alla signora Vigneron). Come, signora, vostro marito si fa annunciare in casa propria?

Signora Vigneron. Certamente il domestico si sar sbagliato.

(Entra Gaston, si messo la vestaglia che portava suo padre nella prima scena, ne imita la voce e l'andatura).

SCENA DODICESIMA

Gli stessi, Gaston.

Gaston (andando dalla signora de Saint-Genis). Come sta la bella signora de Saint-Genis?

Signora de Saint-Genis {prestandosi allo scherzo). Benissimo, signor Vigneron, vi ringrazio.

Gaston (continuando). Signor Bourdon, servo vostro. (A Merckens) Buongiorno giovanotto. (A Lenormand e al Generale). Incantato, signori, di fare la vostra conoscenza.

Signora Vigneron. Eccosignori come si ha torto a viziare i propri figli; questo bricconcello fa la caricatura di suo padre.

Gaston (alla signora Vigneron). Ebbene, mia cara, questo pranzo pronto? Ah! Diamine! Abbiamo fatto le cose in grande per ricevervi, non si sposa la propria figlia tutti i giorni. (Alle sue sorelle). Chi di voi si sposa? Non lo ricordo pi. Penso che mentre aspettiamo il pranzo, la signorina Judith potrebbe aprire il piano e farci ascoltare qualche cosa, per esempio un pezzo della Dama bianca .

Signora Vigneron. Suvvia Gaston, falla finita! Lascia quella vestaglia e comportati convenientemente.

Gaston. S, mia cara.

(Le sue sorelle gli tolgono la vestaglia ridendo assieme a lui. Ilarit generale).

SCENA TREDICESIMA

Gli stessi, Auguste, poi il Medico.

Auguste (avvicinandosi alla signora Vigneron). C' di l un signore che non viene per il pranzo e che vorrebbe parlare con la signora.

Signora Vigneron. Quale signore, Auguste? un nuovo scherzo complottato con i miei figli?

Auguste. La signora potr vedere che non vero se mi d l'ordine di farlo entrare.

Signora Vigneron. Non fate entrare nessuno. Dite a questo signore che non posso riceverlo.

Auguste. Se insiste, signora?

Signora Vigneron. Mandatelo via.

Auguste (voltandosi). Eccolo signora.

Il medico (avanzando). La signora Vigneron?

Signora Vigneron. Sono io signore.

Il medico (pi vicino e pi piano). Signora, avete dei ragazzi qui?

Signora Vigneron. S, signore.

Il medico. Allontanateli. Fate ci che vi dico, signora, fate presto.

Signora Vigneron (turbata, vivamente). Passate nell'altra sala signorine. Suvvia, fate quel che vi dico, passate nell'altra sala. Gaston, bambino mio, vai con le tue sorelle. Signora de Saint-Genis, abbiate la compiacenza di accompagnare le mie figlie.

(Ha aperto la porta di destra e li fa sfilare davanti a s).

Il medico (agli uomini che si sono alzati). Potete restare signori, siete parenti del signor Vigneron?

Bourdon. No signore, solamente suoi amici.

Il medico. Ebbene signori, il vostro povero amico stato colpito da apoplessia fulminante.

(Vigneron viene trasportato dal fondo del palcoscenico; la Signora Vigneron getta un grido e si precipita sul corpo del marito).


ATTO SECONDO

Stesso apparato scenico.

SCENA PRIMA

Signora Vigneron, Signora De Sainte-Genis.

Signora Vigneron {col fazzoletto in matto, piangendo). Scusatemi signora, mi vergogno di piangere come faccio adesso davanti a voi, ma non posso trattenere le lacrime. Quando penso che solo un mese fa egli era l, nel posto dove siete voi e che non lo rivedr pi. Signora, voi l'avete conosciuto mio marito; era cos buono, cos felice, era troppo felice e noi pure, ci non poteva durare. Signora parlatemi, mi riprender ascoltandovi. So che devo farmene una ragione. Un giorno egli doveva morire. Ma avevo chiesto tante volte a Dio di andarmene per prima. Non vero signora che Vigneron in cielo dove vanno le persone oneste come lui?

Signora de Saint-Genis. Siatene certa signora.

Signora Vigneron. Datemi notizie di vostro figlio; l'ho appena visto di sfuggita dopo questa disgrazia. Vostro figlio cos buono; Blanche mi ha detto che ha pianto.

Signora de Saint-Genis. Georges sta bene, vi ringrazio.

Signora Vigneron. Poveri ragazzi che si amano tanto, ecco il loro matrimonio differito notevolmente.

Signora de Saint-Genis. Giusto, volevo parlarvi di questo matrimonio se vi avessi trovata pi padrona di voi stessa. Non siete n ragionevole n coraggiosa, mia cara signora Vigneron. So cosa vuol dire perdere il proprio marito. Ci sono passata. Lo piango tuttora pi di voi; il signor de Saint-Genis, morendo, non mi lasci che debiti e un figlio di quattro anni sulle spalle. Voi avete dei figli grandi, in et di consolarvi, essi hanno ricevuto un'educazione, l'avvenire non preoccupante n per voi n per loro. (Cambiando tono). Dubito che nello stato in cui siete abbiate pensato per un istante ai vostri affari?

Signora Vigneron. Quali affari signora?

Signora de Saint-Genis. Dovete pensare che la successione del signor Vigneron non si liquider da sola, vi sono interessi da regolare e forse difficolt da risolvere.

Signora Vigneron. No, signora, nessuna difficolt. Mio marito era troppo onesto per poter avere avuto affari difficili.

Signora de Saint-Genis. Possono divenirlo dopo la sua morte. Ascoltatemi bene. Non dubito della lealt del signor Vigneron, dubito di quella degli altri. Il signor Teissier non si ancora mosso?

Signora Vigneron. Il signor Teissier rimasto in casa sua come suo solito. Ho avuto bisogno di denaro, egli ha inviato quanto gli ho chiesto facendosi pregare, i nostri rapporti non sono mai stati cos distaccati come ora.

(Pausa e momento di imbarazzo).

Signora de Saint-Genis (vivacemente). Arrivederci cara signora. Fate quel che vi ho detto. Occupatevi dei vostri interessi, riparleremo dei nostri ragazzi un'altra volta. Ma per l'amor di Dio, signora Vi-gneron, mettetevi bene in testa la raccomandazione pi utile e pi amichevole che io possa farvi. Diffidate di tutti, di tutti!

(Essa si dirige verso la porta del fondo, accompagnata con molta freddezza dalla Signora Vigneron; la porta si apre, entra Teissier).

Rimanete, vi prego, non accompagnatemi oltre.

(Essa esce).

SCENA SECONDA

Signora Vigneron, Teissier.

Signora Vigneron (col fazzoletto in mano, piangendo). Che disgrazia, signor Teissier, che spaventosa disgrazia! Il mio povero Vigneron! Il lavoro l'ha ucciso. Perch lavorava tanto? Il denaro non gli interessava, per s non spendeva niente. Ah! Voleva vedere i suoi ragazzi felici durante la sua vita e lasciar loro un patrimonio dopo la sua morte.

(Un momento di silenzio).

Teissier. Signora, avete autorizzato voi la signora de Saint-Genis a presentarsi da me per conoscere la vostra situazione dopo la morte di vostro marito?

Signora Vigneron. Ignoravo completamente questa visita che non avrei permesso.

Teissier. Il mio dovere era chiaro : ho preso questa signora per un braccio e l'ho messa alla porta del mio ufficio.

Signora Vigneron. La sua indiscrezione non meritava altro. Ecco signor Teissier, la signora de Saint-Genis era qui, quando siete arrivato e mi parlava degli affari di mio marito. Voi conoscete i suoi affari e li comprendete meglio di qualsiasi altro, illustratemeli.

Teissier. In un momento di tempo libero, mi sono giusto divertito a stabilire l'eredit di Vigneron. Prima di tutto cosa volete sapere? Se si risolver in perdita o in utile. (Movimento della signora Vigneron). Dai calcoli che ho rilevato, matita alla mano, risulta una situazione generale che, ecco... mi ascoltate... la fabbrica venduta...

Signora Vigneron. Perch venderla?

Teissier. Bisogner arrivarci. I vostri terreni e quegli edifici che erano stati cominciati, venduti ugualmente...

Signora Vigneron. Conserver i miei terreni.

Teissier. Non potete farlo. I vostri debiti correnti estinti...

Signora Vigneron. Ma io non ho debiti.

Teissier. Li ho valutati a quarantamila franchi circa. Non ho compreso per in questa somma il vostro architetto, il cui saldo dovr avvenire con la vendita dei vostri immobili. Continuo. Le tasse di registrazione saldate...

Signora Vigneron. Si paga dunque per ereditare dal proprio marito?

Teissier. Si paga, s, signora. Le spese generali liquidate... e per spese generali intendo l'onorario del notaio, quello dell'avvocato, le spese impreviste, vetture, corrispondenza, ecc. In breve, il conto che avete aperto in questa rubrica Liquidazione del defunto Vigneron, mio marito una volta chiuso, vi resteranno un cinquantamila franchi.

Signora Vigneron. Cinquantamila franchi di rendita.

Teissier. Come di rendita? Allora non avete ascoltato quello che vi ho detto? Dove vedete in tutto quello che Vigneron vi ha lasciato, il capitale necessario per stabilire una rendita di cinquantamila franchi?

(La Signora Vigneron lo lascia bruscamente; dopo aver suonato, apre il secrtaire con precipitazione).

Signora Vigneron (scrivendo). Mio caro signor Bourdon; abbiate la compiacenza di venire a parlarmi il pi presto possibile; non sar tranquilla finch non vi avr visto. Onestamente vi saluto. Vedova Vigneron . Cinquantamila franchi! (Ad Auguste che entrato) Porta subito questa lettera.

Teissier (ha tirato fuori un portafoglio imbottito di carte). Vi renderete conto meglio alla lettura...

Signora Vigneron. Cinquantamila franchi! (Ritornando verso Teissier e facendogli saltar via il portafoglio). Tenete le vostre carte, signore, non ho pi affari con voi.

(Esce precipitosamente dalla porta di destra).

SCENA TERZA

Teissier.

Teissier (radunando le sue carte). Ignoranza, incapacit, impeto, ecco le donne! Mi chiedo a cosa pensa quella! Vuole conservare i terreni ma non potr. Bourdon si incaricher di farglielo capire. Se possibile a Bourdon di condurre la faccenda come mi ha promesso, velocemente, senza scalpore, metto le mani su degli immobili, che valgono il doppio di quel che li pagher. Ma non bisogna perdere tempo. Aspettare vorrebbe dire far venire degli acquirenti e fare il gioco del proprietario. Quando Bourdon sapr che ho dato il primo colpo, si affretter a portare gli altri.

(Sta per uscire, Marie entra dalla porta di sinistra).

SCENA QUARTA

Teissier, Marie.

Marie. Non andate via signore, prima di aver fatto la pace con mia madre. La mia povera mamma ha pianto tanto che non ha pi il cervello a posto.

Teissier (tornando). Era ora che mi fermaste signorina. Di questo passo avrei citato la signora Vigneron davanti al Tribunale del Commercio per il rimborso dei prestiti che le ho fatto. Mi sono incomodato io stesso per non lasciare vostra madre negli impicci. (Tira fuori una seconda volta il suo portafoglio e vi prende una carta). Abbiate la compiacenza di darle questo conticino che essa potr veri-ficare facilmente: Il 7 gennaio prestati alla signora Vigneron quattromila franchi che sono serviti per le esequie di vostro padre, il 15 gennaio prestati alla signora Vigneron cinquemila franchi per le spese domestiche, mi sono stati chiesti a questo titolo; sempre il 15, ascoltate, rimborsata una cambiale firmata: Gaston Vigneron, all'ordine di Lefbure, importo: diecimila franchi . Essendo vostro fratello minorenne la sua firma non avrebbe avuto valore. Ma la signora Vigneron non avrebbe voluto deludere un finanziatore che questo giovane ha necessariamente ingannato sulla propria et e sulle proprie risorse personali. (Piega la carta e gliela d). Sono vostro servitore.

Marie. Restate, signore, vi prego di restare. Non questo conto che ha turbato mia madre al punto di guastarsi con voi. Vi avrebbe invece ringraziato, biasimando suo figlio come si merita, di aver fatto fede alla sua firma.

Teissier (sorpreso, con un sorriso). Sapete dunque cosa una firma.

Marie. Me l'ha insegnato mio padre.

Teissier. Avrebbe fatto meglio ad insegnarlo a vostro fratello.

Marie. Sedetevi signore, forse sono troppo giovane per parlare di affari con voi.

Teissier (in piedi, sempre sorridendo). Andiamo, parlate, vi ascolto.

Marie. Da parte mia mi attendevo un cambiamento nella nostra condizione, ma che essa fosse rovinata completamente non l'avrei mai pensato. In ogni caso voi signore, non ci consigliereste n una debolezza n un colpo di testa. Cosa dobbiamo fare allora? Esaminare dove siamo, chiedere dei pareri e non prendere alcuna risoluzione prima di conoscere il pro e il contro della nostra situazione.

Teissier. Ah! Lasciamo da parte i vostri immobili, che non mi riguardano. Nell'attesa, cosa volete fare della fabbrica?

Marie. Signore, cosa succederebbe se noi volessimo conservarla e voi venderla?

Teissier. Sarebbe venduta. Il caso stato previsto dal codice.

Marie. C' una legge?

Teissier (sempre sorridendo). S, signorina, c' una legge. l'articolo 815 del codice civile, che autorizza l'uno come l'altro ad uscire da una societ, rotta di fatto dalla morte di vostro padre. Posso mettervi in grado di assicurarvene subito. (Traendo di tasca un libretto). Vedete cosa questo libro: Raccolta delle leggi e dei regolamenti in vigore su tutto il territorio francese . Non esco mai senza portare con me il codice, una abitudine che vi consiglio di prendere.

(Le passa il volume aperto ad una pagina, mentre essa prende conoscenza dell'articolo, egli la guarda con un misto di interesse, di piacere e di canzonatura).

Avete capito?

Marie. Perfettamente.

(Pausa).

Teissier. Voi vi chiamate Marie e siete la secondogenita di Vigneron?

Marie. S, signore, perch?

Teissier. Vostro padre aveva una spiccata preferenza per voi.

Marie. Mio padre amava tutti i suoi figli in ugual misura.

Teissier. Per vi trovava pi ragionevole delle vostre sorelle.

Marie. Lodiceva qualche volta per consolarmi di non essere graziosa come loro.

Teissier. Cosa c' che vi manca? Avete dei begli occhi, gote fresche, figura snella e ben fatta, tutte cose che mostrano la salute in una donna.

Marie. La mia persona non mi interessa affatto, non chiedo che di passare inosservata.

Teissier. Certamente siete voi che aiutate vostra madre nelle faccende domestiche; in caso di necessit gli servite da segretaria.

Marie. Finora l'occasione non si presentata.

Teissier. Eccola arrivata. Io non credo che la signora Vigneron sia capace di sbrogliarsi da sola e voi le sarete di grande aiuto... Avete un po' il senso degli affari?

Marie. Li comprendo per quel che sufficiente.

Teissier. La corrispondenza non vi fa paura?

Marie. No, se so quel che devo dire.

Teissier. Sapete fare i conti con facilit? S o no? Non volete rispondere? (Lasciandola). Essa deve fare i conti come un angelo.

Marie. Signore, quanto pensate che valgano i nostri immobili?

Teissier. Il vostro notaio vi spiegher ci meglio di me. (Tornando a lei dopo aver preso il cappello). Signorina, bisogner tornare sempre ai miei calcoli. So ci che voi pensate: la fabbrica un affare eccellente, vediamo questa fabbrica. Chi mi dice ora che essa non sar in pericolo? Chi mi dice poi che voi stessa, dopo aver manovrato abilmente, non ne vorrete la vendita per riacquistarla a met prezzo?

Marie. Cosa prevedete signore?

Teissier. Ioprevedo quel che avrei fatto io stesso se avessi ancora quaranta anni invece di sessanta e oltre. Riassumendo, da una parte la vostra necessit di denaro, i miei interessi saggiamente valutati dall'altra, ci portano alla vendita del nostro stabilimento. La sua situazione molto prospera. La morte del suo direttore una eccellente occasione per disfarsene, che non si ripresenter pi, approfittiamone. Avete altro da dirmi?

Marie. Signore, non andate via prima di aver rivisto mia madre, ora pi calma, vi ascolter molto volentieri.

Teissier. inutile. Ho detto alla signora Vigneron quel che era necessario e voi siete abbastanza intelligente per spiegarle il resto.

Marie (dopo aver suonato). Fate ci che vi chiedo, signore. Mia madre non ha saputo dominare uno scatto d'impazienza; andando da lei, le darete l'occasione di esprimervi le sue scuse.

Teissier. E sia! Come volete! Dunque volete che viviamo in buoni rapporti? Non ne guadagnerete niente, ve lo dico in anticipo. Che et pu avere la signorina Marie? Appena venti anni! Ma ha gi una piccola personalit, modesta, sensata, che sa esprimersi molto convenientemente, (lasciandola) e, cosa che suo padre non mi aveva detto: molto appetitosa.

(Auguste entra).

Marie. Seguite Auguste, vi condurr da mia madre.

Teissier (dopo aver cercato un complimento senza trovarlo). Servitor vostro, signorina.

(Entra a sinistra, dietro un cenno che Auguste gli ha fatto di passare di l).

SCENA QUINTA

Marie, poi Blanche.

Marie (sciogliendosi in lacrime). Padre mio! Padre mio!

Blanche (entrando e andando lentamente verso di lei). Chi c'era con te?

Marie. Il signor Teissier.

Blanche. Ti trattieni cos a lungo con quest'uomo spregevole?

Marie. Taci, mia cara, taci. Bisogna vegliare su di noi ora e non parlare pi imprudentemente.

Blanche. Perch?

Marie. Perch. Non vorrei dirtelo, ma che tu lo sappia oggi o domani, il dolore sar sempre lo stesso.

Blanche. Cosa successo?

Marie. Probabilmente siamo rovinate.

Blanche. Rovinate!

(Marie abbassa la testa; Blanche si scioglie in lacrime, esse si gettano l'una nelle braccia dell'altra; si separano, ma Blanche ancora commossa e singhiozzante).

Marie. Hoavuto torto a parlarti di una disgrazia che non inevitabile. La verit eccola: io non vedo molto chiaro nei nostri affari, ma essi non promettono niente di buono. Tuttavia possibile che essi si sistemino ad una condizione: siamo ragionevoli, prudenti, piene di riguardi con tutti e da ora in poi rassegniamoci a passar sopra a molte cose disgustose.

Blanche. Tu, mamma e Judith farete ci che vorrete, io non mi occuper di niente. Vorrei poter dormire fino al giorno del mio matrimonio.

Marie. Il tuo matrimonio, mia cara!

Blanche. Cosa pensi?

Marie. Penso con molta tristezza che questo matrimonio ti preoccupa tanto e che forse oggi come oggi non pi possibile.

Blanche. Giudicherei molto male il signor de Saint-Genis per crederlo pi sensibile ad una dote che a un cuore.

Marie. Gli uomini sposandosi desiderano tutte e due le cose. Ma se il signor de Saint-Genis fosse pi disinteressato degli altri, ha una madre che far i conti in sua vece.

Blanche. Sua madre sua madre. Se essa ha dei difetti, non voglio vederli. Ma essa una donna e non vorrebbe che suo figlio mancasse di parola verso un'altra donna.

Marie. Mia cara, non bisogna che la disgrazia ci renda ingiusti e irragionevoli. Gli impegni sono stati reciproci: se non possiamo pi mantenere i nostri, il signor de Saint-Genis si trover sciolto dai suoi.

Blanche. Ti sbagli, siine certa, ti sbagli. Domani, e dicendo domani, fra un anno o fra dieci, Georges mi sposer, come egli vuole e come deve. Non parliamo pi di ci. Vedi, il mio matrimonio non somiglia affatto a tanti altri che si possono fare o disfare impunemente, e tu non immagini il dolore che mi causi dubitando un sol minuto della sua realizzazione. (Pausa). Spiegami un po' in che modo saremmo rovinati?

Marie. Pi tardi; non lo so bene neppure io.

Blanche. Chi te l'ha detto?

Marie. Il signor Teissier. Stai attenta, te lo ripeto. Il signor Teissier di l, dalla mamma; l'ho appena riconciliato con lei.

Blanche. Si erano inquietati dunque?

Marie. S, si erano inquietati. Mamma in uno scatto di impazienza l'aveva mandato via.

Blanche. La mamma aveva fatto bene.

Marie. La mamma aveva avuto torto e l'ho capito subito. La nostra situazione molto grave senza che la complichiamo oltre con scatti e imprudenze. Pensaci bene, Blanche, ne va dell'esistenza di noi tutte, dell'avvenire delle tue sorelle, altrettanto del tuo che del nostro. Certa che tu sia del signor de Saint-Genis, un uomo ci pensa due volte prima di sposare una ragazza che non ha niente. Tu sei la pi graziosa ragazza della terra, tutta cuore e sentimenti: il denaro non esiste per te. Ma vedi, il denaro esiste per gli altri. Lo si trova dappertutto. Negli affari, e noi siamo in affari col signor Teissier. Anche nei matrimoni, forse lo imparerai a tue spese. Bisogna pure che il denaro abbia il suo prezzo, poich tante disgrazie arrivano per colpa sua e spesso consiglia le decisioni pi spregevoli.

Blanche (a parte). Sarebbe possibile che un giovane, innamorato come dice, amato come sa, piuttosto che sacrificare i suoi interessi, commetta un'infamia!

Marie. Cosa desidero mia cara? Che questo matrimonio si faccia, dato che vi vedi la tua felicit. Ma al posto tuo vorrei essere pronta a tutto: felicissima se si realizza e rassegnata se viene a mancare.

Blanche. Rassegnata! Se pensassi che il signor de Saint-Genis mi avesse cercata solo per la mia dote e se, persa la dote, egli esitasse a sposarmi, diverrei pazza o ne morirei.

Marie. Loami dunque tanto?

Blanche. S, lo amo! Lo adoro, se vuoi saperlo! Egli dolce, tenero, un ragazzo come me. Sono certa che ha cuore e che incapace di una cattiva azione. Capisci, non vero, che voglia averlo come marito. Ebbene, se mi sbagliassi sul suo conto, se non meritasse n il mio affetto n la mia stima, se fosse l'ultimo degli uomini, bisogna tuttavia che lo sposi.

Marie (a parte). La povera piccola soffre e sragiona.

Blanche (a parte). Ah! Che sbaglio abbiamo commesso! Che sbaglio! Tu mi conosci, tu, mia sorella, noi viviamo insieme da vent'anni, senza un segreto l'una per l'altra. Forse non sono una bella ragazza, molto affettuosa, vero, ma molto onesta certamente? Non ho mai avuto un pensiero che non si possa dire. Se avessi incontrato il signor de Saint-Genis in strada o altrove non lo avrei nemmeno guardato. venuto qui, la mano in quella di mio padre, ci siamo piaciuti subito e ben presto ci hanno fidanzati. La mamma mi raccomandava una maggior saggezza col mio futuro sposo, ma era il mio futuro sposo e io non vedevo alcun danno n un cos gran male accordandogli la mia confidenza.

Marie. Suvvia, calmati, tu esageri come sempre. Hai detto al signor de Saint-Genis che l'amavi, non vero, sei scusabile perch lo dovevi sposare. Qualche volta vi prendevate le mani e forse vi siete abbracciati, senza dubbio un torto, ma che non vale i rimproveri che ti fai.

Blanche (dopo aver esitato). Sono la sua amante, mi capisci, la sua amante.

Marie (molto innocentemente). Non capisco cosa vuoi dire.

Blanche (dapprima sorpresa, poi meravigliata). Oh! Scusa, scusa, cara sorella, pura come gli angeli, non avrei dovuto parlarti cos. Dimentica ci che ti ho detto, non cercare di comprenderlo e soprattutto non ripeterlo a nessuno, n alla mamma n a Judith.

Marie. Sai, penso che tu sia un po' pazza oppure sono io che sono una bestiolina.

Blanche. S, sono pazza, e tu sei la pi bella ragazza e lapi graziosa sorella che si possa sognare.

(La abbraccia con passione).

SCENA SESTA

Gli stessi, Bourdon.

Bourdon. Buongiorno signorine. La signora Vigneron senza dubbio di l? Abbiate la compiacenza di dirle che l'aspetto.

Marie. Vai mia cara.

(Blanche esce per la porta di sinistra).

SCENA SETTIMA

Marie, Bourdon, poi la Signora Vigneron.

Bourdon. Vostra madre mi ha scritto che era impaziente di vedermi, lo comprendo benissimo. L'attendevo ogni giorno nel mio studio.

Marie. Signor Bourdon, mia madre stata cos desolata e cos sofferente...

Bourdon. Capisco benissimo, signorina, che, colpita come stata, vostra madre non si diverte a far visita o a correre ai magazzini; ma ci si impegna di vedere il proprio notaio, e se questo ancora troppo, lo si prega di passare da casa. La successione del signor Vigneron, fortunatamente, non presenta difficolt molto serie; infatti vostro padre ha lasciato una grossa impresa in terreni, che deve essere esaminata subito e liquidata il pi presto possibile, voi capite, liquidata il pi presto possibile.

Marie. Eccomia madre.

Signora Vigneron (piangendo, col fazzoletto in mano). Che disgrazia, signor Bourdon, che spaventosa disgrazia! Mio povero Vigneron! Non abbastanza piangerlo notte e giorno, sento che non gli sopravvivr a lungo.

(Un attimo di silenzio).

Bourdon. Ditemi, signora, gi che ci penso: avete autorizzato la signora de Saint-Genis a venire da me per conoscere la situazione in cui vi trovate a causa della morte di vostro marito.

Signora Vigneron. Senza la mia autorizzazione, e se la signora de Saint-Genis vi facesse una nuova visita...

Bourdon. Tranquillizzatevi. Ho ricevuto la signora de Saint-Genis in modo tale da toglierle la voglia di tornare. Volevate vedermi signora. Parliamo poco, parliamo presto e parliamo bene.

Signora Vigneron. Non vi tratterr a lungo signor Bourdon, non ho che una domanda da farvi. vero, possibile che mio marito di tutto, non lasci che cinquantamila franchi?

Bourdon. Chi vi ha detto ci?

Signora Vigneron. Il signor Teissier.

Bourdon. Cinquantamila franchi! Teissier forse va un po' troppo in fretta. Voi lo conoscete. Non un cattivo uomo ma sulla questione denaro brutale. Spero e far tutto il mio possibile, siatene sicura, signora, perch vi tocchi qualcosa di pi.

(La Signora Vigneron si scioglie in lacrime e si lascia cadere sul divano; egli la raggiunge).

Speravate dunque signora che la successione del signor Vigneron fosse considerevole? A quanto la stimavate?

Signora Vigneron. Non so, signore.

Bourdon. Tuttavia avete dovuto rendervi conto di ci che lasciava il signor Vigneron. la prima cosa di cui ci si preoccupa quando si perde il proprio marito. (La lascia) Teissier non meno biasimevole, e non mi far scrupolo a dirglielo, di aver gettato una cifra al vento. Gli affari non si fanno cos. Prima si procede ad una liquidazione, per le cose pi urgenti; si va avanti un passo dopo l'altro; quando si arriva alla fine resta quel che resta. (Tornando dalla signora Vigneron). Signora avete deciso qualcosa per i vostri terreni? Ora vi trovate di fronte ad una palese necessit, bisogna venderli.

Marie. Quale somma pensate che ne ricaveremmo?

Bourdon. Quale somma, signorina? Nessuna, voi non dovete contare su niente.

Signora Vigneron (alzandosi). Che vantaggio avremo allora a disfarcene?

Bourdon (tornando alla signora Vigneron). Quale vantaggio, signora? Quello di togliervi una palla che avete ai piedi. Credetemi, non ho l'abitudine, nei consigli che do di mostrarmi cos affermativo come lo sono in questo momento. Ogni giorno di ritardo carico di conseguenze per voi. Mentre voi decidete, Catilina alle porte di Roma. Nella fattispecie, Catilina sono le ipoteche che vi divorano, il vostro architetto che vi aspetta col suo promemoria e il fisco che sta per presentarsi coi suoi diritti.

(Teissier rientra dalla porta di sinistra, Blanche dietro a lui).

SCENA OTTAVA

Gli stessi, Teissier, Blanche.

Teissier. Buongiorno Bourdon.

Bourdon. Buongiorno Teissier. Stavo spiegando alla signora Vigneron e a sua figlia l'impossibilit in cui esse si trovano, di conservare i loro terreni.

Teissier. Non ho niente a vedere in tutto ci. Queste signore non possono trovare miglior consigliere di voi. Esse sono in buone mani.

Bourdon. Notate bene, signora, il punto di vista in cui mi metto affinch non vi siano dei malintesi tra noi. Non vorrei trovarmi pi tardi esposto a rimproveri che non meriterei affatto. Io mi limito a stabilire questo: lo statu quo funesto ai vostri interessi, uscite dallo statu quo. Ben lungi da ci, non vi dico che la situazione dei vostri immobili mi sembri eccellente e che il momento per venderli all'asta sia ben scelto. No, infatti presentando questo affare nel momento pi favorevole, e io non vi mancherei, liberandolo dai molti intrighi, con un po' di ciarlataneria e di caccia grossa, forse arriveremmo ad un risultato soddisfacente.

Teissier (a parte). Cosa dice? Cosa dice? (Piano, a Bourdon). Dunque non siamo pi d'accordo?

Bourdon (piano a Teissier). Lasciatemi fare. (Andando dalla signora Vigneron). Vedete, signora, riflettete, ma riflettete subito, ve ne prego. Quando avrete preso una decisione me la farete conoscere.

(Fa finta di ritirarsi).

Teissier. Bourdon non andate via senza che si sia detta una parola sulla fabbrica.

Bourdon. Mio caro Teissier, la fabbrica pu aspettare. Prima di tutto vorrei sbarazzare la signora Vigneron dei suoi terreni. Siamo in presenza di una vedova e di quattro ragazzi che si trovano in povert dall'oggi al domani, non dimentichiamolo questa una situazione molto interessante.

(Teissier sorride).

Auguste (entrando, piano alla signora Vigneron). Signora, il signor Lefort di l.

Signora Vigneron. Signor Bourdon abbiate la compiacenza di rimanere ancora un momento. Sentirete il nostro architetto che forse vi far mutare avviso.

Bourdon. Sono ai vostri ordini signora.

Signora Vigneron (ad Auguste). Fate entrare il signor Lefort e pregate la signorina Judith di venire qui.

SCENA NONA

Gli stessi, Lefort, poi Judith.

Signora Vigneron (piangendo col fazzoletto in man). Che disgrazia, signor Lefort, che spaventosa disgrazia! Mio povero Vigneron! Non mi consoler pi della perdita che ho fatto.

Lefort (ha modi ordinati e voce forte). Andiamo, signora, non desolatevi pi come fate ora, con sangue freddo e perseveranza arriveremo a sostituire vostro marito.

(Attraversa la scena).

Teissier. Buongiorno Lefort.

Lefort. Buongiorno signor Teissier.

(Judith entra a questo punto).

Marie (a Lefort). Signore, vi interessavate molto ai lavori che vi erano stati commissionati?

Lefort. S, signorina, Vigneron non era un cliente per me; era un fratello.

Marie. Siamo alla vigilia di prendere una decisione importantissima...

Lefort. Disponete di me. Il mio tempo vi appartiene, il mio portafoglio al vostro servizio. I ragazzi di Vigneron sono i miei ragazzi.

Marie. Se voi avete qualche chiarimento, anche qualche progetto da comunicarci, abbiate la compiacenza di dircelo in presenza di questi signori.

Lefort. Sono pronto, signorina. Questi signori non mi intimoriscono. Ho l'abitudine di sporgere in avanti il mio petto.

Signora Vigneron. Sedetevi l, signor Lefort.

Lefort (seduto). Signora, avete aperto il mio promemoria? No, non vero? Tanto peggio. Conteneva una nota sui terreni di Vigneron, in cui tutto l'affare era esposto dall'A alla Z. Se avessi questa nota sotto gli occhi sarei pi breve e mi farei comprendere meglio.

Marie. Possodarvela signore, ho riposto io stessa il vostro promemoria.

Lefort. Mi fareste una cortesia.

(Marie va al secrtaire, passando davanti a sua madre e a Teissier seduti l'uno vicino all'altra).

Teissier (alla signora Vigneron). La vostra ragazza ordinata?

Signora Vigneron. Molto ordinata.

Teissier. Sar in seguito una donna assennata?

Signora Vigneron. S, lo credo.

Teissier. Sa fare i conti con facilit?

(Nessuna risposta).

Bourdon (ha preso il promemoria dalle mani di Marie, ne stacca una parte che d a Lefort). senza dubbio questo che desiderate. Se permettete scorrer il vostro promemoria mentre vi ascolto.

(Si scambiano uno sguardo ostile).

Lefort (scandendo ogni sua frase). Inizialmente i terreni del signor Vigneron, situati all'estremit di Parigi, in prossimit di una stazione, e per questa ragione soggetti a mille servit, al prezzo che erano stati acquistati, erano un pessimo affare. Diciamolo pure, era stato imbrogliato.

Bourdon. Vi interrompo. Nessuno aveva interesse ad imbrogliare Vigneron. Egli aveva acquistato quei terreni con la speranza che venissero espropriati.

Lefort. Espropriati? Da chi?

Bourdon. Dalla ferrovia.

Lefort. Che bella frottola! Era la ferrovia che li vendeva.

Bourdon. Ne siete sicuro?

Lefort. Assolutamente sicuro.

Bourdon. Sia. A quel tempo si supponeva che la citt, che aveva intrapreso dei grandi lavori nei quartieri periferici avrebbe avuto bisogno di quei terreni. Ora mi ricordo; si sperava di contrattare con la amministrazione cittadina.

Lefort. Con la Citt o con il Gran Turco. Non bisogna raccontarne a me per tutto quel che riguardo gli immobili. Conosco la piazza di Parigi dall'A alla Z. Continuo. Il signor Vigneron, che era stato messo di mezzo, mantengo il termine, si accorse ben presto della sua stupidit e volle porvi rimedio. Come? Facendo costruire. Venne a trovarmi. Conosceva da lunga data la mia coscienza e il mio disinteresse, non lo lasciai pi da quando mi ebbe affidato i suoi lavori. Disgraziatamente appena terminati i miei progetti e iniziate le prime fondamenta (con una pantomima comica) Vigneron lev le tende per l'altro mondo.

Bordon. Caro signore, conosciamo tutti questi dettagli, ci fate perdere tempo raccontandoceli.

Lefort. Gli eredi si trovano in un frangente difficile, ma da cui possono uscire vantaggiosamente. Essi hanno a portata di mano un uomo devoto, intelligente, universalmente stimato sulla piazza di Parigi, l'architetto del defunto che diventa il loro. Lo ascolteranno? Se essi respingono i suoi avvertimenti e la sua guida (con una pantomima comica) per loro la partita perduta.

Bourdon. Signore, arrivate dunque senza tante perifrasi a quel che proponete.

Lefort. Ragioniamo nell'ipotesi pi favorevole. Il signor Lefort che vi parla in questo momento fuori dall'affare. Si saldi il suo promemoria, lealmente, senza cavillare su ogni articolo. Il signor Lefort non chiede altro per s. Cosa diverranno gli immobili? Ripeto che essi sono lontani dal centro, soggetti a servit, aggiungo: gravati da ipoteche, altrettante ragioni che si faranno valere contro i proprietari a profitto di un acquirente misterioso che non mancher di trovarsi l. (Con volubilit). Si deprezzeranno questi immobili, se ne affretter la vendita, si allontaneranno gli acquirenti, si inganner il tribunale, per ottenere un prezzo derisorio, si soffocheranno le offerte (con una pantomima comica) ecco una propriet ridotta a zero.

Bourdon. Precisate, signore, esigo che precisiate. Voi dite: si far questa, questa e questa cosa. Chi le fa, per favore? Sapete che simili manovre non sarebbero possibili a una sola persona e che voi incriminate il notaio che sar incaricato dell'asta.

Lefort. Siete voi forse, signore?

Bourdon. Signore, non parlo per me ma per tutti i miei colleghi che sono colpiti dalle vostre parole. Con molta leggerezza attaccate la corporazione pi rispettabile che io conosca. Mettete in sospetto la stessa legge nella persona dei pubblici ufficiali incaricati della sua esecuzione. Fate di peggio, se ci possibile, signore. Voi turbate la sicurezza delle famiglie. Veramente vi si addice di produrre una simile accusa e di giungerci con un promemoria di trentasettemila franchi.

Lefort. Chiedo di esserci anch'io quando presenterete il vostro conto.

Bourdon. Facciamola finita, signore. In due parole, cosa proponete?

Lefort. Vi arrivo alla mia proposta. Propongo agli eredi Vigneron di continuare i lavori...

Bourdon. Allora bisognava dunque dirlo subito. Siete architetto, proponete di continuare i lavori.

Lefort. Lasciatemi finire.

Bourdon. inutile. Se la signora Vigneron vuole ascoltarvi, pa-dronissima, ma io non ascolter pi a lungo delle divagazioni. Quale somma mettete sul tavolo? La signora Vigneron non ha denaro, ve ne prevengo, dov' il vostro? In tre mesi ci ritroveremo allo stesso punto, con questa differenza, che il vostro promemoria, che oggi di trentasettemila franchi, diverrebbe il doppio con l'andatura che tenete. Non forzatemi a dire oltre. Prendo le vostre offerte, tal quali ce le date. Non voglio vedervi qualche oscura combinazione che farebbe di voi un proprietario a buon mercato.

Lefort. Cosa dite, signore? Guardatemi dunque in faccia. Ho forse l'aspetto di un uomo da oscure macchinazioni? Parola d'onore, non ho mai visto un simile pulcinella.

Bourdon (contenendosi, a mezza voce). Come mi avete chiamato, saltimbanco!

(La Signora Vigneron si alza per intervenire).

Teissier. Lasciate signora, non dite niente. Non interrompete mai una conversazione di affari.

Lefort (alla signora Vigneron). Me ne vado, signora. Se desiderate conoscere il mio progetto e le risorse di cui dispongo mi chiamerete. In caso contrario abbiate la compiacenza di regolare il mio promemoria il pi presto possibile. Bisogna che dia degli anticipi a tutti i miei clienti, mentre un notaio specula con il denaro dei suoi.

(Si ritira).

Teissier. Attendetemi, Lefort, faremo un tratto di strada assieme. (Alla signora Vigneron). Vi lascio con Bourdon, signora, approfittatene per quel che lo considerate.

Lefort (tornando). Dimenticavo di dirvi, signora; con la vostra autorizzazione che una certa signora de Saint-Genis si presentata da me?...

Signora Vigneron. stata da tutti. Non ho autorizzato nessuno, signor Lefort, nessuno a venirvi a trovare e se questa signora tornasse...

Lefort. Questa signora non torner. Le ho fatto scendere le scale pi presto di quel che le abbia salite.

Teissier (a Marie). Addio, signorina Marie, state bene. (La lascia e ritorna). Restate come siete, gli innamorati non vi mancheranno. Se non fossi cos vecchio mi metterei nel novero.

SCENA DECIMA

Gli stessi meno Teissier e Lefort.

Bourdon. Ebbene, signora?

Signora Vigneron. Che errore ho fatto, signor Bourdon, facendo avvenire un simile incontro.

Bourdon. Non rimpianger questa discussione, signora, se essa ha fatto luce sui vostri interessi.

Signora Vigneron. Dimenticate ci che accaduto per vedere le cose come sono. Il signor Lefort un uomo molto maleducato, ve lo concedo, ma non manca n di buon senso n di saper fare. Dopo tutto non ci ha proposto altro che ci che mio marito avrebbe fatto lui stesso se fosse vissuto.

Bourdon. Signora, vi sembra serio ci che dite? Non avete dunque sentito apprezzare come meritano le offerte di questo architetto?

Signora Vigneron. Se ne potrebbe prendere un altro.

Bourdon. Quello non vi basta? (Pausa). Avvicinatevi, signorine, non siete di troppo. Vostra madre nelle nuvole, aiutatemi a riportarla sulla terra. Signora, voglio considerare la situazione migliore possibile. Ammettiamo per un momento che i terreni vi appartengano. Metto da parte i creditori, gli ipotecari, che hanno dei diritti su essi. Sapete cosa costerebbe il condurre a termine le vostre case che sono appena cominciate? Da quattro a cinquecentomila franchi. Voi pensate che il signor Lefort non abbia questa somma. Non contate su me per trovarla. E anche quando la trovaste da me o altrove, sarebbe una cosa conveniente per una donna, permettetemi di dirvi ci, di mettersi a dirigere lavori considerevoli e di gettarsi in un'impresa di cui non si vede la fine? Questa domanda che vi pongo cos seria che se venisse davanti al consiglio di famiglia, che sar incaricato di assistervi nella tutela dei vostri ragazzi, potrebbe opporsi al fatto che il loro patrimonio, piccolo che sia, fosse avventurato in una speculazione vera e propria. (Solennemente) Io, membro di un consiglio di famiglia, mi opporr. (Silenzio). Ecco che vi ho avvertita, signora. Insistendo oltre, oltrepasserei i doveri del mio compito. Voi sapete dov' il mio studio, l attender ora vostri ordini.

SCENA UNDICESIMA

Signora Vigneron, Marie, Blanche, Judith.

Signora Vigneron. Ragazze mie, discorriamo un po'. Evitiamo di parlare tutte insieme e cerchiamo di intenderci. Il signor Lefort...

Judith (interrompendola). Oh! Il signor Lefort!

Signora Vigneron. Tunon sai ancora ci che voglio dire. Il signor Lefort si esprime in maniera molto villana, ma credo che abbia cuore e lealt.

Judith. Iocredo tutto il contrario.

Signora Vigneron. Perch?

Judith. Trovo in lui i modi di un ciarlatano.

Signora Vigneron. Ah! E tu, Blanche, trovi nel signor Lefort i modi di un ciarlatano?

Blanche. S, un po'; Judit non ha torto.

Signora Vigneron. Va bene. In ogni caso i suoi consigli mi sembravano preferibili a quelli del signor Bourdon, che in realt non chiede che di vendere i nostri terreni. Qual' la tua idea, Marie?

Marie. Per ora non ne ho.

Signora Vigneron. Eccoci molto avanti, bambina mia. Parlaci allora del signor Teissier.

Marie. Senza affrettare niente e con un po' di riguardo per il signor Teissier mi sembra che si potrebbe ottenere qualcosa da lui.

Blanche. Cosa dici, Marie? Il signor Teissier l'uomo pi falso e pi dannoso che ci sia al mondo.

Signora Vigneron. Judith?

Judith. Io non so chi abbia ragione tra Marie e Blanche, ma a mio avviso non dobbiamo contare che sul signor Bourdon.

Signora Vigneron. Ionon penso come te, bambina mia. Il signor Bourdon! Il signor Bourdon! Vi prima una domanda che il signor Bourdon doveva farmi e non sembra che vi abbia pensato. In seguito ho notato molte cose oscure nelle sue parole. Cosa quella frase che mi ricordo: Catilina alle porte di Roma. (A Marie) Hai capito cosa ha voluto dire?

Marie. S, ho capito.

Signora Vigneron. Tuhai capito? Davvero? Non parliamone pi, siete pi sapienti di me. Ma il signor Bourdon avrebbe potuto parlarmi di Catilina con comodo e chiedermi se avevamo bisogno di denaro. Guardatemi, figli miei. Se bisogner vendere i terreni, li venderemo. Ma ascoltate bene, vostra madre, ci che essa dice una volta, lo dice per sempre. Io viva, nessuno toccher la fabbrica.

Marie. Ti sbagli, mamma.

Signora Vigneron. Ioviva, nessuno toccher la fabbrica.

Marie. Il signor Teissier pu venderla domani. C' una legge che lo autorizza a far ci.

Signora Vigneron. Ioviva...

Marie. C' una legge.

Blanche e Judith. Se c' una legge...

Signora Vigneron. State a sentire, lasciatemi tranquilla con le vostre leggi. Se dovessi passare molte giornate come questa, bambini miei, le mie forze non resisterebbero oltre; fra poco voi non avreste pi n un padre n una madre.

(Piangendo si lascia cadere sul divano).

Auguste (entrando). Ecco alcune lettere per la signora.

Signora Vigneron (a Marie). Prendi queste lettere e leggimele, figlia mia.

Marie. una lettera della sarta: Signora, abbiamo il piacere di rimettervi la vostra fattura con la nostra ditta, prendendoci la libert di farvi notare, che essa oltrepassa la cifra ordinaria del nostro credito. Il nostro cassiere avr l'onore di presentarsi domani a casa vostra. Gradite i nostri rispettosi saluti. PS. Signora, richiamiamo la vostra attenzione su una nuova stoffa, detta " lutto accelerato " che molto di moda tra le donne giovani e che pu anche essere conveniente per le ragazze .

(Marie apre e legge una seconda lettera).

Signora, il signor Dubois con la presente vi autorizza a subaffittare il vostro appartamento, cosa che non vi sar molto difficile con un piccolo sacrificio. Il signor Dubois avrebbe voluto fare di pi ma non pu. Se ammettesse con voi, signora, che un contratto di affitto viene a rinnovarsi con la morte del locatario, il signor Dubois stabilirebbe nella sua casa un precedente che potrebbe condurlo oltre e di cui si sarebbe tentati di abusare .

(Terza lettera).

Signora, la scorsa settimana ho inviato in casa vostra per riscuotere il mio conto e i vostri domestici hanno risposto molto brutalmente alla giovane che si presentava a nome mio che si sarebbe passati a pagare. Non vedendo venire nessuno, non so a chi attribuire un ritardo che non pu prolungarsi oltre. Io non corro dietro alle pratiche, lo sapete signora, non pi della pubblicit che faccio sui giornali, lascio ci alle grandi case di Parigi che sono pagate di conseguenza. Se arrivo a confezionare dei cappelli che stupiscono per la loro buona fattura, la loro freschezza e la loro distinzione, non lo devo che alla mia attivit commerciale e alla regolarit dei miei incassi .

(Marie si prepara a leggere una quarta lettera; la Signora Vigneron la ferma e riprende a piangere; le ragazze si guardano senza dire una parola, scuotendo la testa in atteggiamenti inquieti e rattristati. Cala la tela).


ATTO TERZO

Stesso arredamento.

SCENA PRIMA

Signora de Saint-Genis, Rosalie.

Rosalie. Sedetevi, signora.

Signora de Saint-Genis (esitante e contrariata). Non so.

Rosalie. Fate come vi dico signora, sedetevi l bene a vostro agio, i vostri piedini su questo cuscino.

Signora de Saint-Genis. Non insistete Rosalie, sto pensando cosa sia pi saggio se attendere o ripassare.

Rosalie. Aspettate signora, datemi retta. Voi mi farete contrariare con la piccola Blanche se vi lasciassi andar via senza che lei vi abbia abbracciata.

Signora de Saint-Genis. Blanche mi abbraccer un po' pi tardi. proprio lei che venivo a trovare e con cui volevo parlare molto seriamente. Non pensavo che la signora Vigneron avesse gente a pranzo.

Rosalie. Gente no, non c' gente.

Signora de Saint-Genis. Queste signore sono a tavola, questo che avete detto?

Rosalie. S.

Signora de Saint-Genis. Non sono sole?

Rosalie. No.

Signora de Saint-Genis. Dunque hanno qualcuno con loro.

Rosalie. S. (Piano). Il signor Teissier.

Signora de Saint-Genis. Ah! Il signor Teissier. (Avvicinandosi a Rosalie). Adesso viene in casa?

Rosalie. Pi di quel che non si vorrebbe.

Signora de Saint-Genis. Gli si fa buon viso ora?

Rosalie. Bisogna pure. Queste ragazze hanno un bel non piacergli, la necessit di intendersi con lui pi forte.

Signora de Saint-Genis. Intendersi? Per quale motivo?

Rosalie. Per il loro patrimonio.

Signora de Saint-Genis. S Rosalie, per il loro patrimonio (la lascia) e per il suo.

Rosalie. Restate, signora, non vero?

Signora de Saint-Genis. No, me ne vado. Ora non esito pi. Il signor Teissier di l, queste signore hanno affari con lui, quali affari? Non voglio irritare nessuno n venire a conoscenza di alcun mistero.

(Si dirige verso la porta).

Rosalie. La signora torner?

Signora de Saint-Genis. Torner.

Rosalie . Sicuramente?

Signora de Saint-Genis. Sicuramente. Ascoltate Rosalie. Se la signora Vigneron e le sue figlie, eccetto Blanche beninteso, vogliono uscire, che escano, che non si inquietino. Solo Blanche deve attendermi con lei che voglio parlare una volta per tutte. Ditele dunque un po' voi, sua buona amica, che si calmi... che rifletta... che si rassegni... non colpa mia se suo padre morto... che si renda conto delle difficolt finanziarie in cui si trova e delle quali mio figlio non pu essere responsabile... non pu esserlo... in nessun caso... Ehi! Rosalie, capite cosa vi chiedo?

Rosalie. Senza dubbio, signora, capisco, ma non contate su di me per affliggere la piccola Blanche.

Signora de Saint-Genis. Suvvia, hanno suonato. Vedete quel che si vuole da voi, io trover la strada per andarmene.

Rosalie (sola). Quella donna mi fa paura. Ogni volta che entra e che esce mi faccio il segno della croce.

(La terza porta del fondo, a destra, si apre; entrano Teissier, a braccetto di Marie, la Signora Vigneron dopo loro; segue Judith, Blanche per ultima; Rosalie si scostata per farle passare; ferma Blanche, la rassetta e l'abbraccia; esce dalla porta aperta e la chiude).

SCENA SECONDA

Teissier, la Signora Vigneron, Marie, Blanche, Judith.

Teissier. Permettete che mi appoggi un po' a voi? Non ho l'abitudine di pranzare cos abbondantemente e con persone cos graziose. (Fermandosi). Cosa ho detto a tavola?

Marie. Diverse cose.

Teissier. Che vertevano?

Marie. Sulla vita in generale.

Teissier. Si parlato dei vostri affari?

Marie. Non ne stata fatta parola.

(Riprendono il loro cammino dirigendosi verso destra. Marie si libera e si allontana).

Teissier (tornando da lei). Le vostre sorelle stanno bene, la maggiore soprattutto, che avvantaggiata. Pertanto siete voi quella che preferisco. Non sono stato sempre vecchio. Riesco ancora a distinguere la bionda dalla bruna. Voi mi piacete molto, capite?

Marie. Tornate un po' al fianco di mia madre.

Teissier. Signora, ditemi perch il signor Gaston che firma cos bene le cambiali, non ha pranzato con noi.

Signora Vigneron (con emozione). Mio figlio si arruolato.

Teissier. soldato. il miglior partito che potesse prendere. Un soldato alloggiato, nutrito, riscaldato a spese del governo. Cosa rischia? Di farsi uccidere. Allora non ha pi bisogno di niente.

Signora Vigneron. Mio figlio ha fatto quello che ha voluto, pi tardi rimpianger la decisione che ha preso. Mi sarei messa d'accordo con voi, signor Teissier, per impiegarlo nella fabbrica, e se questa fabbrica, come credo, non esce dalle vostre mani e dalle nostre, Gaston fra qualche anno sarebbe potuto succedere al padre.

(Pausa).

Teissier. Avete visto Bourdon?

Signora Vigneron. No. Dovevamo vederlo?

Teissier (imbarazzato, senza rispondere, tornando da Marie). Le vostre sorelle stanno bene ma sono delle parigine, si vede subito. Senza freschezza. Vedendovi, non si direbbe che siete stata allevata con loro. D'estate ho delle rose nel mio giardino, non hanno colori pi belli delle vostre gote. Bisogner che veniate, con vostra madre e le vostre sorelle a visitare la mia casa di campagna. Non siete pi delle bambine, non sciuperete niente. Farete colazione in casa vostra prima di partire, e potrete rientrare per l'ora di pranzo. Non avete molte distrazioni, questa ne costituir una.

Marie. Signor Teissier, non ci contate che veniamo a trovarvi prima di essere un po' tranquille. Lo sapete, la nostra situazione non progredita di un sol passo, essa si complica, ecco tutto. Oggi siamo tormentate da vecchi fornitori, che sono diventati dei creditori molto impazienti.

Teissier (imbarazzato, senza rispondere, tornando dalla signora Vigneron). Se siete chiamata dalle vostre occupazioni, non preoccupatevi per me, le vostre ragazze mi terranno compagnia fino al momento della mia partenza.

Signora Vigneron. Restate fin che vorrete, non vi manderemo via. (Andando da Marie). Hai parlato al signor Teissier?

Marie. No , non ancora.

Signora Vigneron. Ti costa molto ci?

Marie. S, mi costa. Dodicimila franchi, la somma da chiedere grossa.

Signora Vigneron. Non chiediamola.

Marie. E domani dove saremo se questa sarta rimette il conto in mano ad un usciere? Essa far come ha detto.

Signora Vigneron. Vuoi che chiami il signor Teissier in disparte e ti eviti una spiegazione con lui?

Marie. No. Si tratta solo di avere un attimo di coraggio, l'avr.

Teissier ( seduto sul divano vicino a Judith). Allora andate d'accordo con le vostre sorelle.

Judith. Molto d'accordo.

Teissier. Quale la pi sensata di voi tre?

Judith. Marie.

Teissier. La signorina Marie. (La guarda). Pensa molto a sposarsi?

Judith. Non ne parla mai.

Teissier. Tuttavia qualcuno la trova graziosa?

Judith. pi che graziosa, incantevole.

Teissier Precisamente. (La guarda una seconda volta). Non un fuscello come la maggior parte delle ragazze, e non una comare. Ha un buon carattere?

Judith. Ottimo.

Teissier. Gusti semplici?

Judith. Semplicissimi.

Teissier. una ragazza capace di restare in casa e prestare volentieri le sue cure ad una persona anziana?

Judith. Pudarsi.

Teissier. Si potrebbero affidarle le chiavi di una casa senza preoccupazioni? (Judith lo guarda con stupore). Cosa fa allora la signorina Marie? Perch non viene a parlare con me? (Alzandosi, a Judith). Non vi trattengo oltre, signorina. Andate laggi, (le indica Blanche) vicino a vostra sorella, che ha l'aria di essere in castigo.

(Marie si avvicinata, egli la raggiunge sul davanti della scena).

Questo piccolo capolavoro che tenete l, si chiama?

Marie. Semplicemente una borsa.

Teissier. destinata?

Marie. A una vendita per poveri.

Teissier. Per i poveri? Ho inteso bene? Voi lavorate per loro mentre essi non fanno niente.

Marie. Signor Teissier, mia madre mi ha incaricato di una richiesta che non osa fare lei stessa.

Teissier. Cosa c'?

Marie. Ve l'ho detto pi volte, sembra che i nostri fornitori si siano passati parola. Mentre prima non potevamo avere i loro conti, ora fanno a gara a chi sar pagato per primo.

Teissier. Queste persone sono nel loro diritto, se reclamano quel che gli dovuto.

Marie. Disgraziatamente non abbiamo la somma necessaria, per farla finita con loro. Una somma molto grossa. Dodicimila franchi. Signor Teissier, acconsentite ancora una volta a prestarcela, ci libererete dalle piccole inquietudini, che talvolta sono pi terribili di quelle grandi.

(Pausa).

Teissier. Avete visto Bourdon?

Marie. No, dovevamo forse vedere il signor Bourdon?

Teissier. Pensate bene che questo stato di cose non pu durare per voi, n per me. I dodicimila franchi che mi chiedete e i ventimila che mi si devono gi, totale: trentaduemila franchi che saranno usciti dalla mia cassa. Senza dubbio io non rischio niente. So dove recuperare questa somma. Bisogner pur ben che mi rientri. Voi non vi spaventerete sapendo che ho preso le mie misure in conseguenza. Non piangete, non piangete. Avrete fatto un bel guadagno quando avrete gli occhi pesti e le gote incavate. Conservate ci che il vostro bene, il vantaggio dei vent'anni; una ragazzina della vostra et fresca e fiorente infelice solo quando lo vuole veramente; voi mi capite, solo quando lo vuole veramente. (La lascia bruscamente, prende il cappello e va verso la signora Vigneron). La vostra secondogenita mi ha detto che avete bisogno di dodicimila franchi. Non aggiungete niente. Aspettate a dopo senza dubbio, vado a cercarveli.

(Esce precipitosamente).

SCENA TERZA

Gli stessi meno Teissier.

Signora Vigneron. Grazie, mia cara Marie. Ci si sente cos stupidi e cos vergognosi quando bisogna ottenere del denaro da questo vecchio buon uomo; lo credo bene che all'ultimo momento mi sarei rifiutata di domandargliene.

Marie. fatta.

Signora Vigneron. Judith?... Dove vai, bambina mia?

Judith. Vi lascio, ho bisogno di riposare.

Signora Vigneron. Resta qui, te ne prego.

Judith. Ma mamma...

Signora Vigneron (imperiosamente). Resta qui. (Judith obbedisce controvoglia e si avvicina a sua madre). La nostra situazione grave, non vero? Ti interessa? Non ne parleremo mai abbastanza.

Judith. Per cosa parlarne ancora? Ripetiamo sempre le solite cose senza prendere la pi piccola decisione. Vedi, occorrerebbe un'altra donna al tuo posto, per trarci dal vicolo cieco in cui ci troviamo.

Signora Vigneron. Dimmi ora che non faccio il mio dovere.

Judith. Non dico ci. Non colpa tua se non capisci nulla negli affari.

Signora Vigneron. Incaricatene tu allora dei nostri affari.

Judith. Dio me ne guardi! Io perdo la testa davanti ad una addizione.

Signora Vigneron. Non ti si chiede di fare un'addizione. Ti si chiede di essere qua, di partecipare a quel che si dice e di dare il tuo parere quando ne hai uno.

Judith. Voi lo conoscete il mio parere, non cambier. Non faremo niente e non c' niente da fare.

Signora Vigneron. Per, bambina mia, se ci derubano?

Judith. Ebbene, ci lasceremo derubare. Non saremo n tu n io che l'impediremo. E neppure Marie. Essa ora deve pur vedere che raccogliamo le nostre forze per affrontare l'ostacolo. Preferirei mille volte farla finita da domani e prendere quel che ci lasciano, piuttosto che vogliano lasciarci qualcosa. Quando il passato non ci tormenter pi, penseremo all'avvenire.

Signora Vigneron. Bambina mia, tu parli con molta leggerezza dell'avvenire.

Judith. Mi preoccupa, ma non mi spaventa. Blanche che trovo di molto la pi disgraziata. Essa perde un marito che le piaceva.

Marie. Niente dice che lo perder.

Judith. Al contrario tutto lo dice. Blanche non si sposer, chiaro come il giorno. Al suo posto io non aspetterei che il signor de Saint-Genis mi chiedesse di restituirgli la sua parola, gliela renderei io stessa.

Signora Vigneron. Bambina mia, guarda quante stupidaggini hai detto in cinque minuti. Prima mi hai ferito, hai scoraggiato una delle tue sorelle e hai fatto piangere l'altra.

Judith. (andando da Blanche). Me ne vuoi?

Blanche. Nonon te ne voglio affatto. Tu parli del signor de Saint-Genis senza conoscerlo. Ero molto felice di portargli una dote, l'ho perduta, egli non mi ama di meno e mi testimonia lo stesso desiderio di sposarmi. Le difficolt vengono da sua madre. Una madre cede prima o poi; la signora de Saint-Genis far come tutte le altre. (Cambiamento di tono). Essa trover pi saggio darci il suo consenso, quando ci vedr resoluti ad andarcene. Tu hai ragione, sorella maggiore, dicendo che non ci difendiamo molto seriamente; ma questa decisione che ci manca nei nostri affari, io l'avr, te lo prometto, per il mio matrimonio.

Signora Vigneron. Ehi! Figli miei, non vi capisco. Parlate sempre di decisione, noi manchiamo di decisione, occorrerebbe della decisione, voi non dite altre cose, e quando vi propongo un vero provvedimento, voi siete le prime a sviarmi. Volete s o no licenziare il signor Bourdon e sostituirlo?

Marie. Con chi?

Signora Vigneron. Con chi? Col primo venuto. (A Judith). Con quel signore che ci ha mandato il suo biglietto da visita.

Judith. Prendiamo questo signore, lo voglio.

Marie. Ed io mi oppongo a che lo si prenda.

Signora Vigneron. Ebbene! Figli miei, vostra madre vi metter d'accordo. Se il signor Bourdon mi dir ancora una parola, una sola, che non mi sembri a posto, lo congedo e mando a chiamare questo signore. Per prima cosa, dov' il suo biglietto da visita? (Silenzio). Cerca in quel mobile Judith e cerca con cura. Marie, va al pianoforte, forse c' quel biglietto. E tu pure, Blanche, fai qualcosa, guarda sul caminetto. (Nuovo silenzio). Non cercate pi figlie mie, avevo quel biglietto in tasca. (A Judith) Perch ridi?

Judith. Rido al pensiero che i nostri avversari sanno cosa fare dei loro strumenti.

Signora Vigneron (tristemente). Ricominci?

Judith. No, non ricomincio e ti chiedo scusa. Se vado in collera mio malgrado. Vorrei che questi affari fossero finiti, perch ci irritano, perch ci inaspriscono, perch invece di combattere con gli altri, litighiamo fra noi. Si potrebbe credere che noi ci vogliamo bene di pi quando siamo pi felici, mentre la verit il contrario.

(Abbraccia sua madre; Marie e Blanche si sono avvicinate, emozione generale).

Rosalie (entrando). Signora, il signor Bourdon.

Judith. Questa volta me la d a gambe.

Signora Vigneron. Andate a riposarvi, figlie mie, vado a ricevere il signor Bourdon.

SCENA QUARTA

Signora Vigneron, Bourdon.

Bourdon. Dopo l'inutilit dei miei consigli, la mia intenzione era di lasciare andare le cose per il loro corso e di venirvi a trovare quando l'avreste giudicato opportuno. Io non c'entro per niente, credetemi, nella cattiva notizia che mi hanno incaricato di annunciarvi.

Signora Vigneron. Signor Bourdon comincio a farci l'abitudine alle cattive notizie.

Bourdon. Bisogna farla, signora, bisogna farla. Nel punto in cui vi trovate il coraggio e la rassegnazione sono di prima necessit.

Signora Vigneron. Mi sembra, signor Bourdon, che i miei affari, per il poco guadagno che ne traete, vi diano molte preoccupazioni. A proposito mi hanno parlato di una persona molto onorata e molto intelligente che acconsentirebbe ad incaricarsene.

Bourdon. Benissimo, signora, benissimo. Sarebbe stato forse pi conveniente evitarmi questa visita informandomi piuttosto della vostra decisione. Poco importa. Devo mandarvi qui tutte le carte o le manderete a ritirare presso il mio studio?

Signora Vigneron (turbata). Ma non mi sono ancora impegnata con questa persona, aspettiamo, niente ci fa premura.

Bourdon. S, signora, s, al contrario tutto ci fa premura e poich mi dite che avete trovato un uomo capace, sperimentato e coscienzioso, probabilmente qualche mediatore, egli non ha tempo da perdere per studiare una successione di cui non si conosce la prima parola.

Signora Vigneron. Come fate a dire che questo sia un mediatore?

Bourdon. Loindovino. Sono indiscreto a chiedervi il nome di costui?

(La Signora Vigneron, dopo aver esitato, trae il biglietto di tasca e glielo d; egli sorride).

Un ultimo consiglio, volete, signora, ne farete quel che vorrete. Duhamel, di cui ecco il biglietto da visita, un vecchio avvocato che ha dovuto dimettersi dalla carica per malversazione. Forse ignorate che nella associazione degli avvocati come in quella dei notai, le pecore nere sono espulse senza piet. Duhamel, dopo questa disavventura, ha aperto nei paraggi del Palazzo di Giustizia uno studio commerciale. Cosa accada l non sono tenuto a dirvelo, ma fra un po' tornerete a darmene notizia.

Signora Vigneron. Strappate quel biglietto, signor Bourdon, e ditemi la ragione della vostra visita.

Bourdon. Signora, meritereste che vi si lasciasse nelle mani di questo Duhamel. Egli non avrebbe che da mettersi d'accordo con un altro briccone della sua specie, per esempio Lefort e la successione del signor Vigneron, passerebbe loro tutta intera. Voi me ne volete perch non condivido le vostre illusioni. Ho torto? Giudicate voi stessa. Davanti all'ostinazione che mettete, e che io deploro, a conservare i vostri terreni, dovevo rendermi conto esattamente della loro situazione. Mi sono accorto rimuovendo la massa di ipoteche, che una di queste era prossima alla scadenza. Ho scritto subito per chiederne il rinnovo, viene rifiutato. Sono sessanta e rotti mila franchi che bisogna rimborsare a breve scadenza.

Signora Vigneron. Cosa dobbiamo fare?

Bourdon. Ve lo chiedo. Non tutto. Il tempo passa, voi sarete in grado di provvedere per le tasse di successione?

Signora Vigneron. Ma signor Bourdon, i nostri immobili, a vostro parere, non valgono niente; dove non c' niente l'Ufficio del Registro non pu reclamare qualcosa.

Bourdon. un errore. Il Registro non si perde in una successione; egli reclama i suoi diritti su ci che vede, senza occuparsi di ci che pu esservi.

Signora Vigneron. Ne siete sicuro?

Bourdon. Che domanda mi fate signora? Il mio ultimo ragazzo di studio, un bambino di dodici anni conosce queste cose bene quanto me. Vedete come siamo disgraziati noi con dei clienti come voi altri; rispettabilissimi senza dubbio, ma troppo ignoranti. Se inavvertitamente questo punto non fosse stato discusso tra noi, e che pi tardi avreste trovato nei conti che vi saranno rimessi dopo la vendita degli immobili, il che inevitabile: diritti di Registro, tanto; chiss, voi vi sareste forse detta: il signor Bourdon si intascato questa somma.

Signora Vigneron. Un simile pensiero non mi sarebbe mai venuto.

Bourdon. Eh! Voi sospettate un po' che io non compia i miei doveri verso voi in tutta la loro estensione, l'accusa molto grave. Lasciamo andare ci. Mentre voi vi agitavate senza concludere nulla aspettando chiss quale avvenimento, che non si verificher affatto, Teissier, lui, con la sua abilit di uomo d'affari andato avanti. Ha messo la fabbrica in mano agli esperti, questi signori hanno terminato il loro rapporto, in breve, Teissier sta per mandarmi l'ordine di mettere in vendita la vostra fabbrica.

Signora Vigneron. Non vi credo.

Bourdon. Come signora, non mi credete? (Trae una lettera di tasca e gliela da). La lettera di Teissier molto chiara, egli mette i puntini sulle i come sua abitudine.

Signora Vigneron. Lasciatemi quella lettera signor Bourdon.

Bourdon. Non vedo cosa potreste farne ed essa deve rimanere nel mio dossier.

Signora Vigneron. Ve la far recapitare oggi stesso, se il signor Teissier persiste nel suo proposito.

Bourdon. Come volete.

Signora Vigneron. Voi ignorate, signor Bourdon, che i nostri rapporti col signor Teissier sono divenuti molto amichevoli.

Bourdon. Perch non dovrebbero esserlo?

Signora Vigneron. Le mie bambine gli piacciono.

Bourdon. Ci va bene, signora, va benissimo.

Signora Vigneron. Ha fatto colazione qui questa mattina stessa.

Bourdon. Sarei stato pi sorpreso se voi aveste pranzato in casa sua.

Signora Vigneron. Infine abbiamo dovuto far conoscere al signor Teissier le nostre preoccupazioni, ed egli ha acconsentito a prestarci una somma molto considerevole che non la prima.

Bourdon. Perch domandate denaro a Teissier? Forse che io non ci sono per questo? Ve l'ho detto signora, voi non troverete presso di me quattro o cinquecentomila franchi per delle costruzioni immaginarie, nemmeno Teissier ve li offre, ne sono sicuro. Ma sono io, il vostro notaio che deve provvedere ai bisogni di tutti i giorni e voi mi avreste fatto piacere di non attendere che ve lo dicessi.

Signora Vigneron. Perdonatemi signor Bourdon, ho dubitato di voi un'istante. Non bisogna volermene, la mia testa si perde in tutte queste complicazioni e voi avete ben ragione di dirlo, io non sono che un'ignorante. Se mi ascoltassi resterei in camera mia a piangere mio marito; ma cosa si direbbe di una madre che non difende i beni dei suoi figli?

(Singhiozza e va a gettarsi piangendo sul divano).

Bourdon (la raggiunge, a mezza voce). Io mi sforzer di ottenere da Teissier che rimandi ad altro momento la vendita della fabbrica, ma a una condizione; voi vi disferete dei vostri terreni. (Essa lo guarda fisso). Questa condizione che tutta a vostro vantaggio, voi capite bene perch ve la indico. Non intendo preoccuparmi inutilmente e servire i vostri interessi su un punto mentre voi li compromettete su un altro.

(Pausa).

Signora Vigneron (a Rosalie, che entrata). Cosa c' Rosalie?

Rosalie. C' il signor Merckens che viene a trovarvi, signora.

Signora Vigneron (alzandosi). Bene. Fai entrare. (A Bourdon). Il signor Merckens vi terr compagnia un istante, mentre andr a consultare le mie fglie, volete?

Bourdon. Andate signora, andate a consultare le vostre figlie.

(Essa esce dalla porta di sinistra).

SCENA QUINTA

Bourdon, Merckens.

Merckens (entrando). Guarda chi si vede, il signor Bourdon.

Bourdon. Buongiorno giovanotto. (Si dnno la mano). Cosa vi successo da quel pessimo pranzo che vi ho fatto fare?

Merckens. Il pranzo non era cattivo, disgraziatamente lo facemmo dopo un brutto spettacolo.

Bourdon. Infatti. Quel povero signor Vigneron che avevano riportato sotto i nostri occhi...

Merckens. Che idea aveste di condurmi al ristorante quel giorno?

Bourdon. L'idea venne da voi. Mi diceste scendendo, sotto il portone: non mi piace tornare a casa in cravatta bianca e con lo sto maco vuoto. Io vi dissi: andiamo a pranzo, la sera faremo qualcosa. Ebbene, mangiammo controvoglia e non chiedemmo che di andarci a coricare. Vedete, si sempre pi sensibili di quel che si creda di fronte alla morte degli altri, e soprattutto di fronte ad una morte violenta; nostro malgrado pensiamo che un accidente simile ci pu capitare il giorno dopo e non abbiamo alcuna voglia di ridere.

Merckens. Aspettate la signora Vigneron?

Bourdon. S, non dovrei attenderla. Ma la signora Vigneron non una cliente comune per me, io la vizio. Suppongo che non diate pi lezioni qui?

Merckens. La signorina Judith le ha interrotte dopo la morte del padre.

Bourdon. Se mi date retta, non contate pi su questa allieva e provvedete altrove.

Merckens. Perch?

Bourdon. Iomi capisco... Le nuove circostanze in cui si trova questa famiglia, le impongono grandi economie nel suo bilancio.

Merckens. No.

Bourdon. S.

Merckens. Seriamente?

Bourdon. Molto seriamente.

(Una pausa).

Merckens. Per il signor Vigneron era ricco.

Bourdon. Il signor Vigneron non era ricco, guadagnava un po' di denaro, ecco tutto.

Merckens. Non lo dissipava.

Bourdon. Loarrischiava, ci peggio qualche volta.

Merckens. Credevo che questo paparone avesse lasciato una fortuna a sua moglie e ai suoi figli.

Bourdon. Una fortuna! Mi fareste una cortesia indicandomi dove si trovi. La famiglia Vigneron da un momento all'altro sta per trovarsi in una situazione molto precaria e, posso dirlo senza sottolineare la mia devozione per lei, se salva un tozzo di pane, lo dovr a me.

Merckens. Non possibile!

Bourdon. cos giovanotto. Tenete questa confidenza per voi e approfittate dell'insegnamento se pu esservi utile.

(Una pausa).

Merckens (tra il serio e il faceto). Cosa si dice di ci qui?

Bourdon. Cosa volete che si dica.

Merckens. Tutte queste donne non dovrebbero essere felici?

Bourdon. Ci che capita loro, non fatto per rallegrarle.

Merckens. Piangono?

Bourdon. Piangono.

Merckens (avvicinandosi a lui, sorridendo). Fatemi una cortesia, volete? Abbiate la compiacenza di dire alla signora Vigneron che non avevo che un minuto disponibile, che ho temuto di disturbarla e che torner a trovarla prossimamente.

Bourdon. Tornerete almeno?

Merckens. poco probabile.

Bourdon. Restate dunque, giovanotto, gi che siete qua. Ve la caverete con l'ascoltare questa povera donna ed essa vi sar grata di un attimo di compiacenza; essa sospetta che le sue disgrazie non interessino nessuno.

Merckens. Siete certo che la signorina Judith non riprender le lezioni?

Bourdon. Certissimo.

Merckens. Non vedete niente nel futuro che possa ridare una posizione alla signora Vigneron o alle sue figlie?

Bourdon. Non vedo niente.

Merckens. Decisamente me ne vado. Preferisco cos. Non saranno certo quei farfugliamenti che dir alla signora Vigneron che la consoleranno. Mi conosco. Sarei capace di lasciarmi sfuggire una bestialit, mentre voi col vostro grande tatto, troverete quel che necessario per scusarmi. Eh?

Bourdon. Come volete.

Merckens. Grazie, addio signor Bourdon.

Bourdon. Addio.

Merckens (tornando indietro). Fino a che ora vi trattenete nel vostro studio?

Bourdon. Fino alle sette.

Merckens. Verr a prendervi uno di questi giorni e andremo a teatro insieme, vi va?

Bourdon. Molto volentieri.

Merckens. Cosa preferite musica classica o canzonette?

Bourdon. Canzonette.

Merckens. Canzonette! Sono le gambe che volete vedere, ebbene vi faremo vedere le gambe. Dite, possiamo sperare che questa volta non avremo un apoplettico per guastarci la serata. Arnvederci!

Bourdon. Arrivederci giovanotto.

(Merckens esce dalla porta di fondo mentre la Signora Vigneron rientra da quella di sinistra).

SCENA SESTA

Bourdon, Signora Vigneron.

Signora Vigneron. Il signor Merckens se ne va senza avermi atteso, perch?

Bourdon. Quel giovanotto era molto imbarazzato, signora: ha capito, venendo qui che voi avete altre cose da fare che riceverlo e ha preferito rimandare la sua visita ad una migliore occasione.

Signora Vigneron. Ha avuto torto. Stavo avvertendo le mie figlie che l'avrebbero ricevuto al posto mio.

Bourdon. Allora, signora, questa conferenza con le vostre figlie ha portato a qualche risultato?

Signora Vigneron. Nessuno, signor Bourdon.

Bourdon. Cosa aspettate ancora?

Signora Vigneron. Non faremo niente prima di aver visto il signor Teissier.

Bourdon. E cosa sperate che vi dica?

Signora Vigneron. Le sue intenzioni non sono equivoche, vero. Oggi come ieri vuole vendere il nostro stabilimento. Tuttavia questa decisione cos disastrosa per noi che non ha il coraggio di comunicarcela lui stesso. Metteremo il signor Teissier con le spalle al muro e non gli nasconderemo il fatto che commette una cattiva azione.

Bourdon. Una cattiva azione dire molto. Dubito fortemente signora che tenendo codesto linguaggio col vostro avversario, arriverete a smuoverlo.

Signora Vigneron. Non sono io che parler al signor Teissier. La pazienza mi mancata una prima volta, potrebbe sfuggirmi una seconda. Tutt'al pi, dalla piega che prendono i nostri affari, ora li lascerei andare a finire come meglio potrebbero se non ci fosse una delle mie figlie che mostra pi perseveranza di me e delle sue sorelle. Il signor Teissier sembrerebbe ben disposto verso di lei, forse essa riuscir a farlo tornare sulla sua decisione.

Bourdon. Scusate, voi dite che Teissier ha preso a benvolere una delle vostre figlie?

Signora Vigneron. Per lo meno lo crederei.

Bourdon. Quale?

Signora Vigneron. La seconda, Marie.

Bourdon. La signorina Marie, da parte sua sensibile alle simpatie che Teissier le testimonia?

Signora Vigneron. A cosa pensate dunque, signor Bourdon? Non penserete di sposarli assieme?

Bourdon. Aspettate signora. Teissier sarebbe disposto a sposare questa ragazza che non farebbe un cattivo affare accettandolo, ma io pensavo ad altro. Teissier non pi giovane, lo sapete; eccolo oggi a una et in cui la pi piccola malattia pu essere mortale; se questo affetto cos improvviso che prova verso vostra figlia dovesse portarlo poi a prendere qualche disposizione in suo favore, forse ci guadagnereste a non irritare un vecchio per restare in migliori rapporti con lui.

Signora Vigneron. Noi non ci aspettiamo niente da lui. Che viva il pi a lungo possibile e che faccia della sua fortuna quel che vuole. Ma questa fabbrica che ha deciso di vendere ci appartiene come a lui, pi che a lui stesso. Egli abusa del diritto che gli d la legge disponendo secondo le sue convenienze dell'opera di mio marito e della propriet dei miei figli.

Bourdon. Non insisto oltre.

Rosalie (entrando). Signora, il signor Teissier di l.

Signora Vigneron. Aspetta un po' Rosalie. (A Bourdon). necessario che vi incontriate insieme?

Bourdon. S, lo preferirei. Comprendetemi bene, signora. Io sono alle dipendenze di Teissier come alle vostre, non faccio alcuna differenza tra voi. Desidero solamente che si giunga a qualche risultato, affinch venga stabilito ci che debbo fare.

Signora Vigneron. Va bene. Vi mando mia figlia.

(Essa entra a sinistra, indicando a Rosalie di far entrare Teissier).

SCENA SETTIMA

Bourdon, Teissier.

Bourdon. Eccovi, voi?

Teissier. Seccomi.

Bourdon. Che cosa vengo a sapere? Non si vede pi che voi qui.

Teissier. Hofatto qualche visita alla famiglia. Poi?

Bourdon. Siete in ostilit di affari con questa famiglia e vi sedete alla loro tavola?

Teissier. Cosa avete da ridire, se i miei movimenti non contrastano con i vostri?

Bourdon. La mia situazione non semplice e voi la rendete pi difficile.

Teissier. Procedete sempre secondo come siamo rimasti d'accordo, Bourdon, mi capite; non occupatevi di quel che faccio.

Bourdon. La signorina Marie otterr da voi tutto quel che vorr.

Teissier. La signorina Marie non otterr un bel niente.

Bourdon. Sembra che avete un debole per questa ragazza?

Teissier. Chi vi ha detto ci?

Bourdon. Sua madre.

Teissier. Di cosa s'impiccia quella?

Bourdon. Preparatevi a un assedio in piena regola da parte della vostra ingenua; vi avverto, contano su lei per avere ragione di voi.

Teissier. Prendete il cappello, Bourdon, e tornate al vostro studio.

Bourdon. Sia! Come volete! (Tornando da Teissier). Non aspetto pi, eh! e metto i ferri sul fuoco?

Teissier. Perfetto! (Trattenendo Bourdon). Ascoltate Bourdon. Vi ho raccontato a suo tempo del mio colloquio con Lefort? Avevamo l, vicino a noi un pessimo carattere, che era prudente tenere in considerazione, non vero? Rester incaricato delle costruzioni.

Bourdon. Come! Avete trattato con Lefort dopo quella deplorevole scena durante la quale ci ha insultati ambedue?

Teissier. Pensate ancora a ci! Amico mio, se non si dovessero vedere pi le persone per qualche ingiuria che si scambiata con loro, non vi sarebbero pi relazioni possibili.

Bourdon. Dopo tutto affar vostro. Non so di cosa m'impiccio. Vi ho promesso i terreni, li avrete. Il resto non mi riguarda.

(Marie entra, egli va da lei, a mezza voce).

Vi lascio con Teissier signorina, tentate di convincerlo, a volte una donna riesce dove noi abbiamo fallito. Se otterrete qualcosa, sarete pi felice e pi abile di me.

(Esce).

SCENA OTTAVA

Teissier, Marie.

Teissier. Eccola somma che mi avete chiesto. Mi avete detto che destinata ai fornitori. Riceveteli voi stessa. Esaminate le fatture che vi rimetteranno, non abbiate timore a ridurre fin che possibile e state attenta soprattutto a non pagare due volte lo stesso conto. (Trattenendo Marie). Dov' la mia ricevuta?

Marie. Ve la d subito.

Teissier. Avrei dovuto averla in una mano mentre vi davo il denaro con l'altra. In questo momento sono scoperto.

(Essa va al secrtaire e depone i biglietti di banca in un cassetto; torna indietro. Momento di silenzio).

Voi avete una cosa da dirmi e io ne ho un'altra. Venite a sedervi vicino a me, volete, e parliamo come due buoni amici. (Si siedono). Cosa contate di fare?

Marie. Non capisco la vostra domanda.

Teissier. Eppure la mia domanda molto semplice. Vi ho detto altre volte che vi rimarr un cinquantamila franchi. Non vi toccher altro. Non pensate di mantenere questo appartamento e di tenere tavola imbandita fino al termine del vostro ultimo scudo. Cosa contate di fare?

Marie. Un parente di nostra madre che abita in provincia ci ha offerto di andare ad abitare da lui.

Teissier. Il vostro parente come tutti i parenti; vi ha fatto questa proposta pensando che vi mettereste del vostro, non la manterr quando toccher a lui mettervi del suo.

Marie. Resteremo a Parigi allora.

Teissier. Cosa diverrete a Parigi?

Marie. La mia sorella maggiore pronta, appena sar necessario, a dare lezioni di musica.

Teissier. Bene. La vostra sorella maggiore se prende questa decisione, smetter subito di sostenere la famiglia, vorr tenere per s i suoi profitti e avr ragione.

Marie. Ma anch'io conto di trovare un'occupazione.

Teissier. In che cosa?

Marie. Ah! In che cosa? Non lo so ancora. Il lavoro per una donna cos difficile da trovare e rende cos poco.

Teissier. Eccocosa volevo farvi dire. (Pausa; riprende con esitazione e imbarazzo). Conosco una casa ove, se lo volete, verrete a stabilirvi. Avrete l alloggio, vitto, tutti i mesi una piccola somma che potrete in seguito economizzare, non avrete pi preoccupazioni per voi.

Marie. Quale casa?... La vostra?

Teissier (con un mezzo sorriso equivoco). La mia.

Marie (dopo un gesto di emozione, non sapendo cosa deve capire n cosa deve rispondere). Ci che mi proponete non possibile, in primo luogo mia madre non mi lascerebbe allontanare da lei.

Teissier. S, sono convinto che vostra madre farebbe delle difficolt; ma voi oggi siete nell'et di non ascoltare nessuno e di calcolare i vostri interessi.

Marie. Vi ho detto di no, signor Teissier, no.

Teissier. Forse non sareste felice di lasciare la vostra famiglia nell'imbarazzo e di sortirne voi stessa? Io al vostro posto avrei quel sentimento.

Marie. Non il mio.

Teissier. Quale vantaggio vedreste a confondervi tutte insieme, piuttosto che cercare un destino l'una a destra e l'altra a sinistra.

Marie. Giusto il vantaggio di non separarci. (Lasciandolo). A volte ci si accontenta di avere delle consolazioni vicino a s. Ci si turba meno di certe sorprese che altrimenti ci sconvolgerebbero.

(Pausa).

Teissier. Gi da qualche tempo vengo qui. Non mi allontano dai miei affari senza una ragione. Voi non siete stupida e avete buoni occhi. Avete dovuto pensare qualche cosa.

Marie. La mia attenzione era altrove.

Teissier. Dov'era?

Marie. Non vedo che la mia famiglia. Non vedo che il destino che l'aspetta dopo quello che ha perduto.

Teissier (con un sorriso). Volete dunque ingannarmi ed estorcermi qualche concessione per lei?

Marie. Oh! Signor Teissier, ne ho abbastanza delle mie pene senza che voi veniate ad aumentarle ancora. Volete sapere ci che ho pensato, sto per dirvelo. Ho pensato che non eravate pi giovane, che vivevate molto triste e solo, che non avevate figli e che vi interessavate a quelli degli altri, ecco tutte le riflessioni che ho fatto. Pertanto voi avete ragione. Non vi vedevamo mai prima della morte di mio padre, non avremmo dovuto vedervi dopo. Bisognava accettare le cose come le aveva lasciate e prendere bravamente la nostra decisione e dirci che dopo tutto delle donne non sono mai infelici quando si vogliono bene, hanno coraggio e si tengono per mano.

(Pausa).

Teissier. Quante persone siete qui? Voi, vostra madre, e le vostre due sorelle.

Marie. E Rosalie.

Teissier. Cosa Rosalie per voi?

Marie. Una santa creatura che ci ha allevate tutte.

Teissier. Come fate a conservare i vostri domestici, io non ho potuto affezionarmene uno solo. Voi siete quattro persone, Rosalie non conta. Disgraziatamente di troppo, lo dovete comprendere. Per una amichetta che vorrei avere non posso sobbarcarmi tutta la sua famiglia che mi annoierebbe.

Marie. Nessuno ve lo chiede e nessuno ci pensa.

Teissier. Non volevo dirlo, ma l'avete indovinato. Non ci si lamenta di essere soli tanto a lungo quando si rimane giovani, alla mia et una noia e un'imprudenza.

Marie. Se siete solo perch lo volete.

Teissier. Dovrei sposarmi?

Marie. Non sarebbe necessario che vi sposaste per avere gente intorno a voi. Avete dei parenti.

Teissier. Hosmesso di vedere i miei parenti per mettermi al sicuro dalle loro richieste di denaro; essi muoiono di fame. Terrei molto ad affezionarmi ad una personcina semplice, dolce e sicura, che in casa mia si comportasse onestamente e che non la saccheggiasse. Ma voi siete tutte degli agnelli prima del matrimonio e non si sa cosa diventate dopo. Regolerei la mia condotta sulla sua, non sarebbe scontenta del mio modo di vivere e non avrebbe a lamentarsi quando morir; sposata o non sposata, per lei sarebbe lo stesso.

Marie. Signor Teissier, alzatevi e andatevene. Non voglio restare vicino a voi un momento di pi. Credo che siate infelice e vi compiango. Credo che la vostra proposta fosse onesta e accettabile e ve ne ringrazio. Tuttavia potrebbe nascondere un secondo fine, un secondo fine cos odioso che non ho il coraggio solo a supporlo. Andatevene.

Teissier (in piedi imbarazzato, balbettando). Vediamo un po' cosa avete da dirmi.

Marie. Niente, niente, niente! Ora mi sentirei offesa a parlarvi della mia famiglia; sar per lei quanto essa per me. Voi rifletterete. Voi vi chiederete chi era mio padre e se non dovete niente alla sua onest e al suo lavoro, al suo ricordo. (Va vivacemente al secrtaire, ne ritira i biglietti di banca e glieli restituisce). Riprendete il vostro denaro. Riprendetelo senza alcun imbarazzo. Il signor Bourdon sta per mettersi a nostra disposizione e troveremo da lui quel che non avremmo dovuto chiedere a voi. Andatevene. Andatevene o vado a chiamar Rosalie che vi metter alla porta. (Pausa. Rosalie entra). Giusto eccola. Cosa vuoi Rosalie?

Rosalie. La signora de Saint-Genis di l.

Marie. Va bene, che entri.

Rosalie. Che cos'hai, bambina mia, sei tutta rossa? (Guardando alternativamente Marie e Teissier). Non si detta una parola di troppo, spero?

Marie. Fai entrare la signora de Saint-Genis.

Teissier. Vi lascio signorina. Incidentalmente, vado a vedere da Bourdon se non resti un mezzo per sistemare le cose, ma non contateci. Servitor vostro.

Rosalie. Non saggio lasciare una ragazza cos giovane con un uomo di quell'et.

(La Signora de Saint-Genis entrando incrocia Teissier che esce).

SCENA NONA

Marie, Signora de Saint-Genis.

Signora de Saint-Genis. Buongiorno signorina. Non vengo pi qui senza incontrare il signor Teissier, un buon segno? Arriverete ad intendervi con lui?

Marie. No, signora.

Signora de Saint-Genis. Bah! Avrei creduto il contrario.

Marie. Perch?

Signora de Saint-Genis. Un vecchio deve sentirsi a suo agio in una casa come la vostra.

Marie. Il signor Teissier venuto oggi per la sua ultima volta.

Signora de Saint-Genis. Allora vi compiango e molto disinteressatamente. Vostra sorella in casa?

Marie. S, signora.

Signora de Saint-Genis. Abbiate la compiacenza di mandarmela. Non disturbate la signora Vigneron, inutile, la vedr un'altra volta.

Marie. Vado subito.

SCENA DECIMA

Signora de Saint-Genis.

Signora de Saint-Genis. Decisamente preferisco avere una spiegazione con questa ragazza e dichiararle chiaro e tondo che il suo matrimonio non rimandato, ma rotto. preferibile per lei che sappia come regolarsi e per conto mio sarei pi tranquilla cos. Ho visto il momento in cui Georges mi avrebbe resistito per la prima volta in vita sua. Ci teneva alla sua piccola, voleva sposarla. Per fortuna si presentato per lui un altro matrimonio e gli ho dato la scelta: o di obbedirmi o di non vedermi pi; ha ceduto. Ma andatevi a fidare di un giovanotto di ventitr anni, quel brigante! e quella svaporata non ha potuto aspettare fino al matrimonio, tanto peggio per lei.

SCENA UNDICESIMA

Signora de Saint-Genis, Blanche.

Blanche. Ah! Come sono contenta di vedervi signora.

Signora de Saint-Genis. Buongiorno bambina mia, buongiorno.

Blanche. Abbracciatemi.

Signora de Saint-Genis. Molto volentieri.

Blanche. Vi voglio molto bene, signora, lo sapete.

Signora de Saint-Genis. Andiamo, mia cara Blanche, calma. Sono venuta oggi per discutere seriamente con voi; ascoltatemi dunque da persona grande che siete. Alla vostra et gi il momento di avere un po' di senno. (Si siedono). Mio figlio vi ama, bambina mia, ve lo dico francamente, vi ama molto. Non interrompetemi. Dio mio, lo so bene che da parte vostra provate qualcosa per lui ; una emozione vivace e leggera, come le ragazze ne provano spesso alla vista di un bel giovane.

Blanche. Oh! Signora come sminuite un sentimento molto pi serio.

Signora de Saint-Genis. Sia, mi sbaglio. molto bello, l'amore, molto vago e molto poetico, ma una passione per grande che sia non dura mai a lungo e non porta a grandi cose. So quel che dico. Con questa moneta non si paga il padrone di casa e il fornaio. Io sono senza un patrimonio, lo sapete; mio figlio ha solo il suo impiego; circostanze che deploro hanno compromesso la situazione della vostra famiglia e forse la ridurranno a niente. In queste condizioni vi chiedo, bambina mia, se sarebbe una cosa intelligente celebrare un matrimonio che non presenta pi alcuna garanzia?

Blanche (vivacemente). Questo matrimonio s'ha da fare e si far.

Signora de Saint-Genis. Si far se lo vorr.

Blanche. Signora voi acconsentirete.

Signora de Saint-Genis. Non credo.

Blanche. S,signora, acconsentirete. Vi sono degli affetti cos sinceri che una madre stessa non ha il diritto di dividere. Vi sono degli impegni cos seri che un uomo perde il proprio onore non compiendoli.

Signora de Saint-Genis. Di quali impegni parlate? (Silenzio). Riconosco, se questo che volete dire, che un progetto di matrimonio esiste tra voi e mio figlio; ma era legato a certe condizioni e non per colpa mia se non potete adempierle. Bambina mia, vorrei che questa riflessione vi fosse venuta. Vorrei che subiste in silenzio una nuova situazione che non si conf a nessuno, ma che forzatamente muta i desideri di ciascuno.

Blanche. Signora, Georges non mi parla cos; i suoi desideri sono rimasti gli stessi. La perdita della mia dote non l'ha scosso minimamente e io non lo vedo che pi impaziente di sposarmi.

Signora de Saint-Genis. Lasciamo da parte mio figlio, volete? ancora troppo giovane, me ne accorgo ogni giorno di pi, per sapere ci che fa e ci che dice.

Blanche. Georges ha 23 anni.

Signora de Saint-Genis. 23 anni, bell'affare!

Blanche. A quell'et un uomo ha le sue passioni, una volont e dei diritti.

Signora de Saint-Genis. Volete parlare di mio figlio, e sia, parliamone. Siete sicura delle sue disposizioni, io le giudico in maniera diversa da voi. Il povero ragazzo, nella sua situazione, tra un affetto che gli caro il suo avvenire che lo preoccupa, incerto, esita.

Blanche (alzandosi precipitosamente). Voi mi ingannate signora.

Signora de Saint-Genis. No, bambina mia, no, non vi inganno. Attribuisco a mio figlio delle serie riflessioni e sarei contrariata se non l'avesse fatte. Andr oltre. Sappiamo cosa passa nella testa degli uomini? Georges non pi sincero di un altro. Forse non aspetta che un mio ordine per sganciarsi da una situazione che lo imbarazza.

Blanche. Ebbene dategli quest'ordine.

Signora de Saint-Genis. Loeseguirebbe.

Blanche. No, signora.

Signora de Saint-Genis. Loeseguirebbe, ne sono sicura, anche se contro voglia.

Blanche. Se arrivaste a ci signora vostro figlio si deciderebbe a farvi una confessione che ha rimandato per rispetto a me.

Signora de Saint-Genis. Quale confessione? (Silenzio). Suvvia, vedo che non imiterete a lungo il mio riserbo. Risparmiatevi una confidenza pi che delicata. So tutto. (Blanche, confusa e arrossita, corre dalla signora de Saint-Genis e si lascia cadere, appoggiando la testa ai suoi ginocchi, essa riprende accarezzandola). Bambina mia non voglio indagare di Georges o di voi, chi ha trascinato l'altro. Io e vostra madre siamo state colpevoli lasciando insieme due ragazzi che avevano bisogno di sorveglianza. Vedete che non d pi importanza del necessario a un momento di oblo, che per prima la natura e poi la vostra giovinezza e le circostanze giustificano sufficientemente. Dovete desiderare che questo fatto resti segreto, mio figlio un galantuomo che non vi tradir. Stabilito questo punto indispensabile che l'uno e l'altra non perdiate la vita su un errore, e non sarebbe meglio dimenticarlo?

Blanche (alzandosi). Mai.

(Pausa).

Signora de Saint-Genis (si alzata a sua volta e cambia tono). Signorina non sarete sorpresa se mio figlio cessa le sue visite qui.

Blanche. Loaspetto per conoscerlo.

Signora de Saint-Genis. Sperate che disobbedisca a sua madre?

Blanche. S,signora, per fare il suo dovere.

Signora de Saint-Genis. Prima non bisogna dimenticare il vostro.

Blanche. Feritemi, signora, umiliatemi, so di meritarlo.

Signora de Saint-Genis. Signorina, sarei pi disposta a compiangervi che a offendervi. Pertanto mi sembra che una ragazzina, dopo la disgrazia che le capitata, dovrebbe abbassare la testa e sottomettersi.

Blanche. Signora, vedrete di cosa capace questa ragazzina per ottenere la riparazione che le dovuta.

Signora de Saint-Genis. Cosa farete dunque?

Blanche. Prima sapr se vostro figlio ha due linguaggi, uno con voi e l'altro con me. Non lo accuso ancora. Conosce la vostra volont e nasconde la sua. Ma se ho a che fare con un debole che si salva dietro sua madre, che non conti di lasciarmi cos tranquillamente. Dovunque, dovunque sia, io lo aspetter. Distrugger la sua posizione e perder il suo avvenire.

Signora de Saint-Genis. Vi comprometterete e nient'altro. Forse ci che desiderate. Vostra madre per fortuna ve lo impedir. Penser che abbastanza una macchia in famiglia senza bisogno di aggiungervi uno scandalo. Addio signorina.

Blanche (trattenendola). Non andate via signora.

Signora de Saint-Genis (con dolcezza). Non abbiamo pi niente da dirci.

Blanche. Restate. Io piango! Io soffro! Sentite la mia mano, la febbre non mi lascia pi.

Signora de Saint-Genis. S, mi rendo conto dell'agitazione in cui vi trovate; passer. Tanto pi che una volta sposata a mio figlio i vostri dispiaceri e i suoi sarebbero eterni.

Blanche. Noi ci amiamo.

Signora de Saint-Genis. Oggi, ma domani.

Blanche. Acconsentite, signora, ve ne scongiuro.

Signora de Saint-Genis. Bisogna ripetervi la parola che mi dicevate continuamente? Mai.

(Blanche la lascia, va e viene, attraversa la scena dando segni di una viva agitazione e del pi grande dolore; cade su una poltrona. Andando lentamente verso di lei).

Mi dispiace molto bambina mia, di sembrare cos crudele e di lasciarvi in un simile stato. Tuttavia ho ragione, completamente ragione nei vostri riguardi. Una donna della mia et e della mia esperienza che ha visto tutto quel che possibile vedere al mondo conosce il valore delle cose e non esagera le une a carico delle altre.

Blanche (gettandosi ai suoi ginocchi). Ascoltatemi signora. Cosa diverr se vostro figlio non mi sposa? il suo dovere. Non ne conosco di pi nobile e di pi dolce da compiere verso una donna dalla quale si amati. Credete che se si trattasse di un impegno normale mi umilierei al punto di chiederlo. Il mio cuore stesso, s, spezzerei il mio cuore, piuttosto che offrirlo a chi lo disdegna e non ne pi degno. Ma bisogna che vostro figlio mi sposi; il suo dovere, lo ripeter sempre. Tutte le considerazioni cedono il passo davanti a ci. Voi mi parlate dell'avvenire, sar quel che vorr, l'avvenire, io non penso che al passato che mi far morire di vergogna e di dispiacere.

Signora de Saint-Genis. Bambina che siete, si parla di morire alla vostra et! Suvvia, alzatevi e ascoltatemi a vostra volta. Vedo che amate mio figlio pi di quel che pensavo per tenere tanto ad un povero ragazzo la cui posizione quasi miserabile. Ma se acconsentissi a farvi sposare con lui, in un anno, forse in sei mesi, voi mi rimproverereste molto amaramente la debolezza che avrei avuta. L'amore passa, il matrimonio resta. Sapete quel che sarebbe il vostro? Meschino, pieno di necessit, volgare, con bambini che dovrete nutrire voi stessa e un marito scontento che vi rimprovererebbe tutti i minuti il sacrificio che avete voluto da lui. Fate ci che vi chiedo. Sacrificatevi al suo posto. Come cambiano subito le cose. Georges non vi abbandona pi, siete voi che lo sciogliete generosamente. Ha degli obblighi verso voi e vi d nel suo cuore un posto misterioso che conserverete eternamente. Gli uomini rimangono sempre sensibili al ricordo di una donna che li ha amati, non fosse che per un'ora, con disinteresse, una cosa cos rara! Cosa diventerete? Ve lo dico subito. L'immagine di mio figlio che in questo momento riempie i vostri pensieri a poco a poco si canceller, pi presto di quel che pensiate. Siete giovane, graziosa, piena di seduzione. Dieci, venti partiti si presenteranno per voi. Voi sceglierete non il pi brillante ma quello pi solido e quel giorno penserete a me dicendovi: la signora de Saint-Genis aveva ragione.

Blanche. Chi siete dunque, signora, per darmi simili consigli? Cosa direbbe vostro figlio se li conoscesse? Preferirei di pi essere la sua amante che la moglie di un altro.

Signora de Saint-Genis. La sua amante! Ecco una parola molto graziosa sulle vostre labbra. Mio figlio conoscer, signorina, le espressioni che vi sfuggono e che sono un segno di pi della vostra precocit.

Blanche. No, no signora, non ripetete questa brutta parola che mi fa arrossire per averla pronunciata.

Signora de Saint-Genis. La sua amante! Vi dir tutto dato che potete comprendere tutto. Non avrei mai rotto il vostro matrimonio per una questione di interesse. Ma voglio che la moglie di mio figlio non gli dia sospetti sul passato n inquietudini per l'avvenire.

(Si dirige verso la porta).

Blanche (arrestandola). Oh! oh! oh! Voi mi insultate, signora, senza ragione e senza piet!

Signora de Saint-Genis. Lasciatemi andar via, signorina. La sua amante! Cosa questo linguaggio da ragazza perduta!

(Respinge Blanche leggermente e esce).

SCENA DODICESIMA

Blanche, poi Rosalie, poi Marie, poi la Signora Vigneron, poi Judith.

Blanche. Ragazza perduta! Essa ha osato chiamarmi... Infamia! (Si scioglie in lacrime). Oh! Ora tutto finito... Georges debole, sua madre lo domina, egli le obbedir. Ragazza perduta. (Piange a calde lacrime). Un uomo cos incantevole, che somiglia cos poco a quella donna e che si lascia guidare da lei!... Non ce la faccio pi. Le mie mani che bruciavano poco fa, ora sono gelide. (Suona e ritorna in scena; con voce rotta). giovane... ha appena ventitr anni..., dolce, fine e seducente, un'altra l'amer e lo sposer al posto mio.

Rosalie (entrando). Bambina mia, sei tu che mi hai chiamato?

Blanche (andando da lei, dolorosamente). Ho freddo, tata mia, mettimi qualcosa sulle spalle.

Rosalie (dopo averla guardata). Ti metter a letto, sar meglio.

Blanche. No.

Rosalie. Fai quello che ti dico, se non vuoi ammalarti.

Blanche. Oh! Sicuramente sto per ammalarmi.

Rosalie. Suvvia, vieni, Rosalie ti spoglier, non sar la prima volta.

Blanche. Chiama la mamma.

Rosalie. Non hai bisogno di tua madre, ci sono io.

Blanche. Non mi sposer pi, Rosalie.

Rosalie. Bella disgrazia! Dunque non ti si vizia abbastanza perch tu ci preferisca questa mezza cartuccia e quella diavolessa. Eccoli battezzati tutti e due. Vedi, quel matrimonio non era affare per te. Se ci avessi ascoltato, tuo padre e me, non vi si sarebbe pensato pi di un minuto.

Blanche (perdendo la testa). Mio padre! Lo vedo mio padre! Mi tende le braccia e mi fa cenno di andare da lui.

Rosalie. Vieni a coricarti, mia piccola Blanche.

Blanche. La tua piccola Blanche una ragazza perduta. Io sono una ragazza perduta, tu non lo sapevi.

Rosalie. Non parlare pi, bambina mia, ti fa male. Vieni,... vieni... con la tua tata.

Blanche. Ah! come soffro! (Gridando) Marie! Marie! Marie!

(Si accascia tra le braccia di Rosalie e scivola piano piano fino a terra).

Marie (entrando e precipitandosi). Blanche! Blanche!

Rosalie. Taci, piccola mia, inutile, non ti capisce. Prendila con delicatezza, il povero tesoro, e andiamo a metterla a letto.

Blanche (mormorando). Ragazza perduta!

Signora Vigneron (affacciandosi). Cosa c'?

(A sua volta si precipita).

Rosalie. Lasciatemi fare, signora, ci sarete pi che altro di impaccio.

(Si affaccia Judith).

Signora Vigneron. Judith, vieni qui. (Attraversando la scena). Avevi ragione, bambina mia. Tutti questi affari non ci servono a niente. Ecco tua sorella che viene portata nel suo letto, domani toccher a voi e dopodomani a me. Pensi sempre che la cosa migliore sia farla finita?

Judith. S, sempre.

Signora Vigneron. Bene. Prendi Rosalie con te e andate insieme da Bourdon. Gli dirai che accetto tutto, che approvo tutto, e che ora ho fretta di vedere tutto finito. Aggiungerai: la stessa fretta che ha lui. Sei d'accordo?

Judith. Sono d'accordo.

Signora Vigneron. Vai, figlia mia. (Si separano). Voglio badare a quel che ho, ma prima di tutto tengo a conservare i miei figli.


ATTO QUARTO

La scena rappresenta una sala da pranzo. Stanza misera, triste, ammobiliata poveramente. Qua e l, alcune seggiole, il divano tra altre che hanno figurato negli atti precedenti e che stona nell'insieme. Due porte a un solo battente, una sul fondo, l'altra sulla sinistra. Nel fondo, a destra, contro il muro, una tavola di mogano coperta da un tondo di pelle rossa; sulla tavola un pane, alcune tazze e degli utensili domestici.

SCENA PRIMA

Rosalie, Merckens.

Rosalie. Entrate, signor Merckens. Non dispiace vedere qui una persona conosciuta.

Merckens (dopo aver guardato intorno a s). Oh! oh! L'uomo di legge non mi aveva ingannato. C' odore di miseria.

Rosalie. Guardate il nostro nuovo appartamento, non ricco! Ah! Diamine! L'ieri e l'oggi non si assomigliano affatto.

Merckens. Cosa dunque successo a questa famiglia?

Rosalie. Rovinate, mio caro signore, rovinate, la povera signora e le signorine. Non vi dir come ci successo, ma non mi si toglier la mia idea dalla testa. Vedete, quando gli uomini di affari arrivano dietro un morto, si pu veramente dire: ecco ! Lasciano solo quel che non possono portar via.

Merckens. La casa non pi buona, vero, Rosalie?

Rosalie. Per nessuno, signor Merckens, per nessuno.

Merckens. Perch non cercate un altro posto altrove?

Rosalie. Forse che queste signorine potrebbero fare a meno di me pi che io di loro? Io sono una bocca di troppo, questo vero, ma via, mi guadagno pure quel che mangio. Mio povero signor Merckens, non bisogna pensare a pranzare con noi. In altri momenti, so quel che dico, quando vi vedevo venire a quest'ora avreste trovato a tavola il vostro coperto; ora non pi la stessa cosa. Vado ad avvertire la signora della vostra visita.

Merckens. No, non disturbate la signora Vigneron, dite solo alla signorina Judith che sono qua.

(Judith entra).

Rosalie. Eccogiusto la signorina.

Judith. Buongiorno, signor Merckens.

(Merckens saluta).

Rosalie. Se per vi va una buona tazza di caff e latte, siamo ancora in grado di offrirvela.

Judith. Lasciaci, Rosalie.

SCENA SECONDA

Merckens, Judith.

Judith. Prima far una piccola questione con voi e poi non vi saranno pi discussioni. Vi ho scritto due volte pregandovi di venire a trovarmi, sarebbe dovuta bastare una sola.

Merckens (tra il serio e il faceto). Siete certa di avermi scritto due volte?

Judith. Losapete bene.

Merckens. No, vi assicuro, la vostra prima lettera non mi arrivata.

Judith. Lasciamo perdere ci. Non ho bisogno di raccontarvi in quale situazione siamo ridotte, l'avrete indovinato entrando qui.

Merckens (mezzo serio, mezzo comico). Spiegatemi...

Judith. una storia che non vi interesserebbe molto e io non trovo alcun piacere a raccontarla. In due parole ci mancato il denaro per difendere la nostra propriet; ci sarebbero occorsi, in contanti, centomila franchi.

Merckens. Perch non mi avete parlato di ci? Ve li avrei trovati.

Judith. Ora troppo tardi. Sediamoci. Signor Merckens, voi vi ricordate e siete stato testimone della nostra vita familiare. Eravamo molto felici, ci amavamo molto, non avevamo amicizie e non ne volevamo. Non pensavamo che un giorno avremmo avuto bisogno di tutti e non conoscevamo nessuno.

(Merckens ha tirato fuori l'orologio).

Avete fretta?

Merckens. Molta fretta. Non facciamo cerimonie, vero? Avete voluto vedermi, eccomi. Volete chiedermi qualcosa, che cosa? Forse meglio che ve lo dica, non sono molto compiacente.

Judith. Devo continuare?

Merckens. Ma s, certamente, continuate.

Judith. Eccodunque di cosa si tratta, vengo subito al dunque. Mi propongo di mettere in pratica le eccellenti lezioni che ho ricevuto da voi e di darne a mia volta.

Merckens (toccandole un ginocchio). Come, infelice ragazza, siete a questo punto!

Judith. Via, via, signor Merckens, chiamatemi signorina come avevate l'abitudine di fare e impegnatevi a rispondermi obbiettiva-mente.

Merckens. Delle lezioni! Sareste capace di dare delle lezioni? Non ne sono molto sicuro. Ammettiamolo. Farete quel che sar necessario per trovarne. Le lezioni si chiedono come un'elemosina, non si ottiene niente con la dignit e le arie. Tuttavia possibile che qualcuno abbia piet di voi e che in quattro o cinque anni, non certo prima, vi siate fatta una clientela. Avrete degli allievi, che il pi delle volte saranno sgradevoli, e i genitori dei vostri allievi quasi sempre saranno persone volgari. Cos' un povero professorucolo di musica per degli zotici che non conoscono nemmeno la chiave di sol. Guardate, senza andare a cercare lontano, vostro padre...

Judith. Non parliamo di mio padre.

Merckens. Possiamo ben riderne un po'... Non vi ha lasciato niente.

Judith. Lasciamo per un momento da parte la questione delle lezioni, ci torneremo sopra subito. In quel che sto per dirvi, signor Merckens, non vedete da parte mia vanit n presunzione ma solo il desiderio di utilizzare il mio debole talento di musicista. Ho composto molto, lo sapete. Con tanti brani che ho composto e altri che potrei comporre ancora, non potrei assicurare a tutti i miei un po' di agiatezza?

Merckens (dopo aver riso). Guardatemi. (Ride di nuovo). Non ripetete mai, mai, capite, quel che mi avete detto; ci si burlerebbe di voi nelle cinque parti del mondo. (Ride ancora). Un po' di agiatezza! tutto?

Judith. No, non tutto. In altri momenti abbiamo parlato di una professione che non mi piaceva molto e che ancor oggi mi sorride ben poco. Ma nella situazione in cui si trova la mia famiglia, non devo indietreggiare di fronte a niente per trarla fuori dagli impicci. Il teatro?

Merckens. Troppo tardi!

Judith. Perch non potrei fare come tante altre che dapprima non erano ben decise e che hanno preso il coraggio a due mani?

Merckens. Troppo tardi!

Judith. Forse ho delle qualit naturali alle quali non manca che il lavoro e l'abitudine?

Merckens. Troppo tardi! Non si pensa al teatro senza esservisi preparati da molto tempo. Non sarete mai un'artista. Vi manca quel che necessario. Attualmente non trovereste nel teatro che delusioni... o avventure, quel che desiderate?

Judith. Ma cosa posso fare allora?

Merckens. Niente! Vi vedo bene dove siete. Non siete la prima che trovo in questa situazione e a cui d questa risposta. Non ci sono risorse per una donna, ovvero non ce n' che una. Ecco, signorina, vi dir tutta la verit in una frase. Se siete onesta vi si stimer senza servirvi, se non lo siete vi si servir senza stimarvi; non potete sperare altro. Volete riparlare delle lezioni?

Judith. inutile. Sono dolente di avervi disturbato.

Merckens. Mi mandate via?

Judith. Non vi trattengo oltre.

Merckens. Addio, signorina.

Judith. Addio, signore.

Merckens (alla porta). Non c'era niente di meglio da dirle.

SCENA TERZA

Judith, Marie.

Marie. Ebbene?

Judith. Ebbene, se il signor Merckens ha ragione e le cose vanno come ha detto, non siamo alla fine delle nostre pene. Nel frattempo ecco tutti i miei progetti capovolti, quelli che conoscevi prima... e un altro che tenevo per me.

Marie. Quale altro?

Judith. Perch dirtelo!

Marie. Parla dunque.

Judith. Per un momento avevo pensato di trar partito dalla mia voce, facendomi ascoltare in teatro.

Marie. Tu, mia sorella, in un teatro!

Judith. Eh! Che vuoi! Bisogna pure che ce la caviamo e intraprendiamo qualunque cosa. Non possiamo aspettare di aver mangiato fino all'ultimo nostro soldo. La mamma non ha pi l'et per lavorare, del resto noi non lo vorremmo. Chi sa se la nostra povera Blanche ritrover pi la ragione? Dunque restiamo tu ed io, e tu, mia cara bambina, cosa puoi fare? Bisogna che tu lavori dodici ore al giorno per guadagnare un franco e mezzo.

Marie. Dimmi un po', molto ragionevolmente, cosa ne pensi dello stato di Blanche. Come la trovi?

Judith. Un giorno bene e un giorno male. Sembra ad un tratto che stia per riconoscerci, ma essa non vede nessuno e non sente pi niente. Ho molto pensato a questa disgrazia, e forse ce ne ha risparmiata una pi grande. Se Blanche, con una testa come la sua, fosse per caso venuta alla conoscenza del matrimonio del signor de Saint-Genis, chi sa se questa notizia non l'avrebbe uccisa sul colpo? Essa vive, la cosa pi importante, non perduta per noi. Se necessario curarla la cureremo; se bisogna privarsi del pane per lei, ne faremo a meno, non pi la nostra sorella, la nostra bambina.

Marie. Tusei buona sorella mia, e io ti voglio bene.

(Si abbracciano).

Judith. Iopure vi voglio bene. In certi momenti sono brusca, ma vi ho tutte nel cuore. Mi sembra che tocca a me, la pi grande, la sorella maggiore, come mi chiamate, che debbo trarre dagli impicci la famiglia e rimetterla a galla. Come? Non lo so. Cerco ma non trovo. Se fosse necessario gettarsi nel fuoco, vi sarei gi.

(Pausa).

Marie. La mamma ti ha parlato della visita del signor Bourdon?

Judith. No. Cosa viene a fare?

Marie. Il signor Teissier l'ha incaricato di chiedermi in sposa.

Judith. Non mi meravigli. Era facile vedere che il signor Teissier ti aveva presa in simpatia e l'idea di sposarti doveva venirgli un giorno o l'altro.

Marie. Forse mi spingeresti ad accettare?

Judith. Non chiedere il mio parere su ci. Si tratta di te, sei tu che devi decidere. Vedi, calcola, ma soprattutto non pensare che a te. Se la nostra situazione ti spaventa e tu rimpiangi il tempo in cui non ti mancava niente, sposa il signor Teissier ti far pagare molto caro un po' di benessere e di sicurezza. Ma siccome ti conosco, siccome ami molto tua madre e le tue sorelle e potresti rassegnarti per loro a quel che rifiuteresti per te, noi saremo pi colpevoli, mi capisci, pi colpevoli consigliandoti un sacrificio che il pi grande che una donna possa fare.

Marie. Tutto quel che dici pieno di cuore, abbracciami ancora.

(Rosalie entra dalla porta di fondo; tiene una caffettiera in una mono e nell'altra una casseruola piena di latte; le dispone sulla tavola; si avvicina e guarda le due sorelle sospirando; Marie e Judith si separano).

SCENA QUARTA

Le stesse, Rosalie, poi la Signora Vigneron e Blanche.

Judith. La colazione pronta?

Rosalie. S, signorina, la servir quando vorrete.

Marie. Judith ti aiuter a spostare la tavola, mia buona Rosalie.

SCENA MUTA

Judith e Rosalie trasportano la tavola sul davanti della scena, a destra; Rosalie dispone le tazze e serve il caff e latte mentre Judith avvicina le seggiole; Marie andata alla porta di destra e l'ha aperta; entra Blanche precedendo sua madre; Blanche pallida, senza forza e senza sguardo, il suo atteggiamento quello di una pazza tranquilla; la Signora Vigneron invecchiata e incanutita; Marie fa sedere Blanche, a loro volta si mettono a sedere eccetto Rosalie che prende il suo caff in piedi. Silenzio prolungato, grande tristezza.

Signora Vigneron (esclamando). Ah! figli miei, se vostro padre ci vedesse!

(Lacrime e singhiozzi).

SCENA QUINTA

Gli stessi, Bourdon.

Rosalie (a Bourdon, che entrato piano piano). Come siete entrato?

Bourdon. Dalla porta che era aperta. Fate male, ragazza mia, a lasciare la porta di ingresso aperta; si potrebbe svaligiare le vostre padrone.

Rosalie (sotto il naso). Non c' pi pericolo. L'opera stata fatta e bene.

Bourdon (attraversando la scena, alla signora Vigneron che si alza). Non vi disturbate, signora, aspetter che abbiate terminato la colazione.

Signora Vigneron (andando da lui). Cosa avete da dirmi, signor Bourdon?

Bourdon (a mezza voce). Vengo ancora, signora Vigneron, da parte del signor Teissier per quel progetto che ha a cuore. Devo credere, non vero, che abbiate fatto presente a vostra figlia la richiesta che vi ho fatto?

Signora Vigneron. Ma senza dubbio.

Bourdon. Autorizzatemi, vi prego, a rinnovargliela io stesso in vostra presenza.

Signora Vigneron. Sia. Vi acconsento. Judith, bambina mia, porta via tua sorella. Marie, il signor Bourdon vuoi parlare con noi.

SCENA SESTA

Signora Vigneron, Marie, Bourdon.

Bourdon. Vostra madre, signorina, vi ha partecipato che il signor Teissier ha manifestato...

Marie. S, signore.

Bourdon. Siete stata voi stessa, senza obbedire a nessuno, che avete declinata la proposta di matrimonio che vi era stata fatta?

Marie. Sono stata io.

Bourdon. Benissimo! Benissimo! Del resto preferisco cos. Avevo pensato un momento, vedendovi rifiutare una proposta cos vantaggiosa, che vostra madre e vostra sorella avessero complottato di trattenervi con loro, non per un pensiero di gelosia ma per un affetto male inteso. Signorina, se in voi vi una ferma decisione, un partito preso irrevocabile, non vale la pena di andare oltre.

(Silenzio).

Signora Vigneron. Non turbarti, bambina mia, di' francamente quel che pensi.

(Nuovo silenzio).

Bourdon. Signorina, nel caso rimpiangiate un primo impulso che del resto si spiegherebbe benissimo, vi offro l'occasione di rimediare, approfittatene.

Marie. Bisogna riferire al signor Teissier da parte mia, che insistendo come fa guadagna molto nel mio animo, ma gli chiedo ancora un po' di tempo per riflettere.

Bourdon. Ebbene! Signora, ecco una risposta molto ragionevole, sensata e che non somiglia affatto al rifiuto categorico che mi avete opposto.

Signora Vigneron. possibile che mia figlia abbia cambiato parere, ma essa deve sapere che non l'approvo affatto.

Bourdon. Non dite niente, signora. Lasciate questa ragazza alle sue ispirazioni, pi tardi potrebbe rimproverarvi di avere seguito le vostre. (Voltandosi verso Marie). Signorina, comprende perfettamente che, qualunque interesse presenti questo matrimonio, voi non abbiate molta premura a concluderlo. Disgraziatamente Teissier non ha pi vent'anni come voi; questo anche il vostro pi grande motivo di risentimento verso di lui; alla sua et non si rimanda volentieri all'indomani.

Marie. Signor Bourdon, vorrei sapere, e vi prego di dirmelo con tutta sincerit, se il signor Teissier una persona onesta.

Bourdon. Una persona onesta! Cosa volete dire con ci? Signorina, non vi consiglierei, nel caso che sposaste il signor Teissier, di riporre tutte le vostre speranze su una semplice promessa da parte sua; ma i notai ci sono per redigere contratti che stabiliscono i diritti delle parti. Ho risposto alla vostra domanda?

Marie. No, non avete capito. Una persona onesta, per una ragazza vuol dire molte cose.

Bourdon. Signorina, mi chiedete se Teissier ha costruito la sua fortuna onestamente?

Marie. S, vorrei essere illuminata su questo punto e su altri.

Bourdon. Di cosa vi preoccupate? Se oggi in Francia si indagasse sull'origine di tutte le fortune, non ve ne sarebbero n cento, n cinquanta che potrebbero reggere ad un esame scrupoloso. Ve ne parlo saggiamente, come un uomo che tiene le fila nel suo ufficio. Teissier ha fatto degli affari la sua ragione di vita; ne ha ricavato un capitale considerevole che veramente suo, e che nessuno pensa di contestare; non avete bisogno di sapere altro.

Marie. Qual la condotta normale del signor Teissier? Quali sono i suoi gusti, le sue abitudini?

Bourdon. Ma i gusti e le abitudini di un uomo della sua et. Non penso che abbiate a dispiacervi da questo lato. Adesso indovino a cosa voleva parare la vostra domanda. Credetemi, Teissier sar un marito anche troppo onesto, mi rimetto a vostra madre stessa.

Signora Vigneron. Signor Bourdon, mi chiedo in questo momento che interesse possiate avere in questo matrimonio.

Bourdon. Quale interesse, signora? Ma quello di questa ragazza che nello stesso tempo anche il vostro.

Signora Vigneron. Sapete, molto tardi per mostrarci tanta devozione.

Bourdon. Signora, pensate ancora a quei maledetti affari che, lo riconosco, sono finiti il peggio possibile. colpa mia se vi siete trovata impotente a difendere la successione di vostro marito? Avete subito la legge del pi forte, ecco tutto. Oggi questa legge si rivolge in vostro favore. Capita che vostra figlia abbia conquistato un vecchio, che accorder tutto quel che vorremo per trascorrere con lei quei pochi giorni che gli restano da vivere. Questa sistemazione tutta a vostro vantaggio; le carte migliori sono in mano vostra, approfittatene. Signora, non ho bisogno di dirvi che noi, pubblici ufficiali, non conosciamo n il pi forte n il pi debole e che la neutralit un dovere da cui non ci allontaniamo mai. Tuttavia non mi sentir colpevole, bench Teissier sia un mio cliente, di stipulare in favore di vostra figlia tutti i vantaggi che essa in condizione di ottenere. (Voltandosi verso Marie). Avete capito, signorina, quel che ho detto a vostra madre? Fatemi tutte le domande che volete, ma, non vero, abbordiamo anche la sola che sia veramente importante, la questione denaro. Vi ascolto.

Marie. No, parlate voi stesso.

Bourdon (con un mezzo sorriso). Sono qui per ascoltarvi e consigliarvi.

Marie. Mi sarebbe penoso insistere su ci.

Bourdon. (sorridendo). Bah! Forse volete sapere, pressappoco, la fortuna del signor Teissier?

Marie. La trovo sufficiente senza conoscerla.

Bourdon. Avete ragione. Teissier ricco, pi ricco, il sornione, di quel che ammetta lui stesso.

Marie. Il signor Teissier senza dubbio vi ha fatto partecipe delle sue intenzioni?

Bourdon. S, ma vorrei conoscere anche le vostre. sempre interessante per noi assistere al dibattito delle parti.

Marie. Non aumentate il mio imbarazzo. Se questo matrimonio si deve fare, preferisco correrne il rischio piuttosto che porre delle condizioni.

Bourdon (sempre sorridendo). Veramente! (Marie lo guarda fissamente). Non metto in dubbio signorina i vostri scrupoli; quando si vuole veramente mostrarne siamo tenuti a crederli sinceri. Per Teissier sospetta che voi non lo sposiate per i suoi begli occhi. gi dunque disposto a costituirvi una dote, ma questa dote, mi permetto di dirvelo, non sar sufficiente. Voi, non vero, fate un baratto, oppure se questa parola vi ferisce, fate una speculazione, essa deve dare tutti i suoi frutti. dunque giusto, ed a quel che arriveremo, che Teissier, sposandovi, vi riconosca la comunanza dei beni, il che vuoi dire che la met del suo patrimonio, senza ritrattazioni e senza possibili contestazioni, vi toccher dopo la sua morte. Non avete altro che da fare dei voti per non doverla attendere troppo a lungo. (Ritornando verso la signora Vigneron). Avete inteso signora quel che ho detto a vostra figlia?

Signora Vigneron. Hointeso.

Bourdon. Cosa pensate?

Signora Vigneron. Signor Bourdon, penso, se volete saperlo, che piuttosto che promettere a mia figlia la fortuna del signor Teissier avreste fatto meglio a conservarle quella di suo padre.

Bourdon. Voi non fate che ripetere le solite cose, signora. (Tornando da Marie). Ebbene! Signorina, ora conoscete i vantaggi immensi che vi saranno riservati in un avvenire molto prossimo; cerco quel che potreste ancora opporre, ma non trovo altro. Forse qualche obiezione in fatto di sentimento? Parlo, non vero, ad una ragazza ragionevole, ben educata, che non ha grilli per la testa. Dovete sapere che l'amore non esiste, da parte mia non l'ho mai incontrato. In questo mondo non ci sono che affari, il matrimonio uno come tutti gli altri; quello che si presenta oggi per voi, non lo ritroverete una seconda volta.

Marie. Nella conversazione che ha avuto con voi, il signor Teissier ha parlato della mia famiglia?

Bourdon. Della vostra famiglia? No. (Piano). Forse esigerebbe qualcos'altro?

Marie. Il signor Teissier deve sapere che non acconsentir mai a separarmi da lei.

Bourdon. Perch separarvene? Le vostre sorelle sono incantevoli, la vostra signora madre una persona gradevolissima. D'altronde Teissier ha tutto l'interesse a non lasciare senza compagnia una ragazza che avr pure dei momenti liberi. Signorina preparatevi a quel che mi resta da dirvi. Teissier mi ha accompagnato fin qui; gi; aspetta una risposta che questa volta deve essere definitiva; rimandandola rischiereste voi stessa. Quel che vi chiedo dunque un s o un no.

(Silenzio).

Signora Vigneron. Basta signor Bourdon. Ho voluto che informaste mia figlia delle proposte che le erano state fatte, ma se essa deve accettarle, ci riguarda lei, non intendo che questo avvenga a sorpresa, in un momento di debolezza o di emozione. Inoltre mi riservo, dovete pur pensarlo, di avere un colloquio con lei, in cui le dir alcune cose che sarebbero fuori posto in vostra presenza, ma che una madre, sola con la sua bambina, in certi casi pu e deve fargliele conoscere. Vi confesso che non ho una figlia di vent'anni, piena di cuore e di salute, per darla a un vecchio.

Bourbon. A chi la darete? Signora, si direbbe che aveste le tasche piene di generi e che le vostre figlie non avessero che l'imbarazzo della scelta. Perch il matrimonio di una di loro, un matrimonio che mi sembrerebbe concluso, questo, dovrebbe andare a monte? Mancanza di denaro. In effetti, signora, proprio per mancanza di denaro che le ragazze rimangono nubili.

Signora Vigneron. Vi sbagliate. Io non avevo niente, e nemmeno mio marito. Tuttavia egli mi ha sposato e siamo stati molto felici.

Bourdon. vero, avete avuto quattro figli. Signora, se vostro marito fosse ancora al mondo, forse, sarebbe per la prima volta in disaccordo con voi. Considererebbe con terrore la situazione delle sue figlie, situazione difficile e pericolosa, qualunque cosa ne pensiate voi. Stimerebbe secondo il suo valore la proposta del signor Teissier, senza dubbio imperfetta, ma pi che accettabile, rassicurante per il presente, (guardando Marie) meravigliosa per l'avvenire. Lo so, non si rischia niente, facendo parlare i morti, ma il padre della signorina, rispetto a un cuore eccellente come il vostro, aveva in pi l'esperienza che a voi fa difetto. Conosceva la vita, sapeva che in questo mondo si paga tutto; e, alla fin dei conti, oggi il suo pensiero sarebbe questo: ho vissuto per la mia famiglia, sono morto per lei, mia figlia pu sacrificarle qualche anno.

Marie (con le lacrime agli occhi). Dite al signor Teissier che accetto.

Bourdon. Su dunque, signorina, bisogna darsi molto da fare, per fare la vostra fortuna. Ecco il vostro contratto. L'avevo preparato in anticipo senza sapere se sarei stato ripagato delle mie fatiche. Lo leggerete a mente fresca. Non rimane altro che farlo firmare a Teissier; me ne incarico io. Ero il notaio di vostro padre, conto di diventare il vostro. Vado a cercare Teissier.

SCENA SETTIMA

Gli stessi meno Bourdon.

Marie. Abbracciami e non dirmi niente. Non privarmi del coraggio, non ne ho pi di quel che necessario. Il signor Bourdon ha ragione, questo matrimonio la salvezza. Mi vergogno, mi vergogno di far ci, e sarei colpevole non facendolo. possibile che tu, mia cara mamma, alla tua et ricominci una vita di miserie e di privazioni? S, lo so, tu sei piena di coraggio, ma Blanche, la povera bambina, a lei non si pu chieder del coraggio. Che rimorso avrei in seguito, se la sua salute avesse bisogno di cure che non possiamo darle. E Judith! Ah! Judith! Penso molto anche a lei. Chi sa cosa pu diventare una ragazza la migliore, la pi onesta, quando il suo cervello lavora e il pericolo non le fa paura! Guarda, mi sono alleggerita di un peso da quando questo matrimonio deciso. Sar quel che si vorr, biasimevole, interessato, ma anche molto doloroso! Ma preferisco ancora un po' di vergogna e dispiaceri che conoscer alle inquietudini di ogni genere che potrebbero terminare con una disgrazia. Asciugati gli occhi, che non si veda che abbiamo pianto.

(Rientra Bourdon, seguito da Teissier; Teissier si dirge sorridendo verso Marie, Bourdon lo ferma e gli indica di salutare prima la Signora Vigneron).

SCENA OTTAVA

Signora Vigneron, Marie, Bourdon, Teissier.

Teissier. Sono vostro servitore, signora. (Andando da Marie). vero, signorina, quel che mi ha detto Bourdon, che acconsentite a diventare mia moglie?

Marie. vero.

Teissier. La vostra decisione presa, non la cambierete da oggi a domani? (Essa gli tende la mano, egli la bacia sulle gote). Non arrossite. cos che si prendono gli accordi al mio paese. Si bacia la propria fidanzata prima sulla gota destra dicendo: questo per il signor Sindaco, poi sulla gota sinistra dicendo: questo per il signor Curato. (Marie sorride; egli va dalla signora Vigneron). Se siete d'accordo, signora, cominceremo la pubblicazione dei bandi da domani. Bourdon ci preparer una specie di contratto, non vero Bourdon? (Bourdon risponde con un gesto affermativo). E in tre settimane la vostra secondogenita si chiamer signora Teissier.

(Pausa).

SCENA NONA

Gli stessi, Rosalie.

Signora Vigneron. Cosa c' Rosalie?

Rosalie. Signora, volete ricevere il signor Dupuis?

Signora Vigneron. Il signor Dupuis? Il tappezziere di piazza des Vosges?

Rosalie. S, signora.

Signora Vigneron. Perch viene a trovarci?

Rosalie. Gli dovete del denaro, signora, almeno cos dice. Sicuramente ancora un corvo!

Signora Vigneron. Non gli dobbiamo niente, mi capisci, niente al signor Dupuis, digli che non voglio riceverlo.

Teissier. S, signora, s, bisogna ricevere il signor Dupuis. O, checch ne pensiate, gli dovuto qualcosa e allora la cosa pi semplice di pagarlo, o il signor Dupuis si sbaglia e non vi alcun inconveniente a mostrargli l'errore. Non siete pi sole, ora avete un uomo con voi. Fate entrare il signor Dupuis. Sar la signorina Marie a riceverlo. Ben presto sar la padrona di casa, voglio vedere come si comporter. Venite Bourdon. Lasciamo vostra figlia col signor Dupuis.

(La Signora Vigneron e Bourdon entrano a sinistra; a Marie, prima di seguirli).

Sono di l, dietro la porta, non perdo una parola.

SCENA DECIMA

Marie, Dupuis, poi Teissier.

Dupuis. Buon giorno, mia cara signorina.

Marie. Vi saluto signor Dupuis.

Dupuis. Vostra madre sta bene?

Marie. Benissimo, vi ringrazio.

Dupuis. Le vostre sorelle sono in buona salute?

Marie. In buona salute.

Dupuis. Non vi chiedo nuove vostre, siete fresca e rosea come un bambino appena nato.

Marie. Mia madre, signor Dupuis, mi ha incaricato di ricevervi al suo posto; ditemi quel che vi conduce qui.

Dupuis. Avrete gi un po' un'idea di quel che mi conduce qui.

Marie. No, vi assicuro.

Dupuis. Veramente! Non vi dite: se il signor Dupuis viene a trovarci dopo tanto tempo, perch ha bisogno del suo denaro?

Marie. Spiegatevi meglio.

Dupuis. Avrei dato molto, signorina, molto, per non farvi questa visita. Quando ho saputo della morte di vostro padre, ho detto a mia moglie: credo che il signor Vigneron ci debba ancora qualcosa, ma basta, la somma non molto grossa, non morremo passandola a profitti e perdite. Io sono cos con i miei buoni clienti. Il signor Vigneron era uno di quelli; mai difficolt con lui; tra persone oneste dovrebbe andare tutto cos. Disgraziatamente, sapete come sono gli affari, un giorno buoni, cattivi il giorno dopo; in questo momento non vanno molto bene. Mi capite.

Marie. Mi pareva, signor Dupuis, che mio padre si fosse sdebitato con voi.

Dupuis. Non dite ci, mi offendereste.

Marie. Eppure sono certa, quanto lo si pu essere, che mio padre avesse saldato il suo debito con la vostra ditta.

Dupuis. State attenta. Voi mi state contrariando. Si tratta di duemila franchi, la somma non ne vale la pena. Forse in questo momento siete in difficolt, ditemelo, non vengo a mettervi il coltello alla gola. Che la signora Vigneron mi firmi una cambiale di duemila franchi a tre mesi, la sua firma per me denaro contante.

Marie. Dir a mia madre che siete venuto a reclamare duemila franchi, ma, ve lo ripeto, vi errore da parte vostra, sono sicurissima che non ve li dobbiamo.

Dupuis. Ebbene, signorina, non uscir di qui senza averli ricevuti. Mi sono presentato gentilmente, col cappello in mano (si copre), avete l'aria di trattarmi come un ladro, queste maniere non hanno effetto con me. Andate a cercare vostra madre, che mi dia duemila franchi o una cambiale... desidero, meglio ancora, avere una cambiale... altrimenti, il signor Dupuis andr in collera e far tremare tutta la casa.

(Teissier rientra. Dupuis sorpreso e gi intimidito dal suo arrivo si toglie il cappello).

Teissier. Tenete il vostro cappello. Non si fanno cerimonie negli affari. Avete la fattura con voi?

Dupuis. Certamente, signore, ho la fattura.

Teissier. Datemela.

Dupuis. Signorina, devo consegnare il conto a questo signore?

Marie. Fate quel che il signore vi ha detto.

Teissier (leggendo la fattura). Ricevuto dalla signora Vigneron duemila franchi a saldo del suo conto arretrato, come da comune accordo tra lei e me . Cosa una fattura di questo genere? Di solito non fate il dettaglio delle vostre consegne?

Dupuis. Non possiamo ripetere cinque o sei volte, signore, la stessa fattura. La prima che ho rimesso alla signora Vigneron conteneva le indicazioni necessarie.

Teissier. Va bene. Vi pagher. Far la verifica tornando a casa.

Dupuis. Verificate signore, verificate. Il signor Vigneron ha dovuto lasciare le sue carte in regola.

Teissier. S, veramente in regola. (Portando la fattura agli occhi). Dupuis, non vero? Questa firma la vostra? Siete il signor Dupuis in persona?

Dupuis. S, signore.

Teissier. Vi sto per dare duemila franchi.

Dupuis. Verificate, signore, dato che lo potete. Aspetter fino ad allora.

Teissier. Siete sicurissimo che il signor Vigneron al momento del suo decesso, vi dovesse ancora duemila franchi.

Dupuis. S, signore... s signore. Bisognerebbe che mia moglie avesse fatto un errore nei calcoli, ma non lo penso affatto.

Teissier. Vostra moglie non ha nulla a che vedere l dentro. Siete voi che rispondete ricevendo due volte la stessa somma.

Dupuis. Non la reclamerei se non mi fosse dovuta. Sono una persona onesta.

Teissier (tendendogli il denaro). Ecco i vostri duemila franchi.

Dupuis. No. Verificate prima. Preferisco cos.

Teissier. Ragazzo, tornate a casa vostra e che non vi veda pi mettere piede qui, mi capite?

Dupuis. Cosa dite signore?

Teissier. Dico di tornarvene a casa vostra. Non fate l'insolente, lo potreste rimpiangere.

Dupuis. Almeno rendetemi la fattura.

Teissier. State attento a non trovarla dal giudice istruttore.

Dupuis. Ah! troppo. Un signore che non conosco che osa parlarmi cos, faccia a faccia. Me ne vado, signorina, ma si avranno presto mie notizie.

(Esce mettendosi il cappello).

Teissier. Siete circondate da bricconi, bambina mia, dalla morte di vostro padre. Andiamo a raggiungere la vostra famiglia.

F I N E