I disalberi

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I DIVERSALBERI

I DISALBERI

Soggetto e sceneggiatura di Enza Crisci

Autore Enza Crisci

Titolo I disalberi

Genere Commedia con canti per ragazzi Scuola Elementare-Media

Personaggi 16 A piacere M o F

Riassunto La commedia racconta la difficoltà di chi è “diverso” ad essere accolto e accettato per com’è fatto. Il tutto è rappresentato in modo simpatico attraverso la metafora degli alberi e delle diversità nel mondo naturale. In un bosco gli alberi aghiformi sono discriminati dagli alberi con le foglie. Nel bosco vanno a fare un pic-nic mamme e bambini e si creano una serie di equivoci. Di fronte ad un giudice e alla disponibilità al dialogo tutto si risolve.

Il testo è scritto in italiano con pochissime espressioni dialettali tradotte tra parentesi

Due atti; 16 personaggi. Genere: commedia

Personaggi

Alberi discriminati: 1Pino;  1 Abete; 1 Cipresso;

Alberi razzisti:1 Castagno; 1 Ontano; 1 Carpino; 1 Faggio;

Avvocato difesa: Faggio: Ha un difetto linguistico (Parla con le “c” e le “t” al posto delle “g” e delle “d”) ma crede di essere un grande oratore;

Avvocato accusa: Quercia;

Giudice:  Melo;

Cancelliere: Farfalla;

Testimoni: Pettirosso e Merlo;

2 Mamme;  2 Bambini

1° Atto

Prima scena

(Un bosco. A semicerchio sono disposte le piante: Un faggio,  un castagno, un carpino, un  ontano, una quercia.  Un po’ appartati il pino, l’abete e il cipresso).

(Il pino allunga i suoi rami verso il castagno).

Castagno: Scostati da me, non mi toccare!

Pino: Ma cosa ti sto facendo?

Ontano: Non si vuole far toccare.

Abete: Ma lui voleva solo socializzare”

Ontano: ”…E’ il castagno non vuole…è proibito?

Cipresso:  “Non è proibito…ma  da buoni vicini si potrebbe far amicizia, sapete…”

Carpino:  “E noi siamo alberi riservati, vogliamo starcene per conto nostro”.

Cipresso:  “Sì, ma il vicino è stretto parente e in caso di bisogno…”

Ontano: “E noi di vicini parenti come voi non abbiamo bisogno, lo volete capire o no? Via, lontano da noi…”

PINO: (con ironia) E come ce ne andiamo, vi siete scordati che teniamo le radici?

Abete: Hai detto bene!

Pino: “Ma perché assumete sempre questo tono con noi?”

Castagno:  “E quale tono?”

Cipresso: “Un tono di schifo…”

Abete: “Di ripulsa, come se avessimo qualcosa che vi dà fastidio.”

Faggio: Senti… ebete…

Abete: Io non sono ebete, sono Abete!.

Faggio:  “E io mi pensavo che l’avevi tetto alla Lino Benfi, barese…Scusa tanto, caro abate…”

Abete: Ho detto abete!

Faggio: Ebete, abate…abete, quella è la lingua che si imbroglia…tu però hai capito che mi voglio rivolcere a te.

Abete: L’ho capito. E che vuoi?.

Faggio: “Voglio chiarire in moto tefinitivo…che se l’amico castagno non vuole farsi toccare…o avere a che fare con voi…

Pino: Ecco, lo avete detto…

Carpino: “Abbiamo detto? Cosa abbiamo detto?”

Pino: “Cosa avete detto? Che non ci volete! Ma perché?”

Quercia: (Fino a quel momento se n’è stata un po’ in disparte) “Anch’io sarei curioso di sapere perché non li  volete…”

Merlo: (Entrando ) “Silenzio, silenzio! Arriva gente!

Pettirosso: “Gli uomini pensano che voi alberi siete buoni, bravi, non litigate!”.

Faggio:  Sii! Sii! (Con gesto a dire che non è vero)

Merlo:  Non date agli uomini ‘na brutta impressione… che poi dicono che gli alberi so’ tutti toccani e cipponi* (Si dice di legno grosso e tozzo, e per estensione, uomini rozzi)

Seconda scena

(Si sentono voci e grida di bambini: 2 mamme con 2 figli entrano in scena, mentre i due uccelli continuano a gironzolare e a parlare con gli a parte)

1° bambino: Mamma, mamma, fermiamoci qui. (mentre mangia una brioche lascia cadere le carte)

2° bambino: “Sì, qui c’è spazio e possiamo giocare a pallone”. (mangia e come l’altro bimbo lascia cadere tutto a terra).

I mamma: “E facciamoli contenti, fermiamoci qua…il posto è adatto. Qua facciamo il pic nic” (aprono due sedie pieghevoli e il tavolo).

II mamma: “E ci sta l’ombra per ripararci da questo calore infernale”.

(Mentre i ragazzi giocano le due signore spettegolano sdraiate o sedute)

I mamma: “Ah, finalmente un poco di pace…loro giocano e noi possiamo un po’ chiacchierare”

II mamma: “Lontano da traffico…qua ci sta aria buona”

Merlo (a parte): “Mi sa che non dura…l’aria buona e pulita…con questi…”

I mamma:  “Eh… dovrebbero lasciarlo intatto questo posto”

Pettirosso (a parte): “Certo, dovrebbero…”

II mamma: “Sì, sì! Aspetta tu! Vengono i turisti e distruggono tutto. ‘Ste povere piante e ‘sti poveri uccelli, se putessero parlà…”

I mamma: “Chissà cosa direbbero”  (intanto lasciano a terra cartacce).

Merlo: “Che vi diremmo? Nu sacco ‘e iastemm!” (tante bestemmie)

Pettirosso: “Che vi diremmo! Che predicate bene e inquinate meglio!”.

Canto “Salviamo la foresta”

(I bambini scompaiono dalla scena mentre le mamme continuano a chiacchierare)

II mamma: Ah, ieri ho litigato con il mio capoufficio…

I mamma: “…E perché?…”

II mamma: “ Ha detto che sono stata scortese con il centralinista cieco. Ma io dico: se è cieco mica mi ha visto?! Perciò perché mi deve fare tante storie?…”

I mamma: “Hai ragione! Però ora, lasciamo stare i litigi, scordiamoci  tutto. Oggi a cuntatto ca natura ricaricammo ‘e pile!”

II mamma: “E ritroviamo l’equilibrio”

Si sentono le grida dei bambini fuori scena che giocano e litigano per il pallone

Bambini (Fuori scena): No è mio! No è mio! (Poi entrano)

2° bambino: (Il pallone finisce tra i rami del pino. Il bambino che impersona il pino lo afferra) E mo vallo a piglià! (Rivolto all’altro bambino) (E adesso vai a prenderlo)

1° bambino: “No, tu l’hai buttato sull’albero e tu lo devi riprendere!.

2° bambino: “Sì, ma tu mi hai spinto…perciò tocca a te prenderlo!.

I mamma: “E neanche qui…c’è pace!”  (i due ragazzi intanto si spintonano, poi…)

1° bambino: “E va bene, vado io”  (si avvia verso il pino che sta con le mani in alto e trattiene il pallone. Il bambino cerca di prendere la palla ma si punge)

1° bambino: “Ahi, ma chisto ponge!” (Ma questo punge)

Merlo: (A parte) “E mo cominciano le storie

2° bambino: “E che tiene, la siringa!?

1° bambino: “Sì, ha gli aghi

2° bambino: “Gli aghi?

1° bambino: “E guarda  (il secondo bambino allunga la mano e si punge)

2° bambino: “Hai ragione. Ma che albero è? E’ strano!”

1° bambino: “Strano? Sì, è proprio diverso, è...è fastidioso”  (toccandosi le mani).

Pettirosso: (A parte) L’albero è strano? E tu come sei?”

2° bambino: “Ma che ce ne importa! Iammo a giocà…” (Andiamo a giocare)

1° bambino: “Però, basta col pallone. Facciamo le partite al videogiochi. Vediamo chi fa più punti!

(Si mettono sotto il cipresso. Giocano e intanto le mamme continuano a ciarlare. Ad un certo punto cade sul bambino N. 2 una pigna, naturalmente fatta cadere dal bambino albero)

2° bambino: “Oh, ma chi è che mi ha tirato ‘na  pietra ‘ncapo?! (si guarda intorno ma non c’è nessuno). (Una pietra in testa)

1° bambino: “Ma non ci sta nessuno…”

2° bambino: “E allora è chisto  (alza gli occhi verso l’albero). Mamma…ma chisti alberi fanno ‘o tiro a bersaglio cu me! (Questi alberi fanno il tiro al bersaglio con me)

I mamma: “E togliti di là sarà caduto qualche nido”

Merlo: (A parte) E ti pareva se la prendono sempre con noi!”

II mamma: Oppure sarà  cacca di uccellino”

Merlo: (A Parte) Oh! Tutti fanno cacca, ma la nostra dà fastidio!

Pettirosso: E per forza, quella è una cacca aerea, te la trovi in testa quando meno te l’aspetti!”

II mamma: Mettetevi sotto l’altro albero”  (riferendosi all’abete)

1° bambino: Giochiamo a tirare freccette contro questo albero”

2° bambino: Sì, facciamolo, questo è un gioco veramente divertente!”

Pettirosso: (A parte) “Cominciano le torture per i nostri amici”

1° bambino: Vediamo chi fa centro”. (Cominciano a giocare, due tre tiri bastano, ma, quando si avvicinano per prendere le frecce, cade loro addosso la resina).

2° bambino: Ma che sta succerenno oggi?!” (ma cosa sta succedendo oggi)

1° bambino: Mammaaa, chisto ci ha fatto la pipì addosso”. (questo)

Merlo:  (A parte) “E adesso continuano con le calunnie!”

2° bambino: Mò …basta!”

I mamma: Che è successo, tesoro?... (le mamme si alzano e si avvicinano ai figli)

II mamma: Che è stato?

1° bambino: “L’albero ci ha…pssss…addosso.

Merlo: (fischia e fa segno di no con la testa come per dire che non è vero).

I mamma: “Ma che dici?

2° bambino: “Sì, è vero, guardate…ed è pure appiccicosa. Che schifo!”

II mamma:     “E non esagerà!”

1° bambino: “Io non esagero. Però chisto adda pagà caro” (questo la deve pagare cara)

2° bambino: “A ‘sti tre… e vulimmo sfregià?” (questi tre alberi li vogliamo sfregiare)

1° bambino: “No, appicciammuli”. (bruciamoli)

I mamma: No, no, questo no! Però hanno ragione ‘sti creature. Noi diciamo la natura è bella, la natura è buona…ma a me  pare che si prende troppi sfizi

II mamma: “Però, so curiosi ‘sti alberi…so anormali” (sono curiosi questi alberi…sono anormali)

I mamma:  ”Ma allora ‘sta natura…si prende veramente sfizi…e fa proprio sfregi!”.

II mamma: “Forse dobbiamo protestare…andiamo dalla Guardia Forestale per farli eliminare”.

1° bambino: “Mamma possiamo andare…(Non ricorda il nome) lo devi dire tu dove…se no che ti tengo a fare come mamma!”.

II mamma: “…Possiamo andare dal Presidente dell’ANFFAS!” (L’ANFFAS è un’organizzazione per disabili)

1° bambino: “E chi è?”

2° bambino: “ A fa’ che?” (a fare che cosa)

I mamma:  “E’ l’Associazione Nazionale Foglie Fastidiose e Alberi Selvatici”

2° bambino: “E che facciamo all’ANFFAS?”

II mamma: “Andiamo a protestare perché questi alberi selvatici non li devono mettere in mezzo agli altri alberi”.

I mamma: “…in mezzo alle piante che accolgono noi cittadini per i pic nic”.

2° bambino: “Sì, sì, andiamo, andiamo…li devono tagliare”.

1° bambino: “…gli alberi con gli aghi…fanno pipì…buttano le pietre… Eh no! Mo’ veramente è troppo! ”.

II mamma: “E questi alberi non possono stare in un bosco frequentato”.

I mamma (con tono): “ Mo ‘nci vo’… frequentato da signore come noi!” (Adesso è il caso…frequentato da signore…)

(I ragazzi li prendono a calci e tutti vanno via)

Merlo: (A parte) “Via, via!”

Pettirosso: (A parte) “Finalmente”.

Canto “ Mio Dio” da Il Gobbo di Notre Mame

(Il pino comincia a piangere)

3^ Scena

Quercia: Su, su, abete, pino, non piangete. E tu cipresso, così bello, alto e snello, ti vuoi deprimere per quello che hanno detto due oche ignoranti. Dico bene amici uccelli?”.

Pettirosso e merlo: “Sì, sì!”.

Pino:  “E parevano mamme così brave...Sapevano così bene la teoria “E i turisti distruggono, se le piante potessero parlare…- e invece loro…in pratica so’ peggio”.

Abete: “Ci hanno distrutto!  Tengono il cuore duro!”.

Cipresso: “E le parole dette? Sono state  pietre”.

Abete: “E i figli? (Rivolto alla quercia) hai visto quante cose cattive hanno detto di noi?”

Cipresso: “Ma che colpa abbiamo noi se la natura ci ha fatto così?”

Quercia: “ Non ne avete nessuna e io…”

Ontano: (Parafrasando) “...E io..E tu che fai? Fai sempre l’avvocato difensore!”.

Carpino: “Il salvatore dei disabili!”.

Faggio: “…No, tei  tisalberi” (ridendo e schiamazzando).

Carpino: “Oh, che bella battuta, tu come le sai dire belle…Quercia vuole fare…(Non gli viene la parola) vuole fare…”

Faggio: “Il tuttore tei tiversi”

Ontano: “O dottore?”

Faggio: “No, il tuttore...quello che guarda a tutti e li tuttela”.

Castagno: “Ma come parli bello, con le parole difficili!”.

Faggio: “E certo, sono tottore di lecce…la parola è il mio mastiere”.

Castagno: “E poi, tu quercia, cosa hai in comune con questi tre porcospini?”

Quercia: “Ma perché bisogna avere per forza qualcosa in comune per volere il rispetto dei diritti di tutti…per come sono?”.

Carpino: “Ma tu sei frondoso”.

Quercia:  “Ma allora chi non ha le foglie non ha diritto a esistere?”.

Faggio: “Ma sì, lasciatelo fare quello che sta con gli urtimi e gli ombressi!”.

Quercia: “E sono orgoglioso di stare con gli ultimi e gli oppressi!”.

Castagno: (cantando con il noto motivo di un canto da messa) “Venite a me voi tutti, voi umili e oppressi, venite e io vi consolerò…”

Ont: E ormai  che ci siamo qua facciamo pure le canzoni della Messa e la facciamo Santa….

Cast : Santa Quercia da  Cervinara… (o del paese in cui si rappresenta la commedia) Né, ma non li vedi come sono brutti?

Ont : Come danno fastidio?

Querc: No pino, non li ascoltare. Non è vero, non è vero!

Pino : Amici alberi, amici animali, dite per noi qualcosa di buono.

Cipr : Dite qualcosa di bello. (Nessuno parla)

Abete : Dite qualcosa...!

Ballo

(Uccelli, farfalle, insetti fanno un balletto di consolazione per gli alberi discriminati)

Querc: Grazie  per essere stati solidali con questi tre alberi. Io credo che il  nostro atteggiamento sia un aiuto.

Abete : Sì, è un gesto generoso.

Cipr : E’ una consolazione

Pino : Ma purtroppo, non basta!

Quercia : Hai ragione Pino, non vi può bastare. Io vi dò un consiglio

Abete : E quale?

Querc : Dovete denunciare ciò che vi accade

Pino : Denunciare a chi, dove?

Querc : Denunciare al tribunale…al tribunale…(Non ricorda il nome…poi all’improvviso esclama) dell’Aia

Cast: Che è? Ti sei fatta male?

Querc : Male? No!

Cast: E tu hai detto Aia!

Querc : No! Ho detto L’A-ia! (Scandisce la parola)

Faggio : E cosa ci c’entra l’Aia a ttove ci stanno papere e galline?

Querc : Tu sarai pure un dottore in legge ma sei ignorante. Io dicevo l’Aia, la capitale dell’Olanda.

Faggio : E che ci c’entra l’Olanta con il  corpospino (scandito)

Carp :             ..si dice porcospino.

Faggio : porcospino… corpospino… sempre ponceno… (pungono)

Querc: Smettetela con gli insulti…Comunque all’Aia c’è il Tribunale dei diritti dell’Uomo, degli animali...

Cast : Ah! E allora là si dovevano rivolgere

Faggio : ...Si... sono peste pungenti (scandito )

Querc: A l’Aia c’è il Tribunale dei diritti dell’Uomo, degli  Animali e …delle Piante. Queste  piante, appunto, devono chiedere il rispetto della loro identità, della loro natura, dei loro diritti.

Carp : E che vanno a dire?

Abete : Che andiamo a dire? Che ogni giorno ci discriminate.

Pino : Che ogni  giorno ci insultate

Ontano : Non fa l’offeso…la vittima!

Abete : Praticamente non ci consentite di socializzare….di integrarci in questo bosco.

Cast : Ne, ma chi vi ha detto di venire qui?

Faggio : Ma non lo vetete che qui non avete niente nel  comune con noi

Canto “ Per fare un albero “

Abete: Avete sentito? Per fare un albero ci vuole un seme

Cipresso: Anche noi siamo nati da un seme!

Pino : Siamo fatti come voi.

Faggio : Forse v’anno ‘mpastate con gli stessi incretienti…. Ma no tutte le cemelle escono col puco.

Carp : ...Comme parli bello! Le perle di saggezza le sai tutte tu……..

Cast : Sai dire sempre le cose giuste al momento giusto anche se…..

Faggio : E certo, sono tottore in lecce.

Querc : Sì, non tutte le ciambelle escono col buco, ma loro sono diversi solo  nel fisico.

Abete : Noi abbiamo un cuore.

Merlo : Oh, finalmente! Continua!

Cipr : Abbiamo sentimenti come voi…

Pett : Bene, e vai! Metti fuori la grinta...

Ont : Ma non lo vedete come siete…? Io penso che siete anormali.

Faggio : E’ vero Ciprì! Si’ curioso…tu sì luongo…a fino  ‘mbonta. (Sei curioso…sei lungo…fino alla punta)

Cast : E quanto sì luongo si fesso. (E quanto sei alto tanto sei fesso) (Ridono)

Ontano : Si nu ‘ ndillone (schiamazzando) (Sei uno sciocco intontito)

Querc : Ah no, adesso basta! Ci rivedremo in tribunale

Faggio : E a chi ci fai paura. Io sono un tottore di lecce… Il tribunale è la casa mia, toppo a questa….

Querc : E attenti a come parlate...tutto quello che avete detto sarà usato contro di voi e contro gli umani disumani simili a voi

Cast : Ma questo come parla?

Carp : Parla come i telefilm Americani...

Querc : No, io parlo il linguaggio delle istituzioni perché le rispetto. Parlo…

Ont :...delle istituzioni…parli il linguaggio delle aule giudiziarie (con tono derisorio)

Querc : Scherzate, scherzate…Non ci vedremo all’Aia, ma al bosco-tribunale di Cervinara (o del paese in cui si rappresenta) sì!

Merlo : E ci saremo anche noi.

Pett : Faremo i testimoni.

2° Atto

4^ Scena

(Il sipario si apre su un’aula giudiziaria: al cento c’è un tavolo, ai lati sedioline per gli alberi, le mamme e i bambini accusati di atti discriminatori. Insieme ci sono gli alberi discriminati. Le piante avvocato sono dietro le spalle del giudice una volta che si sia seduto. Tutti parlano tra loro creando un gran brusio) 

Canc. Farf.: Zitti. Entra il giudice. (Tutti si alzano) (Dopo aver aperto la cartella del processo e aver ricevuto con un cenno l’ordine dal giudice) Si apre oggi il processo contro gli alberi: Carpino, Castagno, Ontano e Faggio. Nonché contro le signore mamme. Denuncianti: Pino, Abete e Cipresso: Avvocato dell’Accusa: Quercia; Avvocato della Difesa: Faggio. Presiede il Giudice Melo.

Melo :             Cancelliere Farfalla prego, date lettura dei capi d’accusa.

Faggio : Signore Ciutice, a nome di me medesimo, e tei miei clienti: Castagno, Ontano, Carpino, vogliamo fare presente alla Signorina Vostra...

Ontano: Ehe… Faggio, non cominciamo con le confidenze. Noi la signorina del Giudice non ce la vogliamo far presentare!

Carp : Non ti perdere in chiacchiere vai avanti…

Cast : Signor Giudice, per farla breve, a nome nostro diciamo, ricusiamo…

Faggio : Ma che cusi e scuci, tevi rifiutare….(che cuci e scuci)

Cast : Rifiutiamo lei e i suoi collaboratori per incompatibilità ambientale…..

Faggio : e complotto t’interesse!

Giudice : Incompatibilità?…Complotto? Ma se non ho ancora detto una parola.

Ontano : E’ vero e vogliamo subito mettere le cose in chiaro.

Farf : Signor Giudice, ma chi deve parlare, devono intervenire gli avvocati o gli accusati?

Giudice: E pure tu hai ragione! Ma qui ormai si sono mischiate così le carte che controllori e controllati, avvocati e accusati sono la stessa cosa. Allora care piante, devono parlare solo gli avvocati.

Coro :             No, no.  (Piante accusate)

Cipr : Giudice, per noi non ci sono problemi, possono parlare tutti.

Pino : E parleremo anche noi.

Giudice : E se va bene per voi…figuratevi per me...

Carp : E certo, adesso dite che va bene perché l’hanno detto i 3 mostri!

Cast : Qui  si perde di vista il problema. Noi, Giudice, la ricusiamo!

Faggio : E questo lo tevo tire io, statti zitto…la rifiutiamo perché lei è un albero che ha un rapporto ti parentela con i tenuncianti.

Giudice : Sì, è vero. Ma li ho anche con voi…

Faggio : E perciò ciutice vogliamo che questo processo sia…

Cast : sia spostato dal tribunale bosco di Cervinara al bosco tribunale di Brescia…. Uh, magliè, (Alla faccia tua) aggiu ritto io! ( fa le linguacce: l’ho detto io )

1° M : Sì Giudice, anche noi siamo d’accordo.

2° M :  …perché noi saremmo svantaggiate. Voi siete alberi e noi siamo uomini.

Quercia : E cioè simili a bestie, quindi volete un animale per Giudice (con tono ironico)

1° M : Non cominciamo con gli insulti….

2° M : Se noi siamo bestie….lei è…(fa il gesto) Guercio….lo dice anche il suo nome.

Quercia : Io sono la quercia, ma se fossi Guercio (si copre un occhio) sarei un disabile, ma lei non avrebbe alcun diritto di insultarmi.

Abete : Giudice, le ha sentite? Ecco, questo è l’atteggiamento che hanno avuto con noi….insulti e calunnie.

Giudice : Signori Alberi, signore…

Farf : Signore (A parte) si fa per dire….. (con tono ironico)

Giudice : Moderate i toni e il linguaggio.

Cast :  Giudice, lei è di parte. E’ una toga rosso pino, lo si vede già da questo intervento.

Giudice : Adesso basta Signor Castagno, lei non dovrebbe proprio parlare perché io sono più simile a lei che al Cipresso, all’Abete e al Pino.

Faggio : Sìmìle? (Con l’accento sulla i di mi) Si mela? E che è? Ti sei fatta pure tu castà, il lifthing pe te cagnà  ‘e connotati? (per cambiarti i connotati)

Cast : No, io sono castagna e non cambio. E poi Giudice Melo, io simile a lei? Mai! Bisognerebbe avere la mente disturbata per fare il suo mestiere….

Farf : Signor Castagna si contenga…

Giudice : Faccio finta di non aver sentito…Ma,  mi dica, Castagno, lei sui suoi rami cosa ha?

Cast : Io sono un secolare albero, dò legna…

Quercia :…che manco i grauni se puonno fa…(Neanche i carboni si possono fare)

Cipresso: Perché scoppa, ‘ncoppa ‘o fuoco. (perchè scoppia sul fuoco)

Giudice : Lasciate parlare il Castagno. Sui suoi rami, signor Castagno cosa ha?

Cast : Dicevo, dò legno per infissi e in autunno….e nella stagione autunnale dò gustosi frut…ti. (Si rende conto…)

Giudice: Ah, ha visto? Dà frutti come me! Dovrebbero essere il Pino, l’Abete e il Cipresso a chiedere la ricusazione per stretto rapporto di parentela

1° M : Allora la chiediamo noi!

2° M : Sì, sì vogliamo un altro Giudice.

Farf : Silenzio e lasciate parlare il Giudice.

Giudice : Io sono l’albero delle mele e voi uomini, persone, avete mangiato di questi frutti, perciò vi siete alimentati e moltiplicati.

Abete :  Lo dice il libro della Genesi nel Vecchio Testamento.

Giud.:             Io sono padre e madre di tutti gli esseri viventi: uomini, animali e piante.

Pino:   Giudice, io penso, che abbiate i requisiti per fare questo processo.

Faggio: E chi lo stapilisce, tu?

Giud.: No, lo dico io. Andiamo avanti. Cancelliere farfalla, quali sono i capi d’accusa

Farf.:  Le signore, (A parte)…si fa per dire,… mamme, e gli alberi prima citati sono accusati di          ingiurie, calunnie, violenze, nonché insensibilità sociale e umana.

Giud: E allora a lei la parola avvocato dell’accusa Quercia.

Q.: Signor Giudice, io vorrei dare direttamente la parola agli alberi offesi.

Giud.:             Prego!

Pino:   Hanno detto gli alberi Castagno, Ontano ecc. nonché i bambini e le mamme che io sono un porcospino perché le mie foglie pungono.

Cast.: E perché ti hanno calunniato?

Pino:   No, ma che posso farci!

Giud.:             Ah, ah,ah, Castagno, e tu il frutto dove lo tieni?

Cast.. (con tono arrogante) Io? Il mio frutto? Nel ric….(con tono diverso) …cio.

Farf. : E i bambini durante le passeggiate, non li pungi sempre quando vanno in cerca delle prime castagne?

Ont: Si, ma loro dovrebbero aspettare solo il tempo giusto…

Faggio: Zitto tu, questo lo teve tire me medesimo, che sono l’avvocato delle cause…

Quercia.: …delle cause perse!

Faggio: I bambini dorebbe.. vodreb…

Giud.: dovrebbero…

Faggio: dovrebbero aspettare il tempo telle castagne e i ricci catreppero ta soli.

Carp.: E poi giudice uno di questi 3 ha lanciato le pietre ai ragazzi

Farf:   E quando il castagno fa cadere i suoi frutti sui raccoglitori?

Giud: Cancelliere farfalla, vi ringrazio… ma le domande  le faccio io.

Farf:   Mi scusi  signor giudice.

Giud :             Dunque ragazzi avete avuto qualcosa in testa? Che cosa?

1° b:    Si, come una pietra…

2° b:    Da questo albero qui! (indica il cipresso)

Giud: Allora Cipresso, come si difende.

Cip: Signor giudice, qui si capovolge la verità…noi non abbiamo fatto nulla contro, abbiamo continuato ad essere noi stessi!

Abete:  E non erano pietre quelle cadute, bensì pigne, del cipresso e mie.

Giud. Ah, bene!

Faggio: Come ciutice ci tite pure pene? Ma se a questi figli di buona mamma…

1° M: Avvocato faggio, come vi permettete..!

2° M:   Noi siamo mamme brave e coscienziose

Faggio: E io cosa ho tetto? “buone mamme”…Ticevo a questi figli…bambini, ci hanno fatto i percuochi ‘ncapo con le pigne di pietra (i lividi gonfi in testa)

Ont: Come lo dice bello!

Carp: Che belle parole sa trovare!

Cast.: Si, ma non conclude mai! Parla, parla… parla……

Giud: Oh!allora stava dicendo, le pietre...ma erano le pigne!

Fag: Ma sempre i percuochi (i bitorzoli) ci hanno fatto in capo! Perciò vanno ciuticati e contannati ...loro!

CANTO : Come potete giudicar (cambiando qualche parola)

Giud: Allora signore mamme, non dovete giudicare voi. E poi ditemi un poco avete usato  mai per fare qualche pranzo o qualche dolce, i pinoli?

1 M: Certo, sono delle prelibatezze!

2 M: Sono dei prodotti per palati fini!

Giud: E a voi, bambini, piacciono i pinoli?

Bamb (in coro) Si, si!

Giud: E sapete dove crescono i pinoli?

1° b: Nel supermercato!

2° b: No, dal fruttivendolo!

Giud: (a parte) Ecco altri due diversamente abili. Non conoscono l’albero dei pinoli. I pinoli crescono sul pino, e sull’abete!!!

Ont: E il cipresso a che serve?

Carp.: Ha solo un’aria funebre.

Quercia: È vero, si trovano in luoghi tristi, ma per creare un’atmosfera di intensa suggestione emotiva, di raccoglimento.

Faggio: Signori, vi presento il poeto Ugo Fosco.

Quercia: Hai ragione, Ugo Foscolo ha scritto nel suo carme….

Cast.: Carmela, Carmè (cantando sul motivo della canzone di Sergio Bruni).

Quercia: Ha scritto “All’ombra dei cipressi e dentro l’urne….

Ont.: E basta con ‘sti carmi filosofici! (Con tono scocciato)

Carp.: Quale basta! Pure Foscolo lo dice, vicino alle urne, perciò….

Faggio: E questo lo tevo tire io che sono tottore in lecce. Pure Fosco lo tice che sta vicino all’urna, perciò è funebre, è vero. Non ti abbiamo… i miei clienti non ti hanno calunniato.

Quercia: Non è vero. È falso. L’amico cipresso non è funebre. Dovete solo saper usare le sue abilità.

Cast.   Né, ma a che serve?

Quercia: In Toscana, lungo i viali che conducono alle ville e ai casali più importanti, ci sono i cipressi.

Cast.: E ti pareva che la Quercia non citava la Toscana.

Cipr.: Voi mi vedete brutto, ma un premio nobel mi ha cantato.

Carp.: E chi è stù nobile scemo?!

Abete: È un premio no-bel, (scandito) un grande poeta.

Cipr.: Si, è Giosuè Carducci, il quale ha detto….

1° b: (interrompendo) I cipressi che a Bolgheri, alti e schietti, van da San Guido in duplice filar, quasi in corsa….

Giud.:             Basta, basta.

2° b: E la maestra ci ha detto che li stanno curando i migliori medici del mondo per non farli morire.

Giud.:             Embè, sapevate tutto questo e volevate bruciarli?

1° b:    Ma noi non sapevamo che quell’albero fosse il cipresso.

1° m:   Si! Però uno di loro ha fatto la pipì addosso ai nostri figli.

2° m:   Sono atti di incivile comportamento…

Faggio: Saccio ‘stu nobile comme ‘a cantato?! (Non capisco questo nobile come l’ha cantato, lodato)

Abete: Non è vero quel che dite. Voi ci avete ferito, sfregiato….

Pino:   E quello è il nostro sangue, il nostro umore.

Giud.:             Ho capito, è la resina.

2° m.: La resina?

1° b:    Ma la resina, secreta dalle conifere, serve a fare la trementina che si usa per diluire vernici e colori…

2° b:…Attualmente, però, le resine naturali sono state in gran parte sostituite da quelle sintetiche.

2° m: E voi sapevate tutto questo?

1° b: Si, l’abbiamo studiato in scienze, ma non sapevamo che quel liquido fosse resina

1° m: Oh mio Dio, non avevamo capito niente!

Ont.: Comunque siete alberi diversi.

Carp.: Noi siamo frondosi.

Cast.: Diamo ombra, fresco.

Cipr.: Ma queste cose le diamo anche noi.

Ont.:  Ma siete fastidiosi.

Faggio: Siete punciosi. Ma perché siete venuti in questo bosco?

Cast.: Ciprè, tu vattenne in Toscana.

Ont.: E tu abete, vattenne in alta montagna.

Cast.: E tu, Pinuccio, vattene al mare o dove vuoi, ma lontano da qui. Tu non hai le foglie.

Pino: Ma gli aghi sono le mie foglie.

Faggio: Ma che tici, le foglie sono queste, veti? Belle, larghe, che si muovono al lieve vento….

Tutti (ont. cast. carp.): Ma come parli bello!

Faggio: E certo…

Tutti: Tu sei dottore in legge, la parola è il tuo mestiere…

Faggio: E queste foglie tanno riparo agli uccellini.

Carp.: Voi, invece, a che servite?

Quercia: Allora, giudice, vorrei chiamare a testimoniare gli uccelli.

Farf.: Avvocato Quercia, quali devo introdurre?

Giud.:             Quali volete far chiamare?

Quercia: Chiamate il merlo e il pettirosso, possono bastare le loro  due testiminianze.

Farf.: Entrino il merlo e il pettirosso.

Giud.: Merlo, cominci lei e fischi la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità.

Merlo: Giudice, per me tutti gli alberi sono uguali perché hanno un tronco, dei rami, delle foglie…. e un cuore.

Giud.:             Ma carpino, castagno, ontano e faggio dicono che alcuni (fa segno al pino) sono dannosi…. Feriscono.

Pettirosso: Giudice, posso?

Giud.: Si prego, signor Pettirosso.

Pett.:   Signor Giudice, le mamme, mi pare abbiano cominciato a ricredersi…

1° m e 2° m: Si, è vero!

Pett.: Se ho ben compreso, hanno cominciato a riconoscere l’utilità dei pinoli e della resina…

Merlo: I bambini hanno messo in campo le loro conoscenze, le hanno finalmente associate a elementi e fatti concreti…

Pett.: Sui pinoli possiamo testimoniare noi, (sorridendo) ne siamo ghiotti.

Merlo: Per quanto riguarda gli alberi posti giustamente sotto accusa non vogliamo parlarne.

Pett.: Non vogliamo infierire.

Quercia: Come, non volete parlarne?

Pett.: Si, non vogliamo.

Giud.:             E perché mai?

Pett.: Se avrete la pazienza di aspettare vedrete come sono inutili per noi il faggio, il castagno, l’ontano e il carpino.

Coro: Inutili, noi?

Pett.: Proprio inutili no, ma certamente non sarete più utilizzabili per noi.

Merlo: Ma saranno utilizzabili Cipresso, Abete e Pino.

Cast.: Ma come, se avete i vostri alloggi tra i nostri rami.

Merlo: Ancora per poco.

Cast.: E loro che vi danno?

Merlo: Signor giudice, che giorno è oggi?

Farf.: Oggi? 29 settembre, ma….

Cast.: (Cantando) Seduti in quel caffèèèè io non pensavo a te… (la canzone dell’Equipe 84)

Giud.:             Perché domande così poco attinenti all’oggetto del processo?

Pett.: Perché, giudice, lei deve sapere che….

Cast.: Oh, mi cade una foglia!

Ont.: Anche a me!

Carp.: A me due!

Faggio: Pure a me! Ma che succete? (intanto cominciano a piangere).

Quercia: Signori alberi, se il vostro dolore non fosse così vero e serio, mi verrebbe la tentazione di dire: ma che importa, vi fate un lifting o un trapianto di capelli…. Pardon…. Di foglie.

1° e 2° b: No, non lo dite!

Quercia: E non lo dirò… però, signor giudice, (Con tono retorico) la sorte di questi alberi che vanno perdendo ciò che di più prezioso, di importante…

Giud.:             Avvocato, sia breve!

Quercia: Insomma, questi alberi non sono così perfetti come si vantavano di essere.

Pino: Ontano, non piangere! (Avvicinandosi)

Ab.: Carpino, non ti disperare!

Cip.: Castagno, faggio, non siate tristi!

Pino: Anche voi, come noi avete delle abilità nella buona stagione e poi…le  perdete.

Merlo: Com’è diplomatico il pino!

Pett.: Poteva dire con scherno, siete anche voi diversabili, ma non lo ha fatto.

Quercia: È il caso allora che io faccia notare, giudice, come i miei assistiti siano stati sempre sensibili e riservati.

Giud.:             Non capisco.

Quercia: Non hanno mai deriso la disabilità del faggio né l’indifferenza di mamme e bambini.

Giud.:             Allora, che devo fare, devo esprimere la mia sentenza?

Pino: E quale sentenza, giudice. Ormai Ontano, Carpino, Castagno e Faggio hanno capito… siamo accomunati da una sorte affine…

Faggio: Pino, ma allora vuoi fare tu il tottore in lecce? Come parli bene!

Giud.: Bene, vedo che avete familiarizzato. Non ho giudizi né conclusioni da trarre. La conclusione l’avete tratta voi che eravate stati offesi, offrendo il vostro perdono.

1° b.:   Si, giudice, però è il caso di elaborare un decalogo per il rispetto dei diritti di tutti, come ci hanno insegnato a scuola.

Farf.: Con la speranza che sia utile e sia osservato.

CANTO Un mondo d’amore (parodiato)

C’è un grande prato verde/ dove nascono le piante/ lì ci giocano i ragazzi/ questo grande prato/ dona amor/

Un devi proteggerle, dipendon da te/ Due le devi alimentar, servono a te/ Tre le devi tu curar/ vivon per te/ quattro non le abbandonar/ ti mancheranno/ quando avran le fronde piene/ tutto doneran/ per le cose belle, le ringrazieremo/ e vivremo grazie ai frutti lor/

E tu ragazzo non lo sai/ ma nel tuo cuore ci sono lor/ ti chiederan l’amore ma/ l’amore ha i suoi comandamenti/

Uno non discriminar, son come te/ due non le beffare mai, soffrono in sé/ tre non torturarle mai, vivon per te/ quattro non le abbandonar, ti mancheranno/ e al mondo doneran quel che lor san far/ tutto il calore/ tutto l’entusiasmo/ per un mondo d’amore/

Giud.: Ottimo questo decalogo. Ogni albero è diverso dall’altro. Ognuno ha in sé deficienze e potenzialità, difetti e virtù.

Faggio: Ognuno ti noi ha una tisabilità. Avete visto? Ce l’ho anch’io che sono tottore telle cause….

Coro: Non perse.

Abete: Il tesoro che è in noi va solo scoperto.

Pino:   Siamo uguali, ma diversi,

Carpino:Siamo diversalberi.

Tutti: Siamo tutti disabili!

 CANTO: Quando saremo da Il Gobbo di Notre Dame

Io sottoscritta Vincenza Crisci (detta Enza), nata a Cervinara il 6/10/1955 ed ivi residente, autorizzo il “Gruppo Teatro Tempo di Carugate” a pubblicare sul loro sito la commedia “I disalberi”, testo originale e da me già rappresentato nella scuola elementare di Cervinara. Il testo è stato premiato dalla Regione Campania nell’ambito del Concorso “Giancarlo Siani”.Vincenza Crisci, detta Enza

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