I fantasmi

I FANTASMI

Commedia in un atto

Di LUIGI PIRANDELLO

PERSONAGGI

MILORDINO

DOCCIA

QUAQUEO

LA SGRISCIA

MARA-MARA

COTRONE

IL CARATTERISTA

BATTAGLIA

LA SECONDA DONNA

IL CONTE

LA CONTESSA

LATTOR GIOVANE

LUMACHI

SACERDOTE

Nota Questo lavoro stato scritto nei primi mesi del 1931. Un solo accenno verso la fine fa arguire che l'azione proseguir, ma del resto compiuto, e pu stare a s. Fa parte de I giganti della montagna, che il terzo dei miei miti moderni. Il primo (religioso) il Lazzaro, il secondo (sociale) La nuova colonia; questo il mito dell'Arte. Ceduto con altri quattro lavori alla Schubert Theatre Corporation, sar per la prima volta rappresentato in America nel 1932.

Cateragia per il Sito GTTEMPO

Villa detta La Scarogna, dove abita il poeta Cotrone coi suoi Scarognati.

Quasi nel mezzo della scena un cipresso, ridotto per la vecchiaia, nel fusto, come una pertica e, su in cima, come una spazzola da lumi.

La villa, dall'intonaco rossastro scolorito, a destra (dell'attore) e se ne vede sul davanti della scena soltanto l'entrata con quattro scalini d'invito incassati tra due loggette rotonde, aggettate, con ringhiera e colonnine a sostegno delle cupole. La porta, mezzo imporrita, serba ancora qualche traccia verde dell'antica verniciatura. A destra e a sinistra si aprono alla stessa altezza della porta due finestre a usciale che danno nelle loggette.

Questa villa, un tempo signorile, ora decaduta e in abbandono. Sorge solitaria nel punto pi basso della vallata, e ci si viene per una via che, girandole dietro, scende in ripido pendo fino al cipresso, e di l prosegue a sinistra passando sopra un ponticello che accavalcia un torrente invisibile.

Questo ponticello, nel lato sinistro della scena, dev'essere bene in vista e praticabile, coi due parapetti.

Di l da esso si scorgono le falde boscose della montagna.

L'azione si svolge in un paese situato al confine tra la realt e la favola. Al giorno d'oggi, come in ogni tempo.

Al levarsi della tela quasi sera.

Un canto balzante e precipitoso, che or guizza di strilli impreveduti e or s'abbandona in scivoli rischiosi, da cui si riprende con bestiali e zoppicanti cachinni, che lo fanno cadere e torcere in uno spasimo crudele, per poi levarsi a un volo sereno finche non si lascia attrarre e rapire in un vortice che lo sbatte a terra dove quadrupedante come un cavallo adombrato si mette a fuggire, si ode dall'interno della villa, accompagnato da strumenti di jazz. Questo canto deve dar l'impressione che si stia superando un pericolo tremendo imminente, che non ci par l'ora che finisca perch tutto ritorni tranquillo e al suo posto, come dopo certi momen-tacci di pazzia che ci pigliano, non si sa perch, e di cui bisogna avere sopportazione e piet.

Dalla trasparenza delle due finestre a> usciale delle loggette rotonde s'intravede che l'interno della villa, illuminato da strani lumi colorati che dn parvenza di misteriose apparizioni alla Sgriscia, che siede pacifica e immobile nella loggetta a destra del portone, e al Doccia e a Quaquo che seggono in quella a sinistra, il primo coi gomiti sulla ringhierina, e la testa tra le mani, l'altro sulla ringhierina, con le spalle a ridosso al muro.

La Sgriscia una vecchietta con un cappellino a cuffia in capo, annodato goffamente sotto il mento, e una pellegrinetta sulle spalle; quando parla sempre un po' irritata e si passa rapidamente due o tre volte un dito sotto il naso arricciato e sbatte di continuo le palpebre sugli occhietti furbi. Sulle tempie, e per le gote, fino al naso, le s'allunga a fior di pelle un'intricata diramazione di esilissime venicciuole violette. Duccio Doccia, piccolo e d'et incerta, calvissimo, ha due gravi occhi ovati e un grosso labbro che gli pende nel volto pallido e inteschiato, lunghe mani molli e gambe piegate, come se camminasse cercando sempre di sedere. Quaquo un nano grasso, vestito da bambino, di pelo rosso e con un faccione di terracotta che ride largo d'un riso scemo nella bocca ma negli occhi malizioso.

Appena finito il canto nell'interno della villa, Milordino, che un giovane patito sulla trentina, con un tubino in capo e un farsetto inverdito dalla vecchiaia ma a cui non vuol rinunziare per non perdere la sua aria civilina, s'affaccia da dietro al cipresso, tutto spaventato, annunziando:

Milordino - Gente a noi! Gente a noi! Subito, lampi, scrosci! lingua verde sul tetto!

La Sgriscia - (levandosi, aprendo la finestra e annunziando nell'interno della villa! Ajuto! Ajuto! Gente a noi!

Doccia - Ma lasciate un po' venir la gente!

Quaquo - Di sera? Fosse giorno, qualche sperduto... Vedrai ch'ora scantona.

Milordino - No! No! Vengono proprio avanti! Son qua sotto! E sono in tanti, pi di dieci!

Doccia - Pi di dieci?

Quaquo - In tanti, saranno coraggiosi.

La Sgriscia - (strillando nell'interno) I lampi! i lampi!

Doccia - Oh, i lampi costano! Vacci piano!

Milordino - Hanno anche un carretto; lo tirano a mano, uno tra le stanghe e due dietro!

Doccia - Sar gente che va alla montagna...

Quaquo - (che dalla ringhierina della loggetta si sar buttato sugli scalini davanti la porta, e di l sar andato al cipresso a guardare con Milordino! Eh, no, han proprio l'aria di farsi a noi! O oh, hanno una donna sul carretto! Guarda, guarda! Il carretto pieno di fieno, e la donna vi giace sopra!

Milordino - Chiamate almeno la Mara, sul ponticello, con l'ombrellino! (Dalla porta della villa accorre Mara-mara, gridando:)

Mara-mara - Eccomi qua! eccomi qua! Della Scozzese avranno paura! (Mara-mara una donnetta, che si pu figurare come gonfiata, o tutta imbottita come una balla, con una sottanina corta corta di stoffa scozzese a quadriglie su tutto il rigonfio dell'imbottitura, le gambe nude, con le calze di lana ripiegate sui polpacci, un cappellino in capo di tela cerata, a falde dritte, e una penna da un lato, un piccolo ombrellino a parasole in mano, un tascapane e una fiasca a tracolla) Fatemi luce dal tetto! Non voglio rompermi il collo! (Corre al ponticello, monta sul parapetto e, illuminata dall'alto della villa da un riflettore verde che le d un'aria spettrale, si mette a passeggiare su esso, avanti e indietro, simulando un'apparizione. A tratti, da dietro la villa s'aprono anche larghi fiatl di luce, come lampi d'estate, accompagnati dai scrosci di catene).

La Sgriscia - Si fermano? Tornano indietro?

Quaquo - Ma che! No...

Milordino - Chiamate Cottone!

Doccia - Cotrone! Cotrone!

La Sgriscia - Ha la gotta!

(Tanto la Sgriscia quanto Duccio Doccia sono scesi dalle loggette e ora son davanti la villa, sullo spiazzo erboso, costernati. Dalla porta appare Cotrone, ch' un ornane barbuto dalla bella faccia aperta, con occhioni ridenti splendenti sereni, la bocca fresca, splendente anche essa di denti sani tra il biondo caldo dei baffi e della barba non curati. Ha i piedi un po' molli e veste sbracato, un nero giacchettone a larghe falde e larghi calzoni chiari; in capo ha un vecchio fez da turco, e un po' aperta sul petto una camicia azzurra).

Cotrone - Che cos'? O non vi vergognate? Avete paura, e vorreste farne?

Milordino - Salgono in frotta! Son pi di dieci!

Cotrone - Li ho visti di l. Ebbene?

Quaquo - No, son otto, son otto: li ho contati!

Cotrone - E allegri! Sar qualche regina spodestata che viaggia nuda.

Quaquo - (sbalordito) Nuda? No, non m' parsa...

Cotrone - Nuda! nuda! su un carretto di fieno! e i seni all'aria! e i capelli rossi sparsi come un sangue di tragedia; e i suoi ministri in bando che la tirano, per sudar meno, in maniche di camicia. Oh! non mi vorrete mica diventar ragionevoli! Pensate che per noi non c' pericoli, e vigliacco chi ragiona! Perbacco, ora che vien la sera, il regno nostro!

Milordino - Gi, ma se non credono a nulla....

Cotrone - E tu hai bisogno che ti credano gli altri, per credere a te?

La Sgriscia - Seguitano a salire?

Milordino - Non li arrestano i lampi! Non li arresta la Mara!

Doccia - Oh, se non giova, uno spreco; spegnete!

Cotrone - Ma s, spegnete lass! E basta con quei lampi! Tu Mara, vien qua! Se non si spaventano, vuol dire che sono dei nostri e sar facile intenderci. La villa grande. (Colpito da un'idea) Oh, ma aspettate! (A Quaquo) Hai detto che son otto?

Quaquo - Otto, s, m' parso...

Doccia - Se li hai contati! Che torie!

Quaquo - Otto, otto.

Cotrone - E allora son pochi.

Quaquo - Otto e un carretto; ti pajono pochi?

Cotrone - Tranne che gli alni si siano.sbandati.

La Sgriscia - Briganti?

Cotrone - Ma no, che briganti! Quando s' pazzi, tutto possibile. Forse son loro.

Doccia - Chi, loro?

Quaquo - Eccoli!

Spenti i lumi e il riflettore che illuminava Mara-mara sul parapetto del ponticello la scena rimasta in un tenue chiaror crepuscolare che diventa a poco a poco alba lunare.

Appaiono dalla via dietro al cipresso il Conte, la Seconda Donna, il Caratterista e il Battaglia generico-donna, della Compagnia della Contessa.

Il Conte un giovane pallido biondo, dall'aria smarrita e molto stanca. Bench ormai poverissimo, come lo dimostra l'abito - tight - di color cece assai logoro e anche qua e l strappato, il panciotto bianco e il vecchio cappello di paglia, conserva nei tratti e nei modi il deluso squallore d'una grande nobilt.

La Seconda Donna tocca la quarantina, e su un busto formoso, piuttosto esuberante, tiene ben piantata, con una certa spavalderia, una testa dura, dipinta con violenza, armata di tragiche sopracciglia su due occhi densi e gravi, divisi da un naso perentorio e sdegnoso. Agli angoli della bocca ha due virgolette di peli nerissimi e qualche altro peluzzo metallico le s'arriccia sul mento. Par sempre in procinto di scoppiare di carit protettrice per quel povero giovane Conte sventurato e d'indignazione per la Contessa sua moglie, di cui lo crede vittima.

Il Caratterista- ha una strana calvizie frontale e occipitale, poich i capelli di un color di carota gli son rimasti come due triangoli che si tocchino per le punte a sommo del capo; pallido, lentigginoso e con gli occhi verdi chiari, parla con voce cavernosa, col tono e coi gesti di chi solito di pigliar bile da ogni minimo incidente.

Il Battaglia, bench uomo, ha la faccia cavallina d'una vecchia zitella viziosa, tutta lezii da scimmia patita. Fa parti da uomo e da donna, in parrucca s'intende, e anche da suggeritore. Ma pur tra i segni del vizio, ha due occhi supplichevoli e miti.

Il Caratterista - Ah, grazie, amici! Bravi veramente! Non se ne poteva pi!

Doccia - (stonato) Grazie? di che?

Il Caratterista - Come di che? Dei segni che ci avete fatti per indicarci ch'eravamo giun. ti finalmente alla mta.

Cotrone - Ah, ecco, dunque, son proprio loro!

Battaglia - (indicando Mara) Che coraggio, beata lei, la signora!

Il Caratterista - Gi, su quel parapetto di ponte! Maravigliosa! Con l'ombrellino!

La Seconda Donna - E bellissimi i lampi! Quella fiamma verde sul tetto!

Quaquo - Toh, guarda! L'hanno preso per teatro! Noi facciamo i fantasmi...

Milordino - Ci si son divertiti!

La Seconda Donna - I fantasmi?

Quaquo - Ma s, le apparizioni, per spaventare la gente e tenerla lontana!

Cotrone - Zitti l! (Al Caratterista) La Compagnia della Contessa? Lo stavo dicendo...

Il Caratterista - Eccoci qua!

Doccia - La Compagnia?

Battaglia -... gli ultimi resti...

La Seconda Donna - Nient'affatto! I capisaldi! Dici, per fortuna, i capisaldi. E prima di tutti, qua, il signor Conte. (Gli prende una mano e con l'altra dietro la spalla, come se fosse un ragazzino) Fatti avanti, prego!

Cotrone - (porgendogli la mano) Ben arrivato, signor Conte!

Il Caratterista - (declamatorio! Ma senza pi contea n contanti!

La Seconda Donna - (indignata! Quando la finirete, insomma, di mancare di rispetto a voi stessi, umiliando?...

Il Conte - (seccato! Ma no, cara, non mi umiliano...

Il Caratterista - Diciamo pur Conte, ma credi che, al punto in cui siamo, bene subito attenuare.

Battaglia -... e ce ultimi resti io lo dicevo per me...

Il Caratterista - (per metterlo a posto! Tu sei modesto, lo sappiamo.

Battaglia - No, ecco, piuttosto svagato, per la stanchezza e la fame.

Cotrone - Ma troverete qua da riposarvi e... s, credo anche da rifocillarvi un po'...

La Sgriscia - (pronta, fredda, recisa! Tutto spento in cucina.

Mara-Mara - Si potr per questo riaccendere; ma facci almeno sapere...

Doccia -... gi, chi sono questi signori...

Cotrone - S, subito. (Al Conte) Ma la signora Contessa?

Il Conte - E' qua, ma anche lei cos stanca...

Battaglia -... che non si regge pi in piedi...

Quaquo - Quella sul carretto? Contessa? (Facendo piattini delle mani e alzando un piede) Abbiamo capito! Tu ci hai combinato di sorpresa una rappresentazione!

Cotrone - Ma no, amici miei; ora vi spiego...

Quaquo - Ma s; tant' vero che anche a loro la nostra parsa rappresentazione!

Cotrone - Perch anche loro son press'a poco della nostra stessa famiglia. Ora sentirai! (Al Conte) C' da dare ajuto alla Contessa?

La Seconda Donna - Potrebbe fare lo sforzo di salire da sola!

Il Conte - Ma no, che non pu!

Il Caratterista - Il Lumachi sta raccogliendo le forze...

Battaglia -... le ultime forze...

Il Caratterista -... per quest'ultima pettata.

Cotrone - (premuroso! Ma posso dare io una mano...

Il Conte - No, ci sono altri due, gi col Lumachi. Piuttosto vorrei che lei ci dicesse. Qua (si guarda in giro, smarrito) siamo, vedo, in una vallata, alle falde d'una montagna.

Il Caratterista - E dove saranno gli alberghi?...

Battaglia -... e le trattorie?...

La Seconda Donna - Il teatro dove dobbiamo recitare?

Cotrone - Ecco, se mi lasciate dire, spiego tanto ai miei, quanto a voi. Siamo tutti in errore, signori miei; ma non ci dobbiamo confondere per cos poco. (Si odono a questo punto dall'interno le voci dell'Attor Giovane, di Sacerdote e di Lumachi che spingono il carretto di fieno cu cui giace la Contessa).

Su, forza, forza!

Siamo arrivati!

- Piano, oh, piano. Non spingete troppo! (Si voltano tutti a guardare. Il carretto appare).

Il Caratterista - Ecco la Contessa!

Il Conte - Attenti al cipresso! Attenti al cipresso! (Accorre ad aiutare insieme con Cotrone. Lumachi, portato il carretto sullo spiazzo, abbassa i due puntelli che stanno lungo le stanghe, per modo che il carretto rimanga ritto su essi e sulle ruote senza bisogno d'altro sostegno, ed esce dalle stanghe per levarsi davanti. Tutti gli altri restano a guardar costernati la Contessa che giace sul verde di quel fieno coi capelli sparsi, colore di rame caldo, l'abito dimesso e doloroso di velo violaceo, scollato, un po' logoro, dalle maniche ampie e lunghe, che facilmente ritraendosi le lasciano scoperte le braccia).

Milordino - Oh Dio, com' pallida...

Mara-Mara - Pare morta...

L'attor giovane - Silenzio!

La Contessa - (dopo un momento, levandosi a sedere sul carretto, dice con profonda emozione)

Se volete ascoltare

questa favola nuova,

credete a questa mia veste

di povera donna;

ma credete di pi

a questo mio pianto di madre

per una sciagura,

per una sciagura, (A questo punto, come a un segnale convenuto, il Conte, il Caratterista e insomma tutti i componenti la Compagnia della Contessa scoppiano a coro in risate diverse, ma tutte d'incredulit; cessano insieme di colpo; e la Contessa riprende).

Ne ridono tutti cos,

la gente istruita

che pure lo vede

che piango, e non se ne commuove...

Cotrone - (riscotendosi dallo stupore! Ah, ma voi state recitando! Milordino - Oh bella!

Mara-Mara - Recitano!

Sacerdote - Zitti! Ha attaccato, bisogna secondarla!

La Contessa - (seguitando)

... ne prova anzi fastidio, e:

Stupida! Stupida!

mi grida in faccia perch

non crede che possa esser vero

che il figlio mio,

la creatura mia...

Ma voi dovete credere a me;

vi porto le testimonianze;

son tutte povere donne,

povere madri come me,

del mio vicinato,

che ci conosciamo tutte e sappiamo

eh' vero.

(Agita una maino come per chiamare).

Il Conte - (chinandosi su lei, con dolcezza! No, smetti cara...

I La Contessa - Le donne... le donne...

Il Conte - Ma le donne, vedi? per ora non ci sono.

La Contessa - (come svegliandosi! Non ci sono? Perch? Dove m'avete portata?

Il Conte - Siamo arrivati... Ora c'informeremo...

Milordino - Come recitava bene!

La Sgriscia - Peccato, mi piaceva tanto...

Doccia - A sentirli ridere cos tutti insieme...

Quaquo - (a Cotrone! Lo vedi se vero? Lo vedi se vero?

Cotrone - Sicuro ch' vero! Recitano. Che volete che facciano? Son teatranti!

Il Conte - Per carit, non dica cos davanti a mia moglie!

La Contessa - (scendendo dal carretto, con qualche filo di fieno tra i capelli! Perch non dovrebbe dirlo? Lo dica anzi! Mi fa piacere!

Cotrone - Ma scusi, signora, io non ho inteso offendere...

La Contessa - (parlando come in delirio! Teatrante, s, teatrante! Lui no, (indica il marito) ma io s, nel sangue, di nascita! E gi con me, ora, lui.

Il Conte - (cercando d'interromperla! Ma no, Dio, che dici?

La Contessa - S, gi con me, dai suoi palazzi nelle baracche! ma anche in piazza! Qua dove siamo? Lumachi, Lumachi, provati a sonar la tromba! Vediamo di fare un po' di gente! (Guardandosi attorno, smarrita nel delirio e piena d'orrore) Oh Dio, ma dove siamo qua? ' dove siamo? (Si ripara sul petto dell'Attor Giovane che le si accostato).

Cotrone - Non temete, Contessa, tra amici!

Il Caratterista - Ha la febbre: delira...

Quaquo - Ma una contessa davvero?

Il Conte - Contessa: mia moglie!

Cotrone - Sta' zitto, Quaquo!

Mara-Mara - Ma se non ci fai sapere...

Doccia - A noi paiono pazzi!

Il Conte - Siamo stati indirizzati a voi...

Cotrone - S, signor Conte, la prego di scusarli: non sanno, perch mi sono dimenticato di prevenirli; e quella parola l'ho usata per loro; ma io so bene.

LAttor Giovane - (interrompendo: si chiama Spizzi, appena ventenne, pallido, con occhi spiranti, capelli biondi, forse un tempo ossigenati, ora scoloriti, bocca a boccinolo di rosa ma un po' offesa dal naso alquanto ingombrante che le pende sopra; compassionevolmente elegante nel suo sbiadito costume sportivo; calzoni a mezza gamba e calzettoni di lana! Lei non sa nulla, non pu saper nulla dell'eroico martirio di questa donna!

La Contessa - (risentita e rruenta, staccando-glisi dal petto! Ti proibisco di parlarne, Spizzi! (Poi, tutta vibrante di sdegno, investendo il Caratterista) Se non fossi nata attrice, capisci? Il mio schifc questo, che dobbiate esser voi, proprio voi i primi a crederlo e a farlo credere agli altri... Vuoi una buona scrittura? Vnditi! , Abiti, gioje? Vnditi! . Anche per una sudicia lode in un giornale!

Il Caratterista - (stordito! Ma che dici? Perch ti rivolgi a me?

La Contessa - Perch tu l'hai detto!

Il Caratterista - Io, l'ho detto? quando? Che ho detto?

Il Conte - (supplichevole alla moglie! Non avvilirti a parlar di queste cose tu! orribile!

La Contessa - No, caro; bene anzi parlarne, ora che siamo alla fine! Quando ci si riduce cos, larve di quello che fummo... (A Cotrone, un momento, poi anche a tutti gli altri) Sai, si dorme tutti insieme... nelle stalle...

Il Conte - Ma non vero!

La Contessa - Come non vero? Ieri...

Il Conte - Non era una stalla, cara; hai dormito su una panca di stazione ferroviaria.

Il Caratterista - Sala d'aspetto di terza classe.

La Contessa - (a Cotrone, seguitando! Stirandosi, nel voltarsi sull'altro fianco, parole scappano... si sparla... (Al Caratterista) Forse perch al bujo non si vede, credi che non si debba nemmeno sentire? Io t'ho sentito!

Il Caratterista - Che hai sentito?

La Contessa - Una cosa che, l immersa tra quelle... non so se erano ragnatele...

Il Conte - Ma no, Ilse, dove mai?

La Contessa -...E allora lembi di tenebra che, nella febbre, mi sbattevano in faccia... s, s... davanti agli occhi sbarrati... - appena la udii... ihihh, ihihh, ne risi cos, ma n'ebbi subito un brivido e serrai i denti; mi strinsi tutta in me per non mettermi a guaire come una cagna bastonata... (Di scatto. Al caratterista di nuovo) Non sentisti nemmeno questo riso?

Il Caratterista - Io no...

La Contessa - S, che lo sentisti; ti parve d'un altro, al bujo; non credesti che potessi essere io; d'un altro che consentisse...

Il Caratterista - Io non ricordo nulla!

La Contessa - Io ricordo tutto!

L'Attor Giovane - Ma che disse infine?

La Contessa - Che per non patire questo eroico martirio, come tu dici, e non farlo patire anche a voi tutti - oh quanto sarebbe stato meglio - disse...

Il Caratterista - (comprendendo alla fine e insorgendo! Ah! ma questo l'abbiamo detto tutti, non io solo; e chi non l'ha detto, l'ha pensato; scommetto, lui stesso! (Indica il Conte).

Il Conte - Io? Che cosa?

La Contessa -... che io (gli prende il capo tra le mani) qua, caro, su questa nobile fronte, (si volge al Caratterista) alla spiccia , dicesti proprio cos, no?

Il Caratterista -...alla spiccia, alla spiccia, s, e non saremmo ora cos tutti alla fame!

La Contessa -...avrei dovuto piantarti - lo senti? - due belle... (sta per allungare su la sua fronte il gesto di due corna, ma presa da un impeto incontenibile di sdegno e di schifo). Ah!

(E subito, interrompendo il laido gesto, lo cangia in un sonoro manrovescio sulla guancia del Caratterista; vacilla, cade a terra in una violenta convulsione di riso e pianto insieme. Il Caratterista, che si chiama Cromo, si ripara, stordito, la guancia offesa. Tutti, sorpresi da quell'atto improvviso, si danno a parlare simultaneamente, gli uni commentando, gli altri accorrendo a soccorrere. Quattro gruppi: nel primo, in soccorso della Contessa, il Conte, la Seconda donna e Cotrone; nel secondo, Quaquo, Doccia, Mara-Mara e Milordino; nel terzo, Sacerdote, Lumachi, il Battaglia e la Sgriscia; nel quarto, l'Attor Giovane e Cromo. Contemporaneamente, i quattro gruppi consumeranno le quattro battute assegnate a ciascuno).

Il Conte - Oh Dio, impazzisce! Ilse, Ilse, per carit! Su, su! Non possibile seguitare cos!

La Seconda Donna - Calmali, calmati, Ilse! Fallo almeno per piet di tuo marito!

Cotrone - Contessa... Contessa... Su, portiamola di l, sar meglio...

La Contessa - No, lasciatemi! lasciatemi! Voglio che intendano tutti!

Quaquo - Che straccio di s'pettacolo! E poi dice di no!

Doccia - E' brava, oh! Va per le spicca!

Mara-Mara - Gliel'ha appioppato a quel Dio!

Milordino - Ma di dove sono scappati?

Battaglia - Scava e scava, ci facciamo la fossa...

Lumachi - Pare impossibile che si debba cos smaniare per nulla!

Sacerdote - E' pur vero che l'abbiamo detto tutti!

La Sgriscia - (segnandosi! Mi par d'essere in mezzo ai turchi!

LAttor Giovane - (a Cromo venendogli a petto! Vigliacco! Hai potuto osare...

Il Caratterista - (spingendolo indietro! Levati tu! E' tempo di finirla!

L'Attor Giovane - Alla spiccia! per salvar la baracca... Tu avresti venduto tua moglie!

Il Caratterista - Che baracca, imbecille! Io dicevo per quello che s'uccise...

La Contessa - (sciogliendosi da coloro che vorrebbero trattenerla e venendo avanti! L'avete detto tutti?

L'Attor Giovane - Ma no! Non vero!

La Seconda Donna - Io non ho detto nulla...

Battaglia - E io nemmeno...

La Contessa - (al marito! E' vero che l'hai pensato anche tu?

Il Conte - Ma che dici, Ilse? Tu farnetichi! Davanti a gente che non ci conosce...

Cotrone - Ah, se per questo, signor Conte...

La Contessa - Appunto, appunto per questo! Arrivati cos...

Cotrone - Siamo gente in vacanza e a cuore aperto, signora Contessa...

La Contessa - Contessa! Sono attrice - e ho dovuto ricordarlo a lui (indica Cromo) come un titolo d'onore - a lui ch' attore, come gli altri.

Il Caratterista - E non me ne vanto, no! e non hai da vantartene neanche tu, davanti a me, sai? perch l'attore, io, l'ho fatto sempre e onoratamente, e t'ho seguita fin qua; mentre tu ricordati che attrice, a un certo punto, non volesti pi essere!

Il Conte - Non vero! Fui io a forzarla!

Il Caratterista - Facesti bene, caro! E cos avesse durato! Non ti darei ora del tu! (Alla Contessa) Avevi sposato un conte (agli altri come tra parentesi) era ricco! (di nuovo alla Contessa) non eri pi un'attrice, da serbarti o-nesta, come orgogliosamente avevi saputo serbarti (lo so, l'iho inteso che hai voluto dir questo).

La Contessa - Questo, si, questo!

Il Caratterista - Ma hai voluto vantartene troppo, cara, della tua onest! Eri,ormai contessa, santo Dio! E da contessa avresti potuto fargliele! Le contesse sono pi generose, e le fanno. Quel disgraziato non si sarebbe ucciso, e tu stessa, e lui poveretto, e noi tutti quanti non ci troveremmo ora cos!

La Contessa - (che si tien ritta, rigida, quasi indurita, in un convulso che le parte dalle viscere, sussultando, si rimette a ridere, coni'ha detto d'averne gi riso! Ihihh, ihihh... (Leva le mani e coi due indici tesi allunga sulla fronte due sperticate corna, dicendo convulsa, con voce cruda) Quelle delle farfalle si chiamano antenne...

Il Conte - (con ingenuo sdegno facendosi incontro a Cromo! Vattene! vattene! Tu non puoi rimanere con noi!

Il Caratterista - Vado? Dove vuoi che vada ora? Con che mi paghi?

La Contessa - (subito al marito! Gi, con che lo paghi? Lo senti? (A Cotrone) E' tutto qui, signore: che non si riesce a far la paga.

L'Attor Giovane - lo lo dico per lui! Che c'entri tu?

Il Caratterista - Non vero! Non puoi dirlo nemmeno per me! La paga? Me ne sarei gi andato da un pezzo, come gli altri. Sono ancora qua, perch t'apprezzo. Parlo per la rabbia che mi fai, cos ancora intestata...

La Contessa - (con un grido disperato! Ma che vuoi che faccia pi?

Il Caratterista - Ah, ora lo so! Io dico prima! Prima che quello s'uccidesse e diventasse per te e per tutti noi il cancro che ci ha mangiati fino all'osso. Guardateci: cani spelati, affamati, randagi, cacciati da tutti a pedate... e lei l, con quella testa levata e le ali cadute, come un uccellino appeso, di quelli che si vendono a mazzo, legati per i fori del becco...

Quaquo - Ma chi s'uccise?

(La domanda cade nella commozione che le parole di Cromo hanno suscitato nei suoi compagni. Nessuno risponde).

La Sgriscia - Uno di loro?

La Contessa - (scorgendola, con un subitaneo moto di simpatia! Cara nonnina! Nessuno si ucciso. Uno ch'era di pi, ira la gente. Un poeta.

Cotrone - Ah no, signora; un poeta no, mi perdoni!

L'Attor Giovane - - La contessa parla di chi scrisse La favola del figlio cambiato che noi andiamo recitando da due anni.

Cotrone - Appunto, ho indovinato...

L'Attor Giovane - E osa dire che non era un poeta?

Cotrone - Non si sar ucciso per questo!

Il Caratterista - S' ucciso perch amava lei! (Indica la Contessa).

Cotrone - Ah, ecco - e perch la signora - suppongo - fedele al marito, non volle rispondere all'amore di lui.

La Contessa - (accennando a Cromo! Dice che avrei dovuto - non ha sentito? ormai contessa... Quasi che l'abilit mi dovesse venir dal titolo e non dal cuore...

Il Conte -... E dalla sua dignit di donna!

Il Caratterista - Ma sta' zitto tu! Se l'amava anche lei...

La Contessa - lo?

Il Caratterista - S, s, tu! anche tu! e questo ti fa pi merito! Se no, non si spiegherebbe nulla... L'amavi anche tu! E lui (indica il Conte) ora sconta il suo sacrifizio di non esserti arresa! Tant' vero che non si deve andar mai contro a ci che il cuore comanda!

Il Conte - La vuoi insomma finire di mettere in piazza?...

Il Caratterista - Giacch se ne parla... Non ho cominciato io.

Il Conte - Hai cominciato tu!

Quaquo - Tant' vero, scusa, che ti sei preso uno schiaffo!

(Quest'ultima uscita di Quaquo fa ridere).

La Contessa - Bravo, caro, uno schiaffo... (S'accosta a Cromo e gli carezza la guancia) Che ora si cancella cos... Il nemico non sei tu, anche se mi metti in piazza.

Il Caratterista - Ma io no.

La Contessa - S, e m'accoltelli davanti alla gente che sta a guardarci.

Il Caratterista - T'accoltello? Io?

La Contessa - Eh, mi pare... (Volgendosi al marito) Ma naturale... quando ci si scende in piazza... Tu, poverino, vorresti serbare ancora la dignit... Stai tranquillo, che finir, sento che siamo alla fine...

Il Conte - Ma no, Ilse! Basterebbe che ora tu ti riposassi un poco...

La Contessa - Che vuoi pi nascondere? Dove ti puoi pi nascondere? L'anima, se non hai peccato, la ipuoi mostrare, come una bambina nuda... O tutta stracciata... Anche il sonno dagli occhi mi sento stracciato... (Si guarda attorno, guarda in fondo) Qua la campagna, Dio mio... e la sera... E questi che ci stanno davanti... (Al marito) L'amavo, hai inteso? e l'ho fatto morire... Questo, ormai, caro, lo sanno tutti... (Si fa avanti a Cotrone) Signore, mi par quasi un sogno, o un'altra vita, dopo la morte... Questo mare che abbiamo traversato... Mi chiamavo allora Ilse Paulsen...

Cotrone - Lo so, Contessa...

La Contessa - Avevo lasciato un buon ricordo di me sulle scene...

Il Conte - (guardando male Cromo! Puro!

Il Caratterista - (scattando! Ma chi ha mai detto di no! Fu sempre un'esaltata! Prima che lui la sposasse, si voleva far monaca, si figuri!

L'Attor Giovane - Ah, lo sai dire? E pretendi che, diventata Contessa...

Il Caratterista - Ma ho spiegato bene perch l'ho detto!

La Contessa - Era per me un debito sacro! (Di nuovo a Cotrone) Un giovane, suo amico, (indica il marito), scrittore, venne a leggermi un giorno un'opera che stava scrivendo per me - disse - ma senza speranza, perch io non ero ormai pi attrice. L'opera mi parve cos bella che (si volge versp Cromo) s, me n'esaltai subito. (Di nuovo a Cotrone) Ma compresi bene (una donna fa presto ad accorgersi quando s' fatto un pensiero su lei): voleva col fascino dell'opera attrarmi alla mia vita di prima; mirava a questo: non per l'opera, ma per s. Sentii che se l'avessi disilluso subito, non l'avrebbe portata a fine. Se mi son potuta ridurre cos, come fate a non comprenderlo? E' ohe non solo non lo disillusi, ma alimentai fino all'ultimo la sua illusione. Quando l'opera fu compiuta, mi ritrassi - ma gi tutta in fiamme - da quel fuoco. Non dovevo 'pi liberarmene. La vita negata a lui, ho dovuto darla alla sua opera. E lui stesso comprese (indica il marito) e consent che ritornassi a recitare per adempiere a questo debito sacro. Per quest'opera sola!

Il Caratterista - Consacrazione e martirio! Perch lui (indica il Conte) non n' stato mai geloso...

Il Conte - Non ne avevo motivo!

Il Caratterista - Come no? Non senti? Perch lo vuol far vivere ancora? Perch in lei non morto, e vuole che viva; vuole che viva! E' l, lacera come una mendica, ne sta morendo lei, sta facendo morire noi tutti, perch lui - eh, lui - viva ancora!

La Seconda Donna - Ne sarai geloso tu!

Il Caratterista - Brava, s, l'hai indovi nato!

La Seconda Donna - Ma se ne siete tutti innamorati!

Il Caratterista - No, dispetto e compassione!

La Contessa - (contemporaneamente a Spizzi) Vorrebbe avvilirmi e mi esalta di pi!

L'Attor Giovane - E' il gusto di fare il cattivo, senza nemmeno esserlo!

Battaglia - (contemporaneamente anche lui)

- Terremoto dell'anima... Mi sento tutto di slogato...

Lumachi - (c. s. mettendosi a braccia conserte)

- Io domando se questa una situazione possi. bile!

La Contessa - (a Cromo! Certo che ne sto morendo! L'ho accettato, come un'eredit! Ben. che debba dire che non mi parve in 'principio che dovesse darmi a soffrire con la sua opera tutto questo dolore, che aveva in s, e che v'ho trovato...

Cotrone - E quest'opera - in mezzo alla gente - perch d'un poeta - stata la vostra rovina? Ah come lo comprendo bene! come lo comprendo bene!

L'Attor Giovane - Fin dalla prima sera...

Sacerdote - Tutti contro!

Il Caratterista - Fischi che ne tremarono i muri!

Cotrone - S, eh? S, eh?

La Contessa - Lei ne gode?

Cotrone - No, perch lo comprendo bene, signora! L'opera d'un poeta...

La Seconda Donna - Non valse a nulla! Nemmeno lo stupore di scenari mai visti! Cani!

Battaglia - E le luci! Che luci!

Il Caratterista - Tutti i prodigi d'una messinscena spettacolosa! Eravamo quarantadue, tra attori e comparse...

Cotrone - E vi siete ridotti in cos pochi?

Il Caratterista - (mostrando Vabito) -...e cos...! L'opera d'un poeta...

Il Conte - (con amaro sdegno! Anche tu!

Il Caratterista - (mostrando il Conte! E tutto un patrimonio consumato!

Il Conte - Non me ne pento! L'ho voluto!

La Contessa - Quest' bello! Degno di te!

Il Conte - Ma no, io non sono un esaltato; io ho creduto veramente nell'opera...

Cotrone - Ah ma sa, io non ho detto l'opera d'un poeta per sdegnarla, signora; al contrario! per sdegnare la gente che le s' voltata contro!

Il Conte - Avvilire l'opera per me avvilire lei (indica la moglie) avvilire il prezzo che ha per me quanto lei ha fatto! L'ho pagato con tutto il mio patrimonio, e non me n'importa, non me ne pento! Purch lei stia in alto per e questa condizione in cui mi sono ridotto sia nobilitata almeno dalla bellezza e dalla grandezza dell'opera; se no... se no, tutto il disprezzo della gente... lei lo capisce... e le risa... (Resta come affogato dalla commozione).

Cotrone - Ma io l'ho in odio, questa gente, signor Conte! Vivo qua per questo. E in prova, vedono? (Mostra il fez che dall'arrivo degli ospiti tiene in mano e se lo caccia in testa) Ero cristiano, mi sono fatto turco!

La Sgriscia - Non tocchiamo, o oh! non tocchiamo la religione!

Cotrone - No, cara, niente da veder con Maometto! Turco, per il fallimento della poesia nella cristianit. Ma stata dunque tanta, Dio mio, l'inimicizia?

Il Conte - No, non vero, abbiamo anche trovato amici qua e l...

L'Attor Giovane -... Pieni di fervore...

La Seconda Donna - (cupa) -...ma pochi!

Il Caratterista -...e le imprese ci han disdetto i contratti e negato i teatri nelle grandi citt con la scusa della compagnia cos ridotta, senza pi attrezzi n costumi.

Il Conte - Non vero! Abbiamo ancora con noi quant'occorre!

Battaglia - I costumi sono l nei sacchi.

Lumachi -...sotto il fieno...

L'Attor Giovane - E del resto, non sono necessari!

Il Caratterista - E le scene?

Il Conte - S' sempre rimediato finora!

Battaglia - Le parti si ripiegano: io faccio da uomo e da donna...

Il Caratterista - Ma questo anche fuori della parte!

Battaglia - (con un gesto donnesco della mano! Maligno!

Sacerdote - Insomma, facciamo di tutto!

La Seconda Donna - E non se ne lascia fuori nulla!

L'Attor Giovane - E la bellezza del lavoro tanta, che nessuno bada agli accessori che mancano!

Il Conte - (a Cotrone! Ma non manca nulla, non stia a credere, non manca nulla! E' sempre il gusto maledetto di buttarci a terra da noi stessi!

Cotrone - Io ammiro il suo animo, signor Conte; ma creda che con me non ha bisogno di far valere la bellezza dell'opera e la bont dello spettacolo... loro sono stati indirizzati a me da un mio lontano amico, che probabilmente non ha fatto a tempo, o non ha trovato il modo, di comunicare a loro il consiglio ch'io gli davo d'impedire che s'avventurassero fin qua.

Il Conte - Ah s? Perch?

L'Attor Giovane - Nulla da fare qua?

Il Caratterista - Ve lo dicevo io?

Lumachi - Eh, mi pareva assai! Sulle montagne!

Cotrone - Abbiano pazienza; non si perdano d'animo; combineremo qualcosa!

La Seconda Donna - Ma dove, scusi? Se qua non c' niente!

Cotrone - In paese, no, di certo, e se vi avete lasciato la roba, sar meglio ritirarla...

Il Conte - Ma non c' un teatro nel paese?

Cotrone - C' per i topi, signor Conte: sempre chiuso; ma fosse anche aperto, non ci andrebbe nessuno...

Quaquo - Pensano d'abbatterlo...

Cotrone -...S, per farci un piccolo stadio...

Quaquo -...Per le corse e per le lotte...

Cotrone - Non ci pensi neppure!

Il Conte - E allora dove? Qua non c' abitato...

La Seconda Donna - Dove siamo venuti a sbattere?

L'Attor Giovane - Ci hanno raccomandato a lei...

Cotrone -...e io sono qua, tutto per loro, con questi miei amici... non si confondano... vedremo, studieremo... troveremo... intanto, se vogliono entrare nella villa... saranno stanchi... provvederemo ad allogarli alla meglio per questa sera... la villa capace...

Battaglia -...e per un boccone di cena...

Cotrone -... ma sar bene che prendano un po' di regola da noi...

Doccia -...fare a meno di tutto e non aver bisogno di nulla...

Quaquo - Non li spaventare!

Cotrone - Entrino, entrino... Signora Contessa... (La Contessa, abbandonata su un vecchio sedile l sullo spiazzo, fa cenno di no col capo)

Quaquo - (a Doccia! Hai visto? Non vuole entrare...

Il Conte - S, pi tardi... (A Cotrone) Ora attenda agli altri, se crede...

La Seconda Donna - Ma sei di parere che si debba accettare?...

Il Caratterista - O che vorresti, restare qua all'umido della sera?

Battaglia - Bisogner pur mangiare qualcosa...

Cotrone - Ma s, ma s! Si trover... Penserai tu, Mara-Mara...

Mara-Mara - S, s, venite, venite...

Lumachi - Certo rifare tutta la strada per ritornare al paese non si potr. Ho il carretto, ma grazie, lo tiro!

Sacerdote - (a Battaglia! Se mangi poco, dormi meglio.

Battaglia - In principio, s! ma poi ti comincia lo struggimento, caro mio, che ti rompe il sonno e lo stomaco!

Catrone - (a Lumachi! Il carretto pu resta qua fuori, (a Doccia) Tu Duccio, pensa ad assegnare i posti.

L'Attor Giovane - Per la Contessa!

Il Caratterista - Ma ce ne sar per tutti, si spera!

Milordino - Per tutti, per tutti! Camere ce n' d'avanzo...

La Sgriscia - (a Cotrone! Oh, ma la mia no, la mia, bada, non la cedo a nessuno!

Cotrone - Ma s, la tua, s sa, sta' tranquilla: c' l'organo... una chiesa...

Quaquo - (spingendoli avanti, divertito! Andiamo... andiamo... (Entrano tutti, tranne la Contessa, il Conte e Cotrone).

Cotrone - Per la Contessa c' ancora intatta la camera degli antichi signori della villa: l'unica che abbia ancora la chiave, e l'ho io.

La Contessa - (ancora seduta, assorta) Cinque gatti per una gatta: cinque, pronti, tutt'attorno, che si struggono agguattati di vederlo cos spasimare; ma appena uno si muove, tutti gli altri gli saltano addosso, s'azzuffano, si graffiano, si mordono scappano, si rincorrono... .

Cotrone - (piano al Conte! Si ripassa la parte?

Il Conte - (piano a Cotrone! No, non la sua... (Poi attaccando, con altra voce, dispettosa). Gi... gi... gi... . La Contessa

E sono allora le gatte che fanno sul capo ai bambini di questi scherzi? Guardate! Guardate!

Il Conte - Che debbo guardare?

La Contessa - Qua, questo codino... . (E subito, con altra voce, come d'una madre che ripari la testa d'un bambino, premendosela sul seno).

No, figlio mio d'oro! . (E quindi, ripigliando con la voce di prima)

...di capelli accatricchiati:

lo vedete?

guai se il pettine

lo tocca;

o la forbice

lo taglia;

il bambino

ne morrebbe .

Cotrone - La Contessa ha una voce che incanta... Io credo che, se volesse entrare un po' nella villa, si sentirebbe subito riconfortare. Manca il necessario, ma di tutto il superfluo abbiamo una tale abbondanza... Stiano a vedere. Anche di fuori. Il muro di questa facciata. Basta ch'io dia un grido... (Si pone le mani attorno alla bocca e grida) Ol! (subito al grido la facciata s'illumina d'una fantastica luce d'aurora) E i muri mandano lume!

La Contessa - (incantata, come una bambina! Oh bello!

Il Conte - Come ha fatto?

Cotrone - Mi chiamano il mago Cotrone. Vivo di questi incantesimi. Li creo. E ora, stiano a vedere. (Si rimette le mani attorno alla bocca e grida) Nero! (Si rifa il tenue barlume lunare di prima, spenta la luce della facciata) Questo nero la notte pare lo faccia per le lucciole, che volando - non s'indovina dove - ora qua ora l vi aprono un momento quel loro sprazzo verde... Ebbene, guardino... l... l... l... (Appena dice e ndica col dito i tre punti diversi, dove indica, s'aprono per un momento, fin laggi in fondo alle falde della montagna, tre apparizioni verdi, come di larve evanescenti).

La Contessa - Oh Dio, com'?

Il Conte - Che sono?

Cotrone - Lucciole! Siamo qua come agli orli della vita, Contessa. Gli orli si distaccano, entra l'invisibile, vaporano i fantasmi. E' cosa naturale. Avviene, ci che di solito nel sogno. Io lo faccio avvenire anche nella veglia. Ecco tutto. I sogni, la musica, la preghiera, l'amore... tutto l'infinito ch' negli uomini, lei lo trover dentro e intorno a questa villa. (La Sgriscia, a questo punto, si ripresenta irritata sulla soglia).

La Sgriscia - Cotrone, vedrai che l'Angelo Centuno non vorr pi venire a visitarci, te ne avverto!

Cotrone - Ma s che verr, Sgriscia, non temere! Avvicinati...

La Sgriscia - (avvicinandosi! Coi discorsi che sento fare di l...

Cotrone - E tu non sai che non bisogna aver paura delle parole? (Presentandola) Ecco quella che prega per lutti noi. Sgriscia dell'Angelo Centuno. E' venuta a vivere qua con noi, dacch la Chiesa non volle ammettere il miracolo che le fece l'Angelo che si chiama Centuno.

La Contessa - Centuno?

Cotrone - Perch ha in custodia cento anime del Purgatorio e le guida ogni notte a sante imprese.

La Contessa - Ah s? E che miracolo?

Cotrone - (alla Sgriscia! Su, narralo, alla signora Contessa!

La Sgriscia - (accigliata! Tu non vorrai crederlo.

La Contessa - S, s, che lo creder.

Cotrone - Nessuna pu essere pi disposta a crederlo della Contessa. Fu in una gita che le tocc fare a un paese vicino, dove abitava una sua sorella... (A questo punto come se si formasse nell'aria - e si potr ottenere da qualche apparecchio parlante, nascosto in alto, dietro il boccascena, o pi semplicemente, da qualcuno che parli con voce alterata dalla buca del suggeritore - una Voce - insulsa, d'eco, ma chiara - dir)

Voce - Paese di mala fama, come ce n' ancora purtroppo in quest'isola selvaggia. (La Contessa e il Conte, stupiti, non sanno dove guardare).

Cotrone - (subito per tranquillarli! Niente... Sono voci... Oro spiegher...

Voce - (dal cipresso! S'ammazza un uomo come una mosca.

La Contessa - (atterrita! Chi parla?

Il Conte - Da dove vengono queste voci?

Cotrone - Non si turbi! Non si turbi. Contessa! Si formano nell'aria... spiegher...

La Sgriscia - Sono gli assassinati! Udite? Udite? (Cotrone, di nascosto, sorridendo, fa cenno di no con la mano alla Contessa, come per dire alle spalle della Sgriscia: ce Non ci creda, si fa per lei! . Ma la Sgriscia se n'accorge e s'adira) Come no? S. Il bambino!

Cotrone - (premuroso, facendo la parte) - Il bambino, il bambino, s... (E subito alla Contessa) Si racconta d'un carrettiere, Contessa, che, dopo aver fatto montare sul carretto un ragazzino incontrato di notte per lo stradone, da queste parti, sentendogli sonare in tasca due o tre soldini, lo uccise nel sonno, per comprarsi il tabacco appena arrivato al paese; butt il cadaverino dietro la siepe, e arri, a passo, cantando, seguit ad andare sotto le stelle del cielo...

La Sgriscia - (terribile) -... sotto gli occhi di Dio che lo guardavano! E tanto lo guardarono, che sapete che fece l'assassino? arrivato all'alba, invece di recarsi dal padrone, si ferm al posto di guardia, e con quei soldi del bambino nella mano insanguinata si denunzi da s, come se un altro parlasse per bocca sua. Vedete che pu Dio?

Cotrone - Con questa fede, lei non ebbe paura d'avviarsi di notte...

La Sgriscia - Ma che di notte! Non mi dovevo avviar di notte; mi dovevo avviare all'alba. Fu il mio vicino, a cui avevo chiesto in prestito l'asinella. Col pensiero d'approntarmela per l'alba, si svegli: c'era chiaro di luna; gli parve Falba. M'accorsi subito, guardando il cielo, che quella non era luce di giorno, ma la luna. Vecchia, mi feci il segno della croce; montai, e via. Ma quando fui sullo stradone... tra le campagne... e quella luna... le ombre paurose... in quel silenzio che spegneva nella polvere perfino il rumore degli zoccoli dell'asi-nella... e quella luna... e la via lunga e bianca... mi tirai sugli occhi la mantellina, e cos riparata, fosse la debolezza o la lentezza del cammino, o che o come, fatto si che mi trovai a un certo punto, come svegliandomi, tra due lunghe file di soldati...

Cotrone - (come a conciliar l'attenzione, ora che viene il punto del miracolo! Ecco, ecco...

La Sgriscia - (seguitando! Andavano ai due fianchi dello stradone, e in testa, davanti a me, nel mezzo, su un cavallo bianco maestoso, il Capitano. Mi sentii tutta riconfortare a quella vista e ringraziai Dio ohe proprio in quella notte del mio viaggio avesse disposto che quei soldati dovessero recarsi anche loro alla Favara. Ma perch cos in silenzio? Giovanotti di ven-t'anni... una vecchia in mezzo a loro su quell'asinella... non ne ridevano; non si sentivano nemmeno camminare; non sollevavano neppure un po' di polvere... Perch? Com'era? Lo seppi, quando fu l'alba, in vista del paese. Il Capitano si ferm sul gran cavallo bianco; aspett ch'io con la mia asinella Io raggiungessi a Sgriscia, sono l'Angelo Centuno mi disse a e queste che t'hanno scortata fin qua sono le anime del Purgatorio. Appena arrivata, mettiti in regola con Dio, che prima di mezzogiorno tu morrai . E scomparve con la santa scorta.

Cotrone - (subito! Ma ora viene il meglio! Quando la sorella la vide arrivare, bianca, stralunata...

La Sgriscia - Che hai? mi grid.

Chiamami un confessore .

Ti senti male? .

Prima di mezzogiorno, morir .

(Apre le braccia)... E difatti... (Si china a guardar negli occhi la Contessa e le domanda) Tu forse ti credi ancora viva? (Le fa un segno di no davanti alla faccia).

Voce - (da dietro al cipresso! Non stare a crederlo!

(La vecchietta con un sorriso d'approvazione fa un segno alla Contessa che significa: Senti che t lo dice? ; e cos sorridente e soddisfatta rientra nella villa).

La Contessa - (si volge prima verso il cipresso, poi guarda Cotrone! Si crede morta?

Cotrone - In un altro mondo, Contessa, con tutti noi...

La Contessa - (turbatissima! Che mondo?... queste voci?

Cotrone - Le accolga! Non cerchi di spiegarsele! Potrei...

Il Conte - Ma sono combinate?

Cotrone - Se le ajutano a entrare in un'altra verit, lontana dalla sua, pur cos labile e mutevole... rimanga, rimanga cos lontana e si provi un po' a guardare come questa vecchietta che ha veduto l'Angelo... Non bisogna pi ragionare... Qua si vive di questo. Privi di tutto, ma con tutto il tempo per noi: ricchezza indecifrabile... ebullizione di chimere... Le cose che ci stanno attorno ci parlano e hanno senso soltanto nell'arbitrario in cui per disperazione ci viene di cangiarle. Disperazione a modo nostro, badiamo! Siamo piuttosto placidi e pigri; seduti, concepiamo enormit... come potrei dire? mitologiche; naturalissime, dato il genere della nostra esistenza. Non si pu campare di niente; e allora una continua sborniatura celeste. Respiriamo aria favolosa. Gli angeli possono come niente calare in mezzo a noi; e tutte le cose che ci nascono dentro sono per noi stessi uno stupore. Udiamo voci, risa; vediamo sorgere incanti figurati da ogni gomito d'ombra, creati dai colori che ci restano scomposti negli occhi abbacinati dal troppo sole della nostra isola. Sordit d'ombra non possiamo soffrirne. Le figure non sono inventate da noi; sono un desiderio dei nostri stessi occhi. (Sta in ascolto) Ecco. La sento venire. (Grida) Maddalena! (Poi, indicando) L sul ponte.

(Appare sul ponte Maria Maddalena, illuminata di rosso da una lampadina che tiene in mano. E' giovane, fulva di capelli, di carne dorata. Veste di rosso, alla paesana; e appare come una fiamma).

La Contessa - Oh Dio, chi ?

Cotrone - La donna rossa. Non tema! Di carne e d'ossa, Contessa. Vieni, vieni, Maddalena. (E mentre Maria Maddalena s'appressa, aggiunge) Una povera scema, che sente ma non parla; sola, senza pi nessuno, e vaga per le campagne; gli uomini se la prendono, e ignora fino all'ultimo ci che pur tante volte le av-venuto; lascia sull'erba le sue creature. Eccola qua. Ha sempre cos, sulle labbra e negli occhi il sorriso del piacere che si prende e che d. Viene quasi ogni notte a trovar rifugio da noi, nella villa. Va', va', Maddalena.

(Maria Maddalena, sempre col suo sorriso, dolce sulle labbra mia quasi velato di pena negli occhi, china pi volte il capo, ed entra nella villa).

La Contessa - E questa villa di chi ?

Cotrone - Nostra e di nessuno. Degli Spiriti.

Il Conte - Come, degli Spiriti?

Cotrone - S. La villa ha fama d'essere abitata dagli Spiriti. E fu perci abbandonata dagli antichi padroni, che per terrore scapparono anche dall'isola, ora gran tempo.

La Contessa - Voi non credete agli Spiriti...

Cotrone - Come no? Li creiamo!

La Contessa - Ah, li create...

Cotrone - Perdoni, Contessa, non m'aspettavo che mi dovesse dire cos. Non possibile che non ci creda anche lei, come noi. Voi attori date corpo ai fantasmi perch vivano - e vivono! Noi facciamo al cortraHo: dei nostri corpi, fantasmi... non c' mica bisogno d'andarli a cercare lontano: basta farli uscire da noi. Lei si disse larva di quella che fu?

La Contessa - Eh, pi di cos...

Cotrone - Ecco. Ouella che fu. Basta farla uscir fuori. Crede che non le viva ancor dentro? Non vive forse il fantasma del giovine che s'uccise per lei? Lei lo ha in se...

La Contessa - Ah, in me...

Cotrons - E io potrei farglielo apparire. Guardi, la dentro... (Indica la villa).

La Contessa - (alzandosi con raccapriccio! No!

Cotrone - Eccolo! (Appare sulla soglia della villa Spizzi che s' camuffato da giovane poeta, a somiglianza di quello che s'uccise per la Contessa, servendosi del vestiario trovato nello strambo guardaroba della villa per le apparizioni: sulle spalle un mantello nero, di quelli che un tempo si portavano sul frak; attorno al collo una sciarpa bianca, di seta; in capo, il gibus. Tiene nascosta nelle mani che reggono da dentro con elegante rigonfio i due lembi del mantello, una lanterna elettrica che gl'illumina il volto da sotto in su, spettralmente. La Contessa, appena lo vede, d un grido e si rovescia sulta panca, nascondendo la faccia).

LAttor Giovane - (accorrendo a lei! Ma no, Ilse... Dio mio... Ho voluto fare uno scherzo...

Il Conte - Ah, tu! Spizzi! E' Spizzi, Ilse...

Cotrone - Uscito da s, per farsi vedere come un fantasma!

Il Conte - (adirato! Ma che dice lei ancora?

Cotrone - La verit!

L'Attor Giovane - Io ho scherzalo!

Cotrone - E io ho sempre inventate le verit, caro signore! e alla gente parso sempre che dicessi bugie. Non si damai il caso di dirla, la verit, come quando s'inventa. Ecco la prova! (Indica Spizzi) Scherzato? Lei ha obbedito! Le maschere non si scelgono a caso. Ed ecco altre prove... altre prove... (Rientrano in iscena dalla porta della villa camuffati e ciascuno variamente illuminato dalla propria lanterna colorata nascosta in mano, la Seconda Donna, il Battaglia, il Lumachi e Cromo, secondo la presentazione che ne far Cotrone. Tutti gli altri li seguiranno). Lei (prendendo per mano la Seconda Donna), si intende, parata da Contessa... (Al Conte) Copriva lei forse, signor Conte, qualche carica a corte?

Il Conte - (stonato! Io no, perch?

Cotrone - (indicando l'abito della, Seconda Donna! Perch propriamente un abito di Dama di Corte... (Volgendosi a Battaglia) E lei, come una tartaruga nella scaglia, s' trovato a casa in quest'abito di vecchia bacchettona. (Indicando ora il Lumachi, che s' messa addosso una pelle d'asino con la testa di cartone) E lei ha pensato all'asino che le manca... (Poi, andando a stringere la mano a Cromo) E lei s' camuffato da Pasci, mi congratulo: si vede che ha un buon cuore...

Il Conte - Ma ch' questa carnevalata?

Il Caratterista - C' l dentro (indica la villa) tutto un arsenale per le apparizioni!

Lumachi - Bisogna vedere che costumi! Non ne ha di pi un vestiarista!

Cotrone - E ciascuno andato a prendersi la maschera che pi gli s'addiceva!

L'Attor Giovane - Ma no... io l'ho fatto...

Il Conte - (irritato! Per uno scherzo?... (Indicando l'abito che ha indossato) Cos?

La Contessa - Ha obbedito...

Il Conte - A chi?

La Contessa - (indicando Cotrone! A lui che fa il mago, non hai inteso?

Cotrone - No, Contessa...

La Contessa - Stia zitto, lo so! Lei inventa le verit?

Cotrone - Non ho mai fatto altro! Senza volerlo. Tutte quelle che la coscienza rifiuta. Le faccio venir fuori dal segreto dei sensi, Contessa, o dalle caverne dell'istinto, a seconda... Ne inventai... tante al paese, che me ne dovetti scappare, perseguitato dagli scandali. Mi provo ora qua a dissolverle in fantasmi, in evanescenze... Ombre che passano... Con questi m amici m'ingegno di sfumare sotto diffusi chiarori anche la realt esterna, versando, come in fiocchi di nubi colorate, l'anima, dentro la notte che sogna.

Il Caratterista - Come un fuoco d'artifizio?

Cotrone - Ma senza spari. Incanti silenziosi. La gente sciocca n'ha paura e si tiene lontana; e cos noi restiamo qua padroni. Padroni di niente e di tutto.

Il Caratterista - E di che vivete?

Cotrone - Cos. Di niente e di tutto.

Doccia - Non si pu aver tutto, se non quando non si ha pi niente.

Il Caratterista - (al Conte! Ah, senti? Que-st' per noi! Dunque noi abbiamo tutto?

Cotrone - Se non volete aver pi niente.

Mara-mara - Senza letto si pu dormire...

Il Caratterista -... male...

Mara-mara -... ma si dorme!

Doccia - Chi ti pu impedire il sonno, quando. Dio che ti vuol sano te lo manda, come una grazia, con la stanchezza?

Cotrone - E ci vuol la fame, eh Quaquo? perch un tozzo di pane ti dia la gioia di mangiare, come non te la potranno mai dare tutti i cibi prelibati.

(Quaquo, sorridendo e assentendo col cupo, fa con la mano sul petto il gesto dei bambini quando vogliono mostrare che gustano qualcosa).

Doccia - E solo quando non hai pi casa, tutto il mondo diventa tuo. Vai e vai, poi t'abbandoni tra l'erba al silenzio dei cieli; e sei tutto e sei niente...

Cotrone - Ecco come parlano i mendicanti, gente sopraffina, Contessa, e di gusti rari, che la mendicit. Non c' mendicanti mediocri. I mediocri son lutti sennati e risparmiatori. Doccia il nostro banchiere. Accumul per tren-t'anni quel soldo di pi con cui gli uomini importunati si pagano il lusso della carit, ed venuto qua ad offrirlo alla libert dei sogni. Paga tutto lui.

Doccia - Eh, ma se non ci andate piano...

Cotrone - Fa l'avaro, perch duri di pi. Potevo esser anch'io, forse, un grand'uomo, Contessa. Mi sono dimesso. Dimesso da tutto: decoro, onore, dignit, virt, cose tutte che le bestie, per grazia di Dio, ignorano nella loro beata innocenza. Liberata da tutti questi impacci, ecco che l'anima ci resta grande come l'aria, piena di sole e di nuvole, aperta a tutti i lampi, abbandonata a tutti i venti, superflua e misteriosa materia di prodigi che ci solleva e disperde in favolose lontananze. Guardiamo alla terra, che tristezza! C' forse qualcuno laggi che s'illude di star vivendo la nostra vita; ma non vero. Nessuno di noi nel corpo che l'altro ci vede; ma nell'anima che parla chi sa da dove; nessuno pu saperlo: apparenza tra apparenze, con questo buffo nome di Cotrone... e lui, di Doccia... e lui, di Quaquo... Un corpo la morte: tenebra e pietra. Guai a chi si vede nel suo corpo e nel suo nome. Facciamo i fantasmi. Tutti quelli che ci passano 'per la mente. Alcuni sono obbligati. Ecco, per esempio, quello della Scozzese con l'ombrellino (indica Mara-mora). O quello del Nano con la cappa turchina. (Quaquo fa cenno che suo attributo particolare) Specialit della villa. Gli altri son tutti di nostra fantasia. Con la divina prerogativa dei fanciulli che prendono sul serio i loro giuochi, la maraviglia ch' in noi la rovesciamo sulle cose con cui giochiamo, e ce ne lasciamo incantare. Non pi un gioco, ma una realt maravigliosa in cui viviamo, alienati da tutto, fino agli eccessi della demenza. Ebbene, signori, vi dico come si diceva un tempo ai pellegrini: sciogliete i calzari e deponete il bordone. Siete arrivati alla vostra mta. Da anni aspettavo qua gente come voi per far vivere altri fantasmi che ho in mente. Ma rappresenteremo anche la vostra Favola del figlio cambiato, come un prodigio che s'appaghi di s, senza pi chiedere nulla agli altri.

La Contessa - Qua?

Cotrone - Solo per noi.

Il Caratterista - C'invita a restare qua per sempre, non senti?

Cotrone - Ma s! Che andate pi cercando in mezzo agli uomini? Non vedete che n'avete avuto?

Quaquo e Milordino - Restate, s! qua con noi! qua con noi!

Doccia - Oh! Son otto!

Lumachi - Io per me ci sto!

Battaglia - Il posto bello...

La Contessa - Vuol dire che andr io sola, a leggere, se non pi a rappresentare.

L'Attor Giovane - Ma no, Ilse - resti chi vuole - io ti seguir!

La Seconda Donna - Anch'io! (Al Conte) Puoi sempre contare su me!

Cotrone - Comprendo che la Contessa non pu rinunziare alla sua missione.

La Contessa - Fino all'ultimo.

Cotrone - Non vuole neanche lei che l'opera viva per se stessa - come potrebbe soltanto qua.

La Contessa - Vive in me; ma non basta! Deve vivere in mezzo agli uomini!

Cotrone - Povera opera! Come egli non ebbe da lei l'amore, cos l'opera non avr dagli uomini la gloria. Ma basta. Ora tardi e sar bene andare a riposare. Poich la Contessa rifiuta, ho un'idea; ve la proporr domani all'alba.

Il Conte - Che idea?

Cotrone - Domani all'alba, signor Conte. Il giorno abbagliato; la notte dei sogni e solo i crepuscoli sono chiaroveggenti per gli uomini. L'alba, per l'avvenire; il tramonto, per il passato. (Alza un braccio per indicare l'entrata della villa) A domani.

FINE

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