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Farsa all’italiana in un atto

di Anonimo spagnolo

dell’inizio del Seicento

Traduzione di Cesco Vian

da FARSE SPAGNOLE del secolo d'oro

Edipem Novara 1974

PERSONAGGI

Il  licenziato mirabel

Don DIEGO

Don FRANCESCO

FONSECA, primo ficcanaso

CAMACHO, secondo ficcanaso

VOZMEDIANO, terzo ficcanaso

ROBLES, quarto ficcanaso

ZORILLA, quinto ficcanaso


I FICCANASO

Entrano il licenziato mirabel, Don diego e Don Francesco.

diegoSignor Licenziato Mirabel, se vossignoria mi vuol bene rac­conti di nuovo a don Francesco, per la mia vita eterna, ciò che mi ha appena riferito a proposito della sua confraternita. E voi (a don Francesco) apprestatevi a udire una delle cose più spassose che mai abbiate inteso in vita vostra.

francescoSuvvia, signor Licenziato, non me la faccia desiderare! Se è piaciuta tanto a don Diego, che ha così buon gusto, dev'es­sere una cosa spassosa davvero.

licenziatoÈ una fanciullaggine, signori miei, inventata per diver­timento da alcuni studenti, miei discepoli; i quali, tempo fa, cer­cando il modo di passare piacevolmente questi giorni di carnevale, si misero in testa di fondare una confraternita chiamata dei Ficca­naso, i cui membri, distribuiti nei diversi quartieri della città, li devono percorrere in coppia, come i frati, e osservare attentamente e senza farsi notare tutti i fatterelli e le scene più gustose e stra­vaganti. Ogni sera, appunto a quest'ora, ogni coppia di ficcanaso rientra dalla spedizione recando seco, dal quartiere rispettivo, le notizie e i dati più ghiotti e singolari, e riferendone a me, (eletto loro priore piuttosto per forza che per mia volontà), si divertono a raccontare, più di quanto non mi diverta io nell'ascoltarli. E sta­bilimmo che i confratelli si chiamassero Ficcanaso, poiché vanno in giro per le strade con gli occhi bene aperti, notando quanto accade, per trame elementi e motivi di racconto e di risate.

diego    Non sembra a voi, don Francesco, una spiritosa invenzione, che senza fare del male a nessuno, diverte i confratelli, e gli è anche profittevole, giacché osservando e notando vanno coltivando l'ingegno  e  acquistando   esperienza  di  quanto  vedono,  per  impa­rare a esser prudenti?

francescoAvete perfettamente ragione; ed è invenzione che poteva venire in mente solo a degli studenti, che son capaci di fare, già si sa, quel che non riuscirebbero a combinare i diavoli dell'inferno.

licenziatoÈ vero; ma non tutti. Molti infatti che avrebbero voluto entrare in questa confraternita, non abbiamo voluto accettarli, poiché non basta saper ficcar il naso bisogna saper osservare e distinguere le cose che si vedono. Quanti somari o cavalli passeggiano per le vie di Siviglia, con gli occhi spalancati e guardando quel che gli passa accanto, ma se gli chiedete che cosa hanno visto, o compreso di quel che hanno visto, non sapranno rendervene ragione! Lo stesso capita a molti uomini, che passano fra quello che li circonda con la stessa noncuranza di un cavallo!

francesco E ne conosco molti, io, di codesti! Moltissimi, che sem­brano essere venuti al mondo solo per farci i bachi da seta: dormono per quasi tutta la vita, per il restante tempo mangiano e bevono, e alla fine muoiono dentro il bozzolo.

licenziatoPer questo i nostri confratelli sono pochi, ma i migliori di tutte le scuole locali. E quando ci rendiamo conto che qualcuno di essi dimostra scarso ingegno nell'osservare e nel riferire quanto vede, subito lo congediamo e lo eliminiamo dalla nostra confra­ternita.

diego Chissà quante cose spassose riferiranno, rientrando la sera dalle loro spedizioni!

licenziatoSiviglia è una Ninive, un'altra Babilonia! Se uno rac-cogliesse quello che succede in un'ora sola nelle sue vie; potrebbe scriverne un libro! Ma si avvicina l'ora del ritorno di qualche coppia di ficcanaso; se le signorie loro possono fermarsi un mo­mento, ne sentiranno di belle! Se si fossero trovati qui, ieri a quest'ora, si sarebbero divertiti un mondo ascoltando, fra gli altri, uno studente ficcanaso molto spiritoso, il quale, tornando dal quar­tiere di Santa Maria la Bianca, - nella cui piazza sogliono radu­narsi i negri e le negre in gran numero, - riferì che, intrufolatosi senza farsi notare accanto a un crocchio di costoro riuniti a con­versare, udì che dopo complimenti senza fine, (giacché non solo con i bianchi, ma anche fra di loro i negri sono cortesissimi e pieni di cerimonie), un negro domandava ad un altro, nel solito buffo par­lare: « Mi dica vossignoria: è vero che il di lei padrone l'ha ven­duto?»—« Sì, messere, venduto mi ha », rispose l'altro. « E, sulla mia vita eterna, per quanto è stato venduto vossignoria?»—« Per centoventi ducati.» L'altro scuotendo il capo e guardandolo dalla testa ai piedi, disse con molta gravita: « Molto è, per la vita mia! Non vale tanto vossignoria, neanche a voler scialare! Ottanta du­cati vale vossignoria, non un soldo di più!»

francescoIn fede di gentiluomo, buon intenditore era quel negro! Solo per questo valeva mille ducati. E magari l'altro negro non se la prese, né si stimò offeso dall'apprezzamento?

licenziatoLo credo bene! Fu anzi molto contento, e raccontò che il suo padrone si era voluto liberare di lui perché, essendosi sposato contro la volontà di lui con una negra del quartiere, e avendo avuto il permesso di andar a dormire con sua moglie ogni sabato, do­mandò al padrone quanti sabati abbia la settimana; e saputo che ne ha uno solo, replicò che se ne avesse almeno tre non avrebbe avuto nulla da ridire, ma avendone uno, egli avrebbe fatto ricorso al giudice ecclesiastico per ottenere giustizia! Il padrone, seccato per questo, lo vendette al padrone della negra, per il prezzo che questo volle dargli.

diego    Carina questa, per la vita mia! I negri sono tutti spassosi e stravaganti, in quel che pensano e dicono.

Entrano due ficcanaso in abiti studenteschi; e avendo essi salutato e fatti i dovuti complimenti al Licenziato e ai due gentiluomini, dice il Licenziato:

licenziato     Benvenuti, signori ficcanaso. Che quartiere avevano avuto in sorte?

fonseca      Il quartiere di Santa Caterina, e suoi dintorni.

licenziato     E la messe è stata buona?

camacho     Mica male. Non però straordinaria.

licenziato      Raccontino, dunque, miei cari, quel che hanno visto, per lasciare poi il posto ad altri.

Qui i due fanno qualche complimento fra di essi, per chi deve comin­ciare per primo; finalmente dice fonseca:

fonsecaQuello che ci ha attratto di più quest'oggi è stato lo scontro fra due venditrici o bancarellaie di quelle che ivi abbondano, origi­nato dal fatto che una di esse aveva chiamato un contadino che stava litigando sul prezzo di certe melanzane nella bottega dell'altra. Si assalirono come due vipere e se ne dissero di cotte e di crude; quindi l'una con un mazzo di ravanelli, l'altra brandendo uno sga­bello treppiedi su cui stava seduta, si saltarono addosso come gia­guari, e uno sopra l'altra se ne dettero tante in lungo e in largo, finché, messasi di mezzo molta gente, furono ricondotte alle rispet­tive botteghe, peste come ligustro e tutte ansanti. Ma il più bello fu che, appena cessata la battaglia, una delle due chiamò un cieco e messogli in mano un quattrino gli fece recitare la Passione; e quando il cieco arrivò al punto che « Pilato trasse fuori l'Onnipo­tente », la buona bottegaia piangeva come un bambino dalla com­passione.

diegoE magari mentre piangeva con gli occhi, con le mani rubava, o ingannava gli stessi dispensieri, che sono successori di Giuda!

camacho     Ma sentano le signorie, che il meglio viene adesso.

fonsecaUna friggitrice che stava li vicino non poté tollerare tanta santocchieria, essendo stata presente allo scontro appena terminato, e disse fra i denti, (che non avrebbe dovuto): « Bella ipocrisia! Piange sentendo nominare Pilato, dopo tutto quello che ha fatto all'altra!» Non parlò tanto piano che non l'udisse la bottegaia; la quale, schizzando fuori come una leonessa della propria bottega, le venne davanti e le disse urlando una serie di centomila parolacce; e volendo l'altra risponderle, non lo permise, ma voltatele le spalle e tirando su le sottane, le mostrò il didietro, dicendo due o tre volte: « Parla con questo, sporcacciona! » La friggitrice, che in quel mo­mento aveva una padella sul fuoco, piena di olio bollente per frig­gere dei ghiozzi, afferrò la padella e rispose: « Sì, ubriacona, parlerò con questo, che è migliore e più pulito che non siate voi! »È men­tre parlava le rovesciò tutto l'olio della padella sul sedere[1]. La bot­tegaia, urlando come pazza, non trovò pozzanghera d'acqua o di fango da quelle parti in cui non si sedesse, cercando qualche refri­gerio contro lo spasimo delle natiche scottate. La friggitrice, per timore delle guardie, si rifugiò nella chiesa di Santa Caterina, mentre l'altra fu trasportata mezzo morta e a braccia all'Ospedale del Cardinale, dove dovrà essere curata per un bel po' di giorni. Le risate e le beffe della gente furono infinite; quanto a me, per poco non mi soffocavo, a furia di ridere.

licenziato     Meritata punizione! me le diano tutte lì[2]!

diego Quelle baruffe sono per me più divertenti d'uno spettacolo[3].

francescoE per me, no? Per Dio! posso trovarmi al seguito di un duca: mi fermo ugualmente per assistere a quelle baruffe, e sto li finché non hanno finito di pestarsi. Racconterò quel che mi successe una volta a Baeza: una mattina passavo di lì a cavallo diretto a Jaén per un affare importante, e interruppi il viaggio, per quel giorno, solo per assistere alla fine di una rissa fra una mulatta e una ragazza di bell'aspetto, e non mal vestita, che si scontrarono in piazza. Era arrivato sulla piazza stessa un carico di ciliege amarene, e la gente del posto si affollò attorno, e chi comprava due libbre di ciliegie, e chi quattro. Fra gli altri venne la suddetta ragazza di bell'aspetto, con in mano una sporta, per comprare come gli altri. Dietro di lei c'era una mulatta, che allungava un cesto, sopra la testa della ragazza, gridando al venditore di venderle non so quante libbre di amarene, per don Juan, suo padrone. La ragazza la pregò più volte che non le picchiasse in testa con la cesta, e stesse un po' ferma, finché, vedendo che l'altra faceva ancor peggio, si adirò e le disse (che non avrebbe dovuto): « State un po' ferma, screanzata, e baciatemi, voi e il vostro padrone, dove non mi batte il sole ». Non l'aveva ancor finito di dire, che la mulatta, donna nerboruta, lasciò cadere la cesta e le saltò addosso rovesciandola per terra; e alzatele le gonne e scopertole il didietro, vi stampò sopra cento e più baci, mentre la teneva ben ferma affinché tutti potessero vedere con co­modo lo spettacolo. E mentre la baciava diceva a gran voce: « Ve­dete come vi obbedisco? Volete che vi baci ancora, e in altre parti? » Alla fine la lasciò andare, più morta che viva dalla ver­gogna, perché si può immaginare quali fossero le risate e le freddure degli astanti. Tornata in sé, la ragazza, piangendo e gridando diceva:

« Giustizia di Dio! Cagna d'una mulatta, il signor Correggitore saprà di questa canagliata e ti farà accoppare a sferzate! » Io che la vidi incamminarsi, seguita da mille ragazzi, e anche da mille uomini, verso la casa del Correggitore, salto giù di cavallo, lascio la bestia al servo, e così com'ero, in stivali e speroni, le vado dietro per non perdere la scena. Entrò urlando, e raccontò come poté la sua di­sgrazia. Il Correggitore, che era un furbone molto intelligente, (lo conosciamo tutti, poiché nacque e vive a Siviglia), l'ascoltò molto serio, facendo il possibile per non ridere, e la consolò prometten­dole giustizia. Io, che ero amico di lui, rimasi lì, e una volta soli ci sganasciammo dalle risa. Poco dopo andò nel suo ufficio e spedì un poliziotto a cercargli la mulatta. Questa arrivò tutta allegra e disinvolta. Interrogata sul caso, parlò così, con somma brevità: « Quella brava donna, signore, mi ordinò che le baciassi dove non le dava il sole, ed io che sono schiava e debbo fare quel che mi co­mandano, non potei fare a meno di obbedirle ». Il Correggitore non poté non scoppiare a ridere, e le rispose che se ne andasse pure e che la prossima volta non fosse tanto obbediente. Restammo tutti a ridere e a commentare la risposta della mulatta; e benché avessi per­duto un giorno di viaggio non me ne dispiacque, poiché mi ero divertito sul serio.

diego    Questa storia è altrettanto buona, se non migliore, di quella della padella.

licenziatoCi dica adesso il signor Galindo che cosa ha veduto, che Dio gli conceda di adoperare sempre bene la sua vista.

camachoCe ne andammo pian piano di li alla piazzetta situata dietro Santa Caterina, dove esiste un'immagine della Madonna chiamata delle Anime, davanti la quale si riuniscono sei o sette, o anche otto ciechi, e tutti hanno il loro da fare per quasi tutto il giorno, tanta è la devozione che c'è a Siviglia per quell'immagine. Mentre sta­vamo lì fermi, vedemmo due ciechi camminare in gran fretta l'uno verso l'altro, e non vedendosi finirono con lo scontrarsi, dandosi una bella zuccata. Mentre ambedue si tenevano la testa con le mani, uno di essi esclamò: « In nome di Dio, messere, si direbbe che non ci vediate! Perché non guardare quello che fate?» E l'altro fece la stessa lagnanza dicendo: « E voi dove avete gli occhi? Nella nuca, io credo! Non vedete dove andate? » Tutti risero vedendo che ciascuno di essi pensava di essere cieco lui solo, ed essi stessi poco dopo risero ancor di più, quando compresero di essere ciechi tutti e due, ché, in genere, quei ciechi sono spiritosi e capiscono gli scherzi.

licenziatoNon avevo detto che il signor Camacho, col suo buon gusto, avrebbe raccolto qualcosa di buono? Ma continui, se c'è an­cora qualcosa.

camachoQuei due ciechi presero posto fra gli altri ciechi, che già si erano sistemati, e mentre alcuni pregavano e altri attendevano che qualcuno li incaricasse di pregare, ci accorgemmo che tre ciechi, accanto a noi, essendo disoccupati, si avvicinavano per conversare fra di loro. Ci venne voglia d'ascoltarli, poiché, ordinariamente, le loro conversazioni sono divertenti, ed avvicinatici udimmo che uno riferiva agli altri le origini della propria cecità. « Ero un bambino di un anno e mezzo, — diceva, — e un attacco di vaiolo, mi raccontava mia madre, che Dio abbia in gloria, mi privò della vista degli occhi. E che occhi! Diceva mia madre che erano un paio di «tulle! »« Un flusso d'umori, — disse un altro, — accecò me. Una sera d'inverno, mia nonna mi ordinò di prendere l'oliera e di andare abottega a prendere mezzo quartuccio d'olio. Ma ne andai tutto allegro, cantando la romanza Bada Zaide, che ti avverto[4] che allora era di gran voga fra noi ragazzi, ed io che avevo una voce stridente da clarinetto, cacciavo certi strilli che echeggiavano in tutta la città. Comprai il mio olio alla bottega, e nel ritorno, non so se per l'umidità o per che altro, non vedevo un palmo di strada; un terribile umore mi cadde sugli occhi; arrivai a casa piangendo; mia madre, per risparmiare i soldi del medico, chiamò una vicina vecchia, di (incile che conoscono le formule magiche, per vedere se ricuperavo In vista. La vicina fece un empiastro e me lo mise sugli occhi, la mattina; e non erano neppure le tre del pomeriggio, che avevo gli occhi ridotti a chicchi d'uva passa, e buona notte! rimasi al buio come sto tuttora. »« Perdinci, colleghi, — disse il terzo cieco, fa­cendo spallucce e sorridendo un poco, — io quando avevo vent'anni,  un mio zio facendo il ruffiano di professione, mi detti alla bella vita con tanto slancio, che a poco a poco la vista andò scemandomi, finché rimasi al buio. » A questo punto uno dei due compari ciechi, fregandosi le mani, scuotendo la testa e leccandosi le labbra, escla­mò: « Per codesto sì che val la pena di diventar ciechi, corpo di Cristo! Il resto è burla! » E l'altro: « Io avrei dato altri due occhi, oltre a quelli che non ho più, per poterli perdere in codesta guerra! »

licenziatoBei bricconi tutti e tre! Il terzo perché restò cieco di quel male, gli altri due perché avrebbero desiderato la sua sorte. Di solito quei ciechi hanno la vista dello spirito simile a quella del corpo!

diego    Scommetto che invidiano tutti il cieco di Lazzarillo de Tormes [5], e si vantano di somigliargli nella malizia e nella scostumatezza.

francescoIl diavolo in corpo hanno quei ciechi, se si dànno alla dissolutezza. Suppongo che tutti conosciamo Briones, quel cieco mancino che sta sempre a recitare le sue filastrocche sulla porta della Cappella dei Re. Costui, l'estate scorsa, sposò la figlia di un'ortolana, grassissima, che sta sulla Salita, ed è nota sotto il nomignolo di Melona. Il pomeriggio delle nozze, il prete aveva appena finito di unirgli le mani, quando il cieco disse che voleva andare immediata­mente a letto. La suocera e gli invitati cercavano di farlo ragionare, dicendogli: « Signor Briones, non sono che le due del pomeriggio, aspetti che venga la notte! » E lui rispose: « Per me, signori, la notte è già venuta; per me non c'è giorno, è sempre notte! Non insistete voglio andarmene a letto! » E l'avrebbe fatto davvero se non fosse capitato, nello stesso momento in cui si ostinava a quel modo, un certo guaio che gliene tolse la voglia. Non lo racconto, perché non è la cosa più pulita del mondo, benché molto spassosa.

diego    Lo racconti, don Francesco, per la mia vita! Non è per niente immorale, e d'altronde il signor Licenziato e questi signori studenti sono gentiluomini di mondo, e non abbiate timore che gli si oscuri il viso di vergogna. Stiano attente le signorie loro, e se non gli pia­cerà se la prendano pure con me.

licenziatoPer me, signor don Francesco, vossignoria può raccon­tare quel che vuole, che non sono tanto stretto d'esofago che qualsiasi cosa mi provochi il singhiozzo.

francescoPoiché dunque piace alle loro signorie, glielo racconterò, con rispetto del loro pudore, così come lo stesso Briones l'ha raccon­tato più volte, con molto spirito, a don Diego e a me. Mentre il cieco si ostinava a ripetere che voleva andare a coricarsi, essendo già notte per lui, cominciò a tirar su col naso, dicendo: « Qui c'è qualcosa che puzza, signori! Che cos'è? Punisca Dio seriamente chi è causa di questo cattivo odore! » Allora la sposa, storcendo la bocca con molto pudicizia, disse: « Sono stata io, me la son fatta addosso! » Udito ciò, il cieco lasciò andare con furia la mano della moglie, che stava per condurre a letto, e saltò su come una tigre chiedendo il proprio bastone e dicendo che voleva andarsene, ma prima di mol­lare quattro bastonate alla porcellona della suocera, che aveva edu­cato sua figlia in quella maniera. Tutti cercavano di placarlo; la po­vera moglie, che era persuasa di aver parlato con molta educazione, piangeva a calde lacrime vedendo il risultato della sua discrezione. Sua madre, invece di consolarla, le voleva strappare gli occhi con le dita e diceva: « Porcella, suina, bestiona, dove avevi il giudizio quando tanta porcheria ti uscì da codesta bocca di fornace? A me è successo qualcosa di simile, almeno cento volte, mentre mi trovavo in un crocchio d'amici, ma ho saputo nasconderlo così bene che venne attribuito a qualunque altra, prima che a me. » In tanto il cieco non voleva sentir ragione, si agitava come un toro e ripeteva mille volte: « Sono stata io che me la son fatta addosso! Vedi un po' la porcellona, figlia d'una puttana! Si sporca peggio d'una vacca, e dice tutta elegante: Sono stata io che me la son fatta addosso! Sono stata io che mi sono cacata addosso, bisognava dire, perdinci, spor-cacciona che non sei altro! Ah, maledetto il diavolo, poteva succe­dere questo un paio d'ore fa, mi sarei impiccato a un trave piut­tosto che sposare una sozzona di questa fatta! » Il cieco imprecava a questo modo e nessuno voleva dargli il bastone che cercava, per paura che se ne andasse; lui allora, senza sapere quel che faceva, si avventò alla porta della stanzetta, ed essendoci subito una sca­letta di legno che conduceva fin giù alla porta di strada, ruzzolò giù dai gradini senza che nessuno potesse far niente per impedir­glielo. Scesero subito tutti, e mezzo morto lo portarono sul letto che aveva tanto desiderato, da cui poi non poté alzarsi per oltre un mese e mezzo; e tuttora gli è rimasto il segno del ruzzolone, perché trascina una gamba che gli è restata zoppa.

diego    Tutte le volte che lo vedo, gli dico ridendo: « Signor Briones, prendete questi due quattrini a raccontatemi come andò il giorno delle vostre nozze. » Si fa pregare un poco, ma poi me lo racconta con molto spirito. E fra le altre cose, mi ricordo che un giorno mi disse:  « Signor don Diego, per la morte di nostro Signore, le garantisco  che quella mattina delle nozze la sposa dovette mangiare nella bottega di sua madre qualche chilo di ravanelli con le foglie e tutto, tale fu il tanfo che le uscì dal corpo! »

licenziatoDomani voglio andare in cattedrale solo per vedere Brio­nes! Non ho mai sentito in vita mia aneddoto più spassoso!

Entrano altri due confratelli, terzo e quarto ficcanaso.

licenziatoOh, mi pareva strano che tardassero tanto ad arrivare al porto i' signor Vozmediano e il signor Robles! Vediamo quali merci ci portano dal loro viaggio. Le sciorini per primo il signor Vozme­diano, e poi verrà la volta del signor Robles.

vozmedianoSignore, sono stupefatto di quel che abbiamo visto oggi il mio compagno ed io. Le due mani non mi son bastate a tutti i segni di croce che mi son dovuto fare! Andavamo per Via dei Fabbri verso la Cattedrale, (il quartiere assegnatoci da vossignoria), quando vedemmo un magnano che stava sulla porta della sua bot­tega limando un freno da briglia; e per un lavoro così vile, era vestito nientemeno che di calzoni e giustacuore di velluto, calze di seta con giarrettiere infiocchettate, e collo di pizzi fiamminghi. Ci fermammo stupiti a guardarlo, e per essere sicuri che si trattava di un fabbro e non di una visione, ci avvicinammo e con la scusa di domandare il prezzo di un morso per cavallo che ci ordinava di comprare qualcuno del nostro paese, rimanemmo per un bel pezzo a osservarlo, quasi non credendo ai nostri occhi che un mestiere, che ragionevolmente ha richiesto, finora, un grembiule di grosso cuoio e un vecchio vestito di pelo di capra, esiga invece adesso, per la dissolutezza dei tempi nostri, che l'operaio che lo esercita con la lima in mano sia vestito con l'eleganza di un gentiluomo di gran casato il giorno delle sue nozze!

licenziatoÈ uno dei peggiori abusi del secolo in cui viviamo! Solo pochi anni fa, la poca seta che si produceva in Spagna, a Granada, a Murcia e soprattutto a Valenza, bastava per il fabbisogno nazio­nale e ne avanzava. Oggi non basta tutta la Cina e tutte le province d'Italia, tanto è diventato comune l'uso della seta! E ciòè talmente diverso da quel che accadeva al tempo dei nostri antichi, che una contessa di Haro, (fondatrice o rinnovatrice dell'insigne casato del Connestabile di Castiglia), racconta nella sua storia che quando la visitava un gentiluomo e le chiedeva di presentarlo alle due figliole da marito che la contessa aveva, ne usciva prima una con un abito vecchio di velluto verde, e rimasta un po' di tempo nel salotto, se ne andava; e quindi la seconda figlia vestiva lo stesso abito verde, per entrare a sua volta nel salotto.

francescoProprio quello che succede oggi a Siviglia, dove non c'è moglie di artigiano da quattro soldi che non vada in giro con man­tello di lustro da dieci ducati, e spesso anche con ricami che val­gono altri due o tre ducati!

diegoCodesto non mi meraviglia quanto il vedere che quelle donne portano quei leggeri mantelli in pieno inverno, quando gelano anche gli uccelli e noi uomini foderiamo di felpa e baietta le nostre cappe di panno, e ancora ci sembra di esser poco protetti. Si vede che quelle donne sono più calde; e certo son più coraggiose, perché quando ci sono funzioni solenni e giubilei, non temono di mesco­larsi alla folla con quei veli di seta fina, col rischio di farseli strap­pare e persino ridurre a brandelli, come spesso gli capita.

roblesStiano a sentire le signorie loro quel che ci accadde di vedere e udire poi. Raccontate, Vozmediano!

vozmedianoLasciammo la tenda del magnano facendoci la croce per quel che avevamo visto, ed entrati per via del Serpente c'imbattem­mo in un mio amico merciaio che ha un negozio di seterie in via dei Setaioli. Gli raccontammo, meravigliati, quel che avevamo visto, ed egli ridendo ci rispose: « Di codesto vi meravigliate? State a sentire, e vi stupirete ben di più. Circa dieci o dodici giorni fa, un sabato pomeriggio, spunta nella strada un facchino, vestito al modo dei facchini, di rozza stoffa di lana, col suo bravo rotolo di corda sulla spalla. Entra nella mia bottega e mi chiede calze di seta cremisi. Gli rispondo che non ne ho, ma ne ho di altri colori, e quello tutto serio mi replica che le ha già di tutti i colori, gli manca solo il cremisi, e perciò voleva comprarle. Rimasi stupito, sospettando che volesse burlarsi di me; e con altri venditori, (che colui visitò finché non ebbe trovate le sue calze cremisi), ci mettemmo d'accordo d'an­dare in giro il giorno appresso, che era domenica, per incontrare quel volgare facchino e controllare se ci avesse voluto burlare. Non ci volle molto tempo per disingannarci, poiché la domenica pome­riggio, andando a passeggiare verso San Diego, vedemmo di spalle un omaccione con calze di seta rossa che quasi scoppiavano, data l'enormità dei polpacci. Stava, con altri due alla sua statura, com­prando del torrone. Vedendo quelle calze io dissi subito: che mi ammazzino se non è il nostro facchino! Calze rosse con giarrettiere di taffettà giallo e fibbie d'argento, con gambe di quel genere, solo un facchino è capace di portarle! Detto e fatto: ci avviciniamo, lo guardiamo in faccia, e vediamo che è lui senz'altro. Vestiva calzoni e giubba di raso azzurro, a spacchi, con fodere di taffettà cremisi, per andar d'accordo con le calze), con tre galloni molto larghi di oro, (falso, suppongo); un enorme colletto di camoscio con gli stessi passamani d'oro, spada e pugnale a uncini argentato, cappello di ala ampia con nastro e fiocco d'argento, e un mantelletto di stoffa mista con tre strisce di raso azzurro. Restammo sbalorditi davanti a tanta assurdità. Io dissi a chi mi accompagnava: perché costui vesta a codesto modo, non è strano che pretenda almeno due reali per tra­sportare in meno di un quarto d'ora da un quartiere all'altro un baule mezzo vuoto, o far rotolare una botte ». Così parlò il negoziante, e ben gli si può credere, poiché lo conosco da tempo o so che è un perfetto galantuomo.

licenziatoCodesto può andar bene per i duchi di Medinasidonia[6], nei cui archivi esiste una lettera del re Enrico[7], che invita un conte di Niebla, antenato dei duchi, a recarsi alla corte per certe feste, prescrivendogli, data la solennità delle stesse, d'indossare una ca­sacca gallonata. Ma i galloni non erano altro che strette strisce di velluto o di broccato disposte attorno al collo e all'estremità delle maniche; e il resto della casacca era di lana o di tela rozza d'Olanda. E questo per una gran festa, ed è un re che chiede ad un gentiluomo di rango così alto di onorarla vestendo tale casacca!

diego   Codesto è talmente vero, signor Licenziato, che ho inteso dire che la casacca stessa si custodisce ancor oggi, come una reliquia, in casa dei Medina.

licenziatoÈ giustissimo; e si dovrebbe persino portarla in proces­sione, più d'una volta all'anno, per le vie di Siviglia, a vergogna dei nostri eccessi.

vozmedianoNon si addolori, signor Licenziato; senta piuttosto, se vuole rallegrarsi un po', il seguito del racconto, fatto dal signor Robles.

roblesSe vossignoria si divertirà come me per quel che ho visto stamani, stia attento a non scompisciarsi dalle risa. Abbiamo visto una vecchia di sessanta e passa anni, con un muso da scimmia, biondona, truccatissima e carica di aggeggi, e, quel ch'è peggio, sposina fresca! Si dice che è molto ricca, e che ha sotterrato tre mariti, l'ul­timo dei quali speziale. Costui teneva un giovincello come garzone nella sua bottega, e la vecchia lo confermò nell'incarico, giacché se ne intendeva dei barattoli. Ma pochi giorni dopo ch'era rimasta vedova, corse voce per il quartiere che se l'intendeva anche troppo col garzone, sicché un prete del Sacrario, uomo zelante e risoluto, li minacciò di denunciarli al Provveditore[8], se non la smettevano di dar scandalo. La vecchia, furba, visto che era già mezzo maritata col garzone, risolse di maritarsi del tutto, e con l'approvazione di santa madre Chiesa. Perché le signorie loro capiscano chi era la sposina, sappiano che, dato da essa il sì con sommo entusiasmo, il prete che li sposava in chiesa del Sacrario si rivolse allo sposo e gli domandò se voleva quella tale in moglie; e prima che il giovane rispondesse, il prete gli sussurrò sottovoce, strizzando l'occhio in direzione della sposa: « Signor Lorenzana, che così si chiama lo sposo, badi bene a quello che fa, ché poi non abbia a dire per tutta la vita che non vide bene »[9]. Ma quel matrimonio rappresentava per lui la risoluzione del problema del vitto, e perciò il giovanotto rispose « sì! ». E subito il prete, meravigliato, gli replicò: « Lo dice proprio sul serio? Beh, tutto sommato sono affari suoi, si arrangi! » A questo punto la vecchia non poté più contenersi, e disse al prete: « Reverendo, ella si vota l'anima all'inferno, mettendo ostacoli al sacramento del matrimonio! Il signor Lorenzana ci ha pensato anche troppo bene. A che serve turbargli la coscienza?» Il prete, fosse sempliciotto o furbacchione, le rispose mitemente: « Signora Luisa de Hoyos, io non ho parlato per cattiveria; ma essendo pastore di anime, compio una delle sette opere di misericordia, ossia il consigliare gli ignoranti ». Intanto si erano adunate lì attorno un duecento persone, che alla fine della cerimonia erano già cinquecento, e tutti si spingevano e si strizzavano per veder meglio la sposa. Fra gli altri c'era una ragazza molto bellina e faceta, la quale, giuntale davanti, scoppiò in una grande risata. Non l'avesse mai fatto! La vecchia, arrabbiata come una vipera, perdette le staffe e le disse: « Perché mi guardi, svergognata? Anch'io sono stata gio­vane, e il mio calcagno valeva più della tua faccia!»-« Anche adesso? » replicò la ragazza. « Anche adesso dev'essere più pulito e più bello di codesto tuo muso! »

diego    Codesta battuta della vecchia, che anch'essa fu giovane come l'altra, non posso crederla, né ci crederò mai. Si dica quel che si vuole, non è possibile, signor Licenziato, che una vecchia racchiona sia stata fanciulla. Mi mettano davanti un po' di erba o d'argilla con cui ogni giorno si fa il vetro, e accanto ci mettano un vaso di Vene­zia, dicendomi: questo si fa con quello; ed io ci crederò. Mi mo­strino in una mano dei piccoli grani simili a quelli di senape, che sono i semi della seta, e accanto del raso o del velluto, dicendomi pure: questo si fa con quello; e io non avrò difficoltà a crederci. Ma che una brutta vecchia abbia potuto essere bambina, un tempo, codesto non posso crederlo davvero!

francescoA me non interessa molto accertare se le vecchie furono o no fanciulle. Quel ch'è certo, per me, è che le fanciulle debbono diventare vecchie. Tutte le volte che penso codesto, mi si stringe il cuore: non c'è bella bimba cosi gradita ai miei occhi né tanto pia­cevole ai miei gusti, che soltanto al pensiero che dovrà diventar vecchia un giorno, non si muti in un secchio d'acqua gelata che mi cade addosso. Sarai vecchia!... Perciò mi fai ribrezzo, per quanto bambina possa tu essere!

licenziatoÈ un fatto che noi uomini ce l'abbiamo non solo con le vecchie, ma con tutte le donne, sparlando di esse il più possibile; e credo che il più delle volte lo facciamo per furberia, cioè per nascondere il troppo desiderio che abbiamo di loro. Ai tempi di Sant'Agostino, un eretico arrivò a dire che la donna non fu creata come l'uomo a immagine e somiglianza di Dio; e un altro eretico disse anche di peggio, che le donne non furono redente dal sangue di Cristo, come lo furono gli uomini!

francesco Io credo che quando gli eretici dissero assurdità e men­zogne come codeste, dovettero aver nel pensiero l'immagine di qual­che vecchia imputridita, perché senza dubbio la vecchiaia fa tale strage nella donna, che muove a pensare a un intervento diabolico, o a dubitare che spaventapasseri del genere siano usciti dalle mani di Dio.

diego    Da parte mia, se ho bisogno di purgarmi il fegato e le budella, mi è sufficiente posare gli occhi, a digiuno, sulla faccia di una vec­chia. Ciò mi provoca effetti più violenti che se avessi preso due once di diagridio o di rabarbaro drogato.

francescoUn amico mio disse una volta che avrebbe voluto essere Dio per un'ora, o che gli fosse ceduto il potere di Dio, per poter torcere il collo, come ai gatti, a tutte le vecchie del mondo, a ogni donna che cominci a decadere e a guastarsi. « Venite uno po' qui, madre: voi servite solo a disturbare. Via, alla sepoltura! Torcerle il collo! » E ben poche ne resterebbero!

diego   Di non so qual regno dell'India, ho udito raccontare che in tutte le preghiere è processioni che fanno ai loro dèi per le loro necessità, vietano che siano presenti le vecchie e che queste pre­ghino, perché temono che gli dèi facciano il contrario di quel che gli chiedono. Tanto alta è l'idea che hanno del buon gusto delle oro divinità!

licenziatoCiò accade nel regno di Biengo; e non solo escludono le vecchie, in tutte quelle province, ma addirittura tutte le donne! Co­munque sia, signori miei, andiamo adagio, poiché se Dio vuole anche noi diventeremo vecchi un giorno o l'altro, e qualcuno ci sputerà in faccia, come facciamo noi adesso con le vecchie.

francescoQuesto no, signor Licenziato; per la vita di quel che più amo su questa terra, se mi venisse in testa che, diventando vecchio, dovessi finire col somigliare a una vecchia, mi butterei prima in un pozzo a testa in giù!

diego   Io non avrei bisogno di fare altrettanto, giacché solo pensarlo mi causerebbe così grande malinconia, che mi spedirebbe al cimitero mille giorni prima che mi spuntasse il primo capello bianco. Che cosa c'è di comune fra i guasti che l'età provoca nel corpo e nell'anima di una vecchia, con quel che succede a un vecchio? I vec­chi non fanno schifo, per quanti anni possano avere. E le donne stesse possono testimoniarlo. Quanti vecchi ci sono talmente puliti, simpatici e di piacevole conversazione, che vederli e trattarli è una gioia! C'è uno zio di don Francesco che ha settantaquattro anni: tutti i suoi denti sono bianchi e belli, ha più forza d'un cavallo, sa dire e gustare una bella freddura. Vorrei fare una scommessa: mi lascerei tagliare ambedue le orecchie, se qualcuno mi presentasse una vecchia settantenne che non fosse ripugnante, con la bocca storta e piena di bava, gli occhi cisposi e sciropposi e il cervello sconnesso a tal punto da renderle impossibile qualsiasi discorso sensato.

licenziatoNon tutti i vecchi dell'età dello zio di vossignoria saranno altrettanto sani, né così svegli e piacevoli a trattare.

francescoNe conosco molti a Siviglia, io, che di vecchi hanno solo gli anni e la saggezza. Per esempio, il mio vicino don Benito de Chinchilla, che ben conosce don Diego. Sfiora gli ottant'anni, e non esiste uomo nel fiore degli anni che sia più simpatico e più ameno nella conversazione. Spesso me lo porto con me in carrozza, solo per trascorrere un pomeriggio divertente. Giovedì scorso scendemmo di carrozza presso la porta dell'Ossario, per fare un po' di moto. E avendo il buon vecchio camminato un bel pezzo con la mia stessa agilità, mi chiese che ci sedessimo un poco; e dopo aver ripo­sato alquanto, con somma gentilezza mi parlò cosi: « Adesso, signor don Francesco, vossignoria, che mi vuol bene, m'insegni con chi e come devo trattare, in questo tempo, poiché, giuro a san Pietro, che non so più tirar di scherma ormai. Se mi comporto da vecchio, in armonia con i miei anni, fuggono da me come dal diavolo; se invece mi comporto da giovane, mi burlano. Se tratto con i giovani mi dicono vecchio libertino; se con i vecchi, litigo sempre, non essendo padrone di dire una bugia, per divertimento, che non me la rinfaccino subito.  Certi  momenti, pensando a questo, mi  sento molto avvilito. Ma subito mi conforto pensando ai beni che la vecchiaia ci concede in cambio di questi guai: infatti, da quando sono vecchio, io vedo di più, posso di più, comando di più, orino più in alto e mi sento meglio». Io allora, conoscendo da molto tempo il suo buon carattere, compresi che sotto questi scherzi c'era qualche altra piacevolezza, e lo pregai di chiarirmi meglio i cinque vantaggi datigli dall'età. « Lo spiegherò a vossignoria, - rispose il vecchio. -Vedo di più, perché prima quando vedevo un uomo ne vedevo uno solo, adesso invece, se non mi metto gli occhiali, mi par di vederne tre o quattro. Posso di più, perché prima saltavo già da cavallo lasciando la sella al suo posto, mentre adesso me la trascino dietro tutte le volte che mi appiedo. Comando di più, perché prima ba­stava che dicessi una sola volta una cosa ed ero obbedito, mentre adesso devo ordinarla sei volte perché mi obbediscano. Orino più in alto, perché prima mi orinavo appena sulle caviglie, e adesso mi orino sulle ginocchia. E finalmente mi sento meglio, perché sto più volentieri seduto che in piedi, come lo vede adesso vossignoria, che ho desiderato di sedermi ». Ridemmo un pezzo per le sua parole; e chiacchierando di molte altre cose, parte scherzando e parte sul serio, passai con lui un pomeriggio incantevole.

licenziatoConfesso che dev'essere davvero simpaticissimo il buon Chinchilla, e che io sarei ben lieto di trattarlo. E non si può negare che l'intelligenza e le forze, al tempo stesso, decadono più tardi nell'uomo che nella donna. Ma ritorniamo alle nostre nozze, signor Robles. Che altro successe alla sposa quando uscì dalla chiesa del Sacrario?

roblesL'attendeva una carrozza chiesta in prestito a un vicino. C'era sulla strada un po' di fango, e per salire senza insudiciarsi la vecchia sì mise una mano davanti e un'altra di dietro e si tirò su la gonna dicendo: « Dio mi aiuti, com'è sudicio tutto questo! » E subito una donna replicò: « E come se è sudicio! Peggio di centomila immon­dezzai! » Ridemmo tutti della malizia, e gli sposi se ne andarono a casa.

francescoLa verità che, senza saperlo, disse quella vecchia, è una delle poche che dicono le donne senza averne coscienza. C'è una che volendo dire che la testa le duole molto, dice: « Sono pazza, questo dolore mi toglie il giudizio » ; il che senza dubbio è vero quanto il Vangelo di san Marco, anche se non le dolesse la testa. Un'altra litiga col marito perché ha ritardato un po' nel venire a pranzo, o per altra sciocchezza che non importa una pagliuzza, e sedutasi a tavola storce la boccuccia e dice che non vuol mangiare un solo boccone. E se il marito le dice. « Mangiate, ve ne prego, si­gnora », lei risponderà facendo il muso: « Sono già sazia, non ho voglia di mangiare», il che è la pura verità, perché aveva già man­giato prima un po' di carne e una scodella di zuppa prelevata dalla pentola. L'ultima veritàè tanto grande quanto le tre anteriori messe insieme: marito e moglie vanno a letto dopo aver litigato; la mat­tina, vedendola sveglia, lui dirà: « Donna Agnese, per la mia vita, voltatevi da questa parte!» E lei gli risponderà tutta seria: « Sì, proprio! Non avevo nient'altro a cui pensare in questo momento! » E infatti stava esattamente pensando alla stessa cosa espressa dal marito in quel preciso momento!

licenziatoEd è da notare che, come ben disse prima vossignoria, quelle quattro verità le donne sogliono dirle senza accorgersi di dirle; ché, se se ne accorgessero, non le direbbero!

francescoL'osservazione del signor Licenziato è esatta. Ma come mai vossignoria, che poco fa difendeva le vecchie, adesso afferma che tutte le donne, in genere, non dicono mai il vero quando parlano? C'è una contraddizione, mi pare.

licenziatoSi tratta di esagerazioni con cui noi uomini, semischerzando, ci vendichiamo delle birbonate che esse talora ci fanno. Dun­que, signor Robles, non successe altro a quel matrimonio di cui vos­signoria ci ha parlato finora?

robles Nient'altro. Lasciammo andare gli sposi ed entrammo in chiesa a sentir messa. E mentre stavamo lì in ginocchio, entrarono in chiesa non so quante donne, e una di esse, mettendosi giusto dietro a me, dopo un po' mi tira il mantello. Mi volto a vedere che cosa volesse, e quella mi dice sottovoce: « Signore, mi si tolga di davanti, ché mi disturba ». Ed io le replicai sullo stesso tono: « Signora, mi si tolga di dietro, ché mi dà fastidio! »

licenziato Sciocchezze del genere sono molto comuni fra le donne. Èperò anche vero che spesso noi uomini commettiamo sciocchezze del genere, senza rendercene conto. Quasi sempre, quando sentiamo qualche cattivo odore, non andiamo forse a cercarlo annusando: « Che puzza c'è qui? » Dovremmo tapparci il naso, invece! Vedi, per esempio, quel che capitò al cieco Briones il giorno delle sue nozze, come si è detto poco fa.

francescoVossignoria ha ragione. Ci sono nel costume corrente molte sciocchezze, ma non ne ridiamo perché sono troppo comuni e praticate da tutti. Bussiamo a una porta; di dentro domandano: «Chi è?» e rispondiamo «Sono io», che è lo stesso che bussare alla porta una seconda volta!

diego    Io ne dirò un'altra, altrettanto buona e comune come codesta. Casca qualcosa dall'alto; e subito noi alziamo gli occhi dicendo: « Chi getta terra dall'alto » E dovremmo invece abbassare gli occhi, non alzarli, affinché la terra non ci cada dentro!

licenziatoCe n'è un'altra, di quelle sciocchezze, e peggiore e più dannosa delle altre, e comune fra la gente altolocata, senza che nes­suno se ne preoccupi. Sua Maestà concede a qualche gentiluomo l'abito di Santiago o di Alcantara; e subito tutti, amici e parenti, gli fanno piovere addosso congratulazioni orali e scritte, come se avesse già l'insegna addosso; e invece resta da fare quel che è più impor­tante e più pericoloso, da cui vediamo centinaia uscire sconfitti[10]. Sarebbe come dare a una donna che soffre le doglie del parto il benvenuto per il figlio ancora non nato e che non sappiamo se nascerà vivo o morto.

Entra solo e turbato il quinto ficcanaso, Vicente zorilla.

zorillaVorrei dirle due parole a quattrocchi, signor Licenziato, su una faccenda d'importanza.

licenziatoChe segreto può esserci, signor Vicente Zorrilla, che non possa confidarsi a questi signori? Ma prima di tutto, mi dica: come mai è solo? Non aveva come compagno Quiñones?

zorillaAppunto di questo volevo parlare, e riferire a vossignoria una disgrazia per cui ci dividemmo.

licenziatoAvrete litigato fra voi. L'altro è grande e di cattivo carat­tere, e il signor Zorrilla suscettibile. Scommetto che la colpa della separazione è di Quiñones.

zorillaNossignore, neppur per sogno. Ora lo saprà vossignoria. Ci venne affidata, (non ci fosse mai capitata!), la parrocchia di Omnium Sanctorum; io feci il possibile per non andarci, giacché il cuore mi diceva: « non andare alla fiera, ché te ne pentirai. » Ma Quiñones accettò con entusiasmo e si ostinò che dovevamo andarci; e con un motivo, ossia che il povero ragazzo era innamorato di una fanciulla, la figlia di uno speziale che abita presso un angolo, dove si gira per andare al convento di Betlemme. Io ignoravo questa sto­ria, finché egli stesso, dopo che facemmo due o tre giri su e giù per quella strada, mi disse chiaro che avessi pazienza perché lui voleva fermarsi in quella via finché la sua bella non lo vedesse o si affac­ciasse alla finestra. Io allora, che non volevo stancarmi, risolsi di aspettarlo seduto su un banco di pietra addossato a una casa giusto in faccia alla bottega dello speziale. Quinones, quando fu stan­co di andare su e giù per la via, si fermò in piedi giusto all'an­golo della casa dello speziale. Sopra di lui c'era una terrazza, sul parapetto della quale, assieme con vasi di fiori, c'era un zucca romana, grande quasi come un orcio peruano. Io la osservavo atten­tamente, meravigliato della sua grandezza, quando vidi che un uomo biondo, non so se il padre o il fratello della ragazza, alzò con ambo le mani la zucca, che come ho detto stava proprio sul parapetto della terrazza, e le faceva cadere a piombo dall'alto ritirandosi poi subito per non esser visto. La zucca doveva essere marcia, al disotto, per l'umidità del parapetto, perché, cadendo a perpendicolo sulla testa di Quiñones che stava sotto, giusto sull'angolo, gli s'infilò fino alle spalle, come se fosse stata un morione. Io stavo lì attonito, senza sapere se sognavo o ero desto; non compresi quel che voleva fare l'uomo della terrazza quando prese in mano la zucca, né quasi mi accorsi di quanto era successo al mio compagno, fino a quando, vedendolo saltare di qua e di là e fare ogni sforzo per togliersi di testa la maledetta zucca, col mantello caduto a terra e dando muggiti come un vitello rinchiuso in una tomba, di corsa andai a chiedere soccorso a qualche passante, che presto se ne radunarono alcuni. Questi però, non avendo visto quello che avevo visto io, lo guarda­vano e non lo soccorrevano, stupefatti di vederlo conciato a quel modo e magari pensando che fosse un travestimento carnevalesco; finché, avvertiti da me, si risolsero a liberargli la testa da quello strano casco, il che però non fu fatto tanto presto che il poveraccio, quando alfine fu liberato, non crollasse svenuto. E in verità se tardavamo ancora lo spazio di un credo, l'infelice sarebbe morto asfis­siato entro quella zucca, giacché lì dentro non poteva respirare. Così, quando gli pulimmo la faccia dai semi e dalla zucca spiaccicata, ve­demmo che aveva gli occhi fuori dell'orbita e le guance paonazze, come se l'avessero strangolato. Tornò in sé e lo trasportammo a braccia alla casa di un barbiere, certo Bermùdez, amico di vossi­gnoria, che abita in quei pressi. Lo coricammo, mezzo morto; ma dopo qualche tempo mi riconobbe, e la prima cosa che mi disse fu che avvertissi vossignoria della sua disgrazia. Egli però non sa la verità di quel che gli è capitato, e non la saprà mai se non gliela racconterò io.

licenziatoIl caso è ridicolo, da una parte, ma non lo è affatto da un'altra, giacché avrebbe potuto costargli la vita.

zorilla            Vossignoria lo veda; e forse non sarà tanto grave il male, o almeno la vista di vossignoria gli farà del bene.

licenziato     Volentieri, andrò subito. Qualcuno vuol venir meco?

francescoTutti verremo, ed io per primo, sia per confortare l'infor­tunato, sia per vedere la zucca.

zorilla            La zucca non la vedranno, perché a quest'ora non ne è rimasta una briciola.

diego     Che cosa ne hanno fatto?

zorilla            È lunga da raccontare. Lo dirò dopo che le signorie loro avranno fatto visita all'infermo, ed è cosa non meno strana di quel che hanno appena udito. Però faccio male a rimandare il racconto, giacché loro troveranno parecchia gente sul luogo dell'incidente, e ciascuno glielo racconterà a modo proprio; sarebbe quindi meglio che sapessero la verità.

licenziatoCe la riferisca, dunque, e brevemente, in modo che non perdiamo tempo, per la sua vita eterna!

zorilla            Quando uscii dalla casa del barbiere per venire qui, notai un crocchio di più di cinquanta persone riunite davanti la spezieria: uomini, donne e ragazzi, tutti in circolo attorno alla zucca, che era per terra, e tutti stupefatti a guardarla. Mi avvicinai e udii un vec­chio falegname, vicino dello speziale, che diceva a gran voce: « Si­gnori miei, quel giovincello passeggiava da molti giorni per il quar­tiere, ed io conosco le cattive intenzioni per cui continuava ad andar su e giù per questa strada. Senza dubbio Iddio ha voluto mandargli, per miracolo, questo castigo dal cielo! » Bastò questo, e subito un fratacchione questuante, grande sbruffone, (lo conosciamo tutti!), afferrò la zucca, e salito su un tronco di pino disteso lì sulla via, cominciò a gridare forte: « Cristiani, questa zucca non è una zucca qualsiasi! Dio l'ha mandata giù con le sua mani per castigo d'un peccatore! Guardatela come reliquia e tremate dei giudizi divini! Io adesso mi recherò immediatamente da un orefice devoto del mio Ordine, che mi faccia un reliquario per questa gloriosa zucca, da appendere davanti all'altare maggiore del mio convento, accanto alla lampada d'argento! Popolo cristiano, fatemi l'elemosina per pagare la custodia di tanta reliquia! » Aveva appena detto, per la seconda volta, «reliquia», quando una vecchia intervenne, dicendo a gran voce: « Ah, padre dell'anima mia, mi dia una pezzetto di questa reliquia di zucca, per le viscere di Dio, che mi darà la vita per risanare dai miei acciacchi! » Un'infinità di donne segui la vecchia, e poi ragazzi e bricconi, e anche uomini dal mantello nero, e per aver un pezzetto della miracolosa zucca assalirono il frate, lo butta­rono per terra e in un attimo, a pugni, si disputarono la zucca, sic­ché alla fine non ne restò neppure un pezzettino. Fu molto che non ammazzassero il frate, tanti furono quelli che gli caddero sopra. Il poveraccio uscì alla fine dal mucchio tutto pesto e infangato nel viso e negli abiti, e privo dell'immagine e della cassetta delle elemo­sine che aveva seco, che sparirono nella mischia assieme con tutto il denaro già raccolto da questuante.

licenziatoE lei, signor Vicente, voleva lasciar per dopo questa parte del suo racconto? In fede mia, mi sembra la parte migliore! Andiamo dunque, signori, prima che sia tardi. Rimanga però qual­cuno per intrattenere gli altri ficcanaso che giungeranno, e gli dica da parte mia che torno subito. Signor Robles, mi faccia il favore, resti qui vossignoria.

roblesRimango, poiché me l'ordina vossignoria. Ma la prego di ordinare che rimanga con me Vicente Zorrilla, affinché mi faccia compagnia e mi guidi poi a visitare l'infermo, perché io non so dove abiti quel barbiere che lo ospita.

licenziatoSignor Zorilla, loro sono vecchi amici, rimangono in­sieme; ma non litighino, come fanno spesso, e anche l'altro giorno, a quanto mi hanno detto.

Escono tutti, eccetto il quarto e quinto ficcanaso, cioèrobles e zorilla.

roblesVieni un po' qua, Vincenzino, adesso che siamo soli. Hai sen­tito quel che ha detto il Licenziato? Io so perché lo ha detto. So che ti vai vantando di avermi burlato, l'altro giorno, e che io rimasi buggerato come una scimmia. Scimpanzé che non sei altro, non sono io capace di metterti dentro una scarpa tutte le volte che voglio?

zorilla            Impresa difficile, davvero, mettermi in una scarpa delle sue! Ci sto dentro io con altri quattordici!

roblesSiamo alle solite: prendermi in giro per i miei piedi. Li ho grandi, e con questo? Mi sono cresciuti per colpa di un'arrabbiatura.

zorillaGrandi soltanto, messer Robles? In verità, se fossero com­mestibili, basterebbero a soddisfare un mercato intero, in giorno di sabato! Non grandi: immensi. E che lo dica il suo calzolaio, che l'altro giorno quando vossignoria gli chiese di fargli una forma, non bastando tutte quelle che c'erano in bottega, mi disse, ridendo come un matto, un istante che vossignoria aveva voltato la testa: « Gliela faccia il diavolo! Ci vorrebbe un intero pino di Segura! »

roblesGià che vi divertite tanto con i miei piedi, fateci sopra una canzonetta, come quella che l'altro giorno faceste sul naso di Rebolledo.

zorilla            La faccia vossignoria, che ha in casa piedi sufficienti per un canzoniere intero!

robles  Perché continua a guardarmi i piedi, petulante?

zorilla            Sa che cosa stavo pensando, signor Robles? Che ella è l'uomo più forzuto che esista in Spagna.

robles  E da che lo deduce, burattino?

zorilla            È chiaro: dal fatto che con una gamba sola ella alza un piede che, se fosse staccato dalla gamba, non basterebbero quattor­dici coppie di buoi a muoverlo.                  

roblesPiantala, cacarello, ché quello che dici non ha né testa né piedi.

zorilla            Codesto non si può dire di vossignoria, che quantunque non abbia testa, in verità ha piedi sufficienti per centomila intingoli. Ma... che odo? Che mi accoppino se questa musica non accompagna quella danza di bambini, che l'altro ieri si stava provando in casa dell'Assessore mio vicino.

robles  È quella senza dubbio, ma tu non ci prenderai parte.

zorillaAdesso lo vedrà!

Mentre dice questo si toglie il mantello ed entra nella danza.


[1] Il testo dice aquella caraza del Gran Turco, ossia:   quel  faccione del sultano   di   Costantinopoli;   paragone   che   rivela  la...   pessima  stampa   che aveva il Gran Turco  presso il popolo spagnolo.

[2]   Modismo  spagnolo, che significa più o meno: « finché tutti i guai capitano lì (cioè agli altri), vengano pure ».

[3]   Il   testo  dice:   fuego de  canas,  che  era   propriamente una  specie  di torneo combattuto fra vari gruppi di gentiluomini a cavallo, armati di lun­ghe e fragili lance di canna (donde il nome).

[4]   Romanza di Lope de Vega, divenuta realmente popolarissima alla fine del secolo XVI.

[5]   Celebre racconto picaresco di ignoto autore (1554), il cui protagonista comincia la sua «carriera» appunto come servo e guida di un cieco.

[6] Una delle  più antiche e illustri casate di Spagna.

[7]   Riferimento ad uno dei quattro re di Castiglia di tal nome.

[8]   Magistrato ecclesiastico che poteva denunciare  gli adulteri al potere civile.

[9]   Nel testo c'è un gioco di  parole intraducibile fra novio, lo sposo, e no vió, non vide.

[10] Dopo che il re aveva concesso una decorazione cavalieresca, l'Or­dine eseguiva una severissima indagine sulla « purezza di sangue » degli «scendenti del candidato, che in qualche caso, per effetto di ciò, veniva bocciato.

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