I fiori di un anno lontano

I FIORI DI UN ANNO LONTANO

I FIORI DI UN ANNO LONTANO

Radiodramma di

UGO RONFANI

Da IL DRAMMA n. 324 - Settembre 1963

PERSONAGGI

PIETRO MARCHI, operaio

LA VOCE DI MARIA, moglie defunta di Pietro

L'ADDETTO ALLE HUMAN RELATIONS

IL CONTROLLORE

IL BARCAIOLO

LA VECCHIA SENZA NOME

IL SINDACO DELLA CITTA' DEI VECCHI

IL MAESTRO

IL PORTALETTERE

LUDOVICO

NONNA MARGHERITA

NONNA GIULIA

IL PENSIONATO CHE GUARDA I TRENI

PAOLA, figlia di Pietro

UN OPERAIO

UN PASSANTE

UNA SEGRETARIA D'AZIENDA

voci di vecchi - voci di operai.

LE MUSICHE

il motivo del lavoro - il motivo del fiume - il motivo del compleanno -

il motivo della sposa morta

Il protagonista del radiodramma I fiori di un anno lontano un operaio che, avendo raggiunto i sessantacinque anni, viene licenziato per raggiunti limiti d et. L'avvenimento, in s trascurabile, invece di capitale importanza per l'operaio. Significa che la sua esistenza trascorsa per quarantanni tra la casa e la fabbrica, con le grandi parentesi delle due guerre, del matrimonio, della nascita della figlia, della morte della moglie viene bruscamente capovolta nelle ragioni e nelle abitudini. Le giornate inoperose dopo tanto lavorare, il silenzio opprimente dopo il frastuono delle macchine che ha scandito il ritmo dei giorni e degli anni, l'intima umiliazione di sentirsi non pi necessario: sono queste le sue nuove pene d'uomo. Il fantasma della vecchiaia lo aggredisce alle spalle mentre, per l'ultima volta, lascia la fabbrica che egli Ha visto ingrandirsi. E quanto in lui c' di ancora vivo si ribella, grida all'ingiustizia. Il viaggio metafisico che il vecchio operaio compie in sogno dopo che, sulla via del ritorno, s fermato a vedere i treni e si addormentato, indica la difficile, talvolta dolorosa presa di coscienza della sua nuova condizione. Quando il treno che avrebbe dovuto riportarlo ai luoghi e ai ricordi dell'infanzia s sar fermato in aperta campagna, e un Caronte che ha le sembianze di un amico morto in guerra l'avr traghettato oltre il fiume, all'approdo della Citt dei Vecchi, l'operaio vivr, deformati dalla paura, alcuni momenti della sua nuova esistenza. Nella Citt dei Vecchi un muoversi di ombre fragili, un intrecciarsi di pietosi espedienti per fingere la giovinezza, un alimentare ostinate ipocrisie per tenere lontani il dolore e la morte. Vane finzioni e inutili ipocrisie: un impulso irresistibile, nato dal precipitare della speranza e dall'offesa rinuncia agli scarsi doni offerti al tramonto della sua vita, lo portano ad abbandonare l'esercito delle ombre e a continuare il viaggio oltre la citt e il bosco, nelle praterie avvolte dalle nebbie. Qui, fra le croci e i cipressi, avviene l'incontro con la moglie morta. Maria, sono disperato dice l'operaio . Vorrei mettermi vicino a te. Dormire, non svegliarmi pi . Invece proprio la moglie morta, lei che non patisce pi le offese della vita, ad indicargli con pazienza, come si fa con i bimbi, le consolazioni del suo nuovo stato, le ragioni che lo trattengono al di l del fiume, tra la folla dei vivi. Fra questi motivi c', predominante, il loro nipotino, al quale il pensionato potr dedicare i suoi giorni e trasmettere le sue esperienze. Un vecchio e un bambino: il cerchio si chiude. E la consolazione l'ultimo approdo del viaggio.

Cos concepito, I fiori di un anno lontano non materia per condurre una polemica sociale. Si sarebbe potuto effettuare un'indagine sul modo con cui l'operaio viene tagliato fuori, nell'attuale societ, dal processo produttivo; protestare per la lacerazione che il brusco allontanamento dalla vita aziendale produce nella sua personalit. In tal caso, per, tutto si sarebbe limitato a una. critica delle regole economiche e dei metodi sindacali che determinano l'interruzione di un rapporto di lavoro, a una denuncia puramente esteriore delle cause che provocano il dramma, intimo e silenzioso, nell'individuo privato delle abitudini fisiche e morali che davano un equilibrio alla sua esistenza. Ne I fiori di un anno lontano, anche se una parvenza di ironia accompagna la descrizione dei servizi sociali di fabbrica, non ci sono altri imputati oltre al Tempo. il Tempo a non avere piet, a portare innanzi la giovent e a limitare lo spazio alla vecchiaia.

Il dramma del pensionato qui, nella sua patetica inutile ostinazione a voler ridurre il Tempo che soprattutto presente e avvenire alla sola dimensione del passato.

soltanto possibile (cos insegna all'operaio la moglie morta) saldare il passato e il futuro consegnando il proprio affetto e le proprie esperienze ai giovani. In questa donazione che non attende ricompensa, il vecchio pu trovare la ragione di vivere.

U. R.


(Apertura con il motivo del lavoro ; musica elettronica su un tema ritmico insistito, come l'ansito concorde di molte macchine. Da questo motivo si staccano infine, sempre pi forti fino al primo piano, i rumori di una grande fabbrica di montaggio di automobili: torni, fresatrici gru, cinghie di trasmissione, magli, gruppi per saldatura autogena).

La Voce di Segretaria (da un altoparlante, sopra i rumori delle macchine) Prima catena di montaggio, reparto 38 B. Reparto 38 B, attenzione. Il caposquadra Pietro Marchi alla sezione personale, ufficio U. R. (Stacco) Attenzione, il caposquadra... (Missa con).

Pietro Ehi, di ricevuto.

L'Operaio Sei diventato importante. Che cosa vorranno?

Pietro Che cosa? Pensaci, non difficile. Di un'occhiata, intanto.

L'Operaio Bene, Pietro.

(I rumori di officina missano con il motivo del lavoro ; questo si affievolisce, diventa un sibilo, si riduce all'ansito di un ascensore. Poi i passi pesanti di Pietro sulle scale e nei corridoi).

La Voce di Segretaria (dall'altoparlante, pi aggraziata) Informiamo che l'ufficio U.R. ha organizzato, per domenica prossima, una gita sociale alle Cinque Terre riservata agli impiegati dipendenti. Le prenotazioni si ricevono fino a tutto venerd. Possono parteciparvi anche i familiari degli impiegati dipendenti.

(Dopo il tintinnio di una porta a vetri si passa dall'altoparlante alla voce diretta: segno che Pietro arrivato).

Pietro Pietro Marchi. Mi avete chiamato.

La Segretaria (al dittafono) Dottore, c' il caposquadra Marchi.

L'Addetto alle Human Relations (voce ricevuta al dittafono) Faccia entrare.

La Segretaria Di l. Il dottore l'aspetta.

(Tempo di silenzio per eseguire).

L'Addetto Caro Marchi! Venga! Sieda, la prego. Una sigaretta? (Ridendo) Ah, capisco. Lei crede... Nei reparti proibito ma qui, se vuole... Fumi pure liberamente. Come se fosse a casa sua.

Pietro Grazie. Fumo soltanto la pipa.

L'Addetto Un fumare sano, bravo. Ma non stia l, sull'orlo della poltrona! Comodo, comodo!

Pietro Ho la tuta sporca d olio, non vorrei...

L'Addetto Che cosa dice! Come a casa sua, le ripeto.

Pietro (ride) A casa mia! Crede che mia figlia, a casa, mi lascerebbe sedere in tuta nella poltrona del salotto? Sentirebbe che strilli!

L'Addetto Sua figlia. Gi, lei vedovo, Marchi, vero? Ho qui la sua pratica, guardi. Una pratica voluminosa.

Pietro Sfido: pi di quarant'anni!

L'Addetto Gi. E cos'era la fabbrica, quarant'anni fa? Lei uno che se lo ricorda, eh?

Pietro B, gli inizi... Non si sapeva se il mondo sarebbe andato ancora in carrozza o se avrebbe preferito l'automobile.

L'Addetto E invece, caro Marchi, ha preferito l'automobile.

Pietro Il progresso.

L'Addetto Sono gli uomini come lei che fanno il progresso. Non ce ne dimentichiamo, sa? E anche quando viene il momento...

Pietro (reazione immediata) per questo, allora. Lo sapevo.

L'Addetto Marchi! Che cosa le prende? Che pensa mai?

Pietro Ho sessantacinque anni. Suonati. questo?

L'Addetto (in fretta) S :ha sessantacinque anni. E io ho l'incarico, caro Marchi, di fare a lei, uno fra i collaboratori pi anziani e fidati, i migliori auguri dell'azienda. Perch scuote il capo?

Pietro Perch sbagliato.

L'Addetto Sbagliato?

Pietro Lei parla bene. Oh, se parla bene! Ma sbagliato lo stesso. Non sa che bisogna lasciarli stare quelli come me, gli anziani? Cosa crede: che nonlo sappiamo di essere vecchi?

L'Addetto Le assicuro che... Lei ha compiuto sessantacinque anni e io ho voluto farle gli auguri, personali e dell'azienda. Tutto qui.

Pietro Capito. (Una pausa) Avanti, dica.

L'Addetto (sconcertato) Gli auguri perch possa vivere a lungo, serenamente. Siete rimasti in pochi, voi pionieri. E il programma dell'azienda - la sua politica, direi - quello di preoccuparsi del vostro avvenire, anche quando lasciata la fabbrica...

Pietro C' un preavviso, mi pare.

L'Addetto Di regola quindici giorni. Ma non ha importanza: un mese, un giorno... Secondo le esigenze individuali.

Pietro Allora preferisce staccare subito.

L'Addetto Staccare ?

Pietro Il licenziamento: gi in fabbrica lo chiamano cos.

L'Addetto Noi diciamo congedo , pi bello. Nel suo caso, caro Marchi, congedo per limiti di et .

Pietro Da domani, allora.

L'Addetto In base al contratto lei dovrebbe lavorare ancora quindici giorni. Se per preferisce che il congedo sia immediato, faccia pure. Non perde alcun diritto, un'agevolazione che le fa l'azienda.

Pietro meglio. Contare i giorni, stare a sentire i saluti: un'agonia. Invece uno scompare, e buonanotte.

L'Addetto molto spiacevole?

Pietro Quarant'anni, gliel'ho detto.

L'Addetto (sfogliando delle carte) Guardavo qui, nella sua pratica, per cercare una ragione che giustificasse un prolungamento del servizio.

Pietro (riaccendendosi) Una ragione c'!

L'Addetto Dica. In fondo, se potessi agevolarla...

Pietro (c.s.) Senta: ho sessantacinque anni, vero. Ma non mi sento vecchio, sa? Non mi sento vecchio, parola. Guardi la tabella delle assenze, guardi. Un'influenza, tanti anni fa. Due giorni nel '56, quando mor mia moglie. E basta. Sono forte, me la sento ancora.

L'Addetto Questa non una ragione, caro Marchi. La regola : a sessantacinque anni. Ci fossero motivi di famiglia, situazioni economiche particolari... Ma lei vedovo; ha una figlia sola, sposata; una discreta pensione... Proprio non vuole goderseli in pace, questi anni?

Pietro Ma, non so. Il fatto che uno si abitua. Sempre la stessa strada, la stessa gente, gli stessi rumori. La mensa: si parla, si ride. Le auto nuove che passano davanti agli occhi sulla catena di montaggio. Se gli levano queste cose uno si sente come un rottame.

L'Addetto Vi siete affezionati troppo, questo il male.

Pietro Quarant'anni: un vizio.

L'Addetto La vita non tutta qui, sa? (Una pausa) Animo, caro Marchi, animo! Guardi, vede quella carta appesa al muro? una pianta della citt. E quegli spilli con la capocchia rossa, li vede? Sono tutti i nostri pensionati, sparsi nella citt. Guardi, metto uno spillo qui, nel suo quartiere, proprio sopra la sua casa. Sa perch?

Pietro Perch sono un ferrovecchio.

L'Addetto No, perch vogliamo continuare ad occuparci di lei, sapere come vive, informarci sulla sua salute e sulle sue necessit.

Pietro Il panettone e la maglia di lana a Natale.

L'Addetto E la mutua aziendale, le gite del gruppo anziani, le gare di bocce... Un'organizzazione assistenziale al servizio dei nostri dipendenti.

Pietro Quello spillo, ha visto? Da un momento all'altro sono diventato uno della Citt dei Vecchi.

L'Addetto Una citt di gente serena, direi. Noi provvediamo a tutto. Finir per trovarsi bene, vedr. E se qualche volta, come succede soprattutto in principio, si sentir un po' - come dire? - sfasato, si faccia vedere. Qui, caro Marchi, trover sempre degli amici. S, inutile che scuota il capo : degli amici. L'azienda non dimentica che lei uno dei pionieri; che l'ha fatta anche lei, la prima automobile. Su, che le prende adesso?

Pietro Niente. Pensavo a quell'automobile. Sa che fece meno di duecento metri e poi si ferm?

L'Addetto Poi, poco per volta, eh? Pu essere fiero. L'ha fatta anche lei, questa fabbrica.

Pietro Oh, non ho fatto niente, io.

L'Addetto L'ha fatta anche lei, ripeto. Senta, sa che le dico? Fra un paio di mesi torna da me, e io le faccio visitare il nuovo reparto di montaggio. quasi finito, e lei lo vedr prima del ministro. Intesi?

Pietro Grazie. Mi baster vederlo di fuori, dai cancelli. Non voglio dare del disturbo.

L'Addetto Disturbo? Un piacere!

Pietro Quando si vecchi bisogna mettersi da parte. Stia tranquillo, dovr occuparsi di me soltanto il giorno in cui toglier quello spillo sulla carta.

L'Addetto (contrariato) Tutti cos, questo modo di mettersi da parte, di diventare ombre, di tacere. Perch ci rimproverate? colpa dell'azienda se il tempo passa, se i vostri figli vengono qui a cercare lavoro?

Pietro Non colpa di nessuno. l'abitudine di vivere in fabbrica, per anni e anni. Uno si sente vuoto, dopo. Come un malato, senza energie, senza forze.

L'Addetto Noi facciamo il possibile.

Pietro Lo so.

L'Addetto Bene. (Stacco) Allora, non vuole fare questi ultimi giorni qui con noi, nella sua fabbrica?

Pietro No.

L'Addetto Domani?

Pietro S.

L'Addetto Deve ancora salutare gli amici. Faccia presto, o se ne andranno. Il suo turno sta per finire.

Pietro Meglio. Domani non mi vedranno pi, e sapranno che ho cominciato a fare il signore.

L'Addetto Come vuole. E si ricordi, lei fa sempre parte della famiglia.

Pietro Lo so, lo spillo.

L'Addetto La manderemo a chiamare nei prossimi giorni, per la liquidazione.

Pietro Bene.

L'Addetto Devo essere sincero? Avevo sperato che la prendesse meglio.

Pietro Oh, non ci faccia caso. Il primo momento, poi mi abituer.

L'Addetto Glielo auguro.

Pietro (dietro al suo ricordo) Sa che cosa fece l'ingegnere quando la prima macchina, fatti duecento metri, - paf! - e si ferm in fondo al cortile? Ragazzi, - disse - o ci tiriamo su le maniche o finiamo tutti a chiedere l'elemosina . Prese qualche chiave inglese e and lui stesso a smontare il motore.

L'Addetto Un grand'uomo.

Pietro Povero ingegnere, neppure uno spillo sulla carta. Basta, levo il disturbo.

L'Addetto Buona fortuna, caro Marchi. E torni, si faccia vedere!

(Esecuzione rovesciata dei rumori di ambiente proposti in apertura: porte uno e due che si chiudono, i passi dell'operaio nei corridoi, sulle scale).

La Voce di Segretaria (al microfono, sovrapposta ai rumori) L'ufficio statistica ha dedotto dagli ultimi calcoli che la produzione ha raggiunto nel mese scorso una cifra record. Le maestranze possono essere orgogliose di questi risultati, che confermano la fiducia del mercato nella SAFAT e premiano la loro bravura. Felicitandosi per il nuovo successo, il presidente del consiglio di ammin...

(La voce viene risucchiata nella tromba dell'ascensore e coperta dai rumori della fabbrica. Si ode l'urlo prolungato di una sirena che indica la fine del turno di lavoro. Il volume dei rumori di fabbrica si abbassa e l'urlo della sirena si dissolve mentre ritorna il motivo del lavoro . Dopo alcune misure tale motivo assume un andamento melodico, sottolineando cos simbolicamente lo schiudersi dei cancelli dello stabilimento. Si odono scoppiettii di motorette, clacson, campanelli di biciclette. Voci di operai dicono frasi come queste: E muoviti! - Sentito? Produzione record. Ma allora 'sta gratifica? - Svendono le angurie, la fine d'estate - Fa ancora caldo - Pescare? Che cosa vuoi pescare, se c' la magra? - Guardalo! E pigliami sotto! - Lei dice che il frigidaire non consuma, figurati! - Salutami tua sorella - Al Lux c' Marilina, scherzi? . Sono frasi appena abbozzate, che si sovrappongono e si dissolvono in 3 P - In 2 P si sente dire: Vai a piedi, Pietro? - Salute, Pietro . Via le voci, in crescendo i rumori della strada)

L'Operaio Sei a terra?

Pietro Eh?

L'Operaio Se hai bucato: vai a piedi.

Pietro No. Per fare due passi.

L'Operaio Pietro, ci ho pensato.

Pietro Che cosa?

L'Operaio Quando ti hanno chiamato su, in direzione. Che cos'hanno da dire a Pietro? Bene cos'avevano?

Pietro Avevano che mi hanno licenziato. (L'Operaio fischia) Sessantacinque sulle spalle. Sono vecchio, per la ditta.

L'Operaio Vai a piedi per questo, Pietro?

Pietro Me ne frego.

L'Operaio Va l, che non te ne freghi. Me ne fregherei io, non tu. L'hai sposata, tu, la fabbrica.

Pietro E da domani la pianto. Divorzio.

L'Operaio Consolati; adesso hai un sacco di tempo per pescare.

Pietro Pescare? Annoiarmi.

L'Operaio Facciamo il cambio, allora. Io mi annoio e tu vai in fabbrica, al mio posto.

Pietro Sei un vecchio, tu?

L'Operaio Si capisce. Ho fatto la Grecia, io. (Breve stacco) Allora, con stasera: chiuso?

Pietro Chiuso. Gliel'ho detto, a quelli di sopra: Facciamo presto . Per quello che me ne frega.

L'Operaio Nel reparto non lo sanno?

Pietro No. Diglielo tu, domani. E salutali.

L'Operaio Va bene, tu non prendertela. Ci farai l'abitudine. Chi non si abitua a fare niente? (Breve stacco) Se monti facciamo la strada insieme.

Pietro No, voglio andare a piedi fino al cavalcavia. Ne ho del tempo, adesso.

L'Operaio Sei un signore, Pietro. Ti metti in cima al cavalcavia, con le mani in tasca, e guardi passare i treni. Bello. L'ho fatto anch'io una volta che avevo litigato con Piera e non avevo voglia di tornare a casa. Passavano i treni e la rabbia sbolliva: fumo. Bene, scappo. Ciao vecchio. E ricordatelo: sei un signore!

(Si allontana fischiettando il motivo di una canzone di soldati).

Pietro (prova a riprendere il motivo, ma s'interrompe quasi subito. A se stesso:) Sei un signore . Prendiamola come viene.

(I suoi passi sull'asfalto. I rumori della strada. Il sibilo di un treno lontano)

Un giorno vado a Prati Rossi. Quando vendemmia. Ci resto due giorni, sabato e domenica. Una settimana. Quanto ne ho voglia, ci resto. Come guardare i treni, con le mani in tasca . Non mi sono mai seduto su una panchina a guardare i treni. Prati Rossi: perch non ci sono mai tornato? (Ancora qualche passo, poi appoggia la bicicletta a un muretto e si lascia andare, un po' ansante, sulla panchina) Con permesso.

Il Pensionato Comodo. Tanto me ne vado appena arriva il diretto delle 7,10. Lo sente? Sta entrando in stazione.

Pietro Aspetta qualcuno?

Il Pensionato Aspetto il treno.

Pietro E basta?

Il Pensionato Chi vuole che aspetti? (Sottovoce) Sa da dove arriva il treno delle 7,10?

Pietro Non sono pratico.

Il Pensionato Gi, lei uno che lavora. Chiuso in fabbrica, poveretto. Si vede dalla divisa. (Ancora sottovoce) Il treno delle 7,10 viene dalla Riviera.

Pietro Ah!

Il Pensionato E porta quegli odori: di garofani di pesce. Sa qual l'odore di stagione?

Pietro No.

Il Pensionato Peperoni. Sono nato in Riviera, me ne intendo. Peperoni gialli, di Albenga, grandi cos. (Annunciato da un fischio il treno entrato in stazione. Ansito della locomotiva sotto pressione) Li ha mai mangiati, i peperoni di Albenga? Buoni, eh? Lo sente l'odore, in mezzo al fumo? Io lo sento, sar perch sono nato da quelle parti. (Stacco) Bene, andiamo a casa. Buonasera. (Passi via).

Pietro Buonasera. (Stacco) Peperoni, di Albenga. Ha buon naso, il nonno. Avrei voluto chiedergli se sentiva odore di uva, di vino delle Langhe. Chiss a che ora passa il treno delle Langhe. Il nonno doveva saperlo. Devo tornarci, ci torno per la vendemmia.

(Il monologo s'inceppa, l'uomo lotta con il sonno)

Uva delle Langhe, vino. Mah... C' un solo odore, per uno che ha passato la vita in fabbrica: olio bruciato, fumo. In questo fumo... devo trovare... l'odore... delle Langhe.

(Sbadiglio. La locomotiva emette un lungo sibilo. Colpo di fischietto, poi il treno parte. Mentre Pietro finisce il monologo il rumore del treno, ormai lanciato, perviene in 1 P. Missaggio, stabilizzazione in sottofondo. Sospiro di benessere)

Corre forte, eh? Al giorno d'oggi, anche i treni non scherzano. Smania della velocit. Non viaggiavo pi da molti anni. Il lavoro, capir. SAFAT, automobili. Mansioni di fiducia. Sa che non mi ricordo di aver fatto un giorno di ferie? Capir, noi anziani l'abbiamo vista nascere, la fabbrica. Queste mani, guardi: hanno fatto la prima SAFAT sei cilindri. Duecento metri e - paf! - si ferm. Una storia di quarant'anni fa. Appena entrato in fabbrica facevo il battilastra. La mia strada l'ho fatta, non lo nego. Ma stata dura, sa? (Stacco) Ormai al paese mi daranno per morto. Avevo dieci anni: no, aspetti, dodici. Mio padre fa: vendo tutto e vado in citt . Prende un albergo: Le quattro nazioni , si chiamava. Lui in cantina tutto il giorno, a cantare e a sistemare il vino delle Langhe. E se non cantava beveva; era fatto cos, un'anima allegra. E mani bucate, mia madre lo diceva sempre. Venivano dal paese, si sedevano alla nostra tavola, mangiavano, bevevano. E finivano a pancia piena sotto il tavolo. Buono, ma con le mani bucate. E malato di nostalgia. Vede queste colline rosse, con i canneti, le vigne? Lui le aveva sempre dentro, ci soffriva.

(Un silenzio riempito dallo sferragliare del treno)

Dur dieci anni, poi vendette la baracca. Io entrai in fabbrica, avevo la passione dei motori. Era finita la guerra, gli operai facevano cagnara. Avevano un sacco di ragioni, ma anche i padroni non avevano torto. Tempi duri; sa che su tre macchine uscite dalla fabbrica due non volevano partire? (Ride) Oh bella, mi metto a raccontare la mia storia e lei deve sentirla! Pensare che di solito non dico tre parole in croce. Questa voglia di chiacchierare: mi capita per la prima volta. Sar perch torno al paese, libero. Sono in pensione. Sessantacinque. Non ho aspettato un giorno di pi, sa? La mia parte l'ho fatta. Perch stare a faticare ancora, scusi? Adesso posso andarmene in giro per il mondo, tornare nelle Langhe, far vedere che sono ancora vivo.

(Stacco.)

Non le dico le feste, quando hanno saputo che me ne sarei andato. La vecchia guardia se ne va . E gi, giusto largo ai giovani. La mia parte l'ho fatta. (Stacco) Devo abituarmi, si capisce. Trovarsi dopo quarantanni senza far niente, ma proprio niente, sa? Staccare di colpo... Gira la testa, come quando si ha una sbornia. Capisce che cosa voglio dire, signore? Soprattutto quando uno vedovo, come me, tagliato fuori dalla vita degli altri. Non si pu giocare a bocce tutto il giorno, le pare? O andare a vedere i treni, che partono, che arrivano. Giornate lunghe, bisogna abituarsi.

Il Controllore (dopo avere aperto la porta dello scompartimento) Biglietti, prego. Il suo, signore?

Pietro (spaventato) Ma... non ho biglietto, io...

Il Controllore Perch?

Pietro Non... non so. Mi hanno detto che questo era il treno delle Langhe e ci sono salito. Non so perch l'ho fatto.

Il Controllore Capito. Allora va bene cos, lei pu viaggiare senza biglietto.

Pietro Oh, grazie! (Sorpreso) Ma lei... Non possibile!

Il Controllore Prego?

Pietro Sono diventato matto! Pensi che guardandola, per un momento ho creduto... Proprio la stessa faccia.

Il Controllore Di chi?

Pietro Del dottor Moroni!

Il Controllore Mai conosciuto.

Pietro Un funzionario della SAFAT, quello che ha regolato la faccenda della mia pensione. Come due gocce d'acqua. Mi sembra di vederla in ufficio, dietro la scrivania.

Il Controllore Si sbaglia. Ho sempre fatto il ferroviere.

Pietro Mi succedono cose strane. Vedo un treno; ci salgo sopra, per caso...

Il Controllore Ma sapeva che era il treno delle Langhe, no?

Pietro S, ma... Poi incontro lei, la guardo e mi accorgo che assomiglia...

Il Controllore Si sbagliato, gliel'ho detto.

Pietro Mi scusi, ma tutto cos strano... (A bassa voce) E quel signore, nell'angolo... Sa che da quando siamo in viaggio che gli rivolgo la parola e non ha mai aperto bocca?

Il Controllore Semplice. Non pu sentirla.

Pietro (inquieto) Non pu sentirmi? Per caso... morto?

Il Controllore N morto n vivo. Guardi.

(Due o tre passi; rumore di una grossa forma di plastica che cade per terra).

Pietro Oh!

Il Controllore Visto? Un manichino. La Compagnia Ferroviaria ne ha messo uno in ogni scompartimento. Il viaggio lungo, e a qualcuno pu far piacere scambiare quattro chiacchiere.

Pietro Molto gentile, ma mi ha fatto un po' paura, sa?

(Per qualche tempo soltanto lo sferragliare del treno).

Il Controllore Allora? Perch se ne sta zitto? Non aveva una gran voglia di parlare?

Pietro No... cio... Capir, in fabbrica non si poteva aprir bocca. Il fracasso delle macchine, come all'inferno. L'ho ancora nelle orecchie, quel fracasso.

Il Controllore Coraggio, adesso pu sfogarsi.

Pietro Ma adesso tutto cos strano... che cosa sta succedendo?

Il Controllore Niente di particolare, glielo assicuro.

Pietro Perch rallentiamo?

Il Controllore Perch siamo arrivati.

Pietro Qui? In aperta campagna?

Il Controllore In aperta campagna. Adesso dovr andare avanti a piedi. (Il treno ha rallentato, si ferma) Scenda. Le indicher la strada. Scenda, mi sente?

Pietro Mi dica, che cosa sta succedendo?

Il Controllore Lo sa bene, perch me lo domanda?

Pietro Ma non so nulla! Sono posti che non conosco. Non sono le mie Langhe, queste!

Il Controllore molto semplice. Per arrivare baster che cammini in questa direzione.

Pietro Arrivare? E dove?

Il Controllore Dove lei desidera. Sempre diritto. In fondo incontrer degli alberi, pioppi. Poi il fiume. Capito?

Pietro (in un soffio) S.

Il Controllore Sulla riva trover il barcaiolo. Lo traghetter sull'altra sponda. E sar arrivato.

Pietro (c.s.) S.

Il Controllore Vada allora. Addio.

(Affiora, esile e lento, il motivo del fiume . una musica nordica, piena di malinconia. Arriva in 2 P, poi si affievolisce mentre si ode l'abbaiare di un cane).

Pietro (a piena voce) Ehi! Dico a voi, barcaiolo!

Il Barcaiolo (voce cavernosa, di lontano) Vengo! (Passi su terra battuta che si incrociano. Il cane riprende ad abbaiare). Niente paura, non morde. Va' a cuccia! (Stacco) Salve a te. Devi andare dall'altra parte?

Pietro Cos mi hanno detto.

Il Barcaiolo Mmmh. Andiamo allora. (Stacco) Andiamo, ti dico. Perch resti l impalato?

Pietro Un momento, barcaiolo. Fermati, lascia che ti guardi.

Il Barcaiolo Avanti, fa presto.

Pietro cos. La mia vista non pi buona, sono passati molti anni, ma di te mi ricordo. Nel '18, sull'Isonzo.

Il Barcaiolo Hai memoria.

Pietro Aspetta. Non so il tuo nome, non l'ho mai saputo. Ma mi ricordo. Genio, eri del Genio. Traghettavi la truppa. Noi del quarto battaglione fummo gli ultimi. Ci sparavano contro. Il ponte salt, e tu... Hai sentito male?

Il Barcaiolo Non molto.

Pietro L'acqua divent rossa. Credevo che ti avessero spacciato.

Il Barcaiolo Allora: dobbiamo andare?

Pietro Andiamo. Abiti qui?

Il Barcaiolo Quella la mia casa.

Pietro Ma un carro ferroviario, un pezzo di tradotta! Come arrivata fin qui, in riva al fiume?

Il Barcaiolo Non so. Mi sono ritrovato qui, dopo.

Pietro E quegli stracci?

Il Barcaiolo Guarda bene. Non sono stracci, sono divise.

Pietro Le nostre divise!

Il Barcaiolo Se ne trovano ancora, dall'altra parte. Le raccolgo e poi le vendo. Ai musei.

(Stacco)

Facciamo presto, prima che diventi buio.

Pietro molto grande, questo fiume. Non si vede l'altra sponda.

Il Barcaiolo C' un po' di nebbia, per questo non la vedi.

Pietro grande, pi dell'Isonzo. Non dev'essere allegro d'inverno, senza vedere anima viva.

Il Barcaiolo Vengono, vengono anche d'inverno. Vorrebbero andare dall'altra parte ma non si pu, il fiume in piena.

(Sciacquio della barca che si stacca dalla riva, colpi di remo sull'acqua. Riaffiora il motivo del fiume ).

Pietro Mi ricordo l'ultimo bagno, quand'ero ragazzo. Il Belbo era gi cresciuto per le piogge. Mi prendeva paura, scappavo a rivestirmi fra le canne gialle. Ed era l'ultimo bagno.

Il Barcaiolo Cose passate. Dimenticale.

Pietro Perch?

Il Barcaiolo Non servono pi. Un peso inutile. Bisogna essere leggeri, per arrivare dall'alta parte.

Pietro Dicevo cos perch a trovarmi qui, sul fiume, mi sono rivisto ragazzo.

Il Barcaiolo Questo non il fiume dell'infanzia, Pietro.

(I colpi del remo nell'acqua alta)

Vedi quel verde, l in fondo?

Pietro Riposa gli occhi. un bosco?

Il Barcaiolo Salici e betulle, gli alberi del fiume. In mezzo c' la citt. Fra poco la vedrai.

Pietro Una citt in mezzo agli alberi. Bello.

Il Barcaiolo C' molto silenzio e molta quiete! come vivere sotto una campana di vetro verde. Bada, dovrai parlare sempre sottovoce.

Pietro Va bene,

Il Barcaiolo Non sei abituato, vieni dalla fabbrica. Ma dovrai sforzarti. gente che non vuole sentire gridare; si chiuderebbero in casa. E sta' attento a non calpestare i loro fiori, ci tengono molto.

(Stacco)

Un'altra raccomandazione. Vedrai delle fotografie, nelle loro case. Bene, non domandare mai di chi sono. E non parlare mai di bambini, capito? Sono le regole per i nuovi venuti.

Pietro Sono lunghe le giornate, nella citt?

Il Barcaiolo Perch vuoi saperlo?

Pietro Adesso che non lavoro pi mi sembra che il tempo non passi mai. Come quando si cammina al buio.

Il Barcaiolo Ti abituerai. Anzi, vorrai che le giornate non finiscano pi.

Pietro Non mi annoier?

Il Barcaiolo No. Farai come tutti loro, all'alba sarai gi in piedi perch le giornate ti sembrino pi lunghe. Sulla riva c' un pescatore, lo vedi? Tutti i giorni nello stesso punto. Non prende niente, non c' pesce, l. Ma ci ritorna, tutti i giorni nello stesso punto. Vede il tempo che passa nell'acqua.

(Mentre un oboe riprende, pianissimo, il motivo del fiume voci di vecchi e di vecchie si incrociano in lontananza. Dicono: C' Pietro, arrivato Pietro . Urto del fondo della barca contro i ciottoli della riva)

Eccoci arrivati. Ti porto dal maestro. Lui ti dir che cosa devi fare.

Pietro Ma vero, c' una citt!

Il Barcaiolo La vedi?

Pietro Con le case tutte uguali, di legno colorato.

Il Barcaiolo A un solo piano, senza scale. Con il giardino.

Pietro Rose, girasoli. allegro.

Il Barcaiolo Sai le betulle? Quando si leva il vento sembra che i loro rami suonino.

Pietro Nessuno, di l, mi aveva mai parlato di una citt del genere.

Il Barcaiolo Si capisce, perch nessuno sa che esiste. Io soltanto lo so. Ma sto zitto, se parlassi perderei il posto. E non potrei pi raccogliere le mie divise. un segreto, ricordatelo. Pietro Perch?

Il Barcaiolo Ma, forse perch tutti finirebbero per venirci, se lo sapessero. E la citt sull'altra riva si svuoterebbe, rimarrebbero soltanto i bambini e i giovani, troppo inesperti. E chi fabbricherebbe automobili?

Pietro Nessuno, in fabbrica, pu immaginare un silenzio simile.

Il Barcaiolo un segreto, te l'ho detto. Mi chiedono: Barcaiolo, che cosa c' dall'altra parte? . Dico: Paludi. Rane e zanzare . Non ci sono degli alberi? . Alberi? Paludi, vi dico . (Ride) Hanno la vista corta.

(Stacco)

Oh, il maestro! Buongiorno. Questo Pietro.

Il Maestro (finisce di contare) Sessantatr, sessantaquattro, sessantacinque. Buongiorno a voi.

Il Barcaiolo Tutto bene?

Il Maestro Contavo queste pere, amico mio, perch stanotte il cane ha abbaiato. Doveva esserci un ladro.

Il Barcaiolo Un ladro? Possibile?

Il Maestro (sospirando) Eppure... Dev'essere un uomo goloso, le mie pere lo inducono in tentazione. Ma il cane l'ha fatto scappare e le mie pere ci sono ancora tutte. E quello chi ? Pietro? Il Barcaiolo (sottovoce) il maestro. Saluta!

Pietro Lo so. L'ho riconosciuto dalla bacchetta che tiene in mano, il volto l'avevo dimenticato.

Il Maestro Vediamo un po', Pietro. (Raschiandosi la gola) Sette per nove?

Pietro Sessantatr.

Il Maestro Nove per otto?

Pietro Settantadue.

Il Maestro Dimmi quanto fa... trecentonovanta-sette meno centottantatr?

Pietro Trecentonovantasette meno... Fa duecentoquattordici.

Il Maestro (battendo stizzito la verga) Ma ricordi tutto, assolutamente! Ehi, tu: perch l'hai portato qui?

Il Barcaiolo Io non c'entro. Era segnalato, l'et ce l'ha. E poi hanno gi messo il suo spillo sulla carta.

Il Maestro No, Pietro! Non puoi ricordare tutto, non devi! Altrimenti come potremo tenerti con noi?

Pietro Chiedo scusa; l'ho sempre avuto, il vizio di contare. In fabbrica lo facevo per passare il tempo. Contavo le macchine che mi passavano sotto il naso sulla catena di montaggio, cos ero al corrente sulla produzione. Un vizio.

Il Maestro S, ma adesso basta. Non c' niente da contare, qui. Non c' denaro, solo gli spiccioli per il tabacco o le pasticche digestive. Soltanto io...

Il Barcaiolo Lui il maestro.

Il Maestro (con un sospiro) Vorrei smettere, sapete? Vorrei dimenticare anch'io i numeri, come gli altri. Ma non posso, devo tenermi in esercizio per via degli esami.

Il Barcaiolo Un bel sacrificio.

Il Maestro S, perch contare non serve proprio a niente. Di' un po' Pietro: mai visto un cielo stellato? No? Qui avrai tutto il tempo per guardarlo. Bene, ti salter mica in mente di contare le stelle?

Pietro Perder il vizio. Lo prometto.

Il Maestro Bravo. Le stelle sono una cosa meravigliosa proprio perch noi non possiamo contarle. Ce n'era uno come te. Veniva dalla fabbrica, meccanico. Si chiamava Nicola. Barcaiolo, te lo ricordi?

Il Barcaiolo Quello dei bulloni?

Il Maestro S. Passava il tempo a raccogliere bulloni arrugginiti. Li smerigliava, gli rifaceva il passo, li contava e li ricontava. Poveretto. Lo rimandammo dall'altra parte, ti ricordi?

Il Barcaiolo Mi hanno detto che fa il guardiano notturno in una fabbrica.

Il Maestro Un uomo infelice.

Pietro (titubante) Mi dica, maestro: c' modo di essere felici, qui?

(Un silenzio. Alzando la voce)

Si pu essere felici, in questo posto?

(Un altro silenzio, distrutto dal suono allegro di un violino. Appena abbozzato, il motivo del compleanno ).

Il Maestro Sentite? Arrivano!

Il Barcaiolo B, io devo andare.

Il Maestro Non vuoi restare? Si far festa, per Pietro.

Il Barcaiolo No, tardi. Devo ancora ritirare le mie divise, stanotte potrebbe piovere.

Il Maestro Allora arrivederci.

Il Barcaiolo Arrivederci, maestro. Addio, Pietro.

(Il motivo del compleanno si fa pi distinto, il violino passa dal 3 al 2 P).

Il Maestro Li senti? Vengono qui. Vogliono salutarti, farti gli auguri per il tuo sessantacinquesimo compleanno.

Pietro Di l non si usa far festa. In fabbrica i colleghi non ti chiedono nemmeno di pagare da bere, figurarsi. (Amaro) Se ne ricordano soltanto quelli della Direzione.

Il Maestro Qui invece importante. Vuol dire che sei vivo. Per questo festeggiamo i compleanni.

Pietro bello.

Il Maestro necessario. Di l compiere gli anni non ti importava, si capisce. Avevi il lavoro, la famiglia, gli amici. Qui diverso; qui ti fa piacere, se festeggiano il tuo compleanno. La nostra regola questa: fare il possibile perch nessuno si senta troppo solo.

Pietro Capita spesso?

Il Maestro Capita. il difetto di questa citt: la solitudine. Allora ci si aiuta l'un l'altro, ci si scalda con qualche buona parola. Guai se non lo facessimo: ognuno si chiuderebbe in se stesso come la lumaca nel guscio. E tutto finirebbe: il verde degli alberi, i fiori, le voci, la vita.

(Breve stacco)

Per i casi disperati c' Angelo, il postino. Lo conoscerai, straordinario. (Sottovoce, ilare) Un omino grande cos, ma che cuore! Fa il portalettere per vocazione, il suo mestiere era un altro. Impiegato al Monte Pegni, credo. A te posso dirlo: inventa lui le lettere. Non sempre, s capisce; soltanto nei casi disperati. Come quello di mamma Lucia. Suo figlio non pi tornato. Disperso in guerra. Non si rende conto, poveretta, che ormai disperso significa morto. L'aspetta, vive solo per aspettarlo. Cos il nostro postino ha avuto un'idea; ogni tanto scrive a mamma Lucia e va a consegnarle la lettera del figlio morto, le spiega le ragioni per cui deve rinviare il ritorno. E mamma Lucia contenta.

(Il suono del violino diventato nitido. Il brio del motivo del compleanno contrasta con un trepestio lento e strascicato)

Arrivano. Il suonatore di violino Olav, uno straniero. Un vero artista. Che brio, senti? Sembra un ragazzo, Olav.

Il Sindaco (soverchiando la musica del violino) Pietro! Dov' Pietro?

Il Maestro qui, venite!

Il Sindaco (c.s.) Benvenuto nella nostra citt, Pietro. E tanti auguri per il tuo compleanno.

(Sottolineare da parte della folla dei vecchi).

Pietro Grazie.

Il Sindaco Sessantacnque, eh?

Pietro (gioviale) Sessantacinque, ma per fortuna non pesano. Mi sento ancora forte, come se ne avessi venti di meno.

(Gelo nella folla. Ogni commento di cortesia si spegne e il suono del violino si spezza. Imbarazzato)

Volevo dire che... Insomma, mi sento ancora abbastanza in gamba.

Il Sindaco Sessantacinque gi un bel traguardo, non tutti ci arrivano. Ma soltanto il principio, Pietro. Perci aspetta a vantarti. (Ritrovando il tono) Comunque, sai che ti diciamo? Cento di questi giorni!

(Anche i vecchi ritrovano la parola. Si incrociano, tremule, espressioni di augurio: Lunga vita - Cento di questi giorni - Auguri - Felicit )

Un evviva per Pietro!

(Intona l'inno del birthday : Tanti auguri a te! . I vecchi fanno coro accompagnati dal violino).

Pietro Grazie. Grazie davvero.

Il Sindaco E adesso possiamo fare un po' di baldoria, non vi pare?

Voce di Vecchio Moderatamente, per.

Il Sindaco S'intende. Maestro, se ci mettessimo sotto il pergolato? Benissimo. Ehi tu, Olav! Piano, per carit, o ci farai girare la testa. Pietro, senti. (Sottovoce) Preparati all'attacco, fra poco nonna Margherita verr a offrirti il suo rosolio. Intendiamoci: non sei obbligato a berlo, come non sei obbligato a mangiare le frittelle di nonna Giulia. Soltanto, non devi farti accorgere. Si rattristerebbero, poverette. (In tono misterioso) Sei delle Langhe, vero?

Pietro S.

Il Sindaco Bene. C' anche quello, non temere: vino delle Langhe. Ne ho nascoste un paio di bottiglie. per quelli che hanno soltanto sessantacinque anni. (Rialzando la voce) Ecco la nostra Margherita! Ero impaziente, sapete?

Nonna Margherita Davvero?

Il Sindaco Mi chiedevo: ne rester ancora un goccio per me e Pietro? . Pietro, questa nonna Margherita. Ti conquister con il suo rosolio.

Nonna Margherita Sono felice che le piaccia, signor sindaco. E spero che piaccia anche a lei, signor Pietro.

Il Sindaco Certo, certo.

Nonna Giulia (un po' acida) Tutti i complimenti per lei! E le mie frittelle? Prendetene, voglio sapere se vi piacciono.

Il Sindaco Se cipiacciono? Gliel'ho gi detto, nonna Giulia: non so capire perch lei, che sa fare frittelle cos buone, non si sia sposata. Pensa un po' Pietro: che delizia per il marito, per i figli! Nonna Giulia Che cosa crede? Sono io che non ho voluto sposarmi. I pretendenti non sono mancati, sa?

Il Sindaco Ne sono convinto! Mmmh, buone davvero!

Nonna Giulia Mi sono tenuta leggera di uova. Alla nostra et bisogna evitare gli stravizi.

Il Sindaco (con intenzione) Mangia Pietro, mangia.

Nonna Giulia Con permesso, le belve reclamano il pasto.

Il Sindaco (sottovoce) Vedi? Ci vuol poco per accontentarle. Adesso, nei bicchierini di nonna Margherita, al posto del rosolio ci mettiamo il vino delle Langhe. Il colore lo stesso. (Alzando la voce) Nonna Margherita, alla salute!

Nonna Margherita (di lontano, fra altre voci) Guarda come bevono! Alla salute del signor Pietro! Piano vi far male!

Il Portalettere (facendosi largo) Salve. C' un po' di confusione.

Il Sindaco Una festa davvero riuscita.

Il Portalettere S, sono tutti cos allegri! Tranne Giuseppe.

Il Sindaco Giuseppe?

Il Portalettere Guardatelo, se ne sta l nell'angolo, di malumore. Colpa di Ludovico.

Il Sindaco Ah, incorreggibile. Gli parler.

Il Portalettere Far bene, signor sindaco.

Il Sindaco Pietro, questo Angelo, il portalettere di cui ti ho parlato.

Pietro Molto piacere.

Il Portalettere Anch'io. Lavoravi in fabbrica?

Pietro Alla SAFAT, automobili.

Il Portalettere Allora il violino di Olav non ti dar noia. Solo?

Pietro Vedovo. Ma ho una figlia.

Il Portalettere Ti vuol bene, immagino.

Pietro Penso di s.

Il Portalettere Te lo domandavo perch sai com': ci sono dei figli molto affezionati ai genitori, altri che lo sono meno.

Pietro Credo che mi voglia bene. Del resto, l'importante che voglia bene alla sua famiglia. sposata, ha un bambino.

Il Portalettere E ti scriveva, qualche volta?

Il Sindaco Angelo, sei incorreggibile anche tu.

Pietro Perch avrebbe dovuto scrivermi? Di l abitavamo insieme, facevamo una famiglia sola.

Il Portalettere Di l, s capisce. Ma adesso diverso. Adesso ti scriver, immagino.

Il Sindaco Sicuro, gli scriver. E aumenter il tuo lavoro.

Il Portalettere Anzi, mi fa piacere. Bene, me ne vado, lieto della conoscenza.

Pietro Anch'io,

Il Sindaco Vuoi dire a Ludovico di venire da me?

Il Portalettere (allontanandosi) Glielo dir. Arrivederci.

(Il violino, scatenatissimo, riprende in tempo sbagliato il motivo del compleanno ).

Il Sindaco Olav, per carit! Nonna Giulia, perch non portate qualche frittella a Olav?

Ludovico (parla volubilmente, con l'erre arrotata) Il signor sindaco mi ha fatto chiamare?

Il Sindaco S, Ludovico. Intanto ti presento Pietro.

Ludovico Onoratissimo. Per caso lei non fa collezione di farfalle?

Il Sindaco Dobbiamo parlare proprio di questo.

Ludovico Il signor sindaco le avr detto che sono un accanito cacciatore di farfalle. Ce ne sono molte, da queste parti. Vanesse soprattutto. Ieri ho trovato anche un bellissimo esemplare di Callimorpha Quadripunctaria. Lei ama le farfalle?

Pietro Mah, non so...

Ludovico Sono la giovinezza del mondo.

Pietro Ad Andrea piacciono. Andrea il mio nipotino, cinque anni. Una volta gliene acchiappai una, nell'orto, bianca e nera.

Ludovico Una cavolaia, vuol dire. Variet comune, trascurata dai collezionisti.

Pietro Eppure, Andrea: che gioia! La mise in una scatola dei fiammiferi, con una foglia d'insalata.

Ludovico Trastulli di bimbi. Ma le farfalle rappresentano anche una nobile occupazione.

Il Sindaco Ludovico, non esageriamo.

Ludovico Sissignori! Sono del parere, se mi permesso dirlo, che miglior modo non ci sia per invecchiare con dignit che andare a caccia di farfalle. sano, e non ci si affatica. sportivo, e non si spara. poetico: hanno nomi meravigliosi. E i colori? Nomi e colori di regine. Certo non da tutti.

Il Sindaco Ecco, l'hai detto: non da tutti. Ammetterai, per esempio, che Giuseppe non tipo da andare a caccia di farfalle.

Ludovico Sfido, paralitico!

Il Sindaco Ssst! Non gridare. E allora, dimmi un po': ti sembra bello saltargli davanti per delle ore, rincorrere le farfalle nel suo ortoe fargli capire, insomma, che tu le gambe le hai ancora buone?

Ludovico O bella! Sta a vedere che colpa mia se ho ancora i garretti saldi. Dovrei fare come Giuseppe? Andare a caccia di farfalle in carrozzella?

Il Sindaco Non dico questo, per potresti almeno cercarti un altro posto. Sapevi che Giuseppe, in giovent, stato campione dei cinquecento a ostacoli?

Ludovico Toh, non lo sapevo.

Il Sindaco Bene, adesso lo sai. Allora: ti cercherai un altro posto?

Ludovico Non per cattiveria, signor sindaco. Il fatto che proprio nell'orto di Giuseppe svolazza una Gonepteryx Cleopatra di bellissimi colori. Specie rarissima!

Il Sindaco Io non me ne intendo, ma so che nei boschetti in riva al fiume ci sono certe farfalle nere e arancio che sembrano principesse cinesi.

Ludovico Nere e arancio? Arginnidi, forse? Davvero?

Il Sindaco Davvero.

Ludovico Non scherza?

Il Sindaco Viste con i miei occhi. Ci andrai?

Ludovico E me lo domanda? Arginnidi. di questa stagione! Ci vado subito! Con permesso.

Il Sindaco (con un sospiro) Vedi, Pietro? Non facile fare il sindaco di questa citt. Basta un niente - un gesto, una parola - per dare la felicit, o provocare un dramma.

Pietro Dovr abituarmi. Al rosolio, alle farfalle. E al resto.

Il Sindaco Qui non come in fabbrica. L eri un uomo, qui sei un vecchio. Qui tutto sospeso a un filo. Uno si muove, cammina ed come se avesse un male, come se fosse ferito. Si muove adagio, perch ha paura di sentire quel male. E deve far finta di essere allegro, come se non fosse successo niente. Non facile.

(Per qualche momento il suono del violino torna in 1P).

La Vecchia senza nome (sovrastando la musica) Fatemi passare! Non mi aspettavate, eh? Fa niente, sono venuta lo stesso. Lasciatemi passare, vi dico. Che confusione! Sembra Carnevale. Troppa confusione, sindaco.

Il Sindaco (freddo) Soltanto un po' di allegria. E spero che tu non voglia guastare tutto.

La Vecchia senza nome Allegria! Sembrate tutti matti. E tu, Olav, quando la smetterai di grattare il violino? Riposati, o cadrai stecchito.

(Dai vecchi si leva un coro di proteste: Sta' zitta - Guastafeste - Sindaco, falla tacere - Suona Olav, suona ancora! , eccetera).

La Vecchia senza nome Volevate tenermi lontana dalla festa, eh? Invece eccomi, mi sono invitata da sola. Ho anch'io il diritto di fare gli auguri al forestiero. Auguri, forestiero. Prendi: fiori. Sono per te.

(Dalla folla si leva un grido di spavento. Il violino, che aveva ripreso a suonare a strappi, tace d colpo come se si fossero spezzate le corde).

Il Sindaco Pietro, non toccare quei fiori!

La Vecchia senza nome Perch? Deve prenderli!

Il Sindaco Non sono fiori per un compleanno, lo sai.

La Vecchia senza nome E voi? Che fiori gli avete offerto, voi? Ve ne siete dimenticati, eh? Si capisce, tutti intenti a divertirvi, tutti matti. Rosolio, frittelle! Matti, ingordi!

Il Sindaco Puoi risparmiarti la predica. Abbiamo fatto un po' di festa per il compleanno di Pietro. Non c' proprio nulla di male.

La Vecchia senza nome E inveces, perch volete ingannare Pietro, volete nascondergli la verit. Pietro, non ascoltarli. Mentono: l'allegria, la felicit sono rimaste di l. E la salute, i figli, la vita: tutto di l, dall'altra parte del fiume. Vogliono ingannarti, Pietro!

Il Sindaco (sopra le voci della folla) Taci, sappiamo bene perch parli. Vuoi vendicarti perch ti abbiamo scacciato dalla nostra citt.

(Due frasi sovrastano le proteste: Portatela nella sua tana e mandatela via ).

La Vecchia senza nome (ansante) Ti sbagli, sindaco. Non mi piace, la vostra citt. E non mi piace che cerchiate di ingannare Pietro. Deve sapere! (Sfidando il mormorio ostile) Pietro, ascolta. Che cosa credevi di trovare? Il paese dove non si invecchia mai? La tua giovinezza?

Pietro Non so. Sono capitato qui per caso.

La Vecchia senza nome Dite tutti cos. Ci cascate come i topi nella trappola.

Pietro Non so. Mi sono trovato in riva al fiume, allora ho ricordato improvvisamente la mia infanzia, le Langhe.

La Vecchia senza nome No, Pietro. Il fiume una frontiera. Tutto rimane dall'altra parte, per sempre. E qui, dimmi: che cosa hai trovato?

Pietro Un grande silenzio. Una grande pace.

La Vecchia senza nome Ti sei domandato che cosa significa, questo silenzio?

Pietro No, ma mi piace. Non credevo che potesse esserci una pace cos grande.

La Vecchia senza nome C' una pace ancora pi grande, Pietro. Seguimi, ti insegner dove trovarla.

Il Sindaco (minaccioso) Non lo farai, non ci porterai via anche Pietro! Ha sessantacinque anni.

La Vecchia senza nome Sessantacinque anni! . Ma vuole il silenzio, la pace: l'avete sentito anche voi. Verr con me. (Dominando le proteste) Verr con me, vi dico! pronto, lodesidera. Vieni, Pietro. Ti porter dove la terra fresca, dove l'odore di camomilla riempie l'aria. Ti porter dove c' la grande pace.

Il Sindaco Non ascoltarla, Pietro. Rimani!

Pietro Siete molto buoni, amici. Ma devo andare, come se una voce mi chiamasse.

Il Portalettere Ma la festa non finita, Pietro! Sei nostro ospite; hai bevuto il rosolio di nonna Margherita, hai mangiato le frittelle di nonna Giulia. E Olav ha suonato per te. Non puoi andartene!

La Vecchia senza nome Non riuscirai a ingannarlo con il miele delle tue parole! Deve sapere!... (Alte proteste coprono la voce della vecchia),

Il Portalettere (accorato) Non prudente lasciare la citt. tardi, il sole se n' andato. Pietro, resta con noi!

La Vecchia senza nome Allora, andiamo?

Pietro S, ma prima voglio salutarli. (A voce piena) Siete stati tutti buoni con me, amici. Ma devo proprio andare, c' una voce che mi chiama. Voi non sapete, non potete capire. Addio a tutti. Addio, signor sindaco.

Il Sindaco Addio, Pietro. Ci dispiace che ci lasci. Olav! Dov' Olav? Bisognerebbe fare un po' di musica, per tenere lontana la malinconia. Olav! Dove si cacciato?

La Vecchia senza nome (in tono di comando) Basta adesso! Indietro. Siete ombre, sparite! Andiamo Pietro. Abbiamo da fare molta strada, dobbiamo attraversare il bosco.

(Mentre la vecchia parlava si sono uditi sospiri, gemiti, un trepestio in dissolvenza. Affiora il motivo della sposa morta : una musica triste e lenta per arpa e flauto, all'inizio appena uno stillicidio di note come gocce d'acqua dopo un temporale. A tratti, fruscii di foglie e rumori di rami spezzati)

Hai preso i fiori, Pietro?

Pietro S. molto buio, non finiremo per perderci?

La Vecchia senza nome Nessuno si mai perduto. Essi ci chiamano, basta ascoltare e andare verso di loro. Senti qualcosa?

Pietro S. La sua voce viene di l. Come ha fatto a sapere che ero qui?

La Vecchia senza nome Sanno tutto. Siamo sempre nei loro pensieri.

Pietro Maria, mi senti? Vengo!

La Vecchia senza nome Non gridare. E cammina, il viaggio lungo.

(Fruscio di foglie. In 2 e in 1 P il motivo della sposa morta . come il cercarsi di Orfeo e Euridice, senza mito e senza illusioni. Quando in 1 P, il velario sonoro si squarcia bruscamente)

Ecco, il bosco finito. Sei quasi arrivato.

Pietro C' molta nebbia.

La Vecchia senza nome Siamo in mezzo alle marcite. Amano la terra umida, la buona terra bagnata.

Pietro Croci... Tombe...

La Vecchia senza nome S, croci e tombe. Non erano stolti i vecchi della citt? Avevano paura di questo, paura di un cimitero! (Stacco) Bene, sei arrivato. Addio, Pietro.

Pietro Te ne vai?

La Vecchia senza nome Il mio compito finito.

Pietro Ma lei: dov'?

La Vecchia senza nome Sentirai la sua voce chiamarti. E la troverai. Addio.

(Effetti stereofonici sul ritorno del motivo della sposa morta. ).

Pietro Maria... (Correndo, sopra la ghiaia) Maria, dove sei? Maria!

Maria (in un soffio) Sono qui, Pietro. Non gridare.

Pietro (ansante) Finalmente, Maria. Non riuscivo pi a trovarti.

Maria Ma sono qui, al solito posto.

Pietro Eppure non riuscivo a trovarti. Non so che cosa mi capita. Maria. Devi ascoltarmi, ti racconter tutto. No, aspetta. Prima questi. Prendi, per te.

Maria Fiori! Crisantemi!

Pietro Scusami, Maria.

Maria Perch, Pietro?

Pietro Quando eravamo insieme non ti ho mai regalato fiori, mai, E adesso troppo tardi. Vedi? Crisantemi.

Maria Sono fiori adatti per me, Pietro. Prima avevi il tuo lavoro in fabbrica, si capisce: non potevi aver testa per queste cose.

Pietro Una volta ci ho pensato. Molto tempo fa, eravamo sposati da poco. Era un sabato sera, avevo in tasca la paga, tornavo a casa in bicicletta. Vidi il banco di una fioraia e gente intorno. Avrei voluto, ma mi sentii ridicolo con la tuta sporca, in mezzo a quella gente elegante. Cos tirai avanti, e tu non hai mai avuto un fiore da me.

Maria Li ho adesso.

Pietro Vorrei una cosa, Maria.

Maria Che cosa?

Pietro Che tu facessi finta che sono i fiori di quella volta. I fiori di un anno lontano.

Maria S, Pietro. (Uno stacco) Perch taci? Volevi dirmi qualcosa.

Pietro Ho sessantacinque anni, Maria.

Maria Lo so.

Pietro Ho finito di lavorare. Da domani.

Maria So anche questo.

Pietro Credono che sia vecchio.

Maria Ma tu non lo sei, Pietro. Sono loro, che lo credono.

Pietro Invece ho proprio paura di esserlo. (Sottovoce) Mi sento un po' disperato, Maria. (Stacco) Vorrei che fossimo ancora insieme. Quando tornavo a casa e c'era qualcosa che non andava, e tu eri gi a letto, stavo a sentire il tuo respiro al buio, per delle ore, e tutto diventava pi facile.

Maria Adesso devi andare avanti da solo, Pietro.

Pietro Come camminare in un deserto. Prima c'era la fabbrica, gente, rumori. Ma adesso... (Accorato) Solo! E gli altri tutti ombre, lontane. Perch, Maria? Aiutami!

Maria (con pazienza) Che cosa posso fare io? Non sai che racconti la tua paura di invecchiare a una morta?

Pietro No, per me non sei morta. Per me tu sei... Maria... viva, con me. Dimmi che cosa devo fare, aiutami!

Maria tanto difficile, Pietro?

Pietro S. Credevo di buttar via i quarant'anni di fabbrica come si buttano via delle scarpe rotte. Sei un signore - mi dicevano i compagni. Un signore no - dicevo io - ma almeno posso fare quello che voglio, andarmene dove voglio. Prendere un treno, tornare nelle Langhe . Invece non cos. Maria, invece mi sono perduto in mezzo agli alberi, in mezzo alle ombre. Sono l'uomo pi povero della terra, Maria.

Maria Non dire queste cose, Pietro.

Pietro In fabbrica era cos: vedevo passare le macchine sulla catena di montaggio, le contavo e mi sembrava che fossero mie. Provavano i motori nuovi; li sentivo girare allegri, leggeri e mi sembrava di essere ricco.

Maria Non sapevo che il tuo lavoro ti piacesse tanto, Pietro.

Pietro Perch qualche volta tornavo a casa arrabbiato? Non sapevo che un giorno sarebbe finito tutto. E adesso? Quello che posso fare andare davanti ai cancelli della fabbrica, come uno che chiede l'elemosina, e guardare le macchine che corrono sulla pista di collaudo, e aspettare che mi mandino via.

Maria Non devi avvilirti, Pietro. Sei libero, adesso.

Pietro Libero di rubare il sole ai bambini nei viali. Libero di andare alla stazione a guardare i treni che partono, di leggere il giornale che qualcuno ha dimenticato su una panchina. libert, questa? essere vecchio, mutile.

Maria Ti abituerai. Tutti s abituano.

Pietro Lo so; le ho viste, le ombre. Diventer come loro. Giornate lunghe, senza scopo. Sar sempre come la prima volta che uscii di casa dopo la tua morte. Era di domenica, Paola insisteva: Pap, esci a passeggio, svagati . C'era il sole, io ero tutto vestito di nero. Andavo contro i muri, per le strade non c'era nessuno. Parlavo con te. Mi sentivo come ubriaco. Ecco, sar sempre cos. (Sottovoce) Sono tanto stanco. Maria. Vorrei mettermi qui, vicino a te. Dormire, non svegliarmi pi.

Maria Non bestemmiare, Pietro. Pensa che c' Paola, Andrea.

Pietro I giovani non hanno bisogno dei vecchi.

Maria Credono di non aver bisogno. E i vecchi devono lasciarglielo credere, mettersi da parte per non ingombrare la loro strada. Invece sono necessari, sono l perch i giovani non facciano i loro stessi sbagli. (Molto triste) Vorrei essere ancora di l, Pietro. Oh, non per me. Per te. Per Paola, suo marito, Andrea. Invece devo guardarvi tutti di qui. Un posto buio, freddo, lontano. Non dire pi certe cose, Pietro. (Severa) Ti hanno chiesto di riposare, non di morire.

Pietro Per me la stessa cosa.

Maria Non la stessa cosa. (Riacquistando calore) E poi avrai ancora un mucchio di cose da fare.

Pietro Guardare i treni. Fare passeggiate nei viali.

Maria Anche questo. Le macchine che hai costruito corrono per le strade del mondo, no? E tu hai diritto di riposare. Ma ci sono altre cose da fare, Pietro.

Pietro Per esempio?

Maria Per esempio lavorare nell'orto. Ne ha bisogno. La terra piena di sassi, li butta quel birichino di Andrea. E l'americana deve essere potata, non te ne sei accorto? Poi un'altra cosa, Pietro. Non hai mai piantato quelle margherite gialle, che mi piacevano. Adesso potresti farlo. (Sempre pi sicura) C' anche da sistemare la legna in cantina, l'inverno non lontano. La cantina piena di cose vecchie. Non abbiamo mai voluto buttarle via, ma dovrai deciderti. La legna non star tutta, altrimenti.

Pietro Come quando eri viva, e brontolavi per questo e quello che c'era da fare.

Maria E tu come rispondevi, Pietro?

Pietro Che non avevo tempo. Era la verit.

Maria (con malizia) Adesso invece ce l'hai, il tempo. (Stacco) Pietro, lo faccio per il tuo bene, perch tu abbia uno scopo. E se qualcosa non andr, tornerai da me e ti dir quello che devi fare.

Pietro Sono cose da vecchi. Maria. In fabbrica era diverso.

Maria Riempiono le giornate. Aiutano a vivere. Guardati intorno, troverai sempre una pietra da scalzare nell'orto, una pera matura da cogliere, un chiodo da piantare nel muro. Sono cose importanti come quelle che facevi in fabbrica. E quando non avrai pi nulla da fare, e le mani ti sembreranno inutili, e le giornate lunghe, ti rester sempre una cosa, la pi importante.

Pietro Parli di Andrea?

Maria Andrea, s. I vecchi possono essere i migliori amici dei bambini.

Pietro Credo di avere dimenticato come si fa, coi bambini.

Maria Puoi imparare un'altra volta. E ti accorgerai che non si mai vecchi, con un bambino vicino.

Pietro Andrea. Mi chiede sempre: Quando ritorna, la mia nonna? .

(Ritorna, pi disteso e sereno, il motivo della sposa morta ).

Maria Non voglio che tu rimanga troppo in questo posto. umido, non sei pi un giovanotto. Arrivederci, Pietro. (Passando in 2 e 3 P:) E mi raccomando; fai compagnia ad Andrea, stagli vicino. nell'et in cui i bambini sono curiosi, domandano di tutto, vogliono sapere... Sai perch cos triste, questo luogo? Perch non vengono mai dei bambini. Poveretti, hanno paura, si capisce.

(Dopo alcune misure la musica si ritrae in 3 P e missa con i rumori che caratterizzano l'arrivo d un treno. Voce dagli altoparlanti. in arrivo sul quinto binario il diretto proveniente da Milano ).

Un Passante Ehi, signore. Dico a lei. Il suo berretto. Tenga.

Pietro (risvegliandosi) Che cosa?

Un Passante Il suo berretto. Si addormentato e il berretto le scivolato per terra. Tenga.

Pietro Ma gi buio!

Un Passante Deve aver dormito molto. Era stanco, eh?

Pietro Che ore sono?

Un Passante Le nove passate. Sta arrivando il diretto da Milano.

Pietro Accidenti! A casa mi aspettano, Grazie, signore.

Un Passante (allontanandosi) Di niente.

(Uno scalpiccio, poi il trillo di un campanello da bicicletta e i rumori della strada, che si sovrappongono all'ansito del treno, in arrivo. Infine alcune frasi spezzate del motivo del lavoro che si sfalda mentre si odono passi sulle scale e sul ballatoio. Porta a vetri che s apre).

Paola Grazie a Dio! Eravamo in pensiero.

Pietro Ciao.

Paola Sono le nove e mezzo, papa. Avevamo paura che ti fosse successo qualcosa.

Pietro Difatti successo. Mi hanno licenziato.

Paola Ah. (Stacco) Per l'et?

Pietro S. Un bel guaio.

Paola Dovevi aspettartelo, pap. il contratto.

Pietro S, ma potevano chiudere un occhio. Lei un benemerito, caro Marchi, un pioniere . Parola. Potevano chiudere un occhio.

Paola il contratto. Adesso non prendertela, pap. Potrai riposarti.

Pietro (ride amaro) Anche tu dici la stessa cosa. Potrai riposarti, potrai fare il signore . E se non mi va, di riposarmi?

Paola Alla tua et si deve.

Pietro E i soldi che portavo a casa?

Paola Pazienza. Hai la pensione.

Pietro Aspetta, aspetta di vedermi sempre fra i piedi.

Paola Ti faccio scaldare la cena.

Pietro La mangio fredda, lascia stare. (Si siede, manovra fra le stoviglie) Tuo marito non c'?

Paola al circolo. Ha la riunione sindacale.

Pietro Dovevo andarci anch'io. Fa niente (Stacco) Andrea dorme?

Paola L'ho messo a letto poco fa. Bisogna che veda se si addormentato.

Pietro (a bocca piena) Senti, potrei portarlo a passeggio.

Paola Andrea?

Pietro S. Prima non avevo tempo, adesso s. Domani Io porto alleFornaci. Sono arrivati i saltimbanchi.

Paola Sar contento.

Pietro Lo porter ai giardini, a vedere la fontana luminosa.

Paola Gli piace stare con te.

Pietro Faremo molte passeggiate. salute.

Paola Oggi ha rotto l'automobile, quella di latta che gli avevi regalato tu. L'ho sgridato, mi fa: Tanto nonno Pietro prende il martello e l'aggiusta . Dice sempre che da grande far le automobili come te.

Pietro Gliel'aggiuster dopo mangiato.

Paola Non c' premura. Vado a vedere se si addormentato.

(Passi leggeri in dissolvenza. Ritorna il motivo del lavoro ).

Pietro (a bocca piena, lentamente) Di che mi lamento, Maria? Lavoro sempre nelle automobili, vedi? Che luna, dalla finestra. Riesci a vederla. Maria? Da quando sono pensionato ho scopertola luna.

(Il motivo si dissolve).

I fiori di un anno lontano stato trasmesso dalla RAI-TV il 6 marzo 1961, sul Secondo Programma, nella interprelazione della Compagnia di Prosa di Torino della Radiotelevisione Italiana e con la rega di Eugenio Salussolia. Carlo Ratti ha prestato la sua voce al personaggio di Pietro Marchi, Anna Caravaggi a quello della moglie. Altri interpreti; Nico Pepe, Elvio Ronza, Gualtiero Rizzi, Maria Fabbri, Misa Mordeglia Mari.

Copyright 1963 byUgo Ronfani.

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