I gioielli della contessa

I gioielli della contessa

Scena prima

Giovanni e Antonio

Giovanni veste in modo alquanto ricercato e sfoggia una certa classe tipica di una persona dalto ceto, Antonio, invece, veste in modo assai trasandato e parla quasi esclusivamente in dialetto.

I due entrano in scena da due punti diversi e Giovanni si aggirer per la scena come se stesse cercando qualcuno, poi vedendo Antonio che, seduto in qualche punto della scena stessa, se ne sta beato a tagliuzzare un pezzetto di legno con un temperino gli si avvicina sorridendo.

Giovanni Antonio! Che fortuna trovarti proprio nel momento in cui ti stavo cercando.

Antonio Perch se te me truavet che te me cercavet mia la saria stada una disgrazia?

Giovanni Ma no, no, che dici. Intendevo dire che avevo proprio bisogno di te!

Antonio Perch, se l sced cus

Giovanni Ti devo proporre Un affare eccezionale.

Antonio Cunta s. Se gh de guadagn me a sunt semper prunt.

Giovanni Tu sai che io ho Un certo aspetto e modo di fare nobili, tanto che anche gli amici al bar mi chiamano il conte.

Antonio Se l per quest a m me par che quant te giughet a cart te ciamen ul barone!

Giovanni Beh... sempre di un nobile si tratta! Comunque sia ho saputo che oggi, qui a Bosisio, giunger la contessa Giovanna delli Castelli.

Antonio Chi? Giuana de Castel?

Giovanni No, no. Giovanna delli Castelli. E una nobildonna milanese che possiede una grande quantit di gioielli che porta sempre con s. Li avr anche oggi, quando verr qui.

Antonio E alura?

Giovanni Ma possibile che tu non capisca? Noi, fingeremo di essere due nobili e una volta entrati nelle grazie della contessa avremo libero accesso ai gioielli e potremo cos rubarli.

Antonio Ah... adess ho cap. Te vret ingrazias la cuntesina per spazzac la bursetina!

Giovanni Bene ora cominci a capire.

Antonio E m cusa centri cus?

Giovanni Io finger di essere il conte Giovanni delle rogge e tu sarai Gualtiero Antonio dei Poggi, barone di Castelmarte.

Antonio Gualtiero Antonio di Pogg, baron de Castelmart. Me pias, me pias.

Giovanni Bravo! Per sembrare nobile per devi parlare in italiano. Se parli in dialetto la contessa manger subito la foglia e il nostro piano andr a farsi benedire.

Antonio Certo che a l propri strana chela cuntesa ch!

Giovanni Perch?

Antonio Vna che la v che a Busis per mangia i fj cume una cavera a te la te par a post?

Giovanni Ma cosa hai capito? Mangiare la foglia significa accorgersi di essere stati presi in giro.

Antonio Beh, ad ogni modo m a sunt minga bon de parl in italiacano, me gho de fa?

Giovanni Beh, E semplice. Facciamo un esempio. Se tu dovessi dire alla contessa che la vuoi aiutare a salire una scala, come diresti?

Antonio Sciora contesa laschi che laiuto a salire i passelli.

Giovanni Ma, stupido! Di dice Lasci che laiuti a salire i gradini. Beh, proviamo con unaltra frase. Supponiamo che tu le voglia offrire una mela appena colta dalla pianta. Come diresti?

Antonio Ah, questa l propri facil. Se des: Mi permettisca di offrirci un pomo appena catato dal brocco.

Giovanni No, no, non ci siamo. Dovevi dire Mi permetta di offrirle una mela appena colta dal ramo.

Scena seconda

La contessa, Cunegonda, Ginetta e detti

Giungono dalla via la contessa Giovanna delli Castelli che pronuncia le parole con la erre moscia, Cunegonda e Ginetta che regge in mano due grosse valigie. La contessa, cos come anche la sua dama di compagnia hanno unaria altezzosa ed osservano tutto con un certo interesse. La contessa indossa dei vistosi gioielli (coltane, bracciali, anelli, orecchini, diademi, etc.). Ginetta, ragazza di bellaspetto, ma che chiaramente appartiene al volgo appare piuttosto provata a causa delle due pesanti valigie che sta trasportando.

Contessa (rivolta a Cunegonda) Oh, che luogo ameno! Avete sentito Cunegonda quale freschezza Si respira nellaria di questo paese?

Cunegonda Oh, si, si contessa. Veramente unaria salubre.

Contessa (rivolta a Ginetta) Posa pure le valigie qui. Mi voglio fermare un poco per godermi la vista di Bosisio dallalto.

Ginetta Va bene signora contessa.

Giovanni (precedentemente era in disparte, con Antonio e con lui chiacchierava illustrando con ampi gesti che descrivevano i gioielli della contessa. Non appena ode la parola contessa ha un sussulto. Piano ad Antonio) Antonio, E lei, la contessa. Su su andiamo a presentarci!(si avvicina alle tre donne e comincia a parlare con la voce impostata e un tono da nobile) Buona giornata signore. Siete veramente incantevoli. Voi signora mi rammentate le grandi dame di Versailles.

Contessa Sono la contessa Giovanna delli Castelli, e costei E Cunegonda Degli Orfelli, mia dama di compagnia. Laltra Ginetta: la mia cameriera.

Antonio (da s) La cuntesa de Castel e la Cunilonda di rfel. Se vet che ul so p lha fa i dan cunt i turti!

Giovanni Conte Giovanni delle Rogge, per servirvi (cos dicendo fa il baciamani alta contessa e a Cunegonda e fa un cenno di saluto a Ginetta che contraccambia facendo la riverenza)

Cunegonda Non ho mai udito prima il vostro nome, conte!

Giovanni Oh, sono stato per lunghi anni lontano da qui. Sapete, insieme al mio amico, Gualtiero Antonio dei Poggi, barone di Castelmarte ho girato tutto il mondo. Ora ci troviamo qui a Bosisio per un periodo di riposo, ma fra pochi giorni partiremo per... per... la Cornovaglia.

Cunegonda (si avvicina ad Antonio e gli porge la mano perch egli la baci) Signor barone!

Antonio (Antonio non ha ancora staccato gli occhi di dosso a Ginetta e prende la mano di Cunegonda e la stringe energicamente, ma senza neppure guardarla, poi si avvicina a Ginetta; le prende la mano e la bacia in modo decisamente rumoroso) Sciora contessa!!!

Giovanni (intervenendo prontamente) Antonio, stai sempre a scherzare. La contessa di qui, quella solo la cameriera.

Contessa Barone di Castelmarte. Se non sbaglio dovrebbe essere qui vicino, dunque conoscerete i lochi pi ameni della zona.

Antonio (che finalmente riesce a staccare gli occhi da Ginetta) Certo. Me sono pratico della zona e, se volete, vi mener in tutti i loculi pi migliori.

Cunegonda Ci farete da Cicerone!

Antonio (da s) Ciciaruna te saret te bruta befana! (a Cunegonda) Ciciarone non lo conosco.

Cunegonda Ma, no. Cosa avete capito barone. Intendevo dire che potreste farci da Mentore, da Virgilio.

Antonio (da s) Se la des cus questa che? La vr crump la menta in de Virgilio. Ma Virgilio el fa minga ul spezi, per me l mata. L mej dacch reson!(a Cunegonda). Vi mener dove volete andare, ma Virgilio la menta non la vende mica. (risata delle tre donne)

Giovanni E dove siete alloggiata contessa?

Contessa Mi pare che la nostra dimora sia in Villa Arnaboldi, ma non so bene dose si trovi.

Giovanni Oh, ma qui a due passi. II barone ed io saremo felici di condurvici. Lasciate che portiamo le vostre valigie.

Antonio (piano a Giovanni) T, va che m se ciami Antonio, minga Felice!

Giovanni (piano ad Antonio) intendevo dire contenti, stupido!

Giovanni, la contessa e Cunegonda si allontanano un poco, facendo s che in primo piano rimangano Antonio e Ginetta.

Antonio Non ho mica capisciato il suo nome.

Ginetta Ginetta, per servirvi, signor barone!

Antonio Antonio. La mi chiami Antonio che a me mi piace di pi.

Ginetta Oh, non so se posso. Sapete io devo dire tutto il giorno Si, signora contessa, va bene signora contessa e quindi sar difficile per me chiamarvi Antonio.

Antonio Si, ma me sono un barone alla buona!

Ginetta Oh, siete proprio divertente... Antonio.

Antonio Ci posso dare il braccio per compagnarla?

Ginetta (un po vergognosa. Tergiversa alquanto, ma poi accetta il braccio offertole da Antonio e insieme si avvicinano agli altri).

Durante il discorso seguente Antonio finger di parlare con Ginetta, la quale ogni tanto scoppier a ridere rovesciando la testa allindietro in modo civettuolo.

Ginetta e Antonio passano in secondo piano, mentre tornano avanti Giovanni con la contessa e Cunegonda.

Cunegonda Mi pare un poco strano il barone!

Giovanni Che volete, ha viaggiato molto in terra straniera.

Contessa Ah, ecco perch6 ogni tanto dice quegli strafalcioni in italiano!

Giovanni Oh, Si. Egli ormai talmente abituato al francese che ha un poco dimenticato la nostra lingua.

Contessa Capisco!

Giovanni (fingendo di notare solo in quel momento i gioielli indossati dalla contessa) La bellezza dei vostri occhi non me lo ha permesso prima, ma ora vedo che voi indossate gioielli di preziosa fattura.

Contessa (pavoneggiandosi) Oh, si. Sono i regali che il mio defunto marito, buonanima, mi faceva. Li porto sempre con me come ricordo di lui.

Giovanni Comunque sia non possono competere certo con la belt delle vostre grazie.

Contessa Oh, conte, voi siete un adulatore.

Cunegonda (ha appena notato che Ginetta Si accompagna sottobraccio ad Antonio) Contessa, guardate, che scandalo. Una cameriera che osa tanto non sera mai vista.

Contessa (scandalizzata a sua volta) Ginetta, ma cosa combini, vuoi forse screditare il barone?

Ginetta (lascia subito il braccio di Antonio e si allontana un poco da lui, rimanendo a testa bassa) Ma io... io..

Antonio Quante storie. Sono stato me che lho ciapata sotto il braccio.

Giovanni (piano ad Antonio) Che fai Stupido Vuoi far scoprire alla contessa che non siamo due nobili, ma due morti di fame?

Antonio (piano a Giovanni) Ma a m la Ginetta la me pias!

Giovanni (piano ad Antonio) Questo non il momento di fare il cascamorto. (rivolto alle donne) Scusate, il barone un buontempone e gli piace scherzare con tutti.

Contessa Comunque Ginetta verr punita per la sua insolenza!

Ginetta Ma Signora contessa... io non ho fatto niente di male. Antonio stato cos gentile con me che... (si accorge di quanto ha appena detto e annichilisce)

Cunegonda (su tutte te furie) Ah, ora lo chiama Antonio. Non ci sono pi le cameriere di un tempo...

Antonio Per forza. Sono morute tutte!

Cunegonda ... una volta la servit era pi rispettosa dei propri padroni.

Antonio Suvvia, signora Culiconda. A me mi pare che non sia succeduto niente.

Cunegonda (imbestialita) Cunegonda, signor barone. Il mio nome Cunegonda.

Giovanni Basta, basta. Chiudiamo questo incidente. Se il barone dice che non niente allora possiamo metterci una pietra sopra.

Contessa Va bene. Ginetta, per questa volta te la cavi a buon mercato, ma che non si ripeta una faccenda simile, altrimenti...

Ginetta No, signora contessa. Non succeder pi signora contessa.

Contessa E chiedi scusa al barone!

Ginetta (profondamente contrita, ma facendo gli occhi dolci ad Antonio) Vi chiedo scusa Signor barone.

Giovanni Bene, ora che tutto si sistemato che ne dite di andare a depositare le vostre valigie?

Contessa Molto, bene. E dopo esserci rinfrescate un poco faremo una passeggiata per il paese.

Escono di scena, mentre Antonio e Giovanni, presa una valigia a testa precedono le tre donne.


Scena terza

Giovanni e Antonio

Entrano in scena con un sacchetto dal quale fuoriescono coltane, bracciali, perle e via dicendo

Giovanni Hai visto Antonio. E stato un colpo facile e la contessa non si neppure accorta che gli rubavamo i gioielli.

Antonio Ah, ah. La Cuntesa de Castel l restada senza i so jiuiej!

Giovanni Bene andiamo a festeggiare la buona riuscita de nostro piano.

Antonio (malinconico) Si, per...

Giovanni Per cosa? Ti vedo triste.

Antonio Per...

Giovanni Ma vuoi deciderti a parlare o no?

Antonio La Ginetta...

Giovanni Oh ,ma dimentica la Ginetta. Non appena avremo venduto i gioielli saremo ricchi e potrai avere tutte le donne che vuoi, senza perderti dietro ad una cameriera.

Antonio Se tel diset te!

Scena quarta

La contessa, Cunegonda, Ginetta e detti

La contessa entra tutta trafelata, in evidente stato di shock, seguita da Cunegonda che trascina Ginetta trattenendola per i polsi. Giovanni si affretta a far sparire la refurtiva nelle tasche della giacca.

Contessa Conte, barone. Meno male che vi ho trovati E successa una disgrazia.

Antonio Cosa mai succeduto che cosa?

Contessa I miei gioielli... sono spariti.

Cunegonda (strattonando Ginetta) E questa la colpevole del furto.

Giovanni La cameriera ha rubato i gioielli della contessa?

Ginetta Non vero, io non ho rubato niente.

Cunegonda Questa spudorata ha il coraggio di negare.

Antonio Se dice che non li ha ciapati lei...

Cunegonda Impossibile. Era lei che teneva il cofanetto con i gioielli e nessuno lo ha potuto toccare se non lei.

Giovanni (piano ad Antonio) Diamole corda, cos svieremo ogni sospetto da noi.

Antonio (piano a Giovanni) Ma Ginetta...

Giovanni (piano ad Antonio) Ti ho detto di dimenticarti di lei. Questa unoccasione che non bisogna lasciarsi sfuggire. (alla contessa) Qui a Bosisio non abbiamo le guardie comunque andr subito a chiamare il messo comunale. E lui che si occupa dellordine qui in paese.

Contessa Grazie conte, siete veramente prezioso.

Cunegonda (con sprezzo, verso Ginetta) Tra poco avrai il fatto tuo, brutta ladra.

Ginetta Io, non sono una ladra. Sar anche una povera cameriera, ma sono onesta.

Cunegonda (Sferrando uno schiaffo a Ginetta) Ah, lei onesta. Non ci fare ridere, ladra.

Giovanni Signorina Ginetta, tutti gli indizi portano a voi. Sbaglio o avevate voi le valigie con i gioielli della contessa?

Ginetta Ma io... non li ho nemmeno guardati quei gioielli!

Giovanni Beh, comunque sia ora vado a chiamare il messo e se necessario vi porteremo dai carabinieri. (esce)

Contessa Ginetta, questo non me lo sarei mai aspettato da te. Io ti ho sempre trattata bene e tu... e tu... come ricompensa rubi i miei gioielli!

Ginetta (comincia a singhiozzare mente parla) Ma... Signora contessa perch non mi volete credere? (ora piange a dirotto) io non ho affatto preso i vostri gioielli!

Cunegonda (scorge di lontano il messo comunale e Giovanni) Oh, ecco che ritorna il conte. Tra poco verr fuori tutta la verit.

Scena quinta

La contessa, Cunegonda, Ginetta, Antonio, Giovanni e il messo

Messo (parla con un fare autorevole e presenta un tic che ogni tanto gli fa sollevare bruscamente la spalla. Il suo modo di parlare simile a quello di Tot quando dice: Italiani.... Usa spesso lintercalare E vero, ed ogni volta che lo fa alza i tacchi per sottolineare le parole stesse) Signore, signori, contessa, ho appena appreso la triste notizia, vero, dal signor Giovanni e me ne dolgo immensamente!.

Cunegonda (da s) Strana gente abita in questo paese. Anzich riferirsi al conte con il proprio appellativo lo chiama signore. Chiss dove andr a finire questo mondo!

Contessa (rivolta al messo) Una disgrazia signor... signor...

Messo Girolamo Manette, per servirvi contessa!

Contessa Signor Manette, la cosa peggiore che sospetto che i gioielli mi siano stati rubati dalla mia cameriera, Ginetta.

Messo Piano, piano signora contessa. Prima di giungere ad un conclusione, vero, bisogna, vero, appurare i fatti, dissipare i dubbi, dipanare la matassa, vero, trovarne il bandolo.

Antonio (da s) Ho minga capi Se ghe centra cus la banda. L minga S. Ana inc!

Cunegonda Ma che matassa? Che dubbi? E semplicissimo! Ginetta aveva le valigie con i gioielli; i gioielli sono spariti e di conseguenza stata Ginetta.

Messo Piano vi dico. Il fatto che la signorina Ginetta custodisse i gioielli, vero, non significa obbligatoriamente, vero, che essa li abbia rubati. (rivolto a Ginetta) Dove eravate la notte del dodici luglio?

Ginetta La... la... notte del dodici luglio? Cosa cosa centra con i gioielli della contessa?

Messo Non bisogna trascurare nessun particolare, vero, il dodici luglio fu trafugato il mio gallo potreste essere stata voi! (estrae una lente di ingrandimento e assume un atteggiamento alla Sherlock Holmes) Dunque. Voi, signorina Ginetta Custodivate i gioielli, vero?

Ginetta Sissignore!

Messo A voi piacciono i galletti arrostiti?

Ginetta Ma che significa?

Messo Volevo dire, vero, a voi piacciono i gioielli arrostiti?... Cio a voi piace indossare i galletti?... No, no, volevo die a voi piacciono i gioielli?

Ginetta Si... si, mi piacciono, ma non li ho rubati io!

Messo Non cercate, vero, di intorbidire le acque signorina!

Ginetta Ma io...

Messo Basta cos (rivolto alla contessa) Voi contessa, siete solita, vero, affidare i vostri gallet gioielli alla qui presente cameriera?

Contessa (altezzosa) Si! Non vedo perch dovrei portarli io quando ho la cameriera!

Messo (si avvicina alla cameriera e comincia ad osservata con la lente di ingrandimento. Si sofferma ad osservare le mani) Vedo, vero, che avete tentato di cancellare le vostre impronte digitali.

Ginetta Ma cosa dite? Le mie mani sono rovinate a causa de bucato.

Antonio (da s) Cum? La gha i man sbus. Se la spusi bisugna che la impara a tegn a man!

Cunegonda Contessa, avente udito, la vostra cameriera una criminale. Poteva anche ucciderci!

Messo Non saltiamo alle conclusioni, vero! Voi chi siete?

Cunegonda Cunegonda degli Orfelli, dama di compagnia della contessa!

Messo Dunque, anche voi avete libero accesso, vero, ai gioielli della contessa.(prende ad esaminarla con la lente)

Cunegonda Cosa volete insinuare?

Messo Non insinuo niente. Io, vero, appuro i fatti.

Contessa Signor messo, Cunegonda con me da moltissimi anni e...

Messo Non si pu mai sapere. Qua la faccenda puzza!

Antonio (da s) Anca per m la Culiconda la spuza! Cunt un nom insc!

Giovanni (piano ad Antonio) Accidenti alla mia idea di chiamare il messo. Sta scavando un po troppo a fondo.

Antonio (si avvicina al messo comincia a girargli intorno, osservandole pensieroso)

Messo Che c Antonio?

Antonio (si allontana senza rispondere dal messo e si rivolge, parlando piano a Giovanni) Ma sel gha gnanca la vanga, cume fal a scava?

Giovanni (piano ad Antonio) Ma cosa dici? Intendevo dire che fa troppe domande. (al messo) Non credete che sia ora di stendere il rapporto? La signorina Cunegonda fuori questione; la cameriera, invece, mi sembra lunica che possa aver fatto il colpo.

Messo No, no, no! Qui, vero, bisogna indagare, trovare il movente, cercare il... morto.

Antonio (con commozione) Oh, santa pulenta nazarena resuscitada, l mort! L mort!

Messo Morto? C stato anche un morto. Qui, vero, la faccenda si complica. Chi morto?

Antonio El disi semper m. L mej ves de che pruvisori che de la fs.

Messo (insistendo) Chi morto?

Antonio Non lo so. Lavete diciuto voi che moruto qualcheduno.

Messo Macch morto, io intendevo dire la refurtiva, il malloppo, il frutto della rapina.

Antonio Perch devi mettere su il minestrone?

Messo (comincia ad irritarsi) Ma di quale minestrone vai parlando?

Antonio Hai diciuto che ti servisce una rapa piccola e io ho pensato che fudesse per mettere su il minestrone o la buseca!

Messo (decisamente irritato) Ma che diavolo dici, non una piccola rapa, ma una rapina, insomma Un furto!

Antonio Ah, adesso ho capisciato!

Scena sesta

Sepina e detti

Sepina giunge con un rastrello di legno in spalla e, visto Antonio, si dirige di buona lena verso di lui.

Sepina Hu, Antonio, cumela che la vala?

Antonio Varda, tra mort e fer e sem ch tcc. Ma te da indu che te vegnet? Te set stava al lch?

Sepina S, a sunt nada a fa s ul f

Giovanni (piano ad Antonio) Ma cosa fai stupido? Ricordati che sei un barone e non puoi fermarti a parlare con una villana.

Antonio Ma la Sepina, l minga stada vilana, anzi, la mha salud l per prima!

Giovanni Ma mai possibile che tu non capisca mai niente? Ti ho detto che devi essere deferente con lei!

Antonio (prende a parlare con laccento toscano) Ovvia, te tu sei andata a fare il fieno?

Sepina (da se) Ma cume el parla cum chesch?(ad Antonio) Ma te set dr a da f de matt? O Ges, Giusep e Maria, vard gi che me vardi s!

Antonio (sempre con accento toscano) No l che il Giovanni mi ha diciuto che devo essere di Firenze e allora me parlo in fiorentino, te tu hai capito?

Sepina Varda, me capisi pi negot. A tr via un co.

Messo Buon giorno signora Sepina, dove andiamo?

Sepina Perch al v anca l?

Messo Vengo anchio? E dove?

Sepina Chel varda, me gho de na a ca' a mett s una bela cazzla e se lu el vr vegn a sfujam i verz, me saria propri cuntenta!

Messo Eh. . magari, signora Sepina, ma qui, vero, c un mistero su cui indagare, vero; un colpevole; vero, da arrestare.

Sepina Cus, cus, cus? Un mister?

Messo Certo, quello dei gioielli della contessa.

Sepina La cuntesa?

Messo Certo. La contessa Giovanna delli Castelli!

Sepina Ciumbia! Una cuntesa, che... a Busis?

Contessa Oh, non sono lunica persona di rango qui. Ci sono anche il Conte delle Rogge e il barone dei Poggi.

Sepina (stupita) Chi?!

Messo Ma di quale conte parlate? Se ci fosse un conte qui a Bosisio, vero, io in qualit di messo, vero, lo saprei.

Cunegonda Voi non siete aggiornato, signor messo. Naturalmente si sta parlando dei qui presenti Conte Giovanni delle Rogge e di Gualtiero Antonio dei Poggi, barone di Castelmarte!

Sepina Oh, Antonio un baron e Giuan un cunt? Questa la savevi propi minga!

Messo Signora contessa, se questi due sono nobili, io sono la regina Margherita!

Antonio O porcu sciampen, ul messo l diventa una... messa.

Contessa Ma che significa questa storia? (a Giovanni) voi... voi non siete... un conte? (ad Antonio) e voi... non siete... barone?

Sepina (scoppia a ridere) Uh, Antonio, el savevi no che te ghevet ul sanc bl!

Antonio (altezzoso) Mia propri bl, ma ghe lho celest!

Cunegonda Ma se questi due non sono chi dicono di essere, allora chi sono?

Messo Oh, questo semplicissimo. Signora contessa, signora Cunegonda, vi presento Giovanni Rogge e Antonio Poggi. Sono due poco di buono che sbarcano il lunario tentando di spennare i polli con le carte e con piccole truffe.

Antonio (con sguardo sognatore) Pulaster? Ah, s, un bel Pulastr, cunt i pataten rust, ah, che bon!

Contessa ... se come dite voi sono due truffatori allora... allora... i miei gioielli...

Messo ... li possono aver rubati loro. Ora, vero, vediamo. (fruga nelle tasche della giacca di Antonio, e poi in quella di Giovanni, trovando in questultima i gioielli) Et voil!

Contessa Io... io sono senza parole. E pensare che avevo dato la colpa a Ginetta. (corre a stringerle le mani) Scusami, scusami tanto. Potrai mai perdonarmi, cara?

Ginetta Oh, non niente, contessa. Sono contenta che i vostri gioielli siano stati ritrovati!

Contessa Oh, cara! (si scosta da Ginetta e subito a questultima si avvicina Antonio)

Ginetta E adesso cosa succeder a Giovanni e... (sospirando) ad Antonio?

Contessa Finiranno in galera questi due gaglioffi.

Messo Gi, finalmente sono riuscito a pescarli con le mani nel sacco.

Sepina Ma sciura cuntesa, lAntonio l un bon diaul! L vera l un po... cume se des... l un po, svelt de man, ma lha mai fa del ma a nisn.

Contessa Non voglio sentir ragione. In galera, voglio vederli in galera tutti e due.

Messo Anchio, vero!

Giovanni (supplichevole) Signora contessa, Cunegonda...

Antonio (facendo eco a Giovanni) ...contessa... Culiconda...

Cunegonda Ti ho gi detto, ladro, che il mio nome cu-ne-gonda!

Giovanni Ma i gioielli li avete ritrovati

Contessa Gi, ma non certo grazie a voi!.

Antonio (da s) Se la nava la gaveva i gamp!

Cunegonda Signor messo...

Messo Qui c da decidere cosa fare, vero...

Cunegonda Ma che decidere e decidere... qui bisogna arrestare!

Tutti si spostano in secondo piano e fingono di parlare animosamente tra di loro con gesti di rabbia e di stizza da parte della contessa e di Cunegonda e con gesti di preghiera da parte di Giovanni e Sepina. II messo guarda ora luno, ora laltro come se stesse assistendo ad una partita di tennis. In primo piano rimangono Antonio e Ginetta.

Ginetta Oh, Antonio, perch ti sei macchiato di tale colpa?

Antonio Te vedet, Ginetta... scusum se parli minga in italian, ma a sunt minga bon. Me sunt un por diaul e ho semper fa ul lader e cunta s bal per guadagn la mica...

Ginetta Ma Antonio...

Antonio No, no. Fermes un mint e lasum parl me. Ho semper dei busej in vita mia, ho mai dej la verit fen a adess.

Ginetta Ma di che verit parli?

Antonio Quela che so dr a dett.

Ginetta (fremente) E allora... allora dimmi!

Antonio (con gli occhi bassi e vergognoso) Eccoci, Ginetta, me... vurevi... me vurovi dett...

Ginetta (ancor pi fremente) Si?

Antonio (Prende tra le sue le mani di Ginetta, ma seguita a rimanere a testa bassa, evitando di guardarla negli occhi) E so minga cume fa a ditel, ma...

Ginetta. Ma....

Antonio Ginetta...

Ginetta Si?

Antonio (tutto dun fiato1 a voce bassa e parlando velocemente, quasi storpiando la frase) Ginetta, me te vri ben!

Ginetta (cercando a fatica di reprimere la propria gioia finge di non aver udito) Tomo di non avere capito!

Antonio (sempre storpiando le parole1 a voce basso) Te vri ben.

Ginetta Non capisco Antonio, parla senza storpiare le parole.

Antonio (questa volta dice la frase correttamente, ma sempre a voce basso)

Ginetta Non sento!

Antonio (con un tono normale) Gineta, te vri ben!

Ginetta Se vero che mi vuoi bene dillo pi forte, di modo che tutti lo sentano!

Antonio (quasi urlando) Ginetta, me te vri ben.

udendo da frase di Antonio tutti si voltano verso di lui e Ginetta

Cunegonda (sdegnata) Avete udito contessa, questo avanzo di galera?

Contessa (un po sconcertata) Ginetta, ho sentito bene quello che questuomo ti ha detto?

Ginetta Si, signora contessa. Ha detto che mi vuole bene e anchio ne voglio a lui.

Contessa Ginetta, come puoi voler bene a un uomo simile. Hai sentito che si tratta di un baro, di disgraziato di un...

Ginetta Oh si, Signora contessa, ho udito quello che stato detto di lui, ma io credo che Antonio in fondo sia buono. Avete visto anche voi che mi ha sempre trattata con gentilezza.

Cunegonda (sempre pi sdegnata) Incredibile... innamorarsi di un ladro, di un mistificatore... di un. --

Ginetta Basta cos, signora Cunegonda. Antonio sar un ladro e tutto quello che volete voi, ma io gli voglio bene. (con slancio improvviso si avvicina alla contessa e si pone davanti a lei con le mani giunte per supplicarla) Signora contessa, vi prego, non mandatelo in prigione, ve ne prego.

Contessa Non possibile, si reso colpevole di un furto e...

Ginetta Ma i gioielli vi sono stati resi.

Cunegonda Altro che prigione, la forca ci vorrebbe!

Ginetta (piangendo) Signora contessa.

Contessa E voi Antonio cosa dite a vostra discolpa?

Antonio Non dicio niente, sciora contessa. E vero ho rubato i vostri gioielli.

Contessa Sapete che potreste finire in prigione per diversi anni?

Antonio Si, lo so, ma una roba sola voglio dicere a Ginetta. Andr in galera, ma non dimenticare mai che me ti voglio bene.

Ginetta (sempre piangendo si avvicina ad Antonio) Antonio, io ti aspetter. Aspetter che uscirai di prigione e... forse un giorno saremo felici.

Messo Ora basta. E ora che vi conduca dai carabinieri!

Antonio (Prende Ginetta per le spalle e le sussurra dolcemente) Ciau, Ginetta e una quaj vlta regordess de vegnem a tru a S. Vitur!

Ginetta (si svincola da Antonio e si accascia a piangere in un angolo della scena)

Antonio (al messo) Sem de nda ndem sciur messo.

Messo (Afferra Antonio e Giovanni per un braccio e fa per allontanarsi. Dopo che i tre hanno fatto qualche passo) Un momento Signor messo...

Messo Si?

Contessa Lasciateli andare vi prego. Non sporger alcuna denuncia nei loro confronti.

Messo Ma signora contessa, vero, hanno rubato i vostri gioielli, vero...

Contessa Si ma li ho ritrovati e inoltre credo anchio che Antonio sia un buon uomo.

Ginetta Oh, grazie, signora contessa, non so come ringraziarvi. (si avvicina alla contessa e le bacia le mani)

Contessa Su, su Ginetta, vai dal tuo Antonio. (Ginetta va da Antonio che le cinger la vita)

Antonio Grazie sciora contessa. Da oggi, se Ginetta mi vuter non gratter pi. Far un lavoro onesto. Se qualcheduno mi dar ancora il lavoro, anche se me sono un ladro.

Contessa Antonio, io ho bisogno di un uomo che guidi la mia carrozza e si occupi del mio cavallo. Se vuoi, quel lavoro, te lo offro io.

Antonio (Quasi piangendo va a baciare le mani della contessa) Grazie, grazie sciora contessa.

Antonio si avvicina a Ginetta. I due restano a guardarsi per qualche attimo e poi si abbracciano rimanendo cos immobili, mentre gli altri battono le mani, rallegrandosi con loro.

C Fine B

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