I girasoli

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I GIRASOLI

Commedia in tre atti di Guido Cantini


PERSONAGGI

LA SIGNORA DALI'

ROSINA

JOHN

DIANA

MYRTA

ENRICO

NADIR

VENZI

SIMEONE

PIEROTTO

LA SIGNORA SKUNZ

In un paese qualunque.


ATTO PRIMO

Il salotto comunica con la farmacia per mento di una porta tu la quale pende una tenda un po' stinta. Nell'interno suona di tratto in tratto fiocamente un campanellino; qualcuno che entra od esce dalla bottega; e al d l, nel laboratorio, il pestello batte quasi di contnuo nel mortaio. Sono i rumori di quella casa, quasi la sua voce monotona e spenta. I molnli sono vecchi, consumati: si vedono dei divani ottocenteschi, una credenza da un lato, una scrivania nel fondo tra le due finestre che danno su la piazza del paese; da un altro lato una libreria e dinanzi una tavola rotonda. Queste cose forse un tempo furono ricche e sembraron belle e furono invidiate. Ora sono fruste, e un po' ridicole, ma non prive di dolcezza.

Ora la tavola apparecchiata, con un certo gusto e un certo lusso. Un paravento vi alzato dinanzi e questo la fa appartata, distante dalle altre cose. Nella stanza non c' nessuno. Giunge dalla piazza un coro di bambini che fanno girotondo. Il pestello batte nel mortaio, il campanellino trilla d quando in quando.

Enrico (entra dalla farmacia. un uomo dal vestire un po' trasandato, con qualcosa di sognante nell'espressione. E un artista, s capisce, In capo porta un cappello piuttosto largo, di feltro nero. Avanza in punta di piedi guardandosi intorno, tenendo un piccolo mazzo d'orchidee dagli steli avvolti in una carta d'argento e una scatola bianca legata da un cordoncino d'oro. Cautamente si avvicina alla tavola e posa su uno dei piatti i fior e la scatola; quindi s'allontana guardando l'effetto che fanno, poi si riavvicna accomodandoli meglio: con un sorriso soddisfatto diffuso per tutto il volto.

SIGNORA DALI - (di dentro) permesso?

ENRICO - (scuotendosi) Avanti. (Entrano la signora Dal, Pierotto e Simeone)

SIGNORA DALI - ( una donna ancora ben portante, grassa, rubiconda, piena di pretensione provinciale).

SIMEONE - ( un uomo di settant'anni. giallo e secco).

PIEROTTO - ( un giovine d paese: tiene un braccio al collo).

TUTTI - Buongiorno, signor dottore; buongiorno.

SIGNORA DALI - In ritardo, eh, stamani, dottore? Sappiamo, sappiamo che andato prestissimo in citt!

ENRICO - Ma, gente mia, quante volte debbo dirvi che io non sono il medico? Finirete col farmi avere delle seccature.

SIGNORA DALI - Ma, signor dottore, lei il farmacista.

ENRICO - Appunto per questo non ho nessuna autorit per visitarvi.

SIMEONE - Il suo povero babbo lo faceva sempre. Poveri, quanti volevano.

SIGNORA DALI - Senza contare che lei un'arca d scienza.

SIMEONE - E non segna mai le medicine. E quando le segna le d gratis.

ENRICO - Ci mancherebbe altro che mi facessi pagare quello che ordino: perch si dicesse che voglio aiutare il mio commercio. Avanti, su, dica, signora Dal: cosa s sente?

SIGNORA DALI - (che s spinta fin dietro il paravnto) Uhm, che magnifica tavola apparecchiata! Che finezza! Perfino i fiori. Eh gi, si vede da tutto che una vera signora. Equella scatola? Sar un altro regalo. Eh, gi!

SIMEONE - Io ce l'ho con quelli che dicono: Boria tanta, ma quattrini glien'ha portati pochi. Una signora bella a quel modo!

SIGNORA DALI - Gentaccia cattiva, cara il mio SIMEONE. E si che li dovreste conoscere ormai.

ENRICO - (spazientito) Allora? Mi volete dir cos'avete?

SIMEONE - Quanto a me, mi sento vecchio, signor dottore,

ENRICO - E vorreste che vi guarissi io? Per questo, rimedii non ne ho.

SIMEONE - Ma tre giorni fa si sposata una mia nipote...

ENRICO - E voi vi siete preso una bella indigestione con relativa sbornia. Fuori la lingua. Vi dar una purga.

SIMEONE - L'olio?

ENRICO - Non lo regalo forse?

SIMEONE - Con un po' di rhum, allora. Se no, troppo cattivo.

ENRICO - (alla porta) Gustavo, due once d'olio a SIMEONE.

SIMEONE - (piano) ...con rhum.

ENRICO - (forte) Ma s, con un po' di rhum.

SIMEONE - Grazie, grazie, signor dottore. Bisogna esser proprio cattivi per dir male di lei. Arrivederla. (Esce).

SIGNORA DALI - Quello, vede, capace di beversi il rhum e di buttar via l'olio di ricino.

ENRICO - (bonariamente) Lo lasci fare, tanto l'arteriosclerosi ormai non gliela leva pi nessuno. E lei che si sente?

SIGNORA DALI - Ah, mio Dio, dei mancamenti, sa, a volte...

ENRICO - Di che genere?

SIGNORA DALI - Dei capogiri, delle caldane Me lo fa da quando morto il mio povero marito... Entra MYRTA da destra, una danna giovanissima. Di Un'eleganza molto moderna. Oh, la signora! Buongiorno, signora. (Myrta china appena la testa).

ENRICO - Ciao, Myrta.

MYRTA - (a bassa voce, ma non troppo) Non s'era detto che gli ammalati non li avresti fatti entrar pi qui?

ENRICO - (un po' confuso) Finch non abbiamo sistemato quella stanza di l...

MYRTA - Capirai, se non ti decidi...

ENRICO - Che vuoi, una tale abitudine! Il povero babbo lo faceva sempre. Ah, il vestito arrivato ieri? Stupendo. E la passeggiata? Sei un po' stanca?

MYRTA - Quella signora Dal, vedi, non ha nulla. Viene per curiosare, per pettegolare...

ENRICO - Lo so. Ma mi diverte. La sto studiando. La immortaler nel mio nuovo romanzo.

MYRTA - Vado di sopra. Se Cesare la smettesse con quel pestello! Mi rintrona nella testa.

ENRICO - (alla porta, premurosamente) Gustavo, d a Cesare che la finisca. (Gustavo risponde qualcosa che non si sente) La pomata la preparer in un altro modo. (Dopo un poco i colpi del pestello cessano).

MYRTA - Salgo. (S'avvia per uscire).

SIGNORA DALI - Stia bene, signora.

MYRTA - (secca) Buongiorno. (Esce).

SIGNORA DALI - (piano, indicando PIEROTTO) Mi guardi Pierotto. Scommetto che s' dimenticato perfino il suo male. Tutti cos i ragazzi del paese. Quando passa lei fanno delle facce da rimbambiti che un divertimento starli a guardare. (Dopo un attimo) Enon soltanto i ragazzi.

ENRICO - (senza badarle) II suo disturbo?

SIGNORA DALI - Se ha un momento di pazienza! Come le dicevo, da quando morto il mio povero marito...

ENRICO - Abbrevi, abbrevi!!

PIEROTTO - (ha una specie d grugnito; gli altri due si volgono).

ENRICO - Tanto male?

PIEROTTO - (fa cenno di s).

ENRICO - Avanti, fa vedere. (Lo spinge verso la finestra) Siedi qua. (Lo fa sedere su una poltrona. Quindi va a un cassetto e tira fuori i ferri. Carne vede il bisturi nelle mani del dottore, PIEROTTO fa per alzarsi e scappar via; ma Enrico, ributtandolo a sedere) Sta buono, chec' tempo. (Apre un armadietto a muro, stacca un camice bianco, se lo infila, e mentre si lava le mani il lavabo collocato nell'armadietto la signora Dal lascia scorrere il suo fiume di parole).

SIGNORA DALI - Mio marito mor un meseo due prima che lei tornasse a stabilirsi in paese... Gi. Lei non torn nel marzo dell'anno scorso?

ENRICO - Sar benissimo. Non ricordo.

SIGNORA DALI - Non si ricorda nemmeno quando ha preso le redini della sua farmacia! I poeti, gi Nessuno, sa, credeva che ci avrebbe resistito tanto Vedrete dicevano ora che gli morto il padre liquida tutto e se n torna a Roma . Del resto il suo povero babbo loripeteva sempre: il mio figliuolo l'ho fatto studiare da farmacista, perch, noi, tutti farmacisti, in famiglia; ma lui non ci finisce qua, se Dio vuole Lui destinato a grandi cose. Per questo lo tengo a Roma. Lo vedrete deputato, ministro, senatore... . Povero signor Leopoldo, mi par di vederlo come fosse ora, col suo berretto grigio e la sua pipa...

ENRICO - Quella si che ne faceva del bene, ecc?

SIGNORA DALI - Come lei, n pi ne meno,

ENRICO - No, no, mio padre era un'altra cosa.

SIGNORA DALI - E la signora Ernestina?

ENRICO - Donne come la mamma, ormai

SIGNORA DALI - Ci crede che mi piange il cuore, quando penso che tra poco ci vedremo dell'altra gente qua dentro?

ENRICO - E chi l'ha detto?

SIGNORA DALI - Oh, la sua signora non pu contentarsi di un paesucolo come il nostro e finir con l'averla vinta. Le donne, si sa...

ENRICO - Ma chi gliel'ha raccontato? Mia moglie non ci pensa neanche a voler andar via.

SIGNORA DALI - Sar, Se lo dice lei, sar...

ENRICO - (ha sfasciato la mano di Pierotto, il giovane manda un grido soffocato. ENRICO senza badargli continua la medicazione). Va meglio ora? (S leva il camice). Pierotto. Mi sento riavere. (Si mette l'altra mano n tasca per prendere del denaro)

ENRICO - Ma che sei matto? Ci mancherebbe altro. Metti via! Metti via!

PIEROTTO - Allora, grazie. Arrivederla. (esce).

ENRICO - Addio.

SIGNORA DALI - (alzando gli occhi all'Orologio) Ah! come si fatto tardi! Torner un'altra volta, molto pi che ora mi pare d stare un po' meglio. Arrivederla. (Fa per uscire, quindi, tornando indietro come se si fosse dimenticata di dire una cosa importante) Ah, mi dimenticavo (confidenzialmente) Raccomandi alla signora di non far troppe passeggiate nel bosco di Rama: cosi umido! Pu farle male.

ENRICO - Va bene.

SIGNORA DALI - Ma glielo raccomandi. Uhm, com' tardi! Mi lasci andare. (E se ne va, grassa e rubiconda: felice, ora),

ENRICO - (resta un momento soprappensiero, quindi,alzando le spalle) Che chiacchierona! (Alla porta, chiamando) Gustavo. (Entra il giovine d farmacia in camice bianco) Gustavo, fa sparire tutta questa roba; se no, la signora si mette di malumore. Presto, presto, (Entra Myrta),

MYRTA - Che stato?

ENRICO - (dando occhiate disperate al giovine di negozio) Nulla, cara.

MYRTA - E quel grido? (Vedendo la catinella che Gustavo sta portando via ha un moto di disgusto) Una medicazione?

ENRICO - Oh, una sciocchezza!

MYRTA - Qui!

ENRICO - Povero Pierotto! Un pezzo d'accidente a quel modo! Ridotto uno straccio: per un patereccio. Mi ha fatto compassione, e allora... Del resto l'azione nefanda avvenuta l, in quell'angolo... (Gustavo ha fatto sparire ogni cosa, uscito. Silenzio) Beh, non mi domandi nulla?

MYRTA - Ho gi capito: andata male.

ENRICO - Anzi, benissimo. Un cambiamento di quel genere, ora, sarebbe stato un disastro. Ci son certi che possono scrivere da per tutto: in albergo, in treno, in strada, mentre camminano, quando fanno all'amore... Io, se non mi trovo l, al mio tavolo, con la mia penna, il mio calamaio, la carta, proprio quella, non son buono a buttar gi neanche un indirizzo. Credi che sarei andato tanto avanti col mio romanzo se non mi fossi trovato nel mio paese, nella mia vecchia casa?... No, no, la crtica drammatica sul Quotidiano in questo momento mi avrebbe scombussolato. E ringrazio Dio che non me l'abbiano data.

MYRTA - Bravo! Ringrazialo.

ENRICO - Sicuro che lo ringrazio, e di gran cuore. Perch, quando ce ne andremo a stare a Roma, avr pubblicato il mio nuovo romanzo e sar qualcuno, sul serio. Oggi non sarei altro che uno di quelli che hanno ottenuto un posto a forza di raccomandazioni.

MYRTA - Me se eran mesi che se ne parlava! Se non aspettavi altro!

ENRICO - Per te, perch vedevo che ti avrebbe fatto piacere. Ma a me non me n' mai importato nulla. Del resto Toschi, lasciandomi, ha detto: Se questa volta non siamo riusciti, non il caso di prendersela. Sar per un'altra volta. E sai, lappoggio di Toschi...

MYRTA - (ironicamente) Serve a molto, gi.

ENRICO - Ma sicuro che serve. Toschi un uomo influentissimo, e quando vuole...Fa delle gran chiacchiere.

ENRICO - Pare impossibile che tu debba ancora essere cos pessimista. Impara da me. Bisogna fidarsi nella vita!

MYRTA - Gi. E tutti come possono fartela...

ENRICO - (con sincera Meraviglia)A me? Vuoi scherzare? Ma se c' al mondo uno che non ha nemici, quello sono io! Del resto, chi cercherebbe di farmi del male? dimmelo tu. Do forse noia a qualcuno? Invado il campo altrui ? Sto nel mio guscio, lavoro, mi contento del poco

MYRTA - Purtroppo.

ENRICO - Ma se il limite estremo della saggezza; contentarsi.

MYRTA - E intanto gli anni passano,

ENRICO - (dolcemente) Avanti, non esser cos inquieta. Tu non ti vedi, ma da un pezzo in qua tutto ti d noia, prendi tutto per traverso.

MYRTA - Non dirai che questo paese non sia fatto apposta per far venire la nevrastenia.

ENRICO - A me francamente, no; ma sar perch io ci son nato.

MYRTA - Ti sembra un posto per uno scrittore, per un artista, questo?

ENRICO - (sentenziando)Purch l'artista abbia da dire qualcosa dituo, tutti i posti son buoni.

MYRTA - Tranne questo, per; qui la gente nasce gimorta.

ENRICO - (scherzando) Ah, terra miseranda, non l'ascoltare.

MYRTA - (voltandogli la spalle e facendo per uscire) E inutile, con te non si pu mai fare un discorso serio.

ENRICO - (trattenendolo)Ma sentitela, lei che vuol fare i discorsi seri; lei, la mia bambina; mentre io, l'uomo posato, sono invece frivolo e folleggiante. Su, vieni qua. Cercher d'essere serio. S che un giorno o l'altro bisogner decidersi ad andarsene, ma non semplice. Non mica semplice sistemare i nostri interessi. Lo dice sempre Venzi.

MYRTA - Come se a vendere una farmacia ci volesse tanto! Non era quello che volevi fare quando mor tuo padre? Non eri venuto qua per questo? Non avevi l'intenzione di ripartire subito? Del resto, di' un po': cos'hai fatto da che siamo qui? Esi che l'ambiente si doveva prestare.

ENRICO - Cos'ho fatto? Cos'ho fatto? Io non sono mica di quelli che raffazzonano! Le mie opere belle o brutte che siano debbo tenermele chiuse qui tanto tempo, e anche allora, lo sai che pena!.. Creare con gioial No, queste parole non sono state dette per me. Creare con fatica, quasi con disperazione, tormentato da dubbi terribili Senza contare che io non sono di quelli che s'impongono con la violenza, io non sono sospinto da sfrenate ambizioni; a me basta una cosa: creare. Quando il fantasma che vive nel mio pensiero s calato in forme che mi sembrano pure, il resto non m'interessa pi...

MYRTA - (scoppia in una risata)

ENRICO - (stupito) Cos'hai?

MYRTA - Ma fammi il piacere! Lo sai che c' da farsi prendere per matti o peggio a parlare cos oggi?

ENRICO - Ebbene, me ne dispiace tanto per gli altri. segno che artisti veri non ne esistono pi.

MYRTA - Ma non vedi che lotte accanite, non vedi le spinte che si danno?

ENRICO - Facciano pure. A me non mi riesce. Non mi mai riuscito. Possibile che mi cambi adesso?

MYRTA - E allora, si pu sapere cosa lo perdi afare il tempo a quella scrivania? La fama, dopo morto? Andiamo...

ENRICO - Sicuro. La fama dopo morto. Tutto questo affannarsi dietro al successo, tutto questo arrivismo mi nausea.

MYRTA - Va bene: tu sei stato sempre come un ragazzo, coccolato dai tuoi fino a poco tempo fa, vissuto al riparo del bisogno; ma, credi, esageri.

ENRICO - Esagero. E va bene: esagero. Sono uno spirito disinteressato io. Cosa vuoi farci? Bisogna prendermi come sono. Del resto non mi conosci da ieri. Sono tre anni... oggi.

MYRTA - Eh, gi.

ENRICO - Ho frustrato tutte le tue speranze, tutte le tue ambizioni? Gi, avevi sposato uno scrittore e hai finito col trovarti con un piccolo farmacista. Volevi dire questo?

MYRTA - Ma no, ma no. (Ancora ella fa l'atto di andarsene).

ENRICO - Aspetta. (Andandole vicino, parlandole ora con tono dolce, quasi accorato) Ma allora la cosa seria! Allora questo! Ed io che non l'avevo capito, e cercavo di tenerti allegra coi miei ghiribizzi! Sai, il dottore che l'altro giorno capit qui come per caso, il professor Peccini, l'avevo mandato a chiamare io, perch mi visitasse. Gi, credevo che tu avessi chi sa quale malattia. Ed ebbe un bel rassicurarmi, ebbe un bel ripetermi in tutti i toni che non avevi nulla; in cuor mio gli davo della bestia. E invece aveva ragione lui! La tua malattia si chiama noia, stanchezza, saziet di questi luoghi. (Silenzio) Perch non l'hai detto prima? Era cosi semplice! Non ho sempre fatto tutto quello che ho potuto per te? Credi che non avrei fatto anche questo?

MYRTA - A che pr? Tu sei felice qui, ed io non ho il diritto di obbligarti ad andar via.

ENRICO - Ah, no, no! Finch io non sapevo, tutto poteva passare. Ma ora so quale il tuo male. E non metto tempo in mezzo: corro subito ai ripari.

MYRTA - Cosa vuoi fare?

ENRICO - Cosa voglio fare? Una cosa semplicissima. Ce ne andiamo. Ce ne andiamo via di qua, senza perdere un minuto, (Passeggiando concitatamente) Ma guarda cosa pu fare la monotonia d'un paese sperduto tra i monti! D'una creatura piena d'allegria comeri tu, pu fare una donnina ombrosa, scontrosa, piena di timori. Via! Via! Va!

MYRTA - Aspetta. Lasciami parlare. Non ho finito. Le cose sono molto pi serie di quanto tu non pensi.

ENRICO - Macch! Macchl Ora lo so cos'. Non c' pi nulla da dire.

MYRTA - T'inganni. Stammi a sentire, ENRICO.

ENRICO - Ma se lo so gi quello che vorresti dire. Che io laggi mi sperder, che finir col non combinare pi nulla, che le lotte letterarie sono dure, che ci son le invidie, le gelosie. Inutile. Puoi risparmiarti le parole, perch queste cose le so gi, ti ho detto. (Quindi, come se avesse preso una decisione irremeabile) S si, subito. (Fregandosi le mani) Cosa fatta capo ha. Pare impossibile, alle cose ci si pensa per degli anni, eppoi basta un minuto. (Alla porta del negozio) Gustavo! Gustavo! Telefona al ragionier Venzi. Digli di venire immediatamente qui.

MYRTA - Ma no, inutile che tu faccia questo.

ENRICO - Inutile? Lo dici ora eh? Perch sai che non torno pi indietro. La mia bambina si sente soffocare qui, ed io non dovrei portarla via? Ma allora, in questi tre anni non ti sei accortadi nulla? Non lo sai ancora come ti voglio bene?

MYRTA - S, lo so; ma sar meglio che tu rifletta.

ENRICO - Ho gi riflettuto. Sono pronto, (Scherzando) Armato per le pi sanguinose battaglie.

MYRTA - Ma non ci pensi? La vita a Roma costa molto.

ENRICO - Prima di tutto lavorer; eppoi, scusa, non siamo mica assillati dal bisogno. Intanto c' l'eredit della zia Carolina, poi i due poderi di Bncina, Non mica poco, sai?... E quello che ricaveremo dalla vendita della farmacia dove lo metti? Insomma, per i primi tempi saremo al sicuro. Metteremo su la nostra casa con dei bei mobili moderni, di quelli che piacciono a te: grandi divani, grandi poltrone, molti libri... Oggi, con un po' di gusto, una casa s'ammobilia con nulla Lasciar tutte queste cose non dir che non mi dispiaccia; ma se necessario, ti pare?... Qui, certo... Come dirti? Tu non puoi capirmi : non li hai conosciuti i meidue vecchi, non sai quello che stata mia madre per me, quello che per me stato mio padre. Ebbene, vendere tutta questa roba vuol dire, vuol dire... cos difficile a spiegare! Ma su questi divani, su questi tappeti, su queste vecchie cose (egli sembra carezzarle con gli occhi) rimasta un po' della loro vita, come una polvere (La commozione gli stringe la gola) Ma che importa? Che importa?... con altro tono) Sai dove andremo a stare? Ti ricordi l'Aventino, dalla parte della Passeggiata, con tutti quei cipressi e i pini e lo scenario delle Terme, gi?... Tu vedessi che bellezza ora! Hanno fatto cose meravigliose. Ebbene, andremo a stare l. Ci sono delle ville magnifiche. (Con accento che vuol essere pieno d convinzione) Vedrai. Vedrai.

MYRTA - (dopo un silenzio, crollando il capo)Le ville!

ENRICO - (dando in una risata)Non dico mica di prendere tutta una villa! Ci mancherebbe altro! Un appartamento; Oh, non troppo piccolo, non esageriamo. Del resto, la casa piace a te quanto a me, in casa ci s sta volentieri, noi; dunque, anche se si spende qualcosa di pi, ti pare?

MYRTA - E inutile, tu non sai altro che sognare.

ENRICO - Per me la realt una sola. E tu sai quale . Al di fuori di questa realt la vita non che un'illusione. Bambina mia! (Egli la guarda intensamente. Ella distoglie gli occhi da lui. Enrica, per vincere quel disagio) Hai visto? (Va alla scrivana, prende un cartoncino) Pat presenta a Roma i nuovi modelli, C' qui l'invito. Bisogner che tu ci faccia una scappata, Deve esporre delle cose squisite quest'anno, Senti che nomi allettanti. Jardin d'Automne, Pour vous tre agrable, Ma vie pour toi... . Per fortuna ora no si tratta pi di sprecarli per i nostri buoni villici, i tuoi abiti. (Come un ragazzo) A Roma! A Roma! (La prende per le due mani e l'obbliga a girare intorno alla stanza) A Roma! A Roma! A Roma!

MYRTA - Basta. Finiscila. Basta!

ENRICO - Facciamo a chi resiste di pi?

MYRTA - Basta, ti dico.

ENRICO - Chiedi piet e sar clemente. Reclamer soltanto cinque baci. Uno per ciascun occhio, un per ciascuna guancia...

MYRTA - Finiscila.

(Ella riesce a liberarsi. Si getta sul divano. Nasconde la faccia fra i cuscini).

ENRICO - Myrta! (Egli non si raccapezza. Crede a un giuoco. Le si avvicina. Fa per rialzarle tu testa. Ma ella resiste. Piange). Myrta! (Dolcemente) Cos'hai Myrta? Cos'hai?

MYRTA - Lo capisco bene che sono cattiva.

ENRICO - Cattiva, tu? Ma cosa dici?

MYRTA - Non dovrei farti soffrire, non mi meriti,e invece...

ENRICO - Ti proibisco di continuare.

MYRTA - ...E triste. Si cattivi, a volte, contro la nostra volont.

ENRICO - Lo sai che ora cominci a impressionarmi sul serio? E la prima volta che parli cos. (Le siede accanto).

MYRTA - Ed male. Avrei dovuto farlo prima.

ENRICO - Perch?

MYRTA - Una cosa soprattutto dicevi di amare in me,non vero? La mia lealt.

ENRICO - S, la tua sincerit ; anche se a volte un po'aggressiva, un po' aspra.

MYRTA - Ebbene, levatelo dalla testa: io non sonopi sincera delle altre donne,

ENRICO - Tu?

MYRTA - Altrimenti gi da molti mesi ci si sarebhe parlati come dovremo parlarci ora.

ENRICO - Cosa vuoi dire? Non capisco.

MYRTA - Ma non ne ho trovato il coraggio. Ogni volta tu mi hai disarmata... con la tua bont.Ora per non pi possibile tacere.

ENRICO - Avanti, avanti. D.

MYRTA - Quando mi hai sposato io stavo con Varni...

ENRICO - Questo si sa. inutile ora...

MYRTA - No, utilissimo... Il nostre legame non avrebbe dovuto contare nulla, vero? Si era convenuto che se non avessimo avuto figli, ciascuno di noi avrebbe potuto riprendere quando avesse voluto la propria liberti..

ENRICO - (alzandosi, pallidissimo) Ma cosa dici? Non ti capisco.

MYRTA - S, ENRICO. Io credo di esserti d peso. Credo che per te ci sarebbe voluta un'altra donna. Io non potr mai farti felice come meriteresti.

ENRICO - assurdo. semplicemente assurdo.

MYRTA - Certe cose si capiscono vivendo insieme. Posso aiutarti nel lavoro? No, Certe volte anzi, siamo di pareri totalmente opposti. Ti sono d'aiuto nell'andamento della casa? Men che meno. Tu mi tieni all'oscuro di tutto...

ENRICO - (interrompendola) Soltanto per risparmiarti...

MYRTA - S, lo so. Ogni noia. Io, per te, non debbo altro che abbigliarmi, come una bambola. Questo ti basta. Ed bello da parte tua. Ed io l'apprezzo, Ma la vita non comincia e non finisce qui.

ENRICO - Ti annoi qui? Non si forse detto...?

MYRTA - A Roma? Ma che ci pensi davvero? Vorresti rimetterti a far la vita di prima; si, di prima che si venisse qui? Vorresti rimetterti a corrermi dietro? Ti rivedo fra quella gente, csi sperduto, cosi a disagio... No, te l'ho detto, io non posso altro che esserti di peso, non posso altro che nuocere alia tua arte. E tu sei l'artista delle pccole cose rifinite, curate, covate amorosamente per mesi e mesi... come dicevi benissimo dianzi tu... (Dopo un momento) Qui devi restare. Nella tua casa. Nel tuo paese. Ma io no, ENRICO. Io mi ci sento soffocare. Mi ci sento morire. I giorni qui non son altro che dei grandi sbadigli, Tutta questa piccineria mi schiaccia, mi uccide. Lasciami andare, ENRICO. Se no, io far la tua rovina. E far la mia.

ENRICO - Ma via! Via! Non sai cosa ti dici.

MYRTA - T'inganni. Son giorni e giorni che rifletto. Lasciami andar via.

ENRICO - Ma allora confessa che non mi vuoi pi bene.

MYRTA -Si pu non provare una grande tenerezzaper un uomo come te? Sei cos buono!

ENRICO - Ma la tenerezza non l'amore.

MYRTA - A. volte qualcosa di pi.

ENRICO - No. E sempre qualcosa d meno, in ogni caso non mi basta. Ma guardami, guardami bene negli occhi. Cos' che temi? Che ti obblighi a fare una vita mediocre? Di questo hai paura?

MYRTA - No, Della miseria non m'importerebbe nulla. La vita mediocre soltanto quando ci si trascina cos, senza un perch.

ENRICO - Aspetta. Aspetta. Quello che hai detto semplicemente assurdo. Tu sei ammalata. Ecco la verit. Sei ammalata. Ed io ti guarir, intanto bisogna scacciare quelle brutte idee. Bisogna scacciarle, hai capito? A tutti quei pensieracci bisogna chiudere la porta in faccia. (Quasi con disperazione) Hai capito? Ah, tu non sai che cosa orribile hai detto. Tu non te ne rendi conto... (Egli siede. Ella dietro di lui, combattuta).

MYRTA - (dopo un poco, facendosi coraggio) E allora Senti, ENRICO. Quello che si detto fino ad ora non conta nulla. C' dell'altro,.. (Egli alza il capo. La guarda. Aspetta, ansioso. Ma s ode mprovviso un rumore di voci nella farmacia) Venzi. Non voglio incontrarmi con lui. Non voglio vederlo.

ENRICO - Ma

MYRTA - Parleremo dopo.

ENRICO - Lo faccio aspettare d l.

MYRTA - No, parleremo dopo. (Ella esce).

ENRICO - (resta immobile un momento. Non sa. Non capisce. Ha gli occhi fissi alla porta per la quale scomparsa Mvrta. A un tratto siscuote. Fa un gesto, come per dire: Tutte ubbie. Ci penser io! E andando alta porta della farmacia domanda) lei, signor Venzi? Avanti! Venga avanti.

VENZI - (entra. un uomo di grave et. Il ragioniere di provincia. Un caro amico di casa) un miracolo che tu m'abbia trovato. Stavo per andare a Bellaluna.

ENRICO - L'ho dunque disturbata?

VENZI - No no. (Dandogli la mano) Come stai?

ENRICO - Benissimo, E lei?

VENZI - Si tira avanti. (Si mette A sedere familiarmente) Dunque? Dunque?

ENRICO - Senta, ho preso una decisione; ma, mi raccomando, non mi tiri fuori, come al solito, delle difficolt.

VENZI - Di pure.

ENRICO - Lei ha Sempre cento paure. E io invece son sempre pieno di fiducia...

VENZI - Troppa.

ENRICO - Lo dicevo! Comincia.

VENZI - M no. Avanti, sentiamo.

ENRICO - Per ragioni mie... personali, ho deciso di andarmene dal paese...

VENZI - Ah!

ENRICO - ...per sempre. Sicch voglio vendere, vogliovendere subito. Crede che sar facile?

VENZI - Di solito le farmace ben avviate come questason ricercate.

ENRICO - Quanto si potr prendere secondo lei?

VENZI - Vendere per bisogno sempre un magro affare.

ENRICO - Ma su per g?

VENZI - Ma... un trentamila lire!

ENRICO - D'avviamento?

VENZI - Gi.

ENRICO - Ma poi c' la merce.

VENZI - Su quella fa conto di perdere.

ENRICO - (crollando il capo) Speravo di pi.

VENZI - Caro mio, ai tempi del suo povero babbo questa era la sola farmacia del paese, ed ecco perch lui era riuscito a mettere insieme un discreto gruzzolo. Ma da alcuni anni tu hai un concorrente, e quello non se ne sta mica con le mani in mano.

ENRICO - (che durante le parole del VENZI ha seguitato a passeggiare, fermandosi dinanzi a lui) Non importa; ormai ho deciso e vender.

VENZI - Molto pi che non ti resta altro da fare.

ENRICO - Cosa?

VENZI - ...al punto che sei.

ENRICO - Le sue solite esagerazioni. Mi ripeta che io sono sull'orlo dei precipizio. Me lo ripeta, su. Che mi ridurr sul lastrico. Caro signor Venzi, (gli mette affettuosamente una mano sulle spalle) a sentir lei, a quest'ora dovrei esser gi all'elemosina.. E invece...

VENZI - (che l'ha ascoltato gravemente)Alle scadenze di domani l'altro com'hai pensato di provvedere?

ENRICO - (ridendo) Io? Ma sae non so neanche d'avere delle scadenze.

VENZI - Eh, me n'accorgo.

ENRICO - Ai nostri interessi non ci ha guardato sempre lei? Dunque, sguiti; io son contento cosi.

VENZI - Di' un po', cosa n'hai fatto della mia lettera d'ieri sera?

ENRICO - (dopo un attimo) Ah, gi. l, nel cassetto.

VENZI - - Va bene, ma l'avrai letta, no?

ENRICO - E arrivata mentre stavo scrivendo e per noninterrompere... Poi m' andata via dimente.

VENZI - Vivere nelle nuvole si capisce; ma cos.. Accidenti! Sicch, ignori che la tua situazione disperata?

ENRICO - Cosa dicevo? Cosa dicevo? Le avrei potute dettare prima le sue parole. Ormai...

VENZI - (serio)Ma finiscila. Sei fottuto, caro mio. Sei fottuto. E dopo domani bisogner che io porti i libri in Tribunale, se non rimedi tu. La vuoi capire si o no?

ENRICO - Dice sul serio?

VENZI - Ma quando ho mai scherzato io? Tu, haisempre scherzato; e tutte le volte che ho tentato di dirti come stavano veramente le cose, tu con una scusa o con l'altra... perch dovevi andare a passeggio con tua moglie, perch dovevi scrivere... fatto sta che di cose serie non si mai potuto parlare.

ENRICO - (tace).

VENZI - Allora ho provato a scriverti. Dove sono le mie lettere?

ENRICO - Ma... sonoqui. (Le tira fuori da un cassetto).

VENZI - Eh gi, alcune non le hai nemmeno aperte.

ENRICO - Dopo le prime... Ho creduto che ci fossero delle esagerazioni. Lei vede sempre tutto nero, non ho dato importanza... Pensavo poi che fossero rendiconti, e siccome nei numeri io non ci ho mai capito nulla...

VENZI - Ora sei convinto che non avevo torto a veder tutto nero?

ENRICO - Ma, scusi, la farmacia avrebbe ingoiato...

VENZI - Un bel niente! Chi ha divorato sei stato tu, e come!

ENRICO - E l'eredit della zia Carolina?

VENZI - Dove volevi che lo prendessi il denaro che mi chiedevi da Roma quasi ogni giorno? Erano migliaia e migliaia di lire, lo sai? Chi le ha liquidate tutte le fatture che mi mandavi?

ENRICO - Va bene, ma ci sono i poderi di Bencina e quelli soli...

VENZI - S, eh! Mangiati da quel di.

ENRICO - E il liquido, tutto il liquido che lasci mio padre?

VENZI - Non per nulla era liquido.

ENRICO - Ma allora la rovina!

VENZI - Ce n' voluto perch tu ci arrivassi.

ENRICO - Ma lei? Possibile che lei...

VENZI - lo? Cosa? Io ho pagato fin che ho potuto, ho fatto onore alla tua e alla mia firma e non posso lasciar morir di fame le mie sorelle per far comodo a te. Dovevi aver pi giudizio.

ENRICO - Giudizio? Voialtri, gente d'affari, non sapete dire altro. Giudizio! Come se non si potesse vivere come la piccola gente borghese che non mangia per risparmiare! Come se non si avessero altri bisogni!

VENZI - Sar. Ma intanto quelle cambiali come le paghi?

ENRICO - Come le pago? Almeno per pagare quelle cambiali ci sar rimasto qualcosa, no?

VENZI - Nooo! Mi dici come te la devo cantare?

ENRICO - (facendosi sempre pi nervoso) Pure necessario uscir da questa situazione. necessario!

VENZI - A chi lo dici!

ENRICO - Un'ipoteca.

VENZI - Su che?

ENRICO - Sui poderi di Bncina.

VENZI - Quelli, se non si pagano gli interessi, un giorno o l'altro vanno all'asta. E prima di darti un centesimo oggi, le banche...

ENRICO - Scusi, scusi, ma lei doveva avvertirmi, non doveva lasciarmi ridurre cos, non doveva.

VENZI - Avanti, d la colpa a me. Di' che non ti ho avvertito. Ma non ricordi pi nulla dunque? La vita pazza l'avrei fatta io?

ENRICO - (nervosamente) Eppure, bisogna che esca da questa situazione. Il fallimento, no, quello no.

VENZI - Dopotutto tu hai sempre la scusa d'essere un letterato.

ENRICO - Lei non pu capire... Il fallimento per me sarebbe... Eppoi, eppoi

VENZI - E poi cosa? Ne ho visto tanti, e non la morte.

ENRICO - Se fossi solo

VENZI - Chi causa del suo mal...

ENRICO - Una volta per sempre, lasci stare ma moglie.Qui c' un solo responsabile, e quellosono io.

VENZI - (stringendosi nelle spalle) Si s, come vuoi. Figurati se ho voglia dimettermi a discutere, Per quando sihanno dei gioielli, quando...

ENRICO - Di quelli non ne parli nemmeno: son cose sacrosante.

VENZI - Ci non impedir che i creditori ve li prendano lo stesso.

ENRICO - Cosa? I creditori? Vorr vedere chi oser...

VENZI - Io, gi, coi letterati non ci ho mai fatto un pasto buono! Non capiscono nulla.

ENRICO - Ah, no! Il fallimento no. Ma moglie non deve mai sapere che ci troviamo in queste condizioni. una bambina. Eppoi, con quel sistema nervoso...

VENZI - Pagherei per sapere come farai a tenerle nascosto tutto.

ENRICO - Come far? Ancora non lo so. Mi lasci almeno riordinare le idee. Ma so che ci arriver.

VENZI - Va bene; questo riguarda te. Ma ora, ora;.. il problema assillante. Ora?

ENRICO - Ora.. (Gettandosi a sedere, prendendosi latasta fra le mani) Non lo so! Non lo so! (Lungo silenzio) Se fossi solo, le ripeto, mi basterebbe pane e acqua. Cosa me ne importerebbe? Quando s soli, ci si adattaa tutto. Ma quando... No, no! Non possbile. Lei nella miseria, no. Avanti, signor Venzi, mi aiuti, pensi a qualche cosa. Lei un uomo d'affari. Risorse non debbono mancargliene... Avanti. Non vede in che stato sono?

VENZI - (gli si avvicinato, a sua volta, gli ha messo una mano sulle spalle).E credi che non l'avrei gi fatto? Son giorni e giorni che mi dibatto. Ho bussato a tutte le porte. Ho cercato perfino di vendere quel po' che mi resta, (Enrico, senza guardarlo, gli afferra la mano, gliela stringe.).Eppure, a Roma bisogna che ci vada. Se resta qui, mi si ammala. Non vede come deperita da un pezzo in qua? Non si riconosce pi.

VENZI - - Ebbene, va a Roma, Al resto qui penser io.

ENRICO - Ma se non ho neanche di che provvedere ai primi bisogni!

VENZI - Se questione di qualche migliaio di lire... Lo sai che non mi son mai tirato indietro.

ENRICO - Ma che sono qualche migliaio di lire? E lamiseria, lo stesso, ormai. Ecco quel che ho saputo darle! La miseria! Ah!

VENZI - Non ti sar diffcile occuparti, laggi.

ENRICO - (fa un gesta vago)E come? dove? Chi li prende pi ora gli uomini della mia et? A quarantanni siamo gi vecchi, dicono. Sono i giovani che debbono andare avanti. Avranno anche ragione, non dico di no, ma intanto...

VENZI - Hai la tua arte, io non me ne intendo, ma pare che tu sappia il fatto tuo.

ENRICO - (fa un gesto, come a direi L'arte, s!... Quindi, all'improvvisa)Imbecille! Imbecille! (Si d dei piccoli pugni su la fronte) imbecille, che non sei altro! Avanti, mantieni, se sei buono, mantieni le promesse che facevi mezzora fa. (Quindi, improvvisamente) No, non mi voglio avvilire. Voglio resistere, in qualunque modo. Contro tutto. Contro tutti. Me lo dicono gi che sono un fallito. S figuri poi se fallissi davvero! Senza contare che la farmacia porta il nome di mio padre, e basterebbe questo, le pare?... Non voglio fallire. Vediamo, Vediamo. Amici non me ne mancano. Vediamo, A chi potrei ricorrere? Certo che ricorrere agli amici... Ma in questi casi, chi sta a guardare per il sottile, Eppoi, oggi... Ci vuol altro!

VENZI - A proposito di amici. Sai che da qualche tempo tornato Nadir?

ENRICO - Nadir?

VENZI - l! tuo inseparabile di quando eri ragazzo.

ENRICO - Ma che scherza? Dopo vent'anni che non ci si vede, vuol che vada da uno e... (a un pensiero) Certo ci siamo voluti molto bene. Macche fratelli! Di pi, d pi, assai d pi, Com'?

VENZI - Io non l'ho ancora visto. In paese non c'' mai venuto... Sta sempre rintanato nel castello. Sai, dicono che sia... (fa girare la mano al di sopra della testa).

ENRICO - Mezzo matto?

VENZI - No, estroso.

ENRICO - Quello sempre stato.

VENZI - Par che ne abbia fatte d'ogni genere, fuori...

ENRICO - Cosa?

VENZI - Oh, nulla di male. Quando uno tanto ricco Tutt'al pi si rovina.

ENRICO - E si rovinato?

VENZI - Lui? Ci vuoi altro. Ma lo sai che ha diecinee diecine di milioni?

ENRICO - (con un sospiro)Beato lui!

VENZI - Prova, Da quelli c' da aspettarti di tutto: anche una buona azione.

ENRICO - (man mano pi esaltato)Ci vado. Ci vado. Son certo che non mi dice d no. Eppoi tutto dipende dall'accoglienza che mi far, le pare? Potrei anche non chiedergli nulla, all'ultimo momento. Mi ripugna, sa? Ma non c' tanto da scegliere... Vediamo. Una parte potrebbe servire a tamponare i buchi di qua, e un'altra parte per metter su casa a Roma. Cosa crede, che se mi ci mettessi non sarei buono anch'io a far delle cose per il grande pubblico? Perch ancora non mi ci son provato, ma volendo... chi sa?... Quando non c' il bisogno alle costole, si capisce, s sta li a limare, a rifinire; ma quando si sa che dal nostro lavoro dipende il pane! Lo sa che ci sono scrittori che guadagnano... Sicuro, pi di lei caro il mio signor VENZI, che da cinquantanni s consuma gli.occhi sui numeri. Milioni! Mi crede un illuso? Dica la verit, mi crede un illuso? Ebbene io le rispondo che questa volta forse si sbaglia. Poteva aver ragione quando mi prediceva la rovina. Bello sforzo! Lei i conti li sa fare. Ma qui dentro ci vedo soltanto io! Guardi, la prima volta che credo nel mio ingegno. Ci credo! A dispetto di tutto, ci voglio credere. E se non mantengo, non deve guardarmi pi in faccia. (Parlando, ha condotto Venzialla porta).

VENZI - Addio, dunque. Poi, fammi saper qualcosa.

ENRICO - Non dubiti. Arrivedcrla. (Venzi scompare.)

ENRICO - ( eccitato, accaldato. Tutti i suoi gesti sono scattanti, febbrili. Chiamando) Rosina! Rosina!Rosina (entra. una servettina di paese, L'abito troppo elegante la rende un po' goffa).

ENRICO - E pronto? Di' alla signora di scendere.

ROSINA - Ma... la signora uscita.

ENRICO - Come?

ROSINA - S, da mezz'ora almeno. Ha detto che non aveva, appetito. Che aveva bisogno di prendere aria.

ENRICO - (allentato improvvisamente) Ah! E dov' andata?

ROSINA - Non saprei. Non la prima volta che la signora lo fa.

ENRICO - S s, vero. Non la prima volta

ROSINA - Dcbbo portare ugualmente?

ENRICO - S, no... Fa come vuoi, (La servetta esce. ENRICO non sa che fare. Va alla scrivana. Torna indietro. Soprattutto, non vorrebbe pensare. S'avvicina alla tavola. Siede al posto che avrebbe dovuto essere quello di MYRTA; prende i fiori, li posa; prende la scatola: lentamente scioglie il cordoncino d'oro).

CALA LA TELA

ATTO SECONDO

Nel castello di Nadir, Il salotto ingombro di mobli rari, addobbato col gusto un po' decadente che dominava sul principio del secolo. La pareti son coperte i stoffe antiche e di quadri dalle belle cornici, il pavimento folto di tappeti orientali e di pelli d'orso. Un immenso divano e posato dinanzi al camino acceso. Ma qua e li alcuni attrezzi pei la ginnastica e un tettuccio pieghevole per il massaggio, messo proprio nel bel mezzo della stanza, contrastano vivamente con l'altra suppellettile cos raffinata, cos calda e accogliente. Fuori, sul parco che si scorge per un'immensa vetrata, il cielo grigio e disposto alla pioggia. Nadir (a torso nudo, vestito solo d mutandine bianche e corte, sdraiato sul lettuccio, sottomesso al volere del masseur sportivo che sta levigandogli con arte paziente e sottile il corpo abbronzato. un uomo d'oltre quarantanni, ma conservato bene; sodo, agile. Acconsentendo con le membra agli ordini muti dell'uomo implacabile, cerca alla meglio di tenere aperto un libro, dinanzi a s, e di leggere. D'improvviso, scaraventando via il libro! Signori Skunz! Signora Skunz!

LA SIGNORA SKUNZ - ( una donna attempata, dolce, incolore) Desidera, signor conte?

NADIR - Cosa pensa lei di Proust?

LA SIGNORA SKUNZ - Ma, non saprei...

NADIR - Avanti! Voglio sapere se la sua opinione su Proust collima con la mia.

LA SIGNORA SKUNZ -E la sua, scusi, qual?

NADIR - Ah no, sarebbe troppo comodo! Avanti.

LA SIGNORA SKUNZ - Ma... bisognerebbe distinguere. Quale dei libri di Proust stava leggendo?

NADIR - Non ha importanza. L'opera di Proust una sola: immensa colossale titanica.

LA SIGNORA SKUNZ - (con un sorriso che la illumina)Ah, ma allora... (John ha sollevato una delle gambe del paziente e l'agita dall'alto in basso, da destra a sinistra. Istintivamente gli occhi dllta signora Skunz vanno a posarsi sul libro caduto a terra. Lentamente ella lo raccoglie, con volto ricomposto ormai nella solita espressione) Credo che la sua opinione non sia troppo favorevole al povero Proust.

NADIR - (balza a sedere giovenilmente. L'uomo ha una smorfia leggera, come un pittore intento a un capolavoro che d'improvvisa si veda portar via il pennello) Gi, le bastato uno sguardo per indovinare quello che io penso di Proust e per... per non essere, naturalmente, d"un parere diverso. vero, signora Skunz... (L uomo muto lha piegato di nuovo; ora lo volta e rivolta come una pasta, lo mette bocconi con la fronte protesa verso gli spettatori) L'opera di Proust l'opera d'un titanico...

LA SIGNORA SKUNZ ...seccatore.

NADIR - Ecco. (Tutti e due ridono brevemente: il loro riso contrasta con la seriet un poco lugubre dell'uomo in camice bianco) Mi fa l'effetto d'una gran pentola piena di brodaglia sentimentale. Diecine di volte io mi sono proposto questa immane fatica: leggere Proust, e diecine di volte ho dovuto ritrarmi, scornato. (L'uomo ora gli lavora il braccio destro, facendogli fare un movimento circolare) E tutto questo, badi bene, a distanza di anni, sperando che intanto la mia mente si fosse svegliata, sviluppata... Niente! Oggi... Come trovare una giornata pi propizia a Proust? Piove...

LA SIGNORA SKUNZ - Gi.

NADIR - No, non piove, ma insomma ne ha voglia. E poi tira vento. E poi non sapevo dve andare. E poi, s'ha un bel dire, ma un'ora al giorno di questo lavoro lunga. Insomma non cera nessun modo di passare il tempo. Pareva la giornata fatta apposta per leggere Proust, Macch! Nemmeno questa volta m' riuscito.

LA SIGNORA SKUNZ - Non si disperi. Ne conosco degli altri che non ci sono riusciti.

NADIR - E lei?

LA SIGNORA SKUNZ - Oh, io... Una dama di compagnia deve aver la pazienza d leggere molte cose, se vuoi davvero tener compagnia alla gente.

NADIR - Ammesso che uno, parlando d Proust, ci riesca. Tutte quelle parole ftte fitte senza un respiro... Bisognava proprio che fra i libri di mia madre non trovassi nulla di meglio...

LA SIGNORA SKUNZ - Gi, fu una delle ultime pere che la signora contessa lesse prima di...

NADIR - Povera mamm. Chiss che questo non abbia contribuito... No! rimasta una donna intelligente fino all'ultimo, lei; mentre io nella vita ormai non so altro che annoiarmi. Avrei bisogno di qualche forte sensazione. (L'aguzzino muto ora l'ha fatto mettere a testa in gi, con le gambe alzate, e gliele allarga, come si scoscia un polpo) Ahi!

LA SIGNORA SKUNZ (ridendo francamente) Mi pare che ormai le resti poco da provare.

NADIR - Tanto poco che non ho saputo far di meglio che venirmi a rifugiare, dopo quasi vent'anni, sotto il tetto natio. Una cosa che a raccontarla... (La porta vicina al caminetto s'apre di colpo: entra come una ventata Diana Lilonc. una graziosa ragazza, elegante).

DIANA - Ancora l a farti torturare?

NADIR - Ma tutt'altro che una tortura! John, gently, please. (A Diana) Tutto pronto?

DIANA - Tutto. Ahi (Ella porta il moccichino agli occhi).

NADIR - Ah, no, non piangere, te ne prego.

DIANA - Capirai...

NADIR - Non posso sopportare le lacrime. Ma che idea! Tutto era finito cosi bene! Eri partita. S'era contenti. E a un tratto mi ricapiti qui.

DIANA - Speravo che rivedendomi...

NADIR - Ed stato come se rivedessi mia sorella, mia za, mia nonna, credi. Ti sei riposata adesso? L'automobile gi che aspetta, sai? Addio, e... buona fortuna.

DIANA - Ci credi che non ti si pu neanche voler male?

NADIR - Ma gi! Me l'hanno detto ancora!

DIANA - Addio. (Dopa un attimo, sottovoce) Grazie di quello che mi hai fatto trovare sul cassettone.

NADIR - Bazzecole.

DIANA - ...un bacio?

NADIR - Non vedi come sono imbavagliato?

DIANA - (sulla soglia) Addio, (L'uomo ha infatti ravvolto la testa del paziente in un grande asciugamano; si sente un suono gutturale, nient'altro. Diana, dopo un istante esce, seguita dalla signora Skunz, Allora John libera la testa di NADIR: gli passa l'asciugamano a traverso il corpo fregandolo con forza. La carne di NADIR si riempie di chiazze rossastre. Silenzio. John con un movimento un po' teatrale si allontana di qualche passo; ci significa che ha finito. NADIR s'alza, John prende sul divano una vestaglia di seta, la tende perch NADIR la indossi, NADIR eseguisce. Quindi John va a un piccolo tavolo basso: versa in un bicchiere del whisky, della soda, alcune gocce del liquido contenuto in una boccetta. NADIR prende, ingoia, quindi, come fra s):

NADIR - E pensare che ti ho fatto venire apposta dall' America!

JOHN - I beg your pardon?

NADIR - Nothing. (Allora John va si divano, accomoda i cuscini delicatamente, quasi femminilmente, fa un gesto) Ah, gi! (NADIR ha compreso, si stende sul divano, John ti china verso il fuoco per riattizzarlo)

LA SIGNORA SKUNZ - (rientra) Partita.

NADIR - Dio ti ringrazio. (John s'alza, ripiega il lettuccio e lo porta fuori).

LA SIGNORA SKUNZ - Quando penso che quest'uomo guadagna... (come dicesse uno sproposito)

NADIR - Cara signota Skunz, ha una laurea: dell'Universit sportiva di Washington, unico nel suo genere; ho dovuto aspettare mesi e mesi perch fosse libero. Signora Skunz, evidentemente io non sono il solo imbecille della Terra...

LA SIGNORA SKUNZ - E tutto questo... perch?

NADIR - Mah, si spera...

LA SIGNORA SKUNZ - L'amore, gi. Sempre l'amore!

NADIR - Magari venisse l'amore sul serio. Ma ormai... Ogni volta che si ama come se si rinascesse! Comunemente si crede che il libertinaggio sia puro... puro vzio, se si pu dir cos; mentre non spasso che la ricerca affannosa di sentimenti nuovi. Lei non pu neanche figurarsi che cosa farebbe un libertino per credere incora alle fiabe dei bambini. E invece nessuno che ormai possa parlarmi senza che in quelle parole io cerchi il significato nascosto, la riposta ragione, l'interesse celato...

LA SIGNORA SKUNZ - (con un sorriso) Anche nelle mie?

NADIR - Perch no?... Eppure lei entrata giovinetta in questa casa, ci ha dato mille prove d fedelt... Non risponde nulla?

LA SIGNORA SKUNZ - Non mi permetterei mai.

NADIR - (con uno scoppio di voce) Ma abbia un'opinione, mi mandi al diavolo, mi dica qualche insolenza!

LA SIGNORA SKUNZ - Oh!

NADIR - Ma se per trent'anni ha dovuto stare nelle camere soffocanti di malati che non le erano nulla, per trent'anni ha dovuto partecipare a dolori e a gioie che dovevano esserle indifferenti!.. Ascoltare, fare il meno rumore possibile, comparire al momento giusto, non aver mai un pensiero, un'opinione per s. E questo non sufficiente per odiare? Vuol dire che a forza di mormorare S, signor conte; si, signora contessa la sua anima sfumata, e che tutti morendo se ne sono portati via un po'. (D'improvviso) Signora Skunz, vuole andarsene? Avr quello che pu occorrerle per vivere lautamente.

LA SIGNORA SKUNZ - E dove? Con chi?

NADIR - Davvero! Non vuole andarsene?

LA SIGNORA SKUNZ - (dolcemente, quasi pudicamente) ...No.

NADIR - Perch?

LA SIGNORA SKUNZ - Non so. I nostri sentimenti, perch esistano, non si debbono conoscere. (Ella intanto, come per istinto, si voltata verso la Porta. Anche NADIR si volge. Da qualch istante una figura apparsa ai vetri, contro il verde grigio del parco autunnale. MYRTA).

NADIR - Oh!

LA SIGNORA SKUNZ - ( andata alla vetrata, ed ha aperto)

MYRTA - Buonasera, signora Skunz. Buonasera, conte.

NADIR - Oh, ma io sono ancora in vestaglia!

MYRTA - Che tempo! Tira un vento! E gi cominciano a cadere certi goccioloni. Lo stradone, deserto. Impossibile arrivare a casa senta inzupparsi. Vi chiedo un rifugio per un'ora tanto perch si sfoghi e una tazza di t.

LA SIGNORA SKUNZ - (silenziosamente s'avvia)

MYRTA - Se ne va, signora Skunz?

LA SIGNORA SKUNZ -Vado per il t.

MYRTA - Quanto disturbo!

LA SIGNORA SKUNZ -Per carit. (Esce) (Silenzio),

MYRTA - qui che stai sempre tu?

NADIR - S!

MYRTA - Strano.

NADIR - Strano?

MYRTA - Un castellano ci si figura in un ampio studio, tra mobli severi, tra alte librerie

NADIR - non studio mai!... C', s, un'immensa biblioteca nella casa, memore, credo, ancora delle mie divagazioni d'adolescente; ma non mi ricordo pi bene se sia al primo o al secondo piano.

MYRTA - (sorride. Va a prendere in una scatola una sigaretta) Un po' di fuoco, per piacere.

NADIR - Ecco, Sarebbe stato un delitto far sciupaee dalla pioggia il tuo vestito che ...

MYRTA - che ?

NADIR - Eh, gi, visto che non mi viene una parola meno comune: delizioso. Ma la tua eleganza sprecata per questo paese.

MYRTA - (come se non avesse udito) Chi quella dama? (Accenna al ritratta appeso sul caminetto).

NADIR - Mia madre.

MYRTA - Si capisce subito che non era italiana.

NADIR - Tartara. Mio padre era d Smirne ed io?

MYRTA - Tu?

NADIR - Oh, io.

MYRTA - Sarai nato in qualche luogo, no?

NADIR - Sull'Oceano Atlantico. In piroscafo.

MYRTA - Ah! E che cosa si prova venendo al mondo sull'Oceano?

NADIR -Il mal di mare. Per tutta la vita.

MYRTA - (ride)-(Intanto LA SIGNORA SKUNZ rientrata col vassoio del t. Mentre la signora skunz va a posare il vassoio sul piccolo tavolo che sta dinanzi al divano)

NADIR - Gi, questo era il salotto d mia madre, ed qui che io passo le migliori ore della mia giornata. Mi diverto tanto! Non vero, signora Skunz, che mi diverto tanto?

LA SIGNORA SKUNZ - (sorride senza rispondere. Quindi si muove per uscire. A MYRTA) Solo qualche ordine. Permetta, signora. (Esce richiudendo pianamente la porta).

NADIR - Faccio io?

MYRTA - (con altro tono) No, grazie. Non ho voglia di nulla.

NADIR - Ma...

MYRTA - Oh, il t... Una scusa qualunque per salvare le apparenze, se pure metteva si conto...

NADIR - Ahi

MYRTA - (fermamente) Caro NADIR, passato il tempo degli amri boscherecci. La stagione non pia quella. L'estate passata, viene l'autunno. Guarda come piove.

NADIR - Vedo.

MYRTA - Impossibile dunque ormai trovarci nel tuo padiglione in mezzo alla foresta, come si stato fino ad ora. E poi, gli amori silvestri, a lungo andare... Cosi, io mi sono decisa di venire in casa tua. E ti avverto che, mentre entravo, la signora Dal, una delle peggiori lingue che ci siano al mondo, stava passando. Vuol dire che tutti ormai in paese sanno...

NADIR - Ahi

MYRTA - Dunque, per concludere, partenza.

NADIR - Eh?

MYRTA - Partenza, sicuro: o tu part con me, o io parto da sola.

NADIR - Va bene.

MYRTA - Debbo partire da sola?

NADIR - Sciocchezze. C' una piccola noia; John; ma gli dir di seguirmi nel luogo dove... dove ci fermeremo.

MYRTA - Grazie. Questo parlare da gentiluomini. T'avverto fin da ora che non mi faccio illusioni sul nostro amore. Prendo quel che viene, ecco.

NADIR - E allora, scusa, perch...

MYRTA - Ormai mi conosci, spero.

NADIR - Se credi che mi meravigli... Ma non capisco.

MYRTA - Che cosa? Perch ti propongo di partire con me, pur sapendo che insieme non dureremo molto? Mah, se te lo dovessi dire, non lo so neanche io. Gi, non l'ho mai saputo quello che voglio e quello che non voglio... Amavo mio marito, quando lo sposai; e quando son venuta in questo paese i primi tempi ho provato una grande dolcezza; poi, non so come, mi son messa a detestarlo ed ho provato un desiderio solo; andar via, chiudere l'uscio dietro di me, senza neanche voltarmi. Ora l'ho fatto, se Dio vuole. E mi sembra di essere rinata. Hai capito?

NADIR - (non risponde. Seguita a fumare),

MYRTA - Conclusione ; tu mi accetti, non trovi cento scuse. Non ti rifiuti.

NADIR - Ma nemmeno per sogno. Se l'andavo cercando, una donna come te!

MYRTA - Ah. Meno male.

NADIR - Sicuro. Anch'io odio le complicazioni sentimentali. Yac-tac. Ci si capisce, non ci s capisce; ma almeno finita alla svelta. Eppoi gli enimmi psicologici mi hanno sempre interessato. Ed io sono un terribile appassionato d puzzle. Insomma tu hai la virt di svegliare la mia curiosit. Ti par poco? Soltanto, devi spiegarmi una cosa: come hai potuto adattarti a vivere per quasi due anni tra quei quattro scaffali bianchi pieni di barattoli e di boccettine colorate.

MYRTA - Fossero stati gli scaffali soltanto! E i tonfi? I tonfi continui del pestello che batteva nel mortaio. Quelli non li consideri? Quante volte non ho provato la voglia di buttar tutto dalla finestra; pestello mortaio ragazzo!

NADIR - Lui invece ci si bea, eh?

MYRTA - Non me ne parlare. Strapparsi da quel salotto polveroso, da tutta quella vecchia roba il supremo sacrificio che io potrei chiedergli, eppure... sarebbe pronto a compierlo. Ma io non voglio. A che pr, se tutto finito?

NADIR - Com' ora? Non me lo so figurare!

MYRTA - Come un ragazzo. Una cosa commovente. E quasi un delitto fargli del male... Ma meglio ora, che ancora giovane, che gli restano dei soldi. Alla sua et si pu dimenticare, si pu guarire, si pu rifare la propria vita. Eppoi, ha un carattere doro. Per lui tutto semplice, facile, insomma, l'esistenza pu dargli ancora qualcosa. Abbiamo commesso un errore tutti e due. E chi ha pi sangue freddo ripari.

NADIR - Ma quando l'hai sposato era diverso?

MYRTA - Allora lo amavo molto, speravo che insieme avremmo potuto far grandi cose; invece... Figurati, quasi odia che si parli di lui. Sollecitare un articolo? Per carit! Certe critiche sono state capaci di lasciarlo inerte per giornate intere, amareggiato fino a detestare quello che aveva fatto, ad avere orrore della penna... Cos, tutte le mie ambizioni sono naufragate. E a Roma si sarebbe certo due disgraziati; lui per un verso, io per un altro. Meglio non pensarci pi: chiudere, finire... (Ella va alla vetrata. Guarda fuori il parco che si fa sempre pi grgio sperduto nei nuvoli di pioggia).

NADIR - (dopo un silenzio) Quando vuoi partire?

MYRTA - (volgendoti) Non te l'ho detto che mi hanno vista entrare? A casa non posso pi tornarci.

NADIR - E allora, subito. (Egli va ad un mobile, prende un orario ferroviario).

MYRTA - (lo guarda fare)

NADIR - Dove vogliamo andare?

MYRTA - Non ha importanza. Purch tutto cambi alla svelta.

NADIR - (aprendo l'orariO) Per Parigi ci sarebbe un treno comodissimo a mezzanotte, Il lusso. Che ne dici?

MYRTA - (fa un gesto vago)

NADIR - Andrai avanti in automobile sino a Bellaluna; ed io ti raggiunger. Posso fissare gli scompartimenti per telefono.

MYRTA - Va bene.

NADIR - Qua o l ti indifferente?

MYRTA - Come vuoi tu, caro. (Ella ha un sorriso. Torna a sedersi. Prende un'altra sigaretta. con un gesto chiede a NADIR di accendagliela) Debbo partir subito per Bellaluna?

NADIR - Ma via, non esser cos nervosa,

MYRTA - Capirai... Non son mica cose che si fanno tutti i giorni.

NADIR - S, s, lo capisco, ma... (Ridendo, prendendole una mano) Vieni qua. Non m'hai dato nemmeno un bacio, lo sai? Guardate se abbiamo l'aria di due amanti che parlano d'andarsene insieme! (leggeri colpi alla porla) Chi ? (Egli s'allontana un poco da lei) Avanti. (La porta di faccia al caminetto s'apre lentamente, pianamente, come s'era chiusa. Tacita, la signora Skunz si mostra).

LA SIGNORA SKUNZ -Signor conte...

NADIR - S. (Ella gli fa un piccola cenno). (A MYRTA).Scusate. (S'avvicina alla signora SKUNZ che gli mormora alcune parole) Chiamo io.

LA SIGNORA SKUNZ - (china la testa. Dolcemente esce. La porta si richiude. NADIR pensoso).

MYRTA - Che succede?

NADIR - Hai avuto una discussione con tuo marito

MYRTA - Ma... no. Perch?

NADIR - Perch tuo marito di l.

MYRTA - Ah!

NADIR - Non ti meraviglia?

MYRTA - Molto.

NADIR - Veramente, non sembra.

MYRTA - Sto pensando come pu esser venuto a sapere. Forse la signora Dal? Che abbia gi parlato?

NADIR - (alza le spalle) Queste cose non si dicono cosi... sulla faccia. S scrivono, semmai. E le lettere anonime non arrivano in dieci minuti... (Guardandola fissamente) Tu non credi, vero, che potesse supporre qualcosa ?

MYRTA - Ma no, assolutamente. (Egli s mette a passeggiare concitatamente. Ella lo osserva battendo le palpebre).

NADIR - (improvvisamente, quasi brutalmente) Va di l.

MYRTA - Dove?

NADIR - (aprendo la porta accanto al caminetto) Di l. C' una fila di salotti. Puoi metterti dove vuoi, Entra.

MYRTA - Ma...

NADIR - Non pretenderai che lo riceviamo insieme. Questo, poi, passerebbe limiti.

MYRTA - Ma di'...

NADIR - Entra, bella, entra.

MYRTA - (esce, un po' sbigottita)

NADIR - (resta soprapensiero, quindi va alla porta di destra e chiama) Signora Skunz? (la signora Skunz appare).

NADIR - Com' quest'uomo?

LA SIGNORA SKUNZ - Non capisco.

NADIR - Che atteggiamento ha?

LA SIGNORA SKUNZ - Ma, non saprei... Mi sembra un po' nervoso.

NADIR - Ah! E allora ci divertiremo.

LA SIGNORA SKUNZ - (un po' allarmata) Che vuol fare?

NADIR - Non abbia paura, signora Skunz. Vede, questi sono i casi della vita che mi piacciono di pi. Specialmente quando arrivano inaspettati, come questa volta.

LA SIGNORA SKUNZ - Che suppone?

NADIR - Oh, tante cose! Ma se credono d farla a me, si sbagliano. Ne ho conosciute dell'altre di queste coppie. Oh se ne ho conosciute! E sta bene. Si vede che tutto il mondo paese. Avanti, lo faccia passare. Lo faccia passare, questo caro amico d'infanzia.

LA SIGNORA SKUNZ - (dopo un attimo s'avvia, scompare).

NADIR - (accende una sigaretta; quindi si butta sul divano e prende quel volume famoso di Proust, aprendolo a caso). ENRICO (entra, restando quasi sul limitare, col cappello fra le mani, aspettando che qualcuno gli dica d'avanzarsi. Ma NADIR coperto dalla spalliera del divano, cos che ENRICO non pu vederlo, restando l. Passa qualche secondo, ENRICO , credendo d'esser solo nella stanza, cerca di scuotere la pioggia dal suo abito e furtivamente, col fazzoletto, si pulisce un poco le scarpe infangate. Alla fine NADIR decide a gettare, nel silenzio un suono gutturale, una specie d grugnito che vuol dir forse: Chi ? Avanti!

ENRICO - si guarda intorno, indi muove qualche passo versa il divano, e scorgendo NADIR) Oh! Scusa, l per li non ti avevo visto, (Ha un sorriso confuso).

NADIR - Niente, niente.

ENRICO - Come stai? Bene, grazie. Csa vuoi?

ENRICO - Ma... ti disturbo? (Allora NADIR mette i piedi a terra per osservar meglio il visitatore).

NADIR - No. Parla pure.

ENRICO - Si, ho saputo poco fa, per caso, che eri tornato... dopo tanti anni, e

NADIR - Siedi.

ENRICO - Grazie. Ma, vedi, son tutto bagnato. L'acqua mi ha preso proprio a met dello stradone. Non vorrei rovinare la stoffa, della poltro ita.

NADIR - Non fa niente. tanto vecchia.

ENRICO - (siede, guardandosi intorno) Gi, ia solita roba di allora. Non mutato nulla. rimasto tutto come quando eravamo ragazzi. Ma neanche l, nella mia farmacia, sai, mutato nulla.

NADIR - D mutato non ci siamo che noi.

ENRICO - Oh. non tu, non lo dire. Per quel che mi riguarda, certo... ma tu. Va bene che sei pi giovane d me, ma bisogner che tu mi dica il tuo segreto. (Quindi, dopo un'altra occhiata in giro) Capisco, fai molto sport. Al contrario di me. Io lo sport non l'ho mai potuto soffrire, e forse per questo mi sono un po' imbolsito... (Un grande silenzio) Son tanti anni, eh, che non ci vediamo!

NADIR - Si, molti.

ENRICO - E sono successe tante cose.

NADIR - Sempre succedono molte cose, quando due stanno molto tempo senza vedersi. (E lo guarda impaziente. Non capisce la ragione d quella vsita, l'arieggiamento dell'uomo gli pure che sia volutamente mile per ingannarlo meglio),

ENRICO - (vedendo il ritratto sul caminetto) Ah, la povera contessa! Anche i miei genitori, sai? Fu poco dopo. Tutti e due quasi insieme. La mamma lo diceva sempre che non gli avrebbe sopravvissuto molto.

NADIR - (ancora incredulo) E tu?

ENRICO - io?

NADIR - Cosa fai?

ENRICO - Ho ereditato la farmacia de! babbo. Oh, una cosa bene avviata; ma i tempi sono difficili; e poi, la famiglia... (arrossisce.. Cerca di guardate altrove).

NADIR - Abbandonate le velleit letterarie?

ENRICO - (con eloquenza improvvisa) Oh, no! Tutt'altro. Ho pubblicato gi parecchi libri di... di poesie specialmente.

NADIR - Le poesie non le legge pi nessuno.

ENRICO - E quello che dicono tutti gli editori; ma come si fa, quando non se ne pu fare a meno? E pensare che costano tanta fatica, i versi! Ma ora sto componendo un'opera che se va bene...

NADIR - Musicista anche?

ENRICO - (sorridendo) No, un'opera... un'opera narrativa: un grande affresco dei nostri tempi, una di quelle opere, che, sai.. (Le parole gli si gelano su le labbra sotto lo sguardo freddo d Nadir) Ma sciocco che io stia a seccarti. Se avrai la pazienza di leggere, dopo... (Un piccolo riso falso. Silenzio. A un tratto) Mi. meraviglia quasi di non portare ancora la marinara, ritrovandomi in questa stanza, come quando venivo a studiare con te, l nel parco, e la contessa mi chiamava con quella sua voce che pareva un canto, e mi riempiva le tasche di cioccolatini... (La sua voce commossa, un po' tremante) Quando io mi voglio riparare, anche oggi, una dama, una vera dama : qualcosa di bello, quasi d'irreale, ebbene... ancora l'immagine delta contessa che mi si presenta dinanzi agli occhi, ci credi?

NADIR - (lo fssa sempre, battendo i cigli. D'improvviso) Vuoi una sigaretta?

ENRICO - (prendendo la sigaretta che l'amico gli porge) Grazie. (Con fare pi lbero, ora, pi sciolto) Tu hai viaggiato molto, veto?

NADIR - Oh, tutto il mondo.

ENRICO - (con voce quasi eccessiva) Beato te! Anch'io ho tanta voglia di fare un viaggio al Nord; ma, come si fa?... E, a dirtela, mi farebbe molto comodo, per la mia opera. Invece mi tocca a lavorar di fantasia, e di fantasia non si lavora bene. Gi! (Una volta ancora la parola gli si spegne su le labbra. Non sa come entrare nell'argomento che gli sta a cuore. Quindi, facendosi coraggio) Quando ho saputo che eri tornato, mi sono ricordato improvvisamente della nostra amicizia d'allora... Ah, a proposito, ti ricordi della Nardi?

NABIR - (curios subitamente) SI. Ebbene? Che n'e stato?

ENRICO - Tu la vedessi ora! Un carro di terza classe.

NADIR - Davvero?

ENRICO - Con cinque figlioli e un marito... Se poi tu conoscessi il marito' (Tutti e due ridono giovenilmente) Pensare a tutte le lacrime che ci ha fatto versare!

NADIR - A te, via.

ENRICO - Lo riconosco. Voleva bene a te. Ma si giur che mai e poi mal si sarebbe rinunciato alla nostra amicizia.

NADIR - Se eravamo matti!

ENRICO - E d quella volta che ci si trov per caso a Udine ti ricordi? Ti ricordi come pioveva anche quel giorno? Ma ci si dovette lasciar subito. Tu andavi verso Cormons, io verso Monfalcone. A proposito, era da allora, proprio da quel giorno, che non ci si vedeva. Ed eccoci qui. Non pi giovani. (Con maggior confidenza) Eppure tu non ci crederai molto io non sono mica mutato. D dentro, s'intende bene. Anche oggi quasi buffo dirlo quella timidezza che ti faceva tanto rdere, e che non so cosa farc per vincere.

NABIR - Io invece sono molto mutato e i timidi sono le persone delle quali diffido di pi.

ENRICO - Davvero? Perch?

NADIR - Perche nei tmidi bolle sempre qualcosa che non sa come venir fuori. Da un tmido ci si pu aspettare di tutto.

ENRICO - Infatti anch'io ho delle sorde ribellioni, a volte...

NADIR - Lo vedi?

ENRICO - (con un sorriso)...inutili, del resto. Cosa non ha fatto mia moglie per scuotermi! Ma, cosa vuoi, pi forte di me. Dico, dico, e non ci riesco. Per questo mi trovo cos male!

NADIR - (incuriosito) Ah ! Ti trovi male ?

ENRICO - (con un sospiro) Tu sapessi...

NADIR - S.

ENRICO - Non facile.

NADIR - Ah. (S'alza, fuma nervosamente. Un silenzio. D'improvviso) Hai bisogno di denaro. Sei venuto per questo?

ENRICO - Sai, ci son certi momenti nella vita...

NADIR - (gettando via la sigaretta) S s, capisco! Figurati se non capisco io!

ENRICO - Credi che tu saresti stata l'ultima persona alla quale avrei pensato se,

NADIR - Se?

ENRICO - ...non sapevo a che santo votarmi. Ero alla disperazione; tu non puoi capire, non sai tutto... Allora mi stato detto che eri tornato, ed io...

NADIR - Hai pensato: Lu me li dar.

ENRICO - Capisco, che dopo tanto tempo... Ma ci sono certe memorie che...

NADIR - No, per carit, non parliamo pi della nostra adolescenza, Ormi una cosa preistorica. Parliamo di ora. Parliamo dei nostri sentimenti di ora, di quello che sei venuto a fare qui, di quello che sei venuto a chiedermi... proprio oggi. (Dopo un p, secco) Ebbene mi dispiace tanto dirtelo, ma ti sei rivolto male. Non posso aiutarti.

ENRICO - (senza spiegarsi quel tono) Pazienza...

NADIR - Ti meraviglier! certo; ma la vita cambia gli uomini, E come! D'altronde, per arrivare a questa et, se ne deve veder tante, che non colpa nostra se si muta. Cosi ho giurato di non dar pi un soldo a nessuno.
E richieste me ne vengon da tutte le parti, d'ogni genere. Perfino con le minacce vengono, perfino coi ricatti. Ma grazie a Dio, io non sono di quelli che si lasciano intimidirle; anzi, il pericolo mi diverte...

ENRICO - Va bene; ma scusa, perch...

NADIR - No, dico perch tu capisca che uomo son diventato. Anzi, ti racconter un piccolo episodio. Una volta un individuo venne a farmi la stessa richiesta; s, press'a poco quella che tu stavi per farmi ora e nota che quest'uomo era il marito della mia amante, aveva dunque tutte le ragioni per credere d'intimidirmi ; ebbene, quel tanghero io lo presi per il bavero e gli feci ruzzolare quant'eran lunghe le scale... Eppure, non ci crederai, quel signorino non rifiat, non si fece pi vivo, ed io seguitai a fare il comodo mio, come prima.

ENRICO - Non ti nascondo che questo tuo modo di fare mi sorprende un po'... S, non me l'aspettavo; tutt'al pi, che so, avresti potuto rifiutare... Ma cosa c'entra, scusa, quello che hai detto or ora? Anch'io in un caso simile avrei agito allo stesso modo. E non posso altro che darti ragione.

NADIR - Ah.

ENRICO - Ma certamente : soltanto un vile pu soggiacere a un ricatto ignobile d quella specie.

NADIR - (turbato)Ah.

ENRICO - Tu, per ragioni tue non puoi favorirmi, e pazienza. Scusa il disturbo; non per questo mi sar meno caro il ricordo della nostra vecchia confidenza. Che ne so? Anche tu puoi trovarti negli impicci. Pu darsi che ti secchi farlo sapere. Insomma ci possono essere mille ragioni che io ignoro e che non voglio, te l'assicuro, neanche conoscere... Il mio primo impulso, quando qualcuno mi ha fatto il tuo nome come Quello della persona che avrebbe potuto aiutarmi, stato d ripulsa. S; non so perche, ma era una cosa che mi ripugnava. Forse perch e la prima volta in vita mia che mi risolvo a un passo simile e non volevo cominciare proprio da te. Capirai, fino ad ora non ne avevo mai avuto bisogno. Ed una cosa dura, molto. Lo capisco ora. Tuttavia non ti nascondo di averti trovato, come dire? strano, piuttosto strano... Che sei immensamente ricco lo sanno tutti e sanno anche che non sei avaro, tutt'altro, anzi. Debbo dunque attribuire il tuo rifiuto o come si diceva prima a un mutamento che tutti ignorano delle tue condizioni; o, non so, a malumore del momento, a uno di quei malumori per cui a volte commettiamo atti che in altri momenti non faremmo... Ti ripeto, non capisco, e francamente, desidero di non capire. Addio, e grazie lo stesso.

NADIR - (che ha ascoltato, intenta) Aspetta.

ENRICO - E perche?

NADIR - Non dobbiamo lasciarci cos.

ENRICO - Vuoi che non lo senta anch'io il disagio della nostra posizione, e la figura pietosa che sto facendo? (NADIR ha un gesto) Uno che viene a chiedere dei quattrini in prestito sempre pietoso, e poi a una persona che non si vedeva da anni ed anni. Lasciami andare. meglio.

NADIR - Resta, te ne prego.

ENRICO - Scusami, ma ora non pi il caso. Ora no. Mi brucerebbero. In vita ma, credi, non avevo mai provato una vergogna maggiore: ora lo so anch'io cos' ruminazione, che cosa costi alla povera gente piegarti a volte cosi... Dunque, non ne parliamo pi. (Gli tende la mano) Addio.

NADIR - (con un sorriso forzato) Che fossi diventato un po' matto non te l'aveva detto nessuno?

ENRICO - (tome in un lampo gli tornano a mente le parole di Venti).

NADIR - Te l'avevano detto, confessalo.

ENRICO - Ma...

NADIR - E dunque! Non ci badare. Ciascuno ha le sue estrosit, ma le mie durano poco per fortuna. La mia natura vera ha subito il sopravvento... Quando s nelle mie condizioni si teme sempre che gli altri vogliano approfittare di noi, vogliano sfruttare la nostra dabbenaggine e farci passare per gonzi. Ma ogni dubbio ora scomparso. Ti dir anzi che mentre parlavi, poco fa, mi pareva d'essere ritornato tanti anni indietro. Insomma, ti ho ritrovato. E non ho ritrovato te soltanto. (Gli ha preso una mano, l'obbliga a sedere) ... E dunque una situazione cos disperata?

ENRICO - (accenna di si col capo)

NADIR - Il fallimento?

ENRICO - S.

NADIR - E quanto occorrerebbe per

ENRICO - Oh, molto. (Subito) Ma la mia intenzione non era di chieder... tutto. Una somma che bastasse per il momento, a...

NADIR - Ma come avvenuto?

ENRICO - Ci credi che non lo so nemmeno io!... Io non sono un amministratore, anzi, tutt'altro. Cos, a poco a poco, tutto se n' andato... Lo son venuto a sapere oggi, quasi improvvisamente, che non c'era pi nulla, che non c'era pi rimedio.

NADIR - Ma come, una farmacia di paese...

ENRICO - Oh, non ha mica ingoiato tutto la farmacia! Sai, la mia vita, la mia vita personale, costa: costa molto.

NADIR - (lo guarda. Vede il suo vestito modesto, quasi povero: liso, lucido ai gomiti e ai ginocchi)

ENRICO - (che ha seguito lo sguardo dell'amico, ha un sorriso) ... pensi che in abiti io non debbo averli buttati, eh?

NADIR - (sorride anchegli, ma con dolcezza)

ENRICO - In abiti miei... no! Ma, sai, ho una casa, una famiglia. Ho una moglie che... No, no, non credere che mia moglie sia una di quelle donne che sprecano, mandando alla rovina le famglie; anzi... Ma ero io che volevo...

NADIR - Tu?

ENRICO - Insomma, volevo che non le mancasse nulla; prevenivo i suoi desideri!. Cos, le sarte, le modiste... E poi non erano tanto gli abiti quanto il resto, sai, tutte quelle deliziose cianfrusaglie che a noi non dicono nulla, ma che per loro... sono tutto. Oh, una donna non mica come noi, una donna vive di queste cose. E la nostra pi grande gioia era quando s potevano aprire tutti quei pacchi, tutte quelle scatole. Gettava dei gridi che pareva un uccellino; correva per tutta la casa, mi saltava al collo! Poi, naturalmente, si fa l'abitudine a tutto, ed io non potevo certo pretendere che restasse sempre come una bambina. Gi, a poco a poco ci aveva fatto l'abitudine. E negli ultimi tempi pareva che non le importasse pi di nulla....Ma sciocco che io stia a farti perdere l tempo coi miei drammi sentimentali...

NADIR - Drammi?

ENRICO - Drammi. Drammi. Capirai, lei tanto pi giovane di me, e l'ambiente degli artisti spesso, cos disordinato. Insomma, tenerla qui, in campagna, mi pareva... mi pareva di tenerla lontana da tutte le tentazioni. Mi pareva che la ma felicita fosse pi al sicuro; e forse ho sbagliato, perch, te l'ho detto, da qualche tempo MYRTA mutata, mutata in un modo che... che ho deciso di portarla va subito, a Roma, in una grande citt, di vendere tutto qui... Ma oggi ho scoperto quello che ho scoperto, e allora... Oh, non rimpiango mica nulla, sai; rimpiango solo d non potermi mettere a far qualche altra cosa, s, di non poter mutar mestiere. Ma come si fa, a questa et? Ti meraviglia? Domani, guarda, domani, se potessi. L'arte! L'arte certo una bellissima cosa, ma quando viene il successo, quando per tutta la vita non si resta delle mezze figure... E, sai, i poveri artisti che a una certa et sono ancora l a implorare dalla critica un riconoscimento definitivo, una parola buona, fanno l'effetto di quelle vecchie zitelle che implorano languidamente un po' d'amore... Fino a poco tempo fa ho sperato, ma ora... Guarda, a te ormai Io posso dire, non mi vergogno: io io non ho ingegno. (A un gesto di NADIR ) S, s, a un certo momento si capisce... Io non ho ingegno, voglio dire quell'ingegno fulgido che poi quello che conta. Per d pi sono un pauroso...; insomma riconosco d'essermi ingannato, d'aver fatto fiasco completo, su tutta la linea; e quel che peggio, vedi, debbo riconoscere d'aver ingannato lei, MYRTA... Ti giuro che se oggi potessi tornare indietro sarei capace "di soffocare i! mio sentimento, ma non la porterei via a Verni che poteva farla felice, che poteva darle quello che io non potr mai pi darle. A questi sentimenti non ci si crede: non si Crede mica che uno sarebbe pronto a scomparire, a dare la vita, a rubare, ad uccidere, a fare qualunque cosa, quando vuoi bene davvero... (Un grande silenzio) Ed io sono quasi vecchio, e lei ancora una bambina. E tutto quello che ho fatto stato inutile, perch il risveglio non potr tardare, se pure non gi avvenuto, mi vedr come sono, non ci sar pi modo di nasconderle che io sono una povera cosa fallita, senza rimedio. La realt non potr pi fargliela dimenticare a forza di bei vestiti, a forza di falsa allegria, di falsa fiducia...

NADIR - (che stava a capo chino, alzando gli occhi) Come?

ENRICO - Di falsa allegria, gi... perch non si accorgesse della grande differenza d'et che 'c'era fra noi; d falsa fiducia, perch non si avvedesse che io invece andavo ogni giorno di pi accasciandomi. E tanto mi ero abituato alla finzione, vedi, che sull'ultimo ci credevo anch'io. (Silenzio) Ora tutto finito... (Con impeto contenuto) Ma pensa, i pccoli espedienti in casa, le impazienze dei fornitori, le cene rimediate, i vestiti raccomodati, finch a poco a poco... la sua immancabile stanchezza. Oh, non credere! L'averle dato tutto ... nulla: la mia disperazione di non poterle dare di pi... (Dopo un istante) Hai visto? Hai visto cosa succede? A un certo momento non si ragiona pi, si va da un amico perduto di vista, si fa quello che non si mai fatto, si d una stoccata, e tutto per prolungare un poco la nostra illusione. (Un immenso silenzio. NADIR s'alza, accende una sigaretta, si mette a passeggiare. ENRICO resta seduto, a capo chino).

NADIR - (con sforzo) Sicch, vivere senza di lei...

ENRICO - A volte ci ho pensato. Lo so bene che succede. Quante non lo fanno? E perch, un giorno, non dovrebbe farlo anche lei? Ma via, via.... (Fa un gesto con la mano, come per dissipare una nebbia di pensieri orrendi) La sola idea...

NADIR - Ah, la vita sembra fatta apposta per far dimenticare, porta via tutto.

ENRICO - Hai ragione. (Egli seduto, curvo, e sembra parlare a te stesso) Hai ragione. I quarnt'anni son brutti. Oggi ci s arriva troppo stanchi. Se n' provate tante. La fine non ci sembra pi cos lontana, e non c'importa pi di nessuno, come se per gli altri non si sapesse pi trovar posto. L'unica cosa che si desidera che il prossimo ci infastidisca il meno possbile. Gi. Certo ci sono di quelli che in fondo a se stessi serberebbero qualcosa d buono, che non sono ancora tutti marci, che hanno ancora qualche freschezza d'affetti; ma chi li capisce, quelli? (Mentre egli parlava, NADIR, non visto, s seduto a una piccola scrivania, nel fondo: ha scritto qualcosa; quindi va alla libreria, prende un volume e mette tra le pagine la strisciolina bianca, l'assegno vergato poco prima. In quell'istante ENRICO s volge e vede) Che fai?

NADIR - (per sviare il discorso) Guarda cos'ho trovato l'altro giorno cercando tra i vecchi libri.

ENRICO - Il nostro Fedone! Postillato da te. Credo che ti far piacere riaverlo.

ENRICO - (apre il libro, vede l'assegno, ha un moto di stupore) Ma...

NADIR - Sciocchezze. Peccato solo che ora non possa fare di pi,

ENRICO - Dovrei firmarti almeno una...

NADIR - (troncandogli la parola sulle labbra) Non c' fretta; con tuo comodo, se proprio ci tieni.

ENRICO - Ah, io sono csi confuso che... (Posa il libro. Siede, come se. le gambe gli si piegassero a un tratto. Si copre la faccia con le mani, Nadir dietro di lui, a cupo chino. Dopo un poc ENRICO , con grande pudore) Scusa. Tu non puoi capire; ma per me , la vita che ritorna, Pensa a un morto che si veda a un tratto scoperchiare la bara e senta il sangue rimettersi a correre... (Egli fa per afferrare le mani di NADIR).

NADIR - Ma no... Anch'io, vedi, sono un po' turbato, e...

ENRICO - (alzandosi) S, hai ragione, vado... (Con allegria forzata) Alla nostra et non bisogna esagerare con le emozioni... Passo di qua, attraverso il parco.

NADIR - Ma piove. Un ombrello?

ENRICO - No, non piove quasi pi... Eppoi, un po' di questa pioggia fredda mi far bene. Addio. (NADIR andato ad aprire la vetrata. ENRICO prende il cappello e il libro. Scompare nelle raffiche grigie. NADIRresta un attimo a guardarla).

CALA LA TELA

ATTO TERZO

In casa d'ENRICO, come al primo atto. Poco dopo. ENRICO (seduto alla scrivania, curvo su un mucchio di carte. D'improvviso s'alza, va a guardare fuori della finestra. Quindi torna a sedere e cerca di riprendete il suo lavoro; ma inutilmente. Gli occhi gli corrono all'orologio. S'alza di nuova. Passeggia, pensoso. Dopo un poco, chiamando) Rosina!

ROSINA - (compare) Comandi?

ENRICO - La signora non ancora rientrata?

ROSINA - Nossignore.

ENRICO - Gi, la pioggia l'avr sorpresa.

ROSINA - Certamente.

ENRICO - Avr dovuto rifugiarsi in qualche luogo... Sar meglio che tu metta al fuoco l'acqua per il t. Almeno trover qualcosa di caldo, quando torna.

ROSINA - (si volge per uscire)

ENRICO - Ah! ROSINA,

ROSINA - Signore?

ENRICO - ROSINA... a giorni andremo a stabilirci a Roma. Tu... puoi venire con noi, vero?

ROSINA - Anzi, ci vengo volentieri.

ENRICO - Meglio cosi. (Confrontando il suo con l'orologio appeso al muro) Strano, strano. Non ha mai tardato tanto. Sai che comincio a stare in pena?

ROSINA - Ma no, signor padrone...

ENRICO - Dov' andata, poi...? Pagherei a saperlo!... Una disgrazia fa presto a succedere.

ROSINA - Una disgrazia! Qui si saprebbe subito.

ENRICO - vero.

(Breve silentio).

ENRICO - Di' un po', te ne sei accorta anche tu che la signora da un pezzo in qua non sta bene?

ROSINA - Chi non lo capirebbe?

ENRICO - (dopo un silenzio, con altro tono) Sai cosa faccio? Quasi quasi telefono.

ROSINA - A chi?

ENRICO - Gi, a chi? Se poi non successo nulla... In questo paese non si pu muover foglia senza che facciano centomila commenti. Brutto paese, ROSINA, brutto paese.

ROSINA - (mostra una faceta stupita)

ENRICO - Brutto per la gente che ci abita, naruralmente, E mi par mill'anni d'andarmene lontano. Sicch, puoi preparar pure i tuoi fagotti.

ROSINA - Va bene.

ENRICO - (dopo gualche momento di distrazione) Ma cosa fai? Non vai a metter l'acqua per il t? (Alla meraviglia della ragazza) Hai ragione anche tu. Son io che ti trattengo, e poi... Ma ci credi che non ne potevo pi di star solo? Brutta cosa la solitudine. Gran brutta cosa... (Guarda di nuovo l'orologio) Fra cinque minuti esco a cercarla... (Entra MYRTA) Oh, finalmente! Stavo in pensiero. (lei si avvicina) Cos'hai? ROSINA, presto, un buon t caldo.

MYRTA - No, no, grazie; non ho voglia di nulla.

ENRICO - Ti far bene.

MYRTA - Va pure, ROSINA. Semmai, dopo. (ROSINA esce).

ENRICO - Ti ha colta la pioggia?

MYRTA - ...S.

ENRICO - Non ti senti mica male, vero?

MYRTA - Ma no!

ENRICO - Va a cambiarti.

MYRTA - Non occorre.

ENRICO - Hai le manine fredde fredde, Te le scaldo, aspetta. (Tiene strette nelle sue le mani di lei, abbandonate. Silenzio) Sai, stavo soprattutto in pensiero perch eri uscita cosi, senza dirmi nulla.

MYRTA - (libera una mano, se la passa su la fronte; quindi, con un debolissimo sorrito) Scusami. (Ha liberato anche l'altra mano. Fa qualche passo, s toglie il cappello. Siede, senza posarlo).

ENRICO - Una delle solite malinconie?

MYRTA - passata.

ENRICO - Se Dio vuole in citt avrai altre distrazioni. Venz d'accordo, sai? Vendiamo tutto e si parte.

MYRTA - Ah! (Di nuovo ella si passa una mano su la fronte).

ENRICO - Ti duole il capo, di' la verit?

MYRTA - No.

ENRICO - Allora quel solito rumore del pestello, ho capito. E s che gliel'ho detto cento volte! (Alla porta) Gustavo, di' al ragazzo di far piano.

MYRTA - Abbiamo delle belle pretese, noi. Come pu fare a preparar le pomate se non picchia nel mortaio?

ENRICO - (ridendo) Sai che non mi ci ritrovo?

MYRTA - (sorride debolmente senza rispondere)

ENRICO - (fissandola) Sei molto pallida; pi di quando sei entrata.

MYRTA - Avevo camminato un po' in fretta, e...

ENRICO - Che bisogno avevi di camminare in fretta? Non ci sei mica rimasta poco fuori di casa!

MYRTA - ... il timore che mi riprendesse la pioggia, di dover tardare ancora di pi... (Un silenzio) Dunque? Hai preso tutti gli accordi col ragionier Venzi, dicevi?

ENRICO - SI, tutti; e ormai...

MYRTA - Hai potuto sistemare le faccende cosi, in un batter d'occhio? Stamani dicevi...

ENRICO - Provvisoriamente. In seguito penseremo al resto.

MYRTA - Non sar un passo falso, dimmi?...

ENRICO - Non faremo nessun passo falso, te lo posso assicurare. Ma quanti dubbi, quante paure!Va, non ci pensare. (Come per interrompere la discussione che stava per ricominciare) Vuoi sentire una pagina calda calda, venuta di getto, mentre ti aspettavo? Ma sii sincera. Se non ti piace devi dirmelo senza piet. ( andato alla scrivania. Prende una cartella fra le molte che ha scritte, siede su lo spigolo della tavola, legge) .... spinse un cancelletto di legno e penetr nell'orto. Ma quell'orto sembrava abbandonato da molti anni. Vi cresceva sola, fra le alte erbe, una fitta schiera di girasoli. Erano dei girasoli immensi, come non ne aveva mai visti in vita sua, d'un giallo cos carico che sembrava colassero oro. Il sole intanto saliva. E i girasoli si facevano sempre pi estatici pi assenti pi innamorati. In basso la citt adagiata sul fiume faceva l'effetto d'una carta topografica in rilievo, d'un giocattolo dove si movessero un'infinit di piccoli esseri meccanici, Le grandi strade sembravano dei vicolett, le piazze non eran pi larghe del palmo d'una mano, le automobili sembravan formiche impazzite. Il suono delle campane giungeva lass come il lamentio d'un altro mondo. Sul poggio c'era da una parte un piccolo Santuario dove salivano a volte lunghe teore di uomini sudati e oranti; dall'altra un piccolo cimitero, dove salivano altre file d'uomini piangenti, curvi sotto il peso delle bare. Ma i girasoli non vedevano nulla, non udivano nulla: n canti n le preci n le campane. Seguitavano a tener fisso il volto a quella cosa, lass, cos fisso che avevano finito per somigliare alla creatura che adoravano. E quando scendevano le ombre della sera si mettevano dei cappucci grigi e versavano delle lacrime dure lente amare che s'asciugavano soltanto all'aurora . (Egli ha terminato. Lascia cadere la mano su la tavola. MYRTA che gli seduta accanto gliela prende mormorando)

MYRTA - (profondamente) Caro.

ENRICO - (sorpreso) To', l'hai detto come allora, come nei primi tempi. Ripetilo.

MYRTA - (con dolcezza accorato) Caro.

ENRICO - (estasiato) E proprio cos. Man mano che passano giorni ci si abitua, ma bastata una parola per farmi sentire la differenza. Che hai? Dimmi, che hai?

MYRTA - Nulla. Perche?

ENRICO - Sei strana. (Ella si alza. Va verso la finestra) Lo vedi? Lo vedi? Ma che hai?

MYRTA - (volgendosi a un tratto) Ho riflettuto, ENRICO.

ENRICO - A che?

MYRTA - A noi. Alla nostra vita.

ENRICO - Alla nostra vita?

MYRTA - S.

ENRICO - Ed eri uscita cos... per questo?

MYRTA - No. stato dopo. Dopo... A volte basta un giorno piovoso; il grigio d'una campagna smotta per sconvolgere tutti i tuoi pensieri e tuoi sentimenti.

ENRICO - (dopo un attimo di silenzio) Ebbene? Il risultato delle tue riflessioni?

MYRTA - Stamani ti ho detto delle parole non buone, che certo tu non meritavi. L'ho capito... dopo! E non soltanto stamani; molto tempo che lo faccio. Devi perdonarmi.

ENRICO - Sei gi perdonata. Su, e poi? Era questo?

MYRTA - No, non soltanto questo... Ma stato perch io ho capito, cos, in un lampo, tutto quello che avevi fatto per me, che ho pensato... Insomma, ho pensato: dove prendiamo tutti i soldi che si spendono? E allora mi son tornate a mente un'infinita di cose; e ho visto chiaro...

ENRICO - Che cosa hai visto?

MYRTA - Avanti, ENRICO, in che condizioni ci troviamo? Francamente.

ENRICO - Ma... buone!

MYRTA - Non pu essere, Dianzi ho fatto mentalmente un po' di calcoli. E ho trovato che, per i nostri guadagni, per quello che possediamo, almeno da quanto ne so io, abbiamo speso somme favolose...

ENRICO - Ora esageri.

MYRTA - lo debbo essere costata in un modo assurdo. Soltanto quello che mi hai portato quasi quotidianamente finch siamo stati a Roma, e qui, tutte !e volte che hai potuto! Erano cose, di grande prezzo. Di un prezzo certo eccessivo per noi.

ENRICO - Ti ripeto...

MYRTA - Me ne intendo abbastanza, credo. E miei gioielli? Quelli non li consideri?

ENRICO - Ma s, va bene: si speso molto, Ma d'altronde, che importa? Eravamo cos contenti! Del resto il mio solo lusso; abbigliare la ma bambolina. Vuoi privarmi anche di questo?

MYRTA - Quando non si pu, non si pu.

ENRICO - Ma chi te l'ha detto?

MYRTA - Euna sensazione.

ENRICO - Ed io dico che sbagli, che non vero. Che non devi metterti in mente queste cose. Ga stai poco bene. Vediamo, se ti ammali sul serio?

MYRTA - Non c pericolo. Ti ripeto che puoi dirmi tutto.

ENRICO - Ed io ti ripeto che non c' nulla da dire.

MYRTA - Cosa ti sforzi a fare? Non sai mentire tu!

ENRICO - (dopo un momento) Lo ammetto: Una situazione Un po' imbrogliata; ma ho il tempo di rimediare...

MYRTA - Come?

ENRICO - Ci penser Venzi.

MYRTA - (con subita derisione) Ci sono passata ora, da Venzi. Non volevo dirtelo, ma infine...

ENRICO - Tu? E perche?

MYRTA - Volevo saper tutto.

ENRICO - Tutto che?

MYRTA - Volevo sapere a che punto eravamo.

ENRICO - Aspetta, aspetta, perch comincio i non ritrovarmici. Sei andata da Venzi? E come pu esserti venuta un'idea simile?

MYRTA - Te l'ho detto, non so... Ho pensato che prima di lasciarti vendere la casa, tutto: quello che ti era caro, fosse mio dovere guardare pi in l.

ENRICO - E allora? Continua,

MYRTA - Non c' pi nulla da dire. Vedendo i libri di Venzi ho avuto la prova di quello che dubitavo; tu ti eri rovinato per me.

ENRICO - Oh, non bisogna tanto esagerare. Se uno vuol bene davvero... Del resto Venzi ti avr detto del passo che oggi avrei fatto.

MYRTA - Mi ha accennato, s.

ENRICO - Ebbene, tutto andato per il meglio. Quel mio amico mi ha dato un assegno; questo: domani posso riscuoterlo. (Egli va ad un cassetto, ne cava l'assegno, lo posa su la scrivana, MYRTA gli getta gli occhi sopra).

MYRTA - Ma no! Non potrai mai restituire una somma simile. Ed il modo peggiore di pagare i debiti quello di farne degli altri.

ENRICO - Lo so, ma qualche volta, disgraziatamente...

MYRTA - Eppoi, l'assegno su la Banca di qua.

ENRICO - E con questo?

MYRTA - Domani tutti saprebbero.

ENRICO - Me ne importa molto!

MYRTA - Chi non sa che non avanzavi nulla dal tuo amico? Che figura ci faresti?

ENRICO - Ma scusa! Non sarai mica la prima persona che riceve un prestito e che

MYRTA - Per un commerciante questo non va bene. In una grande citt tutto si pu fare; in un borgo, queste cose rovinano la reputazione per sempre.

ENRICO - Sar peggio mancare agli impegni no?

MYRTA - Le cambiali in protesto non ci andranno. Saranno in parte ritirate, in parte scalate e rinnovate,

ENRICO - Scalate, rinnovate... Dov'hai imparato queste parole?

MYRTA - In casa ma. Non sempre si dice la verit sui nostri genitori. Ma madre aveva un forno; ed anche allora gli affari non erano facili. Ci sono andata tante volte a pagare le cambiali, a portare dei biglettini per implorare un rinnovo! Me ne intendo. A volte, da piccola, sono andata anche a portare il pane nelle case, quando garzoni non bastavano. Poi hanno cominciato a dirmi che ero bella, una zia mi lasci un'eredit, e diventai quella che sono. Il resto, tutto il resto, fandonie.

ENRICO - (dopo un momento, alzando le spalle) Che significa questo? Tutte le bambine dicono pi o meno delle bugie... (Silenzio) E va bene: t'intendi d cambiali, di rinnovi, di protesti, ma non basta questo per pagare quando mancano i quattrini.

MYRTA - E quello che ho detto a Venzi. . Ma Venzi non uomo da far complimenti, lo sai... E mi ha indicato lui il modo pi semplice per pagare.

ENRICO - Come?

MYRTA - Vendendo i gioielli.

ENRICO - No! Questo non doveva mai farlo.

MYRTA - Ha avuto ragione. Quella roba non ci apparteneva, non mi apparteneva pi, Son bastate due parole per farmelo capire.

ENRICO - No, no, noi I gioielli bisogna far conto che non esistano nemmeno.

MYRTA - E infatti non esistono pi.

ENRICO - Cosa vuoi dire?

MYRTA -...che glieli ho consegnati poco fa, prima di entrare in questa stanza. Venzi m'accompagnavi, e a quest'ora corre con la sua automobile sgangherata verso la citt.

ENRICO - (con slancio) Sei stata capace di questo?

MYRTA - Bello sforzo!

ENRICO - Per una donna, si!

MYRTA - Come vedi, i quattrini del tuo amico diventano superflui. E puoi rimandarglieli.

ENRICO - Dopo il suo gesto generoso? Sarebbe uno sgarbo.

MYRTA - (con falsa leggerezza) Rimandare dei soldi non mai uno sgarbo.

ENRICO - Potrei in caso riportarglieli io...

MYRTA - Ma no!

ENRICO - ... domani.

MYRTA - Ma no! E un assegno, non sono contanti. Che bisogno c' di riportarglielo? Si fa cos. (Con un gesto nervosa e repentino ella afferra l'assegno e lo fa a pezzi).

ENRICO - Ma di...

MYRTA - Non c'era altro da fare, mi sembra. (Un lungo silenzio).

ENRICO - ( perplesso. Evidentemente egli riflette, 1! gesto di sua moglie gli parso eccessivo, esagerato. E la guarda. E gli sembra ora (he tutto il suo atteggiamento, da quando entrata, abbia avuto qualcosa di poco chiaro, E le domanda) Perch hai stracciato quella carta...

MYRTA - Te l'ho detto.

ENRICO - ... in quel modo?

MYRTA - In che modo?

ENRICO - Non ti sei vista. Pareva che tu volessi levar di mezzo qualcosa d'infinitamente increscioso... Infine, che cosa avrebbe dovuto importartene, a te? Una persona che non conosci nemmeno, che hai appena sentita nominare...

MYRTA - Non ne parliamo pi? Vogliamo pensare alle cose nostre? Sono pi importanti, se non sbaglio

ENRICO - S, s, certo. (Ma qualcosa lo tormenta. Non capisce neanche lui che cosa. Ed ha un gesto, uno di quei gesti che si fanno per scacciar le mosche).

MYRTA - (volubilmente) In questa casa ci siamo stati sempre un po'... come accampati. Si capisce, non abbiamo mai avuto la ferma intenzione di restarci) Ma ora, qualche piccolo cambiamento bisogner farlo, ti pare? Hai nulla in contrario?

ENRICO - (rispondendo meccanicamente) No, no... (A un tratto) Ma sii... Spiegami un po' come ti venuta questa idea.

MYRTA - Quale?

ENRICO - Quest'idea di restare.

MYRTA - Ma te l'ho detto, mi pare.

ENRICO - SI, me l'hai detto. Ma io non ho capito. O meglio, l per li credevo d'aver capito. E ora... Ora, non so neanche io perch, ma non capisco pi. Immaginati un ammalato in stato comatoso, e che all'improvviso, dopo poche ore, tornando, si trovi in piedi in procinto di recarsi a una festa da ballo. Un miracolo, dirai tu. Oh, si, ne avvengono di questi miracoli che la scienza non riuscir mai a spiegare. Se non che lo scienziato ha il dovere di studiare quel caso singolare, ha ii dovere d fare appello a tutte le risorse del suo sapere, della sua intelligenza, per spiegare l'inspiegabile.

MYRTA - Certo, ma...

ENRICO - Ebbene, oggi eri nelle condizioni di quel malato. Io fingevo di non vedere, ma vedevo. E mi ritorni a casa irriconoscibile. No, non basta la malinconia d'un giorno di pioggia per mutare a tal segno una persona. Ci vuol altro... Dunque fuori dev'essere avvenuto bada, ne acquisto ogni minuto di pi la certezza un fatto capace di capovolgere tutti i tuoi sentimenti, tutte le tue idee, e i tuoi desiderii... Che cosa accaduto?

MYRTA - Ma...

ENRICO - Sii sincera. Non credere che io non ti osservi e che finora non t'abbia osservata: nemmeno un moto del tuo viso, nemmeno un lampo dei tuoi occhi mi sfugge. A un tratto ho acquistato una chiaroveggenza che spaventosa; e so che mi basta il pi tenue sforzo per penetrare anche l, dove si accumulano le ultime ombre. lo sforzo - lo confesso che mi pesa di pi. Ma lo far. necessario. Non si torna pi indietro. Dove sei stata, oggi? Dove, con chi hai passato il pomeriggio? Nel bosco, come al solito, no. Con questo tempo non si va pei boschi. Un rifugio devi averlo trovato. Per forza. E i luoghi non sono molti qui dove tu ami fermarti, sia pure in momenti disperati di noia... Dunque? Dove sei stata?

MYRTA - eun interrogatorio?

ENRICO - Che vuoi, un pensiero si fatto strada nel mio cervello e ormai non pi possibile scacciarlo. Saranno forse bastate le poche parole di quella donna, della signora Dal, stamani... Sul momento non ci ho fatto caso; ma dianzi, quando hai afferrato quella carta in quel modo curioso, quando l'hai stracciata... Ripeto, tu non ti sei vista, Non hai visto come le mani ti tremavano. (Dopo un attimo) Dove sei stata oggi? Dove sei stata? (Le con la faccia su la faccia, ansante. Ella abbassa il capo: non vuol rispondere, non vuol mentire) Eri in casa di NADIR! (Soffocato) Eri in casa di NADIR! Ahi (Allora egli alza il pugno su di lei. Ed ella dice con voce gutturale, incolore)

MYRTA - Ma si: dai. Hai ragione d farlo.

(La mano d' ENRICO si riabbassa. Egli va alla tavola, lentamente. Siede. Un lungo silenzio),

ENRICO - Va bene, va bene. successo quel che doveva succedere, quello che del resto mi aspettavo, fino da allora, fin da quando lasciasti Varn, Non sono le creature come te che possono restare molto tempo con gli uomini come me, Non te ne faccio una colpa. Anche tu, a modo tuo, hai dritto alla tua vita; e se io non sono stato capace... Pazienza, Non ci pensiamo pi,

MYRTA - ENRICO, senti...

ENRICO - Ma no. Il mo dolore non m'impedisce mica di vedere le cose come sono e di capire che nessuna frza umana potr mai cambiarie... (Silenzio) Perch non ci sei rimasta ? Avresti fatto meglio.

MYRTA - Perch stato allora che ho capito di volerti bene, a te solo,

ENRICO - Bene, tu, a me?... Non diciamo sciocchezze, Bene!... Dall'altra stanza avrai forse sentito Quello che ho detto in un momento di debolezza... Macch bene! Un moto di gratitudine forse, Qualunque donna l'avrebbe avuto. Eppoi, tu!... Vuoi che non sappia che cuore, in fondo, ne hai? Se no, non saresti stata per me quello che sei stata. Ma non parlarmi di bene. Ormai, non ci posso pi credere.

MYRTA - Eppure, hai visto, sono tornata.

ENRICO - Mah... chi lo sa? Pu anche esserti convenuto di farlo.

MYRTA - No, perch ti avevo conosciuto, ti avevo capito.

ENRICO - Tardi.

MYRTA - Non siamo ancora morti.

ENRICO - Peggio. Magari si fosse morti! Invece ho toccato il fondo d'ogni abiezione. Sono andato a chiedere dei quattrini all'amante di mia moglie, li ho implorati, li ho intascati. Me li sono portati via. Ah, aveva ragione di credere al ricatto. stato anche troppo buono. Io avrei fatto peggio di lui. (Amaramente) Ed forse al ricatto, al timore del ricatto, che ha soggiaciuto. Ah, che schifo, che schifo, che schifo!

MYRTA - Avrei voluto precipitarmi nella stanza, strapparti quella carta di mano. Non l'ho fatto per evitare un male peggiore.

ENRICO - Ma no; dovavi lasciare che ci ammazzasse. Era meglio. Almeno ora tutto sarebbe finito. Non ci si penserebbe pi.

MYRTA - E allora son corsa via. Quella carta non doveva restare nelle tue mani neanche un minuto di pi. Hai capito?

ENRICO - Non voglio capire pi nulla. So una cosa sola : che abbiamo la miseria fin qui, che ci si affoga dentro. (Silenzio. Quindi, con sforzo) Va bene. Non sei rimasta l, e va bene; ma puoi andartene ora. Tanto, inutile, se devi essere come un'altra qualunque.

MYRTA - Vado, se vuoi. Quello che avevo da fare l'ho fatto: portarti via dalle mani quella carta... Qualcosa di pi non l'ho sperato neanche per un momento. Mi sono forse difesa? Ho cercato di sviare il tuo sospetto? Anzi, sono stata io che ti ho messo su quella strada, perch capivo che soltanto a forza di sincerit e di coraggio sarebbe stato possibile ricominciare la vita insieme.

ENRICO - (energicamente)Ah no, tu sei pazza!

MYRTA - Bisognerebbe pensare che io son quella del primo giorno, quella, che togliesti a Varni... Ma non precisamente quella: una migliore. Allora non avevo ancora sentito dietro a quella porta la tua voce che non potr mai dimenticare.

ENRICO - Compassione, no; levatelo dalla testa. E sacrifici nemmeno.

MYRTA - Ma chi parla di sacrifci? Ma non sai che tutto era pronto per la fuga laggi, che, se tu avessi tardato soltanto Un ora, quello che avviene adesso non avverrebbe? Chi mi ha dunque obbligata a tornare indietro? Avevi da offrirmi qualcosa di pi del tuo amore? No. Eppure, di tutto il resto non m' importato pi nulla,

ENRICO - Di tutto il resto, vero? Di tutto il rsto!... Ecco quello che ti ha strappata da me!

MYRTA - (con un grido sncero) No!

ENRICO - Non l'amore che sempre qualcosa di perdonabile, ma il resto: i suoi quattrini, quello che io non potevo pi darti, che non potr pi darti...

MYRTA - No! No!

ENRICO - E allora, che cosa? Il mio egoismo, la mia sciocca ambizione... E poi, si io non sapevo che il tuo amore fosse tanto grande.

ENRICO - Non lo vedevi dunque? Non lo sentivi?

MYRTA - (tristemente) Quanti esseri vivono insieme per degli anni senza comprendersi; e basta un lampo a volte, basta nulla...

ENRICO - (con disperazione) Ma perch sei tornata? Se tu fossi restata l almeno potrei odiarti. Ora non posso fare neanche questo! (Si getta su una sedia. S prende la testa fra le mani. Anch'ella s lasciata andare su una sedia, anch'ella si i presa la testa fra le mani. Restano cosi tutti e due in silenzio qualche momento. D'improvviso ENRICO s alza).

MYRTA - Dove vai? (Anch'ella si alzata),

ENRICO - Laggi,

MYRTA - (fermandolo con un getto) Inutile, partito.

ENRICO - Ah, per questo sei tornata?

MYRTA - (sordamente)No. Se volessi potrei raggiungerlo.

ENRICO - (con amarezza) Ah!

MYRTA - Ma non vado.

ENRICO - Fallo! Sei lbera. Ti lascio libera.

MYRTA - No, non vado... (con un soffio di voce) Con questo non credere che cerchi di solleticare la tua vanit o di commuovere il tuo cuore, A che scopo, ormai? Se vuoi davvero che me ne vada, lo faccio senza neanche rifiatare. Ma prima bisogna che tu sappia. Devi capire anche tu, come l'ho capito io, perch ora sono cosi diversa da quella di stamani. (Dopo un attimo) Ero... s, ero come uno dei tuoi girasoli: non vedevo, non sentivo nulla intorno a me. Ma d'altronde, non siamo un poco tutti... cos? Provavo un gran senso d'inutilit che mi sbatteva di qua e di l, che non mi dava pace, E sai cos'era? Non era altro che il desiderio di darti pi di quanto tu mi chiedevi... Oggi una donna non vive mica pi soltanto di futilit, come un tempo; oggi una donna vuol esser qualcosa davvero nella vita d'un uomo. Nella vita. Non mi bastava pi di essere una bambola che si abbiglia come per giuoco... Ecco quello che io non sapevo e che non sapevi nemmeno tu. Ma, in mezz'ora, tu in una stanza io in un'altra, senza sapere che tutti e due eravamo stati spinti l da... dal caso; bastata mezz'ora, e ogni cosa . stata evidente... No, ENRICO! Non dovresti rimpiangere il passato, perche oggi tu hai tatto di me, veramente, una donna. Ed forse in questa momento che ci troviamo per la prima volta.

ENRICO - (alza gli occhi verso di le: ed prprio come se la vedesse per la prima volta).

MYRTA - (col medesimo soffio di voci, nella stsso tono suadente, sincero) IL tempo stringe. E al lavoro bisognerebbe .metterti subito, se vogliamo salvare qualcosa, Se no, ti porteranno via anche la casa. Per colpa ma. Ed io non voglio. Capisci che non voglio?

ENRICO - (la fissa incredulo, e, d'improvviso) Ma no, ma no; impossibile ora.

MYRTA - Hai ragione di dubitare. N io ho il coraggio di prometterti nulla... Eppure, sono sincera in questo momento. Ora la vita non pare che abbia uno scopo: rimettere in piedi quello che ho stupidamente abbattuto: difendere con te il poco che resta. Sarebbe bello, no? (Torcendosi le mani) Ma hai ragione; le parole non contano nulla... Tutt'al pi si potrebbe... (Dolcemente), Prova. Proviamo. (Tutti e due si guardano incerti) Se vuoi che resti...

ENRICO - (non so che fare.. Ho quasi paura che sia vero).

MYRTA - Fammi sapere di sopra quello che hai deciso. (Ella attraversa la stanza. Scompare. Egli resta qualche attimo immobile, quindi s alza, va alla scrivania, raduna svogliatamente le carte sparse. Gli occhi gli cadono su alcune parole. Legge a bassa voce, ma non capisce. E deve leggere d nuovo),

ENRICO - (leggendo lentamente, come fra s) ... egli non sapeva se doveva essere atrocemente triste o incredibilmente felice .

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